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1249.- Solo 9 Paesi hanno una Banca Centrale che non appartiene ai Rothschild

I Rothschild (in tedesco [ˈʁoːt.ʃɪlt], in francese [ʁɔt.ʃild]) sono una famiglia europea di origini tedesche e di religione ebraica.

Cinque linee del ramo austriaco della famiglia sono state elevate alla nobiltà austriaca, avendo ricevuto baronie ereditarie dell’Impero asburgico dall’Imperatore Francesco II nel 1816. Un’altra linea, del ramo inglese della famiglia, fu elevata alla nobiltà britannica su richiesta della regina Vittoria. Nel corso dell’Ottocento, quando era al suo apice, la famiglia si ritiene abbia posseduto di gran lunga il più grande patrimonio privato del mondo. Gli affari dei Rothschild sono su scala più ridotta anche se comprendono una vasta gamma di settori, tra cui gestione dei patrimoni privati e consulenza finanziaria, policoltura.

Leggiamo il pezzo di Attilio Folliero, pubblicato il maggio 17, 2016

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Caracas, 27/03/2014
Sono solamente 9 i Paesi che hanno la Banca Centrale che non appartiene ai Rothschild. Sono: Cina, Russia, Iran, Venezuela, Ungheria, Siria, Cuba, Islanda e Corea del Nord. Tre di questi Paesi, nell’ordine Russia, Iran e Venezuela, sono anche le tre più grandi riserve energetiche del mondo, considerando le riserve di petrolio, gas e carbone.
Direttamente o indirettamente tutte le altre banche centrali appartengono o sono controllate dai Rothschild. Ci sono addirittura quattro banche centrali che sono quotate in borsa: le banche centrali di Belgio, Grecia, Giappone e Svizzera. La Banca centrale di Grecia oltre che essere quotata alla Borsa di Atene è quotata anche alla Borsa Tedesca.
Da queste brevi considerazioni, penso sia comprensibile a tutti perchè i paesi che hanno una banca centrale indipendente siano costantemente attaccati mediaticamente dai media di tutto il mondo, tutti al servizio ovviamente delle grandi potenze imperialistiche dell’occidente.
Tutti questi paesi sono praticamente inseriti nell’asse del male, tutti i loro governi sono per i media occidentali delle “dittature” ed in tutti ci sono tentativi di destabilizzazione.
Si comprende anche perchè Russia, Iran e Venezuela siano costantemente “presi di mira” dai media internazionali. Oltre che avere la Banca Centrale indipendente dai Rothschild sono anche le tre più grandi riserve energetiche del mondo.
Quando una Banca Centrale disegna la politica economica e monetaria del proprio paese sta pensando ai benefici per il suo popolo o ai benefici per i propri azionisti? Scontata la risposta: pensano ai benefici per i propri azionisti. Si comprende perchè un Paese come il Belgio possa stare per mesi (esattamente 18) senza un governo, perchè in sostanza il ruolo del governo è relativo. Si comprende perchè un paese come Grecia è completamente in balia della Troika, ossia del Fondo Monetario Internazionale (FMI), della Banca Centrale Europea (BCE) e della Commissione Europea (CE).
E l’Italia? La maggior parte degli italiani pensa che la Banca d’Italia, ossia la Banca Centrale dell’Italia appartenga allo Stato! Invece, come tutte le banche centrali del mondo, escluse quelle dei 9 paesi citati sopra, la Banca d’Italia appartiene ai propri azionisti. L’elenco completo degli azionisti della Banca d’Italia è consultabile nel sito stesso della Banca d’Italia, all’URL:
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf.Da tale documento, in linea, si evince che le due principali banche italiane, Intesa San paolo e Unicredit hanno il 52% delle quote; Inps e Inail, enti statali, hanno quote irrilevanti. Ovviamente nel capitale delle grandi banche italiane, che controllano la Banca d’Italia, rientra quello dei Rothschild. Povera Italia! Poveri italiani!
Quando tutta una famiglia pronuncia cose del genere, ed ben altre ce ne sono, è cosa ovvia che sia tutto studiato a monte se ancora non fosse chiaro, ma fino a che tutti non ce ne rendiamo conto ed anche di quello che hanno fatto …

“Permettetemi di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi importa chi fa le sue leggi.”

Mayer Amshel Rothschild

“La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere.”

 Mayer Amshel Rothschild, 1773

“Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi”

Rothschild, 1863

“Il momento di comprare è quando il sangue scorre nelle strade.”

Nathan Rothschild

E’ possibile che una famiglia comprandosi tutta una serie di leccapiedi possa sottomettere tutta l’umanità e fare miliardi, quelli sono, di morti? Per essere chiari, possono costoro farsi pagare il “pizzo” da tutto il pianeta ? E chi sono ? Non sono loro il problema, il problema è appunto del’umanità non abbastanza evoluta, c’è bisogno seriamente di un cambiamento, un aumento vibrazionale, poi quando li metteremo allo spiedo sarà sempre troppo tardi, basterebbe anche solo levargli tutti i soldi, e magari buttarli in una favelas, sai che sollazzo !!
La sola famiglia è valutata 550 triliardi di dollari, un triliardo sono 1.000 miliardi, indi 550.000 miliardi di dollari sottratti all’umanità con furti, rapine, omicidi, traffico di droga, truffe, insider trading, terrorismo, guerre, ricatti e minacce. Senza contare quello che hanno in mano gli altri leccapiedi, Rockefeller, Soros & company sono 80.000 $ per abitante del pianeta considerando anche quelli che non hanno mai visto una banconota, pare possibile ?
E’  non si parla solo di banche è cosa risaputa (NdR):

Lo Stato “Italiano” appartiene ai Rothschild. La memoria ritrovata su una Patria che non c’è !

Uno Stato, spacciato per “Italiano”, ma in verità solo ed assolutamente rothschildiano, senza onore, e senza dignità, ma soprattutto senza nessuna autonomia e sovranità, imposto con le armi e con i brogli elettorali, dai vincitori rothschildiani del “risorgimento” ebraico massonico del 1861.

G.P.Pucciarelli: le banche centrali dei Rotschild nel mondo

Leggiamo anche, di Dioni: “Solo 5 paesi mancano ai ROTHSCHILD dove fondare una Banca Centrale”.

Fin qui, Attilio Folliero. Che siano 5 o 9 questi paesi, se qualcuno pensa che questo articolo, che approvo in pieno, sia frutto di una mente complottista, rimando ad internet dove un bancario svizzero racconta la sua uscita dal sistema bancario per le collusione assurde e terribili con sicari pagati bilioni di euro per commettere i loro crimini.
Tali crimini sono pagati in contanti e tratti da sistemi complicati e gestiti dalle più grosse banche svizzere, non più a gestione svizzera, bensì anglosassone.
Tale articolo, quindi, aggiunto a quanto lessi poche settimane fa, si incastra perfettamente in questa logica di potere economico che sta ottenenendo il potere sul mondo.

Leggiamo, ora, il pezzo analogo di Dioni:

Rothschild è una famiglia di banchieri molto nota e facoltosa del XIX secolo, di origine Ashkenazi, che attraverso le sue sedi di Vienna, Parigi, Londra, Napoli e Francoforte controllava più o meno direttamente le politiche dei paesi che finanziava. Il loro patrimonio non è quantificabile perchè in continuo aumento, ma qualche fonte non ufficiale lo stima intorno ai cinque trilioni di $ USA.

La famiglia Rothschild sta lentamente ma inesorabilmente fondando Banche Centrali che hanno la loro sede in ogni paese del mondo, dando loro quantità incredibile di ricchezza e potere. Nell’anno 2000 ci sono stati solo sette paesi senza una Banca Centrale di proprietà Rothschild: Afghanistan, Iraq, Sudan, Siria, Libia, Cuba, Nord Corea, Iran. E’ non è una coincidenza che questi paesi sopra elencati, sono stati e sono tuttora sotto attacco da parte dei media occidentali, dal momento che una delle ragioni principali per cui questi paesi sono stati sotto attacco, in primo luogo perché non hanno ancora un Rothschild di proprietà della Banca Centrale.

Il primo passo per stabilire se un paese può avere una Banca Centrale è quello di farli accettare un prestito scandaloso, che pone il paese in debito della Banca Centrale e sotto il controllo dei Rothschild. Se il paese non accetta il prestito, il leader di questo paese sarà assassinato e un leader Rothschild allineato sarà messo in posizione, e se l’omicidio non funziona, il paese sarà invaso per avere un’Istituto bancario Centrale, ottenendo così con la forza, sotto il nome di terrorismo. Le banche centrali sono create illegalmente e sono private, dove la famiglia di banchieri Rothschild hanno lo zampino. Il fondatore della famiglia è nato più di 230 anni fa (Mayer Amschel Rothschild 1743-1812) e scivolò piano piano sulla strada in ogni paese di questo pianeta, minacciato ogni leader e governi d’ogni parte del mondo, con la morte fisica, economica e distruzione, per poi piazzare su ogni popolo, queste banche centrali, per controllare e gestire il portafoglio di ciascun paese. Peggio ancora, i Rothschild controllano anche le macchinazioni di ogni governo, a livello macro, fregandosene delle vicende quotidiane delle vite individuali di ogni popolo.

Gli attacchi dell’11 settembre sono stati un lavoro interno per poter invadere l’Afghanistan e Iraq per stabilire poi una Banca Centrale in questi paesi, insieme al petrolio e all’oppio. A partire dal 2003, tuttavia, Afghanistan e Iraq sono stati inghiottiti dalla piovra Rothschild; dal 2011 la stessa sorte è toccata a Sudan e Libia. In Libia una banca dei Rothschild è stata istituita a Bengasi mentre ancora imperversava la guerra.

Il 9 luglio 2011 il Sud Sudan è diventato la 193.ma nazione del mondo. Ciò che è stata la più lunga guerra civile dell’Africa, alla fine terminò quando il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, sotto pressione, cedette la parte meridionale del suo paese ai vampiri bancari del FMI/Banca Mondiale, dopo un conflitto che ha lasciato più di 2 milioni di morti. Pochi giorni dopo essersi dichiarata nazione sovrana, la società petrolifera statale del Sud Sudan, la Nilepet, costituiva una joint venture con la Glencore International Plc., per commercializzare il suo petrolio. Glencore è controllata dai Rothschild. La joint venture sarà la PetroNile, con il 51 per cento controllato da Nilepet e il 49 per cento dalla Glencore.
Il nuovo presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, ha firmato una legge che istituisce formalmente la Banca Centrale del Sud Sudan. Il Sudan è uno dei cinque paesi – insieme a Cuba, Corea del Nord, Siria e Iran – la cui banca centrale non è sotto il controllo del cartello delle otto famiglie di banchieri guidate dai Rothschild. Non è dunque un caso che la moneta di questo nuovo feudo petrolifero dei Rothschild, si chiami sterlina del Sud Sudan.

I paesi lasciati soli nel 2011 senza una banca centrale di proprietà della famiglia Rothschild sono: Sudan del Nord, Siria, Cuba, Corea del Nord ed Iran. Dopo le proteste ed istigazioni con le rivolte nei paesi arabi, i Rothschild hanno la strada spianata per stabilire anche là delle banche centrali, e sbarazzarsi di quei leaders, con forte carisma verso i loro popoli. Proprio questi paesi, se ci fate caso, vengono fatti passare dai media come gli ultimi stati “cattivi” che i “buoni” americani devono distruggere per fondare la democrazia e la libertà. Basta fare qualche ricerca per capire facilmente che gli Stati Uniti sono lo stato più autoritario presente al momento, vedete gli articoli nelle categorie “Controllo Globale” e “Finta Democrazia”.

AGGIORNAMENTO: A seguito di ulteriori approfondimenti ho trovato opinioni discordanti sull’effettiva appartenza della Banca Centrale d’Islanda (vedi: Iceland Says Goodbye To Rothschild e Iceland’s Viking Victory over the Banksters) e del Brasile (vedi: Only 3 countries left w/o ROTHSCHILD Central Bank!) alla famiglia Rothschild

Ecco lo spaventoso potere della famiglia ROTHSCHILD in the World:

L’elenco delle loro proprietà

Albania: Bank of Albania

Algeria: Bank of Algeria

Argentina: Central Bank of Argentina

Armenia: Central Bank of Armenia

Aruba: Central Bank of Aruba

Australia: Reserve Bank of Australia

Austria: Austrian National Bank

Azerbaijan: National Bank of Azerbaijan

Bahamas: Central Bank of The Bahamas

Bahrain: Bahrain Monetary Agency

Bangladesh: Bangladesh Bank

Barbados: Central Bank of Barbados

Belarus: National Bank of the Republic of Belarus

Belgium: National Bank of Belgium

Belize: Central Bank of Belize

Bermuda: Bermuda Monetary Authority

Bhutan: Royal Monetary Authority of Bhutan

Benin: Central Bank of West African States (BCEAO)

Bolivia: Central Bank of Bolivia

Bosnia: Central Bank of Bosnia and Herzegovina

Botswana: Bank of Botswana

Brazil: Central Bank of Brazil

Bulgaria: Bulgarian National Bank

Burkina Faso: Central Bank of West African States (BCEAO)

Cameroon: Bank of Central African States

Canada: Bank of Canada – Banque du Canada

Cayman Islands: Cayman Islands Monetary Authority

Central African Republic: Bank of Central African States

Chad: Bank of Central African States

Chile: Central Bank of Chile

China: The People’s Bank of China

Colombia: Bank of the Republic

Congo: Bank of Central African States

Costa Rica: Central Bank of Costa Rica

C?te d’Ivoire: Central Bank of West African States (BCEAO)

Croatia: Croatian National Bank

Cyprus: Central Bank of Cyprus

Czech Republic: Czech National Bank

Denmark: National Bank of Denmark

Dominican Republic: Central Bank of the Dominican Republic

East Caribbean area: Eastern Caribbean Central Bank

Ecuador: Central Bank of Ecuador

Egypt: Central Bank of Egypt

El Salvador: Central Reserve Bank of El Salvador

Equatorial Guinea: Bank of Central African States

Estonia: Bank of Estonia

Ethiopia: National Bank of Ethiopia

European Union: European Central Bank

Fiji: Reserve Bank of Fiji

Finland: Bank of Finland

France: Bank of France

Gabon: Bank of Central African States

The Gambia: Central Bank of The Gambia

Georgia: National Bank of Georgia

Germany: Deutsche Bundesbank

Ghana: Bank of Ghana

Greece: Bank of Greece

Guatemala: Bank of Guatemala

Guinea Bissau: Central Bank of West African States (BCEAO)

