Archivi categoria: ISLAM

1931.- BARBARI FOSTE E BARBARI SARETE

REPETITA IUVANT, SEGUITO AL MIO POST DI IERI SU FB.

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Mi ripeto perché non sono cittadino in Patria. Oggi e il 25 agosto, si celebra la festa musulmana del Sacrificio, Eid Al Adha, una delle ricorrenze più importanti per l’Islam. È per eccellenza la festa della fede e della totale e indiscussa sottomissione a Dio, quasi un Natale per i musulmani , ma è la bestemmia di San Francesco, per noi.
Il rito barbaro che la contraddistingue è il sacrificio di un montone, una pecora o un agnello fra brutali sofferenze, dicono, come fece Abramo dopo che Dio gli risparmiò di sacrificare suo figlio Ismaele: PENSATE VOI ! Un Dio chiede di sacrificare un figlio!
Durante la festa, verranno sgozzati 400mila animali; di questi circa un quarto, pari a centomila, solo in Lombardia dove risiede il 25% della popolazione islamica. La maggioranza di questi sgozzamenti sarà effettuata secondo la legge nei macelli autorizzati, o come capita spesso anche abusivamente nelle case attraverso il dissanguamento dell’animale.
«UNA FINE ATROCE IN QUANTO VENGONO SGOZZATI SENZA STORDIMENTO E LASCIATI MORIRE GOCCIA A GOCCIA FINO AL DISSANGUAMENTO, PROVOCANDO IN LORO ATTACCHI EPILETTICI E SOFFERENZE ATROCI, IN ATTESA DEL SOPRAGGIUNGERE DELLA MORTE.”
L’ anno scorso, una pecora volò dal balcone per non morire brutalizzata. Anche le bestie hanno una dignità, ma questa gente non ne conosce il significato e chi tace, acconsente.
C’è un solo Dio. Quello di Maometto incarnato nel Corano e quello che è scritto nel Corano è al di sopra delle Costituzioni. Non bastava l’Europa! Il Presidente chiederà il permesso dell’Imam? Non vuole essere una battuta perché ho la gola chiusa nel parlare di queste barbarie.
Dice il Corano:
« Mangiate delle cose lecite e buone che la provvidenza di Dio v’ha donato, e siate riconoscenti, se Lui voi adorate! Ché Iddio vi ha proibito gli animali morti, e il sangue e la carne di porco, e animali macellati invocando nome altro da Dio. Quanto a chi v’è costretto, senza desiderio e senza intenzione di peccare, ebbene, Dio è indulgente e clemente »
(Corano, 16:114 – 115)
Di più: E’ scritto nella Sunna: “gli animali devono essere coscienti al momento dell’uccisione che deve essere procurata recidendo la trachea e l’esofago e sopravvenire per il dissanguamento completo dell’animale”.
Halal, in arabo, significa “lecito”. C’è una ragione scientifica per la macellazione barbara dei musulmani e degli ebrei? Per i musulmani è lecito che muoiano così perché lo dice il Corano, per me no. Cos’è il Corano di fronte alla Costituzione? Lo chiederei ai garanti della Costituzione.
Cosa dice il Movimento Animalista? Tacciono tutti gli animalisti, è assente lo Stato. 2000 anni di civiltà buttati via in nome dell’ISLAM. Sono i subumani che non rispettano la vita e trionfano su di noi. Perché?

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1929.- Bigami si può. In Italia sono almeno 20mila, fuorilegge e mai puniti

L’intervento ai funerali di Stato dell’imam di Genova Salah Husein, intervenuto dopo l’orazione finale per i defunti e a fianco del cardinale Angelo Bagnasco:
“Genova, che in arabo significa ‘la bella’, saprà rialzarsi. Le comunità islamiche pregano perché la pace sia con tutti voi. Che il Signore protegga l’Italia e gli italiani”.
Così ha detto l’imam a conclusione della preghiera dedicata a Edi Bokrina di 28 anni e Marius Djerri, di 22 anni, entrambi albanesi di fede musulmana (come possono esserlo gli albanesi, ndr) morti nel crollo del cavalcavia.
Da una parte, l’intervento ai funerali di Stato dell’imam e del cardinale insieme, da un’altra, la nostra legge, la tradizione e la morale cristiana e il nostro impegno a favore della famiglia e della donna, ci hanno ricordato questo articolo-inchiesta di Nino Materi su Giornale it. del 16/11/2015, a proposito della bigamia e dell’Islam.
La sfida degli imam: “Il problema è solo vostro”.
Allah, nel Corano, legittima la poligamia: fino a quattro mogli contemporaneamente più tutte le schiave che si possono possedere. Può ripudiare la moglie ripetendo per tre volte “ti ripudio” e, subito dopo, sostituirla con un’altra moglie.
Dice il Corano: E se temete di essere ingiusti nei confronti degli orfani, sposate allora due o tre o quattro tra le donne che vi piacciono; ma se temete di essere ingiusti, allora sia una sola o le ancelle che le vostre donne possiedono, ciò è più atto ad evitare di essere ingiusti. (4,3).
Le ancelle sono schiave “legalmente” detenute; ma per quale legge? Non la nostra.

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Ecco come è possibile vivere con due mogli in Italia, aggirando le regole. Lo leggiamo in questo articolo-inchiesta di Nino Materi, dove racconta la storia d’amore» di Fatima, 32 anni, egiziana, iniziata con un matrimonio in una moschea italiana piena di fiori. E finito a Monza in un garage pieno di immondizia, dove suo marito Hammed, 50 anni, egiziano, l’aveva scaricata come un sacco di spazzatura.
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È qui che i carabinieri l’hanno trovata con i suoi tre figli piccoli, anche loro ammassati nel box. La denuncia contro di lui non è scattata per le condizioni in cui faceva vivere donna e figli, ma perché la sua prima moglie (sposata civilmente ma da cui era separato) l’ha accusato di stalking. Fatima era diventata la seconda famiglia di Hammed, poligamo praticante. Fedele al Corano e alla Sharia che gli consente di avere fino a 4 donne.

