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1360.-ADESSO SAPPIAMO CHI HA MANDATO A MORTE REGENI.

Maurizio Blondet, 16 agosto 2017
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Il giorno in cui finalmente il governicchio Gentiloni rimanda l’ambasciatore al Cairo, ecco che il New York Times, nientemeno,  esce con la  notizia presunta bomba,  che  i nostri media servizievoli titolano così:

 “Obama diede le prove a Renzi sul ruolo dell’Egitto nell’omicidio di Giulio Regeni”.

Prove “incontrovertibili”, secondo Repubblica. Poi, leggendo si scopre che i servizi Usa non diedero alcuna prova.  Dissero che “non c’era dubbio”, ma per evitare di identificare la fonte, gli americani non condivisero per intero le informazioni di intelligence, né dissero all’Italia quale agenzia di sicurezza ritenevano fosse dietro alla morte di Regeni, spiega ancora il giornale. “Non era chiaro chi avesse dato l’ordine di rapire e, presumibilmente, ucciderlo”, ha detto al giornalista del Nyt un altro ex funzionario Usa”.

E sarebbero queste le prove incontrovertibili? Nessun dato di fatto. Nessunissimo.

E’ così evidente che si tratta di una “operazione” americana di intox, disturbo alla ripresa delle nostre relazioni diplomatiche col Cairo, che non ci sarebbe nemmeno bisogno di perderci tempo, se non fosse per il clamore  che ne fanno i nostri giornali. Se invece  di essere in malafede sono solo ignoranti, possiamo ricordare a questi incapaci due o tre cose:

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Barak Hussein Obama ha cercato – anzi è riuscito – a portare al potere in Egitto i Fratelli Musulmani, con la “primavera araba” di ordinanza, e dunque  aveva ben forti motivi di odio (personale e politico)  contro il generale Al Sisi, che gli ha sventato il piano. E quindi ben motivato a creargli difficoltà con un vicino molto amichevole, Italia,  che aveva scoperto per gli egiziani un importantissimo giacimento.

Obama stesso è fortemente sospettato di essere un fratello musulmano.  Quel che è certo è che  la sua segretaria di Stato , Hillary Clinton s’è tenuta come braccio destro, confidente intima e forse  amante, Huma Abedin,figlia di un importantissimo esponente dei Muslim Brothers, “Syed” Zainul Abedin.

Huma era sposata con  Anthony Weiner, il clintoniano di ferro, ebreo,  che fu scoperto a fare proposte oscene a  ragazzine sui social,  con sue foto in cui mostrava le proprie erezioni.  Aveva una scusante: Huma  è stata continuamente a fianco di Hillary seguendola in tutta la campagna elettorale come consigliera, appunto della campagna.

Il  meno che si possa dire è che i Muslim Brothers e i loro interessi erano ben rappresentati alla Casa Bianca di Obama. E dunque ben piazzati per vendicarsi di Al Sissi.

“La musulmana Huma è l’ombra di Hillary, immancabile al suo fianco come nelle e-mail più confidenziali, e sempre nel mirino dei nemici. Nessuno quanto lei è vicino a Hillary, che quando lavorava da casa, le scrisse via email: «Bussa alla porta della camera da letto se è chiusa» (Corriere della Sera)

Adesso sappiamo, grazie alla rivelazione presunta bomba del New York Times, che Giulio Regni, mandato dall’università di Cambridge a infiltrarsi tra  gli oppositori clandestini ad Al Sissi, era fin dal suo arrivo seguito, controllato e intercettato della NSA, la National Security Agency americana. Sappiamo  anche che il sindacalista  degli ambulanti degli ambulanti Abdallah, che di nascosto girò il video in cui lui chiedeva dei soldi a Regeni (al quale la sua “Università” aveva dato 10 mila sterline per pagare chi di dovere..Tipico, per un ricercatore) aveva  fatto quel colloquio-trappola per conto  della NSA stessa.

A che scopo? Per usare l’ingenuo  italiano? Per sacrificarlo onde buttare un morto tra i piedi del  presidente egiziano, e dell’Eni?

Ognuno si risponda da sé, sapendo di quanti doppi giochi, trame storte  e delitti si sia  macchiato Obama, l’idolo delle “sinistre”,   dalla Libia alla Siria,  a cominciare dalle esecuzioni di persone ordinate coi droni, sempre per favorire i Fratelli Musulmani.

Tutte le  ipotesi sono possibili, anche che Regeni sia stato fatto uccidere da loro, gli americani. Che ci hanno la mano in questo genere di crimini.

Nella pretesa rivelazione, “alcuni funzionari di Obama erano convinti che qualcuno “di alto grado” del governo egiziano potesse avere ordinato l’uccisione di Regeni “per mandare un messaggio ad altri stranieri e governi stranieri, cioè di smettere di giocare con la sicurezza dell’Egitto”.

Già: magari era un messaggio per la NSA. O per quella “università di Cambridge”   che, in base a un progetto chiamato Antipode, aveva affidato all’italiano  10 mila sterline  – con cui pagare chi? Per cosa? Ah, pardon “per la promozione e lo sviluppo  di  ricerche in campo sociale”.  Normale che un ricercatore venga imbtttito di soldi da spendere.  Perché  nè Antipode né Cambridge hanno mai accettato di spiegare le cose ai magistrati italioti, e al governo italano?  Non serviva: bastavano le strida e i cartelli delle sinistre sui palazzi comunali, “Verità per Regeni”.

Tra le altre rivelazioni, la più  succosa e grave viene espressa così:

“Secondo un funzionario del ministero degli Esteri italiano, i diplomatici erano giunti alla conclusione che l’Eni si era unita alle forze del servizio di intelligence dell’Italia nel tentativo di trovare una rapida risoluzione del caso”, si legge. E “l’avvertita collaborazione fra Eni e servizi di intelligence italiani diventò fonte di tensione all’interno del governo italiano. Ministero degli Esteri e funzionari dell’intelligence cominciarono a essere prudenti gli uni con gli altri, talvolta trattenendo informazioni”, scrive il New York Times Magazine. Che cita la dichiarazione di un funzionario italiano.  Scusate,  ma gli Esteri e l’intelligence italiana non dovrebbero lavorare per  lo stesso paese e lo stesso scopo? Gli americani ci fanno sapere che invece si nascondevano le notizie a vicenda, e ciò perché “l’Eni s’era unita” con la sua, di intelligence, per “trovare una rapida soluzione del caso”. Ciò che Obama, i Fratelli Musulmani, la NSA di  Obama, e “Antipode” non volevano. Complimenti.

Sul Comune di Milano. “La sinistra fa sempre il gioco del grande capiitale. A volte perfino senza saperlo”.

1353.- PD CHIAMO’ SOROS IN ITALIA. E SOROS RISPOSE.

Dal grande Maurizio Blondet 12 agosto 2017

Daniel Wedi Korbaria

Colour revolution in Italia (riuscita)

A questo punto della storia la domanda sorge spontanea: ma come ha fatto Soros ad arrivare fin nel cuore del Mediterraneo? Chi ce l’ha portato da oltreoceano?Il primo tentativo, di una serie di riverenti salamelecchi per ridursi a zerbini, è stato quello di Francesco Rutelli accompagnato da Lapo Pistelli e da una delegazione della Margherita. Nell’ufficio al 33° piano di un grattacielo che si affaccia su Central Park, per la prima volta, Rutelli incontra Soros al quale consegna una lettera di presentazione scritta dall’amico Carlo De Benedetti che lo raccomandava come “un giovane politico di sicuro avvenire”. Era il luglio del 2005.

Scrive l’inviato di la Repubblica Umberto Rosso: “E tutti rimasti piuttosto affascinati dal personaggio, «certamente stimolante», tanto che questo è stato solo il primo di una serie di incontri, il rapporto certamente andrà avanti”. L’incontro aveva prodotto una prima iniziativa concreta: una convention su Democrazia e Islam da farsi a Venezia a fine settembre organizzata dal Partito democratico europeo.

“Rutelli ha gettato le basi per un rapporto duraturo con la Open society, la più famosa delle fondazioni create dal finanziere. A tavola c’era anche il presidente della struttura Aryeh Neier.” scrive Francesco Verderami sul Corriere della Sera.

“By 2010 we played a role in every region of the world. Entro il 2010 saremo protagonisti in ogni regione del mondo” Open Society Foundations.

Primo flashback: il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore per una speculazione mirata a far crollare lira e sterlina, una notte brava in cui Soros guadagnò 10 miliardi di dollari. Come scrive Antonella Randazzo nel suo articolo intitolato Come è stata svenduta l’Italia: “Soros ebbe l’incarico, da parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall’élite finanziaria. Egli fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira.” La sua speculazione costrinse la Banca d’Italia a bruciare circa 40 mila miliardi di lire in riserve valutarie. Quasi tre anni dopo, il 30 ottobre 1995, Romano Prodi offrì a Soros la laurea honoris causa in economia.

Marco Marozzi scrive su la Repubblica: “Ieri a Bologna, nella più antica università del mondo, gli hanno dato la laurea honoris causa. In economia. Festa di professori, banchieri, industriali. Ma anche un abbozzo di contestazione”. Lo stesso Prodi si incarica di presentare l’ultimo libro di Soros: “Le contestazioni sono incoerenti. Fanno ridere. Non hanno letto il libro” replica.

“Tutti a riconoscere l’importanza della Open Society Fund creata da Soros per allargare nel mondo il concetto di democrazia economica e politica” scrive il giornalista de la Repubblica. Nel dicembre 2005, al rientro dalla sua visita a New York, Carlo De Benedetti organizza una conferenza nazionale sul futuro del Partito Democratico (PD) dove promuove Rutelli e il sindaco di Roma Walter Veltroni a candidati alla guida del partito. Così, il 14 ottobre 2007, dalla fusione dei due partiti La Margherita e i DS nasceva il PD. Sei mesi dopo, nell’aprile del 2008 nella capitale italiana c’era già fermento sulla voce che vedeva Soros interessato alla compravendita della squadra calcistica AS Roma. Questi i commenti di allora: Rutelli (laziale) “L’interesse di Soros è serio”, Veltroni (juventino) “La politica non si metta in mezzo”, Massimo D’Alema (romanista) “È un uomo di grande valore, un intellettuale impegnato in grandi azioni umanitarie”. Come dire: “Quando un uomo mette sulla stessa linea un juventino, un laziale e un romanista!”

 

Ma perché il centro-sinistra ha viaggiato fino a New York per chiamare Soros in Italia?

Vista l’esperienza americana del 2003 in cui Soros investì 15 milioni di dollari per sconfiggere il presidente Bush nelle elezioni del novembre 2004, che a suo dire era diventata “una questione di vita o di morte”, qualcuno in Italia ha pensato bene di approfittare del filantropo per sconfiggere il presidente Berlusconi. Il 2011 è l’anno delle primavere arabe, la nuova versione delle rivoluzioni colorate per i paesi del Maghreb. Quello che era successo precedentemente in Serbia, Georgia, Tunisia ed Egitto sarebbe successo anche in Italia all’insaputa degli italiani. E fu per attuare questo progetto “non violento” che Soros sbarcò in Italia. Doveva battere “democraticamente” il Cavaliere organizzandogli una bella rivoluzione colorata, una di quelle che sapeva fare benissimo e, visto che i colori li aveva quasi finiti, scelse per l’Italia l’ultimo rimasto nella sua scatola Giotto, il colore viola. Così nacque il Popolo viola. E, il 5 dicembre 2009, la piazza San Giovanni a Roma si riempì di centinaia di migliaia di persone del popolo viola organizzate su Facebook per chiedere al governo le dimissioni. Quel giorno venne chiamato il No B. Day.

Ovviamente, Berlusconi non si dimise e il movimento “spontaneo” perse il suo slancio innovativo per il cambiamento e andò scemando. A questo punto serviva un altro sistema efficace per dimissionare Silvio Berlusconi. E qual è il miglior sistema per un Grande Speculatore come Soros, che già nel 1993 aveva fatto svalutare la lira italiana del 30%, se non un altro attacco economico?

Infatti, ad un anno dal No B. Day, gli italiani dovettero imparare una nuova parola straniera: lo spread fra Bund tedeschi e i Btp italiani. Il “4 gennaio 2011 lo spread è a 173 punti. Il 30 dicembre arriverà a quota 528, con un incremento di 355 punti” scrive Michela Scacchioli su la Repubblica e aggiunge: “Il 9 novembre Napolitano nomina Monti senatore a vita (…) Tre giorni dopo Silvio Berlusconi sale al Colle per dimettersi (…) Il 16 novembre il presidente della Repubblica dà a Monti l’incarico di formare un governo tecnico.”

Così, finalmente, a colpi di spread, Soros archiviò il ventennio di Berlusconi. Un regime-change economico, un silenzioso Colour revolution. Il centro-sinistra è entrato finalmente a Palazzo Chigi senza alcun bisogno di andare alle elezioni.

Una nota complottistica: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, George Soros, Mario Monti, e il suo successore a Palazzo Chigi Enrico Letta fanno tutti parte del gruppo Bilderberg, un’organizzazione internazionale massonica.

 

Gli Smart Dissidents

A sorpresa, il 17 febbraio 2014 sbuca dal nulla Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, che riceve dal presidente Napolitano l’incarico di formare un nuovo Governo. Una carriera fulminea quella di Matteo Renzi che diventa il 63° Presidente del Consiglio scalzando il Governo Letta dopo averlo prima rincuorato con un “Enrico stai sereno!”

Ma come è potuto accadere?

Secondo flashback: un giorno, chissà perché a Renzi venne in mente di regalare a Soros Le Murate, l’ex carcere nel centro di Firenze. E, George, sebbene non fosse il suo compleanno, accettò di buon grado l’omaggio del Sindaco di Firenze. E non ci mise molto ad avere l’idea di trasformare quel mostruoso edificio, all’interno del quale nel medioevo si torturavano e si uccidevano le persone, in uno spazio pieno di vita, un’isola felice in cui far regnare i diritti umani per esportarli dappertutto. Così, per la ristrutturazione, ha incaricato il famoso architetto Renzo Piano che, senza badare a spese, è riuscito a trasformare l’ex carcere in un albergo di lusso per ospitare attivisti e bloggers dei diritti umani provenienti da tutto il mondo. Il vecchio carcere divenne così il Centro per gli Smart Dissidents.

Il 17 maggio 2013, giorno dell’inaugurazione, assieme all’Ambasciatore americano c’era anche Kerry, la figlia di Robert Kennedy. Al taglio del nastro il Centro fu battezzato: Robert Kennedy Center for Justice and Human Rightsdi cui Kerry divenne la presidente. Era il 2010.

“Can Smart Dissident Create Change?” era la scritta che campeggiava nel Centro: Può un blogger provocare una rivoluzione? Cioè si può fare rivoluzione usando il computer chiusi in una stanza ben arredata? L’idea di Soros era quella di ospitare a tempo indeterminato, come fosse un rifugio, tutti quei bloggers perseguitati nei loro paesi di origine che volevano fare regime-change stile OTPOR nel proprio paese e, ovviamente, questi rivoluzionari della tastiera dovevano provenire da quei paesi cosiddetti “chiusi” come la Cina, la Russia, l’Afghanistan e l’Iran.

Il centro iniziò il suo percorso rivoluzionario e nel tempo furono invitati esperti della color-revolution e attivisti della primavera araba come Dalia Ziada (Egitto), Kerim Bouzouita (Tunisia) per offrire corsi di specializzazione su “Human Rights and Social Media” ad esperti di diritto internazionale, nonché ad esperti di comunicazione, professionisti, giornalisti del web, docenti, dottorandi e studenti di corsi post-universitari.

Così, grazie al Sindaco di Firenze, la città che ha dato i natali a Dante Alighieri, Sandro Botticelli, Filippo Brunelleschi, Benvenuto Cellini, Donatello, Giotto, Cimabue, Nicolò Macchiavelli, Lorenzo il Magnifico e Amerigo Vespucci, da questa città ogni giorno nascono idee rivoluzionarie atte a destabilizzare il mondo.

Marzio Fatucchi definisce “una vera e propria casa l’International house of human rights del Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights (…) Messico, Pakistan, Myanmar, Sri Lanka, Filippine, Zimbabwe, Uganda, da lì viene questo primo gruppo di dissidenti che questa settimana sta partecipando all’Empowerment laboratory organizzato dal RFK Training Institute. (…) hanno avuto la possibilità di confrontarsi con alcuni dei più autorevoli esperti di nuove tecnologie applicate alla difesa dei diritti umani al mondo, come Tactical Technology Collective (TTC); Global Voices Online (GVO), OneWorld Digital Security Exchange (ODSE); Witness.org; Electronic Freedom Frontier (EFF), e Human Rights Watch (HRW).”

“Con questo corso vogliamo creare uno spazio in cui i dissidenti digitali possano conoscersi e lavorare insieme per promuovere democrazia e pace nei propri paesi” spiega Federico Moro, responsabile del Robert F. Kennedy Center.

Do Ut Des

Nessuno fa nulla per nulla, men che meno Soros il filantropo. Bisognerà pur dargli qualcosa in cambio. Si chiama Do ut des, ed è una filosofia di vita inventata dai Romani. A quei tempi funzionava non solo con gli esseri umani ma anche con le divinità. I Romani chiedevano alla Divinità di turno una grazia e in cambio gli promettevano la costruzione di un Tempio, una specie di fioretto che veniva onorato solo nel caso in cui la grazia fosse stata soddisfatta altrimenti la promessa era da non ritenersi valida. Do ut des appunto, io ti do una cosa così che tu me ne dai un’altra. Sono passati migliaia di anni da allora ma i discendenti di quella civiltà, ossia gli italiani di oggi, non hanno mai smesso di applicarla ogniqualvolta se ne sia presentata l’occasione. In Italia funziona tutto così, Tangentopoli docet. Ma a quanto pare anche i “filantropi” d’oltreoceano non disdegnano questa tradizione italica.

Il do ut des alla Soros recita pressappoco così: “Io ti metto a capo di un Governo ma tu fai quello che ti dico di fare. Intanto come antipasto voglio iniziare con qualche piccolo business, giusto per rientrare di qualche spesuccia”.

Sarà pure una coincidenza ma appena Renzi diviene il nuovo Presidente del Consiglio ecco che viene registrata la compravendita del 5% della COOP, 20 milioni investiti nell’IDG. Altre voci lo vedrebbero in lizza per l’acquisto di caserme e immobili statali per un valore che sarebbe attorno agli 800 milioni di euro. Poi, nel febbraio 2016 il Soros Fund Management ha invece acquisito lo 0,45% di Ferrari, pari a un pacchetto di 850 mila azioni. Ma forse è troppo riduttivo confinare Soros ad un discorso meramente economico, forse c’è dell’altro. Tipo una qualche riforma “progressista”.

In tutti i parlamenti che hanno discusso ed approvato le “Unioni Civili” è passato l’uragano Soros e la sua rivoluzione colorata. Lui usa come carota le unioni civili mentre il bastone cade come un macigno sull’economia di quello stesso paese per schiacciarlo. Le Unioni Civili sono delle riforme che distraggono l’opinione pubblica mentre si privatizza l’economia e ci si indebita. Con tutti i problemi economici che ha avuto la Grecia, vendita del suo patrimonio e austerity, il presidente eletto Tsipras che fretta aveva di far approvare in parlamento le unioni civili? Con tutti i problemi politici e militari che aveva l’Ucraina, Poroshenko aveva forse fretta di far approvare quella legge? Con tutti i problemi economici e di disoccupazione dell’Italia, Renzi aveva forse bisogno di occupare il parlamento per discutere di Unioni civili?

Secondo il segretario del Partito Comunista Rizzo le unioni civili sono dei falsi bisogni creati appositamente per distogliere le attenzioni del popolo dai problemi reali che lo affliggono (i salari, il lavoro, le pensioni). Sono: “un’arma di distrazione di massa” dice in un’intervista rilasciata a Federico Cenci: “L’esempio concreto è la Grecia di Tsipras, dove vengono tagliate le pensioni, viene ridimensionata l’assistenza sanitaria, aumentano i meccanismi di sfruttamento, si cancella lo stato sociale (…) La sinistra è oggi una costola del capitalismo, che crea false esigenze e contrapposizioni ingannevoli: il problema non è tra omosessuale ed eterosessuale, bensì tra gay povero e gay ricco.”

 

Per esempio, uno degli attivisti delle Unioni Civili in Italia è stato il giornalista Vittorio Longhi che ha promosso una petizione sulla sua piattaforma Progressi.org, figlia della sorosiana MoveOn.org, dal titolo: Approviamo subito il testo sulle unioni civili. Il giornalista Longhi rappresenta quella categoria di giornalisti riverenti, impiegatucci e affascinati dal suo potere che ha ritenuto “non appropriata” una petizione che voleva cacciare Soros e la sua organizzazione fuori dall’Italia quando invece nella sua piattaforma promuove petizioni assurde contro Trump.

Ma torniamo a “Lui”. Ora per Soros è più interessante l’immigrazione del semplice business o delle Unioni Civili.

Lo si deduce dalla lettera aperta scritta a Renzi con un tono pretenzioso da Costanza Hermanin, (senior policy officer presso l’Open Society Foundations) a due settimane dal suo insediamento a Palazzo Chigi intitolata: “Caro Matteo, adesso dammi una ragione per non dover più lavorare sui diritti umani in Italia.”

Nel primo paragrafo la Hermanin dice: “Adesso che il governo è pronto a mettersi al lavoro è giunto il momento di domandarti d’includere l’immigrazione, la parità e i diritti fondamentali nell’agenda delle riforme, politiche ma soprattutto istituzionali.”

