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2390.- Julian Assange: Chi è e cosa rappresenta per noi.

Che cos’è WikiLeaks. Fondata alla fine del 2006 da un gruppo di programmatori attivisti tra cui Assange, Wikileaks è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo e pubblica sul proprio sito documenti di vario tipo coperti da segreto.

Nel 2010 l’organizzazione attirò su di sé l’attenzione internazionale per aver reso pubblici alcuni documenti riservati degli Stati Uniti sulla guerra in Afghanistan. Assange è stato più volte candidato al Premio Nobel per la Pace.

Julian Assange “è un figlio, un padre, un fratello. Ha vinto dozzine di premi per il giornalismo. È stato nominato per il premio Nobel per la pace ogni anno dal 2010. Potenti attori, tra cui la CIA, sono impegnati in uno sforzo sofisticato per disumanizzarlo, delegittimarlo e imprigionarlo”. Con queste parole Wikileaks, la creatura che ha contribuito a fondare, lo descrive su Twitter. 

Per noi cittadini, Assange è un simbolo di Pace e Libertà. Conosciamo, da sempre, le alchimie della politica estera USA e, in generale, di ogni grande potenza.

Julian Assange è un giornalista e attivista australiano con cittadinanza ecuadoriana. Conosciuto in tutto il mondo soprattutto per aver fondato il sito WikiLeaks.

Classe 1971, Assange è nato a Townsville, nel Queensland. Figlio di attori di teatro, si definisce un anarchico. Programmatore informatico, ad appena 16 anni sa scrivere programmi per il Commodore 64.

Lascia la propria casa un anno dopo sposandosi e diventando padre appena maggiorenne, ma poi si separerà dalla moglie. Negli anni Ottanta entra a far parte di un gruppo di hacker. Nel 1992 gli vengono rivolti ventiquattro capi di accusa per reati di pirateria informatica.

Assange viene inizialmente condannato ma poi rilasciato per buona condotta dopo il pagamento di 2100 dollari australiani. Come detto diventa celebre essendo uno dei principali promotori del sito WikiLeaks.

Il caso Assange: da WikiLeaks ai 7 anni nell’ambasciata dell’Ecuador, per evitare l’estradizione in Svezia. 

Julian Assange | WikiLeaks

Il 28 novembre 2010 WikiLeaks rende pubblici oltre 251mila documenti diplomatici americani, alcuni dei quali ritenuti “confidenziali” o “segreti”. Il 18 novembre di quello stesso anno spicca un mandato d’arresto in contumacia nei suoi confronti con l’accusa di stupro, molestie e coercizione illegale.

In particolare a Julian Assange viene contestato di aver avuto rapporti sessuali non protetti con due donne, seppur consenzienti e di non aver voluto sottoporsi a controlli medici sulle malattie trasmettibili sessualmente, una condotta criminosa per la legge svedese. A denunciare Assange proprio le due ex amanti.

Julian Assange | Rischio estradizione

Il 7 dicembre 2010 Assange si presenta spontaneamente negli uffici di Scotland Yard e viene arrestato su mandato di cattura europeo. Intanto la Svezia presenta una richiesta di estradizione alle autorità inglesi, che secondo molti sarebbe una strategia per poi estradare il fondatore di WikiLeaks negli Stati Uniti, dove lo attende un processo per spionaggio.

Dopo nove giorni di carcere, Assange viene rilasciato su cauzione. Il 2 novembre 2011 l’Alta corte di Londra dà il via libera all’estradizione richiesta dalla Svezia. Nel 2012, però, la Corte Suprema britannica rigetta il ricorso contro l’estradizione. A quel punto Assange si rifugia presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, chiedendo asilo politico come perseguitato.

Nell’agosto 2012 il governo di Rafael Correa concede lo status di rifugiato politico ad Assange, ritenendo plausibili le preoccupazioni del fondatore di WikiLeaks che l’estradizione in Svezia fosse in realtà un modo per consegnarlo al’America. Assange, per le sue attività, viene più volte candidato per il premio Nobel per la pace.

Nel 2015 Assange chiede protezione alla Francia ma le autorità d’oltralpe si rifiutano di aiutarlo. Nel maggio 2017 la procura svedese archivia l’accusa rimanente di stupro, ma Assange resta nell’ambasciata ecuadoriana in attesa della decisione sull’annullamento del mandato di cattura internazionale e britannico per l’accusa di non essersi presentato in tribunale a Londra dopo la cauzione.

Julian Assange | Arresto

L’11 aprile 2019 viene arrestato dalle autorità inglesi e consegnato alla giustizia britannica, dopo che il governo dell’Ecuador ha revocato il suo asilo politico. Da oltre un anno si parlava delle tensioni crescenti tra l’ambasciata ecuadoriana e Assange.

Ad Assange era stata conferita la cittadinanza equadoregna. Dopo l’arresto, il presidente Moreno ha fatto sapere di aver chiesto e ottenuto garanzie alle autorità britanniche sul fatto che Assange non sarà estradato in un paese nel quale potrebbe essere vittima di tortura o pena di morte.

In America nei suoi confronti è aperta l’indagine del Grand Jury di Alexandria per la pubblicazione di documenti segreti del governo americano. Ora con l’arresto Assange rischia grosso: qualora l’Inghilterra lo estradasse negli Stati Uniti, probabilmente per lui ci sarebbe il carcere per il resto dei suoi giorni.

Wikileaks accusa la Cia: “Vogliono delegittimarlo”.

da Antonio Scali:    Classe 1992, nasce in un piccolo paese in provincia di Reggio Calabria, ma vive a Roma da circa dieci anni. Giornalista professionista. Negli anni ha maturato diverse esperienze in testate online, radio e tv. Ha frequentato il Master in Giornalismo della Lumsa. Si occupa per TPI di SEO e produzione di notizie. 

