Archivi categoria: Elezioni politiche 2018

1671.- A MACERATA, MARCIA ANTIFASCISTA SÌ, PRESIDIO FORZANOVISTA NO.

PER I MACELLAI DELL’ITALIA FARE A PEZZI UNA RAGAZZA, MANGIARNE(?)IL CUORE, LE PARTI INTIME, NON È OMICIDIO. INFATTI È PEGGIO,MOLTO PEGGIO.
“Sabato in Italia sei persone sono state vittima di una aggressione armata a causa della loro pelle: ci mancava solo il delirio dell’Unione Europea sulla sparatoria a Macerata contro gli africani. Ma neanche una parola per Pamela, macellata da un animale nigeriano, una delle tante risorse per la dittatura eurocomunista nemica dei popoli. Anche Piero Grasso è tornato alla carica: “Chi semina odio raccoglie violenza”. Il presidente della Cei Bassetti è entrato a gamba tesa dicendo “no agli imprenditori della paura, bisogna favorire l’inclusione”.
Il segretario della Lega ha rispedito al mittente l’allarme fascismo: “Questa cosa incredibile dell’allarme fascismo, del ritorno dei fascismi, dell’ondata delle camice nere mi sembra surreale e agitata da una parte politica che in sei anni ha dimostrato il suo nulla. Sull’immigrazione io chiedo regole: avere in Italia circa 500mila immigrati porta ovviamente caos e se non si espelle nessuno qui ci mettiamo trent’anni per tornare alla normalità”.
Il segretario di Forza Nuova e leader di Italia Agli Italiani fa sul serio e chiede al pool di avvocati di difendere Luca Traini. Intanto Piero Grasso sclera e attacca il vento patriottico: ” Noi siamo contro gli irresponsabili, la solidarietà di Forza Nuova è oltre ogni limite”. NESSUNA PIETA’ PER LA RAGAZZA SQUARTATA.
Il leader della coalizione Italia agli Italiani dichiara quanto segue: “Rendo noto che il mio Movimento ha deciso di chiedere ad un pool di avvocati (i quali hanno immediatamente offerto la propria disponibilità) di incalzare magistrati e autorità preposte all’ordine civile per le criticità emerse gli ultimi giorni nel maceratese”.
Roberto Fiore chiede spiegazioni urgenti riguardo:
1) il trattamento riservato al pusher nigeriano Innocent Oseghale, responsabile dell’omicidio di Pamela Mastropietro, che in questi momenti potrebbe essere scarcerato in quanto non accusato di omicidio;
2) le accuse rivolte a Luca Traini (strage e aggravante razziale), totalmente avventate nel contesto dei fatti.
Il pool di legali di Forza Nuova si occuperà anche di denunciare alla Procura di Macerata l’esistenza di una violentissima ed efferata mafia, quella nigeriana, già evidenziata dal Presidente della Commissione Antimafia Franco Roberti, per questo, conclude Fiore, “terremo gli occhi ben aperti sugli eventi di Macerata e non tollereremo altre distrazioni o ingiustizie”.
E il leader del partito di estrema sinistra LeU Piero Grasso sbraita:
“Se fomenti fascismo e razzismo, uno che spara rischi di trovarlo. Noi siamo contro gli irresponsabili, la solidarietà di Forza Nuovaè oltre ogni limite”. Così Pietro Grasso alla presentazione dei candidati del Lazio di Liberi e Uguali ha commentato il raid di Macerata, dove il ventottenne Luca Traini ha ferito a colpi di pistola sei stranieri nella città marchigiana. “È il momento di difendere quelli ai quali si spara in mezzo alla strada. Noi siamo contro fascismo. Non è possibile minimizzare come atto di un folle quello che è chiaramente terroristico a sfondo razziale”, ha continuato Grasso.

L’autopsia:

Il referto autoptico di Pamela, depositato in Procura dal medico legale Antonio Tombolini, parla di “depezzamento, scarnificazione, sezionamento di parti di derma, muscolatura e seni” e denuncia la irreperibilità di alcuni organi come il cuore e parte del pube, oltre alla scomparsa della porzione di collegamento tra testa e torace, cioè del collo della ragazza. La causa di morte è stata identificata in una «intossicazione acuta da xenobiotici per via endovenosa probabilmente indotta, oltre ad una ferita da punta e taglio alla parte bassa della porzione postero-laterale destra del torace», e non è stato possibile quantificare l’entità dell’ emorragia a causa del depezzamento, ed inoltre «lo smembramento in vari pezzi del corpo è stato eseguito con grossi strumenti da taglio, ed è stato mutilato in più punti, testa, torace, mammelle, bacino, monte di venere, mentre le braccia e le gambe sono state ridotte ciascuna in due parti». I vari pezzi del cadavere poi sono stati dissanguati e lavati uno ad uno con una «sostanza a base di cloro», per poi essere deposti in due valigie, le stesse che sono state recapitate ai medici legali con il loro macabro contenuto.

A MACERATA, MARCIA ANTIFASCISTA, di Maurizio Blondet

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….Eppure, il mistero delle donne spezzate, mutilate e abbandonate in sacchi o valigie ai bordi delle strade, è stato affrontato anche da siti antirazzisti, illuministi e progressisti come quello di Repubblica, dove si ricordava, in un articolo dal titolo Indagine sui cadaveri mutilati (archivio Repubblica 2007-08-26) che:“ Poco prima del Natale 1999 un cacciatore notò un grosso sacco nero in un bosco nei pressi di Macerata. Lo aprì e svenne. Nel sacco c’ erano i resti di una donna giovanissima, bianca, nuda. Le braccia erano legate dietro la schiena; la testa e le mani erano state tagliate.”

http://www.ereticamente.net/2018/02/lafrica-che-ci-invade-e-ci-travolge-con-le-pratiche-oscure-della-necromanzia-il-poliscriba.html

Viene beccato un clandestino nigeriano, noto spacciatore, con due valige dentro cui ci sonoi pezzi di una giovane donna. Cosa pensa immediatamente un GIP progressista? Che NON l’ha uccisa lui. Non ci sono prove. L’indagine suppone che lei è morta per overdose e lui s’è spaventato – è un animo delicato che ha tanto sofferto – per cui l’ha dissanguata, sezionata, squartata, privata del cuore, del Mons Veneris ed altri interessanti dettagli, e quindi ha cercato di liberarsi del corpo.

Quando qualcuno che se ne intende ventila che in questo omicidio ci sono elementi che fanno pensare a un rituale “nero”, ecco:

“Gli inquirenti smentiscono in modo assoluto: niente riti voodoo”.

Matt Martini (che dal suo post su Facebook sembra uno studioso di medicine alternative, gnosi e rituali etnologici) scrive:

6 febbraio alle ore 22:06 ·
La procura di Macerata, irritualmente, e non so quanto regolarmente circa la divulgazione di materiale relativo alle indagini, fa una smentita di questo tipo…
Molto infondata in realtà, perché non risulta che i giudici di Macerata siano esperti di culti africani e, stante che non hanno nominato ancora degli antropologi come consulenti, non hanno conoscenze in merito.
Alcune precisazioni:
1) io non ho mai parlato di voudu, il voudu è un culto sincretico haitiano. In Nigeria è praticata soprattutto la Regla de Ifa.
2) Non si tratta di riti occulti ma fanno parte del culto ordinario. Il quale prevede anche sacrifici umani.
3) bisogna distinguere fra riti di sacrificio e omicidi rituali. In questo secondo caso, varie parti del corpo devono essere tagliate ed ognuna offerta ad uno specifico Orixà.
4) Anche se si compie un sacrificio in un terreiro consacrato a questo o quell’orixà, colui che compie effettivamente il taglio, chiamato ‘maestro di coltello’, deve essere un iniziato di Ogun.
5) I sacerdoti di Ogun hanno sulle braccia e sul cuio capelluto i segni di Ogun, delle cicatrici di tagli da coltello piuttosto riconoscibili, recanti simboli particolari.
Sarebbe piuttosto facile smentire l’appartenenza del nigeriano a tali culti, semplicemente facendo queste rilevazioni. Ad ogni modo qui non risulta che queste indagini siano state fatte. Su cosa si basa allora il magistrato per fare certe smentite?
6) Dove ha posto il nigeriano le parti del corpo asportate (cuore, fegato, capezzolo, monte di venere)? Solitamente vengono tenute in dei feticci o in vasi, nell’ipotesi di uso rituale. Il sospettato per ora non ha collaborato.
Anche escludendo la mancanza del cuore (la procura di Macerata dice “non confermata”, il che è diverso da “smentita”) rimane che lo smembramento è frequente nella Black Axe nigeriana, soprattutto verso le prostitute. E nella Black Axe è presente una componente di culti rituali, è una cosa ben nota.
7)L’ipotesi rituale è confermata dal fatto che asportare certe parti anatomiche richiede quanto meno una certa esperienza, e quindi occorre una mano del mestiere.
8 ) Se anche fosse che lui ha solo trasportato il cadavere o ha infierito, qualcuno deve aver comunque ucciso la ragazza. O qualcuno a cui sono stati consegnati gli organi. In ogni caso questo presuppone un’organizzazione di almeno due o più persone. In questo secondo caso, anche se il soggetto non ha i segni da houngan questo non smentirebbe l’ipotesi rituale. Allora l’houngan potrebbe essere qualcuno a lui superiore.

Una prima autopsia non rivela le cause del decesso, dice Repubblica. Nella seconda autopsia il medico legale, professor Mariano Cingolani,

“Pamela ha una ferita alla testa che all’occhio clinico del cattedratico risulta inferta quando era viva. E ha ferite all’altezza del fegato compatibili con il segno di coltellate”, scrive Repubblica: “Secondo il medico che ha condotto l’esame si rafforza l’ipotesi dell’omicidio. La procura: ci vuole ancora cautela”.

Anche se “a parere del professore, chi ha agito lo ha fatto con una mano straordinariamente esperta e, apparentemente, a giudicare dalla meticolosità con cui ha operato in alcune parti del corpo, con l’intento di ostacolare il più possibile gli accertamenti scientifici in grado di rivelare se Pamela sia stata stuprata o strangolata”.

Il giorno dopo, nuovo articolo: “Un nigeriano di 27 anni è stato bloccato dai Carabinieri di Milano nella Stazione Centrale perché sospettato di un coinvolgimento nell’omicidio di Pamela Mastropietro. I militari hanno individuato l’uomo su indicazione dei colleghi del capoluogo marchigiano e sono già in viaggio per consegnarglielo. Sembra che l’uomo stesse cercando di raggiungere la Svizzera. M

Il gran giornale illuminato ci spiega che “la seconda autopsia sui resti della 18enne romana non è stata in grado di sciogliere la riserva sulle cause del suo decesso, ma da essa sarebbero stati tratti gli elementi che hanno portato all’individuazione dei due nigeriani da interrogare. Gli inquirenti sono convinti che lo smembramento del cadavere non possa essere stato eseguito da una solapersona”.

La procura precisa: ” Non sono stati effettuati fermi”. Nemmeno del nigeriano che stava scappando in Svizzera. Repubblica: “Restano le due principali ipotesi sulla morte di Pamela: overdose o omicidio. ”

Le procure ci hanno aituato a tanti misteri. Il negazionismo della magia nera africana della procure di Macerata è interessante. Poniamo che fosse stato beccato con le due valigie con dentro i pezzi squartati di Pamela un giovanotto di Forza Nuova, un fascista: avrebbero detto presto presto che NON ci sono prove che ad ucciderla sia stata lui? La capacità di deduzione avrebbe sicuramente agito, in questo caso: i fascisti uccidono, si sa.

