Archivi categoria: Terrorismo

1513.- Lo stato islamico sta morendo (ma ha alcune delle migliori armi d’America)

2311656

L’evacuazione dei comandanti dei militanti dello Stato Islamico a Deir-ez-Zor con elicotteri americani si è conclusa quasi con il 100% di probabilità.

Gli USA continuano ad opporsi alla Russia, ha detto il primo vice presidente del comitato del Consiglio della Federazione per la difesa e la sicurezza Franz Klinzevich. Una fonte militare-diplomatica ha riferito a Ria Novosti che ad agosto l’aviazione americana ha fatto evacuare a nord della Siria, nella zona di Deir-ez-Zor oltre 20 comandanti dello Stato Islamico, sottolineando che non si trattava della prima evacuazione.

Il portavoce della coalizione guidata dagli americani, a sua volta, ha detto a Ria Novosti che non è vero.

Klinzevich ha scritto sulla sua pagina Facebook: “certo che avrebbero cercato di confutare la tesi dell’evacuazione di 20 comandanti dell’ISIS sugli elicotteri americani da un quartiere della città di Deir ez-Zor. Tutta l’esperienza pluriennale di azione americana, — come è successo in Afghanistan —, ci dice che tutto questo, con quasi il 100% di probabilità, ha avuto luogo. Come uomo che ha assistito a quella guerra, posso affermare che il coinvolgimento diretto degli americani con i mujaheddin lo abbiamo sempre avvertito”.

A suo parere, non c’è bisogno nemmeno di excursus storici. Come dice il senatore, i corridoi per i militanti c’erano già “durante l’assedio di Raqqa”, ne scrisse la stampa mondiale, questa è una manifestazione della stessa tendenza.

“Certo, Deir ez-Zor non è Raqqa. Qui non si possono evaquare centinaia di militanti. Ma questo non riguarda il numero di militanti. Sembra che gli USA considerino ancora il senso della loro esistenza in base al confronto con la Russia, e questo, per usare un eufemismo, non è causa di ottimismo” ha concluso il senatore.

Per noi, attenti osservatori della politica Neocon degli USA, l’Isis, o come si vuole chiamarla, è la versione moderna della Compagnia delle Indie del 1700-1800, che ha consentito alla corona britannica di fare le guerre senza dichiarle e senza parteciparvi ufficialmente. La Compagnia delle Indie (British East India Company) era un vero e proprio esercito, con un suo specifico armamento. Essa segnò profondamente il futuro Impero britannico e fu  l’impresa commerciale più potente della sua epoca, fino ad acquisire funzioni militari e amministrative regali nell’amministrazione dell’immenso territorio indiano. Colpita in pieno dall’evoluzione economica e politica del XIX secolo, declinò progressivamente e poi scomparve nel 1874.

tank_10

Nel 1991, il travolgente successo delle truppe statunitensi equipaggiate con sistemi di visione notturna nella Guerra del Golfo ha ispirato un nuovo assioma dei militari americani moderni: possediamo la notte. Ma il nuovo video di propaganda dell’ISIS, rilasciato dopo l’espulsione del gruppo terroristico dalla loro ultima roccaforte di fatto a Raqqa, ha dato un chiaro messaggio per le forze occidentali: “Non più”.
Il video di sei minuti, “Cecchini del Sud – Wilāyat al-Janūb” pubblicato sui social media il 10 novembre mostra un cecchino ISIS e uno spotter che usa “una US M4 con uno scope sconosciuto” e una termocamera FLIR BHM da 5.000 dollari originariamente progettata per “Aiutare le navi in mare a vedere detriti, rocce, altre barche e punti di riferimento in condizioni di buio come la pece “, riferisce l’Army Times. Sebbene la visione notturna e gli apparecchi termografici di fabbricazione militare degli Stati Uniti siano articoli di esportazione limitati sotto la giurisdizione del Dipartimento di Stato, è del tutto possibile che l’equipaggiamento sia stato preso dai depositi della coalizione irachena o a guida Usa dai militanti dell’ISIS negli ultimi anni – o semplicemente acquistato online e introdotto clandestinamente in Iraq e in Siria da combattenti nati all’estero (Dalla CIA, no?).

M_M27 MarinesIl fucile d’assalto M4 utilizza cartucce calibro 5,56 x 45 mm NATO con caricatori da trenta colpi. L’arma nella prima versione era dotata di un selettore di fuoco con possibilità di scelta tra sicura, colpo singolo e raffica da tre colpi; nella versione M4A1 e SOPMOD invece il selettore permette di sparare a raffica libera anziché da tre colpi come nella precedente versione. 
Un soldato USA imbraccia un M4A1 equipaggiato con lanciagranate M320Questo fucile d’assalto, come altre armi simili, grazie alle slitte Picatinny può montare una vasta gamma di accessoricome dispositivi di mira Red Dot, ottiche di mira, ottiche per visione notturna, visione infrarosso, dispositivi di puntamento laser, torce, o integrare altre armi come il lanciagranate da 40mm M203, già largamente usato per il fucile M16, ed il nuovo lanciagranate M320. Anche in Italia il fucile d’assalto M4 viene utilizzato dai Reparti Speciali sia militari che delle Forze dell’Ordine; in particolare quest’arma equipaggia i NOCS  della Polizia di Stato; il GIS e il 1° Rgt. Tuscania  dell’Arma dei Carabinieri, il 9º Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, il 185º R.A.O. Folgore e il 4º Reggimento alpini paracadutisti “Monte Cervino” dell’Esercito Italiano; il Com.Sub.In. (Comando Subacquei ed Incursori) ed il Reggimento San Marco della Marina Militare Italiana ed infine il 17º Stormo Incursoridell’Aeronautica Militare.

Il video segue un’azione di settembre che documenta l’ultima ripresa del gruppo terrorista contro l’assedio della coalizione su Raqqa, che mostrava un cecchino ISIS che brandiva un fucile da battaglia potenziato Mk 14 da 7,62 mm: il fucile designato per le truppe che combattono sotto il comando delle operazioni speciali statunitensi .
La proliferazione di occhiali per la visione notturna tra i ranghi dei terroristi non è solo limitata all’ISIS. A luglio, un video di propaganda talebano ha mostrato un combattente che ha lanciato un fucile d’assalto da combattimento (SCAR) per operazioni speciali FN da 7,62 mm con equipaggiamenti high-tech provenienti da kit di modifica speciali delle operazioni speciali; lo stesso video ha mostrato combattenti che reclamizzano i fucili M16 con gli obiettivi Trijicon Advanced Combat Optical Gunsight (ACOG). In una “esclusiva” di luglio, la CNN ha mostrato combattenti con carabine M4 dotate di accessori per la visione notturna oltre a mirini laser a infrarossi e cannocchiali ACOG. E ad aprile, i video di propaganda talebana hanno mostrato che i militanti indossavano occhiali per la visione notturna AN / PVS 7b.

PVS-7-head-mounted-night-vision-goggles.png_220x220
Per anni, le capacità di visione notturna emergenti dei militanti sono rimaste una minaccia trascurabile per il Dipartimento della Difesa. Solo una manciata di talebani e Al Qaeda sono stati addestrati a usare efficacemente i loro pochi dispositivi per la visione notturna in combattimento, come Adam Raymond ha dichiarato per Task & Purpose a luglio, “né hanno compreso appieno quanto la capacità di visione notturna degli Stati Uniti fosse migliorata lasciandoli inconsapevoli di essere altrettanto visibili nell’oscurità come lo erano durante il giorno “.
Ma questo vantaggio è svanito negli ultimi mesi. Il video dell’ISIS arriva tra le notizie secondo cui i ribelli talebani appartenenti a una “Unità rossa” d’élite equipaggiata con sofisticate apparecchiature per la visione notturna, descritte dal New York Times come “un copricapo simile a Star Wars che contiene occhiali da notte costruiti in Russia”, ha macinato decine di afghani agenti di polizia questo mese. Nonostante la loro inesperienza passata, i combattenti talebani ora sembrano, come dice Raymond, “comprendere appieno il potere della visione notturna” come i combattenti stranieri che riempiono i ranghi dell’ISIS in Iraq e in Siria

Annunci

1487.- AMERICANI IN AFRICA. A volte si ammazzano tra loro.

Ma anche americani e jihadisti dalla Siria all’Africa.

Il pubblico americano ha saputo soltanto dal clamore mediatico sulla risposta di Trump alla vedova del sergente La David Johnson che truppe statunitensi stanno operando segretamente in Africa. Il caduto era il quarto di un reparto di forze speciali che guidavano soldati nigeriani cadute in un’imboscata al confine tra il Niger e il Mali il 4 ottobre. Un attacco “di terroristi a bordo di una decina di veicoli e una ventina di moto”, secondo gli scarsi resoconti, il che fa pensare ad un vero e proprio evento bellico. Ancora più scarso il clamore mediatico su un Berretto Verde ucciso a Bamako, Niger. Sì perché il sergente Logan Melgar, 34 anni, è stato strangolato, ma non da jihadisti: a trucidarlo sono stati, pare certo, i colleghi dei Navy Seals. Forze speciali contro forze speciali Usa, rivalità di corpo. E’ la tendenza dei reparti Navy Seals di andare fuori controllo, come sembra sia accaduto nella cattura di un Bin Laden (forse finto) ad Abbottabad in Pakistan, una insubordinazione conclusasi con la morte di una trentina di quei ragazzoni-teste calde in quello che è stato chiamato un incidente di elicottero. Ma dovunque appaiano, anche i comandi NATO in Afghanistan puntano il dito sull’indisciplina dei Navy Seals: circolano sui loro SUV modificati in T-shirt e berretto da baseball, ossia in abiti civili non obbediscono alla catena di comando, oltrepassano i compiti assegnati. Anche il team 6 sospettato di aver strangolato il Berretto Verde a Bamako si comporta così. Come il colonnello Kurtz nell’indimenticabile Apocalypse Now, appena ne hanno l’occasione fanno la guerra come pensano meglio loro, coi loro metodi. Ma cosa ci stanno a fare i militari Usa in quella vastissima area dell’Africa occidentale?

unnamed-1

 