Guyana: Bank of Guyana

Haiti: Central Bank of Haiti

Honduras: Central Bank of Honduras

Hong Kong: Hong Kong Monetary Authority

Hungary: Magyar Nemzeti Bank

Iceland: Central Bank of Iceland

India: Reserve Bank of India

Indonesia: Bank Indonesia

Iraq: Central Bank of Iraq

Ireland: Central Bank and Financial Services Authority of Ireland

Israel: Bank of Israel

Italy: Bank of Italy

Jamaica: Bank of Jamaica

Japan: Bank of Japan

Jordan: Central Bank of Jordan

Kazakhstan: National Bank of Kazakhstan

Kenya: Central Bank of Kenya

Korea: Bank of Korea

Kuwait: Central Bank of Kuwait

Kyrgyzstan: National Bank of the Kyrgyz Republic

Latvia: Bank of Latvia

Lebanon: Central Bank of Lebanon

Lesotho: Central Bank of Lesotho

Libya: Central Bank of Libya

Lithuania: Bank of Lithuania

Luxembourg: Central Bank of Luxembourg

Macao: Monetary Authority of Macao

Macedonia: National Bank of the Republic of Macedonia

Madagascar: Central Bank of Madagascar

Malaysia: Central Bank of Malaysia

Malawi: Reserve Bank of Malawi

Mali: Central Bank of West African States (BCEAO)

Malta: Central Bank of Malta

Mauritius: Bank of Mauritius

Mexico: Bank of Mexico

Moldova: National Bank of Moldova

Mongolia: Bank of Mongolia

Morocco: Bank of Morocco

Mozambique: Bank of Mozambique

Namibia: Bank of Namibia

Nepal: Central Bank of Nepal

Netherlands: Netherlands Bank

Netherlands Antilles: Bank of the Netherlands Antilles

New Zealand: Reserve Bank of New Zealand

Nicaragua: Central Bank of Nicaragua

Niger: Central Bank of West African States (BCEAO)

Nigeria: Central Bank of Nigeria

Norway: Central Bank of Norway

Oman: Central Bank of Oman

Pakistan: State Bank of Pakistan

Papua New Guinea: Bank of Papua New Guinea

Paraguay: Central Bank of Paraguay

Peru: Central Reserve Bank of Peru

Philippines: Bangko Sentral ng Pilipinas

Poland: National Bank of Poland

Portugal: Bank of Portugal

Qatar: Qatar Central Bank

Romania: National Bank of Romania

Russia: Central Bank of Russia

Rwanda: National Bank of Rwanda

San Marino: Central Bank of the Republic of San Marino

Samoa: Central Bank of Samoa

Saudi Arabia: Saudi Arabian Monetary Agency

Senegal: Central Bank of West African States (BCEAO)

Serbia: National Bank of Serbia

Seychelles: Central Bank of Seychelles

Sierra Leone: Bank of Sierra Leone

Singapore: Monetary Authority of Singapore

Slovakia: National Bank of Slovakia

Slovenia: Bank of Slovenia

Solomon Islands: Central Bank of Solomon Islands

South Africa: South African Reserve Bank

Spain: Bank of Spain

Sri Lanka: Central Bank of Sri Lanka

South Sudan: Bank of South Sudan

Surinam: Central Bank of Suriname

Swaziland: The Central Bank of Swaziland

Sweden: Sveriges Riksbank

Switzerland: Swiss National Bank

Tajikistan: National Bank of the Republic of Tajikistan

Tanzania: Bank of Tanzania

Thailand: Bank of Thailand

Togo: Central Bank of West African States (BCEAO)

Tonga: National Reserve Bank of Tonga

Trinidad and Tobago: Central Bank of Trinidad and Tobago

Tunisia: Central Bank of Tunisia

Turkey: Central Bank of the Republic of Turkey

Uganda: Bank of Uganda

Ukraine: National Bank of Ukraine

United Arab Emirates: Central Bank of United Arab Emirates

United Kingdom: Bank of England

United States: Board of Governors of the Federal Reserve System (Washington)

Federal Reserve Bank of New York

Uruguay: Central Bank of Uruguay

Vanuatu: Reserve Bank of Vanuatu

Venezuela: Central Bank of Venezuela

Yemen: Central Bank of Yemen

Zambia: Bank of Zambia

Zimbabwe: Reserve Bank of Zimbabwe

Fonti

http://www.abovetopsecret.com/forum/thread853902/pg1

http://www.brotherjohnf.com/forum/Thread-The-Rothschild-s-are-telling-us-something

http://apocalisselaica.net/varie/miti-misteri-e-poteri-occulti/la-famiglia-piu-potente-del-mondo-i-rothschild

http://italian.irib.ir/analisi/commenti/item/114963-i-rothschild-mettono-le-mani-sul-petrolio-del-sud-sudan

http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-i-rothschild-mettono-le-mani-sul-petrolio-del-sud-sudan-111514813.html

1245.- L’ISIS: perde la battaglia ma vince la guerra

 

L’ISIS: perde la battaglia ma vince la guerra; ma chi ha creato l’ISIS?  

Propongo questo articolo di Di Giulio Meotti, di ieri, 21 giugno 2017, perché rappresenta un’analisi acuta della guerra mortale scatenata dalla finanza sionista contro la civiltà occidentale, attraverso il terrorismo; e il terrore, nella cultura del popolo ebraico è l’arma più potente da seminare fra i nemici. C’è una logica in tutto questo e dobbiamo premettere che dire finanza sionista non significa il popolo ebraico, che spesso nella storia, ha pagato per questa associazione. La Finanza domina attraverso le banche e deprime le nazioni, per sottometterle. Il suo obbiettivo è una unica massa umana di meticci, bastardi e asessuati, di consumatori, resi succubi dei media del potere e sudditi, senza famiglia, con una sola lingua, nessuna bandiera, nessuna tradizione, arte, cultura e una sola legge: la loro!  Nessuna coesione e la solidarietà ridotta a una mera espressione vuota. L’Italia è già l’esempio che si sta formando, con i terremotati abbandonati a se stessi e con le macerie ancora nelle strade, con le mandrie congelate dal ghiaccio nella notte; con i giovani meravigliosi figli di meravigliose madri, costretti a espatriare, con gli anziani morti di fame e dignità; con la fine del pluralismo nella politica e nell’informazione: cardini della democrazia; con le formazioni intermedie della partecipazione politica dei cittadini ridotte a un partito unico: una mangiatoia per poveri di spirito; con i sacrifici delle tasse spesi per ingrassare loschi individui e mantenere a ufo, oggi, centinaia di migliaia di selvaggi, domani, milioni e chi obietta che i numeri sono impossibili è sommerso dalle oche e dagli eunuchi alle grida di razzista o fascista; con la salute a pagamento, per chi può, con la libertà fatta serva di istituzioni occupate da anni! da impostori, illegittimi, dove comandano i mercati e i mercanti e dove non c’è legalità. I beni pubblici appartengono al popolo. Non si cartolarizzano, non si vendono e non si svendono! Non c’è più regola e non c’è pietà. I trattati europei vogliono tutto questo. Il trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il Pareggio in Bilancio sono strumentali alla svendita del nostro patrimonio, quello pubblico e quello privato e al sequestro dei nostri risparmi. L’Unione europea, diretta dalle banche, con un parlamento farsa, è l’esempio di ciò che i farisei della Finanza intendono per governo dei popoli. Dio, dove sei?

Mario Donnini

Al-Baghdadi, un terrorista cresciuto all’ombra degli Usa

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Se l’ISIS si sta ritirando da Mosul, sta rapidamente avanzando a Manchester. Il califfato sta guadagnando la sua guerra in Europa. Sei mesi fa, in Gran Bretagna, sarebbe stata impensabile l’ascesa di Jeremy Corbyn, leader del partito laburista ultrapartifista che ha attribuito alla “guerra al terrorismo” i recenti attacchi a Manchester e Londra.

Mentre il Califfato ha raso al suolo tutto sul suo cammino, l’Europa ha reagito come se ciò fosse solo il risultato di una cultura negativa che non dovrebbero riguardarla. Gli islamisti, però, avevano altri piani.

“Perché, nell’agosto del 2015, l’ISIS ha avuto bisogno di far saltare e distruggere quel tempio di Baalshamin? perché era un tempio in cui i pagani venivano davanti all’Islam ad adorare idoli mendaci? No, è perché quel monumento venne venerato dagli occidentali contemporanei, la cui cultura comprende un interesse garbato per i “monumenti storici” ed una grande curiosità per le credenze di altre persone e altre cose. E gli islamisti vogliono dimostrare che i musulmani hanno una cultura diversa dalla nostra, una cultura che è unica e solo loro “. – Paul Veyne, archeologo.

Lo Stato islamico si sta sgretolando – se troppo lentamente. Sono passati più di due anni da quando il presidente francese François Hollande ha promesso: “Bombarderemo Raqqa”. Prima o poi, l’ISIS sarà probabilmente ridotta in una piccola enclave senza continuità territoriale e il suo capo, Abu Bakr al Baghdadi, sarà eliminato. Sarebbe comunque più pericoloso relegare questi tre anni come una breve parentesi: il nazismo non è durato a lungo: “solo” 12 anni di potere e cinque in guerra con il resto d’Europa. Le conseguenze fisiche e culturali della tirannia nazista sono purtroppo ancora visibili in Europa. Lo stesso vale per lo Stato islamico. Tre anni di terrore e di conquiste non sono male per una guerra del Califfato contro tutti gli altri.

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L’ISIS si lascerà dietro un retaggio terroristico senza precedenti (277 europei uccisi sul terreno europeo in due anni). Se l’ISIS si sta ritirando a Mosul, sta rapidamente avanzando a Manchester. Il califfato sta guadagnando la sua guerra in Europa. Sei mesi fa in Gran Bretagna, l’ascesa di Jeremy Corbyn, leader del partito laburista ultra-pacifista che ha incolpato la “guerra al terrore” per i recenti attacchi a Manchester e Londra, sarebbe stata impensabile. Il suo successo è chiaramente legato al recente fatto di sangue nelle strade britanniche.

In Occidente, l’ISIS ha assalito il parlamento a Ottawa, i caffè di Copenaghen, le spiagge di Nizza, i centri sociali di San Bernardino, la metropolitana e gli aeroporti di Bruxelles, i festival musicali di Manchester, teatri, stadi sportivi, ristoranti e mercati kosher a Parigi. Rouen, mercati di Natale a Berlino, centri commerciali a Stoccolma. Non male per un “team JV”, come Barack Obama ha chiamato il Califfato.

L’ISIS è stata un’attrazione ineguagliabile per l’umma, la comunità mondiale dei fedeli islamici: circa 30.000 musulmani in tutto il mondo – 6.000 dall’Europa – hanno lasciato le loro case per combattere sotto la bandiera nera mortale del Califfo. ISIS è stata in grado di costruire una rete globale di terrore. Gruppi jihadisti come Ansar Bayt al-Maqdis in Egitto, Abu Sayyaf nelle Filippine, Ansar al-Sharia in Libia, Boko Haram in Nigeria, Emirato del Caucaso in Russia e Movimento islamico dell’Uzbekistan insieme ad altri hanno tutti promessi Fedeltà a ISIS. Il califfato è diventato anche il gruppo terroristico più ricco della storia. Sebastian Gorka, consigliere di Casa Bianca sull’Islam radicale, ha dichiarato: “Gli attacchi dell’11 settembre 2001, costano appena 500 mila dollari. ISIS li guadagna in sei ore! Ti senti sicuro?”

ISIS ha fatto il male virale. Il mondo restò stupefatto quando ISIS sommerse l’immaginazione occidentale con le esecuzioni pubbliche dei giornalisti, con i massacri di soldati catturati, con i mercati per la schiavitù sessuale, con le esecuzioni dei gay e gli annegamenti pubblici, quando bruciavano persone vive e crocifissi. “Mai, prima, nella storia i terroristi hanno avuto un accesso così facile alle menti e agli occhi oculari di milioni”, ha scritto Brendan Koerner, osservando che “l’ISIS sta vincendo la guerra dei media sociali”. Spesso, il male funziona. Poche settimane fa, a Parigi, una donna ebrea, Sarah Halimi è stata uccisa da un grido musulmano “Allahu Akbar”. Il caso era appena coperto dalla stampa mainstream. Poi molti intellettuali francesi chiedono alle autorità di denunciarla come un caso di antisemitismo. Le minacce di ISIS sono ora così intense che anche gli esperti accademici dell’Islam, come Gilles Kepel, sono sotto la protezione della polizia.

 

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In pochi mesi lo Stato islamico ha lcancellato il confine coloniale storico disegnato dagli accordi Sykes-Picot, ha conquistato la metà della Siria, ha distrutto città intere di reperti antichi come Palmyra, ha raggiunto la periferia di Baghdad e ha scacciato l’esercito iracheno su cui gli Stati Uniti avevano investito 25 miliardi di dollari. Ecco perché molti analisti del terrorismo chiedono intelligentemente se “ISIS sta vincendo”. Tuttavia, l’eredità principale di ISIS è la devastazione, sia culturale che umana. ISIS ha avuto successo nel fare tabula rasa, una sorta di “anno zero” islamico, in cui, dopo un’apocalisse, la storia avrà inizio ancora – presumibilmente vergine e pura. Il califfato lascerà un Medio Oriente sempre più islamico, non solo nel panorama ma anche nella demografia. ISIS ha spazzato via intere comunità non musulmane che non torneranno mai. Molte città cristiane e Yazidi all’interno della sua orbita rimarranno permanentemente vuote a causa della macellazione, dell’esilio e della scomparsa dei sopravvissuti. Lo Stato islamico è stato in grado di distruggere l’antica comunità cristiana di Mosul.

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Un nuovo studio pubblicato dalla rivista settimanale Plos Medicine ha concluso che circa 10.000 membri della minoranza etnica e religiosa Yazidi sono stati uccisi. I ricercatori hanno stimato che furono rapiti 6.800 altri Yazidis e che più di un terzo sono ancora mancanti.

“Il cristianesimo in Iraq è finito”, ha detto Canon Andrew White, il grande vicario anglicano di Baghdad. ISIS riuscì, per la prima volta nel 2000, a annullare la comunione cristiana a Ninive. Il professor Amal Marogy, nativo dell’Iraq, ha dichiarato, in una conferenza presso l’Hudson Institute, che mentre un’infrastruttura come la diga di Mosul può essere salvata dall’ISIS, l’eradicazione della presenza cristiana in Iraq significa “la fine di una civiltà pacifica” . Ci sono commentatori che ora notano che “ISIS vince quando i cristiani lasciano il Medio Oriente”.