Infatti è stata autorizzata la Marcia Antifascista: ANPI, ARCI, Potere al Popolo, i Centro Sociali , le Madri di non so cosa: “Ora e sempre resistenza!”. A pochi giorni dalle elezioni, non si può farne a meno. Il governo ha preparato tutto per vincere le elezioni: aumenti distipendio e nuovo contratto a milioni di dipendenti pubblici, così sanno per chi votare; ma senza un corteo antifascista, che elezioni sarebbero? Il pericolo è il fascismo, mica l’arrivo dei rituali africani di sangue praticati. C’è un ordine pubblico per i centri sociali e un altro per i cittadini. Anche una manifestazione conclusasi pacificamente contro il garantismo verso uno squartatore,così innocente da dover cancellare ogni prova del suo delitto, serve a instaurare un clima di violenta e ingiustificata repressione poliziesca, nientemeno che della polizia in tenuta anti-sommossa. Aggressione immotivata della Polizia contro i forzanovisti che tornavano alle proprie auto, 15 fermati, 6 di loro feriti, è il primo bilancio. Dopo aver subito una prima carica in piazza, accerchiati dalla canea antifascista, Roberto Fiore è stato circondato dai giornalisti, a questo punto è stato chiesto ai militanti di fare ritorno alle auto. Durante il tragitto l’aggressione, violenta e assolutamente immotivata. A Macerata non bastavano i giudici con la tessera! Più violenza, più controlli, più limiti, più regime.
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Siamo in lutto. Inutile commentare. Aspettando la Marcia Antifascista, occupate il tempo ascoltando un comizio di una nota avvocatessa:

Intanto, ecco cosa pubblica il Viminale razzista:
Dati choc dal Viminale: il 55% dei furti, il 39% di stupri, commessi da immigrati che sono solo l’8%. Questo non significa razzismo. Significa che è in corso un progetto eversivo, che sono state occupate e colonizzate le istituzioni e che hanno sovvertito i poteri dello stato democratico: esecutivo, legislativo e giudiziario e, poiché, la politica ci è imposta da una Banca Centrale Europea, privata, significa che ci siamo spogliati di ogni diritto e che mai più ne avremo.

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1669.- L’EURO, L’UE, LA GERMANIA, LA GRECIA, IL LAVORO, LA DEMOCRAZIA, LA SOVRANITA’, I MIGRANTI…..

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Leggete …(specialmente la risposta alla settima domanda) ..e poi chiedetevi se sia il caso di VOTARE tutta quel “politicantume antitaliano” che AMA l’EURSS, VUOLE l’EURSS, è SUCCUBE dell’EURSS …. oppure se non sia il caso di votare ITALOSOVRANISTA …

Intervista con un economista contro – VLADIMIRO GIACCHE’: L’EURO, L’UE, LA GERMANIA, LA GRECIA, IL LAVORO, LA DEMOCRAZIA, LA SOVRANITA’, I MIGRANTI…..

DI FULVIO GRIMALDI (tratto da comedonchisciotte)
Mondo cane
Vladimiro Giacchè, della cui amicizia mi onoro da lunga data, è uno dei più autorevoli economisti europei. Ha svolto i suoi studi universitari a Pisa e a Bochum, in Germania, è laureato in filosofia alla Normale ed è presidente del Centro Europa Ricerche. In Italia e in Germania è considerato una delle voci più critiche dell’assetto istituzionale europeo e dell’ordinamento finanziario basato sull’euro, con particolare riferimento al ruolo della Germania, specialmente nei confronti del Sud d’Europa. Dell’intervista che mi ha concesso alcuni brani sono inseriti nel mio nuovo docufilm “O la Troika o la Vita – Epicentro Sud – Non si uccidono così anche i paesi?” E a proposito di paesi, popoli, nazioni, culture da uccidere, ho trovato che uno dei libri più drammaticamente istruttivi su come la classe dirigente tedesca, nelle sue varie espressioni politico-partitiche, ha devastato e vampirizzato la parte del suo popolo riunito nella DDR, Repubblica Democratica Tedesca, sia l’irrinunciabile “Anschluss”, pubblicato da Imprimatur nel 2013. Se ne possono trarre ampie indicazioni su cosa Berlino, il suo retroterra atlantico e i suoi strumenti finanziari abbiano riservato alla Grecia e stiano riservando all’Italia.

GRIMALDI – Popolari, Ligresti, Monte dei Paschi…Siamo al collasso del sistema bancario italiano?
*GIACCHE’ – Sicuramente la situazione attuale, la nuova normativa della cosiddetta Unione Bancaria Europea è qualcosa che ha paralizzato in misura molto drastica il nostro sistema. In particolare, i tedeschi sono riusciti nel capolavoro di tenere fuori dalla Vigilanza Europea la gran parte delle loro banche che fanno credito alle imprese. La Germania, per dire solo una cifra, ha dato 259 miliardi di euro alle sue banche. Noi praticamente niente. Tutti gestiscono le loro crisi e le risolvono con fortissimi aiuti di Stato. Noi no. Gli altri fanno il loro gioco, noi non facciamo il nostro.
C’è questa idea dell’Europa per cui ogni passo ulteriore verso l’integrazione è una cosa positiva (gli “Stati Uniti d’Europa” dell’ultrà atlantico-sionista Bonino, dopo il richiamo-ingerenza del commissario UE Moscovici, divenuto obiettivo imprescindibile anche per il già dissidente Renzi. N.d.r.). IN realtà, se le regole non sono simmetriche, se non valgono allo stesso modo per tutti e aumentano gli squilibri all’interno dell’Europa, quel tipo di integrazione non si vede perché la dovremmo accettare.
GRIMALDI – Questo ci porta direttamente alla Grecia e all’annichilimento che è stato inflitto a quel paese.
*GIACCHE’ – Si tratta di una crisi che deriva dal fatto che a un certo punto i paesi del Centro Europa prestavano agli altri, in particolare a quelli della periferia e non prestavano per fare beneficienza. Prestavano perché i tassi erano più alti, così guadagnavano un po’ di più e potevano reinvestire i profitti esportando nelle periferie. Se uno va a vedere, le esportazioni tedesche sono enormemente cresciute a partire dall’introduzione dell’euro. Ci dicevano che tutto questo era una cosa fantastica, che dimostrava come l’euro fosse la più grande invenzione del secolo. Monti è arrivato a dire che la Grecia rappresentava il più grande successo dell’euro.
In realtà, cosa andava succedendo. C’era una serie di paesi che importavano di più grazie alla moneta unica perché questa abbatte un po’ i costi delle transazioni. Ma i paesi importatori ne traevano uno squilibrio sempre maggiore della loro bilancia commerciale. E anche un aumento del debito pubblico. In questo senso noi siamo molto vicini alla Grecia.
GRIMALDI – Secondo te, dietro a tutta questa operazione, culminata con quanto abbiamo visto in Grecia e che si affaccia anche all’orizzonte nostro, quale potrebbe essere la strategia, quale l’obiettivo?
*GIACCHE’ – Non so se c’è un disegno. Sicuramente c’è un’architettura che ha come perno la moneta unica. Questo è un punto fondamentale di cui quasi tutti si sono accorti molto in ritardo. Mandel, che ha anche vinto un Nobel su questa roba ha detto una cosa un po’ più violenta: ha detto l’euro è Reagan in Europa. La moneta unica, per come è configurata, fa sì che tu non abbia più gli aggiustamenti del cambio possibili. Quindi potrai ricuperare competitività solo in due modi: facendo più investimenti, che è un modo buono, oppure svalutando il lavoro, pagandolo di meno.
GRIMALDI – Che è la procedura vigente.
*GIACCHE’ – Che è la procedura vigente. Con un’aggravante. Quando si entra in questa mistificazione per cui è il debito pubblico la causa di tutto, agli Stati si impedisce di fare investimenti pubblici. Da noi è successo esattamente il contrario: si è chiesto di fare manovre restrittive precisamente quando avresti dovuto fare quelle espansive. Il risultato, non intuitivo solo per chi non capisce niente di economia, anche se ha studiato e insegnato alla Bocconi, è molto semplice: alla fine di questo processo tu avrai impoverimento e maggiore debito di prima.
Così la competitività su cosa avviene? Avviene sulla svalutazione salariale, sul dumping sociale e sul dumping fiscale, sul fatto che le imprese pagano sempre meno tasse, e poi c’è quello che ne fa pagare ancora meno di te. E nel frattempo cosa succede? Per attaccare il debito cosa faccio? Riduco i servizi sociali, faccio mandare la gente in pensione sempre più tardi.
Il nostro paese ha componente molto forte di domanda interna nell’aggregato generale. Succede che questa domanda crolla e succede che tutti i produttori che producevano solo per l’interno vanno a chiudere. Di fatto abbiamo subito una distruzione di capacità produttiva, in particolare dell’industria, che si aggira sul 20%.
GRIMALDI – Come spesso, noi siamo stati un laboratorio. Fin dal 1992, epoca dell’attacco di Soros alla lira, di Mario Draghi al Tesoro e della successiva svendita progressiva del nostro patrimonio industriale sotto Amato, Prodi, D’Alema…Si può uscire da questa situazione abbandonando l’euro, o ci sono altre ipotesi di sopravvivenza?
*GIACCHE’ – O cambia il contesto, o tutta l’Europa si trasformerà in una grande Germania, cioè in una serie di paesi che hanno una domanda interna molto debole e che puntano tutto sulle esportazioni. Cosa che storicamente fa la Germania, però a scapito degli altri che non possono reggere il confronto.
GRIMALDI – Cambiare il contesto vuol dire basta con l’austerity, con la distruzione del lavoro, il precariato, i minijob alla tedesca, la moneta unica…
*GIACCHE’ -Non è vero quello che spesso si sente dire, che una moneta è solo una moneta. Una moneta non è mai solo una moneta. Una moneta è l’espressione di determinati rapporti giuridici. L’euro è l’espressione dei rapporti giuridici che sono iscritti nei trattati europei e che ci dicono che il valore supremo è la stabilità dei prezzi. Ma ciò è una cosa non solo diversa, ma opposta, incompatibile, con quello che ci dice la Costituzione della Repubblica italiana. Cioè che il valore è il diritto al lavoro. Secondo i trattati europei questo valore deve essere subordinato alla stabilità dei prezzi. Allora, se per tenere bassi i prezzi io devo avere un disoccupazione all’11%, nel contesto dei trattati europei va bene così. Una configurazione di questo tipo dei trattati è una gabbia mortale.
GRIMALDI – Questo significa che i discorsi di certi personaggi, tipo Varoufakis e tutti quelli che parlano di una UE riformabile e riformata, su un riscatto che ci verrebbe da un’altra Europa, non rappresentano altro che una tenaglia utopica. Inoltre, quali spazi di democrazia possono rimanere in una configurazione del genere?
*GIACCHE’ – Sono sempre più esigui, lo stiamo vedendo in concreto. Alla Grecia è stato impedito di fare un referendum quando c’era Papandreu. Poi gli è stato concesso di farlo, ma tre giorni dopo il referendum il governo ha dovuto rinnegare quanto il voto gli aveva detto. TRA LE COSE SU CUI HANNO CAPITOLATO C’È LA PRIVATIZZAZIONE MASSICCIA DI TUTTO L’APPARATO PUBBLICO GRECO (QUELLO CHE DA NOI STA NEI PROGRAMMI ENUNCIATI DI BERLUSCONI COME DI CALENDA E PADOAN. N.D.R.).
Io credo che invece si tratta di fare una cosa diversa- Di fare sì che il settore pubblico, lo Stato si riappropri dei propri diritti e anche del diritto di porre dei vincoli ai mercati. Ciò però comporterebbe di stracciare i trattati europei e non credo si tratti di ipotesi realistica, dato che per ogni minima modifica ci vuole l’unanimità dei paesi.
GRIMALDI – Cambiando argomento: cosa c’è dietro a questo fenomeno cosiddetto epocale, la migrazione di massa che l’Europa e il maestro delle destabilizzazioni imperiali, Soros, ci impongono di accogliere? Oltre a tutto in maniera iniquamente sbilanciata a sfavore dell’Italia. Credo che ci sia motivo per sospettare di una vera e propria filiera criminale che incomincia con lo svuotamento dei paesi del Sud delle generazioni che dovrebbero costruirne il futuro.
*GIACCHE’ – Si, questo è sicuramente un elemento fondante. Le cause e i fini sono diversi. Tra questi c’è stata la distruzione della Libia, inizio della devastazione e ricolonizzazione dell’Africa. Quanto a noi, un’immigrazione incontrollata non è gestibile politicamente, socialmente, economicamente. Mi sembra di dire delle cose un po’ banali e vedo che le persone sgranano gli occhi: oddio, è razzista. Proprio per niente. Ma uno ha il compito di impedire che la sua società vada in pezzi. Ancora una volta la situazione è di una profonda asimmetria nell’Unione europea. L’Italia e la Grecia sono lasciate a gestire da sole un fenomeno gravissimo e di dimensioni imponenti. Non gli è permesso neanche il controllo delle frontiere. Sta succedendo che all’interno dell’Europa alcuni Stati, alcune classi, alcuni poteri aumentano la propria forza e altri vedono diminuire la loro. C’è una dialettica sia di classe, sia di nazioni e di molti processi europei si deve dire che si tratta di atti criminosi.
Io credo che si tratti di ricuperare determinati interessi di classe e altri interessi che oggi vengono sacrificati nello scontro tra potenze, tra forti e meno forti. Il tutto mascherato e avvolto in questa bandiera blù con le sue 12 stelle. Bandiera che in realtà è la copertura della prepotenza di alcune potenze forti contro altre che si stanno dimostrando, per loro colpa, molto più deboli.
GRIMALDI – Toccherebbe perciò stracciarla, quella bandiera….
*GIACCHE’ – La mia opinione l’ho espressa in varie occasioni e i titoli dicono tutto.
Fulvio Grimaldi

1668.- Flat tax: Con Berlusconi e Salvini il fisco che ti frega. Salvini? Una ne pensi, ne fai due!