2385.- ERDOGAN TRADISCE DI NUOVO PUTIN

di Maurizio Blondet 

Siria. Il 25 maggio  scorso, le forze regolari di Damasco, in un fulmineo contrattacco ben appoggiato dall’aviazione russa, riconquistano Kafr Nabudah,  cominciando a smangiare l’ultima roccaforte jihadista di Idlib (lo chiameremo Idiblistan). Ed  ecco, “la Turchia riprende a  rifornirei armamenti i jihadisti per aiutarli a respingere l’operazione militare in corso d parte dell’esercito arabo siriano (SAA) nel Nord di Hama: dozzine di veicoli corazzati, lanciarazzi Grad e missili guidati anticarro (ATGM), tra cui il TOW made in USA  (Reuters).  Erdogan  non solo non ha mantenuta le promesse che aveva fatto a Putin, di agire contro i jihadisti di Idlib, ma  li rifornisce di armamenti che possono uccidere i soldati russi presenti sulle linee.
Turkey Resumed Its Weapon Supplies To Syrian Militants To Counter Syrian Army Offensive – Report
Commenti tra il sarcastico e l’irritato, in ambienti di analisi militare russi,  su Putin e il suo errore strategico, di aver fornito gli S-400. “Come avere solo per un secondo fiducia in Erdo? Come essere certi che non  rifilerà certi segreti alla NATO e  non userà gli S-400  contro gli alleati di Mosca? Come s è osato mettere la Turchia di questo piccolo fuhrer sullo stesso  livello di alleati strategici come Cina o l’India, i soli paesi (con l’Algeria) ad aver ricevuto  i sistemi?  O al disopra dell’Iran, che ha ricevuto solo gli S-300?”.
https://www.checkpointasia.net/putins-buddy-erdogan-is-waging-a-proxy-war-against-him-in-syria-has-amped-up-weapons-to-rebels-reuters/..
Vuol piazzare gli S-400 contro Cipro. Il guaio è   che (come ha rivelato  Bloomberg) “la Turchia sta davvero considerando di schierare   il  sistema di difesa missilistica russo lungo la costa meridionale del paese, vicino a dove le sue navi da guerra stanno accompagnando navi   di prospezione petrolifera”.  Ankara   così minaccia con la spada di Brenno la delicata questione delle zone di  prospezione e sfruttamento nel mare di Cipro: La Turchia non riconosce il governo (greco-cipriota) di Nicosia   né i  suoi accordi relativi alla ZEE  (zona di sfruttamento assegnati a varie compagnie).Ankara ritiene che il diritto di estrarre gas dovrebbe essere esercitato anche dai turco-ciprioti e anche dalla Turchia nel caso dei blocchi 4, 5, 6 e 7, attraverso il quale – secondo Ankara – passa il confine marittimo turco (la mappa sotto ).La zona delle prospezioni congiunte. Di cui Ankara vuole la sua parte.  (Profeie di  Paisios)
“La Turchia riguarda  gli S-400  come  deterrente per difendere i propri interessi energetici nel Mediterraneo orientale dove le tensioni della birra possono minacciare di portare le relazioni della Turchia con gli Stati Uniti a un punto di rottura”, ha detto Mehmet Seyfettin Erol, capo dell’istituto di ricerca di Ankara ANKASAM .  “Si sente sempre più minacciato nel Mediterraneo dagli Stati Uniti e dal sostegno israeliano a Cipro”.La UE, per bocca della Mogherini, ha espresso condanna…La possibilità che gli S-400 siano schierati ad Akkuyu è piuttosto forte”, ha affermato Abdullah Agar, un analista turco della sicurezza .  Ad Akkuyu  sorge una centrale atomica.  “È una soluzione che potrebbe fornire sicurezza alla centrale nucleare in linea con la cooperazione della Turchia con la Russia (sic) e darle un vantaggio  nella tesa competizione energetica nel  Mediterraneo Orientale”.(Noi rimandiamo alle profezie del monaco Paisios, ndr.)…Manda qaedisti in Libia…Le attività geopolitico-belliciste di Erdogan non si limitano ad Idlib (Siria)  nè a Cipro. L’ambasciatore siriano all’ONU  Bashar Al-Ja’afari ha   dichiarato  martedì al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che la Turchia manda contingenti di  Jihadisti dell’ISIs e di Tahrir Al-Sham, già operanti in Siria, fino alla Libia, in appoggio al “governo” di  Tripoli  di Al Sarraj,  per sostenerlo nel conflitto conil generale Haftar.  Ironia della sorte, centinaia di combattenti che erano stati arruolati in Libia e spediti in Siria via Turchia per  abbattere il governo di Damasco, adesso vengono   rispediti  indietro per farli partecipare alla nuova fase della guerra di Libia.  Insieme ad “addestratori turchi e di altri paesi”.Dall’altra parte – ha rivelato Al Jazeera in un servizio – ad aprile, quando Haftar ha tentato di conquistare Tripoli,  si sono visti atterrare grossi aerei pieni di armamenti nelle  basi aeree dello stesso Haftar.  “ due   apparecchi Ilyushin 76  registrati a una società emiratina-kazaka denominata  Reem Travel  hanno   effettuato diversi viaggi tra Egitto, Israele e Giordania per poi  atterrare presso basi militari controllate dall’esercito nazionale libico di Haftar (LNA) all’inizio Aprile”. Quindi col generale sono schierati, oltre che Macron, Al Sissi e Putin, anche gli americani. “Il conflitto in Libia sta crescendo in una guerra per procura, con diversi attori, uno scenario tipo Yemen”, ha detto  l’nalista degli affari del Golfo Bill Law intervistato da Al Jazeera.Ma per la Trenta (e grillini)   il nemico è Salvini.
Bisognerebbe avvertire il governo, che è ancora grillino, quale posizione sta prendendo sulla Libia. 
Un ministro degli esteri di nome Moavero sembra scomparso. Roberto Fico interpreta la crisi del movimento intero con una frase da scolpire: “Non so più chi siamo”.  La UE ci attacca, in Libia comincia una  vera guerra per procura, Erdogan minacca cogli S-400, e loro  hanno abbandonato il timone.  Il resto dei grillini al governo, in realtà, sta pensando a come combattere il solo vero nemico che riconosce in questo momento supremo: Matteo Salvini.Lo ha dichiarato nero su bianco un grillino ancora con la testa sul collo, Angolo Tofalo, sottosegretario alla Difesa, in una bordata alla sua stessa ministra Trenta: “Ho cercato per un anno di stare accanto al ministro Trenta e di spiegarle che il nemico non è Salvini,  ma chi, all’interno dell’apparato, vuole continuare ad agire senza l’indirizzo ed il controllo politico. Purtroppo, consigliata male, ha deciso di fare valutazioni diverse. Ad oggi – prosegue, dopo un anno da sottosegretario, gran parte delle informazioni che ricevo per svolgere il mio lavoro non vengono dagli uffici preposti a coordinare le figure di vertice, ma da tutte le persone, e vi assicuro che sono tante, che mi hanno riconosciuto come  una persona seria e appassionata che lavora per il bene del paese. Sono  entrato nelle istituzioni per spezzare le catene dei vecchi poteri che ostacolano l’ammodernamento dello Stato e mi sono ritrovato nel mio dicastero ad assistere a incomprensibili scelte, quasi mai coordinate politicamente, che hanno solo rafforzato, a causa di errori grossolani, l’influenza di capi e capetti del passato”Toffalo con la ministra della Inclusione LGBT . Hanno dimesso lui.https://formiche.net/2019/05/tofalo-sfiducia-la-trenta/.Una accusa coraggiosa e circostanziata, che ha fatto prevedere: la Trenta   cadrà.  Invece  l’apparato Grillo-Casaleggio   ha fatto dimettere Toffalo. E la Marina militare  della Trenta  intanto  “salva” pseudo-naufraghi portati dalla tedesca Sea Watch , perché la stessa SeaWatch aveva detto che c’era una bambina morta a bordo.Poi, ecco: “.@giorgialinardi dalla @SeaWatchItaly a #TagadàLa7: Si è dovuta diffondere la notizia di una bambina deceduta affinché la Marina intervenisse.
http://www.la7.it/tagada/video/la-portavoce-della-seawatch-la-marina-%C3%A8-intervenuta-dopo-che-si-%C3%A8-diffusa-la-notizia-di-una-bambina-30-05-2019-273425 .@gendiemme
giorgia linardi portavoce della @SeaWatchItaly inoltre specifica: “La nostra missione si limita alla ricognizione aerea. L’informazione sulla bambina deceduta è stata diffusa da @alarm_phone, che era in contatto diretto con le persone a bordo del gommone” 
https://t.co/5vCEgBgoHX—  May 30, 2019
E’ palesemente il deciso sabotaggio delle poltiiche italiane, e il nuovo metodo con cui sarà demolito Salvini .Ci vorrebbe un magistrato che contestasse i numerosi reati di cui, con il falso allarme, s’è macchiata la tedesca sabotatrice  SeaWatch. Ci vorrebbe un ministro della Difesa che non avesse come nemico  l’alleato di governo. Ci vorrebbe Moavero. Ci  vorrebbe Conte.    “Non so più chi siamo”, come dice Fico.    Ma siete al governo, perdio. In confronto alla squaglio  dei 5Stelle “del cambiamento”, l’8 Settembre  sembrerà  una commediola.  
Maurizio Blondet | 30 maggio 2019 

2377.- Libia, Haftar dice no a Macron: Niente tregua per ora, non ci sono le condizioni

Erdogan ha riarmato pesantemente Sarraj e si attende un terzo round di Haftar, che sarà combattuto nella città. Le vittime civili dei combattimenti di Tripoli apriranno la porta a una tregua,senza vincitori e vinti, ma seppelliranno il futuro politico del generale. Parleranno i morti. Il successo difensivo del GNA ha fatto sì che la posizione italiana verso Tripoli risulti, ora più che mai, corretta e pagante.

