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1851.- C’E’ UNA SPIEGAZIONE RAZIONALE PER I SACRIFICI UMANI

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C’è qualcosa che vi sembra meno sensato dei sacrifici umani rituali? Quando il filosofo del diciannovesimo secolo Søren Kierkegaard cercava una contraddizione nel pensiero razionale—un chiaro esempio di qualcosa che il solo interesse personale non potesse spiegare—raccontò la storia del Vecchio Testamento in cui Abramo porta Isacco sul monte per essere sacrificato. Diavolo, quale potrebbe mai essere il senso di sacrificare il proprio figlio?

Per Kierkegaard, la risposta è che il cristianesimo e la razionalità occupano due sfere separate. Per il tipico utente ateo di internet, la risposta è che la religione fa impazzire la gente. Per Peter Leeson, la risposta sta nel guardare al problema dal punto di vista economico.

Leeson ha indagato il più recente e storicamente confermato esempio di sacrificio umano ritualizzato, praticato da un gruppo etnico dell’India chiamato Kondh. Questi uomini, se mai il pubblico occidentale ne avesse mai sentito parlare, erano noti per essere “una razza feroce e bellicosa, che si dilettava con crudeltà e devastazioni. Di certo anche le loro divinità si deliziavano con le macellazioni, durante rituali insanguinati.”

Lavorando presso il Dipartimento di Economia della George Mason University, Leeson sta facendo carriera trovando spiegazioni razionali per gli avvenimenti storici apparentemente irrazionali. Ha pubblicato degli studi sulla pratica medievale europea di processare ratti e parassiti, su una società africana che avvelena i polli per predire il futuro, e ha in serbo un lavoro sulla pratica della compravendita delle mogli. Quindi il sacrificio ritualizzato rientra bene nel suo ambito di ricerca.
Lo studio, disponibile sul sito web di Leeson, è stato appena pubblicato sul Journal of Behavioral Economics—anche se lui mi ha detto che si definisce una sorta di economista anti-comportamentale.

“Il mio lavoro è piuttosto quello di provare a contraddire l’economia comportamentale,” sostiene. “Più in generale, studio i comportamenti insoliti, strane pratiche che gli individui fanno sia oggi che in passato, e cerco di spiegare quei comportamenti utilizzando solo rigorosi ragionamenti razionali.”
Io l’ho chiamato per vedere se poteva spiegarmi la razionalità dietro al sacrificio umano, e se davvero ci riusciva, per scoprire se ci fosse anche qualcosa di totalmente irrazionale.

Motherboard: Tuffiamoci nei sacrifici umani. Usi un esempio specifico nel tuo studio.

Peter Leeson: Sì, mi sono occupato dei Kondh dell’Orissa, una regione dell’India orientale, e il materiale che ho analizzato è della metà del diciannovesimo secolo. È questo il caso che ho preso in esame.

Come ti spieghi il sacrificio umano rituale?

In sostanza quello che succedeva è che queste comunità acquistavano regolarmente persone innocenti, spesso bambini, ma non solo. Poi organizzavano una grande festa del sacrificio—in mancanza di una parola migliore, alla quale erano invitati a partecipare i membri di comunità e villaggi vicini, per assistere al massacro rituale della persona che avevano acquistato.
 Il fatto che la vittima del sacrificio venisse acquistata, rende la cosa tanto strana quanto raccapricciante. Non sembra adattarsi molto bene con il principio della rigorosa scelta razionale, che pressapoco corrisponde all’idea “più è preferibile a meno.”

È strano quando le persone spendono risorse preziose per poi distruggerle, è come buttare via i soldi. Quindi la domanda è: perché mai queste persone sceglievano di farlo lo stesso? La mia risposta è che i Kondh dell’Orissa stavano usando il sacrificio umano come un modo per proteggere i loro diritti di proprietà. Usavano l’omicidio rituale come una sorta di tecnologia di protezione della proprietà.

Veniva fatto ogni stagione, o ogni anno?

Lo facevano più volte all’anno. Secondo quella che potremmo chiamare la loro religione, c’erano dei momenti particolari durante i quali compiere i sacrifici, ma creavano anche occasioni per rituali ad hoc. Per esempio, se qualcosa di inaspettato o negativo accadeva durante quell’anno, l’idea era che questa madre terra o divinità malevola fosse in collera con loro e dovesse essere placata con il sangue di un innocente acquistato per il sacrificio. Quindi c’erano questi sacrifici occasionali, così come quelli stagionali regolamentati.

Si potrebbe dire che il sacrificio era una misura preventiva? Una specie di assicurazione contro le ire di una divinità malefica?

In apparenza era necessario per accontentare la dea affinché garantisse un buon raccolto e non facesse accadere niente di male alla comunità. Questa è la giustificazione, il modo in cui vedevano la faccenda le persone che lo praticavano.

In realtà , però, quello che io sto sostenendo è che dietro a tutto questo c’è una logica politica ed economica. A volte, anche se può sembrare controintuitivo, il modo più economico per proteggere la nostra proprietà è quello di distruggerne una parte. La ragione fondamentale di ciò è che proteggerla è molto costoso.

Per i Kondh, il metodo base per proteggere la loro proprietà era combattersi tra di loro. Ma il conflitto è costoso: le persone muoiono e la ricchezza è distrutta. Una cosa che si potrebbe fare per evitare che questi conflitti accadano è distruggere preventivamente parte della vostra ricchezza per comunicare agli altri che non siete più ricchi di loro. Che non si dispone di quello che loro pensano. Così facendo li fai desistere dal voler attaccare.

