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1830.- Radioso futuro del sovranismo. La sovranità appartiene al popolo: la lotta tra globalisti e identitari

Dal GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche
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Identitari, molto meglio che sovranisti, ma stiamo assistendo, in Europa e nel mondo occidentale, allo scontro tra globalisti e sovranisti, “liberals” cosmopolitani e conservatori identitari, tra europeisti ed euroscettici, che domina la scena politica contemporanea.

Che brutta parola, sovranità, non più di moda, quasi pericolosa se viene pronunciata. Eppure è un pilastro della nostra costituzione. La sovranità appartiene al popolo, come recita l’art. 1 della Carta costituzionale, e non appartiene all’Unione Europea o ai vertici istituzionali della nostra Repubblica.
La sovranità è del popolo ed il popolo deve decidere se cederne una parte o mantenerla tutta per sé.
E’ inutile tornare a parlare di “destra” o di “sinistra”, destra e sinistra sono due categorie che non possono essere applicate all’attuale situazione europea ed in particolare italiana. Destra e sinistra fanno riferimento ad una situazione politica nella quale le possibilità di scelta del popolo sono pienamente esercitabili e non di una situazione, come quella attuale, dove una parte del popolo, italiano ed europeo, non ha la possibilità morale di esprimere liberamente la propria posizione politica.
E’ indubbio che nella retorica dell’informazione e della politica dei palazzi (soprattutto tedeschi e francesi, o che comunque rendono conto a Parigi o Berlino) esiste una netta differenziazione di giudizio qualitativo tra chi si esprime per la conservazione della residua sovranità nazionale e chi invece preme per una integrale cessione della stessa sovranità ad organizzazioni sovranazionali non pienamente soggette al controllo democratico come l’attuale Unione Europea. Nei discorsi dei vertici istituzionali dell’Unione Europea, così come nelle parole dei capi di stato che seguono la linea globalista e di cessione della sovranità, emerge un ritratto degli individui che cercano di portare avanti il concetto di sovranità che risulta eticamente degradante. Il sovranista è spesso descritto come una figura negativa, di scarsa cultura, minima cultura, scarsa visione del futuro; un quadro che rende perfino difficoltoso per un semplice cittadino dichiararsi o far intendere di essere vicino alle idee di conservazione della sovranità nazionale. Sembra di osservare la descrizione fatta, con grande successo, negli anni 2000, soprattutto negli Stati Uniti del fumatore di sigarette. Lo strumento della denigrazione morale è stato fondamentale per ridurre drasticamente il numero dei fumatori negli Usa. Il tabacco da simbolo di emancipazione e di potere diventava improvvisamente il mezzo di espressione delle classi meno colte della società, dalla parte più reietta della cultura americana, in una parola dei poveri. Il meccanismo ha funzionato alla perfezione, oggi si tenta la stessa via contro chi si erge a difesa della sovranità nazionale.
E’ quindi la lotta tra queste due divergenti linee di pensiero la vera sfida politica dei prossimi mesi nel nostro paese.
Nessuno deve farsi spaventare del rendere pubblico il proprio concetto di società e di stato.
Esiste una via possibile all’integrazione europea, ma non è quella della cessione violenta della sovranità nazionale, non in questa fase dove un piccolo direttorio di stati ha il potere di controllare le sorti dell’intera unione.
Francia e Germania non hanno rinunciato alla loro sovranità. La corte costituzionale tedesca ha mantenuto, in misura maggiore rispetto alla nostra, il diritto di vagliare le decisioni prese in seno all’Unione Europea e la Francia non ha accettato il limite del deficit imposto dai trattati europei, limite ripetutamente e consecutivamente violato nell’indifferenza di Bruxelles.
In questa visione unionista dell’Europa contemporanea emerge chiara la volontà della rinuncia alla definizione delle nostre origini storiche, culturali e religiose, in nome di un oblio funzionale a creare una fusione di popoli senza identità e senza sovranità.
La sovranità (per ora) appartiene al popolo che la esercita nei modi e nei termini stabiliti dalla costituzione. Questo è il secondo capoverso del primo articolo della nostra carta costituzionale, lo ricordino tutti, cittadini e vertici delle istituzioni. La Costituzione della Repubblica non si può interpretare liberamente come il canovaccio di una commedia di avanspettacolo, la Costituzione è la chiave di volta della nostra Repubblica e della nostra Democrazia. I padri fondatori, non a caso, hanno ricordato che la sovranità appartiene al popolo, non ad un monarca, ad un tiranno, allo straniero, alle istituzioni sovranazionali o a chi, pro tempore, impersona i vertici dello stato.
W l’Italia, W la Repubblica, W la Costituzione..

Sul radioso futuro del sovranismo.

