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1244.- “Israele vuole uno scontro Usa-Iran. E lo avrà”

Israele è l’anima nera degli USA. Li spinge al confronto con l’Iran in Siria e appoggia i guerriglieri dell’ISIS, AL QAEDA o come vogliamo chiamarli; ma gli USA sono stati sconfitti in Siria; devono invertire la loro politica e avvicinarsi alla Russia. La politica di Trump in Siria è poco determinata a schierare in campo l’US ARMY. Vedremo se, ancora una volta, sarà Putin a levare le castagne dal fuoco, con una bella vittoria dell’esercito siriano. Intanto, la cosidetta coalizione a guida USA non ha ricevuto alcun avallo ufficiale dall’assemblea generale né dal consiglio di sicurezza dell’ONU, quindi – malgrado tutti vogliamo che l’ISIS venga cancellato – americani, inglesi, francesi, canadesi, etc, etc hanno invaso la Siria e stanno combattendo essenzialmente a comodo loro… Ma gli iraniani sanno bene come difendersi !!! Mario Donnini
Schermata 2017-06-20 alle 21.45.08Da Indian punchline: A US-Iran confrontation is just what Israel seeks – and it may get.

20 giugno 2017

E’  il   titolo dell’ultimo articolo di MK Bhadrakumar, e va al cuore della questione, apparentemente caotica e incontrollata.  Bhadrakumar è un ex diplomatico indiano, a lungo ambasciatore  a Mosca e in Medio Oriente, ed uno dei più lucidi analisti della situazione dell’area.  Egli richiama l’attenzione sul dispiegamento  Usa dei lanciarazzi multipli  HIMARS (High Mobility Artillery Rocket System) “in territorio siriano, nella base militare [americana] di Al Tanf presso la frontiera tra Siria e Irak,  nel sud-est, che è attualmente zona contestata fra gruppi ribelli sostenuti dagli americani e le forze siriane governative”.Gli USA hanno trasferito dalla Giordania nella base per le operazioni speciali della città siriane di At-Tanfa due sistemi di lanciarazzi multipli M142 HIMARS, ha dichiarato il Ministero della difesa. Il Ministero ha sottolineato che il trasferimento di qualsiasi armamento, specialmente artiglieria a lanciarazzi multiplo, dovrebbe essere autorizzato dalle autorità siriane.Il Ministero della difesa ha ricordato che le forze della coalizione, guidate dagli Stati Uniti, hanno diverse volte colpito le forze governative siriane. “Quindi è facile supporre che potrebbero essere condotti ulteriori attacchi in futuro contro le forze armate siriane con questi lanciarazzi multipli. Quindi quali sono i reali obiettivi che perseguono gli Stati Uniti in Siria? e contro chi in realtà stanno combattendo gli americani?” ha sottolineato il Ministero. L’HIMARS è sistema lanciarazzi d’artiglieria, montato su telaio ruotato. Può trasportare fino sei razzi d’artiglieria o un missile balistico tattico.Negli ultimi mesi nella regione di At-Tanfa le forze governative siriane sono state colpite già tre volte dalle forze della coalizione capeggiata dagli USA. Il Pentagono ha giustificato le proprie azioni come “autodifesa”: secondo parte americana, la colonna dei militari era troppo vicina al luogo di schieramento degli alleatiQuesto spiegamento crea un fatto nuovo sul terreno. Come ha dichiarato il ministero russo della Difesa il 15 giugno, “La portata del sistema HIMARS non è sufficiente per appoggiare le unità sostenute dagli USA a Raqqa. Nello stesso tempo,  la  coalizione “antiterrorista”  guidata  dagli americani ha a più riprese attaccato le forze governative siriane presso la frontiera giordana. Dunque si può supporre che tali attacchi  continueranno, stavolta però usando gli HIMAR”. Affermazioni così recise, commenta Bhadrakumar, non possono venire che da dati certi di  intelligence.  “Il punto è che gli HIMARS possono colpire l’avversario se le operazioni aeree non sono praticabili per qualunque motivo”: Ed abbiamo  visto che Mosca ha dichiarato che  ogni oggetto volante della “coalizione” sarà un bersaglio per la sua aviazione e difesa anti-aerea. Lo ha fatto dopo il proditorio abbattimento di un vecchio caccia Mig-29 siriano che stava attaccando l’ISIS a Raqqa. “Una cinica violazione della sovranità della Siria, una violazione flagrante del diritto internazionale e una aggressione militare contro la repubblica siriana”,  dice il  comunicato russo, durissimo.La proditoria slealtà dell’attacco è ben sottolineata da Bhadrakumar.   “finora, gli altri protagonisti – le forze governative, Hezbollah, l’Iran, la Turchia, la Russia hanno fatto prova di una ritenutezza  assoluta per non affrontare le forze americane”, e gli Usa ne hanno approfittato. Adesso il Pentagono piazza gli HIMARS ad Al Tanf (sua base illegale in territorio sirano),  abbatte un caccia di Damasco, e – terzo – ha  fornito 90  automezzi carichi di armi alle “forze democratiche” siriane  (FDS)  – curdi anti-Assad – che starebbero combattendo l’ISIS a Raqqa:  “mezzi blindati, mortai, razzi termoguidati, mitragliatrici pesanti, fucili d’assalto, visori notturni,  apparati di sminamento”…ha enumerato  una fonte del FDS a Sputnik. Si aggiunga che l’Arabia Saudita ha annunciato di aver catturato un  barchino iraniano che secondo Ryiad stava cercando di sabotare un giacimento petrolifero  loro.  E che il Wall Street Journal ha “rivelato” (immagino  la vostra meraviglia)  che Israele, l’anima nera del Medio Oriente,  è coinvolta fin dal principio, dal 2012, nel progetto di smembramento della Siria, addestrando e pagando (anche 5 mila dollari il mese)  gli elementi del gruppo terrorista Fursan al Julan,  400 guerriglieri che agiscono ad Al Quneitra (70 km da Damasco), come ha ammesso il capo di costoro, tale Abu Suhaib; insieme a questa milizia, altre quattro sono armate e stipendiate da Sion  per occupare per suo conto  la parte siriana sopra al Golan occupato, che un giorno gli ebrei vogliono incamerarsi.
By Rory Jones in Tel Aviv, Noam Raydan in Beirut and Suha Ma’ayeh in Amman, JordanJune 18, 2017 3:17 p.m. ET:  Israel has been regularly supplying Syrian rebels near its border with cash as well as food, fuel and medical supplies for years, a secret engagement in the enemy country’s civil war aimed at carving out a buffer zone populated by friendly forces.The Israeli army is in regular communication with rebel groups and its assistance includes undisclosed payments to commanders that help pay salaries of fighters and buy ammunition and weapons, according to interviews with about half a dozen Syrian fighters. Israel has…
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Carro da battaglia israeliano Merkava, ultimo aggiornamento.
 
