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1283.- Iraq, le operazioni per la Liberazione di Mosul

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Il 29 giugno 2016, l’Esercito e gli elicotteri Mi-35 Hind dell’Aeronautica iracheni respingevano l’attacco del SIIL a sud di Falluja, eliminando presso Amuriya, a 23 chilometri a sud di Falluja, oltre 450 veicoli e 750 terroristi del SIIL. Il portavoce delle operazioni Colonnello Yahya Rasul, aveva confermato “la morte di centinaia di miliziani del SIIL e la distruzione di 200-500 veicoli usati per fuggire da Fallujah. La forza aerea irachena ha inseguito i convogli dei terroristi sulle strade nel deserto dall’Anbar alla Siria, bombardandoli”. I terroristi furono circondati con le famiglie in fuga da Falluja presso Razaza, al confine con Giordania e Siria, “Intorno alle 01:00, le forze di sicurezza si scontrarono con i terroristi richiedendo l’intervento degli aerei della coalizione internazionale. Ma gli statunitensi si rifiutarono perché a bordo dei veicoli vi erano dei civili. In definitiva furono i nostri aerei (iracheni) a bombardare il convoglio”. Inoltre, il comandante dell’operazione nell’Anbar, Colonnello Ismail Mahalaui, confermava che 2000 terroristi del SIIL erano stati circondati presso Husi, a sud di Falluja, “Il comando delle operazioni e i comandi dell’8.va Brigata hanno stilato il piano per liberare Husi ed eliminare tutti i terroristi, che avevano lanciato un contrattacco a sud di Falluja. Gli scontri erano scoppiati e più di 20 veicoli furono distrutti. I veicoli restanti furono bombardati da un raid nel deserto ad ovest di Amuriyah, presso Falluja”. Il 30 giugno, altri 300 terroristi e 50 veicoli del SIIL venivano eliminati dagli attacchi aerei e dalle operazioni delle forze irachene ad ovest di Ramadi, capitale della provincia di al-Anbar, presso al-Qaym, al confine iracheno-siriano nella regione del Wadi al-Qazaf. Il Maggiore-Generale Hadi Razij, a capo della polizia provinciale, dichiarava che le forze irachene avevano respinto un attacco del SIIL su al-Amuriya, a 30 km a sud di Fallujah, e Qamis al-Isawi, leader della Liwa Amuriya al-Samud, dichiarava che le forze di sicurezza avevano distrutto una base del SIIL sempre presso Amuriyah. Presso Mosul, le forze antiterrorismo liberavano Tal Baj, presso la città di al-Shirqat, a 250 km a nord di Baghdad, e a sud di Mosul, infliggendo pesanti perdite ai terroristi. Il segretario generale delle Forze Popolari cristiane Liwa Babil, Rayan al-Qaldani, accusava l’ambasciatore saudita a Baghdad, Thamir al-Sabhan, di avere rapporti con il SIIL dicendo di avere i file audio dei colloqui telefonici di Sabhan con un capo del SIIL, “Si tratta di un comportamento diplomatico o di un complotto contro l’Iraq?”, accusando l’inviato saudita dei 2 attentati nei quartieri Qarada e Shaba di Baghdad del 2 luglio, che avevano ucciso 292 persone, “D’ora in poi, consideriamo l’ambasciatore saudita responsabile di qualsiasi esplosione a Baghdad”.
Il 7 luglio, il SIIL effettuava un triplice attacco suicida presso il mausoleo sciita di Sayid Muhamad bin Ali al-Hadi, 93 km a nord di Baghdad, uccidendo 35 persone. L’8 luglio, truppe e artiglieria dell’esercito, polizia ed unità antiterrorismo iracheni liberavano al-Burishah e Tua a nord di al-Ramadi, avanzando nella regione di al-Zanqurah. Il 9 luglio, l’esercito e le forze popolari iracheni liberavano la base aerea di al-Qayara e i villaggi al-Saran e Ramadaniyah, a sud di Mosul, nella provincia di Niniwa. Il 10 luglio, aerei da combattimento iracheni distruggevano la caserma del qataib Tabuq del SIIL ad al-Qaym, nella provincia di Anbar, e un concentramento del SIIL nella regione di Hit, 70 chilometri ad ovest di Ramadi. Il 12 luglio, la 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno liberava Ajhala, a nord della base aerea di Qayarah, tagliando le linee di rifornimento del SIIL di Huija ed oltre un centinaio di villaggi, assediando centinaia di terroristi isolati da Mosul e dalla Siria. Un gruppo segreto chiamato ‘Resistenza armata’ o ‘M’ decapitava i capi del SIIL nella regione di al-Sarjaqanah, presso Mosul. “I terroristi del SIIL, in maggioranza cittadini sauditi, sono fuggiti dalla regione di al-Baj nell’ovest della provincia di Niniwa, verso la Siria, a bordo di 160 autoveicoli armati di mitragliatrici DShK”, riferiva un media arabo citando una fonte della sicurezza. Il 13 luglio, il SIIL lanciava un nuovo attacco ad al-Fathah, a nord di Baiji, puntando all’edificio della polizia irachena lungo l’Eufrate. Le forze irachene respingevano l’attacco eliminando 18 terroristi. Il 14 luglio, le forze dell’esercito iracheno avanzavano da al-Qayarah a Mosul, liberando il complesso residenziale della base aerea al-Qayarah, a 7 km dalla base, eliminando 18 terroristi e 2 pickup armati. Le forze irachene liberavano 47 villaggi tra Maqul e al-Qayarah sulla riva occidentale del fiume Tigri, e altri 11 villaggi sulla riva orientale. Il 15 luglio, l’esercito turco lasciava la base di Bashiqa, in Iraq, dopo il tentato colpo di Stato a Istanbul e Ankara. Il 22 luglio, le forze irachene distruggevano 3 basi del SIIL nella regione di al-Qanat, a nord di Baghdad, e nella regione di al-Mazaniq, a sud di Baghdad. Gli aviogetti da combattimento F-16 iracheni distruggevano 11 obiettivi del SIIL nell’Anbar, eliminando 49 terroristi. Il 23 luglio, 12 terroristi del SIIL, tra cui Abu Harath, il locale capo della sicurezza del SIIL, venivano eliminati da un attacco di F-16 dell’Aeronautica irachena ad al-Qaym, nella provincia di Anbar. Il 28 luglio, l’Aeronautica irachena presso Huija distruggeva una base per comunicazioni del SIIL. Decine di terroristi si arrendevano all’esercito iracheno ad al-Qalidiya, nella provincia di al-Anbar, mentre le forze irachene liberavano al-Qartan e Abu Ubayd, eliminando 47 terroristi. L’esercito iracheno librava Winij, Harun Baraziyah e Umiriah nella regione di al-Bujarish, nella provincia di al-Anbar, dopo aver eliminato almeno 70 terroristi.Il 1° agosto 2016, la forza aerea irachena eliminava 11 terroristi del SIIL con il loro emiro a Ruah, nella provincia di Anbar, mentre l’esercito iracheno respingeva tre attacchi suicidi dei terroristi sulle postazioni irachene nella provincia di Salahudin, ad al-Sharqat. Presso Mosul, l’Aeronautica irachena bombardava due dozzine di basi del SIIL. Il 2 agosto, le forze irachene liberavano l’isola al-Qalidiya, ad 90 chilometri ad ovest di Baghdad, eliminando decine di terroristi e arrestandone altri 200. Il 6 agosto, le forze irachene avanzavano nella provincia di Salahudin, eliminando l’emiro del SIIL coordinatore degli attacchi suicidi, Abu Faruq Araqi, e quattro suoi uomini, nella regione di al-Matabijah. L’8 agosto, i caccia iracheni distruggevano il centro finanziario del SIIL ad al-Qaym, eliminando il capo della finanza del gruppo terroristico Abu Bara al-Hamdani. Inoltre le forze irachene eliminavano 25 terroristi nella regione di al-Sarsar, a nord di Ramadi, e distruggevano diversi tunnel e una fabbrica di bombe del SIIL nelle regioni di al-Bubayd e al-Bubali, ad est di Ramadi, eliminando diversi terroristi. Il 9 agosto, a Mosul, uomini mascherati attaccavano una casa del centro occupata da donne terroriste del SIIL, rapendone “Oltre 25, alcune provenienti da Libia, Yemen e Paesi europei, che lavoravano per l’Hasaba (sistema di monitoraggio della sicurezza) del SIIL, nel centro di Mosul”. Altri 2 terroristi del SIIL venivano liquidati da elementi non identificati armati di pistole dotate di silenziatori, nel mercato di Bab al-Sara, a Mosul. Inoltre, il SIIL trasferiva i propri archivi da Mosul a Raqqa, dopo che molti capi islamisti erano stati eliminati a Mosul. Inoltre, decine di capi tribali che avevano giurato al SIIL venivano arrestati dal gruppo terroristico, a sud-est di Mosul, dopo che un responsabile delle finanze del SIIL, Wali Baitul-Mal, aveva rubato una quantità considerevole di denaro e reperti archeologici, fuggendo con 3 complici. Il SIIL giustiziava sei guardie con l’accusa di complicità nella fuga. Il 13 agosto, i terroristi del SIIL usavano armi chimiche contro il villaggio di al-Usajah, nella provincia di Niniwa, uccidendo 17 persone. Sempre il 13 agosto, le forze curde respingevano l’attacco del SIIL nella regione di al-Zarqa, nella provincia di Salahudin; nel frattempo le forze irachene respingevano tre attacchi suicidi dei terroristi su al-Buysa, a nord di Ramadi, e un attacco alla periferia di Baiji, nella provincia di Salahudin. Il 14 agosto, le forze peshmerga curde liberavano nove villaggi nei pressi di Mosul, al-Amariah, Qanashi Saqira, Satih, Humayrah, Shanaf, Taq, Tal Hamid, Qarqasha e Abazaq. Le forze popolari turcomanne respingevano l’attacco dei terroristi del SIIL presso Tiqrit, ad al-Alam, eliminando decine di terroristi, mentre le forze curde respingevano un attacco del SIIL su al-Zarqa, nella provincia di Salahudin, eliminando diversi terroristi. Il 19 agosto, attacchi aerei iracheni distruggevano un convoglio del SIIL formato da 30 autocisterne, nella regione di al-Qayara, 45 chilometri a sud di Niniwa, eliminando 12 terroristi, mentre le forze antiterrorismo irachene liberavano Juanah, Jabalah e Ghaziyah, a 50 km a sud di Mosul, e nella regione di al-Muaradh, le forze irachene eliminavano il noto capo del SIIL Marwan Sabhan e oltre 80 terroristi, a Dhahiliyah, presso Qayara. Le forze irachene liberavano completamente l’isola di al-Qalidiya, 23 km ad est di al-Ramadi, dopo aver liberato la regione di al-Buqanan, l’ultima base dei terroristi sull’isola, eliminando oltre 150 terroristi provenienti da diversi Paesi, tra cui 2 statunitensi, 11 caucasici e molti sauditi. Le forze irachene avevano eliminato 1200 terroristi del SIIL nell’operazione antiterrorismo sull’isola di al-Qalidiya, iniziata a fine luglio 2016. L’Aeronautica irachena, il 20 agosto, eliminava 19 capi del SIIL nel quartiere al-Misaq di Mosul, durante una loro riunione. Il 22 agosto, le forze irachene liberavano al-Bubali, ad est di Ramadi, eliminando decine di terroristi del SIIL. Il 23 agosto, le forze irachene eliminavano il noto capo del SIIL Abul Futuh Shishani assieme ad altri 10 attentatori. L’esercito iracheno distruggeva anche oltre 20 autobombe presso al-Qayara, nella provincia di Niniwa.
Il 4 settembre, il capo dell’Hasaba (sicurezza) dello SIIL di Mosul, Abu Ayub Muhamad Sulayman Muslah, veniva liquidato assieme ad altri 4 terroristi ad al-Baj, vicino Mosul. In precedenza, sempre a Mosul, era stato liquidato un noto capo del SIIL, Abu Wasbah al-Saudi, da elementi armati sconosciuti. Abu Wasbah aveva il compito di reclutare bambini per addestrarli negli attacchi suicidi. Il 6 settembre, a Mosul l’edificio del dipartimento finanziario dello Stato islamico veniva distrutto da un incendio, che faceva esplodere anche un vicino deposito di armi. Il 9 settembre, 11 aviogetti da combattimento F-16 iracheni effettuavano attaccavano obiettivi dei terroristi a Qaym, Aqashat, Anah, Rua e Rutabah, nell’Anbar, eliminando un centinaio di terroristi del SIIL. L’11 settembre, Abu Ishaq, capo della propaganda del SIIL a Mosul veniva liquidato. Abu Ishaq era molto vicino al portavoce del SIIL Abu Muhamad al-Adnani eliminato pochi giorni prima ad Aleppo, e Abu Muhamad Furqan, successore di al-Adnani, veniva eliminato da un raid aereo a Raqqa pochi giorni dopo. Il 13 settembre, le forze irachene respingevano un’offensiva del SIIL su al-Qayara, nella provincia di Niniwa, eliminando almeno 100 terroristi, tra cui 7 attentatori. Nella regione di Matibija, 6 capi del SIIL riunitisi a Diyala venivano eliminati da un attacco aereo iracheno. Inoltre, le forza irachene respingevano un pesante attacco alle linee governative a sud di Mosul, nella provincia di Niniwa, eliminando almeno 70 terroristi. “Il SIIL ha attaccato le posizioni governative da tre direzioni, al-Hud, al-Hadhar e al-Shabani, ma le forze della 15.ma Divisione e della 37.ma Brigata di polizia schierate nella provincia aprivano un tiro pesante sui terroristi impedendogli di avanzare nel campo di battaglia. La battaglia è durata almeno cinque ore eliminando 70 militanti del SIIL. 7 veicoli del gruppo terroristico sono stati distrutti nell’attacco fallito. E’ stata la maggiore battaglia tra le forze irachene e i terroristi del SIIL sulla strada Mosul-Baghdad”, dichiarava il centro comando delle forze irachene di Niniwa. Infine, il portavoce del SIIL a Mosul, Abu Izaq, veniva eliminato assieme a due guardie del corpo nel centro della città, ad opera di un commando di tre individui sconosciuti. Il 19 settembre, le forze irachene liberavano Qudan, al-Isah, al-Suaydan, al-Qazraniya presso Salahudin, e al-Qalidiya e Huija Unayah al-Baghdadi nell’Anbar. Il 22 settembre, le forze irachene concludevano le operazioni nella regione di al-Sharqat, nella provincia di Salahudin, eliminando ogni presenza del SIIL nella regione. Il 24 settembre, le forze irachene liberavano Har al-Jafr e la base 555, nella regioni di al-Sharqat, eliminando numerosi terroristi. Il capo delle guardie del SIIL di Mosul, Abu Umar, veniva eliminato da un attacco aereo. Abu Umar era uno stretto collaboratore del califfo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi. Già 4 capi del SIIL, di cui 2 cittadini sauditi, erano stati eliminati nella regione di al-Baghdadi, nella provincia di Anbar, da un attacco delle forze irachene alla locale base del gruppo terroristico. Il 26 settembre, le forze irachene respingevano un grande attacco del SIIL sulla regione di al-Qayara, a sud di Mosul, nella provincia di Niniwa. Oltre 32 veicoli dei terroristi venivano distrutti dagli aerei da combattimento iracheni che bombardavano le posizioni dei terroristi a Sultan Abdullah e Tal Shayra nella regione di al-Qayara, eliminando almeno 25 terroristi. Il 30 settembre, le unità di artiglieria dell’esercito iracheno bombardavano le posizioni dei terroristi a sud di Mosul, eliminandone almeno 70 ad al-Hud, presso al-Qayara, assieme a 25 loro autoveicoli. Questo mentre numerosi terroristi del SIIL fuggivano da Huijah verso Mosul, e numerosi altri si consegnavano alle forze di sicurezza irachene o ai peshmerga dispiegati nei pressi della città.
Il 1° ottobre, le forze aeree irachene eliminavano nelle operazioni nell’Anbar, nella zona di al-Bualijasim, nel Jazirah al-Ramadi, almeno 30 terroristi del SIIL. Inoltre, aerei iracheni bombardavano le basi del SIIL ad Huija, a 282 chilometri a nord di Baghdad, eliminando decine di terroristi. Il 3 ottobre, l’Aeronautica irachena distruggeva la stazione radio del SIIL a Mosul. Nel frattempo il SIIL bloccava le strade per il quartiere Wadi al-Hajr, nella parte meridionale di Mosul, dopo che il movimento di resistenza M (‘Muqavamah’, gruppo anti-SIIL) aumentava le attività; lettere M erano apparse sui muri del quartiere. Il 5 ottobre, un attacco aereo degli Stati Uniti uccideva 21 combattenti filo-governativi iracheni presso Qayara, nella provincia di Mosul, dove avevano circondato un gruppo di terroristi del SIIL. Dopo tre ore di scontri, l’attacco aereo statunitense permetteva ai terroristi di sottrarsi all’accerchiamento. “Questa battaglia non ha avuto luogo in una foresta, ma in una zona facilmente visibile. La battaglia ha avuto luogo in uno spazio aperto in cui era possibile distinguere chiaramente dal cielo le parti. I terroristi del SIIL hanno rotto l’accerchiamento e sono riusciti a scappare con i loro capi. Gli aerei che hanno colpito le milizie non attaccarono i terroristi del SIIL in fuga sulle loro auto”, affermava il portavoce della milizia Zulfiqar al-Baldawi. L’8 ottobre, nella provincia di Niniwa le forze irachene eliminavano tre stretti collaboratori del capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, a Mosul, mentre trasferivano documenti importanti a Raqqa, in Siria. “Questi capi sauditi sono stati eliminati facendo saltare in aria la loro auto nella città di al-Baj, nell’ovest di Mosul”, dichiarava una fonte della sicurezza irachena. Nell’Anbar, la regione di al-Zuiya, presso Hit, veniva liberata dalle forze irachene dopo aver eliminato numerosi terroristi del SIIL. A Ramadi, le forze irachene sequestravano nel quartiere Dulab della città di Hit, numerose armi del SIIL, tra cui 13 bombe, 9 razzi Katjusha e 12 litri di materiali infiammabili, mentre la regione di al-Tarabashah, a nord di Ramadi, veniva liberata dalle forze irachene che distruggevano 2 blindati e diverse motociclette ad al-Buali. Nel frattempo, gli aerei da combattimento iracheni distruggevano un convoglio del SIIL di 26 autoveicoli nel distretto di Ana, ad ovest di al-Ramadi, eliminando 40 terroristi. Il 10 ottobre, le forze irachene liberavano Suib e al-Amirah, presso Hit, e liberavano anche Sarajiyah, Jyal, al-Aliya, Safagiyah e Mahbubiyah eliminando almeno 22 terroristi del SIIL. L’11 ottobre, le forze irachene liberavano Huyjah al-Hit, ad ovest di Ramadi, nella provincia di al-Anbar. Il 12 ottobre, la 7.ma Brigata dell’esercito iracheno liberava Haditha, nella provincia di Anbar. Il 14 ottobre, a Mosul, il SIIL uccideva 58 persone sospettate di aver preso parte a un complotto contro lo Stato islamico. “Alcuni parenti degli uccisi hanno inviato delle donne a chiederne i corpi. Il SIIL li rimproverò dicendo che i corpi, senza tombe, di quei traditori apostati non andavano seppelliti nei cimiteri musulmani”. Muhsin Abdulqarim Ughlu, veniva nominato nuovo capo del SIIL a Mosul, sostituendo il capo precedente, giustiziato.