Difatti, erano già cinque anni che la Open Society Foundations si occupava di “diritti umani” in Italia.

“Open Society Foundations, per quelli di voi che non la conoscono- dice Hermanin ad una presentazione -è una fondazione internazionale che ha la sede principale a New York e il cui fondatore è il filantropo e finanziatore George Soros. (…) Ciò detto, dal 2009 lavoriamo in Italia e sosteniamo studi e ricerche ma anche campagne. La nostra è una fondazione un po’ politicamente scorretta, ossia ci interessiamo a temi complessi: dalla prostituzione, all’abuso di droghe, ai temi di immigrazione, e lo facciamo non solo con i finanziamenti, ma anche cercando di affiancare il nostro peso nell’advocacy su questi fenomeni.”

Una delle sue prime creazioni della OSF in materia dei diritti umani che serviva come una piattaforma di lancio, una base per quel che sarebbe arrivato dopo, fu chiamata CILD, la Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, un’associazione che raggruppa varie Onlus di diversa natura e provenienza politica. Per esempio A Buon Diritto del senatore PD Luigi Manconi, Associazione Luca Coscioni dei Radicali, ecc.

Nella seconda edizione il suo “Premio Cild per le Libertà Civili” è stato assegnato quest’anno al cronista Valerio Cataldi (TG2) e Diego Bianchi detto Zoro (Gazebo). “Ecco chi sono i nostri eroi dei diritti umani” scrive CILD annunciando il suo evento della premiazione del 16 dicembre 2016. Ovviamente il giornalista Cataldi che si appresta a vincere il premio made by Soros aveva già scritto vari articoli sull’Eritrea e aveva partecipato a tante iniziative della OSF come moderatore ed è anche membro fondatore del Comitato 3Ottobre. Della serie “se la suonano e se la cantano da soli”!

Le iniziative della sorosiana CILD si moltiplicano ogni mese. Le sue ultime due creature legate al giornalismo-online sono 19 Million Project struttura battezzata a Roma dove vi lavora il fior fiore di esperti del web e della migrazione, il loro slogan recita: “Siamo una coalizione di giornalisti, programmatori, progettisti, strateghi digitali e cittadini del mondo che si uniscono per affrontare la crisi migratoria nel Mediterraneo”.

La seconda è nata ad un mese di distanza e si chiama: OpenMigration e offre suggerimenti agli addetti ai lavori (dell’immigrazione) basandosi su cifre, numeri, statistiche, ossia, in una sola parola, Datagiornalismo, un sistema politically correct di raccontare ai cittadini europei il #RefugeeCrisis o #MigrationCrisis e convincerli a non aver paura dei migranti.

Il Manifesto ha accolto la nascita di CILD con toni molto entusiastici: “Eppure, ricorda Aryeh Neier, ex direttore dell’American Civil Liberties Union e co-fondatore di Human Rights Watch e presidente della Open Society Foundations, in tutto il mondo si sta ancora aspettando quell’età d’oro per i diritti civili che ci si aspettava si sarebbe “aperta dopo la caduta del muro” (…) “Nel creare questa coalizione in Italia – conclude Neier – non solo riuscirete a rafforzare la lotta nazionale ma in sinergia con altre organizzazioni europee porterete questa battaglia a un livello superiore”.

Ma il 27 settembre 2015 succede un imprevisto, cinematograficamente si chiama colpo di scena.

Al Clinton Global Initiative di New York, inaspettatamente, Matteo Renzismentisce Soros che aveva appena finito di dire che la minaccia dell’Europa è la Russia di Putin: “I think it could be a tragic mistake consider identity of Europe against Russia”, (Penso che potrebbe essere un tragico errore riconoscere l’identità dell’Europa solo in contrapposizione alla Russia).

Per Renzi la vera minaccia non è la Russia bensì l’Ungheria che continua a costruire muri contro i rifugiati. George Soros col suo sorriso sprezzante incassò il colpo non aspettandosi quelle dichiarazione da una “sua creatura” e meditò vendetta. Dopo varie peripezie e un fallimento referendario sul suo operato, il 5 dicembre 2016 Matteo Renzi ammette la sconfitta al referendum costituzionale e si dimette da presidente del Consiglio. Il 12 dicembre Paolo Gentiloni viene eletto nuovo Presidente del Consiglio.

1348.- Libia, Haftar: bombarderemo le navi italiane; vice al-Sarraj: missione Italia viola la nostra sovranità. E Putin..

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Altra figura di cacca! Non vorrei essere nei panni dell’ambasciatore Perrone!

Il messaggio sinistro di Haftar segue di poche ore una dichiarazione del parlamento di Tobruk, che fa capo alla sua fazione, che aveva espresso la sua opposizione alla operazione navale italiana, contestando al premier di Tripoli, Fayez Sarraj, riconosciuto quasi solo dalla comunità internazionale, di aver concluso l’accordo con l’Italia per le operazioni congiunte, in quanto la presenza di navi straniere rappresenterebbe una “violazione della sovranità nazionale” libica. Tutto questo si consuma al termine della giornata in cui il Parlamento ha dato prova di coesione, con una “maggioranza molto consistente” salutata con favore dal premier Paolo Gentiloni ieri in visita al Coi per un collegamento con i militari impegnati all’estero.

E il presidente del Consiglio ha sottolineato l’importanza della missione: “Sappiamo tutti – ha detto – quanto i cittadini italiani si attendano risultati nella lotta dei trafficanti di esseri umani e nel controllo sui flussi migratori irregolari (Se lo sente Soros! ndr). Il contributo delle forze armate in questa direzione è assolutamente strategico e determinante: questa non è certo una missione aggressiva – ha precisato – ma di sostegno alla fragile sovranità di quel Paese”.

Finisce qui il fugace momento di gloria.

Il Ministro della Difesa italiano, Roberta Pinotti, è stata costretta a rallentare le operazioni militari per attestarsi su posizioni prudenti. Il pattugliatore d’altura Comandante Borsini, entrato nelle acque libiche il 3 agosto e ormeggiato presso il porto di Tripoli, ora ha o avrebbe ricevuto l’ordine di ritirarsi in acque internazionali rimanendo in attesa. Notizia che non trova riscontri ufficiali da parte italiana. A bordo di nave Borsini è imbarcato il nucleo di ricognizione, costituito da ufficiali del Comando Operativo di Vertice Interforze e della Squadra Navale, che dovrebbe condurre, congiuntamente con i rappresentanti della Marina e della Guardia Costiera libiche, le necessarie attività di ricognizione e definire le ultime modalità di dettaglio per quanto attiene alle misure di coordinamento della missione navale in supporto e di sostegno dei libici. Per ora, non sarà così. Il Governo, pur minimizzando i rischi, affermando che le fazioni libiche ostili all’Italia non avrebbero la capacità militare per rappresentare una minaccia alle navi da guerra italiane (sic!), sembra attestarsi su posizioni attendiste affermando che le attività di pattugliamento navale in chiave anti-immigrazione saranno effettuate solo su basi di stretta collaborazione con la Guardia costiera e il Governo libico, quello di al-Serraj, che rappresenta la fazione politica libica più debole a rischio di distruzione militare.

Il Governo di Tripoli è riconosciuto dalle Nazioni Unite, ma non dalla maggioranza dei libici. Anche all’interno dei territori che controlla è forte  l’opposizione che accusa al-Serraj di essere una semplice marionetta della ex potenza coloniale, che abili demagoghi libici associano alle violenze inflitte alla popolazione durante il periodo fascista. Anche l’appoggio ONU si sta progressivamente rimodellando, assecondando il piano francese di una intesa tra al-Serraj e Haftar per creare un Governo di unità nazionale in attesa delle elezionipreviste per il 2018. Solo l’Italia rimane ferma sulla posizione di difesa ad oltranza del Governo di Tripoli considerando, a ragione, pericolosa ogni forma di compromesso con il Generale Haftar, ormai considerato dai libici l’unico uomo forte in grado di unificare la Nazione e riportarla agli antichi splendori.
Haftar può anche accettare una temporanea alleanza con al-Serraj, consapevole che la sua forza militare e il suo prestigio, che sta crescendo tra la popolazione libica- e il sostegno di Francia, Russia, Egitto, Arabia Saudita, costringeranno il leader islamico di Tripoli ad una posizione subalterna e lo condurranno ad una  probabile sconfitta elettorale se, nel 2018, si terranno le elezioni. Il piano francese, ora promosso dalle Nazioni Unite, prevede la fusione dei due eserciti. Un punto rilevante a favore di Haftar è che possiede una forza militare superiore a quella di Tripoli, in grado di controllare il futuro esercito nazionale.

Sfruttando l’onda lunga dell’emergenza migrazione  – dipinta da taluni settori della politica nazionale come una benedizione per il Paese  -, Roma sostiene che il principale compito della sua marina militare è quello di collaborare con le autorità libiche nel fermare le attività degli scafisti e la loro presunta collaborazione con alcune ONG internazionali che agli inizi del duemila hanno preventivamente creato filiali in Italia  -tra esse Save The Children e Medici Senza Frontiere. L’obiettivo che si tende a far passare in subordine è quello di contrastare le azioni francesi in Libia, volte a controllare il Paese chiave del Nord Africa e gestire gli ingenti giacimenti petroliferi e di gas naturale ai danni dell’azienda petrolifera  nazionale, l’ENI.

La strategia francese in chiave anti-italiana è iniziata durante l’Amministrazione Nicolas Sarkozy, quando, nel 2011, è intervenuto nella guerra civile libica offrendo supporto aereo ai ribelli e creando i presupposti per la caduta del Colonnello Muhammar Gheddafi. Senza l’intervento francese il regime di Gheddafi sarebbe riuscito a vincere militarmente le formazioni ribelli e a ripristinare l’ordine in Libia.

L’intervento francese aveva due obiettivi.
Primo obiettivo, impedire il progetto della moneta africana: il dinaro oro, che Gheddafi stava lanciando nell’Africa Occidentale per sostituire, nelle ex colonie africane ancora sotto controllo francese, la moneta unica Franco CFA, creata nel 1947 per controllare le riserve di valuta estera e le finanze dei Paesi africani francofoni. La moneta africana, se fosse stata introdotta grazie alle immense riserve d’oro di Gheddafi, avrebbe trovato il pieno consenso dei Paesi dell’Africa Occidentale, in primis Ciad e Mali, desiderosi di liberarsi dal controllo finanziario di Parigi, studiato per ottenere vantaggi unilaterali e coloniali per l’economia francese impedendo ai Paesi africani la sovranità finanziaria.
Il secondo obiettivo era quello di spezzare il monopolio ENI sugli idrocarburi libici garantito da una stretta alleanza politica economica con il regime Gheddafi. E’ la guerra segreta tra Italia e Francia combattuta in Libia. Una alleanza, rafforzata sotto il Governo Berlusconi, molto proficua per la multinazionale italiana, in quanto Gheddafi non era solo un ottimo fornitore ma anche un importante finanziatore che deteneva il 7% delle azioni ENI e si stava apprestando ad arrivare a quota 10%, offrendo alla azienda italiana finanziamenti in valuta pregiata per avviare nuovi investimenti produttivi non solo in Libia.

La decisione di inviare navi a supporto della navi della Guardia costiera libica, secondo alcuni osservatori qui in Libia, sarebbe una ‘menzogna italiana’, le motivazioni risiederebbero tutte nella politica fagocitante ideata da Parigi e nella necessità di tutelare gli interessi ENI. Nonostante la caotica situazione di guerra civile che perdura nel Paese,  ENI riesce ad assicurarsi ancora il 48% della produzione petrolifera e il 41,1% della produzione di gas naturale, come ci ha spiegato Gabriele Iacovino, in una recente intervista a ‘L’Indro. L’accusa di violazione della sovranità libica giunta proprio dall’interno del Governo di Tripoli, alleato dell’Italia, distruggerebbe la presunta collaborazione con le autorità libiche (o con parte di esse), evidenziando una pericolosa spaccatura all’interno degli alleati italiani sulla missione militare tricolore.

Ci manca solo che facciamo a cannonate!

L’opposizione di parte del Governo amico di Tripoli e le minacce militari dell’Esercito Nazionale Libico sotto il controllo del Generale Haftar, sembrano aver di fatto creato le condizioni per l’aborto prematuro della avventura militare italiana che ora vede minati i presupposti per la sua attuazione. Nonostante le rassicurazioni offerte dall’Ambasciatore italiano a Tripoli durante una intervista rilasciata sabato 5 agosto a ‘RaiNews24‘, le navi italiane difficilmente potranno proseguire l’avventura, in quanto l’Esercito italiano non può sostenere il rischio di un conflitto aperto anche solo diplomatico in Libia che potrebbe far perdere gli ultimi giacimenti petroliferi e di gas naturale ancora sotto controllo della ENI. L’azienda  riesce  a creare un interscambio di 2,8 miliardi di euro (dati 2016). Un giro d’affari ben lontano da quelli registrati quando la Libia era sotto il controllo di Gheddafi, allora gli affari Eni in Libia valevano circa 15 miliardi di euro annui.

Intervista Al-Mejbari a tv: ‘Non esprime la volontà del governo d’intesa’. E il pattugliatore d’altura italiano, appena giunto da Augusta, scosta dal molo di Tripoli e lascia in sordina le acque territoriali libiche: “A pucchiacca in mane a ‘e creature!” Elezioni!!!

Schermata 2017-08-09 alle 17.57.36.pngIl vice presidente del Consiglio presidenziale libico, Fathi Al-Mejbari, prende le distanze dall’autorizzazione data da al Sarraj alla missione navale italiana, che rappresenta “un’infrazione esplicita dell’accordo politico” e delle sue clausole, in particolare quelle relative alla “sovranità della Libia”, e “non esprime la volontà del Consiglio presidenziale del governo di intesa”. Lo riferisce il sito della Tv LibyaChannel.

Il vice presidente del Consiglio presidenziale libico Fathi Al-Mejbari chiede all’Italia “di cessare immediatamente la violazione della sovranità libica” e fa appello alla comunità internazionale e al Consiglio di Sicurezza Onu perchè prendano una posizione sulla missione navale italiana. Stando al sito della Tv LibyaChannel “Al-Mejbari ha anche chiesto alla Lega Araba e all’Unione Africana di esprimersi al riguardo condannando “tale violazione, sostenendo e appoggiando la Libia”.

Le parole di Fathi Mejbari, vice presidente del consiglio presidenziale libico, circa l’asserita violazione della sovranità libica da parte dell’Italia “rientrano nella dinamica di un dibattito interno libico – che l’Italia rispetta pienamente – e non inficiano in alcun modo il rapporto di cooperazione tra i due Paesi”. Lo riferiscono fonti vicine alla Farnesina. Questo rapporto di cooperazione è “mirato a potenziare la lotta contro i trafficanti di esseri umani e a rafforzare la sovranità libica, il tutto all’interno di una cornice giuridica certa”.

Ambasciatore italiano, inutili minacce di Haftar  – Le minacce del generale Khalifa Haftar non fermano la missione italiana in Libia. Ad affermarlo in una intervista al ‘Corriere della Sera’ è l’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone. Le parole del generale Haftar, spiega il diplomatico, “non fermano la missione italiana, già concordata con le legittime autorità libiche che fanno capo al Consiglio presidenziale sulla base di una sua richiesta”. “Noi – aggiunge – siamo interessati a operare d’intesa con tutti i libici se è possibile, e ovviamente con il generale Haftar. Quindi cercheremo il contatto anche con lui e faremo in modo di spiegare gli obiettivi di una missione che non è militare, ma di assistenza alle autorità libiche affinché possano esercitare la loro sovranità in tutto il territorio del Paese. Lo stiamo spiegando a tutte le autorità. È una missione che serve a rafforzare la sovranità libica, non a indebolirla”. “La nostra – fa anche sapere Perrone – è una strategia complessiva. Con la Guardia costiera libica, una parte. Lavoriamo al Sud anche con la Guardia di frontiera e con i Paesi vicini. L’obiettivo è che il traffico di esseri umani non entri proprio in Libia. Agiamo con sindaci del Sud e della costa perché ci siano alternative all’economia di questo traffico. Importante è anche migliorare le condizioni dei campi di accoglienza in Libia”. Sul rapporto con la Francia, il diplomatico dice: “Noi lavoriamo per raggiungere obiettivi condivisi: stabilità e riconciliazione nazionale”

E Putin manda a Tobruck il suo generale di fiducia.

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Lev Dengov è giunto a Tobruck a capo di un contract team. Il piano di Putin è quello di “tornare allo status pre-2011 e dunque riattivare gli accordi miliardari firmati con Mu’ammar Gheddafi.

Mentre noi in Libia mandiamo un paio di barchette a fare la balia alle navi delle Ong che trafficano con gli immigrati, la Russia bada al sodo. Cioè agli affari. Quelli dei contratti che aveva firmato prima del 2011 con Gheddafi e che, con la rivoluzione e lo spezzettamento del Paese africano in tante regioni controllate da diverse fazioni, sono venuti meno. Contratti in campo petrolifero, ma anche per la ferrovia Sirte Bengasi da 550 km e 2,2 miliardi di euro di commessa. Contratti nel settore militare, con la vendita di elicotteri d’assalto , cacciabombardieri Sukhoi e l’ammodernamento dei vecchi Mig-23. Contratti, ancora, nel settore energetico, con il piano per costruire in Libia la prima centrale nucleare, ad uso esclusivamente pacifico, sul modello di quella costruita in Iran.

La Russia ha da tempo scelto da che parte stare e da tempo fa arrivare di soppiatto armi al suo alleato Khalifa Haftar attraverso Egitto e Emirati Arabi. Lo scambio commerciale, dopo anni di impasse, è ripreso. Ma sono ancora briciole, visto che l’anno scorso ha toccato quota 74 milioni. Per far decollare questa cifra, Putin ha inviato in Cirenaica, la terra controllata da Haftar, un suo uomo di fiducia. Lev Dengov, a capo di un contract team. Il piano del Cremlino è quello di “tornare allo status pre-2011 e dunque riattivare gli accordi miliardari firmati col raiss. Sarà sempre il petrolio, secondo Dengov, a garantire i pagamenti (ma non solo. C’è l’uranio a Sud, ai confini con il Ciad. ndr).

L’emissario di Mosca, come riporta La Stampa, guarda anche oltre la Cirenaica: ha già preso contatti con le tribù del sud del Paese che, dice, “hanno un ruolo molto importante e sono pronte a collaborare con la Russia” e guarda anche a un possibile accordo con Al Serraj: “Se ci saranno elezioni e un governo condiviso – conclude Dengov, sarà possibile revocare l’emargo alla vendita di armi”. E per Mosca la Libia tornerebbe l’Eldorado.

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La Striscia di Aozou (anche Striscia Aouzou) (in francese Bande d’Aozou, in arabo قطاع أوزو), in colore rosso, è un territorio prevalentemente desertico, che si trova nel nord del Ciad (regione di Borkou-Ennedi-Tibesti), lungo il confine con la Libia. Larga circa 100 km e lunga circa 1 000, la striscia si estende su una superficie di 114 000 k. A causa della presenza di depositi di uranio, sorse una disputa tra il Ciad e la Libia per il controllo di quest’area, che portò alla guerra tra i due paesi. Nel 1973 la Libia iniziò operazioni militari nella striscia di Aozou per ottenere accesso ai minerali ed influenzare la politica del Ciad. La Libia basava la sua rivendicazione di questa area su un trattato del 1935 tra l’Italia e la Francia, rispettivamente potenze coloniali in Libia e in Ciad: si tratta del cosiddetto “Trattato Mussolini-Laval“. Il trattato prevedeva la cessione della striscia di Aozou da parte della Francia all’Italia come premio per la partecipazione italiana alla prima guerra mondiale. Nel 1955 il governo libico di re Idris I cedette nuovamente la striscia alla Francia.

Da qualche anno, siamo sempre dalla parte sbagliata. A Gentiloni, rectius, all’ENI, messa in angolo dall’intraprendenza di Macron e dall’inesperienza di Alfano, resta solo di sperare nell’appoggio dell’ONU (leggi: degli USA)

1346.- Maurizio Nazari Libia, “missione farlocca?”

di Fulvio Grimaldi

La missione Pinotti-Usa mira a stoppare Haftar e il riscatto libico. ONG: code di paglia lunghe da Timbuctu al canale di Sicilia

Qualcuno irride alla “missione farlocca” di Gentiloni-Pinotti-Mogherini-Stato Profondo Usa in Libia. Di farlocco qui c’è soltanto quel Trump che ogni due per tre deve rinnegare qualcosa o qualcuno in cui crede e sbattere i tacchi davanti ai 14 servizi segreti, al Pentagono e ai predatori multinazionali, per evitare che continuino a scuoiarlo a forza di mostruose balle tipo Russiagate (al “manifesto”, che si beve tutto, non dispiaccia se giuriamo che non è vera neanche una virgola, tantomeno una parola e l’intera faccenda diventa grottesca all’evidenza delle ininterrotte interferenze dei servizi e media Usa in tutte le istituzioni ed elezioni del mondo).