Con la “Flat tax” cala la pressione fiscale o è una fregatura?

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berlusconi e la flat taxBerlusconi racconta la storiella dell’abbattimento della pressione fiscale ad ogni campagna elettorale. Poi ritocca le aliquote IRPEF, ma la pressione fiscale aumenta. Adesso la fregatura solenne: “Flat tax”.
Fiscalità: un paio di definizioni.

Prima di andare avanti è necessario che ci si capisca su alcune definizioni:

Imposte

Sono versamenti obbligatori che colpiscono il reddito, il patrimonio o i consumi. Le imposte, quindi, servono a finanziare le spese indivisibili, come istruzione, sanità, lavori pubblici, funzionamento dello Stato eccetera.

Possono essere dirette se vengono calcolate “direttamente” sul valore del reddito o del patrimonio (come IRPEF, IRAP, IMU).

Se colpiscono i consumi o il trasferimento di ricchezza (come l’IVA) sono “indirette”.

Contributi

Il contributo è un versamento obbligatorio a carico di determinati soggetti, per il fatto che costoro traggono un vantaggio, diretto o indiretto, da determinati servizi pubblici, anche senza che essi li abbiano richiesti.

Gli oneri di urbanizzazione sono contributi, ad esempio, perché accrescono il valore dei beni che vengono serviti, oppure i versamenti sociali per la costituzione della posizione pensionistica.

Tasse

La tassa viene pagata in cambio di un determinato servizio reso e solo quando il servizio erogato è espressamente richiesto dal cittadino. Ad esempio quando andiamo in ospedale per una visita paghiamo il ticket, in cambio infatti otteniamo una prestazione sanitaria.

Oppure le “tasse di concessione governativa” quando presentiamo una istanza a un Ente pubblico o i diritti di segreteria per ottenere un certificato anagrafico dal Comune o i francobolli e le altre spese postali.

Tributi

Il complesso della fiscalità prende il nome di “sistema tributario”. Quindi Imposte, contributi e tasse sono, nel loro complesso, “tributi”.

In effetti la selva di tributi e balzelli vari ha reso estremamente confuso lo schema “imposte-contributi-tasse”.

Pressione fiscale.

Sentiamo spesso che ISTAT diffonde periodicamente il dato sulla pressione fiscale e sui dati ISTAT scoppia ogni volta la polemica.

Come per i dati sulla disoccupazione, le rilevazioni ISTAT hanno un valore esclusivamente statistico e riferito al “reddito dello Stato”, il PIL.

Da un comunicato ISTAT del 2013, la pressione fiscale:

è calcolata come rapporto tra la somma di imposte dirette, imposte indirette, imposte in c/capitale, contributi sociali e il Prodotto interno lordo (Pil).
Quindi della categoria “contributi” vengono presi in considerazione solo i contributi sociali, mentre non sembra vengano prese in considerazione le tasse.

Il tutto in rapporto al PIL.

I dati ISTAT sono inutili e insignificanti

Come per l’occupazione/disoccupazione, le rilevazioni ISTAT sono assolutamente insignificanti per l’economia reale.

La pressione fiscale ISTAT risulterà più bassa se per una contingenza si alza il PIL.

Inoltre, di tutto il panorama dei “contributi” i soli ad essere presi in considerazione sono i contributi sociali. Questo significa che i pensionati, ad esempio, che non versano più contributi sociali abbassano la pressione fiscale rilevata.

Infine la selva dei balzelli non consente più un discrimine netto fra tasse e imposte e quindi non è comprensibile se quei tributi “di confine”, come TARI e TASI vengano presi in considerazione o meno.

Lo smantellamento dei servizi essenziali come i sistemi sanitario e scolastico ha aggravato la situazione. Servizi che dovrebbero essere integralmente a carico delle imposte, sono in effetti gravati da tasse (ticket, ad esempio) e pseudo contributi (portarsi a scuola la carta igienica, “contribuire” alle spese per le fotocopie o a “progetti extracurriculari” come l’inglese o l’informatica).

La guerra delle cifre

Tutto ciò significa che le organizzazioni che esaminano in modo attento la pressione fiscale reale sulle famiglie offrono cifre ben diverse rispetto all’ISTAT.

Se per i primi 9 mesi del 2012 l’ISTAT attestava la pressione fiscale al 41,3%, con un incremento di soli 1,5% rispetto allo stesso periodo del 2011, CGIA di Mestre era di tutt’altro avviso.

Un reddito di € 40.000 arrivava a pagare fino al 212% in più solo in termini di addizionali IRPEF.

Nell’agosto 2013, Scenarieconomonici.it valutava la pressione fiscale reale fra il 64% e l’80%.

I Governi hanno semplicemente spostato i tributi da una categoria all’altra. Incrementandoli, per giunta, ma facendo in modo che i balzelli non venissero considerati nel concetto di “pressione fiscale” dell’ISTAT.

In questo modo hanno potuto declamare un abbattimento “delle tasse” quando così non è. Anzi, incrementando, anno dopo anno la pressione fiscale reale.

Berlusconi ci ha già preso in giro così. Rimodulando al ribasso le aliquote IRPEF, ma abbattendo i trasferimenti agli Enti Locali che, di contro, hanno avuto mano libera nell’aumentare le addizionali.

Pressione fiscale e aumenti

Secondo i rilevamenti ISTAT la pressione fiscale starebbe diminuendo.

La raffica di aumenti, riguardando in massima parte tasse e contributi non sociali non rientrerà nella rilevazione. Ma non c’è dubbio che sia “pressione fiscale”:

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Adesso la “genialata” della flat tax.

La Flat tax

Il coniglio dal cappello del centro destra è costituito dalla introduzione della flat tax al 23%.

Ovviamente il riferimento non è alla pressione fiscale reale complessiva, ma semplicemente alle imposte dirette. Verificando come inciderebbe ci rendiamo conto della fregatura.

Prendiamo ad esempio l’IRPEF. Si calcola per scaglioni di reddito imponibile, cioè il reddito al netto delle “deduzioni” quali, ad esempio, i contributi sociali o le perdite degli anni precedenti.

Scaglioni Irpef 2018 aliquote % imposta dovuta

Redditi fino a 15.000 euro 23% 23% del reddito
Redditi da 15.001 fino a 28.000 euro 27% 23% sui primi 15.000 euro (€ 3.450) + 27% sulla parte che supera i 15.000,00 euro

Redditi da 28.001 fino a 55.000 euro 38% 23% sui primi 15.000 euro (€ 3.450) + 27% sulla parte compresa fra 15.000 e 28.000 euro (€ 3.510) + 38% sulla parte che supera i 28.000,00 euro

Redditi da 55.001 fino a 75.000 euro 41% 23% sui primi 15.000 euro (€ 3.450) + 27% sulla parte compresa fra 15.000 e 28.000 euro (€ 3.510) + 38% sulla parte compresa fra 25.000 e 55.000 euro (€ 10.860) + 41% sul reddito che supera i 55.000,00 euro

Redditi oltre 75.000 euro 43% 23% sui primi 15.000 euro (€ 3.450) + 27% sulla parte compresa fra 15.000 e 28.000 euro (€ 3.510) + 38% sulla parte compresa fra 25.000 e 55.000 euro (€ 10.860) + 41% sulla parte compresa fra 55.000 e 75.000 euro (€ 8.200) + 43% per la parte che supera i 55.000,00 euro
I redditi degli italiani

Ora vediamo in base agli articoli di stampa in quali fasce si collocano gli italiani.

L’articolo è del febbraio 2017 e si riferisce all’anno di imposta 2015, ma gli ultimi dati sulla povertà rendono, semmai, ancora più grave la situazione reale

Categoria di contribuente reddito imponibile medio imposta con attuali scaglioni imposta con flat tax al 23%
Pensionati € 16.870,00 23% sui primi 15.000 euro + 27% sulla parte che supera i 15.000,00 euro (1.870 euro) = € 3.450 + 504,90 = € 3.954,90 23% su tutto l’imponibile = € 3.880,10
dipendenti tempo determinato e precari € 9.633,00 23% su tutto l’imponibile = € 2.215,59 23% su tutto l’imponibile = € 2.215,59
dipendenti tempo indeterminato € 23.068,00 23% sui primi 15.000 euro + 27% sulla parte che supera i 15.000,00 euro (8.068 euro) = € 3.450 + 2.178,36 = € 5.628,36 23% su tutto l’imponibile = € 5.305,64
Il 46% degli italiani si colloca nella prima fascia di reddito (entro i 15.000 euro) e per tutti questi l’imposta è già “flat” al 23%. Per il 46% degli italiani non cambia il resto di nulla.

Il 64% è al di sotto dei 50.000 euro. Quindi la differenza (18%) è spalmato fra la seconda e la terza fascia. Come abbiamo visto, il loro risparmio è pressoché inesistente.

Per l’1% dichiara redditi oltre i 300.000 euro il discorso è differente.

Un reddito imponibile di € 300.000 oggi paga 122.170 euro di IRPEF. Con la flat tax al 23% pagherebbe 69.000 euro.

All’aumentare del reddito aumenta il risparmio.

Un esempio concreto di flat tax: Silvio Berlusconi

L’ultimo dato depositato in Parlamento si riferisce all’anno di imposta 2012, con un reddito dichiarato di 4,5 milioni di euro.

Con gli scaglioni attuali pagherebbe 1.928.170,00 euro. Pagherebbe, o meglio dovrebbe pagare. Ricordiamo che è stato condannato in via definitiva per frode fiscale!

Con la flat tax al 23% l’imposta diventerebbe 1.035.000 euro.

Anno di imposta 2011: reddito dichiarato 35.400.000 euro. Imposta IRPEF a scaglioni: € 15.215.170. Imposta “flat al 23%”: € 8.142.000.

Anno di imposta 2010: reddito dichiarato 48.180.792 euro. Imposta IRPEF a scaglioni: € 20.710.910,56. Imposta “flat al 23%”: € 11.081.582,16

La flat tax? È un’altra legge “ad personam” per Silvio Berlusconi!

1667.- Berlusconi e Salvini sull’Europa: il grande inganno elettorale. Svendita di altri 85 miliardi di beni pubblici per abbattere il debito pubblico.

Altra svendita del patrimonio pubblico, il patrimonio degli italiani, per 5 punti percentuali di PIL. Un punto di PIL vale circa 17 miliardi di Euro, quindi, parliamo di privatizzazioni per circa 85 miliardi. Roba da far impallidire perfino Amato e Dini.Leggiamo Stefano Alì.

