Archivi categoria: NWO – Gesuiti

1443.- STRAGI E ATTENTATI SERVONO A INSTAURARE SEMPRE PIU’ CONTROLLI DI POLIZIA

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Mentre, in Italia, mimetizzato fra le pagliacciate del ministro Delrio, si sta approvando il D.L. 2886 di iniziativa Gentilonoi, con un emendamento letale per la Democrazia, presentato da un piccolo deputato del PD, sul CONTROLLO TOTALE DI INTERNET E DEI TELEFONI per selezionare e OSCURARE i contenuti sgraditi al governo, rectius, al potere, i sionisti e chi con loro attuano la strategia del terrore, prima arma, biblica, del popolo ebraico e, al suo tempo, dell’Impero Romano. Il terrorismo, nelle sue varie forme, serve già e ancor più servirà ad inasprire i controlli sulla popolazione e lo vedrete nei provvedimenti legislativi e nell’implementazione di nuovi sistemi di sorveglianza, più o meno tutti in suo nome. E, qui, sorge spontaneo un sentimento di rifiuto per chi vuole suscitare antisemitismo e da chi, come me, ha conosciuto la bellezza di questo popolo e celebra l’Olocausto, pagato per colpe di alcuni, già loro, troppo potenti e ben lontani da Israele. Diverso è il conflitto arabo-israeliano, in Siria, comunque lo si voglia intendere. Dicono dal web che i separatisti catalani sono finanziati da Soros, che l’invasione dell’Italia e dell’Europa è finanziata da Soros; abbiamo visto Soros spadroneggiare a Palazzo Chigi; ma Soros è uno soltanto di “Loro” e nemmeno il più potente. L’amico Maurizio Blondet ci presenta questo documento e le sue attente riflessioni: “La strage di LAS VEGAS è stata annunciata 3 settimane prima”.

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Sul sito 4chan , un tale “John” ha postato, l’11 Settembre scorso, questi post:

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Traduco  i post essenziali: l’1 e il 5 e 6

Lunedì 11 settembre, ore 6:08   – N. 141100963

“Sentite, mi spiace per alcuni di voi, per cui vi dirò un piccolo segreto.  Se vivete a Las Vegas o Henderson [un sobborgo. Ndr.] state a casa domani. Non andate in nessun luogo dove ci sia  un grande assembramento di folla.  E anche: se vedete tre furgoni neri parcheggiati l’uno vicinoall’altro, lasciate la zona immediatamente. Prego. John

Lunedì 11 settembre, 6:28

“Si chiama “progetto alto incidente”. Vogliono che il pubblico americano pensi che posti con altissimo  livello di sicurezza non sono sicuri.  Stanno cercando di instaurare più regolamenti.  Vedrete nuove leggi proposte nei prossimi anni per   installare sempre più metal detector e altri apparati.  I media e i politici diranno che i posti   con tanta polizia richiedono ancora più polizia. Non posso garantire che accada domani ma    hanno in mente Las Vegas.

Lunedì 11 settembre, 6:55

Se il loro piano ha successo lo stato del Nevada passerà leggi  che obbligheranno tutti i casinò ad avere metal detector e  porte  a raggi ..Subito dopo leggi saranno varate per posizionare queste cose in università, licei, palazzi federali,  dite  voi che altro.  Osi syste,ms e chertoff sono i maggiori produttori di questi macchinari. Verso il 20202 chertoff  ed osi si fonderanno in un’unica ditta.   Faranno milioni in profitti. Chertoff è in contatto con Sheldon Adelson. Adelson  sarà grande sponsor di queste macchine  e sarà il primo a metterle nei suoi casinò qunado passerà la legge. Questo è il mio ultimo messaggio  per ora. Non aspettate che torni presto.

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Che dire?

La Osi Systems è la grande produttrice di macchine a raggi X per la sicurezza aeroportuali, metal detector, eccetera. E’ presieduta dell’indiano Deepak Chopra.

Michael Chertof, doppia cittadinanza, “gestì” le indagini dopo l’11 Settembre.

“Chertoff”  è un nome molto interessante: Michael Chertoff, un americano con doppio passaporto israeliano, la cui madre fu una delle prime agenti dei servizi segreti dello stato ebraico,  l’11 Settembre 2001 era  a New York, ricopriva la carica di vice-attorney general  della sezione penale: in questa veste condusse  le indagini sugli eventi dell’attentato alle Twin Towers.  Le condusse in modo tale   che espulse in Israele (ossia sottrasse all’inchiesta)  i cosiddetti “israeliani danzanti”, ossia i cinque facchini di una agenzia di traslochi che furono visti festeggiare,  mentre osservavano le Towers in fiamme, fotografandosi a vicenda con i due grattacieli sullo sfondo  e facendo  il segno di Vittoria con le dita.  Arrestati dalla polizia di New York, risultarono tutti israeliani appena dimessi dal servizio militare nel loro paese.   L’FBI li interrogò per vari giorni, e accumulò indizi pesantissimi a loro carico.  Fu il vice-procuratore, l’israeliano Michael Chertoff, a liberarli dalle mani dell’Fbi espellendoli per aver lavorato in Usa senza permesso . Qui potete trovare la storia:

http://www.whatreallyhappened.com/WRHARTICLES/fiveisraelis.html

Poco dopo, il presidente Bush jr.  nominò Chertoff capo del nuovo minestero della Homeland Security, ossia della sicurezza interna. Ha coperto  quella carica fino al 2009.

Adesso  scopriamo che, tornato a vita privata, Chertoff ha fondato e presiede la Chertoff Group, una ditta di sicurezza, “Risk identification, analysis and mitigation” e Crisis management”.   Quanto a Sheldon Adelson, è un miliardario ebreo (uno dei tre uomini più ricchi degli Usa)   re dei casinò e del gioco d’azzardo, e neocon sfegatato.  Abita a LAs Vegas.

Coincidenza interessante: anche l’attentato-strage islamico sul lungomare di Nizza, 14 luglio 2016, avvenne nella città che doveva ospitare, ad  ottobre, un “Nizza Global Forum – International Congress on Homeland Security and Crisis Management.   Organizzato da un ente israeliano, IHSL, Israel’s Homeland Security , che vende sicurezza dagli attentati e forse, chissà, li organizza anche. 

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Nizza, 14 luglio 2016

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Evito di fare ipotesi, perché sarebbero bollate di antisemitismo.  Mi limito a dire che il quadro che s’intravvede dietro   questa storia è ancora più spaventoso della strage.

 

 

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1382.- LA TRAPPOLA DELL’ODIO DEGLI AGENTI D’INFLUENZA. LA MANOVRA DELL’ANTISOVRANO. ORIZZONTE 48

  1. C’è un concetto “base” che torna prepotentemente alla ribalta in questi giorni, di fronte

al dilagare della sovraesposizione mediatica di accadimenti come gli sgomberi di immobili occupati commettendo illeciti penali non “giustificabili” secondo alcuna interpretazione costituzionalmente (cioè democraticamente) orientata, ovvero come la violenza sessuale di gruppo posta in essere da stranieri, probabilmente a loro volta illecitamente presenti sul territorio nazionale (e, nel caso, oltretutto, in danno di altri stranieri che invece erano più che lecitamente entrati come turisti, categoria di cui si esalta l’oggettiva utilità in termini di saldo attivo delle partite correnti dei conti con l’estero, salvo poi contraddire questa auspicata propensione produttiva del territorio italiano attraverso destrutturazione e degrado permanenti perseguiti con l’austerità fiscale che incide su ogni livello di gestione del territorio. Fenomeno che è il naturale corollario degli obiettivi intermedi di pareggio strutturale di bilancio e della privazione della sovranità monetaria imposti dall’appartenenza alla moneta unica).

 

1.1. Il concetto base è il seguente: l’antisovrano ha paura della sovranità popolare perché non vuole la democrazia.

E non vuole la democrazia (a meno che non sia “liberale”, cioè ridotta a mero processo elettorale idraulico che azzera ogni reale possibilità di scelta popolare dell’indirizzo politico da seguire), perché (come dice Barroso, una volta per tutte, richiamando il ruolo imperituro de L€uropa nelle nostre vite quotidiane) la considera inefficiente dal punto di vista allocativo.

E ciò in quanto, appunto, le risorse (monetarie) sono limitate, corrispondono ad un dato ammontare di terra-oro come fattori primi di ogni possibile attività economica, e la titolarità, preesistente e prestabilita, della proprietà di questi fattori precede ogni calcolo economico: cioè legittima un equilibrio allocativo che riflette una Legge naturale a cui asservire ogni attività normativa e amministrativa dello Stato, e rende un diritto incomprimibile il ritrarre un profitto da questa titolarità incontestabile, anche a scapito dell’interesse di ogni soggetto umano che non sia (già) proprietario di questi fattori della produzione.

Il merito che si autoattribuisce il capitalismo è quello di attivare una capacità di trasformazione delle risorse (limitate) per moltiplicare i beni suscettibili di essere acquisiti in proprietà (questo sarebbe il dispiegarsi dell’ordine del mercato, fin dai tempi della teorizzazione ecclesiastica), essenzialmente oggetto di consumo, e di permettere, nel corso di tale processo, l’impiego lavorativo di moltitudini di esseri umani che, in tal modo, sarebbero in grado automaticamente di procurarsi i mezzi di sostentamento.

 

  1. Di conseguenza, come trapela anche da autori (neo)neo-classici (cioè neo-liberisti) del nostro tempo, (eloquente in tal senso è “La nascita dell’economia europea” di Barry Eichengreen, che ho avuto modo di rileggere questa estate, non senza un certo disagio sulla disumana dissonanza cognitiva che ne emerge), il profitto è l’unico motore possibile della società e della sopravvivenza della specie.

Pertanto, i governi debbono esclusivamente preoccuparsi di garantirne la continuità (e ce ne accorgeremo presto, ancora una volta, quando si dovranno “fare gli investimenti” per risolvere la “crisi” dell’acqua), assicurando, nell’unica dialettica considerata razionalmente ammissibile, l’esistenza istituzionale di un mercato del lavoro che vincoli, a qualsiasi prezzo sociale, la massa dei lavoratori non-proprietari a condizioni di mera sussistenza.

 

  1. La moneta gold standard, o qualsiasi soluzione similare, ed anche più rigida, come l’euro, che rendono le politiche di stabilità monetaria indipendenti da ogni altro obiettivo politico (qui, p.17.1.), sono perciò un totem irrinunciabile innalzato sull’altare dell’unico diritto possibile e legittimo, essendo tutti gli altri diritti degli odiosi privilegi clientelari frutto di clientelismo e corruzione, (come ci illustrano con alti lai indignati contro la “giustizia sociale”, intesa come “corruzione legalizzata”, Spinelli, Hayek e Einaudi).

E l’unico diritto legittimo è, naturalmente, quello al profitto derivante dalla “data” allocazione delle risorse limitate in capo ai pochi grandi proprietari; i quali, in termini di equilibrio allocativo ideale, dovrebbero anche essere gli unici proprietari.

Qualsiasi alterazione di questo equilibrio è considerata razionalmente intollerabile e pone in pericolo l’equilibrio allocativo efficiente che, dunque, è prima di tutto un assetto di potere politico.

Lo Stato che abbia deviato da questo assetto, ponendo in essere divergenti condizioni di redistribuzione di tali risorse, ex ante (o ex post: ma queste ultime sono dotate di un’ambiguità che le rende asservibili anche ad obiettivi del tutto opposti a quelli della tutela del lavoro, come ci insegnano Pikketty, qui, p.8, e l’Unione bancaria), deve “ricostruire”, anche con ampi e notevoli interventi, prolungati per tutto il tempo necessario, la razionalità indiscutibile di questa Legge sovrastatuale e perenne.