I jihadisti hanno recentemente vandalizzato antiche statue e manufatti romani presso il sito archeologico siriano di al-Salhiye, noto come Dura Europos. ISIS ha devastato le capitali più famose dell’antica Mesopotamia, da Nimrud a Hatra. “Questa distruzione è senza precedenti nella storia recente”. Lo dice Marina Gabriel, coordinatore delle scuole americane di ricerca orientale, iniziative sui beni culturali, un istituto che segue la distruzione dello Stato islamico.

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Nimrud ziggurat, non c’è più!

Il Nimrud ziggurat, costruito quasi 2900 anni fa – la più spettacolare struttura sacra conosciuta nell’antica Mesopotamia – non esiste più. I terroristi ISIS hanno devastato la Biblioteca pubblica di Mosul, dove sono stati bruciati o rubati 10.000 manoscritti. ISIS è riuscita anche a cancellare tutta la storia ebraica di Mosul, tra cui le tombe di Jonah, di Seth e di Daniel. Il Califfato distrusse la prima città assira, Khorsabad. La più grande devastazione, invece, si è svolta a Palmyra, il più importante gioiello archeologico del Medio Oriente. Palmyra delenda est. Lo Stato islamico ha inoltre eliminato migliaia di anni di storia siriana e irachena, polverizzando squisiti tesori antichi come il tempio di Bal.

Khalid al-Asaad, capo e innamorato, già pensionato, del sito archeologico della città siriana di Palmyra. Assassinato dall’ISIS.

Mentre il Califfato ha raso a terra tutto sul suo cammino, l’Europa ha reagito come se fosse solo il risultato di una inciviltà che non dovrebbe riguardarla. Gli islamisti, però, avevano altri piani. Il professor Paul Veyne scrive nel suo libro su Palmyra:

“Perché, nell’agosto del 2015, l’ISIS ha avuto bisogno di far saltare in aria e distruggere quel tempio di Baalshamin, perché era un tempio in cui i pagani davanti all’Islam venivano ad adorare gli idoli mendaci? No, perché il monumento venerato dagli occidentali contemporanei, la cui cultura comprende un amore educato per i “monumenti storici” e una grande curiosità per le credenze di altre persone e altre volte, e gli islamisti vogliono dimostrare che i musulmani hanno una cultura diversa dalla nostra, una cultura unica: la loro. Hanno fatto saltare in aria il tempio di Palmyra e hanno saccheggiato diversi siti archeologici nel Vicino Oriente per dimostrare che sono diversi da noi e che non rispettano quello che la cultura occidentale ammira”.

Bruxelles, ma sempre con qualche dubbio.

Ecco perché, dopo Palmyra, lo Stato islamico ha attaccato le sale da musica e altri simboli occidentali in Europa. Il “team JV” potrebbe perdere terreno, ma finora sta vincendo la guerra delle civiltà. L’Occidente sarà in grado non solo di liberare Raqqa e Mosul, ma anche di invertire questa valanga culturale cercando di schiacciarla?

 

 

1240.- Ratzinger non poté “né vendere né comprare”. Bergoglio, dicci chi sei!

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Devo cominciare riconoscendo un mio errore. Nel precedente articolo ho riferito che l’elezione di Bergoglio è stata “il frutto delle riunioni segrete che cardinali e vescovi, organizzati da Carlo Maria Martini, hanno tenuto per anni a San Gallo, in Svizzera”, come ha dichiarato vantandosene uno dei congiurati, il cardinal Dannnels.
Mi son detto che una tale congiura modernista invalida la elezione di Bergoglio.Un lettore, canonista, mi dà giustamente torto: “… Le convenzioni che si compiono fra gli elettori del conclave non producono nullità dell”elezione. A maggior ragione, se fatte prima del conclave. Esistono numerosi precedenti, molti nel tardo medio evo e nel rinascimento, almeno i meglio noti. Anche eventuali  vizi procedurali dell’elezione, dei quali si è occupato il Socci, possono avere rilievo solo se qualche interessato (ovvero elettore) li abbia fatti valere. Il che è positivamente escluso, non esistendo rifiuti di prestare obbedienza da parte di alcun porporato.   Questo, naturalmente, non vale a rendere i fatti di cui si dice moralmente degni, ma è altra materia”Segue la firma.
Quindi è un Papa che non possiamo stimare – visto che s’è fatto eleggere con questi trucchi e complicità – ma è legittimo. Tuttavia un altro lettore, stimolato dallo stesso articolo, mi rimbalza un blog con una notizia notevole.Quando, nel febbraio 2013, Papa Benedetto XVI si è dimesso improvvisamente e inspiegabilmente, lo IOR era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-terrorista (secondum America), come l’Iran.
Era la rovina economica, ben preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non manca mai di obbedire a certi ordini internazionali).Pochi sanno che cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie): in teoria, è una “camere di compensazione” (clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi.
Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro,  il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui il la finanza globale stronca le gambe agli stati che non obbediscono.La banca centrale dell’Iran ad esempio, per volontà giudaica, è stata esclusa dalla rete SWIFT per ritorsione contro il preteso programma nucleare. Ciò significa che l’Iran non può più vendere in dollari il suo greggio, che le sue carte di credito non valgono all’estero, e che nessuna transazione finanziaria internazionale può essere condotta da Teheran se non in contanti e in clandestinità, in forme illegali secondo l’ordine internazionale: nel 2014 la banca francese BNP Paribas è stata condanna dalla “giustizia” Usa a pagare (agli Usa) 8,8  miliardi di dollari per aver aiutato Teheran ad aggirare il blocco di Swift.
Sono state le minacce ventilate contro Mosca di escluderla dalla rete SWIFT come ritorsione per la cosiddetta annessione della Crimea – un danno enorme all’economia del paese – ad accelerare la messa in opera, da parte dei BRICS egemonizzati da Cina e Russia , di un proprio circuito di clearing alternativo a SWIFT, e operante in yuan e rubli, e non in dollari.
Per sottrarsi al ricatto che fa’ pendere sugli stati sovrani lo Swift.Il sito belga Media-Presse (lo SWIFT è basato in Belgio) nel dare la notizia dello SWIFT alternativo lanciato da Pechino e Mosca, il 5 aprile, raccontava come esempio:Quando una banca o un territorio è escluso dal Sistema, come lo fu nel caso del Vaticano nei giorni che precedettero le dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio 2013, tutte le transazioni sono bloccate.
Senza aspettare l’elezione di papa Bergoglio, il  sistema Swift  è stato  sbloccato all’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI.“ C’è stato  un ricatto venuto da non si sa dove,  per il tramite  di Swift, esercitato su Benedetto XVI. Le ragioni profonde di questa storia non sono state chiarite, ma è chiaro che SWIFT è intervenuto direttamente nella direzione degli affari della Chiesa.  Ciò spiega e giustifica le inaudite  dimissioni di Ratzinger, che tanti di noi hanno potuto scambiare per un atto di viltà; la Chiesa era trattata come uno stato “terrorista”, anzi peggio – perché si noti che la dozzina di banche cadute nelle mani dello Stato Islamico in Irak e Siria “non sono state escluse da SWIFT” e continuano a poter fare transazioni internazionali – e la finanza vaticana non poteva più pagare le nunziature, far giungere mezzi alle missioni – anzi, gli stessi bancomat di Città del Vaticano erano di fatto stati bloccati. La Chiesa di Benedetto non poteva più “né vendere né comprare”, la sua vita economica aveva le ore contate.
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Dimissioni sotto costrizione.
Non resta che sottoscrivere quel che dice Saura Plesio: Ratzinger “mai, proprio lui che lottò contro il Relativismo imperante,  avrebbe accettato “aperture” sul mondo gay e sulle politiche gender.
Mai si sarebbe prosternato al “mondo” (e al mondialismo) come questo papa, il quale gareggia con il laicismo imperante della Ue nel creare una forma di “divorzio sacramentale”, attraverso “l’annullamento breve”.
Mai si sarebbe prestato a fare la grande pagliacciata di Lampedusa fatta dal suo successore, che oltretutto non è nemmeno territorio suo, ma dello stato italiano. I grandi poteri mondialisti hanno fretta e Ratzinger era un  intralcio palese, un rallentamento sulla loro fulminea traiettoria”.
Con quanta fretta sia stata attuata l’espulsione di Ratzinger lo suggerisce anche un particolare che ha tratto fuori Luciano Canfora. Simpatico comunista non pentito, ma bravo storico della romanità e latinista, egli ha notato nel motu proprio con cui Benedetti ha giustificato le sue dimissioni con l’età (“Ingravescente Aetate”) una serie di errori di latino: errori elementari nella concordanza dei casi, da far arrossire uno scolaretto. Ora Ratzinger non può aver commesso questi errori. Il testo è stato scritto da altri, e lui è stato spedito via dal Vaticano platealmente, in elicottero ripreso in mondovisione? E subito dopo la sua dipartita, ecco che SWIFT sblocca le transazioni vaticane, riapre i bancomat, riporta all’onore del mondo lo Ior. Non hanno aspettato che venisse eletto Bergoglio; gli è bastata l’espulsione del “terrorista bianco”.
Nei salotti buoni e irraggiungibili fra Wall Street e Washington e Londra, già sapevano che il conclave avrebbe dato il soglio ad un modernista, ad uno di cui potevano fidarsi. Come mai? La sanzione SWIFT era stata coordinata con i “congiurati” in porpora che, guidati da Carlo Maria Martini (un cardinale che ha chiesto per sé l’eutanasia, va ricordato..) (1) avevano segnato Bergoglio come loro candidato già da anni?
C’è stato un accordo dei congiurati con un potere forte esterno, a cui sono vicini per ideologia?Magari l’elezione di Bergoglio non sarà invalida. Ma sembra di capire che la dimissione di Ratzinger lo è – è stato costretto a scendere dal trono di Pietro sotto costruzione. Il comportamento stesso di Ratzinger, apparentemente ambiguo nel tenersi addosso la veste bianca e il titolo di Santo Padre, può confermarlo: vuol dare il segnale a chi può capirlo, senza poterlo dire, che è stato cacciato, non se n’è andato volontariamente.
Ora, come un matrimonio è nullo se uno degli sposi l’ha stretto sotto costrizione, lo sarà anche un Papa che rinuncia sotto costrizione, e fa’ anche sapere che lui resta Papa….In questa ipotesi, si spiegano benissimo le accoglienze trionfali che Bergoglio ha ricevuto in America, all’Onu, da Obama, le standing ovation al Congresso – già, perché poi un Papa regnante viene invitato al Congresso degli Stati Uniti?
La cosa è molto strana e insolita. I rapporto di Washington col Vaticano sono sempre stati da cattivi a pessimi; non solo per odio protestante contro il “papismo”. Ora, sono diventati ottimi. Il Papa si fa’ volonteroso mediatore degli Stati Uniti presso Cuba, fa’ sue le “battaglie radicali”, apre alla nuova morale obbligatoria, insomma smette di essere l’antagonista morale che “questo mondo” detesta.
Si spiegherebbe così anche l’astuta gestione per guadagnarsi la simpatia dei media progressisti;e la brutale ma precisa “purga” che Bergoglio (con il suo consiglio degli Otto) ha operato in Vaticano, quasi avesse in mano una lista da lungo tempo preparata. La sua volontà di disciogliere il cattolicesimo in un protestantesimo generale, vacuo, secolarizzato e mondano…Bergoglio ingiunge ai cristiani di accogliere sempre più immigranti, senza limiti, con totale “accoglienza” e carità – Ebbene: “Con un comunicato ufficiale, firmato da ben 28 diverse obbedienze (tra cui ben 8 francesi ed una italiana, la Gran Loggia d’Italia), i massoni richiamano i governi europei ad accogliere gli immigrati, anzi ad accoglierne sempre di più. Dimostrando così una convergenza d’intenti con pochi precedenti non solo tra loro, ma anche rispetto alle nuove strategie seguite dagli Stati membri “ (Corrispondenza Romana, 11 settembre)

1232.- UN ALTRO RUDERE SI AGGIUNGE A UN PARLAMENTO FATTO SOLO DI SCORIE.

 

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La disfatta del 5 Stelle è stata voluta perché Grillo ha portato a compimento la missione per la quale è stato sicuramente pagato: portare su un binario morto la protesta della politica italiana. Gridava “Tutti a casa!” e sono rimasti a casa tutti, meno qualche poveretto, beneficato, assurto a onorevole.

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Maurizio Blondet

Con la disfatta del 5 Stelle, si aggiunge un’altra maceria ai mozziconi, ruderi e rifiuti solidi di cui è ingombra la politica italiana. Ci avrete fatto caso:  il  parlamento è intasato di questi mozziconi, di questi avanzi mal consumati. Sono scorie di progetti politici falliti, vestigia in rovina di proposte generali  di governo dismesse e rifiutate, relitti  di  proposte di vasto respiro,    che suscitarono un tempo grandi speranze nel pubblico, naufragate: quasi sempre per stupidità e imperizia o disonestà dei suoi leader, talora per i siluri di franchi tiratori  e fuoco amico invidioso.

Quello di Grillo e dei grillini  era un progetto politico: mattoide, fanatico, dogmatico e confuso, ma aveva attratto il 30 per cento degli elettori – perché lo volevano attuato. Ora si aggiunge alle scorie e agli scarti e alle macerie degli altri. Sono così tanti che è impossibile elencarli, senza dimenticarne qualcuno:  Berlusconi rincretinito e animalista, quel che resta del Popolo delle Libertà  che lui ha tradito; Alfano, Casini  sopravvivono   come  maceria affaristico-democristiana;  da qualche parte dev’esserci un mozzicone di Mariotto Segni, che vinse i referendum (il totocalcio)  e poi perse la schedina. Si vedono le vistose macerie di Renzi e del renzismo, molto ingombranti. Resta inamovibile  a intralciare  Mario Monti, sopravvissuto pietrificato    al compito che gli affidarono dall’estero, golpista di  lusso  pietrificato dalla sua nomina a senatore a vita. Il visitatore   riconosce nella  la Meloni,  il residuo storico e spezzone inutilizzabile e romanesco  del neofascismo;   si riconoscono relitti della Margherita, scarti di D’Alema, scorie bersaniane bruciacchiate e annerite,   spezzoni stroncati di Ulivo, monconi archeologici di Prodi; la Boldrini è in sé stessa  il rudere del Niki Vendolismo.  Salvini cerca di ricostruire un progetto  politico che fu devastato e ridotto in macerie dal suo stesso fondatore, esempio preclaro di  ottusità.

La politica italiana somiglia alla Milano bombardata del 1944.  Meglio, somiglia a una zona archeologica  riutilizzata come discarica  di  rifiuti tossici.

