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1753.- GIORNALISTA PREMIO PULITZER: HILLARY CLINTON APPROVÒ L’INVIO DI GAS SARIN AI RIBELLI SIRIANI PER INCASTRARE ASSAD.

Di Voci dall’Estero, un articolo più che mai attuale.

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Il sito Free Thought Project riporta un articolo sui legami di Hillary Clinton con l’attacco chimico al gas sarin a Ghouta, in Siria, nel 2013. Dalle relazioni tra USA e Siria (ne avevamo parlato qui), al ruolo della Clinton nella politica estera USA e nell’approvvigionamento di armi dalla Libia verso l’Isis (ne avevamo parlato Qui e qui), alle dichiarazioni del giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh su un accordo del 2012 tra l’amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, per imbastire un attacco con gas sarin e darne la colpa ad Assad, tutte le prove punterebbero in una direzione: i precursori chimici del gas sarin sarebbero venuti dalla Libia, il sarin sarebbe stato “fatto in casa” e la colpa gettata sul governo siriano come pretesto perché gli Stati Uniti potessero finanziare e addestrare direttamente i ribelli siriani, come desideravano i sauditi intenzionati a rovesciare Assad. Responsabile della montatura l’allora Segretario di Stato USA e poi candidata alla presidenza per i Democrat, Hillary Clinton.

Nell’aprile del 2013, la Gran Bretagna e la Francia informarono le Nazioni Unite che c’erano prove credibili che la Siria avesse usato armi chimiche contro le forze ribelli. Solo due mesi più tardi, nel giugno del 2013, gli Stati Uniti conclusero che il governo siriano in effetti aveva usato armi chimiche nella sua lotta contro le forze di opposizione. Secondo la casa bianca, il presidente Obama ha subito usato l’attacco chimico di Ghouta come pretesto per l’invasione e il sostegno militare americano diretto e autorizzato ai ribelli.

Da quando gli Stati Uniti finanziano questi “ribelli moderati”(dati raccolti al tempo della campagna elettorale di Trump), sono state uccise più di 250.000 persone, più di 7,6 milioni sono state sfollate all’interno dei confini siriani e altri 4.000.000 di esseri umani sono stati costretti a scappare dal paese.

Tutta questa morte e distruzione portata da un sadico esercito di ribelli finanziati e armati dal governo degli Stati Uniti era basata – è quello che ora ci viene detto – su una completa montatura.

Seymour Hersh, giornalista noto a livello mondiale, ha rivelato, in una serie di interviste e libri, che l’amministrazione Obama ha falsamente accusato il governo siriano di Bashar al-Assad per l’attacco con gas sarin e che Obama stava cercando di usarlo come scusa per invadere la Siria. Come ha spiegato Eric Zuesse in Strategic Culture, Hersh ha indicato un rapporto dell’intelligence britannica che sosteneva che il sarin non veniva dalle scorte di Assad. Hersh ha anche affermato che nel 2012 è stato raggiunto un accordo segreto tra l’amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, per imbastire un attacco con gas sarin e darne la colpa ad Assad in modo che gli Stati Uniti potessero invadere e rovesciare Assad.

“In base ai termini dell’accordo, i finanziamenti venivano dalla Turchia, e parimenti dall’Arabia Saudita e dal Qatar; la CIA, con il sostegno del MI6, aveva l’incarico di prendere armi dagli arsenali di Gheddafi in Siria. ”

Zuesse nel suo rapporto spiega che Hersh non ha detto se queste “armi” includevano i precursori chimici per la fabbricazione del sarin che erano immagazzinati in Libia. Ma ci sono stati molteplici rapporti indipendenti che sostengono che la Libia di Gheddafi possedeva tali scorte, e anche che il Consolato degli Stati Uniti a Bengasi, in Libia, controllava una “via di fuga” per le armi confiscate al regime di Gheddafi, verso la Siria attraverso la Turchia.

Anche se Hersch non ha specificamente detto che la “Clinton ha trasportato il gas”, l’ha implicata direttamente in questa”via di fuga” delle armi delle quale il gas sarin faceva parte.

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Seymour Hersh Weighs In on Sanders vs. Clinton: “Something Amazing Is Happening in This Country”

Riguardo al coinvolgimento di Hillary Clinton, Hersh ha detto ad AlterNet che l’ambasciatore Christopher Stevens, morto nell’assalto dell’ambasciata Bengasi,…“L’unica cosa che sappiamo è che [la Clinton] era molto vicina a Petraeus che era il direttore della CIA in quel periodo… non è fuori dal giro, lei sa quando ci sono operazioni segrete. Dell’ambasciatore che è stato ucciso, [sappiamo che] era conosciuto come un ragazzo, da quanto ho capito, come qualcuno che non sarebbe stato coinvolto con la CIA. Ma come ho scritto, il giorno della missione si stava incontrando con il responsabile locale della CIA e la compagnia di navigazione. Egli era certamente coinvolto, consapevole e a conoscenza di tutto quello che stava succedendo. E non c’è modo che qualcuno in quella posizione così sensibile non stesse parlando col proprio capo [Hillary Clinton, all’epoca Segretario di Stato, figura che nel governo statunitense ha la responsabilità della politica estera e del corpo consolare, NdVdE], attraverso qualche canale. “

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Obama dichiarò la sua ferma e unanime condanna per l’assalto al consolato Usa a Bengasi in cui furono uccisi l’ambasciatore e tre componenti dello staff. “L’attentato è stato compiuto da un “gruppo selvaggio ma ristretto, non dal popolo o dal governo della Libia”, spiegò Hillary Clinton. “Sono morti di nuovo innocenti, è come l’11 settembre”,disse. “E’ stata tolta la vita a persone che erano impegnate ad aiutare il popolo libico a costruire un futuro migliore per il loro Paese”, sottolineò il segretario di Stato americano. “Questa violenza senza senso dovrebbe scuotere le coscienze dei popoli di tutte le fedi religiose in tutto il mondo”, continuò il segretario di Stato americano, “Stevens sarà ricordato come un eroe” e concluse, “Una Libia libera e stabile è ancora negli interessi americani”. Gli Stati Uniti “non torneranno indietro”, non arretreranno di un millimetro nel loro impegno per aiutare la nuova la Libia. “Una missione – spiegò Clinton – “nobile e necessaria”. Il mondo “ha bisogno di altri Chris Stevens” continuò Clinton. “Ho parlato con sua sorella”, “le ho detto che sarà ricordato come un eroe da molte nazioni. Stevens ha iniziato a costruire le nostre relazioni con i rivoluzionari libici” e “ha rischiato la sua vita per cercare di fermare un tiranno” come Muammar Gheddafi. Quante bugie!

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A supportare Hersh nelle sue affermazioni è il giornalista investigativo Christof Lehmann, che dopo gli attacchi ha scoperto una pista di prove che riporta al Presidente dello Stato Maggiore Congiunto Martin Dempsey, al Direttore della CIA John Brennan [subentrato nella guida della CIA l’8 marzo 2013 dopo le dimissioni di Petraeus nel novembre 2012 e il successivo interim di Morell, NdVdE], al capo dell’intelligence saudita principe Bandar, e al Ministero degli Interni dell’Arabia Saudita.

Come ha spiegato Lehmann, i russi e altri esperti hanno più volte affermato che l’arma chimica non avrebbe potuto essere una dotazione standard dell’arsenale chimico siriano e che tutte le prove disponibili – tra cui il fatto che coloro che hanno offerto il primo soccorso alle vittime non sono stati lesionati – indicano l’uso di sarin liquido, fatto in casa. Questa informazione è avvalorata dal sequestro di tali sostanze chimiche in Siria e in Turchia.

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Anche se non è la prova definitiva, non si deve glissare su questa implicazione. Come il Free Thought Project ha riferito ampiamente in passato, il candidato alla presidenza ha legami con i cartelli criminali internazionali che hanno finanziato lei e suo marito per decenni.

Quando Hillary Clinton divenne Segretario di Stato nel 2009, la Fondazione William J. Clinton ha accettato di rivelare l’identità dei suoi donatori, su richiesta della Casa Bianca. Secondo unprotocollo d’intesa, rivelato da Politifact, la fondazione poteva continuare a raccogliere donazioni provenienti da paesi con i quali aveva rapporti esistenti o che stavano tenendo programmi di finanziamento.

Le registrazioni mostrerebbero che dei 25 donatori che hanno contribuito con più di 5 milioni di dollari alla Fondazione Clinton nel corso degli anni, sei sono governi stranieri, e il maggior contribuente è l’Arabia Saudita.

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La miliardaria clinton finanziata dal ministro dell’ambiente italiano! Alla convention del Partito democratico americano a Philadelphia che ha conferito la nomination presidenziale a Hillary Rodham Clinton non avrebbero dovuto presenziare né il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, né il presidente della Camera, Laura Boldrini. L’ unico esponente delle istituzioni italiane titolato a parteciparvi era il ministro dell’ Ambiente, Gianluca Galletti.

L’importanza del ruolo dell’Arabia Saudita nel finanziamento dei Clinton è enorme, così come il rapporto tra Siria e Arabia Saudita nel corso dell’ultimo mezzo secolo è tutto quello che concerne questa guerra civile.

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Come Zuesse sottolinea nel suo articolo su Strategic Culture:

Quando l’intervistatore ha chiesto ad Hersh perché Obama sia così ossessionato dalla sostituzione di Assad in Siria, dal momento che “il vuoto di potere che ne deriverebbe avrebbe aperto la Siria a tutti i tipi di gruppi jihadisti”; e Hersh ha risposto che non solo lui, ma lo Stato Maggiore Congiunto, “nessuno riusciva a capire perché.” Ha detto, “La nostra politica è sempre stata contro di lui [Assad]. Punto.”

Questo è stato effettivamente il caso non solo da quando il partito che Assad guida, il partito Ba’ath, è stato oggetto di un piano della CIA poi accantonato per un colpo di stato finalizzato a rovesciarlo e sostituirlo nel 1957; ma, in realtà, il primo colpo di stato della CIA era stato non solo pianificato, ma anche effettuato nel 1949 in Siria, dove rovesciò un leader democraticamente eletto, con lo scopo di consentire la costruzione di un oleodotto per il petrolio dei Saud attraverso la Siria verso il più grande mercato del petrolio, l’Europa; e la costruzione del gasdotto iniziò l’anno successivo.