 

  1. Come si ricollega tutto questo agli episodi di reato (e di loro difficoltosa repressione) posti in essere da “immigrati” a vario titolo nel territorio nazionale?

In modo alquanto coerente con il funzionamento progressivo del sistema di ripristino, accelerato da L€uropa, dell’assetto allocativo efficiente.

L’euro costringe alla svalutazione del tasso di cambio reale e consente che ciò si realizzi unicamente attraverso la riforma incessante del mercato del lavoro-merce (come spiega benissimo Eichengreen parlando del gold standard), cioè al fine di porre in condizioni di progressiva “mera sussistenza”, l’insieme dei soggetti non proprietari estranei al controllo dell’oligopolio concentrato e finanziarizzato (una condizione di “classe” che eccede di gran lunga quella del solo lavoratore dipendente, qui, p.4).

 

  1. Il costo politico di tale continuo aggiustamento, in costanza di suffragio universale (condizione mantenuta obtorto collo e in vista di una sua definitiva e formale abolizione), può essere sopportato solo “sostituendo” le classi sociali impoverite, e in precedenza titolari delle aspettative di tutela sociale apprestate, (formalmente ancora oggi), dalla Costituzione, con un adeguato contingente di soggetti “importati”, se e in quanto siano sradicati, per inconciliabile vocazione culturale, da questo precedente assetto sociale democratico.

Questi nuovi “insediati” sono dunque preferibilmente (cioè intenzionalmente) prescelti in quanto inclini a considerare la comunità di insediamento come un’organizzazione aliena, i cui precetti normativi fondamentali debbano, al più presto, cedere di fronte alla pressione numerica dei nuovi arrivati e delle loro esigenze primarie (rivendicate esplicitamente come le uniche da considerare, a detrimento di ogni situazione di crescente povertà degli autoctoni, che si lasciano governati dalla condanna a un senso di colpa inemendabile).

L’intera operazione di reinsediamento demografico è pianificata e incentivata attraverso organizzazioni – private ed espressione del perseguimento degli interessi dei grandi gruppi economici che dominano il diritto internazionale privatizzato– che inoculano e rafforzano, nei gruppi etnici reinsediati, questa idea di ordinamento giuridico arrendevole e di aspettativa incondizionata alla redistribuzione ex post di risorse in danno delle classi più povere e deboli in precedenza viventi sul territorio da “trasformare”.

 

  1. “Agenti di influenza” (NB: la fonte linkata è ufficiale dell’AISI-governo.it), appositamente predisposti sia all’interno del sistema mediatico dello Stato nazionale di “accoglienza”, che operanti nell’organizzazione, reclutamento e agevolazione del reinsediamento, si preoccupano essenzialmente di rafforzare e rendere irreversibile l’idea che le leggi statali nazionali che vietano comportamenti incompatibili con l’ordine pubblico e l’interesse generale della comunità “ricevente”, e da trasformare a tappe forzate, siano sostanzialmente immorali o troppo difficili da applicare e perciò oggetto di urgenti riforme (ad es; il cosiddetto ius soli), o, ancor meglio, di desuetudine: cioè di accettazione diffusa della loro inapplicazione in nome di un prevalente “stato di necessità” che si fonda sull’inevitabile “scarsità di risorse”.

 

  1. Senso di colpa indotto in via propagandistica dagli “agenti di influenza” e scarsità di risorse, come parametro ormai metanormativo e supercostituzionale, costituiscono un combinato tale che si ottiene anche l’effetto più ambito, come evidenziava Rodrik, da parte delle elites timocratiche che guidano l’operazione: lo scatenarsi del conflitto sezionale tra poveri importati cittadini esteri, e cittadini impoveriti soggetti all’accoglienza in funzione di fissazione deflattiva dei livelli retributivi.

Il porre i vari pezzi di non-elite uno contro l’altro, scardina ogni senso di reazione alla manovra aggressiva di classe condotta dalle oligarchie cosmopolite, e alla sottrazione della sovranità democratica che, appunto, (così Luciani, p.7) si caratterizzava su una “concezione ascendente”, cioè per la sua titolarità “di popolo”, e sull’idea di Nazione; l’unica storicamente tale da individuare in senso coesivo e solidale una comunità sociale sufficientemente univoca per determinare gli interessi comuni che la sovranità persegue per sua natura (qui p.11.3 e, prima ancora, come rammentava Lord Beveridge, cfr; p.5 infine).

 

7.1. L’attitudine distraente del conflitto sezionale si manifesta, per la verità in tutto il mondo occidentale, in modo da amplificare il potere degli agenti di influenza delle elites che hanno buon gioco nello stigmatizzare quell’odio che hanno accuratamente infuso e alimentato nel corpo sociale delle non-elites: e questo fino al punto da delegittimare, nei fatti narrati in modo da forzare etichette di condanna ipocritamente “etica”, quelle che sono esattamente le reazioni naturali, quasi meccanicistiche, che avevano inteso deliberatamente suscitare.

Il senso di colpa, in precedenza diffuso a livello di preparazione mediatico-culturale dell’operazione, può quindi essere addebitato al corpo sociale aggredito in base a “fatti” che corrispondono anch’essi alla meccanica calcolata dell’intolleranza che si intendeva suscitare.

 

  1. Il cerchio si sta chiudendo, dunque.

L’unica risposta rimasta è la consapevolezza. E la consapevolezza ci riporta alla rivendicazione della effettiva legalità costituzionale. Oltre di essa c’è solo il territorio di nessuno dello stadio pre-giuridico dei puri rapporti di forza, come ci avvertiva Calamandrei, rapporti imposti dall’ordine internazionale dei mercati.

Il conflitto sezionale che questo ordine mira a portare alle sue conseguenze estreme non deve essere l’inganno finale con cui si autodistrugge la sovranità democratica, in una trappola innescata da odiatori dell’umanità, tanto apparentemente astuti quanto, in sostanza, rozzi e primordiali.

 

8.1. Basterebbe rammentare due semplici passaggi. Il primo, già citato, è di Rodrik (qui, p.4):

“…riportiamo un significativo brano di Dani Rodrik che, sebbene riferito alle dinamiche dei paesi in via di sviluppo, per le condizioni create dal liberoscambismo sanzionato dal vincolo esterno “valutario”, ci appare eloquente anche per la Grecia e, di riflesso (mutatis mutandis, in una sostanza però omogenea), per tutti i paesi coinvolti nell’area euro.

Da rilevare che questa spiegazione ci dà ben conto dei sub-conflitti “sezionali” (p.11.1.), in funzione destabilizzatrice della democrazia, che fanno capo ai “diritti cosmetici” e alle identità etnico-religiose-localistiche, conflitti che sono una vera manna per le elites:

 

 

 

“Le conseguenze politiche di una prematura deindustrializzazione sono più sottili, ma possono essere più significative.

 

I partiti politici di massa sono stati tradizionalmente un sotto-prodotto dell’industrializzazione. La politica risulta molto diversa quando la produzione urbana è organizzata in larga parte  intorno all’informalità, una serie diffusa di piccole imprese e servizi trascurabili.

 

Gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire, l’organizzazione politica fronteggia ostacoli maggiori, e le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe.

 

 

 

Le elites non hanno di fronte attori politici che possano reclamare di rappresentare le non-elites e perciò assumere impegni vincolanti per conto di esse.

 

Inoltre, le elites possono ben preferire – e ne hanno l’attitudine- di dividere e comandare, perseguendo populismo e politiche clientelari, giocando a porre un segmento di non elite contro l’altro.

 

Senza la disciplina e il coordinamento che fornisce una forza di lavoro organizzata, il negoziato tra l’elite e la non elite, necessario per la transizione e il consolidamento democratico, ha meno probabilità di verificarsi.

 

In tal modo la deindustrializzazione può rendere la democratizzazione meno probabile e più fragile.”

 

  1. Il secondo è di Chang (qui, pp.8- 8.1.):

“I salari nei paesi più ricchi sono determinati più dal controllo dell’immigrazione che da qualsiasi altro fattore, inclusa la determinazione legislativa del salario minimo.

Come si determina il massimo della immigrazione?

Non in base al mercato del lavoro ‘free’ (ndr; cioè globalizzato) che, se lasciato al suo sviluppo incontrastato, finirebbe per rimpiazzare l’80-90 per cento dei lavoratori nativi (ndr; oggi è trendy dire “autoctoni”), con i più “economici”, e spesso più produttivi, immigranti. L’immigrazione è ampiamente determinata da scelte politiche. Così, se si hanno ancora residui dubbi sul decisivo ruolo che svolge il governo rispetto all’economia di libero mercato, per poi fermarsi a riflettere sul fatto che tutte le nostre retribuzioni, sono, alla radice, politicamente determinate.”

I vari Paesi hanno il diritto di decidere quanti immigranti possano accettare e in quali settori del mercato del lavoro (ndr; aspetto quest’ultimo, che i tedeschi, ad es; tendono in grande considerazione).

Tutte le società hanno limitate capacità di assorbire l’immigrazione, che spesso proviene da retroterra culturali molto differenti, e sarebbe sbagliato che un Paese vada oltre questi limiti.

Un afflusso troppo rapido di immigrati condurrebbe non soltanto ad un’accresciuta competizione tra lavoratori per la conquista di un’occupazione limitata, ma porrebbe sotto stress anche le infrastrutture fisiche e sociali, come quelle relative agli alloggi, all’assistenza sanitaria, e creerebbe tensioni con la popolazione residente.

Altrettanto importante, se non agevolmente quantificabile, è la questione dell’identità nazionale.

Costituisce un mito – un mito necessario ma nondimeno un mito (ndr; rammentiamo che lo dice un emigrato)- che le nazioni abbiano delle identità nazionali immutabili che non possono, e non dovrebbero essere, cambiate. Comunque, se si fanno affluire troppi immigrati contemporaneamente, la società che li riceve avrà problemi nel creare una nuova identità nazionale, senza la quale sarà difficilissimo mantenere la coesione sociale. E ciò significa che la velocità e l’ampiezza dell’immigrazione hanno bisogno di essere controllate”.

Stupri e occupazioni di immobili sono qualcosa che, dunque, corrisponde ad un effetto ben prevedibile dell’operazione che si sta ponendo in essere: l’obiettivo è proprio quello di “porre sotto stress le instrastrutture fisiche e sociali” della comunità statale “attaccata”, per distruggerne ogni “identità nazionale” per mezzo di una ben preparata condanna mediatico-moralistica e, attraverso di essa, ogni “coesione sociale”.

E’ questo valore, infatti, il principale ostacolo al pieno ripristino dell’ordine internazionale dei mercati (cioè dell’assetto allocativo efficiente che predica il solo diritto al profitto di pochi proprietari).

 

  1. Riforme in stato di eccezione permanente, accoglienza illimitata, distruzione definitiva della legalità costituzionale sono tutt’uno, dunque, con la cinicamente calcolata diffusione dei reati commessi dagli immigrati. E con la loro enfatizzazione, intenzionalmente diffusiva dell’odio che intendono addebitarci, per poi reprimerlo anche con la forza delle armi. Armi di ogni tipo: il primo sono gli agenti di influenza che, secondo la teorizzazione che ne fa la stessa intelligence, sono destinati a influenzare e controllare l’azione dei governi presso cui tali agenti operano, rispondendo a interessi e direttive ostili alla Nazione infiltrata.

