Archivi categoria: Difesa

1897.- MEDICI ED INFERMIERI MILITARI: LA LIBERA PROFESSIONE E LE DISPARITA’ DI TRATTAMENTO

Diversi anni fa, quando il Presidente della IV Commissione Difesa della Camera era Paolo Bampo, onorai il trisnonno materno, capo della Ambulanza, come si chiamava la Sanità garibaldina e mi occupai di una riforma della Sanità militare. L’argomento era ed è ancora quello dell’Ordinamento della Sanità nell’ambito di Forze Armate, per le quali un capitano medico non può ricevere un trattamento economico superiore a un capitano bersagliere – per esemplificare – e per le quali la Sanità deve essere inquadrata e subordinata in tutto alla struttura militare. Diverso è il caso del personale infermiere, che non soffre di particolari disparità rispetto ai parigrado delle altre specialità.
Da questa subordinazione, anche amministrativa, discende una disparità fra i medici civili, favoriti e quelli militari, veri medici-soldato, che contrasta, appunto, con l’impegno professionale e operativo. Su tutti i campi di lotta, in cui viene impiegato il nostro personale militare, medici e infermieri si sono fatti e si fanno onore. Malgrado i risultati, il risultato negativo della disparità che abbiamo descritto ci porta a non poter selezionare gli elementi migliori fra i giovani, poco attratti dalla carriera militare per motivi economici e anche professionali da quando, almeno, l’unico vero ospedale militare a pieno titolo rimasto, con sala operatoria, è il Celio di Roma (cui sono debitore). Ecco un motivo, sicuramente il principale, per cui ai medici militari, ma non agli infermieri, è consentito di svolgere la libera professione e di poter rilasciare alcuni specifici certificati.
Oggi, come e più di ieri, il personale medico militare è chiamato ad operare in Italia e nelle missioni fuori area, in particolare, ma non solo, i chirurghi e i loro assistenti, seguendo e assistendo le truppe e, per tradizione, i civili di Afghanistan Iraq, Libano, Libia e quant’altri, compresi i militari delle Nazioni partecipanti. Tuttavia, all’aumentare degli impegni, non corrisponde un altrettanto aumento degli organici e mi sento di dire che assistiamo a un Turnover patologico. Mi era sembrato, allora, di poter individuare un correttivo idoneo nella istituzione di un Centro medico e di ricerca con annessa Clinica Militare, come, ad esempio, l’americano Bethesda Naval Hospital o National Naval Medical Center (NNMC), considerato una primaria struttura medica e di ricerca, cui si rivolgono i leader americani incluso il Presidente e la sua famiglia.
A questo Centro dell’Esercito Italiano dovrebbero aspirare a partecipare anche i professionisti e i ricercatori civili, garantendo una loro disponibilità in caso di bisogno. Non penso di peccare di presunzione se dico che, così, si risolverebbero molti problemi, anche contingenti e, così, vi ho proposto, in breve sintesi, quel mio studio.


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Da Informazioni Difesa, traggo questa proposta.
Nelle Forze Armate sussiste un’inspiegabile disparità di trattamento tra i medici militari, ai quali è consentito di svolgere la libera professione e gli infermieri ai quali invece non è consentito. A rilanciare sul tasto dell’allargamento del diritto alla libera professione anche per gli altri professionisti sanitari militari, perché non sia esclusiva solo dei medici, è stato il delegato Co.Ce.R. Esercito uscente Alessandro Mosti durante l’incontro ieri tenutosi con il Ministro della Difesa.

Mosti ha sottolineato come già il Movimento Cinque Stelle nella scorsa legislatura abbia chiesto tale modifica specificando che sull’attività libero professionale del personale medico e delle professioni sanitarie della sanità militare “sarebbe utile integrare l’articolo 210 del decreto legislativo n. 66, del 2010, prevedendo che in deroga all’articolo 894, comma 1, ai medici e alle professioni sanitarie militari non siano applicabili le norme relative alle incompatibilità inerenti l’esercizio delle attività libero professionali, nonché le limitazioni previste dai contratti e dalle convenzioni con il servizio sanitario nazionale, fermo restando per i medici militari il divieto di visitare privatamente i militari e di rilasciare loro certificati di infermità, d’idoneità alla guida, d’idoneità al porto d’armi e di imperfezioni fisiche che possano dar luogo alla riforma dal servizio militare”. Un altro aspetto che il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, del Movimento Cinque Stelle, dovrà necessariamente rivalutare.

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1882.- L’eredità di Renzi: ecco il contratto dell’Airbus.

LA MIA OPINIONE

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UNA STORIA ITALIANA A FUTURA MEMORIA

Nel caso qualcuno l’avesse dimenticata, è bene ricordare per l’oggi e, meglio, per il domani, la storia edificante del mega aereo del Bullo. Colui che voleva improntare di sé e della sua allegra brigata il futuro del Paese, aveva il sogno megagalattico di scimmiottare i presidenti Usa. Per raggiungere il suo obiettivo ha costretto – e costringe ancora – i contribuenti a pagare quei capricci di adolescente mai cresciuto. Per fortuna, il Bomba è stato cacciato e strabattuto nei vari appuntamenti elettorali. Poiché la memoria è spesso corta, è bene che gli italiani ricordino certe bravate, nel caso il Bullo dei Lungarno e della Leopolda volesse ricicciare ancora una volta a Palazzo Chigi, o chissà in quale altra veste a danno dell’Italia. Il pericolo è sempre in agguato.
Guglielmo Donnini

LA STORIA
IL JET DI MATTEO – TUTTI I DETTAGLI DELL’ACCORDO (SCONVENIENTISSIMO) TRA ALITALIA, ETIHAD E LA DIFESA

di Daniele Martini

Oltre 144 milioni di euro – Il valore complessivo del contratto per l’Airbus – Ansa
Per soddisfare i capricci aerei di Matteo Renzi i contribuenti italiani stanno versando un obolo di 81 milioni e 312 mila dollari, poco meno di 70 milioni di euro al cambio attuale. È un tributo che serve per pagare il leasing, cioè l’affitto, di un superjet, il famoso, ingombrante e poco pratico Airbus A340-500 che l’ex presidente del Consiglio volle a tutti i costi perché non gli bastavano la decina di velivoli della flotta di Stato. Quella cifra è parte di un accordo più ampio ed è fissata nel contratto che Il Fatto ha potuto consultare, stipulato tra il Segretariato generale della Difesa e l’Alitalia. Quest’ultima ha di fatto agito come intermediaria rispetto ad Etihad, la compagnia aerea di Abu Dhabi proprietaria del velivolo che tre anni fa il governo guidato da Renzi e la stessa Alitalia presieduta da Luca Cordero di Montezemolo invocarono come salvatrice dell’azienda di Fiumicino. Come è andata a finire lo sanno tutti: Alitalia è fallita e gli arabi di Etihad sono fuggiti. Non a mani vuote, però, anzi, si sono portati via qualche bel ricordino romano.

Il contratto per l’aereo di Renzi è uno di questi, insieme al programma Mille Miglia, per dirne un altro, pagato a prezzo di svendita. I 70 milioni di euro del leasing per il jet di Renzi sono sborsati dallo Stato italiano ad Alitalia che si trattiene una piccola quota e versa il grosso agli emiratini in 96 rate che finiranno nel 2024.

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Il 31° Stormo dell’Aeronautica Militare che gestisce questa cariatide dei cieli è dedicato al trasporto delle personalità e si presta a qualche emergenza sanitaria, ma già possedeva due Airbus 319, resi idonei alla rotta transatlantica.

Il valore complessivo del contratto è molto più elevato, oltre 144 milioni di euro suddivisi in 5 lotti: il primo è il leasing, appunto, che è la parte più rilevante dell’affare. Poi ci sono la manutenzione e i servizi Camo di ingegneria per i quali è stata pattuita la cifra di 31 milioni e 751 mila euro. Poi le operazioni di supporto e l’handling, compreso il ricovero del velivolo in un hangar a Fiumicino che prevedono un esborso di 12 milioni e 500 mila euro. Poi c’è il training, l’addestramento specifico (4 milioni di euro in totale) per chi deve pilotare quell’aereo che è molto particolare e non nel senso buono. E infine la riconfigurazione Vip del jet con una previsione di spesa di 20 milioni di dollari per allestire la sala riunioni, la cabina doccia, le camere. La riconfigurazione, però, non è mai partita: la gara per l’affidamento dei lavori è stata chiusa alla fine dell’anno passato, ma nel frattempo ci sono state le elezioni e nessuno sembra ansioso di portare a compimento il progetto di Renzi.

Dotato di 4 motori che consumano l’iradiddio di carburante, l’A340-500 è stato uno dei più clamorosi flop della storia aeronautica dell’Airbus. Dagli stabilimenti di Tolone sono usciti appena 40 esemplari e la produzione è stata interrotta nel 2010; in questo momento in servizio nel mondo ce n’è appena una decina. Quello di Renzi è uno di essi. L’autorevole Air Transport World segnala che l’ultima vendita di un A340-500 è avvenuta nel 2015 per circa 27 milioni di dollari, prezzo che oggi appare teorico e quasi virtuale perché l’A340-500 non ha più mercato e non lo vuole più nessuno. L’aereo che Renzi ha voluto come un giocattolo era stato comprato nel 2006 da Etihad che lo aveva tenuto in esercizio appena 9 anni, fino a ottobre 2015 quando, al termine dell’ultimo volo Tokyo-Abu Dhabi, lo aveva ritirato dal servizio. A quel punto, provvidenziali per la compagnia araba sono arrivati Alitalia e il governo italiano che per prendersi quel “gioiellino” hanno generosamente sborsato una prima rata di leasing di 25 milioni di dollari, cifra quasi uguale al prezzo di vendita segnalato da Air Transport World. Con la piccola differenza che la somma sborsata dallo Stato italiano non è per l’acquisto, ma solo per appena un terzo del leasing totale. Il quale, inoltre, è di tipo solo operativo, così che alla fine l’aereo tornerà al suo legittimo proprietario cioè Etihad. Il contratto prevede anche una clausola rescissoria, che però è tale per modo di dire: nel caso in cui lo Stato decidesse di rifiutare l’aereo di Renzi, dovrebbe comunque pagare per intero l’importo del leasing.

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1876.- A chi serve la Forza militare d’intervento europea

Abbiamo già trattato l’argomento Esercito europeo e le sue implicazioni dal lato ordinativo – organizzativo, anche nei confronti della NATO. Citiamo l’iniziativa dell’Unione europea nell’ambito della Politica di sicurezza e di difesa comune: La Cooperazione strutturata permanente (il suo acronimo è PESCO, dall’inglese Permanent Structured Cooperation) volta all’integrazione strutturale delle forze armate di 25 dei 28 stati membri. Dopo anni di acronimi e sigle NATO, ci mancavano quelle europee. Comunque, la PESCO è simile ad una cooperazione rafforzata, poiché non richiede l’adesione di tutti gli stati membri per poter essere avviata e si basa sull’articolo 42.6 e sul protocollo 10 del TUE, Trattato sull’Unione europea che con il TFEU, compone il Trattato di Lisbona del 2007 ed è stata avviata nel 2017 con un primo gruppo di progetti che saranno lanciati, appunto, quest’anno.
La PESCO è, quindi, attiva e la sua funzione di segretariato viene svolta congiuntamente dal “Servizio europeo per l’azione esterna” e dall’”Agenzia europea per la difesa”.
Ora, l’evoluzione della politica del direttorio franco – tedesco, attratto dal mercato russo, ha influito sul legame transatlantico per quegli stati, che seguendo Germania e Francia, progettano un affrancamento dalla catena di comando e controllo NATO e, qui, c’entra in gioco lo sfilamento annunciato da Trump dai bilanci della NATO.
L’Italia, che di recente ha espresso il suo favore per Mosca, ma a Bruxelles non vi ha dato seguito e che ha approvato nuovamente le sanzioni, vuole vedere chiarite le posizioni dell’Unione nei riguardi della migrazione di massa e dubito che si sottrarrebbe alla NATO per sottomettersi alla politica di Parigi; così, è rimasta fuori da questa “intesa a nove”, pure se l’anno passato ha già aderito a un corpo sanitario militare comune. Recuperando, però, Mussolini, l’Italia è una portaerei nel Mediterraneo, la terza o la prima del Gruppo d’Attacco della Sesta Flotta e può contare, comunque, sull’interesse di Trump: un interesse che misureremo presto nell’incontro di Giuseppe Conte alla Casa Bianca, il 30 luglio.
Sorvolando su queste considerazioni, un esercito rappresenta l’ultima chance della diplomazia e ha senso se si ha una politica estera, cosa che assolutamente manca all’Unione Europea. Singolare la partecipazione della Gran Bretagna a questa intesa, come dire, “fuori dall’Unione, dentro l’Europa”. Per quanto abbiamo sostenuto in più occasioni, nei confronti delle politiche europee finanziarie, sui flussi migratori ed estere in generale, presupposto e condizione necessaria di una vera unione europea è la definizione del rapporto, equivoco per certi versi, tenuto da Parigi fra l’eurozona e la Comunità Finanziaria Africana del franco CFA, che fa della Francia una potenza colonialista, in contraddizione con l’Unione; un rapporto che si aggiunge alle diseguaglianze nelle politiche economiche e finanziarie. Non è casuale che si sia venuto a creare un direttorio franco-tedesco. Ecco che è necessario e importante comprendere sia dove va e dove potrà andare l’Europa di oggi, sia “A chi serve la Forza militare d’intervento europea” e lo leggiamo da LIMES, in questo articolo a cura di Lorenzo Di Muro.

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Nove Stati membri dell’Ue hanno siglato un’intesa per la creazione di una Forza militare di intervento europea volta, tramite l’integrazione tra un gruppo ristretto di eserciti nazionali, a prevenire e fronteggiare crisi internazionali.
Mentre non è ancora chiaro se la natura della Forza sia difensiva o meno, quali crisi debba fronteggiare e possibili teatri di impiego (probabilmente, in prossimità dei confini comunitari), il progetto voluto dal presidente francese Emmanuel Macron – cui hanno aderito sinora Germania, Belgio, Uk, Danimarca, Olanda, Estonia, Spagna e Portogallo – è distinto dai quadri di riferimento Nato e Ue (Pesco) e soprattutto conta la partecipazione di Londra. Il Regno Unito si era sempre opposto a costruzioni in grado di minare la special relationship transatlantica, soppiantando la Nato o il coinvolgimento degli Usa nella sicurezza del Vecchio Continente. Una posizione alterata da Brexit, che impone invece all’esecutivo di Theresa May di spingere per preservare un’influenza in Europa anche dal punto di vista militare.
Altrettanto significativa è l’assenza dell’Italia, il cui precedente governo – stando a Parigi – aveva dato il proprio sostegno al piano presentato da Macron alla Sorbona lo scorso anno. Fonti interne riferiscono di uno scetticismo di Roma sulla complementarità del progetto alla Nato e alla Pesco, ma visti i dossier attualmente in discussione sul tavolo comunitario – su tutti quello migratorio – il messaggio italiano è precipuamente politico.
Per il presidente di Francia, d’altro canto, l’istituzione di tale Forza risponde a diversi calcoli: la creazione di una forza indipendente propriamente europea ma ristretta, con strutture decisionali che garantiscano una maggiore efficienza e reattività rispetto al formato a 25 della Pesco (nel cui ambito ieri il Consiglio Europeo ha adottato un documento sulle linee guida); un contrappeso all’influenza economica tedesca in Europa (che difatti aveva finora privilegiato un approccio inclusivo in materia); la risposta, paradossalmente, alla richiesta di Trump all’Europa di farsi carico della propria difesa; nonché un potenziale stimolo all’industria bellica nazionale.
In tal senso, il ministro della Difesa francese Florence Parly ha vagheggiato la creazione di una “cultura strategica europea”; un’esternazione paradigmatica dell’assenza di soggettività geopolitica dell’Ue, che si riflette – oltre che nel limbo comunitario nei comparti della difesa e della sicurezza – soprattutto nella mancanza di una visione e dunque di una strategia comune nella gestione della politica estera.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha incontrato oggi papa Francesco a Roma, dove presso la basilica di San Giovanni in Laterano nel pomeriggio riceverà il titolo di protocanonico d’onore del capitolo lateranense.
Il vertice con il pontefice dopo l’incontro con una delegazione della Comunità di Sant’Egidio – mentre non è previsto alcun meeting con le autorità italiane – ha una evidente dimensione politica. Nel corso del bilaterale, i duei capi di Stato hanno discusso di temi quali migranti, clima, futuro della cristianità e responsabilità dell’Europa, la quale affronterà fra tre giorni l’ennesimo Consiglio Europeo che rischia di far saltare la costruzione comunitaria.
Per Macron – che si dice agnostico in ossequio alla laicité dello Stato ma fa sfoggio della sua istruzione gesuita e si è reso protagonista di un riavvicinamento con la Santa Sede e l’episcopato locale dopo gli anni difficili sotto la presidenza di Hollande – il sostegno (anche retorico) del papa può difatti costituire un perno non secondario nel suo attivismo in politica estera.
In primis – malgrado la necessità di destreggiarsi tra un approccio alla questione migratoria che cozza con i toni usati per raffigurare la posizione in materia del nuovo esecutivo italiano – ottenendo la sponda papale prima del vertice di Bruxelles. E magari, come sul fronte militare, consolidando la posizione di Parigi alla guida (anche sul piano morale) di un’Europa en marche.
USA E COREA DEL NORD
Gli Usa non impongono scadenze temporali nel negoziato con P’yongyang, ma continueranno a valutare le mosse del paese eremita verso la denuclearizzazione per il ristabilimento di piene relazioni.
Lo ha dichiarato il segretario di Stato Mike Pompeo dopo che ieri era circolata la voce che gli Usa fossero in procinto di presentare a Kim Jong-un una lista di specifiche richieste con relative scadenze, al fine di vagliare l’aderenza di P’yongyang al documento siglato durante il vertice di Singapore. Frattanto, il segretario alla Difesa Jim Mattis è arrivato in Cina, dove il dossier coreano sarà uno dei temi di discussione con Pechino.
La notizia conferma come Washington debba accontentarsi di contropartite limitate da parte di P’yongyang, come la cancellazione della manifestazione “anti-imperialista” annuale. Probabilmente, gli Stati Uniti hanno già raggiunto il massimo risultato ottenibile in questa fase, ossia provare a convincere il mondo dell’imminenza della (assai improbabile) rinuncia di Kim alla Bomba.
ALLARGAMENTO UE E NATO
L’Europa è divisa anche sull’allargamento dei confini comunitari, mentre si discute dell’apertura di negoziati per l’ingresso nell’Ue di Albania e Macedonia.
Da una parte Francia, Olanda e Danimarca sono i paesi più scettici, considerati gli scarsi avanzamenti di Tirana e Skopje in settori come la lotta alla corruzione e alla criminalità.
Dall’altra, l’allargamento ai Balcani occidentali è sostenuto dall’Ungheria e più recentemente dalla Germania, cui potrebbe far comodo anche la creazione di hotspot (centri di accoglienza) per migranti – progetto di cui si sta valutando la fattibilità – in paesi come l’Albania. Dell’apertura delle trattative è fautrice anche la Nato, di cui Tirana è già membro e che vedrebbe l’ingresso macedone nell’Ue come prodromico a quello nell’Alleanza Atlantica.

