Archivi categoria: Ordine Pubblico

2105.- LE ROM RUBANO, NON SANNO FARE ALTRO; MA PER LA SINISTRA NON SONO LADRE.

Quando a Roma Termini ne presi una, che sulla scala mobile aveva derubato una madre col bimbo in braccio e la trascinai fino al posto di polizia, gli agenti risposero: “Ce la portano tutti i giorni, ma domani sarà già libera.”

Roma, borseggiatrici scatenate in metro: incastrate dalla telecamera di un ascensore

Domenica 18 Novembre 2018

In poche ore, i carabinieri della Compagnia Centro hanno arrestato, in diversi episodi, 8 donne specializzate in borseggi di ignari turisti. E, dopo l’arresto di due giovani ladre, avvenuto lo scorso 5 novembre, che erano state riprese in azione dalle telecamere di videosorveglianza all’interno di un ascensore alla fermata linea B della metro a Termini mentre derubavano un turista inglese, ieri è toccato ad un’altra donna nomade, 27enne con precedenti, immortalata dal “Grande Fratello” dello stesso ascensore: insieme ad una complice 13enne, ha sfilato il portafogli dalla borsa di una turista giapponese. Le ladre, domiciliate presso il campo nomadi di Castel Romano, sono state immediatamente identificate e bloccate dai carabinieri della Stazione Quirinale. La maggiorenne è stata arrestata per furto aggravato in concorso e trattenuta in attesa del rito direttissimo, mentre la minore è stata riaffidata ai familiari.

Altre due cittadine di origini bosniache, di 32 e 34 anni, entrambe già conosciute alle forze dell’ordine e domiciliate sempre presso l’insediamento di Castel Romano, sono state bloccate da una pattuglia di carabinieri in abiti civili, della Stazione Vittorio Veneto, subito dopo aver rubato un portafoglio dalla borsa di una turista coreana 59enne, mentre percorreva via del Traforo. I militari una volta arrestate le due ladre, hanno anche recuperato il portafoglio con all’interno, circa 1.200 euro in contanti, e lo hanno riconsegnato all’ignara turista, che ha ringraziato i militari. Gli stessi carabinieri hanno anche arrestato una 37enne ucraina, senza fissa dimora, sorpresa a derubare il portafogli di una turista cinese di 53 anni che attendeva la metro sulla banchina della linea A “Termini”. Poco più tardi, gli uomini della Stazione  Quirinale hanno bloccato tre cittadine romene, di 31, 27 e 23 anni, tutte senza fissa dimora e con precedenti, sorprese subito dopo aver asportato con destrezza il portafogli ad un turista cinese, in coda alla “bocca della verità”. E infine, i carabinieri della Stazione San Lorenzo in Lucina hanno arrestato una nomade, 17enne domiciliata presso il campo nomadi di Castel Romano, notata a derubare una turista indiana a passeggio in via delle Muratte. Gli investigatori hanno anche recuperato la refurtiva, il portafogli contenente 1.150 euro in contanti. Le arrestate sono state portate in caserma e trattenute in attesa del rito direttissimo.

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1760.- LETTERA APERTA

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ORDINE E’ LIBERTA’
I governi di quella cariatide, i parlamenti illegittimi hanno imbalsamato le Forze di Polizia: SI PICCHIANO I CARABINIERI!!! L’Islam, con la sua legge violenta, è funzionale al dominio della Finanza Mondiale globalista. Perciò, hanno tramutato le città in casbah, incoraggiato la violenza che l’Islam predica nel corano, contro la Costituzione (leggetelo!). È questo dei ragazzi pestati a sangue, delle ragazze stuprate, squartate l’Ordine Pubblico? La legge obbedisce, ci impedisce qualunque difesa. in Italia, NELL’INDIFFERENZA GENERALE, SI PRATICA ADDIRITTURA IL CANNIBALISMO. Chi ne parla è contro corrente. Io, cultore dei principi della Costituzione, io che ho il tricolore nella mia casa, sono contro corrente? L’informazione ci depista; la politica ci divide. Chi viene eletto deve conformarsi alla volontà malata di quattro farisei. Siamo uno Stato senza più sistema nervoso, colonizzato dai vermi, incapace di competere in un sistema libero. Siamo in un empasse istituzionale voluto, costruito ad arte con la legge; siamo sull’orlo del precipizio finanziario; saremo travolti da un debito pubblico artefatto, ma non sembra che ci riguardi. Se la democrazia richiede la partecipazione libera dei cittadini, la libertà non fa per noi. Né la Costituzione dei partiti senza regole, né i partiti delle consorterie la vogliono. Il popolo bischero non se ne cura. Preferirà un assegno di disoccupazione, un’elemosina di Stato da spendere la domenica nelle moschee della finanza: all’IKEA, su Amazon, ma finché ce n’è! Nella Repubblica fondata sul Lavoro, il popolo non chiede la dignità di un reddito da lavoro per sé e per i suoi figli. Senza lavoro non c’é dignità e senza dignità non c’è Libertà. Non si investe sulla piena occupazione con l’IRPEF di Bersani, con le tasse non gira l’economia! Non si investe senza una banca centrale che dia al governo la moneta e la Banca Centrale Europea la moneta ce la presta a debito perché è una banca privata! La finanza dittatoriale, sionista ci tiene stretti per la gola. Corre a bloccare i giudici che vogliono fermare la tratta degli schiavi e viene ricevuta a palazzo con gli onori! Il 25 aprile vergognatevi per tutti i morti della Resistenza. I partigiani, mai stati partigiani dell’ANPI lo trascorrano davanti a uno specchio! Gli altri guardino avanti. Abbiamo rischiato la guerra nucleare. Senza scomodare il balcone di Piazza Venezia, ma nemmeno il Parlamento, un impostore ha messo in campo le Forze Armate contro la Siria; ha rifornito in volo i bombardieri del male, ma no! Non era un atto di guerra! Come contro la Serbia, contro l’alleata Libia! In cambio di che? A chi va il premio, visto che non contiamo un beato cavolo? Non mi è rimasto più nulla in cui credere! Nemmeno il papa! Qualunque sistema sarà più democratico di questa repubblica. Liberiamoci dalla dittatura dell’Unione europea e rifondiamo un’Europa libera. Libera come quella della nostra gioventù.

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1749.- L’Italia dice addio ai Carabinieri: arriva la Gendarmeria Europea agli ordini USA

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Ne parlammo cinque anni fa. L’Arma dei Carabinieri, tanto amata dagli italiani e corpo militare che distingue il nostro Paese all’estero, simbolo di legalità e rispetto, sta per essere sostituita… da un elemento sovranazionale ordinato dall’Europa.

Già il nome del nuovo corpo militare, Eurogendfor (European Gendarmerie Force – EGF), fa capire che si tratta di una vera e propria Gendarmeria Europea, destinata a prendere il posto, nei Paesi aderenti, delle forze dell’ordine a carattere militare, nel nostro caso appunto la Benemerita.

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Il piano di sostituzione parte da lontano, con la dichiarazione di intenti firmata nel 2004, che inizia a prendere forma nel Trattato di Velsen, il 18 ottobre 2007. All’articolo 1 si legge: “ll presente Trattato ha lo scopo di costituire una Forza di Gendarmeria Europea operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, composta unicamente da elementi delle forze di polizia a statuto militare delle Parti, al fine di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi“.

L’accordo, in base al suddetto Trattato, è stato reso esecutivo dai Paesi che sono dotati di Polizie militari: oltre all’Italia abbiamo quindi Francia (Gendarmerie), Spagna (Guardia Civil), Portogallo (Guardia Nacional), Olanda (Koninklijke Marechaussee). A questi, si aggiungeranno Romania e Lituania.

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Il Parlamento Italiano ha ratificato il tutto nel 2010, tramite la Legge 84 (approvata con 443 voti favorevoli su 444 presenti), che prevede lo smantellamento totale dell’Arma, iniziando con la chiusura di vari reparti, fino al riassorbimento nella Polizia di Stato, che a sua volta viene degradata a “Polizia locale di secondo livello“.
La stessa Legge si occupa anche di confermare l’autorità dell’EGF, che risponde solamente ad un comitato interministeriale (il “Cimin“), gode di totale immunità internazionale (cosa che sgomenta non poco), ed i cui archivi saranno blindati e inaccessibili, come cita l’articolo 21, comma 3: “Gli archivi di EUROGENDFOR saranno inviolabili. L’inviolabilità degli archivi si estenderà a tutti gli atti, la corrispondenza, i manoscritti, le fotografie, i film, le registrazioni, i documenti, i dati informatici, i file informatici o qualsiasi altro supporto di memorizzazione dati appartenente o detenuto da EUROGENDFOR, ovunque siano ubicati nel territorio delle Parti“.

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In pratica, oltre a non essere più liberi di gestire la propria moneta ed aver perso potere decisionale in ambito economico-politico, gli Stati UE non potranno nemmeno controllare le azioni relative al mantenimento dell’ordine pubblico sul proprio territorio, perché l’European Gendarmerie Force non risponde ad alcun Parlamento, né nazionale né europeo. Quindi, possono fare ciò che vogliono, indisturbati ed impuniti…
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Questa sorta di “super-polizia” fa il paio con un altro organismo sovranazionale impostoci dalla UE, il PeSCo, l’Esercito Europeo le cui basi sono già state poste lo scorso anno: http://press.russianews.it/press/la-ue-spinge-sulla-creazione-di-un-esercito-europeo-firmato-accordo-pesco-per-la-cooperazione-militare/

Ma… cui prodest? Una possibile risposta arriva sempre dalla Legge 84/2010, in particolare all’articolo 5, dove possiamo leggere: ” EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche“.Eh sì, c’è scritto proprio N.A.T.O.! Ancora una volta l’Unione Europea (ribadiamo, non voluta dai cittadini) si piega al volere del “padrone d’oltreoceano” e cede nuovi pezzi di sovranità nazionale, perdendo sempre di più il controllo delle proprie azioni. Non a caso la sede permanente del Cimin è stata fissata a Vicenza (in una ex Caserma dei Carabinieri), nelle cui vicinanze troviamo una grande base militare gestita dal Pentagono, tra l’altro dotata di testate nucleari (proprio lì? ndr). …

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Riassumendo, l’EGF potrà operare in qualsiasi parte del mondo (dove lo ritiene necessario, in base al suo insindacabile giudizio), sostituirsi alle forze di Polizia locali (quindi gestire l’ordine pubblico a proprio piacimento), agire nella più totale immunità giudiziaria e, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni esclusivamente al comitato interministeriale interno alla Gendarmeria stessa.

Geniale e diabolico allo stesso tempo…

Eva Bergamolegge-84-2010

Non commento, ma riporto qui il testo della Legge n. 84/2010.

legge n. 84-2010 – EUROGENDFOR
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Normativa
LEGGE 14 maggio 2010, n. 84

Ratifica ed esecuzione della Dichiarazione di intenti tra i Ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna relativa alla creazione di una Forza di gendarmeria europea, con Allegati, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004, e del Trattato tra il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica portoghese per l’istituzione della Forza di gendarmeria europea, EUROGENDFOR, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007. (10G0107) Vigente al: 3-5-2013

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

promulga la seguente legge:

Art. 1

Autorizzazione alla ratifica

1. Il Presidente della Repubblica e’ autorizzato a ratificare la Dichiarazione di intenti tra i Ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna relativa alla creazione di una Forza di gendarmeria europea, con Allegati, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004, e il Trattato tra il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica portoghese per l’istituzione della Forza di gendarmeria europea, EUROGENDFOR, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007.

Art. 2

Ordine di esecuzione

1. Piena ed intera esecuzione e’ data agli atti di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformita’ a quanto disposto dall’articolo 46 del Trattato di cui al citato articolo 1.

Art. 3

Partecipazione italiana alla Forza di gendarmeria europea

1. Ai fini del Trattato di cui all’articolo 1, la Forza di polizia italiana a statuto militare per la Forza di gendarmeria europea e’ l’Arma dei carabinieri.

Art. 4

Copertura finanziaria

1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, pari a euro 191.200 annui, a decorrere dall’anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 3, comma 1, della legge 4 giugno 1997, n. 170.

2. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 5

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi’ 14 maggio 2010

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Frattini, Ministro degli affari esteri

La Russa, Ministro della difesa

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Capo I
Disposizioni generali

Allegato

TRATTATO

Tra il Regno di Spagna, la Repubblica Francese, la Repubblica Italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica Portoghese, per l’istituzione della Forza di Gendarmeria Europea EUROGENDFOR il Regno di Spagna, la Repubblica Francese, la Repubblica Italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica Portoghese, qui di seguito denominati le “Parti”,

Vista la Dichiarazione di Intenti su EUROGENDFOR, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004;

Visto il Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949;

Vista la Carta delle Nazioni Unite, firmata a San Francisco il 26 giugno 1945;

Visto l’Accordo tra le Parti al Trattato del Nord Atlantico sullo statuto delle loro Forze, firmato a Londra il 19 giugno 1951;

Visto il Trattato dell’Unione Europea emendato dal Trattato di Nizza, firmato il 26 febbraio 2001;

Visto l’Atto finale della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, firmato a Helsinki il 1° agosto 1975;

Visto l’Accordo tra gli Stati membri dell’Unione Europea relativo allo statuto del personale militare e civile distaccato presso le Istituzioni dell’Unione Europea, dei quartieri generali e delle forze che possono essere messi a disposizione dell’Unione Europea nel quadro della preparazione e dell’esecuzione delle missioni di cui all’articolo 17, comma 2, del Trattato dell’Unione Europea, ivi comprese le esercitazioni, e del personale militare e civile che gli Stati membri mettono a disposizione dell’Unione Europea per operare in tale contesto, firmato a Bruxelles il 17 novembre 2003;

Al fine di contribuire allo sviluppo dell’Identita’ Europea di Sicurezza e Difesa e rafforzare la Politica Europea di Sicurezza e di Difesa comune;

concordano quanto segue:

Articolo 1

Scopo

1. Il presente Trattato ha lo scopo di costituire una Forza di Gendarmeria Europea operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, composta unicamente da elementi delle forze di polizia a statuto militare delle Parti, al fine di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi.

2. Il presente Trattato definisce i principi fondamentali relativi agli obiettivi, allo statuto, alle modalita’ organizzative e all’operativita’ della Forza di Gendarmeria Europea, qui di seguito denominata EUROGENDFOR o EGF.

Articolo 2

Principi

Le disposizioni del presente Trattato si basano sull’applicazione dei principi di reciprocita’ e di ripartizione dei costi.

