Archivio mensile:febbraio 2016

503.-L’U.E. dalle origini al TTIP. Le operazioni segrete Usa per dar vita a una colonia-Stato Federale Europeo.

Henry Ford 1938

Nel 1938, per i grandi meriti riconosciuti dalla Germania nazista, l’imprenditore Henry Ford fu insignito con l’Ordine dell’Aquila Tedesca.

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Chi credeva che le multinazionali USA avessero finanziato il riarmo tedesco di Hitler per seminare la pace, era uno sciocco. Chi credeva che l’impero USA fosse sbarcato in Europa con dieci armate per portarvi pace e democrazia, poteva essere ancora uno sciocco. Chi credeva che il Piano Marshall fosse stato finanziato da un impero filantropico era, a quel punto, un  illuso.

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Seguiamo, ora, l’analisi di Maria Grazia Bruzzone.

L’Unione Europea non è nata soltanto dal ‘sogno’ di Altiero Spinelli e di Jean Monnet (al quale il Spinelli pare non stesse neppure simpatico) di Schuman e di Spaak, come ci viene sempre raccontato da politici e media che acriticamente esortano a sostenere il progetto salvifico di un superstato unitario come inevitabile e desiderabile sviluppo.

L’Unione Europea non sarebbe mai diventata tale se non fosse stata il progetto, pensato, finanziato e guidato segretamente dagli Stati Uniti, di uno Stato Federale europeo politicamente a loro legato, per non dire vassallo degli Usa, come è emerso da documenti alcuni venuti alla luce nel 1997, altri de-secretati nel 2000 grazie a un ricercatore della Georgetown University di Washington, Joshua Paul.

Un piano volutamente portato avanti sotto traccia e gradualmentedal dopoguerra a oggi, fino all’accordo economico transatlantico siglato nel 2007, mai ricordato ( vedi qui in italiano, da Infowars) concretizzatosi nel poco discusso e non ancora ratificato TTIP.

A rilanciare questo narrazione – già oggetto nel 2000 di un breve articolo del Telegraph di un giovane Ambrose Evans-Pritchard (qui e qui vocidallestero + qui eunews, recenti) ma soprattutto di un libro inglese divenuto un best seller (Christopher Brooker , Richard North, The Great Deception. A Secret History of the European Union, Continuum 2003, qui e cenni qui) è oggi un post di un sito british in cui ci siamo imbattuti da poco, truepublica.org.uk. Un blog indipendente e serio, per niente complottista ma critico, la cui missionè “smascherare la cattiva informazione, disinformazione e propaganda”, sul quale scrivono firme già incontrate altrove.

Ci sembra interessante proporlo in questo momento in cui l’UE è direttamente e indirettamente al centro dell’attualità: dall’economia ai migranti, dalle banche al TTIP, all’UE in sé, sempre più divisa e messa in questione da movimenti di opinione che troppo spesso vengono liquidati come “populismi” . Al Brexit, appunto.

Il post sottintende un punto di vista britannico e anche per questo è interessante: per l’approccio libero dalla mitologia europeista a senso unico di cui sono intrise le narrazioni italiane; e perché fa capire le ragioni delle diffidenze e delle resistenze di tanti cittadini inglesi, orgogliosi della loro indipendenza e diffidenti nei confronti dell’UE, alla quale aderirono solo nel 1973, ma anche verso i ‘cugini’ americani ai quali troppo spesso tendiamo ad assimilarli.
Salvo, come diremo alla fine, scoprire il ruolo cruciale e non meno sotterraneo alle origini proprio dei britannici ovvero di alcuni di essi, l’élite conservatrice e filo-élite-Usa oggi preoccupatissima di un eventuale Brexit.

Premessa (di truepublica)
“Per chi ha ancora dei dubbi, l’Unione Europea non è stata motivata dai desideri gemelli di por fine alle guerre sul continente Europeo e di promuovere la crescita economica rendendo più facile ai paesi europei commerciare gli uni con gli altri. Questa è la storia che vi raccontano. In realtà l’ UE è stata una creazione dell’America. Leggete.

“Dopo la seconda Guerra Mondiale, l’America vede l’opportunità di trasformare un continente lacerato dalla guerra. Vuole che l’Europa sia complementare alla politica americana, vede il federalismo americano un ideale modello politico. Desidera integrare l’Europa e avvia varie operazioni coperte per minare la resistenza convinta alle idee federaliste, specie da parte del governo laburista Britannico.
“L’opportunità che si presentava era quella di un superstato guidato da burattini e riempito con impiegati compiacenti utile per i commerci e la manipolazione di mercati globali strategici e, non meno importante, una zona cuscinetto contro il nuovo nemico, i Rossi dalla Russia alla Cina.

“Storici della diplomazia hanno scovato già nel 1997 prove delle operazioni coperte degli Stati Uniti destinate a minare le influenze comuniste in Europa. Funzionari Usa lavorarono nel 1950 a un piano che portasse agli Stati Uniti dl’Europa. E’ qui che vediamo emergere il Gruppo Bilderberg e l’Action Committee for a United States of Europe. Winston Churchill fu uno dei cinque presidenti del Consiglio d’Europa, un’ organizzazione eterogenea che premeva per una rapida unificazione europea.

“Cosa interessante, questi documenti non sono stati trovati negli archivi americani o britannici, ma a Bruxelles, la capitale di fatto dell’UE.

“Oltre a ciò Washington temeva l’emergere di mercati e di qualsiasi cosa somigliasse anche lontanamente a una alleanza orientale, come Russia e Cina, che da allora ha preso forma nel gruppo economico delle nazioni BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e nella creazione della Shangai Cooperation Organisation (SCO) . Alla fine dell’anno scorso il FMI ha aggiunto lo yuan al suo paniere delle monete di riserva, un riconoscimento internazionale dei progressi della Cina in un sistema economico globale dominato per anni da Usa, Europa e Giappone.

“Il termine BRICS venne originariamente coniato da Goldman Sachs, secondo la quale nel 2050 quelle economie domineranno il mondo. Negli ultimi anni l’America ha visto la prova dell’avanzamento delle nazioni emergenti nel declino della produzione e dell’export dei propri beni e servizi. Il commercio internazionale è diminuito del 30% in tre decenni e si è dimezzato dalla seconda guerra mondiale. L’America sapeva già nei tardi anni ’40 che il suo dominio economico sarebbe stato minacciato e aveva bisogno che degli Stati Uniti d’Europa fungessero da ammortizzatore in tale eventualità.

“Nel 2000 documenti declassificati dal governo americano mostrano che il servizio americano di intelligence cominciò a condurre una campagna su larga scala negli anni ’50 e ’60 per dare impulso a un’Europa unita. Ha anche fondato e pienamente diretto il Movimento Federalista Europeo, qualcosa a cui molti stati membri europei resistevano ma infine capitolavano – “siete con noi o contro di noi”.

“Le pressioni venivano aggressivamente esercitate anche sul Regno Unito.
I documenti mostrano che l’American Committee for a United Europe (ACUE) creato già nel 1948 finanziò le operazioni del Movimento Europeo, la più importante organizzazione federalista negli anni del dopoguerra. Nel 1958 fornirono più della metà dei fondi (il 53,5%).

Il Telegraph citato aggiunge altri dettagli. Un memorandum, datato 26 luglio 1950 fornisce istruzioni per una campagna finalizzata a promuovere un parlamento Europeo a pieno titolo. E’ firmato dal generale William Donovan, capo del servizio segreto americano in epoca bellica, l’Office of Strategic Studies (OSS), precursore della CIA.
Vicepresidente dell’ACUE era Allen Dulles, direttore della CIA negli anni ‘50. Il comitato comprendeva Walter Bedell Simith, il primo direttore della CIA e un elenco di figure ex-OSS che entravano e uscivano dalla CIA.

L’European Youth Campaign, un braccio del Movimento Federalista Europeo, è stata interamente finanziata e controllata da Washington – racconta il Telegraph. “Il direttore belga, il barone Boel, riceveva pagamenti mensili in un conto speciale. Quando il direttore del Movimento Europeo Joseph Retinger, di origini polacche, si risentì di questo livello di controllo americano e cercò di raccogliere fondi in Europa venne subito rimproverato”.

Truepublica parla di operazioni gestite dalla CIA ma aggiunge che i documenti mostrano come gli ordini arrivassero dal Dipartimento di Stato. Le operazioni comprendevano finanziamenti a gruppi politici alleati seguaci dei valori e/o della politica dell’America, sabotare i sindacati e influenzare le tendenze culturali e intellettuali in Europa. Si andò ancora oltre, con operazioni volte a provocare deliberatamente disaccordi in stati non compiacenti e la creazione di reti ‘stay behind’ o GLADIO disegnate per addestrare forze speciali, reti di spie e squadre di boicottaggio per contenere ogni potenziale incursione Sovietica e finanche ogni business in Europa.

“I leader del Movimento Europeo – Joseph Retinger, Robert Schuman e l’ex primo ministro belga Paul-Henri Spaak – venivano tutti trattati come dipendenti dai loro sponsor americani. Il ruolo degli Stati Uniti veniva gestito come un’operazione segreta. Il finanziamento dell’ACUE arrivava dalle Fondazioni Ford e Rockefeller, nonché da gruppi d’affari con stretti legami con il governo degli Stati Uniti e con la CIA.
Il direttore della Fondazione Ford, l’ex ufficiale dell’OSS Paul Hoffman ottenne un doppio incarico come capo dell’ACUE alla fine degli anni ’50.
E’ stato un processo ‘passo dopo passo’ e tuttavia molto pianificato.
Truepublica ne elenca le varie tappe: Trattato di Bruxelles del 1948 ; Trattato di Parigi, 1952; Trattato di Bruxelles Modificato, 1955; Trattato di Roma, 1958. Il tutto portò nel 1967 alla fusione di trattati che fu chiamata Mercato Comune, ma finì per essere la Comunità Economica Europea (EEC).

“Molti cittadini britannici e Primi Ministri erano incerti e profondamente sospettosi sulle intenzioni del nuovo club. I conservatori spinsero per l’adesione nel 1973 senza tener conto dell’elettorato. I Laburisti, contrari, in occasione delle elezioni del 1975 tirarono fuori un manifesto che chiedeva di rinegoziare le condizioni del Regno Unito e un referendum, che tuttavia vide prevalere i favorevoli (65%.

“Seguono altri trattati: Maastricht 1992, che pone le fondamenta reali dell’Unione Europea, rafforzate dal Trattato di Amsterdam, 1997, quindi dal Trattato di Nizza e infine da quello di Lisbona firmato il 13 dicembre 2007, entrato in vigore il 1° dicembre 2009. E tuttavia, viene osservato, l’UE non ha una sua costituzione. Qualcuno dice che non ne ha bisogno in quanto l’insieme dei trattati ne disegnerebbero una.

In ogni caso l’UE non è ancora uno stato federale.

“Originariamente caratterizzata da solidarietà e fiducia reciproca fra cittadini Europei, l’UE ha visto le sue pietre fondanti erose drammaticamente.

“ Ironicamente è l’America che sta causando tanti danni a un’unione che vuole serva meramente ai suoi scopi geopolitici e monetari . Il coinvolgimento in guerre impopolari, lo psicotico sistema bancario americano, hedge funds parassitari che depredano paesi sensibili come Grecia Spagna e Portogallo, il sovvertimento di relazioni internazionali, in particolare con la Russia e alcune delle sue nazioni; e ancora, l’attività spionistica, la sorveglianza di massa, le svalutazioni monetarie e molto altro spingono tanti europei a disprezzare l’UE in sé e il coinvolgimento degli USA.

“L’UE e gli USA sono le maggiori potenze economiche e militari nel mondo, a dispetto della mancanza di una politica europea di difesa comune . Dominando il commercio globale, giocano ruoli guida nelle relazioni politiche internazionali, e quel che uno di loro dice ha un peso rilevante per molta parte del resto del mondo.
Hanno popolazioni simili, una composizione religiosa quasi identica, ed entrambe hanno economie da $18 trilioni – eppure l’America vuole dominare.

“ Un memo del Dipartimento di Stato datato giugno 1965 consigliava il vicepresidente della Comunità Economica Europea, Robert Marjolin, di perseguire l’unione monetaria in segreto. Raccomandava di ‘ sopprimere il dibattito fino al punto in cui ‘l’adozione di tali proposte sarebbero state virtualmente ineludibili’.

“La concezione del dominio economico americano la si vede bene oggi con l’accordo commerciale segreto che verrà presto approvato noto come TTIP.

“Questo accordo rappresenta un attacco massiccio alla sovranità di governi eletti democraticamente e mostra chiaramente quali fossero le intenzioni americane fin dall’inizio, negli anni ’50. (Come detto sopra, dell’accordo del 2007 che ne gettava le premesse non non si è saputo quasi nulla, vedi qui il blog comedonchisciotte.it)

“Gli USA vogliono armonizzare gli standard fra EU e USA, visti dagli oppositori come un grave colpo alle sudate protezioni su cibo e sicurezza chimica (per es cosmetici , insetticidi e pesticidi), l’ambiente e i diritti dei lavoratori. Il settore agricolo americano sta premendo fortemente l’Europa perché importi prodotti OGM attualmente illegali (ma di cui l’UE ha autorizzato l’ importazione nell’aprile 2015) e carne non conforme agli standard europei, vale a dire bestiame cresciuto con ormoni della crescita (questo divieto continua ma con un accordo per comprare ulteriori 48.000 tonnellate annue di carne americana senza ormoni della crescita).

“Il fracking e la privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale sono nel programma delle corporations Americane, obiettivi aggressivamente promossi da un governo Conservatore neocon di estrema destra la cui ideologia volta al mero profitto renderà la Gran Bretagna un avamposto stato vassallo degli Usa, se gli si dà modo di continuare.