Il 17 ottobre, le forze irachene avviavano l’operazione per liberare Mosul. All’operazione partecipavano la 15.ma e la 16.ma Divisone dell’Esercito iracheno, e le forze speciali del CTS (Counter Terrorism Service), per un totale di 20000 effettivi, e 10000 elementi delle RGB (Regional Guard Brigades) del Governo Regionale Curdo. La Turchia schierava l’Hashd al-Watani, la milizia di Athil al-Nujayfi, ex-governatore della provincia di Niniwa, addestrata dal contingente turco in Iraq. A Mosul vi sarebbero stati presenti 5000 terroristi del SIIL asserragliati in trincee e bunker. Il 18 ottobre le forze irachene liberavano i villaggi al-Qabibah, al-Muqlat, al-Sharuq, al-Hamidiya, al-Namrud, al-Hamdaniya e al-Qaraz, ad est di Mosul, eliminando due noti capo del SIIL, Salam Abu Raqiyah e Hamid al-Dash. Gli aerei da combattimento iracheni eliminavano gli istruttori delle donne attentatrici suicide del SIIL, le Um Hafasa al-Amri, presso la diga Badush. Nel frattempo, i vertici del SIIL erano fuggiti verso Raqqa, assieme a 25 famiglie straniere. Gli Stati Uniti avevano chiesto a Baghdad di escludere l’Hashd al-Shabi dall’operazione, ma veniva schierato sul campo su ordine del Primo ministro al-Abadi, che ne aveva personalmente approvato la partecipazione all’operazione di Mosul avviate ad al-Qayara, 60 chilometri a sud di Mosul, e nel Sahl al-Niniwa, a circa 20 chilometri ad est della città. Il 18 ottobre, a Mosul la popolazione sequestrava una base del SIIL nel quartiere al-Qahira, eliminando 2 terroristi, mentre il SIIL distruggeva la propria documentazione finanziaria a Bab al-Tub. Un convoglio di 30 autoveicoli del SIIL in fuga da Mosul a Raqqa veniva distrutto da un raid aereo iracheno. Le forze irachene liberavano 20 villaggi ad est, sud e sud-est di Mosul, Tal Saman, nella regione di al-Shuri, e Qaraqush, nella regione di al-Hamdaniya, e liberavano 56 pozzi di petrolio ad Ayn al-Jash, nella regione di al-Qayara. Gli aviogetti da combattimento iracheni bombardavano i centri del SIIL nella regione di al-Qayara, eliminando decine di terroristi. Il portavoce delle Hashd al-Shabi, Yusif al-Qalabi, annunciava che le forze turche presenti nella base di Baishqa, nella provincia di Niniwa, venivano circondate. “Le truppe turche non hanno il permesso del governo centrale iracheno o del consiglio provinciale di Niniwa di essere presenti”, dichiarava il consigliere Hasam al-Abar. Le forze dell’Hashd al-Shabi avanzavano a sud di Mosul, nella regione di Hamam Ali e Bayji, “Queste regioni non solo hanno importanza geografica, ma logistica dato che le linee di rifornimento delle forze militari congiunte irachene che partecipano all’operazione di Mosul le attraversano”. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva respinto le obiezioni di Baghdad. Il governo iracheno aveva criticato le osservazioni “irresponsabili” di Erdogan, e il portavoce del premier iracheno Sad al-Hadithi affermava che il capo turco “versa benzina sul fuoco”. Il 19 ottobre, le forze irachene liberavano 352 chilometri quadrati di territorio presso Mosul, tra cui la regione di Hamdaniya, dove eliminavano 52 terroristi del SIIL, e il capo del SIIL della regione di al-Salamiyah, presso Mosul. Le forze peshmerga nel distretto di Sinjar respingevano l’attacco del SIIL eliminando 4 autobombe, mentre le forze della Polizia federale eliminavano 5 autobombe e 21 terroristi del SIIL a Bujuana, presso Mosul. Le forze irachene eliminavano Wad Yunis, governatore del SIIL della regione del Sahl, nella provincia di Niniwa, con un attacco aereo su Bartalah, a nord-est di Mosul, mentre l’Hashd al-Shabi eliminava Abu Hajar, noto capo del SIIL e cugino di al-Baghdadi, presso la regione di Sharqat. Il 20 ottobre, a Mosul veniva incendiato una base del SIIL, dopo la distruzione della Direzione Generale delle Nazionalità con barili di esplosivi. Almeno 100 capi del SIIL avevano lasciato Mosul verso la Siria. Presso Mosul, le forze irachene liberavano al-Qabat, al-Qalidiyah, al-Salahiyah, Nahla, Suqra, Samaqiyah, Qubra, Dayri, Qanisat, al-Maquq, Siduah, al-Maniir, al-Nuran e Barimah, circa il 40% della provincia di Niniwa, eliminando 473 terroristi e 121 tra autobombe e tecniche del SIIL. L’Hashd al-Shabi isolava da ovest la città di Mosul, impedendo ai terroristi di ritirarsi verso la Siria, dove, a Dayr al-Zur, il SIIL reclutava con la forza residenti locali da inviare sul fronte di Mosul. L’esperto di antiterrorismo Abdulqarim Qalaf affermava, “L’esercito iracheno ha inviato le truppe a sud e sud-ovest di Mosul prima di altre regioni, per permettere ai soldati di controllare le frontiere di Mosul”. Infatti, le forze del SIIL capeggiate da Imad al-Qamulah, rastrellavano giovani nella provincia di Dayr al-Zur da spedire nel campo di battaglia di Mosul. Inoltre erano stati sequestrati gli ex-membri del qataib al-Hur, del Jabhat Fatah al-Sham, che si addestravano presso il SIIL, per essere poi spediti in Iraq. Infine, il responsabile dell’invio di armi e munizioni in Iraq del SIIL, Abu Balal Masri, arrivava a Raqqa per chiedere l’invio di armi e munizioni a Mosul, “per resistere alle truppe dell’esercito iracheno e degli alleati popolari”. A Mosul, i terroristi del SIIL assassinavano 284 civili e distruggevano un impianto farmaceutico. Il 23 ottobre, elicotteri Mi-35M dell’Aeronautica irachena eliminavano Abu Usama, dirigente del SIIL e vicegovernatore del gruppo terroristico di Mosul, a Tal Qayf, a sud di Mosul. Il 23 ottobre, “Le forze militari congiunte irachene hanno colpito duramente i terroristi dello SIIL in 11 fronti nella provincia di Niniwa”, dichiarava un comandante dell’Hashd al-Shabi, Juad al-Talibui. In particolare la città di Bartalah, ad est di Mosul, la postazione più difficile delle difese del SIIL, cadeva in sole cinque ore, dove le strade erano coperte di cadaveri di terroristi. 53 villaggi erano stati liberati dall’inizio dell’operazione su Mosul, eliminando 473 terroristi, 95 autobombe, 16 tecniche e 1 deposito di armi. Il responsabile del comitato di sicurezza del Consiglio provinciale di Qirquq, Ali Musa Yadaqar, rivelava che gli Stati Uniti aiutavano i terroristi del SIIL a lanciare attacchi su Qirquq. Aerei statunitensi avevano trasferito i terroristi del SIIL da Huijah a Laylan e Daquq, a sud di Qirquq. E l’ambasciatore presso l’Alto Commissione Internazionale per i diritti umani in Medio Oriente, Haytham Abu Said, dichiarava che i terroristi del SIIL fuggivano da Mosul a Raqqa e Idlib, in Siria, con il sostegno degli Stati Uniti, e che “Gli Stati Uniti fanno anche pressioni sul governo iracheno per impedire all’Hashd al-Shabi di partecipare alle operazioni di liberazione di Mosul, allo scopo attuare le loro trame nella regione”. Le osservazioni erano dovute alle confessioni dei prigionieri del SIIL arrestati presso Qirquq, nel villaggio di Sari Tapa. “Le forze di sicurezza irachene sono riuscite ad arrestare diversi terroristi che hanno attaccato la provincia di Qirquq, dopo che avevano colpito la sede governativa con attacchi suicidi ed essersi scontrati con le forze di sicurezza e la popolazione locale. Uno dei prigionieri ha ammesso che aerei turchi li avevano trasportati dalla Turchia lasciandoli in una zona a sud di Qirquq, vicino al villaggio di Sari Tapa”. Il 24 ottobre, le forze irachene liberavano al-Rataba, nell’ovest della provincia di Anbar, eliminando 4 attentatori suicidi e arrestandone altri 4. Le forze irachene avevano eliminato 772 terroristi e distrutto 127 autobombe, 27 pezzi di artiglieria e un grande deposito di armi, smantellato quattro edifici minati, 397 cariche esplosive, 3 gallerie, 1 centro comando e 40 postazioni dei terroristi, e sequestrato 1,5 tonnellate di nitrato di ammonio, 61 razzi katjusha, 6 pezzi di artiglieria e 31 lanciarazzi. Il 27 ottobre, l’esercito iracheno eliminava 25 terroristi del SIIL a sud di Rutaba, nella provincia di Anbar, quando aerei da guerra iracheni bombardarono un convoglio di 10 autoveicoli del SIIL. Le truppe dell’esercito iracheno e le forze peshmerga liberavano i villaggi nella regione di Hamdaniya, ad est di Mosul, di Qaraqush, Shabaq, Qarsabad, Bartali, Qizna Taba, Muafaqiyah, Tuabaza, Tahrua e Qasabat Qaramlis, e Shura, a sud di Mosul, dove eliminavano Abu Iman al-Musali, denominato ‘Rambo’. Al-Musali era a capo dell’unità di sicurezza speciale del SIIL di Mosul. Il portavoce dell’Hashd al-Shabi, Ahmad al-Asadi, annunciava che le forze irachene avevano liberato 100 villaggi presso Mosul, distrutto 20 autobombe del SIIL e liberato la regione di Shurah, nella provincia di Niniwa. Le forze irachene liberavano i villaggi a sud-ovest di Mosul di Tal Tibah, San al-Thuban, al-Hamza, al-Haram, Ayn al-Bayda, Sajama e Ayn Nasir, e accerchiavano al-Farisiya e al-Mustantiqiyah. Il 30 ottobre, l’emiro dell’Eufrate del SIIL, Shayban al-Ani, veniva eliminato dai caccia iracheni nella città di Anah, nell’ovest dell’Anbar. L’esercito iracheno entrava nella regione di al-Qarama, a sud-est di Mosul, mentre una massiccia esplosione sconvolgeva una riunione del SIIL nel quartiere di Mosul di al-Sarjaqanah eliminando il comandante del Jaysh al-Asrah e altri capi del SIIL. Il Jaysh al-Asrah era uno dei battaglioni speciali del SIIL sotto il diretto controllo di Abu Baqr al-Baghdadi.Il 1° novembre 2016, aerei iracheni bombardavano un covo del SIIL a Mosul, eliminando 8 terroristi, tra cui Abu Tariq al-Hayali, un capo del SIIL. Nel frattempo, le forze Badr smantellavano una rete di tunnel nei quartieri occidentali di Mosul che ospitava un centro di controllo e un grande deposito di esplosivo, mentre l’esercito iracheno liberava i quartieri orientali di Mosul di Quqajali e al-Samah. Il 2 novembre, le forze irachene liberavano al-Manqar, Bizunah, al-Buqaluin, al-Qaharah, al-Qafasan, Shahlub, Bazirah, al-Qatyah, Tal Sayf, Qabirat e Um al-Izam, presso Mosul. Il comandante della polizia federale Raid Shaqar Judat affermava “L’intera prima linea della difesa del SIIL nel fianco sud di Mosul è stata devastata, e le nostre unità militari, supportate dall’artiglieria dell’esercito e dagli aerei da combattimento iracheni, avanzano verso il centro di Mosul”. Nelle operazioni, oltre 100 terroristi del SIIL venivano eliminati dagli attacchi aerei iracheni presso al-Qabat, dipartimento per gli Affari militari, hotel Ubir e un deposito di munizioni del SIIL. I Qataib Hezbollah tagliavano la via dei rifornimenti del SIIL dalla Siria controllando l’autostrada Niniwa-Raqqa, mentre il capo delle operazioni militari del SIIL, Abu Yaqub, veniva eliminato dalle forze irachene nella regione di al-Shalalat, a nord di Mosul. Nel frattempo, il capo delle carceri del SIIL veniva liquidato da ignoti nel quartiere al-Muhandasin, a Mosul ovest, mentre scontri esplodevano nei quartieri al-Muhandasin, al-Yarmuq, Wadi Hajar e al-Sarjaqana. Infine le forze popolari irachene avanzavano verso Tal Afar, 63 km ad ovest di Mosul. Il 3 novembre, le truppe della polizia federale irachena liberavano al-Minqar, Bazunah, Buqaluin, Qarar, Ayn Shalhub, al-Qusbah, al-Qafasan, al-Qahira, Munira e Nazazah, a sud di Mosul. Il 5 novembre, le Forze di mobilitazione popolari dell’Iraq liberavano Tal Zalat, controllando la strada Tal Afar-Muhlabyah-Mosul, e Tal Abatah, verso al-Baj, sulla via più importante per la Siria. Le forze irachene avevano eliminato oltre 1000 terroristi presso Mosul, liberando 74 villaggi. Le forze di sicurezza irachene entravano ad Hamam al-Alil, ultima roccaforte del SIIL a sud di Mosul, e liberavano al-Zafatiyah, al-Taqataq e al-Sanayq, a sud di Mosul, eliminando il capo del SIIL Abu Baqir. Il 7 novembre, le forze di polizia federale irachene liberavano Qabr al-Abad e al-Arbid, nella regione di Hamam al-Alil, eliminando il capo del SIIL della provincia di Niniwa Abu Hamzah Ansari al-Jazayiri, a 20 chilometri a sud di Mosul, oltre al capo del SIIL Abu Qamza. L’esercito iracheno interrompeva l’autostrada Mosul-Qirquq, presso Jadida al-Muftì. L’8 novembre, l’esercito iracheno respingeva gli attacchi del SIIL sui giacimenti di Tiqrit, Alas e Ajil, nella provincia di Salahudin, eliminando almeno 10 terroristi. Gli F-16 iracheni distruggevano un grande deposito di missili del SIIL a Mosul, eliminando anche 12 terroristi. Il Maggiore-Generale Abdalamir Yaralah dichiarava che le forze antiterrorismo avevano eliminato Abu Baqr Faras, l’emiro del tesoro del SIIL, ad Hay Sadam, a Mosul ovest. Un altro capo del SIIL, Abu Maryam, veniva eliminato da un drone iracheno ad al-Tarmiyah, nella provincia di Salahudin, 50 chilometri a nord di Baghdad. Anche il capo della propaganda del SIIL a Mosul, Shahata al-Masry, veniva eliminato da un attacco aereo presso al-Baj, ad ovest di Mosul. Al-Masry aveva reclutato diversi esperti mediatici da tutto il mondo per attuare la guerra psicologica del SIIL, realizzando video di propaganda che adottavano lo stile dei film di azione statunitensi. Lo SIIL cessava anche la propaganda a stampa a Mosul, trasferendo i macchinari in altre località. La forza aerea irachena distruggeva le fortificazioni e 11 autoveicoli del SIIL nell’Anbar, nella regione di Ruah. Il 9 novembre, le truppe governative irachene eliminavano 40 terroristi del SIIL ad al-Busayf, a sud di Mosul, ed altri 22 terroristi a Muali, 20 chilometri ad ovest di Mosul. Le forze irachene affermavano che più di 200 terroristi del SIIL furono eliminati dalle forze irachene ad est di Mosul, liberando le regioni di al-Qadisiyah e al-Zahra. Il 12 novembre, le forze antiterrorismo dell’Iraq (CTS) eliminavamo 30 terroristi nei quartieri di Mosul est di al-Arbajiya e Qadisiya al-Thaniya, oltre a più di 10 autobombe. Il 13 novembre, le forze irachene entravano nei quartieri a sud-est di Mosul di al-Antasar, Jadidah al-Mufti, al-Shima, al-Salam e Yunis Sabui al-Arbajiyah, Adin, al-Baqr, al-Zahabiyah e Qarquqli. Le forze irachene avevano liberato 10 dei 56 distretti di Mosul occupati dai terroristi del SIIL, arrestando almeno 60 terroristi che si erano camuffati da civili sfollati. Infine, la 9.na Divisione corazzata dell’esercito iracheno liberava l’antica città di Nimrud, a 30 chilometri a sud di Mosul. Il 14 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava al-Raqraq, Sirwal e Um Hajarah al-Ulya, ad ovest di Mosul, avanzando di 10 chilometri nelle regioni ad ovest di Mosul. Il 16 novembre, le forze irachene raggiungevano il municipio di Mosul e liberavano Ram Hajarah al-Sufalah, Marishah, Mabazali, Tal Suan, al-Baqr, al-Qazlani e al-Busayf, eliminando decine di terroristi del SIIL ad al-Hay. L’Hashd al-Shabi liberava l’aeroporto di Tal Afar, 55 km a nord-ovest di Mosul. L’Hashd al-Shabi aveva liberato in cinque giorni di operazioni 16 villaggi ad ovest di Mosul, eliminando oltre 950 terroristi, 108 autobombe e diversi autoveicoli armati, oltre ad aver sequestrato 36 colpi di mortaio contenenti sostanze chimiche. Il 19 novembre, l’Hashd al-Shabi interrompeva i collegamenti tra Tal Afar e la Siria. Il 21 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava cinque villaggi nei pressi di Mosul, Warata, al-Salam, al-Salamyah, al-Zarah e al-Hamirah. Le forze irachene liberavano Abasiyah, a nord-est di Mosul, e al-Humayra, ad est di Mosul. Il 22 novembre, l’Hashd al-Shabi respingeva una grande offensiva del SIIL presso l’aeroporto di Tal Afar, e liberava al-Jahish, a sud-ovest di Tal Afar. Il 23 novembre, presso Mosul, le forze irachene eliminavano Abu Isaq, il responsabile della propaganda del SIIL nella provincia di Niniwa, e due sue guardie del corpo. L’Hashd al-Shab completava l’accerchiamento di Tal Afar, posta tra Mosul e il confine con la Siria, cittadina utilizzata dai terroristi per recarsi a Raqqa in Siria. Inoltre, ignoti armati eliminavano a Baj, ad ovest di Mosul, il capo del SIIL responsabile dell’assassinio di numerose donne yazide di Mosul. L’Hashd al-Shabi liberava Yarqanti e al-Tuajanah, presso Mosul, e il centro di telecomunicazioni di al-Zahur, ad ovest di Mosul, utilizzato dal SIIL come base per lanciare attacchi contro le truppe governative. Il 24 novembre, le forze irachene liberavano il quartiere Zuhur di Mosul est, e controllavano le aree tra Nimrud e al-Hamadanyah, nel sud-est di Mosul, liberando la strada tra Nimrud e i villaggi Qarshur e Baluat, presso al-Hamadanyah. Il 25 novembre, la polizia irachena eliminava una cinquantina di terroristi del SIIL e ne arrestava altri 32 presso Mosul, distruggendo quattro postazioni del SIIL nell’ambito dell’operazione Qadamun Ya Niniwa per liberare Mosul. Il 26 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava Qudayr, a sud-ovest di Tal Afar, mentre l’esercito iracheno liberava i quartieri Aman al-Qaramah e al-Qazra ad est di Mosul, oltre all’ex-edificio della Radio di Mosul, eliminando 143 terroristi del SIIL nel corso delle operazioni. Nella regione di al-Qayara, l’esercito iracheno liberava Um al-Isam, oltre ad al-Fatasah, Muflaqah, al-Ajuri, Tal Banunah e Um Jadan, accerchiando completamente Mosul. Il 28 novembre, la 9.na Divisione dell’esercito iracheno liberava al-Qasr, ad sud-est di Mosul. Il 30 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava al-Salahiyah, ad ovest di Mosul, e Buthah al-Sharqiyah, a sud-ovest di Tal Afar, a 63 km da Mosul.
Il 1° dicembre 2016, le forze di sicurezza irachene liberavano Isha al-Thaniyah, quartiere di Mosul, dopo aver eliminato 26 terroristi del SIIL. Inoltre la polizia federale irachena liberava Tal al-Ruman a sud-ovest di Mosul, distruggendo 2 autobombe che cercavano di ostacolare l’avanzata delle forze irachene. Il 3 dicembre, le forze irachene liberavano Qara Tapah, Qara Qariban, al-Darwish e Abu Jarbubah, a nord di Mosul, oltre ad al-Antasar, Jadidah al-Mufti, al-Salam, Yunis al-Sabui e i quartieri palestinesi. 369 centri e 5677 chilometri quadrati di territori nella provincia di Niniwa erano stati liberati dall’inizio dell’operazione per la liberazione di Mosul. Le forze militari irachene avevano anche distrutto 632 autoveicoli dei terroristi del SIIL. Il 5 dicembre, le forze irachene eliminavano Abu Izam, ministro del petrolio del SIIL, ad est di Mosul, e catturavano il centro mediatico del SIIL di Hamam al-Alil, a sud di Mosul. Il 5-7 dicembre, la 16.ma Divisione di fanteria dell’esercito iracheno aveva liberato 24 quartieri di Mosul, il 50% della città, mentre la 24.ma brigata delle PMF eliminava diverse cellule terroristiche a Diyala, a nord-est di Baquba. Le forze speciali delle unità antiterrorismo dell’esercito iracheno liberavano il quartiere Intisar, nella periferia sud-est di Mosul e l’ospedale Mashafa al-Salam. Nel pomeriggio del 6 dicembre, 5 autobombe furono lanciate dal SIIL sull’ospedale, una venne distrutta prima di colpire l’obiettivo, mentre le altre esplosero vicino alle postazioni irachene. Subito dopo esplosero i combattimenti, per cui furono chiamati i velivoli statunitensi per il supporto aereo, ma i caccia statunitensi bombardarono l’ospedale controllato dalle truppe irachene. 