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Riesci a immaginare un parallelo con i giorni nostri?

Si, ma non penso che sia simile a un’assicurazione—un meccanismo assicurativo opererebbe in modo diverso. Comunque la gente svolge questo genere di attività—distruggere o ridurre una parte del valore di ciò che possiedono per proteggere il resto—quasi ogni giorno.

Un esempio molto banale: se sai di dover andare di notte in una zona pericolosa non indosserai i tuoi gioielli più preziosi. Non userai neanche la tua macchina migliore. Parte del valore di possedere bei gioielli o una macchina lussuosa è che puoi utilizzarli quando vuoi. Se non lo fai, stai riducendo il loro valore. Ma la ragione per cui lo stai riducendo è che così facendo diminuisci la possibilità di una perdita maggiore—tipo farti rubare la macchina.

C’è una logica precisa in tutto questo. Di base vogliamo cercare esempi di cose del genere nel mondo contemporaneo, a volte grandiosi, talvolta di livello minore. Nella mia ricerca ne fornisco alcuni, sia storici che moderni, e penso che la logica che sto descrivendo potrebbe fare luce su queste pratiche.
Per esempio, pensiamo ai paesi in via di sviluppo: una ragione per cui questi paesi si stanno ancora sviluppando è perché i governi “spennano” i loro cittadini. Se guadagni un sacco di soldi, allora sei l’obiettivo perfetto per un governo corrotto che vuole venire a sequestrarti i beni. Quindi, una cosa che gli imprenditori in queste circostanze fanno è limitare la crescita. Mantengono le loro piccole imprese senza espanderle troppo, perché se lo facessero il governo vorrebbe prendere la loro roba. Così distruggono parte del loro valore al fine di preservarne la parte restante.

Quindi in cosa differisce la tua spiegazione da quella degli economisti comportamentali?

La risposta comportamentale è questa: “Ehi guardate, quelle persone stanno facendo cose assurde, devono essere pazzi.” È una caricatura della risposta, ma questo è più o meno il modo in cui, a mio parere, l’economia comportamentale può spiegare le cose che non si adattano immediatamente al nostro convenzionale modo di pensare economico.
Il mio scopo è quello di dire che abbiamo bisogno di guardare più a fondo. Potrebbe non essere una ragione evidente, ma quello che bisogna fare è cercare di mettersi nei panni di una delle persone che partecipano alla pratica che si sta studiando. Supponiamo per un momento che non siano pazzi, stupidi, primitivi o barbari, ma che siano persone razionali come te e me che si trovano ad affrontare situazioni diverse dalle nostre. Come ci comporteremmo se fossimo nella loro situazione e di fronte alle loro stesse costrizioni? Il mio lavoro è mettermi in questo punto di vista e ricostruire la storia in base alle testimonianze disponibili. La mia teoria è che queste pratiche apparentemente bizzarre hanno in realtà un senso ben preciso.

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In un certo senso quello che stai facendo è unire la ricerca antropologica con l’economia.

In un certo senso sì. Più che altro direi che è l’intersezione tra la storia e l’economia. Il mio lavoro ha un aspetto molto interdisciplinare, perché un sacco di queste cose bizzarre che le persone hanno fatto sono fatti storici. Come è ovvio, sono strane solo dal nostro punto di vista contemporaneo, ma questo fa parte del punto a cui voglio arrivare. Non dovremmo essere così affrettati nel pensare che le persone che in passato facevano cose che per noi non hanno senso fossero semplicemente stupide, primitive o barbare…

Alla base di tutte le forme di sacrificio umano ci sono una scelta e una spiegazione razionale. In questo caso c’è una particolare spiegazione legata all’acquisto e all’omicidio rituale di una persona innocente. Di solito la gente pensa a qualcosa come il modello azteco, ma gli Aztechi non compravano gente innocente per poi lanciarla dai gradini delle loro piramidi. Quello che facevano, potrebbe sembrare molto più sensato alle persone di oggi: sacrificavano i prigionieri di guerra, quindi altri uomini o criminali sconfitti. Non è così difficile immaginare perché, in una società dove la guerra è endemica e si sta cercando di controllare la criminalità, ci fosse la pena capitale per i nemici sconfitti e per punire i criminali.

Il caso dei Kondh mi interessava perché è più difficile da spiegare. Non è così evidente perché qualcuno dovrebbe spendere dei soldi solo per distruggere quello che ha comprato.

A cosa lavorerai in seguito?

In questo momento sto studiando la pratica della vendita delle mogli nell’Inghilterra della rivoluzione industriale.

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1355.- Abbattuta l’Orsa KJ2, rinegoziamo con la Provincia Autonoma di Trento i troppi, ingiustificati privilegi

Il gravissimo episodio di uccisione di un animale che la provincia dovrebbe proteggere e non sa gestire. E’ stato Angelo Metlicovec ad assalire a bastonate l’orsa madre vicino al lago di Terlago, non viceversa, ma anche se fosse stato?
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Kj2, gli animalisti contro Ugo Rossi “assassino”. Ma Erminio Boso, solito bischero della Lega Nord: “Con la carne facciamoci un banchetto in piazza Duomo”.