Non ci cascate.

Difendete la Costituzione democratica: con tutti i mezzi che essa offre. Il primo, però, e il più importante, è dentro di voi.

Perché i veri avversari, ci avvertivano i Costituenti, sono quelli che non credono nelle Costituzioni...

 

Professore, condivido con un distinguo e, cioè, che difendere la Costituzione significa difendere la trama dei suoi Principi, resi, oggi, inattuabili per difetto dei costituenti che non hanno saputo o voluto garantire la partecipazione del popolo alla politica dando ai partiti e a tutte le formazioni intermedie, attraverso le quali questa partecipazione si deve svolgere (quindi, anche i sindacati) un altrettanto definita trama di Principi, come, esemplificando, la trasparenza, anzi, le trasparenze amministrativa e ordinativa e l’alternanza). Restringere questi principi, come fa l’art. 49, all’espressione “con metodo democratico” e lasciare a una ipotetica legge ordinaria la disciplina dei partiti, significa aver affermato che “la sovranità appartiene al popolo”, senza avergliene fornito gli strumenti per esercitarla. Vediamo, infatti, che il Parlamento, preso nel significato lessicale della parola, non esprime e non legifera secondo la reale volontà del popolo, principalmente quello colto e più capace, che si allontana, perciò, dalla politica, come dimostrato dall’astensionismo e dal basso livello culturale degli eletti. Tralascio ogni considerazione sui motivi possibili di questa grave carenza. Non meno importante fu non aver meglio garantito l’applicabilità della Costituzione, particolarmente di quella sua parte economica e non aver esplicitato e reso praticamente applicabile la sanzione per il reato di alto tradimento. Ecco, allora, che condivido quanti chiedono che sia data attuazione alla Costituzione, ma solo per quanto attiene ai suoi principi.

 

1381.- ALTRO CHE RIFUGIATI! DENTRO IL PALAZZO SGOMBERATO DAGLI ERITREI: LA VERITÀ, SONO PIÙ RICCHI DI TANTI ITALIANI. LE IMMAGINI DELL’ATTACCO ALLA POLIZIA..A ROMA!

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Nemmeno dopo tutto quel che è accaduto il Fondo Omega di Idea Fimit ha potuto riprendere possesso del palazzo di sua proprietà occupato da più di 500 eritrei dal 2013. Le chiavi non sono ancora state restituite al legittimo proprietario perché lo sgombero non è ancora terminato: fino al tardo pomeriggio di ieri erano ancora asserragliate dentro alcune donne incinte, e la polizia non ha voluto ovviamente forzare la mano. Donne e bambini sono stati più volte utilizzati sia dagli occupanti che dalle associazioni per il diritto alla casa e da alcune onlus che non raramente li hanno manovrati, ed è probabile che siano esposti in prima fila oggi nel corteo di protesta ad altissimo rischio organizzato alle 16,30 a Roma, con partenza in piazza dell’Esquilino in una città blindata per l’occasione con paura di nuovi scontri.

Movimenti antagonisti e ong che sono spuntati come funghi durante lo sgombero per cavalcare anche politicamente la vicenda degli scontri con la polizia hanno arringato fin dai primi giorni gli occupanti perché rifiutassero le soluzioni abitative loro proposte sia dall’assessorato ai servizi sociali di Roma che dalla società Sea che quell’immobile dovrebbe prendere in affitto dal Fondo Omega appena liberato. Per altro quella soluzione provvisoria (alcune villette a Forano, in provincia di Rieti) è stata sbarrata dal sindaco Pd del paese, Marco Cortella, che ieri non ha voluto sentire ragioni. «Sono contrario», ha detto Cortella, «perché siamo il comune nella provincia di Rieti con il numero più alto di richiedenti asilo. Ne abbiamo già 40 su 3.168 cittadini, oltre la percentuale del 3 per mille per ogni Comune prevista dal Ministero dell’Interno. Invece di gratificarci, ci mortificano».

Al momento gli sfollati dall’immobile di via Curtatone si sono dispersi per la città, alcuni convogliati da alcune associazioni (Baobab in testa) in ricoveri di emergenza, altri andati in una sorta di rifugio provvisorio vicino alla stazione Tiburtina, altri ancora presi comunque in gestione dalle strutture comunali. E tutti pronti a tornare appena verrà allentata la tensione e la vigilanza in quel palazzo dove ormai si erano insediati da anni.

C’è un rarissimo video – girato nel novembre scorso da Rete Zero, una tv privata di Rieti – che in pochi minuti fa capire come si svolgeva la vita all’interno del palazzo occupato, e che tipo di sistemazione avevano trovato gli eritrei. Ormai non era un accampamento come ci si potrebbe immaginare, ma un ufficio trasformato in un vero e proprio palazzo residenziale. Nell’androne interno chi vi abitava lasciava in modo ordinato biciclette, passeggini e carrozzine. Poi lungo le scale si arrivava ai corridoi degli uffici che erano stati unificati e trasformati in veri e propri alloggi, con tutto l’arredamento che era necessario. L’unica cosa artigianale – mancando gli allacciamenti al gas – erano le cucine, con i forni alimentati da quelle bombole al Gpl che avevano tanto preoccupato i vigili del fuoco nell’unica parziale ispezione fatta. In casa non mancava nulla: parte giorno e parte notte, letti e divani, tavoli, poltrone, tende per difendere la propria privacy, quadri e immagini religiose (crocifissi e madonnine, perché erano quasi tutti cristiani gli abitanti). Poi frigoriferi, lavatrici, elettrodomestici vari (forni a micro onde, macchine per il caffè) e in non poche abitazioni anche televisori al plasma di grande dimensioni e decoder per ricevere la tv satellitare collegati alle parabole installate dagli stessi migranti sul tetto dell’ edificio.

Entrando in quel palazzo occupato si ha dunque l’impressione di un certo benessere di chi vi abitava, e che gli eritrei fossero ben al di sopra della soglia di povertà si capisce bene anche dalle immagini scattate sia nel giorno degli scontri che ieri quando sono tornati lì vicino a spiegare la loro protesta alla stampa: molti hanno in mano smartphone di ultima generazione del valore di centinaia di euro. Avevano uno stile di vita compatibile anche con una abitazione regolarizzata da un affitto a Roma, magari non in zone così centrali.

Che non fossero poveri in canna viene confermato informalmente dai rappresentanti della comunità eritrea in Italia che abbiamo sentito in queste ore, che confermano l’esistenza di lavori regolarmente retribuiti per buona parte degli occupanti. Altri elementi informativi invece fanno capire che non poche fossero le infiltrazioni in quel palazzo, anche di tipo criminale. Non tutti quelli che vi abitavano erano eritrei: molti etiopi, qualche somalo. Eritrei si sono tutti dichiarati al momento dello sbarco in Italia proprio per potere godere della protezione internazionale, e non avendo documenti per molti di loro l’ attesa delle verifiche è stata talmente lunga da potersi imboscare con facilità.

Dentro il palazzo – secondo le stesse fonti ufficiali della comunità eritrea in Italia – accanto a una vita normale ce ne era una parallela, con cui ci si arrangiava e si otteneva qualche guadagno extra. La più banale veniva dalla sistemazione di alcune stanze con il minimo necessario che venivano affittate a 15 euro a notteagli eritrei di passaggio a Roma. Una sorta di bed and breakfast. Esisteva anche un altro tipo di commercio: quello delle abitazioni permanenti ricavate in quegli uffici. Se qualcuno di loro trovava regolare sistemazione in città, vendeva i diritti di abitazione in via Curtatone per cifre di una certa importanza, “anche 12mila euro“. Le forze di polizia erano già intervenute all’interno in poche occasioni per stroncare altri tipi di commercio assai più irregolari: sette inquilini arrestati per traffico di migranti, e altri identificati e fermati per traffico di stupefacenti.

di Franco Bechis

E ora qualche immagine di questa brava gente che lancia sampietrini e bombole di gas ai nostri poliziotti. Nel mezzo, come sempre, c’è Medici senza frontiere, dalla parte di chi assale le Forze dell’Ordine. E’ un’associazione a delinquere di matrice politica, pagata da chi non vuole l’Ordine Pubblico. Genitori, dove è scritto che i poliziotti e i carabinieri devono essere assaliti a pietre, insulti e bombole di GPL?

1380.- LA LEGGE SECONDO IL PD

Piazza Indipendenza

Sgomberi e immigrati. Le polemiche e le mille fesserie pubblicate sullo sgombero dello stabile di Piazza Indipendenza a Roma e, insieme, i filmati del lancio di bombole di gas, aperte e pure accese, contro i “nostri” carabinieri, meritano un approfondimento e un punto a capo.

 Minniti non è fascista. I manganelli di Piazza Indipendenza obbedivano alla tessera N.1 del PD. Feltri brutale contro Franco Gabrielli: “Sei il capo della Polizia o dei boy scout?” Se occupano la casa di un’anziana mentre è ricoverata in ospedale, manche la mia, bisogna trovare casa agli abusivi e nessuno può intervenire. Pazzesco!

Questa cittadina eritrea sgomberata con mille buone maniere da casa De Benedetti è così povera che sarà alloggiata “a ufo” in unavilletta in provincia di Rieti (contro il volere del sindaco).
Dall’inciucio con le Ong di Soros, alla svendita della sovranità del popolo italiano e della cittadinanza, questo Governo, che ho definito un Vuoto Politico, sta abusando oltre ogni limite della civiltà degli italiani e della protezione delle Forze dell’Ordine: le stesse che oppone disarmate alle orde selvagge fatte sbarcare nella nostra terra. Dal 2006, da più di dieci anni, gli italiani non votano con una legge coerente e rispettosa della Costituzione repubblicana, cioè, siamo tornati sotto dittatura dal 2006 e questo Governo, come quelli che in questi anni lo hanno preceduto è legittimato dalla fiducia di un Parlamento illegittimo, almeno parzialmente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 2014. Una consulta timorosa di andare fino in fondo, che ha dato la misura dell’invasione della politica del malaffare nelle istituzioni.
Gianni Fraschetti, in questi giorni, ha sentito dire tante cose sullo sgombero. Ha sentito dire che “ci vorrebbe un Minniti di destra”, ha sentito dire che “finalmente il governo ha deciso di fare sgomberi a tappeto” e tante altre ingenue amenità e dice: Io mi ero limitato a notare e a chiedermi “come mai sgomberano l’unica palazzina dove ci sono profughi veri e non clandestini occupanti?” e a concludere con “nessuno mi leverà dalla testa che la sgomberano solo perchè la palazzina è di una ben nota proprietà”. Mi hanno risposto che non capisco niente e che faccio propaganda contro il governo anche quando ha deciso di imboccare la strada giusta.
Eccovela la strada giusta: il governo e Minniti hanno deciso che non si sgombererà MAI PIU’ una palazzina occupata se prima non verrà trovata un’adeguata sistemazione per tutti gli occupanti. Cioè hanno abolito la proprietà privata, cioè hanno stabilito che se qualcuno ti occupa la casa non potrà più essere cacciato (a meno che non gli si trovi una casa popolare, e coi tempi che ci sono passano tanti anni). Il diritto romano ha portato la proprietà privata in tutta Europa. Il governo del PD ha abolito questo diritto.
Come avevo scritto DOVEVANO sgomberare quella palazzina, ma solo QUELLA e poi basta. E ci hanno pure aggiunto che tutti gli altri si attaccheranno al manico.
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Sull’argomento leggiamo da Libero uno sdegnatissimo Vittorio Feltri:

