Archivi categoria: Sanità

1897.- MEDICI ED INFERMIERI MILITARI: LA LIBERA PROFESSIONE E LE DISPARITA’ DI TRATTAMENTO

Diversi anni fa, quando il Presidente della IV Commissione Difesa della Camera era Paolo Bampo, onorai il trisnonno materno, capo della Ambulanza, come si chiamava la Sanità garibaldina e mi occupai di una riforma della Sanità militare. L’argomento era ed è ancora quello dell’Ordinamento della Sanità nell’ambito di Forze Armate, per le quali un capitano medico non può ricevere un trattamento economico superiore a un capitano bersagliere – per esemplificare – e per le quali la Sanità deve essere inquadrata e subordinata in tutto alla struttura militare. Diverso è il caso del personale infermiere, che non soffre di particolari disparità rispetto ai parigrado delle altre specialità.
Da questa subordinazione, anche amministrativa, discende una disparità fra i medici civili, favoriti e quelli militari, veri medici-soldato, che contrasta, appunto, con l’impegno professionale e operativo. Su tutti i campi di lotta, in cui viene impiegato il nostro personale militare, medici e infermieri si sono fatti e si fanno onore. Malgrado i risultati, il risultato negativo della disparità che abbiamo descritto ci porta a non poter selezionare gli elementi migliori fra i giovani, poco attratti dalla carriera militare per motivi economici e anche professionali da quando, almeno, l’unico vero ospedale militare a pieno titolo rimasto, con sala operatoria, è il Celio di Roma (cui sono debitore). Ecco un motivo, sicuramente il principale, per cui ai medici militari, ma non agli infermieri, è consentito di svolgere la libera professione e di poter rilasciare alcuni specifici certificati.
Oggi, come e più di ieri, il personale medico militare è chiamato ad operare in Italia e nelle missioni fuori area, in particolare, ma non solo, i chirurghi e i loro assistenti, seguendo e assistendo le truppe e, per tradizione, i civili di Afghanistan Iraq, Libano, Libia e quant’altri, compresi i militari delle Nazioni partecipanti. Tuttavia, all’aumentare degli impegni, non corrisponde un altrettanto aumento degli organici e mi sento di dire che assistiamo a un Turnover patologico. Mi era sembrato, allora, di poter individuare un correttivo idoneo nella istituzione di un Centro medico e di ricerca con annessa Clinica Militare, come, ad esempio, l’americano Bethesda Naval Hospital o National Naval Medical Center (NNMC), considerato una primaria struttura medica e di ricerca, cui si rivolgono i leader americani incluso il Presidente e la sua famiglia.
A questo Centro dell’Esercito Italiano dovrebbero aspirare a partecipare anche i professionisti e i ricercatori civili, garantendo una loro disponibilità in caso di bisogno. Non penso di peccare di presunzione se dico che, così, si risolverebbero molti problemi, anche contingenti e, così, vi ho proposto, in breve sintesi, quel mio studio.


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Da Informazioni Difesa, traggo questa proposta.
Nelle Forze Armate sussiste un’inspiegabile disparità di trattamento tra i medici militari, ai quali è consentito di svolgere la libera professione e gli infermieri ai quali invece non è consentito. A rilanciare sul tasto dell’allargamento del diritto alla libera professione anche per gli altri professionisti sanitari militari, perché non sia esclusiva solo dei medici, è stato il delegato Co.Ce.R. Esercito uscente Alessandro Mosti durante l’incontro ieri tenutosi con il Ministro della Difesa.

Mosti ha sottolineato come già il Movimento Cinque Stelle nella scorsa legislatura abbia chiesto tale modifica specificando che sull’attività libero professionale del personale medico e delle professioni sanitarie della sanità militare “sarebbe utile integrare l’articolo 210 del decreto legislativo n. 66, del 2010, prevedendo che in deroga all’articolo 894, comma 1, ai medici e alle professioni sanitarie militari non siano applicabili le norme relative alle incompatibilità inerenti l’esercizio delle attività libero professionali, nonché le limitazioni previste dai contratti e dalle convenzioni con il servizio sanitario nazionale, fermo restando per i medici militari il divieto di visitare privatamente i militari e di rilasciare loro certificati di infermità, d’idoneità alla guida, d’idoneità al porto d’armi e di imperfezioni fisiche che possano dar luogo alla riforma dal servizio militare”. Un altro aspetto che il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, del Movimento Cinque Stelle, dovrà necessariamente rivalutare.

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1896.- Vaccini: il Codacons rende pubblici i dati dell’Aifa sulle reazioni avverse (22.000 casi in 3 anni!) e denuncia il Ministro Lorenzin per abuso d’ufficio.

Il decreto-legge n. 73 del 7 giugno 2017 sull’obbligo vaccinale del ministro Lorenzinn è stato emanato in nome dell’interesse collettivo, con la forza della coercizione. In realtà, il fine sarebbe stato quello di subordinare l’interesse collettivo della salute, all’interesse privato. Come sia stato possibile che un governo abbia potuto emanare un provvedimento del genere, in aperta collisione con i principi fondamentali della democrazia, in particolare, con la libertà personale in tema di cure mediche – garantita dall’art. 32 della Costituzione –, il diritto allo studio e la potestà genitoriale? E, visto che si citano le garanzie costituzionali, quale posizione ha assunto il Presidente della Repubblica nel licenziare un provvedimento che ha trasformato le vaccinazioni in un Trattamento Sanitario Obbligatorio?
Che dire, poi, dell’intento dichiarato di garantire su tutto il territorio nazionale una distribuzione omogenea della protezione immunitaria, la ormai famosa “immunità di gregge”. Con quell’intento, le vaccinazioni obbligatorie furono fatte salire a dodici, comprendendovi, oltre all’anti difterite-tetano-poliomielite e anti epatitica B, i vaccini contro Haemophilus B, Meningococco tipo C, Morbillo, Rosolia, Parotite e Varicella, ma l’intento celava un falso perché dal “gregge” che avrebbe garantito la copertura, erano esclusi gli extracomunitari. Proprio loro! Solo dopo l’insorgere delle rimostranze e dopo che l’opposizione si estese dalla società alle aule parlamentari, in sede di modifiche al provvedimento originale, l’obbligo fu esteso ai minori stranieri prevedendo che, una volta approdati in Italia, venissero iscritti al Servizio sanitario nazionale e inclusi nel programma vaccinale. Ricordiamo che il provvedimento prevedeva l’impossibilità di iscriversi al nido e alla scuola materna in assenza di certificato di vaccinazione mentre per le scuole dell’obbligo la mancata vaccinazione poteva essere punita con sanzioni pecuniarie nei confronti dei genitori, fino alla sospensione della patria potestà. Come considerare i provvedimenti di radiazione dei medici “non allineati”, dei quali taluni dubbi mossi al provvedimento originale sono stati recepiti nelle modifiche introdotte dal Parlamento? Lorenzini è stata e rimane una figura dubbia per il sistema coercitorio adottato, la poca trasparenza e l’evidente favore manifestatole dall’industria farmaceutica. Per esempio, la Global Health Security Agenda individuò nell’Italia il capofila delle campagne vaccinali dei prossimi cinque anni. La pressione dell’industria, chiamata a un aumento vertiginoso e in un breve lasso di tempo della produzione di vaccini alla popolazione, ha avuto un ruolo importante in questa vicenda.
Il Codacons aveva già denunciato la “scomparsa” del Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini in Italia, che dal 2013 non veniva più diffuso e che conteneva dati sulle reazioni avverse segnalate dopo somministrazione di vaccino esavalente. Ora, il Codacons ha reso pubblici i dati dell’Aifa sulle reazioni avverse (22.000 casi in 3 anni!) e ha denunciato il Ministro Lorenzin per abuso d’ufficio, omesso controllo e favoreggiamento alle case farmaceutiche interessate alla somministrazione dei vaccini, in relazione alla morte di cinque neonati.
In particolare il Codacons ha accusato la Lorenzin di non aver informato gli altri ministri, al momento dell’approvazione del decreto sui vaccini, dell’esistenza “di un documento dell’Aifa su 21.658 reazioni avverse”.
Prima di leggere l’articolo pubblicato dal sito “Politicamente Scorretto”, Vi lascio un’ultima riflessione: “L’economia e la finanza sono strumenti della politica e ne devono seguire le leggi. Al popolo degli struzzi, che in tutto il mondo nasconde il capo nella sabbia, al popolo italiano che insorge perché non si permette ai migranti economici di subentrare nei diritti conquistati in secoli di lotta sociale, dico: ‘Quando il dovere deve animare le istituzioni si muta in potere, quando l’interesse pubblico soccombe all’interesse privato, quando l’ordinamento non protegge più le Vostre famiglie, i Nostri figli, quello è il momento del cambiamento’. Spero che la giustizia faccia il suo corso”.

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Sui vaccini è battaglia legale fra il Codacons e le autorità. Da una parte l’associazione dei consumatori, dall’altra il ministero della Salute e l’Agenzia per il farmaco.

La prima ha denunciato l’Aifa e il ministro Beatrice Lorenzin per abuso d’ufficio, omesso controllo e favoreggiamento alle case farmaceutiche interessate alla somministrazione dei vaccini, in relazione alla morte di cinque neonati.

In particolare il Codacons accusa la Lorenzin di non aver informato gli altri ministri, al momento dell’approvazione del decreto sui vaccini, dell’esistenza “di un documento dell’Aifa sulle reazioni avverse”.

Dal canto suo l’Aifa ha dato mandato ai proprio legali “di difendere contro il Codancons, in ogni forma e in ogni sede, la verità scientifica, la realtà dei dati, la qualità dell’operato del lavoro svolto dall’Agenzia”.