Il generale Mattis e l’ammiraglio McMaster, alla domanda dei giornalisti, hanno risposto all’incirca così: se ci sono soldati Usa in quella zona dell’Africa, il popolo americano sia sicuro che sono lì per proteggere il popolo americano. Il guaio è che il terrorismo islamico, soppresso in Siria e Irak, è miracolosamente apparso qui in più gran forza . Anzi, si tratta proprio di quei terroristi dello Stato Islamico di cui – secondo i nostri media – la “coalizione internazionale a guida americana” ha liberato Rakka l’agosto scorso. Come forse i nostri media hanno dimenticato di informarvi, i terroristi si sono arresi alle forze arabo curde “democratiche” (ossia anti-Assad), ossia sono stati lasciati passare indenni con un accordo. Alcuni di loro si sono riconsegnati ai servizi dei loro paesi rispettivi, venuti a prelevare i ciascuno i “loro” tagliagole ormai vicini ad essere annientati dall’offensiva siriano-irachena e dell’aviazione russa. Del resto la Commissione Difesa del Senato, capocciata da McCain, l’aveva profetizzato: “Più vinceremo in Medio Oriente, più vedremo i serpenti dirigersi verso l’Africa e dovremo essere pronti a consigliare ed aiutare la nazioni disposte a lavorare con noi”. Anche il capo di stato maggiore Dunford aveva avuto un presentimento: “La guerra sta per spostarsi. Non sono certo si possa dire che si sposterà verso l’Africa. Abbiamo di fronte una sfida che si stende dall’Africa Occidentale al Sud Est Asiatico. Infatti, reparti jihadisti usciti da Rakka sono comparsi in Myanmar, per aiutare i Rohynga, con armamento pesante e tutto: probabilmente per il noto fenomeno di “teleportation”, ampiamente usato in Star Trek. Altri sono apparsi alla frontiera fra Egitto e Libia, incontrollabile estesa deserta. Il 20 ottobre, hanno ucciso 16 poliziotti egiziani nell’oasi di Bahariya; a seguito di questo eccidio, i servizi egiziani hanno scoperto un campo di addestramento di un centinaio di uomini. Molto ben equipaggiati anche con armi anti-carro. In Libia, sono stati uccisi due uomini del generale Haftar, uno per decapitazione (una firma): rivendicato da Daesh questo, il che è strano perché Daesh non aveva più che una piccola enclave a Derna, e invece l’attentato è avvenuto a 60 chilometri da Ajdabya. Insomma dovunque ci sia un governo che si allontana dalla dipendenza dagli Usa, compaiono i jihadisti, sempre molto ben armati con pickup nuovi di zecca.

 

unnamed

 

Ancor più strano in Africa occidentale, dove Boko Haram è in calo. Il mega-attentato di Mogadiscio, oltre trecento morti e 500 feriti, la più grossa strage dopo l’11 Settembre, se è attribuita agli Shabab, anch’essi prima in calo, può essere dovuta a qualche aiuto dall’esterno, a cominciare dalle decine di quintali di esplosivo con cui erano caricati i due camion? Come ha reso noto Vice News, “nel 2006, solo l’1% dei corpi speciali Usa impiegati all’estero si trovava in Africa. Nel 2010, erano il 3%; nel 2016, il loro numero è saltato al 17%”. Sono tanti che si danno sui piedi, e ogni tanto dei Navy Seals devono strangolare qualche Green Beret per fare spazio? Oppure: non è una strana coincidenza che quanti più sono presenti i commandos americani in determinate zone a combattere il terrorismo islamico, tanto più detto terrorismo islamico appare di nuovo forte, potente, ben stipendiato e ben armato proprio in quelle zone? “I 10 capi supremi di Daesh sono israelo-marocchini e israelo-iracheni” Ci sarebbe quasi da dar ragione ad un noto mentitore, Nabil Naim, ex jihadista in Afghanistan ed attivista in Egitto, che in una non recente intervista a El Mayadeen, ha raccontato: i dieci comandanti supremi di Daesh sono israeliani di origine irachena e marocchina. E’ per questo che quando la truppa terrorista si trova alle strette, assediata e vinta, compaiono nel cielo gli elicotteri Chinook, che vanno ad prendere e salvare i capi. Questo Nabil Naim ha il dente avvelenato, perché la sua Al Qaeda è stata tradita con l’ISIS. Anche se effettivamente, i Chinook salvatori dei capi supremi di Daesh sono comparsi più volte, sotto gli occhi delle truppe siriane e irachene, ad esfiltrare i loro preziosi strateghi. Secondo lui è per quello che i terroristi di Daesh “decapitano musulmani e non hanno mai ammazzato un americano”. Orbene, fino ad oggi è avvenuto che “i gruppi armati jihadisti del Sahel non attaccano mai gli autoctoni, contrariamente a quelli di Siria e Irak, che hanno commesso le peggiori atrocità contro le popolazioni civili” musulmane, come ha rilevato Leslie Varenne, direttrice dell’Istituto di Sorveglianza e Studio delle Relazioni Internazionali e Strategiche (IVERIS) di Parigi; sicché “i combattenti dello Stato Islamico in quelle zone provocherebbero lotte di leadership ma anche cambiamento dei metodi operativi”, come appunto quello di commettere atrocità contro le popolazioni a cui sostengono di portare la vera fede coranica, comportamento inspiegabilmente controproducente e impolitico. Il progetto di un coinvolgimento Usa in Africa, secondo la Varenne, risale al 2008: lo indicò Obama con lo scopo a lungo termine di “fare ostruzione alla Cina” che nel Continente Nero si fa strada con investimenti e infrastrutture. “E’ nel quadro di questa guerra economica che bisogna leggere le recenti sanzioni inflitte dall’amministrazione americana a vari stati africani: Ciad,, Eritrea, Sierra Leone, Guinea Conakry” al momento stesso in cui l’Amministrazione levava invece le sanzioni al Sudan,benché guidato da un dittatore su cui è stato spiccato mandato d’arreso della Corte Penale Internazionale. Il motivo è che il Sudan non ha buoni rapporti con la Cina. E’ da segnalare anche la comparsi di terrorismo islamico in paesi che ne erano esenti, come il Burkina Faso, e “L’islamizzazione rampante della regione. Ad esempio, negli ultimi anni, la Costa d’Avorio, paese a maggioranza cattolica, ha costruito più moschee e scuole coraniche, finanziate indirettamente dall’Arabia Saudita, che chiese e scuole laiche, secondo le informazioni fornite dal primo ministro di questo Stato”. Gli americani si stanno sostituendo ai francesi, che con la loro operazione militare “Barkhane”, estesa su 5 stati sub-sahariani Mali, Niger, Ciad, Burkina-Faso et Mauritania, sono riusciti solo ad alienarsi la popolazione locale non avendo stanziato i mezzi – enormi – che occorrerebbero per proteggere una tale vastità desertica, e non avendo nemmeno una chiara visione strategica. Macron ha cercato di ottenere un mandato e un finanziamento ONU, ma la domanda è bloccata a da mesi – o meraviglia – dall’alleato americano. Il 30 ottobre la nota ambasciatrice Usa all’Onu, Nikki Haley, ha rifiuatto il suo voto favorevole spiegandolo così: “Noi contiamo sui Paesi del G 5 per prendere in pieno il comando della forza armata da qui a tre-sei anni, con l’aiuto continuo degli Stai Uniti”. Strano, nota l’analista francese: da una parte il Pentagono grida che il pericolo imminente, dall’altro può permettersi di aspettare tre o sei anni perché la forza anti-terrorista sia operativa. “In realtà, la strategia americana è limpida. Rifiutando che questa forza armata africana sia sotto mandato ONU, il Pentagono si dà il potere militare sulla regione antica zona d’influenza francese senza supervisione internazionale”.

unnamed-2

 

Continua quindi anche in Africa quel sovvertimento del diritto internazionale da parte degli Usa a guida neocon, esplicitamente denunciato da Vladimir Putin: “Siamo testimoni di un sempre più pronunciato disprezzo dei principi fondamentali del diritto internazionale. Di più: certe norme, di fatto quasi tutto il sistema giuridico di un solo Stato, s’intende gli Stati Uniti ha straripato dalle frontiere nazionali in tutti i campi: in economia, in politica, nella sfera umanitaria, e s’imposta agli altri stati”. E’ la precisa descrizione di ciò che vuol essere il diritto talmudico esteso al piano globale. Per contro, ha continuato Putin, a chi gli domandava come ai persino l’Arabia Saudita ha buone relazioni con Mosca “noi non facciamo mai il doppio gioco. Siamo sempre onesti coi nostri partner, nel senso che enunciamo apertamente le nostre posizioni. In ciò abbiamo un grande vantaggio, nel senso che siamo prevedibili, al contrar fui di certe nazioni. E’ questo più che il nostro potenziale militare ad attrarre i nostri partner a sviluppare relazioni con la Federazione Russa”.

Maurizio Blondet

1463.- John Kerry confessa: noi con l’Isis in Siria, dalla base di Smirne: La loro Isis.

La guerra contro la Siria è il primo conflitto dell’epoca informatica a durare oltre sei anni. Numerosissimi documenti che sarebbero dovuti rimanere a lungo segreti sono già stati pubblicati. Benché siano stati divulgati, in misura diversa, in paesi diversi e l’opinione pubblica non abbia così potuto prenderne piena consapevolezza, essi consentono sin da ora una ricostruzione degli avvenimenti. La pubblicazione della registrazione di quanto dichiarato da John Kerry in privato, a settembre scorso, rivela la politica del Dipartimento di Stato americano e costringe tutti gli osservatori, noi compresi, a rivedere le proprie analisi. La registrazione integrale dell’incontro del segretario di Stato John Kerry con membri della Coalizione nazionale siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione, avvenuta il 22 settembre nei locali della delegazione olandese alle Nazioni Unite, pubblicata da “The Last Refuge”, rimette in causa la nostra analisi della posizione Usa nei confronti della Siria.

screenshot_2017-01-21-23-45-06

In primo luogo, avevamo creduto che Washington, dopo aver dato inizio all’operazione chiamata “Primavera araba”, finalizzata a rovesciare i regimi laici a beneficio dei Fratelli Musulmani, avesse lasciato i propri alleati da soli a dare l’avvio alla seconda guerra contro la Siria, iniziata a luglio 2012. E avevamo creduto che, perseguendo questi alleati obiettivi propri (ricolonizzazione per Francia e Regno Unito; conquista del gas per il Qatar; espansione del wahabismo e vendetta della guerra civile libanese per l’Arabia Saudita; annessione della Siria del nord per la Turchia, secondo il modello cipriota, ecc.), l’obiettivo iniziale fosse stato abbandonato. Invece, nella registrazione si sente John Kerry affermare che Washington non ha mai rinunciato ai tentativi di rovesciamento della repubblica araba siriana. Ciò significa che gli Usa hanno seguito passo per passo l’operato degli alleati. Di fatto, negli ultimi quattro anni gli jihadisti sono stati comandati, armati e coordinati dall’Allied Land Com (Comando delle forze terrestri) della Nato, basato a Smirne (Turchia).

