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1347.- Al via missione in Libia, Haftar minaccia le nostre navi FI vota con maggioranza. Gentiloni: ok ampio, mi aspetto risultati (Se lo dice lui?)

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Missione inconsistente, come tutta la nostra politica in Libia. Ora, con Mattarella che cerca di salvare lo scranno a Minniti e a Gentiloni. Dice bene Di Battista: “A noi i barconi, ai francesi il petrolio”

Via libera del Parlamento alla missione di supporto navale in Libia, che parte però sotto le minacce dell’uomo forte del governo di Tobruk, gen. Kalifa Haftar, che in tarda serata ha ordinato alle sue forze di bombardare le navi italiane, secondo quanto riporta in serata l’emittente panaraba Al Arabiya. Questo mentre nelle acque territoriali libiche si trova già il pattugliatore “Comandante Borsini”.

Il messaggio sinistro di Haftar segue di poche ore una dichiarazione del parlamento di Tobruk, che fa capo alla sua fazione, che aveva espresso la sua opposizione all’operazione navale italiana, contestando al premier di Tripoli, Fayez Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, di aver concluso l’accordo con l’Italia per le operazioni congiunte, in quanto la presenza di navi straniere rappresenterebbe una “violazione della sovranità nazionale” libica. Tutto questo si consuma al termine della giornata in cui il Parlamento ha dato prova di coesione, con una “maggioranza molto consistente” salutata con favore dal premier Paolo Gentiloni ieri in visita al Coi per un collegamento con i militari impegnati all’estero.

E il presidente del Consiglio ha sottolineato l’importanza della missione: “Sappiamo tutti – ha detto – quanto i cittadini italiani si attendano risultati nella lotta dei trafficanti di esseri umani e nel controllo sui flussi migratori irregolari. Il contributo delle forze armate in questa direzione è assolutamente strategico e determinante: questa non è certo una missione aggressiva – ha precisato – ma di sostegno alla fragile sovranità di quel Paese”. E il sì del Parlamento – con le dovute distinzioni – è sembrato confermare questa convinzione. Il via libera alla missione è infatti arrivato con i sì della maggioranza a cui si sono aggiunti i voti di Forza Italia che, come ha spiegato Renato Brunetta, ha deciso di sostenere la missione solo per “senso di responsabilità”.

Alla Camera l’ok è stato suggellato da 328 sì e 113 no, al Senato le risoluzioni sono state due: quella di maggioranza ha ottenuto 191 sì e 47 no; quella di Fi ha raccolto 170 sì, 33 no e 37 astensioni. Diverso invece l’atteggiamento del resto dei partiti di centrodestra che hanno deciso di andare in ordine sparso al momento del voto in Aula. Al sì degli azzurri infatti si è contrapposta, in un dualismo sempre più evidente, la bocciatura alla risoluzione della maggioranza da parte della Lega Nord: “L’unica cosa – ha affermato Giancarlo Giorgetti, vice segretario del Carroccio – era mettere in atto il blocco delle navi”.

Diverso invece l’atteggiamento di Fratelli d’Italia che ha scelto la via dell’astensione: “Siamo davanti ad un timido intervento – osserva Giorgia Meloni – l’Italia ormai è il campo profughi d’Europa”. Una sonora bocciatura al testo arriva anche dal Movimento Cinque Stelle. Ad annunciare il voto contrario è stato Alessandro Di Battista. Il deputato M5s, protagonista di un’ennesima gaffe citando Hollande come “vincitore del premio Nobel” (forse confondendolo con Obama) accusa l’esecutivo di essere “piegato a novanta gradi su una vicenda seria come l’interesse nazionale”. Per Di Battista il risultato della situazione in Libia è che “i francesi si beccano il petrolio mentre l’Italia i barconi”. La missione in Libia ha come effetto immediato quello di creare malumori e divisioni dentro Mdp. Inizialmente critico, il partito ha poi deciso di votare a favore della risoluzione di maggioranza che aveva recepito alcune richieste di Articolo 1. Le correzioni però non sono servite a ricompattare il gruppo.

1344.- I sublimi segreti delle Ong

imagesNon tutto il male viene per nuocere e ci voleva la vicenda delle Ong mercanti di uomini per far emergere al di là della retorica umanitaria e delle concrete responsabilità nell’attività negriera del ventunesimo secolo le ambiguità senza fondo che devastano il cosiddetto Terzo settore. Organizzazioni non governative che dipendono dai governi e sono letteralmente immerse nel parastato o che attraverso un sistema di scatole cinesi simili a quella della finanza dei paradisi fiscali sono finanziate e dunque proprietà dei grandi ricchi interessati alla rapina di risorse o ancora un misto fra grandi privati e stati uniti in disegni geopolitici attraverso il ricatto umanitario e/o politico (vedi Soros il nome più eminente in questo campo) , assenza nella stragrande maggioranza di casi di bilanci certificati o di bilanci tout cort, soldi che non si sa che fine fanno. Del resto pochi sanno che la dizione adottata per questa società, ovvero senza fini lucro è un’ingannevole traduzione dall’inglese no profit che significa tutt’altro, ovvero non assenza di guadagno, ma assenza di distribuzione degli utili fra gli associati che è una cosa molto diversa.

Se alcune di queste organizzazioni svolgono un servizio di taxi per i migranti è solo un epifenomeno per un terzo settore che ormai si occupa principalmente di supportare in maniera invisibile alle opinioni pubbliche piani di interesse economico o strategico di governi o di qualche ras del neo liberismo.

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Noi italiani lo dovremmo sapere meglio di altri perché abbiamo avuto sotto gli occhi quello che si potrebbe definire un esempio di scuola di tutto questo, ossia la missione Arcobaleno la cui idea nasce nel marzo del ’99 solo pochi giorni dopo l’inizio delle operazioni militari nella ex Jugoslavia. Sono Minniti e Velardi, entrambi nello staff di D’Alema che hanno l’idea di controbilanciare con un’azione umanitaria i bombardamenti sulla Serbia: bassa cucina politica per non irritare troppo i pacifisti e per costruire comunque un rapporto con la Lega visto che lo scopo dell’operazione era di aiutare i profughi a casa loro o quasi, ovvero in Albania impedendo che si mettessero in testa di raggiungere le nostre coste.

Si dà inizio a una raccolta pubblica di fondi e le Ong dopo qualche mugugno presto superato si adeguano e anzi di addensano come api attorno al miele: presentano progetti e ottengono i fondi del governo, diventando di fatto Organizzazioni governative e perdendo quella inutile enne in mezzo all’acronimo. Se poi gli aiuti, peraltro assai parziali siano costano 40 0 50 volte più di quelli dellì alto commissariato per i rifugiati dell’Onu, tanto meglio. Ecco perché al di là delle singole iniziative e progetti la missione Arcobaleno è stata un modello delle possibili degenerazioni dell’azione umanitaria: la cooptazione subalterna del volontariato nella politica estera e militare di un Paese coinvolto in guerra, la dipendenza materiale dalle strutture militari, la pratica dell’intervento episodico all’insegna del mordi e fuggi e prendi i soldi, l’intreccio con la retorica falsificante dei media e del marketing umanitario, il lassismo morale e politico favorito da tutto questo.

Del resto basta fare alcuni conti della spesa per vedere di cosa si è trattato: 31 mila profughi assisti per una media di 45 giorni ciascuno e 7300 impiegate in quest’opera  tra cui circa 4000 delle ong e il resto protezione civili o amministrativi distaccati dagli enti pubblici per una spesa complessiva ufficiale di 51 miliardi ( di allora) e ci sarebbero decine  di divertenti aneddoti al proposito. Ma ciò che conta e che queste Ong governative si sono piegate anche alla strategia della Nato che voleva i campi dei profughi provenienti dal Kosovo appena al di là del confine con l’Albania in modo da farne un obiettivo per i Serbi cosa utilissima come pretesto di guerra e nello stesso tempo un luogo di reclutamento per l’Uck. non si potrebbe avere una conferma migliore di come l’umanitario possa servire in modo organico gli interessi politici e militari.

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Non ci possiamo stupire che alcune Ong famose, vuoi finanziate da Soros, vuoi usate dal dipartimento di stato americano o dal ministero degli esteri francese, partecipino non si capisce a quale titolo alle manovre Nato, diano notizie false e tendenziose approfittando della loro credibilità, aiutino solo chi pare a loro tanto che Emergency fu accusata dal comando Usa in Afganistan di aiutare anche i talebani feriti, cosa inconcepibile per questi signori  e di fatto costituiscano un alone di copertura per volontà del tutto estranee a quelle enunciate. Naturalmente tutto questo passa quasi interamente sulla testa dei volontari per non parlare dei donatori che vedono solo la parte presentabile delle cose, anche perché i media si guardano bene dal mostrare il retrobottega e solo in rare occasione come questa del traffico di migranti, accennano qualcosa, ma solo su commissione governativa.

In generale però il Terzo settore che nelle sua espressioni più piccole fornisce opera di supplenza localizzata, in quelle più grandi vive nel paradosso di voler mettere una pezza su guai provocati proprio dal complesso di governance nel quale sono immerse e non di rado prodotti grazie alle attività collaterali di intelligence e di propaganda che si nascondono al loro interno o dalle ideologie che perseguono, valga una per tutte la Jugend Rettet (più o meno “giovani salvatori”) , agli onori della cronaca in questi giorni, sostanzialmente finanziata dal complesso Soros e che fa parte di un vacuo cosmopolitismo capitalista utilizzato dalle elite per far cadere democrazia e cittadinanza: i giovani e benestanti berlinesi di questa Ong non hanno alcuno spirito di umanità reale, come si evince dai loro propositi e dalle loro dichiarazioni: essi cercano di portare più migranti possibili in Europa per far cadere ogni nazionalismo e creare una società globale. Non c’è dubbio che nell’impero i Soros hanno capito perfettamente come si possano ingannare le persone specie se nate e cresciute nella bambagia come quelle della Jugend e portarle a confondere sovranità, stato e nazionalismo, scambiando questo pasticcio come fratellanza universale.

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La loro nave Iuventa si incrocia con  nelle acque del mare di mezzo con quella di Generazione identitaria che rappresenta il disorientamento esattamente opposto. Ovvero le due facce della disuguaglianza contemporanea: quelli che incosapevolmente importano gli eserciti di riserva del capitale globale nell’ambito di un cosmopolitismo che vuole togliere diritti, democrazia e salari a tutti e quelli che non sanno rispondere in modo politico a questi folli ideogizzati del neo liberismo, ma si fermano alla volgare xenofobia. Questo è l’occidente e non durerà a lungo.

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1339.- GLI SBARCHI E IL VUOTO DI GIURISDIZIONE

Il prof. Paolo Maddalena, giudice e vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, offre un parere puntualmente motivato sull’azione del Governo riguardo all’invasione in corso.

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Chi ha voluto che l’Italia fosse l’unico responsabile degli sbarchi e della permanenza degli immigrati?

Sarebbe una notizia falsa, quella, circolata nei mezzi di comunicazione, secondo la quale la responsabilità degli sbarchi degli immigrati in Italia risalirebbe ai sottoscrittori del Trattato di Dublino, del Regolamento Dublino II e del Regolamento Dublino III.

La smentita viene da un comunicato stampa dell’Ansa, nel quale si legge: “Il piano operativo Triton (e cioè il piano operativo proposto dall’Agenzia Europea Frontex, che ha l’incarico di gestire il fenomeno dell’immigrazione in Europa), concordato e sottoscritto con le Autorità italiane, prevede che sia l’Italia il Paese ospitante della missione. In quanto tale, l’Italia decide in quale dei propri porti debba avvenire lo sbarco dei migranti soccorsi durante le attività di ricerca e salvataggio nell’ambito dell’operazione Triton. A spiegarlo è un portavoce di Frontex, che ricorda come la stessa regola valga anche per le operazioni Poseidon per la Grecia, e Indalo per la Spagna”. Inoltre la On.le Bonino, ex titolare del Ministero degli esteri, ha dichiarato, al “Giornale di Brescia” e di recente anche in televisione, che “nel 2014-2016, e dunque durante il governo Renzi, siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino”.

Di chi effettivamente sia la responsabilità è difficile dirlo, e probabilmente, anche se i Trattati e i Regolamenti di Dublino nulla dicono in ordine all’obbligatorietà degli sbarchi in Italia, si tratta di una responsabilità concorrente, sia dei sottoscrittori degli Accordi di Dublino, sia dei sottoscrittori dell’Accordo Triton. Ma ciò che maggiormente preoccupa è il fatto che, dall’assassinio di Aldo Moro in poi, e specialmente da quando è entrato in vigore il Trattato Europeo di Maastricht, i nostri rappresentanti politici hanno agito con sempre minore attenzione per la tutela degli interessi italiani e sempre con minor rispetto dei nostri principi costituzionali.

