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1072 .- RIFORMA DEL CATASTO DA VANI A METRI:AUMENTI PAZZESCHI PER PAGARE SCHAUBLE

Le bugie dell’EUropa taciute dal Governo: la riforma del catasto servirà per coprire i buchi causati dall’austerità voluta da Schauble.

Prima di lasciarvi a Antonio Maria Rinaldi da Scenari Economici, Vi chiedo: Tutte le case di campagna o dei centri storici o, comunque, vecchie, con scale, corridoi, vani di passaggio, ripostigli,  abitate per lo più da anziani, chi gliele paga queste imposte, rectius, imposizioni? E, ancora, che contorno di solitudine daremo ai monumenti nei centri storici disabitati, senza più botteghe e che assistenza troveranno nelle periferie quegli anziani che nel quartiere avevano una seconda famiglia e, infine, che altro devono farvi perché io possa vedervi incazzati? Usciamo o non usciamo da questa macelleria europea?

Evoluzione Tassazione Media Italiana  (%) 2000-2015 – FONTE: OCSE (OECD)

Farsi prendere in giro dà fastidio, estremo fastidio. Ora, è facile dimostrare – usando gli strumenti e/o report dellOCSE* – che è la stessa EUropa tedesca ad aver creato un enorme buco nelle entrate da tassazione italiane, a partire dalle “riforme” montiane del 2012. Buco che – come da piano – deve essere compensato da altre entrate colpendo la ricchezza privata.

Ed ecco che capiamo il mantra mediatico ed euroimposto, vestito di falsa giustizia, secondo cui le tasse italiane per equità (?) devono passare dai profitti ai patrimoni, transitando per l’evasione fiscale da debellare con dovizia di numeri a supporto (gli ultimi, 111 miliardi di euro annui di evasione, valore tanto assurdo in quanto frutto di elucubrazioni statistiche da far ridere quanto meno per la pochissima attinenza con la realtà delle cose, approfondiremo tecnicamente l’argomento in un intervento successivo, …).

Sta di fatto che a fine 2011 arrivò Mario Monti, il liquidatore Europeo incaricato di innalzare le tasse all’inverosimile. Alla fine fu “Missione compiuta”, le sue azioni si concretizzarono pienamente con enormi tasse supplementari a decorrere da fine 2012 con effetto a partire dal 2013 e più ancora nel 2014, per traino.

Puntuale, con due anni di normale ritardo/isteresi, è oggi disponibile a supporto la documentazione sintetica dell’OCSE – dove lavorava il ministro Padoan per intenderci – a dimostrare che l’austerità montiana ha determinato letteralmente un crollo delle entrate da tassazione da attività per lo Stato Italiano. Un cane che si morde la coda, stesso errore, riconosciuto per altro dell’FMI commesso in Grecia: le maggiori tasse/austerità hanno ridotto la crescita ed anche le entrate statali obbligando a nuove tasse NON collegate alla crescita economica (che non c’è e non ci sarà più, ndr). E così via in una spirale che ha portato di fatto al fallimento del Paese ellenico (o al fascismo fiscale se volete, che è la stessa cosa).

Se ci fate caso è da lì – circa il 2014 – che è iniziato a circolare mediaticamente il mantra “colpire i patrimoni”. Ma non per giustizia, solo perchè terminata la prima parte del lavoro (Monti e Letta) bisognava iniziare la seconda, come da piano (per trasformare un paese prima benestante ed indipendente in povero e succube dell’EUropa tedesca, ndr). Ed ecco arrivare la riforma del catasto bloccata da Renzi nel 2015 ed oggi di nuovo in auge CON VOTO BIPARTISAN DEL PD E DI FORZA ITALIA, che altro non farà che incrementare all’inverosimile le tasse sugli immobili privati. Tutto il resto che leggete sui giornali sono balle, per non farvi capire (RIPETO: sappiate che la revisione del catasto è stata oggi avviata con una legge bipartisan PD+Forza Italia).

