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1806.- L’arresto dei soldati francesi potrebbe danneggiare statunitensi e loro alleati… ma anche noi.

American Special Forces soldiers keep a lookout from a front line outpost outside the northern city of Manbij, Syria.

Già il 3 aprile, Rezan Gilo, uno dei capi della difesa del Kurdistan siriano (Rojava), aveva rivelato la presenza di truppe francesi e statunitensi a Manbij, Raqqa e in tutta la Siria settentrionale.

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE, MA NON FA I COPERCHI.

Ormai non c’è più nulla da nascondere. Anche i muri sanno che terroristi, ISIS, Al Qaeda, SDF siriane sono tutte truppe irregolari messe in campo dai neocon e dai loro alleati. Truppe irregolari, più o meno come lo era la Compagnia delle Indie con il suo esercito parallelo, che consentiva di far guerra senza dichiararla.
Quello che facciamo finta di non sapere è che la NATO, o, se vi piace, alcuni Paesi NATO, Israele, Stati Uniti, Gran Bretagna, Arabia Saudita, Turchia hanno affiancato e sostituito queste bande irregolari con le loro truppe. Tanta è la potenza delle lobbies dell’energia e dei neocon? Una potenza che si è tramutata in parte in impotenza: Prima, quando la Russia scese in campo e le portaerei del Gruppo d’Attacco dell’Us Navy in Mediterraneo e gli F-22 inforcarono in tutta fretta il Canale di Suez lasciandovi entrare il Liaoning cinese e l’Admiral Kuznetsov russo. Secondo, quando la bordata di 105 missili Tomahawk di Trump su Damasco dovette essere negoziata con Putin, per vederne, comunque, abbattuti 71 e 2(due) catturati dai sistemi di difesa russi in mano siriana.
Gli israeliani, americani, francesi e quanti hanno in mente di essere partecipi delle decisioni in campo energetico sul territorio siriano sono stati “pizzicati” più volte con le mani nel sacco. Aggiungo i turchi, ma come mi diceva uno spagnolo, Erdogan fa la parte del gorilla, ma la sua mente sono gli USA. Vero fino a un certo punto perché la strategia di Erdogan può anche accettare di passare per il gorilla, ma sa bene dove vuole arrivare: sotto gli americani, con i russi e contro i curdi. Meno bene va per gli italiani che difendono Ankara con le loro batterie di missili, riforniscono i bombardieri che attaccano la Siria. fanno la guardia alle sabbie del Niger, ma non all’uranio e si vedono coinvolti in questa guerra imperialista senza un ritorno e un perché, come docet il caso dell’ENI a Cipro. Silenzio dall’Unione Europea e dal suo avvocato sotto spirito, presidente della Commissione europea e silenzio dei media sul ruolo aggressivo assunto dalla NATO, senza più scrupoli. L’ONU? Chi era costei? Leggiamo da Aurora:

L’arresto dei soldati francesi potrebbe danneggiare statunitensi e loro alleati.

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Il 17 maggio un gruppo di soldati francesi diretti nella provincia di Hasaqah veniva arrestato dall’Esercito arabo siriano. La domanda ora è: in che modo l’arresto dei soldati francesi cambierà gli equilibri di potere in Siria?
Secondo il sito Mail.ru, 60 soldati francesi sarebbero stati arrestati a un checkpoint nel nord-est della Siria. Secondo Fars, il sito russo affermava che l’Esercito arabo siriano aveva catturato questo gruppo di soldati francesi, tra cui dei cecchini. “C’erano 60 cecchini francesi a bordo di un convoglio di 20 veicoli Toyota Cruiser 200 che attraversava il confine siriano dall’Iraq”. Il convoglio era diretto verso la provincia di Hasaqah. Si ritiene che l’incidente risalga al 1° maggio, e secondo il sito, “il convoglio si era diretto erroneamente verso un checkpoint dell’Esercito arabo siriano”. “Le forze siriane effettuarono un controllo dei veicoli scoprendo una grande quantità di armi collocate in scatole, oltre a dispositivi di localizzazione termica e a fucili”. Il comandante del gruppo, un francese, interrogato confessava di essere stato incaricato di recarsi ad Hasaqah coi suoi soldati per “sostenere le SDF (le forze democratiche siriane) nella guerra allo SIIL”. Secondo il sito, era la prima volta che l’Esercito arabo siriano trovava un gruppo di soldati francesi incaricati dalla NATO d’intervenire illegalmente sul suolo siriano. Informazioni concomitanti avevano precedentemente segnalato la presenza di forze francesi a Dayr al-Zur, dove scontri violenti si erano verificati tra le forze dell’Esercito arabo siriano e loro alleati da un lato e le SDF sostenute dagli Stati Uniti dall’altro. Muhamad Abu Adil, presidente del Consiglio militare di Manbij aveva precedentemente negato qualsiasi presenza francese, ma non aveva escluso un possibile dispiegamento della Francia nella città.
Aqram al-Shali del Centro siriano per la gestione delle crisi e la prevenzione delle guerre, dichiarava all’agenzia Sputnik che l’Esercito arabo siriano aveva già arrestato molti agenti dei servizi segreti di Stati Uniti, Gran Bretagna, Paesi arabi e Israele, senza contare i 300 soldati francesi recentemente arrestati. Secondo al-Shali, Damasco era sotto forte pressione per il rilascio dei militari stranieri detenuti, ma il governo siriano non cederà perché l’arresto di soldati stranieri gli darà un duplice vantaggio: gli occidentali non possono completare le loro missioni in Siria (l’ultimo attacco missilistico non causava danni significativi); in secondo luogo, è un vantaggio aggiuntivo nei negoziati con le forze straniere. Lo specialista siriano ritiene che la soluzione pacifica della crisi siriana sia inestricabilmente legata alla situazione sul campo di battaglia. “Al momento, gli aggressori continuano a cedere e a ritirarsi senza poter assaltare le postazioni dell’Esercito arabo siriano. Ecco perché il governo siriano avrà l’ultima parola e potrà imporsi ai negoziati”.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio

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1800.- “Venti di Cambiamento”

ALLIANCE FOR PEACE AND FREEDOM

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Partecipazione affollata sabato, a Milano, di ben dieci Nazioni europee al Congresso annuale di Alleanza per la Pace e la Libertà, intitolato “Venti di Cambiamento”. Alliance for Peace and Freedom, A.P.F. è un’associazione di nazionalisti, europeisti sinceri, che non ignorano il destino dei loro Stati e di tutti gli europei, cui li sta portando l’Unione europea dei mercanti: un mercato aperto, senza più confini, né diritti per i lavoratori e senza più i valori della civiltà cristiana, ridotto in servitù dai mercanti del denaro e dalle lobbies americane, con milioni di poveri, sempre più poveri, fino all’estinzione biologica dei popoli di Grecia e Roma che hanno fatto la civiltà e di Spagna e Portogallo, che l’hanno portata nel mondo. Ma le conquiste dei lavoratori europei e i valori della rivoluzione cristiana non sono dipendenti dal denaro. Questi novelli farisei sono i padri delle guerre mondiali e, negli ultimi venti anni, ci hanno sprofondato nel caos, nella violenza e nel terrorismo; ma quello vero deve ancora venire. L’Europa, concepita a Ventotene come un progetto in cui i popoli non devono sapere quello che era il disegno delle oligarchie, illuministe e profondamente anti umane, fino alle ideologie come il gender, quell’Europa deve rinascere libera, dall’Atlantico agli Urali e oltre. Il presidente Roberto Fiore ha chiuso il congresso con un ampia rivisitazione della storia europea: dallo smantellamento del colonialismo e dell’Impero Britannico, voluta fortemente dagli Stati Uniti, al termine del massacro della Seconda Guerra Mondiale, ma strumentale allo sfruttamento del continente africano da parte delle loro lobbies, fino all’attuale tentativo di distruzione della civiltà europea: la civiltà che pone al primo posto la difesa della vita e che è di ostacolo al servaggio dell’umanità. Ha concluso definendo la guerra siriana miracolosa per il cambiamento nella politica estera e l’ultima guerra per la libertà, sottolineando i segnali di pericolo che emergono dal cedimento della dittatura finanziaria e la coesione emersa fra i pensieri dei conferenzieri di questo congresso: di Gran Bretagna, Croazia, Romania, Repubblica Ceca, Spagna, Slovacchia. Associazione Europa Libera ha partecipato e vi riporta l’analisi superba della situazione geopolitica di Nick Griffin.
*Speakers / relatori:
Nick Griffin – Great Britain
Ivan Bilokapić – Europa Terra Nostra – Croatia
Tudor Ionescu – Noua Dreaptă – Romania
Tomáš Vandas – Dělnická strana sociální spravedlnosti (DSSS) – Czech Republic
Gonzalo Martin Garcia – Democracia Nacional – Spain
Milan Mazurek – Ľudová strana Naše Slovensko (ĽSNS) – Slovakia
Roberto Fiore – Forza Nuova – Italy

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BNP leader Nick Griffin holds a press conference in the Ace of Diamonds pub, Manchester

Nick Griffin è un politico britannico, noto per essere stato presidente del British National Party, il Partito Nazionale Britannico, con il quale è stato eletto membro del Parlamento europeo nel Giugno 2009, quale rappresentate dell’Inghilterra Nord-Occidentale. La militanza di Griffin negli ambienti dell’estrema destra inglese comincia molto presto, poiché già a 15 anni frequenta abitualmente le riunioni del Fronte Nazionale Britannico.
Qualche anno più tardi, mentre frequenta l’Università di Cambridge, Griffin fonda il “Young National Front Students” (“Fronte Nazionale Studentesco”). Continua poi la sua carriera politica sempre nelle file del Fronte Nazionale. Il suo impegno politico non conosce soste. Viene eletto presidente del BNP nel 1999.
Durante gli anni ottanta matura l’amicizia con Roberto Fiore, dalla quale nascerà il partito “Terza Posizione Internazionale” e attualmente collabora con l’Alleanza per la Pace e la Libertà (Alliance for Peace and Freedom), di cui è vicepresidente.

Winds of Change – Nick Griffin

Questa conferenza è intitolata: Venti di Cambiamento. L’espressione non è nuova. Fu utilizzata dal primo ministro britannico Harold McMillan a Cape Town nel 1960. Il suo commento “Il vento del Cambiamento sta attraversando questo continente” fu l’innesco per il governo conservatore di impegnarsi per il rapido smantellamento dell’Impero britannico.

Questo era, in parte, un progetto anti-coloniale socialista, ma McMillan fu anche pesantemente influenzato dagli Stati Uniti, che, negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, spinsero le potenze europee ad abbandonare i loro impegni – in modo che gli Stati Uniti potessero trasferirsi in quegli spazi politici ed economici.

Il continente a cui si riferiva McMillan era naturalmente l’Africa, ma oggi possiamo sentire un altro vento di cambiamento che soffia attraverso un altro continente: l’Europa, il nostro continente. E, ancora una volta, è un vento che sta spazzando via un dominio coloniale: il dominio coloniale americano.

Se fossi stato qui solo due o tre anni fa e avessi detto che la dominazione americana dell’Europa sarebbe stata spazzata via come sabbia in una tempesta di polvere, avreste pensato che fossi matto. Dopotutto, tutti i segnali erano che i coloni stavano vincendo.

Quando il muro è crollato nel 1989, il regime di Washington ha prontamente rotto la sua promessa di mantenere il confine orientale della NATO in Germania. Ma la NATO e la dominazione americana hanno invece marciato verso Est.

Solo l’anno scorso gli americani hanno installato basi missilistiche proprio sul confine russo. Un numero crescente di di truppe NATO sono ora dislocate nella Polonia orientale e negli Stati baltici.

Allo stesso tempo, i regimi fantoccio nell’Europa occidentale e nell’Unione europea hanno mostrato una spiacevole disponibilità ad essere soci di minoranza nella politica davvero malvagia degli USA, cioè dell’uso di bande terroristiche jihadista per distruggere le nazioni arabe laiche, al fine di permettere ai giganti dell’energia degli Stati Uniti, a Israele e all’Arabia Saudita di prosperare sulle conseguenti rovine.