Enrico Rizzi lancia l’hashtag #TrentinoFuoriDallItalia e molte associazioni denunceranno il governatore per “animalicidio”. Contro la decisione di uccidere l’orsa si scaglia anche la politica. Brambilla: “Responsabilità da perseguire”. L’associazione animalista annuncia querela: “La Lav verificherà gli estremi per uccisione non necessitata di animali, punita dall’articolo 544 del Codice Penale, per la quale è già stata predisposta la denuncia da depositare presso la Procura della Repubblica di Trento“. Il suo presidente parla di “animalicidio”. Su Facebook, commenta l’accaduto anche Ornella Dorigatti di Oipa: “Questi tre incompetenti Ugo Rossi, Michele Dallapiccola, e Romano Masè (il governatore del Trentino, l’assessore competente e il dirigente del Servizio foreste, ndr) devono andare a lucidare le scarpe in piazza Dante”.

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Michele Dallapiccola, Assessore all’agricoltura, foreste, turismo e promozione, caccia e pesca.

Per l’Ente nazionale protezione animali quella assunta dalla Provincia di Trento è una decisione indecente e non necessaria presa per incapacità E anche l’Enpa annuncia il ricorso alle vie legali. Come Enrico Rizzi, l’animalista balzato alle cronache trentine per aver gioito della morte dell’allora presidente del Consiglio regionale Diego Moltrer, cacciatore.

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La faccia arguta della bestia, Ugo Rossi. E’ stato Angelo Metlicovec ad assalire a bastonate l’orsa madre vicino al lago di Terlago, non viceversa, ma anche se fosse? È  stata abbattuta dai forestali ma il ‘boia’, per molti e per gli animalisti, è lui, il governatore Ugo Rossi.
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Sembra un feldmaresciallo, ma è il dr. Romano Masè, comandante del Corpo forestale della Provincia Autonoma di Trento dagli anni di Lorenzo Dellai, e calato dall’attuale giunta provinciale, dal 1 gennaio 2014, a dirigente del Dipartimento territorio, agricoltura, ambiente e foreste!
 

La notizia, gravissima, è lo spunto anche per la dodicesima, sdegnata puntata di Frammenti.

La recidiva Provincia Autonoma di Trento ha abbattuto l’Orsa KJ2, senza neppure compiere un’indagine seria sull’anomalo fatto accaduto il 22 luglio 2017, di cui non è per niente chiaro chi abbia aggredito chi. Anzi, stando al Corriere della Sera del 1° agosto 2017 la storia starebbe in questi esatti termini: “Bestia feroce e pericolosa o solo un animale che ha agito per «legittima» difesa? «C’è un vero colpo di scena» sulla vicenda dell’uomo di 69 anni ferito da un orso nella zona di Predera, nei pressi del lago di Terlago nella Valle dei Laghi in Trentino: «Sarebbe stato il pensionato ad aggredire per primo l’animale e non viceversa». Lo assicura l’Enpa citando un’intervista rilasciata da Claudio Groff, responsabile settore grandi carnivori, servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento”. Pertanto, dopo il caso agghiacciante dell’Orsa Daniza, capitato nel 2014, che oltretutto aveva due cuccioli (come Kj2), questa Provincia italiana (che io ambientalista ed animalista sovvenziono con le mie tasse) mostra al mondo intero la propria più plateale incapacità di gestione del rapporto con appena una cinquantina di orsi. Condivisibili le espressioni adoperate dall’Ente nazionale protezione animali (Enpa): “è un vero e proprio delitto, un crimine contro gli animali, la natura, la biodiversità e in spregio ai milioni di cittadini italiani che hanno chiesto di lasciare in pace l’orsa, per chiarire le dinamiche dell’incidente in cui l’orsa sembra essere stata vittima di una aggressione e trovare soluzioni alternative alla troppo facile deriva dell’abbattimento”. L’ENPA ha anche lanciato una campagna di boicottaggio nei confronti dei prodotti del Trentino, della sua economia e del suo turismo. Di certo prima di soggiornare nuovamente in quella Provincia e di apportare un solo centesimo a quell’economia ci rifletterò molto sopra. Eppure i decisori politici di questo crimine quanta pubblicità si fanno con il progetto Orsi Life Ursus?! Ma non è accettabile che siano gli orsi a rispondere delle molteplici responsabilità dei politici trentini. Ricordo che la Provincia di Trento è un eden che gode da sempre delle più smaccate agevolazioni da parte dello Stato, di cui addirittura per Statuto non condivide il peso dell’enorme debito pubblico e da cui preleva il 90% delle entrate erariali. Con l’esiguo residuo lo Stato deve, però, approvvigionare Trento per il fabbisogno di magistratura e dei restanti servizi di esclusiva spettanza dello stato centrale. Nessuno ci ridarà l’orsa, ma riterrei scontato approfondire con modalità contingentate se sussistano responsabilità penali a carico della catena di comando dell’Ente, cercando di arrivare in tempi concentrati alle conseguenti condanne. In Abruzzo, qualche giorno fa, un orso marsicano (anche in quel Parco Nazionale ne sopravvive una cinquantina) è entrato in una casa, ma non l’hanno abbattuto… hanno chiamato i veterinari che l’hanno riportato nel bosco…, come mi ricorda una cara Collega. E poi, prendiamo spunto dall’episodio (di analfabetismo del comportamento animale) allucinante e criminale dell’uccisione della povera Orsa KJ2 per rinegoziare queste condizioni capestro per i cittadini italiani che hanno a cuore la tutela dell’ambiente e del meraviglioso plantigrado che lo popola. E che Trento dimostra, con condotta reiterata e perdurante, di non meritare.

1354.-UGO ROSSI AMA UCCIDERE LE SPECIE PROTETTE, I SUOI FORESTALI NON METTONO IN SICUREZZA I LUOGHI DI RIPRODUZIONE DELL’ORSO E UCCIDONO.