In secondo luogo, John Kerry riconosce che Washington non poteva esporsi maggiormente per due ragioni: il diritto internazionale e la posizione della Russia. Sia chiaro, gli Stati Uniti non hanno mai avuto scrupoli a violare il diritto internazionale: hanno distrutto le strutture nodali della rete petrolifera e del gas della Siria, con il pretesto di combattere gli jihadisti (ciò che è conforme al diritto internazionale), senza però che il presidente al-Assad glielo avesse chiesto (quindi, in violazione del diritto internazionale). Non hanno invece osato mandare truppe terrestri per combattere in campo aperto la repubblica siriana, come viceversa avevano fatto in Corea, in Vietnam e in Iraq. E hanno scelto di mandare in prima linea i loro alleati (secondo la strategia della “leadership from behind” – leadership occulta) e di sostenere, senza peraltro grande discrezione, i mercenari, come avvenne in Nicaragua, rischiando di venire condannati dalla Corte internazionale di Giustizia (il tribunale dell’Onu).

In realtà, Washington non vuole imbarcarsi in una guerra contro la Russia. E, dal canto suo, la Russia, che non si era opposta alla distruzione della Jugoslavia e della Libia, ora ha rialzato la testa e spinto più in là il limite da non oltrepassare. Mosca è in condizione di difendere il diritto con la forza, qualora Washington ingaggiasse apertamente una nuova guerra di conquista. In terzo luogo, quanto detto da John Kerry dimostra che Washington sperava in una vittoria di Daesh sulla repubblica siriana. Fino a oggi, basandoci sul rapporto del generale Michael Flynn del 12 agosto 2012 e dell’articolo di Robert Wright sul “New York Times” del 28 settembre 2013, avevamo ritenuto che il Pentagono volesse creare un “Sunnistan” a cavallo tra Siria e Iraq, per tagliare la via della seta. Nella registrazione Kerry confessa che il piano andava ben oltre. Probabilmente, Daesh avrebbe dovuto prendere Damasco per poi venirne cacciato da Tel Aviv (ossia, ripiegare sul “Sunnistan”, appositamente creato). La Siria avrebbe potuto così essere spartita: il sud a Israele, l’est a Daesh, il nord alla Turchia.

Ciò fa capire perché Washington abbia dato l’impressione di non controllare nulla, di “lasciar fare” gli alleati: gli Stati Uniti hanno indotto Francia e Regno Unito a impegnarsi nel conflitto, facendo loro credere che avrebbero potuto ricolonizzare il Levante, mentre, al contrario, avevano già deciso che sarebbero stati esclusi dalla spartizione della Siria. In quarto luogo, John Kerry, ammettendo di aver “sostenuto” Daesh, riconosce di averlo armato. La retorica della “guerra contro il rerrorismo” si riduce perciò a nulla. Dall’attentato del 22 febbraio 2006 alla moschea al-Askari di Samarra, Iraq, sapevamo che Daesh (che inizialmente si chiamava “Emirato islamico dell’Iraq”) era stato creato dal direttore nazionale dell’intelligence Usa, John Negroponte, e dal colonnello James Steele per stroncare la resistenza irachena e provocare una guerra civile, sul modello di quanto fatto in Honduras. Dopo la pubblicazione sul quotidiano del Pkk, Partito dei lavoratori del Kurdistan, “Özgür Gündem”, del processo verbale della riunione di pianificazione, tenutasi ad Amman il 1° giugno 2014, sapevamo che gli Stati Uniti avevano organizzato un’offensiva congiunta di Daesh su Mosul, e del governo regionale del Kurdistan iracheno su Kirkuk.

In quinto luogo, abbiamo ritenuto che il conflitto tra il clan Allen/Clinton/Feltman/Petraeus da un lato, e l’amministrazione Obama/Kerry dall’altro vertesse sul sostegno o no a Daesh. Non è affatto così. Entrambi i campi non hanno avuto scrupoli a organizzare e sostenere gli jihadisti più fanatici. Il loro disaccordo attiene esclusivamente al ricorso alla guerra aperta – e al rischio di un conflitto con la Russia– o alla scelta di manovrare dietro le quinte. Solo Flynn, attuale consigliere per la sicurezza di Trump – si è opposto allo jihadismo. Se accadesse che, fra qualche anno, gli Stati Uniti crollassero, com’è accaduto per l’Urss, la registrazione di John Kerry potrebbe essere utilizzata contro di lui e contro Obama davanti a una giurisdizione internazionale – ma non davanti alla Corte penale internazionale dell’Onu, ormai screditata. Avendo riconosciuto la veridicità degli estratti pubblicati dal “New York Times”, Kerry non potrebbe contestare l’autenticità del documento sonoro integrale. Il sostegno a Daesh che Kerry esibisce vìola parecchie risoluzioni delle Nazioni Unite e costituisce una prova della responsabilità sua e di Obama nei crimini contro l’umanità commessi dall’organizzazione terrorista.

700x350c50-2

Robert Freeman: Tappa per tappa, come gli Stati Uniti hanno creato l’Isis

 La creazione dell’Isis è avvenuta in tre fasi: distruzione dei regimi seccolari di Iraq e Siria, appoggio ai fondamentalisti sunniti contro Assad. Lo dichiara lo storico Robert Freeman. 

“La cosa più importante da capire sullo Stato Islamico è che è stato creato dagli Stati Uniti”. Lo dichiarava nel 2014 lo storico Robert Freeman in un’intervista a Common Dreams molto utile da rileggere oggi alla luce del bombardamento ‘accidentale’ contro l’esercito siriano di venerdì scorso che ha fatto decine di morti e feriti, facilitando l’avanzata dell’Isis.

Secondo Freeman, la creazione dell’Isis da parte degli Stati Uniti ha attraversato tre fasi principali:

La prima fase della creazione del gruppo Stato islamico si è verificato durante la guerra in Iraq e il rovesciamento del governo laico di Saddam Hussein. Secondo l’autore, il regime di Hussein era “corrotto, ma stabilizzante” – durante il suo governo non c’era Al Qaeda, da cui ha avuto origine l’Isis. Inoltre, gli USA, prosegue lo storico, hanno lasciato il potere in Iraq ad un governo sciita, quando metà della popolazione del paese è sunnita, alimentando l’odio di quest’ultima. Il fatto che l’esercito iracheno e i curdi furono sconfitti dallo Stato Islamico è dipeso dal fatto che i sunniti preferirono schierarsi con i jihadisti piuttosto che con i loro “avversari religiosi” sciiti, prosegue lo storico.

La seconda tappa della creazione dell’Isis da parte degli Stati Uniti, prosegue Freeman, è stata la campagna contro il governo laico di Bashar al Assad in Siria. Il presidente siriano aveva una forza interna dovuta alla “pace relativa” che aveva garantito per molti anni tra le varie sette religiose all’interno del paese. Nei loro tentativi di destabilizzare il governo della Siria, gli Stati Uniti d’America hanno aiutato i “precursori” dello Stato islamico nel paese, tra cui, secondo l’autore, il Fronte Al-Nusra (Al-Qaeda in Siria).

La terza fase della formazione dello Stato Islamico da parte degli Stati Uniti ha avuto luogo quando “la Casa Bianca ha organizzato insieme all’Arabia Saudita e alla Turchia il finanziamento e il sostegno dei ribelli in Siria”, che, secondo Freeman, erano già uno “stato proto-islamico”. L’Arabia Saudita è un paese che professa il wahhabismo, una delle versioni più “dure e aggressivamente anti-occidentale” dell’Islam. Questo spiega perché 15 dei 19 terroristi che hanno dirottato gli aerei del 11 settembre 2001 erano sauditi, e il leader di al Qaeda Osama bin Laden era dello stesso paese, principale alleato degli Stati Uniti.

Dopo aver creato lo Stato Islamico, gli Stati Uniti d’America mostrano fragilità quando dichiarano di combatterlo, a causa dell’assenza di una “strategia coerente”. In questo senso, i “ribelli moderati”, quelli che gli Stati Uniti hanno addestrato in Siria contro Assad ora si rifiutano di combattere contro lo Stato islamico, che, secondo l’autore, non è sorprendente, dal momento che questi ribelli condividono con i jihadisti la stessa visione di mondo. “Le forze più capaci per sconfiggere lo Stato islamico” nel breve periodo, conclude, sono la Russia, Siria e Iran, ma gli Stati Uniti preferiscono che la situazione peggiori più che per i terroristi per i “nemici degli Stati Uniti”. E quando la situazione peggiora per i terroristi e migliora per i “nemici” degli Stati Uniti, quest’ultimi intervengono e bombardamento direttamente l’esercito siriano per facilitare l’Isis.

