Archivi categoria: Costituzione

1760.- LETTERA APERTA

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ORDINE E’ LIBERTA’
I governi di quella cariatide, i parlamenti illegittimi hanno imbalsamato le Forze di Polizia: SI PICCHIANO I CARABINIERI!!! L’Islam, con la sua legge violenta, è funzionale al dominio della Finanza Mondiale globalista. Perciò, hanno tramutato le città in casbah, incoraggiato la violenza che l’Islam predica nel corano, contro la Costituzione (leggetelo!). È questo dei ragazzi pestati a sangue, delle ragazze stuprate, squartate l’Ordine Pubblico? La legge obbedisce, ci impedisce qualunque difesa. in Italia, NELL’INDIFFERENZA GENERALE, SI PRATICA ADDIRITTURA IL CANNIBALISMO. Chi ne parla è contro corrente. Io, cultore dei principi della Costituzione, io che ho il tricolore nella mia casa, sono contro corrente? L’informazione ci depista; la politica ci divide. Chi viene eletto deve conformarsi alla volontà malata di quattro farisei. Siamo uno Stato senza più sistema nervoso, colonizzato dai vermi, incapace di competere in un sistema libero. Siamo in un empasse istituzionale voluto, costruito ad arte con la legge; siamo sull’orlo del precipizio finanziario; saremo travolti da un debito pubblico artefatto, ma non sembra che ci riguardi. Se la democrazia richiede la partecipazione libera dei cittadini, la libertà non fa per noi. Né la Costituzione dei partiti senza regole, né i partiti delle consorterie la vogliono. Il popolo bischero non se ne cura. Preferirà un assegno di disoccupazione, un’elemosina di Stato da spendere la domenica nelle moschee della finanza: all’IKEA, su Amazon, ma finché ce n’è! Nella Repubblica fondata sul Lavoro, il popolo non chiede la dignità di un reddito da lavoro per sé e per i suoi figli. Senza lavoro non c’é dignità e senza dignità non c’è Libertà. Non si investe sulla piena occupazione con l’IRPEF di Bersani, con le tasse non gira l’economia! Non si investe senza una banca centrale che dia al governo la moneta e la Banca Centrale Europea la moneta ce la presta a debito perché è una banca privata! La finanza dittatoriale, sionista ci tiene stretti per la gola. Corre a bloccare i giudici che vogliono fermare la tratta degli schiavi e viene ricevuta a palazzo con gli onori! Il 25 aprile vergognatevi per tutti i morti della Resistenza. I partigiani, mai stati partigiani dell’ANPI lo trascorrano davanti a uno specchio! Gli altri guardino avanti. Abbiamo rischiato la guerra nucleare. Senza scomodare il balcone di Piazza Venezia, ma nemmeno il Parlamento, un impostore ha messo in campo le Forze Armate contro la Siria; ha rifornito in volo i bombardieri del male, ma no! Non era un atto di guerra! Come contro la Serbia, contro l’alleata Libia! In cambio di che? A chi va il premio, visto che non contiamo un beato cavolo? Non mi è rimasto più nulla in cui credere! Nemmeno il papa! Qualunque sistema sarà più democratico di questa repubblica. Liberiamoci dalla dittatura dell’Unione europea e rifondiamo un’Europa libera. Libera come quella della nostra gioventù.

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Annunci

1750.- La UE sulla creazione di un “esercito europeo”: l’accordo “PeSCo” per la cooperazione militare

Gli europei si aspettano un’Unione che li veda partecipi e che sia in grado di proporre una sua politica estera, quindi, che li difenda e li protegga (vedi sondaggio dell’Eurobarometro). In quasi tutti i paesi dell’UE è nelle loro prime tre priorità, mentre circa tre quarti degli europei sono a favore di una politica di sicurezza e di difesa comune. Per soddisfare le loro aspettative, la sicurezza e la difesa devono svolgere un ruolo più importante nel futuro del progetto europeo. Ecco il senso dell’accordo per il protocollo comune in ambito Difesa.
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Quattro mesi or sono, 23 Stati membri dell’Ue hanno firmato e consegnato a Federica Mogherini la richiesta di aderire alla Cooperazione Strutturata Permanente sulla Difesa, che in gergo comunitario si chiama Pesco. Macron vorrebbe un esercito unico, ma la strada è molto lunga

Nell’ambito del Consiglio Difesa/Esteri dello scorso 13 novembre a Bruxelles, 23 Paesi dell’Unione Europea hanno siglato l’accordo per il protocollo comune in ambito Difesa, primo passo per la creazione della PeSCo, acronimo inglese di Permanent Structured Cooperation.

In particolare, i settori di cooperazione previsti dal PeSCo sono tre: gli investimenti nella difesa, lo sviluppo di nuove capacità, e la preparazione a partecipare insieme ad operazioni militari.

Malta, Irlanda, Danimarca, Portogallo e Regno Unito non parteciperanno alla Pesco. Almeno non subito: come in tutti i progetti “a più velocità”, la porta resta aperta a chi vuole aggiungersi in un secondo momento. “Eccezionalmente” anche Stati terzi (non Ue) potranno essere invitati a partecipare ad alcuni progetti se “forniranno un valore aggiunto sostanzioso”, ma non avranno potere decisionale nella governance della Pesco. Questo consentirebbe, in futuro, una collaborazione con il Regno Unito.

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Non aderiscono Danimarca, Irlanda, Portogallo, Malta, oltre all’Inghilterra, in fase Brexit e comunque da sempre contraria alla creazione di quello che viene semplicisticamente chiamato “esercito europeo“.

Secondo l’Istituto Affari Internazionali di Roma, questo nuovo organismo sovranazionale rappresenta “un segnale di svolta capace di condurre ad una più profonda integrazione nel settore della difesa“, e consentirà di “lanciare operazioni militari ad alta intensità al di fuori della UE“.

Questa cooperazione sarà gestita sia a livello politico, tramite un apposito Consiglio con poteri decisionali, che a livello tecnico, per cui verrà discusso in merito ad ogni singolo progetto presentato.
Dal punto di vista economico, verranno analizzate le varie voci dei singoli Paesi e della struttura europea nel suo complesso, tramite la CARD (Revisione coordinata annuale della Difesa) in modo da valutare le attività e le inefficienze.

Uno dei punti deboli dell’attuale sistema delle Difese europee – in cui ogni Paese fa da sé – è, infatti, legato proprio alla moltiplicazione di costi e alle diverse caratteristiche degli armamenti dei singoli Stati, che spesso non sono in grado di “dialogare” tra di loro.

QUALI DOSSIER APERTI
Sul fronte dello sviluppo e della convergenza industriale, la Commissione Ue aveva già fatto dei passi avanti in estate, istituendo un Fondo Europeo per la Difesa (che dovrà essere approvato dall’Europarlamento: si punta a finanziare i primi progetti nel 2019), al fine di aiutare gli Stati membri ad utilizzare il denaro dei contribuenti in modo più efficiente, ridurre le duplicazioni della spesa e ottenere il miglior rapporto qualità/prezzo nella spesa sostenuta. Annunciato dal Presidente Juncker nel settembre 2016 e avallato dal Consiglio europeo nel dicembre 2016, il Fondo coordinerà, integrerà e amplificherà gli investimenti nazionali per la ricerca nel settore della difesa, nello sviluppo di prototipi e nell’acquisizione di tecnologie e materiali di difesa.
Il Fondo avrà una dotazione complessiva di 500 milioni di euro per il 2019 e il 2020, con l’obiettivo di toccare quota un miliardo l’anno dal 2021. L’effetto moltiplicatore atteso (che dipende dagli impegni dei singoli Stati) prevede di generare investimenti per cinque miliardi l’anno. Il Fondo europeo per la difesa comprende due sezioni:
Ricerca: l’elemento “ricerca” del Fondo sta già dando risultati. A partire dal 2017 l’UE concederà, per la prima volta, sovvenzioni destinate alla ricerca collaborativa in tecnologie e prodotti per la difesa innovativi, interamente e direttamente finanziate dal bilancio dell’UE. I progetti ammissibili al finanziamento dell’UE si concentreranno sui settori prioritari precedentemente concordati dagli Stati membri e possono comprendere l’elettronica, i metamateriali, i software cifrati o la robotica.
I finanziamenti saranno i seguenti:

90 milioni di EUR stanziati fino alla fine del 2019, con 25 milioni di EUR già stanziati per il 2017. I membri sono invitati a presentare proposte per progetti nel settore dei sistemi senza pilota in ambiente navale e dei sistemi per i soldati, da tradursi in convenzioni di sovvenzione.

500 milioni di EUR l’anno dopo il 2020. Nel 2018 la Commissione proporrà un programma UE specifico di ricerca nel settore della difesa con una dotazione annua stimata di 500 milioni di EUR, che renderà l’UE uno dei maggiori investitori nella ricerca nel settore della difesa in Europa.

Con il sostegno del Parlamento europeo e degli Stati membri, il Fondo europeo per la difesa può diventare rapidamente il motore per lo sviluppo dell’Unione della sicurezza e della difesa che i cittadini si aspettano.
Guardando al futuro, e a seguito del Libro bianco della Commissione sul futuro dell’Europa, la Commissione si fa promotrice di un dibattito pubblico su come l’UE a 27 potrebbe svilupparsi nel settore della difesa entro il 2025.

Contesto
Nei suoi orientamenti politici del giugno 2014, il Presidente della Commissione europea Juncker ha fatto del rafforzamento della sicurezza dei cittadini europei una priorità. Nel discorso del 2016 sullo stato dell’Unione il Presidente Juncker ha annunciato la creazione di un Fondo europeo per la difesa.
Solidi motivi economici spingono gli Stati membri dell’UE a intensificare la cooperazione nella spesa per la difesa. Si stima che la mancanza di cooperazione tra gli Stati membri nel settore della difesa e della sicurezza costi ogni anno tra 25 e 100 miliardi di EUR.
1. L’80% degli appalti e oltre il 90% della ricerca e tecnologia sono limitati alla dimensione nazionale
2. Mettendo in comune le commesse si potrebbe risparmiare fino al 30% della spesa annua per la difesa
3. L’approccio frammentario nel settore della difesa determina anche inutili duplicazioni e incide sulla schierabilità delle forze di difesa. L’UE conta 178 sistemi d’arma diversi, rispetto ai 30 degli Stati Uniti, e 17 tipi diversi di carri armati, rispetto ad un solo tipo negli Stati Uniti
4. Per quanto riguarda i programmi relativi agli elicotteri, in Europa abbiamo più tipi di elicotteri che governi in grado di acquistarli.

COME DIFENDERSI DALLA PROPAGANDA RUSSA (E DA QUELLA ANGLOAMERICANA?).
C’è poi un altro campo su cui l’Europa cerca strumenti di difesa comune ed è quello che riguarda la lotta alle fake-news, che riguarda principalmente il confronto con la propaganda russa. Ufficialmente a Bruxelles si parla di task-force dedicate alla comunicazione strategica della Ue: il Servizio per l’Azione Esterna (guidato da Mogherini), al momento ne ha avviate tre. Una per l’Est, una per i Balcani Occidentali e una per il mondo arabo. Mogherini ha chiesto “risorse aggiuntive” per questi progetti. E intanto la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica per contrastare le notizie false diffuse online: un appello a media, social network, ricercatori, autorità e cittadini per trovare il modo di affrontare il problema. Verrà inoltre costituito un gruppo di esperti (le candidature sono aperte fino a metà dicembre) che sarà operativo già da gennaio per contrastare la disinformazione. Per l’eurodeputato Marco Zanni (del gruppo Enf di cui fa parte la Lega) si tratta dell’istituzione di un “Ministero della Verità”: l’ex grillino ha annunciato un’interrogazione in cui chiederà “su quale base decideranno le autorità indipendenti cosa è vero e cosa è falso?”.

Insomma, tutto già deciso, ma anche stavolta i cittadini europei non sono stati consultati. Perché?

1749.- L’Italia dice addio ai Carabinieri: arriva la Gendarmeria Europea agli ordini USA

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Ne parlammo cinque anni fa. L’Arma dei Carabinieri, tanto amata dagli italiani e corpo militare che distingue il nostro Paese all’estero, simbolo di legalità e rispetto, sta per essere sostituita… da un elemento sovranazionale ordinato dall’Europa.

Già il nome del nuovo corpo militare, Eurogendfor (European Gendarmerie Force – EGF), fa capire che si tratta di una vera e propria Gendarmeria Europea, destinata a prendere il posto, nei Paesi aderenti, delle forze dell’ordine a carattere militare, nel nostro caso appunto la Benemerita.

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Il piano di sostituzione parte da lontano, con la dichiarazione di intenti firmata nel 2004, che inizia a prendere forma nel Trattato di Velsen, il 18 ottobre 2007. All’articolo 1 si legge: “ll presente Trattato ha lo scopo di costituire una Forza di Gendarmeria Europea operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, composta unicamente da elementi delle forze di polizia a statuto militare delle Parti, al fine di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi“.

L’accordo, in base al suddetto Trattato, è stato reso esecutivo dai Paesi che sono dotati di Polizie militari: oltre all’Italia abbiamo quindi Francia (Gendarmerie), Spagna (Guardia Civil), Portogallo (Guardia Nacional), Olanda (Koninklijke Marechaussee). A questi, si aggiungeranno Romania e Lituania.

