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1362.- NEL SILENZIO PIU’ TOTALE DEI MEDIA ITALIANI LA CORTE COSTITUZIONALE TEDESCA METTE IL PRIMO CHIODO SULLA BARA DELL’EURO

 

In Italia è ferragosto e quindi tutti sono al mare, al sole, in vacanza, anche se magari se ne stanno a casa perchè non si possono permettere le ferie .

Purtroppo non è lo stesso in Germania, dove una pensante pronuncia della Corte Costituzionale del 14 agosto rischia di mettere la prima pietra per la Tomba della BCE e dell’Euro.

La Corte Costituzionale Tedesca ha rinviato alla Corte di Giustizia Europea la decisione circa la legittimità della politica  monetaria espansiva tramite acquisto di titoli sul mercato secondario : infatti per Karlsruhe vi sono gravi indizi che il QE esercitato dalla Banca Centrale Europea come parte della propria politica monetaria non sia altro che un aiuto finanziario diretto agli stati, fatto specificamente vietato dallo statuto della BCE.

Praticamente gli acquisti fatti da Draghi, secondo la Corte tedesca, avrebbero arbitrariamente ridotto gli interessi, stimolato i prestiti e quindi sarebbero intervenuti sui budget dei singoli stati facilitandone il finanziamento.

Ecco il volume degli acquisti di titoli tedeschi, francesi ed italiani fatti con il programma del QE,

 

La Corte di Giustizia Europea di Strasburgo non potrà dismettere il ricorso tedesco con facilità. Inoltre la Corte Costituzionale, secondo Die Welt, potrebbe perfino imporre alla Bundesbank di ritirarsi dal programma di politica monetaria della BCE, provocando una frattura profonda nella Banca Centrale Europea ed oggettivamente mettendo fine alla politica monetaria comune, primo passo verso la fine dell’euro.

Nello stesso tempo appare impossibile poter governare una moneta senza fare politica monetaria con acquisti e vendite di titoli sul mercato secondario, strumento tradizionalmente usato dalla Banche Centrali. Proprio la politica monetaria rilassata del “Whatever it takes” voluta da Draghi ha salvato l’unione monetaria all’indomani della crisi greca e dell’esplosione dello spread italiano. Rinunciare a questa politica significherebbe sottoporre l’area a stress fortissimi e, in ultima analisi, accellerarne la rottura. Perciò, la Commissione europea difende la Bce, ritenendo che stia agendo sulle basi e nei limiti dei Trattati, con l’acquisto di bond di stato sul mercato secondario, nell’ambito delle proprie operazioni di politica monetaria» e «interverrà in questo senso nel procedimento». Così ha fatto subito sapere la portavoce della Commissione europea per gli Affari economici e finanziari Annika Breidthardt, dichiarando che il Qe sia ancora necessario.

Come dicevano gli antichi: gli Dei accecano chi vogliono distruggere.

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Per i giudici di Karlsruhe l’acquisto di titoli di Stato viola la proibizione, sancita dai Trattati Ue, di finanziare direttamente gli Stati, superando i limiti del mandato della Bce. Draghi è nel mirino.

I ricorsi
Alla Corte costituzionale di Karlsruhe erano stati presentati tre distinti ricorsi a maggio, settembre e ottobre 2015. Il secondo, in particolare, era stato promosso da Bernd Lucke, il professore universitario di economia che ha fondato Alternative für Deutschland, il partito euroscettico rimasto fuori dal Bundestag per un soffio (4,7%) alle elezioni del 2013. Il partito si era però spaccato e Lucke ne è uscito fondando Alfa, acronimo di Allianz für Fortschritt und Aufbruch (Alleanza per il progresso e la rinascita).

«Le cause sono dirette, appunto, contro il programma di acquisto di titoli della Bce e mettono nel mirino Parlamento e governo tedeschi per non essere riusciti a fermarlo» aveva dichiarato il portavoce di Karlsruhe, Michael Allmendinger.

Un altro ricorrente è l’ex parlamentare Peter Gauweiler, bavarese della Csu ed euroscettico, già tra i promotori del ricorso contro il programma di acquisti Omt (Outright Monetary Transactions) del 2012. All’epoca la Corte tedesca si rivolse a quella europea, che respinse il ricorso, ritenendo legittimo il programma. «Con la sua eufemistica politica di Quantitative easing, la Bce sta cercando di provocare fiammate inflazionistiche, stampando una quantità enorme di moneta» aveva detto Gauweiler. «Questo è un programma di politica economica che serve alle banche dalle quali la Bce compra prestiti problematici. Si sta trasformando nella bad bank d’Europa».

 

1353.- PD CHIAMO’ SOROS IN ITALIA. E SOROS RISPOSE.

Dal grande Maurizio Blondet 12 agosto 2017

Daniel Wedi Korbaria

Colour revolution in Italia (riuscita)

A questo punto della storia la domanda sorge spontanea: ma come ha fatto Soros ad arrivare fin nel cuore del Mediterraneo? Chi ce l’ha portato da oltreoceano?Il primo tentativo, di una serie di riverenti salamelecchi per ridursi a zerbini, è stato quello di Francesco Rutelli accompagnato da Lapo Pistelli e da una delegazione della Margherita. Nell’ufficio al 33° piano di un grattacielo che si affaccia su Central Park, per la prima volta, Rutelli incontra Soros al quale consegna una lettera di presentazione scritta dall’amico Carlo De Benedetti che lo raccomandava come “un giovane politico di sicuro avvenire”. Era il luglio del 2005.

Scrive l’inviato di la Repubblica Umberto Rosso: “E tutti rimasti piuttosto affascinati dal personaggio, «certamente stimolante», tanto che questo è stato solo il primo di una serie di incontri, il rapporto certamente andrà avanti”. L’incontro aveva prodotto una prima iniziativa concreta: una convention su Democrazia e Islam da farsi a Venezia a fine settembre organizzata dal Partito democratico europeo.

“Rutelli ha gettato le basi per un rapporto duraturo con la Open society, la più famosa delle fondazioni create dal finanziere. A tavola c’era anche il presidente della struttura Aryeh Neier.” scrive Francesco Verderami sul Corriere della Sera.

“By 2010 we played a role in every region of the world. Entro il 2010 saremo protagonisti in ogni regione del mondo” Open Society Foundations.

Primo flashback: il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore per una speculazione mirata a far crollare lira e sterlina, una notte brava in cui Soros guadagnò 10 miliardi di dollari. Come scrive Antonella Randazzo nel suo articolo intitolato Come è stata svenduta l’Italia: “Soros ebbe l’incarico, da parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall’élite finanziaria. Egli fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira.” La sua speculazione costrinse la Banca d’Italia a bruciare circa 40 mila miliardi di lire in riserve valutarie. Quasi tre anni dopo, il 30 ottobre 1995, Romano Prodi offrì a Soros la laurea honoris causa in economia.

Marco Marozzi scrive su la Repubblica: “Ieri a Bologna, nella più antica università del mondo, gli hanno dato la laurea honoris causa. In economia. Festa di professori, banchieri, industriali. Ma anche un abbozzo di contestazione”. Lo stesso Prodi si incarica di presentare l’ultimo libro di Soros: “Le contestazioni sono incoerenti. Fanno ridere. Non hanno letto il libro” replica.

“Tutti a riconoscere l’importanza della Open Society Fund creata da Soros per allargare nel mondo il concetto di democrazia economica e politica” scrive il giornalista de la Repubblica. Nel dicembre 2005, al rientro dalla sua visita a New York, Carlo De Benedetti organizza una conferenza nazionale sul futuro del Partito Democratico (PD) dove promuove Rutelli e il sindaco di Roma Walter Veltroni a candidati alla guida del partito. Così, il 14 ottobre 2007, dalla fusione dei due partiti La Margherita e i DS nasceva il PD. Sei mesi dopo, nell’aprile del 2008 nella capitale italiana c’era già fermento sulla voce che vedeva Soros interessato alla compravendita della squadra calcistica AS Roma. Questi i commenti di allora: Rutelli (laziale) “L’interesse di Soros è serio”, Veltroni (juventino) “La politica non si metta in mezzo”, Massimo D’Alema (romanista) “È un uomo di grande valore, un intellettuale impegnato in grandi azioni umanitarie”. Come dire: “Quando un uomo mette sulla stessa linea un juventino, un laziale e un romanista!”

 

Ma perché il centro-sinistra ha viaggiato fino a New York per chiamare Soros in Italia?

Vista l’esperienza americana del 2003 in cui Soros investì 15 milioni di dollari per sconfiggere il presidente Bush nelle elezioni del novembre 2004, che a suo dire era diventata “una questione di vita o di morte”, qualcuno in Italia ha pensato bene di approfittare del filantropo per sconfiggere il presidente Berlusconi. Il 2011 è l’anno delle primavere arabe, la nuova versione delle rivoluzioni colorate per i paesi del Maghreb. Quello che era successo precedentemente in Serbia, Georgia, Tunisia ed Egitto sarebbe successo anche in Italia all’insaputa degli italiani. E fu per attuare questo progetto “non violento” che Soros sbarcò in Italia. Doveva battere “democraticamente” il Cavaliere organizzandogli una bella rivoluzione colorata, una di quelle che sapeva fare benissimo e, visto che i colori li aveva quasi finiti, scelse per l’Italia l’ultimo rimasto nella sua scatola Giotto, il colore viola. Così nacque il Popolo viola. E, il 5 dicembre 2009, la piazza San Giovanni a Roma si riempì di centinaia di migliaia di persone del popolo viola organizzate su Facebook per chiedere al governo le dimissioni. Quel giorno venne chiamato il No B. Day.

Ovviamente, Berlusconi non si dimise e il movimento “spontaneo” perse il suo slancio innovativo per il cambiamento e andò scemando. A questo punto serviva un altro sistema efficace per dimissionare Silvio Berlusconi. E qual è il miglior sistema per un Grande Speculatore come Soros, che già nel 1993 aveva fatto svalutare la lira italiana del 30%, se non un altro attacco economico?

Infatti, ad un anno dal No B. Day, gli italiani dovettero imparare una nuova parola straniera: lo spread fra Bund tedeschi e i Btp italiani. Il “4 gennaio 2011 lo spread è a 173 punti. Il 30 dicembre arriverà a quota 528, con un incremento di 355 punti” scrive Michela Scacchioli su la Repubblica e aggiunge: “Il 9 novembre Napolitano nomina Monti senatore a vita (…) Tre giorni dopo Silvio Berlusconi sale al Colle per dimettersi (…) Il 16 novembre il presidente della Repubblica dà a Monti l’incarico di formare un governo tecnico.”

Così, finalmente, a colpi di spread, Soros archiviò il ventennio di Berlusconi. Un regime-change economico, un silenzioso Colour revolution. Il centro-sinistra è entrato finalmente a Palazzo Chigi senza alcun bisogno di andare alle elezioni.

Una nota complottistica: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, George Soros, Mario Monti, e il suo successore a Palazzo Chigi Enrico Letta fanno tutti parte del gruppo Bilderberg, un’organizzazione internazionale massonica.

 

Gli Smart Dissidents

A sorpresa, il 17 febbraio 2014 sbuca dal nulla Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, che riceve dal presidente Napolitano l’incarico di formare un nuovo Governo. Una carriera fulminea quella di Matteo Renzi che diventa il 63° Presidente del Consiglio scalzando il Governo Letta dopo averlo prima rincuorato con un “Enrico stai sereno!”

Ma come è potuto accadere?

Secondo flashback: un giorno, chissà perché a Renzi venne in mente di regalare a Soros Le Murate, l’ex carcere nel centro di Firenze. E, George, sebbene non fosse il suo compleanno, accettò di buon grado l’omaggio del Sindaco di Firenze. E non ci mise molto ad avere l’idea di trasformare quel mostruoso edificio, all’interno del quale nel medioevo si torturavano e si uccidevano le persone, in uno spazio pieno di vita, un’isola felice in cui far regnare i diritti umani per esportarli dappertutto. Così, per la ristrutturazione, ha incaricato il famoso architetto Renzo Piano che, senza badare a spese, è riuscito a trasformare l’ex carcere in un albergo di lusso per ospitare attivisti e bloggers dei diritti umani provenienti da tutto il mondo. Il vecchio carcere divenne così il Centro per gli Smart Dissidents.

