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1360.-ADESSO SAPPIAMO CHI HA MANDATO A MORTE REGENI.

Maurizio Blondet, 16 agosto 2017
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Il giorno in cui finalmente il governicchio Gentiloni rimanda l’ambasciatore al Cairo, ecco che il New York Times, nientemeno,  esce con la  notizia presunta bomba,  che  i nostri media servizievoli titolano così:

 “Obama diede le prove a Renzi sul ruolo dell’Egitto nell’omicidio di Giulio Regeni”.

Prove “incontrovertibili”, secondo Repubblica. Poi, leggendo si scopre che i servizi Usa non diedero alcuna prova.  Dissero che “non c’era dubbio”, ma per evitare di identificare la fonte, gli americani non condivisero per intero le informazioni di intelligence, né dissero all’Italia quale agenzia di sicurezza ritenevano fosse dietro alla morte di Regeni, spiega ancora il giornale. “Non era chiaro chi avesse dato l’ordine di rapire e, presumibilmente, ucciderlo”, ha detto al giornalista del Nyt un altro ex funzionario Usa”.

E sarebbero queste le prove incontrovertibili? Nessun dato di fatto. Nessunissimo.

E’ così evidente che si tratta di una “operazione” americana di intox, disturbo alla ripresa delle nostre relazioni diplomatiche col Cairo, che non ci sarebbe nemmeno bisogno di perderci tempo, se non fosse per il clamore  che ne fanno i nostri giornali. Se invece  di essere in malafede sono solo ignoranti, possiamo ricordare a questi incapaci due o tre cose:

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Barak Hussein Obama ha cercato – anzi è riuscito – a portare al potere in Egitto i Fratelli Musulmani, con la “primavera araba” di ordinanza, e dunque  aveva ben forti motivi di odio (personale e politico)  contro il generale Al Sisi, che gli ha sventato il piano. E quindi ben motivato a creargli difficoltà con un vicino molto amichevole, Italia,  che aveva scoperto per gli egiziani un importantissimo giacimento.

Obama stesso è fortemente sospettato di essere un fratello musulmano.  Quel che è certo è che  la sua segretaria di Stato , Hillary Clinton s’è tenuta come braccio destro, confidente intima e forse  amante, Huma Abedin,figlia di un importantissimo esponente dei Muslim Brothers, “Syed” Zainul Abedin.

Huma era sposata con  Anthony Weiner, il clintoniano di ferro, ebreo,  che fu scoperto a fare proposte oscene a  ragazzine sui social,  con sue foto in cui mostrava le proprie erezioni.  Aveva una scusante: Huma  è stata continuamente a fianco di Hillary seguendola in tutta la campagna elettorale come consigliera, appunto della campagna.

Il  meno che si possa dire è che i Muslim Brothers e i loro interessi erano ben rappresentati alla Casa Bianca di Obama. E dunque ben piazzati per vendicarsi di Al Sissi.

“La musulmana Huma è l’ombra di Hillary, immancabile al suo fianco come nelle e-mail più confidenziali, e sempre nel mirino dei nemici. Nessuno quanto lei è vicino a Hillary, che quando lavorava da casa, le scrisse via email: «Bussa alla porta della camera da letto se è chiusa» (Corriere della Sera)

Adesso sappiamo, grazie alla rivelazione presunta bomba del New York Times, che Giulio Regni, mandato dall’università di Cambridge a infiltrarsi tra  gli oppositori clandestini ad Al Sissi, era fin dal suo arrivo seguito, controllato e intercettato della NSA, la National Security Agency americana. Sappiamo  anche che il sindacalista  degli ambulanti degli ambulanti Abdallah, che di nascosto girò il video in cui lui chiedeva dei soldi a Regeni (al quale la sua “Università” aveva dato 10 mila sterline per pagare chi di dovere..Tipico, per un ricercatore) aveva  fatto quel colloquio-trappola per conto  della NSA stessa.

A che scopo? Per usare l’ingenuo  italiano? Per sacrificarlo onde buttare un morto tra i piedi del  presidente egiziano, e dell’Eni?

Ognuno si risponda da sé, sapendo di quanti doppi giochi, trame storte  e delitti si sia  macchiato Obama, l’idolo delle “sinistre”,   dalla Libia alla Siria,  a cominciare dalle esecuzioni di persone ordinate coi droni, sempre per favorire i Fratelli Musulmani.

Tutte le  ipotesi sono possibili, anche che Regeni sia stato fatto uccidere da loro, gli americani. Che ci hanno la mano in questo genere di crimini.

Nella pretesa rivelazione, “alcuni funzionari di Obama erano convinti che qualcuno “di alto grado” del governo egiziano potesse avere ordinato l’uccisione di Regeni “per mandare un messaggio ad altri stranieri e governi stranieri, cioè di smettere di giocare con la sicurezza dell’Egitto”.

Già: magari era un messaggio per la NSA. O per quella “università di Cambridge”   che, in base a un progetto chiamato Antipode, aveva affidato all’italiano  10 mila sterline  – con cui pagare chi? Per cosa? Ah, pardon “per la promozione e lo sviluppo  di  ricerche in campo sociale”.  Normale che un ricercatore venga imbtttito di soldi da spendere.  Perché  nè Antipode né Cambridge hanno mai accettato di spiegare le cose ai magistrati italioti, e al governo italano?  Non serviva: bastavano le strida e i cartelli delle sinistre sui palazzi comunali, “Verità per Regeni”.

Tra le altre rivelazioni, la più  succosa e grave viene espressa così:

“Secondo un funzionario del ministero degli Esteri italiano, i diplomatici erano giunti alla conclusione che l’Eni si era unita alle forze del servizio di intelligence dell’Italia nel tentativo di trovare una rapida risoluzione del caso”, si legge. E “l’avvertita collaborazione fra Eni e servizi di intelligence italiani diventò fonte di tensione all’interno del governo italiano. Ministero degli Esteri e funzionari dell’intelligence cominciarono a essere prudenti gli uni con gli altri, talvolta trattenendo informazioni”, scrive il New York Times Magazine. Che cita la dichiarazione di un funzionario italiano.  Scusate,  ma gli Esteri e l’intelligence italiana non dovrebbero lavorare per  lo stesso paese e lo stesso scopo? Gli americani ci fanno sapere che invece si nascondevano le notizie a vicenda, e ciò perché “l’Eni s’era unita” con la sua, di intelligence, per “trovare una rapida soluzione del caso”. Ciò che Obama, i Fratelli Musulmani, la NSA di  Obama, e “Antipode” non volevano. Complimenti.

Sul Comune di Milano. “La sinistra fa sempre il gioco del grande capiitale. A volte perfino senza saperlo”.

1359.- Beffa Usa, i missili del Kim volano con razzi ucraini

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Quando il dipartimento di Stato USA sostenne le forze nazionaliste ucraine nel colpo di Stato mortale contro il presidente filo-russo Viktor Janukovich, nel 2014, l’esito doveva essere una nazione alleata indiscussa degli USA e minaccia persistente, distrazione e avversaria non-NATO della confinante Russia. Al contrario, sembra che l’Ucraina, secondo il NYT, sia dietro il successo del programma missilistico della Corea democratica. In particolare, con un articolo sconvolgente, il NYT sostiene che la Corea democratica acquista potenti motori a razzo da una fabbrica ucraina, citando “un’analisi di esperti e valutazioni classificate delle agenzie d’intelligence statunitensi”. Lo studi risolverebbe il mistero di come la Corea democratica abbia iniziato ad avere successi all’improvviso dopo una serie di fallimenti, alcuni dei quali forse causati dal sabotaggio statunitense nelle catene di rifornimento e con cyberattacchi sui lanci. Dopo tali fallimenti, il Nord cambiò progetti e fornitori, negli ultimi due anni, secondo un nuovo studio di Michael Elleman, esperto missilistico presso l’Istituto internazionale degli studi strategici. Secondo l’articolo, gli analisti che hanno studiato le fotoe di Kim Jong-un che controlla i nuovi motori a razzo, si è concluso che derivano dai piani di quelli che facevano volare la flotta missilistica dell’Unione Sovietica. “I motori sono così potenti che un solo missile potrebbe scagliare dieci testate termonucleari in un altro continente”. Dato che i presunti motori sono collegati ad alcuni siti ex-sovietici, gli investigatori ed esperti del governo concentravano le indagini su una fabbrica di missili di Dneprpetrovsk, in Ucraina, vicino al territorio in cui la Russia combatte una guerra a bassa intensità per dividere l’Ucraina. Durante la guerra fredda, la fabbrica produsse i missili più mortali dell’arsenale sovietico, compreso il gigantesco SS-18. Rimase uno dei principali produttori di missili anche dopo che l’Ucraina ebbe l’indipendenza. Tuttavia, dopo il colpo di Stato contro il presidente filo-russo Viktor Janukovich, la fabbrica statale Juzhmash vive tempi difficili. I russi hanno annullato gli aggiornamenti della loro flotta. “La fabbrica è sottoutilizzata, inondata da fatture non pagate e da morale basso. Gli esperti ritengono che sia la fonte più probabile dei motori che a luglio hanno spinto 2 ICBM, i primi a suggerire che la Corea democratica ha la portata, se non necessariamente precisione o tecnologia della testata, per minacciare le città statunitensi”. In altre parole, l’ultimo “alleato” nell’Europa orientale degli USA è responsabile di ciò che rapidamente emerge quale minaccia nucleare su più di metà degli Stati Uniti continentali. “È probabile che questi motori provenissero dall’Ucraina, probabilmente illegalmente”, aveva detto Elleman al NYT in un’intervista. “La grande domanda è quanti sono e se gli ucraini li aiutano adesso. Sono molto preoccupato”. Concludendo aggiungeva la constatazione degli inquirenti delle Nazioni Unite che la Corea democratica provò sei anni prima a rubare i segreti missilistici del complesso ucraino. Due nordcoreani furono arrestati e un rapporto delle Nazioni Unite disse che le informazioni che cercavano riguardavano “sistemi missilistici avanzati, motori a propellente liquido, sistemi spaziali e di approvvigionamento di combustibili per missili”. Gli investigatori credono ora che, tra il caos post-rivoluzionario ucraino, Pyongyang ci abbia provato ancora. Considerando che l’Ucraina è un alleato degli USA, si chieda a John McCain, e forse una telefonata all’attuale presidente, l’oligarca Poroshenko, basterebbe?