Articolo 3

Definizioni

Ai fini del presente Trattato, l’espressione:

a) EUROGENDFOR indica la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta:

I) dal QG permanente;

II) dalle Forze EGF designate dalle Parti successivamente al trasferimento di autorita’;

b) QG PERMANENTE indica il Quartiere generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile con sede a Vicenza (Italia). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonche’ il suo coinvolgimento nelle operazioni, saranno approvati dal CIMIN;

c) PERSONALE DEL QG PERMANENTE indica i membri di una forza di polizia a statuto militare assegnati dalle Parti al QG permanente, come pure un numero limitato di personale civile designato dalle Parti, per supportare stabilmente il funzionamento del QG permanente con compiti di consulenza o di assistenza;

d) FORZE EGF indica il personale delle forze di polizia a statuto militare assegnato dalle Parti ad EUROGENDFOR nel quadro di una missione o di un’esercitazione, successivamente al trasferimento di autorita’, ed un numero limitato di altro personale designato dalle Parti con compiti di consulenza o di supporto;

e) QG DELLA FORZA indica il Quartiere generale multinazionale attivato in un’area di operazioni a supporto del Comandante della Forza EGF nell’esercizio del comando e del controllo della missione;

f) PERSONALE DI EUROGENDFOR indica il Personale del QG permanente

e i membri delle Forze EGF;

g) CIMIN indica l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR;

h) COMANDANTE EGF indica l’ufficiale nominato dal CIMIN al comando del QG permanente e, ove previsto, delle Forze EGF;

i) COMANDANTE DELLA FORZA EGF indica l’ufficiale nominato dal CIMIN al comando di una missione EGF;

j) STATO D’ORIGINE indica la Parte che fornisce ad EUROGENDFOR forze e/o personale;

k) STATO OSPITANTE indica la Parte sul cui territorio e’ situato il QG permanente;

l) STATO RICEVENTE indica la Parte sul cui territorio le Forze EGF stazionano o transitano;

m) STATO CONTRIBUENTE indica uno Stato che non e’ Parte al presente Trattato ma partecipa alle missioni e ai compiti di EUROGENDFOR;

n) FAMILIARE indica:

i) il coniuge di un membro del personale del QG permanente;

ii) qualsiasi altra persona legalmente registrata come convivente di un membro del personale del QG permanente, in base alla legislazione dello Stato d’origine, a condizione che la legislazione dello Stato ospitante attribuisca ai conviventi registrati lo stesso trattamento previsto dal regime matrimoniale e conformemente alle condizioni stabilite dalla legislazione pertinente dello Stato ospitante;

iii) i discendenti in linea diretta minori di 21 anni o a carico e quelli del coniuge o del convivente ai sensi del punto ii);

iv) i parenti della persona a carico in linea diretta ascendente e quelli del coniuge o del convivente ai sensi del punto li).

Capo II
Missioni, ingaggio e schieramento

Articolo 4

Missioni e compiti

1. Conformemente al mandato di ciascuna operazione e nel quadro di operazioni condotte autonomamente o congiuntamente ad altre forze, EUROGENDFOR deve essere in grado di coprire l’intera gamma delle missioni di polizia, tramite la sostituzione o il rafforzamento, durante tutte le fasi di un’operazione di gestione della crisi.

2. Le Forze EGF possono essere poste indifferentemente alle dipendenze dell’autorita’ civile o del comando militare.

3. EUROGENDFOR potra’ essere utilizzata al fine di:

a) condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;

b) monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi compresa l’attivita’ d’indagine penale;

c) assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attivita’ generale d’intelligence;

d) svolgere attivita’ investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorita’ giudiziarie competenti;

e) proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici;

f) formare gli operatori di polizia secondo gli standard internazionali;

g) formare gli istruttori, in particolare attraverso programmi di cooperazione.

Articolo 5

Inquadramento delle missioni

EUROGENDFOR potra’ essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche.

Articolo 6

Condizioni di ingaggio e di schieramento

1. Le condizioni di ingaggio e di schieramento di EUROGENDFOR, stabilite di volta in volta dal CIMIN in base alle circostanze, dovranno essere regolate da uno specifico mandato per ciascuna operazione e saranno assoggettate ai necessari accordi tra le Parti e l’organizzazione richiedente.

2. Al fine di preparare le missioni assegnate ad EUROGENDFOR, le Parti potranno, sotto la direzione del CIMIN, posizionare e schierare le loro forze ed il loro personale sul territorio delle altre Parti.

3. Il posizionamento e lo schieramento sul territorio di uno Stato terzo saranno regolati da un accordo tra gli Stati d’origine e lo Stato terzo, in cui si definiscono le condizioni del posizionamento e dello schieramento, conformemente ai principi fondamentali del presente Trattato.

Capo III
Aspetti giuridici ed istituzionali

Articolo 7

CIMIN

1. Il CIMIN e’ composto dai rappresentanti dei ministeri competenti di ciascuna delle Parti. La scelta dei rappresentanti e’ di competenza nazionale. I particolari relativi alla composizione, alla struttura, all’organizzazione ed al funzionamento del CIMIN saranno definiti dal regolamento che dovra’ essere adottato dallo stesso.

2. Le decisioni e le linee guida dovranno essere adottate dal CIMIN all’unanimita’.

3. I compiti generali del CIMIN sono i seguenti:

a) esercitare il controllo politico di EUROGENDFOR, definire il suo orientamento strategico ed assicurare il coordinamento politico-militare tra le Parti e, ove opportuno, con gli Stati contribuenti;

b) nominare il Comandante EGF ed impartirgli direttive;

c) approvare il ruolo e la struttura del QG permanente, nonche’ il criterio di rotazione per le posizioni chiave in seno al QG permanente;

d) nominare il Presidente del Consiglio finanziario e definire i criteri di rotazione della presidenza;

e) sorvegliare l’attuazione degli obiettivi definiti dal presente Trattato;

f) approvare gli obiettivi ed il programma di formazione annuali proposti dal Comandante EGF;

g) adottare le decisioni concernenti:

I) la partecipazione di EUROGENDFOR alle missioni;

II) la partecipazione degli Stati contribuenti alle missioni di EUROGENDFOR;

III) le richieste di cooperazione da parte di Stati terzi, organizzazioni internazionali o altri;

h) elaborare il quadro delle azioni guidate da EUROGENDFOR o condotte su richiesta dell’UE, dell’ONU, dell’OSCE, della NATO, di altre organizzazioni internazionali o di una coalizione specifica;

i) definire il quadro di ciascuna missione, ove opportuno di concerto con le pertinenti organizzazioni internazionali, in particolare:

I) la designazione del Comandante della Forza EGF;

II) la partecipazione del QG permanente alla catena di comando;

j) approvare la struttura del QG della Forza;

k) garantire la direzione e la valutazione delle attivita’ di EUROGENDFOR in caso di schieramento;

l) stabilire la necessita’ di concludere gli accordi di sicurezza di cui all’articolo 12, comma 3.

4. Il CIMIN approva le principali azioni relative agli aspetti amministrativi del QG permanente ed alle questioni legate allo schieramento di EUROGENDFOR, in particolare il bilancio annuale e le altre questioni finanziarie, secondo quanto previsto dal Capo X.

5. In base alle proprie linee guida, il CIMIN:

a) valuta la conformita’ ai requisiti richiesti per l’adesione al Trattato, ai sensi dell’articolo 42, e trasmette la sua proposta alle Parti ai fini dell’approvazione;

b) decide l’attribuzione dello status di Osservatore nell’ambito di EUROGENDFOR, secondo quanto previsto dall’articolo 43;

c) decide l’attribuzione dello status di Partner nell’ambito di EUROGENDFOR, secondo quanto previsto dall’articolo 44.

6. Le riunioni del CIMIN si svolgeranno conformemente al regolamento interno da esso adottato.

Articolo 8

Comandante EGF

Il Comandante EGF svolgera’ i seguenti compiti principali:

a) comandare il QG permanente e definire i regolamenti necessari al suo funzionamento;

b) attuare le direttive ricevute dal CIMIN;

c) su mandato espressamente attribuitogli dalle Parti attraverso il CIMIN, e per suo conto, negoziare e concludere le intese o gli accordi tecnici, necessari ai fini del corretto funzionamento di EUROGENDFOR e dello svolgimento di esercitazioni od operazioni condotte nel territorio di uno Stato terzo;

d) adottare, conformemente alle leggi dello Stato ospitante, tutte le misure necessarie a garantire il mantenimento dell’ordine e della sicurezza all’interno delle sue strutture e, se necessario, all’esterno delle stesse, previo consenso e con l’ausilio delle autorita’ dello Stato ospitante;

e) redigere il bilancio delle spese comuni di EUROGENDFOR e, alla chiusura dell’anno finanziario, il rapporto finale relativo alle spese di EUROGENDFOR per quell’anno;

f) assumere il comando delle Forze EGF, ove previsto.

Articolo 9

Capacita’ giuridica

1. Ai fini della realizzazione dei suoi obiettivi e dell’esecuzione delle sue missioni e dei suoi compiti, ai sensi del presente Trattato, EUROGENDFOR ha la capacita’ giuridica di stipulare contratti presso ciascuna delle Parti. EUROGENDFOR potra’ conseguentemente, se necessario, comparire in giudizio.

2. Ai fini dell’applicazione del comma 1, EUROGENDFOR sara’ rappresentata dal Comandante EGF o da qualsiasi altra persona all’uopo designata dal Comandante EGF ad agire per suo conto.

3. Il Comandante EGF e lo Stato ospitante potranno stabilire che lo Stato ospitante sia autorizzato ad agire in sostituzione del Comandante in tutti i procedimenti in cui EUROGENDFOR e’ chiamata a comparire in giudizio davanti a un tribunale di quello Stato. In tal caso, EUROGENDFOR dovra’ rimborsare le spese sostenute.

Capo IV
Infrastrutture del QG permanente

Articolo 10

Infrastrutture messe a disposizione dallo Stato ospitante

1. Lo Stato ospitante si impegna a fornire a titolo gratuito al QG permanente le infrastrutture necessarie ad EUROGENDFOR per svolgere i suoi compiti. Tali infrastrutture sono definite in uno specifico documento approvato dal CIMIN.

2. Lo Stato ospitante adottera’ tutte le misure opportune necessarie a garantire la disponibilita’ dei servizi richiesti, in particolare l’elettricita’, l’acqua, il gas naturale, i servizi postali, telefonici e telegrafici, la raccolta dei rifiuti e la protezione antincendio al QG permanente. Le condizioni relative ai servizi di supporto dello Stato ospitante saranno ulteriormente specificate in accordi di attuazione conclusi tra le competenti autorita’ delle Parti.

Articolo 11

Permesso di accesso

Dietro presentazione di una richiesta motivata, il Comandante EGF dovra’ autorizzare gli addetti del servizio competente ad ispezionare, riparare, effettuare la manutenzione, ricostruire o spostare impianti, reti elettriche e tubature all’interno dell’infrastruttura del QG permanente, a condizione che tali attivita’ non costituiscano un ostacolo alle normali operazioni e alla sicurezza.

Capo V
Tutela delle informazioni

Articolo 12

Tutela delle informazioni

1. principi di base ed i livelli minimi relativi alla tutela delle informazioni o del materiale riservati saranno stabiliti da un accordo in materia di sicurezza tra le Parti.

2. Le Parti adotteranno tutte le misure adeguate, conformemente ai loro obblighi internazionali ed alle rispettive leggi e regolamenti nazionali, al fine e di garantire la tutela delle informazioni o del materiale riservati ricevuti da EUROGENDFOR o ad essa trasmessi.

3. Lo scambio di informazioni o materiale riservati con Stati terzi od organizzazioni internazionali sara’ regolato da specifici accordi di sicurezza, che saranno negoziati, firmati ed approvati dalle Parti.

Capo VI
Disposizioni in materia di personale

Articolo 13

Osservanza delle leggi in vigore

Il personale di EUROGENDFOR ed i loro familiari saranno tenuti all’osservanza delle leggi in vigore nello Stato ospitante o nello Stato ricevente. Inoltre, il personale di EUROGENDFOR non svolgera’ attivita’ incompatibili con lo spirito del presente Trattato durante la sua permanenza sul territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

Articolo 14

Ingresso e soggiorno

Con riferimento alla normativa in materia di immigrazione ed alle formalita’ giuridiche relative all’ingresso ed al soggiorno, il personale del QG permanente ed i loro familiari non sono assoggettati alla normativa in vigore nello Stato ospitante che si applica agli stranieri.

Articolo 15

Aspetti medici e legali in caso di decesso

1. In caso di decesso di personale militare o civile, se le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente chiedono l’esecuzione di un’autopsia nell’ambito di un procedimento giudiziario o amministrativo, un rappresentante dello Stato d’origine e’ autorizzato a presenziare all’autopsia.

2. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente sono tenute ad autorizzare il trasferimento delle spoglie mortali nello Stato d’origine secondo le norme in materia di trasporto delle salme in vigore nel territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

Articolo 16

Uniformi e armi

1. Il personale di EUROGENDFOR indossera’ la propria uniforme, secondo i rispettivi regolamenti nazionali. Il Comandante EGF potra’, ove opportuno, stabilire procedure specifiche.

2. Il personale di EUROGENDFOR puo’ detenere, portare e trasportare armi, munizioni, altri sistemi d’arma ed esplosivi, a condizione di essere autorizzato a farlo in base agli ordini ricevuti e conformemente alle leggi dello Stato ospitante e dello Stato ricevente.

Articolo 17

Patenti di guida

Le patenti militari di guida rilasciate da ciascuna delle Parti sono ugualmente valide sul territorio di tutti gli Stati Parte al presente Trattato e consentono ai detentori di guidare per motivi di servizio tutti i veicoli di EUROGENDFOR della corrispondente categoria.

Articolo 18

Assistenza sanitaria

1. L’assistenza sanitaria e’ garantita al personale di EUROGENDFOR ed ai loro familiari alle stesse condizioni previste per il personale dello stesso grado o di categoria equivalente dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

2. L’assistenza sanitaria sara’ fornita secondo le condizioni stabilite dalle autorita’ competenti delle Parti.

Capo VII
Privilegi e immunita’

Articolo 19

Tributi e diritti doganali

1. Se utilizzati per ragioni d’istituto, i beni, i redditi ed le altre proprieta’ appartenenti ad EUROGENDFOR sono esenti da qualsiasi forma di tassazione diretta.

2. Gli acquisti di beni o servizi di consistente importo da parte di EUROGENDFOR per uso ufficiale sono esenti dall’imposta sul volume d’affari e da altre forme di tassazione indiretta.

3. L’importazione di beni e merci destinati ad uso ufficiale da parte di EUROGENDFOR e’ esente dal pagamento dei dazi doganali e da altre forme di tassazione indiretta.

4. I veicoli di EUROGENDFOR destinati ad uso ufficiale sono esenti da tasse di immatricolazione ed automobilistiche.

5. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non si applicano alle Forze EGF.

6. Gli acquisti e le importazioni di carburanti e lubrificanti necessari per gli usi ufficiali di EUROGENDFOR sono esenti da dazi doganali e da altre imposte indirette. Tale esenzione non si applica agli acquisti ed alle importazioni effettuati dalle Forze EGF nel loro territorio.