Haftar dice no alla tregua chiesta da Macron, ma lascia aperto uno spiraglio. Il rifiuto del Generale, però, serve solo a prendere tempo per giocare le ultime carte nascoste

Khalifa Haftar si gioca il tutto per tutto in Libia e dice no a Emmanuel Macron sul cessate il fuoco incondizionato. Il Generale nel tanto atteso incontro con il presidente francese ha sottolineato che non ci sono le condizioni per una tregua, anche se ha affermato che è necessario riprendere il dialogo per porre fine alla crisi. Di fatto, come prevedibile, ha preso tempo tenendo aperto lo spiraglio di negoziati, dosando scontri armati e diplomazia. In questo è un esperto. L’uomo forte della Cirenaica ha sempre adottato la strategia del doppio binario con buoni risultati. Inoltre, la mancanza di “condizioni” non esclude a priori una tregua futura, che farebbe terminare la guerra civile contro Fayez Sarraj in una situazione di parità senza vincitori né vinti. Vuol dire che ha delle carte nascoste e che le vuole giocare tutte, prima di fermarsi.

Il conflitto tra Wahhabismo e Fratelli Musulmani è l’ultima carta del Generale

Haftar, infatti, negli ultimissimi giorni ha cambiato postura. Dopo che la Francia si è riallineata all’UE sul supporto a Sarraj, ha avuto un momento di crisi. Tanto che si rincorrevano voci su una sua adesione alle richieste di Parigi o in alternativa un gesto disperato. Poi, però, è successo un fatto nuovo. Le forze del GNA hanno ricevuto dalla Turchia un carico di nuovi mezzi e armi. Ciò ha fatto sì che i partner del Generale, fino a quel momento sfiduciati dallo stallo dell’offensiva (giudicata un fallimento), si rianimassero e rispondessero in quello che è diventato l’ultimo terreno di scontro tra Wahhabismo e Fratelli Musulmani, che passa da Iraq e Siria, nonché da Isis e Al Qaeda. Di conseguenza, potrebbero aver sbloccato aiuti militari che prima erano stati negati. Di fatto, riequilibrando la partita e alimentando nuove speranze per Bengasi.

L’uomo forte della Cirenaica dovrebbe far partire presto la terza fase dell’offensiva su Tripoli. Questa, a differenza di quanto accaduto finora, vedrebbe protagoniste le forze sul terreno e non più la componente aerea

Cosa accadrà in Libia, comunque, lo si vedrà nei prossimi giorni. Haftar ha annunciato che presto comincerà la terza fase delle operazioni a sud di Tripoli, anche se per ora era tutto fermo in attesa dell’incontro con Macron. L’LNA dovrebbe aumentare il pressing soprattutto sull’ala est delle manovre, sperando di rompere le linee di difesa del GNA, e le forze di terra avrebbero un ruolo maggiore, rispetto a quanto avvenuto finora. La componente aerea, protagonista nelle operazioni di Haftar e di Sarraj, vedrebbe invece limitata la sua capacità operativa. Ciò per due motivi: in primis aumentano i rischi per i velivoli, a causa delle nuove armi – soprattutto i missili anti-aerei FIM92-Stinger – che Tripoli ha ricevuto da Ankara. Inoltre, i combattimenti si sposterebbero in zone densamente popolate. Per gli aerei di Bengasi sarebbe, quindi, impossibile colpire senza causare ingenti danni collaterali e in quel caso il Generale perderebbe anche gli ultimi partner.

L’arrivo di nuove armi (confermato) per le forze di Sarraj e quello (probabile) per le truppe di Haftar, uniti all’ipotesi di nuove manovre offensive del Generale a sud di Tripoli, fanno temere che il rischio di un bagno di sangue in Libia è concreto

Leggero da trasportare e relativamente semplice da usare, il FIM-92 Stinger è un missile terra-aria a puntamento passivo agli infrarossi, con una gittata efficace tra gli 1 e gli 8 km (4 km secondo alcune fonti), ad un’altezza massima di 3 km. Averlo fornito al teatro libico, a rischio terrorismo, è stato un azzardo per la sicurezza del trasporto aereo.

Se fosse confermata la nuova offensiva di Haftar, e soprattutto le sue modalità, c’è il concreto pericolo di un bagno di sangue in Libia. Le ostilità tra forze del GNA e LNA a sud di Tripoli passerebbero da una sostanziale “guerra di posizione” a vere e proprie battaglie; coinvolgerebbero sempre più i civili, man mano che si avvicinano alle zone residenziali. L’impiego in chiave aggressiva delle truppe sul terreno alimenta, infatti, il rischio di maggiori perdite, sia tra soldati e milizie sia tra gli abitanti locali. Inoltre, gli scontri rischiano di tramutarsi in combattimenti “casa per casa”. Ciò, senza contare che i soldati di Sarraj per difendere la capitale non esiteranno a usare le nuove armi ricevute. E quelli del generale faranno altrettanto per attaccare. Queste, seppur più accurate, a differenza di quelle impiegate finora sono tecnologicamente superiori. Il che significa una maggiore capacità distruttiva.

Prendere tempo non aiuterebbe a sconfiggere Sarraj. Grazie ai mezzi e alle armi ricevute dalla Turchia, il GNA è, ora, in grado di difendere meglio Tripoli.

Per il Generale la situazione è sempre più complicata. Le forze di Sarraj, infatti, sono ora in grado di creare seri problemi all’LNA, soprattutto sul versante aereo perché i velivoli di Bengasi non dispongono di contromisure efficaci contro i missili Stinger arrivati a Tripoli. Di conseguenza, rischiano di essere abbattuti, prima di aver raggiunto gli obiettivi. Anche le milizie dell’LNA hanno ottenuto rinforzi, ma si tratta, soprattutto, di veicoli corazzati, utili nel caso di uno scontro sul terreno, ma esposti ai bombardamenti.

L’LNA ha attaccato la principale condotta idrica che porta a Tripoli, obbligando i dipendenti a chiudere l’acqua. L’obiettivo è obbligare Fayez Sarraj alla resa. Il gruppo è guidato da Khalifa Hanaish, già uomo di fiducia di Haftar. Questo, ha affermato che i rubinetti saranno chiusi anche a Gharian e in altre città dell’Ovest. L’acqua, comunque non mancherà. Infatti, era stata prevista un’ipotesi simile, in quanto Hanaish aveva già attaccato la struttura in passato, e il governo aveva già pronto un piano di emergenza, che è entrato in azione senza che venissero distolte forze alla difesa. In meno di due giorni la condotta è stata riattivata.

Contro il possibile nuovo attacco dell’LNA, Tripoli ha già predisposto i piani per vanificarlo ed è apparso in grado di contrattaccare. Lo conferma la situazione di sostanziale equilibrio tra le forze contrapposte in Libia.