Ecco i dati OECD su cui meditare, tabella che segue:

LA PERDITA DI GETTITO DA COSA DERIVA? DALLA STESSA AUSTERITA’ CHE DOVEVA SALVARE IL PAESE (ED INVECE LO HA AFFOSSATO)

Analizziamo i dati pubblicati: come potete notare le tasse italiane sui redditi privati e sui profitti delle imprese dal 2013 al 2014 sono crollate (NORMALE, LE RIFORME DI MONTI AVEVANO AMMAZZATO LA CRESCITA, VERITA’ AMMESSA CANDIDAMENTE DALL’EX PREMIER, base consumi interni).

Dunque, a compensazione sono state aumentate IVA (Taxes on goods and services) e IMU (Taxes on property). Altro che giustizia, si è solo cercato di porre rimedio ad un errore commettendone scientemente un altro. Visto che l’austerità non potrà scemare restando nell’EU e visto che le imprese lo sanno bene, hanno quindi delocalizzato all’estero (Fiat, Ferrari e tutto il gruppo ex Fiat, più Luxottica, Ferrero per il trading, Lottomatica ecc. ecc.). Dunque di tasse aziendali “pesanti” nel Belpaese se ne pagano sempre meno, oggi la moda è pagarle in Olanda e UK. Per cui bisogna spremere di più chi resta, ecco quindi la genesi della riforma del catasto che per definizione peserà soprattutto sui privati e che causerà un fortissimo incremento delle tasse pagate sugli immobili.

E chi dice, tanto la prima casa è salva, sappiate che non ritengo sia così: è salva sì ma solo per ora, successivamente verrà colpita anche la dimora degli italiani per antonomasia. Approfondiremo anche questo aspetto in futuro (…).

E per chi dice che le tasse italiane non sono alte, dalla stessa fonte ricaviamo la tabella di cui sopra: Roma ha tasse tanto alte come nei paesi nordici, e le voglioni ancora aumentare…. [con la riforma del catasto].

Auguri.

Mitt Dolcino

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1026.- Il gen. Haftar sostenuto dai francesi attacca i pozzi petroliferi (di ENI) in Libya: un altro motivo per dire addio all’EU che fa gli interessi franco-tedeschi

Ve la faccio semplice, per chi non avesse ancora capito: la Francia fu la vera artefice della caduta di Berlusconi in quanto a capo di un paese troppo vicino agli americani dell’era Bush e soprattutto di Gheddafi. Leggasi, l’amicizia dell’Italia col Rais non permetteva ai francesi da una parte di estendere la propria area di influenza africana al Niger ed al sud della Libya [rispettivamente dove viene reperito l’uranio usato da EDF e dove è sito il grande giacimento Elephant, di retaggio ENI]. Dall’altra il Cavaliere era d’impiccio perché non voleva accettare né l’austerità né la Troika nel post subprime, ossia il primo ministro italiano dei tempi – dimenticate vi prego del fatto che fosse Berlusconi – giustamente difendeva l’Italia che non aveva bisogno di salvataggi in quanto la crisi subprime al contrario di quanto accaduto ai partners continentali non aveva minimamente intaccato il proprio sistema bancario, che era sanissimo (solo Unicredit, per colpa delle sue filiali austriache e tedesche aveva problemi ed infatti fu l’unico gruppo bancario italiano ad essere stato salvato, ma non da Roma bensì dallo Stato libico, il solito Gheddafi ad aiutare l’Italia, anche per questo andava eliminato in forza di quello che sarebbe dovuto succedere al Belpaese negli anni successivi). La crisi italiana dei crediti bancari deteriorati che vediamo oggi, 5 anni dopo i fatti citati, è la semplice pianificata conseguenza dell’inutile ed anzi nefasta (così si voleva che fosse) austerità impostaci dall’EU franco tedesca, la stessa alleanza che con i risolini in rassegna stampa affossò un primo ministro italiano democraticamente eletto.

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Oggi gli USA, dopo essersi fatti abbindolare da duo Parigi-Berlino, hanno finalmente capito che sono stati traditi, Obama probabilmente il peggior presidente USA degli ultimi 200 anni [aspettate qualche anno e vedrete cosa ne diranno i suoi concittadini] si è dovuto arrendere alle evidenze e reagire contro coloro che durante 8 anni hanno attentato al dominio USA in Europa – con lo scopo di sostituirsi a Washington nel Vecchio Continente – annientando il più fido alleato anglosassone nell’area. E quindi, dopo anni di tentennamenti Washington ha finalmente iniziato a bombardare la Libya a supporto del filo-anglosassone Serraj.

