Archivi categoria: Elezioni politiche 2018

1804.- Roberto Fiore: “Il contratto di governo? Pare scritto a sei mani da di Maio, Salvini e Mattarella”.

roberto-fiore-forza-nuova-738x450-1-1000x500
da Ordine Futuro, net

E’ stato pubblicato oggi, nella sua versione definitiva, il “Contratto di Governo” tra Lega e Movimento 5Stelle, alla ricerca di una squadra per formare un nuovo esecutivo a oltre due mesi dalle elezioni del 4 marzo. In merito ai contenuti di questo contratto, molto contestato e soggetto a diversi cambiamenti dalle prime bozze alla sua redazione definitiva, abbiamo intervistato Roberto Fiore, Segretario Nazionale di Forza Nuova.

Qual’è la sua valutazione a caldo del programma definitivo che 5 Stelle e Lega hanno presentato oggi?

Positive le norme che escludono la massoneria dalla partecipazione ufficiale alla vita politica e che indicano il ritiro immediato delle assurde sanzioni alla Russia, così come l’istituzione del Ministero delle disabilità, anche i seppur generici sostegni reddituali alle donne, gli asili gratuiti, seppure fruibili anche per gli immigrati residenti da soli 5 anni, e la riforma del sistema pensionistico rappresentano, comunque, dei segnali positivi. Tuttavia – leggo dal programma che ho qui davanti – alcuni passaggi su temi fondamentali
come “rivedere, insieme ai partner europei, l’impianto della governance economica europea (politica monetaria, Patto di Stabilità e crescita, Fiscal compact, MES, procedura per gli squilibri macroeconomici eccessivi, etc.) attualmente asimmetrico…”, danno un po’ la cifra di tutto: come potrebbe l’Italia far “rivedere” a partner europei come la Germania l’impianto da essa stessa realizzato senza metterne in discussione la concezione? Non si tratta di semplici asimmetrie, ma di logiche sbagliate e gravemente penalizzanti per il futuro. Inoltre, e più in generale, dalla scuola all’economia, dall’immigrazione ai campi rom, fino all’obbligo vaccinale, la parola d’ordine più diffusa sembra essere quella di “rivedere”, “riorganizzare”, “potenziare”, quando in Italia, lessico a parte, ci sarebbe bisogno di rivoluzionare. Dov’è finita la furia iconoclasta di Grillo e Salvini? Sarei stato ben lieto di non doverlo affermare, ma molte pagine sembrano scritte a sei mani da Di Maio, Salvini e Mattarella. In particolare, la continuata adesione a UE e NATO vanifica ogni positiva fuga in avanti verso un possibile ritorno alla sovranità.


Cominciamo dall’economia?

Non si affrontano in alcun modo i temi centrali della sovranità economica e della sovranità monetaria, nonostante la storia politica delle due forze in gioco parli la lingua del cosiddetto sovranismo.
Nulla rimane, però,di questa storia nel programma di governo, non vi trova spazio nemmeno quella proposta di moneta complementare che Berlusconi, non certo un sovranità, aveva avanzato qualche tempo fa. L’esclusione pro quota dal calcolo del rapporto debito-Pil dei titoli acquistati dalla Banca Centrale Europea con il Quantitative Easing ha il sapore di quelle piccole manovre contabili che non sfiorano nemmeno il tema centrale, quello della sovranità monetaria per l’appunto. Non comprendo, inoltre, come possano parlare di investimenti rivolti alle famiglie non intaccando in alcun modo i dogmi di quel liberismo monetario ed economico che è la lingua unica parlata a Bruxelles.

E il reddito di cittadinanza?

Così com’è, è solo un buon ammortizzatore sociale, niente di più. Ma i 5 Stelle hanno preso in considerazione seriamente il vero reddito di cittadinanza, quello del professor Auriti, a cui tutti gli italiani avevano diritto, a prescindere dalla loro condizione lavorativa ed economica e che aveva origine dalla proprietà popolare della moneta. Nel contratto si parla poi del Sud, in modo talmente anonimo, che sarebbe stato meglio non parlarne. Sembra si voglia esorcizzare un problema storico: la persistenza della mai risolta Questione Meridionale.

Positivo, per quanto riguarda la politica estera, il ritiro delle sanzioni alla Russia.

Sì, certo. Era ora. Ma al di là di ciò che voglia o non voglia fare Trump in questa direzione, ciò che impedisce all’Italia di essere libera, di essere una nazione realmente sovrana, è la sudditanza nei confronti della NATO, punto centrale che non viene nemmeno preso in considerazione, nemmeno nell’ottica di una messa in discussione degli accordi post-bellici e della loro natura. Un timido cerchiobottismo che non coinvolga l’appartenenza alla Alleanza Atlantica, non cambia una virgola, purtroppo, rispetto allo status quo che vede l’Italia agire, da troppo tempo ormai, contro i propri storici interessi geopolitici. Ogni positiva fuga in avanti verso un futuro migliore, verso un recupero della sovranità, non è realizzabile senza affrontare il nodo della NATO e dell’UE.

Cosa pensa di quanto previsto dal “contratto” sul tema immigrazione?

Salvini aveva parlato più volte di voler bloccare gli sbarchi, ma nessun meccanismo è presente nel programma congiunto per raggiungere un simile obiettivo, né in Libia Nè sulle nostre coste. Senza interventi militari diretti nulla è destinato a cambiare e l?Italia continuerà a subire il ricatto umanitario del sistema dell’accoglienza e dei suoi sponsor nazionali e internazionali, che non vengono sfidati nemmeno dall’effettiva reintroduzione del reato di immigrazione clandestina.

Anche il controllo sugli imam, una specie di lavagnetta buoni/cattivi, comparabile grazie al fatto che qualcuno assista, in tutta Italia, alle prediche in lingua italiana, è insignificante. Non possiamo impedire che i musulmani preghino, anche se non dovrebbero stare in Italia e vi si trovano a causa di politiche scellerate e autolesioniste, ma dobbiamo impedire decisamente che vengano costruite le grandi moschee finanziate dall’Arabia Saudita. E’ da questi avamposti wahhabiti che viene fuori l’ISIS e non c’è nulla a riguardo nel programma del prossimo governo, nemmeno per quanto riguarda la salvaguardia del nostro patrimonio urbano e architettonico, che la presenza di grandi mosche altererebbe, compromettendo lo stesso aspetto artistico e paesaggistico della nostra Patria. Coi centri di espulsione, poi – Cosa sarebbero CIE, Hotspot? – sembra di essere tornati ai tempi di Maroni, con in più la paradossale richiesta di consenso alle Regioni. E, anche qui, il sovranismo sembra eclissarsi.

Annunci

1803.- Mai come in questo momento mi sento vicino al Presidente Mattarella

b221016a-1e6a-45b9-8a23-b2b5333454b8-1602-00000102f0633453

Un analista serio e indipendente in un momento come questo, difficilissimo per l’istituzione Presidenza della Repubblica, non può che essere vicino a Sergio Mattarella. Mi riferisco, in particolare, alla sua dimensione umana. Questa vicenda rappresenta l’atto finale di un fallimento noto e certificato che l’establishment euro-americano, e il suo sciagurato ceo capitalism, stanno consuntivando, e del quale non vogliono prendere coscienza per pura arroganza intellettuale. Ci voleva poco a capire che eliminando il fondamentale “ascensore sociale” uccidevi d’un colpo solo sia la democrazia sia la libertà, e cancellavi un paio di secoli di lenta ma progressiva crescita sociale.

Se poi hai deciso di puntare tutto su un globalismo selvaggio, era ovvio che avresti creato, in termini di contrapposizione difensiva, un sovranismo altrettanto radicale. Questa scelta è stata idiozia politica allo stato puro, tipica di una classe dominante che ogni giorno pare scivolare verso una dimensione reazionaria.

Sono certo che il Presidente abbia capito che comunque vada il paese non è, e non sarà più quello pre 4 marzo (figuriamoci come sarà dopo le elezioni europee del 2019) e la nota formuletta “lo vuole l’Europa, lo vuole il Mercato” ha ormai fatto il suo tempo.

Questo è lo stato dell’arte, questo lo scenario politico nel quale si trova a operare il Presidente. Mettiamoci nei suoi panni. E’ stato eletto da una maggioranza parlamentare che le ha sbagliate tutte, sia in termini di riforme sociali o istituzionali, tutte cassate, o dalla Consulta o da successive votazioni popolari di ogni tipo (amministrative, regionali, referendum, politiche). E poi con un leader che dopo mille giorni di potere assoluto si è ritrovato “odiato” dall’80% degli italiani. Addirittura un leader “voto repellente” come l’ha definito uno dei suoi.

Il partito già del Presidente, il Pd che lui all’epoca aveva partecipato a costruire, con questa scelta di sudditanza verso il “ceo capitalism” sia di matrice americana (Barack Obama) che europea (Angela Merkel e Emmanuel Macron) si è elettoralmente suicidato, diventando un soggetto politico anche lui “voto-repellente”. In questi giorni, gli analisti di regime non sanno come raccontare l’implosione del riformismo nostrano e si trovano a sognare un partito della nazione basato su un leader fallito e su uno bollito, impresentabili entrambi.

In queste condizioni, suo malgrado, la persona politicamente più in difficoltà è proprio il Presidente. Il dilemma nel quale è immerso ha un che di drammatico nella sua ovvietà: o fa il notaio o fa politica (come il suo predecessore). Fare il notaio è istituzionalmente a rischio zero. Per la prima volta dal 18 aprile 1948 i cittadini si sono espressi, dando a M5S e Centrodestra (Berlusconi è politicamente morto) la maggioranza, sia assoluta che geografica. Accettare nome del premier e nomi dei ministri, specie se fossero eletti, è atto dovuto (salvo noti impresentabili tipo l’auto candidatura aostana di Silvio Berlusconi o un Previti 2.0). Il cosiddetto “contratto” è costituzionalmente irrilevante: i poteri del Presidente si estrinsecano non sul programma ma nel momento in cui una legge, figlia di quel programma, dev’essere da lui promulgata.

La storia repubblicana, così la prassi, è poi dalla sua parte. Renziani e berlusconiani, e tutta la grande stampa, a nome dei loro editori, sono lì a tirargli la giacchetta (ancor prima che l’indossi) perché bocci qualsiasi leghista o pentastellato a qualsiasi ruolo di governo giudicato strategico. E sono gli stessi che hanno proposto o accettato Angelino Alfano sia agli Interni (sic!) che agli Esteri (doppio sic), per non parlare dell’Istruzione, del Lavoro, e così via.

Per questi motivi mi sento vicino al Presidente che farà, nell’ambito delle sue competenze istituzionali, le scelte giuste. Ovviamente liberi i vincitori di gettare la spugna qualora il Presidente dovesse uscire dal seminato, cosa che mi rifiuto di credere.

riccardo-ruggeri

Di Riccardo Ruggeri

1802.- Avvocato Giuseppe Conte, il curriculum e la specializzazione alla New York University.

Un altro non eletto! Un altro, “e tutto va bene!” Va bene ai populisti del cavolo, ma è quello che ci aspettavamo da loro!Il Evidentemente, non possono, non possiamo vincere. Dal 1945, ”vince”chi vuole per se il potere. Vi ricordo che gli italiani che, invece, volevano vincere “per noi” sono stati uccisi. L’ esempio? Enrico Mattei, Aldo Moro. Aggiungerei il non meno italiano, Bonanno. Ma il vento sta cambiando. È da Est e lo sento. Lo sente la governance neocon, inciampata sulla via di Damasco e lo sente anche Trump, che spedisce Bannon da Salvini.
Il Presidente del Consiglio dei ministri incaricato sarà il prof. Giuseppe Conte, valente avvocato e ordinario di Diritto Privato a Firenze; ma deve perfezionare, ancora, la sua carriera politica, almeno con una elezione a consigliere comunale di vattelappesca e – leggo dal web – Vanta una laurea con lode alla Sapienza; ha perfezionato gli studi giuridici a Yale, a Pittsburg, alla Sorbonne e – dice – a Vienna, all’International Kulturinstitute: Che non si sa se esiste. Esiste, invece l’Internationales Kulturinstitute, che è una scuola di lingue. Quindi, dopo l’imbroglio del ministro, senatrice Fedeli, coperto dal Senato della Repubblica con la sparizione della laurea falsa e ignorato da quello strano presidente del consiglio che è stato Gentiloni (già non ne ricordo i nomi di battesimo); dopo le dichiarazioni di Mattarella di voler travalicare le sue attribuzioni, decidendo dei ministri, ora, ma non ieri, eccoci allibiti e increduli dinanzi al lungo curriculum di Giuseppe Conte, candidato da Di Maio e Salvini alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

TG2dO0fR

unnamed

Leggo da Jeanne Perego:
The Internationales Kulturinstitut (English: International Culture Institute) is a language school in Vienna, Austria, which specialises in teaching German as a foreign language. Each month, between 250 and 350 students from several countries study at IKI. The school annually organises a Spring in Vienna programme in co-operation with the University of Washington.
IKI at night
The school offers full-time, part-time, intensive and evening classes. Most students choose to spend between 1 – 18 months studying in Vienna, with 3 hours of classes per day. Evening classes can be spread out across a semester, and individual tuition is available.
IKI is an Österreichisches Sprachdiplom (an Austrian oral examination) examination centre, and is a member of the Union of Austrian Language Schools (Campus Austria), which was founded by the Austrian Ministry of Education, Science and Culture.
The school’s main campus, including the reception, school office, and five classrooms is located near the Vienna State Opera House at Opernring. A second, smaller campus is located nearby, at Bösendorferstraße. Both campuses are near Karlsplatz/Oper underground station, and are within walking distance of each other.
From through September, accommodation is provided in Haus Salzburg, a student dormitory in Mariahilf.

Su questa storia dobbiamo fare chiarezza e rapidamente, perché il Presidente del Consiglio dei ministri è la figura centrale, stabilizzatrice, è il capo del potere esecutivo. Recita l’Art. 95 della Costituzione: “Dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri.” E’ il Presidente del Consiglio incaricato che sottopone al P.d.R. i ministri, e se questo li approva, si pone la fiducia alle camere. Se rinuncia all’incarico, cadono tutti i suoi ministri. Nel nostro caso, non solo avremo un altro P.d.C. non eletto, ma il P.d.R. ha deciso tutto lui.
Dice Paolo Becchi: “Sbaglierò, ma io a capo di un governo politico ci avrei visto un politico. Ho capito: ce ne sono due. Vero, ma con la “staffetta” tutti e due avrebbero giocato e … vinto.” Ribadisco: E’ dal 1945 che non possiamo vincere, ma fino a quando?