7. I beni e le merci acquistati o importati, in regime di esenzione fiscale o per cui e’ previsto il rimborso ai sensi delle disposizioni del presente articolo, possono essere soltanto ceduti o posti a disposizione di una parte terza, a titolo gratuito o dietro pagamento, secondo le condizioni stabilite dalla Parte che ha concesso l’esenzione o il rimborso.

8. In ogni caso, EUROGENDFOR non ha diritto ad alcuna esenzione da tasse e diritti che costituiscono il corrispettivo dei servizi di pubblica utilita’.

9. Non puo’ essere concessa alcuna esenzione dal pagamento di tasse o diritti di qualsiasi natura per la fornitura di materiali ed equipaggiamenti militari.

Articolo 20

Privilegi individuali

1. Il personale di EUROGENDFOR di cui all’articolo 3, lettera c), che non risieda stabilmente nello Stato ospitante, ne’ sia un cittadino dello stesso, puo’, al momento del primo ingresso per assumere servizio in detto Stato – entro un anno dalla data dell’arrivo e per un massimo di due spedizioni – importare dallo Stato dell’ultima residenza o dallo Stato di appartenenza i suoi effetti personali e le sue masserizie, incluso un veicolo a motore, in regime di esenzione doganale e senza versare altre imposte indirette, o acquistare tali articoli di importo consistente nello Stato ospitante in esenzione dall’imposta sul volume d’affari.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicheranno soltanto ad un membro del personale la cui assegnazione abbia la durata di almeno un anno.

3. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente articolo, il membro del personale interessato dovra’ presentare una domanda alle autorita’ dello Stato ospitante entro un anno dalla data del suo primo ingresso.

4. l beni che sono importati in regime di esenzione ai sensi del comma 1 possono essere riesportati liberamente.

5. I veicoli a motore di cui al comma 1 e quelli registrati in un altro Stato membro dell’UE, per un massimo di un veicolo per ciascun membro del personale di cui sopra, sono esenti da tasse di immatricolazione ed automobilistiche, durante il periodo trascorso nello Stato ospitante.

Articolo 21

Inviolabilita’ dei locali, degli edifici e degli archivi

1. I locali e gli edifici di EUROGENDFOR saranno inviolabili sul territorio delle Parti.

2. Le autorita’ delle Parti non potranno entrare nei locali e negli edifici di cui al comma 1 senza il preventivo consenso del Comandante EGF o, ove possibile, del Comandante della Forza EGF. Tale consenso sara’ presunto in caso di calamita’ naturale, incendio o qualsiasi altro evento che richieda l’adozione immediata di misure di tutela. In altri casi, il Comandante EGF o, ove possibile, il Comandante della Forza EGF, esaminera’ con attenzione qualsiasi richiesta di autorizzazione inoltrata dalle autorita’ delle Parti per entrare nei locali e negli edifici, senza pregiudicare gli interessi di EUROGENDFOR.

3. Gli archivi di EUROGENDFOR saranno inviolabili. L’inviolabilita’ degli archivi si estendera’ a tutti gli atti, la corrispondenza, i manoscritti, le fotografie, i film, le registrazioni, i documenti, i dati informatici, i file informatici o qualsiasi altro supporto di memorizzazione dati appartenente o detenuto da EUROGENDFOR, ovunque siano ubicati nel territorio delle Parti.

Articolo 22

Immunita’ da provvedimenti esecutivi

Le proprieta’ e i capitali di EUROGENDFOR e i beni che sono stati messi a sua disposizione per scopi ufficiali, indipendentemente dalla loro ubicazione e dal loro detentore, saranno immuni da qualsiasi provvedimento esecutivo in vigore nel territorio delle Parti.

Articolo 23

Comunicazioni

1. Le Parti adotteranno tutte le opportune misure necessarie a garantire il regolare flusso delle comunicazioni ufficiali di EUROGENDFOR.

2. EUROGENDFOR ha il diritto di ricevere e trasmettere messaggi codificati, come pure di inviare e ricevere corrispondenza e plichi ufficiali tramite corriere o in cassette sigillate, che non potranno essere ne’ aperte ne’ trattenute.

3. Le comunicazioni indirizzate ad EUROGENDFOR o da questa ricevute non possono essere oggetto di intercettazioni o interferenza.

Articolo 24

Domicilio fiscale

Per quanto concerne le imposte sul reddito e sulla proprieta’, il personale del QG permanente che elegga la propria residenza nello Stato ospitante, unicamente ai fini dell’adempimento dei proprio

incarico al servizio del QG permanente, sara’ considerato come se mantenesse il proprio domicilio fiscale nello Stato d’origine che paga lo stipendio per i servizi svolti per il QG permanente. Lo stesso trattamento si applichera’ anche ai familiari che non esercitino attivita’ professionali o commerciali all’interno dello Stato ospitante.

Capo VIII
Disposizioni in materia giurisdizionale e disciplinare

Articolo 25

Giurisdizione penale e disciplinare

1. Le autorita’ dello Stato d’origine avranno il diritto di esercitare la giurisdizione penale e disciplinare conferita loro dalla propria legislazione nei confronti del personale militare e civile, laddove detto personale civile sia soggetto alle leggi che regolano in tutto o in parte le forze di polizia a statuto militare dello Stato d’origine, in quanto schierato insieme a tali forze.

2. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente avranno il diritto di esercitare la loro giurisdizione sul personale militare e civile e sui loro familiari, nel caso di reati commessi all’interno dei loro territori e punibili in base alle leggi di tale Stato.

3. Le autorita’ dello Stato d’origine avranno il diritto di esercitare la giurisdizione esclusiva sul personale militare e civile, laddove detto personale civile sia soggetto alle leggi che regolano in tutto o in parte le forze di polizia a statuto militare dello Stato d’origine, in quanto schierato insieme a tali forze, nel caso di reati, inclusi quelli relativi alla sua sicurezza, punibili in base alle leggi dello Stato d’origine, ma non in base alle leggi dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

4. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente avranno il diritto di esercitare la giurisdizione esclusiva sul personale militare e civile, nonche’ sui loro familiari, nel caso di reati, compresi quelli relativi alla sua sicurezza, punibili in base alle proprie leggi ma non in base alle leggi dello Stato d’origine.

5. Nei casi di giurisdizione concorrente, si applicheranno le seguenti norme:

a) le autorita’ competenti dello Stato d’origine avranno il diritto di priorita’ nell’esercizio della giurisdizione sui personale militare e civile laddove detto personale civile sia soggetto alle leggi che regolano in tutto o in parte le forze di polizia a statuto militare dello Stato d’origine, in quanto schierato insieme a tali forze, nel caso di:

(I) reati commessi esclusivamente contro le proprieta’ o la sicurezza di detto Stato o reati commessi esclusivamente contro la persona o le proprieta’ del personale militare o civile di detto Stato o di un familiare;

(I) reati derivati da qualsiasi atto od omissione commesso nello svolgimento di attivita’ di servizio;

b) nel caso di reati di altra natura, le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente avranno il diritto di priorita’ nell’esercizio della giurisdizione;

c) qualora lo Stato che ha il diritto di priorita’ decida di non esercitare la giurisdizione, dovra’ notificarlo alle autorita’ dell’altro Stato nel piu’ breve tempo possibile. Le autorita’ dello Stato che ha il diritto di priorita’ prenderanno in debita considerazione la richiesta di rinuncia ad esercitare il loro diritto, inoltrata dalle autorita’ dell’altro Stato, nei casi in cui l’altro Stato ritenga tale rinuncia di particolare rilevanza.

6. Ai fini dell’applicazione dei commi 3, 4 e 5, tra i reati contro la sicurezza di uno Stato sono inclusi:

a) il tradimento nei confronti dello Stato;

b) il sabotaggio, lo spionaggio o la violazione di qualsiasi legge relativa ai segreti ufficiali di tale Stato o ai segreti relativi alla difesa nazionale di tale Stato.

7. Le disposizioni del presente articolo non comporteranno alcun diritto per le autorita’ dello Stato d’origine di esercitare la loro giurisdizione sui cittadini dello Stato ospitante o dello Stato ricevente o sulle persone che vi risiedono abitualmente, salvo nel caso in cui essi siano membri della forza dello Stato d’origine.

Articolo 26

Assistenza legale reciproca

1. Le Parti si presteranno reciprocamente assistenza per l’arresto dei membri di una forza o dei membri civili o dei loro familiari sul territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente e per la consegna degli stessi all’autorita’ chiamata ad esercitare la sua giurisdizione in base alle disposizioni di cui sopra.

2. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente notificheranno tempestivamente alle autorita’ militari dello Stato d’origine l’arresto di qualsiasi membro di una forza o di un membro civile o di un familiare.

3. La detenzione di un membro della forza o della componente civile indagato, che sia nella disponibilita’ dello Stato d’origine e sul quale lo Stato ospitante o lo Stato ricevente intendano esercitare la propria giurisdizione, sara’ assicurata dallo Stato d’origine finche’ la persona non sara’ rinviata a giudizio dallo Stato ospitante o dallo Stato ricevente.

4. Le Parti si presteranno reciproca assistenza nello svolgimento di tutte le indagini necessarie collegate ai reati e per la raccolta e la formazione delle prove, incluso il sequestro e, quando previsto, la consegna di oggetti collegati al reato. La consegna di tali oggetti puo’ tuttavia essere vincolata alla loro restituzione entro un termine stabilito dall’autorita’ che procede alla consegna.

5. Le Parti si notificheranno reciprocamente le decisioni adottate in tutti quei casi in cui vi sia concorso di giurisdizione.

6. Le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente prenderanno in debita considerazione la richiesta di assistenza inoltrata dalle autorita’ dello Stato d’origine relativa all’esecuzione di una pena detentiva all’interno del territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente, pronunciata dalle autorita’ dello Stato d’origine, ai sensi del presente articolo.

Articolo 27

Rimpatrio, assenza e allontanamento

1. Quando il personale di EUROGENDFOR non e’ piu’ effettivo alla sua forza e non e’ rimpatriato, le autorita’ dello Stato d’origine informeranno immediatamente le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente e forniranno ogni informazione utile.

2. Le autorita’ dello Stato d’origine informeranno inoltre le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente di qualsiasi assenza illegale dal servizio superiore a ventuno giorni.

3. Se lo Stato ospitante o lo Stato ricevente richiede l’allontanamento del personale di EUROGENDFOR dal proprio territorio o ha emanato un ordine di espulsione per il personale di EUROGENDFOR o per i suoi familiari, le autorita’ dello Stato d’origine potranno accoglierli sul proprio territorio o consentirgli di lasciare il territorio dello Stato ospitante o dello Stato ricevente.

Capo IX
Indennizzi

Articolo 28

Rinuncia

1. Ciascuna Parte rinuncera’ a pretendere ogni indennizzo dalle altre Parti in caso di danno procurato alle sue proprieta’ nell’ambito della preparazione e dell’esecuzione dei compiti di cui al presente Trattato, comprese le esercitazioni, qualora tale danno:

a) sia stato causato dal personale di EUROGENDFOR nell’esecuzione dei propri compiti previsti dal presente Trattato; o

b) sia derivato dall’uso di qualsiasi veicolo, nave, aereo, armi o altro equipaggiamento di proprieta’ dell’altra Parte ed utilizzato dai suoi servizi, a condizione che il veicolo, la nave, l’aereo, l’arma o l’equipaggiamento che ha provocato il danno sia stato usato nel quadro del presente Trattato; o che il danno sia stato provocato ai beni cosi’ utilizzati.

2. Ciascuna Parte rinuncia a pretendere qualsiasi indennizzo dalle altre Parti in caso di ferite o decesso del personale di EUROGENDFOR durante lo svolgimento del servizio.

3. La rinuncia di cui ai commi 1 e 2 non si applichera’ al danno, alle ferite o al decesso dovuti a colpa grave o dolo del personale di una Parte e di conseguenza i costi di tale danno, ferita o decesso saranno imputati alla Parte.

4. Ferma restando l’eccezione di cui al comma 3, ciascuna Parte rinuncia a pretendere l’indennizzo in tutti quei casi in cui il danno sia inferiore ad un importo minimo stabilito dal CIMIN.

Articolo 29

Danno a terzi

1. In caso di danno provocato a terzi od a beni appartenenti a terzi da un membro o dai beni di una delle Parti nella preparazione e nell’esecuzione dei compiti previsti dal presente Trattato, comprese le esercitazioni, il risarcimento di tale danno sara’ suddiviso dalle Parti in base alle disposizioni all’uopo previste negli accordi o nelle intese di attuazione di cui all’articolo 45 e secondo le seguenti disposizioni:

a) le richieste di indennizzo saranno depositate, esaminate e definite o giudicate in base alle leggi ed ai regolamenti dello Stato ospitante o dello Stato ricevente per quanto concerne gli indennizzi derivanti dalle attivita’ di EUROGENDFOR;

b) lo Stato ospitante o lo Stato ricevente potranno definire tali richieste di indennizzo; il pagamento dell’importo concordato o stabilito con sentenza sara’ fatto in euro dallo Stato ospitante o dallo Stato ricevente;

c) tale pagamento, qualora effettuato in base ad un accordo od a seguito di una sentenza emanata da un tribunale competente dello Stato ospitante o dello Stato ricevente, oppure la sentenza definitiva di non luogo a pagamento, emanata da detto tribunale, sara’ definitivamente vincolante per le Parti interessate;

d) qualsiasi indennizzo pagato dallo Stato ospitante o dallo Stato ricevente sara’ comunicato agli Stati d’origine interessati, insieme ad un rapporto circostanziato ed ad una proposta di ripartizione in conformita’ al presente articolo. In assenza di risposta entro due mesi, la proposta di ripartizione sara’ considerata accettata.

2. Se, tuttavia, tale danno e’ dovuto a colpa grave o dolo del personale di una Parte, i costi derivanti da tale danno saranno sostenuti unicamente da detta Parte.

3. I membri del personale di EUROGENDFOR non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio.

4. Ferme restando le responsabilita’ individuali in caso di danni provocati a terzi o ai beni di terzi da una persona o da un bene di una delle Parti al di fuori dell’attivita’ di servizio, le richieste di indennizzo di detti danni saranno trattate nel modo seguente:

a) le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente esamineranno la richiesta di indennizzo e valuteranno il risarcimento per l’avente diritto in modo equo e giusto, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, ivi compresa la condotta della persona lesa, e redigeranno un rapporto sull’accaduto;

b) il rapporto sara’ trasmesso alle autorita’ dello Stato d’origine, che quindi decidera’ senza ritardo se offrire un pagamento a titolo grazioso e, in tal caso, l’importo dello stesso;

c) se viene fatta un’offerta di pagamento a titolo grazioso ed essa e’ accettata dall’avente diritto a titolo di totale ristoro della sua richiesta di indennizzo, le autorita’ dello Stato d’origine effettueranno esse stesse il pagamento ed informeranno le autorita’ dello Stato ospitante o dello Stato ricevente della loro decisione e della somma corrisposta;

d) le disposizioni del presente comma non pregiudicheranno la giurisdizione dei tribunali dello Stato ospitante o dello Stato ricevente relativamente alla possibilita’ di intraprendere un’azione legale contro il personale di EUROGENDFOR a meno che non si sia proceduto al pagamento a titolo di totale ristoro della richiesta di indennizzo.