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Si sappia che Haftar è sostenuto dai francesi e fa gli interessi dei francesi, dimenticatevi la nota di spalla all’articolo della sempre filo francese La Stampa, si dice “Haftar lascia i francesi per andare con Putin”, disinformazione pura (peccato che Francia e Russia stiano bombardando assieme la Sirya da mesi, ndr).

Dunque, oggi USA, UK e Italia stanno bombardando le milizie del generale Haftar in Libya. Ossia l’Italia sta bombardando assieme agli storici alleati anglosassoni le milizie francesi a supporto di Haftar in Libya, leggasi le bombe puntano ad annientare la Legione Straniera presente nella regione, in incognito. Per farla breve noi stiamo bombardando l’esercito francese in Libya. Punto.

La reazione quale è? Semplice, persa per persa Haftar sta attaccando i pozzi petroliferi in Libya ossia i pozzi dell’ENI (Zuetina, citata nell’articolo de La Stampa oggi sotto attacco di Haftar, è un presidio storico del cane a sei zampe in Libya). Ossia – per estensione – la Francia sta attacando l’Italia.

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Or dunque, letta così, dopo i tentativi francesi di prendersi pezzi di nostro mare, dopo che nelle ultime settimane ben tre aziende strategiche italiane sono stati oggetto di pubblico interesse transalpino (Generali, Mediaset, Leonardo/Finmeccanica; per comprarsele a prezzi di relizzo e dunque spostare all’estero know how, occupazione, utili e tasse) non è questo un motivo sufficiente – un motivo ulteriore direi – per mandare a quel paese questa EU che serve solo a fare gli interessi di Francia e Germania? Si, perché da dopo la morte di Gheddafi non solo la Francia ha preso piede in Africa dove prima Gheddafi le impediva di agire liberamente, ossia facendo quello che la presenza del Rais mai le permise (leggasi, ingerenza in Niger e Mali, andate a contare i colpi di stato che si sono susseguiti nella regione centroafricana dalla morte del leader libico). Ma addirittura Parigi ha fatto in modo di coinvolgere nell’area la stessa Germania: incredibilmente oggi la Germania è attiva militarmente all’estero in Afghanistan e Kosovo – e questo si sapeva – ma anche in Mali e Nordafrica! Capito il messaggio spero (l’asse franco-tedesco…). A buon intenditore. E se dobbiamo dirla tutta le armi che servirono per l’insurrezione finale a Tripoli che portò alla morte del Rais avvenne per il tramite di un carico di armi Heckler & Koch (tedesche) causalmente fatte trovare nella capitale libica ed opportunamente consegnate ai ribelli…

In conclusione: cosa aspettiamo a dare un calcio a questa EU che oltre a fare gli interessi economici franco tedeschi punta a spennare la gallina ricca e grassa Europea, ossia l’Italia? Quanto accaduto in Libya dovrebbe essere motivo sufficiente per darci la sveglia.

Chiaramente il futuro dell’Italia è a braccetto di Londra, in rappresentanza degli USA in Europa dopo fine del mandato di Barack Obama (che beneficiò del Nobel per la Pace in forza della volontà franco-tedesca di farselo amico, ecco forse il perchè di tanto supporto per l’EU austera da parte del primo Presidente di colore della storia americana, ndr).

 

875 .- UNA PROPOSTA PER RISOLVERE IL PROBLEMA DELL’EURO. Di Giorgio La Malfa e Paolo Savona

Ci sono persone che lasciano il segno, quando le incontri. Così è stato per me con Giorgio La Malfa e Paolo Savona. Al loro articolo, aggiungo soltanto che le dinamiche mondiali portano e a breve, al riavvicinamento fra USA e Russia e che l’Europa non può fare la parte del cane sotto la tavola. Occorre, perciò, rivitalizzare il sentimento europeista degli italiani e dei popoli europei, recuperando i principi degli Stati sociali, finché ne avremo la forza e con o senza la Germania.

schermata-2016-12-27-alle-17-36-32Dal Corriere della Sera del 27 dicembre 2016.