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Certo, la fabbrica non ammetterà mai questa affermazione stupefacente: il mese scorso Juzhmash negò che il complesso lottasse per sopravvivere e vendesse la propria tecnologia all’estero, in particolare la Cina. Il suo sito web dice che l’azienda non ha e non parteciperà al “trasferimento di tecnologie potenzialmente pericolose fuori dall’Ucraina”. Peggiorando le cose agli “alleati” ucraini, gli investigatori statunitensi non credono alla smentita, anche se dicono che non vi è alcuna prova che il governo di Poroshenko, che ha recentemente visitato la Casa Bianca, sapesse o controllasse cosa succedeva nel complesso. L’ovvia implicazione è che, se vera, l’Ucraina lavora da anni con la Corea democratica, anche sotto l’amministrazione Obama, lo stesso presidente che diede via libero al colpo di Stato in Ucraina, suggerendo che l’attuale crisi sia esplicita conseguenza delle politiche estere di Obama. Ecco perché si leggono i seguenti passi divertenti sul NYT: “Come i motori di progettazione russa RD-250 siano arrivati nella Corea democratica è ancora un mistero”. Inoltre, Elleman dichiarava che i potenti motori finiti nella Corea democratica, malgrado le sanzioni delle Nazioni Unite, suggeriscono il fallimento totale delle informazioni di molte nazioni che controllano Pyongyang. Fallimento o forse complicità dell’intelligence statunitense in ciò che l’Ucraina farebbe di nascosto. Il NYT scrive che “non è chiaro chi sia responsabile della vendita dei missili e dei progetti, e i funzionari dell’intelligence hanno diverse teorie. Ma Elleman avanza un caso circostanziale, implicando il deterioramento del complesso e gli ingegneri disoccupati. “Li capisco”, affermava Elleman che visitò la fabbrica un decennio prima, mentre lavorava ai programmi federali per frenare la minaccia delle armi. “Non vogliono fare del male”.” Si può solo immaginare come Elleman li avrebbe “capiti” se la fabbrica fosse stata russa o cinese. Descrivendo la lunga storia del contrabbando di tecnologia missilistica nella Corea democratica, soprattutto dall’ex-URSS, il NYT scrive che alla fine il Nord si è rivolto a una fonte alternativa per i segreti del motore, l’impianto Juzhmash in Ucraina, nonché all’ufficio di progettazione Juzhnoe. I motori erano sostanzialmente più facili da copiare, perché non furono progettati per i sottomarini, ma per i complessi missilistici terrestri più grandi. Questo semplificò il lavoro. “Economicamente, l’impianto e l’ufficio di progettazione hanno affrontato nuovi problemi quando la Russia nel 2014 si annetté la Crimea. Le relazioni tra le due nazioni si sono irrigidite e Mosca ritirò i piani per permettere alla Juzhmash di creare nuove versioni del missile SS-18. Nel luglio 2014, una relazione del Carnegie Endowment avvertì che tale turbamento economico potrebbe far perdere agli esperti di missili ed atomici ucraini “il lavoro concedendo le loro competenze cruciali a regimi-canaglia e proliferatori”. Aveva ragione: i primi indizi che un motore ucraino era caduto nelle mani della Corea democratica si ebbe a settembre, quando Kim diresse un test a terra del nuovo motore a razzo che gli analisti definirono il più grande e più potente finora. Norbert Brügge, analista tedesco, riferì che le foto della vampa del motore rivelava forti somiglianze con l’RD-250 della Juzhmash. “L’allarme scattò dopo il secondo test a terra del nuovo motore, a marzo, e l’attivazione a maggio su un nuovo missile a media gittata, l’Hwasong-12, permettendo al Nord nuovi record di gittata. L’alta traiettoria, se ridotta, si traduce in circa 2800 miglia, abbastanza per arrivare sulla base militare statunitense di Guam. Il primo giugno, Elleman emise una nota apprensiva, sostenendo che il potente motore chiaramente era di “un produttore diverso degli altri motori visti finora”. Elleman dichiarava che la diversificazione del Nord con una nuova linea di motori missilistici era importante perché sconvolse le ipotesi occidentali sulla capacità missilistica della nazione: “Potremmo avere sorprese”. Questo è esattamente ciò che è successo. Il primo dei due test di luglio del nuovo missile, l’Hwasong-14, era sufficiente a minacciare l’Alaska, sorprendendo l’intelligence. Il secondo arrivò abbastanza lontano da raggiungere le coste occidentali, e forse Denver e Chicago”.
Se l’articolo del NYT è esatto, forse è giunto il momento di rivalutare la logica del sostegno statunitense all’Ucraina: due settimane prima WSJ riferiva che funzionari del Pentagono e del dipartimento di Stato elaboravano piani per colpire la Russia, soprattutto inviando all’Ucraina missili anticarro e altre armi, cercando l’approvazione della Casa Bianca in un momento in cui i legami tra Mosca e Washington sono pessimi quanto durante l’amministrazione Obama. Alla luce delle notizie che l’Ucraina sia responsabile della creazione della maggiore minaccia nucleare agli Stati Uniti, forse non sarebbe una cattiva idea “ritardare” o anche eliminare tale sostegno mortale all’Ucraina, anche se significa una sfuriata dai neo-con come John McCain. Infine, alla luce di quanto detto, forse è giunto il momento di riprendere l’articolo del marzo 2015: “Rivelati i legami profondi della Clinton Foundation con l’oligarchia ucraina”, basato su un articolo del WSJ, che mostrava che più di ogni altra nazione, i donatori ucraini erano i più generosi, in particolare la fondazione Victor Pinchuk: “Tra il 2009 e il 2013, anche quando Clinton era segretaria di Stato, la Clinton Foundation ricevette almeno 8,6 milioni di dollari dalla Fondazione Victor Pinchuk di Kiev, Ucraina, creata da Pinchuk e la cui fortuna nasce da una società di produzione di tubi. Fu per due termini parlamentare ucraino e propose legami più stretti tra Ucraina ed Europa Unione”. Secondo il WSJ: “Nel 2008, Pinchuk impegnò per cinque anni 29 milioni di dollari per l’Iniziativa Globale dei Clinton, un’ala della fondazione che coordina i progetti di beneficenza e finanziamenti, ma non gestisce il denaro. L’impegno era finanziare un programma per formare i futuri capi ucraini “per modernizzare l’Ucraina”, secondo la Clinton Foundation. Diversi alunni sono membri attuali del parlamento ucraino. La fondazione Pinchuk dichiarò che le sue donazioni avrebbero contribuito a rendere l’Ucraina “un Paese vincente, libero e moderno basato sui valori europei”, affermando che se Pinchuk faceva lobby presso il dipartimento di Stato per l’Ucraina”, ciò non può essere visto che come buona cosa”.

 

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La Beffa Usa

Dal New York Times: ‘Il successo dei test missilistici nordcoreani conduce ad una fabbrica ucraina’, e per gli Stati Uniti è beffa totale. Il missile balistico che sembra in grado di colpire gli Stati Uniti sarebbe spinto da potenti motori a razzo provenienti da una fabbrica ucraina di progettazione russa che un tempo li produceva per l’Unione sovietica, roba seria insomma.

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Le rivelazioni sul New York Times di William J. Broad e David E. Sanger e per gli Stati Uniti è beffa geopolitica. Il successo della Corea del Nord nella sperimentazione di un missile balistico intercontinentale che sembra in grado di raggiungere gli Stati Uniti è stato reso possibile da acquisti di potenti motori a razzo da una fabbrica ucraina con legami storici con il programma missilistico russo. Rosa seria, insomma. Tutto questo secondo un’analisi degli esperti e valutazioni classificate da parte delle agenzie di intelligence americane.

Ed ecco svelato il mistero su come la Corea del Nord abbia ottenuto tali improvvisi successi dopo la successione di fallimento precedenti. Un po’ lo ‘zampino’ americano, con cyberattacchi sui suoi lanci, svela il quotidiano di New York. Ma la Corea del Kim, scopre Michael Elleman, esperto missilistico dell’Istituto per gli studi strategici, ha cambiato progetti e fornitori negli ultimi due anni. Trump che accusava la Cina come la principale fonte di sostegno economico e tecnologico del Nord. Il segretario di stato Tilerson aggiungeva la Russia tra i possibili fornitori di tecnologie ai cattivissimi di Pyongyang.

Fuochino. Scienziati e spie Usa scoprono che i motori a razzo che spingono tanto lontano i missili del Kim derivano da disegni che un tempo hanno alimentato la poderosa flotta missilistica dell’Unione Sovietica. Motori così potenti che un singolo missile avrebbe potuto portarne ben 10 di ordigni termonucleari. Scenari da incubo con la scoperta dell’arsenale missilistico sotto casa ‘politica’ Usa. I ricercatori e gli esperti governativi hanno concentrato le loro indagini su una fabbrica di missili a Dnipro, in Ucraina, la ‘Yuzhmash’, ai margini del territorio controllato dai separatisti filo russi.

Durante la guerra fredda, ci spiegano i due reporter americani, la fabbrica ha fatto i missili più mortali nell’arsenale sovietico, compreso il gigante SS-18. E la fabbrica è rimasta uno dei principali produttori di missili anche dopo che l’Ucraina ha ottenuto l’indipendenza. Ma dal momento che il presidente pro-russo dell’Ucraina Viktor Yanukovych è stato rimosso dal potere con il golpe del 2014, la fabbrica di proprietà statale, la ‘Yuzhmash’, è caduta in crisi. I russi hanno annullato gli aggiornamenti della loro flotta nucleare. La fabbrica è inutilizzata, magazzini pieni di motori inutilizzati, fatture e stipendi non pagati e morale sottoterra, la descrivono.

Gli esperti ritengono che sia proprio la ‘Yuzhmash’ la fonte più probabile dei motori che nel mese di luglio hanno alimentato i due test di missili intercontinentali in grado di minacciare le città americane. «È probabile che questi motori provenissero dall’Ucraina», denuncia Elleman in un’intervista. Ma la domanda vera è un’altra: quanti altri motori hanno i coreani e se gli ucraini li stanno aiutando ancora adesso. Eppure dalle parti di Kiev gli Stati Uniti qualcosa dovrebbero contare, visto che quella ‘rivoluzione’ è stata rivendicata da molto esponenti politici Usa..

L’intelligence Usa non può nemmeno dire, ‘non sapevamo’. Verbali delle Nazioni Unite di sei anni fa denunciano che che la Corea del Nord ha provato a rubare i segreti missilistici del complesso ucraino. Due spie nordcoreane sono pure state stati catturate. Facile capire oggi che, nel caos dell’Ucraina post-rivoluzionaria, Pyongyang ha riprovato. Pagano in contanti. Disegni, hardware e competenze in offerta sul mercato nero. Il mese scorso, la Yuzhmash ha negato che il suo complesso industriale stava lottando per sopravvivere e vendeva le sue tecnologie all’estero, verso la Cina.

Imbarazzo in casa americana: Petro Poroshenko, presidente ucraino che ha recentemente visitato la Casa Bianca, aveva conoscenza di ciò che stava accadendo all’interno dell’impianto? Come i motori di progettazione russa, gli ‘RD-250’, sono arrivati in Corea del Nord è ancora un mistero. Questo malgrado embargo e sanzioni delle Nazioni Unite. Interessi economico strategici prevalenti sugli accordi internazionali e intelligence allo sbando. Leon Panetta, ex direttore Cia, ha dichiarato alla Cbs che la corsa nordcoreana per ottenere missili in grado di portare armi nucleari si è spinta più rapidamente di quanto la comunità di intelligence avesse previsto.

Eppure il degrado economico industriale ucraino e l’insistenza coreana erano ben noti. La Carnegie Endowment per la Pace Internazionale aveva avvertito che lo sconvolgimento economico per la rottura con Mosca poteva ‘esporre’ i missili ucraini e gli esperti atomici, il loro know-how cruciale, a ‘tentazioni o inganni’. Sospetti noti ma trascurati, sino a quando, lo scorso marzo, un nuovo missile a media portata, il Hwasong-12, è volato oltre la distanza dalla base militare americana di Guam. Poi il Hwasong-14, che è volato a distanza sufficiente a minacciare l’Alaska.

Nota di cronaca, la Yuzhmash ucraina fabbrica ora carrelli e trattori, in attesa di nuovi contratti per potentissimi motori a razzo di garanzia sovietica, per riconquistare una parte della sua gloria passata.

Ennio Remondino

1358.-Ora È UFFICIALE: Ilaria Alpi Fu Uccisa Dalla CIA. Il Vergognoso Silenzio Generale… La Repubblica.it

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La docufiction «Ilaria Alpi – L’ultimo viaggio» (visibile sul sito di Rai Tre) getta luce, soprattutto grazie a prove scoperte dal giornalista Luigi Grimaldi, sull’omicidio della giornalista e del suo operatore Miran Hrovatin il 20 marzo 1994 a Mogadiscio. Furono assassinati, in un agguato organizzato dalla Cia con l’aiuto di Gladio e servizi segreti italiani, perché avevano scoperto un traffico di armi gestito dalla Cia attraverso la flotta della società Schifco, donata dalla Cooperazione italiana alla Somalia ufficialmente per la pesca.