Il 17 maggio 2013, giorno dell’inaugurazione, assieme all’Ambasciatore americano c’era anche Kerry, la figlia di Robert Kennedy. Al taglio del nastro il Centro fu battezzato: Robert Kennedy Center for Justice and Human Rightsdi cui Kerry divenne la presidente. Era il 2010.

“Can Smart Dissident Create Change?” era la scritta che campeggiava nel Centro: Può un blogger provocare una rivoluzione? Cioè si può fare rivoluzione usando il computer chiusi in una stanza ben arredata? L’idea di Soros era quella di ospitare a tempo indeterminato, come fosse un rifugio, tutti quei bloggers perseguitati nei loro paesi di origine che volevano fare regime-change stile OTPOR nel proprio paese e, ovviamente, questi rivoluzionari della tastiera dovevano provenire da quei paesi cosiddetti “chiusi” come la Cina, la Russia, l’Afghanistan e l’Iran.

Il centro iniziò il suo percorso rivoluzionario e nel tempo furono invitati esperti della color-revolution e attivisti della primavera araba come Dalia Ziada (Egitto), Kerim Bouzouita (Tunisia) per offrire corsi di specializzazione su “Human Rights and Social Media” ad esperti di diritto internazionale, nonché ad esperti di comunicazione, professionisti, giornalisti del web, docenti, dottorandi e studenti di corsi post-universitari.

Così, grazie al Sindaco di Firenze, la città che ha dato i natali a Dante Alighieri, Sandro Botticelli, Filippo Brunelleschi, Benvenuto Cellini, Donatello, Giotto, Cimabue, Nicolò Macchiavelli, Lorenzo il Magnifico e Amerigo Vespucci, da questa città ogni giorno nascono idee rivoluzionarie atte a destabilizzare il mondo.

Marzio Fatucchi definisce “una vera e propria casa l’International house of human rights del Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights (…) Messico, Pakistan, Myanmar, Sri Lanka, Filippine, Zimbabwe, Uganda, da lì viene questo primo gruppo di dissidenti che questa settimana sta partecipando all’Empowerment laboratory organizzato dal RFK Training Institute. (…) hanno avuto la possibilità di confrontarsi con alcuni dei più autorevoli esperti di nuove tecnologie applicate alla difesa dei diritti umani al mondo, come Tactical Technology Collective (TTC); Global Voices Online (GVO), OneWorld Digital Security Exchange (ODSE); Witness.org; Electronic Freedom Frontier (EFF), e Human Rights Watch (HRW).”

“Con questo corso vogliamo creare uno spazio in cui i dissidenti digitali possano conoscersi e lavorare insieme per promuovere democrazia e pace nei propri paesi” spiega Federico Moro, responsabile del Robert F. Kennedy Center.

Do Ut Des

Nessuno fa nulla per nulla, men che meno Soros il filantropo. Bisognerà pur dargli qualcosa in cambio. Si chiama Do ut des, ed è una filosofia di vita inventata dai Romani. A quei tempi funzionava non solo con gli esseri umani ma anche con le divinità. I Romani chiedevano alla Divinità di turno una grazia e in cambio gli promettevano la costruzione di un Tempio, una specie di fioretto che veniva onorato solo nel caso in cui la grazia fosse stata soddisfatta altrimenti la promessa era da non ritenersi valida. Do ut des appunto, io ti do una cosa così che tu me ne dai un’altra. Sono passati migliaia di anni da allora ma i discendenti di quella civiltà, ossia gli italiani di oggi, non hanno mai smesso di applicarla ogniqualvolta se ne sia presentata l’occasione. In Italia funziona tutto così, Tangentopoli docet. Ma a quanto pare anche i “filantropi” d’oltreoceano non disdegnano questa tradizione italica.

Il do ut des alla Soros recita pressappoco così: “Io ti metto a capo di un Governo ma tu fai quello che ti dico di fare. Intanto come antipasto voglio iniziare con qualche piccolo business, giusto per rientrare di qualche spesuccia”.

Sarà pure una coincidenza ma appena Renzi diviene il nuovo Presidente del Consiglio ecco che viene registrata la compravendita del 5% della COOP, 20 milioni investiti nell’IDG. Altre voci lo vedrebbero in lizza per l’acquisto di caserme e immobili statali per un valore che sarebbe attorno agli 800 milioni di euro. Poi, nel febbraio 2016 il Soros Fund Management ha invece acquisito lo 0,45% di Ferrari, pari a un pacchetto di 850 mila azioni. Ma forse è troppo riduttivo confinare Soros ad un discorso meramente economico, forse c’è dell’altro. Tipo una qualche riforma “progressista”.

In tutti i parlamenti che hanno discusso ed approvato le “Unioni Civili” è passato l’uragano Soros e la sua rivoluzione colorata. Lui usa come carota le unioni civili mentre il bastone cade come un macigno sull’economia di quello stesso paese per schiacciarlo. Le Unioni Civili sono delle riforme che distraggono l’opinione pubblica mentre si privatizza l’economia e ci si indebita. Con tutti i problemi economici che ha avuto la Grecia, vendita del suo patrimonio e austerity, il presidente eletto Tsipras che fretta aveva di far approvare in parlamento le unioni civili? Con tutti i problemi politici e militari che aveva l’Ucraina, Poroshenko aveva forse fretta di far approvare quella legge? Con tutti i problemi economici e di disoccupazione dell’Italia, Renzi aveva forse bisogno di occupare il parlamento per discutere di Unioni civili?

Secondo il segretario del Partito Comunista Rizzo le unioni civili sono dei falsi bisogni creati appositamente per distogliere le attenzioni del popolo dai problemi reali che lo affliggono (i salari, il lavoro, le pensioni). Sono: “un’arma di distrazione di massa” dice in un’intervista rilasciata a Federico Cenci: “L’esempio concreto è la Grecia di Tsipras, dove vengono tagliate le pensioni, viene ridimensionata l’assistenza sanitaria, aumentano i meccanismi di sfruttamento, si cancella lo stato sociale (…) La sinistra è oggi una costola del capitalismo, che crea false esigenze e contrapposizioni ingannevoli: il problema non è tra omosessuale ed eterosessuale, bensì tra gay povero e gay ricco.”

 

Per esempio, uno degli attivisti delle Unioni Civili in Italia è stato il giornalista Vittorio Longhi che ha promosso una petizione sulla sua piattaforma Progressi.org, figlia della sorosiana MoveOn.org, dal titolo: Approviamo subito il testo sulle unioni civili. Il giornalista Longhi rappresenta quella categoria di giornalisti riverenti, impiegatucci e affascinati dal suo potere che ha ritenuto “non appropriata” una petizione che voleva cacciare Soros e la sua organizzazione fuori dall’Italia quando invece nella sua piattaforma promuove petizioni assurde contro Trump.

Ma torniamo a “Lui”. Ora per Soros è più interessante l’immigrazione del semplice business o delle Unioni Civili.

Lo si deduce dalla lettera aperta scritta a Renzi con un tono pretenzioso da Costanza Hermanin, (senior policy officer presso l’Open Society Foundations) a due settimane dal suo insediamento a Palazzo Chigi intitolata: “Caro Matteo, adesso dammi una ragione per non dover più lavorare sui diritti umani in Italia.”

Nel primo paragrafo la Hermanin dice: “Adesso che il governo è pronto a mettersi al lavoro è giunto il momento di domandarti d’includere l’immigrazione, la parità e i diritti fondamentali nell’agenda delle riforme, politiche ma soprattutto istituzionali.”

Difatti, erano già cinque anni che la Open Society Foundations si occupava di “diritti umani” in Italia.

“Open Society Foundations, per quelli di voi che non la conoscono- dice Hermanin ad una presentazione -è una fondazione internazionale che ha la sede principale a New York e il cui fondatore è il filantropo e finanziatore George Soros. (…) Ciò detto, dal 2009 lavoriamo in Italia e sosteniamo studi e ricerche ma anche campagne. La nostra è una fondazione un po’ politicamente scorretta, ossia ci interessiamo a temi complessi: dalla prostituzione, all’abuso di droghe, ai temi di immigrazione, e lo facciamo non solo con i finanziamenti, ma anche cercando di affiancare il nostro peso nell’advocacy su questi fenomeni.”

Una delle sue prime creazioni della OSF in materia dei diritti umani che serviva come una piattaforma di lancio, una base per quel che sarebbe arrivato dopo, fu chiamata CILD, la Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, un’associazione che raggruppa varie Onlus di diversa natura e provenienza politica. Per esempio A Buon Diritto del senatore PD Luigi Manconi, Associazione Luca Coscioni dei Radicali, ecc.

Nella seconda edizione il suo “Premio Cild per le Libertà Civili” è stato assegnato quest’anno al cronista Valerio Cataldi (TG2) e Diego Bianchi detto Zoro (Gazebo). “Ecco chi sono i nostri eroi dei diritti umani” scrive CILD annunciando il suo evento della premiazione del 16 dicembre 2016. Ovviamente il giornalista Cataldi che si appresta a vincere il premio made by Soros aveva già scritto vari articoli sull’Eritrea e aveva partecipato a tante iniziative della OSF come moderatore ed è anche membro fondatore del Comitato 3Ottobre. Della serie “se la suonano e se la cantano da soli”!

Le iniziative della sorosiana CILD si moltiplicano ogni mese. Le sue ultime due creature legate al giornalismo-online sono 19 Million Project struttura battezzata a Roma dove vi lavora il fior fiore di esperti del web e della migrazione, il loro slogan recita: “Siamo una coalizione di giornalisti, programmatori, progettisti, strateghi digitali e cittadini del mondo che si uniscono per affrontare la crisi migratoria nel Mediterraneo”.

La seconda è nata ad un mese di distanza e si chiama: OpenMigration e offre suggerimenti agli addetti ai lavori (dell’immigrazione) basandosi su cifre, numeri, statistiche, ossia, in una sola parola, Datagiornalismo, un sistema politically correct di raccontare ai cittadini europei il #RefugeeCrisis o #MigrationCrisis e convincerli a non aver paura dei migranti.

Il Manifesto ha accolto la nascita di CILD con toni molto entusiastici: “Eppure, ricorda Aryeh Neier, ex direttore dell’American Civil Liberties Union e co-fondatore di Human Rights Watch e presidente della Open Society Foundations, in tutto il mondo si sta ancora aspettando quell’età d’oro per i diritti civili che ci si aspettava si sarebbe “aperta dopo la caduta del muro” (…) “Nel creare questa coalizione in Italia – conclude Neier – non solo riuscirete a rafforzare la lotta nazionale ma in sinergia con altre organizzazioni europee porterete questa battaglia a un livello superiore”.

Ma il 27 settembre 2015 succede un imprevisto, cinematograficamente si chiama colpo di scena.

Al Clinton Global Initiative di New York, inaspettatamente, Matteo Renzismentisce Soros che aveva appena finito di dire che la minaccia dell’Europa è la Russia di Putin: “I think it could be a tragic mistake consider identity of Europe against Russia”, (Penso che potrebbe essere un tragico errore riconoscere l’identità dell’Europa solo in contrapposizione alla Russia).

Per Renzi la vera minaccia non è la Russia bensì l’Ungheria che continua a costruire muri contro i rifugiati. George Soros col suo sorriso sprezzante incassò il colpo non aspettandosi quelle dichiarazione da una “sua creatura” e meditò vendetta. Dopo varie peripezie e un fallimento referendario sul suo operato, il 5 dicembre 2016 Matteo Renzi ammette la sconfitta al referendum costituzionale e si dimette da presidente del Consiglio. Il 12 dicembre Paolo Gentiloni viene eletto nuovo Presidente del Consiglio.