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1846.- MISSIONE IN SIRIA, IN NIGER, MISSILI IN TURCHIA, AEREI IN ESTONIA… : SIAMO DAPPERTUTTO!

Roma nega, ma anche i turchi confermano la presenza militare italiana in Siria.

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Una ventina di soldati italiani, tra cui alcuni consiglieri militari, sarebbero giunti nell’est della Siria dall’Iraq e stazionerebbe nell’area delle riserve petrolifere di al-Omar nella provincia di Deir ez-Zor, attualmente sotto il controllo delle forze americane e delle milizie curde del PYD inserite nelle Forze Democratiche Siriane (FDS) loro alleate nella lotta all’Isis.

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Lo ha reso noto il 12 giugno l’agenzia di stampa statale turca Anadolu, citando fonti locali anonime. Secondo le fonti citate da Anadolu i militari italiani sarebbero giunti la scorsa settimana ad Hassaka, per poi dirigersi appunto verso Deir ez-Zor, nella base militare degli Stati Uniti nella regione di al-Omar.

Proprio dove si trova il principale giacimento petrolifero in Siria a est di Deir ez-Zor, sulla riva orientale dell”Eufrate. Il contingente italiano non verrebbe impiegato in operazioni di combattimento, ma svolgerebbero attività di consulenza a favore delle FDS.

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La notizia era stata diffusa giorni prima dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) , ong basata a Londra e vicina ai ribelli filo-occidentali anti Assad, che incassò la smentita da anonime finti del Ministero della Difesa italiano.

Le stesse fonti , interpellate dall’ANSA, hanno ribadito che è falso che ci siano militari italiani in Siria anche perché – viene sottolineato – una eventuale presenza sarebbe contro la legge in quanto le missioni approvate in parlamento prevedono un mandato solo per contingenti in Iraq e Kuwait.

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La molteplicità delle fonti che riportano la presenza italiana potrebbe indicare che unità di forze speciali e intelligence siano in Siria nell’ambito di operazioni al momento top secret oppure, più banalmente, che come è già accaduto in passato la presenza di forze occidentali equipaggiate con i veicoli protetti Iveco Lince abbia indotto qualche osservatore a ritenere italiane truppe che in realtà dispongono solo dei caratteristici mezzi made in Italy.

“Non ci sono militari italiani in Siria, mentre invece sono presenti altri Paesi” ha precisato il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, nel corso dell’intervento tenuto giovedì in occasione della cerimonia di chiusura dell’anno accademico del Centro Alti Studi per la Difesa (CASD).

Foto: Militari italiani operazione Prima Parthica- Iraq (Difesa.it)

1845.- MISSIONE IN NIGER: È IN GIOCO LA NOSTRA CREDIBILITÀ INTERNAZIONALE

Sapevamo e scrivemmo su twitter che i nostri soldati sono in Niger a guardare le pietre, perché a guardare l’uranio, ci pensano i francesi e che non si parla di guardare all’autostrada che, lì, a 1 1/2 km vede scorrere il traffico dei migranti, perciò, diamo il benvenuto a questo articolo di Ugo Trojano.

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9 giugno 2018. Analisi Difesa

L’atteso, auspicabile, necessario cambio di rotta nella politica estera italiana non implica cambiamenti della nostra collocazione internazionale, del tradizionale approccio multilaterale, di accordi sottoscritti ed alleanze, bensì va riferito ad azioni da intraprendere, ad uno spazio maggiore per le competenze, alle riforme interne delle amministrazioni, ad atteggiamenti meno subordinati, deleganti, inconcludenti che hanno colpevolmente indebolito, intaccandone la credibilità internazionale, il nostro Paese. Per andare sul concreto una delle primissime grane da risolvere per il nuovo governo sarà quella del caso Niger.

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Trattato superficialmente con ambiguità e “felpata inconsistenza diplomatica” si è riusciti a trasformare un’iniziativa positiva, finalmente frutto di una strategia di politica estera a medio termine, in un pasticcio dai contorni umilianti per l’Italia con conseguenze tali da ledere perfino la dignità delle nostre Forze Armate.

E’ forse questo uno degli aspetti prioritari su cui ci si sofferma poco per scarsa propensione alle analisi fattuali, alle lezioni apprese, ma a cui classe politica, alti dirigenti statali avrebbero dovuto invece dedicare massima considerazione nella preparazione prima e in seguito nella gestione dell’operazione fuori confine.

I fatti sono chiari, difficilmente contestabili: da mesi una quarantina di militari italiani guidati da un Generale di Brigata sono relegati sotto le tende presso l’aeroporto di Niamey, capitale del Niger, ospitati nella base statunitense, occupando il terreno del campo di pallacanestro non più fruibile dai militari a stelle e strisce, praticamente a fare nulla o quasi, in attesa di decisioni delle autorità nigerine e nostrane (responsabili del loro impiego) alfine di approntare una base logistica italiana presso lo stesso aeroporto ove sono già operative analoghe basi logistiche e di supporto francese, americana e tedesca.

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La base logistica italiana al pari delle altre forze straniere presenti in Niger, includendo anche canadesi e istruttori algerini di cui poco si parla, si rende necessaria per poter operare con formatori militari, eventuali civili nel difficile territorio a nord del Niger, da Agadez verso il confine libico.

Difficile poter immaginare, pena dover prendere atto purtroppo e chiaramente della totale irrilevanza italiana , che in tanti incontri fra le massime autorità italiane, premier del passato governo, ministri degli esteri, della difesa, interni e Presidenti della Repubblica e ministri nigerini, francesi, cancelliere Merkel, vertici UE ecc. non si sia esposto e trattato l’argomento della presenza italiana in Niger né tantomeno, considerata la notoria prudenza italiana, che non vi siano state autorizzazioni preliminari.

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Kalla Moutari e Roberta Pinotti

Peraltro la firma di accordi di cooperazione militare con il Niger (settembre 2017), la sbandierata missione africana del ministro Angelino Alfano, in Niger per inaugurare l’apertura della nostra Ambasciata il 4 gennaio 2018, l’accordo di collaborazione nel Sahel con il presunto amico e partner francese, confermato nelle riunioni bilaterali e nei vertici UE, G5 Sahel ecc. non potevano che sancire la fattibilità della missione italiana approvata dal nostro Parlamento al pari dello stanziamento di ben 100 milioni di euro a favore del Niger considerato Paese prioritario in Africa per la cooperazione civile e militare.

La situazione di stallo, assolutamente non preventivata, sicuramente mal gestita, affrontata con scarsa conoscenza delle realtà e degli usi del Paese che ci dovrebbe ospitare, probabilmente frutto di ambiguità e finti malintesi fra italiani, francesi e nigerini, pone al nostro Paese un grave problema di credibilità, dignità e rispetto da risolvere al più presto con chiarezza lasciando da parte retoriche e ambiguità.

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Niger-MMAP

A prescindere da torti e ragioni, non si possono lasciare per mesi 30, 40 ,50 o anche 10 militari italiani, comandati da un Generale di Brigata, alto grado che si giustifica solo per i contatti ad alto livello che egli dovrebbe avere e mantenere con pari grado locali e degli altri contingenti internazionali, a non fare nulla o quasi, relegati in aeroporto senza neppure uno straccio di accordo di status giuridico e operativo con il Niger.

In pratica formalmente non possono uscire dalla base…americana e girare in città. Per dei soldati di qualsivoglia contingente la situazione rappresenterebbe una grave lesione della loro dignità di militari (lo sarebbe anche per dei civili) e una mancanza di rispetto da parte dei rappresentanti politici del Paese nei loro confronti.

Avendo maturato lunghe esperienze di lavoro con i militari italiani e di altre nazioni alleate nel contesto di ricostruzioni internazionali post belliche in località estremamente difficili e complesse unite a esperienze di vita, lavoro e negoziati in paesi africani, ritengo sia giunto il momento di lanciare un forte appello per il ripristino della dignità e del rispetto dovuti al nostro Paese e ai suoi rappresentanti siano essi civili o con le stellette.

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Dignità e rispetto che vanno conquistati non solo con retoriche e formalismi bensì con azioni e atteggiamenti giusti, generosi, autorevoli, fieri, con negoziati chiari e determinati nel rispetto delle tradizioni del Paese che ci ospita ma anche pretendendo il rispetto per il nostro Paese e le nostre tradizioni. Perfino una prudente politica estera fin troppo accomodante non può derogare a tali principi basilari, essenziali per sviluppare relazioni vere e costruttive nel reciproco interesse.

Non è certo con le donazioni sanitarie e/o alimentari, effettuate peraltro con scelta poco felice subito prima e durante il periodo del Ramadan, come le 27 tonnellate fatte affluire fra aprile e maggio in Niger con voli militari finanziati da fondi della cooperazione italiana, che si migliorano situazioni compromesse.

Si rischia perfino di ledere ulteriormente l’altrui e la nostra dignità. In effetti le donazioni sono state accolte con fredda cortesia e dall’assenza di alte autorità locali (si intende ministri di primo piano) all’aeroporto, ignorate o quasi dalla stampa locale in genere propensa ad ampi articoli e titoloni. Non si poteva evitare con conoscenza di causa una scelta così poco felice date le circostanze?

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Meglio richiamare i nostri militari al più presto e far intendere con atti concreti a nigerini e francesi il nostro malcontento. Con schiena dritta, tralasciando finalmente felpati e inconcludenti passi diplomatici, sostituendoli con franche discussioni e passi conseguenti.

Anche in diplomazia ci si potrebbe far ascoltare e rispettare se si agisse con chiara, rispettosa determinazione e non si creassero situazioni di debolezza negoziale percepite dagli interlocutori come ambigue, frutto di eccessiva prudenza a volte fuori luogo e contesto.

Se i militari di altri Paesi, francesi, americani, canadesi e perfino i tedeschi in Mali, agiscono in Niger anche con truppe speciali accompagnando, formando e combattendo con le truppe locali, possono gli ultimi arrivati designarsi un ruolo esclusivo, forse non concordato con tutti gli interlocutori, di formatori in aree dove anche la formazione non escluderebbe affatto possibili situazioni di attentati e combattimento contro agguerriti jihadisti?

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I militari italiani sono apprezzati, non inferiori a nessuno e ben consapevoli del loro ruolo, adeguati ad affrontare qualsiasi circostanza. O si inviano in missione, con tutte le prudenze e le autorizzazioni necessarie, e ci si accorda per perseguire un nostro obiettivo nazionale ed europeo quale la lotta contro il jihadismo e i traffici di esseri umani adeguandosi tuttavia anche ad altri alleati e al contesto Paese, oppure è preferibile bloccare l’immigrazione illegale nel Mediterraneo, legittimamente, incrementando parallelamente le misure di riaccompagnamento dei migranti in territorio libico, nigerino ecc.

Le crisi asimmetriche regionali, le battaglie nel deserto non consentono più la disinformazione dell’opinione pubblica né tantomeno formule ambigue che ci espongono a svantaggi superiori ai presunti vantaggi, indeboliscono ulteriormente le nostre posizioni, umiliano le Forze Armate, permettono ad altri (Francia, GB ad esempio) di occuparsi anche dei nostri interessi prioritari per escluderci da aree a noi favorevoli.

Una sfida da raccogliere per un governo che vuole essere “di cambiamento”, meno delegante e maggiormente impegnato anche nella difesa visibile e concreta dell’interesse nazionale e del ruolo italiano in ambito internazionale.

Foto: AP, Ministero Difesa italiano, CNN e US Army.

Ugo Trojano
E’ uno dei maggiori esperti italiani di operazioni internazionali di stabilizzazione, peacebuilding, cooperazione e comunicazione nelle aree di crisi. Dagli anni 80 ha ricoperto incarichi per ONU, UE e Ministero degli Esteri in Africa (13 anni), Medio Oriente e Balcani. Specialista di negoziati complessi, è stato Sindaco ONU di Kosovo Polje dal 1999 al 2001, ha guidato il PRT di Nassiriyah in Iraq nel 2006 ed è stato Portavoce e Capo della comunicazione della missione europea di assistenza antiterrorismo EUCAP Sahel Niger fino al 2016. Ha ricevuto un’alta onorificenza presidenziale Senegalese. Ha scritto “Alla periferia del Mondo” (ed. Fermento).

1750.- La UE sulla creazione di un “esercito europeo”: l’accordo “PeSCo” per la cooperazione militare

Gli europei si aspettano un’Unione che li veda partecipi e che sia in grado di proporre una sua politica estera, quindi, che li difenda e li protegga (vedi sondaggio dell’Eurobarometro). In quasi tutti i paesi dell’UE è nelle loro prime tre priorità, mentre circa tre quarti degli europei sono a favore di una politica di sicurezza e di difesa comune. Per soddisfare le loro aspettative, la sicurezza e la difesa devono svolgere un ruolo più importante nel futuro del progetto europeo. Ecco il senso dell’accordo per il protocollo comune in ambito Difesa.
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Quattro mesi or sono, 23 Stati membri dell’Ue hanno firmato e consegnato a Federica Mogherini la richiesta di aderire alla Cooperazione Strutturata Permanente sulla Difesa, che in gergo comunitario si chiama Pesco. Macron vorrebbe un esercito unico, ma la strada è molto lunga

Nell’ambito del Consiglio Difesa/Esteri dello scorso 13 novembre a Bruxelles, 23 Paesi dell’Unione Europea hanno siglato l’accordo per il protocollo comune in ambito Difesa, primo passo per la creazione della PeSCo, acronimo inglese di Permanent Structured Cooperation.

In particolare, i settori di cooperazione previsti dal PeSCo sono tre: gli investimenti nella difesa, lo sviluppo di nuove capacità, e la preparazione a partecipare insieme ad operazioni militari.