Mogli di riserva, mogli di scorta. Come Fatima. Non riconosciuta dalla legge italiana. Quindi senza nessun diritto. La vicenda riflette un fenomeno – il concubinaggio – che in Italia sta crescendo in maniera esponenziale sull’onda dell’arrivo massiccio della popolazione musulmana. Un impatto cui lo Stato italiano mostra di non essere adeguato sotto il profilo legislativo. La nostra giurisprudenza, in tema di normativa del concubinaggio, ne è una prova clamorosa. Come conferma il giudice Dembele Diarra, un’autorità in materia di poligamia, ex vicepresidente della Corte penale internazionale: «In Italia è possibile essere poligami di fatto senza violare formalmente la legge, anche se essa sanziona il reato di bigamia». L’alto magistrato ha recentemente presieduto un summit fra esperti di diritto di famiglia di sette Paesi (Turchia, Italia, Francia, Mali, Bulgaria, Israele, Senegal). Le parole più sferzanti l’alto magistrato le ha riservate proprio al nostro Paese, dove «le donne sono vittime di questa gravissima forma di violenza che si chiama poligamia». Il motivo? «La vostra legge non è chiara e finisce col legittimare i matrimoni religiosi all’interno delle moschee: riti celebrati da imam privi di scrupoli che non richiedono nessun tipo di certificazione civile».Una procedura contra legem che Ali Abu Shwaima, ex imam della moschea di Segrate, «poligamo praticante» (con due mogli e sette figli), non ha difficoltà a confermare: «Personalmente ho celebrato decine di matrimoni religiosi. Non mi sento assolutamente in colpa. Il problema è solo di voi italiani. La legge è infatti dalla nostra parte. Non solo la Corte Costituzionale ha abrogato l’articolo 560, quello che puniva il concubinato. Ma non si configura nemmeno il reato previsto dall’articolo (…)(…) 556, quello sulla bigamia, considerato che il secondo matrimonio è un semplice matrimonio religioso, senza alcun effetto civile».

Dacia Valent, da ex deputato del Pd al Parlamento italiano, presentò un esposto alla Procura di Milano, accusando Ali Abu Shwaima di bigamia. L’esposto fu archiviato. Ancora più tagliente il giudizio di Mohamed Baha’ el-Din Ghrewati, ex presidente della Casa della cultura islamica di Milano: «La società che non permette la poligamia è incivile e noi musulmani proponiamo la poligamia come rimedio al fallimento della società italiana». Secondo una ricerca condotta dall’Associazione donne marocchine in Italia, presieduta dall’ex parlamentare del Pdl, Suad Sbai, in Italia i bigami sono circa 20mila (non esistono statistiche ufficiali ma solo stime di riferimento), di cui la metà tra Lombardia e Veneto.

MATRIMONIO BREVE

Ma come si è arrivati a questo dato? Le moschee che in Italia celebrano matrimoni religiosi hanno un «albo» dove l’imam annota lo status dello sposo, il quale nel 90% dei casi risulta già coniugato civilmente con una donna musulmana (o italiana di fede cristiana oppure italiana convertita all’Islam). A queste celebrazioni bisogna aggiungere i cosiddetti «orfi», vale a dire i matrimoni a tempo, spesso stipulati in consolati o ambasciate compiacenti. Si tratta di un istituto previsto dalla legge islamica: un’unione suggellata da un patto tra marito e moglie, alla presenza del notaio e di due testimoni. I mariti arabi sposati in Italia tornano al loro Paese di origine per contrarre matrimoni a tempo con donne locali che spesso non sanno che il marito è già sposato. Non drammatizza il problema il professor Stefano Allievi, uno dei massimi esperti dell’islam italiano: «Fare un calcolo è impossibile, ma credo che la poligamia nel nostro Paese rappresenti un fenomeno irrilevante: riguarda poche famiglie, all’interno delle quali spesso la presenza di più mogli non crea alcun problema, perché è normale nella cultura di provenienza o perché è accettata anche da donne italiane convertite». Di tenore ben diverso però la denuncia di Suad Sbai: «In nome di un distorto concetto di integrazione e accoglienza l’Italia finisce col far finta di non vedere la piaga della poligamia che rende schiave migliaia di donne, sottoponendole a ogni tipo di vessazione. Una realtà tanto più paradossale considerato che la poligamia è contrastata da decenni in Tunisia, Turchia, Egitto; annullata dal nuovo codice della famiglia marocchino e severamente regolamentata in molti altri Paesi del mondo arabo».

COLPEVOLI SOLO SULLA CARTA

Negli ultimi 4 anni sono state un centinaio le sentenze di condanna emesse da tribunali italiani nei confronti di uomini (per lo più originari da Paesi arabi) «rei» (ma solo formalmente) di concubinaggio: le pene inflitte sono state infatti comminate non per il reato di poligamia ma per violenze. In altre parole in Italia, per finire in galera «bisogna» almeno picchiare (o uccidere) una delle mogli dell’harem.Il nostro codice penale, sul tema, è contraddittorio: «Considera la poligamia reato, ma non la persegue come fuorilegge – spiega l’avvocato Michelle Gruosso, esperto di diritto di famiglia -. Motivo? Se solo il primo dei suoi matrimoni è registrato civilmente nel nostro Paese e gli altri sono solo effetto di cerimonie religiose all’interno delle moschee italiane, tutto diventa regolare». Ma anche se entrambi i matrimoni fossero stati registrati civilmente non ci sarebbe troppa differenza: nel 2003 il tribunale di Bologna riconobbe a due figli dello stesso padre il diritto di far arrivare in Italia le rispettive madri, prima e seconda moglie dell’uomo in questione. In questo caso, argomentò il giudice, «il reato non sussiste, essendo entrambe le nozze state contratte in un Paese che le consente». Una sentenza che ha fatto giurisprudenza, finendo col legittimare una pratica che comincia a essere proibita perfino in molti Stati dell’islam moderato.«Indubbiamente ci troviamo di fronte a un problema che finora il diritto europeo non è riuscito a risolvere – sostiene Roberta Aluffi, docente di Diritto islamico all’università di Torino -; la poligamia è contraria al nostro concetto di uguaglianza, ma è vero anche che occorre rispettare una donna che ha contratto matrimonio secondo la religione e la legge del suo Paese e che non può essere spogliata di ogni diritto una volta arrivata qui». Il Corano stabilisce che un uomo possa avere fino a quattro mogli, ma la condizione imprescindibile è che riservi a tutte lo stesso trattamento, in termini di tempo, attenzioni e denaro. «Formalmente – sottolinea l’avvocato Aluffi – già il fatto che lo Stato italiano riconosca solo a una delle spose il titolo di moglie ufficiale non permette di rispettare il principio dell’uguaglianza».

