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2099.- Perché i migranti scappano dai Centri? Hawala è la parola “magica” che spiega (quasi) tutto

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Hawala è la parola “magica” che spiega (quasi) tutto

Hawala in arabo significa “trasferimento” o più spesso “fiducia”, che poi è anche la traduzione di “trust”, che da dizionario economico Treccani è un’ “istituto giuridico caratteristico del diritto anglosassone che consente di dar vita a un fondo con patrimonio autonomo, amministrato da un fiduciario”. In soldoni, rappresenta lo strumento previsto dalla legge che scherma le ricchezze offshore di tutto il mondo. Gli hawala, invece, sono quelli illegali per chi non ha santi nei paradisi fiscali. Strumenti finanziari che hanno una storia millenaria, con i quali si fa riciclaggio ed evasione spesso di piccolo cabotaggio, ma che complessivamente raggiungono cifre difficili persino da immaginare.

Dal 2007 al 2010, secondo le operazioni Cian Liù, Cian Ba 2011 e Cian Ba 2012 condotte tra Prato e Firenze dalla Guardia di finanza fiorentina sono stati mossi attraverso gli hawala cinesi oltre 4,5 miliardi di euro dall’Italia alla Cina. Spesso frutto di lavoro nero. Le operazioni hanno prodotto 24 arresti e 581 denunce. A febbraio 2017, la filiale di Milano della Bank of China ha patteggiato 600 mila euro di multa: la banca era finita sotto inchiesta per riciclaggio. Nel periodo in esame, aveva ricevuto da un money transfer illegale 2,2 miliardi di euro, per i quali aveva ricevuto 758 mila euro in commissioni. Trasferimenti arrivati poi in Cina, senza che fosse possibile stabilire la reale provenienza. Quattro erano i dirigenti sotto inchiesta, accusati di aver omesso il controllo e frazionato le tranche in pagamenti da 1.999 euro, uno sotto alla soglia massima consentita dalla legge.

L’hawala è poi il sistema usato dai trafficanti di esseri umani per farsi pagare dai migranti che attraversano l’Africa, si imbarcano verso l’Italia e dalla nostra penisola si spostano in tutta Europa. A maggio un’importante operazione della Squadra mobile di Bari ha colpito la rete criminale intorno a Hussein Ismail Olahye, somalo classe 1984 che aveva costruito a partire dal suo money transfer Juba Express un’organizzazione che comprava permessi di soggiorno e titoli di viaggio falsi, pagava trafficanti di uomini, corrompeva ufficiali dell’anagrafe e poliziotti alla frontiera, gestiva spostamenti e pernottamenti tra Somalia, Italia, Germania, Svizzera e Svezia. La sua rete era il punto di riferimento per i somali che desideravano arrivare illegalmente in Italia o da qui spostarsi verso un altro paese europeo. In due anni e mezzo, gli inquirenti hanno individuato spostamenti di denaro per 9 milioni di euro. L’organizzazione aveva anche aiutato, nel luglio 2016, due estremisti siriani entrati in Italia via Malta, già condannati per associazione finalizzata al terrorismo in primo grado dal Tribunale di Brescia.

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Perché i migranti scappano dai Centri?

Quando si affronta un argomento sensibile come quello dell’Hyper Immigration illegale in Italia e delle sue possibili conseguenze e motivazioni, è cosa opportuna definire i confini del ragionamento. Innanzitutto, il lettore deve sapere che i Centri di accoglienza per richiedenti asilo (C.A.R.A.) sono strutture in cui sono accolti i migranti appena giunti in Italia irregolarmente che intendono chiedere la protezione internazionale. I C.A.R.A sono stati istituiti a seguito della riforma del diritto d’asilo, conseguente al recepimento di due direttive comunitarie (Dpr 303/2004 e D.Lgs. 28/1/2008 n. 25), e sono gestiti dal Ministero degli interni. Sempre per capire di cosa stiamo parlando, si chiama Hawala il più famoso e storico sistema finanziario informale nel mondo arabo, che essenzialmente si basa su un rapporto fiduciario tra il richiedente che dispone la rimessa e il broker che la materializza. È, semplificando molto, una cambiale pagata a distanza.

Il sistema di finanziamento è molto usato, come detto, nei Paesi arabi, anche dalle organizzazioni terroristiche. È funzionale a trasferire denaro, molte volte di provenienza illecita, senza passaggi fisici. Il sistema prevede la partecipazione di quattro attori: 1) l’ordinante, cioè la persona che vuole trasferire il denaro; 2) l’hawaladar, che altro non è che il banchiere di strada che, nel Paese di origine del trasferimento di denaro raccoglie dall’ordinante i fondi da trasferire nella valuta del Paese stesso; 3) l’hawaladar in Italia o in altro Paese europeo di destinazione del trasferimento di denaro, che liquiderà la somma al beneficiario, nella moneta corrente del Paese dove si trova; 4) il beneficiario, colui al quale il denaro è destinato, nel caso dell’Italia potrebbe essere un migrante illegale.

In sostanza, il meccanismo è il seguente: l’ordinante che vuole raggiungere l’Italia consegna il denaro all’hawaladar, cioè all’intermediario che si trova nel suo Paese. L’intermediario comunica all’ordinante un codice di autenticazione che questi ricorderà una volta giunto in Italia. Una volta terminato il viaggio, l’ordinante si presenta all’altro hawaladar, cioè l’agente che risiede nel Paese di arrivo, che, una volta verificato il codice, liquiderà la somma convenuta al beneficiario. La caratteristica peculiare di tali sistemi è che non esiste alcun trasferimento fisico di denaro, bensì un apparato di trasferimenti e accordi in codice, prevalentemente telefonici, che alla fine comportano dei sistemi di compensazione.

Tale compensazione potrebbe avvenire anche per il tramite del canale bancario formale dell’hawaladar residente in un Paese di partenza dei migranti che trasferirebbe il denaro di tante rimesse da lui raccolte al suo corrispondente in Italia su un conto che non necessariamente è aperto in una banca nel Paese dove il secondo risiede fisicamente. E il gioco è fatto! I “banchieri di strada”, nel caso specifico gli hawaladar, opererebbero generalmente in attività commerciali (bazar, alimentari, compro oro, phone center, etc) che nulla hanno a che vedere con le banche o attività a norma e controllabili.

Ora, torniamo agli eventi dei nostri giorni e alla “Madre di tutti i casi” e cioè alla vicenda di Nave Diciotti, prima sbandierata e poi, scoperto che non c’erano reati, nascosta come polvere sotto il tappeto. Il motivo del cambio di facciata? Quasi tutti i migranti che si trovavano sulla Nave Diciotti sono scappati dai centri nei quali erano in affido. Si sono dileguati nel nulla. Scomparsi! Si sono dati alla clandestinità tutti gli immigrati maggiorenni sbarcati dalla Nave Diciotti e affidati alla Conferenza Episcopale Italiana o al C.A.R.A. di Messina. Corre l’obbligo ricordare che, per la legge, queste persone hanno libertà di movimento e quindi non sono sottoposte alla sorveglianza dello Stato. Ma erano comunque persone così “disperate” che hanno preferito rinunciare a vitto e alloggio garantiti per andare chissà dove. L’ennesima prova che chi sbarca in Italia, nella stragrande maggioranza dei casi, non scappa né dalla fame né dalla guerra, e dispone sia di appoggio/collaborazione in Italia, sia di denaro nel Paese di origine.

Per fortuna, finalmente, tutte le persone sbarcate – hanno riferito fonti del Viminale – sono state identificate con rilievi foto dattiloscopici e inserite in un sistema digitale europeo. Questo sembrerebbe molto importante quando messo in sistema con l’Hawala. Infatti, notizie di stampa hanno evidenziato che lo scorso autunno a Napoli nella moschea di via Torino, invece di pregare si raccoglievano “ordinativi” di passaporti. Pare che un ghanese invece di incontrare i “fratelli”, accontentasse clienti da tutta Italia. Seguendo le tracce del cittadino ghanese, e le voci che giravano nel rione, è finita sotto sequestro in pieno centro storico un’efficiente centrale di produzione di documenti contraffatti per stranieri. Fonti giornalistiche hanno scritto di ingenti quantitativi di passaporti falsi disponibili e pronti a essere venduti a migranti nel caso specifico di religione islamica.

Mettendo insieme queste notizie si potrebbe quindi formulare un’ipotesi che sicuramente le forze di polizia e antiterrorismo in Italia stanno studiato e analizzando. Prima di partire dal suo Paese l’immigrato (che non scappa e dispone di denaro) organizza con l’hawaladar del posto la possibilità di avere in Italia dei fondi “sicuri”, non potendo avere valori con sé durante i movimenti verso Turchia, Libia o Tunisia che sono, purtroppo per il nostro Paese, i principali paesi di transito e partenza. Appena giunto in Italia, e avendo comunque sia rischiato notevolmente durante il tragitto per arrivare a destinazione, sia ben pagato alla partenza chi ha gestito il suo trasferimento, il migrante non può certo permettersi di restare nel C.A.R.A.. Fino a quando fosse trattenuto, infatti, non potrebbe in alcun modo raggiungere la città dove ci sono ad attenderlo l’hawaladar e, soprattutto, i suoi soldi.

Non appare nemmeno necessario che chi parte fornisca prima del viaggio all’hawaladar di partenza il denaro. Potrebbe anche configurarsi la possibilità che un migrante appena in Italia informi del suo arrivo la famiglia (tutti i migranti vengono presto in possesso di un telefono cellulare di ultima generazione e, a quanto riportano alcuni organi di stampa, di una MasterCard), la quale poi provvede al trasferimento di denaro in sicurezza dell’arrivo a destinazione del congiunto. Avuta conferma telefonica dell’avvenuto trasferimento/accredito il migrante illegale cercherebbe di raggiungere il suo “banchiere”. Una volta in possesso del denaro, il migrante cercherebbe di trovare il modo di procurarsi un passaporto falso per uscire dal nostro Paese o circolare liberamente. Quanto citato per Napoli e la moschea di via Torino è solo un esempio di come sia possibile reperire clandestinamente il documento agognato se si ha la possibilità di pagarlo.

Compreso questo, appare assolutamente funzionale a impedire l’emissione dei passaporti falsi, la decisione del Ministero degli interni di identificare tutti i migranti in arrivo con rilievi fotodattiloscopici e inserire i dati nel sistema europeo. Un falso sarebbe individuato in un qualsiasi aeroporto, atteso che la foto nel passaporto deve essere comunque quella del portatore.