I dati presentati dal Codacons questa mattina dicono che le segnalazioni di sospette reazioni avverse ai vaccini sono state 21.658 nel triennio 2014-2016.

Prima di scendere nel dettaglio il Codacons ha voluto ribadire ancora una volta che l’associazione non è contro i vaccini: “Chiunque a partire dall’Aifa dovesse ancora affermare che il Codacons è contro i vaccini sarà immediatamente querelato per diffamazione e per strumentalizzazione diretta a favorire le case farmaceutiche attraverso affermazioni false”.

I consumatori infatti auspicano “vaccini singoli, sicuri, testati ed adeguate indagini pre vaccinali“.

Il Codacons ha riferito che i cinque casi di bambini morti fra il 2014 e il 2016 sono al vaglio della procura di Torino che sta indagando a seguito di una denuncia della stessa associazione di consumatori.

Sotto accusa il vaccino esavalente Infanrix: “L’Aifa sostiene che ciò non ha nulla a che fare con il farmaco, ma l’autorità giudiziaria deve indagare”, specifica il Codacons.

Precisamente l’Aifa, nel documento citato dal Codacons, ha scritto: “Non esiste alcuna relazione causale tra l’esposizione ai vaccini e la sindrome dei morte improvvisa del lattante (Sids) e l’incidenza di quest’ultima è la stessa sia in presenza che in assenza di vaccinazione.

Il fatto che una Sids si possa verificare a breve distanza dalla vaccinazione non implica quindi alcun rapporto di causa-effetto”.

Il Codacons però ribadisce che l’ultima parola sarà della magistratura ed in ogni caso non c’è stata sufficiente comunicazione: “L’organismo ha il dovere di comunicare tutte le informazioni sulle reazioni avverse, sia dal punto di vista dei farmaci, sia dal punto di vista dei vaccini”.

Delle 21.658 segnalazioni di sospette reazioni avverse ai vaccini nel triennio 2014-2016, il Codacons specifica che 3.351 sono relative al solo vaccino esavalente.

Nel dettaglio, nel 2014 sono state “8.182 le segnalazioni per vaccini ritenuti sospetti rilevate dall’Osservatorio sull’impiego dei medicinali (Osmed) e 1.857 quelle per il vaccino esavalente comunicate da Aifa, di cui 168 gravi.

Nel 2015 sono state 7.892 le segnalazioni da vaccini rilevate dall’Osmed e 992 quelle da esavalente comunicate da Aifa, di cui 144 gravi.

Mentre nel 2016 le segnalazioni da esavalente comunicate da Aifa ammontano a 702, di cui 142 gravi”.

Tra le patologie principali riscontrate a seguito della somministrazione del vaccino esavalente vi sono “patologie del sistema nervoso, disturbi psichiatrici, patologie della cute e del tessuto sottocutaneo, patologie gastrointestinali e vascolari, disturbi del metabolismo e della nutrizione”.

Il presidente nazionale Codacons, Carlo Rienzi, spiega: “Non si possono rendere obbligatori i vaccini laddove non c’è pericolo di epidemie né un calo percentuale delle vaccinazioni.

Poi c’è bisogno di organizzazione, se si volessero fare solo indagini pre-vaccinali si bloccherebbe per due anni il servizio sanitario nazionale”.

L’Agenzia del farmaco, ribadendo la volontà di adire le vie legali, ha commentato così: “Le affermazioni del presidente del Codacons Carlo Rienzi diffondono dubbi e incertezze che non trovano fondamento nella scienza, e l’attività di farmacovigilanza, e nello specifico di vaccinovigilanza, svolta dall’Agenzia conferma la verità scientifica attraverso un’attività quotidiana di monitoraggio”. Fonte – tratto da Vivere in modo naturale

Sito web Politicamente Scorretto.

1895.- Morto William McBride, il medico eroe del Talidomide martirizzato da Big Pharma.

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È morto il medico che scoprì il nesso tra il farmaco Talidomide, farmaco anti-nausea assunto in gravidanza che causò tante vittime nate con malformazioni e che il farmaco vietato nel 1961. BigPharma non si fece carico delle deformazioni dei neonati, non lo perdonò e fu perseguitato in ogni modo sino a che nel 1993 fu radiato, per poi essere reintegrato nel 1998. I nati con malformazioni a causa del Talidomide aspettano ancora un risarcimento dallo Stato. Le scuse ufficiali: “Affrontiamo le responsabilità”, sono arrivate in occasione dell’inaugurazione di un memoriale dedicato alle vittime a Stolberg, la città tedesca sede della compagnia produttrice del farmaco, ma probabilmente non basterà la statua dell’artista tedesco Bonifatius Stirnberg, costata 5mila euro, a placare la rabbia. Questa storia ci ricorda qualcosa.

William McBride, che fu tra i primi medici a dare l’allarme sulla talidomide, il sedativo che si scoprì causava malformazioni alla nascita, è morto il 27 giugno in Australia. Aveva 91 anni.
Suo figlio David ne ha annunciato la morte su Facebook. La posizione e la causa non sono state fornite.

Nella primavera del 1961, al Crown Street Women’s Hospital di Sydney, in Australia, il Dr. McBride, un ostetrico, fece nascere un bambino che aveva malformato le braccia e altri problemi. Nel giro di poche settimane ne aveva visti altri due. In una lettera pubblicata sulla rivista medica The Lancet che in dicembre, notò che ciò che sembrava connettere le pazienti era un farmaco che aveva prescritto per la nausea mattutina, la talidomide (nota in Australia come Distaval).
McBride fu tra i primi medici a dare l’allarme sulla talidomide, il sedativo che causava malformazioni alla nascita
Circa nello stesso periodo, un medico tedesco di nome Widukind Lenz aveva fatto lo stesso collegamento e documentato alcuni casi in tutta la Germania. Il farmaco è stato rapidamente bandito o ritirato dal mercato in un Paese dopo l’altro.
Il Dr. McBride fu salutato come un eroe. Ma dopo aver fondato un’organizzazione di ricerca, la Fondazione 41, con un premio in denaro che aveva ricevuto da un istituto francese per il suo ruolo nella questione della talidomide, fu guardacaso tormentato dalle polemiche.
Negli anni ’80 la sua ricerca sui possibili effetti dannosi di un altro farmaco, il Bendectin, fu messa in discussione e fu coinvolto in una lunga battaglia per difendere la sua reputazione. McBride ed i suoi sostenitori credevano fermamente che le compagnie farmaceutiche stessero cercando di zittirlo.
McBride ed i suoi sostenitori credevano fermamente che le compagnie farmaceutiche stessero cercando di zittirlo. Ad un certo punto pensò che avrebbero potuto monitorare le sue telefonate
Ad un certo punto pensò che avrebbero potuto monitorare le sue telefonate. «Ci sono crepitii ogni volta che parlo al telefono, che improvvisamente svaniscono od aumentameno», disse al Sun-Herald di Sydney nel 1988. «Potrebbe non essere nulla, ma le compagnie farmaceutiche sono conosciute per ricorrere a metodi drastici per screditare coloro che appaiono in tribunale contro di loro». Anni dopo, un chirurgo inglese di nome Andrew Wakefield avrebbe sperimentato la verità di queste parole.
Fu così, che dopo tanti attacchi, nel 1993 un tribunale ordinò la sua radiazione dal registro medico del New South Wales, impedendogli di praticare la medicina. In pratica, parrebbe proprio una radiazione per lesa Big Pharma come per i nostri Gava, Lesmo, Rossaro, etc.
William Griffith McBride nacque il 25 maggio 1927 a Sydney da John e Myrine Griffith McBride. Crebbe vicino a Dungog, a nord di Newcastle, nell’Australia orientale.
Dopo aver conseguito la laurea in medicina presso l’Università di Sydney, prestò servizio come ufficiale medico residente in diversi ospedali nei primi anni Cinquanta. Proseguì gli studi medici a Londra prima di arrivare all’ospedale di Crown Street nel 1955. Il Sydney Morning Herald ha dichiarato nel 1988 che aveva fatto nascere circa 1.500 bambini prima che l’ospedale fosse chiuso nel 1983.
Nel 1993 un tribunale ordinò la sua radiazione dal registro medico del New South Wales.
Nel 1960 venne chiamato da un rappresentante della Distillers Company, che commercializzava la talidomide in Gran Bretagna e il Dr. McBride accettò di provare il farmaco su alcuni pazienti. Quando si presentarono i problemi, McBride era l’unico medico ad usarlo all’ospedale, il che permise la rapida identificazione del suo legame con i difetti alla nascita.
Seguirono lunghi procedimenti legali sulla talidomide, che alla fine fu implicata in migliaia di difetti alla nascita. Il dottor McBride affermò che aveva cercato di portare le sue preoccupazioni all’attenzione della compagnia farmaceutica, ma fu respinto.
«Non pensava che una compagnia farmaceutica non sarebbe stata felice di sentirlo quando ha detto: “C’è qualcosa di sbagliato nel tuo farmaco’” – ha detto la figlia Catherine McBride all’Australian –Pensava che avrebbe risparmiato loro un sacco di soldi».
I suoi sforzi gli valsero riconoscimenti di ogni tipo. Gli hanno anche portato una pratica fiorente e un premio in denaro da L’Institut de la Vie in Francia. Nel 1971 usò quei soldi per fondare la Fondazione 41 – chiamata per le 41 settimane tra concepimento e nascita – per studiare le cause dei problemi mentali e fisici nei neonati.
Come risultato della ricerca condotta sui possibili rischi di Bendectin (noto anche come Debendox), Dr. McBride divenne un ricercato testimone esperto in cause legali contro Merrell Dow, il produttore del il farmaco che veniva incolpato dei difetti alla nascita.
Ma altri dissero che il farmaco era sicuro. In un caso nei primi anni ’80, il Dr. McBride e il Dr. Lenz, un altro eroe della talidomide, testimoniarono per le fazioni opposte. Tuttavia, coincidenza, la società ritirò il farmaco dal mercato nel 1983, sostenendo che era sicuro, ma dicendo che non era più economicamente conveniente, in parte a causa delle controversie che lo circondavano.
Durante le controversie che seguirono, il Dr. McBride sostenne di essere stato vittima di una campagna di Big Pharma per screditarlo. Nel 1987, per esempio, gli fu contestato l’uso dei conigli negli esperimenti e i relativi risultati.
«Stiamo combattendo per alcuni conigli – disse al Sun-Herald – cosa è più importante – la vita di un bambino o quanto un coniglio ha bevuto in un esperimento?».
La radiazione dall’ordine tuttavia finì per essere cancellata.
Il dott. McBride vinse il diritto di esercitare nuovamente la medicina nel 1998, anche se con diverse condizioni, tra cui quella di non condurre ricerche.
Una ragione per cui il dottor McBride cercò di essere reintegrato nel 1998, quando aveva 70 anni, era che voleva lavorare nelle Samoa americane, dove, disse, la sua esperienza in ostetricia e ginecologia era richiesta e dove aveva già lavorato su un base provvisoria.
«Sono stato felice di vedere quanto potrei operare. Ho fatto un cesareo in 20 minuti».
Le Samoa sono le stesse isole protagoniste la scorsa settimana dell’atroce morte di due bambini di 12 mesi.
Coincidenze, ma con un filo comune che rovina le vite dei protagonisti di tutte queste storie così come di milioni di altri individui: Big Pharma.

