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1012.- Pechino, l’ex alleato prende le distanze. “Vengano rispettate le risoluzioni Onu”. Tutti contro Pyongyang

Il ministro degli Esteri cinese: ci opponiamo con forza agli esperimenti coreani. Almeno 3 dei quattro missili balistici lanciati da Pyongyang sono caduti in una zona economica esclusiva del Giappone.

North Korea fires multiple missiles - South Korean military

La Corea del Nord e’ una ”seria minaccia”: il lancio di missili da parte di Pyongyang e’ una ”chiara violazione” di varie risoluzioni dell’Onu. Lo afferma il presidente americano Donald Trump nel corso di due colloqui separati con il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente reggente della Corea del Sud Hwang Kyo-Ahn. I tre leader hanno aggiunto che ”continueranno la stretta collaborazione bilaterale e trilaterale per dimostrare alla Corea che ci sono conseguenze severe per le sue azioni provocatorie e di minaccia”.

Gli Stati Uniti iniziano a spostare equipaggiamenti per il sistema anti-missili in Corea del Sud, muovendo i primi ”componenti del Thaad”, il Terminal High Altitude Area Defense per colpire missili balistici a medio e corto raggio. Lo afferma il Us Command, sottolineando che il Thaad rafforzera’ la difesa contro la minaccia della Corea del Nord.

Quattro missili balistici lanciati dalla Corea del Nord verso il mare del Giappone, tre dei quali finiti nella zona economica esclusiva giapponese senza provocare danni, percorrendo una distanza di circa 1.000 km. Tokyo ha inoltrato una protesta formale. Gli Usa hanno condannato con forza i lanci e riaffermato l’impegno a difendere gli alleati. La Corea del Sud ha dato il via al pronto coordinamento con Usa e Giappone in risposta ai quattro missili testati.

Dura condanna dagli USA, che riaffermano – attraverso il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Mark Toner – l’impegno a difendere gli alleati facendo ricorso ”all’ampia gamma di capacita’ a nostra disposizione”. Toner ha invitato tutti i Paesi a usare ogni canale possibile e mezzo di persuasione per rendere chiaro alla Corea del Nord che ulteriori provocazioni sono da ritenersi inaccettabili, tali da provocare conseguenze. Il portavoce, nel resoconto della Yonhap, ha poi invitato Pyongyang ad adempiere agli obblighi internazionali e a mostrare l’impegno per il ritorno al dialogo sulla denuclearizzazione. ”La nostra determinazione a difendere gli alleati, inclusi Corea del Sud e Giappone, di fronte alle minacce resta inattaccabile. Siamo pronti e continueremo a prendere tutte le misure necessarie – ha concluso Toner – per aumentare la nostra prontezza a difesa dei nostri alleati dagli attacchi e siamo preparati all’uso di tutte le nostre capacita’ per rispondere alle minacce crescenti”.

>>>ANSA/COREA NORD LANCIA DUE MISSILI, UNO ARRIVA IN ACQUE GIAPPONE

LA TENSIONE SALE

La Cina non gradisce questa escalation di Pyongyang che va a incidere sulla sua politica nel Mar Meridionale Cinese e ha annunciato che reagirà al dispiegamento del sistema anti-missile Usa in Corea del Sud, affermando che Washington e Seul ne affronteranno le conseguenze. Non altrettanto sembra essere per gli Stati Uniti, che hanno colto l’occasione per iniziare a spostare equipaggiamenti anti-missile in Corea contro le minacce di Pyongyang.” 

L’ultimo lancio di missili compiuto dalla Corea del Nord era un test per un attacco contro una base Usa in Giappone. La Corea del Nord e’ una ”seria minaccia”: il lancio di missili da parte di Pyongyang e’ una ”chiara violazione” di varie risoluzioni dell’Onu, afferma il presidente americano Donald Trump nel corso di due colloqui separati con il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente reggente della Corea del Sud Hwang Kyo-Ahn.

L’omicidio con il gas nervino agente Vx all’aeroporto di Kuala Lumpur di Kim Jong-nam, il fratellastro del leader Kim Jong, è stato un altra ragione di scontro diplomatico, questa volta fra Pyongyang e la Malaysia, che ha visto un salto di livello: con l’espulsione dei rispettivi ambasciatori. Pyongayang ha poi decretato il divieto per i malesi in Corea del Nord di lasciare il Paese. Il premier malese Najib Razak ha duramente condannato la mossa definendo “ostaggi” i concittadini bloccati al Nord. In una nota, oltre a intimare l'”immediato rilascio”, Najib ha annunciato di aver istruito la polizia su un analogo blocco della partenza dei cittadini nordcoreani dalla Malaysia, un migliaio secondo le stime più accreditate.