Il panorama politico contemporaneo, non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo occidentale, è dominato dallo scontro tra globalisti e sovranisti, “liberals” cosmopolitani e conservatori identitari, tra europeisti ed euroscettici. Si tratta indubbiamente della linea di demarcazione fondamentale della politica di questi anni. Un particolare fondamentale è sinora poco notato: il globalismo, l’europeismo per quello che concerne l’Europa e l’Italia, è ciò che in fin dei conti produce il sovranismo, diventando in maniera sempre più accelerata il miglior garante dell’avanzata sovranista, un’avanzata che è ormai fuori da ogni dubbio. I sovranisti possono dormire sonni tranquilli. Vinceranno. Il loro futuro è radioso. Se sarà radioso il futuro delle nazioni europee, si tratta di una faccenda diversa. Ma da un punto di vista ideologico, le dinamiche della marea storica sono ormai molto ben definite.
Prendiamo il caso italiano. L’Italia è un paese sotto tutela BCE dall’estate del 2011, quando divenne incapace di accedere autonomamente ai mercati finanziari senza l’appoggio europeo. La BCE e il sistema delle banche centrali dell’eurozona hanno in questi anni messo in campo vari strumenti per la sopravvivenza finanziaria del paese, partcolarmente il massiccio acquisto, diretto e indiretto, di titoli di stato.
Ovviamente c’è una contropartita: l’Italia si impegna a rispettare il tetto del deficit, e a fare una lunga lista di riforme, che furono dettate da Bruxelles, Francoforte e Berlino con la famosa lettera della BCE al governo italiano. La posizione europea, per quanto possa apparire solida da un punto di vista tecnico, è in realtà fallace sotto almeno due punti di vista.
Innanzitutto, chiunque conosca la realità della politica italiana e le sue strutture costituzionali, sa che il tipo di riforme a dir poco draconiane che la UE richiese a suo tempo non sono percorribili da nessun governo, né ora né mai. Quelle riforme sono semplicemente irrealistiche in un paese in cui la spesa pubblica è la fonte di reddito del grosso della popolazione, e quindi conseguentemente anche il pilastro del consenso politico, ovvero dei voti che servono per l’elezione e ri-elezione del personale politico. Infatti, i vari governi che si sono succeduti dalla crisi del 2011 (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) sono stati ben lungi dall’attuare le riforme richieste. La loro azione di governo è stata invero abbastanza limitata e non ha pertanto avuto un impatto decisivo sulla struttura fondamentale della spesa pubblica, sull’organizzazione dello stato e dell’economia privata, se non per gli effetti depressivi, spesso devastanti, di una grave recessione (2011-2015) esarcebata anche da manovre che hanno colpito duramente la domanda interna. Va anche notato che nonostante queste manovre, il rapporto debito/PIL è peggiorato progressivamente passando dal 120% del 2011 al 131% attuale, per quanto in stabilizzazione nell’ultimo biennio.
Il secondo errore dell’UE e dei suoi uomini in Italia, tra cui certamente il Partito Democratico nel suo insieme e il Presidente Mattarella, sta nel pensare che un paese possa rimanere per molti anni, magari decenni, in un regime infinito di bassissima crescita, alta disoccupazione, altissima tassazione, bassissimi investimenti, senza che si formino poderosi movimenti di opposizione politica. Come si fa a conservare il consenso politico propugnando una visione del futuro basata esclusivamente su un percorso di stagnazione-recessione, di rassegnazione a vivere in un paese che va stabilmente e inesorabilmente verso una lenta implosione economica, sociale, demografica, e culturale? Questo non è solo contrario allo spirito della democrazia moderna e delle sottostanti ideologie progressiste, è contrario alla politica come arte del governo, democratica o meno.
Questo secondo aspetto è il più grave perché rivela un’incapacità di pensare veramente in termini politici (e specificatamente di consenso). A rafforzare la convinzione che i globalisti non stiano capendo quali siano i costi politici della situazione italiana, vi sono i chiari esempi che si possono trarre dalle vicende europee. In risposta ad ogni azione globalista, è sorta una risposta sovranista.
Negli anni successivi al 2011, le istituzioni europee e i vari esponenti politici “globalisti” hanno devastato la loro stessa credibilità in seguito alle ben note vicende legate alla crisi dei migranti e al dilagare del terrorismo di matrice islamica in tutta l’Europa. Questo è un punto fondamentale per capire l’ascesa dei movimenti euroscettici e sovranisti. Senza le assurde politiche della Merkel nel 2015, non ci sarebbe stata con ogni probabilità né la Brexit né l’elezione di Trump alla Casa Bianca. La Merkel è riuscita nel capolavoro di creare un partito alla destra della CDU-CSU nel Bundestag (non ce n’era uno dal 1961), con vari Länder che potrebbero cadere sotto il controllo di AfD nel giro di pochi anni. Ha consegnanto tutta l’Europa centrale al nazionalismo almeno per una generazione (Gruppo Visegrád e dintorni), e provocato un massiccio spostamento a destra in Austria, Olanda, Danimarca. Ancora oggi l’UE continua a insistere su un piano di ripartizione dei migranti che non ha alcuna possibilità di venire accettato ma che acuisce e rafforza le istanze sovraniste. Il fatto stesso che a Bruxelles non si rendano conto di quanto questo atteggiamento sia controproducente, è testimonianza di una dissociazione dalla realtà che rasenta il patologico. Esso testimonia inoltre l’assenza di capacità comunicative, con un scelta di messaggi circa le priorità dell’azione politica (Juncker: “Vigileremo sui diritti degli Africani in Italia”), che è sempre e puntualmente dannosa per le proprie posizioni. L’europeismo è diventato incapace di pensare in termini di dialettica politica, di azione e reazione. Ossessionato dal tecnicismo economico-giuridico dell’Ordnungspolitik teutonica e dal politically correct di matrice anglosassone, è diventato una struttura di pensiero completamente dogmatica. Gli europeisti-globalisti si trovano in quello che gli psicologi chiamano “tunnel cognitivo”: hanno imposto a se stessi dei limiti invalicabili a quello che può e non può essere contemplato, costi quel che costi. Così facendo, sono incapacitati a fare altro se non una infinita serie di errori, nient’ altro che errori, che avvantaggiano sistematicamente i sovranisti, le forze nazionaliste, le destre euroscettiche, i “populisti”, i “deplorables”. Come se ciò non bastasse, l’attenzione maniacale al dettaglio tecnico-giuridico impedisce loro di vedere il costante allontanamento dell’UE dai veri principi e “valori” dell’integrazione europea sulla base dell’uguaglianza tra gli stati (non dell’innegabile egemonia di Berlino), la mancanza di trasparenza e di democraticità in molti processi decisionali, i limiti di un’istituzione che è crescita troppo e troppo in fretta.
In Italia più che altrove è palese la dissociazione dalla realtà che ha caratterizzato politiche totalmente controproduttive in ogni campo. Come esempio basti citare la guerra in Libia del 2012, la quale ha devastato interessi strategici vitali elementari non solo del paese, ma di tutta l’Europa, gettando il Mediterraneo nel caos, con un flusso di immigrazione che i governo Letta e Renzi hanno gestito e comunicato nel peggiore dei modi. Essi tuttavia non si sono mai resi conto che tali politiche avrebbero minato in modo irrimediabile il loro consenso, lasciando campo aperto ai sovranisti. Altri errori sono stati il maldestro tentativo di riforma costituzionale di Renzi, nonché il suo formidabile storytelling, specie sulle questioni economiche. Se i precedenti governi fossero stati in grado di limitare gli errori ad un solo aspetto della loro politica, dialogando coi sovranisti su altri aspetti, probabilmente avrebbero mantenuto il potere. L’errore è stato voler tentare di imporre in tutto e per tutto una visione europeista e globalista, disconoscendo ogni validità e persino legittimità ad altre forme di pensiero, non comprendendo però che le già difficilmente digeribili politiche di austerità, se combinate con una gestione (e pessima comunicazione) del fenomeno migratorio inqualificabile, avrebbero portato i sovranisti alla vittoria. Se Renzi avesse mediato sul fenomeno migratorio, seguendo la politica di altri paesi europei (anche senza scomodare le ben più lungimiranti politiche del Giappone e altri paesi asiatici), probabilmente sarebbe riuscito a contenere a questo giro l’ondata sovranista. Semplicemente, la sua visione del mondo non prevede l’esistenza di tali opzioni.
Il 4 Marzo scorso è accaduto che, come sommatoria di tutti gli errori di valutazione e le politiche sbagliate di cui sopra, le forze europeiste hanno perso il controllo dell’Italia. Sono insomma riuscite a trasformare movimenti che dieci anni fa detenevano forse il 10%-15% dell’elettorato, a forze che possiedono la maggioranza assoluta degli elettori e dei seggi parlamentari, e viaggiano verso il 60% combinato. Poiché agli europeisti rimane, come ultima carta, il controllo del Quirinale (oltre ovviamente ai grandi media italiani e del mondo euro-atlantico), possono solo tentare di forzare una soluzione presidenziale che ignori la maggioranza parlamentare, una mossa ai limiti (forse oltre) delle prerogative costituzionali. Ma che succederebbe dopo? Una forzatura europeista, centrista, “cerchiobottista” (per usare un’espressione calzante della prima repubblica) rafforzerebbe solo i sovranisti, i quali arriveranno prima o poi a controllare ancora più voti e seggi. Anche l’inquilino del Quirinale arriverà un giorno alla fine del suo mandato. Che succede dopo? Potrebbero le forze europeiste ri-guadagnare una maggioranza? Sulla base di che cosa? Il progetto UE potrebbe forse riprendersi, con quali presupposti e quale visione del futuro?
L’europeismo-globalismo dell’UE nella sua veste attuale, ideologicamente e pragmaticamente, specie in un paese come l’Italia ma in realtà in tutto il mondo occidentale, è fondamentalmente votato all’autoliquidazione, in quanto incapace di autocritica e di cambiamento, incapace soprattutto di capire che le sue fondamenta, anche in termini squisitamente politico-filosofici e persino antropologici, sono sbagliate. L’europeismo produce quindi come sua nemesi il sovranismo. Finché gli europeisti e i globalisti non cambierannno traiettoria, i sovranisti continueranno a vincere. Ma non cambieranno traiettoria, sono impossibilitati a farlo dati i vincoli che si sono auto-imposti. Quindi i sovranisti prevarranno. Quello che accadrà dopo, è un’altra storia.
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Roberto Orsi ha conseguito un dottorato di ricerca in Relazioni Internazionali presso la London School of Economics. Dal 2013 insegna politica internazionali all’Università di Tokyo.

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1819.- Cosa dice la gente, cosa il web e cosa dice Savona.

Savona: “Subìto grave torto dalla massima istituzione del Paese”

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Paolo Savona e, a destra, il capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Caos governo: dai discorsi della gente, per la strada, sembra diffusa l’opinione di uno sgarbo alla Costituzione e alla volontà espressa dagli elettori, compiuto dal Presidente della Repubblica. Buona parte di questi senz’altro detrattori giungono a condividere la messa in Stato d’accusa annunciata da Giorgia Meloni; ma c’è, invece, un’altra voce, non meno diffusa, che dice, più o meno: “Meno male che Mattarella ci ha risparmiato il governo di quei due” e, fra quei due, è difficile capire quale sia il favorito, in senso negativo, s’intende. E, ancora: “Chissà a quali obbrobri avremmo dovuto assistere”; oppure, “Berlusconi dice che l’87% dei grillini eletti non ha mai fatto una dichiarazione dei redditi. Figurati quali disastri..!” Fortemente sentito è, da ogni parte, il dispiacere per le politiche anti-invasione promesse da Salvini e che avrebbe dovuto onorare.” Alla fine dei conti, chi è perdente è la democrazia, perché, se rispettata, è causa di guai e se non, è causa di dispiaceri. Azzardando, finirei col pensare e, forse, col dire che, tutto sommato, il fascismo statalista non era, poi, così male per gli italiani. Lo diceva mia madre. Ma vennero la guerra e, infine, l’Europa…Allora, dopo queste giornate di fuoco e di rabbia, sapete cosa dico: “Grazie Presidente, ma ci faccia rivotare, presto!”

