Archivi categoria: Germania

1656.- GENTILONI, UN DISASTRO TOTALE PER L’ITALIA. L’UMILIAZIONE DI UN PAESE RESO ZERBINO DI FRANCESI E TEDESCHI

MACRON GENT GEN18

Appare grottesco il tentativo di francesi e tedeschi di rifilarci il loro mite e remissivo Paolo Gentiloni come l’ideale premier che gli italiani dovrebbero scegliere per il futuro.

Di sicuro andrebbe benissimo per le politiche di Parigi e Berlino (ma non per difendere gli interessi italiani)

Macron, dieci giorni fa, lo ha detto esplicitamente. Con Gentiloni a Palazzo Chigi, Francia e Germania (che lui chiama “l’Europa”) hanno fatto bingo: “consentitemi di dire che l’Europa ha avuto molta fortuna ad averlo. Mi auguro – ha aggiunto – che potremmo continuare il lavoro che abbiamo cominciato”.

Un’ingerenza nelle elezioni italiane per sponsorizzare Gentiloni? Certo. Loro si intromettono quanto vogliono. Dove lo trovano un altro così? Gentiloni è una pasta d’uomo, è così remissivo con lorsignori.

La Francia spadroneggia nella vita economica italiana e poi ci prende a schiaffi quando gli italiani puntano ai loro cantieri? Il nostro premier non si scompone.

La Francia – per affermare i suoi interessi su quelli italiani – ha combinato con Sarkozy il disastro libico, che oggi è pagato soprattutto dall’Italia con l’immigrazione selvaggia? Sì, ma poi Macron schiocca le dita e subito Gentiloni è pronto ad aiutare i francesi in Niger con nostri soldati.

Guido Crosetto ha scritto in un tweet: “Stiamo andando in Niger per difendere l’Uranio della Francia. Cioè del paese che da anni cerca di colonizzarci. Geni assoluti!”

Va pure ricordato che la Francia ha votato per Amsterdam come nuova sede dell’European Medical Agency, che doveva andare a Milano. E’ stato facile per loro prendersi gioco di un’Italia rappresentata da un tale governicchio.

Oggi poi i parlamentari francesi e tedeschi votano un documento congiunto dove delineano la loro nuova Unione Europea e – come ha spiegato ieri Fausto Carioti su queste colonne – per l’Italia sarà una megafregatura.

Francesi e tedeschi fanno tutto tra loro e Gentiloni non ha nulla da eccepire sul decisionismo padronale di Macron e Merkel. Eppure l’Italia sarà proprio il pollo da spennare.

Peraltro è proprio in questo giorno “francotedesco” che Silvio Berlusconi torna ufficialmente a Bruxelles e saranno in molti, lì, a pensare che proprio il centrodestra potrebbe governare l’Italia dopo il 4 marzo e che – stando ai suoi programmi – difenderà gli interessi nazionali degli italiani. Niente più camerieri di francesi e tedeschi.

D’altronde il governo Gentiloni è latitante anche in altri consessi internazionali dove si discutono grossi interessi strategici.

Ieri – su “Libero” – è stato segnalato l’incredibile incidente diplomatico di Venezia, dove Gentiloni ha dato buca ai cinesi, per l’inaugurazione dell’“Anno del turismo 2018 Europa-Cina”, una “questioncella” in cui sarebbero in gioco miliardi di euro di investimenti e milioni di presenze turistiche.

Purtroppo è diventato abituale per il governo Gentiloni disertare certi appuntamenti internazionali che sarebbero importanti per l’Italia (E non per caso, ndr).

Ieri Giuseppe De Lorenzo, sul “Giornale”, ha ricordato il caso dei Consigli dell’Ue. La latitanza del governo Gentiloni è stata notata “agli ultimi Consigli sull’energia”: né ministri, né vice, né sottosegretari. Da Roma hanno mandato un ambasciatore che non ha alcun potere decisionale.

De Lorenzo ricorda che si discuteva, per esempio, del gasdotto Nord Stream 2 con la Russia. Sarebbe stata una questione vitale per noi, considerato che paghiamo l’energia il 25 per cento più degli altri. Ma forse i ministri “c’avevano” judo o il tennis o un summit del Pd sulle candidature.

Anche alle riunioni che trattavano altre questioni spinose sull’energia non c’erano ministri italiani. E De Lorenzo fa notare che lo stesso è accaduto al Consiglio telecomunicazioni per temi altrettanto delicati. Il governo Gentiloni non c’è mai. E quando c’è non dà dispiaceri a Parigi e Berlino.

Ora si capisce perché Francia e Germania sono così entusiaste di Gentiloni e vorrebbero rifilarcelo anche per il futuro. A loro va benissimo.

Antonio Socci

Annunci

1655.- ECCO CIO’ CHE NON VI DICONO SULLE PROSSIME ELEZIONI

Il vero protagonista di questa campagna elettorale sta nell’ombra: è il “partito straniero”, che sui giornali (che nella quasi totalità stanno dalla sua parte) viene chiamato “l’Europa”. In realtà l’Europa è da tempo una colonia della Super Germania a cui cerca di associarsi la Francia. E l’Italia è il pollo da spennare (ormai già ridotto malissimo). Questa cosiddetta “Europa” – nelle elezioni italiane – punta sul PD e liste associate (come “Più Europa” di Emma Bonino che significa per l’Italia: più immigrati, più tagli, più tasse, più disoccupazione, più sottomissione dell’Italia, più laicismo anticristiano, più affossamento dello stato sociale e ancora più annientamento dello stato nazionale). Ho cercato di illustrare le vere strategie che si dispiegano e la vera posta in gioco in questo articolo di Antonio Socci pubblicato da “Libero”.

unnamed
C’è una campagna elettorale ufficiale sulla scena e ce n’è un’altra dietro le quinte dove si confrontano forze e progetti di cui gli elettori sono all’oscuro e la posta in gioco è l’Italia stessa.

Anzitutto consideriamo ciò che si vede pubblicamente. Sulla scena appare un Pd che arranca, in caduta libera, con un Renzi bollito, barricato nel bunker con i fedelissimi; poi un centrodestra con buoni sondaggi (come coalizione), ma dove coesistono programmi diversi; e un M5S col vento in poppa come lista singola.

Quindi tre contendenti e sui giornali si ipotizzano le loro possibili combinazioni future, in base all’esito delle elezioni. Questo è ciò che appare. Ma dietro la scena va in onda un’altra partita e i veri contendenti sono solo due.

C’è anzitutto un protagonista in incognito: la cosiddetta Europa, che significa le cancellerie di Berlino e Parigi le quali possono contare in Italia sull’establishment (anche nelle istituzioni) e sui media.

La partita vera è fra questo “partito europeo”, cioè coloro che intendono restare agli ordini di Bruxelles (ovvero della cancelliera Merkel e di Macron) e il “partito italiano” che intende riportare al centro della politica il nostro interesse nazionale, scongiurando il definitivo annichilimento del nostro sistema produttivo e della nostra sovranità.

Il M5S, che in teoria, fino all’altroieri, era definito “antisistema”, con l’allontanamento “spintaneo” di Grillo (e forse di Di Battista) appare del tutto normalizzato.

Lo dimostrano le dichiarazioni di Di Maio che annuncia l’abbandono della battaglia anti-euro e anti UE, che (a Londra) garantisce ai mercati di non voler togliere il cappio al collo dell’Italia e che dichiara finito l’isolamento per concorrere ai giochi di palazzo dopo le elezioni (si dice che per Di Maio sia già pronta la presidenza della Camera, con l’affettuoso placet di Mattarella).

L’altra “scheggia” da “normalizzare” è la Lega di Salvini: pare che l’operazione Maroni punti proprio all’azzoppamento del partito leghista, in previsione degli equilibri futuri.

Fra Forza Italia e il Pd renziano – che dovrebbero essere il pilastro su cui puntano la Merkel e Macron – è luna di miele.

Come dimostra il favore di Forza Italia al Pd renziano in Commissione banche e il fatto che Berlusconi eviti ogni attacco a Renzi, così come ha sempre evitato di fare opposizione al suo governo.

Il recente viaggio a Bruxelles di Berlusconi è servito – tramite Tajani – a rassicurare i padroni d’Europa che l’Italia non si sottrarrà al suo attuale status di colonia della Super-Germania.

Pure l’endorsement di Prodi (e perfino di Gentiloni) a sostegno degli alleati “euristi” del Pd – la lista Bonino e la lista Insieme – fa capire che l’establishment internazionale ha bisogno che il Pd non crolli (anche se Prodi ha assestato qualche calcio a Renzi per aver mandato a ramengo la coalizione di centrosinistra).