Quando, poco dopo la Seconda Guerra Mondiale, la NATO fu fondata, il suo primo segretario generale, Lord Ismay, descrisse la missione dell’alleanza: “tenere lontani i russi, gli americani dentro e i tedeschi sottomessi”. L’alleanza ha così, giocato lo stesso ruolo nella politica internazionale della mafia in Italia, dopo che questa fu riabilitata dalle baionette americane.

La conseguente dominazione americana sul nostro continente è durata esattamente 70 anni. Per tutto questo tempo è apparsa irresistibile, incrollabile. E, questo, è sembrato vero all’inizio di quest’anno, così come è stato lungo tutto il corso delle nostre vite.

Ma quello che sembrava essere concreto dal punto di vista geopolitico solo pochi mesi fa, si sta trasformando in sabbia spazzata dal vento davanti ai nostri occhi.

Certo, proprio il mese scorso abbiamo visto le forze americane colpire la Siria per conto di Al Qaeda, Israele, Arabia Saudita e del complesso militare industriale degli Stati Uniti. Abbiamo visto Donald Trump copiare Bush, Bill Clinton e Obama nel ruolo di poliziotto globale. Abbiamo visto i regimi fantoccio di Francia e Gran Bretagna fornire supporto militare e diplomatico. A prima vista, sembra tutto come al solito. I nostri omaggi al capo e a quello che la razzista criminale di guerra Madeleine Albright ha definito la “nazione indispensabile”.
Ma guardate meglio. Trump ha sparato due raffiche di missili in Siria. Ma entrambi questi fuochi d’artificio, molto costosi, sono stati lanciati solo dopo aver informato i russi, con un preavviso sufficiente, a loro volta, a mettere in guardia i siriani affinché potessero mettere i sistemi militari in salvo. Sebbene le forze americane abbiano sparato 105 missili Cruise il mese scorso, l’attacco ha colpito tre obiettivi puramente simbolici. 71 missili sono stati deliberatamente lanciati a sproposito, oppure sono stati abbattuti dai siriani con l’utilizzo di di sistemi russi di difesa missilistica di ultima generazione.

Quindi, nonostante l’orrore che abbiamo provato tutti quando abbiamo visto la risposta della NATO alla false flag di Douma, la realtà è che gli USA hanno così tanta paura della Russia in Siria che o si sono tirati indietro, oppure c’è stato un vero attacco, ma che è stato bloccato in un modo che avrebbe profondamente preoccupato i pianificatori del Pentagono. Personalmente, credo che quest’ultima opzione sia più probabile, ma non fa molta differenza. Entrambe le ragioni rendono gli Stati Uniti una tigre di carta.

Aggiunto allo sviluppo dei missili ipersonici russi, che hanno reso la flotta statunitense una vecchia anatra appollaiata, il risultato del lancio missilistico del mese scorso è che l’America e i suoi alleati hanno perso il controllo militare del Mediterraneo Orientale e la credibilità militare in tutto il mondo.

Dopo quell’attacco, l’esercito siriano e i suoi alleati hanno liberato le ultime aree dall’ISIS a Sud di Damasco, la grande area jihadista appena a Nord di Homs e hanno riconquistato metà dell’ultima zona di deserto dell’ISIS vicino al confine iracheno. Le uniche aree ancora da ripulire dal parassita jihadista sono la provincia di Idlib e il tratto vicino alle alture del Golan, dove l’ISIS e altri gruppi ribelli sono riforniti di equipaggiamento militare, assistenza sanitaria e copertura aerea da parte di Israele.

Assad e i suoi alleati hanno vinto la guerra. L’elité americana e le sue marionette hanno perso.

Ma il vento del cambiamento, che sta spazzando via il dominio imperiale americano, non sta solo soffiando attraverso il Medio Oriente. C’è anche una tempesta di cambiamento politico che si sta preparando in Europa. Non solo nell’Est e nel Centro, dove le forze di Victor Orban e Visegrad hanno già ridisegnato la politica e infranto la morsa suicida della vecchia elité liberale filoamericana.

No! Il cambiamento davvero importante ora sta avvenendo qui, in Occidente. E la velocità di questo cambiamento è sbalorditiva.

Ovviamente, da veri nazionalisti radicali, sappiamo tutto su compromessi e le debolezze della nuova coalizione che si sta formando qui in Italia. Ma ciò non cambia il fatto che il nuovo governo sarà il più filo russo in tutta l’Europa Occidentale. L’Italia, la cui politica estera è stata efficacemente dettata dalla CIA per 70 anni, è, improvvisamente, in grado di pensare e agire autonomamente.

E la tempesta infuria. Nell’ultima settimana circa, anche i più patetici cagnolini di Washington e Wall Street si sono, alla fine, ammalati per i calci che hanno preso dallo zio Sam. La decisione di Donald Trump di trasferire l’ambasciata americana nella Gerusalemme occupata è stata accolta calorosamente dallo psicopatico delirante Netanyahu. Ma anche gli inglesi, i francesi e gli europei sono sconvolti dalla provocatoria stupidità.

Poi, è arrivata un’altra esplosione della tempesta del cambiamento, quando
Trump ha rottamato l’accordo con l’Iran. Perché non ha fatto nulla del genere. Ha, sì. ritirato l’America dall’accordo, ma l’accordo è ancora molto vivo. Persino gli alleati più vicini all’America hanno rifiutato di seguire l’esempio. Da un lato, totalmente isolata, abbiamo l’America; dall’altro, non abbiamo solo l’Iran, Russia e Cina, ma anche Gran Bretagna, Francia e Germania.

Questo livello di disobbedienza sarebbe stato del tutto impensabile solo due anni fa.

La decisione di Trump e il rifiuto europeo dello stesso hanno inferto un colpo di martello alla solidarietà transatlantica che è rimasta inalterata per 70 anni. E la crisi è appena agli inizi. Washington ha fissato una scadenza di sei mesi alle società europee che fanno affari in Iran per lasciare il paese. Dovranno o interrompere le loro operazioni o affrontare pesanti sanzioni.

Insieme al continuo impatto delle sanzioni contro la Russia, ciò significa che gli Stati Uniti sono diventati la principale minaccia per l’economia europea. L’Ue, a sua volta, sta pianificando contromisure per bloccare le sanzioni statunitensi all’Iran.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha criticato il presidente Trump per la sua decisione di ritirarsi. Il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire ha dichiarato che le potenze europee non dovrebbero essere i “vassalli” di Washington. Anche usare la parola significa rompere l’incantesimo e, finalmente, muoversi verso la libertà.

L’11 maggio il cancelliere tedesco ha discusso della situazione con il presidente Putin in una conversazione telefonica. Oggi Angela Merkel è a Sochi, pochi giorni dopo che la Germania ha iniziato a costruire il progetto del gas Nord Stream 2, nonostante gli Stati Uniti abbiano mostrato i denti. Ma tale ostilità è stata totalmente inefficace.

Le relazioni USA-Europa vengono, inoltre, violate dai piani di Washington di introdurre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio dall’Ue. Una guerra commerciale è dietro l’angolo. Per quanto tempo un fronte di sicurezza comune può sopravvivere a tali tensioni?

Forse, il cambiamento più sorprendente è in Germania, un paese che è, ovviamente, ancora occupato dalle truppe americane. La rivista arci-liberale Der Spiegel ha appena evidenziato la nuova posizione anti-americana con un editoriale intitolato “E’ tempo per l’Europa di unirsi alla Resistenza”.
L’articolo dice che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è “solo abile nella distruzione”, riferendosi alla sua fuoriuscita dall’accordo nucleare iraniano e dall’accordo sul clima di Parigi. E’uscito proprio il giorno dopo che la Merkel ha affermato che l’Europa non può più contare sugli Stati Uniti e deve prendere la situazione nelle proprie mani.

C’è persino un abisso che si apre su Israele. L’intero partito repubblicano è unito a Trump nel sostenere il diritto di Israele a massacrare i dimostranti adolescenti a Gaza, e la maggior parte dei democratici è d’accordo – anche se diventerebbero isterici s una guardia di frontiera americana picchiasse un messicano mentre tenta di attraversare il confine.

L’elité europea, al contrario, sembra sinceramente scioccata dalla brutalità israeliana. Inoltre, sono disperatamente preoccupati per l’impatto sulla crescente minoranza musulmana in Europa. E se Trump e Netanyahu hanno dato fuoco a tutto il Medio Oriente, l’eleggibilità dei liberali europei sarà cancellata da una nuova ondata di profughi.

Il potere delle lobbies e dei media sionisti è ancora immenso, ovviamente, ma andare d’accordo con gli Stati Uniti e Israele sta diventando molto costoso. Persino il Financial Times, totalmente globalità, ha osservato che la “subordinazione a Washington implicherà un prezzo, in termini di politica interna, molto serio”

Inoltre, è anche superfluo, e c’è una scelta proprio dietro un altro angolo: combattere guerre senza fine per Washington e Israele – o commerciare con la Russia e con la Cina facendo parte del super blocco economico della Nuova Via della Seta?

Per giunta,i crescenti poteri nel blocco internazionale stanno lavorando costantemente per rompere la morsa del dollaro USA come unico mezzo per commerciare il petrolio e come valuta di riserva mondiale. Questo è il meccanismo finanziario che ha permesso agli Stati Uniti di giocare al poliziotto globale distruggendo la propria base manifatturiera. La FED stampa dollari, il resto mondo li compra, così gli americani ottengono tutti i beni di consumo di cui hanno bisogno. Nel momento in cui questo si fermerà, Washington non sarà in grado di permettersi di far saltare il resto del mondo sulle spese militari e il suo impero globale collasserà.

I preparativi sono in corso. La Cina sta persino corteggiando l’Arabia Saudita. E, ora, anche l’Unione europea sta valutando la possibilità di trasferire i pagamenti in euro per i suoi acquisti di petrolio dall’Iran. Ciò consentirebbe a entrambe le parti di continuare a negoziare nonostante le sanzioni statunitensi. Ancora più importante, significherebbe la fine del petrol dollaro.

L’aver minacciato il dominio della FED, per la creazione di credito, e quello di Wall Street sul commercio globale, è stata naturalmente una delle ragioni principali per gli omicidi dia di Gheddafi che di di Saddam Hussein.

Normalmente, una tale mossa da parte dei leader dell’Europa porterebbe a drastiche contromisure da parte del Deep State americano. Il principio tra questi potrebbe essere l’innesco del grande potenziale di conflitto etnico e religioso che la CIA ha così laboriosamente impiantato nell’Europa occidentale attraverso l’immigrazione di massa e l’ondata di rifugiati.

Così come la CIA ha potuto innescare la distruzione della Yugoslavia lungo la strada verso l’Europa occidentale, così come ha scatenato i suoi addomesticati jihadisti in Libia e in Siria, potrebbe fare lo stesso contro l’Europa. Ciò punirebbe la recalcitrante élite politica europea e, al contempo, la spingerebbe nuovamente verso il Grande Fratello USA, il cui aiuto militare sarebbe necessario per risolvere il caos scaturito.

Potrebbero. Questo è chiaramente ciò che hanno programmato da molto tempo. Ma se possono farlo ora è un’altra questione.

Per prima cosa gli europei non sono privi delle capacità intellettive e ora già considerano l’America come qualcosa di diverso da un alleato divino – dimostrazione che una così cinica distruzione dell’Utopia liberale potrebbe andare davvero molto male. Lungi dall’impegnare l’Europa a gestirsi da sola, lo shock e la rabbia potrebbero completare la spaccatura.

E, poi, c’è il fattore Trump. Anche se il Presidente anticonformista è, per una volta, in scia con l’<élite di Washington su Iran e Israele, c’è ancora una guerra civile politica che infuria, all’interno e intorno alla Casa Bianca, su tutti gli altri fronti. Un regime che è così lacerato dal conflitto e dall’odio può prendere o prenderà davvero le decisioni e le azioni necessarie per demolire i suoi presunti alleati più stretti?

