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1364.- SCAFISMO SENZA LIMITI – NEL CELLULARE DELLO SCAFISTA ERITREO ARRESTATO IN SUDAN ED ESTRADATO IN ITALIA, IMMAGINI DI CANNIBALISMO E CORPI SMEMBRATI.

 

Migliaia di migranti uccisi dai trafficanti di organi: ogni rene rivenduto in Egitto per 15mila dollari 

13.08.2017 

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Fotografie con scene di cannibalismo e pezzi di corpi smembrati. Filmati che ritraggono gli immigrati consegnati nel deserto agli aguzzini che, di lì a poco, li ammazzeranno senza pietà. Il cellulare dell’eritreo arrestato a maggio in Sudan ed estradato a giugno in Italia con l’accusa di essere tra i trafficanti di esseri umani più pericolosi è un cimitero di orrori.

Secondo i pm guidati dal Procuratore Francesco Lo Voi, il sanguinario scafista sarebbe Mered Medhanie Yedhego (35 anni). E, sebbene l’uomo continui a dire che c’è stato uno scambio di persona, il pool che coordina l’inchiesta è fermo nell’assicurare che ci troviamo di fronte al trafficante senza scrupoli che, per anni, ha organizzato il trasferimento di migliaia di clandestini dall’Africa all’Italia, in cambio di milioni di dollari.

Chi non paga viene ucciso per gli organi

MERED YEDHEGO 3

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Le fotografie e i video sono stati inseriti nella memoria depositata dai magistrati al gup Alessia Geraci. “Nella chat intrattenuta con l’utente Efii risulta l’invio di immagini ritraenti delle scene di cannibalismo – scrivono i magistrati – nonché dei filmati scaricati da YouTube che verosimilmente riprendono dei migranti presi in consegna nel deserto da alcuni trafficanti armati”.

Un accertamento che, come dicono gli stessi pm, “assume un pregnante rilievo”, soprattutto dopo le dichiarazioni rese da Nuredin Atta Wehabrebi, un ex trafficante di esseri umani che ora collabora con la giustizia. Nel corso dell’interrogatorio reso l’11 maggio di un anno fa, Atta aveva riferito che “lungo la strada del Sinai i migranti che non hanno avuto la possibilità di corrispondere le somme pattuite vengono sistematicamente uccisi dalle organizzazioni criminali dedite al traffico di uomini al fine di estrarne gli organi avvalendosi di soggetti soprannominati ‘medici del Sahara’”.

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I “medici del Sahara” che prendono gli organi

La ricostruzione di Atta ha aperto gli occhi all’Occidente sulle violenze dei trafficanti di uomini. “Perché qua devono pagare a Kufra, a Kufra devono pagare, devono pagare… – ha spiegato l’ex scafista – non è pagare contanti, non c’è nessuno che paga contanti”. Alcuni immigrati lo fanno.

Ma sono solo il 2-3%. Hanno i soldi a casa. Ma, come spiega lo stesso Atta, la maggior parte non paga subito. L’80% lo farà a Palermo o, al più tardi, a Roma. Lo faranno le famiglie. “Ci sono altre persone che non hanno soldi…”. E allora “ci sono egiziani” che “prendono questi… organi”. Ed è in questo momento che entrano in scena i “medici del Sahara”.

“Ammazzano… queste organizzazioni lo sanno questa cosa – ha spiegato Atta agli inquirenti – si può scoprire anche… tu non hai visto su YouTube? L’hanno postato su YouTube…”. Ed effettivamente i magistrati hanno trovato su internet alcune immagini agghiaccianti. “Prima tagliano questo (organo ndr), tagliano questo, prendono queste cose… le sapete queste cose?”.

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Il traffico degli organi degli immigrati

Gli organi vengono “portati direttamente in Egitto”, dove vengono venduti. Ai magistrati Nuredin Atta Wehabrebi ha detto che in questi anni “tante persone sono morte, tante, tante, tante”. I loro reni vengono venduti per 15mila dollari. L’uno, ovviamente. “Gli egiziani prendono (gli organi, ndr) – ha continuato l’ex scafista – gli egiziani tutti quelli fanno intervento nel deserto”.

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Non c’è sono questa confessione a incastrare Mered Medhanie Yedhego, il cui nome potrebbe essere uno dei tanti alias emersi dall’esame dei diversi profili social aperti dall’eritreo. Gli inquirenti hanno messo insieme diciassette nuovi elementi di prova. A partire dalla comparazione fonica tra la voce dello scafista intercettata nell’indagine fatta due anni fa sul traffico di esseri umani e alcune telefonate registrate sull’utenza trovata in possesso e usata dall’uomo arrestato.

Secondo il consulente della Procura si tratterebbe della stessa persona. L’eritreo, però, dopo l’arresto non ha voluto sottoporsi a una nuova perizia fonica. E adesso dovrà fare i conti con le foto dell’orrore trovate dai magistrati sul suo cellulare. Impossibilli da spiegare.

Chi controlla la provenienza degli organi usati nei trapianti? Quali circuiti internazionali ci sono?

1278.- FNOMCeO: dal Consiglio Nazionale una forte presa di posizione sul DDL Lorenzin

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All’unanimità, il Consiglio nazionale della FNOMCeO, riunito a Roma sabato 24 giugno, ha approvato una mozione relativa al cosiddetto Ddl Lorenzin sulla riforma dell’istituzione ordinistica. Presentata da Filippo Anelli, Presidente OMCeO di Bari, la mozione è stata oggetto di un articolato dibattito al termine del quale i Presidenti di Ordine hanno espresso all’unanimità il proprio voto a favore della mozione. (In allegato).
In questo report però, richiamiamo il dispositivo finale: “Il Consiglio Nazionale della FNOMCeO invita il Governo ed il Parlamento a riprendere il confronto con la Professione Medica in tutte le sedi istituzionali, ripartendo dal testo approvato in Senato; a non cedere alla tentazione di sacrificare sull’altare di interessi di parte i livelli di tutela di salute dei cittadini, oggi assicurati dalla professione medica che da sempre interpreta, a volte anche con sacrificio, il proprio ruolo quale garante di un fondamentale diritto costituzionalmente protetto”.
Il Consiglio nazionale si è aperto con la relazione della Presidente Roberta Chersevani, che ha spaziato su tutti i problemi aperti con i quali si trova a misurarsi la Federazione. A partire dal sostegno alle zone dell’Italia centrale colpite dai terremoti. È avvenuta la consegna di tre FIAT Panda in provincia di Macerata, mentre presto sarà consegnata un’ambulanza nel Reatino. La Presidente ha quindi parlato dell’azione di contrasto contro due truffe quali il cosiddetto Registro Italiano dei Medici e l’European Medical Directory, nonché della gestione IMI-Alert e dell’Alert System e della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (CCEPS). Ha richiamato i due tavoli AIFA e il tavolo tecnico MMG con Ministero della Salute, MIUR e Regioni ed ha parlato dell’Osservatorio sui decreti attuativi della legge 24/2017 sulla responsabilità professionale e dell’indagine conoscitiva ENPAM-FNOMCeO sulle difficoltà di medici e odontoiatri. Altri temi le sperimentazioni cliniche con richiamo alla Carta di Napoli sulla tutela della persona. La Presidente ha ricordato i prossimi appuntamenti del CN: 14 e 15 luglio a Siena; 29 e 30 settembre a Messina; dicembre a Roma, con il bilancio. Ha riferito sulle audizioni in Parlamento sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento ed ha accennato alle disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale e della legge annuale per il mercato e la concorrenza. Ha infine trattato i vari aspetti dell’Atto della Camera 3868, anche noto come ddl Lorenzin, ma su questo tema e sulle posizioni che ha assunto la FNOMCeO rimandiamo alla mozione approvata all’unanimità.

Il dibattito si è articolato su 25 interventi.

Giuseppe Renzo, Presidente nazionale CAO: “Non siamo soddisfatti del ddl sulla concorrenza, che contrasta sia con la legge istitutiva degli Ordini sia con la legge 490/85 per gli odontoiatri, che esprimono contrarietà anche rispetto al 3868”.

Maurizio Scassola, Vice Presidente FNOMCeO ha svolto un dettagliato intervento sul ddl 3868, toccando alcuni punti-chiave: “Il testo è stato profondamente modificato: così non riconosce il ruolo istituzionale degli Ordini, mentre la legge 24/2017 attende ancora i decreti attuativi. Per noi – ha aggiunto Scassola – sono inaccettabili nuovi profili professionali e diciamo no a revisori dei conti scelti al di fuori degli Ordini. La proposta poi di decentrare l’elezione degli Ordini con seggi fuori sede dimostra che la politica è lontana dalle problematiche degli Ordini stessi”.

Per Emilio Pozzi, Presidente OMCeO di Bergamo “in Parlamento non si è tenuto conto dei suggerimenti degli Ordini, mentre prosegue il fenomeno per cui alcune Regioni, con proprie leggi, stravolgono le caratteristiche della Medicina”.

Filippo Anelli ha illustrato la mozione sopra richiamata, sottolineando alcuni punti: “Tutto parte dal Trattato di Lisbona, da lì è disceso il disconoscimento delle professioni. Il sapere sembra scomparso. La conseguenza potrebbe essere la scomparsa degli Ordini. Nel ddl Lorenzin veniamo visti come tecnici, ma noi dobbiamo riaffermare il valore della libertà che significa la possibilità di autogoverno della professione. Siamo noi che facciamo le diagnosi, il che implica assunzione di responsabilità e qui sta la differenza con la tecnica. Il ddl Lorenzin va bocciato. Gli Ordini devono governare la professione e interloquire con il Governo nazionale e con i Governi regionali”.

Amerigo Sbriccoli, Presidente OMCeO di Macerata, ha detto: “La professione medica non esiste più per la politica, è considerata al pari di altre professioni. I medici sono percepiti come nemici, non vengono presi in considerazione”.

Secondo Guido Lucchini, Presidente OMCeO di Pordenone, “con il ddl Lorenzin, tutto il Governo ci è contro. Eppure, anche da parte dei giovani medici che si avvicinano all’Ordine c’è entusiasmo, ma c’è rabbia nei confronti della politica”.

Giovanni Leoni, Presidente OMCeO di Venezia: “Il ddl Lorenzin dimostra ignoranza e aggressività nei confronti dei medici. Dopo alcune vicende come la riforma costituzionale, bocciata dagli italiani, o come la legge elettorale che non vede la luce, la classe politica non può venire a dire a noi come fare la professione”.

Per Eugenio Corcioni, Presidente OMCeO di Cosenza, “il ddl Lorenzin è un’offesa per tutti noi. Pensare di decentrare le elezioni degli Ordini è profondamente sbagliato, è un’idea che intacca la nostra autonomia, che invece noi dobbiamo difendere, specialmente in realtà come la mia dove il rischio è da un lato la prepotenza di certa politica, e, dall’altro, il rischio di infiltrazione della ‘ndrangheta”.

Giovanni D’Angelo, Presidente OMCeO di Salerno, ha sostenuto che “da tempo c’è una progressiva svalutazione della professione medica, che parte dall’Università. La diagnosi può appartenere a chi ha la conoscenza”.

Giuseppe Lavra, Presidente OMCeO di Roma, ha detto: “Nei tavoli tecnici occorre inserire anche specialisti e ospedalieri. Sul piano generale, occorre rivendicare il ruolo degli Ordini, perché sia il comma 566 sia il ddl Lorenzin sminuiscono il ruolo del medico. L’organizzazione della classe medica non è potere, ma responsabilità”.

Cesare Ferrari, Presidente OMCeO di Trapani ha posto l’accento su due aspetti: “Siamo fermi sul ddl Lorenzin, sulla legge 24 e sul comma 566, mentre invece dovremmo far sentire di più la nostra voce. Sul territorio poi, è un vulnus la vicenda delle nomine dei direttori generali delle Asl da parte delle Regioni”.

Augusto Pagani, Presidente OMCeO di Piacenza, oltre che del ddl Lorenzin, ha sottolineato “la possibilità che possano nascere conflitti di interesse tra Ordine e sindacato o tra Ordine e politica. Noi dobbiamo evitare simili situazioni, riaffermando il ruolo degli Ordini”.

Per Silvestro Scotti, Presidente OMCeO di Napoli, “il ddl Lorenzin è offensivo per tutti i medici e questo CN non è considerato come rappresentante della categoria. Mai come in questo momento, gli Ordini devono difendere la professione medica”.