Ma poi c’è stato un susseguirsi di colpi di stato siriani (innescati dall’interno anziché da potenze straniere – nel 1954, 1963, 1966, e, infine, nel 1970), che si sono conclusi con l’ascesa al potere di Hafez al-Assad durante il colpo di stato del 1970. E l’oleodotto trans-arabico a lungo pianificato dai Saud non è ancora stato costruito. La famiglia reale saudita, che possiede la più grande azienda mondiale di petrolio, l’Aramco, non vuole più aspettare. Obama è il primo presidente degli Stati Uniti ad aver seriamente tentato di svolgere il loro tanto desiderato “cambio di regime” in Siria, in modo da consentire la costruzione attraverso la Siria non solo dell’oleodotto trans-arabico dei Saud, ma anche del gasdotto Qatar- Turchia che la famiglia reale Thani (amica dei Saud), che possiede il Qatar, vuole che sia costruita lì. Gli Stati Uniti sono alleati con la famiglia Saud (e con i loro amici, le famiglie reali del Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Oman). La Russia è alleata con i leader della Siria – così come in precedenza lo era stata con Mossadegh in Iran, Arbenz in Guatemala, Allende in Cile, Hussein in Iraq, Gheddafi in Libia, e Yanukovich in Ucraina (tutti rovesciati con successo dagli Stati Uniti, ad eccezione del partito Baath in Siria).

Matt Agorist è un veterano congedato con onore del Corpo degli US Marines ed ex operatore di intelligence direttamente incaricato dalla NSA. Questa precedente esperienza gli fornisce una visione unica nel mondo della corruzione del governo e dello stato di polizia americano. Agorist è stato un giornalista indipendente per oltre un decennio ed è apparso sulle reti tradizionali in tutto il mondo.
da NincoNanco

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1686.- Fascisti e antifascisti, Marcello Veneziani definitivo: “Ecco la differenza tra neri e rossi”. Lezione alla Boldrini6

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“Ecco le differenze tra rossi e neri”. Marcello Veneziani, sul Tempo, dice la sua sul dibattito, assai peloso, su violenza fascista e antifascista e lo fa con una sentenza spietata, raggelante, definitiva. “I reati dei fascisti – spiega – sono soprattutto simbolici, a volte non sono neanche considerati tali, come i saluti romani nelle commemorazioni e il richiamo proibito al fascismo. I reati dei rossi – antagonisti, centri sociali, anarco-insurrezionalisti, neo- comunisti – sono soprattutto fisici, reali, su persone e cose”.
I neri, continua Veneziani, non impediscono ai rossi di fare manifestazioni, cosa che puntualmente accade a parti invertite quando, alla fine, quelli dei centri sociali si ritrovano a “fare la guerra” contro le forze dell’ordine. “I due movimenti neri più accusati dai media e dalla piazza, vale a dire CasaPound e Forza Nuova, si sono presentati alle elezioni, aspirano a far comizi e campagna elettorale e una democrazia saggia dovrebbe incoraggiare i gruppi radicali che cercano di essere inclusi nella democrazia parlamentare – continua nell’analisi -. Invece i centri sociali rossi non si presentano alle elezioni, non cercano il consenso, non vogliono entrare in parlamento, ma vogliono restare selvatici, extraparlamentari”.

E poi, qui c’entra la stampa “amica”, quando accadono atti violenti come quello di Luca Traini a Macerata si parla di violenza fascista, anche se l’atto è di un isolato squilibrato. Quando a menare le mani sono gli antifascisti si arriva alla patetica formula della “violenza senza colore” tanto cara a Repubblica. “Alle origini – è l’amara conclusione di Veneziani – c’è un’indulgenza culturale e politica verso la violenza in nome dell’antifascismo rispetto a quella nel nome del fascismo”. Perché alla fine siamo sempre qua: a stabilire cos’è bene e cosa è male sono i comunisti stessi, “che sono giocatori, arbitri e giudici”.

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Il leader di Forza Nuova definisce la magistratura di Palermo “infiltrata“, addirittura “deviata“, “oggi come quaranta anni fa“. Il motivo? La scarcerazione dei Giovanni Codraro e Carlo Mancuso, i due attivisti dei centri sociali accusati del pestaggio del segretario provinciale di Forza Nuova, Massimiliano Ursino. «Siamo oggetto di attacchi perché stiamo facendo la rivoluzione – ha aggiunto – Stanno venendo con noi anche persone di sinistra». Sul rischio di una deriva violenta del dibattito politico il leader di FN ha detto: «non dipenderà da noi. Noi lo abbiamo dimostrato. Avremmo potuto rispondere all’aggressione dei giorni scorsi in altro modo, invece la disciplina del movimento è stata ferrea».

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Prove tecniche di regime: L’aggressione a Giorgia Meloni a Livorno di qualche giorno fa: indagati 14 uomini e 7 donne. … Adesso le indagini andranno avanti per identificare gli altri responsabili che hanno partecipato all’aggressione contro la Meloni. …. e la fascista sinistra che li manda questa gentaglia. Mattarella,c’è? Perché tollera che si ostacolino le campagne elettorali di Forza Nuova – L’Italia Agli Italiani, Casapound e Fratelli d’Italia?

Casapound, invece, mette un piedino nel sistema e lancia l’accordo politico tra CasaPound e Salvini, che raccoglie e schiaccia in un angolo Berlusconi e i moderati del centrodestra.

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Intanto, a Bologna oggi un altro fatto di straordinaria gravità: poche decine di manifestanti possono, alzando la voce, impedirci di esprimere le nostre opinioni sulla libertà educativa dei genitori e contro la dottrina “Gender”. E’ grave non solo perché si impedisce con la violenza l’esercizio della democrazia, ma anche perché l’esistenza di una vera e propria “ideologia Gender” è così sotto gli occhi di tutti: una ideologia violenta, che non tollera chi non aderisce ai suoi dogmi.il Bus della Libertà è stato accolto, oltre che dai propri sostenitori, anche da poche decine di manifestanti minacciosi, che hanno di fatto impedito lo svolgersi della manifestazione.

1685.- LA PAROLA DELLA GIUSTIZIA Antifascisti e CasaPound, parla il giudice Salvini: “Vi dico cosa sono davvero i centri sociali”

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“Che cosa mi ha colpito di più in questi giorni? Le bombe con i chiodi a Torino contro i poliziotti”. A parlare è Guido Salvini, gip a Milano e giudice istruttore negli anni di piombo, e probabilmente anche lui verrà accusato a sinistra di essere un “fascista”. Intervistato dal Messaggero, la toga colpisce duro i centri sociali e gli antagonisti violenti: “Quelle bombe dimostrano la volontà di fare del male, non solo di manifestare in forma violenta”. Il paragone con gli Anni 70 secondo Salvini è eccessivo: “Allora si sparava e c’erano le stragi. Da molti anni non ci sono più morti causati da una guerra civile nelle strade.
La tensione oggi nasce dalla presenza alle elezioni, con un discreto seguito, di movimenti come Forza Nuova e CasaPound”.
Anche in questo caso, però, l’allarme è esagerato. Laura Boldrini e Liberi e Uguali hanno già proposto di sciogliere quelle forze di estrema destra: “Non concordo – ribatte Salvini -. Si consegnerebbero alla illegalità non piccoli gruppi già al di fuori della legalità, ma decine di migliaia di persone. Oltretutto sarebbe incostituzionale”. Perché, sottolinea, il “fascismo storico, cui si riferisce anche la Legge Scelba del ’52, non sembra essere oggi il programma delle forze di destra anche estrema. Non vi sono elementi che possano giustificare uno scioglimento giudiziario”. Gli “antifascisti” inorridiscono per le idee su immigrazione e case popolari solo agli italiani e nel dubbio picchiano. “Ci si deve confrontare sul piano politico – è la lezione del gip -. Questa è l’essenza della democrazia, pensare di fare diversamente è poco illuminista. È un errore considerare l’estrema destra solo un problema criminale e non un avversario politico”. In molti riflettono sulle “cattive idee” della destra estrema, ma a sinistra? “Dal ’70 c’è una cultura politica che non si è mai estinta, che considera la violenza un’arma abituale di lotta politica, e che decide con la violenza chi può parlare e chi no. Un tempo si esprimeva nei servizi d’ ordine, oggi nei centri sociali con il loro antifascismo di stampo squadristico molto pericoloso”.
Salvini si avventura anche in un confronto di piazza: “L’ideologia dei centri sociali dagli anni ’70 è sempre quella, autoreferenziale: più che cercare consensi, i centri sociali vivono dentro sé stessi, più che fare la rivoluzione vogliono preservare il proprio spazio privato. I cortei della destra hanno un atteggiamento più legalitario, danno un’ idea di ordine, neanche una cartaccia per terra. Dobbiamo però chiederci se questa scelta sia definitiva o solo strategica. A me hanno detto di avere scelto definitivamente la democrazia parlamentare. Spero sia vero”.

Ciò non toglie che gli aizzatori di popolo hanno nomi, cognomi e incarichi istituzionali o di sostegno: Pietro Grasso, Laura Boldrini, A.N.P.I., CGIL e altre mezze figure. Se questo non è uno sporco regime!

