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1353.- PD CHIAMO’ SOROS IN ITALIA. E SOROS RISPOSE.

Dal grande Maurizio Blondet 12 agosto 2017

Daniel Wedi Korbaria

Colour revolution in Italia (riuscita)

A questo punto della storia la domanda sorge spontanea: ma come ha fatto Soros ad arrivare fin nel cuore del Mediterraneo? Chi ce l’ha portato da oltreoceano?Il primo tentativo, di una serie di riverenti salamelecchi per ridursi a zerbini, è stato quello di Francesco Rutelli accompagnato da Lapo Pistelli e da una delegazione della Margherita. Nell’ufficio al 33° piano di un grattacielo che si affaccia su Central Park, per la prima volta, Rutelli incontra Soros al quale consegna una lettera di presentazione scritta dall’amico Carlo De Benedetti che lo raccomandava come “un giovane politico di sicuro avvenire”. Era il luglio del 2005.

Scrive l’inviato di la Repubblica Umberto Rosso: “E tutti rimasti piuttosto affascinati dal personaggio, «certamente stimolante», tanto che questo è stato solo il primo di una serie di incontri, il rapporto certamente andrà avanti”. L’incontro aveva prodotto una prima iniziativa concreta: una convention su Democrazia e Islam da farsi a Venezia a fine settembre organizzata dal Partito democratico europeo.

“Rutelli ha gettato le basi per un rapporto duraturo con la Open society, la più famosa delle fondazioni create dal finanziere. A tavola c’era anche il presidente della struttura Aryeh Neier.” scrive Francesco Verderami sul Corriere della Sera.

“By 2010 we played a role in every region of the world. Entro il 2010 saremo protagonisti in ogni regione del mondo” Open Society Foundations.

Primo flashback: il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore per una speculazione mirata a far crollare lira e sterlina, una notte brava in cui Soros guadagnò 10 miliardi di dollari. Come scrive Antonella Randazzo nel suo articolo intitolato Come è stata svenduta l’Italia: “Soros ebbe l’incarico, da parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall’élite finanziaria. Egli fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira.” La sua speculazione costrinse la Banca d’Italia a bruciare circa 40 mila miliardi di lire in riserve valutarie. Quasi tre anni dopo, il 30 ottobre 1995, Romano Prodi offrì a Soros la laurea honoris causa in economia.

Marco Marozzi scrive su la Repubblica: “Ieri a Bologna, nella più antica università del mondo, gli hanno dato la laurea honoris causa. In economia. Festa di professori, banchieri, industriali. Ma anche un abbozzo di contestazione”. Lo stesso Prodi si incarica di presentare l’ultimo libro di Soros: “Le contestazioni sono incoerenti. Fanno ridere. Non hanno letto il libro” replica.

“Tutti a riconoscere l’importanza della Open Society Fund creata da Soros per allargare nel mondo il concetto di democrazia economica e politica” scrive il giornalista de la Repubblica. Nel dicembre 2005, al rientro dalla sua visita a New York, Carlo De Benedetti organizza una conferenza nazionale sul futuro del Partito Democratico (PD) dove promuove Rutelli e il sindaco di Roma Walter Veltroni a candidati alla guida del partito. Così, il 14 ottobre 2007, dalla fusione dei due partiti La Margherita e i DS nasceva il PD. Sei mesi dopo, nell’aprile del 2008 nella capitale italiana c’era già fermento sulla voce che vedeva Soros interessato alla compravendita della squadra calcistica AS Roma. Questi i commenti di allora: Rutelli (laziale) “L’interesse di Soros è serio”, Veltroni (juventino) “La politica non si metta in mezzo”, Massimo D’Alema (romanista) “È un uomo di grande valore, un intellettuale impegnato in grandi azioni umanitarie”. Come dire: “Quando un uomo mette sulla stessa linea un juventino, un laziale e un romanista!”

 

Ma perché il centro-sinistra ha viaggiato fino a New York per chiamare Soros in Italia?

Vista l’esperienza americana del 2003 in cui Soros investì 15 milioni di dollari per sconfiggere il presidente Bush nelle elezioni del novembre 2004, che a suo dire era diventata “una questione di vita o di morte”, qualcuno in Italia ha pensato bene di approfittare del filantropo per sconfiggere il presidente Berlusconi. Il 2011 è l’anno delle primavere arabe, la nuova versione delle rivoluzioni colorate per i paesi del Maghreb. Quello che era successo precedentemente in Serbia, Georgia, Tunisia ed Egitto sarebbe successo anche in Italia all’insaputa degli italiani. E fu per attuare questo progetto “non violento” che Soros sbarcò in Italia. Doveva battere “democraticamente” il Cavaliere organizzandogli una bella rivoluzione colorata, una di quelle che sapeva fare benissimo e, visto che i colori li aveva quasi finiti, scelse per l’Italia l’ultimo rimasto nella sua scatola Giotto, il colore viola. Così nacque il Popolo viola. E, il 5 dicembre 2009, la piazza San Giovanni a Roma si riempì di centinaia di migliaia di persone del popolo viola organizzate su Facebook per chiedere al governo le dimissioni. Quel giorno venne chiamato il No B. Day.

Ovviamente, Berlusconi non si dimise e il movimento “spontaneo” perse il suo slancio innovativo per il cambiamento e andò scemando. A questo punto serviva un altro sistema efficace per dimissionare Silvio Berlusconi. E qual è il miglior sistema per un Grande Speculatore come Soros, che già nel 1993 aveva fatto svalutare la lira italiana del 30%, se non un altro attacco economico?

Infatti, ad un anno dal No B. Day, gli italiani dovettero imparare una nuova parola straniera: lo spread fra Bund tedeschi e i Btp italiani. Il “4 gennaio 2011 lo spread è a 173 punti. Il 30 dicembre arriverà a quota 528, con un incremento di 355 punti” scrive Michela Scacchioli su la Repubblica e aggiunge: “Il 9 novembre Napolitano nomina Monti senatore a vita (…) Tre giorni dopo Silvio Berlusconi sale al Colle per dimettersi (…) Il 16 novembre il presidente della Repubblica dà a Monti l’incarico di formare un governo tecnico.”

Così, finalmente, a colpi di spread, Soros archiviò il ventennio di Berlusconi. Un regime-change economico, un silenzioso Colour revolution. Il centro-sinistra è entrato finalmente a Palazzo Chigi senza alcun bisogno di andare alle elezioni.

Una nota complottistica: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, George Soros, Mario Monti, e il suo successore a Palazzo Chigi Enrico Letta fanno tutti parte del gruppo Bilderberg, un’organizzazione internazionale massonica.

 

Gli Smart Dissidents

A sorpresa, il 17 febbraio 2014 sbuca dal nulla Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, che riceve dal presidente Napolitano l’incarico di formare un nuovo Governo. Una carriera fulminea quella di Matteo Renzi che diventa il 63° Presidente del Consiglio scalzando il Governo Letta dopo averlo prima rincuorato con un “Enrico stai sereno!”

Ma come è potuto accadere?

Secondo flashback: un giorno, chissà perché a Renzi venne in mente di regalare a Soros Le Murate, l’ex carcere nel centro di Firenze. E, George, sebbene non fosse il suo compleanno, accettò di buon grado l’omaggio del Sindaco di Firenze. E non ci mise molto ad avere l’idea di trasformare quel mostruoso edificio, all’interno del quale nel medioevo si torturavano e si uccidevano le persone, in uno spazio pieno di vita, un’isola felice in cui far regnare i diritti umani per esportarli dappertutto. Così, per la ristrutturazione, ha incaricato il famoso architetto Renzo Piano che, senza badare a spese, è riuscito a trasformare l’ex carcere in un albergo di lusso per ospitare attivisti e bloggers dei diritti umani provenienti da tutto il mondo. Il vecchio carcere divenne così il Centro per gli Smart Dissidents.

Il 17 maggio 2013, giorno dell’inaugurazione, assieme all’Ambasciatore americano c’era anche Kerry, la figlia di Robert Kennedy. Al taglio del nastro il Centro fu battezzato: Robert Kennedy Center for Justice and Human Rightsdi cui Kerry divenne la presidente. Era il 2010.

“Can Smart Dissident Create Change?” era la scritta che campeggiava nel Centro: Può un blogger provocare una rivoluzione? Cioè si può fare rivoluzione usando il computer chiusi in una stanza ben arredata? L’idea di Soros era quella di ospitare a tempo indeterminato, come fosse un rifugio, tutti quei bloggers perseguitati nei loro paesi di origine che volevano fare regime-change stile OTPOR nel proprio paese e, ovviamente, questi rivoluzionari della tastiera dovevano provenire da quei paesi cosiddetti “chiusi” come la Cina, la Russia, l’Afghanistan e l’Iran.

Il centro iniziò il suo percorso rivoluzionario e nel tempo furono invitati esperti della color-revolution e attivisti della primavera araba come Dalia Ziada (Egitto), Kerim Bouzouita (Tunisia) per offrire corsi di specializzazione su “Human Rights and Social Media” ad esperti di diritto internazionale, nonché ad esperti di comunicazione, professionisti, giornalisti del web, docenti, dottorandi e studenti di corsi post-universitari.

Così, grazie al Sindaco di Firenze, la città che ha dato i natali a Dante Alighieri, Sandro Botticelli, Filippo Brunelleschi, Benvenuto Cellini, Donatello, Giotto, Cimabue, Nicolò Macchiavelli, Lorenzo il Magnifico e Amerigo Vespucci, da questa città ogni giorno nascono idee rivoluzionarie atte a destabilizzare il mondo.

Marzio Fatucchi definisce “una vera e propria casa l’International house of human rights del Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights (…) Messico, Pakistan, Myanmar, Sri Lanka, Filippine, Zimbabwe, Uganda, da lì viene questo primo gruppo di dissidenti che questa settimana sta partecipando all’Empowerment laboratory organizzato dal RFK Training Institute. (…) hanno avuto la possibilità di confrontarsi con alcuni dei più autorevoli esperti di nuove tecnologie applicate alla difesa dei diritti umani al mondo, come Tactical Technology Collective (TTC); Global Voices Online (GVO), OneWorld Digital Security Exchange (ODSE); Witness.org; Electronic Freedom Frontier (EFF), e Human Rights Watch (HRW).”

“Con questo corso vogliamo creare uno spazio in cui i dissidenti digitali possano conoscersi e lavorare insieme per promuovere democrazia e pace nei propri paesi” spiega Federico Moro, responsabile del Robert F. Kennedy Center.

Do Ut Des

Nessuno fa nulla per nulla, men che meno Soros il filantropo. Bisognerà pur dargli qualcosa in cambio. Si chiama Do ut des, ed è una filosofia di vita inventata dai Romani. A quei tempi funzionava non solo con gli esseri umani ma anche con le divinità. I Romani chiedevano alla Divinità di turno una grazia e in cambio gli promettevano la costruzione di un Tempio, una specie di fioretto che veniva onorato solo nel caso in cui la grazia fosse stata soddisfatta altrimenti la promessa era da non ritenersi valida. Do ut des appunto, io ti do una cosa così che tu me ne dai un’altra. Sono passati migliaia di anni da allora ma i discendenti di quella civiltà, ossia gli italiani di oggi, non hanno mai smesso di applicarla ogniqualvolta se ne sia presentata l’occasione. In Italia funziona tutto così, Tangentopoli docet. Ma a quanto pare anche i “filantropi” d’oltreoceano non disdegnano questa tradizione italica.

Il do ut des alla Soros recita pressappoco così: “Io ti metto a capo di un Governo ma tu fai quello che ti dico di fare. Intanto come antipasto voglio iniziare con qualche piccolo business, giusto per rientrare di qualche spesuccia”.

Sarà pure una coincidenza ma appena Renzi diviene il nuovo Presidente del Consiglio ecco che viene registrata la compravendita del 5% della COOP, 20 milioni investiti nell’IDG. Altre voci lo vedrebbero in lizza per l’acquisto di caserme e immobili statali per un valore che sarebbe attorno agli 800 milioni di euro. Poi, nel febbraio 2016 il Soros Fund Management ha invece acquisito lo 0,45% di Ferrari, pari a un pacchetto di 850 mila azioni. Ma forse è troppo riduttivo confinare Soros ad un discorso meramente economico, forse c’è dell’altro. Tipo una qualche riforma “progressista”.

In tutti i parlamenti che hanno discusso ed approvato le “Unioni Civili” è passato l’uragano Soros e la sua rivoluzione colorata. Lui usa come carota le unioni civili mentre il bastone cade come un macigno sull’economia di quello stesso paese per schiacciarlo. Le Unioni Civili sono delle riforme che distraggono l’opinione pubblica mentre si privatizza l’economia e ci si indebita. Con tutti i problemi economici che ha avuto la Grecia, vendita del suo patrimonio e austerity, il presidente eletto Tsipras che fretta aveva di far approvare in parlamento le unioni civili? Con tutti i problemi politici e militari che aveva l’Ucraina, Poroshenko aveva forse fretta di far approvare quella legge? Con tutti i problemi economici e di disoccupazione dell’Italia, Renzi aveva forse bisogno di occupare il parlamento per discutere di Unioni civili?

Secondo il segretario del Partito Comunista Rizzo le unioni civili sono dei falsi bisogni creati appositamente per distogliere le attenzioni del popolo dai problemi reali che lo affliggono (i salari, il lavoro, le pensioni). Sono: “un’arma di distrazione di massa” dice in un’intervista rilasciata a Federico Cenci: “L’esempio concreto è la Grecia di Tsipras, dove vengono tagliate le pensioni, viene ridimensionata l’assistenza sanitaria, aumentano i meccanismi di sfruttamento, si cancella lo stato sociale (…) La sinistra è oggi una costola del capitalismo, che crea false esigenze e contrapposizioni ingannevoli: il problema non è tra omosessuale ed eterosessuale, bensì tra gay povero e gay ricco.”

 

Per esempio, uno degli attivisti delle Unioni Civili in Italia è stato il giornalista Vittorio Longhi che ha promosso una petizione sulla sua piattaforma Progressi.org, figlia della sorosiana MoveOn.org, dal titolo: Approviamo subito il testo sulle unioni civili. Il giornalista Longhi rappresenta quella categoria di giornalisti riverenti, impiegatucci e affascinati dal suo potere che ha ritenuto “non appropriata” una petizione che voleva cacciare Soros e la sua organizzazione fuori dall’Italia quando invece nella sua piattaforma promuove petizioni assurde contro Trump.

Ma torniamo a “Lui”. Ora per Soros è più interessante l’immigrazione del semplice business o delle Unioni Civili.

Lo si deduce dalla lettera aperta scritta a Renzi con un tono pretenzioso da Costanza Hermanin, (senior policy officer presso l’Open Society Foundations) a due settimane dal suo insediamento a Palazzo Chigi intitolata: “Caro Matteo, adesso dammi una ragione per non dover più lavorare sui diritti umani in Italia.”

Nel primo paragrafo la Hermanin dice: “Adesso che il governo è pronto a mettersi al lavoro è giunto il momento di domandarti d’includere l’immigrazione, la parità e i diritti fondamentali nell’agenda delle riforme, politiche ma soprattutto istituzionali.”

Difatti, erano già cinque anni che la Open Society Foundations si occupava di “diritti umani” in Italia.

“Open Society Foundations, per quelli di voi che non la conoscono- dice Hermanin ad una presentazione -è una fondazione internazionale che ha la sede principale a New York e il cui fondatore è il filantropo e finanziatore George Soros. (…) Ciò detto, dal 2009 lavoriamo in Italia e sosteniamo studi e ricerche ma anche campagne. La nostra è una fondazione un po’ politicamente scorretta, ossia ci interessiamo a temi complessi: dalla prostituzione, all’abuso di droghe, ai temi di immigrazione, e lo facciamo non solo con i finanziamenti, ma anche cercando di affiancare il nostro peso nell’advocacy su questi fenomeni.”

Una delle sue prime creazioni della OSF in materia dei diritti umani che serviva come una piattaforma di lancio, una base per quel che sarebbe arrivato dopo, fu chiamata CILD, la Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, un’associazione che raggruppa varie Onlus di diversa natura e provenienza politica. Per esempio A Buon Diritto del senatore PD Luigi Manconi, Associazione Luca Coscioni dei Radicali, ecc.

Nella seconda edizione il suo “Premio Cild per le Libertà Civili” è stato assegnato quest’anno al cronista Valerio Cataldi (TG2) e Diego Bianchi detto Zoro (Gazebo). “Ecco chi sono i nostri eroi dei diritti umani” scrive CILD annunciando il suo evento della premiazione del 16 dicembre 2016. Ovviamente il giornalista Cataldi che si appresta a vincere il premio made by Soros aveva già scritto vari articoli sull’Eritrea e aveva partecipato a tante iniziative della OSF come moderatore ed è anche membro fondatore del Comitato 3Ottobre. Della serie “se la suonano e se la cantano da soli”!

Le iniziative della sorosiana CILD si moltiplicano ogni mese. Le sue ultime due creature legate al giornalismo-online sono 19 Million Project struttura battezzata a Roma dove vi lavora il fior fiore di esperti del web e della migrazione, il loro slogan recita: “Siamo una coalizione di giornalisti, programmatori, progettisti, strateghi digitali e cittadini del mondo che si uniscono per affrontare la crisi migratoria nel Mediterraneo”.

La seconda è nata ad un mese di distanza e si chiama: OpenMigration e offre suggerimenti agli addetti ai lavori (dell’immigrazione) basandosi su cifre, numeri, statistiche, ossia, in una sola parola, Datagiornalismo, un sistema politically correct di raccontare ai cittadini europei il #RefugeeCrisis o #MigrationCrisis e convincerli a non aver paura dei migranti.

Il Manifesto ha accolto la nascita di CILD con toni molto entusiastici: “Eppure, ricorda Aryeh Neier, ex direttore dell’American Civil Liberties Union e co-fondatore di Human Rights Watch e presidente della Open Society Foundations, in tutto il mondo si sta ancora aspettando quell’età d’oro per i diritti civili che ci si aspettava si sarebbe “aperta dopo la caduta del muro” (…) “Nel creare questa coalizione in Italia – conclude Neier – non solo riuscirete a rafforzare la lotta nazionale ma in sinergia con altre organizzazioni europee porterete questa battaglia a un livello superiore”.

Ma il 27 settembre 2015 succede un imprevisto, cinematograficamente si chiama colpo di scena.

Al Clinton Global Initiative di New York, inaspettatamente, Matteo Renzismentisce Soros che aveva appena finito di dire che la minaccia dell’Europa è la Russia di Putin: “I think it could be a tragic mistake consider identity of Europe against Russia”, (Penso che potrebbe essere un tragico errore riconoscere l’identità dell’Europa solo in contrapposizione alla Russia).

Per Renzi la vera minaccia non è la Russia bensì l’Ungheria che continua a costruire muri contro i rifugiati. George Soros col suo sorriso sprezzante incassò il colpo non aspettandosi quelle dichiarazione da una “sua creatura” e meditò vendetta. Dopo varie peripezie e un fallimento referendario sul suo operato, il 5 dicembre 2016 Matteo Renzi ammette la sconfitta al referendum costituzionale e si dimette da presidente del Consiglio. Il 12 dicembre Paolo Gentiloni viene eletto nuovo Presidente del Consiglio.

1351.- Trump, Israele ed Hezbollah

Dubito e non concordo con Wayne Madsen che Donald Trump ignori la situazione politica in Libano. Al contrario, vede lontano e ha dato a Saad Hariri un chiaro messaggio sul da che parte saranno schierati gli USA e un monito. Del resto, non è una sorpresa che sia Israele a tirare la giacca della Casa Bianca in Medio Oriente. Sono gli Hezbollah la spina nel fianco di Israele? Diciamo di sì, sopratutto se il terreno dello scontro potrà essere la Siria e l’Iran un avversario. A parte questo Madsen dipinge chiaramente i contrasti all’interno della Casa Bianca e le posizioni del sorosiano consigliere per la sicurezza nazionale Usa Tenente-Generale HR McMaster. McMaster è stato per 11 anni senior fellow di un importante think-tank finanziato da George Soros.