Agosto 2014: Daniza assassinata dai forestali della Provincia autonoma di Trento

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Agosto 2017: KJ2 assassinata dai forestali della Provincia autonoma di Trento

MI PONGO UNA DOMANDA PENSANDO AD ALTRI DUE CUCCIOLI RESI ORFANI DAI FORESTALI DI TRENTO E DAL CAPOCCIA DELLA GIUNTA PROVINCIALE DI TRENTO: O E’ IPOCRITA O E’ SCEMO O AMA/NO AMMAZZARE GLI ORSI DEL PROGETTO EUROPEO CHE FINANZIA LA PROVINCIA AUTONOMA. NON SI OFFENDA ROSSI. BEN ALTRO VORREI DIRLE E MI TRATTENGO. VI CHIEDO:
QUALE MADRE DEL REGNO ANIMALE NON DIFENDEREBBE I SUOI CUCCIOLI DA UN CURIOSO, DICONO, PURE PAUROSAMENTE AGGRESSIVO? DI QUALE PERICOLOSITA’ PARLA QUESTO PRESIDENTE AMMAZZA ORSE MADRI ? DELLA SUA? NON BASTA CHE IN ENTRAMBI I DELITTI L’ORSA NON AVESSE UCCISO CHI AVEVA MESSO IN PERICOLO LA SUA PROLE? POTEVA FARLO FACILMENTE E SI E’ LIMITATA AD ALLONTANARLO. E’ LA STESSA STORIA DELL?ORSA DANIZA UCCISA NELL’AGOSTO 2014 DAVANTI AI DUE PICCOLI DA FORESTALI INCAPACI E PERICOLOSI. E ORA, SENTITE QUESTO UGO ROSSI COME SVEZZERA’ i DUE ORSACCHIOTTI DURANTE L’INVERNO. NON SI PUO’ CONTINUARE COSI’. I GIUDICI E I FORESTALI CARABINIERI NON SONO IN GRADO DI TUTELARE QUESTA SPECIE PROTETTA? E,ALLORA, SI CONCLUDA IL PROGETTO LIFE URSUS E SI TRASFERISCANO GLI ANIMALI DOVE NON SARANNO AMMAZZATI IN MATERNITÀ?

ECCO IL PICCOLO UOMO UGO ROSSI COSA DICE DELLA SUA ORDINANZA BRUTALE E NON NECESSARIA. DICE CHE LA SICUREZZA DELLE PERSONE NEI BOSCHI DI TRENTO È AFFIDATA AGLI ORSI CHR, SE NON TI AMMAZZANO, CI PENSA POI LUI:

“Quando il pericolo sale oltre una certa soglia si procede con l’abbattimento, la tutela delle persone viene prima – conclude Rossi – perché oggi siamo qui a commentare questa scelta ma se questo esemplare avesse incontrato un bambino e se invece di un ferimento fosse capitato anche qualcosa di più grave saremmo qua a fare ben altri commenti”.

Queste le parole del governatore Ugo Rossi in merito all’abbattimento di Kj2, che spiega le motivazioni della decisione: “Le cattività di questo genere di animali sono sconsigliate da tutti gli esperti più importanti. C’è poi il fattore tempo per la cattura dell’orsa con le trappole, la pericolosità e il fattore difficoltà della zona dove si trovava. L’insieme di queste valutazioni ha fatto pesare la bilancia sull’abbattimento”.

Rossi rassicura anche sul progetto Life Ursus: “Se ci fosse una cattiva gestione non ci sarebbero 50 esemplari – spiega – e se ci fosse una cattiva gestione ci sarebbero molti più problemi. Abbiamo invece un’ottima gestione da parte del nostro Servizio foreste e fauna che è acclarata da tutti gli esperti mondiali che abbiamo consultato e con i quali siamo contatto”.

Anche a seguito delle critiche arrivate da diverse associazioni animaliste e le campagne per boicottare il Trentino, al momento il mondo turistico non sembra risentirne. “Dopo il caso Daniza non c’è stato nessun decremento – ha precisato Rossi – ma anzi abbiamo avuto un incremento di gradimento da parte dei turisti presenti sul nostro territorio e siamo tranquilli dal questo punto di vista”.

Per quanto riguarda i cuccioli dell’orsa, invece, hanno tutte le possibilità di sopravvivenza intatte. Il Corpo forestale provinciale metterà in campo tutte le azioni di monitoraggio rispetto i pericoli esterni che ci possono essere con anche il sostegno, se serve, dal punto di vista alimentare. “Il tutto nel rispetto del ciclo naturale delle cose”.

Le parole di Rossi non convincono però la politica che va all’attacco. “L’uccisione dell’orsa dopo l’aggressione a un uomo che l’aveva attaccata sbagliando strategia difensiva – afferma Antonia Romano de L’Altra Trento a Sinistra – rappresenta l’epilogo del progetto Life Ursus, nato da buoni propositi ma gestito malissimo”.

Giacomo Bezzi, Forza Italia, deposita un’interrogazione alla Giunta e chiede: “Era davvero necessario abbattere KJ2? Sicuramente l’esemplare di orso resosi responsabile di comportamenti pericolosi per le persone andava catturato, su questo si può essere tutti d’accordo, quello che si poteva evitare era l’abbattimento dell’esemplare”.

A Jacopo Zannini, portavoce di Sinistra italiana “pare proprio che il progetto abbia cambiato nome in ‘Dead Ursus’. Le nostre critiche – spiega – non riguardano solo aspetti animalisti, ma affondano in una gestione, insufficiente e lacunosa, della tutela sia delle persone che degli animali”.