Il GNA di Sarraj può contare su nuovi alleati e forze fresche. Gli elders di Zintan e i membri del movimento 17 Febbraio, che finora avevano condannato l’attacco di Haftar a ovest ma non era intervenuti, hanno annunciato pieno supporto all’esercito regolare sotto il comando del Consiglio Presidenziale (PC). Inoltre, hanno messo a disposizione le loro forze per difendere Tripoli dall’offensiva dell’LNA. Allo stesso tempo, però, hanno fatto sapere di essere ancora impegnati per evitare un bagno di sangue e portare avanti la riconciliazione nazionale. A patto, però, che le truppe del Generale tornino alle loro posizioni precedenti. Al Sarraj ha il supporto di tutte le fazioni della Tripolitania, a parte la Settima brigata dei fratelli Khani a Tarhouna, alleati di Haftar, ma fino a quando non si può dire, perché il generale non è stato in grado di mantenere le sue promesse. la Settima Brigata dei fratelli Khani è rimasta l’unica nell’ovest del paese a essere schierata ancora con l’LNA. Perciò, a meno di una tregua, o si “sgancia” oppure sarà costretta a combattere con il Generale fino alla fine, anche se la battaglia è già persa.

L’unica opzione logica rimasta ad Haftar per non essere sconfitto è accettare il cessate il fuoco incondizionato. L’assunzione di un lobbista è legata all’eventualità?

Per Haftar, quindi, prendere Tripoli in breve tempo sarebbe quasi impossibile. Di conseguenza, l’unica scelta che ha, è accettare la tregua. Anche perché grazie a essa si salverebbe dall’onta della sconfitta, in quanto la partita si chiuderebbe in “pari” senza vincitori né vinti. La decisione di assumere un lobbista, come riportato da Politico, potrebbe essere legata a questa eventualità. In caso di cessate il fuoco, il Generale dovrebbe ricostruirsi un’immagine sia verso i media sia nei confronti della comunità internazionale, Stati Uniti in primis. Ciò, in vista del ritorno al dialogo politico e soprattutto al cammino verso le elezioni. L’uomo forte della Cirenaica, però, ama i coup de theatre. Quindi, non si può escludere nemmeno che “avvii” trattative per la tregua, ma al contempo porti avanti la sua operazione militare contro Sarraj. E che alla prima scusa lanci un nuovo attacco alla capitale.

2376.- Libia, anche la Russia scarica del tutto Haftar. Il Generale medierà a sorpresa?

Libia, Anche La Russia Scarica Del Tutto Haftar. Il Generale Medierà A Sorpresa?

La Russia scarica definitivamente Khalifa Haftar. L’inviato speciale per la Libia Dengov: “Era assolutamente prevedibile che il Generale si sarebbe impantanato. E’ chiaro che non è in grado di conquistare Tripoli”.

La Russia ha scaricato definitivamente Khalifa Haftar. Lo ha fatto dopo la sua decisione di non accettare il cessate il fuoco incondizionato in Libia, comunicata nell’incontro con il presidente francese Emmanuel Macron. La conferma viene da un’intervista rilasciata dall’inviato speciale della Federazione per il paese africano, Lev Dengov, a Bloomberg. “E’ chiaro che l’LNA non è in grado di conquistare Tripoli – ha sottolineato -. Era assolutamente prevedibile che si sarebbe impantanato”. Non solo. “Il conflitto continuerà fino a che non emergerà un leader capace di unire tutti – ha aggiunto Dengov -. Se questo leader fosse stato Haftar, sarebbe già a Tripoli e la città sarebbe caduta senza combattere”. La presa di posizione netta di Mosca è un segnale importante sul fatto che la pazienza sia finita. La nazione recentemente aveva allentato le relazioni con il Generale, senza però mai attaccarlo direttamente o prendere le difese del GNA di Fayez Sarraj.

Il Consiglio di Sicurezza Onu si sta compattando verso una posizione comune sulla crisi nel paese africano. Fayez Sarraj ne esce vincitore. Haftar sfoggerà un nuovo coup de theatre e accetterà la mediazione?

La nuova postura russa è un fatto inaspettato e pericoloso per Haftar. Il Generale, infatti, si trova contro tre dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU (Francia, Russia e Regno Unito). La Cina, finora neutrale, ha chiesto il ritorno alla soluzione politica della crisi e gli Stati Uniti hanno fatto altrettanto. Senza contare che attualmente la Germania, da sempre vicina a Sarraj, presiede l’organismo. Di conseguenza, ci si avvia velocemente verso una visione e una posizione comuni sulla guerra civile. L’uomo forte della Cirenaica rischia, perciò, che i Big entrino nella partita su Tripoli. A quel punto, il peso degli alleati regionali crollerebbe e lui si troverebbe in mezzo a due fuochi, per di più ostaggio delle milizie alleate, che pretendono la ricompensa pattuita per aver combattuto al suo fianco. Quindi, in uno dei suoi soliti coup de theatre, potrebbe decidere improvvisamente di mediare.

2358 .- Haftar a Roma e a Parigi incontra Conte e Macron e tira dritto.

Khalifa Haftar è arrivato ieri sera a Roma. Questa mattina ha avuto un incontro di due ore con Giuseppe Conte a Palazzo Chigi e oggi pomeriggio dovrebbe aver incontrato Macron a Parigi, come anticipato due giorni fa, dal ministro degli Esteri Yves Le Drian.

Giuseppe Conte ha “Ribadito la necessità di una soluzione politica” e gli ha chiesto ancora una volta di fermare il suo assalto militare a Tripoli, il generale lo ha gelato e ha risposto: “Andrò avanti, dobbiamo arrivare a Tripoli per estirpare il terrorismo”.

 Conte ai giornalisti: In Libia «la situazione è quella che conosciamo, ho espresso la preoccupazione dell’Italia per la situazione che si è creata, che consideriamo molto critica, noi invochiamo il cessate il fuoco e confidiamo che si possa percorrere una via politica perché riteniamo che il dialogo politico sia l’unica soluzione rispetto all’opzione militare in corso»,

L’Italia, non essendo opportuno per nessuno scendere in campo, insiste per la soluzione politica della crisi in Libia, mediata dalle Nazioni Unite. La posizione tenuta da Conte e, probabilmente e in apparenza, quella di Macron non diverge da quella tenuta il 7 maggio scorso con il premier del governo di accordo nazionale Fayez Al Sarraj, ma Sarraj sa bene che Haftar dovrà tentare il tutto per tutto, ora e lo sanno anche Arabia Saudita, Emirati Arabi, Russia ed Egitto che sono i suoi sostenitori e lo stanno rifornendo di armi e, oggi, di un altro elicottero. Sarà molto difficile per tutti, fermare la campagna su Tripoli e portare i due contendenti a sedersi al tavolo delle trattative.

Poco o nulla conta che l’attacco militare’ di Haftar sia stato condannato dall’Ue: le conclusioni del Consiglio Affari Esteri di lunedì si sono fermate alla richiesta di un cessate il fuoco immediato; ma, per Serraj, qualsiasi proposta di tregua deve prevedere la “verifica del ritiro delle forze di aggressione”, ovvero il ritiro di Haftar. Di contro, il generale – ha detto senza mezzi termini a “Politico Anas El Gomaty”, direttore del think tank Sadeq Institute – che “non vuole una condivisione del potere, vuole il controllo totale della Libia”. E non potrebbe essere diversamente, anzi, un governo forte su tutto il territorio e su tutte le fazioni è condizione essenziale per la ricostruzione della pace e del Paese.

La situazione permane intrecciata, com’è d’uso nel mondo arabo e, ieri, l’Esercito nazionale libico (Lna) ha disposto un ampio dispiegamento di truppe a Sirte, a 450 chilometri a est di Tripoli, città simbolo della guerra contro la wilayah (provincia) dello Stato Islamico nel Paese. Si suppone, in chiave anti Isis.

