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1245.- L’ISIS: perde la battaglia ma vince la guerra

 

L’ISIS: perde la battaglia ma vince la guerra; ma chi ha creato l’ISIS?  

Propongo questo articolo di Di Giulio Meotti, di ieri, 21 giugno 2017, perché rappresenta un’analisi acuta della guerra mortale scatenata dalla finanza sionista contro la civiltà occidentale, attraverso il terrorismo; e il terrore, nella cultura del popolo ebraico è l’arma più potente da seminare fra i nemici. C’è una logica in tutto questo e dobbiamo premettere che dire finanza sionista non significa il popolo ebraico, che spesso nella storia, ha pagato per questa associazione. La Finanza domina attraverso le banche e deprime le nazioni, per sottometterle. Il suo obbiettivo è una unica massa umana di meticci, bastardi e asessuati, di consumatori, resi succubi dei media del potere e sudditi, senza famiglia, con una sola lingua, nessuna bandiera, nessuna tradizione, arte, cultura e una sola legge: la loro!  Nessuna coesione e la solidarietà ridotta a una mera espressione vuota. L’Italia è già l’esempio che si sta formando, con i terremotati abbandonati a se stessi e con le macerie ancora nelle strade, con le mandrie congelate dal ghiaccio nella notte; con i giovani meravigliosi figli di meravigliose madri, costretti a espatriare, con gli anziani morti di fame e dignità; con la fine del pluralismo nella politica e nell’informazione: cardini della democrazia; con le formazioni intermedie della partecipazione politica dei cittadini ridotte a un partito unico: una mangiatoia per poveri di spirito; con i sacrifici delle tasse spesi per ingrassare loschi individui e mantenere a ufo, oggi, centinaia di migliaia di selvaggi, domani, milioni e chi obietta che i numeri sono impossibili è sommerso dalle oche e dagli eunuchi alle grida di razzista o fascista; con la salute a pagamento, per chi può, con la libertà fatta serva di istituzioni occupate da anni! da impostori, illegittimi, dove comandano i mercati e i mercanti e dove non c’è legalità. I beni pubblici appartengono al popolo. Non si cartolarizzano, non si vendono e non si svendono! Non c’è più regola e non c’è pietà. I trattati europei vogliono tutto questo. Il trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il Pareggio in Bilancio sono strumentali alla svendita del nostro patrimonio, quello pubblico e quello privato e al sequestro dei nostri risparmi. L’Unione europea, diretta dalle banche, con un parlamento farsa, è l’esempio di ciò che i farisei della Finanza intendono per governo dei popoli. Dio, dove sei?

Mario Donnini

Al-Baghdadi, un terrorista cresciuto all’ombra degli Usa

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Se l’ISIS si sta ritirando da Mosul, sta rapidamente avanzando a Manchester. Il califfato sta guadagnando la sua guerra in Europa. Sei mesi fa, in Gran Bretagna, sarebbe stata impensabile l’ascesa di Jeremy Corbyn, leader del partito laburista ultrapartifista che ha attribuito alla “guerra al terrorismo” i recenti attacchi a Manchester e Londra.

Mentre il Califfato ha raso al suolo tutto sul suo cammino, l’Europa ha reagito come se ciò fosse solo il risultato di una cultura negativa che non dovrebbero riguardarla. Gli islamisti, però, avevano altri piani.

“Perché, nell’agosto del 2015, l’ISIS ha avuto bisogno di far saltare e distruggere quel tempio di Baalshamin? perché era un tempio in cui i pagani venivano davanti all’Islam ad adorare idoli mendaci? No, è perché quel monumento venne venerato dagli occidentali contemporanei, la cui cultura comprende un interesse garbato per i “monumenti storici” ed una grande curiosità per le credenze di altre persone e altre cose. E gli islamisti vogliono dimostrare che i musulmani hanno una cultura diversa dalla nostra, una cultura che è unica e solo loro “. – Paul Veyne, archeologo.

Lo Stato islamico si sta sgretolando – se troppo lentamente. Sono passati più di due anni da quando il presidente francese François Hollande ha promesso: “Bombarderemo Raqqa”. Prima o poi, l’ISIS sarà probabilmente ridotta in una piccola enclave senza continuità territoriale e il suo capo, Abu Bakr al Baghdadi, sarà eliminato. Sarebbe comunque più pericoloso relegare questi tre anni come una breve parentesi: il nazismo non è durato a lungo: “solo” 12 anni di potere e cinque in guerra con il resto d’Europa. Le conseguenze fisiche e culturali della tirannia nazista sono purtroppo ancora visibili in Europa. Lo stesso vale per lo Stato islamico. Tre anni di terrore e di conquiste non sono male per una guerra del Califfato contro tutti gli altri.

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L’ISIS si lascerà dietro un retaggio terroristico senza precedenti (277 europei uccisi sul terreno europeo in due anni). Se l’ISIS si sta ritirando a Mosul, sta rapidamente avanzando a Manchester. Il califfato sta guadagnando la sua guerra in Europa. Sei mesi fa in Gran Bretagna, l’ascesa di Jeremy Corbyn, leader del partito laburista ultra-pacifista che ha incolpato la “guerra al terrore” per i recenti attacchi a Manchester e Londra, sarebbe stata impensabile. Il suo successo è chiaramente legato al recente fatto di sangue nelle strade britanniche.