90 militari iracheni furono uccisi e feriti e 15 blindati perduti. L’8 dicembre, l’artiglieria della 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno bombardava le posizioni del SIIL a Mosul. L’11 dicembre, l’Hashd al-Shabi liberava i villaggi strategici Tal Maydan Quli e Tal Qazal, ad ovest di Mosul. Le forze irachene liberavano diversi villaggi presso Mosul, Hazimiyah al-Janubiyah, Mushayrfat al-Jisr, Zayd al-Musab, Yasin al-Halbus, Tal Midan al-Quly e Buta al-Gharbiyah, ad ovest del quartiere di Tal Abta, ed altri tre villaggi ad ovest di Mosul, Tal Ghazal, Tal Majan e Shuira, respingendo l’attacco dei terroristi nella zona. Il 14 dicembre, le forze irachene liberavano al-Jahish, al-Sharia, l’autostrada Tal Afar-Sinjar e Wasat-Tal Afar, Ayn al-Qazal, Abu Sanam, al-Majan, al-Shuayrah, al-Shuri e Aziz Aqa. Le forze del Servizio speciale antiterrorismo dell’Iraq (CTS) distruggevano un campo di addestramento del SIIL e liberavano il quartiere al-Falah di Mosul. Il 18 dicembre, le forze irachene eliminavano il capo delle operazioni del SIIL a Mosul ovest con un attacco aereo sulla via al-Saqafah, mentre le forze irachene entravano ad al-Afarah, a Mosul ovest. L’esercito iracheno respingeva l’attacco del SIIL nei pressi di al-Sharia, ad ovest di Tal Afar, distruggendo 11 autoveicoli dei terroristi. Le forze irachene respingevano l’attacco del SIIL ad al-Rashad e al-Riyadh, a sud di Qirquq, eliminando almeno 15 terroristi. Il gruppo terroristico cercava di disturbare il concentramento di forze irachene nel nord della provincia di Salahudin e le operazioni verso Mosul. Il 19 dicembre, aerei da guerra iracheni bombardavano una base del SIIL ad al-Qaym, nell’Anbar, eliminando 12 terroristi, tra cui Walid Said al-Jamili, alias Walid al-Atrash, un capo del SIIL. Altri 9 terroristi furono eliminati a Rayhana. Inoltre, gli aerei da guerra iracheni bombardavano i depositi di munizioni del SIIL a Uqashat, al-Aqra e Haditha, nell’ovest della provincia di Anbar. Il 21 dicembre, aerei da combattimento iracheni bombardavano le posizioni del SIIL ad al-Haditha, presso Ramadi, eliminando 12 terroristi e distruggendo un deposito di armi. Il 22 dicembre, le forze irachene eliminavano 70 terroristi del SIIL nella provincia di Niniwa, a Tal Abtah, mentre aerei da guerra iracheni distruggevano un deposito di munizioni del SIIL ad Aqashat, nella provincia di Anbar. I terroristi facevano esplodere 2 autobombe a Quaqjali, ad ovest di Mosul, uccidendo almeno 15 persone, ed altri 11 civili venivano uccisi dal SIIL a Mosul est. Il 24 dicembre, le forze irachene liberavano il quartiere al-Hayaqal di Mosul, e bombardavano le posizioni dei terroristi nel quartiere di Tal Zalat, ad ovest di Mosul, eliminando almeno 23 terroristi. L’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco dei terroristi sul jabal Hamrin, nella provincia di Diyala, eliminando almeno 18 terroristi. L’Hashd al-Shabi aveva eliminato 300 terroristi e 7 autoveicoli del SIIL a sud-ovest di Mosul. Il 25 dicembre, due noti capi del SIIL, Abu Sayf e Abu Ayub al-Qurayshi, venivano eliminati assieme a diversi terroristi da un attacco missilistico iracheno su Hay al-Quds e Bab al-Tub, a Mosul. Il 26 dicembre, l’esercito iracheno eliminava oltre 70 terroristi del SIIL respingendone i massicci attacchi su Mosul, a sud della regione di al-Busayf, “I terroristi guidati da autobombe cercavano di avvicinarsi alla 9.na Divisione corazzata dell’esercito iracheno ad al-Intasar, al-Salam e al-Shima, quartieri sud-orientali di Mosul, ma le forze irachene hanno distrutto 4 autobombe e 3 automezzi che trasportavano i terroristi”. Le forze irachene eliminavano 3 autobombe del SIIL oltre a 10 terroristi nella parte occidentale di Mosul, a Quqajli e al-Quds; e distruggevano anche quattro centri di comando e 14 pezzi di artiglieria del SIIL. Il 27 dicembre, le forze irachene liberavano il quartiere al-Quds di Mosul, e il villaggio al-Qamishliyah, eliminando oltre 30 terroristi e 7 autoveicoli del SIIL ad Ayn al-Hasan, ad ovest di Mosul. L’Aeronautica irachena distruggeva le posizioni del SIIL ad al-Hayarmun, eliminando decine di terroristi, mentre altri 13 furono eliminati dalle forze volontarie irachene nell’ovest della provincia di Niniwa. Infine, i militari iracheni eliminavano a Tiqrit Muhamad Abu Qamis al-Badri, capo del SIIL. Il 28 dicembre le forze irachene arrestavano almeno 15 terroristi del SIIL, tra cui Abu Harith al-Matyuti, vicino ad al-Baghdadi, nel quartiere al-Baqr di Mosul. Il 29 dicembre, le forze irachene iniziavano la seconda fase dell’operazione per la liberazione di Mosul nel sud-est della città, nei quartieri Sumar, Saha, Intisar e nella zona industriale. Il 31 dicembre, le forze irachene eliminavano 66 terroristi del SIIL a Mosul, e liberavano Shuqran ovest e il quartiere al-Arqub, nell’est di Mosul. Il portavoce del Dipartimento Antiterrorismo dell’Iraq, Sabah al-Nauman, affermava che le “Linee di difesa del SIIL nella parte occidentale della città di Mosul sono state demolite e nuove aree sono sotto il controllo delle nostre forze”. Inoltre, le forze irachene liberavano il quartiere Quds al-Saniah, nell’est di Mosul, ed avanzavano nei quartieri Sumar e Jadidah al-Mufti, eliminando 25 terroristi.
Il 1° gennaio 2017, un drone iracheno CH4 colpiva un concentramento di terroristi del SIIL nella regione di Qurnish, sul fiume Tigri, eliminandone 20. “E’ stata la prima volta che questo modello di drone colpiva una posizione del SIIL sulla sponda destra del fiume Tigri, a Mosul”. Le forze irachene eliminavano il coordinatore dei kamikaze del SIIL al-Malah, nei pressi del lago Hamrin, a 58 chilometri a nord-est di Baquba e nel frattempo, le forze irachene respingevano i terroristi del SIIL che cercavano di penetrare nella regione del Jabal Mahqul, nel nord della provincia di Salahudin, eliminandone almeno 20 assieme a 2 autoveicoli. Inoltre, le forze irachene liberavano i quartieri Yunis al-Sabui e Yafa a Mosul, eliminando diversi terroristi del SIIL. Il 2 gennaio, le forze irachene eliminavano 38 terroristi nel sud-est della provincia di Niniwa mentre Qataid Hezbollah eliminava altri 30 terroristi e 5 autobombe del SIIL a Tal Afar. Le forze irachene liberavano Haditha, a 160 chilometri ad ovest di Ramadi, e l’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco del SIIL su Qarbala e Najaf. Terroristi del SIIL attaccavano la base della 1.ma Divisione dell’esercito iracheno nella regione di al-Qilu, ad ovest di al-Ramadi, nella provincia di al-Anbar, ma venivano respinti. Le forze irachene, infine, eliminavano Ahmad Manati, noto capo del SIIL, nel quartiere al-Intisar di Mosul. Le truppe irachene distruggevano tre posti di blocco del SIIL presso Tal Qaf, a nord di Mosul, e liberavano il quartiere al-Qarama a Mosul. L’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco del SIIL sulla strada Baiji-Mosul eliminando 50 terroristi e molti loro autoveicoli. Il 7 gennaio, le forze irachene eliminavano 153 terroristi del SIIL nella provincia di al-Anbar, ad al-Suqrah, al-Zuiyah e al-Indafa e Wadi al-Faqimi. A Mosul le forze irachene liberavano l’ospedale e la moschea al-Ghufran, e catturavano il centro dei Mujahidin al-Shishani del SIIL. Inoltre, l’Haraqat al-Nujaba impediva all’esercito degli Stati Uniti di occupare il jabal Maqul. “La regione è stata liberata e non è non rientrava nell’accordo con gli Stati Uniti sulla missione, e la loro presenza è un inganno. Devono sapere che la resistenza e l’Hashd al-Shabi gli pongono linee rosse”. L’8 gennaio, aerei da combattimento iracheni bombardavano le posizioni del SIIL a nord-ovest di al-Ramadi, nella provincia di Anbar, e ad ovest di Mosul, nella provincia di Niniwa, distruggendo un deposito di munizioni a Ruah e un altro ad Andalus, mentre le forze irachene liberavano sette villaggi situati tra Haditha e Anah, presso Ramadi. Le forze speciali irachene avanzavano nei quartieri Baladiyat e Suqar, a Mosul, raggiungendo il fiume Tigri e le rovine di Niniwa, eliminando decine di terroristi. Il 9 gennaio, Attacchi aerei iracheni eliminavano 45 terroristi del SIIL presso Mosul, mentre le forze irachene avevano liberato circa il 70 per cento dei quartieri orientali della città. Il 10 gennaio, l’intelligence dell’esercito iracheno eliminava 5 capi dello SIIL, tra cui il braccio destro di Abu Baqr al-Baghdadi, Abdulwahid Qazir Sayar al-Juan, noto come Abu Luy, nella regione di Islah Arazi, presso Mosul. Furono eliminati anche il responsabile del dipartimento del Traffico Ahmad Qazir Sayar, il direttore del dipartimento agricolo di Tal Afar, Mahlabiyah Abdulqarim Qazir Sayar al-Juan. Il 12 gennaio, le forze irachene liberavano il quartieri Sumar e Saharun di Mosul. Il 13 gennaio, l’esercito iracheno liberava l’Università di Mosul e il ponte Tigri. Il 15 gennaio, le forze irachene liberavano i quartieri Qafat al-Andalus e Thaniya di Mosul. Il 16 gennaio, le forze irachene liberavano Bab al-Sham, Ninawa al-Sharqiya, Suq al-Aghnam, al-Qindi, al-Qayruan e al-Shurta. Il 18 gennaio, le forze di sicurezza irachene eliminavano le ultime enclavi del SIIL a Mosul est, a Mosul Park, al-Muhandisin, Nurqal, Taqafah, Niniwa, e 5 ponti sul Tigri. L’Hashd al-Shabi avanzava su Tal Afar, eliminando decine di terroristi. L’intelligence militare irachena catturava diverse basi di terroristi ceceni e tagiki del SIIL, a Mosul, e un centro di comunicazione. Il 22 gennaio, la 9.na Divisione corazzata e la 3.za Brigata della 1.ma Divisione dell’Esercito iracheno liberavano al-Qusiyat, alla periferia di Mosul, mentre la 71.ma Brigata della 15.ma Divisione e la 76.ma Brigata della 16.ma Divisione dell’Esercito iracheno liberavano il quartiere al-Araby a Mosul est. Nel frattempo, i terroristi del SIIL facevano saltare in aria un hotel nel quartiere al-Rifai con una notevole quantità di esplosivo telecomandato. Una fonte locale affermava che il SIIL aveva posto una serie di manichini vestiti con una tuta militare in vari edifici nella parte occidentale di Mosul, per ingannare le forze irachene, assieme ad autoveicoli Humvee di legno, piazzati lungo le strade di Mosul per nascondere la debolezza dei terroristi nella città. L’Hashd al-Shabi, ad Adayah e Tal Zalat eliminava almeno 25 terroristi e 4 autoveicoli del SIIL. L’Hashd al-Shabi liberava anche Tal Abatah, presso Mosul. La 71.ma Brigata della 15.ma Divisione dell’esercito iracheno liberava al-Milayin e Bina al-Jahiz, nell’est di Mosul, Duhuq a nord di Mosul; la 9.na Divisione corazzata dell’esercito iracheno liberava la strada tra Bahwiza e Tal Qaba. Sulla riva orientale del fiume Tigri, a Mosul, restava solo il quartiere Rashidiyah occupato dal SIIL. Il 24 gennaio, le forze di sicurezza irachene distruggevano i campi di addestramento del SIIL nella provincia di Anbar, nelle regioni di Sanjaq e Jarijab, mentre gli aerei da combattimento iracheni distruggevano le posizioni del SIIL nella provincia, eliminando circa 50 terroristi e diversi blindati. La 71.ma della 15.ma Divisione e la 73.ma Brigata della 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno liberavano Bauyrah, Shariqan e Bisan, a nord di Mosul e l’Hashd al-Shabi distruggeva 2 autobombe del SIIL e liberava i villaggi Jabar Huayda, Handi, Adamanah e Fayaz al-Salaj, lungo l’autostrada Tiqrit-Mosul. Il Ministero della Difesa iracheno annunciava che il SIIL aveva perso oltre il 50 per cento dei suoi miliziani a Mosul in 100 giorni di combattimenti. “L’intelligence indicava che vi erano oltre 6000 terroristi a Mosul e che 3400 di loro sono stati eliminati negli scontri con le forze irachene nel capoluogo della provincia di Niniwa”. Inoltre furono distrutti 250 autoveicoli e tutte le fabbriche di bombe dei terroristi. Il 27 gennaio, le forze irachene liberavano Musaltan, al-Uad, Tal Shanan, Ubayi, Arab al-Layth e al-Mafi, lungo l’autostrada Mosul-Tiqrit. Il 28 gennaio, le forze irachene eliminavano 39 terroristi nella provincia di Salahudin, a Tal Qusayba, ad est di Salahudin.
Il 1° febbraio 2017, le forze di mobilitazione popolare respingevano l’attacco del SIIL su Tal Afar, ad ovest di Mosul, eliminando 8 terroristi e 4 autoveicoli del gruppo terroristico. Il 4 febbraio, aviogetti iracheni bombardavano le posizioni del SIIL nella provincia di Anbar, ad Ayn al-Waqma, distruggendo un deposito di esplosivi. L’8 febbraio, le forze irachene abbattevano 3 droni del SIIL ad al-Zuhur, al-Masarif, al-Sadiq e al-Suqar, a nord di Mosul, ed eliminavano 26 terroristi nel quartiere al-Rushidya di Mosul, e ad Um al-Zanabir, a sud di Tal Afar. Almeno 150 imbarcazioni e natanti usati dallo Stato Islamico (SIIL) sul fiume Tigri, venivano distrutti. Tali mezzi venivano utilizzati dai terroristi per trasportare rifornimenti e rinforzi. Negli ultimi tre giorni di gennaio furono distrutte 90 di tali imbarcazioni. Nella prima settimana di febbraio, circa 40 barche degli islamisti cercarono di giungere sulla riva orientale del Tigri, appena liberata dalle forze irachene. Su ogni barca vi era una dozzina di terroristi, spesso dotati di cinture esplosive. Nel settembre 2016 furono distrutte 65 barche del SIIL mentre nell’estate precedente, i terroristi utilizzarono delle chiatte-bomba per cercare di distruggere i ponti costruiti dall’esercito iracheno che avanzava su Mosul lungo il fiume Tigri. L’Hashd al-Shabi respingeva l’assalto del SIIL su Baiji, eliminando almeno 50 terroristi. La polizia irachena eliminava 20 terroristi del SIIL presso l’aeroporto di Tal Afar. L’11 febbraio, le forze irachene eliminavano oltre 60 terroristi del SIIL tra le province di Diyala e Salahudin. Il Qataib Sayad al-Shuhada respingeva l’assalto del SIIL su Tal Abata, ad ovest di Mosul, eliminando 10 terroristi del SIIL. Il 12 febbraio, le forze irachene eliminavano 30 terroristi del SIIL nelle province di Salahudin e Anbar, a Shaiq Ali, regione di Harariyat, e ad al-Madham, nella regione di al-Baghdadi. Le forze dell’esercito e della polizia federale liberavano Azba e Baqira, così come la centrale elettrica Lazagah, sulla riva occidentale del fiume Tigri. Il 13 febbraio, l’Hashd al-Shabi sventava l’attacco del SIIL su Ayn al-Hasan e Qarbah Hajish, presso Tal Afar, eliminando 50 terroristi e 5 autoveicoli. Il 14 febbraio, l’Aeronautica irachena eliminava 60 terroristi ad Ayn al-Hasan e Shariya al-Janubyah, nell’ovest di Mosul, distruggendo anche 15 autoveicoli. Il 16 febbraio, 15 terroristi del SIIL venivano eliminati da un raid aereo iracheno presso Mosul, che distruggeva un centro di comando del SIIL e diverse gallerie, eliminando Haqi Ismayl Uayd, governatore del SIIL di Mosul, noto anche come Abu Ahmad. 48 persone venivano uccise e altre 50 ferite da un autobomba a Baghdad, nel quartiere Baya. Il 18 febbraio, le forze irachene respingevano un massiccio attacco del SIIL su Tal Afar, presso Mosul, eliminando almeno 100 terroristi, di cui 20 capi, e 14 autoveicoli del gruppo terroristico. Il 19 febbraio, le forze della polizia federale irachena liberavano Qafur, Gamasa e Bajuari, sulla strada tra Mosul e Baghdad. La 26.ma Brigata delle Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq (PMF) avanzava su Tal Qaysum, tra Mosul e Tal Afar. Le forze irachene liberavano 14 villaggi presso Mosul, tra cui Lazaqah, Bujuari, Qafur, Athabah, Baqayra, Ibrahimiya, Shaiq Yunus, Husaynya, Dabaja e Aqanitrah. L’Aeronautica irachena bombardava le posizioni del SIIL a sud-ovest di Mosul eliminando almeno 36 terroristi, e l’Hashd al-Shabi eliminava il governatore di Tal Afar del SIIL Mustafa Yusif, ad Ayn Talui. Le forze irachene liberavano la vicina base militare di al-Qazlani. Il 23 febbraio, le forze di polizia irachene liberavano l’aeroporto di Mosul. Il 26 febbraio, i commando della Divisione della Polizia Federale liberavano i quartieri Tayaran e al-Mamul, a Mosul, dopo aver distrutto almeno 10 autobombe del SIIL, e la 9.na Divisione corazzata liberava la centrale elettrica al-Yarmuq. Il 28 febbraio, l’artiglieria dell’Hashd al-Shabi distruggeva il centro di comando del SIIL nei pressi di Tal Afar, eliminando 70 terroristi. Le truppe irachene avevano liberato i quartieri meridionali di Mosul ovest, al-Jusaq, al-Tayaran e al-Mamun, assieme all’aeroporto, a una base militare e a una centrale elettrica. Un raid dall’Aeronautica irachena distruggeva la stazione radio del SIIL a Mosul, radio al-Bayan.Il 1° marzo, la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno liberava Buabat al-Sham e al-Rihani, presso Mosul, eliminando decine di terroristi del SIIL e arrestandone 25. Le forze irachene liberavano anche la prigione di Badush, a nord-ovest di Mosul. L’esercito e le forze popolari irachene catturavano la maggiore base del SIIL, Tadmur, vicino l’aeroporto di Mosul. Era un grande tunnel ferroviario lungo 2,5 km e trasformato dal SIIL in base militare. Il 2 marzo, le forze irachene prendevano il controllo delle strade principali ad ovest di Mosul, isolando completamente i terroristi del SIIL assediati nella parte occidentale della città. Il 3 marzo, il capo del Diwan delle moschee del SIIL nella provincia di Niniwa veniva eliminato insieme al figlio e a uno dei suoi collaboratori dalle forze di sicurezza irachene, a Wadi Hajar, roccaforte del gruppo terroristico. Un tentativo del SIIL d’inviare rinforzi da Aleppo a Tal Afar e al-Bajaj, presso Mosul, veniva sventato dalle forze popolari irachene che eliminavano 150 terroristi. Il 6 marzo, aerei iracheni colpivano il centro di comando del SIIL a Bayt al-Mal, nel quartiere al-Mualamin di Tal Afar, eliminando sei emiri del gruppo terroristico, tra cui il tesoriere tunisino Abu Tabaraq, chiamato anche Abu Maryam, incaricato degli affari economici e dei conti bancari del SIIL. Anche il capo militare turco di Tal Afar, a capo del Bayt al-Mal della contea Jazira della provincia di Niniwa, e il responsabile del trasferimento dei Muhajarin (immigrati) furono eliminati dal raid aereo. Le Forze di mobilitazione popolari dell’Iraq eliminavano 10 terroristi del SIIL nella zona desertica di al-Hadar, presso Mosul. L’8 marzo, le PMU irachene liberavano Tal Qazraf e Humaydan, ad ovest di Mosul. Il 9 marzo, le forze di sicurezza irachene (ISF) liberavano i quartieri di Mosul al-Mualmin e al-Silu, e trovavano un deposito di armi chimiche del SIIL ad al-Ranqal. L’11 marzo, le forze governative irachene avanzavano nei quartieri al-Uquat e al-Jadidah, nella città vecchia di Mosul. Il 13 marzo, le truppe governative irachene liberavano Mosul al-Jadida, quartiere adiacente alla città vecchia, il palazzo del governo locale, il museo, i quartieri al-Nafat e Bab al-Tub. Il 15 marzo, gli aerei da combattimento iracheni eliminavano 20 terroristi e 9 autoveicoli del SIIL nella provincia di al-Anbar. Un’autobomba esplodeva a Tiqrit, uccidendo almeno 13 persone. Il 16 marzo, le Forze Armate irachene liberavano la regione di Badush, a nord-ovest di Mosul, mentre la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno liberava Tal Rais, e le Unità di reazione rapida e della Polizia Federale iracheni liberavano la sponda occidentale del fiume Tigri a Mosul. Il 19 marzo, le forze irachene scoprivano una prigione del SIIL a Bab al-Saray, a Mosul. La prigione aveva una camera di tortura ed ospitava una grande quantità di razzi e armi leggere, così come dieci prigionieri, fra cui 3 ufficiali dell’esercito. Le forze irachene liberavano anche i quartieri di Mosul Qalid ibn al-Walid e Bab al-Sijn, e ad al-Matahan eliminavano 17 terroristi, tra cui due attentatori suicidi, e la Forza antiterrorismo liberava via Fatah al-Ali, nel quartiere al-Jadida, eliminando altri 14 terroristi. La polizia irachena arrestava Husam Shith al-Juburi, il capo dell’Hasbah del SIIL di Bab al-Sijn. Presso la Grande Moschea al-Nuri, nel centro di Mosul, le truppe della Polizia federale eliminavano decine di terroristi e 23 loro autoveicoli. Il 21 marzo, le forze irachene liberavano i quartieri di Mosul al-Rasala e Shuqaq Nablus. Il 22 marzo, le forze irachene liberavano il quartiere al-Risala di Mosul, mentre l’Hashd al-Shabi eliminava 77 terroristi del SIIL a Tal Badush, 15 chilometri a nordovest di Mosul, mentre i caccia F-16 ed L-159 iracheni bombardavano il quartier generale della polizia militare del SIIL nel quartiere al-Baj, e una base del SIIL ad al-Hadar, distruggendola assieme a un’officina per la costruzione di ordigni esplosivi, un deposito di armi e un deposito di esplosivi. Nella provincia di Anbar, gli aerei da guerra iracheni eliminavano 15 terroristi del SIIL nei distretti Qarablah e Rua, mentre