Berlusconi-e-Salvini-sullEuropa

Se Berlusconi e Salvini sull’Europa avessero davvero posizioni così diverse, se davvero fossero all’opposto su un tema così centrale, com’è che stanno in coalizione?
Le divergenze di vedute fra Berlusconi e Salvini sull’Europa sono solo il frutto della farsa elettorale. Se davvero avessero visioni così opposte non potrebbero stare in coalizione. Ma forse le differenze sono solo apparenti. Lo scrivevo già nel 2014.
Le differenze fra Berlusconi e Salvini sull’Europa e in politica economica sono solo un gioco delle parti

Dal TG La7 del 24/01/2017 ore 20.00 (al minuto 2: 24):

[…] e nel centro destra Berlusconi che minimizza le differenze con Salvini in politica economica, derubricandole quasi a un gioco delle parti pre-elettorale
Con il Rosatellum bis i programmi di coalizione sono solo uno specchietto per le allodole (o per gli allocchi)

Come ho già scritto in altri post, la Legge elettorale non prevede programmi di coalizione, ma solo di lista.

Chiunque sventoli programmi di coalizione, quindi, mente sapendo di mentire.

Ricapitolando

E adesso ricapitoliamo: Secondo la favola dell’anno, se vince Salvini l’agenda di Governo sarà noEuro, mentre se vince Berlusconi sarà proEuro.

Per questa ragione ciascuno dei due chiede i voti per superare l’altro, ma in ogni caso i voti vanno alla coalizione.

Ora, Ammettiamo pure che sia così. Ammettiamo anche, per pura ipotesi, che la coalizione di centro destra ottenga la maggioranza dei seggi.

Significa che se vince Salvini porterà in Parlamento Leggi antiEuro e Forza Italia le vota? E se vince Forza Italia il Parlamento esaminerà Leggi proEuro e Salvini le voterà?

Nessuno che si accorga dell’inganno?

Ma entriamo pure nel merito.

Salvini non è più antiEuro. Parola di Berlusconi

Berlusconi sostiene che Salvini ha capito l’errore e non è più antiEuro.

Se non fosse vero la coalizione si sarebbe dovuta sciogliere immediatamente. Nel nostro caso, invece, la punizione (pena sospesa, per giunta) consiste in tre giorni di blocco su twitter da parte di Borghi:

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Berlusconi: privatizzazioni a go go. Anche le mutande? Giù e zitti!

Berlusconi annuncia che per abbattere il debito pubblico verrà attuata una campagna di privatizzazioni per 5 punti percentuali di PIL.

Un punto di PIL vale circa 17 miliardi di Euro, quindi parliamo di privatizzazioni per circa 85 miliardi. Roba da far impallidire perfino Amato e Dini.

Fermo restando, poi, che le privatizzazioni mai hanno effettivamente abbattuto il debito.

Altro intervento del “responsabile economico della Lega”, Claudio Borghi

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In apparenza neppure su questo sono d’accordo. Secondo Borghi, per non far fare le privatizzazioni a Berlusconi è sufficiente che la Lega abbia un voto in più.

Questo significa che se Berlusconi ha un voto in più e porta le privatizzazioni in Parlamento, la Lega vota le vota, ovviamente. La truffa è servita.

La “mossa del cavallo”: La Lega candida Bagnai

Il 22 gennaio Berlusconi è volato a Bruxelles per rassicurare sul rispetto di tutti i trattati, di tutti i limiti e vincoli e sull’imprescindibilità dell’Europa.

Uno schiaffo a Salvini? Si rompe la coalizione? Neanche per idea.

Questa sarà l’agenda di governo solo se Forza Italia avrà avuto un voto in più della Lega.

Ma chi mai dovrebbe poi votare i provvedimenti in Parlamento se non la maggioranza in coalizione con Forza Italia? E quindi la Lega!

Salvini il successivo 23 gennaio ha convocato una conferenza stampa per annunciare la candidatura di un altro economista professionista noEuro, oltre Borghi: Alberto Bagnai.

Berlusconi e Salvini sull’Europa: il diavolo si annida nei dettagli

Se il diavolo si annida nei dettagli, allora è importante soffermarsi su alcuni dettagli della conferenza stampa.

Salvini, effettivamente, non dice che il vincolo del 3% del rapporto deficit/PIL deve essere superato. Salvini, che fino a ieri era certo che costituisse un grave danno, dice che va superato “se costituisce danno“. Quindi ha ragione Berlusconi.

Bagnai, il cui ego smisurato è ormai entrato nella leggenda, sostiene che i giornali lo abbiano definito “la bestia nera dell’Europa”, ma sinceramente non sono riuscito a trovare un solo articolo in tale senso.

Bagnai, però, ha lodato l’iniziativa di Berlusconi. Ha sostenuto, infatti, che l’eventuale uscita dall’Euro deve avvenire in modo concordato con gli altri partner europei per non spaventare i mercati.

Ma come? Ma lui e Borghi sostenevano addirittura che si dovesse uscire con Decreto Legge adottato di notte del fine settimana! E adesso occorre concordare con i partner europei?

Salvini, Bagnai, Bolkestein e la direttiva europea ultraliberista

E che dire di Salvini che invoca l’abrogazione della direttiva Bolkestein?

Si tratta della direttiva 123/2006 che prende il nome da Frits Bolkestein, commissario europeo per il mercato interno della Commissione Prodi.

La direttiva è stata indicata come la prova di una deriva liberista che causerebbe l’eliminazione delle tutele sociali e dei diritti dei lavoratori e l’abbattimento del livello delle retribuzioni.

Ma qualcuno dovrebbe ricordare a Salvini che si tratta dello stesso Frits Bolkestein che ha sottoscritto il “Manifesto di solidarietà Europea” di Alberto Bagnai.

Quindi un liberista estremo scrive una direttiva che provoca il dumping sociale e che Salvini vorrebbe eliminare.

Ma è lo stesso liberista che ha sottoscritto il “Manifesto” di Bagnai per l’uscita dall’Euro.

D’altro canto, lo stesso Bagnai, nel 2004, cantava le lodi dell’Euro alla corte di Romano Prodi.

Berlusconi e Salvini sull’Europa: Cambiare tutto, anche la moneta unica per continuare con le politiche di austerità

Sono improvvisamente rinsaviti tutti o qualcosa non quadra?

La seconda, signora mia. Ne ho scritto profusamente in un vecchio post dell’aprile 2014: “Come i Gattopardi: fuori dall’Euro perché nulla cambi“

Il prof. Emiliano Brancaccio:

sta guadagnando consensi quella che ho definito una modalità gattopardesca di gestione della crisi, in base alla quale si sarebbe disposti a cambiare tutto, persino la moneta unica, pur di non mettere in discussione le politiche liberiste e di austerity degli ultimi anni, nonostante le sperequazioni e i tracolli occupazionali che hanno provocato.
E infatti Frits Bolkestein sostiene che dovrebbero uscire dall’Euro i paesi periferici (Italia e Grecia prima di tutti).

Ma giusto perché la Germania e i Paesi del Nord non devono sopportarne il peso economico. Ci sarà un perché, se sottoscrive il “Manifesto” di Bagnai?

Bolkestein ha sottoscritto il manifesto di Bagnai perché è stato colpito di botto dall’economia di Keynes?

Non perché il “Manifesto” di Alberto Bagnai, perfettamente in linea con il suo pensiero ultra liberista, consente l’uscita dall’Euro per favorire l’economia tedesca e dei “Paesi Core” dell’eurozona, come individuati da Goldman Sachs?

Volute, ma solo apparenti, le divergenze di Berlusconi e Salvini sull’Europa?

Tutto bellissimo se non fosse che costituisce la “prova regina” che il programma del centro destra non esiste.

E si pone da capo la domanda: Se davvero non fossero d’accordo su temi fondamentali di governo quali sono quelli economici e dei rapporti con l’Europa, com’è che sono in coalizione?

1666.- Inciucio Renzi-Berlusconi: Esempio di funzionamento del Rosatellum, di Stefano Alì

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Un voto in più a Lega e Fratelli d’Italia, ma l’inciucio Renzi-Berlusconi è servito. L’esempio concreto del collegio uninominale Sicilia 2-06.

Lega e Fratelli d’Italia chiedono un voto in più, ma serve solo all’inciucio Renzi-Berlusconi. Un esempio concreto del funzionamento del Rosatellum per spiegare il perché.
Nel post “Rosatellum bis: come funziona. Scheda, voto, coalizioni e sbarramenti” ho tentato di spiegarne il funzionamento e vorrei adesso fare un esempio concreto del rosatellum.

A meno di un mese dalle elezioni, seguendo gli ultimi sondaggi (EMG-Acqua del 5 febbraio), provo a spiegare cosa accadrebbe se fossero i risultati definitivi.

Il dato elettorale del centro sinistra
Nel centro sinistra, il PD si posiziona al 23%; “+Europa-CD con Bonino” al 1,9%; “Insieme” al 1,6% e “Civica Popolare con Lorenzin” al 1,0%, con un totale di coalizione del 27,5 (sto escludendo SVP perché il discorso si complicherebbe per via della garanzia Costituzionale per le minoranze linguistiche)

Tutte le liste raggiungono l’1%. Quindi superando il primo sbarramento, i voti di tutte le liste concorrono all’attribuzione di seggi alla coalizione.

Ma solo il PD supera la soglia del 3%. Il PD, pertanto, è l’unico partito della coalizione a conquistare tutti i seggi assegnati alla coalizione stessa.

È come se il PD avesse ottenuto il 27,5% dei voti

Se “Civica Popolare con Lorenzin” dovesse scendere sotto la soglia dell’1% i suoi voti andrebbero dispersi e il PD dovrebbe “accontentarsi” del 26,5%.

Risulta assolutamente evidente che votare la lista della Bonino o della Lorenzin o “Insieme” significa votare direttamente il PD.

Il dato elettorale del centro destra
Forza Italia si attesta al 15,8%; Lega al 14,3%; Fratelli d’Italia al 4,6% e Noi con l’Italia – UDC al 2,8%, per un totale di coalizione pari al 37,5.

Anche in questo caso Noi con l’Italia – UDC supera il primo sbarramento dell’1% e i voti vengono conteggiati in capo alla coalizione, ma non raggiungendo la quota del 3% non partecipa all’attribuzione di seggi.

I voti di Noi con l’Italia – UDC vengono ripartiti fra le altre liste della coalizione in modo proporzionale ai voti acquisiti dalle liste stesse.

Dopo la redistribuzione è come se le percentuali fossero state: Forza Italia 17,08%; Lega 15,45%; Fratelli d’Italia 4,97%. Il totale della coalizione resta, ovviamente, il 37,5%.

È già evidente che una alleanza PD-Forza Italia è estremamente probabile. Il PD, infatti, può sostituire entrambi gli alleati di Berlusconi con ampio margine di guadagno. La somma di Lega e Fratelli d’Italia si ferma al 20,42%, mentre il PD, da solo, garantisce già il 27,5%.

La variabile “uninominale”
La situazione del centro destra è, in realtà, ancora più favorevole a Berlusconi di quanto possa apparire.

E infatti sia nelle liste di Fratelli d’Italia sia in quelle della Lega sono candidati “amici” di Berlusconi. Il caso emblematico è dato da Umberto Bossi.

Ricordiamo che, addirittura, Berlusconi si era già offerto di “ospitarlo” nelle liste di Forza Italia se Salvini non lo avesse candidato.

E poi ci sono i candidati nei collegi uninominali.

Oltre alla “quota” che è spettata a Forza Italia ci sono i candidati “sicuri” di appartenenza Noi con l’Italia – UDC.

Infatti occorre ricordare che Noi con l’Italia – UDC (detta pure “quarta gamba”) è stata definita la “bad company” di Berlusconi. È composta dai fuoriusciti di Forza Italia che sono stati alleati con il PD per tutta la legislatura.