Articolo 30

Esame delle circostanze

Fatto salvo l’articolo 31, quando sussista il dubbio che i danni siano stati provocati durante il servizio, il CIMIN si pronuncera’ dopo l’esame del rapporto sulle circostanze predisposto dal Comandante EGF.

Articolo 31

Esercitazioni ed operazioni

In caso di esercitazione od operazione sul territorio di uno Stato terzo, il metodo di ripartizione del risarcimento tra le Parti e, ove opportuno, gli Stati contribuenti, puo’ essere specificato in un’intesa finalizzata a regolamentare l’esercitazione o l’operazione.

Articolo 32

Esperti tecnici o scientifici

Le disposizioni del Capo VIII e del Capo IX si applicheranno inoltre al cittadino di una delle Parti, che non appartenga ne’ al personale militare ne’ a quello civile, ma che stia svolgendo una missione specifica di natura tecnica o scientifica nell’ambito di EUROGENDFOR, unicamente per la durata della missione specifica.

Capo X
Disposizioni finanziarie e diritti patrimoniali

Articolo 33

Consiglio finanziario

1. E’ istituito un Consiglio finanziario, formato da un esperto finanziario nominato da ciascuna delle Parti.

2. Il Consiglio finanziario svolgera’ le seguenti funzioni:

a) fornire pareri al CIMIN sulle questioni finanziarie e di bilancio;

b) attuare le procedure finanziarie, contrattuali e di bilancio e proporre, se necessario, modifiche alla formula di ripartizione dei costi da sottoporre all’approvazione del CIMIN;

c) esaminare il progetto di bilancio e la pianificazione delle spese di medio periodo proposti dal Comandante EGF, da sottoporre all’approvazione del CIMIN;

d) esaminare il rapporto annuale relativo al bilancio finale delle spese annuali, predisposto dal Comandante EGF, e fornire pareri al CIMIN in vista della sua adozione;

e) in caso di emergenza, approvare le spese straordinarie che non dovranno superare il 10% del capitolo interessato, per conto del CIMIN. Il Consiglio finanziario riferira’ alla successiva riunione del CIMIN;

f) comporre il contenzioso finanziario. Se il Consiglio finanziario non e’ in grado di risolvere il contenzioso, questo dovra’ essere risolto dal CIMIN;

g) chiedere al CIMIN di procedere alla revisione delle spese comuni di EUROGENDFOR. Sara’ il CIMIN a stabilire le modalita’ della revisione.

3. Le procedure operative del Consiglio finanziario ed i termini per la presentazione, l’ esame e l’ adozione del progetto di bilancio finale di EUROGENDFOR saranno definiti nelle regole finanziarie,

che dovranno essere approvate dal CIMIN.

Articolo 34

Spese

1. Le attivita’ di EUROGENDFOR prevedono tre tipi di spese:

a) spese comuni;

b) spese dello Stato ospitante riguardanti il QG permanente;

c) spese nazionali.

2. I diversi tipi di spese e le loro modalita’ di finanziamento saranno definiti nelle regole finanziarie di EUROGENDFOR che devono essere approvate dal CIMIN.

Articolo 35

Bilancio

1. Il bilancio annuale di EUROGENDFOR per le spese comuni, calcolate in euro, dovra’ comprendere le entrate e le uscite.

2. Le uscite sono costituite, da un lato, dai costi di investimento e dai costi operativi per il QG permanente e, dall’altro, dalle spese, approvate dalle Parti, collegate alle attivita’ di EUROGENDFOR.

3. Le entrate sono costituite dai contributi versati dalle Parti in base ai criteri che saranno da loro stabiliti nelle regole finanziarie di EUROGENDFOR.

4. L’esercizio finanziario si apre il 1° gennaio e si chiude il 31 dicembre.

Articolo 36

Revisione dei conti

Per adempiere ai compiti di revisione stabiliti dai propri governi nazionali e per riferire ai rispettivi parlamenti come stabilito dai relativi ordinamenti, i revisori dei conti nazionali potranno ottenere tutte le informazioni necessarie ed esaminare tutti i documenti in possesso del personale di EUROGENDFOR.

Articolo 37

Appalti pubblici

1. EUROGENDFOR puo’ indire gare pubbliche di appalto per i contratti conformemente ai principi in vigore nell’UE.

2. Le normative in materia di appalti pubblici dell’UE si applicano alle seguenti condizioni:

a) la pubblicazione di una gara di appalto e’ di competenza del Comandante EGF;

b) sara’ possibile ricorrere contro l’attribuzione di un appalto pubblico, senza costi, presso il CIMIN, che emettera’ la sua decisione entro un mese.

3. Fatto salvo quanto previsto ai commi 1 e 2, saranno esclusi dalla partecipazione alle gare d’appalto i concorrenti che:

a) forniscono beni o servizi provenienti da uno Stato con il quale una delle Parti non intrattiene relazioni diplomatiche;

b) perseguono, direttamente o indirettamente, scopi che una delle Parti ritiene contrari ai propri essenziali interessi di sicurezza e di politica estera.

Capo XI
Disposizioni finali

Articolo 38

Lingue

Le lingue ufficiali di EUROGENDFOR saranno quelle delle Parti. Sara’ possibile utilizzare una lingua di lavoro comune.

Articolo 39

Risoluzione delle controversie

Le controversie tra le Parti, relative all’interpretazione od all’applicazione del presente Trattato, saranno risolte attraverso un negoziato.

Articolo 40

Modifiche

1. Su proposta di una delle Parti, il presente Trattato potra’ essere modificato in qualunque momento con l’accordo di tutte le Parti.

2. Qualsiasi modifica entrera’ in vigore in conformita’ alle disposizioni dell’articolo 46.

Articolo 41

Denuncia

1. Qualsiasi Parte potra’, in ogni momento, decidere di denunciare il presente Trattato, dandone anticipatamente comunicazione scritta al depositario.

2. La denuncia avra’ effetto dodici mesi dopo la data di ricezione della sua notifica da parte del depositario o ad una data successiva eventualmente indicata nella notifica di denuncia.

Articolo 42

Adesione

1. Qualsiasi Stato membro dell’UE, dotato di una forza di polizia a statuto militare, potra’ richiedere al CIMIN di aderire ai presente Trattato. Dopo aver ricevuto l’approvazione delle Parti, in conformita’ all’articolo 7, comma 5, lettera a), il CIMIN informera’ lo Stato richiedente della decisione delle Parti.

2. L’adesione avra’ luogo tramite deposito di uno strumento di adesione presso il depositario del Trattato, che notifichera’ la data del deposito di cui sopra a ciascuna Parte e allo Stato che aderisce.

3. Per ciascuno Stato, per conto del quale sia stato depositato uno strumento di adesione, il presente Trattato entrera’ in vigore il primo giorno del secondo mese dopo la notifica fatta dal depositario a tutte le Parti.

Articolo 43

Status di Osservatore

1. Gli Stati candidati all’ingresso nell’UE, dotati di una forza di polizia a statuto militare, potranno richiedere lo status di Osservatore. Anche gli Stati membri dell’UE, dotati di una forza di polizia a statuto militare, potranno richiedere lo status di Osservatore come primo passo per l’adesione.

2. Lo status di Osservatore comporta il diritto di distaccare un ufficiale di collegamento presso il QG permanente, secondo le norme approvate dal CIMIN.

Articolo 44

Status di Partner

1. Gli Stati membri dell’UE e gli Stati candidati all’adesione all’UE, dotati di una forza che abbia statuto militare ed alcune competenze di polizia, possono richiedere lo status di Partner.

2. Il CIMIN definira’ i diritti e gli obblighi specifici dei Partner.

Articolo 45

Attuazione di accordi o intese

Il presente Trattato potra’ essere integrato da uno o piu’ specifici accordi od intese di attuazione.

Articolo 46

Entrata in vigore

Il presente Trattato entrera’ in vigore il primo giorno del secondo mese dopo la notifica, fatta dal depositario a tutte le Parti, dell’ultimo strumento di ratifica, accettazione o approvazione.

Articolo 47

Depositario

Il Governo della Repubblica Italiana sara’ il depositario e notifichera’ a tutti gli Stati firmatari e aderenti il deposito di ciascuno strumento di ratifica, accettazione, approvazione, adesione o denuncia.

Firmato a Velsen, il 18 ottobre 2007, in un esemplare originale nelle lingue spagnola, francese, italiana, olandese, portoghese ed inglese, ogni testo facente egualmente fede, e depositato presso il Governo della Repubblica Italiana. Il Governo della Repubblica Italiana trasmettera’ le copie autenticate a ciascuna delle Parti.

Parte di provvedimento in formato grafico

EUROGENDFOR

DICHIARAZIONE D’INTENTI

1. FINE

Al fine di contribuire fattivamente allo sviluppo della politica di Sicurezza e Difesa Europea, nonche’ alla creazione di un’area in cui vigano liberta’ sicurezza e giustizia, Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna, tutte nazioni dotate di forze di polizia aventi status militare ed in grado di svolgere mansioni di polizia, sostituendo e/o rinforzando, a seconda dei casi, le forze di polizia aventi status civile, in accordo con le conclusioni del Consiglio Europeo di Nizza, propongono quanto segue per:

– mettere l’Europa in condizione di svolgere appieno a quei compiti di polizia richiesti in tutte quelle Operazioni di Gestione delle Situazioni di Crisi che rientrano nel quadro della Dichiarazione di

San Pietroburgo, con particolare riguardo alle Missioni di Sostituzione;

– offrire una struttura operativa multinazionale a quegli Stati che intendano affiancare l’Unione Europea nello svolgimento delle operazioni;

– partecipare alle iniziative delle Organizzazioni Internazionali nel settore delle Operazioni di Gestione delle Situazioni di Crisi.

A questo fine, i sopra menzionati Paesi hanno deciso la creazione di una forza di gendarmeria, chiamata EUROGENDFOR (EGF), che dovra’ essere operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, al fine di svolgere ogni compito di polizia.

Nelle Operazioni di Gestione delle Situazioni di Crisi, l’EGF assicurera’ una presenza effettiva, unitamente ad altri partecipanti, inclusa la componente militare e la Polizia Locale. Tutto cio’ per facilitare la riattivazione dei servizi di sicurezza, in particolare durante il periodo di transizione da un ambiente operativo militare a quello civile.

Le operazioni dell ‘EGF saranno aperte alla partecipazione di altri paesi dotati di appropriate competenze di polizia.

2. MISSIONI

Le unita’ appartenenti all’EGF dovranno essere poste alle dipendenze di una ben definita catena di comando, suscettibile di cambiamento durante la missione, concordemente alle varie fasi operative. Queste unita’ potranno essere poste sia sotto comando militare che sotto comando civile, al fine di garantire la pubblica sicurezza che l’ordine pubblico, ed eseguire compiti di polizia giudiziaria.

L’EGF dovra’ essere in grado di affrontare ogni aspetto delle Crisis Response Operations:

– durante la fase iniziale dell’operazione, essa potrebbe entrare in teatro con le forze militari per svolgere i propri compiti di polizia;

– durante la fase di transizione, essa potrebbe continuare a svolgere la propria missione, sia in proprio che con altra forza militare, facilitando il coordinamento e la cooperazione con le unita’ di Polizia Locale o Internazionale;

– durante la fase di disimpegno, essa potrebbe facilitare, qualora necessario, il passaggio di responsabilita’ alle autorita’ ed agli enti civili che prendono parte agli sforzi di cooperazione.

Durante la prevenzione delle situazioni di crisi, l’EGF potrebbe venire schierata da sola o congiuntamente ad altra forza militare.

Nel rispetto del mandato di ogni operazione, l’EGF condurra’ un ampio spettro di attivita’, correlate alle proprie caratteristiche di forza di polizia, come:

– svolgere missioni inerenti la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico;

– monitorare e fornire consulenza alla Polizia Locale nell’adempimento dei propri servizi quotidiani, incluso le investigazioni criminali;

– dirigere la pubblica sorveglianza, la regolamentazione del traffico, la polizia di frontiera e la generale acquisizione di informazioni;

– svolgere investigazioni criminali inerenti la scoperta dei reati, l’individuazione degli autori ed il loro trasferimento presso le appropriate autorita’ giudiziarie;

– proteggere la popolazione e la proprieta’, e mantenere l’ordine nel caso di disordini pubblici;

– addestrare il personale delle forze di polizia in relazione agli standard internazionali;

– addestrare gli istruttori, in particolare attraverso programmi di cooperazione.

3. STRUTTURA

L’EGF sara’ principalmente composta dalle stesse forze incluse dai Paesi Membri nell ‘elenco degli obiettivi principali e nella capacita’ di gestione delle situazioni di crisi civile nel Consiglio di Helsinki, originati nella conferenza tenutasi a Bruxelles il 19 Novembre 2001. Per questo motivo, innanzitutto, essa verra’ posta a disposizione dell’Unione Europea. Una volta schierata per l’Unione Europea, il PSC ne assumera’ il controllo politico e la direzione strategica.

L’EGF potrebbe anche venir messa a disposizione dell’ONU, dell’OSCE, della NATO, di altre organizzazioni internazionali, nonche’ di una coalizione creata ad hoc. La pianificazione delle operazioni dell’EGF deve tener conto della necessita’ di una stretta coordinazione con

gli organi militari e/o civili. Quando l’EGF sara’ parte integrante di una forza militare, dovra’ mantenere un collegamento funzionale con le autorita’ di polizia locali o internazionali e le forze presenti in Teatro Operativo.

Affinche’ l’EGF venga spiegata operativamente e’ necessario che la decisione venga presa all’unanimita’ dagli Stati Membri.

4. STRUTTURA DEL COMANDO

Un Alto Comitato Interministeriale, composto dai rappresentanti dei ministri responsabili di ogni paese¹¹ , assicurera’ la coordinazione politico-militare, nominera’ il Comandante dell’EGF e gli dettera’ le linee guida per l’impiego della forza.

Questo Comitato verra’ assistito nelle sue funzioni da dei gruppi di lavoro.

Le strutture e le procedure che permetteranno l’attuazione delle decisione adottate dai Paesi Membri, cosi’ come le condizioni di impiego, verranno elaborate dettagliatamente in sede appropriata.

L’EGF verra’ dotata di un QG²² multinazionale, modulare e spiegabile all’estero. Questo QG permanente, sara’ sotto il comando del Comandante dell’EGF e sara’ costituito da un nucleo multinazionale, che potra’ venire rinforzato, qualora necessario, con l’unanime consenso dei Paesi Membri. Il QG dell’EGF si occupera’ della pianificazione operativa e, se richiesto, prendera’ parte al processo decisionale strategico. Il QG permanente avra’ base in Italia.