Insomma l’escalation  è evidente, fino al punto che ci si deve chiedere: gli Stati Uniti cosa vogliono veramente. In una conferenza-stampa il 7 giugno a Baghdad, lo special envoy (il plenipotenziario)  di Trump per la “coalizione mondiale contro l’ISIS” , tale Brett McGurk, ha spergiurato  che la presenza militare Usa ad Al Tanf (la base Usa illegale in Siria) e dintorni è solo “temporanea”. Sì, stiamo attaccando le forze  di Assad lì, ma solo per autodifesa.  “Quando la lotta contro l’ISIS sarà finita, noi non saremo lì” (Vuol dire che non finirà mai? Ndr). Ma le successive aggressioni americane dicono il contrario. Dicono che  le loro forze armate e i loro “ribelli” stipendiati stanno cercando di impedire alle truppe di Assad quello che Israele considera un incubo: l’apertura della frontiera Siria-Irak, che aprirebbe una via  di terra attraverso cui Teheran può rinforzare Hezbollah – un ponte terreste di mille chilometri tra Damasco e Teheran via Al Tanf e Baghdad.
Il punto  è che la nota lobby, dopo aver indotto gli Usa a distruggere l’Irak di Saddam Hussein, al tempo il loro “nemico esistenziale” che non li lasciava dormire, si è accorta che il sunnita e laico dittatore iracheno era quello che impediva che l’Irak, a maggioranza sciita,   diventasse sciita, amico dell’Iran ed aperto al transito di  aiuti iraniani  a Hezbollah: da qui la frenesia di eliminare l’Iran, e subito, subito, altrimenti l’ebreo non dorme  tranquillo.
La nota lobby l’ha anche scritto, il programma per il Pentagono, in uno studio dal titolo inequivocabile, “Which Way to Persia?”, pubblicato nel 2009 dalla Brooking Institution, più precisamente da un braccio   della Israeli Lobby (uno dei firmatari è Martin Indyk, J, già direttore dell’AIPAC  American Israel Public Affairs Committee).
Nel caos di Washington, dove non si capisce più chi – sul fronte siriano e del Golfo – comanda che cosa a chi –  “Israele punta su una  conflagrazione irano-americana” scrive Bhadrakumar,”e resta da vedere in che misura l’amministrazione Trump può resistere alla pressione della lobby ebraica”. Anche la Bonino è preoccupata…(Uno spazio al ridicolo, ci voleva. Ndr). Lo  teme , e molto, anche l’European Council on Foreign Relations, il quale, il 16  giugno, davanti all’escalation frenetica americana in Siria, ha  stilato una messa in guardia alla Casa Bianca: “Gli USA devono evitare una guerra con l’Iran nella Siria dell’Est”.   Il verbo  usato è “Must”, deve proprio.
Gli stati europei”, vi si legge, “devono premere sull’amministrazione Trump, che sembra ancora in  fase di disegnare la sua strategia in questa  arena, perché concentri le sue energie altrove (Finalmente, viene in discorso il ruolo che questa Europa di mercanti farisei non potrà mai rivestire, ma che sarà vitale per la sopravvivenza dell’Occidente. Ndr). Uno scontro con gli amici dell’Iran nella Siria orientale è destinato a probabile fallimento …ogni avanzata delle forze affiliate all’Occidente si troverà circondata dai due lati dalle varie forze pro Iran,  decise a rovinare ogni piano di destabilizzazione e  che certamente supererà, in tempo e sangue versato,  ogni volontà di presenza occidentale.
E’ molto difficile che gli Usa impegnino le necessarie risorse per assicurare una possibilità di successo a lungo termine, fra cui nel formare una forza locale  sostenibile, come hanno dimostrato i ripetuti fallimenti in questo. E’ una ricetta per una guerra senza fine ad Oriente, che può anche innescare un conflitto geopolitico più vasto,  con il rischio di espandersi all’Irak e trascinarvi dentro la Russia”.
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Schermata 2017-06-21 alle 09.18.35.pngIntanto l’Iran, non sta a guardare e, dalla provincia di Kermanshah, nell’Iran occidentale,ha mandato un chiaro segnale, anche a Israele, USA, Sauditi e Russia – così si è espresso il generale Ramazan Sharif -, lanciando fuori dei confini nazionali, per la prima volta dopo 30 anni, una salva di 7 missili balistici ipersonici a combustibile solido Zulfiqar: missili a medio raggio, capaci di una gittata di 700 km. I Pasdaran iraniani hanno chiesto l’autorizzazione agli stati belligeranti (Siria, Iraq, Russia) che ovviamente l’hanno concessa, essendo Iran un loro alleato, ed hanno lanciato i missili in rappresaglia a al duplice attacco sferrato a Teheran e alla tomba dell’Ayatollah Khomeini a Qom dal cosiddetto Stato Islamico nei giorni scorsi, costato la vita ad almeno 17 persone e il ferimento di numerose altre. Non tutti i missili sono andati a buon fine e poco importa che solo 2 abbiano centrato i bersagli e che 3 siano caduti in Iraq. L’obbiettivo erano i centri di raccolta delle forze (US)ISIS dei terroristi o ribelli takfiristi (musulmani sunniti radicali) a Deir-el-Zor o Der Ezzor, in Siria  Il prossimo obbiettivo potrebbe essere il centro nucleare e il reattore di Dimona, a 10 minuti di volo.
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PNxfWYVoGli schieramenti si vanno delineando in questo laboratorio di guerra che è diventata la Siria. Israeliani e giordani operano in assetti congiunti.
La cosa curiosa è che lo Europan Council on Foreign Relations, “pensatoio” ricopiato dallo storico Council onForeign Relations americano, è il più globalista, il più atlantico e il più americanista dei circoli d’influenza nella UE; quello che ha sempre approvato, e spinto i governi europei ad approvare, le più sinistre avventure militari israelo-americane in Medio Oriente, con la scusa del terrorismo islamico. Basti dire che nel suo direttivo figurano Emma Bonino, Joschka Fischer, Timothy Garton Ash, , Javier Solana , “ex commissari europei, ex segretari generali della NATO, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, nove governatori di banche nazionali, giornalisti”  (fra cui la Cuffaro del TG3).  Questo ente è finanziato dalla Open Society Foundation di Soros e dai donatori  che Soros riesce a mobilitare.Cosa temono questi “europei”?  Palesemente, che la superpotenza estenda  troppo la sua attività bellica fino al punto da non poter più prevalere e dissanguarsi in decenni di costosissime operazioni e impaludamenti militari senza costrutto; con ciò, facendo mancare poi le risorse belliche a lorsignori europei, che Washington ha impegnato in una guerra fredda provocatoria contro la Russia – ed ora  rischia di essere mandata a pallino  – mandata a  rotoli,  provocando la spaccatura dell’Europa nella politica anti-russa, fino ad oggi con tanta fatica mantenuta fino ad oggi, sostenendo il governo golpista di Kiev e accentuando le posture provocatorie NATO.  Su questo, il think tank di Emma Bonino e Soros ha anzi preparato  rapidamente uno studio che ha sottoposto ai governi:
Fatto sta che lo European Council di Bonino e Soros “consiglia”:“Se gli Usa vogliono investire  (sic) più sensatamente in Siria, devono essere incoraggiati a farlo nelle aree e Sud e  a Nord del Paese, non controllate dal regime, invece di lasciarsi risucchiare ad Est da ambizioni geopolitiche più vaste”. Insomma: si contenti di smembrare la Siria, di controllarne il Sud come vuole Israele, e le zone Nord  dove creerà uno stato curdo. Sono operazioni ben lungi dall’essere completate, la stabilizzazione di queste zone sotto il  controllo dei terroristi ri-legittimati opposizione armata anti-Assad e ben lontana dall’essere compiuta…Chissà se basterà. Trump sembra meno incline a rispettare i voleri dei maggiordomi europei, e molto più quelli del regno saudita, lanciato a provocare l’Iran  allo scontro finale perché si sa coperto  da Washington e  da Sion.Personalmente, poniamo le  nostre esigue speranze in questo:Il supervulcano Yellowstone. 269 terremoti in 7 giorni  (in realtà, non così insolita frequenza

1177.- Scandalo Ong, “Medici senza Frontiere” indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “INDOTTRINANO GLI IMMIGRATI”

Secondo Panorama, la celebre organizzazione non governativa è al centro dell’inchiesta della Procura di Trapani. S’indaga su esponenti che ricoprono ruoli primari. “Dicono agli stranieri di non collaborare con la polizia e spacciano per minori uomini palesemente adulti”

 

1494501441444.jpg--_scandalo_ong___medici_senza_frontiere__indagata_per_favoreggiamento_dell_immigrazione_clandestinaNave di MSF nel Mediterraneo dal sito msf.org (Sara Creta)

Per minimizzare lo scandalo Ong, i buonisti “minimizzatori” ci spiegavano che, forse, se c’è qualcosa di irregolare va ricercato nel comportamento di piccole e misconosciute organizzazioni umanitarie, dai finanziamenti e dalle origini sospette. E invece al centro dell’inchiesta della Procura di Trapani c’è Medici senza Frontiere. L’ipotesi di reato è favoreggiamento all’immigrazione clandestina. S’indaga non su semplici operatori o marinai, ma su esponenti della Ong che ricoprono ruoli chiave, italiani e stranieri, come riporta Panorama.

Sotto la lente degli investigatori non c’è l’operato di una singola nave in una singola circostanza, ma la stessa missione di Medici senza Frontiere nel Mediterraneo. Si parla di anomalie nelle operazioni di salvataggio, compiute senza richieste di soccorso e senza avvisare la Guardia costiera. E s’indaga sugli “indottrinamenti” degli immigrati, forse istruiti dal personale della Ong su cosa dire e cosa non dire alle autorità italiane e a Frontex dopo lo sbarco. Verrebbe sostanzialmente detto ai clandestini di non collaborare, di non rispondere alle domande della polizia.

Tra le operazioni sospette, il Corriere cita quella del 25 giugno 2016 quando la nave “Dignity One” di Medici senza Frontiere sarebbe entrata in acque libiche appostandosi a 7 miglia dalla costa per recuperare 390 immigrati poi traghettati in Italia. E dai resoconti della task force agli ordini della Procura in servizio a Trapani emergerebbero altri salvataggi anomali. Nel maggio dello stesso, in seguito allo sbarco di 317 stranieri sempre dalla medesima nave di Medici senza Frontiere, la polizia evidenziava che “i migranti non sono stati molto collaborativi nel fornire informazioni dettagliate circa il viaggio, attribuendo la colpa alla stanchezza e alle ore di viaggio estenuanti”.

E ancora: “A differenza del passato, i migranti soccorsi e trasferiti da navi delle Ong, quando vengono fatti sbarcare nei porti italiani sono restii a cooperare: tale circostanza potrebbe essere il risultati di un «indottrinamento» impartito a bordo al fine di non collaborare con le forze dell’ordine italiane e il personale dell’agenzia Frontex”. Poi c’è il capitolo aperto sui presunti minori. Anche in questo caso le parole degli investigatori italiani sono eloquenti. Citando uno sbarco “con la discesa dei minori non accompagnati che secondo il personale di “Medici senza Frontiere” erano circa 100, ma in realtà il personale di bordo inseriva nel gruppo uomini palesemente adulti”.

1148.- SIRIA. IL CAOS AMERICANO SEMPRE PIU’ INCENDIARIO.

MA GLI AEREI DELLA TURCHIA E DEGLI USA SONO DELLA NATO SOLO DOPO L’ATTERRAGGIO? E LA NATO A COSA SERVE? SERVE A FAR SCOPPIARE LA GUERRA NUCLEARE, PARTENDO DALLA SIRIA.