In Occidente, l’ISIS ha assalito il parlamento a Ottawa, i caffè di Copenaghen, le spiagge di Nizza, i centri sociali di San Bernardino, la metropolitana e gli aeroporti di Bruxelles, i festival musicali di Manchester, teatri, stadi sportivi, ristoranti e mercati kosher a Parigi. Rouen, mercati di Natale a Berlino, centri commerciali a Stoccolma. Non male per un “team JV”, come Barack Obama ha chiamato il Califfato.

L’ISIS è stata un’attrazione ineguagliabile per l’umma, la comunità mondiale dei fedeli islamici: circa 30.000 musulmani in tutto il mondo – 6.000 dall’Europa – hanno lasciato le loro case per combattere sotto la bandiera nera mortale del Califfo. ISIS è stata in grado di costruire una rete globale di terrore. Gruppi jihadisti come Ansar Bayt al-Maqdis in Egitto, Abu Sayyaf nelle Filippine, Ansar al-Sharia in Libia, Boko Haram in Nigeria, Emirato del Caucaso in Russia e Movimento islamico dell’Uzbekistan insieme ad altri hanno tutti promessi Fedeltà a ISIS. Il califfato è diventato anche il gruppo terroristico più ricco della storia. Sebastian Gorka, consigliere di Casa Bianca sull’Islam radicale, ha dichiarato: “Gli attacchi dell’11 settembre 2001, costano appena 500 mila dollari. ISIS li guadagna in sei ore! Ti senti sicuro?”

ISIS ha fatto il male virale. Il mondo restò stupefatto quando ISIS sommerse l’immaginazione occidentale con le esecuzioni pubbliche dei giornalisti, con i massacri di soldati catturati, con i mercati per la schiavitù sessuale, con le esecuzioni dei gay e gli annegamenti pubblici, quando bruciavano persone vive e crocifissi. “Mai, prima, nella storia i terroristi hanno avuto un accesso così facile alle menti e agli occhi oculari di milioni”, ha scritto Brendan Koerner, osservando che “l’ISIS sta vincendo la guerra dei media sociali”. Spesso, il male funziona. Poche settimane fa, a Parigi, una donna ebrea, Sarah Halimi è stata uccisa da un grido musulmano “Allahu Akbar”. Il caso era appena coperto dalla stampa mainstream. Poi molti intellettuali francesi chiedono alle autorità di denunciarla come un caso di antisemitismo. Le minacce di ISIS sono ora così intense che anche gli esperti accademici dell’Islam, come Gilles Kepel, sono sotto la protezione della polizia.

 

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In pochi mesi lo Stato islamico ha lcancellato il confine coloniale storico disegnato dagli accordi Sykes-Picot, ha conquistato la metà della Siria, ha distrutto città intere di reperti antichi come Palmyra, ha raggiunto la periferia di Baghdad e ha scacciato l’esercito iracheno su cui gli Stati Uniti avevano investito 25 miliardi di dollari. Ecco perché molti analisti del terrorismo chiedono intelligentemente se “ISIS sta vincendo”. Tuttavia, l’eredità principale di ISIS è la devastazione, sia culturale che umana. ISIS ha avuto successo nel fare tabula rasa, una sorta di “anno zero” islamico, in cui, dopo un’apocalisse, la storia avrà inizio ancora – presumibilmente vergine e pura. Il califfato lascerà un Medio Oriente sempre più islamico, non solo nel panorama ma anche nella demografia. ISIS ha spazzato via intere comunità non musulmane che non torneranno mai. Molte città cristiane e Yazidi all’interno della sua orbita rimarranno permanentemente vuote a causa della macellazione, dell’esilio e della scomparsa dei sopravvissuti. Lo Stato islamico è stato in grado di distruggere l’antica comunità cristiana di Mosul.

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Un nuovo studio pubblicato dalla rivista settimanale Plos Medicine ha concluso che circa 10.000 membri della minoranza etnica e religiosa Yazidi sono stati uccisi. I ricercatori hanno stimato che furono rapiti 6.800 altri Yazidis e che più di un terzo sono ancora mancanti.

“Il cristianesimo in Iraq è finito”, ha detto Canon Andrew White, il grande vicario anglicano di Baghdad. ISIS riuscì, per la prima volta nel 2000, a annullare la comunione cristiana a Ninive. Il professor Amal Marogy, nativo dell’Iraq, ha dichiarato, in una conferenza presso l’Hudson Institute, che mentre un’infrastruttura come la diga di Mosul può essere salvata dall’ISIS, l’eradicazione della presenza cristiana in Iraq significa “la fine di una civiltà pacifica” . Ci sono commentatori che ora notano che “ISIS vince quando i cristiani lasciano il Medio Oriente”.

I jihadisti hanno recentemente vandalizzato antiche statue e manufatti romani presso il sito archeologico siriano di al-Salhiye, noto come Dura Europos. ISIS ha devastato le capitali più famose dell’antica Mesopotamia, da Nimrud a Hatra. “Questa distruzione è senza precedenti nella storia recente”. Lo dice Marina Gabriel, coordinatore delle scuole americane di ricerca orientale, iniziative sui beni culturali, un istituto che segue la distruzione dello Stato islamico.

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Nimrud ziggurat, non c’è più!

Il Nimrud ziggurat, costruito quasi 2900 anni fa – la più spettacolare struttura sacra conosciuta nell’antica Mesopotamia – non esiste più. I terroristi ISIS hanno devastato la Biblioteca pubblica di Mosul, dove sono stati bruciati o rubati 10.000 manoscritti. ISIS è riuscita anche a cancellare tutta la storia ebraica di Mosul, tra cui le tombe di Jonah, di Seth e di Daniel. Il Califfato distrusse la prima città assira, Khorsabad. La più grande devastazione, invece, si è svolta a Palmyra, il più importante gioiello archeologico del Medio Oriente. Palmyra delenda est. Lo Stato islamico ha inoltre eliminato migliaia di anni di storia siriana e irachena, polverizzando squisiti tesori antichi come il tempio di Bal.