Ciò pone ai giuristi di buona volontà dei gravissimi problemi da risolvere. In sostanza, di fronte ai riprovevoli comportamenti dei nostri politici, non si può fare a meno di cominciare a pensare che, non solo debba ritenersi percorribile la strada del ricorso al giudice comune, affinché la illegittimità costituzionale di Trattati o Accordi internazionali, sia fatta valere davanti la Corte costituzionale, secondo il principio giurisprudenziale dei cosiddetti “contro limiti”, ma che occorra anche riflettere sulla cosiddetta intangibilità degli “atti di governo”, proclamata dalla giurisprudenza amministrativa nel presupposto che non fossero concepibili “atti di governo” contrari all’interesse del Popolo italiano. Ora che, come si è visto, questo presupposto è venuto meno, è evidente che si debba essere molto attenti nel far riferimento a detta “intangibilità”.

Si deve ricordare, infatti, che gli atti di governo sono quegli atti nei quali la “discrezionalità” è massima, e che, tuttavia, tale discrezionalità non può arrivare fino al punto di danneggiare tutti i cittadini. In questo caso, non si tratta più di “discrezionalità”, ma di “carenza di potere”, con la conseguenza che chi pone in essere questi atti lo fa assumendosene personalmente la “responsabilità” e quindi correndo il rischio di essere chiamato in giudizio per rispondere dei danni arrecati ai singoli e alla Collettività nel suo complesso.

La giurisprudenza costituzionale è ferma nell’affermare che non possono esserci “vuoti di giurisdizione” e non è chi non veda che, nei casi citati, richiamarsi all’intangibilità degli atti di governo potrebbe dar luogo a un vero e proprio “vuoto di giurisdizione”.

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1338.- INVASIONE PROGRAMMATA! La Polizia: “Gli sbarchi nei fine settimana sono la prova dello scafismo di Stato”.

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Il segretario del Sap, Gianni Tonelli, parla di una pianificazione degli sbarchi in Sicilia nei weekend come “prova di accordi informali tra il Governo e le Ong”.

“Alla luce dell’indagine aperta dalla procura di Trapani relativamente alla nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet, non è per nulla un caso che l’80% degli sbarchi (e parliamo di 600/800 migranti per volta) avvenga nei weekend“. Questa l’accusa lanciata venerdì dal segretario generale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap), Gianni Tonelli, che parla di una pianificazione degli sbarchi in Sicilia nei week end come “prova di accordi informali tra governo e Ong”.

“I passaggi fondamentalmente sono due – scrive il Sap in una nota – il primo, riguarda l’accordo informale tra il governo e Ong, in quanto le operazioni non prevedono il solo soccorso in mare, ma una serie di tante altre incombenze, tra cui identificazione, fotosegnalamento, prima visita medica, screening sanitario, schede di provenienza, incontro con mediatori culturali, individuazione degli alloggi, noleggi di pullman per il trasporto nelle varie città italiane, individuazione dei centri di accoglienza sull’intero territorio italiano e organizzazione dello smistamento”.

“Tutte queste operazioni – spiega il Sap – necessitano di essere programmate e dunque sincronizzate con gli sbarchi. Qui arriviamo quindi al secondo passaggio, ovvero l’accordo tra Ong e scafisti per programmare lo sbarco e dare avvio a delle vere e proprie ‘ondate migratorie sincronizzate’, con il ‘benestare’ dello Stato Italiano che non può non sapere”. l Sindacato autonomo di Polizia afferma che “dall’inizio dell’anno ad oggi a Catania, su 17 sbarchi, 10 sono avvenuti durante il week end i restanti 7 il lunedì. Anche a Messina, su 9 sbarchi, 7 sono avvenuti durante il fine settimana e il Lunedì Santo. Il ritardo di un giorno è legato alla variabile indipendente delle condizioni meteorologiche”. Secondo Gianni Tonelli, “dopo le rivelazioni di Emma Bonino la quale ha reso noto che l’approdo esclusivo nei porti italiani era stato deciso dal governo Renzi per ottenere elasticità sullo sforamento del tetto di stabilità, al fine della elargizione degli 80 euro, si aggiunge un ulteriore tassello che delinea il puzzle della vergogna perpetrata contro il Paese gli interessi della nazione e che tira in ballo, oltre alle responsabilità del governo, anche quelle delle amministrazioni interessate”. Tonelli punta il dito anche contro “il poco personale di Polizia a disposizione, i doppi e tripli turni di per far fronte all’emergenza, le inutili mascherine antialito date in dotazione ma che di fatto non proteggono per nulla da possibili contagi”.

 

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Il Codice di comportamento delle Ong, è una farsa. Sentite la protesta di Medici senza frontiere: “Profana il nostro santuario”. Cosa nasconde questa associazione? Non mi è mai stata chiara, ma non mi è chiara nemmeno la posizione di governo e istituzioni.

1502008618419.jpg--codice_ong__protesta_medici_senza_frontiere___viola_il_nostro_santuario_E su Iuventa, il poliziotto sotto copertura: “Sono rimasto a bordo per 40 giorni e sono riuscito a documentare con foto e video i contatti tra l’equipaggio tedesco e i trafficanti d’uomini”.

Dice no al Codice etico delle Ong Loris Filippi, presidente di Msf. “Io non esprimo alcun giudizio politico sull’attività del ministro Minniti. Se lui crede nell’efficacia dell’azione coercitiva, vada pure avanti. Noi non siamo d’accordo. Ma l’errore fondamentale è ritenere di poter miscelare l’azione umanitaria con il contrasto all’immigrazione clandestina. I militari, la polizia fanno il loro lavoro, noi facciamo altro e questa separazione di ruoli è fondamentale”, dichiara a Repubblica. “Se nelle nostre strutture o sui nostri mezzi dovesse entrare personale armato sarebbe uno spazio violato, non sarebbe più un santuario umanitario. Noi ci rendiamo ben conto che le forze dell’ordine sono una cosa diversa dalle milizie, però anche un contesto come quello del Mediterraneo dove una nostra nave è stata attaccata dalla guardia costiera libica presenta rischi sulla sicurezza”.
E ha suscitato scalpore la vicenda del poliziotto dello Sco, il Servizio centrale operativo che per quaranta giorni ha lavorato sotto copertura sulla Vos Hestia di Save the Children, che ha scoperto i contatti tra l’equipaggio della nave Iuventa e gli scafisti. Suo compito, verificare la fondatezza delle denunce presentate da alcuni volontari proprio di Save the Children. “Sono rimasto a bordo per 40 giorni”, ha raccontato l’agente al Corriere, “e sono riuscito a documentare con foto e video i contatti tra l’equipaggio della Iuventa e i trafficanti d’uomini”.

Luca B., 45 anni, sub, abilitato al soccorso medico in mare, agente esperto, ha dovuto agire con circospezione,”continuamente all’erta per non essere scoperto”. La cosa più complicata è stata filmare e scattare foto “per timore di suscitare sospetti tra gli altri membri dell’equipaggio”. E alla fine, il 18 giugno, la sua pazienza è stata premiata: “All’alba, la Vos Hestia e la Iuventa si incontrano in alto mare. Pochi minuti dopo si avvicina un barchino dei trafficanti. Rimane a pochi metri da Iuventa, gli scafisti parlano coi volontari. Arriva un altro barchino che scorta un gommone carico di migranti”.
Luca B. riesce a scattare foto e a filmare lo scambio. Tre ore dopo c’è un altro contatto e anche in quell’occasione l’agente sotto copertura riesce a filmare tutto. Poi comunica coi suoi capi: “Ho tutto, comprese le immagini dei barchini restituiti ai trafficanti e riportati in Libia”. Grazie a lui, ciò che tutti han sempre saputo e che pochi (Salvini, Zuccaro, la Lega, il Centrodestra) han sempre detto, viene infine dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio. E adesso tremano i buonisti.

 

 

1337.- VERSO LA NUOVA ITALIA, MA CHE SIA CIVICA.

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Lunedì 31 luglio 2017 si è svolto l’incontro programmato per la firma del Codice di condotta per le Organizzazioni non governative (Ong) impegnate nelle operazioni di salvataggio dei migranti in mare.

Sono state nuovamente rappresentate le ragioni che hanno ispirato la redazione del Codice, la posizione pienamente concorde di tutti i Paesi dell’Unione già espressa a Tallinn e l’intesa con la Commissione che ha seguito la redazione e la messa a punto del documento.

In particolare, hanno sottoscritto il documento Migrant offshore aid station (Moas) e Save the children, mentre Proactiva open arms ha fatto pervenire una comunicazione con la quale ha annunciato la volontà di sottoscrivere l’accordo.

L’organizzazione Médecins sans frontiere (Msf) ha consegnato una lettera diretta al ministro Minniti, con la quale, nel prendere atto dell’esemplare ruolo svolto dall’Italia, ha messo in luce che i principi umanitari di indipendenza, imparzialità e neutralità non hanno consentito la firma assieme alle altre organizzazioni. Ciò nonostante hanno ritenuto liberamente di adeguarsi alla gran parte dei principi del Codice da loro condivisi. Non hanno preso parte: Sea watch, Sea eye, Association europeenne de  sauvetage en mer (Sos mediterranee), mentre Jugent Rettet non ha firmato. Sottoscritto il documento da Migrant offshore aid station (Moas) e Save the children. Proactiva open arms ha comunicato la volontà di sottoscrivere l’accordo.

In conclusione, è stato fatto presente che l’adesione avrebbe consentito di essere parte di un sistema istituzionale finalizzato al soccorso in mare, all’accoglienza e alla lotta al traffico degli esseri umani, senza in nessun modo interferire nei principi fondanti le singole organizzazioni.

L’aver rifiutato l’accettazione e la firma pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse. In una condizione diversa, saranno invece parte integrante le ONG che hanno sottoscritto il Codice.

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Per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «nessun ritorno alle sovranità nazionali potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità». «Nessun Paese europeo, da solo, potrà mai affacciarsi sulla scena internazionale con la pretesa di influire sugli eventi, considerate le proprie dimensioni e la scala dei problemi», ha aggiunto il capo dello Stato, durante la cerimonia a Montecitorio per il sessantesimo del trattato con cui sono state istituite la Comunità economica europea e la Comunità europea dell’energia atomica, gettando le basi per l’attuale Unione. 

AVETE CAPITO? QUESTA E’ L’ULTIMA! STIAMO PARLANDO DELLA SOVRANITA’ NAZIONALE, QUELLA DI CUI SERGIO MATTARELLA NON VUOLE SENTIRE PARLARE, MA CHE DEVE GARANTIRE! SE VOGLIAMO PACE, SICUREZZA, BENESSERE E PROSPERITA’ DOBBIAMO CANCELLARE LA SOVRANITÀ’ E ASPETTARLE DA QUELL’ANOMALIA ISTITUZIONALE, DA QUELLA DITTATURA TECNOCRATICA FINANZIARIA EUROPEA CHE CHIAMANO UNIONE.

QUINDI, ADERENDO A QUESTA DOTTRINA, LE ORGANIZZAZIONI DEI TRAFFICANTI SI POSSONO RISERVARE DI RISPETTARE LA LEGGE ITALIANA?

PERCHE’ NON SI POSSONO FEDERARE GLI STATI SOVRANI? FINO A QUANDO CI FAREMO MENARE PER IL NASO DA UN QUALUNQUE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO O DELLA REPUBBLICA O DA CHI PER LORO?

Il loro codice di comportamento delle ONG ne autorizza e ne sostiene l’attività, ben consapevoli che abbiamo superato ogni possibile limite di accoglienza. Per una nave di Soros fermata per ora a Lampedusa, hanno lasciato libere le altre di continuare nei traffici e – di più – le sfortunate navi della Guardia Costiera gli vanno incontro per accelerare l’invasione. I fatti sono questi e afferma il falso chi blatera di integrazione. L’integrazione significa che da una parte si da e dall’altra si riceve, ma questi avventurieri non hanno una civiltà, non portano valori, perciò, non c’è nessuna possibile integrazione. C’è la fine della nostra civiltà, come quando al buon vino si continua ad aggiungere acqua e pure poco pulita, non si ha più il vino. Tutto questo può andar bene solo a chi non ha valori morali, etici, scambia il sesso animalesco con l’amore, il culo con la mamma (la sua), il potere con la democrazia. Oggi assistiamo a un proliferare di improvvisati difensori della Costituzione in cerca di potere. Avere contestato una riforma mal fatta non significa che questa Costituzione si debba mantenere e, come dicono molti, si debba attuare. Se siamo precipitati a questi livelli significa che è mal fatta, che ha fissato la trama dei principi guida per i cittadini abbandonandoli però a se stessi o nelle mani di partiti liberi di deviare da quella trama e, così, è stato. Che Costituzione vogliono attuare questi aspiranti leader politici se questa non contiene norme sufficienti a garantire la sua applicabilità e a tutelare i suoi sacri Principi? I costituenti non hanno voluto vincolare i loro partiti e nemmeno i sindacati e il risultato è che l’interesse particolare, poi, personale ha prevalso sul diritto e sul bene pubblico. Il principio del pareggio in bilancio ha sepolto il principio lavoristico: la madre della nostra democrazia, perché non c’è libertà senza dignità e non c’è dignità senza il lavoro. La verità è che dobbiamo riscrivere la Costituzione e non attuarla, che dobbiamo disciplinare i partiti e tutte le organizzazioni intermedie nelle quali si svolge la nostra partecipazione alla politica. L’art. 49 detta una regola senza valore. Aver scritto “con metodo democratico” significa aver smarcato un preciso dovere con una banalità. Ve la do io la più bella Costituzione del mondo! Non serve nemmeno la legge elettorale se gli eletti saranno candidati da questi partiti. Voteremmo un altro centro di potere del vincitore e non un “Parlamento” di tutti. La democrazia non ha vincitori né vinti e il dialogo è il suo sale. Tutte le leggi non urgentissime, votate con la fiducia sono state incostituzionali. Chi le ha promulgate non è stato all’altezza della sua funzione. Lasci lo scranno! Votiamo, dunque, una Costituente e diffidiamo da quanti si propongono come salvatori della Patria per costruire un loro partito e un potere. Non ci servono e ne abbiamo fin troppi. Riscriviamo, dunque, una Costituzione che garantisca l’applicabilità dei suoi Principi, questi sì, modernissimi e faremo anche bene a considerare la sua compatibilità con le formazioni internazionali con cui siamo impegnati, se dovremo ancora esserlo. Mi rivolgo ai tanti magnifici costituzionalisti; finché non sarà tardi!