Malta, Irlanda, Danimarca, Portogallo e Regno Unito non parteciperanno alla Pesco. Almeno non subito: come in tutti i progetti “a più velocità”, la porta resta aperta a chi vuole aggiungersi in un secondo momento. “Eccezionalmente” anche Stati terzi (non Ue) potranno essere invitati a partecipare ad alcuni progetti se “forniranno un valore aggiunto sostanzioso”, ma non avranno potere decisionale nella governance della Pesco. Questo consentirebbe, in futuro, una collaborazione con il Regno Unito.

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Non aderiscono Danimarca, Irlanda, Portogallo, Malta, oltre all’Inghilterra, in fase Brexit e comunque da sempre contraria alla creazione di quello che viene semplicisticamente chiamato “esercito europeo“.

Secondo l’Istituto Affari Internazionali di Roma, questo nuovo organismo sovranazionale rappresenta “un segnale di svolta capace di condurre ad una più profonda integrazione nel settore della difesa“, e consentirà di “lanciare operazioni militari ad alta intensità al di fuori della UE“.

Questa cooperazione sarà gestita sia a livello politico, tramite un apposito Consiglio con poteri decisionali, che a livello tecnico, per cui verrà discusso in merito ad ogni singolo progetto presentato.
Dal punto di vista economico, verranno analizzate le varie voci dei singoli Paesi e della struttura europea nel suo complesso, tramite la CARD (Revisione coordinata annuale della Difesa) in modo da valutare le attività e le inefficienze.

Uno dei punti deboli dell’attuale sistema delle Difese europee – in cui ogni Paese fa da sé – è, infatti, legato proprio alla moltiplicazione di costi e alle diverse caratteristiche degli armamenti dei singoli Stati, che spesso non sono in grado di “dialogare” tra di loro.

QUALI DOSSIER APERTI
Sul fronte dello sviluppo e della convergenza industriale, la Commissione Ue aveva già fatto dei passi avanti in estate, istituendo un Fondo Europeo per la Difesa (che dovrà essere approvato dall’Europarlamento: si punta a finanziare i primi progetti nel 2019), al fine di aiutare gli Stati membri ad utilizzare il denaro dei contribuenti in modo più efficiente, ridurre le duplicazioni della spesa e ottenere il miglior rapporto qualità/prezzo nella spesa sostenuta. Annunciato dal Presidente Juncker nel settembre 2016 e avallato dal Consiglio europeo nel dicembre 2016, il Fondo coordinerà, integrerà e amplificherà gli investimenti nazionali per la ricerca nel settore della difesa, nello sviluppo di prototipi e nell’acquisizione di tecnologie e materiali di difesa.
Il Fondo avrà una dotazione complessiva di 500 milioni di euro per il 2019 e il 2020, con l’obiettivo di toccare quota un miliardo l’anno dal 2021. L’effetto moltiplicatore atteso (che dipende dagli impegni dei singoli Stati) prevede di generare investimenti per cinque miliardi l’anno. Il Fondo europeo per la difesa comprende due sezioni:
Ricerca: l’elemento “ricerca” del Fondo sta già dando risultati. A partire dal 2017 l’UE concederà, per la prima volta, sovvenzioni destinate alla ricerca collaborativa in tecnologie e prodotti per la difesa innovativi, interamente e direttamente finanziate dal bilancio dell’UE. I progetti ammissibili al finanziamento dell’UE si concentreranno sui settori prioritari precedentemente concordati dagli Stati membri e possono comprendere l’elettronica, i metamateriali, i software cifrati o la robotica.
I finanziamenti saranno i seguenti:

90 milioni di EUR stanziati fino alla fine del 2019, con 25 milioni di EUR già stanziati per il 2017. I membri sono invitati a presentare proposte per progetti nel settore dei sistemi senza pilota in ambiente navale e dei sistemi per i soldati, da tradursi in convenzioni di sovvenzione.

500 milioni di EUR l’anno dopo il 2020. Nel 2018 la Commissione proporrà un programma UE specifico di ricerca nel settore della difesa con una dotazione annua stimata di 500 milioni di EUR, che renderà l’UE uno dei maggiori investitori nella ricerca nel settore della difesa in Europa.

Con il sostegno del Parlamento europeo e degli Stati membri, il Fondo europeo per la difesa può diventare rapidamente il motore per lo sviluppo dell’Unione della sicurezza e della difesa che i cittadini si aspettano.
Guardando al futuro, e a seguito del Libro bianco della Commissione sul futuro dell’Europa, la Commissione si fa promotrice di un dibattito pubblico su come l’UE a 27 potrebbe svilupparsi nel settore della difesa entro il 2025.

Contesto
Nei suoi orientamenti politici del giugno 2014, il Presidente della Commissione europea Juncker ha fatto del rafforzamento della sicurezza dei cittadini europei una priorità. Nel discorso del 2016 sullo stato dell’Unione il Presidente Juncker ha annunciato la creazione di un Fondo europeo per la difesa.
Solidi motivi economici spingono gli Stati membri dell’UE a intensificare la cooperazione nella spesa per la difesa. Si stima che la mancanza di cooperazione tra gli Stati membri nel settore della difesa e della sicurezza costi ogni anno tra 25 e 100 miliardi di EUR.
1. L’80% degli appalti e oltre il 90% della ricerca e tecnologia sono limitati alla dimensione nazionale
2. Mettendo in comune le commesse si potrebbe risparmiare fino al 30% della spesa annua per la difesa
3. L’approccio frammentario nel settore della difesa determina anche inutili duplicazioni e incide sulla schierabilità delle forze di difesa. L’UE conta 178 sistemi d’arma diversi, rispetto ai 30 degli Stati Uniti, e 17 tipi diversi di carri armati, rispetto ad un solo tipo negli Stati Uniti
4. Per quanto riguarda i programmi relativi agli elicotteri, in Europa abbiamo più tipi di elicotteri che governi in grado di acquistarli.

COME DIFENDERSI DALLA PROPAGANDA RUSSA (E DA QUELLA ANGLOAMERICANA?).
C’è poi un altro campo su cui l’Europa cerca strumenti di difesa comune ed è quello che riguarda la lotta alle fake-news, che riguarda principalmente il confronto con la propaganda russa. Ufficialmente a Bruxelles si parla di task-force dedicate alla comunicazione strategica della Ue: il Servizio per l’Azione Esterna (guidato da Mogherini), al momento ne ha avviate tre. Una per l’Est, una per i Balcani Occidentali e una per il mondo arabo. Mogherini ha chiesto “risorse aggiuntive” per questi progetti. E intanto la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica per contrastare le notizie false diffuse online: un appello a media, social network, ricercatori, autorità e cittadini per trovare il modo di affrontare il problema. Verrà inoltre costituito un gruppo di esperti (le candidature sono aperte fino a metà dicembre) che sarà operativo già da gennaio per contrastare la disinformazione. Per l’eurodeputato Marco Zanni (del gruppo Enf di cui fa parte la Lega) si tratta dell’istituzione di un “Ministero della Verità”: l’ex grillino ha annunciato un’interrogazione in cui chiederà “su quale base decideranno le autorità indipendenti cosa è vero e cosa è falso?”.

Insomma, tutto già deciso, ma anche stavolta i cittadini europei non sono stati consultati. Perché?

1749.- L’Italia dice addio ai Carabinieri: arriva la Gendarmeria Europea agli ordini USA

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Ne parlammo cinque anni fa. L’Arma dei Carabinieri, tanto amata dagli italiani e corpo militare che distingue il nostro Paese all’estero, simbolo di legalità e rispetto, sta per essere sostituita… da un elemento sovranazionale ordinato dall’Europa.

Già il nome del nuovo corpo militare, Eurogendfor (European Gendarmerie Force – EGF), fa capire che si tratta di una vera e propria Gendarmeria Europea, destinata a prendere il posto, nei Paesi aderenti, delle forze dell’ordine a carattere militare, nel nostro caso appunto la Benemerita.

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Il piano di sostituzione parte da lontano, con la dichiarazione di intenti firmata nel 2004, che inizia a prendere forma nel Trattato di Velsen, il 18 ottobre 2007. All’articolo 1 si legge: “ll presente Trattato ha lo scopo di costituire una Forza di Gendarmeria Europea operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, composta unicamente da elementi delle forze di polizia a statuto militare delle Parti, al fine di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi“.

L’accordo, in base al suddetto Trattato, è stato reso esecutivo dai Paesi che sono dotati di Polizie militari: oltre all’Italia abbiamo quindi Francia (Gendarmerie), Spagna (Guardia Civil), Portogallo (Guardia Nacional), Olanda (Koninklijke Marechaussee). A questi, si aggiungeranno Romania e Lituania.

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Il Parlamento Italiano ha ratificato il tutto nel 2010, tramite la Legge 84 (approvata con 443 voti favorevoli su 444 presenti), che prevede lo smantellamento totale dell’Arma, iniziando con la chiusura di vari reparti, fino al riassorbimento nella Polizia di Stato, che a sua volta viene degradata a “Polizia locale di secondo livello“.
La stessa Legge si occupa anche di confermare l’autorità dell’EGF, che risponde solamente ad un comitato interministeriale (il “Cimin“), gode di totale immunità internazionale (cosa che sgomenta non poco), ed i cui archivi saranno blindati e inaccessibili, come cita l’articolo 21, comma 3: “Gli archivi di EUROGENDFOR saranno inviolabili. L’inviolabilità degli archivi si estenderà a tutti gli atti, la corrispondenza, i manoscritti, le fotografie, i film, le registrazioni, i documenti, i dati informatici, i file informatici o qualsiasi altro supporto di memorizzazione dati appartenente o detenuto da EUROGENDFOR, ovunque siano ubicati nel territorio delle Parti“.

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In pratica, oltre a non essere più liberi di gestire la propria moneta ed aver perso potere decisionale in ambito economico-politico, gli Stati UE non potranno nemmeno controllare le azioni relative al mantenimento dell’ordine pubblico sul proprio territorio, perché l’European Gendarmerie Force non risponde ad alcun Parlamento, né nazionale né europeo. Quindi, possono fare ciò che vogliono, indisturbati ed impuniti…
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Questa sorta di “super-polizia” fa il paio con un altro organismo sovranazionale impostoci dalla UE, il PeSCo, l’Esercito Europeo le cui basi sono già state poste lo scorso anno: http://press.russianews.it/press/la-ue-spinge-sulla-creazione-di-un-esercito-europeo-firmato-accordo-pesco-per-la-cooperazione-militare/

Ma… cui prodest? Una possibile risposta arriva sempre dalla Legge 84/2010, in particolare all’articolo 5, dove possiamo leggere: ” EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche“.Eh sì, c’è scritto proprio N.A.T.O.! Ancora una volta l’Unione Europea (ribadiamo, non voluta dai cittadini) si piega al volere del “padrone d’oltreoceano” e cede nuovi pezzi di sovranità nazionale, perdendo sempre di più il controllo delle proprie azioni. Non a caso la sede permanente del Cimin è stata fissata a Vicenza (in una ex Caserma dei Carabinieri), nelle cui vicinanze troviamo una grande base militare gestita dal Pentagono, tra l’altro dotata di testate nucleari (proprio lì? ndr). …

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Riassumendo, l’EGF potrà operare in qualsiasi parte del mondo (dove lo ritiene necessario, in base al suo insindacabile giudizio), sostituirsi alle forze di Polizia locali (quindi gestire l’ordine pubblico a proprio piacimento), agire nella più totale immunità giudiziaria e, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni esclusivamente al comitato interministeriale interno alla Gendarmeria stessa.

Geniale e diabolico allo stesso tempo…

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Non commento, ma riporto qui il testo della Legge n. 84/2010.

legge n. 84-2010 – EUROGENDFOR
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Normativa
LEGGE 14 maggio 2010, n. 84

Ratifica ed esecuzione della Dichiarazione di intenti tra i Ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna relativa alla creazione di una Forza di gendarmeria europea, con Allegati, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004, e del Trattato tra il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica portoghese per l’istituzione della Forza di gendarmeria europea, EUROGENDFOR, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007. (10G0107) Vigente al: 3-5-2013

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

promulga la seguente legge:

Art. 1

Autorizzazione alla ratifica

1. Il Presidente della Repubblica e’ autorizzato a ratificare la Dichiarazione di intenti tra i Ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna relativa alla creazione di una Forza di gendarmeria europea, con Allegati, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004, e il Trattato tra il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica portoghese per l’istituzione della Forza di gendarmeria europea, EUROGENDFOR, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007.

Art. 2

Ordine di esecuzione

1. Piena ed intera esecuzione e’ data agli atti di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformita’ a quanto disposto dall’articolo 46 del Trattato di cui al citato articolo 1.

Art. 3

Partecipazione italiana alla Forza di gendarmeria europea

1. Ai fini del Trattato di cui all’articolo 1, la Forza di polizia italiana a statuto militare per la Forza di gendarmeria europea e’ l’Arma dei carabinieri.

Art. 4

Copertura finanziaria

1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, pari a euro 191.200 annui, a decorrere dall’anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 3, comma 1, della legge 4 giugno 1997, n. 170.

2. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 5

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi’ 14 maggio 2010

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Frattini, Ministro degli affari esteri

La Russa, Ministro della difesa

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Capo I
Disposizioni generali

Allegato

TRATTATO

Tra il Regno di Spagna, la Repubblica Francese, la Repubblica Italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica Portoghese, per l’istituzione della Forza di Gendarmeria Europea EUROGENDFOR il Regno di Spagna, la Repubblica Francese, la Repubblica Italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica Portoghese, qui di seguito denominati le “Parti”,

Vista la Dichiarazione di Intenti su EUROGENDFOR, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004;

Visto il Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949;

Vista la Carta delle Nazioni Unite, firmata a San Francisco il 26 giugno 1945;

Visto l’Accordo tra le Parti al Trattato del Nord Atlantico sullo statuto delle loro Forze, firmato a Londra il 19 giugno 1951;

Visto il Trattato dell’Unione Europea emendato dal Trattato di Nizza, firmato il 26 febbraio 2001;

Visto l’Atto finale della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, firmato a Helsinki il 1° agosto 1975;

Visto l’Accordo tra gli Stati membri dell’Unione Europea relativo allo statuto del personale militare e civile distaccato presso le Istituzioni dell’Unione Europea, dei quartieri generali e delle forze che possono essere messi a disposizione dell’Unione Europea nel quadro della preparazione e dell’esecuzione delle missioni di cui all’articolo 17, comma 2, del Trattato dell’Unione Europea, ivi comprese le esercitazioni, e del personale militare e civile che gli Stati membri mettono a disposizione dell’Unione Europea per operare in tale contesto, firmato a Bruxelles il 17 novembre 2003;

Al fine di contribuire allo sviluppo dell’Identita’ Europea di Sicurezza e Difesa e rafforzare la Politica Europea di Sicurezza e di Difesa comune;

concordano quanto segue:

Articolo 1

Scopo

1. Il presente Trattato ha lo scopo di costituire una Forza di Gendarmeria Europea operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, composta unicamente da elementi delle forze di polizia a statuto militare delle Parti, al fine di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi.

2. Il presente Trattato definisce i principi fondamentali relativi agli obiettivi, allo statuto, alle modalita’ organizzative e all’operativita’ della Forza di Gendarmeria Europea, qui di seguito denominata EUROGENDFOR o EGF.

Articolo 2

Principi

Le disposizioni del presente Trattato si basano sull’applicazione dei principi di reciprocita’ e di ripartizione dei costi.