E’ curioso che mentre Berlusconi cerca in tutti i modi di proteggere Renzi come futuro interlocutore (giudicandolo il “meno peggio”, anche se lo ritiene del tutto inaffidabile), a progettare rese dei conti contro il politico fiorentino, dopo il 4 marzo, pare siano, proprio nel Pd, i Prodi, i Del Rio, i Franceschini, i Gentiloni, i Minniti, gli Sposetti e i La Torre.

A questo punto da “euronormalizzare” restano solo Salvini e la Meloni. I due ne sono ben consapevoli, ma sperano ancora di poter vincere come centrodestra e – una volta vinto – sperano di persuadere Berlusconi a lanciare un governo “italiano”, dando una “sòla” al padrone teutonico, visto che – in fin dei conti – proprio Berlusconi fu la vittima di quell’establishment franco-tedesco nel 2011: oggi potrebbe restituire la pariglia con una scaltra operazione di alta politica. E chissà che il suo progetto non sia proprio questo.

Si è fatto ormai accreditare dalla Merkel e dall’establishment estero come il normalizzatore del centrodestra, ma poi – di fronte a una vittoria netta del centrodestra unito – potrebbe legittimare un governo che riporta l’Italia alla sovranità e alla tutela del suo interesse nazionale.

E’ una mossa che oggi sarebbe possibile, perché la Merkel è indebolita e – a livello internazionale – la Ue e l’euro sono assediati e bombardati dagli Usa di Trump a cui si aggiungono la Brexit e la “sedizione” politica dell’est europeo contro Bruxelles.

Del resto la nuova pretesa egemonica di Merkel-Macron che pretendono di riformare la UE a loro piacimento e che puntano ad annientare gli altri (anzitutto l’Italia) spiana la strada a una politica italiana che si sottragga al vassallaggio al “partito straniero”, devastante per il nostro paese.

.

Antonio Socci

Da “Libero”, 1 febbraio 2018

1639.- Tattato dell’Eliseo, dichiarazione congiunta Francia-Germania

Addio all’Unione europea. Si va avanti con i trattati bilaterali per «preparare le nostre economie alle sfide di domani». A Francia e Germania questa Unione europea va alla grande. Pur di continuare a farci affari,oggi, 22 gennaio hanno firmato l’accordo per cambiarla, il 22 marzo presenteranno la loro idea di riforma della zona €uro.

l_beu8
ATS ANS/MS

PARIGI-BERLINO – (ats ans) Una cooperazione più stretta tra Francia e Germania per «preparare le nostre economie alle sfide di domani» e per agire insieme «in favore della sicurezza, della pace e dello sviluppo»: questo il senso del nuovo Trattato dell’Eliseo, voluto da Francia e Germania per celebrare quello firmato 55 anni fa da Charles de Gaulle e Konrad Adenauer.

Secondo una dichiarazione congiunta diffusa questa mattina dall’Eliseo, il presidente Emmanuel Macron e la cancelliera Angela Merkel «riaffermano la determinazione ad approfondire ancora di più la cooperazione tra Francia e Germania» ed esprimono la soddisfazione per «la risoluzione comune dei Parlamenti dei due paesi e della loro volontà di rafforzare l’istituzionalizzazione della cooperazione grazie ad un accordo parlamentare bilaterale ufficiale».

«La nostra ambizione – si legge nella dichiarazione – è definire posizioni comuni su tutte le questioni europee e internazionali importanti».

Macron e Merkel hanno «convenuto di elaborare, il 19 gennaio a Parigi, un nuovo Trattato dell’Eliseo nel corso di quest’anno, che farà progredire la cooperazione», si legge nella dichiarazione.

In particolare, il trattato farà segnare passi avanti nella preparazione «delle nostre economie alle sfide di domani», con la messa a punto di «strumenti comuni per lo sviluppo sostenibile, il passaggio al digitale e l’innovazione di rottura», “rafforzando la competitività e favorendo la convergenza economica, fiscale e sociale».

Il Trattato si proporrà inoltre di «ravvicinare le società e i cittadini» di Francia e Germania, «in particolare i giovani», adottando fra l’altro «provvedimenti ambiziosi allo scopo di promuovere l’insegnamento reciproco delle lingue» e sviluppando gemellaggi fra scuole e programmi di scambio».

Il nuovo Trattato punterà anche all’azione «comune in favore di sicurezza, pace e sviluppo», «lotta al terrorismo», rafforzando le rispettive «culture strategiche in materia di difesa, sicurezza e informazione». «Insieme – continua la dichiarazione – possiamo unire le forze affinché i nostri partner siano in misura migliore in grado di gestire le crisi in modo autonomo e per favorire lo sviluppo, in particolare in Africa. Insieme, ci impegneremo risolutamente a trovare risposte europee alle sfide delle migrazioni incontrollate, rispettando le nostre responsabilità e i nostri valori in materia di asilo».

Il Trattato punta anche «rispondere alle sfide della mondializzazione», come «la protezione del clima, dell’energia, della mobilità, delle biotecnologie e dell’intelligenza artificiale».

1592.- Quando Himmler scrisse a De Gaulle

di Maurizio Blondet
Non faccio che copiare anche dal titolo questa scoperta di Nicolas Bonnal, scrittore, saggista,infaticabile ricercatore storico che mi onora della sua amicizia. Ha trovato i passi che cita in Mémoires de Guerre (Tomo 3, Le Salut, 1944-1946) del Generale: che essendo un tomo di oltre 1100 pagine, penso sia davvero stato letto da ben pochi.

Sono i primi giorni di maggio 1945, della disfatta totale del Reich. “La capitolazione tedesca non è più, adesso, che questione di formalità. Ma devono essere adempiute. [….] Himmler, secondo nell’ordine di successione, a preso contatto per parte sua con il conte Bernadotte, presidente della Croce Rossa svedese, e fa trasmettere da Stoccolma ai governi occidentali una proposta di armistizio. Himmler calcola che se le ostilità cessano sul fronte occidentale e proseguono all’Est si creerà nel blocco alleato una crepa di cui profitterà il Reich.

[…]unnamed

“A me personalmente, Himmler fa pervenire una memoria che lascia apparire l’astuzia sotto la disperazione. “E’ inteso! Avete vinto voi!”, riconosce, “Quando si sa da dove siete partito, bisogna, generale De Gaulle, togliersi il cappello ….Ma adesso che cosa farete? Vi rimetterete agli Anglo-Sassoni? Vi tratteranno da satellite e vi faranno perdere l’onore. Associarvi ai sovietici? Sottometteranno la Francia alla loro legge e voi vi liquideranno … In verità, la sola via che possa portare il vostro popolo alla grandezza e alla indipendenza, è quello dell’intesa con la Germania vinta. Proclamatela immediatamente! Entrate in rapporto senza indugio con gli uomini che, nel Reich, dispongono ancora di un potere di fatto e vogliono condurre il loro paese in una direzione nuova .. Sono pronti. Ve lo chiedono … Se dominate lo spirito di vendetta, se afferrate l’occasione che la Storia vi offre oggi, voi sarete il più grand’uomo di tutti i tempi”.

Ed ecco come commenta il generale:

“A parte l’adulazione di cui si adorna questo messaggio dall’orlo della tomba, c’è senza dubbio del vero nel quadro che disegna. Ma il tentatore allo stremo essendo quello che è, non riceve da me alcuna risposta, e nemmeno dai governi di Londra e di Washington. Del resto, non ha niente da offrire”.

Un decennio dopo, De Gaulle adotterà la strategia consigliata da Himmler.

Nel 1955, Jean Monnet (il fiduciario delle banche americane, che gli avevano affidato la distribuzione dei fondi del Piano Marshall ai paesi europei distrutti, in base al seguente scambio: i fondi in cambio di cessioni di sovranità) creò il Comitato per gli Stato Uniti d’Europa; De Gaulle rispose lanciando l’idea di una collaborazione più stretta fra gli stati europei sovrani: L’Europa delle Patrie, il contrario esatto del “federalismo” fabbricato “nell’ombra” da Monnet. In una celebre conferenza stampa, alla sua Europa delle Patrie non invito “l’Inghilterra insulare” (per lui longa manus degli interessi americani) mentre vi chiamava la Germania divisa in due . “Al cuore del problema del continente c’è la Germania. Il suo destino è che nulla può essere fatto senza di essa”.