Intanto, la guerra continua a mietere vittime. Oggi, tre civili sono stati uccisi in un raid aereo dell’LNA sulla città costiera di Zawiya, 50 chilometri a ovest di Tripoli. Al momento, dunque, nulla di nuovo.

2350.- Libia, a Sud di Tripoli è stallo ma Haftar è sconfitto politicamente

Situazione di stallo guerreggiata, malgrado il ramadan. Haftar prosegue il tentativo di sfondare da Sud e continua a bombardare tutto il quadrante: Da Ain Zara a Ghut Al Raman, mentre il GNA fa progressi in direzione dell’aeroporto internazionale di Mitiga. Gli sfollati da Tripoli superano i 60.000. Ndr.

In Libia la situazione sul terreno è in stallo e in sostanziale equilibrio. L’LNA di Haftar non penetra le difese del GNA a sud di Tripoli e le forze di Sarraj non avanzano in maniera significativa. In compenso il Generale continua a bombardare l’area costiera

La situazione sul terreno in Libia è di stallo totale. Le truppe di Khalifa Haftar da circa una settimana non riescono ad avanzare a sud di Tripoli e quelle del GNA non registrano progressi significativi. Le aree dove gli scontri sono più intensi sono Ain Zara e l’aeroporto internazionale di Mitiga. Nella prima l’LNA cerca di aprire un varco nelle difese nemiche. Nella seconda, le forze di Fayez Sarraj puntano a riprendere lo scalo in ogni modo, ma finora le difese del Generale hanno retto. L’uomo forte della Cirenaica parallelamente continua a bombardare la periferia della capitale e la zona costiera, anche se ciò non gli porta alcun beneficio. I caccia di Bengasi, infatti, hanno colpito una prigione, il dipartimento di sicurezza e in magazzino di prodotti per la pulizia a Janzour. Inoltre, è stata danneggiata una fattoria a Wadi Rabea. Perciò, nessun obiettivo militare o strategico.

Emmanuel Macron ha “confermato” il sostegno al premier del GNA, Fayez Sarraj, ma, pure allineandosi con l’ONU, che ha chiesto una tregua umanitaria, a sua volta, ha chiesto un cessate il fuoco incondizionato, mantenendo ciascuno le posizioni raggiunte, ma sotto la supervisione internazionale. È la soluzione che andiamo sostenendo. Altrimenti, Haftar resterebbe l’assediante, pronto a cogliere la prima occasione. Non è il ritorno allo status quo ante chiesto da al-Sarraj. È sempre più necessario che le elezioni libiche partoriscano un terzo uomo. Ndr.

Il successo di Sarraj nell’ottenere nuovamente il sostegno della Francia, che comunque vuole salvare Haftar, ha spiazzato il Generale. Questo, fortemente indebolito e quasi sconfitto ora cercherà la vendetta e il riscatto in ogni modo. Si rischiano un bagno di sangue e violenze

Ma, se a livello militare Tripoli e Bengasi si equilibrano, in quello politico Haftar è in netto svantaggio. Forse è stato addirittura sconfitto da Sarraj. Il premier del GNA, infatti, è riuscito a ottenere nuovamente sostegno dalla Francia, seppur con la richiesta di una tregua incondizionata che salverebbe la faccia anche al Generale. L’endorsement di Parigi, però, ha spiazzato l’uomo forte della Cirenaica, il quale si aspettava esternazioni più neutre e generiche, che gli avrebbero permesso di continuare la sua offensiva come se nulla fosse. Ora, fortemente indebolito e quasi sconfitto, andrà in cerca di vendetta e di riscatto. C’è da aspettarsi quindi, che aumenterà l’intensità degli attacchi contro tutti gli obiettivi, compresi quelli poco “paganti”, durante tutto il Ramadan. Parallelamente, aumenteranno le paranoie su presunte spie e nemici nascosti. Il che rischiano di trasformarsi, se la comunità internazionale non riuscirà a fermarlo prima, in nuove violenze gratuite.

  • 10 Maggio 2019, Francesco Bussoletti, in Difesa e Sicurezza.

2349.- Alcatel, Total, Thales, Siemens e non solo. Ecco come in Libia Sarraj strattona Francia e Germania

Tutte le ultime mosse del governo di Tripoli in Libia contro aziende francesi e tedesche come Alcatel, Total, Thales, Siemens e non solo. L’approfondimento dell’analista Mauro Indelicato per occhidellaguerra.it

Il ministro dell’Economia del governo di Tripoli, Ali al Issawi, nella tarda mattinata di questo giovedì ha annunciato l’interruzione provvisoria della collaborazione con alcune aziende straniere.

TOTAL E SIEMENS NEL MIRINO DI SARRAJ IN LIBIA

Sono in tutto una quarantina, alcuni nomi appaiono davvero pesanti: si va dalla francese Total alla tedesca Siemens.

CHE COSA SI DICE IN LIBIA

Lo si apprende in un articolo del portale AddressLibya, che pubblica le dichiarazioni con cui viene comunicata la decisione assunta dal governo tripolino.

L’OBIETTIVO DI TRIPOLI

Secondo l’esecutivo di Fayez al-Sarraj, le società colpite da questa misura avrebbero violato la legge dell’attività imprenditoriale in Libia. In particolare, per queste aziende le rispettive concessioni sarebbero scadute ed il loro lavoro nel paese era basato su una deroga adesso evidentemente tolta.  Chiaro però che la mossa sembra avere principalmente natura politica, specialmente perché arriva il giorno successivo al poco positivo tour europeo del premier Al Sarraj.

UNA MISURA CONTRO FRANCIA E GERMANIA

La giustificazione data da Tripoli, come detto, riguarda motivazioni prettamente economiche: visto che molte concessioni risultano scadute, allora si sospendono i permessi per continuare il lavoro nel paese. Ma il fatto che gran parte di queste aziende siano francesi e tedesche, porta a pensare che la decisione del governo di Al Sarraj sia frutto dell’insoddisfazione degli incontri tenuti in giro per l’Europa nelle scorse ore.

ANCHE ALCATEL, THALES E BRUGES

Anche perché non si tratta di aziende di secondo piano: oltre alla Total, leader francese negli idrocarburi, ed alla tedesca Siemens che ha la gestione di gran parte dei servizi della rete elettrica, risultano colpite le francesi Alcatel, Thales e Bruges.

Per capire di cosa stiamo parlando, aggiungiamo due note all’articolo di Mauro Indelicato:

Al-Sarraj voleva una crociata europea contro Haftar. Non l’ha ottenuta e ha “sospeso” i permessi per continuare il lavoro nel paese a più di 40 società, in gran parte francesi e tedesche, ma anche italiane, fra cui Total, Siemens, Alcatel, Thales, Burges.

Alcatel è un marchio francese di telefoni mobili di proprietà della società finlandese di elettronica di consumo Nokia e utilizzato su licenza dalla società di elettronica cinese TCL Corporation.

Thales è un gruppo d’elettronica con sede a Parigi, presente in Italia con Thales Italia e con una filiale Thales Alenia Space, specializzato nell’aerospaziale, in sistemi avionici, nella difesa, nella sicurezza e nel trasporto terrestre.

Ma fra le società “sospese” in via temporanea per il mancato rinnovo delle licenze, finora, rinnovatesi tacitamente di anno in anno, c’è anche un’azienda italiana attiva nella manutenzione degli impianti petroliferi e del gas, che ha realizzato depositi, condotte, centrali e oleodotti per il trasporto e il pompaggio del petrolio e del gas; cura la manutenzione e la riparazione delle raffinerie del petrolio, dei pozzi e dei terminal marittimi. Secondo l’Agenzia Nova e il sito web “Libya218”, la scelta delle società da sospendere è stata coordinata tra il ministro dell’Economia e dell’industria, Ali al Issawi, il governatore della Banca centrale, al Sadiq al Kabir, il presidente della National Oil Corporation, Mustafa Sanallah, e altri responsabili.