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Una vittima del farmaco Distaval

LA BIG PHARMA NON SI FECE CARICO IMMEDIATAMENTE DELLE SUE RESPONSABILITÀ’ COSTRINGENDO LA POLITICA A FARSENE CARICO.

XVII Legislatura (2013-2018)
INDENNIZZI PER INVALIDITA’, MEDICINALI.
Atto Senato n. 2016, A.S. n. 647 ed A.S. n. 671
Presentazione
Trasmesso in data 17 luglio 2015; annunciato nella seduta pom. n. 487 del 21 luglio 2015 (A.S. n. 2016, trasmesso dalla Camera, A.S. n. 647 ed A.S. n. 671)..
Disegni di legge in materia di indennizzi in favore delle persone affette da sindrome da talidomide .

A.S. n. 2016
Il disegno di legge A.S. n. 2016, approvato, in sede legislativa, dalla Commissione Affari sociali della Camera il 15 luglio 2015, propone un ampliamento dell’àmbito di soggetti rientranti nell’indennizzo in favore delle persone affette da sindrome da talidomide.

Si ricorda che quest’ultimo farmaco, somministrato alla fine degli anni cinquanta ed all’inizio degli anni sessanta, recava, se assunto da donne incinte, gravi danni ai feti.
L’attuale disciplina – stabilita dall’art. 2, comma 363, della L. 24 dicembre 2007, n. 244, dall’art. 31, commi 1-bis e 1-ter, del D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 febbraio 2009, n. 14, e dal regolamento di cui al D.M. 2 ottobre 2009, n. 163 – riconosce un indennizzo per le persone affette da sindrome da talidomide (nelle forme dell’amelia, dell’emimelia, della focomelia e della micromelia) nate negli anni dal 1959 al 1965.
Il presente disegno di legge A.S. n. 2016 dispone l’ampliamento alle persone affette nate nell’anno 1958 e nell’anno 1966, con decorrenza dell’assegno mensile (con riferimento ai nuovi soggetti beneficiari) dal 1° gennaio 2016.
Si ricorda che il farmaco in oggetto è stato ritirato dal commercio in Italia nel 1962, ma, naturalmente, è stato di fatto possibile il successivo uso di dosi già acquistate; ogni confezione di tale medicinale aveva una scadenza di 36 mesi, ragion per cui gli effetti dell’impiego di dosi acquistate in precedenza (e non ancora scadute) possono concernere i soggetti nati entro il suddetto anno 1966. Riguardo all’anno 1958, il medicinale non era ancora in commercio in Italia, ma – come osserva la documentazione del Ministero della salute allegata al resoconto sommario della Commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera del 9 aprile 2015 – un certo numero di donne in gravidanza può averlo reperito sul “mercato parallelo”. Si rileva, tuttavia, che quest’ultima ipotesi può riguardare anche figli nati nel 1957, anno in cui è iniziata (all’estero) la distribuzione commerciale del farmaco; come emerge dall’esame dei lavori preparatori, il testo del disegno di legge elaborato dal Comitato ristretto della Commissione Affari sociali della Camera comprendeva anche le persone affette nate nell’anno 1957 e, successivamente, la suddetta Commissione ha preferito ridurre – all’interno del periodo in cui il farmaco non era in commercio in Italia ed in base alla considerazione di carattere generale che le menomazioni potrebbero derivare da altre cause – la portata dell’ampliamento(1).

Il comma 2 dell’articolo 1 del disegno di legge prevede che, entro sei mesi dall’entrata in vigore di quest’ultimo provvedimento, il Ministro della salute apporti le conseguenti modifiche al citato regolamento di cui al D.M. n. 163. In ogni caso, l’indennizzo mensile per i soggetti interessati dall’ampliamento in esame decorre dal 1° gennaio 2016, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, che fa riferimento alla data di entrata in vigore della presente legge. Quest’ultima data è fissata al 1° gennaio 2016 dal successivo articolo 2. Il termine è stato individuato, nel testo definitivo approvato (in sede legislativa) dalla Commissione Affari sociali della Camera, per ragioni inerenti all’insussistenza della relativa copertura finanziaria per il 2015 (cfr. il parere espresso dalla Commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera il 17 giugno 2015).
Si ricorda che la tutela in oggetto consiste in un assegno mensile vitalizio, di importo variabile a seconda della gravità delle menomazioni e rivalutato annualmente in base alla variazione “degli indici ISTAT”. L’assegno è corrisposto per la metà al soggetto danneggiato e per l’altra metà agli eventuali congiunti che prestino al danneggiato assistenza in maniera prevalente e continuativa; in assenza di congiunti che rientrino nella suddetta fattispecie, l’assegno è corrisposto per intero al danneggiato. Qualora quest’ultimo sia incapace di intendere e di volere, l’indennizzo è corrisposto per intero ai familiari conviventi che prestino assistenza in maniera prevalente e continuativa.
Per i soggetti che rientrino nella tutela vigente – nati, quindi, nel periodo 1959-65 -, l’indennizzo decorre dal 1° gennaio 2008. Sembrerebbe opportuno valutare i profili di possibile contenzioso, anche in sede costituzionale, e gli eventuali effetti finanziari del medesimo contenzioso, relativamente alla circostanza che, per i nati nell’anno 1958 e nell’anno 1966, il disegno di legge stabilisce al 1° gennaio 2016 la decorrenza dell’indennizzo mensile.
Il comma 3 dell’articolo 1 del disegno di legge in esame provvede alla quantificazione ed alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dal suddetto ampliamento soggettivo. Essi sono valutati pari a 3.285.000 euro annui, a decorrere dal 2016, a cui si fa fronte mediante corrispondente riduzione dell’accantonamento relativo al Ministero dell’economia e delle finanze del fondo speciale di parte corrente (fondo destinato alla copertura degli oneri di parte corrente derivanti dalle norme legislative che si prevede possano essere approvate nel triennio finanziario di riferimento).
I successivi commi da 4 a 6 pongono le clausole contabili e di monitoraggio e salvaguardia finanziari. Per l’ipotesi in cui la novella in esame determini oneri superiori rispetto all’importo stimato, si dispone la riduzione delle dotazioni finanziarie di parte corrente, aventi la natura di spese rimodulabili, nell’àmbito della missione “Tutela della salute” dello stato di previsione del Ministero della salute.
A.S. n. 647 ed A.S. n. 671
Anche i disegni di legge A.S. n. 647 ed A.S. n. 671 riguardano gli indennizzi in favore delle persone affette da sindrome da talidomide.
L’A.S. n. 647 estende, con effetto retroattivo decorrente dal 1° gennaio 2008, l’assegno mensile vitalizio summenzionato alle persone affette nate nell’anno 1958 e nell’anno 1966 nonché ai soggetti che, ancorché nati al di fuori del periodo 1958-1966, possano documentare la sussistenza del nesso di causalità tra l’assunzione del farmaco e la sindrome da talidomide. Alla copertura dei relativi oneri si fa fronte mediante le riduzioni finanziarie di carattere generale di cui all’articolo 2.
L’A.S. n. 671 estende, con effetto retroattivo decorrente dal 1° gennaio 2008, il medesimo assegno mensile vitalizio alle persone affette nate nell’anno 1958 e nell’anno 1966 (il disegno di legge non reca norme di quantificazione degli oneri e di copertura finanziaria).

1) Cfr., in particolare, il resoconto sommario del 30 ottobre 2013 dei lavori della suddetta Commissione.
Legislatura 17ª – Dossier n. 90, a cura di M. Bracco

DAL SITO RENOVATIO21.COM LEGGIAMO DELLA CONCLUSIONE DELLA VERTENZA.

