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1566.- La società del non-luogo e i profeti del meticciato

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di Carlo Bogside – La società occidentale contemporanea assume sempre più i contorni del non-luogo. Non vi è ambito che sfugga a questo nuova Bibbia del pensiero destrutturante che vede l’uomo come un essere biologico che deve mutare la sua identità lavorativa, sessuale, nazionale e religiosa, a seconda delle necessità dettate dal politically correct. Basti pensare all’ambito del lavoro, ove oltre alla figura del lavoro precario che oramai è l’ultima frontiera delle assunzioni per i giovani e non solo, si assiste all’affermarsi del cosiddetto smartworking, cioè il lavoro svolto non più in un posto fisso e continuativo, ma in ogni dove e a ogni ora, avendo a disposizione telefoni e computer portatili forniti dall’azienda. Questo modo di lavorare ha le sue indubbie comodità per chi lo svolge, perché può anche essere eseguito non necessariamente nel tradizionale e noioso ufficio aziendale, con tanto di tavolo, computer, telefono ed eventuale pianta di ficus a corredo, dando evidentemente la sensazione di essere più liberi e soprattutto mobili. Ecco, la mobilità, è proprio il termine giusto per descrivere l’uomo contemporaneo, che liberato finalmente dai condizionamenti dati dagli aspetti tradizionali del suo vivere relazionale, può decidere come, quando e dove lavorare.

Tralasciamo volutamente gli aspetti problematici della questione, per soffermarci sul concetto espresso prima: mobilità, va bene, ma verso quale luogo? E’ bene fissare questo concetto, perché tutti abbiamo un luogo dove andare e soprattutto dove stare, ma tutto ciò sembra essere superato dalla perenne e faticosa ricerca dell’isola che non c’è. In questo senso, diventa importante come ci si sente, non quello che si è ontologicamente. Ergo, a livello sessuale, si può scegliere tra le quarantasei identità attualmente censite negli Usa come “gender” (numero in continua evoluzione) e cambiare le stesse più volte al giorno come si cambia vestito, a seconda del proprio umore. Non importa che ciò implichi un “uscire da sè stessi” per diventare “altro”. Anzi è proprio quello che va di moda. Allo stesso modo si può, ma in qualche caso come auspicato dai profeti del “non-luogo” Scalfari ed Augias, si deveuscire dalla propria appartenenza etnica, di memoria condivisa, di usi e costumi tipici. Per diventare “meticci universali”, un nuovo prototipo umanoide che si sente meglio se assume su di sè una non-appartenenza, anche perché non gli è stato concesso di scegliere il posto in cui nascere, come direbbe Fazio.

I “pedagoghi” della nuova Religione, perché di questo si tratta, con i suoi dogmi, riti e celebrazioni, spingono l’acceleratore come nel caso della scrittrice Murgia che invita a parlare di “Matria” e non di Patria, concetto secondo lei obsoleto e aggressivo. Anche in questo caso utilizzando, in modo erroneo, la semantica per condurre verso il non-luogo. Anche Dio non sfugge alla regola e viene trascinato in un supermarket in cui ogni Dio è valido, basta sceglierselo, anche se questo vuol dire eliminare il Sacro dalla società e trascinarlo ancora una volta nel non-luogo, in modo che sia irraggiungibile. In quest’opera bisogna dire che Papa Bergoglio sta dando il suo contributo e non a caso è acclamato dagli Scalfari di turno, nella santa opera di destrutturazione dell’Europa che,nelle intenzioni dei profeti della nuova religione, dovrebbe trovare finalmente un luogo di approdo nel regno del meticciato errabondo e senza punti di riferimento certi.

 

Fonte: Il Primato Nazionale

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1539.- La dittatura islamica e la dittatura dell’immigrazionismo

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C’è chi preme perché in Italia si adotti la Sharia. Sui motivi, ogni ipotesi è valida, ma non sarà possibile dire “questo Sì” o “questo No”..

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La dittatura dell’immigrazionismo

La dittatura relativista, straordinario neologismo coniato da Benedetto XVI che la definì il “male assoluto” e ne denunciò la presenza anche in seno alla Chiesa, unitamente alla dittatura eurocratica, ci hanno imposto l’ideologia dell’immigrazionismo che ci obbliga a concepire gli immigrati buoni a prescindere, a subire l’invasione di clandestini a dispetto delle disastrose conseguenze sociali, economiche e valoriali. È soprattutto Papa Francesco a promuovere l’immigrazionismo sostenendo una visione globalista che abbatte le frontiere nazionali e legittima la libera migrazione delle masse umane in tutto il mondo, considerato una terra di tutti, dove pertanto chiunque può entrare ed uscire dall’Italia a proprio piacimento. Dopo averci costretto a non usare più il termine “clandestino” , che implica la consumazione di un reato, sostituendolo con il termine neutro di “migrante”, l’Italia prima ha abolito il reato penale di clandestinità, poi è diventata l’unico Stato al mondo che legittima la clandestinità al punto che nel 2014 abbiamo investito 10 milioni di euro al mese solo per le spese delle unità della Marina e dell’Aeronautica che si sono spinte fino al largo delle coste libiche per trasferire nel nostro Paese più di 170 mila clandestini. Nonostante la presenza di 10 milioni di italiani poveri e di 4 milioni di italiani nullatenenti ridotti alla fame, l’Italia accorda a ciascun clandestino 1200 euro al mese per il vitto, l’alloggio, le sigarette e la ricarica telefonica, che aumentano a 1400 euro al mese se è un minorenne. Questa flagrante ingiustizia che evidenzia la discriminazione degli italiani rispetto ai clandestini in Italia, sta inevitabilmente producendo dei conflitti sociali e sta irresponsabilmente diffondendo il germe malefico del razzismo.

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L’obiettivo strategico è di ridurci a semplici strumenti di produzione e consumo della materialità nel contesto di una moltitudine meticcia, sradicando le nostre radici, la fede, l’identità, i valori, le regole e la civiltà. La prospettiva è di realizzare un mondo sottomesso alla dittatura della finanza speculativa globalizzata, con un Nuovo Ordine Mondiale retto da un unico Governo dittatoriale scardinando gli Stati nazionali, le comunità locali, la famiglia naturale, la persona depositaria dei valori assoluti e universali della sacralità della vita, della pari dignità, della libertà di scelta. Oggi stiamo di fatto subendo quanto scrisse nel 1925 il conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (1894 – 1972), fondatore dell’Unione Paneuropea da cui è nata l’Unione Europea. Nelle pagine 21-23 del suo libro «Praktischer Idealismus» (Idealismo pratico) del 1925, scrisse:

“L’uomo del lontano futuro sarà un meticcio. Le razze e le caste di oggi saranno vittime del crescente superamento di spazio, tempo e pregiudizio. La razza del futuro, negroide-eurasiatica, simile in aspetto a quella dell’Egitto antico, rimpiazzerà la molteplicità dei popoli con una molteplicità di personalità (…)

Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale, assenza di pregiudizi e ampiezza d’orizzonti”.

La dittatura eurocratica ha inoltre ipotecato la nostra sovranità giudiziaria facendo prevalere le sentenze emesse dalle Corti europee (la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con sede a Lussemburgo e la Corte Europea dei Diritti dell’uomo con sede a Strasburgo) sulle sentenze emesse dai tribunali nazionali.

Questa Unione Europea finirà per eliminare del tutto la sovranità nazionale, con la confluenza dell’Italia negli Stati Uniti d’Europa, che altro non saranno che un protettorato tedesco al cui interno l’Italia, al pari di altri Stati, si ridurranno a semplici colonie economiche, le cui spoglie verranno condivise dal grande capitale internazionale, a cui aderiscono cinesi, arabi, russi, indiani.

 

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La dittatura islamica

La dittatura islamica si sviluppa attraverso sia il terrorismo dei taglia-gole, coloro che sgozzano, decapitano e massacrano uccidendoci fisicamente, sia il terrorismo dei taglia-lingue, coloro che ci impongono di non dire e di non fare nulla che possa urtare la loro suscettibilità. Entrambi convergono nell’obiettivo di sottometterci all’islam ottemperando a quanto Allah ha prescritto nel Corano e a quanto ha detto e ha fatto Maometto. Ma divergono e sono concorrenti perché perseguono lo stesso obiettivo con modalità diverse. I primi pensano di accedere al potere tagliando la testa di chi lo occupa. I secondi più astutamente ritengono che per accedere al potere in modo definitivo e irreversibile sia necessario mettere solide radici, che constano di una fitta rete di moschee, scuole coraniche, ambulatori e centri ricreativi, macellerie e alimentari halal, enti assistenziali e finanziari islamici, tribunali sharaitici, centri studi sull’islamofobia e centri di formazione per imam, siti religiosi e di proselitismo. L’Occidente ingenuamente teme i primi e asseconda i secondi, per quanto il nemico maggiore siano proprio i terroristi taglia-lingue, coloro che dall’interno di casa nostra camuffandosi all’occorrenza all’insegna del precetto della dissimulazione sancito dal Corano, sono convinti, come disse un alto dignitario islamico turco nel corso di un incontro di dialogo interreligioso, che “grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”.