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Il primo ministro libanese Saad Hariri durante la visita alla Casa Bianca. Donald Trump sa bene che all’orizzonte si affaccia un nuovo conflitto tra lo Stato ebraico e gli Hezbollah, magari in Siria e poco e nulla importa che questi siano alleati del Libano nella lotta all’ISIS. 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avido di due minuti di attenzione, ha dimostrato la totale ignoranza della situazione politica in Libano durante la visita alla Casa Bianca del primo ministro libanese Saad Hariri. Durante la conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump osservava a un sorpreso Hariri e al pubblico televisivo libanese: “Il Libano è sul fronte della lotta contro SIIL, al-Qaida e Hezbollah”. Trump aveva ragione sul Libano che combatte Stato islamico e al-Qaida, ma con l’aiuto di Hezbollah, il movimento libanese sciita con cui il governo Hariri mantiene una fragile, ma matura intesa politica. Trump seguitava commentando: “Hezbollah è una minaccia allo Stato libanese, al popolo libanese e all’intera regione. Il gruppo continua ad aumentare l’arsenale e minaccia di avviare un altro conflitto con Israele, combattendo costantemente. Con il sostegno dell’Iran, l’organizzazione alimenta anche la catastrofe umanitaria in Siria. Hezbollah ama ritrarsi come difensore degli interessi libanesi, ma è molto chiaro che i suoi veri interessi sono quelli suoi e dello sponsor, l’Iran”. Dopo la riunione e la conferenza stampa con Trump, Hariri fu costretto a correggerlo per non affrontare la caduta del governo a Beirut. Hariri ha detto: “Combattiamo SIIL e al-Qaida. Hezbollah è al governo, fa parte del parlamento e abbiamo un’intesa”. Non c’è dubbio che Trump, influenzato dagli agenti israeliani come il genero Jared Kushner, non fu informato sul ruolo cruciale di Hezbollah nel sostenere il governo Hariri, volendo causare una crisi politica libanese. Fortunatamente, Hezbollah non è caduto nella trappola e nello scontro indotto dagli israeliani alla Casa Bianca. Ovviamente Kushner aveva informato Trump sulla necessità di attaccare Hezbollah. Subito dopo i commenti di Trump su Hezbollah, il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense Tenente-Generale HR McMaster licenziava un membro indesiderato, Ezra Cohen-Watnick, residuo dall’ex-Tenente-Generale Michael Flynn al Consiglio di sicurezza nazionale. Dopo che Flynn fu licenziato da Trump nel febbraio 2017, McMaster tentò di cacciare Cohen-Watnick, che cercava di usare settori dell’Agenzia Centrale d’Intelligence e dell’Agenzia d’Intelligence della Difesa, dove aveva lavorato, per rovesciare il governo dell’Iran. La rete propagandistica israeliana negli Stati Uniti e all’estero iniziò a rilanciare il vecchio slogan dell'”antisemitsimo” per criticare McMaster e chiederne il licenziamento da Trump. Immediatamente, “voci” cominciarono a circolare alla Casa Bianca, provenienti dalla cerchia di Kushner, secondo cui Trump pensava di dimettere McMaster da consigliere della sicurezza nazionale e mandarlo a comandare le truppe statunitensi in Afghanistan, una mossa simile ad Adolf Hitler che inviava i generali tedeschi ribelli sul “fronte russo”. La banda di Kushner aveva anche suggerito che Trump sia stato ingannato sulla situazione in Libano da Hariri, accusato di collusione con Hezbollah, il presidente libanese Michel Aoun, alleato politico di Hezbollah, forze armate libanesi, il direttore della Direzione generale della sicurezza libanese Abas Ibrahim e le organizzazioni di lobbying libanesi a Washington DC, cercando di “vendere” un’“agenda pro-iraniana” in Libano e Siria. Solo i cabalisti esperti che compongono la lobby israeliana, dalla ricca tradizione di cospirazioni autentiche, potevano inventarsi tale complessa teoria della cospirazione fittizia per completare la loro retorica isterica sul Libano.
Con Cohen-Watnick fuori al Consiglio di Sicurezza Nazionale e il nuovo capo dello staff di Trump, l’ex-Generale dei Marines John Kelly, che cerca di limitare l’accesso di Kushner all’ufficio ovale e il suo coinvolgimento nelle decisioni politiche sul Medio Oriente, forse Trump potrà essere istruito sul documentato sostegno militare, logistico e d’intelligence d’Israele ai gruppi sunniti jihadisti in Siria che combattono contro i militari siriani e i volontari di Hezbollah e Iran. Tuttavia, Trump odia ascoltare consigli da chiunque ne sappia di più di lui sugli affari internazionali, ovvero chiunque possieda una laurea in scienze politiche o storia. La vicenda di Trump con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sulle sanzioni contro il Qatar, ideate ad Abu Dhabi piratando i computer della Qatar News Agency, ne è un esempio. L’intera vicenda sembra essere stata ideata da Kushner, irritato dopo che il Qatar respinse la sua richiesta di un investimento da 500 milioni di dollari per il suo centro direzionale al 666 Fifth Avenue di Manhattan, e dall’ambasciatore filo-israeliano e anti-Qatar degli EAU a Washington Yusif al-Utayba. Trump preferiva seguire i consigli di Kushner, dei sauditi e degli emiroti che quelli di McMaster e del segretario di Stato Rex Tillerson. Trump ovviamente agiva da vecchio playbook neocon incontrando Hariri. È vero, Hariri è da tempo considerato un politico sunnita filo-saudita, a Beirut. Ma Hariri è primo ministro grazie a un accordo di condivisione del potere negoziato accuratamente, che ha visto Aoun diventare presidente, Hariri primo ministro e Hezbollah sostenere l’accordo di unità nazionale. Mentre Trump non ha la minima cognizione seria della politica internazionale, lo stesso non è vero per agenti come Kushner ed alleati nella Casa Bianca. È probabile che tali elementi filo-israeliani cercassero una crisi politica in Libano, per favorire Israele. Hezbollah, che ha avuto impressionanti successi militari contro le forze militari israeliane e che è riuscito ad indurire i propri sistemi di telecomunicazioni dall’aggressione israeliana, non ha abboccato all’esca di Kushner. Hariri ha pubblicamente riconosciuto e lodato il ruolo di Hezbollah nella sconfitta militare di al-Qaida e delle forze jihadiste dello Stato islamico sul confine settentrionale del Libano, definendolo “un grande successo”. Hariri dichiarava: “Abbiamo il nostro parere ed Hezbollah ha il suo, ma alla fine abbiamo un consenso col popolo libanese nell’economia, la sicurezza e la stabilità”. Il leader di Hezbollah, Nasrallah, evitava la trappola israeliana e wahhabita. Piuttosto che denunciare Trump per i commenti mal informati su Hezbollah, Nasrallah ha semplicemente detto che l’avrebbe evitato per non danneggiare Hariri e il suo entourage. Le parole di Hariri e il “no comment” di Nasrallah irritavano gli israeliani e i loro alleati wahhabiti a Riyad e Abu Dhabi, speranzosi di sconvolgere il quadro politico a Beirut.
Da anni israeliani e sauditi tentano d’imporre un governo radicale sunnita in Libano. I servizi d’intelligence di entrambi i Paesi sono coinvolti nell’assassinio con un’autobomba a Beirut, nel novembre 2005, del padre di Hariri, l’ex-primo ministro Rafiq Hariri. Ciò fu confermato da un comitato delle Nazioni Unite guidato dall’ex-procuratore canadese Daniel Bellemare, che concluse che Rafiq Hariri fu assassinato da una “rete criminale”, non dall’intelligence siriana o da Hezbollah, come spacciato dalla propaganda neocon attiva a Washington DC e Gerusalemme. Infatti, l’intelligence libanese accertò che l’assassinio di Hariri e altre 22 persone fu opera di agenti siriani, drusi e palestinesi attivi in Libano agli ordini del servizio d’intelligence israeliano del Mossad. L’intera operazione fu progettata per attaccare Hezbollah, Siria ed alleati cristiani libanesi. Gli israeliani cercavano un casus belli per giustificare l’attacco occidentale alla Siria. La guerra con la Siria fu sospesa fino alla decisione errata dell’amministrazione Obama di sostenere le rivolte “arabe” in tutto il mondo arabo secolare. Trump, scientemente o inconsapevolmente, ha tentato di lanciare una bomba a tempo politica in Libano con i suoi commenti su Hezbollah. La politica libanese è maturata notevolmente dal 2005 ed Hezbollah, Hariri, Aoun e altre legittime voci politiche libanesi non cadranno mai nella trappola tesa da Gerusalemme, Riyadh e think tank israeliani a Washington.

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Ezra Cohen-Watnick. 

Wayne Madsen. Tradotto per Aurora da Alessandro Lattanzio

1333.- Lo “schema Soros” e l’immigrazione indotta

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1, 2, 3… TANA PER SOROS!
Per carità, sarà solo un caso, una coincidenza di quelle che servono agli scettici per dimostrare che non c’è un senso nelle cose. Fatto sta che ogni volta che la società civile, gli umanitaristi della domenica, le sentinelle democratiche scendono in piazza contro il cattivo di turno (che si chiami Putin, Trump o Marine Le Pen), dietro a loro fa capolino la faccia di Soros o meglio, il suo portafoglio.

Anche nell’ultimo caso, quello del Decreto esecutivo sull’immigrazione voluto da Trump, le proteste inscenate in tutta America sono state organizzate da gruppi mantenuti con i soldi del filantropo miliardario.
Come ha evidenziato Aaron Klein su Breitbart, gli avvocati che hanno messo in piedi le azioni legali contro il Decreto Trump, appartengono a tre associazioni per i diritti degli immigrati: la ACLU (American Civil Liberties Union), il National Immigration Law Center e l’Urban Justice Center. Tutte e tre sono finanziate, per milioni di dollari, dalla Open Society di Soros (la ACLU addirittura ha ricevuto 50 milioni solo nel 2014).
Una delle avvocatesse in prima linea nella battaglia legale, Taryn Higashi, è componente dell’Advisory Board dell’Inziativa per l’Immigrazione Internazionale della Open Society.

Dopo le manifestazioni di protesta all’indomani del voto e la Marcia delle Donne, questa è la terza iniziativa anti-Trump che vede la ragnatela di Shelob/Soros dispiegarsi contro quella parte dell’America colpevole di non aver votato la sua candidata in busta paga, Hillary Clinton.
Come direbbe Poirot: “una coincidenza è solo una coincidenza, due coincidenze sono un indizio, tre coincidenze sono una prova”; e se ci aggiungiamo anche la famosa battaglia contro le “fake-news” che inquinano la purezza dell’informazione mainstream (salvo poi scoprire che a produrre fake news è proprio il mainstream), diciamo che abbiamo la quasi certezza che a Soros non è andata molto giù l’elezione di Trump.

Soros-Obama-ClintonSOROS E L’IMMIGRAZIONE ILLEGALE
Tra tutte le cause “progressiste” che Soros finanzia, quella per agevolare l’immigrazione clandestina è forse la più curiosa (ed anche la più rivelatrice).

Nel 2014 il New York Times rivelò che la decisione di Obama di modificare la legge sull’immigrazione per facilitare il riconoscimento degli irregolari, fu spinta dalla campagna delle associazioni pro-immigrati divenute una “forza nazionale” grazie all’enorme quantità di denaro versato nelle loro casse dalle ricchissime fondazioni di sinistra tra cui, appunto, la Open Society di Soros (oltre alla sempre presente Ford Foundation); “Negli ultimi dieci anni – scrive il NYT – questi donatori hanno investito più di 300 milioni di dollari nelle organizzazioni di immigrati” che lottano “per riconoscere la cittadinanza a quelli entrati illegalmente”.

Ora, Soros, che di mestiere fa lo speculatore finanziario, è uno che con i soldi non produce ricchezza ma povertà. Il suo lavoro è, di fatto, scommettere sulla perdita degli altri; lui vince se il mondo perde.
Soros appartiene a quella aristocrazia del denaro per la quale, crisi economiche e guerre, sono linfa vitale per il proprio portafoglio (e per il proprio potere).
E infatti i suoi miliardi li ha fatti (e continua a farli) mettendo in ginocchio le economie di mezzo mondo; ne sappiamo qualcosa anche noi italiani che nel 1992, subimmo l’attacco speculativo orchestrato dal suo fondo “Quantum” che bruciò il corrispettivo di 48 miliardi di dollari delle nostre riserve valutarie, costringendo la Lira ad uscire dallo Sme (insieme alla sterlina inglese).

E se “destabilizzare le economie” è il suo lavoro, destabilizzare i governi è il suo hobby; e così Soros finanzia da anni rivoluzioni colorate (dall’est Europa alle Primavere Arabe) che altro non sono che guerre civili all’interno di Stati sovrani per sostituire governi legittimi con replicanti a lui rispondenti; e adotta (finanziando campagne elettorali) candidati particolarmente inclini a fare le “guerre umanitarie” con cui stravolgere intere aree del mondo.

soros-quoteLO SCHEMA SOROS: POVERI-PROFUGHI-IMMIGRATI
Per semplificare (anche troppo) lo chiameremo “SCHEMA SOROS” anche se in realtà è un preciso disegno dell’élite tecno-finanziaria per costruire il proprio sistema di potere globale.

Lo “Schema Soros” funziona così: l’élite prima produce i poveri, poi trasforma alcuni di loro in profughi attraverso una bella guerra umanitaria o una colorata rivoluzione (in realtà i profughi sono meno della metà degli immigrati) e poi li spinge ad entrare illegalmente in Europa e in Usa grazie alle sue associazioni umanitarie, ricattando i governi occidentali e i leader che essa stessa finanzia affinché approvino legislazioni che di fatto eliminano il reato di immigrazione clandestina. Il tutto, ovviamente, per amore dell’Umanità.
In questo schema un ruolo centrale ce l’ha il sistema dei media e della cultura nel manipolare l’immaginario simbolico e costruire il “pericolo xenofobo e populista” contro chiunque provi ad opporsi a questo processo.

E francamente fa uno strano effetto vedere la sinistra americana di Obama e della Clinton solidarizzare con i profughi dopo aver lanciato sulla loro testa 26.000 bombesolo nel 2016 (quasi 50.000 in due anni) e venduto ai loro governi più armi di qualsiasi amministrazione americana, nel rumorosissimo silenzio di Soros e dei benpensanti che oggi scendono in piazza contro Trump.

A COSA SERVE L’IMMIGRAZIONE INDOTTA?
L’immigrazione in atto non è un processo naturale ma indotto per consolidare un modello incentrato non sulla ricchezza reale (produzione di beni e consumo) a vantaggio di tutti, ma su quella “irreale” del debito e dell’usura, a vantaggio di pochi.
La globalizzazione non è altro che il processo di concentrazione della ricchezza mondiale nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone (quel famoso 1% che detiene il 50% della ricchezza globale).

Per l’Occidente il vero sconvolgimento è la dissoluzione della classe media, l’erosione ormai costante di quella che è stata il motore trainante dello sviluppo economico e civile dell’ultimo secolo e mezzo.
Non è un caso che “l’abbattimento della borghesia” (sogno di ogni ideologia totalitaria di destra e di sinistra) va di pari passo con i tentativi di smantellamento delle democrazie in atto in Occidente attraverso l’ascesa di governi tecnocratici e revisioni costituzionali scritte direttamente dai banchieri.
Per Soros e per l’élite tecno-finanziaria, “la democrazia è un lusso antiquato” (come scrisse il Financial Times, la Bibbia del gotha finanziario); e i meccanismi di sovranità popolare e rappresentanza parlamentare sono un intralcio alla gestione diretta del potere.

Il processo d’immigrazione indotta serve proprio a questo: disarticolare l’ordine sociale e culturale, generare conflitti endemici (guerra tra poveri), imporre legislazioni più autoritarie, alterare l’equilibrio demografico e generare un’appiattimento della stratificazione sociale per ridurre il peso di quella classe media, elemento da sempre in conflitto con le élite.

Per Soros e i suoi amici è molto più funzionale una società a due livelli: una élite con in mano grande potere economico (e decisionale) in grado di gestire anche i flussi informativi (e formativi) e una massa sempre più povera, dipendente da questa élite e dall’immaginario che essa costruisce; e nel progetto globalista, le identità nazionali e religiose (proprio perché pericolose costruttrici di senso) devono essere annullate all’interno di una massa indistinta e perfettamente funzionale al sistema di dominio.

Il sogno di un mondo governato da pochi plutocrati passa per la dissoluzione dell’Occidente come lo conosciamo e l’immigrazione di massa costruita a tavolino e legittimata persino nelle dichiarazioni ufficiali dei tecnorati sulla “Migrazione Sostitutiva”, serve a trasformare il loro sogno nel nostro incubo.

1332.- Volontari a 10mila euro al mese.. Ma che volontariato è?

Non c’è più nulla da rispettare, non c’è valore che non sia stato malversato a fini di lucro, né valore né potere né istituzione in cui credere: clero, papato, istituzioni, volontariato. I farisei hanno sovvertito le fondamenta della società civile ed è l’economia che detta le leggi e governa il diritto. Non è più il diritto a governare l’economia. Ma se è il denaro che conduce, chiedetevi dove condurrà. Ho chiamato questa epoca dei maiali: “sorosiana”, dal giorno in cui il mercante della morte, un personaggio di mezzo del mondo sionista (non ebrea!) delle banche, è piombato, a Roma, senza timoranza alcuna, nella Presidenza del Consiglio dei ministri a dettare le sue istruzioni per continuare il traffico di esseri umani e per tacitare un Giudice vero: il PM capo della Procura di Catania Carmelo Zuccaro.

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Ma non vi appaghi questa rivelazione! Non siamo le sue vittime, perché siamo e saremo chiamati alla responsabilità. Vi riporto le notizie dal web e dalla stampa, ma avrei preferito un comunicato di quelle figure finte che ci governano. Sappiamo che siamo oltre il punto di non ritorno, che i numeri del traffico di umani ha superato le nostre possibilità di accoglienza, che i falsi ci impongono una integrazione impossibile con avventurieri incivili, che ci stiamo svenando senza speranza di risultato alcuno perché è la nostra civiltà che vogliono demolire. Integrazione significa che da una parte e dall’altra si da e si riceve. Significa che ci sarà e presto un accrescimento reciproco o non è integrazione. Sappiamo chi ha messo a libro paga le istituzioni di molti paesi. Ma vincono e perdono. Non sono onnipotenti. Hillary Clinton ha segnato una loro sconfitta, ma alla sua Convention si sono prostrate, fra gli altri, Laura Boldrini, Elena Boschi e hanno portato denaro pubblico del popolo italiano. Soros, uno speculatore finanziario, fra i trenta uomini più ricchi del mondo, pluricondannato da più stati, manipola a suo piacimento gli umanitaristi della domenica, le sentinelle democratiche, quindi, la società civile. La sua arma è il denaro fittizio che nulla costa e tutti compra, ma con cui semina povertà e morte nel mondo. Le organizzazioni di immigrati, le ONG sono state finanziate da lui e da quelli sopra lui per più di 300 milioni di dollari. Le istituzioni obbediscono a lui e anche il cosiddetto codice di comportamento delle ONG è uno specchio per le allodole. Il problema si affronta alla radice oppure comoda che ci sia. Così, mettono alla boa per un po’ di tempo, la bagnarola “ Iuventa” di  JugendRettet, un motopesca ristrutturato da Soros e finanziato da Soros e hanno lasciato mano libera alle altre ONG …finanziate da Soros. Cito, a esempio, la ONG SeaEye che ha gli stessi dubbi rapporti con gli scafisti per cui viene indagata la tedesca JugendRettet. E cito la MOAS, con le sue due navi, “Phoenix” e “Responder”, perché Regina Egle Liotta e il marito Christopher Cantambrone sono stati nominati ufficiali dell’ O.M.R.I., Ordine al Merito della Repubblica Italiana, dal nientemeno che Presidente della Repubblica Mattarella, per averci portato, eroicamente, 40.000 avventurieri in cerca di fortuna. L’ONG MOAS ha stretto accordi con la Croce Rossa Italiana e imbarca gente di Medici senza Frontiere, come anche la JugendRettet. Medici senza Frontiere non ha sottoscritto il cosiddetto codice di comportamento delle ONG, come la JugendRettet. Non vogliono armi a bordo è la scusa per i gonzi, ma le armi della polizia non creano pericoli: sono legge. Cosa hanno da nascondere? Ce lo chiediamo da anni. Abbiamo ancora dubbi sulla bontà di queste organizzazioni?

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C’è una unica mente

La verità sulle Ong, intercettazione a bordo: “I volontari prendono 10.000 euro”. Più che Ong, alcune di loro sono taxi del mare. Organizzazioni talmente ben oliate e professionali che alcuni “volontari” riuscivano a venir pagati profumatamente, fino a 10.000 euro. Segno evidente che la solidarietà per qualcuno era un business ricchissimo.

La fotografia scattata dall’inchiesta che ha portato al sequestro della nave Iuventa, utilizzata dai tedeschi di Iugend Rettet per trasportare i migranti dalla Libia all’Italia è nitida e gravissima. Non solo i volontari tedeschi andavano a prendere i migranti nelle acque libiche, a un miglio dalla costa, senza che le imbarcazioni dei disperati fossero in effettivo pericolo. Ma soprattutto facevano tutto in totale accordo con gli scafisti, con cui avevano contatti frequenti prima del “soccorso” (sarebbe meglio chiamarlo scambio-merce, visto che nelle intercettazioni alcuni operatori chiamavano i migranti “roba”) e addirittura, come testimoniato dalle foto scattate da un infiltrato a bordo, salutavano gli stessi come si fa con collaboratori e non, com’è nei fatti, autentici criminali.

Tra le intercettazioni scottanti, una apre gli occhi su una realtà che molti in Italia, tendenzialmente a sinistra, hanno sempre negato o minimizzato. Il giro di soldi nascosto dietro un’attività per certi versi benemerita. Un operatore chiede a un altro: “Quali erano secondo te le cose strane che hai visto?”. Risposta: “Innanzitutto il fatto che venissero pagati così tanto, il fatto che ci facessero fare queste c… di foto come ..”. “Perché loro, aspè.. perché loro erano pagati come stipendio dici?”, ribatte stupito il primo. “Eh, si, cioè .. cioè uno che fa il volontario che si piglia 10.000 euro mi sembra…”. La giungla delle Ong regala sorprese: “Quegli altri, quelli là… – continua in un’altra chiacchierata l’operatore riferendosi a un’altra organizzazione di volontari – quelli erano banditi del mare non erano soccorritori del mare, eh? Quelli erano veramente banditi! Cioè veramente quella è stata proprio scandalosa… hanno fatto più morti loro che loro da soli coi gommoni”.

Lampedusa, sequestrata nave Ong tedesca Iuventa:

Favoreggiamento dell’immigrazione contro ignoti è l’ipotesi di reato che a portato al sequestro della nave “Iuventa”, della Ong tedesca Jugend Rettet, bloccata nella serata di martedì 1 agosto dalla Guardia costiera a Lampedusa. La decisione del gip di Trapani su richiesta della Procura. L’organizzazione, che non ha firmato il codice di condotta del Viminale, è al centro dell’indagine dei pm trapanesi su presunti legami con gli scafisti. Intanto da alcune intercettazioni diffuse dalla polizia emergerebbe l’intenzione da parte dell’equipaggio di non dare fotografie dei salvataggi in mare e aiuto alle autorità italiane.

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Da Twitter: Un dubbio di Luca Battanta e anche mio: Sicuri che prendersela con la bagnarola Iuventa non serva per lasciare “inosservata” altra? ( Catrambone, Malta…, e, con loro, Boldrini, Mattarella… dice nulla?)

 

Ong, migranti e scafisti, i sospetti anche su Medici senza Frontiere: la gravissima accusa. 

C’è anche Medici senza Frontiere (quindi l’ONG MOAS, quindi Laura Boldrini, quindi…?) tra le Ong su cui sta indagando la Procura di Trapani nell’inchiesta che ha portato al sequestro della nave Iuventa, dell’organizzazione tedesca Jugend Rettet. Secondo quanto riporta Il Messaggero, gli inquirenti sono convinti che gli operatori di MsF abbiano indottrinato i migranti raccolti in mare intimando loro di “non collaborare con la polizia italiana” una volta sbarcati sui nostri porti. L’ipotesi, già avanzata nei mesi scorsi su segnalazione della stessa polizia, insospettita dall’atteggiamento “poco collaborativo” dei migranti tratti in salvo dalla nave Dignity nel maggio 2016, troverebbe ora nuovi elementi a supporto. 

Soprattutto, proprio come per i tedeschi di Jugend Rettet, i francesi di Medici senza Frontiere (che non hanno firmato il codice di comportamento varato dal governo italiano) potrebbero incorrere nell’accusa di favoreggiamento di immigrazione clandestina. A pesare sono le operazioni di soccorso poco chiare, avvenute non in situazione di reale pericolo per i migranti e troppo a ridosso delle coste libiche. I pm poi sospettano di rapporti stretti tra gli operatori di MsF e alcune persone in Libia, forse legate direttamente agli scafisti con il compito di avvisare i volontari quando i barconi carichi di disperati salpavano in direzione Italia.

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Si continua con lo spirito umanitario e con la retorica dell’accoglienza, ma la realtà è fatta di traffici criminali e di persone ambigue. E tutti si muovono, ma nulla cambia:

Maurizio Gasparri: Le navi della Guardia Costiera vanno a Lampedusa a imbarcare i migranti presi in acque libiche dalla nave Prudence di Medici senza Frontiere, che non ha sottoscritto il cosiddetto codice di comportamento. “Meno sbarchi, più manette”.