Secondo Pierantonio Muzzetto, Presidente OMCeO di Parma, “il ddl Lorenzin mina alla base il senso della professione medica, che la si vuole ridurre alla mera applicazione di procedure e linee guida. Invece noi siamo Istituzioni democratiche e dobbiamo difendere il valore etico della nostra professione”.

Maria Erminia Bottiglieri, Presidente OMCeO di Caserta, ha posto l’accento sugli articoli 1 e 1 bis relativi alle sperimentazioni. Ma ha anche lanciato un ammonimento: “Donne e giovani devono essere valorizzati per le loro capacità”.

Carlo Manfredi, Presidente OMCeO di Massa Carrara ha operato una distinzione: “Il medico burocrate ha come obiettivo difendere la comunità, il medico clinico ha invece la mission di avere in cura la persona. Circa le sperimentazioni, si tende a ridurre i tempi per immettere più velocemente i farmaci sul mercato. Sull’obbligatorietà dei vaccini, occorre fare riferimento a linee guida basate sull’evidenza”.

Salvatore Amato, Presidente OMCeO di Palermo, ha sostenuto che “alcune scelte devono essere inquadrate oramai in una dimensione europea capace però di prendersi carico dei problemi e di fornire le soluzioni. Certo, il quadro è problematico, se si pensa che prima si è fatto l’euro come moneta unica e poi si è cominciato a pensare all’Europa, un paradigma che va ribaltato, come anche occorre passare dalla patologia della salute alla salutogenesi, esaltando il ruolo della prevenzione”.

Roberto Monaco, Presidente OMCeO di Siena, nel ricordare l’appuntamento del 14-15 luglio nella sua città, ha detto: “L’Ordine ha la funzione principale di tutelare la qualità della professione”.

Antonio Panti, Presidente OMCeO di Firenze, ha sostenuto che “occorre portare avanti le posizioni della Federazione a livello politico sia nazionale sia locale. Noi, sui vaccini, dobbiamo dare risposte alle domande dei cittadini”.

Francesco Noce, Presidente OMCeO di Rovigo, ha detto che “gli attacchi alla professione medica partono da molto lontano, mentre gli Ordini di confermano essere a tutela della professione e dei cittadini. Rischiamo però di perdere il decoro della professione, oltre che scienza e coscienza”. Noce ha auspicato “un’azione dirompente da parte della Federazione con le dimissioni collettive dei Presidenti senza escludere una manifestazione davanti al Parlamento”.

Ugo Trucco, Presidente OMCeO di Savona, ha sollecitato “iniziative da parte della Federazione, per affermare i nostri valori, anche perché i politici continueranno sulla loro strada, senza ascoltare le istanze che noi rappresentiamo”.

Per Roberto Rossi, Presidente OMCeO di Milano, “questo è il momento di mostrare la massima compattezza della Federazione sul ddl Lorenzin”.

Fulvio Borromei, Presidente OMCeO di Ancona, “la politica ha mostrato incompetenza e volontà di attaccare la professione, di attaccare l’Ordine vero per poter istituire nuovi Ordini”.

Ottavio Di Stefano, Presidente OMCeO di Brescia, ha invitato tutti “a un’autocritica: ci dobbiamo chiedere quanto contiamo davvero al nostro interno e nel rapporto con le Istituzioni”.

Secondo Giovanni Maria Righetti, Presidente OMCeO di Latina, “il Consiglio nazionale deve dare un mandato pieno al Comitato centrale e alla Presidente per portare avanti temi e problemi emersi nel dibattito che si è sviluppato anche in questa nostra Assemblea”.

Come si può osservare, forte è stata la partecipazione e altrettanto forte è stata la passione con cui i Presidenti di Ordine hanno affrontato le questioni cruciali di questo momento particolare che la professione medica sta vivendo.

LA CONCLUSIONE DELLA MOZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE

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1228.- Vaccini, Zaia: «Temo l’impatto su Ulss e famiglie»

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I tecnici della Direzione regionale Prevenzione del Veneto stanno esaminando gli effetti del decreto legislativo 73 «Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale», da oggi in vigore, che sancisce l’obbligo vaccinale e la gratuità di 12 vaccinazioni da somministrarsi a partire dal 60 giorno di vita ed entro i 16 anni. In particolare, stanno valutando l’approvvigionamento (il decreto non specifica la tipologia di vaccini da utilizzare e non tutti i vaccini sono impiegabili ad ogni classe di età considerata), i carichi di lavoro ai quali le Ulss saranno chiamate a far fronte entro il 10 settembre e il futuro delle altre campagne di prevenzione rivolte alle malattie croniche non trasmissibili: l’impegno a concentrare risorse e personale sulle vaccinazioni obbligatorie, fanno notare i tecnici, penalizzerà inevitabilmente tutte le altre attività.

«Mi preoccupa maggiormente l’impatto del nuovo decreto sulle famiglie, sulle mamme e papà, che avverto preoccupati e disorientati», dichiara Luca Zia presidente della Regione Veneto. «Del nuovo decreto contesto la forma coercitiva e l’eccessivo allarme di sanità pubblica attualmente giustificabile solo per il morbillo vaccinale. La stragrande maggioranza dei genitori non sono contrari a vaccinare i loro figli, ma hanno bisogno di essere correttamente informati e accompagnati nella scelta vaccinale, tale consenso non si può ottenere imponendo le vaccinazioni a suon di multe, rinunciando in questo modo a fare un’azione educativa e culturale a favore della prevenzione. Con questo decreto non si convince, ma si impone un obbligo coercitivo. Inoltre, le multe hanno un aspetto discriminatorio: chi ha soldi può permettersi di non vaccinare i figli».

«Davanti al grido di allarme dei genitori – prosegue il presidente – non si risponde con le multe e con le segnalazioni alle Procure. Pena l’insurrezione delle famiglie e la fuga dalla buona prassi delle vaccinazioni. La vera prevenzione inizia con l’ascolto delle mamme e dei papà e facendo una corretta informazione, scientifica e capillare».

Per il governatore del Veneto «un buon programma vaccinale, fatto bene, dovrebbe innanzitutto prevenire e chiarire i dubbi dei genitori, rispettare i tempi vaccinali, privilegiare i vaccini effettivamente fondamentali e indispensabili, e prevedere una grande campagna informativa e una seria anagrafe vaccinale, come quella organizzata in Veneto». Il Veneto, unica regione in Italia che da dieci anni ha superato l’obbligo vaccinale, si registrano tassi di copertura superiori al 90 per cento. L’ultimo report semestrale della Direzione regionale Prevenzione evidenzia che la somministrazione della prima dose del vaccino esavalente ha raggiunto il 91.6 per cento dei nati in Veneto nel 2016, 2 punti percentuali in più rispetto alla coorte dei nati nel 2015, considerando che questo è un dato preliminare che si consoliderà a raggiungimento dei 24 mesi, va interpretato come un segno di elevata adesione e di un trend in continua crescita.

«L’andamento delle coperture vaccinali in Veneto», conclude il presidente della Regione, «rafforza la nostra convinzione che l’approccio corretto da adottare nell’offerta vaccinale non è l’imposizione coercitiva ma la promozione delle vaccinazioni effettivamente necessarie, con un lavoro di sensibilizzazione e informazione da parte dei operatori e l’adesione consapevole da parte della popolazione».

1225.- Mattarella firma decreto obbligo vaccini a scuola

IN PERFETTA CONTINUITA’. di Luigi De Giacomo

Liberamente scrissi, alla sua elezione alla Presidenza della Repubblica, che avevano eletto un becchino per la Costituzione italiana. E ciò, puntualmente, si rese palese con atti e atteggiamenti inequivocabili, fino a ieri, tutti documentati.

In perfetta continuità questo lavoro continua e da oggi fa un salto di qualità non indifferente: la firma di un Decreto Legge che impatta su milioni di vite e che mette una pietra tombale sulla libertà e sui principi costituzionali che dovrebbero caratterizzare un Decreto Legge (art.77 Cost. “…in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge…”).

La Presidenza della Repubblica ha il dovere non solo di accertarsi che sussista il caso “straordinario di necessità ed urgenza”, ma soprattutto di comunicare tale evidenza al popolo, dovere reso ancora più evidente quando l’urgenza riguarda milioni di bambini e bambine.

In caso contrario siamo dinanzi ad un alto tradimento. MOLTO ALTO.

 

A partire dal prossimo anno saranno 12 le vaccinazioni obbligatorie   (ANSA)

1212.- LA SVEZIA VIETA LE VACCINAZIONI OBBLIGATORIE…

 

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26 maggio 2017

Il 10 maggio il Parlamento svedese ha respinto 7 proposte che avrebbero promosso le vaccinazioni obbligatorie. Il governo svedese ha deciso infatti che le politiche di vaccinazione forzata sono contrarie ai diritti costituzionali dei loro cittadini.

La Svezia, invece di aderire alla pressione delle aziende farmaceutiche o delle tattiche spaventose dei media mainstream, ha adottato la decisione di rifiutare l’applicazione della vaccinazione obbligatoria ai suoi cittadini. Infatti, un tale mandato, hanno affermato, violerebbe la Costituzione del paese.Anche altri fattori hanno influenzato questa decisione. Da un lato c’è stata la pressione dei cittadini che hanno manifestato chiaramente il loro dissenso al concetto di vaccinazioni forzate. Il testo di uno dei motivi relativi alla decisione ha rilevato che i parlamentari avevano osservato “una grande resistenza a tutte le forme di coercizione per quanto riguarda la vaccinazione“.

I politici hanno anche citato alcuni dati dall’NHF (National Health Federation Sweden) che hanno rivelato frequenti e “gravi reazioni avverse” al vaccino MMR (morbillo, orecchioni e rosolia) ed hanno osservato che tali reazioni sono specificate anche nel foglietto informativo del vaccino. I politici hanno affermato che siccome i bambini dovrebbero ricevere due dosi di questa vaccinazione, questi considerevoli rischi sarebbero raddoppiati. Inoltre hanno sottolineato che tali rischi non erano limitati al vaccino MMR, ma che altri vaccini causavano “reazioni avverse simili”.

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Ecco l’articolo originale in svedese di ciò che è avvenuto (è tradotto con il traduttore dato che non conosciamo lo svedese ):

“La NHF svedese ha inviato una lettera al Comitato e ha spiegato che violerebbe la nostra Costituzione se introducesse la vaccinazione obbligatoria o la vaccinazione obbligatoria come è stata presentata nel moto di Arkelstens. Molti altri hanno anche presentato una corrispondenza e molti hanno richiamato il Parlamento e i politici. I politici parlamentari hanno sicuramente notato che c’è una massiccia resistenza a tutte le forme di coercizione per quanto riguarda la vaccinazione.”

Inoltre, questo deve essere osservato da tutti i paesi che impongono vaccinazioni obbligatorie di bambini e adulti, specialmente in Italia, dove esiste un vero e proprio regime nazista fatto di minacce e ritorsioni a tutti coloro che mettono in dubbio il dogma dei vaccini, senza alcuna apertura al dialogo e alla comprensione delle critiche. Su ActivistPost leggiamo:

“La NHF svedese mostra anche le frequenti reazioni avverse in base al tasso a cui FASS specifica nel foglietto illustrativo del vaccino MMR, quando si vaccina un gruppo intero di anno. Inoltre, bisogna tener conto che ogni gruppo di età riceverà due volte il vaccino MMR, per cui gli effetti collaterali sono raddoppiati. Non dobbiamo dimenticare che, inoltre, si applicano simili liste di reazioni avverse per altri vaccini. Nella lettera abbiamo anche incluso una vasta lista degli additivi trovati nei vaccini – sostanze che non sono sostanze per la salute e non appartengono a bambini o bambini. Abbiamo finito l’opinione dei politici con una scoraggiante lista di studi che dimostrano che la vaccinazione è una cattiva idea.”

E’ importante notare un punto che viene sempre tralasciato in questa campagna mediatica portata avanti in Italia da televisioni e giornali dove si usa tanta retorica e poco cervello, perché “non si discute sui vaccini” ovvero “non si usa il cervello, si fa il gregge e basta”. La questione degli additivi trovati nei vaccini che “non sono sostanze per la salute e certamente non appartengono ai neonati o ai bambini”.

Quali sono gli additivi dei vaccini?