Khalid al-Asaad, capo e innamorato, già pensionato, del sito archeologico della città siriana di Palmyra. Assassinato dall’ISIS.

Mentre il Califfato ha raso a terra tutto sul suo cammino, l’Europa ha reagito come se fosse solo il risultato di una inciviltà che non dovrebbe riguardarla. Gli islamisti, però, avevano altri piani. Il professor Paul Veyne scrive nel suo libro su Palmyra:

“Perché, nell’agosto del 2015, l’ISIS ha avuto bisogno di far saltare in aria e distruggere quel tempio di Baalshamin, perché era un tempio in cui i pagani davanti all’Islam venivano ad adorare gli idoli mendaci? No, perché il monumento venerato dagli occidentali contemporanei, la cui cultura comprende un amore educato per i “monumenti storici” e una grande curiosità per le credenze di altre persone e altre volte, e gli islamisti vogliono dimostrare che i musulmani hanno una cultura diversa dalla nostra, una cultura unica: la loro. Hanno fatto saltare in aria il tempio di Palmyra e hanno saccheggiato diversi siti archeologici nel Vicino Oriente per dimostrare che sono diversi da noi e che non rispettano quello che la cultura occidentale ammira”.

Bruxelles, ma sempre con qualche dubbio.

Ecco perché, dopo Palmyra, lo Stato islamico ha attaccato le sale da musica e altri simboli occidentali in Europa. Il “team JV” potrebbe perdere terreno, ma finora sta vincendo la guerra delle civiltà. L’Occidente sarà in grado non solo di liberare Raqqa e Mosul, ma anche di invertire questa valanga culturale cercando di schiacciarla?

 

 

1240.- Ratzinger non poté “né vendere né comprare”. Bergoglio, dicci chi sei!

