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1675.- I SOGNI DORATI DELLA SINISTRA RADICAL-CHOC. L’ISLAM? PER MINNITI È “COSTITUZIONALE”MA MINNITI CHE STUDI HA FATTO?

Sottomissione delle donne? Punizioni corporali? Pene capitali per i gay? Robetta. Per il Ministro dell’Interno c’è “piena compatibilità tra Islam e Costituzione”. Forse a Islamabad… Viviamo in un fastidio senza tempo, avvezzi ad ascoltare stupidaggini, purché vengano da chi può. Non dimenticherò mai Bruno il più anziano e il più colto dei miei sottufficiali. Mi disse un giorno: “Comandante, il problema non è che ci danno cacca! E’ che è poca!” Ciao Bruno.

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“Il Patto per l’Islam italiano siglato dalle organizzazioni più rappresentative della comunità islamica è un incontro di libere volontà. Chi lo ha firmato si è considerato contemporaneamente musulmano ed italiano, altro che incompatibilità tra Islam e Costituzione”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Marco Minniti, in un convegno alla Grande Moschea di Roma.

“C’è”, ha sottolineato Minniti, “un percorso di convinta adesione ai valori costituzionali e questo per noi è un elemento importantissimo. La laicità delle istituzioni ed il rapporto uomo-donna sono valori intangibili”. C’è da chiedersi se il ministro ci creda veramente, dato che l’Islam è anche e soprattutto una visione della religione in chiave politica, che permea, regola e norma ogni settore della vita dei musulmani. Quanto al rapporto uomo-donna come “intangibile”, c’è da chiedersi dove abbia vissuto sino ad ora il ministro del Governo Gentiloni. Perché se c’è una religione sessuofobica per eccellenza quella è l’Islam.

Il ministro ha poi sottolineato l’importanza dei punti previsti dal Patto: dalle moschee aperte al pubblico ai sermoni in italiano, dal freno alla “diffusione incontrollata degli imam fai da te” alla trasparenza dei finanziamenti per la costruzione dei luoghi di culto. “La conoscenza”, ha osservato, “è l’unico modo per superare la diffidenza. La democrazia deve lavorare per liberare il mondo dalle ossessioni, sapendo che altri lavorano invece per tenere le persone inchiodate alle proprie ossessioni e costruire una grande alleanza col mondo islamico può aiutare a liberare il mondo dalle proprie ossessioni”. Povero illuso! Per ora, uno a zero per Islam VS Occidente decadente.
Per chi conosce il Corano, la sua regola del mentire se serve a conquistare il potere ad Allah, Minniti dice sciocchezze. Per chi conosce qual’è il destino che Maometto riserva agli infedeli, Minniti è un pazzo; ma un ministro degli interni può dire sciocchezze? può spaziare, dicono a Napoli? Lo chiederei a Nonno Letterio, numero due del Viminale, quando … appunto, quando?

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1443.- STRAGI E ATTENTATI SERVONO A INSTAURARE SEMPRE PIU’ CONTROLLI DI POLIZIA

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Mentre, in Italia, mimetizzato fra le pagliacciate del ministro Delrio, si sta approvando il D.L. 2886 di iniziativa Gentilonoi, con un emendamento letale per la Democrazia, presentato da un piccolo deputato del PD, sul CONTROLLO TOTALE DI INTERNET E DEI TELEFONI per selezionare e OSCURARE i contenuti sgraditi al governo, rectius, al potere, i sionisti e chi con loro attuano la strategia del terrore, prima arma, biblica, del popolo ebraico e, al suo tempo, dell’Impero Romano. Il terrorismo, nelle sue varie forme, serve già e ancor più servirà ad inasprire i controlli sulla popolazione e lo vedrete nei provvedimenti legislativi e nell’implementazione di nuovi sistemi di sorveglianza, più o meno tutti in suo nome. E, qui, sorge spontaneo un sentimento di rifiuto per chi vuole suscitare antisemitismo e da chi, come me, ha conosciuto la bellezza di questo popolo e celebra l’Olocausto, pagato per colpe di alcuni, già loro, troppo potenti e ben lontani da Israele. Diverso è il conflitto arabo-israeliano, in Siria, comunque lo si voglia intendere. Dicono dal web che i separatisti catalani sono finanziati da Soros, che l’invasione dell’Italia e dell’Europa è finanziata da Soros; abbiamo visto Soros spadroneggiare a Palazzo Chigi; ma Soros è uno soltanto di “Loro” e nemmeno il più potente. L’amico Maurizio Blondet ci presenta questo documento e le sue attente riflessioni: “La strage di LAS VEGAS è stata annunciata 3 settimane prima”.

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Sul sito 4chan , un tale “John” ha postato, l’11 Settembre scorso, questi post:

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Traduco  i post essenziali: l’1 e il 5 e 6

Lunedì 11 settembre, ore 6:08   – N. 141100963

“Sentite, mi spiace per alcuni di voi, per cui vi dirò un piccolo segreto.  Se vivete a Las Vegas o Henderson [un sobborgo. Ndr.] state a casa domani. Non andate in nessun luogo dove ci sia  un grande assembramento di folla.  E anche: se vedete tre furgoni neri parcheggiati l’uno vicinoall’altro, lasciate la zona immediatamente. Prego. John

Lunedì 11 settembre, 6:28

“Si chiama “progetto alto incidente”. Vogliono che il pubblico americano pensi che posti con altissimo  livello di sicurezza non sono sicuri.  Stanno cercando di instaurare più regolamenti.  Vedrete nuove leggi proposte nei prossimi anni per   installare sempre più metal detector e altri apparati.  I media e i politici diranno che i posti   con tanta polizia richiedono ancora più polizia. Non posso garantire che accada domani ma    hanno in mente Las Vegas.