1335.- Dunkerque e la verità sui combattimenti nel maggio-giugno 1940

Torniamo a leggere Jacques Sapir per riflettere dal punto di vista storico, su quanto sia importante la politica per un popolo, in pace come in guerra.

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Il film “Dunkerque”, appena uscito in diversi Paesi [1], tra cui la Francia, fa rivivere il mito di un esercito francese che non avrebbe combattuto nelle tragiche settimane di maggio e giugno 1940. In realtà, questo film mescola un punto di vista tedesco e uno (non professionista) statunitense [2]. La realtà fu ben diversa. Non che l’esercito francese non fu sconfitto, ma tale sconfitta va principalmente attribuita a una strategia inadeguata, e in particolare la sconfitta francese nel 1940 fu molto più dovuta a ragioni politiche che militari. Se ci fu il crollo della Francia, fu soprattutto politico.

La realtà dei combattimenti in maggio e giugno 1940
I combattimenti furono estremamente violenti, provocando 92000 morti tra i francesi e probabilmente 100000 tra i tedeschi. In realtà, la violenza dei combattimenti costrinse il regime di Hitler a spostare nel tempo la “rivelazione” sul numero di vittime. La manovra chiamata “falce” condotta da Guderian, è nota [3]. Ma la storia delle battaglie che comportò, soprattutto a Gembloux e Stonne (13-17 maggio 1940), se è ben dettagliata presso gli storici statunitensi, inglesi e tedeschi, resta,-salvo testimonianze, piuttosto poco nota al grande pubblico francese [4]. Infatti, a Gembloux, le unità francesi, in particolare la 3.za DIM, inflissero gravi perdite alle forze corazzate tedesche, mettendo fuori combattimento in due giorni più di 200 carri armati tedeschi. Stonne, piccolo villaggio delle Ardenne, fu catturato e ripreso 17 volte, a un prezzo molto costoso per i tedeschi, che scoprirono che il loro armamento non era in realtà superiore a quello francese.

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Armamento Francese: David Lehmann A – 01-1940

Conosciamo la storia sul carro armato B1bis del futuro Generale Billotte, che distrusse una compagnia di carri armati tedeschi, in quello che sembrò il presagio degli agguati di Villers-Bocage nel giugno 1944, o quella del B1bis del comandante Domercque, che causò panico nella fanteria tedesca. Storie simili riguardano la battaglia di Montcornet (dove la 4.ta DCR del Colonnello de Gaulle entrò nel fianco di Guderian) oppure di Abbeville. La fine dei combattimenti di maggio fu, ovviamente, l’evacuazione di gran parte della BEF inglese a Dunkerque (tema del film). Ma l’evacuazione fu resa possibile dal coraggio dei soldati francesi [5]. In realtà, questa campagna fu utilizzata dalla macchina della propaganda nazista per costruire il “mito” della Blitzkrieg, ma in realtà rivelò soprattutto limiti e debolezze della Wehrmacht [6]. Allo stesso modo, nelle battaglie di maggio e giugno 1940, la ferocia dell’esercito tedesco (non delle SS che in realtà non esistevano ancora come forza di combattimento) si rivelò ai senegalesi che combattevano nelle unità francesi [7]. Tutto questo deve interrogarci sulle ragioni del perpetuarsi dei miti (i soldati francesi non combatterono, i soldati tedeschi non commisero crimini, fu colpa solo delle SS). Nella realtà è ormai ben consolidata l’incompetenza cronica tedesca, o più specificamente, dovuta al modo in cui il regime nazista organizzò la guerra e il suo strumento militare.

L’incompetenza cronica tedesca
L'”incompetenza cronica” tedesca si manifestò su più livelli, non appena si lasciano gli elementi tattici più stretti. È interessante notare che furono gli italiani, in contatto costante con le élite naziste, che fornirono le migliori descrizioni di tale “incompetenza cronica” o “disordine strutturale” del processo decisionale [8]. I “Diari di Ciano” pubblicati dopo la guerra, mostrano molto bene come un osservatore, ambivalente verso Hitler, notò la successione delle decisioni coerenti solo in ambiti limitati, ed incompatibili tra esse. L’incoerenza strategica fu evidente già nel 1939. L’esercito tedesco non era pronto alla guerra contro Francia e Gran Bretagna. Inoltre, Hitler disse, per calmare i suoi generali, che Francia e Gran Bretagna non avrebbero lottato per la Polonia. L’editoriale triste e scioccante di Marcel Déat (il famoso Morire per Danzica?) certamente rafforzò le sue opinioni. Tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco e la diplomazia italiana attirarono l’attenzione sul fatto che la determinazione franco-inglese fu forte quella volta. In tale contesto, la ricerca del compromesso sarebbe stata logica, soprattutto da quando Hitler indicò il 1942-1943 come data per la guerra. Tutti i piani sul riarmo tedesco, aereo, terrestre e marittimo, furono pianificati sulla base di tale data e non per una guerra nel 1939. Eppure Hitler attaccò la Polonia perché “voleva” la guerra, più dell’avanzata che si aspettava da essa. Rischiò la rottura con Mussolini [9].
Nel 1940, l’operazione contro la Norvegia fu un disastro sul piano navale. La fattibilità dell’invasione della Gran Bretagna con l'”Operazione Leone Marino”, fu compromessa dalle perdite subite al momento. Tuttavia, dal punto di vista strategico, una vittoria contro la Gran Bretagna era più importante della conquista della Norvegia. Per Hitler, invece, “agire prima del nemico” era più importante di qualsiasi altra cosa. Immaginate la situazione diplomatica intricata degli alleati se Hitler avesse aspettato Churchill imporre l’idea d’invadere un Paese neutrale (Norvegia). Il dittatore si sarebbe coperto con la scusa di proteggerne la neutralità e avrebbe certamente ottenuto il supporto svedese. La decisione d’invadere la Norvegia fu, dal punto di vista strategico, una benedizione per gli alleati. Allo stesso modo, alla fine del 1941, la decisione di Hitler di dichiarare guerra agli Stati Uniti dopo Pearl Harbor non era in alcun modo giustificata, dato che il patto tripartito non aveva valenza reale da tempo e il Giappone evitò di sostenere la Germania contro l’URSS. Roosevelt avrebbe certamente avuto qualche difficoltà ad ottenere rapidamente una dichiarazione di guerra se la Germania avesse dichiarato la non-belligeranza nel conflitto tra Giappone e Stati Uniti. Ma per Hitler era essenziale prendere la decisione finale. Si vede, dal suo discorso, che la dimensione patologica della rappresentazione del mondo prevaleva. La produzione industriale degli Stati Uniti non lo spaventò perché il Paese era “mezzo ebreo e mezzo negrizzato” [10]. Questi non sono gli unici esempi di coerenza ideologica che condussero all’incoerenza strategica di Hitler, portandoci alla situazione nel giugno 1940.
La logistica dell’esercito tedesco non poté sostenere un’offensiva prolungata, i generali lo dissero a Hitler. Il grado di motorizzazione dell’esercito era relativamente basso, anche se i mezzi erano concentrati in divisioni corazzate e di cavalleria (“leggere”). La “Blitzkrieg” era un mito della propaganda e non una realtà dottrinale o operativa [11] Dopo sei settimane di aspri combattimenti, che sappiamo oggi aver causato perdite di uomini almeno pari e probabilmente superiori alle perdite franco-inglesi, con le linee di comunicazione molto allungate e notevolmente usurate, l’esercito tedesco dovette fermarsi. Inoltre, si ebbe lo stesso problema con Barbarossa, quando l’avanzata tedesca si fermò a fine luglio 1941, dando ai sovietici una tregua. Tutti gli archivi militari tedeschi convengono su tale constatazione.

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Quando Pétain offrì la vittoria ad Hitler

Questo spiega il motivo per cui, nel giugno 1940, Hitler si gettò letteralmente sull’offerta di armistizio di Pétain. Qui va letto attentamente il libro di William L. Shirer [12]. Shirer nel 1940 era un giornalista accreditato a Berlino e seguiva il leader nazista. Era presente alla firma dell’armistizio di Compiègne. Il suo libro s’ispira anche ai ricordi di attori importanti (Halder, Ciano, gli interrogatori di Keitel e Jodl). Osservò che Hitler rifiutò a Mussolini la maggior parte delle richieste perché temeva di spingere i francesi a rifiutare l’armistizio e a continuare la guerra. Tale paura indica chiaramente che se l’avanzata tedesca fu spettacolare, fu anche fragile. Shirer va oltre, e la seguente citazione dell’autore e testimone diretto degli eventi che poté verificare le informazioni dalle migliori fonti, è essenziale per noi: “In ultima analisi, Hitler diede al governo francese una zona non occupata nel sud e sud-est. Fu una svolta intelligente. Non solo divise la Francia geograficamente e amministrativamente, ma rese difficile se non impossibile la formazione di un governo francese in esilio ed impedì ai politici a Bordeaux di espatriare la sede del governo nel Nord Africa francese, progetto quasi riuscito e rovinato all’ultimo momento, non dai tedeschi ma dai disfattisti francesi Pétain, Weygand, Laval e sostenitori”. [13] Hitler sapeva che le sue truppe non potevano continuare l’offensiva in Francia. L’offerta francese del pane dell’armistizio fu benedetta, perché convinse Hitler che la Gran Bretagna avrebbe fatto una richiesta analoga vedendo la Francia uscire dalla guerra. Per lui, la guerra in Occidente era finita. Solo contro tutte le sue rappresentazioni mentali, secondo cui ariani non potevano combattere contro altri ariani [14], la Gran Bretagna rifiutò di firmare una pace “onorevole”. Tuttavia, la Germania non aveva i mezzi per invaderla nel settembre 1940. L’aviazione tedesca, a causa delle decisioni (anche probabilmente giustificate dallo stato dell’industria tedesca) di Udet e di Jeschonnek, era essenzialmente una forza tattica, priva di raggio d’azione. I mezzi anfibi erano praticamente inesistenti (nonostante improvvisazioni ingegnose) e la Marina tedesca non si era ancora ripresa dalle perdite subite in Norvegia. E’ qui che l’operazione “Leone Marino” fu “ripresa” in Gran Bretagna nel 1960 (quando fu girato il film la Battaglia d’Inghilterra) con non meno di quaranta attori compresi alti ufficiali superstiti di entrambi i campi (Galland, Portal, ecc). Il risultato, verificato dagli esperti (docenti del Sandhurst Military Academy erano presenti) fu il tremendo massacro di truppe tedesche [15]. Un atteggiamento “ragionevole” sarebbe stato rinviare l’operazione nella primavera del 1941, anche se, naturalmente, le forze inglesi si sarebbero rafforzate considerevolmente nel frattempo. Eppure, invece di cercare di finire il lavoro, Hitler preparò da luglio 1940 l’attacco all’URSS. Quando gli italiani lo seppero, rimasero inorriditi ma non ebbero voce in capitolo.