l’Hashd al-Shabi eliminava altri 13 terroristi presso Duluiyah, 75 km a nord di Baghdad. Il 24 marzo, le forze governative irachene liberavano il quartiere al-Yabasat di Mosul. L’Aeronautica irachena eliminava circa 200 terroristi del SIIL ad ovest di Mosul, ad al-Baj.Il 4 aprile, tre capi del SIIL venivano eliminati da un attacco aereo iracheno su al-Tanaq. I terroristi erano Yunus al-Juburi, alias Abu Hajar al-Arabi, capo dei terroristi suicidi, Azab Mamud Taha, alias Abu Muhamad, che addestrava i bambini-soldati e Sabah al-Mula, alias Abu Us al-Iraqi, responsabile degli ordigni esplosivi nella provincia di Niniwa, mentre il 3 aprile venivano eliminati Mujahid al-Anzi, saudita responsabile dell’ufficio della Zaqat, e Hazam Abu Qays al-Juburi, capo della polizia del SIIL. Il 5 aprile, la Polizia federale e le forze popolari irachene eliminavano 60 terroristi del SIIL, tra cui un capo del Jaysh al-Dabiq, Abdalqadir Salah, alias Abu Jarah, ad est di Mosul, presso Salal e Qum al-Habib. Una bomba al Café Bayruti, a Baghdad, uccideva 31 persone. Il 6 aprile, le forze irachene liberavano il quartiere Yarmuq al-Thania, a Mosul, eliminando 42 terroristi del SIIL. L’8 aprile, nella provincia di Salahudin, a nord di Baghdad, le forze irachene eliminavano 200 terroristi del SIIL presso Gardagli. Le forze governative irachene liberavano anche Rayhaniyah, Nuova Rayhaniyah e Ghazilwah, ad ovest di Mosul. Inoltre aerei militari iracheni bombardavano un centro di produzioni di autobombe ad al-Salam, presso Tal Afar, ad ovest di Mosul, distruggendolo assieme a 8 autobombe. Il 9 aprile, le forze governative irachene liberavano il quartiere al-Matahan, a Mosul ovest. Il 10 aprile, 12 terroristi del SIIL venivano eliminati dalla 4.ta Brigata delle Forze di mobilitazione popolare, a Tal Hasani, ad ovest di Mosul, mentre la 26.ma Brigata abbatteva un drone del SIIL a Badush, ad ovest di Mosul. Infine, l’Hashd al-Shabi distruggeva un convoglio di 10 autoveicoli del SIIL ad al-Hamra, presso Mosul. Il 12 aprile, caccia iracheni bombardavano un lungo convoglio di autocisterne del SIIL e una fabbrica di bombe a Mosul, nei quartieri al-Yarmuq, al-Thura e Qanam al-Sayad, a Mosul. Il 13 aprile, le forze irachene liberavano il quartiere al-Tanaq di Mosul, eliminando 15 terroristi del SIIL. Le forze irachene eliminavano altri 52 terroristi a Mosul ovest, ad al-Abar, al-Sabuniyah e nell’Hadar, presso al-Shayhan. Le forze irachene avanzavano verso la Moschea al-Nuri, dove il capo del SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi tenne un noto sermone nel 2014. La polizia irachena sequestrava 1000 razzi e 1000 sacchi di materiale chimico usato per produrre esplosivi. “Le truppe hanno trovato questo deposito durante le operazioni nel quartiere. Il sito era utilizzato dal SIIL per stoccare i razzi da usare contro i civili e le forze di sicurezza”. Un collaboratore di Abu Baqr al-Baghdadi, l’emiro Hasabullah Qafqazi, veniva eliminato da ignoti, ad ovest di Tal Afar. Il 19 aprile, il dipartimento di Stato degli USA approvava la vendita di 295,6 milioni di dollari di armamenti alle forze curde irachene, per attrezzare 2 brigate di fanteria e 2 battaglioni di artiglieria del ministero del governo regionale del Kurdistan (KRG-MOP). Gli armamenti comprendevano 4400 fucili M16A4; 46 mitragliatrici M2; 186 mitragliatrici M240B; 113 autoveicoli M1151 HMMWV; 12 gruppi elettrogeni tattici; 36 obici M119A2 da 105mm; armature, caschi e altre attrezzature individuali; accessori per le armi leggere come treppiedi, kit di pulizia e supporti; mortai; apparecchi di rilevazione chimica, biologica, radiologica, nucleare e esplosiva (CBRNE); sistemi radiofonici; attrezzature di navigazione come bussole, binocoli e sistemi di posizionamento geospaziale (GPS) standard (SPS); apparecchiature mediche; veicoli protetti resistenti alle mine (MRAP) e mezzi di trasporto come autoveicoli leggeri tattici, automezzi tattici medi, autocisterne e ambulanze; pezzi di ricambio, addestramento ed attrezzature relative ad automezzi e sistemi di artiglieria. Il 22 aprile, le forze di sicurezza irachene liberavano il quartiere al-Saha, a nord-ovest del centro storico di Mosul. Il 24 aprile, le truppe irachene liberavano il quartiere Zanjili. Il 26 aprile, 15 terroristi del SIIL venivano eliminati dalle forze di sicurezza irachene al confine tra le province di Dyala e Salahudin, nella regione di Mutaybija. Il gruppo di autodifesa popolare irachena Qataib Sayid al-Shuhada tagliava le linee di rifornimento del SIIL tra i quartieri al-Baj e al-Hadhar, a Mosul, ed eliminava 7 terroristi ad al-Musaltan. Con l’operazione Muhamad Rasulallah a sud di Mosul, le Unità di mobilitazione irachene (PMU) liberavano Hatar vecchia, a nordovest di Hatar, oltre ai villaggi Sadan, Sayda, Haraj, Um Qarayz e Ghanim al-Uad, a sud di Hatar. Le PMU avevano eliminato 61 terroristi del SIIL e 8 autobombe.
Il 1° maggio 2017, gli aerei da combattimento dell’Aeronautica irachena effettuavano 4 attacchi sui quartieri di Qaym Husayba, al-Ubaydi, al-Qarbala e al-Mashari, eliminando 20 funzionari del Wilayat al-Baghdad del SIIL, e altri 10 terroristi ad al-Qarbala. Le forze irachene eliminavano il capo del SIIL Abu Ishaq al-Tunisi con altri 44 terroristi, nel quartiere Iqatasadin di Mosul, mentre le forze di polizia avanzavano su Bab al-Tub, Bab al-Bayd, Qadib al-Ban e Bab Jadid. Il 4 aprile, la polizia irachena liberava la Niniwa Gas Company di Mosul e Hasunah. Le forze speciali e la polizia irachene avanzavano sulla moschea al-Nuri, a Mosul ovest. “Siamo ora nel cuore della città vecchia nella riva destra della città di Mosul”, dichiarava il colonnello Ibrahim Huayal, “Le forze della polizia federale circondano la Città Vecchia e avanzano con cautela per risparmiare la vita dei civili e proteggerne proprietà e case. Le famiglie fuggono dall’oppressione dello SIIL e noi le evacuiamo in aree sicure”. Il responsabile delle autobombe del SIIL, Abu Yusuf Halabi, veniva eliminato a Tal Afar da un’esplosione durante la costruzione di un’autobomba, assieme ad altri 3 terroristi. Il 5 maggio, l’esercito iracheno liberava al-Mashirafa, al-Qansa e Dar Miqail, nel nord-ovest di Mosul, ed entrava a Maqabarat Wadi Aqbar. Nelle operazioni, le forze irachene distruggevano 4 autobombe ed eliminavano 30 terroristi, mentre gli aerei iracheni distruggevano l’officina delle autobombe del SIIL nel quartiere Tamuz di Mosul. Le unità popolari di mobilitazione irachene (PMU) scoprivano una base del SIIL nell’isola ad ovest di Qarbala, e distruggevano 2 blindati e 1 deposito di armi del SIIL a Maqatal Qanzir, presso Tal Afar. Sempre a Mosul, le truppe irachene liberavano Mashirafa al-Thalitha e Dijla, distruggendo 14 autoveicoli del SIIL. Il 7 maggio, la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno arrestava il “capo della polizia” del SIIL di Mosul, Hamam al-Alil. L’8 maggio le forze irachene liberavano la zona industriale Wadi Aqab e al-Harmat, a Mosul ovest, eliminando 38 terroristi e 8 autobombe del SIIL. Il 9 maggio, le forze irachene eliminavano 20 terroristi del SIIL nella provincia di Anbar, al confine con la Siria, ad ovest di Haditha. L’11 maggio, la 16.ma Divisione dell’Esercito iracheno attraversava il fiume Tigri liberando i quartieri Masharfa e Hui al-Qanisa sulla riva occidentale di Mosul, distruggendo i tunnel del SIIL. Il 12 maggio, l’Hashd al-Shabi avanzava su Nahiyah al-Qayruan, a sud-ovest di Tal Afar. Il 13 maggio, l’Hashd al-Shabi liberava al-Qayruan, Tal Izu, Tal Hait, Muhamad Zayd, Huzayl e Tal Banat, presso Mosul, ed eliminava 3 capi del SIIL nel quartiere Islah al-Ziraya, Abu Ali al-Basrawi, il “procuratore” del SIIL a Mosul, Abu Yusif al-Masri, “funzionario al sostentamento”, e il suo aiutante Raduan al-Maslui. Il 14 maggio, velivoli iracheni colpivano una riunione dei capi del SIIL presso al-Qaym, eliminandone almeno 13. La cellula dei Falconi del Servizio d’intelligence, in coordinamento con il Comando delle Operazioni Congiunte, effettuava l’operazione contro i capi del SIIL che pianificavano attacchi terroristici contro i cittadini iracheni durante il Ramadan. Gli aerei distruggevano anche un deposito di armi e una fabbrica di esplosivi dell’organizzazione terroristica. L’Hashd al-Shabi liberava Izadi, presso Qayruan, a sud di Shingal. Nel frattempo, le forze controterrorismo (CTS) entravano nei quartieri al-Iuraybi e al-Rufai, la 16.ma Divisione dell’Esercito iracheno e la Forza di Risposta Rapida del Ministero degli Interni entravano ad al-Iqtasadyin, e la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno avanzava su 17 Tamuz da nord, liberando il quartiere Haramat al-Thalitha, a nord-ovest di Mosul, e il quartiere Islah al-Zarai, dopo aver eliminato più di 40 terroristi del SIIL. Il 15 aprile, le Forze di risposta rapida irachene sequestravano una grande fabbrica di armi chimiche del SIIL a Mosul e liberavano Hasunah e Dajlah. Il 17 maggio, le forze governative irachene liberavano il quartiere Uraybi di Mosul ovest. Il 17 maggio, le Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq interrompevano la principale linea dei rifornimenti del SIIL ad ovest di Mosul, tra Tal Qasab e Qayruan, mentre la 40.ma Brigata bombardava le posizioni del SIIL ad al-Qahira, a sud di Qayruan. Le forze irachene eliminavano 37 terroristi del SIIL nei quartieri Iqtisadiyin e 17 Tamuz a Mosul. I terroristi avevano attaccato le forze irachene con 5 autobombe nel quartiere al-Rifaya, a Mosul. Le forze irachene avanzavano nella provincia di Diyala, verso le basi del SIIL di Hamarin, Anjana, Sarha, Qurat Tabah, Jisr Narin e Ayn Layla, per eliminarle. Il 18 maggio, le forze irachene avanzavano su al-Qayuran, mentre l’Aeronautica irachena eliminava circa 50 terroristi del SIIL nelle regioni di Tal Afar, al-Baj e Qayuran. La 13.ma e 14.ma Brigata di Mobilitazione popolare irachene (PMU) liberavano la base aerea di Sahl Sinjar, ad ovest di Mosul, oltre ad al-Amadina, Ayn Ghazal, Tal Banat e Qarqa, nei pressi di Qayruan. Il 19 maggio, l’esercito iracheno liberava il quartiere al-Warshan, a Mosul, e la parte settentrionale di 17 Tamuz. Le Unità di mobilitazione popolare (PMU) avanzavano su Qayruan, ad ovest di Mosul, liberando Qayr ed eliminando 21 terroristi e 5 autobombe del SIIL. Le forze irachene distruggevano un’officina di autobombe eliminando decine di terroristi nel quartiere al-Zanjili, a Mosul. Il 21 maggio, l’Hashd al-Shabi liberava al-Masabas, al-Niliya, Sadat Zuba e Thara al-Uaysat, a sud di Qayruan, tagliando le linee di rifornimento del SIIL tra al-Hatamiya e Tal Qasab, a nord di Qayruan. Le forze irachene sequestravano una grande deposito di armi saudite del SIIL a Mosul. Il 22 maggio, le Forze di mobilitazione popolare irachene liberavano Ayn Fathy, Sada Zuba, al-Nilyia, Thary al-Usat e al-Musaba presso Qayruan. Il 26 maggio, le Unità di mobilitazione popolare irachene (PMU) liberavano Tal Qiza, Hatimyia, Qabusyia e Qabisa, presso al-Baj. Le PMU liberavano anche la base di Sinjar, eliminando decine di terroristi del SIIL. L’Aeronautica irachena distruggeva 5 autobombe ad al-Adanina, a nord di al-Baj. Il 27 maggio, l’Aeronautica irachena eliminava l’emiro del SIIL di Niniwah assieme a 4 guardie del corpo, mentre le PMU liberavano Adnaniya, Rimbus al-Qarbyia e Qabusyia, a nord di al-Baj, eliminando 13 terroristi e 4 autoveicoli del SIIL. Inoltre veniva liquidato anche l’emiro del SIIL di Diyala, presso il lago Hamarin. Il 28 maggio, aerei iracheni bombardavano le posizioni dei terroristi nelle regioni di al-Baj e al-Qayruan, ad ovest di Mosul, eliminando 29 terroristi e 6 autoveicoli del SIIL. A Mosul, le forze irachene avanzavano nel quartiere al-Shifa. Le Unità di mobilitazione popolare (PMU) raggiungevano il confine con la Siria della provincia di Niniwa, dopo aver liberato al-Falus, al-Ani e al-Marqab. Il 30 maggio, le forze della Polizia federale irachena sequestravano il centro di addestramento degli attentatori suicidi del SIIL di Zanjili, a Mosul. Aviogetti iracheni bombardavano le posizioni del SIIL a Tal Faras, nelle regioni di Baj e Badush, ad ovest di Mosul, eliminando 3 autoveicoli e 25 terroristi, mentre le PMU eliminavano altri 13 terroristi a Mahalabiya, Tal Zalat e Adaya, ad ovest di Mosul.
Il 1° giugno le forze della Polizia federale irachena eliminavano a Zanjili, Mosul, 12 terroristi, avvicinandosi a Bab Sinjar, l’ingresso nord della città vecchia. Il 2 giugno, l’Hashd al-Shabi, a sud di al-Baj, liberava al-Qibra, al-Saqar e Jayar Qalfas, controllando le frontiere siriane della provincia di Baj. Il 3 giugno, il servizio antiterrorismo iracheno (CTS) liberava il quartiere Saha al-Ula di Mosul. Il 5 giugno, le unità di mobilitazione popolare irachene (PMU) liberavano al-Baj, Tal Qri e Tal Faraj al-Amasry, a nord di al-Baj. Il 6 giugno, le unità di mobilitazione popolare irachena (PMU) liberavano Namla, Duym, Tal Rum, Jayr, Tual, Tal Masada, Rui, Wasmi Maruqi, Alyia, Sharji al-Rui, Hamad al-Madulul, Tal Marqab, Tuman, Raqaba al-Faras e Bir Asabay, nei pressi di al-Baj, nella provincia di Niniwa, eliminando 45 terroristi e 4 autobombe del SIIL. Il 7 giugno, l’Hashd al-Shabi liberava Hasanan, Um Qarab, Abu Rasin e Um al-Zuba, nei pressi di al-Baj. La Polizia federale eliminava 34 terroristi del SIIL a Zanjili e a Bab Sanjar, nella Città Vecchia di Mosul, tra cui il capo Abu Bara al-Tunisi, responsabile della fabbricazione di esplosivi. Le PMU liberavano anche Marzuqa, Tal Qazal, Buthat al-Madafa, Juqayfi, ad ovest di al-Baj, al confine siriano-iracheno. L’8 giugno, le PMU liberavano Tal Safuq, ad ovest di al-Baj, eliminando 34 terroristi e 20 autoveicoli del SIIL. Il 10 giugno, l’esercito iracheno liberava gran parte dei quartieri al-Zinjili e al-Shifa, a Mosul vecchia, e a nordovest di Mosul liberava al-Mahalabiah, presso Tal Afar, al-Zarnuq, Shayq Qura al-Aliya, al-Mahafif, Dam Sinjar, Tal Qayma e Baqala. Il 14 giugno, le forze di sicurezza irachene (ISF) liberavano Bab Sinjar, a nord della città vecchia di Mosul ovest, e distruggevano 9 autobombe del SIIL. Le Unità di mobilitazione popolare irachene respingevano un nuovo attacco del SIIL su Tal Safuq, nei pressi del confine siriano-iracheno, eliminando 3 autobombe e 13 terroristi. Il 15 giugno, l’esercito iracheno liberava al-Buarah, al-Lazaqa, al-Salam e al-Mansur, ad est di Tal Afar, presso Mosul. I velivoli iracheni distruggevano una posizione e un’officina di autobombe del SIIL ad al-Mahalabiya e Tal Afar. Il 17 giugno, l’esercito iracheno liberava il valico di al-Walid al confine tra Iraq, Siria e Giordania. Il 19 giugno, le forze irachene liberavano la moschea al-Hadin nella Città Vecchia di Mosul, eliminando Abu Baqr al-Masri, capo del SIIL di Bab al-Jadid. Il 20 giugno, le forze irachene liberavano Daqa Baraqa e Bab Laqash, nella città vecchia di Mosul, eliminando 30 terroristi. Aerei iracheni eliminavano il “ministro dei media” del SIIL Udai Hamdun, presso al-Maydan, nel centro di Mosul. La 9.na Divisione dell’Esercito iracheno liberava la parte meridionale del quartiere al-Shifa, nella città vecchia, tra cui Qalat Bash Tabya, Dipartimento della Salute di Niniwa, Chiesa di Maria e un ponte. Ignoti decapitavano un cameraman dell’agenzia Amaq, ramo mediatico del SIIL, a sud-ovest Qirquq, presso al-Riyadh. Il 21 giugno, le forze irachene liberavano al-Qazraj, nella città vecchia di Mosul. Il 22 giugno, l’esercito iracheno liberava via al-Faruq e via al-Sa, a Mosul vecchia, dove si trovava la moschea Nuri al-Qabir dove Abu Baqr al-Baghdadi annunciò l’istituzione dello SIIL nel 2014 e che i terroristi distruggevano quando l’esercito iracheno era a 50 metri dalla moschea. Il 23 giugno, le PMU respingevano un tentativo d’infiltrazione del SIIL ad ovest di Qarbala, eliminando 10 terroristi. A Mosul vecchia, a Bab al-Bid, le forze irachene eliminavano 8 terroristi. Il 25 giugno, l’aeronautica irachena distruggeva un laboratorio di esplosivi del SIIL a Ruah, ad ovest di Anbar, eliminando 30 terroristi. Nella provincia di Anbar, ad al-Qaym, un attentatore suicida si faceva esplodere uccidendo alcuni capi del SIIL. Il 26 giugno, il SIIL attaccava le forze irachene a Mosul Vecchia impiegando numerosi attaccanti suicidi, ma le forze irachene respingevano gli attacchi su al-Tanaq, Rasm Hadid e al-Yarmuq. Le forze governative irachene liberavano il quartiere al-Faruq ed eliminavano 4 terroristi nel quartiere Sarjiqana, nella Città Vecchia di Mosul. A Tal Afar veniva eliminato da ignoti Abu Abdullah al-Halabi, assistente del capo del “comitato per la sicurezza” del SIIL. Le forze irachene respingevano l’attacco del SIIL sui quartieri Tanaq e Yarmuq a Mosul ovest, dove un gruppo terroristico, camuffato da sfollati, si raggruppava per lanciare un attacco. Almeno 20 terroristi furono eliminati. Le forze della Polizia federale irachena sequestravano il principale ospedale del SIIL nella città vecchia di Mosul, Babah al-Daysh, avanzando su Bab Jadid e Sarjana. Il 28 giugno, le forze della 15.ma Divisione di fanteria irachena liberavano Tal Qima, Mushayqra al-Uliya, Mushayqra al-Sufala, Abu Qadur, al-Baqala e al-Buayr, presso Tal Afar. Il 29 giugno, le forze irachene liberavano i quartieri Hadrat al-Sadah e al-Hamidiya, nella Città Vecchia di Mosul. Le forze antiterrorismo irachene liberavano il quartiere della Moschea Nuri al-Qabir e della chiesa Saydat al-Sah. Nel quartiere al-Shifa, le forze irachene liberavano l’ospedale al-Batul, nella città vecchia di Mosul.
Il 2 luglio, l’esercito iracheno liberava il quartiere al-Maqui, nell’est della città vecchia di Mosul. Il 3 luglio, aviogetti iracheni distruggevano una fabbrica di bombe del SIIL, a sud-ovest di Qirquq, ad al-Safra, eliminando 4 terroristi, tra cui un capo locale del SIIL. L’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco da tre direzioni di 350 terroristi suicidi del SIIL su Tal Safuq, ad ovest di Mosul. I terroristi impiegarono 46 autoveicoli-bomba e 4 carri armati. Il SIIL perdeva decine di terroristi e 2 carri armati. Il 6 luglio, l’esercito iracheno avanzava su al-Shahwan, nella città vecchia di Mosul, a 50 metri dalla riva destra del Tigri. Le forze di sicurezza irachene raggiungevano il fiume Tigri, a Mosul ovest, e sequestravano un centro di addestramento del SIIL ad al-Busayf, a sud di Mosul. Il vice-emiro del SIIL Abu Yahya veniva eliminato a Mosul, oltre ad Abu Nasir al-Shami, altro capo del SIIL. L’8 luglio, le forze irachene liberavano via Nujayfi, Bab al-Tub e Suq al-Saqa, nella Città Vecchia di Mosul, eliminando 35 terroristi del SIIL che tentavano di fuggire, tra cui il capo saudita Abu Hafsa, il consigliere di al-Baghdadi Ayad al-Jumayli e il governatore del SIIL di Niniwa Abu Ahmad al-Iraqi. Il 9 luglio, l’esercito iracheno liberava completamente Mosul dopo 9 mesi di combattimenti nella provincia di Niniwa. 862.000 persone erano sfollate da Mosul dopo la battaglia, di cui 195000 erano poi tornate nelle aree liberate.
Alessandro Lattanzio, 9/7/2017, sitoaurora