Al-Sarraj non comanda neppure un solo quartiere di Tripoli e, con questo seguito infelice al suo poco positivo tour europeo, mostra di non aver capito che vogliamo che siano i libici a decidere il loro futuro. Cercando di strattonare i governi che lo hanno appoggiato, per ottenere un ritorno dell’LNA alle basi di partenza, rischia di farsi del male da solo. La Libia ha bisogno di guardare avanti.

LA SCADENZA DEI CONTRATTI

Come si legge su AddressLibya, per molte di queste aziende gli appalti e le commissioni sono scaduti in alcuni casi anche da due anni: è quindi significativo che il governo di Tripoli proprio adesso intervenga annullando più o meno tacite e consolidate proroghe.

LE MIRE DEL GOVERNO DI TRIPOLI

Evidentemente Al Sarraj vuole mettere pressione sui governi di Parigi e Berlino, rei di non essere sufficientemente chiari nel supporto dato all’esecutivo di Tripoli.

Per la verità, fino alle scorse ore, i sospetti di Al Sarraj si concentrano soprattutto sulla Francia, la quale da anni appoggia anche il generale Khalifa Haftar, il rivale cioè che bussa da più di un mese alle porte della capitale libica con il suo esercito. Evidentemente l’attuale premier non valuta positivamente anche l’incontro con Angela Merkel, tenuto prima di quello con Macron nella giornata di mercoledì.

di Mauro indelicato, Start Mag.

2348.- Crisi Libia, Sarraj a Macron: Francia prenda posizioni più chiare. May a Sarraj: May continuare in direzione del cessate il fuoco.

La Libia è un paese diviso. Una Libia pacificata e unita è condizione per la sicurezza dell’Europa e per avviare un processo di crescita reale per il Sahel.

Facciamo un seguito al n. 2345.- “Libia, il Presidente Conte ha incontrato Fayez al Serraj”con il commento all’incontro a Parigi tra il presidente francese e il premier libico. Al-Sarraj, intervistato dalla televisione, ha detto: “Non ci siederemo più al tavolo con Haftar, tregua solo se si ritira”. L’inquilino dell’Eliseo propone cessate il fuoco e  supervisione internazionale, che, poi, è in linea con quanto dichiarato da Giuseppe Conte: “Né con Sarraj né con Haftar, sto con il popolo libico” e conferma quanto scrivemmo, commentando l’incontro di Sarraj con Merkel: “La proposta sarà accettata da entrambi i contendenti solo se le rispettive forze, dopo questo mese di combattimenti, saranno con l’acqua alla gola; ma perché la tregua sia efficace e, direi, possibile occorrerà una forza militare di interposizione intorno a Tripoli”.

: Tripoli sta diventando un cumulo di rovine: un’altra Bengasi. Nella zona di Air Zara vi sono famiglie intere intrappolate. Per garantire la tregua, se mai ci sarà, l’ONU deve dispiegare una forza di imposizione della pace.

“La crisi in Libia e le possibili strade per risolverla sono state al centro di un incontro all’Eliseo tra il premier libico, Fayez al Sarraj, e il presidente francese Emmanuel Macron. “Quello che ci aspettiamo dalla Francia, Paese amico della Libia, è che prenda una posizione più chiara, dica le cose chiaramente”, ha detto Sarraj in un’intervista alla tv France 24 dopo il vertice da lui definito “positivo”. Quanto alle accuse a Parigi di avere un rapporto preferenziale con Khalifa Haftar, Sarraj ha detto: “Le relazioni di certi Paesi con Haftar sono molto chiare, nessuno può dubitarne”.

Sarraj: non ci siederemo più al tavolo con Haftar

Sarraj ha ribadito che “il processo di pace dopo l’attacco del 4 aprile sarà completamente diverso. La situazione è cambiata, quelli con cui ci siederemo al tavolo del negoziato dovranno essere diversi. Ho detto a Macron che bisogna trovare un’elite seria, politica, di universitari, intellettuali, che rappresentino davvero l’est della Libia. Haftar non può più farlo”. Sarraj ha aggiunto che “l’attacco del 4 aprile ha dimostrato che Haftar si preparava a questo attacco. Non era disposto al processo di pace, voleva fare un colpo di Stato contro la legittimità”. Una nota pubblicata sulla pagina Facebook dell’Ufficio stampa del governo di accordo nazionale libico aggiunge che Sarraj ha dichiarato inoltre di ritenere improponibile, come controparte negoziale, anche il presidente del parlamento finora insediato a Tobruk, Aqila Saleh.

Le accuse ad Haftar

Il governo di accordo nazionale libico ha chiesto al Consiglio di sicurezza Onu di istituire “una commissione di verifica dei fatti che faccia luce su chi sostiene e finanza Haftar”, ha detto Sarraj. “Spero che il Consiglio di sicurezza si assuma le sue responsabilità”. Quanto al generale Haftar, “chi bombarda case civili, quartieri, spara su ambulanze e distrugge infrastrutture, io lo definisco criminale di guerra”, ha aggiunto Sarraj. “L’obiettivo di Haftar è chiaro: trovare scuse per attaccarci, dicendo che fanno una guerra contro il terrorismo. Ma nessuno può mettere in dubbio che siamo noi a fare la lotta al terrorismo”. Insomma, il premier libico ha concluso che la tregua potrà esserci solo se Haftar si ritira: “Gli appelli per un cessate il fuoco dovrebbero andare di pari passo con un ritiro delle forze ostili e il loro ritorno da dove sono venute”.

Macron: tregua e supervisione internazionale

Il premier libico Sarraj è giunto a Parigi dopo avere incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel a Berlino. Il faccia a faccia con Macron è avvenuto a porte chiuse. Il presidente francese ha proposto al primo ministro libico una “delimitazione della linea del cessate-il-fuoco, sotto supervisione internazionale, per definirne il quadro preciso”. Inoltre ha proposto di effettuare “fin dai prossimi giorni, una valutazione, in stretta cooperazione con l’Onu, del comportamento dei gruppi armati in Libia, compresi quelli che fanno capo direttamente al governo di intesa nazionale”. Macron, informa l’Eliseo, ha ribadito a al Sarraj “il sostegno della Francia al governo di intesa nazionale, con il quale la Francia proseguirà la sua cooperazione” .

REGNO UNITO-LIBIA

Al termine di questo breve tour, il capo del Consiglio di presidenza di Tripoli, Fayez al Sarraj, ha incontrato oggi a Londra il premier britannico Theresa May, a cui ha espresso l’apprezzamento per aver condannato l’operazione del comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), generale Khalifa Haftar, su Tripoli lo scorso 4 aprile. Lo riferisce un comunicato stampa del governo di Tripoli su Facebook. Sarraj ha ricordato che Haftar ha lanciato l’operazione mentre si trovava a Tripoli il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Durante il soggiorno a Londra, il premier libico ha incontrato il segretario agli Affari esteri, Jeremy Hunt, e altri funzionari con cui ha discusso di cooperazione bilaterale. Da parte sua, May ha espresso la propria preoccupazione sul conflitto in corso in Libia e ha incoraggiato a compiere progressi in direzione del cessate il fuoco, secondo quanto riferisce il profilo Twitter di Dowing Street. Il premier libico ha dato il via lo scorso 7 maggio dall’Italia a un tour europeo che lo ha visto anche in Germania e Francia, alla ricerca di un sostegno diplomatico per porre fine agli scontri in corso a Tripoli. Il comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), generale Khalifa Haftar, ha lanciato lo scorso 4 aprile un’operazione contro il terrorismo a Tripoli. (Lit) © Agenzia Nova 

2345.- Libia, il Presidente Conte ha incontrato Fayez al Serraj

07 Maggio 2019

Sia Conte, sia Merkel aderendo alla richiesta dell’ONU, hanno chiesto, a loro volta, che “Ci sia tregua durante il Ramadan”. è chiaro che la proposta sarà accettata da entrambi i contendenti solo se le rispettive forze, dopo questo mese di combattimenti, saranno con l’acqua alla gola; ma perché la tregua sia efficace e, direi, possibile occorrerà una forza militare di interposizione intorno a Tripoli.