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Il Parlamento Italiano ha ratificato il tutto nel 2010, tramite la Legge 84 (approvata con 443 voti favorevoli su 444 presenti), che prevede lo smantellamento totale dell’Arma, iniziando con la chiusura di vari reparti, fino al riassorbimento nella Polizia di Stato, che a sua volta viene degradata a “Polizia locale di secondo livello“.
La stessa Legge si occupa anche di confermare l’autorità dell’EGF, che risponde solamente ad un comitato interministeriale (il “Cimin“), gode di totale immunità internazionale (cosa che sgomenta non poco), ed i cui archivi saranno blindati e inaccessibili, come cita l’articolo 21, comma 3: “Gli archivi di EUROGENDFOR saranno inviolabili. L’inviolabilità degli archivi si estenderà a tutti gli atti, la corrispondenza, i manoscritti, le fotografie, i film, le registrazioni, i documenti, i dati informatici, i file informatici o qualsiasi altro supporto di memorizzazione dati appartenente o detenuto da EUROGENDFOR, ovunque siano ubicati nel territorio delle Parti“.

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In pratica, oltre a non essere più liberi di gestire la propria moneta ed aver perso potere decisionale in ambito economico-politico, gli Stati UE non potranno nemmeno controllare le azioni relative al mantenimento dell’ordine pubblico sul proprio territorio, perché l’European Gendarmerie Force non risponde ad alcun Parlamento, né nazionale né europeo. Quindi, possono fare ciò che vogliono, indisturbati ed impuniti…
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Questa sorta di “super-polizia” fa il paio con un altro organismo sovranazionale impostoci dalla UE, il PeSCo, l’Esercito Europeo le cui basi sono già state poste lo scorso anno: http://press.russianews.it/press/la-ue-spinge-sulla-creazione-di-un-esercito-europeo-firmato-accordo-pesco-per-la-cooperazione-militare/

Ma… cui prodest? Una possibile risposta arriva sempre dalla Legge 84/2010, in particolare all’articolo 5, dove possiamo leggere: ” EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche“.Eh sì, c’è scritto proprio N.A.T.O.! Ancora una volta l’Unione Europea (ribadiamo, non voluta dai cittadini) si piega al volere del “padrone d’oltreoceano” e cede nuovi pezzi di sovranità nazionale, perdendo sempre di più il controllo delle proprie azioni. Non a caso la sede permanente del Cimin è stata fissata a Vicenza (in una ex Caserma dei Carabinieri), nelle cui vicinanze troviamo una grande base militare gestita dal Pentagono, tra l’altro dotata di testate nucleari (proprio lì? ndr). …

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Riassumendo, l’EGF potrà operare in qualsiasi parte del mondo (dove lo ritiene necessario, in base al suo insindacabile giudizio), sostituirsi alle forze di Polizia locali (quindi gestire l’ordine pubblico a proprio piacimento), agire nella più totale immunità giudiziaria e, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni esclusivamente al comitato interministeriale interno alla Gendarmeria stessa.

Geniale e diabolico allo stesso tempo…

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Non commento, ma riporto qui il testo della Legge n. 84/2010.

legge n. 84-2010 – EUROGENDFOR
/
Normativa
LEGGE 14 maggio 2010, n. 84

Ratifica ed esecuzione della Dichiarazione di intenti tra i Ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna relativa alla creazione di una Forza di gendarmeria europea, con Allegati, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004, e del Trattato tra il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica portoghese per l’istituzione della Forza di gendarmeria europea, EUROGENDFOR, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007. (10G0107) Vigente al: 3-5-2013

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

promulga la seguente legge:

Art. 1

Autorizzazione alla ratifica

1. Il Presidente della Repubblica e’ autorizzato a ratificare la Dichiarazione di intenti tra i Ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna relativa alla creazione di una Forza di gendarmeria europea, con Allegati, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004, e il Trattato tra il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica portoghese per l’istituzione della Forza di gendarmeria europea, EUROGENDFOR, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007.

Art. 2

Ordine di esecuzione

1. Piena ed intera esecuzione e’ data agli atti di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformita’ a quanto disposto dall’articolo 46 del Trattato di cui al citato articolo 1.

Art. 3

Partecipazione italiana alla Forza di gendarmeria europea

1. Ai fini del Trattato di cui all’articolo 1, la Forza di polizia italiana a statuto militare per la Forza di gendarmeria europea e’ l’Arma dei carabinieri.

Art. 4

Copertura finanziaria

1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, pari a euro 191.200 annui, a decorrere dall’anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 3, comma 1, della legge 4 giugno 1997, n. 170.

2. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 5

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi’ 14 maggio 2010

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Frattini, Ministro degli affari esteri

La Russa, Ministro della difesa

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Capo I
Disposizioni generali

Allegato

TRATTATO

Tra il Regno di Spagna, la Repubblica Francese, la Repubblica Italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica Portoghese, per l’istituzione della Forza di Gendarmeria Europea EUROGENDFOR il Regno di Spagna, la Repubblica Francese, la Repubblica Italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica Portoghese, qui di seguito denominati le “Parti”,

Vista la Dichiarazione di Intenti su EUROGENDFOR, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004;

Visto il Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949;

Vista la Carta delle Nazioni Unite, firmata a San Francisco il 26 giugno 1945;

Visto l’Accordo tra le Parti al Trattato del Nord Atlantico sullo statuto delle loro Forze, firmato a Londra il 19 giugno 1951;

Visto il Trattato dell’Unione Europea emendato dal Trattato di Nizza, firmato il 26 febbraio 2001;

Visto l’Atto finale della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, firmato a Helsinki il 1° agosto 1975;

Visto l’Accordo tra gli Stati membri dell’Unione Europea relativo allo statuto del personale militare e civile distaccato presso le Istituzioni dell’Unione Europea, dei quartieri generali e delle forze che possono essere messi a disposizione dell’Unione Europea nel quadro della preparazione e dell’esecuzione delle missioni di cui all’articolo 17, comma 2, del Trattato dell’Unione Europea, ivi comprese le esercitazioni, e del personale militare e civile che gli Stati membri mettono a disposizione dell’Unione Europea per operare in tale contesto, firmato a Bruxelles il 17 novembre 2003;

Al fine di contribuire allo sviluppo dell’Identita’ Europea di Sicurezza e Difesa e rafforzare la Politica Europea di Sicurezza e di Difesa comune;

concordano quanto segue:

Articolo 1

Scopo

1. Il presente Trattato ha lo scopo di costituire una Forza di Gendarmeria Europea operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, composta unicamente da elementi delle forze di polizia a statuto militare delle Parti, al fine di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi.

2. Il presente Trattato definisce i principi fondamentali relativi agli obiettivi, allo statuto, alle modalita’ organizzative e all’operativita’ della Forza di Gendarmeria Europea, qui di seguito denominata EUROGENDFOR o EGF.

Articolo 2

Principi

Le disposizioni del presente Trattato si basano sull’applicazione dei principi di reciprocita’ e di ripartizione dei costi.

Articolo 3

Definizioni

Ai fini del presente Trattato, l’espressione:

a) EUROGENDFOR indica la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta:

I) dal QG permanente;

II) dalle Forze EGF designate dalle Parti successivamente al trasferimento di autorita’;

b) QG PERMANENTE indica il Quartiere generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile con sede a Vicenza (Italia). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonche’ il suo coinvolgimento nelle operazioni, saranno approvati dal CIMIN;

c) PERSONALE DEL QG PERMANENTE indica i membri di una forza di polizia a statuto militare assegnati dalle Parti al QG permanente, come pure un numero limitato di personale civile designato dalle Parti, per supportare stabilmente il funzionamento del QG permanente con compiti di consulenza o di assistenza;

d) FORZE EGF indica il personale delle forze di polizia a statuto militare assegnato dalle Parti ad EUROGENDFOR nel quadro di una missione o di un’esercitazione, successivamente al trasferimento di autorita’, ed un numero limitato di altro personale designato dalle Parti con compiti di consulenza o di supporto;

e) QG DELLA FORZA indica il Quartiere generale multinazionale attivato in un’area di operazioni a supporto del Comandante della Forza EGF nell’esercizio del comando e del controllo della missione;

f) PERSONALE DI EUROGENDFOR indica il Personale del QG permanente

e i membri delle Forze EGF;

g) CIMIN indica l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR;

h) COMANDANTE EGF indica l’ufficiale nominato dal CIMIN al comando del QG permanente e, ove previsto, delle Forze EGF;

i) COMANDANTE DELLA FORZA EGF indica l’ufficiale nominato dal CIMIN al comando di una missione EGF;

j) STATO D’ORIGINE indica la Parte che fornisce ad EUROGENDFOR forze e/o personale;

k) STATO OSPITANTE indica la Parte sul cui territorio e’ situato il QG permanente;

l) STATO RICEVENTE indica la Parte sul cui territorio le Forze EGF stazionano o transitano;

m) STATO CONTRIBUENTE indica uno Stato che non e’ Parte al presente Trattato ma partecipa alle missioni e ai compiti di EUROGENDFOR;

n) FAMILIARE indica:

i) il coniuge di un membro del personale del QG permanente;

ii) qualsiasi altra persona legalmente registrata come convivente di un membro del personale del QG permanente, in base alla legislazione dello Stato d’origine, a condizione che la legislazione dello Stato ospitante attribuisca ai conviventi registrati lo stesso trattamento previsto dal regime matrimoniale e conformemente alle condizioni stabilite dalla legislazione pertinente dello Stato ospitante;

iii) i discendenti in linea diretta minori di 21 anni o a carico e quelli del coniuge o del convivente ai sensi del punto ii);

iv) i parenti della persona a carico in linea diretta ascendente e quelli del coniuge o del convivente ai sensi del punto li).

Capo II
Missioni, ingaggio e schieramento

Articolo 4

Missioni e compiti

1. Conformemente al mandato di ciascuna operazione e nel quadro di operazioni condotte autonomamente o congiuntamente ad altre forze, EUROGENDFOR deve essere in grado di coprire l’intera gamma delle missioni di polizia, tramite la sostituzione o il rafforzamento, durante tutte le fasi di un’operazione di gestione della crisi.

2. Le Forze EGF possono essere poste indifferentemente alle dipendenze dell’autorita’ civile o del comando militare.

3. EUROGENDFOR potra’ essere utilizzata al fine di:

a) condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;

b) monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi compresa l’attivita’ d’indagine penale;

c) assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attivita’ generale d’intelligence;

d) svolgere attivita’ investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorita’ giudiziarie competenti;

e) proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici;

f) formare gli operatori di polizia secondo gli standard internazionali;

g) formare gli istruttori, in particolare attraverso programmi di cooperazione.

Articolo 5

Inquadramento delle missioni

EUROGENDFOR potra’ essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche.

Articolo 6

Condizioni di ingaggio e di schieramento

1. Le condizioni di ingaggio e di schieramento di EUROGENDFOR, stabilite di volta in volta dal CIMIN in base alle circostanze, dovranno essere regolate da uno specifico mandato per ciascuna operazione e saranno assoggettate ai necessari accordi tra le Parti e l’organizzazione richiedente.

2. Al fine di preparare le missioni assegnate ad EUROGENDFOR, le Parti potranno, sotto la direzione del CIMIN, posizionare e schierare le loro forze ed il loro personale sul territorio delle altre Parti.

3. Il posizionamento e lo schieramento sul territorio di uno Stato terzo saranno regolati da un accordo tra gli Stati d’origine e lo Stato terzo, in cui si definiscono le condizioni del posizionamento e dello schieramento, conformemente ai principi fondamentali del presente Trattato.

Capo III
Aspetti giuridici ed istituzionali

Articolo 7

CIMIN

1. Il CIMIN e’ composto dai rappresentanti dei ministeri competenti di ciascuna delle Parti. La scelta dei rappresentanti e’ di competenza nazionale. I particolari relativi alla composizione, alla struttura, all’organizzazione ed al funzionamento del CIMIN saranno definiti dal regolamento che dovra’ essere adottato dallo stesso.

2. Le decisioni e le linee guida dovranno essere adottate dal CIMIN all’unanimita’.

3. I compiti generali del CIMIN sono i seguenti:

a) esercitare il controllo politico di EUROGENDFOR, definire il suo orientamento strategico ed assicurare il coordinamento politico-militare tra le Parti e, ove opportuno, con gli Stati contribuenti;

b) nominare il Comandante EGF ed impartirgli direttive;

c) approvare il ruolo e la struttura del QG permanente, nonche’ il criterio di rotazione per le posizioni chiave in seno al QG permanente;

d) nominare il Presidente del Consiglio finanziario e definire i criteri di rotazione della presidenza;

e) sorvegliare l’attuazione degli obiettivi definiti dal presente Trattato;

f) approvare gli obiettivi ed il programma di formazione annuali proposti dal Comandante EGF;

g) adottare le decisioni concernenti:

I) la partecipazione di EUROGENDFOR alle missioni;

II) la partecipazione degli Stati contribuenti alle missioni di EUROGENDFOR;

III) le richieste di cooperazione da parte di Stati terzi, organizzazioni internazionali o altri;

h) elaborare il quadro delle azioni guidate da EUROGENDFOR o condotte su richiesta dell’UE, dell’ONU, dell’OSCE, della NATO, di altre organizzazioni internazionali o di una coalizione specifica;

i) definire il quadro di ciascuna missione, ove opportuno di concerto con le pertinenti organizzazioni internazionali, in particolare:

I) la designazione del Comandante della Forza EGF;

II) la partecipazione del QG permanente alla catena di comando;

j) approvare la struttura del QG della Forza;

k) garantire la direzione e la valutazione delle attivita’ di EUROGENDFOR in caso di schieramento;

l) stabilire la necessita’ di concludere gli accordi di sicurezza di cui all’articolo 12, comma 3.

4. Il CIMIN approva le principali azioni relative agli aspetti amministrativi del QG permanente ed alle questioni legate allo schieramento di EUROGENDFOR, in particolare il bilancio annuale e le altre questioni finanziarie, secondo quanto previsto dal Capo X.

5. In base alle proprie linee guida, il CIMIN:

a) valuta la conformita’ ai requisiti richiesti per l’adesione al Trattato, ai sensi dell’articolo 42, e trasmette la sua proposta alle Parti ai fini dell’approvazione;

b) decide l’attribuzione dello status di Osservatore nell’ambito di EUROGENDFOR, secondo quanto previsto dall’articolo 43;

c) decide l’attribuzione dello status di Partner nell’ambito di EUROGENDFOR, secondo quanto previsto dall’articolo 44.