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Ma il pattugliatore italiano con nave d’appoggio, che costituiscono la Grande Armada spedita dai nostri feldmarescialli a Tripoli, è volta a garantire che il fantasmino Al Serraj, con la sua truppa di scorticatori di neri a Misurata (cari ai Medici Senza Frontiere che li hanno sostenuti durante tutta la mattanza in Libia), possa continuare a fingere, con l’ONU e gli Usa, che a Tripoli vi sia un governo e che quel governo non debba essere sfiorato neanche con un dito dal generale Khalifa Haftar, autentico liberatore della Libia e intralcio alla sua ricolonizzazione e spartizione. Cosa perfettamente capita da Macron che si è dovuto adattare, per salvare capra, cavoli e Total nell’ambita Libia da sottrarre agli italiani, e prova a giocarsela con tutti e due, con l’autentico e con il farlocco.

Chè questo è lo scopo della “missione farlocca” dei governicoli italioti: alzare a Tripoli, nominalmente di Al Serraj, effettivamente in mano a misuratini e altre bande islamiste, quindi facile riconquista per l’efficiente Esercito Nazionale Libico di Haftar (l’unico dotato di formazioni disciplinate, motivate da patriottismo, dotate di forza aerea e navale e di consistenti sostegni internazionali non occidentali), la bandierina italiana, talchè un attacco alla capitale si configurerrebbe come attacco anche all’Italia, a un membro della Nato, con le auspicate conseguenze di tirarsi dietro un po’ di Stato Profondo Usa. Alla faccia di Macron.

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Haftar, gia padrone di tutta la Cirenaica e con buoni addentellati nel Fezzan a sud, sfotticchiato i distruttori della Libia con la riabilitazione di un Gheddafi, nientemeno che Said, figlio maggiore ed erede politico, condannato a morte a Tripoli e ricercato dal Tribunale Penale Internazionale, sta sloggiando l’Isis da Derna e perfino da Sirte, dopodichè la strada per Tripoli è aperta.

Tanto più che gli alleati berberi di Haftar e del legittimo governo di Tobruk, a suo tempo democraticamente eletto, da Zintan, a ovest di Tripoli, stanno minacciando l’accerchiamento della capitale. Rischia così di volatilizzarsi anche il controllo ricattatorio di Misurata, Al Serraj e bande varie, sulle aree di imbarco dei migranti africani, tra Tripoli e Tunisia, tuttora gestite da quel coacervo di delinquenti, consustanziali all’”Operazione Migranti nella filiera che parte dal push factor Ong nei paesi d’origine, passa per il pull factor Ong in mare e termina in Italia nei campi del caporalato, o nei bassifondi delle metropoli alla mercè di miseria o traffici criminali. Magari a rimediare al deficit di nascite italiane.

Con il che si arriva a Luigi Manconi, al solito “manifesto”, e ai loro eroi sguinzagliati nel Mediterraneo per garantire, nel quadro della globalizzazione neoliberista, la privatizzazione di vite e movimenti degli ex-abitanti di nazioni da stravolgere e rapinare. Luigi Manconi è quell’ex-virgulto di Lotta Continua, scivolato sulla buccia di banana del trasformismo storico italico e arrivato in ottima forma al “manifesto” e in tutta la congerie dei dirittoumanisti che, con bande di pifferi e ottoni, accompagnano e facilitano le varie imprese imperialiste in giro per il mondo contro “dittatori” e per la democrazia. Il timido tentativo che Roma, via Minniti, ha fatto per convincere la flotta sorosiana, che fa da ponte fra espulsori, mediatori, trafficanti e caporali pugliesi o mafia senegalese dello spaccio e della prostituzione, ad accettare un qualche granellino di controllo negli ingranaggi della scellerata manovra di distruzione di Africa e altri paesi dell’arma di migrazione di massa, dall’indignato Manconi è equiparato a qualcosa di peggio delle deiezioni di un ratto: “E’ una velenosa tendenza a lordare tutto”.

Perfino quelle anime candide come ostie di coloro che, foraggiati da governi e organizzazioni neoclonialisti (come è il caso dimostrato di gran parte delle dozzina di Ong le cui navi sguazzano tra Sicilia e Libia, o tra Grecia e Turchia), istigando i corrispondenti a terra a sacrificare esseri umani su barcarole ad affondamento garantito: niente affogati, niente Ong). Tutto il resto del pezzo è uno spurgo di odio contro chi cerca di mettere un minimo di mordacchia ai trafficanti Ong. Naturalmente non si fa mancare, il diritto umanista con croce di ferro di prima classe, lo sbertucciamento del Procuratore di Catania Zuccaro che ha osato sollevare il coperchio sul verminaio Ong. Nessuna sorpresa: Luigi Manconi è anche quello che avete visto a innumerevoli conferenze stampa sulla denuncia dell’abietto Al Sisi, assassino a prescindere di Giulio Regeni, l’uomo degli spioni e massacratori John Negroponte e Colin McColl. Un sorosiano perfetto.

Ma cosa ci sarà mai di così offensivo e iniquo in questo codice dagli 11 punti proposto da Roma e dall’UE agli scafisti Ong e che tre già si sono rifiutati di firmare, tra cui Medici Senza Frontiere (i nuovi missionari, con discrimine occidentocentrico incorporato, alla Zanotelli, lanciati in colonia dal fondatore e ministro bellicista di Sarkozy, Bernard Kouchner, quelli che io ho incontrato in Somalia, ovviamente dalla parte dei colonialisti, quelli che a Misurata curavano solo chi ammazzava gheddafiani, stuprava gheddafiane e scuoiava libici neri, quelli che ad Aleppo, sempre dalla parte sbagliata, propagavano fole in combutta con i celebrati “elmetti bianchi”, per non dire altro)? Non devono entrare in acque libiche, dove entravano in base ad accordi radio, telefonici e luminosi con i banditi sulla costa; non devono nascondersi agli occhi delle navi degli Stati spegnendo il transponder; la devono smettere di fare i taxi del mare trasferendo migranti da imbarcazione a imbarcazione; non devono ostacolare le operazioni della Guardia Costiera libica. E devono accogliere a bordo ufficiali di polizia giudiziaria che possano indagare, utilmente fin da subito, su chi traffica in umani e come e con chi e perchè. E devono raccontare al colto e all’inclita chi gli permette di solcare i mari con tanto di avanzatissime flotte tecnologiche, costosissime per gestione, manutenzione, rifornimenti, “rimborsi spese” e battendo tanto di bandiere una più strana dell’altra e addirittura di paradisi fiscali noti per lo stratosferico tasso di criminalità.

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Neanche durante l’ultima guerra abbiamo avuto un controllo così marcato della costa libica come con le ONG. Come mai quelle navi non violano la sovranità libica, ma esiste una sovranità libica?

E dunque questi privatizzatori dell’operazione di trasferimenti biblici di popolazioni ai danni di chi parte e di chi riceve, si rifiutano di farsi controllare, di essere trasparenti su chi li finanzia, di far vedere come operano a chi ne ha titoli giuridici. Il responsabile in Italia di MSF raglia di militarizzazione, di offensivo uso della armi a violazione del carattere umanitario delle operazioni. Cosa hanno da nascondere codesti salvatori se non il lato oscuro del loro operare e del sistema nel quale sono inseriti (da sempre!ndr). Lato oscuro che va ben al di là della copertura di un partner delinquente che un ufficiale di polizia giudiziaria potrebbe individuare e la cui identificazione e cattura potrebbe, magari, compromettere un po’ di oscure relazioni.

Tutta queste gente delle Ong, altrove impegnata a destabilizzare paesi,“antidemocratici” perchè renitenti alla leva imperialista, non s’è mai vista, in barca, in tenda, in clinica, o in piazza, contro i genocidi dal Vietnam ad oggi. Anzi, gli antesignani di “Jugend rettet”, la Ong marinara tedesca reclamizzata dal “manifesto”, sono quelli della famigerata Cap Anamur, dai capitani e dirigenti processati per traffico di esseri umani, che raccattava boat people al largo del Vietnam massacrato dagli Usa e poi del Kosovo divorato dai terroristi Nato e UCK, per poi sbatterli sui tavoli di redazioni militarizzate dalla Cia). Gente che non s’è mai vista in zone difese dai patrioti di paesi aggrediti dall’Occidente, non si sono mai uditi gridare che i soggetti che strappano all’Africa gli vengono messi a disposizione da coloro che si sono presi il 40% delle terre coltivabili del continente. Se si ricorda tutto questo, si capisce perchè di controlli e regole non ne vogliono sapere. Ma stiano tranquilli: il codice non ha nessuna forza vincolante. E’ una proposta, da prendere o lasciare. Carta straccia finchè il parlamento non la trasforma in legge. Cosa che non farà mai. Non per nulla George Soros s’è visto sottobraccio a Gentiloni appena l’ottimo PM Zuccaro di Catania ha sollevato il tappeto.

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Qualcuno mi ha chiesto, con aria provocatoria, se io fossi pro o contro la “missione italiana in Libia”. Non mi ci è voluto niente per dire che sono contro qualsiasi iniziativa di questa banda di briganti di passo che, spolpato il proprio popolo, insieme a correi, si avventa ora su altri. Però, occhio, precisando che sono con ancora maggiore indignazione contro questi sciagurati ipocriti dei salvataggi che promuovono salvataggi e abbisognano di rischi di annegamento e, a monte, dello sradicamento di popolazioni di là e di crisi sociali e antropologiche di qua. C’è chi li ammira: Soros, Rothschild, gli scontristi di civiltà, i predatori del Sud perduto, i globalizzatori dell’esistente, “il manifesto”.

In un mio recente viaggio in Grecia per il documentario che vorrà illustrare le malefatte dell’UE e della Troika, al vecchio aeroporto di Olympic Airways, abbandonato su ordine tedesco, ho cercato di riprendere un gruppo di attivisti dell’ OIM (Organizzazione Mondiale dei Migranti, semi ONG e semi ufficiale). Un poliziotto, intervenuto con modi brutali (che ruolo giocano in questa fogna le Forze dell’Ordine? ndr), mi ha minacciato d’arresto se non avessi subito cancellato quelle immagini. Al mio amico e guida. Panagiotis Grigoriou, storico, etnologo, studioso della crisi greca, ho chiesto una spiegazione. La sua risposta, che ci riporta direttamente al Canale di Sicilia.

Sempre di più la vicenda dei migranti diventa un segreto. Un segreto anzitutto da parte delle stesse Ong. Ong che godono spesso di finanziamenti occulti e, comunque, finalizzati a fargli assumere un ruolo che non è il loro e che sottrae prerogative allo Stato. Uno Stato che non è più padrone delle proprie frontiere, del proprio territorio, del numero di migranti che può, o vuole, accogliere. Tutte queste decisioni sono prese altrove, con le Ong che gestiscono un problema effettivamente in piena illegalità, dato che non esiste un quadro giuridico dentro al quale farle operare..”

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1341.- Il banchiere Gotti Tedeschi a Libero: “Per difendere l’euro ci attende un futuro terrificante”. Allegria!

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Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere, già presidente dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior) dal 2009 al 2012 ha una lunga carriera nel mondo dell’economia e finanza, iniziata con l’americana McKinsey e proseguita con la co-fondazione di Akros Finanziaria. Ha insegnato per vari anni in Università Cattolica ed in Aseri (Alta scuola di economia e relazioni internazionali). È stato consigliere del ministro del Tesoro dal 2008 al 2011, consigliere della Cassa Depositi e Prestiti per tre mandati e presidente del Fondo infrastrutture F2i.

Professore, la sua ultima lettera al sito di Maurizio Blondet ha suscitato un dibattito tra gli “internauti”. I giornali hanno ignorato la sua missiva che mette in rilievo la necessità non solo economica, ma di “libertà democratica” di uscire dalla moneta unica. Può spiegare ai lettori di Libero la sua posizione al riguardo? 
«La mia posizione, è la seguente: l’ euro è stato utilizzato come scusa per ridimensionare il nostro Paese da un punto di vista economico e “morale” (spiegherò che vuol dire). Le altre giustificazioni sono insostenibili da più punti di vista. Dette giustificazioni usano un modello (ir)razionale che confonde cause con effetti, è lo stesso usato per spiegare decisioni che provocano le condizioni per giustificarle, come è successo per l’ immigrazione (gap di popolazione) o l’ ambientalismo (neomalthusianesimo). Così le pressioni fatte al nostro Paese per difendere l’ Euro (tedesco) sono state giustificate dall’ alto debito pubblico italiano, che è un falso problema perché è il debito complessivo di un paese che va misurato, come il caso Usa 2008-2010 ha ben dimostrato (in situazione di insolvenza, tutto il debito privato diventa debito pubblico). Ma dette pressioni ci hanno ridotto allo stremo economico, con rischio morale. La carta stampata ha ignorato la mia considerazione perché può avere indirizzi politici da rispettare: «No touch issues», che sono tabù e vanno trattati in un certo modo. Per esempio appunto l’ immigrazione, l’ ambientalismo,l’ Europa, l’ euro, Bergoglio, ecc.».
Vuole dire che questo argomento può essere affrontato solo in un modo? 
«L’ Europa e l’ euro non devono essere messi in discussione a meno che non lo autorizzi la signora Merkel. Poiché l’ economia non è una scienza, è piuttosto arduo prevedere con un minimo di certezza ciò che può succedere con l’ uscita dalla moneta unica. Troppo spesso politici ed economisti fanno prognosi senza aver fatto una corretta diagnosi, ne consegue che se non sono state intese le cause delle nostre difficoltà attuali nel sistema euro, difficilmente si potrà esser credibili nelle proposte di soluzione degli effetti».
Potrebbe farci degli esempi su questo? 
«Oggi ci ricordiamo in che situazione economica era l’ Italia prima dell’ entrata nell’ euro, quali condizioni le vennero imposte per entrare e come realizzò dette condizioni? Ci ricordiamo quanto pesava negli anni ’90 l’ economia “di Stato” direttamente e indirettamente sul Pil? (quasi il 65%). E quanto pesavano le banche private sul sistema creditizio? (qualche percentuale minima). Ci ricordiamo come si realizzarono le privatizzazioni? (molto male). Il lettore ricorda il famoso algoritmo Prodi per passare da un deficit di 7 punti al deficit di 3 punti percentuali? Ho spiegato questo per far intendere che i problemi riferiti all’ euro sono un po’ più complessi di quanto spesso vengano spiegati. Ma temo che la nostra capacità decisionale in proposito sia piuttosto bassa ed il rischio di pagar cara l’ uscita piuttosto alto».
Cosa intende quando dice “pagar caro”?
«Si deve riflettere su cosa significhi “pagar caro” la decisione di uscire, comparata con il costo di restare, costo che temo non sia solo economico, ma di libertà democratica di cui potremmo venir privati».
Ad oggi quindi la questione dell’ euro non è più un solo problema economico, ma di democrazia? 
«Per giustificare l’ economia, si potrà forzare la libertà. La moneta unica per funzionare necessita di un governo unico europeo che dovrà coesistere con il governo del mondo globale. A questo si sta arrivando, in modo sempre più accelerato dopo la crisi globale scoppiata nel 2007, grazie agli organismi sovranazionali che impongono leggi, discipline, modelli democratici, governanti cooptati, e soprattutto visione morale omogenea».
Allora il nostro destino è sottostare a questo “supergoverno mondiale”? 
«Probabilmente sì, l’ attuale situazione mi fa pensare che dobbiamo riconoscere la nostra impotenza, che non possiamo più fare nulla. I giochi son fatti e noi non giochiamo più, siamo diventati un gioco in mano ad altri. Il nuovo mondo globale aspira ad un’ omogeneità culturale e pertanto morale, che significa relativizzare le norme morali. Tutto questo porta ad una forma di sincretismo religioso, che necessariamente tende ad arrivare ad una religione globale panteista, ambientalista (animalista e vegana), neomalthusiana e orientata alla decrescita. Se questo è vero e l’ euro venisse usato come strumento per forzare chi non è d’ accordo, si spiega la mia preoccupazione. Se fossi stato un governante nel nostro Paese, negli ultimi 6-7 anni, avrei fatto il contrario di ciò che è stato invece fatto».
Se questa è la situazione, come vede il futuro per il nostro Paese? 
«Con la scusa di difendere l’ euro dai problemi italiani, il nostro futuro non potrà che essere terrificante. Attenzione però, il problema non è nell’ euro in sé, ma nell’ avere un euro gestito “abusivamente” da altri, grazie alle nostre debolezze politiche».
Può fare degli esempi? 
«Darei due esempi, per ora solo immaginabili: in una siffatta Europa a governo unico, per ridurre il debito pubblico ci potrebbe venir imposto di espropriare i beni dei cittadini. Per ridurre il deficit di bilancio ci potrebbe venir imposta l’ eutanasia per i pensionati ultrasessantacinquenni, per tagliare la spesa pubblica di pensioni e sanità».
Si andrebbe persino verso il superamento del principio della dignità umana? 
«E chi la afferma più? Ormai legge civile, salute, vita, morale, ecc. che significato hanno? Quello deciso dall’ Oms all’ Onu ? Se così fosse la vita e la salute sarebbero benessere psicosociale. Se riconoscessimo che un governo, “cooptato o gradito”, è sottoposto alla “moral suasion” internazionale (che si può immaginare possa utilizzare anche i vincoli di una moneta unica), e se convenissimo che i paesi influenti, al di là delle forme diplomatiche, ci disprezzano, ci boicottano e ci vedono come un vantaggio da acquisire per rafforzare se stessi, che concluderemmo? Quale governo, non cooptato, saprebbe oggi decidere le specifiche soluzioni necessarie al nostro paese, rifiutando, se il caso, l’ applicazione di leggi economico-morali, da altri ritenute necessarie ma che danneggiano economicamente e, soprattutto, possono privare i cittadini di libertà democratica e personale?».
Una serie di interrogativi a cui appare difficile rispondere. Ma adesso ci permetta di fare un passo al 1992, all’ alba del trattato di Maastricht. Come giudica lo stato attuale dell’ Ue? Secondo lei ci sarà ancora un futuro per questa Unione? 
« I Padri fondatori quali De Gasperi, Adenauer, Schuman e Monnet avevano progettato un’ Europa sussidiaria ai vari Paesi, destinata a valorizzarne le identità. Ma il progetto di moneta unica doveva essere destinato a valorizzare le singole economie dei Paesi europei. Poi sono sopravvenute “modifiche genetiche” di carattere cultural-politico che hanno cambiato lo spirito originario facendo persino rinnegare le radici cristiane. Poi è arrivata la crisi economica del 2007 che fa esplodere le contraddizioni economiche, politiche e morali facendo trionfare gli stessi egoismi arroganti che avevano snaturato il progetto originario».
Lei ha parlato di radici cristiane può precisare meglio questo punto? 
«L’ Europa è fatta da tre “culture religiose”: quella protestante-calvinista, quella cattolica e quella illuminista-laicista. Quando le cose vanno male, quale visione di cosa è bene o male prevale secondo voi? Secondo “loro” deve prevalere una forma di pragmatismo egoistico che rifiuta morali forti e dogmatiche e pretende morali relative, in evoluzione, pluraliste, dove l’ Autorità morale non deve più intervenire nel confronto con le leggi (etiche) dello stato, ormai leggi globali di uno stato globale. Che succede se l’ Autorità morale è invitata ad occuparsi di socio-economia e non più di morale? E chi ci difende e tutela allora? Ecco perché sono sempre più preoccupato».
Come giudica l’ attuale posizione della Chiesa Cattolica rispetto a quella precedente di Benedetto XVI, secondo il quale “prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare”? 
«Meglio se non rispondo a questa domanda, rischierei una “scomunica”. Quanto ci manca Benedetto XVI, mai come ora! Le migrazioni son sempre più manifestamente state volute e pianificate, soprattutto per “aiutare” il nostro Paese, dove risiede la massima Autorità morale al mondo, a correggersi e aprirsi al “multiculturalismo” orientato a un sincretismo religioso necessario a prevenire “guerre di religione”. Temo che non riusciremo a metter in discussione più nulla , ahimè».
Ci consenta un’ ultima domanda. Di fronte a questo scenario che ha delineato alle prossime elezioni, quale sarebbe secondo lei la prima cosa da fare per il futuro governo? 
«Per vincere le elezioni. Risposta seria: produrre un vero progetto per il paese e dotarsi delle capacità di gestirle (un paio di nomi io li avrei), invece di sperare di prender voti coccolando cani e gatti in tv. Risposta provocatoria: andare a cercare all’ estero,anche fuori Europa, i consensi necessari facendo alleanze e compromessi a destra e manca. Risposta realistica e rassegnata: fare atto di sottomissione alla Germania. Per governare e risolvere i problemi del Paese (escludendo la prima risposta). Andare a pregare la Madonna a Medjugorje. Anche rischiando scomuniche». 

di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti

1339.- GLI SBARCHI E IL VUOTO DI GIURISDIZIONE

Il prof. Paolo Maddalena, giudice e vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, offre un parere puntualmente motivato sull’azione del Governo riguardo all’invasione in corso.

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Chi ha voluto che l’Italia fosse l’unico responsabile degli sbarchi e della permanenza degli immigrati?

Sarebbe una notizia falsa, quella, circolata nei mezzi di comunicazione, secondo la quale la responsabilità degli sbarchi degli immigrati in Italia risalirebbe ai sottoscrittori del Trattato di Dublino, del Regolamento Dublino II e del Regolamento Dublino III.