In realtà, agli inizi degli anni Novanta, le navi della Shifco erano usate, insieme a navi della Lettonia, per trasportare armi Usa e rifiuti tossici anche radioattivi in Somalia e per rifornire di armi la Croazia in guerra contro la Jugoslavia.
Anche se nella docufiction non se ne parla, risulta che una nave della Shifco, la 21 Oktoobar II (poi sotto bandiera panamense col nome di Urgull), si trovava il 10 aprile 1991 nel porto di Livorno dove era in corso una operazione segreta di trasbordo di armi statunitensi rientrate a Camp Darby dopo la guerra all’Iraq, e dove si consumò la tragedia della Moby Prince in cui morirono 140 persone.
Sul caso Alpi, dopo otto pro¬cessi (con la condanna di un somalo ritenuto inno-cente dagli stessi genitori di Ilaria) e quattro commissioni parlamentari, sta venendo alla luce la verità, ossia ciò che Ilaria aveva scoperto e appuntato sui taccuini, fatti sparire dai servizi segreti. Una verità di scottante, drammatica attualità.
L’operazione «Restore Hope», lanciata nel dicem¬bre 1992 in Somalia (paese di grande importanza geostrategica) dal presidente Bush, con l’assenso del neo-presidente Clinton, è stata la prima missione di «ingerenza umanitaria».
Con la stessa motivazione, ossia che occorre intervenire militarmente quando è in pericolo la sopravvivenza di un popolo, sono state lanciate le successive guerre Usa/Nato contro la Jugoslavia, l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, la Siria e altre operazioni come quelle in corso nello Yemen, in Siria e in Ucraina.
Preparate e accompagnate, sotto la veste «umanitaria», da attività segrete. Una inchiesta del New York Times (24 marzo 2013) ha confermato l’esistenza di una rete internazionale della Cia, che con aerei qatariani, giordani e sauditi fornisce ai «ribelli» in Siria, attraverso la Turchia, armi provenienti anche dalla Croazia, che restituisce così alla Cia il «favore» ricevuto negli anni Novanta.
Quando il 29 maggio scorso il quotidiano turco Cumhuriyet ha pubblicato un video che mostra il transito di tali armi attraverso la Turchia, il presidente Erdo-gan ha dichiarato che il direttore del giornale pagherà «un prezzo pesante».
Ventun anni fa Ilaria Alpi pagò con la vita il tentativo di dimostrare che la realtà della guerra non è solo quella che viene fatta apparire ai nostri occhi.
Da allora la guerra è divenuta sem¬pre più «coperta». Lo conferma un servizio del New York Times (7 giu¬gno) sulla «Team 6», unità supersegreta del Comando Usa per le operazioni speciali, incaricata delle «uccisioni silenziose». I suoi specialisti «hanno tramato azioni mortali da basi segrete sui calanchi della Somalia, in Afghanistan si sono impegnati in combattimenti così ravvicinati da ritornare imbevuti di sangue non loro», uccidendo anche con «primitivi tomahawk».
Usando «stazioni di spionaggio in tutto il mondo», camuffandosi da «impiegati civili di compagnie o funzionari di ambasciate», seguono coloro che «gli Stati Uniti vogliono uccidere o catturare».
Il «Team 6» è divenuta «una macchina globale di caccia all’uomo». I killer di Ilaria Alpi sono oggi ancora più potenti. Ma la verità è dura da uccidere.

Manlio Dinucci

1352.- Il legame tra Soros e il generale McMaster

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Il generale é il maggiordomo di Soros e questi é il maggiordomo dei principali “soci” del club Bilderberg i quali non mostrano il viso, sebbene si sappia chi sono evidentemente.

 

L’attuale consigliere del presidente Donald Trump per gli affari di sicurezza nazionale (NSA), il generale H.R. McMaster, e il magnate George Soros, presidente della Open Society Foundations e importante finanziatore dell’ultima campagna elettorale di Hillary Clinton. Un legame, quello tra i due, emerso da una recente inchiesta condotta da Breitbart. McMaster, infatti, è stato per 11 anni – dal settembre 2006 al febbraio 2017 – senior fellow dell’International Institute for Strategic Studies (IISS), illustre think-tank britannico che opera nel campo degli affari internazionali con sede all’Arundel House, a Londra, e considerato tra i più importanti istituti di ricerca livello mondiale. Secondo Breitbart, l’Open Society Foundations di Soros figurerebbe tra i più rilevanti finanziatori del think-tank in cui ha lavorato per tanti anni l’attuale consigliere per la sicurezza nazionale di Trump. E i fatti sembrano confermare questa tesi.

1474400464-soros1-150x150            Alla corte di George Soros

Pare che il legame tra Soros e McMaster abbia causato qualche motivo di forte imbarazzo. Sul sito del think-tank, infatti, alla voce «our funding» vengono elencati tutti gli enti, le aziende e le società che finanziato il centro di ricerca. Misteriosamente, da quando Breitbart ha cominciato a occuparsi del caso, l’Open Society Foundations è stata rimossa per qualche giorno e poi reinserita nella lista. L’istituto, inoltre, è menzionato sul sito web della Open Society Foundations come beneficiario del «Global Drug Policy Program» lanciato dalla stessa organizzazione di cui George Soros è il presidente.

Come scrive Breitbart, «a partire da martedì la Open Society Foundations è stata nuovamente aggiunta alla lista, compreso il Plougshares Fund». L’Osf risulta essere tra i maggiori finanziatori del think-tank, con una donazione che va dai 130 mila ai 650 mila dollari. Questa la dichiarazione ufficiale dell’International Institute for Strategic Studies in merito alla vicenda: «Oltre Open Society Foundations, abbiamo accidentalmente rimosso anche la Carnegie, McArthur e James Foundations, oltre a diversi governi e sostenitori aziendali, quando abbiamo aggiornato la pagina dieci giorni fa».

Il think-tank che ha aiutato Obama a siglare l’accordo sul nuclare con l’Iran

Oltre ai soldi provenienti dalla Open Society, l’IISS ha ricevuto importanti finanziamenti dal Ploughshares Fund, anch’esso da incasellare nella capillare rete costruita dallo speculatore finanziario e a sua volta finanziato dall’Osf. Il Plougshares ha avuto un ruolo centrale nella stipulazione dell’accordo sul nucleare tra la Casa Bianca e l’Iran, come rivelato anche dal New York Times. La mission del Plougshares è quella di sostenere «le menti più intelligenti, le organizzazioni più efficaci per ridurre gli armamenti nucleari, impedire la nascita di nuovi stati nucleari e aumentare la sicurezza globale». Non è un caso dunque se la settimana scorsa il generale McMaster ha rimosso Ezra Cohen-Watnick , sostenitrice della «linea dura» contro la Repubblica Islamica dell’Iran, dal consiglio della sicurezza nazionale.

Plougshares è a sua volta finanziato, oltre che da Soros, dalla Buffett Foundation, dalla Carnegie Corporation of New York, dalla Ford Foundation, dalla Rockefeller Brothers Fund e dalla Rockefeller Foundation. Un altro donatore di Ploughshares è la Fondazione Tides, punto di riferimento della sinistra radicale americana. Tides è finanziata da Soros.

Punti di vista di ROBERTO VIVALDELLI

1351.- Trump, Israele ed Hezbollah

Dubito e non concordo con Wayne Madsen che Donald Trump ignori la situazione politica in Libano. Al contrario, vede lontano e ha dato a Saad Hariri un chiaro messaggio sul da che parte saranno schierati gli USA e un monito. Del resto, non è una sorpresa che sia Israele a tirare la giacca della Casa Bianca in Medio Oriente. Sono gli Hezbollah la spina nel fianco di Israele? Diciamo di sì, sopratutto se il terreno dello scontro potrà essere la Siria e l’Iran un avversario. A parte questo Madsen dipinge chiaramente i contrasti all’interno della Casa Bianca e le posizioni del sorosiano consigliere per la sicurezza nazionale Usa Tenente-Generale HR McMaster. McMaster è stato per 11 anni senior fellow di un importante think-tank finanziato da George Soros.