Torniamo a Giuseppe Conte, tralasciando le polemiche sulla sua attività di legale a favore delle cure col metodo Vannoni:
A proposito dei suoi aggiornamenti o perfezionamenti presso l’Università di New York, privata con sede nel Greenwich Village di Manhattan, a New York. Una delle università più famose e prestigiose del mondo. il Nyt è lapidario: «Non risulta». Nel curriculum del premier indicato da Lega e M5S si legge di aggiornamenti all’università americana. Secondo il corrispondente dall’Italia però il suo nome non è presente negli archivi dell’ateneo di Paolo Decrestina shadow 2997. Un curriculum da professore, con tanto di esperienze di studio alla New York University. È quello di Giuseppe Conte, premier proposto da M5s e Lega, pubblicato sul sito della Camera dei Deputati. Un curriculum che, però, pone qualche dubbio, almeno stando alle ricerche del corrispondente dall’Italia del New York Times, Jason Horowitz. In un tweet del giornalista, in cui viene postato anche l’articolo completo del Nyt, si legge che «Giuseppe Conte, potenzialmente il prossimo leader italiano, ha scritto che “ha perfezionato e ha aggiornato i suoi studi” alla New York University; ma, quando abbiamo chiesto conferma, ci è stato risposto: “Una persona con questo nome non compare nei nostri archivi come studente o membro di facoltà”. Non solo. Il corrispondente ricorda come Conte abbia raccontato di avere passato diverse estati, dal 2008 al 2013, alla New York University. Un particolare che non trova conferme nelle parole della portavoce dell’università americana, Michelle Tsai: «Una persona con questo nome non compare nei nostri archivi come studente o membro di facoltà”, aggiungendo che è possibile che Conte abbia seguito qualche programma di due giorni per i quali la scuola non tiene registri». Horowitz, che firma l’articolo, definisce la scelta del premier «un passo significativo verso la formazione di un governo anti-establishment nella quarta più grande economia dell’Unione europea». Horowitz sottolinea che Conte ha un lungo curriculum, ma «nessuna base politica o esperienza di governo» e quindi la sua «qualifica principale potrebbe essere la sua volontà di eseguire un’agenda di governo concordata dai leader populisti dei partiti». L’agenda – che prevede l’abolizione delle sanzioni contro la Russia, la revisione delle regole di bilancio Ue e una stretta sull’immigrazione – «ha già fatto innervosire i mercati europei ed ha sollevato preoccupazioni secondo cui l’erosione dell’Unione europea potrebbe arrivare dall’interno del suo nucleo europeo occidentale», ricorda l’autore. E la «nomina di Conte non ha esattamente alleviato questi timori». Secondo quanto riporta Il Manifesto oggi in edicola, ripercorrendo le esperienze di Conte, torna più volte il tema del suo legame con il metodo stamina. Fu lui, infatti, spiega il quotidiano, «da avvocato della famiglia di una bambina malata alla quale fu somministrato il trattamento Stamina, a ottenere il via libera di un tribunale al proseguimento della cura non validata scientificamente». Inoltre Conte, sempre secondo Il Manifesto «si è battuto per l’applicazione del metodo Vannoni. E arriva il commento del Pd in merito: «Il professor Giuseppe Conte, indicato come premier da M5s e Lega, sarà sconosciuto nel campo della politica ma lo è meno in quello della cronaca: fu lui, infatti, a difendere il diritto della piccola Sofia, affetta da leucodistrofia metacromatica e purtroppo morta lo scorso anno, a curarsi con il metodo Stamina, metodo di Davide Vannoni che fu poi riconosciuto come truffa e vietato dai tribunali, dopo essere stato bocciato dalla comunità scientifica – scrive su Facebook il deputato dem Michele Anzaldi -. Allora Conte faceva il suo mestiere di privato avvocato ma oggi si prepara a diventare il presidente del Consiglio di tutti gli italiani, compresi tutti quelli truffati dal metodo Stamina e da altri tipi di similari bufale in campo medico. Non ritiene, dunque, Giuseppe Conte, di dover chiarire la sua posizione in merito ai temi della scienza e della ricerca, anche alla luce del suo sostegno alla fondazione `per la libertà di cura´, come scrive `il manifesto´?». E sempre su Twitter si trovano altri commenti al curriculum del premier indicato: «Il prof. #GiuseppeConte ha perfezionato gli studi giuridici a Vienna, all’International Kulturinstitute. Che non esiste. Esiste, invece l’Internationales Kulturinstitute, che è una scuola di lingue», si legge in un tweet.

DdyBRRXVwAAIbUD-1

Sulle dichiarazioni del corrispondente dall’Italia del New York Times, Jason Horowitz, il MoVimento 5 Stelle è corso ai ripari con una nota: “Nel suo curriculum Giuseppe Conte ha scritto con chiarezza che alla New York University ha perfezionato e aggiornato i suoi studi. Non ha mai citato corsi o master frequentati presso quella Università. Quindi la stampa internazionale e quella italiana si stanno scatenando su presunti titoli che Conte non ha mai vantato!”. E certo, perché dire “ho perfezionato e aggiornato i miei studi alla New York University significa esserci andato in visita!
Guardo la foto dell’arrivo delle senatrici pentastellate a Roma. Una si dichiara professoressa, quindi laureata! Ma no! insegna a una scuola professionale come si allestiscono le vetrine!! E penso: “E’ così difficile essere seri?”

1797.- Le voci della destra: Perché votare Italia agli italiani. Commento a Nicola Cospito

Con la sinistra politica disfatta e la destra volta al passato, con le istituzioni colonizzate dai farisei, vedo difficile un percorso di ricostruzione della coesione nazionale, ammesso che ci sia mai stata. Nella parentesi fascista, l’Italia degli italiani crebbe, ma anche cadde. Ieri cadde, oggi sprofonda nel servaggio, come nei secoli bui. Siamo stati ingannati perché siamo divisi. Ci hanno giocato gli uni contro gli altri, sventolando bandiere di un’epoca che non ritorna, come non torneranno i suoi uomini migliori. Le bandiere vere e quelle false, perché i più sono ignoranti e nulla discernono. Ci hanno ingannati perché non abbiamo il culto della casa comune. Il concetto di Patria è stato respinto, offeso da chi ha voluto per se il comando dello Stato: per se e per i suoi interessi. Così, ingenuamente, ci siamo donati all’Europa con amore, dimentichi che le diversità di ogni popolo europeo sono la sua ricchezza; dimentichi che siamo i soli depositari della rivoluzione cristiana che gli altri non hanno conosciuto; dimentichi che le frontiere e le leggi dello Stato sono il presidio dei valori della nostra identità, della nostra ricchezza, dello Stato sociale che prima di un diritto, fu una conquista dei lavoratori di sempre: con il re, con il duce, con la Repubblica, perché era la nostra casa. Le orde dei barbari di una follia malvagia ci dicono che la casa è in pericolo, è aperta a tutto e a tutti ed è una casa ricca, che fa gola a chi non rispetta il sudore e l’amore che l’hanno creata. Era la nostra casa e deve esserlo.
Leggo di un certamente patriota che parla a un improbabile esercito, con toni accesi, di svincolarsi dalle catene dell’Unione Europea – e ha ragione da vendere, sia per il bene dell’Italia che della stessa Europa -, ma non porge la mano alla massa degli italiani che di questi toni forti faranno volentieri a meno; che più non credono nella politica e sono più del 50%. Sono l’esercito degli astensionisti, cui devi sussurrare il tuo Amor di Patria. Carezzare i loro cuori, perché tornino a pensare insieme. Per risvegliare la coscienza del popolo italiano, bisogna saperne cogliere la sua sensibilità e riavvicinarlo ai temi sacri della civiltà cristiana, non spaventarlo con gli incubi di un passato tragico, demonizzato dalla lotta per il potere. Non allontaniamo, con gli spettri di ciò che non ritorna, quelli che nulla sanno della resistenza eroica e di quella ipocrita mascherata da antifascismo. Riposino in pace i combattenti della resistenza ai tedeschi e quelli della resistenza agli anglo-americani. Dimentichiamo quelli che hanno voluto conquistare lo stato fascista per sete di potere. Malediciamo quanti, per cupidigia, di quel potere hanno fatto lo strumento della morte della Nazione. Voglio parlarvi di Dio, di famiglia, delle nostre donne e di lavoro, ma senza squilli di fanfare, né rullar di tamburi. Tendendo fraternamente la mano.

SCRIVE NICOLA COSPITO:
In occasione della nuova uscita di Foglio di lotta, ci pare opportuno pubblicare questo recente appello a sostenere la lista unitaria nazionalpopolare. Da sempre ci siamo battuti per l’unità dell’area e ora, con il patto Forza Nuova Fiamma Tricolore cui hanno aderito anche I Fasci Italiani del Lavoro, Azione Sociale di Brescia, la Fiamma Italia Sociale, Italia Giovane Solidale, la Fiamma Nazionale e altri camerati sparsi sul territorio nazionale, sembra che un primo importante traguardo sia stato raggiunto. Sia ben chiaro però a noi tutti. La battaglia elettorale è solo una battaglia contingente, la nostra azione per risvegliare la coscienza del popolo italiano continua e continuerà ad ogni livello, prima di tutto quello culturale. La riscoperta dei nostri valori esistenziali, la nostra battaglia spirituale restano infatti la pietra angolare della nostra attività militante. Foglio di lotta saprà darne testimonianza.
Il 4 marzo si sta avvicinando e con lo spoglio scardinare il senso più profondo della morale, i politica di investimenti nel settore pubblico,