“La ragione per cui i negoziati del TTIP sono così segreti è che gli americani hanno raccomandato, come abbiamo detto più sopra, di “sopprimere il dibattito fino al punto che l’adozione è diventata ineludibile”.

“Motivo per cui gli americani hanno dato vita al non meno segreto Gruppo Bilderberg, definito come un gruppo di lobbisti di élite, vertici di multinazionali Usa, funzionari UE, capitani di industria, capi di agenzie di intelligence e reali Europei : come dire che tutti i principali lobbisti degli affari e della finanza a favore del TTIP sono sotto lo stesso tetto. Non è difficile capire quale sia la vera agenda.

“Quello a cui siete testimoni è un “colpo di stato corporate” dell’Europa da parte dell’America delle multinazionali.
Così conclude il post – senza alcun dubbio apparente sulle origini ‘americane’ dell’Unione Europea. Un ‘colpo di stato al rallentatore’ come scrissero gli autori di The Great Deception.

800px-Der_Internationale_Jude_2L’edizione tedesca del 1922, dalla quale Hitler prese spunto per il suo Mein Kampf

 

UNA STORIA UN POCO DIVERSA.
Eppure, ad ideare l’unione europea e a premere inizialmente sull’America perché appoggiasse il progetto sarebbero stati paradossalmente proprio gli inglesi. Alcuni inglesi, quanto meno, le élites britanniche da sempre conservatrici e legate alle élites Usa.

(Del resto Jean Monnet, uno dei ‘sognatori’ del superstato europeo era stato convinto da un funzionario british suo amico e nel ’40 venne inviato negli Usa come rappresentante del governo inglese, divenendo poi un ascoltato consigliere del presidente Roosevelt, vedi libro di cui sopra).
Il ruolo inglese si capisce anche dalla storia di Joseph Retinger che di quel progetto fu uno degli ideatori e soprattutto uno dei promotori più attivi, così come fu poi i nventore e promotore del Gruppo Bilderberg.

E’ stato proprio il sito ufficiale del Bilderberg a ricordarlo, in occasione della sessione 2013 dell’annuale conferenza svoltasi nel Regno Unito, ospite David Cameron, riproponendo la figura di quel personaggio misterioso e sfuggente pressoché ignorato dai media, forse perché – polacco di nascita e cosmopolita nella vita, vicino ai Gesuiti e al Vaticano come alla socialista Fabian Society, amico di papi e primi ministri, reali e grandi banchieri mitteleuropei – fu anche un agente segreto britannico (degno di un romanzo di Le Carré ha scritto Underblog, citando il post originale del Bilderberg ).
Almeno, ne era convinto l’esperto in guerra psicologica nonché consigliere del presidente americano Eisenhower, C.D Jackson. “Sapeva come lavorare tra le ombre e stare tra le ombre e una di queste ombre era l’ala oscura dell’intelligence britannica”, scrisse Pietro Quaroni, ambasciatore italiano a Parigi, Londra e Bonn, in un lungo ricordo di Retinger – col quale aveva collaborato per anni. Quaroni fu con Alcide De Gasperi, al quale era molto vicino, il primo membro italiano del Bilderberg alla sua nascita, nel 1954.
Sorta di “monaco soldato”, “incarnando il motto dei Templari ‘non nobis’ partecipò ai maggiori intrighi politici internazionali del XX secolo per idealismo e per ammirazione verso gli uomini a cui decise di volta in volta di legarsi” .
Per dire, il Congresso dell’Aja, la megaconferenza che nel maggio del 1948“ fu il punto di partenza del processo politico che portò al Trattato di Roma del 1957”, venne organizzato da Retinger e da lui promosso insieme a Duncan Sandys, genero di Churchill. Vi parteciparono 800 figure chiave dell’Europa e del Nord America. Retinger “conosceva tutti e aveva accesso ovunque, in quegli anni era uno degli uomini meglio informati”, ricorda Spaak.
Due anni prima Mr R – o Dr. R o semplicemente R, come lo chiamavo i suoi nemici – aveva tenuto al Royal Institute of International Affairs di Londra un discorso sul futuro dell’Europa che fu uno dei primi appelli all’unificazione del “vecchio Continente”. E dopo la conferenza dell’Aja fu tra i motori dietro la creazione del Movimento Europeo, del Congresso d’Europa, del College of Europe di Liegi e dell’European Center of Culture di Ginevra, tutti volti a promuovere l’idea di un’Europa unita.
“Ponte fra i popoli europei, R fu anche un ponte fra l’Europa e gli Stati Uniti ”. “ Fu uno dei soli tre europei (con W. Churchill e R. Coudenhove-Calergi) a far parte dell’American Committee on United Europe (ACUE), definita come struttura di facciata creata nel 1948 dalla CIA, dal Dipartimento di Stato e dal Council of Foreign Relations per coordinare gli aiuti all’unificazione Europea, progetto che all’inizio della guerra fredda era una priorità politica assoluta per gli Usa. R era responsabile della distribuzione dei milioni di dollari senza i quali l’unificazione europea non sarebbe stata possibile.”

Peccato che il link originale del post Bilderberg non funzioni più, come accadde sempre più spesso.

Grazie a Maria Grazia Bruzzone e a Blog Underblog. Evidentemente, a Norimberga sedettero metà soltanto degli imputati.

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Il piano di conquista hitleriano dell’Europa sarà realizzato da questa Germania e cancellerà la nostra Nazione.

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502.-DALLE MISSIONI DI PACE, ALL’INVASIONE DELL’EUROPA, ALLA GUERRA NON DICHIARATA. IL CAMMINO DEGLI ITALIANI VERSO LA GUERRA.

 

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Articolo 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Così doveva e dovrebbe essere; ma potrei affermare che dalla firma del Trattato Nord Atlantico, siamo mancati in poche guerre. La scorsa settimana, prima il Wall Street Journal, che ha parlato di “svolta” dopo oltre un anno di negoziati, poi, il primo ministro Matteo Renzi, hanno dichiarato che l’Italia ha autorizzato le operazioni di droni armati dalla base di Sigonella. Droni Usa si intende per il pattugliamento “difensivo” (difensivo per i bischeri, s’intende) armato. Un ben altro Primo Ministro, Bettino Craxi si sarà rivoltato nella tomba.

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Oggi, Sigonella e la Sicilia sono il cuore dell’Alliance Ground Surveillance, il più importante asset (è un comando, ma fra gli “gnurant” va di moda dire così) della NATO per missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (In gergo NATO, JISR). Sigonella, sede anche del 41° Stormo Antisom dell’Aeronautica Militare Italiana (un pugno di vecchi aeroplani pattugliatori), ospita anche il comando logistico della Sesta Flotta dell’US NAVY, un battaglione di marines americani, “Pronti a intervenire in qualsiasi (! Anche in Italia?) crisi accada”, i drone da attacco Predator e i potenti droni giganti Global Hawk dell’hangar segreto, capaci di cogliere dettagli del suolo da 60 mila piedi di altezza e di tracciarli su mappe precisissime. Da Sigonella, infatti, si pianificano e partono gran parte delle operazioni belliche, pardon, di pace che si svolgono nel Mediterraneo.

È una base USA sul territorio italiano, che ospita la Naval Air Station Sigonella dell’US NAVY. Sigonella (Saigon per gli amici), infine, è un asset (…c.s.) della NATO. Renzi ha sempre affermato che l’Italia non avrebbe partecipato ad operazioni militari in Libia senza l’espressa richiesta di un governo riconosciuto, che sa bene non esserci e che il Governo italiano avrebbe “autorizzato” le missioni armate dei droni USA caso per caso. Missioni “difensive, per carità! Assolutamente escluse, secondo la versione ufficiale del governo italiano, le missioni “offensive” come quella avvenuta contro una base militare in Libia già due settimane fa.

L’Italia, quindi, “autorizzerà” il decollo dei droni armati, anche i segretissimi Global Hawk, soltanto per scopi difensivi.

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Ovvio che, una volta in volo e sotto il comando di chi sa chi, sarà quel che sarà, anche senza l’autorizzazione italiana. Questo non è un accordo, almeno come è stato pubblicamente diramato. E’ un atto di obbedienza e una bufala, perché è incompatibile con le esigenze tattiche e militari della CIA e del Pentagono, che non sanno cosa farsene del governo italiano. Da più di un anno il governo italiano riceveva pressioni dalla Casa Bianca per trasformare Sigonella nella base per le missioni belliche in Nord Africa, svincolandosi dalla base in Gran Bretagna. Per schierarsi senza schierarsi, il governo italiano ha autorizzato l’impiego dei droni armati da Sigonella per scopi “difensivi”, credendo così, con la consueta ipocrisia di sempre di aver fatto fessa la Costituzione e i terroristi. Naturalmente, il Comando della Sesta Flotta USA non si curerà delle contorsioni politiche di Renzi.

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In compenso – si fa per dire – lo scorso novembre il Congresso degli Stati Uniti, dietro approvazione del Dipartimento di Stato, ha deciso di armare i sei, ripeto sei, droni MQ-9 Reaper (mietitore) italiani. La richiesta italiana per armare i Reaper (li abbiamo dal 2009) era stata formulata nel 2012, ma fu messa in discussione dalla Commissione per l’Intelligence, presieduta da Hillary Clinton, che denunciò al segretario di Stato Dianne Feinstein, senza mezzi termini, l’incapacità italiana a impiegare il sistema d’arma nei teatri operativi della NATO. A Sigonella, i Reaper italiani sono stati trasferiti dallo scorso anno.

Il contratto di armamento prevede, per ora, una spesa di 130 milioni di dollari. Pinotti regnando, abbiamo acquistato 156 missili Lockheed Martin AGM-114R2 Hellfire II, 20 GBU-12 (bombe a guida laser), 30 GBU-38 JDAM ed altri sistemi d’arma. Ognuno dei sei droni costa di suo quasi undici milioni di dollari. L’Italia è il secondo paese, dopo la Gran Bretagna, dotato di droni in ruolo offensivo. Il ruolo dei Reaper italiani, verosimilmente, ma niente meno che, dovrebbe limitarsi al supporto armato dei contingenti schierati all’estero sotto egida NATO, cioè dall’altra parte del Mediterraneo. Nient’altro che “fuffa” e tanti soldi al vento perché Hillary Clinton aveva ragione e l’Italia non ha e non avrà quella capillare rete di informazioni e d’intelligence che consente di individuare e, poi, colpire gli obiettivi. Un altro favore alla NATO, invece e alle multinazionali USA che comandano la NATO, e dettano la politica estera della “Unione di che”? Per incidens, secondo l’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace la NATO costa all’Italia 72 milioni di €/giorno, ma facciamo finta di non sapere dove miri l’espansione a Est, sempre più a ridosso della Russia, di basi e forze militari, anche nucleari, che essa ci impone; la NATO comanda anche di prenderci 150.000 migranti e il perché non si sa. Non finisce qui. Abbiamo speso miliardi per consentire alla portaerei Cavour di operare con un pugno di F-35, che voleranno come e con quale rete di comunicazioni non si sa.

Volevamo la Pace e abbiamo la Costituzione tradita! Questa corsa alla guerra globale vede la NATO come primo attore e annuncia scenari catastrofici per l’Europa. O se ne esce o qui si muore !

 

 

501.-DEMOLIRE LA FAMIGLIA, COLPIRE LA CASA, FAVORIRE LE BANCHE E AVANTI I CULI!

Monti ha detto: Casa e Famiglia sono un ostacolo alla mobilità del lavoro. La Renzi&Boschi&parlamento illegittimo non se lo fa ripetere e fa un nuovo regalo alle banche spianando la strada per l’esproprio delle case. E chi compra all’asta non paga tasse. Un regalo a banche e speculatori, l’ennesima mazzata ai danni di cittadini e consumatori. Ci pensa il governo nella persona del ministro Maria Elena Boschi con un decreto legislativo sui finanziamenti ipotecari. E’ il suo ministero, infatti, ad aver trasmesso alla Camera l’atto del governo n. 256 che modifica alcuni punti salienti del testo unico della Finanza. Il pretesto è il recepimento della direttiva europea 2014/17 volta ad aumentare le tutele per i consumatori nei contratti di credito. L’esito è però opposto: in realtà il provvedimento del governo italiano punta ad agevolare in ogni modo le vendite forzose degli immobili da parte delle banche e si muove in parallelo alle norme che il governo ha introdotto a proposito delle garanzie di Stato sulle sofferenze bancarie.

Per accelerare al massimo il recupero dei crediti inesigibili da parte degli istituti di credito, il governo ha infatti cancellato l’articolo 2744 del codice civile, che vieta il cosiddetto “patto commissorio” e cioè “il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore”. Il superamento di questo divieto permette quindi alle banche di entrare direttamente in possesso dell’immobile e metterlo in vendita per soddisfare il proprio credito qualora il mutuatario sia in ritardo con il pagamento di 7 rate, anche non consecutive. Lo prevede esplicitamente l’art. 120 quinquiesdecies che al comma 3 recita: “Le parti del contratto possono convenire espressamente (come se il consumatore e la banca fossero sullo stesso piano nel negoziare un contratto di mutuo, ndr) al momento della conclusione del contratto di credito o successivamente, che in caso di inadempimento del consumatore (il ritardo nel pagamento di 7 rate anche non consecutive, così come definito dall’art. 40 del Testo unico della finanza, ndr) la restituzione o il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo bene comporta l’estinzione del debito, fermo restando il diritto del consumatore all’eccedenza”.