Il guaio è che queste macerie di falliti, relitti, spezzoni  sopravvissuti ai rispettivi progetti, ingombrano. Sono pesanti, inamovibili, e restano lì a intralciare il panorama politico, a renderlo illeggibile. Ogni nuovo relitto che vi si aggiunge, rende sempre più improbabile il sorgere  di un nuovo progetto, di una nuova proposta d’interesse generale che l’elettorato (o quel che ne resta) possa riconoscere ed approvare – o rifiutare.

Mozziconi, resti e sopravvissuti zombificati,  hanno questo carattere (non rivelo nulla di nuovo): rinunciato al grande progetto politico da proporre al Paese,  sopravvivono coltivando le loro  minuscole clientele parassitarie.  Berlusconi è inguardabile, ma avendo abbracciato agnellini  strapperà qualche voto. La “dc” residuale di Alfano campa con i finanziamenti pubblici per gli immigrati in Sicilia. Renzi e i renziani non hanno più altro progetto che restare attaccati alla mammella di miliardi nelle pieghe della Presidenza del Consiglio.  La  Meloni ha i voti sicuri della  tifoseria e dei teppisti der Testaccio, che so.

A nessuno di costoro importa  più nulla,  in realtà, della politica intesa nel vero  senso della parola, la proposta al popolo di un progetto complessivo, su cui cercare e trovare le più vaste convergenze.  No, anzi: a loro basta avere  quel 6 per cento che gli assicuri quattro seggi in Parlamento e le mani in pasta nei clientelismi meridionali,  in qualche comune o municipalizzata.   La legge elettorale che voteranno è quella per loro ideale, il proporzionale puro con sbarramento al 4, a 3 per cento:   quella che garantisce loro la sopravvivenza, il business degli immigrati nel proprio collegio e comunque qualche ditata di denaro pubblico locale,  e  l’ingombro continuo e perenne del terreno politico.

Sono quasi sicuro che  anche Beppe Grillo, a parte la rabbia del momento,  sia contento di aver perso voti: la prospettiva di governare davvero,   con quell’elettorato di fanatici e idioti che s’era procurato sul  web, e la coscienza oscura  della sua propria stupidità,  lo ha sempre terrorizzato. Troppa responsabilità, troppa necessità di competenze che non   possiede  nemmeno lontanamente (e lo sa);  la pratica di “selezionare” personale politico dai mattoidi  che si propongono sulla rete,  e che lui non conosce, è  evidentemente un incubo.  Ma  quale 33 per cento! Un confortevole 12  va benissimo, permette di gestire la ditta Casaleggio e Associati confortevolmente, senza assumersi pesi, oneri e rischi di governo, e al riparo dalle critiche e dagli   attacchi dei media. Ora che i grillini non sono più un pericolo, li lasceranno campare.

Occorrerebbe   ripulire  questo parlamento  con getti potenti di acqua e schiuma disinfettante, come le stalle di Augia; non basta  però , macerie impietrite,  scorie e rifiuti solidificati richiederebbero lanciafiamme  e dinamite. Non è il caso di sognare.   Ma  è solo per farvi  notare  che questo popolo è smarrito, istupidito oggi più di ieri, non per caso.

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1204.- SOROS E “FRANCESCO” UNITI NELLA LOTTA…

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24 agosto 2016

Ormai da settimane ignoti hackers hanno messo in linea 2500 e-mail riservate fra Georges Soros, i dipendenti delle sue fondazioni  –  capeggiate dalla casa-madre,  la Open Society Foundation  e i  riceventi dei suoi  doni. I media ne tacciono, perché sono ovviamente imbarazzanti. Si vede per esempio che lui ha dato direttive ad Hillary Clinton quando era segretaria di stato,  su una crisi in Albania (sic) e su come risolverla: direttive che Hillary ha seguito alla lettera. Si vede anche che alla campagna di Hillary ha versato 30 milioni di dollari, il che ne fa’ il maggior donatore singolo.

Ma non basta. Se una cosa risalta in queste mail,  è la megalomania di questo    gran burattinaio. Non c’è  area del mondo dove non finanzi attività (sovversive, o ‘filantropiche’); non una politica pubblica che non si proponga di ‘riformare’ in ogni parte del pianeta, sganciando soldi ai locali ‘riformatori’, che hanno sempre un carattere sinistroide e libertario. Megalomane e insieme,  micro-gestore  di tutta la realtà.  Come abbiamo visto, Soros finanzia Arcigay in Italia, e Planned Parenthood (in Usa (l’ente  pro-aborto che l’hanno scorso s’è scoperto faceva commercio di organi di feti);  ha pagato rivoluzioni colorate e l’opposizione ad Orban in Ungheria; istiga la giunta di Kiev a fare la guerra alla Russia; gestisce (attraverso apposite ONG) l’inondazione di immigrati in Europa, e  nello stesso tempo  eccita organizzazioni di minoranze etniche latinos in Usa, allo scopo di far cambiare  la demografia dei collegi elettorali  in modo da favorire Hillary contro Trump.  Per lo stesso scopo, paga organizzazioni razziali come Black Lives Matter  (650 mila dollari) perché interrompano i comizi di Donald. Ha  finanziato ripetuti  tentativi di manifestazioni LGBT a Mosca, pagando le trasferte di celebri   travestiti e sodomiti; in Europa, ha ‘gestito’ certe elezioni, facendo eleggere candidati favorevoli all’immigrazione senza limiti, e finanzia gruppuscoli che in Usa si battono non solo  per il “diritto delle donne” e LGBT di entrare nelle unità combattenti, ma il dovere di allogarle in caserme unisex; o gruppi che stanno conducendo la meritevole battaglia per toilettes pubbliche per trans.  Tutto in nome di un evidente scopo finale: la dissoluzione di ogni ordine, gerarchia e stabilità nelle società umane.

Poteva tal miliardario mancare di estendere  le sue cure lobbistiche al Vaticano, dal momento della elezione di un “Francesco” così attivo nella dissoluzione. Dai documenti rivelati si scopre che Soros ha progettato subito di influenzare  il Vaticano “impegnando il Papa  sui temi della giustizia economica e razziale”.

Nel maggio 2015,  il consiglio direttivo in Usa della Open Society di  Soros prende un’iniziativa che viene così riferita:

Pope Francis Visit – $650,000 (USP)  – vengono ciè stanziati alla bisogna 650 mila dollari.  Segue  la veloce delineazione della strategia:

“La prima visita di Papa Francesco in Usa a settembre  includerà una storica allocuzione al Congresso [un privilegio mai concesso ad alcun pontefice in un sistema politico ostile ai ‘papisti’. Ndr], un discorso alle Nazioni Unite, e una visita a Philadelphia   per “l’incontro mondiale delle famiglie”.  Per approfittare del momento, noi sosterremo le attività di PICO per coinvolgere il Papa sui temi della giustizia economica e razziale; useremo l’influenza del cardinal Rodriguez, primo consigliere del Papa, e contiamo di spedire una delegazione in Vaticano in visita,  a primavera o estate, per fargli sentire direttamente la voce dei cattolici di basso reddito in America”.

http://soros.dcleaks.com/view/?q=vatican&div=us, OPEN SOCIETY U.S. PROGRAMS

L’ente percettore dei soldi, PICO (People Improving Communities through Organizing)  è una organizzazione fondata da un gesuita, John Baumann, nel 1972. Baumann  faceva parte di una organizzazione creata nella Grande Depressione da un agitatore ebreo, Saul  Alinsky, che intendeva scatenare la rivoluzione socialista;  svanito il progetto, la PICO resta un movimento di estrema sinistra che unisce comunità su base ‘religiosa’  che si propone la redistribuzione della ricchezza, fra l’altro “mettendo leader religiosi nei consigli di amministrazione delle banche”.  Dio sa quanto il capitalismo americano abbia bisogno di redistribuire le ricchezze; potrebbe cominciare proprio Soros. Ma come il miliardario coniughi le aspirazioni di PICO con  i  finanziamenti miliardari che fa’0 ad organizzazioni per l’aborto, l’eutanasia, il ‘gender’, il matrimonio Gay e la distruzione della famiglia, è un mistero  che non abbiamo il modo di sviscerare.

Più interessante i rapporti cordialissimi che la Open Society Foundation di Soros , mostra di avere per il cardinale  Óscar Rodríguez Maradiaga;  honduregno, personaggio ambiguo nei suoi rapporti  (favorevoli)  con un potere golpista  nel 2010  in Honduras,   ragion per cui fu invitato  a Roma dalla  Comunità di Sant’Egidio a parlare sul tema: “Oltre la violenza e la povertà. Proposte di cambiamento per l’America Latina”.  Uomo di fiducia di El Papa, che lo ha elevato al ruolo di ‘coordinatore’  del gruppo di 8 cardinali da cui si fa’ affiancare nella ‘riforma della Chiesa”, ossia nel governo senza controllo – come si fa nei golpes sudamericani. In pratica è il capo della  Junta Suramericana che sta schiacciando, umiliando e terrorizzando la Curia.

Il direttorio della  Foundation di Soros   sottolinea la ‘intima amicizia” che El Papa mostra al cardinal Rodriguez  Maradiaga e del fatto che già adesso sta “usando la sua influenza” nel Vaticano per promuovere le idee più   radicali sulla eguaglianza economica, che sono quelle che Soros caldeggia e propone (e piacerebbe sapere perché).  Del resto è noto che  la Open Society finanzia gruppi cattolici di sinistra in Usa,e  insieme MoveOn org, un  gruppo neocon  ferocemente anticattolico che pesca nella destra repubblica  (attualmente preme sugli esponenti del  partito perché   depennino Trump come candidato..) e che si è distinto per una campagna calunniosa contro Benedetto XVI accusato di coprire i preti pedofili.

Ma ora c’è “Francesco” e tutto cambia.    Attenzione: i progetti di influenzare EL Papa da parte di Soros sembrano perfino timidi, rispetto  all’ardimento mostrato da “Francesco”:  le mail  risalgono all’anno scorso, e ora la personalità  modernista (forse massonica)  del nostro è molto più chiara.  In ogni caso,  non va dimenticato che nel dicembre 2015  El Papa non ha esitato di farsi pagare   da protagonisti dell’ideologia globalista la scenografica profanazione  di San Pietro, su cui han proiettato gigantesche immagini di belve, scimmie e selvaggi – un trionfo della “natura”  sulla cultura e sulla storia, dal titolo simbolico “Fiat Lux”, a segnalare che finalmente la luce del progresso illuminava l’oscurantismo clericale. Lo spettacolo osceno era stato pagato dalla Banca Mondiale, e specificamente dal suo programma per il terrore del riscaldamento climatico (bisogna ridurre le emissioni..), dal numero due della Microsoft Paul Allen e da una organizzazione chiamata Okeanos Fondazione per il Mare.  Ma per la Junta vaticana era semplicemente la celebrazione ed apoteosi della enciclica “Laudato Sì”, prima enciclica ambientalista mai emessa da un Papa, ma soprattutto quasi franca proclamazione della  speciale gnosi panteista-evoluzionista che è la vera fede di “Francesco”: un immanentismo che deve molto a Theilard De Chardin, per il quale Cristo essendosi fatto  materia,  ha divinizzato  non solo il genere umano ma l’intera natura. Onde El Papa esorta, come nuovo dovere cattolico, a sviluppare in noi la coscienza eco-New Age  “di non essere separati dalle altre creature, ma di formare con gli altri esseri dell’universo una stupenda comunione universale” (nº 220).  Niente più accettazione della Croce, ma sì alla raccolta differenziata e al governo globale del clima.

“Fiat Lux”, finalmente

Secondo il vostro cronista, El Papa non ha certo bisogno di farsi suggerire programmi da Soros. Sta “conducendo” la Chiesa “per nuovi cammini”  ignorati dalla Chiesa e dal suo Fondatore per duemila anni. Bisognerà riparlarne. Qui sotto potete trovare qualche spunto essenziale sulla ideologia di El Papa:

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1294_Da-Silveira_Note_su_Laudato-si.html

Un’altra organizzazione  cattolica finanziata da Soros e nominata dai direttivo è la FPL ( Faith in Public Life); ad essa, con la donazione, vengono impartiti gli ordini. La FPL deve organizzare sondaggi per “dimostrare  che i votanti cattolici  rispondono con favore alla concentrazione del Papa sull’ineguaglianza di reddito”  e  una azione militante per convincere i cattolici “pro family”; che essere “pro-family” richiede affrontare il problema della iniquità economica. Il che è giustissimo, Non si vede però  che bisogno ci sia di pagare per ottenere sondaggi “a priori” favorevoli a una data tesi; e che un gruppo anti-capitalista sia finanziato riccamente dal più famoso speculatore dei nostri anni.

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La Open Society ha anche un “advisory board”,  un gruppo di consiglieri fra cui appaiono giornalisti, anche importanti, come l’opinionista della Washington Post DanielleAllen, e Steve Coll, del  New Yorker. Il che può contribuire a spiegare come mai la  fuga delle email di Soros non ha fatto notizia in Usa: non è proprio comparsa nemmeno come breve di cronaca. Un altro motivo è che l’intera classe mediatica americana sta sostenendo la Clinton  con i  mezzi più vergognosi, abbandonando ogni minima pretesa di oggettività, e quasi suicidandosi in questa operazione, buttando al macero la propria reputazione, in modo – direi – terminale, come se non ci fosse un domani.
A che scopo tutto ciò?, si chiederà il lettore, a questo punto completamente smarrito – e con ragione.   Esiste tuttavia un possibile bandolo della matassa, che è utile tenere in mano nel groviglio delle donazioni di Soros. Si trova  nelle e-mail dove il  direttivo della  Open Society  segnala il pericolo rappresentato dal fatto che “La Russia cerca di aumentare la propria influenza nella vita politica europea”.  Bisogna assolutamente contrastare “il sostegno della Russia a movimenti che difendono i valori tradizionali”.  E’ non la “reazione” o “il populismo”, ma esattamente la Tradizione che viene qui indicata come il nemico – il nemico della Dissoluzione – da  stroncare. Per il progetto, si chiedono 500 mila dollari. Da aumentare per “bisogni imprevisti”.

1194.- IL CAOS? E’ IL METODO DI GOVERNO DEL GLOBALISMO.

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Dick Cheney: “Ecco, adesso siete perfettamente al sicuro  dagli attentati del terrorismo”.

 

20 maggio 2017

A Teheran, fra i partecipanti alla conferenza  internazionale New Horizon, ho potuto conosce finalmente il Comitato Invisibile di Tarnac, autore  collettivo, nel 2008,  del breve, ma epocale saggio “Gouverner Par le Chaos”.  Governare attraverso il caos.