Sentiamo da Sky tg24 , cioè, leggiamo Paolo Savona.
Il professore, scelto da Lega e M5s per l’Economia, in una nota ha risposto a Mattarella, che su di lui ha posto il suo veto. “Non avrei messo in discussione l’euro. Veti inaccettabili a Conte. Vero europeista è chi chiede riforme Ue”. Il racconto della giornata

“Ho subìto un grave torto dalla massima istituzione del Paese sulla base di un paradossale processo alle intenzioni di voler uscire dall’euro e non a quelle che professo e che ho ripetuto nel mio Comunicato, criticato dalla maggior parte dei media senza neanche illustrarne i contenuti”. In una nota, firmata da Paolo Savona (CHI E’) e pubblicata su Scenarieconomici.it, il professore risponde così al Capo dello Stato Mattarella, che su di lui ha posto il veto per il ministero dell’Economia nel fallito tentativo di Lega e Movimento 5 stelle di dar vita ad un governo guidato da Giuseppe Conte.
“Non avrei mai messo in discussione l’euro”
“Insieme alla solidarietà espressa da chi mi conosce e non distorce il mio pensiero – scrive Savona – una particolare consolazione mi è venuta da Fitoussi sul Mattino di Napoli e da Münchau sul Financial Times”. Fitoussi – spiega – “afferma correttamente che non avrei mai messo in discussione l’euro, ma avrei chiesto all’Unione Europea di dare risposte alle esigenze di cambiamento che provengono dall’interno di tutti i Paesi membri. Aggiungo che ciò si sarebbe dovuto svolgere secondo la strategia di negoziazione suggerita dalla teoria dei giochi che raccomanda di non rivelare i limiti dell’azione, perché altrimenti si è già sconfitti, un concetto da me ripetutamente espresso pubblicamente. Nell’epoca dei like o don’t like anche la Presidenza della Repubblica segue questa moda”. “Più incisivo e vicino al mio pensiero – prosegue – è il commento di Münchau. Analizza come deve essere l’euro per non subire la dominanza mondiale del dollaro e della geopolitica degli Stati Uniti, affermando che la moneta europea è stata mal costruita per colpa della miopia dei tedeschi. La Germania impedisce che l’euro divenga come il dollaro “una parte essenziale della politica estera”. Purtroppo, egli aggiunge, il dollaro ha perso questa caratteristica, l’euro non è in condizione di rimpiazzarlo o, quanto meno, svolgere un ruolo parallelo, e di conseguenza siamo nel caos delle relazioni economiche internazionali; queste volgono verso il protezionismo nazionalistico, non certo foriero di stabilità politica, sociale ed economica”.
“Veti inaccettabili perché infondati”
Nel testo, Savona, a proposito di Europa, dice: “Si tratta di decidere se gli europeisti sono quelli che stanno creando le condizioni per la fine dell’Ue o chi, come me, ne chiede la riforma per salvare gli obiettivi che si era prefissi”. Il tutto, aggiunge il professore, mentre l’Italia registra fenomeni di povertà, minore reddito e maggiori disuguaglianze. Se non avesse avuto “veti inaccettabili, perché infondati, il Governo Conte avrebbe potuto contare sul sostegno di Macron, così incanalando le reazioni scomposte che provengono dall’interno di tutti indistintamente i paesi membri europei verso le decisioni che aiutino l’Italia a uscire dalla china verso cui è stata spinta”. Savona, infine, ricorda che il 28 e il 29 giugno è previsto un importante incontro tra Capi di Stato a Bruxelles. “Chi rappresenterà le istanze del popolo italiano?”, si chiede.

1818.- Ci sono gli estremi per chiedere l’accusa di alto tradimento per Mattarella?

COME AL SOLITO CI SONO DUE CAMPANE!
Il costituzionalista Pinelli: “Il presidente ha esercitato scrupolosamente le prerogative previste dalla Costituzione”. Ecco quali sono:

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Domenica sera, dopo il fallimento di portare Conte a Palazzo Chigi con Savona all’Economia, i leader di Movimento 5 stelle e Fratelli d’Italia hanno detto che avrebbero chiesto al Parlamento di mettere sotto accusa per tradimento il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, opzione consentita dall’articolo 90 della costituzione e che in molti evocano con il nome inglese di “impeachment”. Si tratterebbe della “via parlamentare” per porre fine alla crisi istituzionale invocata da Luigi Di Maio, che in serata ha chiesto l’appoggio della Lega, che però non manca di trovare qualche perplessità. “Ma è una cosa che non sta nè in cielo nè in terra…”. Cesare Pinelli, ordinario di Diritto Costituzionale alla Sapienza, trasecola davanti alle minacce di messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica evocata oggi da FdI e M5s. Una procedura prevista per i reati di alto tradimento e di attentato alla Costituzione, attivata dal Parlamento e sottoposta al giudizio della Corte Costituzionale in una composizione integrata di 16 giudici eletti dal Parlamento che si aggiungono ai 15 ordinari.

“Ma il punto – tiene a sottolineare il costituzionalista – è che ci vuole, come presupposto, un fumus di questi reati, mentre qui siamo all’esatto contrario”. “Il Presidente della Repubblica – scandisce Pinelli – ha esercitato scrupolosamente le prerogative previste dalla Costituzione, in particolare dall’articolo 92 per quanto attiene alla nomina del presidente del Consiglio e, su sua proposta, dei ministri. Queste prerogative si estendono a tutti i ministri e quindi se c’è un pericolo per il Paese, come – segnala – c’è da quattro o cinque giorni a questa parte un problema di ordine finanziario per le reazioni dei mercati, il Presidente si attiene agli interessi della Repubblica e li difende”.

Fuori di metafora, rileva ancora, “con la nomina di Savona lo spread sarebbe schizzato a 400 e discutiamo di messa in stato d’accusa? Ci sara’ anche una maggioranza – osserva ancora Pinelli – ma una maggioranza non puo’ portare il Paese al suicidio. Sull’operato di Mattarella – considera dunque – non c’è la minima ombra e trovo, francamente, sconcertante l’ipotesi ventilata in queste ore a fronte di quella che – ribadisce – non è altro se non la piena applicazione del mandato costituzionale. Perchè la scelta dei ministri è si’ in accordo con il presidente del Consiglio ma quest’ultimo non puo’ imporli al Capo dello Stato”.
AGI > Politica

1817.- IL “GOLPE MATTARELLA” (di Giuseppe PALMA)

Diamo spazio all’amico avvocato e costituzionalista appassionato Giuseppe Palma, ma, prima, leggiamo l’intervista concessa dalla “mia” professoressa Lorenza Carlassare.

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Ci ricordano che i padri costituenti volevano impedire la deriva dittatoriale; ma, osservo, subordinarono la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica al voto a maggioranza assoluta del Parlamento in seduta comune. Quando l’Assemblea discuteva dell’art 92 della Costituzione il Presidente Terracini sottolineò: “È assurdo pensare che il Presidente della Repubblica possa presumere di scegliere egli stesso i Ministri”. Ora, l’accusa di Attentato alla Costituzione, per essere tale, deve essere formalizzata dal Parlamento e sottoposta al giudizio della Corte Costituzionale. Il Presidente Mattarella, figura super partes e garante della Costituzione, ”è” sicuramente sceso inter partes nell’esclusione del candidato ministro Savona per motivi solo politici o di politica finanziaria. Si possono, quindi, vedere gli estremi dell’attentato alla Costituzione, ma la decisione di Sergio Mattarella non piove dal cielo e sottolineo che, improvvisamente, gli italiani si sono accorti che dal 2007, almeno, vige una inconciliabile contraddizione fra i trattati europei, votati alla competitività sui mercati internazionali, che significa meno Stato Sociale, meno salari e la Costituzione fondata, invece, sul Lavoro, che significa prima Dignità e, quindi, Libertà. Con il trattati di Maastritch e, poi, di Lisbona e, poi ancora, abbiamo accettato di essere sudditi di una banca centrale europea privata e non penso che oggi sia sufficiente inveire contro Mattarella o chiedere che sia giudicato. Andando, finalmente, alla radice del problema, chiederei, piuttosto e per esempio, un referendum consultivo sull’art.81 come modificato, dato che quello abrogativo è vietato per la materia – fra l’altro – del bilancio. Siamo e restiamo, infatti, europeisti; ma siamo da sempre un popolo di lavoratori e quel cappio, voluto dall’Unione Europea, vincola la capacità dei governi di fare investimenti a favore della piena occupazione. E non ci sta bene! Mario Donnini

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Siamo alla morte della democrazia e della Costituzione.

Secondo quelle che furono le intenzioni dei Padri Costituenti, il Presidente della Repubblica – ai sensi dell’art. 92 della Costituzione – non ha alcun potere di discrezionalità nella scelta dei ministri. Il suo è solo un controllo formale, e non di merito, sulla proposta del Presidente del Consiglio. Tra gli altri, i Padri Costituenti Costantino Mortati e Aldo Bozzi, entrambi giuristi, furono chiarissimi: “L’avere condizionato la nomina dei ministri alla proposta del presidente del consiglio (che deve ritenersi strettamente vincolante pel capo dello stato) è pura e semplice applicazione del principio di supremazia conferita al medesimo , e della responsabilità a lui addossata per la condotta politica del gabinetto: responsabilità che, ovviamente, non potrebbe venire assunta se non potesse giovarsi, per il concreto svolgimento della medesima, di un personale di sua fiducia” (Costantino Mortati); “è quindi evidente che i ministri debbano avere la fiducia del Presidente del Consiglio, ed è da escludere che il Capo dello Stato abbia il potere di rifiutarne la nomina” (Aldo Bozzi).
E’ pertanto il Presidente del Consiglio che, assumendosi la responsabilità politica del governo da lui presieduto di fronte alle Camere alle quali chiede il voto di fiducia (art. 94 Cost.), sceglie i ministri che dovranno – di concerto con lui – determinare la politica generale dell’esecutivo, ivi compresa quella economica. Non a caso l’art. 95 della Costituzione recita: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri”. Per quale strano motivo il Presidente del Consiglio dovrebbe dirigere la politica generale del governo (compresa quella economica), assumendosene tutta la responsabilità politica, sulla base di ministri non scelti da lui ma dal Presidente della Repubblica che è totalmente estraneo al rapporto di fiducia Camere-Governo? Per quale assurdo motivo i gruppi parlamentari che dovrebbero votare la fiducia all’esecutivo non possono indicare un ministro dell’economia che realizzi il programma di governo? Non a caso il primo comma dell’art. 90 della Costituzione sancisce l’irresponsabilità del Presidente della Repubblica in merito agli atti da egli compiuti nell’esercizio delle sue funzioni. Responsabilità che grava sul Governo, tant’è che tutti gli atti del Capo dello Stato – perché abbiano efficacia – necessitano della controfirma governativa (art. 71 Cost.)!