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1515.- Da “La Stampa” un odore di totalitarismo. Neocon.

“I cavalli di Troia del Cremlino: la rete d’influenza della Russia con i politici europei — Italia, Grecia, Spagna: un nuovo saggio dell’Atlantic Council mette in fila fatti, incontri, protagonisti. Da noi spiccano tuttora M5S e Lega”. Così  un articolo apparso su La Stampa, giornale diretto da un neocon americo-israeliano , apparso il 19  novembre.

Maurizio Molinari appena nominato direttore di La Stampa, festeggia con Calabresi, appena elevato a direttore di La Repubblica. Due voci oggettive ed imparziali.

Esso riporta uno studio dell‘Atlantic Council  sui “cavalli  di Troia del Cremlino” in Europa, ossia dei politici che  subiscono, secondo questo pensatoio  atlanticista,   “l’influenza russa”.

I servi di Putin in Europa.

 

Vale la pena di citare  ampiamente  l’articoletto del ghiornale torinese, per “sentire” l’afrore  minaccioso  di volontà repressiva  che emana:

“nel grafico delle interferenze russe in Europa illustrato dall’ultimo report dell’Atlantic Council (The Kremlin’s Trojan Horses: Russian Influence in southern Europe), c’è qualcosa di più. C’è soprattutto il concentrico e sistematico attacco al mondo che []  ha portato avanti finora l’eredità dell’illuminismo da parte di forze di matrice diversa – sovranista,  populista, nazionalista, anti-globalista, passatista, neo-fascista, neo-comunista e via andare – accomunate dall’avversione ai valori liberali e da un multiforme richiamo all’ordine. C’è insomma la prova di quanto facile sia per chi debba compensare la propria debolezza con le difficoltà altrui (Putin oggi ma domani potenzialmente Cina, Turchia o qualsiasi altro attore geopolitico) approfittare della nostra società aperta e dunque permeabile, evoluta e un po’ annoiata, confusa dagli smottamenti del Novecento al limite della cupio dissolvi.

Quindi il  campo di battaglia è chiarito: il mondo dell’Illuminismo, della “società aperta  e dunque permeabile”, è sotto attacco concentrico da  parte di tutti gli oscurantismi possibili e immaginabili (sovranista, populista, nazionalista, anti-globalista, passatista, neo-fascista, neo-comunista), incarnati dall’Oscurantista Primo, il Male Assoluto Putin che “approfitta” delle nostre libertà.  La Luce è minacciata dalle Tenebre.

Prendiamo ad  esempio, continua La Stampa, “Il groviglio greco” [delicata allusione alla  riduzione alla fame del popolo ellenico da parte del modo Illuminato,  ndr.] . Qui, “ l’antagonismo è mainstream e mette insieme destra, sinistra, monaci ortodossi, militari, tutti  sulle barricate contro l’estremo avamposto dell’occidente trincerato a Bruxelles”.

Insomma: chi protesta contro il trattamento che la Merkel ha fatto subire alla Grecia, è  un Figlio delle Tenebre,  se la intende coi “monaci ortodossi” (orrore!),  è  infettato dalla propaganda del Cremlino,  di cui sta contagiando le masse  come gli  untori facevano con la peste manzoniana.

Passiamo all’Italia: “Il capitolo sull’Italia, curato da Luigi Sergio Germani  [Radio Radicale] e Jacopo Iacoboni (che ne scrive da mesi su La Stampa), è esemplare”.   Questi due signori “disegnano uno schema della russofilia nazionale che vede giocare in favore di Putin fattori diversi, ideologici nel caso della Lega o del Movimento 5 Stelle, economici nel caso degli imprenditori che, a partire dall’entourage berlusconiano, fanno business a Mosca e mal digeriscono le sanzioni”.

Siccome siamo  “Paese impoverito, arrabbiato (con “la casta”) e confuso”, “i trolls di San Pietroburgo, gli account fantasma, le fake news” hanno “ trovato un terreno fertilissimo nel” nostro paese. “Nell’Italia senza bussola”, che non segue i dettami della Luce  Atlantica ed Europeista. La prova  che l’Italia è senza bussola viene indicato nei seguenti fatti: in questa  arretrato paese, figuratevi, “si  grida all’invasione davanti a 180 mila migranti (siamo 60 milioni), le donne si dividono come in nessun altro Paese al mondo sul “molestie-gate” e si può commentare la morte di Totò Riina sostenendo che le campagne abortiste della Bonino abbiano ucciso più della Mafia (e dove il 40% non legge neppure un libro…)”.

Dunque  siamo avvisati: chi  ride di  Asia Argento  invece di difenderla  e compassionarla, è un cavallo di Troia di Putin. Chi protesta contro le ondate di clandestini, lo fa perché è istigato dai noti trolls di San Pietroburgo. Chi non esprime l’alta stima per l’atlantica egeria Emma Bonino e la accusa dei 10 mila aborti che lei stessa vanta,   è un agente del Nemico che sta a Mosca.

L’afrore dittatoriale spira ben chiaro dal   testo in inglese dello “studio” dell’Atlantic Council . Lasciamo  agli interessati  il piacere di ritrovare il proprio nome nella schedatura di quelli che vengnono smascherati come servi di Putin:

Ci bastino due esempi.  I due estensori del rapporto riferiscono ai superiori  americani  che  Salvini  ha  detto  in tv, nel “il 18 ottobre, 2016, che “la  NATO fa’ un giuoco pericolosissimo spostando 4 mila soldati, carri armati ed aerei verso i confini russi”, e che “l’Italia dovrebbe rivedere la sua partecipazione alla NATO”.

A giugno 2016, Manlio  Di Stefano (5 Stelle)  ha osato chiamare “la rivoluzione ucraina di piazza  Maidan un putsch sostenuto dal’Occidente fatto per estendere la NATO ai confini della Russia”:

Non sono forse queste sacrosante verità? No, sono narrative anti-occidentali  ed anti-americane” dettate dal Cremlino: chi osa esprimerle si rivela un cavallo di troia di Putin, quindi le sue opinioni non devono circolare in pubblico.  Non sono più libere opinioni, ma delitti: vanno censurati, in attesa che queste persone vengano fatte tacere negli altri modi ben noti ai neocon.   Nemmeno un angolo della scena politica si deve lasciar occupare da chi esprime  critiche alla NATO e al regime di Kiev; la democrazia illuminista richiede un Pensiero  Unico. Potete formare tutti i partiti che volete, basta che non pensino diversamente  da Bonino, Soros, Molinari, o l’Atlantic Council. Gli altri  sono nemici del popolo, e ”nessuna libertà per i nemici della libertà”, come disse quello (era Robespierre quando instaurò il Terrore).

Il guaio è, riconosce lamentoso il giornale degli Elkan,   in un finale sull’orlo del delirio , che “il presidente russo pare incontrare i gusti dello zeitgeist prima ancora di quelli di un determinato partito o popolo. Uno zeitgeist anti-illuminista e individualista, con le sinistre tiepide verso le Pussy Riot […]  gli omosessuali terrorizzati dall’islam al punto di tollerare la Le Pen, gli ex rifugiati dell’Europa dell’est in trincea contro quelli africani. Putin è la forza antica e moderna, solida, rassicurante”. Si deplora, lacrime agli occhi, che “la meglio gioventù emancipatasi sognando Voltaire abbia dirottato su Putin, il padre forte necessario perché popoli immaturi non scambiano il disordine con la democrazia”.

Dunque ora lo sappiamo: aderire alla Luce Atlantica richiede la calda, incondizionata approvazione le Pussy Riots,   su   cui la nostra  psicopolizia ha osservato  che “le sinistre sono tiepide”.  La psico-polizia  de La Stampa  ha scovato  anche. chissà dove,   “omosessuali” che invece di votare per il collega Macron,   per terrore dell’Islam  “tollerano la Le Pen”, invece di esercitare su di essa la sacra intolleranza, il santo fanatismo prescritto dalle centrali oligarchiche globali, la riduzione a non-persona, in attesa della ghigliottina   che ci libererà dagli avversari  politici  in onore del Conformismo Unico e Obbligatorio.