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Devo cominciare riconoscendo un mio errore. Nel precedente articolo ho riferito che l’elezione di Bergoglio è stata “il frutto delle riunioni segrete che cardinali e vescovi, organizzati da Carlo Maria Martini, hanno tenuto per anni a San Gallo, in Svizzera”, come ha dichiarato vantandosene uno dei congiurati, il cardinal Dannnels.
Mi son detto che una tale congiura modernista invalida la elezione di Bergoglio.Un lettore, canonista, mi dà giustamente torto: “… Le convenzioni che si compiono fra gli elettori del conclave non producono nullità dell”elezione. A maggior ragione, se fatte prima del conclave. Esistono numerosi precedenti, molti nel tardo medio evo e nel rinascimento, almeno i meglio noti. Anche eventuali  vizi procedurali dell’elezione, dei quali si è occupato il Socci, possono avere rilievo solo se qualche interessato (ovvero elettore) li abbia fatti valere. Il che è positivamente escluso, non esistendo rifiuti di prestare obbedienza da parte di alcun porporato.   Questo, naturalmente, non vale a rendere i fatti di cui si dice moralmente degni, ma è altra materia”Segue la firma.
Quindi è un Papa che non possiamo stimare – visto che s’è fatto eleggere con questi trucchi e complicità – ma è legittimo. Tuttavia un altro lettore, stimolato dallo stesso articolo, mi rimbalza un blog con una notizia notevole.Quando, nel febbraio 2013, Papa Benedetto XVI si è dimesso improvvisamente e inspiegabilmente, lo IOR era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-terrorista (secondum America), come l’Iran.
Era la rovina economica, ben preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non manca mai di obbedire a certi ordini internazionali).Pochi sanno che cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie): in teoria, è una “camere di compensazione” (clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi.
Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro,  il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui il la finanza globale stronca le gambe agli stati che non obbediscono.La banca centrale dell’Iran ad esempio, per volontà giudaica, è stata esclusa dalla rete SWIFT per ritorsione contro il preteso programma nucleare. Ciò significa che l’Iran non può più vendere in dollari il suo greggio, che le sue carte di credito non valgono all’estero, e che nessuna transazione finanziaria internazionale può essere condotta da Teheran se non in contanti e in clandestinità, in forme illegali secondo l’ordine internazionale: nel 2014 la banca francese BNP Paribas è stata condanna dalla “giustizia” Usa a pagare (agli Usa) 8,8  miliardi di dollari per aver aiutato Teheran ad aggirare il blocco di Swift.
Sono state le minacce ventilate contro Mosca di escluderla dalla rete SWIFT come ritorsione per la cosiddetta annessione della Crimea – un danno enorme all’economia del paese – ad accelerare la messa in opera, da parte dei BRICS egemonizzati da Cina e Russia , di un proprio circuito di clearing alternativo a SWIFT, e operante in yuan e rubli, e non in dollari.
Per sottrarsi al ricatto che fa’ pendere sugli stati sovrani lo Swift.Il sito belga Media-Presse (lo SWIFT è basato in Belgio) nel dare la notizia dello SWIFT alternativo lanciato da Pechino e Mosca, il 5 aprile, raccontava come esempio:Quando una banca o un territorio è escluso dal Sistema, come lo fu nel caso del Vaticano nei giorni che precedettero le dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio 2013, tutte le transazioni sono bloccate.
Senza aspettare l’elezione di papa Bergoglio, il  sistema Swift  è stato  sbloccato all’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI.“ C’è stato  un ricatto venuto da non si sa dove,  per il tramite  di Swift, esercitato su Benedetto XVI. Le ragioni profonde di questa storia non sono state chiarite, ma è chiaro che SWIFT è intervenuto direttamente nella direzione degli affari della Chiesa.  Ciò spiega e giustifica le inaudite  dimissioni di Ratzinger, che tanti di noi hanno potuto scambiare per un atto di viltà; la Chiesa era trattata come uno stato “terrorista”, anzi peggio – perché si noti che la dozzina di banche cadute nelle mani dello Stato Islamico in Irak e Siria “non sono state escluse da SWIFT” e continuano a poter fare transazioni internazionali – e la finanza vaticana non poteva più pagare le nunziature, far giungere mezzi alle missioni – anzi, gli stessi bancomat di Città del Vaticano erano di fatto stati bloccati. La Chiesa di Benedetto non poteva più “né vendere né comprare”, la sua vita economica aveva le ore contate.
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Dimissioni sotto costrizione.
Non resta che sottoscrivere quel che dice Saura Plesio: Ratzinger “mai, proprio lui che lottò contro il Relativismo imperante,  avrebbe accettato “aperture” sul mondo gay e sulle politiche gender.
Mai si sarebbe prosternato al “mondo” (e al mondialismo) come questo papa, il quale gareggia con il laicismo imperante della Ue nel creare una forma di “divorzio sacramentale”, attraverso “l’annullamento breve”.
Mai si sarebbe prestato a fare la grande pagliacciata di Lampedusa fatta dal suo successore, che oltretutto non è nemmeno territorio suo, ma dello stato italiano. I grandi poteri mondialisti hanno fretta e Ratzinger era un  intralcio palese, un rallentamento sulla loro fulminea traiettoria”.
Con quanta fretta sia stata attuata l’espulsione di Ratzinger lo suggerisce anche un particolare che ha tratto fuori Luciano Canfora. Simpatico comunista non pentito, ma bravo storico della romanità e latinista, egli ha notato nel motu proprio con cui Benedetti ha giustificato le sue dimissioni con l’età (“Ingravescente Aetate”) una serie di errori di latino: errori elementari nella concordanza dei casi, da far arrossire uno scolaretto. Ora Ratzinger non può aver commesso questi errori. Il testo è stato scritto da altri, e lui è stato spedito via dal Vaticano platealmente, in elicottero ripreso in mondovisione? E subito dopo la sua dipartita, ecco che SWIFT sblocca le transazioni vaticane, riapre i bancomat, riporta all’onore del mondo lo Ior. Non hanno aspettato che venisse eletto Bergoglio; gli è bastata l’espulsione del “terrorista bianco”.
Nei salotti buoni e irraggiungibili fra Wall Street e Washington e Londra, già sapevano che il conclave avrebbe dato il soglio ad un modernista, ad uno di cui potevano fidarsi. Come mai? La sanzione SWIFT era stata coordinata con i “congiurati” in porpora che, guidati da Carlo Maria Martini (un cardinale che ha chiesto per sé l’eutanasia, va ricordato..) (1) avevano segnato Bergoglio come loro candidato già da anni?
C’è stato un accordo dei congiurati con un potere forte esterno, a cui sono vicini per ideologia?Magari l’elezione di Bergoglio non sarà invalida. Ma sembra di capire che la dimissione di Ratzinger lo è – è stato costretto a scendere dal trono di Pietro sotto costruzione. Il comportamento stesso di Ratzinger, apparentemente ambiguo nel tenersi addosso la veste bianca e il titolo di Santo Padre, può confermarlo: vuol dare il segnale a chi può capirlo, senza poterlo dire, che è stato cacciato, non se n’è andato volontariamente.
Ora, come un matrimonio è nullo se uno degli sposi l’ha stretto sotto costrizione, lo sarà anche un Papa che rinuncia sotto costrizione, e fa’ anche sapere che lui resta Papa….In questa ipotesi, si spiegano benissimo le accoglienze trionfali che Bergoglio ha ricevuto in America, all’Onu, da Obama, le standing ovation al Congresso – già, perché poi un Papa regnante viene invitato al Congresso degli Stati Uniti?
La cosa è molto strana e insolita. I rapporto di Washington col Vaticano sono sempre stati da cattivi a pessimi; non solo per odio protestante contro il “papismo”. Ora, sono diventati ottimi. Il Papa si fa’ volonteroso mediatore degli Stati Uniti presso Cuba, fa’ sue le “battaglie radicali”, apre alla nuova morale obbligatoria, insomma smette di essere l’antagonista morale che “questo mondo” detesta.
Si spiegherebbe così anche l’astuta gestione per guadagnarsi la simpatia dei media progressisti;e la brutale ma precisa “purga” che Bergoglio (con il suo consiglio degli Otto) ha operato in Vaticano, quasi avesse in mano una lista da lungo tempo preparata. La sua volontà di disciogliere il cattolicesimo in un protestantesimo generale, vacuo, secolarizzato e mondano…Bergoglio ingiunge ai cristiani di accogliere sempre più immigranti, senza limiti, con totale “accoglienza” e carità – Ebbene: “Con un comunicato ufficiale, firmato da ben 28 diverse obbedienze (tra cui ben 8 francesi ed una italiana, la Gran Loggia d’Italia), i massoni richiamano i governi europei ad accogliere gli immigrati, anzi ad accoglierne sempre di più. Dimostrando così una convergenza d’intenti con pochi precedenti non solo tra loro, ma anche rispetto alle nuove strategie seguite dagli Stati membri “ (Corrispondenza Romana, 11 settembre)