Forse. Ma forse no. Come per tutto il resto, in questa tempesta di cambiamenti, i venti possono cambiare a momenti e nessuno può prevedere con certezza cosa succederà dopo.

Ma ci sono tre cose che possiamo dire con un certo grado di certezza:

Uno. I venti del cambiamento continuano a soffiare.
Due. Se il Deep State americano decide di giocare sporco in Europa, allora, tutto ciò su cui noi nazionalisti abbiamo lanciato moniti avverrà, e verrà il nostro tempo.
Tre. Se Washington è troppo paralizzata per agire, l’impero del dollaro cadrà. E il nostro momento verrà.

Quindi, in un modo o nell’altro, verrà il nostro momento!

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We wish you all the best for Jean-Marie Le Pen.

1788.- Gli ebrei americani stanno guidando le guerre americane. Da Maurizio Blondet

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Questo articolo di Philip Giraldi, originariamente pubblicato il 2017-09-11, è oggi più attuale che mai.

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Philip Giraldi (nato nel 1946 è un ex specialista dell’antiterrorismo e ufficiale dell’intelligence militare della Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti e un giornalista e commentatore televisivo che è il direttore esecutivo del Consiglio per l’interesse nazionale .

Ho parlato di recente a una conferenza sul partito di guerra americano, dove in seguito un signore anziano si avvicinò a me e mi chiese: “Perché nessuno parla mai onestamente del gorilla di seicento chili nella stanza? Nessuno ha menzionato Israele in questa conferenza e sappiamo tutti che sono ebrei americani con tutto il loro denaro e potere che sostengono ogni guerra in Medio Oriente per Netanyahu? Non dovremmo iniziare a chiamarli e non lasciarli andare via con loro? ”
Era una domanda combinata con un commento che ho ascoltato molte volte e la mia risposta è sempre la stessa: qualsiasi organizzazione che aspira ad essere ascoltata in politica estera sa che toccare il filo diretto di Israele ed ebrei americani garantisce un rapido viaggio a oscurità. Gruppi ebraici e profondi donatori individuali non solo controllano i politici, ma anche i proprietari e gestiscono i media e le industrie dell’intrattenimento, il che significa che nessuno sentirà più o meno dal partito offensivo. Sono particolarmente sensibili sulla questione della cosiddetta “doppia lealtà”, in particolare perché l’espressione stessa è un po ‘fasulla poiché è abbastanza chiaro che alcuni di loro hanno solo una vera lealtà nei confronti di Israele.

Più di recente, alcuni esperti, incluso me stesso, hanno avvertitodi una guerra imminente con l’Iran. A dire il vero, la sollecitazione a colpire l’Iran viene da molte parti, per includere i generali nell’Amministrazione che pensano sempre in primo luogo in termini di risoluzione dei problemi attraverso la forza, da un governo saudita ossessionato dalla paura per l’egemonia iraniana e, ovviamente, da Israele si. Ma ciò che fa funzionare il motore di guerra è fornito da ebrei americani che si sono presi l’oneroso compito di iniziare una guerra con un paese che non minaccia in modo plausibile gli Stati Uniti. Hanno avuto molto successo nel falsificare la minaccia iraniana, al punto che quasi tutti i membri del Congresso repubblicano e più democratici, così come gran parte dei media, sembrano essere convinti che l’Iran debba essere trattato con fermezza, sicuramente usando l’esercito americano, e prima è, meglio è.

E mentre lo fanno, la questione che quasi tutti gli odiatori dell’Iran sono ebrei è in qualche modo scomparsa, come se non importasse. Ma dovrebbe essere importante. Un recente articolosul New Yorker sull’arresto dell’imminente guerra con l’Iran suggerisce stranamente che l’attuale generazione di “falchi dell’Iran” potrebbe essere una forza di moderazione per quanto riguarda le opzioni politiche date le lezioni apprese dall’Iraq. L’articolo cita come intransigenti sull’Iran David Frum, Max Boot, Bill Kristol e Bret Stephens.

Daniel Larison a The American Conservative ha una buona recensionedel pezzo di New Yorker intitolato “Sì, l’Iran Hawks vuole il conflitto con l’Iran”, che identifica i quattro falchi sopra citati per nome prima di descriverli come “… un Who’s Who di straniero costantemente pessimo pensiero politico. Se avessero avuto ragione su una delle principali questioni di politica estera negli ultimi vent’anni, sarebbero state notizie per il mondo intero. Ognuno di loro odia la questione nucleare con l’Iran con passione, e hanno discusso a favore di un’azione militare contro l’Iran, in un punto o nell’altro. Non ci sono prove che nessuno di loro si opporrebbe ad attaccare l’Iran “.

E aggiungerei altri nomi, Mark Dubowitz, Michael Ledeen e Reuel Marc Gerecht della Fondazione per la difesa delle democrazie; Daniel Pipes del Forum del Medio Oriente; John Podhoretz di Commentaryrivista; Elliot Abrams del Council on Foreign Relations; Meyrav Wurmser del Medio Oriente Media Research Institute; Kimberly Kagan dell’Istituto per lo studio della guerra; e Frederick Kagan, Danielle Pletka e David Wurmser dell’American Enterprise Institute. E puoi anche gettare nel saltatore intere organizzazioni come l’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), il Washington Institute for Near East Policy (WINEP) e l’Hudson Institute. E sì, sono tutti ebrei, e molti di loro si auto-descrivono come neo-conservatori. E potrei aggiungere che solo uno degli individui nominati ha mai prestato servizio in qualche ramo dell’esercito americano – David Wurmser era una volta nella riserva della Marina.

Quindi è sicuro dire che gran parte dell’agitazione per fare qualcosa contro l’Iran viene da Israele e dagli ebrei americani. Anzi, direi che la maggior parte della furia del Congresso sull’Iran proviene dalla stessa fonte, con l’AIPAC che fa piovere i nostri Soloni sul Potomac con “schede informative” che spiegano come l’Iran sia degno di annientamento perché si è impegnato a “distruggere Israele” che è sia una bugia che un’impossibilità poiché Teheran non ha le risorse per svolgere tale compito. Le menzogne ​​dell’AIPAC vengono poi raccolte e riprodotte da un servizio di media, dove quasi tutti gli “esperti” che parlano del Medio Oriente in televisione e radio o che sono intervistati per le storie di giornali sono ebrei.

Si potrebbe anche aggiungere che i neocon come gruppo sono stati fondati da ebrei e sono in gran parte ebrei, da qui il loro attaccamento universale allo stato di Israele. Iniziarono ad emergere quando ottennero un certo numero di posizioni di sicurezza nazionale durante l’amministrazione Reagan e la loro ascesa fu completata quando occuparono posizioni di rilievo nel Pentagono e nella Casa Bianca sotto George W. Bush. Ricordiamo per un momento Paul Wolfowitz, Doug Feith e Scooter Libby. Sì, tutti ebrei e tutti i condotti per le false informazioni che hanno portato a una guerra che ha diffuso e distrutto efficacemente gran parte del Medio Oriente. Tranne che per Israele, ovviamente. Philip Zelikow, anch’egli ebreo, in un momento di franchezza, ha ammesso che la guerra in Iraq, a suo parere, è stata combattuta per Israele.

Aggiungi alla follia un ambasciatore ebreo degli Stati Uniti in Israele che si identifica con gli elementi dei coloni israeliani di estrema destra, un capo negoziatore nominato dalla Casa Bianca che è ebreo e un genero ebreo che è anche coinvolto nella formulazione della politica mediorientale. Qualcuno sta fornendo un punto di vista alternativo al sostegno eterno e acritico per Benjamin Netanyahu e il suo regime cleptocratico di teppisti razzisti? Penso di no.

Ci sono un paio di semplici soluzioni per il coinvolgimento dominante degli ebrei americani in questioni di politica estera in cui hanno un interesse personale a causa della loro appartenenza etnica o familiare. Prima di tutto, non metterli in posizioni di sicurezza nazionale che coinvolgono il Medio Oriente, dove potrebbero essere in conflitto. Lasciate che si preoccupino invece della Corea del Nord, che non ha una minoranza ebraica e che non è stata coinvolta nell’olocausto. Questo tipo di soluzione era, in effetti, un po ‘una politica per quanto riguarda la posizione degli ambasciatori degli Stati Uniti in Israele. Nessun ebreo è stato nominato per evitare qualsiasi conflitto di interessi prima del 1995, una comprensione che è stata violata da Bill Clinton (non lo sapresti!) Che ha chiamato Martin Indyk nel post. Indyk non era nemmeno un cittadino americano e dovette essere naturalizzato rapidamente prima di essere approvato dal congresso.

Quegli ebrei americani che sono fortemente attaccati a Israele e in qualche modo si trovano in posizioni di alto livello politico che coinvolgono il Medio Oriente e che in realtà possiedono alcuna integrità sulla questione dovrebbero ricusare se stessi, proprio come qualsiasi giudice farebbe se stesse presiedendo un caso in cui lui aveva un interesse personale. Qualsiasi americano dovrebbe essere libero di esercitare i diritti di primo emendamento per discutere le possibili opzioni in materia di politica, fino ad includere le posizioni che danneggiano gli Stati Uniti e beneficiano una nazione straniera. Ma se lui o lei è in grado di creare effettivamente quelle politiche, lui o lei dovrebbe buttare fuori e lasciare la generazione della politica a coloro che non hanno bagaglio personale.

Per quegli ebrei americani che non hanno alcun briciolo di integrità, ai media dovrebbe essere richiesto di etichettarli sul fondo dello schermo televisivo ogni volta che saltano fuori, ad esempio Bill Kristol è “ebreo e un sostenitore schietto dello stato di Israele”. sii un po ‘come un’etichetta di avvertimento su una bottiglia di veleno per topi – che traduce approssimativamente come “ingerisci anche il più piccolo dosaggio delle sciocchezze vomitate da Bill Kristol a tuo rischio e pericolo”.

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Poiché nessuno dei precedenti è probabile che accada, l’unica alternativa è per i cittadini americani che sono stanchi di avere l’interesse della sicurezza nazionale del loro paese dirottato da un gruppo che è schiavo di un governo straniero a diventare più assertivo su ciò che sta accadendo. Fai splendere un po ‘di luce nell’oscurità e riconosci a chi viene cucinato e da chi. Chiamalo come è. E se i sentimenti di qualcuno sono feriti, troppo male. Non abbiamo bisogno di una guerra con l’Iran perché Israele ne vuole uno e alcuni ebrei americani ricchi e potenti sono felici di consegnare. Seriamente, non ne abbiamo bisogno.

Nota: la mattina del 21 settembre Phil Giraldi è stato licenziato per telefono da The American Conservative, dove era stato un collaboratore regolare per quattordici anni. Gli fu detto che “Gli ebrei americani stanno guidando le guerre americane” era inaccettabile. La TAC gestione e consiglio sembrano aver dimenticato che la rivista è stata lanciata con un articolo dal fondatore Pat Buchanan dal titolo “Di chi la guerra?” , Che in gran parte ha fatto le stesse affermazioni che Giraldi fatto circa la spinta ebraica per un’altra guerra, in questo caso con l’Iraq. Buchanan è stato denigrato e denunciato come antisemita da molte delle stesse persone che ora stanno attaccando allo stesso modo il Giraldi.

Autore: Philip Gilardi

1773.- Gentiloni ci spieghi perché l’Italia schiera i missili in difesa della Turchia e le cisterne volanti contro la Siria. In Estonia siamo al 14° Scramble contro i russi.

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La guerra dei bischeri per i soldi dei farisei è cominciata e noi ci siamo! ma non lo sappiamo! Abbiamo perso la guerra e anche la faccia.È inspiegabile perché, in segreto: missili italiani difendono ad Ankara il potente esercito turco, mentre invade la Siria e stermina i curdi; perché dall’Estonia, i caccia italiani intercettano i russi nel Baltico, sulla porta di casa loro; perché le aviocisterne hanno rifornito i bombardieri della favola di gas Sarin. Questa non è una Repubblica. E’ un casino!