Antifascisti violenti, volevano uccidere il poliziotto a Torino. Lui: “Basta, cosa dobbiamo fare adesso”
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I centri sociali in azione a Torino non volevano solo fare male, volevano uccidere. Contro le forze dell’ordine hanno tirato bombe con chiodi e bulloni e una ha colpito un poliziotto, Luca Cellamare, 35 anni, una moglie e due figlie di 7 e 2 anni. Gli è andata male: colpito alla natica, la foto del suo sfregio ha fatto il giro del web. Al Corriere della Sera l’agente del Reparto Mobile, consigliere provinciale del sindacato autonomo di polizia, ha spiegato cos’ha fatto dopo l’attacco brutale: “Mi sono tolto dallo schieramento e sono andato nelle retrovie. Ho guardato in faccia il funzionario del servizio e ci siamo capiti: io ero il lanciatore di lacrimogeni e lui ha dato l’ordine di lanciare”. I manifestanti antifascisti però non hanno mollato l’osso. Cellamare ha fatto lo stesso, resistendo al dolore: “A un certo punto sentivo male, sì. Ma avevo in testa solo l’idea di aiutare gli altri. E ho corso e lavorato per un’ora, con quelli che insultavano, lanciavano ordigni, bottiglie, sampietrini…”. Alla fine è dovuto andare in ospedale, e l’adrenalina ha lasciato il posto alla rabbia: “Penso che questa gente abbia bisogno di disciplina e che sia arrivato il momento storico per dire basta al nostro lavoro politically correct nelle piazze. L’altra sera la città è stata ostaggio di 400-500 teppisti pregiudicati che arrivavano da vari centri sociali d’Italia. Secondo lei è normale? Io dico che ci sono due tipi di fascismo: quello dei fascisti e quello degli antifascisti”. La ferita brucia, conclude amaro, ma “brucia molto di più l’idea che qualcuno di noi prima o poi possa rimetterci la vita per gente che si dichiara antifascista o per chiunque altro fa della violenza la sua bandiera”.

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Torino: Bombe carta con chiodi contro la polizia. «Superato ogni limite»TorinoFotogrScontri Torino: 'da corteo bombe carta con schegge metallo'

1684.-ECCO LA MAPPA DEI CENTRI SOCIALI, UN COLOSSALE BUSINESS ESENTASSE CHE OFFRE UN VOTO DI SCAMBIO ALLA GIUNTA DI SINISTRA

Ma l’Italia fascista era più seria e non trafficava così.
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“A soffiare sul fuoco dell’antifascismo, a far finta di nulla difronte agli attacchi dei centri sociali, si rischia il morto”. Gianni Tonelli, segretario generale Sap-polizia, nel suo editoriale su Il Tempo, attacca: “Per poco non c’è scappato a Piacenza, col carabiniere picchiato da una banda di infami mascherati, oppure a Torino col lancio di bombe carta con chiodi e cocci di ceramica contro i miei colleghi feriti ovunque”.

ECCO LA MAPPA DEI CENTRI SOCIALI da Maurizio Blondet

5 maggio 2015 Claudio Bernieri
Milano 5 Maggio – Sono una quarantina in città i palazzi occupati dai centri sociali, emuli del Leoncavallo.

Un business appetibile, quello del “divertimentificio” abusivo in stile via Watteau: che pochi conoscono, e a cui si è affiancato da poco quello della ristorazione e dello “studentato”.

Utenze (luce e gas) a carico del Comune, scontrini inesistenti, bar, discoteca, sala da concerti, sale prove, palestre, albergo, il tutto è esentasse. E infine la beffa e l’affare per chi occupa: l’immobile occupato verrà infine acquistato (a spese dei milanesi) dalla giunta compiacente (quella di Pisapia) e dato in comodato gratuito agli occupanti. Che lo gestiranno per sempre esentasse, incassando gli introiti in nero. E’ il business dei centri sociali.

Il caso Loencavallo ha fatto da volano a una trentina di occupazioni in città, che si stanno moltiplicando man mano che “l’affaire Leonka” si avvicinerà alla sua poca nobile conclusione: perché dietro a ogni occupazione abusiva si nasconde un business miliardario, per gli occupanti, e nuove tasse, per i milanesi.

E’ un fatturato di tutto rispetto quello dei centri sociali che, si calcola, frutta agli occupanti un rispettabile introito, valutato circa 20.000 euro a week end, rigorosamente in nero, tra pranzi, chupito, aperitivi, concerti, ristorazione e alloggio.

Perché il giovane emarginato, il rappomane sfigato, il “ggiovane tatuatissimo”, il clandestino, lo studente fuori corso, il giramondo no global consumano. E rappresentano un colossale affare per l’imprenditore antagonista No Tav: perchè al centro sociale tutto ha un prezzo. Ascoltare musica rap, ballare, suonare nelle sale prove, esercitarsi in palestra, boxare, bere nei bar, alloggiare nelle case albergo per studenti, tutto ha un costo. Niente Siae, niente biglietti, niente fatture: si entra con una ” offerta libera”. Tutto è low cost, ma gli incassi sono da capogiro. Ne sanno qualcosa gli imprenditori della notte del Cantiere, le nave scuola del vandalismo e dell’antagonismo dei black block chic, che girano ormai in Mercedes e ostentano Rolex da Costa Smeralda.

I fighetti del Cantiere, tutti nobili cadetti dei più prestigiosi licei privati milanesi, gestiscono un giro di concerti (abusivi e senza pagare la Siae) di tutto rispetto in concorrenza con il Leoncavallo, con un giro di affari di migliaia di euro. La gara ad accaparrarsi il business della movida del popolo antagonista tra Lambretta, Cantiere, Zam, centri sociali anarchici, Leoncavallo dura da anni ma è noto solo agli addetti ai lavori: il monopolio da scalzare era il Leoncavallo, un ritrovo cult della intellighenzia radical chic.

Niente scontrini, niente Siae, niente biglietti, niente fatture, in una zona franca dove le Forze dell’ordine non potevano entrare. Poi, il voto di scambio con Pisapia, a cui hanno garantito l’elezione. Sono stati dapprima gli imprenditori del Cantiere a far concorrenza al Leoncavallo,e inventare il restaurant à la carte nella sala mensa di viale Monterosa: Una iniziativa commerciale subito copiata dagli antagonisti del Lambretta e dello Zam, che avevano aperto nelle villette di viale Romagna, ora disoccupate, e in via Santa Croce, dei “restaurant a la carte”. Il modello ? Una discoteca senza limiti di orario, una tavola calda con vini della casa, lasagne, tortelloni e lo spaccio di torte alla cannabis per gli studenti liceali, il targhet mirato..

I fatturati di tutto rispetto hanno moltiplicato le occupazioni: gli “osti” alternativi e antagonisti cercano di imitare gli imprenditori della notte che hanno reso grande (nel fatturato) il Leoncavallo: la formula vincente è una sola. Uno stabile fatiscente di una immobiliare viene occupato, dopo una “dritta” ricevuta da una gola profonda della Giunta di Pisapia. A volte lo stabile è di un costruttore edile da “ammorbidire”, vedi Ligresti, a volte un imprenditore radical chic amico. I centri sociali funzionano così sia da Volante Rossa per “punire ” i palazzinari ostili al comandero Pisapia, oppure da volano per le nuove imprenditorialità illegali e abusive. Gli imprenditori antagonisti della notte sanno che alla fine la giunta Pisapia, come voto di scambio, acquisterà lo stabile occupato dai legittimi proprietari, ai quali offrirà aree appetibili da ristrutturare o da edificare. E’ successo con gli imprenditori radical chic Cabassi, ma può succedere ancora.

E’ un business colossale in quando la gestione di una sala prove, di un ristorante, di un piano bar, di una discoteca, di una sala da concerto o una palestra è totalmente esentasse, se avviene in un centro occupato. La Guardia di Finanza non entra mai nei centri sociali, che sono diventati una vera e propria catena illegale del divertimento notturno. Il business è il monopolio della movida selvaggia e dello sballo: musica, cocaina, cannabis, alle quali si aggiungono palestre, sale di tatoo e, recentemente, gli alloggi per studenti in case occupate.

Se ne stanno occupando gli “imprenditori” di Casa Loca e del Cantiere: il business degli studenti fuori corso è davvero appetibile.

Gli scontri del primo maggio si spiegano anche con motivazioni poco nobili e più commerciali: i centri sociali hanno voluto ricordare alla giunta Pisapia e al Pd che sono loro, le nuove coop rosse, a controllare le notti di Milano (e migliaia di voti). Insieme alla ‘ndrangheta e al fondamentalismo islamico dei Fratelli Musulmani, i centri sociali controllano la movida selvaggia e lo sballo. Concerti , palestre, alloggi, tutto ruota intorno ai palazzi occupati, un appetibile business: e tutto , ovviamente, a spese dei milanesi che si accolleranno gli oneri di acquisto degli stabili occupati.

I CENTRI SOCIALI CHE FANNO BUSINESS A MILANO

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1-Cascina autogestita Torchiera, p,le Cimitero Maggiore 18: concerti e pranzi. (con regolare contratto di affitto)

2-Cox 18, via Conchetta 18, concerti, pranzi, bar, dibattiti, cinema.

3.Leoncavallo – via Watteau 7, concerti , ristorante, mostre, palestre

4-casa Loca , viale Sarca 183, concerti , bar.

5- casa Loca, appartamenti occupati in via san Gallo 5 (foresteria)

6 –villa Litta Okkupata, via Litta Modignani 66 (foresteria)

7- centro sociale Micene, via Micene 4 (organizzazione occupazioni e assegnazione di alloggi)

8- adrenaline. Viale Gorizia 28 ( bar)

9- ciurma de Nautilus, via Erodoto 16

10- gruppi punkabbestia, via Valvassori Peroni (alloggi foresteria universitaria)

11- Nazi Femen, via dei Transiti 28 (bar)

12-panetteria occupata, via Conte Rosso 20 (bar)

13 -circolo Malfattori, via Torricelli 19 (bar)

14- punkabbestia, anarchici, No tav, via Emilio Gola (alloggi e foresteria universiaria)

15- Zam, via Olgiati (alloggi, bar)

16- hotel Mitra, via Washingon (alloggi e foresteria universitaria)

17 -Lambretta, via Cornalia (bar)

18 -officina beni comuni, via Arbe (bar)

19 –Macao, viale Molise (concerti, mostre, bar)

20 -laboratorio piano terra, via Confalonieri (bar)

21-Cantiere, via Monterosa 84 (concerti ristoranti)

22-Cantiere, piazzale Stuparich (alloggi)

23, 24- appartamenti occupati il Cantiere

25- occupazioni universitarie

26- circolo anarchico ponte della Ghisolfa (concerti, bar, mostre, dibattiti) – con regolare contratto d’affitto –

27- centro sociale Vittoria, viale Friuli (concerti, dibattiti )

28- Fornace, via Moscova, Rho (concerti)

29 – case occupate via Odazio, il Cantiere (alloggi e foresteria clandestini)

30- case occupate Corvetto, anarchici insurrezionalisti (alloggi) e foresteria clandestini

31-case occupate via Ripamonti ( alloggi e foresteria clandestini ).