L’articolo del neocon infatti si conclude con un invito all’azione

“Putin guadagna punti perché fa Putin, l’Europa farebbe bene a rispondere con i valori europei”:  censura e galera  per Soral (l0intellettuale francese già condannato due volte per il suo sito)! Fame ai greci!  Onore alle Pussy Riots e Viva Poroshenko! Bene la  NATO!  Grazie americani per averci salvato da Gheddafi e formato l’ISIS e per portarci alla guerra contro la Russia!

Ma che cos’è l’Atlantic Council?

Ci resta da chiarire che cosa è l’Atlantic Council, il pulpito della Verità e Civiltà di cui la Stampa diffonde le accuse come oro colato.

Tanto per essere chiari, “L’Atlantic Council è un think tank americano con sede a Washington, il cui scopo è “Promuovere la leadeship americana e il  ruolo centrale della comunità atlantica nell’affrontare le sfide del XXI secolo”  (Wikipedia) . Fra i suoi dirigenti figura  – benché ultranovantenne –  il generale  Brent Scowcroft,  un  fossile storico  che come consigliere della sicurezza nazionale ebbe un’ambigua parte nella partizione della Jugoslavia, ma che soprattutto è stato direttore del  President’s Foreign Intelligence Advisory Board   per  George W. Bush dal  2001   al 2005,  ossia  un complice diretto del mega-attentato  e false flag  dell’11 Settembre. Fra  le personalità illuminate e illuminanti al vertice dell’Atlantic Council trovo, senza sorpresa, Henry Kissinger, James Schlesinger, e soprattutto il direttore della CIA R. James Woolsey, il rabbino Dov S. Zakheim  ed il generale Anthony C. Zinni, l’organizzatore dei bombardamenti contro l’Irak (Operazione Desert Fox), ossia tre protagonisti del delitto di Stato  11 Settembre.

VEdere: http://whitewolfrevolution.blogspot.it/2015/10/il-rabbino-dov-zakheim-la-parte-oscura.html

Rabbi Zakheim era  addirittura vice-segretario al Pentagono, insieme a Paul Wolfowitz,  in quei giorni; è inoltre inserito nel sistema militare-industriale, essendo padrone della  System Planning Corporation, una ditta  che produce droni e apparati di teleguida elettronici per aerei, e indiziata di aver fornito gli aerei che si”sono”avventati copntro le Twin Towers. Questo  è il modello di oggettività,  pluralismo e civiltà da cui il direttore della Stampa prende ispirazione. Si vede bene  di quali poteri il giornale torinese è il Cavallo di Troia.

Maurizio Blondet

1488.- MAURIZIO BLONDET CI PARLA DI AUTODISTRUZIONE DI TRUMP, HILLARY, HOLLYWOOD, E TUTTO IL RESTO…

 

Come vi spiega la Botteri  molte sere,  un procuratore speciale di nome Robert Mueller sta raccogliendo le “prove”  che Putin ha influito sulle presidenziali Usa facendo eleggere Trump, e che Trump è colluso con Putin e gli interessi della Russia, nemica degli Stati Uniti. Ha già incriminato un faccendiere, Manafort, e  da  questo  sta allargando le indagini, che  lambiscono sempre più decisivamente il presidente in carica.

Ebbene:  esistono e si moltiplicano prove patenti che, invece, è stata Hillary Clinton a favorire gli interessi russi; insomma che è a lei che dovrebbero essere rivolte le accuse e le indagini di un procuratore speciale.  Ci sono documenti che vengono fuori,  e testimoni che stanno parlando, come la capessa del Comitato Elettorale Democratico Donna Brasile – ma niente scalfisce la narrativa:  è Trump il complice di Putin.

Non so se riesco a comunicare al lettore il terrore che prende un vecchio giornalista quando vede una così invincibile  spudorata  menzogna ufficiale, il  contrario esatto della verità. E’ lo stesso terrore di chi ha visto il totalitarismo sovietico all’opera.

e’ stata Hillary a vendere uranio a Mosca

Ricapitoliamo i fatti. Nel 2009,  mentre Hillary era ministra degli Esteri, una società canadese, controllata da un amico e donatore dei Clinton – Uranium One –  riesce a prendere il controllo del 20% delle miniere d’uranio statunitensi; una commissione speciale, che ha il compito di verificare la liceità delle vendite di attivi strategici nazionali a stranieri, dà tutte le autorizzazioni richieste.  Fanno parte di tale comitato  (Committee on Foreign Investment in the United States)  il ministro degli esteri o un suo rappresentante, il ministro della giustizia di Obama, un delegato della Casa Bianca, esperti e tecnici; essi hanno dato l’autorizzazione alla vendita dell’uranio ai canadesi, dopo la raccomandazione del capo dell’FBI, che era allora chi? Ma nient’altri che Robert Mueller!  Ossia lo stesso procuratore speciale che oggi cerca di incastrare Trump con l’accusa di  collusioni con Mosca.

Ormai è appurato che la società “canadese” era in realtà la facciata di copertura di una ditta russa, emanazione della statale Rosatom, presieduta  da un  amico di Putin. Lo sapeva già allora perfettamente l’FBI, che aveva tutte le prove di come questa ditta avesse versato mazzette in Usa e Canada. Anzi: un informatore dell’FBI aveva infiltrato la Uranium One e faceva rapporti  a federali su quello  che la ditta faceva veramente.  Ebbene:  costui ha ricevuto l’ordine di tacere. Da chi? Non può averlo ricevuto che da Mueller, allora capo dell’FBI  ed oggi accusatore di Trump, o dal ministro della giustizia di Obama, Eric  Holder. Adesso il ministro della giustizia di Trump ha dato all’informatore il permesso di parlare – a chi? – alla commissione giustizia del Senato  e della Camera.   Che non mostrano  una  gran fretta di ascoltarlo.

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Fatto sta che il governo Obama, era perfettamente al corrente del fatto che la ditta canadese era una facciata della Rosatom. Nonostante ciò, Hillary Clinton  – ministra degli esteri – fu tra quelli che diedero l’autorizzazione alla vendita dell’uranio americano. Subito dopo, il presidente della ditta “canadese” fece una donazione alla  famosa Clinton Foundation l’ente “senza scopo di lucro” e beneficente, sulla carta  che perpetua le glorie del marito ed ex presidente, Bill. A quanto ammontò la disinteressata donazione? Alla  modesta cifra di 145 milioni di dollari.

Insomma una tangente milionaria, data indirettamente alla moglie attraverso il marito. Oggi si sa che la Clinton Foundation è stata  usata spudoratamente come collettore di mazzette del genere, da  parte di privati e stati sovrani (per esempio  arabi) per avere un occhio di favore  sui loro affari da parte del Dipartimento di Stato.

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Oltretutto, appena data l’autorizzazione alla  vendita, l’ex presidente Bill Clinton è stato invitato a Mosca a tenervi una conferenza: dietro grazioso compenso di mezzo milione di dollari per mezz’oretta,  pagato da una importante banca russa vicina al Cremlino;  Bill fu perfino, allora, ricevuto da Vladimir  Vladimirovic.

Attenzione: non si tratta solo di un gigantesco caso di corruzione a  beneficio del Clinton. Poiché la corruzione ha riguardato la cessione di un attivo strategico nazionale,  come sottolinea l’analista Charles Gave, l’accusa può essere di tradimento a favore  di uno stato stranieri ostile, il che comporta la pena di morte: quella che fu comminata ai coniugi Rosenberg, mandati nel ’53  alla sedia elettrica per aver  ceduto a Stalin i segreti della fabbricazione della Bomba..

Obama sapeva

E’ istruttivo enumerare quanti e quali personalità potrebbero   essere chiamate in correità di Hillary per  tradimento: il ministro della giustizia di Obama (Holder), Obama stesso (non poteva non sapere), e Robert Mueller, l’allora capo dell’FBI  che sapeva tutto, e intimò all’informatore dell’FBI  di non dire niente. Quello stesso Mueller, non  ci stanchiamo di ripeterlo, che oggi è l’accusatore speciale di Trump per il presunto Russiagate.

Adesso Donna Brazile, la nuova presidente del Comitato Nazionale Democratico (succeduta a Debbie Wasserman Schultz (j), riconosciuta  colpevole di aver favorito  truffaldinamente  la Clinton contro l’altro candidato, Bernie Sanders, nelle primarie) sta scaricando i Clinton, padroni del Partito, ormai pericolosi.  Così  sappiamo, fra l’altro nuove cose:

Sul famigerato dossier che rivelava come, in un viaggio in Russia, Trump avesse avuto incontri con prostitute a Mosca (con “pioggia  d’oro”) che lo rendevano ricattabile e ricattato dai russi.  L’ex ambasciatore britannico a Mosca avrebbe dato questo dossier così compromettente a chi? Al senatore McCain, nemicissimo di Trump. McCain l’avrebbe  girato a James Comey, allora direttore dell’FBI (è succeduto a Mueller); Comey l’avrebbe mostrato ad Obama, e poi a Trump. Immediatamente il dossier è venuto a conoscenza dei media, che l’hanno diffuso.