La mano tesa dal nemico storico fu presa con pronta gratitudine dal cancelliere Konrad Adenauer. “La sua alleanza con De Gaulle – era costretto ad ammettere Monnet – lascia al generale ogni iniziativa sull’Europa, la quale ai suoi occhi è ridotta ora alla solidarietà occidentale contro l’Est [sovietico]. La fiducia [di Adenauer] nell’appoggio americano è venuta meno, ed egli si comporta come se avesse ricevuto ferme promesse francesi su Berlino” . Adenauer aveva infatti ragione di temere che Kennedy, nella fase di “distensione” con Kruscev, pagasse quella distensione con una rinuncia di principio alla riunificazione tedesca. I due statisti firmarono il Trattato Franco Germanico (1963), prototipo di accordo fra Stati sovrani.

Quanto a Monnet, nelle sue memorie, schiuma di rabbia: “Il timore è che quest’accordo faccia naufragare la politica di integrazione. La forma del Trattato, che privilegia la ‘cooperazione’, pone una seria ipoteca sul futuro dell’integrazione”. Oggi abbiamo imparato che la loro “integrazione” europea è ben diversa da “cooperazione”…

“Le concezioni di De Gaulle, si irrita Monnet, sono fondate su nozioni superate, che ignorano la storia recente […] E’ impossibile che Stati che mantengano la piena sovranità possano risolvere i problemi d’Europa”. Lui era, ovviamente, delle stesse idee di George Ball, banchiere ‘affari e grande stratega della globalizzazione, che nel ’44 era stato capo dell’US Strategic Bombing Survey (l’organo che indicava le industrie da devastare alle ondate di bombardieri) rappresentante americano all’Onu e contemporaneamente senior manager della banca Lehman Kuhn & Loeb, e nel comitato esecutivo del Bilderberg come del Council on Foreign Relations: “Tutti i fattori della produzione – spiegò ancora nel 1967 – capitali, manodopera, materie prime, impianti e distribuzione – devono essere resi completamente mobili secondo il concetto della massima efficienza. E ciò può avvenire solo quando i confini nazionali non giocheranno più alcun ruolo nel definire gli orizzonti economici”. Sono i dogmi ideologici della globalizzazione che oggi gli eurocrati e i governanti continuano a voler attuare.

Seguendo la sua abilissima tattica, Monnet non si oppose al trattato, ma finse di accettarlo svuotandolo. Come, l’ho raccontato nel mio Complotti, capitolo “L’Europa delle Patrie”, a cui rimando.

In ogni caso, si vede come il generale non avesse affatto disprezzato l’idea di Himmler. Del resto, De Gaulle si rifiutò sempre di partecipare, come capo di stato e di governo, alle celebrazioni per lo sbarco in Normandia: “E’ stato l’affare degli anglo-sassoni, da cui la Francia è stata esclusa. Erano ben decisi a installarsi in Francia come in territorio nemico”.

unnamed-1

Ciò spiega perché qualche giorno fa Oliver Stone, il regista che ha condotto la grande intervista a Putin, ha detto: “De Gaulle… si aspetta un leader francese o europeo come lui, il vecchio continente, e più specialmente la Francia, ha bisogno di un uomo capace di dire no agli Stati Uniti”.

Torno alle Memorie. Poco sopra, De Gaulle che ha appena saputo del suicidio del Fuehrer, scrive: “L’impresa di Hitler fu sovrumana ed inumana. L’ha sostenuta implacabilmente. Fino alle ultime ore d’agonia nel fondo del bunker berlinese, è rimasto indiscusso, inflessibile, spietato, come lo era stato nei giorni più brillanti. Per l’oscura grandezza della sua battaglia e della sua memoria, aveva scelto di mai esitare, transigere o arretrare. Il Titano che si sforza di sollevare il mondo non può piegarsi, né addolcirsi. […] E’ il suicidio, non il tradimento, a mettere fine all’impresa di Hitler. Lui stesso l’aveva incarnata. L’ha terminata lui stesso”.

Un giudizio che tradisce qualche misura di rispetto per il nemico caduto, il riconoscervi una natura titanica.

de-gaulle

1565.- IL SUPERSTATO CANAGLIA. MA BERLINO (forse) SI SMARCA.

di Maurizio Blondet
“Non accetteremo mai l’occupazione e la tentata annessione della Crimea”, ha scandito Rex Tillerson a Vienna: “Le sanzioni resteranno fino a quando la Russia restituirà il pieno controllo della penisola all’Ucraina”. Poche ore dopo, volato a Parigi, vi ha incontrato il premier libanese Hariri, che aveva ritirato le dimissioni date a Ryad sotto costrizione del reuccio saudita. Tillerson ha “Incoraggiato il governo libanese e altri stati ad agire in modo più aggressivo per limitare l’attività destabilizzatrice di Hezbollah nella regione, ciò che renderà più forte e stabile il Libano”. Non importa la semplice verità, che Hezbollah nel sequestro saudita di Hariri abbia operato come forza di stabilità. Ormai è chiaro: le posizioni della Casa Bianca si sono irrigidite e puntano al conflitto con l’Iran e i suoi alleati.

lavrov-greminger-kurz-tillerson

Da sinistra: Lavrov, il segretario dell’OSCE Thomas Greminger, il ministrro degli esteri austriaco Kurz e Tillerson alla riunione di Vienna. Dove il piano di Mosca per la pacificazione del Donbass è stato frantumato.

A Vienna, riunione dell’OSCE, Tillerson ha respinto e frantumato la proposta Putin (accettata cautamente da Germania e Francia) per allentare la crisi del Donbass: sostituire gli “osservatori OSCE” che nulla osservano, con caschi blu dell’ONU nelle zone separatiste, che consentano e sorveglino la tenuta di libere elezioni in vista di un ritorno in una Ucraina federale.

Per mandare a monte la proposta, il regime di Kiev – senza impegnarsi a promettere né uno status speciale per il Donbass né un’amnistia per i combattenti – ha posto due condizioni: che non solo l’ONU assuma il governo delle regioni secessioniste, ma che i Caschi Blu siano posizionati anche sul confine tra Donbass e Russia – oggi incustodito – e che fra i Caschi Blu non siano ammessi soldati russi, dato che la Russia “è parte in causa”. In realtà, per gli accordi di Minsk , Mosca non è parte in causa, bensì mediatore. E mettere truppe sul confine russo-Donbass significa affamare le popolazioni, perché da lì arrivano i rifornimenti alimentari e sanitari per i secessionisti. Il Washington Post (che è ufficialmente il quotidiano del Deep State da quando Jeff Bezos, il miliardario di Amazon, l’ha acquistato per conto della CIA) ha definito la proposta di Putin “una trappola”. A Vienna, Tillerson ha se possibile rincarato la dose: “la Russia arma, guida e combatte insieme alle forze anti-governo”, e poi appunto: “mai accetteremo l’annessione della Crimea”, eccetera. Il tono è stato tale, che il ministro Lavrov s’è detto “allarmato del tentativo di trasformare il senso della nostra proposta di sostituire l’OSCE con l’ONU”, e ha detto che a questo punto, “non ci sarebbe più processo di Minsk”.

Tillerson ha detto anche: “I russi hanno resistito a lungo ad una forza di mantenimento della pace, ma ora hanno accettato…”. Anders Rasmussen , già capo civile della NATO fino al 2014, nel forum di politica estera Berlino,ha suggerito che i Caschi Blu da piazzare in Ucraina(praticamente solo truppe NATO) dovrebbero essere diecimila. “La Russia deve capire che una normalizzazione delle relazioni tra Russia e Occidente dipende dal rapporto fra Mosca e Kiev. Questo deve capire la Russia”: Insomma secondo istruzioni, la Russia è stata messa sul banco degli accusati per non riconoscerla come mediatrice. Una tattica ben nota.

https://www.voanews.com/a/vienna-tillerson-sparred-lavrov-ukraine-conflicts/4153877.html

Il punto è tirare in lungo, mentre si affama la popolazione del Donbass. Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite ha annunciato che da febbraio interromperà le consegne di alimentari nell’Est Ucraina, per mancanza di fondi: ha chiesto ai paesi donatori 200 milioni di dollari, ne ha ricevuto solo il 30%. Nelle attuali condizioni, la popolazione nell’Ucraina orientale ha di fronte la carestia. Anche questa una tattica di guerra ibrida ben nota, vedi Yemen.

Fortuna che Lavrov non ha perso il suo proverbiale senso dell’humour. A margine dell’incontro, a proposito della decisione unilateraledi Donald di fare di GErusalemme la capitale di Sion, ha rivelato ai giornalisti. “Rex [Tillerson] mi ha lasciato capire che gli Usa si attendono di fare “l’accordo del secolo” che risolverà il conflito israelo-palestinese d’un solo colpo. Certamente vogliamo capire come vedono avvenbire questo”.