Pechino, l’ex alleato prende le distanze. “Vengano rispettate le risoluzioni Onu”.

Un portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha detto che la Cina “si oppone fermamente” al dispiegamento del sistema anti-missile americano e che Pechino “prenderà sicuramente le misure necessarie per salvaguardare i nostri interessi di sicurezza”. “Tutte le conseguenze” ricadranno sugli Stati Uniti e la Corea del Sud, ha aggiunto.

La Farnesina “condanna” il lancio di missili effettuato dalla Corea del Nord. “I ripetuti test di missili” e “lo sviluppo di un arsenale nucleare”, si legge in una nota, “costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e una aperta violazione delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”. La Corea del Nord “deve abbandonare lo sviluppo di un arsenale missilistico e nucleare e interrompere il cammino intrapreso di sfida della comunità internazionale e di auto-isolamento. L’Italia è pronta a contribuire a una risposta ferma e coesa della Comunità Internazionale”.

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«Nonostante l’opposizione della comunità internazionale, oggi la Repubblica popolare democratica di Corea ha condotto un altro esperimento nucleare. Il governo cinese si oppone fermamente e chiede con forza che onori l’impegno di denuclearizzazione e rispetti le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Pesa come un macigno la dichiarazione del ministero degli Affari esteri cinese, tanto più che minaccia di protestare formalmente presso l’ambasciata nordcoreana.

Per più di un decennio, la Repubblica popolare cinese è infatti stata considerata l’unico alleato del «regno eremita» e allo stesso tempo l’unico Stato in grado di fare da garante per la sua denuclearizzazione. Ma con Kim Jong-un, la controparte nordcoreana che il presidente Xi Jinping non ha mai incontrato e che pare ossessionata dall’idea di trasformare il suo Paese in una potenza nucleare, il dialogo appare impossibile. Il quinto test nucleare della Corea del Nord nel giorno del suo 68° anniversario ha fatto traboccare il vaso. I 10 Kilotoni esplosi equivalgono a due terzi della potenza dell’ordigno che ha colpito Hiroshima.

Già a marzo Wu Dawei, da sempre il negoziatore per la Cina nei «colloqui a sei» per il disarmo nucleare, in un’intervista straordinariamente esplicita a un quotidiano sudcoreano aveva espresso la sua frustrazione affermando che ormai i consigli cinesi gli «entravano da un orecchio e ne uscivano dall’altro» e che, rifiutando di astenersi dal migliorare le proprie capacità missilistiche e nucleari, la Corea del Nord aveva «firmato la sua condanna a morte». A questa intervista era seguito un editoriale del quotidiano di Stato «Global Times», altrimenti detto «la voce del Partito», che metteva in guardia l’imprevedibile alleato con parole mai pronunciate prima. «Missili e armi nucleari sono sì strumenti strategici, ma nel caso della Corea del Nord hanno portato a un rischio imminente per la sicurezza del Paese. Pyongyang non deve sopravvalutare le sue capacità nel controllare le situazioni pericolose e non può aspettarsi che la Cina sia in grado di proteggere la sua sicurezza se continua ad assumersi rischi avventati. La situazione che si viene a creare, semplicemente, non è più sotto il controllo cinese». Tutte argomentazioni che negli ultimi mesi sono entrate a far parte del dibattito strategico.

La Cina di fatto non ha potuto far altro che prendere atto che le ambizioni nucleari nordcoreane si sono trasformate in una minaccia per la propria sicurezza nazionale e che a niente è valso il supporto economico che ha continuato a offrirgli nonostante le sanzioni. Il «brillante leader» non è disposto a fare nessun passo indietro per favorire le manovre diplomatiche dell’importante alleato e quest’ultimo si trova nella scomoda posizione di non poter opporre nessun argomento concreto all’installazione in Corea del Sud del Thaad (Terminal High Altitude Area Defence), il sistema statunitense anti-missile più sviluppato al mondo «contro le armi di distruzione di massa e la minaccia nordcoreana dei missili balistici».

Nonostante nel comunicato congiunto i ministeri della difesa di Stati Uniti e Corea del Sud abbiano sottolineato che «non sarà diretto verso nazioni terze», per Pechino che non accetta interferenze così vicine al suo territorio sarebbe «un’evidente minaccia alla stabilità dell’area». Come d’altronde lo sarebbe il collasso del regno eremita, con conseguente ingresso di milioni di profughi nordcoreani nel Paese e potenziale avvicinamento di un fronte unito Usa-Corea del Sud. La Repubblica popolare è a un bivio e nessuna delle due strade che le si aprono di fronte è priva di ostacoli. Sarebbe il caso di percorrere una terza via che al momento, però, è ancora tutta da costruire.