Lunedì 11 settembre, 6:55

Se il loro piano ha successo lo stato del Nevada passerà leggi  che obbligheranno tutti i casinò ad avere metal detector e  porte  a raggi ..Subito dopo leggi saranno varate per posizionare queste cose in università, licei, palazzi federali,  dite  voi che altro.  Osi syste,ms e chertoff sono i maggiori produttori di questi macchinari. Verso il 20202 chertoff  ed osi si fonderanno in un’unica ditta.   Faranno milioni in profitti. Chertoff è in contatto con Sheldon Adelson. Adelson  sarà grande sponsor di queste macchine  e sarà il primo a metterle nei suoi casinò qunado passerà la legge. Questo è il mio ultimo messaggio  per ora. Non aspettate che torni presto.

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Che dire?

La Osi Systems è la grande produttrice di macchine a raggi X per la sicurezza aeroportuali, metal detector, eccetera. E’ presieduta dell’indiano Deepak Chopra.

Michael Chertof, doppia cittadinanza, “gestì” le indagini dopo l’11 Settembre.

“Chertoff”  è un nome molto interessante: Michael Chertoff, un americano con doppio passaporto israeliano, la cui madre fu una delle prime agenti dei servizi segreti dello stato ebraico,  l’11 Settembre 2001 era  a New York, ricopriva la carica di vice-attorney general  della sezione penale: in questa veste condusse  le indagini sugli eventi dell’attentato alle Twin Towers.  Le condusse in modo tale   che espulse in Israele (ossia sottrasse all’inchiesta)  i cosiddetti “israeliani danzanti”, ossia i cinque facchini di una agenzia di traslochi che furono visti festeggiare,  mentre osservavano le Towers in fiamme, fotografandosi a vicenda con i due grattacieli sullo sfondo  e facendo  il segno di Vittoria con le dita.  Arrestati dalla polizia di New York, risultarono tutti israeliani appena dimessi dal servizio militare nel loro paese.   L’FBI li interrogò per vari giorni, e accumulò indizi pesantissimi a loro carico.  Fu il vice-procuratore, l’israeliano Michael Chertoff, a liberarli dalle mani dell’Fbi espellendoli per aver lavorato in Usa senza permesso . Qui potete trovare la storia:

http://www.whatreallyhappened.com/WRHARTICLES/fiveisraelis.html

Poco dopo, il presidente Bush jr.  nominò Chertoff capo del nuovo minestero della Homeland Security, ossia della sicurezza interna. Ha coperto  quella carica fino al 2009.

Adesso  scopriamo che, tornato a vita privata, Chertoff ha fondato e presiede la Chertoff Group, una ditta di sicurezza, “Risk identification, analysis and mitigation” e Crisis management”.   Quanto a Sheldon Adelson, è un miliardario ebreo (uno dei tre uomini più ricchi degli Usa)   re dei casinò e del gioco d’azzardo, e neocon sfegatato.  Abita a LAs Vegas.

Coincidenza interessante: anche l’attentato-strage islamico sul lungomare di Nizza, 14 luglio 2016, avvenne nella città che doveva ospitare, ad  ottobre, un “Nizza Global Forum – International Congress on Homeland Security and Crisis Management.   Organizzato da un ente israeliano, IHSL, Israel’s Homeland Security , che vende sicurezza dagli attentati e forse, chissà, li organizza anche. 

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Nizza, 14 luglio 2016

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Evito di fare ipotesi, perché sarebbero bollate di antisemitismo.  Mi limito a dire che il quadro che s’intravvede dietro   questa storia è ancora più spaventoso della strage.

 

 

1382.- LA TRAPPOLA DELL’ODIO DEGLI AGENTI D’INFLUENZA. LA MANOVRA DELL’ANTISOVRANO. ORIZZONTE 48

  1. C’è un concetto “base” che torna prepotentemente alla ribalta in questi giorni, di fronte

al dilagare della sovraesposizione mediatica di accadimenti come gli sgomberi di immobili occupati commettendo illeciti penali non “giustificabili” secondo alcuna interpretazione costituzionalmente (cioè democraticamente) orientata, ovvero come la violenza sessuale di gruppo posta in essere da stranieri, probabilmente a loro volta illecitamente presenti sul territorio nazionale (e, nel caso, oltretutto, in danno di altri stranieri che invece erano più che lecitamente entrati come turisti, categoria di cui si esalta l’oggettiva utilità in termini di saldo attivo delle partite correnti dei conti con l’estero, salvo poi contraddire questa auspicata propensione produttiva del territorio italiano attraverso destrutturazione e degrado permanenti perseguiti con l’austerità fiscale che incide su ogni livello di gestione del territorio. Fenomeno che è il naturale corollario degli obiettivi intermedi di pareggio strutturale di bilancio e della privazione della sovranità monetaria imposti dall’appartenenza alla moneta unica).

 

1.1. Il concetto base è il seguente: l’antisovrano ha paura della sovranità popolare perché non vuole la democrazia.

E non vuole la democrazia (a meno che non sia “liberale”, cioè ridotta a mero processo elettorale idraulico che azzera ogni reale possibilità di scelta popolare dell’indirizzo politico da seguire), perché (come dice Barroso, una volta per tutte, richiamando il ruolo imperituro de L€uropa nelle nostre vite quotidiane) la considera inefficiente dal punto di vista allocativo.

E ciò in quanto, appunto, le risorse (monetarie) sono limitate, corrispondono ad un dato ammontare di terra-oro come fattori primi di ogni possibile attività economica, e la titolarità, preesistente e prestabilita, della proprietà di questi fattori precede ogni calcolo economico: cioè legittima un equilibrio allocativo che riflette una Legge naturale a cui asservire ogni attività normativa e amministrativa dello Stato, e rende un diritto incomprimibile il ritrarre un profitto da questa titolarità incontestabile, anche a scapito dell’interesse di ogni soggetto umano che non sia (già) proprietario di questi fattori della produzione.

Il merito che si autoattribuisce il capitalismo è quello di attivare una capacità di trasformazione delle risorse (limitate) per moltiplicare i beni suscettibili di essere acquisiti in proprietà (questo sarebbe il dispiegarsi dell’ordine del mercato, fin dai tempi della teorizzazione ecclesiastica), essenzialmente oggetto di consumo, e di permettere, nel corso di tale processo, l’impiego lavorativo di moltitudini di esseri umani che, in tal modo, sarebbero in grado automaticamente di procurarsi i mezzi di sostentamento.