1261.- NEI CIELI SIRIANI, LA GRANDE SFIDA!

Gli Stati Uniti forniscono un supporto aereo all’Esercito Siriano – ma solo per sconfiggere la Russia

Gli Stati Uniti hanno bombardato le posizioni dell’ ISIS vicino a Palmyra – agevolando l’avanzata siriana e inviando un messaggio alla Russia

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24 giugno.

La coalizione guidata dagli Stati Uniti ha condotto una missione strike a Palmyra, Siria, il 23 sera. Cioè, ben ad Ovest dell’Eufrate. By passando, così, l’avvertimento della Russia. Giovedì, gli aeroplani di coalizione guidati dagli Stati Uniti hanno attaccato le posizioni dell’ISIS vicino a Palmyra, e proprio di fronte all’Esercito Siriano che avanzava.

Gli Stati Uniti hanno voluto segnare un punto e inviare un messaggio alla Russia.

Ricordiamo: Mosca aveva annunciato lunedì che avrebbe “inseguito” tutti gli aeroplani della coalizione che volano a ovest dell’Eufrate.

Ma cosa può realmente fare la Russia se i piani della coalizione (senza invito) forniscono, tuttavia, il supporto aereo per l’Esercito Siriano?

 

Enduring Freedom

Qui leggete il rapporto trasmesso dal CENTCOM:

SOUTHWEST ASIA – Il 22 giugno le forze militari della coalizione hanno condotto 32 strike costituiti da 103 ingaggi contro i terroristi ISIS in Siria e in Iraq.