Sarebbe da ingenui sottovalutare il senso e la portata delle parole dell’autorevole economista tedesco, Clemens Fuest, nell’intervista a Federico Fubini che in Germania “le preoccupazioni per la stabilità dell’euro sono molto presenti” e che “sembra preferibile che l’Italia lasci l’euro”.

Esse rappresentano l’opinione di vasti e crescenti settori della classe dirigente tedesca. La risposta politica deve essere netta: è semmai la Germania che deve lasciare l’euro, se non è disposta a modificarlo in modo che possa funzionare non solo nel loro interesse, ma nell’interesse di tutti i paesi che ne fanno parte.
In realtà, si comincia ormai a capire che per l’Europa la moneta unica, così come è stata fatta, è un errore. Fino a pochi anni fa difendere l’euro era un dogma. Chiunque ne enumerava i punti di debolezza era additato come un traditore della fede europeista. Solo dopo anni di depressione comincia a emergere che, mentre i sognatori avevano considerato la moneta unica come un passo verso la la casa comune europea immaginata dai padri fondatori, il modo in cui essa è stata definita non ha nulla a che fare con quel disegno politico.

In effetti, le regole adottate sotto l’influenza dominante della Germania hanno fatto della moneta unica un puro e semplice accordo di cambi fissi che impone solo ai paesi in deficit l’onere dell’aggiustamento e non chiede alcun impegno di solidarietà ai paesi in surplus.
La Germania da questo assetto ha tratto un duplice enorme vantaggio. Da un lato la nostra presenza ha evitato la rivalutazione della moneta tedesca e ne ha tutelato la competitività, dall’altro il cambio fisso ha distrutto la nostra competitività che invece fra il 1970 e il 1995 aveva consentito la crescita di quelle medie imprese di successo che ancora ci permettono di sopravvivere. L’Italia ha pagato un prezzo enorme alla moneta unica. Ha sacrificato il 10 % del prodotto pro capite fra il 2008 ed oggi; nel 1999, alla partenza della moneta unica, il nostro reddito pro capite era del 20% superiore alla media dell’area dell’euro; oggi è del 20% sotto la media; la disoccupazione è al 12 %, in Germania al 4%.

La risposta non può essere lo stanco ritornello di completare l’Unione Monetaria per correggere questa asimmetria. La Germania non ha interesse a farlo e non lo farà. Prendendo spunto proprio dalle cose dette da Fuest e da altri economisti tedeschi, il governo italiano dovrebbe sollecitare, con tutta la riservatezza del caso, un chiarimento alla Germania e chiederle di prendere lei l’iniziativa di un ripensamento della moneta unica.
Il ripensamento può prendere due strade – la prima è che la Germania lasci l’euro, ricostituendo il marco, lasciandolo liberamente fluttuare verso l’alto. Così non avrà più la preoccupazione di doversi occupare un giorno dei debiti dell’Italia o della Grecia. Ma noi avremo la possibilità di ricostruire la nostra base industriale.

L’altra via è di sostituire l’attuale meccanismo della moneta unica con un meccanismo di tassi di cambio fissi ma aggiustabili con una Banca Centrale Europea e la Banca Europea degli Investimenti ridimensionate rispetto ai loro attuali compiti per assumere le caratteristiche che hanno i due istituti di Bretton Woods, Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale; con l’euro che funga da moneta di riferimento delle monete nazionali (come sarebbero dovuti essere i diritti speciali di prelievo), e la BEI che agisca per favorire la convergenza fra i paesi europei.
Altrimenti, se la Germania rifiuta ambedue le strade, la sola strada possibile è che i paesi membri scelgano di condurre politiche monetarie e fiscali del tutto autonome e aspettino gli eventi.
In altre parole, gli interrogativi di Fuest debbono essere rivolti al governo tedesco, non certo all’Italia che ha sacrificato assai più di quanto altri paesi europei avrebbero accettato di sacrificare a una costruzione sbagliata e ingiusta.