( con la collaborazione di Angelo Mandelli )

http://www.milanopost.info/category/milano/

Maurizio Blondet

1521.- Medio oriente: Il generale Qassem Suleimani ha sconfitto l’Isis

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Qassem Suleimani è un grande generale

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Il generale Qassem Suleimani, guida delle brigate di al Quds della Guardia Repubblicana, riconosciuto nel mondo come il più autorevole militare iraniano, ha annunciato ufficialmente la vittoria sull’Isis, o Daesh in arabo.

E lo ha fatto in una lettera indirizzata all’ajatollah Khamenei, la guida spirituale degli sciiti. Naturalmente è anche un atto di accusa contro Israele e gli Stati Uniti, che secondo il generale avrebbero alimentato la follia dell’Isis.

Al di là di tali accuse, ovvie in questo momento di contrasto a tutto campo tra Israele e i Paesi del Golfo alleati di Tel Aviv e l’Iran (e che si incrociano con le accuse inverse,  ovvero quelle rivolte all’Iran di alimentare il terrorismo nella regione), la lettera appare più che importante. Un documento, a suo modo, storico.

Anzitutto perché l’annuncio della vittoria sull’Isis ci riguarda da vicino: riguarda i tanti morti ammazzati da questa Agenzia del Terrore in tutto l’Occidente, i loro familiari che ancora piangono quei lutti o i tanti feriti, alcuni dei quali porteranno per sempre il segno di quella follia.

Ma anche quanti sono solo stati toccati dall’ansia e dalla paura a seguito delle perverse operazioni degli agenti dell’oscuro Califfo, obiettivo insito nella strategia del Terrore.

Hanno perso: il Califfato non è più. Ciò non vuol dire che il Terrore globale è finito, ma certo ha subito un rovescio durissimo. E il sogno di uno Stato islamico incistato nel cuore del modo – tale è il Medio oriente – è andato in frantumi.

ZSU fire

E a sconfiggerli non è stato l’Occidente, ma l’Iran e i suoi alleati. In questo ha ragione il generale, anche se in Occidente fanno e faranno di tutto per negarlo.

E poi perché la lettera racconta un’altra verità, quella che in questi anni si è ignorata per alimentare la narrativa dello scontro di civiltà che vede gli islamici, tutti gli islamici, nemici della civiltà occidentale.

Non è così. L’Isis ha devastato l’islam molto più che l’Occidente, come emerge anche dalla missiva. Ne pubblichiamo degli stralci.

New Pics of General Qassem Suleimani in Tikrit Frontline

 

Sei anni fa, una fitna (sedizione,ndr) si manifestò,simile a quella sperimentata dal principe dei credenti, Ali (P). Una sedizione che ha privato i musulmani della reale percezione di un autentico islam “maomettano”. Questa fitna era complessa, istigata dal sionismo e dall’Arroganza, e ha devastato il mondo islamico come una tempesta distruttiva.

Questa pericolosa e velenosa sedizione è stata creata dai nemici per infiammare il mondo islamico su larga scala e incitare i musulmani a uccidersi a vicenda. Un movimento malefico, noto “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” è riuscito nei suoi primi mesi, ad attrarre [e far affluire ndr.] decine di migliaia di giovani musulmani in due Paesi molto influenti e molto importanti nel mondo islamico: Iraq e Siria.

Tale movimento ha causato una crisi pericolosa  in questi due Paesi e ha imposto la sua egemonia su centinaia di migliaia di chilometri quadrati, migliaia di villaggi e città e centri vitali delle province. Per non parlare della distruzione di migliaia di fabbriche e di tutte le infrastrutture in questi due Paesi, come strade, ponti, raffinerie […] il costo di danni e perdite è inestimabile, le prime stime valutano in 500 miliardi di dollari i danni subiti.

[…] Nel corso di questi eventi si sono verificati crimini estremamente dolorosi che non possono essere elencati tutti: decapitazioni di bambini, uomini scuoiati vivi di fronte alle loro famiglie, ragazze e donne innocenti rapite, stupri, uomini dati alle fiamme ancora vivi e massacri di massa di centinaia di giovani.

I musulmani di questi Paesi [Iraq e Siria ndr.] sono rimasti sconcertati da questa tempesta velenosa, alcuni hanno sofferto i colpi dei gruppi estremisti Takfiri (falsi islamici, di fatto apostati ndr. ), milioni di altri hanno lasciato le loro case e sono diventati senzatetto in città di altri Paesi. Migliaia di moschee e luoghi santi musulmani sono stati demoliti e moschee sono state distrutte con i loro imam e i loro seguaci all’interno.

Più di 6.000 giovani, sottoposti al lavaggio del cervello, si sono fatti esplodere, in auto-bomba o con cariche di esplosivo, nelle piazze, nelle moschee, nelle scuole e persino negli ospedali pubblici e nei centri sanitari e di preghiera islamica.  Come risultato di questi atti criminali, decine di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti sono caduti martiri o sono stati feriti.

[…] La sconfitta di questa cospirazione infida e pericolosa è stata raggiunta attraverso la divina provvidenza e la bontà del Messaggero di Dio, la pace sia su di lui e sulla sua onorevole famiglia. Inoltre, grazie alla saggia e consapevole direzione della sua eminenza, l’ayatollah Ali al-Sistani [guida spirituale sciita dell’Iraq ndr.], che ha mobilitato tutte le capacità per affrontare questa tempesta avvelenata.

A seguito della vittoria di Abu Kamal in Siria«annuncio la fine dell’egemonia di questo albero maledetto e malevolo».

A nome di tutti i leader e combattenti ignoti, a nome delle migliaia di martiri e feriti difensori dei luoghi santi, sia iraniani che iracheni, siriani, libanesi, afghani e pakistani che si sono sacrificati per difendere la vita dei musulmani e il loro onore, Vi invio le mie migliori congratulazioni per questa grande e decisiva vittoria».

 

Come detto, è un documento di parte, e come tale va considerato. Ma rivela l’immane tragedia che si è abbattuta sulla Siria e sull’Iraq, area che è divenuta motore mobile dello stragismo internazionale.

Una tragedia della quale non abbiamo avuto piena contezza leggendo i resoconti dei media mainstream, che hanno continuato a magnificare le gesta della coalizione anti-Isis creata dagli americani, alquanto inutile se non dannosa in questa sporca guerra (vedi ad esempio Piccolenote).

Resoconti che si sono preoccupati più di ripetere in maniera ossessiva il mantra anti-Assad, anti-hezbollah e anti-Iran, tralasciando il particolare – secondario? – che senza tali argini la follia di dell’Isis sarebbe dilagata in Medio oriente e nel mondo.

La guerra è finita. E l’Isis è stato sconfitto. Ne inizieranno altre certo, non vogliamo alimentare illusioni. Ma oggi è un giorno nuovo per il mondo.

 

Ps. Invano cercherete sui media nazionali notizie di tale evento: mentre fiumi di inchiostro sono versati per descrivere le magnifiche sorti e progressive della (ormai) inutile politica italiana o per altro e ancor meno interessante. Tale l’abisso di povertà in cui è precipitata la stampa italiana, che pure ha conosciuto un passato più che onorevole. A questa pagina di storia è riservato il silenzio. «Come si tace un’onta, come si tace una speranza ineffabile» (Rilke).

1513.- Lo stato islamico sta morendo (ma ha alcune delle migliori armi d’America)

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L’evacuazione dei comandanti dei militanti dello Stato Islamico a Deir-ez-Zor con elicotteri americani si è conclusa quasi con il 100% di probabilità.

Gli USA continuano ad opporsi alla Russia, ha detto il primo vice presidente del comitato del Consiglio della Federazione per la difesa e la sicurezza Franz Klinzevich. Una fonte militare-diplomatica ha riferito a Ria Novosti che ad agosto l’aviazione americana ha fatto evacuare a nord della Siria, nella zona di Deir-ez-Zor oltre 20 comandanti dello Stato Islamico, sottolineando che non si trattava della prima evacuazione.

Il portavoce della coalizione guidata dagli americani, a sua volta, ha detto a Ria Novosti che non è vero.

Klinzevich ha scritto sulla sua pagina Facebook: “certo che avrebbero cercato di confutare la tesi dell’evacuazione di 20 comandanti dell’ISIS sugli elicotteri americani da un quartiere della città di Deir ez-Zor. Tutta l’esperienza pluriennale di azione americana, — come è successo in Afghanistan —, ci dice che tutto questo, con quasi il 100% di probabilità, ha avuto luogo. Come uomo che ha assistito a quella guerra, posso affermare che il coinvolgimento diretto degli americani con i mujaheddin lo abbiamo sempre avvertito”.

A suo parere, non c’è bisogno nemmeno di excursus storici. Come dice il senatore, i corridoi per i militanti c’erano già “durante l’assedio di Raqqa”, ne scrisse la stampa mondiale, questa è una manifestazione della stessa tendenza.

“Certo, Deir ez-Zor non è Raqqa. Qui non si possono evaquare centinaia di militanti. Ma questo non riguarda il numero di militanti. Sembra che gli USA considerino ancora il senso della loro esistenza in base al confronto con la Russia, e questo, per usare un eufemismo, non è causa di ottimismo” ha concluso il senatore.

Per noi, attenti osservatori della politica Neocon degli USA, l’Isis, o come si vuole chiamarla, è la versione moderna della Compagnia delle Indie del 1700-1800, che ha consentito alla corona britannica di fare le guerre senza dichiarle e senza parteciparvi ufficialmente. La Compagnia delle Indie (British East India Company) era un vero e proprio esercito, con un suo specifico armamento. Essa segnò profondamente il futuro Impero britannico e fu  l’impresa commerciale più potente della sua epoca, fino ad acquisire funzioni militari e amministrative regali nell’amministrazione dell’immenso territorio indiano. Colpita in pieno dall’evoluzione economica e politica del XIX secolo, declinò progressivamente e poi scomparve nel 1874.