Finalmente anche la Grunenthal, l’azienda che ha inventato il Talidomide, si è decisa a riconoscere la propria responsabilità in quella che è la più grande tragedia mai avvenuta per colpa di un farmaco. Le scuse ufficiali sono arrivate in occasione dell’inaugurazione di un memoriale dedicato alle vittime a Stolberg, la città tedesca sede della compagnia, ma probabilmente non basterà la statua dell’artista tedesco Bonifatius Stirnberg, costata 5mila euro, a placare la rabbia delle vittime.

«Per 50 anni non siamo riusciti a parlare con le vittime e le loro madri – ha affermato Harald Stock, amministratore delegato della compagnia – invece siamo rimasti in silenzio, e ci dispiace molto per questo. Il talidomide sarà sempre parte della storia della nostra compagnia. Noi abbiamo una responsabilità e la affrontiamo apertamente».

Il farmaco, progettato per le nausee mattutine ed altri fastidi tipici della gravidanza, fu approvato in Germania nel 1954, mentre i primi effetti avversi furono direttamente ricollegati al Talidomide solo cinque anni più tardi e il ritiro avvenne solo nel 1961. Solo dopo molto tempo si capì che la tossicità era dovuta alla coesistenza di due forme, una “buona” e una “cattiva”, all’epoca indistinguibili, mentre ora la forma “buona” è usata per la cura di alcuni tumori. Alcune stime affermano che più di 20mila bambini nacquero con malformazioni agli arti, mentre in Italia le associazioni di pazienti stimano in 6-700 il numero di vittime, che ora sono 300. L’azienda finora ha risarcito solo le vittime tedesche, mentre contenziosi sono in corso in diversi altri paesi fra cui l’Australia: «In Italia solo da pochi anni abbiamo visto riconosciuto un indennizzo da parte dello Stato – sottolinea Vincenzo Tomasso, presidente dell’Associazione Thalidomidici Italiani – anche se problemi burocratici stanno mettendo ostacoli per alcuni nostri associati. Dalla Grunenthal invece per 50 anni abbiamo visto solo un muro di gomma».

C’è almeno un aspetto positivo della vicenda, spiega il farmacologo Silvio Garattini: «All’epoca non si pensava proprio che fosse possibile un simile effetto di una sostanza chimica sulla riproduzione – spiega l’esperto – fu proprio dopo la vicenda del Talidomide che è diventato obbligatorio fare dei test per vedere gli effetti in gravidanza. Questo e l’introduzione della farmacovigilanza hanno fatto sì che in 50 anni non ci sono più stati casi così gravi».

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Un libro (“Silent Shock”) accusa con testimonianze inedite due grandi case britanniche, che nascosero le prove secondo le quali il farmaco provocava malformazioni nei neonati. Si calcola che più di 10.000 bambini in tutto il mondo nacquero ciechi o sordi, senza gli arti superiori o inferiori, a causa di questo farmaco prodotto dall’azienda tedesca Grünenthal senza alcuna sperimentazione animale, né tanto meno clinica (non erano necessarie al tempo e qualcuno cerca di eliminarle ancora oggi).

Il talidomide è stato il farmaco più nefasto che la storia abbia conosciuto. Fu venduto negli anni Cinquanta e Sessanta come sedativo per alleviare la nausea delle donne in gravidanza, dopo essere stato diffuso in 50 paesi sotto 40 nomi commerciali diversi. Le case farmaceutiche in Australia «potevano salvare duemila bambini. Ma non ritirarono il farmaco. Il talidomide venne repentinamente ritirato alla fine del 1961 in seguito alla scoperta del carattere teratogenico di uno dei suoi componenti.

Le donne che usavano questo farmaco, infatti, davano alla luce dei neonati focomelici, con riduzione delle ossa sia degli arti superiori che inferiori, o addirittura amelici, cioè totalmente privi di arti. Non stupisce che dopo questa tragedia le autorità del farmaco dei diversi Paesi abbiano ristretto le maglie per l’approvazione di nuovi prodotti. A dire di Lachman, però, le maglie sarebbero troppo strette, tanto da raggiungere paradossalmente effetti negativi per gli stessi malati. “L’episodio rappresentato dal talidomide – scrive – è stato senza dubbio una tragedia profonda. Eppure, nel tempo, le sue conseguenze sono state quelle di mettere in pericolo non migliaia, ma milioni di vite, creando un sistema di licenze che ritarda ‘’immissione di farmaci in commercio anche di dieci anni rispetto al necessario e che costa 1 miliardo di dollari. Siamo di fronte a un sistema che va totalmente ripensato”.

Lo scienziato inglese punta l’indice sul regime di responsabilità oggettiva attualmente vigente, che non consente ai singoli pazienti di scegliere di sottoporsi a volontarie sperimentazioni senza far ricadere eventuali danni sui ricercatori e le strutture mediche. “La legislazione europea e quella britannica non consentono il passaggio a un regime di responsabilità soggettiva, e così rimaniamo tutti ingabbiati – conclude – nella paura di subire una class action”, col risultato di ritardare l’approvazione di nuovi farmaci nonché di pagarli di più.

Di parere opposto è Tommaso Russo, direttore del dipartimento di Biochimica e biotecnologie mediche dell’Università degli studi di Napoli Federico II e presidente di Gear (Centro regionale di competenza specializzato nello sviluppo della ricerca applicata al campo della salute dell’uomo) . “È vero che bisogna rendere appetibili gli investimenti alle industrie farmaceutiche, senza i quali non si va da nessuna parte, ma non esageriamo. Il giusto equilibrio tra rischi e benefici – dice – è una chimera, ma nel dubbio bisogna sempre favorire la sicurezza dei pazienti rispetto alle esigenze della ricerca e spesso delle ambizioni dei singoli ricercatori”. Russo fa un esempio eloquente: “Si pensi ai farmaci antitumorali.

LE RESPONSABILITÀ. Altrettanti, se non di più, furono i bambini morti in grembo o poco dopo la nascita a causa del farmaco. Per oltre 50 anni questa tragedia è rimasta nell’ombra, anche perché l’azienda si è sempre rifiutata di ammettere le proprie colpe. Solo l’1 settembre 2012, con un laconico comunicato stampa, la Grünenthal ha chiesto perdono pubblicamente. Ma l’azienda non sarebbe l’unica responsabile e parte delle colpe farebbero capo anche alle aziende che distribuirono il talidomide nei vari paesi, gestendo gli incassi delle vendite.
MAXI RISARCIMENTI. L’ultima rivelazione arriva dall’Australia, dove è appena uscito il libro Silent shock, Shock silenzioso. L’autore è Michael Magazanik, avvocato nel caso di una delle vittime australiane del talidomide, Lynette Rowe (nella foto alla nascita, ndr), nata senza braccia e gambe dopo che sua madre aveva assunto il farmaco in gravidanza. Nel 2012 la signora Rowe ha vinto la causa contro Grünenthal e contro le due aziende britanniche Distillers e Diageo, che avevano messo in commercio il talidomide in Australia. La Suprema corte vittoriana ha stabilito che la donna ricevesse un maxi risarcimento da milioni di dollari australiani, che le permetterà anche di ricevere a vita le cure di cui necessita.

LE CASE FARMACEUTICHE SAPEVANO. La causa ha portato anche alla vittoria della class action intentata in seguito da altre 100 vittime australiane, che con Diageo hanno ottenuto una transazione da 89 milioni di dollari. Nel preparare la causa di Rowe, Magazanik ha raccolto documenti e testimonianze inedite che provano come anche le case farmaceutiche che commercializzarono il talidomide fossero a conoscenza, almeno sei mesi prima che il farmaco venisse ritirato, dei terribili effetti collaterali che aveva sui feti e sui neonati.
LA RELAZIONE. Magazanik nel libro riporta infatti le testimonianze raccolte dagli ex dipendenti della sede centrale australiana dell’azienda farmaceutica Distillers, e tra questi anche quella di uno dei venditori, Hubert Woodhouse, che ha parlato contro i vertici dell’azienda. Questi, almeno sin dall’inizio del 1961, avrebbero ricevuto relazioni che illustravano gli effetti terribili del farmaco. In particolare, in Australia nel giugno del ’61 il medico ostetrico William McBride aveva chiamato la Distillers e presentato una documentata relazione. Vi si provava come almeno tre bambini che aveva in cura fossero nati con gravissime malformazioni, dopo l’assuzione del talidomide da parte delle madri. Ma la Distillers in seguito ha sempre negato di aver ricevuto questa comunicazione.
«DUEMILA BAMBINI». Woodhouse ha invece raccontato che non solo l’azienda – compreso il numero uno Bill Pole – aveva ricevuto la notizia dal medico, ma che da giugno, in più occasioni, la direzione aziendale si era riunita per parlarne. Woodhouse personalmente partecipò ad alcuni incontri informali con Pole, in cui tutta la direzione della Distillers cercò di evitare le ricadute economiche che la relazione del medico McBride avrebbe avuto. «Le menzogne di Pole sono state su scala industriale in quei mesi», ha raccontato Woodhouse. Il farmaco fu ritirato solo alla fine del 1961 in Australia: secondo la tesi del libro, se la Distillers avesse dato seguito ai rapporti ricevuti dai medici in estate, compreso quello dettagliato di McBride, almeno mille bimbi sarebbero nati senza malformazioni e altri mille forse non sarebbero morti poco dopo la nascita.

1635.- SIMONCINI CONDANNATO. E IN USA SI STUDIA IL BICARBONATO CONTRO IL CANCRO.

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di Maurizio Blondet

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Come e’ strana la verita’…

Il dottor Tullio Simoncini e’ stato condannato a 5 anni e mezzo di carcere per avere cercato di salvare un ragazzo da un cancro al cervello, e’ giusto ricordare che il cancro al cervello e’ considerato tra i piu’ difficili da curare, alcuni, dipende dalla posizione in cui si trova , sono addirittura impossibili da operare.