Fonte: RT   Tratto da: L’Antidiplomatico

Ma non è finita. L’Onu: Israele collabora con l’Isis. Vuole il petrolio del Golan

Screenshot_2016-07-18-22-27-46-1

Un colonnello israeliano catturato in Iraq con miliziani dell’Isis, e un dossier ufficiale dell’Onu che denuncia il ruolo di Israele nel supporto al Califfato. Motivo? Mettere le mani sul petrolio siriano, dopo che la società Genie Energy, in cui figura anche Dick Cheney, ha scoperto nel Golan un immenso giacimento. Ma nulla di tutto ciò affiora sui media mainstream, protesta il professor William Engdhal, consulente strategico e docente universitario negli Usa. Clamorosa la cattura dell’ufficiale israeliano, il colonnello Yusi Oulen Shahak, sorpreso “a brache calate assieme all’Isis” dall’esercito iracheno. Secondo l’agenzia iraniana “Fars”, l’ufficiale era legato al “Battaglione Golani” dell’Isis, insieme a cui l’ufficiale avrebbe «partecipato alle operazioni terroristiche della fazione takfirita» dei miliziani jihadisti. Dal 30 settembre, cioè «da quando sono iniziati gli efficaci bombardamenti russi», scrive Engdhal, sono emersi dettagli sempre più imbarazzanti sul «ruolo alquanto sporco» giocato da Washington, dalla Turchia di Erdogan e anche da Israele. Già a fine 2014 il “Jerusalem Post” aveva scoperto un rapporto delle Nazioni Unite «largamente ignorato e politicamente esplosivo», che descrive come l’esercito israeliano sia stato visto cooperare con i combattenti dell’Isis.

1443.- STRAGI E ATTENTATI SERVONO A INSTAURARE SEMPRE PIU’ CONTROLLI DI POLIZIA

DLgzBzEWAAADpxl

Mentre, in Italia, mimetizzato fra le pagliacciate del ministro Delrio, si sta approvando il D.L. 2886 di iniziativa Gentilonoi, con un emendamento letale per la Democrazia, presentato da un piccolo deputato del PD, sul CONTROLLO TOTALE DI INTERNET E DEI TELEFONI per selezionare e OSCURARE i contenuti sgraditi al governo, rectius, al potere, i sionisti e chi con loro attuano la strategia del terrore, prima arma, biblica, del popolo ebraico e, al suo tempo, dell’Impero Romano. Il terrorismo, nelle sue varie forme, serve già e ancor più servirà ad inasprire i controlli sulla popolazione e lo vedrete nei provvedimenti legislativi e nell’implementazione di nuovi sistemi di sorveglianza, più o meno tutti in suo nome. E, qui, sorge spontaneo un sentimento di rifiuto per chi vuole suscitare antisemitismo e da chi, come me, ha conosciuto la bellezza di questo popolo e celebra l’Olocausto, pagato per colpe di alcuni, già loro, troppo potenti e ben lontani da Israele. Diverso è il conflitto arabo-israeliano, in Siria, comunque lo si voglia intendere. Dicono dal web che i separatisti catalani sono finanziati da Soros, che l’invasione dell’Italia e dell’Europa è finanziata da Soros; abbiamo visto Soros spadroneggiare a Palazzo Chigi; ma Soros è uno soltanto di “Loro” e nemmeno il più potente. L’amico Maurizio Blondet ci presenta questo documento e le sue attente riflessioni: “La strage di LAS VEGAS è stata annunciata 3 settimane prima”.

images-1 copia

Sul sito 4chan , un tale “John” ha postato, l’11 Settembre scorso, questi post:

vegas-3-sett-1

Traduco  i post essenziali: l’1 e il 5 e 6

Lunedì 11 settembre, ore 6:08   – N. 141100963

“Sentite, mi spiace per alcuni di voi, per cui vi dirò un piccolo segreto.  Se vivete a Las Vegas o Henderson [un sobborgo. Ndr.] state a casa domani. Non andate in nessun luogo dove ci sia  un grande assembramento di folla.  E anche: se vedete tre furgoni neri parcheggiati l’uno vicinoall’altro, lasciate la zona immediatamente. Prego. John

Lunedì 11 settembre, 6:28

“Si chiama “progetto alto incidente”. Vogliono che il pubblico americano pensi che posti con altissimo  livello di sicurezza non sono sicuri.  Stanno cercando di instaurare più regolamenti.  Vedrete nuove leggi proposte nei prossimi anni per   installare sempre più metal detector e altri apparati.  I media e i politici diranno che i posti   con tanta polizia richiedono ancora più polizia. Non posso garantire che accada domani ma    hanno in mente Las Vegas.

Lunedì 11 settembre, 6:55

Se il loro piano ha successo lo stato del Nevada passerà leggi  che obbligheranno tutti i casinò ad avere metal detector e  porte  a raggi ..Subito dopo leggi saranno varate per posizionare queste cose in università, licei, palazzi federali,  dite  voi che altro.  Osi syste,ms e chertoff sono i maggiori produttori di questi macchinari. Verso il 20202 chertoff  ed osi si fonderanno in un’unica ditta.   Faranno milioni in profitti. Chertoff è in contatto con Sheldon Adelson. Adelson  sarà grande sponsor di queste macchine  e sarà il primo a metterle nei suoi casinò qunado passerà la legge. Questo è il mio ultimo messaggio  per ora. Non aspettate che torni presto.

stephen-paddock-strage-di-las-vegas-943477

 

Che dire?

La Osi Systems è la grande produttrice di macchine a raggi X per la sicurezza aeroportuali, metal detector, eccetera. E’ presieduta dell’indiano Deepak Chopra.

Michael Chertof, doppia cittadinanza, “gestì” le indagini dopo l’11 Settembre.

“Chertoff”  è un nome molto interessante: Michael Chertoff, un americano con doppio passaporto israeliano, la cui madre fu una delle prime agenti dei servizi segreti dello stato ebraico,  l’11 Settembre 2001 era  a New York, ricopriva la carica di vice-attorney general  della sezione penale: in questa veste condusse  le indagini sugli eventi dell’attentato alle Twin Towers.  Le condusse in modo tale   che espulse in Israele (ossia sottrasse all’inchiesta)  i cosiddetti “israeliani danzanti”, ossia i cinque facchini di una agenzia di traslochi che furono visti festeggiare,  mentre osservavano le Towers in fiamme, fotografandosi a vicenda con i due grattacieli sullo sfondo  e facendo  il segno di Vittoria con le dita.  Arrestati dalla polizia di New York, risultarono tutti israeliani appena dimessi dal servizio militare nel loro paese.   L’FBI li interrogò per vari giorni, e accumulò indizi pesantissimi a loro carico.  Fu il vice-procuratore, l’israeliano Michael Chertoff, a liberarli dalle mani dell’Fbi espellendoli per aver lavorato in Usa senza permesso . Qui potete trovare la storia:

http://www.whatreallyhappened.com/WRHARTICLES/fiveisraelis.html

Poco dopo, il presidente Bush jr.  nominò Chertoff capo del nuovo minestero della Homeland Security, ossia della sicurezza interna. Ha coperto  quella carica fino al 2009.

Adesso  scopriamo che, tornato a vita privata, Chertoff ha fondato e presiede la Chertoff Group, una ditta di sicurezza, “Risk identification, analysis and mitigation” e Crisis management”.   Quanto a Sheldon Adelson, è un miliardario ebreo (uno dei tre uomini più ricchi degli Usa)   re dei casinò e del gioco d’azzardo, e neocon sfegatato.  Abita a LAs Vegas.

Coincidenza interessante: anche l’attentato-strage islamico sul lungomare di Nizza, 14 luglio 2016, avvenne nella città che doveva ospitare, ad  ottobre, un “Nizza Global Forum – International Congress on Homeland Security and Crisis Management.   Organizzato da un ente israeliano, IHSL, Israel’s Homeland Security , che vende sicurezza dagli attentati e forse, chissà, li organizza anche. 

15france-ss-2-articleLarge-v3

Nizza, 14 luglio 2016

C_2_articolo_3020360_upiImagepp

https://i-hls.com/embed#?secret=j5aL0mpm72

Evito di fare ipotesi, perché sarebbero bollate di antisemitismo.  Mi limito a dire che il quadro che s’intravvede dietro   questa storia è ancora più spaventoso della strage.

 

 

1438.- IL GOVERNO, LE ONG, LA MARINA CI STANNO IMPESTANDO. SIAMO LA BASE DEI TERRORISTI.

Le leggi dei Paesi europei valgono per i cittadini, non per le bestie fatte in sembianza di umani !

22154664_10211153371975534_8391964381045032136_n-1

Il killer islamico di Marsiglia aveva vissuto in Italia, ad Aprilia… come Amri ed era stato rilasciato sabato dalla polizia di Lione

XDL4_snv

Ahmed Hanachi, jihadista 30enne che ha accoltellato a morte le due cugine Laura Paumier (a destra) e Mauranne Harel urlando “Allak Akbar”, era arrivato nel nostro Paese da clandestino su un barcone

Ahmed Hanachi, l’islamico che domenica primo ottobre, in pieno giorno, ha accoltellato a morte Laure e Maurann, due cugine di 17 e 20, anni fuori dalla stazione Saint-Charles di Marsiglia urlando “Allak Akbar”, ha vissuto per lungo tempo in Italia. Fino a tre anni fa risiedeva ad Aprilia, dove aveva vissuto anche Anis Amri, il terrorista della strage di Berlino. Arrivato da clandestino su un barcone aveva iniziato a delinquere, accumulando arresti per spaccio e furto. Si era sposato con una donna italiana, per poter rimanere nel nostro Paese senza dover incorrere in un’espulsione. L’inchiesta aperta da Parigi sta cercando riscontri alla rivendicazione dell’Isis e a contatti con altri jihadisti. Non è chiaro perché la polizia di Lione, che 24 ore prima dell’aggressione aveva fermato Hanachi per furto e senza permesso di soggiorno, lo abbia rimesso in libertà.

Quel pezzo di agro pontino tra Aprilia, Latina e Fondi era teoricamente tenuto sotto stretta osservazione dall’Antiterrorismo e dalla nostra intelligence: proprio da qui, in meno di un anno e mezzo, sono stati espulsi quattro tunisini sospettati di fanatismo religioso. Tra Aprilia e Latina c’è inoltre la piccola frazione di Campoverde dove ha gravitato Amri, anche lui arrivato in Italia su un barcone da clandestino, prima di compiere la strage di Natale. Le prime indagini della polizia di Prevenzione e del Ros dei Carabinieri collocano intorno al 2006 l’arrivo in Italia di Hanachi, nato il 9 novembre 1987 a Biserta, 65 km a nordovest di Tunisi. Il ministro francese dell’interno, Gérard Collomb, intervistato martedì da Radio France, ha detto che aveva con sé “documenti italiani”. Polizia e carabinieri hanno perquisito, vicino Latina, l’abitazione degli ex suoceri.