Nella pressoché totale indifferenza del Parlamento, fatta eccezione per il gruppo Alternativa Libera alla Camera che ha presentato un parere per evitare il passaggio di proprietà della case alla banche, il governo si accinge dunque a togliere ai consumatori e alle famiglie le poche tutele che ad oggi esistono, incentivando la modifica unilaterale delle condizioni anche ai mutui già erogati, perché appunto la pattuizione sul trasferimento della proprietà dell’immobile a soddisfacimento del debito può essere introdotta anche in un momento successivo alla stipula del contratto di finanziamento. Il decreto però non si limita a cancellare il divieto di “patto commissorio”, ma dà anche la possibilità alle banche di vendere gli immobili a qualsiasi prezzo pur di recuperare i propri crediti. Non è infatti prevista alcuna garanzia a favore del debitore, eccetto un generico riferimento (sempre nell’articolo 120- quinquiesdecies) alla stima effettuata “da un perito scelto dalle parti di comune accordo con una perizia successiva all’inadempimento” e al diritto del consumatore ad avere l’eccedenza (se positiva) tra il prezzo di vendita dell’immobile e il rimborso del debito. Se invece la differenza dovesse risultare negativa (cioè il prezzo di vendita non è sufficiente a estinguere il debito), “il relativo obbligo di pagamento decorre dopo sei mesi dalla conclusione della procedura esecutiva”. Ed è proprio quest’ultimo passaggio a chiarire nella pratica come le banche potranno svendere gli immobili avuti in garanzia a prescindere dal loro effettivo valore.

Spianata la strada alle banche, il governo prescrive che i creditori adottino procedure per gestire il rapporto con “i consumatori in difficoltà nei pagamenti”. Di cosa si tratti di preciso non si sa, eccetto che i contenuti di tali procedure potranno essere dettati dalla Banca d’Italia – organismo indipendente che ha notoriamente a cuore la tutela dei consumatori come dimostrano i suoi reiterati tentativi di reintrodurre l’anatocismo, cioè il pagamento degli interessi sugli interessi, pratica vietata dalla legge – “con particolare riguardo agli obblighi di informativa e di correttezza del finanziatore”.

E’ evidente che il risultato di simili norme rischia di essere drammatico per migliaia di famiglie che da un giorno all’altro si ritroverebbero sul marciapiede, con le loro case vendute “al meglio”. Ma al danno – come sempre – si aggiunge pure la beffa, perché alle banche e agli speculatori è assicurata anche la defiscalizzazione pressoché totale degli importi incassati dalle vendite forzose degli immobili. Lo stabilisce l’articolo 16 del provvedimento di conversione in legge del decreto sulla riforma del credito cooperativo e la garanzia sulle cartolarizzazioni delle sofferenze: chi acquisisce gli immobili nell’ambito di vendite giudiziarie per poi rivenderli a un’acquirente finale paga un’imposta sostitutiva di appena 200 euro, contro la tassazione ordinaria del 9%. “La norma – si legge negli atti parlamentari – ha la finalità di agevolare il collocamento degli immobili in sede di vendita giudiziaria, così come in caso di assegnazione degli immobili stessi ai creditori”. La dimostrazione palmare di quali interessi difenda in ogni circostanza e sopra ogni cosa il governo Renzi.

Ma è solo un tassello della progressiva demolizione della società italiana fondata sulla famiglia, quella naturale. Diamo uno sguardo da vicino al mercato delle abitazioni con Scenari economici: Vi proponiamo i risultati di un’elaborazione dell’indice dei prezzi immobiliari in Europa, su dati Eurostat. Abbiamo messo in grafico l’indice dei prezzi delle case di diversi paesi europei, con risultati piuttosto interessanti:

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Tutti i paesi hanno visto la ripresa dei valori immobiliari tranne la Spagna e L’Italia.

Ma il mercato immobiliare spagnolo si riprende già nel 2012-13. Al contrario, la curva dei prezzi delle case in Italia presenta un brusco crollo all’inizio del 2012, con un calo del 15% dal 2012 fino ad oggi. Nessun altro paese europeo ha avuto un tracollo confrontabile al nostro tranne forse la Spagna, protagonista pero’ di una delle maggiori bolle immobiliari del mondo nei primi anni 2000 (manca nel grafico la Grecia, i cui dati arrivano solo fino al 2012).

Cosa è successo nel 2012?

Occhio alle date. La crisi del mercato immobiliare italiano è infatti immediatamente successiva al decreto SalvaItalia del dicembre 2011, primo atto del governo Monti, che inaspriva le tasse sulla casa e reintroduceva l’IMU sulla prima casa. Un errore epocale, una manovra che ha causato danni infinitamente superiori ai benefici. Benefici che si limitano alla famosa presunta credibilità ristabilita sui “mercati”. Una bella menzogna, visto che lo spread BTP-Bund è calato solo col “whatever it takes di Draghi”. Un “whatever it takes” che aveva come pre-condizione il sacrificio della ricchezza italiana sull’altare teutonico dell’austerità punitiva. Fonti affidabili dalla Germania avevano confidato al vostro umile servitore che i fondi d’investimento tedeschi aspettavano solo il crollo dei nostri prezzi immobiliari per lanciare massicci acquisti nella Penisola a prezzi stracciati.

Siamo davanti alla StrafÖkonomie, l’economia puntiva per i debitori-peccatori dell’ordoliberalismus tedesco. La morale unita all’economia, un’idiozia senza nessuna base scientifica, ma funzionale agli interessi della Germania.

L’impatto negativo della manovra di Monti sull’economia italiana ha colpito su più livelli:

forte aggravio del carico fiscale delle famiglie, con riduzione del reddito disponibile, calo dei consumi e del PIL
crollo della domanda di case e crollo dei prezzi, con perdita patrimoniale stimata da Confedilizia in ben 2.000 miliardi
crisi dell’edilizia e di tutto l’indotto, con migliaia di fallimenti, chiusura di studi tecnici e imprese del settore e disoccupazione per centinaia di migliaia di lavoratori
Per incassare 4 miliardi all’anno di IMU sulla prima casa il professor Monti ha distrutto la bellezza di 2.000 miliardi di ricchezza delle famiglie. Conoscete un altro esempio al mondo di un tale massimo danno con minimo ricavo, che non sia una guerra?

Per dare un’idea della portata epocale del disastro fatto da Monti, per i 24,5 milioni di famiglie italiane la perdita patrimoniale media è di 82.000 euro a famiglia. Questa è l’origine della crisi italiana, non lo spread o il debito della propaganda eurofila.

E chiunque può constatare gli effetti sui propri immobili: calo del valore di mercato spesso molto superiore al 15% di Eurostat e prossimo alla stima di Confedilizia del -30%, e aggravio abnorme del carico fiscale, con la tassa non progressiva per eccellenza, una vera e propria patrimoniale permanente.

E’ anche evidente la natura autoalimentante del circolo vizioso innescato da Monti, caso quasi unico in Europa: aumento tasse –> calo consumi –> deflazione –> crisi dell’industria e delle costruzioni –> disoccupazione –> calo domanda –> calo PIL –> calo gettito fiscale -> aumento imposte –> calo consumi etc. Un nemico giurato dell’Italia non avrebbe saputo fare meglio.

Circolo vizioso recessivo che dura ancora oggi, e i cui effetti perversi non erano certo ignoti al professor Mario Monti e ai suoi orridi Bocconi Boys. La storia sarà estremamente severa con questi personaggi.

500.-COSA SI NASCONDE DIETRO AL MAXI EMENDAMENTO SULLE UNIONI CIVILI?

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Il misfatto è stato compiuto.

Il Senato ha approvato, ponendo la fiducia, il maxi emendamento sulle unioni civili, con 173 voti a favore.

Il testo che è stato approvato per ora soltanto dal Senato è un vero e proprio matrimonio omosessuale; tant’è vero che un noto giudice, che con altri insigni giuristi promuove scientificamente e in modo militante la “ridefinizione” della famiglia, in un commento a caldo, dopo l’approvazione del maxi emendamento ha scritto: “Nel vano tentativo di differenziare famiglie e famiglie al di la delle intenzioni di qualcuno, si tratta di differenze del tutto irrilevanti e che in parte lasciano spazio anche al sorriso”.

Il maxi emendamento che il Governo ha imposto al Parlamento, infatti, è un testo molto ideologico e palesemente incostituzionale.

Per comprenderne l’intrinseca iniquità di seguito faccio qualche breve rilievo:

1. La fedeltà

Il maxi emendamento prevede l’obbligo alla coabitazione, ma non l’obbligo alla fedeltà. Sorge un punto di domanda: Perché obbligare a coabitare se si può essere infedeli? Le abitazioni dei civiluniti è da immaginare che saranno dei postriboli legalizzati. Nulla vieterà, infatti, al civilunito di portare il suo amante o i suoi amanti nella casa in cui coabita con il compagno, senza che questi possa opporre alcuna tutela giuridica contro il compagno fedifrago; ciò perché l’infedeltà diventerà parte del gioco. È evidente che il maxi emendamento sdoganando l’infedeltà ha lo scopo di aprire la strada al “poliamore”. Non c’è, infatti, da meravigliarsi se proprio ieri è stato presentato un disegno di legge di una sola riga depositato a Palazzo Madama, a prima firma della senatrice del Pd Laura Cantini e sottoscritto anche dai colleghi Alessandra Bencini (Idv), e dai Dem Daniele Borioli, Rosaria Capacchione, Valeria Cardinali, Monica Cirinnà, Camilla Fabbri, Sergio Lo Giudice, Alessandro Maran, Mario Morgoni, Stefania Pezzopane, Francesca Puglisi, che recita: “Togliere dall’articolo 143 del codice Civile il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi”. Secondo i proponenti l’obbligo alla fedeltà è da considerarsi un retaggio del passato, non più al passo con i tempi, è solo una visione vetusta del matrimonio. Non può lasciare indifferenti che il maxi emendamento abbia espunto dai doveri l’obbligo di fedeltà. Se si ha chiaro il fine distruttivo che il processo rivoluzionario vuole perseguire contro la famiglia, il maxi emendamento sulle unioni civili è da considerarsi allora una tappa significativa di questo processo iniziato negli anni ’60 del secolo scorso, che ha di mira lo svuotamento dell’istituto familiare per ridefinirlo.

2. La vita familiare

Il numero 12 del maxi emendamento recita: “Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare”. Il fatto che nel testo sia fatto esplicito riferimento alla locuzione “vita familiare” ha una ragione profonda: le unioni tra persone dello stesso sesso, una volta approvata la legge, potranno essere apprezzate giuridicamente come “famiglie”. Questo è un passo determinante nel processo di ridefinizione della famiglia. L’inserimento nel maxi emendamento della locuzione “vita familiare”, tuttavia, tradisce il tanto decantato intento dei promotori di voler differenziare le unioni civili dal matrimonio. Non ci si è fatto alcuno scrupolo nel ricopiare il dettato dell’art. 144 del codice civile che fa riferimento specifico alla famiglia, così come prevista dall’art. 29 della Costituzione. La locuzione “vita familiare”, però oltre al riferimento normativo suddetto, ne ha un altro ancora più decisivo. La nozione di “vita familiare” rimanda, difatti, all’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani che tutela tale diritto. L’interpretazione, tuttavia, che viene data a tale articolo della CEDU dalla Corte EDU di Strasburgo è quella di considerare la “vita familiare” come un concetto elastico, per cui sono da considerarsi famiglie – secondo la Corte EDU – i rapporti di ogni tipo, che abbiano alla base l’affetto. Non è stato perciò casuale l’aver apposto questa locuzione nel testo del maxi emendamento; infatti, saranno le Corti di giustizia e in primis la Corte EDU di Strasburgo – che solo per scrupolo ricordo che non è un organo dell’Unione Europea, le cui sentenze pur non essendo immediatamente vincolanti negli Stati membri, tuttavia hanno un forte ascendente sulle decisioni convenzionalmente orientate dei giudici nostrani – a sanzionare ogni ed eventuale discriminazione di trattamento tra persone unite in matrimonio e civiluniti.

3. La stepchild adoption

Un altro elemento, che è un vero e proprio “cavallo di Troia” a favore della stepchild adoption, è il n. 20 del maxi emendamento che prevede che, le disposizioni contenute in qualunque legge che si riferiscano al matrimonio, o che contengano i termini “coniuge”, o “coniugi”, si applichino anche a ciascuna parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Basterebbe questa parte della disposizione per capire il progetto dei promotori del maxi emendamento, progetto, tra l’altro, avallato da alcuni senatori nominativamente definiti cattolici. Risulta, tuttavia, molto preoccupante l’ultima frase del numero 20 che è una vera e propria apertura alla stepchild adoption per via giudiziaria. Recita, infatti, tale disposizione: “Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”. È chiaro che apponendo questa disposizione, il fine dei promotori del maxi emendamento è stato quello di voler lasciare alle corti di giustizia, ormai quasi univocamente posizionate, la valutazione della concessione della stepchild adoption nei singoli casi che si presenteranno davanti ai vari tribunali. Dal momento, infatti, in cui le unioni civili saranno approvate definitivamente i giudici avranno anche una copertura legislativa a cui fare riferimento per concedere più facilmente la stepchild adoption.

Questi sono solo alcuni degli elementi che rendono il maxi emendamento un provvedimento iniquo e preoccupante. Tale provvedimento è stato imposto agli italiani contro la loro volontà non rispettando le normali regole e procedure parlamentari.

Renzi dopo l’approvazione del maxiemendamento in Senato ha affermato: “Ha vinto l’amore”. No caro Renzi, ha vinto una deriva di regime orientata a sovvertire le basi antropologiche della società.

di Giancarlo Cerrelli

 

499.-ISLAMICI ALLE FRONTIERE DELLA GRECIA, DELL’ALTO ADIGE. SCONTRI A CALAIS OCCUPATA, E RENZI VA A PRENDERLI IN AEREO.