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Il primo ministro libanese Saad Hariri durante la visita alla Casa Bianca. Donald Trump sa bene che all’orizzonte si affaccia un nuovo conflitto tra lo Stato ebraico e gli Hezbollah, magari in Siria e poco e nulla importa che questi siano alleati del Libano nella lotta all’ISIS. 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avido di due minuti di attenzione, ha dimostrato la totale ignoranza della situazione politica in Libano durante la visita alla Casa Bianca del primo ministro libanese Saad Hariri. Durante la conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump osservava a un sorpreso Hariri e al pubblico televisivo libanese: “Il Libano è sul fronte della lotta contro SIIL, al-Qaida e Hezbollah”. Trump aveva ragione sul Libano che combatte Stato islamico e al-Qaida, ma con l’aiuto di Hezbollah, il movimento libanese sciita con cui il governo Hariri mantiene una fragile, ma matura intesa politica. Trump seguitava commentando: “Hezbollah è una minaccia allo Stato libanese, al popolo libanese e all’intera regione. Il gruppo continua ad aumentare l’arsenale e minaccia di avviare un altro conflitto con Israele, combattendo costantemente. Con il sostegno dell’Iran, l’organizzazione alimenta anche la catastrofe umanitaria in Siria. Hezbollah ama ritrarsi come difensore degli interessi libanesi, ma è molto chiaro che i suoi veri interessi sono quelli suoi e dello sponsor, l’Iran”. Dopo la riunione e la conferenza stampa con Trump, Hariri fu costretto a correggerlo per non affrontare la caduta del governo a Beirut. Hariri ha detto: “Combattiamo SIIL e al-Qaida. Hezbollah è al governo, fa parte del parlamento e abbiamo un’intesa”. Non c’è dubbio che Trump, influenzato dagli agenti israeliani come il genero Jared Kushner, non fu informato sul ruolo cruciale di Hezbollah nel sostenere il governo Hariri, volendo causare una crisi politica libanese. Fortunatamente, Hezbollah non è caduto nella trappola e nello scontro indotto dagli israeliani alla Casa Bianca. Ovviamente Kushner aveva informato Trump sulla necessità di attaccare Hezbollah. Subito dopo i commenti di Trump su Hezbollah, il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense Tenente-Generale HR McMaster licenziava un membro indesiderato, Ezra Cohen-Watnick, residuo dall’ex-Tenente-Generale Michael Flynn al Consiglio di sicurezza nazionale. Dopo che Flynn fu licenziato da Trump nel febbraio 2017, McMaster tentò di cacciare Cohen-Watnick, che cercava di usare settori dell’Agenzia Centrale d’Intelligence e dell’Agenzia d’Intelligence della Difesa, dove aveva lavorato, per rovesciare il governo dell’Iran. La rete propagandistica israeliana negli Stati Uniti e all’estero iniziò a rilanciare il vecchio slogan dell'”antisemitsimo” per criticare McMaster e chiederne il licenziamento da Trump. Immediatamente, “voci” cominciarono a circolare alla Casa Bianca, provenienti dalla cerchia di Kushner, secondo cui Trump pensava di dimettere McMaster da consigliere della sicurezza nazionale e mandarlo a comandare le truppe statunitensi in Afghanistan, una mossa simile ad Adolf Hitler che inviava i generali tedeschi ribelli sul “fronte russo”. La banda di Kushner aveva anche suggerito che Trump sia stato ingannato sulla situazione in Libano da Hariri, accusato di collusione con Hezbollah, il presidente libanese Michel Aoun, alleato politico di Hezbollah, forze armate libanesi, il direttore della Direzione generale della sicurezza libanese Abas Ibrahim e le organizzazioni di lobbying libanesi a Washington DC, cercando di “vendere” un’“agenda pro-iraniana” in Libano e Siria. Solo i cabalisti esperti che compongono la lobby israeliana, dalla ricca tradizione di cospirazioni autentiche, potevano inventarsi tale complessa teoria della cospirazione fittizia per completare la loro retorica isterica sul Libano.
Con Cohen-Watnick fuori al Consiglio di Sicurezza Nazionale e il nuovo capo dello staff di Trump, l’ex-Generale dei Marines John Kelly, che cerca di limitare l’accesso di Kushner all’ufficio ovale e il suo coinvolgimento nelle decisioni politiche sul Medio Oriente, forse Trump potrà essere istruito sul documentato sostegno militare, logistico e d’intelligence d’Israele ai gruppi sunniti jihadisti in Siria che combattono contro i militari siriani e i volontari di Hezbollah e Iran. Tuttavia, Trump odia ascoltare consigli da chiunque ne sappia di più di lui sugli affari internazionali, ovvero chiunque possieda una laurea in scienze politiche o storia. La vicenda di Trump con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sulle sanzioni contro il Qatar, ideate ad Abu Dhabi piratando i computer della Qatar News Agency, ne è un esempio. L’intera vicenda sembra essere stata ideata da Kushner, irritato dopo che il Qatar respinse la sua richiesta di un investimento da 500 milioni di dollari per il suo centro direzionale al 666 Fifth Avenue di Manhattan, e dall’ambasciatore filo-israeliano e anti-Qatar degli EAU a Washington Yusif al-Utayba. Trump preferiva seguire i consigli di Kushner, dei sauditi e degli emiroti che quelli di McMaster e del segretario di Stato Rex Tillerson. Trump ovviamente agiva da vecchio playbook neocon incontrando Hariri. È vero, Hariri è da tempo considerato un politico sunnita filo-saudita, a Beirut. Ma Hariri è primo ministro grazie a un accordo di condivisione del potere negoziato accuratamente, che ha visto Aoun diventare presidente, Hariri primo ministro e Hezbollah sostenere l’accordo di unità nazionale. Mentre Trump non ha la minima cognizione seria della politica internazionale, lo stesso non è vero per agenti come Kushner ed alleati nella Casa Bianca. È probabile che tali elementi filo-israeliani cercassero una crisi politica in Libano, per favorire Israele. Hezbollah, che ha avuto impressionanti successi militari contro le forze militari israeliane e che è riuscito ad indurire i propri sistemi di telecomunicazioni dall’aggressione israeliana, non ha abboccato all’esca di Kushner. Hariri ha pubblicamente riconosciuto e lodato il ruolo di Hezbollah nella sconfitta militare di al-Qaida e delle forze jihadiste dello Stato islamico sul confine settentrionale del Libano, definendolo “un grande successo”. Hariri dichiarava: “Abbiamo il nostro parere ed Hezbollah ha il suo, ma alla fine abbiamo un consenso col popolo libanese nell’economia, la sicurezza e la stabilità”. Il leader di Hezbollah, Nasrallah, evitava la trappola israeliana e wahhabita. Piuttosto che denunciare Trump per i commenti mal informati su Hezbollah, Nasrallah ha semplicemente detto che l’avrebbe evitato per non danneggiare Hariri e il suo entourage. Le parole di Hariri e il “no comment” di Nasrallah irritavano gli israeliani e i loro alleati wahhabiti a Riyad e Abu Dhabi, speranzosi di sconvolgere il quadro politico a Beirut.
Da anni israeliani e sauditi tentano d’imporre un governo radicale sunnita in Libano. I servizi d’intelligence di entrambi i Paesi sono coinvolti nell’assassinio con un’autobomba a Beirut, nel novembre 2005, del padre di Hariri, l’ex-primo ministro Rafiq Hariri. Ciò fu confermato da un comitato delle Nazioni Unite guidato dall’ex-procuratore canadese Daniel Bellemare, che concluse che Rafiq Hariri fu assassinato da una “rete criminale”, non dall’intelligence siriana o da Hezbollah, come spacciato dalla propaganda neocon attiva a Washington DC e Gerusalemme. Infatti, l’intelligence libanese accertò che l’assassinio di Hariri e altre 22 persone fu opera di agenti siriani, drusi e palestinesi attivi in Libano agli ordini del servizio d’intelligence israeliano del Mossad. L’intera operazione fu progettata per attaccare Hezbollah, Siria ed alleati cristiani libanesi. Gli israeliani cercavano un casus belli per giustificare l’attacco occidentale alla Siria. La guerra con la Siria fu sospesa fino alla decisione errata dell’amministrazione Obama di sostenere le rivolte “arabe” in tutto il mondo arabo secolare. Trump, scientemente o inconsapevolmente, ha tentato di lanciare una bomba a tempo politica in Libano con i suoi commenti su Hezbollah. La politica libanese è maturata notevolmente dal 2005 ed Hezbollah, Hariri, Aoun e altre legittime voci politiche libanesi non cadranno mai nella trappola tesa da Gerusalemme, Riyadh e think tank israeliani a Washington.

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Ezra Cohen-Watnick. 

Wayne Madsen. Tradotto per Aurora da Alessandro Lattanzio

1327.- Quando gli USA scontano le sanzioni: Russia e Iran firmano un accordo da 2,5 miliardi di dollari

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Russia e Iran hanno firmato il 1* agosto un accordo da 2,5 miliardi di dollari per avviare la dovuta produzione ferroviaria. L’accordo è stato stipulato tra Organizzazione Industriale per lo Sviluppo e il Rinnovamento dell’Iran (IDRO) e Transmashholding, il più grande fornitore di attrezzature ferroviarie della Russia. Le parti creeranno una nuova joint venture di proprietà per l’80%, anche se completamente finanziata, del partner russo. L’Iran è attualmente in ciò che si potrebbe chiamare slancio nella costruzione delle infrastrutture, dopo decenni di sanzioni che hanno lasciato gran parte dell’infrastruttura dei trasporti in decadenza. L’Iran ha intrapreso la ricostruzione quasi completa delle reti autostradale e ferroviaria. Il Paese dovrebbe aggiungere 15000 chilometri di nuove linee ferroviarie nei prossimi cinque anni, un’espansione che richiederà 8000-10000 nuovi vagoni all’anno. Il rafforzamento dei trasporti è fondamentale per l’idea dell’Iran di sfruttare la propria posizione geografica quale snodo commerciale eurasiatico, rientrando nell’iniziativa Fascia e Via della Cina, e per continuare la cooperazione economica con la Russia nello spazio post-sovietico. L’Iran è anche un partner fondamentale, insieme a Russia e India, del suddetto corridoio dei trasporti nord-sud, volto a creare una rotta commerciale multimodale che riduca i tempi di viaggio tra le città sulla costa occidentale dell’India e San Pietroburgo, superando le questioni territoriali con la Russia sul Mar Caspio. Spinto dalle sanzioni statunitensi, l’accordo per la produzione di materiale rotabile per le nuove ferrovie iraniane è l’ultimo di una serie di accordi che mostrano la crescente partnership tra Teheran e Mosca. Apparentemente mettendo da parte i vecchi sentimenti di diffidenza e concorrenza, dovuti a vari scontri militari del periodo sovietico, Iran e Russia hanno recentemente istituito partenariati economici e strategici su molti fronti, tra cui energia, infrastrutture e aiuti militari. Dalla stessa parte nella crisi siriana, secondo il portavoce del parlamento iraniano, l’Iran ha anche dato alla Russia priorità in qualsiasi settore voglia investire.
Il commercio tra Russia e Iran è raddoppiato nel 2016, con la vendita di attrezzature militari, come elicotteri Mi-17 e diversi sistemi missilistici, con alcune acquisizioni molto ricercate dall’Iran. Le società energetiche russe si recano in Iran, con Gazprom che ha recentemente ottenuto il contratto per lo sviluppo del giacimento di gas Farzad-B. Si stima che il commercio annuale bilaterale raggiungerà presto i 10 miliardi di dollari, aumentando dal minimo di 1,68 miliardi di dollari del 2014. Oltre ad acquisto e vendita di tappeti e aerei commerciali, le compagnie degli Stati Uniti non possono semplicemente affrontare un Iran in rapida espansione, in quanto restano le sanzioni degli USA per il presunto sostegno di Teheran al terrorismo e sui diritti umani, sanzioni da poco acuite. Gli USA inoltre hanno grande influenza sulle azioni delle imprese europee in Iran, con società come l’azienda petrolifera Total francese che ha bisogno dell’approvazione degli Stati Uniti per entrare nel mercato iraniano. Ciò lascia campo libero alla Russia. In quest’epoca di massicci commerci ed investimenti all’estero, il modo con cui i Paesi s’influenzano avviene aumentando l’attività economica e i progetti congiunti di sviluppo. In questa sfida, le sanzioni sostanzialmente escludono dai giochi e lasciano tutto il tavolo ai rivali che accumulano ricchezza e potenza. La Cina lo sa e la Russia lo sa. Putin probabilmente deve ringraziare il Congresso USA.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio Aurora.

Purtroppo le sanzioni colpiscono noi!

1325.- Washington perde la Guerra Mondiale Economica

“Come sapete, ci stiamo trattenendo, con molta pazienza, ma a un certo punto dovremo rispondere, è impossibile tollerare l’arroganza verso il nostro Paese per sempre”,
Vladimir Putin

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Il 20 luglio, il Presidente Vladimir Putin ordinava la riduzione del personale diplomatico statunitense in Russia da 1200 a 455 individui, dopo aver interdetto allo stesso personale l’accesso al magazzino dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca e al complesso diplomatico di Serebrjanj Bor, a nord-ovest di Mosca. Il Presidente Putin dichiarava, “gli statunitensi hanno fatto una mossa che, ed è importante notarlo, non è stata provocata, peggiorando le relazioni tra Russia e Stati Uniti. Ciò include restrizioni illegali, tentativi d’influenzare altri Stati del mondo, anche nostri alleati, interessati a sviluppare e mantenere rapporti con la Russia. Aspettavamo da tempo che forse qualcosa cambiasse in meglio, abbiamo sperato che la situazione cambiasse. Ma sembra che non cambierà nel prossimo futuro… quindi ho deciso che è giunto il momento di dimostrare che non lasceremo nulla impunito”. L’espulsione del personale degli Stati Uniti presso ambasciata e consolati in Russia, pari a 755 effettivi, è senza precedenti; l’espulsione più grande di diplomatici nella storia moderna. Il personale statunitense entro il 1° settembre sarà ridotto a 455 elementi, pari al personale diplomatico della Russia presente negli USA. Inoltre, la decisione stabilisce il principio che il numero del personale presso ambasciate e consolati statunitensi in Russia sarà pari al numero del personale presso ambasciate e consolati russi negli Stati Uniti. Ciò significa che qualsiasi futura espulsione di diplomatici russi dagli Stati Uniti, e qualsiasi rifiuto di visto dagli USA nei confronti di diplomatici russi, verrà seguita da pari provvedimenti contro diplomatici degli Stati Uniti in Russia. È un colpo pesante per gli Stati Uniti, che avevano personale diplomatico in Russia triplo rispetto al numero di diplomatici russi negli Stati Uniti; senza dubbio molti, se non la maggior parte di essi, sono agenti dell’intelligence e d’influenza di Washington, impegnati in attività di raccolta di informazioni e “promozione della democrazia” in Russia. Ma tutto questo non è la sola risposta alle sanzioni approvate dal Congresso degli Stati Uniti contro la Russia e i suoi alleati. Mosca potrà attuare anche dure sanzioni economico-commerciali contro gli USA, ad esempio la JSC Techsnabexport (TENEX) ha 25 contratti dal valore complessivo di 6,5 miliardi di dollari con 19 società statunitensi, per fornire uranio russo. La VSMPO-AVISMA è il maggiore produttore mondiale di titanio, venduto alle aziende aerospaziali statunitensi per una quantità pari alla metà del titanio importato dagli Stati Uniti. La Boeing inoltre aveva annunciato investimenti in Russia per 27 miliardi di dollari, soprattutto con la VSMPO. VSMPO-AVISMA ha sostanzialmente il monopolio della produzione di titanio, e l’embargo dalla Russia potrà danneggiare l’industria della difesa statunitense. Anche Caterpillar potrebbe perdere gli ordini per attrezzature pesanti da impiegare per costruire oleodotti. E alle compagnie informatiche statunitensi viene già impedito di operare in Russia (e Cina).