Articolo 3

Definizioni

Ai fini del presente Trattato, l’espressione:

a) EUROGENDFOR indica la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta:

I) dal QG permanente;

II) dalle Forze EGF designate dalle Parti successivamente al trasferimento di autorita’;

b) QG PERMANENTE indica il Quartiere generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile con sede a Vicenza (Italia). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonche’ il suo coinvolgimento nelle operazioni, saranno approvati dal CIMIN;

c) PERSONALE DEL QG PERMANENTE indica i membri di una forza di polizia a statuto militare assegnati dalle Parti al QG permanente, come pure un numero limitato di personale civile designato dalle Parti, per supportare stabilmente il funzionamento del QG permanente con compiti di consulenza o di assistenza;

d) FORZE EGF indica il personale delle forze di polizia a statuto militare assegnato dalle Parti ad EUROGENDFOR nel quadro di una missione o di un’esercitazione, successivamente al trasferimento di autorita’, ed un numero limitato di altro personale designato dalle Parti con compiti di consulenza o di supporto;

e) QG DELLA FORZA indica il Quartiere generale multinazionale attivato in un’area di operazioni a supporto del Comandante della Forza EGF nell’esercizio del comando e del controllo della missione;

f) PERSONALE DI EUROGENDFOR indica il Personale del QG permanente

e i membri delle Forze EGF;

g) CIMIN indica l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR;

h) COMANDANTE EGF indica l’ufficiale nominato dal CIMIN al comando del QG permanente e, ove previsto, delle Forze EGF;

i) COMANDANTE DELLA FORZA EGF indica l’ufficiale nominato dal CIMIN al comando di una missione EGF;

j) STATO D’ORIGINE indica la Parte che fornisce ad EUROGENDFOR forze e/o personale;

k) STATO OSPITANTE indica la Parte sul cui territorio e’ situato il QG permanente;

l) STATO RICEVENTE indica la Parte sul cui territorio le Forze EGF stazionano o transitano;

m) STATO CONTRIBUENTE indica uno Stato che non e’ Parte al presente Trattato ma partecipa alle missioni e ai compiti di EUROGENDFOR;

n) FAMILIARE indica:

i) il coniuge di un membro del personale del QG permanente;

ii) qualsiasi altra persona legalmente registrata come convivente di un membro del personale del QG permanente, in base alla legislazione dello Stato d’origine, a condizione che la legislazione dello Stato ospitante attribuisca ai conviventi registrati lo stesso trattamento previsto dal regime matrimoniale e conformemente alle condizioni stabilite dalla legislazione pertinente dello Stato ospitante;

iii) i discendenti in linea diretta minori di 21 anni o a carico e quelli del coniuge o del convivente ai sensi del punto ii);

iv) i parenti della persona a carico in linea diretta ascendente e quelli del coniuge o del convivente ai sensi del punto li).

Capo II
Missioni, ingaggio e schieramento

Articolo 4

Missioni e compiti

1. Conformemente al mandato di ciascuna operazione e nel quadro di operazioni condotte autonomamente o congiuntamente ad altre forze, EUROGENDFOR deve essere in grado di coprire l’intera gamma delle missioni di polizia, tramite la sostituzione o il rafforzamento, durante tutte le fasi di un’operazione di gestione della crisi.

2. Le Forze EGF possono essere poste indifferentemente alle dipendenze dell’autorita’ civile o del comando militare.

3. EUROGENDFOR potra’ essere utilizzata al fine di:

a) condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;

b) monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi compresa l’attivita’ d’indagine penale;

c) assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attivita’ generale d’intelligence;

d) svolgere attivita’ investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorita’ giudiziarie competenti;

e) proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici;

f) formare gli operatori di polizia secondo gli standard internazionali;

g) formare gli istruttori, in particolare attraverso programmi di cooperazione.

Articolo 5

Inquadramento delle missioni

EUROGENDFOR potra’ essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche.

Articolo 6

Condizioni di ingaggio e di schieramento

1. Le condizioni di ingaggio e di schieramento di EUROGENDFOR, stabilite di volta in volta dal CIMIN in base alle circostanze, dovranno essere regolate da uno specifico mandato per ciascuna operazione e saranno assoggettate ai necessari accordi tra le Parti e l’organizzazione richiedente.

2. Al fine di preparare le missioni assegnate ad EUROGENDFOR, le Parti potranno, sotto la direzione del CIMIN, posizionare e schierare le loro forze ed il loro personale sul territorio delle altre Parti.

3. Il posizionamento e lo schieramento sul territorio di uno Stato terzo saranno regolati da un accordo tra gli Stati d’origine e lo Stato terzo, in cui si definiscono le condizioni del posizionamento e dello schieramento, conformemente ai principi fondamentali del presente Trattato.

Capo III
Aspetti giuridici ed istituzionali

Articolo 7

CIMIN

1. Il CIMIN e’ composto dai rappresentanti dei ministeri competenti di ciascuna delle Parti. La scelta dei rappresentanti e’ di competenza nazionale. I particolari relativi alla composizione, alla struttura, all’organizzazione ed al funzionamento del CIMIN saranno definiti dal regolamento che dovra’ essere adottato dallo stesso.

2. Le decisioni e le linee guida dovranno essere adottate dal CIMIN all’unanimita’.

3. I compiti generali del CIMIN sono i seguenti:

a) esercitare il controllo politico di EUROGENDFOR, definire il suo orientamento strategico ed assicurare il coordinamento politico-militare tra le Parti e, ove opportuno, con gli Stati contribuenti;

b) nominare il Comandante EGF ed impartirgli direttive;

c) approvare il ruolo e la struttura del QG permanente, nonche’ il criterio di rotazione per le posizioni chiave in seno al QG permanente;

d) nominare il Presidente del Consiglio finanziario e definire i criteri di rotazione della presidenza;

e) sorvegliare l’attuazione degli obiettivi definiti dal presente Trattato;

f) approvare gli obiettivi ed il programma di formazione annuali proposti dal Comandante EGF;

g) adottare le decisioni concernenti:

I) la partecipazione di EUROGENDFOR alle missioni;

II) la partecipazione degli Stati contribuenti alle missioni di EUROGENDFOR;

III) le richieste di cooperazione da parte di Stati terzi, organizzazioni internazionali o altri;

h) elaborare il quadro delle azioni guidate da EUROGENDFOR o condotte su richiesta dell’UE, dell’ONU, dell’OSCE, della NATO, di altre organizzazioni internazionali o di una coalizione specifica;

i) definire il quadro di ciascuna missione, ove opportuno di concerto con le pertinenti organizzazioni internazionali, in particolare:

I) la designazione del Comandante della Forza EGF;

II) la partecipazione del QG permanente alla catena di comando;

j) approvare la struttura del QG della Forza;

k) garantire la direzione e la valutazione delle attivita’ di EUROGENDFOR in caso di schieramento;

l) stabilire la necessita’ di concludere gli accordi di sicurezza di cui all’articolo 12, comma 3.

4. Il CIMIN approva le principali azioni relative agli aspetti amministrativi del QG permanente ed alle questioni legate allo schieramento di EUROGENDFOR, in particolare il bilancio annuale e le altre questioni finanziarie, secondo quanto previsto dal Capo X.

5. In base alle proprie linee guida, il CIMIN:

a) valuta la conformita’ ai requisiti richiesti per l’adesione al Trattato, ai sensi dell’articolo 42, e trasmette la sua proposta alle Parti ai fini dell’approvazione;

b) decide l’attribuzione dello status di Osservatore nell’ambito di EUROGENDFOR, secondo quanto previsto dall’articolo 43;

c) decide l’attribuzione dello status di Partner nell’ambito di EUROGENDFOR, secondo quanto previsto dall’articolo 44.

6. Le riunioni del CIMIN si svolgeranno conformemente al regolamento interno da esso adottato.

Articolo 8

Comandante EGF

Il Comandante EGF svolgera’ i seguenti compiti principali:

a) comandare il QG permanente e definire i regolamenti necessari al suo funzionamento;

b) attuare le direttive ricevute dal CIMIN;

c) su mandato espressamente attribuitogli dalle Parti attraverso il CIMIN, e per suo conto, negoziare e concludere le intese o gli accordi tecnici, necessari ai fini del corretto funzionamento di EUROGENDFOR e dello svolgimento di esercitazioni od operazioni condotte nel territorio di uno Stato terzo;

d) adottare, conformemente alle leggi dello Stato ospitante, tutte le misure necessarie a garantire il mantenimento dell’ordine e della sicurezza all’interno delle sue strutture e, se necessario, all’esterno delle stesse, previo consenso e con l’ausilio delle autorita’ dello Stato ospitante;

e) redigere il bilancio delle spese comuni di EUROGENDFOR e, alla chiusura dell’anno finanziario, il rapporto finale relativo alle spese di EUROGENDFOR per quell’anno;

f) assumere il comando delle Forze EGF, ove previsto.

Articolo 9

Capacita’ giuridica

1. Ai fini della realizzazione dei suoi obiettivi e dell’esecuzione delle sue missioni e dei suoi compiti, ai sensi del presente Trattato, EUROGENDFOR ha la capacita’ giuridica di stipulare contratti presso ciascuna delle Parti. EUROGENDFOR potra’ conseguentemente, se necessario, comparire in giudizio.

2. Ai fini dell’applicazione del comma 1, EUROGENDFOR sara’ rappresentata dal Comandante EGF o da qualsiasi altra persona all’uopo designata dal Comandante EGF ad agire per suo conto.

3. Il Comandante EGF e lo Stato ospitante potranno stabilire che lo Stato ospitante sia autorizzato ad agire in sostituzione del Comandante in tutti i procedimenti in cui EUROGENDFOR e’ chiamata a comparire in giudizio davanti a un tribunale di quello Stato. In tal caso, EUROGENDFOR dovra’ rimborsare le spese sostenute.

Capo IV
Infrastrutture del QG permanente

Articolo 10

Infrastrutture messe a disposizione dallo Stato ospitante

1. Lo Stato ospitante si impegna a fornire a titolo gratuito al QG permanente le infrastrutture necessarie ad EUROGENDFOR per svolgere i suoi compiti. Tali infrastrutture sono definite in uno specifico documento approvato dal CIMIN.

2. Lo Stato ospitante adottera’ tutte le misure opportune necessarie a garantire la disponibilita’ dei servizi richiesti, in particolare l’elettricita’, l’acqua, il gas naturale, i servizi postali, telefonici e telegrafici, la raccolta dei rifiuti e la protezione antincendio al QG permanente. Le condizioni relative ai servizi di supporto dello Stato ospitante saranno ulteriormente specificate in accordi di attuazione conclusi tra le competenti autorita’ delle Parti.

Articolo 11

Permesso di accesso

Dietro presentazione di una richiesta motivata, il Comandante EGF dovra’ autorizzare gli addetti del servizio competente ad ispezionare, riparare, effettuare la manutenzione, ricostruire o spostare impianti, reti elettriche e tubature all’interno dell’infrastruttura del QG permanente, a condizione che tali attivita’ non costituiscano un ostacolo alle normali operazioni e alla sicurezza.

Capo V
Tutela delle informazioni

Articolo 12

Tutela delle informazioni

1. principi di base ed i livelli minimi relativi alla tutela delle informazioni o del materiale riservati saranno stabiliti da un accordo in materia di sicurezza tra le Parti.

2. Le Parti adotteranno tutte le misure adeguate, conformemente ai loro obblighi internazionali ed alle rispettive leggi e regolamenti nazionali, al fine e di garantire la tutela delle informazioni o del materiale riservati ricevuti da EUROGENDFOR o ad essa trasmessi.

3. Lo scambio di informazioni o materiale riservati con Stati terzi od organizzazioni internazionali sara’ regolato da specifici accordi di sicurezza, che saranno negoziati, firmati ed approvati dalle Parti.

Capo VI
Disposizioni in materia di personale

Articolo 13

Osservanza delle leggi in vigore

Il personale di EUROGENDFOR ed i loro familiari saranno tenuti all’osservanza delle leggi in vigore nello Stato ospitante o nello Stato ricevente. Inoltre, il personale di EUROGENDFOR non svolgera’ attivita’ incompatibili con lo spirito del presente Trattato durante la sua permanenza sul territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

Articolo 14

Ingresso e soggiorno

Con riferimento alla normativa in materia di immigrazione ed alle formalita’ giuridiche relative all’ingresso ed al soggiorno, il personale del QG permanente ed i loro familiari non sono assoggettati alla normativa in vigore nello Stato ospitante che si applica agli stranieri.

Articolo 15

Aspetti medici e legali in caso di decesso

1. In caso di decesso di personale militare o civile, se le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente chiedono l’esecuzione di un’autopsia nell’ambito di un procedimento giudiziario o amministrativo, un rappresentante dello Stato d’origine e’ autorizzato a presenziare all’autopsia.

2. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente sono tenute ad autorizzare il trasferimento delle spoglie mortali nello Stato d’origine secondo le norme in materia di trasporto delle salme in vigore nel territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

Articolo 16

Uniformi e armi

1. Il personale di EUROGENDFOR indossera’ la propria uniforme, secondo i rispettivi regolamenti nazionali. Il Comandante EGF potra’, ove opportuno, stabilire procedure specifiche.

2. Il personale di EUROGENDFOR puo’ detenere, portare e trasportare armi, munizioni, altri sistemi d’arma ed esplosivi, a condizione di essere autorizzato a farlo in base agli ordini ricevuti e conformemente alle leggi dello Stato ospitante e dello Stato ricevente.

Articolo 17

Patenti di guida

Le patenti militari di guida rilasciate da ciascuna delle Parti sono ugualmente valide sul territorio di tutti gli Stati Parte al presente Trattato e consentono ai detentori di guidare per motivi di servizio tutti i veicoli di EUROGENDFOR della corrispondente categoria.

Articolo 18

Assistenza sanitaria

1. L’assistenza sanitaria e’ garantita al personale di EUROGENDFOR ed ai loro familiari alle stesse condizioni previste per il personale dello stesso grado o di categoria equivalente dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

2. L’assistenza sanitaria sara’ fornita secondo le condizioni stabilite dalle autorita’ competenti delle Parti.

Capo VII
Privilegi e immunita’

Articolo 19

Tributi e diritti doganali

1. Se utilizzati per ragioni d’istituto, i beni, i redditi ed le altre proprieta’ appartenenti ad EUROGENDFOR sono esenti da qualsiasi forma di tassazione diretta.

2. Gli acquisti di beni o servizi di consistente importo da parte di EUROGENDFOR per uso ufficiale sono esenti dall’imposta sul volume d’affari e da altre forme di tassazione indiretta.

3. L’importazione di beni e merci destinati ad uso ufficiale da parte di EUROGENDFOR e’ esente dal pagamento dei dazi doganali e da altre forme di tassazione indiretta.

4. I veicoli di EUROGENDFOR destinati ad uso ufficiale sono esenti da tasse di immatricolazione ed automobilistiche.

5. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non si applicano alle Forze EGF.

6. Gli acquisti e le importazioni di carburanti e lubrificanti necessari per gli usi ufficiali di EUROGENDFOR sono esenti da dazi doganali e da altre imposte indirette. Tale esenzione non si applica agli acquisti ed alle importazioni effettuati dalle Forze EGF nel loro territorio.

7. I beni e le merci acquistati o importati, in regime di esenzione fiscale o per cui e’ previsto il rimborso ai sensi delle disposizioni del presente articolo, possono essere soltanto ceduti o posti a disposizione di una parte terza, a titolo gratuito o dietro pagamento, secondo le condizioni stabilite dalla Parte che ha concesso l’esenzione o il rimborso.

8. In ogni caso, EUROGENDFOR non ha diritto ad alcuna esenzione da tasse e diritti che costituiscono il corrispettivo dei servizi di pubblica utilita’.

9. Non puo’ essere concessa alcuna esenzione dal pagamento di tasse o diritti di qualsiasi natura per la fornitura di materiali ed equipaggiamenti militari.

Articolo 20

Privilegi individuali

1. Il personale di EUROGENDFOR di cui all’articolo 3, lettera c), che non risieda stabilmente nello Stato ospitante, ne’ sia un cittadino dello stesso, puo’, al momento del primo ingresso per assumere servizio in detto Stato – entro un anno dalla data dell’arrivo e per un massimo di due spedizioni – importare dallo Stato dell’ultima residenza o dallo Stato di appartenenza i suoi effetti personali e le sue masserizie, incluso un veicolo a motore, in regime di esenzione doganale e senza versare altre imposte indirette, o acquistare tali articoli di importo consistente nello Stato ospitante in esenzione dall’imposta sul volume d’affari.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicheranno soltanto ad un membro del personale la cui assegnazione abbia la durata di almeno un anno.

3. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente articolo, il membro del personale interessato dovra’ presentare una domanda alle autorita’ dello Stato ospitante entro un anno dalla data del suo primo ingresso.

4. l beni che sono importati in regime di esenzione ai sensi del comma 1 possono essere riesportati liberamente.

5. I veicoli a motore di cui al comma 1 e quelli registrati in un altro Stato membro dell’UE, per un massimo di un veicolo per ciascun membro del personale di cui sopra, sono esenti da tasse di immatricolazione ed automobilistiche, durante il periodo trascorso nello Stato ospitante.