“Se non si capisce che occupare le case altrui è una forma intollerabile di violenza, si rischia di dire cazzate che confondono le idee. Non è solo questione dell’ edificio sgomberato a Roma che ha generato tante stupide polemiche. Il problema è molto più grave e diffuso. Anche a Milano succede spesso che una vecchia signora esca di casa per fare la spesa e immediatamente ci sia un figlio di buona donna che approfitta della assenza della proprietaria per entrare nei suoi locali onde impossessarsene. È una bella cosa da approvare o anche solo da sopportare? Eppure si dà il caso che nessuno provveda a intervenire allo scopo di restituire l’ alloggio a chi proditoriamente ne è stato privato. Di norma la poverina succube di prepotenti non ha mezzi propri per ribellarsi e finisce all’ ospizio. Si commette così una ingiustizia che grida vendetta.
Simili odiosi episodi si registrano ogni giorno. È possibile andare avanti così? Occorre aggiungere che gli usurpatori della proprietà altrui sono dei disperati a cui bisogna concedere delle attenuanti, ma non l’ impunità. Se passa il concetto che il meno debole frega con l’ inganno il debolissimo, va a farsi benedire la legalità. Inammissibile.
Serve il pugno di ferro per impedire simili soperchierie. La polizia deve agire e non farsi impietosire. La guerra fra poveri è disgustosa. Se poi viene danneggiata la persona meno robusta, come sempre accade, è obbligatorio difenderla. La miseria non giustifica l’ aggressione a gente senza la capacità di proteggersi. Ciò detto, ribadiamo: se le occupazioni abusive sono violenze, chi le effettua non si lagni se qualcuno lo prende a calci nel posteriore. Merita di essere punito. Ecco perché non ci scandalizziamo se lo stabile di piazza Indipendenza nella capitale è stato sgomberato dagli agenti con maniere brusche. Era l’ unico modo per ripristinare la legalità. O ce ne era un altro, tipo la persuasione, la gentilezza, la diplomazia, mazzi di fiori e baci in fronte?
Buttare fuori gli occupanti di alloggi richiede fermezza e decisione, altrimenti non se ne vanno. Una operazione del genere non è certamente elegante ma necessaria, uno spettacolo orribile però senza alternative. E allora l’ ex prefetto dell’ Urbe, attuale capo della polizia, Franco Gabrielli, ha sbagliato delle grosse a prendersela con i propri uomini che hanno eseguito gli ordini con professionalità ed efficacia. È stato chiesto loro di svuotare il palazzo dei pensionati? Ebbene lo hanno fatto nell’ unica maniera possibile, scacciando chiunque.
Gabrielli ha redarguito un poliziotto che, davanti al lancio da una finestra di una bombola di gas (non una piuma) destinata a colpire in testa un agente, ha gridato: spezzate un braccio al perfido lanciatore. Che altro avrebbe potuto dire? Gettateci in capo anche un tavolo o un armadio?
Egregio dottor Gabrielli una domanda: l’ edificio romano andava sgomberato ai tempi in cui lei era prefetto? Se è così perché non ha eseguito tale sgombero? E ora ci spieghi perché attacca i suoi collaboratori che, invece, si sono impegnati a realizzare le disposizioni piovute dall’ alto. I poliziotti non sono assistenti sociali né suore: non sono obbligati per decreto a prenderle ma è consentito loro di reagire.
Lei ha la vocazione del tutore della legge o del boy-scout?

L’Illegalità eretta a sistema di governo in nome della Resistenza o di chi? Dove sono i partigiani della democrazia?

 

1376.- Schaeuble, piano per poter commissariare l’Italia

Gli gnomi dell’alta dittatura finanziaria sono contrariati dalla resistenza del popolo italiano e hanno deciso che quella anomalia istituzionale chiamata Commissione europea, benché di koro nomina, sia tuttavia un organo troppo politico (!) e influenzabile dai governi. Qualcuno dirà: “Scopro che abbiamo un Governo!”. Ecco, allora, che spunta il fondo Esm che assumerà i poteri che ora spettano alla Commissione europea nella verifica dei conti pubblici e nelle sanzioni agli Stati, indovinate quali? Quelli come l’Italia, che non rispettano le regole di bilancio e, a non rispettarle, ci pensa questa serie di governi, sostenuti dalla fiducia di un parlamento illegittimo. Quindi, miliardi a gogò: alle banche, agli F-35, agli afroasiatici, più afro che asiatici, che hanno vinto la lotteria del buonismo italiano e ciucciano in compagnia di chi può. Oggi, un altro italiano disperato suicida. Insomma, hanno deciso che dobbiamo essere commissariati e che marceremo al passo dell’oca; infatti, l’Esm è finanziato dalla Germania per il 22%. Così pagheremo all’infinito un debito pubblico inventato – quasi, quasi – per noi. Tutto questo grazie agli eredi sinistri della Resistenza, che ci guarderanno dall’alto dei loro conti correnti esteri e con la benedizione del Vaticano.

 

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Il ministro delle Finanze tedesco vuole una troika tutta europea. Il meccanismo europeo di stabilità (Esm), detto anche fondo salva Stati, potrebbe essere usato dagli Stati anche per situazioni di crisi come catastrofi naturali e per migliorare le congiunture in periodi negativi e non solo in caso di fallimento. In cambio però i paesi che non rispettato le regole di Bilancio perderebbero la loro sovranità e sarebbero commissariati. Sarebbe questo il piano del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble secondo un articolo di Bild.

Il progetto di riforma delle istituzioni europee, che dovrebbe essere lanciato subito dopo le elezioni Federali in Germania, prevede la creazione di un Fondo monetario europeo e getterebbe le basi per poter commissariare i paesi in crisi non virtuosi. I soldi dei contribuenti tedeschi verrebbero messi a disposizione dei Paesi del Sud d’Europa (degli 80 miliardi del bilancio del Fondo, 22 sono versati da Berlino) ma la contropartita a cui pensa Schaeuble è molto grossa.

In cambio l’Esm avrebbe infatti una maggiore influenza nelle politiche di bilancio degli Stati. Stando alla prima bozza del piano, il fondo Esm andrebbe a prendere importanti poteri che ora spettano alla Commissione europea nella verifica dei conti pubblici e nelle sanzioni agli Stati che non rispettano le regole di bilancio.

La Commissione è considerata da alcuni come un organo troppo politico per prendere queste decisioni e troppo sensibile alle richieste dei Paesi membri. Le indiscrezioni sulla proposta di Schaeuble arrivano poco prima delle elezioni tedesche del 24 settembre e sembrano andare incontro alle richieste del presidente francese Emmanuel Macron in favore di un bilancio unico in Eurozona.

Nella visione della Germania, il rispetto della disciplina di bilancio è il presupposto per il rafforzamento della governance economica europea. Il Meccanismo europeo di stabilità è dotato di 80 miliardi di euro, di cui 22 miliardi sono messi dalla Germania. Nei calcoli di Schaeuble, il Paese avrebbe così maggiore potere di intervento sui bilanci degli Stati europei.

“Non sono previsti eurobond né ricette miliardarie”, ha precisato la portavoce di Schaeuble in conferenza stampa, “ma in gioco c’è lo sviluppo del Meccanismo di stabilità europeo e il progresso dell’Eurozona”.

D’altra parte, la Commissione è contraria ad attribuire all’Esm la funzione di guardiano dei conti pubblici perché il Fondo avrebbe soltanto il ruolo di gestione di potenziali crisi nell’area euro, anche se il fondo è visto come il futuro sostegno comune dell’Unione bancaria.

Oggi, 24 agosto 2017, di Livia Liberatore

 

1371.- Pesante interferenza nello ius soli: questo Papa non ama né gli italiani né la cristianità

Quando papa Benedetto XVI entrava su un argomento di politica interna, la sinistra insorgeva, ora che lo fa il papa Bergoglio, tutto va bene. Ecco Magdi:

21/08/2017 20:55:07 di Magdi Cristiano Allam
Pesante interferenza nello ius soli: questo Papa non ama né gli italiani né la cristianità

Cari amici, dobbiamo prendere atto che questo Papa non ama né gli italiani né la cristianità. Nel momento in cui gli italiani registrano un tracollo demografico e un crescente impoverimento della popolazione, anziché prodigarsi per la promozione della cultura della vita e della rigenerazione della vita aiutando le famiglie italiane, le madri italiane e i giovani italiani, è intervenuto nuovamente a favore dell’apertura incondizionata delle nostre frontiere per incrementare l’auto-invasione di giovani africani, asiatici e mediorientali che sono prevalentemente musulmani, che si tradurrà nell’auto-sostituzione etnica degli italiani e nella fine della nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umanistico-illuministe, trasformandoci in una popolazione meticcia e islamica.

Proprio nel momento in cui le forze politiche sono fortemente in contrasto sulla legge dello ius soli, che attribuirebbe la cittadinanza italiana a chiunque nasca in Italia, Papa Francesco ha pesantemente preso posizione a favore dello ius soli anticipando di ben cinque mesi il Messaggio che verrà ufficializzato il 14 gennaio 2018 in occasione della “Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato”. Per i giovani africani, asiatici e mediorientali che entrano in Italia tutti senza documenti e in parte senza essere identificati, Papa Francesco chiede di tutto e di più: lo ius soli, ossia la cittadinanza italiana al momento della nascita; lo ius culturae, il diritto a completare l’istruzione primaria e secondaria in Italia; la concessione di visti umanitari, visti temporanei speciali e il diritto al ricongiungimento familiare per accogliere tutti, proprio tutti quelli che vogliono entrare in Italia, a prescindere dal fatto se fuggano o meno dalla guerra.

Ebbene proprio perché si tratta manifestamente di un intervento politico, che irrompe nel dibattito politico in corso tra i partiti italiani mirando a condizionarne l’esito, io denuncio l’inaccettabile interferenza politica di Papa Francesco negli affari interni dell’Italia che, almeno formalmente, è uno Stato indipendente e sovrano.

1332.- Volontari a 10mila euro al mese.. Ma che volontariato è?

Non c’è più nulla da rispettare, non c’è valore che non sia stato malversato a fini di lucro, né valore né potere né istituzione in cui credere: clero, papato, istituzioni, volontariato. I farisei hanno sovvertito le fondamenta della società civile ed è l’economia che detta le leggi e governa il diritto. Non è più il diritto a governare l’economia. Ma se è il denaro che conduce, chiedetevi dove condurrà. Ho chiamato questa epoca dei maiali: “sorosiana”, dal giorno in cui il mercante della morte, un personaggio di mezzo del mondo sionista (non ebrea!) delle banche, è piombato, a Roma, senza timoranza alcuna, nella Presidenza del Consiglio dei ministri a dettare le sue istruzioni per continuare il traffico di esseri umani e per tacitare un Giudice vero: il PM capo della Procura di Catania Carmelo Zuccaro.