Cosi che, il dottor Simoncini, che era stato radiato dall albo dei medici cosa che, a mio avviso signfica essere un vero dottore… viene ridicolizzato dai tg del regime e dichiarato come un volgare ciarlatano, termine caro alle case farmaceutiche…che pero’…e io questo non lo capisco, mi chiedo…., ma, tutti gli altri dottori che in questi anni , hanno fallito nella cura del cancro al cervello e che quindi, hanno contribuito alla morte di altre `persone…
questi dottori non dovrebbero essere puniti come nel caso del dottor Timoncini ? Se la legge fosse uguale per tutti..ma sembra che non lo sia..
E’ vero che era stato radiato da quegli stessi organi che obbligano l’ uso di vaccini dei quali quasi nessuno conosce gli ingredienti, medici compresi , pero’ po ho letto che ….in America «Il National Institute of Healt ha asssegnato un finanziamento di 2 milioni di dollari al dottor Mark Pagel, del Cancer Center dell’Università dell’Arizona, per affinare la sua ricerca sull’uso del bicarbonato di sodio nella terapia del cancro al seno». Che e’ la stessa del dottor Simoncin e che quindi…non e’ cosi ridicola la sua cura.
Presto «comincerà una sperimentazione clinica sugli effetti del bicarbonato contro il cancro sugli esseri umani. (…)
Precedenti ricerche sui ratti hanno dimostrato che il bicarbonato per via orale aumenta il pH tumorale (ossia diminuisce l’acidità) e riduce le metastasi del cancro al seno e alla prostata».

Così, a quanto pare, avrebbe ragione l’oncologo italiano Tullio Simoncini, che è stato radiato dall’Ordine dei medici perchè pretende di trattare il cancro inondando la zona di bicarbonato al 5%.
Non voglio entrare in merito della posizione di un giudizio fatto da persone incompetenti o a ‘pagamento , mai in questi casi vengono adoperati giudici che abbiano una coscienza idonea dubbia pero’….il passato ci insegna che le persone che vengono radiate da questi organi predisposti dalle case farmaceutiche non
sono criminali , alla fine sono tutte persone perbene, da Rath a Di Bella,ad Hamer, a Bonifacio,a Pantellini, il dottor Giuseppe Nacci. e adesso Simoncini,

Resta da spiegare questo fatto: come mai in USA, un medico che studia la terapia col bicarbonato riceve un finanziamento pubblico di 2 milioni di dollari, in Italia, viene processato per truffa e omicidio colposo, radiato dall’albo dei medici e disonorato, come si faceva una volta (ora non più) per i medici che procuravano aborti?
In Italia, ai medici ospedalieri è vietato consigliare trattamenti alternativi alla chemioterapia ufficiale per contratto (vien loro fatta firmare una apposita clausola) e sotto pena di licenziamento.
Per stroncare la terapia Di Bella, la ministra della Sanità di allora, Rosy Bindi, fece cancellare dal prontuario nazionale i farmaci che Di Bella usava, onde non poterono nemmeno essere prescritti (persino l’innocua melatonina, oggi in vendita nei supermercati, i pazienti dovevano farsela mandare dalla Svizzera).

Un giorno ci si dovrà spiegare come mai l’oncologia ufficiale, che inietta ai pazienti sostanze che «mettono l’inferno nel corpo dei malati» (com’ebbe a dire il professor Vittorio Staudacher, membro del Comitato Etico dell’Istituto Nazionale dei Tumori), è riuscita a creare in Italia un simile clima di chiusura verso ricerche promettenti, e di persecuzione di chi le sperimenta.

Da parte e’ giusto anche ricordare alcune delle cause che possono determinare il cancro al cervello di cui uno e’, l uso e abuso del telefono cellulare, l altro invece e’ cio’ che e’ contenuto nella Coca Cola zero che fino a poco tempo fa si chiamava aspartame, poi a forza di denunce , l aspartame e’ stato dichiarato cancerogeno e la Coca cola e’ stata costretta e ha cambiato il nome da aspartame a amino sweet…cioe’ ha un nome diverso ma alla fine e’ la stessa cosa…tra una ventina di anni e a forza di denunce arriveranno a determinare che anche l amino seet e’ cancerogeno e cosi che….gli cambieranno di nuovo il nome ?

Chi e’ il nostro nemico ?

Hai dimenticato di menzionare tra le vittime illustri il Dott. Rossaro le cui vicende giudiziarie sono l’emblema del modus operandi del connubio medicina ufficiale-magistratura. Questi veri scienziati sono incriminati da parenti di malati che hanno subito il massacro delle radio-terapie e chemioterapie. I loro corpi vengono devastati da siffatti bombrdamenti . Quando la medicina ufficiale si arrende dopo aver lucrato lautamente ad onta dei costi dei chemios, questi derelitti si affidano alle cure alternative tipo endovena ad alto dosaggio di vitamina c e bicarbonato . Queste cure sono in realtà efficacissime e migliaia di persone ne godono ampiamente i benefici con guarigioni totali. Questi miracolati si guardano bene dal raccontare che loro sono guariti per “vie illegali”in pubblico, anche perchè la stampa , i media non se li filano per niente. Ovviamente ci sono le eccezioni per ovvie ragioni perchè non tutti gli organismi sono uguali .Per non dimenticare poi che gli uomini a volte, che strano , muoiono.Gia, chi è il nostro nemico. Che domanda difficile.

Pensare che la medicina attuale sia fondata su una scienza volta a curare gli ammalati è un tragico e diffusissimo errore dettato dalla paura indotta da una propaganda più satanica che criminale.
Alla scuola media primaria ci è stato insegnato, almeno ai miei tempi, che esite la scala del PH che va dall’acido al basico e che le cartine di tornasole ne rilevavano la natura. Sempre ai miei tempi, l’insegnante di scienze , ci portava neil laboratori per sperimentare la teoria.con cartine che davano luogo a colori accesi con grande meraviglia di noi studenti Ora se uno studente scopre che un mostro vive e vegeta beatamente in ambiente fortemente acido che cosa fa per uccidere l’entità minacciosa ad onta dell’insegnamento appena avuto.? Elementare Watson: gli spara delle soluzioni basiche per distruggere l’habitat in cui prospera e cresce. Funziona ? Se metti un pesce fuori dall’acqua e ce lo mantieni sopravvive? Se metti un essere vivente terrestre in amiente senza ossigeno sopravvive?Questa è vera scienza. L’altra è lo sporco e diabolico business di Big Pharma

1582.- VACCINI : DICIASSETTE BAMBINI MORTI IN MENO DI TRE MESI?

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Maurizio Blondet 20 dicembre 2017 2
L’elenco dei piccoli morti cresce giorno dopo giorno. Solo nelle ultime settimane DICIASSETTE sono i bimbi morti (da 3 mesi a 6 anni).
Continueremo a pubblicare l’elenco aggiornato con il solo intento di denunciare da una parte una situazione inaccettabile e dall’altra per sensibilizzare le masse su un problema gravissimo che potrebbe interessare chiunque.
Quanti bambini morti e bambini gravemente danneggiati serviranno prima che un magistrato illuminato e libero emetta un mandato di arresto nei confronti del ministro della salute Beatrice Lorenzin, colpevole di aver firmato e presentato un decreto-legge scellerato?
Quante anime dovranno ancora essere sacrificate sopra l’altare di una scienza (non democratica e gestita dalle industrie chimiche), prima che si comprendano i crimini contro l’infanzia che si stanno perpetrando?
Ecco l’elenco incompleto in ordine cronologico (estrapolato da quotidiani locali) delle tristissime morti avvenute di recente…
La stampa nazionale ha notizie molto più importanti da veicolare!

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Porto San Giorgio (Fermo), 17 dicembre 2017
Bambino di 2 anni muore per difficoltà respiratorie. La causa della morte sarebbero complicanze dell’influenza…
http://www.ilrestodelcarlino.it/fermo/cronaca/bimbo-morto-1.3615483

Cles (Trento), 17 dicembre 2017
Bambino di 6 anni muore nella notte di arresto cardio-respiratorio. Il papà medico e la mamma pediatra.
Fonte: http://www.lavocedeltrentino.it/2017/12/18/tragedia-cles-bimbo-6-anni-muore-nella-notte/

Sant’Antioco, Sardegna, 11 dicembre 2017
Neonato di 2 mesi trovato morto nella culla dai genitori. Dai primi accertamenti potrebbe trattarsi di SIDS…
Fonte: http://www.unionesarda.it/…/sant_antioco_tragedia_in_casa_m…

Massarosa (Lucca), 10 dicembre 2017
Neonato di due mesi è stato trovato morto nella culla. Potrebbe trattarsi della SIDS morte in culla.
Fonte: http://www.lanazione.it/…/cro…/neonato-morto-culla-1.3594700

Caserta, 27 novembre 2017
Bimbo di pochi mesi trovato morto nella culla. Potrebbe trattarsi della SIDS morte in culla.
Fonte: http://www.cronacacaserta.it/bimbo-mesi-trovato-morto-nella-…/20846

Lecco, 22 novembre 2017
Bimbo di 18 mesi è morto nel reparto di terapia intensiva. “Non si esclude reazione avversa ai vaccini”
Fonte: http://www.ilgiorno.it/lecco/cronaca/bimbo-morto-vaccino-1.3554157

Catania, 15 novembre 2017
Bambino di 4 anni morto per choc settico. Era vaccinato!
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/…/milano-bambina-m…/3954787/

Milano, 2 novembre 2017
Bambina di 6 anni morta per meningite. Era vaccinata per tutto.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/…/milano-bambina-m…/3954787/