Inefficienza operativa
In modo caricaturale, la storiografia occidentale riprese le tesi dei generali tedeschi che, nelle loro memorie evitarono la responsabilità delle loro perdite attribuendole alla “follia” di Hitler (anche se autentica) o agli italiani. Tuttavia, un’analisi realistica dei fatti dimostra che gli stessi generali furono responsabili delle loro perdite, nonostante e anche a causa del loro successo tattico. Questo fatto è stato chiarito da Geyer che mostra che, nel 1937-1938, il pensiero strategico tedesco si dissolse nella tattica [16]. Guderian vide nel “Colpo di Falce” nel 1940 un modo per spingere la Gran Bretagna fuori dalla guerra. Riteneva che la distruzione del gruppo d’armate inglese in Francia sarebbe bastato. Si potrebbe pensare che non lesse mai nulla della strategia inglese dal XVI secolo. Naturalmente, Guderian fu aiutato dagli inetti concetti strategici dell’esercito francese. Ma il comportamento delle unità francesi, a Gembloux e Stonne (nelle Ardenne), indicò l’estrema fragilità del piano tedesco. Si noti inoltre che Guderian non riuscì a distruggere il corpo inglese che fu evacuato a Dunkerque grazie all’ingegnosità degli inglesi, ma anche, e va detto e ripetuto, al sacrificio dei soldati francesi che fermarono l’esercito tedesco per quasi tre giorni. Il comportamento di Rommel nel 1941 e 1942 ebbe i tratti dello stessa malattia. Durante le operazioni “Crusader” (novembre 1941), l’attacco all’Egitto (il “Raid”) sarebbe potuto finire in un disastro, e l’Afrika Korps (AK) fu salvata dalla lentezza inglese e da una tempesta di sabbia. Il 27 novembre 1941, Rommel poteva perdere la 15.ma Panzerdivisionen a Bir al-Shalata, e con essa l’Afrika Korps [17]. Che pensare di un generale che metteva il proprio esercito in pericolo e salvato dal maltempo e dalla lentezza del nemico…
L’attacco del giugno 1942 (Gazala) fu tatticamente brillante. Ma possibile solo grazie alla cessione all’AK dei mezzi necessari per prendere Malta. Anche in questo caso fu un azzardo che portò a una serie di brillanti successi tattici, ma esaurì l’AK su un enorme teatro e una logistica indebolita. Si noti che bastò la brillante resistenza delle forze francesi libere del Generale Koenig a Bir Haqaym per salvare gran parte dell’8.va Armata inglese. Dal 29 maggio 1942 (la battaglia iniziò il 26), l’AK era a corto di carburante e munizioni. Anche in questo caso, la fortuna giocò a favore di Rommel, che trovò un passaggio libero dal tiro dell’artiglieria inglese per trasportare il carburante e le munizioni necessari. Tutti i fatti vanno considerati. Anche in questo caso, non dispensano l’alto comando francese, che conservava concezioni strategiche arcaiche, né la responsabilità della burocrazia civile e militare il cui peso gravò nella progettazione dei mezzi, né la responsabilità politica di un’élite che in maggioranza preferì “Hitler al Fronte Popolare”. Ma questi fatti illuminano il sacrificio delle truppe francesi nel maggio-giugno 1940, e in particolare la grande responsabilità sull’armistizio di Pétain. Questi fatti gettano anche luce sulle guerre, che sono davvero perse quando si rifiuta di combatterle. E questa è una lezione che potrebbe essere notevole.

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Note
[2] Maurice Vaïsse (dir.), Mai-juin 1940. Défaite française, victoire allemande sous l’œil des historiens étrangers, Postface de Laurent Henninger, Paris, Éditions Autrement, 2010.
[3] Karl-Heinz Frieser, Ardennen – Sedan, Militärhistorischer Führer durch eine europäische Schicksalslandschaft, Francfort sur-le-Main, Report, 2000.
[4] Voir, Jeffery A. Gunsburg, “The Battle of Gembloux. 14–15 May 1940: The Blitzkrieg Checked”, in Journal of Military History 64 (2000), pp. 97-140. Dominique Lormier, La bataille de Stonne, Ardennes, mai 1940, Paris, le Grand livre du mois, 2010.
[5] Dominique Lormier, La bataille de Dunkerque. 26 mai-4 juin 1940. Comment l’armée française a sauvé l’Angleterre, Paris, Tallandier, 2011
[6] Jean Solchany, “La lente dissipation d’une légende, la ‹Wehrmacht› sous le regard de l’histoire”, in Revue d’histoire moderne et contemporaine 47 (2000), pp. 323-353.
[7] Raffael Scheck, Hitler’s African Victims: the German Army Massacres of Black French Soldiers in 1940, Cambridge, Cambridge University Press, 2008 ; Raffael Scheck, “They Are Just Savages: German Massacres of Black Soldiers from the French Army in 1940”, in The Journal of Modern History 77 (2005), pp. 325-344.
[8] J. Sadkovich, “German Military Incompetence Through Italian Eyes”, War in History, vol. 1, n°1, Mars 1994, pp. 39-62; stesso autore, “Of Myths and Men: Rommel and the Italians in North Africa”, International History Review, 1991, n°3.
[9] Max Gallo, “L’Italie de Mussolini”, Marabout Université, Verviers, 1966, pp. 302-06.
[10] W. Sheridan Allen, “The Collapse of Nationalism in Nazi Germany”, in J. Breuilly (ed), The State of Germany, Londres, 1992
[11] Karl-Heinz Frieser, Le Mythe de la guerre éclair, Paris, Belin, 2003
[12] W.L. Shirer, “Storia del Terzo Reich”, vol. 2, Einaudi, Torino, 1962.
[13] W. Shirer, “Storia del Terzo Reich”, vol. 2, p. 129, op.cit.
[14] M. Burleigh e W. Wippermann, “The Racial State – Germany 1933-1945”, Cambridge University Press, 1991.
[15] F-K von Plehwe, “Operation Sea Lion 1940”, Journal of the Royal United Services Institution, March, 1973.
[16] M.Geyer, “German Strategy in the Age of Machine Warfare”, 1914-1945, in P. Paret (ed.) Makers of Modern Strategy, Princeton University Press, Princeton, N.J., 1986.
[17] Brig.Gen. H.B.C.Watkins, “Only Movement Brings Victory – The Achievements of German Armour”, in D. Crow (ed.), Armoured Fighting Vehicles of Germany -World War II, Barrie & Jenkins, London, 1978. Traduzione di Alessandro Lattanzio

1330.- ANALISI ONG NEL MEDITERRANEO

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Come operano, chi le finanzia e i punti oscuri

Quali ONG operano nel Mediterraneo

Al momento la Golfo Azzurro è stata locata da Proactiva Open Arms (la nave Astral è in riparazione).

Il MOAS ha recentemente acquistato un aereo per il pattugliamento marino, il King Air B 200 (tipologia di aereo in uso anche dall’esercito maltese).

Anche Sea-Watch si avvale di un ulteriore mezzo aereo per migliorare le ricerche in mare, il Sea-Watch Air.

Proactiva Open Arms ha acquistato una nuova nave che sarà presto a loro disposizione, El Open Arms.
Sea-Eye ha appena acquistato una nuova nave, sorella di Sea-Eye, la Seefuchs.

Nulla si sa su un’altra barca che presta soccorso a ridosso delle coste libiche, la Audur.

*La Verità 29/03/2017


MOAS (Migrant Offshore Aid Station)

Si qualificano come prima organizzazione professionale di ricerca e soccorso in mare nata nel 2014 da un’iniziativa privata, attualmente alla quinta missione dalla sua fondazione con un bilancio di salvataggi di oltre 33.000 tra bambini, donne e uomini in circa 3 anni di attività.

Come di deduce dall’atto costitutivo di MOAS, la ReSyH Limited è la società maltese fondatrice della ONG registrata dai coniugi Regina e Christopher Catrambone. Il terzo legale rappresentante è Alexander Sasha Gainullin, CEO anche di un’altra società in capo ai Catrambone, la Tangiers Group. La società presente tra i sottoscrittori è la Osprey Insurance Brokers (ramo assicurativo del Tangiers Group).

A fianco di MOAS opera Emergency per garantire un supporto medico alle operazioni di salvataggio.

MOASxChangeMOASxChange 2017: il 27 marzo, MOAS ha organizzato la seconda edizione di ‘MOASXchange’, un forum dedicato al fenomeno migratorio. Partecipanti: Presidente di Malta, Cesare Giacomo Zucconi della Comunità di Sant’Egidio, Oliviero Forti della Caritas Italiana, Jeff Crisp, del Refugee Studies Centre, Simon Busuttil leader dell’opposizione a Malta e il Vice-Ministro degli Esteri Italiano Mario Giro.

Dal Maggio 2017, la flotta del MOAS già ben equipaggiata (due navi, Phoenix e Topaz Responder, e due droni) si arricchisce di un gioiello full-optional dell’aeronautica, sia civile sia militare, il King Air B 200, aereo per il pattugliamento navale usato anche dall’Air Force maltese. L’operazione è sponsorizzata da One Foundation, fondo filantropico irlandese che si occupa di integrazione nel proprio Paese.

Il King Air B 200

King Air B200

I Catrambone e la ReSyH Limited (Atto Costitutivo)

Atto costitutivo ReSyH Limited

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I Catrambone

Poco si sa della veloce ascesa di Christopher Catrambone. Nato negli Stati Uniti a Lake Charles in Louisiana, dopo il college e non meglio note attività a seguito della devastazione dell’uragano Katrina, lo troviamo a Washington D.C. impegnato presso il Congresso USA in attività di investigazione private in zone di guerra come Iraq e Afghanistan. Numerosi voci lo vogliono come partecipante alle attività della Blackwater (ora ACADEMI), società di contractor specializzata in “plan B” dalla dubbia reputazione.1

Nel 2006, fonda con la moglie Regina, il Tangiers Group Limited, società registrata a Malta ma operante principalmente nel mercato inglese.

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Christopher Catrambone è stato inserito nella classifica riguardante “i 100 Global Thinkers del 2015” secondo Foreign Policy. Redattori di Foreign Policy (edito dalla Carnegie Endowment for International Peace, uno dei più importanti “think tank” USA) sono persone del calibro del diplomatico Peter Galbraith, Christian Brose assistente di Condoleezza Rice, del direttore della Commissione Attentati 9/11 Philip Zelikow, del funzionario del Pentagono Dov Zakheim, del mitico John McCain a tanti altri. E questi hanno deciso che hanno valutato e inserito Catrambone tra i 100 Global Thinkers del 2015. Cosa alquanto anomala visto che il fondatore di MOAS allora non era noto ai più e non era ancora balzato agli onori della cronaca.2

I Catrambone e il Tangiers Group

Il Tangiers Group Limited “is a growing organization that connects insurance products, emergency medical assistance, maritime, travel and claims management services to individuals, companies and groups all over the world” come recita il suo sito internet (http://www.tangiersgroup.com/). Il gruppo è diviso in quattro divisioni operative: Osprey Insurance Brokers (ramo assicurativo), Tangiers International (servizi di supporto e assistenza medica in zone di guerra o “a rischio”), Tangiers Maritime (servizi di supporto alle aziende che operano in mare) e il ramo no-profit con il MOAS Xchange (“Xchange measures, investigates and documents the impact of human movement globally. With an emphasis on the Mediterranean and Southeast Asia, the NGO collects, analyses and presents data for in-depth projects and specialist investigations covering the most pressing migration issues”) e OBS Advisory (associazione che collabora con chi deve operare o visitare zone a rischio, fornendo un supporto informativo tramite newsletter, servizi di allerta e redazione di articoli aggiornati.

Il Tangiers Group Limited fornisce un vero servizio di contractor e di intelligence nelle zone di guerra o considerate a rischio. Si occupa anche del cosiddetto “piano B” ovvero del Servizio Battleface, nel caso che i suoi clienti vengano rapiti (liberazione forzata con armi) o abbiano bisogno della scorta nella loro attività.

Atto costitutivo Tangiers International Limited

Atto costitutivo Tangiers International Limited

Altri membri di MOAS

Ian Ruggier, ha prestato servizio per 26 anni nell’esercito maltese. Ha sedato con la forza le rivolte dei migranti del 2014 a Malta cercando di isolare i loro capi per non fare clamore a livello internazionale fallendo. Qui sono venuti alla luce i discutibili metodi di detenzione dei migranti sbarcati sull’isola maltese.3 Ora Ruggiers lavora per il Tangiers Group. I meglio informati dichiarano che la sua presenza all’interno di MOAS fosse giustificata “per garantire che i profughi non venissero sbarcati a Malta”, che difatti è noto che quest’ultima non abbia rispettato le normative sull’accoglienza di presunti richiedenti asilo.

Martin Xuereb direttore con i Catrambone di ReSyH Limited, è stato brigadiere nel AFM (Armed Forces of Malta) fino al 2013 ed ex Capo della Difesa di Malta.

Robert Young Pelton, consulente strategico di MOAS. Proprietario della DPX Gear, azienda produttrice di coltelli da guerra forniti a chi si reca in zone da cui partono i migranti (https://www.dpxgear.com/about-us/). Sul sito sono presenti anche i suoi libri che trattano la difesa personale in determinate zone del mondo. Dalla sua biografia si apprende della sua presenza in Pakistan insieme alla CIA e in altre zone a rischio (http://www.comebackalive.com/who-is-ryp/). Come giornalista free-lance (ha scritto articoli anche per Vice) ha incontrato Eric Prince, il fondatore della Blackwater, la società militare privata statunitense (si presume di mercenari) impegnata in operazioni in Afghanistan e Iraq; la Blackwater è stata impiegata anche in Louisiana, durante l’uragano Katrina: Chris Catrambone è stato anche lui coinvolto nelle operazioni di emergenza in quella zona.