 

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CP 920 è la nave “Bruno Gregoretti”

Renzi, giù a caccia di voti, svela l’inganno del codice di comportamento delle ONG: “Bisogna usare il pugno di ferro contro le ONG che non rispettano le regole”. Cioè a dire che “Tranne, per ora, l’Ong tedesca Jugend Rettet, indagata a Lampedusa, tutte le altre continueranno a traghettare avventurieri e con la collaborazione della Guardia Costiera e del Governo sorosiano. Quella dei migranti è una questione che durerà vent’anni – se lo dice lui! – Ma servono tre punti: Primo, aiutarli davvero a casa loro, che significa, come abbiamo fatto, aumentare gli investimenti nella cooperazione internazionale; secondo, lo jus soli; terzo, il numero chiuso sulla base delle capacità d’integrazione (e sul significato d’integrazione abbiamo appena ribadito). Come con la legge Napolitano-Turco. E quelli che non possono stare da noi, devono essere presi dall’Europa altrimenti smettiamo di trasferire soldi ai paesi che non accettano le quote.

1329.- ANALISI ONG NEL MEDITERRANEO: SECONDA PARTE

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C’è una regia operativa che dirige lo schieramento a rastrello. Nulla deve sfuggire.

 

(Come operano, chi le finanzia e i punti oscuri)

Premessa

Lo scopo di questa ricerca, come delle precedenti, non è quello di denunciare l’operato delle ONG nel Mediterraneo o di provare presunte collusioni con gli scafisti.
Lo scopo è quello di mettere ordine e fare chiarezza sui fatti vista la grande quantità di informazioni spesso in contrasto tra di loro.
Lo scopo è quello di stimolare un’analisi successiva del lettore partendo da dati il “più possibile neutri”.
Lo scopo è quello di sollecitare maggior trasparenza riguardo alle operazioni svolte dalle ONG nel Mediterraneo visto che l’onere del fare vivere dignitosamente le persone a cui loro salvano la vita spetta al popolo italiano.
Lasciamo alle varie Procure della nostra Repubblica impegnate nelle diverse inchieste, alla commissione di Frontex e alla Commissione Difesa del Senato, il compito di indagare e portare la realtà dei fatti “a galla”.
Luca Donadel e Francesca Totolo

1

Quali ONG operano nel Mediterraneo 2

Medici Senza Frontiere

Dicono di loro: “Al cuore dell’identità di MSF c’è l’impegno a essere indipendenti, neutrali e imparziali. Questi principi hanno guidato ogni aspetto del nostro lavoro – dall’assistenza medica e logistica agli aspetti finanziari e alla comunicazione – fin da quando MSF è stata fondata nel 1971”.

MSF è un’organizzazione umanitaria composto da 23 sezioni nazionali indipendenti riunite sotto un unico statuto. Le singole sezioni reclutano gli operatori umanitari, promuovono l’organizzazione attraverso campagne stampa e di sensibilizzazione, fanno raccolta fondi per finanziare le missioni. Gli uffici che coordinano direttamente le operazioni sul terreno (“centri operativi”) si trovano a Bruxelles, Parigi, Amsterdam, Barcellona e Ginevra. Nei contatti con le istituzioni sovranazionali e le organizzazioni internazionali come l’Unione Europea e le Nazioni Unite, MSF è rappresentata dall’Ufficio Internazionale sito a Ginevra.

Nel 1998 MSF Italia si costituisce come Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), con il riconoscimento della personalità giuridica da parte del Ministero della Sanità e nel 2002 riceve l’idoneità di Organizzazione Non Governativa (ONG) dal Ministero degli Affari Esteri. In Italia è anche basata un’unità operativa (“cellula”) che dipende dal centro operativo di Bruxelles e gestisce direttamente le attività condotte da MSF nei seguenti paesi: Italia, Bulgaria, Grecia, Mauritania, Libia, Egitto. 1

Le navi

Per il terzo anno consecutivo sono impegnati in operazioni di ricerca, soccorso e assistenza medica nel Mediterraneo centrale.

Da aprile a novembre 2016, l’équipe di MSF è operativa su tre navi, la Dignity I, la Bourbon Argos e l’Aquarius. Dichiarano di aver partecipato a decine di operazioni coordinate dalla Guardia Costiera Italiana.

Durante la stagione invernale, l’unica nave operativa è stata l’Aquarius, in collaborazione con SOS Mediterranee. A partire da Marzo, hanno acquisito una nuova imbarcazione, la Prudence, che può ospitare a bordo 600 persone e altre 400 in caso di estrema necessità. Con 13 persone dello staff MSF a bordo, tra cui diversi italiani, e 17 membri dell’equipaggio, la nave è equipaggiata per fornire primo soccorso a bordo ed è dotata di pronto soccorso, ambulatorio, farmacia e aree per trattare i casi più vulnerabili.

Campagne di sensibilizzazione sponsorizzate da Medici Senza Frontiere

#MILIONIDIPASSI: informando sulle sofferenze del popoli “costretti a migrare”, MSF ammonisce i governi nazionali sul metodo utilizzato in risposta a questa emergenza: “Serve un nuovo approccio umanitario, che guardi alle indicibili sofferenze di sfollati e rifugiati e alle ragioni della loro fuga, non alle modalità – legali o illegali – del loro viaggio o ai timori dei paesi di arrivo”.2 Inoltre chiedono l’apertura di “corridoi umanitari” per ovviare la piaga dei trafficanti e conseguentemente dichiarano. “L’Europa deve abbandonare la logica della fortezza da difendere. Chiediamo di superare i muri e il filo spinato, interrompere le deportazioni previste negli accordi con i Paesi d’origine, cessare gli abusi delle forze di polizia, offrire un’accoglienza dignitosa a chi fugge e assistere le persone più vulnerabili”.3
La campagna #milionidipassi cerca anche di sfatare i 10 principali “luoghi comuni” sui migranti attraverso l’operazione “L’anti-slogan”, come ad esempio quello che “ci portano le malattie”, quello che “li trattano meglio degli italiani” e tanti altri.4

#SAFEPASSAGE: “La nostra richiesta ai leader europei è di aprire vie legali e sicure per tutte le persone in fuga verso l’Europa e porre fine alle politiche indifendibili che stanno trasformando un prevedibile afflusso in una vera tragedia umana”.5

Campagne a sostegno dei migranti approdati in Italia

Centro di riabilitazione per i sopravvissuti a tortura e per le vittime di trattamenti crudeli e degradanti (Roma): l’obiettivo è quello di offrire servizi riabilitativi con un approccio multidisciplinare (medico, psicoterapeutico, fisioterapeutico, sociale e legale) a vittime di tortura e di trattamenti inumani e degradanti nella città di Roma e provincia.  Il centro segue attualmente 98 pazienti di 22 differenti nazionalità (di cui Mali, Gambia e Nigeria sono le prevalenti), la maggior parte dei quali richiedenti asilo residenti a Roma e provincia.

Screening per l’individuazione e la presa in carico dei casi positivi di cardiopatia reumatica nei gruppi di popolazione migrante (Roma): l’obiettivo è quello di fornire una diagnosi rapida ed efficace e una prevenzione secondaria nei casi di cardiopatia reumatica all’interno di alcuni gruppi di migranti, richiedenti asilo e rifugiati a Roma nella fascia di età 10-25.

Supporto psicologico per richiedenti asilo nella Provincia di Trapani: Supporto psicosociale ai richiedenti asilo ospiti nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) della provincia di Trapani/Ambulatorio di psicoterapia transculturale per la popolazione migrante di Trapani. Da Luglio 2016 MSF ha attivato, in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale e l’Unitá di Psicologia, un ambulatorio di psicoterapia transculturale: lo scopo é di offrire un servizio terapeutico ai migranti affetti da grave disagio mentale; il setting prevede la presenza, oltre che del terapeuta, anche dei mediatori culturali.

PFA (Primo Soccorso Psicologico) per sopravvissuti a naufragio (Sicilia e Sud Italia): MSF ha deciso di continuare per il secondo anno a fornire primissima assistenza ai porti di arrivo in caso di sbarchi traumatici. Un team mobile, composto da un coordinatore, psicologi e mediatori culturali specializzati, viene dispiegato e raggiunge il luogo di approdo entro 72 ore dall’allerta del Ministero dell’Interno.

Assistenza medica e psico-sociale per i migranti in transito (Como e Ventimiglia): l’obiettivo è quello di fornire supporto medico e psicologico a migranti, rifugiati e richiedenti asilo in transito alle frontiere settentrionali dell’Italia, con un’attenzione particolare alla salute mentale e della donna.6

Il fondatore di Medici Senza Frontiere: Bernard Kouchner

Bernard Kouchner è un politico e medico francese. Co-fondatore di Medici Senza Frontiere e Médecins du Monde, dal 2007 fino al 2010, ha ricoperto la carica di Ministro degli Affari Esteri ed Europei nel governo Fillon di centro-destra sotto il presidente Nicolas Sarkozy, anche se precedentemente ha rivestito cariche istituzionali in governi socialisti.

Nel luglio 1999, in virtù della Security Council Resolution 1244, il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha nominato Kouchner come secondo rappresentante speciale delle Nazioni Unite e il capo della missione amministrativa delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK).7

Kouchner, difensore di interventi umanitari di lunga data, all’inizio del 2003, si è pronunciato a favore dell’eliminazione Saddam Hussein come presidente dell’Iraq, sostenendo che l’intervento contro la dittatura dovrebbe essere una priorità globale e invitando le Nazioni Unite ad una veloce risoluzione.8

Nel 2005 fu candidato alla posizione di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ma non venne eletto, come successe anche nel 2006 per la candidatura a Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute.

Nel 2010, il Jerusalem Post ha inserito Bernard Kouchner al 15° posto nella classifica degli ebrei più influenti nel mondo.). Nella medesima classifica compaiono anche Sergey Brin (fondatore di Google), Mark Zuckerberg(fondatore di Facebook) e Dominique Strauss-Kahn (ex presidente del Fondo Monetario Internazionale dalle vicende ben note).9

Dal 2015 Kouchner è tra i leader dell’AMU (Agenzia per la modernizzazione della Ucraina), dove contribuisce con la sua esperienza nel settore sanitario.10
L’Agenzia ha spinto il Governo Ucraino verso l’entrata in Europa: “The Association Agreement with the European Union, ratificato dal Parlamento ucraino nel 2014, promette significativi vantaggi per l’Ucraina e la sua gente. L’accordo impegna l’Ucraina ad attuare standard europei in un ampio spettro, dalla governance democratica alle regolamentazioni economiche e all’ammodernamento delle infrastrutture”.11

Kouchner è un noto pro-europeista. Ha sostenuto la ratifica del Trattato di Lisbona a causa della minaccia di un possibile respingimento dagli irlandesi nel referendum da loro indetto. Recentemente, ha co-firmato la richiesta di George Soros per il rafforzamento delle prerogative europee come risposta alla crisi della zona euro.12

A causa di un conflitto di opinioni con il presidente di MSF, Claude Malhuret, ha fondato Doctors of the World (Médecins du Monde) nel 1980.

Nell’immagine Bernard Kouchner con George Soros.13

Bilanci di Medici Senza Frontiere

I dati sono tratti dal Bilancio 2016:1415

Fondi raccolti 58.000.000€ con un incremento dell’8,5% rispetto al 2015.

Fondi raccolti tramite la raccolta del 5×1000 in Italia 9.774.726€ con un aumento del 23% rispetto al 2015.

Destinazione dei fondi raccolti.

Medici Senza Frontiere, per il primo anno, nel 2016 ha rinunciato ai fondi europei per protestare contro gli accordi sui migranti con la Turchia avvenuti in marzo.

Dall’Activity Report di MSF International 2015.16

MSF International si finanzia tramite il 92% di fondi privati e l’8% di fondi istituzionali. Per fondi privati, si intendono anche le donazioni fatte da aziende partner e fondazioni.

Zone d’ombra di Medici Senza Frontiere

1)Ogni anno puntualmente MSF pubblica il bilancio d’esercizio per garantire la trasparenza richiesta a chi opera con fondi derivanti principalmente dalle donazioni private. Invece, come solitamente le ONG dovrebbero fare ricevendo donazioni così ingenti, MSF non pubblica la lista delle fondazioni partnerlimitandosi a quella delle aziende partner.17

2)Attacco armato alla nave Bourbon Argos: il 17 agosto 2016, un motoscafo non identificato ha attaccato e sparato, secondo la ricostruzione dello staff, contro la Bourbon Argos, una delle navi di MSF, mentre svolgeva attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. MSF dichiara: “l’attacco è avvenuto in acque internazionali, a 24 miglia nautiche a nord della costa libica. Uomini armati a bordo del motoscafo hanno sparato da una distanza di 400-500 metri verso la Bourbon Argos e poi sono saliti a bordo, dove non c’erano persone soccorse durante la giornata. Né i membri dell’equipaggio né i membri dello staff di MSF sono stati feriti”. Stefano Argenziano, coordinatore delle operazioni di MSF, chiarisce: “Anche se non conosciamo l’identità degli aggressori o la loro motivazione, da una nostra prima ricostruzione dei fatti riteniamo che fossero dei professionisti e ben addestrati. Si tratta di un attacco serio e preoccupante, perché gli spari verso la nave avrebbero potuto mettere in serio pericolo il nostro staff”. I dubbi sono molteplici: perché attaccare una nave appartenente ad una ONG che si occupa di curare i migranti, quindi senza ricchezze ne in denaro ne in beni? Perché gli assalitori una volta saliti sulla nave si sono intrattenuti per 50 minuti senza arrecare ne nessun danno ne un seppur piccolo furto mentre l’equipaggio e lo staff si erano spostati nell’area sicura? Perché nessuno ha soccorso la Bourbon Argos che presumibilmente aveva lanciato un SOS visto che, dalle dichiarazioni, si trovava in acque internazionali pattugliate quotidianamente dalla nostra Guardia Costiera? 18

Una spiegazione sarebbe arrivata dalla Guardia Costiera Libica. Un portavoce della marina ha affermato che le forze libiche si erano avvicinati alla Bourbon Argos, dopo che il suo equipaggio avrebbe rifiutato di identificarsi. Ma la marina ha negato di aver sparato direttamente alla barca di MSF, e ha sostenuto di non essere saliti a bordo della stessa. “Un pattugliatore della guardia costiera libica era a circa 25 miglia al largo. Ha individuato una nave non identificata a cui fu dato l’ordine di fermarsi, ma questa non lo ha rispettato. Abbiamo sparato cinque colpi di avvertimento. Non abbiamo assaltato la nave, siamo categorici al riguardo. E la pattuglia ha quindi fatto rotta verso la costa. Abbiamo informato gli operatori della Operazione Sophia e di questo incidente abbiamo aperto un’inchiesta. Noi siamo la guardia costiera libica e la nave doveva fermarsi e identificarsi”. Una versione molto diversa da quella fornita da MSF. 19

3)Sequestro e uccisione dell’attivista Kayla Mueller: sequestrata nelle vicinanze di Aleppo con un collega spagnolo nel 2013 mentre portava aiuti ad un ospedale sovvenzionato da MSF, la Mueller è stata ostaggio nelle mani dell’Isis per 18 mesi. I sequestratori affermarono, si presume per mera propaganda, che fosse stata uccisa da un bombardamento dell’esercito giordano nel febbraio del 2015 dopo una missione di salvataggio americana fallita. Le proteste arrivarono dalla famiglia della Mueller come riportato da ABS News: “Marsha and Carl Mueller of Prescott, Arizona, said the group (MSF) refused to speak with them for months and then withheld critical information provided by freed Doctors Without Borders (MSF) hostages, information that directly concerned their daughter and was needed in order to begin negotiations for her release”. L’articolo continua con altre dichiarazioni dei Mueller: *”In a phone conversation recorded by the Muellers 10 months after their daughter’s kidnapping and provided to ABC News, they asked the group if it would help negotiate for their daughter. «No» the senior official replied: «So, the crisis management team that we have installed for our five people and that managed the case for our people will be closed down in the next week. Yeah? Because our case is closed»”.20

MSF si difese dalle accuse motivando che la Mueller non faceva parte del loro staff (anche se si trovava ad Aleppo per aiutare un ospedale da loro supportato insieme con un membro della loro organizzazione) e dichiarando di non avere nessun obbligo morale visto che “We are not hostage negotiators”.21

4)MSF nel Myanmar: Il governo di Myanmar era nel 2013 in gran parte dipendente da MSF e da altre ONG per quanto riguardava la fornitura e l’assistenza sanitaria in particolare nello Stato del Rhakine, di difficile accesso a causa anche della violenza presente in quella determinata zona. Nel 2013, il governo decise di non prolungare il suo accordo con MSF riguardante le operazioni nello stato del Rakhine. Ye Htut, portavoce del Presidente del Myanmar Thein Sein, affermò ai media che il Ministero della Salute aveva già provveduto ad inviare un team di risposta alle emergenze con otto ambulanze nel suddetto Stato per riempire il vuoto a causa della fine delle operazione di MSF. Il Governo dichiarò di aver deciso di non prolungare l’accordo perché MSF offriva un trattamento preferenziale a favore della popolazione di Rohingya e di aver istituito una clinica per i neonati senza essere stata autorizzata a farlo.

Ye Htut affermò: “MSF’s foreign and local staff in Rakhine have created a lot of problems because they are not following their core principle of neutrality and impartiality”. Il sospetto non celato delle istituzioni del Myanmar riguardava la possibilità di collusione tra MSF, USA e altri stati membri delle Nazioni Unite: “to function as a destabilizing factor that challenges the sovereignty of governments in targeted countries”, ricordando che nel Paese sono presenti due importanti infrastrutture: un oleodotto e un gasdotto.2223

5)MSF-Pfizer e lo scandolo dei farmaci contro la meningite in Nigeria del 2011: illazioni e accuse sono volate tra MSF e Pfizer, multinazionale farmaceutica. In sostanza, MSF insinuò che Pfizer stesse testando vaccini sperimentali contro la meningite in un periodo fortemente critico a causa di una vasta epidemia nel Paese, mentre la secondo tacciò la prima di usare invece un farmaco poco efficace e più economico.24

MSF e il ruolo in Siria: sarà affrontato in un approfondimento specifico.

MSF in Kenia: diverse donne sieropositive denunciarono di aver subito un’isterectomia sotto la coercizione dei medici di MSF nel 2014. Le pazienti affermarono che se non si fossero prestate a tali pratica non avrebbero più avuto accesso ai trattamenti medicali e al supporto nutrizionale.2526

Save The Children

Save the Children Italia è stata costituita alla fine del 1998 come Onlus ed ha iniziato le sue attività nel 1999. Oggi é una Ong riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri. Focalizzano la loro missione su attività e progetti rivolti sia ai bambini dei cosiddetti paesi in via di sviluppo sia a quelli che vivono sul territorio italiano.
(Statuto costitutivo di Save The Children27)

Codice Etico: contestualmente all’approvazione del Modello 231 che recepisce il Decreto Legislativo 231 del 2001 (decreto che stabilisce un regime di responsabilità amministrativa equiparabile sostanzialmente alla responsabilità penale), Save the Children Italia ha aggiornato il proprio Codice Etico per dare opportuna visibilità ai propri valori e per definire le norme di condotta specifiche che regolano le sue attività.28

Save The Children e le campagne riguardanti i minori migranti

Attività di sensibilizzazione e pressione rivolto alle istituzione italiane: al lavoro svolto sul campo, in Italia come negli altri paesi di transito e destinazione, “si accompagna una forte attività di sensibilizzazione e di pressione sulle istituzioni, italiane ed europee, affinché i bambini in viaggio verso l’Europa, o che si trovano già qui, ricevano un’adeguata accoglienza e assistenza”. STC dichiara di aver registrato una grande vittoria nel 2017 quando il 29 marzo “il Parlamento italiano ha approvato una legge che definisce un sistema nazionale di accoglienza e di protezione per i bambini e gli adolescenti stranieri che arrivano in Italia”. È una legge da loro proposta tre anni prima e che ha raccolto un grande consenso da parte di tutte le organizzazioni umanitarie: “È la prima legge di questo tipo in Europa e segna una svolta perché guarda ai minori stranieri non accompagnati per il loro essere bambini e adolescenti, prima che migranti e profughi”. MSF afferma: “d’ora in avanti saremo impegnati ad attuare questa legge e allo stesso tempo continueremo a chiedere a gran voce di garantire ai migranti, e in particolare ai minori, vie di accesso sicure e legali evitando che l’unica alternativa sia quella di affidarsi ai trafficanti per attraversare, a rischio della vita, il Mediterraneo o le frontiere interne o esterne dell’Europa”.29

Attività di sensibilizzazione e pressione rivolto alle istituzione europee: STC propone all’Europa una sorta di agenda composta da vari step per intervenire sulla questione minori migranti:30

  • Proseguimento delle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo come una priorità assoluta e che venga garantito il massimo sforzo per assicurare, prima di tutto, il salvataggio delle vite umane a rischio.
  • Attivazione di vie sicure e legali attraverso le quali i migranti, e in particolare i bambini, possano raggiungere l’Europa evitando di affidarsi a trafficanti spregiudicati (visti umanitari).
  • Garanzia sul rispetto della direttiva sul ricongiungimento familiare, una possibilità che ai minori deve essere concessa già dai momenti immediatamente successivi al loro arrivo in un paese dell’UE.
  • Richiesta alle istituzioni della UE e agli Stati Membri di mettere in atto meccanismi di responsabilità condivisa che assicurino che tutti gli Stati Membri partecipino ai programmi di reinsediamento.
  •  Implementare una politica sui rimpatri, forzati o volontari, che sia efficace e condivisa e che soprattutto protegga i più piccoli dal rischio di ritornare in paesi per loro poco sicuri. Tali politiche dovrebbero sempre salvaguardare il superiore interesse dei minori e la loro sicurezza.
  • Richiesta agli Stati Membri e all’UE di porre immediatamente fine alla reclusione dei minori nei centri di detenzione offrendo loro opportunità di accoglienza in strutture alternative sicure e adeguate; di consentire l’accesso nei cosiddetti hotspot a ONG e attori impegnati nella protezione dei diritti dei bambini; di migliorare le procedure di identificazione e registrazione dei minori non accompagnati; di fornire a questi ultimi supporto legale e informazioni dettagliate sui propri diritti e sulle procedure per richiedere asilo.
  • Affrontare le cause primarie della crisi migratoria, a partire dall’impegno per portare a termine il conflitto in Siria. (pressioni per intervento di risoluzione in Siria).
  • Critiche al Migration Compact approvato nel giugno 2016 dalla Commissione Europea che, a detta loro,rischia di segnare irrimediabilmente il passaggio a una politica estera europea preoccupata soprattutto nel frenare l’immigrazione verso i propri confini, a discapito dei diritti umani e dei valori fondativi della stessa Europa.