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Nel 1991, il travolgente successo delle truppe statunitensi equipaggiate con sistemi di visione notturna nella Guerra del Golfo ha ispirato un nuovo assioma dei militari americani moderni: possediamo la notte. Ma il nuovo video di propaganda dell’ISIS, rilasciato dopo l’espulsione del gruppo terroristico dalla loro ultima roccaforte di fatto a Raqqa, ha dato un chiaro messaggio per le forze occidentali: “Non più”.
Il video di sei minuti, “Cecchini del Sud – Wilāyat al-Janūb” pubblicato sui social media il 10 novembre mostra un cecchino ISIS e uno spotter che usa “una US M4 con uno scope sconosciuto” e una termocamera FLIR BHM da 5.000 dollari originariamente progettata per “Aiutare le navi in mare a vedere detriti, rocce, altre barche e punti di riferimento in condizioni di buio come la pece “, riferisce l’Army Times. Sebbene la visione notturna e gli apparecchi termografici di fabbricazione militare degli Stati Uniti siano articoli di esportazione limitati sotto la giurisdizione del Dipartimento di Stato, è del tutto possibile che l’equipaggiamento sia stato preso dai depositi della coalizione irachena o a guida Usa dai militanti dell’ISIS negli ultimi anni – o semplicemente acquistato online e introdotto clandestinamente in Iraq e in Siria da combattenti nati all’estero (Dalla CIA, no?).

M_M27 MarinesIl fucile d’assalto M4 utilizza cartucce calibro 5,56 x 45 mm NATO con caricatori da trenta colpi. L’arma nella prima versione era dotata di un selettore di fuoco con possibilità di scelta tra sicura, colpo singolo e raffica da tre colpi; nella versione M4A1 e SOPMOD invece il selettore permette di sparare a raffica libera anziché da tre colpi come nella precedente versione. 
Un soldato USA imbraccia un M4A1 equipaggiato con lanciagranate M320Questo fucile d’assalto, come altre armi simili, grazie alle slitte Picatinny può montare una vasta gamma di accessoricome dispositivi di mira Red Dot, ottiche di mira, ottiche per visione notturna, visione infrarosso, dispositivi di puntamento laser, torce, o integrare altre armi come il lanciagranate da 40mm M203, già largamente usato per il fucile M16, ed il nuovo lanciagranate M320. Anche in Italia il fucile d’assalto M4 viene utilizzato dai Reparti Speciali sia militari che delle Forze dell’Ordine; in particolare quest’arma equipaggia i NOCS  della Polizia di Stato; il GIS e il 1° Rgt. Tuscania  dell’Arma dei Carabinieri, il 9º Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, il 185º R.A.O. Folgore e il 4º Reggimento alpini paracadutisti “Monte Cervino” dell’Esercito Italiano; il Com.Sub.In. (Comando Subacquei ed Incursori) ed il Reggimento San Marco della Marina Militare Italiana ed infine il 17º Stormo Incursoridell’Aeronautica Militare.

Il video segue un’azione di settembre che documenta l’ultima ripresa del gruppo terrorista contro l’assedio della coalizione su Raqqa, che mostrava un cecchino ISIS che brandiva un fucile da battaglia potenziato Mk 14 da 7,62 mm: il fucile designato per le truppe che combattono sotto il comando delle operazioni speciali statunitensi .
La proliferazione di occhiali per la visione notturna tra i ranghi dei terroristi non è solo limitata all’ISIS. A luglio, un video di propaganda talebano ha mostrato un combattente che ha lanciato un fucile d’assalto da combattimento (SCAR) per operazioni speciali FN da 7,62 mm con equipaggiamenti high-tech provenienti da kit di modifica speciali delle operazioni speciali; lo stesso video ha mostrato combattenti che reclamizzano i fucili M16 con gli obiettivi Trijicon Advanced Combat Optical Gunsight (ACOG). In una “esclusiva” di luglio, la CNN ha mostrato combattenti con carabine M4 dotate di accessori per la visione notturna oltre a mirini laser a infrarossi e cannocchiali ACOG. E ad aprile, i video di propaganda talebana hanno mostrato che i militanti indossavano occhiali per la visione notturna AN / PVS 7b.

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Per anni, le capacità di visione notturna emergenti dei militanti sono rimaste una minaccia trascurabile per il Dipartimento della Difesa. Solo una manciata di talebani e Al Qaeda sono stati addestrati a usare efficacemente i loro pochi dispositivi per la visione notturna in combattimento, come Adam Raymond ha dichiarato per Task & Purpose a luglio, “né hanno compreso appieno quanto la capacità di visione notturna degli Stati Uniti fosse migliorata lasciandoli inconsapevoli di essere altrettanto visibili nell’oscurità come lo erano durante il giorno “.
Ma questo vantaggio è svanito negli ultimi mesi. Il video dell’ISIS arriva tra le notizie secondo cui i ribelli talebani appartenenti a una “Unità rossa” d’élite equipaggiata con sofisticate apparecchiature per la visione notturna, descritte dal New York Times come “un copricapo simile a Star Wars che contiene occhiali da notte costruiti in Russia”, ha macinato decine di afghani agenti di polizia questo mese. Nonostante la loro inesperienza passata, i combattenti talebani ora sembrano, come dice Raymond, “comprendere appieno il potere della visione notturna” come i combattenti stranieri che riempiono i ranghi dell’ISIS in Iraq e in Siria

1487.- AMERICANI IN AFRICA. A volte si ammazzano tra loro.

Ma anche americani e jihadisti dalla Siria all’Africa.

Il pubblico americano ha saputo soltanto dal clamore mediatico sulla risposta di Trump alla vedova del sergente La David Johnson che truppe statunitensi stanno operando segretamente in Africa. Il caduto era il quarto di un reparto di forze speciali che guidavano soldati nigeriani cadute in un’imboscata al confine tra il Niger e il Mali il 4 ottobre. Un attacco “di terroristi a bordo di una decina di veicoli e una ventina di moto”, secondo gli scarsi resoconti, il che fa pensare ad un vero e proprio evento bellico. Ancora più scarso il clamore mediatico su un Berretto Verde ucciso a Bamako, Niger. Sì perché il sergente Logan Melgar, 34 anni, è stato strangolato, ma non da jihadisti: a trucidarlo sono stati, pare certo, i colleghi dei Navy Seals. Forze speciali contro forze speciali Usa, rivalità di corpo. E’ la tendenza dei reparti Navy Seals di andare fuori controllo, come sembra sia accaduto nella cattura di un Bin Laden (forse finto) ad Abbottabad in Pakistan, una insubordinazione conclusasi con la morte di una trentina di quei ragazzoni-teste calde in quello che è stato chiamato un incidente di elicottero. Ma dovunque appaiano, anche i comandi NATO in Afghanistan puntano il dito sull’indisciplina dei Navy Seals: circolano sui loro SUV modificati in T-shirt e berretto da baseball, ossia in abiti civili non obbediscono alla catena di comando, oltrepassano i compiti assegnati. Anche il team 6 sospettato di aver strangolato il Berretto Verde a Bamako si comporta così. Come il colonnello Kurtz nell’indimenticabile Apocalypse Now, appena ne hanno l’occasione fanno la guerra come pensano meglio loro, coi loro metodi. Ma cosa ci stanno a fare i militari Usa in quella vastissima area dell’Africa occidentale?

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Il generale Mattis e l’ammiraglio McMaster, alla domanda dei giornalisti, hanno risposto all’incirca così: se ci sono soldati Usa in quella zona dell’Africa, il popolo americano sia sicuro che sono lì per proteggere il popolo americano. Il guaio è che il terrorismo islamico, soppresso in Siria e Irak, è miracolosamente apparso qui in più gran forza . Anzi, si tratta proprio di quei terroristi dello Stato Islamico di cui – secondo i nostri media – la “coalizione internazionale a guida americana” ha liberato Rakka l’agosto scorso. Come forse i nostri media hanno dimenticato di informarvi, i terroristi si sono arresi alle forze arabo curde “democratiche” (ossia anti-Assad), ossia sono stati lasciati passare indenni con un accordo. Alcuni di loro si sono riconsegnati ai servizi dei loro paesi rispettivi, venuti a prelevare i ciascuno i “loro” tagliagole ormai vicini ad essere annientati dall’offensiva siriano-irachena e dell’aviazione russa. Del resto la Commissione Difesa del Senato, capocciata da McCain, l’aveva profetizzato: “Più vinceremo in Medio Oriente, più vedremo i serpenti dirigersi verso l’Africa e dovremo essere pronti a consigliare ed aiutare la nazioni disposte a lavorare con noi”. Anche il capo di stato maggiore Dunford aveva avuto un presentimento: “La guerra sta per spostarsi. Non sono certo si possa dire che si sposterà verso l’Africa. Abbiamo di fronte una sfida che si stende dall’Africa Occidentale al Sud Est Asiatico. Infatti, reparti jihadisti usciti da Rakka sono comparsi in Myanmar, per aiutare i Rohynga, con armamento pesante e tutto: probabilmente per il noto fenomeno di “teleportation”, ampiamente usato in Star Trek. Altri sono apparsi alla frontiera fra Egitto e Libia, incontrollabile estesa deserta. Il 20 ottobre, hanno ucciso 16 poliziotti egiziani nell’oasi di Bahariya; a seguito di questo eccidio, i servizi egiziani hanno scoperto un campo di addestramento di un centinaio di uomini. Molto ben equipaggiati anche con armi anti-carro. In Libia, sono stati uccisi due uomini del generale Haftar, uno per decapitazione (una firma): rivendicato da Daesh questo, il che è strano perché Daesh non aveva più che una piccola enclave a Derna, e invece l’attentato è avvenuto a 60 chilometri da Ajdabya. Insomma dovunque ci sia un governo che si allontana dalla dipendenza dagli Usa, compaiono i jihadisti, sempre molto ben armati con pickup nuovi di zecca.