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President Donald Trump talks on the phone to Commander Andria Slough, Commanding Officer of USS Porter from his office on board AF-1 en route Washington, D.C., Sunday, April 9, 2017. Also shown is Lt. Gen. H. R. McMaster, National Security Advisor. President Trump called Commander Slough to congratulate and thank the commanding officer for the flawless execution of the April 6 order to retaliate against the regime of Bashar Al-Asad for his chemical weapons attack against innocent civilians in Syria on April 4. (Official White House Photo by Shealah Craighead)

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Venerdì 21 aprile: un portavoce del Pentagono comunica che caccia Usa hanno tentato di intercettare aerei siriani (due Su-24) che stavano attaccando forze curde nella regione di Hasaka, non riuscendoci perché gli aerei siriani avevano già abbandonato la zona. La scusa per questo, ha detto  l’uomo del Pentagono, era “proteggere i consiglieri americani,  i militari che stanno inquadrando le forze curde.

Lunedì 24 aprile: un altro portavoce del Pentagono, Peter Cook, mette in guardia Siria e Russia con queste parole: “Non ci sono ‘zone di esclusione’ [no-flight zone], ma consigliamo il regime siriano di restare lontano dalle zone dove operano forze della coalizione” [la “coalizione” americana “contro l’IS”]. Alla domanda di un giornalista  se gli aerei Usa sono pronti ad abbattere anche aerei russi, Cook risponde: “Se minacciano le forze americane, abbiamo sempre diritto di difendere le nostre forze armate”.

Martedì 25 aprile:  F-16 turchi (non siriani, non russi: turchi) attaccano posizioni kurde alleati degli Usa nel nordest della  Siria e in Irak (forze situate sui due lati delle montagne Singal, dove i curdi operano con forze di autodifesa yezide)  ammazzando una ventina di combattenti e  distruggendo un centro dello YPG (l’armata curda anti-Assad), un centro-stampa e una stazione radio. Lo YPG, per Erdogan, è il braccio armato del PKK di  Oçalan, organizzazione “terrorista” pèer Ankara ed anche per gli Usa.  Nello stesso tempo,  lo YPG è parte attiva (anzi decisiva) della “coalizione” americana di cui sopra, e  partecipa alla  “liberazione” di Rakka (in Siria) occupata dall’IS (che è sostanzialmente una creatura wahabita-americana).  L’attacco turco  ai curdi favorisce l’IS, perché  una parte delle forze combattenti curde saranno distolte dall’assedio di Rakka per rinforzare le difese attornoalla zona bombardata, aprendo il cerchio che  per ora impedisce (più o meno) ai terroristi wahabiti assediati a Rakka di defluire verso le città siriane – soluzione preferita dagli americani, che vogliono usare  l’IS contro Assad  ricostruendo una “capitale dello Stato Islamico” a Idlib (Siria del Nord) con i resti dei mercenari terroristi.

Domande: Erdogan ha bombardato i curdi YPG con l’assenso  oppure contro il parere del  Pentagono? Se sì, il Pentagono minaccerà Ankara di abbattere i suoi aerei che minacciano i suoi alleati e i consiglieri militari Usa che sicuramente sono lì? Sono domande per cui non abbiamo risposta,  ma servono a dar l’idea di quanto sia contorta, caotica e pericolosa la situazione bellica del Nord Siria, dove gli americani l’hanno ulteriormente complicata e non è più tanto facile capire chi sta combattendo contro chi, e  “con”  chi.

Infatti,  i caccia di Ankara hanno colpito non solo i curdi YPG, ma  anche ucciso cinque peshmerga, la milizia del clan Barzani   – e  la famiglia Barzani è amica sia di Ankara sia di Washington e Israele; occupa la parte curda dell’Irak,   ricca di greggio,  dove ha sostanzialmente dichiarato la sua autonomia  con il beneplacito  Usa.  I Barzani ricoprono tutte le  cariche in questa  semi-repubblica del Kurdistan iracheno (dove operano  il Mossad e Tsahal come consiglieri  speciali): presidente, primo ministro, capo del controspionaggio…  Gli Usa   operano dall’aeroporto di Erbil, la capitale del  Barzanistan;  anche i turchi hanno lì diverse basi militari; il clan Barzani   estrae  il petrolio dal Kurdistan iracheno e lo rivende  in Turchia; la famiglia Erdogan, notoriamente, è nello stesso business; insomma sono amiconi.  L’attacco  turco mette in difficoltà il clan Barzani, che già ha dovuto soffocare proteste di  curdi che manifestano contro la sua dittatura. Erdogan  preferisce aiutare Is che Barzani?

Erdogan, bombe accidentali

Poche ore dopo, la Reuters dà notizia dell’attacco degli aerei turchi  dicendo che ha ucciso “18 membri del PKK”.   L’uccisione dei cinque peshmerga è menzionata alla fine  come “un accidente”, un errore.  E’ la versione ufficiale e autorizzata. Subito, il clan Barzani accusa lo YPG  come vero responsabile   per il bombardamento   turco dei suoi uomini, e lancia un appello “al PKK perché se ne vada dal Kurdistan iracheno”.

http://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-turkey-iraq-idUSKBN17R0D2

Magari è andata davvero così.  Aspettiamo il comunicato  con cui Ankara “si scuserà” con Barzani  per “l’accidente”, così come qualche giorno fa lo Stato Islamico s’è scusato con   Israele per aver  aperto il fuoco, a novembre,  contro un commando israeliano (la brigata Golani) che era penetrato nel sud siriano per condurvi una “imboscata”.

https://www.rt.com/news/386027-isis-apologized-israel-golan/

Un  errore scusabile. La Golani non aveva avvertito i suoi amiconi islamisti che occupano la parte sud  della Siria e la tengono in caldo per Sion. Il punto è: consideri il lettore quanti “errori” e “accidenti”   possono avvenire in questo groviglio di truppe regolari e irregolari, siriane e  russe, terroristi con consiglieri americani, kurdi con consiglieri americani, doppi e tripli giochi di Washington e di Erdogan (che,beninteso,   stanno “combattendo l’IS”  cercandolo di mandare ad occupare altro zone della Siria).

Tanto più  che – avendo con questi tripli giochi  gli Usa mandato a monte la pacificazione in Siria, che Mosca aveva faticosamente tentato di organizzare mettendo al tavolo dei  negoziati anche “l’opposizione”  –   anche la Russia è costretta a giocare lo stesso gioco – e forse lo sa fare meglio.

La Russia infatti ospita la  prima ambasciata non-ufficiale kurda (ossia dello YPG, nerbo dell’Armata siriana Libera, anti-Assad, ma disposta a sedersi nel negoziato;  quello YPG che Erdogan vuole distruggere), ha accolto a febbraio una “Prima Conferenza Curda”, ha aperto un centro militare a Manbij nella zona di Siria in mano allo YPG , ufficialmente per sorvegliare il cessate-il-fuoco, e sta addestrando le milizie YPG “alla guerra moderna”:  insomma sta mostrando ad Erdogan che può benissimo giocare la carta curda contro di lui, se sgarra troppo.

http://www.arabnews.com/node/1078696

Frattanto   Izvestia comunica:  Mosca ha  offerto a Damasco di mandare truppe  russe di terra, su richiesta ufficiale, per proteggere la popolazione (in maggioranza cristiana) nella provincia di Hama, sollevando dal compito l’Armata Siriana (di Assad) che si sta concentrando nella imminente operazione anti-terrorista nella Hama  settentrionale.   I russi “aiuteranno le milizie popolari” locali “a riportare ordine e sicurezza nella cittadina di Mahradeh, cristiana”,  insomma ad addestrare all’autodifesa quella comunità.

Due settimane fa il generale McMaster, capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Trump,  sta progettando di mandare “fra 10 e 50 mila truppe” in Siria nel Sud.  Ormai che  “la guerra per interposti attori nel Nord siriano, è persa per  l’Occidente”  (i russi-siriani hanno ormai sventato, sembra, il progetto americano di ritagliare una zona al Nord sottratta a Damasco),  l’America sta palesemente aiutando Al Qaeda e Israele a ritagliare la zona Sud attigua alle alture  del Golan occupate da Sion. Ovviamente per costituire una”zona sicura meridionale” protetta dall’artiglieria israeliana,per “Al Qaeda”. Infatti è ricomparso persino Al-Zawahiri, con un messaggio in cui ha “consigliato” i  terroristi del Nord di smettere di cercare di difendere  il  terreno ad Idlib e darsi “alla guerriglia”.  Naturalmente i media europei hanno già annunciato che la sconfitta dello Stato Islamico  non diminuirà il pericolo per noi europei; anzi lo aumenterà, perché  Daesh farà altri attentati in Europa. Anche Al Zawahiri adesso si unisce, con suo consiglio.

Da quanto tempo non avevamo tue notizie, Zawahiri! Cime ci sei mancato! Dove vivi? Ti hanno dato finalmente la carta verde? O abiti in Sion?