 

724.- STORIA DI UN COLPO DI STATO: DA MONTI A RENZI, L’ITALIA È SCHIAVA DELLA TIRANNIA €UROPEA (di Giuseppe PALMA)

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Era il novembre del 2011 quando una concentrazione di forze sovranazionali (UE, BCE e FMI) – ben appoggiate al nostro interno (Presidente della Repubblica, opposizione e parte della maggioranza parlamentare, Presidente della Camera e giornaloni come Il Sole 24 Ore che titolo’ “Fate Presto!“) – compivano in Italia un vero e proprio COLPO DI STATO che – come ha evidenziato il mio amico prof. Paolo Becchi nel suo bellissimo libro “Colpo di Stato permanente” – non si è svolto come i tradizionali colpi di Stato del passato ma ne ha prodotto i medesimi risultati, con connotati tipici sorprendentemente similari.
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che aveva vinto le elezioni politiche del 2008, fu costretto a rassegnare le dimissioni (peraltro senza mai essere stato sfiduciato dal Parlamento) per fare posto ad un Governo tecnico presieduto dall’ex commissario europeo – e da qualche giorno (non a caso) senatore a vita – prof. Mario Monti.

Motivo del cambio di Governo? Ai polli fu fatto credere che la ragione principale fosse lo spread (che aveva superato i 500 pt. base), ma in realtà i veri motivi furono altri!

In merito alla questione del ricatto/imbroglio rappresentato dallo spread alcuni mesi fa scrissi un articolo che vi invito a rileggere (http://scenarieconomici.it/menzogne-sullo-spread-non-facciamoci-prendere-in-giro-giuseppe-palma/), per cui – spread a parte – andiamo a vedere quali sono stati i veri motivi del COLPO DI STATO del novembre 2011.

Il Governo Berlusconi IV, al di là delle massicce responsabilità politiche, costituiva – soprattutto nella figura del Presidente del Consiglio – un serio ostacolo ai diktat provenienti sia da Bruxelles che da Francoforte! Silvio Berlusconi, checché ne dicano i suoi detrattori, a volte sapeva dire di NO sia alla Merkel che ai diversi burocrati dell’apparato europeo! Per questo “importanti esponenti” UE decisero di “farlo fuori”, chiedendo ausilio addirittura agli americani che però si rifiutarono (come dichiarato espressamente dall’ex Segretario al Tesoro USA Timothy Geithner nel suo libro “Stress Test”).

Lo spread BTP-BUND era iniziato a salire dopo il 30 giugno 2011 arrivando a creare forti preoccupazioni a fine luglio, tant’è che il 5 agosto la BCE inviò al Governo italiano una lettera contente una serie di pesanti misure da adottare, misure che nemmeno Hitler era mai arrivato ad imporre ai Paesi sottomessi al dominio tedesco!

Silvio Berlusconi, mal consigliato dal suo ministro dell’economia Giulio Tremonti, mise sul piatto una serie di provvedimenti di austerity che egli stesso ripugnava, ma che pensava sarebbero potuti servire a stemperare la “tempesta perfetta”.

Ma ormai la Troika aveva deciso che il Governo Berlusconi IV doveva cadere: e così fu!

Sorrisini a parte tra Merkel e Sarkozy, il 9 novembre lo spread toccò quota 575 pt. base e Giorgio Napolitano nominò Mario Monti (non riesco ancora a comprendere per quali “altissimi meriti” e in quale campo) senatore a vita! Fu un pizzino a Berlusconi, che dopo pochi giorni si dimise lasciando libero Napolitano di nominare Monti Presidente del Consiglio (16 novembre), quindi a capo di un Governo tecnico sostenuto in Parlamento dal PDL (Berlusconi temette seriamente per le sue aziende), dal PD (che pur di liberarsi di Berlusconi accettò l’imposizione quirinalizia di un Governo tecnico) e dai cespugli UDC e FLI (Casini e Fini videro in Monti l’uomo giusto per rifarsi una verginità politica).

