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1245.- L’ISIS: perde la battaglia ma vince la guerra

 

L’ISIS: perde la battaglia ma vince la guerra; ma chi ha creato l’ISIS?  

Propongo questo articolo di Di Giulio Meotti, di ieri, 21 giugno 2017, perché rappresenta un’analisi acuta della guerra mortale scatenata dalla finanza sionista contro la civiltà occidentale, attraverso il terrorismo; e il terrore, nella cultura del popolo ebraico è l’arma più potente da seminare fra i nemici. C’è una logica in tutto questo e dobbiamo premettere che dire finanza sionista non significa il popolo ebraico, che spesso nella storia, ha pagato per questa associazione. La Finanza domina attraverso le banche e deprime le nazioni, per sottometterle. Il suo obbiettivo è una unica massa umana di meticci, bastardi e asessuati, di consumatori, resi succubi dei media del potere e sudditi, senza famiglia, con una sola lingua, nessuna bandiera, nessuna tradizione, arte, cultura e una sola legge: la loro!  Nessuna coesione e la solidarietà ridotta a una mera espressione vuota. L’Italia è già l’esempio che si sta formando, con i terremotati abbandonati a se stessi e con le macerie ancora nelle strade, con le mandrie congelate dal ghiaccio nella notte; con i giovani meravigliosi figli di meravigliose madri, costretti a espatriare, con gli anziani morti di fame e dignità; con la fine del pluralismo nella politica e nell’informazione: cardini della democrazia; con le formazioni intermedie della partecipazione politica dei cittadini ridotte a un partito unico: una mangiatoia per poveri di spirito; con i sacrifici delle tasse spesi per ingrassare loschi individui e mantenere a ufo, oggi, centinaia di migliaia di selvaggi, domani, milioni e chi obietta che i numeri sono impossibili è sommerso dalle oche e dagli eunuchi alle grida di razzista o fascista; con la salute a pagamento, per chi può, con la libertà fatta serva di istituzioni occupate da anni! da impostori, illegittimi, dove comandano i mercati e i mercanti e dove non c’è legalità. I beni pubblici appartengono al popolo. Non si cartolarizzano, non si vendono e non si svendono! Non c’è più regola e non c’è pietà. I trattati europei vogliono tutto questo. Il trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il Pareggio in Bilancio sono strumentali alla svendita del nostro patrimonio, quello pubblico e quello privato e al sequestro dei nostri risparmi. L’Unione europea, diretta dalle banche, con un parlamento farsa, è l’esempio di ciò che i farisei della Finanza intendono per governo dei popoli. Dio, dove sei?

Mario Donnini

Al-Baghdadi, un terrorista cresciuto all’ombra degli Usa

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Se l’ISIS si sta ritirando da Mosul, sta rapidamente avanzando a Manchester. Il califfato sta guadagnando la sua guerra in Europa. Sei mesi fa, in Gran Bretagna, sarebbe stata impensabile l’ascesa di Jeremy Corbyn, leader del partito laburista ultrapartifista che ha attribuito alla “guerra al terrorismo” i recenti attacchi a Manchester e Londra.

Mentre il Califfato ha raso al suolo tutto sul suo cammino, l’Europa ha reagito come se ciò fosse solo il risultato di una cultura negativa che non dovrebbero riguardarla. Gli islamisti, però, avevano altri piani.

“Perché, nell’agosto del 2015, l’ISIS ha avuto bisogno di far saltare e distruggere quel tempio di Baalshamin? perché era un tempio in cui i pagani venivano davanti all’Islam ad adorare idoli mendaci? No, è perché quel monumento venne venerato dagli occidentali contemporanei, la cui cultura comprende un interesse garbato per i “monumenti storici” ed una grande curiosità per le credenze di altre persone e altre cose. E gli islamisti vogliono dimostrare che i musulmani hanno una cultura diversa dalla nostra, una cultura che è unica e solo loro “. – Paul Veyne, archeologo.

Lo Stato islamico si sta sgretolando – se troppo lentamente. Sono passati più di due anni da quando il presidente francese François Hollande ha promesso: “Bombarderemo Raqqa”. Prima o poi, l’ISIS sarà probabilmente ridotta in una piccola enclave senza continuità territoriale e il suo capo, Abu Bakr al Baghdadi, sarà eliminato. Sarebbe comunque più pericoloso relegare questi tre anni come una breve parentesi: il nazismo non è durato a lungo: “solo” 12 anni di potere e cinque in guerra con il resto d’Europa. Le conseguenze fisiche e culturali della tirannia nazista sono purtroppo ancora visibili in Europa. Lo stesso vale per lo Stato islamico. Tre anni di terrore e di conquiste non sono male per una guerra del Califfato contro tutti gli altri.

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L’ISIS si lascerà dietro un retaggio terroristico senza precedenti (277 europei uccisi sul terreno europeo in due anni). Se l’ISIS si sta ritirando a Mosul, sta rapidamente avanzando a Manchester. Il califfato sta guadagnando la sua guerra in Europa. Sei mesi fa in Gran Bretagna, l’ascesa di Jeremy Corbyn, leader del partito laburista ultra-pacifista che ha incolpato la “guerra al terrore” per i recenti attacchi a Manchester e Londra, sarebbe stata impensabile. Il suo successo è chiaramente legato al recente fatto di sangue nelle strade britanniche.

In Occidente, l’ISIS ha assalito il parlamento a Ottawa, i caffè di Copenaghen, le spiagge di Nizza, i centri sociali di San Bernardino, la metropolitana e gli aeroporti di Bruxelles, i festival musicali di Manchester, teatri, stadi sportivi, ristoranti e mercati kosher a Parigi. Rouen, mercati di Natale a Berlino, centri commerciali a Stoccolma. Non male per un “team JV”, come Barack Obama ha chiamato il Califfato.

L’ISIS è stata un’attrazione ineguagliabile per l’umma, la comunità mondiale dei fedeli islamici: circa 30.000 musulmani in tutto il mondo – 6.000 dall’Europa – hanno lasciato le loro case per combattere sotto la bandiera nera mortale del Califfo. ISIS è stata in grado di costruire una rete globale di terrore. Gruppi jihadisti come Ansar Bayt al-Maqdis in Egitto, Abu Sayyaf nelle Filippine, Ansar al-Sharia in Libia, Boko Haram in Nigeria, Emirato del Caucaso in Russia e Movimento islamico dell’Uzbekistan insieme ad altri hanno tutti promessi Fedeltà a ISIS. Il califfato è diventato anche il gruppo terroristico più ricco della storia. Sebastian Gorka, consigliere di Casa Bianca sull’Islam radicale, ha dichiarato: “Gli attacchi dell’11 settembre 2001, costano appena 500 mila dollari. ISIS li guadagna in sei ore! Ti senti sicuro?”

ISIS ha fatto il male virale. Il mondo restò stupefatto quando ISIS sommerse l’immaginazione occidentale con le esecuzioni pubbliche dei giornalisti, con i massacri di soldati catturati, con i mercati per la schiavitù sessuale, con le esecuzioni dei gay e gli annegamenti pubblici, quando bruciavano persone vive e crocifissi. “Mai, prima, nella storia i terroristi hanno avuto un accesso così facile alle menti e agli occhi oculari di milioni”, ha scritto Brendan Koerner, osservando che “l’ISIS sta vincendo la guerra dei media sociali”. Spesso, il male funziona. Poche settimane fa, a Parigi, una donna ebrea, Sarah Halimi è stata uccisa da un grido musulmano “Allahu Akbar”. Il caso era appena coperto dalla stampa mainstream. Poi molti intellettuali francesi chiedono alle autorità di denunciarla come un caso di antisemitismo. Le minacce di ISIS sono ora così intense che anche gli esperti accademici dell’Islam, come Gilles Kepel, sono sotto la protezione della polizia.

 

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In pochi mesi lo Stato islamico ha lcancellato il confine coloniale storico disegnato dagli accordi Sykes-Picot, ha conquistato la metà della Siria, ha distrutto città intere di reperti antichi come Palmyra, ha raggiunto la periferia di Baghdad e ha scacciato l’esercito iracheno su cui gli Stati Uniti avevano investito 25 miliardi di dollari. Ecco perché molti analisti del terrorismo chiedono intelligentemente se “ISIS sta vincendo”. Tuttavia, l’eredità principale di ISIS è la devastazione, sia culturale che umana. ISIS ha avuto successo nel fare tabula rasa, una sorta di “anno zero” islamico, in cui, dopo un’apocalisse, la storia avrà inizio ancora – presumibilmente vergine e pura. Il califfato lascerà un Medio Oriente sempre più islamico, non solo nel panorama ma anche nella demografia. ISIS ha spazzato via intere comunità non musulmane che non torneranno mai. Molte città cristiane e Yazidi all’interno della sua orbita rimarranno permanentemente vuote a causa della macellazione, dell’esilio e della scomparsa dei sopravvissuti. Lo Stato islamico è stato in grado di distruggere l’antica comunità cristiana di Mosul.

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Un nuovo studio pubblicato dalla rivista settimanale Plos Medicine ha concluso che circa 10.000 membri della minoranza etnica e religiosa Yazidi sono stati uccisi. I ricercatori hanno stimato che furono rapiti 6.800 altri Yazidis e che più di un terzo sono ancora mancanti.

“Il cristianesimo in Iraq è finito”, ha detto Canon Andrew White, il grande vicario anglicano di Baghdad. ISIS riuscì, per la prima volta nel 2000, a annullare la comunione cristiana a Ninive. Il professor Amal Marogy, nativo dell’Iraq, ha dichiarato, in una conferenza presso l’Hudson Institute, che mentre un’infrastruttura come la diga di Mosul può essere salvata dall’ISIS, l’eradicazione della presenza cristiana in Iraq significa “la fine di una civiltà pacifica” . Ci sono commentatori che ora notano che “ISIS vince quando i cristiani lasciano il Medio Oriente”.

I jihadisti hanno recentemente vandalizzato antiche statue e manufatti romani presso il sito archeologico siriano di al-Salhiye, noto come Dura Europos. ISIS ha devastato le capitali più famose dell’antica Mesopotamia, da Nimrud a Hatra. “Questa distruzione è senza precedenti nella storia recente”. Lo dice Marina Gabriel, coordinatore delle scuole americane di ricerca orientale, iniziative sui beni culturali, un istituto che segue la distruzione dello Stato islamico.

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Nimrud ziggurat, non c’è più!

Il Nimrud ziggurat, costruito quasi 2900 anni fa – la più spettacolare struttura sacra conosciuta nell’antica Mesopotamia – non esiste più. I terroristi ISIS hanno devastato la Biblioteca pubblica di Mosul, dove sono stati bruciati o rubati 10.000 manoscritti. ISIS è riuscita anche a cancellare tutta la storia ebraica di Mosul, tra cui le tombe di Jonah, di Seth e di Daniel. Il Califfato distrusse la prima città assira, Khorsabad. La più grande devastazione, invece, si è svolta a Palmyra, il più importante gioiello archeologico del Medio Oriente. Palmyra delenda est. Lo Stato islamico ha inoltre eliminato migliaia di anni di storia siriana e irachena, polverizzando squisiti tesori antichi come il tempio di Bal.

Khalid al-Asaad, capo e innamorato, già pensionato, del sito archeologico della città siriana di Palmyra. Assassinato dall’ISIS.

Mentre il Califfato ha raso a terra tutto sul suo cammino, l’Europa ha reagito come se fosse solo il risultato di una inciviltà che non dovrebbe riguardarla. Gli islamisti, però, avevano altri piani. Il professor Paul Veyne scrive nel suo libro su Palmyra:

“Perché, nell’agosto del 2015, l’ISIS ha avuto bisogno di far saltare in aria e distruggere quel tempio di Baalshamin, perché era un tempio in cui i pagani davanti all’Islam venivano ad adorare gli idoli mendaci? No, perché il monumento venerato dagli occidentali contemporanei, la cui cultura comprende un amore educato per i “monumenti storici” e una grande curiosità per le credenze di altre persone e altre volte, e gli islamisti vogliono dimostrare che i musulmani hanno una cultura diversa dalla nostra, una cultura unica: la loro. Hanno fatto saltare in aria il tempio di Palmyra e hanno saccheggiato diversi siti archeologici nel Vicino Oriente per dimostrare che sono diversi da noi e che non rispettano quello che la cultura occidentale ammira”.

Bruxelles, ma sempre con qualche dubbio.

Ecco perché, dopo Palmyra, lo Stato islamico ha attaccato le sale da musica e altri simboli occidentali in Europa. Il “team JV” potrebbe perdere terreno, ma finora sta vincendo la guerra delle civiltà. L’Occidente sarà in grado non solo di liberare Raqqa e Mosul, ma anche di invertire questa valanga culturale cercando di schiacciarla?

 

 

1240.- Ratzinger non poté “né vendere né comprare”. Bergoglio, dicci chi sei!

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Devo cominciare riconoscendo un mio errore. Nel precedente articolo ho riferito che l’elezione di Bergoglio è stata “il frutto delle riunioni segrete che cardinali e vescovi, organizzati da Carlo Maria Martini, hanno tenuto per anni a San Gallo, in Svizzera”, come ha dichiarato vantandosene uno dei congiurati, il cardinal Dannnels.
Mi son detto che una tale congiura modernista invalida la elezione di Bergoglio.Un lettore, canonista, mi dà giustamente torto: “… Le convenzioni che si compiono fra gli elettori del conclave non producono nullità dell”elezione. A maggior ragione, se fatte prima del conclave. Esistono numerosi precedenti, molti nel tardo medio evo e nel rinascimento, almeno i meglio noti. Anche eventuali  vizi procedurali dell’elezione, dei quali si è occupato il Socci, possono avere rilievo solo se qualche interessato (ovvero elettore) li abbia fatti valere. Il che è positivamente escluso, non esistendo rifiuti di prestare obbedienza da parte di alcun porporato.   Questo, naturalmente, non vale a rendere i fatti di cui si dice moralmente degni, ma è altra materia”Segue la firma.
Quindi è un Papa che non possiamo stimare – visto che s’è fatto eleggere con questi trucchi e complicità – ma è legittimo. Tuttavia un altro lettore, stimolato dallo stesso articolo, mi rimbalza un blog con una notizia notevole.Quando, nel febbraio 2013, Papa Benedetto XVI si è dimesso improvvisamente e inspiegabilmente, lo IOR era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-terrorista (secondum America), come l’Iran.
Era la rovina economica, ben preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non manca mai di obbedire a certi ordini internazionali).Pochi sanno che cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie): in teoria, è una “camere di compensazione” (clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi.
Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro,  il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui il la finanza globale stronca le gambe agli stati che non obbediscono.La banca centrale dell’Iran ad esempio, per volontà giudaica, è stata esclusa dalla rete SWIFT per ritorsione contro il preteso programma nucleare. Ciò significa che l’Iran non può più vendere in dollari il suo greggio, che le sue carte di credito non valgono all’estero, e che nessuna transazione finanziaria internazionale può essere condotta da Teheran se non in contanti e in clandestinità, in forme illegali secondo l’ordine internazionale: nel 2014 la banca francese BNP Paribas è stata condanna dalla “giustizia” Usa a pagare (agli Usa) 8,8  miliardi di dollari per aver aiutato Teheran ad aggirare il blocco di Swift.
Sono state le minacce ventilate contro Mosca di escluderla dalla rete SWIFT come ritorsione per la cosiddetta annessione della Crimea – un danno enorme all’economia del paese – ad accelerare la messa in opera, da parte dei BRICS egemonizzati da Cina e Russia , di un proprio circuito di clearing alternativo a SWIFT, e operante in yuan e rubli, e non in dollari.
Per sottrarsi al ricatto che fa’ pendere sugli stati sovrani lo Swift.Il sito belga Media-Presse (lo SWIFT è basato in Belgio) nel dare la notizia dello SWIFT alternativo lanciato da Pechino e Mosca, il 5 aprile, raccontava come esempio:Quando una banca o un territorio è escluso dal Sistema, come lo fu nel caso del Vaticano nei giorni che precedettero le dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio 2013, tutte le transazioni sono bloccate.
Senza aspettare l’elezione di papa Bergoglio, il  sistema Swift  è stato  sbloccato all’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI.“ C’è stato  un ricatto venuto da non si sa dove,  per il tramite  di Swift, esercitato su Benedetto XVI. Le ragioni profonde di questa storia non sono state chiarite, ma è chiaro che SWIFT è intervenuto direttamente nella direzione degli affari della Chiesa.  Ciò spiega e giustifica le inaudite  dimissioni di Ratzinger, che tanti di noi hanno potuto scambiare per un atto di viltà; la Chiesa era trattata come uno stato “terrorista”, anzi peggio – perché si noti che la dozzina di banche cadute nelle mani dello Stato Islamico in Irak e Siria “non sono state escluse da SWIFT” e continuano a poter fare transazioni internazionali – e la finanza vaticana non poteva più pagare le nunziature, far giungere mezzi alle missioni – anzi, gli stessi bancomat di Città del Vaticano erano di fatto stati bloccati. La Chiesa di Benedetto non poteva più “né vendere né comprare”, la sua vita economica aveva le ore contate.
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Dimissioni sotto costrizione.
Non resta che sottoscrivere quel che dice Saura Plesio: Ratzinger “mai, proprio lui che lottò contro il Relativismo imperante,  avrebbe accettato “aperture” sul mondo gay e sulle politiche gender.
Mai si sarebbe prosternato al “mondo” (e al mondialismo) come questo papa, il quale gareggia con il laicismo imperante della Ue nel creare una forma di “divorzio sacramentale”, attraverso “l’annullamento breve”.
Mai si sarebbe prestato a fare la grande pagliacciata di Lampedusa fatta dal suo successore, che oltretutto non è nemmeno territorio suo, ma dello stato italiano. I grandi poteri mondialisti hanno fretta e Ratzinger era un  intralcio palese, un rallentamento sulla loro fulminea traiettoria”.
Con quanta fretta sia stata attuata l’espulsione di Ratzinger lo suggerisce anche un particolare che ha tratto fuori Luciano Canfora. Simpatico comunista non pentito, ma bravo storico della romanità e latinista, egli ha notato nel motu proprio con cui Benedetti ha giustificato le sue dimissioni con l’età (“Ingravescente Aetate”) una serie di errori di latino: errori elementari nella concordanza dei casi, da far arrossire uno scolaretto. Ora Ratzinger non può aver commesso questi errori. Il testo è stato scritto da altri, e lui è stato spedito via dal Vaticano platealmente, in elicottero ripreso in mondovisione? E subito dopo la sua dipartita, ecco che SWIFT sblocca le transazioni vaticane, riapre i bancomat, riporta all’onore del mondo lo Ior. Non hanno aspettato che venisse eletto Bergoglio; gli è bastata l’espulsione del “terrorista bianco”.
Nei salotti buoni e irraggiungibili fra Wall Street e Washington e Londra, già sapevano che il conclave avrebbe dato il soglio ad un modernista, ad uno di cui potevano fidarsi. Come mai? La sanzione SWIFT era stata coordinata con i “congiurati” in porpora che, guidati da Carlo Maria Martini (un cardinale che ha chiesto per sé l’eutanasia, va ricordato..) (1) avevano segnato Bergoglio come loro candidato già da anni?
C’è stato un accordo dei congiurati con un potere forte esterno, a cui sono vicini per ideologia?Magari l’elezione di Bergoglio non sarà invalida. Ma sembra di capire che la dimissione di Ratzinger lo è – è stato costretto a scendere dal trono di Pietro sotto costruzione. Il comportamento stesso di Ratzinger, apparentemente ambiguo nel tenersi addosso la veste bianca e il titolo di Santo Padre, può confermarlo: vuol dare il segnale a chi può capirlo, senza poterlo dire, che è stato cacciato, non se n’è andato volontariamente.
Ora, come un matrimonio è nullo se uno degli sposi l’ha stretto sotto costrizione, lo sarà anche un Papa che rinuncia sotto costrizione, e fa’ anche sapere che lui resta Papa….In questa ipotesi, si spiegano benissimo le accoglienze trionfali che Bergoglio ha ricevuto in America, all’Onu, da Obama, le standing ovation al Congresso – già, perché poi un Papa regnante viene invitato al Congresso degli Stati Uniti?
La cosa è molto strana e insolita. I rapporto di Washington col Vaticano sono sempre stati da cattivi a pessimi; non solo per odio protestante contro il “papismo”. Ora, sono diventati ottimi. Il Papa si fa’ volonteroso mediatore degli Stati Uniti presso Cuba, fa’ sue le “battaglie radicali”, apre alla nuova morale obbligatoria, insomma smette di essere l’antagonista morale che “questo mondo” detesta.
Si spiegherebbe così anche l’astuta gestione per guadagnarsi la simpatia dei media progressisti;e la brutale ma precisa “purga” che Bergoglio (con il suo consiglio degli Otto) ha operato in Vaticano, quasi avesse in mano una lista da lungo tempo preparata. La sua volontà di disciogliere il cattolicesimo in un protestantesimo generale, vacuo, secolarizzato e mondano…Bergoglio ingiunge ai cristiani di accogliere sempre più immigranti, senza limiti, con totale “accoglienza” e carità – Ebbene: “Con un comunicato ufficiale, firmato da ben 28 diverse obbedienze (tra cui ben 8 francesi ed una italiana, la Gran Loggia d’Italia), i massoni richiamano i governi europei ad accogliere gli immigrati, anzi ad accoglierne sempre di più. Dimostrando così una convergenza d’intenti con pochi precedenti non solo tra loro, ma anche rispetto alle nuove strategie seguite dagli Stati membri “ (Corrispondenza Romana, 11 settembre)