I bilanci del MOAS

Ad oggi non è stato ancora pubblicato sul loro sito internet il bilancio relativo alla gestione del 2016.

Dal bilancio 2015 possiamo dedurre qualche osservazione (https://www.moas.eu/wp-content/uploads/2017/02/MOAS-Administration-Report-2015.pdf):

  • Hanno ricevuto più di 5.700.000€ di donazioni (non sappiamo però l’esatta provenienza di questi fondi, se siano frutto di private donazioni di singoli individui, di generosi finanziatori o di fondazioni partner; le nostre richieste al riguardo sono state diverse ma nessuno ci ha mai risposto)
  • A pagina 8 dell’Annual Report 2015 si legge: “In 2015 MOAS operations returned to the central Mediterranean, focused on the area north of Libyan territorial waters and west of Tripoli, and operated between May and October, during which time they rescued a further 8,581 men, women and children.”
  • Come testimoniato da un’intervista di Biloslavo pubblicata da Il Giornale fatta ad un anonimo ammiraglio

    “Il bilancio della Moas è gonfiato. Avevano riportato il costo di un milione di euro al mese per un drone ad ala rotante quando a noi della Marina militare un elicottero costava la metà – spiega l’alto ufficiale che ha concluso il servizio da poco – I loro migliaia di sostenitori saranno pure in buona fede, ma secondo me l’operazione è diventata un business. E c’è chi spera che il flusso dei migranti non si fermi”. 4

Zone d’ombra riguardanti MOAS

Come piattaforma per il reperimento di donazioni negli Stati Uniti, il MOAS utilizza i servizi di Global Impact. Tra i Charity Partners oltre al MOAS (dal 2016 che è anche un “advisory clients”) ci sono altre associazioni (alcune delle quali presenze attive nel Mediterraneo): Save the Children, Medici Senza Frontiere, Unicef, Oxfam, Clinton Foundation (ricordiamo l’ingente finanziamento di Cristopher Catrambone a favore della campagna elettorale di Hillary Clinton) e Human Right Watch (associazione fondata e sostenuta dalla Open Society Foundation di Soros)5.

Una delle campagne effettuate su Global Impact della Clinton Foundation è la “Syrian Refugee Fund” che ha il fine di sostenere i rifugiati siriani (https://syriarelief.charity.org/).

Proprio in concomitanza con le scadenze fiscali italiane, hanno chiesto ed ottenuto la regitrazione per lo status di associazione no-profit che da il diritto di accedere ai contributi del 5×1000 nel nostro Paese.

In un articolo di ZeroHedge, che ne riprende uno precedente di Gefira, si trova questa collegamento:

“The Migrant Offshore Aid Station (MOAS) was founded in 2014 by entrepreneurs Christopher and Regina Catrambone. MOAS operates the ships the Topaz Responder and the Phoenix in the migrant fleet. Mr. Catrambone was isted as a major donor to Hillary Clinton, giving over $416,000 to her presidential campaign bid in 2016. Another major supporter of MOAS is Avaaz (www.avaaz.org) who donated €500,000 to MOAS’ “search and rescue operations.” Avaaz.org was founded by Moveon.org an American organization owned George Soros. Avaaz.org acts as the European branch for Moveon.org.” 6

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Da un articolo di Gian Micalessin pubblicato su “Il Giornale”:

“Secondo fonti militari di Malta le attività del MOAS coprono attività d’intelligence per conto del governo statunitense. E secondo le stesse fonti su almeno una delle due navi del MOAS sono, o erano, installate strumentazioni per intercettazioni ad ampio raggio.” 7

L’articolo tratta anche i presunti salvataggi di MOAS in acque territoriali libiche:

“Tra le quattro operazioni al di sotto delle 12 miglia messe sotto esame nel 2016 due vennero portate a termine tra giugno e luglio dal Phoenix e dalla Topaz-Responder, le due imbarcazioni di 41 e 50 metri in capo al Moas registrate in Belize e nelle isole Marshall. Operazioni registrate dai trasponder di bordo sicuramente non sfuggite all’attenzione della Guardia Costiera.” 7

Proactiva Open Arms

Proactiva Open Arms è un’organizzazione non governativa di Badalona (Barcellona), nata da un’idea di Oscar Camps, imprenditore nel settore del salvataggio nautico e costiero in Spagna con la Pro Activa Serveis Aquatics Sl. La società dei “bagnini” di Camps e consulenza nei servizi balneari, ha un fatturato di 3.000.000€ e capitale sociale di 100.000€; ha ottenuto diversi appalti per le attività di salvataggio lungo le coste spagnole e può vantare 600 dipendenti.

L’inizio dell’attività di salvataggio dei migranti è iniziata sulle sponde di Lesbo, quando Camps e qualche suo dipendente volontario hanno iniziato a prestare soccorso con pochi e poco efficienti mezzi. Da settembre 2015 a giugno 2016 la svolta e lo spostamento dalle acque greche a quelle del Mediterraneo centrale: i bagnini hanno acquisito una nave, la Astral, donata dal milionario italiano Livio Lo Monaco, “re del materasso spagnolo”. Hanno speso 340.000€ per adeguare la nave che era destinata al turismo alle esigenze del salvataggio in mare. Hanno anche acquistato diverse attrezzature e jetsky.

Proactiva Open Arms

Lo scorso inverno Proactiva Open Arms ha locato per tre mesi la nave Golfo Azzurro da Boat Refugee Foundation (la nave Astral è in riparazione). La Golfo Azzurro era già ben fornita di materiale medico e Proactiva ha introdotto solo un sistema di riscaldamento e di tende sul ponte. A differenza della nave precedente, Golfo Azzurro essendo più grande può caricare migranti invece di fare soltanto opere di trasbordo.

Per risolvere il problema relativo alla non possibilità della nave Astral di imbarcare migranti per ragioni di spazio e morfologia dell’imbarcazione, recentemente hanno acquisito una nuova nave, la El Open Arms, lunga 37 metri che apparteneva alla flotta del Salvataggio Marittimo Spagnolo.

Ulule è la piattaforma da loro utilizzata per l’attività di crowfundind (https://it.ulule.com/discover/?q=proactiva+open+arms)

Hanno attivato anche una campagna informativa nelle scuole spagnole. Il loro pensiero: “We want our children, future adults, to grow up in a society where it is inconceivable to see such an image and let such a thing happen. We want them to know our story, so that fighting for a cause like ours would cease to be necessary. That is why, we raise awareness by talking in schools throughout Spain.” 8

Zone d’ombra riguardanti Proactiva Open Arms

Nello schema troviamo l’ammontare delle donazioni private e pubbliche (hanno il 4% di donazioni effettuate da istituzioni pubbliche spagnole) e del loro utilizzo distribuito tra le due missioni (il Mediterraneo centrale e le coste di Lesbo). Nessun bilancio è stato fino ad ora pubblicato venendo meno alla trasparenza richiesta ad associazioni che operano nel sociale con fondi sovvenzionati da donazioni private. Nulla si trova anche sulle fonti delle donazioni e sulla loro composizione (donazioni private, donazioni di grandi filantropi e di fondazioni partner). (https://www.proactivaopenarms.org/en/who-are-we)

Proactiva Open Arms ha ottenuto il premio European Citizen’s Prize dal Parlamento europeo, generando dubbi sulla coerenza alla luce della normativa di respingimento definita da Frontex. (https://www.proactivaopenarms.org/en/who-are-we).

Il fondatore Oscar Camps è stato raggiunto da numerosi scandali riguardanti la sua attività commerciale, la Pro Activa Serveis Aquatics Sl. I lavoratori della società hanno iniziato uno sciopero lo scorso anno per protestare contro le cattive condizione di lavoro a cui erano sottoposti. “Proactiva fa un ottimo lavoro con i rifugiati. Ma la gestione del braccio commerciale della società è discutibile. Camps deve continuare a gestire l’attività soprattutto due mesi dopo l’assegnazione dell’appalto di salvataggio delle spiagge di Barcellona, ​​in Spagna il più redditizio, del valore di 2,13 milioni di euro all’anno “, dichiara un dipendente. Altre critiche mosse a Camps riguardano il presunto sfruttamento delle operazioni di Proactiva Open Arms come macchina per produrre positive pubbliche relazioni, che potrebbero portare benefici di immagine ed economici a suo favore. 9

Jugend Rettet

Jugend Rettet è un network tedesco formato da giovani europei. Dichiarano che insieme hanno comprato e convertito la nave Iuventa per renderla adatta al salvataggio in mare. Attermano sul loro operato: “stiamo facendo ciò che i governi non riescono a fare: salvare le persone in difficoltà marittime”.

Oltre alle operazioni in mare, il loro impegno si concentra anche sull’attività di propaganda politica per cambiare le regole europee sull’accoglienza e sul diritto di asilo:

“Besides our rescue missions we want to take a stand against the status quo of European asylum policies with our European network of embassies. We are counting on young Europeans to engage in political work. As a young generation we want to actively create a society worth living in. Together we raise awareness for the disgraceful situation on our outer borders and on the Mediterranean and mobilise supporters in all of Europe. We want to put pressure on state actors to enforce the fundamental right on life and security even on the Mediterranean.” 10

Zone d’ombra riguardanti Jugend Rettet

Uno degli sponsor di Jugend Rettet è Refugee Welcome, associazione che promuove l’affitto di appartamenti a stranieri con l’incontro tra domanda e offerta attraverso l’iscrizione al sito. Non fanno distinzioni tra immigrati clandestini e non. Tutti possono accedere al servizio nonostante sia vietato ai proprietari di immobili la locazione di appartamenti a immigrati irregolari.
(http://www.fluechtlinge-willkommen.de/en/ )A sua volta Refugee Welcome fa parte di una piattaforma tedesca che si chiama MENSCH MENSCH MENSCH E.V. a cui appartengono diverse associazioni tra le quali Fluchthelfer, che propone un servizio bus dall’Italia verso lo stato in cui il migrante vuole arrivare. Da quello che si deduce dal sito, il passaggio è valido anche per i clandestini: “As escape agents you can help to make a free society become reality. Within the Schengen Area this does not carry any significant risk and is even relatively easy to do. We know many people who have helped people flee out of their country. But we also know of many ministries and police agencies that are rattling their sabres to prevent this. But this is not a game. For some refugees it is a matter of life and death”. Recentemente molti “volontari del passaggio” sono stati arrestati alle frontiere francesi e svizzere; forse questi appartenevano a questa associazione.
(http://www.fluchthelfer.in/?lang=en)

In un documento pubblicato da Jugend Rettet riguardante la storia della fondazione della ONG e l’acquisto di Iuventa, alla pagina 12 si trova la seguente frase: “Commitment of two private persons to finance the ship” 11. Nessuna informazione su chi siano questi due privati.

Nessun bilancio ad oggi è stato pubblicato sul sito internet, nessuna lista di finanziatori e nessuna informazione prettamente economica, ovvero nessuna trasparenza garantita, come si dovrebbe, al donatore.

Jugend Rettet , nell’articolo di Maurizio Blondet rilanciato da diversi siti di notizie, è descritto come “prodotto di marketing, una simpatica operazione PSYOP(come gli striscioni Refugees Welcome negli stadi tedeschi in cambio di benefit e biglietti agli ultrà). Jakob Schoen e Lena Waldhoff, due ventenni di Berlino fondano l’associazione Jugend Rettet, lanciando un crowdfunding e trovano… trecentomila euro con cui comprano una nave”.12

Sea-Watch

Sea-Watch è un‘organizzazione tedesca di iniziativa privata fondata nel 2014 da un gruppo di cittadini, dedicata a porre fine ai morti nel Mar Mediterraneo.

  • Sea-Watch 1: ex Go-46, una seaworthy cutter dei Paesi Bassi, è stata riconvertita diventando Sea-Watch 1 e trasferita nel Mar Mediterraneo nel maggio 2015.
  • Sea-Watch 2: acquistata con il supporto delle donazioni, la nave britannica Clupea è stata riconvertita per l’attività di salvataggio, diventando Sea Watch 2. È stata varata il 18 marzo 2016 ad Amburgo e da lì trasferita nel Mediterraneo, dove ha iniziato ad operare con successo.
  • Sea-Watch Air: appena acquisito da Sea-Watch, Il velivolo dotato di microlight ha già iniziato il suo viaggio dalla Germania verso la Tunisia dove arriverà il 21 giugno. La ONG sostiene: “Utilizzeremo l’aereo per la ricognizione aerea del Mar Mediterraneo centrale per estendere la nostra missione umanitaria, in collaborazione con Humanitarian Pilots Initiative (HPI) con il nome di Sea-Watch Air”.