1341.- Il banchiere Gotti Tedeschi a Libero: “Per difendere l’euro ci attende un futuro terrificante”. Allegria!

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Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere, già presidente dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior) dal 2009 al 2012 ha una lunga carriera nel mondo dell’economia e finanza, iniziata con l’americana McKinsey e proseguita con la co-fondazione di Akros Finanziaria. Ha insegnato per vari anni in Università Cattolica ed in Aseri (Alta scuola di economia e relazioni internazionali). È stato consigliere del ministro del Tesoro dal 2008 al 2011, consigliere della Cassa Depositi e Prestiti per tre mandati e presidente del Fondo infrastrutture F2i.

Professore, la sua ultima lettera al sito di Maurizio Blondet ha suscitato un dibattito tra gli “internauti”. I giornali hanno ignorato la sua missiva che mette in rilievo la necessità non solo economica, ma di “libertà democratica” di uscire dalla moneta unica. Può spiegare ai lettori di Libero la sua posizione al riguardo? 
«La mia posizione, è la seguente: l’ euro è stato utilizzato come scusa per ridimensionare il nostro Paese da un punto di vista economico e “morale” (spiegherò che vuol dire). Le altre giustificazioni sono insostenibili da più punti di vista. Dette giustificazioni usano un modello (ir)razionale che confonde cause con effetti, è lo stesso usato per spiegare decisioni che provocano le condizioni per giustificarle, come è successo per l’ immigrazione (gap di popolazione) o l’ ambientalismo (neomalthusianesimo). Così le pressioni fatte al nostro Paese per difendere l’ Euro (tedesco) sono state giustificate dall’ alto debito pubblico italiano, che è un falso problema perché è il debito complessivo di un paese che va misurato, come il caso Usa 2008-2010 ha ben dimostrato (in situazione di insolvenza, tutto il debito privato diventa debito pubblico). Ma dette pressioni ci hanno ridotto allo stremo economico, con rischio morale. La carta stampata ha ignorato la mia considerazione perché può avere indirizzi politici da rispettare: «No touch issues», che sono tabù e vanno trattati in un certo modo. Per esempio appunto l’ immigrazione, l’ ambientalismo,l’ Europa, l’ euro, Bergoglio, ecc.».
Vuole dire che questo argomento può essere affrontato solo in un modo? 
«L’ Europa e l’ euro non devono essere messi in discussione a meno che non lo autorizzi la signora Merkel. Poiché l’ economia non è una scienza, è piuttosto arduo prevedere con un minimo di certezza ciò che può succedere con l’ uscita dalla moneta unica. Troppo spesso politici ed economisti fanno prognosi senza aver fatto una corretta diagnosi, ne consegue che se non sono state intese le cause delle nostre difficoltà attuali nel sistema euro, difficilmente si potrà esser credibili nelle proposte di soluzione degli effetti».
Potrebbe farci degli esempi su questo? 
«Oggi ci ricordiamo in che situazione economica era l’ Italia prima dell’ entrata nell’ euro, quali condizioni le vennero imposte per entrare e come realizzò dette condizioni? Ci ricordiamo quanto pesava negli anni ’90 l’ economia “di Stato” direttamente e indirettamente sul Pil? (quasi il 65%). E quanto pesavano le banche private sul sistema creditizio? (qualche percentuale minima). Ci ricordiamo come si realizzarono le privatizzazioni? (molto male). Il lettore ricorda il famoso algoritmo Prodi per passare da un deficit di 7 punti al deficit di 3 punti percentuali? Ho spiegato questo per far intendere che i problemi riferiti all’ euro sono un po’ più complessi di quanto spesso vengano spiegati. Ma temo che la nostra capacità decisionale in proposito sia piuttosto bassa ed il rischio di pagar cara l’ uscita piuttosto alto».
Cosa intende quando dice “pagar caro”?
«Si deve riflettere su cosa significhi “pagar caro” la decisione di uscire, comparata con il costo di restare, costo che temo non sia solo economico, ma di libertà democratica di cui potremmo venir privati».
Ad oggi quindi la questione dell’ euro non è più un solo problema economico, ma di democrazia? 
«Per giustificare l’ economia, si potrà forzare la libertà. La moneta unica per funzionare necessita di un governo unico europeo che dovrà coesistere con il governo del mondo globale. A questo si sta arrivando, in modo sempre più accelerato dopo la crisi globale scoppiata nel 2007, grazie agli organismi sovranazionali che impongono leggi, discipline, modelli democratici, governanti cooptati, e soprattutto visione morale omogenea».
Allora il nostro destino è sottostare a questo “supergoverno mondiale”? 
«Probabilmente sì, l’ attuale situazione mi fa pensare che dobbiamo riconoscere la nostra impotenza, che non possiamo più fare nulla. I giochi son fatti e noi non giochiamo più, siamo diventati un gioco in mano ad altri. Il nuovo mondo globale aspira ad un’ omogeneità culturale e pertanto morale, che significa relativizzare le norme morali. Tutto questo porta ad una forma di sincretismo religioso, che necessariamente tende ad arrivare ad una religione globale panteista, ambientalista (animalista e vegana), neomalthusiana e orientata alla decrescita. Se questo è vero e l’ euro venisse usato come strumento per forzare chi non è d’ accordo, si spiega la mia preoccupazione. Se fossi stato un governante nel nostro Paese, negli ultimi 6-7 anni, avrei fatto il contrario di ciò che è stato invece fatto».
Se questa è la situazione, come vede il futuro per il nostro Paese? 
«Con la scusa di difendere l’ euro dai problemi italiani, il nostro futuro non potrà che essere terrificante. Attenzione però, il problema non è nell’ euro in sé, ma nell’ avere un euro gestito “abusivamente” da altri, grazie alle nostre debolezze politiche».
Può fare degli esempi? 
«Darei due esempi, per ora solo immaginabili: in una siffatta Europa a governo unico, per ridurre il debito pubblico ci potrebbe venir imposto di espropriare i beni dei cittadini. Per ridurre il deficit di bilancio ci potrebbe venir imposta l’ eutanasia per i pensionati ultrasessantacinquenni, per tagliare la spesa pubblica di pensioni e sanità».
Si andrebbe persino verso il superamento del principio della dignità umana? 
«E chi la afferma più? Ormai legge civile, salute, vita, morale, ecc. che significato hanno? Quello deciso dall’ Oms all’ Onu ? Se così fosse la vita e la salute sarebbero benessere psicosociale. Se riconoscessimo che un governo, “cooptato o gradito”, è sottoposto alla “moral suasion” internazionale (che si può immaginare possa utilizzare anche i vincoli di una moneta unica), e se convenissimo che i paesi influenti, al di là delle forme diplomatiche, ci disprezzano, ci boicottano e ci vedono come un vantaggio da acquisire per rafforzare se stessi, che concluderemmo? Quale governo, non cooptato, saprebbe oggi decidere le specifiche soluzioni necessarie al nostro paese, rifiutando, se il caso, l’ applicazione di leggi economico-morali, da altri ritenute necessarie ma che danneggiano economicamente e, soprattutto, possono privare i cittadini di libertà democratica e personale?».
Una serie di interrogativi a cui appare difficile rispondere. Ma adesso ci permetta di fare un passo al 1992, all’ alba del trattato di Maastricht. Come giudica lo stato attuale dell’ Ue? Secondo lei ci sarà ancora un futuro per questa Unione? 
« I Padri fondatori quali De Gasperi, Adenauer, Schuman e Monnet avevano progettato un’ Europa sussidiaria ai vari Paesi, destinata a valorizzarne le identità. Ma il progetto di moneta unica doveva essere destinato a valorizzare le singole economie dei Paesi europei. Poi sono sopravvenute “modifiche genetiche” di carattere cultural-politico che hanno cambiato lo spirito originario facendo persino rinnegare le radici cristiane. Poi è arrivata la crisi economica del 2007 che fa esplodere le contraddizioni economiche, politiche e morali facendo trionfare gli stessi egoismi arroganti che avevano snaturato il progetto originario».
Lei ha parlato di radici cristiane può precisare meglio questo punto? 
«L’ Europa è fatta da tre “culture religiose”: quella protestante-calvinista, quella cattolica e quella illuminista-laicista. Quando le cose vanno male, quale visione di cosa è bene o male prevale secondo voi? Secondo “loro” deve prevalere una forma di pragmatismo egoistico che rifiuta morali forti e dogmatiche e pretende morali relative, in evoluzione, pluraliste, dove l’ Autorità morale non deve più intervenire nel confronto con le leggi (etiche) dello stato, ormai leggi globali di uno stato globale. Che succede se l’ Autorità morale è invitata ad occuparsi di socio-economia e non più di morale? E chi ci difende e tutela allora? Ecco perché sono sempre più preoccupato».
Come giudica l’ attuale posizione della Chiesa Cattolica rispetto a quella precedente di Benedetto XVI, secondo il quale “prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare”? 
«Meglio se non rispondo a questa domanda, rischierei una “scomunica”. Quanto ci manca Benedetto XVI, mai come ora! Le migrazioni son sempre più manifestamente state volute e pianificate, soprattutto per “aiutare” il nostro Paese, dove risiede la massima Autorità morale al mondo, a correggersi e aprirsi al “multiculturalismo” orientato a un sincretismo religioso necessario a prevenire “guerre di religione”. Temo che non riusciremo a metter in discussione più nulla , ahimè».
Ci consenta un’ ultima domanda. Di fronte a questo scenario che ha delineato alle prossime elezioni, quale sarebbe secondo lei la prima cosa da fare per il futuro governo? 
«Per vincere le elezioni. Risposta seria: produrre un vero progetto per il paese e dotarsi delle capacità di gestirle (un paio di nomi io li avrei), invece di sperare di prender voti coccolando cani e gatti in tv. Risposta provocatoria: andare a cercare all’ estero,anche fuori Europa, i consensi necessari facendo alleanze e compromessi a destra e manca. Risposta realistica e rassegnata: fare atto di sottomissione alla Germania. Per governare e risolvere i problemi del Paese (escludendo la prima risposta). Andare a pregare la Madonna a Medjugorje. Anche rischiando scomuniche». 

di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti

1329.- ANALISI ONG NEL MEDITERRANEO: SECONDA PARTE

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C’è una regia operativa che dirige lo schieramento a rastrello. Nulla deve sfuggire.

 

(Come operano, chi le finanzia e i punti oscuri)

Premessa

Lo scopo di questa ricerca, come delle precedenti, non è quello di denunciare l’operato delle ONG nel Mediterraneo o di provare presunte collusioni con gli scafisti.
Lo scopo è quello di mettere ordine e fare chiarezza sui fatti vista la grande quantità di informazioni spesso in contrasto tra di loro.
Lo scopo è quello di stimolare un’analisi successiva del lettore partendo da dati il “più possibile neutri”.
Lo scopo è quello di sollecitare maggior trasparenza riguardo alle operazioni svolte dalle ONG nel Mediterraneo visto che l’onere del fare vivere dignitosamente le persone a cui loro salvano la vita spetta al popolo italiano.
Lasciamo alle varie Procure della nostra Repubblica impegnate nelle diverse inchieste, alla commissione di Frontex e alla Commissione Difesa del Senato, il compito di indagare e portare la realtà dei fatti “a galla”.
Luca Donadel e Francesca Totolo

1

Quali ONG operano nel Mediterraneo 2

Medici Senza Frontiere

Dicono di loro: “Al cuore dell’identità di MSF c’è l’impegno a essere indipendenti, neutrali e imparziali. Questi principi hanno guidato ogni aspetto del nostro lavoro – dall’assistenza medica e logistica agli aspetti finanziari e alla comunicazione – fin da quando MSF è stata fondata nel 1971”.