Finita la legislatura sono tornati da Berlusconi. Per evitare di intasare le liste di Forza Italia è stata creata Noi con l’Italia – UDC, ma si tratta, in realtà, di una seconda lista di stretta osservanza berlusconiana.

Il caso concreto
Come caso concreto prendo ad esempio il collegio uninominale in cui voto io: Sicilia 2-06, Misterbianco.

Il centro destra schiera Giovanni Pistorio che nel proporzionale è pure capo lista di Noi con l’Italia – UDC.

Abbiamo visto che Noi con l’Italia – UDC non acquisirebbe alcun seggio proporzionale e la probabilità di essere eletto proviene solo dalla candidatura uninominale.

Quindi alla elezione di un altro berlusconiano “DOC” concorreranno Fratelli d’Italia e Lega perché ad ogni segno sulle liste di Fratelli d’Italia o della Lega corrisponderà un voto per il candidato uninominale Giovanni Pistorio.

Un voto in più e …
Da questo discende in modo evidente quanto sia sciocca e priva di fondamento la tesi di Fratelli d’Italia e della Lega secondo cui “un voto in più a me e la coalizione fa come dico io”.

Riassumiamo le posizioni più eclatanti
Legge Fornero
Per Salvini e per la Meloni va abolita
Per Berlusconi va mantenuta con qualche piccolo aggiustamento
Rapporti con l’Europa
Salvini vuole uscire dall’Euro e ridiscutere tutti i trattati
Berlusconi non ha alcuna intenzione di uscire dall’Euro e vuole rispettare tutte le regole presenti nei trattati
Meloni non è ben chiaro cosa voglia
Vaccini
Salvini vuole abolire l’obbligo vaccinale
Berlusconi vuole mantenerlo
Meloni non è ben chiaro cosa voglia
Dazi
Salvini vuole introdurre i dazi come ha fatto Trump
Berlusconi «condivide la posizione della “signora Merkel”: il protezionismo di Trump non è una cosa positiva»
Meloni non è ben chiaro cosa voglia
Inciucio con il PD
Meloni organizza le manifestazioni anti inciucio
Salvini giura che mai si alleerà con il PD
Berlusconi non esclude nulla (anzi) e mentre Renzi si dichiara d’accordo con Berlusconi, Bonino e Padoan non sanno.
Potremmo andare avanti all’infinito, ma possiamo sintetizzare che non esiste un solo argomento che sia uno su cui concordano.

Ovviamente il punto fondamentale è l’ultimo: l’inciucio Renzi-Berlusconi emerge sempre più chiaramente.

Se prendo un voto in più
L’inciucio Renzi-Berlusconi è più o meno consapevolmente agevolato proprio da Fratelli d’Italia e dalla Lega.

Con il suo 15,8% Berlusconi non avrebbe potuto far eleggere alcun candidato dei suoi listini plurinominali. Men che meno candidati ai collegi uninominali.

Quando Salvini (come pure Giorgia Meloni) si affanna a far credere che basterà che la Lega prenda un voto in più rispetto a Forza Italia perché la coalizione assuma la linea della Lega dice una enorme menzogna.

Prima di tutto perché ogni voto per la Lega e ogni voto per Fratelli d’Italia costituiscono due voti per i candidati uninominali di Berlusconi (vedi Pistorio nel collegio uninominale Sicilia 2-06).

In secondo luogo (e ben più importante), perché comunque l’inciucio Renzi-Berlusconi esiste già. Lo vuole l’Europa!

ROSATELLUM BIS: COME FUNZIONA. SCHEDA, VOTO, COALIZIONI E SBARRAMENTI

Il «Rosatellum bis», la nuova legge elettorale, ancora più del «Porcellum» produce un Parlamento di nominati. Ecco come funziona.

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“Incostituzionale!”. “Produce un Parlamento di nominati!”. “Fascistellum!”. Al Rosatellum bis sono state attribuite le peggiori nefandezze. Il guaio è che è tutto vero.
Giornali e telegiornali (con poche eccezioni) puntano l’accento sul fatto che dei 630 seggi alla Camera, ben 386 sono attribuiti in modo proporzionale sulla base di piccoli collegi plurinominali.

Al Senato, su 315 seggi complessivi, la bellezza di 200 seggi sono attribuiti in modo proporzionale sulla base di piccoli collegi plurinominali.

Se così fosse la Democrazia farebbe un bel passo in avanti rispetto al porcellum. Purtroppo c’è un dettaglio: l’elettore non sceglie. La composizione del Parlamento (sia Camera, sia Senato) è tutta preordinata dai capi partito.

Vediamo perché, partendo dalla scheda elettorale e dal sistema di voto. Qui il testo del Rosatellum bis.

Rosatellum bis: come funziona la scheda elettorale e il voto
L’elettore ha a disposizione due schede strutturate in modo identico: una per la Camera e una per il Senato.

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La scheda elettorale

rosatellum bis come funziona – esempio di scheda elettorale

Sono indicate le liste che formano le coalizioni per i collegi plurinominali. Ciascuna lista ha accanto i nomi dei candidati (bloccati, non ci sono preferenze) e, in testa alla coalizione, il candidato al collegio uninominale.

Rosatellum bis: come si vota

L’elettore ha a disposizione un solo voto per ciascuna scheda. Può segnare, quindi, solo una “X”.

Il voto si esprime tracciando un segno sul simbolo di una lista. Null’altro (nuovo art. 58 comma 2 del DPR 361/1957).

Così

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rosatellum bis come funziona: unico tipo di voto corretto

Il voto viene automaticamente assegnato anche al nominativo indicato per il collegio uninominale. Questo è l’unico sistema di voto previsto, poi ci sono i “casi particolari”

Casi particolari

Abbiamo detto che l’elettore ha a disposizione un solo voto, un solo segno da apporre sulla scheda.

Può accadere che il segno venga apposto sul nome del candidato al collegio uninominale, così

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Rosatellum bis: come funziona. scheda con voto al candidato al collegtio uninominale
Rosatellum bis: scheda con voto al candidato al collegtio uninominale

In questo caso la scheda sarà valida. Il voto viene assegnato al candidato del collegio uninominale e a tutte le liste della coalizione in modo proporzionale ai voti ottenuti.

Un solo voto disponibile? E se l’elettore ne esprime due? Dipende:

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Rosatellum bis: voto espresso per un candidato al collegio uninominale e per una lista della coalizione

Nel caso sopra, l’elettore ha espresso un voto in più rispetto a quanto concesso. Ha messo un segno su un candidato al collegio uninominale e un segno su una delle liste della sua coalizione.

Magnanimamente, la scheda è valida e il voto va sia al candidato al collegio uninominale sia alla lista segnata.

Ma se l’elettore vota un candidato al collegio uninominale e una lista non collegata (esempio sotto), la scheda è nulla

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rosatellum bis scheda nulla

Ma allora cosa vota l’elettore?

L’elettore, quindi, non sa cosa vota.

Se segna una lista vota anche il candidato al collegio uninominale, che gli piaccia o meno.

Se mette un segno sul candidato al collegio uninominale, sta votando tutte le liste della coalizione, che gli piacciano o meno. E come vedremo a proposito delle coalizioni, è probabile che molte delle liste che sta votando non gli piacciano.

Se l’elettore mette il segno su una lista perché il secondo o terzo nome sono di suo gradimento, sappia che è assai improbabile che vengano eletti. In ogni caso sta votando solo e comunque il capolista.

Solo se quella lista in quel determinato collegio riuscirà ad avere più seggi, allora il secondo verrà eletto, ma è una ipotesi molto remota.

Alla Camera (vale a maggior ragione per il Senato) i seggi per la parte plurinominale sono 386. Sono previsti circa 65 collegi (il numero preciso si saprà quando verrà emanata la Legge Delega scritta dal Governo).

Questo significa che in ciascun collegio c’è una media di 5,9 candidati da eleggere con il metodo plurinominale.

5,9 candidati da distribuire fra tutte le liste presenti nella scheda.

Lascio a chi legge il compito di calcolare quanto è probabile che una lista possa acquisire più di un seggio.

L’elettore, quindi non vota ciò e chi pensa di votare.

Può diventare peggio?

Si. Certo che si. Appresso, parlando delle coalizioni e degli sbarramenti, vedremo che diventa ancora peggio.

Rosatellum bis: come funzionano le coalizioni

Le coalizioni si stabiliscono collegio per collegio.

Come fosse una elezione comunale, ciascuna lista presenta il suo programma e il suo simbolo tramite il suo “capo politico”1.

Sempre tramite il capo politico, presenta anche la dichiarazione di “apparentamento” con il candidato al collegio uninominale insieme all’accettazione di quest’ultimo.

In sintesi

Ciascun candidato ai vari collegi uninominali può accettare l’«apparentamento» («coalizione») indipendentemente dagli altri candidati del suo stesso schieramento negli altri collegi uninominali.
Ciascuna lista è indipendente e associata al candidato al collegio uninominale in modo indipendente dalle altre liste.
E allora? Cosa significa?

Significa che non è previsto un “programma di coalizione” né a livello di collegio uninominale né, tantomeno, a livello nazionale.

Significa quindi che ciascun candidato al collegio uninominale potrà accettare coalizioni fra liste antitetiche fra loro.

Nello stesso collegio uninominale, si potranno avere in coalizione liste anti-euro e liste pro-euro. Liste animaliste e liste pro-caccia. Liste dei pensionati e liste che sostengono l’abolizione delle pensioni perché costano troppo.

Purché portino voti.

Significa quindi che ciascun candidato al collegio uninominale potrà accettare coalizioni con liste che altrove sono coalizzate con candidati dello schieramento opposto!

Purché portino voti.

L’elettore vota «a mazzo» la coalizione nel suo collegio senza neppure sapere se quella coalizione è composta diversamente in altri collegi.

Quindi l’elettore, in realtà, voterà qualcosa o qualcuno che non aveva alcuna intenzione di votare.

Rosatellum bis: come funzionano gli sbarramenti del plurinominale

Ciascuna lista di ciascun collegio viene rapportata al suo dato nazionale.

Liste non coalizzate che non raggiungano il 3% a livello nazionale non concorrono all’attribuzione di seggi.

Le coalizioni dei singoli collegi concorrono all’attribuzione dei seggi in ciascun collegio se la somma delle liste che compongono la coalizione raggiunge almeno il 10% a livello nazionale e almeno una delle liste consegue un minimo del 3%, sempre al livello nazionale.

I voti delle liste che a livello nazionale non raggiungono l’1% costituiscono “voti dispersi”.

I voti delle liste in coalizione che a livello nazionale si attestano fra l’1% e il 3% vengono conteggiati per la coalizione, ma la lista non concorre all’attribuzione di seggi.

Un esempio per chiarire

Immaginiamo un siciliano autonomista che voti per un partito autonomista in coalizione centro destra.

Ipotizziamo che il partito autonomista in questione raggiunga l’1,05% a livello nazionale.

Ebbene, avendo superato l’1% il voto del siciliano autonomista viene conteggiato alla coalizione, ma siccome il partito non ha superato il 3% non concorre all’attribuzione dei seggi.

Però il voto viene conteggiato quale voto utile perché la coalizione che comprende la Lega di Salvini acquisisca seggi.

Il siciliano autonomista pensava di votare per l’autonomia della Sicilia, ma ha votato per l’autonomia della Lombardia e del Veneto!

Tutto regolare, no?

Riassumendo, come funziona il Rosatellum bis?

Riassumendo, in ciascun collegio il candidato uninominale più votato conquista un seggio.

È quindi evidente che i partiti metteranno nei collegi che ritengono “sicuri” candidati che “devono vincere”. E abbiamo così i primi nominati.

Per quanto riguarda la parte proporzionale (non c’è premio di maggioranza) e togliendo dal conto le liste messe li solo per portare voti locali alla coalizione, i capilista sono gli unici che hanno qualche probabilità di essere eletti. Ecco gli altri nominati.

Con il Rosatellum bis l’elettore non ha la certezza di votare un programma e non ha la certezza di votare la persona che intende votare.