La smentita viene da un comunicato stampa dell’Ansa, nel quale si legge: “Il piano operativo Triton (e cioè il piano operativo proposto dall’Agenzia Europea Frontex, che ha l’incarico di gestire il fenomeno dell’immigrazione in Europa), concordato e sottoscritto con le Autorità italiane, prevede che sia l’Italia il Paese ospitante della missione. In quanto tale, l’Italia decide in quale dei propri porti debba avvenire lo sbarco dei migranti soccorsi durante le attività di ricerca e salvataggio nell’ambito dell’operazione Triton. A spiegarlo è un portavoce di Frontex, che ricorda come la stessa regola valga anche per le operazioni Poseidon per la Grecia, e Indalo per la Spagna”. Inoltre la On.le Bonino, ex titolare del Ministero degli esteri, ha dichiarato, al “Giornale di Brescia” e di recente anche in televisione, che “nel 2014-2016, e dunque durante il governo Renzi, siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino”.

Di chi effettivamente sia la responsabilità è difficile dirlo, e probabilmente, anche se i Trattati e i Regolamenti di Dublino nulla dicono in ordine all’obbligatorietà degli sbarchi in Italia, si tratta di una responsabilità concorrente, sia dei sottoscrittori degli Accordi di Dublino, sia dei sottoscrittori dell’Accordo Triton. Ma ciò che maggiormente preoccupa è il fatto che, dall’assassinio di Aldo Moro in poi, e specialmente da quando è entrato in vigore il Trattato Europeo di Maastricht, i nostri rappresentanti politici hanno agito con sempre minore attenzione per la tutela degli interessi italiani e sempre con minor rispetto dei nostri principi costituzionali.

Ciò pone ai giuristi di buona volontà dei gravissimi problemi da risolvere. In sostanza, di fronte ai riprovevoli comportamenti dei nostri politici, non si può fare a meno di cominciare a pensare che, non solo debba ritenersi percorribile la strada del ricorso al giudice comune, affinché la illegittimità costituzionale di Trattati o Accordi internazionali, sia fatta valere davanti la Corte costituzionale, secondo il principio giurisprudenziale dei cosiddetti “contro limiti”, ma che occorra anche riflettere sulla cosiddetta intangibilità degli “atti di governo”, proclamata dalla giurisprudenza amministrativa nel presupposto che non fossero concepibili “atti di governo” contrari all’interesse del Popolo italiano. Ora che, come si è visto, questo presupposto è venuto meno, è evidente che si debba essere molto attenti nel far riferimento a detta “intangibilità”.

Si deve ricordare, infatti, che gli atti di governo sono quegli atti nei quali la “discrezionalità” è massima, e che, tuttavia, tale discrezionalità non può arrivare fino al punto di danneggiare tutti i cittadini. In questo caso, non si tratta più di “discrezionalità”, ma di “carenza di potere”, con la conseguenza che chi pone in essere questi atti lo fa assumendosene personalmente la “responsabilità” e quindi correndo il rischio di essere chiamato in giudizio per rispondere dei danni arrecati ai singoli e alla Collettività nel suo complesso.

La giurisprudenza costituzionale è ferma nell’affermare che non possono esserci “vuoti di giurisdizione” e non è chi non veda che, nei casi citati, richiamarsi all’intangibilità degli atti di governo potrebbe dar luogo a un vero e proprio “vuoto di giurisdizione”.

Paolo Maddalena

1338.- INVASIONE PROGRAMMATA! La Polizia: “Gli sbarchi nei fine settimana sono la prova dello scafismo di Stato”.

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Il segretario del Sap, Gianni Tonelli, parla di una pianificazione degli sbarchi in Sicilia nei weekend come “prova di accordi informali tra il Governo e le Ong”.

“Alla luce dell’indagine aperta dalla procura di Trapani relativamente alla nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet, non è per nulla un caso che l’80% degli sbarchi (e parliamo di 600/800 migranti per volta) avvenga nei weekend“. Questa l’accusa lanciata venerdì dal segretario generale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap), Gianni Tonelli, che parla di una pianificazione degli sbarchi in Sicilia nei week end come “prova di accordi informali tra governo e Ong”.

“I passaggi fondamentalmente sono due – scrive il Sap in una nota – il primo, riguarda l’accordo informale tra il governo e Ong, in quanto le operazioni non prevedono il solo soccorso in mare, ma una serie di tante altre incombenze, tra cui identificazione, fotosegnalamento, prima visita medica, screening sanitario, schede di provenienza, incontro con mediatori culturali, individuazione degli alloggi, noleggi di pullman per il trasporto nelle varie città italiane, individuazione dei centri di accoglienza sull’intero territorio italiano e organizzazione dello smistamento”.

“Tutte queste operazioni – spiega il Sap – necessitano di essere programmate e dunque sincronizzate con gli sbarchi. Qui arriviamo quindi al secondo passaggio, ovvero l’accordo tra Ong e scafisti per programmare lo sbarco e dare avvio a delle vere e proprie ‘ondate migratorie sincronizzate’, con il ‘benestare’ dello Stato Italiano che non può non sapere”. l Sindacato autonomo di Polizia afferma che “dall’inizio dell’anno ad oggi a Catania, su 17 sbarchi, 10 sono avvenuti durante il week end i restanti 7 il lunedì. Anche a Messina, su 9 sbarchi, 7 sono avvenuti durante il fine settimana e il Lunedì Santo. Il ritardo di un giorno è legato alla variabile indipendente delle condizioni meteorologiche”. Secondo Gianni Tonelli, “dopo le rivelazioni di Emma Bonino la quale ha reso noto che l’approdo esclusivo nei porti italiani era stato deciso dal governo Renzi per ottenere elasticità sullo sforamento del tetto di stabilità, al fine della elargizione degli 80 euro, si aggiunge un ulteriore tassello che delinea il puzzle della vergogna perpetrata contro il Paese gli interessi della nazione e che tira in ballo, oltre alle responsabilità del governo, anche quelle delle amministrazioni interessate”. Tonelli punta il dito anche contro “il poco personale di Polizia a disposizione, i doppi e tripli turni di per far fronte all’emergenza, le inutili mascherine antialito date in dotazione ma che di fatto non proteggono per nulla da possibili contagi”.

 

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Il Codice di comportamento delle Ong, è una farsa. Sentite la protesta di Medici senza frontiere: “Profana il nostro santuario”. Cosa nasconde questa associazione? Non mi è mai stata chiara, ma non mi è chiara nemmeno la posizione di governo e istituzioni.

1502008618419.jpg--codice_ong__protesta_medici_senza_frontiere___viola_il_nostro_santuario_E su Iuventa, il poliziotto sotto copertura: “Sono rimasto a bordo per 40 giorni e sono riuscito a documentare con foto e video i contatti tra l’equipaggio tedesco e i trafficanti d’uomini”.

Dice no al Codice etico delle Ong Loris Filippi, presidente di Msf. “Io non esprimo alcun giudizio politico sull’attività del ministro Minniti. Se lui crede nell’efficacia dell’azione coercitiva, vada pure avanti. Noi non siamo d’accordo. Ma l’errore fondamentale è ritenere di poter miscelare l’azione umanitaria con il contrasto all’immigrazione clandestina. I militari, la polizia fanno il loro lavoro, noi facciamo altro e questa separazione di ruoli è fondamentale”, dichiara a Repubblica. “Se nelle nostre strutture o sui nostri mezzi dovesse entrare personale armato sarebbe uno spazio violato, non sarebbe più un santuario umanitario. Noi ci rendiamo ben conto che le forze dell’ordine sono una cosa diversa dalle milizie, però anche un contesto come quello del Mediterraneo dove una nostra nave è stata attaccata dalla guardia costiera libica presenta rischi sulla sicurezza”.
E ha suscitato scalpore la vicenda del poliziotto dello Sco, il Servizio centrale operativo che per quaranta giorni ha lavorato sotto copertura sulla Vos Hestia di Save the Children, che ha scoperto i contatti tra l’equipaggio della nave Iuventa e gli scafisti. Suo compito, verificare la fondatezza delle denunce presentate da alcuni volontari proprio di Save the Children. “Sono rimasto a bordo per 40 giorni”, ha raccontato l’agente al Corriere, “e sono riuscito a documentare con foto e video i contatti tra l’equipaggio della Iuventa e i trafficanti d’uomini”.

Luca B., 45 anni, sub, abilitato al soccorso medico in mare, agente esperto, ha dovuto agire con circospezione,”continuamente all’erta per non essere scoperto”. La cosa più complicata è stata filmare e scattare foto “per timore di suscitare sospetti tra gli altri membri dell’equipaggio”. E alla fine, il 18 giugno, la sua pazienza è stata premiata: “All’alba, la Vos Hestia e la Iuventa si incontrano in alto mare. Pochi minuti dopo si avvicina un barchino dei trafficanti. Rimane a pochi metri da Iuventa, gli scafisti parlano coi volontari. Arriva un altro barchino che scorta un gommone carico di migranti”.
Luca B. riesce a scattare foto e a filmare lo scambio. Tre ore dopo c’è un altro contatto e anche in quell’occasione l’agente sotto copertura riesce a filmare tutto. Poi comunica coi suoi capi: “Ho tutto, comprese le immagini dei barchini restituiti ai trafficanti e riportati in Libia”. Grazie a lui, ciò che tutti han sempre saputo e che pochi (Salvini, Zuccaro, la Lega, il Centrodestra) han sempre detto, viene infine dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio. E adesso tremano i buonisti.

 

 

1332.- Volontari a 10mila euro al mese.. Ma che volontariato è?

Non c’è più nulla da rispettare, non c’è valore che non sia stato malversato a fini di lucro, né valore né potere né istituzione in cui credere: clero, papato, istituzioni, volontariato. I farisei hanno sovvertito le fondamenta della società civile ed è l’economia che detta le leggi e governa il diritto. Non è più il diritto a governare l’economia. Ma se è il denaro che conduce, chiedetevi dove condurrà. Ho chiamato questa epoca dei maiali: “sorosiana”, dal giorno in cui il mercante della morte, un personaggio di mezzo del mondo sionista (non ebrea!) delle banche, è piombato, a Roma, senza timoranza alcuna, nella Presidenza del Consiglio dei ministri a dettare le sue istruzioni per continuare il traffico di esseri umani e per tacitare un Giudice vero: il PM capo della Procura di Catania Carmelo Zuccaro.

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Ma non vi appaghi questa rivelazione! Non siamo le sue vittime, perché siamo e saremo chiamati alla responsabilità. Vi riporto le notizie dal web e dalla stampa, ma avrei preferito un comunicato di quelle figure finte che ci governano. Sappiamo che siamo oltre il punto di non ritorno, che i numeri del traffico di umani ha superato le nostre possibilità di accoglienza, che i falsi ci impongono una integrazione impossibile con avventurieri incivili, che ci stiamo svenando senza speranza di risultato alcuno perché è la nostra civiltà che vogliono demolire. Integrazione significa che da una parte e dall’altra si da e si riceve. Significa che ci sarà e presto un accrescimento reciproco o non è integrazione. Sappiamo chi ha messo a libro paga le istituzioni di molti paesi. Ma vincono e perdono. Non sono onnipotenti. Hillary Clinton ha segnato una loro sconfitta, ma alla sua Convention si sono prostrate, fra gli altri, Laura Boldrini, Elena Boschi e hanno portato denaro pubblico del popolo italiano. Soros, uno speculatore finanziario, fra i trenta uomini più ricchi del mondo, pluricondannato da più stati, manipola a suo piacimento gli umanitaristi della domenica, le sentinelle democratiche, quindi, la società civile. La sua arma è il denaro fittizio che nulla costa e tutti compra, ma con cui semina povertà e morte nel mondo. Le organizzazioni di immigrati, le ONG sono state finanziate da lui e da quelli sopra lui per più di 300 milioni di dollari. Le istituzioni obbediscono a lui e anche il cosiddetto codice di comportamento delle ONG è uno specchio per le allodole. Il problema si affronta alla radice oppure comoda che ci sia. Così, mettono alla boa per un po’ di tempo, la bagnarola “ Iuventa” di  JugendRettet, un motopesca ristrutturato da Soros e finanziato da Soros e hanno lasciato mano libera alle altre ONG …finanziate da Soros. Cito, a esempio, la ONG SeaEye che ha gli stessi dubbi rapporti con gli scafisti per cui viene indagata la tedesca JugendRettet. E cito la MOAS, con le sue due navi, “Phoenix” e “Responder”, perché Regina Egle Liotta e il marito Christopher Cantambrone sono stati nominati ufficiali dell’ O.M.R.I., Ordine al Merito della Repubblica Italiana, dal nientemeno che Presidente della Repubblica Mattarella, per averci portato, eroicamente, 40.000 avventurieri in cerca di fortuna. L’ONG MOAS ha stretto accordi con la Croce Rossa Italiana e imbarca gente di Medici senza Frontiere, come anche la JugendRettet. Medici senza Frontiere non ha sottoscritto il cosiddetto codice di comportamento delle ONG, come la JugendRettet. Non vogliono armi a bordo è la scusa per i gonzi, ma le armi della polizia non creano pericoli: sono legge. Cosa hanno da nascondere? Ce lo chiediamo da anni. Abbiamo ancora dubbi sulla bontà di queste organizzazioni?

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C’è una unica mente

La verità sulle Ong, intercettazione a bordo: “I volontari prendono 10.000 euro”. Più che Ong, alcune di loro sono taxi del mare. Organizzazioni talmente ben oliate e professionali che alcuni “volontari” riuscivano a venir pagati profumatamente, fino a 10.000 euro. Segno evidente che la solidarietà per qualcuno era un business ricchissimo.

La fotografia scattata dall’inchiesta che ha portato al sequestro della nave Iuventa, utilizzata dai tedeschi di Iugend Rettet per trasportare i migranti dalla Libia all’Italia è nitida e gravissima. Non solo i volontari tedeschi andavano a prendere i migranti nelle acque libiche, a un miglio dalla costa, senza che le imbarcazioni dei disperati fossero in effettivo pericolo. Ma soprattutto facevano tutto in totale accordo con gli scafisti, con cui avevano contatti frequenti prima del “soccorso” (sarebbe meglio chiamarlo scambio-merce, visto che nelle intercettazioni alcuni operatori chiamavano i migranti “roba”) e addirittura, come testimoniato dalle foto scattate da un infiltrato a bordo, salutavano gli stessi come si fa con collaboratori e non, com’è nei fatti, autentici criminali.

Tra le intercettazioni scottanti, una apre gli occhi su una realtà che molti in Italia, tendenzialmente a sinistra, hanno sempre negato o minimizzato. Il giro di soldi nascosto dietro un’attività per certi versi benemerita. Un operatore chiede a un altro: “Quali erano secondo te le cose strane che hai visto?”. Risposta: “Innanzitutto il fatto che venissero pagati così tanto, il fatto che ci facessero fare queste c… di foto come ..”. “Perché loro, aspè.. perché loro erano pagati come stipendio dici?”, ribatte stupito il primo. “Eh, si, cioè .. cioè uno che fa il volontario che si piglia 10.000 euro mi sembra…”. La giungla delle Ong regala sorprese: “Quegli altri, quelli là… – continua in un’altra chiacchierata l’operatore riferendosi a un’altra organizzazione di volontari – quelli erano banditi del mare non erano soccorritori del mare, eh? Quelli erano veramente banditi! Cioè veramente quella è stata proprio scandalosa… hanno fatto più morti loro che loro da soli coi gommoni”.

Lampedusa, sequestrata nave Ong tedesca Iuventa:

Favoreggiamento dell’immigrazione contro ignoti è l’ipotesi di reato che a portato al sequestro della nave “Iuventa”, della Ong tedesca Jugend Rettet, bloccata nella serata di martedì 1 agosto dalla Guardia costiera a Lampedusa. La decisione del gip di Trapani su richiesta della Procura. L’organizzazione, che non ha firmato il codice di condotta del Viminale, è al centro dell’indagine dei pm trapanesi su presunti legami con gli scafisti. Intanto da alcune intercettazioni diffuse dalla polizia emergerebbe l’intenzione da parte dell’equipaggio di non dare fotografie dei salvataggi in mare e aiuto alle autorità italiane.

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Da Twitter: Un dubbio di Luca Battanta e anche mio: Sicuri che prendersela con la bagnarola Iuventa non serva per lasciare “inosservata” altra? ( Catrambone, Malta…, e, con loro, Boldrini, Mattarella… dice nulla?)

 

Ong, migranti e scafisti, i sospetti anche su Medici senza Frontiere: la gravissima accusa. 

C’è anche Medici senza Frontiere (quindi l’ONG MOAS, quindi Laura Boldrini, quindi…?) tra le Ong su cui sta indagando la Procura di Trapani nell’inchiesta che ha portato al sequestro della nave Iuventa, dell’organizzazione tedesca Jugend Rettet. Secondo quanto riporta Il Messaggero, gli inquirenti sono convinti che gli operatori di MsF abbiano indottrinato i migranti raccolti in mare intimando loro di “non collaborare con la polizia italiana” una volta sbarcati sui nostri porti. L’ipotesi, già avanzata nei mesi scorsi su segnalazione della stessa polizia, insospettita dall’atteggiamento “poco collaborativo” dei migranti tratti in salvo dalla nave Dignity nel maggio 2016, troverebbe ora nuovi elementi a supporto. 

Soprattutto, proprio come per i tedeschi di Jugend Rettet, i francesi di Medici senza Frontiere (che non hanno firmato il codice di comportamento varato dal governo italiano) potrebbero incorrere nell’accusa di favoreggiamento di immigrazione clandestina. A pesare sono le operazioni di soccorso poco chiare, avvenute non in situazione di reale pericolo per i migranti e troppo a ridosso delle coste libiche. I pm poi sospettano di rapporti stretti tra gli operatori di MsF e alcune persone in Libia, forse legate direttamente agli scafisti con il compito di avvisare i volontari quando i barconi carichi di disperati salpavano in direzione Italia.

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Si continua con lo spirito umanitario e con la retorica dell’accoglienza, ma la realtà è fatta di traffici criminali e di persone ambigue. E tutti si muovono, ma nulla cambia:

Maurizio Gasparri: Le navi della Guardia Costiera vanno a Lampedusa a imbarcare i migranti presi in acque libiche dalla nave Prudence di Medici senza Frontiere, che non ha sottoscritto il cosiddetto codice di comportamento. “Meno sbarchi, più manette”.

 

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CP 920 è la nave “Bruno Gregoretti”

Renzi, giù a caccia di voti, svela l’inganno del codice di comportamento delle ONG: “Bisogna usare il pugno di ferro contro le ONG che non rispettano le regole”. Cioè a dire che “Tranne, per ora, l’Ong tedesca Jugend Rettet, indagata a Lampedusa, tutte le altre continueranno a traghettare avventurieri e con la collaborazione della Guardia Costiera e del Governo sorosiano. Quella dei migranti è una questione che durerà vent’anni – se lo dice lui! – Ma servono tre punti: Primo, aiutarli davvero a casa loro, che significa, come abbiamo fatto, aumentare gli investimenti nella cooperazione internazionale; secondo, lo jus soli; terzo, il numero chiuso sulla base delle capacità d’integrazione (e sul significato d’integrazione abbiamo appena ribadito). Come con la legge Napolitano-Turco. E quelli che non possono stare da noi, devono essere presi dall’Europa altrimenti smettiamo di trasferire soldi ai paesi che non accettano le quote.

1329.- ANALISI ONG NEL MEDITERRANEO: SECONDA PARTE

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C’è una regia operativa che dirige lo schieramento a rastrello. Nulla deve sfuggire.

 

(Come operano, chi le finanzia e i punti oscuri)

Premessa

Lo scopo di questa ricerca, come delle precedenti, non è quello di denunciare l’operato delle ONG nel Mediterraneo o di provare presunte collusioni con gli scafisti.
Lo scopo è quello di mettere ordine e fare chiarezza sui fatti vista la grande quantità di informazioni spesso in contrasto tra di loro.
Lo scopo è quello di stimolare un’analisi successiva del lettore partendo da dati il “più possibile neutri”.
Lo scopo è quello di sollecitare maggior trasparenza riguardo alle operazioni svolte dalle ONG nel Mediterraneo visto che l’onere del fare vivere dignitosamente le persone a cui loro salvano la vita spetta al popolo italiano.
Lasciamo alle varie Procure della nostra Repubblica impegnate nelle diverse inchieste, alla commissione di Frontex e alla Commissione Difesa del Senato, il compito di indagare e portare la realtà dei fatti “a galla”.
Luca Donadel e Francesca Totolo

1

Quali ONG operano nel Mediterraneo 2

Medici Senza Frontiere

Dicono di loro: “Al cuore dell’identità di MSF c’è l’impegno a essere indipendenti, neutrali e imparziali. Questi principi hanno guidato ogni aspetto del nostro lavoro – dall’assistenza medica e logistica agli aspetti finanziari e alla comunicazione – fin da quando MSF è stata fondata nel 1971”.

MSF è un’organizzazione umanitaria composto da 23 sezioni nazionali indipendenti riunite sotto un unico statuto. Le singole sezioni reclutano gli operatori umanitari, promuovono l’organizzazione attraverso campagne stampa e di sensibilizzazione, fanno raccolta fondi per finanziare le missioni. Gli uffici che coordinano direttamente le operazioni sul terreno (“centri operativi”) si trovano a Bruxelles, Parigi, Amsterdam, Barcellona e Ginevra. Nei contatti con le istituzioni sovranazionali e le organizzazioni internazionali come l’Unione Europea e le Nazioni Unite, MSF è rappresentata dall’Ufficio Internazionale sito a Ginevra.