Maurizio Blondet

1143.- Ong e Libia, cosa hanno scoperto i Servizi segreti di Germania, Italia e Olanda

Mano a mano che si leva il sipario, che si rivelano le protezioni che sostengono il traffico di esseri umani, si comprende come il malcostume nella politica sia diventato il malaffare e come si inanellano i suoi cerchi. Il film si svela: dalle trattative Stato-mafia, ai veleni affondati nel mare, a mafia capitale, alla parata funebre dei re dello spaccio, ai miliardi liquefatti dalle banche e via, via dicendo,… Alitalia, ecc.., fino al tradimento supremo della Costituzione. Appare, così, sempre meno strano e annichilisce il vedere le Forze Armate e le Forze dell’Ordine non denunciare “per prime!” le rotte fantasma delle ONG e il governo non precedere, non agevolare, quasi (o anzi?) contrastare, un magistrato coraggioso e ci si domanda: quanto coraggiosi dovremmo essere e quanti di noi, segretamente, vorrebbero guazzare dalla parte sbagliata.

 

L’articolo di Niccolò Mazzarino su Formiche net.

“Zuccaro ha evidenze e intercettazioni che forse non può usare. Evidentemente sono informazioni che ha ricevuto anche da Servizi segreti italiani in Libia”. È quello che ieri sera ha detto il deputato Riccardo Fraccaro (nella foto) del Movimento 5 Stelle nel corso della trasmissione Piazza Pulita condotta da Corrado Formigli su La 7. Fraccaro ha chiosato così le ultime esternazioni del procuratore di Catania che peraltro a fine marzo nel corso di un’audizione in Parlamento aveva spiegato nei dettagli informazioni e dubbi sull’attività di alcune organizzazioni non governative nel soccorso dei migranti che partono dalla Libia (qui l’approfondimento di Formiche.net con i passi salienti dell’audizione parlamentare di Zuccaro). Nel frattempo dopo le ultime dichiarazioni del magistrato è divampata una baruffa politica (qui il corsivo di Stefano Vespa su Formiche.net) e il Csm (Consiglio superiore della magistratura)affronterà il caso il prossimo 3 maggio. Ma ecco tutti i dettagli che sono finora emersi sulle informazioni giunte dall’Intelligence sulla questione.

IL LAVORO DEI SERVIZI SEGRETI

Le rivelazioni del pentastellato Fraccaro si rintracciano nella sostanza oggi sul Fatto Quotidiano in un articolo scritto dal vicedirettore Stefano Feltri. Aggiunge il quotidiano La Stampa: “Sono arrivati a Catania anche i rapporti riservati dell’intelligence italiana. Altre segnalazioni delicatissime. È stato ricostruito, ad esempio, l’enorme andirivieni dei gommoni nei giorni di Pasqua, con porti di partenza e navi delle Ong in attesa. Sono quelle ricostruzioni che nel governo italiano hanno fatto pensare che vi fosse «una regia» dietro la partenza simultanea di ben 8500 migranti”.

IL REBUS GIURIDICO

“Questi rapporti, ai sensi della legge 124 sui servizi segreti – scrive il giornalista Francesco Grignetti del quotidiano La Stampa – sarebbero acquisibili dal magistrato, tramite una delega specifica alla polizia. Ma forse non possono bastare per impiantarvi un procedimento penale. Occorre molto di più. Servirebbe ad esempio qualche prova concreta di un trasferimento di soldi che accompagni i “contatti”. Zuccaro lo sa, perciò ha dato disposizione ai suoi investigatori di seguire prioritariamente i flussi finanziari”.

I RAPPORTI DEGLI 007 STRANIERI

È una sorta di rebus giuridico che al momento non ha soluzione quello in cui lavora la procura di Catania. E a Zucaro le informazioni non sono soltanto giunte dall’Intelligence italiana sul ruolo delle Ong nel soccorso dei migranti dalla Libia: “La sua indagine – aggiunge La Stampa – poggia sui report di alcuni servizi segreti – quello tedesco e quello olandese – che da mesi monitorano alla loro maniera le comunicazioni da e per la Libia. Si sono mossi, i servizi d’intelligence del Nord Europa, attraverso le navi militari inquadrate nel dispositivo europeo Eunavformed-Sophia e attraverso alcuni natanti fantasma. Dapprima sono stati informati i rispettivi governi. Poi i loro rapporti sono stati veicolati da Frontex alla procura di Catania attraverso canali riservati”.

LA CONCLUSIONE

Conclusione: “Quei rapporti, però, pur utilissimi per l’inchiesta, sono assolutamente inutilizzabili ai fini del procedimento italiano. La legge è molto chiara. Siccome gli 007 tedeschi e olandesi si muovono senza avere avuto l’autorizzazione preventiva di un magistrato, a differenza dell’intelligence italiana, le loro intercettazioni è come se non esistessero”.

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Concludo anch’io:  Tuttavia, siccome l’intelligence italiana deve essere in possesso delle intercettazioni dei colleghi europei, le stesse devono essere consegnate al magistrato.

1117. – Politica, governo locale, amministrazione: profili storici

Fra il fallimento dell’Unione europea e il fallimento della politica dei territori, alla ricerca di quei materiali storici utili a sanare l’incompatibilità fra la realtà pratica dei cittadini e questa statualità “chiusa entro l’ostilità della tecnocrazia comunitaria, da un lato e l’astratta autonomia del ‘politico’ o l’altrettanto astratta brillantezza delle ingegnerie istituzionali”, dall’altro.

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Palazzo Vidoni

Editoriale

Il nostro Paese viene da una lunga tradizione di buon governo locale, erede di quel municipalismo che fin dal Medioevo contraddistinse la Penisola e che fornì fulgidi esempi di amministratori illuminati, cittadini partecipi, sviluppo economico locale, espressione di virtù civiche e gestione dei conflitti. Si può affermare, senza tema di smentita, che l’Italia dei comuni abbia fornito ottime performance di amministrazione, laddove lo Stato-nazione, giovane, inesperto, litigioso, faticava a rendere uniformi identità, senso civico, prestazioni economiche, servizi sociali. È ancora così? La glocalizzazione, di cui parlò Roland Robertson a proposito dell’attitudine a “compensare” il global mediante la riscoperta del contesto locale, trova in Italia uno scenario privilegiato? Oppure, al contrario, la ridefinizione dei rapporti tra i diversi livelli istituzionali operata dalla governance rende instabili gli antichi equilibri e allunga i tempi di una transizione infinita, a tutto svantaggio dei cittadini? Ai giorni nostri è proprio sul terreno degli enti locali che si gioca una battaglia fondamentale, il cui scopo è mantenere un’elevata qualità della vita per il sistema-Italia. Le variabili intervenienti sono molteplici, a volte contraddittorie tra di loro, raramente sincronizzate nella tempistica delle riforme e omogenee nella direzione del cambiamento: assistiamo a un vero “riordino territoriale” che impatta sull’universo degli enti locali italiani e tenta di recepire l’importante indirizzo emanato dall’Unione Europea, che chiede un coinvolgimento diretto e attivo delle città nell’utilizzo dei fondi comunitari per lo sviluppo statale.

Politica, governo locale, amministrazione

Profili storici e prospettive

 

“Abbiamo assolutamente bisogno di essere governati, e governati bene”: così, drasticamente, Piero Bassetti quasi quarant’anni fa metteva in rilievo l’esigenza primaria di una società in forte cambiamento, tanto sul piano socio-economico, quanto sul versante dei modelli culturali e di convivenza civile (1). Esigenza alla quale il ceto politico di allora aveva risposto, sebbene in modo quasi sussultorio, articolando un processo di modifiche istituzionali fondate sul trasferimento di poteri e funzioni dallo Stato alle amministrazioni territoriali (intese in senso sostanziale: regioni, province, comuni). L’istituzione delle regioni, salutata a buona ragione come un passaggio essenziale (oltre che costituzionalmente previsto) per rifondare il vecchio Stato di matrice ottocentesca, si è risolta in un complessivo fallimento. Le Regioni non hanno saputo assolvere degnamente al ruolo fissato nelle leggi, e ancor prima nel progetto politico; non sono state in grado di sviluppare le funzioni di programmazione, né di garantire la decisiva funzione di coordinamento delle amministrazioni dei rispettivi territori.

(1) Bassetti P., Occidente scomodo. La Dc dopo Moro e la crisi italiana, Vallecchi, Milano 1978, p. 73-74. L’affermazione apre il capitolo intitolato, non casualmente, “alla ricerca dello stato perduto”.

L’età giolittiana “rappresentò il periodo di massima fioritura dell’autonomismo nell’ordinamento liberale. Grazie soprattutto all’impegno di quei gruppi cattolici e socialisti che – in diverse aree del Paese – condussero la loro battaglia ideale per la riforma dello Stato, operando dal basso, nelle singole comunità locali. Proprio la trama articolata e feconda del municipalismo sviluppatosi nei primi due decenni del secolo scorso fu, in principio, un argine al disegno autoritario conseguente alla marcia su Roma e all’avvento del fascismo.

Soltanto tra il 1926 e il 1927 – superata la crisi conseguente al delitto Matteotti –, si abbandonarono gli strumenti dello scioglimento dei consigli comunali, dei commissariamenti e della revoca dei sindaci per neutralizzare le opposizioni, pervenendo alla cancellazione dei tre organi fondamentali dell’autonomia locali (il Consiglio, la giunta, il sindaco), i quali vennero sostituiti dalla figura del podestà.