6. Le riunioni del CIMIN si svolgeranno conformemente al regolamento interno da esso adottato.

Articolo 8

Comandante EGF

Il Comandante EGF svolgera’ i seguenti compiti principali:

a) comandare il QG permanente e definire i regolamenti necessari al suo funzionamento;

b) attuare le direttive ricevute dal CIMIN;

c) su mandato espressamente attribuitogli dalle Parti attraverso il CIMIN, e per suo conto, negoziare e concludere le intese o gli accordi tecnici, necessari ai fini del corretto funzionamento di EUROGENDFOR e dello svolgimento di esercitazioni od operazioni condotte nel territorio di uno Stato terzo;

d) adottare, conformemente alle leggi dello Stato ospitante, tutte le misure necessarie a garantire il mantenimento dell’ordine e della sicurezza all’interno delle sue strutture e, se necessario, all’esterno delle stesse, previo consenso e con l’ausilio delle autorita’ dello Stato ospitante;

e) redigere il bilancio delle spese comuni di EUROGENDFOR e, alla chiusura dell’anno finanziario, il rapporto finale relativo alle spese di EUROGENDFOR per quell’anno;

f) assumere il comando delle Forze EGF, ove previsto.

Articolo 9

Capacita’ giuridica

1. Ai fini della realizzazione dei suoi obiettivi e dell’esecuzione delle sue missioni e dei suoi compiti, ai sensi del presente Trattato, EUROGENDFOR ha la capacita’ giuridica di stipulare contratti presso ciascuna delle Parti. EUROGENDFOR potra’ conseguentemente, se necessario, comparire in giudizio.

2. Ai fini dell’applicazione del comma 1, EUROGENDFOR sara’ rappresentata dal Comandante EGF o da qualsiasi altra persona all’uopo designata dal Comandante EGF ad agire per suo conto.

3. Il Comandante EGF e lo Stato ospitante potranno stabilire che lo Stato ospitante sia autorizzato ad agire in sostituzione del Comandante in tutti i procedimenti in cui EUROGENDFOR e’ chiamata a comparire in giudizio davanti a un tribunale di quello Stato. In tal caso, EUROGENDFOR dovra’ rimborsare le spese sostenute.

Capo IV
Infrastrutture del QG permanente

Articolo 10

Infrastrutture messe a disposizione dallo Stato ospitante

1. Lo Stato ospitante si impegna a fornire a titolo gratuito al QG permanente le infrastrutture necessarie ad EUROGENDFOR per svolgere i suoi compiti. Tali infrastrutture sono definite in uno specifico documento approvato dal CIMIN.

2. Lo Stato ospitante adottera’ tutte le misure opportune necessarie a garantire la disponibilita’ dei servizi richiesti, in particolare l’elettricita’, l’acqua, il gas naturale, i servizi postali, telefonici e telegrafici, la raccolta dei rifiuti e la protezione antincendio al QG permanente. Le condizioni relative ai servizi di supporto dello Stato ospitante saranno ulteriormente specificate in accordi di attuazione conclusi tra le competenti autorita’ delle Parti.

Articolo 11

Permesso di accesso

Dietro presentazione di una richiesta motivata, il Comandante EGF dovra’ autorizzare gli addetti del servizio competente ad ispezionare, riparare, effettuare la manutenzione, ricostruire o spostare impianti, reti elettriche e tubature all’interno dell’infrastruttura del QG permanente, a condizione che tali attivita’ non costituiscano un ostacolo alle normali operazioni e alla sicurezza.

Capo V
Tutela delle informazioni

Articolo 12

Tutela delle informazioni

1. principi di base ed i livelli minimi relativi alla tutela delle informazioni o del materiale riservati saranno stabiliti da un accordo in materia di sicurezza tra le Parti.

2. Le Parti adotteranno tutte le misure adeguate, conformemente ai loro obblighi internazionali ed alle rispettive leggi e regolamenti nazionali, al fine e di garantire la tutela delle informazioni o del materiale riservati ricevuti da EUROGENDFOR o ad essa trasmessi.

3. Lo scambio di informazioni o materiale riservati con Stati terzi od organizzazioni internazionali sara’ regolato da specifici accordi di sicurezza, che saranno negoziati, firmati ed approvati dalle Parti.

Capo VI
Disposizioni in materia di personale

Articolo 13

Osservanza delle leggi in vigore

Il personale di EUROGENDFOR ed i loro familiari saranno tenuti all’osservanza delle leggi in vigore nello Stato ospitante o nello Stato ricevente. Inoltre, il personale di EUROGENDFOR non svolgera’ attivita’ incompatibili con lo spirito del presente Trattato durante la sua permanenza sul territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

Articolo 14

Ingresso e soggiorno

Con riferimento alla normativa in materia di immigrazione ed alle formalita’ giuridiche relative all’ingresso ed al soggiorno, il personale del QG permanente ed i loro familiari non sono assoggettati alla normativa in vigore nello Stato ospitante che si applica agli stranieri.

Articolo 15

Aspetti medici e legali in caso di decesso

1. In caso di decesso di personale militare o civile, se le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente chiedono l’esecuzione di un’autopsia nell’ambito di un procedimento giudiziario o amministrativo, un rappresentante dello Stato d’origine e’ autorizzato a presenziare all’autopsia.

2. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente sono tenute ad autorizzare il trasferimento delle spoglie mortali nello Stato d’origine secondo le norme in materia di trasporto delle salme in vigore nel territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

Articolo 16

Uniformi e armi

1. Il personale di EUROGENDFOR indossera’ la propria uniforme, secondo i rispettivi regolamenti nazionali. Il Comandante EGF potra’, ove opportuno, stabilire procedure specifiche.

2. Il personale di EUROGENDFOR puo’ detenere, portare e trasportare armi, munizioni, altri sistemi d’arma ed esplosivi, a condizione di essere autorizzato a farlo in base agli ordini ricevuti e conformemente alle leggi dello Stato ospitante e dello Stato ricevente.

Articolo 17

Patenti di guida

Le patenti militari di guida rilasciate da ciascuna delle Parti sono ugualmente valide sul territorio di tutti gli Stati Parte al presente Trattato e consentono ai detentori di guidare per motivi di servizio tutti i veicoli di EUROGENDFOR della corrispondente categoria.

Articolo 18

Assistenza sanitaria

1. L’assistenza sanitaria e’ garantita al personale di EUROGENDFOR ed ai loro familiari alle stesse condizioni previste per il personale dello stesso grado o di categoria equivalente dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

2. L’assistenza sanitaria sara’ fornita secondo le condizioni stabilite dalle autorita’ competenti delle Parti.

Capo VII
Privilegi e immunita’

Articolo 19

Tributi e diritti doganali

1. Se utilizzati per ragioni d’istituto, i beni, i redditi ed le altre proprieta’ appartenenti ad EUROGENDFOR sono esenti da qualsiasi forma di tassazione diretta.

2. Gli acquisti di beni o servizi di consistente importo da parte di EUROGENDFOR per uso ufficiale sono esenti dall’imposta sul volume d’affari e da altre forme di tassazione indiretta.

3. L’importazione di beni e merci destinati ad uso ufficiale da parte di EUROGENDFOR e’ esente dal pagamento dei dazi doganali e da altre forme di tassazione indiretta.

4. I veicoli di EUROGENDFOR destinati ad uso ufficiale sono esenti da tasse di immatricolazione ed automobilistiche.

5. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non si applicano alle Forze EGF.

6. Gli acquisti e le importazioni di carburanti e lubrificanti necessari per gli usi ufficiali di EUROGENDFOR sono esenti da dazi doganali e da altre imposte indirette. Tale esenzione non si applica agli acquisti ed alle importazioni effettuati dalle Forze EGF nel loro territorio.

7. I beni e le merci acquistati o importati, in regime di esenzione fiscale o per cui e’ previsto il rimborso ai sensi delle disposizioni del presente articolo, possono essere soltanto ceduti o posti a disposizione di una parte terza, a titolo gratuito o dietro pagamento, secondo le condizioni stabilite dalla Parte che ha concesso l’esenzione o il rimborso.

8. In ogni caso, EUROGENDFOR non ha diritto ad alcuna esenzione da tasse e diritti che costituiscono il corrispettivo dei servizi di pubblica utilita’.

9. Non puo’ essere concessa alcuna esenzione dal pagamento di tasse o diritti di qualsiasi natura per la fornitura di materiali ed equipaggiamenti militari.

Articolo 20

Privilegi individuali

1. Il personale di EUROGENDFOR di cui all’articolo 3, lettera c), che non risieda stabilmente nello Stato ospitante, ne’ sia un cittadino dello stesso, puo’, al momento del primo ingresso per assumere servizio in detto Stato – entro un anno dalla data dell’arrivo e per un massimo di due spedizioni – importare dallo Stato dell’ultima residenza o dallo Stato di appartenenza i suoi effetti personali e le sue masserizie, incluso un veicolo a motore, in regime di esenzione doganale e senza versare altre imposte indirette, o acquistare tali articoli di importo consistente nello Stato ospitante in esenzione dall’imposta sul volume d’affari.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicheranno soltanto ad un membro del personale la cui assegnazione abbia la durata di almeno un anno.

3. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente articolo, il membro del personale interessato dovra’ presentare una domanda alle autorita’ dello Stato ospitante entro un anno dalla data del suo primo ingresso.

4. l beni che sono importati in regime di esenzione ai sensi del comma 1 possono essere riesportati liberamente.

5. I veicoli a motore di cui al comma 1 e quelli registrati in un altro Stato membro dell’UE, per un massimo di un veicolo per ciascun membro del personale di cui sopra, sono esenti da tasse di immatricolazione ed automobilistiche, durante il periodo trascorso nello Stato ospitante.

Articolo 21

Inviolabilita’ dei locali, degli edifici e degli archivi

1. I locali e gli edifici di EUROGENDFOR saranno inviolabili sul territorio delle Parti.

2. Le autorita’ delle Parti non potranno entrare nei locali e negli edifici di cui al comma 1 senza il preventivo consenso del Comandante EGF o, ove possibile, del Comandante della Forza EGF. Tale consenso sara’ presunto in caso di calamita’ naturale, incendio o qualsiasi altro evento che richieda l’adozione immediata di misure di tutela. In altri casi, il Comandante EGF o, ove possibile, il Comandante della Forza EGF, esaminera’ con attenzione qualsiasi richiesta di autorizzazione inoltrata dalle autorita’ delle Parti per entrare nei locali e negli edifici, senza pregiudicare gli interessi di EUROGENDFOR.

3. Gli archivi di EUROGENDFOR saranno inviolabili. L’inviolabilita’ degli archivi si estendera’ a tutti gli atti, la corrispondenza, i manoscritti, le fotografie, i film, le registrazioni, i documenti, i dati informatici, i file informatici o qualsiasi altro supporto di memorizzazione dati appartenente o detenuto da EUROGENDFOR, ovunque siano ubicati nel territorio delle Parti.

Articolo 22

Immunita’ da provvedimenti esecutivi

Le proprieta’ e i capitali di EUROGENDFOR e i beni che sono stati messi a sua disposizione per scopi ufficiali, indipendentemente dalla loro ubicazione e dal loro detentore, saranno immuni da qualsiasi provvedimento esecutivo in vigore nel territorio delle Parti.

Articolo 23

Comunicazioni

1. Le Parti adotteranno tutte le opportune misure necessarie a garantire il regolare flusso delle comunicazioni ufficiali di EUROGENDFOR.

2. EUROGENDFOR ha il diritto di ricevere e trasmettere messaggi codificati, come pure di inviare e ricevere corrispondenza e plichi ufficiali tramite corriere o in cassette sigillate, che non potranno essere ne’ aperte ne’ trattenute.

3. Le comunicazioni indirizzate ad EUROGENDFOR o da questa ricevute non possono essere oggetto di intercettazioni o interferenza.

Articolo 24

Domicilio fiscale

Per quanto concerne le imposte sul reddito e sulla proprieta’, il personale del QG permanente che elegga la propria residenza nello Stato ospitante, unicamente ai fini dell’adempimento dei proprio

incarico al servizio del QG permanente, sara’ considerato come se mantenesse il proprio domicilio fiscale nello Stato d’origine che paga lo stipendio per i servizi svolti per il QG permanente. Lo stesso trattamento si applichera’ anche ai familiari che non esercitino attivita’ professionali o commerciali all’interno dello Stato ospitante.

Capo VIII
Disposizioni in materia giurisdizionale e disciplinare

Articolo 25

Giurisdizione penale e disciplinare

1. Le autorita’ dello Stato d’origine avranno il diritto di esercitare la giurisdizione penale e disciplinare conferita loro dalla propria legislazione nei confronti del personale militare e civile, laddove detto personale civile sia soggetto alle leggi che regolano in tutto o in parte le forze di polizia a statuto militare dello Stato d’origine, in quanto schierato insieme a tali forze.

2. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente avranno il diritto di esercitare la loro giurisdizione sul personale militare e civile e sui loro familiari, nel caso di reati commessi all’interno dei loro territori e punibili in base alle leggi di tale Stato.

3. Le autorita’ dello Stato d’origine avranno il diritto di esercitare la giurisdizione esclusiva sul personale militare e civile, laddove detto personale civile sia soggetto alle leggi che regolano in tutto o in parte le forze di polizia a statuto militare dello Stato d’origine, in quanto schierato insieme a tali forze, nel caso di reati, inclusi quelli relativi alla sua sicurezza, punibili in base alle leggi dello Stato d’origine, ma non in base alle leggi dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

4. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente avranno il diritto di esercitare la giurisdizione esclusiva sul personale militare e civile, nonche’ sui loro familiari, nel caso di reati, compresi quelli relativi alla sua sicurezza, punibili in base alle proprie leggi ma non in base alle leggi dello Stato d’origine.