Claudio Cia, di Agire, si dice “dispiaciuto” anche se rimane la sua contrarietà ad un progetto “tanto inutile quanto dannoso”. Secondo il consigliere provinciale il Trentino è ora “additato con disprezzo a livello nazionale come già successo quando il presidente Rossi dichiarò di voler usare l’autonomia per difendere i vitalizi. Chi risarcirà i Trentino – si chiede – da questa ennesima pagliacciata istituzionale?”.

Contento per “l’epilogo” Maurizio Fugatti della Lega Nord. “Questa è la dimostrazione del fallimento del progetto Life Ursus in Trentino. Se da una parte infatti dobbiamo prendere atto che tale epilogo era l’unico ormai possibile in quanto deve valere il principio che la vita di una persona vale più di quella di un animale, dall’altra occorre prendere atto della totale incapacità della Provincia”.

Molto più che contento Erminio Boso, ex senatore della Lega Nord. “Fosse per me – afferma – con la pelle farei un bell’orso imbalsamato da mettere in bella vista in Consiglio provinciale. Ma con la carne – continua – farei una bella tavolata in piazza Duomo a Trento per mangiarlo tutti assieme”.

E non trattiene nemmeno la sua profonda ostilità nei confronti degli animalisti che invece difendono i plantigradi: “Questi li prenderei a bastonate, non capiscono un c***o, non possono venire a dirci come dobbiamo comportarci.Metterei queste persone in fila e li legnerei uno a uno”.

Per Filippo Degasperi dei 5 Stelle “l’inesperienza dell’attuale maggioranza ci ha fatto regredire a 100 anni fa, quando l’orso veniva schioppettato senza tanti complimenti. Di fronte ad un episodio così vergognoso viene da chiedersi se sia opportuno trasferire al Ministero la protezione dell’animale. Sorprende che a questo folle gioco si sia prestato il Corpo Forestale che la fauna dovrebbe difenderla, anche dai politici incompetenti”.

Ma anche il presidente dei deputati di Forza Italia, Paolo Romani, si chiede come mai sia stato ucciso un plantigrado nei boschi trentini: “Aveva aggredito un uomo, ma uccidere un’orso perché ha ferito un uomo che senso ha?”. E per lo stesso partito interviene Michela Brambilla che afferma: “Non è bastato il caso dell’orsa Daniza?”

“Ancora una volta la Provincia di Trento ha dato prova di prepotenza e crudeltà” – dichiara l’esponente forzista Repubblica.it. “Va da sé – prosegue l’ex ministra – che invocheremo chiarezza in tutte le sedi, politiche e giudiziarie finché i responsabili non pagheranno. La responsabilità di questa morte ricade interamente su chi l’ha voluta e preordinata, ben sapendo che non era necessaria”.

 

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LA VERITA’ !

Orso in Trentino, Enpa: «Colpo di scena, l’uomo ha aggredito l’orso»

L’associazione animalista cita il responsabile grandi carnivori della provincia di Trento: «L’idraulico ha attaccato l’orso a colpi di bastone, terrorizzato dalla sua comparsa»

L’orsa Kj2 durante la fase di cattura da parte dei forestali nel 2015 (Ansa)
L’orsa Kj2 durante la fase di cattura da parte dei forestali nel 2015 (Ansa)

Bestia feroce e pericolosa o solo un animale che ha agito per «legittima» difesa? «C’è un vero colpo di scena» sulla vicenda dell’uomo di 69 anni ferito da un orso nella zona di Predera, nei pressi del lago di Terlago nella Valle dei Laghi in Trentino: «Sarebbe stato il pensionato ad aggredire per primo l’animale e non viceversa». Lo assicura l’Enpa citando un’intervista rilasciata da Claudio Groff, responsabile settore grandi carnivori, servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento.

L’orso attaccato a colpi di bastone

Così, mentre prosegue la «caccia» all’orso con tanto di ordine di cattura e di rimozione (e «abbattimento», in caso di pericolo) emesso dal presidente della Provincia di Trento dopo l’aggressione avvenuta il 22 luglio, la vicenda assume nuove sfumature: «L’idraulico di Cadine ha attaccato l’orso a colpi di bastone, perché terrorizzato dalla comparsa improvvisa del plantigrado», sottolinea l’Ente nazionale protezione animali prendendo sempre in considerazione le dichiarazioni di Groff che citava la testimonianza resagli dallo stesso ferito. «In attesa vengano chiariti ulteriori elementi, quali l’eventuale presenza di cuccioli o il ruolo giocato dal cane nell’innervosire il plantigrado – continua l’associazione animalista – prende dunque corpo l’ipotesi dell’errore umano. Con buona pace di tutti coloro i quali non avevano perso tempo nell’invocare la forca per il povero orso».

Il ferimento e la «caccia»

La vicenda risale al 22 luglio: Angelo Metlicovec stava passeggiando con il suo cane sul sentiero che dai laghi di Lamar porta al lago di Terlago, verso il Doss del Ghirlo, quando si è trovato davanti l’orso. Alla fine, fortunatamente, ha riportato ferite leggere. Ma il caso ha subito creato due schieramenti: gli animalisti a tutela dell’orso e le istituzioni che immediatamente hanno attivato squadre speciali ed emesso l’ordine di cattura e rimozione dell’esemplare (che ancora oggi, comunque, è «a piede libero»). La provincia di Trento ha anche rivolto un appello al governo per approvare norme che consentano di rimuovere gli esemplari di orso «pericolosi».