Leggiamo sul sito ufficiale canadeseImmunize Canada leggiamo ad esempio che nei vaccini c’è:

Su Wikipedia leggiamo anche altri eccipienti:

  • Siero di vitello bovino
  • albumina umana
  • siero di albumina umana
  • gelatina idrolizzata
  • L-glutamato monosodico
  • proteine cellulari MRC-5

Tessuti di feti umani abortiti nei vaccini

Come leggiamo su Wikipedia le proteine cellulari MRC-5 sono:

“Una linea di coltura umana diploidi composta da fibroblasti derivata da tessuto polmonare di un feto maschio caucasico abortito di 14 settimane. [1][2] La linea cellulare è stata isolata da J.P. Jacobs e colleghi nel settembre 1966.

Le cellule MRC-5 vengono utilizzate per produrre diversi vaccini tra cui MMR [NdR: morbillo, orecchioni rosolia], Varicella e Polio. Le cellule infette MRC-5 secernono il virus e possono essere coltivate in grandi volumi adatti alla produzione commerciale.”

Tempo fa avevamo pubblicato la notizia di uno studio che mostra la connessione tra autismo e inserimento di feti umani abortiti nei vaccini.

I morti per morbillo e i morti per vaccino da morbillo

Ebbene, nel ricercare questo articolo ho scoperto due fonti di informazioni molto interessanti dai media principali, che, se esaminati collettivamente, forniscono una reale comprensione del modo in cui il nostro pensiero è manipolato su questo tema. Come afferma Tracey Watson che ha scoperto questi dati:

  1. Un articolo sulla NBC News intitolato 7 Miti vaccinali esaminati dai medici. Uno dei “miti” che presumibilmente crollano è l’idea che “più persone muoiono dal vaccino che da morbillo”. Essi affermano che mentre il morbillo uccide 140.000 persone di tutto il mondo ogni anno, solo 57 dichiarazioni di morte dal vaccino contro il morbillo sono state depositato con il Programma di Compensazione Colpiti dai Vaccini (VICP). Ora, è interessante notare che questo articolo esamina la morte in tutto il mondo, ma cita solo i tassi di mortalità dei vaccini per gli Stati Uniti, dove il VICP è stato istituito nel 1986.
  2. Andiamo al secondo articolo parlando dei mali del morbillo. Questo articolo di Very Well effettivamente dà il numero di persone che sono morte di morbillo negli Stati Uniti. L’articolo fornisce solo cifre dal 2000, ma rileva con rabbia che sono stati 11 morti per morbillo da quell’anno.

Quindi, l’articolo ci dice che 57 sentenze di morte per vaccino contro il morbillo sono state presentate con VICP (presumibilmente dal 1986), mentre l’altro ci dice che un totale complessivo di 11 persone è morto dalla malattia stessa tra il 2000 e il 2015. Anche se volessimo raddoppiare quel numero per conto degli anni tra il 1986 e il 2000 (portandolo da 11 a 22), ciò significa ancora che più del doppio di persone è morto per vaccino contro il morbillo rispetto al morbillo reale…

Da notare che in Francia una decisione simile a quella della Svezia è stata presa all’inizio di quest’anno – il ministro della sanità stava spingendo per i vaccini obbligatori e aumentando il numero di vaccini raccomandati, avevano una commissione e stavano spingendo questa opzione, ma il pubblico e alcuni esperti li persuasero a non farlo.

Disclaimer: Questo articolo ha solo fine illustrativo e non sostituisce il parere del medico. Non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento. Disclaimer completo

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Vaccini, bimba di due mesi muore nel sonno a Torino dopo esavalente.

Una bimba di due mesi, figlia di una coppia di rifugiati di origine nigeriana ospite di una comunità a Lemie, nel Torinese, stamattina è stata trovata morta nella sua culla. I carabinieri, intervenuti sul posto, hanno rilevato che il decesso è avvenuto per cause apparentemente naturali. Potrebbe dunque trattarsi di Sids, la sindrome di morte improvvisa del lattante che in Italia uccide circa 300 neonati l’anno. La piccola ieri era stata sottoposta a vaccinazione esavalente e non sembrava aver accusato alcun malessere. Per dare una spiegazione si attende l’esito dell’autopsia disposta dalla procura di Ivrea. Il fascicolo è stato affidato al pm Giuseppe Drammis.

L’Asl To4 ha sostituito, in via precauzionale, tutti i lotti del vaccino esavalente del tipo a cui era stata sottoposta la bimba. «Le vaccinazioni – ha dichiarato il direttore sanitario Giovanni Lavalle – non subiscono alcuna sospensione e sono effettuate secondo i calendari programmati». La bambina – fa sapere l’Asl – era nata pretermine. «Siamo particolarmente colpiti dal dramma che ha interessato la famiglia della piccola – ha dichiarato il direttore generale dell’ASL TO4, dottor Lorenzo Ardissone – anche perchè di fronte alla morte improvvisa di un bimbo non si può che rimanere attoniti e profondamente addolorati. Siamo comunque in collegamento diretto con la Procura della Repubblica e stiamo predisponendo la documentazione clinica utile a chiarire quanto accaduto». Nella giornata di ieri – spiega l’Asl – la piccola era stata vaccinata con l’esavalente (vaccino contro difterite, epatite B, infezioni da Haemophilus Influenzae tipo B, pertosse, poliomielite e tetano) più il vaccino anti-Rotavirus.

«Il fascicolo è di atti relativi al decesso in quanto al momento non è accertata alcuna responsabilità. Dopo l’autopsia si faranno le valutazioni del caso». Così il procuratore di Ivrea, Giuseppe Ferrando, in merito alla vicenda della bimba nigeriana di due mesi morta a Lemie. «Non ci sono sequestri di vaccino da parte della procura – precisa Ferrando – ma solo un ritiro a scopo cautelativo dei lotti di vaccino da parte dell’Asl To4».

1176.- SI PARLA DEL MEDICO DI FAMIGLIA E DI ASSISTENZA A DOMICILIO

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DALLO STUDIO CATALDI SI PARLA DEL MEDICO DI FAMIGLIA. UNA FIGURA BUROCRATICA CHE DEL “MEDICO DI FAMIGLIA” CONSERVA POCO O NULLA E CHE NON SVOLGE E SI AGGIORNA CON UNA ADEGUATA PRATICA OSPEDALIERA, ANZI, NELLE UTOPICHE RIFORME DELLA REGIONE VENETO, QUESTO MEDICO DEL COMPUTER, ORGANIZZATO NEI CENTRI MEDICO/FARMACEUTICI, DOVREBBE SGRAVARE IL LAVORO DEI PRONTO SOCCORSO.

Il giudizio espresso dal titolo viene dall’esperienza personale non soddisfacente e cito: un centro medico, con 30 posti a sedere per le attese, nato insieme e adiacente alla farmacia, dove medici con 1500 assistiti sono presenti o il pomeriggio o la mattina e non tutti i giorni dal lunedì al venerdì; un medico anziano, che non sopporta la vista del sangue e costringe a recarsi al Pronto Soccorso per un banale cerotto emostatico; un paziente visitato in tre giorni da tre medici diversi a causa di orari di comodo e assenze del medico di famiglia; una persona febbricitante alla quale viene negata sia la prescrizione di un farmaco (deve essere mirato) sia la visita a domicilio (per prendere la mira). E, allora, memore del vero medico di famiglia, come quello che meritò una tomba monumentale perenne dal Comune di Dolo, che dava una diagnosi senza aver letto il referto di un quesito diagnostico, vi domando questo medico del computer e questi centri medico/farmacistici sono quello che serve al cittadino?

PARLIAMO DELL’OBBLIGO A VISITARE A DOMICILIO

L’obbligo sussiste solo in caso di urgenza o non trasferibilità valutati dal medico caso per caso

medico visita anziana a casa
di Lucia Izzo – Il medico di base è il primo ed essenziale riferimento quando si tratta di numerose attività legate alla sanità, ad esempio per la richiesta di analisi, per la redazione ricette e certificati, per consigliare visite specialistiche o per prescrivere farmaci. In sostanza, rappresenta un indispensabile collegamento tra il cittadino e il Servizio Sanitario Nazionale.

Se di norma l’attività del medico di base si svolge presso un ambulatorio, è legittima la richiesta di una visita domiciliare, ma ciò solo in caso l’ammalato versi in condizioni di “non trasferibilità” oppure se il suo stato di salute gli impedisca di recarsi presso lo studio.

L’argomento della visita domiciliare è alquanto dibattuto. In materia, ossia sulla disciplina del medico di base, non esistono apposite leggi e la fonte da tenere in considerazione è rappresentata dagli accordi collettivi nazionali sottoscritti dalle rappresentanze sindacali dei medici.
Medico di base: la visita in studio
A norma dell’Accordo Collettivo Nazionale dei medici di base, lo studio del medico di famiglia deve essere aperto 5 giorni a settimana, preferibilmente dal lunedì al venerdì, e garantire l’apertura per almeno due fasce giornaliere (pomeridiane o mattutine) a settimana e comunque con apertura il lunedì.

L’orario di apertura deve essere congruo, definito anche in base alle necessità dei pazienti iscritti nel suo elenco, idoneo a garantire una prestazione medica corretta, efficace e funzionale alla migliore assistenza dei pazienti. Il medico è comunque obbligato a un orario di:

– 5 ore settimanali fino a 500 assistiti;
– 10 ore settimanali da 500 a 1000 assistiti;
– 15 ore settimanali da 1000 e 1500 assistiti.

Si rammenta che l’orario di lavoro in ambulatorio non corrisponde alla durata dell’attività, poiché tutti i pazienti che accedono all’ambulatorio entro l’orario stabilito devono essere visitati anche oltre l’orario minimo.
Le visite domiciliari del medico
Se, di norma, il medico svolge la propria attività in ambulatorio, non può rifiutarsi di compiere visite a domicilio, ma si tratta di casi di eccezionalità giustificati dall’intrasferibilità dell’ammalato e da elementi di evidente immobilità.

Le visite domiciliari vanno svolte in giornata se sono state richieste entro le 10:00 di mattina, oppure, se richieste oltre quest’orario, entro le 12:00 del giorno successivo. Poiché, normalmente, il medico non è tenuto a svolgere attività ambulatoriale il sabato, egli sarà comunque tenuto a eseguire le visite a domicilio richieste il giorno precedente o entro le 10:00 del giorno stesso. Al medico è lasciata ampia discrezionalità quanto alle modalità di organizzazione delle visite a domicilio.

Le visite domiciliari sono gratuite nei casi di urgenza e intrasferibilità del paziente. Tuttavia, laddove l’ammalato chieda di essere visitato a casa nonostante le sue condizioni non siano talmente gravi da impedirgli di muoversi, il medico è legittimato a chiedere un compenso per la prestazione.

Un assunto ribadito dalla Corte di Cassazione secondo cui la visita a domicilio non indispensabile presenta i caratteri di una visita privata che il medico può effettuare come libero professionista chiedendo un pagamento. Sono sempre a pagamento, invece, le visite ambulatoriali (15 euro) o domiciliari (25 euro) laddove ci si rivolga a un diverso medico di base.
Rifiuto di visita a domicilio
Se il paziente versa in condizioni di salute che richiedono un intervento urgente, il medico dovrà svolgere la visita a domicilio entro il più breve tempo possibile. Tuttavia, a valutare “l’urgenza”, così come anche l’intrasferibilità del paziente, è il medico stesso sulla base della sintomatologia che gli viene descritta e di tale valutazione ne risponde personalmente.

Infatti, il problema è che la legge resta sul vago senza non definire cosa debba intendersi per “non trasferibilità”, rendendo necessaria un’analisi particolare, caso per caso, correlata anche a fattori come l’età o le condizioni di salute generale del paziente.

Tuttavia, una valutazione scorretta sulle condizioni di gravità e improrogabilità della visita domiciliare, che determini il rifiuto della visita a domicilio, può costare al medico non solo sanzioni disciplinari, ma anche una denuncia penale, precisamente quella del “rifiuto di atti ufficio”.

Basta il semplice rifiuto a far scattare il reato, indipendentemente dalle eventuali conseguenze patite dal paziente e anche se questi è ricoverato presso una struttura di cura privata. Infatti, come rammentato dalla Corte di Cassazione, nella recente sentenza n. 21631/17, “il reato di rifiuto di atti di ufficio è un reato di pericolo, onde la violazione dell’interesse tutelato dalla norma incriminatrice al corretto svolgimento della funzione pubblica ricorre ogniqualvolta venga denegato un atto non ritardabile alla luce delle esigenze prese in considerazione e protette dall’ordinamento, prescindendosi dal concreto esito della omissione e finanche dalla circostanza che il paziente non abbia corso alcun pericolo concreto per effetto della condotta omissiva”.