Certo, non tutti i migranti illegali scappano dai C.A.R.A. e, anzi, qualcuno potrebbe cercare di rientrarvi avendo bisogno di protezione, come uno dei possibili barbari aguzzini, e poi probabile testimone, della morte della povera Desirée, che ha pensato bene di scappare da Roma e andare al C.A.R.A. in provincia di Foggia. A molti non è passato inosservato il fatto che come “il cinghiale ferito prova a tornare nella tana”, anche questo delinquente stesse cercando rifugio e/o protezione vicino la città pugliese. In conclusione, quella del possibile utilizzo del sistema Hawala è solo un’ipotesi sul perché molti immigrati farebbero di tutto per abbandonare i C.A.R.A. o altri centri di accoglienza e poi sfuggire ai controlli. Lascio al lettore la risposta alla seguente domanda: è più conveniente aiutare a raggiungere o attraversare i confini un migrante illegale con possibilità di spesa, o uno senza denari? Come diceva il “Divin Giulio”: “Pensare male è peccato… ma qualche volta ci si azzecca”!

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Giuseppe Morabito

 

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Napoli scoperta centrale di documenti falsi: indaga l’Antiterrorismo

Ottomila documenti, o giù di lì, conservati a casa, timbri, soldi e fototessere. Aveva un archivio di carta degno di una sezione comunale, roba utile per assicurare un volto pulito a extracomunitari desiderosi di diventare cittadini dell’Unione europea. Aveva un documento per ogni circostanza, per ogni uso possibile: carte di identità, passaporti, carte di circolazione, tessere sanitarie.

Un archivio fatto di falsi o di originali rubati, che gli è costato l’arresto, con l’apertura di una inchiesta destinata a finire al vaglio del pool antiterrorismo della Procura di Napoli. Blitz a pochi passi dalla Moschea di via Torino, le indagini sui sostegni logistici all’immigrazione clandestina (quindi anche al fondamentalismo islamico) passa da Napoli e fa registrare un clamoroso passo in avanti. È di ieri l’arresto di Mohammed Alì Tahiru, 42enne ghanese stanato all’interno di un’abitazione presa in fitto nei pressi di vico Fondaco a Vicaria, non lontano dal vecchio Tribunale napoletano. Un blitz che ha consentito di far emergere uno scenario da brividi, almeno alla luce del materiale sequestrato. Decisivo il lavoro di appostamento messo in campo in questi giorni, dagli uomini della sezione investigativa centrale della Polizia municipale, sotto il coordinamento della capitano Giuseppe De Martino.

In sintesi, il ghanese aveva allestito una vera e propria stamperia all’interno della propria abitazione e aveva creato un mercato del documento falso, anche grazie al singolare via vai con la Moschea di via Torino. Funzionava in questo modo: una volta entrato in contatto con immigrati – per lo più di origine africana – il 42enne ghanese si accordava sul prezzo e sul modus operandi: scattava una foto, che scannerizzava in casa, che adattava al documento richiesto, a sua volta riportato nel luogo di culto di via Torino e consegnato al richiedente. Il tutto – secondo quanto ha dichiarato il ghanese – per una miseria: venti euro, tanto sarebbe stato il costo di una identità falsa o di una cittadinanza nuova di zecca, comunque di un documento con il quale muoversi liberamente in tutti i paesi dell’Unione europea. Inchiesta in corso, al momento gli inquirenti non credono che il prezzo dei documenti fosse così basso e puntano a verificare l’esistenza di contatti e complicità napoletane da parte del cittadino ghanese. Inchiesta destinata a finire all’attenzione del capo del pool antiterrorismo della Procura di Napoli, il procuratore aggiunto Rosa Volpe.

Intanto, l’attenzione resta concentrata su quanto rinvenuto in quel vicolo in zona Vicaria. C’erano soldi, timbri falsi e documenti dappertutto. All’interno del materasso, nei cassetti, attaccati alle pareti, sotto il letto. Da un primo screening è venuto fuori che 91 carte di identità risultano rubate al Comune di Portici, altre 15 sono state tafugate nella municipalità Vicaria-Mercato, quanto basta a far scattare l’accusa di ricettazione. Ma non è l’unico reato contestato: il ghanese dovrà rispondere anche di produzione di documenti validi per l’espatrio (497bis) nella nuova formulazione giuridica nata proprio per fronteggiare l’emergenza terrorismo; ma anche contraffazione di atti pubblici, contraffazione di impronte digitali.

Il Messaggero

 

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E questi sono gli sfollati del Baobab. Per favore, pensiamo ai nostri terremotati.

A Milano, Firenze, in tutta Italia le banche clandestine degli immigrati

Firenze, via Palazzuolo 172 rosso. La Cattedrale di Santa Maria del Fiore dista 15 minuti a piedi. La Stazione di Santa Maria Novella cinque. Il civico corrisponde ad un palazzo anonimo, incastonato tra le case ammassate l’una sull’altra in questa stretta via del centro fiorentino. Su Google, chi cerca “via Palazzuolo 172” trova un nome, Abdalla Osman Hassan, e un negozio, Ilays Money Service. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Firenze, era una banca clandestina che tra il primo gennaio e il 3 ottobre 2017 ha mosso oltre 400 mila euro. Soldi fuori da ogni radar della Banca d’Italia, che si muovono senza lasciare traccia, come fossero contanti. Ilays Money Service appariva come un semplice money transfer, ma dietro questa facciata nascondeva un sistema di passaggio di denaro parallelo. Il cosiddetto hawala, che vi abbiamo mostrato.

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1903.- BREAKING: Obama Knowingly Funded Designated Al-Qaeda Affiliate – Obama, affiliato di Al Qaeda, indicato come un finanziatore

di RYAN SAAVEDRA @REALSAAVEDRA, 25 luglio 2018
 
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Un nuovo rapporto pubblicato mercoledì ha rivelato che l’amministrazione Obama ha rifornito consapevolmente un’organizzazione di finanziamento del terrorismo islamico con centinaia di migliaia di dollari, nonostante il fatto che il gruppo fosse stato designato come “organizzazione di finanziamento del terrorismo”, già da un decennio, dal governo degli Stati Uniti.

I funzionari dell’amministrazione Obama hanno approvato il finanaziamento di ben oltre $ 100.000 anche dopo che sono stati informati che l’Islamic Relief Agency (ISRA) di Khartoum era affiliata a Osama bin Laden e Maktab al-Khidamat (MK), che, alla fine, divenne al-Qaeda.

L’ISRA, anche conosciuta come l’Islamic Relief Agency (IARA), ha ricevuto una sovvenzione finanziata dai contribuenti di $ 200.000 dall’amministrazione Obama, Almeno $ 115.000 di questi sono stati assegnati all’organizzazione di finanziamento del terrorismo. Rapporti della revisione dei conti nazionale:

I conti tornano
Secondo il Tesoro degli Stati Uniti, nel 1997 l’ISRA ha stabilito un rapporto di cooperazione formale con MK. Nel 2000, l’ISRA aveva raccolto $ 5 milioni per il gruppo di bin Laden. Il Dipartimento del Tesoro fa notare che i funzionari dell’ISRA cercavano persino di “trasferire” [bin Laden] per garantirsi un porto sicuro per lui “. Inoltre riferisce che l’ISRA ha raccolto fondi nel 2003 nell’Europa occidentale specificamente destinati agli attentati suicidi di Hamas.

La pianificazione finanziaria del 2004 includeva tutte le filiali dell’ISRA, incluso un ufficio degli Stati Uniti chiamato Islamic American Relief Agency (IARA-USA). Alla fine si è saputo che questa filiale americana aveva trasferito illegalmente oltre 1,2 milioni di dollari ai ribelli iracheni e ad altri gruppi terroristici, tra cui, secondo quanto riferito, il terrorista afgano Gulbuddin Hekmatyar.

National Review rileva che nel luglio 2014 l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) ha approvato l’assegnazione di $ 723,405 di fondi dei contribuenti statunitensi alla World Vision Inc., e che “$ 200.000 di quel denaro dovevano essere indirizzati a un sub-beneficiario: ISRA “.

World Vision aveva informato l’USAID nel 2014 che l’ISRA era nell’elenco delle organizzazioni designate come terroristiche e successivamente dovette attendere le valutazioni dell’Ufficio del controllo dei beni esteri dell’Ufficio del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (OFAC) prima che potesse ricevere il denaro.

Tuttavia, l’Ufficio del controllo dei beni esteri dell’Ufficio del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (OFAC), nel gennaio 2015, confermò che l’ISRA era un’organizzazione terroristica, tale designata e si oppose a che la World Vision potesse ottenere “una licenza per effettuare transazioni con [ISRA]”. National Review aggiunge:

Nonostante la sentenza dell’OFAC, a febbraio, World Vision scrisse all’OFAC e al funzionario dell’amministrazione Obama Jeremy Konyndyk (che ha poi ricoperto il ruolo di direttore dell’ufficio USA dell’aiuto statunitense ai disastri stranieri) per chiedere all’AKAC una nuova licenza dell’USAID per il pagamento delle somme dovute all’ISRA per il lavoro svolto. “Secondo Larry Meserve, direttore della missione di USAID per il Sudan, World Vision ha sostenuto che se non avessero pagato ISRA,” il loro intero programma sarebbe stato messo a repentaglio. “…

… Poi, incredibilmente, il 7 maggio 2015 – dopo aver operato in “stretta collaborazione e diverse consultazioni con il Dipartimento di Stato” – l’OFAC rilasciò una licenza ad una affiliazione World Vision, World Vision International, autorizzando “un trasferimento “una tantum” di circa $ 125.000 all’ISRA, “di cui” $ 115.000 per servizi eseguiti sotto il premio secondario con USAID “e $ 10.000 per” un accordo di finanziamento non correlato tra Irish Aid e World Vision. ”

Mentre l’amministrazione Trump si è concentrata sulla distruzione del terrorismo islamico, quegli stessi gruppi avevano prosperato sotto l’amministrazione Obama.

“[Nel 2014], quando gli Stati Uniti hanno iniziato la campagna contro il gruppo terroristico, l’ISIS era presente in sette paesi”, ha riferito The Hill nel 2016. “Quella cifra è salita a 13 nel 2015, e oggi il documento della Casa Bianca mostra che ISIS opera in 18 paesi. ”

L’amministrazione Obama ha anche impedito che si compisse una massiccia indagine su Hezbollah, un gruppo terrorista islamico appoggiato dall’Iran, che ha permesso loro di “diventare uno dei più grandi gruppi criminali organizzati transnazionali nel mondo”, ha detto a Politico l’agente veterano della supervisione della DEA, Jack Kelly.

Obama ha cercato di minimizzare la sua incapacità di contenere il terrorismo sostenendo che sotto la sua amministrazione “il numero di incidenti terroristici [non era] aumentato in modo sostanziale”.