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Ma non vi appaghi questa rivelazione! Non siamo le sue vittime, perché siamo e saremo chiamati alla responsabilità. Vi riporto le notizie dal web e dalla stampa, ma avrei preferito un comunicato di quelle figure finte che ci governano. Sappiamo che siamo oltre il punto di non ritorno, che i numeri del traffico di umani ha superato le nostre possibilità di accoglienza, che i falsi ci impongono una integrazione impossibile con avventurieri incivili, che ci stiamo svenando senza speranza di risultato alcuno perché è la nostra civiltà che vogliono demolire. Integrazione significa che da una parte e dall’altra si da e si riceve. Significa che ci sarà e presto un accrescimento reciproco o non è integrazione. Sappiamo chi ha messo a libro paga le istituzioni di molti paesi. Ma vincono e perdono. Non sono onnipotenti. Hillary Clinton ha segnato una loro sconfitta, ma alla sua Convention si sono prostrate, fra gli altri, Laura Boldrini, Elena Boschi e hanno portato denaro pubblico del popolo italiano. Soros, uno speculatore finanziario, fra i trenta uomini più ricchi del mondo, pluricondannato da più stati, manipola a suo piacimento gli umanitaristi della domenica, le sentinelle democratiche, quindi, la società civile. La sua arma è il denaro fittizio che nulla costa e tutti compra, ma con cui semina povertà e morte nel mondo. Le organizzazioni di immigrati, le ONG sono state finanziate da lui e da quelli sopra lui per più di 300 milioni di dollari. Le istituzioni obbediscono a lui e anche il cosiddetto codice di comportamento delle ONG è uno specchio per le allodole. Il problema si affronta alla radice oppure comoda che ci sia. Così, mettono alla boa per un po’ di tempo, la bagnarola “ Iuventa” di  JugendRettet, un motopesca ristrutturato da Soros e finanziato da Soros e hanno lasciato mano libera alle altre ONG …finanziate da Soros. Cito, a esempio, la ONG SeaEye che ha gli stessi dubbi rapporti con gli scafisti per cui viene indagata la tedesca JugendRettet. E cito la MOAS, con le sue due navi, “Phoenix” e “Responder”, perché Regina Egle Liotta e il marito Christopher Cantambrone sono stati nominati ufficiali dell’ O.M.R.I., Ordine al Merito della Repubblica Italiana, dal nientemeno che Presidente della Repubblica Mattarella, per averci portato, eroicamente, 40.000 avventurieri in cerca di fortuna. L’ONG MOAS ha stretto accordi con la Croce Rossa Italiana e imbarca gente di Medici senza Frontiere, come anche la JugendRettet. Medici senza Frontiere non ha sottoscritto il cosiddetto codice di comportamento delle ONG, come la JugendRettet. Non vogliono armi a bordo è la scusa per i gonzi, ma le armi della polizia non creano pericoli: sono legge. Cosa hanno da nascondere? Ce lo chiediamo da anni. Abbiamo ancora dubbi sulla bontà di queste organizzazioni?

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C’è una unica mente

La verità sulle Ong, intercettazione a bordo: “I volontari prendono 10.000 euro”. Più che Ong, alcune di loro sono taxi del mare. Organizzazioni talmente ben oliate e professionali che alcuni “volontari” riuscivano a venir pagati profumatamente, fino a 10.000 euro. Segno evidente che la solidarietà per qualcuno era un business ricchissimo.

La fotografia scattata dall’inchiesta che ha portato al sequestro della nave Iuventa, utilizzata dai tedeschi di Iugend Rettet per trasportare i migranti dalla Libia all’Italia è nitida e gravissima. Non solo i volontari tedeschi andavano a prendere i migranti nelle acque libiche, a un miglio dalla costa, senza che le imbarcazioni dei disperati fossero in effettivo pericolo. Ma soprattutto facevano tutto in totale accordo con gli scafisti, con cui avevano contatti frequenti prima del “soccorso” (sarebbe meglio chiamarlo scambio-merce, visto che nelle intercettazioni alcuni operatori chiamavano i migranti “roba”) e addirittura, come testimoniato dalle foto scattate da un infiltrato a bordo, salutavano gli stessi come si fa con collaboratori e non, com’è nei fatti, autentici criminali.

Tra le intercettazioni scottanti, una apre gli occhi su una realtà che molti in Italia, tendenzialmente a sinistra, hanno sempre negato o minimizzato. Il giro di soldi nascosto dietro un’attività per certi versi benemerita. Un operatore chiede a un altro: “Quali erano secondo te le cose strane che hai visto?”. Risposta: “Innanzitutto il fatto che venissero pagati così tanto, il fatto che ci facessero fare queste c… di foto come ..”. “Perché loro, aspè.. perché loro erano pagati come stipendio dici?”, ribatte stupito il primo. “Eh, si, cioè .. cioè uno che fa il volontario che si piglia 10.000 euro mi sembra…”. La giungla delle Ong regala sorprese: “Quegli altri, quelli là… – continua in un’altra chiacchierata l’operatore riferendosi a un’altra organizzazione di volontari – quelli erano banditi del mare non erano soccorritori del mare, eh? Quelli erano veramente banditi! Cioè veramente quella è stata proprio scandalosa… hanno fatto più morti loro che loro da soli coi gommoni”.

Lampedusa, sequestrata nave Ong tedesca Iuventa:

Favoreggiamento dell’immigrazione contro ignoti è l’ipotesi di reato che a portato al sequestro della nave “Iuventa”, della Ong tedesca Jugend Rettet, bloccata nella serata di martedì 1 agosto dalla Guardia costiera a Lampedusa. La decisione del gip di Trapani su richiesta della Procura. L’organizzazione, che non ha firmato il codice di condotta del Viminale, è al centro dell’indagine dei pm trapanesi su presunti legami con gli scafisti. Intanto da alcune intercettazioni diffuse dalla polizia emergerebbe l’intenzione da parte dell’equipaggio di non dare fotografie dei salvataggi in mare e aiuto alle autorità italiane.

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Da Twitter: Un dubbio di Luca Battanta e anche mio: Sicuri che prendersela con la bagnarola Iuventa non serva per lasciare “inosservata” altra? ( Catrambone, Malta…, e, con loro, Boldrini, Mattarella… dice nulla?)

 

Ong, migranti e scafisti, i sospetti anche su Medici senza Frontiere: la gravissima accusa. 

C’è anche Medici senza Frontiere (quindi l’ONG MOAS, quindi Laura Boldrini, quindi…?) tra le Ong su cui sta indagando la Procura di Trapani nell’inchiesta che ha portato al sequestro della nave Iuventa, dell’organizzazione tedesca Jugend Rettet. Secondo quanto riporta Il Messaggero, gli inquirenti sono convinti che gli operatori di MsF abbiano indottrinato i migranti raccolti in mare intimando loro di “non collaborare con la polizia italiana” una volta sbarcati sui nostri porti. L’ipotesi, già avanzata nei mesi scorsi su segnalazione della stessa polizia, insospettita dall’atteggiamento “poco collaborativo” dei migranti tratti in salvo dalla nave Dignity nel maggio 2016, troverebbe ora nuovi elementi a supporto. 

Soprattutto, proprio come per i tedeschi di Jugend Rettet, i francesi di Medici senza Frontiere (che non hanno firmato il codice di comportamento varato dal governo italiano) potrebbero incorrere nell’accusa di favoreggiamento di immigrazione clandestina. A pesare sono le operazioni di soccorso poco chiare, avvenute non in situazione di reale pericolo per i migranti e troppo a ridosso delle coste libiche. I pm poi sospettano di rapporti stretti tra gli operatori di MsF e alcune persone in Libia, forse legate direttamente agli scafisti con il compito di avvisare i volontari quando i barconi carichi di disperati salpavano in direzione Italia.

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Si continua con lo spirito umanitario e con la retorica dell’accoglienza, ma la realtà è fatta di traffici criminali e di persone ambigue. E tutti si muovono, ma nulla cambia:

Maurizio Gasparri: Le navi della Guardia Costiera vanno a Lampedusa a imbarcare i migranti presi in acque libiche dalla nave Prudence di Medici senza Frontiere, che non ha sottoscritto il cosiddetto codice di comportamento. “Meno sbarchi, più manette”.

 

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CP 920 è la nave “Bruno Gregoretti”

Renzi, giù a caccia di voti, svela l’inganno del codice di comportamento delle ONG: “Bisogna usare il pugno di ferro contro le ONG che non rispettano le regole”. Cioè a dire che “Tranne, per ora, l’Ong tedesca Jugend Rettet, indagata a Lampedusa, tutte le altre continueranno a traghettare avventurieri e con la collaborazione della Guardia Costiera e del Governo sorosiano. Quella dei migranti è una questione che durerà vent’anni – se lo dice lui! – Ma servono tre punti: Primo, aiutarli davvero a casa loro, che significa, come abbiamo fatto, aumentare gli investimenti nella cooperazione internazionale; secondo, lo jus soli; terzo, il numero chiuso sulla base delle capacità d’integrazione (e sul significato d’integrazione abbiamo appena ribadito). Come con la legge Napolitano-Turco. E quelli che non possono stare da noi, devono essere presi dall’Europa altrimenti smettiamo di trasferire soldi ai paesi che non accettano le quote.

1292.- Dopo l’Ungheria, anche Israele contro Soros

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Ne hagyjuk, hogy Soros nevessen a végén!  

Non lasciamo a Soros l’ultima risata!

Da settimane, Budapest è tappezzata di manifesti che ritraggono il volto sorridente dello speculatore e «filantropo» . Accanto all’immagine campeggia una scritta eloquente: «Il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione illegale. Non lasciamo a Soros l’ultima risata». È la prosecuzione di una durissima battaglia tra Orbàn e Soros che dura da mesi: secondo il Primo Ministro ungherese, infatti, il magnate sarebbe responsabile, attraverso la sua fitta rete di organizzazione non governative, di promuovere l’immigrazione clandestina e di interferire negli affari interni dell’Ungheria. La campagna mediatica anti-Soros, tuttavia, è stata tacciata di «antisemitismo» dalla comunità ebraica ungherese – Soros, naturalizzato americano ma nato a Budapest il 12 agosto del 1930, è nato in una famiglia di ebrei ungheresi.

L’accusa di Orbàn

Per Orbàn, l’ideologia delle frontiere aperte  e globalista promossa da Soros e dalle sue organizzazioni, è un serio pericolo da combattere. Un’avversità che il Primo Ministro ha spiegato ai microfoni di Kossuth Rádió, lo scorso aprile. «Se qualcuno vuole venire a vivere in Ungheria, deve chiedere il consenso al popolo ungherese. Non ci può essere una legge internazionale, una norma, un tribunale o un’organizzazione che sostiene che non importa ciò che pensa il popolo. Questo è impossibile. C’è, tuttavia, una campagna internazionale molto forte – osserva Orbàn – che è in corso da circa un decennio. È legata al nome di George Soros e cerca di dimostrare che i confini non hanno senso, che le nazioni non hanno alcun diritto di decidere e di stabilire come vivere».

«La teoria delle frontiere aperte è stata concepita dal magnate e si è infiltrata in un certo numero di istituzioni internazionali. Dobbiamo combattere questa battaglia. Dobbiamo portare degli argomenti contro queste teorie. Dobbiamo fare luce su queste operazione e dobbiamo evidenziare che, spesso, non si tratta di difendere i diritti umani ma di avidità e di business sulla pelle dei migranti».

Le misure del governo di Budapest contro Soros

Tra il governo ungherese e George Soros è guerra aperta, senza esclusione di colpi. Il parlamento nazionale ha votato, poche settimane fa, una legge che inasprisce i controlli sulle organizzazioni non governative (ong) che ricevono fondi esteri. Nel mirino di Budapest ci sono le onlus finanziate dalla Open Society Foundations che promuovono l’accoglienza (rectius, invasione) dei migranti e le «frontiere aperte». In aprile, inoltre, l’esecutivo ha approvato un disegno di legge che limita l’autonomia dell’università fondata dallo stesso speculatore finanziario e dalla Open Society Foundations (la Central European University di Budapest).