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Il Presidente Vladimir Putin firmava a fine giugno una legge che vieta l’uso delle tecnologie di accesso a siti bloccati in Russia, introducendo anche il divieto ai motori di ricerca di permettere collegamenti sul territorio della Federazione russa a risorse bloccate. Il capo della commissione per la Politica dell’Informazione della Duma, Leonid Levin, osservava che la legge vieta l’uso di servizi per l’accesso a contenuti illegali. In sostanza viene proibito in Russia l’utilizzo del VPN (Virtual Private Network) e proxy statunitensi. Anche in Cina vengono proibiti i servizi VPN, come ExpressVPN e StarVPN, che consentivano di violare il “Great Firewall” regolato dal Partito Comunista Cinese (CCP), visualizzando siti web proibiti in Cina. “Apple Inc. (AAPL.O) rimuove i servizi VPN virtuali dal suo store app in Cina, secondo i fornitori di servizi VPN che accusano il gigante tecnologico statunitense d’inchinarsi alla pressione di Pechino per conformarsi a un rigoroso regolamento del cyberspazio”. Alti lai da parte degli stessi che impongono la cyber-caccia alle streghe su internet con la scusa delle “Fake News”, regolarmente spacciate invece dai mass media atlantisti e globalisti.
Va ricordato che il 25 luglio il Congresso USA approvava sanzioni economiche contro le industrie russe, iraniane e nordcoreane, danneggiando anche quelle europee. Ciò nell’ambito della legge Contro l’influenza russa in Europa e Eurasia, del 2017, per promuovere “la sicurezza energetica in Ucraina” e tentare d’isolare la Russia. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker reagiva alle sanzioni statunitensi, “Il disegno di legge prevede l’imposizione di sanzioni per qualsiasi società (incluse europee) che contribuisca a sviluppo, manutenzione, ammodernamento o riparazione di gasdotti per l’esportazione di energia dalla Federazione russa (influendo sulle infrastrutture energetiche dell’Europa), colpendo i progetti cruciali per la diversificazione dell’UE, come il progetto sul gas naturale liquefatto baltico. Perciò la Commissione ha concluso che se le nostre preoccupazioni non sono sufficientemente prese in considerazione, siamo pronti ad agire in modo appropriato entro pochi giorni. Gli USA soprattutto non possono mettere gli interessi dell’Europa all’ultimo posto”. Infatti, a luglio la compagnia energetica russa Gazprom e la società petrochimica tedesca BASF negoziavano il completamento del Nord Stream-2, “nella prima metà del 2017 Gazprom ha fornito alla Germania 26,5 miliardi di metri cubi di gas, con un incremento di 3,8 miliardi di metri cubi (+16,7 per cento) dai primi sei mesi del 2016. Le parti hanno sottolineato l’importanza della tempestiva attuazione del progetto”. Secondo Wolfgang Ischinger, presidente della Conferenza della sicurezza di Monaco, queste sanzioni, “non raggiungeranno gli obiettivi e creeranno invece nuovi problemi. A meno di una revisione significativa, comprometteranno la sicurezza energetica europea e le relazioni statunitensi con l’Europa. Il beneficiario di ciò sarà la Russia”. Secondo Ischinger, il Nord Stream-2, “non è questione che va decisa a Washington. È una questione europea, decisa dagli europei secondo leggi e regolamenti europei. Questa legge favorisce chi vuole por fine alla partecipazione dell’Europa all’attuale approccio transatlantico sulla Russia, comprese le sanzioni. Se il presidente firma il disegno di legge nella forma attuale, alienerà gli USA complicando la nostra alleanza in un momento critico”.
Inoltre, il conglomerato petrolifero francese Total entrava nel progetto iraniano South Pars 11, che alimenterà il gasdotto iraniano-iracheno-siriano. Total firmava l’accordo con la National Oil Company iraniana (NIOC) per lo sviluppo del Blocco 11 del South Pars, il più grande giacimento di gas mondiale dalla prevista capacità estrattiva di 1,8 miliardi di metri cubi al giorno. Aziende francesi, iraniane e cinesi finanzieranno l’intero progetto South Pars: con il 50,1% per Total, il 19,9% per NIOC e il 30% per CNPC, aggirando le sanzioni degli Stati Uniti. Inoltre, “con le sanzioni statunitensi ancora attive che vietano negoziati con l’Iran in dollari, Total finanzierà il progetto in euro”. Al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), il CEO di Total Patrick Pouyanne assicurava, “Vale la pena rischiare (…) perché apre un mercato enorme. Siamo perfettamente consapevoli di certi rischi. Abbiamo preso in considerazione le sanzioni, come evitarle e come cambiare i regolamenti”. South Pars è la sezione iraniana del più grande giacimento di gas del mondo, condiviso con il Qatar, sotto embargo da parte dell’Arabia Saudita. Inoltre, in cambio della cooperazione su South Pars 11, le Zagros Airlines iraniane ordineranno alla Francia 20 aerei di linea Airbus A320 e 8 Airbus A330 e l’Iran Airtour 45 Airbus A320. Infine, la francese AREP e le Ferrovie dello Stato firmavano accordi con l’Iran per espandere e modernizzare il sistema ferroviario dell’Iran. In relazione a ciò, “il presidente francese s’impegnava a fare del suo meglio per approfondire le relazioni economiche, scientifiche e culturali con l’Iran durante il suo mandato”. “È nostro obiettivo e nostra volontà normalizzare i legami bancari con l’Iran anche se non può essere fatto tutto subito”, dichiarava il ministro francese Sapin.

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Nel frattempo, la Cina esibiva il materiale militare più avanzato in occasione della parata dedicata al 90° anniversario della fondazione dell’Esercito di Liberazione Popolare, il 30 luglio, presso la base militare di Zhurihe nella Regione Autonoma della Mongolia Interna. Alla parata partecipavano 12000 militari, 129 aeromobili e 571 mezzi militari, tra cui carri armati Tipo 99A, veicoli da combattimento della fanteria ZBD-04, blindati ZBL-08, semoventi d’artiglieria PLZ-89 e PLZ-05, sistemi missilistici anticarro HJ-10, due gruppi di 17 e 24 elicotteri da combattimento Z-19, cacciabombardieri Shenyang J-16 e caccia furtivi Chengdu J-20, caccia navali J-15 imbarcati sulla portaerei Liaoning, caccia multiruolo J-10B e J-11B, bombardieri H-6K, aerei da guerra elettronica KJ-2000 e KJ-500, velivoli da trasporto multiruolo Y-9, velivoli da trasporto militare pesante Y-20, missili antiaerei HQ-9B e HQ-22, missili da crociera supersonici YJ-12A e subsonici YJ-62A e YJ-83K, missili balistici a medio raggio DF-16 e DF-26, oltre al “killer di portaerei”, il missile balistico a medio raggio DF-21D, e al nuovo missile balistico intercontinentale DF-31AG dalla gittata di oltre 10000 chilometri. Nell’occasione, il Presidente Xi Jinping dichiarava che, “Il mondo oggi non è del tutto in pace ed essa va salvaguardata. Oggi siamo più vicini all’obiettivo della grande rinascita della nazione cinese che in qualsiasi altro momento della storia e dobbiamo costruire una forza militare più forte di quanto mai prima nella storia. Soldati e ufficiali devono rispettare rigorosamente i principi e il sistema di assoluta leadership del Partito sull’esercito, ascoltare e obbedire sempre agli ordini del partito ed eseguirli per qualsiasi scopo che gli mostrerà. Credo fermamente che le nostre forze armate hanno coraggio e capacità di battere qualsiasi invasore, il nostro esercito ha determinazione e capacità di proteggere la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi del Paese”.

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Lo stesso giorno, nella Federazione Russa si svolgeva la giornata della Marina militare, che per la prima volta in assoluto, vedeva svolgersi le parate navale in tutte e cinque le flotte della Marina Militare russa. A Kronshtadt, San Pietroburgo, presenziava il Presidente Putin, mentre la parata navale veniva trasmessa sui principali canali televisivi russi. Alla parata a largo di San Pietroburgo partecipavano anche l’incrociatore da battaglia a propulsione nucleare Pjotr Velikij e il sottomarino lanciamissili balistico Dmitrij Donskoj, il più grande del mondo, oltre a 2 navi da guerra cinesi che avevano partecipato alle manovre navali russo-cinesi Sea Joint-2017 nel Mar Baltico.

 

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Progetto 11356, fregata ADMIRAL ESSEN (751), dislocamento 4035 tons, lunghezza 124 metri, armamento missili nave-nave, missili anti-sommergibili, cannoni automatici, siluri antisom, equipaggio  200.
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La Giornata della Marina Militare russa aveva una sua sfilata anche al largo di Tartus, dove manovravano le unità russe dispiegate a supporto della Siria; le otto navi della Marina russa comandate dal Capitano di Primo Rango (Capitano di Vascello) Pavel Jasnitskij: le fregate Admiral Essen e Pytlivjy, il sottomarino della Flotta del Mar Nero Krasnodar, il cacciamine Valentin Pikul, la nave da ricognizione della Flotta del Baltico Vasilij Tatishev, il rimorchiatore SB-739 e la nave di supporto Kil-158.

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Leggi anche al n°. 1307.- Regole Sauron a Washington

Una fotografia sulla leader ship americana con l’occhio di Craig Roberts e i contributi di Ennio Remondino: Tradire chi li ha votati è la loro vera missione.

 

1312.- MCCAIN LASCERÀ PRESTO QUESTO MONDO

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Non posso trattenere la gioia alla prospettiva di vedere il criminale stragista John McCain morire per un glioma trovatogli nell’occhio sinistro intaccato da un coagulo, senza dubbio piantatogli dall’angelo vendicatore della Siria. Dio possa arrostirlo per sempre nel fuoco inestinguibile dell’Ade. Alla sua puzzolente famiglia di ratti, stendo un fiero dito medio per esprimere il mio disprezzo per tale derelitto. Non è un eroe.
Il Presidente Trump, come ho già scritto, toglie il sostegno statunitense ai criminali in Siria. Se ricordate, nel mio ultimo post citavo gli statunitensi che starebbero riempiendo le valigie di souvenir, rosari e guantiere di Baqlava. Bon voyage a tale spazzatura. D’altra parte, tuttavia, vi sono sempre più rapporti su convogli di mezzi statunitensi riversarsi in Siria dall’Iraq. Prevalentemente blindati progettati per rilevare ed evitare mine terrestri. La dimensione di tale operazione, apparentemente legata all’assalto su al-Raqqa, non sarà stata ignorata dall’esercito iracheno o dai suoi servizi d’intelligence. Sono anche impressionato dal fatto che i russi, che dispongono d’intelligence satellitare della zona, non facciano una piega. È possibile che tale nuovo atteggiamento sia il risultato dell’incontro tra i signori Trump e Putin. Tuttavia, Esercito arabo siriano ed alleati si avvicinano a Dayr al-Zur e al-Raqqa. Quali possibili coordinamenti esistano tra le due forze è solo un’ipotesi.
Nel frattempo è iniziata un’enorme operazione dell’Esercito arabo siriano, dell’esercito libanese e di Hezbollah per scacciare tutti i terroristi dalla zona di confine Falita – Arsal. Testimoni indicano che tutti i gruppi impiegano razzi e artiglieria contro le basi di SIIL e al-Qaida, con i bombardati presi di mira come anatre in una fiera di Coney Island. Esercito ed alleati hanno liberato la zona di Tal Burqan e si prevede che ne libereranno altre nelle prossime 24 ore, poiché le comunicazioni dei terroristi indicano la completa dissoluzione della loro struttura di comando.
Ora torno a casa e stilerò una relazione molto più dettagliata per domenica. Spero che Danny comprenda alcuni problemi sulla piattaforma che utilizziamo. Sarebbe bello postare nuovamente foto e mappe. 20228741