Il Politifact di sinistra ha valutato la dichiarazione di Obama come “per lo più falsa”.

IL NOSTRO COMMENTO.
Dopo la riuscita campagna elettorale, opera dei media con un fine preciso, Obama ha trasmesso un’immagine d’ipocrisia che ha coinvolto e improntato di sé gli Stati Uniti. Obama non soltanto è un mentitore, come vuole che sia il Corano se ciò serve a fare dell’Islam l’unica religione; ma è proprio, di suo, un falso e non ci è piaciuto.
Cosa dice il popolo americano dei suoi cittadini decapitati dall’ISIS? Cito Peter Kassig, Steve Sotloff, James Foley e, a proposito di questi ultimi, cito i commenti al video della loro decapitazione fatti sparire da You Tube:
Infatti, il video della decapitazione di James Foley potrebbe essere una montatura. Lo sostengono il quotidiano britannico The Times e la Cnn, secondo cui l’uccisione del giornalista americano non sarebbe avvenuta davanti alla telecamera, ma in un altro momento, e il video distribuito online sarebbe solo una messa in scena. L’Isis ha rilasciato un video di 2 minuti e 46 secondi in cui viene mostrata la decapitazione del cittadino americano Steven Sotloff. Secondo la Cnn il boia che avrebbe decapitato il reporter Sotloff sarebbe lo stesso responsabile della morte di James Foley.

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Dopo i dubbi su quanto sia opportuno pubblicare i video provenienti da gruppi terroristici come quello della decapitazione di Foley, ecco le perplessità sulla sua autenticità. Sono gli esperti di una società internazionale di ricerca sentiti dal Times ad aver avanzato interrogativi sull’identità del presunto assassino così come sulla decapitazione del reporter: non sarebbe, infatti, avvenuta davanti alle telecamere, così come testimonia il video divulgato dai jihadisti, che ne mostra solo pochi secondi.

COLTELLO

Il coltello impugnato nel video dal presunto assassino sembra essere troppo piccolo per l’uso voluto. Inoltre, si legge sul Corriere dell Sera, “il terrorista passa sei volte la lama sul collo della vittima e non c’è traccia di sangue”. È possibile, dunque, che quella davanti alle telecamere sia stata solo una simulazione, anche se non ci sono dubbi sull’effettiva uccisione di Foley. I misteri restano.

1852.- Carmelo Zuccaro, bordata contro le Ong: “Complici di un traffico criminale, non solo i migranti ma anche il petrolio”

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In questi giorni in cui, con la complicità del caso Aquarius, è tornato ad infiammarsi il dibattito sulle Ong, torna a farsi sentire Carmelo Zuccaro, il procuratore di Catania che in passato ha indagato proprio sulle Organizzazioni non governative, svelandone alcuni aspetti a lungo taciuti. E, intervistato da Il Messaggero, torna all’attacco, di fatto spiegando perché la linea adottata da Matteo Salvini sia quella giusta: “Le persone che hanno già realizzato enormi guadagni dal traffico di migranti, attraverso una rete di collusione, riescono a corrompere chi deve vigilare sulle raffinerie libiche e fanno uscire petrolio di contrabbando”, afferma. E le Ong sarebbero in un qualche modo complici, anche inconsapevolmente, di questo sistema: “Il loro sistema di soccorso – riprende Zuccaro – risponde a una logica sbagliata: costringe le persone a consegnarsi nelle mani dei criminali”.

Secondo Zuccaro, insomma, l’attività si sta estendendo dal traffico di esseri umani ad altri affari illegali: “Estendono le loro attività illecite. Hanno sempre più denaro con cui corrompono, reclutano sempre più persone, sono in grado di dotarsi di armi sempre più micidiali. E riescono a infiltrare nel governo funzionari”. Quando gli chiedono cosa ci sia di sbagliato nel sistema di soccorso attuale, il procuratore risponde: “Sia che venga effettuato tramite navi di Ong o altro, è un anello di un sistema che è sbagliato nella sua struttura, perché è impossibile pensare che si debba affidare i legittimo diritto di persone che hanno diritto alla protezione internazionale a venire in Europa per l’esame della loro situazione, a un traffico che appartiene a soggetti criminali”. E ancora: “Bisognerebbe eliminare il traffico di migranti verso la Libia e per questo dico che il sistema dei soccorsi in mare, delle Ong, risponde a una logica sbagliata. Costringe le persone a consegnarsi nelle mani di criminali – ribadisce -. Questo è profondamente sbagliato, non risponde al senso di umanità, né di solidarietà. Le Ong – insiste Zuccaro – fanno parte di un sistema profondamente sbagliato, che affida la porta d’accesso all’Europa a trafficanti che sono criminali senza scrupolo. Non parlo di inchieste in corso, ma di un fenomeno generale”, conlcude.

da Libero

1838.- L’Aquarius, George Soros e Gino Strada. Le Ong sfidano il governo: è battaglia nel Mediterraneo –

Chiamano l’importazione di migranti SALVATAGGI.MA SI CHIAMA TRUFFA A MEZZO LEGGE.
Li raccolgono in mare, sempre sullo stesso punto, né un miglio più né uno meno, CON L’INTENZIONE di traghettarli in ITALIA, e la Guardia Costiera lo sa bene. E, per farlo, invocano in diritto marinaro….

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Prima due parole sull’Aquarius. L’Aquarius,costa 11.000 € a vari assetti finanziari. Uno dei soci fondatori di SOS MEDITERRANEE è Cospe Onlus, onlus italiana che si occupa di migranti ed integrazione. Cospe è finanziata dalla UE, dai nostri ministeri degli Interni e degli Esteri, e da altre istituzioni pubbliche. Tra i sostenitori troviamo anche la Open Society Foundations di George Soros, come documentato dai file di Wikileaks.

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Aquarius appartiene a SOS Mediterranée. E’ associata con e imbarca pure personale di Medici Senza Frontiere per il supporto medico e anche supporto economico per la locazione della nave Aquarius. Dal febbraio 2016, è in Mediterraneo e si calcola che, fino ad oggi, avrà caricato 40.000 migranti economici (pagano 5-6.000 € l’uno) nel suo avanti e indietro, dalla Sicilia, fino sempre allo stesso punto del mare libico.

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Un sindaco non può disattendere le direttive del Ministro degli Interni perché, per quanto riguarda la sicurezza, è ufficiale di governo,subordinato al Prefetto che, quantomeno, ma molto “meno”, deve diffidarlo.
Facciamo due conti: L’Aquarius, ora, ha imbarcato 123 minori non accompagnati x45€ a testa=5.535 al giorno + 506 adulti x 35 € = 17.710 al giorno per un totale di 23.245 € al giorno, 23.245 €! Quanto spetterebbe a forfait, al sindaco del porto che, da ufficiale del governo trasgredisse l’ordine del governo?ne varrebbe la pena? E vogliamo parlare dei bambini? 28 minori al giorno scompaiono, togliendo i finti minorenni, i bambini veri e non accompagnati si può ben immaginare quale altro traffico alimentino: Pedofilia o organi? Scelgano i buonisti.


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Quando l’inviato di Report salì sulla famigerata nave di Sos Mediterraneé, l’Ong francese che gestisce la nave Aquarius insieme a Medici Senza Frontiere: “DIALOGAVA CON I TRAFFICANTI”. La sequenza svela come avvengono realmente le operazioni di ‘salvataggio’ dei clandestini a largo delle coste libiche. In un sms un volontario delle ONG rivela a Report : «Avevamo l’ordine di non riprendere i barchini con gli scafisti, altrimenti ci avrebbero lasciato a casa». Le immagini confermano quanto scritto nel rapporto riservato di Frontex.
Insomma: Ong complici del traffico con i miliziani libici.

Durante un soccorso del 18 maggio 2017, le telecamere Rai riprendono nello stesso spicchio di mare due barconi carichi di migranti, due un gommone di salvataggio, una motovedetta libica, la nave Prudence di MsF, la Phoenix di Moas, la Iuventa, la Golfo Azzurro di Proactiva Open Arms, Sea Eye e pure un barchino non identificato. A bordo sostengono si tratti di “pescatori”, ma diverse inchieste giornalistiche hanno dimostrato che – in realtà – sono “facilitatori” o trafficanti (a bordo infatti non hanno reti da pesca). Sopra di loro vola un elicottero dell’operazione Sophia di Enuav for Med.

Chi sono quei quattro uomini sulla motovedetta libica? Secondo il comando della Guardia Costiera di Tripoli, sentito da Report, non sarebbero loro uomini. Non è escluso, dunque, che in realtà si tratti di miliziani libici. Ovvero trafficanti. Bisogna ricordare che l’accordo tra Al Serraj e il ministro Minniti che ha permesso al governo libico di prendere il controllo delle coste è successivo alle immagini raccolte dalla trasmissione di Rai3. La motovedetta si avvicina ad uno dei barconi usati per il trasporto di carne umana e lo incendia, non prima però di aver tratto in salvo il motore. A quanto pare a quei libici interessa e non poco recuperare le imbarcazioni: per questo dietro la nave di Medici Senza Frontiere viene consegnato un barcone alla motovedetta libica, nonostante il codice dei soccorsi preveda sia l’Ong a distruggerlo per impedire che torni nelle mani dei trafficanti. Le telecamere di Report riprendono anche una barca di facilitatori che “indica” la barca di Sos Mediterraneé ai migranti, “come a dire: adesso vi vengono a prendere loro”. Un’ulteriore prova di come i trafficanti utilizzassero la presenza delle Ong per aumentare le partenze, incrementare i guadagni e moltiplicare gli sbarchi in Italia. E infatti subito dopo arrivano i soccorsi per recuperare i migranti. Quando i soccorritori delle Ong si allontanano, i facilitatori si avvicinano come a controllare qualcosa. Ed ecco il saluto: ad un certo punto, però, operatori umanitari e scafisti si salutano. Come se fossero amici.
A rendere particolare l’ultimo traghettamento dei trafficanti umanitari, il comunicato post ‘salvataggio’ della stessa Ong, che sembra una sorta di tentativo di crearsi un alibi in caso di indagini.

Durante il soccorso erano presenti nell’area due piccole barche da pesca. Sebbene i loro occupanti non abbiano ostacolato il salvataggio, i nostri team hanno assistito all’estrazione del motore e della benzina dal gommone da parte degli occupanti di questi pescherecci una volta completata l’operazione di soccorso.
Questa è la confessione, di fatto, di una collaborazione con gli scafisti/miliziani islamici. Altro che “non hanno ostacolato”.
Se vuoi nascondere qualcosa, mettilo in bella vista.
Così, se qualcuno ti stava fotografando o seguendo dal satellite mentre prelevavi i clandestini a pochi metri dagli scafisti che te li avevano portati dove era previsto, alla richiesta di chiarimenti di qualche magistrato, puoi dire che sì, c’erano degli strani barchini, ma tu non li conoscevi.
Del resto è il comportamento descritto da Zuccaro nelle inchieste: gli scafisti danno appuntamento alle Ong, portano i barconi e tolgono i motori per riutilizzarli per futuri viaggi. Poi affidano i barconi alle navi delle Ong.
Scrivendolo nel comunicato tentano di derubricare il tutto ad avvenimento occasionale e non concordato. E si creano un alibi.