E’ bene ricordare che quel dossier è stato confezionato  da un britannico di nome Christopher Steele, ex agente dei servizi MI6,  per anni mandato dai servizi britannici a Mosca, poi tornato a capeggiare al MI6 l’ufficio Russia.  Messosi in proprio e creata  la sua agenzia privata di informazioni,  Steele viene  contattato perché fabbrichi appunto un dossier compromettente su Trump – cosa che il   personaggio fa, probabilmente ascoltando suoi contatti nei servizi russi.

Ora sappiamo chi ha commissionato  il dossier a Steele, pagandoglielo anche: Hillary Clinton e i suoi complici al vertice del  Partito Democratico USA.  L’hanno fatto attraverso uno studio di avvocati,  per aggirare le norme che vietano ad un candidato di servirsi di stranieri per  la sua  campagna elettorale.

Comey (FBI) pagò il dossier diffamatorio

E’ un trucco, ricorda Charles Gave, che Hillary ha già usato. Per esempio nel 1992 quando assoldò uno studio di avvocati per spargere diffamazioni  su un bel numero di donne che avevano accusato  di stupro Bill Clinton.  E’ una vicenda che oggi assumerebbe un intenso interesse per i media, se volessero indagare,  sulla scia dell’altro accusato di stupri da famose attrici, quel Harvey Weinstein che è grande amico, donatore e  raccoglitore di fondi per la campagna di Hillary.  Interessante anche sapere che Kevin Spacey,  l’attore oggi rivelato pedofilo “predatore”,  insieme ai Clinton è stato ospite per anni dell’aereo privato del finanziere Jeffrey Epstein, il cosiddetto “Lolita Express”.  Epstein, j,  giudicato colpevole per  aver violato almeno un centinaio di ragazzine tredicenni, condannato a pene miti per aver risarcito le vittime con denaro,  portava ai suoi ospiti sul suo Lolita Express sia nella sua isola privata nei Caraibi, Little St James, sia in località delle isole Vergini o africane dove  gli ospiti  potevano sfogare i loro viziosi  istinti su  bambini e bambine al riparo da ogni conseguenza penale.  Insomma ci sarebbe tutto un filone d’inchiesta, con l’incubo (per i Clinton) del “Pizzagate” sullo  sfondo.

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Grandi amici, ed ospiti del “Lolita Express” (sotto, il piano di volo coi nomi dei passeggeri: Bill cLinton e Kevin Spacey)

Ma niente. I media non s’interessano. Non s’interessano nemmeno alla notizia che il direttore dell’Fbi Comey, quando ricevette da McCain il dossier di Steele,  versò all’ex agente MI6 ben 50 mila dollari perché continuasse a scavare sui presunti vizi di Trump a Mosca  – quando ormai Trump era stato eletto  e  il dossier visibilmente pieno di falsità.

I media invece hanno dipinto Comey come un alto  servitore dello Stato tutto d’un pezzo l’estate scorsa, quando Trump – presidente – lo ha licenziato dalla poltrona dell’FBI, e Comey è  subito stato richiesto in audizione dal Congresso dove ha diffamato Trump e riconfermato che  secondo lui c’è stata una “massiccia interferenza russa” nelle elezioni Usa, s’intende a favore di Trump – mentre  abbiamo visto che se mai, c’è stata a favore di Hillary Clinton.

Attenzione: il fatto che Comey abbia pagato un agente straniero (Steele) per manipolare   la situazione politica americana,  è in sé un delitto federale che vale 30 anni di galera, specie se  commesso dal capo del FBI.

In realtà, sappiamo perché l’ha detto lo stesso Comey, il vero motivo per cui Trump lo ha licenziato: a gennaio, appena eletto,  il neo-presidente chiamò Comey a cena alla Casa Bianca, e gli chiese lealtà: “Mi aspetto lealtà, ho bisogno di lealtà”.    E’ il minimo che un presidente possa chiedere, e Comey declinò l’impegno.

La domanda di Donald Trump assume un significato  tragico, alla luce dei fatti. Robert Mueller come procuratore speciale sul RussiaGate,   quello che ora cerca  le prove della sua collusione  con  Putin con metodi che ricordano quelli di Mani Pulite (incriminare, incarcerare per far parlare) lo ha nominato lui stesso, Trump  –  certo, su indicazione del vice-attorney generale Rod Rosenstein, che credeva un uomo leale.

Ora, Mueller è un   servente del Deep State se mai ce n’è uno: uomo fedele  della famiglia Bush, è  uno degli autori dei grandi (e grossolani) depistaggi sui veri autori dei mega-attentati dell’11 Settembre, impedendo che le indagini andassero nella giusta direzione; ha parimenti   sviato  l’indagine sulle lettere all’antrace, accusandone un innocente.

(qui per un elenco ragionato delle sue  azioni:  http://www.zerohedge.com/news/2017-11-02/13-shocking-facts-about-special-prosecutor-robert-mueller).

E’ ovvio che uno che ha aiutato i Bush a coprire la verità sull’11 Settembre, consideri un pericoloso nemico l’intruso Donald Trump, che durante la campagna elettorale ha  minacciato di togliere  il segreto sull’attentato, dando chiaramente ad intendere di non credere alla versione ufficiale.   Ma Trump evidentemente non sapeva chi fosse, si è fidato di Rosenstein.

Durante  la campagna elettorale, Trump aveva minacciato più volte di nominare un prosecutore speciale per stabilire le gravissime responsabilità di Hillary; non l’ha fatto, e non lo fa nemmeno adesso  – e si lamenta  che non lo faccia  il procuratore Jeff Sessions: un  altro  che ha nominato lui, dopotutto. Gliela aveva indicato qualcuno  che credeva leale.    Parimenti casuale appare la sua nomina del nuovo governatore della Federal Reserve, uno che era già nel board e gli è stato indicato, James Powell (almeno è il primo non-ebreo  dal 1987,  dopo Greenspan, Bernanke, Yellen…).

Insomma  sembra la  tragedia di un uomo sprovveduto che non ha attorno a sé una sola personalità che gli sia insieme leale e conosca la “macchina” e il Deep State e  le sue trappole.  Un repubblicano che il Partito Repubblicano   tradisce, ostruisce, sabota e che vuole morto.

“L’amministrazione Trump è tanto occupata ad autodistruggersi – commenta The Saker – che non si preoccupa più dell’Ucraina, del Kurdistan, e ciò implica che non si prende cura nemmeno davvero  del Santo dei Santi, Israele”.

Ma nello stesso tempo assistiamo all’autodistruzione della dinastia Clinton, del Partito Democratico, dei circoli globalisti che lo sostengono – travolti dalla tempesta di accuse di vizi sessuali innominabili, che non salvano nessuno.

Dopo Weinstein brutale stupratore, scopriamo  che  è  un ex trader del Soros Fund Management, Howie Rubin, 62 anni, sposato con tre figli, ad essere accusato da diverse ex  ragazze-copertina di Playboy  di averle violentate e torturate.  Attratte ad una festa nel superattico di Manhattan da 8 milioni di dollari, le ragazze scoprivano che il padrone era del tipo  sadico-dominante-bondage-disciplinante (in sigla, BDSM): le introduceva in una sala  trasformata in una  segreta (dungeon), piena di catene ed altri oggetti di tortura,   le legava, imbavagliava e picchiava selvaggiamente, poi le violentava duro, urlando: “Ti stupro come stupro mia figlia!”. Una delle ragazze fu pestata tanto, che “il suo impianto destro” – il seno finto – “si rovesciò”.  Le  andò meglio della vittima di Fatty Arbuckle.  Rubin l’ha risarcita con 20 mila dollari, facendole firmare un “Accordo di non-divulgazione”  (NDA, Non Disclosure Agreement).  Un avvocato complice del milionario finanziere ebreo faceva firmare alle ragazze questo impegno, NDA, prima degli incontri. Una obbligazione legale, legalissima,  a tacere. Le ragazze erano “pagate da 2  mila a 5 mila dollari”. Uno sfruttamento di una speciale povertà:  essere sulla copertina di Playboy  è una introduzione al bel mondo della prostituzione di lusso, a quelle ragazze – certamente provenienti da qualche landa contadina del MidWest – saranno sembrati molti quei soldi, e saranno state contente di conoscere gente così importante.