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Sono oltre 120mila i clandestini arrivati in Grecia e Italia dall’inizio dell’anno: la soglia dei 100 mila è stata raggiunta all’inizio di questa settimana. Dal primo gennaio al 24 febbraio, la Grecia ha registrato 111.099 islamici sbarcati mentre l’anno precedente, nei primi due mesi, erano stati 3.952. Nello stesso periodo sono arrivati in Italia 8.966 migranti, contro i 7.882 dei primi due mesi 2015. Sono le stime dell’Oim. Da inizio anno sono 418 i migranti morti: 321 sulla rotta tra Turchia e Grecia e 97 nel Mediterraneo centrale. Intanto, le autorità elleniche stimano che oltre 20mila clandestini siano ammassati ai confini greci dopo i blocchi imposti da diversi Paesi lungo la rotta dei Balcani.

Alla frontiera con la Macedonia, dove sono in attesa 4mila islamici, sono stati eretti cinque nuovi accampamenti, ma la situazione si fa sempre più difficile e la scorsa notte si sono registrate anche scontri con coltelli. Tutta gente ammodo, da far passare.

La Macedonia dice che possono passare il confine solo siriani e iracheni con i documenti in ordine, e quindi soltanto in pochissimi riescono a superare i controlli. Perché pochissimi sono veri profughi.

”Nelle ultime 24 ore sono passate solo poche decine di persone”, racconta una fonte della polizia greca all’agenzia stampa tedesca Dpa.

Intanto continua l’operazione folle di Tsipras: questa mattina sono arrivati al Pireo altri 1.500 clandestini giunti in traghetto dalle isole greche, dove erano sbarcati dopo il viaggio via mare dalla costa turca. Ma i centri di accoglienza vicino al porto, le navi alloggio all’ancora e le sale del vecchio aeroporto di Atene hanno ormai raggiunto il limite massimo di capacità di accoglienza. Per questo motivo le autorità hanno deciso di ridurre il numero dei migranti che vengono portati sulla terraferma. ”Dobbiamo ridurre il flusso a causa della gente che si è ammassata sulla terraferma”, ha dichiarato il ministro greco per la Navigazione.

Il folle governo Tsipras pensava di fare la spola dalla Turchia all’Europa, ad infinitum.

Anche il governo italiano si sta organizzando, ma a modo suo, montando una serie di tendopoli a Sud del Brennero in grado di ospitare alcune centinaia, forse migliaia di clandestini che saranno respinti al Brennero non appena l’Austria metterà la rete metallica ed intensificherà i controlli su strade, autostrade (con il limite dei 30 all’ora) e soprattutto sui treni. Luca Critelli, direttore della ripartizione politiche sociali di Bolzano conferma: “Stiamo cercando le aree più idonee” . Presto, l’Alto Adige sarà trasformato in una grande favela.

Ma non basta. Lunedì 29 febbraio 2016 da Beirut arriverà a Fiumicino, il primo cospicuo gruppo di profughi siriani che grazie al progetto dei ‘corridoi umanitari’, entrerà in tutta sicurezza e legalmente in Italia”. Lo ha comunicato in una nota la famigerata Comunità di Sant’Egidio.

Si tratta di 93 islamici. Non basta andarseli a prendere con le navi in Libia, ora anche in aereo in Libano. Una volta in Italia saranno trasferiti in diverse località. Si tratta di un progetto-pilota che nel quadro di un accordo raggiunto a metà dicembre tra governo italiano, la Comunità di Sant’Egidio. La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), e la Tavola Valdese, prevede l’arrivo di un migliaio di questi individui, non solo dal Libano, ma presto anche dal Marocco e dall’Etiopia”. Dal Marocco e dall’Etiopia! Noti paesi non in guerra! l’Italia e la Grecia diventeranno un lazzaretto per giovani maschi africani e asiatici.

CcKkhkEWwAEG48G.jpg-largeAvremo le nostre Calais? No perché a Calais c’era una baraccopoli gigantesca ed ora c’è una città occupata. Ieri sera, diverse migliaia di clandestini hanno partecipato a una marcia violenta di ‘celebrazione’ dopo la notizia che le autorità francesi avevano ‘rimandato’ i piani di radere al suolo una parte della baraccopoli che li ospita.

Orde di richiedenti asilo incappucciati si sono scontrate con la polizia in tenuta antisommossa e hanno urlato oscenità e minacce contro gli atterriti abitanti, mentre marciavano attraverso la città di Calais nel buio della notte. Come un esercito occupante.

Stavano tornando alla ‘Giungla’, vittoriosi. Tra gli sguardi increduli dei locali, che hanno sopportato anni di terrore e crimine violento per mano di bande di immigrati. E che sono stati ancora una volta traditi dal nano di Parigi. Lo stesso che manda reparti speciali in Libia, ma non per difendere la propria gente: si chiama rimozione della realtà.

La foto Vi mostra un esempio della dialettica dei nostri ospiti in u. Mah!!

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498.- FU VERO GOLPE!

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Monti, sempre questa trista presenza, straniera ai più, che aleggia dietro di noi e che crea altro malessere nel malessere. In un intervista di Libero, commentando la politica (ma c’è una politica europea?) europea, fra l’altro, ha detto:

“La politica c’ è, eccome, ai vertici della Ue. Ma è, sempre più, un’ accozzaglia di ventotto politiche nazionali, portate a quel tavolo da ventotto persone che decidono per l’ Europa avendo in mente non tanto l’ interesse generale europeo – cioè l’ interesse comune dei loro Paesi nel lungo termine – e spesso neppure l’ interesse nazionale del Paese che rappresentano, quanto il loro interesse di partito alle prossime elezioni, anzi al prossimo sondaggio”.

Di fatto, ha ammesso che l’Unione europea e, peggio ancora, se mai fossero, gli Stati Uniti d’Europa, è stata  e sarebbero un salto vuoto e un colpo maramaldesco alla nostra civiltà, cioè, proprio quello che vuole. Leggo più volentieri Antonio Maria Rinaldi:

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Come è ben noto, il diavolo è bravissimo nel fare le pentole ma non i coperchi e a distanza di meno di cinque anni i soliti spioni americani ci fanno indirettamente sapere che nel 2011 in Italia ci fu vero Golpe! Questa volta però non c’era la Forestale ai comandi del Principe nero Junio Valerio Borghese in quella che ancora oggi passa per un Colpo di Stato da operetta, ma due paesi considerati “amici”,oltre che partners nell’Unione Europea e “condivisori” della stessa moneta!

La potentissima ed invisibile NSA americana infatti ha “monitorato” (termine tecnico per definire lo spionaggio) tutti i leader europei ed in particolare il trio Merkel-Sarkozy-Berlusconi in quell’estate rovente del 2011, facendo emergere nei dettagli e in modo inconsapevole, che fu ordito un Colpo di Stato in piena regola a danno dell’Italia. Sappiamo finalmente cosa celavano veramente le risatine del duoMerkel-Sarkò e a cosa miravano. Ma la sig.ra Angela e l’ex presidente francese sono stati eletti direttamente dai rispettivi loro concittadini e non dagli italiani, pertanto perché si arrogano così prepotentemente il diritto di decidere anche in casa nostra?

Ora sono palesi i motivi per il quale il presidente della repubblica Giorgio Napolitano nominò in fretta e furia senatore a vita un alto funzionario europeo (tale era!) che rispondeva al nome di Mario Monti conferendogli dopo tre giorni l’incarico di formare un nuovo governo dopo le “spintane” dimissioni di Berlusconi (da ricordare dimissionario senza una sfiducia parlamentare!!!). Quali accordi e interessi sotterranei ci sono stati per bypassare il sacrosanto diritto degli italiani nel decidere democraticamente e autonomamente da chi farsi governare?

E’ corretto che vengano decisi i Capi di Governo di un paese come l’Italia non per mezzi e metodi democratici ma per volontà ed interessi di potenze straniere? Ora sappiamo con prove documentali inoppugnabili che Mario Monti si è prestato a ricoprire il ruolo che fu del generale Petain, capo del governo francese collaborazionista fantoccio agli ordini e comandi del III° Reich, e non certo per il bene del proprio paese (è bene specificare l’Italia perché per come si è comportato a molti potrebbe sorgere il più che fondato dubbio su quale sia il suo paese!).

Per non parlare di Giorgio Napolitano che ha avallato, nelle vesti di presidente della repubblica, il golpe franco-tedesco con l’irrituale conferimento dell’incarico a quello che è stato fatto credere come “l’uomo della provvidenza” in un momento in cui lo spread aveva raggiunto livelli inaccettabili di non ritorno, mentre invece era solamente il garante degli interessi esterni al Paese. Insomma la democrazia e le garanzie Costituzionali sono state completamente calpestate da persone i cui comportamenti dovrebbero essere vagliate al più presto prima da una Commissione d’inchiesta e poi da un tribunale speciale per verificare puntualmente le responsabilità, compresa anche quella di alto tradimento. Materiale per inchiodare molte persone che hanno preferito tradire invece di fare gli interessi del Paese questa volta è più che sufficiente!

Paradossalmente dobbiamo ringraziare le attività spionistiche degli americani (da sempre attivissimi con chiunque) se oggi abbiamo la certezza che in Italia la democrazia è totalmente sospesa e che i cittadini sono sotto totale e completa dittatura economica. Piuttosto i nostri servizi ancora non sono a conoscenza che anche i telefonini dotati di sistemi di decriptazione più sofisticati possono essere “monitorati” facilmente dalla tecnologia americana?

Dobbiamo ringraziare quelle 46 milioni di telefonate intercettate in Italia dall’intelligence americana, secondo rivelazioni del sito Cryptome, (361 ml in Germania, 70,2 ml in Francia e 61 ml in Spagna) per conoscere tutto il “film” del complotto ordito contro l’Italiadove è emerso che al posto delle bombe, paracadutisti e carri armati si è utilizzato il più micidiale e devastante spread per metterci in ginocchio.

Come dobbiamo ancora ringraziare soprattutto Ciampi e Prodi se ci ritroviamo con il cappio sempre più stretto al collo avendo permesso che l’Italia si legasse a Trattati internazionali senza aver preventivamente capito che ci saremo consegnati completamente a ricatti e imposizioni di ogni genere. E’ loro la colpa di aver ingannato gli italiani facendogli credere che l’Europa era l’Unione Europea e l’euro e che le cessioni di Sovranità nazionali erano per riceverne in cambio una più forte che tutelasse e salvaguardasse ancora di più di quanto potessero fare singolarmente gli Stati membri.

Questa volta la misura è colma e attendiamo risposte prima che la Storia faccia inesorabilmente giustizia!

Antonio M. Rinaldi

497.-“Dopo l’Occidente”: Ida Magli spiega come salvare l’Europa da politicamente corretto e multiculturalismo.

Povero Umberto Eco, a furia di idolatrarlo, l’ECO rimbomba e diviene odioso. Povera Ida,patriota sincera, non una parola su Ida Magli.Il Regime c’è e i media obbediscono!

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È morta Ida Magli, tra le più grandi antropologhe e filosofe del nostro tempo.

Nonostante l’enorme spessore scientifico e culturale del personaggio Magli, TV e giornalai di regime quasi quasi non danno neppure la notizia della morte. Il motivo? Perché aveva denunciato con forza – già a partire dal 1994 – il crimine europeo e le distorsioni della moneta unica, oltre che i pericoli derivanti dall’immigrazione selvaggia. Del resto, tutti i telegiornali e i talk show sono in questi giorni concentrati a ricordare e santificare Umberto Eco, l’intellettuale di sinistra che pontificava sull’Unione Europea con il culo del popolo! Ida Magli, invece, non era sponsorizzata da nessuno, ma aveva un’indipendenza culturale quasi del tutto inesistente in Eco, che invece era ben sponsorizzato dall’establishment €uro-piddino.

Tanto per capire di chi stiamo parlando, riporto qui di seguito un frammento del pensiero della Magli:

“Quali sono i lati oscuri che il progetto Europa nasconde? Quello che non è mai stato detto chiaramente da nessuno dei nostri politici: lo scopo finale della globalizzazione, il Governo unico mondiale. La riduzione all’uguaglianza di comportamento per tutti i popoli: una sola lingua, una sola religione, una sola moneta, una sola identità, una sola cultura, un solo Stato. La “guida” sottostante a quella dei governanti sembrerebbe massonica, in quanto questi sono fin dall’inizio gli ideali massonici, ma non ne esistono prove. Personalmente però io sono convinta che la globalizzazione non sia, non possa essere la meta finale, ma piuttosto lo strumento per uno scopo ulteriore di cui non so nulla. Il motivo per il quale ritengo che la globalizzazione non possa essere la meta finale, è presto detto: non è possibile mantenere miliardi di uomini immobili nella posizione raggiunta. La lingua, per esempio, si trasforma da sé senza che nessuno ne sia consapevole e lo voglia (pensiamo, per esempio, a quanto sia diverso l’italiano di oggi dall’italiano di Dante); i legami, gli affetti fra i gruppi territorialmente più vicini diventano necessariamente più forti (nell’affetto o nell’ostilità) che con i gruppi lontani, e così via. Insomma l’uguaglianza non perdura neanche per brevissimi periodi se non con la violenza di un potere dittatoriale (come è successo nel mondo sovietico) e, dopo il periodo della dittatura, sicuramente il governo mondiale non potrebbe sussistere […]. Quali danni ha prodotto l’euro all’economia nazionale? Talmente grandi che non è possibile calcolarli. Il passaggio alla moneta unica è stato chiamato “la rapina del secolo” ma in realtà soltanto cinque o sei banchieri, quelli che l’hanno progettata e che ne hanno incassato il frutto, sono in grado di fare un calcolo.  È proprio su questo fatto, ossia che i popoli non avrebbero mai potuto avere un’idea esatta, matematica, di quello che stava succedendo, che i banchieri hanno contato nel compiere la rapina. Se ci atteniamo, del resto, anche soltanto a quello che abbiamo sotto gli occhi, non possiamo sbagliarci: con uno stipendio mensile di due milioni di lire un qualsiasi cittadino italiano viveva bene, con i corrispondenti mille euro non riesce a vivere. Ma è impossibile anche calcolare il danno prodotto dall’ansia di dover utilizzare una moneta sconosciuta, il timore di sbagliare perdendo quel poco che si possiede; inoltre il raddoppio generalizzato dei prezzi che è stato dovuto, non, come si è detto, alla disonestà dei commercianti ma alla inflazione volutamente inserita, per assorbirla all’insaputa dei cittadini, nel falso valore assegnato all’euro. Un’inflazione che continuiamo a scontare senza speranza di recupero, mentre la Bce ne dichiara a stento il 2%, e che ha portato sull’orlo del fallimento i Paesi in cui era più alta, Grecia, Portogallo, Spagna, Italia. Dobbiamo assolutamente uscire dall’euro se vogliamo salvarci” Così scrisse e fu la prima a comprendere il crimine dell’UE e dell’€uro: ” L’Italia è perduta, l’Europa, con tutta la sua storia, la sua cultura, il suo pensiero, i suoi poeti, i suoi scrittori, la sua arte, la sua musica, i suoi figli, è perduta. Sono perdute perché questa era la meta che si erano prefissi coloro che hanno progettato l’Unione europea. Distruggere l’Occidente (la cultura occidentale è quella dell’Europa d’Occidente) affinché si realizzasse sulla nostra terra lo scontro, e la vittoria (vittoria sicurissima) dell’Oriente musulmano contro l’America”.