1204.- SOROS E “FRANCESCO” UNITI NELLA LOTTA…

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24 agosto 2016

Ormai da settimane ignoti hackers hanno messo in linea 2500 e-mail riservate fra Georges Soros, i dipendenti delle sue fondazioni  –  capeggiate dalla casa-madre,  la Open Society Foundation  e i  riceventi dei suoi  doni. I media ne tacciono, perché sono ovviamente imbarazzanti. Si vede per esempio che lui ha dato direttive ad Hillary Clinton quando era segretaria di stato,  su una crisi in Albania (sic) e su come risolverla: direttive che Hillary ha seguito alla lettera. Si vede anche che alla campagna di Hillary ha versato 30 milioni di dollari, il che ne fa’ il maggior donatore singolo.

Ma non basta. Se una cosa risalta in queste mail,  è la megalomania di questo    gran burattinaio. Non c’è  area del mondo dove non finanzi attività (sovversive, o ‘filantropiche’); non una politica pubblica che non si proponga di ‘riformare’ in ogni parte del pianeta, sganciando soldi ai locali ‘riformatori’, che hanno sempre un carattere sinistroide e libertario. Megalomane e insieme,  micro-gestore  di tutta la realtà.  Come abbiamo visto, Soros finanzia Arcigay in Italia, e Planned Parenthood (in Usa (l’ente  pro-aborto che l’hanno scorso s’è scoperto faceva commercio di organi di feti);  ha pagato rivoluzioni colorate e l’opposizione ad Orban in Ungheria; istiga la giunta di Kiev a fare la guerra alla Russia; gestisce (attraverso apposite ONG) l’inondazione di immigrati in Europa, e  nello stesso tempo  eccita organizzazioni di minoranze etniche latinos in Usa, allo scopo di far cambiare  la demografia dei collegi elettorali  in modo da favorire Hillary contro Trump.  Per lo stesso scopo, paga organizzazioni razziali come Black Lives Matter  (650 mila dollari) perché interrompano i comizi di Donald. Ha  finanziato ripetuti  tentativi di manifestazioni LGBT a Mosca, pagando le trasferte di celebri   travestiti e sodomiti; in Europa, ha ‘gestito’ certe elezioni, facendo eleggere candidati favorevoli all’immigrazione senza limiti, e finanzia gruppuscoli che in Usa si battono non solo  per il “diritto delle donne” e LGBT di entrare nelle unità combattenti, ma il dovere di allogarle in caserme unisex; o gruppi che stanno conducendo la meritevole battaglia per toilettes pubbliche per trans.  Tutto in nome di un evidente scopo finale: la dissoluzione di ogni ordine, gerarchia e stabilità nelle società umane.

Poteva tal miliardario mancare di estendere  le sue cure lobbistiche al Vaticano, dal momento della elezione di un “Francesco” così attivo nella dissoluzione. Dai documenti rivelati si scopre che Soros ha progettato subito di influenzare  il Vaticano “impegnando il Papa  sui temi della giustizia economica e razziale”.

Nel maggio 2015,  il consiglio direttivo in Usa della Open Society di  Soros prende un’iniziativa che viene così riferita:

Pope Francis Visit – $650,000 (USP)  – vengono ciè stanziati alla bisogna 650 mila dollari.  Segue  la veloce delineazione della strategia:

“La prima visita di Papa Francesco in Usa a settembre  includerà una storica allocuzione al Congresso [un privilegio mai concesso ad alcun pontefice in un sistema politico ostile ai ‘papisti’. Ndr], un discorso alle Nazioni Unite, e una visita a Philadelphia   per “l’incontro mondiale delle famiglie”.  Per approfittare del momento, noi sosterremo le attività di PICO per coinvolgere il Papa sui temi della giustizia economica e razziale; useremo l’influenza del cardinal Rodriguez, primo consigliere del Papa, e contiamo di spedire una delegazione in Vaticano in visita,  a primavera o estate, per fargli sentire direttamente la voce dei cattolici di basso reddito in America”.

http://soros.dcleaks.com/view/?q=vatican&div=us, OPEN SOCIETY U.S. PROGRAMS

L’ente percettore dei soldi, PICO (People Improving Communities through Organizing)  è una organizzazione fondata da un gesuita, John Baumann, nel 1972. Baumann  faceva parte di una organizzazione creata nella Grande Depressione da un agitatore ebreo, Saul  Alinsky, che intendeva scatenare la rivoluzione socialista;  svanito il progetto, la PICO resta un movimento di estrema sinistra che unisce comunità su base ‘religiosa’  che si propone la redistribuzione della ricchezza, fra l’altro “mettendo leader religiosi nei consigli di amministrazione delle banche”.  Dio sa quanto il capitalismo americano abbia bisogno di redistribuire le ricchezze; potrebbe cominciare proprio Soros. Ma come il miliardario coniughi le aspirazioni di PICO con  i  finanziamenti miliardari che fa’0 ad organizzazioni per l’aborto, l’eutanasia, il ‘gender’, il matrimonio Gay e la distruzione della famiglia, è un mistero  che non abbiamo il modo di sviscerare.

Più interessante i rapporti cordialissimi che la Open Society Foundation di Soros , mostra di avere per il cardinale  Óscar Rodríguez Maradiaga;  honduregno, personaggio ambiguo nei suoi rapporti  (favorevoli)  con un potere golpista  nel 2010  in Honduras,   ragion per cui fu invitato  a Roma dalla  Comunità di Sant’Egidio a parlare sul tema: “Oltre la violenza e la povertà. Proposte di cambiamento per l’America Latina”.  Uomo di fiducia di El Papa, che lo ha elevato al ruolo di ‘coordinatore’  del gruppo di 8 cardinali da cui si fa’ affiancare nella ‘riforma della Chiesa”, ossia nel governo senza controllo – come si fa nei golpes sudamericani. In pratica è il capo della  Junta Suramericana che sta schiacciando, umiliando e terrorizzando la Curia.

Il direttorio della  Foundation di Soros   sottolinea la ‘intima amicizia” che El Papa mostra al cardinal Rodriguez  Maradiaga e del fatto che già adesso sta “usando la sua influenza” nel Vaticano per promuovere le idee più   radicali sulla eguaglianza economica, che sono quelle che Soros caldeggia e propone (e piacerebbe sapere perché).  Del resto è noto che  la Open Society finanzia gruppi cattolici di sinistra in Usa,e  insieme MoveOn org, un  gruppo neocon  ferocemente anticattolico che pesca nella destra repubblica  (attualmente preme sugli esponenti del  partito perché   depennino Trump come candidato..) e che si è distinto per una campagna calunniosa contro Benedetto XVI accusato di coprire i preti pedofili.

Ma ora c’è “Francesco” e tutto cambia.    Attenzione: i progetti di influenzare EL Papa da parte di Soros sembrano perfino timidi, rispetto  all’ardimento mostrato da “Francesco”:  le mail  risalgono all’anno scorso, e ora la personalità  modernista (forse massonica)  del nostro è molto più chiara.  In ogni caso,  non va dimenticato che nel dicembre 2015  El Papa non ha esitato di farsi pagare   da protagonisti dell’ideologia globalista la scenografica profanazione  di San Pietro, su cui han proiettato gigantesche immagini di belve, scimmie e selvaggi – un trionfo della “natura”  sulla cultura e sulla storia, dal titolo simbolico “Fiat Lux”, a segnalare che finalmente la luce del progresso illuminava l’oscurantismo clericale. Lo spettacolo osceno era stato pagato dalla Banca Mondiale, e specificamente dal suo programma per il terrore del riscaldamento climatico (bisogna ridurre le emissioni..), dal numero due della Microsoft Paul Allen e da una organizzazione chiamata Okeanos Fondazione per il Mare.  Ma per la Junta vaticana era semplicemente la celebrazione ed apoteosi della enciclica “Laudato Sì”, prima enciclica ambientalista mai emessa da un Papa, ma soprattutto quasi franca proclamazione della  speciale gnosi panteista-evoluzionista che è la vera fede di “Francesco”: un immanentismo che deve molto a Theilard De Chardin, per il quale Cristo essendosi fatto  materia,  ha divinizzato  non solo il genere umano ma l’intera natura. Onde El Papa esorta, come nuovo dovere cattolico, a sviluppare in noi la coscienza eco-New Age  “di non essere separati dalle altre creature, ma di formare con gli altri esseri dell’universo una stupenda comunione universale” (nº 220).  Niente più accettazione della Croce, ma sì alla raccolta differenziata e al governo globale del clima.

“Fiat Lux”, finalmente

Secondo il vostro cronista, El Papa non ha certo bisogno di farsi suggerire programmi da Soros. Sta “conducendo” la Chiesa “per nuovi cammini”  ignorati dalla Chiesa e dal suo Fondatore per duemila anni. Bisognerà riparlarne. Qui sotto potete trovare qualche spunto essenziale sulla ideologia di El Papa:

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1294_Da-Silveira_Note_su_Laudato-si.html

Un’altra organizzazione  cattolica finanziata da Soros e nominata dai direttivo è la FPL ( Faith in Public Life); ad essa, con la donazione, vengono impartiti gli ordini. La FPL deve organizzare sondaggi per “dimostrare  che i votanti cattolici  rispondono con favore alla concentrazione del Papa sull’ineguaglianza di reddito”  e  una azione militante per convincere i cattolici “pro family”; che essere “pro-family” richiede affrontare il problema della iniquità economica. Il che è giustissimo, Non si vede però  che bisogno ci sia di pagare per ottenere sondaggi “a priori” favorevoli a una data tesi; e che un gruppo anti-capitalista sia finanziato riccamente dal più famoso speculatore dei nostri anni.

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La Open Society ha anche un “advisory board”,  un gruppo di consiglieri fra cui appaiono giornalisti, anche importanti, come l’opinionista della Washington Post DanielleAllen, e Steve Coll, del  New Yorker. Il che può contribuire a spiegare come mai la  fuga delle email di Soros non ha fatto notizia in Usa: non è proprio comparsa nemmeno come breve di cronaca. Un altro motivo è che l’intera classe mediatica americana sta sostenendo la Clinton  con i  mezzi più vergognosi, abbandonando ogni minima pretesa di oggettività, e quasi suicidandosi in questa operazione, buttando al macero la propria reputazione, in modo – direi – terminale, come se non ci fosse un domani.
A che scopo tutto ciò?, si chiederà il lettore, a questo punto completamente smarrito – e con ragione.   Esiste tuttavia un possibile bandolo della matassa, che è utile tenere in mano nel groviglio delle donazioni di Soros. Si trova  nelle e-mail dove il  direttivo della  Open Society  segnala il pericolo rappresentato dal fatto che “La Russia cerca di aumentare la propria influenza nella vita politica europea”.  Bisogna assolutamente contrastare “il sostegno della Russia a movimenti che difendono i valori tradizionali”.  E’ non la “reazione” o “il populismo”, ma esattamente la Tradizione che viene qui indicata come il nemico – il nemico della Dissoluzione – da  stroncare. Per il progetto, si chiedono 500 mila dollari. Da aumentare per “bisogni imprevisti”.

1064.- Un Governo federale per affermare la democrazia europea

Scritto da Antonio Padoa Schioppa

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L’alternativa appare ormai chiara: è la progressiva dissoluzione dell’Unione e il ritorno al nazionalismo. Sarebbero esiti funesti per la sicurezza, la pace e il benessere non solo dei cittadini europei ma di quelli dell’intero pianeta.

Per la sicurezza, per l’immigrazione, per la difesa comune, per la crescita, per l’occupazione, per investimenti su altri beni pubblici europei

Che l’Unione europea soffra di un deficit di democrazia è ormai un luogo comune ripetuto da molti anni. Tuttavia questa diagnosi va approfondita, se si vogliono individuare con qualche speranza di successo le necessarie e possibili terapie.

Occorre anzitutto distinguere, tra le ragioni di crisi della democrazia, quelle che sono oggi comuni a tutte le democrazie avanzate da quelle specifiche dell’Unione europea, perché sarebbe fuorviante ritenere, come troppo spesso si tende a fare, che alla carenza di democrazia al livello europeo si possa e si debba provvedere ricorrendo alle democrazie nazionali, che sono concepite da molti come la sola fonte legittima e reale della democrazia stessa.

Ciò è sbagliato sotto due punti di vista, l’uno relativo all’idea stessa di democrazia politica, l’altro relativo alla realtà attuale delle istituzioni politiche nazionali.

Da un lato, infatti, il principio democratico per il quale il potere normativo e il potere di governo sono conferiti dal popolo, fonte della sovranità, e periodicamente rinnovati con il voto, non è un principio riservato necessariamente al solo stato nazionale, ma anche ad entità territoriali inferiori o superiori rispetto a questo, dai comuni alle regioni agli stati membri di una federazione così come ad entità sovranazionali, quali, pur in forme e con caratteristiche molto diverse, l’Unione europea e le Nazioni Unite.

D’altro lato, la condizione generale di crisi in cui versano le attuali democrazie rappresentative nei Paesi avanzati è innegabile. È l’esercizio stesso della sovranità popolare a risultare pregiudicato alla radice là dove il consenso o il dissenso che si esprimono nel voto vengono determinati in modo artefatto da un circuito informativo deviato da interessi particolari e gestito con tecniche di comunicazione abilmente manipolate. Le quali sono spesso fondate sull’efficacia emotiva di dettagli poco rilevanti ma ingigantiti ad arte anziché sui dati e sui fatti reali, che vengono occultati o ridotti ad uno spazio minimo, tale da non venir recepito né sedimentato nella memoria del cittadino. Questo vale non solo per la stampa e per la televisione ma anche per i circuiti apparentemente spontanei e neutrali della rete web. Si tratta di problemi formidabili, nel senso etimologico della parola, che forse solo una futura “costituzionalizzazione” dell’informazione potrà avviare verso esiti positivi, senza raggiungere i quali le democrazie stesse potrebbero soccombere.

L’Unione europea soffre anch’essa, naturalmente, di queste criticità. Ma il deficit di democrazia che viene lamentato ha qui un fondamento specifico, che quasi sempre sfugge agli osservatori. Vi sono due circuiti ben distinti nei quali vengono assunte le decisioni che i Trattati, sottoscritti da ciascun Paese membro dell’Unione, affidano alla competenza dell’Unione stessa.

Il primo circuito è quello che si attua con il metodo comunitario, cioè con l’apporto congiunto e coordinato della Commissione, dei due Consigli (europeo e dei ministri) e del Parlamento europeo. Mentre il Consiglio europeo delibera sempre sulla base del principio del “consenso”, che presuppone l’accordo di tutti, il Consiglio dei ministri delibera nei casi previsti dai Trattati sulla base del principio maggioritario: a maggioranza semplice, assoluta o qualificata a seconda delle materie. Il secondo circuito opera invece per le materie nelle quali i Trattati richiedono decisioni all’unanimità in seno ad entrambi i Consigli, estromettendo dal ruolo decisionale il Parlamento europeo; si tratta di oltre quaranta materie, tutte del massimo rilievo entro le competenze dell’Unione, dall’armonizzazione legislativa alla materia fiscale, dal bilancio pluriennale alla riforma dei trattati, dalla politica estera e di sicurezza alle decisioni del neo-istituito European Stability Mechanism (ESM) e a molte altre, inclusa la revisione dei Trattati.