MSF è un’organizzazione umanitaria composto da 23 sezioni nazionali indipendenti riunite sotto un unico statuto. Le singole sezioni reclutano gli operatori umanitari, promuovono l’organizzazione attraverso campagne stampa e di sensibilizzazione, fanno raccolta fondi per finanziare le missioni. Gli uffici che coordinano direttamente le operazioni sul terreno (“centri operativi”) si trovano a Bruxelles, Parigi, Amsterdam, Barcellona e Ginevra. Nei contatti con le istituzioni sovranazionali e le organizzazioni internazionali come l’Unione Europea e le Nazioni Unite, MSF è rappresentata dall’Ufficio Internazionale sito a Ginevra.

Nel 1998 MSF Italia si costituisce come Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), con il riconoscimento della personalità giuridica da parte del Ministero della Sanità e nel 2002 riceve l’idoneità di Organizzazione Non Governativa (ONG) dal Ministero degli Affari Esteri. In Italia è anche basata un’unità operativa (“cellula”) che dipende dal centro operativo di Bruxelles e gestisce direttamente le attività condotte da MSF nei seguenti paesi: Italia, Bulgaria, Grecia, Mauritania, Libia, Egitto. 1

Le navi

Per il terzo anno consecutivo sono impegnati in operazioni di ricerca, soccorso e assistenza medica nel Mediterraneo centrale.

Da aprile a novembre 2016, l’équipe di MSF è operativa su tre navi, la Dignity I, la Bourbon Argos e l’Aquarius. Dichiarano di aver partecipato a decine di operazioni coordinate dalla Guardia Costiera Italiana.

Durante la stagione invernale, l’unica nave operativa è stata l’Aquarius, in collaborazione con SOS Mediterranee. A partire da Marzo, hanno acquisito una nuova imbarcazione, la Prudence, che può ospitare a bordo 600 persone e altre 400 in caso di estrema necessità. Con 13 persone dello staff MSF a bordo, tra cui diversi italiani, e 17 membri dell’equipaggio, la nave è equipaggiata per fornire primo soccorso a bordo ed è dotata di pronto soccorso, ambulatorio, farmacia e aree per trattare i casi più vulnerabili.

Campagne di sensibilizzazione sponsorizzate da Medici Senza Frontiere

#MILIONIDIPASSI: informando sulle sofferenze del popoli “costretti a migrare”, MSF ammonisce i governi nazionali sul metodo utilizzato in risposta a questa emergenza: “Serve un nuovo approccio umanitario, che guardi alle indicibili sofferenze di sfollati e rifugiati e alle ragioni della loro fuga, non alle modalità – legali o illegali – del loro viaggio o ai timori dei paesi di arrivo”.2 Inoltre chiedono l’apertura di “corridoi umanitari” per ovviare la piaga dei trafficanti e conseguentemente dichiarano. “L’Europa deve abbandonare la logica della fortezza da difendere. Chiediamo di superare i muri e il filo spinato, interrompere le deportazioni previste negli accordi con i Paesi d’origine, cessare gli abusi delle forze di polizia, offrire un’accoglienza dignitosa a chi fugge e assistere le persone più vulnerabili”.3
La campagna #milionidipassi cerca anche di sfatare i 10 principali “luoghi comuni” sui migranti attraverso l’operazione “L’anti-slogan”, come ad esempio quello che “ci portano le malattie”, quello che “li trattano meglio degli italiani” e tanti altri.4

#SAFEPASSAGE: “La nostra richiesta ai leader europei è di aprire vie legali e sicure per tutte le persone in fuga verso l’Europa e porre fine alle politiche indifendibili che stanno trasformando un prevedibile afflusso in una vera tragedia umana”.5

Campagne a sostegno dei migranti approdati in Italia

Centro di riabilitazione per i sopravvissuti a tortura e per le vittime di trattamenti crudeli e degradanti (Roma): l’obiettivo è quello di offrire servizi riabilitativi con un approccio multidisciplinare (medico, psicoterapeutico, fisioterapeutico, sociale e legale) a vittime di tortura e di trattamenti inumani e degradanti nella città di Roma e provincia.  Il centro segue attualmente 98 pazienti di 22 differenti nazionalità (di cui Mali, Gambia e Nigeria sono le prevalenti), la maggior parte dei quali richiedenti asilo residenti a Roma e provincia.

Screening per l’individuazione e la presa in carico dei casi positivi di cardiopatia reumatica nei gruppi di popolazione migrante (Roma): l’obiettivo è quello di fornire una diagnosi rapida ed efficace e una prevenzione secondaria nei casi di cardiopatia reumatica all’interno di alcuni gruppi di migranti, richiedenti asilo e rifugiati a Roma nella fascia di età 10-25.

Supporto psicologico per richiedenti asilo nella Provincia di Trapani: Supporto psicosociale ai richiedenti asilo ospiti nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) della provincia di Trapani/Ambulatorio di psicoterapia transculturale per la popolazione migrante di Trapani. Da Luglio 2016 MSF ha attivato, in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale e l’Unitá di Psicologia, un ambulatorio di psicoterapia transculturale: lo scopo é di offrire un servizio terapeutico ai migranti affetti da grave disagio mentale; il setting prevede la presenza, oltre che del terapeuta, anche dei mediatori culturali.

PFA (Primo Soccorso Psicologico) per sopravvissuti a naufragio (Sicilia e Sud Italia): MSF ha deciso di continuare per il secondo anno a fornire primissima assistenza ai porti di arrivo in caso di sbarchi traumatici. Un team mobile, composto da un coordinatore, psicologi e mediatori culturali specializzati, viene dispiegato e raggiunge il luogo di approdo entro 72 ore dall’allerta del Ministero dell’Interno.

Assistenza medica e psico-sociale per i migranti in transito (Como e Ventimiglia): l’obiettivo è quello di fornire supporto medico e psicologico a migranti, rifugiati e richiedenti asilo in transito alle frontiere settentrionali dell’Italia, con un’attenzione particolare alla salute mentale e della donna.6

Il fondatore di Medici Senza Frontiere: Bernard Kouchner

Bernard Kouchner è un politico e medico francese. Co-fondatore di Medici Senza Frontiere e Médecins du Monde, dal 2007 fino al 2010, ha ricoperto la carica di Ministro degli Affari Esteri ed Europei nel governo Fillon di centro-destra sotto il presidente Nicolas Sarkozy, anche se precedentemente ha rivestito cariche istituzionali in governi socialisti.

Nel luglio 1999, in virtù della Security Council Resolution 1244, il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha nominato Kouchner come secondo rappresentante speciale delle Nazioni Unite e il capo della missione amministrativa delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK).7

Kouchner, difensore di interventi umanitari di lunga data, all’inizio del 2003, si è pronunciato a favore dell’eliminazione Saddam Hussein come presidente dell’Iraq, sostenendo che l’intervento contro la dittatura dovrebbe essere una priorità globale e invitando le Nazioni Unite ad una veloce risoluzione.8

Nel 2005 fu candidato alla posizione di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ma non venne eletto, come successe anche nel 2006 per la candidatura a Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute.

Nel 2010, il Jerusalem Post ha inserito Bernard Kouchner al 15° posto nella classifica degli ebrei più influenti nel mondo.). Nella medesima classifica compaiono anche Sergey Brin (fondatore di Google), Mark Zuckerberg(fondatore di Facebook) e Dominique Strauss-Kahn (ex presidente del Fondo Monetario Internazionale dalle vicende ben note).9

Dal 2015 Kouchner è tra i leader dell’AMU (Agenzia per la modernizzazione della Ucraina), dove contribuisce con la sua esperienza nel settore sanitario.10
L’Agenzia ha spinto il Governo Ucraino verso l’entrata in Europa: “The Association Agreement with the European Union, ratificato dal Parlamento ucraino nel 2014, promette significativi vantaggi per l’Ucraina e la sua gente. L’accordo impegna l’Ucraina ad attuare standard europei in un ampio spettro, dalla governance democratica alle regolamentazioni economiche e all’ammodernamento delle infrastrutture”.11

Kouchner è un noto pro-europeista. Ha sostenuto la ratifica del Trattato di Lisbona a causa della minaccia di un possibile respingimento dagli irlandesi nel referendum da loro indetto. Recentemente, ha co-firmato la richiesta di George Soros per il rafforzamento delle prerogative europee come risposta alla crisi della zona euro.12

A causa di un conflitto di opinioni con il presidente di MSF, Claude Malhuret, ha fondato Doctors of the World (Médecins du Monde) nel 1980.

Nell’immagine Bernard Kouchner con George Soros.13

Bilanci di Medici Senza Frontiere

I dati sono tratti dal Bilancio 2016:1415

Fondi raccolti 58.000.000€ con un incremento dell’8,5% rispetto al 2015.

Fondi raccolti tramite la raccolta del 5×1000 in Italia 9.774.726€ con un aumento del 23% rispetto al 2015.

Destinazione dei fondi raccolti.

Medici Senza Frontiere, per il primo anno, nel 2016 ha rinunciato ai fondi europei per protestare contro gli accordi sui migranti con la Turchia avvenuti in marzo.

Dall’Activity Report di MSF International 2015.16

MSF International si finanzia tramite il 92% di fondi privati e l’8% di fondi istituzionali. Per fondi privati, si intendono anche le donazioni fatte da aziende partner e fondazioni.

Zone d’ombra di Medici Senza Frontiere

1)Ogni anno puntualmente MSF pubblica il bilancio d’esercizio per garantire la trasparenza richiesta a chi opera con fondi derivanti principalmente dalle donazioni private. Invece, come solitamente le ONG dovrebbero fare ricevendo donazioni così ingenti, MSF non pubblica la lista delle fondazioni partnerlimitandosi a quella delle aziende partner.17

2)Attacco armato alla nave Bourbon Argos: il 17 agosto 2016, un motoscafo non identificato ha attaccato e sparato, secondo la ricostruzione dello staff, contro la Bourbon Argos, una delle navi di MSF, mentre svolgeva attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. MSF dichiara: “l’attacco è avvenuto in acque internazionali, a 24 miglia nautiche a nord della costa libica. Uomini armati a bordo del motoscafo hanno sparato da una distanza di 400-500 metri verso la Bourbon Argos e poi sono saliti a bordo, dove non c’erano persone soccorse durante la giornata. Né i membri dell’equipaggio né i membri dello staff di MSF sono stati feriti”. Stefano Argenziano, coordinatore delle operazioni di MSF, chiarisce: “Anche se non conosciamo l’identità degli aggressori o la loro motivazione, da una nostra prima ricostruzione dei fatti riteniamo che fossero dei professionisti e ben addestrati. Si tratta di un attacco serio e preoccupante, perché gli spari verso la nave avrebbero potuto mettere in serio pericolo il nostro staff”. I dubbi sono molteplici: perché attaccare una nave appartenente ad una ONG che si occupa di curare i migranti, quindi senza ricchezze ne in denaro ne in beni? Perché gli assalitori una volta saliti sulla nave si sono intrattenuti per 50 minuti senza arrecare ne nessun danno ne un seppur piccolo furto mentre l’equipaggio e lo staff si erano spostati nell’area sicura? Perché nessuno ha soccorso la Bourbon Argos che presumibilmente aveva lanciato un SOS visto che, dalle dichiarazioni, si trovava in acque internazionali pattugliate quotidianamente dalla nostra Guardia Costiera? 18

Una spiegazione sarebbe arrivata dalla Guardia Costiera Libica. Un portavoce della marina ha affermato che le forze libiche si erano avvicinati alla Bourbon Argos, dopo che il suo equipaggio avrebbe rifiutato di identificarsi. Ma la marina ha negato di aver sparato direttamente alla barca di MSF, e ha sostenuto di non essere saliti a bordo della stessa. “Un pattugliatore della guardia costiera libica era a circa 25 miglia al largo. Ha individuato una nave non identificata a cui fu dato l’ordine di fermarsi, ma questa non lo ha rispettato. Abbiamo sparato cinque colpi di avvertimento. Non abbiamo assaltato la nave, siamo categorici al riguardo. E la pattuglia ha quindi fatto rotta verso la costa. Abbiamo informato gli operatori della Operazione Sophia e di questo incidente abbiamo aperto un’inchiesta. Noi siamo la guardia costiera libica e la nave doveva fermarsi e identificarsi”. Una versione molto diversa da quella fornita da MSF. 19