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Ma, parlando di assistenza sanitaria a domicilio, cito integralmente il dottor Ennio Caggiano:
“Succede in Veneto, una regione portata ad esempio di eccellenza sanitaria.
Ha appena chiamato Rossella per sapere se mi ero informato per il papà, che necessita di fisioterapia domiciliare (per esiti di ictus). L’ho fatto e ho dovuto rispondergli che il servizio infermieristico è sospeso dal 30 aprile per mancanza di fondi. Quando mi ha chiesto come mai, non sapevo cosa dire, e mi sono inventato una scusa: perché il governo ha stabilito che ci sono altre priorità.”
Insomma, la riforma sanitaria deve partire dalla testa di chi gestisce la Sanità.

1130.- REATO DI OPINIONE. Parliamo della radiazione inflitta al dottor Roberto Gava dall’Ordine dei medici di Treviso

È stato radiato dall’Ordine dei Medici di Treviso il dottor Roberto Gava con l’accusa di aver manifestato idee contrarie alla vaccinazione di massa. Non entro nel merito dal punto di vista del sanitario, che non è il mio mestiere. Chiaramente, si tratta di una caso al confine fra medicina e politica; senza voler considerare gli interessi economici in gioco. Mi è chiaro che i vaccini, come tutti i medicamenti, non possono essere eguali per tutti o essere imposti per legge, salvo che ci sia un’epidemia. Perciò, condivido il pensiero di quanti, come il dottor Gava, sostengono la necessità della personalizzazione dei vaccini. Che il dottor Gava sia stato giustamente o non radiato dall ordine dei medici, lo stabilirà l’autorità; seguendo, invece, un mio, punto di vista, è accaduto quello che doveva accadere da quando il ministero della Sanità non è intervenuto in modo chiaro e deciso su questa materia che alimenta le discussioni da anni, ed è accaduto quello che doveva accadere da quando al ministero della Sanità è stata nominata una figura priva di quei titoli, che non possono mancare a chi deve gestire con autorevolezza 6o milioni di cittadini. E non è l’unico caso di questo governo a tempo indeterminato imposto agli italiani; ma se penso al grido grillino UNO VALE UNO o se guardo alla candidatura di una bidella (modesta qualifica professionale) a sindaco di 30.000 abitanti, devo pensare che il problema è la democrazia, cioè, siamo noi. Perché? mi domando, e la risposta temuta è: “Perché la nostra Italia è finita. è stata venduta a una dittatura tecnocratica finanziaria per la quale il cittadino è uno strumento da far parlare e da far costare poco.” Vi riporto l’Art. 55 del codice di deontologia professionale dei medici:

Il medico promuove e attua un’informazione sanitaria accessibile, trasparente, rigorosa e prudente, fondata sulle conoscenze scientifiche acquisite e non divulga notizie che alimentino aspettative o timori infondati o, in ogni caso, idonee a determinare un pregiudizio dell’interesse generale”.

Chi è Roberto Gava

Il Dr. Roberto Gava si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova, si è specializzato in Cardiologia, Farmacologia Clinica e Tossicologia Medica, per poi perfezionarsi in Agopuntura Cinese, Omeopatia Classica, Bioetica e Ipnosi Medica.
Dopo più di dieci anni di lavoro in ambiente universitario ed essere stato autore di due libri di Farmacologia e numerosi pubblicazioni scientifiche, da una ventina d’anni sta cercando di studiare gli approcci medici non convenzionali rivedendoli anche alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, essendosi convinto che il medico deve aprirsi a molte tecniche terapeutiche scegliendo di volta in volta per il suo paziente quella più appropriata.
L’uomo, infatti, è un mistero all’uomo stesso e ogni paziente ha la sua storia e la sua individualità: il medico non può non considerare l’unicità e l’unitarietà di ogni persona, specialmente quando questa è malata e cerca la salute.

E, ora, dal blog di Gioia Locati:

Ricevo il comunicato da parte degli avvocati e lo pubblico. In calce nel link azzurro potete trovare l’esposto che il dottor Gava ha presentato in sua difesa alla Commissione Centrale per gli Esercenti delle Professioni Sanitarie, che non si è ancora pronunciata.

Padova-Conegliano, 21 aprile 2017
«In mancanza della motivazione che ritarda rispetto alla divulgata notizia sulla sanzione della radiazione inflitta al dottor Roberto Gava dall’Ordine dei medici di Treviso, la Difesa del dottor Gava nota che la radiazione è conforme alle attese fin dalle primissime fasi del procedimento, perché già allora il Presidente dell’Ordine Luigino Guarini ha comunicato a più persone che il procedimento contro Gava sarebbe stato un ‘processo a Galileo Galilei’, il quale com’è noto è stato ingiustamente e pesantemente condannato, come ora capita al dottor Gava.

La radiazione è il massimo della sanzione irrogabile, ma non è conforme a Diritto, è stata presa da un organo che non è un giudice e a seguito di innumerevoli violazioni del diritto di difesa, colpisce mere manifestazioni lecite di pensiero e di scienza, senza che fossero in discussione trattamenti medici fatti dal dottor Gava.
Al dottor Gava non è stato contestato alcun pericolo o danno subìto da suoi pazienti, nessuno dei quali si è dimostrato scontento di lui, anzi tutti sono pienamente soddisfatti come ne hanno reso testimonianza e ribadito anche in pubbliche manifestazioni di apprezzamento.

Il dottor Gava è stato condannato soltanto per le sue idee, idee ben fondate sull’esigenza di personalizzazione di ogni vaccinazione per prevenire i gravi pericoli e i vari danni da vaccino ai singoli pazienti, contro la vaccinazione indiscriminata di massa.
L’Ordine di Treviso infligge la massima sanzione, come quella che sarebbe inflitta ad un medico pluriassassino dei suoi pazienti. Ciò significa che nel caso Gava si è dispiegato il massimo di arbitrio e di irragionevolezza.

Vorrebbero definire il dottor Gava come anti-vaccinista, mentre egli è un bravo professionista che tende a non utilizzare i vaccini solo quando essi sono sconsigliabili, o quando non può fare altrimenti perché i pazienti li rifiutano com’è nel loro diritto fondamentale costituzionale che va rispettato. E’ una condanna che sta contro i pazienti che non possono o non vogliono vaccinarsi.

La condanna, e la massima sanzione, si rivelano ridicole in quanto sono frutto di altrettanto massima ignoranza e mancanza di rispetto per i diritti individuali. Ma sono così massimamente idonee a favorire interessi estranei a quelli della Giustizia, come quelli legati al mercato dei vaccini (ogni vaccino costerebbe non meno di € 200), o quelli legati agli illegittimi incentivi dati ai pediatri con denaro pubblico affinché somministrino i vaccini.

Del resto, la legge non a caso prevede la sospensione cioè l’inoperatività di queste sanzioni quando sono impugnate, come la Difesa farà, davanti ad un giudice, poiché gli Ordini dei medici sono sostanzialmente non competenti, sono associazioni rappresentative di imprese economiche che cioè mirano al lucro, perciò sono inaffidabili, sono a rischio di gravi arbitri e irregolarità come nel caso, e a rischio dei troppo spesso sottaciuti conflitti di interesse le cui condizioni adombrano l’indipendenza e la trasparenza delle valutazioni».

Avv. prof. Silvio Riondato�

Avv. Giorgio Piccolotto

Lasciamo gli avvocati e andiamo a una lettera del dottor Roberto Gava e di una nutrita schiera di medici, di un anno e mezzo fa, sul merito delle vaccinazioni.

20/10/2015

Vaccinazioni Pediatriche: Lettera aperta al Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità

di Roberto Gava, Eugenio Serravalle

CATEGORIE: Vaccinazioni

Vaccinazione

Vaccinazione in età pediatrica

Ill.mo Prof. Ricciardi,
le Sue recenti prese di posizione pubbliche in merito alle vaccinazioni pediatriche ci inducono a scriverLe per chiarirLe alcuni aspetti che meritano un approfondimento e una riflessione serena.


Oggigiorno, un qualsiasi medico dotato di buon senso e di un minimo di conoscenza scientifica non può essere contro le vaccinazioni pediatriche
e infatti conosciamo tutti l’utilità di questa pratica sanitaria.

Molti anni di studio quotidiano della letteratura scientifica, con la quale abbiamo sempre documentato le nostre affermazioni e pubblicazioni sia scientifiche sia divulgative, ci hanno permesso di conoscere a fondo l’utilità ma anche i limiti delle vaccinazioni, che all’inizio noi sostenevamo e che molto frequentemente anche praticavamo. Però, questi 35-40 anni di pratica medica specialistica accanto al bambino malato, non frettolosa ma fatta di osservazione e di ascolto, di considerazione di quello che lui ci comunica e subliminale e di quello che i genitori raccontano, ci ha aperto gli occhi sulla realtà delle reazioni avverse causate dalle vaccinazioni pediatriche.
Ci siamo infatti accorti che, dopo un’osservazione minuziosa e prolungata nel tempo di bambini vaccinati e non vaccinati, questi ultimi appaiono indubbiamente e globalmente più sani, meno soggetti alle patologie infettive, specie delle prime vie aeree, meno soggetti ai disturbi intestinali e alle patologie croniche, meno soggetti a patologie neurologiche e comportamentali e scarsi consumatori di farmaci e di interventi sanitari. Può capire, quindi, che la nostra osservazione non è rivolta solo alle patologie specificatamente interessate dalle vaccinazioni, ma alla salute globale del bambino, perché crediamo che questa sia la finalità e il dovere di ogni Medico. Certo, è un dato che nasce dall’esperienza clinica quotidiana ma siamo disponibili a partecipare a un’indagine organizzata dal Suo Istituto che confronti nel modo più rigoroso lo stato di salute dei bambini completamente vaccinati con quella dei bambini mai vaccinati.
Pertanto, per quanto riguarda le reazioni avverse causate dalle vaccinazioni pediatriche, noi non intendiamo solo quelle reazioni gravi, mortali o gravemente invalidanti, che ogni tanto si possono avere e che nessun medico dotato di buon senso osa negare. Ci riferiamo invece a quella parte molto più numerosa di effetti indesiderati che sembrano essere collaterali alla pratica vaccinale e che sono frutto di una alterazione immunitaria tutt’altro che irrilevante per un neonato o comunque per un organismo immunologicamente immaturo.
Sono queste conseguenze della pratica vaccinale che ci preoccupano, perché notiamo che dopo le vaccinazioni molti bambini, ad esempio, reagiscono con l’innalzamento della temperatura(che è una classica reazione immunitaria ad una noxa esterna), subiscono un’alterazione di quelle che prima erano le loro normali funzioni digestive e/o della regolarità del loro ritmo sonno-veglia (espressione di una risposta multisistemica), diventano più irritabili, piangono in modo inconsolabile e regrediscono in alcune abilità prima acquisite (a testimonianza che c’è stato una irritazione a livello del sistema nervoso centrale).


Queste evidenze
, che qualsiasi medico attento e osservatore può notare ovviamente non in tutti ma in alcuni bambini da poco vaccinati, ci hanno interrogati sulla innocuità non tanto del singolo vaccino, ma specialmente sul modo in cui noi oggi pratichiamo le vaccinazioni pediatriche.
Sappiamo tutti che i germi vengono fermati dalle barriere fisiologiche di un organismo con sistema immunitario normofunzionante, sappiamo che c’è un’interazione essenziale tra i Pathogen-Associated Molecular Pattern (PAMP) dei germi e i Toll-Like Receptors (TLR) e che la stimolazione di questi recettori attiva una via di segnalazione che comporta l’induzione di geni anti-microbici, di citochine pro-infiammatorie (IL-1β, TNF-α, IL-6) e di prostaglandine che inducono un’attivazione del sistema immunitario, mentre l’inoculazione parenterale degli antigeni vaccinali induce una soppressione immunitaria (anche se quasi sempre temporanea).
Pertanto, se lasciamo da parte affermazioni non supportate scientificamente, come quelle di coloro che dicono che un neonato viene a contatto attraverso le mucose con molti più antigeni batterici e virali di quelli contenuti nelle fiale vaccinali, dimenticando che i vaccini a cui ci riferiamo in questo contesto by-passano completamente le barriere fisiologiche dell’organismo pediatrico ed entrano direttamente in circolo, e se lasciamo da parte affermazioni semplicistiche che i vaccini sono assolutamente sicuri, dimenticando le numerosissime revoche di commercializzazione di molte loro specialità, i numerosi casi mortali riportati in letteratura poche ore dopo la loro somministrazione, non possiamo non osservare che la pratica vaccinale attuale offre il fianco a molte perplessità e per questo è sede di accese dispute in ambito scientifico, sia per le sue conseguenze sul sistema immunitario sia perché è basata su un trattamento di massa che prevede la somministrazione a tutti i bambini degli stessi vaccini ad una medesima e precocissima età, senza tener conto dell’anamnesi familiare e personale e dello stato differente di salute dei piccoli e dell’ambiente in cui vivono.