L’appello alla provincia e al governo

«Al presidente Rossi e all’amministrazione provinciale di Trento, che hanno dimostrato di non essere in grado di gestire la situazione né di informare o sensibilizzare i cittadini sui comportamenti corretti da tenere chiediamo di fermare una inaccettabile caccia all’orso», conclude la presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi, che invita il presidente del Consiglio Gentiloni a non concedere «ulteriori “privilegi venatori” alla Provincia autonoma di Trento».

L’orsa coinvolta è Kj2

Intanto secondo gli esiti delle analisi sui campioni biologici prelevati sul posto è Kj2 l’orsa che la sera del 22 luglio ha ferito il pensionato. Secondo gli esperti della provincia di Trento questo «conferma la particolare criticità comportamentale di cui l’esemplare si è reso protagonista in passato». L’orsa, infatti, nella primavera del 2015aveva aggredito un escursionista a Cadine: subito dopo Kj2 era stata catturata e radiocollarata, ma il collare l’avrebbe perso nei mesi successivi. Intanto, negli ultimi giorni, sono già due le orse già catturate, radiocollarate e rilasciate in Trentino grazie alle trappole posizionate dai forestali nella zona di Terlago. Ma, ancora, nessuna notizia di Kj2.

1320.- L’ORSA DANIZA AMMAZZATA TRE ANNI FA DAVANTI AGLI ORSACCHIOTTI DA GENTAGLIA. OGGI IL PRESIDENTE UGO ROSSI E 30 FORESTALI CI RIPROVANO con Kj2! E TRE!

Cani Laika e proiettili narcotizzanti, nei boschi di Trento continua la caccia a madre orsa Kj2

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A TRENTO IL PRESIDENTE ANTI-ORSI UGO ROSSI DELLA PROVINCIA TROPPO AUTONOMA HA ORDINATO UN’ALTRA CACCIA ALL’ORSA: PERICOLOSITA’  MASSIMA. NON SA CHE ACCETTARE GLI ORSI SIGNIFICA LASCIARLI RIPRODURRE E SVEZZARE I CUCCIOLI IN SANTA PACE. NEANCHE UN BOSCO SENZA CURIOSI! QUANTI CARTELLI INVITANO A EVITARE IL BOSCO DOVE L’ORSA KJ2 HA SICURAMENTE I SUOI PICCOLI?

Sabato aveva ferito un idraulico settantenne a passeggio nei laghi. Non l’aveva ucciso perché non voleva, ma solo allontanarlo: Poco, ma sicuro! L’animale, Kj2, identificato da peli trovati (!), avrebbe, dicono “avrebbe” già aggredito nel 2015. Il presidente Rossi firma l’ordinanza: “Pericolosità massima”. Buffoni! Educate la gente a evitare gli orsi o rinunciate ai contributi dell’Ue per questi animali protetti! Ecco le regole (complicate) per catturarla e allontanarla. E i piccoli? Ha o no il diritto di difenderli?

Sono trenta i forestali pronti a darsi il turno nella caccia all’orso protagonista dell’attacco di sabato sera, a pochi chilometri da Trento. A 36 ore dall’episodio il governatore della Provincia di Trento, Ugo Rossi, ha firmato l’ordinanza urgente che consentirà l’identificazione e quindi il trasporto dell’animale in un recinto alle porte della città. La pericolosità dell’orsa è definita “massima”. Ma sul luogo dell’aggressione si sono già portate cinque pattuglie di forestali con l’incarico di avvisare turisti ed escursionisti della presenza dell’orso, mentre altri quattro uomini – accompagnati da due cani – stanno già battendo i boschi. Il sospetto è che l’orso in questione sia in realtà un’orsa di 15 anni e 133 chili di peso, nome in codice Kj2, protagonista di un’aggressione nel giugno del 2015 e da allora ricercata dai forestali. Solo il test sui peli ritrovati nel luogo dell’aggressione, un sentiero tra il Lago di Terlago e il Lago di Lamar, potrà comunque confermare che è davvero lei l’orsa protagonista di questo nuovo attacco.

Le regole per la cattura di un animale protetto come l’orso sono molto complicate e prevedono una serie di procedure definite dal ministero per l’Ambiente in accordo con le Regioni: le squadre devono essere di almeno quattro uomini, tra cui un veterinario, un operatore addestrato all’uso di fucili per la telenarcosi, un forestale con fucile tradizionale (per garantire la sicurezza della squadra) e un conduttore di cane addestrato alle attività contro gli “orsi problematici”. La Provincia di Trento ha scelto cani di razza Laika, provenienti dalla zona artica, di taglia media ma di grande coraggio.

Le squadre dovranno lavorare per lo più di notte (quando è più probabile la cattura) e le tecniche autorizzate dal ministero sono tre: l’uso di trappole tubo (in cui l’orso si infila attirato dal cibo per poi rimanere chiuso all’interno), l’uso di lacci Aldrich (che sono in grado di trattenere l’orso al suo passaggio senza provocargli ferite) e infine l’utilizzo di proiettili anestetici. Per quest’ultima tecnica, adottata nelle situazioni più gravi e quando comunque è possibile avvicinarsi all’orso, le regole sono ancora più severe: in particolare è vietato sparare un proiettile anestetico a un orso che potrebbe mettere se stesso in pericolo o essere pericoloso per altre persone. Ne sanno qualcosa i forestali di Trento che nel 2008, durante un tentativo di cattura, videro un orso cadere nel Lago di Molveno, colpito da un dardo narcotizzante, e morire annegato. E’ proibito anche anestetizzare un orso in un luogo da cui sarebbe difficile trasportarlo altrove e prima di entrare in azione i forestali devono attendere almeno 15 minuti ed essere certi che l’animale sia addormentato. Un ulteriore problema arriva dal fatto che, in caso di cattura, l’orso dovrà comunque essere rilasciato e ricatturato (dopo avergli infilato un radiocollare) solo dopo la conferma che sia davvero il responsabile dell’attacco attraverso il test del Dna.