E, ora, passiamo a Malta con Tiziana Di Giovannandrea 10 giugno 2018
Prosegue il botta e risposta tra le autorità maltesi e l’Italia sulla vicenda della nave Aquarius con a bordo 629 migranti, tra cui 123 minorenni soli, 11 bambini e 7 donne incinte. In serata l’ambasciatore maltese in Italia Vanessa Frazier intervenendo telefonicamente a ‘Non è l’Arena’, programma di La7, ha affermato: “”Non abbiamo chiuso i porti, stiamo rispettando la legge che è molto chiara: i soccorsi non sono iniziati in acque maltesi”. Con il ministro dell’Interno Matteo Salvini “siamo molto in linea con la questione migranti. Ma questa volta ha sbagliato: la deve smettere di fare dichiarazioni forti e provocatorie come questa. Non c’entra nulla ora che Malta accolga i 629 migranti soccorsi a bordo di nave Aquarius, pena la chiusura dei porti italiani” ha ancora detto l’ambasciatore. Il diplomatico ha aggiunto: “I 629 migranti dell’Aquarius non li accogliamo, è una questione di principio. L’operazione SAR (Search and Rescue) nel Mediterraneo, come diffuso da un comunicato del ministero dell’Interno e della Sicurezza Nazionale maltese, è avvenuta nella SAR libica coordinata dal centro RCC di Roma. Per cui è assolutamente escluso che i migranti debbano essere sbarcati a Malta”, ha spiegato Frazier. Per l’ambasciatore la destinazione dei migranti dovrebbe essere “la Libia o Lampedusa. Ma non a Malta. Il centro di coordinamento per il salvataggio di Malta non ha la competenza, e non è neanche l’autorità di coordinamento. E’ senz’altro una questione di principio, una battaglia vera e propria di principio, poiché Malta non è in assoluto contraria all’accoglienza dei migranti, ma è necessario che vengano rispettate le regole, sempre. Ciò che conta non è il porto in cui vengono sbarcati i migranti, quanto piuttosto il luogo in cui avviene il soccorso”. “Voglio ricordare che nel momento dei soccorsi i migranti sono stati tratti in salvo da 4 navi, tra cui 2 italiane e un mercantile. Ebbene, vista anche la posizione geografica del soccorso SAR, non vedo cosa possa entrarci Malta. Noi non abbiamo nulla a che fare con questa vicenda”, ha concluso l’ambasciatore.

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L’ambasciatore di Malta in Italia, Vanessa Frazier: “Su Aquarius La Valletta rispetta la legge. I 629 migranti dell’Aquarius non li accogliamo, è una questione di principio”.

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Le Ong sfidano il governo: è battaglia nel Mediterraneo.

Roma, 10 giu – Da due giorni le ONG tedesche, Sea Watch e Sea-Eye, stanno pubblicamente sfidando a duello il nuovo governo di Giuseppe Conte e in particolar modo il Viminale di Matteo Salvini.

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Le armi in mano agli “umanitari” sono i 342 migranti a bordo delle loro navi, usati come vero e proprio strumento di ricatto rivolto al Ministro dell’Interno.

Sea Watch e Sea-Eye hanno pattugliato per giorni lo specchio di mare antistante la zona di Beni Walid, diventata tristemente nota il 25 maggio perché teatro di una tragedia[1]: i migranti hanno provato a scappare da un rifugio dei trafficanti, e questi per non perdere “la merce” hanno aperto il fuoco sui fuggitivi.

Da qualche tempo, tutte le ONG impegnate nelle operazioni SAR in Libia si sono spostate curiosamente nella suddetta area di Beni Walid, abbandonando quella di Zuwara, a ovest di Tripoli, dove le Autorità di Sicurezza Libiche hanno arrestato diversi trafficanti e liberato centinaia di migranti pronti a partire per l’Italia.

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In tre differenti “salvataggi” tra cui un curioso trasbordo dal Vos Purpose, rimorchiatore appartenente allo stesso armatore Vroon che locava la nave Vos Hestia a Save The Children fino all’ottobre scorso[2], Sea Watch e Sea-Eye, colti dal prevedibilissimo maltempo, hanno iniziato con le solite pressioni per ottenere dall’MRCC di Roma (Centro di Coordinamento Soccorsi Marittimi) l’autorizzazione allo sbarco in Sicilia, ovviamente mobilitando le istituzioni politiche straniere e le organizzazioni internazionali.

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Malta, come al solito, ha negato ogni tipo di assistenza alle due ONG allo sbando, con un rimpallo di responsabilità con le autorità italiane.

L’inadeguata nave Seefuchs di Sea-Eye, in completa balia delle onde con a bordo 120 migranti e chiaramente comandata da dilettanti come già abbiamo documentato, è stata dapprima soccorsa da una nave cargo e successivamente dalla nave Diciotti della nostra Guardia Costiera.

Dopo due giorni di crisi nei quali l’MRCC di Roma ha negato l’accesso ai nostri porti (mai successo prima d’ora) e nonostante ciò Sea Watch ostinatamente si sia posizionata in acque territoriali italiane, le autorità hanno concesso alla ONG l’autorizzazione allo sbarco nel porto di Reggio Calabria.

Nel frattempo, la nave di Sea-Eye è stata scortata dalla Diciotti e da una nave cargo, a causa dell’impossibilità al trasbordo per le avverse condizioni meteo.

Arrivate nei rispettivi porti di sbarco, Sea Watch a Reggio Calabria e Sea-Eye a Pozzallo, i comandanti delle due ONG sono stati prelevati dalle autorità italiane e portati di fronte ai Magistrati negli uffici della Polizia Giudiziaria, per un lungo interrogatorio. Le autorità hanno altresì predisposto il sequestro dei materiali probatori a bordo delle navi, tra i quali i video del giornalista Fabio Butera de La Repubblica, che si trovava a bordo della nave di Sea Watch.

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Oggi, 11 giugno, il premier socialista spagnolo Pedro Sanchez annuncia a sorpresa: “L’Aquarius venga da noi, potrà attraccare a Valencia”. Il premier italiano Giuseppe Conte lo ringrazia: “Avevamo chiesto un gesto di solidarietà da parte dell’Ue su questa emergenza. Non posso che ringraziare le autorità spagnole per aver raccolto l’invito”. E aggiunge che agli incontri di venerdì e lunedì con Macron e Merkel, gia fissati da tempo, chiederà la modifica del regolamento di Dublino.

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18.48 LMT: Qualcuno comunichi la decisione del governo Spagnolo alla nave Aquarius, che continua ad andare avanti e indietro nello stesso punto a velocità 2 nodi (ora prua sulla Grecia). L’Aquarius è diretta verso la spagna? Perche Hanno oscurato la tracciabilità?
21.35 LMT. Per ora pendola. L’equipaggio della nave sta deliberatamente provocando lo Stato Italiano e sta cercando il morto a bordo. Non si dirigono verso Valencia.

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12 giugno. L’Aquarius è stato rifornito ed è scortato a Valencia da due unità, che hanno preso a bordo parte dei migranti. Sono circa 700 miglia.

1753.- GIORNALISTA PREMIO PULITZER: HILLARY CLINTON APPROVÒ L’INVIO DI GAS SARIN AI RIBELLI SIRIANI PER INCASTRARE ASSAD.

Di Voci dall’Estero, un articolo più che mai attuale.

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Il sito Free Thought Project riporta un articolo sui legami di Hillary Clinton con l’attacco chimico al gas sarin a Ghouta, in Siria, nel 2013. Dalle relazioni tra USA e Siria (ne avevamo parlato qui), al ruolo della Clinton nella politica estera USA e nell’approvvigionamento di armi dalla Libia verso l’Isis (ne avevamo parlato Qui e qui), alle dichiarazioni del giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh su un accordo del 2012 tra l’amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, per imbastire un attacco con gas sarin e darne la colpa ad Assad, tutte le prove punterebbero in una direzione: i precursori chimici del gas sarin sarebbero venuti dalla Libia, il sarin sarebbe stato “fatto in casa” e la colpa gettata sul governo siriano come pretesto perché gli Stati Uniti potessero finanziare e addestrare direttamente i ribelli siriani, come desideravano i sauditi intenzionati a rovesciare Assad. Responsabile della montatura l’allora Segretario di Stato USA e poi candidata alla presidenza per i Democrat, Hillary Clinton.

Nell’aprile del 2013, la Gran Bretagna e la Francia informarono le Nazioni Unite che c’erano prove credibili che la Siria avesse usato armi chimiche contro le forze ribelli. Solo due mesi più tardi, nel giugno del 2013, gli Stati Uniti conclusero che il governo siriano in effetti aveva usato armi chimiche nella sua lotta contro le forze di opposizione. Secondo la casa bianca, il presidente Obama ha subito usato l’attacco chimico di Ghouta come pretesto per l’invasione e il sostegno militare americano diretto e autorizzato ai ribelli.

Da quando gli Stati Uniti finanziano questi “ribelli moderati”(dati raccolti al tempo della campagna elettorale di Trump), sono state uccise più di 250.000 persone, più di 7,6 milioni sono state sfollate all’interno dei confini siriani e altri 4.000.000 di esseri umani sono stati costretti a scappare dal paese.

Tutta questa morte e distruzione portata da un sadico esercito di ribelli finanziati e armati dal governo degli Stati Uniti era basata – è quello che ora ci viene detto – su una completa montatura.

Seymour Hersh, giornalista noto a livello mondiale, ha rivelato, in una serie di interviste e libri, che l’amministrazione Obama ha falsamente accusato il governo siriano di Bashar al-Assad per l’attacco con gas sarin e che Obama stava cercando di usarlo come scusa per invadere la Siria. Come ha spiegato Eric Zuesse in Strategic Culture, Hersh ha indicato un rapporto dell’intelligence britannica che sosteneva che il sarin non veniva dalle scorte di Assad. Hersh ha anche affermato che nel 2012 è stato raggiunto un accordo segreto tra l’amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, per imbastire un attacco con gas sarin e darne la colpa ad Assad in modo che gli Stati Uniti potessero invadere e rovesciare Assad.