Salsomaggiore, 1 novembre 2017
Bambina di 3 mesi muore in culla, dicono per un improvviso malore.
Fonte: http://www.gazzettadiparma.it/…/muore-in-culla-a-tre-mesi.h…

Avellino, 25 ottobre 2017
Bimbo di 2 anni morto per meningite da pneumococco. Il bambino era stato vaccinato.
Fonte: http://www.ansa.it/…/bimbo-muore-per-meningite-da-pneumococco-era-…

Macerata, 27 ottobre 2017
Bambina di 2 anni ricoverata perché si è sentita male dopo una crisi epilettica e un arresto cardiaco. Attualmente si trova in condizioni gravissime.
Fonte: http://www.cronachemaceratesi.it/…/gravissima-bamb…/1026545/

Avellino, 25 ottobre 2017
Bambino (vaccinato) di 2 anni deceduto a causa di meningite da pneumococco, una forma delle patologia non infettiva.
Fonte: http://www.ansa.it/…/bimbo-muore-per-meningite-era-vaccinat…

Ferrara, 2 ottobre 2017
Bambina di 4 anni è morta per un arresto cardiaco.
Fonte: http://lanuovaferrara.gelocal.it/…/bambina-muore-per-un-arr…

Napoli, 1 ottobre 2017
Bimbo di 2 anni è morto per arresto cardiocircolatorio.
Fonte: https://www.ilmattino.it/…/bimbo_di_2_anni_muore-3274170.ht…

Pisa, 24 settembre 2017
Bambino di 4 anni stroncato da un malore. Forse ha avuto un attacco cardiaco.
Fonte: http://iltirreno.gelocal.it/…/muore-bambino-di-4-anni-per-u…

Como, 18 settembre 2017
Bambina di 4 anni dopo essersi sentita male è morta nella notte tra lunedì e martedì.
Fonte: http://giornaledicomo.it/…/tragedia-inverigo-muore-bimba-4…/

Lecco, 14 settembre 2017
Bimbo di 10 mesi stroncato da una malformazione congenita non diagnosticata oppure dalla Sids.
http://www.ilgiorno.it/…/casatenovo-malore-all-asilo-muore-…

Bergamo, 11 agosto 2017
Bimba di 4 mesi muore per arresto cardiaco. Il decesso è stato derubricato come Sids, «morte in culla».
Fonte: http://milano.corriere.it/…/monza-morte-in-culla-bambina-4-…
e sono 18!
Spero, Voglio che un magistrato illuminato e libero emetta un mandato di arresto nei confronti del ministro della salute Beatrice Lorenzin,colpevole di aver firmato e presentato un decreto-legge scellerato?
Fonte: il blog di Maurizio Blondet

Posso solo dire un fatto reale. Ospedale di Biella morti 5 neonati..causa…?..sconosciuta..per noi comuni mortali..la voce del direttivo..”Sono nella norma annuale”..alla domanda: “Perché..?” … se ne andato.

Ascoltiamo le considerazioni personali di Giulio Antonio Brianza Troisi sul senso delle coercizioni vaccinali, alla luce del piano ONU di migrazione sostitutiva, della guerra globale al terrorismo e delle crisi finanziarie.

17 giugno 2017

Bill Gates ha tranquillamente dichiarato che, dato che bisogna ridurre la popolazione a causa del climate change, uno degli strumenti da utilizzare a questo proposito potrebbero essere i vaccini.

1573.- PIANGONO DI GIOIA PERCHE’ HANNO LEGALIZZATO LA MORTE

Maurizio Blondet 15 dicembre 2017

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E’ passata la legge sull’eutanasia. Emma Bonino e gli altri radicali nelle tribune al Senato piangono di gioia: hanno adempiuto alla loro missione, dare la morte all’inizio, dare la morte alla fine della vita.

Naturalmente gli italiani sono a grande maggioranza a favore, e non s’accorgono di quanto sia aberrante questa scena di lacrime fanatiche e anti-umane. Gli Italiani, al 70 per cento, “vogliono” l’eutanasia. Si sono ormai perfettamente adeguati alla condizione di esseri puramente zoologici, da eliminare quando il loro mantenimento costa più di quanto rende.

Naturalmente, le bestie non riescono nemmeno a immaginarsi le conseguenze di questa “conquista” sulle loro proprie vite.

Ancor meno riescono a capire di quali poteri satanici loro, e i radicali, stanno facendo il gioco.

Un’occhiata sul loro futuro possono averla da questa notizia che viene da San Francisco.

Una organizzazione che si batte contro la crudeltà verso gli animali”, la SPCA (Society for the Prevention of Cruelty to Animals ) nel Mission District ha cominciato ad utilizzare robot-poliziotti per ripulire le strade attorno al suo edificio di esseri umani: senzatetto di una grossa tendopoli che “lasciano aghi, spaccano automobili, delinquono” e minacciano la sicurezza del loro personale, per non parlare della sporcizia.

Perché usare robot per cacciar via uomini? Perché, spiegano alla SPCA, costano meno: affittare un robot costa 7 $ l’ora, ossia 3 $ in meno della paga minima in California. I robot sono stati istruiti a ripulire i marciapiedi da residui umani e loro aghi (come sapete, infuria in Usa una epidemia di oppiacei, che è una delle cause maggiori per cui i bianchi operai perdono il lavoro e diventano senza-tetto).

Ma passate poche ore, la gente del luogo, non solo gli attendati, hanno reagito: spalmando i sensori dei robot di sostanze che vanno dal Ketchup alle Feci (umane), li hanno neutralizzati.
I robot usaticontro i senzatetto: a 7 $ l’ora
Decine di altri hanno protestato (ovviamente) via tweet. Come questo, che è un buon sunto della questione:
Ben Norton

✔ @BenjaminNorton

Capitalism: instead of providing homes for homeless people, spend exorbitant sums of money creating robots that will prevent homeless people from making homes for themselveshttps://twitter.com/businessinsider/status/940655493156139014 …

1:36 AM – Dec 13, 2017

“Capitalismo: invece di provvedere a case per i senzatetto, spendono somme esorbitanti a fabbricare robot che impediscono ai senzatetto di farsi abitazioni da sé”.

Come sapete, la California è sconvolta da vastissimi incendi che sembrano invincibili. Quello di Bel-Air, che minaccia le ville dei divi di Hollywood, “è stato causato da un fornelletto in un accampamento di senza tetto”, hanno rivelato i giornali, “che si sono accampati presso una delle entrate di questo quartiere molto apprezzato dalle celebrità … Questo incendio mette in evidenza la crisi dei senzatetto che si aggrava da parecchi anni a Los Angeles […] Ciò significa che tali cose si ripeteranno finché non si risolve il problema”.
“Più Europa vuol dire più pace, più sicurezza, più diritti, più crescita, più efficienza, più cultura, più libertà”
Il biotestamento è la soluzione del problema! L’eutanasia, naturalmente dei consenzienti. I prossimi robot spareranno siringhe risolutive. Gli Stati Uniti sono sempre un’avanguardia. Presto in Europa.

Il nuovo diritto per uomini superflui.

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Emma Bonino, asciugate le lacrime di gioia, dopo il successo ha detto che si presenterà alle elezioni per poi allearsi col PD. Con Benedetto Della Vedova ed altri funerari radicali ha formato una propria lista.

Il cui nome è un programma: “Più Europa” perché “più Europa vuol dire più pace, più sicurezza, più diritti, più crescita, più efficienza, più cultura, più libertà“, ha detto Bonino.

Svegliatevi, bestie! (Speranza vana)

Le persone non si rivolteranno. Non alzeranno gli occhi dai loro schermi, non abbastanza per notare cosa sta accadendo”

“1984” – George Orwell

Il partito Radicale non riesce ad arrivare nemmeno a 3 mila iscritti. Eppure riceve ogni anno dallo Stato 20 milioni di euo per la sua radio.

1522.- L’Ema a Milano? No, non è abbastanza “gay friendly”

Quella letterina LGBT… ITALIANI non siete abbastanza GAY per avere “i buoni uffici europei” … l’Olanda invece è gay (e “fumo”) friendly …..

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Il Pirellone doveva essere la sede di EMA. 

C’è grande polemica sul web per il confronto impietoso tra la brochure di presentazione all’Ema di Amsterdam e quella di presentazione all’Ema di Milano

Alessandro Cornali 22 Nov 2017 (tratto da l’occidentale)