1903.- BREAKING: Obama Knowingly Funded Designated Al-Qaeda Affiliate – Obama, affiliato di Al Qaeda, indicato come un finanziatore

di RYAN SAAVEDRA @REALSAAVEDRA, 25 luglio 2018
 
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Un nuovo rapporto pubblicato mercoledì ha rivelato che l’amministrazione Obama ha rifornito consapevolmente un’organizzazione di finanziamento del terrorismo islamico con centinaia di migliaia di dollari, nonostante il fatto che il gruppo fosse stato designato come “organizzazione di finanziamento del terrorismo”, già da un decennio, dal governo degli Stati Uniti.

I funzionari dell’amministrazione Obama hanno approvato il finanaziamento di ben oltre $ 100.000 anche dopo che sono stati informati che l’Islamic Relief Agency (ISRA) di Khartoum era affiliata a Osama bin Laden e Maktab al-Khidamat (MK), che, alla fine, divenne al-Qaeda.

L’ISRA, anche conosciuta come l’Islamic Relief Agency (IARA), ha ricevuto una sovvenzione finanziata dai contribuenti di $ 200.000 dall’amministrazione Obama, Almeno $ 115.000 di questi sono stati assegnati all’organizzazione di finanziamento del terrorismo. Rapporti della revisione dei conti nazionale:

I conti tornano
Secondo il Tesoro degli Stati Uniti, nel 1997 l’ISRA ha stabilito un rapporto di cooperazione formale con MK. Nel 2000, l’ISRA aveva raccolto $ 5 milioni per il gruppo di bin Laden. Il Dipartimento del Tesoro fa notare che i funzionari dell’ISRA cercavano persino di “trasferire” [bin Laden] per garantirsi un porto sicuro per lui “. Inoltre riferisce che l’ISRA ha raccolto fondi nel 2003 nell’Europa occidentale specificamente destinati agli attentati suicidi di Hamas.

La pianificazione finanziaria del 2004 includeva tutte le filiali dell’ISRA, incluso un ufficio degli Stati Uniti chiamato Islamic American Relief Agency (IARA-USA). Alla fine si è saputo che questa filiale americana aveva trasferito illegalmente oltre 1,2 milioni di dollari ai ribelli iracheni e ad altri gruppi terroristici, tra cui, secondo quanto riferito, il terrorista afgano Gulbuddin Hekmatyar.

National Review rileva che nel luglio 2014 l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) ha approvato l’assegnazione di $ 723,405 di fondi dei contribuenti statunitensi alla World Vision Inc., e che “$ 200.000 di quel denaro dovevano essere indirizzati a un sub-beneficiario: ISRA “.

World Vision aveva informato l’USAID nel 2014 che l’ISRA era nell’elenco delle organizzazioni designate come terroristiche e successivamente dovette attendere le valutazioni dell’Ufficio del controllo dei beni esteri dell’Ufficio del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (OFAC) prima che potesse ricevere il denaro.

Tuttavia, l’Ufficio del controllo dei beni esteri dell’Ufficio del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (OFAC), nel gennaio 2015, confermò che l’ISRA era un’organizzazione terroristica, tale designata e si oppose a che la World Vision potesse ottenere “una licenza per effettuare transazioni con [ISRA]”. National Review aggiunge:

Nonostante la sentenza dell’OFAC, a febbraio, World Vision scrisse all’OFAC e al funzionario dell’amministrazione Obama Jeremy Konyndyk (che ha poi ricoperto il ruolo di direttore dell’ufficio USA dell’aiuto statunitense ai disastri stranieri) per chiedere all’AKAC una nuova licenza dell’USAID per il pagamento delle somme dovute all’ISRA per il lavoro svolto. “Secondo Larry Meserve, direttore della missione di USAID per il Sudan, World Vision ha sostenuto che se non avessero pagato ISRA,” il loro intero programma sarebbe stato messo a repentaglio. “…

… Poi, incredibilmente, il 7 maggio 2015 – dopo aver operato in “stretta collaborazione e diverse consultazioni con il Dipartimento di Stato” – l’OFAC rilasciò una licenza ad una affiliazione World Vision, World Vision International, autorizzando “un trasferimento “una tantum” di circa $ 125.000 all’ISRA, “di cui” $ 115.000 per servizi eseguiti sotto il premio secondario con USAID “e $ 10.000 per” un accordo di finanziamento non correlato tra Irish Aid e World Vision. ”

Mentre l’amministrazione Trump si è concentrata sulla distruzione del terrorismo islamico, quegli stessi gruppi avevano prosperato sotto l’amministrazione Obama.