 

  1. Di conseguenza, come trapela anche da autori (neo)neo-classici (cioè neo-liberisti) del nostro tempo, (eloquente in tal senso è “La nascita dell’economia europea” di Barry Eichengreen, che ho avuto modo di rileggere questa estate, non senza un certo disagio sulla disumana dissonanza cognitiva che ne emerge), il profitto è l’unico motore possibile della società e della sopravvivenza della specie.

Pertanto, i governi debbono esclusivamente preoccuparsi di garantirne la continuità (e ce ne accorgeremo presto, ancora una volta, quando si dovranno “fare gli investimenti” per risolvere la “crisi” dell’acqua), assicurando, nell’unica dialettica considerata razionalmente ammissibile, l’esistenza istituzionale di un mercato del lavoro che vincoli, a qualsiasi prezzo sociale, la massa dei lavoratori non-proprietari a condizioni di mera sussistenza.

 

  1. La moneta gold standard, o qualsiasi soluzione similare, ed anche più rigida, come l’euro, che rendono le politiche di stabilità monetaria indipendenti da ogni altro obiettivo politico (qui, p.17.1.), sono perciò un totem irrinunciabile innalzato sull’altare dell’unico diritto possibile e legittimo, essendo tutti gli altri diritti degli odiosi privilegi clientelari frutto di clientelismo e corruzione, (come ci illustrano con alti lai indignati contro la “giustizia sociale”, intesa come “corruzione legalizzata”, Spinelli, Hayek e Einaudi).

E l’unico diritto legittimo è, naturalmente, quello al profitto derivante dalla “data” allocazione delle risorse limitate in capo ai pochi grandi proprietari; i quali, in termini di equilibrio allocativo ideale, dovrebbero anche essere gli unici proprietari.

Qualsiasi alterazione di questo equilibrio è considerata razionalmente intollerabile e pone in pericolo l’equilibrio allocativo efficiente che, dunque, è prima di tutto un assetto di potere politico.

Lo Stato che abbia deviato da questo assetto, ponendo in essere divergenti condizioni di redistribuzione di tali risorse, ex ante (o ex post: ma queste ultime sono dotate di un’ambiguità che le rende asservibili anche ad obiettivi del tutto opposti a quelli della tutela del lavoro, come ci insegnano Pikketty, qui, p.8, e l’Unione bancaria), deve “ricostruire”, anche con ampi e notevoli interventi, prolungati per tutto il tempo necessario, la razionalità indiscutibile di questa Legge sovrastatuale e perenne.

 

  1. Come si ricollega tutto questo agli episodi di reato (e di loro difficoltosa repressione) posti in essere da “immigrati” a vario titolo nel territorio nazionale?

In modo alquanto coerente con il funzionamento progressivo del sistema di ripristino, accelerato da L€uropa, dell’assetto allocativo efficiente.

L’euro costringe alla svalutazione del tasso di cambio reale e consente che ciò si realizzi unicamente attraverso la riforma incessante del mercato del lavoro-merce (come spiega benissimo Eichengreen parlando del gold standard), cioè al fine di porre in condizioni di progressiva “mera sussistenza”, l’insieme dei soggetti non proprietari estranei al controllo dell’oligopolio concentrato e finanziarizzato (una condizione di “classe” che eccede di gran lunga quella del solo lavoratore dipendente, qui, p.4).

 

  1. Il costo politico di tale continuo aggiustamento, in costanza di suffragio universale (condizione mantenuta obtorto collo e in vista di una sua definitiva e formale abolizione), può essere sopportato solo “sostituendo” le classi sociali impoverite, e in precedenza titolari delle aspettative di tutela sociale apprestate, (formalmente ancora oggi), dalla Costituzione, con un adeguato contingente di soggetti “importati”, se e in quanto siano sradicati, per inconciliabile vocazione culturale, da questo precedente assetto sociale democratico.

Questi nuovi “insediati” sono dunque preferibilmente (cioè intenzionalmente) prescelti in quanto inclini a considerare la comunità di insediamento come un’organizzazione aliena, i cui precetti normativi fondamentali debbano, al più presto, cedere di fronte alla pressione numerica dei nuovi arrivati e delle loro esigenze primarie (rivendicate esplicitamente come le uniche da considerare, a detrimento di ogni situazione di crescente povertà degli autoctoni, che si lasciano governati dalla condanna a un senso di colpa inemendabile).

L’intera operazione di reinsediamento demografico è pianificata e incentivata attraverso organizzazioni – private ed espressione del perseguimento degli interessi dei grandi gruppi economici che dominano il diritto internazionale privatizzato– che inoculano e rafforzano, nei gruppi etnici reinsediati, questa idea di ordinamento giuridico arrendevole e di aspettativa incondizionata alla redistribuzione ex post di risorse in danno delle classi più povere e deboli in precedenza viventi sul territorio da “trasformare”.

 

  1. “Agenti di influenza” (NB: la fonte linkata è ufficiale dell’AISI-governo.it), appositamente predisposti sia all’interno del sistema mediatico dello Stato nazionale di “accoglienza”, che operanti nell’organizzazione, reclutamento e agevolazione del reinsediamento, si preoccupano essenzialmente di rafforzare e rendere irreversibile l’idea che le leggi statali nazionali che vietano comportamenti incompatibili con l’ordine pubblico e l’interesse generale della comunità “ricevente”, e da trasformare a tappe forzate, siano sostanzialmente immorali o troppo difficili da applicare e perciò oggetto di urgenti riforme (ad es; il cosiddetto ius soli), o, ancor meglio, di desuetudine: cioè di accettazione diffusa della loro inapplicazione in nome di un prevalente “stato di necessità” che si fonda sull’inevitabile “scarsità di risorse”.