Appare allora evidente che il deficit democratico dell’Unione ha un fondamento innegabile se si riferisce a questo secondo circuito: come si può ritenere democratica una legge europea o un’importante azione di governo che non abbiano ottenuto l’approvazione dell’organo dell’Unione che rappresenta i cittadini europei, il Parlamento europeo? Solo la doppia legittimazione dell’organo rappresentativo della sovranità popolare e dell’organo che rappresenta gli Stati (i due Consigli) può garantire alle scelte dell’Unione la qualifica della democraticità. Naturalmente, il potere di veto – per il quale è sufficiente il no di un governo per bloccare una decisione – va abolito in radice: là dove esso permane non c’è unione, ma una semplice “lega delle Nazioni”, impotente nei casi di dissenso: come i fatti e soprattutto le omissioni dell’Unione in tutti questi anni hanno dimostrato ripetutamente al di là di ogni ragionevole dubbio.

Invece nel primo dei due circuiti il deficit di democrazia semplicemente non esiste. Vi sono, certo, difetti e imperfezioni, a cominciare dall’assenza di una comune legge elettorale per il Parlamento europeo, che pure i Trattati prevedono; vi è forse una sovra-rappresentazione degli Stati minori, peraltro non irragionevole e comunque non determinante; ed altro ancora. Ma si tratta di inconvenienti non essenziali. Per di più, la svolta realizzata in occasione delle elezioni europee del 2014, che ha visto la presentazione di un candidato da parte di ciascuno dei maggiori partiti europei alla presidenza della Commissione – così è nata la presidenza di Jean-Claude Juncker – ha costituito un’innovazione sostanziale della costituzione materiale dell’Unione, perché ha reso per la prima volta evidente e operante il circuito fondamentale delle moderne democrazie: popolo/voto/parlamento/governo.

C’è però un altro aspetto, non meno essenziale. Democrazia significa anche la capacità di attuare con efficacia le decisioni assunte democraticamente. E qui l’Unione soffre di una patologia grave, perché anche quando una delibera è stata approvata nel modo corretto (cioè con le procedure di quello che abbiamo denominato primo circuito), molto spesso manca poi la capacità di attuarle perché manca un vero governo europeo in grado di imporsi agli Stati nazionali. Si tratta di un difetto di fondo, che scaturisce dal fatto che la Commissione (cioè il governo in potenza dell’Unione) è di fatto spesso impotente.

Restano, anche entro il primo circuito, i problemi che abbiamo sopra richiamato, dei quali soffrono anzitutto le democrazie nazionali, inclusa ormai quella degli Stati Uniti.  Un tentativo di superare i limiti della rappresentanza politica è stato tuttavia inserito nel Trattato di Lisbona con l’articolo 11, che prevede proposte di legge promosse da petizioni di almeno un milione di cittadini: un tentativo parziale e imperfetto, ma non irrilevante.

Come colmare, allora, il deficit democratico dell’Unione? Se i rimedi istituzionali che servirebbero sono pochi, semplici e chiari –  abolizione del veto, co-decisione legislativa generale del Parlamento europeo, fiscalità propria dell’Unione – la speranza di vederli adottati potrà realizzarsi solo se questi rimedi risulteranno indispensabili al conseguimento di risultati di merito che l’Unione deciderà di adottare. Così è stato sempre in passato. Per la sicurezza, per l’immigrazione, per la difesa comune, per la crescita, per l’occupazione, per investimenti su altri beni pubblici europei (dall’energia alla ricerca di base, dalla valorizzazione del patrimonio culturale alla tutela del territorio ed altri ancora) occorre un vero governo dell’Unione, che non potrebbe operare efficacemente e democraticamente se non nel rispetto del metodo comunitario: dunque adottando senza eccezioni i tre requisiti istituzionali di cui si è detto. Questo deve valere anzitutto per i Paesi dell’Eurozona, che non potranno non costituire il nucleo (tutti, non solo alcuni) di quella geometria variabile dell’Unione che ora lo stesso governo tedesco ipotizza.

Le pulsioni negative verso l’Europa, che le opinioni pubbliche stanno oggi esprimendo in misura allarmante, potranno rientrare se, e solo se, l’Unione giungerà in tempi brevi ad attivare, con un adeguato potere di governo democratico sovranazionale, politiche di stimolo alla crescita, all’occupazione anzitutto giovanile ed alla sicurezza comune.

L’alternativa appare ormai chiara: è la progressiva dissoluzione dell’Unione e il ritorno al nazionalismo. Sarebbero esiti funesti per la sicurezza, la pace e il benessere non solo dei cittadini europei ma di quelli dell’intero pianeta.

1016.- Monsignor Negri: “Gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano per le dimissioni di Benedetto”

1421301615-ipad-250-0Monsignor Negri: “La mano di Obama dietro le dimissioni di Benedetto XVI”.

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Ancora sospetti su un presunto complotto internazionale, al quale avrebbe partecipato addirittura l’ex presidente americano Barack Obama, che avrebbe indotto Joseph Ratzinger ad abbandonare la cattedra di San Pietro; timori di pressioni che avrebbe subito, così forti che evidentemente era impossibile resistere. E di conseguenza si torna a congetturare che il passo indietro del Papa emerito non sia stato libero, come egli ha dichiarato fin da subito e ribadito successivamente nelle rare volte in cui ha avuto l’occasione di tornare sull’argomento.

Fino a ieri lo scenario di una cospirazione anti Ratzinger era un’ipotesi di giornalisti, osservatori di cose vaticane e ambienti cattolici ostili alle novità introdotte da Papa Francesco che non si rassegnano all’abbandono del suo predecessore. Ora invece c’è un autorevole uomo di Chiesa, l’arcivescovo Luigi Negri, sollevato poche settimane fa dalla guida della diocesi di Ferrara per raggiunti limiti di età (il suo successore subentrerà a giugno), che fa propria l’idea del complotto americano. In una lunga intervista a un giornale online di Rimini, Negri parla di «motivi gravissimi» dietro la rinuncia di Benedetto XVI. «Sono certo dichiara – che un giorno emergeranno gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano. Benedetto XVI ha subito pressioni enormi».

Aggiunge il vescovo emerito di Ferrara: «Non è un caso che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d’inchiesta per indagare se l’amministrazione Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto. Resta per ora un mistero gravissimo, ma sono certo che le responsabilità verranno fuori. Si avvicina la mia personale fine del mondo e la prima domanda che rivolgerò a San Pietro sarà proprio su questa vicenda».

Il monsignore non manca di ricordare la sua frequentazione con Benedetto XVI, il rapporto di «forte amicizia» con il pontefice emerito: «In questi ultimi quattro anni l’ho incontrato diverse volte. Negli ultimi incontri l’ho visto infragilito fisicamente, ma lucidissimo nel pensiero. È stato lui a chiedermi di guidare la diocesi di Ferrara. Mi sono sempre rivolto a lui nei momenti più importanti per discutere delle scelte da fare e non mi ha mai negato il suo parere, sempre in spirito di amicizia». Traspare il tentativo di accreditarsi come interprete autorevole del Ratzinger-pensiero, benché nel recente libro-intervista con Peter Seewald, intitolato Ultime conversazioni, lo stesso Benedetto XVI abbia liquidato come «assurdità» le tesi complottistiche di giornalisti e gruppi cattolici tradizionalisti: «Nessuno ha cercato di ricattarmi», ha messo per iscritto. Ma ora le dure dichiarazioni di un suo fedelissimo riaprono gli interrogativi.

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“Si avvicina la mia personale “fine del mondo” e la prima domanda che rivolgerò a San Pietro sarà proprio su questa vicenda”.

L’incontro con monsignor Luigi Negri avviene nella sede dell’Arcidiocesi di Ferrara e Comacchio il giorno in cui festeggia i 4 anni dalla sua nomina a vescovo. “Quattro anni bellissimi e faticosissimi” spiega Negri che, raggiunti i 75 anni di età, il prossimo 3 giugno lascerà la guida della diocesi ferrarese a monsignor Gian Carlo Perego.
Una cerimonia che definire sobria sarebbe un’esagerazione: un bicchiere d’acqua, una candelina su un pasticcino salato, due battute con i collaboratori.
Monsignor Negri, una curiosità da profano assoluto: ma un prete può andare in pensione? Se è una missione e non un lavoro, come si fa a dire ad una persona “adesso basta”?
“Non si può dire, e infatti io continuerò a lavorare. Al massimo mi possono dire che non ho più la guida operativa della diocesi di Ferrara e Comacchio che ho accettato con umiltà e spirito di servizio su richiesta di Benedetto XVI. Ma rimango arcivescovo emerito, non decado dalla responsabilità di guidare i cattolici, cosa che farò senz’altro, anche se con altre modalità. Mi dedicherò soprattutto al versante culturale. Cercherò di portare avanti un discorso di sensibilizzazione, in linea con la tradizione cattolica. Tenterò di attuare pienamente questo impegno con grande libertà, confortato da tanti autorevoli amici”.

E’ noto il suo grande rapporto con il papa emerito Benedetto XVI…
“In questi ultimi 4 anni ho incontrato diverse volte Benedetto XVI. E’ stato lui a chiedermi di guidare la diocesi di Ferrara, perché molto preoccupato della situazione in cui versava la diocesi. Con Benedetto è nato un rapporto di forte amicizia. Mi sono sempre rivolto a lui nei momenti più importanti per discutere delle scelte da fare e non mi ha mai negato il suo parere, sempre in spirito di amicizia”.

Visto questo rapporto, si è fatto un’opinione sul perché Benedetto abbia rinunciato al papato, un gesto clamoroso nella millenaria storia della Chiesa?
“Si è trattato di un gesto inaudito. Negli ultimi incontri l’ho visto infragilito fisicamente, ma lucidissimo nel pensiero. Ho poca conoscenza – per fortuna – dei fatti della Curia romana, ma sono certo che un giorno emergeranno gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano. Benedetto XVI ha subito pressioni enormi. Non è un caso che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d’inchiesta per indagare se l’amministrazione di Barack Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto. Resta per ora un mistero gravissimo, ma sono certo che le responsabilità verranno fuori. Si avvicina la mia personale “fine del mondo” e la prima domanda che rivolgerò a San Pietro sarà proprio su questa vicenda”.

Dopo la “rinuncia” di Benedetto si è assistito ad una svolta nella Chiesa. E’ un dato di fatto che il pontificato di Francesco sia al centro di discussioni. Da una parte, magari storicamente lontana dalla Chiesa, si assiste ad una celebrazione del nuovo papa, da ambienti definiti più tradizionalisti vengono critiche e dubbi…
“La Chiesa deve a Benedetto la straordinaria coniugazione di Fede e Ragione. La Ragione per indagare e la Fede come verifica. Con l’applicazione di questo metodo mi sono sentito a casa mia, in una sorta di ideale continuazione degli anni d’intesa con don Luigi Giussani.
L’attualità vede un grande dibattito e molta confusione in tanta ecclesiasticità, viene il sospetto che non siano chiare le linee di comprensione autentica, perché avvalorate dalla tradizione, dell’intero dogma cristiano. L’ipotesi è quella di far coincidere il cammino della Chiesa con il presente, ma non si considera che, senza tener conto della tradizione, questo tentativo è destinato all’infecondità.
Inoltre è scattata una damnatio memoriae dell’opera immensa dei pontificati di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.
Tra le altre cose è incomprensibile che abbiano trovato accreditamento in Santa Sede personalità equivoche e discutibili. Equivoci perché privi di competenza scientifica. Dalla “Gaudium e Spes” emerge che la Chiesa deve rispettare la libertà e l’autonomia della ricerca tecnica e scientifica (“la legittima autonomia delle realtà terrene”), perché la ricerca, con metodi veramente scientifici e secondo le norme morali, non è in contrasto con la fede. E’ giusta la reazione a queste scelte incomprensibili da parte di tanti ambienti scientifici, che si vedono preferire scienziati meno competenti ed ideologizzati in senso anti cattolico”.

Le cronache forniscono sempre nuovo materiale per la fondamentale questione bioetica. Su questo punto, anche solo dal punto di vista di un osservatore dei media, appare evidente un affievolirsi della voce della Chiesa Cattolica.
“Questo è un aspetto sconcertante. Il ministero non deve essere mai taciuto. Anche in questo caso sembriamo aver dimenticato lo splendore dei pontificati del XX secolo. In quei casi assistevamo ad una pertinenza assoluta nel giudicare, per poi far scaturire, da questo giudizio, la carità.
Adesso assistiamo ad una “vulgata” che mette in dubbio le stesse parole di Dio, c’è una contrapposizione tra dottrina e pastorale, tra verità e carità.
Su questo punto basterebbe la folgorante definizione del Cardinal Cafarra: “La pastorale senza verità è puro arbitrio”.
La Chiesa adesso purtroppo pullula di associazioni e gruppi che danno indicazioni e norme di comportamento su tutte le questioni, senza considerare la verità.
La Chiesa si è sempre battuta per difendere l’umano. Se il mondo distrugge l’umano e io aiuto il Mondo, allora anch’io distruggo l’umano. Purtroppo l’impressione è che persone vicine alla Chiesa aiutino questa distruzione dell’umano”.

Una vicenda che sta dividendo il mondo cattolico è rappresentata dai “dubia” sollevati da quattro cardinali sull’esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Bergoglio. La risposta a questi “dubia” non arriva, a suo giudizio papa Francesco dovrebbe affrontare i problemi posti?
“L’Amoris Laetitia ha bisogno di una specificazione, purtroppo la guida ultima della Chiesa ancora tace. Io penso che il Santo Padre debba rispondere, anche se sembrerebbe aver deciso per il contrario. Purtroppo si è scatenata un’autentica isteria contro questi quattro cardinali che sono stati accusati di tutto. C’è chi è arrivato a suggerire di togliere loro la berretta cardinalizia. Si tratta di episodi stomachevoli. Gli antipapisti di un tempo diventano iperpapisti per proprio uso e consumo”.

Anche Lei nella sua vita non si è mai risparmiato nel dibattito pubblico e spesso ha dovuto subire offese ed insulti.
“Mi sono sempre gloriato, come suggerisce San Paolo, delle offese che ho ricevuto per la difesa della fede e della carità. Sono in gioco questioni più profonde della mia singolare vicenda personale. Un esempio di questo modo di procedere l’ho vissuto proprio a Ferrara quando ho sollevato la questione della “movida” notturna davanti alla cattedrale. Ho posto il tema fondamentale dell’educazione, di cosa si facesse per quei giovani sbandati che rendevano un luogo come il sagrato della cattedrale un postribolo. Per questa mia presa di posizione, che era su un tema fondamentale e ineludibile – la questione educativa -, sono stato attaccato da pseudomoralisti presenti anche nelle istituzioni, ma nessuno ha risposto nel merito del tema che ho sollevato. Sono stato lasciato solo in questa battaglia da tutte le istituzioni, tranne il Prefetto di allora che, guarda caso, fu prontamente sostituito. Sono stato accusato di essere un reazionario, di moralismo, di non conoscere i giovani. Io non conosco i giovani? Come si può dire una cosa del genere? In tutta la mia esperienza nel movimento di Comunione e Liberazione sono sempre stato e sono tuttora a contatto con migliaia di giovani. Il problema è che diventa più facile criminalizzare che misurarsi sui problemi reali, e più facile offendere che discutere con chi pone delle questioni razionali e di buon senso.
Il problema è che dopo 4 anni la situazione non è cambiata, adesso non c’è più la movida notturna davanti alla cattedrale solo perché ci sono i lavori. Il dramma è che nessuno ancora si interroga sul futuro di questi giovani”.

Dalla lettura dei suoi testi, soprattutto quelli relativi alla storia della Chiesa e di quelli di Benedetto XVI emergono molte critiche agli stati moderni, a tratti ho avuto quasi l’impressione di trovarmi di fronte ad un “anarchismo cattolico”.
“Non mi piace l’espressione anarchismo. Nel solco di una solida tradizione ho individuato alcuni problemi. La Chiesa ha sempre ribadito che qualsiasi istituzione non ha diritti sulle questioni religiose. Origene, nel II secolo, affermava a proposito dell’imperatore: “Tu sei una grande cosa sotto il cielo, ma i diritti di Dio sono più grandi dei tuoi”. Quindi c’è sempre stata una chiara posizione della Chiesa su questi temi.
Lo stato moderno e contemporaneo ha messo in atto un tentativo terribile di assolutizzazione della politica e quindi dell’ideologia politica. La Chiesa ha combattuto questa deriva e ha impedito che il totalitarismo trionfasse. Lo stato deve restare nei suoi ambiti.
C’è anche un altro aspetto importante. Come diceva Hannah Arendt la democrazia non è una procedura, ma un costume. Se manca il costume, cioè il dialogo tra le parti, la democrazia può essere violata. Quando vedo che alcune opinioni non vengono neppure prese in considerazione temo per la democrazia. Per paradosso nell’Italia nel 2017, dove le opinioni diverse, non “mainstream”, vengono spesso criminalizzate, la democrazia corre un forte rischio, più grosso che in passato”.

Il tema del “fine vita” è tra i più dibattuti. Si ha talvolta la sensazione che emerga una volontà di negare la sofferenza, come se non dovesse più esistere per l’uomo contemporaneo. Platone, al contrario, nella sua concezione filosofica, affermava che uno dei metodi per arrivare alla conoscenza è proprio la sofferenza. Inutile aggiungere che questo concetto trova il suo apice nel Cristianesimo, nella Passione e nella Croce. Insomma, questo voler cancellare la sofferenza sembra voler negare una possibile via di conoscenza.
“La concezione post illuministica, maggioritaria nel mondo contemporaneo, vede la conoscenza come una “sistemazione di oggetti”, dove tutto è catalogato e spiegabile. La conoscenza autentica è invece l’aprirsi al mistero della vita, è la ricerca del senso di questa vita terrena. La sofferenza è un aspetto fondamentale della comprensione di questa realtà. Ora invece si banalizza la sofferenza, predomina un’antropologia dove la sofferenza non ha posto. Ma la realtà è testarda e rimane, prende il sopravvento tutte le volte che il mistero di Dio lo consente”.

Altre vicende sociali stanno infiammando il dibattito, come quelle relative alla famiglia. E spesso vicende molto complesse vengono risolte da sentenze giuridiche.
“Nel nostro paese è in corso, legittimamente, un dibattito dove sta emergendo un’antropologia che vede la vita come oggetto di una procedura manipolabile, alterabile, dove si avanzano pretese e diritti. Chi si batte contro questa visione propone invece un’antropologia dove la vita è considerata un dono.
C’è solo un luogo dove queste vicende possono essere discusse ed è il parlamento che rappresenta l’espressione della sovranità popolare.
Altri tentativi di risolvere questi problemi, come succede sempre più spesso attraverso la sentenze dei giudici non sono legittimi. La sentenza dei giudici di Trento, che riconosce due padri a figli nati con la procreazione assistita, è vergognosa. I giudici, la magistratura devono applicare ciò che è stabilito dal parlamento. Purtroppo negli ultimi 30 anni abbiamo assistito troppo spesso a delle prese di posizione di parte della magistratura che rappresentano delle lesioni alla democraticità del nostro paese”.