3)Sequestro e uccisione dell’attivista Kayla Mueller: sequestrata nelle vicinanze di Aleppo con un collega spagnolo nel 2013 mentre portava aiuti ad un ospedale sovvenzionato da MSF, la Mueller è stata ostaggio nelle mani dell’Isis per 18 mesi. I sequestratori affermarono, si presume per mera propaganda, che fosse stata uccisa da un bombardamento dell’esercito giordano nel febbraio del 2015 dopo una missione di salvataggio americana fallita. Le proteste arrivarono dalla famiglia della Mueller come riportato da ABS News: “Marsha and Carl Mueller of Prescott, Arizona, said the group (MSF) refused to speak with them for months and then withheld critical information provided by freed Doctors Without Borders (MSF) hostages, information that directly concerned their daughter and was needed in order to begin negotiations for her release”. L’articolo continua con altre dichiarazioni dei Mueller: *”In a phone conversation recorded by the Muellers 10 months after their daughter’s kidnapping and provided to ABC News, they asked the group if it would help negotiate for their daughter. «No» the senior official replied: «So, the crisis management team that we have installed for our five people and that managed the case for our people will be closed down in the next week. Yeah? Because our case is closed»”.20

MSF si difese dalle accuse motivando che la Mueller non faceva parte del loro staff (anche se si trovava ad Aleppo per aiutare un ospedale da loro supportato insieme con un membro della loro organizzazione) e dichiarando di non avere nessun obbligo morale visto che “We are not hostage negotiators”.21

4)MSF nel Myanmar: Il governo di Myanmar era nel 2013 in gran parte dipendente da MSF e da altre ONG per quanto riguardava la fornitura e l’assistenza sanitaria in particolare nello Stato del Rhakine, di difficile accesso a causa anche della violenza presente in quella determinata zona. Nel 2013, il governo decise di non prolungare il suo accordo con MSF riguardante le operazioni nello stato del Rakhine. Ye Htut, portavoce del Presidente del Myanmar Thein Sein, affermò ai media che il Ministero della Salute aveva già provveduto ad inviare un team di risposta alle emergenze con otto ambulanze nel suddetto Stato per riempire il vuoto a causa della fine delle operazione di MSF. Il Governo dichiarò di aver deciso di non prolungare l’accordo perché MSF offriva un trattamento preferenziale a favore della popolazione di Rohingya e di aver istituito una clinica per i neonati senza essere stata autorizzata a farlo.

Ye Htut affermò: “MSF’s foreign and local staff in Rakhine have created a lot of problems because they are not following their core principle of neutrality and impartiality”. Il sospetto non celato delle istituzioni del Myanmar riguardava la possibilità di collusione tra MSF, USA e altri stati membri delle Nazioni Unite: “to function as a destabilizing factor that challenges the sovereignty of governments in targeted countries”, ricordando che nel Paese sono presenti due importanti infrastrutture: un oleodotto e un gasdotto.2223

5)MSF-Pfizer e lo scandolo dei farmaci contro la meningite in Nigeria del 2011: illazioni e accuse sono volate tra MSF e Pfizer, multinazionale farmaceutica. In sostanza, MSF insinuò che Pfizer stesse testando vaccini sperimentali contro la meningite in un periodo fortemente critico a causa di una vasta epidemia nel Paese, mentre la secondo tacciò la prima di usare invece un farmaco poco efficace e più economico.24

MSF e il ruolo in Siria: sarà affrontato in un approfondimento specifico.

MSF in Kenia: diverse donne sieropositive denunciarono di aver subito un’isterectomia sotto la coercizione dei medici di MSF nel 2014. Le pazienti affermarono che se non si fossero prestate a tali pratica non avrebbero più avuto accesso ai trattamenti medicali e al supporto nutrizionale.2526

Save The Children

Save the Children Italia è stata costituita alla fine del 1998 come Onlus ed ha iniziato le sue attività nel 1999. Oggi é una Ong riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri. Focalizzano la loro missione su attività e progetti rivolti sia ai bambini dei cosiddetti paesi in via di sviluppo sia a quelli che vivono sul territorio italiano.
(Statuto costitutivo di Save The Children27)

Codice Etico: contestualmente all’approvazione del Modello 231 che recepisce il Decreto Legislativo 231 del 2001 (decreto che stabilisce un regime di responsabilità amministrativa equiparabile sostanzialmente alla responsabilità penale), Save the Children Italia ha aggiornato il proprio Codice Etico per dare opportuna visibilità ai propri valori e per definire le norme di condotta specifiche che regolano le sue attività.28

Save The Children e le campagne riguardanti i minori migranti

Attività di sensibilizzazione e pressione rivolto alle istituzione italiane: al lavoro svolto sul campo, in Italia come negli altri paesi di transito e destinazione, “si accompagna una forte attività di sensibilizzazione e di pressione sulle istituzioni, italiane ed europee, affinché i bambini in viaggio verso l’Europa, o che si trovano già qui, ricevano un’adeguata accoglienza e assistenza”. STC dichiara di aver registrato una grande vittoria nel 2017 quando il 29 marzo “il Parlamento italiano ha approvato una legge che definisce un sistema nazionale di accoglienza e di protezione per i bambini e gli adolescenti stranieri che arrivano in Italia”. È una legge da loro proposta tre anni prima e che ha raccolto un grande consenso da parte di tutte le organizzazioni umanitarie: “È la prima legge di questo tipo in Europa e segna una svolta perché guarda ai minori stranieri non accompagnati per il loro essere bambini e adolescenti, prima che migranti e profughi”. MSF afferma: “d’ora in avanti saremo impegnati ad attuare questa legge e allo stesso tempo continueremo a chiedere a gran voce di garantire ai migranti, e in particolare ai minori, vie di accesso sicure e legali evitando che l’unica alternativa sia quella di affidarsi ai trafficanti per attraversare, a rischio della vita, il Mediterraneo o le frontiere interne o esterne dell’Europa”.29

Attività di sensibilizzazione e pressione rivolto alle istituzione europee: STC propone all’Europa una sorta di agenda composta da vari step per intervenire sulla questione minori migranti:30

  • Proseguimento delle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo come una priorità assoluta e che venga garantito il massimo sforzo per assicurare, prima di tutto, il salvataggio delle vite umane a rischio.
  • Attivazione di vie sicure e legali attraverso le quali i migranti, e in particolare i bambini, possano raggiungere l’Europa evitando di affidarsi a trafficanti spregiudicati (visti umanitari).
  • Garanzia sul rispetto della direttiva sul ricongiungimento familiare, una possibilità che ai minori deve essere concessa già dai momenti immediatamente successivi al loro arrivo in un paese dell’UE.
  • Richiesta alle istituzioni della UE e agli Stati Membri di mettere in atto meccanismi di responsabilità condivisa che assicurino che tutti gli Stati Membri partecipino ai programmi di reinsediamento.
  •  Implementare una politica sui rimpatri, forzati o volontari, che sia efficace e condivisa e che soprattutto protegga i più piccoli dal rischio di ritornare in paesi per loro poco sicuri. Tali politiche dovrebbero sempre salvaguardare il superiore interesse dei minori e la loro sicurezza.
  • Richiesta agli Stati Membri e all’UE di porre immediatamente fine alla reclusione dei minori nei centri di detenzione offrendo loro opportunità di accoglienza in strutture alternative sicure e adeguate; di consentire l’accesso nei cosiddetti hotspot a ONG e attori impegnati nella protezione dei diritti dei bambini; di migliorare le procedure di identificazione e registrazione dei minori non accompagnati; di fornire a questi ultimi supporto legale e informazioni dettagliate sui propri diritti e sulle procedure per richiedere asilo.
  • Affrontare le cause primarie della crisi migratoria, a partire dall’impegno per portare a termine il conflitto in Siria. (pressioni per intervento di risoluzione in Siria).
  • Critiche al Migration Compact approvato nel giugno 2016 dalla Commissione Europea che, a detta loro,rischia di segnare irrimediabilmente il passaggio a una politica estera europea preoccupata soprattutto nel frenare l’immigrazione verso i propri confini, a discapito dei diritti umani e dei valori fondativi della stessa Europa.

La nave

Save The Children opera nel Mediterraneo sul nave Vos Hestia.31

Save The Children e le campagne riguardanti i minori migranti

1)Intervento a Roma e Milano: nella maggior parte dei casi l’Italia è solo una tappa del viaggio dei migranti verso altri Paesi europei. Per questo motivo, sono state create strutture di accoglienza, più o meno formali, con rilevanti rischi di sfruttamento e tratta. A causa di questi pericoli, a Roma e a Milano, Save The Children ha potenziato gli interventi già attivi nell’ambito del progetto CivicoZero, intensificando così la loro attività. Un’apposita unità mobile di strada è stata dedicata a raggiungere e supportare i minori in transito, garantendo loro un’adeguata informazione sui loro diritti e sui rischi che corrono. A Milano hanno inoltre attivato un intervento rivolto ai bambini in nucleo familiare: uno “Spazio a misura di bambino” (Child Friendly Space – CFS), in altre parole un’area protetta dove i bambini in transito possono giocare, raccontare e trovarsi in un luogo a loro dedicato e sicuro.32

Il Progetto CivicoZero è realizzato nelle città di Roma (implementato dalla cooperativa CivicoZero), Milano e Torino ed è volto a fornire supporto, orientamento e protezione ai minori migranti e neo-maggiorenni che si trovano, o che rischiano di trovarsi, in situazioni di marginalità sociale, devianza, sfruttamento e abuso, al fine di contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita e al rispetto dei loro diritti. Il progetto comprende: un’unità mobile e il Centro CivicoZero (attività informativa e di consulenza legale e socio-sanitaria, attività formative e di integrazione sociale, come alfabetizzazione, orientamento alla formazione e alla ricerca lavoro ed erogazione di borse di studio e lavoro; attività culturali, artistiche, creative e ricreative).33

2)Helpline minori migranti: attivato a luglio 2016, la “Helpline Minori Migranti” è un numero verde multilingua di consulenza tramite cui i minori non accompagnati possono chiedere informazioni e ricevere risposte adeguate e pertinenti sui propri diritti e sulle proprie opportunità. I minori possono anche accedere a una serie di servizi (mediazione culturale, assistenza legale, supporto psicologico, attivazione dei canali di assistenza sociale). La Helpline, pur nascendo come servizio dedicato ai minori migranti, rappresenta anche un importante punto di riferimento per i loro familiari, per i cittadini, per gli operatori delle strutture di accoglienza, per le istituzioni, per le ONG di settore e per le associazioni di volontariato.34

Presidente e Direttore Generale

Claudio Tesauro, presidente di STC dal 2008, è socio dello Studio BonelliErede, svolge la sua attività presso la sede di Roma e coordina il dipartimento Antitrust, Comunitario e Attività Regolamentate che è articolato sulle tre sedi di Bruxelles, Roma e Milano.