Ci chiedevamo: chissà se i giornalai di regime le dedicheranno lo stesso spazio che hanno dedicato al finto europeista Eco…

Ma Ida, grande scrittrice, patriota,contro il regime, scriveva cose che le hanno meritato il silenzio dei pennivendoli RAI. L’establishment €uro-piddino è concentrato a santificare il compagno Umberto ‪Eco, al quale la Rai dedica addirittura la diretta ai funerali. Ma del resto si sa… il “prodotto Eco” pontificava sull’€uropa, ma non col sedere suo, bensì col sedere del popolo!

‪‎Vergogna! Vergogna! #Vergogna!

Ida Magli sì che era un’intellettuale indipendente! Tra le più grandi antropologhe e filosofe del nostro tempo, fu la prima a denunciare il ‪crimine dell’UE e dell’€uro, per questo i servi e i traditori di Palazzo Chigi neppure la ricordano! #Vergogna! #Vergogna! #Vergogna! Così, Giuseppe Palma: Addio, signora della verità!

Leggete di Ida “La dittatura europea”. Impietoso ritratto della situazione politico-economica in cui versa l’Europa. L’autrice, come già sostenuto in altri libri (Contro l’Europa), critica pesantemente le modalità con cui si sta svolgendo l’unificazione europea, sottolineando l’impossibilità di creare una nazione europea, dato che le nazioni hanno bisogno di un’identità, ma ciò è impossibile, poiché ogni nazione europea ha un suo carattere, ma tale diversità è la condizione che ha permesso all’Europa uno sviluppo culturale senza precedenti nella Storia. Questa realtà è evitata dai potenti grazie alla “falsificazione del bene”, descritta con precisione da Alain Besançon. Parallelamente a questo quadro politico, la Magli descrive quello religioso, che è il riflesso del primo(secondo la sua teoria antropologica il Potere e il Sacro sono nati insieme): infatti la decadenza del cristianesimo, collegato sia al calo demografico sia alla secolarizzazione, ha prodotto in Europa una sfiducia nel futuro, che è l’anticamera dell’estinzione della cultura, così come è successo agli etruschi, ai bizantini… Ciò avrà riflessi negativi sia sugli USA (pragmatismo e azione rapida, senza più la riflessione e l’introspezione europee) sia sulla Russia(maggiore distanza dagli USA), che diventerà probabilmente il riferimento per i sopravvissuti europei (la religiosità intensa e drammatica degli ortodossi li attirerà maggiormente rispetto al postcristianesimo statunitense). Inoltre, l’autrice affronta il tema del traffico degli organi, denunciandone il mercato clandestino in tutto il mondo: infatti, non coinvolge solo i paesi del Terzo Mondo, poiché molti rapimenti di bambini nei paesi occidentali, Italia compresa, sono da far risalire a questo mercato raccapricciante. Infine, sono rimasto colpito dall’episodio toccante e intenso della bambina russa con la pentola di ghiaccio, tratto da un opera di Ivan Solenevich, un giornalista russo perseguitato da Stalin. La prosa è sempre scorrevole e appassionante, senza mai annoiare. Perciò ne consiglio la lettura.

Iniziamo da pag.11 dove la Magli, osservatrice più unica che rara, denuncia il “politicamente corretto” come castrazione ideologica di quella libertà di pensiero, scaturita dall’Umanesimo, che è sempre meno invocata, soprattutto a sinistra:
“il politicamente corretto costituisce la forma più radicale di lavaggio del cervello che i governanti abbiano mai imposto ai propri sudditi“.
Signori, è una scienziata che parla, non un leghista dell’ultima ora esacerbato da qualche querela seguita ad affermazioni azzardate.
“La corrispondenza pensiero-linguaggio è infatti praticamente automatica; inserire una distorsione concettuale in questa corrispondenza significa impadronirsi dello strumento naturale di vita a cui è affidata la specie umana: l’adeguamento del sistema logico cerebrale alla percezione della realtà nella formulazione linguistica dei concetti, impedendone così anche qualsiasi cambiamento e trasformazione“.
Insomma, interagendo a distanza col nostro pensiero, attraverso l’imposizione di blocchi etici divenuti automatici, ci obbligano a non dire quello che pensiamo pur noi verificando che è vero: quella persona puzza? Sì, ma non si può dire, quindi la frase deve spegnersi sul suo nascere cerebrale, sebbene al nostro cervello il messaggio olfattivo sia arrivato chiarissimo. Il risultato sarà che noi vivremo come colpa una percezione in realtà esatta, che rimarremo frustrati dal restar soli con tale consapevolezza silenziata a forza, e che quella persona continuerà a non lavarsi, finendo con l’appestare un’intera società rassegnata.

A pag 17 l’antropologa integra il ragionamento spiegando come si collettivizza l’errore di valutazione indotto dal potere mediatico:
“L’ipse dixit è normativo prima di tutto a livello concettuale. Per questo il delirio di gruppo non è diagnosticabile: se tutti delirano, nessuno delira. Ma laddove delira il “rappresentante” di tutti, è sufficiente che sia lui a delirare“.
Agghiacciante, no? Eppure è esattamente quello che sta avvenendo.
A pag 20-21 siamo già a destino dell’Occidente inoltrato, che, continuando di questo passo, la Magli non vede affatto roseo:
“Conservo ancora la speranza che il mondo che amo, che amiamo, possa salvarsi dall’estinzione? La speranza che parlarne, renderne consapevoli i maggiori responsabili, i politici, gli intellettuali, faccia scattare il desiderio di vivere, di non consegnarsi al disfacimento della morte senza provare almeno a combattere?“.
Domande troppo azzardate, infauste, drammatiche, forse? Leggiamo ciò che segue:
“Il dubbio che, di fatto, nessuno raccoglierà le tracce della nostra esistenza è diventato col passare del tempo quasi una certezza. L’Europa, specialmente la parte più attraente, più ricca, più facile da aggredire (Italia, Spagna, Grecia, Francia e Germania) sarà abitata in maggioranza da africani musulmani i quali avranno il piacere e il dovere di eliminare tutto ciò che ci appartiene.”
Parole pesantissime, va ammesso: ma è una scienziata che parla, non dimentichiamolo.
Pag.23: “Una volta padroni dell’Europa, quindi, i musulmani “giustamente” ne distruggeranno “l’europeità”, come è sempre successo quando una cultura è subentrata ad un’altra“.
E conclude citando l’esempio dei cristiani che hanno epurato l’impero romano di ogni residuo esteriore pagano non appena sono stati maggioranza, affermando che lo stesso Colosseo sarebbe rimasto in piedi soltanto perché all’epoca non esisteva ancora la dinamite, altrimenti avrebbero demolito anche quello. Ebbene, la stessa cosa, secondo la Magli, faranno i musulmani con noi, (pag.37):
“per prime saranno eliminate le chiese insieme a ciò che contengono. Dipinti, sculture, statue, affreschi, proibiti dall’Antico Testamento come qualsiasi “rappresentazione” o “immagine”, spariranno con loro. Anche i musei, naturalmente. Giotto, Luca della Robbia, Raffaello…“.
Una prospettiva angosciosa della quale la Magli parla con la didascalica ragionevolezza dell’antropologa:
“Il modo di vivere musulmano, regolato dai precetti dettati nell’antichità da Mosè al suo popolo e che Maometto ha confermato nel Corano, essendo “sacro” deve essere osservato alla lettera e impregnerà di sé l’ambiente europeo, cancellando qualsiasi traccia del nostro“.
A questo punto sarebbe interessante ascoltare le obiezioni sollevabili da chi non fosse d’accordo con l’autrice del libro, così come non lo era con la povera Oriana Fallaci sino al punto di deriderla per il cancro che poi l’avrebbe uccisa; ma ci aspettiamo argomenti, non pareri o cinismi.
E, in attesa di tali obiezioni, ci inoltriamo verso il punto cruciale, concreto, ma al tempo stesso più originale del libro: “Il Pentolone”.
Stabilito che l’imminente futuro ci si apparecchia tutt’altro che placido, mentre si riflette e si attua una resistenza ragionata attivabile anche dalla politica, ma soprattutto dal singolo, per non saper leggere né scrivere, la Magli che fa? Prepara una sorta di “Arca di Noè” in acciaio da nascondere metri e metri sotto terra e in cui celare il meglio della cultura d’Occidente nel presupposto che un giorno il terreno sovrastante tale insediamento sarà calpestato da coloro che l’Occidente lo avranno nel frattempo devastato.
Pag. 42: “In vista di ciò, ci siamo messi a preparare, tre naufraghi derelitti su una spiaggia deserta, una bottiglia-contenitore di acciaio, familiarmente detto “il Pentolone”, dove saranno rinchiusi alcuni dei libri e dvd che ci stanno più a cuore; l’elenco nel maggior numero di lingue che ci sarà possibile, degli edifici più significativi dell’arte italiana; i dischi e gli spartiti delle opere di Monteverdi, Scarlatti, Bellini, Verdi e Puccini. Lo seppelliremo in profondità, con un grande masso sopra, in un antico, piccolo uliveto della Sabina di proprietà di uno di noi, nella speranza che un giorno, attratto dalla lunga vita degli ulivi, qualcuno possa ritrovarlo e avere voglia di studiarlo come noi abbiamo fatto per i resti preistorici di popoli sconosciuti“.
Sembra un racconto a metà fra Robinson Crusoe e Doctor Who, e invece sta parlando una donna di scienza che, indomita a dispetto della solitudine in cui si trova ad operare per tutelare una memoria comune, ha deciso di fare da sé, senza però rinunciare a lanciare il suo grido di battaglia a qualsiasi sodale voglia raccoglierlo, magari imitandone le gesta.
E a tal proposito ci permettiamo una piccola incursione personale, su questo punto specifico, aggiungendo che, anche senza terreni privati, ruspe e casseforti d’acciaio, si può consegnare l’intera enciclopedia di ciò che siamo ad una modesta “pen-drive” imbozzolata nel cemento o nello stagno fuso e ben celata in qualche anfratto naturale raggiungibile a forza delle nostre braccia e delle nostre gambe. In tal caso sarà dura intavolare una caccia al tesoro che stani, uno ad uno, migliaia di “tesori” celati in grotte, laghi, cavità carsiche, campagne, e fondali marini, dai tanti volenterosi che, a titolo precauzionale, avessero voluto seguire l’esempio della Magli. E concludiamo la nostra digressione fornendo un dato tecnico, frutto di nostra sperimentazione, tanto divertente quanto utile: la “pen drive” è un supporto tecnologico talmente sicuro da resistere persino all’ibernazione in una ghiacciaia. Buono a sapersi.