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Howard Rubin, trader di Soros, arrestato per orribili violenze e stupri.

Ma questi ricchi  usano un sesso fatto di pura violenza e brutalità; nemmeno un accenno di un preliminare, nemmeno un sorriso o una gentilezza; giù a stuprare  una bestia inferiore, un animale parlante con cui  non c’è da dire nulla se non sfogare la foia, senza ritegno che si ha davanti a un essere umano.

Persino l’ex presidente George HW Bush, il capostipite  della dinastia, grande vecchio repubblicano, uno che la sa lunga sulla morte di Kennedy,   93 anni, si è dovuto scusare perché – dalla sedia a rotelle – ha palpato il sedere di un paio di attrici.   Poi ha accusato Trump di “estremismo, faziosità e suprematismo bianco. Io ho votato Hillary”, ha concluso.

E’ un terremoto  morale e materiale che scuote “un po’ tutte le satrapie e i potentati dello Stato Profondo”, mi scrive da Washington l’amico Pascali: “la Cia ossia il Bush  Intelligence Center,  il FBI, il Dipartimento di Stato, i media, la macchina delle destabilizzazioni chiamata Soros, il sistema monolitico  unificato chiamato “bi-partitismo”, l’apparato di  riciclaggio chiamato Las Vegas, la rete di droga, guerra culturale, prostituzione e ricatto chiamata Hollywood,  il supremo sancta santo rum chiamato  Fed, sono scossi dalle fondamenta. Rabbia e paura colgono gli oligarchi del regime. A Washington c’è chi dice che la pubblicazione di alcuni documenti sull’assassinio Kennedy è una delle tante spade di Damocle che pende su costoro”

In questa,  accade che  il neocon de noantri ex comunista ex Cia  Giuliano Ferrara, il 2 novembre, pubblica su Il Foglio: “Trump ha fatto una campagna elettorale con l’aiuto di Putin: le prove”

http://www.ilfoglio.it/esteri/2017/11/02/news/eccola-la-pistola-fumante-di-trump-160977/

Eccola la pistola fumante di Trump

Nella decomposizione demagogica americana un fatto non si può più negare: Trump ha fatto una campagna elettorale con l’aiuto di Putin. In attesa dei processi, le prove politiche esistono e sono queste

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di Giuliano Ferrara

2 Novembre 2017 alle 06:16

Vorrei poter comunicare ai lettori il mio orrore. L’orrore  che si provava davanti alle menzogne totali, prive di ogni vergogna,   che  la Pravda enunciava contro capi del partito finiti in disgrazia, che processati “confessavano”  e venivano eliminati col colpo alla nuca. Perché questo Ferrara era un caporione comunista, figlio di caporioni stalinisti (suo padre Maurizio Ferrara direttore dell’Unità, sua madre segretaria di Togliatti); avesse vinto il comunismo, ci troveremmo Ferrara ad  operare le repressioni e i processi-farsa, o  a commentarli applaudendo alle condanne come direttore dell’Unità-Pravda. Per tempo diventato informatore della Cia  restando nel PCI, il Ferrara  è diventato neocon per amore d’Israele; ed  oggi  elenca “le prove” della collusione di Trump.

1486.- EX CONSIGLIERE DI STATO USA: “ECCO PERCHÉ ABBIAMO UCCISO ALDO MORO”

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“La decisione di far uccidere Moro non venne presa alla leggera. Ne discutemmo a lungo, perché a nessuno piace sacrificare delle vite. Ma Cossiga mantenne ferma la rotta e così arrivammo a una soluzione molto difficile, soprattutto per lui…”

“Con la sua morte impedimmo a Berlinguer di arrivare al potere e di evitare così la destabilizzazione dell’Italia e dell’Europa».

Così parlò nel 2006 Steve Pieczenik – il consigliere di Stato USA, chiamato al fianco di Francesco Cossiga per risolvere la condizione di crisi – in un’intervista pubblicata in Francia dal giornalista Emmanuel Amara, nel libro “Nous avons tué Aldo Moro”.

Ancora prima, il 16 marzo del 2001, in una precedente dichiarazione rilasciata a “Italy Daily”, lo stesso Pieczenik disse che il suo compito per conto del governo di Washington era stato quello «…di stabilizzare l’Italia in modo che la Dc non cedesse. La paura degli americani era che un cedimento della Dc avrebbe portato consenso al Pci, già vicino a ottenere la maggioranza. In situazioni normali, nonostante le tante crisi di governo, l’Italia era sempre stata saldamente in mano alla Dc. Ma adesso, con Moro che dava segni di cedimento, la situazione era a rischio. Venne pertanto presa la decisione di non trattare. Politicamente non c’era altra scelta. Questo però significava che Moro sarebbe stato giustiziato. Il fatto è che lui non era indispensabile ai fini della stabilità dell’Italia».

Queste dichiarazioni di un esponente ufficiale del governo statunitense (assistente del segretario di Stato sotto Kissinger, Vance, Schultz, Baker) sono di dominio pubblico da tempo. Il 9 marzo 2008, sono state riportate anche dal quotidiano “La Stampa” (“Ho manipolato le br per far uccidere Moro”) e non sono mai state smentite né da Cossiga né Andreotti.

Kissinger e Napolitano al QuirinaleMa allora, come mai la magistratura italiana, ovvero la procura della Repubblica di Roma, non ha mai convocato Steve Pieczenik? Proprio Pieczenik nei primi anni Settanta fu chiamato da Henry Kissinger a lavorare come consulente presso il ministero degli Esteri, con l’approvazione di Nixon. Quel Kissinger che aveva minacciato di morte Aldo Moro e che, ai giorni nostri, è stato ricevuto come se niente fosse da Giorgio Napolitano, quello eletto da onorevoli illegittimi, che ha piazzato ben tre governi abusivi, ossia Monti, Letta, Renzi (sentenza della Corte costituzionale numero 1 del gennaio 2014) che il popolo “sovrano” non ha votato.

L’ex vicepresidente del CSM ed ex vicesegretario della Democrazia Cristiana, Giovanni Galloni, il 5 luglio 2005, in un’intervista rilasciata alla trasmissione NEXT di Rainews24, disse che poche settimane prima del rapimento, Moro gli confidò, discutendo della difficoltà di trovare i covi delle BR, di essere a conoscenza del fatto che sia i servizi americani che quelli israeliani avevano degli infiltrati nelle BR, ma che gli italiani non erano tenuti al corrente di queste attività che sarebbero potute essere d’aiuto nell’individuare i covi dei brigatisti.

Galloni sostenne anche che vi furono parecchie difficoltà a mettersi in contatto con i servizi statunitensi durante i giorni del rapimento, ma che alcune informazioni potevano tuttavia essere arrivate dagli USA: «Pecorelli scrisse che il 15 marzo 1978 sarebbe accaduto un fatto molto grave in Italia e si scoprì dopo, che Moro doveva essere rapito il giorno prima (…). L’assassinio di Pecorelli potrebbe essere stato determinato dalle cose che il giornalista era in grado di rivelare».

Lo stesso Galloni aveva già effettuato dichiarazioni simili, durante un’audizione alla Commissione Stragi il 22 luglio 1998, in cui affermò anche che durante un suo viaggio negli USA del 1976 gli era stato fatto presente che, per motivi strategici (il timore di perdere le basi militari su suolo italiano, che erano la prima linea di difesa in caso di invasione dell’Europa da parte sovietica) gli Stati Uniti erano contrari ad un governo aperto ai comunisti come quello a cui puntava Moro: «Quindi, l’entrata dei comunisti nel Governo o nella maggioranza era una questione strategica, di vita o di morte, “life or death”… come dissero, per gli Stati Uniti d’America, perché se fossero arrivati i comunisti al Governo in Italia, sicuramente loro sarebbero stati cacciati da quelle basi e questo non lo potevano permettere a nessun costo. Qui si verificavano le divisioni tra colombe e falchi. I falchi affermavano in modo minaccioso che questo non lo avrebbero mai permesso, costi quel che costi, per cui vedevo dietro questa affermazione colpi di Stato, insurrezioni e cose del genere».

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La prigione di Aldo Moro, nel cuore di Roma, ovvero nel quartiere ebraico, ad un soffio da via Caetani dove il 9 maggio 1978, fu ritrovato il corpo senza vita dello statista, era ben nota al governo di allora (Cossiga e Andreotti). Il 16 marzo 1978, la strage di via Fani fu compiuta da uomini dei servizi segreti italiani. Era presente in loco il colonnello Guglielmi. Quei cosiddetti brigatisti rossi non sapevano neanche tenere in mano un’arma giocattolo, figuriamoci sparare con armi vere e assassinare due carabinieri e tre poliziotti. Mai come allora, gli apparati di cosiddetta sicurezza italian, unitamente alle forze dell’ordine, mostrarono una così grande inettitudine voluta.