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Damasco, 11 apr – È stato segnalato che nei cieli del Medio Oriente più di un aereo occidentale ha partecipato all’attacco alla Siria. Tra questi anche un aereo da rifornimento KC-767 dell’Aeronautica Militare Italiana è entrato dalla Giordania, provenendo dall’Arabia Saudita.

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Baltico. Due caccia italiani Eurofighter hanno effettuato uno scramble, giovedì, per intercettare due Sukhoi russi un Su-35 e un Su-24. Sono ben 14 gli scramble effettuati dall’Aeronautica militare (36° stormo) dall’inizio della missione NATO, ma i russi sono a casa loro e noi no.

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Il governo uscente deve ancora spiegare agli italiani perché manteniamo una missione in Turchia per difendere Ankara da non si sa quale pericolo. Pochi in Italia sanno infatti che da oltre un anno manteniamo in Turchia una batteria missilistica puntata sulla Siria. Con noi ci sono gli spagnoli con i loro patriot, mentre gli italiani hanno i missili Samp/T, gli Aster 30. Siamo schierati sulla frontiera nella missione Active Fence, Barriera attiva. È assolutamente inspiegabile, come abbiamo già ribadito in passato, perché noi dobbiamo difendere uno dei più forti eserciti del mondo, quello turco, che è il più forte della Nato dopo quello statunitense. Soprattutto perché adesso dalla Siria non vengono minacce per i turchi, semmai il contrario, visto che la Turchia ha invaso la Siria, Stato sovrano, per sterminare i curdi. Il tutto nel silenzio di Nato, Ue e Onu. Erdogan in visita a Roma, un paio di mesi fa, chiese – meglio. ordinò – di rimanere. Il governo del Pd ha sempre tenuto nascosta questa operazione, perché si sa che occhio non vede cuore non duole. L’unità missilistica italiana, schierata nella città turca di Kahramanmaras e inserita nell’ambito del sistema di difesa aerea integrata della Nato contro un’eventuale minaccia missilistica proveniente dalla vicina Siria, è stato infatti uno dei temi in cima all’agenda dei colloqui a Roma tra il leader turco Recep Tayyip Erdogan, il capo di Stato Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Lo ha sostenuto lo stesso Erdogan parlando poi con i giornalisti turchi che lo hanno accompagnato durante la missione in Italia. Erdogan, scrive il giornale Hurriyet, ha riferito di una richiesta di Ankara per una proroga del mandato fino al settembre 2018. “È stato prolungato. Per noi è molto importante”, si è vantato Erdogan.
di ANTONIO PANNULLO

1761.- Attacco missilistico alla Siria: stupidità e irresponsabilità.

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Due immagini, scattate prima e dopo l’attacco, mostrano il centro di ricerca e sviluppo Barzah alla perifieria di Damasco, in Siria, colpito dai missili lanciati di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna il 14 aprile.

Restiamo sulla Siria con il grande Jacques Sapir (Russeurope in Exile, 14 aprile 2018 – Mondialisation, da Aurora) perché non si poteva immaginare una decisione politica più infelice e più masochista da parte dell’Occidente. I dottori sul posto hanno smentito CATEGORICAMENTE la versione dei White Helmets. All’indomani della distruzione del Centro Farmaceutico di Damasco, dove le sanzioni impediscono l’arrivo dei medicinali alla popolazione; dove molti farmaci hanno iniziato ad avere costi proibitivi poiché la maggior parte delle fabbriche farmaceutiche sono state già distrutte, ho questa immagine della situazione geopolitica occidentale:
L’assenza dell’Unione europea sull’avventura USA di Damasco, la partecipazione francese, quella italiana oltre a quella turca e il rifiuto tedesco ci pongono dinanzi a un bivio e dicono a noi italiani che dobbiamo uscire da queste alleanze, oppure, che la NATO non basta più come braccio armato della politica estera europea e che è matura per integrare a livello Nord Atlantico un Quartier Generale Europeo, sotto un controllo democratico di un ministro della difesa europeo e del Parlamento Europeo, per la cooperazione tra le forze armate degli Stati membri dell’Ue. Penso che la via della integrazione richieda come condizione una applicazione totalmente nuova dei trattati. I popoli possono essere dominati a lungo e con profitto solo se sono partecipi e amati.

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L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche dell’ONU (OPCW) ha dichiarato che visitava ogni mese il centro scientifico distrutto a Barzeh, Damasco.

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Stupidità; questa parola sembra la più appropriata a descrivere l’attacco missilistico alla Siria, effettuato la notte del 13-14 aprile da tre Paesi, Stati Uniti, Gran Bretagna e ahimè Francia. Tale attacco, a quanto pare, aveva effetti molto limitati. I governi siriano e russo non annunciavano vittime. Pertanto, “secondo le informazioni preliminari, nessuna vittima va deplorata tra la popolazione civile o l’Esercito arabo siriano”, dichiarava un portavoce dell’esercito russo. Inoltre, secondo una fonte ufficiale russa, un numero significativo di missili, 71 su 103, fu abbattuto dalla contraerea siriana[1]. È chiaro che tale attacco non cambia di una virgola la politica di Bashar al-Assad. Un’azione le cui conseguenze non possono essere misurate, che può essere descritta stupida. Un’azione le cui conseguenze vanno contro gli obiettivi dichiarati, è certamente stupida. Questo attacco si qualifica come stupido in tutto.

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La difesa aerea siriana ha reso impossibile affrontare i costi di un’altro attacco della NATO. Perché quando si parla di Stati Uniti, di Gran Bretagna, di Francia o Turchia, di NATO si tratta.

Stupidità tattica
Ricordiamo innanzitutto che, per obiettivi, tale attacco sembra essere stato molto limitato. Si parla solo di un centro “clandestino” per armi chimiche (o che si supponeva tale) e di due siti di produzione. Le installazioni militari, dove ci sono molti soldati e ufficiali russi, sembrano furono accuratamente evitate. Sembra che gli ultimi contatti tra Macron e Vladimir Putin fossero destinati a confermare ai russi che non sarebbero stati presi di mira. Ciò dimostra un certo effetto deterrente della presenza russa su Stati Uniti ed alleati. Questo effetto sarà certamente notato da diversi osservatori e Paesi che potrebbero divenire obiettivi degli Stati Uniti. Tornando all’ipotetica cifra di 71 missili abbattuti su 103. La difesa aerea russa non era entrata in azione perché le truppe russe non sarebbero state prese di mira. Questo dato è estremamente alto, anche se dovrebbe essere ridotta a circa 40 missili, date le capacità dei sistemi antiaerei dell’Esercito arabo siriano. Questi sistemi furono acquistati dall’Unione Sovietica o ne derivano. Quindi, possiamo ragionevolmente pensare che furono modernizzati nel quadro degli accordi con la Russia. Ma ciò non basta a spiegare l’alta percentuale di intercettazioni, qualcosa che l’Esercito arabo siriano non poteva fare, finora. È possibile che le truppe russe, che dispongono di sofisticati sistemi di rilevamento e puntamento in Siria, abbiano trasmesso le informazioni alla contraerea siriana permettendole d’intervenire con sorprendente efficacia. Ciò spiegherebbe il gran numero di missili distrutti; missili, che Donald Trump descrisse come “belli e intelligenti”, discendenti delle V-1 naziste [2], costosi. Un missile Storm Shadow inglese costa 800000 sterline. Se facendo arrivare 32 missili, 71 andavano persi, in altre parole se il tasso di successo era solo del 31%, ci si chiede la capacità di Stati Uniti ed alleati di condurre un’azione di disarmo (come quella contro l’Iraq nel 2003). Affinché tale campagna sia efficace, occorrono centinaia di missili che colpiscono gli obiettivi (da 400 a 1200 a seconda della complessità del sistema di difesa del Paese). Ciò equivale a 1300 – 4000 missili, nel caso di una difesa chiaramente non all’avanguardia, per 1,6 – 4,8 miliardi di dollari. È facile capire che l’efficacia della difesa aerea siriana mette in discussione il modello economico degli attacchi aerei, su cui gli Stati Uniti vivono dalla “Guerra del Golfo” del 1991. Avrebbero compiuto l’attacco, assistiti da Gran Bretagna e Francia, dimostrando che il loro modo d’azione militare è superato. Se pensavano di ripristinare una forma di deterrenza, ovviamente hanno fallito! I tre Paesi hanno effettivamente indebolito le loro posizioni sulla Siria, e ciò è una palese stupidità.

Stupidità strategica
Ma le conseguenze di tale sciopero vanno naturalmente oltre. Jean-Luc Mélenchon twittava: “Gli attacchi alla Siria sono infondati e senza mandato dell’ONU, contro di esso, senza un accordo europeo e senza il voto del Parlamento francese (…) È una vendetta degli USA, un’escalation irresponsabile” [3]. E questo è forse l’aspetto principale. Un attacco militare è un atto di guerra che va inquadrato dalla legge internazionale, o significa che solo la legge del più forte è valida. Ad oggi non sono state fornite prove sull’attacco chimico e la responsabilità del regime di Bashar al-Assad. Dato il pesante carico di menzogne e manipolazioni dei capi di Stati Uniti e Gran Bretagna, niente è scontato. Decidendo di attaccare unilateralmente e senza mandato, i capi dei tre Paesi interessati, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, hanno dimostrato quanto non gli interessi il diritto internazionale e le Nazioni Unite. Ciò può solo convincere vari Paesi ad acquisire armi nucleari per proteggersi da tali azioni. In altre parole, Donald Trump, Theresa May ed Emmanuel Macron hanno solo confermato che la proliferazione nucleare è, per alcuni Paesi, una scelta logica e inevitabile. Tuttavia, va notato che oltre alle potenze nucleari note, sono in possesso dell’arma nucleare Israele (da 200 a 250 testate), India, Pakistan e Corea democratica. Tale attacco consolerà non solo i leader di questi Paesi sulle loro scelte, ma persuaderà altri, si pensi ad Iran, Arabia Saudita, Algeria, Turchia e numerosi Paesi asiatici, ad imitare i Paesi “proliferanti”. Non esserne consapevoli dimostra un’incredibile stupidità strategica. L’attacco deciso da Donald Trump, Theresa May e Emmanuel Macron non renderà il mondo più sicuro o più giusto. In realtà sarà il contrario. Aumenta i rischi d’instabilità internazionale e immerge il mondo nel caos. Non è solo stupidità strategica, ma grossolana irresponsabilità. L’attacco fu deciso per ragioni probabilmente diverse e divergenti dai tre capi responsabili. Gli Stati Uniti potrebbero averlo considerarlo una “salva d’addio” decidendo di abbandonare la Siria. Il Regno Unito segue. La Francia si troverà in una situazione più che delicata, compromessasi cogli Stati Uniti e avendo perso credibilità e onore internazionali, in particolare nella difesa dei principi del diritto internazionale e della sovranità degli Stati. Molto chiaramente, la Francia è il Paese che di gran lunga ci perde. Che Emmanuel Macron non lo capisca è la prova che è un incapace ed inetto all’ufficio, come il predecessore François Hollande.

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La contraerea siriano abbatte 71 missili su 103 lanciati

E, ora, lasciatemi affidare a questa immagine orribile il mio di sprezzo per l’ipocrisia dei nostri governi:
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Questa ragazza dello Yemen, è vittima di un attacco chimico nel suo paese da parte degli arabi sauditi, la sostanza chimica utilizzata era il fosforo bianco … quindi perché non bombardiamo l’Arabia Saudita e togliamo le loro armi chimiche con attacchi aerei ?

1753.- GIORNALISTA PREMIO PULITZER: HILLARY CLINTON APPROVÒ L’INVIO DI GAS SARIN AI RIBELLI SIRIANI PER INCASTRARE ASSAD.

Di Voci dall’Estero, un articolo più che mai attuale.