Valerio Neri, nel 1990 viene nominato Direttore Generale del WWF Italia, già membro del Budget and Planning Committee del WWF Internazionale sotto la Presidenza del Principe Filippo di Edimburgo. Nel 1996 lascia il WWF Italia per assumere la funzione di Direttore Generale de “Il Telefono Azzurro Onlus”. Mantiene il suo ruolo fino al 1997 quando diviene Direttore Comunicazione e Marketing di Atac SPA, azienda pubblica di trasporto della città di Roma. In questi stessi anni continua tuttavia ad operare nel settore no profit come collaboratore esterno di Greenpeace e dal 2002 come Consulente per la Comunicazione e il Marketing nel Comitato Scientifico della Fondazione FAI (Fondo Ambiente Italiano). Dal 2006 ricopre la carica di Direttore Generale di Save the Children in Italia.35

Consiglieri di Save The Children

I consiglieri del direttivo di Save The Children operano quasi totalmente nel settore bancario, in quello finanziario e nelle grandi aziende multinazionali:

  • Marco De Benedetti, figlio dell’imprenditore Carlo De Benedetti, è dal novembre 2005 Managing Director e Co-Head dell’Europe Buyout Group di The Carlyle Group, società internazionale di asset management e tra i maggiori fondi di PE a livello globale. È Presidente del Consiglio degli Accomandatari della Carlo De Benedetti & Figli; siede inoltre nei Consigli di Amministrazione di COFIDE (Gruppo De Benedetti SPA), CIR SPA, Moncler SPA, NBTY Inc., CommScope Holding Company, Twin-Set Simona Barbieri SPA, Marelli Motori SPA. e Sematic SPA (di queste ultime tre aziende è anche Presidente del Consiglio di Amministrazione).
  • Massimo Capuano, è Presidente di IW Bank SPA, banca del Gruppo UBI specializzata nel retail banking and trading on line dal giugno 2013. Precedentemente è stato Amministratore Delegato di Borsa Italiana SPA dal gennaio 1998 (anno della privatizzazione della Società) al 1 aprile 2010, e amministratore fino a fine luglio 2010. Dal 1 ottobre 2007 e’ stato anche membro del Board of Directors del London Stock Exchange Group come Vice Amministratore Delegato.36
  • Luigi De Vecchi, chairman of Continental Europe for Corporate and Investiment Banking, Citigroup.
  • Maria Bianca Farina, presidente di ANIA (associazione nazionale imprese assicuratrici) e di Fondazione ANIA, amministratore delegato di Poste Vita e di Poste Assicura. Dal 2014 è membro del Consiglio Direttivo dell’AIF (Autorità di Informazione Finanziaria e di Vigilanza della Santa Sede), con nomina di Papa Bergoglio. Da settembre 2015 è nel Consiglio Direttivo della Fondazione “Bambino Gesù Onlus“ e membro del Consiglio Direttivo della FEBAF (Federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza).37
  • Patrizia Grieco, presidente del consiglio di amministrazione di Enel SPA. Dal 2008 al 2013 è Amministratore delegato di Olivetti, di cui nel 2011 assume anche la Presidenza. È stata inoltre consigliere di amministrazione di Fiat Industrial e ricopre attualmente la carica di consigliere di amministrazione di Anima Holding, Ferrari, Amplifon, Università Bocconi e della Fondazione MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo). È membro del consiglio direttivo di Assonime. Inoltre, è membro permanente della Trilateral (“gruppo di studio” non governativo fondato nel 1973 da David Rockefeller, tra i cui scopi c’è la cooperazione internazionale nella convinzione della crescente interdipendenza tra gli stati del mondo. Mario Monti ne è stato presidente tra il 2010 e il 2011, sostituito poi da Jean-Claude Trichet che ne conserva la carica).38
  • Paola Rossi, presidente del consiglio di amministrazione di Teseo Capital (Sicav-Sif), società di investimento lussemburghese.
  • Enrico Giovannini, è stato Chief Statistician dell’OCSE dal 2001 all’agosto 2009, Presidente dell’Istat dall’agosto 2009 all’aprile 2013. Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 è stato Ministro del lavoro e delle politiche socialidel governo Letta. È fondatore e Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ed è professore ordinario di statistica economica all’Università di Roma “Tor Vergata“. Il 29 agosto 2014 il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon lo ha nominato Co-chair dell’ “Independent Expert Advisory Group on the Data Revolution for Sustainable Development“ per aiutare le Nazioni Unite a mettere a punto l’agenda dello sviluppo post 2015.
  • Andrea Guerra, presidente esecutivo di Eataly Srl per cui ha lasciato l’incarico di consigliere strategico per le politiche industriali e le relazioni con la business community del governo Renzi. Precedentemente è stato amministratore delegato di Luxottica dal 27 luglio 2004 al 31 agosto 2014. Prima di tale incarico, ha trascorso un periodo di dieci anni in Merloni Elettrodomestici, successivamente Indesit, giungendo a ricoprirne il ruolo di amministratore delegato.39
  • Auro Palomba, nel 2001 ha fondato Community che si occupa di reputation management. Al momento è Presidente di Community Strategic Communications Advisers e di Community Public Affairs e dirige la divisione Community Media Research oltre ad essere docente di comunicazione nel corso di laurea magistrale in scienze della formazione continua presso il Dipartimento di sociologia dell’Università di Padova.40
  • Marco Sala, numero uno di International Game Technology (il nuovo nome assunto da Gtech, la ex Lottomatica), azienda quotata al Nyse, grazie alla quale si è piazzato nel 2015 al 6° posto tra gli uomini più pagati. Prima del suo ingresso nella Società, è stato Amministratore Delegato di Buffetti, industria leader in Italia nelle forniture per ufficio. In precedenza è stato a capo della Divisione Business Directories Italia di SEAT Pagine Gialle e poi dell’intera area Business Directories, comprendente diverse aziende internazionali come Thomson (Gran Bretagna), Euredit (Francia) e Kompass (Italia). Precedentemente Sala ha ricoperto altri incarichi dirigenziali presso Magneti Marelli (società del Gruppo Fiat) e Kraft Foods.4142
  • Silvio Ursini, vice presidente esecutivo di Bulgari Group.
  • Andrea Tardiola, direttore del segretariato generale della Regione Lazio.
  • Simonetta Cavalli, assistente sociale e consigliere CNOAS (consiglio ordine nazionale degli assistenti sociali).

Bilancio di Save The Children

I dati si riferiscono al bilancio 2016 di Save The Children.43

Totale fondi raccolti nel 2016 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Provenienza fondi raccolti nel 2016.

Donatori individuali.

Destinazione fondi distribuiti tra le diverse attività e tra i diversi programmi.

Destinazione fondi raccolti grazie al 5×1000.

Fidelizzazione dei donatori aziende e fondazioni.

Donazioni da Enti e Istituzioni.

Destinazione fondi donati da Enti e Istituzioni.

Operazione Search&Rescue nel Mediterraneo.

Progetti minori migranti.

Staff di Save The Children (oltre allo staff, l’organizzazione può vantare 1800 volontari).

Trasparenza assoluta di Save The Children Italia

Save The Children pubblica ogni anno il bilancio con relativa documentazione sulle fonti di finanziamento, sui donatori e sulle aziende/fondazioni che la sostengono. La trasparenza è rispettata pienamente facendo della ONG un esempio per chi non rispetta tale principio richiesto ad organizzazioni che si finanziano principalmente con donazioni di privati.

Le campagne avviate in Italia per assistere i minori migranti sono una buona risposta all’emergenza in atto nel nostro Paese, soprattutto la Helpline minori migranti.

Zone d’ombra Save The Children

Data l’assoluta trasparenza di Save The Children Italia, le zone d’ombra riguardano soprattutto Save The Children International e STC di altri Paesi:

  • Nel 2014, il Daily Mail svelò che Save The Children del Regno Unito pagò all’agenzia Adam and Eve Communication 726.343£ per una campagna di comunicazione. Il direttore dell’agenzia era Jon Forsyth, fratello di Justin Forsyth, allora CEO di STC UK e oggi Deputy Executive Director of the United Nations Children’s Fund (UNICEF).44

  • L’articolo del Daily Mail continua pubblicando gli elevati stipendi dello staff di STC UK.44

  • Nel 2005, il capo della sicurezza russa Nikolai Patrushev dichiarò che la Charity Merlin del Regno Unito e il US Peace Corps erano tra le ONG, presenti sul territorio russo, utilizzate per raccogliere informazioni di intelligence. La Saudi Red Crescent e un’altra organizzazione del Kuwait sono state accusate della medesima attività. La Merlin nel 2013 è stata acquisita da STC International dopo aver lavorato per 20 anni al suo fianco.4546
  • Un’inchiesta della BBC ha svelato alcune incoerenze riguardanti le ONG del Regno Unito. Tra queste troviamo Save The Children UK che fu accusata di “aver evitato di criticare uno dei suoi maggiori donatori e sponsor, la British Gas, azienda fornitrice di servizi alla popolazione britannica, per le bollette troppo alte, a detta di molti commentatori, imposte alle famiglie del Regno Unito”.47
  • La BBC riporta che, nel 2015, STC International è stata accusata dal Pakistan di compiere attività di spionaggio e operazioni contro il potere sovrano con la scusa delle campagne vaccinali. L’insinuazione era già stata fatta negli anni precedenti quando le intelligence cercavano di rintracciare il luogo dove si nascondeva Bin Laden. Per questo motivo, il Pakistan chiese a STC di lasciare il Paese entro 15 giorni.48
  • Critiche da parte di 500 membri dello staff e dell’opinione pubblica per il premio “Global Legacy Award” di STC dato nel 2014 a Tony Blair, a causa delle sue passate operazioni in Medio Oriente. Justin Forsyth, direttore generale di Save the Children UK ed ex collaboratore di Blair, ha ammesso che la mossa aveva danneggiato la credibilità internazionale dell’organizzazione. Una petizione online chiedeva che il premio fosse revocato, citando il ruolo di Blair nella guerra del 2003 in Iraq e le “accuse schiaccianti relative al suo ruolo in Medio Oriente e ai rapporti dello stesso con governanti autocratici”.49
  • Discutibile l’appello pro donazioni di STC International dove si da per scontato che il 4 aprile del 2017 la provincia di Idlib in Siria sia stata colpita da un attacco con armi chimiche (notizia non ancora verificata ad oggi).50
  • C’è da notare la grossa incoerenza tra le politiche di respingimento di Frontex recepite dagli Stati Membri dell’UE e i fondi che la Commissione Europea e i Ministeri italiani dell’Interno e degli Esteri donano a STC Italia, che chiaramente opera nel Mediterraneo con le attività di ricerca e salvataggio (attività che potrebbero, come riportato nelle informative di Frontex, “spingere” determinati popoli ad una ancora più numerosa immigrazione).

Emergency

Emergency è un’associazione italiana indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Emergency promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

Emergency parte dal presupposto che tutti abbiano diritto alle cure: offre assistenza completamente gratuita; garantisce cure a chiunque ne abbia bisogno, senza discriminazioni politiche, ideologiche o religiose; dà una risposta sanitaria di elevata qualità; forma il personale locale fino al raggiungimento della completa autonomia operativa.

La sua opera si sostanzia nella costruzione di ospedali in zone di guerra e nei Paesi più poveri. Tutte le strutture di Emergency sono progettate, costruite e gestite da staff internazionale specializzato, impegnato anche nella formazione del personale locale.

L’attività di Emergency è fondata sul Manifesto per una medicina basata sui diritti umani, ideato ed elaborato a Venezia nel maggio del 2008 in un incontro promosso dall’organizzazione sui problemi della sanità in Africa a cui hanno partecipato i ministri della Sanità di otto paesi africani.51

Per sostenere gli obiettivi di Emergency su una più ampia scala internazionale, nel 2005 negli Stati Uniti si sono creati alcuni gruppi di volontari che nel 2008 si sono costituiti in associazione riconosciuta (Emergency Usa); nel 2007 invece si è costituita Emergency UK. Tra la fine del 2010 e i primi mesi del 2011 sono nate Emergency Japan e Emergency Svizzera, successivamente diventata Fondazione Emergency Svizzera. Dal 2013 sono attive Emergency Belgium e Emergency Hong Kong.

Dal 2006 Emergency è riconosciuta come Ong partner delle Nazioni Unite – Dipartimento della Pubblica Informazione. Dal 2015, fa parte dell’Economic and Social Council come associazione in Special Consultative Status.