Hanno pubblicato un “Codice di Condotta” 13 sulla loro pagina Facebook, frutto di un meeting a Bruxelles a cui si atterranno tutte le ONG impegnate nel Mediterraneo centrale:

  • Il rispetto dei principi umanitari internazionali sanciti;
  • Difesa dei diritti umani fondamentali e Professionalizzazione degli interventi;
  • I partecipanti invitano ad astenersi chi ulteriormente farà accuse che descrivono le azioni di SAR ONG come illegali, senza citare la prova a supporto;
  • Le ONG vogliono il futuro un dialogo libero, equo e aperto con tutte le istituzioni europee coinvolte, il che porta ad una positiva integrazione della società civile SAR ONG nelle operazioni di soccorso umanitario in mare.

Zone d’ombra riguardanti Sea-Watch.

Uno dei partner di Sea-Watch è Watch The Med, una piattaforma di mappatura online per monitorare le morti e le violazioni dei diritti dei migranti alle frontiere marittime dell’UE. L’organizzazione fondata grazie alla Onlus Habeshia dal controverso Padre Mussie Zerai. Ha intitolato il suo libro uscito lo scorso gennaio “Padre Mosè” dichiarando in diverse interviste che “nel viaggio della disperazione il suo numero di telefono è l’ultima speranza”. Don Zerai si vanta di aiutare i migranti ad arrivare in Italia da 15 anni. 14

Watch the Med ha stilato un elenco del “buon migrante” dove la persona interessata ad attraversare il Mediterraneo può trovare utili informazioni.15

Nessun bilancio ad oggi è stato pubblicato sul sito internet, nessuna lista di finanziatori e nessuna informazione prettamente economica, ovvero nessuna trasparenza garantita, come si dovrebbe, al donatore.

Dichiarazioni molto forti dell’amministratore delegato al giornale tedesco “Die Welt”, Axel Grafmanns, un life-coach tedesco 16. Nell’articolo pubblicato sulla pagina Facebook di Sea-Watch si evidenziano queste parti: “Il nostro compito è quello di salvare vite umane nel Mediterraneo. Abbiamo un mandato umanitario. Non abbiamo ricevuto alcun ordine da Frontex. E questo è quello che facciamo al largo delle coste della Libia. E perché siamo lì? Semplicemente perché abbiamo una più elevata probabilità di salvare persone. Quindi, se ho capito bene il signor Leggeri, vuole che andiamo più lontano dalla costa della Libia. Questo significherebbe che più persone dovranno morire”. “Allora perché siamo lì? Semplicemente perché le agenzie governative non percepiscono come propria la missione di salvare vite umane, dove migliaia di persone muoiono”*.

Emblematici i comunicati stampa con le relative comunicazioni destinate tra gli altri a Fabrice Leggeri di Frontex, al Parlamento Italiano e indirettamente al Procuratore di Catania Dottor Zuccaro, che si sta occupando dell’inchiesta sulle ONG. (https://sea-watch.org/en/)

SOS MEDITERRANEE

SOS MEDITERRANEE è un’associazione umanitaria internazionale italo-franco-tedesca finanziata dalla popolazione solidale a livello globale. Con la nave di soccorso Aquarius sono attivi dal Febbraio 2016 nel Mediterraneo con operazioni di soccorso.

A fianco di SOS MEDITERRANEE opera Medici Senza Frontiere per il supporto medico e supporto economico per la locazione della nave Aquarius.

Oltre all’attività di salvataggio in mare, SOS MED si impegna a “testimoniare sulle realtà e sui volti della migrazione” (Informando l’opinione pubblica europea sulla situazione dei migranti nel Mar Mediterraneo, raccogliendo testimonianze e rendendo omaggio alle persone sparite nel tragitto; informando i migranti nei loro paesi d’origine e/o di transito sulla realtà delle condizioni d’accesso in Europa e sui pericoli ai quali si espongono; sensibilizzando l’opinione pubblica, le istituzioni europee e i governi nazionali sulle conseguenze drammatiche della loro politica migratoria). 17

Zone d’ombra riguardanti SOS MEDITERRANEE

Nessun bilancio ad oggi è stato pubblicato sul sito internet italiano, nessuna lista di finanziatori e nessuna informazione prettamente economica, ovvero nessuna trasparenza garantita, come si dovrebbe, al donatore. Dal sito francese della ONG presenta una classificazione delle donazioni ricevute: 71% dei fondi raccolti in Francia nel 2016 provenivano da individui, il 25% proveniva da donazioni private di aziende e fondazioni e il 4% dalle autorità pubbliche (Ville de Paris, Réserves de Parlementaires Français, Subvention de la Principauté de Monaco).

Hanno ottenuto dal Primo Ministro francese Bernard Cazeneuve un’importante onorificenza , la Grande Cause Nationale. Questo importante titolo onorifico permette di ottenere molti vantaggi come: avere la garanzia del governo; rafforzare la rete associativa del loro statuto costitutivo che agisce a livello nazionale e europeo; arrivare a tutti gli strati della società; fare affidamento su una piattaforma di pubblicità nei media più importanti; moltiplicare la portata dei loro messaggi e delle loro missioni; fornire un forte richiamo alla generosità del pubblico; essere in grado di continuare la loro missione, fino a quando ce n’è bisogno. Tutto ciò è in netto contrasto con le politiche di respingimento stabilite da Frontex e sottoscritte da tutti gli stati membri dell’UE, e con le politiche di chiusura delle frontiere attuate dalla Francia (ad esempio, i migranti bloccati a Ventimiglia).

Il 15 dicembre del 2016 hanno ottenuto il Premio per la Società Civile 2016 sulla migrazione assegnato dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) dove ricevono 10.000€ (50.000€ diviso tra i 5 vincitori). Il CESE è un organo consultivo dell’Unione europea. Istituito nel 1957, esso fornisce consulenza qualificata alle maggiori istituzioni dell’UE.18

Uno dei soci fondatori di SOS MEDITERRANEE è Cospe Onlus, onlus italiana che si occupa di migranti ed integrazione. Cospe è finanziata dalla UE, dai nostri ministeri degli Interni e degli Esteri, e da altre istituzioni pubbliche. Tra i sostenitori troviamo anche la Open Society Foundations di George Soros, come documentato dai file di Wikileaks.19

Cospe Onlus inoltre è associato a Carta di Roma, a Carta Di Lampedusa (libero movimento degli individui, resistenza contro le leggi che limitano l’immigrazione, e si batte per l’abolizione di tutte le leggi europee che limitano questo come Frontex), CILD, e molte onlus emiliane, toscane e marchigiane. 20

CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili) ha creato Open Migration. CILD supporta le ONG sotto un punto di vista legale e promuove iniziative pro immigrazione. E’ finanziata dalla Open Society Foundations di George Soros e dalla OAK Foundation 21 e rappresenta una rete di organizzazioni che lavorano per l’avanzamento dei diritti umani e delle libertà civili in Italia. Si battono per i diritti di tutti i migranti con attività di informazione, influecer e snocciolando dati statistici. Hanno chiesto all’UE la concessione di “Visti Umanitari” per creare un corridoio sicuro per chi volesse partire dal proprio paese di origine. Condannano la nuova legge sulla richiesta di asilo di Minniti-Orlando.22

Sea-Eye

Sea-Eye, ONG tedesca, vuole aiutare a salvare le persone in difficoltà e in pericolo di annegamento durante il loro pericoloso attraversamento del Mar Mediterraneo. Con le loro navi, cercano i migranti in difficoltà in prossimità della costa libica. Dichiarano che la procedura di soccorso essenziale è quella di inviare un segnale SOS e di avviare così un aiuto professionale.

  • Sea-Eye, un ex peschereccio di 26 metri di Sassnitz (Rügen, Germania), il cui vecchio nome era “Sternhai” (squalo delle stelle). La nave, inadatta alla navigazione, é stata riequipaggiata per le missioni di soccorso e nei primi mesi del 2016 si é diretta verso le coste africane.
  • Charlotte 2, un dinghi che permette il trasbordo dai gommoni alla nove madre.
  • Seefuchs, sorella della Sea-Eye, è una nuova nave adattata per il soccorso in mare che inizierà le operazioni di salvataggio a Maggio.

Zone d’ombra riguardanti Sea-Eye

Nessun bilancio ad oggi è stato pubblicato sul sito internet, nessuna lista di finanziatori e nessuna informazione prettamente economica, ovvero nessuna trasparenza garantita, come si dovrebbe, al donatore.

Arne Schmidt, capitano di Sea-Eye, ha una società che si occupa di brokeraggio navale.23 Qualcuno potrebbe obiettare presumibilmente un possibile “conflitto di interesse” tra l’attività principale del capitano e l’attività come volontario.

All’inizio del mese di settembre dello scorso anno, un equipaggio di Sea-Eye è stato arrestato dalla guardia costiera libica perché trovato in acque territoriali nazionali (accusa smentita dai volontari). Grazie all’intervento dell’ambasciatore tedesco in Libia, i membri di Sea-Eye sono stati rilasciati. Il motoscafo Speedy, in cui si trovavano al momento dell’arresto, è stato sequestrato.24

Intervistati da MeridioNews, i volontari e il direttore di Sea-Eye, Michael Buschever, dichiarano: “L’unica risposta della Ue è quella di combattere i rifugiati e di screditare i soccorritori” non nascondendo di temere le “pressioni dei governi incalzati dalle nuove destre”. 25

LifeBoat

LifeBoat, è una ONG tedesca promossa da un’iniziativa privata. I volontari sono esperti della navigazione o esperti nelle attività di soccorso.
Operano in collaborazione con SOS MEDITERRANEE e Medici Senza Frontiere, iniziando a operare nel Mediterraneo nel giugno 2016.

La loro nave è la Minden, un’imbarcazione lunga 23,3 metri e costruita nel 1985, posseduta precedentemente dalla German Sea Rescue Society.26

Zone d’ombra riguardanti LifeBoat

Nessun bilancio ad oggi è stato pubblicato sul sito internet, nessuna lista di finanziatori e nessuna informazione prettamente economica, ovvero nessuna trasparenza garantita, come si dovrebbe, al donatore.


Le nuove tecniche utilizzate dai trafficanti di esseri umani

Gommoni: il nuovo tipo di imbarcazione utilizzato dagli scafisti. Dati e informazioni tratti dall’informativa dell’ammiraglio Credendino a Frontex divulgata da Wikileaks. 2728

Linkiesta” ha pubblicato un interessante articolo sulla filiera che porta i gommoni sulle coste libiche. I gommoni sono di produzione cinese e possono essere acquistati facilmente sul sito di Alibaba.29

Nell’articolo di Linkiesta si apprende a proposito della “filiera del gommone” e dei porti coinvolti:“La Turchia non entra solo dalla finestra di questa storia ma anche dall’ingresso principale con tanti onori. Il porto internazionale di Malta è un bel crocevia di affari finanziari: gestito fino al 2004 in regime di monopolio dalla Malta Freeport Terminals, una società pubblica del Tesoro; a metà anni 2000 il Governo dell’isola del Commonwealth apre a una concessione di 30 anni per i marsigliesi di CMA-CGM, terza compagnia navale al mondo da 30mila dipendenti. Nel 2008 i francesi chiedono un’estensione della concessione da 30 a 65 anni. La ottengono. E poi girano metà delle quote ai turchi di Yildrim Group(porti, energia, miniere, chimica, real estate e private equity fra le molte attività che il colosso dell’Anatolia svolge) e infine un altro 49 per cento delle partecipazioni vengono stornate alla China Merchants Holdings International Company Limited di Hong Kong, con la promessa di investimenti pesanti nelle infrastrutture dei terminal e del porto. Colossi turchi e cinesi, quindi, non a caso”.

Riguardo ai gommoni trovati a Malta: “Il sequestro da parte della dogana maltese di 20 gommoni, l’unico di cui si abbia notizia confermata in un documento, è solo temporaneo. Perché come scrive l’ammiraglio Credendino: ‘Non c’erano motivi legali per trattenerli e sono stati quindi rilasciati per essere consegnati a destinazione’”.
Riguardo alla tipologia di gommoni, l’ammiraglio spiega: “Quei gommoni tubolari non servono per lo sport, non servono per il turismo, nemmeno per rimorchiare merci o come scialuppe di salvataggio. A ben vedere non funzionerebbero nemmeno come boe in mezzo al mare, perché dopo qualche ora o giorno si sgonfiano e imbarcano acqua. Sono solo una macchina da morte quasi certa”.

Nell’informativa di Credendino, viene anche analizzata la strategia utilizzata dagli scafisti nel Paese di origina dei migranti.