La nave

Save The Children opera nel Mediterraneo sul nave Vos Hestia.31

Save The Children e le campagne riguardanti i minori migranti

1)Intervento a Roma e Milano: nella maggior parte dei casi l’Italia è solo una tappa del viaggio dei migranti verso altri Paesi europei. Per questo motivo, sono state create strutture di accoglienza, più o meno formali, con rilevanti rischi di sfruttamento e tratta. A causa di questi pericoli, a Roma e a Milano, Save The Children ha potenziato gli interventi già attivi nell’ambito del progetto CivicoZero, intensificando così la loro attività. Un’apposita unità mobile di strada è stata dedicata a raggiungere e supportare i minori in transito, garantendo loro un’adeguata informazione sui loro diritti e sui rischi che corrono. A Milano hanno inoltre attivato un intervento rivolto ai bambini in nucleo familiare: uno “Spazio a misura di bambino” (Child Friendly Space – CFS), in altre parole un’area protetta dove i bambini in transito possono giocare, raccontare e trovarsi in un luogo a loro dedicato e sicuro.32

Il Progetto CivicoZero è realizzato nelle città di Roma (implementato dalla cooperativa CivicoZero), Milano e Torino ed è volto a fornire supporto, orientamento e protezione ai minori migranti e neo-maggiorenni che si trovano, o che rischiano di trovarsi, in situazioni di marginalità sociale, devianza, sfruttamento e abuso, al fine di contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita e al rispetto dei loro diritti. Il progetto comprende: un’unità mobile e il Centro CivicoZero (attività informativa e di consulenza legale e socio-sanitaria, attività formative e di integrazione sociale, come alfabetizzazione, orientamento alla formazione e alla ricerca lavoro ed erogazione di borse di studio e lavoro; attività culturali, artistiche, creative e ricreative).33

2)Helpline minori migranti: attivato a luglio 2016, la “Helpline Minori Migranti” è un numero verde multilingua di consulenza tramite cui i minori non accompagnati possono chiedere informazioni e ricevere risposte adeguate e pertinenti sui propri diritti e sulle proprie opportunità. I minori possono anche accedere a una serie di servizi (mediazione culturale, assistenza legale, supporto psicologico, attivazione dei canali di assistenza sociale). La Helpline, pur nascendo come servizio dedicato ai minori migranti, rappresenta anche un importante punto di riferimento per i loro familiari, per i cittadini, per gli operatori delle strutture di accoglienza, per le istituzioni, per le ONG di settore e per le associazioni di volontariato.34

Presidente e Direttore Generale

Claudio Tesauro, presidente di STC dal 2008, è socio dello Studio BonelliErede, svolge la sua attività presso la sede di Roma e coordina il dipartimento Antitrust, Comunitario e Attività Regolamentate che è articolato sulle tre sedi di Bruxelles, Roma e Milano.

Valerio Neri, nel 1990 viene nominato Direttore Generale del WWF Italia, già membro del Budget and Planning Committee del WWF Internazionale sotto la Presidenza del Principe Filippo di Edimburgo. Nel 1996 lascia il WWF Italia per assumere la funzione di Direttore Generale de “Il Telefono Azzurro Onlus”. Mantiene il suo ruolo fino al 1997 quando diviene Direttore Comunicazione e Marketing di Atac SPA, azienda pubblica di trasporto della città di Roma. In questi stessi anni continua tuttavia ad operare nel settore no profit come collaboratore esterno di Greenpeace e dal 2002 come Consulente per la Comunicazione e il Marketing nel Comitato Scientifico della Fondazione FAI (Fondo Ambiente Italiano). Dal 2006 ricopre la carica di Direttore Generale di Save the Children in Italia.35

Consiglieri di Save The Children

I consiglieri del direttivo di Save The Children operano quasi totalmente nel settore bancario, in quello finanziario e nelle grandi aziende multinazionali:

  • Marco De Benedetti, figlio dell’imprenditore Carlo De Benedetti, è dal novembre 2005 Managing Director e Co-Head dell’Europe Buyout Group di The Carlyle Group, società internazionale di asset management e tra i maggiori fondi di PE a livello globale. È Presidente del Consiglio degli Accomandatari della Carlo De Benedetti & Figli; siede inoltre nei Consigli di Amministrazione di COFIDE (Gruppo De Benedetti SPA), CIR SPA, Moncler SPA, NBTY Inc., CommScope Holding Company, Twin-Set Simona Barbieri SPA, Marelli Motori SPA. e Sematic SPA (di queste ultime tre aziende è anche Presidente del Consiglio di Amministrazione).
  • Massimo Capuano, è Presidente di IW Bank SPA, banca del Gruppo UBI specializzata nel retail banking and trading on line dal giugno 2013. Precedentemente è stato Amministratore Delegato di Borsa Italiana SPA dal gennaio 1998 (anno della privatizzazione della Società) al 1 aprile 2010, e amministratore fino a fine luglio 2010. Dal 1 ottobre 2007 e’ stato anche membro del Board of Directors del London Stock Exchange Group come Vice Amministratore Delegato.36
  • Luigi De Vecchi, chairman of Continental Europe for Corporate and Investiment Banking, Citigroup.
  • Maria Bianca Farina, presidente di ANIA (associazione nazionale imprese assicuratrici) e di Fondazione ANIA, amministratore delegato di Poste Vita e di Poste Assicura. Dal 2014 è membro del Consiglio Direttivo dell’AIF (Autorità di Informazione Finanziaria e di Vigilanza della Santa Sede), con nomina di Papa Bergoglio. Da settembre 2015 è nel Consiglio Direttivo della Fondazione “Bambino Gesù Onlus“ e membro del Consiglio Direttivo della FEBAF (Federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza).37
  • Patrizia Grieco, presidente del consiglio di amministrazione di Enel SPA. Dal 2008 al 2013 è Amministratore delegato di Olivetti, di cui nel 2011 assume anche la Presidenza. È stata inoltre consigliere di amministrazione di Fiat Industrial e ricopre attualmente la carica di consigliere di amministrazione di Anima Holding, Ferrari, Amplifon, Università Bocconi e della Fondazione MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo). È membro del consiglio direttivo di Assonime. Inoltre, è membro permanente della Trilateral (“gruppo di studio” non governativo fondato nel 1973 da David Rockefeller, tra i cui scopi c’è la cooperazione internazionale nella convinzione della crescente interdipendenza tra gli stati del mondo. Mario Monti ne è stato presidente tra il 2010 e il 2011, sostituito poi da Jean-Claude Trichet che ne conserva la carica).38
  • Paola Rossi, presidente del consiglio di amministrazione di Teseo Capital (Sicav-Sif), società di investimento lussemburghese.
  • Enrico Giovannini, è stato Chief Statistician dell’OCSE dal 2001 all’agosto 2009, Presidente dell’Istat dall’agosto 2009 all’aprile 2013. Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 è stato Ministro del lavoro e delle politiche socialidel governo Letta. È fondatore e Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ed è professore ordinario di statistica economica all’Università di Roma “Tor Vergata“. Il 29 agosto 2014 il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon lo ha nominato Co-chair dell’ “Independent Expert Advisory Group on the Data Revolution for Sustainable Development“ per aiutare le Nazioni Unite a mettere a punto l’agenda dello sviluppo post 2015.
  • Andrea Guerra, presidente esecutivo di Eataly Srl per cui ha lasciato l’incarico di consigliere strategico per le politiche industriali e le relazioni con la business community del governo Renzi. Precedentemente è stato amministratore delegato di Luxottica dal 27 luglio 2004 al 31 agosto 2014. Prima di tale incarico, ha trascorso un periodo di dieci anni in Merloni Elettrodomestici, successivamente Indesit, giungendo a ricoprirne il ruolo di amministratore delegato.39
  • Auro Palomba, nel 2001 ha fondato Community che si occupa di reputation management. Al momento è Presidente di Community Strategic Communications Advisers e di Community Public Affairs e dirige la divisione Community Media Research oltre ad essere docente di comunicazione nel corso di laurea magistrale in scienze della formazione continua presso il Dipartimento di sociologia dell’Università di Padova.40
  • Marco Sala, numero uno di International Game Technology (il nuovo nome assunto da Gtech, la ex Lottomatica), azienda quotata al Nyse, grazie alla quale si è piazzato nel 2015 al 6° posto tra gli uomini più pagati. Prima del suo ingresso nella Società, è stato Amministratore Delegato di Buffetti, industria leader in Italia nelle forniture per ufficio. In precedenza è stato a capo della Divisione Business Directories Italia di SEAT Pagine Gialle e poi dell’intera area Business Directories, comprendente diverse aziende internazionali come Thomson (Gran Bretagna), Euredit (Francia) e Kompass (Italia). Precedentemente Sala ha ricoperto altri incarichi dirigenziali presso Magneti Marelli (società del Gruppo Fiat) e Kraft Foods.4142
  • Silvio Ursini, vice presidente esecutivo di Bulgari Group.
  • Andrea Tardiola, direttore del segretariato generale della Regione Lazio.
  • Simonetta Cavalli, assistente sociale e consigliere CNOAS (consiglio ordine nazionale degli assistenti sociali).

Bilancio di Save The Children

I dati si riferiscono al bilancio 2016 di Save The Children.43

Totale fondi raccolti nel 2016 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Provenienza fondi raccolti nel 2016.

Donatori individuali.

Destinazione fondi distribuiti tra le diverse attività e tra i diversi programmi.

Destinazione fondi raccolti grazie al 5×1000.

Fidelizzazione dei donatori aziende e fondazioni.

Donazioni da Enti e Istituzioni.

Destinazione fondi donati da Enti e Istituzioni.

Operazione Search&Rescue nel Mediterraneo.

Progetti minori migranti.

Staff di Save The Children (oltre allo staff, l’organizzazione può vantare 1800 volontari).

Trasparenza assoluta di Save The Children Italia

Save The Children pubblica ogni anno il bilancio con relativa documentazione sulle fonti di finanziamento, sui donatori e sulle aziende/fondazioni che la sostengono. La trasparenza è rispettata pienamente facendo della ONG un esempio per chi non rispetta tale principio richiesto ad organizzazioni che si finanziano principalmente con donazioni di privati.

Le campagne avviate in Italia per assistere i minori migranti sono una buona risposta all’emergenza in atto nel nostro Paese, soprattutto la Helpline minori migranti.

Zone d’ombra Save The Children

Data l’assoluta trasparenza di Save The Children Italia, le zone d’ombra riguardano soprattutto Save The Children International e STC di altri Paesi:

  • Nel 2014, il Daily Mail svelò che Save The Children del Regno Unito pagò all’agenzia Adam and Eve Communication 726.343£ per una campagna di comunicazione. Il direttore dell’agenzia era Jon Forsyth, fratello di Justin Forsyth, allora CEO di STC UK e oggi Deputy Executive Director of the United Nations Children’s Fund (UNICEF).44

  • L’articolo del Daily Mail continua pubblicando gli elevati stipendi dello staff di STC UK.44

  • Nel 2005, il capo della sicurezza russa Nikolai Patrushev dichiarò che la Charity Merlin del Regno Unito e il US Peace Corps erano tra le ONG, presenti sul territorio russo, utilizzate per raccogliere informazioni di intelligence. La Saudi Red Crescent e un’altra organizzazione del Kuwait sono state accusate della medesima attività. La Merlin nel 2013 è stata acquisita da STC International dopo aver lavorato per 20 anni al suo fianco.4546
  • Un’inchiesta della BBC ha svelato alcune incoerenze riguardanti le ONG del Regno Unito. Tra queste troviamo Save The Children UK che fu accusata di “aver evitato di criticare uno dei suoi maggiori donatori e sponsor, la British Gas, azienda fornitrice di servizi alla popolazione britannica, per le bollette troppo alte, a detta di molti commentatori, imposte alle famiglie del Regno Unito”.47
  • La BBC riporta che, nel 2015, STC International è stata accusata dal Pakistan di compiere attività di spionaggio e operazioni contro il potere sovrano con la scusa delle campagne vaccinali. L’insinuazione era già stata fatta negli anni precedenti quando le intelligence cercavano di rintracciare il luogo dove si nascondeva Bin Laden. Per questo motivo, il Pakistan chiese a STC di lasciare il Paese entro 15 giorni.48
  • Critiche da parte di 500 membri dello staff e dell’opinione pubblica per il premio “Global Legacy Award” di STC dato nel 2014 a Tony Blair, a causa delle sue passate operazioni in Medio Oriente. Justin Forsyth, direttore generale di Save the Children UK ed ex collaboratore di Blair, ha ammesso che la mossa aveva danneggiato la credibilità internazionale dell’organizzazione. Una petizione online chiedeva che il premio fosse revocato, citando il ruolo di Blair nella guerra del 2003 in Iraq e le “accuse schiaccianti relative al suo ruolo in Medio Oriente e ai rapporti dello stesso con governanti autocratici”.49
  • Discutibile l’appello pro donazioni di STC International dove si da per scontato che il 4 aprile del 2017 la provincia di Idlib in Siria sia stata colpita da un attacco con armi chimiche (notizia non ancora verificata ad oggi).50
  • C’è da notare la grossa incoerenza tra le politiche di respingimento di Frontex recepite dagli Stati Membri dell’UE e i fondi che la Commissione Europea e i Ministeri italiani dell’Interno e degli Esteri donano a STC Italia, che chiaramente opera nel Mediterraneo con le attività di ricerca e salvataggio (attività che potrebbero, come riportato nelle informative di Frontex, “spingere” determinati popoli ad una ancora più numerosa immigrazione).

Emergency

Emergency è un’associazione italiana indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Emergency promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

Emergency parte dal presupposto che tutti abbiano diritto alle cure: offre assistenza completamente gratuita; garantisce cure a chiunque ne abbia bisogno, senza discriminazioni politiche, ideologiche o religiose; dà una risposta sanitaria di elevata qualità; forma il personale locale fino al raggiungimento della completa autonomia operativa.

La sua opera si sostanzia nella costruzione di ospedali in zone di guerra e nei Paesi più poveri. Tutte le strutture di Emergency sono progettate, costruite e gestite da staff internazionale specializzato, impegnato anche nella formazione del personale locale.

L’attività di Emergency è fondata sul Manifesto per una medicina basata sui diritti umani, ideato ed elaborato a Venezia nel maggio del 2008 in un incontro promosso dall’organizzazione sui problemi della sanità in Africa a cui hanno partecipato i ministri della Sanità di otto paesi africani.51

Per sostenere gli obiettivi di Emergency su una più ampia scala internazionale, nel 2005 negli Stati Uniti si sono creati alcuni gruppi di volontari che nel 2008 si sono costituiti in associazione riconosciuta (Emergency Usa); nel 2007 invece si è costituita Emergency UK. Tra la fine del 2010 e i primi mesi del 2011 sono nate Emergency Japan e Emergency Svizzera, successivamente diventata Fondazione Emergency Svizzera. Dal 2013 sono attive Emergency Belgium e Emergency Hong Kong.

Dal 2006 Emergency è riconosciuta come Ong partner delle Nazioni Unite – Dipartimento della Pubblica Informazione. Dal 2015, fa parte dell’Economic and Social Council come associazione in Special Consultative Status.

Attività di sensibilizzazione e Manifesto

Emergency basa la sua “mission” sul seguente Manifesto.52

Progetto scuola

Emergency entra negli istituti scolastici con il “progetto scuola”.53

Emergency e le campagne riguardanti i migranti

Emergency svolge e ha svolto diverse operazioni a favore dei migranti arrivati in Italia e nel loro viaggio attraverso il Mediterraneo:

  • Assistenza sanitaria e attività di intermediazione culturale in Sicilia: i medici e i mediatori di Emergency sono al lavoro per garantire assistenza sanitaria ai migranti che sbarcano sulle coste della regione. Nel 2013 iniziano i primi interventi in Sicilia, fornendo assistenza sanitaria ai migranti ospitati nel Centro di prima accoglienza cittadino Umberto I. Questo intervento è andato avanti fino a maggio 2016, quando hanno dovuto sospenderlo in seguito alla chiusura del Centro da parte delle autorità, rimanendo a disposizione per proseguire l’intervento in altre strutture. Dall’estate 2015stanno lavorando anche nei porti di Augusta e Pozzallo per offrire le prime cure ai migranti nella fase immediatamente successiva all’arrivo. Lo staff di Emergency opera anche nel Centro per minori non accompagnati di Priolo e nel CAS (Centro di accoglienza straordinaria) “Frasca” a Rosolini, in provincia di Siracusa, e nel Centro di accoglienza di Siculiana, in provincia di Agrigento.  Insieme allo staff sanitario, medici e infermieri, nel team lavorano anche mediatori, che aiutano nel lavoro di rilevamento dei bisogni socio-sanitari durante gli sbarchi e che sono disponibili per informare i migranti in arrivo sui percorsi amministrativi-legali da intraprendere. Questa attività è presente anche in 5 altre regioni italiane.53

  • Missione di salvataggio e cura dei migranti nel mare Mediterraneo: a bordo della nave Topaz Responder del MOAS per il soccorso e salvataggio dei migranti in mare, lo staff di Emergency ha garantito l’assistenza post salvataggio, in particolare cure mediche e mediazione culturale a tutti i migranti, direttamente in mare. Ad agosto 2016 il progetto si è concluso, dopo che Emergency è stata informata da MOAS della decisione di concludere la collaborazione. In quei mesi, Emergency ha garantito a bordo cure mediche, mediazione culturale e tutta l’assistenza post salvataggio.5455

Emergency e le inchieste sulle ONG operanti nel Mediterraneo

Comunicato stampa di Emergency del 27 aprile 2017 a seguito delle inchieste delle diverse Procure italiane, delle audizioni presso la Commissione Difesa del Senato e dell’informativa di Frontex:56

“Le polemiche di questi giorni sui soccorsi in mare sono ignobili. Sono ignobili perché vengono dal mondo della politica che per primo dovrebbe sentire la responsabilità di affrontare la questione delle migrazioni in modo sistematico, aprendo possibilità sicure di accesso all’Europa, invece che costringere migliaia di persone a mettere a rischio la propria vita per attraversare il Mediterraneo. Sono ignobili perché colpevolizzano alcuni tra i soggetti che stanno cercando di dare il loro aiuto nella più grande tragedia che l’Europa si è trovata ad affrontare dal dopoguerra e che – peraltro – lo fanno in strettissima collaborazione con lo Stato italiano, la Marina e il ministero dell’Interno. Sono ignobili perché ignorano l’urgenza e il dovere morale di salvare delle vite in pericolo prima di aprire qualsiasi dibattito sui modi e sugli strumenti di accoglienza: lo scorso anno 5.098 persone sono morte in mare. Dall’inizio di quest’anno sono 1.092. E soprattutto sono ignobili perché non si pongono la domanda essenziale: perché queste persone fuggono dai loro Paesi e sono disposte a mettere a rischio la loro stessa vita per arrivare in Europa? Se guardiamo i Paesi di provenienza di chi cerca rifugio in Europa, non possiamo nasconderci dietro nessuna ideologia. Siria, Afghanistan, Nigeria, Iraq, Eritrea sono i primi 5; tutti Paesi dove la popolazione è oppressa dalla guerra, dalla povertà o dal rischio di essere perseguitata. Come organizzazione impegnata in alcuni di questi Paesi, EMERGENCY è convinta che fino a che non ci si assumerà la responsabilità di quello che spinge i migranti a fuggire non si potrà mai affrontare in modo efficace la gestione del flusso di migranti e rifugiati che vedono nell’Europa l’unica possibilità di salvezza e che invece continuiamo a ignorare. EMERGENCY è dalla parte delle istituzioni, Ong, agenzie internazionali, operatori del sociale e società civile che stanno svolgendo il loro compito con spirito di servizio e civiltà secondo i principi costituzionali e le convenzioni internazionali”.

Bilancio di Emergency

Il bilancio del 2016 di Emergency non è ancora stato pubblicato; quindi i dati esposti sono quelli relativi al 2015; al contrario il report sui programmi del 2016 è già presente sul sito internet dell’organizzazione.5758

Fondi raccolti da Emergency nel 2015.

Partnership di Emergency.

Totale fondi raccolti nel 2015 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Totale fondi raccolti nel 2015 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Allocazione risorse tra i diversi progetti.

Come si compone il personale di Emergency e distribuzione tra staff nazionale e internazionale.