Attività di sensibilizzazione e Manifesto

Emergency basa la sua “mission” sul seguente Manifesto.52

Progetto scuola

Emergency entra negli istituti scolastici con il “progetto scuola”.53

Emergency e le campagne riguardanti i migranti

Emergency svolge e ha svolto diverse operazioni a favore dei migranti arrivati in Italia e nel loro viaggio attraverso il Mediterraneo:

  • Assistenza sanitaria e attività di intermediazione culturale in Sicilia: i medici e i mediatori di Emergency sono al lavoro per garantire assistenza sanitaria ai migranti che sbarcano sulle coste della regione. Nel 2013 iniziano i primi interventi in Sicilia, fornendo assistenza sanitaria ai migranti ospitati nel Centro di prima accoglienza cittadino Umberto I. Questo intervento è andato avanti fino a maggio 2016, quando hanno dovuto sospenderlo in seguito alla chiusura del Centro da parte delle autorità, rimanendo a disposizione per proseguire l’intervento in altre strutture. Dall’estate 2015stanno lavorando anche nei porti di Augusta e Pozzallo per offrire le prime cure ai migranti nella fase immediatamente successiva all’arrivo. Lo staff di Emergency opera anche nel Centro per minori non accompagnati di Priolo e nel CAS (Centro di accoglienza straordinaria) “Frasca” a Rosolini, in provincia di Siracusa, e nel Centro di accoglienza di Siculiana, in provincia di Agrigento.  Insieme allo staff sanitario, medici e infermieri, nel team lavorano anche mediatori, che aiutano nel lavoro di rilevamento dei bisogni socio-sanitari durante gli sbarchi e che sono disponibili per informare i migranti in arrivo sui percorsi amministrativi-legali da intraprendere. Questa attività è presente anche in 5 altre regioni italiane.53

  • Missione di salvataggio e cura dei migranti nel mare Mediterraneo: a bordo della nave Topaz Responder del MOAS per il soccorso e salvataggio dei migranti in mare, lo staff di Emergency ha garantito l’assistenza post salvataggio, in particolare cure mediche e mediazione culturale a tutti i migranti, direttamente in mare. Ad agosto 2016 il progetto si è concluso, dopo che Emergency è stata informata da MOAS della decisione di concludere la collaborazione. In quei mesi, Emergency ha garantito a bordo cure mediche, mediazione culturale e tutta l’assistenza post salvataggio.5455

Emergency e le inchieste sulle ONG operanti nel Mediterraneo

Comunicato stampa di Emergency del 27 aprile 2017 a seguito delle inchieste delle diverse Procure italiane, delle audizioni presso la Commissione Difesa del Senato e dell’informativa di Frontex:56

“Le polemiche di questi giorni sui soccorsi in mare sono ignobili. Sono ignobili perché vengono dal mondo della politica che per primo dovrebbe sentire la responsabilità di affrontare la questione delle migrazioni in modo sistematico, aprendo possibilità sicure di accesso all’Europa, invece che costringere migliaia di persone a mettere a rischio la propria vita per attraversare il Mediterraneo. Sono ignobili perché colpevolizzano alcuni tra i soggetti che stanno cercando di dare il loro aiuto nella più grande tragedia che l’Europa si è trovata ad affrontare dal dopoguerra e che – peraltro – lo fanno in strettissima collaborazione con lo Stato italiano, la Marina e il ministero dell’Interno. Sono ignobili perché ignorano l’urgenza e il dovere morale di salvare delle vite in pericolo prima di aprire qualsiasi dibattito sui modi e sugli strumenti di accoglienza: lo scorso anno 5.098 persone sono morte in mare. Dall’inizio di quest’anno sono 1.092. E soprattutto sono ignobili perché non si pongono la domanda essenziale: perché queste persone fuggono dai loro Paesi e sono disposte a mettere a rischio la loro stessa vita per arrivare in Europa? Se guardiamo i Paesi di provenienza di chi cerca rifugio in Europa, non possiamo nasconderci dietro nessuna ideologia. Siria, Afghanistan, Nigeria, Iraq, Eritrea sono i primi 5; tutti Paesi dove la popolazione è oppressa dalla guerra, dalla povertà o dal rischio di essere perseguitata. Come organizzazione impegnata in alcuni di questi Paesi, EMERGENCY è convinta che fino a che non ci si assumerà la responsabilità di quello che spinge i migranti a fuggire non si potrà mai affrontare in modo efficace la gestione del flusso di migranti e rifugiati che vedono nell’Europa l’unica possibilità di salvezza e che invece continuiamo a ignorare. EMERGENCY è dalla parte delle istituzioni, Ong, agenzie internazionali, operatori del sociale e società civile che stanno svolgendo il loro compito con spirito di servizio e civiltà secondo i principi costituzionali e le convenzioni internazionali”.

Bilancio di Emergency

Il bilancio del 2016 di Emergency non è ancora stato pubblicato; quindi i dati esposti sono quelli relativi al 2015; al contrario il report sui programmi del 2016 è già presente sul sito internet dell’organizzazione.5758

Fondi raccolti da Emergency nel 2015.

Partnership di Emergency.

Totale fondi raccolti nel 2015 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Totale fondi raccolti nel 2015 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Allocazione risorse tra i diversi progetti.

Come si compone il personale di Emergency e distribuzione tra staff nazionale e internazionale.

Zone d’ombra di Emergency

1)Rapporto di collaborazione tra Emergency e MOAS: la collaborazione tra le due organizzazioni per l’attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo del 2016 si è conclusa dopo solo due mesi. Un secco comunicato di Emergency dichiara: “Venerdì scorso Emergency è stata informata da MOAS (Migrant Offshore Aid Station) della decisione di concludere la collaborazione che vedeva entrambe le associazioni impegnate in una missione di salvataggio e cura dei migranti nel Mediterraneo. Le motivazioni di MOAS sono di natura economica, riguardano solo MOAS e prescindono dalle azioni e dalla volontà di Emergency, che non è stata coinvolta in questa decisione. Per questa ragione, con grande tristezza, oggi Emergency lascerà il Responder a bordo del quale si era imbarcata due mesi fa. In questo periodo, il nostro team si è preso cura di 4.950 persone, garantendo cure mediche, mediazione culturale e tutta l’assistenza post salvataggio”.59

Al comunicato stampa di Emergency risponde la portavoce del MOAS, Maria Teresa Sette: “E’ stato da parte nostra necessario interrompere per motivi di fondi. Ma vogliamo sottolineare che la collaborazione con Emergency è stata fantastica, il loro livello di professionalità è eccellente, abbiamo salvato in soli due mesi migliaia di persone. Abbiamo lavorato insieme cercando di dare il meglio: da parte nostra però c’è la responsabilità di dover mantenere una missione estremamente costosa, da 900mila euro al mese per due navi da soccorso. Con Emergency la collaborazione era comunque limitata nel tempo, e per motivi di fondi abbiamo dovuto muoverci verso altri canali“. Nel Report 2016 di Emergency, il MOAS non viene mai citato ne sono presenti immagini relative alla collaborazione. Finita la collaborazione con Emergency, il MOAS ha iniziato una nuova collaborazione con la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.6061

2)Campagna “Io non ti denuncio”: discussa campagna di sensibilizzazione e protesta del 2009 in difesa del diritto all’accesso alle cure per chiunque, e quindi in dissenso con una proposta di legge depennante la norma che non permette al medico di denunciare un immigrato senza documenti bisognoso di assistenza medica in una struttura pubblica. Questa campagna è totalmente sparita dagli archivi on line di Emergency se non per qualche piccola news sugli eventi ad essa correlati.62

3)Arresto di tre operatori a Lashkar Gah e le accuse di non neutralità e politicizzazione dell’organizzazione: nell’aprile 2010, tre operatori di Emergency sono stati arrestati a Lashkar Gah, nella provincia afghana di Helmand, con l’accusa di aver complottato per uccidere il governatore della provincia. Nel corso delle operazioni della polizia afghana, coadiuvata da truppe ISAF, sono state trovate all’interno dell’ospedale gestito da Emergency cinture esplosive, granate e pistole. Pochi giorni dopo l’arresto, i tre operatori di Emergency sono stati ritenuti innocenti e liberati. Nel luglio 2010, Gino Strada ha reso noto che il governatore della provincia di Helmand ha autorizzato la riapertura dell’ospedale di Emergency a Lashkar Gah e l’attività è tempestivamente ripresa.6364

L’arresto dei tre operatori ha suscitato particolare clamore e sono costate diverse accuse nei confronti di Emergency riguardanti la mancanza di neutralità e la forte politicizzazione dell’organizzazione. Massimo Barra, Presidente della Commissione Permanente della Croce Rossa Internazionale, in un intervista a Radio Radicale afferma che non sia “illegale” per una ONG essere non neutrale ed essere politicizzata ma solo opportuno, anche per motivi di sicurezza operando in contesti definiti pericolosi.65

4)Il Caso Sudan: in Sudan Emergency ha istituito un centro di cardiochirurgia a Soba e due centri pediatrici. Le spese sostenute, 10 milioni di euro, sono state pagate con i contributi del Presidente del Sudan Omar Hasan Ahmad al-Bashir, ex colonnello del’esercito sudanese, salito al potere nel 1989 con un colpo di stato(94,5% di suffragi a suo favore nelle ultime elezioni del 2015, con le quali è stato rinnovato il suo mandato). Nel 2009 infatti sono stati espulsi dal Sudan tutti gli operatori umanitari stranieri con l’accusa di aver violato, in Darfur, il regolamento sulle attività di cooperazione, mentre tredici di queste sono state accusate di aver fornito informazioni al Tribunale Internazionale dell’Aja sulle violenze perpetrate contro i civili: unica ONG autorizzata a rimanere in Sudan è stata proprio Emergency. Nel 2010 Emergency ha speso 13 milioni di Euro per interventi in Sudan. Nel luglio 2008, il Presidente del Sudan al-Bashir è stato accusato dal procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno-Ocampo, di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra proprio nel Darfur. Il tribunale ha emesso il 4 marzo 2009 un mandato d’arresto per al-Bashir per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, ma ha stabilito che non vi erano prove sufficienti per perseguirlo per genocidio. Alle accuse di violazione della neutralità ed indipendenza fatte ad Emergency (il governo di Al-Bashir finanzia Emergency con circa 3 milioni di Euro, come da bilancio) Gino Stradarisponde difendendo Al-Bashir e contestando il diritto della Corte Penale Internazionale a giudicare il presidente sudanese in quanto il suo paese non riconosce ufficialmente tale tribunale. Anche l’attuale presidente di Emergency, Cecilia Strada, figlia del fondatore, difende il comportamento dell’organizzazione da lei presieduta, sostenendo che non si deve guardare solo ad Al-Bashir, ma anche agli stati confinanti, e che il suo compito non è quello di giudicare i governanti nei paesi in cui opera, ma quello di assistere le vittime.666768

5)Il ruolo di negoziazione di Emergency nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo: fu preso in ostaggio dai talebani nel 2007 in Afghanistan e liberato grazie al ruolo di Emergency. Le accuse anche qui non mancarono. Fausto Biloslavo in un articolo su “Il Giornale” affermava: “Il sequestro Mastrogiacomo, con i suoi lati oscuri e l’epilogo finale, ha segnato l’inizio del dente avvelenato degli americani e in seguito degli inglesi nei confronti di Emergency. Nei primi giorni del sequestro le Sas, i corpi speciali britannici, erano pronti a intervenire con un blitz per tentare di liberare gli ostaggi. I velivoli senza piloti avevano individuato i sequestratori del feroce mullah Dadullah in movimento. Da Roma, il governo Prodi disse no preferendo una costosa trattativa”. Nella mediazione venne coinvolta Emergency, grazie al responsabile afghano del suo ospedale a Lashkar Gah, Ramatullah Hanefi. La richiesta dei talebani era uno scambio di prigionieri e per affrettare la trattativa tagliarono la testa a Sayed Agha, l’autista di Mastrogiacomo. Biloslavo afferma: “l’accusa era la partigianeria del mediatore Hanefi e il triste fatto che la pelle di un afghano vale meno di quella di un occidentale. Dadullah riuscì a strappare al governo di Kabul cinque comandanti di rango, che languivano in galera. Fra questi c’era anche suo fratello”. Mastrogiacomo fu liberato grazie allo scambio, ma l’interprete rimase nelle mani dei sequestratori. La rabbia degli afghani di Lashkar Gah esplose. L’ospedale di Emergency venne preso a sassate.69

Generazione Identitaria

Alle ONG che si dedicano alla ricerca e al salvataggio nel Mediterraneo, si contrappone una giovane associazione, Generazione Identitaria, che ha iniziato la propria campagna di opposizione e protesta la notte del 12 maggio tramite un’azione dimostrativa avvenuta nel porto di Catania. Gli Identitari hanno simbolicamente bloccato la partenza della nave Aquarius di SOS MEDITERRANEE e Medici Senza Frontiere.