delle schede votate il popolo italiano potrà conoscere il suo destino dei prossimi anni. Il fatto nuovo di questa tornata elettorale è costituito per la nostra area dall’accordo sono già insieme, l’effetto calamita, con un po’ di pazienza, non potrà mancare. Basta guardarsi intorno e vedere cosa sta succedendo nel Paese. Come sta avvenendo abbondantemente nei paesi dell’Est europeo dove i movimenti nazionalisti hanno avuto un importante e significativo exploit, anche in Italia i tempi stanno cambiando e i cittadini stanno capendo, nonostante il lavaggio del cervello operato dai mass media proni agli interessi stranieri, che la priorità politica per la sopravvivenza dell’Italia è svincolarsi dalle catene dell’Unione Europea e di uscire dalla gabbia che gli usurai di Bruxelles e i loro plenipotenziari Prodi, Amato, Berlusconi, Draghi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, gli hanno costruito addosso. In questi anni abbiamo assistito alla progressiva distruzione dello Stato Sociale creato dal Fascismo e alla sistematica cancellazione dei diritti dei lavoratori portata avanti con la complicità dei sindacati e dei loro dirigenti ben pagati per il loro tradimento. I governi che si sono succeduti, sia quelli di centrodestra che quelli di centrosinistra, oltre a mostrare una cronica incapacità nel gestire il mondo del lavoro incrementando una occupazione non vera ma precaria, hanno varato una serie di riforme pasticciate e tali da aggravare la crisi economica e sociale, diminuendo il gettito fiscale, scardinando il sistema pensionistico, compromettendo il futuro delle giovani generazioni. Tanto per citarne qualcuna: La Legge Fornero che da un lato ha alzato l’età pensionabile e dall’altro ha introdotto il sistema contributivo che riducendo gli assegni ha vanificato la speranza di una vecchiaia dignitosa; il Jobs Act che ha pianificato la precarizzazione del lavoro ancora di più di quanto aveva fatto la legge Biagi e che ha reintrodotto forme odiose di sfruttamento dei giovani lavoratori ridotti a veri e propri iloti, la cosiddetta Buona Scuola che nell’inseguire il modello della scuola azienda (alternanza scuola lavoro), ha assestato un altro colpo mortale all’istruzione già compromessa dalle demenziali innovazioni di D’Onofrio e della Gelmini. A questo si aggiungono poi la sciagurata Legge sulle Unioni Civili che vuole
Decreti salva banche, provvedimenti vergo- gnosi che, se hanno salvato il sedere dei finan- zieri corrotti, hanno lasciato nella miseria migliaia di risparmiatori; la incredibile legge elettorale varata a poche settimane dal voto, il cosiddetto Rosatellum, studiato ad arte per ingarbugliare e vanificare la volontà di un elet- torato in costante diminuzione di partecipazione alle scelte politiche e che detesta i partiti come il diavolo l’acqua santa. Per questa ragione, mentre il PD vede calare vertiginosamente i suoi consensi, mentre la sua costola si arrocca nella formazione di Liberi e Uguali, guidata dal vecchio satrapo Pietro Grasso, un anziano magistrato privo di qualsivoglia capacità dialet- tica e politica, rappresentata da vecchi arnesi come Bersani e D’Alema, buoni per ogni avventura e dalla Boldrini, la più squalificata figura del parlamento, il centrodestra sigla un’alleanza sulla punta delle baionette, tra Berlusconi, ormai fisicamente e mentalmente al capolinea,ansiososolodiritornaresullascena, Fratelli d’Italia, partito che raccoglie il peggior marciume dei riciclati di Alleanza Nazionale e la Lega di Salvini che rinuncia alla sua opposizione radicale ai vincoli dell’Unione Europea e si fa trascinare in un abbraccio che, dopo il recupero effettuato nel suo essersi liberata di Bossi e nell’essersi data una linea nazionale e non più secessionista, rischia di esserle fatale. E questo, mentre anche i Cinque Stelle, nati come movimento di protesta, oltre a mostrare cronica incapacità amministrativa, come dimostrato abbondantemente a Roma e aTorino,scelgonolaviadell’inserimentonel sistema dell’eurozona rinunciando a battaglie importanti come quella per l’uscita dall’euro e sposano i desueti schemi antifascisti mesco- landosi con i talebani resistenzialisti. Quello dell’affrancamento dall’eurozona è il tema cen- trale su cui si gioca il futuro dell’Italia e su questo non ci possono essere giochi di parole o fraintendimenti. La posizione della lista L’Italia agli italiani che comprende Forza Nuova e la Fiamma Tricolore è inequivoca- bile. Solo l’affrancamento dall’Unione Euro- pea, l’uscita dall’euro e il recupero della sovra- nità monetaria che altro non è se non la possibi- lità per il nostro Stato di emettere una propria moneta, unita al ripudio del debito usuraio con- trattodaunmanipoloditraditori,potràpermet- tere il rilancio dell’economia atraverso una
nell’agricoltura (come ha fatto la Polonia), nel turismo che è il grande tesoro del nostro paese. L’Italia manca di adeguateinfrastruttu- re. Strade, autostrade, ponti ecc. sono fati- scenti e vanno ripristinati e restaurati. Ugual- mente l’intero settore dei trasporti va integral- mente ripensato e reso funzionale alle esigenze commerciali. Alcuni settori dove domina la speculazione come quelli delle banche e delle assicurazioni, vanno nazionalizzati, vale a dire controllati dallo Stato all’insegna della giustizia e della trasparenza. Eredi di quelli che vararono la legge quadro sulle banche del 1936, non faremo sconti a nessuno. L’intero sistema paese va sburocratizzato e non a parole. Alcune leggi che hanno consolidato autentici privilegi ingiu- stificati, come quella sull’editoria tanto per fare un esempio, vanno abolite immediatamente. Anche grazie all’introduzione di una sana autarchia e di un protezionismo ragionevolmente programmato, sarà possibile rilanciare la domandaeilconsumointerno,valeadirequello dei prodotti italiani che saranno controllati e pro- tetti nella loro genuinità. Tutta l’agricoltura dovrà essere biologica, la terra dei fuochi dovrà essere risanata completamente e il recupero del territorio egemonizzato dalla criminalità orga- nizzata attraverso leggi davvero speciali, sarà una delle priorità nella nostra politica di gover- no. Anche la politica estera sarà cambiata attraverso la denuncia dei trattati di Maastricht e di Lisbona, attraverso l’uscita dalla NATO, il ritiro dellemissioni dei nostri soldati all’est- ero, nuovi accordi e nuove alleanze strategi- cheecommerciali.Tuttoquestoipartitidelvec- chio sistema, i riciclati attaccati alle poltrone, coloro che amano non il nostro paese ma se stessi e la loro avidità di potere non lo vogliono fare. Pur di rimanere loro a galla sono disposti a fare affondare il nostro Paese, quello per il quale sono morti dal Risorgimento ad oggi migliaia di patrioti. Loro sono i traditori della Patria e come tali vanno apostrofati. Noi invece siamo decisi e determinati. Il vento del nazionalismo soffia in tutto l’Est del vecchio continente. Ungheria, Polonia, Slovacchia, Austria, Repubblica ceca, sono svincolate o si stanno svincolando dall’Unione Europea. Questi Paesi rappresentano la vera Europa e sventolano la bandiera della riscossa e della rinascita. Ora tocca a noi. Ora tocca all’Italia. E’soloquestioneditempoedivolontà.Impor- tante è mettersi senza esitazioni sulla strada giusta.
Per oltre cinquant’anni, a decorrere dall’immediato dopoguerra, il tragico destino di migliaia di cittadini italiani a ridosso di quello che oggi è il Confine Orientale è stato dimenticato. O nascosto.
Poi grazie ad una serie di storici e studiosi coraggiosi, alla caduta del muro di Berlino, all’apertura di diversi Archivi Storici si è potuto far conoscere una pagina drammatica per migliaia di italiani.
Quello che portò alla tragedia delle foibe fu «un odio alimentato dall’ideologia, in questo caso soprattutto dall’ideologia comunista»: questo il giudizio netto di Walter Veltroni, il Presidente Cossiga ha decretato la Foiba di Basovizza come Monumento Nazionale (disse inginocchiato: “Chiedo perdono a questi morti perché sono stati dimenticati dai vivi”), la legge 10/02/04 ha permesso di istituire nel 10 febbraio il cosiddetto “Giorno del Ricordo”, nel 2005 il Presidente Ciampi ha conferito la medaglia d’oro al Merito civile alla memoria di Norma Cossetto, la giovane istriana di ventitrè anni gettata nelle foibe dopo essere stata violentata e orribilmente seviziata dai partigiani di Tito: quindi oggettivamente dopo decenni di colpevole silenzio, tanto si è fatto a livello istituzionale per permettere un’adeguata conoscenza di questa pagina del nostro passato.
Ma cosa successe nel corso e dopo la Secondo Guerra Mondiale in Istria, a Fiume, in Dalmazia? Tito sapeva che per slavizzare terre che da 22 secoli erano sempre state romane, veneziane e italiane occorreva una adeguata pianificazione. Del resto le cifre di inizio secolo parlavano chiaro: nel censimento del 1921 si evidenziava come il 63% degli abitanti dell’Istria fosse di radice italiana, il 24% croata e il 12% slovena, con queste due etnie radicate per lo più all’interno del territorio.
Nel 1914 su 50 comuni dell’Istria 37 erano ad amministrazione italiana e 13 ad amministrazione slava. Appariva chiara quindi la prevalenza dell’elemento italiano in quelle terre, particolarmente diffuso lungo la costa mentre la parte autoctona slovena e croata abitava perlopiù l’entroterra.
Ma i dati che più di altri consentono di comprendere le proporzioni della presenza italiana e del conseguente dell’esodo dopo la Secondo Guerra Mondiale sono proprio i dati forniti da chi parte e lascia le proprie case: da Fiume scapparono in 54.000 su 60.000, da Pola in 32.000 su 34.000, da Zara in 20.000 su 21.000, da Capodistria in 14.000 su 15.000.
Il fine del Maresciallo Tito e del IX Corpus era quello di deitalianizzare Istria, Fiume e Dalmazia, eliminando la popolazione italiana non necessariamente sotto il profilo fisico (tra infoibati, deportati nei campi di sterminio e annegati non si supera le 12.000 unità) ma anche attraverso la costrizione ad abbandonare le proprie case e i propri beni. Con il metodo dell’intimidazione, del terrore ed, efficacissimo, della requisizione di tutti i beni. Già dal 1942 il futuro cosiddetto “boia di Pisino” Ivan Motika
girava l’Istria redigendo elenchi di notabili italiani (commercianti, insegnanti, farmacisti, veterinari, medici condotti e levatrici, vale a dire le figure più visibili delle comunità) da eliminare per consentire la rapida penetrazione nel tessuto sociale dell’elemento slavo-comunista.
Nel 1946, secondo ammissione dello stesso Milovan Gilas, braccio destro di Tito, lui ed Edward Kardelj furono inviati in Istria allo scopo di studiare il modo di subordinare l’elemento italiano ai nuovi padroni: “Nel 1946 io ed Edvard Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana… bisognava indurre gli italiani ad andare via con pressioni di ogni tipo. Cosi fu fatto”. E terrore più incertezza per il futuro costituivano un
Il volantino di lotta studentesca entrato nelle scuole per pretendere il ricordo delle foibe
metodo sbrigativo, sicuro e di facile attuazione. Del resto nella fine aprile- inizio maggio del 1945 Tito entra prima a Trieste e Gorizia che a Lubiana e a Fiume: punta a ovest, tanto sa che la corsa va fatta con gli Alleati per capire chi riesce a piantare per primo la bandiera sui due pregiati obbiettivi italiani.
Nel progetto del maresciallo Tito il Friuli Venezia Giulia doveva essere l’ottava Repubblica Federativa Jugoslava con il confine sul fiume Tagliamento.
Chi ebbe la fortuna di non finire nel profondo di una foiba o in un campo di concentramento da qualche parte nel cuore dell’entroterra slavo prese la via dell’esilio in quella che rappresenta da un lato una scelta di libertà e di vita ma dall’altro un inequivocabile italianissimo gesto d’amore per la Patria. Se ne andarono in 350.000, dal 1943 ai primi anni Sessanta, di cui ben 201.440 regolarmente censiti con documentazione depositata presso l’Archivio di Stato a Roma. Molti non
figurarono perché fuggiti senza lasciare tracce ed emigrati nelle lontane Americhe o in Australia, oppure perché esodati dopo il 1958 data ultima dei censimenti ufficiali. Forse solo il Papa Paolo VI comprese le proporzioni e il reale dramma dell’esodo quando riconobbe “l’angoscia del dramma dei profughi giuliani e la grandezza lirica del loro esodo”. Un’egregia, rapida, vincente opera di deitalianizzazione per giunta coperta dalla situazione internazionale creatasi che costringeva gli Alleati a reggere il gioco alla Jugoslavia allora ancora sotto la grande ala protettiva di Stalin.
Eppure i vertici degli Alleati erano al corrente di tutto quello che stava accadendo: dall’esodo di massa agli infoibamenti.
Esiste la riprova in una lettera di Churcill a Stalin, datata 23 giugno 1945, in cui si parla di “grandi crudeltà che gli jugoslavi hanno inferto agli italiani in questa parte del mondo”.
Non potevano ignorarlo nemmeno i Presidenti della Repubblica Italiana Luigi Einaudi e Gio- vanni Gronchi che firmarono un documento di Stato dove, nella primavera del 1945 si afferma che “Trieste è stata nuovamente sottoposta ad una durissima occupazione straniera e subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe, non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria”.
E lo conoscevano ancor meglio i carnefici slavi che lo sbandieravano pubblicamente sulle pagine del quotidiano Primorski Dnevnik del 5 agosto 1945 dove si legge: “Sulla terra che ha sofferto per 25 anni il terrore snazionalizzatore italo-fascista si è combattuto per anni contro i nazi-fasci- sti assieme ad onesti italiani ed antifascisti, non è questa la prima e nemmeno l’unica grotta dove si polverizzano le ossa dei criminali italiani e tede- schi e di quelli che si sono opposti”.
In questa cornice si è inserito il dramma delle foibe vero e proprio dove le cavità carsiche rappresentavano il metodo più efficace e sicuro di eliminazione di scomodi italiani perché oppositori del disegno titino dell’annessione: essendo la foiba una voragine profonda un centinaio di metri in mezzo al bosco nell’entroterra istriano, nei sanguinari pensieri dei carnefici rappresentava una tomba grande, nascosta e capace di inghiottire e far sparire qualunque tipo di prova. Si è stimato che nella foiba di Basovizza abbiano trovato la fine 2.000 uomini, quella di Monrupino ha inghiottito altrettante persone, in quella di Vines dove sono stati trovati i resti di 115 italiani con le mani legate a grosse pietre, quella detta dei “Colombi” ha fatto mergere 146 persone evirate prima di esservi gettate, quella di Drenchia ricca di 52 corpi di donne, ragazzi e partigiani della Osoppo, quella dell’ “abisso di Semich” contenente 90 corpi con evidenti segni di sevizie: nient’altro che vere e proprie fosse comuni. Su questi avvenimenti tragici per cinquant’anni è calato solo un’impenetrabile silenzio. Pagine di storia strappate. Strappate dalla memoria storica della coscienza popolare e anche dai libri di scolastici di intere generazioni che sono cresciute ignorando ciò che era successo sul Confine Orientale.

PROGRAMMA ELETTORALE “ITALIA AGLI ITALIANI”
PROVVEDIMENTI URGENTI E PRIORITARI
La coalizione di forze politiche e sociali che compone il blocco politico “Italia agli italiani” identifica tra le diverse tematiche alcune vere e proprie urgenze prioritarie per la sopravvivenza stessa del nostro popolo: Resistenza Nazionale contro l’invasione in corso, Diritti Sociali reali invece degli ipocriti “diritti civili”, Sovranità Monetaria contro il potere finanziario internazionale e Rivoluzione Demografica contro la sostituzione.
RESISTENZA NAZIONALE
Dove c’è la volontà politica di impedire l’invasione di massa del proprio territorio, l’invasione non si verifica, come dimostrano Polonia e Ungheria. In Italia è urgentissimo impedire anche la più remota ipotesi di Ius Soli, impedire la costruzione di nuove moschee così come l’assegnazione di case e posti di lavoro agli immigrati quando ancora mancano per tanti italiani, rifiutare ogni influenza giuridico-culturale derivante dalla sharia, bloccare ogni tipo di invasione e avviare in modo celere e ordinato, un umano rimpatrio delle masse extracomunitarie e islamiche verso i paesi d’origine cominciando dagli irregolari, da quelli che si sono resi responsabili di reati e di propaganda islamista. Ogni influenza culturale incompatibile con la tradizione europea che è greco-romana e cristiana, va rifiutata. I flussi migratori non vanno semplicemente gestiti: vanno bloccati e invertiti.
Le leggi attuali sull’accoglienza e l’asilo politico vanno riviste drasticamente in senso restrittivo. Nessun extraeuropeo ha il diritto di entrare nel nostro territorio senza motivo e permesso preventivo. I clandestini giunti in Italia vanno riportati tutti in centri in Libia. Le concessioni della cittadinanza e i ricongiungimenti familiari dal 1996 in poi vanno revocati e il matrimonio con un italiano cessa di dare diritto alla cittadinanza. La residenza non può essere concessa se non dopo 20 anni di versamenti pensionistici senza interruzione.
DIRITTI SOCIALI, CASA E LAVORO
Noi vogliamo uno Stato che sia “padre” e non patrigno o padrino del suo popolo. Tutte le risorse oggi bruciate a favore degli invasori extracomunitari e della costruzione di moschee vanno immediatamente reindirizzate verso le nostre classi popolari con la creazione di un ente statale totalmente pubblico che garantisca a ogni famiglia italiana il diritto alla casa, riconosciuto come primario e fondamentale. Chiediamo la edificazione di nuovi quartieri a misura d’uomo (costruzioni con fondi pubblici, case rivendute a prezzo di costo, spazi e
verde a misura di famiglie, bioarchitettura tradizionale e bassa densità abitativa) e l’istituzione del Mutuo Popolare, senza banche, interessi e usura. In attesa dell’istituzione del Mutuo Popolare chiediamo il blocco immediato di tutti gli sfratti a danno di italiani e una sanatoria generale degli italiani “senza titolo” che abitano in case di proprietà pubblica.
L’attuale politica razzista a danno degli italiani e a favore degli extracomunitari deve terminare immediatamente. Chiediamo la cancellazione delle leggi antisociali come il jobs act e la riforma Fornero, l’aumento delle pensioni minime e l’abbassamento delle tasse che congelano la nostra economia. il ripristino dell’originario articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e il ripristino delle garanzie a tutela dei lavoratori, la nazionalizza- zione di tutte le imprese strategiche, il ripristino della separazione tra banche di risparmio e banche d’affari, l’applicazione dell’art. 46 della Costituzione che prevede la cogestione delle aziende e l’introduzione della partecipazione agli utili da parte dei lavoratori. Una delle due camere deve divenire una rappresentanza delle categorie del lavoro.
SOVRANITA’ NAZIONALE – ITALEXIT
Un popolo non può essere libero se non ha sovranità. Non accettiamo che il nostro destino sia deciso da organismi burocratici non eletti e da banche internazionali che sfruttano i popoli. Noi esigiamo il ripudio di tutti i debiti da usura verso le banche centrali, la creazione di una Moneta di Popolo, dichiarata proprietà dei cittadini che non viene prestata e quindi non crea debito o inflazione e la nazionalizzazione della Banca d’Italia. Noi invochiamo il ritorno in mani italiane di aziende storiche svendute a stranieri, una politica contraria alle delocalizzazioni e che favorisca il ritorno in Italia delle aziende già delocalizzate. Noi auspichiamo un rilancio dell’IRI che possa ridare slancio a tutta l’economia italiana.
Noi affermiamo il diritto degli italiani alla legittima autodifesa organizzata sia a livello
familiare che di quartiere. Tutti i cittadini incensurati e in possesso di requisiti psicofisici
possono detenere un’arma e hanno il diritto di difendere la casa e la famiglia, donne e
anziani hanno diritto a possedere mezzi di difesa alternativi e deve essere concesso il porto d’armi a tutte le categorie giudicate “a rischio”: commercianti, farmacisti, avvocati, imprenditori agricoli e residenti in campagna.
Il nostro popolo deve essere padrone della sua moneta, della sua casa, della sua sicurezza e delle sue strade o non sarà mai libero! Noi esigiamo l’uscita dell’Italia da UE, EURO e NATO e l’affermazione di una politica di amicizia e collaborazione con la Russia.
RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA
Tutti i capitali oggi spesi a favore di coppie gay, propaganda gender, manipolazioni genetiche e aborto, vanno urgentemente reindirizzati per finanziare le giovani coppie appena sposate e le famiglie più numerose. Le attuali leggi abortiste vanno abrogate immediatamente. Chiediamo l’introduzione di un Reddito alle Madri, una riduzione progressiva delle tasse alle famiglie che crescono con l’aumento dei figli, una vera e propria politica statale di investimento sui figli, futuro del nostro popolo e sulla famiglia naturale, cellula base della società. Le famiglie più numerose vanno sostenute e finanziate come vere e proprie imprese che producono capitale umano per il nostro popolo. Chiediamo l’introduzione a certe condizioni, della Proprietà Familiare, inalienabile, indivisibile e non tassabile. I giovani devono essere educati e incoraggiati a creare famiglie naturali e numerose senza le quali il nostro popolo non ha futuro. In particolare chiediamo il sostegno alla maternità fino alla maggiore età del figlio, bonus per la nascita di figli di entrambi genitori italiani, asili nido gratuiti per madri a basso reddito, la concessione di libri e materiale didattico gratuiti agli studenti della scuola dell’obbligo. Ogni propaganda gender nelle scuole deve cessare immediatamente.