Zone d’ombra di Emergency

1)Rapporto di collaborazione tra Emergency e MOAS: la collaborazione tra le due organizzazioni per l’attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo del 2016 si è conclusa dopo solo due mesi. Un secco comunicato di Emergency dichiara: “Venerdì scorso Emergency è stata informata da MOAS (Migrant Offshore Aid Station) della decisione di concludere la collaborazione che vedeva entrambe le associazioni impegnate in una missione di salvataggio e cura dei migranti nel Mediterraneo. Le motivazioni di MOAS sono di natura economica, riguardano solo MOAS e prescindono dalle azioni e dalla volontà di Emergency, che non è stata coinvolta in questa decisione. Per questa ragione, con grande tristezza, oggi Emergency lascerà il Responder a bordo del quale si era imbarcata due mesi fa. In questo periodo, il nostro team si è preso cura di 4.950 persone, garantendo cure mediche, mediazione culturale e tutta l’assistenza post salvataggio”.59

Al comunicato stampa di Emergency risponde la portavoce del MOAS, Maria Teresa Sette: “E’ stato da parte nostra necessario interrompere per motivi di fondi. Ma vogliamo sottolineare che la collaborazione con Emergency è stata fantastica, il loro livello di professionalità è eccellente, abbiamo salvato in soli due mesi migliaia di persone. Abbiamo lavorato insieme cercando di dare il meglio: da parte nostra però c’è la responsabilità di dover mantenere una missione estremamente costosa, da 900mila euro al mese per due navi da soccorso. Con Emergency la collaborazione era comunque limitata nel tempo, e per motivi di fondi abbiamo dovuto muoverci verso altri canali“. Nel Report 2016 di Emergency, il MOAS non viene mai citato ne sono presenti immagini relative alla collaborazione. Finita la collaborazione con Emergency, il MOAS ha iniziato una nuova collaborazione con la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.6061

2)Campagna “Io non ti denuncio”: discussa campagna di sensibilizzazione e protesta del 2009 in difesa del diritto all’accesso alle cure per chiunque, e quindi in dissenso con una proposta di legge depennante la norma che non permette al medico di denunciare un immigrato senza documenti bisognoso di assistenza medica in una struttura pubblica. Questa campagna è totalmente sparita dagli archivi on line di Emergency se non per qualche piccola news sugli eventi ad essa correlati.62

3)Arresto di tre operatori a Lashkar Gah e le accuse di non neutralità e politicizzazione dell’organizzazione: nell’aprile 2010, tre operatori di Emergency sono stati arrestati a Lashkar Gah, nella provincia afghana di Helmand, con l’accusa di aver complottato per uccidere il governatore della provincia. Nel corso delle operazioni della polizia afghana, coadiuvata da truppe ISAF, sono state trovate all’interno dell’ospedale gestito da Emergency cinture esplosive, granate e pistole. Pochi giorni dopo l’arresto, i tre operatori di Emergency sono stati ritenuti innocenti e liberati. Nel luglio 2010, Gino Strada ha reso noto che il governatore della provincia di Helmand ha autorizzato la riapertura dell’ospedale di Emergency a Lashkar Gah e l’attività è tempestivamente ripresa.6364

L’arresto dei tre operatori ha suscitato particolare clamore e sono costate diverse accuse nei confronti di Emergency riguardanti la mancanza di neutralità e la forte politicizzazione dell’organizzazione. Massimo Barra, Presidente della Commissione Permanente della Croce Rossa Internazionale, in un intervista a Radio Radicale afferma che non sia “illegale” per una ONG essere non neutrale ed essere politicizzata ma solo opportuno, anche per motivi di sicurezza operando in contesti definiti pericolosi.65

4)Il Caso Sudan: in Sudan Emergency ha istituito un centro di cardiochirurgia a Soba e due centri pediatrici. Le spese sostenute, 10 milioni di euro, sono state pagate con i contributi del Presidente del Sudan Omar Hasan Ahmad al-Bashir, ex colonnello del’esercito sudanese, salito al potere nel 1989 con un colpo di stato(94,5% di suffragi a suo favore nelle ultime elezioni del 2015, con le quali è stato rinnovato il suo mandato). Nel 2009 infatti sono stati espulsi dal Sudan tutti gli operatori umanitari stranieri con l’accusa di aver violato, in Darfur, il regolamento sulle attività di cooperazione, mentre tredici di queste sono state accusate di aver fornito informazioni al Tribunale Internazionale dell’Aja sulle violenze perpetrate contro i civili: unica ONG autorizzata a rimanere in Sudan è stata proprio Emergency. Nel 2010 Emergency ha speso 13 milioni di Euro per interventi in Sudan. Nel luglio 2008, il Presidente del Sudan al-Bashir è stato accusato dal procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno-Ocampo, di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra proprio nel Darfur. Il tribunale ha emesso il 4 marzo 2009 un mandato d’arresto per al-Bashir per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, ma ha stabilito che non vi erano prove sufficienti per perseguirlo per genocidio. Alle accuse di violazione della neutralità ed indipendenza fatte ad Emergency (il governo di Al-Bashir finanzia Emergency con circa 3 milioni di Euro, come da bilancio) Gino Stradarisponde difendendo Al-Bashir e contestando il diritto della Corte Penale Internazionale a giudicare il presidente sudanese in quanto il suo paese non riconosce ufficialmente tale tribunale. Anche l’attuale presidente di Emergency, Cecilia Strada, figlia del fondatore, difende il comportamento dell’organizzazione da lei presieduta, sostenendo che non si deve guardare solo ad Al-Bashir, ma anche agli stati confinanti, e che il suo compito non è quello di giudicare i governanti nei paesi in cui opera, ma quello di assistere le vittime.666768

5)Il ruolo di negoziazione di Emergency nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo: fu preso in ostaggio dai talebani nel 2007 in Afghanistan e liberato grazie al ruolo di Emergency. Le accuse anche qui non mancarono. Fausto Biloslavo in un articolo su “Il Giornale” affermava: “Il sequestro Mastrogiacomo, con i suoi lati oscuri e l’epilogo finale, ha segnato l’inizio del dente avvelenato degli americani e in seguito degli inglesi nei confronti di Emergency. Nei primi giorni del sequestro le Sas, i corpi speciali britannici, erano pronti a intervenire con un blitz per tentare di liberare gli ostaggi. I velivoli senza piloti avevano individuato i sequestratori del feroce mullah Dadullah in movimento. Da Roma, il governo Prodi disse no preferendo una costosa trattativa”. Nella mediazione venne coinvolta Emergency, grazie al responsabile afghano del suo ospedale a Lashkar Gah, Ramatullah Hanefi. La richiesta dei talebani era uno scambio di prigionieri e per affrettare la trattativa tagliarono la testa a Sayed Agha, l’autista di Mastrogiacomo. Biloslavo afferma: “l’accusa era la partigianeria del mediatore Hanefi e il triste fatto che la pelle di un afghano vale meno di quella di un occidentale. Dadullah riuscì a strappare al governo di Kabul cinque comandanti di rango, che languivano in galera. Fra questi c’era anche suo fratello”. Mastrogiacomo fu liberato grazie allo scambio, ma l’interprete rimase nelle mani dei sequestratori. La rabbia degli afghani di Lashkar Gah esplose. L’ospedale di Emergency venne preso a sassate.69

Generazione Identitaria

Alle ONG che si dedicano alla ricerca e al salvataggio nel Mediterraneo, si contrappone una giovane associazione, Generazione Identitaria, che ha iniziato la propria campagna di opposizione e protesta la notte del 12 maggio tramite un’azione dimostrativa avvenuta nel porto di Catania. Gli Identitari hanno simbolicamente bloccato la partenza della nave Aquarius di SOS MEDITERRANEE e Medici Senza Frontiere.

Generazione Identitaria (GID) è un movimento apartitico indipendente nato il 21 Novembre 2012, promossa da diversi giovani identitari italiani animati dall’amore verso la propria terra e dalla determinazione a salvarne, con l’azione militante, il suo popolo, la sua cultura, il suo ambiente e la sua sovranità politica. GID è una realtà nata sulla scia della Génération Identitaire francese, ed il movimento identitario si è poi diffuso in molte altre nazioni come Austria, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Ceca e Slovenia, assumendo così carattere europeo.

Dicono di loro: “Gli identitari sono dunque coloro che considerano la preservazione delle identità di fronte al rullo compressore mondialista come una missione storica del nostro tempo. Noi leviamo dunque la bandiera dell’identità contro la mondiale uniformità massificante. L’Identità nasce dunque dalle nostre radici, dall’idea che siamo il prodotto di una terra, di un lignaggio e di una storia come l’anello di una catena”.

Il significato di Identità per il movimento: “L’identità nasce come eredità e trasmissione ed è la base delle tradizioni popolari, delle lingue, degli usi e dei costumi ed rappresenta quindi l’accettazione e la presa di conoscenza di un passato comune che ci unisce e la volontà di vivere assieme come comunità nei tempi a venire. L’identità è la celebrazione della vita, è il ricordo dei nostri morti, un modo di concepire il mondo e di raccontarlo, basato su di una comune memoria culturale, etnica e spirituale. L’identità di ogni popolo rende quest’ultimo incomparabile, inimitabile ed unico. Seppur siamo tutti uomini, ogni uomo è diverso dall’altro e nessuno è mai uguale a qualcun altro; lo stesso avviene dunque anche per le nazioni ed i popoli”.70

Campi di azione:

  • Azioni dimostrative, direttamente nelle città italiane per sensibilizzare la popolazione sulle tematiche di comune interesse ed importanti per il Paese.
  • Manifestazioni, in diverse piazza in varie città d’Europa per difendere ciò in cui credono, partendo dal presupposto che “le strade d’Italia e d’Europa ci appartengono per diritto di nascita. Scendere in piazza per difendere il tuo Paese è un tuo diritto e un tuo dovere, e nessuno può impedirtelo”.
  • Formazione politica, grazie all’Accademia Politica Identitaria, che attraverso seminari, lezioni e distribuzione di materiale didattico, contribuisce alla formazione politica e filosofica dei militanti.
  • Generazione solidale, nasce dal presupposto che difendere il proprio popolo significa anche aiutare le famiglie in difficoltà, abbandonate da Stato e istituzioni. Per questo si impegnano nella “solidarietà etnica”, ovvero solidarietà verso gli italiani che sopravvivono in condizioni indegne, senza cibo e/o una casa, spesso ignorati dallo Stato e dalle istituzioni. Forniscono sostegno alle famiglie italiane, perché “una generazione che non aiuta prima di tutto la propria gente non saprà mai aiutare veramente nessuno” (Hanno aperto un fondo per aiutare i terremotati del 24 agosto del 2016 e grazie a questo hanno già provveduto nel rifornimento di generi di prima necessità alla popolazione).71

Generazione Identitaria e i migranti:

Premessa: la cosiddetta crisi dei rifugiati, fenomeno talmente artificiale dall’essere ormai oggetto di indagine anche da parte delle Procure della Repubblica, è funzionale al processo della grande sostituzione. Un esodo enorme è stato aizzato deliberatamente verso i paesi europei come strumento di pressione politica da parte di stati esteri (Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita ecc), che per ragioni diverse hanno interesse a destabilizzare lo scenario politico europeo immettendo al suo interno quote sempre più vaste di immigrati totalmente inassimilabili. La sola Germania ha ricevuto più di un milione di “rifugiati siriani”, mentre l’Italia quasi mezzo milione di “rifugiati” sub sahariani, il 90% dei quali privi di ogni requisito per la richiesta dello status di asilo politico in Italia e spesso di identità ignota. La crisi dei rifugiati è il più grande business economico mai intentato ai danni dei popoli europei, un progetto che ha come scopo il guadagno, e dove criminalità e genocidio si uniscono in una sintesi letale, intollerante e pericolosa. Questo progetto trova come cani da guardia la maggioranza dei partiti politici, il mondo sindacale, la gran parte della Chiesa Cattolica e l’antagonismo antifascista in assenza di fascismo.

Azioni proposte per fermare l’esodo dei migranti:

  • chiusura immediata dei confini verso ed abolizione del trattato di Schengen per garantire più sicurezza ai cittadini vista l’incombente minaccia terroristica, avendo riscontrato l’infiltrazione di persone radicalizzate tra i migranti sbarcati nei porti italiani;
  • rimpatrio di tutti gli immigrati extraeuropei attualmente presenti nei nostri territori: espulsione immediata per chi dopo aver richiesto lo status di rifugiato, non è risultato idoneo perché privo dei requisiti o per chi sia giudicato colpevole di qualsiasi tipo di reato;
  • aiuti agli Stati in crisi e cessazione di ogni loro destabilizzazione da parte di UE e Stati Uniti, rinunciando a qualsiasi velleità di esportazione alla democrazia attraverso seri programmi governativi da intraprendere, in collaborazione con altre nazioni e con i Paesi del sud del mondo, per lo sviluppo degli stessi e la costruzione di infrastrutture efficienti, in grado di garantire benessere a quelle popolazioni.

Generazione Identitaria e la campagna DefendEurope: la campagna nasce in contrapposizione all’attività delle ONG che operano nel Mediterraneo. Secondo l’associazione, sono colpevoli di introdurre illegalmente centinaia di migliaia di clandestini in Europa, mettendo così a repentaglio la sicurezza e il futuro del continente, e sono responsabili per di più delle migliaia di morti di migranti in mare. La campagna prevede azioni dimostrative a bordo di una nave per bloccare l’attività delle ONG. Per questo motivo, Generazione Identitaria ha attivato un conto per finanziare la locazione di una imbarcazione che permetta lo svolgimento delle operazioni.72


Aggiornamenti relativi al documento precedente

Le indagini delle varie Procure coinvolte, l’inchiesta aperta in Commissione Difesa del Senato e le ricerche dei vari quotidiani hanno portato a ulteriori sviluppi e informazioni riguardanti le ONG che operano nel Mediterraneo:

1) Da due diversi articoli (Fausto Biloslavo de Il Giornale e Paola Pintus su Tiscali.it) apprendiamo che The One Foundation, finanziatrice del nuovo aereo del MOAS per il pattugliamento marino (il King Air B 200), appartiene a Declar Ryan, fondatore di Ryanair (compagnia di voli low-cost). La fondazione sembrava non più operante visto che il sito internet a cui rimanda MOAS era fermo al 2013. Paola Pintus si è rivolta al portavoce della suddetta, Lye Ogunsanya, per avere qualche chiarimento; la risposta alle obiezioni della Pintus è stata: “One Foundation è un fondo filantropico privato con sede a Dublino. Uno degli obiettivi della One Foundation è quello di migliorare significativamente le chance di vita dei rifugiati, sostenendo le organizzazioni senza scopo di lucro. La fondazione è fondata su forti principi d’impresa e ritiene che la filantropia attiva possa essere un modo efficace per generare soluzioni a lungo termine alle problematiche che oggi affrontano i rifugiati. Ciò significa che la Fondazione One investe fondi, competenze, supporti tecnici e altre risorse nelle organizzazioni senza scopo di lucro che condividono la propria visione per aiutarli ad apportare un cambiamento di Impatto”. Il portavoce continua: “anche se la maggior parte delle attività si sono concluse nel 2013/2014, alcune continuano a concentrarsi sulla crisi dei rifugiati. La partnership MOAS è solo una di queste”.
Biloslavo ha anche intervistato Paolo Romani, presidente del gruppo di Forza Italia in Senato e appartenente al Copasir (Comitato parlamentare per il controllo dei servizi segreti). Il senatore afferma che quasi due milioni di euro dei donatorisono andati a finire nelle casse delle società private dei fondatori Catrambone, evidenza negata in Commissione Difesa del Senato.7374

2) A proposito delle inchieste delle Procure siciliane sulle organizzazioni del Mediterraneo, una ONG è ufficialmente indagata dalla Procura di Trapani per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.75

3) Anche la Fondazione Migrantes tramite Monsignor Giancarlo Perego entra nel merito delle indagini avviate delle Procure Siciliane e sulla questione della non collaborazione di alcune ONG che si sono rifiutate di comparire in Commissione Difesa del Senato afferma: “Il fuoco politico è stato un atto ipocrita e vergognoso”.76

4) Incontro a Palazzo Chigi tra George Soros e Paolo Gentiloni del 3 maggio 2017: dopo le pressioni del “filantropo” alla UE per intervenire sulla chiusura prevista della Central European University (università fondata dallo stesso in Ungheria) voluta dal Premier Viktor Orban e approvata da una legge del Parlamento ungherese, George Soros si è recato a Palazzo Chigi per incontrare personalmente il premier Paolo Gentiloni. Una nota dell’ufficio di Soros afferma: “Le notizie circolate sulla stampa relative ai presunti finanziamenti di George Soros tesi a favorire l’afflusso di migranti in Europa sono false. La Open Society Foundations di Soros sostiene organizzazioni che operano per alleviare l’impatto della migrazione sia sulle popolazioni ospitanti che sui migranti. L’operato delle Ong che salvano i migranti alla deriva nel Mediterraneo è una tragica necessità derivante dall’assenza perdurante di una politica migratoria comune a livello dell’UE che affronti tutte le dimensioni del fenomeno. George Soros è attualmente in Italia per una serie di incontri su una vasta gamma di temi, tra i quali figurano la società civile, l’Unione europea e l’attuale situazione economica”. Nessun comunicato ufficiale è stato redatto da Palazzo Chigi.77
George Soros,che ora si proclama filantropo, è stato attore in diverse operazioni speculative in tutto il mondo, tra le quali spiccano quelle sulla lira e sulla sterlinadel 1992 da cui guadagnò più di due miliardi di dollari, quelle in Indonesia e Malesia dove fu condannato rispettivamente all’ergastolo e alla pena di morte, e quella in Francia dove fu condannato per insider trading (dovette pagare 2 miliardi di dollari). Oggi è noto soprattutto per le attività della sua Open Society Foundations, fondazione multimilionaria che si occupa di diversi ambiti: ambiente, diritti LGBT, diritti delle donne e diritti alla migrazione. La fondazione è tra le più prolifiche e generose al mondo e a sua volta sostiene altre fondazioni e organizzazioni, tra le quali:

  • MOAS (a dispetto del comunicato dell’ufficio stampa, la ONG è stata finanziata da Avaaz tra i cui fondatori e sostenitori figura Moveon.org, un’organizzazione americana posseduta da Soros)78
  • Cospe Onlus (socio fondatore di SOS MEDITERRANEE)79
  • Open Migration (creata da CILD, Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, che supporta le ONG sotto un punto di vista legale e promuove iniziative pro immigrazione)80
  • Migration Policy Institute (fornisce l’analisi, lo sviluppo, e la valutazione delle politiche migratorie e di rifugiati a livello locale, nazionale e internazionale)81
  • International Crisis Group (organizzazione indipendente che lavora per prevenire le guerre e modellare le politiche che costruiranno un mondo più pacifico)82
  • Democracy Now! (pluripremiato programma televisivo trasmesso su diversi canali in tutto il mondo)83
  • Peace and Security Funders Group (organizzazione impegnata a migliorare l’efficacia della filantropia focalizzata su questioni di pace e sicurezza)84
  • Amnesty International85
  • Global Exchange (fondata da Medea Benjamin, un pro-Castro radicale, che ha contribuito a creare un progetto denominato “Iraq Occupation Watch” allo scopo di incoraggiare una diserzione diffusa degli “obiettori di coscienza” in campo militare degli Stati Uniti. Nel dicembre 2004, Benjamin ha annunciato che Global Exchange avrebbe inviato aiuti alle famiglie dei ribelli terroristi che combattevano le truppe americane in Iraq)85
  • Fidh (The Worldwide Human Rights Movement, fondatore di Free Syrian Voices, focalizza la sua opera sui migranti in Europa e sui loro diritti)86
  • Euro-Mediterranean Human Rights Network (un network che raccoglie più di 80 organizzazioni per i diritti umani e in Italia supporta l’Italian Refugee Council)87
  • Human Rights Watch (organizzazione senza scopo di lucro, non governativa per i diritti umani composta da circa 400 membri in tutto il mondo).88

Qui sono state elencate solo una parte delle organizzazione con focus sui migranti che a vario modo sono sostenute da George Soros.

5) Il 7 aprile 2017 il sito di Open Society Foundations pubblica un comunicato dal titolo “Nella crisi del Mediterraneo non ci si può tirare indietro”: “A febbraio, il direttore dell’agenzia Frontex, la guardia di frontiera e costiera dell’Unione Europea, sollevò molto clamore quando suggerì in un’intervista che le ONG stessero in sostanza “sostenendo gli affari delle reti criminali e dei trafficanti in Libia attraverso le imbarcazioni europee che raccolgono i migranti sempre più vicino alla costa libica”. E mentre due imbarcazioni delle ONG hanno operato in queste acque nei mesi invernali, le imbarcazioni della guardia costiera sotto il comando di Frontex sono state trattenute vicino alle coste italiane, a più di 100 miglia di distanza dalla Libia”. Il comunicato continua: “Noi di Open Society Foundations siamo estremamente preoccupati per gli attacchi mossi verso le ONG coinvolte in questi salvataggi. Sebbene sia fondamentale non incoraggiare i trafficanti e le loro tattiche senza scrupoli che spesso comportano morte e sofferenza, esiste anche un obbligo morale e giuridico ai sensi del diritto internazionale per cui non si può semplicemente lasciare che delle persone affoghino in mare”. E sostengono: “La Open Society Foundations non finanzia operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo”. Per quanto riguarda invece il supporta ai suoi partner in Italia: “Per tali motivi sosteniamo Carta di Roma, che organizza formazioni per i professionisti dei media nell’uso corretto di una terminologia giusta sull’immigrazione e le minoranze, e la piattaforma web #OpenMigration della Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, che fornisce dati, infografiche, commenti, notizie e analisi sulle tendenze migratorie e sui relativi sviluppi legali e politici”. Concludono affermando: “L’Europa è ancora alla ricerca delle politiche efficaci di cui ha bisogno per gestire il flusso di persone in fuga dalla guerra e dalla povertà, proprio come quando, nel XIX e nel XX secolo, le famiglie italiane davano una sterzata alle proprie esistenze, dirigendosi negli Stati Uniti e in America Latina alla ricerca di una vita migliore. Tali soluzioni emergeranno in Italia e in Europa soltanto attraverso un dibattito aperto e basato sui fatti, guidato dalla nostra comune umanità”.89

6) MOAS e le foto con gli scafisti: nel marzo 2015, il giornalista maltese freelance Mark Micallef racconta sul Times of Malta la storia del MOAS e di come i coniugi Catrambone abbiano investito in questa iniziativa 8 milioni di euro personali. Il giornalista correda l’articolo proprio con le foto, consegnate personalmente dal MOAS, che inquadran l’incontro in mare fra lo staff della ONG maltese e i trafficanti. Micallef scrive sul Times of Malta a proposito del ruolo ricoperto da Robert Young Pelton nello staff dei Catrambone: “In questo senso l’aiuto del signor Pelton non avrebbe potuto essere più puntuale. Con un’esperienza in più di 40 zone di conflitto durante i quali si è costruito una reputazione per la sua capacità di ottenere un accesso, senza precedenti, ad organizzazioni terroristiche e a gruppi di insorti come Al-Qaeda e i talebani, Pelton porta al MOAS una preziosa visione della sicurezza in un momento in cui il conflitto è in aumento a livelli senza precedenti in Libia”. Da questo passo dell’intervista sorgono alcune domande: Cosa fa dunque Pelton per i Catrambone? Qual è il suo ruolo nei rapporti con le organizzazioni terroristiche? Ha un ruolo di mediazione con chi in Libia si occupa della tratta dei migranti?Pelton sostiene, nella medesima intervista, che non abbia senso immaginare che i terroristi si infiltrino fra gli immigrati sui barconi. “E’ troppo rischioso per loro”affermava nel 2015. Pensiero non condiviso però né dal ministro libico dell’Informazione, Omar al Gawari né dal Copasir italiano, i quali sostengono esattamente il contrario.9091

7) La Guardia Costiera Libia dichiara “Ong responsabili aumento flusso migranti”: questo è quello che ha riferito il capo della Guardia Costiera libica per la regione centrale, Rida Aysa, nel corso di un’intervista esclusiva ad Aki-AdnKronos International. Lo stesso stima che ci siano “centinaia di migliaia di migranti clandestini” pronti a imbarcarsi per l’Europa” e afferma che i migranti sono informati della presenza di ONG preparate ad effettuare soccorsi nel viaggio nel Mediterraneo, aumentando così il numero di quelli che sono pronti a partire. Di questo, la Libia ha informato sia la UE, sia i comandanti dell’Operazione Sophia. Il capo della Guardia Costiera libica aggiunge che “la Guardia Costiera libica ha fermato alcuni gommoni all’interno delle acque territoriali libiche, per poi imbattersi in alcune organizzazioni umanitarie che si sono lamentate del fatto che quei gommoni appartenevano a loro, benché non l’avessero comunicato alla Guardia Costiera, violando così le acque territoriali libiche”. Rida Aysa ricorda l’episodio di un gommone tedesco fermato a nord di al-Zawiyah, rivelatosi di proprietà di Sea Watch, e del caso della nave allontanata con alcuni colpi di avvertimento per aver violato le acque territoriali libiche appartenente a Medici Senza Frontiere. Il militare conclude l’intervista affermando che le ONG non rispettano la sovranità libica violando le acque territoriali nazionali senza nessun tipo di avviso e che le stesse siano solite avvertire i trafficanti tramite l’accensione di luci notturne dopo essersi posizionati a 12 miglia, punto perfettamente visibile dalla costa.92

8) Proposta del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, di far salire a bordo delle navi delle organizzazioni umanitarie la polizia giudiziaria:possibilità che ha subito creato scompiglio tra le ONG che operano nel Mediterraneo e ha registrato un “no assoluto” di alcune delle stesse. Come Jugend Rettet, che dopo diversi rifiuti a presentarsi in Commissione Difesa del Senato, afferma: “Un’assurdità ritrovarsi dalla parte dei cattivi. Veniamo qui (Commissione Migranti e Antimafia) perché abbiamo grandissimo rispetto delle istituzioni e però ci veniamo con spirito negativo per quello che sta accadendo attorno alle Ong”. E sulla proposta legittima di Zuccaro: “non se ne parla di avere operatori di polizia giudiziaria a bordo”. Il Procuratore di Catania in Commissione Migranti e Antimafia continua infine con un’analisi: “Dei migranti che arrivano in Italia, solo una percentuale molto bassa ha diritto all’asilo, tutto il resto è immesso nel circuito illegale e diventa vittima di tratta, caporalato o altri circuiti illeciti. Il mio dovere di procuratore è quello di segnalarlo. Si decida chi salvare e, una volta deciso, si vada a prenderlo senza alimentare il traffico della migrazione”.93

Spunti e conclusioni

Ci chiediamo perché ONG che cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica e i Governi a favore della libera circolazione degli individui, che si battono per i diritti dei migranti, che chiedono alle istituzioni il cambiamento di leggi troppo stringenti sul diritto di asilo e che si prodigano in ogni modo possibile per i diritti umani anche con costose campagne di comunicazione, non facciano attività dimostrative dirette a quei Paesi che stanno facendo poco o nulla riguardo a queste problematiche? Perché Medici Senza Frontiere non approda in un porto francese, facilmente raggiungibile, per spingere il governo transalpino a muoversi diversamente nelle politiche di accoglienza? Perché il MOAS, per una volta, non attracca con un carico di migranti in un porto maltese? Perché, similmente, Proactiva Open Arms non approda in Spagna? E così via per tutte le altre ONG che si occupano di operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. Eppure una parte ingente dei loro fondi sono destinati ad attività di comunicazione e sensibilizzazione, non mancando di rimproverare l’insufficienza di politiche efficaci per risolvere la tematica del grande flusso migratorio.