“In base ai termini dell’accordo, i finanziamenti venivano dalla Turchia, e parimenti dall’Arabia Saudita e dal Qatar; la CIA, con il sostegno del MI6, aveva l’incarico di prendere armi dagli arsenali di Gheddafi in Siria. ”

Zuesse nel suo rapporto spiega che Hersh non ha detto se queste “armi” includevano i precursori chimici per la fabbricazione del sarin che erano immagazzinati in Libia. Ma ci sono stati molteplici rapporti indipendenti che sostengono che la Libia di Gheddafi possedeva tali scorte, e anche che il Consolato degli Stati Uniti a Bengasi, in Libia, controllava una “via di fuga” per le armi confiscate al regime di Gheddafi, verso la Siria attraverso la Turchia.

Anche se Hersch non ha specificamente detto che la “Clinton ha trasportato il gas”, l’ha implicata direttamente in questa”via di fuga” delle armi delle quale il gas sarin faceva parte.

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Seymour Hersh Weighs In on Sanders vs. Clinton: “Something Amazing Is Happening in This Country”

Riguardo al coinvolgimento di Hillary Clinton, Hersh ha detto ad AlterNet che l’ambasciatore Christopher Stevens, morto nell’assalto dell’ambasciata Bengasi,…“L’unica cosa che sappiamo è che [la Clinton] era molto vicina a Petraeus che era il direttore della CIA in quel periodo… non è fuori dal giro, lei sa quando ci sono operazioni segrete. Dell’ambasciatore che è stato ucciso, [sappiamo che] era conosciuto come un ragazzo, da quanto ho capito, come qualcuno che non sarebbe stato coinvolto con la CIA. Ma come ho scritto, il giorno della missione si stava incontrando con il responsabile locale della CIA e la compagnia di navigazione. Egli era certamente coinvolto, consapevole e a conoscenza di tutto quello che stava succedendo. E non c’è modo che qualcuno in quella posizione così sensibile non stesse parlando col proprio capo [Hillary Clinton, all’epoca Segretario di Stato, figura che nel governo statunitense ha la responsabilità della politica estera e del corpo consolare, NdVdE], attraverso qualche canale. “

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Obama dichiarò la sua ferma e unanime condanna per l’assalto al consolato Usa a Bengasi in cui furono uccisi l’ambasciatore e tre componenti dello staff. “L’attentato è stato compiuto da un “gruppo selvaggio ma ristretto, non dal popolo o dal governo della Libia”, spiegò Hillary Clinton. “Sono morti di nuovo innocenti, è come l’11 settembre”,disse. “E’ stata tolta la vita a persone che erano impegnate ad aiutare il popolo libico a costruire un futuro migliore per il loro Paese”, sottolineò il segretario di Stato americano. “Questa violenza senza senso dovrebbe scuotere le coscienze dei popoli di tutte le fedi religiose in tutto il mondo”, continuò il segretario di Stato americano, “Stevens sarà ricordato come un eroe” e concluse, “Una Libia libera e stabile è ancora negli interessi americani”. Gli Stati Uniti “non torneranno indietro”, non arretreranno di un millimetro nel loro impegno per aiutare la nuova la Libia. “Una missione – spiegò Clinton – “nobile e necessaria”. Il mondo “ha bisogno di altri Chris Stevens” continuò Clinton. “Ho parlato con sua sorella”, “le ho detto che sarà ricordato come un eroe da molte nazioni. Stevens ha iniziato a costruire le nostre relazioni con i rivoluzionari libici” e “ha rischiato la sua vita per cercare di fermare un tiranno” come Muammar Gheddafi. Quante bugie!

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A supportare Hersh nelle sue affermazioni è il giornalista investigativo Christof Lehmann, che dopo gli attacchi ha scoperto una pista di prove che riporta al Presidente dello Stato Maggiore Congiunto Martin Dempsey, al Direttore della CIA John Brennan [subentrato nella guida della CIA l’8 marzo 2013 dopo le dimissioni di Petraeus nel novembre 2012 e il successivo interim di Morell, NdVdE], al capo dell’intelligence saudita principe Bandar, e al Ministero degli Interni dell’Arabia Saudita.

Come ha spiegato Lehmann, i russi e altri esperti hanno più volte affermato che l’arma chimica non avrebbe potuto essere una dotazione standard dell’arsenale chimico siriano e che tutte le prove disponibili – tra cui il fatto che coloro che hanno offerto il primo soccorso alle vittime non sono stati lesionati – indicano l’uso di sarin liquido, fatto in casa. Questa informazione è avvalorata dal sequestro di tali sostanze chimiche in Siria e in Turchia.

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Anche se non è la prova definitiva, non si deve glissare su questa implicazione. Come il Free Thought Project ha riferito ampiamente in passato, il candidato alla presidenza ha legami con i cartelli criminali internazionali che hanno finanziato lei e suo marito per decenni.

Quando Hillary Clinton divenne Segretario di Stato nel 2009, la Fondazione William J. Clinton ha accettato di rivelare l’identità dei suoi donatori, su richiesta della Casa Bianca. Secondo unprotocollo d’intesa, rivelato da Politifact, la fondazione poteva continuare a raccogliere donazioni provenienti da paesi con i quali aveva rapporti esistenti o che stavano tenendo programmi di finanziamento.

Le registrazioni mostrerebbero che dei 25 donatori che hanno contribuito con più di 5 milioni di dollari alla Fondazione Clinton nel corso degli anni, sei sono governi stranieri, e il maggior contribuente è l’Arabia Saudita.

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La miliardaria clinton finanziata dal ministro dell’ambiente italiano! Alla convention del Partito democratico americano a Philadelphia che ha conferito la nomination presidenziale a Hillary Rodham Clinton non avrebbero dovuto presenziare né il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, né il presidente della Camera, Laura Boldrini. L’ unico esponente delle istituzioni italiane titolato a parteciparvi era il ministro dell’ Ambiente, Gianluca Galletti.

L’importanza del ruolo dell’Arabia Saudita nel finanziamento dei Clinton è enorme, così come il rapporto tra Siria e Arabia Saudita nel corso dell’ultimo mezzo secolo è tutto quello che concerne questa guerra civile.

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Come Zuesse sottolinea nel suo articolo su Strategic Culture:

Quando l’intervistatore ha chiesto ad Hersh perché Obama sia così ossessionato dalla sostituzione di Assad in Siria, dal momento che “il vuoto di potere che ne deriverebbe avrebbe aperto la Siria a tutti i tipi di gruppi jihadisti”; e Hersh ha risposto che non solo lui, ma lo Stato Maggiore Congiunto, “nessuno riusciva a capire perché.” Ha detto, “La nostra politica è sempre stata contro di lui [Assad]. Punto.”

Questo è stato effettivamente il caso non solo da quando il partito che Assad guida, il partito Ba’ath, è stato oggetto di un piano della CIA poi accantonato per un colpo di stato finalizzato a rovesciarlo e sostituirlo nel 1957; ma, in realtà, il primo colpo di stato della CIA era stato non solo pianificato, ma anche effettuato nel 1949 in Siria, dove rovesciò un leader democraticamente eletto, con lo scopo di consentire la costruzione di un oleodotto per il petrolio dei Saud attraverso la Siria verso il più grande mercato del petrolio, l’Europa; e la costruzione del gasdotto iniziò l’anno successivo.

Ma poi c’è stato un susseguirsi di colpi di stato siriani (innescati dall’interno anziché da potenze straniere – nel 1954, 1963, 1966, e, infine, nel 1970), che si sono conclusi con l’ascesa al potere di Hafez al-Assad durante il colpo di stato del 1970. E l’oleodotto trans-arabico a lungo pianificato dai Saud non è ancora stato costruito. La famiglia reale saudita, che possiede la più grande azienda mondiale di petrolio, l’Aramco, non vuole più aspettare. Obama è il primo presidente degli Stati Uniti ad aver seriamente tentato di svolgere il loro tanto desiderato “cambio di regime” in Siria, in modo da consentire la costruzione attraverso la Siria non solo dell’oleodotto trans-arabico dei Saud, ma anche del gasdotto Qatar- Turchia che la famiglia reale Thani (amica dei Saud), che possiede il Qatar, vuole che sia costruita lì. Gli Stati Uniti sono alleati con la famiglia Saud (e con i loro amici, le famiglie reali del Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Oman). La Russia è alleata con i leader della Siria – così come in precedenza lo era stata con Mossadegh in Iran, Arbenz in Guatemala, Allende in Cile, Hussein in Iraq, Gheddafi in Libia, e Yanukovich in Ucraina (tutti rovesciati con successo dagli Stati Uniti, ad eccezione del partito Baath in Siria).

Matt Agorist è un veterano congedato con onore del Corpo degli US Marines ed ex operatore di intelligence direttamente incaricato dalla NSA. Questa precedente esperienza gli fornisce una visione unica nel mondo della corruzione del governo e dello stato di polizia americano. Agorist è stato un giornalista indipendente per oltre un decennio ed è apparso sulle reti tradizionali in tutto il mondo.
da NincoNanco

1686.- Fascisti e antifascisti, Marcello Veneziani definitivo: “Ecco la differenza tra neri e rossi”. Lezione alla Boldrini6

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“Ecco le differenze tra rossi e neri”. Marcello Veneziani, sul Tempo, dice la sua sul dibattito, assai peloso, su violenza fascista e antifascista e lo fa con una sentenza spietata, raggelante, definitiva. “I reati dei fascisti – spiega – sono soprattutto simbolici, a volte non sono neanche considerati tali, come i saluti romani nelle commemorazioni e il richiamo proibito al fascismo. I reati dei rossi – antagonisti, centri sociali, anarco-insurrezionalisti, neo- comunisti – sono soprattutto fisici, reali, su persone e cose”.
I neri, continua Veneziani, non impediscono ai rossi di fare manifestazioni, cosa che puntualmente accade a parti invertite quando, alla fine, quelli dei centri sociali si ritrovano a “fare la guerra” contro le forze dell’ordine. “I due movimenti neri più accusati dai media e dalla piazza, vale a dire CasaPound e Forza Nuova, si sono presentati alle elezioni, aspirano a far comizi e campagna elettorale e una democrazia saggia dovrebbe incoraggiare i gruppi radicali che cercano di essere inclusi nella democrazia parlamentare – continua nell’analisi -. Invece i centri sociali rossi non si presentano alle elezioni, non cercano il consenso, non vogliono entrare in parlamento, ma vogliono restare selvatici, extraparlamentari”.