Noi crediamo che la Medicina del Futuro
, alla quale ogni Operatore Sanitario è chiamato a dare il piccolo ma sempre prezioso apporto, sarà una Medicina dove si imporrà la Prevenzione Primaria e questa non può certamente essere basata sull’uso dei farmaci, ma prima di tutto su una corretta igiene di vita (alimentare, cinetica, psicologica, socio-culturale, ecc.) e su azioni di salvaguardia e di bonifica dell’ambiente, argomento quest’ultimo che è diventato un’emergenza primaria che secondo noi avrebbe bisogno, da parte Sua e dell’Istituto che Lei presiede, di interventi immediati che riteniamo addirittura molto più prioritari di quelli riguardanti le vaccinazioni.

Considerazioni preliminari

1 – Obiettivo della Medicina Preventiva è quello di proteggere i bambini dalle malattie ricorrendo a trattamenti di provata innocuità (Primum non nocere), pertanto senza sottoporli ad alcun rischio farmacologico.

2 – La Farmacologia Moderna, ad esclusione di condizioni estreme di emergenza pubblica, non contempla farmaci che possono essere somministrati in modo generalizzato, incondizionato e indiscriminato a tutta la popolazione, cioè senza un adeguato studio della persona volto a personalizzare il trattamento e valutare correttamente il rapporto rischio/beneficio per ogni singolo ricevente.

3 – I vaccini sono farmaci veri e propri e come tali hanno indicazioni, non indicazioni e controindicazioni, perciò possono sicuramente causare anche reazioni avverse.

4 – Se usati adeguatamente e attentamente personalizzati, i vaccini possono essere molto utili per ridurre nel ricevente la probabilità di ammalarsi di alcune specifiche patologie infettive.

5 – La Legge italiana attuale impone 4 vaccinazioni pediatriche obbligatorie (antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica e antiepatitica B), ma la prassi quotidiana ne somministra 7 senza spiegazione e possibilità di appello.

6 – Nelle attuali condizioni socio-sanitarie del nostro Paese, non sembra essere assolutamente né necessario né urgente ricorrere alle vaccinazioni di massa con 7 vaccini contemporanei nei primissimi mesi di vita, quando il sistema immunitario è totalmente immaturo e quindi facilmente squilibrabile. Infatti, la quasi totalità dei Paesi dell’Europa Occidentale non impone alcuna vaccinazione, ma si limita a formulare delle raccomandazioni: dei 29 Paesi dell’Unione Europea (i 27 dell’UE più Norvegia e Islanda), 17 non hanno alcuna vaccinazione obbligatoria (quasi tutti i Paesi dell’Europa Occidentale più Estonia e Lituania); tra i Paesi dell’Europa Occidentale, hanno vaccinazioni obbligatorie solo Italia e Grecia (con 4 vaccini) e Francia (con 3 vaccini).

7 – Oggi i bambini sono immunologicamente più deboli dei coetanei di qualche decennio faper molteplici motivi: maggior numero di fattori di malattia o di non-salute nei genitori; alimentazione nutrizionalmente più povera e squilibrata; ambiente più inquinato; più facile ricorso a trattamenti farmacologici sia nella madre durante gravidanza, parto e/o allattamento, sia nel neonato; maggior incidenza di parti cesarei, ecc.

8 – La letteratura scientifica attuale conferma l’evidenza clinica che quanto maggiore è il numero dei vaccini somministrati contemporaneamente e quanto più è piccolo e/o nato prematuramente il bambino, tanto maggiori sono i rischi di reazioni avverse.

9 – Le attuali conoscenze di immunologia non considerano razionale la somministrazione parenterale contemporanea di 7 antigeni vaccinali ad un neonato di pochi mesi di vita, anche perché in Natura, indipendentemente dal grado di contagio, non si manifestano mai simultaneamente 7 patologie infettive e ciò significa che l’organismo non è fisiologicamente idoneo a gestire una tale evenienza.

10 – Se esistono vaccini pediatrici multipli, non capiamo perché non debbano essere commercializzati anche i medesimi vaccini singoli; infatti, ad esempio, non è chiaro perché una donna, che prima di una eventuale futura gravidanza desideri vaccinarsi contro la rosolia, debba essere obbligata ad inocularsi anche i vaccini contro il morbillo e la parotite (vaccino MPR).

11 – Nella letteratura scientifica, soprattutto negli USA, esiste attualmente una accesa discussione sia sul rapporto rischio/beneficio del vaccino trivalente MPR (contro Morbillo-Parotite-Rosolia) a virus vivi attenuati, sia sull’utilità e sull’efficacia del vaccino anti-HPV (contro il Papillomavirus Umano).

12 – Quest’ultimo è stato commercializzato molto prima che fossero disponibili dati certi sulla sua capacità di ridurre il rischio di tumore della cervice uterina e a tutt’oggi sono disponibili solo estrapolazioni statistiche sulla reale capacità di prevenzione tumorale da parte del vaccino anti-HPV (in ogni caso, sappiamo che può potenzialmente proteggere solo verso 2 dei 13 genotipi virali ad alto rischio oncologico); inoltre, mancano totalmente dei dati longitudinali di farmacovigilanza attiva sul suo reale rapporto rischio/beneficio dopo somministrazione in bambine di 11-12 anni d’età (per tale motivo in alcuni Paesi il vaccino è stato ritirato per precauzione e in Francia, Spagna e Italia centinaia di medici hanno firmato una petizione per sospenderne l’inoculazione).

13 – Recentemente, il vaccino antinfluenzale viene consigliato anche nei bambini sotto l’anno di età, ma è noto che le prove scientifiche che avvalorano la sua efficacia e il suo rapporto rischio/beneficio sono estremamente scarse, deboli e discutibili, sia per la vaccinazione pediatrica che per quella dell’adulto.

14 – I bambini nati prematuri o che hanno riportato una patologia acuta nei primi mesi di vita o che sono ancora affetti da qualche patologia infettiva acuta o che l’hanno superata da poche settimane o che hanno ricevuto farmaci interferenti con il sistema immunitario (antibiotici, cortisonici e/o altri immunosoppressori) nei primi mesi di vita o che hanno subito interventi chirurgici in anestesia generale o che hanno alterazioni immunitarie o che sono figli di genitori con patologie immunitarie o metaboliche o che vivono intensi (per loro) stress psichici o che si trovano in qualsiasi altra condizione squilibrante il loro già debole e precario equilibrio immunitario, sono sicuramente a maggior rischio di danni vaccinali.

15 – Le reazioni avverse dei vaccini non dipendono solo dalla componente antigenica di questi ultimi, ma anche dai loro componenti tossicologici (adiuvanti e conservanti) e sappiamo bene che l’innocuità a lungo termine della somministrazione parenterale in neonati di questi composti, singoli e/o variamente associati tra loro, non è sufficientemente dimostrata, mentre esistono prove scientifiche della tossicità e pericolosità isolata di alcuni di essi, sia in vitro, sia negli animali da laboratorio, sia nell’uomo. Inoltre, è noto che più è piccolo il bambino, maggiore deve essere la quota di antigene necessaria a innescare la risposta immunitaria.

16 – Purtroppo, nel nostro Paese la pratica della segnalazione delle sospette reazioni avverse a farmaci e vaccini è poco attuata e in alcuni casi è addirittura misconosciuta o addirittura ostacolata, per cui queste segnalazioni sono fortemente sottostimate sia quantitativamente che qualitativamente.

17 – Da molti anni giungono nel nostro Paese, rispetto altri Paesi europei, numerosi immigrati extracomunitari e questo dato suscita allarmi ingiustificati: il fenomeno migratorio, ormai consolidato da decenni in Europa, non ha mai causato la diffusione di poliomielite o difterite neanche nei Paesi europei che hanno basse coperture vaccinali, per esempio come l’Austria (circa 85% di copertura vaccinale: dati OMS e Unicef). È noto invece che gli immigrati, a causa delle precarie condizioni di vita in cui si vengono a trovare, possono essere portatori di ben altre patologie, come tubercolosi, scabbia, salmonellosi, ecc.

18 – In queste ultime settimane si sta parlando molto di “crollo delle coperture vaccinali” in Italia, ma verificando il dato su Epicentro, abbiamo notato che la flessione media nella copertura è stata molto debole (Allegato 1).

19 – Inoltre, non dimentichiamo che il dato del 95% di copertura vaccinale è l’obiettivo prefissato dal Piano Nazionale Vaccini, non però dalla letteratura scientifica. Per fare un esempio, nel libro Vaccines di Stanley A. Plotkin, Walter A. Orenstein e Paul A. Offit, con la prefazione di Bill Gates (autori notoriamente favorevoli alla pratica vaccinale), sono riportate le soglie ritenute necessarie per ogni malattia infettiva per ottenere la cosiddetta immunità di gregge (herd immunity) nei Paesi occidentali. La tabella riportata (Allegato 2) evidenzia chiaramente che la soglia minima del 95% è totalmente ingiustificata e non deve spaventare.

20 – I dati epidemiologici attuali riguardanti la poliomielite dimostrano che non c’è alcuna evidenza scientifica che il calo delle coperture vaccinali sotto il 95% ponga la popolazione a rischio di epidemie infettive (cfr. ad esempio l’esperienza di Austria, Bosnia e Ucraina). Molti Paesi appartenenti a Regioni geografiche OMS delle Americhe e del Pacifico sono “Polio Free” nonostante abbiano coperture vaccinali ritenute nettamente al di sotto del 95%. Questo tetto percentuale, inoltre, è frutto di una stima statistica e ha un valore puramente orientativo.

21 – Oggi viviamo in un ambiente gravemente inquinato dal punto di vista tossicologico e la letteratura scientifica di questi ultimi anni correla l’inquinamento con molte patologie sia neuropsichiatriche, sia metaboliche, sia degenerative del bambino, patologie che hanno sempre alla base un interessamento immunitario sul quale l’alterazione indotta da precoci e multiple vaccinazioni può aggiungersi come fattore sinergico paragonabile a quella “goccia che può far traboccare il vaso”.

La nostra proposta, pertanto, è così articolata

1 – Obiettivo di ogni trattamento medico deve essere sempre la sua personalizzazione, perché deve essere adattato alle caratteristiche personali, nutrizionali, familiari, ambientali e sociali di ogni singola persona. La ricerca medica va in questa direzione: si punta sulla personalizzazione della terapia, si cercano i farmaci più efficaci ad esempio anche in base al genoma dell’individuo.

2 – I genitori sono i primi responsabili della salute dei loro figli. Nell’ambito dei temi sociali oramai correnti e universalmente accettati della democratizzazione della Medicina, della libertà di scelta terapeutica, della collaborazione del paziente con il medico all’atto terapeutico e dell’obbligatorietà della consapevolezza, cioè del “consenso informato” da parte del paziente, i genitori dovrebbero essere esaustivamente informati sulla reale necessità e sul rischio/beneficio di ciascun vaccino pediatrico. Di tale azione e responsabilità dovrebbero essere investiti anche i Pediatri di Libera Scelta e le Istituzioni Sanitarie locali.

3 – Nel rispetto della Costituzione Italiana, per garantire la vera tutela della salute è necessario che chi opera nel campo sanitario pubblico non si trovi in alcuna condizione di conflitto di interessi.

4 – Per l’adeguamento dell’Italia alle norme vaccinali attualmente in uso in tutti gli Stati Europei socialmente e culturalmente simili al nostro (come Regno Unito, Germania, Austria, Spagna, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Svezia, Portogallo), riteniamo doveroso che venga superato l’obbligo vaccinale. Le mutate condizioni socio-sanitarie e le maggiori consapevolezza, responsabilità e maturità delle attuali e future nuove generazioni di genitori permettono sicuramente di impostare una Medicina Preventiva più moderna e farmacologicamente più razionale, cioè personalizzata in base alle caratteristiche biopatografiche e ambientali dei vaccinandi. Un tale approccio, inoltre, ridurrebbe sicuramente il rischio degli effetti indesiderati dei vaccini.