Rievoco in breve la storia, ovviamente ignota ai lettori. Nel novembre 2008,  la polizia francese arrestò in modo estremamente vistoso, brutale e  mediatico una decina di giovani abitanti a Tarnac, un  paesino del Corrèze, con l’accusa di progettare atti terroristici e di averne già messi in atto altri,  come danneggiamenti  alle linee ad alta velocità (TGV). In inchieste durate anni, s’è scoperto che: terroristi anarchici di Tarnac erano controllati giorno e notte (è il caso di dirlo)   da un poliziotto britannico che si era infiltrato,  e aveva messo incinte alcune signorine del gruppo terroristico; che i servizi francesi  ne sapevano ogni mossa; che i danneggiamenti al  TGV erano stati perpetrati da ecologisti tedeschi. Alla  fin fine, si intuisce cha la sola cosa per cui il potere ha considerato pericoloso e da smantellare il gruppo di Tarnac, la vera bomba da esso confezionata, era proprio il libretto – una novantina di pagine – concepito nel loro ambiente:

Gouverner par le  Chaos – Ingénierie Sociale et Mondialisation.

Comment devenir les maîtres du monde ? En centralisant l’ordre et le pouvoir autour d’une minorité et en semant le désordre dans le peuple, ramené au niveau de pantins paniqués. La méthode ? L’ingénierie sociale: infiltration des esprits, analyse de nos moindres faits et gestes, contrôle des comportements à distance, marketing de l’intime et autres réjouissances qui font de nous des bons consommateurs.
Ce texte prolonge l’essai politique insurrectionnel signé du Comité invisible et attribué aux inculpés dans l’affaire de Tarnac. Publié d’abord sur le web et y ayant suscité ” enthousiasme débridé ou agacement hystérique” (Le Nouvel Observateur), il a été pour cette édition revu et corrigé par les auteurs. Volontairement anonymes, ceux-ci prônent une résistance constructive: “Créer, c’est résister. Résister, c’est créer.”

Eccone le tesi principali:

Le classi  dirigenti hanno adottato il caos come metodo di governo più efficace per mantenersi al potere.  Quel caos che fingono di combattere, è la loro strategia privilegiata di controllo. Jacques Attali, il futurologo ebreo  che ha creato artificialmente Macron, lo ha detto perfino chiaro nei suoi scritti e nelle conferenze. I dirigenti d’oggi non perseguono che due scopi; il primo,  realizzare un governo mondiale; l’altro, proteggere il governo mondiale da  ogni rovesciamento e nemico, attraverso un sistema di sorveglianza  generalizzato fondato sulla tracciabilità totale delle persone e delle cose.

Come   si diventa padroni del mondo? “Centralizzando l’ordine e il potere attorno a una minoranza e spargendoo il caos nel popolo,  ridotto al livello di burattini nel panico”.

Molto più comodo che farsi obbedire dal popolo migliorandone le condizioni, risolverne i problemi   sociali (dalla disoccupazione al disordine pubblico, dalle disparità crescenti ed inique alla droga). Le elites, governando col caos, non si assumono più alcuna responsabilità  verso i cittadini delle crisi che provoca il capitalismo terminale. Anzi il  caos finanziario permette di giustificare la concentrazione del potere delle grandi banche d’affari; l’11 Settembre giustifica il  potere insindacabile dello Stato Profondo;  la strage al Bataclàn, il mantenimento delle leggi speciali che Hollande aveva varato  per la strage di Charlie Hebdo (aveva già sul tavolo il decreto da firmare).

“Abolire tutte le frontiere”, anche interiori, è la loro tecnica

Attenzione: sono cose che sapete, adesso  nel 2017, e solo da lettori avvertiti. Le masse non ne sono affatto consapevoli. Ma il Comitato Invisibile ne  ha scritto nel 2008 – quando ancora il caos concentrico (finanziario, bellico, terroristico eccetera) non era ancora dispiegato pienamente. E  nel testo  si trovano   profetizzati precisi caratteri  del caos ingegnerizzato che, nel 2008, erano ancora  invisibili: la “lotta alle discriminazioni” non aveva ancora all’insegnamento alle elementari della teorie del genere, ai diritti  omosessuali, le nozze gay, alle “Piazze” (Maidan, Tahrir) a cui si riducono le  rivoluzioni colorate..

Premessa:  Ciò che importa al potere più di tutto – mi ha spiegato il Comitato a Teheran  – “è distruggere il legame tra  il reale e la ragione [Tommaso d’Aquino approverebbe: la verità è l’adeguarsi dell’intelletto al reale]. Fare in modo che il ritorno al reale sia indefinitamente differito, sicché il discorso del potere diventa  il paradigma del pensiero; discorso pronunciato in quella lingua mediatica, la neo-lingua”.

E come si ottiene questo?  Dicevano gli anarchici di Tarnac nel 2008:  “La distruzione delle capacità di autonomia dei dominati – è la risposta – passa per l’abolizione delle frontiere del loro  essere: individuale e collettivo. Finché esistono frontiere, è possibile opporre  un sistema di valori  a un altro, un tipo di diritto all’altro,   distinguere uomo da donna, madre da padre  [distinguere in Niki Vendola lo schiavista, non mamma], cittadino da straniero, insomma  vero da falso,  giusto dall’ingiusto, normale da anormale …

Risultato: finchè resiste un   solo confine,   il potere non può ancora chiudere la sua matrice, la  costruzione di “uno ‘spazio di vita’  puramente virtuale in cui la massa potrà fare le sue evoluzioni senza mai toccare  il reale – a cui il sistema ha dedicato tutte le tecniche del comportamentismo, dello spettacolo,   della programmazione neuro-linguistica, delle tecniche pubblicitarie, dell’ingegneria sociale”.

La distinzione primordiale fra uomo e donna, ma anche fra figlio e madre e padre, è potentemente esemplificata  nel mito di Edipo, coi suoi sacri tabù (al figlio non lecito andare a letto con mamma), che sono “l’organigramma originario  di un gruppo, la sua capacità di costituirsi in organizzazione”.

“Fare la promozione dell’ indistinzione dei ruoli e dei cambiamenti di luogo, far passare  le voglie personali avanti  al rispetto dell’organigramma del gruppo”, ha lo scopo di  “ridurre   quel gruppo a individui giustapposti, incapaci di comunicare e di cooperare” – all’essenziale compito politico di rovesciare i Signori del Caos.  “Facilitare l’espressione dell’individualismo fallico  è parte della strategia della disorganizzazione. A livello comportamentale, si traduce in  una cultura dello spontaneo, dell’impulsivo del viscerale, del flessibile e della ricerca del risultato immediato, con la conseguente incapacità di concentrazione, di pianificazione e di elaborazione di strategia di lungo termine.

Bergoglio e Lady Gaga uniti nella lotta

Lo stesso vale anche per le  grandi immigrazioni con le ONG che vanno a raccogliere a centinaia di migliaia i profughi che hanno pagato somme  che in Africa bastano ad aprire un’attività  utile? Ovvio, è la risposta: “Il mondialismo distrugge le frontiere nazionali” come le frontiere mentali,  mentre  “il consumismo regressivo cancella le frontiere dell’essere individuale”.  Naturalmente tutto ciò secondo le esigenze  del capitalismo terminale, “dove i ricchi si possono arricchire ancora solo impoverendo  i poveri e seminando il caos nel loro modo di vita  – E  per far meglio accettare il caos e la destabilizzazione   alle popolazioni, si è chiamato tutto ciò “progressismo”.  Il risultato è sotto gli occhi di tutti: oggi non c’è più differenza tra la Sinistra e le Spice Girls. Cohn-Bendit e Lady Gaga, même combat !”.

Grazie a questa suggestione, anch’io povero italiota mi faccio domande: Boldrini e Bello Figo “No pago affitto”  uniti nella lotta?

Peggio. Esiste ancora una differenza tra  Papa Francesco  e le Spice  Girls?Entrambi icone pop di successo….

Vi lascio con questa domanda, ma non è   che una prima puntata sui metodi di “governare col caos”. E’ che non ho voluto  mettere nello stesso articolo informazioni di grande rilievo fornitemi dal Comitato Invisibile– avendo scoperto che i miei lettori (i migliori) spesso non sono capaci di cogliere e ricordare le informazioni che non siano   già enunciate  nel titolo,  o subito sotto; sicché spesso mi segnalano notizie che ho già dato.

Le prossime notizie saranno: la parte di Israele in questo governare col caos, e perché non ci si può aspettare un collasso economico-finanziario-politico tale, che  distrugga le elites  mondialiste.  Si  sono preparate, mi ha spiegato il Comitato.

Solo un’ultima  riga su tale Comitato Invisibile. Come alcuni lettori hanno intuito, si  tratta sostanzialmente  di una persona. Di nome Lucien Cerise. Un  trentenne lievemente sovrappeso, occhialuto, timido,  coltissimo,  non abbastanza immodesto da postare un proprio profilo biografico su Wikipedia  (dove molti lo cercano).  Ha scritto Ritorno a Maidan, sul trucco fondamental-mediatico delle primavere colorate, Neuropirati –quelli dell’ingegneria sociale – la guerra ibrida della NATO, eccetera. Fa il bibliotecario in non so quale angolo della Francia. Apparentemente, la persona più inoffensiva della Terra. Spero che non lo sia.

1115.- Chi sono (davvero) gli elmetti bianchi

Perché questo manipolo è subito e sempre presente laddove accadono orrori dei quali l’Occidente deve scandalizzarsi?

I white Helmet fanno servizio civile e di pronto intervento nelle aree controllate da Al Qaeda. Praticamente, svolgono la funzione che nelle aree controllate dal governo siriano è invece ricoperta dalla “normale” protezione civile. Agiscono indisturbati nelle zone controllate dai terroristi mercenari manovrati da U.S.A./Israele, GB, Arabia &C., se ne deduce che coordinati con loro. Altrimenti sarebbero stati immediatamente fatti fuori dai suddetti terroristi mercenari, che i governi e mass media occidentali chiamano (con immensa ipocrisia) “ribelli”.

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In questi mesi si fa un gran parlare degli elmetti bianchi. Sono stati loro, lo scorso agosto, a salvare il piccolo Omran Daqneesh dalle macerie di Aleppo. Un’azione senza dubbio nobile che ha giustamente fatto il giro del mondo. Anche perché gli elmetti bianchi si trovano ogni giorno in prima linea per cercare di salvare vite mettendo a repentaglio  la propria. Questo è il loro compito. Un compito rischioso e nobile per il quale sono stati candidati al Nobel per la pace. Fin qui tanto di cappello, quindi.

Gli obiettivi della Clinton in Siria sono purtroppo noti: “Cacciare Assad da lì“. E il modo in cui intende farlo è solo uno: la guerra. Esattamente l’obiettivo degli elmetti bianchi.

Ma, approfondendo un po’ di più la storia degli elmetti bianchi e del loro fondatore, si scopre ben altro. L’ideatore di questa Ong è infatti James Le Mesurier, ex ufficiale dell’esercito inglese, consulente del ministero degli Esteri e del Commonwealth. Ha iniziato a lavorare in Siria nel 2011, proprio in concomitanza con le primavere arabe, come ha raccontato lo scorso 5 ottobre a Il Foglio: “Ho lavorato in zone di conflitto in tutto il Medio Oriente, e l’approccio standard dei governi che vogliono stabilizzare degli Stati falliti o fragili di solito segue due linee guida; la democratizzazione e il buon governo e il rafforzamento del settore della sicurezza. (…)  Ho speso tutta la mia carriera a lavorare sull’una o sull’altra”. Le vicende di Le Mesurier ricordano quelle di un altro ufficiale, questa volta americano, Robert L. Helvey. Anche lui attivo in aree di crisi, “specialista nell’azione clandestina”, ha dedicato parte della sua vita a “democraticizzare” Stati e a “renderli più sicuri”. Helvey, infatti, “compare più volte in giro per il mondo, in luoghi dove si preparano rivolte e rivoluzioni, dalla Birmania alla Cina, dalla Serbia alla Thailandia” (Alfredo Macchi, Rivoluzioni S.p.a, p. 47). Entrambi ex ufficiali ed entrambi sostenuti dall’America per operare in aree di crisi.

Finanziati dagli Usa (ma con riserva)

A partire dal 2013, l’Usaid (United States Agency for International Development) ha finanziato gli elmetti bianchi con aiuti pari a 23 milioni di dollari. Il braccio destro del responsabile siriano dei “white helmets” è Zouheir Albounni, un impiegato dell’Usaid, come scrive Business Insider. L’organizzazione è sostenuta anche da Regno Unito, Giappone, Danimarca e Germania. Ma come è possibile che gli elmetti bianchi possano essere super partes se vengono foraggiati da governi attivi – chi in un modo e chi nell’altro – nel conflitto siriano? È semplicemente impossibile. Gli elmetti bianchi, inoltre, agiscono solamente nelle zone controllate dai ribelli ed è per questo scorretto chiamarli “protezione civile siriana”. Ma non solo. Nella sezione “Broken promises” del loro sito, i “white helmets” ricordano che l’Onu ha giurato più volte di intervenire in Siria contro Assad, senza però mantenere mai la promessa. Promessa che deve essere rispettata “usando la forza per proteggere i civili”. Facendo guerra al governo siriano, insomma.

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Ciò che colpisce, nella storia degli elmetti bianchi, è il ruolo ambiguo degli Stati Uniti, loro grandi finanziatori. Lo scorso aprile gli Usa hanno vietato l’ingresso a Raed Saleh, responsabile dei “white helmets” in Siria. Non appena Saleh è arrivato all’aeroporto di Washington, le autorità americane gli hanno comunicato che il “suo visto era stato annullato”. Il motivo? Sconosciuto. Pochi giorni dopo, il portavoce della Casa Bianca, Mark Toner, è stato incalzato dai giornalisti: “Comandate questi gruppi, continuerete a supportarli, eppure avete revocato il visto al loro leader. Non ha alcun senso”, ha detto un giornalista. Il portavoce non è riuscito a dare una risposta convincente. Ha balbettato: “Non possiamo parlare di ogni singolo caso di visto”. E poi, cambiando totalmente registro, dopo aver elogiato gli elmetti bianchi, ha detto: “Abbiamo dato loro 23 milioni di dollari”.

White helmets are wonderful, however its leader Raed Saleh is suspect

La risposta di John Kirby, del Dipartimento di Stato, è stata invece più sibillina: “Il sistema del governo Usa prevede il continuo vaglio ed implica che i registri dei viaggiatori vengano controllati ogni volta sulla base delle informazioni disponibili. Anche se non possiamo confermare eventuali azioni specifiche in questo caso, abbiamo la capacità, non appena arrivano nuove informazioni, di coordinarci immediatamente con i nostri partner”. Una domanda sorge quindi spontanea: quali sono le informazioni che hanno portato alla cancellazione del visto a Saleh?