“[Nel 2014], quando gli Stati Uniti hanno iniziato la campagna contro il gruppo terroristico, l’ISIS era presente in sette paesi”, ha riferito The Hill nel 2016. “Quella cifra è salita a 13 nel 2015, e oggi il documento della Casa Bianca mostra che ISIS opera in 18 paesi. ”

L’amministrazione Obama ha anche impedito che si compisse una massiccia indagine su Hezbollah, un gruppo terrorista islamico appoggiato dall’Iran, che ha permesso loro di “diventare uno dei più grandi gruppi criminali organizzati transnazionali nel mondo”, ha detto a Politico l’agente veterano della supervisione della DEA, Jack Kelly.

Obama ha cercato di minimizzare la sua incapacità di contenere il terrorismo sostenendo che sotto la sua amministrazione “il numero di incidenti terroristici [non era] aumentato in modo sostanziale”.

Il Politifact di sinistra ha valutato la dichiarazione di Obama come “per lo più falsa”.

IL NOSTRO COMMENTO.
Dopo la riuscita campagna elettorale, opera dei media con un fine preciso, Obama ha trasmesso un’immagine d’ipocrisia che ha coinvolto e improntato di sé gli Stati Uniti. Obama non soltanto è un mentitore, come vuole che sia il Corano se ciò serve a fare dell’Islam l’unica religione; ma è proprio, di suo, un falso e non ci è piaciuto.
Cosa dice il popolo americano dei suoi cittadini decapitati dall’ISIS? Cito Peter Kassig, Steve Sotloff, James Foley e, a proposito di questi ultimi, cito i commenti al video della loro decapitazione fatti sparire da You Tube:
Infatti, il video della decapitazione di James Foley potrebbe essere una montatura. Lo sostengono il quotidiano britannico The Times e la Cnn, secondo cui l’uccisione del giornalista americano non sarebbe avvenuta davanti alla telecamera, ma in un altro momento, e il video distribuito online sarebbe solo una messa in scena. L’Isis ha rilasciato un video di 2 minuti e 46 secondi in cui viene mostrata la decapitazione del cittadino americano Steven Sotloff. Secondo la Cnn il boia che avrebbe decapitato il reporter Sotloff sarebbe lo stesso responsabile della morte di James Foley.

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Dopo i dubbi su quanto sia opportuno pubblicare i video provenienti da gruppi terroristici come quello della decapitazione di Foley, ecco le perplessità sulla sua autenticità. Sono gli esperti di una società internazionale di ricerca sentiti dal Times ad aver avanzato interrogativi sull’identità del presunto assassino così come sulla decapitazione del reporter: non sarebbe, infatti, avvenuta davanti alle telecamere, così come testimonia il video divulgato dai jihadisti, che ne mostra solo pochi secondi.

COLTELLO

Il coltello impugnato nel video dal presunto assassino sembra essere troppo piccolo per l’uso voluto. Inoltre, si legge sul Corriere dell Sera, “il terrorista passa sei volte la lama sul collo della vittima e non c’è traccia di sangue”. È possibile, dunque, che quella davanti alle telecamere sia stata solo una simulazione, anche se non ci sono dubbi sull’effettiva uccisione di Foley. I misteri restano.

1766.- DONNA, SIMBOLO DELL’AMORE.

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Sana Cheema è morta ammazzata, no! sgozzata da papà e dal suo fratellino. Cosa di più lurido possono udire le mie orecchie! Chi è così altrettanto lurido da portarci questi selvaggi, ignoranti e la loro legge di morte, la bestemmia della vita, del dono di Dio? Guardo negli occhi il mio cane: leggo Fedeltà, Dignità, Libertà e Amore, cento, mille palmi sopra dei farisei che mi vendono per denaro, dei fedeli di un dio pagano che predica la morte; che non rispettano il ventre che li generò. La donna è il mio simbolo dell’Amore, della Famiglia cristiana, della Libertà. La chiamammo donna, ma avremmo potuto chiamarla Amore senza mutarne il significato. Voglio invitarvi a cogliere il significato valoriale della donna, al quale gli Italiani dovrebbero orientare il sistema legislativo e previdenziale. Gli italiani, ma tutti gli europei, perché l’Europa è l’unico continente ad avere vissuto la Rivoluzione Cristiana che ci ha dato il principio dell’Amore per il Prossimo. Le stesse Costituzioni degli Stati sociali sono figlie di questo principio, che ha permeato le nostre identità. Non lo è la legislazione dell’Unione europea, ma dovrà esserlo.
Nelle società che non sono state toccate dalla Rivoluzione Cristiana e dove meno è cresciuta la civiltà, si riconoscono alla donna ruoli limitati alla procreazione e alle cure domestiche della famiglia. In generale, le si riconosce un ruolo sussidiario e subalterno rispetto all’uomo, una via di mezzo fra la fattrice, l’amante e la badante. Quelle donne sono come un roseto, i cui bocci non si schiudono mai.
La discriminazione nei confronti delle donne, ancora oggi, trova la sua massima espressione in quella non-religione che è l’islam. Si chiamava Allah uno dei 360 dei pagani adorati a La Mecca prima di Maometto. Allah si legge, è incartato nel Corano. È un dio pagano violento e vendicativo. Islam significa letteralmente sottomissione del fedele ad Allah. Le donne vi sono considerate esseri antropologicamente inferiori e schiave sessuali e valgono la metà dell’uomo.
Non è così per mia madre, mia figlia, la mia donna. Non è così per le tutte le “mie” donne italiane.
Rozza persona colei che calca le istituzioni della cristianità coprendosi il capo, coprendo il simbolo dell’Amore cristiano, della madre della vita, della regina della famiglia, alle fondamenta della società.
Rozza persona colui che calca il trono della cristianità coniugandosi con l’infedele.
Raccolsi un giorno un moribondo, amputato terribilmente. Disse con gli occhi al cielo: “Mamma!”. L’hai detto anche tu, Sana? Prego per te la preghiera di Gesù: Padre Nostro!