L’unico modo per attenuare gli effetti negativi è scegliere di votare una lista non coalizzata. Il suo programma, quanto meno, è il suo programma.

È il programma che porterà avanti senza doverlo confrontare, modificare, attenuare per adattarsi alle altre liste della coalizione. Spesso con programmi diametralmente opposti.

La sera delle elezioni si saprà chi ha vinto?

Neanche per idea.

Infatti è certo che per costituire una maggioranza di Governo occorrerà ricorrere a larghissime intese.

Larghe intese già prefigurabili nella maggioranza che ha votato la Legge: Alfano, Berlusconi, Renzi, Salvini, Verdini e frattaglie varie.

Ultima chicca: Contrariamente ad ogni logica, nella circoscrizione estera potranno candidarsi residenti in Italia. Sicché sarà possibile candidare Verdini in una ripartizione della circoscrizione estera. Dove non lo conoscono.

1 Senza il “capo politico” non può essere presentata la lista e il simbolo. Per cui, a prescindere da chi sia, l’individuazione di Di Maio quale “capo politico” del Movimento 5 Stelle risponde a precisa disposizione di Legge. Se il Movimento 5 Stelle vuole candidarsi alle elezioni politiche non può non avere un “capo politico” che presenti la lista.

1665.- CHI È L’ECONOMISTA DI M5G (QUANDO BAGNAI, RINALDI, GALLONI E BARRA CARACCIOLO ERANO ANCORA LIBERISSIMI)

INSOMMA, QUESTI 5 STELLE SONO UN DISASTRO!

Chi è il consigliere economico dei M5S
(Rilanciamo la ricerca pubblicata dal bravissimo Nicolas Micheletti)

dimaioeconomista

VABBEH RAGA CIAO.

Ho cercato per giorni di capire da dove cavolo fosse spuntato fuori il punto programmatico del M5S di tagliare il rapporto debito/PIL del 40% in 10 anni.

Ho chiesto in giro. Ovunque. C’è anche un post di qualche giorno fa sulla pagina se lo cercate.

I grillini dicono sempre che il programma è tutto scelto dagli attivisti, ma io non ho trovato da nessuna parte alcuna prova (e so cercare bene le info).

Non sembra essere esistita alcuna votazione al riguardo di questo punto del programma.

E’ chiaramente un punto preso e messo lì dall’alto. Non molto nello stile democratico di cui parlano tanto.

Ma finalmente l’ho scoperto.
L’ha messo lì… Lorenzo Fioramonti. Chi?

http://www.affaritaliani.it/economia/m5s-giu-del-40-il-rapporto-debito-pil-la-ricetta-dell-economista-di-di-maio-521864.html?refresh_ce

Ebbene sì. Tra tutti gli economisti italiani che il Movimento 5 Stelle poteva scegliere, ha scelto proprio lui. Chi è?

(Di Maio con Fieramonti, il suo Rotschild-Soros tascabile)
Fioramonti è un simpatico personaggio con un passato molto interessante.

E’ professore in una università il cui capo è Wiseman Nkuhlu, chairman dei Rothshild:
http://www.up.ac.za/en/about-up/article/271179/chancellor
(il cognome è pertinente alla nostra situazione politica)

E’ presidente ed unico professore del progetto JEAN MONNET, con specializzazione in studi sull’UE, in Africa.
http://www.vanityfair.it/news/politica/2018/01/24/lorenzo-fioramonti-economista-movimento-5-stelle

La prefazione dei suoi libri è a cura di Enrico Giovannini.
http://www.huffingtonpost.it/2018/01/23/chi-e-lorenzo-fioramonti-leconomista-nemico-numero-uno-del-pil-che-si-candida-con-m5s-e-sara-uno-dei-consiglieri-economici-di-di-maio_a_23341287/

Sì, Giovannini. Quello del Club di Roma e l’Aspen Institute. Proprio quello.
https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Giovannini

I suoi libri sono recensiti dalla London School (Evelyn Rothschild).

Book Review: How Numbers Rule the World: The Use and Abuse of Statistics in Global Politics by Lorenzo Fioramonti

Scrive articoli per la Open Democracy (Soros).
https://www.opendemocracy.net/openeconomy/lorenzo-fioramonti/gdp-turns-80-time-to-retire-0

E per far felici anche gli immigrazionisti, ha una cattedra in “Integrazione regionale, Migrazione e libera circolazione delle persone”.
http://regionswithoutborders.org/2014/09/meetthenewchairholder-lorenzofioramonti/

Ed è presidente della EU Studies Association of Sub-Saharan Africa.
http://governanceinnovation.org/wordpress/theeuropeanstudiesassociation-ofsubsaharanafricaesassa/

E per chiudere in bellezza ha lavorato anche per la Fondazione Rockefeller.
http://up-za.academia.edu/LorenzoFioramonti/CurriculumVitae

Insomma, un personaggio libero e indipendente da ogni vincolo ed intrallazzo con il Potere. Ottima scelta ragazzi!

OVVIO!….IN FONDO BAGNAI, RINALDI, BARRA CARACCIOLO E GALLONI NON HANNO LE PIRREVIU DE STO BEL TOMO!

fonte: https://scenarieconomici.it/chi-e-leconomista-di-m5g-quando-bagnai-rinaldi-galloni-e-barra-caracciolo-erano-ancora-liberissimi/

1664.- Dal vincolo di mandato alla presunzione di innocenza: il M5s incostituzionale e il referendum sull’euro

Breve ripasso degli articoli della Costituzione che il partito fondato da un comico intende violare: artt. 1, 27, 48, 49, 67, 51, 97 di Claudio Cerasa.

In Italia esiste un partito fondato da un comico, guidato da un pagliaccio e gestito da un clown che ha costruito parte della sua fortuna difendendo in modo appassionato la Costituzione più bella del mondo salvo però dimenticarsi che la Costituzione che governa l’Italia è quella entrata in vigore il primo gennaio del 1948 dopo il voto dell’Assemblea costituente e non quella che una volta all’anno entra in vigore sul blog di un comico gestito da un clown. Per questo abbiamo deciso oggi di offrirvi un breve corsivo per ricordare quello che ogni giornale con la testa sulle spalle dovrebbe scolpire sul marmo in questa campagna elettorale. Non un grande lavoro, solo una piccola ricognizione: la storia semplice ed elementare di alcuni articoli della Costituzione.

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Procediamo veloci.

Articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Nello specifico, l’Italia è una democrazia rappresentativa (non una democrazia diretta) nella quale gli aventi diritto al voto (articolo 48 della Costituzione) eleggono dei rappresentanti per essere governati attraverso l’esercizio del diritto di voto (“Il voto è personale ed uguale, libero e segreto”) mediante il quale ogni cittadino sceglie i propri rappresentanti ai quali viene delegata non la sovranità ma, come si dice, la cura effettiva degli affari pubblici. I rappresentanti scelti dal popolo (articolo 67) una volta arrivati in Parlamento rappresentano il paese e non solo un partito (sono deputati, non sudditi) e per questo sono eletti senza vincolo di mandato per le ragioni che spiegò bene il grande Edmund Burke il 3 novembre del 1744:

“Il Parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il Parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell’intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale”.

Per arrivare in Parlamento, articolo 49, “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Inoltre, come prevede l’articolo 51, “tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge” e il diritto di accesso in condizione di eguaglianza alle cariche elettive comporta il conseguente divieto (divieto) di stabilire limiti o condizioni differenti per l’accesso alle cariche stesse che siano diversi dai requisiti previsti in via generale per il godimento dei diritti politici.

Ogni tentativo di stabilire un limite o una condizione differente per accedere alle cariche (per esempio un contratto con una penale) è perciò una forma di estorsione che vìola il principio dell’elezione “in condizioni di eguaglianza” per la semplice ragione che potrebbe avere l’effetto di impedirne o comunque di comprimerne l’esercizio. In base a questi princìpi costituzionali, un soggetto eletto, come prevede la giurisprudenza, non può assumere durante il proprio mandato “uffici o cariche se posto in condizione di subalternità tale da dover delegare a terzi le funzioni tipiche del pubblico incarico ricoperto ed attribuito ad egli soltanto sulla base di un preciso mandato elettorale ricevuto dai cittadini”. In particolare, tranquilli l’elenco è quasi finito ma vale la pena arrivare fino in fondo, quando si viene eletti in un ente locale, per esempio, il candidato non può vincolare le sue decisioni a un soggetto esterno e a quel soggetto (come prevede l’articolo 97 della Costituzione) può rivolgersi solo per un mero parere, perché vincolato dal principio del buon andamento della amministrazione di cui egli è giudice (art. 97 della Costituzione). In altre parole, il candidato non può in nessun modo cedere a terzi un suo diritto. Chiaro?

Infine, last but not least, ogni parlamentare sa che il potere legislativo e il potere giudiziario sono due poteri che devono vivere in un regime di separazione e l’equilibrio dei due poteri è garantito, tra gli altri, da due articoli della Costituzione. Il numero 27, in base al quale non basta un’indagine per essere lapidato e in base al quale “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. E il numero 111, in base al quale “ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale: la legge ne assicura la ragionevole durata”. Benissimo.

Questa breve lezione, questo breve ripasso, è utile per ricordarci una cosa semplice. In Italia esiste un partito fondato da un comico, guidato da un pagliaccio e gestito da un clown che si presenta alle elezioni considerando ogni imputato colpevole fino a prova contraria (violazione dell’articolo 27), che chiede di abolire il principio del giusto processo eliminando la prescrizione (violazione dell’articolo 111), che fa firmare ai suoi amministratori locali contratti che li costringono a cedere a terzi il controllo preventivo di “tutte le proposte di alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse” (violazione dell’articolo 97), che costringe i suoi potenziali eletti a firmare contratti con penali estorsive negando loro il diritto di accesso in condizione di eguaglianza alle cariche elettive (violazione dell’articolo 51), che si presenta in Parlamento non con un partito (violazione dell’articolo 49) ma con un movimento controllato da un’associazione misteriosa guidata dal capo di un’azienda privata che costringe gli eletti del “non partito” a versare alla sua associazione 300 euro al mese (circa 4 milioni di euro in una legislatura), che impone agli eletti di un “non partito” teleguidato dal capo di un’azienda privata di pagare una multa da 100 mila euro in caso di dissenso con la linea di quel partito (violazione dell’articolo 67), che sogna di sostituire la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta (violazione dell’articolo 1 della Costituzione) e che si presenta alle elezioni con un candidato premier che sogna di convocare un referendum consultivo (senza una modifica della Costituzione, i referendum possono essere solo abrogativi, salvo alcuni casi territoriali previsti dall’articolo 132 della Costituzione) per chiedere ai cittadini se vogliono uscire dall’euro, ignorando sia che l’articolo 75 della Costituzione vieta esplicitamente che possa svolgersi un simile referendum sulle leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali sia che un referendum consultivo non sarebbe solo consultivo ma avrebbe l’effetto ovvio in caso di vittoria del Sì di costringere il governo a uscire davvero dall’euro (anche il referendum sulla Brexit era tecnicamente consultivo).

Un candidato premier, infine, scelto nell’ambito di una consultazione in rete, avvenuta all’interno di una piattaforma online coordinata dal capo di un’azienda privata (Rousseau), viziata secondo il Garante della privacy (provvedimento del 21 dicembre 2017) da un problema importante: “La concreta possibilità di associare, in ogni momento successivo alla votazione, oltre che durante le operazioni di voto, i voti espressi ai rispettivi votanti e la possibilità di tracciare a ritroso il voto espresso dagli interessati”. Non esattamente in linea, diciamo, con quanto previsto dall’articolo 49 della Costituzione il quale prevede che “Il voto è personale ed uguale, libero e segreto”.