La replica del portavoce di Soros e la condanna di Human Rights Watch

Michael Vachon, un portavoce del magnate, ha definito la campagna di Budapest «anti-europea», affermando che essa travisa il punto di vista del magnate sull’immigrazione. «La scorsa settimana, il governo ha lanciato una campagna mediatica che ricorda le ore più buie d’Europa» – ha aggiunto. «La xenofobia e la demonizzazione dei rifugiati del regime ungherese sono anti-europei». Le parole del portavoce dello speculatore fanno eco a quelle dell’attivista di Human Rights Watch, Lydia Gall, la quale sostiene che i manifesti contro Soros ricordano quelli dei nazisti della Seconda Guerra Mondiale contro gli ebrei.

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Soros? un poveraccio, infelice, insoddisfatto di se stesso e di qualunque ricchezza che alimenta l’antisemitismo mondiale. E’ alla costante ricerca del male da compiere. Andrebbe messo in condizioni di tacere.

La campagna di Budapest contro George Soros infiamma il dibattito. Il governo del Primo Ministro Viktor Orbán ha tappezzato l’Ungheria di manifesti contro il magnate – naturalizzato americano ma nato a Budapest il 12 agosto del 1930 – considerato dallo stesso premier «un nemico della patria» al servizio «dei poteri forti» contro il suo governo. Un braccio di ferro, quello tra Orbán e Soros, che prosegue da mesi, tanto che il parlamento nazionale ha votato, poche settimane fa, una legge che inasprisce i controlli sulle organizzazioni non governative (ong) che ricevono fondi esteri.

Nel mirino ci sono proprio le organizzazione finanziate dalla Open Society Foundations di cui lo speculatore – «filantropo» per la sinistra politicamente corretta e globalista – è il presidente. «Non dobbiamo concedere a Soros l’ultima risata» – si legge sui manifesti, dove si ribadisce, inoltre, che «il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione clandestina». La comunità ebraica ungherese ha condannato la campagna di Orbán definendola «antisemita». Soros, infatti è nato col nome di György Schwartz in una famiglia di ebrei ungheresi. Israele, tuttavia, pur prendendo le distanze dall’iniziativa, rincara la dose contro lo speculatore, affermando che il suo obiettivo è quello di minare la stabilità di governi eletti democraticamente.

Se uno ha dei dubbi sull’esistenza del Male, guardi la faccia di questo personaggio. un moto di disgusto ti prende immediatamente, senza sapere perché. dopo che hai saputo chi è, cosa fa e come ha accumulato la sua ricchezza, tutto ti appare chiaro.

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1938. Henry Ford riceve la più alta onorificenza del III Reich. Non fu per caso che la Wermacht  risorgesse improvvisamente dalle ceneri della sconfitta e che fosse quasi tutta motorizzata.

Soros non è un numero uno. È un prodotto dei Rothschil, quelli che hanno collaborato e cofinanziato Hitler, insieme ai Bush, Henry Ford, Tyssen, l’IBM,  quelli che volevano lo sterminio della plebe ebraica e che oggi alimentano l’antisemitismo. Ma il grande popolo ebraico è innocente. Se vogliamo cominciare a fare un po di pulizia sono questi squali della finanza che devono essere colpiti nei loro interessi.  Dobbiamo disarmare questi nemici dell’umanità fino all’ultimo! ”L’attivista di Human Rights Watch, Lydia Gall, sostiene che i manifesti contro Soros ricordano quelli dei nazisti della Seconda Guerra Mondiale contro gli ebrei. …” ebrei che Soros lavorando per i nazisti ha contribuito a denunciare e far arrestare. Sarà bene ricordare che Soros i primi soldi li ha guadagnati denunciando gli ebrei ungheresi ai nazisti e confiscando i beni dei deportati – l’intervista in cui lo dice è abbondantemente visibile online.

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Orban potrebbe spiccare un mandato europeo contro Soros per crimini commessi contro cittadini ungheresi. Questo impedirebbe a Soros di circolare nell’Unione europea. Questo, non solo è provato, ma lui stesso lo ha ammesso in un’intervista, asserendo che se non lo avesse fatto lui quel lavoro sporco lo avrebbe fatto qualcun altro e che era costretto a farlo. E’ incredibile come un personaggio con un passato cosi losco e lurido possa avere un minimo di credibilità da parte di questi “attivisti” per i diritti umani e da parte dei capi di governo. Li ha o li hanno comprati tutti? Esecrabili più di lui secondo me.

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L’ubbidiente accoglienza di Gentiloni per Soros

La benevola accoglienza di Juncker per Soros

Il multimiliardario George Soros è stato ricevuto dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. In un incontro a Bruxelles, ovviamente a porte chiuse, il ricchissimo speculatore ungherese ha voluto esporre a Juncker le sue preoccupazione riguardo il futuro dell’Ungheria. Sul tavolo di discussione Soros ha portato la Central European University di Budapest, università da lui fondata.

Cosa prevede la nuova legge ungherese

Quest’istituto, a detta di Soros, rischia la chiusura in seguito agli emendamenti approvati dal parlamento ungherese in merito all’organizzazione degli atenei stranieri operanti in Ungheria. Secondo le nuove predisposizioni la Central European University dovrà ora “regolarizzarsi”. Si tratta di aprire una propria sede anche nel Paese di origine, ovvero gli Stati Uniti, in particolare nello stato di New York. Inoltre il nuovo emendamento prevede che entro 60 giorni venga raggiunto un accordo bilaterale tra Ungheria e Stati Uniti per la nuova organizzazione delle attività dell’ateneo. In caso contrario l’università dovrà fermare, temporaneamente, le proprie attività. Almeno fintanto che non si sarà uniformata alla legge nazionale. Soros, che potrebbe regolarizzare lo status dell’università, sceglie invece la guerra contro Orban.

Una procedura d’infrazione contro Orban

La richiesta d’aiuto dello speculatore è stata ben accolta dalla Commissione europea. Il vice-presidente CE Valdis Dombrovskis, ha infatti annunciato che è stata inviata una lettera di preavviso formale all’Ungheria. In caso di mancata azione del Governo ungherese per modificare gli ultimi emendamenti approvati, la Commissione avvierà la procedura di infrazione delle leggi comunitarie. Viktor Orban, Primo Ministro ungherese, ha subito rispedito al mittente le accuse. Intervenuto direttamente all’Europarlamento di Bruxelles ha rassicurato che “l’esistenza dell’università non è messa a repentaglio” e che “la modifica di portata limitata del Parlamento ungherese tocca 28 università straniere, armonizza le norme, limita le possibilità di abusi e pone fine a privilegi università straniere rispetto a quelle europee”.

Juncker sta con Soros

 

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Nonostante questo l’Unione europea sembra già aver scelto da che parte stare e l’incontro tra Juncker e Soros lo dimostra. “Si conoscono da anni. Si son incontrati per la prima volta nel 1995 e molte altre volte”, così il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas descrive l’amicizia tra i due. Risulta sorprendente la disinvoltura con cui viene raccontato ciò. Ma Juncker, chi è?

Uno speculatore che all’occorenza diventa mecenate

Come riportato più volte su questo portale, George Soros è uno speculatore di professione, che agisce senza scrupoli o codici etici. “Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie”, ebbe a dichiarare dopo aver letteralmente messo al tappeto la Banca d’Inghilterra e la Banca d’Italia. Un’operazione che ai cittadini italiani costò il prelievo forzoso dei conti correnti nel luglio 1992 per un totale di 11.500 miliardi di lire. Soldi polverizzati per responsabilità di un personaggio che sulle pagine di Repubblica viene descritto come “mecenate”.

Un’università per soli ricchi

Difficile poi comprendere come gli emendamenti ungheresi possano essere considerati degli attacchi alla “libertà d’istruzione”. Intanto che l’istituto fondato da Soros è di natura privatistica. Le rette d’iscrizione alla stessa, come si evince dal sito ufficiale, partono da un minimo di 12.000 euro all’anno (cui si aggiunge la “modica” cifra di 6.000 euro annuali per l’alloggio). Si tratta dunque di un istituto che pone delle condizioni d’accesso economico molto restrittive. Difficilmente dunque può essere descritto come ente elargitore di un diritto.

La prospettiva di una rivoluzione colorata

Singolare, ma atteso, è stato il livello d’isteria alzato dai principali media. Per esempio, Repubblica, sulle cui pagine si è scritto come i fatti ungheresi “evocano i paragoni piú cupi per la loro somiglianza con slogan ed editti di Joseph Goebbels, ministro della Propaganda e stratega del Terzo Reich nazisti, contro il popolo ebraico”. Soros, che è sempre lo stesso speculatore senza scrupoli di cui sopra, sarebbe dunque diventato un martire. Un filantropo che ha donato un’università accessibile a tutti. O almeno a quelli che possono elargire 12.000 euro annui.

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Viktor Orban e Vladimir Putin, al momento, due colonne di quest’Occidente.

A Budapest, sono state attivate manifestazioni contro il Governo, a difesa di quest’università di super-ricchi. Una mobilitazione più che sospetta. Proprio Soros infatti ammise senza vergogna di aver alimentato manifestazioni analoghe in Ucraina prima del cambio al vertice. Potenze del denaro e debolezze umane! La procedura d’infrazione avviata da Bruxelles potrebbe essere dunque un primo passo verso un’altra rivoluzione colorata.

Il ministro degli Esteri israeliano contro György Schwartz, detto George Soros

La prima presa di posizione è quella dell’ambasciatore israeliano in Ungheria, Yossi Amrani, il quale ha criticato il governo, sottolineando che tale iniziativa «evoca ricordi tristi, ma semina anche odio e paura». Poche ore più tardi è arrivata la precisazione del ministro degli Esteri di Israele espressa attraverso un comunicato ufficiale: «In nessun modo la dichiarazione dell’ambasciatore ha l’obiettivo di delegittimare la critica contro George Soros, che mina l’operato dei governi democraticamente eletti di Israele attraverso il finanziamento di organizzazioni che diffamano lo Stato ebraico, cercando di negare il suo diritto a difendersi». Parole molto dure che testimoniano il rapporto conflittuale tra il noto speculatore e lo stato d’Israele.

Netanyahu a Budapest

Il caso scoppia pochi giorni prima della visita nella capitale ungherese del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo alcuni media locali israeliani, Netanyahu sposerebbe la linea adottata dal suo ministro degli esteri. Ma in Israele c’è anche chi difende Soros. Il leader del partito israeliano Meretz, Zeheva Gal-On, per esempio, accusa il governo di «sostenere l’antisemitismo mondiale». Al momento il magnate non ha commentato il fatto ma Human Rights Watch – ong finanziata dalla Open Society Foundations – si è scagliata contro Orbán, sostenendo che «i manifesti ricordano quelli dei nazisti contro gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale».

Lo scontro sull’immigrazione

Viktor Orbán e George Soros, non è un mistero, hanno due visioni del mondo completamente diverse, in particolare sul tema dell’immigrazione e dei rifugiati, sul quale si sono scontrati più volte. Il governo ungherese ha puntato il dito contro il magnate e la sua rete, colpevole di aver orchestrato una campagna diffamatoria contro Budapest dopo la chiusura delle frontiere operata dal governo Orbán, volta a delegittimarne l’operato. Lo scorso aprile, non senza polemiche e proteste, l’esecutivo ha approvato un disegno di legge che limita l’autonomia dell’università fondata da George Soros e dalla Open Society Foundations (la Central European University di Budapest) . Secondo Viktor Orbán, senza la nuova legge si sarebbe mantenuto in vita sistema che avrebbe dato alla Ceu dei privilegi di cui le altre università ungheresi non possono godere.