Graditi alla Clinton

Visti negati a parte, gli elmetti bianchi piacciono a certi ambienti americani. Lo staff di Hillary Clinton, per esempio, impazzisce per loro. Laura RosembergForeign Policy Advisor di Hillary Clinton, il 19 agosto scorso twittava: “Quando le bombe cadono come pioggia, loro gli corrono incontro. Ispirata dai ‘White Helmets’ e dagli altri che aiutano color che hanno bisogno nel mondo”.

Laura Rosenberger @rosenbergerlm:

White Helmets Are White Knights for Desperate Syrians. Civil defense team helps rescue those caught in the rubble in war-torn cities like Aleppo

BN-NU613_HARAHj_P_20160501153817When bombs rain down, they rush in. Inspired by the White Helmets & others helping those in need worldwide. http://www.wsj.com/articles/white-helmets-are-white-knights-for-desperate-syrians-1462146569 

La frase della Rosemberg è stata subito ritwittata dalla candidata alla presidenza Usa, come scrive esultante su Twitter “The Syria campaign”.

Come nasce un brand

Come abbiamo già scritto altrove, il governo di Sua Maestà è attivo nel curare la propaganda dei ribelli siriani. L’immagine degli elmetti bianchi è invece strettamente legata ad una società inglese di nome “Purpose”, il cui motto è “We create brands”. Tim Dixon, responsabile europeo di “Purpose”, è infatti il cofondatore di “The Syria campaign“, volano mediatico degli elmetti bianchi. Tra i fondatori di “The Syria campaign” ci sono la Fondazione Rockefeller e la Fondazione Asfari. Come è noto, Ayman Asfari ha più volte detto che Assad se ne deve andare dalla Siria. Come è possibile avere donatori simili quando, in bella mostra del sito “The Syria campaign”, campeggia la scritta “siamo fieramente indipendenti e non accettiamo fondi da governi o da parti coinvolte nel conflitto siriano”?

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Ma non c’è solamente “The Syria Campaign”. Esiste anche un altro sito, legato a doppio filo a “Purpose”, che si occupa degli elmetti bianchi: “Avaaz”. Uno dei suoi cofondatori è infatti Jeremy Heimans, cofondatore anche di “Purpose”. Secondo il Guardian, Avaaz è il  network di attivisti più influente al mondo. Tra i suoi fondatori c’è anche  Eli Parisier, “Advisory Board Member” di Open Society, fondazione di George Soros. Ma non solo: con “Avaaz” ha collaborato anche Pedro Abramovay, direttore generale per l’America Latina di Open Society. In passato, Avaaz è stata considerata un’emanazione diretta di Soros. Falso o vero che sia, quel che è certo è che ci sono forti legami tra le due iniziative.

Armati?

Come ricorda Le Mesurier, all’inizio delle attività in Siria, “distribuivamo un sacco di equipaggiamento… e mi ricordo che loro ci ringraziavano per i computer portatili e per gli strumenti di comunicazione che li aiutavano a connettersi a internet”. Già, perché gli elmetti bianchi hanno solamente compiti difensivi e mai offensivi. Eppure basta cercare “white helmets” su YouTube per rendersi conto che, troppo spesso, i soccorritori impugnano armi e si trovano in compagnia di gruppi radicali, come per esempio Al Nusra.

Pubblicato il 04 mag 2016

In questo video gli uomini del ‘leggendario’ gruppo di soccorso che i media occidentali descrivono come ‘imparziali’ , si vedono che sono chiaramente armati e di parte. Utilizzati al seguito delle unità ribelli per loro primaria utilità.
Questi uomini fanno parte dell’organizzazione White Helmets che si dichiara imparziale e indipendente e che ha ricevuto 23 millioni di dollari da USAID.

White Helmets claim to be impartial & unarmed. Footage shows the group is sectarian imbedded with Al Qaeda in Syria.

Non solo. Sul web è disponibile anche un filmato in cui si vede l’esecuzione di un uomo siriano da parte di un gruppo ribelle molto probabilmente legato ad Al Qaida. Sembra un filmato dell’Isis, anche se realizzato con tecniche di bassissima qualità. Il boia proclama la condanna poi spara alla vittima. Pochi secondi dopo arrivano gli elmetti bianchi per raccogliere il corpo del defunto. E vanno via così, come se niente fosse.

https://www.liveleak.com/ll_embed?f=ffec5d46eed0

as expected, youtube deleted this very incriminating video of the s-called “White Helmets” working hand in hand with Al Qaeda.

Another CIA fail, trying to sell us these “White helmet” as civilian workers and volunteers, while they are simply Nusra jihadists. What to think of theri claims about “chlorine”? 🙂 hmmm….
Read more at https://www.liveleak.com/view?i=fd8_1430900709#yeVtTxLXi5EFV3sQ.99

Ossannati dai media

Tutti i media, in parte anche giustamente, non fanno che parlar bene degli elmetti bianchi. Il Guardian, per esempio, ha lanciato una campagna per sostenere la loro volata al Nobel; il Foglio dello scorso 5 ottobre ha invece dedicato una pagina intera al fondatore dei “white helmets” mentre il Time ha riservato loro una copertina. Netflix si è spinto più in là, realizzando  una serie tv.

Netflix_2-1024x499La didascalia sotto il titolo è epica: “Mentre raid aerei bersagliano quotidianamente obiettivi civili in Siria, un gruppo di indomabili soccorritori rischia la vita per salvare le vittime dalle macerie”. L’immagine scelta da Netflix è hollywoodiana. Un elmetto bianco guarda verso il cielo dove vola un elicottero. Attorno a lui solo macerie e colonne di fumo. Come non commuoversi?

Il peso mediatico degli elmetti bianchi è elevatissimo. A marzo 2015, per esempio, il Washington Post ha pubblicato un appello scritto dal leader siriano dei white helmets in cui si chiedeva la fine dei bombardamenti con le micidiali barrel bombs. Come? Imponendo una no-fly zone. Esattamente quello che chiedono da anni gli Stati Uniti e i loro alleati. Una via che, se venisse seguita, aiuterebbe solamente i ribelli.

La cosa che colpisce di più delle vicende degli elmetti bianchi è la totale sintonia con coloro che – politici, governi o fondazioni – hanno fatto il possibile per destabilizzare e smembrare la Siria. Ma è davvero questo ciò di cui il popolo siriano ha bisogno?

1092.- Goldman Sachs all’arrembaggio della nave di Trump

Dopo la vittoria di novembre nelle elezioni per la Casa Bianca, le critiche populiste di Trump alla Goldman Sachs sono di colpo cessate e il presidente eletto ha attinto a piene mani tra i dirigenti della banca per vari incarichi di governo.

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Dina Powell (all’estrema destra) durante l’operazione di attacco missilistico contro la Siria. The New York Times, April 7, 2017

Molti negli Usa si riferiscono all’amministrazione Trump con l’appellativo “Government Sachs” in quanto ha imbarcato un numero impressionante di personaggi che, in vario modo, hanno lavorato o collaborato con Goldman Sachs, la più chiacchierata banca d’affari americana.

Dall’esplosione della crisi globale la banca ha scalato molte posizioni nella lista delle banche americane più esposte in derivati finanziari over the counterfino a conquistare la terza posizione con oltre 45,5 trilioni di dollari di valore nozionale.

Rispetto alle prime due, la Citigroup e la JP Morgan Chase, c’è una “piccola” differenza. Essa vanta il peggiore rapporto in assoluto tra il valore dei derivati e gli asset (gli attivi), che sono soltanto 880 miliardi di dollari. Il che significa che per ogni dollaro di asset, la Goldman Sachs ha quasi 52 dollari di derivati, mentre  la Citigroup ne ha 28,5 e la JPMorgan 20. Per cui, se queste due ultime non navigano in mari tranquilli, per la Goldman Sachs il mare rischia di essere sempre in burrasca.

Sono dati significativi quanto preoccupanti tanto che anche l’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), l’agenzia di controllo delle banche americane, a fine settembre 2016 ha affermato che il rapporto tra l’esposizione dei crediti e il capitale di base (credit exposure to risk-based capital) era del 433% per Goldman Sachs, rispetto al 216% della JP Morgan e al 68% della Bank of America. 

Sempre secondo il citato rapporto, sei anni dopo l’entrata in vigore dellariforma finanziaria Dodd-Frank, che obbligava le banche a sottoscrivere tutti i contratti derivati attraverso piattaforme regolamentate, la Goldman Sachs mantiene ancora il 76% dei suoi derivati in otc non regolamentati. Si tratta della percentuale più alta tra tutte le banche quotate a Wall Street.

Come è noto l’opacità dei derivati otc ha giocato un ruolo determinante nella crisi finanziaria, in quanto le banche in quel periodo avevano in gran parte sospeso di farsi credito reciprocamente sospettando buchi nascosti. Di conseguenza le stesse hanno cercato di garantirsi contro eventuali crolli accendendo polizze presso le grandi assicurazioni, in particolare con il gigante AIG.

Solo di recente è diventato noto che circa la metà dei 185 miliardi di dollari versati dal governo americano per salvare la citata AIG è andata a beneficio delle grandi banche “too big to fail”.  Infatti la Goldman Sachs ne avrebbe ricevuti ben 12,9 miliardi.

Crediamo non debba sorprendere il fatto che la Goldman Sachs sia sempre stata al centro delle grandi indagini per far emergere i responsabili della crisi globale, né tanto meno il conoscere che la banca sia stata in prima fila nel tentativo di bloccare tutte le riforme del sistema bancario e finanziario americano.

E’ sorprendente, invece, che il presidente Trump continui a reclutare molti dei suoi uomini tra gli ex leader della Goldman Sachs. Da ultimo il suo team economico si è “arricchito” con l’arrivo di Dina Powell, presidente della Fondazione della Goldman Sachs.

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Gary Cohn, presidente e COO, Goldman Sachs; James Dimon, Chairman, Presidente e CEO di JP Morgan; Mary Callahan Erdoes, CEO di JP Morgan Asset Management; e Dina Habib Powell, gennaio 2013. Dalla Goldman – e quindi con quel suo specifico “marker” finanziario – provengono il neo-ministro del tesoro Steven Mnuchin, che vi ha lavorato per 17 anni, dal 1985 al 2002; Gary Cohn, che è stato dal 2006 il numero due della Goldman dopo Lloyd Blankfein e che ora guida il gruppo di consiglieri economici della Casa Bianca.

Ma la nomina più provocatoria indubbiamente è quella di Jay Clayton a capo della Security Exchange Commission (SEC), l’agenzia governativa preposta al controllo della borsa valori, l’equivalente della nostra Consob. Clayton è un importante avvocato che ha lavorato per la Goldman Sachs, cosa che la di lui moglie fa ancora.

Clayton, Jay
Sullivan & Cromwell
Jay Clayton, avvocato di Wall Street che ha avuto tra i propri clienti Goldman Sachs e Barclays Capital, il presidente della Securities and Exchange Commission. L’avvocato dei big è ora lo sceriffo dei suoi ex clienti.
Nel 2010, quando era ancora a capo dell’Eni, Paolo Scaroni dovette fare i conti con le accuse mosse dal ministero della giustizia degli Stati Uniti di aver violato la Fcpa (Foreign corrupt practuices act), la legge che proibisce alle aziende americane, come a quelle straniere che operano negli Stati Uniti o sono quotate a Wall Street, di versare tangenti in giro per il mondo, prevedendo pene severissime per i colpevoli. Nel caso specifico, gli “sceriffi” di Washington imputavano alla Snamprogetti, ora confluita nella Saipem, anch’essa del gruppo Eni, di aver versato insieme alla Halliburton e ad altri soci, 182 milioni di dollari di bustarelle per una commessa miliardaria nel gas naturale nigeriano. Per uscire dalle sabbie mobili e contenere la multa, Scaroni si rivolse a un avvocato dello studio Sullivan & Cromwell che, pur essendo poco noto al grande pubblico, era considerato a Wall Street il numero uno per problemi del genere: Walter Clayton, detto Jay. Sempre da lui l’Eni si fece aiutare per altre accuse di corruzione in Libia e Algeria. E ora proprio Clayton, l’avvocato dell’Eni ma anche della Goldman Sachs e di molti nomi blasonati di Wall Street, è diventato presidente della Sec (Securities and exchange commission), l’equivalente americano della Consob. “Jay è un grande esperto di leggi e regolamenti finanziari”, ha detto di lui Donald Trump, formalizzando la nomina alla Sec e precisando i contenuti della sua “mission”. “Sarà suo compito – aveva aggiunto il presidente eletto – assicurare che le società finanziarie crescano e creino posti di lavoro nel rispetto delle norme. Dobbiamo eliminare una massa eccessiva di regolamenti che oggi ostacolano gli investimenti nelle aziende americane e al tempo stesso dobbiamo rivedere i controlli cui è sottoposto il settore finanziario in modo che non danneggino i lavoratori”. L’obiettivo di Trump è chiaro: Clayton deve far cambiare direzione alla Sec, procedendo a una deregulation e rispettando le promesse fatte dal tycoon newyorkese durante la campagna elettorale. Cioè smantellare quelle norme che furono introdotte dopo la tempesta finanziaria del 2007-08 per evitare il ripetersi di eccessi e tracolli; facilitare le operazioni di raccolta di capitali da parte delle aziende americane; addolcire le regole sui controlli di bilancio; attenuare le pene per i trasgressori; introdurre deterrenti per i cosiddetti whisteblower (letteralmente “soffiatori di fischietto”), cioè per i dipendenti che denunciano le malefatte delle aziende in cui lavorano. In sostanza, Clayton rappresenterà una inversione di rotta rispetto alla gestione di Mary Jo White, l’ex-procuratore generale di Manhattan (come lo era stato Rudy Giuliani) scelta da Barack Obama nel 2013 per guidare la Sec. Sia pure contestata da sinistra, in particolare dal senatore democratico Elizabeth Warren, negli ultimi quattro anni la White ha sempre dato la priorità alla protezione dei risparmiatori da abusi e operazioni illecite sui mercati. Con Clayton, le scelte saranno diverse, a cominciare dai minori controlli specie sulle attività di raccolta di capitali sui mercati finanziaria: con il vantaggio di rispondere alle richieste delle aziende, ma il rischio – sostiene il senatore democratico Sherrod Brown – di diminuire le tutele per gli investitori “a tutto vantaggio di grandi banche e hedge funds”. Di sicuro Jay Clayton è stato la scelta giusta per imporre la contro-riforma trumpiana ai mercati finanziari.
 Si tratta della stessa SEC che ha multato più volte Goldman Sachs per operazioni illegali di vario tipo: nel 2010 una multa di 550 milioni di dollari per operazioni fraudolente con titoli tossici immobiliari subprime e un’altra di 11 milioni  nel 2012 perché alcuni suoi analisti avevano segretamente favorito dei clienti ben selezionati.