Nel 1998 MSF Italia si costituisce come Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), con il riconoscimento della personalità giuridica da parte del Ministero della Sanità e nel 2002 riceve l’idoneità di Organizzazione Non Governativa (ONG) dal Ministero degli Affari Esteri. In Italia è anche basata un’unità operativa (“cellula”) che dipende dal centro operativo di Bruxelles e gestisce direttamente le attività condotte da MSF nei seguenti paesi: Italia, Bulgaria, Grecia, Mauritania, Libia, Egitto. 1

Le navi

Per il terzo anno consecutivo sono impegnati in operazioni di ricerca, soccorso e assistenza medica nel Mediterraneo centrale.

Da aprile a novembre 2016, l’équipe di MSF è operativa su tre navi, la Dignity I, la Bourbon Argos e l’Aquarius. Dichiarano di aver partecipato a decine di operazioni coordinate dalla Guardia Costiera Italiana.

Durante la stagione invernale, l’unica nave operativa è stata l’Aquarius, in collaborazione con SOS Mediterranee. A partire da Marzo, hanno acquisito una nuova imbarcazione, la Prudence, che può ospitare a bordo 600 persone e altre 400 in caso di estrema necessità. Con 13 persone dello staff MSF a bordo, tra cui diversi italiani, e 17 membri dell’equipaggio, la nave è equipaggiata per fornire primo soccorso a bordo ed è dotata di pronto soccorso, ambulatorio, farmacia e aree per trattare i casi più vulnerabili.

Campagne di sensibilizzazione sponsorizzate da Medici Senza Frontiere

#MILIONIDIPASSI: informando sulle sofferenze del popoli “costretti a migrare”, MSF ammonisce i governi nazionali sul metodo utilizzato in risposta a questa emergenza: “Serve un nuovo approccio umanitario, che guardi alle indicibili sofferenze di sfollati e rifugiati e alle ragioni della loro fuga, non alle modalità – legali o illegali – del loro viaggio o ai timori dei paesi di arrivo”.2 Inoltre chiedono l’apertura di “corridoi umanitari” per ovviare la piaga dei trafficanti e conseguentemente dichiarano. “L’Europa deve abbandonare la logica della fortezza da difendere. Chiediamo di superare i muri e il filo spinato, interrompere le deportazioni previste negli accordi con i Paesi d’origine, cessare gli abusi delle forze di polizia, offrire un’accoglienza dignitosa a chi fugge e assistere le persone più vulnerabili”.3
La campagna #milionidipassi cerca anche di sfatare i 10 principali “luoghi comuni” sui migranti attraverso l’operazione “L’anti-slogan”, come ad esempio quello che “ci portano le malattie”, quello che “li trattano meglio degli italiani” e tanti altri.4

#SAFEPASSAGE: “La nostra richiesta ai leader europei è di aprire vie legali e sicure per tutte le persone in fuga verso l’Europa e porre fine alle politiche indifendibili che stanno trasformando un prevedibile afflusso in una vera tragedia umana”.5

Campagne a sostegno dei migranti approdati in Italia

Centro di riabilitazione per i sopravvissuti a tortura e per le vittime di trattamenti crudeli e degradanti (Roma): l’obiettivo è quello di offrire servizi riabilitativi con un approccio multidisciplinare (medico, psicoterapeutico, fisioterapeutico, sociale e legale) a vittime di tortura e di trattamenti inumani e degradanti nella città di Roma e provincia.  Il centro segue attualmente 98 pazienti di 22 differenti nazionalità (di cui Mali, Gambia e Nigeria sono le prevalenti), la maggior parte dei quali richiedenti asilo residenti a Roma e provincia.

Screening per l’individuazione e la presa in carico dei casi positivi di cardiopatia reumatica nei gruppi di popolazione migrante (Roma): l’obiettivo è quello di fornire una diagnosi rapida ed efficace e una prevenzione secondaria nei casi di cardiopatia reumatica all’interno di alcuni gruppi di migranti, richiedenti asilo e rifugiati a Roma nella fascia di età 10-25.

Supporto psicologico per richiedenti asilo nella Provincia di Trapani: Supporto psicosociale ai richiedenti asilo ospiti nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) della provincia di Trapani/Ambulatorio di psicoterapia transculturale per la popolazione migrante di Trapani. Da Luglio 2016 MSF ha attivato, in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale e l’Unitá di Psicologia, un ambulatorio di psicoterapia transculturale: lo scopo é di offrire un servizio terapeutico ai migranti affetti da grave disagio mentale; il setting prevede la presenza, oltre che del terapeuta, anche dei mediatori culturali.

PFA (Primo Soccorso Psicologico) per sopravvissuti a naufragio (Sicilia e Sud Italia): MSF ha deciso di continuare per il secondo anno a fornire primissima assistenza ai porti di arrivo in caso di sbarchi traumatici. Un team mobile, composto da un coordinatore, psicologi e mediatori culturali specializzati, viene dispiegato e raggiunge il luogo di approdo entro 72 ore dall’allerta del Ministero dell’Interno.

Assistenza medica e psico-sociale per i migranti in transito (Como e Ventimiglia): l’obiettivo è quello di fornire supporto medico e psicologico a migranti, rifugiati e richiedenti asilo in transito alle frontiere settentrionali dell’Italia, con un’attenzione particolare alla salute mentale e della donna.6

Il fondatore di Medici Senza Frontiere: Bernard Kouchner

Bernard Kouchner è un politico e medico francese. Co-fondatore di Medici Senza Frontiere e Médecins du Monde, dal 2007 fino al 2010, ha ricoperto la carica di Ministro degli Affari Esteri ed Europei nel governo Fillon di centro-destra sotto il presidente Nicolas Sarkozy, anche se precedentemente ha rivestito cariche istituzionali in governi socialisti.

Nel luglio 1999, in virtù della Security Council Resolution 1244, il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha nominato Kouchner come secondo rappresentante speciale delle Nazioni Unite e il capo della missione amministrativa delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK).7

Kouchner, difensore di interventi umanitari di lunga data, all’inizio del 2003, si è pronunciato a favore dell’eliminazione Saddam Hussein come presidente dell’Iraq, sostenendo che l’intervento contro la dittatura dovrebbe essere una priorità globale e invitando le Nazioni Unite ad una veloce risoluzione.8

Nel 2005 fu candidato alla posizione di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ma non venne eletto, come successe anche nel 2006 per la candidatura a Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute.

Nel 2010, il Jerusalem Post ha inserito Bernard Kouchner al 15° posto nella classifica degli ebrei più influenti nel mondo.). Nella medesima classifica compaiono anche Sergey Brin (fondatore di Google), Mark Zuckerberg(fondatore di Facebook) e Dominique Strauss-Kahn (ex presidente del Fondo Monetario Internazionale dalle vicende ben note).9

Dal 2015 Kouchner è tra i leader dell’AMU (Agenzia per la modernizzazione della Ucraina), dove contribuisce con la sua esperienza nel settore sanitario.10
L’Agenzia ha spinto il Governo Ucraino verso l’entrata in Europa: “The Association Agreement with the European Union, ratificato dal Parlamento ucraino nel 2014, promette significativi vantaggi per l’Ucraina e la sua gente. L’accordo impegna l’Ucraina ad attuare standard europei in un ampio spettro, dalla governance democratica alle regolamentazioni economiche e all’ammodernamento delle infrastrutture”.11

Kouchner è un noto pro-europeista. Ha sostenuto la ratifica del Trattato di Lisbona a causa della minaccia di un possibile respingimento dagli irlandesi nel referendum da loro indetto. Recentemente, ha co-firmato la richiesta di George Soros per il rafforzamento delle prerogative europee come risposta alla crisi della zona euro.12

A causa di un conflitto di opinioni con il presidente di MSF, Claude Malhuret, ha fondato Doctors of the World (Médecins du Monde) nel 1980.

Nell’immagine Bernard Kouchner con George Soros.13

Bilanci di Medici Senza Frontiere

I dati sono tratti dal Bilancio 2016:1415

Fondi raccolti 58.000.000€ con un incremento dell’8,5% rispetto al 2015.

Fondi raccolti tramite la raccolta del 5×1000 in Italia 9.774.726€ con un aumento del 23% rispetto al 2015.

Destinazione dei fondi raccolti.

Medici Senza Frontiere, per il primo anno, nel 2016 ha rinunciato ai fondi europei per protestare contro gli accordi sui migranti con la Turchia avvenuti in marzo.

Dall’Activity Report di MSF International 2015.16

MSF International si finanzia tramite il 92% di fondi privati e l’8% di fondi istituzionali. Per fondi privati, si intendono anche le donazioni fatte da aziende partner e fondazioni.

Zone d’ombra di Medici Senza Frontiere

1)Ogni anno puntualmente MSF pubblica il bilancio d’esercizio per garantire la trasparenza richiesta a chi opera con fondi derivanti principalmente dalle donazioni private. Invece, come solitamente le ONG dovrebbero fare ricevendo donazioni così ingenti, MSF non pubblica la lista delle fondazioni partnerlimitandosi a quella delle aziende partner.17

2)Attacco armato alla nave Bourbon Argos: il 17 agosto 2016, un motoscafo non identificato ha attaccato e sparato, secondo la ricostruzione dello staff, contro la Bourbon Argos, una delle navi di MSF, mentre svolgeva attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. MSF dichiara: “l’attacco è avvenuto in acque internazionali, a 24 miglia nautiche a nord della costa libica. Uomini armati a bordo del motoscafo hanno sparato da una distanza di 400-500 metri verso la Bourbon Argos e poi sono saliti a bordo, dove non c’erano persone soccorse durante la giornata. Né i membri dell’equipaggio né i membri dello staff di MSF sono stati feriti”. Stefano Argenziano, coordinatore delle operazioni di MSF, chiarisce: “Anche se non conosciamo l’identità degli aggressori o la loro motivazione, da una nostra prima ricostruzione dei fatti riteniamo che fossero dei professionisti e ben addestrati. Si tratta di un attacco serio e preoccupante, perché gli spari verso la nave avrebbero potuto mettere in serio pericolo il nostro staff”. I dubbi sono molteplici: perché attaccare una nave appartenente ad una ONG che si occupa di curare i migranti, quindi senza ricchezze ne in denaro ne in beni? Perché gli assalitori una volta saliti sulla nave si sono intrattenuti per 50 minuti senza arrecare ne nessun danno ne un seppur piccolo furto mentre l’equipaggio e lo staff si erano spostati nell’area sicura? Perché nessuno ha soccorso la Bourbon Argos che presumibilmente aveva lanciato un SOS visto che, dalle dichiarazioni, si trovava in acque internazionali pattugliate quotidianamente dalla nostra Guardia Costiera? 18

Una spiegazione sarebbe arrivata dalla Guardia Costiera Libica. Un portavoce della marina ha affermato che le forze libiche si erano avvicinati alla Bourbon Argos, dopo che il suo equipaggio avrebbe rifiutato di identificarsi. Ma la marina ha negato di aver sparato direttamente alla barca di MSF, e ha sostenuto di non essere saliti a bordo della stessa. “Un pattugliatore della guardia costiera libica era a circa 25 miglia al largo. Ha individuato una nave non identificata a cui fu dato l’ordine di fermarsi, ma questa non lo ha rispettato. Abbiamo sparato cinque colpi di avvertimento. Non abbiamo assaltato la nave, siamo categorici al riguardo. E la pattuglia ha quindi fatto rotta verso la costa. Abbiamo informato gli operatori della Operazione Sophia e di questo incidente abbiamo aperto un’inchiesta. Noi siamo la guardia costiera libica e la nave doveva fermarsi e identificarsi”. Una versione molto diversa da quella fornita da MSF. 19

3)Sequestro e uccisione dell’attivista Kayla Mueller: sequestrata nelle vicinanze di Aleppo con un collega spagnolo nel 2013 mentre portava aiuti ad un ospedale sovvenzionato da MSF, la Mueller è stata ostaggio nelle mani dell’Isis per 18 mesi. I sequestratori affermarono, si presume per mera propaganda, che fosse stata uccisa da un bombardamento dell’esercito giordano nel febbraio del 2015 dopo una missione di salvataggio americana fallita. Le proteste arrivarono dalla famiglia della Mueller come riportato da ABS News: “Marsha and Carl Mueller of Prescott, Arizona, said the group (MSF) refused to speak with them for months and then withheld critical information provided by freed Doctors Without Borders (MSF) hostages, information that directly concerned their daughter and was needed in order to begin negotiations for her release”. L’articolo continua con altre dichiarazioni dei Mueller: *”In a phone conversation recorded by the Muellers 10 months after their daughter’s kidnapping and provided to ABC News, they asked the group if it would help negotiate for their daughter. «No» the senior official replied: «So, the crisis management team that we have installed for our five people and that managed the case for our people will be closed down in the next week. Yeah? Because our case is closed»”.20

MSF si difese dalle accuse motivando che la Mueller non faceva parte del loro staff (anche se si trovava ad Aleppo per aiutare un ospedale da loro supportato insieme con un membro della loro organizzazione) e dichiarando di non avere nessun obbligo morale visto che “We are not hostage negotiators”.21

4)MSF nel Myanmar: Il governo di Myanmar era nel 2013 in gran parte dipendente da MSF e da altre ONG per quanto riguardava la fornitura e l’assistenza sanitaria in particolare nello Stato del Rhakine, di difficile accesso a causa anche della violenza presente in quella determinata zona. Nel 2013, il governo decise di non prolungare il suo accordo con MSF riguardante le operazioni nello stato del Rakhine. Ye Htut, portavoce del Presidente del Myanmar Thein Sein, affermò ai media che il Ministero della Salute aveva già provveduto ad inviare un team di risposta alle emergenze con otto ambulanze nel suddetto Stato per riempire il vuoto a causa della fine delle operazione di MSF. Il Governo dichiarò di aver deciso di non prolungare l’accordo perché MSF offriva un trattamento preferenziale a favore della popolazione di Rohingya e di aver istituito una clinica per i neonati senza essere stata autorizzata a farlo.

Ye Htut affermò: “MSF’s foreign and local staff in Rakhine have created a lot of problems because they are not following their core principle of neutrality and impartiality”. Il sospetto non celato delle istituzioni del Myanmar riguardava la possibilità di collusione tra MSF, USA e altri stati membri delle Nazioni Unite: “to function as a destabilizing factor that challenges the sovereignty of governments in targeted countries”, ricordando che nel Paese sono presenti due importanti infrastrutture: un oleodotto e un gasdotto.2223

5)MSF-Pfizer e lo scandolo dei farmaci contro la meningite in Nigeria del 2011: illazioni e accuse sono volate tra MSF e Pfizer, multinazionale farmaceutica. In sostanza, MSF insinuò che Pfizer stesse testando vaccini sperimentali contro la meningite in un periodo fortemente critico a causa di una vasta epidemia nel Paese, mentre la secondo tacciò la prima di usare invece un farmaco poco efficace e più economico.24

MSF e il ruolo in Siria: sarà affrontato in un approfondimento specifico.

MSF in Kenia: diverse donne sieropositive denunciarono di aver subito un’isterectomia sotto la coercizione dei medici di MSF nel 2014. Le pazienti affermarono che se non si fossero prestate a tali pratica non avrebbero più avuto accesso ai trattamenti medicali e al supporto nutrizionale.2526

Save The Children

Save the Children Italia è stata costituita alla fine del 1998 come Onlus ed ha iniziato le sue attività nel 1999. Oggi é una Ong riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri. Focalizzano la loro missione su attività e progetti rivolti sia ai bambini dei cosiddetti paesi in via di sviluppo sia a quelli che vivono sul territorio italiano.
(Statuto costitutivo di Save The Children27)

Codice Etico: contestualmente all’approvazione del Modello 231 che recepisce il Decreto Legislativo 231 del 2001 (decreto che stabilisce un regime di responsabilità amministrativa equiparabile sostanzialmente alla responsabilità penale), Save the Children Italia ha aggiornato il proprio Codice Etico per dare opportuna visibilità ai propri valori e per definire le norme di condotta specifiche che regolano le sue attività.28

Save The Children e le campagne riguardanti i minori migranti

Attività di sensibilizzazione e pressione rivolto alle istituzione italiane: al lavoro svolto sul campo, in Italia come negli altri paesi di transito e destinazione, “si accompagna una forte attività di sensibilizzazione e di pressione sulle istituzioni, italiane ed europee, affinché i bambini in viaggio verso l’Europa, o che si trovano già qui, ricevano un’adeguata accoglienza e assistenza”. STC dichiara di aver registrato una grande vittoria nel 2017 quando il 29 marzo “il Parlamento italiano ha approvato una legge che definisce un sistema nazionale di accoglienza e di protezione per i bambini e gli adolescenti stranieri che arrivano in Italia”. È una legge da loro proposta tre anni prima e che ha raccolto un grande consenso da parte di tutte le organizzazioni umanitarie: “È la prima legge di questo tipo in Europa e segna una svolta perché guarda ai minori stranieri non accompagnati per il loro essere bambini e adolescenti, prima che migranti e profughi”. MSF afferma: “d’ora in avanti saremo impegnati ad attuare questa legge e allo stesso tempo continueremo a chiedere a gran voce di garantire ai migranti, e in particolare ai minori, vie di accesso sicure e legali evitando che l’unica alternativa sia quella di affidarsi ai trafficanti per attraversare, a rischio della vita, il Mediterraneo o le frontiere interne o esterne dell’Europa”.29

Attività di sensibilizzazione e pressione rivolto alle istituzione europee: STC propone all’Europa una sorta di agenda composta da vari step per intervenire sulla questione minori migranti:30

  • Proseguimento delle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo come una priorità assoluta e che venga garantito il massimo sforzo per assicurare, prima di tutto, il salvataggio delle vite umane a rischio.
  • Attivazione di vie sicure e legali attraverso le quali i migranti, e in particolare i bambini, possano raggiungere l’Europa evitando di affidarsi a trafficanti spregiudicati (visti umanitari).
  • Garanzia sul rispetto della direttiva sul ricongiungimento familiare, una possibilità che ai minori deve essere concessa già dai momenti immediatamente successivi al loro arrivo in un paese dell’UE.
  • Richiesta alle istituzioni della UE e agli Stati Membri di mettere in atto meccanismi di responsabilità condivisa che assicurino che tutti gli Stati Membri partecipino ai programmi di reinsediamento.
  •  Implementare una politica sui rimpatri, forzati o volontari, che sia efficace e condivisa e che soprattutto protegga i più piccoli dal rischio di ritornare in paesi per loro poco sicuri. Tali politiche dovrebbero sempre salvaguardare il superiore interesse dei minori e la loro sicurezza.
  • Richiesta agli Stati Membri e all’UE di porre immediatamente fine alla reclusione dei minori nei centri di detenzione offrendo loro opportunità di accoglienza in strutture alternative sicure e adeguate; di consentire l’accesso nei cosiddetti hotspot a ONG e attori impegnati nella protezione dei diritti dei bambini; di migliorare le procedure di identificazione e registrazione dei minori non accompagnati; di fornire a questi ultimi supporto legale e informazioni dettagliate sui propri diritti e sulle procedure per richiedere asilo.
  • Affrontare le cause primarie della crisi migratoria, a partire dall’impegno per portare a termine il conflitto in Siria. (pressioni per intervento di risoluzione in Siria).
  • Critiche al Migration Compact approvato nel giugno 2016 dalla Commissione Europea che, a detta loro,rischia di segnare irrimediabilmente il passaggio a una politica estera europea preoccupata soprattutto nel frenare l’immigrazione verso i propri confini, a discapito dei diritti umani e dei valori fondativi della stessa Europa.

La nave

Save The Children opera nel Mediterraneo sul nave Vos Hestia.31

Save The Children e le campagne riguardanti i minori migranti

1)Intervento a Roma e Milano: nella maggior parte dei casi l’Italia è solo una tappa del viaggio dei migranti verso altri Paesi europei. Per questo motivo, sono state create strutture di accoglienza, più o meno formali, con rilevanti rischi di sfruttamento e tratta. A causa di questi pericoli, a Roma e a Milano, Save The Children ha potenziato gli interventi già attivi nell’ambito del progetto CivicoZero, intensificando così la loro attività. Un’apposita unità mobile di strada è stata dedicata a raggiungere e supportare i minori in transito, garantendo loro un’adeguata informazione sui loro diritti e sui rischi che corrono. A Milano hanno inoltre attivato un intervento rivolto ai bambini in nucleo familiare: uno “Spazio a misura di bambino” (Child Friendly Space – CFS), in altre parole un’area protetta dove i bambini in transito possono giocare, raccontare e trovarsi in un luogo a loro dedicato e sicuro.32

Il Progetto CivicoZero è realizzato nelle città di Roma (implementato dalla cooperativa CivicoZero), Milano e Torino ed è volto a fornire supporto, orientamento e protezione ai minori migranti e neo-maggiorenni che si trovano, o che rischiano di trovarsi, in situazioni di marginalità sociale, devianza, sfruttamento e abuso, al fine di contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita e al rispetto dei loro diritti. Il progetto comprende: un’unità mobile e il Centro CivicoZero (attività informativa e di consulenza legale e socio-sanitaria, attività formative e di integrazione sociale, come alfabetizzazione, orientamento alla formazione e alla ricerca lavoro ed erogazione di borse di studio e lavoro; attività culturali, artistiche, creative e ricreative).33

2)Helpline minori migranti: attivato a luglio 2016, la “Helpline Minori Migranti” è un numero verde multilingua di consulenza tramite cui i minori non accompagnati possono chiedere informazioni e ricevere risposte adeguate e pertinenti sui propri diritti e sulle proprie opportunità. I minori possono anche accedere a una serie di servizi (mediazione culturale, assistenza legale, supporto psicologico, attivazione dei canali di assistenza sociale). La Helpline, pur nascendo come servizio dedicato ai minori migranti, rappresenta anche un importante punto di riferimento per i loro familiari, per i cittadini, per gli operatori delle strutture di accoglienza, per le istituzioni, per le ONG di settore e per le associazioni di volontariato.34

Presidente e Direttore Generale

Claudio Tesauro, presidente di STC dal 2008, è socio dello Studio BonelliErede, svolge la sua attività presso la sede di Roma e coordina il dipartimento Antitrust, Comunitario e Attività Regolamentate che è articolato sulle tre sedi di Bruxelles, Roma e Milano.