Sigmar Gabriel critica Washington e “ammira” Pechino
Da segnalare come fatto positivo il cambiamento di tono del ministro tedesco degli Esteri Sigmar Gabriel (che probabilmente resterà su quella poltrona se si riforma la grande coalizione di governo). Miracolo dello sbiadire di Angela Merkel, il 5 dicembre a Berlino, Gabriel ha ammesso che “la percezione implicita del ruolo fondamentalmente protettore degli Stati Uniti nonostante dispute occasionali, comincia a collassare”, ed ha espressamente sottolineato che questo resterà anche se Trump venisse mandato via dalla Casa Bianca. “Il ritiro degli Stati Uniti non dipende da un solo presidente. Ciò non cambierà in modo fondamentale nemmeno dopo le elezioni”. Sostanzialmente, con precisione “implacabile che fa pensare a una risoluzione operative” (così Philippe Grasset), Gabriel ha scandito: gli Usa non fanno più la loro parte; debbono diventare per noi (Germania, Europa) un blocco di potenza fra gli altri; la Germania si deve rifiutare di seguire gli Usa nelle sue avventure di politica estera che sono completamente estranee ai nostri interessi e alla nostra visione del mondo”: Qui ha citato le sanzioni alla Russia, che mettono in pericolo “gli interessi economici nostri”; sulla Siria, al contrario di Roosevelt che consigliava di “parlare piano e agitare un grosso bastone” noi “abbiamo gridato forte e agitato un bastone piccolo”; poi c’è il ripudio Usa dell’accordo con l’Iran, e adesso la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale ebraica.

Mai in nessun momento Sigmar Gabriel ha citato la NATO. Per contro, ha citato ampiamente la iniziativa One Belt One Road” (la nuova Via della Seta) come “concetto geostrategico in cui la Cina applica le sue concezioni d’ordine: politica commerciale, geografia, geopolitica, ed eventualmente anche forza militare”. Precisando subito che le sue parole “non hanno affatto lo scopo di “biasimare la Cina”, ma al contrario di “suscitare il rispetto e l’ammirazione. Noi, in Occidente, potremmo essere a giusto titolo criticati per non aver concepito alcuna strategia paragonabile”.

Possibile che Angela Kasner in arte Merkel sia così sbiadita? Che la Germania si svegli dal sonno dogmatico?

Forse contribuisce al risveglio l’interesse. Nell’ambito della One Belt One Road , Pechino guida l’iniziativa ”16 + 1” che sta rafforzando la cooperazione con 11 paesi membri della UE e cinque paesi balcanici: Albania, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Macedonia, Montenegro, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia e Slovenia. La regione ha una popolazione di 120 milioni di persone.

ferrovia-ungheria-serbia-300x267

La ferrovia Ungheria-Serbia fatta coi cinesi. E’ solo il primo tratto di una futura rete che unirà i Balcani meridionali. Anzi, molto oltre:

 

baku-kars-300x225

la linea Baku-Tbilisi -Kars che unirà il Mar Nero al Caspio.

La cooperazione ha come punta di lancia le INFRASTRUTTTURE. Il premier Orban ha stretto con la Cina un accordo per una linea ferroviaria nord-Sud dalla Polonia ai Balcani meridionali. La maggior parte degli investimenti cinesi sarà concentrata in Ungheria. Il 28 novembre è partito da Mortara il primo treno merci cinese diretto a Chendu Cina, 17 vagoni con merci italiane. La frequenza dei convogli dipenderà dall’intensià del’interscambio.

Naturalmente “nostra” classe “dirigente” ha ben più concrete preoccupazoni:

 

Altro che immigrati, delinquenza e disoccupazione….abbiamo paura dei fassisti.

1549.- Nino Galloni: la scarsità di denaro? Così ci rendono servi.

 

Pubblicato il 05 dic 2017

Nino Galloni, economista per molti anni direttore generale del Ministero del Lavoro: “Dobbiamo rompere la condizione di scarsità artificiosa che è voluta per asservire la gente e rendere un costo la democrazia. Invece, la democrazia deve essere un modo che noi scegliamo per vivere, come è scritto nella nostra Costituzione, ma se noi diciamo che la democrazia non ce la possiamo permettere perché non abbiamo i soldi per gestirla, è chiaro che non c’è soluzione. Noi dobbiamo realizzare i principi, i valori e gli obiettivi della Costituzione, ma per farlo dobbiamo rompere la trappola della scarsa liquidità”. È un Nino Galloni come sempre provvido di ricostruzioni storiche quello che, ai microfoni di Byoblu, commenta le dichiarazioni di ieri, apparse sul Corriere della Sera, di Roberto Napoletano (ex direttore del Messaggero e del Sole 24 Ore), secondo il quale “la Francia ha un disegno di conquista strategico e militare sull’Italia: indebolirne le banche, prenderne i gioielli di famiglia, conquistare il nord e ridurre il Sud a una grande tendopoli”. Da Mattei a Moro, passando per Berlusconi e Gheddafi, ecco la sua ricostruzione.

1526.- UE VA COL PILOTA AUTOMATICO: DEL PENTAGONO.

EU_pressure

 

Vedo che alcuni siti  francesi che seguo vedono “prospettive liberatrici nella impasse di Merkel”.

L’intero quadro politico tedesco, destra sinistra e il presidente Steinmeyer, oltre che gli industriali e l’opinione pubblica, vogliono  misure seve sull’immigrazione e allacciare buoni rapporti con Mosca.  “Le sanzioni contro la Russia non devono  diventare permanenti”, ha sancito la CSU bavarese.  Emmanuel Macron, profittando del vuoto di potere a Berlino, può davvero “incontrare un  grande destino europeo e internazionale”, prendendo la leadership della riforma europeista.

La verità è che Merkel è ancora lì, e  più  ingombrante di prima. Terrà per chissà quanti mesi un governo degli affari correnti o di minoranza: situazioni ideali per fare quello  che  ha sempre fatto, i più meschini interessi bottegai della Germania in un quadro di immobilismo. Non posso mica fare “le riforme” che mi chiedete, Macron e Di Maio: non vedete  che ho un governo che può fare solo l’ordinaria amministrazione?

Ciò  non significa che la UE  andrà alla deriva e al crollo come speriamo. Sarà guidata dal pilota automatico, e questo significa:  dall’Alleanza Atlantica, che  americani e israeliani stanno pilotando con rotta inflessibile alla guerra contro la Russia.

Julian Rose, un celebre (nel Regno Unito) attivista ecologista che vive in Polonia dove lotta per salvare le piccole  imprese contadine dal rullo compressore della globalizzazione , ha lanciato l’allarme: qui, ha scritto su Globalresearch, la NATO  sta costruendo una “amata dell’Europa dell’Est”, a vostra insaputa: Francia e Germania affidano lo sporco  lavoro di “punzecchiare l’orso russo”  alla Polonia, per provocare la Russia con un atto  di aggressione grave, che fornirebbe l’alibi di una “base di guerra permanente legittima” con la Russia ai comandi occidentali.

Descrizione: https://i2.wp.com/www.maurizioblondet.it/wp-content/uploads/2017/11/KIEL.jpg?resize=280%2C176&ssl=1Kiel – vi è insediato il COE per la guerra sottomarina. 

“Tutto  questo avviene senza alcuna consultazione dei cittadini, che sono manipolati  freddamente [nel loro anti-russismo] per servire da carne da cannone  alle bellicose ambizioni di piccoli cortigiani dei grandi poteri tirannici”. Come indizio,  Rose cita l’aumento delle spese militari del governo polacco, e inoltre“l’insediamento d’un Centro di Eccellenza  a Krakovia”,  con il quale a Varsavia la NATO ha affidato il compito di fare da “agenzia di intelligence  per tutte le questioni riguardo alle attività  in Russia, e per estensione in Cina”.

https://www.sott.net/article/367523-Europe-Totalitarianism-now-on-its-doorstep

 24 COMANDI OCCULTI NATO

Un “Centro di Eccellenza”? E che cosa è? Apprendiamo  che la NATO  ne ha sparso 23  in Europa. Non direttamente ma attraverso un organo chiamato “Allied Command Transformation” (ACT –   con sede a Norfolk Virginia)  per non dare nell’occhio. Sono  centrali  che “elaborano strategie, analizzano gli sviluppi militari e conducono corsi di addestramento avanzati per   gli   alti  comandanti dei paesi NATO”.  Il Pentagono li ha allestiti  nel 2002-3 per evitare che “La NATO fosse marginalizzata” in una Europa “dove la  UE avrebbe guadagnato importanza” e si sarebbe integrata alla Russia, insomma dei comandi occulti mascherati da università per generali.