Del resto, il motivo del Colpo di Stato di Mattarella è chiaro ed è stato ammesso dallo stesso Presidente della Repubblica nei minuti successivi alla rinuncia di Giuseppe Conte all’incarico di formare il nuovo Governo. Sergio Mattarella ha detto espressamente che non se l’è sentita di firmare il decreto di nomina di Paolo Savona quale ministro dell’economia perché il professore euroscettico ha criticato l’euro, e quindi con lui all’economia non sarebbe stata garantita la permanenza dell’Italia nella moneta unica europea. Come se l’euro fosse una religione, un dogma che non si può neppure criticare. Questa è dittatura del potere finanziario!
L’euro, stando alle parole di Mattarella, è stato posto al di sopra della democrazia e della Costituzione! I poteri forti della finanza e del capitale internazionale hanno distrutto la sovranità popolare e quindi il voto dei cittadini espresso nelle urne il 4 marzo. La politica e le Istituzioni democratiche hanno il dovere di porre un argine allo strapotere della finanza e dei mercati, invece Mattarella ha obbedito acriticamente ai diktat di Bruxelles e Francoforte, facendo gli interessi dello straniero e non quelli nazionali.

La scusa addotta da Mattarella è quella della “tutela” dei risparmi degli italiani. Fandonie! Quando le Banche del Centro-Italia depredavano i risparmi di migliaia di poveri cittadini truffati, Mattarella taceva. Quando in Ue veniva approvato il Bail-in, dov’era Mattarella?

Ma v’è di più. Quale Costituzione intende “tutelare” Mattarella? Il primo comma dell’art. 1 recita espressamente: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. L’euro è un accordo di cambi fissi, quindi gli Stati – per poter tornare ad essere competitivi -, non potendo più intervenire sul cambio (cioè non potendo più ricorrere alla leva della svalutazione monetaria), sono costretti ad intervenire sul lavoro attraverso la riduzione dei salari, la contrazione delle garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore e l’eccessiva precarizzazione del rapporto lavorativo (svalutazione del lavoro). Il Presidente Mattarella nel discorso di ieri sera ha messo l’euro davanti a tutto! Quale Costituzione intende quindi salvaguardare Mattarella?
Come se non bastasse, ieri il Presidente della Repubblica – violando apertamente il principio democratico e la sovranità popolare – ha conferito l’incarico di formare il nuovo Governo a Carlo Cottarelli, uomo del FMI (Fondo Monetario Internazionale), non eletto da nessuno e personaggio dell’establishment eurocratico. Tanto per capirci, Cottarelli è un Monti-bis, con la differenza che Mario Monti ottenne la fiducia da entrambe le Camere, Cottarelli non otterrà alcuna fiducia parlamentare e condurrà il Paese a nuove elezioni. Nel frattempo adotterà provvedimenti contro i diritti fondamentali a colpi di regolamenti governativi, oltre a piazzare più di 300 uomini graditi all’Ue nei posti che contano!

Il Colpo di Stato è servito su un piatto tinto dal sangue della morente democrazia. Per la prima volta nella storia d’Italia (non solo della Repubblica, ma anche del Regno) le forze politiche che hanno ottenuto più voti alle elezioni e di conseguenza più seggi in Parlamento, restano fuori dalla formazione del governo. Il M5S, primo partito col 32,7% dei voti popolari, e la Lega, primo partito della coalizione di centro-destra che aveva ottenuto la maggioranza relativa dei voti, non andranno al governo del Paese! Pur di non avere un esecutivo con all’interno un uomo di 82 anni che si è permesso di criticare l’euro, il Presidente della Repubblica fa saltare il tavolo del governo politico per mandare a Palazzo Chigi un tecnico della finanza e dei poteri forti, un uomo dell’austerità europea privo dell’appoggio dei gruppi parlamentari di maggioranza e senza alcuna possibilità di ottenere la fiducia delle Camere.

Gli elettori il 4 marzo hanno votato una cosa, Cottarelli farà esattamente il contrario senza neanche ottenere la fiducia delle Camere. Che bella idea di democrazia.

La soluzione istituzionale c’è: mettere in stato d’accusa il Presidente della Repubblica per ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE! A tal proposito l’art. 90 recita: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi”. M5S e Lega hanno in Parlamento la maggioranza assoluta dei seggi. Sin da domenica sera anche Fratelli d’Italia ha dato la sua disponibilità a votare la messa in stato di accusa, quindi i numeri ci sono.

Ora però fatemi capire una cosa. Ma il 4 marzo il popolo ha votato M5S e Lega (50,1% dei voti) per poi trovarsi al governo Cottarelli (che vuole piuEuropa, che ha preso il 2,5%), sostenuto in Parlamento solo dal PD, col 19%? In pratica avremo un governo di minoranza del Pd, sostenuto dal Pd che ha perso le elezioni, con i gruppi parlamentari di maggioranza fuori dal governo.
Se questo non è un Colpo di Stato… ci manca solo di vedere Emma Bonino o Laura Boldrini in qualche ministero e l’assassino della democrazia assumerebbe pure un carattere grottesco.

Il popolo, la sua sovranità e la democrazia sono sotto attacco della finanza internazionale e dell’euro. Il momento è gravissimo. Il voto popolare del 4 marzo è stato palesemente tradito! La Costituzione è stata calpestata addirittura da chi è pagato per difenderla!

Il Colpo di Stato è servito!

Avv. Giuseppe PALMA

1815.- Caso Savona: i poteri del Presidente della Repubblica nella nomina dei ministri

Il ruolo del PdR nell’esercizio delle prerogative di cui all’art. 92 Cost. non è politico. Deve valutare correttezza, onorabilità, fedeltà allo Stato del candidato Ministro, esaminando il suo passato ed eventuali reati:corruzione, finanziari ripetibili.

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di Luigi Pecchioli
Le perplessità che il Capo dello Stato, secondo indiscrezioni, avrebbe manifestato sulla nomina del Prof. Savona a capo del Ministero dell’Economia, perplessità che hanno rallentato la formazione della squadra che dovrebbe comporre l’Esecutivo, sono uno spunto per andare ad esaminare quali siano i poteri del Presidente della Repubblica nella nomina dei singoli Ministri, quale ruolo egli abbia insieme al Presidente del Consiglio incaricato nella determinazione dei nominativi.
Si parte dal disposto dell’art. 92 che laconicamente recita: «Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questi, i Ministri». Il sistema previsto è quindi duale: il premier designato propone dei nomi ed il Presidente, dopo aver compiuto una valutazione, li nomina. Che vi sia questa valutazione appare chiaro dal ruolo di garante del PdR: il suo compito di agevolare e controllare l’iter democratico, esercitando una “moral suasion” quando serve, per esempio attraverso l’istituto del “messaggio alle Camere” (art. 87 Cost.), impedisce di considerarlo un semplice “certificatore” della volontà altrui. Questo ruolo è ben presente in Costituente, dove infatti si rifiutò un sistema rigido di designazione del Governo, senza un apporto del PdR e con fiducia diretta delle Camere e, d’altra parte, anche un sistema in cui la discrezionalità fosse tutta nelle mani di questo, esautorando il PdC incaricato, quindi un modello presidenziale, per privilegiare un modello “elastico” e collaborativo.
Ma quali sono i suoi poteri e quali limiti incontrano?
Per capirlo dobbiamo fare riferimento a due articoli fondamentali della Carta: l’art. 54 e l’art. 97. L’art. 54 recita «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore…», l’art. 97 afferma «I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione…». Da questi articoli si evince qual è il ruolo del PdR nell’esercizio delle prerogative di cui all’art. 92 Cost.: innanzitutto egli deve valutare la correttezza e l’onorabilità del candidato Ministro, esaminando il suo passato; evidentemente chi ha subito condanne per reati che possono influire sul corretto esercizio delle funzioni, come la corruzione o reati finanziari non può essere accettato; così come chi ha dimostrato idee o comportamenti contrari ai principi Costituzionali o che dimostrano pericolosità sociale. Altro criterio è la fedeltà alla repubblica: chi ha compiuto o avallato atti terroristici o si è prodigato per interessi stranieri contro l’interesse nazionale non può essere nominato ed il PdR ha il dovere di opporsi.
Passato questo esame il candidato Ministro dovrà essere vagliato dal Presidente riguardo alla sua effettiva capacità di svolgere l’incarico, ovvero di assicurare il buon andamento del Ministero; per questo il PdR potrà opporsi a candidati palesemente inadatti al ruolo. Altro aspetto importante è la capacità nel suo complesso dell’esecutivo e l’eccessiva concentrazione di poteri nelle mani di un singolo, sia esso il PdC se ritiene a sé qualche funzione ministeriale o un Ministro che accentri troppe competenze e funzioni, con l’accorpamento di Ministeri prima divisi.
Ciò che non può ritenersi ammissibile è il veto a priori di un certo nominativo, senza che vi siano le ragioni sopra illustrate, poiché andrebbe ad incrinare quel delicato equilibrio fra la funzione politica del PdC incaricato e quella di indirizzo generale e controllo del PdR. Un Presidente della Repubblica che valutasse politicamente la scelta si arrogherebbe un diritto di mera scelta che esula dai suoi poteri e provocherebbe di fatto uno slittamento verso una Repubblica presidenziale, espressamente esclusa dai nostri Padri.
In quest’ottica il “caso” Savona appare superare questo limite e provoca un attrito con il Premier incaricato e con la maggioranza che lo sostiene che è antitetico a quel rapporto di collaborazione che deve sussistere fra capo dell’Esecutivo e garante della Repubblica, collaborazione che deve sussistere anche durante la vita della legislatura. L’inizio della “terza Repubblica”, come definita da Di Maio sembra essere già in salita.