 

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Ancor più strano in Africa occidentale, dove Boko Haram è in calo. Il mega-attentato di Mogadiscio, oltre trecento morti e 500 feriti, la più grossa strage dopo l’11 Settembre, se è attribuita agli Shabab, anch’essi prima in calo, può essere dovuta a qualche aiuto dall’esterno, a cominciare dalle decine di quintali di esplosivo con cui erano caricati i due camion? Come ha reso noto Vice News, “nel 2006, solo l’1% dei corpi speciali Usa impiegati all’estero si trovava in Africa. Nel 2010, erano il 3%; nel 2016, il loro numero è saltato al 17%”. Sono tanti che si danno sui piedi, e ogni tanto dei Navy Seals devono strangolare qualche Green Beret per fare spazio? Oppure: non è una strana coincidenza che quanti più sono presenti i commandos americani in determinate zone a combattere il terrorismo islamico, tanto più detto terrorismo islamico appare di nuovo forte, potente, ben stipendiato e ben armato proprio in quelle zone? “I 10 capi supremi di Daesh sono israelo-marocchini e israelo-iracheni” Ci sarebbe quasi da dar ragione ad un noto mentitore, Nabil Naim, ex jihadista in Afghanistan ed attivista in Egitto, che in una non recente intervista a El Mayadeen, ha raccontato: i dieci comandanti supremi di Daesh sono israeliani di origine irachena e marocchina. E’ per questo che quando la truppa terrorista si trova alle strette, assediata e vinta, compaiono nel cielo gli elicotteri Chinook, che vanno ad prendere e salvare i capi. Questo Nabil Naim ha il dente avvelenato, perché la sua Al Qaeda è stata tradita con l’ISIS. Anche se effettivamente, i Chinook salvatori dei capi supremi di Daesh sono comparsi più volte, sotto gli occhi delle truppe siriane e irachene, ad esfiltrare i loro preziosi strateghi. Secondo lui è per quello che i terroristi di Daesh “decapitano musulmani e non hanno mai ammazzato un americano”. Orbene, fino ad oggi è avvenuto che “i gruppi armati jihadisti del Sahel non attaccano mai gli autoctoni, contrariamente a quelli di Siria e Irak, che hanno commesso le peggiori atrocità contro le popolazioni civili” musulmane, come ha rilevato Leslie Varenne, direttrice dell’Istituto di Sorveglianza e Studio delle Relazioni Internazionali e Strategiche (IVERIS) di Parigi; sicché “i combattenti dello Stato Islamico in quelle zone provocherebbero lotte di leadership ma anche cambiamento dei metodi operativi”, come appunto quello di commettere atrocità contro le popolazioni a cui sostengono di portare la vera fede coranica, comportamento inspiegabilmente controproducente e impolitico. Il progetto di un coinvolgimento Usa in Africa, secondo la Varenne, risale al 2008: lo indicò Obama con lo scopo a lungo termine di “fare ostruzione alla Cina” che nel Continente Nero si fa strada con investimenti e infrastrutture. “E’ nel quadro di questa guerra economica che bisogna leggere le recenti sanzioni inflitte dall’amministrazione americana a vari stati africani: Ciad,, Eritrea, Sierra Leone, Guinea Conakry” al momento stesso in cui l’Amministrazione levava invece le sanzioni al Sudan,benché guidato da un dittatore su cui è stato spiccato mandato d’arreso della Corte Penale Internazionale. Il motivo è che il Sudan non ha buoni rapporti con la Cina. E’ da segnalare anche la comparsi di terrorismo islamico in paesi che ne erano esenti, come il Burkina Faso, e “L’islamizzazione rampante della regione. Ad esempio, negli ultimi anni, la Costa d’Avorio, paese a maggioranza cattolica, ha costruito più moschee e scuole coraniche, finanziate indirettamente dall’Arabia Saudita, che chiese e scuole laiche, secondo le informazioni fornite dal primo ministro di questo Stato”. Gli americani si stanno sostituendo ai francesi, che con la loro operazione militare “Barkhane”, estesa su 5 stati sub-sahariani Mali, Niger, Ciad, Burkina-Faso et Mauritania, sono riusciti solo ad alienarsi la popolazione locale non avendo stanziato i mezzi – enormi – che occorrerebbero per proteggere una tale vastità desertica, e non avendo nemmeno una chiara visione strategica. Macron ha cercato di ottenere un mandato e un finanziamento ONU, ma la domanda è bloccata a da mesi – o meraviglia – dall’alleato americano. Il 30 ottobre la nota ambasciatrice Usa all’Onu, Nikki Haley, ha rifiuatto il suo voto favorevole spiegandolo così: “Noi contiamo sui Paesi del G 5 per prendere in pieno il comando della forza armata da qui a tre-sei anni, con l’aiuto continuo degli Stai Uniti”. Strano, nota l’analista francese: da una parte il Pentagono grida che il pericolo imminente, dall’altro può permettersi di aspettare tre o sei anni perché la forza anti-terrorista sia operativa. “In realtà, la strategia americana è limpida. Rifiutando che questa forza armata africana sia sotto mandato ONU, il Pentagono si dà il potere militare sulla regione antica zona d’influenza francese senza supervisione internazionale”.

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Continua quindi anche in Africa quel sovvertimento del diritto internazionale da parte degli Usa a guida neocon, esplicitamente denunciato da Vladimir Putin: “Siamo testimoni di un sempre più pronunciato disprezzo dei principi fondamentali del diritto internazionale. Di più: certe norme, di fatto quasi tutto il sistema giuridico di un solo Stato, s’intende gli Stati Uniti ha straripato dalle frontiere nazionali in tutti i campi: in economia, in politica, nella sfera umanitaria, e s’imposta agli altri stati”. E’ la precisa descrizione di ciò che vuol essere il diritto talmudico esteso al piano globale. Per contro, ha continuato Putin, a chi gli domandava come ai persino l’Arabia Saudita ha buone relazioni con Mosca “noi non facciamo mai il doppio gioco. Siamo sempre onesti coi nostri partner, nel senso che enunciamo apertamente le nostre posizioni. In ciò abbiamo un grande vantaggio, nel senso che siamo prevedibili, al contrar fui di certe nazioni. E’ questo più che il nostro potenziale militare ad attrarre i nostri partner a sviluppare relazioni con la Federazione Russa”.

Maurizio Blondet

1463.- John Kerry confessa: noi con l’Isis in Siria, dalla base di Smirne: La loro Isis.

La guerra contro la Siria è il primo conflitto dell’epoca informatica a durare oltre sei anni. Numerosissimi documenti che sarebbero dovuti rimanere a lungo segreti sono già stati pubblicati. Benché siano stati divulgati, in misura diversa, in paesi diversi e l’opinione pubblica non abbia così potuto prenderne piena consapevolezza, essi consentono sin da ora una ricostruzione degli avvenimenti. La pubblicazione della registrazione di quanto dichiarato da John Kerry in privato, a settembre scorso, rivela la politica del Dipartimento di Stato americano e costringe tutti gli osservatori, noi compresi, a rivedere le proprie analisi. La registrazione integrale dell’incontro del segretario di Stato John Kerry con membri della Coalizione nazionale siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione, avvenuta il 22 settembre nei locali della delegazione olandese alle Nazioni Unite, pubblicata da “The Last Refuge”, rimette in causa la nostra analisi della posizione Usa nei confronti della Siria.

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In primo luogo, avevamo creduto che Washington, dopo aver dato inizio all’operazione chiamata “Primavera araba”, finalizzata a rovesciare i regimi laici a beneficio dei Fratelli Musulmani, avesse lasciato i propri alleati da soli a dare l’avvio alla seconda guerra contro la Siria, iniziata a luglio 2012. E avevamo creduto che, perseguendo questi alleati obiettivi propri (ricolonizzazione per Francia e Regno Unito; conquista del gas per il Qatar; espansione del wahabismo e vendetta della guerra civile libanese per l’Arabia Saudita; annessione della Siria del nord per la Turchia, secondo il modello cipriota, ecc.), l’obiettivo iniziale fosse stato abbandonato. Invece, nella registrazione si sente John Kerry affermare che Washington non ha mai rinunciato ai tentativi di rovesciamento della repubblica araba siriana. Ciò significa che gli Usa hanno seguito passo per passo l’operato degli alleati. Di fatto, negli ultimi quattro anni gli jihadisti sono stati comandati, armati e coordinati dall’Allied Land Com (Comando delle forze terrestri) della Nato, basato a Smirne (Turchia).

In secondo luogo, John Kerry riconosce che Washington non poteva esporsi maggiormente per due ragioni: il diritto internazionale e la posizione della Russia. Sia chiaro, gli Stati Uniti non hanno mai avuto scrupoli a violare il diritto internazionale: hanno distrutto le strutture nodali della rete petrolifera e del gas della Siria, con il pretesto di combattere gli jihadisti (ciò che è conforme al diritto internazionale), senza però che il presidente al-Assad glielo avesse chiesto (quindi, in violazione del diritto internazionale). Non hanno invece osato mandare truppe terrestri per combattere in campo aperto la repubblica siriana, come viceversa avevano fatto in Corea, in Vietnam e in Iraq. E hanno scelto di mandare in prima linea i loro alleati (secondo la strategia della “leadership from behind” – leadership occulta) e di sostenere, senza peraltro grande discrezione, i mercenari, come avvenne in Nicaragua, rischiando di venire condannati dalla Corte internazionale di Giustizia (il tribunale dell’Onu).

In realtà, Washington non vuole imbarcarsi in una guerra contro la Russia. E, dal canto suo, la Russia, che non si era opposta alla distruzione della Jugoslavia e della Libia, ora ha rialzato la testa e spinto più in là il limite da non oltrepassare. Mosca è in condizione di difendere il diritto con la forza, qualora Washington ingaggiasse apertamente una nuova guerra di conquista. In terzo luogo, quanto detto da John Kerry dimostra che Washington sperava in una vittoria di Daesh sulla repubblica siriana. Fino a oggi, basandoci sul rapporto del generale Michael Flynn del 12 agosto 2012 e dell’articolo di Robert Wright sul “New York Times” del 28 settembre 2013, avevamo ritenuto che il Pentagono volesse creare un “Sunnistan” a cavallo tra Siria e Iraq, per tagliare la via della seta. Nella registrazione Kerry confessa che il piano andava ben oltre. Probabilmente, Daesh avrebbe dovuto prendere Damasco per poi venirne cacciato da Tel Aviv (ossia, ripiegare sul “Sunnistan”, appositamente creato). La Siria avrebbe potuto così essere spartita: il sud a Israele, l’est a Daesh, il nord alla Turchia.