Gli incarichi chiave verranno ricoperti in base a criteri rotazionali.

Nel caso di un’operazione, i Paesi Membri designeranno un Comandante della forza per la missione EGF. QG permanente dell’EGF agira’ come QG Originario per il QG dei Comandanti della Forza. Il coinvolgimento del QG permanente nella catena di comando, dovra’ venire definita conseguentemente alla situazione.

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1 Per la composizione di questo Comitato, consultare l’Allegato A.

2 Consultare l’Allegato B.

5. STRUTTURA DELLA FORZA

In caso di un’operazione, l’unita’ dell’EGF potra’ essere composta, oltre al QG, da:

– una componente operativa, dedicata alle missioni generalmente di Pubblica Sicurezza e mantenimento dell’Ordine Pubblico;

– una componente dedicata alla lotta contro il crimine, che includa specialisti nelle missioni inerenti investigazioni criminali, individuazione, raccolta, analisi ed elaborazione della informazione, protezione ed assistenza delle persone, controllo traffico, eliminazione di congegni esplosivi (EOD), lotta contro il terrorismo

ed altri gravi reati, ed altri specialisti.

La compagnia sara’ formata da moduli e specialisti assegnati all’EGF.

– una componente dei supporto logistico, in grado di svolgere tutte quelle attivita’ correlate a viveri, rifornimenti, manutenzione, recupero ed evacuazione delle attrezzature, trasporti, cure mediche e sanitarie. Quando necessario, alcune di queste funzioni verranno svolte da altri partecipanti.

I Paesi Membri dovranno individuare su base periodica le forze specializzate in termini di capacita’, effettuando la designazione nominale definitiva al momento opportuno. Le unita’ verranno assegnate “a richiesta” all’EGF.

L’EGF dovra’ possedere un’iniziale capacita’ di reazione rapida di circa 800 persone nell’arco di 30 giorni.

Ogni Paese Membro manterra’ la propria autonomia decisionale quando le sue unita’ prenderanno parte ad una operazione dell ‘EGF.

6. ADDESTRAMENTO

I requisiti operativi delle unita’ dell’EGF verranno definiti dall’Ato Comitato Interministeriale.

Il conseguimento ed il mantenimento di detto livello sara’ responsabilita’ di ogni singola nazione. L’addestramento dovrebbe tenere conto degli obiettivi annuali proposti dall’Ufficiale Comandante ed approvati dall’Alto Comitato Interministeriale.

L’addestramento multinazionale organizzato dall’EGF dovrebbe rendere possibile raggiungere il richiesto livello di interoperativita’. Questo programma verra’ proposto dall’Ufficiale Comandante ed approvato da un gruppo di lavoro appositamente creato.

7. ASPETTI AMMINISTRATIVI E FINANZIARI. SUPPORTO LOGISTICO

Finanziamento e Supporto Logistico del QG Permanente dell’EGF

Ogni Paese Membro sosterra’ le spese derivanti dalla propria partecipazione all’EGF.

Le spese ordinarie verranno proporzionalmente divise tra i Paesi

Membri.

L’Italia fornira’ supporto logistico per la struttura del QG permanente dell’EGF, e tale supporto sara’ l’oggetto di un accordo tecnico tra i Paesi Membri, i quali, inoltre, stabiliranno le modalita’ di rimborso delle spese ordinarie.

I Paesi Membri stanzieranno un budget per le spese fisse dell ‘EGF, e l’ammontare dei contributi al budget verra’ definito da essi su base annuale.

Il budget annuale sara’ richiesto dall’Ufficiale Comandante dell’EGF e dovra’ venire approvato dall’Alto Comitato Interministeriale.

Ogni Paese Membro potra’ designare un proprio esperto finanziario per la consulenza su budget e spese.

Supporto Logistico durante le operazioni

I finanziamenti (per scopi operativi) verranno forniti dai Paesi contribuenti e, all’uopo, dall’EU, dall’ONU, e da altre organizzazioni internazionali.

Interoperativita’

I Paesi Membri si adopreranno per il miglioramento del livello di interoperativita’ delle loro forze.

8. LINGUAGGIO

Il linguaggio ufficiale dell’EGF sara’ quello dei Paesi Membri. In ambito lavorativo potra’ essere usato un linguaggio comune.

9. AMMISSIONE

La completa appartenenza all’EGF sara’ aperta a tutti quegli Stati aderenti all’Unione Europea ed in possesso di una forza di polizia dotate di status militare. Presentando richiesta, essi potranno venire ammessi all’EGF previo avallo dei Paesi Membri e dopo la susseguente accettazione di quanto contenuto nella presente Dichiarazione.

Su propria richiesta, gli Stati membri dell’EU candidati ed in possesso di forze di polizia aventi status militare potranno ottenere il riconoscimento dello Status di Osservatore, distaccando un proprio ufficiale di collegamento presso il QG dell’EGF.

Con il dovuto rispetto dello status militare, le condizione di ammissione potranno essere riviste, su richiesta di uno dei Paesi Membri e con il consenso di tutti gli altri.

10. ASPETTI LEGALI

I Paesi Membri sigleranno un Trattato al fine di stabilire le funzioni precise e la condizione giuridica dell’EGF e dei suoi membri.

Prima dell’entrata in vigore di detto Trattato, i Paesi Membri si obbligheranno ad applicare le clausole dell’accordo tra le parti aderenti al Trattato dell’Atlantico del Nord sullo status delle proprie forze, siglato a Londra il 16 Giugno 1951, ai membri dell’EGF.

11. ACCORDI SPECIFICI

Quanto esposto in precedenza e le misure che potranno ritenersi necessarie per organizzare gli aspetti concreti delle relazioni tra i Paesi Membri saranno oggetto di specifici accordi.

ALLEGATO A

Composizione dell’Alto Comitato Interministeriale

Francia Rappresentanti dei Ministri della Difesa

e degli Affari Esteri

Italia Rappresentanti dei Ministri della Difesa

e degli Affari Esteri

Olanda Rappresentanti dei Ministri della Difesa

e degli Affari Esteri

Portogallo Rappresentanti dei Ministri degli Interni

e degli Affari Esteri

Spagna Rappresentanti dei Ministri della Difesa, degli Interni

e degli Affari Esteri

Allegato B

IL QUARTIER GENERALE DELL’EGF

Il QG dell’EGF consistera’ di un nucleo permanente, di stanza in Vicenza (Italia), che potra’ venire rinforzato con ulteriori elementi, secondo le esigenze.

Il QG dovrebbe venire realizzato nel 2005 ed i preparativi avranno inizio nell ‘autunno del 2004.

Gli Stati Membri (PS) ne definiranno I dettagli in separate sede, considerando le seguenti posizioni-chiave: Comandante (un ufficiale di grado OF 6 / 5), Vice Comandante (un Ufficiale di grado OF 5), COS (un Ufficiale di grado OF 4), ACOS OPS/INT (un Ufficiale di grado OF 4) e ACOS Support (Ufficiale di’ grado OF 4).

Gli Stati Membri contribuiranno alla formazione dei’ quadri del QG di EGF, secondo quanto riportato nella seguente tabella:

UFFICIALI MARESCIALLI

FRANCIA 4 2

ITALIA 5 6

OLANDA 2 2

PORTOGALLO 2 1

SPAGNA 2 3

Totale 15 14

(gli elementi in tabella riportati non includono il Comandante)

I criteri relative alle modalita’ di rotazione e quelli proporzionali verranno successivamente definiti.

In linea di massima, gli Ufficiali resteranno in carica tre anni.

Il QG dell’EGF sara’ incaricato di’:

– monitorare le possibili aree di intervento;

– pianificare le operazioni dell’EGF;

– definire i requisiti operativi;

– approntare la pianificazione di emergenza;

– pianificare e coordinare esercitazioni congiunte;

– valutare le attivita’ svolte e mettere in pratica quanto appreso sul campo ;

– approntare un adeguato sistema di supporto logistico;

– consigliare gli Stati Membri al fine di migliorare

l’inter-operativita’ tra le unita’ e le altre Forze;

– spiegare un QG per il Comandante dell’EGF;

quando richiesto, contribuire al processo decisionale a livello strategico.

1686.- Fascisti e antifascisti, Marcello Veneziani definitivo: “Ecco la differenza tra neri e rossi”. Lezione alla Boldrini6

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“Ecco le differenze tra rossi e neri”. Marcello Veneziani, sul Tempo, dice la sua sul dibattito, assai peloso, su violenza fascista e antifascista e lo fa con una sentenza spietata, raggelante, definitiva. “I reati dei fascisti – spiega – sono soprattutto simbolici, a volte non sono neanche considerati tali, come i saluti romani nelle commemorazioni e il richiamo proibito al fascismo. I reati dei rossi – antagonisti, centri sociali, anarco-insurrezionalisti, neo- comunisti – sono soprattutto fisici, reali, su persone e cose”.
I neri, continua Veneziani, non impediscono ai rossi di fare manifestazioni, cosa che puntualmente accade a parti invertite quando, alla fine, quelli dei centri sociali si ritrovano a “fare la guerra” contro le forze dell’ordine. “I due movimenti neri più accusati dai media e dalla piazza, vale a dire CasaPound e Forza Nuova, si sono presentati alle elezioni, aspirano a far comizi e campagna elettorale e una democrazia saggia dovrebbe incoraggiare i gruppi radicali che cercano di essere inclusi nella democrazia parlamentare – continua nell’analisi -. Invece i centri sociali rossi non si presentano alle elezioni, non cercano il consenso, non vogliono entrare in parlamento, ma vogliono restare selvatici, extraparlamentari”.

E poi, qui c’entra la stampa “amica”, quando accadono atti violenti come quello di Luca Traini a Macerata si parla di violenza fascista, anche se l’atto è di un isolato squilibrato. Quando a menare le mani sono gli antifascisti si arriva alla patetica formula della “violenza senza colore” tanto cara a Repubblica. “Alle origini – è l’amara conclusione di Veneziani – c’è un’indulgenza culturale e politica verso la violenza in nome dell’antifascismo rispetto a quella nel nome del fascismo”. Perché alla fine siamo sempre qua: a stabilire cos’è bene e cosa è male sono i comunisti stessi, “che sono giocatori, arbitri e giudici”.

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Il leader di Forza Nuova definisce la magistratura di Palermo “infiltrata“, addirittura “deviata“, “oggi come quaranta anni fa“. Il motivo? La scarcerazione dei Giovanni Codraro e Carlo Mancuso, i due attivisti dei centri sociali accusati del pestaggio del segretario provinciale di Forza Nuova, Massimiliano Ursino. «Siamo oggetto di attacchi perché stiamo facendo la rivoluzione – ha aggiunto – Stanno venendo con noi anche persone di sinistra». Sul rischio di una deriva violenta del dibattito politico il leader di FN ha detto: «non dipenderà da noi. Noi lo abbiamo dimostrato. Avremmo potuto rispondere all’aggressione dei giorni scorsi in altro modo, invece la disciplina del movimento è stata ferrea».

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Prove tecniche di regime: L’aggressione a Giorgia Meloni a Livorno di qualche giorno fa: indagati 14 uomini e 7 donne. … Adesso le indagini andranno avanti per identificare gli altri responsabili che hanno partecipato all’aggressione contro la Meloni. …. e la fascista sinistra che li manda questa gentaglia. Mattarella,c’è? Perché tollera che si ostacolino le campagne elettorali di Forza Nuova – L’Italia Agli Italiani, Casapound e Fratelli d’Italia?

Casapound, invece, mette un piedino nel sistema e lancia l’accordo politico tra CasaPound e Salvini, che raccoglie e schiaccia in un angolo Berlusconi e i moderati del centrodestra.

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Intanto, a Bologna oggi un altro fatto di straordinaria gravità: poche decine di manifestanti possono, alzando la voce, impedirci di esprimere le nostre opinioni sulla libertà educativa dei genitori e contro la dottrina “Gender”. E’ grave non solo perché si impedisce con la violenza l’esercizio della democrazia, ma anche perché l’esistenza di una vera e propria “ideologia Gender” è così sotto gli occhi di tutti: una ideologia violenta, che non tollera chi non aderisce ai suoi dogmi.il Bus della Libertà è stato accolto, oltre che dai propri sostenitori, anche da poche decine di manifestanti minacciosi, che hanno di fatto impedito lo svolgersi della manifestazione.

1675.- I SOGNI DORATI DELLA SINISTRA RADICAL-CHOC. L’ISLAM? PER MINNITI È “COSTITUZIONALE”MA MINNITI CHE STUDI HA FATTO?

Sottomissione delle donne? Punizioni corporali? Pene capitali per i gay? Robetta. Per il Ministro dell’Interno c’è “piena compatibilità tra Islam e Costituzione”. Forse a Islamabad… Viviamo in un fastidio senza tempo, avvezzi ad ascoltare stupidaggini, purché vengano da chi può. Non dimenticherò mai Bruno il più anziano e il più colto dei miei sottufficiali. Mi disse un giorno: “Comandante, il problema non è che ci danno cacca! E’ che è poca!” Ciao Bruno.

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“Il Patto per l’Islam italiano siglato dalle organizzazioni più rappresentative della comunità islamica è un incontro di libere volontà. Chi lo ha firmato si è considerato contemporaneamente musulmano ed italiano, altro che incompatibilità tra Islam e Costituzione”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Marco Minniti, in un convegno alla Grande Moschea di Roma.

“C’è”, ha sottolineato Minniti, “un percorso di convinta adesione ai valori costituzionali e questo per noi è un elemento importantissimo. La laicità delle istituzioni ed il rapporto uomo-donna sono valori intangibili”. C’è da chiedersi se il ministro ci creda veramente, dato che l’Islam è anche e soprattutto una visione della religione in chiave politica, che permea, regola e norma ogni settore della vita dei musulmani. Quanto al rapporto uomo-donna come “intangibile”, c’è da chiedersi dove abbia vissuto sino ad ora il ministro del Governo Gentiloni. Perché se c’è una religione sessuofobica per eccellenza quella è l’Islam.

Il ministro ha poi sottolineato l’importanza dei punti previsti dal Patto: dalle moschee aperte al pubblico ai sermoni in italiano, dal freno alla “diffusione incontrollata degli imam fai da te” alla trasparenza dei finanziamenti per la costruzione dei luoghi di culto. “La conoscenza”, ha osservato, “è l’unico modo per superare la diffidenza. La democrazia deve lavorare per liberare il mondo dalle ossessioni, sapendo che altri lavorano invece per tenere le persone inchiodate alle proprie ossessioni e costruire una grande alleanza col mondo islamico può aiutare a liberare il mondo dalle proprie ossessioni”. Povero illuso! Per ora, uno a zero per Islam VS Occidente decadente.
Per chi conosce il Corano, la sua regola del mentire se serve a conquistare il potere ad Allah, Minniti dice sciocchezze. Per chi conosce qual’è il destino che Maometto riserva agli infedeli, Minniti è un pazzo; ma un ministro degli interni può dire sciocchezze? può spaziare, dicono a Napoli? Lo chiederei a Nonno Letterio, numero due del Viminale, quando … appunto, quando?