Leggendo e studiando i lavori di molti esponenti della Chiesa definiti come “tradizionalisti”, a volte mi sorprendo a trovare affermazioni che a mio modo di vedere sono rivoluzionarie. Però siete sempre definiti “retrogradi”, perché si applicano etichette spesso fuorvianti?
“C’è una splendida pagina del Manzoni in cui si afferma: “Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”. E’ la perfetta rappresentazione della nostra epoca. Il senso comune è imposto da efficaci mass media che sono guidati dai grandi potentati economici e politici. Assistiamo a negazioni del buon senso assolute. Viene negata la bellezza dell’amore tra uomo e donna, la capacità di sacrificio, viene negata quella che Benedetto definisce la vita buona e bella. La tradizione deve essere condannata perché nega questo progressismo che non ha fondamento razionale e non è positivo sociologicamente. I paladini di queste prese di posizione non sentono neppure la necessità di giustificare queste affermazioni. Se uno si permette di contestare il senso comune viene accusato di lesa maestà. E il delitto di lesa maestà non è espressione di democrazia. Infatti la nostra democrazia è fragile, sembra spegnersi”.

E cosa si può fare per impedire che questo avvenga?
“La gente che non si sente definita da questo conformismo deve esprimere le proprie convinzioni, sia a livello individuale che collettivo. Poi, ed è questo l’aspetto più importante, deve verificare l’esito delle sue azioni. Questo è un grande insegnamento di Giussani: la verifica”.

Giussani e Cl, una parte fondamentale della sua vita. Lei è stato uno dei protagonisti di questo movimento, adesso non sembra in sintonia con i vertici.
“Cl è un’esperienza straordinaria di fede viva, di incontro reale con Gesù Cristo, che abbiamo amato più di nostro padre e di nostra madre. Giussani ci ha fomentato, ci ha portato ad essere figli della Chiesa e suoi umili servitori. Giussani ci ha insegnato a fare riferimento rigoroso alla tradizione teologica.
Adesso è innegabile che si propongano altre visioni, su cui non c’è stata talvolta coincidenza di vedute, ma mi auguro che la mia maggior libertà e la possibilità di stare sistematicamente a Milano rendano possibile non tanto la ripresa, ma la nascita di un dialogo che spero collaborativo”.

Maurizio Blondet
Biografia
Sua Eccellenza Reverendissima Mons. LUIGI NEGRI, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa, è nato a Milano il 26 novembre 1941. Nasce e cresce in una famiglia umile e semplice ma fortemente radicata nella fede e impegnata sul piano ecclesiale e sociale. Ha ricevuto la prima educazione cristiana nella parrocchia di Sant’Andrea a Milano partecipando alla vita ecclesiale diocesana. Compie regolarmente gli studi e dal 1955 al 1960 frequenta il liceo classico Berchet di Milano, dove incontra l’amico e ispiratore, Mons. Luigi Giussani di cui, dopo esserne stato uno dei suoi primi allievi, diventa uno dei primi e più stretti collaboratori entrando a far parte del movimento ecclesiale Gioventù Studentesca, fondato dallo stesso Giussani (nucleo originario di quella che sarà poi…

 

1015.- Esclusiva, complotto Obama-Benedetto XVI. Gotti Tedeschi (ex Ior) con Negri: “Quello che so io”

Sapevamo bene che sui due papi “Gatta ci cova”. Leggiamolo con Maurizio Blondet

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Le ultime dichiarazioni dell’ex arcivescovo di Ferrara Luigi Negri rilasciate al quotidiano online Riminiduepuntozero stanno facendo molto discutere. Amico di Benedetto XVI prima che diventasse Papa e a lui rimasto legato sia durante il Pontificato che dopo la rinuncia, ha parlato a viso aperto raccontando quelli che per lui sono i retroscena sulla rinuncia di Benedetto XVI, frutto di forti pressioni cui Ratzinger non sarebbe riuscito a sottrarsi: “Non è un caso – ha dichiarato – che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d’inchiesta per indagare se l’amministrazione di Barack Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto (…)”. IntelligoNews, in esclusiva, ha intervistato Ettore Gotti Tedeschi, ex banchiere dello Ior dal 2009 al 2012 quando venne clamorosamente sfiduciato e rimosso dall’incarico mentre cercava di far pulizia nella Banca Vaticana come richiesto proprio da Ratzinger.

Monsignor Negri dice che ci sarebbe “la mano di Obama dietro le dimissioni di Benedetto XVI”. L’ex arcivescovo di Ferrara parla di un “complotto americano” contro il Papa. Plausibile?

“Il complotto appare essere americano solo perché loro hanno avuto la guida del Nuovo Ordine Mondiale. Vede, il complotto, se così possiamo chiamarlo, fu mirato a cercar di risolvere alcuni problemi causati dal fallimento del famoso Nuovo Ordine Mondiale degli anni ’70, gnostico neomalthusiano e ambientalista. Questo progetto di Nuovo Ordine, dichiaratamente, si prefiggeva (tra le varie cose) la relativizzazione delle fedi religiose più dogmatiche e manifestamente dimostrò di avversare tanto la fede cattolica da far dichiarare pubblicamente – e dai massimi responsabili Onu, Oms… – che l’etica cristiana non poteva più esser applicata e che si doveva esigere il sincretismo religioso per creare una nuova religione universale (anche grazie ai processi di immigrazione). Addirittura il Presidente Usa, Obama appunto, personalmente nel 2009 dichiarò che, essendo la salute benessere psico-bio-sociale, si doveva dare via libera ad aborto senza restrizioni, eutanasia grazie a limitazione delle cure, negazione al diritto di coscienza. Ebbene non è difficile comprendere che, in questo contesto di avversione alla fede cattolica, il Papa, massima autorità morale al mondo potesse diventare oggetto di attenzione sulla sua disponibilità o meno a voler “capire le esigenze del mondo globale”. Ora, Papa Benedetto XVI insisteva invece nel riproporre il problema antropologico secondo la visione cattolica (ergo l’uomo creatura di Dio-Creatore), combatteva il relativismo portando Dio al centro del dibattito culturale soprattutto azzerando le distanze fra fede e ragione e affermava l’esigenza di tornare ad evangelizzare, spiegando che il fallimento della civiltà occidentale era dovuto al rifiuto del cattolicesimo, etc. Come meravigliarsi che un tale Papa restauratore non dovesse esser considerato “fuori gioco”? Un famoso filosofo laicista scrisse come riporta il Fatto Quotidiano del 26 novembre 2009: “Quando la Chiesa del silenzio prenderà la parola, la “reconquista” di Ratzinger si dissolverà, come all’alba i sogni e i vampiri”.

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Se gli americani fossero stati capaci di far dimettere un Papa, potrebbero aver avuto la forza di farne eleggere un altro di loro gradimento?

“Gli americani son stati capaci di “licenziare” Clinton/Obama e far nominare Trump. Mi vien da pensare che abbiano grandi capacità reattive… Un giorno mi piacerebbe spiegare al Papa la mia esperienza vaticana con ambienti americani, direttamente ed indirettamente, influenti. Tornando però a Monsignor Negri, io penso che sia difficilmente comprensibile che si possa decidere di non valorizzare più un sacerdote del suo tenore. Non è a me neppure tanto comprensibile come persone come lui e i 4 cardinali che hanno espresso i Dubia, dimostrando solo quanto amano la Chiesa, possano venir ignorati e messi da parte. Non lo trovo solo incomprensibile, ma anche imprudente, perché in tal modo ci si priva della loro competenza, che non mi pare sia tanto facilmente surrogabile. Monsignor Negri, che vorrà certo continuare a servire la Chiesa, lo farà con molti cattolici di valore che gli sono vicino. E’ un peccato che gli attuali vertici della Chiesa vicino al Papa, rischino di privarsi del suo amorevole e prestigioso aiuto, competenza, energia. Qualcuno ieri suggeriva che si potrebbe pensare di affidare a Monsignor Negri la Comunità di Bose, al fine di “valorizzarla”, come è già stato fatto con i Francescani dell’Immacolata”.

La sua rimozione e le dimissioni di Ratzinger potrebbero esser collegate?

“Come potrei saperlo? Certo Negri era “figlio spirituale” prediletto di Ratzinger, certo con una personalità ed un temperamento straordinariamente forte, tipico di grandi personalità “sante” nella storia della Chiesa. Mi dicono peraltro che, prescindendo da tutto ciò, siamo solo agli inizi dell’attacco alla nostra santa Chiesa. Ma posso anche assicurarle che la Chiesa verrà difesa fino al martirio da persone proprio come monsignor Negri. Questa è la differenza tra un sant’uomo come lui e i tanti “leccacalzini “imperanti”.

924.-L’urlo d’allarme dal Vaticano: “Sotto attacco”. Ratzinger: La lectio magistralis, il documento profetico sull’Islam

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Dove ci porta l’ epoca Trump? Scrive Antonio Socci:

I documenti usciti da Wikileaks «svelano aspetti nascosti di Hillary Clinton e del suo staff», per esempio «una lettera del 2012» (al tempo di Benedetto XVI) da cui «emerge una certa attenzione nei confronti della Chiesa cattolica».

La pistola fumante – il professor Germano Dottori, docente di Studi Strategici presso l’ Università Luiss di Roma e consigliere scientifico di Limes, interrogato fra l’ altro su quei documenti Wikileaks  ha risposto: «Sono saltati fuori documenti in cui emerge una forte volontà dello staff di Hillary di suscitare una rivolta all’ interno della Chiesa, per indebolirne la gerarchia. Si sarebbero serviti di associazioni e gruppi di pressione creati dal basso, seguendo uno schema consolidato nell’ esperienza delle rivoluzioni colorate“Pur non avendo alcuna prova» ha aggiunto Dottori “ho sempre pensato che Benedetto XVI sia stato indotto all’ abdicazione da una macchinazione complessa, ordita da chi aveva interesse a bloccare la riconciliazione con l’ ortodossia russa, pilastro religioso di un progetto di progressiva convergenza tra l’ Europa continentale e Mosca”. Oggi – nell’ epoca Trump – questa prospettiva torna attualissima anche per la Chiesa (oltreché per l’ Europa). E l’ incontro di Francesco col Patriarca Kirill sarebbe stato un primo passo se Francesco non si fosse affrettato subito a “ridimensionare” quanto aveva firmato.”

“È quasi impossibile, ma sarebbe una svolta straordinaria se Bergoglio adesso gettasse via l’ Agenda Obama (e l’ Agenda Scalfari) per far sua l’ Agenda Ratzinger, accettando la mano (fraterna e correttiva) che Benedetto XVI gli ha più volte teso per scongiurare deviazioni dottrinali e un’ implosione della Chiesa.”

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Quando l’allora Pontefice Benedetto XVI nel 2006 aveva tenuto una lectio magistralis parlando di Islam e della vera natura del Corano, a decine si erano sollevati per accusarlo di islamofobia. Dopo appena dieci anni, l’esercito di intellettualoni politicamente corretti deve almeno un sms di scuse all’ex Papa, alla luce delle barbarie degli ultimi anni messe in campo nel nome di Allah e quanto Ratzinger avesse provato a metterci in guardia. Il Giornale riporta l’intera lectio magistralis con la quale si riconosceva già allora quanto l’Occidente fosse sotto attacco, “da molto tempo minacciato da questa avversione contro gli interrogativi fondamentali della sua ragione”. Durante il suo viaggio apostolico in Baviera, Ratzinger aveva anche citato un dialogo tra un dignitario persiano e l’imperatore bizantino del XII-XIII secolo, nel quale si affrontava “l’irrazionalità” della guerra di religione voluta da Maometto, fermamente convinto che la Fede debba essere difesa solo con la spada. Un discorso articolato e complesso che porta anche all’apertura sulla critica “della ragione moderna” ma che non “includa assolutamente che si debba tornare indietro”.

L’islam usa la spada non la ragione. Così Ratzinger ci aveva avvertiti

La lectio magistralis tenuta dall’allora Pontefice nel 2006 aveva squarciato il velo sulla vera natura del Corano Benedetto XVI fu accusato dalla stampa di islamofobia, ma dieci anni dopo le sue parole appaiono profetiche.

Pubblichiamo ampi stralci della lectio magistralis «Fede, ragione e università – Ricordi e riflessioni». L’orazione è stata tenuta da papa Benedetto XVI il 12 settembre 2006 all’università di Regensburg (Ratisbona) durante il suo viaggio apostolico in Baviera. Un discorso profetico nel quale il Pontefice toccava i temi del rapporto tra il cristianesimo e l’islam, parlando anche di jihad. Citando un teologo e la sua analisi di un dialogo tra un dignitario persiano e l’imperatore bizantino del XII-XIII secolo, si parla dell’«irrazionalità» della guerra di religione propugnata da Maometto. La lezione provocò molto clamore e scatenò dure polemiche nei confronti di Ratzinger, ma aprì uno squarcio sulla natura dei rapporti tra le due religioni e sulla vera essenza del Corano.

Un documento che risulta ancora più attuale ed efficace.

 

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Illustri Signori, gentili Signore!

È per me un momento emozionante stare ancora una volta sulla cattedra dell’Università e una volta ancora poter tenere una lezione. I miei pensieri, contemporaneamente, ritornano a quegli anni in cui, dopo un bel periodo presso l’Istituto superiore di Freising, iniziai la mia attività di insegnante accademico all’università di Bonn. Era nel 1959 ancora il tempo della vecchia università dei professori ordinari.

(…)

L’Università, senza dubbio, era fiera anche delle sue due facoltà teologiche. Era chiaro che anch’esse, interrogandosi sulla ragionevolezza della fede, svolgono un lavoro che necessariamente fa parte del «tutto» dell’universitas scientiarum, anche se non tutti potevano condividere la fede, per la cui correlazione con la ragione comune si impegnano i teologi. Questa coesione interiore nel cosmo della ragione non venne disturbata neanche quando una volta trapelò la notizia che uno dei colleghi aveva detto che nella nostra Università c’era una stranezza: due facoltà che si occupavano di una cosa che non esisteva. Di Dio. Che anche di fronte ad uno scetticismo così radicale resti necessario e ragionevole interrogarsi su Dio per mezzo della ragione e ciò debba essere fatto nel contesto della tradizione della fede cristiana: questo, nell’insieme dell’Università, era una convinzione indiscussa.

Tutto ciò mi tornò in mente, quando recentemente lessi la parte edita dal professore Theodore Khoury (Münster) del dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d’inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla verità di ambedue. Fu poi probabilmente l’imperatore stesso ad annotare, durante l’assedio di Costantinopoli tra il 1394 e il 1402, questo dialogo; si spiega così perché i suoi ragionamenti siano riportati in modo molto più dettagliato che non le risposte dell’erudito persiano. Il dialogo si estende su tutto l’ambito delle strutture della fede contenute nella Bibbia e nel Corano e si sofferma soprattutto sull’immagine di Dio e dell’uomo, ma necessariamente anche sempre di nuovo sulla relazione tra le «tre Leggi»: Antico Testamento, Nuovo Testamento e Corano. Vorrei toccare in questa lezione solo un argomento piuttosto marginale nella struttura del dialogo che, nel contesto del tema «fede e ragione», mi ha affascinato e che mi servirà come punto di partenza per le mie riflessioni su questo tema.

Nel settimo colloquio (controversia) edito dal professor Khoury, l’imperatore tocca il tema della jihad (guerra santa). Sicuramente l’imperatore sapeva che nella sura 2,256 si legge: «Nessuna costrizione nelle cose di fede». È una delle sure del periodo iniziale in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l’imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il «Libro» e gli «increduli», egli, in modo sorprendentemente brusco, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». L’imperatore spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima. «Dio non si compiace del sangue; non agire secondo ragione (logos) è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell’anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia Per convincere un’anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte».

L’affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. Theodore Khoury commenta: per l’imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest’affermazione è evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. In questo contesto Khoury cita un’opera del noto islamista francese R. Arnaldez, il quale rileva che Ibn Hazn si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l’uomo dovrebbe praticare anche l’idolatria.

Qui si apre, nella comprensione di Dio e quindi nella realizzazione concreta della religione, un dilemma che oggi ci sfida in modo molto diretto. La convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio, è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso? Io penso che in questo punto si manifesti la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia. Modificando il primo versetto del Libro della Genesi, Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: «In principio era il verbo», ovvero il logos. È questa proprio la stessa parola che usa l’imperatore: Dio agisce con logos. Logos significa insieme ragione e parola: una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione. Giovanni con ciò ci ha donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l’evangelista. L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La visione di San Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell’Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: «Passa in Macedonia e aiutaci!» (cfr At 16,6-10), questa visione può essere interpretata come una «condensazione» della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi greco.

In realtà, questo avvicinamento ormai era avviato da molto tempo.

(…)

Con questa nuova conoscenza di Dio va di pari passo una specie di illuminismo, che si esprime in modo drastico nella derisione delle divinità che sono soltanto opera delle mani dell’uomo (cfr Sal 115). Così, nonostante tutta la durezza del disaccordo con i sovrani ellenistici, che volevano ottenere con la forza l’adeguamento allo stile di vita greco e al loro culto idolatrico, la fede biblica, durante l’epoca ellenistica, andava interiormente incontro alla parte migliore del pensiero greco, fino ad un contatto vicendevole che si è poi realizzato specialmente nella tarda letteratura sapienziale. Oggi noi sappiamo che la traduzione greca dell’Antico Testamento – la «Settanta», realizzata in Alessandria – è più di una semplice (da valutare forse in modo poco positivo) traduzione del testo ebraico: è infatti una testimonianza testuale a se stante e uno specifico importante passo della storia della Rivelazione, nel quale si è realizzato questo incontro in un modo che per la nascita del cristianesimo e la sua divulgazione ha avuto un significato decisivo. Nel profondo, vi si tratta dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero ellenistico fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: non agire «con il logos» è contrario alla natura di Dio.