Di sitoaurora
Ziad Fadil Syrian Perspective 21/7/2017. Traduzione di Alessandro Lattanzio

1307.- Regole Sauron a Washington

UNA FOTOGRAFIA SULLA LEADER SHIP AMERICANA CON L’OCCHIO DI CRAIG ROBERTS E I CONTRIBUTI DI ENNIO REMONDINO

Craig Roberts: tradire chi li ha votati è la loro vera missione

La svendita di Trump al termine della svendita di Obama, durata otto anni. Istruttivo: ora abbiamo un presidente democratico che ha svenduto i suoi elettori, e un presidente repubblicano che ha appena fatto la stessa cosa. Questo è un punto molto interessante, il cui significato sfugge alla maggior parte delle persone – ma non al presidente russo Vladimir Putin, che al summit del Club Valdai ha riassunto lo stato della democrazia occidentale in termini che riassumo così, parafrasandoli: “In Occidente, gli elettori non possono cambiare la politica attraverso le elezioni, perché le élite dominanti controllano chiunque sia eletto. Le elezioni danno l’illusione della democrazia, ma il voto non cambia le politiche che favoriscono la guerra e le élite. Pertanto, la volontà popolare è neutralizzata. I cittadini vedono che il loro voto non ha alcuna influenza sugli affari del paese. Ciò li rende impauriti, frustrati e arrabbiati: una combinazione di emozioni pericolose per l’élite dominante che, in risposta, orienta i poteri dello Stato contro il popolo, esortandoli con la propaganda a sostenere altre guerre. Obama aveva promesso di uscire dall’Afghanistan o dall’Iraq, o forse da entrambi i paesi. Aveva promesso di abolire lo “Stato di polizia” creato dal regime di George W. Bush. E aveva promesso di concentrare le risorse americane sui problemi domestici, come l’assistenza sanitaria”.

Flynn: Usa terroristi, l’Isis è in Siria grazie a Obama e Hillary

Un folle pilota americano ha abbattuto un aereo siriano che stava attaccando l’Isis. Questo conferma che Washington non sta combattendo i terroristi, ma li sta proteggendo, in quanto suoi agenti in Siria per rovesciarne il governo. Il generale Michael Flynn, ex direttore della Defense Intelligence Agency, ha rivelato in un’intervista tv che Obama e la Clinton hanno voluto fortemente inviare l’Isis in Siria, contro il suo parere. L’Isis è la scusa per entrare abusivamente in Siria. Russia e Iran vi sono legalmente, invitati da un governo eletto. Gli americani invece sono lì come criminali di guerra. Secondo il diritto internazionale, stabilito dagli stessi yankees, è un crimine di guerra aggredire un paese che non ha sollevato un pugno contro di te. Ora che un pilota americano ha dimostrato che gli Usa sono in Siria solo per sostenere il proprio agente, l’Isis, nemmeno una “prostituta” come Megyn Kelly può credere alla versione di Washington. Russi, siriani e iraniani lo sapevano sin dall’inizio. Tuttavia, queste fonti ufficiali sono tutte considerate sospette dai media occidentali. Per questo, la bugia è rimasta in piedi, fino a quando l’idiota pilota americano ha tolto il velo dalla menzogna.
Washington, naturalmente, mentirà spudoratamente. È l’unica cosa che sa fare. Dirà che era un “combattente della coalizione”, cioè che qualcun altro stava guidando gli F-18 americani. Non eravamo noi. Oppure affermeranno che il fighter siriano stava attaccando donne e bambini, oppure un gruppo di transgender o ancora un reparto maternità per donne violentate dalle “brutali truppe” di Assad. Il governo la girerà in qualche modo per rendere un aggressivo crimine di guerraun’eroica difesa di un gruppo di vittime. La domanda è: l’idiota pilota ha fatto tutto da solo, in stile Top Gun, oppure è stata un’iniziativa del complesso militare per iniziare un conflitto Stati Uniti-Russiache impedirebbe a Trump di calmare le tensioni con Putin? Sono in gioco 1 trilione di dollari annui pagati dai contribuenti americani. Non sappiamo se il pilota abbia agito da sé o su ordine. Quel che sappiamo è che non è andata giù ai russi. Il ministro della difesa ha dichiarato oggi che considera la decisione del comando statunitense come una «violazione intenzionale del memorandum per evitare incidenti di voli aerei nelle operazioni in Siria, firmato il 20 ottobre 2015». Che sorpresa! Gli americani hanno rotto un altro accordo fatto con la Russia.
Quando capirà Mosca che un accordo firmato con Washington non ha senso? I nativi americani non lo hanno mai fatto. C’è una famosa maglietta in America: “Certo che puoi fidarti del governo: chiedi ad un nativo”. Il ministro della difesa russo ha annunciato oggi che il paese sta interrompendo tutte le interazioni con gli Stati Uniti nell’ambito del memorandum di prevenzione degli incidenti nei cieli siriani. Ha aggiunto inoltre che la difesa missilistica intercetterà qualsiasi aeromobile nella zona delle Forze Aerospaziali russe in Siria, e che «nelle aree in cui l’aviazione sta conducendo missioni di combattimento nei cieli siriani, qualsiasi oggetto volante, inclusi jet e veicoli aerei senza pilota della coalizione internazionale, scoperti ad ovest del fiume Eufrate, verranno seguiti da difese aeree e terrestri russe come bersagli aerei». In altre parole, la Russiaha velatamente indetto una “no-fly zone” in tutte le aree della Siria in cui operano le forze siriane e russe. Ogni intruso verrà colpito. Americani, israeliani, chiunque sarà fatto fuori.
Poiché è la Russia, e non Washington, ad avere la superiorità aerea in Siria, tutto ciò che serve è un altro pilota americano sconsiderato, e i totali cretini di Washington dovranno ritirarsi o fare un errore. Date la stupidità e la hybris a D.C., i cretini commetteranno un errore. Non c’è nessuna intelligenza a Washington, solo arroganza. Nel quarto di secolo che ci sono stato ho visto le persone più stupide al mondo. Credo che la Russiae la sua abile leadership ne usciranno vincenti. Tuttavia, penso anche che abbia lasciato troppo che la crisisiriana si sviluppasse. Russiae Siria avrebbero vinto la guerramolto tempo fa, se Mosca avesse evitato di continuare a dichiarare una vittoria prematura, andandosene, dovendo tornare, sperando sempre di raggiungere un accordo con Washington. Raggiungere un accordo con gli americani era quasi più importante che vincere la guerra. Che cosa assurda. Sono gli americani che hanno fomentato il terrorismoin Cecenia.
I russi sembrano non capire che non esistono terroristi indipendenti. Il terrorismoè un’arma di Washington. Come può dunque Mosca fare un accordo con un paese che le sta usando il terrorismocontro? Quale crede che sia il piano neocon di conquistare Siria ed Iran, se non portare più terrorismoin Russia? Putin è un leader esperto, forte e capace, forse l’unico fuori della Cina. Palesemente non ce n’è nessuno, in Occidente: un deserto di leadership. Pochi dubbi che sia un capo morale, che si oppone alla guerrae vuole il meglio per tutti i paesi. Tuttavia, cercando accordi con Washington, dà l’idea di essere debole e scavalcabile. Sarebbe molto meglio se Putin dicesse chiaramente: «Se volete la guerra, l’avrete in mezz’ora». Improvvisamente, la Russiaverrebbe subito presa sul serio. Ammiro il presidente russo. Ma sta sbagliando mossa. Invece di parare l’aggressione di Washington, dovrebbe costringere Europae Stati Uniti a venire da lui per una soluzione. Putin, il leader del mondo libero, non dovrebbe essere passivo rispetto ad un governo in bancarotta, corrotto e che si rotola nel male.
(Paul Craig Roberts, “Un altro passo verso la guerratotale”, da “Information Clearing House” del 19 giugno, post tradotto da Hmg per “Come Don Chisciotte”. Craig Roberts è stato viceministro del Tesoro nel governo di Ronald Reagan).

Un folle pilota americano ha abbattuto un aereo siriano che stava attaccando l’Isis. Questo conferma che Washington non sta combattendo i terroristi, ma li sta proteggendo, in quanto suoi agenti in Siria per rovesciarne il governo. Il generale Michael Flynn, ex direttore della Defense Intelligence Agency, ha rivelato in un’intervista tv che Obama e la Clinton hanno voluto fortemente inviare l’Isis in Siria, contro il suo parere. L’Isis è la scusa per entrare abusivamente in Siria. Russia e Iran vi sono legalmente, invitati da un governo eletto. Gli americani invece sono lì come criminali di guerra. Secondo il diritto internazionale, stabilito dagli stessi yankees, è un crimine di guerra aggredire un paese che non ha sollevato un pugno contro di te. Ora che un pilota americano ha dimostrato che gli Usa sono in Siria solo per sostenere il proprio agente, l’Isis, nemmeno una “presstituta” come Megyn Kelly può credere alla versione di Washington. Russi, siriani e iraniani lo sapevano sin dall’inizio. Tuttavia, queste fonti ufficiali sono tutte considerate sospette dai media occidentali. Per questo, la bugia è rimasta in piedi, fino a quando l’idiota pilota americano ha tolto il velo dalla menzogna.

Washington, naturalmente, mentirà spudoratamente. È l’unica cosa che sa fare. Dirà che era un “combattente della coalizione”, cioè che qualcun altro stava guidando gli F-18 americani. Non eravamo noi. Oppure affermeranno che il fighter Il generale Michael Flynnsiriano stava attaccando donne e bambini, oppure un gruppo di transgender o ancora un reparto maternità per donne violentate dalle “brutali truppe” di Assad. Il governo la girerà in qualche modo per rendere un aggressivo crimine di guerra un’eroica difesa di un gruppo di vittime. La domanda è: l’idiota pilota ha fatto tutto da solo, in stile Top Gun, oppure è stata un’iniziativa del complesso militare per iniziare un conflitto Stati Uniti-Russia che impedirebbe a Trump di calmare le tensioni con Putin? Sono in gioco 1 trilione di dollari annui pagati dai contribuenti americani. Non sappiamo se il pilota abbia agito da sé o su ordine. Quel che sappiamo è che non è andata giù ai russi. Il ministro della difesa ha dichiarato oggi che considera la decisione del comando statunitense come una «violazione intenzionale del memorandum per evitare incidenti di voli aerei nelle operazioni in Siria, firmato il 20 ottobre 2015». Che sorpresa! Gli americani hanno rotto un altro accordo fatto con la Russia.

Quando capirà Mosca che un accordo firmato con Washington non ha senso? I nativi americani non lo hanno mai fatto. C’è una famosa maglietta in America: “Certo che puoi fidarti del governo: chiedi ad un nativo”. Il ministro della difesa russo ha annunciato oggi che il paese sta interrompendo tutte le interazioni con gli Stati Uniti nell’ambito del memorandum di prevenzione degli incidenti nei cieli siriani. Ha aggiunto inoltre che la difesa missilistica intercetterà qualsiasi aeromobile nella zona delle Forze Aerospaziali russe in Siria, e che «nelle aree in cui l’aviazione sta conducendo missioni di combattimento nei cieli siriani, qualsiasi oggetto volante, inclusi jet e veicoli aerei senza pilota della coalizione internazionale, Obama e Hillaryscoperti ad ovest del fiume Eufrate, verranno seguiti da difese aeree e terrestri russe come bersagli aerei». In altre parole, la Russia ha velatamente indetto una “no-fly zone” in tutte le aree della Siria in cui operano le forze siriane e russe. Ogni intruso verrà colpito. Americani, israeliani, chiunque sarà fatto fuori.