1443.- STRAGI E ATTENTATI SERVONO A INSTAURARE SEMPRE PIU’ CONTROLLI DI POLIZIA

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Mentre, in Italia, mimetizzato fra le pagliacciate del ministro Delrio, si sta approvando il D.L. 2886 di iniziativa Gentilonoi, con un emendamento letale per la Democrazia, presentato da un piccolo deputato del PD, sul CONTROLLO TOTALE DI INTERNET E DEI TELEFONI per selezionare e OSCURARE i contenuti sgraditi al governo, rectius, al potere, i sionisti e chi con loro attuano la strategia del terrore, prima arma, biblica, del popolo ebraico e, al suo tempo, dell’Impero Romano. Il terrorismo, nelle sue varie forme, serve già e ancor più servirà ad inasprire i controlli sulla popolazione e lo vedrete nei provvedimenti legislativi e nell’implementazione di nuovi sistemi di sorveglianza, più o meno tutti in suo nome. E, qui, sorge spontaneo un sentimento di rifiuto per chi vuole suscitare antisemitismo e da chi, come me, ha conosciuto la bellezza di questo popolo e celebra l’Olocausto, pagato per colpe di alcuni, già loro, troppo potenti e ben lontani da Israele. Diverso è il conflitto arabo-israeliano, in Siria, comunque lo si voglia intendere. Dicono dal web che i separatisti catalani sono finanziati da Soros, che l’invasione dell’Italia e dell’Europa è finanziata da Soros; abbiamo visto Soros spadroneggiare a Palazzo Chigi; ma Soros è uno soltanto di “Loro” e nemmeno il più potente. L’amico Maurizio Blondet ci presenta questo documento e le sue attente riflessioni: “La strage di LAS VEGAS è stata annunciata 3 settimane prima”.

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Sul sito 4chan , un tale “John” ha postato, l’11 Settembre scorso, questi post:

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Traduco  i post essenziali: l’1 e il 5 e 6

Lunedì 11 settembre, ore 6:08   – N. 141100963

“Sentite, mi spiace per alcuni di voi, per cui vi dirò un piccolo segreto.  Se vivete a Las Vegas o Henderson [un sobborgo. Ndr.] state a casa domani. Non andate in nessun luogo dove ci sia  un grande assembramento di folla.  E anche: se vedete tre furgoni neri parcheggiati l’uno vicinoall’altro, lasciate la zona immediatamente. Prego. John

Lunedì 11 settembre, 6:28

“Si chiama “progetto alto incidente”. Vogliono che il pubblico americano pensi che posti con altissimo  livello di sicurezza non sono sicuri.  Stanno cercando di instaurare più regolamenti.  Vedrete nuove leggi proposte nei prossimi anni per   installare sempre più metal detector e altri apparati.  I media e i politici diranno che i posti   con tanta polizia richiedono ancora più polizia. Non posso garantire che accada domani ma    hanno in mente Las Vegas.

Lunedì 11 settembre, 6:55

Se il loro piano ha successo lo stato del Nevada passerà leggi  che obbligheranno tutti i casinò ad avere metal detector e  porte  a raggi ..Subito dopo leggi saranno varate per posizionare queste cose in università, licei, palazzi federali,  dite  voi che altro.  Osi syste,ms e chertoff sono i maggiori produttori di questi macchinari. Verso il 20202 chertoff  ed osi si fonderanno in un’unica ditta.   Faranno milioni in profitti. Chertoff è in contatto con Sheldon Adelson. Adelson  sarà grande sponsor di queste macchine  e sarà il primo a metterle nei suoi casinò qunado passerà la legge. Questo è il mio ultimo messaggio  per ora. Non aspettate che torni presto.

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Che dire?

La Osi Systems è la grande produttrice di macchine a raggi X per la sicurezza aeroportuali, metal detector, eccetera. E’ presieduta dell’indiano Deepak Chopra.

Michael Chertof, doppia cittadinanza, “gestì” le indagini dopo l’11 Settembre.

“Chertoff”  è un nome molto interessante: Michael Chertoff, un americano con doppio passaporto israeliano, la cui madre fu una delle prime agenti dei servizi segreti dello stato ebraico,  l’11 Settembre 2001 era  a New York, ricopriva la carica di vice-attorney general  della sezione penale: in questa veste condusse  le indagini sugli eventi dell’attentato alle Twin Towers.  Le condusse in modo tale   che espulse in Israele (ossia sottrasse all’inchiesta)  i cosiddetti “israeliani danzanti”, ossia i cinque facchini di una agenzia di traslochi che furono visti festeggiare,  mentre osservavano le Towers in fiamme, fotografandosi a vicenda con i due grattacieli sullo sfondo  e facendo  il segno di Vittoria con le dita.  Arrestati dalla polizia di New York, risultarono tutti israeliani appena dimessi dal servizio militare nel loro paese.   L’FBI li interrogò per vari giorni, e accumulò indizi pesantissimi a loro carico.  Fu il vice-procuratore, l’israeliano Michael Chertoff, a liberarli dalle mani dell’Fbi espellendoli per aver lavorato in Usa senza permesso . Qui potete trovare la storia:

http://www.whatreallyhappened.com/WRHARTICLES/fiveisraelis.html

Poco dopo, il presidente Bush jr.  nominò Chertoff capo del nuovo minestero della Homeland Security, ossia della sicurezza interna. Ha coperto  quella carica fino al 2009.

Adesso  scopriamo che, tornato a vita privata, Chertoff ha fondato e presiede la Chertoff Group, una ditta di sicurezza, “Risk identification, analysis and mitigation” e Crisis management”.   Quanto a Sheldon Adelson, è un miliardario ebreo (uno dei tre uomini più ricchi degli Usa)   re dei casinò e del gioco d’azzardo, e neocon sfegatato.  Abita a LAs Vegas.

Coincidenza interessante: anche l’attentato-strage islamico sul lungomare di Nizza, 14 luglio 2016, avvenne nella città che doveva ospitare, ad  ottobre, un “Nizza Global Forum – International Congress on Homeland Security and Crisis Management.   Organizzato da un ente israeliano, IHSL, Israel’s Homeland Security , che vende sicurezza dagli attentati e forse, chissà, li organizza anche. 

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Nizza, 14 luglio 2016

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Evito di fare ipotesi, perché sarebbero bollate di antisemitismo.  Mi limito a dire che il quadro che s’intravvede dietro   questa storia è ancora più spaventoso della strage.

 

 

1382.- LA TRAPPOLA DELL’ODIO DEGLI AGENTI D’INFLUENZA. LA MANOVRA DELL’ANTISOVRANO. ORIZZONTE 48

  1. C’è un concetto “base” che torna prepotentemente alla ribalta in questi giorni, di fronte

al dilagare della sovraesposizione mediatica di accadimenti come gli sgomberi di immobili occupati commettendo illeciti penali non “giustificabili” secondo alcuna interpretazione costituzionalmente (cioè democraticamente) orientata, ovvero come la violenza sessuale di gruppo posta in essere da stranieri, probabilmente a loro volta illecitamente presenti sul territorio nazionale (e, nel caso, oltretutto, in danno di altri stranieri che invece erano più che lecitamente entrati come turisti, categoria di cui si esalta l’oggettiva utilità in termini di saldo attivo delle partite correnti dei conti con l’estero, salvo poi contraddire questa auspicata propensione produttiva del territorio italiano attraverso destrutturazione e degrado permanenti perseguiti con l’austerità fiscale che incide su ogni livello di gestione del territorio. Fenomeno che è il naturale corollario degli obiettivi intermedi di pareggio strutturale di bilancio e della privazione della sovranità monetaria imposti dall’appartenenza alla moneta unica).

 

1.1. Il concetto base è il seguente: l’antisovrano ha paura della sovranità popolare perché non vuole la democrazia.

E non vuole la democrazia (a meno che non sia “liberale”, cioè ridotta a mero processo elettorale idraulico che azzera ogni reale possibilità di scelta popolare dell’indirizzo politico da seguire), perché (come dice Barroso, una volta per tutte, richiamando il ruolo imperituro de L€uropa nelle nostre vite quotidiane) la considera inefficiente dal punto di vista allocativo.

E ciò in quanto, appunto, le risorse (monetarie) sono limitate, corrispondono ad un dato ammontare di terra-oro come fattori primi di ogni possibile attività economica, e la titolarità, preesistente e prestabilita, della proprietà di questi fattori precede ogni calcolo economico: cioè legittima un equilibrio allocativo che riflette una Legge naturale a cui asservire ogni attività normativa e amministrativa dello Stato, e rende un diritto incomprimibile il ritrarre un profitto da questa titolarità incontestabile, anche a scapito dell’interesse di ogni soggetto umano che non sia (già) proprietario di questi fattori della produzione.

Il merito che si autoattribuisce il capitalismo è quello di attivare una capacità di trasformazione delle risorse (limitate) per moltiplicare i beni suscettibili di essere acquisiti in proprietà (questo sarebbe il dispiegarsi dell’ordine del mercato, fin dai tempi della teorizzazione ecclesiastica), essenzialmente oggetto di consumo, e di permettere, nel corso di tale processo, l’impiego lavorativo di moltitudini di esseri umani che, in tal modo, sarebbero in grado automaticamente di procurarsi i mezzi di sostentamento.

 

  1. Di conseguenza, come trapela anche da autori (neo)neo-classici (cioè neo-liberisti) del nostro tempo, (eloquente in tal senso è “La nascita dell’economia europea” di Barry Eichengreen, che ho avuto modo di rileggere questa estate, non senza un certo disagio sulla disumana dissonanza cognitiva che ne emerge), il profitto è l’unico motore possibile della società e della sopravvivenza della specie.

Pertanto, i governi debbono esclusivamente preoccuparsi di garantirne la continuità (e ce ne accorgeremo presto, ancora una volta, quando si dovranno “fare gli investimenti” per risolvere la “crisi” dell’acqua), assicurando, nell’unica dialettica considerata razionalmente ammissibile, l’esistenza istituzionale di un mercato del lavoro che vincoli, a qualsiasi prezzo sociale, la massa dei lavoratori non-proprietari a condizioni di mera sussistenza.

 

  1. La moneta gold standard, o qualsiasi soluzione similare, ed anche più rigida, come l’euro, che rendono le politiche di stabilità monetaria indipendenti da ogni altro obiettivo politico (qui, p.17.1.), sono perciò un totem irrinunciabile innalzato sull’altare dell’unico diritto possibile e legittimo, essendo tutti gli altri diritti degli odiosi privilegi clientelari frutto di clientelismo e corruzione, (come ci illustrano con alti lai indignati contro la “giustizia sociale”, intesa come “corruzione legalizzata”, Spinelli, Hayek e Einaudi).

E l’unico diritto legittimo è, naturalmente, quello al profitto derivante dalla “data” allocazione delle risorse limitate in capo ai pochi grandi proprietari; i quali, in termini di equilibrio allocativo ideale, dovrebbero anche essere gli unici proprietari.

Qualsiasi alterazione di questo equilibrio è considerata razionalmente intollerabile e pone in pericolo l’equilibrio allocativo efficiente che, dunque, è prima di tutto un assetto di potere politico.

Lo Stato che abbia deviato da questo assetto, ponendo in essere divergenti condizioni di redistribuzione di tali risorse, ex ante (o ex post: ma queste ultime sono dotate di un’ambiguità che le rende asservibili anche ad obiettivi del tutto opposti a quelli della tutela del lavoro, come ci insegnano Pikketty, qui, p.8, e l’Unione bancaria), deve “ricostruire”, anche con ampi e notevoli interventi, prolungati per tutto il tempo necessario, la razionalità indiscutibile di questa Legge sovrastatuale e perenne.

 

  1. Come si ricollega tutto questo agli episodi di reato (e di loro difficoltosa repressione) posti in essere da “immigrati” a vario titolo nel territorio nazionale?

In modo alquanto coerente con il funzionamento progressivo del sistema di ripristino, accelerato da L€uropa, dell’assetto allocativo efficiente.

L’euro costringe alla svalutazione del tasso di cambio reale e consente che ciò si realizzi unicamente attraverso la riforma incessante del mercato del lavoro-merce (come spiega benissimo Eichengreen parlando del gold standard), cioè al fine di porre in condizioni di progressiva “mera sussistenza”, l’insieme dei soggetti non proprietari estranei al controllo dell’oligopolio concentrato e finanziarizzato (una condizione di “classe” che eccede di gran lunga quella del solo lavoratore dipendente, qui, p.4).

 

  1. Il costo politico di tale continuo aggiustamento, in costanza di suffragio universale (condizione mantenuta obtorto collo e in vista di una sua definitiva e formale abolizione), può essere sopportato solo “sostituendo” le classi sociali impoverite, e in precedenza titolari delle aspettative di tutela sociale apprestate, (formalmente ancora oggi), dalla Costituzione, con un adeguato contingente di soggetti “importati”, se e in quanto siano sradicati, per inconciliabile vocazione culturale, da questo precedente assetto sociale democratico.

Questi nuovi “insediati” sono dunque preferibilmente (cioè intenzionalmente) prescelti in quanto inclini a considerare la comunità di insediamento come un’organizzazione aliena, i cui precetti normativi fondamentali debbano, al più presto, cedere di fronte alla pressione numerica dei nuovi arrivati e delle loro esigenze primarie (rivendicate esplicitamente come le uniche da considerare, a detrimento di ogni situazione di crescente povertà degli autoctoni, che si lasciano governati dalla condanna a un senso di colpa inemendabile).

L’intera operazione di reinsediamento demografico è pianificata e incentivata attraverso organizzazioni – private ed espressione del perseguimento degli interessi dei grandi gruppi economici che dominano il diritto internazionale privatizzato– che inoculano e rafforzano, nei gruppi etnici reinsediati, questa idea di ordinamento giuridico arrendevole e di aspettativa incondizionata alla redistribuzione ex post di risorse in danno delle classi più povere e deboli in precedenza viventi sul territorio da “trasformare”.

 

  1. “Agenti di influenza” (NB: la fonte linkata è ufficiale dell’AISI-governo.it), appositamente predisposti sia all’interno del sistema mediatico dello Stato nazionale di “accoglienza”, che operanti nell’organizzazione, reclutamento e agevolazione del reinsediamento, si preoccupano essenzialmente di rafforzare e rendere irreversibile l’idea che le leggi statali nazionali che vietano comportamenti incompatibili con l’ordine pubblico e l’interesse generale della comunità “ricevente”, e da trasformare a tappe forzate, siano sostanzialmente immorali o troppo difficili da applicare e perciò oggetto di urgenti riforme (ad es; il cosiddetto ius soli), o, ancor meglio, di desuetudine: cioè di accettazione diffusa della loro inapplicazione in nome di un prevalente “stato di necessità” che si fonda sull’inevitabile “scarsità di risorse”.