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Il sito Free Thought Project riporta un articolo sui legami di Hillary Clinton con l’attacco chimico al gas sarin a Ghouta, in Siria, nel 2013. Dalle relazioni tra USA e Siria (ne avevamo parlato qui), al ruolo della Clinton nella politica estera USA e nell’approvvigionamento di armi dalla Libia verso l’Isis (ne avevamo parlato Qui e qui), alle dichiarazioni del giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh su un accordo del 2012 tra l’amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, per imbastire un attacco con gas sarin e darne la colpa ad Assad, tutte le prove punterebbero in una direzione: i precursori chimici del gas sarin sarebbero venuti dalla Libia, il sarin sarebbe stato “fatto in casa” e la colpa gettata sul governo siriano come pretesto perché gli Stati Uniti potessero finanziare e addestrare direttamente i ribelli siriani, come desideravano i sauditi intenzionati a rovesciare Assad. Responsabile della montatura l’allora Segretario di Stato USA e poi candidata alla presidenza per i Democrat, Hillary Clinton.

Nell’aprile del 2013, la Gran Bretagna e la Francia informarono le Nazioni Unite che c’erano prove credibili che la Siria avesse usato armi chimiche contro le forze ribelli. Solo due mesi più tardi, nel giugno del 2013, gli Stati Uniti conclusero che il governo siriano in effetti aveva usato armi chimiche nella sua lotta contro le forze di opposizione. Secondo la casa bianca, il presidente Obama ha subito usato l’attacco chimico di Ghouta come pretesto per l’invasione e il sostegno militare americano diretto e autorizzato ai ribelli.

Da quando gli Stati Uniti finanziano questi “ribelli moderati”(dati raccolti al tempo della campagna elettorale di Trump), sono state uccise più di 250.000 persone, più di 7,6 milioni sono state sfollate all’interno dei confini siriani e altri 4.000.000 di esseri umani sono stati costretti a scappare dal paese.

Tutta questa morte e distruzione portata da un sadico esercito di ribelli finanziati e armati dal governo degli Stati Uniti era basata – è quello che ora ci viene detto – su una completa montatura.

Seymour Hersh, giornalista noto a livello mondiale, ha rivelato, in una serie di interviste e libri, che l’amministrazione Obama ha falsamente accusato il governo siriano di Bashar al-Assad per l’attacco con gas sarin e che Obama stava cercando di usarlo come scusa per invadere la Siria. Come ha spiegato Eric Zuesse in Strategic Culture, Hersh ha indicato un rapporto dell’intelligence britannica che sosteneva che il sarin non veniva dalle scorte di Assad. Hersh ha anche affermato che nel 2012 è stato raggiunto un accordo segreto tra l’amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, per imbastire un attacco con gas sarin e darne la colpa ad Assad in modo che gli Stati Uniti potessero invadere e rovesciare Assad.

“In base ai termini dell’accordo, i finanziamenti venivano dalla Turchia, e parimenti dall’Arabia Saudita e dal Qatar; la CIA, con il sostegno del MI6, aveva l’incarico di prendere armi dagli arsenali di Gheddafi in Siria. ”

Zuesse nel suo rapporto spiega che Hersh non ha detto se queste “armi” includevano i precursori chimici per la fabbricazione del sarin che erano immagazzinati in Libia. Ma ci sono stati molteplici rapporti indipendenti che sostengono che la Libia di Gheddafi possedeva tali scorte, e anche che il Consolato degli Stati Uniti a Bengasi, in Libia, controllava una “via di fuga” per le armi confiscate al regime di Gheddafi, verso la Siria attraverso la Turchia.

Anche se Hersch non ha specificamente detto che la “Clinton ha trasportato il gas”, l’ha implicata direttamente in questa”via di fuga” delle armi delle quale il gas sarin faceva parte.

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Seymour Hersh Weighs In on Sanders vs. Clinton: “Something Amazing Is Happening in This Country”

Riguardo al coinvolgimento di Hillary Clinton, Hersh ha detto ad AlterNet che l’ambasciatore Christopher Stevens, morto nell’assalto dell’ambasciata Bengasi,…“L’unica cosa che sappiamo è che [la Clinton] era molto vicina a Petraeus che era il direttore della CIA in quel periodo… non è fuori dal giro, lei sa quando ci sono operazioni segrete. Dell’ambasciatore che è stato ucciso, [sappiamo che] era conosciuto come un ragazzo, da quanto ho capito, come qualcuno che non sarebbe stato coinvolto con la CIA. Ma come ho scritto, il giorno della missione si stava incontrando con il responsabile locale della CIA e la compagnia di navigazione. Egli era certamente coinvolto, consapevole e a conoscenza di tutto quello che stava succedendo. E non c’è modo che qualcuno in quella posizione così sensibile non stesse parlando col proprio capo [Hillary Clinton, all’epoca Segretario di Stato, figura che nel governo statunitense ha la responsabilità della politica estera e del corpo consolare, NdVdE], attraverso qualche canale. “

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Obama dichiarò la sua ferma e unanime condanna per l’assalto al consolato Usa a Bengasi in cui furono uccisi l’ambasciatore e tre componenti dello staff. “L’attentato è stato compiuto da un “gruppo selvaggio ma ristretto, non dal popolo o dal governo della Libia”, spiegò Hillary Clinton. “Sono morti di nuovo innocenti, è come l’11 settembre”,disse. “E’ stata tolta la vita a persone che erano impegnate ad aiutare il popolo libico a costruire un futuro migliore per il loro Paese”, sottolineò il segretario di Stato americano. “Questa violenza senza senso dovrebbe scuotere le coscienze dei popoli di tutte le fedi religiose in tutto il mondo”, continuò il segretario di Stato americano, “Stevens sarà ricordato come un eroe” e concluse, “Una Libia libera e stabile è ancora negli interessi americani”. Gli Stati Uniti “non torneranno indietro”, non arretreranno di un millimetro nel loro impegno per aiutare la nuova la Libia. “Una missione – spiegò Clinton – “nobile e necessaria”. Il mondo “ha bisogno di altri Chris Stevens” continuò Clinton. “Ho parlato con sua sorella”, “le ho detto che sarà ricordato come un eroe da molte nazioni. Stevens ha iniziato a costruire le nostre relazioni con i rivoluzionari libici” e “ha rischiato la sua vita per cercare di fermare un tiranno” come Muammar Gheddafi. Quante bugie!

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A supportare Hersh nelle sue affermazioni è il giornalista investigativo Christof Lehmann, che dopo gli attacchi ha scoperto una pista di prove che riporta al Presidente dello Stato Maggiore Congiunto Martin Dempsey, al Direttore della CIA John Brennan [subentrato nella guida della CIA l’8 marzo 2013 dopo le dimissioni di Petraeus nel novembre 2012 e il successivo interim di Morell, NdVdE], al capo dell’intelligence saudita principe Bandar, e al Ministero degli Interni dell’Arabia Saudita.

Come ha spiegato Lehmann, i russi e altri esperti hanno più volte affermato che l’arma chimica non avrebbe potuto essere una dotazione standard dell’arsenale chimico siriano e che tutte le prove disponibili – tra cui il fatto che coloro che hanno offerto il primo soccorso alle vittime non sono stati lesionati – indicano l’uso di sarin liquido, fatto in casa. Questa informazione è avvalorata dal sequestro di tali sostanze chimiche in Siria e in Turchia.

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Anche se non è la prova definitiva, non si deve glissare su questa implicazione. Come il Free Thought Project ha riferito ampiamente in passato, il candidato alla presidenza ha legami con i cartelli criminali internazionali che hanno finanziato lei e suo marito per decenni.

Quando Hillary Clinton divenne Segretario di Stato nel 2009, la Fondazione William J. Clinton ha accettato di rivelare l’identità dei suoi donatori, su richiesta della Casa Bianca. Secondo unprotocollo d’intesa, rivelato da Politifact, la fondazione poteva continuare a raccogliere donazioni provenienti da paesi con i quali aveva rapporti esistenti o che stavano tenendo programmi di finanziamento.

Le registrazioni mostrerebbero che dei 25 donatori che hanno contribuito con più di 5 milioni di dollari alla Fondazione Clinton nel corso degli anni, sei sono governi stranieri, e il maggior contribuente è l’Arabia Saudita.

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La miliardaria clinton finanziata dal ministro dell’ambiente italiano! Alla convention del Partito democratico americano a Philadelphia che ha conferito la nomination presidenziale a Hillary Rodham Clinton non avrebbero dovuto presenziare né il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, né il presidente della Camera, Laura Boldrini. L’ unico esponente delle istituzioni italiane titolato a parteciparvi era il ministro dell’ Ambiente, Gianluca Galletti.

L’importanza del ruolo dell’Arabia Saudita nel finanziamento dei Clinton è enorme, così come il rapporto tra Siria e Arabia Saudita nel corso dell’ultimo mezzo secolo è tutto quello che concerne questa guerra civile.

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Come Zuesse sottolinea nel suo articolo su Strategic Culture:

Quando l’intervistatore ha chiesto ad Hersh perché Obama sia così ossessionato dalla sostituzione di Assad in Siria, dal momento che “il vuoto di potere che ne deriverebbe avrebbe aperto la Siria a tutti i tipi di gruppi jihadisti”; e Hersh ha risposto che non solo lui, ma lo Stato Maggiore Congiunto, “nessuno riusciva a capire perché.” Ha detto, “La nostra politica è sempre stata contro di lui [Assad]. Punto.”

Questo è stato effettivamente il caso non solo da quando il partito che Assad guida, il partito Ba’ath, è stato oggetto di un piano della CIA poi accantonato per un colpo di stato finalizzato a rovesciarlo e sostituirlo nel 1957; ma, in realtà, il primo colpo di stato della CIA era stato non solo pianificato, ma anche effettuato nel 1949 in Siria, dove rovesciò un leader democraticamente eletto, con lo scopo di consentire la costruzione di un oleodotto per il petrolio dei Saud attraverso la Siria verso il più grande mercato del petrolio, l’Europa; e la costruzione del gasdotto iniziò l’anno successivo.

Ma poi c’è stato un susseguirsi di colpi di stato siriani (innescati dall’interno anziché da potenze straniere – nel 1954, 1963, 1966, e, infine, nel 1970), che si sono conclusi con l’ascesa al potere di Hafez al-Assad durante il colpo di stato del 1970. E l’oleodotto trans-arabico a lungo pianificato dai Saud non è ancora stato costruito. La famiglia reale saudita, che possiede la più grande azienda mondiale di petrolio, l’Aramco, non vuole più aspettare. Obama è il primo presidente degli Stati Uniti ad aver seriamente tentato di svolgere il loro tanto desiderato “cambio di regime” in Siria, in modo da consentire la costruzione attraverso la Siria non solo dell’oleodotto trans-arabico dei Saud, ma anche del gasdotto Qatar- Turchia che la famiglia reale Thani (amica dei Saud), che possiede il Qatar, vuole che sia costruita lì. Gli Stati Uniti sono alleati con la famiglia Saud (e con i loro amici, le famiglie reali del Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Oman). La Russia è alleata con i leader della Siria – così come in precedenza lo era stata con Mossadegh in Iran, Arbenz in Guatemala, Allende in Cile, Hussein in Iraq, Gheddafi in Libia, e Yanukovich in Ucraina (tutti rovesciati con successo dagli Stati Uniti, ad eccezione del partito Baath in Siria).