La successiva “statizzazione” dei segretari comunali fu l’ulteriore tassello del disegno di gestione unitaria e centralizzata delle amministrazioni locali, che trovò nel testo unico del 1934 il corpo normativo aderente alle finalità del regime.

La conclusione del percorso si rintraccia in una circolare del ministro dell’Interno (dell’agosto 1939), nella quale i comuni venivano definiti “enti ausiliari” dello Stato. Con ciò si sanciva la definitiva messa in soffitta del concetto di autonomia locale (pur nella sua accezione di “autarchia”).

“Autonomia” degli enti locali fu, all’opposto, una delle idee cardine sia degli anni della Resistenza sia, successivamente, del dibattito all’Assemblea costituente. Un “valore politico fondamentale” da perseguire nei fatti, prima ancora che venisse sancito sul piano giuridico.

Dai valori, ai fatti, non vi fu la conseguente discontinuità nell’intero sistema amministrativo, rimasto ancorato, per alcuni decenni, al modello centralistico di matrice sabauda, mostrando quanto fosse radicato il dogma dell’uniformità normativa nell’ordinamento locale.

Soltanto con la legge 142 del 1990 si è giunti ad una svolta effettiva, che ha modificato decisamente gli equilibri politico-amministrativi, ponendo problemi nuovi e comples- si, ancora largamente da risolvere.

A quasi mezzo secolo dall’istituzione delle regioni a statuto ordi- nario si può legittimamente sostenere (non senza fondato rammarico) che la mancata evoluzione del sistema amministrativo italiano, dal suo tradizionale impianto centralista a quel pluralismo istituzionale che era uno dei veri punti di novità e di forza dell’impianto costituzionale del 1948, è derivata principalmente dalla cattiva prova data dalle ammini- strazioni regionali.

Il Rapporto sui principali problemi della amministrazione dello Stato, redatto personalmente redatto e poi trasmesso alle Camere il 16 novembre 1979. da Massimo Severo Giannini, insigne giurista e primo ministro per la Funzione Pubblica, a poche settimane dal suo insediamento a palazzo Vidoni, faceva dell’ordinamento regionale il perno intorno al quale avviare il riassetto complessivo del sistema amministrativo. Illusione, si può dire a quasi quattro decenni di distanza. Eppure, illusione benefica e necessaria, vista all’epoca come trampolino di lancio di cambiamenti che non sono avvenuti. O, meglio, sono avvenuti in direzione e con risultati del tutto difformi dalle ipotesi di partenza.

Il 17 ottobre 2011, Inaugurando la ristrutturata Sala Caffarelli di Palazzo Vidoni, intitolata alla memoria di Massimo Severo Giannini, il ministro Brunetta ne volle sottolineare in particolare due passaggi: uno dell’introduzione («Saggezza imporrebbe che si considerasse chiuso il passato e aperto il solo provvedere al futuro») e uno nelle conclusioni: «Revisioni tecniche, riordinamenti, ristrutturazioni, riforme di pubbliche amministrazioni, da sole non basteranno; occorrerà che siano accompagnate da modernizzazione delle leggi regolative dell’azione amministrativa: sono due le condizioni per riportare la pace tra pubbliche amministrazioni e cittadini.
La pace, non la fiducia, perchè questa non dipende da leggi, e non si avrà finchè non sia cancellata da una diuturna opera illuminata di uomini l’odierna figura dello Stato: per i cittadini esso non è un amico sicuro e autorevole ma una creatura ambigua, irragionevole, lontana».

Paradossalmente, proprio le grandi speranze e la profonda enfasi che andarono addensandosi intorno allo “Stato regionale” finirono per contribuire al calo di legittimazione dell’intero ceto politico del Paese. In una torsione progressiva, nella quale anche le amministrazioni regionali che si erano all’inizio distinte in capacità di buona amministrazione, hanno finito per dissipare il patrimonio di successi, esperienze e attendibilità. Sotto tale profilo non sembra azzardato affermare che la grande legge di riforma degli enti locali, approvata con larghi consensi nel 1990, abbia trovato consistenti ostacoli applicativi proprio nella scadente capacità delle regioni di proporsi come enti di regolazione e coordinamento delle amministrazioni locali e come soggetto con funzioni legislative in grado di calibrare le scelte politiche sulla base delle esigenze effettive dei territori di pertinenza.

In estrema sintesi si può sostenere – al solo scopo di sottoporre a riflessione le conclusioni di seguito schematizzate – che la dimensione storica del ruolo delle amministrazioni locali in Italia, nelle sue implicazioni di lungo periodo, evidenzia tuttora alcune criticità irrisolte:

− Forti storture nella declinazione del pluralismo istituzionale. Ciò si evince dalla circostanza che tutte le riforme, attuate o semplicemen- te tentate, dell’ordinamento locale non hanno prodotto – in termini di qualità dei servizi resi ai cittadini – i risultati attesi.

− Dalle reiterate costruzioni normative volte a dare sostanza al principio di sussidiarietà raramente sono emerse soluzioni organizzative adeguate e soltanto episodicamente alle modifiche legislative ha fatto seguito la costruzione di policies collaborative. Le perduranti difficoltà a ottenere soddisfacente attuazione delle norme che prevedevano forme di aggregazione dei comuni ne sono una prova di palmare evidenza.

− Le continue riforme, dipanatesi dalla legge 142 del 1990 alle modifiche costituzionali approvate non senza contrasti nel 2016, hanno avuto un andamento di tipo sinusoidale, con un tracciato non privo di incoerenze.

− Tra i diversi livelli di governo si sono verificate frequenti le pratiche di natura oppositiva, con il prevalere di elementi di divergenza (istituzionale, in primo luogo) che di convergenza (su soluzioni e scelte di tipo operativo). La scarsa capacità di collaborazione istituzionale ha avuto pesanti ripercussioni sul piano della qualità delle policies con incidenza significativa sui costi complessivi del sistema.

 

− Da ciò sono derivati fenomeni gravi di “dispersione” degli effetti positivi delle buone pratiche sviluppate in molte amministrazioni comunali. In particolare, la spinta partecipativa ha trovato sovente una sorta di “muro” nelle timide risposte degli amministratori locali e nel mancato coinvolgimento da parte delle amministrazioni territoriali.

− Tale “corto circuito” non ha favorito e non favorisce in prospettiva i necessari passi avanti nelle politiche di garanzia dei livelli di legalità e, ancora più, nello sviluppo di una cultura della legalità, in specie nelle zone più degradate del Paese.

− La scarsa capacità di alimentare la partecipazione dei cittadini ha avuto, in molti casi, ricadute negative sulla credibilità all’azione pubblica e sulla fiducia nelle istituzioni e nel ceto politico chiamato a governare.

Dalla partitocrazia all’ambizione presidenziale

L’ultimo decennio dello scorso secolo ha visto l’affermazione di riforme politico-istituzionali che introducevano importanti cambiamenti nella politica locale italiana. Le direttrici lungo le quali si è intervenuti sono state due: si assegnava al sistema politico locale una nuova e significativa centralità ridisegnando le relazioni tra centro e periferia10 e, attraverso la modifica dei sistemi elettorali si fornivano agli amministratori locali nuove risorse di tipo giuridico-amministrativo per la produzione di politiche e la gestione di servizi al cittadino.

Sul fronte nazionale, come è noto, le vicende di Tangentopoli fun- sero da detonatore per un rinnovamento della classe politica: la scom- parsa e la riorganizzazione ideologica dei principali partiti di governo da un lato, l’emersione di nuove formazioni dall’altro, segnavano la definitiva crisi del sistema partitico della Prima Repubblica. La corru- zione politica e il rinnovamento ideologico non furono gli unici fattori a determinare il collasso del sistema politico italiano: il declino dei partiti dominanti la scena politica era avviato anche a livello elettorale ed organizzativo.

Quella crisi si inseriva nel più generale fenomeno di rimodulazione dell’originaria funzione di “aggregazione degli interessi” dei partiti politici. Una trasformazione di lungo periodo che passava attraverso lo slittamento delle relazioni partito-società verso un sistema di interazione dominato dalla diade partito-Stato (In conseguenza di tale evoluzione, il potere di nomina politica realizza forme di controllo e sfruttamento istituzionale che possono considerarsi risorsa organizzativa primaria dei partiti stessi: cfr. Kopecky P.).

C’è un’altra ragione della insufficienza delle amministrazioni locali ed è la partitocrazia, che, per definizione, è l’esatto opposto della meritocrazia. Conta, infatti, l’appartenenza politica e non il merito. In questo, non trovo sostanziale diversità fra la dittatura del partito fascista e questo partito unico che si è venuto creando a causa dell’insufficienza della norma costituzionale, che ha fissato i principi che devono guidare la vita dei cittadini, ma non quelli che devono garantirne la partecipazione alla vita politica nelle formazioni sociali e politiche previste negli articoli 39 e 49 Cost., cioè, i sindacati e i partiti. Attraverso i governi da esso, ultimamente, imposti da un Capo dello Stato non garantista, attraverso la prevaricazione del Parlamento, non più titolare esclusivo della funzione e del potere legislativo e attraverso un uso politicizzato della magistratura, il partito unico innalza e cancella le amministrazioni locali. 