Articolo 21

Inviolabilita’ dei locali, degli edifici e degli archivi

1. I locali e gli edifici di EUROGENDFOR saranno inviolabili sul territorio delle Parti.

2. Le autorita’ delle Parti non potranno entrare nei locali e negli edifici di cui al comma 1 senza il preventivo consenso del Comandante EGF o, ove possibile, del Comandante della Forza EGF. Tale consenso sara’ presunto in caso di calamita’ naturale, incendio o qualsiasi altro evento che richieda l’adozione immediata di misure di tutela. In altri casi, il Comandante EGF o, ove possibile, il Comandante della Forza EGF, esaminera’ con attenzione qualsiasi richiesta di autorizzazione inoltrata dalle autorita’ delle Parti per entrare nei locali e negli edifici, senza pregiudicare gli interessi di EUROGENDFOR.

3. Gli archivi di EUROGENDFOR saranno inviolabili. L’inviolabilita’ degli archivi si estendera’ a tutti gli atti, la corrispondenza, i manoscritti, le fotografie, i film, le registrazioni, i documenti, i dati informatici, i file informatici o qualsiasi altro supporto di memorizzazione dati appartenente o detenuto da EUROGENDFOR, ovunque siano ubicati nel territorio delle Parti.

Articolo 22

Immunita’ da provvedimenti esecutivi

Le proprieta’ e i capitali di EUROGENDFOR e i beni che sono stati messi a sua disposizione per scopi ufficiali, indipendentemente dalla loro ubicazione e dal loro detentore, saranno immuni da qualsiasi provvedimento esecutivo in vigore nel territorio delle Parti.

Articolo 23

Comunicazioni

1. Le Parti adotteranno tutte le opportune misure necessarie a garantire il regolare flusso delle comunicazioni ufficiali di EUROGENDFOR.

2. EUROGENDFOR ha il diritto di ricevere e trasmettere messaggi codificati, come pure di inviare e ricevere corrispondenza e plichi ufficiali tramite corriere o in cassette sigillate, che non potranno essere ne’ aperte ne’ trattenute.

3. Le comunicazioni indirizzate ad EUROGENDFOR o da questa ricevute non possono essere oggetto di intercettazioni o interferenza.

Articolo 24

Domicilio fiscale

Per quanto concerne le imposte sul reddito e sulla proprieta’, il personale del QG permanente che elegga la propria residenza nello Stato ospitante, unicamente ai fini dell’adempimento dei proprio

incarico al servizio del QG permanente, sara’ considerato come se mantenesse il proprio domicilio fiscale nello Stato d’origine che paga lo stipendio per i servizi svolti per il QG permanente. Lo stesso trattamento si applichera’ anche ai familiari che non esercitino attivita’ professionali o commerciali all’interno dello Stato ospitante.

Capo VIII
Disposizioni in materia giurisdizionale e disciplinare

Articolo 25

Giurisdizione penale e disciplinare

1. Le autorita’ dello Stato d’origine avranno il diritto di esercitare la giurisdizione penale e disciplinare conferita loro dalla propria legislazione nei confronti del personale militare e civile, laddove detto personale civile sia soggetto alle leggi che regolano in tutto o in parte le forze di polizia a statuto militare dello Stato d’origine, in quanto schierato insieme a tali forze.

2. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente avranno il diritto di esercitare la loro giurisdizione sul personale militare e civile e sui loro familiari, nel caso di reati commessi all’interno dei loro territori e punibili in base alle leggi di tale Stato.

3. Le autorita’ dello Stato d’origine avranno il diritto di esercitare la giurisdizione esclusiva sul personale militare e civile, laddove detto personale civile sia soggetto alle leggi che regolano in tutto o in parte le forze di polizia a statuto militare dello Stato d’origine, in quanto schierato insieme a tali forze, nel caso di reati, inclusi quelli relativi alla sua sicurezza, punibili in base alle leggi dello Stato d’origine, ma non in base alle leggi dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

4. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente avranno il diritto di esercitare la giurisdizione esclusiva sul personale militare e civile, nonche’ sui loro familiari, nel caso di reati, compresi quelli relativi alla sua sicurezza, punibili in base alle proprie leggi ma non in base alle leggi dello Stato d’origine.

5. Nei casi di giurisdizione concorrente, si applicheranno le seguenti norme:

a) le autorita’ competenti dello Stato d’origine avranno il diritto di priorita’ nell’esercizio della giurisdizione sui personale militare e civile laddove detto personale civile sia soggetto alle leggi che regolano in tutto o in parte le forze di polizia a statuto militare dello Stato d’origine, in quanto schierato insieme a tali forze, nel caso di:

(I) reati commessi esclusivamente contro le proprieta’ o la sicurezza di detto Stato o reati commessi esclusivamente contro la persona o le proprieta’ del personale militare o civile di detto Stato o di un familiare;

(I) reati derivati da qualsiasi atto od omissione commesso nello svolgimento di attivita’ di servizio;

b) nel caso di reati di altra natura, le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente avranno il diritto di priorita’ nell’esercizio della giurisdizione;

c) qualora lo Stato che ha il diritto di priorita’ decida di non esercitare la giurisdizione, dovra’ notificarlo alle autorita’ dell’altro Stato nel piu’ breve tempo possibile. Le autorita’ dello Stato che ha il diritto di priorita’ prenderanno in debita considerazione la richiesta di rinuncia ad esercitare il loro diritto, inoltrata dalle autorita’ dell’altro Stato, nei casi in cui l’altro Stato ritenga tale rinuncia di particolare rilevanza.

6. Ai fini dell’applicazione dei commi 3, 4 e 5, tra i reati contro la sicurezza di uno Stato sono inclusi:

a) il tradimento nei confronti dello Stato;

b) il sabotaggio, lo spionaggio o la violazione di qualsiasi legge relativa ai segreti ufficiali di tale Stato o ai segreti relativi alla difesa nazionale di tale Stato.

7. Le disposizioni del presente articolo non comporteranno alcun diritto per le autorita’ dello Stato d’origine di esercitare la loro giurisdizione sui cittadini dello Stato ospitante o dello Stato ricevente o sulle persone che vi risiedono abitualmente, salvo nel caso in cui essi siano membri della forza dello Stato d’origine.

Articolo 26

Assistenza legale reciproca

1. Le Parti si presteranno reciprocamente assistenza per l’arresto dei membri di una forza o dei membri civili o dei loro familiari sul territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente e per la consegna degli stessi all’autorita’ chiamata ad esercitare la sua giurisdizione in base alle disposizioni di cui sopra.

2. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente notificheranno tempestivamente alle autorita’ militari dello Stato d’origine l’arresto di qualsiasi membro di una forza o di un membro civile o di un familiare.

3. La detenzione di un membro della forza o della componente civile indagato, che sia nella disponibilita’ dello Stato d’origine e sul quale lo Stato ospitante o lo Stato ricevente intendano esercitare la propria giurisdizione, sara’ assicurata dallo Stato d’origine finche’ la persona non sara’ rinviata a giudizio dallo Stato ospitante o dallo Stato ricevente.

4. Le Parti si presteranno reciproca assistenza nello svolgimento di tutte le indagini necessarie collegate ai reati e per la raccolta e la formazione delle prove, incluso il sequestro e, quando previsto, la consegna di oggetti collegati al reato. La consegna di tali oggetti puo’ tuttavia essere vincolata alla loro restituzione entro un termine stabilito dall’autorita’ che procede alla consegna.

5. Le Parti si notificheranno reciprocamente le decisioni adottate in tutti quei casi in cui vi sia concorso di giurisdizione.

6. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente prenderanno in debita considerazione la richiesta di assistenza inoltrata dalle autorita’ dello Stato d’origine relativa all’esecuzione di una pena detentiva all’interno del territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente, pronunciata dalle autorita’ dello Stato d’origine, ai sensi del presente articolo.

Articolo 27

Rimpatrio, assenza e allontanamento

1. Quando il personale di EUROGENDFOR non e’ piu’ effettivo alla sua forza e non e’ rimpatriato, le autorita’ dello Stato d’origine informeranno immediatamente le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente e forniranno ogni informazione utile.

2. Le autorita’ dello Stato d’origine informeranno inoltre le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente di qualsiasi assenza illegale dal servizio superiore a ventuno giorni.

3. Se lo Stato ospitante o lo Stato ricevente richiede l’allontanamento del personale di EUROGENDFOR dal proprio territorio o ha emanato un ordine di espulsione per il personale di EUROGENDFOR o per i suoi familiari, le autorita’ dello Stato d’origine potranno accoglierli sul proprio territorio o consentirgli di lasciare il territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

Capo IX
Indennizzi

Articolo 28

Rinuncia

1. Ciascuna Parte rinuncera’ a pretendere ogni indennizzo dalle altre Parti in caso di danno procurato alle sue proprieta’ nell’ambito della preparazione e dell’esecuzione dei compiti di cui al presente Trattato, comprese le esercitazioni, qualora tale danno:

a) sia stato causato dal personale di EUROGENDFOR nell’esecuzione dei propri compiti previsti dal presente Trattato; o

b) sia derivato dall’uso di qualsiasi veicolo, nave, aereo, armi o altro equipaggiamento di proprieta’ dell’altra Parte ed utilizzato dai suoi servizi, a condizione che il veicolo, la nave, l’aereo, l’arma o l’equipaggiamento che ha provocato il danno sia stato usato nel quadro del presente Trattato; o che il danno sia stato provocato ai beni cosi’ utilizzati.

2. Ciascuna Parte rinuncia a pretendere qualsiasi indennizzo dalle altre Parti in caso di ferite o decesso del personale di EUROGENDFOR durante lo svolgimento del servizio.

3. La rinuncia di cui ai commi 1 e 2 non si applichera’ al danno, alle ferite o al decesso dovuti a colpa grave o dolo del personale di una Parte e di conseguenza i costi di tale danno, ferita o decesso saranno imputati alla Parte.

4. Ferma restando l’eccezione di cui al comma 3, ciascuna Parte rinuncia a pretendere l’indennizzo in tutti quei casi in cui il danno sia inferiore ad un importo minimo stabilito dal CIMIN.

Articolo 29

Danno a terzi

1. In caso di danno provocato a terzi od a beni appartenenti a terzi da un membro o dai beni di una delle Parti nella preparazione e nell’esecuzione dei compiti previsti dal presente Trattato, comprese le esercitazioni, il risarcimento di tale danno sara’ suddiviso dalle Parti in base alle disposizioni all’uopo previste negli accordi o nelle intese di attuazione di cui all’articolo 45 e secondo le seguenti disposizioni:

a) le richieste di indennizzo saranno depositate, esaminate e definite o giudicate in base alle leggi ed ai regolamenti dello Stato ospitante o dello Stato ricevente per quanto concerne gli indennizzi derivanti dalle attivita’ di EUROGENDFOR;

b) lo Stato ospitante o lo Stato ricevente potranno definire tali richieste di indennizzo; il pagamento dell’importo concordato o stabilito con sentenza sara’ fatto in euro dallo Stato ospitante o dallo Stato ricevente;

c) tale pagamento, qualora effettuato in base ad un accordo od a seguito di una sentenza emanata da un tribunale competente dello Stato ospitante o dello Stato ricevente, oppure la sentenza definitiva di non luogo a pagamento, emanata da detto tribunale, sara’ definitivamente vincolante per le Parti interessate;

d) qualsiasi indennizzo pagato dallo Stato ospitante o dallo Stato ricevente sara’ comunicato agli Stati d’origine interessati, insieme ad un rapporto circostanziato ed ad una proposta di ripartizione in conformita’ al presente articolo. In assenza di risposta entro due mesi, la proposta di ripartizione sara’ considerata accettata.

2. Se, tuttavia, tale danno e’ dovuto a colpa grave o dolo del personale di una Parte, i costi derivanti da tale danno saranno sostenuti unicamente da detta Parte.

3. I membri del personale di EUROGENDFOR non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio.

4. Ferme restando le responsabilita’ individuali in caso di danni provocati a terzi o ai beni di terzi da una persona o da un bene di una delle Parti al di fuori dell’attivita’ di servizio, le richieste di indennizzo di detti danni saranno trattate nel modo seguente:

a) le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente esamineranno la richiesta di indennizzo e valuteranno il risarcimento per l’avente diritto in modo equo e giusto, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, ivi compresa la condotta della persona lesa, e redigeranno un rapporto sull’accaduto;

b) il rapporto sara’ trasmesso alle autorita’ dello Stato d’origine, che quindi decidera’ senza ritardo se offrire un pagamento a titolo grazioso e, in tal caso, l’importo dello stesso;

c) se viene fatta un’offerta di pagamento a titolo grazioso ed essa e’ accettata dall’avente diritto a titolo di totale ristoro della sua richiesta di indennizzo, le autorita’ dello Stato d’origine effettueranno esse stesse il pagamento ed informeranno le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente della loro decisione e della somma corrisposta;

d) le disposizioni del presente comma non pregiudicheranno la giurisdizione dei tribunali dello Stato ospitante o dello Stato ricevente relativamente alla possibilita’ di intraprendere un’azione legale contro il personale di EUROGENDFOR a meno che non si sia proceduto al pagamento a titolo di totale ristoro della richiesta di indennizzo.

Articolo 30

Esame delle circostanze

Fatto salvo l’articolo 31, quando sussista il dubbio che i danni siano stati provocati durante il servizio, il CIMIN si pronuncera’ dopo l’esame del rapporto sulle circostanze predisposto dal Comandante EGF.

Articolo 31

Esercitazioni ed operazioni

In caso di esercitazione od operazione sul territorio di uno Stato terzo, il metodo di ripartizione del risarcimento tra le Parti e, ove opportuno, gli Stati contribuenti, puo’ essere specificato in un’intesa finalizzata a regolamentare l’esercitazione o l’operazione.

Articolo 32

Esperti tecnici o scientifici

Le disposizioni del Capo VIII e del Capo IX si applicheranno inoltre al cittadino di una delle Parti, che non appartenga ne’ al personale militare ne’ a quello civile, ma che stia svolgendo una missione specifica di natura tecnica o scientifica nell’ambito di EUROGENDFOR, unicamente per la durata della missione specifica.

Capo X
Disposizioni finanziarie e diritti patrimoniali

Articolo 33

Consiglio finanziario

1. E’ istituito un Consiglio finanziario, formato da un esperto finanziario nominato da ciascuna delle Parti.

2. Il Consiglio finanziario svolgera’ le seguenti funzioni:

a) fornire pareri al CIMIN sulle questioni finanziarie e di bilancio;

b) attuare le procedure finanziarie, contrattuali e di bilancio e proporre, se necessario, modifiche alla formula di ripartizione dei costi da sottoporre all’approvazione del CIMIN;

c) esaminare il progetto di bilancio e la pianificazione delle spese di medio periodo proposti dal Comandante EGF, da sottoporre all’approvazione del CIMIN;

d) esaminare il rapporto annuale relativo al bilancio finale delle spese annuali, predisposto dal Comandante EGF, e fornire pareri al CIMIN in vista della sua adozione;

e) in caso di emergenza, approvare le spese straordinarie che non dovranno superare il 10% del capitolo interessato, per conto del CIMIN. Il Consiglio finanziario riferira’ alla successiva riunione del CIMIN;

f) comporre il contenzioso finanziario. Se il Consiglio finanziario non e’ in grado di risolvere il contenzioso, questo dovra’ essere risolto dal CIMIN;

g) chiedere al CIMIN di procedere alla revisione delle spese comuni di EUROGENDFOR. Sara’ il CIMIN a stabilire le modalita’ della revisione.

3. Le procedure operative del Consiglio finanziario ed i termini per la presentazione, l’ esame e l’ adozione del progetto di bilancio finale di EUROGENDFOR saranno definiti nelle regole finanziarie,

che dovranno essere approvate dal CIMIN.

Articolo 34

Spese

1. Le attivita’ di EUROGENDFOR prevedono tre tipi di spese:

a) spese comuni;

b) spese dello Stato ospitante riguardanti il QG permanente;

c) spese nazionali.

2. I diversi tipi di spese e le loro modalita’ di finanziamento saranno definiti nelle regole finanziarie di EUROGENDFOR che devono essere approvate dal CIMIN.

Articolo 35

Bilancio

1. Il bilancio annuale di EUROGENDFOR per le spese comuni, calcolate in euro, dovra’ comprendere le entrate e le uscite.

2. Le uscite sono costituite, da un lato, dai costi di investimento e dai costi operativi per il QG permanente e, dall’altro, dalle spese, approvate dalle Parti, collegate alle attivita’ di EUROGENDFOR.

3. Le entrate sono costituite dai contributi versati dalle Parti in base ai criteri che saranno da loro stabiliti nelle regole finanziarie di EUROGENDFOR.