5. Nei casi di giurisdizione concorrente, si applicheranno le seguenti norme:

a) le autorita’ competenti dello Stato d’origine avranno il diritto di priorita’ nell’esercizio della giurisdizione sui personale militare e civile laddove detto personale civile sia soggetto alle leggi che regolano in tutto o in parte le forze di polizia a statuto militare dello Stato d’origine, in quanto schierato insieme a tali forze, nel caso di:

(I) reati commessi esclusivamente contro le proprieta’ o la sicurezza di detto Stato o reati commessi esclusivamente contro la persona o le proprieta’ del personale militare o civile di detto Stato o di un familiare;

(I) reati derivati da qualsiasi atto od omissione commesso nello svolgimento di attivita’ di servizio;

b) nel caso di reati di altra natura, le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente avranno il diritto di priorita’ nell’esercizio della giurisdizione;

c) qualora lo Stato che ha il diritto di priorita’ decida di non esercitare la giurisdizione, dovra’ notificarlo alle autorita’ dell’altro Stato nel piu’ breve tempo possibile. Le autorita’ dello Stato che ha il diritto di priorita’ prenderanno in debita considerazione la richiesta di rinuncia ad esercitare il loro diritto, inoltrata dalle autorita’ dell’altro Stato, nei casi in cui l’altro Stato ritenga tale rinuncia di particolare rilevanza.

6. Ai fini dell’applicazione dei commi 3, 4 e 5, tra i reati contro la sicurezza di uno Stato sono inclusi:

a) il tradimento nei confronti dello Stato;

b) il sabotaggio, lo spionaggio o la violazione di qualsiasi legge relativa ai segreti ufficiali di tale Stato o ai segreti relativi alla difesa nazionale di tale Stato.

7. Le disposizioni del presente articolo non comporteranno alcun diritto per le autorita’ dello Stato d’origine di esercitare la loro giurisdizione sui cittadini dello Stato ospitante o dello Stato ricevente o sulle persone che vi risiedono abitualmente, salvo nel caso in cui essi siano membri della forza dello Stato d’origine.

Articolo 26

Assistenza legale reciproca

1. Le Parti si presteranno reciprocamente assistenza per l’arresto dei membri di una forza o dei membri civili o dei loro familiari sul territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente e per la consegna degli stessi all’autorita’ chiamata ad esercitare la sua giurisdizione in base alle disposizioni di cui sopra.

2. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente notificheranno tempestivamente alle autorita’ militari dello Stato d’origine l’arresto di qualsiasi membro di una forza o di un membro civile o di un familiare.

3. La detenzione di un membro della forza o della componente civile indagato, che sia nella disponibilita’ dello Stato d’origine e sul quale lo Stato ospitante o lo Stato ricevente intendano esercitare la propria giurisdizione, sara’ assicurata dallo Stato d’origine finche’ la persona non sara’ rinviata a giudizio dallo Stato ospitante o dallo Stato ricevente.

4. Le Parti si presteranno reciproca assistenza nello svolgimento di tutte le indagini necessarie collegate ai reati e per la raccolta e la formazione delle prove, incluso il sequestro e, quando previsto, la consegna di oggetti collegati al reato. La consegna di tali oggetti puo’ tuttavia essere vincolata alla loro restituzione entro un termine stabilito dall’autorita’ che procede alla consegna.

5. Le Parti si notificheranno reciprocamente le decisioni adottate in tutti quei casi in cui vi sia concorso di giurisdizione.

6. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente prenderanno in debita considerazione la richiesta di assistenza inoltrata dalle autorita’ dello Stato d’origine relativa all’esecuzione di una pena detentiva all’interno del territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente, pronunciata dalle autorita’ dello Stato d’origine, ai sensi del presente articolo.

Articolo 27

Rimpatrio, assenza e allontanamento

1. Quando il personale di EUROGENDFOR non e’ piu’ effettivo alla sua forza e non e’ rimpatriato, le autorita’ dello Stato d’origine informeranno immediatamente le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente e forniranno ogni informazione utile.

2. Le autorita’ dello Stato d’origine informeranno inoltre le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente di qualsiasi assenza illegale dal servizio superiore a ventuno giorni.

3. Se lo Stato ospitante o lo Stato ricevente richiede l’allontanamento del personale di EUROGENDFOR dal proprio territorio o ha emanato un ordine di espulsione per il personale di EUROGENDFOR o per i suoi familiari, le autorita’ dello Stato d’origine potranno accoglierli sul proprio territorio o consentirgli di lasciare il territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

Capo IX
Indennizzi

Articolo 28

Rinuncia

1. Ciascuna Parte rinuncera’ a pretendere ogni indennizzo dalle altre Parti in caso di danno procurato alle sue proprieta’ nell’ambito della preparazione e dell’esecuzione dei compiti di cui al presente Trattato, comprese le esercitazioni, qualora tale danno:

a) sia stato causato dal personale di EUROGENDFOR nell’esecuzione dei propri compiti previsti dal presente Trattato; o

b) sia derivato dall’uso di qualsiasi veicolo, nave, aereo, armi o altro equipaggiamento di proprieta’ dell’altra Parte ed utilizzato dai suoi servizi, a condizione che il veicolo, la nave, l’aereo, l’arma o l’equipaggiamento che ha provocato il danno sia stato usato nel quadro del presente Trattato; o che il danno sia stato provocato ai beni cosi’ utilizzati.

2. Ciascuna Parte rinuncia a pretendere qualsiasi indennizzo dalle altre Parti in caso di ferite o decesso del personale di EUROGENDFOR durante lo svolgimento del servizio.

3. La rinuncia di cui ai commi 1 e 2 non si applichera’ al danno, alle ferite o al decesso dovuti a colpa grave o dolo del personale di una Parte e di conseguenza i costi di tale danno, ferita o decesso saranno imputati alla Parte.

4. Ferma restando l’eccezione di cui al comma 3, ciascuna Parte rinuncia a pretendere l’indennizzo in tutti quei casi in cui il danno sia inferiore ad un importo minimo stabilito dal CIMIN.

Articolo 29

Danno a terzi

1. In caso di danno provocato a terzi od a beni appartenenti a terzi da un membro o dai beni di una delle Parti nella preparazione e nell’esecuzione dei compiti previsti dal presente Trattato, comprese le esercitazioni, il risarcimento di tale danno sara’ suddiviso dalle Parti in base alle disposizioni all’uopo previste negli accordi o nelle intese di attuazione di cui all’articolo 45 e secondo le seguenti disposizioni:

a) le richieste di indennizzo saranno depositate, esaminate e definite o giudicate in base alle leggi ed ai regolamenti dello Stato ospitante o dello Stato ricevente per quanto concerne gli indennizzi derivanti dalle attivita’ di EUROGENDFOR;

b) lo Stato ospitante o lo Stato ricevente potranno definire tali richieste di indennizzo; il pagamento dell’importo concordato o stabilito con sentenza sara’ fatto in euro dallo Stato ospitante o dallo Stato ricevente;

c) tale pagamento, qualora effettuato in base ad un accordo od a seguito di una sentenza emanata da un tribunale competente dello Stato ospitante o dello Stato ricevente, oppure la sentenza definitiva di non luogo a pagamento, emanata da detto tribunale, sara’ definitivamente vincolante per le Parti interessate;

d) qualsiasi indennizzo pagato dallo Stato ospitante o dallo Stato ricevente sara’ comunicato agli Stati d’origine interessati, insieme ad un rapporto circostanziato ed ad una proposta di ripartizione in conformita’ al presente articolo. In assenza di risposta entro due mesi, la proposta di ripartizione sara’ considerata accettata.

2. Se, tuttavia, tale danno e’ dovuto a colpa grave o dolo del personale di una Parte, i costi derivanti da tale danno saranno sostenuti unicamente da detta Parte.

3. I membri del personale di EUROGENDFOR non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio.

4. Ferme restando le responsabilita’ individuali in caso di danni provocati a terzi o ai beni di terzi da una persona o da un bene di una delle Parti al di fuori dell’attivita’ di servizio, le richieste di indennizzo di detti danni saranno trattate nel modo seguente:

a) le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente esamineranno la richiesta di indennizzo e valuteranno il risarcimento per l’avente diritto in modo equo e giusto, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, ivi compresa la condotta della persona lesa, e redigeranno un rapporto sull’accaduto;

b) il rapporto sara’ trasmesso alle autorita’ dello Stato d’origine, che quindi decidera’ senza ritardo se offrire un pagamento a titolo grazioso e, in tal caso, l’importo dello stesso;

c) se viene fatta un’offerta di pagamento a titolo grazioso ed essa e’ accettata dall’avente diritto a titolo di totale ristoro della sua richiesta di indennizzo, le autorita’ dello Stato d’origine effettueranno esse stesse il pagamento ed informeranno le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente della loro decisione e della somma corrisposta;

d) le disposizioni del presente comma non pregiudicheranno la giurisdizione dei tribunali dello Stato ospitante o dello Stato ricevente relativamente alla possibilita’ di intraprendere un’azione legale contro il personale di EUROGENDFOR a meno che non si sia proceduto al pagamento a titolo di totale ristoro della richiesta di indennizzo.

Articolo 30

Esame delle circostanze

Fatto salvo l’articolo 31, quando sussista il dubbio che i danni siano stati provocati durante il servizio, il CIMIN si pronuncera’ dopo l’esame del rapporto sulle circostanze predisposto dal Comandante EGF.

Articolo 31

Esercitazioni ed operazioni

In caso di esercitazione od operazione sul territorio di uno Stato terzo, il metodo di ripartizione del risarcimento tra le Parti e, ove opportuno, gli Stati contribuenti, puo’ essere specificato in un’intesa finalizzata a regolamentare l’esercitazione o l’operazione.

Articolo 32

Esperti tecnici o scientifici

Le disposizioni del Capo VIII e del Capo IX si applicheranno inoltre al cittadino di una delle Parti, che non appartenga ne’ al personale militare ne’ a quello civile, ma che stia svolgendo una missione specifica di natura tecnica o scientifica nell’ambito di EUROGENDFOR, unicamente per la durata della missione specifica.

Capo X
Disposizioni finanziarie e diritti patrimoniali

Articolo 33

Consiglio finanziario

1. E’ istituito un Consiglio finanziario, formato da un esperto finanziario nominato da ciascuna delle Parti.

2. Il Consiglio finanziario svolgera’ le seguenti funzioni:

a) fornire pareri al CIMIN sulle questioni finanziarie e di bilancio;

b) attuare le procedure finanziarie, contrattuali e di bilancio e proporre, se necessario, modifiche alla formula di ripartizione dei costi da sottoporre all’approvazione del CIMIN;

c) esaminare il progetto di bilancio e la pianificazione delle spese di medio periodo proposti dal Comandante EGF, da sottoporre all’approvazione del CIMIN;

d) esaminare il rapporto annuale relativo al bilancio finale delle spese annuali, predisposto dal Comandante EGF, e fornire pareri al CIMIN in vista della sua adozione;

e) in caso di emergenza, approvare le spese straordinarie che non dovranno superare il 10% del capitolo interessato, per conto del CIMIN. Il Consiglio finanziario riferira’ alla successiva riunione del CIMIN;

f) comporre il contenzioso finanziario. Se il Consiglio finanziario non e’ in grado di risolvere il contenzioso, questo dovra’ essere risolto dal CIMIN;

g) chiedere al CIMIN di procedere alla revisione delle spese comuni di EUROGENDFOR. Sara’ il CIMIN a stabilire le modalita’ della revisione.

3. Le procedure operative del Consiglio finanziario ed i termini per la presentazione, l’ esame e l’ adozione del progetto di bilancio finale di EUROGENDFOR saranno definiti nelle regole finanziarie,

che dovranno essere approvate dal CIMIN.

Articolo 34

Spese

1. Le attivita’ di EUROGENDFOR prevedono tre tipi di spese:

a) spese comuni;

b) spese dello Stato ospitante riguardanti il QG permanente;

c) spese nazionali.

2. I diversi tipi di spese e le loro modalita’ di finanziamento saranno definiti nelle regole finanziarie di EUROGENDFOR che devono essere approvate dal CIMIN.

Articolo 35

Bilancio

1. Il bilancio annuale di EUROGENDFOR per le spese comuni, calcolate in euro, dovra’ comprendere le entrate e le uscite.

2. Le uscite sono costituite, da un lato, dai costi di investimento e dai costi operativi per il QG permanente e, dall’altro, dalle spese, approvate dalle Parti, collegate alle attivita’ di EUROGENDFOR.

3. Le entrate sono costituite dai contributi versati dalle Parti in base ai criteri che saranno da loro stabiliti nelle regole finanziarie di EUROGENDFOR.

4. L’esercizio finanziario si apre il 1° gennaio e si chiude il 31 dicembre.

Articolo 36

Revisione dei conti

Per adempiere ai compiti di revisione stabiliti dai propri governi nazionali e per riferire ai rispettivi parlamenti come stabilito dai relativi ordinamenti, i revisori dei conti nazionali potranno ottenere tutte le informazioni necessarie ed esaminare tutti i documenti in possesso del personale di EUROGENDFOR.

Articolo 37

Appalti pubblici

1. EUROGENDFOR puo’ indire gare pubbliche di appalto per i contratti conformemente ai principi in vigore nell’UE.

2. Le normative in materia di appalti pubblici dell’UE si applicano alle seguenti condizioni:

a) la pubblicazione di una gara di appalto e’ di competenza del Comandante EGF;

b) sara’ possibile ricorrere contro l’attribuzione di un appalto pubblico, senza costi, presso il CIMIN, che emettera’ la sua decisione entro un mese.