1795.- KATAINEN: QUALUNQUE GOVERNO IN ITALIA DOVRÀ RISPETTARE LE REGOLE UE. L’ENNESIMA INTERFERENZA DELL’UE NEL PROCESSO DEMOCRATICO DEL NOSTRO PAESE. ECCO LA RISPOSTA DI BECCHI E PALMA

Non ne veniamo fuori. Siamo avvolti dalle spire del serpente che stringe la presa e i ruggiti sono sempre più fievoli e, forse, più inutili. Forse, perché Matteo Salvini sta giocando le sue e le nostre ultime carte: O la va, o la spacca! Vero è che, a Bruxelles, fallito anche il direttorio Francia-Germania, non si sa come fare per dominare le nazioni europee sotto una unica governance. Per loro, rappresentiamo un’incognita. Gli italiani non sono europeisti a parole, come francesi e tedeschi. Non si cede la propria sovranità senza ottenere una più grande sovranità. Vogliamo bilancio, debito pubblico, politica estera, difesa in comune. Non è troppo perché è conditio sine qua non. Vogliamo e possiamo ottenerli, paradossalmente, con l’ITALEXIT. Grazie Matteo. Mostraci le palle!

Da Stopeuro: Se non bastavano i “paletti” messi dal presidente Mattarella sulla formazione del nuovo governo, arrivano i chiari segnali che la Commissione Europea si appresta a dettare le regole al Nuovo Governo, qualunque esso sia .Quelli che hanno lanciato oggi moniti ed avvertimenti all’Italia sono stati tre personaggi della Commissione, in tre, come i tre porcellini: Valdis Dombrovskis, Dimitris Avramopoulos e Jyrki Katainen, rispettivamente vicepresidente della Commissione Ue, Commissario Europeo alla Migrazione e vicepresidente della Commissione Europea per il Lavoro.

Primo avvertimento da Timmy Dombrovskis: «È chiaro che l’approccio alla formazione del nuovo Governo e l’approccio rispetto alla stabilità finanziaria deve essere quello di rimanere nel corso attuale, riducendo gradualmente il deficit e riducendo gradualmente il debito pubblico».
Si capisce quindi che la Commissione vigila sul mantenimento dei vincoli di bilancio (il 3%) e sulla riduzione della spesa pubblica con buona pace di spese sociali, reddito di cittadinanza o Flat Tax.

Secondo avvertimento arrivato dall’altro commissario, il greco Avramopoulos : «Speriamo che col nuovo governo in Italia non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria».
Come dire: dovete continuare ad essere l’approdo preferito di masse di migranti africani e consentire lo sviluppo del business delle ONG, egli scafisti, delle mafie e delle Coop, che così state andando bene.

Arriva poi l’altro del trio, il finlandese Katainen: “La Commissione è guardiano dei trattati e tutte le regole del Patto di Stabilità e Crescita si applicano all’Italia”. Ma quale crescita? Ci avete, ci siamo e ci stiamo impoverendo! Tradotto a chi non ha dimestichezza con questi temi: “CI STANNO SCAVANDO LA FOSSA!”

Certamente ,come no, l’Unione Europea frana tutte le parti con la Germania che va per conto suo, acquisendo giganteschi surplus di bilancio a spese degli altri membri dell’Unione, in violazione delle norme europee, la Francia si atteggia per acquisire le maggiori imprese italiane e mette il blocco alle operazioni da realizzare in casa propria, i paesi dell’Est contestano tutto e mandano a quel paese le politiche migratorie, soltanto l’Italia dovrebbe rimanere quieta ed ossequiosa, come ai tempi di Renzi, ad obbedire e sottostare a tutte le regole europee che hanno prodotto il salasso economico, l’invasione migratoria con i suoi costi insostenibili e l’impoverimento generale del paese.
Non è difficile capire che non si può semplicemente derogare alle regole ma al contrario occorre partire dal monte e rivedere tutti i trattati penalizzanti per l’Italia che la classe politica, con in testa il prof. Monti, il PD e la sua corte dei miracoli, ha sottoscritto per sottomettere il paese ai diktat dell’oligarchia europea e ai potentati finanziari, dal trattato di Mastricht a quello di Dublino, al vincolo di bilancio ed agli altri accordi fatti contro l’interesse nazionale dell’Italia.

18523_731x0_w_10226a49415a2d6f7f139ebfb063d044

“Tutte le regole del Patto di Stabilità e di Crescita si applicano a tutti i paesi, e non ho sentito nessuno Stato membro, né la Commissione, che voglia fare eccezioni su questo riguardo ad alcuno Stato membro”. Lo ha detto oggi a Bruxelles il vicepresidente della Commissione euroepa Jyrki Katainen, risponendo a una domanda durante una conferenza stampa.

“La Commissione, naturalmente, non vuole interferire nelle discussioni in corso attualmente sul governo in Italia, ma noi ci apettiamo di collaborare molto strettamente con un governo stabile, qualunque sia”, ha esordito Katainen, avvertendo poi che “la Commissione è guardiana dei trattati e deve essere sicura che tutti capiscano i loro impegni; e abbiamo tutte le ragioni di credere – ha osservato – che l’Italia continuerà a rispettare i suoi impegni di bilancio ed economici anche in futuro”.

A dirlo, ha continuato Katainen, “non siamo solo noi della Commissione: alla fine, le decisioni sul Patto di Stabilità sono prese dagli Stati membri in Consiglio Ue, e non vedo nessun segno riguardo a degli Stati membri che vogliano cambiarle a breve termine o concedere eccezioni ad alcun paese”, ha concluso.(askanews)

Quindi, tradotto da noi: Della volontà del corpo elettorale, delle speranze degli italiani di tornare a lavorare, della nostra identità minacciata da un’invasione selvaggia, non se ne deve neppure parlare.

32547789_868591653325201_4523258062051475456_n

L’Unione europea entra a gamba tesa nella fase più delicata della formazione del governo italiano e ne detta le linee guida. Burocrati non eletti, sganciati da qualsiasi collegamento coi popoli e col principio democratico, hanno nuovamente espresso gli ennesimi diktat ai quali pretendono che l’Italia si adegui. Questa volta c’è stata addirittura una doppietta.

Da un lato il commissario europeo alla migrazione Dimitris Avramopoulos – forse “preoccupato” dalla schiettezza di Salvini nelle dichiarazioni di ieri dal Quirinale – che ha sentenziato “non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria”, mentre dall’altro il vicepresidente Ue Katainen che ha ci ha ammoniti sul rispetto rigoroso del patto di stabilità: “l’approccio alla stabilità finanziaria deve essere quello di rimanere nel corso attuale”.

Tradotto in volgare ci sta dicendo che, perché l’euro continui a vivere, l’eurozona ha bisogno che l’Italia continui ad accogliere migranti economici, cioè funzionali ad abbassare i salari, e tenga i conti in ordine per non sbizzarrire i mercati ed evitare quindi l’impennata dei tassi di interesse sui Titoli di Stato. L’Ue è tiranna e lo sapevamo, ma ora si permette pure di impartire raccomandazioni durante la formazione di un governo a seguito di libere e democratiche elezioni.
L’Italia soffre più di altri Paesi le folli e stringenti regole di bilancio imposte dall’Ue, oltre ad essere il Paese più colpito dal fenomeno migratorio, ma a Bruxelles interessa soltanto la tutela del capitale internazionale, fottendosene altamente dei diritti fondamentali e dell’interesse nazionale. Per i burocrati dell’Unione la nostra Costituzione – e i principi in essa sanciti – sono solo carta straccia. Ecco perché, come un’onda inarrestabile, sta avanzando un sano sovranismo, un patriottismo costituzionale che ormai ha acceso i cuori della maggioranza degli italiani. Bene ha fatto Salvini a rispondere duramente alle interferenze di Avramopoulos e di Katainen, e altrettanto bene ha fatto Di Maio nell’etichettarli come “eurocrati”.

Se continuiamo di questo passo la sovranità popolare e il principio democratico scompariranno per mano della tirannica sovrastruttura europea. La lotta per la Libertà non può e non deve incontrare freni, né impedimenti. Occorre sconfiggere il mostro prima che sia lui a divorare noi.

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA

88F8B75D-E818-4C92-A0DF-E0ED6A8EC166

PER SALVINI È L’ORA DI ATTUARE IL VECCHIO SLOGAN DELLA LEGA: “PADRONI A CASA NOSTRA E SVENTOLARLO IN FACCIA AI COMMISSARI EUROPEI”

Fedriga-e-Salvini
da STOEURO

La politica degli slogans non basta più e lo slogan del “padroni a casa nostra” che piaceva tanto alla Lega va messo in pratica con i fatti e questo significa fare delle scelte anche difficili, come quella di mettere in questione i trattati. Come anche occorre abolire le sanzioni alla Russia che hanno prodotto un danno di miliardi all’economia italiana e servono soltanto a creare tensione e guerra fredda con la Russia di Putin, partner naturale dell’Europa con cui occorre riprendere una cooperazione a tutto campo nell’interesse dell’Italia e dell’Europa.

Senza contare la vecchia storia dell’appartenenza alla NATO che è ormai intimamente legata con la UE che risulta soltanto foriera di guai per il paese, come si è dimostrato con l’operazione fatta in Libia che ha aperto il vaso di Pandora dell’immigrazione di massa incontrollata e delle infiltrazioni terroristiche. La NATO non ci difende dal vero pericolo che è quello di essere coinvolti in una guerra contro la Russia e contro l’Iran che non è assolutamente nell’interesse nazionale del paese. Se le facciano loro le guerre che tanto gli piacciono: Trump , Netanyahu e la loro compagnia di giro con i i monarchi sauditi, nuovi partner inseparabili di Washington e di Tel Aviv.

In questa fase si stanno prospettando forti rischi di guerra sull’orizzonte internazionale e tutto può essere conveniente per l’Italia meno che farsi trascinare in un’altra guerra condotta dagli USA nella loro strategia del caos e di destabilizzazione.

Pertanto una presa di distanza, come minimo, non guasterebbe a meno che qualcuno pensi che sia un bene mandare i nostri miltari a morire per l’Ucraina, il peggiore stato canaglia creato da Washington in Europa che fa il paio con il Kosowo, altro paese divenuto ricettacolo di terrorismo islamista e cartelli del traffico di droga. Tutti “capolavori” creati dagli interventi a gamba tesa fatti dai nostri alleati guerrafondai di Washington.

DdTGuDPWsAAqPMw

Ed ecco REPUBBLICA e i traditori del popolo italiano.

Ecco, se volete avere un’idea di quanto @repubblica disprezzi la democrazia, la Costituzione e i cittadini italiani leggete questo manifesto dell’odio.