Poiché è la Russia, e non Washington, ad avere la superiorità aerea in Siria, tutto ciò che serve è un altro pilota americano sconsiderato, e i totali cretini di Washington dovranno ritirarsi o fare un errore. Date la stupidità e la hybris a D.C., i cretini commetteranno un errore. Non c’è nessuna intelligenza a Washington, solo arroganza. Nel quarto di secolo che ci sono stato ho visto le persone più stupide al mondo. Credo che la Russia e la sua abile leadership ne usciranno vincenti. Tuttavia, penso anche che abbia lasciato troppo che la crisi siriana si sviluppasse. Russia e Siria avrebbero vinto la guerra molto tempo fa, se Mosca avesse evitato di continuare a dichiarare una vittoria prematura, andandosene, dovendo tornare, sperando sempre di raggiungere un accordo con Washington. Raggiungere un accordo con gli americani era quasi più importante che vincere la guerra. Che cosa assurda. Sono gli americani che hanno fomentato il terrorismo in Cecenia.

I russi sembrano non capire che non esistono terroristi indipendenti. Il terrorismo è un’arma di Washington. Come può dunque Mosca fare un accordo con un paese che le sta usando il terrorismo contro? Quale crede che sia il piano neocon di conquistare Paul Craig RobertsSiria ed Iran, se non portare più terrorismo in Russia? Putin è un leader esperto, forte e capace, forse l’unico fuori della Cina. Palesemente non ce n’è nessuno, in Occidente: un deserto di leadership. Pochi dubbi che sia un capo morale, che si oppone alla guerra e vuole il meglio per tutti i paesi. Tuttavia, cercando accordi con Washington, dà l’idea di essere debole e scavalcabile. Sarebbe molto meglio se Putin dicesse chiaramente: «Se volete la guerra, l’avrete in mezz’ora». Improvvisamente, la Russia verrebbe subito presa sul serio. Ammiro il presidente russo. Ma sta sbagliando mossa. Invece di parare l’aggressione di Washington, dovrebbe costringere Europa e Stati Uniti a venire da lui per una soluzione. Putin, il leader del mondo libero, non dovrebbe essere passivo rispetto ad un governo in bancarotta, corrotto e che si rotola nel male.

(Paul Craig Roberts, “Un altro passo verso la guerra totale”, da “Information Clearing House” del 19 giugno, post tradotto da Hmg per “Come Don Chisciotte”. Craig Roberts è stato viceministro del Tesoro nel governo di Ronald Reagan).

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Paul Craig Roberts fu accanto a Reagan. Ora prevede guerre e declino americano

«L’unica cosa che ci si può aspettare dal prossimo presidente degli Stati Uniti è più guerra, più morti e più oppressione del popolo americano credulone. Persone disinformate e credulone come gli americani non hanno futuro. Gli americani sono un popolo finito che la Storia sta per travolgere».

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Sauron Rules in Washington: Ne Il Signore degli Anelli, Sauron è l’Oscuro Signore di Mordor (The Dark Lord of Mordor.

Il problema è che il mondo ha dato retta agli americani per troppo maledetto tempo” – Il Dr. Julian Osborne, dalla versione cinematografica del 2000 del libro di Nevil Shute del 1957, On the Beach.

Un lettore mi ha chiesto perché i neoconservatori spingono verso una guerra nucleare se non ci possono essere vincitori. Se tutti muoiono, a che serve?

La risposta è che i neoconservatori ritengono che gli Stati Uniti possano vincere al minimo e forse zero danni.

Il loro piano folle è il seguente: Washington circonderà, da presso, la Russia e la Cina con basi missilistiche anti-balistiche ABM per fornire uno scudo contro uno strike di ritorsione dalla Russia e dalla Cina.

Però, da queste basi USA anti-ABM è anche possibile lanciare un attacco nucleare missilistico non individuabile contro Russia e Cina, riducendo in tal modo il tempo di preavviso a soli cinque minuti e lasciando alle vittime di Washington poco o nessun tempo per prendere una decisione.

I neoconservatori ritengono che il primo attacco di Washington sia in grado di danneggiare così gravemente le capacità di ritorsione russe e cinesi che entrambi quei governi si arrenderebbero rinunciando a lanciare una loro risposta. I dirigenti russi e cinesi giungerebbero alla conclusione che le loro forze ridotte avrebbero scarse possibilità che la maggior parte dei loro ICBM possano superare lo scudo ABM di Washington, cosa che lascerebbe quindi intatta la maggior parte degli Stati Uniti. Una rappresaglia debole da parte di Russia e Cina costituirebbe semplicemente un invito ad una seconda ondata di attacchi nucleari degli Stati Uniti che potrebbe cancellare le città russe e cinesi, uccidendo milioni di persone e lasciando entrambi i paesi in rovina.

In breve, i guerrafondai americani scommettono che le leadership russa e cinese si sottomettano piuttosto che correre il rischio di una distruzione totale.

Non c’è alcun dubbio che i neoconservatori siano sufficientemente cinici e malvagi per lanciare un attacco nucleare preventivo, ma forse il piano intende mettere la Russia e la Cina in una situazione in cui i loro leader concludano che il gioco è contro di loro e quindi debbano accettare l’egemonia di Washington .

Per sentirsi sicuro nella sua egemonia, Washington dovrà ordinare alla Russia e alla Cina di disarmare.

Ma questo piano è pieno di rischi. Gli errori di calcolo sono una caratteristica della guerra. È sconsiderato e irresponsabile rischiare la vita del pianeta per nient’altro che l’egemonia di Washington.

Il piano neoconservatore crea una situazione di grave pericolo per l’Europa, il Regno Unito, il Giappone, la Corea del Sud e l’Australia, nel caso di contrattacco della Russia e della Cina. Lo scudo ABM di Washington non può proteggere l’Europa dai missili da crociera nucleare della Russia o dalla forza aerea russa, in modo che l’Europa smetterà di esistere. Il contrattacco della Cina dovrebbe colpire Giappone, Sud Corea e Australia.

La speranza russa e quella di tutte le persone sane di mente è che i vassalli di Washington capiscano di essere proprio loro quelli a rischio, un rischio da cui non hanno nulla da guadagnare e tutto da perdere, e che perciò ripudino il loro vassallaggio verso Washington e rimuovano le basi statunitensi a ridosso di Russia e Cina. Deve essere chiaro ai politici europei che saranno trascinati in un conflitto con la Russia. Il comandante della NATO ha detto al Congresso degli Stati Uniti che aveva bisogno di finanziamenti per una maggiore presenza militare in Europa per contrastare “una Russia che risorge” https://www.rt.com/news/387063-nato-counter-resurgent- Russia/

Esaminiamo cosa significhi “una Russia che risorge”. Significa una Russia forte e fiduciosa al punto di voler difendere i propri interessi e quelli dei suoi alleati. In altre parole, la Russia è stata in grado di bloccare l’invasione pianificata della Siria da parte di Obama, di non far bombardare l’Iran e di consentire alle forze armate siriane di sconfiggere la forza ISIS inviata da Obama e Hillary per rovesciare Assad.

La Russia è “sta risorgendo” perché è di nuovo in grado di bloccare le azioni unilaterali statunitensi contro gli altri paesi.

Questa capacità controbatte la dottrina del neoconservatore Wolfowitz, secondo cui l’obiettivo principale della politica estera statunitense è quello di impedire l’affermarsi di qualsiasi paese che possa porsi in grado di ostacolare l’azione unilaterale di Washington.

Mentre i neocon sono stati assorbiti nelle loro “guerre da ragazzi”, cosiddette “cakewalk”, che durano da 16 anni, la Russia e la Cina si sono affermate come potenze in grado di ostacolare politicamente, militarmente ed economicamente l’unilateralismo di cui Washington aveva goduto dal tempo del crollo dell’Unione Sovietica. Ciò che Washington sta cercando di fare è ricuperare la sua capacità di agire in tutto il mondo senza incontrare alcun ostacolo da parte di qualunque altro paese. Questo richiede che la Russia e la Cina facciano un passo indietro, oppure, siano azzerate.

Russia e Cina sono su questa strada? È possibile, ma io non ci scommetterei la vita del pianeta. Ma il governo russo non è intimidito dalla propaganda occidentale. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha dichiarato: “Sentiamo infinite accuse isteriche contro la Russia, ma le accuse sono sempre prive di qualsiasi prova.” https://sputniknews.com/politics/201705041053274379-lavrov-russia-us-relations/

E’ pensabile che la Russia e la Cina possano sacrificare la loro sovranità per il bene della vita sulla terra. Ma questa stessa coscienza morale li spingerà ad opporsi al male che è a Washington per non soggiacere al male stesso. Pertanto, penso che il male che primeggia a Washington stia conducendo gli Stati Uniti e i loro stati vasalli alla totale distruzione.

Dopo aver convinto le dirigenze russe e cinesi che Washington intende lanciare contro i loro paesi un attacco di sorpresa (vedi, ad esempio, http://www.fort-russ.com/2017/04/us-forces-preparing-sudden-nuclear. Html), la domanda è come reagiranno la Russia e la Cina? Sono sedute lì e aspettano un attacco o preverranno l’attacco di Washington con un attacco delle loro forze?

Cosa faresti tu? Salveresti la tua vita sottomettendoti al male, o distruggeresti il ​​male?

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Il mio parlare chiaro ha significato che il mio nome è stato catalogato in una lista (finanziata da chi?) come quello di uno sciocco, una “dupe o un agente dei russi”. In realtà, mi ritengo un agente di tutte le persone che non accettano la volontà di Washington di usare la guerra nucleare per stabilire l’egemonia di Washington sul mondo, ma voglio che capiate cosa significa essere un “agente russo”.

Significa rispettare il diritto internazionale, ciò che Washington non fa. Significa rispettare la vita, che Washington non fa. Significa rispettare gli interessi nazionali di altri paesi, che Washington non fa. Significa rispondere alle provocazioni con la diplomazia e con le richieste di cooperazione, che Washington non fa. Ma la Russia lo fa. Chiaramente, allora, chi si dice “agente russo” è una persona morale che vuole preservare la vita e l’identità nazionale e la dignità sua e degli altri popoli (“Direi Uno per tutti, tutti per uno”, per necessità.Ndr).

È Washington che vuole ribaltare la morale umana e diventare il padrone del pianeta. Come ho scritto in precedenza, Washington senza alcuna dubbio è Sauron (Ne Il Signore degli Anelli, Sauron è l’Oscuro Signore di Mordor), uno spirito malvagio e potentissimo.

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L’occhio di Sauron

L’unica domanda importante è se ci sia una forza abbastanza sana in qualche parte del mondo capace di resistere e vincere il male di Washington.

traduzione di Mario Donnini

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Leggiamo l’intervista al dottor Roberts realizzata da Costantino Ceoldo che, per sua riservatezza, ama figurare come attento lettore di RemoControOra prevede guerre e declino americano

Il dottor Roberts, oltre alla biografia nota, fu anche membro di un comitato segreto di controllo sulla CIA, istituito allo scopo di verificare le informazioni fornite dai servizi segreti Usa sul prosieguo della Guerra Fredda con l’Unione Sovietica. È un profondo conoscitore dei meccanismi del potere a Washington e si è distinto per le sue analisi politiche, spesso discordanti rispetto a quelle del mainstream ufficiale.

D. In un suo recente articolo lei afferma che esiste un Establishment interno sia al Partito Repubblicano che a quello Democratico, votato alla conservazione del potere ed ostile a qualsiasi figura presidenziale indipendente ed autorevole. Com’è si è arrivati a questa situazione?