Chiusa questa piccola parentesi empirica che rende comunque onore ad una meravigliosa suggestione condivisa con l’autrice, ricomponiamo un po’ i pezzi del discorso: tutto parte dall’assunto in base al quale ci sarebbero in gioco due forze contrapposte: da una parte l’oblìo invocato dai fautori dell’indistinzione, e dall’altra i “resistenti” che amano a tal punto ciò che sono, da volerlo proteggere con tutte le loro forze; ma se son chiare le ragioni degli ultimi, sono ancora nebulose le motivazioni dei primi, elemento che li aiuta sommamente a rimanere insospettabili.
Poiché a chiunque di noi verrebbe spontaneo chiedere: “carissima professoressa Magli, ma perché dei nostri simili dovrebbero volere il proprio stesso male? Secondo quale logica sarebbe concepibile cotanta insensatezza?” In realtà la Magli ci avrebbe già risposto nel primo libro della sua trilogia euroscettica, “Contro l’Europa”, che tratteremo più avanti, senza anticiparne fra queste righe gli argomenti; tuttavia, anche a pag 44 di “Dopo l’Occidente”, l’autrice scrive:
“L’ostinata opera di disprezzo, dell’odio e del tradimento da parte dei governanti è cominciata da lì, dallo sforzo per negare la grandezza e la bellezza di questi fattori eccezionali. Prima di tutto negando ostentatamente ogni valore ai fondatori di Roma e padri degli Italiani, malgrado l’evidente assurdità dell’impresa. Sì è cercato di calpestarne il genio giuridico..di passar sopra la grandezza della lingua latina..di far dimenticare la capacità ingegneristica dei Romani, rimasta tuttora ineguagliata, e si è parlato con disprezzo della saggezza di governo dell’Impero più grande che sia mai esistito, saggezza che uno dei maggiori storici della romanità, Pierre Grimal, ha definito come il primo Umanesimo che sia apparso nella storia del mondo“.
E conclude spiegando perché gli italiani sono il popolo più temuto (pag 45):
“Per questo gli Italiani sono i più temibili: fra loro la frequenza delle “eccezioni”, di grandissime intelligenze, di personalità superdotate, di geni in ogni campo, è praticamente una norma. Ed è di questo che i governanti hanno avuto ed hanno sempre paura: sanno bene di non essere in grado di dominare le intelligenze“.
Poi, una tremenda staffilata alla complicità dei giornalisti arriva a pag.51:
“c’è da aggiungere che la complicità dei giornalisti in questo silenzio è stata impressionante. La falsificazione del bene ha trovato in loro, nella solerzia con la quale hanno riempito la mancanza d’informazione sulla perdita di sovranità dell’Italia con i più piccoli particolari sul via vai di belle donne nella residenza berlusconiana, gli adepti migliori“.
La Magli, come ogni buon nipote di Carlo Magno, non è contro l’Animus europeo, ma contro l’unificazione europea, elementi ingannevolmente simili nel nome, ma diametralmente opposti nello spirito:
“è stata progettata per questo, ed è diventata questo: il vasto mare dell’indistinto e dell’amorfo dove è annegato tutto, anche il bambino, l’anima dell’Europa“.

E poi nuovamente addosso ai giornalisti, che paragona a medici felici che i loro pazienti muoiano sino al punto da esortarli a far presto (pag. 77)
“Il 1°gennaio 2012 tutti i giornalisti hanno gridato di esultanza perchè i primi nati in Italia durante la notte di Capodanno erano stranieri: un dato di fatto sufficiente a far capire quale sia il destino dell’Italia e dell’Europa: la scomparsa dell’italianità e la fine degli Europei è già in atto“.
A questo punto l’antropologa fa un commosso appello alla natura: ogni madre, pur in extremis, arriva sempre a salvare i suoi figli in pericolo:
“E’ contro natura, contro la natura dei sentimenti umani, ma è così: stiamo morendo, nel tripudio generale, con una specie di “suicidio felicemente assistito” dai nostri stessi leader, governanti e giornalisti“.
Questa arrendevolezza indigna la donna e la cittadina ancor prima che l’antropologa: la complicità di italiani come lei nel progetto di assedio della loro stessa italianità è intollerabile. L’avallo del mondo della cultura al continuo imbastardimento della lingua, e all’impoverimento lessicale dei giovanissimi attratti dal modello culturale regressivo proprio dei giovani delle periferie americane, è sbalorditivo nella sua sfacciataggine (pag.79):
“nulla è più significativo che questa collaborazione dei giovani al disprezzo della propria terra, dell’Italia, persino nelle cose in cui è storicamente la più ricca, la più ammirata nel mondo“.

“L’Europa è diventata femmina”, scrive Ida Magli a pag 97: la sua incapacità a difendersi è dovuta alla totale perdita di quella “vis” che in passato la rendeva un’entità geografico-politico-culturale “penetrativa” del resto del mondo, e non “penetrata” dallo stesso:
“L’Europa è diventata femmina. Tutte le caratteristiche sociali e culturali dei “bianchi”, quelle che erano implicite nella definizione stessa dei “bianchi” come conquistatori, ma anche come portatori della civiltà più ricca e sviluppata in ogni campo, sono sparite“.
E il relativismo della Chiesa è l’ennesimo elemento di decadenza:
“Leader, governanti, giornalisti e clero europei spingono ogni giorno il loro continente a perdere le proprie caratteristiche per unificarlo e omologarlo al resto del mondo“.
La connivenza della Chiesa è totale, secondo la Magli, nonostante essa sia, come ogni creazione dell’Occidente, destinata a soccombere se posta fuori dai canoni occidentali (pag 143): “Naturalmente questo significa che si vuole la fine non soltanto del cristianesimo, ma di tutta la civiltà e della società europea, la fine dei “bianchi””…”non bisogna avere timore di pronunciare il termine “bianchi”: l’obiettività nella conoscenza è un valore positivo per tutti, quale che sia il colore della loro pelle. Sono gli uomini che creano le culture: quella europea è stata creata dai bianchi“.
E qui l’antropologa dà il meglio di sé spiegando perché le differenze culturali e morfologiche fra popoli non solo non sono casuali, ma sono interconnesse e strumentali all’organicità o meno della convivenza di più persone all’interno di un medesimo gruppo sociale: anzitutto a livello comunicativo. Intonazioni, modulazione e alterazioni del tono vocale, presso gli occidentali coincidono con determinati canoni semantici e comportamentali a cui siamo abituati da sempre proprio in quanto occidentali; ed è proprio poiché altrove valgono regole differenti che il multiculturalismo è pura follia (pag.186): “Passando a una cultura diversa, è evidente che se l’interlocutore più si arrabbia e più abbassa la voce, noi non ci accorgeremo del pericolo“. “Si tratta di comportamenti non consapevoli e obbligatori, che esistono presso tutti i popoli, diversi da popolo a popolo, e ai quali ogni individuo si attiene così naturalmente che non sappiamo fino a che punto non si tratti di un’eredità bioculturale. Sarebbe importantissimo scoprirlo…ma è proprio ciò che i governanti e i leader occidentali non vogliono: avere la conferma scientifica di qualcosa che tutti, più o meno, intuiscono: ossia che i tratti culturali di base possano essere, o per meglio dire, siano quasi certamente ereditari“.
Più chiaro di così!
Ecco come Ida Magli, con un ragionamento di inoppugnabile logica, smantella dalle fondamenta l’artificiosa baraccopoli multiculturalista (pag187):
“E’ evidente dunque che, se non conosciamo i significati di questi comportamenti, possiamo con facilità incorrere in gravi errori di “comunicazione”, cosa che sicuramente è successa durante la fase distruttiva degli Stati e dell’identità dell’Europa. La presenza sempre più massiccia di tanti popoli stranieri, portatori di “distanze” , di “toni di voce”, di mimiche molto differenti da quelle italiane e percepite da ognuno nei significati della rispettiva lingua come “aggressive”, “offensive”, “sprezzanti”, “pericolose”, “fredde”, “prive di rispetto” eccetera, ha contribuito, nella forma più silenziosa e nascosta, al dubbio, all’incertezza, allo sgretolarsi della fiducia in se stessi, e nella propria civiltà da parte dei cittadini europei“.
Ed il clima di continua insicurezza, incertezza, distonia emotiva rispetto ad un ambiente che un tempo sentivamo amico, familiare e domestico, ed ora sentiamo alieno, è la dimostrazione alla portata di tutti di quello che ci stanno facendo.

L’epilogo del libro è un epilogo ameno, spiazzante, certo non positivo, ma nemmeno prevedibile. I libri di Ida Magli non propongono mai soluzioni celestiali, ma costringono il lettore a ragionare su problematiche sociali che pochi altri autori sollevano con tanta acutezza; e, come recita il proverbio, “uomo avvisato, mezzo salvato”.
Ebbene, il futuro dell’Occidente, caro all’autrice sin dal titolo, non potrà fare a meno della Russia: questo è il tema conclusivo. Russia intesa non come entità politica post-sovietica, ovviamente, ma come civiltà storicamente erede di quella romana; la dinastia imperiale zarista prese vita direttamente dagli imperatori bizantini, lo “Czar” è onomasticamente erede di Cesare, e l’aquila a due teste – tuttora nella bandiera nazionale – non è che una rivisitazione di quella romana capace di guardare sia ad oriente che ad occidente.
La Russia come maggior mole statuale depositaria della cristianità: essa fu nella Santa Alleanza contro il giacobinismo napoleonico, è sempre stata una roccaforte anti-islamica (si pensi alla guerra di Crimea), ed è il più grande paese cristiano del mondo.
La Russia come unica civiltà cultrice della cultura europea, senza essere essa stessa Europa.
pag.226: “forse, dunque, la Russia potrà occupare il posto lasciato vuoto dall’Europa, diventando finalmente consapevole di se stessa, della propria originalità, né del tutto europea né del tutto asiatica. Potrà porsi in qualche modo come unico vero memoriale di quella che è stata la civiltà europea“.
E si fa riferimento all’amore che i più grandi scrittori russi hanno da sempre nutrito per l’Italia, per i suoi poeti e per la sua bellezza.
“Con il suo ancora forte serbatoio di cristiani…la Russia probabilmente diventerà, per gli spiriti religiosi orfani dell’Italia, della Francia, dell’Austria, luogo di pellegrinaggio spirituale e di ricordo di un passato comune“.

Le ultime parole del libro, per rispetto al lavoro dell’autrice, non le riporteremo virgolettate, ma ne saluteremo la mera concettualità: l’Europa sta abdicando a se stessa, senza lasciarne l’Alto scranno agli Europei. E’ un progetto screanzato ed insensato, voluto da mercanti e nichilisti, gli stessi che Gesù cacciò in malomodo (se ne ricordino i “credenti”!) dal suo Tempio.
Ora tocca a noi tutti reincarnare il vigore di quell’evangelico esempio.
Grazie, Ida.

496.-TREGUA IN SIRIA: L’IMPERO INCASTRATO NELLE SUE DOPPIEZZE.

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E’ molto strano, non capisco”,   si lamenta Ahmed Othman. E’ il comandante del battaglione Furqa al-Sultan Murad, finanziato ed armato dagli USA, che combatte in Siria. E’ stato aggredito dal militanti curdi di Aleppo, parimenti armati ed addestrati dagli Usa.

“Gli Stati Uniti in Siria sono in guerra con se stessi, per interposti gruppi”, racconta Mike Giglio, corrispondente da Istanbul di BuzzFeed, in un ben informata inchiesta sulle forze in campo. Se non ci fossero quei 470 mila morti, 3 milioni di profughi, un bellissimo antico paese distrutto dalle fondamenta, ci sarebbe da ridere a vedere l’effetto finale della doppiezza di Washington.

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Il battaglione Furqa al-Sultan Murad riceve armi ed addestramento in forza di un programma clandestino della Cia volto ad abbattere Assad. I guerriglieri curdi ricevono armi ed addestramento dal Pentagono per, ufficialmente, “combattere l’ISIS”. Sono quelli che rispondono alla sigla YPG (Unità di protezione popolare), braccio armato del PKK in Siria, il partito comunista curdo che Erdogan considera terrorista. Anche Washington lo ha messo nella lista terrorista – il PKK – ma non lo YPG, con gran dispetto di Erdogan. Anzi l’US Air Force si coordina regolarmente coi comandi del YPG per i bombardamenti.

Adesso però che l’aviazione russa, l’esercito siriano di Assad e le forze alleate (Iran, Hezbollah) hanno disfatto progressivamente i jihadisti attorno ad Aleppo, lo YPG ha approfittato della copertura aerea di Mosca   coordinandosi con essa – per prendere ai terroristi cittadine e villaggi che essi hanno abbandonato. A nord di Aleppo ed Idlib, e minacciando di mangiarsi Azaz, la cittadina di confine con la Turchia, attraverso cui i jihadisti hanno ricevuto i rifornimenti: è la ragione per cui Erdogan ha sconfinato in Siria con l’artiglieria, che ha cominciato a battere le posizioni dell’YPG attorno ad Azaz. “Un’altra difficoltà per gli Usa: la sua pedina è sotto attacco da parte del suo alleato NATO”, sottolinea Mike Giglio.

Non contento, lo YPG armato dal Pentagono ha cominciato a combattere   contro Furqa al-Sultan Murad, armata dalla Cia, cercando di impadronirsi di due zone di Aleppo sotto controllo di questa: sparatori, morti, feriti da entrambe le parti, e – dice Othman – sette curdi catturati da Furqa. Othman, il capo, che dice di essere in contato regolare coi suoi manovratori americani, si stupisce: “Devono fermarlo (lo YPG). Dirgli: state attaccando un gruppo che noi sosteniamo, proprio come sosteniamo voi. Ma loro si limitano a guardare. Non capisco la politica Usa”.

Stessa lamentela da altri tre ruppi armati e finanziati dalla “operation room” americana, Northern Division, Jaysh al-Mujahideen, e una coalizione chiamata Jabhat al-Shamiya: lo YPG li sta attaccando e gli Usa non fanno niente per aiutarli . Si lamentano:gli Usa “non danno materiale sufficiente né appoggio politico, a noi ribelli moderati”. Quanto allo YPG, gli americani “dicono che loro, in quelle aree, non controllano lo YPG. È la loro risposta ufficiale”.   E’ vero?Mike Giglio l’ha chiesto via email al colonnello Patrick J. Ryder, il portavoce dello US Central Command che ha la supervisione sullo YPG. Il colonnello ha detto di non saper nulla “di potenziali frizioni fra gruppi di opposizione”. “La Siria è un teatro molto complicato. Noi restiamo concentrati nel sostenere le forze indigene nella loro lotta contro l’ISIS”.

Il che è un bel progresso, visto ancora nell’ottobre scorso il governo Obama. come è stato recentemente rivelato, sperava che l’ISIS arrivasse ad occupare Damasco e rovesciasse il governo Assad, fondando uno stato sunnita wahabita esteso fra Siria e Irak.