Ci chiediamo, inoltre, il motivo della non collaborazione di alcune ONG (Jugend Rettet, Sea-Watch e Sea-Eye) nello svolgimento sia delle indagini di alcune Procure siciliane sia dell’inchiesta in Commissione Difesa del Senato. La collaborazione sembrerebbe cosa dovuta visto che i migranti che loro salvano dal mare vengono portati sulle nostre coste e, una volta sbarcati, vengono aiutati grazie alla generosità dei contribuenti italiani. Forse la sovranità italiana non è da loro riconosciuta?

Un altro punto saliente riguardo ai fondi donati alle ONG: nonostante il reddito pro-capite in Italia si mantenga su valori bassi e stabili da anni, e la propensione al risparmio sia in crescita, le somme donate da privati hanno un trend decisamente positivo; così come, a dispetto della stagnazione dell’economia italiana, le donazioni provenienti dalle aziende sono sempre in aumento. In aggiunta, gli enti italiani, seppur stretti da pesanti vincoli imposti dall’ Unione Europea e con preoccupanti valori riguardo al PIL nazionale, riservano comunque a molte organizzazioni una vistosa generosità. Il settore del no profit sembrerebbe l’unico in forte rialzo per quanto riguarda le fonti di sostentamento.

Fonte: Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica.94

Fonte: Istituto Italiano Donazione.95


Fonti:

  1. (http://www.medicisenzafrontiere.it/)
  2. (http://www.medicisenzafrontiere.it/cosa-facciamo/azione-medico-umanitaria/quando-interveniamo/popolazioni-in-fuga#mare)
  3. (http://milionidipassi.medicisenzafrontiere.it/aderisci/)
  4. (http://milionidipassi.medicisenzafrontiere.it/antislogan/)
  5. (http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/cosa-scriveresti-sul-tuo-giubbotto-di-salvataggio)
  6. (http://www.medicisenzafrontiere.it/cosa-facciamo/missione-italia)
  7. (https://www.un.org/press/en/2000/20001116.sc6953.doc.html)
  8. (https://web.archive.org/web/20070707120254/http://www.reunir.asso.fr/article.php?id_article=21)
  9. (http://www.jpost.com/Jewish-World/Jewish-Features/Worlds-50-most-influential-Jews-176071)
  10. (http://www.fru.org.ua/en/events/international-events/komanda-amu-pochynaie-robotu-nad-prohramoiu)
  11. (https://web.archive.org/web/20150703163557/http://amukraine.org/themes/eu-integration/)
  12. (http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-10-11/soros-vera-riforma-trattato-230313.shtml)
  13. (http://21stcenturywire.com/2016/04/22/george-soros-anti-syria-campaign-impresario/)
  14. (http://archivio.medicisenzafrontiere.it/pdf/Schemi%20di%20bilancio.pdf)
  15. (http://archivio.medicisenzafrontiere.it/pdf/Relazione%20sulla%20gestione.pdf)
  16. (http://www.msf.org/sites/msf.org/files/internationalactivityreport2015en2nded_0.pdf)
  17. (http://www.medicisenzafrontiere.it/sostienici/aziende-e-fondazioni/i-nostri-partner)
  18. (http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/msf-condanna-lattacco-alla-sua-nave-di-ricerca-e-soccorso-nel-mediterraneo-da-parte-di)
  19. (http://www.informatorenavale.it/news/attacco-alla-bourbon-argos-di-medici-senza-frontiere-la-marina-libica-ammette-di-aver-sparato/)
  20. (http://abcnews.go.com/International/doctors-borders-refused-american-isis-hostage-kayla-mueller/story?id=41601887)
  21. (http://www.dailymail.co.uk/news/article-3758693/MSF-defend-decision-refuse-negotiate-Kayla-Mueller.html)
  22. (https://nsnbc.me/2014/03/11/myanmar-doctors-without-borders-operations-suspended-due-to-unethical-conduct/)
  23. (http://edition.cnn.com/2014/03/03/world/asia/myanmar-rakhine-doctors-without-borders/)
  24. (http://www.cbsnews.com/news/pfizers-nigeria-scandal-doctors-without-borders-stirs-the-pot-to-little-effect/)
  25. (http://www.msf.org/en/article/kenya-msf-reviews-patient-allegations-coerced-sterilisation)
  26. (http://allafrica.com/stories/201412121567.html)
  27. (https://www.savethechildren.it/sites/default/files/files/Statuto%20save%20the%20children.pdf)
  28. (https://www.savethechildren.it/sites/default/files/files/codiceetico.pdf)
  29. (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/minori-migranti)
  30. (https://www.savethechildren.it/le-nostre-richieste-all%E2%80%99europa)
  31. (http://savethechildren.org.hk/pressrelease.aspx?lang=en&rid=3571)
  32. (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/progetti/supporto-ai-minori-transito)
  33. (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/progetti/civicozero)
  34. (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/progetti/helpline-minori-migranti)
  35. (http://www.telecomitalia.com/tit/it/archivio-lightbox/innovazione/valerio-neri-biografia.html)
  36. (http://www.tesoro.it/ministero/comitati/CP/documenti/CapuanoCV.pdf)
  37. (http://www.ania.it/it/chi-siamo/curriculum-vitae/maria-bianca-farina.html)
  38. (https://www.enel.com/it/investors1/a201608-maria-patrizia-grieco.html)
  39. (http://www.huffingtonpost.it/2015/09/30/farinetti-pensione-guerran8218562.html?utmhpref=it-andrea-guerra)
  40. (http://www.communitygroup.it/team/auro-palomba/)
  41. (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-05-25/marco-sala-igt-151057.shtml?uuid=ADf30OP)
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  44. (http://www.dailymail.co.uk/news/article-3159100/Save-Children-gave-700-000-year-advertising-firm-run-brother-charity-s-chief-executive.html)
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  55. (http://www.emergency.it/archivio/ml/report/EMERGENCY-REPORT-2016.pdf)
  56. (http://www.emergency.it/comunicati-stampa/index.html)
  57. (http://www.emergency.it/archivio/ml/bilancio/EMERGENCY-ONG-ONLUS-Bilancio-2015.pdf)
  58. (http://www.emergency.it/archivio/ml/report/EMERGENCY-REPORT-2016.pdf)
  59. (http://www.emergency.it/comunicati-stampa/conclusa-la-collaborazione-tra-emergency-e-moas.html)
  60. (http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/513391/Soccorso-migranti-conclusa-la-collaborazione-tra-Moas-ed-Emergency)
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  62. (http://www.emergency.it/news/notizia/9581/index.html)
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  64. (http://www.corriere.it/cronache/10luglio29/emergency-afghanistan_cbf43090-9b02-11df-ad9d-00144f02aabe.shtml)
  65. (http://www.radioradicale.it/scheda/301622/le-responsabilita-di-emergency-intervista-a-massimo-barra-presidente-della-croce-rossa)
  66. (http://web.archive.org/web/20090825112142/http://www.icc-cpi.int/menus/icc/press%20and%20media/press%20releases/press%20releases%20(2008)/a)
  67. (http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/7923102.stm)
  68. (V. Furlanetto, L’industria della carità, pp. 107-108-109)
  69. (http://www.ilgiornale.it/news/emergency-fin-cattiva-luce-sequestro-mastrogiacomo.html)
  70. (https://generazione-identitaria.com/chi-siamo/)
  71. (https://generazione-identitaria.com/fondo-terremotati)
  72. (http://defend-europe.org/it/home_it/)
  73. (http://m.ilgiornale.it/news/2017/05/06/al-moas-salvare-vite-conviene-un-affare-da-2-milioni-di-utili/1393560/)
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  75. (http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2017/05/03/migranti-inchiesta-su-ong-a-trapani_15c6eb8f-d383-4fb2-9c66-1f17651673d9.html)
  76. (Da La Verità del 03/05/2017)
  77. (http://www.occhidellaguerra.it/soros-nega-ma-sponsorizza-limmigrazione/)
  78. (http://www.discoverthenetworks.org/printgroupProfile.asp?grpid=7621)
  79. (http://www.maurizioblondet.it/le-ong-pagate-soros-ce-anche-arcigay)
  80. (http://openmigration.org/missione/)
  81. (http://www.discoverthenetworks.org/printgroupProfile.asp?grpid=6502)
  82. (https://www.crisisgroup.org/who-we-are/crisis-group-updates/annual-report-launch-2014)
  83. (http://www.discoverthenetworks.org/printgroupProfile.asp?grpid=6891)
  84. (http://peaceandsecurity.org/member-organizations/)
  85. (http://www.discoverthenetworks.org/funderProfile.asp?fndid=5181)
  86. (https://www.fidh.org/en/issues/migrants-rights/)
  87. (http://www.euromedrights.org/publication/training-guides-on-human-rights-documentation-for-syrian-hrds/)
  88. (https://www.hrw.org/about/partners)
  89. (https://www.opensocietyfoundations.org/voices/mediterranean-standing-back-not-option/it?utmsource=facebook.com&utmmedium=referral&utm_campaign=osffbpg)
  90. (https://www.timesofmalta.com/articles/view/20150308/local/MOAS-reels-in-warzone-icon-to-boost-operation.558889)
  91. (http://www.secoloditalia.it/2017/05/le-foto-smentiscono-moas-cosi-incontra-trafficanti-mare/)
  92. (http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2017/05/05/guardia-costiera-libia-ong-responsabili-aumento-flusso-migrantiENQGEr09NMWkIjEK3xbQtK.html?refreshce)
  93. (http://www.ilgiornale.it/news/politica/no-delle-ong-ai-controlli-polizia-bordo-non-sale-1395097.html)
  94. (http://www.programmazioneeconomica.gov.it/2016/04/19/andamenti-lungo-periodo-economia-italiana/#Evoluzione%20del%20reddito%20pro%20capite)https://www.google.it)
  95. (http://www.istitutoitalianodonazione.it/it/indagini/indagini-osservatorio-iid/area-di-ricerca-organizzazioni-non-profit)

1323.- TUTTI GLI AMICI ITALIANI DI SOROS

di Francesca Totolo

(Maurizio Blondet : pubblico l’ottimo lavoro di Francesca Totolo per il sito di Luca Donadel, https://www.lucadonadel.it/soros-e-collegamenti-politici-italiani/

“Più una situazione si aggrava, meno ci vuole a rovesciarla, e più grande è il lato positivo”. George Soros

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Il noto “filantropo” ungherese naturalizzato americano nacque nel 1930 a Budapest con il nome di György Schwartz. Presto però dovette affrontare il dolore causato dal “re di tutti i mali”, il fascismo, che costrinse lui e la sua abbiente famiglia a cambiare il proprio cognome in Soros per sfuggire dal crescente antisemitismo nel Paese.
Anzi il padre del “neo-battezzato” George fece di più: Tividar comprò al piccolo erede dei documenti falsi che certificavano l’avvenuta adozione da parte di un cittadino ungherese che per professione aiutava gli ufficiali nazisti a confiscare le proprietà ed i beni degli ebrei magiari mandati nei campi di sterminio. L’infante Soros non poté fare altro che obbedire al volere del padre naturale, seguendo così il finto genitore adottivo e collaborando con lo stesso nelle operazioni di confisca a danno di quelli che sarebbero dovuti essere i suoi “amici”. In seguito, un Soros dichiarò a proposito di questa vicenda: “naturalmente sarei potuto essere stato dall’altra parte o potrei essere stato tra coloro a cui ho confiscato i beni. Ma non c’è alcun senso a teorizzare su questo ora, perché è come il mercato, se non l’avessi fatto io, qualcun’altro lo avrebbe fatto comunque. Io ero solo uno spettatore in quella situazione, quando la proprietà veniva confiscata: siccome non ero io il responsabile non avevo alcun senso di colpa”.1Per fortuna, quindi, la vicenda non segnò minimamente la coscienza di Soros e non ebbe nessuna ripercussione sulla sua condotta “morale”; forse non fu lo stesso per le vittime delle confische a cui prese parte.

Nel 1947, un Soros si trasferì in Inghilterra per sfuggire questa volta dal nuovo regime filosovietico instauratosi in Ungheria. Giunto in terra britannica, si riservò la migliore educazione possibile, studiando al London School Of Economics dove incontrò il suo vate nonché ispiratore morale, Karl Popper.

“La società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose, ad una molteplicità di proposte per la soluzione di problemi concreti e alla maggior quantità di critica. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la società aperta è chiusa solo agli intolleranti”. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici.

Giovano laureato in economia, nel 1954 diede inizio alla sua lunga e promettente carriera come impiegato nel reparto arbitraggio della banca d’affari londinese Singer & Friedlander. Nel 1956, capì che l’Europa era troppo piccola per contenere tutto il suo entusiasmo giovanile e si trasferì nella patria delle speranze, gli Stati Uniti d’America, dove consolidò le proprie esperienze nel ramo finanziario specializzandosi nella gestione dei mercati del vecchio continente operando in diversi istituti bancari. La svolta dell’ambizioso Soros avvenne nel 1969 quando fondò il Quantum Fund, che gli garantì rendimenti elevatissimi per più di un decennio.

Da bambino ebreo di Budapest perseguitato dal terribile fascismo ungherese, George Soros si trasformò in deciso uomo d’affari non lesinando neanche azioni speculative sui mercati finanziari (e comunque se non le avesse fatte lui, le avrebbero fatte altri, no?). Le speculazioni sorosiane riguardarono anche l’Italia; nel 1992, Soros partecipò insieme ad altri “investitori” ad un attacco alla Banca d’Italia causando una epica svalutazione della lira, l’uscita dal Sistema Monetario Europeo e la seguente crisi economica. Il “filantropo”, futuro paladino delle associazioni umanitarie dichiarò: “Ai tempi presi una posizione sulla lira perché avevo sentito dichiarazioni della Deutsche Bundesbank. Si trattava di dichiarazioni pubbliche, non ho avuto contatti personali. Quella fu una buona speculazione”. Lo fu un po’ meno per i portafogli del popolo italiano.
Soros non si limitò alle speculazioni operate sulla lira; anche l’Inghilterra subì lo stesso trattamento.

I suoi passatempi con le monete nazionali però non rimasero impunite in altri stati: in Francia fu processato e giudicato colpevole di “insider trading”, e dovette sborsare 2 miliardi di dollari, in Indonesia fu condannato all’ergastolo e in Malesia, invece, alla pena di morte.

Poi come San Paolo, il Soros ebbe l’illuminazione sulla via di Damasco (forse per quello che ha così a cuore le vicende del popolo siriano).
Ecco che da “avido” speculatore senza scrupoli, George Soros si trasforma nel benevolo filantropo, patron di ogni causa che riguardi la discriminazione e che impedisca una società civile “aperta” e inclusiva. Con il passare degli anni, la sua Open Society Foundations si impone come regina in ambito “umanitario”, occupandosi un po’ di tutto, dai diritti civili delle persone LGBT a quelli dei migranti musulmani in territorio europeo, aspirando ad un mondo senza confini di popperiana memoria.

La sua fondazione è molto attiva anche nel nostro Paese sostenendo diverse associazioni (Onlus e Migranti in Italia), e interagendo a vario titolo anche con illustri rappresentanti delle nostre istituzioni, come membri del parlamento nostrano ed europeo, e del governo, nonché con i sindaci delle città più esposte ai flussi di migranti (ricordiamo la stretta collaborazione con Giusi Nicolini a Lampedusa trattata nell’approfondimento Analisi ONG nel Mediterraneo).

A livello nazionale, li troviamo quasi tutti riuniti il 6 luglio del 2015 in occasione delle conferenza “Rivitalizzare l’accoglienza in Italia: Seminario di alto livello sul rafforzamento e l’espansione della capacità di accoglienza per i richiedenti asilo” organizzata dalla Fondazione De Gasperi (di cui Angelino Alfano è presidente), dal Migration Policy Institute (di cui la OSF è tra i maggiori finanziatori) e ovviamente dalla Open Society Foundations.2

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Vediamo nel dettaglio chi è intervenuto al seminario e i relativi legami con la Open Society Foundations:

Costanza Hermaninè Segretaria Particolare del Sottosegretario di Stato alla Giustizia On. Gennaro Migliore; uno dei suoi principali compiti è il “Monitoraggio della giurisdizione in materia d’asilo e relative proposte di riforma”. Dal 2009 al 2016, la Hermanin è stata Senior Analyst “Antidiscriminazione e Migrazioni” e manager del Progetto Italia della Open Society Foundation. Con Miriam Anati (anch’essa presente al seminario), ha sviluppato il progetto Open Migration (trattato nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).3 4Vediamo nel dettaglio chi è intervenuto al seminario e i relativi legami con la Open Society Foundations:
Costanza Hermaninè Segretaria Particolare del Sottosegretario di Stato alla Giustizia On. Gennaro Migliore; uno dei suoi principali compiti è il “Monitoraggio della giurisdizione in materia d’asilo e relative proposte di riforma”. Dal 2009 al 2016, la Hermanin è stata Senior Analyst “Antidiscriminazione e Migrazioni” e manager del Progetto Italia della Open Society Foundation. Con Miriam Anati (anch’essa presente al seminario), ha sviluppato il progetto Open Migration (trattato nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).3 4

Gennaro Migliore è Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia(nel governo Renzi e confermato nel governo Gentiloni) ed esponente del PD(dopo diversi cambi di casacca); in precedenza, è stato presidente della “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione”. L’On. Migliore è sempre in prima linea quando gli eventi, le conferenze e i progetti riguardano la Open Society Foundations; la scelta della Hermanin come sue assistente sarà stata semplice.5 6 7 8 9

 

Pierfrancesco Majorino è assessore alle “Politiche Sociali, Salute e Diritti” del Comune di Milano (nella giunta Pisapia e riconfermato in quella di Beppe Sala). Majorino sempre presente alle iniziative promosse dalla Open Society Foundations e dalla associazione da questa sostenute, ha organizzato la mobilitazione “20 Maggio senza Muri” a Milano dove sono accorse tutte le Onlus e le organizzazioni sorosiane (trattata nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).10 11 12

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Luigi Manconi [un sardo che pratica ancora l’endogamia, convivendo con la miliardaria di Stato Berlinguer . nd.Blondet] è senatore delle Repubblica Italiana eletto nelle fila del PD, presidente della “Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani” e presidente dell’associazione “A Buon Diritto” fondata e sostenuta dalla Open Society Foundations (Manconi e “A Buon Diritto” sono stati trattati nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).
Mario Morcone ha ricoperto diverse cariche in altrettanti governi; è Capo di gabinetto del ministro Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio trattata nell’approfondimento Associazioni Religiose e Migranti in Italia) durante il governo Monti nel 2011; nel 2014, è Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione presso il Ministero dell’Interno e nel 2017 viene nominato Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno. Ricordiamo che ASGI e A Buon Diritto sono tra le associazioni italiane fondate e finanziate grazie alla Open Society Foundations.13 14

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Marco Perduca, storico esponente del Partito Radicale, viene eletto nelle liste del PD nel 2008; per la prima metà della legislatura è membro della III Commissione permanente “Affari esteri ed emigrazione” e successivamente diventa membro della II Commissione permanente “Giustizia”, nonché segretario della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e membro della Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazione. Ora si occupa dell’Associazione Luca Coscioni (finanziata anche dalla Open Society Foundations) e della Open Society Foundations.15 16

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1309.- Smith: verso la legge marziale in Inghilterra, usandol’Isis

 

Le battaglie fra poveri del popolo greco, quelle del popolo francese non hanno portato i risultati di quelle dei popoli dell’Europa dell’Est. L’ISIS, con le armi del terrore e delle leggi speciali e l’invasione di massa sono  la nuova Compagnia delle Indie del potere finanziario.