3. Fatto salvo quanto previsto ai commi 1 e 2, saranno esclusi dalla partecipazione alle gare d’appalto i concorrenti che:

a) forniscono beni o servizi provenienti da uno Stato con il quale una delle Parti non intrattiene relazioni diplomatiche;

b) perseguono, direttamente o indirettamente, scopi che una delle Parti ritiene contrari ai propri essenziali interessi di sicurezza e di politica estera.

Capo XI
Disposizioni finali

Articolo 38

Lingue

Le lingue ufficiali di EUROGENDFOR saranno quelle delle Parti. Sara’ possibile utilizzare una lingua di lavoro comune.

Articolo 39

Risoluzione delle controversie

Le controversie tra le Parti, relative all’interpretazione od all’applicazione del presente Trattato, saranno risolte attraverso un negoziato.

Articolo 40

Modifiche

1. Su proposta di una delle Parti, il presente Trattato potra’ essere modificato in qualunque momento con l’accordo di tutte le Parti.

2. Qualsiasi modifica entrera’ in vigore in conformita’ alle disposizioni dell’articolo 46.

Articolo 41

Denuncia

1. Qualsiasi Parte potra’, in ogni momento, decidere di denunciare il presente Trattato, dandone anticipatamente comunicazione scritta al depositario.

2. La denuncia avra’ effetto dodici mesi dopo la data di ricezione della sua notifica da parte del depositario o ad una data successiva eventualmente indicata nella notifica di denuncia.

Articolo 42

Adesione

1. Qualsiasi Stato membro dell’UE, dotato di una forza di polizia a statuto militare, potra’ richiedere al CIMIN di aderire ai presente Trattato. Dopo aver ricevuto l’approvazione delle Parti, in conformita’ all’articolo 7, comma 5, lettera a), il CIMIN informera’ lo Stato richiedente della decisione delle Parti.

2. L’adesione avra’ luogo tramite deposito di uno strumento di adesione presso il depositario del Trattato, che notifichera’ la data del deposito di cui sopra a ciascuna Parte e allo Stato che aderisce.

3. Per ciascuno Stato, per conto del quale sia stato depositato uno strumento di adesione, il presente Trattato entrera’ in vigore il primo giorno del secondo mese dopo la notifica fatta dal depositario a tutte le Parti.

Articolo 43

Status di Osservatore

1. Gli Stati candidati all’ingresso nell’UE, dotati di una forza di polizia a statuto militare, potranno richiedere lo status di Osservatore. Anche gli Stati membri dell’UE, dotati di una forza di polizia a statuto militare, potranno richiedere lo status di Osservatore come primo passo per l’adesione.

2. Lo status di Osservatore comporta il diritto di distaccare un ufficiale di collegamento presso il QG permanente, secondo le norme approvate dal CIMIN.

Articolo 44

Status di Partner

1. Gli Stati membri dell’UE e gli Stati candidati all’adesione all’UE, dotati di una forza che abbia statuto militare ed alcune competenze di polizia, possono richiedere lo status di Partner.

2. Il CIMIN definira’ i diritti e gli obblighi specifici dei Partner.

Articolo 45

Attuazione di accordi o intese

Il presente Trattato potra’ essere integrato da uno o piu’ specifici accordi od intese di attuazione.

Articolo 46

Entrata in vigore

Il presente Trattato entrera’ in vigore il primo giorno del secondo mese dopo la notifica, fatta dal depositario a tutte le Parti, dell’ultimo strumento di ratifica, accettazione o approvazione.

Articolo 47

Depositario

Il Governo della Repubblica Italiana sara’ il depositario e notifichera’ a tutti gli Stati firmatari e aderenti il deposito di ciascuno strumento di ratifica, accettazione, approvazione, adesione o denuncia.

Firmato a Velsen, il 18 ottobre 2007, in un esemplare originale nelle lingue spagnola, francese, italiana, olandese, portoghese ed inglese, ogni testo facente egualmente fede, e depositato presso il Governo della Repubblica Italiana. Il Governo della Repubblica Italiana trasmettera’ le copie autenticate a ciascuna delle Parti.

Parte di provvedimento in formato grafico

EUROGENDFOR

DICHIARAZIONE D’INTENTI

1. FINE

Al fine di contribuire fattivamente allo sviluppo della politica di Sicurezza e Difesa Europea, nonche’ alla creazione di un’area in cui vigano liberta’ sicurezza e giustizia, Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna, tutte nazioni dotate di forze di polizia aventi status militare ed in grado di svolgere mansioni di polizia, sostituendo e/o rinforzando, a seconda dei casi, le forze di polizia aventi status civile, in accordo con le conclusioni del Consiglio Europeo di Nizza, propongono quanto segue per:

– mettere l’Europa in condizione di svolgere appieno a quei compiti di polizia richiesti in tutte quelle Operazioni di Gestione delle Situazioni di Crisi che rientrano nel quadro della Dichiarazione di

San Pietroburgo, con particolare riguardo alle Missioni di Sostituzione;

– offrire una struttura operativa multinazionale a quegli Stati che intendano affiancare l’Unione Europea nello svolgimento delle operazioni;

– partecipare alle iniziative delle Organizzazioni Internazionali nel settore delle Operazioni di Gestione delle Situazioni di Crisi.

A questo fine, i sopra menzionati Paesi hanno deciso la creazione di una forza di gendarmeria, chiamata EUROGENDFOR (EGF), che dovra’ essere operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, al fine di svolgere ogni compito di polizia.

Nelle Operazioni di Gestione delle Situazioni di Crisi, l’EGF assicurera’ una presenza effettiva, unitamente ad altri partecipanti, inclusa la componente militare e la Polizia Locale. Tutto cio’ per facilitare la riattivazione dei servizi di sicurezza, in particolare durante il periodo di transizione da un ambiente operativo militare a quello civile.

Le operazioni dell ‘EGF saranno aperte alla partecipazione di altri paesi dotati di appropriate competenze di polizia.

2. MISSIONI

Le unita’ appartenenti all’EGF dovranno essere poste alle dipendenze di una ben definita catena di comando, suscettibile di cambiamento durante la missione, concordemente alle varie fasi operative. Queste unita’ potranno essere poste sia sotto comando militare che sotto comando civile, al fine di garantire la pubblica sicurezza che l’ordine pubblico, ed eseguire compiti di polizia giudiziaria.

L’EGF dovra’ essere in grado di affrontare ogni aspetto delle Crisis Response Operations:

– durante la fase iniziale dell’operazione, essa potrebbe entrare in teatro con le forze militari per svolgere i propri compiti di polizia;

– durante la fase di transizione, essa potrebbe continuare a svolgere la propria missione, sia in proprio che con altra forza militare, facilitando il coordinamento e la cooperazione con le unita’ di Polizia Locale o Internazionale;

– durante la fase di disimpegno, essa potrebbe facilitare, qualora necessario, il passaggio di responsabilita’ alle autorita’ ed agli enti civili che prendono parte agli sforzi di cooperazione.

Durante la prevenzione delle situazioni di crisi, l’EGF potrebbe venire schierata da sola o congiuntamente ad altra forza militare.

Nel rispetto del mandato di ogni operazione, l’EGF condurra’ un ampio spettro di attivita’, correlate alle proprie caratteristiche di forza di polizia, come:

– svolgere missioni inerenti la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico;

– monitorare e fornire consulenza alla Polizia Locale nell’adempimento dei propri servizi quotidiani, incluso le investigazioni criminali;

– dirigere la pubblica sorveglianza, la regolamentazione del traffico, la polizia di frontiera e la generale acquisizione di informazioni;

– svolgere investigazioni criminali inerenti la scoperta dei reati, l’individuazione degli autori ed il loro trasferimento presso le appropriate autorita’ giudiziarie;

– proteggere la popolazione e la proprieta’, e mantenere l’ordine nel caso di disordini pubblici;

– addestrare il personale delle forze di polizia in relazione agli standard internazionali;

– addestrare gli istruttori, in particolare attraverso programmi di cooperazione.

3. STRUTTURA

L’EGF sara’ principalmente composta dalle stesse forze incluse dai Paesi Membri nell ‘elenco degli obiettivi principali e nella capacita’ di gestione delle situazioni di crisi civile nel Consiglio di Helsinki, originati nella conferenza tenutasi a Bruxelles il 19 Novembre 2001. Per questo motivo, innanzitutto, essa verra’ posta a disposizione dell’Unione Europea. Una volta schierata per l’Unione Europea, il PSC ne assumera’ il controllo politico e la direzione strategica.

L’EGF potrebbe anche venir messa a disposizione dell’ONU, dell’OSCE, della NATO, di altre organizzazioni internazionali, nonche’ di una coalizione creata ad hoc. La pianificazione delle operazioni dell’EGF deve tener conto della necessita’ di una stretta coordinazione con

gli organi militari e/o civili. Quando l’EGF sara’ parte integrante di una forza militare, dovra’ mantenere un collegamento funzionale con le autorita’ di polizia locali o internazionali e le forze presenti in Teatro Operativo.

Affinche’ l’EGF venga spiegata operativamente e’ necessario che la decisione venga presa all’unanimita’ dagli Stati Membri.

4. STRUTTURA DEL COMANDO

Un Alto Comitato Interministeriale, composto dai rappresentanti dei ministri responsabili di ogni paese¹¹ , assicurera’ la coordinazione politico-militare, nominera’ il Comandante dell’EGF e gli dettera’ le linee guida per l’impiego della forza.

Questo Comitato verra’ assistito nelle sue funzioni da dei gruppi di lavoro.

Le strutture e le procedure che permetteranno l’attuazione delle decisione adottate dai Paesi Membri, cosi’ come le condizioni di impiego, verranno elaborate dettagliatamente in sede appropriata.

L’EGF verra’ dotata di un QG²² multinazionale, modulare e spiegabile all’estero. Questo QG permanente, sara’ sotto il comando del Comandante dell’EGF e sara’ costituito da un nucleo multinazionale, che potra’ venire rinforzato, qualora necessario, con l’unanime consenso dei Paesi Membri. Il QG dell’EGF si occupera’ della pianificazione operativa e, se richiesto, prendera’ parte al processo decisionale strategico. Il QG permanente avra’ base in Italia.

Gli incarichi chiave verranno ricoperti in base a criteri rotazionali.

Nel caso di un’operazione, i Paesi Membri designeranno un Comandante della forza per la missione EGF. QG permanente dell’EGF agira’ come QG Originario per il QG dei Comandanti della Forza. Il coinvolgimento del QG permanente nella catena di comando, dovra’ venire definita conseguentemente alla situazione.

——————

1 Per la composizione di questo Comitato, consultare l’Allegato A.

2 Consultare l’Allegato B.

5. STRUTTURA DELLA FORZA

In caso di un’operazione, l’unita’ dell’EGF potra’ essere composta, oltre al QG, da:

– una componente operativa, dedicata alle missioni generalmente di Pubblica Sicurezza e mantenimento dell’Ordine Pubblico;

– una componente dedicata alla lotta contro il crimine, che includa specialisti nelle missioni inerenti investigazioni criminali, individuazione, raccolta, analisi ed elaborazione della informazione, protezione ed assistenza delle persone, controllo traffico, eliminazione di congegni esplosivi (EOD), lotta contro il terrorismo

ed altri gravi reati, ed altri specialisti.

La compagnia sara’ formata da moduli e specialisti assegnati all’EGF.

– una componente dei supporto logistico, in grado di svolgere tutte quelle attivita’ correlate a viveri, rifornimenti, manutenzione, recupero ed evacuazione delle attrezzature, trasporti, cure mediche e sanitarie. Quando necessario, alcune di queste funzioni verranno svolte da altri partecipanti.

I Paesi Membri dovranno individuare su base periodica le forze specializzate in termini di capacita’, effettuando la designazione nominale definitiva al momento opportuno. Le unita’ verranno assegnate “a richiesta” all’EGF.

L’EGF dovra’ possedere un’iniziale capacita’ di reazione rapida di circa 800 persone nell’arco di 30 giorni.

Ogni Paese Membro manterra’ la propria autonomia decisionale quando le sue unita’ prenderanno parte ad una operazione dell ‘EGF.

6. ADDESTRAMENTO

I requisiti operativi delle unita’ dell’EGF verranno definiti dall’Ato Comitato Interministeriale.

Il conseguimento ed il mantenimento di detto livello sara’ responsabilita’ di ogni singola nazione. L’addestramento dovrebbe tenere conto degli obiettivi annuali proposti dall’Ufficiale Comandante ed approvati dall’Alto Comitato Interministeriale.

L’addestramento multinazionale organizzato dall’EGF dovrebbe rendere possibile raggiungere il richiesto livello di interoperativita’. Questo programma verra’ proposto dall’Ufficiale Comandante ed approvato da un gruppo di lavoro appositamente creato.

7. ASPETTI AMMINISTRATIVI E FINANZIARI. SUPPORTO LOGISTICO

Finanziamento e Supporto Logistico del QG Permanente dell’EGF

Ogni Paese Membro sosterra’ le spese derivanti dalla propria partecipazione all’EGF.

Le spese ordinarie verranno proporzionalmente divise tra i Paesi

Membri.

L’Italia fornira’ supporto logistico per la struttura del QG permanente dell’EGF, e tale supporto sara’ l’oggetto di un accordo tecnico tra i Paesi Membri, i quali, inoltre, stabiliranno le modalita’ di rimborso delle spese ordinarie.

I Paesi Membri stanzieranno un budget per le spese fisse dell ‘EGF, e l’ammontare dei contributi al budget verra’ definito da essi su base annuale.

Il budget annuale sara’ richiesto dall’Ufficiale Comandante dell’EGF e dovra’ venire approvato dall’Alto Comitato Interministeriale.

Ogni Paese Membro potra’ designare un proprio esperto finanziario per la consulenza su budget e spese.