 

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Ha detto Netanyahu di fronte a centinaia di imprenditori israeliani: «Gli infiltrati hanno già invaso Arad e Eilat (sud del Paese, nda) e stanno occupando anche Tel Aviv. Fermarne il flusso è necessario per preservare Israele, facendola restare ebraica e democratica». Difendendo così, in poche parole, i provvedimenti – criticati dagli intellettuali – adottati dal suo governo contro l’immigrazione clandestina, incluso il muro che si sta costruendo al confine con l’Egitto. Secondo i dati dell’esecutivo di destra (il peso dei laburisti è quasi inesistente), sono 36 mila gli stranieri entrati illegalmente nel Paese negli ultimi anni. Secondo Netanyahu, «di questi solo un migliaio è formato da veri rifugiati in cerca d’asilo».

Per portarvi un paragone, sono 7.300 i migranti raccattati tra ieri e oggi da 10 navi Ong, nelle acque libiche.

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L’arrivo delle navi, a seconda del porto di destinazione, è previsto tra oggi e la giornata di sabato. Al momento, gli scali indicati sono Corigliano Calabro e Vibo Valentia in Calabria, Bari e Brindisi in Puglia, Porto Empedocle e Catania in Sicilia, Salerno in Campania.

1245.- L’ISIS: perde la battaglia ma vince la guerra

 

L’ISIS: perde la battaglia ma vince la guerra; ma chi ha creato l’ISIS?  

Propongo questo articolo di Di Giulio Meotti, di ieri, 21 giugno 2017, perché rappresenta un’analisi acuta della guerra mortale scatenata dalla finanza sionista contro la civiltà occidentale, attraverso il terrorismo; e il terrore, nella cultura del popolo ebraico è l’arma più potente da seminare fra i nemici. C’è una logica in tutto questo e dobbiamo premettere che dire finanza sionista non significa il popolo ebraico, che spesso nella storia, ha pagato per questa associazione. La Finanza domina attraverso le banche e deprime le nazioni, per sottometterle. Il suo obbiettivo è una unica massa umana di meticci, bastardi e asessuati, di consumatori, resi succubi dei media del potere e sudditi, senza famiglia, con una sola lingua, nessuna bandiera, nessuna tradizione, arte, cultura e una sola legge: la loro!  Nessuna coesione e la solidarietà ridotta a una mera espressione vuota. L’Italia è già l’esempio che si sta formando, con i terremotati abbandonati a se stessi e con le macerie ancora nelle strade, con le mandrie congelate dal ghiaccio nella notte; con i giovani meravigliosi figli di meravigliose madri, costretti a espatriare, con gli anziani morti di fame e dignità; con la fine del pluralismo nella politica e nell’informazione: cardini della democrazia; con le formazioni intermedie della partecipazione politica dei cittadini ridotte a un partito unico: una mangiatoia per poveri di spirito; con i sacrifici delle tasse spesi per ingrassare loschi individui e mantenere a ufo, oggi, centinaia di migliaia di selvaggi, domani, milioni e chi obietta che i numeri sono impossibili è sommerso dalle oche e dagli eunuchi alle grida di razzista o fascista; con la salute a pagamento, per chi può, con la libertà fatta serva di istituzioni occupate da anni! da impostori, illegittimi, dove comandano i mercati e i mercanti e dove non c’è legalità. I beni pubblici appartengono al popolo. Non si cartolarizzano, non si vendono e non si svendono! Non c’è più regola e non c’è pietà. I trattati europei vogliono tutto questo. Il trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il Pareggio in Bilancio sono strumentali alla svendita del nostro patrimonio, quello pubblico e quello privato e al sequestro dei nostri risparmi. L’Unione europea, diretta dalle banche, con un parlamento farsa, è l’esempio di ciò che i farisei della Finanza intendono per governo dei popoli. Dio, dove sei?

Mario Donnini

Al-Baghdadi, un terrorista cresciuto all’ombra degli Usa

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Se l’ISIS si sta ritirando da Mosul, sta rapidamente avanzando a Manchester. Il califfato sta guadagnando la sua guerra in Europa. Sei mesi fa, in Gran Bretagna, sarebbe stata impensabile l’ascesa di Jeremy Corbyn, leader del partito laburista ultrapartifista che ha attribuito alla “guerra al terrorismo” i recenti attacchi a Manchester e Londra.

Mentre il Califfato ha raso al suolo tutto sul suo cammino, l’Europa ha reagito come se ciò fosse solo il risultato di una cultura negativa che non dovrebbero riguardarla. Gli islamisti, però, avevano altri piani.

“Perché, nell’agosto del 2015, l’ISIS ha avuto bisogno di far saltare e distruggere quel tempio di Baalshamin? perché era un tempio in cui i pagani venivano davanti all’Islam ad adorare idoli mendaci? No, è perché quel monumento venne venerato dagli occidentali contemporanei, la cui cultura comprende un interesse garbato per i “monumenti storici” ed una grande curiosità per le credenze di altre persone e altre cose. E gli islamisti vogliono dimostrare che i musulmani hanno una cultura diversa dalla nostra, una cultura che è unica e solo loro “. – Paul Veyne, archeologo.

Lo Stato islamico si sta sgretolando – se troppo lentamente. Sono passati più di due anni da quando il presidente francese François Hollande ha promesso: “Bombarderemo Raqqa”. Prima o poi, l’ISIS sarà probabilmente ridotta in una piccola enclave senza continuità territoriale e il suo capo, Abu Bakr al Baghdadi, sarà eliminato. Sarebbe comunque più pericoloso relegare questi tre anni come una breve parentesi: il nazismo non è durato a lungo: “solo” 12 anni di potere e cinque in guerra con il resto d’Europa. Le conseguenze fisiche e culturali della tirannia nazista sono purtroppo ancora visibili in Europa. Lo stesso vale per lo Stato islamico. Tre anni di terrore e di conquiste non sono male per una guerra del Califfato contro tutti gli altri.

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L’ISIS si lascerà dietro un retaggio terroristico senza precedenti (277 europei uccisi sul terreno europeo in due anni). Se l’ISIS si sta ritirando a Mosul, sta rapidamente avanzando a Manchester. Il califfato sta guadagnando la sua guerra in Europa. Sei mesi fa in Gran Bretagna, l’ascesa di Jeremy Corbyn, leader del partito laburista ultra-pacifista che ha incolpato la “guerra al terrore” per i recenti attacchi a Manchester e Londra, sarebbe stata impensabile. Il suo successo è chiaramente legato al recente fatto di sangue nelle strade britanniche.

In Occidente, l’ISIS ha assalito il parlamento a Ottawa, i caffè di Copenaghen, le spiagge di Nizza, i centri sociali di San Bernardino, la metropolitana e gli aeroporti di Bruxelles, i festival musicali di Manchester, teatri, stadi sportivi, ristoranti e mercati kosher a Parigi. Rouen, mercati di Natale a Berlino, centri commerciali a Stoccolma. Non male per un “team JV”, come Barack Obama ha chiamato il Califfato.

L’ISIS è stata un’attrazione ineguagliabile per l’umma, la comunità mondiale dei fedeli islamici: circa 30.000 musulmani in tutto il mondo – 6.000 dall’Europa – hanno lasciato le loro case per combattere sotto la bandiera nera mortale del Califfo. ISIS è stata in grado di costruire una rete globale di terrore. Gruppi jihadisti come Ansar Bayt al-Maqdis in Egitto, Abu Sayyaf nelle Filippine, Ansar al-Sharia in Libia, Boko Haram in Nigeria, Emirato del Caucaso in Russia e Movimento islamico dell’Uzbekistan insieme ad altri hanno tutti promessi Fedeltà a ISIS. Il califfato è diventato anche il gruppo terroristico più ricco della storia. Sebastian Gorka, consigliere di Casa Bianca sull’Islam radicale, ha dichiarato: “Gli attacchi dell’11 settembre 2001, costano appena 500 mila dollari. ISIS li guadagna in sei ore! Ti senti sicuro?”

ISIS ha fatto il male virale. Il mondo restò stupefatto quando ISIS sommerse l’immaginazione occidentale con le esecuzioni pubbliche dei giornalisti, con i massacri di soldati catturati, con i mercati per la schiavitù sessuale, con le esecuzioni dei gay e gli annegamenti pubblici, quando bruciavano persone vive e crocifissi. “Mai, prima, nella storia i terroristi hanno avuto un accesso così facile alle menti e agli occhi oculari di milioni”, ha scritto Brendan Koerner, osservando che “l’ISIS sta vincendo la guerra dei media sociali”. Spesso, il male funziona. Poche settimane fa, a Parigi, una donna ebrea, Sarah Halimi è stata uccisa da un grido musulmano “Allahu Akbar”. Il caso era appena coperto dalla stampa mainstream. Poi molti intellettuali francesi chiedono alle autorità di denunciarla come un caso di antisemitismo. Le minacce di ISIS sono ora così intense che anche gli esperti accademici dell’Islam, come Gilles Kepel, sono sotto la protezione della polizia.

 

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In pochi mesi lo Stato islamico ha lcancellato il confine coloniale storico disegnato dagli accordi Sykes-Picot, ha conquistato la metà della Siria, ha distrutto città intere di reperti antichi come Palmyra, ha raggiunto la periferia di Baghdad e ha scacciato l’esercito iracheno su cui gli Stati Uniti avevano investito 25 miliardi di dollari. Ecco perché molti analisti del terrorismo chiedono intelligentemente se “ISIS sta vincendo”. Tuttavia, l’eredità principale di ISIS è la devastazione, sia culturale che umana. ISIS ha avuto successo nel fare tabula rasa, una sorta di “anno zero” islamico, in cui, dopo un’apocalisse, la storia avrà inizio ancora – presumibilmente vergine e pura. Il califfato lascerà un Medio Oriente sempre più islamico, non solo nel panorama ma anche nella demografia. ISIS ha spazzato via intere comunità non musulmane che non torneranno mai. Molte città cristiane e Yazidi all’interno della sua orbita rimarranno permanentemente vuote a causa della macellazione, dell’esilio e della scomparsa dei sopravvissuti. Lo Stato islamico è stato in grado di distruggere l’antica comunità cristiana di Mosul.

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Un nuovo studio pubblicato dalla rivista settimanale Plos Medicine ha concluso che circa 10.000 membri della minoranza etnica e religiosa Yazidi sono stati uccisi. I ricercatori hanno stimato che furono rapiti 6.800 altri Yazidis e che più di un terzo sono ancora mancanti.

“Il cristianesimo in Iraq è finito”, ha detto Canon Andrew White, il grande vicario anglicano di Baghdad. ISIS riuscì, per la prima volta nel 2000, a annullare la comunione cristiana a Ninive. Il professor Amal Marogy, nativo dell’Iraq, ha dichiarato, in una conferenza presso l’Hudson Institute, che mentre un’infrastruttura come la diga di Mosul può essere salvata dall’ISIS, l’eradicazione della presenza cristiana in Iraq significa “la fine di una civiltà pacifica” . Ci sono commentatori che ora notano che “ISIS vince quando i cristiani lasciano il Medio Oriente”.

I jihadisti hanno recentemente vandalizzato antiche statue e manufatti romani presso il sito archeologico siriano di al-Salhiye, noto come Dura Europos. ISIS ha devastato le capitali più famose dell’antica Mesopotamia, da Nimrud a Hatra. “Questa distruzione è senza precedenti nella storia recente”. Lo dice Marina Gabriel, coordinatore delle scuole americane di ricerca orientale, iniziative sui beni culturali, un istituto che segue la distruzione dello Stato islamico.