Monti, che salirà a Palazzo Chigi emanante profumo di incenso e che si autodefinira’ il miglior genero possibile per la suocera tedesca, costringerà il Parlamento – sotto il ricatto/imbroglio dello spread – a votare le terribili misure antidemocratiche e di austerità imposte dalla Troika, tra le quali: a) riforma delle pensioni che innalzera’ l’età pensionabile degli italiani e creerà il problema degli esodati, oltre che il blocco della indicizzazione per le pensioni tre volte superiori a quella minima; b) riforma del mercato del lavoro che ridurrà le ipotesi di applicazione della tutela reale (reintegro del lavoratore illegittimamente licenziato); c) divieto di utilizzo del denaro contante per transazioni superiori a 999 euro; d) sottoscrizione del terrificante Fiscal Compact (zero spesa a deficit, riduzione a ritmi criminali del rapporto debito pubblico/PIL e pareggio di bilancio) successivamente ratificato dal Parlamento nel luglio 2012 sotto il terrore dello spread; e) introduzione di misure giacobine di accertamento fiscale con inversione dell’onere della prova a carico del contribuente (es. Redditometro); f) introduzione dell’IMU… e così via… il tutto contornato dalla criminale COSTITUZIONALIZZAZIONE DEL VINCOLO DEL PAREGGIO DI BILANCIO per mano di un Parlamento sordo e schiavo (Legge costituzionale 20 aprile 2012 n. 1) sotto l’impulso del liquidatore Monti, fido emissario degli interessi sovranazionali che avrà addirittura la faccia tosta di ammettere la voluta contrazione della domanda interna (è possibile visualizzare il video su you tube)!

Un sussulto di indipendenza porterà il PDL – nel dicembre 2012 – a negare l’appoggio parlamentare al Governo Monti (senza tuttavia giungere ad un voto di sfiducia), quindi allo scioglimento anticipato delle Camere (seppur di appena un mese e mezzo rispetto alla scadenza naturale) e a nuove elezioni (fine febbraio 2013).

Trascuro volutamente tutte le fasi che vanno dai risultati elettorali delle elezioni politiche del 2013 alla caduta del Governo Letta (sulle quali ho già scritto tanto e non intendo ripetermi), per giungere ai giorni nostri.

Nel febbraio 2014 Matteo Renzi, eletto Segretario del PD un paio di mesi prima, spinge Enrico Letta (secondo Presidente del Consiglio post 2011 privo di legittimazione popolare) a rassegnare le dimissioni, prendendo il suo posto a Palazzo Chigi.

Nel frattempo lo scenario politico è mutato radicalmente: a) Silvio Berlusconi è decaduto da senatore per effetto della Legge Severino (votata dal suo stesso partito nella precedente Legislatura); b) Angelino Alfano, segretario del PDL addirittura durante le elezioni politiche, sul finire del 2013 abbandona Berlusconi e fonda il NCD, andando in soccorso del Governo Letta prima (ormai privo dell’appoggio del Cavaliere) e dell’esecutivo Renzi poi; c) l’IVA, che sembrava non dovesse aumentare, nell’ottobre 2013 sale dal 21 al 22%; d) la Corte Costituzionale – nel gennaio 2014, con sentenza n. 1/2014 – dichiara l’incostituzionalità del Porcellum, cioè della legge elettorale con la quale si sono tenute le elezioni politiche del 2006, 2008 e 2013. La pronuncia di incostituzionalità riguarda sia la mancata possibilità per l’elettore di esprimere le preferenze per i candidati, sia la mancata previsione di una soglia minima di voti oltre la quale avrebbe dovuto trovare applicazione il premio di maggioranza! In pratica la maggioranza numerica (seggi) che il PD ha alla Camera dei deputati è fortemente viziata dalla pronuncia della Consulta!

E proprio quella stessa maggioranza, formatasi attraverso un meccanismo elettorale dichiarato incostituzionale, ha provveduto a svalutare il lavoro (il Jobs Act ha reso la tutela reale un’ipotesi meramente residuale) e sta stuprando la Costituzione, la quale – probabilmente – subirà una consistente riforma nella sua Parte Seconda da parte di un Parlamento di nominati la cui composizione è scaturita da meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali!

Matteo Renzi (terzo Presidente del Consiglio consecutivo privo di legittimazione democratica) si insedia quindi a Palazzo Chigi con un PD spaccato ma con una forza dirompente: gli italiani gli credono e alle elezioni europee del maggio 2014 conferiscono al PD una incredibile “apertura di credito”: 40,8%, seppur su appena il 59% circa di votanti.

Forte di questo consenso Renzi avvia un percorso di revisione della Parte Seconda della Costituzione, fa approvare a ritmi serrati una riforma del mercato del lavoro (Jobs Act) che – eliminando quasi del tutto la tutela reale – precarizza a vita il lavoro (svalutazione del lavoro allo scopo di salvare l’€uro!) e impone al Parlamento – ricorrendo aďdirittura alla questione di fiducia – la riforma della legge elettorale (Italicum) in stile “Legge Acerbo 2.0″!