DdS68P9WkAABWbe

1721.- Le querele di Forza Nuova e Roberto Fiore contro le fake news di Espresso/Repubblica

Tommaso-Golini-Forza-Nuova-comizio-piazza-Cesare-Battisti-Roberto-Fiore-15-1000x500

Questa non è democrazia.
Il gruppo Espresso ha violato impunemente, sistematicamente e più volte la recente campagna elettorale con le sue troppe testate. Dico “troppe” perché in una democrazia non sembra ammissibile che un cittadino singolo o un gruppo privato possano detenere la proprietà o il dominio di più testate o canali di informazione. In particolare, Carlo De Benedetti, che con artifizi societari ha preso, intascato, non ha restituito – ditelo come vi piace – somme molto importanti al Monte dei Paschi di Siena (per citare l’ultima sua impresa); che, tramite le indiscrezioni soffiate da Renzi sulle norme bancarie in fieri, ha realizzato guadagni da verificare penalmente, ha utilizzato il sempre nostro denaro per attaccare e per vanificare la campagna elettorale di L’Italia agli Italiani. L’Associazione Ordine Futuro, opportunamente, ha pubblicato le querele del segretario Roberto Fiore contro le maldicenze gratuite, le accuse diffamatorie del gruppo Espresso, tese a escludere dalla competizione elettorale una lista regolarmente iscrittavi e i suoi candidati. Altre querele, infatti, sono state presentate contro le testate del gruppo che hanno sistematicamente (quindi, non per caso) omesso di citare quella lista negli elenchi complessivi pubblicati. L’insieme di questi – a mio avviso – reati è stato possibile appellandosi a un fantasioso e strumentale antifascismo e grazie all’appoggio ricevuto dai presidenti emeriti del Senato e della Camera, dal partito della CGIL, da quella culla dell’odio chiamata ANPI e dai Comitati per il No, sopravvissuti con chiaro intento politico al referendum costituzionale, se di politica sono capaci. Vi lascio alla lettura di Ordine Futuro, che ho voluto divulgare attraverso il sito .
Mario Donnini

26166242_2185604411457065_8714167295771838804_n

POLITICA
di Redazione ORDINE FUTURO 21/03/2018

Tutte le accuse contro Forza Nuova e il suo Segretario nazionale, spacciate da Repubblica e L’Espresso come frutto di chissà quali strabilianti inchieste giornalistiche, sono assolutamente false e volutamente infamanti. Come preannunciato, Forza Nuova ha avviato una dura campagna legale contro ogni diffamazione ai suoi danni, al gruppo Espresso/Repubblica l’onore di essere il primo obiettivo: il “diritto di cronaca” non sussiste se serve a propalare volgari menzogne.
Dalle falsità su Bologna a quelle sui legami con i Servizi britannici per finire con le bugie sugli inesistenti Bangla Tour, ecco a voi il testo integrale di quella che potremmo definire la madre di tutte le querele; buona lettura ad amici e nemici.
PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO

IL TRIBUNALE DI ROMA

Atto di querela

Il sottoscritto Roberto FIORE, nato a Roma il 15/4/59 e qui residente in Via Cadlolo 90, in proprio e nella qualità di legale rappresentante del movimento politico FORZA NUOVA, espone quanto segue:

– Il 17/12/2017 il settimanale L’Espresso pubblicava una lunga inchiesta, dal titolo: ”TUTTI I MISTERI DEL FIORE NERO”, a firma di Paolo BIONDANI, Giovanni TIZIAN e Stefano VERGINE; contemporaneamente veniva pubblicato lo stesso articolo, a cura dei medesimi giornalisti, ma con differente grafica, sull’edizione on line sia il 17/12 che il 20/12 (v. all. 1,2,3).

Il lungo articolo, composto di ben 4 pagine, conteneva una serie di affermazioni e notizie che si cercherà qui di sintetizzare.

L’articolo era corredato da alcuni “sottotitoli” in carattere grande e colore rosso, tra i quali “Storia segreta del capo di Forza Nuova. Tra servizi, delinquenza e un oscuro impero economico”, “Condannato per eversione è fuggito in Inghilterra. Dove ha trovato la protezione dei servizi segreti britannici”, “in cinque anni per Forza Nuova 240 denunce per violenze. In media fanno quattro raid al mese. Uno a settimana”.

– Nell’incipit dell’articolo, corredato da una mia foto, mi si definiva “terrorista nero che è riuscito a restare impunito” e si affermava che, condannato per associazione sovversiva e banda armata, “avrei dovuto scontare almeno 5 anni e mezzo di reclusione”.

– Al mio rientro in Italia nel 1999 sarei tornato ricco e pronto a guidare un nuovo movimento politico, Forza Nuova, “neofascista, razzista e pieno di criminali violenti: la prima fucina della delinquenza politica di oggi”.

L’articolo fa poi riferimento agli attacchi e alle “minacce” che Forza Nuova avrebbe indirizzato a Repubblica, spiegando che la loro origine può essere ricercata nel mio passato, che procede a ricostruire partendo dalla mia fuga all’estero nel 1980, inseguito dal mandato di cattura per Terza Posizione, “il gruppo armato che ha allevato una legione di terroristi neri, poi confluiti nei NAR” e riferisce che nel 1982 un giudice britannico respinse l’istanza di estradizione ai miei danni, così che io e Massimo Morsello restammo liberi in Inghilterra benchè condannati in tutti i gradi di giudizio.

L’intreccio tra Terza Posizione e i NAR sarebbe stato molto stretto, poiché Fioravanti e Mambro vennero condannati per l’omicidio di Francesco Mangiameli, dirigente di TP ammazzato perché “era uno dei pochi a conoscere la verità su Bologna”. In relazione a tale fatto, il col. Spiazzi aveva lanciato l’ allarme con un’intervista all’Espresso resa pochi giorni prima della strage. La Cassazione, nella sentenza definitiva sulla strage, argomenterà che io e gli altri dirigenti di Terza Posizione fuggimmo per non fare la stessa fine di Mangiameli: eppure – commenta l’articolo – “in tutti questi anni non hanno mai rivelato e tantomeno confessato nulla. Silenzio totale, perfino sui responsabili della carneficina nera alla stazione di Bologna”.

– L’articolo prosegue facendo, ancora una volta, riferimento agli appoggi importanti e misteriosi di cui io e Morsello avremmo goduto in Inghilterra, specificatamente da parte dei servizi segreti inglesi (MI6), sospetto da me sempre respinto, ma “confermato nero su bianco da un rapporto firmato nel 1991 dalla commissione d’inchiesta del parlamento europeo su razzismo e xenofobia. Accuse poi rilanciate in Italia da due importanti esponenti di AN, Enzo Fragalà e Alfredo Mantica… Il presidente della commissione stragi, nell’audizione del 2000, mette a verbale una domanda esplicita: ‘Ritiene che Fiore e Morsello fossero agenti del servizio inglese?’ E Fragalà risponde:’Non ritengo, c’è scritto, è un dato obbiettivo mai smentito da nessuno…’. Oggi Fragalà non può più cercare la verità su Fiore: è stato ucciso nel 2010 a Palermo. Per i Pm Fragalà è stato ucciso da Cosa Nostra perché aveva convinto alcuni clienti a collaborare…”.

– Detto questo, l’Espresso ribadisce che al rientro in Italia ero ricco, non avevo mai dovuto pentirmi del mio curriculum di terrorista e, durante la latitanza, avevo stretto rapporti con leader razzisti e neonazisti, servizi segreti e finanziatori rimasti nell’ombra.

Dopo alcuni accenni alla mia vita privata, riferisce che fondai Forza Nuova nel 1997, ma già nel 1999 il capo dell’antiterrorismo Ansoino Andreassi, sentito in Parlamento, mi accusò “di far parte di una rete internazionale di finanziatori di naziskin. Fiore smentisce e querela, ma non intimidisce il prefetto. Un poliziotto molto esperto, il primo a capire la nuova strategia del terrorista mai pentito: non sporcarsi le mani, non farsi invischiare nelle azioni violente dei giovani di Forza Nuova…”.

– L’Espresso descrive poi la “strategia del doppio binario” (facciata legale, comportamenti illegali) e riferisce dei risultati elettorali di Forza Nuova, in forza dei quali entrai al Parlamento Europeo nel 2008 subentrando all’on. Mussolini, concludendo: ”E fuori dai palazzi, intanto, la base di Forza Nuova scatena un’escalation di violenze”.

“L’osservatorio democratico sulle nuove destre ha schedato una serie di reati impressionante. Nell’aprile 1999 a Roma vengono rinviati a giudizio 25 naziskin per violenze, minacce e istigazione all’odio razziale… Il presunto capo cellula è il responsabile di Forza Nuova a Milano. Lo stesso Fiore viene inquisito come finanziatore dei neonazisti. Ma tutte le accuse restano coperte dalla prescrizione. Nel dicembre 2000 il neo-fascista Andrea Insabato resta ferito mentre fa esplodere una bomba all’ingresso del Manifesto… ‘Sono un suo amico’, è costretto a dichiarare Fiore a caldo, ‘ma con Forza Nuova non c’entra nulla’… negli stessi mesi a Padova un gruppo di neofascisti finisce in cella dopo un grosso sequestro di armi ed esplosivi: tra gli arrestati c’è un candidato di Forza Nuova alle comunali…”

L’elenco “impressionante” di reati prosegue con la contestazione violenta ad Adel Smith a Verona, l’arresto di un tale Acquaviva, già candidato di FN a Siracusa e di alcuni atti-visti a Bari e Rimini per violenze contro avversari politici e di tali Rufino e Marion (già soci di Easy London, associata alla mia impresa di Londra) per detenzione di armi, per finire a tempi recenti, quando “crescono soprattutto le violenze contro gli immigrati. Un esempio recente è l’inchiesta dei Ros denominata ‘Banglatour’ avviata dopo che 80 immigrati bengalesi erano finiti al pronto soccorso per essere stati pestati. Secondo l’accusa i raid partivano da due sedi di Forza Nuova a Roma, dove i minorenni venivano addestrati a usare coltelli e spranghe… Secondo l’Osservatorio le vittime sono stranieri, poveri, giovani di sinistra, gay e medici… Le uniche cifre ufficiali su Forza Nuova sono state fornite due anni fa dal Ministero dell’Interno: in 65 mesi, ben 240 denunce e 10 arre-sti. Quattro raid al mese, un attacco neofascista a settimana.”

L’articolo dell’Espresso prosegue con elucubrazioni relative alle mie presunte fortune accumulate all’estero (se avessero specificato dove, ne sarei stato grato) e ai legami di un trust inglese con alcune piccole società di cui sono soci membri della mia famiglia, una delle quali è accusata di avere rapporti, non con la mafia o la Spectre, ma addirittura con la Western Union, la principale multinazionale nei servizi postali e di trasferimento valuta…

Ma questa parte dell’articolo, non riferendosi al cotè politico mio e di Forza Nuova, pur rivelando spunti umoristici, è per me di scarso interesse, per cui non mi ci soffermo, riservandomi di approfondirla in altra sede.

L’inchiesta dell’Espresso è, a mia memoria, il massimo concentrato di notizie false, diffamatorie e fuorvianti che abbia avuto modo di leggere, con il grave difetto di rimasticare “notizie” provenienti da fonti del tutto squalificate e inattendibili senza la benché minima verifica o, peggio, di riproporre notizie già giudizialmente accertate come false e diffamatorie. E’ paradossale che tra tali false notizie ve ne siano addirittura alcune per le quali L’Espresso e la consorella Repubblica sono già stati condannati in sede penale e civile.

Prima di passare alla puntuale contestazione e allo smascheramento delle falsità, osservo che l’articolo in oggetto costituisce la spiegazione logica della manifestazione di protesta ( definita dai media “assalto e raid”, ma in realtà assolutamente pacifica e non violenta) messa in atto da Forza Nuova davanti alla sede di Repubblica tre mesi fa: l’accusa al gruppo Espresso era di aver dato vita a una campagna di stampa e di istigazione all’odio contro Forza Nuova basata su “fake news”. Che le news su di noi siano false non lo dico io, ma la Magistratura, visto che nei confronti di Repubblica e dell’Espresso sono state emesse ben 12 sentenze di condanna da parte del Tribunale e della Corte d’Appello di Roma, per finire alla Corte di Cassazione.

Passerò ora all’esame delle varie false notizie:

1) IL COLLEGAMENTO CON LA STRAGE DI BOLOGNA. Ben 6 sentenze della Cassazione, oltre a una dozzina dei Giudici di merito, hanno stabilito la natura falsa e diffamatoria di ogni e qualsiasi accostamento della mia persona con la strage di Bologna.

Ricordo qui per l’ennesima volta che al processo per la strage io fui parte civile come vittima del delitto di calunnia, commesso dai vertici deviati dei servizi segreti (italiani), nelle persone di Gelli, Pazienza, Musumeci e Belmonte, tutti con-dannati a 10 anni con sentenza della Corte d’Assise dell’11 luglio 1988, condanna poi confermata in tutti i successivi gradi. La sentenza della Corte d’Assise di Bologna, in merito così si esprimeva: ”La diacronica ricostruzione dei fatti…fa emergere una macchinazione sconvolgente che ha obiettivamente depistato le indagini sulla strage. Sgomenta che apparati dello Stato, sia pure deviati, abbiano potuto così agire, non solo in violazione della legge, ma con disprezzo della memoria di tante vittime innocenti… La cosiddetta ‘Operazione terrore sui treni’ non è che un capitolo delle molteplici manovre poste in essere da spezzoni deviati degli apparati di sicurezza a copertura dei reali autori dell’attentato del 2 agosto 1980”.

Sostenere che una vittima di calunnia abbia potuto avere qual-cosa da rivelare, o addirittura da confessare, in merito alla strage è una vera infamia, che non può essere spiegata solo con la colpevole ignoranza dei fatti storici da parte dei tre giornalisti.

Come dicevo, le sentenze 32022/06, 25561/08, 31610/08, 8399/14 della 5° Sez. Penale della Cassazione hanno affermato la natura diffamatoria dell’accostamento della mia persona alla strage. La sent. 42020/2012, sul ricorso di E. Mauro e G.M. Bellu così testualmente affermava:” La notizia vera della condanna per associazione sovversiva è presentata come pronunciata nel processo per la strage di Bologna, quindi con un indimostrato collegamento con un fatto di straordinaria crudeltà, spregevole disumanità e assurda ferocia, rispetto al quale Fiore è risultato del tutto estraneo, sul piano storico e sul piano investigativo” (v. all.4).

Con quali argomenti questi signori si permettono ancora, dopo 30 anni dalla prima sentenza, di rimestare nel torbido e gettare palate di fango su di me, prendendo due righe della sentenza della Cassazione senza nemmeno capirne il significato??

Significato che sarebbe chiaro leggendo soltanto poche righe del documento “L’eversione di destra a Roma dal ’77 ad oggi”, pubblicato nel 1983 sulla Rivista organo di Magistratura Democratica, ad opera dei 5 Pm che seguirono tutte le indagini, nel quale si legge che l’accusa verso di me di essere fuggito con le armi e la cassa di TP e di aver strumentalizzato lo spontaneismo furono le motivazioni dell’omicidio Mangiameli, eseguito dai fratelli Fioravanti e da Vale. Concludono i PM: “ Risulterà in seguito la sostanziale falsità delle accuse mosse al Fiore, ma il senso dello scontro sembra riconducibile alla frattura tra i “politici” come Fiore e Mangiameli e i “militari” come Fioravanti e Vale. Dopo di ciò Fiore (ricercato da Fioravanti e Vale che intendevano completare l’eliminazione fisica dei dirigenti di Terza Posizione) fuggirà all’estero…” (v. all.5).