Sposato per convenienza con una donna italiana, si stabilisce ad Aprilia dove c’è una numerosa comunità di tunisini: almeno 400 persone, senza contare le campagne circostanti. Hanachi non ha un impiego fisso, passa il tempo a delinquere e bivaccare nei bar. La relazione con l’italiana non dura molto e presto divorziano. Hanachi viene arrestato due volte per furto e spaccio di droga. Il primo screening effettuato con i dati forniti dalle autorità francesi (il nome di Ahmed e altri sette alias) non ha rilevato contatti con Anis Amri o con i quattro tunisini espulsi dal Viminale nell’area di Latina. Anzi, Hamed e Anis potrebbero non essersi neanche incrociati: il primo sparisce dai radar italiani intorno al 2014 per poi ricomparire in Francia, mentre il secondo esce dal carcere e passa una settimana a Campoverde ospitato dall’amico Montasar Yakoubi nel luglio del 2015.

Quello che le cronache di Latina hanno riportato nell’ultimo anno e mezzo non pare essere solo una serie di “coincidenze”: il 19 marzo 2016 viene espulso Triki Mohamed, tunisino ambulante di 50 anni residente a Borgo Grappa, perché “all’esterno del centro di preghiera islamica distribuiva una rivista radicale”; il 20 gennaio 2017 espulso un altro tunisino, senza fissa dimora, perché alla Caritas di Latina lo sentono minacciare di vendicare la morte del “suo fratello” Amri; il 25 febbraio espulso Moez Guidaoui, tunisino, 44 anni, perché il suo numero era sulla rubrica telefonica di Amri; il 12 marzo, infine, viene rimandato in Tunisia Alhaabi Hisham, 37 anni di Borgo Montello, perché all’interno della moschea di Latina (situata in un capannone di periferia) aizzava un gruppo di estremisti, contro l’imam “moderato” Arafa Rekhia Nesserelbaz.

Ora il governo pro immigrazione di Emmanuel Macron si trova in grandissimo imbarazzo e il ministro Collomb è stato costretto a chiedere un’ispezione generale amministrativa sulle condizioni che hanno indotto a rimettere in libertà quello che il giorno successivo sarebbe diventato un killer. Bisogna fare “piena luce”, ha detto Collomb all’indomani dell’assalto. Ahmed Hanaci, l’uomo che domenica ha ucciso con estrema freddezza le due ragazze alla stazione Saint-Charles di Marsiglia, era stato infatti rilasciato sabato dalla polizia, che lo aveva fermato a Lione. Il tunisino, 30enne, era uscito da un negozio del centro commerciale della stazione lionese di Part-Dieu senza pagareuna giacca da 39 euro e aveva mostrato agli agenti intervenuti un passaporto, risultato poi essere falso, mentre permane il mistero su quei “documenti italiani” trovati in suo possesso.

IL POPULISTA

1416.- ALLE MULTINAZIONALI DELLA GUERRA, ALLE BANCHE DEL NEOLIBERISMO, AGLI USA SERVE LA STRATEGIA DELLA TENSIONE. NON IMPORTA SE VINCONO O PERDONO.

israeliens

Les dernières déclarations sur la capacité de l’armée israélienne à vaincre le Hezbollah dans la prochaine guerre, ont reçu une claque sévère, après que le Comité des Affaires étrangères et de la Défense de la Knesset a divulgué un rapport «top secret», décrit comme «très dangereux», révélant des «lacunes» dans la préparation et les manœuvres de l’armée israélienne.

 

SEVERO MONITO DI MOSCA ALLO STATO CANAGLIA – USA – CHE CONTINUA LA GUERRA.
di Maurizio Blondet
Un fatto gravissimo è accaduto in Siria il 19: i “terroristi buoni” sostenuti dagli USA (Al Nusra) hanno lanciato un’offensiva a sorpresa nel nord della città di Hama. Hanno attaccato una zona di de-escalation (implicitamente accettate anche dagli americani), e il loro scopo era, con una manovra a tenaglia, di accerchiare e catturare il plotone (29 membri) della polizia militare russa che è lì proprio per controllare e far rispettare la de- escalation. Quasi sopraffatti dalla enorme superiorità numerica degli avversari, e armati alla leggera, i poliziotti hanno chiamato i loro comandi. Si pensi solo a quello che avrebbero fatto i “terroristi buoni” amati dagli americani ai ragazzi, se li avessero catturati, con tanto di riprese video sanguinarie di torture e decapitazioni.

 

La reazione russa ha dovuto essere durissima. Sono stati fatti intervenire gli Spetsnaz – per la prima volta, almeno ufficialmente – per estrarre i camerati: i corpi speciali hanno avuto tre feriti, segno della durezza dei combattimenti. Subito dopo l’aviazione e l’artiglieria russa hanno reagito con intensissimi bombardamenti, coi quali dicono di aver eliminato “850 terroristi, 185 oggetti, 11 carri armati, 4 portatruppe corazzati, 46 pickup, 5 mortai, 38 magazzini di munizioni”.

Ebbene: per la prima volta ufficialmente, i russi hanno accusato direttamente “le agenzie speciali americane” di aver iniziato ed anzi guidato questa puntata offensiva.

Il generale Sergei Rudskoi, capo del dipartimento operativo principale al quartier generale russo, infatti, ha comunicato:

“Nonostante gli accordi firmati ad Astana il 15 settembre, miliziani di Jabhat al-Nusra ed unità a che si sono unite […] hanno sferrato una offensiva di grande scala contro le posizioni del governo […] ad Hama nella zona di de-escalation di Idlib a cominciare dalle del mattino del 19 settembre […] Secondo i dati in nostro possesso, l’offensiva è stata iniziata dai servizi di spionaggio americani per bloccare l’avanzata delle truppe del governo ad est di Deir Ezzor”.

Qualche ora dopo, la cosa è stata ribadita ad un livello più alto, con una esplicita minaccia. Il generale Igor Konashenkov , portavoce del ministero della Difesa di Mosca: “La Russia ha detto in modo in equivoco alle forze USA nella base di Al Udeid (Qatar) che non tollererà nessun colpo d’artiglieria dalle aree dove sono stazionate le “forze democratiche siriane” […]. Spari provenienti da quelle posizioni saranno soppressi con tutti i mezzi necessari”.

 

Cadaveri di terroristi dopo l’intervento degli Spetsnaz e dell’aviazione russa.

Come dice The Saker, “un attacco organizzato dagli Usa in una zona che si supponeva di de-escalation, con in più un tentativo di catturare soldati russi, eleva la doppiezza americana ad un livello totalmente nuovo”, ed anche l’esibizione del suo gansterismo – di cui del resto non si vergogna, come dimostra il discorso da gangster che Donald Trump ha fatto, o gli hanno fatto fare, all’ONU: “L’Iran è uno stato canaglia economicamente vuoto, il cui export principale è la violenza…il mondo si unisca a noi a chiedere che il governo iraniano cessi il suo cammino di guerra e distruzione”, per poi promettere di “totally destroy North Korea”..

Le meschine operazioni americane in Siria hanno lo scopo (secondo osservatori ben informati) “di mantenere le forze del governo siriano lontane dai campi petroliferi da nord dell’Eufrate, perché gli Usa ha il piano di costruire e controllare un proto-stato curdo nella Siria del Nord Est, e il controllo sul greggio darebbe a questo stato la necessaria base economica”.

Lo stato curdo che sta per nascere in Irak ha la protezione di Israele. Ed Israele ha colpito venerdì l’aeroporto di Damasco con due razzi,lanciati probabilmente da un drone israeliano; drone che l’aviazione siriana dice di aver abbattuto. Poco prima, Tsahal aveva segnalato di aver lanciato un attacco aereo ad un sito militare – sempre nella provincia di Hama. Il coordinamento coi terroristi e i servizi Usa pare evidente, così come la volontà di provocare una escalation – altro che una de-escalation – da parte delle forze armate russe.

“I 200 primi camion di armi e munizioni offerte dal Pentagono allo YPG (l’esercito curdo in Siria, ex PKK) sono stati consegnati in due convogli separati, l’11 e il 19 settembre. Provenienti dalla regione curda dell’Irak i camion sono passati dal posto di frontiera di Semalka”:; Sono armi di fabbricazione ex sovietica, salvo alcuni veicoli L-ATV dell’esercito Usa.

“Queste armi non sono destinate a combattere Daesh, che sta per essere eradicato, ma saranno usate per la prossima guerra contro la Siria”, dice Meyssan.

(http://www.voltairenet.org/article198000.html )

La Suddetsche Zeitung conferma: ha scoperto casualmente una spedizione di armamenti dal quartier generale delle forze aeree Usa in Europa, a Ramstein, verso i “ribelli” siriani. Il giornale germanico ha scoperto che i comandi Usa hanno chiesto a quattro appaltatori del trasporto di non dichiarare la natura del carico, perché il governo tedesco avrebbe l’obbligo di bloccare un tal traffico di armi sul suo territorio verso un paese in guerra. Il procuratore generale tedesco ha aperto un’inchiesta per appurare se il Pentagono e la Merkel hanno rispettato il diritto, nazionale.

Il generale israeliano Gadi Eizenkot, capo dello stato maggiore interarmi, ha dichiarato che Israele farà tutto il possibile per assassinare lo shaik Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah. Confermando la mentalità di gangster a cui oggi si riducono i generali americani e giudaici.

Frattanto Hezbollh si vanta di fatto volare un drone che ha superato le difese e sorveglianze sioniste: “L’apparecchio ha sorvolato la città israeliane per 35 minuti prima di giungere a Safed senza che in nessun momento i radar dell’armata israeliana lo abbiano rintracciato. Lo hanno rintracciato quando l’apparecchio era sulla via del ritorno. Allora sono entrate in funzione le batterie dello Iron Dome [la “cupola di ferro”, la presunta bolla irta di missili e radar che dovrebbe fare da scudo impenetrabile per Sion contro gli attacchi missilistici] e un missile Patriot, che non ha tuttavia potuto intercettare il drone. Sono stati fatti quindi decollare i caccia israeliani che sono riusciti ad abbattere il velivolo”.