4. L’esercizio finanziario si apre il 1° gennaio e si chiude il 31 dicembre.

Articolo 36

Revisione dei conti

Per adempiere ai compiti di revisione stabiliti dai propri governi nazionali e per riferire ai rispettivi parlamenti come stabilito dai relativi ordinamenti, i revisori dei conti nazionali potranno ottenere tutte le informazioni necessarie ed esaminare tutti i documenti in possesso del personale di EUROGENDFOR.

Articolo 37

Appalti pubblici

1. EUROGENDFOR puo’ indire gare pubbliche di appalto per i contratti conformemente ai principi in vigore nell’UE.

2. Le normative in materia di appalti pubblici dell’UE si applicano alle seguenti condizioni:

a) la pubblicazione di una gara di appalto e’ di competenza del Comandante EGF;

b) sara’ possibile ricorrere contro l’attribuzione di un appalto pubblico, senza costi, presso il CIMIN, che emettera’ la sua decisione entro un mese.

3. Fatto salvo quanto previsto ai commi 1 e 2, saranno esclusi dalla partecipazione alle gare d’appalto i concorrenti che:

a) forniscono beni o servizi provenienti da uno Stato con il quale una delle Parti non intrattiene relazioni diplomatiche;

b) perseguono, direttamente o indirettamente, scopi che una delle Parti ritiene contrari ai propri essenziali interessi di sicurezza e di politica estera.

Capo XI
Disposizioni finali

Articolo 38

Lingue

Le lingue ufficiali di EUROGENDFOR saranno quelle delle Parti. Sara’ possibile utilizzare una lingua di lavoro comune.

Articolo 39

Risoluzione delle controversie

Le controversie tra le Parti, relative all’interpretazione od all’applicazione del presente Trattato, saranno risolte attraverso un negoziato.

Articolo 40

Modifiche

1. Su proposta di una delle Parti, il presente Trattato potra’ essere modificato in qualunque momento con l’accordo di tutte le Parti.

2. Qualsiasi modifica entrera’ in vigore in conformita’ alle disposizioni dell’articolo 46.

Articolo 41

Denuncia

1. Qualsiasi Parte potra’, in ogni momento, decidere di denunciare il presente Trattato, dandone anticipatamente comunicazione scritta al depositario.

2. La denuncia avra’ effetto dodici mesi dopo la data di ricezione della sua notifica da parte del depositario o ad una data successiva eventualmente indicata nella notifica di denuncia.

Articolo 42

Adesione

1. Qualsiasi Stato membro dell’UE, dotato di una forza di polizia a statuto militare, potra’ richiedere al CIMIN di aderire ai presente Trattato. Dopo aver ricevuto l’approvazione delle Parti, in conformita’ all’articolo 7, comma 5, lettera a), il CIMIN informera’ lo Stato richiedente della decisione delle Parti.

2. L’adesione avra’ luogo tramite deposito di uno strumento di adesione presso il depositario del Trattato, che notifichera’ la data del deposito di cui sopra a ciascuna Parte e allo Stato che aderisce.

3. Per ciascuno Stato, per conto del quale sia stato depositato uno strumento di adesione, il presente Trattato entrera’ in vigore il primo giorno del secondo mese dopo la notifica fatta dal depositario a tutte le Parti.

Articolo 43

Status di Osservatore

1. Gli Stati candidati all’ingresso nell’UE, dotati di una forza di polizia a statuto militare, potranno richiedere lo status di Osservatore. Anche gli Stati membri dell’UE, dotati di una forza di polizia a statuto militare, potranno richiedere lo status di Osservatore come primo passo per l’adesione.

2. Lo status di Osservatore comporta il diritto di distaccare un ufficiale di collegamento presso il QG permanente, secondo le norme approvate dal CIMIN.

Articolo 44

Status di Partner

1. Gli Stati membri dell’UE e gli Stati candidati all’adesione all’UE, dotati di una forza che abbia statuto militare ed alcune competenze di polizia, possono richiedere lo status di Partner.

2. Il CIMIN definira’ i diritti e gli obblighi specifici dei Partner.

Articolo 45

Attuazione di accordi o intese

Il presente Trattato potra’ essere integrato da uno o piu’ specifici accordi od intese di attuazione.

Articolo 46

Entrata in vigore

Il presente Trattato entrera’ in vigore il primo giorno del secondo mese dopo la notifica, fatta dal depositario a tutte le Parti, dell’ultimo strumento di ratifica, accettazione o approvazione.

Articolo 47

Depositario

Il Governo della Repubblica Italiana sara’ il depositario e notifichera’ a tutti gli Stati firmatari e aderenti il deposito di ciascuno strumento di ratifica, accettazione, approvazione, adesione o denuncia.

Firmato a Velsen, il 18 ottobre 2007, in un esemplare originale nelle lingue spagnola, francese, italiana, olandese, portoghese ed inglese, ogni testo facente egualmente fede, e depositato presso il Governo della Repubblica Italiana. Il Governo della Repubblica Italiana trasmettera’ le copie autenticate a ciascuna delle Parti.

Parte di provvedimento in formato grafico

EUROGENDFOR

DICHIARAZIONE D’INTENTI

1. FINE

Al fine di contribuire fattivamente allo sviluppo della politica di Sicurezza e Difesa Europea, nonche’ alla creazione di un’area in cui vigano liberta’ sicurezza e giustizia, Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna, tutte nazioni dotate di forze di polizia aventi status militare ed in grado di svolgere mansioni di polizia, sostituendo e/o rinforzando, a seconda dei casi, le forze di polizia aventi status civile, in accordo con le conclusioni del Consiglio Europeo di Nizza, propongono quanto segue per:

– mettere l’Europa in condizione di svolgere appieno a quei compiti di polizia richiesti in tutte quelle Operazioni di Gestione delle Situazioni di Crisi che rientrano nel quadro della Dichiarazione di

San Pietroburgo, con particolare riguardo alle Missioni di Sostituzione;

– offrire una struttura operativa multinazionale a quegli Stati che intendano affiancare l’Unione Europea nello svolgimento delle operazioni;

– partecipare alle iniziative delle Organizzazioni Internazionali nel settore delle Operazioni di Gestione delle Situazioni di Crisi.

A questo fine, i sopra menzionati Paesi hanno deciso la creazione di una forza di gendarmeria, chiamata EUROGENDFOR (EGF), che dovra’ essere operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, al fine di svolgere ogni compito di polizia.

Nelle Operazioni di Gestione delle Situazioni di Crisi, l’EGF assicurera’ una presenza effettiva, unitamente ad altri partecipanti, inclusa la componente militare e la Polizia Locale. Tutto cio’ per facilitare la riattivazione dei servizi di sicurezza, in particolare durante il periodo di transizione da un ambiente operativo militare a quello civile.

Le operazioni dell ‘EGF saranno aperte alla partecipazione di altri paesi dotati di appropriate competenze di polizia.

2. MISSIONI

Le unita’ appartenenti all’EGF dovranno essere poste alle dipendenze di una ben definita catena di comando, suscettibile di cambiamento durante la missione, concordemente alle varie fasi operative. Queste unita’ potranno essere poste sia sotto comando militare che sotto comando civile, al fine di garantire la pubblica sicurezza che l’ordine pubblico, ed eseguire compiti di polizia giudiziaria.

L’EGF dovra’ essere in grado di affrontare ogni aspetto delle Crisis Response Operations:

– durante la fase iniziale dell’operazione, essa potrebbe entrare in teatro con le forze militari per svolgere i propri compiti di polizia;

– durante la fase di transizione, essa potrebbe continuare a svolgere la propria missione, sia in proprio che con altra forza militare, facilitando il coordinamento e la cooperazione con le unita’ di Polizia Locale o Internazionale;

– durante la fase di disimpegno, essa potrebbe facilitare, qualora necessario, il passaggio di responsabilita’ alle autorita’ ed agli enti civili che prendono parte agli sforzi di cooperazione.

Durante la prevenzione delle situazioni di crisi, l’EGF potrebbe venire schierata da sola o congiuntamente ad altra forza militare.

Nel rispetto del mandato di ogni operazione, l’EGF condurra’ un ampio spettro di attivita’, correlate alle proprie caratteristiche di forza di polizia, come:

– svolgere missioni inerenti la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico;

– monitorare e fornire consulenza alla Polizia Locale nell’adempimento dei propri servizi quotidiani, incluso le investigazioni criminali;

– dirigere la pubblica sorveglianza, la regolamentazione del traffico, la polizia di frontiera e la generale acquisizione di informazioni;

– svolgere investigazioni criminali inerenti la scoperta dei reati, l’individuazione degli autori ed il loro trasferimento presso le appropriate autorita’ giudiziarie;

– proteggere la popolazione e la proprieta’, e mantenere l’ordine nel caso di disordini pubblici;

– addestrare il personale delle forze di polizia in relazione agli standard internazionali;

– addestrare gli istruttori, in particolare attraverso programmi di cooperazione.

3. STRUTTURA

L’EGF sara’ principalmente composta dalle stesse forze incluse dai Paesi Membri nell ‘elenco degli obiettivi principali e nella capacita’ di gestione delle situazioni di crisi civile nel Consiglio di Helsinki, originati nella conferenza tenutasi a Bruxelles il 19 Novembre 2001. Per questo motivo, innanzitutto, essa verra’ posta a disposizione dell’Unione Europea. Una volta schierata per l’Unione Europea, il PSC ne assumera’ il controllo politico e la direzione strategica.

L’EGF potrebbe anche venir messa a disposizione dell’ONU, dell’OSCE, della NATO, di altre organizzazioni internazionali, nonche’ di una coalizione creata ad hoc. La pianificazione delle operazioni dell’EGF deve tener conto della necessita’ di una stretta coordinazione con

gli organi militari e/o civili. Quando l’EGF sara’ parte integrante di una forza militare, dovra’ mantenere un collegamento funzionale con le autorita’ di polizia locali o internazionali e le forze presenti in Teatro Operativo.

Affinche’ l’EGF venga spiegata operativamente e’ necessario che la decisione venga presa all’unanimita’ dagli Stati Membri.

4. STRUTTURA DEL COMANDO

Un Alto Comitato Interministeriale, composto dai rappresentanti dei ministri responsabili di ogni paese¹¹ , assicurera’ la coordinazione politico-militare, nominera’ il Comandante dell’EGF e gli dettera’ le linee guida per l’impiego della forza.

Questo Comitato verra’ assistito nelle sue funzioni da dei gruppi di lavoro.

Le strutture e le procedure che permetteranno l’attuazione delle decisione adottate dai Paesi Membri, cosi’ come le condizioni di impiego, verranno elaborate dettagliatamente in sede appropriata.

L’EGF verra’ dotata di un QG²² multinazionale, modulare e spiegabile all’estero. Questo QG permanente, sara’ sotto il comando del Comandante dell’EGF e sara’ costituito da un nucleo multinazionale, che potra’ venire rinforzato, qualora necessario, con l’unanime consenso dei Paesi Membri. Il QG dell’EGF si occupera’ della pianificazione operativa e, se richiesto, prendera’ parte al processo decisionale strategico. Il QG permanente avra’ base in Italia.

Gli incarichi chiave verranno ricoperti in base a criteri rotazionali.

Nel caso di un’operazione, i Paesi Membri designeranno un Comandante della forza per la missione EGF. QG permanente dell’EGF agira’ come QG Originario per il QG dei Comandanti della Forza. Il coinvolgimento del QG permanente nella catena di comando, dovra’ venire definita conseguentemente alla situazione.

——————

1 Per la composizione di questo Comitato, consultare l’Allegato A.

2 Consultare l’Allegato B.

5. STRUTTURA DELLA FORZA

In caso di un’operazione, l’unita’ dell’EGF potra’ essere composta, oltre al QG, da:

– una componente operativa, dedicata alle missioni generalmente di Pubblica Sicurezza e mantenimento dell’Ordine Pubblico;

– una componente dedicata alla lotta contro il crimine, che includa specialisti nelle missioni inerenti investigazioni criminali, individuazione, raccolta, analisi ed elaborazione della informazione, protezione ed assistenza delle persone, controllo traffico, eliminazione di congegni esplosivi (EOD), lotta contro il terrorismo

ed altri gravi reati, ed altri specialisti.

La compagnia sara’ formata da moduli e specialisti assegnati all’EGF.

– una componente dei supporto logistico, in grado di svolgere tutte quelle attivita’ correlate a viveri, rifornimenti, manutenzione, recupero ed evacuazione delle attrezzature, trasporti, cure mediche e sanitarie. Quando necessario, alcune di queste funzioni verranno svolte da altri partecipanti.

I Paesi Membri dovranno individuare su base periodica le forze specializzate in termini di capacita’, effettuando la designazione nominale definitiva al momento opportuno. Le unita’ verranno assegnate “a richiesta” all’EGF.

L’EGF dovra’ possedere un’iniziale capacita’ di reazione rapida di circa 800 persone nell’arco di 30 giorni.

Ogni Paese Membro manterra’ la propria autonomia decisionale quando le sue unita’ prenderanno parte ad una operazione dell ‘EGF.

6. ADDESTRAMENTO

I requisiti operativi delle unita’ dell’EGF verranno definiti dall’Ato Comitato Interministeriale.

Il conseguimento ed il mantenimento di detto livello sara’ responsabilita’ di ogni singola nazione. L’addestramento dovrebbe tenere conto degli obiettivi annuali proposti dall’Ufficiale Comandante ed approvati dall’Alto Comitato Interministeriale.

L’addestramento multinazionale organizzato dall’EGF dovrebbe rendere possibile raggiungere il richiesto livello di interoperativita’. Questo programma verra’ proposto dall’Ufficiale Comandante ed approvato da un gruppo di lavoro appositamente creato.

7. ASPETTI AMMINISTRATIVI E FINANZIARI. SUPPORTO LOGISTICO

Finanziamento e Supporto Logistico del QG Permanente dell’EGF

Ogni Paese Membro sosterra’ le spese derivanti dalla propria partecipazione all’EGF.

Le spese ordinarie verranno proporzionalmente divise tra i Paesi

Membri.

L’Italia fornira’ supporto logistico per la struttura del QG permanente dell’EGF, e tale supporto sara’ l’oggetto di un accordo tecnico tra i Paesi Membri, i quali, inoltre, stabiliranno le modalita’ di rimborso delle spese ordinarie.

I Paesi Membri stanzieranno un budget per le spese fisse dell ‘EGF, e l’ammontare dei contributi al budget verra’ definito da essi su base annuale.

Il budget annuale sara’ richiesto dall’Ufficiale Comandante dell’EGF e dovra’ venire approvato dall’Alto Comitato Interministeriale.

Ogni Paese Membro potra’ designare un proprio esperto finanziario per la consulenza su budget e spese.

Supporto Logistico durante le operazioni

I finanziamenti (per scopi operativi) verranno forniti dai Paesi contribuenti e, all’uopo, dall’EU, dall’ONU, e da altre organizzazioni internazionali.

Interoperativita’

I Paesi Membri si adopreranno per il miglioramento del livello di interoperativita’ delle loro forze.

8. LINGUAGGIO

Il linguaggio ufficiale dell’EGF sara’ quello dei Paesi Membri. In ambito lavorativo potra’ essere usato un linguaggio comune.

9. AMMISSIONE

La completa appartenenza all’EGF sara’ aperta a tutti quegli Stati aderenti all’Unione Europea ed in possesso di una forza di polizia dotate di status militare. Presentando richiesta, essi potranno venire ammessi all’EGF previo avallo dei Paesi Membri e dopo la susseguente accettazione di quanto contenuto nella presente Dichiarazione.

Su propria richiesta, gli Stati membri dell’EU candidati ed in possesso di forze di polizia aventi status militare potranno ottenere il riconoscimento dello Status di Osservatore, distaccando un proprio ufficiale di collegamento presso il QG dell’EGF.

Con il dovuto rispetto dello status militare, le condizione di ammissione potranno essere riviste, su richiesta di uno dei Paesi Membri e con il consenso di tutti gli altri.

10. ASPETTI LEGALI

I Paesi Membri sigleranno un Trattato al fine di stabilire le funzioni precise e la condizione giuridica dell’EGF e dei suoi membri.

Prima dell’entrata in vigore di detto Trattato, i Paesi Membri si obbligheranno ad applicare le clausole dell’accordo tra le parti aderenti al Trattato dell’Atlantico del Nord sullo status delle proprie forze, siglato a Londra il 16 Giugno 1951, ai membri dell’EGF.

11. ACCORDI SPECIFICI

Quanto esposto in precedenza e le misure che potranno ritenersi necessarie per organizzare gli aspetti concreti delle relazioni tra i Paesi Membri saranno oggetto di specifici accordi.