 

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«Temo che il Regno Unito finirà sotto legge marziale entro un anno: a meno che la gente non faccia qualcosa adesso, cadranno in un regime totalitario». Lo sostiene un analista indipendente come Brandon Smith, secondo cui «a lungo termine, aiuteranno solo quei globalisti che il movimento Brexit in particolare ha cercato di combattere: lo faranno calpestando l’immagine del nazionalismo e della sovranità usando la filosofia della sicurezza fornita dal governo», in modo da rendere il globalismo «piacevole e tollerabile». Questo, secondo Smith, il possibile esito degli attentati targati Isis che stanno martellando la Gran Bretagna, tutti messi a segno grazie ad anomale distrazioni delle forze di sicurezza e – dopo l’iniziale emozione – archiviati in fretta. «La ripetizione di tali attacchi sta assuefacendo il pubblico, quello europeo in particolare: non è raro ora che gli attacchi vengano dimenticati in una settimana». La grande paura tra gli europei “liberali”, scrive Smith, è un ritorno al fervore nazionalista, che loro credono abbia generato l’ascesa del Terzo Reich: ignorano «il coinvolgimento dell’élite “corporate” e bancaria nel finanziamento e nella fornitura di tecnologia vitale ai nazisti prima e durante la Seconda Guerra Mondiale».
Questa manipolazione sui veri retroscena del nazismo ha reso l’Europavulnerabile, permettendo ai globalisti di portare a forza milioni di immigrati musulmani in Ue, attraverso politiche di frontiera aperta, senza adeguate procedure di verifica. E nessuno ha fiatato, temendo di essere tacciato di “fascismo”, scrive Smith in un post ripreso da “Come Don Chisciotte”. «La più grande minaccia non è solo il condizionamento della popolazione ad accettare l’invasione culturale, bensì ciò che inevitabilmente accadrà tra poco: l’apatia di una nazione sulla scia della prossima legge marziale». In risposta agli attentati-kamikaze dell’Isis, Theresa May ha dichiarato di “averne abbastanza”, e ha chiesto una revisione della strategia antiterroristica: la polizia di Londra è stata invitata ad adattarsi alle nuove condizioni, pattugliando le strade fortemente armata e usando elicotteri di sorveglianza con l’aiuto di unità speciali. «Dovremmo fare ancor di più per limitare la libertà e i movimenti dei sospetti terroristi». Noto teorema: meno libertà, più sicurezza. E cioè: esattamente quello che vorrebbe l’Isis, se fosse un soggetto autonomo, anziché una semplice pedina della strategia della tensione.
Lo spiegamento di  oltre 5.000 soldati britannici in posizioni strategiche, aggiunge Smith, fa parte di un piano del 2015 chiamato “Operation Temperer”: prevede la diffusione di truppe in risposta a “forti minacce terroristiche”. «In sostanza, è un programma di legge marziale che agisce in modo incrementale, piuttosto che apertamente. Una volta implementata, “Temperer” sarà difficile da invertire. Come i capi militari britannici hanno avvisato quando l’operazione è stata esposta pubblicamente, le truppe non verrebbero messe a riposo fino a che la minaccia terroristica non verrà “ridotta”, lasciando la definizione del “livello di minaccia” aperta ad un’interpretazione piuttosto ampia». L’operazione “Temperer” è oggi in pieno svolgimento, dato che i servizi di polizia richiedono aiuto militare. E’ già legge marziale? «Non proprio, ma ci va molto vicino», dice Smith. «Questo è il modo in cui la tirannia viene comunemente implementata; non tutta in una volta, ma un mattoncino alla volta». La May ha introdotto queste misure dopo l’attentato di Manchester, senza però riuscire a impedire l’ultimo attacco a Londra. Elezionied equivoco Brexit: al posto dello slancio sovranista subentra un esperimento ultraliberista, reazionario e securitario?
«E’ tutto parte del piano», scrive Smith, secondo cui «stiamo forse assistendo alla più grande “psy-op” di quarta generazione nella storia». Ovvero: «I globalisti hanno deliberatamente modificato le condizioni: le nazioni, quelle europee in particolare, o verranno travolte da un’ideologia straniera, senza essere protette dai propri governi, o dovranno rispondere con difficili contromisure. Vale a dire, gli europei dovranno fare una falsa scelta tra il multiculturalismo o vivere sotto legge marziale». La Brexit e Trump sono stati “concessi”. Ma, «nonostante le illusioni di alcuni nel movimento libertario, il “Deep State” è perfettamente posizionato per approfittare di entrambi gli eventi. Non si sono opposti affatto. Perché? Perché vogliono distruggere il nazionalismo, pensano a lungo termine. E il Regno Unito sembra essere in prima fila». Gli attacchi terroristici stanno aumentando, la soluzione che presenteranno sarà «ancor più esercito, non meno», fino alla legge marziale permanente: «Il governo potrebbe non definirla apertamente così, ma è quello che sarà». Avverte Smith: «Guardate le scelte concesse al popolo britannico: accettare il multiculturalismo senza domande o avere una Stato di polizia sacrificando la libertà personale».

«Temo che il Regno Unito finirà sotto legge marziale entro un anno: a meno che la gente non faccia qualcosa adesso, cadranno in un regime totalitario». Lo sostiene un analista indipendente come Brandon Smith, secondo cui «a lungo termine, aiuteranno solo quei globalisti che il movimento Brexit in particolare ha cercato di combattere: lo faranno calpestando l’immagine del nazionalismo e della sovranità usando la filosofia della sicurezza fornita dal governo», in modo da rendere il globalismo «piacevole e tollerabile». Questo, secondo Smith, il possibile esito degli attentati targati Isis che stanno martellando la Gran Bretagna, tutti messi a segno grazie ad anomale distrazioni delle forze di sicurezza e – dopo l’iniziale emozione – archiviati in fretta. «La ripetizione di tali attacchi sta assuefacendo il pubblico, quello europeo in particolare: non è raro ora che gli attacchi vengano dimenticati in una settimana». La grande paura tra gli europei “liberali”, scrive Smith, è un ritorno al fervore nazionalista, che loro credono abbia generato l’ascesa del Terzo Reich: ignorano «il coinvolgimento dell’élite “corporate” e bancaria nel finanziamento e nella fornitura di tecnologia vitale ai nazisti prima e durante la Seconda Guerra Mondiale».

Questa manipolazione sui veri retroscena del nazismo ha reso l’Europa vulnerabile, permettendo ai globalisti di portare a forza milioni di immigrati musulmani in Ue, attraverso politiche di frontiera aperta, senza adeguate procedure di verifica. E nessuno ha fiatato, temendo di essere tacciato di “fascismo”, scrive Smith in un post ripreso da “Come Don Chisciotte”. «La più grande minaccia non è solo il condizionamento della popolazione ad accettare l’invasione culturale, bensì ciò che inevitabilmente accadrà tra poco: l’apatia di una nazione sulla scia della prossima legge marziale». In risposta agli attentati-kamikaze dell’Isis, Theresa May ha dichiarato di “averne abbastanza”, e ha chiesto una revisione della strategia antiterroristica: la polizia di Londra è stata invitata ad adattarsi alle nuove condizioni, pattugliando le strade fortemente armata e usando elicotteri di sorveglianza con l’aiuto di unità speciali. «Dovremmo fare ancor di più per limitare la libertà e i movimenti dei sospetti terroristi». Noto teorema: meno libertà, più sicurezza. E cioè: esattamente quello che vorrebbe l’Isis, se fosse un soggetto autonomo, anziché una semplice pedina della strategia della tensione.

Lo spiegamento di  oltre 5.000 soldati britannici in posizioni strategiche, aggiunge Smith, fa parte di un piano del 2015 chiamato “Operation Temperer”: prevede la diffusione di truppe in risposta a “forti minacce terroristiche”. «In sostanza, è un programma di legge marziale che agisce in modo incrementale, piuttosto che apertamente. Una volta implementata, “Temperer” sarà difficile da invertire. Come i capi militari britannici hanno avvisato quando l’operazione è stata esposta pubblicamente, le truppe non verrebbero messe a riposo fino a che la minaccia terroristica non verrà “ridotta”, lasciando la definizione del “livello di minaccia” aperta ad un’interpretazione piuttosto ampia». L’operazione “Temperer” è oggi in pieno svolgimento, dato che i servizi di polizia richiedono aiuto militare. E’ già legge marziale? «Non proprio, ma ci va molto vicino», dice Smith. «Questo è il modo in cui la tirannia viene comunemente implementata; non tutta in una volta, ma un mattoncino Theresa Mayalla volta». La May ha introdotto queste misure dopo l’attentato di Manchester, senza però riuscire a impedire l’ultimo attacco a Londra. Elezioni ed equivoco Brexit: al posto dello slancio sovranista subentra un esperimento ultraliberista, reazionario e securitario?

«E’ tutto parte del piano», scrive Smith, secondo cui «stiamo forse assistendo alla più grande “psy-op” di quarta generazione nella storia». Ovvero: «I globalisti hanno deliberatamente modificato le condizioni: le nazioni, quelle europee in particolare, o verranno travolte da un’ideologia straniera, senza essere protette dai propri governi, o dovranno rispondere con difficili contromisure. Vale a dire, gli europei dovranno fare una falsa scelta tra il multiculturalismo o vivere sotto legge marziale». La Brexit e Trump sono stati “concessi”. Ma, «nonostante le illusioni di alcuni nel movimento libertario, il “Deep State” è perfettamente posizionato per approfittare di entrambi gli eventi. Non si sono opposti affatto. Perché? Perché vogliono distruggere il nazionalismo, pensano a lungo termine. E il Regno Unito sembra essere in prima fila». Gli attacchi terroristici stanno aumentando, la soluzione che presenteranno sarà «ancor più esercito, non meno», fino alla legge marziale permanente: «Il governo potrebbe non definirla apertamente così, ma è quello che sarà». Avverte Smith: «Guardate le scelte concesse al popolo britannico: accettare il multiculturalismo senza domande o avere una Stato di polizia sacrificando la libertà personale».

1292.- Dopo l’Ungheria, anche Israele contro Soros

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Ne hagyjuk, hogy Soros nevessen a végén!  

Non lasciamo a Soros l’ultima risata!

Da settimane, Budapest è tappezzata di manifesti che ritraggono il volto sorridente dello speculatore e «filantropo» . Accanto all’immagine campeggia una scritta eloquente: «Il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione illegale. Non lasciamo a Soros l’ultima risata». È la prosecuzione di una durissima battaglia tra Orbàn e Soros che dura da mesi: secondo il Primo Ministro ungherese, infatti, il magnate sarebbe responsabile, attraverso la sua fitta rete di organizzazione non governative, di promuovere l’immigrazione clandestina e di interferire negli affari interni dell’Ungheria. La campagna mediatica anti-Soros, tuttavia, è stata tacciata di «antisemitismo» dalla comunità ebraica ungherese – Soros, naturalizzato americano ma nato a Budapest il 12 agosto del 1930, è nato in una famiglia di ebrei ungheresi.

L’accusa di Orbàn

Per Orbàn, l’ideologia delle frontiere aperte  e globalista promossa da Soros e dalle sue organizzazioni, è un serio pericolo da combattere. Un’avversità che il Primo Ministro ha spiegato ai microfoni di Kossuth Rádió, lo scorso aprile. «Se qualcuno vuole venire a vivere in Ungheria, deve chiedere il consenso al popolo ungherese. Non ci può essere una legge internazionale, una norma, un tribunale o un’organizzazione che sostiene che non importa ciò che pensa il popolo. Questo è impossibile. C’è, tuttavia, una campagna internazionale molto forte – osserva Orbàn – che è in corso da circa un decennio. È legata al nome di George Soros e cerca di dimostrare che i confini non hanno senso, che le nazioni non hanno alcun diritto di decidere e di stabilire come vivere».

«La teoria delle frontiere aperte è stata concepita dal magnate e si è infiltrata in un certo numero di istituzioni internazionali. Dobbiamo combattere questa battaglia. Dobbiamo portare degli argomenti contro queste teorie. Dobbiamo fare luce su queste operazione e dobbiamo evidenziare che, spesso, non si tratta di difendere i diritti umani ma di avidità e di business sulla pelle dei migranti».

Le misure del governo di Budapest contro Soros

Tra il governo ungherese e George Soros è guerra aperta, senza esclusione di colpi. Il parlamento nazionale ha votato, poche settimane fa, una legge che inasprisce i controlli sulle organizzazioni non governative (ong) che ricevono fondi esteri. Nel mirino di Budapest ci sono le onlus finanziate dalla Open Society Foundations che promuovono l’accoglienza (rectius, invasione) dei migranti e le «frontiere aperte». In aprile, inoltre, l’esecutivo ha approvato un disegno di legge che limita l’autonomia dell’università fondata dallo stesso speculatore finanziario e dalla Open Society Foundations (la Central European University di Budapest).

La replica del portavoce di Soros e la condanna di Human Rights Watch

Michael Vachon, un portavoce del magnate, ha definito la campagna di Budapest «anti-europea», affermando che essa travisa il punto di vista del magnate sull’immigrazione. «La scorsa settimana, il governo ha lanciato una campagna mediatica che ricorda le ore più buie d’Europa» – ha aggiunto. «La xenofobia e la demonizzazione dei rifugiati del regime ungherese sono anti-europei». Le parole del portavoce dello speculatore fanno eco a quelle dell’attivista di Human Rights Watch, Lydia Gall, la quale sostiene che i manifesti contro Soros ricordano quelli dei nazisti della Seconda Guerra Mondiale contro gli ebrei.

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Soros? un poveraccio, infelice, insoddisfatto di se stesso e di qualunque ricchezza che alimenta l’antisemitismo mondiale. E’ alla costante ricerca del male da compiere. Andrebbe messo in condizioni di tacere.

La campagna di Budapest contro George Soros infiamma il dibattito. Il governo del Primo Ministro Viktor Orbán ha tappezzato l’Ungheria di manifesti contro il magnate – naturalizzato americano ma nato a Budapest il 12 agosto del 1930 – considerato dallo stesso premier «un nemico della patria» al servizio «dei poteri forti» contro il suo governo. Un braccio di ferro, quello tra Orbán e Soros, che prosegue da mesi, tanto che il parlamento nazionale ha votato, poche settimane fa, una legge che inasprisce i controlli sulle organizzazioni non governative (ong) che ricevono fondi esteri.

Nel mirino ci sono proprio le organizzazione finanziate dalla Open Society Foundations di cui lo speculatore – «filantropo» per la sinistra politicamente corretta e globalista – è il presidente. «Non dobbiamo concedere a Soros l’ultima risata» – si legge sui manifesti, dove si ribadisce, inoltre, che «il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione clandestina». La comunità ebraica ungherese ha condannato la campagna di Orbán definendola «antisemita». Soros, infatti è nato col nome di György Schwartz in una famiglia di ebrei ungheresi. Israele, tuttavia, pur prendendo le distanze dall’iniziativa, rincara la dose contro lo speculatore, affermando che il suo obiettivo è quello di minare la stabilità di governi eletti democraticamente.

Se uno ha dei dubbi sull’esistenza del Male, guardi la faccia di questo personaggio. un moto di disgusto ti prende immediatamente, senza sapere perché. dopo che hai saputo chi è, cosa fa e come ha accumulato la sua ricchezza, tutto ti appare chiaro.

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1938. Henry Ford riceve la più alta onorificenza del III Reich. Non fu per caso che la Wermacht  risorgesse improvvisamente dalle ceneri della sconfitta e che fosse quasi tutta motorizzata.

Soros non è un numero uno. È un prodotto dei Rothschil, quelli che hanno collaborato e cofinanziato Hitler, insieme ai Bush, Henry Ford, Tyssen, l’IBM,  quelli che volevano lo sterminio della plebe ebraica e che oggi alimentano l’antisemitismo. Ma il grande popolo ebraico è innocente. Se vogliamo cominciare a fare un po di pulizia sono questi squali della finanza che devono essere colpiti nei loro interessi.  Dobbiamo disarmare questi nemici dell’umanità fino all’ultimo! ”L’attivista di Human Rights Watch, Lydia Gall, sostiene che i manifesti contro Soros ricordano quelli dei nazisti della Seconda Guerra Mondiale contro gli ebrei. …” ebrei che Soros lavorando per i nazisti ha contribuito a denunciare e far arrestare. Sarà bene ricordare che Soros i primi soldi li ha guadagnati denunciando gli ebrei ungheresi ai nazisti e confiscando i beni dei deportati – l’intervista in cui lo dice è abbondantemente visibile online.

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Orban potrebbe spiccare un mandato europeo contro Soros per crimini commessi contro cittadini ungheresi. Questo impedirebbe a Soros di circolare nell’Unione europea. Questo, non solo è provato, ma lui stesso lo ha ammesso in un’intervista, asserendo che se non lo avesse fatto lui quel lavoro sporco lo avrebbe fatto qualcun altro e che era costretto a farlo. E’ incredibile come un personaggio con un passato cosi losco e lurido possa avere un minimo di credibilità da parte di questi “attivisti” per i diritti umani e da parte dei capi di governo. Li ha o li hanno comprati tutti? Esecrabili più di lui secondo me.

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L’ubbidiente accoglienza di Gentiloni per Soros

La benevola accoglienza di Juncker per Soros

Il multimiliardario George Soros è stato ricevuto dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. In un incontro a Bruxelles, ovviamente a porte chiuse, il ricchissimo speculatore ungherese ha voluto esporre a Juncker le sue preoccupazione riguardo il futuro dell’Ungheria. Sul tavolo di discussione Soros ha portato la Central European University di Budapest, università da lui fondata.

Cosa prevede la nuova legge ungherese

Quest’istituto, a detta di Soros, rischia la chiusura in seguito agli emendamenti approvati dal parlamento ungherese in merito all’organizzazione degli atenei stranieri operanti in Ungheria. Secondo le nuove predisposizioni la Central European University dovrà ora “regolarizzarsi”. Si tratta di aprire una propria sede anche nel Paese di origine, ovvero gli Stati Uniti, in particolare nello stato di New York. Inoltre il nuovo emendamento prevede che entro 60 giorni venga raggiunto un accordo bilaterale tra Ungheria e Stati Uniti per la nuova organizzazione delle attività dell’ateneo. In caso contrario l’università dovrà fermare, temporaneamente, le proprie attività. Almeno fintanto che non si sarà uniformata alla legge nazionale. Soros, che potrebbe regolarizzare lo status dell’università, sceglie invece la guerra contro Orban.

Una procedura d’infrazione contro Orban

La richiesta d’aiuto dello speculatore è stata ben accolta dalla Commissione europea. Il vice-presidente CE Valdis Dombrovskis, ha infatti annunciato che è stata inviata una lettera di preavviso formale all’Ungheria. In caso di mancata azione del Governo ungherese per modificare gli ultimi emendamenti approvati, la Commissione avvierà la procedura di infrazione delle leggi comunitarie. Viktor Orban, Primo Ministro ungherese, ha subito rispedito al mittente le accuse. Intervenuto direttamente all’Europarlamento di Bruxelles ha rassicurato che “l’esistenza dell’università non è messa a repentaglio” e che “la modifica di portata limitata del Parlamento ungherese tocca 28 università straniere, armonizza le norme, limita le possibilità di abusi e pone fine a privilegi università straniere rispetto a quelle europee”.

Juncker sta con Soros

 

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Nonostante questo l’Unione europea sembra già aver scelto da che parte stare e l’incontro tra Juncker e Soros lo dimostra. “Si conoscono da anni. Si son incontrati per la prima volta nel 1995 e molte altre volte”, così il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas descrive l’amicizia tra i due. Risulta sorprendente la disinvoltura con cui viene raccontato ciò. Ma Juncker, chi è?

Uno speculatore che all’occorenza diventa mecenate

Come riportato più volte su questo portale, George Soros è uno speculatore di professione, che agisce senza scrupoli o codici etici. “Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie”, ebbe a dichiarare dopo aver letteralmente messo al tappeto la Banca d’Inghilterra e la Banca d’Italia. Un’operazione che ai cittadini italiani costò il prelievo forzoso dei conti correnti nel luglio 1992 per un totale di 11.500 miliardi di lire. Soldi polverizzati per responsabilità di un personaggio che sulle pagine di Repubblica viene descritto come “mecenate”.

Un’università per soli ricchi

Difficile poi comprendere come gli emendamenti ungheresi possano essere considerati degli attacchi alla “libertà d’istruzione”. Intanto che l’istituto fondato da Soros è di natura privatistica. Le rette d’iscrizione alla stessa, come si evince dal sito ufficiale, partono da un minimo di 12.000 euro all’anno (cui si aggiunge la “modica” cifra di 6.000 euro annuali per l’alloggio). Si tratta dunque di un istituto che pone delle condizioni d’accesso economico molto restrittive. Difficilmente dunque può essere descritto come ente elargitore di un diritto.

La prospettiva di una rivoluzione colorata

Singolare, ma atteso, è stato il livello d’isteria alzato dai principali media. Per esempio, Repubblica, sulle cui pagine si è scritto come i fatti ungheresi “evocano i paragoni piú cupi per la loro somiglianza con slogan ed editti di Joseph Goebbels, ministro della Propaganda e stratega del Terzo Reich nazisti, contro il popolo ebraico”. Soros, che è sempre lo stesso speculatore senza scrupoli di cui sopra, sarebbe dunque diventato un martire. Un filantropo che ha donato un’università accessibile a tutti. O almeno a quelli che possono elargire 12.000 euro annui.

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Viktor Orban e Vladimir Putin, al momento, due colonne di quest’Occidente.

A Budapest, sono state attivate manifestazioni contro il Governo, a difesa di quest’università di super-ricchi. Una mobilitazione più che sospetta. Proprio Soros infatti ammise senza vergogna di aver alimentato manifestazioni analoghe in Ucraina prima del cambio al vertice. Potenze del denaro e debolezze umane! La procedura d’infrazione avviata da Bruxelles potrebbe essere dunque un primo passo verso un’altra rivoluzione colorata.

Il ministro degli Esteri israeliano contro György Schwartz, detto George Soros

La prima presa di posizione è quella dell’ambasciatore israeliano in Ungheria, Yossi Amrani, il quale ha criticato il governo, sottolineando che tale iniziativa «evoca ricordi tristi, ma semina anche odio e paura». Poche ore più tardi è arrivata la precisazione del ministro degli Esteri di Israele espressa attraverso un comunicato ufficiale: «In nessun modo la dichiarazione dell’ambasciatore ha l’obiettivo di delegittimare la critica contro George Soros, che mina l’operato dei governi democraticamente eletti di Israele attraverso il finanziamento di organizzazioni che diffamano lo Stato ebraico, cercando di negare il suo diritto a difendersi». Parole molto dure che testimoniano il rapporto conflittuale tra il noto speculatore e lo stato d’Israele.

Netanyahu a Budapest

Il caso scoppia pochi giorni prima della visita nella capitale ungherese del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo alcuni media locali israeliani, Netanyahu sposerebbe la linea adottata dal suo ministro degli esteri. Ma in Israele c’è anche chi difende Soros. Il leader del partito israeliano Meretz, Zeheva Gal-On, per esempio, accusa il governo di «sostenere l’antisemitismo mondiale». Al momento il magnate non ha commentato il fatto ma Human Rights Watch – ong finanziata dalla Open Society Foundations – si è scagliata contro Orbán, sostenendo che «i manifesti ricordano quelli dei nazisti contro gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale».

Lo scontro sull’immigrazione

Viktor Orbán e George Soros, non è un mistero, hanno due visioni del mondo completamente diverse, in particolare sul tema dell’immigrazione e dei rifugiati, sul quale si sono scontrati più volte. Il governo ungherese ha puntato il dito contro il magnate e la sua rete, colpevole di aver orchestrato una campagna diffamatoria contro Budapest dopo la chiusura delle frontiere operata dal governo Orbán, volta a delegittimarne l’operato. Lo scorso aprile, non senza polemiche e proteste, l’esecutivo ha approvato un disegno di legge che limita l’autonomia dell’università fondata da George Soros e dalla Open Society Foundations (la Central European University di Budapest) . Secondo Viktor Orbán, senza la nuova legge si sarebbe mantenuto in vita sistema che avrebbe dato alla Ceu dei privilegi di cui le altre università ungheresi non possono godere.

 

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Ha detto Netanyahu di fronte a centinaia di imprenditori israeliani: «Gli infiltrati hanno già invaso Arad e Eilat (sud del Paese, nda) e stanno occupando anche Tel Aviv. Fermarne il flusso è necessario per preservare Israele, facendola restare ebraica e democratica». Difendendo così, in poche parole, i provvedimenti – criticati dagli intellettuali – adottati dal suo governo contro l’immigrazione clandestina, incluso il muro che si sta costruendo al confine con l’Egitto. Secondo i dati dell’esecutivo di destra (il peso dei laburisti è quasi inesistente), sono 36 mila gli stranieri entrati illegalmente nel Paese negli ultimi anni. Secondo Netanyahu, «di questi solo un migliaio è formato da veri rifugiati in cerca d’asilo».