Per onestà bisogna annotare a questo punto che, nel tardo Medioevo, si sono sviluppate nella teologia tendenze che rompono questa sintesi tra spirito greco e spirito cristiano. In contrasto con il cosiddetto intellettualismo agostiniano e tomista iniziò con Duns Scoto una impostazione volontaristica, la quale alla fine portò all’affermazione che noi di Dio conosceremmo soltanto la voluntas ordinata. Al di là di essa esisterebbe la libertà di Dio, in virtù della quale Egli avrebbe potuto creare e fare anche il contrario di tutto ciò che effettivamente ha fatto. Qui si profilano delle posizioni che, senz’altro, possono avvicinarsi a quelle di Ibn Hazn e potrebbero portare fino all’immagine di un Dio-Arbitrio, che non è legato neanche alla verità e al bene. La trascendenza e la diversità di Dio vengono accentuate in modo così esagerato, che anche la nostra ragione, il nostro senso del vero e del bene non sono più un vero specchio di Dio, le cui possibilità abissali rimangono per noi eternamente irraggiungibili e nascoste dietro le sue decisioni effettive. In contrasto con ciò, la fede della Chiesa si è sempre attenuta alla convinzione che tra Dio e noi, tra il suo eterno Spirito creatore e la nostra ragione creata esista una vera analogia, in cui certo le dissomiglianze sono infinitamente più grandi delle somiglianze, non tuttavia fino al punto da abolire l’analogia e il suo linguaggio (cfr Lat IV). Dio non diventa più divino per il fatto che lo spingiamo lontano da noi in un volontarismo puro ed impenetrabile, ma il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e come logos ha agito e agisce pieno di amore in nostro favore. Certo, l’amore «sorpassa» la conoscenza ed è per questo capace di percepire più del semplice pensiero (cfr Ef 3,19), tuttavia esso rimane l’amore del Dio-logos, per cui il culto cristiano è logike latreia, un culto che concorda con il Verbo eterno e con la nostra ragione (cfr Rm 12,1).

Il qui accennato vicendevole avvicinamento interiore, che si è avuto tra la fede biblica e l’interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco, è un dato di importanza decisiva non solo dal punto di vista della storia delle religioni, ma anche da quello della storia universale un dato che ci obbliga anche oggi. Considerato questo incontro, non è sorprendente che il cristianesimo, nonostante la sua origine e qualche suo sviluppo importante nell’Oriente, abbia infine trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa. Possiamo esprimerlo anche inversamente: questo incontro, al quale si aggiunge successivamente ancora il patrimonio di Roma, ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa.

Alla tesi che il patrimonio greco, criticamente purificato, sia una parte integrante della fede cristiana, si oppone la richiesta della dis-ellenizzazione del cristianesimo: una richiesta che dall’inizio dell’età moderna domina in modo crescente la ricerca teologica. Visto più da vicino, si possono osservare tre onde nel programma della dis-ellenizzazione: pur collegate tra di loro, esse tuttavia nelle loro motivazioni e nei loro obiettivi sono chiaramente distinte l’una dall’altra.

La dis-ellenizzazione emerge dapprima in connessione con i postulati fondamentali della Riforma del XVI secolo. (…) Così la fede non appariva più come vivente parola storica, ma come elemento inserito nella struttura di un sistema filosofico. Il «sola Scriptura» invece cerca la pura forma primordiale della fede, come essa è presente originariamente nella Parola biblica. La metafisica appare come un presupposto derivante da altra fonte, da cui occorre liberare la fede per farla tornare ad essere totalmente se stessa. Con la sua affermazione di aver dovuto accantonare il pensare per far spazio alla fede, Kant ha agito in base a questo programma con una radicalità imprevedibile per i riformatori. Con ciò egli ha ancorato la fede esclusivamente alla ragione pratica, negandole l’accesso al tutto della realtà.

La teologia liberale del XIX e del XX secolo apportò una seconda onda nel programma della dis-ellenizzazione: di essa rappresentante eminente è Adolf von Harnack. Durante il tempo dei miei studi, come nei primi anni della mia attività accademica, questo programma era fortemente operante anche nella teologia cattolica. Come punto di partenza era utilizzata la distinzione di Pascal tra il Dio dei filosofi ed il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. (…)Come pensiero centrale appare, in Harnack, il ritorno al semplice uomo Gesù e al suo messaggio semplice, che verrebbe prima di tutte le teologizzazioni e, appunto, anche prima delle ellenizzazioni: sarebbe questo messaggio semplice che costituirebbe il vero culmine dello sviluppo religioso dell’umanità. Gesù avrebbe dato un addio al culto in favore della morale. In definitiva, Egli viene rappresentato come padre di un messaggio morale umanitario. Lo scopo di ciò è in fondo di riportare il cristianesimo in armonia con la ragione moderna, liberandolo, appunto, da elementi apparentemente filosofici e teologici, come per esempio la fede nella divinità di Cristo e nella trinità di Dio. In questo senso, l’esegesi storico-critica del Nuovo Testamento sistema nuovamente la teologia nel cosmo dell’Università: teologia, per Harnack, è qualcosa di essenzialmente storico e quindi di strettamente scientifico. Ciò che essa indaga su Gesù mediante la critica è, per così dire, espressione della ragione pratica e di conseguenza anche sostenibile nell’insieme dell’Università. In sottofondo c’è l’autolimitazione moderna della ragione, espressa in modo classico nelle «critiche» di Kant, nel frattempo però ulteriormente radicalizzata dal pensiero delle scienze naturali.

(…)

Per il momento basta tener presente che, in un tentativo alla luce di questa prospettiva di conservare alla teologia il carattere di disciplina «scientifica», del cristianesimo resterebbe solo un misero frammento. Ma dobbiamo dire di più: è l’uomo stesso che con ciò subisce una riduzione. Poiché allora gli interrogativi propriamente umani, cioè quelli del «da dove» e del «verso dove», gli interrogativi della religione e dell’ethos, non possono trovare posto nello spazio della comune ragione descritta dalla «scienza» e devono essere spostati nell’ambito del soggettivo. Il soggetto decide, in base alle sue esperienze, che cosa gli appare religiosamente sostenibile, e la «coscienza» soggettiva diventa in definitiva l’unica istanza etica. In questo modo, però, l’ethos e la religione perdono la loro forza di creare una comunità e scadono nell’ambito della discrezionalità personale. È questa una condizione pericolosa per l’umanità: lo constatiamo nelle patologie minacciose della religione e della ragione, patologie che necessariamente devono scoppiare, quando la ragione viene ridotta a tal punto che le questioni della religione e dell’ethos non la riguardano più. Ciò che rimane dei tentativi di costruire un’etica partendo dalle regole dell’evoluzione o dalla psicologia e dalla sociologia, è semplicemente insufficiente.

Prima di giungere alle conclusioni alle quali mira tutto questo ragionamento, devo accennare ancora brevemente alla terza onda della dis-ellenizzazione che si diffonde attualmente. In considerazione dell’incontro con la molteplicità delle culture si ama dire oggi che la sintesi con l’ellenismo, compiutasi nella Chiesa antica, sarebbe stata una prima inculturazione, che non dovrebbe vincolare le altre culture. Queste dovrebbero avere il diritto di tornare indietro fino al punto che precedeva quella inculturazione per scoprire il semplice messaggio del Nuovo Testamento ed inculturarlo poi di nuovo nei loro rispettivi ambienti. Questa tesi non è semplicemente sbagliata; è tuttavia grossolana ed imprecisa. Il Nuovo Testamento, infatti, e stato scritto in lingua greca e porta in se stesso il contatto con lo spirito greco, un contatto che era maturato nello sviluppo precedente dell’Antico Testamento. Certamente ci sono elementi nel processo formativo della Chiesa antica che non devono essere integrati in tutte le culture. Ma le decisioni di fondo che, appunto, riguardano il rapporto della fede con la ricerca della ragione umana, queste decisioni di fondo fanno parte della fede stessa e ne sono gli sviluppi, conformi alla sua natura.

Con ciò giungo alla conclusione. Questo tentativo, fatto solo a grandi linee, di critica della ragione moderna dal suo interno, non include assolutamente l’opinione che ora si debba ritornare indietro, a prima dell’illuminismo, rigettando le convinzioni dell’età moderna. Quello che nello sviluppo moderno dello spirito è valido viene riconosciuto senza riserve: tutti siamo grati per le grandiose possibilità che esso ha aperto all’uomo e per i progressi nel campo umano che ci sono stati donati. L’ethos della scientificità, del resto, è volontà di obbedienza alla verità e quindi espressione di un atteggiamento che fa parte della decisione di fondo dello spirito cristiano. Non ritiro, non critica negativa è dunque l’intenzione; si tratta invece di un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa. Perché con tutta la gioia di fronte alle possibilità dell’uomo, vediamo anche le minacce che emergono da queste possibilità e dobbiamo chiederci come possiamo dominarle. Ci riusciamo solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza. In questo senso la teologia, non soltanto come disciplina storica e umano-scientifica, ma come teologia vera e propria, cioè come interrogativo sulla ragione della fede, deve avere il suo posto nell’università e nel vasto dialogo delle scienze.

Solo così diventiamo anche capaci di un vero dialogo delle culture e delle religioni un dialogo di cui abbiamo un così urgente bisogno. Nel mondo occidentale domina largamente l’opinione, che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall’Universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture. E tuttavia, la moderna ragione propria delle scienze naturali, con l’intrinseco suo elemento platonico, porta in sé, come ho cercato di dimostrare, un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda sul perché di questo dato di fatto esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali ad altri livelli e modi del pensare, alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi ad essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere. Qui mi viene in mente una parola di Socrate a Fedone. Nei colloqui precedenti si erano toccate molte opinioni filosofiche sbagliate, e allora Socrate dice: «Sarebbe ben comprensibile se uno, a motivo dell’irritazione per tante cose sbagliate, per il resto della sua vita prendesse in odio ogni discorso sull’essere e lo denigrasse. Ma in questo modo perderebbe la verità dell’essere e subirebbe un grande danno». L’Occidente, da molto tempo, è minacciato da questa avversione contro gli interrogativi fondamentali della sua ragione, e così può subire solo un grande danno. Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza: è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica entra nella disputa del tempo presente. «Non agire secondo ragione (con il logos) è contrario alla natura di Dio», ha detto Manuele II, partendo dalla sua immagine cristiana di Dio, all’interlocutore persiano. È a questo grande logos, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori. Ritrovarla noi stessi sempre di nuovo, è il grande compito dell’Università.

Regensburg, 12 settembre 2006

715.- LA NUOVA LIBERTA’

Massoneria, Illuminati, Gesuiti. Partiamo dal 1913, per abbreviarci il percorso. Dico subito che i fatti confermano molto di quel che qui si legge, ma di Libertà nel NWO non sembra il caso di parlarne, visto che si vuole sovrapporre un elite all’umanità degli zombie. Leggiamo e riflettiamo se questo fiume di potere – che esiste – non trovi via facile, libera per causa nostra.

1913 – The New Freedom
Nel 1913, il presidente americano Woodrow Wilson (1856-1924), il 28º presidente degli Stati Uniti (in carica dal 1913 al 1921), pubblica The New Freedom («La nuova libertà»), un libro in cui rivela quanto segue: «Da quando sono entrato in politica, molte persone mi hanno confidato privatamente le loro idee. Alcuni dei più grandi uomini degli Stati Uniti, nel campo del commercio e dell’industria, hanno paura di qualcuno, hanno paura di qualcosa. Essi sanno che in qualche luogo esiste un potere così organizzato, così sottile, così attento, così collegato, così completo e così penetrante che è meglio parlarne sottovoce quando ne parlano per condannarlo».

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1913 – La Federal Reserve
Il 23 dicembre 1913 nasce la Federal Reserve (in realtà non è né federale né una riserva, ma un’istituzione privata), con il pieno appoggio di grandi finanzieri tra cui J.P. Morgan and Alfred Rothschild. Essa era stata progettata nel corso di una riunione segreta tenuta nel 1910 sull’Isola di Jekyll, in Georgia, da un gruppo di banchieri e statisti, tra cui anche il Colonnello Edward Mandell House. Questo organismo trasferisce il potere di stampare il denaro dal Governo americano ad un gruppo privato di banchieri. Il Federal Reserve Act viene approvato in tutta fretta poco prima delle ‘feste natalizie’. Il membro del Congresso Charles A. Lindbergh Sr., padre del noto aviatore, avverte: «Questo decreto instaura il più gigantesco gruppo monopolistico della Terra. Quando il presidente firmerà questo atto, il governo invisibile del potere monetario, la cui esistenza è stata provata dal Money Trust Investigation, verrà legalizzato» (cfr. Congressional Record, vol. LI, pag. 1446. Discorso del 22 dicembre 1913). Tre anni dopo aver approvato il Federal Reserve Act, il presidente Woodrow Wilson affermerà: «Sono l’uomo più infelice. Ho inconsapevolmente rovinato il mio Paese. Una grande nazione industriale è controllata dal suo sistema di credito. Ora il nostro sistema di credito è concentrato. Perciò, la crescita della nazione e tutte le nostre attività è nelle mani di pochi uomini. Stiamo per diventare un Paese mal governato, completamente controllato e dominato del mondo civilizzato. Non più un governo in cui c’è libertà di opinione, non più un governo guidato dalla convinzione e dal voto della maggioranza, ma un governo pilotato dall’opinione e dalla prigionia voluta da un piccolo gruppo dominante di uomini»
Louis T. McFadden (1876-1936), che dal 1920-1931 fu il presidente dell’House Committee on Banking and Currency degli USA, nel 1932 al Congresso affermerà in merito alla Federal Reserve: «Quando il Federal Reserve Act è stato approvato, gli americani non hanno percepito che si trattava dell’instaurazione di un sistema bancario mondiale. Una sorta di super-Stato controllato dai banchieri e dagli industriali internazionali che agiscono di concerto per asservire il mondo al loro capriccio. Ogni sforzo è stato fatto dalla Federal Reserve per celare i suoi poteri, ma la verità è che questa entità ha usurpato il ruolo del governo. Essa controlla tutto, e controlla tutte le nostre relazioni con l’estero. Essa costituisce e destituisce governi a volontà». A proposito della Grande Depressione del 1929 e dell’accettazione da parte del Paese del New Deal proposto dalla Federal Reserve, egli asserisce: «Non si è trattato di un evento accidentale, è stato un avvenimento attentamente preparato. I banchieri internazionali hanno cercato di provocare una condizione di disperazione in modo da emergere come i dominatori di noi tutti» (cfr. Congressional Record, del 10 giugno 1932)
1921 – Nasce il Consiglio per le Relazioni con l’Estero (CFR)
Nel 1921 il politico americano Edward Mandell House (1858-1938 – a destra nella foto) – che fu consigliere per la politica estera del presidente americano Woodrow Wilson (a sinistra nella foto) – riorganizza il ramo americano dell’Institute of International Affairs trasformandolo nel Council on Foreign Relations (CFR) ossia Consiglio per le Relazioni con l’Estero.
Nei successivi sessant’anni, un’altissima percentuale dei posti di comando in ogni amministrazione americana – sia democratica che repubblicana – è stata occupata da membri appartenenti a questa organizzazione.

Il 15 dicembre 1922, il Council on Foreign Relations esalterà il Governo Mondiale sulla sua rivista Foreign Affairs. Scriverà infatti l’autore Philip Kerr: «E’ chiaro che non ci sarà alcuna pace né prosperità per tutta l’umanità finché la Terra resterà divisa in cinquanta o sessanta Stati indipendenti, fino a quando un tipo di sistema internazionale verrà creato. Il vero problema di oggi è quello del Governo Mondiale».
1928 – ‘La Cospirazione Aperta’ e ‘Il Nuovo Ordine Mondiale’
Nel 1928 viene pubblicato il libro intitolato The Open Conspiracy (La cospirazione aperta), di Herbert Gordon Wells (1866-1946), uno scrittore britannico tra i più popolari della sua epoca che era un forte sostenitore del socialismo e del Governo mondiale, nel quale egli dice: «Il carattere della Cospirazione Aperta sarà ora esposto chiaramente. [….] Essa sarà apertamente una religione mondiale».
Wells pubblicherà poi nel 1940 The New World Order in cui affermerà tra le altre cose: ‘Persone senza numero … odieranno il nuovo ordine mondiale, e saranno resi infelici dalla frustrazione delle loro passioni e ambizioni attraverso il suo avvento e moriranno protestando contro di esso’ (‘Countless people, […] will hate the new world order, be rendered unhappy by the frustration of their passions and ambitions through its advent and will die protesting against it’).

1935 – Sul dollaro americano appare il simbolo degli Illuminati
Nel 1935 appare per la prima volta sulla banconota da un dollaro statunitense (sotto la direzione del presidente Franklin D. Roosevelt, un massone di alto grado) il simbolo degli Illuminati, cioè la piramide (tronca) con l’occhio onniveggente in cima ad essa, e con la data della nascita dell’Ordine degli Illuminati scritta in numeri romani sulla base della piramide, e con la scritta in latino Novus Ordo Seclorum che significa ‘nuovo ordine delle epoche’. ‘Annuit Coeptis’ significa invece ‘Egli favorisce le nostre imprese’.

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1942 – Il Consiglio Federale delle Chiese approva Il Nuovo Ordine Mondiale
Il 16 Marzo del 1942, in un articolo dal titolo ‘American Malvern’, la rivista Time affronta il tema del Federal Council of Churches («Consiglio Federale delle Chiese»), che più tardi diverrà il National Council of Churches («Consiglio Nazionale delle Chiese»), una parte del World Council of Churches («Consiglio Mondiale della Chiese»), sottolineando lo sforzo per instaurare un’autorità religiosa globale. Un comitato di direzione di questo organismo si dichiara favorevole a: Un Governo Mondiale dei poteri delegati; Forti e immediate limitazioni alla sovranità nazionale; Controllo internazionale su tutti gli eserciti e sulla marina militare. I rappresentanti (375) di alcune delle trenta denominazioni asseriscono che «un nuovo ordine della vita economica è sia imminente che imperativo» – un nuovo ordine che si realizzerà certamente o «attraverso la cooperazione volontaria all’interno della struttura della democrazia o attraverso una rivoluzione esplosiva».

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1945 – Harry Truman esalta il Governo Mondiale
Il 28 giugno 1945, durante un discorso tenuto a Kansas City, il presidente americano Harry Truman (1884-1972), massone di alto grado, glorifica il Governo Mondiale: «Sarà facile per le nazioni confederarsi in una Repubblica Mondiale come per noi lo è stato riunirsi in una federazione di Stati Uniti».

1945 – Le Nazioni Unite
Il 24 ottobre 1945 nascono ufficialmente le Nazioni Unite. In quello stesso giorno, il senatore dell’Idaho Glen Hearst Taylor (1904-1984) presenta al Senato la Risoluzione nº 183, in cui si fà appello al Senato americano affinché si dichiari favorevole alla creazione di una Repubblica Mondiale che includa una forza di polizia internazionale.