E poi, qui c’entra la stampa “amica”, quando accadono atti violenti come quello di Luca Traini a Macerata si parla di violenza fascista, anche se l’atto è di un isolato squilibrato. Quando a menare le mani sono gli antifascisti si arriva alla patetica formula della “violenza senza colore” tanto cara a Repubblica. “Alle origini – è l’amara conclusione di Veneziani – c’è un’indulgenza culturale e politica verso la violenza in nome dell’antifascismo rispetto a quella nel nome del fascismo”. Perché alla fine siamo sempre qua: a stabilire cos’è bene e cosa è male sono i comunisti stessi, “che sono giocatori, arbitri e giudici”.

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Il leader di Forza Nuova definisce la magistratura di Palermo “infiltrata“, addirittura “deviata“, “oggi come quaranta anni fa“. Il motivo? La scarcerazione dei Giovanni Codraro e Carlo Mancuso, i due attivisti dei centri sociali accusati del pestaggio del segretario provinciale di Forza Nuova, Massimiliano Ursino. «Siamo oggetto di attacchi perché stiamo facendo la rivoluzione – ha aggiunto – Stanno venendo con noi anche persone di sinistra». Sul rischio di una deriva violenta del dibattito politico il leader di FN ha detto: «non dipenderà da noi. Noi lo abbiamo dimostrato. Avremmo potuto rispondere all’aggressione dei giorni scorsi in altro modo, invece la disciplina del movimento è stata ferrea».

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Prove tecniche di regime: L’aggressione a Giorgia Meloni a Livorno di qualche giorno fa: indagati 14 uomini e 7 donne. … Adesso le indagini andranno avanti per identificare gli altri responsabili che hanno partecipato all’aggressione contro la Meloni. …. e la fascista sinistra che li manda questa gentaglia. Mattarella,c’è? Perché tollera che si ostacolino le campagne elettorali di Forza Nuova – L’Italia Agli Italiani, Casapound e Fratelli d’Italia?

Casapound, invece, mette un piedino nel sistema e lancia l’accordo politico tra CasaPound e Salvini, che raccoglie e schiaccia in un angolo Berlusconi e i moderati del centrodestra.

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Intanto, a Bologna oggi un altro fatto di straordinaria gravità: poche decine di manifestanti possono, alzando la voce, impedirci di esprimere le nostre opinioni sulla libertà educativa dei genitori e contro la dottrina “Gender”. E’ grave non solo perché si impedisce con la violenza l’esercizio della democrazia, ma anche perché l’esistenza di una vera e propria “ideologia Gender” è così sotto gli occhi di tutti: una ideologia violenta, che non tollera chi non aderisce ai suoi dogmi.il Bus della Libertà è stato accolto, oltre che dai propri sostenitori, anche da poche decine di manifestanti minacciosi, che hanno di fatto impedito lo svolgersi della manifestazione.

1685.- LA PAROLA DELLA GIUSTIZIA Antifascisti e CasaPound, parla il giudice Salvini: “Vi dico cosa sono davvero i centri sociali”

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“Che cosa mi ha colpito di più in questi giorni? Le bombe con i chiodi a Torino contro i poliziotti”. A parlare è Guido Salvini, gip a Milano e giudice istruttore negli anni di piombo, e probabilmente anche lui verrà accusato a sinistra di essere un “fascista”. Intervistato dal Messaggero, la toga colpisce duro i centri sociali e gli antagonisti violenti: “Quelle bombe dimostrano la volontà di fare del male, non solo di manifestare in forma violenta”. Il paragone con gli Anni 70 secondo Salvini è eccessivo: “Allora si sparava e c’erano le stragi. Da molti anni non ci sono più morti causati da una guerra civile nelle strade.
La tensione oggi nasce dalla presenza alle elezioni, con un discreto seguito, di movimenti come Forza Nuova e CasaPound”.
Anche in questo caso, però, l’allarme è esagerato. Laura Boldrini e Liberi e Uguali hanno già proposto di sciogliere quelle forze di estrema destra: “Non concordo – ribatte Salvini -. Si consegnerebbero alla illegalità non piccoli gruppi già al di fuori della legalità, ma decine di migliaia di persone. Oltretutto sarebbe incostituzionale”. Perché, sottolinea, il “fascismo storico, cui si riferisce anche la Legge Scelba del ’52, non sembra essere oggi il programma delle forze di destra anche estrema. Non vi sono elementi che possano giustificare uno scioglimento giudiziario”. Gli “antifascisti” inorridiscono per le idee su immigrazione e case popolari solo agli italiani e nel dubbio picchiano. “Ci si deve confrontare sul piano politico – è la lezione del gip -. Questa è l’essenza della democrazia, pensare di fare diversamente è poco illuminista. È un errore considerare l’estrema destra solo un problema criminale e non un avversario politico”. In molti riflettono sulle “cattive idee” della destra estrema, ma a sinistra? “Dal ’70 c’è una cultura politica che non si è mai estinta, che considera la violenza un’arma abituale di lotta politica, e che decide con la violenza chi può parlare e chi no. Un tempo si esprimeva nei servizi d’ ordine, oggi nei centri sociali con il loro antifascismo di stampo squadristico molto pericoloso”.
Salvini si avventura anche in un confronto di piazza: “L’ideologia dei centri sociali dagli anni ’70 è sempre quella, autoreferenziale: più che cercare consensi, i centri sociali vivono dentro sé stessi, più che fare la rivoluzione vogliono preservare il proprio spazio privato. I cortei della destra hanno un atteggiamento più legalitario, danno un’ idea di ordine, neanche una cartaccia per terra. Dobbiamo però chiederci se questa scelta sia definitiva o solo strategica. A me hanno detto di avere scelto definitivamente la democrazia parlamentare. Spero sia vero”.

Ciò non toglie che gli aizzatori di popolo hanno nomi, cognomi e incarichi istituzionali o di sostegno: Pietro Grasso, Laura Boldrini, A.N.P.I., CGIL e altre mezze figure. Se questo non è uno sporco regime!

Antifascisti violenti, volevano uccidere il poliziotto a Torino. Lui: “Basta, cosa dobbiamo fare adesso”
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I centri sociali in azione a Torino non volevano solo fare male, volevano uccidere. Contro le forze dell’ordine hanno tirato bombe con chiodi e bulloni e una ha colpito un poliziotto, Luca Cellamare, 35 anni, una moglie e due figlie di 7 e 2 anni. Gli è andata male: colpito alla natica, la foto del suo sfregio ha fatto il giro del web. Al Corriere della Sera l’agente del Reparto Mobile, consigliere provinciale del sindacato autonomo di polizia, ha spiegato cos’ha fatto dopo l’attacco brutale: “Mi sono tolto dallo schieramento e sono andato nelle retrovie. Ho guardato in faccia il funzionario del servizio e ci siamo capiti: io ero il lanciatore di lacrimogeni e lui ha dato l’ordine di lanciare”. I manifestanti antifascisti però non hanno mollato l’osso. Cellamare ha fatto lo stesso, resistendo al dolore: “A un certo punto sentivo male, sì. Ma avevo in testa solo l’idea di aiutare gli altri. E ho corso e lavorato per un’ora, con quelli che insultavano, lanciavano ordigni, bottiglie, sampietrini…”. Alla fine è dovuto andare in ospedale, e l’adrenalina ha lasciato il posto alla rabbia: “Penso che questa gente abbia bisogno di disciplina e che sia arrivato il momento storico per dire basta al nostro lavoro politically correct nelle piazze. L’altra sera la città è stata ostaggio di 400-500 teppisti pregiudicati che arrivavano da vari centri sociali d’Italia. Secondo lei è normale? Io dico che ci sono due tipi di fascismo: quello dei fascisti e quello degli antifascisti”. La ferita brucia, conclude amaro, ma “brucia molto di più l’idea che qualcuno di noi prima o poi possa rimetterci la vita per gente che si dichiara antifascista o per chiunque altro fa della violenza la sua bandiera”.

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Torino: Bombe carta con chiodi contro la polizia. «Superato ogni limite»TorinoFotogrScontri Torino: 'da corteo bombe carta con schegge metallo'

1684.-ECCO LA MAPPA DEI CENTRI SOCIALI, UN COLOSSALE BUSINESS ESENTASSE CHE OFFRE UN VOTO DI SCAMBIO ALLA GIUNTA DI SINISTRA

Ma l’Italia fascista era più seria e non trafficava così.
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“A soffiare sul fuoco dell’antifascismo, a far finta di nulla difronte agli attacchi dei centri sociali, si rischia il morto”. Gianni Tonelli, segretario generale Sap-polizia, nel suo editoriale su Il Tempo, attacca: “Per poco non c’è scappato a Piacenza, col carabiniere picchiato da una banda di infami mascherati, oppure a Torino col lancio di bombe carta con chiodi e cocci di ceramica contro i miei colleghi feriti ovunque”.

ECCO LA MAPPA DEI CENTRI SOCIALI da Maurizio Blondet

5 maggio 2015 Claudio Bernieri
Milano 5 Maggio – Sono una quarantina in città i palazzi occupati dai centri sociali, emuli del Leoncavallo.

Un business appetibile, quello del “divertimentificio” abusivo in stile via Watteau: che pochi conoscono, e a cui si è affiancato da poco quello della ristorazione e dello “studentato”.

Utenze (luce e gas) a carico del Comune, scontrini inesistenti, bar, discoteca, sala da concerti, sale prove, palestre, albergo, il tutto è esentasse. E infine la beffa e l’affare per chi occupa: l’immobile occupato verrà infine acquistato (a spese dei milanesi) dalla giunta compiacente (quella di Pisapia) e dato in comodato gratuito agli occupanti. Che lo gestiranno per sempre esentasse, incassando gli introiti in nero. E’ il business dei centri sociali.

Il caso Loencavallo ha fatto da volano a una trentina di occupazioni in città, che si stanno moltiplicando man mano che “l’affaire Leonka” si avvicinerà alla sua poca nobile conclusione: perché dietro a ogni occupazione abusiva si nasconde un business miliardario, per gli occupanti, e nuove tasse, per i milanesi.

E’ un fatturato di tutto rispetto quello dei centri sociali che, si calcola, frutta agli occupanti un rispettabile introito, valutato circa 20.000 euro a week end, rigorosamente in nero, tra pranzi, chupito, aperitivi, concerti, ristorazione e alloggio.

Perché il giovane emarginato, il rappomane sfigato, il “ggiovane tatuatissimo”, il clandestino, lo studente fuori corso, il giramondo no global consumano. E rappresentano un colossale affare per l’imprenditore antagonista No Tav: perchè al centro sociale tutto ha un prezzo. Ascoltare musica rap, ballare, suonare nelle sale prove, esercitarsi in palestra, boxare, bere nei bar, alloggiare nelle case albergo per studenti, tutto ha un costo. Niente Siae, niente biglietti, niente fatture: si entra con una ” offerta libera”. Tutto è low cost, ma gli incassi sono da capogiro. Ne sanno qualcosa gli imprenditori della notte del Cantiere, le nave scuola del vandalismo e dell’antagonismo dei black block chic, che girano ormai in Mercedes e ostentano Rolex da Costa Smeralda.