1812.- L’ELEZIONE DI SERGIO MATTARELLA FU ILLEGALE ?

Sabato 31 Gennaio 2015, alle ore 9.30, il Parlamento, riunito in seduta comune elesse Sergio Mattarella dodicesimo Presidente della Repubblica con 665 voti. L’elezione fu illegale?
Le violazione, gli attentati alla Costituzione riscontrate nella presidenza della repubblica di Sergio Mattarella non si sostanziano soltanto nelle dichiarazioni contro la sovranità dello Stato, quindi, contro la Costituzione di cui è garante e su cui ha giurato; non soltanto nella accettazione supina di una ulteriore legge elettorale incostituzionale, non rinviata alle Camere o nella interferenza politica con le attribuzioni della nomina dei ministri da parte del Presidente del Consiglio incaricato; ma principierebbero dalla sua nomina. Non solamente l’attuale Presidente fu eletto da un Parlamento palesemente illegittimo, per l’incostituzionalità della sua legge elettorale, tale dichiarata dalla Sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale di cui era lui stesso giudice; ma leggo da Ugo Irre di una ipotesi concreta di elezione dubbia e priva di legalità di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica, che, se fosse confermata da organi ufficiali ci porrebbe di fronte ad una seconda più alta carica dello Stato illegale o, quanto meno, viziata, dopo quella della rielezione di Giorgio Napolitano per un inconcepibile secondo mandato settennale. Quella discussa presidente della Camera dei deputati che fu Laura Boldrini rese validi 48 voti nulli dello scrutinio segreto, che, accompagnati da segni di riconoscimento, resero il voto non più segreto, ma riconoscibile in fase di scrutinio; quindi, quale che fosse il risultato elettorale, si trattò di un voto contro la Costituzione.

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Mi torna in mente in queste ore di agonia della democrazia italiana la vicenda dell’elezione di Mattarella e della gestione della presidenza Boldrini con le incredibili dichiarazioni di Alfano su Rai1 e di Vendola a La7 sulle schede tracciate.
Rivedendo il filmato audiovideo su Radio radicale e contando i voti andati a Sergio Mattarella il 31 gennaio 2015 al quarto scrutinio di votazione presso la Camera dei Deputati
dove era convocato il Parlamento in seduta comune integrato dai delegati regionali per l’elezione del Presidente della Repubblica, si scopre che al minuto 56′ e 40″ c’è un falso allarme di avvenuta elezione. Al minuto 57′ e 59″, cioé allo scoccare del 58.00 dal’inizio del filmato su Radio radicale, che coincide col raggiungimento del voto asserito n. 501 per Mattarella (in realtà il quorum in quarta votazione era fissato a 505) l’Assemblea presieduta dalla Boldrini e subito dopo che la medesima ha letto e dato sostanzialmente per validi 2 voti a Mattarella in cui compare la parola Onorevole (mentre Mattarella era semmai in quel momento giudice costituzionale in carica)
esplode in un applauso fragoroso.

Fino all’acclamazione al minuto 58 questi sono i veri risultati di Mattarella:
degli 11 modi diversi di esprimere il voto per Sergio Mattarella
il vincitore è….

MATTARELLA = 257 voti
SERGIO MATTARELLA = 102 voti
MATTARELLA S (con o senza punto) = 46
MATTARELLA SERGIO = 41
S. MATTARELLA (con o senza punto) = 7

ON (con o senza punto) SERGIO MATTARELLA = 25
ON (con o senza punto) MATTARELLA = 19
MATTARELLA. (nel senso di punto immotivato dopo Mattarella) = 1
MATTARELLA ON SERGIO = 1
ON. PROF. SERGIO MATTARELLA = 1
PROF SERGIO MATTARELLA = 1

Questi ultimi 6 modi danno luogo a VOTI sicuramente NULLI secondo i principi generali del diritto elettorale applicati a tutti i cittadini e non derogati dai regolamenti parlamentari che la Boldrini avrebbe dovuto applicare anche in Parlamento, in quanto contengono elementi che rendono il voto riconoscibile. D’altronde Alfano da Vespa e Vendola a La7 hanno confermato un’intesa per rendere tracciabile il voto. Eppure la Costituzione prescrive lo scrutinio segreto !!!

Anche se i 48 voti nulli che invece la Boldrini e l’Aula di Montecitorio hanno considerato validi non erano determinanti per l’elezione di Mattarella, il quale al termine dello spoglio ha avuto piu’ di 600 voti, in realtà è proprio il meccanismo di votazione e l’omessa regolamentazione nel dettaglio nei regolamenti parlamentari del modo di esprimere la preferenza anche durante l’elezione del Presidente della Repubblica che porta ad un risultato palesemente viziato dalla riconoscibilità della provenienza del voto.

Infatti ‘scrutinio segreto’ non vuol dire soltanto che il voto deve essere espresso in modo segreto nel momento in cui si passa nel catafalco e si deposita la scheda, ma anche dopo, nel momento in cui si scrutinano le schede. Insomma l’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, Costituzione alla mano, è valida o nulla? C’è stato davvero un accordo tra i partiti e all’interno di alcuni partiti per rendere tracciabile il voto segreto?

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1810.- TWEET A OLTRANZA CONTRO IL RIFIUTO POLITICO DEL P.D.R. SUPER PARTES, CHE SUPER PARTES NON E’.

Eccovi una serie di tweet, che, da stamane, è un coro in difesa della democrazia:

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Avv. Giuseppe PALMA‏
Il voto del 4 Marzo ha avuto un esito chiaro e netto: il popolo, che è sovrano, vuole il ripristino della sovranità nazionale! Quindi, Vogliamo Savona, Caro Mattarella, giù le mani da PaoloSavona

Cesare Sacchetti‏
Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale:”il Capo dello Stato non può dire ‘Il ministro dell’economia lo scelgo io perché per me é meglio.’ Non è questo il ruolo del Presidente.” Questo lo dedichiamo ai vari “costituzionalisti” dell’ultimo quarto d’ora.

Torniamo a votare

Basta con la guerra finanziaria alla mia democrazia.L’Italia può decidere il destino dell’euro.È l’unico paese che,ora,ha la forza di smontare questa falsa Unione Europea.Non la veogliamo!Vogliamo esser noi a rifondare la federazione europea e,a mendicare,ci manderemo la Germania.

Ripeto: Non c’è via d’uscita a quest’attacco frontale alla democrazia e alla Repubblica,se non la messa in stato d’accusa del Presidente. Di più, ha negato la nostra sovranità a favore di un’anomalia istituzionale chiamata Unione europea;ma unione non è,sovrana neppure.Schiavo mai!

agorarai
xché non dite: se il PdC incaricato (Conte) scioglie la riserva propone la sua lista dei ministri (tra cui figura Savona) al PdR (Mattarella) ed il PdR rifiuta..DEVE DIRNE IL MOTIVO! È LI CHE CASCA L’ASINO! SE IL MOTIVO È POLITICO..IL PdR PUO ESSERE MESSO SOTTO ACCUSA!