Supporto Logistico durante le operazioni

I finanziamenti (per scopi operativi) verranno forniti dai Paesi contribuenti e, all’uopo, dall’EU, dall’ONU, e da altre organizzazioni internazionali.

Interoperativita’

I Paesi Membri si adopreranno per il miglioramento del livello di interoperativita’ delle loro forze.

8. LINGUAGGIO

Il linguaggio ufficiale dell’EGF sara’ quello dei Paesi Membri. In ambito lavorativo potra’ essere usato un linguaggio comune.

9. AMMISSIONE

La completa appartenenza all’EGF sara’ aperta a tutti quegli Stati aderenti all’Unione Europea ed in possesso di una forza di polizia dotate di status militare. Presentando richiesta, essi potranno venire ammessi all’EGF previo avallo dei Paesi Membri e dopo la susseguente accettazione di quanto contenuto nella presente Dichiarazione.

Su propria richiesta, gli Stati membri dell’EU candidati ed in possesso di forze di polizia aventi status militare potranno ottenere il riconoscimento dello Status di Osservatore, distaccando un proprio ufficiale di collegamento presso il QG dell’EGF.

Con il dovuto rispetto dello status militare, le condizione di ammissione potranno essere riviste, su richiesta di uno dei Paesi Membri e con il consenso di tutti gli altri.

10. ASPETTI LEGALI

I Paesi Membri sigleranno un Trattato al fine di stabilire le funzioni precise e la condizione giuridica dell’EGF e dei suoi membri.

Prima dell’entrata in vigore di detto Trattato, i Paesi Membri si obbligheranno ad applicare le clausole dell’accordo tra le parti aderenti al Trattato dell’Atlantico del Nord sullo status delle proprie forze, siglato a Londra il 16 Giugno 1951, ai membri dell’EGF.

11. ACCORDI SPECIFICI

Quanto esposto in precedenza e le misure che potranno ritenersi necessarie per organizzare gli aspetti concreti delle relazioni tra i Paesi Membri saranno oggetto di specifici accordi.

ALLEGATO A

Composizione dell’Alto Comitato Interministeriale

Francia Rappresentanti dei Ministri della Difesa

e degli Affari Esteri

Italia Rappresentanti dei Ministri della Difesa

e degli Affari Esteri

Olanda Rappresentanti dei Ministri della Difesa

e degli Affari Esteri

Portogallo Rappresentanti dei Ministri degli Interni

e degli Affari Esteri

Spagna Rappresentanti dei Ministri della Difesa, degli Interni

e degli Affari Esteri

Allegato B

IL QUARTIER GENERALE DELL’EGF

Il QG dell’EGF consistera’ di un nucleo permanente, di stanza in Vicenza (Italia), che potra’ venire rinforzato con ulteriori elementi, secondo le esigenze.

Il QG dovrebbe venire realizzato nel 2005 ed i preparativi avranno inizio nell ‘autunno del 2004.

Gli Stati Membri (PS) ne definiranno I dettagli in separate sede, considerando le seguenti posizioni-chiave: Comandante (un ufficiale di grado OF 6 / 5), Vice Comandante (un Ufficiale di grado OF 5), COS (un Ufficiale di grado OF 4), ACOS OPS/INT (un Ufficiale di grado OF 4) e ACOS Support (Ufficiale di’ grado OF 4).

Gli Stati Membri contribuiranno alla formazione dei’ quadri del QG di EGF, secondo quanto riportato nella seguente tabella:

UFFICIALI MARESCIALLI

FRANCIA 4 2

ITALIA 5 6

OLANDA 2 2

PORTOGALLO 2 1

SPAGNA 2 3

Totale 15 14

(gli elementi in tabella riportati non includono il Comandante)

I criteri relative alle modalita’ di rotazione e quelli proporzionali verranno successivamente definiti.

In linea di massima, gli Ufficiali resteranno in carica tre anni.

Il QG dell’EGF sara’ incaricato di’:

– monitorare le possibili aree di intervento;

– pianificare le operazioni dell’EGF;

– definire i requisiti operativi;

– approntare la pianificazione di emergenza;

– pianificare e coordinare esercitazioni congiunte;

– valutare le attivita’ svolte e mettere in pratica quanto appreso sul campo ;

– approntare un adeguato sistema di supporto logistico;

– consigliare gli Stati Membri al fine di migliorare

l’inter-operativita’ tra le unita’ e le altre Forze;

– spiegare un QG per il Comandante dell’EGF;

quando richiesto, contribuire al processo decisionale a livello strategico.

1746.- LA “PROPAGANDA E ISTIGAZIONE A DELINQUERE PER MOTIVI DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE ETNICA E RELIGIOSA” (art. 604-bis c.p.),

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E’ entrato in vigore, oggi 9 aprile, il decreto legislativo n. 21/2018, con cui è stata data attuazione alla delega sulla riserva di codice nella materia penale prevista dalla riforma Orlando e con cui si introducono una serie di fattispecie di reato nel codice stesso con contestuale abrogazione delle previsioni esterne al medesimo e norme di coordinamento.
Diciamo subito che il principio della riserva di codice in materia penale, stabilisce che “nuove disposizioni che prevedono reati possono essere introdotte nell’ordinamento solo se modificano il codice penale ovvero se sono inserite in leggi che disciplinano in modo organico tutto la materia”.

Fra le nuove fattispecie di reato, abbiamo preso in esame la “Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa” (art. 604-bis c.p.), perché introduce, anzi, resuscita un tema che ritenevamo confinato alle negatività del regime fascista, sia pure con presupposti totalmente differenti. Infatti, qui non si tratta di assecondare l’alleato tedesco sulla via della purezza razziale, ridicola, per chi considera di quante etnie si compone il popolo italiano; si tratta, invece, di prendere atto delle obbiettive difficoltà nell’ordine sociale e nella legalità venutesi a creare con l’introduzione massiva, da parte del Governo, in massima parte di natura illegale, di numeri importanti e incontrollabili di individui, con identità non integrabili dagli italiani, nel senso logico e nomastico del termine integrazione. Integrazione, infatti, sta a significare scambio reciproco di valori, che presuppone che chi entra nel Paese si ponga nella duplice veste di ricettore e di portatore di valori e non di demolitore.
Teoricamente, tutti gli individui, possono essere portatori di valori e riceverne; ma questi valori sono integrabili soltanto entro certi limiti. Costituisce, peraltro, un grave segno di presunzione pensare che la nostra identità sia astrattamente superiore a quella di un altro popolo. Facciamo subito abiura delle superiorità razziali che non trovano riscontro nella scienza e diciamo che le etnie si sono costruite nei secoli attraverso la stanzialità in determinati luoghi. Quelle, ad esempio, che si sono stabilite intorno ai Poli differiscono profondamente da quelle stabilitesi intorno all’Equatore. Il colore della pelle è la manifestazione più appariscente, ma non l’unica che può caratterizzarle. Vogliamo significare che ogni identità, relativamente al suo popolo, equivale ad un’altra, in valore assoluto, come anche che le separano precisi caratteri di ciascuna. È assurdo e stolto pensare di poter valicare quei confini, di poter integrare quei caratteri con un timbro dell’anagrafe, migrando come attraverso uno Stargate, da un’identità all’altra. È assurdo e stolto per l’imponenza dei numeri e per il salto di civiltà che questa migrazione economica dall’Africa Sub Sahariana verso l’Europa impone; ma, sotto un altro profilo, è criminoso, perché va a ledere il diritto di ogni individuo alla propria identità. Così per gli italiani, così per i migranti. Aggiungo che la resistenza di ciascuno attorno alla propria identità genererà la rottura della società italiana e la ghettizzazione delle varie etnie attirate con l’inganno di un eldorado inesistente. La pratica, infatti, insegna che, oltre certi limiti; quando i rispettivi valori sono distanti, troppo distanti, non si produce integrazione, ma disgregazione, con reciproco danno per entrambi i soggetti, quello che vede compromesso il suo tessuto sociale e quello che ha rinunciato al suo per migrare. Sia chiaro che il migrante economico non è attratto dalla storia, dal diritto, dalle consuetudini e dalle tradizioni, dall’Ordinamento giuridico della Nazione Italia; ma soltanto dal suo benessere. Un benessere che dovrà misurare, però, ponendosi in relazione con esso uti singulo. Accenno appena all’ulteriore danno che la migrazione economica produce a carico del Paese cedente, che viene a perdere le proprie risorse umane, normalmente le più giovani. Ebbene, dopo questa disgressione intorno alla migrazione è doveroso precisare che accogliere un pellegrino o un vero naufrago è un gesto d’amore cristiano; ma accogliere si può fin dove e come si può, fino a che non si sconfina nella cattiva accoglienza.

Andando alla norma dell’art. 604 – bis codice penale, si punisce,
salvo che il fatto costituisca più grave reato:
a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

L’impressione migliore che questa norma suscita è che, con essa, si sia dichiarata fallita l’azione di governo nei riguardi della Nazione e del fenomeno migratorio.
È così evidente che non risolverà i problemi che noi italiani dovremmo affrontare per costituire un degno Paese ospitante, ponte fra due continenti, che viene legittimamente da chiedersi se con esso non si sia voluto incanalare l’integrazione in un percorso normativo; ma si sia voluto porre come una guarentigia normativa a salvaguardia dei costumi e dei precetti religiosi o pseudo religiosi dei migranti, spesso in drammatica antitesi con la Costituzione e con tutto l’Ordinamento Giuridico, con le consuetudini, con le tradizioni e con la storia dell’Italia. Prendo ad esempio i precetti del corano nei confronti della donna, tratti dalla traduzione di alcuni suoi versetti.
Le donne vi sono considerate esseri antropologicamente inferiori e schiave sessuali e valgono la metà dell’uomo. Cito dal Corano:

• Le donne devono essere uccise se commettono “azioni infami”;
• Vanno picchiate se si teme che non si sottomettano all’uomo;
• Allah legittima la riduzione della donna a schiava sessuale;
• Meglio una schiava musulmana di una donna libera miscredente;
• Allah legittima la poligamia;
• La sposa viene ripudiata ripetendole tre volte “Ti ripudio!”;
• La musulmana deve sposare un musulmano;
• Si può sposare una non musulmana virtuosa, che non deve però trasmettere la sua religione ai figli, né può ereditare dal marito;
• L’adulterio è fra i reati puniti con la flagellazione e la pena di morte;
• La fornicazione fra fidanzati non sposati vale 100 frustate.
L’islam non rispetta la donna, non ammette il pluralismo religioso ed è incostituzionale sotto ogni aspetto, checché vogliano raccontarci.

L’impressione peggiore che la norma dell’art. 604 – bis c.p., invece, suscita è che, con essa stiamo rischiando di aprire la strada a interpretazioni che, all’occorrenza, possono contribuire alla repressione dei sentimenti e dei diritti politici e religiosi degli italiani, costituzionalmente protetti. Trovo sciocco, quanto meno puerile voler giustificare la norma appellandosi al pericolo di un risorgere delle leggi razziali fasciste, come per tutto ciò che si rifà a un regime impossibile a ricrearsi in questo contesto storico, politico e sociale. Falso è pure l’appellarsi al principio costituzionale di solidarietà perché per sua natura cristiano, ma, soprattutto, volto a creare per ogni cittadino le condizioni per poter dare una partecipazione consapevole alla vita politica della Nazione. Temo che la norma troverà applicazione a senso unico, nei riguardi soltanto dei cittadini italiani, non più sovrani in assoluto e non solo dal punto di vista solo monetario, se e come.

1716.- IL CORAGGIO DI AMARE L’ITALIA E LA PIETA’

Guardo all’italiano del piccolo ceto, più o meno sinistroide, che ha fatto della sua ignoranza un mito e, forte della sua maggioranza in espansione, ci propina, anzi, impone amministratori e governanti senza qualità. Sopra di lui, i superstiti del ceto medio si dividono fra la solitudine dell’assenteista e i deliri di onnipotenza. Più in alto, si sgomita perché la pira che tutto cancella s’innalzi più alta. Per gli stranieri che osservano da fuori, siamo un mercato delle occasioni, popolato da imbelli senza dignità. Chi alla dignità non rinuncia e, come me, ama questa terra e la sua gente si appella alla Costituzione, urla dal cuore al tradimento, ma nessuno risponde. L’incostituzionalità è stata eretta a sistema. Chi ha giurato sulla Costituzione rinnega la sovranità. Non può chiamarsi Presidente.
Da Ciampi in poi, se non da prima, è stato uno sfregio costante, voluto, alla Costituzione dei partiti e per i partiti, nata violabile, per essere violata; carente nella parte economica; in tutti gli strumenti di partecipazione dei cittadini alla politica; negli organi di garanzia a tutela della trama dei suoi principi d’incerta attuabilità; colpevolmente ad attuazione differita da parte di chissà quale maggioranza, e quando e come. C’è un regista dietro tutto questo, che mi porta col pensiero a Enrico Mattei, ad Aldo Moro, Carlo Alberto Dalla Chiesa e ancora. E c’è una trama che inizia da lontano, molto lontano, nella quale non siamo attori, ma burattini. Ebbene sì, burattini cui ignoranza, arrivismo e astio sociale rendono impossibile trovare la coesione sui temi fondamentali d’interesse generale. Si compia il destino.