1159.- ONG E TRAFFICANTI: ALTRO CHE BUFALE! SULLA SCRIVANIA DI ZUCCARO IL RAPPORTO MILITARE DI EUNAVFORMED

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È l’alba di una fredda mattina dei primi giorni del 2017. Un pattugliatore dell’«Operazione Sophia» capta una conversazione radio sul canale (libero) 16, utilizzato per le comunicazioni in mare. Poche frasi dalle quali si intuisce che un membro di un equipaggio di una nave di soccorso comunica a un interlocutore che si trova sulla terra ferma la posizione della nave e da terra l’interlocutore avvisa che le imbarcazioni stanno partendo.

mare_nostrum_marina_lampedusa_migranti5Il pattugliatore ispeziona l’area dove si incontrano i migranti in mare e la nave che li deve salvare e documenta con delle foto l’incontro delle due imbarcazioni.

Ma c’è anche un altro rapporto militare finito a Bruxelles nel quale si sospetta che alcune navi Ong recuperino i motori dei gommoni degli scafisti per poi essere rivenduti e reimpiegati nella rete dei trafficanti.

«Operazione Sophia» nasce dopo il terribile naufragio della primavera del 2015, quando la Unione Europea decide di dare vita all’European Union Naval Force Mediterranean (Eunavfor Med), una operazione militare per neutralizzare le tratte consolidate delle rotte dei trafficanti.

E i militari impegnati nella ricognizione producono un rapporto che inspiegabilmente finisce al procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro. Che il 22 marzo scorso viene sentito dal Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen. Le sue affermazioni sono esplosive.

«A partire dal settembre-ottobre del 2016 – denuncia il procuratore -, abbiamo registrato un improvviso proliferare di unità navali di queste Ong che hanno fatto il lavoro che prima gli organizzatori svolgevano, cioè quello di accompagnare fino al nostro territorio i barconi dei migranti».

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Audizione Zuccaro >>>

Accuse pesantissime. Nei fatti, sostiene la Procura di Catania, le navi Ong si sono trasformate in taxi del mare sostituendo i trafficanti dei migranti.

Dunque, sulla scrivania di Zuccaro finisce il rapporto di Eunavformed. Nelle sue interviste e dichiarazioni, il procuratore di Catania lascia intendere che questo materiale è inservibile ai fini processuali.

In realtà non è ancora chiaro se abbia delegato la polizia giudiziaria a sviluppare le indagini.

Perché un rapporto di una struttura militare europea finisce a un procuratore di Catania? Chi deve essere l’interlocutore istituzionale italiano di Eunavformed?

Naturalmente si conosce il giorno della conversazione captata, ovvero il giorno del passaggio dei migranti dai barchini dei trafficanti alla nave delle Ong. Basta poco per risalire alla nave e all’equipaggio (che sembrerebbe essere ucraino). Questo non per chiudere le indagini ma soltanto per aprirle. E invece il procuratore di Catania decide di giocare a carte scoperte. Creando una tempesta politica.

Guido Ruotolo  per TISCALI.IT

Zuccaro:

“Tra gli strumenti per poter meglio lavorare e riprendere l’azione investigativa sarebbero utili le intercettazioni delle comunicazioni satellitari usati per la richiesta di soccorsi dei migranti: dall’esame del traffico telefonico di questi Turaya potrebbero emergere elementi importanti per individuare di trafficanti”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, in audizione alla commissione Difesa del Senato. “Gli scafisti – ha ricordato Zuccaro – ricevono spesso l’indicazione di gettare in mare il telefono se il soccorso viene fatto da navi militari, mentre con navi civili il satellitare viene preso da terze persone e riutilizzato per altre operazioni di soccorso. Sono state infatti segnalate chiamate partite dallo stesso cellulare”.

Tra il il personale delle Ong vi sono figure “non proprio collimabili con quelle dei filantropi“. Lo ha detto il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro nel corso dell’audizione in Commissione Difesa del Senato ribadendo che sarebbe “molto utile individuare le fonti di finanziamento delle Ong di più recente nascita”. “Il fine di solidarietà è tra i più nobili tra quelli perseguiti dall’uomo – ha aggiunto – e tanto più è vasta tanto più è nobile. Ma in questo caso vi sono interessi in gioco non solo di chi viene salvato”.

“Gommoni e barconi carichi di migranti non sempre sono soli quando lasciano le acque territoriali libiche” ha poi riferito il procuratore nel corso della sua audizione in commissione Difesa del Senato, chiedendo che sul punto fosse sospesa la trasmissione del suo intervento. ANSA

 “Non si può ospitare in Italia tutti i migranti economici: per le ong questo non è un discrimine, ma per uno Stato sì”.