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1948 – Nasce il Consiglio Mondiale delle Chiese. Nel 1948 nasce ad Amsterdam il World Council of Churches (Consiglio Mondiale delle Chiese) con il finanziamento dei Rockefeller, e che ha avuto sin dall’inizio un forte legame con la Massoneria. A conferma del forte legame sin dalla sua fondazione tra il WCC e la massoneria, c’è il fatto che Geoffrey Francis Fisher (1887–1972), il 99esimo arcivescovo di Canterbury, che fu eletto tra i presidenti del neonato WCC ad Amsterdam nel 1948, era un massone: era stato gran maestro provinciale di Norfolk (cfr. William R. Denslow e Harry S. Truman, 10,000 Famous Freemasons from A to J Part One, pag. 51-52). Ed oltre a Fisher, tra i presidenti eletti c’era un’altro massone, ossia il vescovo metodista G. Bromley Oxnam che nel 1948 era ancora un 32° grado del Rito Scozzese, ma l’anno successivo ricevette il 33° grado (cfr. William R. Denslow e Harry S. Truman, 10,000 Famous Freemasons from K to Z, Volume 3, pag. 299). Il WCC predica un vangelo sociale, ed ha un carattere fortemente ecumenico ed interconfessionale. Promuove senza dubbio gli ideali massonici.

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Da sinistra: i 6 presidenti e il presidente onorario del World Council of Churches eletti nella prima assemblea nel 1948
1950 – ‘Con il consenso o con la conquista’
Il 17 febbraio 1950, l’ebreo James Paul Warburg (1896-1969), un banchiere americano e consigliere finanziario del presidente americano Franklin D. Roosevelt, membro del Consiglio per le Relazioni con l’Estero, davanti alla Commissione sulle Relazioni con l’Estero del Senato Americano, affermò: ‘Che ci piaccia o no, noi avremo un Governo Mondiale. La questione è solo se il Governo Mondiale sarà raggiunto con il consenso o con la conquista’ (‘We shall have world government, whether or not we like it. The question is only whether world government will be achieved by consent or by conquest’ – Senate Report [Senate Foreign Relations Committee] 1950. Revision of the United Nations Charter: Hearings Before a Subcommittee of the Committee on Foreign Relations, Eighty-First Congress. United States Government Printing Office. p. 494).

warburg

1954 – Il Gruppo Bilderberg
Nel 1954, il principe Bernardo d’Olanda (1911-2004), fonda assieme ad altri il Bilderberg Club: statisti e banchieri internazionali che si incontrano segretamente su una base annuale. Fu lui a presiedere quel primo incontro presso l’hotel de Bilderberg a Oosterbeek in Olanda.

bilderberg

1966 – Il professore Quigley porta alla luce il gruppo della Tavola Rotonda
Nel 1966, il professore americano Carroll Quigley (1910-1977), il mentore di Bill Clinton all’Università Gesuita di Georgetown, pubblica un grosso volume intitolato Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time («Tragedia e speranza: una storia del mondo nel nostro tempo»), in cui afferma: «Esiste ed è esistita per una generazione, una rete internazionale che opera, con una certa estensione, nello stesso modo radicale in cui agiscono i comunisti. Infatti, questa rete, che possiamo identificare con il nome ‘Round Table’ [Tavola Rotonda], non ha nessun problema a collaborare con i comunisti, o con altri gruppi, e si comporta spesso in questa maniera. Io conosco le attività di questa rete perché la studio da vent’anni e ho avuto il permesso per due anni, nei primi anni Sessanta, di esaminare le sue carte e i suoi documenti segreti. Non provo avversione per questa rete e per la maggior parte dei suoi scopi, e sono stato, per molti anni della mia vita, vicino ad essa e a numerosi dei suoi strumenti. Ho nutrito qualche riserva, sia in passato che recentemente, su alcune delle sue linee di condotta, ma in generale la mia principale discordanza di opinione è che essa vuole rimanere segreta, mentre io credo che il suo ruolo nella Storia sia così significativo da meritare di essere conosciuto».

club-di-roma1968 – Il Club di Roma
Nel 1968 nasce per opera dell’imprenditore italiano Aurelio Peccei (1908-1984) e dello scienziato scozzese Alexander King (1909-2007), insieme a premi Nobel, leader politici e intellettuali, il Club di Roma (The Club of Rome), chiamato così perchè la prima riunione si svolse a Roma. Il Club di Roma è una associazione non governativa, non-profit, di scienziati, economisti, uomini d’affari, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali e capi di stato di tutti e cinque i continenti. La sua sede centrale si trova a Winterthur (Svizzera). ‘La sua missione è di agire come catalizzatore dei cambiamenti globali, individuando i principali problemi che l’umanità si troverà ad affrontare, analizzandoli in un contesto mondiale e ricercando soluzioni alternative nei diversi scenari possibili. In altre parole, il Club di Roma intende essere una sorta di cenacolo di pensatori dediti ad analizzare i cambiamenti della società contemporanea’ (fonte: Wikipedia).
Nel 1973 il Club di Roma, pubblicherà un rapporto intitolato Regionalized and Adaptive Model of the Global World System («Modello regionalizzato e adattabile del Sistema Globale Mondiale»), in cui il mondo intero fu suddiviso in dieci regioni.

1973 – La Commissione Trilaterale
Nel luglio del 1973, l’ebreo David Rockefeller, il noto banchiere internazionale e membro del Council on Foreign Relations, assieme ad altri dirigenti e notabili, fonda una nuova organizzazione chiamata Trilateral Commission («Commissione Trilaterale»).
Lo scopo ufficiale di questa organizzazione è ‘«armonizzare la politica, le relazioni economiche, sociali e culturali tra le tre più grandi regioni economiche del mondo» (da qui il nome «Trilaterale»). Egli invita il futuro presidente Jimmy Carter a divenirne uno dei membri fondatori. Zbigniew Brzezinski è il primo direttore dell’organizzazione. Secondo detto organismo, le tre maggiori aree economiche del mondo sono: l’Europa, il Nord America e l’Estremo Oriente (Giappone, Corea del Sud, Taiwan, ecc…). Se, con il pretesto di dover congiungere le forze per essere in grado di affrontare la competizione economica con le due altre regioni economiche, i Paesi membri di ognuna di queste tre regioni decidono di unificarsi in un solo Paese formando tre super-Stati, il Governo Mondiale diverrà molto più vicino. Come i socialisti della Fabian Society, la Trilateral Commission realizza passo dopo passo lo scopo finale (il Governo Mondiale). Tale mèta è stata quasi raggiunta in Europa con il Trattato di Maastricht, che è stato perfezionato nel 1993, costringendo tutti i Paesi membri della Comunità Europea ad abolire le loro barriere commerciali e a consegnare le loro politiche valutarie e fiscali ai tecnocrati della Commissione Europea di Bruxelles, in Belgio. Nel gennaio del 2002, tutti i Paesi che hanno aderito alla Comunità Europea abbandonano le loro valute nazionali sostituendole con un’unica valuta comune: l’euro. Inoltre, il Trattato di Nizza rimuove diversi poteri nazionali per affidarli alla Commissione Europea. Quella che era stata iniziata quasi innocentemente nel 1952 come la CEE (Comunità Economica Europea), un’autorità comune per regolare il commercio del carbone e l’industria dell’acciaio fra le nazioni europee, viene finalmente trasformata in un super-Stato europeo. Jean Monnet (1888-1979), un economista socialista francese e fondatore della CEE, aveva questo in mente quando disse: «Un’unione politica seguirà inevitabilmente un’unione economica». Inoltre, egli affermò nel 1948: «La creazione di un’Europa Unita dev’essere considerata un passo essenziale verso la creazione di un mondo unito». A riguardo l’area del Nord America, la fusione dei suoi Paesi membri è in corso con il passaggio di libero scambio tra il Canada e l’USA, e poi con il Messico. Si suppone che in futuro questo accordo di libero scambio includerà anche tutti i Paesi dell’America Centrale e del Sud, con una sola valuta per tutti. A Madrid, il 6 maggio 2002, il presidente del Messico Vicente Fox affermerà: «Infine, il nostro obiettivo a lungo termine è di stabilire con gli Stati Uniti, ma anche con il Canada, l’altro nostro partner regionale, un insieme di collegamenti e di istituzioni simili a quelli creati dall’Unione Europea»’

1973 – La Commissione Trilateral

 

commissione-trilateraleNel luglio del 1973, l’ebreo David Rockefeller, il noto banchiere internazionale e membro del Council on Foreign Relations, assieme ad altri dirigenti e notabili, fonda una nuova organizzazione chiamata Trilateral Commission («Commissione Trilaterale»).
Lo scopo ufficiale di questa organizzazione è ‘«armonizzare la politica, le relazioni economiche, sociali e culturali tra le tre più grandi regioni economiche del mondo» (da qui il nome «Trilaterale»). Egli invita il futuro presidente Jimmy Carter a divenirne uno dei membri fondatori. Zbigniew Brzezinski è il primo direttore dell’organizzazione. Secondo detto organismo, le tre maggiori aree economiche del mondo sono: l’Europa, il Nord America e l’Estremo Oriente (Giappone, Corea del Sud, Taiwan, ecc…). Se, con il pretesto di dover congiungere le forze per essere in grado di affrontare la competizione economica con le due altre regioni economiche, i Paesi membri di ognuna di queste tre regioni decidono di unificarsi in un solo Paese formando tre super-Stati, il Governo Mondiale diverrà molto più vicino. Come i socialisti della Fabian Society, la Trilateral Commission realizza passo dopo passo lo scopo finale (il Governo Mondiale). Tale mèta è stata quasi raggiunta in Europa con il Trattato di Maastricht, che è stato perfezionato nel 1993, costringendo tutti i Paesi membri della Comunità Europea ad abolire le loro barriere commerciali e a consegnare le loro politiche valutarie e fiscali ai tecnocrati della Commissione Europea di Bruxelles, in Belgio. Nel gennaio del 2002, tutti i Paesi che hanno aderito alla Comunità Europea abbandonano le loro valute nazionali sostituendole con un’unica valuta comune: l’euro. Inoltre, il Trattato di Nizza rimuove diversi poteri nazionali per affidarli alla Commissione Europea. Quella che era stata iniziata quasi innocentemente nel 1952 come la CEE (Comunità Economica Europea), un’autorità comune per regolare il commercio del carbone e l’industria dell’acciaio fra le nazioni europee, viene finalmente trasformata in un super-Stato europeo. Jean Monnet (1888-1979), un economista socialista francese e fondatore della CEE, aveva questo in mente quando disse: «Un’unione politica seguirà inevitabilmente un’unione economica». Inoltre, egli affermò nel 1948: «La creazione di un’Europa Unita dev’essere considerata un passo essenziale verso la creazione di un mondo unito». A riguardo l’area del Nord America, la fusione dei suoi Paesi membri è in corso con il passaggio di libero scambio tra il Canada e l’USA, e poi con il Messico. Si suppone che in futuro questo accordo di libero scambio includerà anche tutti i Paesi dell’America Centrale e del Sud, con una sola valuta per tutti. A Madrid, il 6 maggio 2002, il presidente del Messico Vicente Fox affermerà: «Infine, il nostro obiettivo a lungo termine è di stabilire con gli Stati Uniti, ma anche con il Canada, l’altro nostro partner regionale, un insieme di collegamenti e di istituzioni simili a quelli creati dall’Unione Europea»

1986 – La giornata Mondiale di preghiera per la pace
Il 27 ottobre 1986, fu convocata ad Assisi da Giovanni Paolo II una Giornata Mondiale di preghiera per la Pace, a cui presero parte i rappresentanti di tutte le grandi religioni mondiali. Vi parteciparono decine di rappresentanti di Chiese Protestanti e delle religioni mondiali. Nel gennaio 2002, ad Assisi, in occasione di un’altra Giornata come quella del 1986, dietro invito di Giovanni Paolo II fu presente anche Cecil M. Robeck, Jr., che è un ministro di culto molto famoso appartenente alle Assemblee di Dio USA. Passi significativi verso la religione unica mondiale.

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1991 – George Bush annunzia il Nuovo Ordine Mondiale
Il 29 gennaio 1991 – 13 giorni dopo avere dichiarato guerra all’Iraq – il presidente americano George H. W. Bush, durante il discorso sullo Stato dell’Unione, elogia il Nuovo Ordine Mondiale affermando: «Quello che è in gioco è più che una piccola nazione, è una grande idea: un nuovo ordine mondiale, dove nazioni differenti si riuniscono in un impegno comune per raggiungere le aspirazioni universali dell’umanità – pace e sicurezza, libertà e stato di diritto. Questo è un mondo degno della nostra lotta e degno del futuro dei nostri figli.

What is at stake is more than one small country; it is a big idea: a new world order, where diverse nations are drawn together in common cause to achieve the universal aspirations of mankind—peace and security, freedom, and the rule of law. Such is a world worthy of our struggle and worthy of our children’s future). 

Ad ottobre di quello stesso anno, David Funderburk, che era stato ambasciatore statunitense in Romania dal 1981 al 1985, affermerà durante un discorso pubblico tenuto nel North Carolina: «George Bush si sta circondando di persone che credono in un Governo Mondiale. Essi ritengono che il sistema sovietico e il sistema americano siano convergenti», e il mezzo per raggiungere ciò, secondo l’ambasciatore, era l’ONU. Nel 1992 poi il predicatore Billy Graham durante un programma radiofonico si schiererà a favore del Nuovo Ordine Mondiale suggerito dal presidente Bush.

1991 – David Rockefeller ringrazia i media per avere tenuto nascosto il piano di creare un Nuovo Ordine Mondiale
Nel Giugno 1991 i leaders mondiali si incontrano per un’altra riunione a porte chiuse del Bilderberg Club a Baden Baden, in Germania. In quell’occasione, David Rockefeller afferma: «Siamo grati al Washington Post, al New York Times, al Time e alle altre grandi pubblicazioni i cui direttori hanno presenziato alle nostre riunioni ed hanno rispettato le loro promesse di discrezione per quasi quaranta anni. Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare il nostro piano mondiale se fossimo stati sotto le luci dei riflettori durante quegli anni. Ma il mondo ora è più sofisticato e più preparato a marciare verso un Governo Mondiale. La sovranità sovranazionale di un’élite intellettuale e di banchieri internazionali è certamente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati».

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1992 – Henry Kissinger si esprime sul Governo Mondiale
Il 21 maggio 1992, in un discorso indirizzato al Bilderberger Club riunito ad Evian (Francia), l’ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger, membro del CFR e della Commissione Trilaterale, dichiara: «Oggi, gli americani si sentirebbero oltraggiati se le truppe dell’ONU entrassero a Los Angeles per ripristinare l’ordine; ma un domani sarebbero loro molto grati! Ciò è specialmente vero se venisse loro detto che c’era una minaccia esterna, reale o fittizia, che mette in pericolo la nostra stessa esistenza. Dopo di che, tutti i popoli del pianeta supplicheranno i leader mondiali di liberarli da questo male. L’unica cosa che l’uomo teme veramente è l’ignoto. Di fronte a questo scenario, i diritti individuali verranno soppressi di buon grado purché venga loro garantito l’ordine e la pace garantiti da parte di un Governo Mondiale» (il discorso di Henry Kissinger fu registrato da uno dei delegati Svizzeri agli incontri del Bilderberg Group).

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Il 18 luglio 1993, Kissinger scriverà sul Los Angeles Times, a proposito del North American Free Trade Agreement (un trattato di libero scambio commerciale stipulato tra Stati Uniti, Canada e Messico): «Quello che il Congresso dovrà ratificare non è un semplice accordo commerciale, ma l’architettura di un nuovo sistema internazionale […], un primo passo verso un nuovo Ordine Mondiale».
1992 – Strobe Talbott e la nascita della nazione globale
Il 20 luglio 1992 la rivista Time Magazine pubblica un articolo intitolato «The Birth of the Global Nation» («La nascita della nazione globale»), di Strobe Talbott, un analista di politica estera americano, che è stato Vicesegretario di Stato degli Stati Uniti sotto la presidenza di Bill Clinton ed è membro del Council on Foreign Relations (CFR), in cui egli afferma che «… nello spazio dei prossimi cento anni … il nazionalismo come noi lo conosciamo sarà obsoleto; tutti gli stati riconosceranno una singola autorità globale … Ma ci sono voluti gli eventi nel nostro meraviglioso e terribile secolo per confermare le ragioni di un governo mondiale.

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1993 – Il secondo Parlamento Mondiale delle Religioni

Nel 1993 a Chicago si tiene un secondo Parlamento Mondiale delle Religioni in occasione del 100º anniversario del primo Convegno. Come durante il precedente incontro, si cerca di riunire tutte le religioni del mondo in un’«unica cosa armoniosa», ma si tenta anche di farle amalgamare attraverso gli elementi originali delle loro credenze comuni. Le religioni tradizionali monoteistiche, come il cristianesimo, sono considerate incompatibili con l’«illuminazione individuale», e devono essere quindi drasticamente modificate.
1994 – Nasce l’Alleanza Interreligiosa

Nel 1994 nasce l’Interfaith Alliance (Alleanza Interreligiosa) per celebrare – si legge sul loro sito – la libertà religiosa e sfidare il bigottismo e l’odio che sorgono dall’estremismo religioso e politico che si è infiltrato nella politica Americana. Attualmente ha circa 185.000 membri negli Stati Uniti appartenenti a religioni diverse e a svariate sètte e denominazioni protestanti. Nella sua agenda ha evidentemente gli ideali massonici.
1994 – Lo Human Development Report
Nel 1994 nello Human Development Report («Rapporto sullo Sviluppo Umano»), pubblicato dal Programma di Sviluppo dell’ONU, c’è una sezione intitolata «Global Governance for the 21st Century» («Governo Globale per il XXI secolo»). L’amministratore di questo programma si chiama James Gustave Speth (vedi foto), ed è stato nominato da Bill Clinton.
In questo rapporto si legge all’inizio: «I problemi dell’umanità non possono più essere risolti dai governi nazionali. Ciò di cui abbiamo bisogno è un Governo Mondiale. Questo può essere realizzato nel modo migliore rafforzando il sistema delle Nazioni Unite».

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2002 – David Rockefeller ammette pubblicamente il suo intento
Nel 2002 esce il libro autobiografico di David Rockefeller dal titolo Memorie in cui il banchiere fa un’ammissione molto importante, infatti dice: ‘Alcuni credono persino che noi [la famiglia Rockefeller] facciamo parte di una cabala segreta che manovra contro i migliori interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia ‘internazionalisti’ e [ci accusano] di complottare con altri nel mondo di costruire una struttura politica ed economica globale più integrata, un unico mondo, se volete. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole e sono orgoglioso di esserlo” (David Rockefeller, Memoirs, Random House, New York, 2002, pag. 405).