 

  1. Senso di colpa indotto in via propagandistica dagli “agenti di influenza” e scarsità di risorse, come parametro ormai metanormativo e supercostituzionale, costituiscono un combinato tale che si ottiene anche l’effetto più ambito, come evidenziava Rodrik, da parte delle elites timocratiche che guidano l’operazione: lo scatenarsi del conflitto sezionale tra poveri importati cittadini esteri, e cittadini impoveriti soggetti all’accoglienza in funzione di fissazione deflattiva dei livelli retributivi.

Il porre i vari pezzi di non-elite uno contro l’altro, scardina ogni senso di reazione alla manovra aggressiva di classe condotta dalle oligarchie cosmopolite, e alla sottrazione della sovranità democratica che, appunto, (così Luciani, p.7) si caratterizzava su una “concezione ascendente”, cioè per la sua titolarità “di popolo”, e sull’idea di Nazione; l’unica storicamente tale da individuare in senso coesivo e solidale una comunità sociale sufficientemente univoca per determinare gli interessi comuni che la sovranità persegue per sua natura (qui p.11.3 e, prima ancora, come rammentava Lord Beveridge, cfr; p.5 infine).

 

7.1. L’attitudine distraente del conflitto sezionale si manifesta, per la verità in tutto il mondo occidentale, in modo da amplificare il potere degli agenti di influenza delle elites che hanno buon gioco nello stigmatizzare quell’odio che hanno accuratamente infuso e alimentato nel corpo sociale delle non-elites: e questo fino al punto da delegittimare, nei fatti narrati in modo da forzare etichette di condanna ipocritamente “etica”, quelle che sono esattamente le reazioni naturali, quasi meccanicistiche, che avevano inteso deliberatamente suscitare.

Il senso di colpa, in precedenza diffuso a livello di preparazione mediatico-culturale dell’operazione, può quindi essere addebitato al corpo sociale aggredito in base a “fatti” che corrispondono anch’essi alla meccanica calcolata dell’intolleranza che si intendeva suscitare.

 

  1. Il cerchio si sta chiudendo, dunque.

L’unica risposta rimasta è la consapevolezza. E la consapevolezza ci riporta alla rivendicazione della effettiva legalità costituzionale. Oltre di essa c’è solo il territorio di nessuno dello stadio pre-giuridico dei puri rapporti di forza, come ci avvertiva Calamandrei, rapporti imposti dall’ordine internazionale dei mercati.

Il conflitto sezionale che questo ordine mira a portare alle sue conseguenze estreme non deve essere l’inganno finale con cui si autodistrugge la sovranità democratica, in una trappola innescata da odiatori dell’umanità, tanto apparentemente astuti quanto, in sostanza, rozzi e primordiali.

 

8.1. Basterebbe rammentare due semplici passaggi. Il primo, già citato, è di Rodrik (qui, p.4):

“…riportiamo un significativo brano di Dani Rodrik che, sebbene riferito alle dinamiche dei paesi in via di sviluppo, per le condizioni create dal liberoscambismo sanzionato dal vincolo esterno “valutario”, ci appare eloquente anche per la Grecia e, di riflesso (mutatis mutandis, in una sostanza però omogenea), per tutti i paesi coinvolti nell’area euro.

Da rilevare che questa spiegazione ci dà ben conto dei sub-conflitti “sezionali” (p.11.1.), in funzione destabilizzatrice della democrazia, che fanno capo ai “diritti cosmetici” e alle identità etnico-religiose-localistiche, conflitti che sono una vera manna per le elites:

 

 

 

“Le conseguenze politiche di una prematura deindustrializzazione sono più sottili, ma possono essere più significative.

 

I partiti politici di massa sono stati tradizionalmente un sotto-prodotto dell’industrializzazione. La politica risulta molto diversa quando la produzione urbana è organizzata in larga parte  intorno all’informalità, una serie diffusa di piccole imprese e servizi trascurabili.

 

Gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire, l’organizzazione politica fronteggia ostacoli maggiori, e le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe.

 

 

 

Le elites non hanno di fronte attori politici che possano reclamare di rappresentare le non-elites e perciò assumere impegni vincolanti per conto di esse.

 

Inoltre, le elites possono ben preferire – e ne hanno l’attitudine- di dividere e comandare, perseguendo populismo e politiche clientelari, giocando a porre un segmento di non elite contro l’altro.

 

Senza la disciplina e il coordinamento che fornisce una forza di lavoro organizzata, il negoziato tra l’elite e la non elite, necessario per la transizione e il consolidamento democratico, ha meno probabilità di verificarsi.

 

In tal modo la deindustrializzazione può rendere la democratizzazione meno probabile e più fragile.”

 

  1. Il secondo è di Chang (qui, pp.8- 8.1.):

“I salari nei paesi più ricchi sono determinati più dal controllo dell’immigrazione che da qualsiasi altro fattore, inclusa la determinazione legislativa del salario minimo.

Come si determina il massimo della immigrazione?

Non in base al mercato del lavoro ‘free’ (ndr; cioè globalizzato) che, se lasciato al suo sviluppo incontrastato, finirebbe per rimpiazzare l’80-90 per cento dei lavoratori nativi (ndr; oggi è trendy dire “autoctoni”), con i più “economici”, e spesso più produttivi, immigranti. L’immigrazione è ampiamente determinata da scelte politiche. Così, se si hanno ancora residui dubbi sul decisivo ruolo che svolge il governo rispetto all’economia di libero mercato, per poi fermarsi a riflettere sul fatto che tutte le nostre retribuzioni, sono, alla radice, politicamente determinate.”

I vari Paesi hanno il diritto di decidere quanti immigranti possano accettare e in quali settori del mercato del lavoro (ndr; aspetto quest’ultimo, che i tedeschi, ad es; tendono in grande considerazione).

Tutte le società hanno limitate capacità di assorbire l’immigrazione, che spesso proviene da retroterra culturali molto differenti, e sarebbe sbagliato che un Paese vada oltre questi limiti.

Un afflusso troppo rapido di immigrati condurrebbe non soltanto ad un’accresciuta competizione tra lavoratori per la conquista di un’occupazione limitata, ma porrebbe sotto stress anche le infrastrutture fisiche e sociali, come quelle relative agli alloggi, all’assistenza sanitaria, e creerebbe tensioni con la popolazione residente.

Altrettanto importante, se non agevolmente quantificabile, è la questione dell’identità nazionale.

Costituisce un mito – un mito necessario ma nondimeno un mito (ndr; rammentiamo che lo dice un emigrato)- che le nazioni abbiano delle identità nazionali immutabili che non possono, e non dovrebbero essere, cambiate. Comunque, se si fanno affluire troppi immigrati contemporaneamente, la società che li riceve avrà problemi nel creare una nuova identità nazionale, senza la quale sarà difficilissimo mantenere la coesione sociale. E ciò significa che la velocità e l’ampiezza dell’immigrazione hanno bisogno di essere controllate”.

Stupri e occupazioni di immobili sono qualcosa che, dunque, corrisponde ad un effetto ben prevedibile dell’operazione che si sta ponendo in essere: l’obiettivo è proprio quello di “porre sotto stress le instrastrutture fisiche e sociali” della comunità statale “attaccata”, per distruggerne ogni “identità nazionale” per mezzo di una ben preparata condanna mediatico-moralistica e, attraverso di essa, ogni “coesione sociale”.

E’ questo valore, infatti, il principale ostacolo al pieno ripristino dell’ordine internazionale dei mercati (cioè dell’assetto allocativo efficiente che predica il solo diritto al profitto di pochi proprietari).

 

  1. Riforme in stato di eccezione permanente, accoglienza illimitata, distruzione definitiva della legalità costituzionale sono tutt’uno, dunque, con la cinicamente calcolata diffusione dei reati commessi dagli immigrati. E con la loro enfatizzazione, intenzionalmente diffusiva dell’odio che intendono addebitarci, per poi reprimerlo anche con la forza delle armi. Armi di ogni tipo: il primo sono gli agenti di influenza che, secondo la teorizzazione che ne fa la stessa intelligence, sono destinati a influenzare e controllare l’azione dei governi presso cui tali agenti operano, rispondendo a interessi e direttive ostili alla Nazione infiltrata.

Non ci cascate.

Difendete la Costituzione democratica: con tutti i mezzi che essa offre. Il primo, però, e il più importante, è dentro di voi.

Perché i veri avversari, ci avvertivano i Costituenti, sono quelli che non credono nelle Costituzioni...

 

Professore, condivido con un distinguo e, cioè, che difendere la Costituzione significa difendere la trama dei suoi Principi, resi, oggi, inattuabili per difetto dei costituenti che non hanno saputo o voluto garantire la partecipazione del popolo alla politica dando ai partiti e a tutte le formazioni intermedie, attraverso le quali questa partecipazione si deve svolgere (quindi, anche i sindacati) un altrettanto definita trama di Principi, come, esemplificando, la trasparenza, anzi, le trasparenze amministrativa e ordinativa e l’alternanza). Restringere questi principi, come fa l’art. 49, all’espressione “con metodo democratico” e lasciare a una ipotetica legge ordinaria la disciplina dei partiti, significa aver affermato che “la sovranità appartiene al popolo”, senza avergliene fornito gli strumenti per esercitarla. Vediamo, infatti, che il Parlamento, preso nel significato lessicale della parola, non esprime e non legifera secondo la reale volontà del popolo, principalmente quello colto e più capace, che si allontana, perciò, dalla politica, come dimostrato dall’astensionismo e dal basso livello culturale degli eletti. Tralascio ogni considerazione sui motivi possibili di questa grave carenza. Non meno importante fu non aver meglio garantito l’applicabilità della Costituzione, particolarmente di quella sua parte economica e non aver esplicitato e reso praticamente applicabile la sanzione per il reato di alto tradimento. Ecco, allora, che condivido quanti chiedono che sia data attuazione alla Costituzione, ma solo per quanto attiene ai suoi principi.

 

1381.- ALTRO CHE RIFUGIATI! DENTRO IL PALAZZO SGOMBERATO DAGLI ERITREI: LA VERITÀ, SONO PIÙ RICCHI DI TANTI ITALIANI. LE IMMAGINI DELL’ATTACCO ALLA POLIZIA..A ROMA!

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Nemmeno dopo tutto quel che è accaduto il Fondo Omega di Idea Fimit ha potuto riprendere possesso del palazzo di sua proprietà occupato da più di 500 eritrei dal 2013. Le chiavi non sono ancora state restituite al legittimo proprietario perché lo sgombero non è ancora terminato: fino al tardo pomeriggio di ieri erano ancora asserragliate dentro alcune donne incinte, e la polizia non ha voluto ovviamente forzare la mano. Donne e bambini sono stati più volte utilizzati sia dagli occupanti che dalle associazioni per il diritto alla casa e da alcune onlus che non raramente li hanno manovrati, ed è probabile che siano esposti in prima fila oggi nel corteo di protesta ad altissimo rischio organizzato alle 16,30 a Roma, con partenza in piazza dell’Esquilino in una città blindata per l’occasione con paura di nuovi scontri.

Movimenti antagonisti e ong che sono spuntati come funghi durante lo sgombero per cavalcare anche politicamente la vicenda degli scontri con la polizia hanno arringato fin dai primi giorni gli occupanti perché rifiutassero le soluzioni abitative loro proposte sia dall’assessorato ai servizi sociali di Roma che dalla società Sea che quell’immobile dovrebbe prendere in affitto dal Fondo Omega appena liberato. Per altro quella soluzione provvisoria (alcune villette a Forano, in provincia di Rieti) è stata sbarrata dal sindaco Pd del paese, Marco Cortella, che ieri non ha voluto sentire ragioni. «Sono contrario», ha detto Cortella, «perché siamo il comune nella provincia di Rieti con il numero più alto di richiedenti asilo. Ne abbiamo già 40 su 3.168 cittadini, oltre la percentuale del 3 per mille per ogni Comune prevista dal Ministero dell’Interno. Invece di gratificarci, ci mortificano».

Al momento gli sfollati dall’immobile di via Curtatone si sono dispersi per la città, alcuni convogliati da alcune associazioni (Baobab in testa) in ricoveri di emergenza, altri andati in una sorta di rifugio provvisorio vicino alla stazione Tiburtina, altri ancora presi comunque in gestione dalle strutture comunali. E tutti pronti a tornare appena verrà allentata la tensione e la vigilanza in quel palazzo dove ormai si erano insediati da anni.

C’è un rarissimo video – girato nel novembre scorso da Rete Zero, una tv privata di Rieti – che in pochi minuti fa capire come si svolgeva la vita all’interno del palazzo occupato, e che tipo di sistemazione avevano trovato gli eritrei. Ormai non era un accampamento come ci si potrebbe immaginare, ma un ufficio trasformato in un vero e proprio palazzo residenziale. Nell’androne interno chi vi abitava lasciava in modo ordinato biciclette, passeggini e carrozzine. Poi lungo le scale si arrivava ai corridoi degli uffici che erano stati unificati e trasformati in veri e propri alloggi, con tutto l’arredamento che era necessario. L’unica cosa artigianale – mancando gli allacciamenti al gas – erano le cucine, con i forni alimentati da quelle bombole al Gpl che avevano tanto preoccupato i vigili del fuoco nell’unica parziale ispezione fatta. In casa non mancava nulla: parte giorno e parte notte, letti e divani, tavoli, poltrone, tende per difendere la propria privacy, quadri e immagini religiose (crocifissi e madonnine, perché erano quasi tutti cristiani gli abitanti). Poi frigoriferi, lavatrici, elettrodomestici vari (forni a micro onde, macchine per il caffè) e in non poche abitazioni anche televisori al plasma di grande dimensioni e decoder per ricevere la tv satellitare collegati alle parabole installate dagli stessi migranti sul tetto dell’ edificio.

Entrando in quel palazzo occupato si ha dunque l’impressione di un certo benessere di chi vi abitava, e che gli eritrei fossero ben al di sopra della soglia di povertà si capisce bene anche dalle immagini scattate sia nel giorno degli scontri che ieri quando sono tornati lì vicino a spiegare la loro protesta alla stampa: molti hanno in mano smartphone di ultima generazione del valore di centinaia di euro. Avevano uno stile di vita compatibile anche con una abitazione regolarizzata da un affitto a Roma, magari non in zone così centrali.