Le organizzazioni mafiose italiane appetiscono all’ingente quantità di denaro erogata per l’accoglienza dei migranti, parliamo di cifre notevoli, in parte intercettate dalle mafie“. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, in audizione alla commissione Difesa del Senato, segnalando ad esempio che “ci sono centri che accolgono minori che non hanno idoneità”. ansa

dal video:

00:23:08 …”Nel corso del 2017, in cui c’è un proliferare di sbarchi veramente incredibile, noi abbiamo almeno il 50% dei salvataggi che viene effettuato da queste ONG. Parallelamente a questo, noi registriamo un dato che, ovviamente, ci desta preoccupazione e, cioè, il fatto che il numero di morti in mare nel corso del 2016 e del 2017, e parlo solo di dati ufficiali, ha raggiunto un numero elevatissimo. Nel corso del 2016 mi risulta che oltre 5.000 persone – dati ufficiali – sarebbero morte in mare nel tentativo di entrare in Europa. Per quanto il nostro distretto, quello catanese, abbiamo più di 2.000 morti nel triennio 2013-2015 e questo numero di morti non accenna a diminuire; vi ho detto che nel 2016 siamo arrivati a quella cifra. Il che mi induce a ritenere che la presenza di queste organizzazioni, a prescindere dagli intenti per cui operano, non ha attenuato, purtroppo, il numero delle tragedie in mare. Sono convinto del fatto che i dati ufficiali di questi morti rispecchino soltanto in maniera molto, ma molto approssimativa il dato effettivo delle tragedie che si verificano nel nostro mare. Perché questo? Perché noi stiamo constatando il fatto che, effettivamente, i barconi su cui queste genti vengono fatte salire sono sempre più inadeguati al loro scopo, sono sempre più inidonei e le persone che si pongono alla guida di questi barconi sono sempre più inidonee. Ormai, non sono più appartenenti, sia pure a livello basso, della organizzazione del traffico; ma stiamo parlando di persone che vengono scelte all’ultimo momento tra gli stessi migranti, a cui viene data in mano una bussola, quando gli viene dato in mano una bussola e un telefono satellitare, quando gli viene dato in mano un telefono satellitare e gli si dice di seguire una determinata rotta che tanto, prima o poi, questo è certo, li verrà a soccorrere, questo è certo – quello che viene detto a loro – li verrà a soccorrere una ONG. Io sono convinto del fatto che, per quanto possano essere numerose, quelle ONG non riescono a coprire tutto l’intenso traffico che sta avvenendo in questo momento dalle coste della Libia in particolare, che è il mio osservatorio principale. Resta il fatto che coloro che hanno la fortuna di salire su queste unità navali, affrontano il viaggio in condizioni, certamente, ottimali.” … “Tuttavia vi sono tutti gli altri, le cui speranze vengono alimentate dal fatto di potere contare sul salvataggio, che, poi, molte volte non si realizza. Ora, cosa questo comporta per quanto riguarda la nostra attività giudiziaria? Che la possibilità di poter intercettare i cosiddetti facilitatori, cioè, le imbarcazioni che accompagnavano, prima, nei primi tratti delle acque internazionali questi barconi di migranti, oggi ci possiamo dimenticare di poterli identificare. Noi, neanche a questo livello medio-basso dell’organizzazione del traffico riusciamo più ad arrivare perché queste ONG, indubbiamente, hanno fatto venir meno questa esigenza. …” 00:27:43

Ma, a ciel sereno: Che ci faceva oggi Soros nello studio di Gentiloni a Palazzo Chigi? Quali rapporti intrattiene con il Governo italiano il finanziatore delle ONG?

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1081.- Dalla Chiesa, via Carini e la strage di Stato

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di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari
Trentaquattro anni dopo quello che non si può dimenticare

“Appena è uscito lui con sua moglie, lo abbiamo seguito a distanza. Potevo farlo là, per essere più spettacolare, nell’albergo, però queste cose a me mi danno fastidio… L’indomani gli ho detto: ‘Pino, Pino (si riferisce a Pino Greco detto “Scarpuzzedda”, uno dei più famigerati killer di Cosa Nostra) vedi di andare a cercare queste cose che … prepariamo armi’. A primo colpo, a primo colpo ci siamo andati noialtri… eravamo qualche sette, otto di quelli terribili, eravamo terribili. Nel frattempo lui era morto ma pure che era morto gli abbiamo sparato là dove stava, appena è uscito fa… ta… ta…, ta… ed è morto”.
Così il boss corleonese Totò Riina, indiscusso capo di Cosa nostra, ha descritto l’omicidio del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso il 3 settembre 1982, assieme alla giovane moglie, Emanuela Setti Carraro, e all’agente di scorta, Domenico Russo. Un massacro avvenuto in pochi attimi quando i killer della mafia hanno affiancato le auto in movimento sparando all’impazzata con i kalashnikov AK-47.
In quel suo “flusso di coscienza”, assieme al compagno d’ora d’aria, Alberto Lorusso, Riina ha manifestato tutta la propria ferocia. La stessa messa in altre stragi ed attentati e che vorrebbe mettere in atto anche oggi contro il pm di Palermo Antonino Di Matteo.
La sera in cui morì il generale, vero Padre della Patria, sul muro ancora sporco di sangue, qualcuno lasciò un lenzuolo con scritto “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. Difficile non essere d’accordo se si pensa che a trentaquattro anni di distanza su questa strage restano inquietanti ombre.
E’ vero che per l’assassinio sono stati condannati all’ergastolo i killer Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Vincenzo Galatolo, Nino Madonia e a 14 anni i collaboratori di giustizia Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci. Altrettanto vero è che, sempre all’ergastolo, sono stati condannati come mandanti i vertici di Cosa Nostra, ossia lo stesso Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. Tuttavia non si conoscono i volti dei mandanti a volto coperto, probabilmente uomini di Stato. Quel che appare evidente è che a volere ed a beneficiare della sua morte non è stata solo Cosa nostra.
In un dialogo intercettato tra Giuseppe Guttadauro, medico e capomandamento di Brancaccio, e Salvatore Aragona, altro medico vicino ai boss, si parla apertamente di un favore fatto a qualcuno. “Salvatore… – diceva Guttadauro – ma tu partici dall’ottantadue, invece… ma chi cazzo se ne fotteva di ammazzare a Dalla Chiesa… andiamo parliamo chiaro…”. Rispondeva dunque Aragona: “E che perché glielo dovevamo fare qua questo favore… Ma perché noi dobbiamo sempre pagare le cose…”. “E perché glielo dovevamo fare questo favore…” concludeva ancora Guttadauro. L’intercettazione è del 2001 e queste parole si aggiungono a quelle del pentito Tullio Cannella, vicino a Pino Greco Scarpuzzedda, che si sarebbe lamentato con lui per avere dovuto organizzare il delitto (“Stu omicidio Dalla Chiesa non ci voleva… Ci vorranno minimo dieci anni per riprendere bene la barca”) e a quelle di collaboratori di giustizia come Francesco Paolo Anzelmo e Gioacchino Pennino.
Il primo aveva detto che non era stata determinata dalla guerra di mafia, ma era “una cosa che era restata fuori”; mentre il secondo aveva parlato di convergenza di interessi esterni a Cosa Nostra. Una pista seguita a suo tempo anche dai giudici del primo maxiprocesso. Tanto che gli stessi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino parlavano proprio di “convergenza di interessi tra Cosa Nostra e settori politici ed economici”.