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  • “Erdogan sta distruggendo l’economia, la pace il diritto in Turchia: ha riaperto la guerra civile contro i curdi e la sta trasformando in una operazione di sterminio; imprigiona giornalisti per la minima critica, o per aver detto la verità sulle sue collusioni col Califfato; adesso ha decretato i licenziamento dei funzionari pubblici che sospetta di essere “quinte colonne”. Sta diventando un Kim Il Sung islamico alle porte dell’Europa, anzi a cui Berlino ha aperto le porte. . Questa è la mappa che ha scatenato il Califfo Erdogan.”

Ma forse la risposta (come minimo) evasiva dei militari è parte di quella strategia segreta, rivelata da Seymour Hersh, per cui alcuni alti gradi del Pentagono hanno sabotato gli sforzi della Cia e passato ai russi intelligence per battere l’ISIS, o impedirgli di arrivare a Damasco, – svolta che avrebbe fatto crollare il Medio Oriente intero sotto il fanatismo totalitario wahabita. Una doppiezza aggiuntiva   contro la doppiezza obamiana,   che la dice lunga a suo modo sullo stato morale della Superpotenza: Obama, di fronte a questo atto di tradimento, ha fatto finta di nulla.

Adesso, per Mike Giglio, “Il Pentagono ha la strategia di rafforzare una coalizione militare, dominata dal YPG, chiamata Syrian Democratic Front (SDF), per cui ha incoraggiato più piccoli battaglioni arabi di unirsi ad essa. In ottobre il governo Usa ha paracadutato al SDF   una quantità di armamento, e ha inserito consiglieri delle forze speciali nel gruppo”: evidentemente uno sforzo per creare la “opposizione moderata” che “ha preso le armi per la democrazia”. Ma in ottobre l’amministrazione Usa non sperava che l’ISIS prendesse Damasco? Va’ a capir. Forse la “strategia del Pentagono” di metter l’opposizone sotto il YPG non è detto sia la strategia dell’Amministrazione? Giglio sostiene che l’aiuto dato allo YPG è conforme con “la crescente esitazione dell’amministrazione Obama di   rovesciare Assad. Con cui ha mantenuto una distensione…”.   Allora l’Amministrazione Obama farebbe bene ad avvisare gli alleati e i maggiordomi: non solo i Sauditi, ma anche AngelaMerkel e Hollande tengono fermo il punto che i negoziati sì, d’accordo, ma che Assad deve abbandonare il potere prima che i negoziati comincino – il che renderebbe superflui i negoziati.   Merkel ed Hollande non ci fanno una figura da intelligenti.

Oppure: Obama ha forse acceduto alla proposta russa di negoziati – dopo la lunga telefonata di Putin – per un solo scopo: evacuare i commandos Usa che sono stati mandati lì a combattere nelle file dei terroristi islamici? Abbiamo visto che il Pentagono ha i suoi consiglieri delle forze speciali nella neonata SDF guidata dal YPG (ossia dal PKK). E la tesi di Chossudovsky   (Globalresearch): “Washington a Mosca: per favore non bombardate le truppe americane sul terreno nella Siria del Nord” ma lo lascia intendere anche l’ufficialissimo Washington Post: il governo Usa si preoccupa delle sorti di Al Qaeda (Al Nusra) e vuole salvarle i suoi terroristi preferiti. “..Pare che la Russia abbia rigettato una proposta USA di lasciare Jabhat Al –Nusra esente dai bombardamenti, come parte del cessate il fuoco, almeno temporaneamente, fino a che i gruppi possano essere districati”. Districati? Eh sì, spiega i Washington Post: le forze di Jabhat al-Nusra “sono mescolate (intermingled) coi gruppi di ribelli moderati vicino al confine russo”, sicchè qaedisti terroristi e “moderati” sono praticamente una cosa sola.

Anche Reuters conferma (grazie al lettore che me l’ha segnalato) :

“Il cessate il fuoco”, gli americani lo vogliono”condizionale alla cessazione degli attacchi contro Al Nusra, collegato ad Al Qaeda, da parte delle forze del governo siriano e suoi alleati. (…) Al Nusra è considerata un’organizzazione terrorista dal Consiglio d Sicurezza Onu”. I russi hano ovviamente risposto picche. “Il portavoce del residente Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha dettoche la Russia si atteneva coerentemente alla direttiva di dare assistenza alle forze armate siriane nella loro offensiva contro le organizzazioni terroristiche”. Una fonte al corrente dei negoziati ha detto: “L’insistenza dell’opposizione [moderata, sic]   sul fatto che non si deve colpire Al Nusra è l’elefante nella cristalleria”. Gli americani “devono agire con delicatezza altrimenti possono finire per trovarsi con una guerra civile tra le mani a Idlib”: una guerra civile c’è già. Ma loro intendono: una guerra civile fra i terroristi che loro pagano e addestrano.

Ma poi ci sarà la tregua, che dovrà andare in vigore sabato? I sauditi attaccheranno? Forniranno ai jihadisti i missili terra-aria? E Erdogan invade? Putin ci crede o fa finta di crederci, lascia dichiarazioni per cui la ritiene una svolta, che può portare davvero alla pace in Siria. Contemporaneamente, Mosca ha consegnato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu un rapporto dei suoi servizi, dove si documenta l’appoggio che Erdogan ha dato ai terroristi dello Stato Islamico. Fatti precisi, che violano varie risoluzioni dello stesso Consiglio di Sicurezza. Sarebbe un documento esplosivo, se l’Occidente non avesse deciso, coralmente, di far finta che non esista. Qui la succosa lettura in italiano:

A noi non resta che contemplare con ammirata  meraviglia l’Impero della Menzogna che si è ingarbugliato nelle sue doppiezze. Una dissimulazione a cui ha dato un apporto decisivo, si dice, Barak Obama, che   secondo chi gli sta vicino è dissimulatore di carattere. Sono ormai anni che tale Larry Sinclair, un ex ragazzo di vita pregiudicato, sostiene di aver fatto sesso con il futuro presidente Usa – allora senatore dell’Illinois – e di avere insieme sniffato cocaina mentre il senatore si faceva fare una fellatio. Naturalmente è tutto falso. Ma aggiungerebbe un tocco alla capacità di finzione di Obama: fa finta di combattere l’Isis, fa’ finta di non essere un Muslim Brother, fa’ finta di essere un marito, finta di essere un maschio, fa’ finta di essere un premio Nobel per la pace.

Maurizio Blondet 23 febbraio 2016

495.-I porti libici ed il potere dello Stato Islamico.

 

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La Libia è un Paese di enorme complessità culturale, politica e militare. Lo era nel 1911 e lo è ancora. Popolata da quattro etnie diverse, suddivise in svariate tribù, composte da famiglie, la Libia risulta essere null’altro che un’entità quasi astratta, i cui confini, puramente ideali, non sono altro che rette tracciate sulla carta fin dal tempo della guerra italo-turca, quando le potenze europee dividevano sulle mappe topografiche il continente africano in settori da suddividere tra le Nazioni colonizzatrici.

L’occupazione della Libia da parte italiana agli albori del secolo scorso, a differenza di come si potrebbe pensare, non consistette nell’effettivo controllo di tutta l’area definita sulla carta, ma si limitava esclusivamente alle zone litoranee principali: ci vollero decenni di ulteriori guerre e operazioni di contro-guerriglia per consentire all’Italia di controllare porzioni di territorio più consistenti. Non bisogna tuttavia pensare a linee di confine sahariane demarcate da cippi o difese da fortificazioni di confine. Nulla di tutto ciò caratterizza i confini desertici dell’entroterra libico, quasi fittizi: distese di sabbia intervallate da piste e rotte attraverso il deserto.

$(KGrHqF,!k8E64gLfddNBO6drZvCU!~~60_57L’Italia giolittiana di inizi ‘900 sapeva bene che controllare la costa libica era vitale al fine di controllare l’intero Paese, seppur non militarmente, ma economicamente e politicamente.
La costa libica, infatti, è un grande crocevia attraverso il Sahara; sui suoi territori si incrociano le grandi rotte che dal Centro Africa, dal Senegal e dal Corno d’Africa, dall’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano, attraversano il Mali e la Nigeria da una parte e il Sudan dall’altra. Queste vie vengono da secoli percorse da mercanti, migranti, schiavi, contrabbandieri, narcotrafficanti e signori della guerra. In particolare, qui due grandi arterie del deserto vengono a unirsi alla via commerciale costiera libica all’altezza di Tripoli in Tripolitania e a sud di Bengasi nella Cirenaica.
Chi controlla la costa, dunque, può regolare il flussi di migranti, tassare i commerci, controllare tantissime materie prime, traffici di armi e il narcotraffico di cocaina, che dall’America Meridionale si snoda nel Centro Africa e di lì si dirige verso l’Europa proprio attraverso le rotte carovaniere trans sahariane.

Cirenaica

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In tale contesto, nel caos libico attuale, operano le milizie libiche che, attratte da fanatica convinzione, da desiderio di profitto o di potere, si sono poste sotto le insegne nere di Daesh (IS), l’autoproclamato Stato Islamico sorto dalle macerie della Primavera Araba e delle guerre in Medio-Oriente.
In Nord Africa questi jihadisti di al-Baghdadi hanno condotto attentati in tutto il Maghreb e in Egitto, tentando così di destabilizzare quei Paesi già duramente indeboliti da proteste interne, scontri e guerre civili, per poi avanzare e conquistare quei centri nei quali il caos e l’anarchia militare sembrano essere l’unica alternativa al dominio del pretenzioso Califfato.
Procedendo attraverso attentati terroristici, accompagnati da rapide azioni di piccoli manipoli di fanteria leggera, i miliziani di Daesh hanno avanzato nei territori dove la guerra civile libica aveva portato già il caos, impossessandosi di Derna, in Cirenaica. Stabilito qui il quartier generale dello Stato Islamico in Libia, Daesh ha puntato immediatamente alla conquista di Sirte, città portuale tripolitana.
Sirte, città strategicamente vitale, viene considerata dal Califfato la sua vera roccaforte in Nord Africa e difesa dai jihadisti strenuamente. Da qui, le forze dello Stato Islamico colpiscono le altre zone costiere della Tripolitania: nel mese di gennaio 2016 Daesh ha attaccato con particolare forza i centri petroliferi nella zona di Ras Lanuf, ad Est della città di Sirte e una caserma della città costiera di Zliten, ad Ovest.
Daesh non è il solo attore che lotta per controllare la Libia: oltre ai due Governi di Tobruk e di Tripoli, vi sono una serie di fazioni in lotta fra loro, che intessono fragili e precarie alleanze o si lanciano in una serie di combattimenti contro tutti gli altri contendenti, in una caotica guerra totale.
Le coste libiche, indebolite da questa anarchia, sono facile bersaglio per lo Stato Islamico, che mira a controllare più punti possibili della via costiera, al fine di ottenere un’egemonia sulle grandi rotte del deserto. Per fare ciò, a Daesh servono uomini, armi e una qualche legittimazione del suo potere in Nord Africa: una motivazione per spingere il maggior numero di fazioni a militare sotto la bandiera nera o ad allearsi con essa.
È proprio per questo motivo che lo Stato Islamico ha puntato immediatamente a conquistare la debolmente difesa Derna, sede dell’Ouagadougou Conference Center, fondato da Gheddafi per riunire i rappresentanti dell’Unione Africana e riutilizzato dai jihadisti dello Stato Islamico come sede del potere salafita in tutta l’Africa.
Il potere sulla città cirenaica non è totalmente in mani di Daesh, ma condiviso con altre milizie jihadiste, dunque è sulla difesa dell’altro centro urbano di Sirte che le forze legate ad al-Baghdadi concentrano maggiormente i loro sforzi. Situata nel cuore della Tripolitania, Sirte è più facilmente difendibile di Derna, città pericolosamente vicina a Tobruk e raggiungibile dalle truppe del principale alleato di Tobruk, l’Egitto.
Sirte dal canto suo è un simbolo del potere libico di Gheddafi che Daesh non ignora, è una città interamente attraversata dalla via costiera ed è circondata da territori in tumulto: l’assenza di un vicino pericoloso e la presenza di gruppi tribali in lotta fra loro nelle vicinanze creano una zona ‘cuscinetto’ perfetta per difendere Sirte contro eventuali attacchi dei governi libici o dell’occidente.