La ACT comanda direttamente tre centri  di comando: il “Joint Analysis and Lessons Learned” in Portogallo (Monsanto),  il Joint Warfare Center a Stavenger in Norvegia, e soprattutto  il Joint Force Training Center in Bydgoszcz,  Polonia.  Altri  Centri di Eccellenza (COE) si trovano all’Aia (Civil-Military Cooperation), e il COE della Medicina Militare a Budapest. La Germania ne ospita tre. Quello con sede a Kalkar nel basso Reno,  il Joint Air Power Competence Center (JAPCC) è  un vero e proprio comando strategico, si occupa delle forze aeree e dei droni essenziali nella guerra antisom.  Un suo ex direttore, Frank Gorenc, in una conferenza ad Essen  in ottobre, ha vantato: “La potenza unita aerea  NATO, con la sua velocità, flessibilità, portata ed alta readiness sarà la prima a rispondere, massimizzando l’impatto della altre forze militari che seguono. Un vantaggio storico” per l’alleanza.  Poi, a Ingolstadt, è insediato il Centro di Eccellenza per il  Military Engineering (MILENG)  e soprattutto a Kiel su Baltico, il COE per le Operazioni in Acque Basse e Confinate (CSW).

La “missione primaria”  di questo COE è “lo sviluppo di nuove idee tattiche operative ed approcci “, ricerche sull’uso di “sistemi senza equipaggio di ogni dimensione” per “creare un nuovo concetto di  guerra antisom per l’alleanza”.  Naturalmente questo COE “è diventato un magnete per i  baltici” dalla Danimarca alla Lituania, fino alla Norvegia e alla Finlandia che – formalmente neutrale – è diventata “un partner contributore al COE della NATO”.

https://www.german-foreign-policy.com/en/news/detail/7439/

Tutto conferma dunque l’allarme di Julian Rose: il Pentagono sta  spostando la forza NATO verso Est e facendo “captive”  i paesi del Nord  eccitando il loro antirussismo e la paranoica volontà di regolare i vecchi conti. E avrà mano ancora più libera nel vuoto di potere che Merkel saprà governare come ha sempre fatto, tenendo bordone ai neocon.  Donald Tusk e Stoltenberg saranno i manovratori di questa UE  con pilota automatico.  Una tradizione di famiglia, per Donald.

Descrizione: https://i1.wp.com/www.maurizioblondet.it/wp-content/uploads/2017/11/Donald_Tusk_and_grandfather.jpg?resize=675%2C708&ssl=1Il bisnonno di DonaldTusk, Joseph,si arruolò nelle SS. Molto somigliante al bisnipote europeista. 

In questa, è  interessante vedere Luigi Di Maio, speranzoso capo del governo 5 stelle, ha appena scritto a  Macron  una lettera in ginocchio, profondendosi in assicurazioni di europeismo, assicurando che il Movimento ““il Movimento 5 Stelle ha una visione molto vicina a quella del Suo Paese. Non abbiamo mai stigmatizzato, anzi abbiamo citato come buon esempio il persistente sforamento nel rapporto deficit/Pil che la Francia si è concessa negli anni per dare respiro a politiche di welfare e a investimenti produttivi”…non ha nulla a che fare con certe formazioni xenofobe e antagoniste che crescono un po’ ovunque in Europa”.

Insomma, il grillismo vuol farsi ammettere nel mainstream. Col cappello in mano, come fece a suo tempo Berlusconi assetato di “legittimità eurocratica”, bussa alla porta di Macron.  Sente il bisogno di un protettore. La cosa  curiosa è che il partitone che in Italia “Non fa  alleanza  con  nessuno”, in Europa vuole allearsi – anzi assoggettarsi – alla creaturina della Banca Rotschild e di Attali.

E ora: “Europa: il totalitarismo ormai alle porte”

di Julian Rose

Tranquillamente, senza che la maggior parte delle persone se ne accorga, la Commissione europea sta portando avanti una strategia che, senza dubbio, trasformerà l’UE nel primo modello pienamente operativo di un’autorità sopranazionale centralizzata di “uno stato”: “Un nuovo ordine mondiale”; la vecchia ambizione neoconservatrice che si trova al centro delle agende mondiali della società segreta e dell’egemonia geopolitica statunitense.

L’ingrediente chiave di questa strategia è l’istituzione di un “Tesoro dell’UE” che, secondo Donald Tusk, presidente del Consiglio dell’UE, entrerà in vigore nel giugno 2018, sotto il titolo ufficiale: Fondo monetario europeo. Ciò comporterà il controllo a punto unico di tutte le finanze dello Stato membro dell’UE.

Il piano comporterà un ulteriore sfruttamento del potere delle principali banche, per consolidare la loro influenza dominante sugli affari dell’UE. Combinando un “Tesoro dell’Unione europea” e un consolidamento del potere bancario, si compirà un passo importante nella “fusione di ogni cosa”; essere portato sotto l’unico ombrello di un Super Stato Totalitario. Stiamo parlando delle politiche monetarie dei singoli paesi; il militare; le forze di polizia e i servizi di intelligence sono tutti gestiti da un’unità centrale di controllo a Bruxelles. A questi seguiranno più o meno gli stessi – coprendo quasi tutti i settori del controllo amministrativo, che una volta erano il dominio dei singoli paesi.

L’istituzione in prima linea in questa presa di potere è la Bank for International Settlements, con sede a Basilea, in Svizzera, che ha un raggio d’azione globale e funge da canalizzazione per l’acquisizione e la distribuzione di ingenti somme di denaro internazionale globalmente fluido.

La Bank of International Settlements è stata fondata da circa ottomila manager di hedge fund con l’ambizione comune di governare il mondo. La maggior parte sono luciferiani che lavorano con quello che, in un altro saggio, ho chiamato energie “anti-vita”. Informano la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale di quanto denaro sarà disponibile di anno in anno e quali saranno i parametri di spesa.

Seguono le banche centrali: la Banca Centrale Europea, la Banca Federale degli Stati Uniti, la Banca d’Inghilterra, ecc. E sotto di esse arrivano i primi livelli di coinvolgimento dei governi nazionali e, per estensione, le ulteriori istituzioni bancarie di ogni nazione. Così il governo e le tesorerie nazionali sono relegati ad essere il quarto dalla cima della piramide del potere che controlla la maggior parte delle nostre vite di giorno in giorno. Il governo, in troppi casi, è solo un vettore per il progresso delle ambizioni aziendali.

L’istituzione di un Tesoro dell’Unione Europea significherà che a un’istituzione paneuropea di raccolta delle imposte viene dato il controllo su tutti gli stati membri, sostituendo il già diluito ruolo svolto dalle tesorerie nazionali per amministrare le economie degli Stati nazionali sovrani.

Con sede a Bruxelles, avrà il potere di raccogliere una quantità in più di entrate fiscali dai cittadini degli Stati membri, uno dei cui obiettivi sarà il finanziamento di un programma di completa unificazione militare – un ‘unico esercito dell’UE’. Una parte molto significativa di questo processo comporterà la creazione di un “esercito dell’Europa orientale”, noto come “forze dell’Europa orientale”.

Questo esercito coopererà con la NATO per spostare il centro geopolitico del blocco di potenza militare e strategia nei confini geografici più orientali dell’UE. Questo ruolo chiave deve essere assunto dalla Polonia, che ha appena aumentato il suo bilancio di difesa militare al 2,5% del PIL e aumentato di conseguenza il numero del suo personale militare.

La NATO ha timbrato la mossa di Pasqua istituendo un “Centro di eccellenza” a Cracovia; la cerimonia d’apertura prevedeva l’invito a invitare i principali capi della difesa della Polonia ad aderire ad un “Nuovo Memorandum d’Intesa” che vedrà la Polonia agire come un’agenzia di controspionaggio militare per tutte le questioni relative alle attività in Russia – e per estensione – la Cina. La Romania è stata anche invitata a svolgere un ruolo in questo esercizio di spionaggio internazionale.

Dobbiamo fermarci qui per comprendere appieno le implicazioni di queste manovre. Ciò che viene spinto, con pochissima consapevolezza, è una grande ridistribuzione del potere militare e geopolitico in Europa – e oltre.

In effetti, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e la Germania (NATO) si ritireranno dal fare il lavoro sporco e sporco di “frugare l’orso russo” – nel tentativo di provocarlo (Russia) in un atto di seria aggressione – passare questo lavoro in Polonia, i cui cittadini sono stati pienamente innescati per questo compito da un’infinita corrente di propaganda anti-russa governativa.