Paolo Becchi
Manuale di diritto costituzionale alla mano: il Presidente della Repubblica non ha alcun margine di discrezionalità nella scelta dei ministri, che è lasciata al Presidente del Consiglio.

Paolo Becchi
Me ne batto il cazzo dello spread, della borsa, dei mercati. Qui si fa l’Italia o si muore!

Battiamo in coro! Come l’ipnotico battere dei gladi dei legionari romani sugli umboni e sia ritmo di battaglia. Gli europei non furono fatti per essere dominati e,giammai,da una Banca-Privata-Centrale Europea,che lo spread se lo fa e disfà a suo piacere. Ti rifondiamo noi, Europa!

Mattarella è colui che, ha giurato il falso sulla Costituzione, perché persegue, apparentemente per conto dell’Unione Europea, il disegno eversivo e sovversivo della trama dei principi sacramentati nella Costituzione, che ci priverà della sovranità in cambio di nessuna sovranità.

Cesare Sacchetti
Con i suoi veti del tutto arbitrari e incostituzionali, Mattarella si sta prendendo la gravissima responsabilità di negare la possibilità di nascere al governo M5S-Lega. Se ci saranno disordini, il Colle ne sarà responsabile.

Devi prendere atto della realtà,che hanno imposto a Mattarella e che lui ci vuole imporre. Chi ha negato la sovranità allo Stato, non ha uno Stato da presiedere. Mattarella si è dimissionato con disonore,fedele al suo potere; ma non al suo giuramento. Stiamo vivendo una tragedia.

Confido nella forza della coesione e della fedeltà ai principi di Libertà, Dignità, Eguaglianza. Mattarella è presidente, non duce.

Non vogliono Savona perché vuole correggere l’Euro e far finire il dominio tedesco in Europa. Per questo hanno incaricato il figlio di Bernardo #Mattarella di farlo fuori.

Stefano Fassina‏
Governo M5S-Lega: rispetto regole europee condannerebbe l’Italia a recessione, maggior disoccupazione e aumento debito pubblico, ossia ritorno a spirale Governo Monti. #Savona scelta utile.

Stiamo assistendo al suicidio politico e morale del Presidente della Repubblica e al funerale dell’Unione Europea e della sua Banca Centrale Privata, ma il regista è di là dall’Atlantico, dal 1945..

Roger Halsted‏
Dicono che bisogna cedere sovranità agli organismi sovranazionali perchè nel mondo globalizzato non possiamo affrontare da soli certe sfide. Eppure basta un Savona qualunque per far tremare i mercati e l’eurobaraccone di Bruxelles.

Affronteremo insieme le sfide dei mercati internazionali quando i neocon Usa e la loro Unione Europea si saranno tolti dai piedi. Devono imparare a non sottomettere e a competere con i popoli che li hanno creati, ma ci vogliono uomini con le palle, non i contabili e i loro servi.

“In ogni caso, però, il Presidente della Repubblica non può prescindere dalla proposta del Presidente del Consiglio ed imporre ministri di suo esclusivo gradimento” Cosa non è chiaro di queste cristalline parole di Aldo Bozzi, Padre Costituente?

Non ci sono se e ma. Sono in discussione il Capo dello Stato e tutta la politica che ci ha svenduto alla finanza mondiale. La Costituzione deve essere garantita da nuove norme che la completino e consentano la reale partecipazione dei cittadini alla vita politica.

Il Presidente ha giurato sulla Costituzione e la viola. Sia messo in stato d’accusa e si decida di lui.

Lo spread lo decide la BCE, ed è privata!

Marzo 2013: quando #Savona equiparava la ricetta economico-politica tedesca al progetto del ministro dell’economia del Terzo Reich.

Ci stanno riprovando con un secondo colpo di stato per mano del vecchio e ancora con lo spread.Non hanno minimamente capito quanto si sono fatti odiare dal popolo italiano. Sono traditori dentro,ma senza cervello e dignità.Non ci caschiamo più, a nessun costo, spread o non spread!

Diego Fusaro‏
Si stanno adoperando in ogni guisa per impedire il governo gialloverde. In particolare, stanno provando a bloccare Savona, reo di non essere un euroinomane. Il voto democratico – ormai s’è inteso – è accettato fintantoché il demos vota ciò che altrove i padroni hanno già deciso.

Ordunque, la domanda mi pare ampiamente legittima. Mattarella è garante della Costituzione o dell’Unione europea? Difende l’interesse nazionale italiano o quello finanziario dei mercati?

A Bruxelles, regna l’ipocrisia. Non si parla di debito pubblico comune, di bilancio comune, di politica estera e di Difesa in comune. L’UE è soltanto uno spremi soldi dei popoli europei: uno alla volta e in fundus velocior.

Generoso‏
Questa è la prova che siamo sotto dittatura UE. I ministri li scelgono loro. Questa è la prova che siamo circondati da traditori. in questi giorni l’Italia è stata attaccata da chiunque,non ho mai sentito #mattarella difendere gli italiani.Mattarella non è il pdr è un burocrato

🇮🇹‏ @angelo_ra_
Qui è in gioco TUTTO, se #PaoloSavona non viene accettato dal Quirinale si stabilirà un dato di fatto, nessuno potrà più governare con il mandato popolare, che sarebbe del tutto IRRILEVANTE.

Marcello Foa‏
Un commento ineccepibile di @pbecchi . Il Quirinale non ha poteri di veto politico: Basta leggere la Costituzione
E nemmeno può averli,in quanto inter partes.

L’interdizione dai Pubblici Uffici per chi ha legiferato e chi ha sentenziato a favore dei mercanti di morte sarà una pena ben lieve.

Giorgia Meloni ن
È INACCETTABILE che in Italia un governo non abbia la libertà di indicare un ministro non scelto da Bruxelles! Savona

L’italia non è una colonia, è un protettorato con molta autonomia. l’establishment del paese però si comporta come un’aristocrazia coloniale disposta a sacrificare la cittadinanza per compiacere l’impero, un’élite così cialtrona da non sapere neanche di quale impero fa parte.

Avv. Giuseppe PALMA
Se Mattarella avesse per davvero messo il veto su Savona, ci sono tutti gli estremi per parlare di ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE!

Avv. Giuseppe PALMA
Addirittura anche nel sito del Governo italiano è scritto a chiare lettere la poca discrezionalità che il Presidente della Repubblica ha nella nomina dei ministri:

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Salvini si trova in una situazione win-win. Se Mattarella non cede su Savona, le urne sono dietro l’angolo e la Lega tornerà ancora più forte di prima. Se cede, Salvini avrà vinto il braccio di ferro con il @Quirinale Comunque vada a finire, Mattarella ha già perso.

“Duri ai banchi!”, Matteo. Non hai solo Lega con te, ma gli Italiani.

1809.- Paolo Becchi, Paolo Savona e Sergio Mattarella: il “golpettino” contro Conte, Di Maio e Salvini

Dio ci guardi dai farisei! Continuano a citare l’art.92 della Costituzione a riguardo delle prerogative del Capo dello Stato, ma tra queste NON esiste la possibilità che il Quirinale scelga i ministri. Mattarella sta compiendo un altro atto eversivo. Di più,ha negato la nostra sovranità a favore di un’anomalia istituzionale chiamata Unione europea; ma unione non è e sovrana neppure. Senza la nostra, senza nessuna sovranità saremmo sudditi o servi. La messa in stato di accusa del Presidente, sarebbe l’unico mezzo per concludere questo assalto alla democrazia e alla Repubblica. Leggo, addirittura, da Cesare Sacchetti: “Scrive il Fatto Quotidiano che Mattarella si sarebbe rivolto così a Salvini e Di Maio su Savona:”o lo levate voi o lo levo io.” E “Il Washington Post:”il nuovo governo italiano potrebbe rompere l’euro. Se Savona andrà all’Economia, sarà l’Italia a decidere il destino dell’Europa. L’Italia è l’unico paese che ora ha la forza di distruggere l’euro.”
Non vediamo l’ora! Vogliamo essere noi a rifondare la federazione europea; e a mendicare, ci manderemo la Germania.

da Libero on-line:

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Al Colle cercano fino all’ultimo di bloccare Paolo Savona. Fatto il Comandante, bisogna ora fare i Colonnelli. I tre tasselli più importanti dell’esecutivo sono quelli dell’Economia, degli Interni e del Lavoro. Tre ministri che devono dare la necessaria veste politica ad un governo che voglia realizzare il contenuto ambizioso del “contratto di governo” e che voglia veramente presentarsi come esecutivo politico.