ALLEGATO A

Composizione dell’Alto Comitato Interministeriale

Francia Rappresentanti dei Ministri della Difesa

e degli Affari Esteri

Italia Rappresentanti dei Ministri della Difesa

e degli Affari Esteri

Olanda Rappresentanti dei Ministri della Difesa

e degli Affari Esteri

Portogallo Rappresentanti dei Ministri degli Interni

e degli Affari Esteri

Spagna Rappresentanti dei Ministri della Difesa, degli Interni

e degli Affari Esteri

Allegato B

IL QUARTIER GENERALE DELL’EGF

Il QG dell’EGF consistera’ di un nucleo permanente, di stanza in Vicenza (Italia), che potra’ venire rinforzato con ulteriori elementi, secondo le esigenze.

Il QG dovrebbe venire realizzato nel 2005 ed i preparativi avranno inizio nell ‘autunno del 2004.

Gli Stati Membri (PS) ne definiranno I dettagli in separate sede, considerando le seguenti posizioni-chiave: Comandante (un ufficiale di grado OF 6 / 5), Vice Comandante (un Ufficiale di grado OF 5), COS (un Ufficiale di grado OF 4), ACOS OPS/INT (un Ufficiale di grado OF 4) e ACOS Support (Ufficiale di’ grado OF 4).

Gli Stati Membri contribuiranno alla formazione dei’ quadri del QG di EGF, secondo quanto riportato nella seguente tabella:

UFFICIALI MARESCIALLI

FRANCIA 4 2

ITALIA 5 6

OLANDA 2 2

PORTOGALLO 2 1

SPAGNA 2 3

Totale 15 14

(gli elementi in tabella riportati non includono il Comandante)

I criteri relative alle modalita’ di rotazione e quelli proporzionali verranno successivamente definiti.

In linea di massima, gli Ufficiali resteranno in carica tre anni.

Il QG dell’EGF sara’ incaricato di’:

– monitorare le possibili aree di intervento;

– pianificare le operazioni dell’EGF;

– definire i requisiti operativi;

– approntare la pianificazione di emergenza;

– pianificare e coordinare esercitazioni congiunte;

– valutare le attivita’ svolte e mettere in pratica quanto appreso sul campo ;

– approntare un adeguato sistema di supporto logistico;

– consigliare gli Stati Membri al fine di migliorare

l’inter-operativita’ tra le unita’ e le altre Forze;

– spiegare un QG per il Comandante dell’EGF;

quando richiesto, contribuire al processo decisionale a livello strategico.

1738.- F-35A: l’Air Force Usa valuta riduzione della flotta.

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La polemica su questo sistema d’arma d’attacco, inutile e incostituzionale per l’Italia, gestibile, eventualmente – oggi e comunque -, come falsi bersagli in un’operazione di saturazione delle difese russe, ha fatto scaturire questo dibattito, breve, ma chiarificatore per i non cultori della difesa:

Mario Donnini
F-35A: l’Aeronautica Militare italiana gabbata un’altra volta dall’alleato? Complessivamente quasi 200 F-35 americani, per un valore di 40 miliardi di dollari, saranno smantellati ed utilizzati come pezzi di ricambio perché le, almeno, 213 modifiche strutturali e non, necessarie per ottenere l’operatività delle prime versioni potrebbe rivelarsi troppo costosa (Qualcosa del genere è già accaduto con la prima serie – 40 aeroplani- degli Aeritalia AMX). Inoltre, i previsti costi di gestione della flotta Lightning II sono insostenibili per gli Stati Uniti. Aggiungiamo che l’aeroplano non ha ancora dimostrato la sua invincibilità in combattimento, a meno di un esemplare israeliano atterrato con danni a bordo, dopo una missione sulla Siria. Sono ottimista e mi domando: Ma questi modernissimi aeroplani, una volta operativi, sarebbero in grado di dialogare con il nostro apparato militare piuttosto datato? Il programma, malgrado tutto, prosegue. Anche i nostri 90? Tranquilli. La signora ministro Pinotti paga lei.

Alfredo Iannuzzi
Hai messo il dito sulla piaga Mario. A prescindere da costi e difetti il problema sarà la ” INTEROPERABILITY”. queste macchine scambiano informazioni con gli altri sistemi (ACCS; TMD; AWACS; JSTAR) tramite TDL (Tactical Data Link) che se non sono perfettamente allineati ed update rendono impossibile la ricetrasmissione dati. Lo scambio di informazioni in tempo reale è essenziale per l’operatività nel settore C4ISR (che giustifica i costi di questo aereo).
Comunque non siamo i soli, siamo in buona compagnia….

Mario Donnini
Alfredo, sei la bocca della verità e aggiungo che i costi di questa scelta, rectius, obbedienza dei nostri governi degli impostori sono tali da impedire l’ammodernamento futuro delle Forze Armate agli standard di livello imposti dalla politica di difesa attiva della Russia. Questa NATO serve soltanto a creare falsi bersagli per gli assetti nucleari russi, a ridosso delle loro frontiere e lontano dagli Stati Uniti. La dittatura finanziaria mondiale ha ottenuto di sottomettere il diritto alle regole dell’economia, di per se, invece, strumentale; ha colonizzato le istituzioni europee, realizzato l’abolizione delle nostre frontiere (solo delle nostre); fa la guerra a chi non gli si sottomette con i suoi eserciti di fuori legge, terroristi e, ora, con queste enormi spese militari, ingiustificate e criminose, improduttive militarmente, vuole azzerare le capacità di difesa dei membri europei dell’Alleanza Atlantica. La guerra alla nostra civiltà e alle poche banche centrali che non gli si sottomettono, alle loro nazioni, la stanno già combattendo attraverso l’economia, senza missili, senza portaerei né superaerei. Il Gruppo d’Attacco della VI Flotta USA abbandonò precipitosamente il Mediterraneo quando Putin stese il suo ombrello sulla Siria e Putin ha stravinto militarmente in Siria, ma contro i terroristi e, ora, i suoi avversari sono indenni e pronti a sedere al tavolo di una conferenza di “pace”. Sarà questa la fine dell’umanità e il trionfo dei farisei o la loro fine? Gesù li cacci dal tempio, per sempre!

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Alfredo, sei la bocca della verità e aggiungo che i costi di questa scelta, rectius, obbedienza dei nostri governi degli impostori sono tali da impedire l’ammodernamento futuro delle Forze Armate agli standard di livello imposti dalla politica di difesa attiva della Russia. Questa NATO serve soltanto a creare falsi bersagli per gli assetti nucleari russi, a ridosso delle loro frontiere e lontano dagli Stati Uniti. La dittatura finanziaria mondiale ha ottenuto di sottomettere il diritto alle regole dell’economia, di per se, invece, strumentale; ha colonizzato le istituzioni europee, realizzato l’abolizione delle nostre frontiere (solo delle nostre); fa la guerra a chi non gli si sottomette con i suoi eserciti di fuori legge, terroristi e, ora, con queste enormi spese militari, ingiustificate e criminose, improduttive militarmente, vuole azzerare le capacità di difesa dei membri europei dell’Alleanza Atlantica. La guerra alla nostra civiltà e alle poche banche centrali che non gli si sottomettono, alle loro nazioni, la stanno già combattendo attraverso l’economia, senza missili, senza portaerei né superaerei. Il Gruppo d’Attacco della VI Flotta USA abbandonò precipitosamente il Mediterraneo quando Putin stese il suo ombrello sulla Siria e Putin ha stravinto militarmente in Siria, ma contro i terroristi e, ora, i suoi avversari sono indenni e pronti a sedere al tavolo di una conferenza di “pace”. Sarà questa la fine dell’umanità e il trionfo dei farisei o la loro fine? Gesù li cacci dal tempio, per sempre!

CACCIATA-DEI-VEDITORI
Da Il Giornale.it, Franco Iacch

A causa degli elevati costi operativi e di manutenzione, la United States Air Force potrebbe essere costretta a cancellare 590 dei 1763 F-35A pianificati, pari ad un terzo della flotta nella sua variante a decollo ed atterraggio convenzionale.
E’ questa la valutazione ufficiale realizzata dall’USAF sull’impatto economico che l’F-35 avrà sui bilanci della forza aerea fino al 2070. Il documento è stato ottenuto da Bloomberg News. Per evitare di tagliare 590 dei 1763F-35A pianificati, l’Air Force dovrà trovare un modo per ridurre i costi operativi e di supporto fino al 38% nei prossimi dieci anni.
Gli Stati Uniti dovrebbero acquistare 1763 F-35A per l’Air Force, 353 F-35B e 67 F-35C per il Corpo dei Marine e 260 F-35C per la US Navy. I costi di sviluppo, acquisizione e produzione sono ora stabilizzati a 406 miliardi di dollari. L’F-35 del 1994 sarebbe dovuto costare 28 milioni di dollari per l’Air Force, 35 milioni di dollari per il Corpo dei Marine e 38 milioni di dollari per la Marina.

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Tuttavia sono i futuri costi operativi e di manutenzione della flotta F-35 Lightning II che potrebbero limitare il numero di piattaforme tattiche che l’USAF riuscirà realisticamente ad acquistare e schierare. I costi di gestione stimati fino alla fine della vita utile del programma F-35, prevista nel 2070, sono pari ad 1,1 trilione di dollari (Un trilione è il numero naturale che equivale a un milione di bilioni, cioè un miliardo di miliardi.ndr). Qualsiasi decisione del Pentagono sarà comunque vincolante per tutti i partner JSF poiché è proprio l’ordine statunitense a mantenere vivo il programma e rendere ininfluenti i caccia venduti all’estero. L’Air Force conferma che la valutazione è stata completata lo scorso dicembre: “Sarebbe prematuro in questo momento valutare la riduzione degli ordini previsti”.
In base all’analisi effettuata, l’Aeronautica Militare degli Stati Uniti stima una spesa annuale di 3,8 miliardi di dollari in soli costi di manutenzione. Circa la metà del capitolo di spesa (gestione del programma, strutture logistiche, riparazione dei componenti, software ed ingegneria) andrà a Lockheed Martin. Lo scorso gennaio Ellen Lord, Sottosegretario alla Difesa per l’Acquisizione dei sistemi d’arma, affermò che l’Air Force non avrebbe potuto permettersi i costi di mantenimento dell’ F-35. Per il Ministero della Difesa britannico “le prestazioni dell’F-35 sono in linea con quanto è stato promesso, ma l’utilizzo di una piattaforma così costosa e complicata presenta delle sfide per la futura messa in campo futura delle piattaforme”.

Il programma F-35 dell’Italia
L’Italia ha acquistato 90 F-35: trenta nella versione B (15 previsti per la Marina (aggiungo il costo e i costi delle tre navi portaerei che devono imbarcarli.ndr) ed altri 15 per l’Aeronautica, mentre tre saranno permanentemente destinati negli Stati Uniti per operare presso l’Integrated Training Center) e sessanta F-35A, variante a decollo ed atterraggio convenzionale. La FACO di Cameri è di proprietà del Governo italiano ed è gestita da Finmeccanica-Alenia Aermacchi in collaborazione con Lockheed Martin. Le attività produttive per l’F-35 presso la FACO sono iniziate a luglio 2013 e nel marzo dello scorso anno è avvenuto il roll-out del primo F-35 per l’Italia, l’AL-1. I novanta F-35 sostituiranno gli AV-8 Harrier, i Tornado Panavia e gli AMX in dotazione all’Aeronautica ed alla Marina italiana. Ancora oggi, per compiti tattici multiruolo l’Italia utilizza i Tornado e gli Amx.

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“Per cominciare, la flotta Tornado tedesca dovrebbe essere immediatamente modernizzata. E la nostra? Fondamentalmente è a rischio la prontezza operativa del sistema d’arma. Ad oggi non è stato possibile realizzare ed installare sul caccia multiruolo un sistema crittografato che garantisse un trasferimento sicuro dei dati. Il sistema di comunicazione non soddisfa gli standard attuali ed è ormai totalmente obsoleto. Per la sola modernizzazione del sistema di comunicazione sono richiesti milioni di euro, tuttavia non è chiaro se l’aggiornamento sia tecnicamente fattibile.

Il primo è stato pensato, disegnato e costruito per penetrare a bassissima quota e ad altissima velocità il territorio sovietico, sganciando il proprio carico bellico sui siti d’interesse strategico, seguendo il profilo del terreno a mille chilometri orari. Tecnica efficace in un contesto bellico che si sarebbe potuto svolgere trent’anni fa. L’economico Amx, aereo d’attacco al suolo leggero è entrato in servizio nel 1989. Fu concepito come il fratello minore del Tornado, in grado di compiere tutte le missioni che non avrebbero richiesto il grado di efficienza tecnologica del Panavia. Anche l’Amx, però, ha ormai raggiunto la fine del proprio ciclo operativo. L’Aeronautica Militare italiana quindi, ha le necessità di sostituire i propri velivoli multiruolo, circa 250, da affiancare all’EFA 2000 (che probabilmente non raggiungerà mai il suo pieno sviluppo a causa del suo Dna pre-stealth), che non può svolgere le missioni multiruolo precedentemente effettuate dall’F-16 Falcon.

F-35: Continuano le trattative per l’undicesimo lotto
Attualmente il Dipartimento della Difesa è in trattative con Lockheed Martin per l’acquisizione dell’undicesimo lotto. Il decimo lotto F-35 (LRIP 10) in low-rate initial production comprende 90 aerei: 55 per le forze armate statunitensi (44 F-35A per l’Air Force, 9 F-35B per il Corpo dei Marine, 2 F-35C per l’US Navy) e 35 per i partner internazionali. Rispetto al precedente lotto, il prezzo unitario delle tre varianti si è ridotto. Con il lotto numero 10, il prezzo di un F-35A è pari a 94,6 milioni di dollari, con una riduzione del 7,3% rispetto al precedente lotto. 122 milioni ed 800 mila dollari per la versione B, con una riduzione del 6,7% rispetto al lotto 9. Il costo di un F-35C, infine, è di 121 milioni ed 800 mila dollari, con riduzione del 7,9% rispetto al Lotto 9. Aumentando il tasso di produzione, il prezzo dell’F-35 continuerà a diminuire. Lockheed stima un costo unitario di 80/85 milioni di dollari entro il 2020 con 35 mila ore di lavoro. Il Naval Air Systems Command dell’US Navy ha accordato 1,46 miliardi di dollari a Lockheed Martin per la produzione iniziale a bassa velocità (LRIP) dei lotti 13 e 14. Il contratto di acquisizione anticipata della Marina USA finanzia l’acquisizione dei componenti per la produzione di 145 F-35 per gli Stati Uniti ed i clienti stranieri.

Il destino dei primi 200 F-35
“I test fino ad oggi effettuati hanno dimostrato che sono necessarie riparazioni e modifiche ai progetti di produzione e retrofit per i velivoli già consegnati”.

Quasi 200 F-35 acquistati dal Pentagono a prezzo pieno per un valore pari a 40 miliardi di dollari, dovrebbero essere smantellati poiché i fondi necessari per aggiornarli alla configurazione da combattimento potrebbero minare i futuri lotti di acquisizione (circa 36 F-22 rimangono nella configurazione block 20). Già nel 2015 il tester del Pentagono rilevava che “la modernizzazione delle versioni precedenti potrebbe rivelarsi troppo costosa in un ambiente fiscalmente limitato”. L’Air Force avrebbe già deciso in tal senso: si attende soltanto il via libera del Congresso per i 108 F-35A, versione ad atterraggio e decollo convenzionale, attualmente in configurazione software 2B. Sono necessarie almeno 150 modifiche per portare ogni F-35A Block 2B al 3F. Altri 81 F-35 acquisiti nello stesso ciclo di produzione, 53 dal Corpo dei Marine nella variante a decollo corto e atterraggio verticale e 28 dalla US Navy nella configurazione imbarcata, seguiranno la stessa sorte. Complessivamente quasi 200 F-35, per un valore di 40 miliardi di dollari, saranno smantellati ed utilizzati come pezzi di ricambio.