Nel frattempo la Provincia autonoma di Trento ha aggiornato le mappe che indicano la presenza di orse con cuccioli sul territorio trentino, per informare chi ama frequentare le montagne. Le aree più battute dagli orsi sono quelle del Soprasasso e del Monte Bondone (a pochi

chilometri dalla città) e i versanti meridionali del Gruppo di Brenta. In totale sul territorio provinciale gli orsi sono una cinquantina, dopo un progetto di reintroduzione partito alla fine degli Anni Novanta, ma gli esemplari sono perlopiù concentrati nel Trentino centro-orientale

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Aggredito dall’orso, pronto l’esposto in procura. “Vogliamo capire se ci sono stati comportamenti omissivi, responsabilità o reati”. Rossi firma l’ordinanza

Mentre il presidente della Provincia ha dato il via libera alla procedura che dovrà portare alla “rimozione dell’orso”, Angelo Metlicovec (degente in ospedale) e il suo legale pensano a come muoversi e quanto vi abbiamo anticipato ieri potrebbe cambiare le carte in tavola.

 

Di Luca Pianesi – 25 luglio 2017 

TRENTO. Esposto alla Procura della Repubblica per valutare se c’è stato reato. Stanno pensando a questo l’avvocato Lorenzo Eccher e il suo assistito Angelo Metlicovec dopo che quest’ultimo è finito all’ospedale per l’aggressione di un orso. E le rivelazioni fatte ieri dall’uomo a il Dolomiti spiegherebbero il perché: la sera prima dello spiacevole incontro tra Metlicovec e l’orso, infatti, nella stessa zona una giovane podista che stava correndo sui sentieri tra gli stessi boschi poco sopra Terlago era stata vittima di quello che la Pat ha definito un “falso attacco” di un plantigrado. Stessa dinamica, stessa fuga precipitosa con conseguente infortunio della ragazza ma, fortunatamente, non stessa drammatica aggressione.

 

“Stiamo pensando all’esposto – spiega il legale – perché vorremmo fosse la magistratura ad appurare se ci sono state delle mancanze, dei comportamenti omissivi, se ci sono delle responsabilità, dei reati commessi da qualcuno. E la vicenda della ragazza della sera prima, ovviamente, è cruciale perché Angelo sicuramente, se avesse saputo che poche ore prima un orso aveva spaventato una persona in quel bosco, avrebbe evitato di andarci a passeggiare. Le lesioni, in concorso con un potenziale comportamento omissivo da parte di chi avrebbe dovuto vigilare, sono tutti elementi che pensiamo dovrebbero essere vagliati da un magistrato“.

 

Quel che a questo punto pare certo è che Metlicovec non accetterà l’indennizzo, standard, della Pat in caso di aggressione da orso “che è stabilito da polizze infortunio, quindi da contratti siglati dalla Provincia e non contempla responsabilità civili o penali“, spiega ancora l’avvocato. “Se noi accettassimo quell’indennizzo – completa Eccher – chiuderemmo la vicenda così e non si potrebbero appurare le responsabilità”. Intanto, mentre la degenza di Metlicovec continua all’Ospedale Santa Chiara di Trento, dopo l’operazione al braccio e le medicazioni delle ferite riportate alle gambe, il presidente della Provincia Ugo Rossi ha firmato l’ordinanza che prevede l’intervento “di monitoraggio, identificazione e rimozione di un orso pericoloso – così recita il testo – per l’incolumità e la sicurezza pubblica”.

 

L’ordinanza in oggetto è il principale strumento di cui l’amministrazione provinciale dispone per la gestione di eventi straordinari, come quello di sabato. E oggi la Commissione dei 12 si riunirà per l’esame della norma di attuazione depositata dalla Provincia, che, se approvata, consentirebbe di gestire in via ordinaria, e quindi in maniera diretta e più rapida, nel rispetto del quadro normativo nazionale ed europeo, tutto quanto concerne la presenza dell’orso in Trentino alla stessa Provincia. Nel frattempo continua l’attività di monitoraggio e presidio della zona con personale forestale sia nei 5 punti di accesso principali, anche con il compito di informare le persone che vi transitassero, sia con una squadra di emergenza di quattro persone e due cani finalizzata anche alle attività di cattura previste dall’ordinanza.
Il presidente Ugo Rossi, visto anche quanto disposto dal Pacobace (Piano di azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali) ha ordinato con l’atto firmato ieri, al Servizio Foreste e Fauna, tramite il personale del corpo forestale trentino, di procedere, nel più breve tempo possibile, ad eseguire nell’ordine le seguenti attività:

 

1) monitorare in maniera intensiva l’area ove si è verificato l’incidente e gli areali potenzialmente interessati dall’animale, al fine di assicurare la massima prevenzione possibile a tutela dell’incolumità e della sicurezza pubblica;

 

2) procedere nel più breve tempo possibile, a mettere in campo le azioni necessarie all’identificazione genetica ed al riconoscimento dell’esemplare che si è reso protagonista dell’incidente in oggetto, compatibilmente con i limiti tecnici insiti in tale tipo di attività;

 

3) procedere, ad avvenuta identificazione e riconoscimento dell’animale, alla rimozione dello stesso, applicando le misure alternativamente che saranno disposte in relazione alle circostanze di tempo e luogo sussistenti al momento, avuto riguardo al fatto che la fattispecie comportamentale dell’animale integra il massimo livello della scala di pericolosità prevista dal Pacobace.