5 – Prima della vaccinazione, il Pediatra di Libera Scelta dovrebbe raccogliere una dettagliata anamnesi dei genitori, dei parenti prossimi e del bambino stesso, considerando tutti i fattori che influenzano la salute di quest’ultimo nella sua globalità, perché su di lui si ripercuotono anche le condizioni socio-ambientali del territorio in cui vive e quelle lavorative, economiche, nutrizionali, tossicologiche e psico-comportamentali dei componenti della sua famiglia.

6 – Prima della vaccinazione, il Pediatra di Libera Scelta dovrebbe escludere prudenzialmente eventuali controindicazioni alle vaccinazioni e a tale scopo, nel caso lo ritenesse opportuno, dovrebbe eventualmente sottoporre il bambino ad accertamenti laboratoristico-strumentali volti a valutare le sue condizioni immunitarie e nutrizionali, ricercando in particolare la presenza dei marker di flogosi.

7 – Nel momento della vaccinazione, il bambino deve essere sempre in perfetta salute, sia fisica che psichica.

8 – Il Medico Vaccinatore dovrebbe eseguire la vaccinazione solo dopo aver escluso eventuali malattie acute recenti o in atto, dopo aver escluso la presenza di eventuali controindicazioni e dopo aver visitato attentamente il vaccinando: è ovvio che un bambino ha diritto alla massima attenzione.

9 – Nel rispetto della Legge attuale, deve essere garantita la possibilità di eseguire solo le 4 vaccinazioni obbligatorie.

10 – Per ridurre il rischio di reazioni avverse dei vaccini, le vaccinazioni obbligatorie dovrebbero essere iniziate almeno nel secondo semestre di vita, ma dato che ci possono essere delle condizioni specifiche che consiglino un uso anticipato o posticipato di qualche vaccinazione, è necessario che tutti i vaccini (non solo i 4 obbligatori per il nostro Paese, ma anche gli altri, specificatamente quello per la rosolia) vengano commercializzati anche singolarmente per permettere la massima personalizzazione terapeutica.

11 – Allo scopo di essere stimolati a crescere sempre più in consapevolezza e responsabilità verso la pratica vaccinale attuata nei loro figli, i genitori dovrebbero ricevere dal Medico Vaccinatore le schede tecniche dei vaccini in modo da conoscere le proprietà, le controindicazioni, le componenti tossicologiche e le reazioni avverse di ogni farmaco che loro figlio riceverà e poter eventualmente segnalare prontamente eventuali reazioni avverse. Medici e personale addetto alla somministrazione dei vaccini dovrebbero essere opportunamente formati per rendere facilmente fruibili da parte di tutti i genitori tali informazioni.

12 – Nello stesso momento, i genitori hanno il dovere e il diritto di essere informati sull’esistenza della Legge 210 del 1992 inerente le modalità per ottenere l’indennizzo per i danni vaccinali; una legge che deve essere reperibile, esposta e ben consultabile presso la sede dei Servizi di Igiene e di Immunoprofilassi.

13 – Alla luce del fatto che i vaccini, come tutti i farmaci, possono causare dei danni nel vaccinato, sia a rapida che a lenta e tardiva comparsa, per il bene del proprio figlio e per un dovere morale nei confronti degli altri bambini che in futuro verranno vaccinati, i genitori devono essere anche adeguatamente istruiti a segnalare una qualsiasi alterazione o anomalia o cambiamento fisico e/o psichico nel bambino da poco vaccinato avvisando tempestivamente il proprio Pediatra di Libera Scelta e chiedendo, oltre all’ovvia visita medica del piccolo paziente, anche un adeguato trattamento curativo dei disturbi in atto e un trattamento preventivo verso eventuali ulteriori aggravamenti che potrebbero comparire a breve e/o lungo termine.

14 – Nel caso abbia il semplice sospetto di una reazione avversa vaccinale, il Pediatra di Libera Scelta ha sempre il dovere di compilare la scheda di Segnalazione di Sospetta Reazione Avversa (D.M. 23.12.2003). A nostro avviso, va ripristinato l’obbligo di segnalazione della sospetta reazione avversa, accanto ad un meccanismo di incentivazione di questa pratica.

A nostro avviso, un tale approccio vaccinale garantirebbe una migliore difesa della salute pediatrica nei confronti delle malattie infettive ponendo più attenzione ai nostri figli, riducendo il rischio dei danni da vaccino e personalizzando ogni intervento preventivo adattando le più recenti conoscenze scientifiche alle reali necessità pediatriche individuali in considerazioni anche delle attuali modificate condizioni socio-ambientali del nostro Paese.

Questa lettera è stata firmata solo da alcuni di noi per motivi di semplicità, ma sono moltissimi i Medici e le Associazioni che condividono questi concetti che Le abbiamo esposto.

Inoltre, siamo altrettanto certi che sarebbero pronti a firmare decine di migliaia di genitori italiani che si basano su questi principi e che prima di noi si sono accorti che le vaccinazioni pediatriche praticate nel modo finora utilizzato hanno causato dei danni lievi o gravi ai loro figli.

Se il tema delle vaccinazioni è fortemente dibattuto a livello internazionale in questi ultimi anni, è perché l’argomento è ancora scientificamente aperto e allora se vogliamo servire la Verità abbiamo solo una possibilità: unirci tutti attorno ad un tavolo scientifico e discutere l’argomento con cuore aperto e libero da conflitti di interesse. Questo è il Bene della Medicina, il resto è coercizione cieca e scontro frontale che prima o poi si rivelerà contro tutti noi.

Inoltre, noi non chiediamo di andare contro le linee guida internazionali sulle vaccinazioni pediatriche, ma desideriamo aiutare l’Italia ad avanzare nel cammino della Comunità Europea verso la liberalizzazione delle vaccinazioni lasciando ai genitori, dopo averli concretamente e correttamente informati sui pro e contro dei farmaci vaccinali, la decisione finale di accettare o meno questo trattamento.

In fin dei conti, i genitori di oggi esigono giustamente di svolgere i loro diritti di primi seppur non unici responsabili della vita e della salute dei loro figli, ma è palese che in questo cammino hanno bisogno di essere guidati e consigliati dagli Specialisti del settore, in particolare da coloro che sono investiti di cariche istituzionali.

Auspicando che Lei e il Suo autorevole Istituto abbiate compreso la motivazione profonda che ci ha spinti a scrivere questo documento, cogliamo l’occasione per porgere cordiali saluti

Roberto Gava, farmacologo, tossicologo e cardiologo, vice-Presidente AsSIS (Padova)

Eugenio Serravalle, pediatra, puericultore e patologo neonatale, Presidente AsSIS (Pisa)

Maurizio Proietti, ricercatore dell’ISDE e Presidente Commissione Scientifica AsSIS (L’Aquila)

Antonio Abbate, medico di medicina generale (Roma)

Teresa Adami, infettivologa (Verona)

Damiana Alberti, medico psicoterapeuta (Genova)

Carlo Alessandria, gastroenterologo (Torino)

Paolo Domenico Algostino, pediatra (Torino)

Giovanni Alvino, ginecologo, urologo (Salerno)

Rosario Amelio, dirigente medico (Catanzaro)

Maria Cristina Andreotti, medico di medicina generale (Modena)

Marialisa Angeli, pediatra (Aosta)

Caterina Arcanà, ginecologa (Messina)

Gaetano Arcovito, psichiatra (Messina)

Andrea Aversa, medico di medicina generale (Napoli)

Rita Baraldi, radiologa (Ferrara)

Maurizio Bardi, medico di medicina generale (Milano)

Domenico Battaglia, urologo e andrologo (Ferrara)

Biagia Antonina Bellia, pediatra (Catania)

Cinzia Pia Benedetto, pediatra (Roma)

Innocenza Berni, medico di medicina chimico-clinica (Viterbo)

Laura Bertelè, medico di terapia fisica e riabilitazione motoria e psicologa (Lecco)

Mario Berveglieri, specialista in pediatria (Ferrara)

Elena Beziza, anestestia (Milano)

Mariarosa Bonazzoli, medico di medicina generale (Novara)

Laura Borghi, medico di medicina chimica-clinica (Milano)

Luigi Brunino, medicina fisica e riabilitazione (Padova)

Paolo Campanella, medico di medicina generale (Varese)

Mattia Canetta, medico di medicina interna (Roma)

Maurizio Cannarozzo, medicina del lavoro e psicoterapeuta (Trieste)

Guido Cantamessa, medico di medicina generale (Bergamo)

Flora Cappellin, psichiata (Torino)

Marco Cavo, cardiologo (Milano)

Carlo Cenerelli, medico di medicina generale (Milano)

Remigio Cenzato, medico di medicina generale (Venezia)

Anna Cesa-Bianchi, pediatra e medico in scienza dell’alimentazione (Sondrio)

Goffredo Chiavelli, pediatra (Treviso)

Giancarlo Cimino, pediatra (Cagliari)

Salvatore Coco, medico di medicina generale (Catania)

Marco Colla, chirurgo d’urgenza (Biella)

Donatella Confalonieri, infettivologa (Mantova)

Ruggero Alberto Consarino, ginecologo (Modena)

Maurizio Conte, pediatra (Roma)

Mariella Cordella, medico di medicina generale (Bologna)

Marisa Cottini, ginecologa (Torino)

Marcello Dalloni, ginecologo (Pescara)

Eugenio De Blasi, medico di medicina generale (Milano)

Tommaso De Chirico, pneumologo (Milano)

Beatrice Dedor, medico delle cure palliative oncologiche (Milano)

Elena De Giosa, medicina del lavoro (Monza e Brianza)

Monica Delucchi, medico di medicina interna (Genova)

Emilio De Tata, medico sportivo (Reggio Emilia)

Vincenza Di Meglio, medico di medicina interna (Bologna)

Sebastiano Di Salvo, medico di medicina interna (Catanzaro)

Gustavo Dominici, medico di medicina generale (Roma)

Sabine Eck, medico di medicina generale (Modena)

Giuseppe Fagone, medico di medicina generale (Milano)

Paola Fava, medico sportivo (Bologna)

Flavio Fenoglio, medico di medicina generale (Genova)

Luisa Ferla, neurologa (Torino)

Maria Luisa Ferrari, specialista in pediatria (Ferrara)

Guglielmo Ferraro, odontoiatra (Salerno)

Fedora Fornaini, anestesista (Livorno)

Andreina Fossati, medico di medicina generale (Napoli)

Fabio Franchi, malattie infettive (Trieste)

Giovanna Gallerani, pediatra e neuropsichiatra infantile (Bologna)

Egidio Galli, medico dello sport (Messina)

Elisabetta Galli, medico nutrizionista (Monza e Brianza)

Paolo Garati, medico di medicina generale (Torino)

Lucia Gasparini, endocrinologa (Roma)

Maurizio Giacometti, medico di medicina generale (Bergamo)

Giovanna Gigli, medico e psicologo clinico (Milano)

Giovanna Giorgetti, medico di medicina generale (Terni)

Paolo Giraudo, medico di medicina generale (Torino)

Barbara Grandi, ginecologa (Siena)

Daniele Grassi, urologo (Bologna)

Maria Rita Gualea, medico dello sport (Pavia)

Emilio Iodice, medico di igiene e medicina preventiva, pneumologo e neurologo (Novara)

Giuseppe Leardini, medico di medicina generale (Rimini)

Giuseppe Leone, nutrizionista (Reggio Calabria)

Carmine Lo Schiavo, medico di medicina generale (Chieti)

Alfredo Lubrano, medico di medicina generale (Napoli)

Claudio Mangini, medico di medicina generale (Genova)

Alberto Magnetti, medico di medicina generale (Torino)

Francesco Marino, ematologo (Roma)

Angelo Masi, medico di medicina generale (Bologna)

Chiara Matteoli, medico di medicina generale (Pisa)

Loredana Mattioli, medico di medicina generale (Reggio Emilia)

Pindaro Mattòli, medico di medicina generale (Perugia) Dario Mazza, odontoiatra (Roma)

Dario Mazza, odontoiatra (Roma)

Alberto Mazzocchi, chirurgo maxillo-facciale (Bergamo)

Carlo Melodia, medico e biologo (Napoli)

Giacomo Merialdo, igiene e medicina preventiva (Genova)

Simona Mezzera, medico di medicina generale (Firenze)

Dario Miedico, medico legale (Genova)

Monica Monaco, statistica (Bologna)

Livia Mondina, ginecologica (Milano)

Marco Montaldo, pediatra (Cuneo)

Giampiero Moruzzi, medico di medicina generale (Bologna)

Teresa Mosca, ginecologa (Livorno)

Annalisa Motelli, medico del lavoro (Milano)