Valerio Neri, nel 1990 viene nominato Direttore Generale del WWF Italia, già membro del Budget and Planning Committee del WWF Internazionale sotto la Presidenza del Principe Filippo di Edimburgo. Nel 1996 lascia il WWF Italia per assumere la funzione di Direttore Generale de “Il Telefono Azzurro Onlus”. Mantiene il suo ruolo fino al 1997 quando diviene Direttore Comunicazione e Marketing di Atac SPA, azienda pubblica di trasporto della città di Roma. In questi stessi anni continua tuttavia ad operare nel settore no profit come collaboratore esterno di Greenpeace e dal 2002 come Consulente per la Comunicazione e il Marketing nel Comitato Scientifico della Fondazione FAI (Fondo Ambiente Italiano). Dal 2006 ricopre la carica di Direttore Generale di Save the Children in Italia.35

Consiglieri di Save The Children

I consiglieri del direttivo di Save The Children operano quasi totalmente nel settore bancario, in quello finanziario e nelle grandi aziende multinazionali:

  • Marco De Benedetti, figlio dell’imprenditore Carlo De Benedetti, è dal novembre 2005 Managing Director e Co-Head dell’Europe Buyout Group di The Carlyle Group, società internazionale di asset management e tra i maggiori fondi di PE a livello globale. È Presidente del Consiglio degli Accomandatari della Carlo De Benedetti & Figli; siede inoltre nei Consigli di Amministrazione di COFIDE (Gruppo De Benedetti SPA), CIR SPA, Moncler SPA, NBTY Inc., CommScope Holding Company, Twin-Set Simona Barbieri SPA, Marelli Motori SPA. e Sematic SPA (di queste ultime tre aziende è anche Presidente del Consiglio di Amministrazione).
  • Massimo Capuano, è Presidente di IW Bank SPA, banca del Gruppo UBI specializzata nel retail banking and trading on line dal giugno 2013. Precedentemente è stato Amministratore Delegato di Borsa Italiana SPA dal gennaio 1998 (anno della privatizzazione della Società) al 1 aprile 2010, e amministratore fino a fine luglio 2010. Dal 1 ottobre 2007 e’ stato anche membro del Board of Directors del London Stock Exchange Group come Vice Amministratore Delegato.36
  • Luigi De Vecchi, chairman of Continental Europe for Corporate and Investiment Banking, Citigroup.
  • Maria Bianca Farina, presidente di ANIA (associazione nazionale imprese assicuratrici) e di Fondazione ANIA, amministratore delegato di Poste Vita e di Poste Assicura. Dal 2014 è membro del Consiglio Direttivo dell’AIF (Autorità di Informazione Finanziaria e di Vigilanza della Santa Sede), con nomina di Papa Bergoglio. Da settembre 2015 è nel Consiglio Direttivo della Fondazione “Bambino Gesù Onlus“ e membro del Consiglio Direttivo della FEBAF (Federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza).37
  • Patrizia Grieco, presidente del consiglio di amministrazione di Enel SPA. Dal 2008 al 2013 è Amministratore delegato di Olivetti, di cui nel 2011 assume anche la Presidenza. È stata inoltre consigliere di amministrazione di Fiat Industrial e ricopre attualmente la carica di consigliere di amministrazione di Anima Holding, Ferrari, Amplifon, Università Bocconi e della Fondazione MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo). È membro del consiglio direttivo di Assonime. Inoltre, è membro permanente della Trilateral (“gruppo di studio” non governativo fondato nel 1973 da David Rockefeller, tra i cui scopi c’è la cooperazione internazionale nella convinzione della crescente interdipendenza tra gli stati del mondo. Mario Monti ne è stato presidente tra il 2010 e il 2011, sostituito poi da Jean-Claude Trichet che ne conserva la carica).38
  • Paola Rossi, presidente del consiglio di amministrazione di Teseo Capital (Sicav-Sif), società di investimento lussemburghese.
  • Enrico Giovannini, è stato Chief Statistician dell’OCSE dal 2001 all’agosto 2009, Presidente dell’Istat dall’agosto 2009 all’aprile 2013. Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 è stato Ministro del lavoro e delle politiche socialidel governo Letta. È fondatore e Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ed è professore ordinario di statistica economica all’Università di Roma “Tor Vergata“. Il 29 agosto 2014 il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon lo ha nominato Co-chair dell’ “Independent Expert Advisory Group on the Data Revolution for Sustainable Development“ per aiutare le Nazioni Unite a mettere a punto l’agenda dello sviluppo post 2015.
  • Andrea Guerra, presidente esecutivo di Eataly Srl per cui ha lasciato l’incarico di consigliere strategico per le politiche industriali e le relazioni con la business community del governo Renzi. Precedentemente è stato amministratore delegato di Luxottica dal 27 luglio 2004 al 31 agosto 2014. Prima di tale incarico, ha trascorso un periodo di dieci anni in Merloni Elettrodomestici, successivamente Indesit, giungendo a ricoprirne il ruolo di amministratore delegato.39
  • Auro Palomba, nel 2001 ha fondato Community che si occupa di reputation management. Al momento è Presidente di Community Strategic Communications Advisers e di Community Public Affairs e dirige la divisione Community Media Research oltre ad essere docente di comunicazione nel corso di laurea magistrale in scienze della formazione continua presso il Dipartimento di sociologia dell’Università di Padova.40
  • Marco Sala, numero uno di International Game Technology (il nuovo nome assunto da Gtech, la ex Lottomatica), azienda quotata al Nyse, grazie alla quale si è piazzato nel 2015 al 6° posto tra gli uomini più pagati. Prima del suo ingresso nella Società, è stato Amministratore Delegato di Buffetti, industria leader in Italia nelle forniture per ufficio. In precedenza è stato a capo della Divisione Business Directories Italia di SEAT Pagine Gialle e poi dell’intera area Business Directories, comprendente diverse aziende internazionali come Thomson (Gran Bretagna), Euredit (Francia) e Kompass (Italia). Precedentemente Sala ha ricoperto altri incarichi dirigenziali presso Magneti Marelli (società del Gruppo Fiat) e Kraft Foods.4142
  • Silvio Ursini, vice presidente esecutivo di Bulgari Group.
  • Andrea Tardiola, direttore del segretariato generale della Regione Lazio.
  • Simonetta Cavalli, assistente sociale e consigliere CNOAS (consiglio ordine nazionale degli assistenti sociali).

Bilancio di Save The Children

I dati si riferiscono al bilancio 2016 di Save The Children.43

Totale fondi raccolti nel 2016 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Provenienza fondi raccolti nel 2016.

Donatori individuali.

Destinazione fondi distribuiti tra le diverse attività e tra i diversi programmi.

Destinazione fondi raccolti grazie al 5×1000.

Fidelizzazione dei donatori aziende e fondazioni.

Donazioni da Enti e Istituzioni.

Destinazione fondi donati da Enti e Istituzioni.

Operazione Search&Rescue nel Mediterraneo.

Progetti minori migranti.

Staff di Save The Children (oltre allo staff, l’organizzazione può vantare 1800 volontari).

Trasparenza assoluta di Save The Children Italia

Save The Children pubblica ogni anno il bilancio con relativa documentazione sulle fonti di finanziamento, sui donatori e sulle aziende/fondazioni che la sostengono. La trasparenza è rispettata pienamente facendo della ONG un esempio per chi non rispetta tale principio richiesto ad organizzazioni che si finanziano principalmente con donazioni di privati.

Le campagne avviate in Italia per assistere i minori migranti sono una buona risposta all’emergenza in atto nel nostro Paese, soprattutto la Helpline minori migranti.

Zone d’ombra Save The Children

Data l’assoluta trasparenza di Save The Children Italia, le zone d’ombra riguardano soprattutto Save The Children International e STC di altri Paesi:

  • Nel 2014, il Daily Mail svelò che Save The Children del Regno Unito pagò all’agenzia Adam and Eve Communication 726.343£ per una campagna di comunicazione. Il direttore dell’agenzia era Jon Forsyth, fratello di Justin Forsyth, allora CEO di STC UK e oggi Deputy Executive Director of the United Nations Children’s Fund (UNICEF).44

  • L’articolo del Daily Mail continua pubblicando gli elevati stipendi dello staff di STC UK.44

  • Nel 2005, il capo della sicurezza russa Nikolai Patrushev dichiarò che la Charity Merlin del Regno Unito e il US Peace Corps erano tra le ONG, presenti sul territorio russo, utilizzate per raccogliere informazioni di intelligence. La Saudi Red Crescent e un’altra organizzazione del Kuwait sono state accusate della medesima attività. La Merlin nel 2013 è stata acquisita da STC International dopo aver lavorato per 20 anni al suo fianco.4546
  • Un’inchiesta della BBC ha svelato alcune incoerenze riguardanti le ONG del Regno Unito. Tra queste troviamo Save The Children UK che fu accusata di “aver evitato di criticare uno dei suoi maggiori donatori e sponsor, la British Gas, azienda fornitrice di servizi alla popolazione britannica, per le bollette troppo alte, a detta di molti commentatori, imposte alle famiglie del Regno Unito”.47
  • La BBC riporta che, nel 2015, STC International è stata accusata dal Pakistan di compiere attività di spionaggio e operazioni contro il potere sovrano con la scusa delle campagne vaccinali. L’insinuazione era già stata fatta negli anni precedenti quando le intelligence cercavano di rintracciare il luogo dove si nascondeva Bin Laden. Per questo motivo, il Pakistan chiese a STC di lasciare il Paese entro 15 giorni.48
  • Critiche da parte di 500 membri dello staff e dell’opinione pubblica per il premio “Global Legacy Award” di STC dato nel 2014 a Tony Blair, a causa delle sue passate operazioni in Medio Oriente. Justin Forsyth, direttore generale di Save the Children UK ed ex collaboratore di Blair, ha ammesso che la mossa aveva danneggiato la credibilità internazionale dell’organizzazione. Una petizione online chiedeva che il premio fosse revocato, citando il ruolo di Blair nella guerra del 2003 in Iraq e le “accuse schiaccianti relative al suo ruolo in Medio Oriente e ai rapporti dello stesso con governanti autocratici”.49
  • Discutibile l’appello pro donazioni di STC International dove si da per scontato che il 4 aprile del 2017 la provincia di Idlib in Siria sia stata colpita da un attacco con armi chimiche (notizia non ancora verificata ad oggi).50
  • C’è da notare la grossa incoerenza tra le politiche di respingimento di Frontex recepite dagli Stati Membri dell’UE e i fondi che la Commissione Europea e i Ministeri italiani dell’Interno e degli Esteri donano a STC Italia, che chiaramente opera nel Mediterraneo con le attività di ricerca e salvataggio (attività che potrebbero, come riportato nelle informative di Frontex, “spingere” determinati popoli ad una ancora più numerosa immigrazione).

Emergency

Emergency è un’associazione italiana indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Emergency promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

Emergency parte dal presupposto che tutti abbiano diritto alle cure: offre assistenza completamente gratuita; garantisce cure a chiunque ne abbia bisogno, senza discriminazioni politiche, ideologiche o religiose; dà una risposta sanitaria di elevata qualità; forma il personale locale fino al raggiungimento della completa autonomia operativa.

La sua opera si sostanzia nella costruzione di ospedali in zone di guerra e nei Paesi più poveri. Tutte le strutture di Emergency sono progettate, costruite e gestite da staff internazionale specializzato, impegnato anche nella formazione del personale locale.

L’attività di Emergency è fondata sul Manifesto per una medicina basata sui diritti umani, ideato ed elaborato a Venezia nel maggio del 2008 in un incontro promosso dall’organizzazione sui problemi della sanità in Africa a cui hanno partecipato i ministri della Sanità di otto paesi africani.51

Per sostenere gli obiettivi di Emergency su una più ampia scala internazionale, nel 2005 negli Stati Uniti si sono creati alcuni gruppi di volontari che nel 2008 si sono costituiti in associazione riconosciuta (Emergency Usa); nel 2007 invece si è costituita Emergency UK. Tra la fine del 2010 e i primi mesi del 2011 sono nate Emergency Japan e Emergency Svizzera, successivamente diventata Fondazione Emergency Svizzera. Dal 2013 sono attive Emergency Belgium e Emergency Hong Kong.

Dal 2006 Emergency è riconosciuta come Ong partner delle Nazioni Unite – Dipartimento della Pubblica Informazione. Dal 2015, fa parte dell’Economic and Social Council come associazione in Special Consultative Status.

Attività di sensibilizzazione e Manifesto

Emergency basa la sua “mission” sul seguente Manifesto.52

Progetto scuola

Emergency entra negli istituti scolastici con il “progetto scuola”.53

Emergency e le campagne riguardanti i migranti

Emergency svolge e ha svolto diverse operazioni a favore dei migranti arrivati in Italia e nel loro viaggio attraverso il Mediterraneo:

  • Assistenza sanitaria e attività di intermediazione culturale in Sicilia: i medici e i mediatori di Emergency sono al lavoro per garantire assistenza sanitaria ai migranti che sbarcano sulle coste della regione. Nel 2013 iniziano i primi interventi in Sicilia, fornendo assistenza sanitaria ai migranti ospitati nel Centro di prima accoglienza cittadino Umberto I. Questo intervento è andato avanti fino a maggio 2016, quando hanno dovuto sospenderlo in seguito alla chiusura del Centro da parte delle autorità, rimanendo a disposizione per proseguire l’intervento in altre strutture. Dall’estate 2015stanno lavorando anche nei porti di Augusta e Pozzallo per offrire le prime cure ai migranti nella fase immediatamente successiva all’arrivo. Lo staff di Emergency opera anche nel Centro per minori non accompagnati di Priolo e nel CAS (Centro di accoglienza straordinaria) “Frasca” a Rosolini, in provincia di Siracusa, e nel Centro di accoglienza di Siculiana, in provincia di Agrigento.  Insieme allo staff sanitario, medici e infermieri, nel team lavorano anche mediatori, che aiutano nel lavoro di rilevamento dei bisogni socio-sanitari durante gli sbarchi e che sono disponibili per informare i migranti in arrivo sui percorsi amministrativi-legali da intraprendere. Questa attività è presente anche in 5 altre regioni italiane.53

  • Missione di salvataggio e cura dei migranti nel mare Mediterraneo: a bordo della nave Topaz Responder del MOAS per il soccorso e salvataggio dei migranti in mare, lo staff di Emergency ha garantito l’assistenza post salvataggio, in particolare cure mediche e mediazione culturale a tutti i migranti, direttamente in mare. Ad agosto 2016 il progetto si è concluso, dopo che Emergency è stata informata da MOAS della decisione di concludere la collaborazione. In quei mesi, Emergency ha garantito a bordo cure mediche, mediazione culturale e tutta l’assistenza post salvataggio.5455

Emergency e le inchieste sulle ONG operanti nel Mediterraneo

Comunicato stampa di Emergency del 27 aprile 2017 a seguito delle inchieste delle diverse Procure italiane, delle audizioni presso la Commissione Difesa del Senato e dell’informativa di Frontex:56

“Le polemiche di questi giorni sui soccorsi in mare sono ignobili. Sono ignobili perché vengono dal mondo della politica che per primo dovrebbe sentire la responsabilità di affrontare la questione delle migrazioni in modo sistematico, aprendo possibilità sicure di accesso all’Europa, invece che costringere migliaia di persone a mettere a rischio la propria vita per attraversare il Mediterraneo. Sono ignobili perché colpevolizzano alcuni tra i soggetti che stanno cercando di dare il loro aiuto nella più grande tragedia che l’Europa si è trovata ad affrontare dal dopoguerra e che – peraltro – lo fanno in strettissima collaborazione con lo Stato italiano, la Marina e il ministero dell’Interno. Sono ignobili perché ignorano l’urgenza e il dovere morale di salvare delle vite in pericolo prima di aprire qualsiasi dibattito sui modi e sugli strumenti di accoglienza: lo scorso anno 5.098 persone sono morte in mare. Dall’inizio di quest’anno sono 1.092. E soprattutto sono ignobili perché non si pongono la domanda essenziale: perché queste persone fuggono dai loro Paesi e sono disposte a mettere a rischio la loro stessa vita per arrivare in Europa? Se guardiamo i Paesi di provenienza di chi cerca rifugio in Europa, non possiamo nasconderci dietro nessuna ideologia. Siria, Afghanistan, Nigeria, Iraq, Eritrea sono i primi 5; tutti Paesi dove la popolazione è oppressa dalla guerra, dalla povertà o dal rischio di essere perseguitata. Come organizzazione impegnata in alcuni di questi Paesi, EMERGENCY è convinta che fino a che non ci si assumerà la responsabilità di quello che spinge i migranti a fuggire non si potrà mai affrontare in modo efficace la gestione del flusso di migranti e rifugiati che vedono nell’Europa l’unica possibilità di salvezza e che invece continuiamo a ignorare. EMERGENCY è dalla parte delle istituzioni, Ong, agenzie internazionali, operatori del sociale e società civile che stanno svolgendo il loro compito con spirito di servizio e civiltà secondo i principi costituzionali e le convenzioni internazionali”.

Bilancio di Emergency

Il bilancio del 2016 di Emergency non è ancora stato pubblicato; quindi i dati esposti sono quelli relativi al 2015; al contrario il report sui programmi del 2016 è già presente sul sito internet dell’organizzazione.5758

Fondi raccolti da Emergency nel 2015.

Partnership di Emergency.

Totale fondi raccolti nel 2015 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Totale fondi raccolti nel 2015 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Allocazione risorse tra i diversi progetti.

Come si compone il personale di Emergency e distribuzione tra staff nazionale e internazionale.

Zone d’ombra di Emergency

1)Rapporto di collaborazione tra Emergency e MOAS: la collaborazione tra le due organizzazioni per l’attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo del 2016 si è conclusa dopo solo due mesi. Un secco comunicato di Emergency dichiara: “Venerdì scorso Emergency è stata informata da MOAS (Migrant Offshore Aid Station) della decisione di concludere la collaborazione che vedeva entrambe le associazioni impegnate in una missione di salvataggio e cura dei migranti nel Mediterraneo. Le motivazioni di MOAS sono di natura economica, riguardano solo MOAS e prescindono dalle azioni e dalla volontà di Emergency, che non è stata coinvolta in questa decisione. Per questa ragione, con grande tristezza, oggi Emergency lascerà il Responder a bordo del quale si era imbarcata due mesi fa. In questo periodo, il nostro team si è preso cura di 4.950 persone, garantendo cure mediche, mediazione culturale e tutta l’assistenza post salvataggio”.59

Al comunicato stampa di Emergency risponde la portavoce del MOAS, Maria Teresa Sette: “E’ stato da parte nostra necessario interrompere per motivi di fondi. Ma vogliamo sottolineare che la collaborazione con Emergency è stata fantastica, il loro livello di professionalità è eccellente, abbiamo salvato in soli due mesi migliaia di persone. Abbiamo lavorato insieme cercando di dare il meglio: da parte nostra però c’è la responsabilità di dover mantenere una missione estremamente costosa, da 900mila euro al mese per due navi da soccorso. Con Emergency la collaborazione era comunque limitata nel tempo, e per motivi di fondi abbiamo dovuto muoverci verso altri canali“. Nel Report 2016 di Emergency, il MOAS non viene mai citato ne sono presenti immagini relative alla collaborazione. Finita la collaborazione con Emergency, il MOAS ha iniziato una nuova collaborazione con la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.6061

2)Campagna “Io non ti denuncio”: discussa campagna di sensibilizzazione e protesta del 2009 in difesa del diritto all’accesso alle cure per chiunque, e quindi in dissenso con una proposta di legge depennante la norma che non permette al medico di denunciare un immigrato senza documenti bisognoso di assistenza medica in una struttura pubblica. Questa campagna è totalmente sparita dagli archivi on line di Emergency se non per qualche piccola news sugli eventi ad essa correlati.62

3)Arresto di tre operatori a Lashkar Gah e le accuse di non neutralità e politicizzazione dell’organizzazione: nell’aprile 2010, tre operatori di Emergency sono stati arrestati a Lashkar Gah, nella provincia afghana di Helmand, con l’accusa di aver complottato per uccidere il governatore della provincia. Nel corso delle operazioni della polizia afghana, coadiuvata da truppe ISAF, sono state trovate all’interno dell’ospedale gestito da Emergency cinture esplosive, granate e pistole. Pochi giorni dopo l’arresto, i tre operatori di Emergency sono stati ritenuti innocenti e liberati. Nel luglio 2010, Gino Strada ha reso noto che il governatore della provincia di Helmand ha autorizzato la riapertura dell’ospedale di Emergency a Lashkar Gah e l’attività è tempestivamente ripresa.6364

L’arresto dei tre operatori ha suscitato particolare clamore e sono costate diverse accuse nei confronti di Emergency riguardanti la mancanza di neutralità e la forte politicizzazione dell’organizzazione. Massimo Barra, Presidente della Commissione Permanente della Croce Rossa Internazionale, in un intervista a Radio Radicale afferma che non sia “illegale” per una ONG essere non neutrale ed essere politicizzata ma solo opportuno, anche per motivi di sicurezza operando in contesti definiti pericolosi.65