Mario Donnini

1712.- “Poteri quasi pieni ma niente fiducia, possibili decreti e nomine urgenti”

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Dal Sole 24 ore traggo alcune riflessioni che condivido e Vi suggerisco la lettura di questo articolo chiaro e semplice. Il governo degli affari urgenti Gentiloni ha poteri quasi pieni, ma non ha la fiducia; però, alla faccia della nostra impellente richiesta di sicurezza, ha liberato i detenuti con pene inferiori a quattro anni e, alla faccia della Nazione, ha stipulato accordi internazionali, delegando con il “Trattato del Quirinale“ (nome puerile e pomposo) la Francia a rappresentare i “suoi” interessi nel summit Francia-Germania – scusate – nel Trattato di Berlino, bilaterale (e la chiamano Unione!). Non basta, con l’intrallazzo di Caen ha ceduto zone di mare sardo pescose e ricche di petrolio. Almeno Mussolini, per certi atti, era sottoposto al re, invece, questo modesto nessuno fa quel che ad altri pare e noi cittadini subiamo e ci chiediamo perché non c’è una maggioranza capace di formare un governo, a sua volta, capace d’interpretare la bocciatura dell’Unione europea uscita dalle elezioni. Non c’è, anzitutto, perché i costituenti hanno omesso di strutturare un democratico sistema di partiti attraverso i quali attuare la partecipazione dei cittadini alla vita politica (art. 49), poi, perché gli italiani credono ancora al dualismo sinistra e destra e, quando combattono, combattono i “fassisti” e gli autoritarismi del passato, mentre la dittatura finanziaria e tecnocratica, tramite Bruxelles, li munge ogni giorno di più. Quelli che ancora si sentono coinvolti dalla politica, pensano ancora all’alternanza fra sinistra e destra e, stanchi, dimenticano che li ha colonizzati e li sta dominando il partito unico dei kapò. Aristotele, l’altro ieri, diceva che non c’è democrazia senza l’alternanza e nell’immaginario italiano l’alternanza è fra centro sinistra e centro destra. Ebbene, nell’Italia dell’eurozona scordatevi l’alternanza; non può esistere una politica di sinistra e non c’è più la Sinistra e, nemmeno, vedo la Destra, perché Forza Italia e Lega non sono la Destra, Fratelli d’Italia non rappresenta la Destra e quella estrema, patriottica, che vorrebbe tutelare famiglie e lavoratori e i cui partiti si scopiazzano i programmi l’uno con l’altro, ha perduto definitivamente quello che era il messaggio culturale di Alleanza Nazionale ed è frammentata dai troppi leader. Sì, troppi! Infatti non comanda nessuno di loro.

Vi lascio al professore Francesco Clementi, di cui apprezzo molti pensieri e al suo scritto pubblicato da Il Sole 24 ore e, per noi, di sola lettura.

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Francesco Clementi

“Con l’emanazione dei quattro decreti del Presidente della Repubblica (scioglimento delle Camere, convocazione dei comizi elettorali e assegnazione alle circoscrizioni elettorali dei seggi spettanti rispettivamente a Camera e Senato), l’ordinamento costituzionale italiano entra nella fase di transizione tra una legislatura e un’altra. Questa fase, mentre dal lato della politica sarà dominata dalla campagna elettorale, dal lato delle istituzioni sarà dominata da un principio costituzionalmente necessario e indefettibile: quello della continuità dell’esercizio delle pubbliche funzioni da parte del Governo. Infatti, l’ordinamento deve sempre assicurare la continuità degli organi costituzionali anche nelle fasi di transizione, evitando che la cessazione, naturale o anticipata, del mandato di un ufficio pubblico, in primis quello degli organi costituzionali, crei nocumento all’ordinamento in sé.

In tema, l’articolo 1, comma 2, della legge 400/1988 prevede che il governo rimanga in carica fino al decreto del Presidente della Repubblica di accettazione delle dimissioni, e che questo atto sia contestuale alla nomina del nuovo governo. Storicamente, i Governi italiani hanno interpretato questa fase in differenti modi. Quelli indeboliti per ragioni giuridiche da un voto di sfiducia o quelli dimissionari per ragioni politiche, hanno perimetrato il loro agire, soprattutto a partire dagli anni ’80, adottando apposite circolari o direttive che venivano a ridurre l’attività di governo ai cosiddetti affari correnti, ossia alle questioni già aperte, o a quelli straordinari, dettati da urgenze improvvise.

Al contrario, quelli non sfiduciati né dimissionari, come è l’attuale Governo Gentiloni, hanno potuto agire nella pienezza dei loro poteri, forti di un intonso rapporto fiduciario, restando liberi di adottare provvedimenti normativi in ragione di impegni, interni e internazionali, innanzitutto di tipo economico, oltre che di effettuare nomine laddove il ritardo venisse a causare, appunto, un danno alle istituzioni. Ciò è possibile poiché l’unico vincolo non superabile – fatta salva la cosidetta “fiducia tecnica”, volta a risolvere un’impasse provvedimentale – è l’impossibilità di apporre la questione di fiducia di tipo politico su un atto normativo, essendo venuta meno, in ragione dello scioglimento della legislatura, la maggioranza politica che in origine aveva dato, appunto, la fiducia al Governo.

Ovviamente, con l’insediamento delle nuove Camere, in primis per galateo istituzionale, il Governo si dimetterà, sebbene le dimissioni resteranno congelate fino alla formazione del nuovo esecutivo. Di certo, però, da oggi in poi, il Governo Gentiloni, proprio per preservare la continuità e gli impegni istituzionali presi, rimarrà nel (quasi) pieno esercizio delle sue funzioni. D’altronde, l’Italia non è, come noto, né la Spagna né il Belgio. E il suo parlamentarismo, almeno in questo caso, offre strumenti e meccanismi idonei a garantire la continuità e la saldezza istituzionale necessaria.”

Francesco Clementi

Francesco Clementi è professore di Diritto pubblico comparato presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Perugia e docente a contratto presso la School of Government della Luiss-Guido Carli.

1699.- Il Capo dello Stato, la Costituzione e la formazione del Governo

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La fase di stallo che ha fatto seguito alle elezioni fa capo alla legge elettorale e, a detta di molti, sembra senza uscita. Da qui, attraverso dialoghi e trattative, la ricerca doverosa del Presidente della Repubblica di un possibile mandato esplorativo dal quale ottenere un governo. L’ipotesi percorsa vede al governo l’M5S insieme al PD, lo sconfitto dalle elezioni. Sembra di poter affermare così che la legge elettorale è stata mirata a costruire questa resurrezione pochissimo democratica, attesa che la lista vincitrice è, invece, il Centro Destra. Data questa consequenzialità, devo, tristemente, notare che sarebbe stato vieppiù doveroso, da parte del Presidente della Repubblica, rinviare alle Camere la legge elettorale. Mattarella non confonda il suo livello gerarchico istituzionale con il potere di sopraffare libertà ed eguaglianza, affermandosi come superiore tra inferiori. È soltanto il rappresentante della democrazia espressa dal suffragio e deve rispettarlo. La maggioranza non è del M5S. Probabilmente, si comincerà con l’eleggere a Presidenti di Camera e Senato un esponente indicato dai 5SS ed uno dalla Lega e da qui vedremo se andare avanti o preparaci a nuove elezioni.

L’art.92 della Costituzione e la formazione del Governo
“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”. Al dovere giuridico si aggiunge il dovere morale: l’obbligo di esercitare le funzioni “nell’interesse esclusivo della Nazione”

La formazione del Governo

L’art.92 della Costituzione disciplina la formazione del Governo con una formula semplice e concisa:
“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”.

Secondo tale formula sembrerebbe che la formazione del Governo non sia frutto di un vero e proprio procedimento. Invece, nella prassi, la sua formazione si compie mediante un complesso ed articolato processo, nel quale si può distinguere la fase delle consultazioni (fase preparatoria), da quella dell’incarico, fino a quella che caratterizza la nomina.
Prima di assumere le funzioni, il Presidente del Consiglio e i Ministri devono prestare giuramento ed ottenere la fiducia dei due rami del Parlamento come prescritto dagli articoli 93 e 94 della Costituzione.

La fase preparatoria

Questa fase consiste essenzialmente nelle consultazioni che il Presidente svolge, per prassi costituzionale, per individuare il potenziale Presidente del Consiglio in grado di formare un governo che possa ottenere la fiducia dalla maggioranza del Parlamento. Questo meccanismo viene attivato, ovviamente, ogni qualvolta si determini una crisi di governo per il venir meno del rapporto di fiducia o per le dimissioni del Governo in carica. L’ordine delle consultazioni non è disciplinato se non dal mero galateo costituzionale ed è stato soggetto a variazioni nel corso degli anni (in alcuni casi il Presidente della Repubblica ha omesso alcuni dei colloqui di prassi). In sostanza, questa fase può ritenersi realmente circoscritta a quelle consultazioni che potrebbero essere definite necessarie e, cioè, quelle riguardanti i Capi dei Gruppi parlamentari e dei rappresentanti delle coalizioni, con l’aggiunta dei Presidenti dei due rami del Parlamento, i quali devono essere comunque sentiti in occasione dello scioglimento delle Camere. A titolo esemplificativo può dirsi che l’elenco attuale delle personalità che il Presidente della Repubblica consulta comprende: i Presidenti delle camere; gli ex Presidenti della Repubblica, le delegazioni politiche.

L’incarico

Anche se non espressamente previsto dalla Costituzione, il conferimento dell’incarico può essere preceduto da un mandato esplorativo che si rende necessario quando le consultazioni non abbiano dato indicazioni significative. Al di fuori di questa ipotesi, il Presidente conferisce l’incarico direttamente alla personalità che, per indicazione dei gruppi di maggioranza, può costituire un governo ed ottenere la fiducia dal Parlamento. L’istituto del conferimento dell’incarico ha fondamentalmente una radice consuetudinaria, che risponde ad esigenze di ordine costituzionale. Nella risoluzione delle crisi si ritiene che il Capo dello Stato non sia giuridicamente libero nella scelta dell’incaricato, essendo vincolato al fine di individuare una personalità politica in grado di formare un governo che abbia la fiducia del Parlamento. L’incarico è conferito in forma esclusivamente orale, al termine di un colloquio tra il Presidente della Repubblica e la personalità prescelta. Del conferimento dell’incarico da’ notizia, con un comunicato alla stampa, alla radio e alla televisione, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica. Una volta conferito l’incarico, il Presidente della Repubblica non può interferire nelle decisioni dell’incaricato, né può revocargli il mandato per motivi squisitamente politici

La nomina

L’incaricato, che di norma accetta con riserva, dopo un breve giro di consultazioni, si reca nuovamente dal capo dello Stato per sciogliere, positivamente o negativamente, la riserva. Subito dopo lo scioglimento della riserva si perviene alla firma e alla controfirma dei decreti di nomina del Capo dell’Esecutivo e dei Ministri. In sintesi il procedimento si conclude con l’emanazione di tre tipi di decreti del Presidente della Repubblica:

quello di nomina del Presidente del Consiglio (controfimato dal Presidente del Consiglio nominato, per attestare l’accettazione); quello di nomina dei singoli ministri (controfimato dal Presidente del Consiglio); quello di accettazione delle dimissioni del Governo uscente (controfirmato anch’esso dal Presidente del Consiglio nominato)

Il giuramento e la fiducia

Prima di assumere le funzioni, il Presidente del Consiglio e i Ministri devono prestare giuramento secondo la formula rituale indicata dall’art. 1, comma 3, della legge n. 400/88. Il giuramento rappresenta l’espressione del dovere di fedeltà che incombe in modo particolare su tutti i cittadini ed, in modo particolare, su coloro che svolgono funzioni pubbliche fondamentali (in base all’art. 54 della Costituzione). Entro dieci giorni dal decreto di nomina, il Governo è tenuto a presentarsi davanti a ciascuna Camera per ottenere il voto di fiducia, voto che deve essere motivato dai gruppi parlamentari ed avvenire per appello nominale, al fine di impegnare direttamente i parlamentari nella responsabilità di tale concessione di fronte all’elettorato. E’ bene precisare che il Presidente del Consiglio e i Ministri assumono le loro responsabilità sin dal giuramento e, quindi, prima della fiducia.

Formula rituale

“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”

Anche se l’atto formale del giuramento si è limitato a poche categorie, è utile la lettura degli articoli 54, 90 e 91 della costituzione italiana

Articolo 54
Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Nota
(1) Il dovere di fedeltà non può implicare, però, una compressione all’esercizio dei diritti di libertà e dei diritti fondamentali. In tal senso si ritiene che la costituzione contempli, implicitamente, anche un diritto di resistenza dei cittadini, cioè il diritto di opporsi ad un potere ritenuto non legittimo perchè non esercitato osservando i precetti della Costituzione ma contro di essa.
(2) Tale comma pone in una posizione differenziata coloro che svolgono funzioni pubbliche, i quali, oltre al generale dovere di fedeltà di cui al comma 1, devono osservare precisi obblighi nel momento dello svolgimento delle funzioni. Da questa posizione differenziata, inoltre, derivano precise conseguenze, come il divieto di iscriversi ai partiti politici (v. art. 98 Cost.).
(3) Nel momento in cui venne introdotta la Costituzione la necessità di prevedere una norma con cui si richiamavano tutti i cittadini alla fedeltà alla Repubblica si pose perchè vi erano ancora molti soggetti favorevoli alla forma monarchica, ciò che faceva temere che vi potessero essere moti di eversione nel tentativo, appunto, di restaurare la monarchia.

L’Art. 90 e l’equivoco monarchico, fra persona fisica e carica. Per l’ordinamento giuridico italiano, l’alto tradimento del Presidente della Repubblica è citato nella Costituzione, agli articoli:
art. 90, comma II (Responsabilità degli atti commessi durante il mandato)
art. 134, comma III (Funzioni della Corte Costituzionale)
Per mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica, il Parlamento si riunisce in seduta comune e, tramite votazione, decide l’eventuale rinvio a giudizio del medesimo alla Corte Costituzionale. Normalmente, la Corte Costituzionale è composta da quindici membri, un terzo dei quali nominati proprio dal capo dello stato in accusa; onde evitare un voto condizionato e fortemente sbilanciato, i quindici membri già in carica vengono integrati da altri sedici membri straordinari, estratti a sorte tra tutti coloro che, secondo l’ordinamento giuridico italiano, presentano i requisiti di eleggibilità a senatore. Fino ad ora, non si è mai proceduto a rinviare a giudizio il presidente.