I fighetti del Cantiere, tutti nobili cadetti dei più prestigiosi licei privati milanesi, gestiscono un giro di concerti (abusivi e senza pagare la Siae) di tutto rispetto in concorrenza con il Leoncavallo, con un giro di affari di migliaia di euro. La gara ad accaparrarsi il business della movida del popolo antagonista tra Lambretta, Cantiere, Zam, centri sociali anarchici, Leoncavallo dura da anni ma è noto solo agli addetti ai lavori: il monopolio da scalzare era il Leoncavallo, un ritrovo cult della intellighenzia radical chic.

Niente scontrini, niente Siae, niente biglietti, niente fatture, in una zona franca dove le Forze dell’ordine non potevano entrare. Poi, il voto di scambio con Pisapia, a cui hanno garantito l’elezione. Sono stati dapprima gli imprenditori del Cantiere a far concorrenza al Leoncavallo,e inventare il restaurant à la carte nella sala mensa di viale Monterosa: Una iniziativa commerciale subito copiata dagli antagonisti del Lambretta e dello Zam, che avevano aperto nelle villette di viale Romagna, ora disoccupate, e in via Santa Croce, dei “restaurant a la carte”. Il modello ? Una discoteca senza limiti di orario, una tavola calda con vini della casa, lasagne, tortelloni e lo spaccio di torte alla cannabis per gli studenti liceali, il targhet mirato..

I fatturati di tutto rispetto hanno moltiplicato le occupazioni: gli “osti” alternativi e antagonisti cercano di imitare gli imprenditori della notte che hanno reso grande (nel fatturato) il Leoncavallo: la formula vincente è una sola. Uno stabile fatiscente di una immobiliare viene occupato, dopo una “dritta” ricevuta da una gola profonda della Giunta di Pisapia. A volte lo stabile è di un costruttore edile da “ammorbidire”, vedi Ligresti, a volte un imprenditore radical chic amico. I centri sociali funzionano così sia da Volante Rossa per “punire ” i palazzinari ostili al comandero Pisapia, oppure da volano per le nuove imprenditorialità illegali e abusive. Gli imprenditori antagonisti della notte sanno che alla fine la giunta Pisapia, come voto di scambio, acquisterà lo stabile occupato dai legittimi proprietari, ai quali offrirà aree appetibili da ristrutturare o da edificare. E’ successo con gli imprenditori radical chic Cabassi, ma può succedere ancora.

E’ un business colossale in quando la gestione di una sala prove, di un ristorante, di un piano bar, di una discoteca, di una sala da concerto o una palestra è totalmente esentasse, se avviene in un centro occupato. La Guardia di Finanza non entra mai nei centri sociali, che sono diventati una vera e propria catena illegale del divertimento notturno. Il business è il monopolio della movida selvaggia e dello sballo: musica, cocaina, cannabis, alle quali si aggiungono palestre, sale di tatoo e, recentemente, gli alloggi per studenti in case occupate.

Se ne stanno occupando gli “imprenditori” di Casa Loca e del Cantiere: il business degli studenti fuori corso è davvero appetibile.

Gli scontri del primo maggio si spiegano anche con motivazioni poco nobili e più commerciali: i centri sociali hanno voluto ricordare alla giunta Pisapia e al Pd che sono loro, le nuove coop rosse, a controllare le notti di Milano (e migliaia di voti). Insieme alla ‘ndrangheta e al fondamentalismo islamico dei Fratelli Musulmani, i centri sociali controllano la movida selvaggia e lo sballo. Concerti , palestre, alloggi, tutto ruota intorno ai palazzi occupati, un appetibile business: e tutto , ovviamente, a spese dei milanesi che si accolleranno gli oneri di acquisto degli stabili occupati.

I CENTRI SOCIALI CHE FANNO BUSINESS A MILANO

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1-Cascina autogestita Torchiera, p,le Cimitero Maggiore 18: concerti e pranzi. (con regolare contratto di affitto)

2-Cox 18, via Conchetta 18, concerti, pranzi, bar, dibattiti, cinema.

3.Leoncavallo – via Watteau 7, concerti , ristorante, mostre, palestre

4-casa Loca , viale Sarca 183, concerti , bar.

5- casa Loca, appartamenti occupati in via san Gallo 5 (foresteria)

6 –villa Litta Okkupata, via Litta Modignani 66 (foresteria)

7- centro sociale Micene, via Micene 4 (organizzazione occupazioni e assegnazione di alloggi)

8- adrenaline. Viale Gorizia 28 ( bar)

9- ciurma de Nautilus, via Erodoto 16

10- gruppi punkabbestia, via Valvassori Peroni (alloggi foresteria universitaria)

11- Nazi Femen, via dei Transiti 28 (bar)

12-panetteria occupata, via Conte Rosso 20 (bar)

13 -circolo Malfattori, via Torricelli 19 (bar)

14- punkabbestia, anarchici, No tav, via Emilio Gola (alloggi e foresteria universiaria)

15- Zam, via Olgiati (alloggi, bar)

16- hotel Mitra, via Washingon (alloggi e foresteria universitaria)

17 -Lambretta, via Cornalia (bar)

18 -officina beni comuni, via Arbe (bar)

19 –Macao, viale Molise (concerti, mostre, bar)

20 -laboratorio piano terra, via Confalonieri (bar)

21-Cantiere, via Monterosa 84 (concerti ristoranti)

22-Cantiere, piazzale Stuparich (alloggi)

23, 24- appartamenti occupati il Cantiere

25- occupazioni universitarie

26- circolo anarchico ponte della Ghisolfa (concerti, bar, mostre, dibattiti) – con regolare contratto d’affitto –

27- centro sociale Vittoria, viale Friuli (concerti, dibattiti )

28- Fornace, via Moscova, Rho (concerti)

29 – case occupate via Odazio, il Cantiere (alloggi e foresteria clandestini)

30- case occupate Corvetto, anarchici insurrezionalisti (alloggi) e foresteria clandestini

31-case occupate via Ripamonti ( alloggi e foresteria clandestini ).

( con la collaborazione di Angelo Mandelli )

http://www.milanopost.info/category/milano/

Maurizio Blondet

1521.- Medio oriente: Il generale Qassem Suleimani ha sconfitto l’Isis

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Qassem Suleimani è un grande generale

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Il generale Qassem Suleimani, guida delle brigate di al Quds della Guardia Repubblicana, riconosciuto nel mondo come il più autorevole militare iraniano, ha annunciato ufficialmente la vittoria sull’Isis, o Daesh in arabo.

E lo ha fatto in una lettera indirizzata all’ajatollah Khamenei, la guida spirituale degli sciiti. Naturalmente è anche un atto di accusa contro Israele e gli Stati Uniti, che secondo il generale avrebbero alimentato la follia dell’Isis.

Al di là di tali accuse, ovvie in questo momento di contrasto a tutto campo tra Israele e i Paesi del Golfo alleati di Tel Aviv e l’Iran (e che si incrociano con le accuse inverse,  ovvero quelle rivolte all’Iran di alimentare il terrorismo nella regione), la lettera appare più che importante. Un documento, a suo modo, storico.

Anzitutto perché l’annuncio della vittoria sull’Isis ci riguarda da vicino: riguarda i tanti morti ammazzati da questa Agenzia del Terrore in tutto l’Occidente, i loro familiari che ancora piangono quei lutti o i tanti feriti, alcuni dei quali porteranno per sempre il segno di quella follia.

Ma anche quanti sono solo stati toccati dall’ansia e dalla paura a seguito delle perverse operazioni degli agenti dell’oscuro Califfo, obiettivo insito nella strategia del Terrore.

Hanno perso: il Califfato non è più. Ciò non vuol dire che il Terrore globale è finito, ma certo ha subito un rovescio durissimo. E il sogno di uno Stato islamico incistato nel cuore del modo – tale è il Medio oriente – è andato in frantumi.

ZSU fire

E a sconfiggerli non è stato l’Occidente, ma l’Iran e i suoi alleati. In questo ha ragione il generale, anche se in Occidente fanno e faranno di tutto per negarlo.

E poi perché la lettera racconta un’altra verità, quella che in questi anni si è ignorata per alimentare la narrativa dello scontro di civiltà che vede gli islamici, tutti gli islamici, nemici della civiltà occidentale.

Non è così. L’Isis ha devastato l’islam molto più che l’Occidente, come emerge anche dalla missiva. Ne pubblichiamo degli stralci.

New Pics of General Qassem Suleimani in Tikrit Frontline

 

Sei anni fa, una fitna (sedizione,ndr) si manifestò,simile a quella sperimentata dal principe dei credenti, Ali (P). Una sedizione che ha privato i musulmani della reale percezione di un autentico islam “maomettano”. Questa fitna era complessa, istigata dal sionismo e dall’Arroganza, e ha devastato il mondo islamico come una tempesta distruttiva.

Questa pericolosa e velenosa sedizione è stata creata dai nemici per infiammare il mondo islamico su larga scala e incitare i musulmani a uccidersi a vicenda. Un movimento malefico, noto “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” è riuscito nei suoi primi mesi, ad attrarre [e far affluire ndr.] decine di migliaia di giovani musulmani in due Paesi molto influenti e molto importanti nel mondo islamico: Iraq e Siria.

Tale movimento ha causato una crisi pericolosa  in questi due Paesi e ha imposto la sua egemonia su centinaia di migliaia di chilometri quadrati, migliaia di villaggi e città e centri vitali delle province. Per non parlare della distruzione di migliaia di fabbriche e di tutte le infrastrutture in questi due Paesi, come strade, ponti, raffinerie […] il costo di danni e perdite è inestimabile, le prime stime valutano in 500 miliardi di dollari i danni subiti.

[…] Nel corso di questi eventi si sono verificati crimini estremamente dolorosi che non possono essere elencati tutti: decapitazioni di bambini, uomini scuoiati vivi di fronte alle loro famiglie, ragazze e donne innocenti rapite, stupri, uomini dati alle fiamme ancora vivi e massacri di massa di centinaia di giovani.

I musulmani di questi Paesi [Iraq e Siria ndr.] sono rimasti sconcertati da questa tempesta velenosa, alcuni hanno sofferto i colpi dei gruppi estremisti Takfiri (falsi islamici, di fatto apostati ndr. ), milioni di altri hanno lasciato le loro case e sono diventati senzatetto in città di altri Paesi. Migliaia di moschee e luoghi santi musulmani sono stati demoliti e moschee sono state distrutte con i loro imam e i loro seguaci all’interno.