R. La capacità del governo di tassare, prendere in prestito e stampare denaro determina il controllo del governo sulle risorse private. Il beneficiario di queste risorse può essere, in determinate circostanze, il popolo stesso. Più spesso, i beneficiari sono i profitti di gruppi privati che sono alleati con il governo. Col passare del tempo questi gruppi si consolidano e diventano un Apparato. Negli Stati Uniti la struttura è composta da gruppi di interesse privati -come ad esempio il settore finanziario, il complesso militare e della sicurezza, la lobby israeliana, le industrie estrattive e agroalimentare- che scrivono le leggi che il governo poi promulga.

Le correnti nei partiti servono questi interessi in cambio delle grandi donazioni necessarie per le campagne politiche che eleggono il governo. I due partiti politici degli Stati Uniti fanno a gara per essere la puttana dei gruppi di interesse privati, perché il partito con la maggioranza è in grado di fare più favori e ricevere quindi più benefici. Quando outsider politici come Jimmy Carter o Ronald Reagan, che possono essere tollerati fintanto che si limitano ad essere Governatori di uno Stato, conquistano la nomina presidenziale a danno dei candidati dell’Establishment e vengono eletti, mettono a repentaglio il controllo dell’Apparato.

Ad esempio, quando l’Establishment Democratico si rese conto che Franklin D. Roosevelt non sarebbe sopravvissuto al suo quarto mandato, cacciò il suo popolare vice presidente, Henry Wallace ed installò al suo posto il non-entità e facilmente controllabile Harry Truman. L’Establishment è stato così in grado di utilizzare Truman per creare la molto redditizia Guerra Fredda, che ha mantenuto in salute per anni il complesso militar-industriale.

D. Sbaglio o si è affermata a livello politico una sorta di “generazione Power Point”? Cioè un insieme di persone i cui schemi di pensiero sono estremamente semplificati, lineari e in cascata, privi quindi di una marcata capacità di pensiero laterale, oltre che di onestà?

R. Non posso rispondere per tutti i Paesi. Negli Stati Uniti l’attuale potere è costituito dai Neoconservatori. Il loro nome è fuorviante. Non sono conservatori. I loro padri provengono dalla sinistra trotskysta. Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, i neocon hanno concluso che la Storia avesse scelto i capitalisti, non i lavoratori e che l’America fosse il Paese “eccezionale e indispensabile” il cui diritto era quello di esercitare egemonia sul mondo. Questo è simile alla teoria della rivoluzione mondiale di Trotsky, ma a favore del capitale americano, non dei lavoratori. Il perseguimento di tale politica degli Stati Uniti ha definito la politica estera dal regime Clinton. Le vite di milioni di persone hanno pagato per la supremazia del controllo americano.

D. Possiamo quindi dire che l’attuale politica estera statunitense è il prodotto di questa generazione “a pensiero limitato”? Nel caso, secondo Lei quanto ne sono influenzati i vertici militari?

R. Non credo che gli Stati Uniti siano più in grado di produrre leader. Il governo è semplicemente qualcosa da utilizzare mediante ordini del giorno. I capi militari traggono beneficio dalle mobilitazioni e dalla guerra, le promozioni sono più rapide e gli ufficiali in congedo hanno pensioni più elevate. Una volta raggiunto il grado di maggiore o tenente generale, abbondano le opportunità di consulenza private o del Pentagono come pure le direzioni di aziende militari o di sicurezza nel settore “difesa”. Le ricompense finanziarie rendono i generali complici nella propaganda di “minacce” sempre presenti, siano esse “terroristi”, musulmani, la “minaccia” russa o cinese.

D. Alcune persone, qui in Italia, ritengono che l’attuale politica statunitense sia conseguenza della crisi di quello che loro stessi chiamano “Impero Americano”. Qui il termine “Impero” è usato in una eccezione diversa da quella che generalmente gli si attribuisce ma indica comunque una forma di governo autoritaria e liberticida. Qual è la Sua opinione al riguardo?

R. Gli Europei sono responsabili per l’Impero Americano. Gli Europei sprofondarono nella Guerra Fredda, con la visione dell’Armata Rossa che dilagava in Europa stuprando tutte le donne in Germania, e assegnarono la loro difesa e la loro politica estera a Washington. Gli Europei non hanno avuto una politica estera indipendente dalla Seconda Guerra Mondiale. I Paesi Europei sono gli Stati vassalli dell’Impero americano e prendono i loro ordini da Washington. Nessun leader europeo è indipendente dal controllo di Washington.

D. La situazione sociale attuale che vivono gli Stati Uniti e, in parte, il mondo Occidentale, può essere paragonata a quella vissuta negli ultimi tempi dalla Repubblica Romana con l’omicidio di Cesare come detonatore delle guerre civili e catalizzatore dell’Impero romano? Fino a che punto potremmo spingerci con questo paragone?

R. La Repubblica Americana è stata distrutta nella cosiddetta Guerra Civile. Quella guerra riguardava un Impero, non la schiavitù. Lincoln stesso dichiarava che avrebbe sostenuto la schiavitù se avesse conservato l’Impero. Non appena i criminali di guerra dell’Unione ebbero distrutto il Sud, distrussero anche gli indiani delle pianure, aprendo così il West allo sfruttamento da parte di gruppi di interesse privati.

 

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D. Le recenti elezioni di medio termine hanno trasformato il Presidente Obama nella proverbiale “anatra zoppa”. Come ritiene si svolgeranno gli ultimi due anni della presidenza Obama?

R. L’ “anatra-zoppa pensiero” è obsoleto. Obama rappresenta l’Establishment così come lo rappresenterà il suo sostituto. Gli attacchi dei Repubblicani contro Obama non sono altro che la loro speranza di essere la prossima puttana dei gruppi di interesse privati che governano l’America e che saranno i Repubblicani, invece dei Democratici, a riceverne le ricompense.

D. Per concludere, secondo Lei che cosa ci dovremo aspettare dal prossimo presidente americano? Che si tratti di Jeb Bush o Hillary Clinton o anche di un improvviso outsider, che cosa cambierà e che cosa non cambierà nella politica americana?

R. L’unica cosa che ci si può aspettare dal prossimo presidente degli Stati Uniti è più guerra, più omicidi e più l’oppressione del popolo americano credulone. Persone disinformate e credulone come gli americani non hanno futuro. Gli americani sono un popolo morto che la Storia sta per investire.

Paul Craig Roberts è un economista americano di 75 anni che nella vita ne ha fatte molte. Assistente Segretario del Tesoro nell’ amministrazione Reagan e co-fondatore della cosiddetta ‘Reaganomics’, la politica economica di quella presidenza. Tra i tanti ‘peccati’ ha scritto anche per Wall treet Journal e BusinessWeek. 
Paul Craig Roberts, a former Assistant Secretary of the US Treasury and former associate editor of the Wall Street Journal, has been reporting shocking cases of prosecutorial abuse for two decades. A new edition of his book, The Tyranny of Good Intentions, co-authored with Lawrence Stratton, a documented account of how americans lost the protection of law, has been released by Random House. Visit his website.

1302.- Fra due epoche. L’Occidente e la nuova strategia di Trump.

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Gli yankees che si fanno manipolare dai loro media ci stanno sulle scatole, ma non si può avercela con loro sempre, soprattutto quando si comportano in maniera diametralmente opposta due amministrazioni che sono una l’antitesi dell’altra.

Oggi, Trump, che, ha metabolizzato la sconfitta siriana e che vuole davvero chiudere la partita ed eliminare i terroristi e che li bombarda per davvero, alla stessa stregua dei Russi.
Non possiamo essere contro entrambi.
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Ieri, i Neocon (i 2 Bush, Clinton, Obama), con una direzione strategica insufficiente, mossi dalle ragioni di Israele e dagli affari d’oro, che hanno fatto finanziare e addestrare i terroristi dai loro alleati sauditi, turchi e israeliani per usarli come una milizia privata; che hanno, poi, fatto finta di bombardarli; che se ne sono andati dall’Iraq lasciando sul posto armamenti per miliardi e che hanno invaso la Siria, bombardato postazioni militari di Assad nonchè civili siriani. Quando Putin entro` in Syria, Obama era gia la, da cinque anni, nel nord ovest, a proteggere Israele e Giordania, ogni qual tanto facevano raids aerei, facendo saltare carri armati e caccia Siriani, aspettando che il califfato arrivasse a loro, poi Obama e Netanyahu li avrebbero finiti, esattamente come fece Putin, l`entrata di Putin fu` veloce inaspettata, il giorno dopo Obama annunciava l`aiuto anti Assad paracadutando 52 tonnellate di armi nuove, che stranamente finirono nelle mani dei guerrieri del Califfato, alla domanda dei giornalisti come era potuto accadere, Obama rispose, beh noi le abbiamo paracadutate, può darsi che qualcuna sia finita nelle mani Jihadiste. Nessuna spiegazione di come fossero cadute 300 KM a Sud Est, invece che a Nord Ovest. Fu un indizio eloquente. 

Ma guardiamoci anche in casa. Hezbollah e Salafisti sono gia in Europa grazie ai pingui affari stipulati dall’Unione europea. A Berlino si trovano 250 Hezbollah operativi e sostenitori dei terroristi inoltre i sindaci tedeschi permettono al PFLP, Organizzazione per la Liberazione della Palestina, di dimostrare a favore degli attacchi suicidi da parte dei terroristi e il tutto in nome del pluralismo e della democrazia. In Germania ci sono più di 18 deputati musulmani! Banche austriache sovvenzionane queste organizzazioni tramite l BDS le ONG e altre ancora. Questi movimenti, nel passato, furono responsabili di dirottamenti aerei quello famoso dell AIR FRANCE nel luglio del 1977 in cui perirono molti civili innocenti.

L’Occidente, oggi, non è coeso. E’ profondamente diviso, purtroppo, ma ho la sensazione che il discorso di Trump a Varsavia abbia creato un ponte ideale fra il comportamento di Reagan ed il suo, facendo in modo che tutto quello che e’ accaduto nel frattempo (dai Bush, a Obama) altro non sia che una politica confusa e male espressa che quando sarà vista in prospettiva storica costituira’ soltanto un interludio fra due epoche decisive per le sorti del pianeta.

Cosa si sono detti Trump e Putin al G20

Hanno parlato di Siria, Corea del Nord e Ucraina, ma soprattutto dell’ingerenza russa nelle elezioni statunitensi (anche se non è chiaro in quali termini)

 

Il 7 luglio Donald Trump e Vladimir Putin, presidenti di Stati Uniti e Russia, si sono incontrati per la prima volta faccia a faccia durante il G20 di Amburgo, in Germania. I principali giornali statunitensi avevano scritto che loro incontro sarebbe dovuto durare circa mezz’ora: invece è durato due ore e un quarto. L’incontro era molto atteso: per le dichiarazioni di stima reciproca durante la campagna elettorale, ma anche per le diverse indagini in corso negli Stati Uniti sui possibili legami fra il comitato elettorale di Trump e il governo russo (accusato fra le altre cose di aver provato a manipolare le ultime elezioni presidenziali in favore di Trump). L’incontro non sembra essere stato risolutivo, e i giornali internazionali raccontano che né Trump né Putin possono dire di esserne usciti da vincitori. Questa mattina, prima di un incontro con la prima ministra britannica Theresa May, Trump ha detto che il suo incontro con Putin è stato «tremendous» (“eccezionale”).

Durante il loro incontro Trump e Putin hanno trovato un accordo per un cessate il fuoco, da domenica mattina, nel sudovest della Siria (la cui efficacia è però tutta da dimostrare) e per la nomina di Kurt Volker, un inviato statunitense in Ucraina. Per il resto, hanno parlato di Corea del Nord e delle presunte interferenze russe nelle elezioni statunitensi. In questo caso ci sono una versione russa e una statunitense, ovviamente. Prima dell’incontro i due si sono fatti fotografare, si sono dati la mano (ma la vera prima volta è questa) e Trump ha detto di essere “onorato” di trovarsi lì con Putin.

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