I costi della concurrency
Ancora oggi la produzione F-35 prosegue è a ritmo ridotto essendo un progetto in divenire. Questa tecnica è nota negli Stati Uniti come concurrency, cioè produzione ridotta dei velivoli che rappresentano il banco di prova per la futura costruzione seriale. In questo modo si dovrebbero ridurre i tempi di sviluppo, anche se i costi restano considerevoli. La concurrency era già utilizzata a partire dalla seconda guerra mondiale negli Stati Uniti ed i suoi costi erano così dire tollerati da un paese in guerra, sempre alla ricerca di nuove armi da schierare contro il nemico. I 108 F-35A dell’Air Force che saranno smantellati sono costati circa 21 miliardi di dollari, di cui sette per le attrezzature di supporto necessarie per acquisire un aereo in grado di volare. Tutti i lotti di produzione F-35 acquisiti dal 2007 al 2014 sono costati ai contribuenti americani quasi 40 miliardi di dollari. Come è noto, il Pentagono prevede di acquistare altri 600 F-35 in diverse configurazioni prima ancora di avviare la produzione seriale. Per il 2018 Lockheed Martin ha già ricevuto fondi per produrre 90 F-35 che si uniranno ai 266 precedentemente acquistati a basso tasso di produzione. Il Pentagono continua ad impegnarsi in lotti di acquisizioni prima ancora che lo sviluppo ed i test siano conclusi. Sarebbe opportuno rilevare che nella sua richiesta di budget per il 2018, l’Air Force suggerisce 213 modifiche strutturali e non che vanno ben oltre i semplici aggiornamenti software. Già nel 2016, il Government Accountability Office o GAO identificava una spesa supplementare di 1,4 miliardi di dollari per risolvere i problemi già noti e 386 milioni di dollari per correzioni anticipate che dovevano ancora essere identificate. Il Pentagono ritiene più conveniente acquistare nuovi F-35 che aggiornare quelli di prima generazione acquistati, tuttavia i test sono ancora in corso ed ulteriori modifiche e correzione saranno inevitabili.

Lockheed: Iniziano i test di combattimento intensivi
Secondo la timeline della Lockheed, dal prossimo settembre dovrebbero iniziare i test di combattimento intensivi, già in ritardo di dodici mesi, ma necessari per autorizzare la produzione di massa. I test dovrebbero concludersi entro il quarto trimestre del 2019. Tuttavia nonostante la persistenza di problemi tecnici e di affidabilità, il Dipartimento della Difesa spinge per accelerare la produzione F-35.

“1.748 delle 2.769 carenze identificate nel rapporto annuale del 2016 sono state risolte. 1748 processi di revisione sono ormai conclusi, tuttavia solo per 88 dei 301 problemi di Priorità 1 e 2 vi sono dei processi in revisione in corso. 213 carenze non sono state ancora risolte”.

Dati alla mano, entro la fine dei test necessari per dimostrare l’efficacia operativa dell’F-35, saranno già stati prodotti per i soli Stati Uniti 600 F-35, il 25% dei 2.456 pianificati. Sono 265 gli F-35 consegnati fino ad oggi. Lockheed Martin ha già annunciato che le 66 piattaforme tattiche consegnate nel 2017 rappresentano il 40% in più di quelle realizzate nel 2016. Il volume di produzione stimato a partire dal 2023 è di 160 F-35 l’anno.

1604.- Niger: ma lo sapete dove li state mandando?

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(Nicola Evoli) – Ecco che cosa ci aspetta in Niger che il governo Gentiloni-Pinotti in salsa Macron non vogliono che si sappia. I veri rischi oltre gli interessi francesi sull’uranio del Niger. Cartelli della droga colombiani e messicani hanno saltato l’Oceano Atlantico e si sono espansi nell’Africa occidentale, lavorando a stretto contatto con le bande criminali locali per ritagliarsi un’area di sosta per un assalto al redditizio mercato europeo.

L’Africa occidentale sta facendo appello ai narcotrafficanti dall’America Latina.

La situazione è diventata così fuori controllo che la piccola Guinea-Bissau, la quinta nazione più povera del mondo, è stata definita il primo stato-narco dell’Africa. Altri parlano di come la Gold Coast in Africa sia diventata la Costa della Coca. In tutto, dicono i funzionari, almeno nove importanti cartelli della droga latino-americani hanno stabilito basi in 11 nazioni dell’Africa occidentale.

“Le stesse organizzazioni che investighiamo nel Centro e Sud America che sono coinvolte nell’attività della droga verso gli Stati Uniti sono impegnate in questo traffico in Africa occidentale”, ha dichiarato Russell Benson, direttore regionale dell’Agenzia per l’applicazione della droga per l’Europa e l’Africa. “Non c’è un paese che non sia stato toccato in una certa misura.”

Il calcolo è semplice: maggiori profitti in Europa che negli Stati Uniti, meno forze dell’ordine in Africa occidentale che in Europa.

La forza trainante è il boom del mercato europeo della cocaina.

“L’aumento esponenziale del numero di consumatori ha reso l’Europa il mercato in più rapida crescita e più redditizio del mondo”, ha dichiarato Bruce Bagley, preside della Graduate School of International Studies presso l’Università di Miami.

Mentre il mercato europeo si è espanso, l’uso negli Stati Uniti è diminuito rispetto al picco degli anni ’80, ha dichiarato l’Ufficio U.N. di droga e criminalità nel suo rapporto annuale.

La guerra alla droga viene combattuta nelle foreste nigeriane
“La prevalenza di uso di cocaina negli Stati Uniti è inferiore del 50% rispetto a vent’anni fa, mentre Spagna, Italia, Portogallo, Francia e Regno Unito hanno visto il doppio o il triplo uso di cocaina negli ultimi anni”, afferma il rapporto U.N.

Ogni anno vengono prodotte circa 1.000 tonnellate di cocaina pura, quasi il 60 percento delle quali sfugge all’intercettazione delle forze dell’ordine e lo immette sul mercato, afferma il rapporto. Quello è un mercato globale all’ingrosso di circa $ 70 miliardi.

Il traffico criminale di circa 250 tonnellate in Europa ogni anno, anche se non tutto lo rende lì, ha detto l’U.N. Il mercato europeo ammonta a circa $ 11 miliardi. Circa il 27% della cocaina entrata in Europa nel 2006 proveniva dall’Africa, hanno riferito le Nazioni Unite.

I profitti enormi rendono l’Europa particolarmente attraente. Due chili di cocaina non tagliata possono vendersi per $ 22.000 negli Stati Uniti, ma per $ 45.000 in Europa. Il Dipartimento di Giustizia ha affermato che il prezzo in Europa può essere tre volte maggiore rispetto agli Stati Uniti.

“È un mercato significativo da sfruttare per loro”, ha detto Benson.

Un euro forte e un dollaro più debole rendono anche l’Europa attraente per i trafficanti a causa dei tassi di cambio favorevoli. C’è anche il fatto che l’Unione Europea ha ancora in corso una banconota da 500 euro, attualmente equivalente a circa $ 700. La più grande denominazione del dollaro in circolazione è la banconota da $ 100. I trafficanti preferiscono le banconote in euro grandi perché sono più facili da trasportare in grandi quantità.

Ad esempio, Benson ha detto che $ 1 milione in $ 100 pesa 22 pounds, mentre $ 1 milione in banconote da € 500 ne pesa 3,5.

“È un’enorme differenza”, ha detto.

I colombiani e i cartelli messicani hanno scoperto che è molto più facile introdurre clandestinamente carichi di grandi dimensioni nell’Africa occidentale e poi suddividerli in piccole spedizioni verso il continente, principalmente in Spagna, nel Regno Unito e in Francia.

L’Africa occidentale è il sogno di ogni contrabbandiere e soffre di una combinazione di fattori che rendono l’area particolarmente vulnerabile. È tra le regioni più povere e meno stabili del mondo. I governi sono deboli e inefficaci e, come capo il capo della DEA ha testimoniato all Senato degli Stati Uniti, i funzionari sono spesso corrotti.

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Anche le forze dell’ordine sono ampiamente corrotte. Le bande criminali dilagano. I soldati dei narcos possono essere reclutati da una grande folla di giovani poveri e disperati.

L’Africa occidentale fa riferimento a Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo.

Le autorità degli Stati Uniti si trovano in una posizione di grande svantaggio nel combattere i cartelli che hanno molto più denaro e armi. La DEA ha quattro uffici – in Egitto, Ghana, Nigeria e Sud Africa – per coprire un continente che si estende per 11,7 milioni di miglia quadrate e ha circa 1 miliardo di persone.

“È un posto grande”, riconosce Benson, sottolineando che ci sono 54 paesi nel continente.

Anche la polizia locale è ampiamente sotto controllo. La Guinea-Bissau offre un esempio allarmante.

“La polizia giudiziaria … ha 60 agenti, un veicolo e spesso senza carburante”, ha scritto l’analista Bybee in un giornale chiamato New Voices in Public Policy, pubblicato dalla George Mason University School of Public Policy. “Di conseguenza, quando i colpevoli vengono arrestati, vengono portati in un taxi alla stazione di polizia. Nell’esercito, una nave arrugginita pattuglia i 350 chilometri (217 miglia) di costa e 88 isole. ”

Anche quando i criminali vengono catturati, Bybee ha detto che “la quasi assenza di un sistema giudiziario consente ai trafficanti di operare senza impedimenti”. Ad esempio, ha detto, “poiché la polizia è così impotente, i colpevoli sono spesso trattenuti solo poche ore prima che i militari di alto grado raggiungano improvvisamente poteri giudiziari straordinari per chiedere il loro rilascio”.

I pochi funzionari che si oppongono ai trafficanti ricevono minacce di morte o vengono uccisi.

L’Africa occidentale è anche particolarmente attraente per i trafficanti perché è vicina “al ventre molle dell’Europa”, ha detto il generale dell’esercito a quattro stelle in pensione Barry McCaffrey, che è stato direttore delle politiche antidroga del presidente Clinton.

La geografia gioca un altro ruolo perché l’Africa occidentale è abbastanza vicina alle tre nazioni sudamericane che producono quasi tutta la cocaina del mondo: Colombia, Perù e Bolivia. Molte delle spedizioni partono dal Venezuela, che condivide un confine poroso di 1.273 miglia (2.050 chilometri) con la Colombia ed è ancora più vicino all’Africa.

La maggior parte delle spedizioni di cocaina attraversano l’Atlantico in grandi “navi madri” e poi vengono scaricate su piccole navi vicino alla costa, hanno riferito le Nazioni Unite. Sono stati utilizzati anche piccoli aerei modificati per il volo all’estero che possono trasportare un carico di 1 tonnellata.

I trafficanti utilizzano le barche veloci, i pescherecci e i container commerciali come mezzo principale per contrabbandare la cocaina dal Venezuela. McCaffrey ha anche notato l’uso di barche e aerei speciali.

L’amministratore delegato della DEA Thomas Harrigan ha testimoniato davanti al Senato a giugno che le autorità della Sierra Leone hanno sequestrato una spedizione di cocaina l’anno scorso da un aereo bimotore contrassegnato da una croce rossa. Il volo era originato in Venezuela.

Il rapporto del GAO ha osservato che “i funzionari del governo degli Stati Uniti hanno osservato un aumento del traffico aereo sospetto proveniente dal Venezuela”. Nel 2004, secondo il rapporto, le autorità monitoravano 109 voli sospetti dal Venezuela. Nel 2007, i funzionari monitorarono 178 voli sospetti.

Poi c’è la connessione criminale in Africa occidentale.

“I trafficanti colombiani e venezuelani sono trincerati nell’Africa occidentale e hanno coltivato rapporti di lunga data con le reti criminali africane per facilitare le loro attività nella regione”

“Queste organizzazioni non operano nel vuoto”, ha detto Benson. “Devono allinearsi con i gruppi criminali dell’Africa occidentale”.

Anche i cartelli si sono allineati con i terroristi, ha detto Harrigan.

“La minaccia del narcoterrorismo in Africa è una vera preoccupazione, inclusa la presenza di organizzazioni terroristiche internazionali che operano o basate in Africa, come la minaccia regionale presentata da al Qaeda nelle Terre del Maghreb”, ha detto riferendosi ad al Qaeda attivisti in Nord Africa. “Inoltre, le indagini della DEA hanno identificato elementi delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia [FARC] della Colombia come coinvolte nel traffico di cocaina nell’Africa occidentale”.

Benson ha detto che i gruppi che operano in Africa sono “principalmente organizzazioni di narcos” ma hanno riconosciuto che i guerriglieri delle FARC marxiste in Colombia sono una forza da affrontare. I ribelli hanno fatto guerra al governo colombiano per oltre 40 anni.

“Il potenziale di profitto è tale che le FARC sono una delle più grandi organizzazioni nel traffico di cocaina a livello globale ed è anche un’organizzazione terroristica”, ha affermato.

Bagley e McCaffrey vedono meno prove di connessioni terroristiche con i trafficanti in Africa, usando entrambi un linguaggio quasi identico.

“Sarei molto scettico su questo tipo di affermazioni”, ha detto McCaffrey.

“Sono piuttosto scettico sui legami tra cartelli e terroristi”, ha detto Bagley. “I gruppi criminali cercano profitti, non sono interessati a conquistare i governi”.

Eppure, ha detto Bagley, i trafficanti e i terroristi potrebbero utilizzare alcune delle stesse reti criminali.

Gli analisti osservano che l’ondata di attività dei cartelli nell’Africa occidentale è uno sviluppo abbastanza recente. Il rapporto U.N. dice che è iniziato intorno al 2005.

McCaffrey, che era alla Casa Bianca di Clinton negli anni ’90, disse di aver visto il problema arrivare molto tempo fa.

“Ho avvertito le persone in Europa e in America Latina a partire da 10 anni fa, dove questo problema si sarebbe trasferito”, ha detto. “Gli europei non mi hanno assolutamente creduto”.
Gianni Fraschetti

1524.- LE FORZE ARMATE TEDESCHE PREVEDONO CHE LA UE NON REGGERA’ A LUNGO, DISSOLUZIONE ENTRO IL 2040

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Ecco che l’attrazione per il mercato russo trova nuovi stimoli nella politica tedesca.

LONDRA – I membri della nostra classe politica italiana al governo, ovvero il Pd e i suoi sodali, non fanno che ripetere fino alla nausea che il futuro dell’Italia e’ all’interno della UE. Ma la UE ha un futuro?

Tutti coloro che lottano per distruggere questa istituzione malefica saranno felici di sapere che esiste uno studio secondo cui la UE potrebbe implodere prima del 2040 e a redigere questo rapporto non sono stati degli euroscettici ma strategisti delle forze armate tedesche.

In un rapporto di 102 pagine intitolato Strategic Perspective 2040 (prospettive strategiche per il 2040) la cui esistenza e’ stata rivelata pochi giorni fa da Die Spiegel gli strategisti delle forze armate tedesche hanno immaginato sei scenari per il futuro per i quali esistono grosse probabilita’ che possano diventare reali e rivelano una certa preoccupazione per una possibile implosione della UE.

In uno di questi scenari intitolato ” La disintegrazione della UE e la Germania in una posizione reattiva” gli strategisti prevedono che dopo la Gran Bretagna altri stati lasceranno la UE perche’ ha perso competitivita’ e la sua espansione sara’ destinata a fermarsi.

Un altro scenario intitolato “Ovest contro est” invece prevede un arresto dell’espansione a est della UE causata dal fatto che alcuni paesi dell’est europeo possano creare un blocco separato e allearsi con la Russia.

Uno scenario chiamato “competizione multipolare” prevede una crescita dei movimenti nazionalisti e l’adozione da parte di alcuni paesi di un modello capitalistico di tipo russo che prevede un ruolo centrale da parte dello stato.

Per gli strategisti tedeschi esistono buone possibilita’ che gli scenari elencati possano diventare realta’ e quanto detto non va ignorato visto che le forze armate tedesche hanno una lunga tradizione nel campo degli studi strategici che risale al 1850 quando il maresciallo prussiano Helmuth von Moltke inizio’ i primi studi aventi lo scopo di preparare le forze armate ad affrontare le sfide del futuro.

Qui c’e’ il link di questa notizia riportato da Russia Today:

https://www.rt.com/news/409085-germany-leak-predicts-eu-collapse/

E per chi conosce il tedesco, c’e’ il link sull’articolo pubblicato da Die Spiegel:

http://www.spiegel.de/politik/deutschland/bundeswehr-studie-haelt-zerfall-der-europaeischen-union-fuer-denkbar-a-1176367.html

Come e’ possible capire, questo studio e’ estremamente importante e non a caso ha avuto ampia copertura da parte della stampa britannica, mentre in Italia la sua esistenza e’ stata completamente censurata.

Noi ovviamente non ci stiamo e abbiamo deciso di riportare questa storia perche’ crediamo che gli italiani abbiano il diritto di sapere che nemmeno le forze armate del paese piu’ europeista della UE credono che questa istituzione abbia un futuro e vogliamo che si uniscano alla lotta per distruggerla definitivamente.

GIUSEPPE DE SANTIS

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