I brigatisti grazie a una trattativa segreta con lo Stato tricolore sono oggi tutti liberi. Come se la spassano adesso Valerio Morucci (vari ergastoli), Mario Moretti (condannato a 6 ergastoli) e Barbara Balzerani? A proposito: le carte sulla vicenda Moro, in barba alla legge vigente, sono ancora sottoposte all’impermeabile segreto di Stato, nonostante i proclami propagandistici di Renzi.

Anche per questo siamo una colonia a stelle e strisce, un’Italietta delle banane eterodiretta dall’estero, a sovranità inesistente.

Articolo di Gianni Lannes

Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/03/il-governo-usa-abbiamo-ucciso-aldo-moro.html

1483.-La svalutazione della lira nel 1992 ad opera di Soros. La confessione di Craxi.VIDEO DA NON PERDERE!

svalutazione-lira-craxi-contro-sorosNel 1992 l’Italia attraversò un periodo economico negativo per via della svalutazione della lira avvenuta dopo gli attacchi speculativi del finanziere George Soros, che guadagnò fior di miliardi sulle nostre spalle. Ecco come. La confessione di Bettino Craxi.

Nel 1992 in Italia avvenne un qualcosa di molto importante per l’economia italiana. All’ inizio degli anni 90 la lira era una moneta forte in Europa, fino a quando l’allora governatore della Banca d’ Italia carlo Azeglio Ciampi ne alzò i tassi di interesse senza un motivo ben preciso, in un periodo dove l’economia italiana andava a gonfie vele e  quindi non necessitava di alcuna manovra economica, specie se applicata sulla moneta di stato.

Successivamwente l’ agenzia internazionale moody’s declassò la lira. Dal settembre 1992 iniziò un violento attacco alla moneta di stato italiana che per essere difesa venne svalutata del 30% dall’ allora governo Amato.

A causa di ciò, per evitare il crollo della lira la Banca D’Italia dovette compiere una manovra durissima, mandando in fumo qualcosa come 15000 miliardi di lire, situazione provocata “stranamente” dal suo stesso governatore.

Il fatto che desta molto sospetto è che qualche giorno prima del crollo della lira, alcuni “soliti noti” (tra i quali George Soros) trasferirono in valuta estera (dollari USA) ben 30000 miliardi di lire. Dato quindi il successivo crollo della lira del 30% rispetto al dollaro, si ritrovarono 9000 miliardi di plusvalenza esentasse.

Speculazione finanziaria? Il crollo della Lira fu architettato a tavolino? Fu un caso che l’allora governatore della Banca d’ Italia Ciampi creò le basi per il crollo della lira?

Ci teniamo a ricordare che qualche anno dopo Carlo Azeglio Ciampi diventò Presidente della Repubblica Italiana, precisamente dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 20

Nel video seguente vi mostriamo uno spezzone di 2 interviste fatte a Bettino Craxi a riguardo. Buona visione

 

Video sulla svalutazione della lira avvenuto nel 1992. Nel video vi sono le interventiste a Paolo Cirino Pomicino, Renato Brunetta e Bettino #Craxi che dicono la loro sulle privatizzazioni, su #Tangentopoli e sul ruolo che si presume ebbero i “poteriforti” e George #Soros dietro tutto ciò.

Prodi – Soros : Criminali di Stato

Ciampi, poi Dini, Amato, ed infine Romano Prodi… Oggi i governi Monti, Letta e Renzi. Tutti governi tecnici al servizio della finanza e delle lobbies internazionali, all’opera da oltre vent’anni per cambiare a suon di golpe istituzionali, il volto dell’Italia, nel nome del più scellerato liberismo progressista 2.0 Ma Romano Prodi resta “Il vero criminale di stato”. Il professore, amico e sponsor del Terrorista Finanziario George Soros, premier due volte nel 1996 e nel 2006 (con ben poche fortune) con il centrosinistra ma soprattutto mammasantissima dell’Unione europea. L’ingresso dell’Italia nell’euro, per esempio, lo vide protagonista assoluto a suon di tasse, e in quanto europeista convinto è tra i favoriti per la successione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale, nel 2013. Eurozona, debito pubblico e spread e Unione europea non agiscono per salvare l’Italia e gli italiani, “ma per affondarla, per distruggerla e arricchire solo i potentati”. In quanto economista, Prodi avrebbe grande responsabilità in questa progressiva distruzione. Quando è andato al governo eravamo la settima potenza del mondo, oggi siamo servi. Proprio come Monti, Letta e Renzi, che hanno voluto e sostenuto questo golpe finanziario insieme a Napolitano. Silvio Berlusconi il giudizio è severo, ma diverso: “E’ stato disastroso ma non per le accuse di corruzione. Anzichè tenere duro di fronte al colpo di stato dell’Europa, si è dimesso”.

 

1482.- Immigrati e “invasione”, il documento segreto di Soros: i 14 parlamentari italiani “affidabili”

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Ci sono 14 parlamentari italiani giudicati “affidabili” da Open Society, la fondazione del magnate ungherese Goerge Soros attivissima nelle politiche a sostegno di profughi e immigrazione. Soros viene considerato il maggiore sponsor mondiale della “invasione” dell’Occidente, qualcuno parla addirittura di “sostituzione etnica”. E il dossier segreto sui suoi rapporti con l’Europarlamentodi Strasburgo, di cui parla Maria Giovanna Maglie su Dagospia, proprio per questo suona assai inquietante.

Nel documento, filtrato da Open Society. si fa riferimento con nomi e cognomi a 14 europarlamentari italiani: 13 sono del Pd e uno della Lista Tsipras. Del Pd sono Brando Maria Benifei, Sergio Cofferati, Cecile Kyenge, Alessia Mosca, Andrea Cozzolino, Elena Gentile, Roberto Gualtieri, Isabella De Monte, Luigi Morgano, Pier Antonio Panzeri, Gianni Pittella, Elena Schlein, Daniele Viotti. Della Lista Tsipras è Barbara Spinelli. Tutti loro rientrano nel “gruppone” di politici giudicati ottimi partner strategici da Soros e compagnia terzomondista, 226 parlamentari su 751, più 7 vicepresidenti, decine di coordinatori e di questori, i membri di 11 commissioni e 26 delegazioni.

Tra gli “amici” ci sono anche 38 esponenti del Ppe, 36 del Partito Liberale, 34 della Sinistra nordica e a addirittura 7 tra Conservatori e Conservatori e riformisti europei. “Pratica lobbistica classica”, sottolinea la Maglie, anche se qui non si sta parlando di sostegno a questa o quella attività economica ma di un complicatissimo, difficilissimo esperimento sociale, economico, culturale. L’Europa sta ridisegnando la sua immagine e il suo futuro, e il sospetto che tutto questo non solo sia reso obbligato dalle migrazioni di massa, ma anche favorito da qualcuno che nel business dell’accoglienza ha più di qualche interesse rende il tutto decisamente preoccupante.

Non a caso Open Society Foundation si propone di “far accettare agli europei i migranti e la scomparsa delle frontiere”, come reso noto da un progetto finanziato per 18 miliardi di dollari. E qualcuno, tra Stasburgo e Bruxelles, sarà pronto a fare sponda.

1443.- STRAGI E ATTENTATI SERVONO A INSTAURARE SEMPRE PIU’ CONTROLLI DI POLIZIA

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Mentre, in Italia, mimetizzato fra le pagliacciate del ministro Delrio, si sta approvando il D.L. 2886 di iniziativa Gentilonoi, con un emendamento letale per la Democrazia, presentato da un piccolo deputato del PD, sul CONTROLLO TOTALE DI INTERNET E DEI TELEFONI per selezionare e OSCURARE i contenuti sgraditi al governo, rectius, al potere, i sionisti e chi con loro attuano la strategia del terrore, prima arma, biblica, del popolo ebraico e, al suo tempo, dell’Impero Romano. Il terrorismo, nelle sue varie forme, serve già e ancor più servirà ad inasprire i controlli sulla popolazione e lo vedrete nei provvedimenti legislativi e nell’implementazione di nuovi sistemi di sorveglianza, più o meno tutti in suo nome. E, qui, sorge spontaneo un sentimento di rifiuto per chi vuole suscitare antisemitismo e da chi, come me, ha conosciuto la bellezza di questo popolo e celebra l’Olocausto, pagato per colpe di alcuni, già loro, troppo potenti e ben lontani da Israele. Diverso è il conflitto arabo-israeliano, in Siria, comunque lo si voglia intendere. Dicono dal web che i separatisti catalani sono finanziati da Soros, che l’invasione dell’Italia e dell’Europa è finanziata da Soros; abbiamo visto Soros spadroneggiare a Palazzo Chigi; ma Soros è uno soltanto di “Loro” e nemmeno il più potente. L’amico Maurizio Blondet ci presenta questo documento e le sue attente riflessioni: “La strage di LAS VEGAS è stata annunciata 3 settimane prima”.