Matt Agorist è un veterano congedato con onore del Corpo degli US Marines ed ex operatore di intelligence direttamente incaricato dalla NSA. Questa precedente esperienza gli fornisce una visione unica nel mondo della corruzione del governo e dello stato di polizia americano. Agorist è stato un giornalista indipendente per oltre un decennio ed è apparso sulle reti tradizionali in tutto il mondo.
da NincoNanco

1752.- [L’analisi] Trump in guerra contro Putin, l’ora più buia. E la propaganda nasconde la verità

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Le guerre si possono vincere, come perdere, ma poco importa, perché le vittorie neocon si misurano con i profitti delle esportazioni dei sistemi d’arma e con le spese militari imposte agli alleati. L’affare del secolo scorso è stato l’abbattimento delle Torri Gemelle, con cui la NATO ha applicato l’art. 5, dichiarando lo stato di guerra perenne contro il terrorismo finanziato tramite i suoi alleati medio-orientali. Il sangue dei siriani, dei curdi, degli iracheni, dei palestinesi e, forse degli israeliani, dei soldati russi e americani, non basterà a coprire i giacimenti, gli oleodotti, gli appetiti delle multinazionali dell’oïl e delle cosche finanziarie neocon. Ma c’è un ma che riguarda il pericolo per Israele di soccombere contro il mondo sciita, visto che ha voluto ripudiare la politica dei due stati, che, per una volta, aveva visto l’Unione europea schierarsi in politica estera. Un conto è Gaza, con la sua gente, un altro conto è il Golan, con il suo valore strategico e il suo sottosuolo. Un altro conto ancora è quel folle di Erdogan, che, “dall’alto” dei Dardanelli, si aggira nel mezzo dei contendenti con le micce accese, sgomitando. Ipotizziamo una fine di Bashar al-Assad e l’accaparramento rothschildiano della sua banca centrale, fino a che punto la Russia potrà accettare l’eventuale soccombenza dei siriani, degli iraniani, degli Hezbollah libanesi? E cosa si propone Israele? L’eliminazione di tutti gli sciiti o, addirittura di tutti gli arabi? E cosa si propongono i sunniti? “Del doman non c’è certezza”, ma una cosa certa è e, cioè, che questo conflitto ha visto già due vittime illustri: l’ONU e la Statua della Libertà. A volte, ad aver ragione, si sbaglia.
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L’Occidente e la Russia dovranno vendere armi ai loro alleati e clienti per recuperare i bilanci della Difesa. Più difficile spiegare all’opinione pubblica che queste guerre hanno portato il terrorismo in Europa e centinaia di migliaia di profughi che continueranno ad affluire dalle aeree di conflitto, scendendo a patti con autocrati come Erdogan perché non riapra il rubinetto dei rifugiati. Anche qui però la politica aiuta: basta dire come il generale Mattis che il terrorismo non è più il principale obiettivo ma quello di contenere Mosca e Pechino
[L’analisi] Trump in guerra contro Putin, l’ora più buia. E la propaganda nasconde la verità

di Alberto Negri, editorialista e inviato di guerra
L’ora più buia è arrivata con la macchina di propaganda dei media italiani, tv e giornali, a favore dell’attacco americano. Tutta colpa di Assad, questo è il leit motiv. Eppure la guerra a Gheddafi del 2011 voluta da Sarkozy e subito appoggiata da Usa e Gran Bretagna avrebbe dovuto insegnarci qualche cosa. Non c’è un minimo di analisi, per altro spesso condotta da cosiddetti esperti che non hanno mai messo piede né in Siria né in Medio Oriente e neppure hanno mai visto una guerra, se non in televisione. Trascurabile che la rivolta contro Assad si diventata ben presto, dalla fine del 2011, una guerra per procura combattuta da migliaia di jihadisti fatti passare dalla Turchia con l’approvazione degli Stati Uniti e i finanziamenti delle monarchie del Golfo. Trascurabile il fatto che la destabilizzazione di un’intera regione sia stata provocata dalla guerra del 2003 contro Saddam. Gli Usa attaccano Assad non per motivi umanitari ma per giustificare i loro fallimenti tra cui la mancata protezione degli alleati curdi e il cambio di campo della Turchia.

Guerra al terrorismo non è più una priorità
Gli Usa avranno, forse, amare soprese, soprattutto perché non si capisce quale sia l’obiettivo strategico di questo attacco, su quale scala e con quali conseguenze, tenendo presente che Putin dovrà sostenere il regime di Damasco e che gli americano hanno oltre duemila uomini schierati nel Nord della Siria. La realtà è che queste sono guerre che non finiscono mai e che forse mai vinceremo. Eppure la novità della globalizzazione è proprio questa: vincere le guerre non serve. Per coprire veri o presunti fallimenti basta fare la dichiarazione opportuna: qualche tempo fa James Mattis, il capo del Pentagono, è stato chiaro, la guerra al terrorismo non è più una priorità, i veri nemici sono Russia e Cina. Basta cambiare obiettivo, come si cambia un vestito, e tornare al classico della guerra fredda o riscaldata.

Le inutili guerre per “esportare la democrazia”

Il sospetto che vincere la guerra non fosse più un obiettivo ci aveva già colti a Baghdad nel 2003, quando il Paese sprofondò in un marasma dal quale non è più uscito. L’Iraq era stato in guerra otto anni con l’Iran (1980-88), Saddam Hussein aveva invaso il Kuwait nel ’90 e poi era stato sconfitto nel ’91 da una coalizione a guida americana. Dodici anni di sanzioni poi il dittatore è caduto ed è cominciato un decennio di terrorismo. Infine, nel 2014, è arrivato anche il Califfato. In questi anni non si è mai visto niente di più ipocrita e di meno umanitario delle guerre “umanitarie”, di guerre per “esportare la democrazia” e “salvare popoli” che sono stati poi abbandonati a un destino che neppure loro hanno potuto decidere. Chi oggi ragionevolmente può prevedere la pacificazione dell’Afghanistan, il conflitto più lungo e costoso mai intrapreso dagli Stati Uniti?

Dopo avere proclamato che avrebbe ridotto la presenza militare a Kabul, anche il presidente americano Donald Trump ha deciso di aumentare le truppe Usa, da 8mila a oltre 14mila uomini. Ma è una guerra che si può vincere? Sembra di no perché nel 2007-2008 c’erano tra truppe americane e Nato oltre 150mila uomini e oggi almeno un terzo del territorio afghano è controllato dai talebani o dai gruppi jihadisti. “Prima regola della politica: mai fare la guerra in Afghanistan”, disse il premier britannico Anthony Eden negli anni Trenta. Ma soprattutto mai fare la guerra in Afghanistan senza avere degli alleati tra i vicini dell’Afghanistan. Gli Usa si oppongono all’Iran, considerato un regime da cambiare e Trump ha anche litigato con il Pakistan congelando gli aiuti americani. Il vero motivo dell’acredine di Washington è che i pakistani sono alleati di Pechino e ospitano 13mila soldati cinesi. Il Pakistan considera l’Afghanistan parte della sua profondità strategica, difficilmente sarà pacificato senza la sua collaborazione.

Un altro esempio di guerre che con finiscono mai è la Libia. Nel 2011 i francesi gli inglesi e gli americani bombardarono il Colonnello Gheddafi. Erano già caduti il tunisino Ben Alì e l’egiziano Mubarak, questo era il loro tentativo di dirigere da fuori le primavere arabe prendendo il controllo delle risorse energetiche e della geopolitica della regione. Già allora si capiva che la rivolta di Bengasi avrebbe spaccato il Paese, una creatura coloniale italiana: Tripolitania da una parte, Cirenaica dall’altra. Mentre i confini della Libia sprofondavano di mille chilometri, aprendo la via a un enorme flusso di profughi e alla destabilizzazione jihadista di Al Qaida e poi dell’Isis. Dopo la disgregazione dell’Iraq ne cominciava un’altra.

Come se questo non bastasse la Francia, l’Egitto e la Russia hanno sostenuto in questi anni il generale Khalifa Haftar, oggi secondo alcune fonti gravemente malato, con l’idea di mettere un uomo forte a capo del Paese. Ma neppure Haftar, dopo avere annunciato la liberazione “definitiva” di Bengasi da salafiti e jihadisti, ha mai controllato completamente la Cirenaica. Non è più tempo di dittatori “forti” alla Saddam, che poi magari sfuggono al controllo, ma di autocrati a mezzo servizio che possono essere manovrati. Assad è un esempio. Dopo aver pensato di abbatterlo, si è capito che è meglio lasciarlo al suo posto, dimezzato, a fare il “lavoro sporco”.

La Siria è la guerra più devastante di tutte
La peggiore perché studiata a tavolino per sfruttare la rivolta popolare non soltanto per cambiare un regime ma l’intero assetto geopolitico del Medio Oriente. Un’operazione fallita in Iraq per l’alleanza tra il governo sciita di Baghdad e l’Iran. E’ stato il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, con il pieno appoggio di Francia e Gran Bretagna, a dare il via libera alla Turchia per aprire “l’autostrada del Jihad” e far affluire migliaia di combattenti in Siria. Una sorta di Afghanistan a un passo dall’Europa. Il 6 luglio del 2011 l’ambasciatore Usa Ford passeggiava con i ribelli di Hama, era il segnale che il conflitto poteva cominciare con il sostegno logistico della Turchia e quello finanziario dell’Arabia Saudita e del Qatar. Assad si sera rifiutato di rompere l’alleanza con l’Iran degli ayatollah, nemico giurato di americani, sauditi e israeliani, un ostacolo alle mire egemoniche di Erdogan sugli arabi.

L’intervento della Russia nel 2015 ha cambiato il destino della guerra e la Turchia ha dovuto piegarsi a Mosca e Teheran. Ora Erdogan prova a incenerire i curdi siriani, ritenuti alleati del Pkk che da quasi 40 anni conduce la guerriglia nel Kurdistan turco. Pe ottenere questo obiettivo la Turchia, membro storico della Nato, si è messa d’accordo con Russia e Iran, i due avversari dell’Alleanza Atlantica. Gli Usa hanno così lasciato che i turchi creassero una “fascia di sicurezza” dentro al territorio siriano massacrando i curdi siriani, i veri alleati di Washington nella guerra contro l’Isis. Dopo avere usato i curdi contro il Califfato, gli americani stanno mettendo le loro basi nel Nord della Siria. Questo attacco americano potrebbe avere come scopo proprio questo: partecipare alla spartizione della fette di torta siriana dove finora le parti le ha fatte Putin.

In cambio della fascia di sicurezza turca, la Russia e il governo di Damasco avranno mano libera per recuperare il controllo di Idlib e dei pozzi petroliferi. Israele è soddisfatto perché con queste presenze militari straniere (comprese quelle delle milizie filo-sciite e di quelle sunnite) si legittima ancora di più l’occupazione israeliana del Golan in corso dal 1967. Ma le guerre che non finiscono mai costano. Quindi l’Occidente e la Russia dovranno vendere armi ai loro alleati e clienti per recuperare i bilanci della Difesa. Più difficile spiegare all’opinione pubblica che queste guerre hanno portato il terrorismo in Europa e centinaia di migliaia di profughi che continueranno ad affluire dalle aeree di conflitto, scendendo a patti con autocrati come Erdogan perché non riapra il rubinetto dei rifugiati. Anche qui però la politica aiuta: basta dire come il generale Mattis che il terrorismo non è più il principale obiettivo ma quello di contenere Mosca e Pechino. In questo contesto la pace sembra davvero una cosa da ingenui. Non serve vincere le guerre ma farle, soprattutto un pò lontano da casa.
di Alberto Negri, editorialista e inviato di guerra

12 aprile.- Le navi da guerra russe hanno lasciato gli ancoraggi di Tartus.

1748.- Trump minaccia e provoca. La Russia mostra le foto che smentiscono l’uso di gas sarin in Siria

Il presidente degli Stati Uniti twitta:
Russia vows to shoot down any and all missiles fired at Syria. Get ready Russia, because they will be coming, nice and new and “smart!” You shouldn’t be partners with a Gas Killing Animal who kills his people and enjoys it!
«La Russia dice che abbatterà tutti i missili lanciati contro la Siria. Preparati Russia, perché arriveranno, missili belli e nuovi e ‘intelligenti’. Da Mosca risponde la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Chiede se qualcuno ha «avvertito gli esperti dell’Opac che ora missili intelligenti possono distruggere tutte le prove di uso di armi chimiche sul terreno». Prove che potrebbero mostrare come a Douma sia stata inscenata una provocazione volta a scatenare una rappresaglia delle potenze occidentali contro Damasco. Circostanza che si è già verificata in passato. E aggiunge: «I missili intelligenti dovrebbero essere lanciati verso i terroristi, non contro il governo legittimo della Siria, che ha passato diversi anni a combattere il terrorismo internazionale sul suo territorio», ha denunciato la diplomatica di Mosca.

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Ieri, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche ha respinto la proposta di Russia e Iran di aprire un’indagine sul presunto attacco con armi chimiche in Siria.

Da ricerche preliminari risulta che l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) abbia avallato il presunto attacco armi chimiche nella città siriana di Khan Shaykhun nella provincia di Idlib, il 4 aprile scorso, con l’utilizzo di sarin.