4)Il Caso Sudan: in Sudan Emergency ha istituito un centro di cardiochirurgia a Soba e due centri pediatrici. Le spese sostenute, 10 milioni di euro, sono state pagate con i contributi del Presidente del Sudan Omar Hasan Ahmad al-Bashir, ex colonnello del’esercito sudanese, salito al potere nel 1989 con un colpo di stato(94,5% di suffragi a suo favore nelle ultime elezioni del 2015, con le quali è stato rinnovato il suo mandato). Nel 2009 infatti sono stati espulsi dal Sudan tutti gli operatori umanitari stranieri con l’accusa di aver violato, in Darfur, il regolamento sulle attività di cooperazione, mentre tredici di queste sono state accusate di aver fornito informazioni al Tribunale Internazionale dell’Aja sulle violenze perpetrate contro i civili: unica ONG autorizzata a rimanere in Sudan è stata proprio Emergency. Nel 2010 Emergency ha speso 13 milioni di Euro per interventi in Sudan. Nel luglio 2008, il Presidente del Sudan al-Bashir è stato accusato dal procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno-Ocampo, di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra proprio nel Darfur. Il tribunale ha emesso il 4 marzo 2009 un mandato d’arresto per al-Bashir per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, ma ha stabilito che non vi erano prove sufficienti per perseguirlo per genocidio. Alle accuse di violazione della neutralità ed indipendenza fatte ad Emergency (il governo di Al-Bashir finanzia Emergency con circa 3 milioni di Euro, come da bilancio) Gino Stradarisponde difendendo Al-Bashir e contestando il diritto della Corte Penale Internazionale a giudicare il presidente sudanese in quanto il suo paese non riconosce ufficialmente tale tribunale. Anche l’attuale presidente di Emergency, Cecilia Strada, figlia del fondatore, difende il comportamento dell’organizzazione da lei presieduta, sostenendo che non si deve guardare solo ad Al-Bashir, ma anche agli stati confinanti, e che il suo compito non è quello di giudicare i governanti nei paesi in cui opera, ma quello di assistere le vittime.666768

5)Il ruolo di negoziazione di Emergency nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo: fu preso in ostaggio dai talebani nel 2007 in Afghanistan e liberato grazie al ruolo di Emergency. Le accuse anche qui non mancarono. Fausto Biloslavo in un articolo su “Il Giornale” affermava: “Il sequestro Mastrogiacomo, con i suoi lati oscuri e l’epilogo finale, ha segnato l’inizio del dente avvelenato degli americani e in seguito degli inglesi nei confronti di Emergency. Nei primi giorni del sequestro le Sas, i corpi speciali britannici, erano pronti a intervenire con un blitz per tentare di liberare gli ostaggi. I velivoli senza piloti avevano individuato i sequestratori del feroce mullah Dadullah in movimento. Da Roma, il governo Prodi disse no preferendo una costosa trattativa”. Nella mediazione venne coinvolta Emergency, grazie al responsabile afghano del suo ospedale a Lashkar Gah, Ramatullah Hanefi. La richiesta dei talebani era uno scambio di prigionieri e per affrettare la trattativa tagliarono la testa a Sayed Agha, l’autista di Mastrogiacomo. Biloslavo afferma: “l’accusa era la partigianeria del mediatore Hanefi e il triste fatto che la pelle di un afghano vale meno di quella di un occidentale. Dadullah riuscì a strappare al governo di Kabul cinque comandanti di rango, che languivano in galera. Fra questi c’era anche suo fratello”. Mastrogiacomo fu liberato grazie allo scambio, ma l’interprete rimase nelle mani dei sequestratori. La rabbia degli afghani di Lashkar Gah esplose. L’ospedale di Emergency venne preso a sassate.69

Generazione Identitaria

Alle ONG che si dedicano alla ricerca e al salvataggio nel Mediterraneo, si contrappone una giovane associazione, Generazione Identitaria, che ha iniziato la propria campagna di opposizione e protesta la notte del 12 maggio tramite un’azione dimostrativa avvenuta nel porto di Catania. Gli Identitari hanno simbolicamente bloccato la partenza della nave Aquarius di SOS MEDITERRANEE e Medici Senza Frontiere.

Generazione Identitaria (GID) è un movimento apartitico indipendente nato il 21 Novembre 2012, promossa da diversi giovani identitari italiani animati dall’amore verso la propria terra e dalla determinazione a salvarne, con l’azione militante, il suo popolo, la sua cultura, il suo ambiente e la sua sovranità politica. GID è una realtà nata sulla scia della Génération Identitaire francese, ed il movimento identitario si è poi diffuso in molte altre nazioni come Austria, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Ceca e Slovenia, assumendo così carattere europeo.

Dicono di loro: “Gli identitari sono dunque coloro che considerano la preservazione delle identità di fronte al rullo compressore mondialista come una missione storica del nostro tempo. Noi leviamo dunque la bandiera dell’identità contro la mondiale uniformità massificante. L’Identità nasce dunque dalle nostre radici, dall’idea che siamo il prodotto di una terra, di un lignaggio e di una storia come l’anello di una catena”.

Il significato di Identità per il movimento: “L’identità nasce come eredità e trasmissione ed è la base delle tradizioni popolari, delle lingue, degli usi e dei costumi ed rappresenta quindi l’accettazione e la presa di conoscenza di un passato comune che ci unisce e la volontà di vivere assieme come comunità nei tempi a venire. L’identità è la celebrazione della vita, è il ricordo dei nostri morti, un modo di concepire il mondo e di raccontarlo, basato su di una comune memoria culturale, etnica e spirituale. L’identità di ogni popolo rende quest’ultimo incomparabile, inimitabile ed unico. Seppur siamo tutti uomini, ogni uomo è diverso dall’altro e nessuno è mai uguale a qualcun altro; lo stesso avviene dunque anche per le nazioni ed i popoli”.70

Campi di azione:

  • Azioni dimostrative, direttamente nelle città italiane per sensibilizzare la popolazione sulle tematiche di comune interesse ed importanti per il Paese.
  • Manifestazioni, in diverse piazza in varie città d’Europa per difendere ciò in cui credono, partendo dal presupposto che “le strade d’Italia e d’Europa ci appartengono per diritto di nascita. Scendere in piazza per difendere il tuo Paese è un tuo diritto e un tuo dovere, e nessuno può impedirtelo”.
  • Formazione politica, grazie all’Accademia Politica Identitaria, che attraverso seminari, lezioni e distribuzione di materiale didattico, contribuisce alla formazione politica e filosofica dei militanti.
  • Generazione solidale, nasce dal presupposto che difendere il proprio popolo significa anche aiutare le famiglie in difficoltà, abbandonate da Stato e istituzioni. Per questo si impegnano nella “solidarietà etnica”, ovvero solidarietà verso gli italiani che sopravvivono in condizioni indegne, senza cibo e/o una casa, spesso ignorati dallo Stato e dalle istituzioni. Forniscono sostegno alle famiglie italiane, perché “una generazione che non aiuta prima di tutto la propria gente non saprà mai aiutare veramente nessuno” (Hanno aperto un fondo per aiutare i terremotati del 24 agosto del 2016 e grazie a questo hanno già provveduto nel rifornimento di generi di prima necessità alla popolazione).71

Generazione Identitaria e i migranti:

Premessa: la cosiddetta crisi dei rifugiati, fenomeno talmente artificiale dall’essere ormai oggetto di indagine anche da parte delle Procure della Repubblica, è funzionale al processo della grande sostituzione. Un esodo enorme è stato aizzato deliberatamente verso i paesi europei come strumento di pressione politica da parte di stati esteri (Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita ecc), che per ragioni diverse hanno interesse a destabilizzare lo scenario politico europeo immettendo al suo interno quote sempre più vaste di immigrati totalmente inassimilabili. La sola Germania ha ricevuto più di un milione di “rifugiati siriani”, mentre l’Italia quasi mezzo milione di “rifugiati” sub sahariani, il 90% dei quali privi di ogni requisito per la richiesta dello status di asilo politico in Italia e spesso di identità ignota. La crisi dei rifugiati è il più grande business economico mai intentato ai danni dei popoli europei, un progetto che ha come scopo il guadagno, e dove criminalità e genocidio si uniscono in una sintesi letale, intollerante e pericolosa. Questo progetto trova come cani da guardia la maggioranza dei partiti politici, il mondo sindacale, la gran parte della Chiesa Cattolica e l’antagonismo antifascista in assenza di fascismo.

Azioni proposte per fermare l’esodo dei migranti:

  • chiusura immediata dei confini verso ed abolizione del trattato di Schengen per garantire più sicurezza ai cittadini vista l’incombente minaccia terroristica, avendo riscontrato l’infiltrazione di persone radicalizzate tra i migranti sbarcati nei porti italiani;
  • rimpatrio di tutti gli immigrati extraeuropei attualmente presenti nei nostri territori: espulsione immediata per chi dopo aver richiesto lo status di rifugiato, non è risultato idoneo perché privo dei requisiti o per chi sia giudicato colpevole di qualsiasi tipo di reato;
  • aiuti agli Stati in crisi e cessazione di ogni loro destabilizzazione da parte di UE e Stati Uniti, rinunciando a qualsiasi velleità di esportazione alla democrazia attraverso seri programmi governativi da intraprendere, in collaborazione con altre nazioni e con i Paesi del sud del mondo, per lo sviluppo degli stessi e la costruzione di infrastrutture efficienti, in grado di garantire benessere a quelle popolazioni.

Generazione Identitaria e la campagna DefendEurope: la campagna nasce in contrapposizione all’attività delle ONG che operano nel Mediterraneo. Secondo l’associazione, sono colpevoli di introdurre illegalmente centinaia di migliaia di clandestini in Europa, mettendo così a repentaglio la sicurezza e il futuro del continente, e sono responsabili per di più delle migliaia di morti di migranti in mare. La campagna prevede azioni dimostrative a bordo di una nave per bloccare l’attività delle ONG. Per questo motivo, Generazione Identitaria ha attivato un conto per finanziare la locazione di una imbarcazione che permetta lo svolgimento delle operazioni.72


Aggiornamenti relativi al documento precedente

Le indagini delle varie Procure coinvolte, l’inchiesta aperta in Commissione Difesa del Senato e le ricerche dei vari quotidiani hanno portato a ulteriori sviluppi e informazioni riguardanti le ONG che operano nel Mediterraneo:

1) Da due diversi articoli (Fausto Biloslavo de Il Giornale e Paola Pintus su Tiscali.it) apprendiamo che The One Foundation, finanziatrice del nuovo aereo del MOAS per il pattugliamento marino (il King Air B 200), appartiene a Declar Ryan, fondatore di Ryanair (compagnia di voli low-cost). La fondazione sembrava non più operante visto che il sito internet a cui rimanda MOAS era fermo al 2013. Paola Pintus si è rivolta al portavoce della suddetta, Lye Ogunsanya, per avere qualche chiarimento; la risposta alle obiezioni della Pintus è stata: “One Foundation è un fondo filantropico privato con sede a Dublino. Uno degli obiettivi della One Foundation è quello di migliorare significativamente le chance di vita dei rifugiati, sostenendo le organizzazioni senza scopo di lucro. La fondazione è fondata su forti principi d’impresa e ritiene che la filantropia attiva possa essere un modo efficace per generare soluzioni a lungo termine alle problematiche che oggi affrontano i rifugiati. Ciò significa che la Fondazione One investe fondi, competenze, supporti tecnici e altre risorse nelle organizzazioni senza scopo di lucro che condividono la propria visione per aiutarli ad apportare un cambiamento di Impatto”. Il portavoce continua: “anche se la maggior parte delle attività si sono concluse nel 2013/2014, alcune continuano a concentrarsi sulla crisi dei rifugiati. La partnership MOAS è solo una di queste”.
Biloslavo ha anche intervistato Paolo Romani, presidente del gruppo di Forza Italia in Senato e appartenente al Copasir (Comitato parlamentare per il controllo dei servizi segreti). Il senatore afferma che quasi due milioni di euro dei donatorisono andati a finire nelle casse delle società private dei fondatori Catrambone, evidenza negata in Commissione Difesa del Senato.7374

2) A proposito delle inchieste delle Procure siciliane sulle organizzazioni del Mediterraneo, una ONG è ufficialmente indagata dalla Procura di Trapani per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.75

3) Anche la Fondazione Migrantes tramite Monsignor Giancarlo Perego entra nel merito delle indagini avviate delle Procure Siciliane e sulla questione della non collaborazione di alcune ONG che si sono rifiutate di comparire in Commissione Difesa del Senato afferma: “Il fuoco politico è stato un atto ipocrita e vergognoso”.76

4) Incontro a Palazzo Chigi tra George Soros e Paolo Gentiloni del 3 maggio 2017: dopo le pressioni del “filantropo” alla UE per intervenire sulla chiusura prevista della Central European University (università fondata dallo stesso in Ungheria) voluta dal Premier Viktor Orban e approvata da una legge del Parlamento ungherese, George Soros si è recato a Palazzo Chigi per incontrare personalmente il premier Paolo Gentiloni. Una nota dell’ufficio di Soros afferma: “Le notizie circolate sulla stampa relative ai presunti finanziamenti di George Soros tesi a favorire l’afflusso di migranti in Europa sono false. La Open Society Foundations di Soros sostiene organizzazioni che operano per alleviare l’impatto della migrazione sia sulle popolazioni ospitanti che sui migranti. L’operato delle Ong che salvano i migranti alla deriva nel Mediterraneo è una tragica necessità derivante dall’assenza perdurante di una politica migratoria comune a livello dell’UE che affronti tutte le dimensioni del fenomeno. George Soros è attualmente in Italia per una serie di incontri su una vasta gamma di temi, tra i quali figurano la società civile, l’Unione europea e l’attuale situazione economica”. Nessun comunicato ufficiale è stato redatto da Palazzo Chigi.77
George Soros,che ora si proclama filantropo, è stato attore in diverse operazioni speculative in tutto il mondo, tra le quali spiccano quelle sulla lira e sulla sterlinadel 1992 da cui guadagnò più di due miliardi di dollari, quelle in Indonesia e Malesia dove fu condannato rispettivamente all’ergastolo e alla pena di morte, e quella in Francia dove fu condannato per insider trading (dovette pagare 2 miliardi di dollari). Oggi è noto soprattutto per le attività della sua Open Society Foundations, fondazione multimilionaria che si occupa di diversi ambiti: ambiente, diritti LGBT, diritti delle donne e diritti alla migrazione. La fondazione è tra le più prolifiche e generose al mondo e a sua volta sostiene altre fondazioni e organizzazioni, tra le quali:

  • MOAS (a dispetto del comunicato dell’ufficio stampa, la ONG è stata finanziata da Avaaz tra i cui fondatori e sostenitori figura Moveon.org, un’organizzazione americana posseduta da Soros)78
  • Cospe Onlus (socio fondatore di SOS MEDITERRANEE)79
  • Open Migration (creata da CILD, Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, che supporta le ONG sotto un punto di vista legale e promuove iniziative pro immigrazione)80
  • Migration Policy Institute (fornisce l’analisi, lo sviluppo, e la valutazione delle politiche migratorie e di rifugiati a livello locale, nazionale e internazionale)81
  • International Crisis Group (organizzazione indipendente che lavora per prevenire le guerre e modellare le politiche che costruiranno un mondo più pacifico)82
  • Democracy Now! (pluripremiato programma televisivo trasmesso su diversi canali in tutto il mondo)83
  • Peace and Security Funders Group (organizzazione impegnata a migliorare l’efficacia della filantropia focalizzata su questioni di pace e sicurezza)84
  • Amnesty International85
  • Global Exchange (fondata da Medea Benjamin, un pro-Castro radicale, che ha contribuito a creare un progetto denominato “Iraq Occupation Watch” allo scopo di incoraggiare una diserzione diffusa degli “obiettori di coscienza” in campo militare degli Stati Uniti. Nel dicembre 2004, Benjamin ha annunciato che Global Exchange avrebbe inviato aiuti alle famiglie dei ribelli terroristi che combattevano le truppe americane in Iraq)85
  • Fidh (The Worldwide Human Rights Movement, fondatore di Free Syrian Voices, focalizza la sua opera sui migranti in Europa e sui loro diritti)86
  • Euro-Mediterranean Human Rights Network (un network che raccoglie più di 80 organizzazioni per i diritti umani e in Italia supporta l’Italian Refugee Council)87
  • Human Rights Watch (organizzazione senza scopo di lucro, non governativa per i diritti umani composta da circa 400 membri in tutto il mondo).88

Qui sono state elencate solo una parte delle organizzazione con focus sui migranti che a vario modo sono sostenute da George Soros.

5) Il 7 aprile 2017 il sito di Open Society Foundations pubblica un comunicato dal titolo “Nella crisi del Mediterraneo non ci si può tirare indietro”: “A febbraio, il direttore dell’agenzia Frontex, la guardia di frontiera e costiera dell’Unione Europea, sollevò molto clamore quando suggerì in un’intervista che le ONG stessero in sostanza “sostenendo gli affari delle reti criminali e dei trafficanti in Libia attraverso le imbarcazioni europee che raccolgono i migranti sempre più vicino alla costa libica”. E mentre due imbarcazioni delle ONG hanno operato in queste acque nei mesi invernali, le imbarcazioni della guardia costiera sotto il comando di Frontex sono state trattenute vicino alle coste italiane, a più di 100 miglia di distanza dalla Libia”. Il comunicato continua: “Noi di Open Society Foundations siamo estremamente preoccupati per gli attacchi mossi verso le ONG coinvolte in questi salvataggi. Sebbene sia fondamentale non incoraggiare i trafficanti e le loro tattiche senza scrupoli che spesso comportano morte e sofferenza, esiste anche un obbligo morale e giuridico ai sensi del diritto internazionale per cui non si può semplicemente lasciare che delle persone affoghino in mare”. E sostengono: “La Open Society Foundations non finanzia operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo”. Per quanto riguarda invece il supporta ai suoi partner in Italia: “Per tali motivi sosteniamo Carta di Roma, che organizza formazioni per i professionisti dei media nell’uso corretto di una terminologia giusta sull’immigrazione e le minoranze, e la piattaforma web #OpenMigration della Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, che fornisce dati, infografiche, commenti, notizie e analisi sulle tendenze migratorie e sui relativi sviluppi legali e politici”. Concludono affermando: “L’Europa è ancora alla ricerca delle politiche efficaci di cui ha bisogno per gestire il flusso di persone in fuga dalla guerra e dalla povertà, proprio come quando, nel XIX e nel XX secolo, le famiglie italiane davano una sterzata alle proprie esistenze, dirigendosi negli Stati Uniti e in America Latina alla ricerca di una vita migliore. Tali soluzioni emergeranno in Italia e in Europa soltanto attraverso un dibattito aperto e basato sui fatti, guidato dalla nostra comune umanità”.89

6) MOAS e le foto con gli scafisti: nel marzo 2015, il giornalista maltese freelance Mark Micallef racconta sul Times of Malta la storia del MOAS e di come i coniugi Catrambone abbiano investito in questa iniziativa 8 milioni di euro personali. Il giornalista correda l’articolo proprio con le foto, consegnate personalmente dal MOAS, che inquadran l’incontro in mare fra lo staff della ONG maltese e i trafficanti. Micallef scrive sul Times of Malta a proposito del ruolo ricoperto da Robert Young Pelton nello staff dei Catrambone: “In questo senso l’aiuto del signor Pelton non avrebbe potuto essere più puntuale. Con un’esperienza in più di 40 zone di conflitto durante i quali si è costruito una reputazione per la sua capacità di ottenere un accesso, senza precedenti, ad organizzazioni terroristiche e a gruppi di insorti come Al-Qaeda e i talebani, Pelton porta al MOAS una preziosa visione della sicurezza in un momento in cui il conflitto è in aumento a livelli senza precedenti in Libia”. Da questo passo dell’intervista sorgono alcune domande: Cosa fa dunque Pelton per i Catrambone? Qual è il suo ruolo nei rapporti con le organizzazioni terroristiche? Ha un ruolo di mediazione con chi in Libia si occupa della tratta dei migranti?Pelton sostiene, nella medesima intervista, che non abbia senso immaginare che i terroristi si infiltrino fra gli immigrati sui barconi. “E’ troppo rischioso per loro”affermava nel 2015. Pensiero non condiviso però né dal ministro libico dell’Informazione, Omar al Gawari né dal Copasir italiano, i quali sostengono esattamente il contrario.9091

7) La Guardia Costiera Libia dichiara “Ong responsabili aumento flusso migranti”: questo è quello che ha riferito il capo della Guardia Costiera libica per la regione centrale, Rida Aysa, nel corso di un’intervista esclusiva ad Aki-AdnKronos International. Lo stesso stima che ci siano “centinaia di migliaia di migranti clandestini” pronti a imbarcarsi per l’Europa” e afferma che i migranti sono informati della presenza di ONG preparate ad effettuare soccorsi nel viaggio nel Mediterraneo, aumentando così il numero di quelli che sono pronti a partire. Di questo, la Libia ha informato sia la UE, sia i comandanti dell’Operazione Sophia. Il capo della Guardia Costiera libica aggiunge che “la Guardia Costiera libica ha fermato alcuni gommoni all’interno delle acque territoriali libiche, per poi imbattersi in alcune organizzazioni umanitarie che si sono lamentate del fatto che quei gommoni appartenevano a loro, benché non l’avessero comunicato alla Guardia Costiera, violando così le acque territoriali libiche”. Rida Aysa ricorda l’episodio di un gommone tedesco fermato a nord di al-Zawiyah, rivelatosi di proprietà di Sea Watch, e del caso della nave allontanata con alcuni colpi di avvertimento per aver violato le acque territoriali libiche appartenente a Medici Senza Frontiere. Il militare conclude l’intervista affermando che le ONG non rispettano la sovranità libica violando le acque territoriali nazionali senza nessun tipo di avviso e che le stesse siano solite avvertire i trafficanti tramite l’accensione di luci notturne dopo essersi posizionati a 12 miglia, punto perfettamente visibile dalla costa.92

8) Proposta del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, di far salire a bordo delle navi delle organizzazioni umanitarie la polizia giudiziaria:possibilità che ha subito creato scompiglio tra le ONG che operano nel Mediterraneo e ha registrato un “no assoluto” di alcune delle stesse. Come Jugend Rettet, che dopo diversi rifiuti a presentarsi in Commissione Difesa del Senato, afferma: “Un’assurdità ritrovarsi dalla parte dei cattivi. Veniamo qui (Commissione Migranti e Antimafia) perché abbiamo grandissimo rispetto delle istituzioni e però ci veniamo con spirito negativo per quello che sta accadendo attorno alle Ong”. E sulla proposta legittima di Zuccaro: “non se ne parla di avere operatori di polizia giudiziaria a bordo”. Il Procuratore di Catania in Commissione Migranti e Antimafia continua infine con un’analisi: “Dei migranti che arrivano in Italia, solo una percentuale molto bassa ha diritto all’asilo, tutto il resto è immesso nel circuito illegale e diventa vittima di tratta, caporalato o altri circuiti illeciti. Il mio dovere di procuratore è quello di segnalarlo. Si decida chi salvare e, una volta deciso, si vada a prenderlo senza alimentare il traffico della migrazione”.93

Spunti e conclusioni

Ci chiediamo perché ONG che cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica e i Governi a favore della libera circolazione degli individui, che si battono per i diritti dei migranti, che chiedono alle istituzioni il cambiamento di leggi troppo stringenti sul diritto di asilo e che si prodigano in ogni modo possibile per i diritti umani anche con costose campagne di comunicazione, non facciano attività dimostrative dirette a quei Paesi che stanno facendo poco o nulla riguardo a queste problematiche? Perché Medici Senza Frontiere non approda in un porto francese, facilmente raggiungibile, per spingere il governo transalpino a muoversi diversamente nelle politiche di accoglienza? Perché il MOAS, per una volta, non attracca con un carico di migranti in un porto maltese? Perché, similmente, Proactiva Open Arms non approda in Spagna? E così via per tutte le altre ONG che si occupano di operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. Eppure una parte ingente dei loro fondi sono destinati ad attività di comunicazione e sensibilizzazione, non mancando di rimproverare l’insufficienza di politiche efficaci per risolvere la tematica del grande flusso migratorio.