Questo è strategico. L’obiettivo di lunga data è stato quello di coinvolgere la Russia in un grave atto di aggressione che, a sua volta, fornirebbe l’alibi per le forze di comando occidentali da porre su quella che sarebbe considerata una “legittima” guerra legale permanente con la Federazione Russa. L’obiettivo è quello di rompere e distruggere la Federazione Russa ‘

v\:* {behavior:url(#default#VML);}
o\:* {behavior:url(#default#VML);}
w\:* {behavior:url(#default#VML);}
.shape {behavior:url(#default#VML);}

0
0
1
1838
10483
mario
87
24
12297
14.0

Normal
0
false

14

false
false
false

IT
JA
X-NONE

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-priority:99;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin-top:0cm;
mso-para-margin-right:0cm;
mso-para-margin-bottom:10.0pt;
mso-para-margin-left:0cm;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:12.0pt;
font-family:Cambria;
mso-ascii-font-family:Cambria;
mso-ascii-theme-font:minor-latin;
mso-hansi-font-family:Cambria;
mso-hansi-theme-font:minor-latin;
mso-fareast-language:JA;}

1435.- Elezioni Germania: perché i tedeschi hanno bastonato la Merkel e Schulz

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

 Grecia-Germania-1-34oxigrem1gzryvyvkaz2i
Se anche gli italiani dovessero applicare gli stessi criteri dei tedeschi, quando il prossimo anno (forse) si recheranno alle urne, il PD dovrebbe scendere all’1%!!!

L’analisi del voto tedesco non poteva essere più facile: puniti i partiti di governo, premiati gli altri. E’ vero, fa un po’ specie notare che siano state penalizzate le formazioni politiche che costituivano l’esecutivo di un Paese che non ha mai avuto nella sua storia una situazione economica così florida.

In Germania infatti la Borsa è sui massimi storici, l’economia continua a crescere ad un ritmo sostenuto, il tasso di disoccupazione non è mai stato così basso, per non parlare della bilancia commerciale che ha surplus superiori a quelli della Cina.

Insomma se anche gli italiani dovessero applicare gli stessi criteri, quando il prossimo anno si recheranno alle urne, il PD, visti i risultati, dovrebbe scendere all’1%!!!

Ed allora sembra logico chiedersi, ma i tedeschi sono dei pazzi a “punire” elettoralmente chi li ha resi più ricchi che mai?

La risposta, evidentemente, è no! E per diversi motivi.

Sorvolando sul fatto che l’andamento economico, nelle scelte elettorali, conta molto ma non è tutto, dobbiamo ricordare che una persona, quando entra nella cabina elettorale, non pensa soltanto a sé, ma anche, se non soprattutto, ai suoi figli, ed i tedeschi, giustamente, si sono chiesti cosa ne sarà della Germania se le cose dovessero continuare di questo passo.

Sono stato recentemente in vacanza a Monaco di Baviera, ho visto una sola persona vestita col costume bavarese, suonava la chitarra e cantava, raccogliendo offerte, nella piazzetta antistante una celeberrima “birreria”.

In compenso ho visto decine se non centinaia di donne col “niqab”, il velo integrale islamico che lascia scoperti solo gli occhi. Passeggiando su marciapiedi, poi, anche in zone centrali della città, spesso si viene investiti da nuvole di fumo, sono numerosi infatti i locali con tavolini che danno sulla strada in cui gli avventori fumano “narghilè”.

Non ci si può stupire quindi dell’affermazione di Alternative fur Deutschland, un partito destinato ad ottenere sempre più consensi non solo per la problematica gestione del fenomeno immigrazione, ma soprattutto per le prospettive tutt’altro che rosee  in seno all’Unione europea.

Il voto in Germania, infatti, non ha evidenziato solo insofferenza per come sia stato gestito il flusso migratorio, i tedeschi sono altresì preoccupati per la piega che sta prendendo l’Unione europea.

La paventata istituzione di un unico Ministero delle Finanze, a loro modo di vedere, potrebbe essere l’anteprima di quelle misure straordinarie di politica economica, come ad esempio gli eurobond, che il popolo tedesco ha sempre avversato.

L’opinione pubblica ritiene che già ora la Grecia sopravviva grazie alle sovvenzioni provenienti dell’Ue, della quale sono i maggiori contribuenti, il loro timore, quindi, è che queste sovvenzioni vengano estese anche ad altri Stati con i conti pubblici non in ordine.

Insomma, Unione sì … ma fin quando conviene a loro.

 

1420.- Perché deve vincere Angela Merkel.

merk_0

Questa sera, 24 settembre, intorno alle 18, si apriranno le urne per rinnovare il Bundestag, la camera principale del parlamento tedesco. Gli elettori saranno così chiamati a decidere chi dovrà governare il paese per i prossimi quattro anni. I riflettori sono puntati sulla sfida tra i cristiano-democratici guidati dalla cancelliera uscente Angela Merkel e i socialdemocratici di Martin Schulz, una sfida che secondo gli ultimi sondaggi sembra già essere senza storia, con il centro destra in netto vantaggio sui socialisti. Se questa previsione dovesse rivelarsi esatta, l’attuale cancelliera Angela Merkel – in carica dal 2005 – si avvicinerebbe al record di durata al vertice dell’esecutivo – 16 anni – detenuto dal suo mentore ed ex cancelliere federale Helmut Kohl, morto di recente.

LA CAMPAGNA ELETTORALE

Si può dire che la campagna elettorale tedesca si è svolta in un clima di tranquillità e pacatezza, fino allo schiaffo di Monaco, dove, proprio all’ultimo comizio, Angela è stata sonoramente fischiata. Il suo discorso sulla Marienplatz è stato accompagnato da un concerto di fischi. Probabilmente era attesa da militanti populisti e xenofobi di AfD , Alternativa per la Germania. fino allora nessuna grande polemica, niente nervosismi e neppure particolari scontri fra i vari avversari politici. Neanche i temi più caldi al centro di questa tornata elettorale – immigrazione, terrorismo, giustizia sociale e Turchia – sono riusciti a scaldare gli animi. A meno di improbabili ribaltoni, le elezioni vedranno Angela Merkel ottenere a 63 anni il suo quarto mandato come cancelliera.

Merkel-Schulz-dibattito-tv-Germania-2017

Angela Merkel ha tra l’altro detto:

“Abbiamo bisogno di ogni singolo voto per poter continuare a vivere bene e ad amare la vita in Germania. Ecco perché non ci adagiamo sul nostro successo, sul fatto che abbiamo dimezzzato la disoccupazione negli ultimi 12 anni, ma sappiamo che viviamo nel XXI secolo, in un’epoca in cui abbiamo bisogno di trovare sempre nuove risposte per nuove sfide.”

I giovani voteranno Merkel, soprattutto per il basso livello di disoccupazione giovanile che, però, da solo non basta a spiegare la popolarità dei partiti conservatori. Da quando Angela Merkel ha vinto le sue prime elezioni nel 2005 ha dovuto gestire un problema dopo l’altro: il crack finanziario, la crisi dell’euro, la guerra in Ucraina, le migrazioni di massa, la Brexit e un rapporto non facile con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La sua voce calma e rassicurante ha accompagnato gran parte delle loro vite degli elettori più giovani.

“La cancelliera – dice Onur Bayar, un altro giovane volontario della Cdu a Neukölln – ha affrontato con calma e correttezza le situazioni più complicate degli ultimi 12 anni, dalla crisi dell’euro a quella dei profughi. La sensazione di stabilità e sicurezza che trasmette è molto importante per tanti giovani. Guarda al futuro e sul piano politico agisce per centrare obiettivi chiari e raggiungibili”.

A volte è facile dimenticare che Angela Merkel è alla guida di un partito conservatore. L’Unione Cristiano-Democratica si è opposta fino a pochi mesi fa ai matrimoni omosessuali. Su altri temi però la Merkel ha assunto posizioni più vicine a quelle della sinistra, decidendo ad esempio di abbandonare l’energia atomica entro il 2022 e aprendo le porte a 800mila profughi nel 2015.

Secondo gli esperti di alcuni istituti di sondaggio queste scelte hanno fatto breccia tra gli elettori più giovani. “Vent’anni fa, quando era alla fine del suo mandato, Helmut Kohl non era molto amato dai giovani – dice Rainer Faus, direttore dell’istituto di ricerca tedesco Pollytix -. Oggi non è più così. La Merkel ha reso accettabile per i giovani il fatto di votare per i conservatori perché è una figura moderata. Il suo partito non lo è, ma la Merkel, che rappresenta la faccia pubblica del partito, è una figura politica decisamente moderata”.