In Italia esiste dunque un partito fondato da un comico, guidato da un pagliaccio e gestito da un clown che ha costruito parte della sua fortuna difendendo la Costituzione più bella del mondo salvo essersi dimenticato che la Costituzione che governa l’Italia è quella entrata in vigore il primo gennaio del 1948 dopo un voto dell’Assemblea costituente e non quella che una volta all’anno entra in vigore sul blog di un comico gestito da un clown. Il quadro è fin troppo chiaro: è arrivato davvero il momento di scatenarsi tutti contro la legge sui sacchetti biodegradabili.

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“Se si dovesse arrivare al referendum sull’euro, che considero una extrema ratio, è chiaro che voterei per l’uscita dell’Italia, perché significherebbe che l’Europa non ci ha ascoltato”. Lo ha detto il candidato premier del M5s, Luigi Di Maio, precisando però che il divorzio Roma-Bruxelles “non è assolutamente l’obiettivo del Movimento”. Immediata la replica del segretario del Pd, Matteo Renzi: “L’uscita sarebbe una follia per l’economia italiana”.
L’intento del M5s è quello di “rendere la permanenza del nostro Paese nella moneta unica una posizione conveniente per l’Italia”, ha aggiunto l’esponente 5 Stelle. “La nostra posizione è una scelta pragmatica, non ideologica. Il Movimento al governo porterà in Europa un pacchetto di proposte sensate e condivise anche da altre nazioni europee. Proposte che solo a parole i governi precedenti hanno portato avanti visto che non hanno ottenuto alcun risultato”.

“Via dal vocabolario la parola alleanze” – “La nostra idea è di presentare la nostra squadra di governo prima delle elezioni, la sera delle elezioni fare un appello a tutte le forze politiche per metterci insieme sui temi e non sugli scambi di poltrone. Quindi sia chiaro, eliminiamo dal vocabolario le parole alleanza o coalizioni”, ha sottolineato ancora Di Maio, a margine di un incontro con la Cna lombarda.

“Triplicheremo i seggi in Parlamento” – “Dire di voler andare al governo – ha aggiunto il candidato premier del M5s – significa assumersi una responsabilità. Nella prossima legislatura triplicheremo i seggi parlamentari, impedendo l’incastro di una grande coalizione. Saremo il perno della 18/a legislatura. Noi prendiamo la responsabilità di dare un governo al Paese, non lasceremo il Paese nel caos. La sera del voto, se non avremo superato il 40%, faremo un appello a tutti gli altri gruppi e chiederemo di sostenerci sui singoli provvedimenti. Questa è l’unica alternativa al ritorno al voto”.

“Tutte le leggi in 40 Codici” – In Italia c’è una “sovrapproduzione normativa, ed è sbagliato fare leggi per sburocratizzare”, ha proseguito Di Maio, ribadendo di voler presentare “nei prossimi mesi un progetto di 400 leggi da abolire suggerito dalle imprese italiane”, con l’obiettivo di riordinare la legislazione italiana in “40 Codici, rimpiazzando la normativa vigente”.

1663.- Democrazia in tilt

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Dice IL FOGLIO: “Voler governare senza saper gestire un sito. La storia di Rousseau ci dice molto sull’opacità e l’incompetenza grillina. l’Associazione Rousseau, il club attraverso cui Davide Casaleggio controlla il partito in cui è presidente, tesoriere e amministratore unico.
Proprio Borrelli, che è uno dei tre membri dell’associazione insieme a Davide Casaleggio e Max Bugani, sulle attività e sulla trasparenza di Rousseau ha dichiarato al Foglio: “Non so nulla, sono in quell’associazione perché Beppe mi ha chiesto di esserci, ma è come se non ci fossi”. E ancora: “Tutti gli incarichi sono intestati a Davide Casaleggio, bisogna chiedere a lui. Meno ne so e meglio è”. Un mix di opacità, segretezza e accentramento che fa di Rousseau la “scatola nera” in cui Casaleggio ha rinchiuso il M5s. Che la “democrazia diretta” di Casaleggio fosse in realtà una “democrazia proprietaria” era evidente sin dall’inizio. Il 25 aprile 2016 venne annunciata la nascita di Rousseau con una lettera postuma di Gianroberto Casaleggio sul blog di Beppe Grillo. C’era scritto che l’associazione Rousseau, guidata dal figlio Davide, avrebbe sviluppato una piattaforma di democrazia digitale “con il coinvolgimento di esponenti del MoVimento 5 Stelle” e “in attesa della costituzione di una Fondazione”. L’imminente trasformazione dell’Associazione Rousseau in una fondazione era confermata dallo stesso Davide Casaleggio: “Annuncio l’utilizzo dell’Associazione Rousseau fondata con mio padre per i mesi necessari a creare e far riconoscere la Fondazione Gianroberto Casaleggio in cui farò confluire le attività dell’associazione”. L’idea della fondazione mostra la concezione proprietaria della “democrazia digitale” di Gianroberto Casaleggio, molto diversa da quella agitata davanti agli occhi dei militanti, visto che la fondazione è un istituto che serve a custodire un patrimonio per un determinato scopo e che può garantire l’inamovibilità dei suoi amministratori. L’istituto della fondazione, proprio per le sue caratteristiche peculiari, presuppone però anche alcune condizioni: la dotazione di un patrimonio proporzionato allo scopo (in questo caso, viste le somme spese da Rousseau, servirebbero centinaia di migliaia di euro) e il riconoscimento giuridico da parte del prefetto che certifica l’autonomia patrimoniale e poi vigila sulla corretta amministrazione della fondazione.
Ma Davide Casaleggio ha superato il padre, riuscendo a prendere il controllo assoluto ed eterno della democrazia del M5s non con una fondazione e un fondo da centinaia di migliaia di euro, ma con un’associazione non riconosciuta e 300 euro (le quote iniziali versate nell’associazione). Il tributo mensile consentirà a Rousseau di fare un salto di qualità finanziario, con un aumento delle entrate di almeno 600 mila euro l’anno (almeno 3 milioni di euro nell’arco della legislatura), che verranno gestite secondo la volontà di Casaleggio, senza alcun tipo di controllo da parte del M5s. Non solo Casaleggio ha raccolto dai donatori circa 530 mila euro che dovevano servire per creare la Fondazione Gianroberto Casaleggio e poi sono stati usati per altro.
Rousseau controlla la democrazia del M5s, ma il M5s non può controllare la democraticità di Rousseau. Il Club Bilderberg ha solo da imparare.”

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“Roma. Tra i parlamentari del M5s non c’è solo la difficoltà a far vaccinare i propri figli, ma anche quella a votare per le proprie primarie. Dopo la denuncia pubblica via social di Alessandro Di Battista – immediatamente smentita punto per punto dall’Asl Roma 1 – sulla “scena da terzo mondo” per la code che avrebbe impedito la vaccinazione del piccolo Dibba, sempre sui social (ma in forma privata) gira la denuncia di un altro parlamentare sulla “malacumpassa”, la figuraccia del M5s per le primarie su Rousseau. “Sta succedendo un manicomio. Il sistema è andato in tilt, mancano troppi candidati all’appello, addirittura manca anche un candidato senatore uscente. Il sistema non sta funzionando”, dice con l’agitato parlamentare in un audiomessaggio destinato a una chat di attivisti siciliani e diffuso da Marco Canestrari e Nicola Biondo, i due ex stretti collaboratori di Gianroberto Casaleggio, autori di “Supernova”, il libro su “com’è stato ucciso il M5s”. “L’ordine è di non votare per adesso e di aspettare la giornata di domani sperando che il sistema si aggiusti da solo – dice il parlamentare siciliano – E’ una malacumpassa allucinante e io comincio ad essere stanco di tutti questi problemi creati dallo Staff per incompetenze palesi a tutti”.

Ovviamente nessuno degli onorevoli ha protestato pubblicamente, anche perché l’esclusione per direttissima stabilita dalla Guida Suprema è sempre dietro l’angolo. Ma nonostante questo obbligo di riservatezza, le elezioni gestite dal “sistema operativo” uscito dai laboratori della Casaleggio Associati sono talmente fallimentari che la “malacumpassa” è inevitabile. Basta scorrere sui social network l’hashtag #annullatetutto per capire quanto sia grande il caos sotto le cinque stelle: persone candidate a loro insaputa, persone non più candidate sempre a loro insaputa, persone che non sanno se sono o non sono candidate, persone che non riescono a votare a causa di un sito che si impalla per il traffico. Alcuni utenti sono stati candidati contro il loro volere, senza aver inviato la documentazione che pure era una condizione indispensabile, e quindi non hanno fatto alcuna campagna elettorale. Altri si sono candidati inviando tutto il dossier necessario, hanno avviato la loro campagna elettorale nei giorni precedenti con tanto di video e catene di sant’Antonio tra parenti e amici, ma all’apertura delle urne virtuali hanno scoperto di non essere in corsa. E senza conoscerne il motivo. Per alcuni è possibile si tratti di un errore del sistema, per altri è stato o “staff” che in maniera insindacabile esclude chi non è in linea con gli indeterminati “valori” del M5s. Ma nessuno di loro sa di preciso se è stato escluso per errore o per volontà dello staff. Nel frattempo il voto per la scelta delle truppe grilline continua ma non si sa fino a quando: in teoria la scadenza era ieri alle 21, ma “nel caso si creasse l’effetto di coda virtuale ai seggi – scrive il Sacro blog – la scadenza sarà prorogata e sarà possibile votare dalle 10 alle 14” di oggi. Ma questo lo si scopre dopo.

Ciò che si vede di Rousseau, della “democrazia diretta” di Casaleggio, è che si basa su un sito scadente, che non garantisce neppure gli standard democratici del terzo mondo, per usare un’espressione di Di Battista. Ma ciò che non si vede è ancora più inquietante. In primo luogo perché con il nuovo statuto l’Associazione Rousseau ha il controllo totale della democrazia del M5s e di questa associazione – di cui Davide Casaleggio è il dominus assoluto – non si sa nulla, dallo statuto al bilancio fino ai ruoli associativi. E poi perché il Garante della privacy ha accertato che il sistema Rousseau è incapace di garantire gli standard minimi di protezione dei dati e del voto degli iscritti. Questo mix di potere assoluto e incompetenza fa sì che la democrazia e i dati del M5s siano in mano a uno, Casaleggio, ma realmente controllati da nessuno e quindi potenzialmente in mano a centomila. Lo chiamano Rousseau ma sembra Pirandello.”

1662.- Una svolta anti ribellista di Meloni, Fratelli d’Italia.

“Mai con i 5 Stelle e il loro reality show. Votare Di Maio è come votare Raggi”. Intervista alla leader di Fratelli d’Italia che critica Salvini sui vaccini e il M5s sul referendum sull’euro e la gestione di Roma: “Sono ridicoli, mi vergogno”
di David Allegranti, il Foglio.

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Roma. Nella corsa alle sparate di questa campagna – tra chi come Matteo Salvini vuole abolire i vaccini obbligatori e la legge Fornero – la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, dice di volersi tenere lontana dai botti elettorali. Meloni, nel centrodestra tutti vogliono cancellare qualcosa, e lei? “Io preferisco concentrarmi sulle cose nuove e non sull’abolire quelle fatte da chi c’è stato prima di noi. Per esempio vorrei un nuovo assetto costituzionale, presidenziale, per avere uno stato più forte ma anche più snello. E voglio eliminare il trasformismo, istituendo il vincolo di mandato”. E sui vaccini che dice? “Io capisco le perplessità sulle modalità con cui il governo ha portato avanti il provvedimento. All’inizio c’era persino la revoca della patria potestà, che non esiste neanche per chi fa mendicare i propri figli e che invece sarebbe da introdurre. Detto questo, non facciamo confusione: i vaccini sono la più grande scoperta scientifica degli ultimi secoli e non bisogna fare controinformazione. Non scherziamo”. In che cosa si sente diversa da Salvini? “Non mi appassiona il gioco di trovare le differenze tra gli alleati, anche perché già lo stanno facendo gli altri. Il centrodestra è ovviamente composto da partiti tra loro diversi. La storia della destra non è sovrapponibile a quella della Lega Nord, anche se più che rispettabile. Il passaggio successivo che abbiamo fatto a Trieste è di diventare il movimento dei patrioti: vogliamo difendere l’identità, contro il processo d’islamizzazione in corso, le imprese italiane e il lavoro italiano. Questa storia è tutta nostra ed è anche per questo che siamo il partito della coalizione che cresce di più, seppur lentamente”. Salvini dice: aboliamo la Fornero. “Quando si è trattato di affrontare il tema delle pensioni con la coalizione abbiamo chiesto di scrivere che va rivisto tutto il sistema pensionistico, perché se si abolisce la Fornero senza rivedere l’assetto previdenziale dalla legge Amato in poi il costo delle modifiche ricadrebbe sulle giovani generazioni. Va bene abolire la Fornero, purché il sistema sia unico per tutte le generazioni”.