Spunti e conclusioni

Ruolo di Mario Giro, Vice Ministro degli Esteri: stante le politiche di respingimento del nostro Governo e dell’UE tramite Frontex, la posizione del Vice Ministro non è del tutto definita: partecipa al forum organizzato dal MOAS a Malta nonostante diverse inchieste già avviate da differenti Procure della Repubblica Italiana e l’inchiesta di Fabrice Leggeri, direttore di Frontex; rilascia interviste a quotidiani stranieri dove asserisce: “La recente dichiarazione di Frontex, che ha ipotizzato che i gruppi di aiuti (delle ONG) supportavano indirettamente i trafficanti criminali, hanno mostrato un fondamentale incomprensione dei cosiddetti fattori “push” e “pull” ovvero l’incoraggiamento rivolto a centinaia di migliaia di persone dall’Africa e dal Medio Oriente di lasciare le loro case e intraprendere un viaggio pericoloso attraverso il Mediterraneo verso Europa” e continua: “Non credo che le ONG siano in contatto con i trafficanti. Questa è una controversia fuorviante che viene usata per scopi interni. So che le ONG non entrano nelle acque libiche. È un dato di fatto“. Per rispetto dovuto alle istituzioni italiane da un nostro esponente del Governo, il Vice Ministro avrebbe dovuto aspettare la conclusione delle inchieste aperte dalle nostre Procure. 30

Ruolo del Sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini: è stata premiata lo scorso 20 aprile con il prestigioso riconoscimento per la pace Félix Houphouët-Boigny dell’UNESCO. Il sindaco, intervenuto alla trasmissione televisiva Agorà, afferma che lo scandalo riguardante le ONG sia stato montato dalla politica.31 Sembra discutibile la delibera 123 del 25/08/2014 riguardante “l’adesione al Protocollo d’intesa tra la Fondazione italiana Open Society Initiative for Europe (appartenente alla Open Society di George Soros) e il Comune di Lampedusa e Linosa, per la fornitura di una servizio utile alla realizzazione di progetti e iniziative rivolte allo sviluppo del territorio”.32

W2eu (Welcome to Europe), è una vera e propria “guida” per chi volesse migrare dal Paese di origine verso l’Europa. Il sito internet recita: “For freedom of movement: indipendent informazion for refugees and migrants coming to Europe”.33 La guida è disponibile in diverse lingue e differenziata secondo il Paese di destinazione. Molti hanno cercato di capire chi fosse lo sponsor di questa iniziativa; Pamela Geller, nel suo articolo, scrive che la guida è “stampata e distribuita dalla Open Society Foundations”.34

La guida di w2eu si scontra ideologicamente e concretamente con la campagna Aware Migrants, sostenuta anche dal nostro Ministero dell’Interno. Aware Migrants ha lo scopo di informare sui rischi del “viaggio” i cittadini dei Paesi con alto tasso di migrazione.35


Lo scopo di questa ricerca non è stato quello di denunciare l’operato delle ONG nel Mediterraneo ma piuttosto quello di chiedere alle suddette una certa dose di trasparenza e chiarezza, caratteristiche richieste a chi può disporre di grandi risorse raccolte tramite le donazioni di soggetti privati e ulteriormente richieste a chi si occupa di un argomento delicato come la migrazione e le morti in mare. Inoltre vista la grande quantità di informazioni spesso in contrasto, volevamo rendere disponibile del materiale il più possibile “neutro” che potesse stimolare il lettore a ulteriori riflessioni e analisi.
Lasciamo alle varie Procure della nostra Repubblica e alla commissione di Frontex, il compito di indagare e portare la realtà dei fatti “a galla”.


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Fonti:

  1. (https://aurorasito.wordpress.com/2016/12/07/come-blackwater-ed-emergency-traghettano-migranti-in-italia/)
  2. (https://www.moas.eu/it/i-fondatori-di-moas-nominati-tra-i-100-pensatori-piu-influenti-al-mondo-del-2015-da-foreign-policy/)
  3. (https://www.avvenire.it/attualita/pagine/i-centri-vergogna-di-malta)
  4. (http://www.ilgiornale.it/news/politica/ricatti-e-costi-gonfiati-vi-racconto-verit-sulla-flotta-1388183.html)
  5. http://charity.org/sites/default/files/2016GlobalImpactAnnualReport_web.pdf
  6. (http://www.zerohedge.com/news/2017-02-09/ngo-fleet-bussing-migrants-eu-has-ties-george-soros-hillary-clinton-donors)
  7. (http://www.ilgiornale.it/news/politica/segnalazioni-dei-servizi-e-silenzio-governo-1391111.html)
  8. (https://www.proactivaopenarms.org/en/raising-awareness)
  9. http://cronicaglobal.elespanol.com/business/oscar-camps-el-salvarrefugiados-que-no-puede-reflotar-su-empresa61288102.html
  10. https://jugendrettet.org/en/
  11. https://en.jugendrettet.org/files/pressportfolioJR.pdf
  12. (http://www.maurizioblondet.it/proprietari-delle-navi-negriere/)
  13. (https://www.humanrightsatsea.org/wp-content/uploads/2017/03/20170302-NGO-Code-of-Conduct-FINAL-SECURED.pdf)
  14. (http://www.ilgiornale.it/news/politica/ricatti-e-costi-gonfiati-vi-racconto-verit-sulla-flotta-1388183.html)
  15. (http://www.watchthemed.net/index.php/page/index/9)
  16. (http://axel-grafmanns.de/person/ueber-mich/)
  17. (http://sosmediterranee.org/la-nostra-missione/carta/?lang=it)
  18. (http://sosmediterranee.org/notizie/comunicati-stampa/?lang=it)
  19. (http://www.maurizioblondet.it/le-ong-pagate-soros-ce-anche-arcigay/)
  20. (http://www.dsps.unict.it/sites/default/files/files/carta_lampedusa.pdf)
  21. (http://www.cilditalia.org/blog/cild-liberta-diritti-civili/)
  22. (http://openmigration.org/missione/)
  23. (http://www.as-yacht.de/)
  24. (http://sea-eye.org/en/sea-eye-helfer-nach-freilassung-in-libyen-ich-mache-weiter/)
  25. (http://meridionews.it/articolo/52895/sea-eye-a-licata-nave-tedesca-che-salva-i-migranti-temiamo-pressioni-delle-nuove-destre-sui-governi/)
  26. (http://www.lifeboatproject.eu/de/)
  27. (https://wikileaks.org/eu-military-refugees/EEAS/EEAS-2016-126.pdf)
  28. (http://znetitaly.altervista.org/wp-content/uploads/2016/03/WikiLeaksEUNAVFORSOPHIA25012016.pdf)
  29. (http://www.linkiesta.it/it/article/2017/01/20/cerchi-un-gommone-per-il-traffico-di-migranti-i-cinesi-hanno-pronto-un/32945/)
  30. (https://www.theguardian.com/world/2017/apr/05/eu-migration-crisis-frontex-people-traffickers)
  31. (http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2017/04/28/migranti-sindaca-lampedusa-ong-dibattito-montato-dalla-politicaDKMAx3SiGpnjZqmrtrWRnJ.html?refreshce)
  32. (https://docs.google.com/viewerng/viewer?url=http://www.ideadestra.org/wp-content/uploads/2017/03/DELIBERA-SOROS-LAMPEDUSA.pdf&hl=it)
  33. (http://w2eu.info/)
  34. (http://pamelageller.com/2015/10/world-leader-slams-george-soros-for-promoting-funding-migrant-invasion.html/)
  35. (http://www.interno.gov.it/it/notizie/aware-migrants-campagna-informativa-

1324.- Orban, il discorso di un patriota

 

Hungarian Prime Minister Orban attends a foundation stone laying ceremony for a new division of the Knorr-Bremse factory in Kecskemet

UN DISCORSO PER NOI
Abbiate la pazienza di leggere questo ultimo discorso del Premier ungherese  Viktor Orbán, tenuto come tradizione all’annuale Summer University di Bálványos.
Fatelo senza fanatismo entusiasta o esaltazioni inutili perché è un grandioso discorso carico di lucido realismo e buon senso; è un discorso senza filtri diplomatici, linguaggi istituzionali, conformismo ideologico. Per questo merita di essere analizzato in profondità.

Più che un discorso è una visione dell’Europa, un’aspirazione, un progetto di difesa e salvezza di una civiltà minacciata da una globalizzazione selvaggia, impietosa e senza scrupoli.
Il leader di una piccola nazione si erge a guida per chiunque oggi rivendichi il valore di un patriottismo eroico, spregiudicato, capace di difendere ciò che si ama e ciò che ancora si è, da chi odia e vuole distruggere ciò che noi siamo.

Le parole di Orbán non riguardano l’Ungheria ma l’essenza stessa della nostra identità europea dilaniata dalla dissoluzione globalista imposta dalle élite tecnocratiche e apolidi.

Buona lettura.

OMAGGIO A TRUMP
Orbán ritiene l’elezione di Trump il simbolo di un conflitto che può emergere nel mondo occidentale «tra l’élite transnazionale globale e leader nazionali patriottici».
«Nel 2009 Obama tenne il suo primo discorso internazionale in un’importante città chiamata Il Cairo. L’attuale presidente degli Stati Uniti ha tenuto il suo primo discorso internazionale in un’importante città chiamata Varsavia».

E per misurare l’importanza di questo cambiamento, Orbán cita un passaggio del discorso di Trump:
«La nostra lotta per l’Occidente non inizia sul campo di battaglia. Inizia nelle nostre menti, nelle nostre volontà e nelle nostre anime. […] La nostra libertà, la nostra civiltà e la nostra sopravvivenza dipendono da questi legami di storia, cultura e memoria».

LIBERTÀ ECONOMICA
«Una nazione forte non vive con i soldi di qualcun altro. Ringrazia istituzioni come il FMI per il loro aiuto e le saluta: rispedisce indietro i loro pacchi e spera di non doverle più incontrare. Questo è ciò che ha fatto l’Ungheria. Prima del 2010, i governi socialisti avevano agganciato la sopravvivenza della nazione al FMI; il problema è che una macchina può supportare la vita di un paziente aiutando la sua sopravvivenza, ma alla fine il paziente rimane fisicamente legato ad essa».

LA TRAPPOLA DEL DEBITO
«Un paese è forte se le sue finanze sono in ordine. Nessun paese è forte se il suo deficit di bilancio è eccessivo; se le sue imprese sono alla mercé dei creditori;  se la sua popolazione è stata attirata nella trappola del debito come fu quella ungherese con i prestiti in valuta estera».

«Passo dopo passo, l’Ungheria è riuscita ad affrontare tutte queste questioni (…) e oggi cresciamo quasi il doppio della media dell’Unione Europea (…) e siamo in grado di fornire posti di lavoro per tutti coloro che vogliono lavorare. Pochi paesi del mondo sono in grado di farlo. Noi siamo uno di questi. Nel 2010, su una popolazione di 10 milioni di abitanti, solo 3,6 milioni di ungheresi avevano un lavoro e solo 1,8 milioni pagava le tasse (…). Oggi in Ungheria 4,4 milioni di ungheresi lavorano e 4,4 milioni pagano le tasse».

ASSET STRATEGICI
«Un piccola nazione come l’Ungheria (che non è grande come la Germania o gli Usa), è forte solo se possiede le industrie strategiche che determinano il suo destino. Oggi lo Stato ungherese possiede la maggioranza nel settore energetico, in quello bancario e nel settore dei media. L’Ungheria ha speso circa 1000 miliardi di forini per riacquistare la proprietà nei settori strategici e nelle società prima scioccamente privatizzate».

Viktor-Orban-AP-640x480DEMOGRAFIA
«Per una nazione che vuole essere forte, il declino demografico dev’essere fuori questione. Una nazione che non è in grado di sostenersi demograficamente è destinata a scomparir.

«Molti di voi hanno notato che in Ungheria spendiamo una grande quantità di soldi sulle politiche per la famiglia. Volete sapere da dove prendiamo questi soldi? Li prendiamo dalle multinazionali sotto forma di tasse speciali».

In tutto, spiega Orbán circa 500 miliardi di fiorini (quasi 2 miliardi di euro) prelevati da banche, assicurazioni, società energetiche e telecomunicazioni e poi indirizzate a politiche demografiche e di supporto familiare.

IMMIGRAZIONE
Il tema dell’immigrazione per Orbán si lega al tema della dissoluzione dell’Europa e dei suoi popoli:
«La domanda principale per il prossimo decennio è se l’Europa resterà quella degli europei; se l’Ungheria rimarrà il paese degli ungheresi, la Germania dei tedeschi, la Francia dei francesi, l’Italia degli italiani. Chi saranno i cittadini europei?».

«Qualcuno sostiene che l’integrazione risolverà il problema. Ma non siamo a conoscenza di alcun processo di integrazione riuscito. (…) Dobbiamo ricordare ai difensori della “integrazione riuscita”, che se persone portatrici di visioni contrastanti vengono a trovarsi nello stesso paese,  non ci sarà integrazione, ma caos».

«È del tutto evidente che la cultura dei migranti è in opposizione radicale alla cultura europea; e idee e valori in conflitto si escludono a vicenda. Pensiamo al rapporto uomo-donna nella cultura islamica: per gli europei hanno gli stessi diritti mentre per i musulmani ciò è inaccettabile. Questi due approcci non possono coesistere, ed è solo una questione di tempo che uno o l’altro prenda il sopravvento».