2004 – Giovanni Paolo II parla della necessità di un Nuovo Ordine Mondiale
Il 1° Gennaio 2004, Giovanni Paolo II in occasione della celebrazione della XXXVII Giornata Mondiale della Pace affermò: ‘«L’umanità, di fronte a una fase nuova e più difficile del suo autentico sviluppo, ha oggi bisogno di un grado superiore di ordinamento internazionale ». Gli Stati devono considerare tale obiettivo come un preciso obbligo morale e politico, che richiede prudenza e determinazione’ (http://www.vatican.va/).

2005 – Benedetto XVI esorta a costruire un nuovo ordine mondiale
Il 25 dicembre 2005 a Roma, durante la ‘Benedizione Urbi et Orbi’, Benedetto XVI ha affermato: ‘Uomo moderno, adulto eppure talora debole nel pensiero e nella volontà, lasciati prender per mano dal Bambino di Betlemme; non temere, fidati di Lui! La forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un nuovo ordine mondiale, fondato su giusti rapporti etici ed economici’ (http://www.ratzingerbenedettoxvi.com/messnatalizio05.htm).

2006 – Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica Italiana, auspica la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale
Anche qui in Italia le massima autorità dello Stato si auspicano la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale, infatti il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha affermato già diverse volte.
Il 31 Dicembre del 2006 ha detto durante il discorso di fine anno a reti unificate: ‘C’è sintonia tra me e il Papa Benedetto XVI nel sostenere un nuovo ordine mondiale’.
Il 4 Novembre 2007, al Quirinale (vedi fotogramma, tratto dal seguente video)

durante il suo intervento nella Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, ha detto: ‘Ci si richiede dunque un nuovo sforzo di coesione nazionale e un concreto impegno per garantire la pace anche al di fuori dei confini della stessa Europa, per contribuire alla creazione di un nuovo ordine mondiale’.

Il 5 Novembre 2008, in occasione dell’elezione di Barack Obama alla presidenza degli USA, ha detto: ‘Oggi è un giorno di grande speranza e di grande rinnovamento, di fiducia per la causa della libertà, della pace, per un nuovo ordine mondiale’.
2007 – Aaron Russo svela il piano segreto dei Rockefeller
Il 29 gennaio 2007, sette mesi circa prima di morire, Aaron Russo (1943-2007), un produttore cinematografico americano e politico, durante una intervista rilasciata al giornalista Alex Jones, fa delle dichiarazioni che fanno scalpore in tutto il mondo. Il Russo infatti ha parlato di alcune cose che ha saputo personalmente da Nicholas Rockfeller (di cui è stato per un tempo amico e la foto lo conferma) sull’intento di una elite di governare il mondo intero.

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Russo afferma che Rockefeller (della potentissima dinastia bancaria e finanziaria dei Rockefeller) gli chiese, durante una conversazione privata, se fosse disposto a far parte del Consiglio per le Relazioni Estere (Council on Foreign Relations, CFR), ma Russo rifiutò l’invito spiegando di non essere interessato a ‘schiavizzare la gente’. Russo poi dice: ‘Gli chiesi quale era il senso di tutto ciò’. Aggiunsi: ‘Avete tutto il denaro e tutto il potere di cui avete bisogno, quale è il vostro fine ultimo?”. Rockefeller rispose: ‘Il fine ultimo è di far mettere in tutti il microchip, per controllare l’intera società, per far controllare il mondo dai banchieri e dagli appartenenti all’élite’

(video su Youtube: http://youtu.be/MZnGkSVVOug – min. 28).
2008 – Tony Blair Foundation
Nel maggio del 2008 nasce a New York – con l’appoggio di Bill Clinton – la Tony Blair Faith Foundation, che è una fondazione che promuove il dialogo interreligioso con le maggiori religioni del mondo, in vista del raggiungimento di una unione tra di esse e quindi della creazione di una unica religione mondiale. Il suo fondatore è l’ex primo ministro Inglese Tony Blair, che professa di essersi convertito al Cattolicesimo, che ha avuto l’appoggio dei potenti e ricchissimi Rothschilds, che sono suoi amici e che è ben noto fanno parte a pieno titolo degli Illuminati, che vogliono creare un governo unico mondiale.

2008 – Il Barone David de Rothschild afferma che esiste un Nuovo Ordine Mondiale
Il 6 Novembre 2008 su The National esce un articolo scritto da Rupert Wright dal titolo ‘The first barons of banking’ che afferma che il ‘Barone Rothschild condivide l’idea della maggior parte delle persone che esiste un nuovo ordine mondiale. Secondo lui, le banche ridurranno il proprio rapporto di indebitamento [leva finanziaria] e ci sarà una nuova forma di governo globale’ (Rupert Wright, ‘The first barons of banking’, The National, 6 novembre 2008 –http://www.thenational.ae/business/banking/the-first-barons-of-banking – ‘Baron Rothschild shares most people’s view that there is a new world order. In his opinion, banks will deleverage and there will be a new form of global governance’).

2008 – Barack Obama e i muri che devono essere abbattuti
Il 24 Luglio 2008, durante le presidenziali americane, il senatore Barack Obama (che dopo qualche mese sarebbe diventato il presidente degli USA) in un suo celebre discorso tenuto a Berlino (Germania) davanti a circa 200.000 persone ha detto quanto segue: ‘Partnership e cooperazione tra le nazioni non sono una scelta; sono il solo modo, l’unico modo per proteggere la nostra comune sicurezza e far progredire la nostra comune umanità. Questa è la ragione per cui il più grande pericolo di tutti è permettere a nuovi muri di dividerci gli uni dagli altri. I muri tra vecchi alleati su entrambe le sponde dell’Atlantico non possono rimanere in piedi. I muri tra i Paesi che hanno di più e quelli che hanno di meno non possono rimanere in piedi. Non possono rimanere in piedi i muri tra le razze, le tribù, gli immigrati e i nativi, tra cristiani, musulmani ed ebrei. Questi sono ora i muri che noi dobbiamo abbattere’ (Partnership and cooperation among nations is not a choice; it is the one way, the only way, to protect our common security and advance our common humanity. That is why the greatest danger of all is to allow new walls to divide us from one another.The walls between old allies on either side of the Atlantic cannot stand. The walls between the countries with the most and those with the least cannot stand. The walls between races and tribes; natives and immigrants; Christian and Muslim and Jew cannot stand. These now are the walls we must tear down’).

2009 – Il presidente francese Sarkozy invoca il Nuovo Ordine Mondiale
Il 16 gennaio 2009, all’Eliseo, il presidente francese Sarkozy durante un discorso al corpo diplomatico straniero, parla del Nuovo Ordine Mondiale utilizzando termini molto duri, quasi minacciosi: “Noi andremo insieme verso questo Nuovo Ordine Mondiale, e NESSUNO, dico NESSUNO potrà opporsi”.– Gordon Brown al G-20 di Londra
Il 2 Aprile 2009, alla fine del summit dei G-20 tenutosi a Londra, il primo ministro inglese Gordon Brown ha affermato nel suo discorso: ‘Io penso che stia emergendo un Nuovo Ordine Mondiale e con esso la fondazione di una nuova e progressiva era di cooperazione internazionale’

Se si tratta di un lavoro pubblicitario è ben diabolicamente costruito

In rete circola questo video che dovrebbe essere un corso di istruzione per gli alti iniziati massoni che vengono accettati a far parte del vertice della piramide degli Illuminati. Non si sa se è stato messo in rete da un massone pentito oppure è un falso costruito molto bene per denunciare il pericolo che corriamo. Certo è che la cosa che più inquieta di questo video è che fà una fotografia della realtà così come veramente è, dove una ristretta elitè finanziaria\massonica governa le sorti di gran parte dei Paesi e delle economie mondiali. Non dimentichiamoci che il fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sono dirette emanazioni della Federal Reserve; quindi, a parte i Paesi come Giappone, Cina, Russia, Brasile ecc… che non hanno aderito forlmamente a questo sistema monetario, il resto del mondo è indebitato verso questi organismi bancari controllati da soggetti privati. Verrebbe da pensare: ma George Orwell quando scrisse 1984 mise su carta solo il frutto della sua immaginazione oppure perchè era a conoscenza di questo piano di dominio delle masse? Sappiamo per certo che era un Fabiano e che attraverso questa organismo si formavano gli architetti del Nuovo Ordine Mondiale. Comunque, auguriamoci che sia solo uno scherzo costruito ad arte altrimenti siamo messi veramente molto male e forse peggio di quanto si possa immaginare.

714.-LA FINANZA, LA CHIESA, IL TERRORE E LA SANITA’.

Berlusconi: Marina in visita al padre, 'sta bene'
A general view of the San Raffaele hospital in Milan, Italy, Wednesday, June 8, 2016, where the ex-Premier Silvio Berlusconi has been hospitalized since Tuesday for scheduled tests after doctors discovered a small irregular heartbeat during an earlier appointment. (ANSA/AP Photo/Luca Bruno) [CopyrightNotice: Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved. This material may not be published, broadcast, rewritten or redistribu]
Il camaleontico Vaticano gesuita si riprende la creatura di Don Verzè. Il fallimento del San Raffaele ha fatto si che le strutture siano finite in mano alle banche, ma solo temporaneamente. Non più. Il percorso cominciato tre anni fa si completa con l’ospedale di Olbia, che viene comprato dall’emiro Al-Thani, ma il cui “partner scientifico” sarà l’ospedale Bambin Gesù di Roma.

Che significa? Che l’emiro mette i soldi, e il vaticano la gestione.

Ma non è lo stesso emiro che finanzia Hamas (il capo di Hamas gira tranquillo per le strade di Doha), Isis, i “ribelli” siriani, le “primavere” arabe?

Non è lo stesso emiro emanazione diretta della massoneria inglese? Quello che si è fatto tutta la trafila nelle scuole giuste del Regno Unito? Harrow-on-the-hill, e poi l’accademia militare di Sandhurst?

Si, è lui.

E perchè mai il vaticano fa affari con questa brava persona?

 

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L’asse gesuito-massonico, la piramide di potere frutto dell’infiltrazione reciproca che le due sotto-piramidi hanno portato avanti per secoli, è oramai vincente su tutta la linea da anni. Vincente sulla sua principale rivale mondiale, la piramide che potremmo definire opusdeista-massonica. A conferma di ciò, basta guardare a chi sono in mano le principali cariche istituzionali americane ed europee, nonchè, ovviamente, il vaticano. (Il bello del web è che ognuno può andare a guardare i curricula di questi grandi personaggi, vedere dove hanno studiato, chi gli ha conferito onoreficenze, a quali club appartengono, ecc…)

Questo asse vincente è quello che sta organizzando lo scontro occidente-islam, per controllarci tutti meglio e spingere verso il super-stato mondiale, e lo fa con i soldi di chi? Indovinato. Principalmente lo fa con i soldi dell’emiro.

San Raffaele. L’emiro non solo finanzia i maggiori e più sanguinari gruppi terroristi, ma poi, con Al-Jazeera, che è sempre sua, racconta all’occidente (e non solo) la “verità” su quello che accade nei posti dove scoppiano le guerre da lui finanziate.

A questo proposito, presto Vi parlerò di Mrs rita Katz, colei che fornisce immancabilmente e in esclusiva tutte le immagini del terrore.

Qatar, è una roba degli inglesi, lo sanno tutti, sono loro che hanno creato l’emirato nel 1971. L’emiro è un fedelissimo, altrimenti non sarebbe li. Per inglesi intendiamo la corona inglese, ovvero la massoneria per eccellenza.

E chi ha piantato le tende a Doha per istruire a dovere le nuove e future classi dirigenti e burocratiche dell’emirato? Una pletora di università, americane, ma anche italiane, tra cui però spicca la Georgetown University, ricca di cotanto nome, e magnete per i rampolli con aspirazioni politiche. Di chi è la Georgetown? Ma dei gesuiti, no? E’ quel posticino a Washington D.C. che sforna gente tipo Kissinger, e che sfornerà la classe dirigente del Qatar.

Ed ecco che come per magia, qualche anno fa il gruppo fondato da Verzè (che faceva parte della piramide opusdeista che ora è perdente), improvvisamente va in crisi: le banche, come d’incanto, si accorgono dopo decenni, che il gruppo è un castello di carte con miliardi di debiti, e lo fanno fallire. Il Vice Presidente del gruppo, Mario Cal, si suicida. Il vaticano (indovinate quale parte?) si pappa il San Raffaele grazie ad un miliardo di Euro pagati da George Soros, che ai gesuiti piace come fosse un figlio, e che è talmente una brava persona da regalare loro un miliardo di euro a scopi di didattica e ricerca. Ah, queste anime pie…
Poi l’ospedale milanese passerà ufficialmente nelle mani del gruppo San Donato, di Rotelli. Ma è la stessa cosa…

Ora il quadro si completa con il riacquisto di uno degli asset che era rimasto in mano alle banche: l’ospedale San Raffaele di Olbia.

La Qatar Foundation Endowment investirà 1,2 miliardi di euro nei prossimi 12 anni e avrà come alleato il Bambin Gesù di Roma. Alle banche creditrici del fallito gruppo di don Verzè andranno 33,8 milioni, la metà di quanto sarebbe loro spettato. 

Finora la proprietà è stata delle banche, ora è del Qatar. E tra poco cambierà anche l’unica certezza del palazzone bianco all’ingresso sud di Olbia che punta a diventare ospedale d’eccellenza: il nome. Non più San Raffaele, o ex San Raffaele. Spazio alla fantasia, anche se è altamente probabile un omaggio al partner scientifico del progetto, l’ospedale Bambin Gesù di Roma. Il Qatar mette i soldi, il Vaticano le competenze e parte del personale medico.

Tutto corre sul fil di lana, per l’incompiuta doc lasciata in eredità alla Gallura dal crac della casa madre San Raffaele di Milano e della Fondazione Monte Tabor. Sullo scoccare della mezzanotte delll’ultimo giorno disponibile, sabato 9 agosto, è arrivato l’accordo tra le banche creditrici, proprietarie dello stabile, e la Qatar Foundation Endowment. Che gestisce i fondi dell’Emirato e metterà sul piatto 1,2 miliardi di euro di investimenti in dodici anni. La cifra che invece arriverà a Sardaleasing e alle società di leasing che fanno capo a Banca Intesa, Monte dei Paschi di Siena e al gruppo bancario delle Casse di credito cooperativo e casse rurali viaggia sui 33,8 milioni di euro. Si tratta di circa metà dei crediti vantati nei confronti dell’ex gruppo di don Luigi Verzé, il prete manager della sanità.
Ma il dado dell’ultimo investimento degli arabi in Sardegna è tratto e per il decollo del progetto, sostenuto sia dal governo Renzi sia dalla giunta di centrosinistra di Francesco Pigliaru, manca solo un via libera del tribunale fallimentare di Milano. Un affare internazionale (e diplomatico) di lunga data: prima delle strette di mano, ci sono stati i viaggi a Doha dei presidenti del Consiglio Mario Monti e Enrico Letta. Nove mesi fa la firma del primo protocollo, con l’impegno formale e le tappe forzate da rispettare. Ma anche l’ombra della concorrenza tedesca e di un possibile accordo parallelo a Francoforte, poi sfumato.

L’incompiuta – Di San Raffaele e dell’ospedale dei sogni si parla in Sardegna dagli anni Ottanta. La costruzione è iniziata 20 anni più tardi e l’apertura è stata sempre rinviata, fino al crac della fondazione Monte Tabor che l’ha definitivamente affossato. Un buco milionario che ha trascinato la Metodo impresa e quindi le ditte subappaltatrici sarde. Tra le ipotesi che si sono accavallate nel tempo anche quella di far diventare il casermone un enorme albergo vista mare. Poi l’arrivo dei “salvatori” del Qatar, che completeranno l’opera con 100 milioni di euro iniziali e l’acquisto di macchinari e arredi.

Gli affari del Qatar e il modello pubblico-privato – L’emiro Tamim Al Thani gioca in casa. Due anni fa ha infatti rilevato il controllo della Costa Smeralda holding, che gestisce il patrimonio immobiliare e gli alberghi prima in mano al miliardario libano-statunitense Tom Barrack e prima ancora al leggendario fondatore, il principe Karim Aga Khan. Un passaggio da circa 600 milioni di euro su cui si indaga per evasione fiscale. Quello del Qatar, da realizzare entro il 2016, sarà quindi anche l’ospedale della Costa, ma non solo.

Il progetto prevede 242 posti letto ad assistenza convenzionata, quindi pagata con soldi pubblici ai gestori del Qatar per una spesa di 55 milioni di euro all’anno che verserà la Regione. L’ipotesi è quella di tamponare così la migrazione dei malati sardi che costa 62 milioni di euro l’anno a un sistema perennemente in perdita. I proprietari batteranno invece cassa con la parte totalmente privata, in sostanza una clinica, anche per stranieri, da 50 posti letto. O meglio vere suite.

La realizzazione andrà a scaglioni: il primo anno di attività sarà il 2015, con 178 posti letto, mentre nel corso del secondo anno si completerà l’offerta. Le specialità comprendono tra le altre pediatria, cardiologia, neurologia e unità coronarica. Ci sarà poi un centro nazionale e internazionale per la diagnosi, la cura, la riabilitazione e la ricerca scientifica. In particolare si studierà una delle malattie che uniscono Sardegna e Qatar per le percentuali record: il diabete.

I dubbi locali e la promessa del “piano Marshall” per la Sardegna – I pareri contrari alla maxi-operazione restano sotto traccia. L’assessore alla Sanità Luigi Arru ha chiesto alcuni approfondimenti durante il frenetico iter, ma ora tutti sembrano lavorare per una buona riuscita. I dubbi sollevati, soprattutto in sede di commissione nazionale Sanità, riguardano l’effettiva utilità della struttura e il timore che il maxi presidio spazzi via le altre eccellenze regionali, l’ospedale pubblico di Olbia o quelli piccoli distribuiti sul territorio, sempre a rischio tagli ma a cui le comunità, spesso isolate, non vogliono rinunciare. Questione di tetti spesa e posti letto, in una rete regionale da riorganizzare. Si, ma a che prezzo?