Ciò è avvenuto subito dopo che Israele ha terminato le grandi esercitazioni militari sul confine – i più grossi giochi di guerra degli ultimi vent’anni – che simulavano lo scenario di un attacco Hezbollah, ossia in realtà intendevano valutare la preparazione delle forze armate giudaiche in vista di un attacco ad Hezbollah. I risultati non sembrano essere quelli sperati: la commissione Esteri e Difesa della Knesset ha fatto trapelare da un rapporto segreto, che le manovre hanno rivelato pericolose lacune nell’armata israeliana: allo stato attuale, Tsahal non è in grado di distruggere Hezbollah.

1409.- LA GIUSTIZIA ITALIANA NON È ADEGUATA ALLA SFIDA DELL’INVASIONE

Attacco terroristico nella metropolitana di Londra, il quinto attentato a Londra nel 2017. I feriti sono stati 29 e diversi pendolari sono rimasti ustionati in seguito all’esplosione di un ordigno sul vagone del metrò, alla stazione di Parsons Green che si trova nella zona sud ovest della capitale.

++ Londra: testimoni, 'palla di fuoco su treno metro' ++

Il Sun, mostra uno scatto pubblicato su Twitter di un secchio ancora fumante all’interno di una busta frigo della catena di supermercati Lidl.

114950708-19f2fe47-d08f-415f-a911-ec590fee1404

I testimoni, fra cui l’italiana Roberta Amuso, hanno raccontato d’una fiammata, quindi del fumo, della sensazione da topi in trappola. Non tutti hanno udito con chiarezza il boato, segno di una deflagrazione probabilmente solo parziale del marchingegno, come confermato in seguito da Scotland Yard. Mentre tutti si sono ritrovati nella calca quando all’apertura delle porte é scattato l’inevitabile fuggi fuggi: “Chi inciampava e cadeva per terra veniva calpestato. 

Invece, fu una sorpresa per noi italiani quando fu identificato il terzo terrorista dell’attentato del furgone sui passanti del London bridge, il 3 giugno :

134114958-b5cffe44-c9f6-44b3-acfd-c728fb50aafb

Khuram Butt e Rachid Redouane e uno dei nuovi italiani, Youssef Zaghba, 

Youssef Zaghba, un italo-marocchino, figlio di una bolognese, aveva il doppio passaporto. Nel marzo del 2016 fu fermato all’aeroporto del capoluogo emiliano. Nel suo cellulare furono trovati video dell’Isis; ma il Tribunale del riesame giudicò che non fossero motivo sufficiente per formulare un’accusa di terrorismo.

Gli altri due si chiamavano Khuram Butt e Rachid Redouane. Khuram Butt – classe ’90, cittadino britannico nato in Pakistan –  era considerato il capo della cellula che ha sferrato l’attacco. Ventisette anni di Barking, il quartiere nell’est di Londra dove ieri la polizia ha effettuato i primi raid, secondo il Telegraph è l’uomo che compare nel documentario di Channel 4 sull’integralismo islamico nel Regno Unito mentre srotola una bandiera dell’Isis a Regent’s Park. Il capo dell’antiterrorismo di Scotland Yard, Mark Rowley sottolinea che Khuram Butt, uno dei terroristi dell’attacco a Londra, era “noto” alle forze di sicurezza ma non c’era prova che stesse pianificando un attentato. 

Redouane invece aveva 30 anni (era nato il 31 luglio del 1986) e sosteneva di essere marocchino e libico. In passato, aggiunge Scotland Yard, aveva assunto anche un’altra identità facendosi chiamare Rachid Elkhdar, e sostenendo di essere nato il 31 luglio del 1991. A differenza di Khuram Butt, Rachid Redouane non era noto alle forze di sicurezza britanniche. 

Attacco con furgone a London Bridge: 7 morti. I 3 terroristi, hanno, poi, accoltellato altri passanti, fuggendo verso Borough Market. Almeno una dozzina di bombe Molotov sono state trovate nel furgone usato dai tre jihadisti. 

Video di propaganda dell’Isis, sermoni religiosi: gli indizi di un’adesione alla jihad. E’ quello che gli investigatori italiani trovarono nel marzo 2016 sul telefonino di Youssef Zaghba, il terzo degli attentatori di Londra. Yussef, 22 anni, madre italiana e padre marocchino, ha vissuto a Bologna per alcuni periodi. Proprio nel capoluogo emiliano venne fermato mentre cercava di imbarcarsi su un volo per la Turchia. Gli agenti della polizia di frontiera si insospettirono perché aveva un biglietto di sola andata e un piccolo zaino: niente soldi, né bagagli. Elementi che fecero subito scattare il fermo, con l’ipotesi che si trattasse di un volontario destinato a raggiungere lo Stato Islamico.

La madre, che vive tuttora a Bologna, spiegò alla polizia che il ragazzo le aveva detto di volere andare a Roma, chiedendole i soldi per  il biglietto, e non le aveva mai parlato di Turchia. La procura dispose il sequestro del suo cellulare, in cui i tecnici della polizia trovarono quelle immagini che confermavano la volontà di aderire allo Stato Islamico. Il pm decise anche di perquisire l’abitazione della donna, portando via un computer e altro materiale informatico ritenuto di interesse per le indagini. Fu anche disposto dalla magistratura il sequestro del passaporto.

Ma il giovane si rivolse a un avvocato e presentò istanza al Tribunale del Riesame: un ricorso accolto, perché i giudici non avrebbero ritenuto sufficienti gli indizi per formulare un’accusa di terrorismo. Venne così ordinato il dissequestro del cellulare e del computer. La cittadinanza italiana invece ha impedito di procedere con un provvedimento di espulsione, come avviene nel caso di stranieri sospettati di adesione ai valori della jihad. Il nome però venne inserito nella lista dei soggetti pericolosi e tenuto sotto controllo.

I nostri apparati di sicurezza sostengono di avere condiviso tutte le informazioni raccolte all’epoca con l’intelligence britannica. Ma da Scotland Yard fa sapere che Youssef Zaghba non era monitorato né dalla polizia né dall’Mi5.

Youssef Zaghba negli ultimi anni era stato a Bologna solo sporadicamente, trascorrendo invece la maggior parte del tempo in Gran Bretagna, dove vivevano diversi familiari. Da qui l’allerta trasmessa a Londra, con le notizie raccolte dall’esame del cellulare e dagli altri controlli effettuati a Bologna. Un dossier completo che sarebbe stato inoltrato all’MI5 nell’aprile 2016, più di un anno prima dell’attacco al London Bridge.

Ieri erano stati rivelati i nomi degli altri due terroristi che sabato sera hanno ucciso sette persone nel centro di Londra:

Cinque attacchi

Da inizio anno a oggi, la Gran Bretagna ha subito cinque attacchi terroristici in cui hanno perso la vita 35 persone. Il 22 marzo, l’auto guidata da Khalid Masood si lancia sulla folla sul Westminster Bridge: il bilancio è di cinque morti, oltre al terrorista. Il 22 maggio, un kamikaze si fa saltare in aria alla fine del concerto della popstar statunitense Ariana Grande; uccide 22 persone e ne ferisce 116. Il 3 giugno, un furgone travolge i passanti sul London Bridge, poi i tre assalitori, armati di coltelli, si muovono verso Borough Market dove accoltellano i passanti. Il bilancio è di sette morti, oltre a tre terroristi uccisi dalla polizia, e una cinquantina di feriti. Il 19 giugno, ancora un furgone che investe la folla davanti a una moschea nell’area di Flinnsbury Park, a Londra. Muore un uomo musulmano e una decina di fedeli vengono feriti.

Another attack in London by a loser terrorist.These are sick and demented people who were in the sights of Scotland Yard. Must be proactive!

“Un altro attacco, a Londra, di un terrorista sbandato. Queste sono persone malate e dementi già nel mirino di Scotland Yard. Bisogna stare sull’attenti”.

1403.- Gli USA evacuano i terroristi da Dayr al-Zur e la Russia li elimina

… li elimina con un sol colpo.

Взрыв_АВБПМ

Dayr al-Zur: Che dire? L’Aeronautica russa sganciava la bomba convenzionale più letale del mondo sulle teste dello SIIL nella provincia di Dayr al-Zur. La bomba è ancora più grande della MOAB (la madre di tutte le bombe) che gli Stati Uniti avrebbero usato contro lo SIIL in Afghanistan. La bomba russa è chiamata Padre di tutte le bombe (FOAB) e il suo utilizzo è direttamente collegato a due eventi avvenuti il 26 e il 28 agosto 2017.
Il 26 agosto 2017, elicotteri statunitensi Apache volarono presso la città di Tarif, vicino Dayr al-Zur liberata dall’Esercito arabo siriano ed alleati. I due ratti avevano la cittadinanza belga e francese, secondo ciò che mi ha detto la mia fonte, secondo cui questi terroristi erano impiegati dai servizi segreti francese e belga e considerati fonti “cruciali” dell’HUMINT o “intelligence umana”.
Il 28 agosto 2017, due giorni dopo, gli Stati Uniti evacuavano 22 capi dello SIIL portandoli in sicurezza nella provincia di Dayr al-Zur, nella stessa zona dove i primi due si trovavano, presso a al-Madin. Questi 22 erano per lo più ex-ufficiali dell’esercito di Saddam arruolati da Stati Uniti e Stato sionista per creare ciò che il mondo conosce come SIIL. Erano considerati risorse insostituibili per le future operazioni e totalmente fedeli allo scenario sunnita. Secondo la mia fonte, gli Stati Uniti non potevano permettersi di far catturare questi capi dello SIIL ed esibirli al pubblico mondiale. Avrebbero causato immenso imbarazzo rivelando le origini dello SIIL e i suoi veri sostenitori. Sarebbe stato scandaloso. La Russia si sarebbe infuriata nel rilevare e seguire gli elicotteri statunitensi. Il Cremlino dichiarava che gli Stati Uniti ancora aiutano i selvaggi dello SIIL. Si specula qui, ma sembra che solo il Presidente Putin avesse l’autorità di ordinare ciò che il Generale Gerasimov eseguì dopo.