Articolo 90.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Note
(1) L’indicazione in esame è importante in quanto segna un preciso perimetro: entro di esso il Capo dello Stato è responsabile per i reati di cui alla disposizione mentre è esclusa qualsiasi altra responsabilità giuridica. Egli, infatti, gode di immunità penale per ogni reato commesso a causa della funzione. Quindi la sua responsabilità giuridica può sorgere o per un reato comune commesso quale privato cittadino (analogamente a quanto accade per i parlamentari, secondo l’interpretazione che la Corte Costituzionale fa dell’art. 68 comma 1 Cost.) ovvero perchè commette uno dei due illeciti indicati dalla disposizione ne”esercizio delle sue funzioni. Della diversa responsabilità politica si occupa, invece, il precedente art. 89 della Costituzione.
(2) Il contenuto di queste fattispecie di reato non viene specificato nè dalla Costituzione nè dalla legge penale. Si ritiene, tuttavia, che il reato di “alto tradimento” sia integrato dalle condotte con le quali, anche in accordo con altri Stati, si voglia sovvertire l’ordine costituzionale e che quello di “attentato alla Costituzione” si configuri ogni volta che venga violata la Costituzione dolosamente ed in modo da far nascere il rischio di minare le stesse basi fondamentali dell’ordinamento democratico.
(3) La disciplina in questione è dettata dalla L.Cost. 16 gennaio 1989, n. 1, dalla l. 5 giugno 1989, n. 219 e da un regolamento parlamentare del 1989. Sinteticamente, il procedimento si articola in due fasi. Nella fase parlamentare si susseguono un’attività istruttoria, che prende avvio da un comitato apposito su istanza di chiunque o d’ufficio, ed una deliberazione. In caso di messa in stato di accusa può esservi anche la sospensione cautelare dalla carica. La fase strettamente giurisdizionale si svolge dinnanzi la Corte Costituzionale in composizione integrata e consta di un’attività istruttoria, del dibattimento e della decisione finale. Avverso la pronuncia non sono ammesse impugnazioni salvo una eventuale revisione ad opera della Corte stessa.
Ratio Legis
I costituenti hanno riconosciuto molta libertà al Presidente della Repubblica nell’esercizio della sua funzione ma hanno ritenuto che essa incontri un limite negli illeciti che mettono in pericolo la stessa Costituzione o la vita democratica del Paese, essendo questi i valori alla cui tutela è preposta la figura.

Articolo 91.

Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.

Note
(1) Fino al momento del giuramento la carica non è ancora ricoperta quindi se esso dovesse mancare (per rifiuto o impedimento) si dovrebbe procedere con una nuova elezione. Il giuramento, infatti, rappresenta il dies a quo da cui decorre il mandato presidenziale. Esso viene di regola accompagnato da un messaggio del Presidente neoeletto (messaggio di insediamento) con il quale egli illustra quelli che saranno i tratti di base di tale mandato. Il discorso di insediamento, orale, si distingue dai tipici messaggi scritti di cui al comma 2 dell’art. 87 della Costituzione.
(2) Nella prassi il Capo dello Stato giura dinnanzi alla medesima platea che lo ha eletto: pertanto sono presenti, oltre ai parlamentari, anche i delegati regionali (v. art. 83 Cost.).
Ratio Legis
Il giuramento del Capo dello Stato avviene dinanzi all’organo che lo ha eletto ed ha lo scopo di suggellarne, formalmente, l’impegno assunto.

1637.- FINISCE LA FAMIGLIA ITALIANA E INIZIA LA GRANDE SOLITUDINE. LA RIVOLUZIONE “PROGRESSISTA” (LA GRANDE MENZOGNA) SI STA COMPIENDO E INFATTI ABBIAMO UN PAESE SMARRITO E IMPOVERITO. MA RINASCERE E’ POSSIBILE

L’articolo 38 della Costituzione parla di solidarietà, di “sicurezza sociale e assistenza sociale”, ma intendendo anche che ciascun cittadino, anche bisognoso di assistenza, sia messo in grado di adempiere al dovere di dare alla democrazia un contributo e un voto consapevole. La famiglia è pleno iure una, anzi, la formazione sociale primaria, il fondamento del bene sociale. La Costituzione la tratta negli art. 29-31. L’art. 29 la teorizza secondo il principio di solidarietà, appunto, dell’art. 38, il principio personalista dell’art. 2, il principio di eguaglianza dell’art. 3 e quello di autonomia dell’art. 5. Art. 2: La Repubblica “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Per l’on. Moro, la famiglia era il luogo in cui, meglio di ogni altro, il soggetto può crescere e realizzarsi; pertanto l’art. 29 era compreso come manifestazione dell’art. 2 della Costituzione. Ma, prima che nel diritto, mi piace collocare la famiglia nel regno dell’Amore, ove si proteggono la maternità, l’infanzia, la gioventù e la vecchiaia. Nessuna legge, nessuna formazione sociale potrà mai garantire altrettanto. Concordo con l’autore: …fra gli anziani e i più poveri c’è una maggiore incidenza della solitudine. E’ infatti una situazione dovuta all’invecchiamento della popolazione e al crollo demografico, due fenomeni che in Italia sono particolarmente gravi, ma anche alla contestuale e progressiva dissoluzione della famiglia che, in questi anni, nel nostro Paese, ha svolto una straordinaria funzione di supplenza dello “stato sociale” ormai sfasciato.

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C’è una piaga sociale che dovrebbe allarmare quanto l’esplosione della povertà fra gli italiani e in parte è amplificata proprio dalla massiccia caduta nella povertà di una grossa fascia del ceto medio.

Questa nuova piaga potrebbe diventare altrettanto drammatica e costosa socialmente: si tratta della solitudine.

Secondo un’indagine Istat circa 9 milioni di italiani temono di ritrovarsi soli in un eventuale momento di bisogno dovuto a malattia o altri gravi problemi.

La domanda è stata così formulata: “ha la certezza di poter contare su un certo numero di persone (senza quantificare quante) in caso di gravi problemi personali? Gli altri sono attenti a quanto le accade? In caso di necessità è facile per lei avere aiuto dai vicini di casa?”.

Ai nove milioni di italiani che ritengono di poter avere un supporto “debole”, cioè temono di trovarsi da soli, si aggiungono poi i ventotto milioni di connazionali che danno una risposta “intermedia”. Solo quattordici milioni affermano di poter contare su un sostegno “forte”.

Sono dati riportati dal sito “Quotidiano sanità” secondo cui “dai 35 anni in su la paura di restare di soli colpisce quasi un italiano su cinque”.

Ovviamente fra gli anziani e i più poveri c’è una maggiore incidenza della solitudine. E’ infatti una situazione dovuta all’invecchiamento della popolazione e al crollo demografico, due fenomeni che in Italia sono particolarmente gravi, ma anche alla contestuale e progressiva dissoluzione della famiglia che, in questi anni, nel nostro Paese, ha svolto una straordinaria funzione di supplenza dello “stato sociale” ormai sfasciato.

La famiglia ha rappresentato il “welfare state” che ha funzionato nel quindicennio del massacro sociale europeo ed è stato tutto a carico dei cittadini.

Si pensi solo all’enorme disoccupazione giovanile: se non si è trasformata (ancora) in un fenomeno esplosivo e di ordine pubblico lo si deve esclusivamente alle famiglie che hanno tenuto botta.

Perfino in Italia, però, dove la famiglia ha retto più che in altri paesi, adesso si cominciano ad avvertire inquietanti scricchiolii.

D’altronde tutta l’Europa sta facendo i conti con il crollo demografico, con l’invecchiamento della popolazione e con la dissoluzione della famiglia.

Il “ministero per la solitudine” varato nei giorni scorsi dal governo britannico si riferisce allo stesso problema sociale che anche nel Regno Unito riguarda circa nove milioni di persone e che sta diventando esplosivo: la condizione di solitudine che vivono molti anziani, ma anche giovani disabili e altre categorie di persone.

Da un’indagine condotta nel Regno Unito è emerso addirittura che 200 mila anziani per più di un mese non hanno avuto un dialogo con qualcuno (parente o amico).

Questa condizione di isolamento ha una pesante ricaduta sulla salute delle persone (anche sulla salute psicologica e mentale).

IL PILASTRO PIU’ ANTICO

Quella britannica è la prima avvisaglia di un fenomeno che diventerà generalizzato in Occidente. La dissoluzione della famiglia è un evento epocale perché la famiglia è – di fatto – la più antica istituzione umana, precede tutte le organizzazioni sociali (tribù, stati, imperi, regni, repubbliche) e a tutte era finora sopravvissuta.

Nel Novecento è stata aggredita dai diversi totalitarismi che trovavano in essa un ultimo argine al dilagare del loro indottrinamento ideologico verso le nuove generazioni. Sta riuscendo invece nell’opera di demolizione il nichilismo relativista esploso con il ’68.

Sta vincendo anche in Italia dove la storica solidità della famiglia era già criticata da certe correnti ideologiche che ne hanno fatto a lungo una grottesca caricatura fino a considerarla un fenomeno di arretratezza civile e di asocialità.

Adesso il nostro Paese – nel disinteresse assoluto dei governanti – ha il record nella triste classifica europea del crollo demografico.

Secondo alcuni studi, con gli attuali tassi di natalità, entro la fine di questo secolo l’Italia perderà l’86 per cento della sua popolazione.

Il canadese Mark Steyn sostiene che nel 2050 il 60 per cento degli italiani non avrà né fratelli né sorelle, né cugini, né zii o zie.

Significa la sparizione, per sempre, della grande famiglia italiana che scompare dalla scena della storia.

E’ una sorta di “genocidio” culturale e spirituale che preluderà alla vera e propria estinzione degli italiani.

Nelle residuali famiglia a figlio unico la “solitudine” sarà il convitato di pietra abituale già per “il figlio” e poi per il naturale invecchiamento dei genitori o per le situazioni drammatiche della vita come la malattia o la spaccatura dell’unità familiare dovuta a separazioni o divorzi.

FRATERNITA’

C’è però anche un altro aspetto che di solito non si considera. Non poter più fare l’esperienza della “fratellanza”, perché quasi nessuno più avrà fratelli o sorelle, cosa significherà?

Non c’è solo il valore educativo per l’individuo dell’avere fratelli e sorelle (ciò che ti abitua a condividere e a non sentirti come il centro dell’universo), ma anche la perdita di significato generale della parola “fraternità”.

È noto che, con il cristianesimo, la parola “fraternità” ha denominato specialmente la vita religiosa (basti pensare a san Francesco e ai suoi seguaci che si chiamano “frate” e “sorella”). Ma la fratellanza ha connotato più in generale tutta la comunità cristiana e quindi tutta la società.

Per influsso del cristianesimo la “fraternità” è diventata un valore sociale riconosciuto perfino nella modernità laicista e anticlericale, che non sarebbe nemmeno immaginabile senza il cristianesimo.

Infatti ritroviamo la “fraternità” nel linguaggio della massoneria e nella famosa triade della rivoluzione francese, “libertà, uguaglianza, fraternità”.

Magari veniva proclamata mentre nelle piazza si tagliavano le teste (specie di preti e suore), ma proveniva comunque dalla storia cristiana (come pure libertà e uguaglianza).

La ritroviamo poi – pacificamente – nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 che all’articolo 1 recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

Ma se andiamo – velocemente – verso un mondo senza veri fratelli e vere sorelle, senza l’esperienza concreta della fratellanza – non diventerà sempre più astratto il richiamo alla fratellanza universale?

Se la solitudine comincia ad avanzare, come un deserto che divora la costruzione umana, già nelle famiglie, e anche i legami comunitari un tempo formati dal cristianesimo non ci sono più, se già oggi milioni di persone in un paese come l’Italia, temono di trovarsi da soli o sono soli, che senso ha proclamare a parole la fraternità e la solidarietà?

Infine c’è da chiedersi come e perché si è verificata, in questi anni, una così vasta rivoluzione antropologica, che sta mettendo fine alla più antica e solida istituzione umana, la famiglia, che è l’alveo concreto della fratellanza.

Ma non è poi così difficile capire quali ideologie e quali poteri hanno assecondato questa rivoluzione. Anche se magari sono gli stessi ambienti che predicano – a parole – l’ideologia della fraternità e della solidarietà.

Antonio Socci

Da “Libero”, 21 gennaio 2018

vedi associazioneeuropalibera.wordpress.com, n. 1637.- finisce la famiglia italiana.

1634.- Il Lavoro è Libertà

Se continueremo a parlare di destra e sinistra, il 4 marzo potremo stare a casa!
Non c’è più destra né sinistra e lo dimostrano i 564 cambi di casacca di questo parlamento, almeno politicamente, illegittimo.
C’è, invece, chi vuole il bene degli italiani, da una parte e chi, dall’altra, vuole i loro soldi.
E noi? Noi dobbiamo capire con chi potremo restaurare i valori della rivoluzione cristiana e a chi chiederemo di investire nel Lavoro e nello Stato Sociale. Senza investimenti, con quella fabbrica di debito che sono l’Unione europea, con la sua Banca Centrale e questi governi, il Lavoro ce lo sognamo! La rata del FISCAL COMPACT è di 64,304 miliardi ogni anno, per noi e per i nostri figli!
Insomma, qui non è questione di destra e di sinistra, di comunismo, di fascismo o di antifascismo e il passato non ritorna. Gli è che quello che avevamo ottenuto noi italiani in campo sociale durante il fascismo e il benessere riconquistato con il miracolo economico, oggi, ce lo sognamo. Domani neanche i sogni. Lo vuole l’Europa! Dunque, pane al pane e vino al vino: Bandite siano le dittature, ma piantiamola con fascisti, comunisti e antifascisti, gli italiani sono un popolo di lavoratori e il lavoro è libertà!
Gli elettori sappiano dire alla politica: “Fateci lavorare!”, “Ve lo chiede l’Italia!”.