Anche la Federal Reserve nell’agosto 2016  le ha inflitto una sanzione di 36,3 milioni di dollari per aver usato informazioni confidenziali risultanti da operazioni di controllo fatte dalla stessa Fed. Per non dire della condanna a pagare 120 milioni per manipolazioni fatte sui tassi di interesse comminata nel dicembre dell’anno scorso dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l’agenzia che ha il compito di controllare le borse delle merci e delle relative operazioni in derivati finanziari.

Non è un caso, quindi, che nelle settimane passate alcuni senatori americani abbiano chiesto alla Goldman Sachs di  rendere pubbliche le sue attività di lobby contro la legge di riforma Dodd-Frank e di conoscere l’ammontare dei profitti risultanti dalla sua cancellazione. Si ricordi che tra i primi provvedimenti del presidente Trump c’è stata l’abrogazione della citata legge.

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Evidentemente, purtroppo, il presidente americano ha dimenticato quando da lui stesso detto qualche settimana fa: “Per troppo tempo, un piccolo gruppo nella capitale della nostra nazione ha raccolto i compensi governativi, mentre la gente ne ha sostenuto le spese. Washington ha prosperato, tuttavia il popolo non ha condiviso la sua ricchezza”. E’ il classico esempio di quanta distanza a volte c’è tra il dire e il fare.

1071.- COSA SIGNIFICA IL REGALO DI DRAGHI ALLE BANCHE DI 234 MILIARDI?

“Pioggia di soldi alle banche europee: la Bce stanzia 233,5 miliardi. Le italiane fanno il pieno”: titolo su 24 Ore del 23 marzo.

Testo: “Le banche dell’eurozona hanno chiesto alla Banca centrale europea liquidità per 233,5 miliardi di euro, nella quarta e ultima operazione cosiddetta Tltro-2, che punta a incentivare le banche a impiegare i fondi nell’economia reale. Più di un quarto della liquidità assegnata è andata alle principali banche italiane, che hanno incamerato 62,8 miliardi.

Acquisto di debiti da parte della BCE

Le richieste soddisfatte dalla Bce sono venute da 474 banche e sono andate al di là della maggior parte delle attese dei mercati. Le banche hanno approfittato dell’ultima occasione per ottenere dalla banca centrale fondi a 4 anni a tasso zero, che può diventare addirittura negativo se il volume del credito concesso a imprese e famiglie supererà certi parametri. In tal caso, la Bce potrebbe corrispondere alle banche fino a 40 punti base”.

Vaghezza della neolingua tecnica. In quali casi  la BCE potrà corrispondere alle banche fino a 40 punti base? E cosa sono i punti base?

Anzitutto i punti base:   Mario Draghi darà alle banche un prestito a tasso negativo dello 0,4%.  Il che significa: su  100 euro presi in prestito, la banca non solo non paga interessi, ma riceve 0,40 euro. Su un miliardo di euro, sono 40 milioni. Su cento miliardi,è un regalo di  4 miliardi alle banche.

Perché le banche  italiane si sono affollate agli sportelli di Draghi per prendere i prestiti? Non solo le banche italiane:  474 banche europee. Sono  loro che hanno “chiesto” quei 235 miliardi, “il doppio rispetto alle attese”,  dice  ancora 24 Ore (ma in un altro articolo).

Vediamo di capire. Prendiamo una banca immaginaria, la  CFA,   Credito Facile per gli Amiconi.  Siete piena di  “prestiti non performanti”, ossia crediti che avete fatto  ad amiconi ed anche a non amiconi, e che questi non restituiscono;  anzi, che hanno cessato di “servire”, pagando  almeno la quota d’interessi (sulla quota di capitale da pagare,la banca non si  preoccupa: sono soldi dei depositanti e risparmiatori, mica i suoi).  Prestiti andati a male,  dopo 8 anni di grande depressione ininterrotta non c’è nemmeno da stupirsi.

Ebbene:   voi  banchiere della CFA  andate a portare questi crediti  andati  a male allo sportello di Draghi; Draghi li annusa e dice che, tutto sommato, non puzzano poi tanto. Li  prende  “in pensione”, li parcheggia   nelle sue scritture, e  in cambio apre alla CFA un credito dello stesso ammontare.  Un credito gratuito; anzi più che gratuito, come   abbiamo spiegato.  La CFA beneficia di un tasso negativo di 0,4%. La condizione: che si impegni a prestare a famiglie e imprese (esclusi i prestiti immobiliari, per i mutui-casa), ossia alla produzione e al consumo. E’  quella che nella neolingua si chiama “politica non convenzionale”.

 

Alessandro Profumo. Da Wikipedia: Nel 2007, con la fusione di Unicredit con Capitalia, Profumo è a capo di uno dei più grandi gruppi bancari d’Europa. Nel 2007 ha avuto un compenso di 9.427.000 euro (oltre ad azioni gratuite per 3,92 milioni) mentre nel 2008 ha rinunciato volontariamente ai bonus per 5,5 milioni di euro scendendo così a 3,48 milioni. Il 21 settembre 2010, Profumo si dimette dalla carica di amministratore delegato di Unicredit  con  una buonuscita di 38 milioni di euro. (Unicredit è quella che ha chiesto a Draghi di più fra le banche italiane: 24 miliardi)Il 18 marzo 2012 i comunisti lo mettono alla  presidenza della  Monte dei Paschi, subentrando a Giuseppe Mussari.  Il 24 luglio 2015, Profumo si dimette dalla carica. Adesso lo hanno messo a capo di Finmeccanica, perché la faccia a pezzi e la svenda a stranieri. 

 

“Le  italiane, da sole, si sono portate a casa oltre 60 miliardi (più della metà a Intesa e UniCredit), che praticamente equivalgono a quasi un miliardo di potenziali interessi incassati sui quattro anni (lo 0,4% di 60 miliardi è 240 milioni, per quattro anni = 960). Ma la provvista è stata fatta anche in vista di un prevedibile progressivo rialzo dei tassi. Che cambierà la vita a tutti, scrive 24  Ore in un altro articolo ancora. Ma non crediate che le banche francesi siano state da meno.  Dopotutto, BNP Paribas  ha annunciato che chiuderà il 10 per cento delle agenzie e licenzierà di conseguenza. Le banche francesi dovrebbero aver chiesto sui 100 miliardi,   che sono il doppio della precedente elargizione.

Alcune riflessioni si impongono. Come si vede,  non esiste più alcun libero mercato. O almeno: il libero mercato, la concorrenza,   esiste per voi comuni mortali; siete voi che dovete dimostrare alla banca, per avere un fido di 9 mila euro, che come imprenditore avete superato vittoriosamente la competizione straniera,  e nonostante gli ostacoli burocratici della inefficienza pubblica italiana che vi strangola,  state producendo profitti –  con l’export, dato che il mercato interno è fermo e   consuma sempre meno.

Siete voi che dovete dimostrare di avere  “merito di credito”, ossia che la banca  può indebitarvi senza rischi o quasi, perché lo  sapate, il mercato è quello che è, e il denaro “mica è gratis”, il denaro “costa”. Invece a Unicredit, il denaro non costa niente. Anzi, per avere preso in prestito 24,4 mila milioni,   la BCE gli regala lo 0,4.  Ah, ma beninteso, alla condizione che presti a voi, piccolo imprenditore che ha bisogno di “investire per competere  sui mercati mondiali”:

Ma no,  ma no: le  banche si sono riempite di liquidità “in  vista di un prevedibile progressivo rialzo dei tassi. Che cambierà la vita a tutti”,   come prevede (minaccioso)   24 Ore. Insomma hanno solo promesso a  Draghi che presteranno all’economia reale – prometter non costa nulla.

Diciamolo chiaro: tutti quei miliardi di denaro gratis o meno che gratis, non sono  per voi piccoli imprenditori e artigiani, non è per voi  cittadini qualunque. E’, anzitutto, per gli amiconi di Mario Draghi, ossia le banche  – che devono anzitutto estrarre i loro profitti,  anche se l’economia crolla. Lo diciamo con sicurezza, perchè Draghi ha già regalato 400 miliardi alle banche,   senza esito sull’economia reale che è bloccata in tutta europa in una  stagnazione permanente, una disoccupazione altissima dovunque tranne che in Germania, e senza risanare nessuno degli squilibri prodottidallgli intereventi europei.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-03-22/l-europa-e-l-insostenibile-status-quo-201928.shtml?uuid=AEDEMRr&refresh_ce=1

Serviranno a salvare Montepaschi, Alitalia, eccetera

Poi, s’intende, le banche presteranno a tassi favorevoli: agli Amiconi. Ai complici   con tessera di un noto partito,  alle Coop rosse già esentate fiscalmente, agli amiconi che possono chiedere perché sono grossi e mai restituire perché sono grossi (vedi i grandi debitori di Montepaschi).

Posso addirittura accettare scommesse  che con quel denaro gratuito e falso,  prodotto da Draghi dal nulla, “il governo salverà Alitalia”: questa compagnia  fuori-mercato  il cui  personale è composto di truffatori fancazzisti romaneschi, che abbiamo venduto a Etihad, ma che”il governo” sente il bisogno di salvare – coi soldi di voi contribuenti.

Infatti scrive 24  Ore, in un  ulteriore articolo: Per Alitalia,  sembra dipendere dallo Stato anche il piano (in teoria) privato di salvataggio, che senza una garanzia pubblica scricchiola prima ancora di cominciare”.

Ma che dico? Alitalia soltanto? No, anche Montepaschi sarà salvato (coi suoi complici, debitori insolventi ma importanti, e manipolatori-gestori del noto partito): infatti leggo  sul medesimo articolo di 24 Ore:  “Nonostante tutte le fatiche a mettere d’accordo Bce, Commissione europea e tutto il resto, la ricapitalizzazione pubblica del Monte sembra avvicinarsi.  E lo Stato, come ragionavamo la settimana scorsa, sarà decisivo anche sulle sorti di Mps, Popolare Vicenza e Veneto Banca”. A questo punto, potrà mancare Carige? Certo che no, ve lo posso firmare.

http://marcoferrando.blog.ilsole24ore.com/2017/03/25/alitalia-popolare-vicenza-veneto-banca-mps-bce-carige-questa-settimana-forse-ho-capito-che6/

Dunque, traducendo:   tutto il denaro gratis elargito da Draghi  salverà l’intera cosca dei banchieri  non solo  disonesti, ma incapaci e i loro complici nelle “grandi imprese” (in bancarotta virtuale); insomma  servirà  a mantenere vivo e operante il corrotto, marcio sistema del credito italiota,  coi suoi centri di potere mafiosi e putrefatti,   gestiti dai partiti di governo, che invece sarebbe urgente  smantellare,  sbattendo per giunta  in galera i caporioni tutti. Che, se non altro, sono “fuori-mercato”  per mancanza  del quoziente intellettivo minimo richiesto.

Se l’imprenditore che sollecita un prestito è un Amicone, la Cassa di Credito per Amiconi gli farà un tasso quasi zero, con il denaro sottozero regalatogli dalla BCE.  A tassi alti come al solito, se siete un artigiano o un micro-imprenditore che non viene lodato dai “grandi media”, anonimo trapelato – che  magari chiedete un prestito solo per mettervi in regola con una “normativa” assurda della UE, che vi costa, o  con un adempimento strangolatore della burocrazia regionale o fiscale.

E’ di questo che  parla Gentiloni, quando dice alla UE che “bisogna farla finita con l’austerità”, perché “danneggia l’economia”.  Intende: basta con l’austerità per  Montepaschi e Alitalia e Unicredit, basta con l’austerità per il PD e le sue centrali di collusione,  le sue partecipate,  le  sue regioni sprecatrici e malversatrici.   Persino Schauble  ormai è d’accordo, per salvare la  “Europa”, di far finire la “austerità”. Ossia  a  consentire che il governo italiota faccia un po’ più di debito pubblico..

L’austerità per  voi, continuerà come prima.  Continuerà perché siete, siamo, da quasi un decennio all’interno di una  gigantesca “deflazione da debiti”, da cui non si esce con le  misure di Draghi, ma in  un solo modo:  riducendo i debiti  pubblici e privati.  Tagliando, azzerando nel caso, condonando i  debiti.

Come sempre nella storia, quando si lascia  il sistema bancario senza controllo né regolazione, esso finisce per indebitare tutti e troppo. Pubblici  e privati, i debiti eccessivi si traducono in un prelievo di interessi eccessivi – eccessivi rispetto alle possibilità del sistema economico reale e  produttivo. I privati  tendono quindi a indebitarsi di meno, e  le imprese s’indebitano di meno perché calano i consumi, è la deflazione da debiti.  Con aumento esponenziale dei debiti pubblici, che invece non si riducono; a quel punto i creditori esigono “austerità”, ossia tagli alle spese pubbliche utili (quelle che garantiscono  l’istruzione che rende i lavoratori più produttivi,le previdenze sociali, la salute dei lavoratori), consentendo le spese  pubbliche inutili e dannose  – un tempo, le guerre, oggi le cosche oligarchiche.

Azzerare il debito: la sola soluzione, che non prenderà.

 

Persino il  codice di Hammurabi,   1792 avanti Cristo, aveva capito che per rimettere in moto un’economia incagliata bisognava annullare i debiti dei poveri e delle vedove; che questo dove ordinarlo l’imperatore con un atto d’imperio, perché gli usurai  per sé non volevano continuare a  recuperare i loro crediti anche a costo di rendere schiavi i debitori, le loro donne e bambini, insomma a rendere schiava l’intera umanità. Anzi ci sono indizi  di annullamento del debito risalenti al 2400 a.C. ossia seicento anni prima di Hammurabi, ordinati dalla città stato sumera di Lagash. Di lì la Bibbia ebraica ha tratto l’istituto del Giubileo, ossia del condono periodico dei debiti – il che è tutto dire: persino i giudei avevano capito che  i creditori non venivano rovinati dal condono – per quanto strillassero che sì, sarebbero falliti – ma ne avrebbero  beneficiato dalla rimessa in moto dell’economia paralizzata.

Denaro falso per tutti”.