 

  1. Senso di colpa indotto in via propagandistica dagli “agenti di influenza” e scarsità di risorse, come parametro ormai metanormativo e supercostituzionale, costituiscono un combinato tale che si ottiene anche l’effetto più ambito, come evidenziava Rodrik, da parte delle elites timocratiche che guidano l’operazione: lo scatenarsi del conflitto sezionale tra poveri importati cittadini esteri, e cittadini impoveriti soggetti all’accoglienza in funzione di fissazione deflattiva dei livelli retributivi.

Il porre i vari pezzi di non-elite uno contro l’altro, scardina ogni senso di reazione alla manovra aggressiva di classe condotta dalle oligarchie cosmopolite, e alla sottrazione della sovranità democratica che, appunto, (così Luciani, p.7) si caratterizzava su una “concezione ascendente”, cioè per la sua titolarità “di popolo”, e sull’idea di Nazione; l’unica storicamente tale da individuare in senso coesivo e solidale una comunità sociale sufficientemente univoca per determinare gli interessi comuni che la sovranità persegue per sua natura (qui p.11.3 e, prima ancora, come rammentava Lord Beveridge, cfr; p.5 infine).

 

7.1. L’attitudine distraente del conflitto sezionale si manifesta, per la verità in tutto il mondo occidentale, in modo da amplificare il potere degli agenti di influenza delle elites che hanno buon gioco nello stigmatizzare quell’odio che hanno accuratamente infuso e alimentato nel corpo sociale delle non-elites: e questo fino al punto da delegittimare, nei fatti narrati in modo da forzare etichette di condanna ipocritamente “etica”, quelle che sono esattamente le reazioni naturali, quasi meccanicistiche, che avevano inteso deliberatamente suscitare.

Il senso di colpa, in precedenza diffuso a livello di preparazione mediatico-culturale dell’operazione, può quindi essere addebitato al corpo sociale aggredito in base a “fatti” che corrispondono anch’essi alla meccanica calcolata dell’intolleranza che si intendeva suscitare.

 

  1. Il cerchio si sta chiudendo, dunque.

L’unica risposta rimasta è la consapevolezza. E la consapevolezza ci riporta alla rivendicazione della effettiva legalità costituzionale. Oltre di essa c’è solo il territorio di nessuno dello stadio pre-giuridico dei puri rapporti di forza, come ci avvertiva Calamandrei, rapporti imposti dall’ordine internazionale dei mercati.

Il conflitto sezionale che questo ordine mira a portare alle sue conseguenze estreme non deve essere l’inganno finale con cui si autodistrugge la sovranità democratica, in una trappola innescata da odiatori dell’umanità, tanto apparentemente astuti quanto, in sostanza, rozzi e primordiali.

 

8.1. Basterebbe rammentare due semplici passaggi. Il primo, già citato, è di Rodrik (qui, p.4):

“…riportiamo un significativo brano di Dani Rodrik che, sebbene riferito alle dinamiche dei paesi in via di sviluppo, per le condizioni create dal liberoscambismo sanzionato dal vincolo esterno “valutario”, ci appare eloquente anche per la Grecia e, di riflesso (mutatis mutandis, in una sostanza però omogenea), per tutti i paesi coinvolti nell’area euro.

Da rilevare che questa spiegazione ci dà ben conto dei sub-conflitti “sezionali” (p.11.1.), in funzione destabilizzatrice della democrazia, che fanno capo ai “diritti cosmetici” e alle identità etnico-religiose-localistiche, conflitti che sono una vera manna per le elites:

 

 

 

“Le conseguenze politiche di una prematura deindustrializzazione sono più sottili, ma possono essere più significative.

 

I partiti politici di massa sono stati tradizionalmente un sotto-prodotto dell’industrializzazione. La politica risulta molto diversa quando la produzione urbana è organizzata in larga parte  intorno all’informalità, una serie diffusa di piccole imprese e servizi trascurabili.

 

Gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire, l’organizzazione politica fronteggia ostacoli maggiori, e le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe.

 

 

 

Le elites non hanno di fronte attori politici che possano reclamare di rappresentare le non-elites e perciò assumere impegni vincolanti per conto di esse.

 

Inoltre, le elites possono ben preferire – e ne hanno l’attitudine- di dividere e comandare, perseguendo populismo e politiche clientelari, giocando a porre un segmento di non elite contro l’altro.

 

Senza la disciplina e il coordinamento che fornisce una forza di lavoro organizzata, il negoziato tra l’elite e la non elite, necessario per la transizione e il consolidamento democratico, ha meno probabilità di verificarsi.

 

In tal modo la deindustrializzazione può rendere la democratizzazione meno probabile e più fragile.”

 

  1. Il secondo è di Chang (qui, pp.8- 8.1.):

“I salari nei paesi più ricchi sono determinati più dal controllo dell’immigrazione che da qualsiasi altro fattore, inclusa la determinazione legislativa del salario minimo.

Come si determina il massimo della immigrazione?

Non in base al mercato del lavoro ‘free’ (ndr; cioè globalizzato) che, se lasciato al suo sviluppo incontrastato, finirebbe per rimpiazzare l’80-90 per cento dei lavoratori nativi (ndr; oggi è trendy dire “autoctoni”), con i più “economici”, e spesso più produttivi, immigranti. L’immigrazione è ampiamente determinata da scelte politiche. Così, se si hanno ancora residui dubbi sul decisivo ruolo che svolge il governo rispetto all’economia di libero mercato, per poi fermarsi a riflettere sul fatto che tutte le nostre retribuzioni, sono, alla radice, politicamente determinate.”

I vari Paesi hanno il diritto di decidere quanti immigranti possano accettare e in quali settori del mercato del lavoro (ndr; aspetto quest’ultimo, che i tedeschi, ad es; tendono in grande considerazione).

Tutte le società hanno limitate capacità di assorbire l’immigrazione, che spesso proviene da retroterra culturali molto differenti, e sarebbe sbagliato che un Paese vada oltre questi limiti.