Certo è che dalla Chiesa viene ucciso appena cento giorni dopo il suo arrivo a Palermo in veste di Prefetto a cui erano stati promessi dal ministro Rognoni “poteri straordinari”. “Poteri” che non ha mai potuto esercitare. Cosa avrebbe fatto se li avesse avuti per tempo? Possiamo immaginarlo se consideriamo quanto lo stesso generale disse a Giulio Andreotti, poco prima di partire per la Sicilia: “Non avrò alcun riguardo per la parte inquinata della sua corrente”. Tanto che il “Divo” Giulio, come scrisse lo stesso generale nel suo diario, “sbiancò”. E’ facile pensare, poi, che avrebbe fatto il suo dovere contro Cosa nostra, scavando affondo sui legami che l’organizzazione criminale stava portando avanti con la politica, l’economia e la parte più occulta e deviata del potere.

Dalla Chiesa aveva già avuto successo contro le Brigate Rosse ed è molto probabile che sarebbe riuscito ad estirpare anche questo cancro. Non ne ha avuto il tempo proprio per quei “poteri mancati”. Nella stessa sentenza di condanna dei boss è scritto che “si può, senz’altro, convenire con chi sostiene che persistano ampie zone d’ombra, concernenti sia le modalità con le quali il generale è stato mandato in Sicilia a fronteggiare il fenomeno mafioso, sia la coesistenza di specifici interessi, all’interno delle stesse istituzioni, all’eliminazione del pericolo costituito dalla determinazione e dalla capacità del generale”.

Che 34 anni dopo non si conosca ancora il volto di quei mandanti resta un fatto grave così come grave è la presenza di punti oscuri che vanno oltre l’omicidio e portano alla scomparsa dei documenti dalla cassaforte e dalla valigetta del generale su cui sta indagando la Procura di Palermo.

Due storie differenti e particolarmente inquietanti. Qualcuno entrò nell’abitazione del prefetto a Villa Pajno durante la notte fra il 3 e il 4 settembre 1982. Arrivò fino alla cassaforte e la svuotò. La mattina del 4 settembre i familiari di Dalla Chiesa cercarono la chiave per aprire quella cassaforte ma senza successo. La chiave ricomparve solo il pomeriggio dell’11 settembre, nel cassettino di un segretario. Quando la cassaforte fu aperta, però, dentro non vi era più nulla a parte una scatola (vuota a sua volta).
La valigia di pelle del generale, invece, è stata ritrovata nel 2013 nei sotterranei del tribunale di Palermo. Era priva di documenti.
Eppure nel verbale di sopralluogo della polizia scientifica, conservato nel fascicolo giudiziario sulla strage di via Carini, viene certificato che poco dopo le 21.30 del 3 settembre 1982 Carlo Alberto dalla Chiesa (già morto da una quindicina di minuti dentro la sua auto) teneva tra le gambe una borsa piena di carte. In un altro verbale, datato 6 settembre, vi è anche una lettera di trasmissione della squadra mobile di Palermo alla Procura della Repubblica ma qui si fa cenno solo alla borsa del generale. E i documenti? Scomparsi nel nulla. Documenti che si aggiungono a quei tanti, troppi, pezzi mancanti di verità che hanno contraddistinto la storia del nostro Paese.
Segmenti di storia che al momento restano nell’ombra. Chi ha trafugato quei documenti? Possibile che in quelle carte vi fosse qualcosa di indicibile? Possibile che il generale avesse scoperto parte di quel “Gioco grande” di cui tempo dopo parlava Giovanni Falcone? Possibile che è per questo motivo che si è resa necessaria la loro morte? Dalla Chiesa… Falcone… Borsellino… vittime del Sistema criminale integrato che oggi resta più forte che mai e che è pronto ad “eliminare”, professionalmente e fisicamente, coloro che si contrappongono al loro potere e che vogliono trovare la verità su queste morti.
E’ una storia che si ripete, speriamo, senza ulteriori sacrifici.