In difficoltà, invece, il candidato socialdemocratico alla cancelleria, Martin Schulz , ha giocato le ultime carte a Colonia, per tentare di mobilitare fino all’ultimo simpatizzante e gli indecisi; ma Schultz ha fatto parte del Parlamento europeo dal 2000 e ha trascorso lì la maggior  parte della sua vita politica; perciò, non ha avuto molto tempo per farsi conoscere, almeno dal milione di giovani che andranno al voto per la prima volta:

Martin Schulz :

“Non combatto per uno scopo personale. No. Non combatto neanche per i voti o per convincere i sondagggisti. Non lo faccio per l’immagine. Lotto per le nostre convinzioni e per i nostri principi. Ci battiamo per voi. Per la gente di questo paese.”

183x103_388532

In Italia, Schulz è conosciuto soprattutto per lo scontro del 2003 con l’allora premier Silvio Berlusconi, che gli disse che avrebbe potuto interpretare il ruolo di “kapò” in un film sui campi di concentramento tedeschi.

Schulz ha messo la giustizia sociale al centro del suo programma, senza però fare breccia nell’elettorato. La Germania ha goduto di 12 anni di prosperità sotto la Merkel, che durante la campagna elettorale non ha mancato di sottolineare i risultati ottenuti in campo economico, su tutti la riduzione della disoccupazione.

L’ex presidente del Parlamento europeo ha promesso che il suo partito non formerà alleanze di governo a meno che non siamo garantiti salari equi, istruzione gratuita, pensioni sicure e impegno per un’Europa democratica.

Secondo l’ultimo sondaggio, il 40% dei 61 milioni circa di elettori non sapeva ancora per chi votare. Si saranno decisi probabilmente all’ultimo momento. I pronostici danno CDU prima, SPD seconda, mentre AfD potrebbe diventare il terzo partito tedesco, superando Die Linke, la formazione a sinistra della SPD, che sarebbe in calo. Dietro la Linke i liberali e i verdi.

Mentre al di fuori del paese il clima di tensione e di incertezza continua ad aggravarsi, in Germania l’approccio prescelto nei confronti delle grandi sfide del futuro sembra essere quello della serenità e della ragionevolezza. A cosa è riconducibile questa tranquillità? Una prima spiegazione potrebbe essere fornita dalla personalità della cancelliera in carica, Angela Merkel, e al suo modo di confrontarsi con i rispettivi antagonisti politici. La cancelliera riesce a far cadere nel vuoto qualsiasi attacco indirizzato alla sua persona oppure alle sue idee, reagendo in modo pacato ed equilibrato. Questo fa sì che molte delle critiche nei suoi confronti, vengano percepite come inappropriate e fuori contesto, dimostrando quindi un’incapacità da parte degli sfidanti a contrastare una Kanzlerin (cancelliera) che sembra ormai destinata ad essere riconfermata per la quarta volta consecutiva. Una seconda interpretazione potrebbe anche essere la volontà di non cambiare lo status quo, essendo la Germania di Angela Merkel uno dei paesi più stabili dell’Unione europea, con una crescita stimata al 2,1 per cento per il restante 2017, con il più basso tasso di disoccupazione dalla riunificazione e con un surplus nel bilancio economico che supera addirittura i limiti imposti dalle regole Ue.

ILLUMINANTE L’INTERVISTA A FRANZ UNTERSTELLER, ESPONENTE DEI VERDI

Come rivela in un’intervista in esclusiva per TPI, Franz Untersteller, esponente dei Verdi e ministro dell’Ambiente, del Clima e delle Politiche Energetiche del land tedesco del Baden-Württemberg: “In Germania non c’è alcun’atmosfera di cambiamento”. “Ho l’impressione che i tedeschi siano soddisfatti della situazione attuale del paese. Dopotutto, la Germania sta bene economicamente. Cambiare cancelliere, vorrebbe dire cambiare un punto di riferimento e soprattutto una delle poche cose sicure in un mondo continuamente minacciato da crisi e incertezze”. In effetti, a guardare i dati economici, la Germania esce vincente su tutti i campi, dalla crescita all’occupazione, dal lavoro all’innovazione. Oltre alla personalità della cancelliera e la prosperità economica della Germania, la causa principale della volontà di non cambiamento è anche dovuta all’incapacità del principale rivale della cancelliera, il socialdemocratico Martin Schulz, nel proporre agli elettori tedeschi un progetto alternativo a quello di Angela Merkel. Prima di tutto, perché è lo stesso Schulz con la sua SPD a far parte della “Große Koalition” (grande coalizione), e quindi qualsiasi critica rivolta al governo è in un certo senso una critica rivolta al suo stesso partito. La credenza comune della gente in questi casi è la solita: se siete stati al governo per quattro anni, pur essendo in una coalizione, perché non avete attuato le politiche che adesso proponete? La scelta elettorale di Schulz nel voler dare un peso prevalente ai temi legati alla giustizia sociale, in uno dei paesi europei più prosperi economicamente, non è stata strategicamente brillante. Come ha sottolineato il ministro Untersteller: “Pur essendo corretto parlare di temi legati alla giustizia sociale per un partito socialdemocratico, è stato un errore non portare in prima linea questioni legate al futuro. Il tema dell’ambiente e delle politiche climatiche, per esempio, sono tematiche troppo importanti per non essere prese in considerazione in una campagna elettorale”. “Schulz, come Angela Merkel, parla troppo poco di temi ambientali, e questo è stato decisamente evidente nello scontro televisivo tra i due candidati di domenica 3 settembre. Proprio questo dibattito televisivo rappresentava una grande possibilità per Schulz di portare in primo piano temi legati al clima, differenziandosi così dalle posizioni assunte dalla Merkel. Di questo non si vede traccia nella campagna elettorale di Schulz”, prosegue il ministro. Secondo l’esponente dei Verdi, il candidato socialdemocratico “gioca in modo troppo difensivo e non si differenzia sufficientemente dalla cancelliera”. La grande abilità della Merkel è stata quella di prendere temi appartenenti a partiti di diverso orientamento politico e farli propri, intercettando perfettamente i sentimenti del paese. Salario minimo, giustizia sociale, svolta energetica, matrimoni omosessuali e accoglienza dei migranti sono solo alcuni temi originariamente portati avanti dai Verdi o dall’Spd diventati materia della Merkel. La legge per i matrimoni tra coppie omosessuali è stata approvata lo scorso giugno, con l’astuzia della cancelliera, che avendo dato libertà di coscienza ai deputati nell’esprimere il proprio voto, aveva lei stessa liberamente votato “No”. Inoltre, rendendo il suo voto pubblico poco dopo, ha dimostrato di non voler tradire i valori di una gran parte della Germania conservatrice e religiosa. Nel picco della crisi dei migranti nel settembre 2015 e con le stazioni di Budapest e di Vienna stracolme di persone in cerca di asilo politico, la Germania della Merkel fu la prima a prendere una posizione netta a riguardo, aprendo le porte a più di un milione di profughi. In questa modo si è resa sicuramente impopolare nei confronti di alcuni esponenti della Csu, il partito cristiano-sociale della Baviera e federato alla Cdu di cui la cancelliera fa parte, ma allo stesso tempo ha dimostrato di avere un profondo senso di umanità oltre che rispettare pienamente l’articolo uno della Costituzione tedesca, che afferma che “la dignità umana è inviolabile”. I tragici fatti di Fukushima nel 2011, portarono la cancelliera Angela Merkel alla decisione di abbandonare una politica energetica nucleare, interpretando così la volontà della gran parte dei tedeschi e rubando in questo modo la scena a una campagna contro il nucleare che avrebbe dovuto spettare quasi interamente ai Verdi. Quanto allo stato sociale, l’introduzione del salario minimo (8,50 euro all’ora) nel 2015 parla da sé. Come afferma il ministro Untersteller, “la cancelliera Angela Merkel è riuscita a ‘socialdemocratizzare’ la Cdu”. I PARTITI IN CORSA Mentre tutti i riflettori sono puntati sulla sfida tra CDU e SPD, il vero cambiamento di queste elezioni sarà soprattutto determinato da chi riuscirà ad arrivare terzo e quarto dopo i partiti tradizionali. Con il sistema elettorale proporzionale in vigore in Germania, saranno necessarie delle alleanze politiche per riuscire a formare un governo, data la scarsa probabilità che un partito riesca a raggiungere la maggioranza assoluta. Tra i partiti in corsa per questi posti, si possono trovare la sinistra radicale dei Die Linke, i liberali dell’FDP, i Verdi e infine la destra radicale dell’AFD. Secondo il ministro Untersteller, “il terzo e quarto posto saranno determinanti per definire la linea politica del nuovo governo”. “Chi conosce la Germania, sa che c’è una notevole differenza tra il land del Nordrhein-Westfalen, governata dalla coalizione tra Cdu e Fdp, e quello del Schleswig-Holstein, con un governo formato da Cdu, Verdi e Fdp. Se si osservano sotto la lente di ingrandimento gli accordi di coalizione di queste due regioni, si possono constatare le enormi differenze”. “Il clima, per esempio, non viene visto come una priorità nel Nordrhein-Westfalen, al contrario nello Schleswig-Holstein – con la partecipazione dei Verdi – viene messo in prima linea. Proprio quest’esempio lascia trapelare quelle che saranno le politiche del nuovo governo. Un governo formato da Cdu e Fdp risulterebbe fatale per quanto riguarda la questione climatica e la svolta energetica del paese. Mentre la partecipazione dei Verdi all’esecutivo garantirebbe una maggiore dedizione al clima e alle politiche ambientali”.