1742.- Sunniti contro sciiti: la mappa dello scontro

Ottavo anno di guerre siriane visto da Ankara e da Beirut
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L’apparente conclusione della guerra dei sette anni, siriana, celebrata dal’ accordo di Ankara, riporta alla ribalta l’altra guerra di 1.400 anni fra sciiti e sunniti, per intenderci meglio, fra Iran e Arabia Saudita, che si combatte a far tempo dalla morte del profeta. Altrettanto, si riaccendono in Israele i timori di avere 10.000 guerrieri Hezbollah alle frontiere, grazie all’avanzata dell’Iran attraverso Bagdad: timori tenuti a bada, sembra, dagli accordi fra Putin e Netanyau. Non dimentichiamo che Hibz Allàh o Hezbollah è il Partito di Dio degli sciiti libanesi. Sembra, che in Siria si siano combattute più guerre e che le nubi si stiano addensando all’orizzonte di Israele. Occhi anche su Beirut, dunque!

Putin, Erdogan, Rohani e Trump, assente ad Ankara, ma non politicamente, né per sempre, non hanno stipulato una pace. Hanno soltanto contemperato i loro interessi, molto al di sotto, però, dei grandi sorrisi profusi al termine dell’incontro.

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E’ certo che Putin conserverà le basi sul Mediterraneo, quella navale di Tartus e quella aerea di Latakia, nonché la sua partecipazione alle attività estrattive e di trasporto; Erdogan, riconosciutosi califfo, equidistante da Mosca e da Washington, quando si tratta del neoimpero ottomano, proseguirà nella eliminazione del popolo curdo dalle sue frontiere; Rohani otterrà il passaggio verso la capitale irachena Bagdad, e fino ai confini del mondo sciita e di Israele, lasciando aperta la strada agli Hezbollah; Trump manterrà integra la NATO, anche se molto nominalmente, perché il suo braccio armato e lo strumento di dominio sull’Unione europea, ovviamente assente. In tutto questo, Bashar al-Assad sembra definitivamente declassato al ruolo di governatore, atteso che è stata riaffermata l’integrità del territorio siriano. Probabilmente, la Morte di Mu’ammar Gheddafi pesa ancora. L’Isis, che abbiamo conosciuto come la nuova Compagnia delle Indie, non serve più. Malgrado questo quadro, gli sciiti dell’Iran, i sunniti dell’Arabia Saudita e il dio petrolio ci sono ancora, perciò, penso che, presto, vedremo di nuovo Trump sulla scena del Medio Oriente, anche perché i suoi Stati Maggiori nulla sanno, per ora, di questa sua ritirata a effetto.

Dopo questa breve analisi, Vi propongo la lettura di Davide Sarsini da agi estero, che su sciiti e sunniti sotto titola: “Una rivalità vecchia di 1.400 anni,ma che è deflagrata con le primavere arabe”.

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La rivalità tra sunniti e sciiti che infiamma il Medio Oriente ha 1.400 anni – lo scontro dottrinale risale infatti alla morte di Maometto – ma è deflagrata con le Primavere arabe che hanno rovesciato regimi e riacceso appetiti di dominio regionale dei due grandi sponsor, l’Arabia saudita sunnita, da una parte, e l’Iran sciita, dall’altra.

Sunniti vs Sciiti, una questione (anche) di numeri

I sunniti nel mondo sono l’80% dei musulmani contro il 15% degli sciiti. Il restante 5% si divide in correnti minori, i ‘sufi’ è la più diffusa. Rispetto al dato complessivo dei 49 Paesi a maggioranza musulmana, però, in Medio Oriente la forbice tra i due rami dell’Islam è molto più ridotta: tre sciiti per ogni cinque sunniti.

Gran parte degli sciiti si concentra in Iran, dove i sunniti sono solo otto milioni, l’11% della popolazione. Gli sciiti sono maggioranza anche in Azerbaigian, Iraq (dove governano dalla caduta del sunnita Saddam Hussein) e Bahrein. Quest’ultimo, isola-Stato del Golfo Persico, è retto però dalla casa sunnita dei Khalifa. Il 70% degli sciiti vive in questi quattro Paesi.

Il ‘caso’ Siria…
C’è poi la Siria, Paese a maggioranza sunnita governato dalla famiglia Assad e da un giro di potenti funzionari, tutti sciiti della setta alauita. Dal 2011 è iniziata una rivolta che si è trasformata in una guerra civile, con il presidente Bashar al-Assad appoggiato dall’Iran sciita contrapposto a una galassia di milizie per lo più sunnite (e curde) che vanno dall’Isis ai ribelli addestrati dagli Stati Uniti.

Tutti questi Paesi fanno parte della cosiddetta “Mezzaluna sciita”, una cintura che comprende movimenti sciiti in India e Pakistan, soprattutto nel Kashmir, e attraversa Iran, Iraq, Siria, l’est dell’Arabia Saudita, il Bahrein fino al Libano, dove ci sono le milizie sciite di Hezbollah e un rapporto numerico quasi paritario con i sunniti, e allo Yemen.

…e il rebus Yemen
Proprio lo Yemen è un caleidoscopio dello scontro settario interno all’Islam: nel 2015 una coalizione a guida saudita è intervenuta militarmente per rovesciare le milizie sciite Houthi che avevano preso il potere. Negli ultimi tempi, però si registrano frizioni anche nel fronte sunnita fra l’esercito fedele al presidente filo-saudita, Abdrabbuh Hadi, e i miliziani del Movimento del Sud appoggiati dagli Emirati arabi uniti.

Il fronte sunnita è guidato dall’Arabia Saudita, custode dei Luoghi Santi dell’Islam, ma è maggioranza anche negli Emirati arabi, in Qatar, Kuwait, Egitto, Giordania, Turchia, Pakistan e Afghanistan. Un saudita su quattro aderisce al wahabbismo, variante ancora più estrema e puritana dell’Islam.”

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1675.- I SOGNI DORATI DELLA SINISTRA RADICAL-CHOC. L’ISLAM? PER MINNITI È “COSTITUZIONALE”MA MINNITI CHE STUDI HA FATTO?