Tutto ciò è noto da millenni. Ma creditori non ne prendono atto. E quando hanno il potere assoluto, come oggi, e non hanno sopra di sé un imperator che  azzeri i debiti per imperio,  fanno quello che fa Draghi: creano denaro dal nulla e se lo regalano fra loro. ?Per far durare la funzione che i  debitori non siano falliti, che il problema di insolvenza generale   da loro creato sia, invece, un problema di mancanza momentanea di liquidità, e che presto si tornerà alla “normalità”; ad aumentare i tassi primari sul quel denaro che non costa alcuna fatica a loro perché Draghi lo crea dal nulla…Ma per voi no. Voi dovete credere che il denaro “costa”,   che non potete averlo se non “lavorando” e “competendo” coi mercati mondiali.  Se no  chiedereste anche voi denaro gratis, e sarebbe l’inflazione.

Ed ha ragione, in fondo. Perché chi chiede denaro gratis come lo hanno le banche, chiede  “denaro falso per tutti” e non la fine del denaro falso che lo ha mandato in rovina.

Tassi d’indebitamento delle famiglie, in percentuale  al reddito disponibile (noi italiani stiamo relativamente meglio.  Un relativo che sta sparendo).  

Perché, attenzione, le banche hanno ricevuto  235 miliardi da Draghi, gratis – però ancora pur sempre a prestito.  Lo dovranno restituire in  quattro anni, dopo aver scremato i propri profitti e quelli degli Amiconi.

E’ un punto essenziale per spiegare la rovina che questo porta a noi persone normali, e che non tutti capiscono.

Diciamo: fino a quando una banca devasta i risparmi dei suoi depositanti,  sprecandoli e prestandoli ad Amiconi che non li restituiscono, o al “governo”   comprando il  debito pubblico, è relativamente poco male: perché distrugge e spreca denaro già  messo da parte, che esiste realmente; se insomma il prestito va a male, distrugge “il passato”. Ma se  il  credito è accordato con denaro fittizio – denaro ancora inesistente , ma di cui il banchiere centrale (l’Usuraio Onnisciente)  pensa che esisterà in futuro, perché i debitori lavorando riempiranno quel debito di vera ricchezza – se il prestito va a male, è l’avvenire che viene distrutto.  

E’ il futuro che ci stanno distruggendo.   L’hanno impegnato.  Il collasso diventa buco-nero. Adesso ci pendono sulla testa 235 miliardi di buco nero, di denaro che  non esiste. O il collasso, o l’iper-inflazione devastatrice  sono le alternative.  Grazie Draghi, non a caso Venerato Maestro per tutti i media e i politici.

Di Maurizio Blondet ,

1009.- Il 50% dell’oro delle banche centrali occidentali è scomparso

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Recentemente si sono avute informazioni che rendono il mercato dell’oro sovrano ancora più opaco. Le banche centrali e la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) fanno tutto il possibile per non rivelare nulla delle loro transazioni in oro. Tutte le transazioni sono segrete, e alcuna banca centrale ha mai fatto controllare le proprie riserve d’oro fisico. L’ultima revisione degli Stati Uniti risale ai giorni di Eisenhower, negli anni ’50. Ron Paul ha chiesto un controllo, senza successo. Trump farà una verifica? Questa sarebbe l’intenzione, ma quando scoprirà che manca gran parte delle 8000 tonnellate di oro degli Stati Uniti, resterà in silenzio. Negli ultimi anni, pressioni sono state fatte in Francia e Germania per effettuare controlli, ma senza concludere nulla. Alcun Paese vuole rivelare che non ha più oro.

 

Ci vogliono cinque anni alla Germania per rimpatriare 647 tonnellate d’oro
La Germania ha recentemente affermato di essere completamente trasparente sul suo oro, ma cosa ha rivelato al mondo? Nel 2013, la Germania annunciò il piano per rimpatriare 674 tonnellate di oro da Stati Uniti e Francia. Il primo anno ne recuperò solo 37 ed annunciò che avrebbe avuto il resto nel 2020. Ora dicono che il piano di rimpatrio sia accelerato. Delle 3381 tonnellate della Germania, il 51%, o 1713 tonnellate, tornerà in Germania entro la fine del 2017. Poco più del 49% dell’oro tedesco rimarrà all’estero: 1236 tonnellate ancora a New York e 432 tonnellate a Londra. Ci si chiede il motivo per cui ci vogliono cinque anni per rimpatriare 674 tonnellate di oro. I funzionari della Bundesbank hanno spiegato che si tratta di un complicato esercizio logistico. La Bundesbank avrebbe incontrato gravi problemi per trasporto, assicurazione, sicurezza, ecc. Ma prendendo la Svizzera ad esempio, importa ed esporta più di 2000 tonnellate di oro all’anno, escludendo i trasferimenti tra banche e casse private. Lo stesso in Paesi come Regno Unito, Cina, India e Stati Uniti. Quindi in tutto il mondo, migliaia di tonnellate di oro viaggiano senza alcun problema logistico. C’è da chiedersi perché i tedeschi, di solito dall’efficienza formidabile, abbiano problemi a rimpatriare 674 tonnellate nell’arco di cinque anni…
La ragione, naturalmente, è che l’oro non è disponibile perché prestato o venduto. Ciò è confermato dai rapporti sui lingotti pervenuti che non sono quelli originali. Ma la grande domanda ora è se esistono le 1668 tonnellate che dovrebbero trovarsi negli Stati Uniti e in Francia. Se esistono, perché non rimpatriarle immediatamente in Germania? In origine, l’oro fu depositato all’estero per la guerra fredda. Ma sarebbe stato difficile spiegare perché l’oro nel Regno Unito e in Francia impedisse la guerra fredda. Oggi non c’è la guerra fredda, quindi non è più un motivo valido. Sappiamo perché l’oro è trattenuto a New York e a Londra, perché è lì che la maggior parte delle transazioni in oro avviene. Ma le principali banche centrali, come la Bundesbank, non hanno bisogno di muovere l’oro se lo prestano. Tutti coloro che interagiscono con le banche centrali credono che siano affidabili. Non sono d’accordo. Le banche centrali detengono debito tossico che non sarà mai ripagato e, di conseguenza, non sono sicure.

Le Bullion Bank ipotecano più volte lo stesso oro

Allora, perché l’oro non è in Germania? Inizialmente fu utilizzato per prestiti e scambi. Prima, quando l’oro veniva prestato, rimaneva a Londra e New York, e passava da una banca all’altra. Ma ora le cose sono molto diverse, perché gli acquirenti sono soprattutto Cina, India e Russia. Questi Paesi non sono interessati all’oro cartaceo: vogliono i lingotti fisici. Il risultato di ciò è che quando una banca centrale presta oro a una bullion bank, questa lo vende alla Cina che riceve l’oro fisico. Tutte ciò che le banche centrali hanno è la cambiale emessa dalla bullion bank. Quando la banca centrale vuole recuperare il proprio oro, non sarà disponibile e la bullion bank dovrà prenderlo in prestito da qualcun altro, come ad esempio un cliente. Così le bullion bank ipotecano più volte lo stesso metallo. Perciò gli investitori non dovrebbero mai conservare il proprio oro in una banca. Le banche centrali non solo prestano l’oro al mercato, ma lo vendono anche in segreto. Ufficialmente, il totale delle riserve auree delle banche centrali è di 33000 tonnellate. Di queste, le banche centrali occidentali detengono circa 23000 tonnellate, comprese le riserve del FMI. Ma nessuno sa veramente quanto oro ci sia in occidente.

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Il 50% dell’oro tedesco sarebbe in Cina?
Prendiamo l’esempio della Germania che, alla fine del 2017, avrà ufficialmente il 50% del suo oro, 1668 tonnellate, all’estero. Se questo oro è stato ceduto in prestito e poi venduto alla Cina, queste 1668 tonnellate sono definitamente uscite dall’occidente. Ma vengono ancora contabilizzate come oro dalle banche centrali occidentali. Tutto ciò che la Germania ha sono ricevute di carta che non potrà mai mutare in oro fisico. È certamente così per tutto l’oro delle banche centrali occidentali. Come la Germania, fino al 50% dell’oro delle banche centrali occidentali è probabilmente stato prestato, cioè 12000 tonnellate. La maggior parte delle 12000 tonnellate è stata acquistata dai Paesi della Via della Seta, come indicato di seguito. Questo lascia le banche centrali occidentali con una potenziale ricevuta cartacea da 500 o 1000 miliardi di dollari. Non vedranno mai più l’oro.

3000 tonnellate di oro vanno verso ad est ogni anno

Se diamo uno sguardo agli acquisti di oro provenienti dai Paesi della Via della Seta (India, Turchia, Russia e Cina), troviamo che dal 2009 hanno acquistato quasi 20000 tonnellate. Quasi 3000 tonnellate di oro all’anno, una quantità superiore alla produzione annua registrata in questi anni. Quattro Paesi hanno quindi assorbito la produzione annuale di oro degli ultimi sette anni. Inoltre, vi sono stati importanti acquisti da altri Paesi, nonché investitori. Non sorprende che gran parte della fornitura provenga segretamente dalle attività delle banche centrali.

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Circa 4500 tonnellate di oro vengono raffinate ogni anno. 3000 tonnellate dalla produzione mineraria e 1500 tonnellate dal riciclaggio. Dal 2011, quando l’oro raggiunse il picco di 1920 dollari, sembrava che ci fosse poco interesse e domanda di oro fisico, soprattutto giudicando dal declino del prezzo. Ma non è sicuramente così. Negli ultimi sei anni, 4000-4500 tonnellate di oro sono state raffinate ogni anno, e sono state assorbite dal mercato. Non ci sono riserve d’oro, da alcuna parte. Il calo dei prezzi, dal suo picco di 1920 dollari nel 2011 ai 1050 nel dicembre 2015, non ha nulla a che fare con il calo della domanda fisica. Come la maggior parte degli investitori sa, il prezzo dell’oro non è deciso dal mercato fisico, ma molto più dal mercato cartaceo. La manipolazione dei prezzi avviene nel mercato cartaceo. Ho detto più volte che il mercato dell’oro cartaceo, per come esiste oggi, non sopravviverebbe per molto. Quando i titolari dell’oro cartaceo capiranno che non c’è l’oro fisico per risolvere le loro richieste cartacee, allora il prezzo dell’oro salirà, non di centinaia di dollari, ma di migliaia di dollari, e assai rapidamente. Fino ad allora, gli investitori continueranno a comprare oro di carta e oro ETF. Alcuni di questi ETF si basano sull’oro, ma il problema è che gli ETF fanno parte del sistema finanziario, ed è impossibile sapere quante volte lo stesso oro sia stato usato o registrato. L’oro acquistato per preservarne il valore non dovrebbe essere detenuto dal sistema bancario.

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Oggi ci sono 2670 tonnellate di oro, o 106 miliardi di dollari, in ETF. Mentre aumentano i timori nel sistema finanziario, gran parte degli ETF in oro passerà ai privati e alle casseforti. Alcune aziende, come la nostra, che operano al di fuori del sistema bancario, possono offrire oro fisico allo stesso prezzo degli ETF, con proprietà diretta dei singoli lingotti, assicurati, permettendo una liquidità immediata.

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Svizzera, snodo strategico per l’oro

E’ essenziale conservare l’oro in una giurisdizione stabile. Si temeva che la Svizzera non fosse più sicura dopo l’attacco delle autorità statunitensi contro UBS per dei conti non dichiarati da clienti statunitensi. Molti credevano che l’oro conservato in Svizzera sarebbe stato trasferito a Singapore. Abbiamo casseforti in entrambi i posti, ma non abbiamo visto migrazioni dalla Svizzera a Singapore o altrove. Molti investitori sono preoccupati dal rischio di confisca in diversi Paesi. Personalmente credo che detenere oro sia ormai così diffuso che la confisca non sia fattibile. E’ molto più facile tassare le attività come l’oro che confiscarlo. Le tasse dovrebbero aumentare in modo significativo nei prossimi anni, in particolare per i ricchi. La pianificazione fiscale è diventata importante quanto la pianificazione degli investimenti. E’ indispensabile conservare l’oro in un Paese che per tradizione lo detenga. Gli svizzeri risparmiano da tempo nell’oro. Alcuni comprano ogni mese una moneta d’oro da 20 franchi, il ‘Vreneli’. Un altro fattore compreso da pochi è l’importanza strategica dei raffinatori d’oro svizzeri. La Svizzera raffina più oro di qualsiasi Paese del mondo, circa i due terzi della produzione annua. L’oro è anche importante per le esportazioni svizzere. Nel 2016, le esportazioni di oro erano il 29% delle esportazioni, per un totale di 86 miliardi di CHF (86 miliardi di dollari). Per questa semplice ragione, la Svizzera non ucciderà la gallina dalle uova d’oro. Non riesco a immaginare la confisca di oro in Svizzera. Al contrario, invece penso che la Svizzera diventerà uno snodo ancora più importante di quanto lo sia oggi, sia per la conservazione che il commercio. Oltre al caveau delle banche (dove non si deposita il proprio oro), ci sono diverse casseforti private dalle notevoli dimensioni in Svizzera. Ci sono anche grandi depositi nelle Alpi. Alcuni sono ancora molto segreti e non vengono rivelati. Infine, i metalli preziosi sono appena entrati in un’importante fase di ascesa del mercato. Mentre la carta moneta continua a perdere valore, oro e argento inizieranno presto a riflettere i rischi dell’economia globale e del sistema finanziario.

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Il deficit commerciale cronico degli Stati Uniti porterà al crollo del dollaro
Se guardiamo al dollaro statunitense, il deficit commerciale cronico da 41 anni basta ad azzerarlo. Una volta che perderà lo status di valuta di riserva, nulla lo salverà. Perciò è essenziale mutare le riserve in dollari in oro e argento.

La carenza di oro e argento provocherà la compressione dei prezzi
La stretta sull’offerta dei metalli preziosi in combinazione con l’implosione del mercato cartaceo porterà a un notevole aumento dei prezzi, nei prossimi anni. Siamo in un momento in cui gli investitori possono ancora comprare oro fisico e argento a prezzi estremamente ragionevoli. Mentre una grave carenza è attesa, ciò sarà impossibile. L’oro fisico e l’argento sono l’assicurazione migliore per proteggere le ricchezze contro i molteplici rischi globali. L’investitore deve garantirne un deposito sicuro e non deve toccarlo, a prescindere dai movimenti dei prezzi. Un giorno, molti anni dopo, l’investitore sarà sorpreso dalla crescita esponenziale del valore dei metalli preziosi nelle monete a corso forzoso.

Egon Von Greyerz. Source originale: Matterhorn – GoldSwitzerland