La conversazione cade subito su Roma e Meloni s’accende non poco quando spunta il fantasma di Spelacchio. “Mi piange il cuore a vedere Roma, è una città pazzesca e invece guarda com’è ridotta, derisa. I Cinque Stelle sono ridicoli. Virginia Raggi ha fatto un’iniziativa per smontare Spelacchio, tutta contenta, mentre il mondo le rideva dietro. Io mi vergogno per Roma. Questi pensano di stare in un reality show, dove per avere più successo dici una parolaccia o stai mezzo nudo”. Il M5s dice che è stato un grande successo perché tutti ne hanno parlato. “Vabbè, anche del mostro di Firenze se ne parlava, ma non vuol dire che fosse una bella cosa. Guardi, io sono schifata da questo modo di gestire la capitale e dalla superficialità del M5s. Hanno speso 50 mila euro per ammazzare un albero: il boia più costoso della storia d’Italia. Ora speriamo che la Raggi non voglia fare gli addobbi pure per il Carnevale”. Insomma, dice Meloni, “votare Di Maio è votare una Raggi al cubo. L’altro giorno ho messo la foto di un maiale che stava fra i rifiuti della Romanina. Mi hanno accusato di aver diffuso una fake news e quindi ho pubblicato anche il video del maiale che, educatissimo, più di altri, attraversava sulle strisce. Io non faccio fake news perché non voglio una fake politica. I Cinque Stelle invece sono dei fake, come Di Maio che ancora aspetta di andare in Russia con il pedalò”.

Quindi niente governo con loro, come invece sarebbe disponibile a fare Salvini? “Per me i Cinque Stelle sono pari alla sinistra di Renzi. Su tutte le questioni centrali, M5s e Pd sono uguali, anche se adesso sull’immigrazione sono diventati tutti meloniani. Tre anni fa dicevo che il governo e la Libia si sarebbero dovuti mettere d’accordo, che sarebbe stato necessario un blocco navale e rimettere mano al trattato di Dublino. Mi ridevano tutti dietro, mi davano della populista. Ora queste le cose le sostengono tutti. Durante la penultima legge di bilancio, io ho presentato un emendamento per equiparare la spesa delle cooperative per l’accoglienza agli immigrato a quella di una pensione sociale per gli italiani. Se lo stato ritiene che un anziano possa campare con 483 euro e l’immigrato con 1.120 c’è qualcosa che non va. Il Pd mi ha detto no ma a farmi la guerra più di altri è stato il M5s: mi hanno detto che un’anziana con la pensione sociale magari ha la seconda o terza casa. Anche sull’Europa non ci sono compatibilità, come dimostra il tentativo dei Cinque Stelle di entrare nell’Alde con Mario Monti. Per questo al centrodestra ho proposto un patto anti-inciucio, che vale tanto per il M5s quanto per il Pd: io il governo con questi non ce lo faccio. Altri, come la Lega, ammiccano, io no. Fratelli d’Italia è l’unico partito dell’arco costituzionale che in questa legislatura non s’è mai seduto a trattare con Renzi. Gli altri, compresi i Cinque Stelle quando c’era da aggiustare la legge elettorale, si sono subito accomodati. I cittadini italiani devono sapere che i voti dati a Fratelli d’Italia non finiranno mai da un’altra parte”.

A proposito di governi futuri: Antonio Tajani potrebbe mai essere candidato del centrodestra? “Non è la mia preferenza, la mia idea è trovare una figura che sia la sintesi delle posizioni in campo e da questo punto di vista Tajani non è la persona migliore. Comunque, visto che ci siamo dati come metodo che chi arriva primo indica il presidente del Consiglio – anche sarebbe meglio dire prima chi è il nostro candidato – gli italiani hanno l’occasione di eleggere il primo presidente donna”. Che ne pensa della proposta del Foglio sugli asili gratis? “Dico sì ed è già parte del programma di Fratelli d’Italia e grazie a noi anche del centrodestra. Sono da sempre sensibile al tema e prima di diventare madre ho proposto incentivi alla maternità e alla natalità. E ora lo dico a maggior ragione da madre di una bambina che ne vorrebbe mettere al mondo un’altra. Ma io sono privilegiata e non so come facciano le persone normali. Per questo fra le proposte di Fratelli d’Italia c’è ridurre l’Iva sui prodotti per la prima infanzia; a una famiglia che guadagna mille euro al mese possono costare un terzo dello stipendio”.

Insomma, “il primo e più cogente tema da affrontare è economico. Entro il 2050, il 35 per cento della popolazione italiana sarà over 65. Quindi il welfare così com’è non reggerà, perché ci saranno sempre più persone in pensione. Come lo risolviamo? Attenzione, il tema non è che in Italia non si vogliono fare figli, ma che non si possono fare. Per qualcuno la precarietà del lavoro sarà pure un alibi, ma nella stragrande maggioranza no. La precarietà e la flessibilità del mercato del lavoro sono un dramma. C’è uno strumento per dare stabilità alle famiglie. E’ il reddito d’infanzia: assegno familiare di 400 euro al mese per i primi sei anni di vita di ogni minore a carico e fino a 18 anni dal secondo figlio per le famiglie italiane in difficoltà. Questa è una cosa realizzabile, altre proposte che arrivano dai grillini ma anche dal centrodestra no, come il reddito di dignità o quello di cittadinanza. Il M5s propone 800 euro al mese per stare a casa. Questo vuol dire che Di Maio non sa che c’è gente che guadagna 800 euro al mese per lavorare 40 ore la settimana. Significa non conoscere il mercato del lavoro e non aver mai lavorato. Il futuro non è sussidi per tutti, ma più lavoro, perché il lavoro genera dignità. Io preferisco fare proposte realizzabili, magari crescere più lentamente nei consensi ma non rischiare di perdere la mia credibilità su alcune posizioni irrealizzabili”. Un’altra proposta di Fdi riguarda il congedo di maternità. Il programma prevede l’estensione del congedo fino al primo anno del bambino e congedo parentale coperto fino all’80 per cento, sia per i dipendenti pubblici che privati, per i primi sei anni del bambino. “Anche perché non smetti di essere madre dopo il primo anno. Ora, qualcuno dice che la natalità non è un tema che tira in campagna elettorale, ma io non faccio politica su quello che tira ma per quello che serve. I risultati si vedranno fra vent’anni, ma chissenefrega: li raccoglierà chi verrà dopo di me. Io intanto mi comporto da patriota”.

E del referendum sull’euro che ne pensa? “Classica pagliacciata del M5s. Non si può fare, non serve niente e i 5 stelle non ci hanno detto neanche come votano. Anche perché la mattina escono dall’euro e la sera ci rientrano. Di Maio dice ‘prima gli italiani’ ma è come i flaconi del vuoto a rendere: lo puoi riempire con qualunque cosa. La Raggi, che non a caso è stata mandata da Di Maio, vuole dare 1000 euro al mese per chi ospita i sedicenti richiedenti asilo; intanto però il clochard italiano può morire. Sono spaventosi, perché non credono in niente, non hanno una visione su nulla. Studiano i big data e inseguono le paure. Noi invece siamo sempre stati coerenti: vogliamo porre il problema di una moneta unica che non funziona e dire chiaramente ce se sarà necessario sosterremo lo scioglimento concordato della zona euro. Anche perché l’euro rischia di crollare comunque, è l’unica moneta non tarata sulla media delle economie europee, rafforza chi è già forte e indebolisce chi è debole. Persino le banche d’affari studiano l’uscita dall’euro, da Nomura a Jp Morgan. Per questo dico: il dibattito è molto ideologico, valutiamo se l’euro sta funzionando oppure no e poi, pragmaticamente, regoliamoci di conseguenza”.

1659.- Prime avvisaglie di uno scontro sociale in Italia causato dall’immigrazione senza controllo

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Folle a Macerata spara sui migranti. di Luciano Lago

Si poteva facilmente prevedere che prima o poi qualche folle avrebbe imbracciato le armi per vendicarsi di atti di violenza commessi dagli immigrati clandestini.
L’ultimo atroce episodio è avvenuto a Macerata, una città una volta tranquilla, dove è avvenuto l’assassinio di una povera ragazza di 18 anni, Pamela Mastropietro, diciottenne fatta a pezzi con un’accetta, lavata e riposta in due trolley, omicidio che si presume commesso da uno o più migranti nigeriani, fra i quali, il principale sospettato, già noto alle forze dell’ordine per vicende di droga e senza permesso di soggiorno, arrestato con prove evidenti di colpevolezza, non ha però ammesso le sue responsabilità mentre ha indicato il coinvolgimento di altri due immigrati che sono stati fermati dalla polizia.

Episodi eclatanti come questi, assieme a tanti altri minori (come rapine e aggressioni) che non sono pubblicizzati dai media, ma che hanno esacerbato il clima sociale ed hanno determinato l’esasperazione dei cittadini e spinto qualche folle, come avventuto a Macerata, ad imbracciare le armi ed aprire il fuoco contro immigrati africani, sparando nel mucchio.

Omicidio di Macerata la ragazza uccisa ed il sospettato
Naturalmente l’episodio è condannabile ed il folle che ha sparato merita di essere punito duramente come previsto dalla legge, visto che in uno Stato non è possibile accettare che qualcuno possa pretendere di farsi giustizia da solo. La questione centrale tuttavia è se uno Stato, questo Stato, che ha rinunciato a proteggere i propri cittadini aprendo le sue frontiere a masse di migranti incontrollate, sia in grado di fornire garanzie ai propri cittadini circa la sicurezza della propria vita, di quella dei propri cari e dei proprio beni.

Non è un mistero che nella massa di migranti che è approdata (leggi: che è stata trasportata,ndr) in Italia (e che continua ad approdare. No, continua ad essere trasportata.ndr), si celano persone di diversa cultura con mentalità radicata di violenza selvaggia e capaci di scorrerie violente contro gente indifesa, come la cronaca ci dimostra in una quantità di episodi.
Di conseguenza vi sono molti cittadini che, avendo perso la fiducia in questo Stato, vorrebbero armarsi ed essere in grado di difendersi da soli.

Questo significa il fallimento totale dello Stato e delle sue leggi, un fallimento causato e perseguito da coloro che hanno voluto a tutti i costi consegnare la sovranità dello Stato alle centrali transnazionali che vogliono la scomparsa degli Stati nazionali, l’apertura indiscriminata delle frontiere e la sostiutuzione etnica di una buona parte della popolazione italiana.

Inevitabile che il clima sociale sia deteriorato, che la gente cerchi di attrezzarsi per difendersi da sola, che focolai di violenza scoppino da varie parti come già accade da tempo in altri paesi che hanno percorso questa strada, da Parigi a Stoccolma a Bruxelles. Nel mezzo di questi episodi non c’è da meravigliarsi che vengano fuori anche dei folli che agiscono come ha agito il soggetto che oggi ha sparato a Macerata.

Il folle (per agitare le acque.ndr) viene catalogato come un estremista di destra ed un neofascista, possiamo prevedere che questo consentirà al coro dei media e delle forze politiche della sinistra mondialista di sollevare una nuova ondata di antifascismo strumentale, molto utile per sollevare una cortina di fumo e per nascondere le vere responsabilità di coloro che hanno determinanto questa situazione e oggi accusano altri per scagionare se stessi.