In Siria, le forze militari della coalizione hanno condotto 28 attacchi, costituiti da 49 ingaggi contro gli obiettivi ISIS.
* Vicino a Abu Kamal, sette strike hanno impegnato due unità tattiche ISIS e hanno distrutto nove cisterne di petrolio dell’ISIS, quattro autocarri, tre miscelatori di cemento, tre veicoli, tre veicoli tattici, due gru, un deposito di armi, una presa a pompa e un manifold.
* Vicino a Dayr Az Zawr, uno strike distrusse sei serbatoi di petrolio dell’ISIS.
* Vicino a Palmyra, uno strike distrusse quattro ingressi del tunnel dell’ISIS.
* Nei pressi di Raqqah, 19 strike hanno ingaggiato 14 unità tattiche ISIS; Distrutto 12 postazioni di combattimento, due veicoli e un deposito di IED; e ha danneggiato un canale di rifornimento dell’ISIS.

Ma, sopratutto, lo strike di Palmyra ha rotto il cerchio. esso non è stato condotto bene a Ovest dell’Euphrates—ma è avvenuto proprio sul cielo delle truppe del SAA mentre attaccavano le posizioni dell’ISIS:

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Qui vedete la mappa ingrandita, per meglio contestualizzare:

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Il punto che gli americani stanno tentando di fare è abbastanza chiaro: la Russia dovrà proteggere gli aeroplani della coalizione che volano a ovest dell’Eufrate che operano contro l’ISIS?

Cinico? Ovviamente.

L’obbiettivo finale: la Russia avrà non poche difficoltà a cercare di scoraggiare gli aerei degli Stati Uniti dal volare dove vogliono.

US Air Force General: “ISIS Is a Sideshow”, the Real Fight Comes After

The US general says a “state-on-state” fight is coming

Inherent Resolve

Brig. Gen. Charles S. Corcoran is the Commander, 380th Air Expeditionary Wing, Southwest Asia. The 380th is comprised of four groups and 15 squadrons. He is responsible for the wing’s air refueling, intelligence, surveillance and reconnaissance, air battle management, control and reporting center, ground attack, air support, theatre security cooperation and airlift missions in support of overseas contingency operations in Southwest Asia.

Il Brigadiere generale Charles Corcoran della US Air Force sta combattendo contro l’ISIS, ma crede anche che la lotta sia un “anteprima” della vera lotta “Stato-contro-Stato” che inizierà una volta che la minaccia dell’ISIS “sarà stata allontanata”.

La testata Military.com ha intervistato Corcoran nel suo quartier generale negli Emirati Arabi Uniti; La parte più interessante della relazione dice:

Durante un’intervista nel suo ufficio, Corcoran ha sottolineato: “Siamo qui per combattere l’ISIS”, ma ha anche indicato una mappa della Siria e dell’Iraq per definire alcune aree come “rosse” o controllate dallo stato islamico.

 

“È abbastanza chiaro che ad un certo punto il” rosso “andrà via,” ha detto “, e avremo forze dello stato sullo stato”. “L’ISIS è anteprima … ma cosa succederà quando gli altri due si incontreranno? Strategicamente, cosa succederà quando non ci sarà più l’ISIS, questo è il vero problema”.

Speriamo che Corcoran stia andando in questa direzione, piuttosto che a parlare dei piani reali USA. Quella dell’US Air Force, insieme con quella delle forze speciali – tradizionalmente, è la più feroce guerra che possa essere condotta da tutti i rami del Pentagono.

 

Ci sono veramente poche guerre che l’US Air Force ha mai visto e non gli sono piaciute. I generali dell’USAF, soprattutto il capo di Corcoran, il generale Jeffrey L. Harrigan, molto probabilmente sabotarono deliberatamente l’accordo di cessate il fuoco Kerry-Lavrov nel settembre 2016, organizzando un attacco alle truppe siriane nella città assediata di Deir ez-Zoor e uccidendone circa 100.

Corcoran racconta a Military.com che, quando i combattenti americani hanno sparato al Su-22 siriano e ai due drone forniti dagli iraniani, in ciascuno dei tre incidenti la decisione di fare fuoco è stata presa da piloti in volo:

In ciascuno degli abbattimenti, che hanno coinvolto gli aeromobili provenienti da altre località, i piloti americani hanno fatto la prevista chiamata per far scattare le regole di ingaggio, ha detto Corcoran. In tutti e tre i casi, “aerei indifesi” come gli aerei cisterna e gli altri aerei hanno lasciato lo spazio aereo a causa dell’incertezza di ciò che i siriani oi russi avrebbero potuto fare dopo, ha detto.

Questo, però, significa che le forze aeree americane e la Marina hanno prescritto regole di ingaggio molto permissive per la Siria.

Corcoran è il comandante del 380th Air Expeditionary Wing che gestisce la ricognizione,, il controllo del Traffico Aereo e le operazioni di rifornimento in volo per le forze aeree dell’USAF impiegate nelle operazioni USA in Syria e in Iraq.

1252.- Israele-Assad: bombe sul Golan e trattativa via Mosca

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Artiglieria semovente israeliana sul Golan occupato… da 50 anni.

Israele bombarda i carri armati di Bashar al-Assad e poi tresca segretamente con lui e con i russi. Haaretz rivela gli accordi anti-Isis dietro le quinte.

Di 25 giugno 2017

Pesante intervento di Israele ieri nella guerra siriana. Caccia di Gerusalemme hanno bombardato posizioni governative nei dintorni di Quneitra, a ridosso delle alture del Golan. È stata distrutta una postazione fortificata dell’esercito di Bashar al-Assad e, inoltre, sarebbero stati “liquidati” due carri armati. Secondo fonti del Ministero della Difesa israeliano, il blitz aereo è una risposta immediata a quello che si pensa possa essere stato un “incidente di percorso” dell’artiglieria di Assad, che avrebbe sparato colpi di mortaio, erroneamente, in direzione del territorio occupato fin dal 1967 dai soldati di Tel Aviv.

In effetti, a detta di diversi analisti, la risposta appare sproporzionata rispetto alla causa scatenante. Sembra più un segnale rivolto al governo siriano, che così verrebbe “invitato” a non dare troppa corda ai suoi scomodi alleati, le milizie sciite di Hezbollah, di cui gli israeliani temono possibili colpi di coda. A questo punto appare chiaro che se Assad non dovesse riuscire a tenere a freno le agguerrite brigate del “Partito di Dio” con base in Libano, le truppe di Netanyahu potrebbero reagire pesantemente, fino ad arrivare ad una possibile escalation armata dalle conseguenze imprevedibili.

In un comunicato l’IDF (Israeli Defence Force) sottolinea che riterrà il regime di Damasco “responsabile di qualsiasi violazione della pace nel Golan” e agirà di conseguenza. Inoltre, il Ministero della Difesa di Gerusalemme ha anche fatto sapere di considerare “inconsistente” il ruolo svolto dal contingente delle Nazioni Unite incaricato del “peeacekeeping” nell’area. IDF ha inoltre imposto ad agricoltori e civili israeliani abitanti nella zona di chiudersi in casa e di stare attenti all’evoluzione dei combattimenti, che potrebbero avere ricadute pericolose nella zona della Valle delle Lacrime, a ridosso del saliente di Quneitra.

Grande preoccupazione è stata espressa dal “Golan Regional Council”, che dipende direttamente dall’Amministrazione centrale di Gerusalemme. Anche visitatori e turisti sono stati “avvisati” di non avventurarsi nelle zone a rischio del Golan. L’incidente segue quanto si è già verificato nello scorso aprile, quando l’esercito israeliano intervenne pesantemente dopo che colpi di mortaio erano caduti nel territorio controllato dalle sue truppe. Certo, tutto questo non significa che Netanyahu abbia gettato le braccia al collo ai ribelli anti-Assad. Anzi. Il quotidiano israeliano Haaretz rivela notizie di intese segrete tra Gerusalemme e Putin per quanto riguarda il teatro di guerra siriano.

Il Ministro della Difesa russo, Sergej Shoygu, ha rivelato che il suo Paese “lavora produttivamente assieme a Israele e alla Giordania per risolvere la crisi siriana” e ha inoltre aggiunto di avere colloqui costruttivi su basi regolari con il Ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman.

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Non solo. Ma l’aviazione di Mosca collabora strettamente con gli alti comandi delle Forze aeree di Gerusalemme, per coordinare i movimenti sui cieli della regione ed evitare possibili catastrofici incidenti. E la cosa non finisce qui. Spifferi di corridoio sempre più insistenti annunciano un’altra intesa di ferro, dietro le quinte. Durante intensi colloqui avvenuti in Giordania, è stato stabilito che gli israeliani, gli americani e le altre forze della coalizione “chiudano un occhio” (ma sarebbe meglio dire che li stanno chiudendo tutti e due) per consentire i rifornimenti alle truppe di Assad e, udite udite, alle milizie sciite che combattono nei dintorni di Darraa contro i fondamentalisti islamici.

Schermata 2017-06-27 alle 07.02.53.pngL’informazione, ritenuta da più fonti “assolutamente affidabile”, sovverte completamente le notizie che ogni giorno arrivano dalla stampa internazionale e fa capire come sia all’opera una diplomazia parallela, lontano da occhi e orecchi indiscreti. Insomma, i presunti avversari sono in effetti molto più vicini di quanto si pensi e, come i ladri di Pisa, fanno finta di litigare di giorno, per poi andare a rubare assieme la notte.

1242.- L’AGGRESSIONE STATUNITENSE NON IMPEDISCE L’AVANZATA SU DAYR AL-ZUR

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Moon of Alabama 19 giugno 2017. Nell’ultimo riassunto affermavo che la fine della guerra in Siria è ora in vista: “a meno che gli Stati Uniti non cambino e avviino un grande attacco alla Siria con le proprie forze armate, la guerra alla Siria è finita”. Ci sono pochi militari e civili nella Casa Bianca che spingono per ampliare la guerra alla Siria in guerra totale USA-Iran. La dirigenza militare retrocede, temendo per le sue forze in Iraq e altrove nella regione. Ma vi sono anche elementi nelle forze armate statunitensi e nella CIA che assumono una posizione più aggressiva per la guerra. Un aviogetto F-18 statunitense abbatteva un cacciabombardiere siriano presso Raqqa. Il Comando Centrale statunitense scherzava scioccamente affermando che si trattasse di “autodifesa” delle proprie forze d’invasione e dei fantocci curdi (Forze Democratiche Siriane – SDF) nella “zona di deconflitto” dopo che le SDF furono attaccate a Jadin. Bugie. Non c’è alcun accordo sulla “zona di deconflitto” presso Jadin, occupata dalle SDF al momento dell’attacco, in modo chiaramente illegale: “Gli Stati Uniti… non hanno alcun diritto legale di proteggere le forze partner non statali che perseguono cambi di regime ed altri obiettivi politici. Non c’è diritto all’autodifesa collettiva di agenti non statali…” Il governo siriano e testimoni sul terreno smentiscono le affermazioni statunitensi. L’Osservatorio siriano in Gran Bretagna, spesso citato come autorevole, afferma che non ci fu alcun attacco siriano alle SDF. Gli aviogetti degli Stati Uniti attaccarono i siriani per sostenere le forze islamiste: “Un aereo da guerra del regime è stato colpito cadendo nell’area di al-Rasafah… l’aereo è stato abbattuto sull’area di al-Rasafah, di cui le forze del regime hanno raggiunto i confini oggi, e fonti hanno suggerito all’Osservatorio siriano per i diritti umani che la coalizione internazionale lo prese di mira durante il volo in prossimità dello spazio aereo dei velivoli della coalizione, causando la caduta dei relitti su Rasafa, assieme al destino ignoto del pilota. Fonti confermavano che l’aereo non mirava alle aree controllate dalle forze democratiche siriane sulla linea di contatto con le aree controllate dalle forze del regime ad ovest di al-Tabaqa, sull’autostrada Raqqah-Rasafah”. Ecco una panoramica della situazione in Siria sudorientale:

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In basso a sinistra c’è l’area di Tadmur, a destra Dayr al-Zur, sopra Raqqa. Le aree scure sono occupate dallo Stato islamico. Centomila civili e una piccola guarnigione siriana a Dayr al-Zur sono assediati dallo Stato islamico. L’Esercito arabo siriano avanza a est su due direttrici per liberare la città. Una dalla zona di Tadmur lungo la strada a nord-est per Dayr al-Zur. La distanza ancora da percorrere è di circa 130 chilometri e va liberata una grande città, al-Suqanah, prima di procedere. L’altra da sud di Raqqa. Il guerriero della domenica, stilava questa ottima mappa di ciò che gli ricorda il “salto della rana” della Seconda guerra mondiale. Il deserto orientale siriano ha pochi centri abitati collegati da strade di altissimo valore per controllare enormi aree. Mostra il potenziale degli assi dell’avanzata e l’importanza di Rasafah, al centro dell’incidente dell’aereo.

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Raqqa è attualmente assediata dalle forze curde delle SDF (giallo) che occupano la sponda meridionale dell’Eufrate presso Tabaqa. L’Esercito arabo siriano avanza a sud di tali forze, verso est. L’obiettivo attuale è Rasafah, snodo tra strada 6 e strada 42. Se libera l’incrocio avanzerà a sud-est lungo la strada principale per Dayr al-Zur. Inoltre taglierà la via di ritirata delle forze islamiste che sfuggono a sud dall’attacco curdo su Raqqa. La distanza per Dayr al-Zur è circa 100 chilometri e non vi sono grandi ostacoli.

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Liberare l’incrocio è estremamente importante per alleviare l’assedio alla città orientale.Raqqa è oltre il limite superiore destro della mappa della zona di Tabqa. Le forze curde sono segnate in giallo, l’Esercito arabo siriano in rosso. L’Esercito arabo siriano avanza molto velocemente verso est per liberare il crocevia di Rasafah. Poche ore prima che l’aereo siriano fosse abbattuto, aveva liberato Jadin:

“Yusha Yuseef@MIG29_
Breaking, EA e Queat al-Nimr liberano Jadin, villaggio a nord di al-Asui, a sud di Raqqa
15:36 – 18 giugno 2017”
L’abbattimento dell’aereo siriano si ebbe alcune ore dopo: “Dr Abdulqarim Umar – abdulkarimomar1
La coalizione internazionale abbatte un aereo militare del regime siriano a Raqqa dopo aver bombardato i siti delle SDF nella zona di Tabaqa
18:18 – 18 giu 2017”
Posso confermare che abbiamo perso un aereo su Rasafah, lontano dalle posizioni delle SDF
Non ci sono ulteriori informazioni sul ruolo degli Stati Uniti
18:14 – 18 giugno 2017”

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Il Mig-29 siriano abbattuto è il fallimento siriano degli USA.

Ora gli Stati Uniti affermano che l’aereo siriano aveva attaccato le forze curde a Jadin. Ma non ce n’erano quando l’incidente avvenne. La città era già nelle mani dell’Esercito arabo siriano. L’aereo siriano aveva attaccato forze islamiste presso Rasafah. L’Esercito arabo siriano liberava Rasafah dallo Stato islamico, raggiungendo l’incrocio che gli permetterà di togliere l’assedio dello SIIL su Dayr al-Zur. Il cacciabombardiere siriano aveva bombardato le forze islamiste a Rasafah. Gli Stati Uniti l’avevano abbattuto affermando falsamente che attaccava le proprie forze di ascari curdi. Ciò può essere interpretato solo come tentativo degli Stati Uniti di impedire o ostacolare le forze siriane nel liberare Dayr al-Zur al più presto possibile.

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Il pilota del Mig-29 siriano abbattuto, il Ten. Col. Ali Fahd, si è lanciato con successo.

Gli Stati Uniti, volentieri o meno, aiutano le forze islamiste impegnate in attacchi pesanti alla guarnigione assediata di Dayr al-Zur. Il governo russo ha definito l’attacco degli Stati Uniti “atto di aggressione in violazione del diritto internazionale, aiutando i terroristi” dello Stato islamico. Sospendeva il coordinamento sullo spazio aereo in Siria con il comando delle operazioni statunitensi. Inoltre: “Nelle aree operative della flotta aerea russa nei cieli siriani, tutti gli oggetti aerei, compresi aeromobili e velivoli senza equipaggio della coalizione internazionale (statunitense) situati a ovest del fiume Eufrate, saranno inseguiti dalle forze di difesa di terra e aeree russe come bersagli aerei”, dichiarava il Ministero della Difesa russo”. Se fossi un pilota statunitense, eviterei la zona… Qualunque fosse l’intento statunitense, non fermavano l’Esercito arabo siriano. Rasafa veniva liberata dalle Forze Armate siriane. Il pilota abbattuto, Ali Fahd, veniva recuperato da dietro le linee nemiche da un gruppo della Quwat al-Nimr.

T90 siriano

Carro da battaglia T-90 siriano. Putin non guarda a spese.
Indipendente agli avvenimenti di Raqqa, la Guardia Rivoluzionaria iraniana lanciava missili balistici a media portata dall’Iran alle forze dello Stato islamico nei pressi di Dayr al-Zur in Siria. La distanza è di circa 600 chilometri. Il lancio sarebbe la rappresaglia per gli attentati del 7 giugno al parlamento di Teheran, in Iran. I missili colpivano i bersagli. Il messaggio inviato con essi va oltre la semplice rappresaglia. L’Iran dimostra di poter colpire obiettivi lontani. Stati wahhabiti del Golfo Persico e forze statunitensi nella regione dovranno prenderne atto. Non sono al sicuro dalla rappresaglia iraniana, anche in assenza di forze iraniane nelle vicinanze. L’Iran osserva di poter ripetere tali attacchi quando necessario: “Sauditi e statunitensi sono in particolare i destinatari di questo messaggio”. Secondo il Generale dell’IRGC Ramazan Sharif. “Ovviamente e chiaramente, alcuni Paesi reazionari della regione, in particolare l’Arabia Saudita, avevano annunciato di aver cercato di creare insicurezza in Iran”.
Come descritto l’ultima volta, le forze statunitensi occupano il valico di confine di al-Tanaf tra Siria e Iraq, nel sud-est della Siria.