Alla fine una monetina ha sancito l’assegnazione dell’Ema (l’agenzia europea del farmaco) ad Amsterdam piuttosto che a Milano. Poco importa se, sulla carta, Milano fosse la sede con il dossier migliore. Dopo la sconfitta si cerca, naturalmente, un colpevole: le regole, non si affidano 1,7 miliardi di euro e circa 3mila dipendenti con una monetina (fatto salvo che, se ci fosse andata bene nessuno avrebbe avuto da ridire); la malasorte di questo nefasto anno 17; i biscotti, veri o presunti, dei Paesi del Nord (gli italiani hanno ancora in mente il biscotto calcistico degli europei del 2004 di Svezia-Danimarca) con la collaborazione dei nostri cugini spagnoli. È mancato l’appoggio del governo, ha ipotizzato il governatore Lombardo Roberto Maroni spiegando che, se il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri fossero stati presenti al sorteggio, avrebbero potuto fare un maggiore lavoro di lobby e i voti di Germania e Spagna non sarebbero mancati all’ultimo minuto. Anche la Slovacchia, ha scritto qualcuno, è tra i sospettati di avere remato contro di noi per vendicarsi dell’esclusione perché molti dipendenti di Ema si erano dichiarati poco propensi a trasferirsi a Bratislava.
Eppure, tra tanti sospettati, nessuno ricorda una particolare categoria di dipendenti di Ema che si era dichiarata contraria al trasferimento in alcuni Paesi, tra i quali l’Italia, perché non sufficientemente gay friendly. La notizia risale al 29 agosto scorso, quando un gruppo di dipendenti dell’Agenzia europea per il farmaco appartenenti alla comunità LGBT ha scritto una lettera indirizzata ad Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, a Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, a Jean-Claude Juncker presidente della Commissione europea e al Ceo dell’Ema Guido Rasi, manifestando preoccupazione per i Paesi in gara che non riconoscono il matrimonio omosessuale: “In particolare – si legge nella lettera – la legislazione di determinati Stati membri richiedenti non riconosce i matrimoni omosessuali o le unioni registrate dello stesso sesso. Di conseguenza, i membri del personale LGBT corrono il rischio reale di essere privati di una serie di diritti fondamentali associati al matrimonio o all’unione registrata”.
Gli estensori della lettera hanno inoltre richiamato la “decisione sulla procedura per il trasferimento delle agenzie dell’UE attualmente situate nel Regno Unito”, adottata dal Consiglio europeo il 22 giugno 2017, “che elenca sei criteri per il trasferimento dell’EMA. In particolare, il quarto criterio prevede un accesso appropriato al mercato del lavoro, alla sicurezza sociale e all’assistenza medica sia per i figli sia per i coniugi. Questo criterio riguarda la capacità di soddisfare i bisogni dei bambini e dei coniugi dell’attuale e del futuro personale per la sicurezza sociale e l’assistenza medica”. Vale la pena ricordare che la legge sulle unioni civili, approvata in Italia il 20 maggio del 2016, ha visto lo stralcio, tra mille polemiche, della stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare il figlio del partner dello stesso sesso. In Gran Bretagna invece, dal 2013, il matrimonio gay dà alla coppia gli stessi diritti del matrimonio eterosessuale. Dal 2002, con l’Adoption and Children Act, l’adozione da parte di coppie omosessuali è diventata legale in Inghilterra e Galles.
Nei Paesi Bassi la possibilità di adozione da parte di coppie dello stesso sesso è stata legalizzata assieme al matrimonio nel 2001; essa comprende anche l’adozione congiunta. Il parlamento olandese ha anche iniziato a permettere alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini provenienti dall’estero nel 2005. Le coppie lesbiche possono inoltre ottenere l’accesso al trattamento di fecondazione in vitro. La lettera prosegue chiedendo che “la Task Force per il rilancio e la preparazione dell’operazione EMA consideri la legislazione degli Stati membri richiedenti il riconoscimento dei diritti LGBT” e che sottolinei “eventuali dubbi in modo appropriato” e che “la Commissione europea tenga pienamente conto delle preoccupazioni evidenziate nella presente lettera nella valutazione delle offerte”.

Quella letterina LGBT… ITALIANI non siete abbastanza GAY per avere “i buoni uffici europei” … l’Ol…

1364.- SCAFISMO SENZA LIMITI – NEL CELLULARE DELLO SCAFISTA ERITREO ARRESTATO IN SUDAN ED ESTRADATO IN ITALIA, IMMAGINI DI CANNIBALISMO E CORPI SMEMBRATI.

 

Migliaia di migranti uccisi dai trafficanti di organi: ogni rene rivenduto in Egitto per 15mila dollari 

13.08.2017 

MERED YEDHEGOMERED YEDHEGO

Fotografie con scene di cannibalismo e pezzi di corpi smembrati. Filmati che ritraggono gli immigrati consegnati nel deserto agli aguzzini che, di lì a poco, li ammazzeranno senza pietà. Il cellulare dell’eritreo arrestato a maggio in Sudan ed estradato a giugno in Italia con l’accusa di essere tra i trafficanti di esseri umani più pericolosi è un cimitero di orrori.

Secondo i pm guidati dal Procuratore Francesco Lo Voi, il sanguinario scafista sarebbe Mered Medhanie Yedhego (35 anni). E, sebbene l’uomo continui a dire che c’è stato uno scambio di persona, il pool che coordina l’inchiesta è fermo nell’assicurare che ci troviamo di fronte al trafficante senza scrupoli che, per anni, ha organizzato il trasferimento di migliaia di clandestini dall’Africa all’Italia, in cambio di milioni di dollari.

Chi non paga viene ucciso per gli organi

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MERED YEDHEGO 3

Le fotografie e i video sono stati inseriti nella memoria depositata dai magistrati al gup Alessia Geraci. “Nella chat intrattenuta con l’utente Efii risulta l’invio di immagini ritraenti delle scene di cannibalismo – scrivono i magistrati – nonché dei filmati scaricati da YouTube che verosimilmente riprendono dei migranti presi in consegna nel deserto da alcuni trafficanti armati”.

Un accertamento che, come dicono gli stessi pm, “assume un pregnante rilievo”, soprattutto dopo le dichiarazioni rese da Nuredin Atta Wehabrebi, un ex trafficante di esseri umani che ora collabora con la giustizia. Nel corso dell’interrogatorio reso l’11 maggio di un anno fa, Atta aveva riferito che “lungo la strada del Sinai i migranti che non hanno avuto la possibilità di corrispondere le somme pattuite vengono sistematicamente uccisi dalle organizzazioni criminali dedite al traffico di uomini al fine di estrarne gli organi avvalendosi di soggetti soprannominati ‘medici del Sahara’”.

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I “medici del Sahara” che prendono gli organi

La ricostruzione di Atta ha aperto gli occhi all’Occidente sulle violenze dei trafficanti di uomini. “Perché qua devono pagare a Kufra, a Kufra devono pagare, devono pagare… – ha spiegato l’ex scafista – non è pagare contanti, non c’è nessuno che paga contanti”. Alcuni immigrati lo fanno.

Ma sono solo il 2-3%. Hanno i soldi a casa. Ma, come spiega lo stesso Atta, la maggior parte non paga subito. L’80% lo farà a Palermo o, al più tardi, a Roma. Lo faranno le famiglie. “Ci sono altre persone che non hanno soldi…”. E allora “ci sono egiziani” che “prendono questi… organi”. Ed è in questo momento che entrano in scena i “medici del Sahara”.

“Ammazzano… queste organizzazioni lo sanno questa cosa – ha spiegato Atta agli inquirenti – si può scoprire anche… tu non hai visto su YouTube? L’hanno postato su YouTube…”. Ed effettivamente i magistrati hanno trovato su internet alcune immagini agghiaccianti. “Prima tagliano questo (organo ndr), tagliano questo, prendono queste cose… le sapete queste cose?”.

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Il traffico degli organi degli immigrati

Gli organi vengono “portati direttamente in Egitto”, dove vengono venduti. Ai magistrati Nuredin Atta Wehabrebi ha detto che in questi anni “tante persone sono morte, tante, tante, tante”. I loro reni vengono venduti per 15mila dollari. L’uno, ovviamente. “Gli egiziani prendono (gli organi, ndr) – ha continuato l’ex scafista – gli egiziani tutti quelli fanno intervento nel deserto”.

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Non c’è sono questa confessione a incastrare Mered Medhanie Yedhego, il cui nome potrebbe essere uno dei tanti alias emersi dall’esame dei diversi profili social aperti dall’eritreo. Gli inquirenti hanno messo insieme diciassette nuovi elementi di prova. A partire dalla comparazione fonica tra la voce dello scafista intercettata nell’indagine fatta due anni fa sul traffico di esseri umani e alcune telefonate registrate sull’utenza trovata in possesso e usata dall’uomo arrestato.

Secondo il consulente della Procura si tratterebbe della stessa persona. L’eritreo, però, dopo l’arresto non ha voluto sottoporsi a una nuova perizia fonica. E adesso dovrà fare i conti con le foto dell’orrore trovate dai magistrati sul suo cellulare. Impossibilli da spiegare.

Chi controlla la provenienza degli organi usati nei trapianti? Quali circuiti internazionali ci sono?

1278.- FNOMCeO: dal Consiglio Nazionale una forte presa di posizione sul DDL Lorenzin

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All’unanimità, il Consiglio nazionale della FNOMCeO, riunito a Roma sabato 24 giugno, ha approvato una mozione relativa al cosiddetto Ddl Lorenzin sulla riforma dell’istituzione ordinistica. Presentata da Filippo Anelli, Presidente OMCeO di Bari, la mozione è stata oggetto di un articolato dibattito al termine del quale i Presidenti di Ordine hanno espresso all’unanimità il proprio voto a favore della mozione. (In allegato).
In questo report però, richiamiamo il dispositivo finale: “Il Consiglio Nazionale della FNOMCeO invita il Governo ed il Parlamento a riprendere il confronto con la Professione Medica in tutte le sedi istituzionali, ripartendo dal testo approvato in Senato; a non cedere alla tentazione di sacrificare sull’altare di interessi di parte i livelli di tutela di salute dei cittadini, oggi assicurati dalla professione medica che da sempre interpreta, a volte anche con sacrificio, il proprio ruolo quale garante di un fondamentale diritto costituzionalmente protetto”.
Il Consiglio nazionale si è aperto con la relazione della Presidente Roberta Chersevani, che ha spaziato su tutti i problemi aperti con i quali si trova a misurarsi la Federazione. A partire dal sostegno alle zone dell’Italia centrale colpite dai terremoti. È avvenuta la consegna di tre FIAT Panda in provincia di Macerata, mentre presto sarà consegnata un’ambulanza nel Reatino. La Presidente ha quindi parlato dell’azione di contrasto contro due truffe quali il cosiddetto Registro Italiano dei Medici e l’European Medical Directory, nonché della gestione IMI-Alert e dell’Alert System e della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (CCEPS). Ha richiamato i due tavoli AIFA e il tavolo tecnico MMG con Ministero della Salute, MIUR e Regioni ed ha parlato dell’Osservatorio sui decreti attuativi della legge 24/2017 sulla responsabilità professionale e dell’indagine conoscitiva ENPAM-FNOMCeO sulle difficoltà di medici e odontoiatri. Altri temi le sperimentazioni cliniche con richiamo alla Carta di Napoli sulla tutela della persona. La Presidente ha ricordato i prossimi appuntamenti del CN: 14 e 15 luglio a Siena; 29 e 30 settembre a Messina; dicembre a Roma, con il bilancio. Ha riferito sulle audizioni in Parlamento sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento ed ha accennato alle disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale e della legge annuale per il mercato e la concorrenza. Ha infine trattato i vari aspetti dell’Atto della Camera 3868, anche noto come ddl Lorenzin, ma su questo tema e sulle posizioni che ha assunto la FNOMCeO rimandiamo alla mozione approvata all’unanimità.