Ciò fa capire perché Washington abbia dato l’impressione di non controllare nulla, di “lasciar fare” gli alleati: gli Stati Uniti hanno indotto Francia e Regno Unito a impegnarsi nel conflitto, facendo loro credere che avrebbero potuto ricolonizzare il Levante, mentre, al contrario, avevano già deciso che sarebbero stati esclusi dalla spartizione della Siria. In quarto luogo, John Kerry, ammettendo di aver “sostenuto” Daesh, riconosce di averlo armato. La retorica della “guerra contro il rerrorismo” si riduce perciò a nulla. Dall’attentato del 22 febbraio 2006 alla moschea al-Askari di Samarra, Iraq, sapevamo che Daesh (che inizialmente si chiamava “Emirato islamico dell’Iraq”) era stato creato dal direttore nazionale dell’intelligence Usa, John Negroponte, e dal colonnello James Steele per stroncare la resistenza irachena e provocare una guerra civile, sul modello di quanto fatto in Honduras. Dopo la pubblicazione sul quotidiano del Pkk, Partito dei lavoratori del Kurdistan, “Özgür Gündem”, del processo verbale della riunione di pianificazione, tenutasi ad Amman il 1° giugno 2014, sapevamo che gli Stati Uniti avevano organizzato un’offensiva congiunta di Daesh su Mosul, e del governo regionale del Kurdistan iracheno su Kirkuk.

In quinto luogo, abbiamo ritenuto che il conflitto tra il clan Allen/Clinton/Feltman/Petraeus da un lato, e l’amministrazione Obama/Kerry dall’altro vertesse sul sostegno o no a Daesh. Non è affatto così. Entrambi i campi non hanno avuto scrupoli a organizzare e sostenere gli jihadisti più fanatici. Il loro disaccordo attiene esclusivamente al ricorso alla guerra aperta – e al rischio di un conflitto con la Russia– o alla scelta di manovrare dietro le quinte. Solo Flynn, attuale consigliere per la sicurezza di Trump – si è opposto allo jihadismo. Se accadesse che, fra qualche anno, gli Stati Uniti crollassero, com’è accaduto per l’Urss, la registrazione di John Kerry potrebbe essere utilizzata contro di lui e contro Obama davanti a una giurisdizione internazionale – ma non davanti alla Corte penale internazionale dell’Onu, ormai screditata. Avendo riconosciuto la veridicità degli estratti pubblicati dal “New York Times”, Kerry non potrebbe contestare l’autenticità del documento sonoro integrale. Il sostegno a Daesh che Kerry esibisce vìola parecchie risoluzioni delle Nazioni Unite e costituisce una prova della responsabilità sua e di Obama nei crimini contro l’umanità commessi dall’organizzazione terrorista.

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Robert Freeman: Tappa per tappa, come gli Stati Uniti hanno creato l’Isis

 La creazione dell’Isis è avvenuta in tre fasi: distruzione dei regimi seccolari di Iraq e Siria, appoggio ai fondamentalisti sunniti contro Assad. Lo dichiara lo storico Robert Freeman. 

“La cosa più importante da capire sullo Stato Islamico è che è stato creato dagli Stati Uniti”. Lo dichiarava nel 2014 lo storico Robert Freeman in un’intervista a Common Dreams molto utile da rileggere oggi alla luce del bombardamento ‘accidentale’ contro l’esercito siriano di venerdì scorso che ha fatto decine di morti e feriti, facilitando l’avanzata dell’Isis.

Secondo Freeman, la creazione dell’Isis da parte degli Stati Uniti ha attraversato tre fasi principali:

La prima fase della creazione del gruppo Stato islamico si è verificato durante la guerra in Iraq e il rovesciamento del governo laico di Saddam Hussein. Secondo l’autore, il regime di Hussein era “corrotto, ma stabilizzante” – durante il suo governo non c’era Al Qaeda, da cui ha avuto origine l’Isis. Inoltre, gli USA, prosegue lo storico, hanno lasciato il potere in Iraq ad un governo sciita, quando metà della popolazione del paese è sunnita, alimentando l’odio di quest’ultima. Il fatto che l’esercito iracheno e i curdi furono sconfitti dallo Stato Islamico è dipeso dal fatto che i sunniti preferirono schierarsi con i jihadisti piuttosto che con i loro “avversari religiosi” sciiti, prosegue lo storico.

La seconda tappa della creazione dell’Isis da parte degli Stati Uniti, prosegue Freeman, è stata la campagna contro il governo laico di Bashar al Assad in Siria. Il presidente siriano aveva una forza interna dovuta alla “pace relativa” che aveva garantito per molti anni tra le varie sette religiose all’interno del paese. Nei loro tentativi di destabilizzare il governo della Siria, gli Stati Uniti d’America hanno aiutato i “precursori” dello Stato islamico nel paese, tra cui, secondo l’autore, il Fronte Al-Nusra (Al-Qaeda in Siria).

La terza fase della formazione dello Stato Islamico da parte degli Stati Uniti ha avuto luogo quando “la Casa Bianca ha organizzato insieme all’Arabia Saudita e alla Turchia il finanziamento e il sostegno dei ribelli in Siria”, che, secondo Freeman, erano già uno “stato proto-islamico”. L’Arabia Saudita è un paese che professa il wahhabismo, una delle versioni più “dure e aggressivamente anti-occidentale” dell’Islam. Questo spiega perché 15 dei 19 terroristi che hanno dirottato gli aerei del 11 settembre 2001 erano sauditi, e il leader di al Qaeda Osama bin Laden era dello stesso paese, principale alleato degli Stati Uniti.

Dopo aver creato lo Stato Islamico, gli Stati Uniti d’America mostrano fragilità quando dichiarano di combatterlo, a causa dell’assenza di una “strategia coerente”. In questo senso, i “ribelli moderati”, quelli che gli Stati Uniti hanno addestrato in Siria contro Assad ora si rifiutano di combattere contro lo Stato islamico, che, secondo l’autore, non è sorprendente, dal momento che questi ribelli condividono con i jihadisti la stessa visione di mondo. “Le forze più capaci per sconfiggere lo Stato islamico” nel breve periodo, conclude, sono la Russia, Siria e Iran, ma gli Stati Uniti preferiscono che la situazione peggiori più che per i terroristi per i “nemici degli Stati Uniti”. E quando la situazione peggiora per i terroristi e migliora per i “nemici” degli Stati Uniti, quest’ultimi intervengono e bombardamento direttamente l’esercito siriano per facilitare l’Isis.

Fonte: RT   Tratto da: L’Antidiplomatico

Ma non è finita. L’Onu: Israele collabora con l’Isis. Vuole il petrolio del Golan

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Un colonnello israeliano catturato in Iraq con miliziani dell’Isis, e un dossier ufficiale dell’Onu che denuncia il ruolo di Israele nel supporto al Califfato. Motivo? Mettere le mani sul petrolio siriano, dopo che la società Genie Energy, in cui figura anche Dick Cheney, ha scoperto nel Golan un immenso giacimento. Ma nulla di tutto ciò affiora sui media mainstream, protesta il professor William Engdhal, consulente strategico e docente universitario negli Usa. Clamorosa la cattura dell’ufficiale israeliano, il colonnello Yusi Oulen Shahak, sorpreso “a brache calate assieme all’Isis” dall’esercito iracheno. Secondo l’agenzia iraniana “Fars”, l’ufficiale era legato al “Battaglione Golani” dell’Isis, insieme a cui l’ufficiale avrebbe «partecipato alle operazioni terroristiche della fazione takfirita» dei miliziani jihadisti. Dal 30 settembre, cioè «da quando sono iniziati gli efficaci bombardamenti russi», scrive Engdhal, sono emersi dettagli sempre più imbarazzanti sul «ruolo alquanto sporco» giocato da Washington, dalla Turchia di Erdogan e anche da Israele. Già a fine 2014 il “Jerusalem Post” aveva scoperto un rapporto delle Nazioni Unite «largamente ignorato e politicamente esplosivo», che descrive come l’esercito israeliano sia stato visto cooperare con i combattenti dell’Isis.

1443.- STRAGI E ATTENTATI SERVONO A INSTAURARE SEMPRE PIU’ CONTROLLI DI POLIZIA

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Mentre, in Italia, mimetizzato fra le pagliacciate del ministro Delrio, si sta approvando il D.L. 2886 di iniziativa Gentilonoi, con un emendamento letale per la Democrazia, presentato da un piccolo deputato del PD, sul CONTROLLO TOTALE DI INTERNET E DEI TELEFONI per selezionare e OSCURARE i contenuti sgraditi al governo, rectius, al potere, i sionisti e chi con loro attuano la strategia del terrore, prima arma, biblica, del popolo ebraico e, al suo tempo, dell’Impero Romano. Il terrorismo, nelle sue varie forme, serve già e ancor più servirà ad inasprire i controlli sulla popolazione e lo vedrete nei provvedimenti legislativi e nell’implementazione di nuovi sistemi di sorveglianza, più o meno tutti in suo nome. E, qui, sorge spontaneo un sentimento di rifiuto per chi vuole suscitare antisemitismo e da chi, come me, ha conosciuto la bellezza di questo popolo e celebra l’Olocausto, pagato per colpe di alcuni, già loro, troppo potenti e ben lontani da Israele. Diverso è il conflitto arabo-israeliano, in Siria, comunque lo si voglia intendere. Dicono dal web che i separatisti catalani sono finanziati da Soros, che l’invasione dell’Italia e dell’Europa è finanziata da Soros; abbiamo visto Soros spadroneggiare a Palazzo Chigi; ma Soros è uno soltanto di “Loro” e nemmeno il più potente. L’amico Maurizio Blondet ci presenta questo documento e le sue attente riflessioni: “La strage di LAS VEGAS è stata annunciata 3 settimane prima”.