1444730753_foab
Fra l’1 e il 2 settembre 2017, un bombardiere strategico Tupolev-160, decollato da una base nella Russia meridionale, si avvicinava al corridoio di al-Madin sganciandovi una grande bomba sospesa a un paracadute.

Abvp.svg

La Bomba termobarica russa, in inglese Aviation Thermobaric Bomb of Increased Power (ATBIP) , tradotto dal russo: (АВБПМ)Bomba aeromobile di elevata potenza che crea il vuoto, altrimenti nota con l’acronimo FOAB “Father of All Bombs” (“Padre di tutte le bombe”) è una bomba ad alto esplosivo a base di alluminio e ossido di etilene, a caduta libera. Il capo delle forze armate russe, Alexander Rukshin, ne ha descritto gli effetti distruttivi in questo modo: “tutto ciò che è vivo semplicemente evapora”.

Con una potenza, dichiarata in via ufficiosa, pari a 44 tonnellate di TNT (effetto ottenuto con circa 7 tonnellate di un nuovo tipo di esplosivo ad alto potenziale), tale ordigno avrebbe una potenza esplosiva quadrupla rispetto alla bomba GBU-43 Massive Ordnance Air Blast bomb delle forze armate statunitensi (il cui acronimo ufficiale militare è MOAB, a cui corrisponde anche l’acronimo popolare di “Mother of All Bombs”, “madre di tutte le bombe”)

2iln7tw

La bomba termobarica era chiamata “Bomba Aerea Termobarica a Potenza Maggiorata” o ATBIP. È la FOAB già menzionata. Hollywood presentò effetti speciali accurati per una simile bomba nelle prime scene del film “Outbreak” di Dustin Hoffman, dove un’intera area viene devastata per paura di un contagio. La bomba rilascia una cappa di vapore infiammabile mentre scende e, ad una certa quota, accende la miscela creando l’inferno, prima, e poi un’area di vuoto d’aria che fa esplodere i polmoni. È un’arma davvero brutta. E i russi hanno risposto agli Stati Uniti che esfiltravano i loro preziosi terroristi eliminandone tutti con un colpo solo. Nemo me impone lacessit.
Ma ci sono altre buone notizie. Il giacimento al-Tayam veniva liberato dalla venalità di SIIL e famiglia Erdoghan. Non più corse gratuite, sultano. Non più greggio a buon mercato. La Russia annunciava che la sua Aeronautica aveva eliminato 4 capi supremi dello SIIL il 5 settembre 2017, insieme a 40 altri avvoltoi. Uno era il ministro della guerra dello SIIL, il tagico Gulmurad Khalimov, figuro effettivamente addestrato dagli Stati Uniti e che doveva essere l’esponente principale dell’antiterrorismo statunitense, avendo trascorso un anno nel programma per le forze speciali di tre fasi per il Terzo Mondo. Andò in mille pezzi con Abu Muhamad al-Shamali.

vacuum3000

Traduzione di Alessandro Lattanzio di aurora

Differenze tra MOAB e FOAB

Dato MОАВ FОАВ
Peso: 10,3 tonnellate 7,1 tonnellate
TNT equivalente: 11 tonnellate ≈44 tonnellate
Raggio di esplosione: 150 metri 300 metri
Guida: INS/GPS Sconosciuto (forse GLONASS)

http---o.aolcdn.com-hss-storage-midas-42fa535fa711e2bad71ed030ba8167fd-205162680-madre+bombe

La MOAB o GBU-43/B

1400.- Elicotteri USA evacuano terroristi da Deir Ezzor prima dell’arrivo dell’esercito siriano

Assad ha vinto e Israele, temendo di essere lasciato solo da USA e Russia contro l’Iran e gli Hezbollah manda lettere di pace ad Assad e missili sull’Armata Araba Siriana. Qualunque assetto di pace nel Medio Oriente rischia di tramutarsi in assedio per Israele.

Maurizio Blondet 7 settembre 2017

DJJk2vXUQAAeEaR

L’Agenzia Sputnik ha riferito che elicotteri della US Air Force  hanno esfiltrato da Deir Ezzor comandanti dell’IS  ad agosto, quando è stato evidente che l’armata siriana era sul punto di rompere l’assedio dei terroristi islamisti alla città.

“La nostra fonte ha riportato che il 26 agosto elicotteri Us Air Force hanno  evacuato due comandanti di campo di Daesh  “di origine europea” con le loro famiglie in un’area nel nord-est di Deir Ezzor durante la notte. Due giorni  dopo,  elicotteri USA hanno trasferito 20 comandanti e militati a loro vicini da una zona sudorientale di Deir Ezzor alla Siria del nord.

Anche se Donald Trump ha posto fine al programma CIA di finanziamento ed armamento dei jihadisti dell’era Obama, sembra che a livello clandestino elementi dell’apparato militare USA continuino ad assistere i terroristi. Trasferiscono i comandanti più preziosi per i servizi americani “in zone sicure, onde usare la loro esperienza”, scrive Sputnik. “I militanti che perdono i loro comandanti “salvati” dagli americani,  di  solito tendono a cessare azioni organizzate,  abbandonano le posizioni, si congiungono ad altre unità terroristiche, o scappano alla spicciolata.  Ciò che alla fine contribuisce al successo delle truppe  governative”.

 

Sputnik ha riferito che elicotteri della US Air Force  hanno esfiltrato da Deir Ezzor comandanti dell’IS  ad agosto, quando è stato evidente che l’armata siriana era sul punto di rompere l’assedio dei terroristi islamisti alla città.

DJNmnTXW4AQXdSN.jpg-large

Vergogna a stelle e strisce, ma c’è israele dietro le quinte.

Daesh ha assediato fin dal 2014 la guarnigione siriana a Deir Ezzor;  nel settembre 2016,  l’aviazione Usa bombardò  quella guarnigione in evidente coordinamento e preparazione dell’avanzata di Daesh,  i loro jihadisti;  ma le truppe assediate, 4-5 mila uomini, hanno resistito contro ogni previsione eroicamente, rifornite dal cielo dagli aerei russi e siriani. L’operazione di liberazione è  durata sei mesi, ed ha impegnato oltre all’esercito siriano corpi speciali russi, Hezbollh e iraniani.

siriani-liberati

Gli assediati di Deir Ezzor abbracciano i loro liberatori.

Questa vittoria ha gettato i comandi politici e militari di Israele, a cominciare la Netanyahu,  nel panico e nella rabbia. La notte del 7  settembre,  alle 2.43, aerei israeliani  hanno violato lo spazio aereo siriano e  lanciato missili contro posizioni regolari siriane, uccidendo vilmente due soldati  della Armata Araba Siriana  e distruggendo case e materiale.  Israele si prepara alla guerra diretta –  e lo dimostra la inaudita accusa ONU  che torna ad incolpare Assad dell’attacco al sarin avvenuto l’aprile passato  a Khan Sheikhun, nella provincia di Idlib.  Accusa già comprovata falsa persino dalla NATO.  Ma  adesso ristrombazzata dai media mainstream come fosse vera, come palese giustificazione dell’aggressione israeliana prossima.  Contemporaneamente, Sion  ha lanciato la più grande esercitazione militare degli ultimi decenni, Light of the Grain, il cui scopo è  “simulare scenari che l’esercito israeliano sarà costretto ad affrontare nel suo prossimo confronto contro Hezbollah”. Ai siriani non sarà mai concessa la pace. Dopo cinque anni e mezzo milione di morti, Israele ha bisogno di devastarli ancora, altrimenti non si sente sicura.

24042017Israeli-jets

La notte del 7  settembre, gli israeliani  hanno lanciato missili contro le truppe siriane, uccidendo vilmente due soldati e distruggendo alcune case. La bufala di Israele: Attaccata un’infrastruttura militare siriana, indicata come centro per la produzione di armi chimiche.

Un portavoce dell’esercito siriano ha detto che questa mattina Israele ha attaccato una base militare dell’Armata Araba Siriana nei pressi della città di Masyaf, nell’ovest del paese, uccidendo due soldati siriani. L’attacco, dice la Siria, è stato condotto con alcuni missili lanciati dallo spazio aereo libanese e ha prodotto gravi danni alla base. Israele, come già fatto in passato, non ha confermato l’attacco, di cui hanno parlato però anche diverse fonti legate all’opposizione siriana, che sostengono inoltre che sia stato colpito un centro per la produzioni di armi chimiche: La solita bufala.

Negli ultimi anni del conflitto in Siria, Israele ha spesso attaccato segretamente convogli militari siriani o basi legate ad Hezbollah, storico rivale di Israele che negli si è ritagliato un ruolo molto importante nella guerra in Siria. Come ha fatto notare Amos Harel, un giornalista di Haaretz che si occupa spesso di sicurezza e operazioni militari, ieri le forze israeliane hanno invece preso di mira una base governativa.

Harel ipotizza che l’attacco sia stato «una specie di segnale di protesta contro le potenze del mondo»: a luglio infatti Russia e Stati Uniti si sono accordati per imporre una tregua nella regione di confine della Siria sud-occidentale senza tener conto delle obiezioni del governo israeliano (che teme un nuovo impegno di Heezbollah nell’area fra Siria e Israele).

In questi giorni, fra l’altro, Israele sta conducendo una delle più grandi esercitazioni militari degli ultimi 20 anni proprio nel nord del paese. Ieri i media libanesi avevano parlato di aerei israeliani nello spazio aereo del Libano, ma non è chiaro se la cosa sia collegata agli attacchi di questa mattina o alle esercitazioni militari in corso.

Israele non avrà mai pace.