Gennaro Muscari Tomaioli, medico di medicina generale (Venezia)

Maria Grazie Musso, medico di medicina generale (Genova)

Paola Nannei, pediatra e radiologa (Milano)

Gabriella Niort, endocrinologa (Torino)

Roberto Olivi Mocenigo, odontoiatra infantile (Modena)

Paola Pamich, medico di medicina generale (Genova)

Maria Paregger, medico di medicina generale (Bolzano)

Veronica Petraglia, medico di medicina generale (Bologna)

Mauro Piccini, medico di medicina generale (Novara)

Chiara Piccinini, medico audiopsicofonologo e biologo (Modena)

Rosella Pierdomenico, pediatra (Ascoli Piceno)

Massimo Pietrangeli, pediatra (Pescara)

Miriam Pisani, medico di igiene e medicina preventiva (Torino)

Emma Pistelli, odontostomatologa (Pistoia)

Raffaella Pomposelli, medico di medicina generale (Milano)

Giuliano Poser, medico sportivo (Pordenone)

Massimo Presacco, medico di medicina generale (Padova)

Luciano Proietti, pediatra e chirurgo pediatra (Torino)

Pietro Rabolli, pneumologo (Savona)

Orazio Raffa, medico genetista e di igiene e medicina preventiva (Messina)

Paolo Roberti di Sarsina, psichiatra (Bologna)

Adele Alma Rogriguez, Presidente LUIMO (Napoli)

Andrea Roncato, fisiatra (Padova)

Antonia Mariapia Ronchi, medico di medicina generale (Milano)

Anna Paola Rosaspina, medico di medicina generale (Bologna)

Gisella Ruzzu, pneumologa (Genova)

Mariateresa Sacchi, pediatra (Milano)

Cristiana Salvadori, medico di medicina generale (Pisa)

Guido Sartori, medico ayurveda (Bologna)

Romana Sartori, medico di medicina generale (Monza e Brianza)

Nicoletta Scoz, endocrinologa e medico delle malattie del ricambio (Bologna)

Sergio Segantini, medico di medicina generale (Firenze)

Chiara Simoncini, medico di medicina generale (Pisa)

Mario Soliani, peditra (Reggio Emilia)

Maria Grazie Tamburini, geriatra (Bologna)

Carlo Tonarelli, pediatra e neonatologo (Genova)

Diego Tomassone, medico nutrizionista (Torino)

Danilo Toneguzzi, psichiatra e psicoterapeuta (Pordenone)

Elena Tonini, psicoterapeuta (Brescia)

Ermatea Trabucco, medico di medicina generale (Salerno)

Anna Truci, medico di medicina generale (Firenze)

Pierluigi Tubia, medico di medicina generale (Venezia)

Giancarlo Usai, infettivologo (Perugia)

Mariateresa Ventrella, pediatra e neuropsichiatra infantile (Bologna)

Franco Verzella, oculista (Bologna)

Giulio Viganò, pediatra (Milano)

Andrea Vincenzi, medico di medicina generale (Modena)

Mariarosa Vitali, neuropsichiatra infantile (Genova)

Grazia Vitelli, medico di medicina generale (Bologna)

Carla Zagonara, medico di medicina generale e psicologa (Bologna)

Marta Zoratti, medico sportivo (Bologna)

Bruno Zucca, medico di medicina generale (Brescia)

Allegato 1 – Variazione della copertura vaccinale nazionale secondo Epicentro(http://www.epicentro.iss.it/temi/vaccinazioni/copertureMin2014.asp)

Allegato 2 – Soglie percentuali ritenute necessarie per ogni malattia infettiva per ottenere la cosiddetta immunità di gregge (herd immunity) nei Paesi occidentali(http://www.sciencedirect.com/science/book/9781455700905)

 

VACCINATO NON SIGNIFICA IMMUNIZZATO E I VACCINI NON DEVONO ESSERE MESSI TUTTI SULLO STESSO PIANO.

L’eccessiva semplificazione dei media che accompagna il caso del dr Gava porta a porre su uno stesso piano tutti i vaccini e tutti i vaccinandi, creando una sorta di consenso intorno alle politiche vaccinali, del tipo di quello contro l’uso del tabacco.  Addirittura, si tenderebbe a subordinare la  frequentabilità  della scuola alla  presentazione  del tesserino vaccinale; cosa, che andrebbe contro  la Costituzione. I vaccini  obbligatori sono quattro: tetano,  difterite, epatite   e  poliomielite.  Il calendario  vaccinale così fatto:  prima  dose a 3 mesi, seconda  dose a 4 mesi e mezzo  e terza  dose a 12 mesi. Richiamo del tetano e della difterite a 6 anni. Richiamo della polio a 5 anni. In realtà, le soluzione uniche dei 4 vaccini obbligatori  non esistono in commercio, cosicché i vaccini obbligatori di fatto sono diventati sei.
Infatti, ai nostri bimbi, nati a partire dal 1999, sono stati somministrati in una sola somministrazione ben sei vaccini ( due non obbligatori haemophilus influenzae tipo B e pertosse ). Visto che abbiamo accennato alla Costituzione, questo è stato fatto a nostra insaputa.
Ma non si creda che vaccinato voglia dire immunizzato.

Sappiamo che mettere tutti i vaccini sullo stesso piano è più facile, ma è un errore. Abbiamo vaccini a virus vivi e vaccini a batteri uccisi con aggiunta di alluminio;  risposte anticorpali e risposte cellulo-mediate. “Alcuni vaccini contengono virus vivi, alcuni virus uccisi, alcuni frammenti di batteri, altri batteri vivi o morti, frammenti di virus, etc dobbiamo fare delle distinzioni. Se ad esempio il vaccino antinfluenzale contiene virus vivi, altri come quello antipertussico [acellulare, ndt] contengono delle tossine o dei frammenti esterni del batterio; questi vaccini non stimolano il sistema immunitario ma hanno bisogno di alluminio aggiunto. I vaccini con batteri uccisi hanno bisogno di alluminio, ma l’alluminio stimola più una risposta anticorpale che una risposta cellulo-mediata, così queste sono le persone che saranno più esposte alle allergie.
(Dr Humphries)

Quindi alcuni vaccini hanno bisogno di adiuvanti e additivi per scatenare una qualche risposta immunitaria. Esistono poi vari tipi di risposta immunitaria: anticorpale o cellulo-mediata. Polio, antinfluenza, DTaP sono composti da virus o batteri uccisi inattivati, mentre l’MPR (morbillo parotite rosolia) è composto da virus vivi. Quindi è importante distinguere fra diversi tipi di vaccini, con diversi ingredienti, diversi adiuvanti, diversi rischi e benefici e diversi effetti collaterali. Quando ero piccolo nel 1968 con 3 o 4 vaccini eri considerato totalmente vaccinato.

Barbara Loe Fisher, presidente del National Vaccine Information Center NVIC: 

Dosi triplicate, bambini più malati
Oggi nel 2016 abbiamo 69 dosi di 16 vaccini che il governo federale raccomanda di ricevere entro i 18 anni. I bambini degli anni ‘70 e ‘80 ricevevano 23 dosi di 7 vaccini cioè le dosi sono triplicate. E cosa abbiamo constatato in questo periodo di tempo? Abbiamo visto bambini più sani? Esattamente l’opposto, abbiamo un’epidemia di disabilità e malattie croniche: 
– 1 su 6 è disabile
– 1 su 9 ha l’asma
– 1 su 50 ha autismo
– 1 su 400 ha il diabete
– altri milioni con malattia infiammatoria intestinale, artrite reumatoide, epilessia che è in aumento esponenziale
– il 30% dei giovani adulti presenta un disturbo mentale (disturbo d’ansia, disturbo bipolare, schizofrenia)
Questa è la peggior relazione sulla salute pubblica nella storia di questo paese ed è direttamente sovrapponibile alla triplicazione dei vaccini.

I vaccini sono farmaci veri e propri. “Ci sono troppe voci che ci descrivono i benefici dei farmaci. E poche che invece indagano sulla loro tossicità. Sappiamo tutti che ci sono grandi interessi che spingono a far vendere le medicine, proprio per questo serve un maggiore equilibrio per poterne valutare i pro e i contro”. È quanto afferma Silvio Garattini in un’intervista pubblicata su Il Fatto Quotiano in cui  il padre dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri entra nel merito del dibattito sorto in seguito alla messa in onda del servizio sul vaccino Hpv nell’ultima puntata di Report. Insomma, più che le posizioni di forza degli ordini professionali, vorremmo una giusta trasparenza e una completa informazione da parte del ministro.

720.- L’ECCELLENZA DELL’ISTITUTO ONCOLOGICO DI AVIANO.

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Sarebbe difficile immaginare una località più… roboante, con il boato degli aerei che rompe in continuazione i timpani in una delle più grandi basi NATO in Europa: Aviano. Per un croato qualsiasi, Aviano è soltanto una ridente località lungo la strada che porta al centro sciistico di Piancavallo. Quelli meno sprovveduti, però, come pure i malati oncologici di tutta Italia, di alcuni Paesi limitrofi, e così anche tanti croati, sanno bene che ad Aviano c’è una struttura ospedaliera nella quale ogni giorno si… inventa la medicina. Una medicina che i centri oncologici più evoluti avranno domani e quelli mediocri probabilmente mai.
Non è soltanto il fatto che ad Aviano vengono applicate tecnologie, ricerche e metodi mai adottati prima in questa parte d’Europa, raramente in altre parti del mondo, bensì di un approccio unico che non trova riscontro nemmeno in altre parti d’Italia. È difficile incontrare casi in cui, come ad Aviano, una medicina clinica e di ricerca così innovative, abbinate a una solidarietà unica con i malati, ottengano un sostegno del genere nella comunità, da parte dei cittadini e dei volontari, dei politici, dei banchieri e degli industriali. È chiaro ed evidente che si tratta di una tradizione radicata in questa parte d’Italia, qui nel Friuli Venezia Giulia. Qui incontrerete persone semplici, gentili e disponibili, che vi faranno cambiare radicalmente alcuni stereotipi tipicamente croati sulla sanità, sul denaro e sulle malattie. Quelli che, ad esempio, sostengono che la sanità croata sia stata rovinata dal capitalismo, ad Aviano avranno modo di ricredersi. È guardando da questa prospettiva che si riesce a capire che la sanità croata è stata distrutta da pessimi professionisti e persone senza anima, ai quali non importano né i malati né gli esperti, e neppure un sistema sanitario efficace. È stata distrutta da una politica arrogante, nella quale la salute dell’uomo non rappresenta un patrimonio sociale di prim’ordine, bensì è un privilegio per pochi e, di conseguenza, nient’altro che merce.

Aviano e Milano, centri di fama mondiale

Il Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano è uno degli 8 istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) che operano in Italia in ambito oncologico. Gli esperti sostengono che quelli di Milano e Aviano appartengano al top europeo e mondiale in campo oncologico. Il CRO mantiene una stretta collaborazione scientifica e operativa con numerosi centri oncologici in tutto il mondo e recentemente il Ministero canadese della Sanità ha dichiarato il CRO di Aviano Centro internazionale di eccellenza. L’Istituto è anche un centro didattico per le Università di Milano, Trieste, Udine e Modena. Più che dei dati riguardanti i progetti internazionali in cui il CRO di Aviano è incluso, stupisce il numero di malati che per anni sopravvive alle malattie più maligne. L’oncologia molecolare, la farmacogenomica e proteomica dei tumori, la bioimmunoterapia, l’immunoematologia, l’oncoematologia sperimentale, la terapia con cellule staminali, le ricerche sui vaccini, su nuovi farmaci e metodi diagnostici e terapeutici, per il settore oncologico in Croazia rappresentano soltanto un sogno.
Se volessimo proprio fare dei paragoni con la Croazia, la differenza più mortificante – proprio perché non ha nulla a che vedere con i soldi bensì con l’approccio verso il malato – riguarda il rapporto nei confronti dei pazienti, che a ogni passo si sentono al centro dell’attenzione, perché è per loro che esiste l’Istituto e non viceversa. Un ambiente amichevole, un’atmosfera non lussuosa ma intima, quasi familiare, un luogo dove vi faranno capire in tanti modi che siete i benvenuti; sono elementi che trovano difficilmente riscontro in Croazia, eccezion fatta per alcune oasi di entusiasmo sopravvissute agli esperimenti compiuti nella sanità croata. Non stiamo parlando di pazienti privati. Ce ne sono, sì, ma sono in minoranza. La maggior parte sono quelli che si curano a carico del sistema sanitario pubblico. Circa 720 dipendenti, dei quali circa 600 fissi, compiono circa 100.000 visite all’anno. La maggior parte dei pazienti, durante le terapie, trova sistemazioni fuori dall’ospedale.