Tuttavia, questa affermazione, in base al risultato dell’esame di tre corpi, ha attirato alcune critiche.

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Russia e Iran hanno proposto la creazione di una commissione indipendente per indagare sull’incidente, ma l’OPCW ha respinto l’iniziativa.

Per il Ministero degli Esteri russo questo risultato era scontato e per questo accusa l’Occidente di cercare di evitare un’indagine completa che potrebbe rivelare la verità su quello che è successo in Khan Shaykhun.

La Russia ha un’altra versione dei fatti

Il Ministero degli Esteri russo ha pubblicato le fotografie che la delegazione russa ha già consegnato ai membri del OPCW come anticipato ieri dall’AntiDiplomatico. Queste immagini, come riferiscono da Mosca, mostrano le conclusioni di medici svedesi sui bambini di Khan Shaykhun, non avvelenati con il gas ma con sostanze stupefacenti o sostanze psicotrope.

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“Nelle foto vediamo che i bambini hanno pupille molto dilatate che occupano la maggior parte del diaframma, mentre la prova primaria degli effetti del sarin stanno è il restringendo delle pupille”, ha spiegato il capo del Dipartimento per la non proliferazione ed il controllo delle armi del ministero degli Esteri russo Mikhail Ulyanov, nel corso della riunione della OPCW, di mercoledì scorso.

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Hanno drogato degli innocenti e li hanno usati come cavie

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In altre fotografie tantomeno si vedono i sintomi tipici di attacco con gas sarin, come salivazione dal naso abbondante, acquosa o gocciolante, ha osservato Ulyanov.

È evidente che coloro che hanno preso le foto le hanno manipolate abbiano poca conoscenza delle conseguenze dell’uso di armi chimiche”, ha aggiunto.

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Inoltre, un cratere formato presso il sito dell’attacco non è il risultato di un missile, ma di un esplosivo che era già lì.

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Perché il sarin non ha avvelenato i Caschi Bianchi?

Il Ministero della Difesa russo ha richiamato l’attenzione sul fatto che durante il presunto attacco con armi chimiche a Khan Shaykhun, i Caschi Bianchi, presenti sul luogo dell’attacco, non siano rimasti avvelenati dal gas sarin.

“Se a Khan Shaykhun è stato davvero usato il gas sarin, allora come l’OPCW può spiegare [comportamento] dei ciarlatani Caschi Bianchi che saltano tra i vapori del sarin senza mezzi di protezione?” Ha chiesto il portavoce del ministero della difesa russo Igor Konashenkov.

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Una prova solida?

I risultati preliminari della OPCW non hanno convinto il professor Marcello Ferrada de Noli, fondatore dell’organizzazione ‘Medici svedesi per i Diritti Umani’ (SWEDHR), il quale ha sostenuto che “nessuna prova è stata presentata”.

“Ci sono state alcune segnalazioni di militari degli Stati Uniti, che hanno preferito l’anonimato, sul fatto che fossero state usate armi chimiche, e poi la testimonianza, come è successo in altri casi, dei ‘Caschi Bianchi’ la cui credibilità, in particolare su questo tema, non è la migliore”, ha concluso.

1747.- Stati Uniti, Francia e Regno Unito studiano operazione contro Damasco

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Gli ufficiali iraniani dell’IRGC piangono, guardando il figlio del loro compagno che è stato ucciso, nel barbaro attacco delle forze aeree israeliane, sulla base siriana T-4 il 9 aprile 2018.

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Si scrive Damasco e si legge Russia. Questa guerra non la vedrete in televisione perché siamo legati ad una NATO, che è palesemente lo strumento di interessi del tutto estranei all’Italia. Ci chiediamo: Donald Trump è ancora il Presidente degli Stati Uniti o non lo è mai stato e la sua elezione ha, semplicemente, messo da parte quel disastro mediatico della Clinton? E, poi: Fino a quando la superiorità militare dimostrata dai russi consentirà a Putin di agire con saggezza? Occhi della Guerra commenta questo giorno di relativa pace. Relativa perché, anche se ci siamo destati vivi, i jet americani e francesi, NATO e Ue, stanno sorvolando le batterie dei missili della difesa aerea siriana. Il ministero degli esteri cinese ha dissuaso gli Stati Uniti dall’attaccare la Siria prima che una indagine approfondita a livello internazionale sull’attacco al cloro o, addirittura, al gas nervino, a Duma sia stata svolta. L’ONU? Nessuna commissione d’inchiesta per confermare che il 7 aprile ci sia stato un attacco chimico contro Duma e nella città i russi si muovono a braccia e petti scoperti. E’ chiaro che l’ inesistente attacco chimico e’ la risposta al vertice di Ankara. I neocon non si accontentano di partecipare alla rivisitazione dei confini del 1916 e delle zone d’influenza. Vogliono stravincere e spazzare via chinque si metta di traverso ai loro piani, il tutto senza un briciolo di prova e di vergogna. L’ennesima sceneggiata sui gas Nervini, ha confermato che hanno la proprieta’ assoluta dell’Informazione occidentale.
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La “major decision” del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla Siria è alle porte. Il mondo è con il fiato sospeso. Tutti sono consapevoli che quello che si sta giocando in Siria non è solo il destino del popolo siriano ma quello di una regione e, forse, anche del mondo.

Secondo le fonti del Pentagono, gli Stati Uniti hanno vagliato tutte le opzioni. E sono pronti all’uso della forza. Il tutto però è sospeso su un sottilissimo filo che lega ancora le speranza della Siria. Uno, l’intervento della Russia come garante di un’indagine internazionale indipendente. Il secondo, che l’Onu, quel fantomatico organismo che dovrebbe vegliare sulla pace fra Stati, decida di imporsi quantomeno per indagare sui fatti. Speranza vane.

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I ribelli possiedono armi chimiche (e le hanno già usate in passato)

La Russia, grazie al blocco mediatico e internazionale costruitole intorno, è isolata. Aver accusato ripetutamente Mosca di qualsiasi malefatta, comporta che nessun governo occidentale possa darle credito se non vuole distruggere la struttura di accuse rivolte al Cremlino. Ora che hanno creato il mostro, non possono, evidentemente, dare al mostro ragione. Una strategia perfetta, che adesso mostra la sua gravità per tutto il mondo.

Sulle Nazioni unite, inutile aggiungere molto. Il segretario generale Antonio Guterres ha invocato un’indagine accurata “attraverso competenze imparziali, indipendenti e professionali”. “Qualunque uso confermato di armi chimiche, da qualsiasi parte nel conflitto e in qualsiasi circostanza è ripugnante e una chiara violazione del diritto internazionale”. Discorso che ha ricevuto il plauso di Sergei Lavrov.

Per gli Stati Uniti ora è il momento di decidere. E tutto dipenderà da come si muoveranno gli alleati e dai tempi di avvicinamento delle altre navi americane. Le fonti militari del sito israeliano Debkafile riferiscono che l’unica nave da guerra Usa immediatamente disponibile è il cacciatorpediniere Uss Donald Cook, salpato da Larnaca il 9 aprile.

Il gruppo di battaglia della Uss Iwo Jima, che ha visitato Haifa il mese scorso, è in navigazione nel Mar Arabico, a pochi giorni di distanza, mentre il gruppo da battaglia della Uss Harry S. Truman potrebbe partire domani per il Medio Oriente. Sarebbe impossibile arrivare nelle acque del Mediterraneo orientale prima di una settimana.

Ed ecco quindi la possibile soluzione: gli alleati. Secondo le fonti dell’intelligence citate, l’amministrazione Trump sta negoziando con la Gran Bretagna, la Francia e altri alleati, inclusi i governi arabi, il loro coinvolgimento nell’attacco. L’idea è quella di un’operazione che si svolgerà per diversi giorni. Non si parlerebbe, a detta di queste fonti, di un lancio di missili da crociera come un anno fa.

Il primo alleato cui si è rivolto Trump sembra essere stato il premier britannico Theresa May. L’idea è semplice: ti ho sostenuto con Skripal, ora mi sostieni su Bashar al Assad. Avevamo già scritto, su questa testata, del possibile do ut des sul dossier iraniano e sul confronto con le forze sciite nella regione mediorientale. Forse è arrivato il momento in cui Trump chiederà il conto del sostegno a Londra dopo il caso dell’ex spia russa avvelenata. La Gran Bretagna ha una base aerea a Cipro di fondamentale importanza strategica. E la premier britannica ha già detto: “Stiamo lavorando con urgenza con i nostri alleati per valutare cosa è successo e stiamo anche lavorando su quali azioni potrebbero essere necessarie”.

Per quanto riguarda la Francia, la portaerei Charles de Gaulle è in riparazione. Si esclude quindi un suo utilizzo a largo della Siria. Ma c’è un dato da riportare. Uno squadrone di 12 caccia Rafale della marina militare francese, accompagnato da tre aerei cisterna KC-135, è decollato dalla base di Landivisiau nel nord-ovest della Francia il 4 aprile per dirigersi verso gli Stati Uniti.

L’addestramento degli aviatori francesi con la Us Navy sarà diviso in due periodi. La prima fase presso la Naval Air Station di Oceana e una seconda fase in cui i jet Rafale M saranno operativi presso la Uss George H.W. Bush. Questo perché i Rafale sono gli unici aerei non statunitensi totalmente compatibili con il sistema di decollo impiegato sulle portaerei statunitensi. Basti ricordare che i Rafale hanno operato dalla Uss Dwight D. Eisenhower, nel Golfo Persico, durante le operazioni della coalizione contro lo Stato islamico. C’è la possibilità che questo coordinamento venga ristabilito molto presto in vista di un eventuale attacco sulla Siria. Del resto, i francesi sono già a Manbij e molto spesso Emmanuel Macron ha dichiarato di essere pronto a intervenire in caso di attacco chimico da parte del governo siriano. Tutto torna. Tristemente. Come un mosaico i cui tasselli sono stati inseriti meticolosamente ad arte.

1745.- Il gas nervino? Una Tachipirina e ti passa tutto. E in Siria acqua e Ventolin contro le bombe al cloro

PER COMINCIARE!
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Ciao,
c’è stato un nuovo attacco a Douma, in Siria, tra le vittime anche molti bambini.
Nel raid aereo potrebbero essere state utilizzate armi chimiche, gli effetti sono stati devastanti.
I bambini continuano a morire sotto i nostri occhi.
Sostieni l’intervento dei nostri operatori in Siria.
DONA ORA
QUESTA E’ L’UNICEF. ORA, MAURIZIO BLONDET:

Maurizio Blondet – 8 aprile 2018 – Sull’ennesimo false flag dell’attacco al cloro inSiria, mi limito a copiare e incollare due articoli impareggiabili. E così, anche noi.

Mauro Bottarelli 8 aprile 2018

…..Ora veniamo alla cronaca, al mondo là fuori. Alla Germania, ad esempio e all’incubo rinnovato del camion bomba. Non era un jihadista. Né un foreign fighter. Né un immigrato radicalizzato. Era tedesco. Tedeschissimo, pare. In compenso, però, era matto. E noto alle autorità proprio per le sue turbe psichiche. Quindi, mezzo copione è stato rispettato. E il risultato ottenuto: per qualche ora, la psicosi Isis è tornata in grande stile anche in Germania, il messaggio è arrivato a chi di dovere, se sarà così intelligente e amante del quieto vivere da capire. Tanto più che, nella loro infinita bontà tipica del potere di nuova generazione, quello che imbonisce con i “like” e non punisce o incarcera, gli agenti provocatori del caso hanno aperto anche uno straordinario varco di condivisione del beneficio per le autorità tedesche: pare – e dico pare – che il nostro attentatore con turbe psichiche avesse contatti con ambienti di estrema destra. E quando hai una novantina di esponenti di Alternative fur Deutschland al Bundestag, intenzionati a farti un’opposizione da sorci verdi, l’occasione appare davvero ghiotta per una bella criminalizzazione ad hoc. Vediamo un po’ come proseguirà il cammino per il consorzio Nord Stream 2, dopo la forse incauta concessione da parte dell’esecutivo di Grosse Koalition di tutti i permessi per la costruzione, giubilata prima a tempo di record dal Dipartimento di Stato USA, pronto alle sanzioni verso le aziende che vi partecipino e poi dall’house organ della CIA in Germania, quella Bild che non più tardi di venerdì scorso ha attaccato con toni da character assassination l’ex ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel, definito troppo filo-Cremlino. Magari, ci sarà un ripensamento. O, quantomeno, un bel ritardo logistico nei lavori.