Ma, nonostante l’Italia renziana “faccia le riforme”, i risultati economici sono terrificanti: secondo i dati ISTAT relativi al mese di giugno 2015, la disoccupazione è tornata a salire (12,7%) e quella giovanile ha raggiunto livelli da film horror (44,2%). Per quanto riguarda il PIL, dopo tre anni di recessione, nel 2015 (come anche nel 2013 e nel 2014) ci si aspettava una ripresa economica che – nonostante il Quantitative Easing, il basso prezzo del petrolio e le riforme – nel secondo trimestre di quest’anno ha registrato un misero e deludente +0,2% (addirittura quattro volte più basso del PIL della moribonda e commissariata Grecia).

Ma questi dati, almeno per me, non sono una sorpresa: perché l’€uro sopravviva c’è bisogno della svalutazione del lavoro (riduzione dei salari e delle garanzie contrattuali in favore del lavoratore) e della contrazione della domanda interna! Pier Ferdinando Casini, leader dell’UDC, prima delle elezioni politiche 2013 disse che dopo Monti può esserci solo Monti, non intendendo necessariamente il senatore a vita nella sua rappresentazione fisica ma la direzione politica impressa dal bocconiano col suo Governo! E dal novembre 2011 in avanti, Monti o non Monti, la politica del nostro Paese va nella direzione impressa dall’ex commissario europeo, ossia di realizzazione dei diktat contenuti nella lettera che la BCE inviò a Silvio Berlusconi nell’agosto 2011… E quando Renzi dice di voler cambiare verso all’Europa, intendendo finanche recarsi a Bruxelles per sbattere i pugni sul tavolo, dice una sciocchezza che lo rende addirittura ridicolo!

Alle elezioni regionali di quest’anno, benché il centro-sinistra si sia aggiudicato 5 Regioni su 7, il PD – rispetto alle elezioni europee dell’anno precedente – ha perso circa 2 milioni di voti (Fonte Istituto Cattaneo)! Il 40,8% delle europee è ormai un lontano ricordo!

E concludo.

Nel 2011 il tasso di disoccupazione era dell’8,4% e quello giovanile poco sotto il 30%. Il PIL registrava un +0,4%. Nel 2015 la disoccupazione è al 12,7% e quella giovanile al 44,2% (dati ISTAT relativi a giugno 2015). Il PIL, dopo aver perso quasi 5 pt. percentuali negli ultimi tre anni (2012, 2013 e 2014), registra timidi segnali di ripresa solo quest’anno, segnali del tutto insufficienti e soprattutto deludenti se si considera la contemporaneita’ di molteplici fattori come il Quantitative Easing, le riforme realizzate e il prezzo del petrolio!

Il COLPO DI STATO, concretizzatosi quasi quattro anni fa, è ancora in atto: l’ex Troika (oggi Brussels Group), ben appoggiata al nostro interno, governa l’Italia attraverso tre pupi succedutisi dal novembre 2011 ad oggi (Monti, Letta, Renzi) e un giocattolo (il Parlamento) che vota tutto quello che i pupi gli hanno imposto (e impongono) di votare… il tutto allo scopo di salvare l’€uro, una moneta sbagliata e criminale nata con il fine di tutelare il capitale internazionale a scapito del lavoro, dei diritti inalienabili e della democrazia costituzionale: l’aver costituzionalizzato il vincolo del pareggio di bilancio è l’emblema dell’intero colpo di Stato!

Ciononostante, il popolo dorme! Quando si sveglierà avrà ormai le catene al collo…e ai piedi!

Giuseppe PALMA

Fonte: Scenarieconomici

692.In Europa il mondo si è ribaltato. Di Primo Gonzaga

Da Scenati economici, vecchi amici, Massimo Giacon ha tratto un articolo interessante (come tutti) di Primo Gonzaga. Colgo l’occasione per proporvi anche i due antecedenti, per poter avere una visione completa dello studioso. Cominciamo dalla fondamenta con: “In Europa il mondo si è ribaltato.”