Leggi anche: Ultim’ora Mentana, “governo adesso appeso a un filo”
I due leader di partito, Salvini e Di Maio, dovrebbero andare rispettivamente agli Interni e al Lavoro, con accorpamento a quest’ultimo del dicastero dello Sviluppo economico, soluzione che ci sembra ragionevole vista le difficoltà in cui versano – ormai da diversi anni – i settori produttivi del Paese e la forte connotazione politica della persona che ne sarebbe a capo. All’Economia, invece, il patto giallo-verde prevede l’indicazione del prof. Paolo Savona. Mentre il Presidente del Consiglio incaricato stava ricevendo ieri i gruppi parlamentari a Montecitorio per il suo giro di consultazioni verso la formazione del nuovo governo, Salvini “blindava” la proposta della la nomina di Paolo Savona al Ministero dell’Economia, blindatura confermata ufficialmente anche per bocca di Di Maio. E fin qui tutto lecito, tutto legittimo.

L’indicazione di Savona incontrerebbe però l’opposizione da parte del Colle per via della posizione euroscettica del professore, indiscrezione confermata da un intervento a gamba tesa del Quirinale avvenuto nel pomeriggio di ieri, una iniziativa atipica con la quale il Capo dello Stato ha puntualizzato che non ci sono presunti veti bensì diktat nei confronti del Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica nell’esercizio delle funzioni che la Costituzione attribuisce a entrambi. La preoccupazione del Colle – si legge dal comunicato diramato dall’Ansa nel pomeriggio di ieri – è che si stia cercando di limitare l’autonomia del Presidente del Consiglio incaricato e, di conseguenza, del Presidente della Repubblica nell’esercizio delle loro prerogative.
Questo intervento del Quirinale è inaccettabile, per due motivi. Il primo è che il Presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, non ha mai denunciato alcuna pressione né tanto meno diktat nei suoi confronti, il secondo è che i nomi dei ministri li sceglie il Presidente del Consiglio di concerto coi gruppi parlamentari che poi gli dovranno votare la fiducia in Parlamento, sottoponendo al Capo dello Stato la lista dei ministri per la nomina, esattamente come recita l’art. 92 della Costituzione.
La questione sarebbe presto risolta se si leggesse la Costituzione. Il Presidente del Consiglio si assume tutta la responsabilità politica del Governo di fronte alle Camere, alle quali chiede il voto di fiducia esattamente come recita l’art. 94. Per quale strano motivo il Presidente del Consiglio dovrebbe assumersi la responsabilità politica di un governo da lui presieduto, che non sia composto da ministri indicatigli dai gruppi parlamentari che dovranno votargli la fiducia? Per quale motivo il Presidente del Consiglio dovrebbe chiedere la fiducia alle Camere per un governo sul quale ha posto il cappello il Capo dello Stato? Capo dello Stato che, secondo quanto previsto dall’art. 90 della Costituzione, è estraneo al rapporto di fiducia Camere-Governo per via del fatto che non è responsabile di nessuno degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni.

La Terza Repubblica fa fatica a nascere per il tentativo della Seconda di conservare le posizioni di potere. E in questo gioco al massacro il Colle non è neutrale – come dovrebbe invece essere – ma parte in causa, mettendo il bastone tra le ruote ai partiti che hanno vinto le elezioni e che hanno il diritto – oltre che la responsabilità – di dare risposte concrete al Paese. E per dare risposte ai cittadini è diritto/dovere di chi ha la maggioranza in Parlamento di esprimere sia la figura del Presidente del Consiglio che quella dei ministri. La nomina dei ministri di cui all’art. 92 della Costituzione, prerogativa del Capo dello Stato su proposta del Presidente del Consiglio, è un atto formale col quale il Presidente della Repubblica effettua un controllo di forma e non di sostanza. Mattarella sta facendo di tutto per evitare elementi di euroscetticismo all’interno del nuovo Governo.
Pur tra mille resistenze Mattarella ha accettato Conte, ma ora intende intervenire sulla lista dei ministri, ed in particolare su Savona. Ma se salta Savona, Salvini ne esce sconfitto. Il leader della Lega non può pertanto rinunciare a quel nome, quindi assisteremo ad un vero e proprio braccio di ferro, tanto più che la linea politica del Governo la scelgono i partiti che votano la fiducia all’esecutivo e non il Capo dello Stato. Questo Governo si regge su uno scambio politico tra il nome del Presidente del Consiglio e il nome del Ministro dell’Economia. O passano entrambi o Conte dovrà rinunciare all’incarico, che tra l’altro ha accettato con riserva. La nostra è ancora una Repubblica parlamentare. Per quella presidenziale il Presidente dovrà prima farsi eleggere dal popolo.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

1795.- KATAINEN: QUALUNQUE GOVERNO IN ITALIA DOVRÀ RISPETTARE LE REGOLE UE. L’ENNESIMA INTERFERENZA DELL’UE NEL PROCESSO DEMOCRATICO DEL NOSTRO PAESE. ECCO LA RISPOSTA DI BECCHI E PALMA

Non ne veniamo fuori. Siamo avvolti dalle spire del serpente che stringe la presa e i ruggiti sono sempre più fievoli e, forse, più inutili. Forse, perché Matteo Salvini sta giocando le sue e le nostre ultime carte: O la va, o la spacca! Vero è che, a Bruxelles, fallito anche il direttorio Francia-Germania, non si sa come fare per dominare le nazioni europee sotto una unica governance. Per loro, rappresentiamo un’incognita. Gli italiani non sono europeisti a parole, come francesi e tedeschi. Non si cede la propria sovranità senza ottenere una più grande sovranità. Vogliamo bilancio, debito pubblico, politica estera, difesa in comune. Non è troppo perché è conditio sine qua non. Vogliamo e possiamo ottenerli, paradossalmente, con l’ITALEXIT. Grazie Matteo. Mostraci le palle!

Da Stopeuro: Se non bastavano i “paletti” messi dal presidente Mattarella sulla formazione del nuovo governo, arrivano i chiari segnali che la Commissione Europea si appresta a dettare le regole al Nuovo Governo, qualunque esso sia .Quelli che hanno lanciato oggi moniti ed avvertimenti all’Italia sono stati tre personaggi della Commissione, in tre, come i tre porcellini: Valdis Dombrovskis, Dimitris Avramopoulos e Jyrki Katainen, rispettivamente vicepresidente della Commissione Ue, Commissario Europeo alla Migrazione e vicepresidente della Commissione Europea per il Lavoro.

Primo avvertimento da Timmy Dombrovskis: «È chiaro che l’approccio alla formazione del nuovo Governo e l’approccio rispetto alla stabilità finanziaria deve essere quello di rimanere nel corso attuale, riducendo gradualmente il deficit e riducendo gradualmente il debito pubblico».
Si capisce quindi che la Commissione vigila sul mantenimento dei vincoli di bilancio (il 3%) e sulla riduzione della spesa pubblica con buona pace di spese sociali, reddito di cittadinanza o Flat Tax.

Secondo avvertimento arrivato dall’altro commissario, il greco Avramopoulos : «Speriamo che col nuovo governo in Italia non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria».
Come dire: dovete continuare ad essere l’approdo preferito di masse di migranti africani e consentire lo sviluppo del business delle ONG, egli scafisti, delle mafie e delle Coop, che così state andando bene.

Arriva poi l’altro del trio, il finlandese Katainen: “La Commissione è guardiano dei trattati e tutte le regole del Patto di Stabilità e Crescita si applicano all’Italia”. Ma quale crescita? Ci avete, ci siamo e ci stiamo impoverendo! Tradotto a chi non ha dimestichezza con questi temi: “CI STANNO SCAVANDO LA FOSSA!”

Certamente ,come no, l’Unione Europea frana tutte le parti con la Germania che va per conto suo, acquisendo giganteschi surplus di bilancio a spese degli altri membri dell’Unione, in violazione delle norme europee, la Francia si atteggia per acquisire le maggiori imprese italiane e mette il blocco alle operazioni da realizzare in casa propria, i paesi dell’Est contestano tutto e mandano a quel paese le politiche migratorie, soltanto l’Italia dovrebbe rimanere quieta ed ossequiosa, come ai tempi di Renzi, ad obbedire e sottostare a tutte le regole europee che hanno prodotto il salasso economico, l’invasione migratoria con i suoi costi insostenibili e l’impoverimento generale del paese.
Non è difficile capire che non si può semplicemente derogare alle regole ma al contrario occorre partire dal monte e rivedere tutti i trattati penalizzanti per l’Italia che la classe politica, con in testa il prof. Monti, il PD e la sua corte dei miracoli, ha sottoscritto per sottomettere il paese ai diktat dell’oligarchia europea e ai potentati finanziari, dal trattato di Mastricht a quello di Dublino, al vincolo di bilancio ed agli altri accordi fatti contro l’interesse nazionale dell’Italia.

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“Tutte le regole del Patto di Stabilità e di Crescita si applicano a tutti i paesi, e non ho sentito nessuno Stato membro, né la Commissione, che voglia fare eccezioni su questo riguardo ad alcuno Stato membro”. Lo ha detto oggi a Bruxelles il vicepresidente della Commissione euroepa Jyrki Katainen, risponendo a una domanda durante una conferenza stampa.