 

Insomma, siamo a Daniza 2. La procedura di “rimozione” è praticamente la stessa. L’importante è non “sbagliare” la dose della droga, questa volta:

Settembre 2014. Daniza, esemplare dotato di radiocollare, spiata  da dietro un albero e disturbata dal cercatore di funghi Daniele Maturi, mentre era con i suoi due piccoli, lo allontana con due zampate senza ucciderlo. Braccata per un mese da un’ordinanza di Ugo Rossi, presidente della Provincia (troppo) autonoma di Trento e uccisa con doppia dose di narcosi fra la disperazione dei cuccioli. Nessuna condanna! Rossi evitò la condanna, non si dimise e, oggi, ci riprova e fa piazzare tre tagliole per analizzare i DNA degli orsi. E tutte le leggi a protezione degli animali?

Dalla cronaca di allora: Il ferimento

L’episodio è avvenuto nei boschi di Pinzolo. Protagonista un uomo del posto che si è imbattuto in una femmina di orsa, probabilmente il plantigrado conosciuto come Daniza, e con i suoi due cuccioli. Dalle prime informazioni pare che l’orsa, avvertita la presenza dell’uomo che si era riparato dietro un albero per osservare la cucciolata, si sia avventata contro quest’ultimo e lo abbia graffiato alla schiena e al ginocchio mordendolo infine ad uno scarpone. L’esemplare è munito di radio collare e la squadra specializzata dei forestali lo sta localizzando. Lo stato di necessità che si è determinato impone le procedure di cattura dell’orsa e – se l’operazione risultasse problematica – non si esclude il suo abbattimento. Sul posto si sta recando l’assessore all’Agricoltura, Michele Dallapiccola, per sincerarsi delle condizioni dell’uomo (all’ospedale è già presente il dirigente generale Romano Masè) e per seguire l’andamento delle operazioni.Una vicenda che farà discutere, soprattutto gli animalisti. La Provincia autonoma di Trento sta per emettere un’ordinanza di cattura per l’orsa che ha reagito con due zampate per allontanare un cercatore di funghi. Lo comunica il presidente Ugo Rossi che ha appena informato il ministro all’ambiente dell’accaduto.

Luca ha quasi 50 anni e gli ultimi dieci li ha passati su e giù per i boschi del Trentino. Binocolo in mano, orsi in vista, emozioni a non finire. Mercoledì sera c’era anche lui nella squadra dei quattro forestali provinciali che sono partiti da Trento a caccia di Daniza, per catturarla. In realtà il nome Luca lo ha scelto per la chiacchierata al telefono di ieri sera perché «meglio non scrivere la vera identità, non si sa mai che qualche esaltato….». Luca ripete che «noi siamo i primi ad essere dispiaciuti per quello che è successo», giura che «abbiamo sempre voluto che questo degli orsi fosse un buon progetto» e che «amiamo gli animali, gli dedichiamo tantissimo tempo ed energie». Ripensa alla scena dell’altra sera, a Daniza che barcolla e si accascia. «Un’amarezza profonda — dice — vederla in quel modo… ci tenevamo così tanto che andasse tutto bene e invece…». Invece hanno dovuto vederla morire. «Siamo intervenuti rapidamente, c’era con noi il veterinario e quando ci siamo avvicinati non era ancora morta. Ma intervenire in quelle condizioni non è facile, senza attrezzature, senza tutto ciò che si può avere in una clinica. Giuro che abbiamo fatto tutto il possibile per salvarla, davvero tutto il possibile». Se assistere alla morte di Daniza è stato «di una tristezza infinita», guardare i cuccioli venire verso la madre è stato anche peggio. La femmina si è avvicinata di più, è stato possibile catturarla per applicarle il chip auricolare che permetterà di tenerla sotto controllo: «L’abbiamo spostata in una zona di sicurezza e l’abbiamo tenuta d’occhio fino al risveglio» racconta Luca, che è rimasto in piedi tutta notte «fra scoramento e amarezza».Ci hanno pensato e ripensato, lui e i suoi colleghi. «Cos’è che è andato così storto?» si sono domandati fino all’alba ripercorrendo ogni passaggio. «Non abbiamo fatto nulla che non rispondesse a protocolli ben stabiliti. Abbiamo riflettuto molto, nessuno sa spiegarsi cosa può essere successo. Magari c’entra l’età avanzata… l’orsa aveva 18-19 anni e un’orsa vive in media fra i 20 e i 25. Tutto può aver influito. In questi anni ho imparato che durante la cattura un imprevisto può sempre succedere. Lo devi sempre mettere in conto, in qualche modo». Stavolta la possibilità che qualcosa non andasse bene sembrava esclusa dal calcolo delle probabilità. O meglio: nessuno della «squadra emergenza orsi», come la chiamano tutti informalmente, ci aveva pensato. «Mi creda, la morte Daniza è stata una sconfitta anche per noi».

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NON LE CREDETTI, come non credetti all’aggressione! Preferisco credere a chi criticò la dose mortale della telenarcosi.