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Sul sito 4chan , un tale “John” ha postato, l’11 Settembre scorso, questi post:

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Traduco  i post essenziali: l’1 e il 5 e 6

Lunedì 11 settembre, ore 6:08   – N. 141100963

“Sentite, mi spiace per alcuni di voi, per cui vi dirò un piccolo segreto.  Se vivete a Las Vegas o Henderson [un sobborgo. Ndr.] state a casa domani. Non andate in nessun luogo dove ci sia  un grande assembramento di folla.  E anche: se vedete tre furgoni neri parcheggiati l’uno vicinoall’altro, lasciate la zona immediatamente. Prego. John

Lunedì 11 settembre, 6:28

“Si chiama “progetto alto incidente”. Vogliono che il pubblico americano pensi che posti con altissimo  livello di sicurezza non sono sicuri.  Stanno cercando di instaurare più regolamenti.  Vedrete nuove leggi proposte nei prossimi anni per   installare sempre più metal detector e altri apparati.  I media e i politici diranno che i posti   con tanta polizia richiedono ancora più polizia. Non posso garantire che accada domani ma    hanno in mente Las Vegas.

Lunedì 11 settembre, 6:55

Se il loro piano ha successo lo stato del Nevada passerà leggi  che obbligheranno tutti i casinò ad avere metal detector e  porte  a raggi ..Subito dopo leggi saranno varate per posizionare queste cose in università, licei, palazzi federali,  dite  voi che altro.  Osi syste,ms e chertoff sono i maggiori produttori di questi macchinari. Verso il 20202 chertoff  ed osi si fonderanno in un’unica ditta.   Faranno milioni in profitti. Chertoff è in contatto con Sheldon Adelson. Adelson  sarà grande sponsor di queste macchine  e sarà il primo a metterle nei suoi casinò qunado passerà la legge. Questo è il mio ultimo messaggio  per ora. Non aspettate che torni presto.

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Che dire?

La Osi Systems è la grande produttrice di macchine a raggi X per la sicurezza aeroportuali, metal detector, eccetera. E’ presieduta dell’indiano Deepak Chopra.

Michael Chertof, doppia cittadinanza, “gestì” le indagini dopo l’11 Settembre.

“Chertoff”  è un nome molto interessante: Michael Chertoff, un americano con doppio passaporto israeliano, la cui madre fu una delle prime agenti dei servizi segreti dello stato ebraico,  l’11 Settembre 2001 era  a New York, ricopriva la carica di vice-attorney general  della sezione penale: in questa veste condusse  le indagini sugli eventi dell’attentato alle Twin Towers.  Le condusse in modo tale   che espulse in Israele (ossia sottrasse all’inchiesta)  i cosiddetti “israeliani danzanti”, ossia i cinque facchini di una agenzia di traslochi che furono visti festeggiare,  mentre osservavano le Towers in fiamme, fotografandosi a vicenda con i due grattacieli sullo sfondo  e facendo  il segno di Vittoria con le dita.  Arrestati dalla polizia di New York, risultarono tutti israeliani appena dimessi dal servizio militare nel loro paese.   L’FBI li interrogò per vari giorni, e accumulò indizi pesantissimi a loro carico.  Fu il vice-procuratore, l’israeliano Michael Chertoff, a liberarli dalle mani dell’Fbi espellendoli per aver lavorato in Usa senza permesso . Qui potete trovare la storia:

http://www.whatreallyhappened.com/WRHARTICLES/fiveisraelis.html

Poco dopo, il presidente Bush jr.  nominò Chertoff capo del nuovo minestero della Homeland Security, ossia della sicurezza interna. Ha coperto  quella carica fino al 2009.

Adesso  scopriamo che, tornato a vita privata, Chertoff ha fondato e presiede la Chertoff Group, una ditta di sicurezza, “Risk identification, analysis and mitigation” e Crisis management”.   Quanto a Sheldon Adelson, è un miliardario ebreo (uno dei tre uomini più ricchi degli Usa)   re dei casinò e del gioco d’azzardo, e neocon sfegatato.  Abita a LAs Vegas.

Coincidenza interessante: anche l’attentato-strage islamico sul lungomare di Nizza, 14 luglio 2016, avvenne nella città che doveva ospitare, ad  ottobre, un “Nizza Global Forum – International Congress on Homeland Security and Crisis Management.   Organizzato da un ente israeliano, IHSL, Israel’s Homeland Security , che vende sicurezza dagli attentati e forse, chissà, li organizza anche. 

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Nizza, 14 luglio 2016

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Evito di fare ipotesi, perché sarebbero bollate di antisemitismo.  Mi limito a dire che il quadro che s’intravvede dietro   questa storia è ancora più spaventoso della strage.

 

 

1432.-DI FED SI PUO’ ANCHE MORIRE…

“ … Il 4 giugno 1963 il Presidente J.F. Kennedy firmò l’ordine esecutivo 11110. Il decreto ripristinava la potestà da parte del Governo USA di emettere moneta senza passare attraverso la FED.”

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Il Presidente Kennedy fu assassinato il 22 Novembre 1963.

L’intenzione del Presidente era di ritornare alla Costituzione. In essa si sancisce che solo il Congresso ha potestà di emissione di moneta. Con quel decreto Kennedy autorizzava l’emissione di 4.292.893.815 dollari in banconote statunitensi attraverso il Tesoro.

L’atto era d’estrema importanza: significava che per ogni oncia d’argento depositata nella cassaforte del Tesoro, il Governo avrebbe potuto mettere in circolazione nuova moneta. Vi lasciamo immaginare le conseguenze di questa legge: con una firma Kennedy metteva con le spalle al muro la Federal Reserve Bank.

L’entrata in circolazione della nuova banconota avrebbe di fatto eliminato la domanda di banconote della FED. Questo per un semplicissimo motivo: l’emissione governativa era garantita da scorte d’argento, mentre le banconote emesse dalla FED non poggiavano su alcuna forma di garanzia.

Il programma di JFK di stampare le banconote degli Stati Uniti, avrebbe messo fine al monopolio privatamente detenuto dal sistema bancario che s’identificava nella Federal Reserve Bank. Il Presidente aveva pianificato la stampa di un numero sufficiente di banconote ( la stessa cosa era stata fatta da Lincoln), per ripagare il debito nazionale e successivamente aveva abolito le tasse IRS senza fissarne di nuove.

Dopo l’assassinio, il suo successore, Lyndon B. Johnson, fermò immediatamente la stampa delle banconote affidando nuovamente alla FED il compito della loro emissione. Garantì inoltre la continuazione della tassa IRS per i profitti bancari.

E’ alquanto singolare annotare che l’atto esecutivo 11110 non fu mai abrogato e tuttora mantiene intatta la sua portata, anche se non vi è stato alcun Presidente che abbia mai ritenuto opportuno applicarlo.

Sorgono spontanee alcune domande: ” Come mai nessun Presidente ha mai pensato di ripristinare quel decreto? Forse l’assassinio perpetrato a Dallas è da considerare un avvertimento a tutti coloro che aspirano a divenire inquilini della Casa Bianca? ”

Una sorta di messaggio “ La FED non si tocca!?”.

All’indomani della tragica vicenda di Dallas, il nuovo Presidente e il capo della FBI, Hoover, istituirono la Commissione Warren, con il compito di indagare su quanto accaduto nella capitale texana. Ebbene a far parte di quella Commissione fu chiamato J. McCloy che pur non era un esperto di crimine, ordine pubblico o sicurezza nazionale: era “ semplicemente” Presidente della Chase Manhattan Bank (1)

Lincoln, Garfield, McKinley, Kennedy: quattro Presidenti assassinati. Ognuno di loro si era opposto ai banchieri. Andrew Jackson fu più fortunato: riuscì a scampare a più tentativi d’assassinio e fece della lotta contro lo strapotere del sistema bancario una ragione di vita.

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Il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan fu un cristiano convinto, devoto a Giovanni Paolo II. Altri tempi.

Reagan, è storia dei nostri giorni ormai, minacciò di sostituire il Presidente della FED, Paul Volcker. Alcuni giorni dopo aver pronunciato la famosa frase “ …non dobbiamo rendere conto alla Federal Reserve, tanto meno al suo Presidente”, il solito “ pazzo”, John Warnock Hinckley, gli scaricò addosso il caricatore di una Beretta.