Un afflusso troppo rapido di immigrati condurrebbe non soltanto ad un’accresciuta competizione tra lavoratori per la conquista di un’occupazione limitata, ma porrebbe sotto stress anche le infrastrutture fisiche e sociali, come quelle relative agli alloggi, all’assistenza sanitaria, e creerebbe tensioni con la popolazione residente.

Altrettanto importante, se non agevolmente quantificabile, è la questione dell’identità nazionale.

Costituisce un mito – un mito necessario ma nondimeno un mito (ndr; rammentiamo che lo dice un emigrato)- che le nazioni abbiano delle identità nazionali immutabili che non possono, e non dovrebbero essere, cambiate. Comunque, se si fanno affluire troppi immigrati contemporaneamente, la società che li riceve avrà problemi nel creare una nuova identità nazionale, senza la quale sarà difficilissimo mantenere la coesione sociale. E ciò significa che la velocità e l’ampiezza dell’immigrazione hanno bisogno di essere controllate”.

Stupri e occupazioni di immobili sono qualcosa che, dunque, corrisponde ad un effetto ben prevedibile dell’operazione che si sta ponendo in essere: l’obiettivo è proprio quello di “porre sotto stress le instrastrutture fisiche e sociali” della comunità statale “attaccata”, per distruggerne ogni “identità nazionale” per mezzo di una ben preparata condanna mediatico-moralistica e, attraverso di essa, ogni “coesione sociale”.

E’ questo valore, infatti, il principale ostacolo al pieno ripristino dell’ordine internazionale dei mercati (cioè dell’assetto allocativo efficiente che predica il solo diritto al profitto di pochi proprietari).

 

  1. Riforme in stato di eccezione permanente, accoglienza illimitata, distruzione definitiva della legalità costituzionale sono tutt’uno, dunque, con la cinicamente calcolata diffusione dei reati commessi dagli immigrati. E con la loro enfatizzazione, intenzionalmente diffusiva dell’odio che intendono addebitarci, per poi reprimerlo anche con la forza delle armi. Armi di ogni tipo: il primo sono gli agenti di influenza che, secondo la teorizzazione che ne fa la stessa intelligence, sono destinati a influenzare e controllare l’azione dei governi presso cui tali agenti operano, rispondendo a interessi e direttive ostili alla Nazione infiltrata.

Non ci cascate.

Difendete la Costituzione democratica: con tutti i mezzi che essa offre. Il primo, però, e il più importante, è dentro di voi.

Perché i veri avversari, ci avvertivano i Costituenti, sono quelli che non credono nelle Costituzioni...

 

Professore, condivido con un distinguo e, cioè, che difendere la Costituzione significa difendere la trama dei suoi Principi, resi, oggi, inattuabili per difetto dei costituenti che non hanno saputo o voluto garantire la partecipazione del popolo alla politica dando ai partiti e a tutte le formazioni intermedie, attraverso le quali questa partecipazione si deve svolgere (quindi, anche i sindacati) un altrettanto definita trama di Principi, come, esemplificando, la trasparenza, anzi, le trasparenze amministrativa e ordinativa e l’alternanza). Restringere questi principi, come fa l’art. 49, all’espressione “con metodo democratico” e lasciare a una ipotetica legge ordinaria la disciplina dei partiti, significa aver affermato che “la sovranità appartiene al popolo”, senza avergliene fornito gli strumenti per esercitarla. Vediamo, infatti, che il Parlamento, preso nel significato lessicale della parola, non esprime e non legifera secondo la reale volontà del popolo, principalmente quello colto e più capace, che si allontana, perciò, dalla politica, come dimostrato dall’astensionismo e dal basso livello culturale degli eletti. Tralascio ogni considerazione sui motivi possibili di questa grave carenza. Non meno importante fu non aver meglio garantito l’applicabilità della Costituzione, particolarmente di quella sua parte economica e non aver esplicitato e reso praticamente applicabile la sanzione per il reato di alto tradimento. Ecco, allora, che condivido quanti chiedono che sia data attuazione alla Costituzione, ma solo per quanto attiene ai suoi principi.

 

1381.- ALTRO CHE RIFUGIATI! DENTRO IL PALAZZO SGOMBERATO DAGLI ERITREI: LA VERITÀ, SONO PIÙ RICCHI DI TANTI ITALIANI. LE IMMAGINI DELL’ATTACCO ALLA POLIZIA..A ROMA!

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Nemmeno dopo tutto quel che è accaduto il Fondo Omega di Idea Fimit ha potuto riprendere possesso del palazzo di sua proprietà occupato da più di 500 eritrei dal 2013. Le chiavi non sono ancora state restituite al legittimo proprietario perché lo sgombero non è ancora terminato: fino al tardo pomeriggio di ieri erano ancora asserragliate dentro alcune donne incinte, e la polizia non ha voluto ovviamente forzare la mano. Donne e bambini sono stati più volte utilizzati sia dagli occupanti che dalle associazioni per il diritto alla casa e da alcune onlus che non raramente li hanno manovrati, ed è probabile che siano esposti in prima fila oggi nel corteo di protesta ad altissimo rischio organizzato alle 16,30 a Roma, con partenza in piazza dell’Esquilino in una città blindata per l’occasione con paura di nuovi scontri.

Movimenti antagonisti e ong che sono spuntati come funghi durante lo sgombero per cavalcare anche politicamente la vicenda degli scontri con la polizia hanno arringato fin dai primi giorni gli occupanti perché rifiutassero le soluzioni abitative loro proposte sia dall’assessorato ai servizi sociali di Roma che dalla società Sea che quell’immobile dovrebbe prendere in affitto dal Fondo Omega appena liberato. Per altro quella soluzione provvisoria (alcune villette a Forano, in provincia di Rieti) è stata sbarrata dal sindaco Pd del paese, Marco Cortella, che ieri non ha voluto sentire ragioni. «Sono contrario», ha detto Cortella, «perché siamo il comune nella provincia di Rieti con il numero più alto di richiedenti asilo. Ne abbiamo già 40 su 3.168 cittadini, oltre la percentuale del 3 per mille per ogni Comune prevista dal Ministero dell’Interno. Invece di gratificarci, ci mortificano».