Il dibattito si è articolato su 25 interventi.

Giuseppe Renzo, Presidente nazionale CAO: “Non siamo soddisfatti del ddl sulla concorrenza, che contrasta sia con la legge istitutiva degli Ordini sia con la legge 490/85 per gli odontoiatri, che esprimono contrarietà anche rispetto al 3868”.

Maurizio Scassola, Vice Presidente FNOMCeO ha svolto un dettagliato intervento sul ddl 3868, toccando alcuni punti-chiave: “Il testo è stato profondamente modificato: così non riconosce il ruolo istituzionale degli Ordini, mentre la legge 24/2017 attende ancora i decreti attuativi. Per noi – ha aggiunto Scassola – sono inaccettabili nuovi profili professionali e diciamo no a revisori dei conti scelti al di fuori degli Ordini. La proposta poi di decentrare l’elezione degli Ordini con seggi fuori sede dimostra che la politica è lontana dalle problematiche degli Ordini stessi”.

Per Emilio Pozzi, Presidente OMCeO di Bergamo “in Parlamento non si è tenuto conto dei suggerimenti degli Ordini, mentre prosegue il fenomeno per cui alcune Regioni, con proprie leggi, stravolgono le caratteristiche della Medicina”.

Filippo Anelli ha illustrato la mozione sopra richiamata, sottolineando alcuni punti: “Tutto parte dal Trattato di Lisbona, da lì è disceso il disconoscimento delle professioni. Il sapere sembra scomparso. La conseguenza potrebbe essere la scomparsa degli Ordini. Nel ddl Lorenzin veniamo visti come tecnici, ma noi dobbiamo riaffermare il valore della libertà che significa la possibilità di autogoverno della professione. Siamo noi che facciamo le diagnosi, il che implica assunzione di responsabilità e qui sta la differenza con la tecnica. Il ddl Lorenzin va bocciato. Gli Ordini devono governare la professione e interloquire con il Governo nazionale e con i Governi regionali”.

Amerigo Sbriccoli, Presidente OMCeO di Macerata, ha detto: “La professione medica non esiste più per la politica, è considerata al pari di altre professioni. I medici sono percepiti come nemici, non vengono presi in considerazione”.

Secondo Guido Lucchini, Presidente OMCeO di Pordenone, “con il ddl Lorenzin, tutto il Governo ci è contro. Eppure, anche da parte dei giovani medici che si avvicinano all’Ordine c’è entusiasmo, ma c’è rabbia nei confronti della politica”.

Giovanni Leoni, Presidente OMCeO di Venezia: “Il ddl Lorenzin dimostra ignoranza e aggressività nei confronti dei medici. Dopo alcune vicende come la riforma costituzionale, bocciata dagli italiani, o come la legge elettorale che non vede la luce, la classe politica non può venire a dire a noi come fare la professione”.

Per Eugenio Corcioni, Presidente OMCeO di Cosenza, “il ddl Lorenzin è un’offesa per tutti noi. Pensare di decentrare le elezioni degli Ordini è profondamente sbagliato, è un’idea che intacca la nostra autonomia, che invece noi dobbiamo difendere, specialmente in realtà come la mia dove il rischio è da un lato la prepotenza di certa politica, e, dall’altro, il rischio di infiltrazione della ‘ndrangheta”.

Giovanni D’Angelo, Presidente OMCeO di Salerno, ha sostenuto che “da tempo c’è una progressiva svalutazione della professione medica, che parte dall’Università. La diagnosi può appartenere a chi ha la conoscenza”.

Giuseppe Lavra, Presidente OMCeO di Roma, ha detto: “Nei tavoli tecnici occorre inserire anche specialisti e ospedalieri. Sul piano generale, occorre rivendicare il ruolo degli Ordini, perché sia il comma 566 sia il ddl Lorenzin sminuiscono il ruolo del medico. L’organizzazione della classe medica non è potere, ma responsabilità”.

Cesare Ferrari, Presidente OMCeO di Trapani ha posto l’accento su due aspetti: “Siamo fermi sul ddl Lorenzin, sulla legge 24 e sul comma 566, mentre invece dovremmo far sentire di più la nostra voce. Sul territorio poi, è un vulnus la vicenda delle nomine dei direttori generali delle Asl da parte delle Regioni”.

Augusto Pagani, Presidente OMCeO di Piacenza, oltre che del ddl Lorenzin, ha sottolineato “la possibilità che possano nascere conflitti di interesse tra Ordine e sindacato o tra Ordine e politica. Noi dobbiamo evitare simili situazioni, riaffermando il ruolo degli Ordini”.

Per Silvestro Scotti, Presidente OMCeO di Napoli, “il ddl Lorenzin è offensivo per tutti i medici e questo CN non è considerato come rappresentante della categoria. Mai come in questo momento, gli Ordini devono difendere la professione medica”.

Secondo Pierantonio Muzzetto, Presidente OMCeO di Parma, “il ddl Lorenzin mina alla base il senso della professione medica, che la si vuole ridurre alla mera applicazione di procedure e linee guida. Invece noi siamo Istituzioni democratiche e dobbiamo difendere il valore etico della nostra professione”.

Maria Erminia Bottiglieri, Presidente OMCeO di Caserta, ha posto l’accento sugli articoli 1 e 1 bis relativi alle sperimentazioni. Ma ha anche lanciato un ammonimento: “Donne e giovani devono essere valorizzati per le loro capacità”.

Carlo Manfredi, Presidente OMCeO di Massa Carrara ha operato una distinzione: “Il medico burocrate ha come obiettivo difendere la comunità, il medico clinico ha invece la mission di avere in cura la persona. Circa le sperimentazioni, si tende a ridurre i tempi per immettere più velocemente i farmaci sul mercato. Sull’obbligatorietà dei vaccini, occorre fare riferimento a linee guida basate sull’evidenza”.

Salvatore Amato, Presidente OMCeO di Palermo, ha sostenuto che “alcune scelte devono essere inquadrate oramai in una dimensione europea capace però di prendersi carico dei problemi e di fornire le soluzioni. Certo, il quadro è problematico, se si pensa che prima si è fatto l’euro come moneta unica e poi si è cominciato a pensare all’Europa, un paradigma che va ribaltato, come anche occorre passare dalla patologia della salute alla salutogenesi, esaltando il ruolo della prevenzione”.

Roberto Monaco, Presidente OMCeO di Siena, nel ricordare l’appuntamento del 14-15 luglio nella sua città, ha detto: “L’Ordine ha la funzione principale di tutelare la qualità della professione”.

Antonio Panti, Presidente OMCeO di Firenze, ha sostenuto che “occorre portare avanti le posizioni della Federazione a livello politico sia nazionale sia locale. Noi, sui vaccini, dobbiamo dare risposte alle domande dei cittadini”.

Francesco Noce, Presidente OMCeO di Rovigo, ha detto che “gli attacchi alla professione medica partono da molto lontano, mentre gli Ordini di confermano essere a tutela della professione e dei cittadini. Rischiamo però di perdere il decoro della professione, oltre che scienza e coscienza”. Noce ha auspicato “un’azione dirompente da parte della Federazione con le dimissioni collettive dei Presidenti senza escludere una manifestazione davanti al Parlamento”.

Ugo Trucco, Presidente OMCeO di Savona, ha sollecitato “iniziative da parte della Federazione, per affermare i nostri valori, anche perché i politici continueranno sulla loro strada, senza ascoltare le istanze che noi rappresentiamo”.

Per Roberto Rossi, Presidente OMCeO di Milano, “questo è il momento di mostrare la massima compattezza della Federazione sul ddl Lorenzin”.

Fulvio Borromei, Presidente OMCeO di Ancona, “la politica ha mostrato incompetenza e volontà di attaccare la professione, di attaccare l’Ordine vero per poter istituire nuovi Ordini”.

Ottavio Di Stefano, Presidente OMCeO di Brescia, ha invitato tutti “a un’autocritica: ci dobbiamo chiedere quanto contiamo davvero al nostro interno e nel rapporto con le Istituzioni”.

Secondo Giovanni Maria Righetti, Presidente OMCeO di Latina, “il Consiglio nazionale deve dare un mandato pieno al Comitato centrale e alla Presidente per portare avanti temi e problemi emersi nel dibattito che si è sviluppato anche in questa nostra Assemblea”.

Come si può osservare, forte è stata la partecipazione e altrettanto forte è stata la passione con cui i Presidenti di Ordine hanno affrontato le questioni cruciali di questo momento particolare che la professione medica sta vivendo.

LA CONCLUSIONE DELLA MOZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE

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