 

1398.- Gli sbarchi fantasma dei migranti in Sicilia

Negli ultimi due mesi, circa 800 persone sono arrivate di nascosto dal mare, scomparendo nel nulla. TPI è andata nei luoghi dove avvengono questi sbarchi

Il-peschereccio-Bochra-Bella-notizia-con-sui-sono-sbarcati-90-migranti-la-notte-del-4-agosto-a-Torre-Salsa.jpg

Il peschereccio ‘Bochra’ (Bella notizia) con cui sono sbarcati 90 migranti la notte del 4 agosto a Torre Salsa. Credit: Davide Lorenzano

Pare il canovaccio di un’opera di Daniel Dafoe. Con un gruppo di personaggi smarriti e il loro destino al centro della vicenda. E anche l’azione, piuttosto priva di dialoghi. Lo si deduce guardando un filmato dove si staglia un’imbarcazione sulla battigia e, poco distante, un flusso di uomini senza nome intenti solo a correre e confondersi nella sterpaglia dissolvendosi.

Dalla spiaggia della Riserva Naturale di Torre Salsa, a pochi chilometri da Agrigento, non è poi così raro individuare piccole barche affollate di gente sbarcare in modo del tutto indisturbato e silenzioso. Ultimo l’episodio di domenica 27 agosto, quando due natanti hanno attraccato con a bordo una quarantina di persone.

Li chiamano sbarchi “fantasma” e si stima che, solo negli ultimi due mesi, con queste modalità siano immigrate clandestinamente nella provincia circa 800 persone, senza considerare quelle arrivate Lampedusa e Linosa: circa 1300.

Ma come fanno gli equipaggi a eludere le navi di soccorso e gli altri controlli del Canale di Sicilia? È questa la domanda delle domande. E perché il litorale di Torre Salsa non è presidiato da terra?

 

Unimbarcazione-utilizzata-per-la-traversata-dei-migranti-300x168

Realizzando il servizio si è potuto constatare la difficoltà nel raggiungimento a piedi della riva e, in particolare, del luogo dove è avvenuto lo sbarco. E neanche i veicoli di terra possono giungervi facilmente. Le autorità che volessero intervenire tempestivamente sarebbero perciò facilmente aggirate. Probabilmente, solo i mezzi aerei potrebbero garantire un efficace pattugliamento.

Dal racconto di testimoni, nell’ultimo periodo sono stati più volte avvistati lungo le strade statali corridoi di uomini disperati. Spesso è in questo modo che si viene a conoscenza dello sbarco nelle vicinanze; altre volte, invece, con il solo rinvenimento di indumenti abbandonati al suolo.

Dai filmati di questi attracchi, diffusi online, i viaggiatori che cercano di disperdersi corrono agilmente e non paiono provati dalla traversata del mare aperto. Bottiglie rimaste a bordo dei barchini e sulla sabbia paiono dispensare ancora acqua, e riserve di carburante rimangono sigillate.

Tante le stravaganze che farebbero pensare a nuove ipotesi. “Ci sembra molto difficile che queste barche possano attraversare il Mediterraneo. Si sta iniziando a diffondere l’idea che ci possa essere una barca madre che li porti a riva. Per esempio, questa barca che vediamo qui e che ha trasportato qualche giorno fa 15 migranti è lunga 6 metri ed ha un motore di 15 cavalli: sembra ben difficile che possa arrivare dalla Tunisia anche se ci sono solo 200 chilometriˮ, ha detto a TPI Claudio Lombardo, medico con la passione per l’ambiente e membro di Mareamico, l’associazione ecologica che spesso per prima ha denunciato diversi casi di sbarchi fantasma grazie anche alle numerose segnalazioni dei sostenitori, e che adesso denuncia l’inquinamento, anche paesaggistico, derivante dai relitti arenati da giorni su una spiaggia di forte interesse per i turisti.

Le-campagne-di-Siculiana-dove-i-migranti-si-inoltrano-per-fuggire-768x429

Le traversate hanno caratteristiche diverse dalle tratte in gommone dalla Libia. Per questo motivo si ritiene che le imbarcazioni provengano dalla Tunisia, come dimostrano alcuni documenti di riconoscimento tunisini, talvolta distrutti, rinvenuti nelle vicinanze delle barche.

Viaggi sicuri – spesso conclusi in orari notturni con i passeggeri che, messi i piedi a terra, si fanno luce con l’ausilio dei cellulari – cui costo potrebbe in tutta probabilità essere superiore a quello delle tratte tradizionali poiché non necessitano di soccorsi e sono in grado di sottrarsi ai controlli, così da eludere il sistema di accoglienza che prevede la necessaria identificazione dei migranti.

Ma perché questa premura a non essere identificati e quindi precludersi la possibilità di accedere a circuiti di integrazione? Nei giorni scorsi, il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, in un’intervista a Repubblica non ha escluso la presenza tra i migranti di uomini che hanno problemi con la giustizia nei paesi d’origine, o di individui già espulsi dall’Italia o, peggio, qualcuno legato al terrorismo internazionale.

Sul posto, proprio mentre TPI effettuava le riprese delle immagini che vi proponiamo nel servizio, anche l’inviato delle Iene Cristiano Pasca che, ispezionando i vestiti abbandonati sul terreno dai migranti, ha fatto la preoccupante scoperta della felpa nera con la scritta bianca “Haters #Paris”, Odiatori di Parigi, con in mezzo un’immagine della Tour Eiffel capovolta.

02-La-felpa-Haters-Paris-presuntamente-appartenuta-a-un-migrante-768x429

Pasca ha rinvenuto il capo d’abbigliamento accanto a un cartone del latte e a un sacco nero utilizzato per contenere abiti asciutti che i migranti indossano nel momento dell’arrivo sulla terra ferma. Con la consegna dell’oggetto alla procura della Repubblica di Agrigento da parte della iena, è stata avviata un’indagine.

La vicenda è spinosa e parlarne richiede non poca cautela. Il confine tra l’essere tacciati per allarmisti o per buonisti, per noi giornalisti, è molto sottile. Non si può dire che il ritrovamento non desti preoccupazioni che suscitano nuovi interrogativi, come non si può neppure dire che rappresenti un reale segnale di pericolosità.

Cristiano-Pasca-de-Le-Iene-con-la-felpa-Haters-Paris-Credit-Liza-Boschin

È inoltre possibile che qualcuno abbia adagiato volontariamente l’indumento per terra, affinché fosse ritrovato. L’articolo non sarà facilmente reperibile in Italia ma attraverso una veloce ricerca online ci si imbatte in diversi modelli. Il portale Meridionews ha fatto notare come dal sito di e-commerce cdiscount.com, per esempio, è possibile visualizzare una galleria di articoli uguali o molto simili alla felpa incriminata, appartenenti al marchio “Jeans Industry”.

Dal sito della ditta – incredibilmente francese – l’articolo non risulta però in elenco. L’ipotesi che possa essere stata posizionata ad arte può trovare strada a seguito delle forti tensioni nella vicina Porto Empedocle per via dell’apertura, alla vigilia di ferragosto, di un nuovo centro di prima accoglienza per minori migranti non accompagnati e dove ignoti hanno danneggiato il citofono della struttura.

La-felpa-dal-sito-di-e-commerce-cdiscount.com-dove-appare-acquistabile-768x366

Aizzare le folle all’odio non è mai stata la soluzione giusta, in nessuna epoca storica. Se l’opinione pubblica condanna le indicibili stragi perpetrate a danno di innocenti, la stessa non può ricorrere a quelli stessi comportamenti che le originano. Il malcontento popolare rischia di riversarsi, con atti estremamente violenti, su altrettanti deboli.

Il fenomeno degli sbarchi fantasma si è acuito nelle coste meridionali della Sicilia da qualche mese, ma gli episodi si verificano con sospetta abitualità già da un paio di anni.

La notte del 14 giugno, sulla spiaggia di Drasy, a ridosso di Punta Bianca, hanno attraccato due imbarcazioni di legno di circa 7 metri. Sparsi intorno sono stati ritrovati vestiti, scarpe, beni di consumo e altri oggetti precari. Abbandonate a bordo, diverse taniche di benzina. Dei circa 30 migranti che si ritengono essere sbarcati la polizia ha potuto intercettarne 11, tra cui una donna condotta all’ospedale San Giovanni di Dio.

La-scia-degli-indumenti-che-i-migranti-abbandonano-perché-bagnati-per-cambiarsi-e-fuggire-768x430-1

Nel pomeriggio del 3 agosto, un altro sbarco ha interessato le spiagge agrigentine, a Capo Rossello, nei pressi di Realmonte. Quando le autorità sono giunte sul posto, dei 12 migranti non c’era più traccia. La notte del 4 agosto, a Torre Salsa, sono approdate circa 90 persone. Erano a bordo della Bochra (“Bella notizia”), un peschereccio di undici metri in buone condizioni. Giovedì 17 agosto, nell’incredulità dei bagnanti di Villa Romana, tra Porto Empedocle e Realmonte, due barche solitarie sono state individuate sulla secca a pochi metri dall’arenile: una decina di passeggeri si sarebbero allontanati immediatamente dopo l’arrivo.

Nella stessa giornata, la spiaggia di Torre Salsa accoglieva un’altra imbarcazione. Circa 30 dei viaggiatori sono stati catturati da carabinieri e guardia di finanza, mentre i restanti 10 si sarebbero dileguati nelle campagne di Siculiana. Lo sbarco – che di “fantasma” ha ben poco – è avvenuto alla luce di molti testimoni. È stato un diportista infatti ad avere ripreso in video il momento dell’approdo, trasmettendo il documento alla delegazione di Agrigento di Mareamico che lo ha pubblicato online.

Fermo-immagine-dal-filmato-dello-sbarco-fantasma-a-Torre-Salsa-del-17-agosto-registrato-da-un-diportista-e-diffuso-da-Mareamico-768x421

Immagini già viste, pochi giorni prima, sulla spiaggia di Zahara de los Atunes, in località Cadice, in Spagna, e diffuse dall’emittente Todo Radio: un gommone affollato di individui provenienti dal continente africano è sbarcato fra i turisti che hanno filmato la scena con lo smartphone.

Il 18 agosto, a seguito di un furioso inseguimento in mare, le motovedette della guardia costiera di Porto Empedocle hanno intercettato una novantina di migranti che, giunti sulla terra ferma, sono stati fermati nel tentativo di fuga. Uomini, donne e minori provenienti dall’area del Maghreb che hanno sete. Sete di libertà.