Più di 6.000 giovani, sottoposti al lavaggio del cervello, si sono fatti esplodere, in auto-bomba o con cariche di esplosivo, nelle piazze, nelle moschee, nelle scuole e persino negli ospedali pubblici e nei centri sanitari e di preghiera islamica.  Come risultato di questi atti criminali, decine di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti sono caduti martiri o sono stati feriti.

[…] La sconfitta di questa cospirazione infida e pericolosa è stata raggiunta attraverso la divina provvidenza e la bontà del Messaggero di Dio, la pace sia su di lui e sulla sua onorevole famiglia. Inoltre, grazie alla saggia e consapevole direzione della sua eminenza, l’ayatollah Ali al-Sistani [guida spirituale sciita dell’Iraq ndr.], che ha mobilitato tutte le capacità per affrontare questa tempesta avvelenata.

A seguito della vittoria di Abu Kamal in Siria«annuncio la fine dell’egemonia di questo albero maledetto e malevolo».

A nome di tutti i leader e combattenti ignoti, a nome delle migliaia di martiri e feriti difensori dei luoghi santi, sia iraniani che iracheni, siriani, libanesi, afghani e pakistani che si sono sacrificati per difendere la vita dei musulmani e il loro onore, Vi invio le mie migliori congratulazioni per questa grande e decisiva vittoria».

 

Come detto, è un documento di parte, e come tale va considerato. Ma rivela l’immane tragedia che si è abbattuta sulla Siria e sull’Iraq, area che è divenuta motore mobile dello stragismo internazionale.

Una tragedia della quale non abbiamo avuto piena contezza leggendo i resoconti dei media mainstream, che hanno continuato a magnificare le gesta della coalizione anti-Isis creata dagli americani, alquanto inutile se non dannosa in questa sporca guerra (vedi ad esempio Piccolenote).

Resoconti che si sono preoccupati più di ripetere in maniera ossessiva il mantra anti-Assad, anti-hezbollah e anti-Iran, tralasciando il particolare – secondario? – che senza tali argini la follia di dell’Isis sarebbe dilagata in Medio oriente e nel mondo.

La guerra è finita. E l’Isis è stato sconfitto. Ne inizieranno altre certo, non vogliamo alimentare illusioni. Ma oggi è un giorno nuovo per il mondo.

 

Ps. Invano cercherete sui media nazionali notizie di tale evento: mentre fiumi di inchiostro sono versati per descrivere le magnifiche sorti e progressive della (ormai) inutile politica italiana o per altro e ancor meno interessante. Tale l’abisso di povertà in cui è precipitata la stampa italiana, che pure ha conosciuto un passato più che onorevole. A questa pagina di storia è riservato il silenzio. «Come si tace un’onta, come si tace una speranza ineffabile» (Rilke).

1513.- Lo stato islamico sta morendo (ma ha alcune delle migliori armi d’America)

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L’evacuazione dei comandanti dei militanti dello Stato Islamico a Deir-ez-Zor con elicotteri americani si è conclusa quasi con il 100% di probabilità.

Gli USA continuano ad opporsi alla Russia, ha detto il primo vice presidente del comitato del Consiglio della Federazione per la difesa e la sicurezza Franz Klinzevich. Una fonte militare-diplomatica ha riferito a Ria Novosti che ad agosto l’aviazione americana ha fatto evacuare a nord della Siria, nella zona di Deir-ez-Zor oltre 20 comandanti dello Stato Islamico, sottolineando che non si trattava della prima evacuazione.

Il portavoce della coalizione guidata dagli americani, a sua volta, ha detto a Ria Novosti che non è vero.

Klinzevich ha scritto sulla sua pagina Facebook: “certo che avrebbero cercato di confutare la tesi dell’evacuazione di 20 comandanti dell’ISIS sugli elicotteri americani da un quartiere della città di Deir ez-Zor. Tutta l’esperienza pluriennale di azione americana, — come è successo in Afghanistan —, ci dice che tutto questo, con quasi il 100% di probabilità, ha avuto luogo. Come uomo che ha assistito a quella guerra, posso affermare che il coinvolgimento diretto degli americani con i mujaheddin lo abbiamo sempre avvertito”.

A suo parere, non c’è bisogno nemmeno di excursus storici. Come dice il senatore, i corridoi per i militanti c’erano già “durante l’assedio di Raqqa”, ne scrisse la stampa mondiale, questa è una manifestazione della stessa tendenza.

“Certo, Deir ez-Zor non è Raqqa. Qui non si possono evaquare centinaia di militanti. Ma questo non riguarda il numero di militanti. Sembra che gli USA considerino ancora il senso della loro esistenza in base al confronto con la Russia, e questo, per usare un eufemismo, non è causa di ottimismo” ha concluso il senatore.

Per noi, attenti osservatori della politica Neocon degli USA, l’Isis, o come si vuole chiamarla, è la versione moderna della Compagnia delle Indie del 1700-1800, che ha consentito alla corona britannica di fare le guerre senza dichiarle e senza parteciparvi ufficialmente. La Compagnia delle Indie (British East India Company) era un vero e proprio esercito, con un suo specifico armamento. Essa segnò profondamente il futuro Impero britannico e fu  l’impresa commerciale più potente della sua epoca, fino ad acquisire funzioni militari e amministrative regali nell’amministrazione dell’immenso territorio indiano. Colpita in pieno dall’evoluzione economica e politica del XIX secolo, declinò progressivamente e poi scomparve nel 1874.

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Nel 1991, il travolgente successo delle truppe statunitensi equipaggiate con sistemi di visione notturna nella Guerra del Golfo ha ispirato un nuovo assioma dei militari americani moderni: possediamo la notte. Ma il nuovo video di propaganda dell’ISIS, rilasciato dopo l’espulsione del gruppo terroristico dalla loro ultima roccaforte di fatto a Raqqa, ha dato un chiaro messaggio per le forze occidentali: “Non più”.
Il video di sei minuti, “Cecchini del Sud – Wilāyat al-Janūb” pubblicato sui social media il 10 novembre mostra un cecchino ISIS e uno spotter che usa “una US M4 con uno scope sconosciuto” e una termocamera FLIR BHM da 5.000 dollari originariamente progettata per “Aiutare le navi in mare a vedere detriti, rocce, altre barche e punti di riferimento in condizioni di buio come la pece “, riferisce l’Army Times. Sebbene la visione notturna e gli apparecchi termografici di fabbricazione militare degli Stati Uniti siano articoli di esportazione limitati sotto la giurisdizione del Dipartimento di Stato, è del tutto possibile che l’equipaggiamento sia stato preso dai depositi della coalizione irachena o a guida Usa dai militanti dell’ISIS negli ultimi anni – o semplicemente acquistato online e introdotto clandestinamente in Iraq e in Siria da combattenti nati all’estero (Dalla CIA, no?).

M_M27 MarinesIl fucile d’assalto M4 utilizza cartucce calibro 5,56 x 45 mm NATO con caricatori da trenta colpi. L’arma nella prima versione era dotata di un selettore di fuoco con possibilità di scelta tra sicura, colpo singolo e raffica da tre colpi; nella versione M4A1 e SOPMOD invece il selettore permette di sparare a raffica libera anziché da tre colpi come nella precedente versione. 
Un soldato USA imbraccia un M4A1 equipaggiato con lanciagranate M320Questo fucile d’assalto, come altre armi simili, grazie alle slitte Picatinny può montare una vasta gamma di accessoricome dispositivi di mira Red Dot, ottiche di mira, ottiche per visione notturna, visione infrarosso, dispositivi di puntamento laser, torce, o integrare altre armi come il lanciagranate da 40mm M203, già largamente usato per il fucile M16, ed il nuovo lanciagranate M320. Anche in Italia il fucile d’assalto M4 viene utilizzato dai Reparti Speciali sia militari che delle Forze dell’Ordine; in particolare quest’arma equipaggia i NOCS  della Polizia di Stato; il GIS e il 1° Rgt. Tuscania  dell’Arma dei Carabinieri, il 9º Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, il 185º R.A.O. Folgore e il 4º Reggimento alpini paracadutisti “Monte Cervino” dell’Esercito Italiano; il Com.Sub.In. (Comando Subacquei ed Incursori) ed il Reggimento San Marco della Marina Militare Italiana ed infine il 17º Stormo Incursoridell’Aeronautica Militare.

Il video segue un’azione di settembre che documenta l’ultima ripresa del gruppo terrorista contro l’assedio della coalizione su Raqqa, che mostrava un cecchino ISIS che brandiva un fucile da battaglia potenziato Mk 14 da 7,62 mm: il fucile designato per le truppe che combattono sotto il comando delle operazioni speciali statunitensi .
La proliferazione di occhiali per la visione notturna tra i ranghi dei terroristi non è solo limitata all’ISIS. A luglio, un video di propaganda talebano ha mostrato un combattente che ha lanciato un fucile d’assalto da combattimento (SCAR) per operazioni speciali FN da 7,62 mm con equipaggiamenti high-tech provenienti da kit di modifica speciali delle operazioni speciali; lo stesso video ha mostrato combattenti che reclamizzano i fucili M16 con gli obiettivi Trijicon Advanced Combat Optical Gunsight (ACOG). In una “esclusiva” di luglio, la CNN ha mostrato combattenti con carabine M4 dotate di accessori per la visione notturna oltre a mirini laser a infrarossi e cannocchiali ACOG. E ad aprile, i video di propaganda talebana hanno mostrato che i militanti indossavano occhiali per la visione notturna AN / PVS 7b.

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Per anni, le capacità di visione notturna emergenti dei militanti sono rimaste una minaccia trascurabile per il Dipartimento della Difesa. Solo una manciata di talebani e Al Qaeda sono stati addestrati a usare efficacemente i loro pochi dispositivi per la visione notturna in combattimento, come Adam Raymond ha dichiarato per Task & Purpose a luglio, “né hanno compreso appieno quanto la capacità di visione notturna degli Stati Uniti fosse migliorata lasciandoli inconsapevoli di essere altrettanto visibili nell’oscurità come lo erano durante il giorno “.
Ma questo vantaggio è svanito negli ultimi mesi. Il video dell’ISIS arriva tra le notizie secondo cui i ribelli talebani appartenenti a una “Unità rossa” d’élite equipaggiata con sofisticate apparecchiature per la visione notturna, descritte dal New York Times come “un copricapo simile a Star Wars che contiene occhiali da notte costruiti in Russia”, ha macinato decine di afghani agenti di polizia questo mese. Nonostante la loro inesperienza passata, i combattenti talebani ora sembrano, come dice Raymond, “comprendere appieno il potere della visione notturna” come i combattenti stranieri che riempiono i ranghi dell’ISIS in Iraq e in Siria