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Nimrud ziggurat, non c’è più!

Il Nimrud ziggurat, costruito quasi 2900 anni fa – la più spettacolare struttura sacra conosciuta nell’antica Mesopotamia – non esiste più. I terroristi ISIS hanno devastato la Biblioteca pubblica di Mosul, dove sono stati bruciati o rubati 10.000 manoscritti. ISIS è riuscita anche a cancellare tutta la storia ebraica di Mosul, tra cui le tombe di Jonah, di Seth e di Daniel. Il Califfato distrusse la prima città assira, Khorsabad. La più grande devastazione, invece, si è svolta a Palmyra, il più importante gioiello archeologico del Medio Oriente. Palmyra delenda est. Lo Stato islamico ha inoltre eliminato migliaia di anni di storia siriana e irachena, polverizzando squisiti tesori antichi come il tempio di Bal.

Khalid al-Asaad, capo e innamorato, già pensionato, del sito archeologico della città siriana di Palmyra. Assassinato dall’ISIS.

Mentre il Califfato ha raso a terra tutto sul suo cammino, l’Europa ha reagito come se fosse solo il risultato di una inciviltà che non dovrebbe riguardarla. Gli islamisti, però, avevano altri piani. Il professor Paul Veyne scrive nel suo libro su Palmyra:

“Perché, nell’agosto del 2015, l’ISIS ha avuto bisogno di far saltare in aria e distruggere quel tempio di Baalshamin, perché era un tempio in cui i pagani davanti all’Islam venivano ad adorare gli idoli mendaci? No, perché il monumento venerato dagli occidentali contemporanei, la cui cultura comprende un amore educato per i “monumenti storici” e una grande curiosità per le credenze di altre persone e altre volte, e gli islamisti vogliono dimostrare che i musulmani hanno una cultura diversa dalla nostra, una cultura unica: la loro. Hanno fatto saltare in aria il tempio di Palmyra e hanno saccheggiato diversi siti archeologici nel Vicino Oriente per dimostrare che sono diversi da noi e che non rispettano quello che la cultura occidentale ammira”.

Bruxelles, ma sempre con qualche dubbio.

Ecco perché, dopo Palmyra, lo Stato islamico ha attaccato le sale da musica e altri simboli occidentali in Europa. Il “team JV” potrebbe perdere terreno, ma finora sta vincendo la guerra delle civiltà. L’Occidente sarà in grado non solo di liberare Raqqa e Mosul, ma anche di invertire questa valanga culturale cercando di schiacciarla?

 

 

1240.- Ratzinger non poté “né vendere né comprare”. Bergoglio, dicci chi sei!

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Devo cominciare riconoscendo un mio errore. Nel precedente articolo ho riferito che l’elezione di Bergoglio è stata “il frutto delle riunioni segrete che cardinali e vescovi, organizzati da Carlo Maria Martini, hanno tenuto per anni a San Gallo, in Svizzera”, come ha dichiarato vantandosene uno dei congiurati, il cardinal Dannnels.
Mi son detto che una tale congiura modernista invalida la elezione di Bergoglio.Un lettore, canonista, mi dà giustamente torto: “… Le convenzioni che si compiono fra gli elettori del conclave non producono nullità dell”elezione. A maggior ragione, se fatte prima del conclave. Esistono numerosi precedenti, molti nel tardo medio evo e nel rinascimento, almeno i meglio noti. Anche eventuali  vizi procedurali dell’elezione, dei quali si è occupato il Socci, possono avere rilievo solo se qualche interessato (ovvero elettore) li abbia fatti valere. Il che è positivamente escluso, non esistendo rifiuti di prestare obbedienza da parte di alcun porporato.   Questo, naturalmente, non vale a rendere i fatti di cui si dice moralmente degni, ma è altra materia”Segue la firma.
Quindi è un Papa che non possiamo stimare – visto che s’è fatto eleggere con questi trucchi e complicità – ma è legittimo. Tuttavia un altro lettore, stimolato dallo stesso articolo, mi rimbalza un blog con una notizia notevole.Quando, nel febbraio 2013, Papa Benedetto XVI si è dimesso improvvisamente e inspiegabilmente, lo IOR era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-terrorista (secondum America), come l’Iran.
Era la rovina economica, ben preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non manca mai di obbedire a certi ordini internazionali).Pochi sanno che cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie): in teoria, è una “camere di compensazione” (clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi.
Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro,  il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui il la finanza globale stronca le gambe agli stati che non obbediscono.La banca centrale dell’Iran ad esempio, per volontà giudaica, è stata esclusa dalla rete SWIFT per ritorsione contro il preteso programma nucleare. Ciò significa che l’Iran non può più vendere in dollari il suo greggio, che le sue carte di credito non valgono all’estero, e che nessuna transazione finanziaria internazionale può essere condotta da Teheran se non in contanti e in clandestinità, in forme illegali secondo l’ordine internazionale: nel 2014 la banca francese BNP Paribas è stata condanna dalla “giustizia” Usa a pagare (agli Usa) 8,8  miliardi di dollari per aver aiutato Teheran ad aggirare il blocco di Swift.
Sono state le minacce ventilate contro Mosca di escluderla dalla rete SWIFT come ritorsione per la cosiddetta annessione della Crimea – un danno enorme all’economia del paese – ad accelerare la messa in opera, da parte dei BRICS egemonizzati da Cina e Russia , di un proprio circuito di clearing alternativo a SWIFT, e operante in yuan e rubli, e non in dollari.
Per sottrarsi al ricatto che fa’ pendere sugli stati sovrani lo Swift.Il sito belga Media-Presse (lo SWIFT è basato in Belgio) nel dare la notizia dello SWIFT alternativo lanciato da Pechino e Mosca, il 5 aprile, raccontava come esempio:Quando una banca o un territorio è escluso dal Sistema, come lo fu nel caso del Vaticano nei giorni che precedettero le dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio 2013, tutte le transazioni sono bloccate.
Senza aspettare l’elezione di papa Bergoglio, il  sistema Swift  è stato  sbloccato all’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI.“ C’è stato  un ricatto venuto da non si sa dove,  per il tramite  di Swift, esercitato su Benedetto XVI. Le ragioni profonde di questa storia non sono state chiarite, ma è chiaro che SWIFT è intervenuto direttamente nella direzione degli affari della Chiesa.  Ciò spiega e giustifica le inaudite  dimissioni di Ratzinger, che tanti di noi hanno potuto scambiare per un atto di viltà; la Chiesa era trattata come uno stato “terrorista”, anzi peggio – perché si noti che la dozzina di banche cadute nelle mani dello Stato Islamico in Irak e Siria “non sono state escluse da SWIFT” e continuano a poter fare transazioni internazionali – e la finanza vaticana non poteva più pagare le nunziature, far giungere mezzi alle missioni – anzi, gli stessi bancomat di Città del Vaticano erano di fatto stati bloccati. La Chiesa di Benedetto non poteva più “né vendere né comprare”, la sua vita economica aveva le ore contate.
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Dimissioni sotto costrizione.
Non resta che sottoscrivere quel che dice Saura Plesio: Ratzinger “mai, proprio lui che lottò contro il Relativismo imperante,  avrebbe accettato “aperture” sul mondo gay e sulle politiche gender.
Mai si sarebbe prosternato al “mondo” (e al mondialismo) come questo papa, il quale gareggia con il laicismo imperante della Ue nel creare una forma di “divorzio sacramentale”, attraverso “l’annullamento breve”.
Mai si sarebbe prestato a fare la grande pagliacciata di Lampedusa fatta dal suo successore, che oltretutto non è nemmeno territorio suo, ma dello stato italiano. I grandi poteri mondialisti hanno fretta e Ratzinger era un  intralcio palese, un rallentamento sulla loro fulminea traiettoria”.
Con quanta fretta sia stata attuata l’espulsione di Ratzinger lo suggerisce anche un particolare che ha tratto fuori Luciano Canfora. Simpatico comunista non pentito, ma bravo storico della romanità e latinista, egli ha notato nel motu proprio con cui Benedetti ha giustificato le sue dimissioni con l’età (“Ingravescente Aetate”) una serie di errori di latino: errori elementari nella concordanza dei casi, da far arrossire uno scolaretto. Ora Ratzinger non può aver commesso questi errori. Il testo è stato scritto da altri, e lui è stato spedito via dal Vaticano platealmente, in elicottero ripreso in mondovisione? E subito dopo la sua dipartita, ecco che SWIFT sblocca le transazioni vaticane, riapre i bancomat, riporta all’onore del mondo lo Ior. Non hanno aspettato che venisse eletto Bergoglio; gli è bastata l’espulsione del “terrorista bianco”.
Nei salotti buoni e irraggiungibili fra Wall Street e Washington e Londra, già sapevano che il conclave avrebbe dato il soglio ad un modernista, ad uno di cui potevano fidarsi. Come mai? La sanzione SWIFT era stata coordinata con i “congiurati” in porpora che, guidati da Carlo Maria Martini (un cardinale che ha chiesto per sé l’eutanasia, va ricordato..) (1) avevano segnato Bergoglio come loro candidato già da anni?
C’è stato un accordo dei congiurati con un potere forte esterno, a cui sono vicini per ideologia?Magari l’elezione di Bergoglio non sarà invalida. Ma sembra di capire che la dimissione di Ratzinger lo è – è stato costretto a scendere dal trono di Pietro sotto costruzione. Il comportamento stesso di Ratzinger, apparentemente ambiguo nel tenersi addosso la veste bianca e il titolo di Santo Padre, può confermarlo: vuol dare il segnale a chi può capirlo, senza poterlo dire, che è stato cacciato, non se n’è andato volontariamente.
Ora, come un matrimonio è nullo se uno degli sposi l’ha stretto sotto costrizione, lo sarà anche un Papa che rinuncia sotto costrizione, e fa’ anche sapere che lui resta Papa….In questa ipotesi, si spiegano benissimo le accoglienze trionfali che Bergoglio ha ricevuto in America, all’Onu, da Obama, le standing ovation al Congresso – già, perché poi un Papa regnante viene invitato al Congresso degli Stati Uniti?
La cosa è molto strana e insolita. I rapporto di Washington col Vaticano sono sempre stati da cattivi a pessimi; non solo per odio protestante contro il “papismo”. Ora, sono diventati ottimi. Il Papa si fa’ volonteroso mediatore degli Stati Uniti presso Cuba, fa’ sue le “battaglie radicali”, apre alla nuova morale obbligatoria, insomma smette di essere l’antagonista morale che “questo mondo” detesta.
Si spiegherebbe così anche l’astuta gestione per guadagnarsi la simpatia dei media progressisti;e la brutale ma precisa “purga” che Bergoglio (con il suo consiglio degli Otto) ha operato in Vaticano, quasi avesse in mano una lista da lungo tempo preparata. La sua volontà di disciogliere il cattolicesimo in un protestantesimo generale, vacuo, secolarizzato e mondano…Bergoglio ingiunge ai cristiani di accogliere sempre più immigranti, senza limiti, con totale “accoglienza” e carità – Ebbene: “Con un comunicato ufficiale, firmato da ben 28 diverse obbedienze (tra cui ben 8 francesi ed una italiana, la Gran Loggia d’Italia), i massoni richiamano i governi europei ad accogliere gli immigrati, anzi ad accoglierne sempre di più. Dimostrando così una convergenza d’intenti con pochi precedenti non solo tra loro, ma anche rispetto alle nuove strategie seguite dagli Stati membri “ (Corrispondenza Romana, 11 settembre)