Il povero Presidente ne uscì malconcio ma vivo. Dopo il periodo di ricovero, Reagan ebbe modo di dire in una conferenza stampa che il Presidente della FED, Volcker, stava facendo “ un buon lavoro”… Noi non avevamo alcun dubbio… Hinckley fu riconosciuto non colpevole per incapacità di intendere e volere e rinchiuso al St. Elizabeths Hospital, un manicomio criminale di Washington D.C. fino al 2016.

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John Warnock Hinckley era figlio dei ricchi proprietari della Hinckley Oil Company.

(1) Chase Manhattan Bank = J.P. Morgan e Rockefeller = Federal Reserve.
Nella Commissione Warren vi collaborò anche Nelson Rockefeller, fratello di David. In quel periodo negli States girava un modo di dire: “il lupo è stato messo a fare la guardia al pollaio”.

La Federal Riserve è una proprietà privata:

Chi possiede attualmente le Banche Centrali della Federal Riserve?
La proprietà delle 12 banche Centrali, un segreto ben mantenuto, è stato svelato:

La Banca Rothschild di Londra
La Banca Warburg di Amburgo
La Banca Rothschild di Berlino
La Lehman Brothers di New York
La Lazard Brothers di Parigi
La Banca Kuhln Loeb di New York
Le Banche Israel Moses Seif in Italia
La Goldman, Sachs di New York
La Banca Warburg di Amsterdam
La Chase Manhattam Bank di New York

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Per le banche centrali, il reddito da signoraggio può essere definito come il flusso di interessi generato dalle attività detenute in contropartita delle banconote in circolazione o, più generalmente, della base monetaria.

Signoraggio deriva dall’antico termine provenzale senhoratge , a sua volta derivante dal termine seigneur, signore. In economia, per usare la definizione del premio Nobel e editorialista del New York Times Paul Krugman,

«è il flusso di risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi».

Una tassa che si paga quando si usa il denaro. Secondo la Banca d’Italia invece:

Per signoraggio viene comunemente inteso l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta. Per le banche centrali, il reddito da signoraggio può essere definito come il flusso di interessi generato dalle attività detenute in contropartita delle banconote (o, più generalmente, della base monetaria) in circolazione. Per l’Eurosistema, questo reddito è incluso nella definizione di “reddito monetario”, che, secondo l’articolo 32.1 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE), è “Il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del SEBC”.

1421.- Attenti: hanno “normalizzato” Trump

Nessun leader può fermare i personaggi della finanza mondiale accomunati da un legame vecchio di millenni. Non cederanno mai. piuttosto sceglieranno l’olocausto atomico. I Farisei hanno portato il livello etico della nostra civiltà ai minimi termini. Solo il popolo americano, se vorrà, potrà sconfiggerli!

Verrebbe da dire: c’era una volta Trump.

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C’era, fino a poche settimane fa, un presidente che prometteva un’America diversa da quella di Obama ma anche di Bush, di Clinton, di Bush padre. Un’America intenzionata a rompere nettamente con la dottrina neoconservatrice, che in nome della lotta al terrorismo  e di un mondo migliore ha ottenuto, dal 2001 ad oggi esattamente l’opposto: più instabilità in tutto il Medio Oriente, più fondamentalismo islamico, la nascita dell’Isis e una serie di attentati nelle capitali europee. Quell’America si proponeva di non essere più il poliziotto del mondo e pareva ansiosa di fare la pace con Putin.

Non fatevi ingannare dal rumore mediatico degli ultimi mesi: a disturbare l’establishment americano e quello Stato Profondo (Deep State) che in realtà governa l’America e che accomuna repubblicani e democratici, non era solo la persona di Donald Trump, quanto, soprattutto, le sue idee, quel progetto di America.

Quanto avvenuto la notte scorsa in Siria segna un cambiamento radicale nello spirito e nelle intenzioni di Trump. Cinque mesi di campagna martellante contro il presidente eletto hanno prodotto, evidentemente , gli effetti auspicati. E non mi riferisco solo alle manifestazioni di piazza, all’opposizione isterica della stampa, alle sentenze dei giudici (a proposito: ricordate l’articolo di Kupchan? Era profetico). Trump non è stato capace di resistere al boicottaggio che proveniva dall’interno delle istituzioni e dall’apparato dell’intelligence e della difesa. E chissà a quali altre pressioni e minacce. Si è lasciato avvinghiare, inghiottire da quel mondo che prometteva di combattere. Tutto in appena due mesi e mezzo dal giorno del suo insediamento.

L’errore più grande lo ha commesso quando ha accettato che uno dei suoi consiglieri più fidati, Flynn, si dimettesse. Un commentatore acuto e davvero indipendente quale Paul Craig Roberts lo aveva capito subito: quel cedimento era devastante, perché spaccava il fronte dei fedelissimi ma soprattutto perché rompeva la posizione di Trump sul “caso Russia”, che poteva diventare così un caso nazionale. Della serie: Se Flynn si dimetteva c’era qualcosa da nascondere. E allora via con le pressioni. Ancora oggi mancano prove concrete sulle ipotetiche collusioni con Mosca per condizionare il voto, ma il “deep state” lo ha fatto diventare il Caso Nazionale con toni maccartisti, paventando persino un impeachment nell’arco di qualche mese. Un impeachment sul nulla, ma questo era secondario.

Flynn era la mente della nuova politica estera e di sicurezza dell’Amministrazione Trump. Un’Amministrazione che si è via via riempita di ministri, consiglieri ed esperti appartenenti alla vecchia guardia. All’inizio quelle nomine, poco coerenti, parevano una concessione obbligata al Partito repubblicano che controlla il Congresso, nella supposizione che le redini sarebbero rimaste nelle mani del presidente. Ma si è rivelata una falsa speranza.  E quando, l’altro ieri, l’altro suo più fedele collaboratore, lo stratega politico Bannon è stato estromesso dal Consiglio di sicurezza nazionale, l’accerchiamento si è concluso. Il segretario di Stato Tillermann si è rapidamente allineato all’establishment e ora a guidare la politica estera e di difesa, a consigliare il presidente sono gli esperti della Washington di sempre.

siria2E si vede: la distensione con il Cremlino appare sempre più lontana; anzi proprio i ministri della nuova amministrazione alimentano la retorica antirussa con le stesse argomentazioni e lo stesso tono di Obama. Il Trump di qualche mese fa avrebbe preteso la verità sull’uso del gas in Siria, quello di oggi, invece, ha proclamato – senza ombra di dubbio – che molte linee rosse erano state superate. Proprio come Obama nel 2013. Peccato che allora, in seguito, si scoprì che a usare il sarin erano stati i “ribelli” moderati per far cadere la colpa su Assad e provocare l’intervento della Nato. Sarin la cui consegna sarebbe stata autorizzata da Hillary Clinton. Ed è molto verosimile che anche la strage dell’altro giorno sia stata provocata dai “ribelli” per fornire agli Stati Uniti un pretesto per intervenire.

Solo che nel 2013 Obama si fermò all’ultimo minuto, il Trump di oggi no. Ha fatto tutto in fretta, senza riscontri oggettivi sulle responsabilità di Assad, evidentemente mal consigliato. O consigliato benissimo, dipende dai punti di vista. Intanto l’Isis e i fondamentalisti islamici  che combattono Assad ringraziano: la distruzione della base siriana avrà un solo effetto concreto, quello di indebolire l’esercito siriano e dunque di rimettere in discussione una vittoria che sembra certa. E’ così che si combatte lo Stato Islamico? Non ci prendano in giro: così lo si favorisce,perché l’obiettivo di Washington è il cambio di regime a Damasco anche a costo di vedere trionfare in Siria il peggior integralismo islamico.

Non è un caso che a salutare l’interventismo della Casa Bianca siano stati proprio Hillary Clinton e John McCain. L’impressione è che l’agenda Trump sia già stata sconfessata a beneficio di quella irresponsabile e interventista portata avanti negli ultimi 15 anni dai neoconservatori.

Se ciò fosse vero, significherebbe che Trump è stato “normalizzato”. E per la pace nel mondo sarebbe una pessima notizia.

Resta una sola flebile speranza: che si tratti di un riposizionamento transitorio e non di una resa. Che l’uomo sia capace di riscattarsi. Ma probabilmente, a questo punto, più che una speranza è un’illusione.

Marcello Foa
Marcello Foa, a lungo firma de Il Giornale, ora dirige il gruppo editoriale svizzero Corriere del Ticino-Media Ti ed è docente di Comunicazione e Giornalismo.