Al momento gli sfollati dall’immobile di via Curtatone si sono dispersi per la città, alcuni convogliati da alcune associazioni (Baobab in testa) in ricoveri di emergenza, altri andati in una sorta di rifugio provvisorio vicino alla stazione Tiburtina, altri ancora presi comunque in gestione dalle strutture comunali. E tutti pronti a tornare appena verrà allentata la tensione e la vigilanza in quel palazzo dove ormai si erano insediati da anni.

C’è un rarissimo video – girato nel novembre scorso da Rete Zero, una tv privata di Rieti – che in pochi minuti fa capire come si svolgeva la vita all’interno del palazzo occupato, e che tipo di sistemazione avevano trovato gli eritrei. Ormai non era un accampamento come ci si potrebbe immaginare, ma un ufficio trasformato in un vero e proprio palazzo residenziale. Nell’androne interno chi vi abitava lasciava in modo ordinato biciclette, passeggini e carrozzine. Poi lungo le scale si arrivava ai corridoi degli uffici che erano stati unificati e trasformati in veri e propri alloggi, con tutto l’arredamento che era necessario. L’unica cosa artigianale – mancando gli allacciamenti al gas – erano le cucine, con i forni alimentati da quelle bombole al Gpl che avevano tanto preoccupato i vigili del fuoco nell’unica parziale ispezione fatta. In casa non mancava nulla: parte giorno e parte notte, letti e divani, tavoli, poltrone, tende per difendere la propria privacy, quadri e immagini religiose (crocifissi e madonnine, perché erano quasi tutti cristiani gli abitanti). Poi frigoriferi, lavatrici, elettrodomestici vari (forni a micro onde, macchine per il caffè) e in non poche abitazioni anche televisori al plasma di grande dimensioni e decoder per ricevere la tv satellitare collegati alle parabole installate dagli stessi migranti sul tetto dell’ edificio.

Entrando in quel palazzo occupato si ha dunque l’impressione di un certo benessere di chi vi abitava, e che gli eritrei fossero ben al di sopra della soglia di povertà si capisce bene anche dalle immagini scattate sia nel giorno degli scontri che ieri quando sono tornati lì vicino a spiegare la loro protesta alla stampa: molti hanno in mano smartphone di ultima generazione del valore di centinaia di euro. Avevano uno stile di vita compatibile anche con una abitazione regolarizzata da un affitto a Roma, magari non in zone così centrali.

Che non fossero poveri in canna viene confermato informalmente dai rappresentanti della comunità eritrea in Italia che abbiamo sentito in queste ore, che confermano l’esistenza di lavori regolarmente retribuiti per buona parte degli occupanti. Altri elementi informativi invece fanno capire che non poche fossero le infiltrazioni in quel palazzo, anche di tipo criminale. Non tutti quelli che vi abitavano erano eritrei: molti etiopi, qualche somalo. Eritrei si sono tutti dichiarati al momento dello sbarco in Italia proprio per potere godere della protezione internazionale, e non avendo documenti per molti di loro l’ attesa delle verifiche è stata talmente lunga da potersi imboscare con facilità.

Dentro il palazzo – secondo le stesse fonti ufficiali della comunità eritrea in Italia – accanto a una vita normale ce ne era una parallela, con cui ci si arrangiava e si otteneva qualche guadagno extra. La più banale veniva dalla sistemazione di alcune stanze con il minimo necessario che venivano affittate a 15 euro a notteagli eritrei di passaggio a Roma. Una sorta di bed and breakfast. Esisteva anche un altro tipo di commercio: quello delle abitazioni permanenti ricavate in quegli uffici. Se qualcuno di loro trovava regolare sistemazione in città, vendeva i diritti di abitazione in via Curtatone per cifre di una certa importanza, “anche 12mila euro“. Le forze di polizia erano già intervenute all’interno in poche occasioni per stroncare altri tipi di commercio assai più irregolari: sette inquilini arrestati per traffico di migranti, e altri identificati e fermati per traffico di stupefacenti.

di Franco Bechis

E ora qualche immagine di questa brava gente che lancia sampietrini e bombole di gas ai nostri poliziotti. Nel mezzo, come sempre, c’è Medici senza frontiere, dalla parte di chi assale le Forze dell’Ordine. E’ un’associazione a delinquere di matrice politica, pagata da chi non vuole l’Ordine Pubblico. Genitori, dove è scritto che i poliziotti e i carabinieri devono essere assaliti a pietre, insulti e bombole di GPL?

1380.- LA LEGGE SECONDO IL PD

Piazza Indipendenza

Sgomberi e immigrati. Le polemiche e le mille fesserie pubblicate sullo sgombero dello stabile di Piazza Indipendenza a Roma e, insieme, i filmati del lancio di bombole di gas, aperte e pure accese, contro i “nostri” carabinieri, meritano un approfondimento e un punto a capo.

 Minniti non è fascista. I manganelli di Piazza Indipendenza obbedivano alla tessera N.1 del PD. Feltri brutale contro Franco Gabrielli: “Sei il capo della Polizia o dei boy scout?” Se occupano la casa di un’anziana mentre è ricoverata in ospedale, manche la mia, bisogna trovare casa agli abusivi e nessuno può intervenire. Pazzesco!