Il mondo in Europa si è ribaltato: una volta erano gli Stati e le banche centrali a garantire i risparmiatori, ora sono i risparmiatori a essere i garanti di ultima istanza di tutte le porcherie del sistema bancario. Fino a quando l’Europa non rimetterà tutto per il verso giusto, saremo in pericolo. Vediamo il perché.

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Il bail in è l’ultimo esempio di pazzia economica. L’Italia dal Dopoguerra a oggi ha sempre garantito i risparmiatori sia nella veste di correntisti che di sottoscrittori di obbligazioni bancarie.

Questo avviene perché il sistema bancario, per la sua funzione fondamentale per l’economia, è un sistema soggetto a controllo pubblico. Non è mai successo, nemmeno nei casi più eclatanti (ad esempio Banco Ambrosiano) che correntisti e obbligazionisti perdessero in caso di dissesti bancari. Mai!

Questo ha permesso al sistema bancario italiano di dare sicurezza, non solo a chi depositava i suoi risparmi ma a tutto il complicato mondo dell’economia.

Con il bail in si pretende di rendere i risparmiatori corresponsabili di un meccanismo che per sua natura non può essere da loro conosciuto. Si scaricano responsabilità dai controllori preposti (in primis Banca d’Italia e Bce) e si gravano tali responsabilità sull’intera collettività dei cittadini. Questo è il significato del bail in.

Già questo sarebbe sufficiente per rigettare una legge che di fatto è contro la Costituzione Italiana (art. 47), ma purtroppo questo non basta.

Perché, oltre ad essere contrario alla legge fondamentale del nostro Stato, è contrario al buon senso e, in quanto tale, nasconde un pericolo devastante: il rischio che i risparmiatori, presi dal panico, corrano a ritirare i loro risparmi.

Sappiate che nessuna banca, nemmeno la più solida, può resistere a una corsa agli sportelli. L’ultima corsa agli sportelli fu quella della banca inglese Northern Rock, che convinse immediatamente all’intervento il ministro del tesoro di Sua Maestà.

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Per questo motivo, anche recentemente, molti grandi Stati europei sono intervenuti per salvare le loro banche. In particolare, come qui ripetuto più volte, Germania e Inghilterra tra il 2008 e il 2011 hanno fornito garanzie pubbliche ai rispettivi sistemi bancari per importi mostruosi, superiori a 500 miliardi ciascuno.

Ora, dopo 8 anni di recessione e di crisi economica, le banche italiane, che hanno fatto il loro mestiere (hanno prestato ad aziende e famiglie e non, come molte banche inglesi e tedesche, speculato sui subprime), a causa del fallimento delle imprese e alla riduzione dei valori degli immobili hanno accumulato sofferenze (cioè crediti che non vengono restituiti) che le rendono più vulnerabili.

Ebbene, proprio in questo momento Bruxelles ci nega la possibilità di fornire garanzie pubbliche per la costituzione della bad bank che i tedeschi hanno costituito nel 2009.

No signori, questa non è una comunità. Questo è un girone infernale dove la giustizia viene amministrata da Lucifero in persona.

Non è questa la UE per cui l’Italia si è dissanguata. Non sappiamo che farcene di una UE come questa, che permette il salvataggio di banche marce, che hanno solo speculato e che senza aiuto pubblico sarebbero fallite, e non permette a uno Stato sovrano di sostenere un sistema come quello italiano che, finora, è stato in gran parte ricapitalizzato solo con denaro privato (Unicredit e Credem docet).

No, questo non va, questo è contrario non alle leggi UE e alla nostra Costituzione, è contrario al buon senso.

PS: mentre scrivo Monte Paschi rimbalza con forza. Me ne rallegro, ma chi ci governa domani deve guardarsi dal cantar vittoria. E non perché Mps rimane ben al di sotto del suo valore reale, ma perché il sistema bancario italiano con i suoi 200 miliardi di sofferenze (oltre il 10% del Pil italiano, mentre nel 2007 non rappresentava che il 3/4%) ha bisogno di essere garantito sia da una banca centrale (Bce o Banca d’Italia) sia dal sistema pubblico, esattamente come è sempre stato nella sua storia e nella storia di tutti gli stati occidentali dopo il 1929. Se questo non avverrà, qualsiasi speculazione ben mirata potrà porre l’Italia sotto un pesante ricatto.