Sottomissione delle donne? Punizioni corporali? Pene capitali per i gay? Robetta. Per il Ministro dell’Interno c’è “piena compatibilità tra Islam e Costituzione”. Forse a Islamabad… Viviamo in un fastidio senza tempo, avvezzi ad ascoltare stupidaggini, purché vengano da chi può. Non dimenticherò mai Bruno il più anziano e il più colto dei miei sottufficiali. Mi disse un giorno: “Comandante, il problema non è che ci danno cacca! E’ che è poca!” Ciao Bruno.

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“Il Patto per l’Islam italiano siglato dalle organizzazioni più rappresentative della comunità islamica è un incontro di libere volontà. Chi lo ha firmato si è considerato contemporaneamente musulmano ed italiano, altro che incompatibilità tra Islam e Costituzione”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Marco Minniti, in un convegno alla Grande Moschea di Roma.

“C’è”, ha sottolineato Minniti, “un percorso di convinta adesione ai valori costituzionali e questo per noi è un elemento importantissimo. La laicità delle istituzioni ed il rapporto uomo-donna sono valori intangibili”. C’è da chiedersi se il ministro ci creda veramente, dato che l’Islam è anche e soprattutto una visione della religione in chiave politica, che permea, regola e norma ogni settore della vita dei musulmani. Quanto al rapporto uomo-donna come “intangibile”, c’è da chiedersi dove abbia vissuto sino ad ora il ministro del Governo Gentiloni. Perché se c’è una religione sessuofobica per eccellenza quella è l’Islam.

Il ministro ha poi sottolineato l’importanza dei punti previsti dal Patto: dalle moschee aperte al pubblico ai sermoni in italiano, dal freno alla “diffusione incontrollata degli imam fai da te” alla trasparenza dei finanziamenti per la costruzione dei luoghi di culto. “La conoscenza”, ha osservato, “è l’unico modo per superare la diffidenza. La democrazia deve lavorare per liberare il mondo dalle ossessioni, sapendo che altri lavorano invece per tenere le persone inchiodate alle proprie ossessioni e costruire una grande alleanza col mondo islamico può aiutare a liberare il mondo dalle proprie ossessioni”. Povero illuso! Per ora, uno a zero per Islam VS Occidente decadente.
Per chi conosce il Corano, la sua regola del mentire se serve a conquistare il potere ad Allah, Minniti dice sciocchezze. Per chi conosce qual’è il destino che Maometto riserva agli infedeli, Minniti è un pazzo; ma un ministro degli interni può dire sciocchezze? può spaziare, dicono a Napoli? Lo chiederei a Nonno Letterio, numero due del Viminale, quando … appunto, quando?

1577.- Padre Samir: moschea sul terreno della Chiesa? Una follia

Per padre Samir Kahlil Samir, gesuita e islamologo, che da anni denuncia l’islamizzazione dell’Occidente. sarà “l’inizio della fine” la costruzione della moschea di Firenze su terreni ceduti dalla diocesi all’Ucoii.

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Un cavallo di Troia. E’ la costruzione della moschea di Sesto fiorentino su terreni ceduti dalla diocesi di Firenze all’Ucoii. Ne è convinto padre Samir Kahlil Samir, gesuita e islamologo di fama internazionale che non ha mai taciuto sul rischio di islamizzazione dell’Occidente. Secondo Samir, in questa intervista alla Nuova BQ, la decisione del vescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori, è provocata da un irenismo in buona fede, ma miope. La prima conseguenza infatti sarà che le associazioni islamiche andranno alla ricerca di altri terreni in altre diocesi per quella che diventerà un’operazione di conquista su larga scala. Una conquista islamica di cui non ci si vuole accorgere e che lui si incarica di denunciare nella scomoda parte di Cassandra.

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Padre Samir, è così? Un cavallo di Troia?
Ma certamente. Un intento apparentemente buono, ma un esito pericoloso.
E’ già successo?
Ho visto vescovi concedere chiese non più utilizzate al culto diventare moschee. Ma con questa sistematicità, programmata e concordata no. Effettivamente è la prima volta.
Perché è pericoloso secondo lei?
Anzitutto perché è vero che dobbiamo andare d’accordo, ma non sappiamo e non sapremo mai chi finanzia queste costruzioni. E’ risaputo che centinaia di moschee tra le più grandi d’Europa sono finanziate dall’Arabia Saudita o da qualche altro stato. Non è che una comunità animata da fede sincera improvvisamente trova a suon di offerte i 240mila euro necessari per l’acquisto del terreno. Anche perché poi bisognerà trovarne molti di più per la costruzione del tempio. Ora, sappiamo tutti che l’Arabia Saudita difende la visione più fanatica e retrograda del mondo musulmano, che incita altri ad atti terroristici oppure atti contro i non-musulmani considerati come kuffār, empi, e dunque degni di essere eliminati, secondo il Corano.
E’ stato giustificato dal vescovo come un esempio di libertà religiosa…
I musulmani sono assorbiti tutto il giorno dall’appello alla preghiera. Ho letto che di fronte verrà eretta una chiesa. Ma come sarà possibile andare d’accordo con il muezzin che dal minareto proclamerà ogni giorno frasi che spesso sono anticristiane?
Si dirà: ma noi abbiamo le campane…
Sì ma le campane fanno parte dell’esistenza stessa italiana e poi sono soltanto un richiamo, non contengono il messaggio. L’imam dal minareto invece emette un messaggio, un messaggio in arabo spesso anticristiano che risuonerà nella zona: sarà l’unica voce del credente in Dio, come se gli altri non ci fossero.
Crede che sia un elemento del processo di islamizzazione dell’Occidente?
Assolutamente sì. Vede, l’islam è così, ha deciso di diffondersi lentamente, ma su una cosa è risoluto: non può mai fare passi indietro. Non è mai successo. L’Europa in questo momento sta pensando: sì dobbiamo aiutare, aiutare ad integrarsi nella cultura nella loro tradizione, ma non a diventare cristiani, cosa che non succede mai.