Ci chiediamo, inoltre, il motivo della non collaborazione di alcune ONG (Jugend Rettet, Sea-Watch e Sea-Eye) nello svolgimento sia delle indagini di alcune Procure siciliane sia dell’inchiesta in Commissione Difesa del Senato. La collaborazione sembrerebbe cosa dovuta visto che i migranti che loro salvano dal mare vengono portati sulle nostre coste e, una volta sbarcati, vengono aiutati grazie alla generosità dei contribuenti italiani. Forse la sovranità italiana non è da loro riconosciuta?

Un altro punto saliente riguardo ai fondi donati alle ONG: nonostante il reddito pro-capite in Italia si mantenga su valori bassi e stabili da anni, e la propensione al risparmio sia in crescita, le somme donate da privati hanno un trend decisamente positivo; così come, a dispetto della stagnazione dell’economia italiana, le donazioni provenienti dalle aziende sono sempre in aumento. In aggiunta, gli enti italiani, seppur stretti da pesanti vincoli imposti dall’ Unione Europea e con preoccupanti valori riguardo al PIL nazionale, riservano comunque a molte organizzazioni una vistosa generosità. Il settore del no profit sembrerebbe l’unico in forte rialzo per quanto riguarda le fonti di sostentamento.

Fonte: Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica.94

Fonte: Istituto Italiano Donazione.95


Fonti:

  1. (http://www.medicisenzafrontiere.it/)
  2. (http://www.medicisenzafrontiere.it/cosa-facciamo/azione-medico-umanitaria/quando-interveniamo/popolazioni-in-fuga#mare)
  3. (http://milionidipassi.medicisenzafrontiere.it/aderisci/)
  4. (http://milionidipassi.medicisenzafrontiere.it/antislogan/)
  5. (http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/cosa-scriveresti-sul-tuo-giubbotto-di-salvataggio)
  6. (http://www.medicisenzafrontiere.it/cosa-facciamo/missione-italia)
  7. (https://www.un.org/press/en/2000/20001116.sc6953.doc.html)
  8. (https://web.archive.org/web/20070707120254/http://www.reunir.asso.fr/article.php?id_article=21)
  9. (http://www.jpost.com/Jewish-World/Jewish-Features/Worlds-50-most-influential-Jews-176071)
  10. (http://www.fru.org.ua/en/events/international-events/komanda-amu-pochynaie-robotu-nad-prohramoiu)
  11. (https://web.archive.org/web/20150703163557/http://amukraine.org/themes/eu-integration/)
  12. (http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-10-11/soros-vera-riforma-trattato-230313.shtml)
  13. (http://21stcenturywire.com/2016/04/22/george-soros-anti-syria-campaign-impresario/)
  14. (http://archivio.medicisenzafrontiere.it/pdf/Schemi%20di%20bilancio.pdf)
  15. (http://archivio.medicisenzafrontiere.it/pdf/Relazione%20sulla%20gestione.pdf)
  16. (http://www.msf.org/sites/msf.org/files/internationalactivityreport2015en2nded_0.pdf)
  17. (http://www.medicisenzafrontiere.it/sostienici/aziende-e-fondazioni/i-nostri-partner)
  18. (http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/msf-condanna-lattacco-alla-sua-nave-di-ricerca-e-soccorso-nel-mediterraneo-da-parte-di)
  19. (http://www.informatorenavale.it/news/attacco-alla-bourbon-argos-di-medici-senza-frontiere-la-marina-libica-ammette-di-aver-sparato/)
  20. (http://abcnews.go.com/International/doctors-borders-refused-american-isis-hostage-kayla-mueller/story?id=41601887)
  21. (http://www.dailymail.co.uk/news/article-3758693/MSF-defend-decision-refuse-negotiate-Kayla-Mueller.html)
  22. (https://nsnbc.me/2014/03/11/myanmar-doctors-without-borders-operations-suspended-due-to-unethical-conduct/)
  23. (http://edition.cnn.com/2014/03/03/world/asia/myanmar-rakhine-doctors-without-borders/)
  24. (http://www.cbsnews.com/news/pfizers-nigeria-scandal-doctors-without-borders-stirs-the-pot-to-little-effect/)
  25. (http://www.msf.org/en/article/kenya-msf-reviews-patient-allegations-coerced-sterilisation)
  26. (http://allafrica.com/stories/201412121567.html)
  27. (https://www.savethechildren.it/sites/default/files/files/Statuto%20save%20the%20children.pdf)
  28. (https://www.savethechildren.it/sites/default/files/files/codiceetico.pdf)
  29. (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/minori-migranti)
  30. (https://www.savethechildren.it/le-nostre-richieste-all%E2%80%99europa)
  31. (http://savethechildren.org.hk/pressrelease.aspx?lang=en&rid=3571)
  32. (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/progetti/supporto-ai-minori-transito)
  33. (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/progetti/civicozero)
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1328.-Libia, Napolitano: “Berlusconi decise intervento nel 2011”. Salvini: “Ex capo dello Stato andrebbe processato”

Prima di leggere l’intervista di Claudio Tito pubblicata da Repubblica e F.Q. a Napolitano e la boutade di Salvini sull’eventualità di un processo a questo “emerito tante cose” Vi invito a fare qualche passo indietro e a ricordare: che l’assassinio di Muhammad Gheddafi e anche della Libia e, speriamo, non dell’Italia repubblicana, furono uno step fondamentale del piano di destabilizzazione e sottomissione che stiamo subendo e una vicenda con una forte dimensione internazionale, cui non furono estranee le posizioni di leader del continente africano assunte da Gheddafi. “Non fu un affare tra francesi e italiani. Meno che mai, fu una questione tra le personalità istituzionali del nostro Paese. Concordo con chi scrive che questa è una visione ridicolmente distorta della realtà”. Non serve tornare indietro ai fatti del 2011 e alle iniziative politico-finanziarie intraprese da Gheddafi – che Dio lo accolga – per tentare di giustificare la timidezza e le difficoltà della nostra politica in Libia. Inoltre, dopo l’apertura delle ostilità da parte francese e anche inglese, l’adesione alle operazioni militari decretate dall’Onu, fu una decisione del governo Berlusconi, cui questa competeva e al quale partecipava la Lega Nord. C’è anche, sempre a me presente, la incapacità della Lega a sostenere certe sue politiche, dell’immigrazione in particolare, cui, certamente, ha contribuito fortemente la spaccatura interna fra Salvini e Tosi, voluta da Salvini per fini di Salvini e che si è collocata in un momento di timida ripresa del partito,dopo i salassi elettorali causati dalle porcate del cerchio magico di Bossi e figli. Fatte queste brevi considerazioni, concorderei sulla fucilazione di Napolitano, ma senza processo, per non venir meno alla “par condicio” con l’altro, molto più onesto, dittatore della storia d’Italia. Leggete l’articolo che segue e l’intervista di Claudio Tito.

Soros_talk_in_Malaysia

Questa immagine doveva essere di Giorgio Napolitano, ma, guardando nella scala gerarchica dei kapò di questa legislatura, parzialmente illegittima, ho trovato un suo superiore e, ubi major… Se non altro, per le sue cravatte: una più bella dell’altra.

L’emergenza libica è tornata al centro della discussione tra le forze politiche. Le misure assunte in queste ore dal governo per arginare il flusso migratorio dalle coste africane verso l’Italia spesso alimentano lo scontro anche in riferimento alle scelte compiute nel 2011 che portarono alla defenestrazione e poi alla morte di Gheddafi. E soprattutto gli esponenti del centrodestra e del M5S riversano su Giorgio Napolitano la scelta di appoggiare la missione militare francese, decisa dall’allora presidente Sarkozy.La decisione di affiancare la Francia nella guerra in Libia contro Muammar Gheddafi nel 2011 fu presa dal governo Berlusconie “approvata con schiacciante maggioranza” dal Parlamento. In un’intervista a La RepubblicaGiorgio Napolitano ripercorre la catena delle decisioni assunte all’epoca dall’Italia. “Dire che il governo fosse contrario e che cedette alle pressioni del capo dello Stato in asse con Sarkozy, non corrisponde alla realtà – spiega il presidente emerito al quotidiano – i miei rapporti con l’allora presidente francese erano di certo poco intensi e tutt’altro che basati su posizioni concordanti in un campo così controverso. E non soltanto io trovai fondate le considerazioni del Consigliere Archi, ma concordarono con esse anche autorevoli membri presenti del governo, come il Ministro della Difesa La Russa“.

“L’ Italia – ricorda Napolitano – era interessata a che il da farsi sul piano internazionale in difesa dei diritti umani e del movimento della primavera in Libia non rimanesse oggetto di una sortita francese fuori di ogni regola comune, ma si collocasse nel quadro delle direttive dell’Onu e nell’ambito di una gestione Nato“. Nella sede informale del Teatro dell’Opera, continua Napolitano, “potemmo tutti renderci conto della riluttanza del presidente Berlusconi a partecipare all’ intervento Onu in Libia. Il presidente Berlusconi ha di recente ricordato il suo travaglio che quasi lo spingeva a dare le dimissioni in dissenso da una decisione che peraltro spettava al governo. Che egli abbia evitato quel gesto per non innescare una crisi istituzionale al vertice del nostro Paese, fu certamente un atto di responsabilità da riconoscergli ancora oggi. Però, ripeto, non poteva che decidere il governo in armonia con il Parlamento, che approvò con schiacciante maggioranza due risoluzioni gemelle alla Camera e al Senato, con l’adesione anche dell’allora opposizione di centrosinistra“.

Il primo a commentare l’intervista di Napolitano è Matteo Salvini: “Napolitano non dovrebbe essere intervistato, pagato e scortato, dovrebbe essere processato“, scrive il leader della Lega Nord su Twitter. Parole cui replica Luigi Zanda: “A proposito di Salvini, c’è un momento in cui l’essere il campione degli antisistema diventa sabotaggio nei confronti dell’Italia. La dichiarazione di Salvini sul presidente Napolitano, dice che questo limite è stato superato”, commenta il presidente del Pd a Palazzo Madama.

Dalla Libia torna a far sentire la propria voce Sayf Al Islam Gheddafi: “Gli italiani stanno ripetendo lo scenario della Nato provocando i sentimenti dei libici, il loro amore per la patria, con l’invio di navi da guerra che violano la sovranità della Libia a causa della condotta irresponsabile di alcuni funzionari libici”, sostiene il figlio dell’ex leader libico, secondo una fonte citata da Libya 24 Tv, come riferisce il portale Libyan Express. Il riferimento è al governo di concordia nazionale di Fayez Al Sarraj, che il 23 luglio ha chiesto all’Italia supporto in mare contro i trafficanti di uomini. Dichiarazioni che arrivano dopo che mercoledì sera la tv satellitare Al Arabiya ha riferito di un ordine del generale libico Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, che sarebbe pronto a bombardare le navi italiane che sconfineranno nelle acque territoriali libiche.

Una settimana fa era stato proprio Haftar a confermare che Sayf Al Islam “è libero”, dopo la prigionia iniziata nel 2011 con la cattura da parte di una milizia di Zintan al culmine della rivoluzione contro il colonnello. La liberazione dell’erede politico, a giugno, era stata annunciata dalla stessa milizia di Zintan e dall’avvocato libico Khaled Al Zaydi. Giovedì scorso Haftar, assicurando che Sayf Al Islam Gheddafi “si trova in un luogo sicuro”, ha detto al quotidiano Al Hayat di essere favorevole all’ipotesi che il figlio dell’ex leader libico assuma un ruolo politico in Libia, “se lo desidera”.

La politica italiana sulla Libia è una “politica nostalgica della visione coloniale e fascista che considerava le coste di Tripoli come una colonia di Roma – ha detto ancora Gheddafi – i politici italiani hanno rovinato la sintonia e i rapporti che erano alla base delle relazioni tra i due Paesi vicini dopo aver concesso alla Nato di bombardare le città libiche da basi italiane”.

 

Napolitano: “Le bombe contro Gheddafi? Basta distorsioni ridicole: decise Berlusconi, non io”

L’ex presidente della Repubblica ricorda che “quella fu una vicenda con una forte dimensione internazionale, non un affare tra Italia e Francia. Sì al dialogo tra Roma e Parigi, a partire da Fincantieri”

“Io ho un ricordo che altri forse hanno cancellato. Quella fu una vicenda con una forte dimensione internazionale. Non fu un affare tra francesi e italiani. Non fu una questione tra diverse personalità istituzionali del nostro Paese. Questa è una visione ridicolmente distorta della realtà”. L’emergenza libica è tornata al centro della discussione tra le forze politiche. Le misure assunte in queste ore dal governo per arginare il flusso migratorio dalle coste africane verso l’Italia spesso alimentano lo scontro anche in riferimento alle scelte compiute nel 2011 che portarono alla defenestrazione e poi alla morte di Gheddafi. E soprattutto gli esponenti del centrodestra e del M5S riversano su Giorgio Napolitano la scelta di appoggiare la missione militare francese, decisa dall’allora presidente Sarkozy.

Ma il capo dello Stato emerito non accetta quella versione dei fatti. In particolare vede ignorato il momento del vertice informale tenutosi accidentalmente al Teatro dell’Opera di Roma da cui emerse l’orientamento a partecipare in quanto Italia alle operazioni militari decretate dall’Onu.

Presidente, molti rappresentanti di Forza Italia a cominciare da Berlusconi e ora anche i grillini continuano a considerare lei l’artefice di quella scelta.
“Il protagonista dell’intervento in Libia fu fondamentalmente l’Onu. Non ci fu una decisione italiana a se stante. C’era stato dapprima un intervento unilaterale francese con l’appoggio inglese. Non interessa ora indagare sui motivi che spinsero Sarkozy a iniziare in tal modo l’attacco alla Libia di Gheddafi. Quella iniziativa intempestiva e anomala fu superata da altri sviluppi”.

A che si riferisce?
“Le Nazioni Unite affrontarono la situazione in Libia in un quadro ben più generale e collettivo approvando una prima e una seconda risoluzione; con la prima intimarono al colonnello Gheddafi di cessare le violenze in corso contro chi chiedeva libertà e contro manifestazioni che si ispiravano allora alla cosiddetta “primavera araba””.

Ma cosa accadde in quell’incontro svoltosi al Teatro dell’Opera?
“La consultazione informale di emergenza si tenne in coincidenza con la celebrazione al Teatro dell’Opera dei 150 anni dell’Unità d’Italia. A quella consultazione io fui correttamente associato. Il presidente della Repubblica è presidente del Consiglio supremo di Difesa, e in posizione di autorità costituzionale verso le forze armate, aveva titolo per esprimersi su una questione così importante. Ma quella sera la discussione fu aperta dall’allora consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, Bruno Archi, che era in contatto diretto con New York mentre veniva varata la seconda risoluzione delle Nazioni Unite che autorizzò e sollecitò un intervento armato ai sensi del capitolo settimo della Carta dell’Onu in considerazione del fatto che i precedenti appelli al governo libico non erano stati raccolti. Dal quadro complessivo rappresentato dal consigliere diplomatico di Palazzo Chigi emergeva l’impossibilità per l’Italia di non fare propria la scelta dell’Onu”.

Berlusconi sostiene che era contrario a recepire quella risoluzione e che fu lei invece a spingere in quella direzione.
“Dire che il governo fosse contrario e che cedette alle pressioni del capo dello Stato in asse con Sarkozy, non corrisponde alla realtà. I miei rapporti con l’allora presidente francese erano di certo poco intensi e tutt’altro che basati su posizioni concordanti in un campo così controverso. E non soltanto io trovai fondate le considerazioni del Consigliere Archi, ma concordarono con esse anche autorevoli membri presenti del governo, come il Ministro della Difesa La Russa. L’Italia era interessata a che il da farsi sul piano internazionale in difesa dei diritti umani e del movimento della primavera in Libia non rimanesse oggetto di una sortita francese fuori di ogni regola comune, ma si collocasse nel quadro delle direttive dell’Onu e nell’ambito di una gestione Nato”.

In sostanza la decisione venne assunta dal governo.
“In quella sede informale potemmo tutti renderci conto della riluttanza del Presidente Berlusconi a partecipare all’intervento Onu in Libia. Il Presidente Berlusconi ha di recente ricordato il suo travaglio che quasi lo spingeva a dare le dimissioni in dissenso da una decisione che peraltro spettava al governo, sia pure con il consenso della Presidenza della Repubblica. Che egli abbia evitato quel gesto per non innescare una crisi istituzionale al vertice del nostro paese, fu certamente un atto di responsabilità da riconoscergli ancora oggi. Però, ripeto, non poteva che decidere il governo in armonia con il Parlamento, che approvò con schiacciante maggioranza due risoluzioni gemelle alla Camera e al Senato, con l’adesione anche dell’allora opposizione di centrosinistra. La legittimazione di quella scelta da parte italiana fu dunque massima al livello internazionale e nazionale”.

Ma lei crede che fu un errore?
“In quel 2011 era in gioco in Libia e altrove la garanzia del rispetto dei diritti umani e della legislazione internazionale ad essa ispirata. Ancor oggi è troppo facile giudicare sommariamente un errore l’intervento Onu in Libia. Quale fosse l’alternativa all’intervento sulla base della Carta delle Nazioni Unite, nessuno è in grado di indicarlo seriamente. A mio avviso, come qualche anno fa ho detto insieme con altri in Senato, l’errore veramente grave fu non dare , in quanto comunità internazionale, nessun contributo politico, di institution building, economico alla conclusione dell’operazione militare. Ci fu quasi un tirarsi fuori, e fu ciò che provocò il caos degli anni successivi”.

Anche in questi giorni la Francia del presidente Macron in alcuni momenti è sembrata volere assumere decisioni unilaterali proprio sulla Libia.
“Macron si distingue nettamente da Sarkozy perché affronta in chiave europea tutte le questioni che possano interessare i nostri paesi. Nessun presidente francese di provenienza gollista ha in passato seguito questo approccio solidale. Mi sembra il punto sul quale anche il Presidente Tajani mette giustamente l’accento”.

In questi giorni molti hanno definito “napoleonica” la politica dell’Eliseo. Coglie questa tendenza anche nella vicenda Fincantieri/Stx?
“Consiglierei la massima misura e serietà, anziché alimentare contrapposizioni tra Italia e Francia, anche se si stanno verificando divergenze su qualche problema di notevole rilevanza come quello del futuro di Fincantieri. Sono convinto che il Presidente Gentiloni si stia muovendo con chiarezza e fermezza nella convinzione che si possa e debba arrivare a posizioni concordi tra il suo governo e  quello del Presidente Macron”.