Il Comunicato di Palazzo Chigi:

“Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha incontrato ieri a Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio Presidenziale libico, Fayez al Serraj.
L’incontro ha fornito l’occasione per un aggiornamento degli sviluppi sul terreno e uno scambio di opinioni sulla situazione libica. Il Presidente del Consiglio ha ribadito il forte impegno del Governo italiano volto a rivitalizzare un processo politico efficace e sostenibile. Il Presidente Conte ha inoltre confermato la necessità di evitare ulteriori spirali di violenza per poter avviare un confronto tra le parti sotto l’egida delle Nazioni Unite e con il coeso supporto della Comunità internazionale, a beneficio del popolo libico, della stabilità del Paese e dell’intera regione.”

Giuseppe Conte ha anche detto che le divisioni all’interno del popolo libico non devono riprodursi e amplificarsi in campo internazionale. L’accento è andato sulla crisi umanitaria assolutamente da evitare per le conseguenze che avrebbe nel Nord Africa e in Medio Oriente, Comunque, se ci sarà una crisi umanitaria l’Italia saprà affrontarla.

L’offensiva di Haftar è ora Guerra Santa

Mentre continuano i combattimenti far le forze di terra e i raid delle opposte forze aeree, mntre Haftar ha chiamato alla guerra santa per evitare che il ramadan rallenti la sua offensiva, al Sarraj, alle corde, si è affidato a un tour disperato delle capitali di Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna. La sensazione è che nessuno dei due leader contendenti né al- Sarraj né Haftar abbia la certezza di avere dalla sua il popolo libico. Al sarai è giunto con una delegazione che comprende i ministri degli Affari esteri e dell’Interno, il consigliere politico e quello per la sicurezza nazionale del presidente, il capo dell’organismo per la lotta contro il terrorismo, ufficiali delle Forze Armate e gli ambasciatori di Libia a Roma e presso l’Unione europea. Al-Sarraj, mentre gli ufficiali venivano ricevuti dai colleghi italiani dello Stato Maggiore, “si è appellato a Conte affinché gli amici italiani compiano maggiori sforzi, visto il peso internazionale e il posizionamento dell’Italia, per produrre un cambiamento positivo negli atteggiamenti esitanti di alcuni Stati europei e della regione, in modo da far cessare immediatamente questa aggressione” portata dalle forze del generale Khalifa Haftar.  Il colloquio tra i due presidenti è durato circa un’ora e mezza. Al termine non sono state rilasciate dichiarazioni. Quella di ieri a Roma è la prima tappa del mini-tour diplomatico delle capitali europee del capo del governo libico di unità nazionale. Serraj è, poi, volato a Berlino dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, mentre domani si recherà a Parigi dal presidente francese, Emmanuel Macron. Tra le tappe previste, anche una a Londra. Sono in gioco gli equilibri del mondo arabo e la leadership di Haftar è vista, nel Magreb, con preoccupazione.

Il presidente tunisino è allineato con l’Italia e con l’ONU, che ha richiesto una settimana di tregua umanitaria.

Conte: “Confido di incontrare presto il generale Haftar.

In tutti i miei colloqui sto continuando a insistere che l’opzione militare non porta ad alcuna soluzione stabile”. Lo ha detto il premier Conte, al termine della esercitazione militare con finalità di protezione civile a Pratica di Mare. “Oggi ho incontrato ilPresidente Al Sarraj. Non ci sono grossi movimenti sul territorio. La situazione l’abbiamo inquadrata, come Italia e come governo, da subito bocciando l’opzione militare. C’è una situazione di stallo ma lo scenario è critico e può evolvere in modo ancora più critico da un momento all’altro”, ha aggiunto Conte.

Al-Sarraj incontra Angela Merkel e, poi, a porte chiuse, Macron. Ultima sarà Theresa May.

Angela Merkel a Al Sarraj: “Ci sia tregua durante il Ramadan”.
Il premier libico ha chiesto a Berlino di unificare la posizione europea.

BERLINO – Il governo di accordo nazionale in Libia presieduto da Fayez al Sarraj e l’autoproclamato Esercito nazionale libico comandato dal generale Khalifa Haftar, tornino a negoziare e raggiungano un armistizio per tutto il Ramadan iniziato il 5 maggio e che durerà fino al 4 giugno: lo ha chiesto la cancelliera tedesca Angela Merkel durante l’incontro con Al Sarraj ieri sera a Berlino, a quanto riferisce il quotidiano tedesco “Handelsblatt”. Secondo Merkel, “la base per porre fine al conflitto in Libia” è l’accordo che Al Sarraj e Haftar hanno concluso a febbraio scorso ad Abu Dhabi sulla fine della transizione nel paese con la convocazione delle elezioni del parlamento nazionale. La cancelliera tedesca ha, infine, auspicato che in Libia “si torni al processo politico sotto l’egida delle Nazioni Unite”.

Dal canto suo Al Sarraj “ha auspicato che la Germania riesca a unificare la posizione europea” rendendola “ferma ed efficace nel rifiuto dell’aggressione contro Tripoli e dei crimini di guerra” perpetrati dalle forze del generale Kahlifa Haftar. Lo scrive in un post pubblicato nella notte su Facebook l’Ufficio stampa del capo del Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale libico.

Sarraj, punta alto, senza averne le forze ed è tornato a respingere in maniera indiretta la proposta di un cessate il fuoco in Libia per il Ramadan, affermando che “le forze del Governo di accordo e quelle che lo sostengono proseguiranno la guerra per difendere la capitale fino a costringere gli aggressori a ritirarsi e a ritornare alle loro basi”, sintetizza il post. Sarraj si è poi recato a Parigi, dove ha avuto un incontro a porte chiuse con il presidente Emmanuel Macron. Il tour di Sarraj, che è stato definito “tour della disperazione”, terminerà a Londra, dove incontrerà Theresa May.

2336.- Libia, l’asse della guerra Sarraj-Haftar si sposta a Gharian

Facciamo prima il punto:

Lo stallo nella guerra civile in Libia sta avvantaggiando al-Sarraj. L’LNA di Haftar non riesce a sfondare le difese a sud di Tripoli e le truppe del GNA si avvicinano ancora a Gharian, dove passano le rotte di rifornimento del Generale. Siamo, ormai, alle porte del ramadan e la campagna di 48 ore si è trasformata in una guerra di posizione, che – inutile ripetere – avvantaggia al-Sarraj. L’LNA punta a interrompere i rifornimenti di Misurata a Tripoli e il GNA punta a interrompere quelli di Haftar. Una volta che il centro abitato di Gharian sarà stato “liberato”, il GNA passerà alla famosa controffensiva, che prevede innanzitutto di dividere le milizie di Haftar in due gruppi e di isolarli. L’aviazione del GNA sta aprendo la strada. Il bilancio di questa terza guerra civile è salito a 392 morti, 2000 feriti e 50.000 sfollati.