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Quali saranno le conseguenze immediate di una cessione di un terreno in mano islamica.
Anzitutto che per loro questo resterà definitivamente territorio dell’islam e apparirà ai loro occhi simbolicamente coma la vittoria dell’islam sul cristianesimo perché la concezione materiale e concreta è quella. E’ un atto di una valenza simbolica e una portata enormi.
Sì, ma i musulmani non sono animati tutti da desiderio di conquista.
Questo è vero, la maggior parte degli islamici è pacifica e tranquilla, vuole vivere correttamente, ma tra di loro ci sono organizzazioni che seguono l’islam fanatico e hanno scopi politico-religiosi che, come è noto, sono due facce inscindibili, non conoscendo l’islam il concetto di laicità. Utilizzeranno il caso di Sesto Fiorentino per dire: ecco adesso facciamo un passo in più.
Cioè?
Farlo con altre diocesi e altre parrocchie. Il copione è questo, si rivolgeranno al prossimo vescovo e diranno: voi avete una chiesa che non usate più, che nessuno frequenta più oppure un terreno che dovete mettere a reddito e il gioco è fatto. Tutto questo rischia di allargarsi in tutto il Paese, sempre lentamente, senza accorgersene. Questa è una logica di conquista politica immersa nell’elemento religioso.
Come dovrebbero essere allora i rapporti?
Creare legami fraterni tra musulmani e cristiani, ma senza coinvolgere chiese e moschee, senza invitare loro a messa o viceversa. Una partita a calcetto può essere molto più proficua per stabilire rapporti di buon vicinato. Ma è chiaro che il problema è un altro.
Quale?
Il fatto che questo venga spacciato per libertà religiosa. La libertà religiosa in Italia e in Europa c’è già, è garantita, nessuno impedisce all’Ucoii di comprare un terreno. Ma non è libertà religiosa che un vescovo non sappia che cosa sia l’islam.
Ma le intenzioni…
I buoni sentimenti non hanno esperienza del mondo islamico. Questa è una lacuna terribile del clero occidentale, che non si informa seriamente. Questa cosa andava decisa e discussa insieme a tutti gli altri vescovi.
Ma così forse qualcuno si sarebbe messo di mezzo.
Appunto. Una situazione nuova per la comunità cristiana, cioè fare business con un terreno ceduto ai musulmani, doveva essere analizzata da un organismo più allargato, non da un solo vescovo che potrà aver deciso pensando soltanto a casa sua, invece…E’ ovvio che il vescovo l’ha fatto come un gesto fraterno, ma una decisione così importante avrebbe dovuto, secondo me, essere presa insieme a tutto il vescovado italiano e con l’aiuto di alcuni ex-musulmani, cioè di persone che conoscono bene la mentalità musulmana, molto diversa sul piano religioso della mentalità italiana.

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Perché dice che “fa business”?
Perché vendere un terreno senza sapere chi finanzierà la moschea vuol dire fare business. Negli anni scorsi i committenti erano noti, spesso c’erano Paesi come la Tunisia e il Marocco che finanziavano i luoghi di culto per i loro concittadini in Europa. Oggi è tutto coperto, grazie alla finanza. L’Arabia ha costruito centinaia di moschee in Indonesia che è il Paese a più alta concentrazione islamica con 220 milioni di musulmani. Era un Paese tranquillo e politicamente moderato, ma dopo la grande stagione delle moschee arabe è diventato un Paese in cui l’anticristianesimo è sempre più una minaccia, fino al martirio.
Che cosa pensa della decisione del comune di Cordoba in Spagna di utilizzare la cattedrale anche per il culto islamico?
Ero il mese scorso là, ho seguito la vicenda. Tutto è nato parecchi anni fa da uno spagnolo convertito all’islam. Faccio notare che prima, nel Medioevo c’era una chiesa cristiana, poi è arrivato l’islam, che l’ha distrutta e vi ha costruito il suo tempio. Successivamente con la Reconquista sono tornati i cristiani, ma non hanno distrutto niente; abbiamo celebrato la messa con tre vescovi dal 24 al 26 novembre scorso dentro la moschea rimasta tale quale. Riassumendo: i musulmani arrivano, distruggono e ricostruiscono, mentre i cristiani tornano ma non distruggono, bensì costruiscono dentro: questo è il vero dialogo.
E’ una concreta minaccia quella del doppio culto?
Al momento sembra che si sia fermato, ma gli islamici sono spalleggiati da un governo di sinistra e anticattolico che amministra la città.
Anche questa è la mentalità di conquista che aveva visto San Giovanni Paolo II con la visione dell’invasione islamica?
Certo, questo esiste, non posso dire che ogni musulmano abbia questa mentalità, ma l’islam non manca occasione per dire che deve conquistare il mondo cominciando dall’Europa: non è il pensiero di tutti i musulmani, ma è il pensiero della tendenza attuale più attiva. Non fanno altro che guerre, anche interne, il loro ragionamento è: più ci sono immigrati profughi, più conquistiamo pezzo per pezzo, ci vorrà un secolo, ma ce la faremo. E’ un’invasione programmata, non illudiamoci.
Crede che i vescovi debbano fare di più per opporsi?
Questa fretta nell’accoglienza è bella, ma dove può portare? Quanti dei vescovi sono consapevoli che, come negli affari, se tratto con una persona non onesta sono rovinato? Quello che manca è una conoscenza profonda del progetto islamico. Bisogna formarsi per poter parlare con competenza e analizzare tutti gli aspetti prima di prendere decisioni come quella di Firenze. Non si può continuare a dire di essere informati perché si ascoltano le menzogne degli Imam che continuano a dire che islam vuol dire pace. No, salam vuol dire pace, islam vuol dire sottomissione. La sottomissione ad Allah che dà pace.
Lei ha dei consigli?
Dobbiamo appoggiarci ai musulmani diventati cristiani, perché loro parlano per esperienza. Se si sono convertiti non è perché li abbiamo pagati, ma perché hanno capito che il vero messaggio di Dio è questo. Non si prende abbastanza sul serio il pensiero di questi nuovi cristiani. Ho visto che avete pubblicato Suad Sbai, avete fatto bene. E’ una persona splendida che si sta battendo. Oggi le loro storie sono drammi veri che vanno accolti e ascoltati.
Che cosa devono subire?
Rischiano la pelle con le famiglie di origine, con i mariti, con le comunità. Sono abbandonati a loro stessi perché nessun vescovo ha pensato di ideare programmi pastorali che prevedano anche loro testimonianze. Farebbe bene a loro a sentirsi accettati, ma farebbe bene a tutte le comunità cristiane, vescovi in primis per capire l’islam.
Sta dicendo che non sono ascoltati?
Peggio, vengono ostracizzati. In Francia è nata, tre anni fa, un’associazione chiamata “Gesù è il Messia”, composta da vecchi cristiani e di convertiti dall’islam al cristianesimo. Ebbene: abbiamo chiesto in varie diocesi di poterci riunire con loro in convegno per riflettere su “come annunciare il Vangelo ai musulmani”. Più vescovi hanno chiuso a noi le porte, con l’argomento “Noi cristiani non facciamo proselitismo”. Abbiamo ribadito : “Il Vangelo di Matteo si conclude con queste parole di Gesù: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20).
Dove porterà questa mentalità così arrendevole?
Sarà l’inizio della fine se non si invertirà la rotta.
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Andrea Zambrano