Per portarvi un paragone, sono 7.300 i migranti raccattati tra ieri e oggi da 10 navi Ong, nelle acque libiche.

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L’arrivo delle navi, a seconda del porto di destinazione, è previsto tra oggi e la giornata di sabato. Al momento, gli scali indicati sono Corigliano Calabro e Vibo Valentia in Calabria, Bari e Brindisi in Puglia, Porto Empedocle e Catania in Sicilia, Salerno in Campania.

1282.- Così Soros finanzia una rete di Onlus che diffondono dati pro migranti

Dall’Arci alla «Moressa», un capillare lavoro di lobbying in Italia

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«Italia, davvero chiudere ai porti salvati in mare è un’opzione?». Titolo di uno dieci migliori articoli sull’immigrazione secondo Open Migration (la risposta, ovviamente, secondo l’associazione è «no»).

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«Con i contributi degli stranieri pagate 600.000 pensioni l’anno», titolo di un comunicato della Fondazione Leone Moressa. «Stop all’uso improprio di clandestino», titolo di un articolo dell’Associazione «Carta di Roma». Cos’hanno in comune tutti questi titoli. Due elementi, quello evidente è che sono tutti a favore dell’accoglienza degli immigrati. Quello meno evidente è che provengono tutti da associazioni italiane finanziate da George Soros attraverso la sua Open Society Foundation. Almeno secondo una ricerca pubblicata dal blogger Luca Donadel e firmata da un’esperta di comunicazione, Francesca Totolo. L’ampio dossier, ricostruisce la rete di Onlus italiane e straniere che sarebbero finanziate dalla lobby foraggiata dal famoso speculatore finanziario americano di origine ungherese.

Niente di illegale ovviamente. Le donazioni alle Onlus sono libere e non devono nemmeno essere dichiarate. La «galassia» disegnata nel report chiarisce però quanto sia capillare l’impegno di questa lobby che ha l’obiettivo dichiarato di influenzare le politiche dei governi verso una «società aperta». Per raggiungere questo obiettivo, stando alla ricostruzione del blog di Donadel, la Open Society finanzia decine di associazioni, anche non particolarmente grandi né note. Alcune, come il Naga e il Comitato italiano per i rifugiati, si occupano soprattutto di assistenza materiale e legale ai profughi. Altre, come la fondazione «Leone Moressa» e Open Migration, sono invece impegnate soprattutto a diffondere dati e informazioni che hanno l’intento esplicito di disegnare in una luce positiva il fenomeno migratorio, influenzando i media. Ancor più eclatante il caso dell’Associazione «Carta di Roma», cui aderiscono Ordine dei giornalisti e Federazione nazionale della stampa (il sindacato dei giornalisti), che si è assunta il compito di maestrina del politicamente corretto, bacchettando i cronisti che usano termini impropri scrivendo articoli sui migranti. Impropri, naturalmente, in base a un codice linguistico che l’associazione vorrebbe imporre erga omnes, derivato da un protocollo d’intesa sottoscritto da sindacato e ordine. Un dizionario di politicamene corretto, non di italiano, per capirsi.

Altre, come Arci, sono ben note e schierate politicamente a sinistra in modo organico. Quasi nessuna pubblica il proprio bilancio in chiaro. E se lo fa non specifica i nomi dei finanziatori. Molte ricevono anche finanziamenti pubblici. E un altro filo rosso è l’appoggio alle operazioni delle Ong che trasportano migranti dalla Libia all’Italia. Soros è un incubo dei complottisti, un chiodo fisso. Ma anche senza cadere nelle trappole della dietrologia, una strategia di lobbying così ampia e così poco esplorata meriterebbe maggiore trasparenza.

1249.- Solo 9 Paesi hanno una Banca Centrale che non appartiene ai Rothschild

I Rothschild (in tedesco [ˈʁoːt.ʃɪlt], in francese [ʁɔt.ʃild]) sono una famiglia europea di origini tedesche e di religione ebraica.

Cinque linee del ramo austriaco della famiglia sono state elevate alla nobiltà austriaca, avendo ricevuto baronie ereditarie dell’Impero asburgico dall’Imperatore Francesco II nel 1816. Un’altra linea, del ramo inglese della famiglia, fu elevata alla nobiltà britannica su richiesta della regina Vittoria. Nel corso dell’Ottocento, quando era al suo apice, la famiglia si ritiene abbia posseduto di gran lunga il più grande patrimonio privato del mondo. Gli affari dei Rothschild sono su scala più ridotta anche se comprendono una vasta gamma di settori, tra cui gestione dei patrimoni privati e consulenza finanziaria, policoltura.

Leggiamo il pezzo di Attilio Folliero, pubblicato il maggio 17, 2016

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Caracas, 27/03/2014
Sono solamente 9 i Paesi che hanno la Banca Centrale che non appartiene ai Rothschild. Sono: Cina, Russia, Iran, Venezuela, Ungheria, Siria, Cuba, Islanda e Corea del Nord. Tre di questi Paesi, nell’ordine Russia, Iran e Venezuela, sono anche le tre più grandi riserve energetiche del mondo, considerando le riserve di petrolio, gas e carbone.
Direttamente o indirettamente tutte le altre banche centrali appartengono o sono controllate dai Rothschild. Ci sono addirittura quattro banche centrali che sono quotate in borsa: le banche centrali di Belgio, Grecia, Giappone e Svizzera. La Banca centrale di Grecia oltre che essere quotata alla Borsa di Atene è quotata anche alla Borsa Tedesca.
Da queste brevi considerazioni, penso sia comprensibile a tutti perchè i paesi che hanno una banca centrale indipendente siano costantemente attaccati mediaticamente dai media di tutto il mondo, tutti al servizio ovviamente delle grandi potenze imperialistiche dell’occidente.
Tutti questi paesi sono praticamente inseriti nell’asse del male, tutti i loro governi sono per i media occidentali delle “dittature” ed in tutti ci sono tentativi di destabilizzazione.
Si comprende anche perchè Russia, Iran e Venezuela siano costantemente “presi di mira” dai media internazionali. Oltre che avere la Banca Centrale indipendente dai Rothschild sono anche le tre più grandi riserve energetiche del mondo.
Quando una Banca Centrale disegna la politica economica e monetaria del proprio paese sta pensando ai benefici per il suo popolo o ai benefici per i propri azionisti? Scontata la risposta: pensano ai benefici per i propri azionisti. Si comprende perchè un Paese come il Belgio possa stare per mesi (esattamente 18) senza un governo, perchè in sostanza il ruolo del governo è relativo. Si comprende perchè un paese come Grecia è completamente in balia della Troika, ossia del Fondo Monetario Internazionale (FMI), della Banca Centrale Europea (BCE) e della Commissione Europea (CE).
E l’Italia? La maggior parte degli italiani pensa che la Banca d’Italia, ossia la Banca Centrale dell’Italia appartenga allo Stato! Invece, come tutte le banche centrali del mondo, escluse quelle dei 9 paesi citati sopra, la Banca d’Italia appartiene ai propri azionisti. L’elenco completo degli azionisti della Banca d’Italia è consultabile nel sito stesso della Banca d’Italia, all’URL:
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf.Da tale documento, in linea, si evince che le due principali banche italiane, Intesa San paolo e Unicredit hanno il 52% delle quote; Inps e Inail, enti statali, hanno quote irrilevanti. Ovviamente nel capitale delle grandi banche italiane, che controllano la Banca d’Italia, rientra quello dei Rothschild. Povera Italia! Poveri italiani!
Quando tutta una famiglia pronuncia cose del genere, ed ben altre ce ne sono, è cosa ovvia che sia tutto studiato a monte se ancora non fosse chiaro, ma fino a che tutti non ce ne rendiamo conto ed anche di quello che hanno fatto …

“Permettetemi di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi importa chi fa le sue leggi.”

Mayer Amshel Rothschild

“La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere.”

 Mayer Amshel Rothschild, 1773

“Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi”

Rothschild, 1863

“Il momento di comprare è quando il sangue scorre nelle strade.”

Nathan Rothschild

E’ possibile che una famiglia comprandosi tutta una serie di leccapiedi possa sottomettere tutta l’umanità e fare miliardi, quelli sono, di morti? Per essere chiari, possono costoro farsi pagare il “pizzo” da tutto il pianeta ? E chi sono ? Non sono loro il problema, il problema è appunto del’umanità non abbastanza evoluta, c’è bisogno seriamente di un cambiamento, un aumento vibrazionale, poi quando li metteremo allo spiedo sarà sempre troppo tardi, basterebbe anche solo levargli tutti i soldi, e magari buttarli in una favelas, sai che sollazzo !!
La sola famiglia è valutata 550 triliardi di dollari, un triliardo sono 1.000 miliardi, indi 550.000 miliardi di dollari sottratti all’umanità con furti, rapine, omicidi, traffico di droga, truffe, insider trading, terrorismo, guerre, ricatti e minacce. Senza contare quello che hanno in mano gli altri leccapiedi, Rockefeller, Soros & company sono 80.000 $ per abitante del pianeta considerando anche quelli che non hanno mai visto una banconota, pare possibile ?
E’  non si parla solo di banche è cosa risaputa (NdR):

Lo Stato “Italiano” appartiene ai Rothschild. La memoria ritrovata su una Patria che non c’è !

Uno Stato, spacciato per “Italiano”, ma in verità solo ed assolutamente rothschildiano, senza onore, e senza dignità, ma soprattutto senza nessuna autonomia e sovranità, imposto con le armi e con i brogli elettorali, dai vincitori rothschildiani del “risorgimento” ebraico massonico del 1861.

G.P.Pucciarelli: le banche centrali dei Rotschild nel mondo

Leggiamo anche, di Dioni: “Solo 5 paesi mancano ai ROTHSCHILD dove fondare una Banca Centrale”.

Fin qui, Attilio Folliero. Che siano 5 o 9 questi paesi, se qualcuno pensa che questo articolo, che approvo in pieno, sia frutto di una mente complottista, rimando ad internet dove un bancario svizzero racconta la sua uscita dal sistema bancario per le collusione assurde e terribili con sicari pagati bilioni di euro per commettere i loro crimini.
Tali crimini sono pagati in contanti e tratti da sistemi complicati e gestiti dalle più grosse banche svizzere, non più a gestione svizzera, bensì anglosassone.
Tale articolo, quindi, aggiunto a quanto lessi poche settimane fa, si incastra perfettamente in questa logica di potere economico che sta ottenenendo il potere sul mondo.

Leggiamo, ora, il pezzo analogo di Dioni:

Rothschild è una famiglia di banchieri molto nota e facoltosa del XIX secolo, di origine Ashkenazi, che attraverso le sue sedi di Vienna, Parigi, Londra, Napoli e Francoforte controllava più o meno direttamente le politiche dei paesi che finanziava. Il loro patrimonio non è quantificabile perchè in continuo aumento, ma qualche fonte non ufficiale lo stima intorno ai cinque trilioni di $ USA.

La famiglia Rothschild sta lentamente ma inesorabilmente fondando Banche Centrali che hanno la loro sede in ogni paese del mondo, dando loro quantità incredibile di ricchezza e potere. Nell’anno 2000 ci sono stati solo sette paesi senza una Banca Centrale di proprietà Rothschild: Afghanistan, Iraq, Sudan, Siria, Libia, Cuba, Nord Corea, Iran. E’ non è una coincidenza che questi paesi sopra elencati, sono stati e sono tuttora sotto attacco da parte dei media occidentali, dal momento che una delle ragioni principali per cui questi paesi sono stati sotto attacco, in primo luogo perché non hanno ancora un Rothschild di proprietà della Banca Centrale.

Il primo passo per stabilire se un paese può avere una Banca Centrale è quello di farli accettare un prestito scandaloso, che pone il paese in debito della Banca Centrale e sotto il controllo dei Rothschild. Se il paese non accetta il prestito, il leader di questo paese sarà assassinato e un leader Rothschild allineato sarà messo in posizione, e se l’omicidio non funziona, il paese sarà invaso per avere un’Istituto bancario Centrale, ottenendo così con la forza, sotto il nome di terrorismo. Le banche centrali sono create illegalmente e sono private, dove la famiglia di banchieri Rothschild hanno lo zampino. Il fondatore della famiglia è nato più di 230 anni fa (Mayer Amschel Rothschild 1743-1812) e scivolò piano piano sulla strada in ogni paese di questo pianeta, minacciato ogni leader e governi d’ogni parte del mondo, con la morte fisica, economica e distruzione, per poi piazzare su ogni popolo, queste banche centrali, per controllare e gestire il portafoglio di ciascun paese. Peggio ancora, i Rothschild controllano anche le macchinazioni di ogni governo, a livello macro, fregandosene delle vicende quotidiane delle vite individuali di ogni popolo.

Gli attacchi dell’11 settembre sono stati un lavoro interno per poter invadere l’Afghanistan e Iraq per stabilire poi una Banca Centrale in questi paesi, insieme al petrolio e all’oppio. A partire dal 2003, tuttavia, Afghanistan e Iraq sono stati inghiottiti dalla piovra Rothschild; dal 2011 la stessa sorte è toccata a Sudan e Libia. In Libia una banca dei Rothschild è stata istituita a Bengasi mentre ancora imperversava la guerra.

Il 9 luglio 2011 il Sud Sudan è diventato la 193.ma nazione del mondo. Ciò che è stata la più lunga guerra civile dell’Africa, alla fine terminò quando il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, sotto pressione, cedette la parte meridionale del suo paese ai vampiri bancari del FMI/Banca Mondiale, dopo un conflitto che ha lasciato più di 2 milioni di morti. Pochi giorni dopo essersi dichiarata nazione sovrana, la società petrolifera statale del Sud Sudan, la Nilepet, costituiva una joint venture con la Glencore International Plc., per commercializzare il suo petrolio. Glencore è controllata dai Rothschild. La joint venture sarà la PetroNile, con il 51 per cento controllato da Nilepet e il 49 per cento dalla Glencore.
Il nuovo presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, ha firmato una legge che istituisce formalmente la Banca Centrale del Sud Sudan. Il Sudan è uno dei cinque paesi – insieme a Cuba, Corea del Nord, Siria e Iran – la cui banca centrale non è sotto il controllo del cartello delle otto famiglie di banchieri guidate dai Rothschild. Non è dunque un caso che la moneta di questo nuovo feudo petrolifero dei Rothschild, si chiami sterlina del Sud Sudan.

I paesi lasciati soli nel 2011 senza una banca centrale di proprietà della famiglia Rothschild sono: Sudan del Nord, Siria, Cuba, Corea del Nord ed Iran. Dopo le proteste ed istigazioni con le rivolte nei paesi arabi, i Rothschild hanno la strada spianata per stabilire anche là delle banche centrali, e sbarazzarsi di quei leaders, con forte carisma verso i loro popoli. Proprio questi paesi, se ci fate caso, vengono fatti passare dai media come gli ultimi stati “cattivi” che i “buoni” americani devono distruggere per fondare la democrazia e la libertà. Basta fare qualche ricerca per capire facilmente che gli Stati Uniti sono lo stato più autoritario presente al momento, vedete gli articoli nelle categorie “Controllo Globale” e “Finta Democrazia”.

AGGIORNAMENTO: A seguito di ulteriori approfondimenti ho trovato opinioni discordanti sull’effettiva appartenza della Banca Centrale d’Islanda (vedi: Iceland Says Goodbye To Rothschild e Iceland’s Viking Victory over the Banksters) e del Brasile (vedi: Only 3 countries left w/o ROTHSCHILD Central Bank!) alla famiglia Rothschild

Ecco lo spaventoso potere della famiglia ROTHSCHILD in the World:

L’elenco delle loro proprietà

Albania: Bank of Albania

Algeria: Bank of Algeria

Argentina: Central Bank of Argentina

Armenia: Central Bank of Armenia

Aruba: Central Bank of Aruba

Australia: Reserve Bank of Australia

Austria: Austrian National Bank

Azerbaijan: National Bank of Azerbaijan

Bahamas: Central Bank of The Bahamas

Bahrain: Bahrain Monetary Agency

Bangladesh: Bangladesh Bank

Barbados: Central Bank of Barbados

Belarus: National Bank of the Republic of Belarus

Belgium: National Bank of Belgium

Belize: Central Bank of Belize

Bermuda: Bermuda Monetary Authority

Bhutan: Royal Monetary Authority of Bhutan

Benin: Central Bank of West African States (BCEAO)

Bolivia: Central Bank of Bolivia

Bosnia: Central Bank of Bosnia and Herzegovina

Botswana: Bank of Botswana

Brazil: Central Bank of Brazil

Bulgaria: Bulgarian National Bank

Burkina Faso: Central Bank of West African States (BCEAO)

Cameroon: Bank of Central African States

Canada: Bank of Canada – Banque du Canada

Cayman Islands: Cayman Islands Monetary Authority

Central African Republic: Bank of Central African States

Chad: Bank of Central African States

Chile: Central Bank of Chile

China: The People’s Bank of China

Colombia: Bank of the Republic

Congo: Bank of Central African States

Costa Rica: Central Bank of Costa Rica

C?te d’Ivoire: Central Bank of West African States (BCEAO)

Croatia: Croatian National Bank

Cyprus: Central Bank of Cyprus

Czech Republic: Czech National Bank

Denmark: National Bank of Denmark

Dominican Republic: Central Bank of the Dominican Republic

East Caribbean area: Eastern Caribbean Central Bank

Ecuador: Central Bank of Ecuador

Egypt: Central Bank of Egypt

El Salvador: Central Reserve Bank of El Salvador

Equatorial Guinea: Bank of Central African States

Estonia: Bank of Estonia

Ethiopia: National Bank of Ethiopia

European Union: European Central Bank

Fiji: Reserve Bank of Fiji

Finland: Bank of Finland

France: Bank of France

Gabon: Bank of Central African States

The Gambia: Central Bank of The Gambia

Georgia: National Bank of Georgia

Germany: Deutsche Bundesbank

Ghana: Bank of Ghana

Greece: Bank of Greece

Guatemala: Bank of Guatemala

Guinea Bissau: Central Bank of West African States (BCEAO)

Guyana: Bank of Guyana

Haiti: Central Bank of Haiti

Honduras: Central Bank of Honduras

Hong Kong: Hong Kong Monetary Authority

Hungary: Magyar Nemzeti Bank

Iceland: Central Bank of Iceland

India: Reserve Bank of India

Indonesia: Bank Indonesia

Iraq: Central Bank of Iraq

Ireland: Central Bank and Financial Services Authority of Ireland

Israel: Bank of Israel

Italy: Bank of Italy

Jamaica: Bank of Jamaica

Japan: Bank of Japan

Jordan: Central Bank of Jordan

Kazakhstan: National Bank of Kazakhstan

Kenya: Central Bank of Kenya

Korea: Bank of Korea

Kuwait: Central Bank of Kuwait

Kyrgyzstan: National Bank of the Kyrgyz Republic

Latvia: Bank of Latvia

Lebanon: Central Bank of Lebanon

Lesotho: Central Bank of Lesotho

Libya: Central Bank of Libya

Lithuania: Bank of Lithuania

Luxembourg: Central Bank of Luxembourg

Macao: Monetary Authority of Macao

Macedonia: National Bank of the Republic of Macedonia

Madagascar: Central Bank of Madagascar

Malaysia: Central Bank of Malaysia

Malawi: Reserve Bank of Malawi

Mali: Central Bank of West African States (BCEAO)

Malta: Central Bank of Malta

Mauritius: Bank of Mauritius

Mexico: Bank of Mexico

Moldova: National Bank of Moldova

Mongolia: Bank of Mongolia

Morocco: Bank of Morocco

Mozambique: Bank of Mozambique

Namibia: Bank of Namibia

Nepal: Central Bank of Nepal

Netherlands: Netherlands Bank

Netherlands Antilles: Bank of the Netherlands Antilles

New Zealand: Reserve Bank of New Zealand

Nicaragua: Central Bank of Nicaragua

Niger: Central Bank of West African States (BCEAO)

Nigeria: Central Bank of Nigeria

Norway: Central Bank of Norway

Oman: Central Bank of Oman

Pakistan: State Bank of Pakistan

Papua New Guinea: Bank of Papua New Guinea

Paraguay: Central Bank of Paraguay

Peru: Central Reserve Bank of Peru

Philippines: Bangko Sentral ng Pilipinas

Poland: National Bank of Poland

Portugal: Bank of Portugal

Qatar: Qatar Central Bank

Romania: National Bank of Romania

Russia: Central Bank of Russia

Rwanda: National Bank of Rwanda

San Marino: Central Bank of the Republic of San Marino

Samoa: Central Bank of Samoa

Saudi Arabia: Saudi Arabian Monetary Agency

Senegal: Central Bank of West African States (BCEAO)

Serbia: National Bank of Serbia

Seychelles: Central Bank of Seychelles

Sierra Leone: Bank of Sierra Leone

Singapore: Monetary Authority of Singapore

Slovakia: National Bank of Slovakia

Slovenia: Bank of Slovenia

Solomon Islands: Central Bank of Solomon Islands

South Africa: South African Reserve Bank

Spain: Bank of Spain

Sri Lanka: Central Bank of Sri Lanka

South Sudan: Bank of South Sudan

Surinam: Central Bank of Suriname

Swaziland: The Central Bank of Swaziland

Sweden: Sveriges Riksbank

Switzerland: Swiss National Bank

Tajikistan: National Bank of the Republic of Tajikistan

Tanzania: Bank of Tanzania

Thailand: Bank of Thailand

Togo: Central Bank of West African States (BCEAO)

Tonga: National Reserve Bank of Tonga

Trinidad and Tobago: Central Bank of Trinidad and Tobago

Tunisia: Central Bank of Tunisia

Turkey: Central Bank of the Republic of Turkey

Uganda: Bank of Uganda

Ukraine: National Bank of Ukraine

United Arab Emirates: Central Bank of United Arab Emirates

United Kingdom: Bank of England

United States: Board of Governors of the Federal Reserve System (Washington)

Federal Reserve Bank of New York

Uruguay: Central Bank of Uruguay

Vanuatu: Reserve Bank of Vanuatu

Venezuela: Central Bank of Venezuela

Yemen: Central Bank of Yemen

Zambia: Bank of Zambia

Zimbabwe: Reserve Bank of Zimbabwe

Fonti

http://www.abovetopsecret.com/forum/thread853902/pg1

http://www.brotherjohnf.com/forum/Thread-The-Rothschild-s-are-telling-us-something

http://apocalisselaica.net/varie/miti-misteri-e-poteri-occulti/la-famiglia-piu-potente-del-mondo-i-rothschild

http://italian.irib.ir/analisi/commenti/item/114963-i-rothschild-mettono-le-mani-sul-petrolio-del-sud-sudan

http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-i-rothschild-mettono-le-mani-sul-petrolio-del-sud-sudan-111514813.html