Terroristi pro USA

US “ribelli” di AL QAEDA addestrati dalla CIA e armati dall’US ARMY

I “ribelli” addestrati dagli Stati Uniti furono fermati a nord dall’avanzata dell’Esercito arabo siriano fino al confine con l’Iraq. La milizia irachena sotto il comando del Primo ministro vi si univa e al-Tanaf è ora isolata. Diversi rapporti affermavano che gli Stati Uniti inviavano forze di agenti curdi dal nordest della Siria per difendere al-Tanaf. Ovviamente non si fidano delle forze “ribelli” arabe che avevano addestrato per occupare la Siria sudorientale. Poche centinaia di forze curde non cambiano la situazione tattica. Non c’è alcuna utilità ragionevole per esse e il contingente statunitense, che alla fine dovranno ritirarsi in Giordania. Israele da tempo sostiene i “ribelli” di al-Qaida nel sud-ovest della Siria nei pressi e sulle alture del Golan. Ciò è noto almeno dal 2014 e il sostegno israeliano è stato documentato anche dagli osservatori delle Nazioni Unite nella zona. Ma in qualche modo i media statunitensi si “dimenticavano” di riferirlo e gli israeliani erano riluttanti nel commentarla. Ciò è cambiato. Adesso c’è un diluvio di relazioni sul sostegno e finanziamento israeliano dei “ribelli” sul Golan, vicino alle parti occupate da Israele in Siria. Poche menzioni tuttavia sul fatto che le forze che Israele sostiene sono terroristi di al-Qaida. Ci sono anche gruppi dello Stato islamico che si sono “scusati” con Israele dopo uno scontro con forze israeliane. È chiaro che Israele sostiene apertamente i terroristi. Qualcuno diffonde intenzionalmente questi articoli. Presumo che Israele lo faccia preparando il quadro politico per l’ulteriore occupazione di terre siriane. Articoli confrontano le manovre israeliane con l’occupazione del Libano meridionale negli anni ’80 e ’90, trascurando di raccontare tutta la storia. L’occupazione israeliana del sud del Libano portò all’avanzata di Hezbollah e alla sconfitta delle forze israeliane, che nel 2000 si ritirarono dalle terre occupate, ed Hezbollah ora è il nemico più temuto da Israele. Sembra che Israele voglia ripetere questa esperienza.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

da sitoaurora

1213.- Mosul, sempre vigilia di liberazione

La liberazione di Mosul che va e viene. Doveva essere per l’inizio del Ramadan, ma forse sarà alla fine, o forse chi sa quando.
“I nostri reparti continuano ad avanzare e sono entrati nei quartieri di al-Saha al-Oula, al Zinjili e di al-Shifaa, oltre che nell’Ospedale repubblicano” ha annunciato il 29 maggio il portavoce del Comando congiunto delle operazioni delle forze irachene a cui nessuno ormai crede più.
Poi, gli equivoci politici internazionali.

Dal blog di Ennio Remondino.

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Mosul come la caduta di Bassora nella vergogna militare e giornalistica della guerra dei Bush a Saddam, o la sconfitta di Isis a Sirte, Libia dell’altro ieri. Gli annunci di vittorie che non arrivano. “I nostri reparti continuano ad avanzare e sono entrati nei quartieri di al-Saha al-Oula, al Zinjili e di al-Shifaa, oltre che nell’Ospedale repubblicano” annuncia il portavoce del Comando congiunto delle operazioni delle forze irachene. E non vuol dire nulla.
Non significa che la battaglia sia ormai conclusa perché sappiamo come, poche centinaia di miliziani isolati e senza più una catena di comando e controllo, hanno opposto una lunga e tenace resistenza.
L’Isis utilizza autobomba, cecchini e kamikaze contro le forze irachene nei quartieri a nord della Città Vecchia, ancora in gran parte controllata dall’Isis.

Disperata resistenza jihadista
I miliziani dello Stato islamico sono stati accusati dal governo iracheno e dalle Nazioni Unite di utilizzare i civili come scudi umani nella battaglia di Mosul, iniziata ad ottobre. Secondo l’Onu ci sarebbero ancora decine di migliaia di civili intrappolati nella Città Vecchia, dove scarseggiano cibo e medicine.
Da ‘Analisi Difesa’ sappiamo che nelle ultime 48 ore i miliziani dell’Isis avrebbero incendiato gli archivi dei principali “ministeri” del Califfato che si trovano nella vecchia cittadella che, assieme ad altri due quartieri di Mosul, non è stata ancora liberata dalle forze irachene.
Lo riferisce la tv satellitare al Arabiya che cita una fonte dell’antiterrorismo iracheno. In diverse immagini pubblicate da France Presse, si vede il cielo di Mosul completamente coperto da enormi colonne di fumo.

Daesh ultimo bunker
”Da questa mattina l’organizzazione terroristica ha cominciato a bruciare gran parte degli archivi dei suoi principali ‘Diwan’ (‘Ministeri’); tra cui al Husba (Polizia religiosa), la Sicurezza; il ministero dei Jund (Difesa), al-Zakat (Finanze) ed altri ancora che si trovano tra le abitazioni civili nella città vecchia” ha detto all’emittente la fonte irachena per il quale “dare fuoco agli archivi è un evidente segno di un grande crollo dell’organizzazione. Il rogo degli archivi e dei documenti da parte dell’Isis ha lo scopo di impedire di scoprire i responsabili dei grandi crimini perpetrati a danno di civili”, ha aggiunto la stessa fonte.
Intento le milizie sciite irachene filo-iraniane, che hanno aggirato Mosul puntando a nord, hanno raggiunto ieri il confine siriano che minacciano di oltrepassare per liberare dall’assedio Deyr az Zor e puntare su Raqqah, capitale dell’Isis, al fianco delle truppe di Damasco.

Dall’Iraq alla Siria
Hadi al Amiri, uno dei leader delle Forze di Mobilitazione Popolare, l’organizzazione irachena che riunisce le varie milizie, per lo più sciite ma anche sunnite e cristiane, ha affermato che i suoi uomini hanno raggiunto il valico frontaliero di Umm Jaris.
L’avanzata delle milizie sciite rischia di provocare la reazione militare degli Stati Uniti che con britannici e giordani sostengono milizie arabe nel sud della Siria nemiche di Assad e dell’Iran
Ieri velivoli americani hanno lanciato nel sud-est della Siria volantini di avvertimento alle milizie filo-iraniane che tentano di avanzare verso i posti di blocco di miliziani arabi filo-Usa.
“Lasciate questo posto di blocco e tornate a quello di Zaza”, si legge nei volantini di cui copie sono state raccolte da gente del posto. Nei giorni scorsi, gli Usa avevano annunciato di aver bombardato milizie filo-governative decine di chilometri dal valico frontaliero di Tanf, tra Siria e Iraq, controllato da milizie filo-Usa.

e89d35ed16719e258219c8133570971eEcco come le forze speciali degli Stati Uniti addestrano in Giordania i sedicenti “ribelli”
Forze-speciali-USA-in-SiriaAi confini della Giordania, truppe speciali degli Stati Uniti, britanniche e giordane sostengono le milizie arabe nel sud della Siria nemiche di Assad e dell’Iran. 

La corsa al dopoguerra
In territorio siriano a ridosso del confine giordano sono segnalate da tempo forze speciali britanniche, statunitensi e giordane al fianco dei miliziani arabi sunniti. Ed è un segnale, anche se tenuto semi segreto. Le forse armate occidentali che hanno evitato la prima linea sono pronte a gestire la vittoria.
Il 29 maggio il Consiglio Ue ha esteso per un altro anno fino al primo giugno 2018 le sanzioni contro Bashar al Assad ed il regime siriano.
A conferma di come lo Stato Islamico non sembri rappresentare il vero nemico per l’Occidente, commenta ‘Analisi Difesa’.
Le sanzioni includono anche l’embargo sul commercio di petrolio, le restrizioni su alcuni tipi di investimenti, il congelamento del patrimonio della banca centrale siriana detenuto nella Ue, il blocco delle esportazioni di materiali e tecnologie.

180517 tv siria 2 (1)-1Al confine tra Siria e Iraq, a Deir Ezzor si decidono i destini di un’intera regione

1195.- La Grande Armée sunnita nel Medio Oriente

Da Ennio Remondino: Come si sviluppano gli scenari diplomatici in Siria e in Irak dopo il cambio della guardia alla Casa Bianca. Si cerca di costituire un esercito di mezzo milione di uomini col sostegno dell’Arabia Saudita

Di , responsabile di Osservatorio Internazionale.
SAUDI-BRITAIN-DIPLOMACY

Da un pezzo gli analisti battono sulla svolta decisiva che Trump ha dato alla politica estera americana in Medio Oriente. Obiettivamente, rispetto alle strategie della Casa Bianca al tempo di Obama, c’è stata una netta inversione di tendenza: il dato di fatto più eclatante è che Dipartimento di Stato e Pentagono adesso pensano che sia fondamentale restare ancorati alla sponda sunnita.
In sostanza, viene completamente messa da parte la tattica che puntava al sostegno della componente sciita nel conflitto, e contemporaneamente si cerca di riguadagnare le passate alleanze che avevano garantito un equilibrio instabile, ma durevole nel medio-lungo periodo.

A suggellare questa rivoluzione diplomatica sarà il viaggio di Trump tra una decina di giorni, quando sbarcherà in Arabia Saudita per chiarire agli sceicchi i termini della sua proposta. Certo, al centro dell’azione diplomatica di Pennsylvania Avenue resta la lotta mortale contro l’Isis. Soltanto che, adesso sono stati rivoluzionati i termini della questione. Gli Stati Uniti puntano alla costituzione di una solida armata arabo-musulmana in grado di garantire la pace nella regione e, contemporaneamente, di arginare la spinta propulsiva dell’Isis, che si va esaurendo. Dal giorno 22 ne sapremo di più.
Terrorizzati dall’incombente presenza dell’Iran come potenza nucleare regionale, i sauditi sembrerebbero pronti a sottoscrivere un accordo che consenta agli Stati Uniti di contare su una riserva operativa di almeno mezzo milione di uomini.

Gli sherpa dei due schieramenti stanno lavorando duramente per raggiungere uno straccio di accordo che lasci tutti soddisfatti. In particolare, bisognerà vedere quali garanzie Donald Trump sarà pronto a gettare sul tavolo per fare in modo che i sauditi accettino la sua nuova strategia di emarginazione della componente sciita, dell’Iran, soprattutto, e di Hezbollah.
In questo senso, sono chiarissime le pressioni che arrivano da Gerusalemme per fare in modo che gli Stati Uniti si preoccupino dell’evoluzione che potrebbero avere le tensioni in tutto il Libano meridionale e nella fascia del Golan.

La Casa Bianca sta organizzando il prossimo summit in grande: al vertice saranno presenti la famiglia reale Saudita al gran completo, il re di Giordania Abdullah e il primo ministro pakistano Navaf Sharif. Significativa l’assenza del presidente egiziano El-Sissi, il quale anche in questa occasione ha tenuto a marcare una differenza di strategia con i suoi amici-nemici americani. Dall’incontro in Arabia Saudita dovrebbero saltare fuori le ultime direttive per liquidare la pratica di Mosul nell’area irakena, e di Raqqa, ritenuta la capitale del Califfato. I piani segreti di intervento, elaborati minuziosamente dal segretario Usa alla Difesa James Mattis e dal National security adviser McMaster puntano proprio alla riconquista diretta di Raqqa come simbolo del rinnovato slancio dimostrato dalla coalizione nella lotta all’Isis.

E proprio il nuovo esercito arabo-sunnita dovrebbe costituire il nerbo della forza d’attacco da utilizzare su tutto lo scacchiere mediorientale, non solo in Siria. Si tratterebbe di una sorta di garanzia o di assicurazione sulla vita in grado di tacitare in primis Netanyahu e tutto il governo israeliano. Intanto, sul terreno la situazione resta confusa. In questa fase l’onere dell’offensiva è sostenuto dai curdi delle milizie YPG. Uno dei successi che viene rivendicato dalle forze della coalizione negli ultimi giorni è la conquista della diga di Tabqa, la più grande della Siria, che era caduta da tempo nelle mani dell’Isis.

Comunque sia, la verità è che al Pentagono non ritengono i curdi in grado di abbattere le resistenze del Califfato. Lo stesso generale Joseph Dunford, Capo di Stato maggiore dell’Us Army, ha dichiarato che per raggiungere gli obiettivi prefissati c’è bisogno di uno sforzo ulteriore. Probabilmente, la svolta voluta da Trump va in questa direzione: ai sunniti viene offerta la possibilità di un contrasto politico-diplomatico verso la componente sciita. Ma, contemporaneamente, gli alleati esigono uno sforzo complessivo, sostanziale e senza tentennamenti proprio da parte di tutte le componenti sunnite della regione, per risolvere definitivamente la pratica del Califfato.

1155.- La suddivisione dell’Iraq: gli Usa ci riprovano

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La mappa di cui sopra – fornita direttamente dall’intelligence statunitense – mostra schematicamente la divisione dell’Iraq in tre distinte etnie. Sciiti al sud, molto simili agli iraniani come religione e lingua, sunniti al centro nord e curdi al nord est. Il grande movimento che si sviluppa attorno a Mosul sarà determinante per decidere come e chi si spartirà l’Iraq a fine guerra. Gli Usa non hanno mai smesso di sognare di spartire l’Iraq in tre piccole nazioni, utilizzando la suddivisione etnico-religiosa sunnita-sciita-curda.

Tre stati fantoccio che verranno manipolati nel peggiore dei modi, una soluzione che vedrà effettivamente:

  • un primo stato controllato direttamente dagli sciiti
  • un secondo stato controllato dai sunniti
  • un terzo stato controllato dai curdi

In Iraq, dal punto di vista statunitense, le forze di cui tenere conto sono:

  1. il governo di Baghdad, solo nominalmente filoamericano, e teatro di accesissimi scontri per l’assegnazione delle forniture petrolifere, appalti multimiliardari (che, guarda caso sono finiti praticamente tutti in mano ai russi e ai cinesi), un alleato scomodo
  2. i curdi, divisi tra curdi iracheni, iraniani, siriani e turchi. Un alleato prezioso in Siria e in Iraq da tenere buono, da finanziare e da illudere con l’eterna promessa dello stato curdo
  3. i fanatici islamisti, finanziati ed armati dagli americani stessi e protetti dagli emirati del golfo, un super-nemico da battere ma che è allo stesso tempo un alleato
  4. le spinte indipendentiste del sud sunnita, che contendono al governo centrale ricchi giacimenti di petrolio ed il terminal petrolifero di Bassora. Se tutto finisse in mani iraniane – ovvero se si creasse una nazione sciita del sud alleata con Teheran – questo potrebbe essere un altro problema (Molto contente Russia e Iran, ma Israele suderebbe freddo perché i missili sarebbero ancora più vicini)
  5. la Turchia, il 1° convitato di pietra della questione, che alterna con l’occidente relazioni alquanto difficili, ma si sa la geopolitica crea “strani compagni di letto” (come disse Dickens)
  6. Israele, il 2° convitato di pietra, alla costante ricerca di contenere la minaccia iraniana e alla continua ricerca di impedire l’espansione degli sciiti in Iraq e in Siria
  7. La Russia dopo essere entrata a gamba tesa in Siria, ha continui abboccamenti con il governo iracheno e l’Iran è diventato un suo alleato

Gli interessi, ovviamente sono molteplici, soprattutto economici. I giacimenti nel nord dell’Iraq sono da sviluppare, e i curdi in cambio della loro bella nuova nazione concederebbero sicuramente alle compagnie petrolifere amiche – ovvero occidentali – i giacimenti. Il giacimento qatariota potrebbe trovare il modo di passare attraverso il nuovo stato curdo e la Turchia. Quest’ultima potrebbe diventare una nuova via di trasporto per fare uscire il petrolio dal nuovo stato sunnita iracheno, ma gli Usa per mantenere l’appoggio logistico dovranno tenersi amico Erdogan.

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Una simpatica mappa viene fornita da “un interessante Comitato”, i confini tracciati seguono accuratamente le zone di pertinenza delle varie etnie e religioni, tenendo conto delle varie tensioni presenti in zona, e cerca di accontentare tutti. La Turchia si vedrà davanti uno stato curdo e avrà la possibilità di tenerlo sotto controllo “a cannonate”. Alla fine lo scopo di questa divisione, che non è mai stato quello di distruggere l’ISIS, è quella di creare uno stato cuscinetto gestito dagli americani, finanziato dai sauditi e dai proventi petroliferi, in modo da permettere di lasciare una presenza americana in zona. Rimane strategico l’appoggio turco, che permetterebbe di far affluire mezzi militari in zona, anche in caso di guerre. La capitale Baghdad, vero covo di insurrezionalisti baathisti (residui del vecchio governo di Saddam), verrà lasciata agli iraniani e saranno loro ad occuparsene con grande piacere.

Nell’ultimo periodo emerge che già durante l’amministrazione Bush era stata creata un’alleanza con un ex appaltatore privato del Pentagono in Iraq, membro di una ricca dinastia irachena. Un piano che per anni ha mirato alla disgregazione dell’Iraq. Trapela ora che questa rete sarebbe strettamente connessa alla Cambridge Analytica (la società di tecnologia che aiutò Trump nella campagna elettorale).

Il giornalista che ha rotto il vaso di Pandora, rendendo note passo a passo tutti i collegamenti che portano alla luce le trame oscure nascoste per oltre un decennio è stato Nafeez Ahmed il 21 marzo 2017 https://medium.com/insurge-intelligence/exclusive-inside-the-trump-lobby-that-wants-to-break-up-iraq-3ecf122f0ead (giornalista investigativo che lavora per Insurge Intelligence). Ovviamente Vi consigliamo di leggerlo, sono 24 minuti di lettura molto coinvolgenti.