Quanto al geniale collegamento con l’intervista di Amos Spiazzi, i giovani giornalisti non sanno che Amos Spiazzi, definito dal Giudice Guido Salvini (forse il massimo esperto di terrorismo) “golpista e colluso con le trame nere di Ordine Nuovo”, fu sentito come testimone dalla Corte d’Assise di Roma proprio sulla circostanza dell’incontro con “Ciccio” e fu messo alla porta dal Presidente quando dalla sua descrizione dell’uomo, comparata con una foto di Mangiameli, apparve chiaro che non l’aveva mai incontrato.

Ma per infangare Roberto Fiore non vale la pena di fare un po’ di giornalismo investigativo…

2) IL COLLEGAMENTO CON I SERVIZI SEGRETI INGLESI E LE PROTEZIONI A LONDRA.

Nei numeri del 17-20/12/2017, L’Espresso e l’Espresso.it pubblicano per l’ennesima volta la “notizia”, già pubblicata da altre testate negli ultimi 20 anni, che io sarei stato protetto e coperto dai Servizi Segreti inglesi dell’MI6 durante la mia quasi ventennale permanenza a Londra.

Come prova di tale “scoop”, l’articolo porta un rapporto del 1991 della Commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo, che apoditticamente mi indicava come collegato a tali Servizi Segreti. Riferisce anche che tale tesi avrebbe trovato conferma negli atti della Commissione Stragi che, nel gennaio 2000, aveva ascoltato sul tema l’on. Fragalà (autore di un piccolo dossier in merito) e il Prefetto Andreassi, allora capo dell’Ucigos. Gli autori dell’articolo, che evidentemente non hanno letto gli atti, concludono che Andreassi aveva avallato la notizia e Fragalà l’aveva confermata in base a documenti certi.

In realtà le cose andarono in ben altro modo: Fragalà basava il suo intervento esclusivamente sul rapporto del Parlamento Europeo e, intervistato dal Corriere della Sera il 9/1/2000, affermava:” Va ridimensionata tutta la vicenda Forza Nuova. Quello che c’è scritto nel dossier non è altro che una scopiazzatura di alcuni giornali inglesi che, a loro volta, hanno ripreso spezzoni di altri dossier elaborati dai servizi segreti inglesi. Ma non dicono nulla di nuovo e non destano alcun allarme” (v. all.6).

Dal canto proprio, Andreassi veniva più volte interpellato in argomento, sia in sede istituzionale, che in ambito giudiziario. Il 17/1/2001 davanti alla Commissione Stragi affermava:” Ora non credo di deludere la Commissione se non sono in grado di dare risposta ad un altro quesito estremamente delicato, cioè se Fiore e Morsello siano mai stati o siano ancora collaboratori dei servizi segreti MI6 e mi pare tutto sommato ragionevole non poter andare oltre quanto già dissi, e cioè che se anche fosse vero, gli inglesi, come qualsiasi altro servizio al mondo, compresi i nostri, non ce lo direbbero mai… in ogni caso, non senza imbarazzo ho approfittato delle noti-zie apparse sulla stampa in questi giorni per chiedere per iscritto un commento alla Special Branch, la quale ha risposto di ’non essere in possesso di alcuna informazione che potrebbe essere utile a confermare o smentire un’evenienza del genere’. Così come non mi sembra che possa ritenersi definitiva e inoppugnabile l’affermazione secondo cui almeno Fiore sarebbe un agente del Servizio MI6, contenuta nella relazione redatta nel 1991 dalla Commissione del Parlamento Europeo visto che le fonti portate a sostegno di tale tesi sono soltanto giornalistiche e quando rinviano ad atti giudiziari non hanno comunque trovato conferma.” (pagg.25-27, testo aud.17/1/01, all.7).

In seguito, sollecitato proprio da una domanda di Fragalà, rispondeva ancora: ”Avevamo letto queste cose perché conosceva-mo la fonte principale di informazione della Commissione che ha redatto il rapporto. L’unico riscontro che ho potuto fare su quello che Searchlight (rivista di estrema sinistra nota in GB negli anni 80-90) dice, cioè che la militanza di Fiore nell’MI6 era stata desunta da atti giudiziari italiani, non l’ho riscontrato. E’ un’informazione che il Parlamento Europeo ricava da Searchlight che dice di averla ricavata da atti italiani, ma io non ho ritrovato alcun atto giudiziario italiano” (pag.54 audiz. 17/1/2001).

Da notare che l’Espresso è recidivo in merito, avendo già pubblicato tali notizie il 5/11/17 (si è proceduto con separata querela), mentre le medesime fake sono state pubblicate nei decenni da vari quotidiani, tra i quali Repubblica nel dicembre 2000. Nella sentenza 9/3/2007 contro E. Mauro e G.M. Bellu, il Tribunale di Roma così si esprime:” Per quanto concerne la notizia della presunta protezione fornita al querelante dai servizi segreti inglesi, il Bellu si è difeso sostenendo che la notizia circolava in ambienti istituzionale e perfino in Commissione Stragi: ma in effetti la Commissione si occupò dell’argomento solo dopo la pubblicazione dei due articoli… Inoltre, è altresì vero che il Prefetto Andreassi, dirigente dell’Ucigos, chiuse autorevolmente la vicenda in Commissione Stragi, affermando non soltanto di non aver trovato conferma alla notizia, ma di aver riscontrato la falsità dei riferimenti forniti da Guardian e Searchlight, desunti da atti giudiziari italiani risultati inesistenti. Inoltre l’altra fonte di informazione citata dal Bellu, ossia una relazione al Parlamento Europeo… è il frutto di un’inaccettabile e assiomatica approssimazione, per cui non può essere posta a fondamento dell’esimente invocata dl Bellu” (v. all.8).

La sentenza fu confermata in grado d’appello, ma Bellu e Mauro proposero ricorso per Cassazione. Con la sentenza 42020/2012, la Cassazione rigettava il ricorso. Sul punto in questione, la Corte affermava tra l’altro che “nel contesto politico e nell’ambiente culturale in cui vive e opera il querelante, la falsa notizia di lavorare per i Servizi segreti dello Stato britannico ha naturalmente inciso sulla sua credibilità, lealtà, coerenza storica”, aggiungendo per buon peso che “l’interesse pubblico a conoscere ha come esclusiva area operativa quella dei fatti veri. I cittadini non hanno interesse a conoscere i fatti falsi. Con il narrare fatti falsi non solo si lede un diritto fondamentale del singolo, ma si lede il diritto della collettività a un’informazione rispondente al vero” (v.sopra).

La successiva causa civile si concludeva con la sent. 17300/ 2015, con la quale il Tribunale condannava Bellu, Mauro e il Gruppo L’Espresso al risarcimento dei danni a mio favore nella misura complessiva di € 35.000 e a favore di Forza Nuova nella misura di € 5.000, nonché alla pubblicazione dell’estratto della sentenza, che avveniva il 2/9/2016 (all.9).

Analoghe pronunce sull’argomento Servizi segreti, in relazione ad articoli pubblicati vent’anni fa, venivano adottate, tra altri, da Trib. Pen. Roma, 30/5/2001, 21/5/2002 e 15/7/2002, Trib. P. Sassari, 9/9/2008, Trib. P. Catania 18/11/2004, Trib. P. Palermo, 25/1/2006 (all.10), C. App. Roma 14/12/2004, C. App. Catania 26/4/2006, C. App. Perugia 29/3/2005, ecc.

A chiudere l’argomento, per dare un’ulteriore prova della to-tale e dolosa trascuratezza nella ricerca delle fonti dell’articolo, dirò che non solo non querelai Andreassi, ma che il Prefetto venne varie volte a deporre in Tribunale come mio testimone sull’argomento Servizi Segreti e sul contenuto dei rapporti su Forza Nuova.

3) PASSATO E PRESENTE DI FORZA NUOVA. L’intento denigratorio, che pervade tutta la produzione del Gruppo Espresso nei confronti miei e di Forza Nuova, trova una ulteriore eclatante conferma nel presente articolo, dove sono messe insieme le più disparate falsità, allo scopo di dimostrare che, dopo le Brigate Rosse, Prima Linea e i NAR, oggi è Forza Nuova la “principale fucina della violenza politica”, che “ha scatenato un’ escalation di violenze”!

Per giustificare tali ignobili e assurde affermazioni, l’Espresso parte da lontano, dal 1999, quando fui rinviato a giudizio come supposto finanziatore dei restauri di una cappella di rito tradizionalista, cui facevano capo alcuni giovani coinvolti nel procedimento Hammerskin: l’accusa di aver dato suggerimenti e versato circa 200.000 lire a uno dei coimputati non fece molta strada, tanto che il processo, dove non vi era alcuna accusa di atti violenti a carico di nessuno, andò in prescrizione durante la fase istruttoria in 1° grado, per l’ evidente disinteresse della pubblica accusa all’accertamento dei fatti (dal 24/6/1999 al 26/1/2006 furono esaminati soltanto 3 testimoni…) (v. all.11).

E’ quindi del tutto falso che io e tanto meno Forza Nuova siamo stati coinvolti in un processo per “violenze e minacce”.

Andando avanti, viene il riferimento all’attentato al Manifesto, menzionato tra i “fatti di violenza” collegati a me e Forza Nuova, sebbene sia la stessa Digos di Roma (proprio nel processo per diffamazione contro Mauro e Bellu), sia il Tribunale abbiano escluso qualsiasi collegamento tra il condannato Andrea Insabato, mio amico di infanzia, e Forza Nuova (v. sent Trib. Roma 9/3/2007, sopra).

Passiamo poi all’arresto nel 2000 a Padova di “un gruppo di neofascisti”, tra i quali un candidato di Forza Nuova: peccato che tale candidato, che risponde al nome di Riccardo Baggio, sia stato immediatamente scarcerato dal Tribunale del Riesame di Venezia per assoluta carenza di indizi (v. all.12). Anche in questo caso, lanciato il sasso, si attende che ricada con effetti diffamatori 17 anni dopo, senza preoccuparsi di altro…

A questo punto, occorre chiedersi quali siano le fonti alle quali i tre prodi dell’Espresso hanno attinto notizie tanto veritiere, accurate e aggiornate: loro stessi scrivono che si tratta niente di meno che dell’”Osservatorio democratico sulle nuove destre”, organizzazione dal nome pomposo con sede a Milano. Tale organizzazione è presieduta da Saverio Ferrari, ex terrorista di estrema sinistra, condannato dalla Corte d’ Assise di Milano con sentenza irrevocabile per: danneggiamento e incendio continuati, violazione della L. 497/74, porto illegale di armi continuato, ricettazione. Come direbbe l’Espresso “avrebbe dovuto scontare almeno 3 anni e 8 mesi”, ma tra indulti e prescrizioni se l’è cavata con molto meno (v. all. 13,14) e ora, odiatore di professione del sottoscritto, continua a spargere fango; più volte da me querelato e rinviato a giudizio per diffamazione, se l’è sempre cavata con la prescrizione. Questa è la fonte inattaccabile cui hanno attinto i tre giornalisti dell’Espresso!

Come insegna la S.C., dovere primo del giornalista è il controllo delle proprie fonti…

Ma i tre autori ci hanno messo anche del loro, affermando consapevolmente il falso in merito alla c.d. inchiesta “Bangla-tour”, “avviata dopo che 80 immigrati bengalesi erano finiti al pronto soccorso per essere stati pestati”, asseritamente da elementi di Forza Nuova: ebbene, non risulta da alcun atto giudiziario che nemmeno 1 bengalese o altro straniero abbia subito pestaggi!

Tale notizia, vergognosamente falsa, è stata il casus belli della manifestazione davanti alla sede del gruppo editoriale; la sua virulenza diffamatoria è massima, poiché fa apparire Forza Nuova un gruppo politico dedito alla violenza contro i deboli e gli indifesi, ottimo “viatico” in prossimità delle elezioni politiche per squalificarci di fronte all’opinione pubblica!

Sfido quindi gli articolisti a documentare un solo caso di violenza ad extracomunitari attribuibile a Forza Nuova!

Nello stesso solco si muove l’altra folle accusa, attribuita al famigerato Osservatorio sulle nuove destre, secondo la quale le vittime di aggressioni sarebbero poveri, giovani di sinistra, gay e medici: di quali aggressioni si parla? Dove, quando e a chi?? Dove è stata riscontrata questa folle calunnia?

Dulcis in fundo, le cosiddette statistiche del Ministero dell’Interno, secondo le quali nell’arco di circa 5 anni fino al 2016 Forza Nuova avrebbe subito 240 denunce e 10 arresti: come dice l’Espresso, 4 raid al mese…

Posto che, malgrado ogni sforzo, non sono riuscito a rintracciare alcun documento del Ministero, quale Segretario del movimento mi risultano soltanto denunce per manifestazioni non autorizzate o, al massimo, per resistenza a p.u. durante tali manifestazioni.

Anche in questo caso, il linguaggio violento e capzioso dell’Espresso, che fa riferimento a “raids” e “attacchi” distorce totalmente la realtà e getta fango e discredito in maniera dolosa e con uno scopo preciso. Certo, il fatto che ci siano addebitati 80 attacchi a bengalesi mai avvenuti la dice lunga sulla volontà diffamatoria nei nostri confronti!

Concludo qui questa esposizione, rilevando che è il gruppo Espresso ad aver mosso guerra mediatica contro me e Forza Nuova, e non viceversa: non sono infatti bastate le sentenze di condanna, con conseguenti risarcimenti a indurre le testate Repubblica e l’Espresso ad esercitare il diritto di cronaca e di critica nei limiti della verità storica e della decenza politica, evitando le aggressioni fondate sull’attribuzione di fatti e misfatti mai avvenuti per gettare discredito sul “nemico”.

4) LA TERMINOLOGIA DELL’ARTICOLO. Riferendosi a me, per almeno 3 volte gli articolisti mi definiscono “terrorista”: gli stessi danno conto anodinamente che “un giudice britannico respinse la richiesta di estradizione”. Va specificato che il più alto magistrato inglese la respinse perché i reati ideologico-associativi di cui ero accusato in Italia non erano previsti dalla legislazione inglese e, del resto, gli stessi reati erano stati da poco istituiti anche in Italia (L. 6/2/80 n. 15). In base alla c.d. “legge Cossiga”, i fatti addebitatimi a titolo di reato associativo (e non di singoli reati e tantomeno di fatti di sangue) erano aggravati dalla finalità di terrorismo. Così come erano aggravati tutti i reati contestati allora a migliaia di appartenenti a gruppi di sinistra e di destra.