1574.- UNA MOSCHEA AL POSTO DI UNA CHIESA? LA CHIESA CATTOLICA FIORENTINA NON RISPETTA I PRINCIPI COSTITUZIONALI SU CUI FONDANO LA LIBERTÀ RELIGIOSA E LA LIBERTÀ DI CULTO

UNA MOSCHEA AL POSTO DI UNA CHIESA? – LA DIOCESI DI FIRENZE VENDE I TERRENI ALLA COMUNITA’ ISLAMICA, MA NON – DICO NON – “NON PUO’ FARLO!”

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Sesto Fiorentino (Firenze), 14 dicembre 2017 – La moschea a Sesto Fiorentino si farà. E sarà sul terreno, che sarà venduto alla Comunità islamica dalla Chiesa, secondo il protocollo d’intesa tra l’arcidiocesi di Firenze, la comunità musulmana, il Comune di Sesto Fiorentino e l’università di Firenze. Il cardinale Giuseppe Betori a margine della consegna-mercato da parte del Demanio all’Arcidiocesi di Firenze delle chiavi della Certosa del Galluzzo, ricevuta quale contraccambio, ha offeso la Costituzione e l’intelligenza degli italiani, con questa grave bugia:
“La Chiesa cattolica fiorentina dimostra con i fatti di rispettare la libertà religiosa e di promuovere la libertà di culto ».
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Voglio tentare, con alcuni argomenti, di dimostrarvi perché il cardinale Giuseppe Betori dicendo di rispettare la libertà religiosa e di promuovere la libertà di culto sul territorio dello Stato, afferma il falso e perché i firmatari devono essere incriminati.
Siamo sicuri che sui quei terreni donati alla Chiesa non ci sia un vincolo di destinazione pro fide et caritate simul? Chi è legittimato a farlo valere? Voi, per esempio, che interesse ad opporvi potete avere?
La Costituzione, all’art. 8, dice e garantisce che: “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”, quindi, in ossequio al Principio di Libertà, valorizza le differenze fra le religioni; ma, contraddicendosi e riconoscendo, così, il concordato dei Patti Lateranensi – pochissimo osservati dalla Chiesa cattolica – dice che solo la Chiesa di Roma è sovrana e può avere una costituzione propria. Tutte le altre confessioni non possono avere una costituzione, ma solo uno statuto, se ed in quanto non contrasti con la Legge dello Stato italiano, che devono osservare, come qualunque associazione. I loro rapporti con la Repubblica italiana sono regolati da intese, che hanno valore di legge ordinaria e non costituzionale; ma chi stipulasse un’intesa con una religione che incita all’assassinio degli infedeli o chi la propagandasse: peggio se, come accade, riveste una carica istituzionale, deve essere incriminato. La religione che predica morte, pedofilia, la sofferenza Alal per gli animali: la sharia, cioè, l’ISLAM è illegale perché è in conflitto radicale con l’Ordinamento giuridico dello Stato.
Ora, la Chiesa cede all’ISLAM le donazioni ricevute? La Chiesa cattolica non può esercitare la sua sovranità e autonomia sul territorio della Repubblica e i Patti Lateranensi si fondarono sul principio, già prima vigente, ma tenuto valido fino al 1984, che la “Religione cattolica romana “ è la sola religione dello Stato perché la cristianità è alla base dell’identità degli italiani. Cito gli effetti civili del matrimonio canonico. La politica di questo papa, che mira a stabilire il suo potere sull’Islam – “C’è un solo Dio” – , anziché a tutelare la fede cattolica, si rivolga al suo stato e rispetti la nostra sovranità e autonomia, almeno nel territorio della Repubblica. Ma sia chiaro che non può contraddire le fondamenta dei privilegi concessi alla sua Chiesa senza perderli. Cito quello già poco costituzionalmente coerente dell’8×1000. A prescindere, ma non sottacendo, dai sicuri vincoli pro fide et caritate simul che accompagnarono le donazioni ricevute dalla Chiesa, chi stipulerà l’atto di cessione o un altro strumento giuridico? Lo chiedo ai Notai fiorentini, anzi lo chiedo al Consiglio Nazionale del Notariato.
Mario Donnini
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