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Sul sito 4chan , un tale “John” ha postato, l’11 Settembre scorso, questi post:

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Traduco  i post essenziali: l’1 e il 5 e 6

Lunedì 11 settembre, ore 6:08   – N. 141100963

“Sentite, mi spiace per alcuni di voi, per cui vi dirò un piccolo segreto.  Se vivete a Las Vegas o Henderson [un sobborgo. Ndr.] state a casa domani. Non andate in nessun luogo dove ci sia  un grande assembramento di folla.  E anche: se vedete tre furgoni neri parcheggiati l’uno vicinoall’altro, lasciate la zona immediatamente. Prego. John

Lunedì 11 settembre, 6:28

“Si chiama “progetto alto incidente”. Vogliono che il pubblico americano pensi che posti con altissimo  livello di sicurezza non sono sicuri.  Stanno cercando di instaurare più regolamenti.  Vedrete nuove leggi proposte nei prossimi anni per   installare sempre più metal detector e altri apparati.  I media e i politici diranno che i posti   con tanta polizia richiedono ancora più polizia. Non posso garantire che accada domani ma    hanno in mente Las Vegas.

Lunedì 11 settembre, 6:55

Se il loro piano ha successo lo stato del Nevada passerà leggi  che obbligheranno tutti i casinò ad avere metal detector e  porte  a raggi ..Subito dopo leggi saranno varate per posizionare queste cose in università, licei, palazzi federali,  dite  voi che altro.  Osi syste,ms e chertoff sono i maggiori produttori di questi macchinari. Verso il 20202 chertoff  ed osi si fonderanno in un’unica ditta.   Faranno milioni in profitti. Chertoff è in contatto con Sheldon Adelson. Adelson  sarà grande sponsor di queste macchine  e sarà il primo a metterle nei suoi casinò qunado passerà la legge. Questo è il mio ultimo messaggio  per ora. Non aspettate che torni presto.

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Che dire?

La Osi Systems è la grande produttrice di macchine a raggi X per la sicurezza aeroportuali, metal detector, eccetera. E’ presieduta dell’indiano Deepak Chopra.

Michael Chertof, doppia cittadinanza, “gestì” le indagini dopo l’11 Settembre.

“Chertoff”  è un nome molto interessante: Michael Chertoff, un americano con doppio passaporto israeliano, la cui madre fu una delle prime agenti dei servizi segreti dello stato ebraico,  l’11 Settembre 2001 era  a New York, ricopriva la carica di vice-attorney general  della sezione penale: in questa veste condusse  le indagini sugli eventi dell’attentato alle Twin Towers.  Le condusse in modo tale   che espulse in Israele (ossia sottrasse all’inchiesta)  i cosiddetti “israeliani danzanti”, ossia i cinque facchini di una agenzia di traslochi che furono visti festeggiare,  mentre osservavano le Towers in fiamme, fotografandosi a vicenda con i due grattacieli sullo sfondo  e facendo  il segno di Vittoria con le dita.  Arrestati dalla polizia di New York, risultarono tutti israeliani appena dimessi dal servizio militare nel loro paese.   L’FBI li interrogò per vari giorni, e accumulò indizi pesantissimi a loro carico.  Fu il vice-procuratore, l’israeliano Michael Chertoff, a liberarli dalle mani dell’Fbi espellendoli per aver lavorato in Usa senza permesso . Qui potete trovare la storia:

http://www.whatreallyhappened.com/WRHARTICLES/fiveisraelis.html

Poco dopo, il presidente Bush jr.  nominò Chertoff capo del nuovo minestero della Homeland Security, ossia della sicurezza interna. Ha coperto  quella carica fino al 2009.

Adesso  scopriamo che, tornato a vita privata, Chertoff ha fondato e presiede la Chertoff Group, una ditta di sicurezza, “Risk identification, analysis and mitigation” e Crisis management”.   Quanto a Sheldon Adelson, è un miliardario ebreo (uno dei tre uomini più ricchi degli Usa)   re dei casinò e del gioco d’azzardo, e neocon sfegatato.  Abita a LAs Vegas.

Coincidenza interessante: anche l’attentato-strage islamico sul lungomare di Nizza, 14 luglio 2016, avvenne nella città che doveva ospitare, ad  ottobre, un “Nizza Global Forum – International Congress on Homeland Security and Crisis Management.   Organizzato da un ente israeliano, IHSL, Israel’s Homeland Security , che vende sicurezza dagli attentati e forse, chissà, li organizza anche. 

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Nizza, 14 luglio 2016

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Evito di fare ipotesi, perché sarebbero bollate di antisemitismo.  Mi limito a dire che il quadro che s’intravvede dietro   questa storia è ancora più spaventoso della strage.

 

 

1438.- IL GOVERNO, LE ONG, LA MARINA CI STANNO IMPESTANDO. SIAMO LA BASE DEI TERRORISTI.

Le leggi dei Paesi europei valgono per i cittadini, non per le bestie fatte in sembianza di umani !

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Il killer islamico di Marsiglia aveva vissuto in Italia, ad Aprilia… come Amri ed era stato rilasciato sabato dalla polizia di Lione

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Ahmed Hanachi, jihadista 30enne che ha accoltellato a morte le due cugine Laura Paumier (a destra) e Mauranne Harel urlando “Allak Akbar”, era arrivato nel nostro Paese da clandestino su un barcone

Ahmed Hanachi, l’islamico che domenica primo ottobre, in pieno giorno, ha accoltellato a morte Laure e Maurann, due cugine di 17 e 20, anni fuori dalla stazione Saint-Charles di Marsiglia urlando “Allak Akbar”, ha vissuto per lungo tempo in Italia. Fino a tre anni fa risiedeva ad Aprilia, dove aveva vissuto anche Anis Amri, il terrorista della strage di Berlino. Arrivato da clandestino su un barcone aveva iniziato a delinquere, accumulando arresti per spaccio e furto. Si era sposato con una donna italiana, per poter rimanere nel nostro Paese senza dover incorrere in un’espulsione. L’inchiesta aperta da Parigi sta cercando riscontri alla rivendicazione dell’Isis e a contatti con altri jihadisti. Non è chiaro perché la polizia di Lione, che 24 ore prima dell’aggressione aveva fermato Hanachi per furto e senza permesso di soggiorno, lo abbia rimesso in libertà.

Quel pezzo di agro pontino tra Aprilia, Latina e Fondi era teoricamente tenuto sotto stretta osservazione dall’Antiterrorismo e dalla nostra intelligence: proprio da qui, in meno di un anno e mezzo, sono stati espulsi quattro tunisini sospettati di fanatismo religioso. Tra Aprilia e Latina c’è inoltre la piccola frazione di Campoverde dove ha gravitato Amri, anche lui arrivato in Italia su un barcone da clandestino, prima di compiere la strage di Natale. Le prime indagini della polizia di Prevenzione e del Ros dei Carabinieri collocano intorno al 2006 l’arrivo in Italia di Hanachi, nato il 9 novembre 1987 a Biserta, 65 km a nordovest di Tunisi. Il ministro francese dell’interno, Gérard Collomb, intervistato martedì da Radio France, ha detto che aveva con sé “documenti italiani”. Polizia e carabinieri hanno perquisito, vicino Latina, l’abitazione degli ex suoceri.

Sposato per convenienza con una donna italiana, si stabilisce ad Aprilia dove c’è una numerosa comunità di tunisini: almeno 400 persone, senza contare le campagne circostanti. Hanachi non ha un impiego fisso, passa il tempo a delinquere e bivaccare nei bar. La relazione con l’italiana non dura molto e presto divorziano. Hanachi viene arrestato due volte per furto e spaccio di droga. Il primo screening effettuato con i dati forniti dalle autorità francesi (il nome di Ahmed e altri sette alias) non ha rilevato contatti con Anis Amri o con i quattro tunisini espulsi dal Viminale nell’area di Latina. Anzi, Hamed e Anis potrebbero non essersi neanche incrociati: il primo sparisce dai radar italiani intorno al 2014 per poi ricomparire in Francia, mentre il secondo esce dal carcere e passa una settimana a Campoverde ospitato dall’amico Montasar Yakoubi nel luglio del 2015.

Quello che le cronache di Latina hanno riportato nell’ultimo anno e mezzo non pare essere solo una serie di “coincidenze”: il 19 marzo 2016 viene espulso Triki Mohamed, tunisino ambulante di 50 anni residente a Borgo Grappa, perché “all’esterno del centro di preghiera islamica distribuiva una rivista radicale”; il 20 gennaio 2017 espulso un altro tunisino, senza fissa dimora, perché alla Caritas di Latina lo sentono minacciare di vendicare la morte del “suo fratello” Amri; il 25 febbraio espulso Moez Guidaoui, tunisino, 44 anni, perché il suo numero era sulla rubrica telefonica di Amri; il 12 marzo, infine, viene rimandato in Tunisia Alhaabi Hisham, 37 anni di Borgo Montello, perché all’interno della moschea di Latina (situata in un capannone di periferia) aizzava un gruppo di estremisti, contro l’imam “moderato” Arafa Rekhia Nesserelbaz.

Ora il governo pro immigrazione di Emmanuel Macron si trova in grandissimo imbarazzo e il ministro Collomb è stato costretto a chiedere un’ispezione generale amministrativa sulle condizioni che hanno indotto a rimettere in libertà quello che il giorno successivo sarebbe diventato un killer. Bisogna fare “piena luce”, ha detto Collomb all’indomani dell’assalto. Ahmed Hanaci, l’uomo che domenica ha ucciso con estrema freddezza le due ragazze alla stazione Saint-Charles di Marsiglia, era stato infatti rilasciato sabato dalla polizia, che lo aveva fermato a Lione. Il tunisino, 30enne, era uscito da un negozio del centro commerciale della stazione lionese di Part-Dieu senza pagareuna giacca da 39 euro e aveva mostrato agli agenti intervenuti un passaporto, risultato poi essere falso, mentre permane il mistero su quei “documenti italiani” trovati in suo possesso.

IL POPULISTA