«L’immigrazione non può essere una risposta ai problemi economici. È come se dei naufraghi in mezzo all’Oceano inizino a bere l’acqua del mare: non smorzeranno il problema della  loro sete ma l’aumenteranno».

SOLIDARIETÀ
Orbán colpisce e affonda la deformazione ideologica e ipocrita dell’Europa:
«C’è una parola che emerge spesso nella politica europea: solidarietà. Mala solidarietà non è un fine in sé, ma solo un mezzo. Il fine dell’Europa è fare in modo «che i popoli nati qui vivano in pace, sicurezza, libertà e prosperità, in linea con i propri valori. Questo dovrebbe essere il fine, l’obiettivo dell’Europa. La solidarietà è solo un mezzo per ottenerlo».

E poi un passaggio che servirebbe da lezione ai timidi e paurosi governanti italiani:

«L’Ungheria si è difesa – e ha difeso l’Europa allo stesso tempo – contro il flusso migratorio e l’invasione; e per farlo ha speso 260-270 miliardi di forini. L’UE ha rimborsato solo una piccola parte di tale somma. L’Unione europea non dovrebbe parlare di solidarietà fino a quando non rimborserà all’Ungheria quanto deve. Fino ad allora, suggerisco di esercitare più modestia».

orban sorosL’IMPERO SOROS
«A Bruxelles è stata forgiata un’alleanza. I membri di questa alleanza sono i burocrati di Bruxelles, la loro élite politica e un sistema che può essere descritto come “Impero di Soros”. Quest’alleanza è stata forgiata contro i popoli europei. E dobbiamo riconoscere che oggi George Soros può perseguire più facilmente gli interessi del suo impero a Bruxelles di quanto non possa farlo a Washington o a Tel Aviv».

«Come al solito, quando l’élite si rivolge contro il proprio popolo, c’è sempre la necessità che gli inquisitori lancino procedimenti contro chi esprime il parere della gente» (…) Per questo non dobbiamo pensare alla lotta di fronte a noi come una cospirazione globale, ma dobbiamo descriverla e considerarla nel modo più ragionevole possibile (…) esiste un PIANO SOROS che lui stesso ha descritto. Il piano si compone di quattro punti:

  1. «Ogni anno centinaia di migliaia di immigrati – se possibile un milione – devono essere trasferiti nel territorio dell’Unione Europea dal mondo musulmano»
  2. «Ciascuno di essi deve ricevere un importo di 15.000 euro (…) in modo da mantenere un flusso continuo (…) ciò che nella terminologia politica europea è chiamato “fattore di attrazione” (…) un importo superiore al salario medio annuo ungherese»
  3. «I migranti devono essere distribuiti tra i paesi europei nell’ambito di un meccanismo obbligatorio e permanente»
  4. «Deve essere istituita un’Agenzia europea per l’immigrazione che prenda tutti i poteri decisionali svuotando di ruolo gli stati nazionali» 

Questo è il PIANO SOROS.

L’ISLAMIZZAZIONE DELL’EUROPA
«Noi europei possiamo sopravvivere solo se riacquistiamo la nostra sovranità dall’Impero di Soros. (…) Una volta riconquistata la sovranità, dobbiamo riformare l’Unione Europea. Nell’ambito di un programma comune i migranti che sono giunti in Europa illegalmente devono essere trasportati in un luogo diverso dal territorio dell’Unione europea anche se questo può sembrare duro».

«I partiti democristiani in Europa non sono più cristiani: cercano di soddisfare i valori e le aspettative culturali dei media liberal e dell’intellighenzia. I partiti socialdemocratici non sono più socialdemocratici: hanno perso il proletariato e ormai sono i difensori della globalizzazione di una politica economica neo-liberale».

«l’Europa attualmente si sta preparando a consegnare il proprio territorio ad una nuova Europa, meticcia e islamizzata (…). Perché questo accada è necessario continuare la de-cristianizzazione dell’Europa. La priorità deve essere data alle identità di gruppo piuttosto che alle identità nazionali e la governance politica deve essere sostituita con la burocrazia».

NOI IL FUTURO
«Oggi l’Ungheria è l’ostacolo primario all’attuazione del piano Soros (…) Per questo ci sono forze in Europa che vogliono vedere un nuovo governo in Ungheria così da indebolire il blocco dell’Europa centrale che si oppone al progetto di islamizzazione».

Poco prima Orbán aveva rivendicato l’importanza di Visegrád Four, l’accordo tra Varsavia, Praga, Bratislava e Budapest, che «fa parlare con una sola voce gli entusiasti polacchi, i sempre cauti cechi, i sobri slovacchi e i romantici ungheresi»

«Venticinque anni fa qui in Europa centrale credevamo che l’Europa fosse il nostro futuro; oggi ci sentiamo di essere il futuro dell’Europa».

… Lontani anni luce dalla pavida politica italiana, non tutto è perduto… e la lotta è appena iniziata.

1316.- SIAMO SPREMUTI DALLA GERMANIA E SIAMO IN GUERRA CON LA FRANCIA. È QUESTA L’EUROPA?

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Continua in crescendo l’esodo dal Niger all’Italia: i militari francesi lasciano passare i migranti. Il “corridoio” che porta in Libia è presidiato dall’Armée. Che non muove un dito sono già passati 300mila clandestini pronti a imbarcarsi per l’Italia.

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In Africa la Francia sta giocando la sua partita contro l’Italia. Da oltre due anni, come riferisce Repubblica, l’esodo dei migranti economici, che da tutta l’Africa muovono verso la Libia per imbarcarsi verso le coste italiane, passa dal Niger dove sono di stanza i militari francesi.

Che non muovono un dito per fermarli. E così, stando ai dati ufficiali dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Iom), soltanto nel 2016 sono transitati 291mila clandestini.

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Gli interessi della Francia sull’Africa sono molteplici. Oggi il presidente francese Emmanuel Macron incontrerà il capo del governo di unità nazionale della Libia, Fayez al Serraj, e il generale Khalifa Hafter. Sulla carta vuole cercare una soluzione al conflitto che infiamma dalla cacciata del rais Muhammar Gheddafi, in realtà punta al petrolio e alle commesse commerciali che un tempo erano italiane. Attualmente, due governi si contendono il potere sostenuti da varie milizie stanno combattendo: Al Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite a Tripoli, e un altro nella zona orientale sotto il generale Haftar, che domina circa il 60% del territorio nazionale. “Per la Francia – riferisce una nota dell’Eliseo – la sfida è creare uno Stato in grado di soddisfare le esigenze di base dei libici, dotato di un esercito unificato sotto l’autorità del potere civile. 

È una necessità per il controllo del territorio libico e dei suoi confini, al fine di combattere i gruppi terroristici e il traffico di armi e di migranti, ma anche di fronte a un ritorno a una vita istituzionale stabile”. Dietro l’unità nazionale e la lotta al terrorismo, in realtà, si celano altri interessi. Che, guarda caso, confliggono con quelli dell’Italia.

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Nel “fortino” di Madama, nel Nord del Niger, ci sono da 250 a 1000 militari francesi.

Il Niger è l’ultimo avamposto presidiato prima di arrivare in Libia. I migranti economici, che puntano a imbarcarsi per l’Italia, passano tutti dal crocevia di Agadez per poi raggiungere Séguédine. “Si muovono in lunghe colonne di camion e pickup, colmi all’inverosimile di merci e persone – spiega Repubblica – difficile non notarli nella vastità del Sahara, soprattutto per il contingente francese che schiera squadriglie di Mirage da ricognizione, di droni da sorveglianza e di elicotteri”. Nel “fortino” di Madama, nel Nord del Niger, ci sono almeno 250 militari che, durante le operazioni più impegnative, vengono raddoppiati. Se a questi si aggiungono quelli dell’operazione Barkhane, arriviamo a più di mille uomini. “Ma – si legge ancora su Repubblica – la guarnigione dell’Armée non si cura di questa moltitudine in movimento nel deserto. Ci sono foto che mostrano l’equipaggio dei blindati francesi mentre saluta i migranti stipati in cima a un camion, gli stessi che settimane dopo verranno soccorsi dalle navi nel Canale di Sicilia. O – spiega – immagini dei fuoristrada zeppi di persone che arrancano vicino ai bimotori Transall parcheggiati sull’aeroporto della base militare.

Ieri, a Tunisi, si è tenuta la seconda riunione del Gruppo di Contatto sulla rotta del Mediterraneo centrale. Nel suo intervento, come spiega il Giornale, il ministro dell’Interno Marco Minniti ha ribadito che l’Europa e l’Africa possono e devono lavorare insieme. “Oggi abbiamo fatto un altro passo avanti – ha spiegato ai microfoni del Tg1 – non era semplice coinvolgere altri Paesi africani”. Oggi, ha proseguito Minniti, “si sono aggiunti alla Tunisia e alla Libia, l’Algeria, il Niger, il Mali e il Ciad che sono Paesi chiave per il controllo della rotta del Mediterraneo centrale”. L’idea del titolare del Viminale è governare i flussi migratori in Africa. Ma nei territori sorvegliati da Parigi i militari francesi si preoccupano solo di sorvegliare le miniere di uranio, che alimentano gli impianti nucleari della Francia, e di combattere i fondamentalisti islamici. Fermare i migranti economici non sono un loro problema. Anche perché Macron ha già militarizzato la frontiera a Ventimiglia. Chiunque riesca a valicarla, viene riportato in Italia dalla gendarmerie.

“Stai sereno Paolo… Alla Libia ci penso io”

1315.- GRIDANO “I FASCISTI” E FANNO I DITTATORI. PARLANO DI DEMOCRAZIA, MA RIFIUTANO IL DIALOGO.

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Molti comitati o coordinamenti o associazioni parlano di democrazia e si impaludano della Costituzione seminando odio e astio sociale; sparlano di democrazia, rinnegando il dialogo fra le opposte idee politiche, quando, invece, il dialogo è il sale della democrazia e la Costituzione è di tutti. Costoro, ipocritamente, fingono preoccupazione, mentre seminano zizzania o cercano l’occasione per collidere. Grande è la nausea per quante e quanti, appartenenti a ogni livello delle frange politiche che hanno allontanato dal voto milioni di elettori; che hanno disfatto con leggi e misfatti, svenduto con intrallazzi e trattati capestro i frutti del sudore italiano di settanta anni, Quanto è accaduto il 17 luglio a Padova e, peggio, le scuse puerili, per non dire idiote, del sindaco, sono il frutto di questo odio, fanno disperare della capacità di vivere in democrazia. La dimostrazione: solo una, ma emblematica è nel sentire ancora la fabbrica dell’odio sbavare sangue dalla bocca, parlando, niente meno che di fascismo. Parliamo di oggi e, meglio, parliamo di domani, perché il fascismo appartiene ormai alla storia. Sono di oggi, invece, i ladri di Stato, dei beni pubblici di noi tutti. Sono di oggi quelli che si ingozzano dei risparmi di una vita dei poveri vecchi italiani; quelli che fanno affari con il traffico di esseri umani, usando i soldi, i contributi versati dagli italiani per le pensioni, offrendo a quegli illusi un futuro in qualche favelas; quelli che abbandonano i terremotati fra le macerie per un anno e hanno lasciato morire nel ghiaccio 300 loro animali.

 

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Mi vergogno per loro! A quei ruzzolasoldi, rivolgo questo conato, pregandoli , anzi pregandola di tacere e imparare a convivere con tutte le realtà politiche, democraticamente, come ho fatto io, dando loro la mano e trovando sempre qualcosa da imparare. A quella parte politica esprimo il mio augurio, sempre sereno, che riesca a purgarsi dei profittatori del patrimonio pubblico, che si affacci alla politica senza brame di potere e di sopraffazione, con le minoranze e anche per le minoranze, rispettandoci. Le elezioni non incoronano vincitori né vinti. Non si alzi la bandiera del partito sulla città, come ho visto sul Brenta, imbandierato dal PD ogni sabato e ogni domenica! Cosa avete da sventolare? Forse che il Lazio issa le bandiere del PD? o è questione di civiltà? Le elezioni, in un paese democratico dicono solo chi avrà più titolo a sostenere le proprie tesi e, se sarà onesto, anche quelle giuste della minoranza. Non vogliamo partiti padroni come il PD; altrimenti parlerete di fascismo, di intolleranza e razzismo, ma sarete voi intolleranti, fascisti e razzisti. E’ il momento della coesione, non dell’odio e ricordate: Il fascismo nacque in molti per difendersi da questa oppressione comunistoide, che tutto invade e nulla rispetta. La differenza sostanziale fra democrazia e fascismo è che il Partito Nazionale Fascista poneva al centro lo Stato; anche i sindacati erano parte dello Stato, mentre la democrazia pone al suo centro la persona umana e la libertà; ma il PD pone al suo centro il denaro nostro e lo prende e lo arraffa ovunque e non rispetta nessuno e nessuno vive più libero. Nessuno può più liberamente intraprendere un’attività. Parliamo dei perché!

 

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