Questa cittadina eritrea sgomberata con mille buone maniere da casa De Benedetti è così povera che sarà alloggiata “a ufo” in unavilletta in provincia di Rieti (contro il volere del sindaco).
Dall’inciucio con le Ong di Soros, alla svendita della sovranità del popolo italiano e della cittadinanza, questo Governo, che ho definito un Vuoto Politico, sta abusando oltre ogni limite della civiltà degli italiani e della protezione delle Forze dell’Ordine: le stesse che oppone disarmate alle orde selvagge fatte sbarcare nella nostra terra. Dal 2006, da più di dieci anni, gli italiani non votano con una legge coerente e rispettosa della Costituzione repubblicana, cioè, siamo tornati sotto dittatura dal 2006 e questo Governo, come quelli che in questi anni lo hanno preceduto è legittimato dalla fiducia di un Parlamento illegittimo, almeno parzialmente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 2014. Una consulta timorosa di andare fino in fondo, che ha dato la misura dell’invasione della politica del malaffare nelle istituzioni.
Gianni Fraschetti, in questi giorni, ha sentito dire tante cose sullo sgombero. Ha sentito dire che “ci vorrebbe un Minniti di destra”, ha sentito dire che “finalmente il governo ha deciso di fare sgomberi a tappeto” e tante altre ingenue amenità e dice: Io mi ero limitato a notare e a chiedermi “come mai sgomberano l’unica palazzina dove ci sono profughi veri e non clandestini occupanti?” e a concludere con “nessuno mi leverà dalla testa che la sgomberano solo perchè la palazzina è di una ben nota proprietà”. Mi hanno risposto che non capisco niente e che faccio propaganda contro il governo anche quando ha deciso di imboccare la strada giusta.
Eccovela la strada giusta: il governo e Minniti hanno deciso che non si sgombererà MAI PIU’ una palazzina occupata se prima non verrà trovata un’adeguata sistemazione per tutti gli occupanti. Cioè hanno abolito la proprietà privata, cioè hanno stabilito che se qualcuno ti occupa la casa non potrà più essere cacciato (a meno che non gli si trovi una casa popolare, e coi tempi che ci sono passano tanti anni). Il diritto romano ha portato la proprietà privata in tutta Europa. Il governo del PD ha abolito questo diritto.
Come avevo scritto DOVEVANO sgomberare quella palazzina, ma solo QUELLA e poi basta. E ci hanno pure aggiunto che tutti gli altri si attaccheranno al manico.
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Sull’argomento leggiamo da Libero uno sdegnatissimo Vittorio Feltri:

“Se non si capisce che occupare le case altrui è una forma intollerabile di violenza, si rischia di dire cazzate che confondono le idee. Non è solo questione dell’ edificio sgomberato a Roma che ha generato tante stupide polemiche. Il problema è molto più grave e diffuso. Anche a Milano succede spesso che una vecchia signora esca di casa per fare la spesa e immediatamente ci sia un figlio di buona donna che approfitta della assenza della proprietaria per entrare nei suoi locali onde impossessarsene. È una bella cosa da approvare o anche solo da sopportare? Eppure si dà il caso che nessuno provveda a intervenire allo scopo di restituire l’ alloggio a chi proditoriamente ne è stato privato. Di norma la poverina succube di prepotenti non ha mezzi propri per ribellarsi e finisce all’ ospizio. Si commette così una ingiustizia che grida vendetta.
Simili odiosi episodi si registrano ogni giorno. È possibile andare avanti così? Occorre aggiungere che gli usurpatori della proprietà altrui sono dei disperati a cui bisogna concedere delle attenuanti, ma non l’ impunità. Se passa il concetto che il meno debole frega con l’ inganno il debolissimo, va a farsi benedire la legalità. Inammissibile.
Serve il pugno di ferro per impedire simili soperchierie. La polizia deve agire e non farsi impietosire. La guerra fra poveri è disgustosa. Se poi viene danneggiata la persona meno robusta, come sempre accade, è obbligatorio difenderla. La miseria non giustifica l’ aggressione a gente senza la capacità di proteggersi. Ciò detto, ribadiamo: se le occupazioni abusive sono violenze, chi le effettua non si lagni se qualcuno lo prende a calci nel posteriore. Merita di essere punito. Ecco perché non ci scandalizziamo se lo stabile di piazza Indipendenza nella capitale è stato sgomberato dagli agenti con maniere brusche. Era l’ unico modo per ripristinare la legalità. O ce ne era un altro, tipo la persuasione, la gentilezza, la diplomazia, mazzi di fiori e baci in fronte?
Buttare fuori gli occupanti di alloggi richiede fermezza e decisione, altrimenti non se ne vanno. Una operazione del genere non è certamente elegante ma necessaria, uno spettacolo orribile però senza alternative. E allora l’ ex prefetto dell’ Urbe, attuale capo della polizia, Franco Gabrielli, ha sbagliato delle grosse a prendersela con i propri uomini che hanno eseguito gli ordini con professionalità ed efficacia. È stato chiesto loro di svuotare il palazzo dei pensionati? Ebbene lo hanno fatto nell’ unica maniera possibile, scacciando chiunque.
Gabrielli ha redarguito un poliziotto che, davanti al lancio da una finestra di una bombola di gas (non una piuma) destinata a colpire in testa un agente, ha gridato: spezzate un braccio al perfido lanciatore. Che altro avrebbe potuto dire? Gettateci in capo anche un tavolo o un armadio?
Egregio dottor Gabrielli una domanda: l’ edificio romano andava sgomberato ai tempi in cui lei era prefetto? Se è così perché non ha eseguito tale sgombero? E ora ci spieghi perché attacca i suoi collaboratori che, invece, si sono impegnati a realizzare le disposizioni piovute dall’ alto. I poliziotti non sono assistenti sociali né suore: non sono obbligati per decreto a prenderle ma è consentito loro di reagire.
Lei ha la vocazione del tutore della legge o del boy-scout?

L’Illegalità eretta a sistema di governo in nome della Resistenza o di chi? Dove sono i partigiani della democrazia?

 

1379.- L’IMPORTANZA DI UN ESERCITO COMUNE PER UNA MAGGIORE INTEGRAZIONE EUROPEA

L’argomento corre sulle ali delle ambizioni francesi e tedesche, ma, a costo di ripetermi, le Forze Armate sono l’ultima chance della Politica Estera, che, assolutamente, l’Unione europea non ha e, poi, c’è la NATO. A chi farebbero capo i centri di comando di queste forze armate europee? Costituirebbero un inutile doppione? Verrebbero a sostituire la NATO con la copertura della Force de Frappe francese invece che di quella USA? Allora, la domanda più seria da porsi è: “Cui prodest?” All’Italia non di certo, a meno che… Ricordo che il Libro Bianco della Difesa, da alcuni anni, prevede l’impiego dell’Esercito nell’Ordine Pubblico, cioè contro le manifestazioni di piazza dei cittadini. Ecco, allora, si comprendono i come e i perché della proposta e – non vorrei dirlo – anche del terrorismo dei “tutti morti con documenti in bella vista”.  Vive la France. 