Ma se in Germania il copione è stato rispettato a metà, in Siria invece è andata in scena la rappresentazione perfetta e pedissequa di quanto il ministeri degli Esteri russo va denunciando da almeno tre settimane abbondanti , prima con i portavoce e poi con Serghei Lavrov in persona: i ribelli starebbero preparando un attacco chimico del quale incolpare il regime di Assad, ottenendo così il famoso attraversamento della “linea rossa” tracciata da Barack Obama e valida anche per la casa Bianca sotto guida Trump. Casualmente, l’attacco chimico è arrivato oggi a Duma, dove una settantina di persone – fra cui, come da ulteriore copione, molti bambini e donne – avrebbero problemi respiratori a causa dell’utilizzo di bombe al cloro da parte dell’aviazione siriana, intenzionata a stanare del tutto le ultime sacche di ribelli. Prima erano intossicati, al Tg5 delle 13 era diventati cadaveri: come al solito, si brancola nel buio. Anzi, nelle balle dell’Osservatorio per i diritti umani in Siria, informatissimo avendo sede a Coventry che notoriamente è a poche fermate di tram dal centro di Damasco.

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Sempre casualmente, poi, l’attacco è arrivato a stretto giro di posta rispetto all’intenzione resa nota la scorsa settimana da Donald Trump di ritirare le truppe USA dalla Siria, “qualcun altro di occuperà della situazione nel Paese”, ha detto il commander-in-chief. Classico gioco delle parti, visto che la stampa statunitense ha subito reso noto come il Pentagono fosse nettamente contrario alla scelta della Casa Bianca, prefigurando l’ennesimo scontro fra presidente e generali. Et voilà, ecco il casus belli in base al quale diverrà immorale abbandonare la Siria e il popolo siriano alle mattanze chimiche di Assad e dei russi suoi alleati. Eh già, perché nonostante il fuso orario e il fatto che fosse la notte fra sabato e domenica, solitamente dedicata a sbronze e mignotte, al Dipartimento di Stato hanno dimostrato di essere efficienti a livello svizzero: il comunicato di condanna dell’accaduto, ovviamente senza il minimo dubbio rispetto all’attribuzione dell’accaduto, è arrivato che le bombe erano ancora in volo e, guarda caso, la lunghezza dello stesso e l’attacco diretto anche verso la Russia, ritenuta complice operativa delle offensive chimiche di Assad, parla la lingua di un documento pronto da giorni che attendeva solo di essere pubblicato.

E chi ha parlato da subito di deliberato bombardamento con armi vietate da parte dell’aviazione di Damasco? Gli “Elmetti bianchi”, ovvero il Circo Barnum del jihadismo siriano, il Circle du Soleil dell’insurrezionalismo salafita e, soprattutto, il braccio operativo e da effetti speciali del Dipartimento di Stato, della CIA, del MI6 e del Mossad e di chiunque abbia interesse a giocare nell’ombra in Siria. A tempo di record, la Rete è stata invasa da fotografie e filmati di ospedali presi d’assalto da gente in preda a convulsioni e crisi respiratorie, ovviamente con una maggioranza di bambini meravigliosamente in favore di telecamera: ma, mi sovviene un dubbio, a fronte di un potenziale attacco chimico, non occorrerebbe prendere qualche precauzione nell’avvicinarsi e nel trattare le persone esposte? Com’è che sono tutti a mani nude e in braghette corte, quasi li avessero convocati d’urgenza sul set, mentre andavano a fare jogging o in spiaggia?

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E dopo la scoperta dell’antidoto contro il gas nervino di cui sono depositari in quel tempio della medicina e della ricerca che è l’ospedale inglese di Salisbury, dove l’ex spia russa e la figlia sono tornati miracolosamente in forma smagliante – immagino grazie a flebo di fisiologica, Tachipirina e tanto amore delle infermiere -, ecco che dai video giunti dalla Siria scopriamo che contro le bombe al cloro basta sciacquarsi con l’acqua e inalare un po’ di Ventolin, come per una normale crisi d’asma da fieno! Non ci credete? Guardate qui, roba che l’accoppiata da Oscar formata da Steven Spielberg e Carlo Rambaldi viene immediatamente ridimensionata al rango del dilettantismo da fiera di paese.

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Siria, Douma sotto attacco: “Armi chimiche”. Trump: “Putin e Iran colpevoli. Assad animale”. La Repubblica · 1 giorno fa. Ma basta un po’ d’acqua fresca!

Ora, quando finirà questa farsa globale? E me lo chiedo mettendo da parte l’ironia, perché quando si arriva a questi livelli di pantomima – che accomunano il Deep State USA quanto l’accoppiata delirante formata da Theresa May e Boris Johnson – significa che è la disperazione a menare le danze, quindi si è pronti a tutto. Anche al proverbiale passo più lungo della gamba. D’altronde, i mercati stanno lanciando segnali inequivocabili di fine della festa, ancorché silenziati dalla narrativa ufficiale dei media riguardo la ripresa globale sostenuta e sincronizzata: i picchi continui del Libor, l’esplosione ad orologeria del caso Facebook e della crociata anti-Amazon di Trump per cercare di far sgonfiare la bolla FANG senza contagiare gli altri indici, la curva dei rendimenti USA sempre più piatta, la BCE che nell’ultima settimana di marzo raddoppia gli acquisti di bond corporate, portandoli al 22% del totale.

E ancora, la guerra commerciale con la Cina come extrema ratio per “stimolare” il famoso shock esterno che potrebbe giustificare un cambio di passo della FED e il ritorno al QE, i fronti di guerra sempre più dilatati, estremi e asimmetrici per mantenere aperta la porta d’emergenza del warfare, la Bank of Japan che tocca il record di acquisti di ETF e, contemporaneamente, inibisce letteralmente il trading di debito nipponico ad altri soggetti esterni. Serve altro per giustificare l’impazzimento cui stiamo assistendo da qualche settimana fra Londra e Washington? Cosa accadrà adesso? Donald Trump sparerà ancora qualche Tomahawk a cazzo come l’altra volta, un vero must nei casi di utilizzo di armi chimiche in Siria? Oppure andrà sul pesante, ovvero lascerà mano libera ai pazzi che albergano al Pentagono, incorrendo questa volta nella non più emendabile o rimandabile risposta militare russa? Quale punto di non ritorno si sta cercando di approcciare, in questi giorni di impazzimento generale?

(Il resto su Rischio Calcolato:

https://www.rischiocalcolato.it/2018/04/il-gas-nervino-una-tachipirina-e-ti-passa-tutto-e-in-siria-acqua-e-ventolin-contro-le-bombe-al-cloro.html

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Non ci sono più le armi chimiche di una volta: la pace sospesa tra tragedia e farsa …
(di David Rossi)

07/04/18 pubblicato su Difesa on Line
http://www.difesaonline.it/evidenza/punti-di-vista/non-ci-sono-pi%C3%B9-le-armi-chimiche-di-una-volta-la-pace-sospesa-tra-tragedia-e

Tutto comincia nel luglio 2010, non su un ponte sospeso sul nulla al confine tra le Potenze Occidentali e il nemico del “Secolo Breve”, la Russia, ma nelle asettiche salette dell’Aeroporto di Vienna1, quando le delegazioni di Washington e del Cremlino, allora “teleguidate” da Obama e Medvedev, si scambiarono, come ai vecchi tempi, due gruppi di “ospiti non graditi”, già arrestati come spie al servizio (quando non al soldo…) di un Paese straniero. Dieci a quattro: forse, il Cremlino era stato più bravo della CIA nell’infiltrare “cimici umane” negli Stati Uniti o forse era stato meno scaltro nel cercarne a casa propria, dato che se ne vide restituire tante di più.

Restiamo a Vienna per leggere, a fine marzo 2018, la dichiarazione del cancelliere austriaco Sebastian Kurz, rilasciata a mezzo di Twitter all’indomani dell’espulsione di un centinaio di diplomatici russi da parte degli Stati europei, la quale, oltre a insistere sulla politica di neutralità austriaca, propone l’Austria come pontiere tra Est e Ovest. Si astiene dal cacciare le feluche senza ricorrere all’escamotage del richiamo per consultazioni dell’ambasciatore, come fatto – tra gli altri – dal Portogallo ma aderendo alla dichiarazione di solidarietà al Regno Unito sottoscritta dal Consiglio europeo.

Da Vienna mi sposto a Berna. La Svizzera, negli stessi giorni, non fa nemmeno quello: si limita a dichiararsi pronta a reagire “al termine delle indagini condotte dall’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche”2. Già, a quanto pare dalle parti di Berna si preferisce dare credito a un’analisi internazionale e indipendente del grave episodio di Salisbury. Intanto, il presidente della Duma di Stato russa è stato accolto con tutti gli onori…3

Da Berna a Londra: qualcuno sa se al direttivo che guida la Confederazione sono arrivate le voci circa il rapido miglioramento delle condizioni di salute di papà Skripal e della figlia Yulia? Chissà se sanno che – lungi dal venire messi in quarantena in modo scientifico – gli animali domestici della famiglia dell’ex spia e contro-spia russa sono stati chiusi nella loro abitazione, probabilmente senza acqua né cibo, dato che i maialini d’India sono morti di sete e uno dei gatti è stato soppresso “perché troppo agitato”. È andata meglio ai due target del gas Novichok, cioè Sergey e Yulia, se è vero che in queste ore la ragazza si intrattiene in lunghe conversazioni con i parenti (forse senza troppa privacy, se è vero che chi scrive e chi legge probabilmente le ha ascoltate…) e sia lei sia il babbo stanno talmente bene che con un Tweet il ministro degli esteri di Sua Maestà, Boris Johnson, si complimenta col servizio sanitario britannico per gli ottimi standard raggiunti. Forse su con quest’ultima dichiarazione l’ex sindaco di Londra e apostolo della BREXIT ha davvero un po’… esagerato.

Ironia a parte, resta il fatto che il gas nervino probabilmente usato nella casa non è riuscito ad uccidere nemmeno due roditori da meno di un etto l’uno.

Da Londra a Minsk, non a Mosca. Ci viene voglia di dipingere uno scenario: la procace Anna Vasil’evna Kuščenko, in arte Chapman, si reca per un periodo in Bielorussia, il più fedele alleato di Mosca, e qualcuno la manda a dormire in un ospedale di Minsk somministrandole un agente nervino in passato sintetizzato nel Regno Unito. Facendolo, inquina un intero quartiere a macchia di leopardo. Secondo voi, come reagiscono Lukashenko e Putin? Si limitano a espellere una cinquantina di diplomatici britannici? O portano il mondo sull’orlo di una crisi paragonabile solo a quelle di Berlino nel 1948, di Suez nel 1956 e di Cuba nel 1962?

Già, a ben vedere quello di cui si parla – se dimostrato – è un atto di guerra, non un semplice crimine internazionale, dato che fino ad oggi nessun governo ha fatto uso delle armi chimiche al di fuori di un contesto bellico internazionale, salvo i casi di guerra civile o attentati terroristici. Francamente, se il governo britannico ha le prove e aspetta solo di farsele confermare da un’organizzazione internazionale terza, allora che senso ha tenere in piedi le relazioni diplomatiche con la Russia?

Diciamolo apertamente: a parti invertite, Mosca avrebbe preteso la consegna dei responsabili, a costo di violare la sovranità territoriale del Regno Unito.

Ciò detto, chi scrive se ne torna in Italia a godersi lo spettacolo gratuito del teatrino della politica. Mentre il mondo rischia di bruciare, l’orchestrina da noi suona sempre un motivetto.