Infine…

DKguScvW0AAjBYl.jpg-large

INFINE:

Giuseppe Palma commenta così il risultato di Pirro di Angela

L’esito del voto tedesco porterà alle seguenti conseguenze:
1) l’alleanza della Merkel coi liberali, quindi più austerità e sempre minori condivisioni dei rischi;
2) il forte ridimensionamento del progetto di Macron, che chiedendo “più Europa” troverà la strada sbarrata dai liberali tedeschi che mai, e dico mai, accetteranno una fiscalità comune;
3) la nomina di Weidmain alla Bce (nel 2019), con conseguente fine del Quantitative Easing.

Traetene gli effetti…

1405.- DALLA UE AL QUARTO REICH? UN PUTSCH SILENZIOSO E’ IN CORSO.

Maurizio BlondetCX8ZqO0WsAAjzBr

 

Un putsch silenzioso è in corso nelle istituzioni europee, con la brutale velocità di un blitzkrieg,  per mutare  la UE    in Quarto Reich. Così  sussurrano  le voci ben informate del deep superstate  a Bruxelles, raccolte dal sito belga Dedefensa, che ha nell’ambiente buone entrature.

“Con il Brexit, i  funzionari britannici stanno lasciando posti strategici nel labirinto istituzionale e burocratico che hanno  occupato, da abili  tattici, da  una trentina d’anni. Invece di aprire una procedura trasparente di ripartizione fra i  funzionari degli stati membri, i tedeschi li occupano praticamente tutti loro, approfondendo il loro potere su queste retrovie strategiche decisive e dando la loro impronta alla UE.

“il punto è che i britannici, fautori accaniti della sovranità nazionale, in quei posti chiave erano  riusciti a bloccare i più ambiziosi progetti sovrannazionali  ed oligarchici delle tecno-eurocrazie. Va riconosciuto che hanno proseguito in  questo l’opera che condusse contro i  progetti delle  tecnocrazie “apatridi” il  generale De Gaulle nel primo decennio della Comunità. Partiti loro, e data l’incredibile stato  di deliquescenza della Francia ormai subalterna a Berlino, la via è  aperta alla chiusura in gabbia degli europei in un sistema che corrisponde all’ideologia e agli  istinti profondi dello Stato  più grosso e  pesante economicamente, che  impoliticamente ha sempre avuto della nazione un  concetto volkisch, naturalistico e non politico; la volontà  benintenzionata di abolire i conflitti invece di riconoscerli in istituzioni appropriate, ossia politicamente pluraliste. Ricordiamo che la Prussia non unificò  la Germania proponendo gli altri staterelli germanofoni un esplicito progetto politico, bensì una  pacifistica Unione Doganale (Zollwerein) ;   che il concetto di Stato non è affatto  compreso in quello di Reich, parola che mal si traduce come Impero, perché ogni impero è multinazionale, mentre il Reich del Kaiser  puntò alla omogeneità del Volk  e della   Kultur. Di fatto, divenne una struttura di comando e obbedienza, ossia l’estensione del prussianesimo  dalla Baviera ad Hannover. Su questa pericolosa forma che l’Unione Europea tende a prendere di per sé sotto il dominio  delle tecnoburocrazie a-politiche e sovrannazionali,  John Laughland ha scritto un saggio la  cui lettura andrebbe   resa obbligatoria ai politici, The Tainted Source (La fonte inquinata).

Spiegel-cover2

 

I politici  d’oggi non avendo la levatura di un Andreotti ( “amo tanto la Germania che ne preferisco due”) non sono  capaci di capire il rischio, a cui daranno la loro adesione nel nome  – ovvio –  del “ci vuole più Europa”, a cui il Quarto Reich somiglia.  I  servi mediatici ci parleranno di una Merkel che “avanza verso il federalismo europeo”…

Intanto i tedeschi annetteranno alla loro già smodata potenza economica e finanziaria che governano coi diktat nel più brutale disprezzo delle regole che loro  stessi impongono (vedasi il loro demenziale surplus)  anche la politica estera comune e a difesa “europea”. Allora sarà davvero il Quarto Reich.

La dipartita dei  britannici lascia in balia della Germania lo  European External Action Service (EEAS) , il  colossale sub-ministero (scommetto che pochi ne avrete sentito parlare) i  cui burocrati dettano la politica  estera europoide, forte d 3400 dipendenti e di 140  delegazioni estere;  fatto aggravato dalla vera e propria incredibile e sospetta dimissione francese, quando il segretario generale di questo servizio  estero, Alain Le Roy, s’è dimesso per “motivi personali” senza che l’Eliseo di Hollande reclamasse il posto. Posto immediatamente occupato per cooptazione da Helga Schmidt, tedesca, fatta salire da n.2  del servizio a n. 1 senza che i francesi né alcun altro ”latino” chiedessero almeno questo n.2 liberatosi.

Naturalmente la bella  Helga spadroneggia con mano pesante germanica sul servizio ed  ha messo in ombra la Alta Rappresentante, ossia la nostra Mogherini, non solo perché ci vuol poco, ma perché non ha alle spalle  un  governo che debba  la sua elezione agli italiani, e che deve invece la sua sopravvivenza al potere (e ai quattrini)  al benvolere della Merkel, della BCE e al “progetto  europeista”  anti-populista: quindi nella condizione  di servitù perenne   che gli conosciamo.  Servitù – sia detto  en passant – che la Merkel vuole rendere eterna avendo chiesto a Berlusconi (che ha eliminato come sappiamo  nel 2011) di formare dopo le elezioni un governo col PD, per non dare il potere  ai “populisti”.  Inutile dire che il cavaliere, scodinzolando,  ha detto sì.

Adesso le residue (e scarse) speranze sono  affidate a Parigi:  si tratta infatti della Difesa Comune Europea  –  un progetto  di Monnet che De Gaulle stracciò nel 1954,  e che i britannici hanno da allora in poi impedito in funzione filo-americana. Adesso  la Merkel lo vuole fortemente, l’esercito europeo.  Il che significa, retorica a parte che siano i francesi a conferire al Reich  le forze armate. Berlino è infatti  disarmata  per volontà americana e propria,  e solo la Francia (grazie a De Gaulle) ha una potenza militare autonoma, la force de frappe, la capacità di  proiettare forza a distanza, autonome tecnologie (i Mirages, mica gli F-15),  il deterrente nucleare, la capacità organizzatrice.  Adesso l’annessione di fatto sta forse per sorgere attraverso la finzione di un “aereo da combattimento europeo”, dove la Dassault dovrebbe  mettere quasi tutto a disposizione.  “E dopo si porrà  la questione della  potenza nucleare di dissuasione, che la Germania vorrà  sia conferita all’esercito europeo, ossia alla Germania”.

Non c’è dubbio che Macron  darà il  suo sì,  “europeista” com’è. Ma accetterà  l’Armée? La  Grande Muette,  nella cui storia c’è Napoleone e De Gaulle e la ferita di Sedan e l’occupazione prussiana  di Parigi?  Non è improbabile che quando Macron ha sbattuto fuori il generale De Villiers,  il capo di stato maggiore, sia stato perché costui obiettava alla “fusione-acquisizione” delle armate francesi da parte di Berlino. E il saluto corale e silenzioso che tutto  il personale ha tributato al generale dimissionario, è  forse la sola ultima speranza che che il Quarto Reich mercantile e brutale venga impedito.

ClvevcmWIAAGU9Z.jpg-large

Speriamo di no.