Medicina personalizzata

L’Istituto festeggia quest’anno il 25.esimo anniversario e come in tutte le cose, anche nel celebrare questo importante giubileo l’importanza maggiore viene data a questa sorta di alleanza con la realtà locale, con le strutture della società, coi volontari, con i pazienti e i loro familiari. Tra le varie attività organizzate e sostenute dall’ospedale figurano concerti, azioni umanitarie organizzate dal personale sanitario, mostre artistiche, tornei sportivi e altre manifestazioni. Il significato della comunità lo si percepisce non appena varcata la soglia dell’Istituto. Sui pannelli posti nell’atrio trovate una “carta d’identità” dell’ospedale, compresi i dati sul personale, i risultati di un’inchiesta sull’opinione dei pazienti sulla qualità dei servizi, una presentazione delle nuove tecnologie adottate, i vari riconoscimenti nonché le delibere dei vari consigli su cambiamenti, nomine, ecc. Sui pannelli sono affissi anche i prezzi dei servizi forniti da ogni singolo specialista, ai quali è concesso effettuare visite e consultazioni private. Le tariffe vanno in media dagli 80 ai 100 euro, raramente 150 e 200 quando si tratta di esperti di fama mondiale.
Non basta. Mentre negli istituti privati in Croazia pagherete, ad esempio, circa cento euro un’ecografia della mammella e una mammografia fatti da un medico che non ispira nemmeno la dovuta competenza, dove poi un livello di eccellenza, ad Aviano o a Pordenone pagherete 150 euro per fare l’ecografia e la mammografia digitale (una nuova metodica diagnostica che in Croazia non viene ancora utilizzata) presso qualche specialista di spicco nel campo della diagnostica dei tumori al seno. Se non siete particolarmente curiosi, forse vi sfuggirà la medicina altamente personalizzata che viene sviluppata qui ad Aviano, ma non potrete mancare di notare il modo in cui i medici accolgono i pazienti, sia nelle strutture private che in quelle pubbliche. Il medico accoglierà personalmente ogni singolo paziente già nella sala d’aspetto, gli porgerà la mano e lo accompagnerà nel suo studio. Un rapporto simile viene mantenuto anche nei confronti dei colleghi croati. Per quanto il parere del medico in Croazia possa discostarsi da quello che vi è stato fornito ad Aviano, non sentirete mai una critica nei confronti dei colleghi croati. Anzi, i medici di Aviano vi consiglieranno di eseguire in Croazia determinate analisi per evitare spese superflue.

Radioterapia all’avanguardia

Il reparto di oncologia radioterapica gode di una reputazione molto alta. Sono molti i pazienti croati che si trovano in cura dai medici oncologi radioterapisti dott. Emilio Minatel e dott. Mauro Arcicasa. Qui vengono applicate tutte le migliori tecnologie radioterapiche attualmente a disposizione presso il CRO di Aviano, come la IMRT (Radioterapia ad Intensità Modulata), la Tomoterapia, la stereotassi e la IORT (Radioterapia Intraoperatoria). Il fattore chiave, secondo il dott. Arcicasa, è il connubio tra tecnologia e “pilota”. Ed è proprio grazie ai continui progressi compiuti nella tecnologia radioterapica che il CRO di Aviano gode di una simile reputazione in Europa e nel mondo.

Ci sono anche medici dalla Croazia
Molto di frequente, le persone vengono qui per ottenere un secondo parere, e Aviano è un istituto di livello europeo dove è possibile ottenerlo. Lo può testimoniare la dott.ssa Senka Juzbašić di Fiume, grazie al cui impegno e interessamento moltissimi pazienti provenienti dalla Croazia hanno potuto curarsi ad Aviano. Ha lavorato all’’stituto per 10 anni, mentre gli ultimi 5 anni lavora al reparto di Oncologia presso il vicino ospedale di San Vito. Suo marito, il dott. Luciano Abbruzzese, lavora presso il reparto di immunoematologia, trasfusionale e analisi cliniche. Ad Aviano lavorano ancora la dott.ssa Tanja Barešić di Fiume, specialista di medicina nucleare, e la dott.ssa Mira Matović di Pola, anestesiologo. Nel bar dell’ospedale, invece, troverete la sempre sorridente e disponibilissima Mihaela di Umago. Secondo la dott.ssa Senka Juzbašić, la differenza più grande tra Italia e Croazia sta nelle condizioni di lavoro. A favore dell’Italia, naturalmente, dove la posizione del malato e i suoi diritti sono, a suo parere, a un livello superiore.

«La vita vi aspetta fuori…»
“Non chiedermi come sto ma dimmi cosa c’è fuori”. È il titolo di un libro contenente i diari e le testimonianze di giovani malati di tumore, pazienti presso l’“Area Giovani”. Un modello in cui insieme a competenze e cure mediche si offre ai pazienti un eccezionale supporto psicologico per affrontare la malattia, in una fase della vita delicata e spesso trascurata, il passaggio tra infanzia e maturità. I testi raccolgono sfoghi, emozioni, speranze di vita, ma anche racconti sull’esperienza straordinaria del CRO. Dedicato ai ragazzi dai 14 ai 24 anni, la struttura vanta competenze d’avanguardia nella cura oncologica, e uno staff di medici e psicologi specializzati nelle cure nell’età evolutiva. Un luogo dove, accanto all’esperienza medica, trovano spazio operatori e “sostenitori” speciali, che aiutano i ragazzi e li accompagnano nel percorso della malattia: ma il loro è un cammino atipico, sereno, e gioviale.
Le famiglie dei giovani che sono guariti sono piene di gratitudine e auguri per quelli che rimangono. “Abbiamo terminato. È stato l’ultimo ciclo di chemio… La nostra avventura in questo ospedale era iniziata con tante paure e tante speranze. Auguro a tutti voi di guarire. La vita vi aspetta fuori”. Sono le parole della mamma di Luca dopo una lunga battaglia per la vita del figlio, vinta qui ad Aviano.

Il rapporto verso i malati terminali
è il massimo traguardo della civiltà
In Regione ci sono addirittura 16.000 volontari registrati, attivi in tante maniere: dai gruppi di sostegno ed educazione a varie forme di aiuto, come l’assistenza e il trasporto gratuito dei malati in terapia. Da anni, ormai, in vari comuni della Regione si svolgono manifestazioni a carattere umanitario denominate “Lucciolate”, sempre con l’intento di sostenere e raccogliere fondi per la “Casa Via di Natale 2” di Aviano, che abitualmente offre ospitalità gratuita ai parenti dei pazienti e ai pazienti stessi, in cura presso il Centro Riferimento Oncologico di Aviano di Pordenone. Su iniziativa del compianto Franco Gallini, la Casa, come viene semplicemente chiamata, è stata costruita dieci anni fa grazie ai contributi finanziari e all’opera dei volontari. “La Casa è frutto della generosità di tanti cittadini che prima hanno interamente finanziato la costruzione e ora continuano a contribuire per gestirla”, si legge sul sito Internet della Onlus, dove scrive pure che “nello spirito della Casa e in considerazione che l’ospitalità è a titolo gratuito, hanno priorità nell’accoglienza le persone disagiate, con minori possibilità economiche”. La Casa è composta da 46 mini appartamenti, 34 nei due piani di Ospitalità e 12 nell’Hospice, ognuno dei quali diviso in entrata, bagno, cucinino e camera con due letti. A sostenere l’attività sia del CRO che della Casa sono anche gli appartenenti della vicine base militare.
L’associazione è diretta ora dalla consorte di Franco Gallini, Carmen e vi lavorano le suore. Nella Casa è stato predisposto pure un ospizio per i malati terminali. La sua costruzione, come apprendiamo, è costata circa 6 milioni di euro. La sua attività viene sostenuta, oltre che da diverse fondazioni, da numerosissimi cittadini, compresi i più giovani, ai quali viene insegnata la solidarietà fin dai primi passi. Soltanto con la raccolta di tappi di plastica, che poi vengono riciclati, sono state raccolte centinaia di migliaia di euro per la Casa. Se andate a sfogliare i libri con le testimonianze dei suoi inquilini e dei loro familiari, capirete che la malattia può diventare uno dei maestri più saggi della vita, che la morte può essere dolce, come un’amica o un’alleata, e capirete come consentire ai malati terminali di affrontarla con tranquillità, senza paure, senza dolori né patimenti, e questo è uno dei massimi traguardi che la civiltà può raggiungere.

IL DIRETTORE GENERALE DELL’ISTITUTO, GIOVANNI DEL BEN
«La nostra preoccupazione maggiore
il percorso del malato verso la guarigione»
Il paziente è il suo cammino verso la guarigione sono il fulcro dell’attività del Centro di riferimento oncologico di Aviano. A spiegarlo è il direttore generale dell’Istituto, il dott. Giovanni Del Ben. La soddisfazione dei pazienti incide sicuramente su chi ne finanzia l’attività, per cui i pazienti sono i migliori ambasciatori dell’Istituto. Il ricovero dei pazienti avviene in stanze doppie climatizzate, con vani comuni particolarmente accoglienti e confortevoli, biblioteca, TV e Internet. Il numero di posti letto si aggira sui 500 e non verrà aumentato per il semplice motivo che, come sostiene il dott. Del Ben, l’Istituto non potrebbe più funzionare a un livello così elevato.
Attualmente è in costruzione un campus con 70 posti per medici e giovani scienziati che dall’Est europeo verranno qui per specializzarsi e per poi ritornare nei loro paesi d’origine, continuando a collaborare, però, con l’Istituto. È un atteggiamento che rientra nella tendenza della Regione, come sostenuto dal dott. Giovanni Del Ben, di diventare un vero ponte tra l’Europa di oggi e l’Europa del futuro. “Siamo interessati alla collaborazione con l’area dei Balcani e con l’area di Alpe Adria – ha detto il direttore generale del CRO di Aviano – . Nel nuovo piano triennale della Regione, infatti, viene elaborato un piano di collaborazione con l’Austria e la Slovenia per poter accedere più facilmente ai fondi europei e poter offrire i nostri servizi all’Europa e ai paesi membri, tra i quali spero ci sia quanto prima anche la Croazia. Le analisi di base potrebbero venir eseguite nei Paesi d’origine, mentre quelle più complesse verrebbero fatte nel nostro ospedale. L’Istituto focalizza la sua attenzione soprattutto sulla ricerca, oltre che sulla cura dei pazienti oncologici e sul trasferimento all’applicazione clinica dei modelli sperimentali che in un futuro potrebbero divenire dei modelli di routine nella cura dei tumori anche negli altri centri. Attualmente le ricerche più importanti riguardano le terapie con cellule staminali e la ricerca di nuovi vaccini”.
“L’Istituto dispone annualmente di 83 milioni di euro – ha detto ancora il dott. Del Ben –, dei quali 43 erogati dal servizio sanitario, 6 milioni dal Ministero della Sanità per ricerche e progetti, altri 3 milioni per ricerche provenienti da altri fondi, nonché 20-25 milioni di fondi regionali per studi di ricerca scientifica. Le nuove attrezzature vengono acquistate con mezzi assicurati da progetti che l’Istituto svolge per il Ministero. La Regione, inoltre, eroga un milione di euro per investimenti vari, mentre un altro milione circa lo otteniamo da fondazioni bancarie e donatori vari”.
“Meglio investiamo i soldi ricevuti – aggiunge il dott. Del Ben – e più possibilità ci sono di riceverne anche l’anno successivo. Nutriamo grandi speranze nei proventi raccolti attraverso la destinazione dei contribuenti del 5 per mille al CRO di Aviano. Nella dichiarazione dei redditi, infatti, è prevista la possibilità di destinare il 5 per mille dell’Irpef a enti che sono impegnati nella ricerca sanitaria, come, appunto, il Centro di riferimento oncologico di Aviano. Nel 2007 siamo riusciti a incamerare in questo modo tre milioni e mezzo di euro. La cosa più importante non è la quantità di denaro devoluta dalle persone bensì il numero delle persone, il che rappresenta un indice del nostro operato. È certamente motivo di grande soddisfazione sapere che tra i 50 e i 70.000 contribuenti abbiano ‘votato’ per il CRO di Aviano al momento di stabilire la destinazione del 5 per mille, diventando così membri della grande famiglia che aiuta l’ospedale e i malati”.

Servizio di Nađa Berbić