“La Commissione, naturalmente, non vuole interferire nelle discussioni in corso attualmente sul governo in Italia, ma noi ci apettiamo di collaborare molto strettamente con un governo stabile, qualunque sia”, ha esordito Katainen, avvertendo poi che “la Commissione è guardiana dei trattati e deve essere sicura che tutti capiscano i loro impegni; e abbiamo tutte le ragioni di credere – ha osservato – che l’Italia continuerà a rispettare i suoi impegni di bilancio ed economici anche in futuro”.

A dirlo, ha continuato Katainen, “non siamo solo noi della Commissione: alla fine, le decisioni sul Patto di Stabilità sono prese dagli Stati membri in Consiglio Ue, e non vedo nessun segno riguardo a degli Stati membri che vogliano cambiarle a breve termine o concedere eccezioni ad alcun paese”, ha concluso.(askanews)

Quindi, tradotto da noi: Della volontà del corpo elettorale, delle speranze degli italiani di tornare a lavorare, della nostra identità minacciata da un’invasione selvaggia, non se ne deve neppure parlare.

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L’Unione europea entra a gamba tesa nella fase più delicata della formazione del governo italiano e ne detta le linee guida. Burocrati non eletti, sganciati da qualsiasi collegamento coi popoli e col principio democratico, hanno nuovamente espresso gli ennesimi diktat ai quali pretendono che l’Italia si adegui. Questa volta c’è stata addirittura una doppietta.

Da un lato il commissario europeo alla migrazione Dimitris Avramopoulos – forse “preoccupato” dalla schiettezza di Salvini nelle dichiarazioni di ieri dal Quirinale – che ha sentenziato “non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria”, mentre dall’altro il vicepresidente Ue Katainen che ha ci ha ammoniti sul rispetto rigoroso del patto di stabilità: “l’approccio alla stabilità finanziaria deve essere quello di rimanere nel corso attuale”.

Tradotto in volgare ci sta dicendo che, perché l’euro continui a vivere, l’eurozona ha bisogno che l’Italia continui ad accogliere migranti economici, cioè funzionali ad abbassare i salari, e tenga i conti in ordine per non sbizzarrire i mercati ed evitare quindi l’impennata dei tassi di interesse sui Titoli di Stato. L’Ue è tiranna e lo sapevamo, ma ora si permette pure di impartire raccomandazioni durante la formazione di un governo a seguito di libere e democratiche elezioni.
L’Italia soffre più di altri Paesi le folli e stringenti regole di bilancio imposte dall’Ue, oltre ad essere il Paese più colpito dal fenomeno migratorio, ma a Bruxelles interessa soltanto la tutela del capitale internazionale, fottendosene altamente dei diritti fondamentali e dell’interesse nazionale. Per i burocrati dell’Unione la nostra Costituzione – e i principi in essa sanciti – sono solo carta straccia. Ecco perché, come un’onda inarrestabile, sta avanzando un sano sovranismo, un patriottismo costituzionale che ormai ha acceso i cuori della maggioranza degli italiani. Bene ha fatto Salvini a rispondere duramente alle interferenze di Avramopoulos e di Katainen, e altrettanto bene ha fatto Di Maio nell’etichettarli come “eurocrati”.

Se continuiamo di questo passo la sovranità popolare e il principio democratico scompariranno per mano della tirannica sovrastruttura europea. La lotta per la Libertà non può e non deve incontrare freni, né impedimenti. Occorre sconfiggere il mostro prima che sia lui a divorare noi.

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA

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PER SALVINI È L’ORA DI ATTUARE IL VECCHIO SLOGAN DELLA LEGA: “PADRONI A CASA NOSTRA E SVENTOLARLO IN FACCIA AI COMMISSARI EUROPEI”

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da STOEURO

La politica degli slogans non basta più e lo slogan del “padroni a casa nostra” che piaceva tanto alla Lega va messo in pratica con i fatti e questo significa fare delle scelte anche difficili, come quella di mettere in questione i trattati. Come anche occorre abolire le sanzioni alla Russia che hanno prodotto un danno di miliardi all’economia italiana e servono soltanto a creare tensione e guerra fredda con la Russia di Putin, partner naturale dell’Europa con cui occorre riprendere una cooperazione a tutto campo nell’interesse dell’Italia e dell’Europa.

Senza contare la vecchia storia dell’appartenenza alla NATO che è ormai intimamente legata con la UE che risulta soltanto foriera di guai per il paese, come si è dimostrato con l’operazione fatta in Libia che ha aperto il vaso di Pandora dell’immigrazione di massa incontrollata e delle infiltrazioni terroristiche. La NATO non ci difende dal vero pericolo che è quello di essere coinvolti in una guerra contro la Russia e contro l’Iran che non è assolutamente nell’interesse nazionale del paese. Se le facciano loro le guerre che tanto gli piacciono: Trump , Netanyahu e la loro compagnia di giro con i i monarchi sauditi, nuovi partner inseparabili di Washington e di Tel Aviv.

In questa fase si stanno prospettando forti rischi di guerra sull’orizzonte internazionale e tutto può essere conveniente per l’Italia meno che farsi trascinare in un’altra guerra condotta dagli USA nella loro strategia del caos e di destabilizzazione.

Pertanto una presa di distanza, come minimo, non guasterebbe a meno che qualcuno pensi che sia un bene mandare i nostri miltari a morire per l’Ucraina, il peggiore stato canaglia creato da Washington in Europa che fa il paio con il Kosowo, altro paese divenuto ricettacolo di terrorismo islamista e cartelli del traffico di droga. Tutti “capolavori” creati dagli interventi a gamba tesa fatti dai nostri alleati guerrafondai di Washington.

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Ed ecco REPUBBLICA e i traditori del popolo italiano.

Ecco, se volete avere un’idea di quanto @repubblica disprezzi la democrazia, la Costituzione e i cittadini italiani leggete questo manifesto dell’odio.

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1794.- L’ex M5S Zanni: Sapelli bloccato dal Quirinale perché euroscettico e anti-Merkel

SIAMO ITALIANI ED EUROPEISTI CONVINTI; MA COME DICIAMO NOI.

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Dice SAPELLI: ‘’C’è un asse Di Maio-Mattarella prono all’Unione europea. Lo stop alla mia candidatura è arrivato da Bruxelles. per reggere alle pressioni.” E’ vero?
Vero è che, a Bruxelles, fallito anche il direttorio Francia-Germania, non si sa come fare per unire le nazioni europee. Per loro rappresentiamo un’incognita. Gli italiani non sono europeisti a parole, come francesi e tedeschi. Vogliamo bilancio, debito pubblico, politica estera, difesa in comune. Non è troppo perché è conditio sine qua non. Vogliamo e possiamo ottenerli, paradossalmente, con l’ITALEXIT. Mario Donnini

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Giulio Sapelli, storico dell’Economia già presidente, tra l’altro, della Fondazione Mps e della multiutility emiliana Meta, potrebbe essere stato ‘stoppato’ nella corsa verso palazzo Chigi dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale il nome di Sapelli effettivamente “è stato fatto” dalla Lega. E a pesare potrebbero essere state le posizioni eterodosse del professore, spesso critiche nei confronti dell’attuale ‘consensus’ europeo, egemonizzato dalla Germania e dai Paesi del Nord, e nei confronti dell’ordoliberalismo tedesco. Ad avanzare l’ipotesi è Marco Zanni, eurodeputato del gruppo Enf, che conosce molto bene sia il Movimento Cinque Stelle che la Lega. Zanni ha fatto parte della delegazione pentastellata a Bruxelles fino al suo passaggio, come indipendente, all’Enf, gruppo in cui siede la Lega, in occasione del fallito tentativo dei pentastellati di aderire al gruppo Alde, che scatenò un mezzo terremoto tra i Cinquestelle nel Parlamento Europeo all’inizio dell’anno scorso. Sapelli, docente di Storia Economica all’Università Statale di Milano e autore di innumerevoli pubblicazioni, ricorda Zanni, “è uno che ci è sempre andato abbastanza pesante, sia sul tema Europa che sul tema Germania. Sapelli, seppur professore, nei suoi interventi sui giornali e nelle ospitate tv non è stato leggero nei confronti dell’Europa né nei confronti della Germania, né nei confronti del sistema socioeconomico su cui si basa oggi l’Europa”.

“Se veramente questo nome è stato fatto, ed è stato fatto, da parte della Lega, e, questo è da verificare, se Mattarella l’ha respinto”, continua Zanni, l’ipotesi che il Movimento Cinque Stelle nella futura coalizione con la Lega possa fare la parte dell”amico dell’Ue “può avere una conferma. Io Sapelli lo vedo come un nome più di rottura rispetto agli altri che ho sentito girare”. In merito alle dichiarazioni di Marco Zanni l’Ufficio stampa del Quirinale precisa che “quanto attribuito dall’onorevole Zanni al Presidente della Repubblica è totalmente privo di fondamento”.