Che non fossero poveri in canna viene confermato informalmente dai rappresentanti della comunità eritrea in Italia che abbiamo sentito in queste ore, che confermano l’esistenza di lavori regolarmente retribuiti per buona parte degli occupanti. Altri elementi informativi invece fanno capire che non poche fossero le infiltrazioni in quel palazzo, anche di tipo criminale. Non tutti quelli che vi abitavano erano eritrei: molti etiopi, qualche somalo. Eritrei si sono tutti dichiarati al momento dello sbarco in Italia proprio per potere godere della protezione internazionale, e non avendo documenti per molti di loro l’ attesa delle verifiche è stata talmente lunga da potersi imboscare con facilità.

Dentro il palazzo – secondo le stesse fonti ufficiali della comunità eritrea in Italia – accanto a una vita normale ce ne era una parallela, con cui ci si arrangiava e si otteneva qualche guadagno extra. La più banale veniva dalla sistemazione di alcune stanze con il minimo necessario che venivano affittate a 15 euro a notteagli eritrei di passaggio a Roma. Una sorta di bed and breakfast. Esisteva anche un altro tipo di commercio: quello delle abitazioni permanenti ricavate in quegli uffici. Se qualcuno di loro trovava regolare sistemazione in città, vendeva i diritti di abitazione in via Curtatone per cifre di una certa importanza, “anche 12mila euro“. Le forze di polizia erano già intervenute all’interno in poche occasioni per stroncare altri tipi di commercio assai più irregolari: sette inquilini arrestati per traffico di migranti, e altri identificati e fermati per traffico di stupefacenti.

di Franco Bechis

E ora qualche immagine di questa brava gente che lancia sampietrini e bombole di gas ai nostri poliziotti. Nel mezzo, come sempre, c’è Medici senza frontiere, dalla parte di chi assale le Forze dell’Ordine. E’ un’associazione a delinquere di matrice politica, pagata da chi non vuole l’Ordine Pubblico. Genitori, dove è scritto che i poliziotti e i carabinieri devono essere assaliti a pietre, insulti e bombole di GPL?

1380.- LA LEGGE SECONDO IL PD

Piazza Indipendenza

Sgomberi e immigrati. Le polemiche e le mille fesserie pubblicate sullo sgombero dello stabile di Piazza Indipendenza a Roma e, insieme, i filmati del lancio di bombole di gas, aperte e pure accese, contro i “nostri” carabinieri, meritano un approfondimento e un punto a capo.

 Minniti non è fascista. I manganelli di Piazza Indipendenza obbedivano alla tessera N.1 del PD. Feltri brutale contro Franco Gabrielli: “Sei il capo della Polizia o dei boy scout?” Se occupano la casa di un’anziana mentre è ricoverata in ospedale, manche la mia, bisogna trovare casa agli abusivi e nessuno può intervenire. Pazzesco!

Questa cittadina eritrea sgomberata con mille buone maniere da casa De Benedetti è così povera che sarà alloggiata “a ufo” in unavilletta in provincia di Rieti (contro il volere del sindaco).
Dall’inciucio con le Ong di Soros, alla svendita della sovranità del popolo italiano e della cittadinanza, questo Governo, che ho definito un Vuoto Politico, sta abusando oltre ogni limite della civiltà degli italiani e della protezione delle Forze dell’Ordine: le stesse che oppone disarmate alle orde selvagge fatte sbarcare nella nostra terra. Dal 2006, da più di dieci anni, gli italiani non votano con una legge coerente e rispettosa della Costituzione repubblicana, cioè, siamo tornati sotto dittatura dal 2006 e questo Governo, come quelli che in questi anni lo hanno preceduto è legittimato dalla fiducia di un Parlamento illegittimo, almeno parzialmente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 2014. Una consulta timorosa di andare fino in fondo, che ha dato la misura dell’invasione della politica del malaffare nelle istituzioni.
Gianni Fraschetti, in questi giorni, ha sentito dire tante cose sullo sgombero. Ha sentito dire che “ci vorrebbe un Minniti di destra”, ha sentito dire che “finalmente il governo ha deciso di fare sgomberi a tappeto” e tante altre ingenue amenità e dice: Io mi ero limitato a notare e a chiedermi “come mai sgomberano l’unica palazzina dove ci sono profughi veri e non clandestini occupanti?” e a concludere con “nessuno mi leverà dalla testa che la sgomberano solo perchè la palazzina è di una ben nota proprietà”. Mi hanno risposto che non capisco niente e che faccio propaganda contro il governo anche quando ha deciso di imboccare la strada giusta.
Eccovela la strada giusta: il governo e Minniti hanno deciso che non si sgombererà MAI PIU’ una palazzina occupata se prima non verrà trovata un’adeguata sistemazione per tutti gli occupanti. Cioè hanno abolito la proprietà privata, cioè hanno stabilito che se qualcuno ti occupa la casa non potrà più essere cacciato (a meno che non gli si trovi una casa popolare, e coi tempi che ci sono passano tanti anni). Il diritto romano ha portato la proprietà privata in tutta Europa. Il governo del PD ha abolito questo diritto.
Come avevo scritto DOVEVANO sgomberare quella palazzina, ma solo QUELLA e poi basta. E ci hanno pure aggiunto che tutti gli altri si attaccheranno al manico.
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Sull’argomento leggiamo da Libero uno sdegnatissimo Vittorio Feltri:

“Se non si capisce che occupare le case altrui è una forma intollerabile di violenza, si rischia di dire cazzate che confondono le idee. Non è solo questione dell’ edificio sgomberato a Roma che ha generato tante stupide polemiche. Il problema è molto più grave e diffuso. Anche a Milano succede spesso che una vecchia signora esca di casa per fare la spesa e immediatamente ci sia un figlio di buona donna che approfitta della assenza della proprietaria per entrare nei suoi locali onde impossessarsene. È una bella cosa da approvare o anche solo da sopportare? Eppure si dà il caso che nessuno provveda a intervenire allo scopo di restituire l’ alloggio a chi proditoriamente ne è stato privato. Di norma la poverina succube di prepotenti non ha mezzi propri per ribellarsi e finisce all’ ospizio. Si commette così una ingiustizia che grida vendetta.
Simili odiosi episodi si registrano ogni giorno. È possibile andare avanti così? Occorre aggiungere che gli usurpatori della proprietà altrui sono dei disperati a cui bisogna concedere delle attenuanti, ma non l’ impunità. Se passa il concetto che il meno debole frega con l’ inganno il debolissimo, va a farsi benedire la legalità. Inammissibile.
Serve il pugno di ferro per impedire simili soperchierie. La polizia deve agire e non farsi impietosire. La guerra fra poveri è disgustosa. Se poi viene danneggiata la persona meno robusta, come sempre accade, è obbligatorio difenderla. La miseria non giustifica l’ aggressione a gente senza la capacità di proteggersi. Ciò detto, ribadiamo: se le occupazioni abusive sono violenze, chi le effettua non si lagni se qualcuno lo prende a calci nel posteriore. Merita di essere punito. Ecco perché non ci scandalizziamo se lo stabile di piazza Indipendenza nella capitale è stato sgomberato dagli agenti con maniere brusche. Era l’ unico modo per ripristinare la legalità. O ce ne era un altro, tipo la persuasione, la gentilezza, la diplomazia, mazzi di fiori e baci in fronte?
Buttare fuori gli occupanti di alloggi richiede fermezza e decisione, altrimenti non se ne vanno. Una operazione del genere non è certamente elegante ma necessaria, uno spettacolo orribile però senza alternative. E allora l’ ex prefetto dell’ Urbe, attuale capo della polizia, Franco Gabrielli, ha sbagliato delle grosse a prendersela con i propri uomini che hanno eseguito gli ordini con professionalità ed efficacia. È stato chiesto loro di svuotare il palazzo dei pensionati? Ebbene lo hanno fatto nell’ unica maniera possibile, scacciando chiunque.
Gabrielli ha redarguito un poliziotto che, davanti al lancio da una finestra di una bombola di gas (non una piuma) destinata a colpire in testa un agente, ha gridato: spezzate un braccio al perfido lanciatore. Che altro avrebbe potuto dire? Gettateci in capo anche un tavolo o un armadio?
Egregio dottor Gabrielli una domanda: l’ edificio romano andava sgomberato ai tempi in cui lei era prefetto? Se è così perché non ha eseguito tale sgombero? E ora ci spieghi perché attacca i suoi collaboratori che, invece, si sono impegnati a realizzare le disposizioni piovute dall’ alto. I poliziotti non sono assistenti sociali né suore: non sono obbligati per decreto a prenderle ma è consentito loro di reagire.
Lei ha la vocazione del tutore della legge o del boy-scout?

L’Illegalità eretta a sistema di governo in nome della Resistenza o di chi? Dove sono i partigiani della democrazia?

 

1379.- L’IMPORTANZA DI UN ESERCITO COMUNE PER UNA MAGGIORE INTEGRAZIONE EUROPEA

L’argomento corre sulle ali delle ambizioni francesi e tedesche, ma, a costo di ripetermi, le Forze Armate sono l’ultima chance della Politica Estera, che, assolutamente, l’Unione europea non ha e, poi, c’è la NATO. A chi farebbero capo i centri di comando di queste forze armate europee? Costituirebbero un inutile doppione? Verrebbero a sostituire la NATO con la copertura della Force de Frappe francese invece che di quella USA? Allora, la domanda più seria da porsi è: “Cui prodest?” All’Italia non di certo, a meno che… Ricordo che il Libro Bianco della Difesa, da alcuni anni, prevede l’impiego dell’Esercito nell’Ordine Pubblico, cioè contro le manifestazioni di piazza dei cittadini. Ecco, allora, si comprendono i come e i perché della proposta e – non vorrei dirlo – anche del terrorismo dei “tutti morti con documenti in bella vista”.  Vive la France. 

Nonostante la gran parte delle operazioni militari dei paesi europei vengano oggi condotte nell’ambito di coalizioni multinazionali (europee o NATO), le Forze Armate rappresentano un elemento chiave della sovranità nazionale. Lo strumento militare è quindi pensato e strutturato in funzione degli obiettivi strategici che ogni Paese si pone e sebbene l’Alleanza Atlantica e l’UE forniscano un quadro di interessi condivisi, può accadere che questi obiettivi non convergano e che, quindi, un Paese debba prendere l’iniziativa di intervenire guidando una coalizione ad hoc (come ad esempio l’Italia con l’operazione Alba del 1997 in Albania). In un contesto non federale non è nell’interesse strategico di nessun Paese rinunciare ad una sua autonomia operativa. È invece più realistico pensare ad una maggiore integrazione a livello di pianificazione operativa e di acquisizione e sviluppo di capacità nell’ambito di una cooperazione rafforzata.

Qual è il ruolo dell’industria della difesa per il raggiungimento degli obiettivi europei nel campo della politica estera e di sicurezza comune?

L’industria della difesa e della sicurezza (i confini tra i due ambiti si vanno sempre più assottigliando) rappresenta un fattore essenziale di indipendenza ed autonomia strategica ma l’onerosità dello sviluppo dei sistemi per la difesa rende necessaria in Europa la cooperazione internazionale (pensiamo all’Eurofighter o alle fregate FREMM). Anche in un contesto di forte cooperazione internazionale l’Italia non può però prescindere da un certo livello di autonomia industriale e tecnologica per assicurare sia la sicurezza degli approvvigionamenti (security of supply) in aree tecnologiche particolarmente critiche, sia per consentire al Paese di negoziare la partecipazione ai programmi collaborativi da posizioni di parità. Senza contare che quello della sicurezza e difesa è uno dei pochi settori dell’alta tecnologia ancora presidiati dall’industria nazionale.
Lo sviluppo di un quadro europeo per l’industria della Difesa rappresenta oggi una priorità e l’Agenzia Europea della Difesa (EDA) rappresenta la struttura dell’Unione dedicata alla collaborazione in ambito industriale e tecnologico. Oggi il bilancio dell’Agenzia è di appena 30€ milioni, sarà quindi necessario rafforzare l’Agenzia dotandola di un budget in linea con le sfide che si prospettano. Un passo importante è stato compiuto dalla Commissione europea con la pubblicazione, alla fine del 2016 del “European Defence Action Plan” che ha lanciato la creazione di un Fondo Europeo per la Difesa che verrà strutturato su due “finestre”, una dedicata alla ricerca con finanziamenti di circa 500€M l’anno a partire dal 2020, ed una dedicata allo sviluppo di capacità che mira ad incoraggiare lo sviluppo di programmi collaborativi. Il Fondo è considerato uno strumento cruciale per sostenere la competitività dell’industria europea della difesa. Non dimentichiamo che tantissime innovazioni tecnologiche che migliorano la nostra vita ogni giorno derivano da programmi di ricerca tecnologica militare (le telecomunicazioni mobili, internet stesso, e così via)

I terroristi stanno colpendo ovunque in Europa, cosa fa l’Unione europea per la nostra sicurezza?

L’ottenimento di un alto livello di sicurezza per i cittadini europei è un obiettivo prioritario per l’Unione europea che ha individuato il terrorismo come una delle minacce principali unitamente al crimine organizzato ed al cyber-crime. La natura fluida e transnazionale della minaccia richiede un approccio complessivo al problema ed è per questo motivo che L’Unione europea si sta muovendo per implementare una “Unione della Sicurezza“. Lo scorso anno la Commissione ha creato uno specifico portafoglio (Security Union) per implementare questa Unione definendo anche un’Agenda per la Sicurezza europea.
L’obiettivo è affrontare le minacce a livello globale europeo superando l’approccio della semplice cooperazione tra gli Stati. L’Unione europea si è concentrata sulle misure di prevenzione e contrasto alla radicalizzazione, sulle misure che regolano il possesso di armi e sullo scambio di informazioni (PNR – Personal Name Record) sui passeggeri dei voli provenienti da paesi terzi. Nel marzo di quest’anno è stata approvata una Direttiva (che dovrà essere recepita dagli ordinamenti nazionali) che stabilisce delle norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni nell’ambito sia dei reati di terrorismo (inclusa la minaccia di commettere attentati) sia dei reati riconducibili ad un gruppo terroristico (come ad esempio il finanziamento di gruppi terroristici).
L’Unione europea ha anche costituito nell’ambito di Europol un centro anti terrorismo per migliorare il coordinamento tra le autorità nazionali. Una modifica legislativa è stata anche apportata al codice che regola lo spazio Schengen. Mentre in precedenza i cittadini europei erano soggetti a controlli minimali in ingresso e uscita dallo spazio Schengen, d’ora in avanti saranno oggetto di controlli sistematici volti a verificare l’autenticità dei documenti di viaggio ed a verificare che la persona non sia oggetto di segnalazione nei database nazionali ed internazionali. Come gli ultimi attacchi terroristici hanno dimostrato è, nella pratica, difficile controllare in tempo reale migliaia di soggetti identificati come pericolosi. Una strada da seguire per facilitare il compito delle forze di sicurezza può basarsi, oltre che su un rafforzamento della cooperazione tra i servizi di intelligence, anche su soluzioni tecnologiche come ad esempio l’uso di braccialetti elettronici (applicati alle caviglie) deciso dalla Germania per monitorare i possibili terroristi.