Effetti dei bombardamenti su Tripoli. Nè LNA né GNA possiedono sistemi d’arma di precisione e i danni e gli effetti per la popolazione civile sono pesanti.

La popolarità di Haftar è in discesa; contro il suo sponsor Macron, i tripolini hanno indossato i gilet jaunes e il generale viene sempre più visto come un dittatore in stile gheddafiano. Fonti libiche comunicano che la gente della strategica città di Zintan è, ora, divisa tra pro e anti -Haftar e da Tobruck, dalla Camera dei Rappresentanti, giungono segnali negativi. Dall’estero, lo stesso presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi – grande sponsor di Haftar – non sarebbe affatto contento. Del resto, Haftar ha giocato il tutto per tutto e, finora, non ha vinto.

Il 2° Gruppo d’Attacco dell’US.NAVY, con le portaerei CVA 72, Lincoln e CVA 74, J.C. Stennis pendola davanti alla Libia, ma, in questa guerra, l’ONU non ha la coesione necessaria per imporre un’operazione di Peace Enforcement.


C’è di più, ad avvalorare le preoccupazioni di Trump e a motivare la sua telefonata dello scorso 20 aprile: L’Isis approfitta della situazione di stallo fra i due contendenti e si sta ricomponendo. Dal 29 aprile, il 2° Gruppo d’Attacco dell’US.NAVY, con le portaerei CVA 72, Lincoln e CVA 74, J.C. Stennis naviga tra Lampedusa e Bengasi e, il 27 aprile, un reparto USA è sbarcato a Misurata. Vogliamo leggerla come una risposta alla dichiarazione del 26 aprile 2019, che il generale Ahmed Al-Mesmari, portavoce del maresciallo Khalifa Haftar, aveva rilasciato al Corriere della Sera: “Occorre che l’Italia ritiri al più presto il suo ospedale militare da Misurata. Abbiamo le prove che quella struttura ormai non ha più nulla di umanitario, ma costituisce un valido aiuto per le milizie di Misurata che combattono contro il nostro esercito”. Questa recrudescenza delle attività attività dell’Isis, in Libia e nel Sahel, fa passare in secondo piano qualunque conflitto in atto e potrebbe fare della Libia un secondo Iraq, portare rapidamente alla destabilizzazione del Sahel e farebbe montare la marea dei migranti – certamente, non libici – con la probabile destabilizzazione del continente europeo. La conseguenza sarebbe l’instaurazione di una autorità dittatoriale, in stile macroniano, peraltro preannunciata in una enciclica e ribadita dall’eretico Bergoglio: “Urge un’autorità politica mondiale”. È questo il vero obiettivo della finanza sionista mondiale? Entriamo nel campo del mondialismo sinarchico e ne parleremo. Per ora, basti dire: “Dio si è fatto uomo, ma il denaro si è fatto Dio!”

Ecco una breve scansione delle attività dell’Isis, che si sommano agli attacchi, in crescendo, nel Sahel:
Lo scorso primo maggio la Sirte Protection Force – la potente milizia di Misurata, che rappresenta l’ossatura del GNA e che nel 2016 sconfisse l’Isis, cacciandola da Sirte – aveva denunciato “movimenti sospetti” di forze dell’Isis nei pressi di Sirte, allertando sul rischio di attacchi o attentati, poi non avvenuti. Lo scorso9 aprile l’Isis ha compiuto un raid notturno a Fuhaqa, nel centro della Libia, uccidendo due persone tra cui il presidente del consiglio comunale e rapendo il capo delle guardie municipali. 
Il 25 aprile – come riferimmo – le forze di Tripoli avevano arrestato una figura di spicco sell’Isis in Libia, Yaser Saleh Al-Majiri, alias Abu Dujana. Il 15 aprile, l’esplosione di un’autobomba nel centro di Bengasi non ha provocato vittime.

L’attaco dell’autobomba di Bengasi è stato rivendicato dall’Isis.

Ora, ieri pomeriggio, l’Isis e i ribelli ciadiani – notate bene – hanno assaltato la base aerea di Sebha, nel Fezzan, difesa dal 160° battaglione dell’autoproclamato Esercito Nazionale Libico (LNA). Secondo la nostra fonte Moftah Mosbah, il bilancio dell’azione rivendicata dall’Isis è di dieci morti, sette feriti, alcuni terroristi liberati e i veicoli dell’LNA dati alle fiamme. Ecco alcune immagini:

Base aerea di Sebha

Già la base aerea di Tamanhint, nel Fezzan meridionale, era stata oggetto di scontri il 18 aprile, segno che il controllo di un territorio così vasto può reggersi soltanto su accordi e compromessi.

Le prospettive di un ritorno allo status quo ante sono praticamente nulle. A nostro parere, le possibilità di una soluzione politica vedono entrambi i contendenti fuori gioco.

l’asse della guerra Sarraj-Haftar si sposta a Gharian


Libia, L’asse Della Guerra Sarraj-Haftar Si Sposta A Gharian

L’asse della guerra civile in Libia tra Fayez Sarraj e Khalifa Haftar si sposta da Tripoli a Gharian. Le forze del GNA arrivano all’aeroporto internazionale di Mitiga e combattono l’LNA per proteggere Aziziyah. Il Generale vuole rallentare la controffensiva, impedendo ai rinforzi di giungere nell’area

Le forze del GNA a sud di Tripoli sono arrivate all’aeroporto internazionale di Mitiga e hanno ingaggiato una violenta battaglia contro quelle di Khalifa Haftar. I militari di Fayez Sarraj, anche se lentamente, avanzano. L’LNA del Generale non riesce a mantenere le linee di difesa e sta progressivamente arretrando verso lo scalo. Per spezzare la linea offensiva del nemico, i miliziani dell’uomo forte della Cirenaica hanno lanciato attacchi ad Aziziyah e Saadia. Inoltre, hanno bombardato la strada che dalla capitale del paese africano porta a Gharian. L’obiettivo è impedire ai rinforzi di raggiungere l’area o almeno rallentare i loro movimenti. L’asse della guerra civile si è spostato così momentaneamente verso Gharian. Se le forze di Sarraj riuscissero a prendere la città, verrebbero compromesse le rotte di rifornimento di carburante dell’LNA. E quindi l’intera offensiva di Haftar sarebbe a rischio. 

L’uomo forte della Cirenaica, intanto, continua a perdere pezzi. I rapporti con le milizie dei fratelli Khani di Tarhouna si raffreddano ulteriormente e la Camera dei Rappresentanti (HoR) di Tobruk lo scarica

La mossa di Haftar, seppur quasi obbligata, è un’arma a doppio taglio. Dirottando i caccia a Gharian per rallentare il nemico, ha ridotto le protezioni per la prima linea della campagna a Tripoli. Le truppe del GNA, infatti, ne hanno subito approfittato per bombardare le postazioni a Tarhouna alleate del Generale: quelle delle milizie dei fratelli Khani, i cui rapporti con l’uomo forte della Cirenaica ultimamente si sono raffreddati. E ciò non contribuirà sicuramente a riscaldarli. Il prolungamento dell’offensiva, inoltre, sta innervosendo sia i suoi partner locali sia quelli internazionali. I primi, milizie in primis, minacciano di scaricarlo. I secondi, invece, di ridurre o azzerare il supporto. Un esempio in questo senso si è avuto nell’ultima riunione della Camera dei Rappresentanti (HoR) di Tobruk. Nella sessione è stata condannata la campagna di Haftar ed è stato ribadito che la HoR non ha mai voluto la guerra contro Tripoli.