 

A livello internazionale, nei Paesi a tradizione napoleonica, il rafforzamento dei governi periferici si affermava come tendenza dominante: se il modello sociale keynesiano aveva rafforzato il livello centrale di governo per i suoi tratti egualitari e redistributivi, che necessitavano di azioni su scala nazionale, l’esaurimento (perché) di questo modello di sviluppo obbligava alla ridefinizione delle relazioni tra centro e periferia e alla necessità di contenere e ridurre i debiti pubblici. Non meno rilevante il ruolo dell’Unione Europea, sia sul fronte del controllo di bilancio e del “valore” della stabilità che nel favorire le spinte verso il decentramento.

In conseguenza del nuovo clima culturale e politico si modificò il disegno originario del governo locale attraverso una serie di ondate normative che trovarono nella maggiore autonomia regolamentare introdotta dalla legge 142/1990, nella riforma dei sistemi elettorali degli enti territoriali (comunale prima e regionale poi) e nella definitiva affermazione tra il 1997 e il 2001 del principio di sussidiarietà orizzontale i momenti caratterizzanti.

Il primo segnale di una nuova attenzione per la dimensione territoriale dell’attività amministrativa si è avuto con l’approvazione della legge 142 del 1990 che delineava il quadro autonomistico degli enti locali e rivedeva quello che era stato uno dei tratti caratterizzanti la tradizione amministrativa del nostro Paese, l’uniformità. Si munivano le amministrazioni locali della possibilità di differenziare le forme amministrative ed adeguarle alle esigenze di governo della comunità territoriale di riferimento e venivano a crearsi condizioni favorevoli per una maggiore autonomia nella definizione ed implementazione di alcune policies strategiche di prossimità ai cittadini. Si pensi, ad esempio, alla “classica” funzione di sicurezza pubblica, che da attività d’ordine originaria dello Stato nazionale divenne un’issue centrale nel programma politico dei candidati alle elezioni amministrative come “politica integrata” tra centro e territori (con una serie di soluzioni operative concertate quali i Patti territoriali per la sicurezza).

Il “nuovo” ordinamento degli enti locali rappresentava – nel generale contesto riformatore del periodo – il punto di arrivo di un lungo processo di evoluzione storica e di elaborazione scientifica che era partito dall’originaria configurazione degli enti locali come enti autarchici e che attraverso la formulazione costituzionale aveva visto riconosciuta maggiore dignità.

Contemporaneamente, la riforma elettorale comunale del 1993 (Legge 81) faceva da supporto alla guadagnata autonomia riformulando il ruolo del sindaco e modificando i rapporti di forza tra giunta e consiglio nel tentativo di fornire “una risposta alle carenze di funzionalità delle amministrazioni locali, ma anche alla crisi di legittimazione che investiva il ceto politico espressione dei partiti”.

La legittimazione diretta del vertice monocratico conduceva i di- versi livelli di governo (centrale, regionale, locale) verso un modello maggioritario ed innestava elementi di presidenzialismo e rafforzamento degli esecutivi inediti per la tradizione costituzionale italiana. Fenomeni di “personalizzazione” o “presidenzializzazione” si affermavano – a livello locale così come centrale – come possibilità di irrobustire le capacità decisionali e di implementazione delle decisioni pubbliche, ovvero la ricerca di una maggiore legittimazione dell’esercizio del potere pubblico. Le scelte operate determinavano il passaggio da un disegno politico-istituzionale ispirato al “parlamentarismo” (rapporto consiglio-giunta assimilabile a quello che si instaurava tra Parlamento e Governo nella Prima Repubblica) ad un rafforzamento dell’esecutivo per esigenze di governabilità.

Il “massimo grado di legittimazione popolare” assicurava al vertice monocratico un rafforzamento del suo ruolo rispetto al Consiglio, che diventava organo di indirizzo e controllo, attraverso un rapporto fiduciario con gli assessori della Giunta, cui si affidavano competenze generali-residuali.

Al sindaco – in quanto organo responsabile dell’amministrazione del comune – si assicurava il controllo dell’organizzazione attraverso la sempre maggiore possibilità di nomina fiduciaria dei propri collaboratori in giunta, del segretario e del direttore generale, dei responsabili dei servizi.

Vale la pena accennare come la progressiva tendenza a rafforzare il vertice monocratico attraverso l’ampliamento del potere di nomina sembra confermata anche dalle scelte più recenti. Può infatti essere considerata coerente con questa finalità l’abolizione del segretario generale operata dall’intervento di riforma dell’attuale Governo in tema di dirigenza statale e locale che prevede, con l’entrata in vigore del Ruolo unico, la soppressione di una figura – quella del segretario comunale – che molto aveva contribuito nel coordinamento e controllo dell’attività amministrativa degli enti locali. L’ente locale perde così il suo più qualificato burocrate.

 

Nel saggio che leggo e nelle riflessioni che propongo, Stefano Sepe ed Ersilia Crobe delineano i profili storici del rapporto centro-periferia, nel contesto italiano, evidenziando i “vizi originali” di un percorso contraddittorio e incompleto, per il quale le responsabilità vanno allargate ad altri enti – si pensi alle Regioni – da sempre inopportunamente sottodimensionate. Governo locale significa anche, purtroppo, ingerenza del malaffare e inserimento degli interessi della criminalità organizzata: Antonio La Spina fornisce un quadro esaustivo dello strumento del voto di scambio, con il quale le organizzazioni criminali italiane hanno costruito solidi e duraturi rapporti con la classe politica locale. Va ribadita, però, una premessa importante: le mafie italiane mostrano una pericolosa duttilità nell’insinuarsi nei gangli delle amministrazioni, a volte esplicitando la propria volontà, in altri casi “scavando” nell’oscurità. Per questo motivo è importante indagare l’intervento della criminalità nella vita politica del Paese utilizzando anche un approccio grass-roots, come fa Diego Forestieri, analizzando il percorso di scioglimento dei comuni con infiltrazioni malavitose e puntando l’attenzione sulle rappresentazioni, presso la cittadinanza, del fenomeno mafioso. Ne scaturisce un quadro sicuramente preoccupante, nel quale il sentimento di disaffezione e sfiducia verso la politica alimenta un vuoto che le mafie sono leste a riempire, evidentemente non solo nell’ambito meridionale.

 

 

1079.- Siria, sono arrivati i Rangers e…: BOMBE DI ASSAD E ARMI CHIMICHE, gas tossici a Idlib, FONTE: ABDEL RAMAN MEMBRO REOCONFESSO DELL’OPPOSIZIONE SIRIANA. Mosca difende Assad: “COLPITO ARSENALE CHIMICO DEI RIBELLI”

Su QUOTIDIANO. NET, le reazioni a comando dall’estero, che annoto:

Orrore senza fine Stop a armi chimiche, sono crimine contro l’umanità.

Niente da eccepire, ma quel tipo di gas è lo stesso usato dai terroristi o ribelli in IRAQ e ad Aleppo. 

fake news del fantomatico Osservatorio Siriano e dei c.d. Terroristi moderati. e la solita grancassa USA:

UNICEF: L’UMANITA’ E’ MORTA – “Immagini sconvolgenti, l’umanità è morta oggi in Siria”, ha detto all’Ansa Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, commentando tra le lacrime le ultime fotografie. “La comunità internazionale, dopo sei anni di inferno, deve porre fine a questo calvario. Non ci sono figli di Assad e dei ribelli, sono tutti vittime di una guerra che non hanno voluto”, ha aggiunto, facendo appello anche ai politici italiani perché esprimano la loro condanna.

poi, altro giro di valzer dell’Erdogan sconfitto in Siria:

L’IRA DELLA TURCHIA – Per Erdogan l’attacco con gas tossici in Siria è “inumano” e costituisce una minaccia per i negoziati di pace. Il presidente turco ne ha discusso a telefono con Putin. L’attacco è “un crimine contro l’umanità” che “merita una punizione” e che “può distruggere l’intero processo” di pace avviato ad Astana, ha detto il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu.

e Hollande, il morto che cammina:

“Chi sostiene Assad è responsabile”

FRANCIA DURISSIMA – Sul caso intanto si muove anche la Francia che chiede una riunione “urgente” del consiglio di sicurezza dell’Onu.Il presidente Francois Hollande, una nota diffusa dall’Eliseo, attacca: “Ancora una volta il regime siriano negherà l’evidenza delle sue responsabilità. Come nel 2013, Bashar Al-Assad, conta sulla complicità degli alleati per beneficiare di una impunità intollerabile. Chi sostiene questo regime può misurare una volta di più la portata della sua responsabilità politica, strategica e morale”.

Mario Donnini

Sarà, ma a me sembra la solita pantomima USA. Aspetterei qualche conferma prima di abboccare. Il video nulla dice: mascherine di carta, qualche colpo di tosse, che ci vuole l’immancabile bambino, diverso da quelli yemeniti, ovvio!

http://www.quotidiano.net/esteri/video/siria-almeno-60-morti-in-raid-aereo-con-gas-tossici-lapresse-1.3015924

Leggiamo da QUOTIDIANO.NET:
Ieri: Siria, attacco chimico a Idlib. Un massacro, strage di bambini: foto choc    (la fonte?). 