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La presenza di Daesh sulle coste libiche non fa certo dello Stato Islamico una ‘potenza maritima’: seppur in possesso di imbarcazioni, le milizie jihadiste non possono che limitarsi a piccole e brevi azioni di pirateria, volte ad arricchire le finanze del Califfato, messe in crisi anche dai recenti bombardamenti.
I mezzi di cui si serve lo Stato Islamico in Libia sono gli stessi catturati nel corso della Guerra Civile contro Gheddafi, oppure delle semplici autovetture o pick-up, utilizzati come veicoli-bomba o per il trasporto di miliziani armati. Se non si può escludere la presenza di veicoli blindati e corazzati, di certo questi non possono essere utilizzati da Daesh in modo efficace: ciò si deve al fatto che le forze salafite non sono addestrate alla guida o al combattimento con mezzi corazzati, inoltre la continua ed esagerata propaganda mediatica dello Stato Islamico avrebbe senza dubbio menzionato la presenza di questi veicoli per intimorire i nemici.
I combattenti dello Stato Islamico in Libia non si compongono solo da milizie libiche sponsorizzate da Daesh: in questo teatro Nord Africano, molti sono anche i guerriglieri mercenari o fanatici provenienti dagli altri Paesi non solo africani, ma anche europei e americani (foreign fighters). In aggiunta a costoro, si aggiungono anche molti veterani della Guerra Civile libica, ex-rivoltosi oppure vecchie guardie di Gheddafi, uniti sotto le insegne nere.
Molti sono anche i reduci della Guerra in Mali, i quali, in seguito all’intervento francese, hanno ripiegato in Libia per continuare lì la loro Jihad. Anche Boko Haram dal Centro Africa, ha voluto l’invio di milizie islamiste in Libia, al fine di aiutare l’alleato Stato Islamico e di far guadagnare ai suoi uomini una certa esperienza sul campo.
Questo afflusso di combattenti, mercenari e non, costituisce la forza di Daesh in Libia: capace di rinnovarsi grazie all’afflusso di volontari stranieri, ma dalla natura estremamente frammentata e scomposta, incapace di adottare procedure standardizzate.
Gruppi di miliziani armati alla leggera e piccole azioni di pirateria tuttavia bastano, ad ora, a difendere Sirte e a colpire economicamente gli attori avversari attraverso rapimenti, attentati ed incursioni. Di qui la vera arma di Daesh, la propaganda, si mette in azione, amplificando i successi ottenuti dallo Stato Islamico al fine di destare soggezione nei sunniti, ovvero il totale della popolazione libica.
Ciò che ovviamente Daesh non pubblicizza è l’assenza di una difesa terra-aria efficace: da ciò si deduce che una qualsiasi azione aerea contro Sirte riuscirebbe pressoché indisturbata.
Se poi Tripoli e Tobruk risultano in una fase di stallo, troppo forti per soccombere ma troppo deboli per unificare la Libia e sconfiggere Daesh, ciò non varrebbe per un Governo di unità nazionale, il quale potrebbe usufruire delle risorse tripolitane e cirenaiche nonché, eventualmente, di aiuti da parte della Comunità Internazionale per riconquistare le città costiere e respingere i jihadisti verso il deserto. Per tale motivo, lo Stato Islamico in Libia effettua una strategia di divisione tra le fazioni, tentando di indebolire economicamente l’una e l’altra per far sì che gli attori in campo non abbiano mai un vero equilibrio economico da mettere sul tavolo delle trattative; a tutto ciò si aggiungono anche le alleanze di Tripoli (Turchia e Qatar) e Tobruk (Egitto) in antitesi tra loro.
Consci dell’importanza vitale della zona costiera, i due Governi protagonisti delle trattative stanno incentivando la sicurezza del litorale, creando e incrementando forze di polizia e di guardia costiera, ma se questo basterà alla difesa dei territori già in possesso dei governi, non è sufficiente alla riconquista delle città perdute. Esempi di queste non sono solo Derna e Sirte, controllate o parzialmente controllate dallo Stato Islamico, ma anche città portuali come Misurata e Bengasi.
Misurata è attualmente controllata da un consiglio di tribù locali che governano la città in modo autonomo e che accettano accordi o scambi con qualsiasi fazione, mentre Bengasi è sconvolta da disordini tra milizie in lotta fra loro per il controllo della città.
Queste due città portuali sarebbero una fruttuosa conquista per lo Stato Islamico per ottenere il controllo su una lunghissimo tratto della via marittima, su quasi tutto il Golfo della Sirte e dunque di tutto il commercio e le risorse libiche. I pozzi di petrolio e i campi di gas naturale, situati in gran parte a sud della Cirenaica e nell’interna regione del Fezzan, portano molte delle loro risorse nelle raffinerie e nei terminal export proprio nella zona costiera di Ras Lanuf, dove, se per ora lo Stato Islamico si sta limitando a colpire l’economia libica con attentati, non si potrebbe escludere un tentativo di conquista da parte di Daesh, attraverso rapide azioni da terra e dal mare per bloccare i terminal ed assumere il controllo dei principali porti del Golfo.
Così facendo, seppur non ottenendo il controllo politico-militare dell’intero Paese, inverosimile, viste le limitate potenzialità tattiche di Daesh, lo Stato Islamico potrebbe controllare tramite il Golfo della Sirte la maggior parte delle risorse economiche libiche, nonché una buona visibilità mediatica al livello africano e mondiale. Il controllo dei porti libici garantirebbe allo Stato Islamico di poter diventare un interlocutore fondamentale (sempre che diventi disposto alle trattative) per il controllo dei flussi migratori, delle risorse economiche, del narcotraffico e del contrabbando, portando moltissimo denaro e prestigio alla causa jihadista salafita del Califfato.Africa (N) copy

16 febbraio 2016 00:03 · per NG, Luigi A. Ottoni

494.-L’ESPANSIONE A EST DELLA NATO E I SUOI MESSAGGI DI MORTE SUI FRONTI ORIENTALE E MERIDIONALE.

 

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La “storica” decisione del Consiglio Nord Atlantico di invitare il Montenegro a iniziare la procedura di accesso per divenire il 29° membro dell’Alleanza, ha costituito una ulteriore mossa della strategia Usa/Nato mirante all’accerchiamento della Russia.

Che importanza ha per la Nato il Montenegro, l’ultimo degli Stati (2006) formatisi in seguito alla disgregazione della Federazione Jugoslava, demolita dalla Nato con l’infiltrazione e la guerra?

StampaLo si capisce guardando la carta geografica. Con una superficie un po’ inferiore a quella della Puglia (a soli 200 km sulla sponda opposta dell’Adriatico) e una popolazione di appena 630 mila abitanti (un sesto di quella della Puglia), il Montenegro ha una importante posizione geostrategica. Confina con Albania e Croazia (membri della Nato), Kosovo (di fatto già nella Nato), Serbia e Bosnia-Erzegovina (partner della Nato). Ha due porti, Bar e Porto Montenegro, utilizzabili a scopo militare nel Mediterraneo. Nel secondo fece scalo, nel novembre 2014, la portaerei Cavour. Il Montenegro è strategicamente importante anche come deposito di munizioni e altro materiale bellico. Sul suo territorio si trovano dieci grandi bunker sotterranei costruiti all’epoca della Federazione Jugoslava, dove restano oltre 10mila tonnellate di vecchie munizioni da smaltire o esportare, e hangar fortificati per aerei (bombardati dalla Nato nel 1999). Con milioni di euro forniti anche dalla Ue, è iniziata da tempo la loro ristrutturazione (i primi sono stati quelli di Taras e Brezovic). La Nato disporrà così in Montenegro di bunker che, ammodernati, permetteranno di stoccare enormi quantità di munizioni, comprese anche armi nucleari, e di hangar per cacciabombardieri.

Il Montenegro, la cui entrata nella Nato è ormai certa, è anche candidato a entrare nell’Unione europea, dove già 22 dei 28 membri appartengono alla Nato sotto comando Usa. Un importante ruolo in tal senso lo ha svolto Federica Mogherini: visitando il Montenegro in veste di ministro degli esteri nel luglio 2014, ribadiva che «la politica sull’allargamento è la chiave di volta del successo dell’Unione europea – e della Nato – nel promuovere pace, democrazia e sicurezza in Europa» e lodava il governo montenegrino per la sua “storia di successo”. Quel governo capeggiato da Milo Djukanovic che perfino l’Europol (l’Ufficio di polizia della Ue) aveva chiamato in causa già nel 2013 perché il Montenegro è divenuto il crocevia dei traffici di droga dall’Afghanistan (dove opera la Nato) all’Europa e il più importante centro di riciclaggio di denaro sporco. Una “storia di successo”, analoga a quella del Kosovo, che dimostra come anche la criminalità organizzata può essere usata a fini strategici.

Continua così l’espansione della Nato ad Est:

Nel 1999 essa ingloba i primi tre paesi dell’ex Patto di Varsavia: Polonia, Repubblica ceca e Ungheria.

Nel 2004, la Nato si estende ad altri sette: Estonia, Lettonia, Lituania (già parte dell’Urss); Bulgaria, Romania, Slovacchia (già parte del Patto di Varsavia); Slovenia (già parte della Jugoslavia).

Nel 2009, la Nato ingloba l’Albania (un tempo membro del Patto di Varsavia) e la Croazia (già parte della Jugoslavia).

Ora, nonostante la forte opposizione interna duramente repressa, si vuole tirar dentro il Montenegro, seguito da alcuni “Paesi aspiranti” – Macedonia, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Ucraina – e da altri ancora cui viene lasciata “la porta aperta”.

Da un lato, assorbendo questi Paesi di limitato valore politico-economico e con i loro voti gestibili più facilmente, la Nato riesce meglio ad imporre la politica USA ai suoi membri storici. Da un altro lato, espandendosi ad Est sempre più a ridosso della Russia, con le sue basi e forze militari, comprese quelle nucleari, la Nato apre in realtà la porta a scenari catastrofici per l’Europa e il mondo.

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Ma, inaspettatamente, le operazioni dell’aeronautica russa in Siria hanno gettato nella confusione gli USA e i loro alleati. Gli USA, per la seconda volta nella storia hanno sottovalutato l’affezione e il consenso che la Russia suscita fra gli europei e, stavolta, hanno sottovalutato anche la potenza delle armi russe. Putin ha vinto e ha spiazzato Obama, ridicolizzando la politica attuata attraverso la CIA fino ad oggi. Ma il Medio Oriente è troppo ricco e troppo importante strategicamente perché l’intellighenzia finanziaria possa consentire a Putin di consolidare la vittoria. I sogni demenziali del califfo Erdogan vengono incontro a Obama e la NATO si rimette in gioco. Ecco, dunque, che i ministri della difesa Nato hanno deciso di «rafforzare la presenza avanzata nella parte orientale della nostra Alleanza». Ciò serve a «difenderci dalle elevate minacce provenienti dalla Russia», ha chiarito il segretario Usa alla difesa, Ash Carter.

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E’ un falso ed è vero l’esatto contrario, ma la considerazione della Casa bianca per i suoi alleati è ormai così bassa che l’ipocrisia e la falsità a stelle e strisce non fanno più notizia. Perciò, con tale dichiarato, scopo gli Usa quadruplicano i finanziamenti per l’”Iniziativa di rassicurazione dell’Europa” che, con una rotazione di forze (circa 6mila soldati), permetterà più esercitazioni militari Nato (non sono bastate le oltre 300 effettuate nel 2015), il potenziamento di aeroporti, il preposizionamento di armamenti pesanti, lo schieramento permanente a Est di unità corazzate. Ciò, ha sottolineato Carter, “permetterà agli Usa di formare in Europa una forza armata ad alta capacità, da dispiegare rapidamente nel teatro regionale”. In Europa, dunque e i morti saranno, perciò, europei.

Accusando la Russia di “destabilizzare l’ordine della sicurezza europea”, Usa e Nato hanno riaperto il fronte orientale, trascinando l’Europa in una nuova guerra – per ora, grazie anche a Putin – fredda, voluta soprattutto da Washington per spezzare i rapporti Russia-Ue dannosi per gli interessi statunitensi; anzi controproducenti per il futuro dominio delle economie europee da parte delle multinazionali, che il Trattato TTIP si appresta a sacramentare.

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Allo stesso tempo che mietono morti sul fronte orientale, Usa e Nato preparano altre operazioni sul fronte meridionale. A Bruxelles il capo del Pentagono ha «ospitato» (considerando l’Europa casa sua) i ministri della difesa della “Coalizione globale contro l’Isis”, di cui fanno parte sotto comando Usa, assieme all’Italia, l’Arabia Saudita e altri sponsor del terrorismo dal “brand islamico”. La riunione ha varato un non meglio precisato “piano della campagna militare” in Siria e in Iraq. Qui le cose vanno male per la coalizione, non perché l’Isis sta vincendo ma perché sta perdendo: sostenute dalla Russia, le forze governative siriane stanno liberando crescenti parti del territorio occupate da Isis e da altre formazioni, che arretrano anche in Iraq. Dopo aver finto per anni di combattere l’Isis, rifornendolo sottobanco di armi attraverso la Turchia, gli Usa e i loro alleati chiedono ora un cessate il fuoco per “ragioni umanitarie”. In sostanza chiedono che il governo siriano cessi di liberare dall’Isis il proprio territorio, poiché —ha dichiarato il segretario di stato John Kerry capovolgendo i fatti— “più territorio conquista Assad, più terroristi riesce a creare”. Allo stesso tempo la Nato rafforza le “misure di rassicurazione” della Turchia, che mira a occupare una fascia di territorio siriano nella zona di confine.

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In Nordafrica, la coalizione a guida Usa si prepara a occupare, con la motivazione di liberarle dall’Isis, le zone costiere della Libia economicamente e strategicamente più importanti. Ai beduini resteranno le sabbie del deserto e le carovane dei migranti clandestini. L’intensificazione dei voli dall’hub aereo di Pisa, limitrofo (e non per caso) alla base Usa di Camp Darby, indica che l’operazione “a guida italiana” è già iniziata con il trasporto di armi nelle basi da cui essa sarà lanciata.

Nello stesso quadro strategico si colloca la decisione dei ministri della difesa, “su richiesta congiunta di Germania, Grecia e Turchia”, di dispiegare nell’Egeo il Secondo gruppo navale permanente della Nato, oggi sotto comando tedesco, che ha appena concluso “estese operazioni con la marina turca”.

Missione ufficiale della flotta da guerra “non è fermare o respingere le imbarcazioni dei rifugiati, ma fornire informazioni contro il traffico di esseri umani”, collaborando con l’agenzia Frontex della Ue. Per lo stesso scopo “umanitario”, vengono inviati, su richiesta Usa, anche aerei radar Awacs, centri di comando volanti per la gestione del campo di battaglia.

“La mobilitazione atlantica è un buon segno”, commenta “Il Fatto Quotidiano” (12 febbraio), ricordando che “non è la prima volta che l’Alleanza s’impegna in un’azione umanitaria”. Esattamente come in Jugoslavia, Afghanistan, Libia. I risultati li conosciamo.

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