Credo che, dopo 40 anni da quei fatti, definirmi oggi “terrorista” e “terrorista mai pentito”, mentre tale epiteto non viene mai usato nei confronti di altri che negli stessi anni furono condannati anche per fatti di sangue (Negri, Piperno, addirittura Sofri, condannato per l’omicidio del padre dell’attuale direttore di Repubblica ecc.), costituisca un argumentum ad hominem, usato ancora una volta per screditare la mia persona, tanto più, ripeto, che non sono mai stato condannato per reati specifici o di sangue, ma solo per reati ideologico-associativi. Come pure segno dell’astio che guida la penna dei tre è la singolare affermazione che avrei dovuto scontare “almeno 5 anni e mezzo di carcere”. Perché almeno, visto che fui condannato a 5 anni e mezzo, poi ridotti a 3 e mezzo per indulto (v.all.13)? Per peggiorare ulteriormente la mia immagine? E perché scrivono “tra servizi e delinquenza”? Mi definiscono delinquente in relazione a quale fatto di delinquenza? E definiscono Forza Nuova addirittura “la prima fucina della delinquenza politica in Italia” sulla base di quali fatti accertati? I pestaggi ai bengalesi??

La S.C. è granitica e costante nell’affermare che nella cronaca giornalistica è vietato l’uso di epiteti e affermazioni gratuite e inutilmente

1712.- “Poteri quasi pieni ma niente fiducia, possibili decreti e nomine urgenti”

France Germany

Dal Sole 24 ore traggo alcune riflessioni che condivido e Vi suggerisco la lettura di questo articolo chiaro e semplice. Il governo degli affari urgenti Gentiloni ha poteri quasi pieni, ma non ha la fiducia; però, alla faccia della nostra impellente richiesta di sicurezza, ha liberato i detenuti con pene inferiori a quattro anni e, alla faccia della Nazione, ha stipulato accordi internazionali, delegando con il “Trattato del Quirinale“ (nome puerile e pomposo) la Francia a rappresentare i “suoi” interessi nel summit Francia-Germania – scusate – nel Trattato di Berlino, bilaterale (e la chiamano Unione!). Non basta, con l’intrallazzo di Caen ha ceduto zone di mare sardo pescose e ricche di petrolio. Almeno Mussolini, per certi atti, era sottoposto al re, invece, questo modesto nessuno fa quel che ad altri pare e noi cittadini subiamo e ci chiediamo perché non c’è una maggioranza capace di formare un governo, a sua volta, capace d’interpretare la bocciatura dell’Unione europea uscita dalle elezioni. Non c’è, anzitutto, perché i costituenti hanno omesso di strutturare un democratico sistema di partiti attraverso i quali attuare la partecipazione dei cittadini alla vita politica (art. 49), poi, perché gli italiani credono ancora al dualismo sinistra e destra e, quando combattono, combattono i “fassisti” e gli autoritarismi del passato, mentre la dittatura finanziaria e tecnocratica, tramite Bruxelles, li munge ogni giorno di più. Quelli che ancora si sentono coinvolti dalla politica, pensano ancora all’alternanza fra sinistra e destra e, stanchi, dimenticano che li ha colonizzati e li sta dominando il partito unico dei kapò. Aristotele, l’altro ieri, diceva che non c’è democrazia senza l’alternanza e nell’immaginario italiano l’alternanza è fra centro sinistra e centro destra. Ebbene, nell’Italia dell’eurozona scordatevi l’alternanza; non può esistere una politica di sinistra e non c’è più la Sinistra e, nemmeno, vedo la Destra, perché Forza Italia e Lega non sono la Destra, Fratelli d’Italia non rappresenta la Destra e quella estrema, patriottica, che vorrebbe tutelare famiglie e lavoratori e i cui partiti si scopiazzano i programmi l’uno con l’altro, ha perduto definitivamente quello che era il messaggio culturale di Alleanza Nazionale ed è frammentata dai troppi leader. Sì, troppi! Infatti non comanda nessuno di loro.

Vi lascio al professore Francesco Clementi, di cui apprezzo molti pensieri e al suo scritto pubblicato da Il Sole 24 ore e, per noi, di sola lettura.

francesco-clementi-258
Francesco Clementi

“Con l’emanazione dei quattro decreti del Presidente della Repubblica (scioglimento delle Camere, convocazione dei comizi elettorali e assegnazione alle circoscrizioni elettorali dei seggi spettanti rispettivamente a Camera e Senato), l’ordinamento costituzionale italiano entra nella fase di transizione tra una legislatura e un’altra. Questa fase, mentre dal lato della politica sarà dominata dalla campagna elettorale, dal lato delle istituzioni sarà dominata da un principio costituzionalmente necessario e indefettibile: quello della continuità dell’esercizio delle pubbliche funzioni da parte del Governo. Infatti, l’ordinamento deve sempre assicurare la continuità degli organi costituzionali anche nelle fasi di transizione, evitando che la cessazione, naturale o anticipata, del mandato di un ufficio pubblico, in primis quello degli organi costituzionali, crei nocumento all’ordinamento in sé.

In tema, l’articolo 1, comma 2, della legge 400/1988 prevede che il governo rimanga in carica fino al decreto del Presidente della Repubblica di accettazione delle dimissioni, e che questo atto sia contestuale alla nomina del nuovo governo. Storicamente, i Governi italiani hanno interpretato questa fase in differenti modi. Quelli indeboliti per ragioni giuridiche da un voto di sfiducia o quelli dimissionari per ragioni politiche, hanno perimetrato il loro agire, soprattutto a partire dagli anni ’80, adottando apposite circolari o direttive che venivano a ridurre l’attività di governo ai cosiddetti affari correnti, ossia alle questioni già aperte, o a quelli straordinari, dettati da urgenze improvvise.

Al contrario, quelli non sfiduciati né dimissionari, come è l’attuale Governo Gentiloni, hanno potuto agire nella pienezza dei loro poteri, forti di un intonso rapporto fiduciario, restando liberi di adottare provvedimenti normativi in ragione di impegni, interni e internazionali, innanzitutto di tipo economico, oltre che di effettuare nomine laddove il ritardo venisse a causare, appunto, un danno alle istituzioni. Ciò è possibile poiché l’unico vincolo non superabile – fatta salva la cosidetta “fiducia tecnica”, volta a risolvere un’impasse provvedimentale – è l’impossibilità di apporre la questione di fiducia di tipo politico su un atto normativo, essendo venuta meno, in ragione dello scioglimento della legislatura, la maggioranza politica che in origine aveva dato, appunto, la fiducia al Governo.

Ovviamente, con l’insediamento delle nuove Camere, in primis per galateo istituzionale, il Governo si dimetterà, sebbene le dimissioni resteranno congelate fino alla formazione del nuovo esecutivo. Di certo, però, da oggi in poi, il Governo Gentiloni, proprio per preservare la continuità e gli impegni istituzionali presi, rimarrà nel (quasi) pieno esercizio delle sue funzioni. D’altronde, l’Italia non è, come noto, né la Spagna né il Belgio. E il suo parlamentarismo, almeno in questo caso, offre strumenti e meccanismi idonei a garantire la continuità e la saldezza istituzionale necessaria.”

Francesco Clementi

Francesco Clementi è professore di Diritto pubblico comparato presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Perugia e docente a contratto presso la School of Government della Luiss-Guido Carli.

1704.- Reddito di cittadinanza e REI a confronto

REI-650x350

In cosa consiste il sussidio di disoccupazione e inoccupazione proposto dal Movimento 5 Stelle, differenze con il vero reddito di cittadinanza e con il REI.
Per quanto esista già il REI (Reddito di inclusione), dopo l’esito delle elezioni politiche 2018 la proposta del Movimento 5 Stelle torna alla ribalta: parliamo ovviamente del tanto dibattuto reddito di cittadinanza.

In vista del nuovo Governo, considerati i risultati elettorali del M5S, in molti si aspettano il concretizzarsi del sussidio di disoccupazione e inoccupazione, ossia un reddito minimo garantito di circa mille euro al mese destinato a chi si trova senza lavoro o in condizioni di povertà.

Il vero reddito di cittadinanza

Con il termine “reddito di cittadinanza”, o “reddito base” (basic income), in realtà si intende un sussidio erogato dallo Stato in favore di tutti i soggetti in possesso della cittadinanza nel proprio territorio, a prescindere da condizione sociale, età, reddito o altri vincoli. Dunque, un concetto ben diverso da quello pubblicizzato dai pentastellati, e che in realtà si avvicina molto di più al già esistente REI.

La proposta M5S

La proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle è questa: in primo luogo non è destinata a tutta la popolazione in maniera indistinta ma solo a chi si trovi senza lavoro e ne stia cercando attivamente uno, o che abbia un lavoro/pensione con compensi tali da non farlo vivere al di sopra della soglia di povertà.

Per ottenere l’indennità di disoccupazione o inoccupazione proposta dal M5S sarebbe pertanto necessario essere in possesso di specifici requisiti e rispettare alcune regole:

DXxh3YsWsAABiWC
Reddito di cittadinanza, i Caf ribadiscono: “È vero, picco di richieste dopo la vittoria M5s”

avere raggiunto la maggiore età;
essere disoccupati, o percepire un reddito da lavoro inferiore alla soglia di povertà, o una pensione inferiore alla soglia di povertà;
essere iscritto ai centri per l’impiego;
accettare uno dei primi tre lavori che gli saranno eventualmente offerti;
partecipare a progetti “utili per la collettività” organizzati a livello comunale per un massimo di 8 ore alla settimana;
partecipare a corsi di riqualificazione e formazione.
Solo chi risulterebbe aderente a tutti i vincoli previsti potrebbe beneficiare del sussidio, fino a un massimo di 780 a euro al mese (o delle cifra necessaria per portare il suo reddito a 780 euro). La cifra potrebbe variare in base alle dimensioni del nucleo familiare.

Reddito di Inclusione

Si tratta di una misura che in realtà ricorda da vicino il Reddito di Inclusione (REI), anch’esso un beneficio economico accompagnato da un progetto di inclusione sociale e lavorativa.
Il REI già in vigore si discosta dalla nuova proposta soprattutto per la dotazione finanziaria di minore entità (l’assegno raggiunge al massimo i 485 euro) e per la platea di beneficiari ridotta: il sussidio proposto dal Movimento 5 Stelle dovrebbe prevedere una dotazione tra i 15 e i 30 miliardi all’anno e vede tra i beneficiari anche i pensionati.

Al futuro nuovo Governo le valutazioni di merito.

1703.- Salvini ha perso e Berlusconi lo tiene in ostaggio. Gli scenari possibili.

29101593_2080957228854887_1661226340013047808_n

Siamo in uno stallo che ci dice “Nulla è cambiato e nulla deve cambiare”. Le elezioni hanno premiato i partiti pro-euro o che si offrono come riformatori a chiacchiere dell’Unione europea. “A chiacchiere”, perché l’Unione non è degli europei, ma della finanza mondiale e, infatti, la BCE è una banca centrale privata e perché i trattati, che hanno fatto dell’euro un nodo scorsoio, si possono modificare con il voto unanime dei 27 paesi, cioè, mai. Il popolo coglione si è fatto distrarre dalla bagarre fra fascismo e antifascismo, morti insieme anni fa e non si è posto il problema di chi e come avrebbe potuto creare oggi moneta circolante e finanziare la piena occupazione, senza aumentare il debito pubblico. Anzi, si è fatto abbindolare pure dalle panzane di un reddito di cittadinanza (si legge assegno di disoccupazione) del ragazzo prodigio e dagli investimenti sul lavoro di Bersani, finanziati con … l’IRPEF, cioè, con le tasse: da galera! A creduto, distratto, anche alla modesta ripresa di Gentiloni, spinta non certo dal mercato interno, ma dalle esportazioni, cui i dazi di Trump daranno presto un freno. Ancora pochi mesi o settimane di pazienza e la troika, con il DEF e con il commissariamento, porrà fine a questa Nazione mai nata. Propongo questa analisi interessante di Stefano Alì, che descrive una situazione prodromica al “me ne frego di chi ha vinto” di Mattarella, che incaricherà Di Maio e Renzi o chi per Renzi. Sì perché Renzi ha perso un’altra volta, ma tutti i suoi avversari hanno perso più di lui. Leggiamo cosa ci dice il Cappello pensatore di Alì: “Salvini ha perso la partita? A giudicare da alcuni dettagli offerti da lui stesso pare di si. Quali scenari si aprono?”

unnamed

Salvini ha perso. La vittoria ottenuta quale primo partito del centro destra è la “vittoria di Pirro”. Quella vittoria che sperava non si verificasse.
Gli elementi che mi portano a questa conclusione sono parecchi, ma voglio soffermarmi su due in particolare. Sono testimonianze dirette perché parla Salvini stesso.

La conferenza stampa di Salvini
Prima di tutto c’è la conferenza stampa del 5 marzo, l’indomani del successo elettorale.

Inquadriamo nel contesto. I titoli Mediaset e Mondadori erano crollati e Berlusconi aveva convocato Salvini ad Arcore. Dopo la conferenza stampa di Salvini i titoli Mediaset e Mondadori recuperano.

Ora osserviamo qualche minuto della conferenza stampa. Salvini è nervoso, ha la faccia tirata. Si gratta il collo. Non un sorriso. Tormenta i fogli che ha in mano.

Sono i fogli con le percentuali ottenute dalla Lega in varie località d’Italia eppure sembrano bruciargli in mano.

Le parole fanno a pugni con le espressioni.

Si dichiara pieno di gioia, ma abbassa gli occhi. Si dichiara pieno di orgoglio, ma abbassa gli occhi. Occhi che tradiscono l’espressione di chi è a un funerale, non alla celebrazione della sua stessa vittoria.

Quando Salvini è davanti alla telecamera ci ha abituato a ben altro. È sempre sicuro di se, rilassato e guarda fisso dentro la telecamera.

Ma allora cosa è accaduto?

Il famoso fuori onda
Nel famoso fuori onda catturato da LaPresse Salvini è preoccupato per il fatto che il PD possa scendere sotto il 22%.

La motivazione ufficiale è: Perché un PD al 22% argina il Movimento 5 Stelle.

Ovviamente è una motivazione surreale per almeno due ragioni:

Il PD sarebbe dovuto essere il nemico da battere
Se al sud il Movimento 5 Stelle fosse crollato, sarebbe stato a vantaggio di Berlusconi e Forza Italia, mentre la Lega non poteva andare meglio
E siccome la previsione del “cappotto” del Movimento 5 Stelle si è verificato, possiamo valutarne gli effetti.

In campo nazionale il centro destra avanza per merito della Lega che arriva prima sorpassando Forza Italia.