E oggi:

Sale il bilancio delle vittime: 72 morti, molte donne e bambini. L’accusa delle forze di opposizione è contro il presidente siriano. Ma secondo la Russia è stato colpito un arsenale dove si trovavano i gas. Oggi riunione d’emergenza all’Onu.

immagini.quotidiano.net

(LaPresse) In Siria sono almeno 60 (72), tra cui molti bambini, i morti in un raid aereo del regime che ha sprigionato gas tossici, come denuncia l’Osservatorio nazionale per i diritti umani. Ci sono almeno 400 feriti o intossicati. Il bombardamento a Khan Sheikhun nella provincia nord-occidentale di Idlib, zona sotto il controllo dei ribelli. La Francia ha chiesto la riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu che si terrà oggi.

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SALE BILANCIO VITTIME – Secondo l’Osservatorio siriano per i Diritti umani, le vittime sono 72, tra i quali 20 bambini. Tra le vittime, ci sono anche 17 donne. Il bilancio, aggiunge l’Ong, potrebbe ancora aumentare perché ci sono persone che mancano all’appello.

MOSCA: COLPITO ARSENALE CHIMICO – Secondo il ministero della Difesa russo non è di Assad la responsabilità dell’utilizzo di armi chimiche nella città in mano ai ribelli nel nord della Siria. I gas tossici provenivano da un arsenale ribelle colpito da un bombardamento aereo siriano. Mosca smentisce così l’ipotesi che il regime di Damasco abbia volutamente eseguito un attacco chimico.

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generale maggiore Igor Konashenkov

Il generale maggiore Igor Konashenkov, ha detto stamattina che le forze russe hanno registrato ieri un attacco dei caccia siriani su depositi di armi e una fabbrica di munizioni nella periferia orientale della città di Khan Sheikhoun. Il portavoce del ministero ha specificato che armi chimiche prodotte dalla fabbrica sono state utilizzati in Iraq e lo stesso tipo di armi erano state usate precedentemente dai ribelli ad Aleppo.

ATTACCO CHIMICO IN SIRIA- Siria sotto choc per il sospetto attacco chimico che ha causato la morte di decine di persone nella provincia di Idlib, controllata dai ribelli. Un raid aereo avrebbe sprigionato “gas tossici” contro la citttadina di Khan Sheikhun. Un razzo si è schiantato su un ospedale nel Nord del Paese dove i medici stanno curando le vittime intossicate. I medici sospettano l’utilizzo del gas Sarin (VIDEO). Dito puntato contro il presidente siriano Bashar al-Assad. Ma da subito l’esercito siriano ha smentito di aver mai usato armi chimiche.

IDLIB – La provincia di Idlib è controllata da gruppi di insorti e dai qaedisti del Fatah al Sham, (ex Fronte al Nusra). Secondo le Nazioni Unite, ospita anche 900mila sfollati provenienti da altre zone di guerra.

1041.- Quando lo sviluppo e il lavoro non possono camminare assieme.

18 marzo 2017 Appunti da Roberto Romano

Fondamenta di una teoria per lo sviluppo

¨Lo sviluppo economico è da riguardare, non semplicemente come un aumento sistematico del prodotto nazionale concepito come aggregato a composizione data ma, necessariamente, come un processo di mutamento strutturale.

¨È necessario cogliere la logica profonda dei movimenti dei redditi…. l’investimento nella tecnologia necessario senza il quale non sarebbe possibile concepire il ciclo economico (Sylos Labini).

Difficoltà nella programmazione dello sviluppo

«Non soltanto la propensione marginale al consumo è più debole, in una collettività ricca, ma, siccome, il capitale già accumulato è maggiore, vi saranno possibilità meno attraenti di investimenti ulteriori….» (J. M. Keynes)
Inoltre…
Non potete aspettarvi che gli imprenditori si mettano a varare programmi di ampliamenti mentre stanno subendo perdite.” (J. M. Keynes)

Cambiamento di struttura: legge di Engel

 •Al crescere del reddito cambia la composizione della domanda : è soltanto dopo aver soddisfatto i bisogni primari che si passa a soddisfare bisogni secondari. Se si ripete questo passaggio un gran numero di volte, è facile notare che ciò che erano bisogni secondari in passato diventano nel presente bisogni primari, rispetto ad altri bisogni che in passato erano ancora più remoti. E’ proprio il graduale assorbimento di alcuni beni nel consumo di sussistenza che mette in opera la legge di Engel (P. Leon).

Se cambia la domanda, deve cambiare l’offerta

Non è quello che viene fatto, ma come viene fatto, con quali mezzi di lavoro, ciò che distingue le epoche economiche.
La classe capitalista sia la prima classe dominante nella storia i cui interessi sono indissolubilmente legati al cambiamento tecnologico invece che al mantenimento dello status quo. (in particolare Marx e Smith)

 

Cambiano i mercati di riferimento

Flex price è riconducibile al mercato delle materie prime che non necessita di grandi innovazioni tecnologiche;
Fix price e il quantity adjusting è associato all’industria e ai servizi

Oggi lo possiamo declinare nel seguente modo

Flex price comprende le attività produttive a basso contenuto tecnologico
Fix price coinvolge i settori ad alta tecnologia, con delle importanti implicazioni nell’organizzazione del lavoro e del processo produttivo.

Gli investimenti realizzano reddito se:

¨Qualificano la domanda nel suo insieme;

¨Anticipano la produzione del domani;

¨Sono lo specchio delle attese di profitto degli imprenditori;

¨Fanno crescere il PIL potenziale;

¨Tengono in tensione la domanda effettiva.

Domanda aperta:

¨Se aumentano gli investimenti di quanto aumenta il PIL?

Le condizioni per uscire da una crisi

—Se l’innovazione è all’origine del ciclo economico e dello sviluppo (Schumpeter)…

«…si esce da una depressione solo quando un grappolo di innovazioni riesce a formarsi e si traduce in nuove opportunità di crescita del sapere tecnologico…. »… «“…le innovazioni non influenzano in modo uniforme il sistema economico…» .

◦La «variazione nell’organizzazione di una entità produttiva (compresa l’economia nel suo complesso), e la variazione delle specificazioni dei fattori produttivi esistenti condizionano il tasso di profitto».

Come siamo messi nella ricerca e sviluppo?

•Importiamo più conoscenza di quella che esportiamo.

Effetti sulla struttura produttiva nazionale

—L’Italia perde produzione industriale;

—Si riducono gli investimenti perché si è ridotta la base produttiva;

L’Italia ha perso la sfida tecnologica nei beni a maggiore valore aggiunto: i beni strumentali;

—Cambia la domanda di lavoro: non è coerente con la formazione dei giovani;

—I giovani laureati escono dall’Italia per trovare un lavoro coerente con le proprie aspettative….. Per chi può.

Quanto è profonda le divergenza dell’Italia dai paesi europei?

•Guardiamo agli orari di lavoro e alle ore lavorate per addetto (dipendenti)

•L’Italia ha minore produttività e orari di lavoro che si riducono meno di altri Paesi (Germania).

Il mercato del lavoro non uguale agli altri mercati

—È possibile analizzare quali sono i fattori sociali e culturali che provocano un discostamento della domanda e dell’offerta di lavoro dalle teorie economiche pure (Solow).

◦Dal lato dell’offerta:

–aspirazioni professionali dei lavoratori; dai livelli di istruzione e dalla cultura del lavoro.; dalla capacità dei lavoratori di mobilitare relazioni (forti e deboli) e risorse sociali; dal ruolo della famiglia e dalle differenze di genere nel processo di formazione dell’offerta; dai vincoli dovuti alle responsabilità extra-lavorative (in termini di orari, mobilità, etc).

◦Dal lato della domanda:

–posizionamento competitivo delle imprese; dalle strategie di reclutamento e gestione del personale scelte dalle imprese; dalle rappresentazioni condivise in ordine al ruolo di specifiche categorie di lavoratori (per es. la segregazione di genere e/o discriminazione razziale).
L’incontro domanda/offerta di lavoro non avviene su un mercato impersonale e in corrispondenza di un salario d’equilibrio, ma è condizionato:

Una politica coerente cercasi

Governare il passaggio da una produzione a minore valore aggiunto verso una a maggiore valore aggiunto, significa adottare delle politiche che anticipano la domanda. In altri termini fare economia pubblica.

Passare da un settore a un altro, mantenendo un certo tasso di occupazione, presuppone una grande policy pubblica capace di coordinare le politiche industriali, formative, ricerca e sviluppo, lavoro e stimoli. Il vero compito della politica economica moderna del lavoro è proprio quella di creare tanto lavoro quanto se ne perde. Un lavoro difficile, ma necessario se vogliamo agire dal lato della domanda di lavoro.