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Bella cravatta. Mi ricorda un simbolo antico: Il fiore della vita.Unknown

Quindi, ricapitolando, i gesuiti hanno sfilato un bel giocattolino dalle mani dei rivali grazie ad un improvviso risveglio delle banche, e lo hanno fatto senza pagare un soldo: hanno pagato Soros e l’emiro del Qatar, con un simpatico miliardino cadauno. Uno è quello che ha pagato la “rivoluzione” in ucraina (e non solo), l’altro è quello che paga chi versa il sangue in medio oriente. Una buonissima fetta dei casini del mondo, non trovate?

La prossima volta che vedremo questo Papa gesuita affacciarsi a San Pietro, e dire che le guerre sono una cosa brutta e cattiva, e che i bimbi buoni non le devono fare, prima di spellarci le mani applaudendo le belle parole, magari chiediamoci perchè, pur disponendo del miglior servizio informazioni del mondo, non riesca mai ad indicare e criticare i finanziatori di quelle guerre. Non è così difficile sapere chi sono.

712.-L’UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO “IL PAPA NERO”

Adolfo Nicolás Pachón (Villamuriel de Cerrato, 29 aprile 1936) è un gesuita spagnolo. È divenuto Preposto generale della Compagnia di Gesù il 19 gennaio 2008. 

Al secondo turno di votazioni della 35ª Congregazione Generale (GC XXXV) della Compagnia di Gesù, Nicolás è stato eletto trentesimo Superiore Generale il 19 gennaio 2008, succedendo all’olandese P. Peter Hans Kolvenbach. Come da prassi, tale elezione è stata subito comunicata all’allora Papa Benedetto XVI, che ha confermato la carica. Molti hanno sottolineato le somiglianze tra Padre Nicolás ed il precedente Preposito P. Pedro Arrupe. Padre Arrupe, come il suo attuale successore, era missionario spagnolo in Giappone; Nicolás ha descritto Arrupe, che aveva avuto come Padre Provinciale, quale “grande missionario, eroe nazionale, uomo di fuoco”. Padre Nicolás è ora alla guida della sua congregazione, composta attualmente da 18.500 gesuiti.

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L’attuale ” PAPA NERO ” CAPO DEI GESUITI E’ ADOLFO NICOLÁS e controlla tutto il sistema bancario, massoneria e servizi segreti (CIA, FBI, NSA, SIS, MI6, Scotland Yard, Mossad, CSIS, DGSE, FSB). Controlla Il Vaticano che possiede il 60% di tutte le terre di Israele e la Terra del Monte del Tempio di Salomone .
Quindi il Superiore Generale dei Gesuiti, cioe’ Il Papa Nero e’ al di sopra di tutti i poteri e controlla :
Gli Illuminati, sionisti, Elite globalisti, Council on Foreign Relations, Bilderberg Group, Massoni , Consiglio della 300, il concilio di trento, i Cavalieri Templari, Cavalieri di Colombo e dei Cavalieri di Malta.
I gesuiti si sono infiltrati in tutti i governi e i leader come Obama, Rudd, Blair, Jintao, Sarkozy, Peres sono solo dei burattini che eseguono gli ordini da loro .

A oggi alcuni commentatori e studiosi sottolineano il peso, in termini di potere, del Superiore dei gesuiti, il cosiddetto «papa nero» chiamato così per via del colore della tonaca, la durata a vita dell’ incarico e l’ influenza dell’ ordine nel cattolicesimo. L’ attuale Superiore dei Gesuiti è lo spagnolo padre Adolfo Nicolás, eletto il 19 gennaio 2008. La compagnia ha attualmente sede a Roma e continua a coinvolgere nelle sue molte attività persone, credenti e non credenti, in più di 100 Paesi.

Esercizi spirituali, scuole e missioni

Al centro dell’ aspetto spirituale della Compagnia di Gesù ci sono gli «esercizi spirituali» codificati dallo stesso Ignazio Da Loyola: periodi ricorrenti di meditazione sulla vita di Cristo, curate da un direttore spirituale.

LA COMPATTEZZA DOTTRINARIA. Dal punto di vista dell’ organizzazione è di rilievo l’ assoluta compattezza dottrinaria che li ha portati a fondare istituti educativi di altissimo livello (per esempio l’ Università Gregoriana a Roma), e a incorporare gli insegnamenti classici dell’ Umanesimo nella struttura scolastica del pensiero cattolico. E a memorabili scontri con le correnti di pensiero gianseniste. Ma altrettanto importante è il fatto che i gesuiti, a differenza di altri ordini, non sono legati a un unico convento. Caratteristica che li ha portati a essere protagonisti dell’ evangelizzazione in tutto il mondo. Attività missionarie ed educative, quindi, sono al centro del loro apostolato.

«SONO UN’ ORGANIZZAZIONE MILITARE». Dal punto di vista dell’ organizzazione gesuita Napoleone scrisse: «I gesuiti sono un’organizzazione militare, non un ordine religioso. Il loro capo è il generale di un esercito, non il semplice abate di un monastero». È evidente che caratteristiche come queste abbiano eccitato interpretazioni, più o meno fantastiche. Per certi periodi, nel linguaggio comune, il termine «gesuita» è stato evocatore di sovversioni, intrighi, complotti. E quello di «cospirazione gesuitica» (con il «papa nero» nel ruolo di oppositore occulto del pontefice) è ormai un classico delle suggestioni fantapolitiche e dell’ immaginario apocalittico. Che, certamente la frase pronunciata dal nuovo pontefice «Vengo dalla fine del mondo» non mancherà di rinfocolare.

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Confessione nr.16: l’ex vescovo del Guatemala dichiara che i gesuiti controllano il Vaticano e il Nuovo Ordine Mondiale.
Mons. Gerard Bouffard afferma che il generale dei gesuiti, padre Peter Hans Kolvenbach, impartirebbe ordini al Papa. Conferma inoltre le accuse rivolte all’Ordine dei Gesuiti dal defunto padre Alberto Rivera.
L’ex vescovo sostiene inoltre che il Vaticano sia in realtà “il controllore spirituale” degli Illuminati e del Nuovo Ordine Mondiale.
Bouffard, che ha lasciato la Chiesa ed attualmente vive in Canada da cristiano rinato, fonda le proprie conclusioni su una esperienza di vita personale di sei anni come sacerdote interno al Vaticano assegnato alla trasmissione della corrispondenza sensibile tra il Papa ed i capi dell’Ordine dei Gesuiti.
“Sì, l’uomo conosciuto come il Papa Nero controlla tutte le decisioni più importanti assunte dal Papa, il quale a propria volta controlla gli Illuminati,” ha dichiarato il vescovo Bouffard a maggio nella trasmissione radiofonica di Greg Szymanski, The Investigative Journal, in onda suwww.gcnlive.com, presso i cui archivi le sorprendenti dichiarazioni possono essere riascoltate gratuitamente, e in versione integrale.

“Sono giunto a tali conclusioni negli anni in cui lavorai in Vaticano e viaggiai al seguito di Papa Giovanni Paolo II. Il Papa riceve gli ordini dal Papa Nero, vertice dei gesuiti, i quali sono i leader del Nuovo Ordine Mondiale con il compito di infiltrare le altre religioni ed i governi del mondo al fine di realizzare un unico governo mondiale fascista ed una religione mondiale basata su Satanismo e Luciferanesimo.
“La gente non può immaginare quanto male e distruzione abbiano causato e continuino a causare sfruttando la loro perfetta copertura delle tuniche nere e della finta cristianità.”

La testimonianza diretta offerta dal vescovo Bouffard circa qualcosa di malevolo in agguato all’interno della gerarchia del Vaticano ed in particolare dell’Ordine dei Gesuiti conferma la testimonianza di altri ricercatori, tra cui Bill Hughes, autore dei libri scioccanti The Enemy Unmasked e The Secret Terrorists, ed Eric Jon Phelps, studioso dell’Ordine dei Gesuiti ed autore di Vatican Assassins .

Oltre a dipingere un cupo ritratto del Papa Nero, Bouffard afferma che il potere malefico dei Gesuiti si estenderebbe in tutto il mondo, nel governo degli Stati Uniti, nel Council on Foreign Relations (CFR) e nelle principali organizzazioni religiose.
Bouffard sostiene che i Gesuiti agiscano come perfetti camaleonti, assumendo l’identità di protestanti, mormoni, battisti ed ebrei con l’obiettivo di provocare un crollo dell’America e sosingerla verso una religione mondiale con sede a Gerusalemme e controllata dal loro leader: Lucifero.

“So per testimonianza diretta che il Vaticano controlla Israele con l’intenzione di distruggere gli ebrei”, dice Bouffard, aggiungendo che il vero scopo dell’Ordine dei Gesuiti sarebbe quello di orchestrare e controllare tutti i leader del mondo al fine di realizzare un grande conflitto mondiale che finirà per distruggere l’America, il Medio Oriente ed Israele. “Distruggono ogni cosa dall’interno e vogliono provocare la distruzione della Chiesa Cattolica al fine di inaugurare una religione mondiale satanica. Ciò è riscontrabile anche nelle modalità con cui i sacerdoti officiano messa. In realtà adorano i defunti. Tracce di satanismo si riscontrano inoltre in molti simboli esteriori, costumi e paramenti sacri esposti dalla Chiesa.”
Dopo il servizio a Roma il vescovo Bouffard decise di lasciare la Chiesa e trascorse qualche tempo in Africa e Guatemala. La sua propensione alla spiritualità confluì nella decisione di entrare a far parte della massoneria, di cui è diventato membro di 37° grado, una cosa disapprovata dalla Chiesa cattolica romana in quanto secondo il diritto canonico l’appartenenza ad una loggia massonica comporta la scomunica .

Secondo Bouffard la Massoneria sarebbe strumentalizzata dalla Chiesa per scopi di potere. Molti ecclesiastici di alto livello tra cui vescovi, cardinali e persino papi del passato e del presente appartengono a società segrete, e operano con gli alti gradi di altre religioni e governi per promuovere l’agenda degli Illuminati.

Dichiarazioni confermate dalle relazioni dei giornali italiani e francesi dei primi anni ’80, da cui emergeva chiaramente che oltre 150 ecclesiastici di alto livello facessero parte della Massoneria, in particolare della Loggia massonica P2.
“Finalmente sono rinato, e ho deciso di denunciare la Chiesa cattolica”, prosegue Bouffard, che ora è un cristiano praticante e segue la parola di Dio attraverso la Bibbia. “Dobbiamo sempre pregare per i nostri leader denunciando apertamente il male e denunciando i Gesuiti per ciò che sono realmente.”
Dopo aver lasciato la Chiesa il vescovo Bouffard decise di fare ammenda e si recò a chiedere il perdono del sacerdote ex gesuita padre Alberto Rivera. Rivera è stato uno dei pochi sacerdoti gesuiti che trovò il coraggio di denunciare le malefatte della Compagnia di Gesù, confessando di avere lavorato in America in qualità di infiltrato dell’Ordine dei Gesuiti con il compito di sabotare le chiese Protestante e Battista.

“Quando ero vescovo ed ancora fedele alla Chiesa, ricordo che scrissi una lettera denunciando padre Rivera e auspicando la sua uscita di scena,” racconta Bouffard. “Quando compresi quale fosse la verità, mi misi alla ricerca di padre Rivera per domandagli perdono. Diventammo buoni amici e adesso so che diceva la verità. Un uomo onesto che ha trovato Dio.
“So che i Gesuiti hanno provato a manipolare la verità, affermando che Alberto non fosse mai stato un vero sacerdote e distruggendo tutte le prove a sostegno. Hanno cercato di fare lo stesso a me, ma padre Rivera stava solo dicendo la verità senza fare domande. Mi è stato riferito da persone che gli erano accanto diverse settimane prima della morte, che soffriva terribilmente dopo essere stato avvelenato. Come ho già detto, non potete immaginare la sofferenza e la distruzione che è stata causata e sarà causata dai Gesuiti.”

In un articolo intitolato Alberto: the Big Brou-haw-haw, uno scrittore sconosciuto che ha seguito la carriera del vescovo Bouffard ed il suo rapporto con padre Rivera scrisse di comprendere le difficoltà che il Vaticano stava incontrando nel tentativo di insabbiare le accuse ricevute da Rivera e Bouffard.
Esiste un’altra testimonianza interessante fornita da Gerard Bouffard. Un vescovo di alto rango nato in Quebec, Canada. Risalì dai ranghi più bassi dei suoi ordini fino a diventare assistente per molti anni di Papi quali Paolo VI e Giovanni Paolo II. Poi si convertì al protestantesimo e affermò di essere stato l’uomo che impartì l’ordine di eliminare Rivera. In un documentario dal titolo Unveiling the Mystery Behind Catholic Symbols, mostra una penna placcata oro a 18 carati contenente un inchiostro speciale con cui le autorità del Sant’Uffizio firmano i documenti classificati. L’ex vescovo sostenne di avere firmato con quella penna l’ordine di uccidere Rivera. Roba drammatica, del tipo mantelli e pugnali! La sua precedente posizione di alto profilo lo renderebbe facile bersaglio di querele e discredito … eppure tutto tace.

Il Vaticano deve anche fare i conti con i propri problemi di credibilità. Anche da un punto di vista storico, ciò che Rivera sostenne, ossia di essere stato un gesuita che lavorò sotto copertura con l’obiettivo di sabotare le chiese protestanti potrebbe non essere assurdo come appare. Storicamente è assodato che i gesuiti furono istituiti nel 1541 da Ignazio Di Loyola, proprio per questo scopo (ma alcuni gesuiti contestano tale versione, ovviamente).
Sono immischiati in molte porcherie, omicidi e complotti. L’Ufficio della Inquisizione scaturì dalla loro missione, e condusse alla tortura e uccisione di milioni di persone innocenti con la accusa di “eresia.” L’Ufficio fu poi ribattezzato Sant’Uffizio, però i gesuiti non si sono mai presi la briga di cambiare il loro nome. Quanto i loro obiettivi potrebbero essere cambiati nel tempo non è dato di saperlo. Una cattiva reputazione non si cancella facilmente.

Se la versione di Rivera è una frottola, allora si tratta di una storia sorprendentemente coerente. Sono state teorizzate certamente molte altre cospirazioni vivide e intricate. Mi vengono in mente la cospirazione per l’assassinio di JFK e quella dell’UFO / Majestic 12. Ma esse di solito sono arricchite da centinaia di persone per un lungo periodo di tempo, e poi i diversi pezzi vengono messi insieme e riarrangiati fino a formare un narrazione plausibile. Dopo una ventina d’anni di revisioni, viene adottata una versione “ufficiale”. Se una determinata parte della storia si dimostra falsa, la storia si trasforma, espellendo la parte confutata.
Alberto non poteva contare su simili risorse. La sua storia proveniva solo da lui. Non è stata limata per decenni prima che diventasse di dominio pubblico. Al contrario, fu pubblicata nella sua interezza e poi sublimata da volumi addizionali che fornirono ancora più nomi e date, ma senza ritrattazioni. Per cui se si fosse “inventato tutto” meriterebbe sicuramente un premio per la sua genialità letteraria.
Dopo venti anni di indagini, tutte le risorse del Papa non sono riuscite a provare che la versione di Alberto fosse una bufala. Naturalmente, nemmeno Alberto riuscì a provare le proprie accuse contro il Vaticano. Quindi nella migliore delle ipotesi al momento è un pareggio.

Forse i futuri sviluppi produrranno qualcosa di drammatico. Ma non ci contate troppo. Noialtri probabilmente non sapremo mai se Rivera mentisse, per lo meno fino a quando il Papa in persona un giorno non decida di dire tutta la verità. (è più facile che un disco volante atterri sul prato della Casa Bianca.) Si tratta di cibo delizioso per la mente, che suona molto più spaventoso di qualsiasi episodio di X-files.

Per leggere una difesa di Alberto sul sito Chick, andate qui (articolo in lingua inglese):
http://www.chick.com/reading/books/199/0199cont.asp

Nel corso della sua storia l’Ordine dei Gesuiti è stato associato a molte guerre e genocidi, e formalmente bandito da diversi paesi, tra cui Francia e Inghilterra. Anche molti ricercatori affermano che i Gesuiti siano i veri controllori spirituali del Nuovo Ordine Mondiale. Lo scrittore Phelps ha chiesto la messa al bando dell’Ordine dagli Stati Uniti.
Tuttavia, possedendo più di 28 grandi università da costa a costa, l’Ordine può ormai contare negli USA su un forte appoggio politico e finanziario, compreso il controllo segreto del CFR e il controllo di molte banche come Bank of America e il sistema bancario della Federal Reserve. Ciò rende questo obiettivo molto difficile se non improbabile.

Lo scopo della Compagnia di Gesù è la difesa e la propagazione della fede, lavorare per il progresso spirituale dei fedeli mediante tutte le forme del ministero della parola (esercizi spirituali, sacramenti) e l’assistenza ai bisognosi (soprattutto in ospedali e carceri).[1]

I gesuiti sono impegnati nell’istruzione e nella ricerca scientifica, nella formazione dei sacerdoti, nella catechesi per gli adulti, nell’apostolato verso il mondo giovanile e le comunità di vita cristiana, nei mass media, nell’assistenza spirituale a categorie svantaggiate (profughi, persone emarginate).[126]

La loro forma preferita di attività sono le case per esercizi spirituali: gli esercizi vengono generalmente dati a gruppi omogenei di persone per tre o otto giorni (anche meno, secondo le necessità). È tuttavia possibile compiere l’intero ciclo mensile.[142]

Il principale centro di studio diretto dai gesuiti[143] è la Pontificia Università Gregoriana, fondata nel 1553 a Roma da Ignazio di Loyola e Francesco Borgia con il nome di Collegio Romano, eretta in università da papa Paolo IV nel 1556 e restaurata da papa Leone XII nel 1824;[144] a essa nel 1924 papa Pio XI ha consociato il Pontificio Istituto Biblico, fondato da papa Pio X nel 1909, e il Pontificio Istituto Orientale, fondato da papa Benedetto XV nel 1917.[145]

L’ordine pubblica numerose riviste come Gregorianum, Analecta Bollandiana e Archivum Historicum Societatis Iesu, semestrale fondato nel 1932 che pubblica articoli di ricerca storica, documenti inediti, recensioni, bibliografie.[146] Tra gli altri periodici nati per iniziativa della Compagnia: La Civiltà Cattolica, Etudes, Recherches de science religieuse, Revue d’ascétique et de mystique, Stimmen der Zeit, Letture, Popoli, Aggiornamenti sociali, Messaggio del Sacro Cuore.

Nel loro apostolato missionario viene data sempre maggiore importanza al tentativo di incarnare nelle diverse culture l’annuncio del messaggio di Gesù (inculturazione).[147]