Meglio di così? La vittoria netta di Salvini. Perché sperava che il PD tenesse? Perché il 5 marzo avevaquella faccia da funerale?

Salvini ha perso
In realtà Salvini ha perso di brutto.

Sperava di crescere, ma che Forza Italia rimanesse il primo partito del centro destra, e invece adesso è completamente nelle mani di Berlusconi.

Berlusconi può spaccare la Lega con uno schiocco delle dita, perché oltre il 30% degli eletti della Lega seguirebbero i suoi ordini, non certo quelli di Salvini.

Sempre che il gioco di Salvini non fosse sin dall’inizio proprio questo e con la Lega primo partito del centro destra si sono scoperte le carte, ovviamente.

Ora, vincendo, Salvini ha perso e rischia di far saltare i giochi che erano stati preparati.

Gli scenari
Negli scenari non faccio distinzioni fra le possibili soluzioni di Governo. È indifferente se si tratta di maggioranze strutturate, di appoggi esterni o di “non sfiducia”. Cerco solo di verificare le compatibilità fra i programmi delle forze politiche.

Escludo “Liberi e Uguali” per ragioni numeriche. Non possono garantire alcuna maggioranza, semmai potrebbero rafforzarla in occasione di determinati provvedimenti.

Governo 5 Stelle con l’appoggio del PD
C’è uno strano pressing della “società civile” sul PD affinché sostenga un Governo 5 Stelle, ma sinceramente non comprendo come possa essere possibile.

Il PD voterebbe l’abrogazione della “buona scuola” del PD? Voterebbe l’abrogazione del Jobs act, del bail-in e di tante altre “riforme” del PD?

Voterebbe il cambio radicale della politica economica e il reddito di cittadinanza? Sosterrebbe le politiche per il superamento dei vincoli dei trattati europei? Su quali basi si dovrebbe realizzare l’accordo?

Anche Massimo Giannini, da “La Repubblica”, incita il PD a sostenere un governo Di Maio, purché questo prosegua il programma PD.

unnamed-1

O Giannini è impazzito oppure in tutto questo pressing c’è qualcosa che non funziona affatto.

Governo Movimento 5 Stelle con appoggio Lega.
Mentre Di Maio non esclude nulla e continua a dire “parliamo con tutti”, Salvini esclude categoricamente qualsiasi tipo di accordo con il Movimento 5 Stelle.

Piuttosto ha aperto al PD.

Eppure il programma della Lega e quello del Movimento 5 Stelle presentano molti punti di convergenza.

Questo, ovviamente, se Salvini ci avesse mai creduto davvero. Come scrivevo sopra, diventando il primo partito del centro destra a Salvini si sono scoperte le carte ed è costretto a gettare la maschera.

Salvini non ha mai avuto alcuna intenzione di realizzare quanto promesso, quindi chiude al Movimento 5 Stelle e apre al PD.

Governo centro destra con l’appoggio del PD
È l’ipotesi più probabile dopo una serie di teatrini con il Movimento 5 Stelle per dimostrare che non c’è alternativa.

L’accordo fra Berlusconi e Renzi era già in piedi quando è stata prodotta questa legge elettorale. Che è stata votata anche dalla Lega, ovviamente.

E questa è la ragione per cui Salvini sperava in un PD al 22% e aveva la faccia funerea in conferenza stampa.

Salvini sa perfettamente che non potrà essere lui il Presidente del Consiglio in questo accordo e che il primato della Lega nel centro destra mette a rischio l’accordo stesso.

Adesso occorre trovare all’interno della Lega una personalità che metta tutti d’accordo.

Ma chi? Chi può mettere d’accordo le varie anime della Lega, essere gradito a Berlusconi e dare garanzie che il programma europeo venga portato avanti?

Di pochi giorni fa un articolo sul megafono di Berlusconi, “Il Giornale”.

Per la prima volta viene portato alla ribalta un personaggio poco noto alle cronache, ma ben noto all’estabilishment: Giancarlo Giorgetti.

Chi è Giancarlo Giorgetti
La sua biografia su Wikipedia è tutta un programma.

unnamed-2

Già consigliere di Credieuronord, la banca della Lega salvata dal fallimento da Berlusconi. Ha fatto parte dei “saggi” nominati da Napolitano, laureato alla Bocconi e, tiene lui stesso a precisare nella biografia, cugino del banchiere Massimo Ponzellini.

Nel dettaglio, in un cablo su WikiLeaks della Stratfor si apprende che non era uno studente qualunque, ma uno studente di Mario Monti.

unnamed-3

Di Giancarlo Giorgetti ebbi già a scrivere, sia pur incidentalmente, qui e qui perché presente in vari cablo WikiLeaks.

Lo troviamo in un cablo del 2009, a pranzo, insieme a Calderoli, con il Console Generale USA a Milano. Sempre del 2009 è altro cablo indirizzato dall’Ambasciata USA di Roma al Consiglio di Sicurezza Nazionale e al Segretario di Stato USA.

Viene tracciato un profilo di Giorgetti abbastanza “lusinghiero” (nel metro USA, ovviamente).

Il cugino famoso
Abbiamo visto che la prima frase nella biografia di Giancarlo Giorgetti su Wikipedia è:

Cugino del banchiere Massimo Ponzellini

Strano, no? Deve essere una referenza importante, giusto?

E infatti lo è

Ci viene ancora una volta in soccorso Wikipedia .

Laureato all’Università di Bologna, allievo di Romano Prodi e suo assistente personale al Ministero dell’Industria. Già Direttore generale di NOMISMA, passa poi all’IRI. Ex “numero uno” della Banca Popolare di Milano.

In buona sostanza, è uno dei “bracci armati” del “padre nobile” del PD. L’eurista per eccellenza, Romano Prodi.

Massimo Ponzellini ha il curriculum perfetto. È stato pure arrestato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione con il manager delle slot machine, Francesco Corallo, ma il processo corre il rischio di essere annullato perché è cambiato il Collegio giudicante.

Tornando a Giancarlo Giorgetti, è evidente che ha tutte le carte in regola per fare il Presidsente del Consiglio per la Lega.

Se non lui, uno come lui.

Perché vincendo le elezioni Salvini ha perso la partita. Sarebbe stato più comodo pure per lui “essere costretto” a votare per Tajani, il candidato di Berlusconi.

Ora sono tutti costretti a trovare un Tajani dentro la Lega. E pare lo abbiano trovato.

1702.- SENZA LILLERI NON SI LALLERA

Taglio-pensioni-560x296
di Roberto Pecchioli

Senza lilleri non si lallera. Ovvero, per chi non conosce i proverbi toscani, senza quattrini non si va da nessuna parte, o per dirla con più stile, alla francese, c’est l’argent qui fait la guerre. Ci pare questa la morale da trarre dal terremoto elettorale del 4 marzo. A noi pareva che i problemi di fondo dell’Italia fossero la denatalità, l’immigrazione incontrollata e l’assenza di sovranità, regalata all’Unione Europea, alle banche e alle organizzazioni transnazionali. Da quei tre nodi irrisolti discendono la mancanza di lavoro, la precarietà, l’insicurezza e la criminalità, la decadenza civica, la precarizzazione di milioni di vite, il ricatto del debito, l’invasione da parte di masse di giovani maschi africani appostati, muniti di cuffie e telefonino, sulla porta di negozi e supermercati.

La ragione popolare, al contrario, ha tagliato il nodo premiando le opzioni politiche fondate su promesse in contanti. E’ il mondo dei mercanti, dei ragionieri, di quelli che, come prescrive la mentalità anglosassone, follow the money, seguono il denaro. Tutto il resto è noia, direbbe Franco Califano. La peggiore campagna elettorale a memoria di italiano ha scardinato, forse, il sistema, sulla base di due promesse opposte e irrealizzabili, quella leghista della tassa piatta ad aliquota unica e quella, più furbetta, di Luigi Di Maio sul reddito di cittadinanza.

Trascuriamo inutili giudizi morali e andiamo al sodo. La gente non va per il sottile, non conosce le sfumature né coglie le complessità degli avvenimenti. Ancor meno, in una società tanto frammentata ed individualista, riflette sulle conseguenze a lungo termine dei propri comportamenti politici. Diciamola tutta, il popolo, probabilmente, non esiste più, se non come somma algebrica di singolarità, interessi e memoria a breve termine. La democrazia rappresentativa e mediatica, per il poco che ne resta, sembra fatta apposta per premiare il pensiero binario, l’intelligenza artificiale del computer che sa dire soltanto sì o no, favorevole o contrario.

Fragili e senza prospettive, gli elettori postmoderni cedono facilmente al nuovo, alle promesse, pronti a cambiare bandiera in massa. L’altro ieri Berlusconi, ieri Renzi con il suo 40 per cento del 2014, adesso Gigino da Pomigliano. L’elettorato è liquido nell’urna come nella vita quotidiana e nei valori di riferimento. Resta, come motore immobile, il denaro, l’interesse materiale. Chi utilizza meglio speranze ed egoismi vince, almeno per oggi. Domani è un altro giorno.

Pure, c’è un elemento di verità: davvero, senza lìlleri non si làllera. Chi glielo spiega però, che i soldi ce li hanno sfilati di tasca con la sovranità economica e monetaria, con l’ordoliberismo che infila nella legislazione i suoi postulati ideologici, la scarsità del denaro, la stabilità, il pareggio di bilancio, il mercato unità di misura di tutto. Chi lo spiega agli italiani che non si possono abbassare le tasse perché l’obbligo, l’ordine superiore, è realizzare ogni anno avanzi di bilancio da pagare al sistema finanziario come interessi per averci graziosamente prestato non denaro vero, ma una promessa di denaro garantita dal nostro sudore?

Chi racconterà ai disoccupati, agli assistiti per mentalità, tanto numerosi specie nel Meridione, che per erogare somme a fondo perduto necessariamente occorre togliere a qualcun altro – che i lilleri se li è sudati – e contemporaneamente tagliare selvaggiamente le prestazioni sociali, oppure svendere quel che resta del patrimonio pubblico ai gentiluomini dei fondi avvoltoio? Chi dirà che senza cambio di marcia dovrà aumentare l’IVA e, con il consenso dello stesso Di Maio corso a Londra a baciare la pantofola dei pilastri della società (per azioni), le banche saranno obbligate – lo vuole l’Europa! – a svendere velocemente a lorsignori i “crediti deteriorati” con il conseguente terremoto finanziario, produttivo e occupazionale, oltre al carico di drammi personali e familiari?

Nessuna delle due proposte – abbassamento forte della imposte e reddito di sostegno- è in sé sbagliata. Come spesso capita, tuttavia, le cose giuste si possono fare soltanto se si arriva al cuore del problema, ovvero contestare il sistema dalle fondamenta, e ricominciare su basi nuove, da padroni della nostra casa. In questo senso, sono più credibili i nuovi leghisti, e non è senza ragione che abbiano molti meno voti dei grillini. Il popolo è un bambino viziato. Vuole la cioccolata e si crede onnipotente. Stando a una valutazione basata sui termini della proposta grillina, c’è chi calcola in oltre 3 miliardi al mese nel solo Centro Sud il costo dell’operazione finanziaria che ha portato i Cinque Stelle alla maggioranza assoluta in Campania, Calabria, Sicilia. In questo senso, la flat tax bilanciata dei leghisti, specie se unita al quoziente familiare che favorisce chi ha figli, pare assai più sostenibile, almeno a lungo termine.

Ma il popolo infantile, egoista e furbastro pensa solo all’interesse soggettivo e immediato. Chi lo sa meglio di ogni altro sono le oligarchie dominanti, le quali, ben lungi dall’impaurirsi per il successo a 5 Stelle, stanno già salendo, per assumerne le redini, sul carro del vincitore. Chi meglio di loro, infatti, saprà depotenziare la rivolta che pure è alla base del plebiscito grillino? Poco strutturati politicamente, privi di una visione precisa delle relazioni internazionali, con un gruppo dirigente di livello imbarazzante, i poteri forti saranno ben lieti di fornire non solo interessati consigliori e soluzioni “chiavi in mano”, ma si fregano le mani per l’ipotesi di reddito universale. E’ la loro soluzione, probabilmente non speravano che sarebbe stata richiesta a furore di popolo da una (ancora) grande potenza manifatturiera. Con i progressi della cibernetica, della robotica e delle nanotecnologie, il lavoro diminuirà inevitabilmente. Niente di meglio che calmare le acque lanciando una specie di buono pasto digitale alla folla rimasta a braccia conserte, potenzialmente sediziosa ma niente affatto rivoluzionaria come quella italiana.

Il capitalismo predatorio ha coniato alcune parole chiave, credute dai più. Una è governabilità, che, tradotto nelle lingua della strada, significa che comandano loro e i governi non sono che i questurini delle oligarchie. Un’altra è stabilità, in lingua di legno vuol dire che nulla deve cambiare, nell’economia, nella finanza, nei mercati, insomma ai piani alti, quelli che dettano la linea. La terza è riforme, un termine sinistro dietro cui si nasconde la legalizzazione del mattatoio sociale e dei poteri non elettivi.

Hanno il monopolio del denaro, anzi lo creano dal nulla. Controllano i lilleri, quindi sono gli unici che lallerano. Possono, per loro interesse, offrirci qualche mancia. Preventivamente, ci hanno trasformati in plebe con la febbre del consumo. A milioni saranno felici di vivere a scrocco, facendo qualche lavoretto in nero per eludere i controlli di una burocrazia statale complice, in tasca una card che permetterà di comprare, meglio se a debito, un po’ dei prodotti che luccicano sugli scaffali e fanno bella mostra di sé nella rappresentazione corriva di Sua Altezza la pubblicità. Feticismo della merce; con quattro soldi, oltretutto sottratti a noi, avranno comprato la nostra dignità, ma lo capiremo solo a fregatura avvenuta.

Da lunedì 5 marzo, i veri potenti sanno che una parte consistente di italiani non vede l’ora di consegnare loro anima e corpo. La giusta sconfitta dei vecchi servitori screditati – PD, Forza Italia, radicali- forse ci getterà dalla padella nella brace. Privi ormai di principi forti, estranei ad una comunità condivisa, gli italiani liquidi cadono in braccio agli interessi oligarchici perfino quando votano a grande maggioranza per sottrarsi al loro dominio.

La strada è segnata: ancora più Europa, ancora meno padroni a casa nostra, qualche modesta mancia per rinviare il tumulto dei ciompi. Per pochi lilleri, vendiamo la gallina per comprare a rate le uova.

ROBERTO PECCHIOLI