Il mercato del lavoro non uguale agli altri mercati

—È possibile analizzare quali sono i fattori sociali e culturali che provocano un discostamento della domanda e dell’offerta di lavoro dalle teorie economiche pure (Solow).
Dal lato dell’offerta:
–aspirazioni professionali dei lavoratori; dai livelli di istruzione e dalla cultura del lavoro.; dalla capacità dei lavoratori di mobilitare relazioni (forti e deboli) e risorse sociali; dal ruolo della famiglia e dalle differenze di genere nel processo di formazione dell’offerta; dai vincoli dovuti alle responsabilità extra-lavorative (in termini di orari, mobilità, etc).
Dal lato della domanda:
–posizionamento competitivo delle imprese; dalle strategie di reclutamento e gestione del personale scelte dalle imprese; dalle rappresentazioni condivise in ordine al ruolo di specifiche categorie di lavoratori (per es. la segregazione di genere e/o discriminazione razziale).
L’incontro domanda/offerta di lavoro non avviene su un mercato impersonale e in corrispondenza di un salario d’equilibrio, ma è condizionato:
  • dall’esistenza di una pluralità di mercati della domanda e dell’offerta, in relazione alle caratteristiche delle società locali; da fenomeni di mismatch occupazionale dovuti all’inadeguatezza delle qualifiche, alla selettività dell’offerta, all’incompatibilità delle culture del lavoro; dalla regolazione giuridica del mercato del lavoro e dalla possibilità di eluderla; dalle politiche del lavoro e dell’occupazione (nazionali e/o locali); dai sistemi di relazioni industriali; dall’intervento di istituzioni di sostegno all’incontro domanda/offerta (centri per l’impiego, agenzie private d’intermediazione, uffici di collocamento).

1O37.- La Siria abbatte due aerei nemici: Israele nel panico

Russian President Putin receives letter of credence from Israeli ambassador to Russia Koren during ceremony at Kremlin in MoscowSolo uno abbattuto, l’altro danneggiato …e il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore di Israele a Mosca Gary Koren per protestare contro l’attacco militare israeliano vicino alla città siriana di Palmyra.

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I missili antiaerei S-200 

Il 17 marzo, aviogetti da combattimento israeliani avevano “violato lo spazio aereo siriano nelle prime ore del mattino ed attaccato un obiettivo militare vicino Palmyra, con un atto di aggressione a sostegno dello Stato islamico”. Gli aerei dell’IAF attaccavano obiettivi presso Palmyra, da pochi giorni liberata dal V Corpo dell’Esercito arabo siriano, un’unità addestrata dagli istruttori militari russi.

jordan-missile1           Il raid aereo, che secondo Tel Aviv era destinato contro un convoglio di Hezbollah, avveniva lontano dal confine con il Libano e dall’impianto SSRC presso Damasco, collegato ad Hezbollah. Il Ministero della Difesa siriano dichiarava che la difesa aerea aveva abbattuto un aereo israeliano sulla Palestina e danneggiato un altro. Invece i media israeliani riferirono che il radar Super Green Pine del sistema d’intercettazione antimissile Hetz (Arrow 2) avrebbe rilevato un missile antiaereo strategico S-200 siriano sui quartieri meridionali di Gerusalemme e la valle del Giordano. Se i resti del missile Hetz venivano rinvenuti ad Irbid, nel nord della Giordania, non veniva rinvenuto alcun resto del presunto missile siriano. Se il radar di allerta precoce del sistema Hetz aveva scambiato i frammenti dell’S-200 per un missile balistico, dove erano quindi finiti?

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Le Forze di Difesa Israeliane affermarono che gli aerei israeliani avevano preso di mira “diversi obiettivi in Siria”, lontano dal confine tra Israele, Siria e Giordania, e che “diversi missili antiaerei furono lanciati dalla Siria”; una dichiarazione apparentemente anodina, ma in realtà insolita, in quanto è politica delle IDF non pubblicizzare gli attacchi aerei contro la Siria e il Libano. Le IDF riconoscono solo il bombardamento del territorio siriano al confine con Israele. Inoltre, se l’attacco israeliano avveniva a centinaia di chilomentri dal territorio israeliano, perché lanciarono gli intercettori del sistema Hetz su Gerusalemme? Infatti, gli S-200 non rappresentano una minaccia per il territorio d’Israele. Inoltre, il sistema Hetz non è destinato ad intercettare missili antiaerei, non essendo presenti nella banca dati del sistema “che dovrebbe monitorare automaticamente la traiettoria e prevedere il punto d’impatto del missile, prima di lanciare il missile antibalistico”. Il missile S-200 viene spinto da 5 booster, che una volta staccatisi dal corpo centrale del missile, creano 5 bersagli. Non è mai stato svolto, per il sistema Hetz, un test per affrontare una situazione del genere.

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Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate siriane aveva dichiarato che, “aerei da guerra israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano alle 2:40 su al-Baraj e si erano diretti ad est, presso Palmyra, per bombardare le installazioni militari siriane. Si annuncia con certezza che i missili del nemico non hanno causato alcun danno sul nostro territorio, non avendo raggiunto i loro obiettivi. Credo che l’aviazione israeliana sia scioccata da velocità, efficienza e accuratezza mostrata dall’Esercito arabo siriano nel proteggere il proprio spazio aereo. Le nostre forze della difesa aerea possono seguire il nemico anche sui cieli giordani e colpirlo in qualsiasi momento sulla Siria”. Il direttore del servizio informazioni dell’Esercito arabo siriano, Colonnello Samir Sulayman, spiegava che la decisione su eventuali nuove azioni dell’Esercito arabo siriano contro gli attacchi israeliani “non possono che essere adottate dal comando militare siriano”. La rapida risposta all’aggressione israeliana, per la prima volta nel conflitto, indica la decisione di Damasco, Teheran e Bayrut di mostrare le proprie capacità militari tutt’altro che degradate anche dopo sei anni di guerra di 4.ta generazione scatenatagli contro dalla NATO. Difatti, Damasco considera Israele stretto alleato dei terroristi in Siria, dato che l’aggressione alla Repubblica Araba Siria avviene sul campo tramite il ramo mediorientale della rete terroristica atlantista StayBehind/Gladio, ovvero Gladio-B. Quindi, Israele, alleato militare della NATO, ovviamente interviene spesso a supporto delle forze terroristiche dell’alleato atlantista. Assad aveva chiarito che a sostenere direttamente i terroristi sono NATO e Israele, “Se si vuole parlare del ruolo europeo in Siria, od occidentale, se guidato dagli statunitensi, l’unico ruolo svolto è sostenere i terroristi. Non supportano alcun processo politico. Ne parlano solo… Israele dall’altro lato sostiene direttamente i terroristi, logisticamente o con incursioni dirette sul nostro esercito”.

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Il  quotidiano israeliano Haaretz arrivava a scrivere, “Presumibilmente la salva antiaerea siriana è stato un segnale ad Israele che la politica di moderazione verso le incursioni aeree non rimarrà la stessa. I recenti successi del Presidente Bashar Assad, in primo luogo la conquista di Aleppo, hanno apparentemente aumentato la fiducia del dittatore. Israele dovrà decidere se l’esigenza operativa, per contrastare l’invio di armi avanzate ad Hezbollah, giustifichi anche il possibile rischio di abbattere un aviogetto da combattimento israeliano e un conflitto con la Siria. Vi è la domanda interessante se un sistema radar sia stato schierato dal nuovo grande amico d’Israele, la Russia, proprio una settimana dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu era tornato da Mosca, dopo l’ennesima visita al Presidente Vladimir Putin. Si può immaginare che la comunità d’intelligence sarà interessata a sapere se la decisione siriana di rispondere al fuoco sia stata coordinata con i collaboratori e partner di Assad: Russia, Iran e Hezbollah”. Il delirio di onnipotenza dei sionisti, non li sottrae dal terrore di trovarsi di fronte l’Asse della Resistenza tutt’altro che indebolito, ma in via di rafforzamento e consolidamento; e questo dopo non solo che le varie organizzazioni terroristiche islamo-atlantiste (al-Qaida, Stato islamico/Gladio-B, Esercito libero “siriano”, bande salafite, naqshbandi, di traditori sadamiti, neo-ottomani ed altro pattume) vengono demolite dalle forze armate siriane, irachene, iraniane e della Resistenza, ma anche le organizzazioni terroristico-spionistiche di NATO, Turchia, Israele e petromonarchie associate, con le relative appendici (governo al-Saraj in Libia, Sudan, Eritrea, Giordania), vengono devastate sia sul campo che nell’infosfera, tanto che le alleate multinazionali della disinformazione (CNN, FoxNews, LeMonde, Reuters, ANSA, AFP, AP, ecc.) invocano la repressione dell’informazione, vedendosi costrette a stringere i ranghi con i supporter della loro supposta “libera informazione”, ovvero le intelligence di USA, Regno Unito, Israele e Stati-vassallo della NATO e relative appendici “mondane”, come ONG (quali i Caschi Bianchi o Emergency), massmedia pseudo-indipendenti (un’infinità), organizzazioni filo-taqfirite (come la sinistra italiana, dal sindaco Sala ai centri sociali), financo ad autori, attori, registi, soubrette, boldrine, chiese di finti oppositori al sistema, ed altri spacciatori.
Il 2016 è stata una tale debacle per questa frazione elitaria dell’occidente, che oramai, preda del terrore e agendo come una scimmia armata di pistola, circola sparando a tutto ciò che non si conforma al bel mondo virtuale che si è fabbricato con solerzia fin dal 1989.

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Schieramento dei 5 siti per i missili antiaerei S-200 on Siria.