Nonostante la gran parte delle operazioni militari dei paesi europei vengano oggi condotte nell’ambito di coalizioni multinazionali (europee o NATO), le Forze Armate rappresentano un elemento chiave della sovranità nazionale. Lo strumento militare è quindi pensato e strutturato in funzione degli obiettivi strategici che ogni Paese si pone e sebbene l’Alleanza Atlantica e l’UE forniscano un quadro di interessi condivisi, può accadere che questi obiettivi non convergano e che, quindi, un Paese debba prendere l’iniziativa di intervenire guidando una coalizione ad hoc (come ad esempio l’Italia con l’operazione Alba del 1997 in Albania). In un contesto non federale non è nell’interesse strategico di nessun Paese rinunciare ad una sua autonomia operativa. È invece più realistico pensare ad una maggiore integrazione a livello di pianificazione operativa e di acquisizione e sviluppo di capacità nell’ambito di una cooperazione rafforzata.

Qual è il ruolo dell’industria della difesa per il raggiungimento degli obiettivi europei nel campo della politica estera e di sicurezza comune?

L’industria della difesa e della sicurezza (i confini tra i due ambiti si vanno sempre più assottigliando) rappresenta un fattore essenziale di indipendenza ed autonomia strategica ma l’onerosità dello sviluppo dei sistemi per la difesa rende necessaria in Europa la cooperazione internazionale (pensiamo all’Eurofighter o alle fregate FREMM). Anche in un contesto di forte cooperazione internazionale l’Italia non può però prescindere da un certo livello di autonomia industriale e tecnologica per assicurare sia la sicurezza degli approvvigionamenti (security of supply) in aree tecnologiche particolarmente critiche, sia per consentire al Paese di negoziare la partecipazione ai programmi collaborativi da posizioni di parità. Senza contare che quello della sicurezza e difesa è uno dei pochi settori dell’alta tecnologia ancora presidiati dall’industria nazionale.
Lo sviluppo di un quadro europeo per l’industria della Difesa rappresenta oggi una priorità e l’Agenzia Europea della Difesa (EDA) rappresenta la struttura dell’Unione dedicata alla collaborazione in ambito industriale e tecnologico. Oggi il bilancio dell’Agenzia è di appena 30€ milioni, sarà quindi necessario rafforzare l’Agenzia dotandola di un budget in linea con le sfide che si prospettano. Un passo importante è stato compiuto dalla Commissione europea con la pubblicazione, alla fine del 2016 del “European Defence Action Plan” che ha lanciato la creazione di un Fondo Europeo per la Difesa che verrà strutturato su due “finestre”, una dedicata alla ricerca con finanziamenti di circa 500€M l’anno a partire dal 2020, ed una dedicata allo sviluppo di capacità che mira ad incoraggiare lo sviluppo di programmi collaborativi. Il Fondo è considerato uno strumento cruciale per sostenere la competitività dell’industria europea della difesa. Non dimentichiamo che tantissime innovazioni tecnologiche che migliorano la nostra vita ogni giorno derivano da programmi di ricerca tecnologica militare (le telecomunicazioni mobili, internet stesso, e così via)

I terroristi stanno colpendo ovunque in Europa, cosa fa l’Unione europea per la nostra sicurezza?

L’ottenimento di un alto livello di sicurezza per i cittadini europei è un obiettivo prioritario per l’Unione europea che ha individuato il terrorismo come una delle minacce principali unitamente al crimine organizzato ed al cyber-crime. La natura fluida e transnazionale della minaccia richiede un approccio complessivo al problema ed è per questo motivo che L’Unione europea si sta muovendo per implementare una “Unione della Sicurezza“. Lo scorso anno la Commissione ha creato uno specifico portafoglio (Security Union) per implementare questa Unione definendo anche un’Agenda per la Sicurezza europea.
L’obiettivo è affrontare le minacce a livello globale europeo superando l’approccio della semplice cooperazione tra gli Stati. L’Unione europea si è concentrata sulle misure di prevenzione e contrasto alla radicalizzazione, sulle misure che regolano il possesso di armi e sullo scambio di informazioni (PNR – Personal Name Record) sui passeggeri dei voli provenienti da paesi terzi. Nel marzo di quest’anno è stata approvata una Direttiva (che dovrà essere recepita dagli ordinamenti nazionali) che stabilisce delle norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni nell’ambito sia dei reati di terrorismo (inclusa la minaccia di commettere attentati) sia dei reati riconducibili ad un gruppo terroristico (come ad esempio il finanziamento di gruppi terroristici).
L’Unione europea ha anche costituito nell’ambito di Europol un centro anti terrorismo per migliorare il coordinamento tra le autorità nazionali. Una modifica legislativa è stata anche apportata al codice che regola lo spazio Schengen. Mentre in precedenza i cittadini europei erano soggetti a controlli minimali in ingresso e uscita dallo spazio Schengen, d’ora in avanti saranno oggetto di controlli sistematici volti a verificare l’autenticità dei documenti di viaggio ed a verificare che la persona non sia oggetto di segnalazione nei database nazionali ed internazionali. Come gli ultimi attacchi terroristici hanno dimostrato è, nella pratica, difficile controllare in tempo reale migliaia di soggetti identificati come pericolosi. Una strada da seguire per facilitare il compito delle forze di sicurezza può basarsi, oltre che su un rafforzamento della cooperazione tra i servizi di intelligence, anche su soluzioni tecnologiche come ad esempio l’uso di braccialetti elettronici (applicati alle caviglie) deciso dalla Germania per monitorare i possibili terroristi.