— O —

Un passo indietro negli anni, con la mente alle registrazioni delle telefonate fra Stato e Mafia fatte cancellare da … Napolitano!

scrive sempre Giorgio Bongiovanni, il 3 settembre 2011

Il Generale, padre della patria

Il 3 settembre 1982 il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, la sua giovane moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo venivano trucidati da un commando di Cosa Nostra. Sono passati 29 anni e mi chiedo: Cosa avrebbe potuto fare il Generale se non fosse stato trucidato?
Se gli avessero dato quei poteri che gli avevano promesso e mai assegnato?
Penso che avrebbe stanato, uno ad uno, porta per porta, capi e gregari della mafia.
Li avrebbe trovati tutti, i latitanti, e avrebbe costretto i capi mafiosi a commettere passi falsi, per poterli catturare e arrestare. Avrebbe trovato tutte le prove da consegnare ai magistrati, a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli altri componenti del pool, per minare fin dalle fondamenta i rapporti tra la mafia e la politica.
L’era Andreotti sarebbe finita 10 anni prima e i vari Lima, Ciancimino e tutta la feccia della Dc sarebbe scomparsa dalla nostra isola.
Forse sarebbe riuscito pure ad evitare, indebolendo Cosa Nostra, le stragi Chinnici, Falcone, Borsellino e le altre… Avrebbe scovato quelle sette massoniche che ancora oggi imperversano in Sicilia e sicuramente avrebbe ripulito il marcio che si annida all’interno delle forze dell’ordine in Sicilia e i servizi segreti deviati legati ai boss.
Questo ed altro avrebbe fatto, il Generale, padre della patria e padre di tutti noi giovani diventati uomini anche grazie a lui.
Qualcuno delle entità di grosso potere economico religioso e politico ha chiesto il favore a Cosa Nostra come hanno confermato le voci interne all’organizzazione criminale.

Guttadauro: “Salvatore…ma tu partici dall’ottantadue, invece… ma chi cazzo se ne fotteva di ammazzare a Dalla Chiesa… andiamo parliamo chiaro…”.
Aragona: “E che perché glielo dovevamo fare qua questo favore… Ma perché noi dobbiamo sempre pagare le cose…”.
Guttadauro: “E perché glielo dovevamo fare questo favore…”
(Intercettazione nel salotto di casa del capo mandamento di Brancaccio Giuseppe Guttadauro mentre parla con un suo gregario Salvatore Aragona, 2001)

Chi lo ha chiesto questo favore?
Sicuramente qualcuno che oggi comanda l’Italia, che comanda nel mondo della finanza, della politica e anche delle forze dell’ordine.
Per il Generale dalla Chiesa, per la sua giovane bellissima moglie, per l’agente Domenico Russo, per loro daremo il nostro contributo per fare giustizia cercando la verità.

1080.- Delitto dalla Chiesa: il mandante fu il deputato Cosentino

DALLA CHIESA: UN INTRECCIO DI SEGRETI LUNGO TRENT'ANNI

L’audizione del procuratore Scarpinato in Commissione antimafia
di AMDuemila
L’ordine di eliminare dalla Chiesa arrivò a Palermo da Roma. Dal deputato Francesco Cosentino”. A dichiararlo, si apprende dal Fatto Quotidiano, è stato Roberto Scarpinato, procuratore generale di Palermo, in occasione dell’audizione avvenuta lo scorso 8 marzo dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia in relazione ai legami mafia-massoneria.
Nell’ambito di quell’audizione, poi secretata, Scarpinato aveva detto di essere stato informato “di progetti di attentati, nel tempo, nei confronti di magistrati di Palermo orditi da Matteo Messina Denaro per interessi che, da vari elementi, sembrano non essere circoscritti alla mafia ma riconducibili a entità di carattere superiore”, descrivendo poi i legami tra Cosa nostra e logge massoniche, in particolare riguardanti i boss Stefano Bontade e Bernardo Provenzano, fino a Messina Denaro, sottolineando che già Bontade faceva parte di una loggia segreta “che era un’articolazione in Sicilia della P2 di Licio Gelli”.
Ora, dietro l’assassinio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso il 3 settembre 1982 a Palermo insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro, si staglierebbe la figura di Cosentino, deceduto nell’85 e vicinissimo a Giulio Andreotti, massone e democristiano oltre che personaggio di prim’ordine nella loggia P2. Tanto che la moglie di Roberto Calvi, Clara Canetti, alla commissione P2 di Tina Anselmidisse il 6 dicembre ’82, che “Gelli era solo il quarto… Il primo era Andreotti, il secondo era Francesco Cosentino, il terzo era Umberto Ortolani, il quarto era Gelli”.
Un nuovo tassello emerge dunque sull’omicidio del generale, uomo integerrimo e dunque scomodo non solo a Cosa nostra, ma anche a ben altri ambienti di potere, ammazzato dopo soli cento giorni dal suo arrivo a Palermo in qualità di Prefetto, a cui erano stati promessi dal ministro Rognoni “poteri straordinari” in realtà mai conferiti. Forse perchè c’era chi temeva l’operato di dalla Chiesa, da lui stesso annunciato alla presenza di Andreotti quando, poco prima di partire per la Sicilia, gli disse: “Non avrò alcun riguardo per la parte inquinata della sua corrente”, tanto che il generale scrisse poi nel suo diario che il “Divo” Giulio “sbiancò”.
Per l’assassinio sono stati condannati all’ergastolo i killer Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Vincenzo Galatolo, Nino Madonia e a 14 anni i collaboratori di giustizia Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci. Sempre all’ergastolo sono stati condannati come mandanti i vertici di Cosa Nostra, ossia lo stesso Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. La sera dell’omicidio, sul muro ancora sporco di sangue, qualcuno lasciò un lenzuolo con scritto “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. A distanza di 35 anni continuano ad emergere nuovi risvolti su quel delitto eccellente.

Mafia news, Foto © Ansa