Nafeez Ahmed è riuscito a scoprire la rete iracheno-statunitense che operava su tale progetto, rendendo pubblico che dietro al progettato “spezzatino” statunitense c’è:

  • Sam Patten, che servì durante l’amministrazione di George W. Bush come anziano consigliere del Dipartimento di Stato 2008-2009 e che in precedenza fu coordinatore della campagna presidenziale di Bush nel 2000.
  • il sostegno finanziario al Hudson Institute, un think-tank con i legami diretti con la squadra di transizione di Trump, che ha poi prodotto un rapporto che prevede la disgregazione dell’Iraq secondo linee settarie. L’autore del rapporto è Michael Pregent, assistito da Kevin Truitte. Pregent è un ex consigliere del generale David Petraeus che ha servito in Iraq e afferma che per distruggere l’ISIS bisogna smembrare l’Iraq.
  • i nessi tra i fratelli Koch-Bush-Trump
  • tutti i personaggi di spicco coinvolti in Cambridge Analytica, i finanziatori e i ruoli chiave
  • i flirt con i ribelli e le lobby coinvolte (una di esse è rimasta coinvolta nello scandalo Panama Papers), le ondate violente di rapimenti e di decapitazioni in Iraq
  • il coinvolgimento di ExxonMobil e l’accordo petrolifero con il Kurdistan iracheno.

Dunque “il Comitato” che si propone di distruggere l’ISIS (1) – attraverso lo smembramento dell’Iraq – nel frattempo ha ovviamente allungato le lunghe mani sulle immense riserve energetiche. Con ogni probabilità Trump capirà che è giusto inchinarsi agli ex lobbisti di Bush, alle élite irachene legate alla Cambridge Analytica, ai rivoltosi islamici, a ExxonMobil e ai fratelli Koch. In fondo se tutto ti torna a favore, perché scontrarsi se tutto ti viene servito su un piatto d’argento?

Saleh Muhammed al-Mutlaq (2), politico iracheno ed ex primo ministro è senz’altro della partita, ed è pronto a svolgere l’ingrato compito di presidente della nuova nazione. Sempre che le sue guardie del corpo riescano a proteggerlo, ovvio. Già parecchi tentativi di ucciderlo sono stati effettuati da diverse delle forze sul campo. La politica è una roba seria da quelle parti.

Signori avere fatto il Vostro Gioco? Avete puntato sul Vostro Obiettivo?

Sinceramente questi sono i soliti giochetti interni da impero in decadenza, ma alla resa dei conti vi troverete davanti Cina, Russia e Iran. Questo trio vi presenterà il Conto: o Vi ostacoleranno o in cambio Vi chiederanno molto, moltissimo.

di Maurizio Blondet

Così, Maurizio Blondet, ma l’Egitto, che è lo stato guida del mondo arabo ed islamico, che ne pensa di una guerra settaria tra sunnismo e sciismo?

La Redazione di Liberticida http://liberticida.altervista.org/

(1) http://destroyisis.org/en/
(2) https://en.wikipedia.org/wiki/Saleh_al-Mutlaq
P.S. diversamente dal solito i nostri amici di DestroyIsis.org si sono attrezzati, il nome dell’intestatario del dominio è schermato dalla compagnia Digital Private Corporation, e il dominio è hostato in Islanda presso il Thor Data Center Ehf. Bravi, nessuno sospetterebbe che ci sia dietro  il Dipartimento di Stato Usa…

1121.- IMMAGINI DELLA BATTAGLIA DELL’ESERCITO IRACHENO PER MOSUL

Direttamente dal fronte della battaglia.

Schermata 2017-04-20 alle 08.51.49.png“Non ci sono nessun truppe straniere sul terreno e non abbiamo bisogno di loro. Abbiamo abbastanza combattenti iracheni. “Un’importante e storica dichiarazione del comandante Abdul Ghani Asadi per i giornalisti stranieri.

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determinazione, perseveranza e volontà dei nostri eroi

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tre autobombe hanno tentato di colpire le nostre linee, mentre ripulivamo i tunnel dell’Isis

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liberando l’intero quartiere di Mills e avanzando verso i quartieri in

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I mercenari dell’ISIS hanno eseguito decine di esecuzioni di civili, mutilando i loro corpi e hanno anche usato gas cloro contro di loro, nel silenzio del mondo dell’informazione per i loro orrendi crimini.

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Quel che resta dei terroristi

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L’obiettivo principale del nostro esercito è quello di preservare la vita dei civili che sono tenuti in ostaggio dai mercenari, come scudi umani e questa è l’unica ragione per il ritardo delle operazioni.

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L’aviazione fornisce un supporto costante alle truppe.

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Il nostro esercito ha conquistato gran parte dei quartieri e i mulini di Marocco e Yarmuk

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Vi assicuriamo che la situazione è  completamente sotto controllo e che ci sono pattuglie e grande spiegamento di valorosi soldati ed eroi in tutte le strade della città.

ULTIMISSIME DA MOSUL, VIA PARIGI:

Oggi, giovedì 20 aprile, le forze irachene hanno completato la liberazione del quartiere Al-Thawra, situato ad ovest della città vecchia a Mosul occidentale, mentre il Comando Operazione Congiunta, che coordina l’ offensiva, ha annunciato da parte sua, la riconquista del quartiere Nasr.

Le Nazioni Unite stimano in 500.000 il numero di civili ancora presenti nelle zone controllate dall’Isis a Mosul, e hanno espresso preoccupazione per loro. Circa 400.000 di questi si trovano nella città vecchia, un labirinto di vicoli stretti popolati densamente, in cui l’avanzare si rivela arduo e lento.

La perdita di Mosul sarà un duro colpo per l’Isis, che l’aveva occupata nel giugno 2014, con un attacco lampo che gli permise di controllare vasti territori in Siria e in Iraq. Da allora, Isis ha perso gran parte di queste aree e controlla solo il 7% dell’Iraq, secondo un portavoce militare.

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Le due altre grandi città che rimangono sotto il controllo dell’Isis sono Hawija, 180 km a sud est di Mosul e Tal Afar, ad ovest di Mosul. I Jihadisti occupano anche aree remote della provincia occidentale di Anbar, vicino al confine con la Siria.

Giovedì scorso, i soldati iracheni hanno appoggiato i combattenti tribali locali e i loro consiglieri della coalizione internazionale, che avevano lanciato un nuovo attacco per riprendere i villaggi controllati dall’Isis in Anbar.

1120.- Qualcuno ha notizie della battaglia di Mosul?

La battaglia di Mosul non è ancora finita, ci informava Internazionale il 6 aprile scorso, la notizia più recente che abbiamo trovato. I grandi quotidiani internazionale assieme alle voraci agenzie di stampa, tutti quasi silenti. Che stia accadendo qualcosa di sgradevole da nascondere? O è tutto troppo ripetitivo, morto dopo morto, massacro dopo massacro? E gli inviati che ci hanno annunciato tante volte Mosul ‘quasi liberata’?

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Nella città di Mosul, a maggioranza sunnita, vivono tuttavia diverse etnie e gruppi confessionali diversi, tra cui armeni, yazidi, assiri, turkmeni e Shabak. La conquista della roccaforte dell’Isis e la fine delle operazione militari non segnerà la fine dei problemi che affliggono l’Iraq, ma piuttosto l’inizio di un aspro confronto politico. Stati Uniti e Governo iracheno devono trovare una strategia volta a risolvere le sfide politiche e umanitarie prima che finisca la battaglia, o potrebbe essere troppo tardi.

‘La battaglia di Mosul non è ancora finita’, titolo onestamente Internazionale la settimana prima di Pasqua. Dopo di che, vacanza giornalistica su tutti i fronti.
I grandi quotidiani internazionale assieme alle voraci agenzie di stampa, tutti quasi silenti. Che stia accadendo qualcosa di sgradevole da nascondere?
E gli inviati che ci hanno dato Mosul per ‘quasi liberata’?
Sembra la comica di Bassora, guerra Usa a Saddam, caduta almeno 100 volte negli annunci della guerra in diretta tv, e le 99 balle raccontate.

Un po’ di conti per scoprire cosa sta accadendo
Dal giugno del 2014 Mosul è stata la roccaforte del gruppo Stato islamico in Iraq. Noto a tutti. Lo scorso 17 ottobre le truppe irachene, sostenute dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti, hanno lanciato un’offensiva per riconquistare la città. Dopo alcuni mesi la parte est di Mosul è stata sottratta al controllo dei jihadisti.
Il 19 febbraio l’esercito di Baghdad ha ripreso l’offensiva per riconquistare la parte ovest. Sappiamo che centinaia di civili sono morti sotto i bombardamenti della coalizione. Il 17 marzo un raid aereo statunitense ha distrutto un isolato del quartiere di Al Jadida causando, secondo alcune stime, fino a duecento morti. Il 5 aprile, dopo un breve periodo di pausa, sono ricominciati i raid dell’aviazione irachena. Secondo le Nazioni Unite dallo scorso ottobre più di 300mila civili hanno lasciato Mosul.

Assad non ha l’esclusiva dei gas
Agenzia Ansa del 16 aprile, Pasqua. ‘Il portavoce del Comando unificato che in Iraq coordina le operazioni contro lo Stato islamico, ha reso noto oggi che i miliziani dell’Isis hanno nuovamente usato il gas durante i combattimenti a Mosul Ovest.
Il generale Yahya Rasool ha sottolineato che si tratta del secondo attacco compiuto negli ultimi giorni con armi chimiche dai jihadisti contro i soldati dell’esercito iracheno.
Oggi, ha aggiunto il generale, sono almeno sei i soldati ricoverati in ospedali da campo perché non riuscivano a respirare.
Si sta cercando di capire, ha precisato, quale tipo di gas sia stato usato. Nel frattempo ai soldati sono state distribuite maschere antigas.

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La battaglia contro ISIS è ancora lunga
Reportage su LookOut di Sara Manisera e Arianna Pagani, sempre più donne coraggiose al fronte.
Grazie e loro scopriamo che le cose in Iraq, a Mosul dei troppo ‘stand up’ tv con casco e giubbetto anti proiettile e raccontarci della battaglia ‘risolutiva’ che per ora non risolve un cavolo.
La quasi normalità della guerra quotidiana davanti la base dell’Emergency Response Division , nucleo della polizia federale irachena, a pochi chilometri da Mosul ovest, dove -raccontano e fotografano le reporter-un gruppo di bambini sudici e scalzi, passa il loro tempo rincorrendo i mezzi blindati che rientrano alla base.

La guerra infinita.
Lo scorso 19 febbraio, il primo ministro iracheno Haider al-Abadi aveva annunciato l’inizio delle operazioni per la riconquista di Mosul Ovest. Da allora, molto rumore di artiglieria e spari, poca strada fatta tra i vicoli del centro storico fatto trincea e trappola dai miliziani Isis.
‘Fronte liquido’, dicono i militari subito copiati del giornalismo ad effetto. Fronte fluido, in continuo movimento. La Golden Division e la polizia federale irachena avanzano di qualche strada ma spesso retrocedono. Il conflitto a Mosul è una guerriglia urbana che si sta combattendo a piedi, casa per casa, strada per strada, all’interno delle abitazioni dei civili o sui tetti dei palazzi dove sono posizionati i cecchini.

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Le forze irachene stanno rallentando le azioni militari
Di fronte alla resistenza dell’ISIS e all’aumento delle vittime, le forze irachene stanno rallentando le azioni militari. Mosul, oggi, si trova completamente circondata, ma l’esercito deve affrontare le linee difensive dell’Isis, attraversando i vicoli e le stradine del centro storico, senza la copertura dei bombardamenti della coalizione internazionale e senza i mezzi blindati che non riescono a passare nei vicoli stretti della città vecchia. E ieri, dominio Isis, era peggio. Secondo una ricerca pubblicata dall’International Centre sull’anti terrorismo, 186 miliziani Isis stranieri, i foreign fighters, sarebbero morti compiendo attentati suicidi nel corso dell’ultimo anno.
La maggior parte proveniva dal Tagikistan, seguito da Arabia Saudita, Marocco, Tunisia e Russia. Lo studio sostiene che Isis abbia cominciato a ricorrere agli attacchi suicidi per mitigare la perdita territoriale e resistere alla pressione militare.

Ma anche le vittime dei ‘buoni’
Secondo Amnesty International, centinaia di civili sono stati uccisi da attacchi aerei nelle loro case o in luoghi dove hanno cercato rifugio. Solo il 17 marzo, un bombardamento della coalizione internazionale avrebbe ucciso più di duecento civili all’interno di un palazzo.
Nell’ospedale di Erbil, nel Kurdistan iracheno, gestito da Emergency, la maggior parte delle vittime sono civili, che hanno subito amputazioni agli arti a causa degli ordigni, esplosivi, delle schegge dei mortai e dei droni. Più del 50% sono donne e bambini, raccontano Sara Manisera e Arianna Pagani.
ll chirurgo di Emergency, Marco Pegoraro, le chiama ferite sporche: «Tutte le ferite di guerra sono per definizione sporche, perché tutte le schegge, vengono proiettate all’interno del corpo ma anche perché sono i civili a pagare il prezzo più alto dei conflitti». In questa guerra urbana, fluida e irregolare, i civili sono usati per rallentare le operazioni militari.

avatar2   Ennio Remondino

1003 .-L’occidente privilegia il radicalismo sunnita e mente su chi fomenta il terrorismo

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La menzogna sembra essere ciò che guida le relazioni internazionali. La menzogna ha conseguenze, deteriora la vita, svilisce l’umano, fa essere rinunciatari, fa perdere l’interesse per la politica, tende ad essere cinici. Ha anche conseguenze pratiche. Uno dei più grandi problemi ‘nascosti’ dai governi occidentali è la loro propensione a stringere accordi economici con i paesi del Golfo, quei paesi che esportano la forma più radicale e violenta dell’Islam.

L’occidente ha assecondato questa forma di islam per due ragioni: la prima è il petrolio e i soldi, la seconda è per polverizzare il medioriente. Ne ha parlato padre Cervellera direttore di Asia News intervenuto il 12 febbraio a Roseto in un incontro che ha portato a tema gli attuali scenari politici nel medio oriente. L’incontro è stato organizzato dalla locale ‘Associazione Culturale Goccia nell’oceano’.

Il sacerdote si è soffermato soprattutto nel racconto della grande testimonianza di fede dei cristiani e del loro desiderio di non lasciare la terra di Gesù. Tuttavia, ha denunciato le difficoltà che essi devono affrontare a causa per la politica di sbriciolamento del medio oriente che le potenze occidentali hanno iniziato dall’ Ottocento. Quest’opera di permanente destabilizzazione è portata avanti a vantaggio di Israele tramite i principali alleati regionali, i regnanti sauditi.

Chi cerca di contrastare questo progetto rompendo le uova nel paniere, è l’Iran. E’ per questo che Teheran è considerato il più grande nemico dagli USA e dai suoi alleati. Per mascherare le vere ragioni di tale ostilità, gli Usa lo considerano “il più grande stato che sostiene il terrorismo al mondo”(legge Export Administration): lo ha detto il capo del Pentagono James Mattis nella sua recente visita a Tokyo, lo ha detto Trump, lo ha detto Obama così come lo hanno detto tutti i suoi predecessori (dall’epoca dello Scia di Persia in poi).

E’ evidente che proseguendo con questo atteggiamento basato su colonialismo e petrolio, i conflitti non finiranno mai. Inoltre, proseguendo per questa china, il terrorismo prenderà sempre più piede perché l’interpretazione religiosa che i nostri alleati sauditi diffondono a suon di dollari in tutto il mondo, “è esattamente la stessa applicata sul terreno da tutti i terroristi armati” (Asia News).
Che dire? Bisogna essere ciechi per non vedere che tutti gli attentatori in Europa ed in medioriente sono sunniti ispirati dalla lettura wahabita dell’islam diffusa dai sauditi.

Questa è un’interpretazione religiosa lontana mille miglia da quella che Padre Cervellera ha raccontato aver visto insegnata nelle università islamiche iraniane. Infatti, in quegli atenei “gli studenti leggono tutta la filosofia occidentale, e cercano di capire il cristianesimo leggendo direttamente il Vangelo e il Catechismo della Chiesa Cattolica e non i commenti musulmani sul Vangelo “.

Quindi, come ha detto il direttore di Asia News: “l’islam sciita dell’Iraq e soprattutto dell’Iran è un islam di cultura molto elevata, un islam aperto che vuole dialogare con l’occidente, è un islam che segue le fonti religiose del Corano”, mentre l’interpretazione che “è stata data dagli Imam degli Abith del Profeta (gli Adith sono detti, fatti attribuiti a Maometto ma scritti 300/400 anni dopo la morte del Profeta), costituiscono l’interpretazione araba dell’Islam, quella diffusa dall’Arabia Saudita nel mondo”.

In definitiva, quella di padre Cervellera è un’ulteriore conferma di una evidenza che è sotto gli occhi di tutti: la fonte del terrorismo dell’ISIS, di al Qaeda e del radicalismo dei Fratelli Musulmani, ha a che fare con l’Arabia Saudita e non con l’Iran.

Ma Washington da quell’orecchio non ci sente, tant’è che il direttore della Cia Mike Pompeo ha consegnato ai principi sauditi, una medaglia al Merito per la lotta contro il terrorismo conferita dalla Casa Bianca.

E’ chiaro che ogni soluzione operativa contro il terrorismo che non tenga conto di queste evidenze, pecca di un vizio all’origine: paradossalmente il piano che Trump ha ordinato di presentare entro questa settimana per sconfiggere ISIS non fa menzione degli altri gruppi terroristici. La ragione di questa ‘dimenticanza’ è che questi ultimi serviranno ancora per indebolire il governo siriano e tenere ‘occupati’ i russi.

Patrizio Ricci