Generazione Identitaria (GID) è un movimento apartitico indipendente nato il 21 Novembre 2012, promossa da diversi giovani identitari italiani animati dall’amore verso la propria terra e dalla determinazione a salvarne, con l’azione militante, il suo popolo, la sua cultura, il suo ambiente e la sua sovranità politica. GID è una realtà nata sulla scia della Génération Identitaire francese, ed il movimento identitario si è poi diffuso in molte altre nazioni come Austria, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Ceca e Slovenia, assumendo così carattere europeo.

Dicono di loro: “Gli identitari sono dunque coloro che considerano la preservazione delle identità di fronte al rullo compressore mondialista come una missione storica del nostro tempo. Noi leviamo dunque la bandiera dell’identità contro la mondiale uniformità massificante. L’Identità nasce dunque dalle nostre radici, dall’idea che siamo il prodotto di una terra, di un lignaggio e di una storia come l’anello di una catena”.

Il significato di Identità per il movimento: “L’identità nasce come eredità e trasmissione ed è la base delle tradizioni popolari, delle lingue, degli usi e dei costumi ed rappresenta quindi l’accettazione e la presa di conoscenza di un passato comune che ci unisce e la volontà di vivere assieme come comunità nei tempi a venire. L’identità è la celebrazione della vita, è il ricordo dei nostri morti, un modo di concepire il mondo e di raccontarlo, basato su di una comune memoria culturale, etnica e spirituale. L’identità di ogni popolo rende quest’ultimo incomparabile, inimitabile ed unico. Seppur siamo tutti uomini, ogni uomo è diverso dall’altro e nessuno è mai uguale a qualcun altro; lo stesso avviene dunque anche per le nazioni ed i popoli”.70

Campi di azione:

  • Azioni dimostrative, direttamente nelle città italiane per sensibilizzare la popolazione sulle tematiche di comune interesse ed importanti per il Paese.
  • Manifestazioni, in diverse piazza in varie città d’Europa per difendere ciò in cui credono, partendo dal presupposto che “le strade d’Italia e d’Europa ci appartengono per diritto di nascita. Scendere in piazza per difendere il tuo Paese è un tuo diritto e un tuo dovere, e nessuno può impedirtelo”.
  • Formazione politica, grazie all’Accademia Politica Identitaria, che attraverso seminari, lezioni e distribuzione di materiale didattico, contribuisce alla formazione politica e filosofica dei militanti.
  • Generazione solidale, nasce dal presupposto che difendere il proprio popolo significa anche aiutare le famiglie in difficoltà, abbandonate da Stato e istituzioni. Per questo si impegnano nella “solidarietà etnica”, ovvero solidarietà verso gli italiani che sopravvivono in condizioni indegne, senza cibo e/o una casa, spesso ignorati dallo Stato e dalle istituzioni. Forniscono sostegno alle famiglie italiane, perché “una generazione che non aiuta prima di tutto la propria gente non saprà mai aiutare veramente nessuno” (Hanno aperto un fondo per aiutare i terremotati del 24 agosto del 2016 e grazie a questo hanno già provveduto nel rifornimento di generi di prima necessità alla popolazione).71

Generazione Identitaria e i migranti:

Premessa: la cosiddetta crisi dei rifugiati, fenomeno talmente artificiale dall’essere ormai oggetto di indagine anche da parte delle Procure della Repubblica, è funzionale al processo della grande sostituzione. Un esodo enorme è stato aizzato deliberatamente verso i paesi europei come strumento di pressione politica da parte di stati esteri (Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita ecc), che per ragioni diverse hanno interesse a destabilizzare lo scenario politico europeo immettendo al suo interno quote sempre più vaste di immigrati totalmente inassimilabili. La sola Germania ha ricevuto più di un milione di “rifugiati siriani”, mentre l’Italia quasi mezzo milione di “rifugiati” sub sahariani, il 90% dei quali privi di ogni requisito per la richiesta dello status di asilo politico in Italia e spesso di identità ignota. La crisi dei rifugiati è il più grande business economico mai intentato ai danni dei popoli europei, un progetto che ha come scopo il guadagno, e dove criminalità e genocidio si uniscono in una sintesi letale, intollerante e pericolosa. Questo progetto trova come cani da guardia la maggioranza dei partiti politici, il mondo sindacale, la gran parte della Chiesa Cattolica e l’antagonismo antifascista in assenza di fascismo.

Azioni proposte per fermare l’esodo dei migranti:

  • chiusura immediata dei confini verso ed abolizione del trattato di Schengen per garantire più sicurezza ai cittadini vista l’incombente minaccia terroristica, avendo riscontrato l’infiltrazione di persone radicalizzate tra i migranti sbarcati nei porti italiani;
  • rimpatrio di tutti gli immigrati extraeuropei attualmente presenti nei nostri territori: espulsione immediata per chi dopo aver richiesto lo status di rifugiato, non è risultato idoneo perché privo dei requisiti o per chi sia giudicato colpevole di qualsiasi tipo di reato;
  • aiuti agli Stati in crisi e cessazione di ogni loro destabilizzazione da parte di UE e Stati Uniti, rinunciando a qualsiasi velleità di esportazione alla democrazia attraverso seri programmi governativi da intraprendere, in collaborazione con altre nazioni e con i Paesi del sud del mondo, per lo sviluppo degli stessi e la costruzione di infrastrutture efficienti, in grado di garantire benessere a quelle popolazioni.

Generazione Identitaria e la campagna DefendEurope: la campagna nasce in contrapposizione all’attività delle ONG che operano nel Mediterraneo. Secondo l’associazione, sono colpevoli di introdurre illegalmente centinaia di migliaia di clandestini in Europa, mettendo così a repentaglio la sicurezza e il futuro del continente, e sono responsabili per di più delle migliaia di morti di migranti in mare. La campagna prevede azioni dimostrative a bordo di una nave per bloccare l’attività delle ONG. Per questo motivo, Generazione Identitaria ha attivato un conto per finanziare la locazione di una imbarcazione che permetta lo svolgimento delle operazioni.72


Aggiornamenti relativi al documento precedente

Le indagini delle varie Procure coinvolte, l’inchiesta aperta in Commissione Difesa del Senato e le ricerche dei vari quotidiani hanno portato a ulteriori sviluppi e informazioni riguardanti le ONG che operano nel Mediterraneo:

1) Da due diversi articoli (Fausto Biloslavo de Il Giornale e Paola Pintus su Tiscali.it) apprendiamo che The One Foundation, finanziatrice del nuovo aereo del MOAS per il pattugliamento marino (il King Air B 200), appartiene a Declar Ryan, fondatore di Ryanair (compagnia di voli low-cost). La fondazione sembrava non più operante visto che il sito internet a cui rimanda MOAS era fermo al 2013. Paola Pintus si è rivolta al portavoce della suddetta, Lye Ogunsanya, per avere qualche chiarimento; la risposta alle obiezioni della Pintus è stata: “One Foundation è un fondo filantropico privato con sede a Dublino. Uno degli obiettivi della One Foundation è quello di migliorare significativamente le chance di vita dei rifugiati, sostenendo le organizzazioni senza scopo di lucro. La fondazione è fondata su forti principi d’impresa e ritiene che la filantropia attiva possa essere un modo efficace per generare soluzioni a lungo termine alle problematiche che oggi affrontano i rifugiati. Ciò significa che la Fondazione One investe fondi, competenze, supporti tecnici e altre risorse nelle organizzazioni senza scopo di lucro che condividono la propria visione per aiutarli ad apportare un cambiamento di Impatto”. Il portavoce continua: “anche se la maggior parte delle attività si sono concluse nel 2013/2014, alcune continuano a concentrarsi sulla crisi dei rifugiati. La partnership MOAS è solo una di queste”.
Biloslavo ha anche intervistato Paolo Romani, presidente del gruppo di Forza Italia in Senato e appartenente al Copasir (Comitato parlamentare per il controllo dei servizi segreti). Il senatore afferma che quasi due milioni di euro dei donatorisono andati a finire nelle casse delle società private dei fondatori Catrambone, evidenza negata in Commissione Difesa del Senato.7374

2) A proposito delle inchieste delle Procure siciliane sulle organizzazioni del Mediterraneo, una ONG è ufficialmente indagata dalla Procura di Trapani per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.75

3) Anche la Fondazione Migrantes tramite Monsignor Giancarlo Perego entra nel merito delle indagini avviate delle Procure Siciliane e sulla questione della non collaborazione di alcune ONG che si sono rifiutate di comparire in Commissione Difesa del Senato afferma: “Il fuoco politico è stato un atto ipocrita e vergognoso”.76

4) Incontro a Palazzo Chigi tra George Soros e Paolo Gentiloni del 3 maggio 2017: dopo le pressioni del “filantropo” alla UE per intervenire sulla chiusura prevista della Central European University (università fondata dallo stesso in Ungheria) voluta dal Premier Viktor Orban e approvata da una legge del Parlamento ungherese, George Soros si è recato a Palazzo Chigi per incontrare personalmente il premier Paolo Gentiloni. Una nota dell’ufficio di Soros afferma: “Le notizie circolate sulla stampa relative ai presunti finanziamenti di George Soros tesi a favorire l’afflusso di migranti in Europa sono false. La Open Society Foundations di Soros sostiene organizzazioni che operano per alleviare l’impatto della migrazione sia sulle popolazioni ospitanti che sui migranti. L’operato delle Ong che salvano i migranti alla deriva nel Mediterraneo è una tragica necessità derivante dall’assenza perdurante di una politica migratoria comune a livello dell’UE che affronti tutte le dimensioni del fenomeno. George Soros è attualmente in Italia per una serie di incontri su una vasta gamma di temi, tra i quali figurano la società civile, l’Unione europea e l’attuale situazione economica”. Nessun comunicato ufficiale è stato redatto da Palazzo Chigi.77
George Soros,che ora si proclama filantropo, è stato attore in diverse operazioni speculative in tutto il mondo, tra le quali spiccano quelle sulla lira e sulla sterlinadel 1992 da cui guadagnò più di due miliardi di dollari, quelle in Indonesia e Malesia dove fu condannato rispettivamente all’ergastolo e alla pena di morte, e quella in Francia dove fu condannato per insider trading (dovette pagare 2 miliardi di dollari). Oggi è noto soprattutto per le attività della sua Open Society Foundations, fondazione multimilionaria che si occupa di diversi ambiti: ambiente, diritti LGBT, diritti delle donne e diritti alla migrazione. La fondazione è tra le più prolifiche e generose al mondo e a sua volta sostiene altre fondazioni e organizzazioni, tra le quali:

  • MOAS (a dispetto del comunicato dell’ufficio stampa, la ONG è stata finanziata da Avaaz tra i cui fondatori e sostenitori figura Moveon.org, un’organizzazione americana posseduta da Soros)78
  • Cospe Onlus (socio fondatore di SOS MEDITERRANEE)79
  • Open Migration (creata da CILD, Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, che supporta le ONG sotto un punto di vista legale e promuove iniziative pro immigrazione)80
  • Migration Policy Institute (fornisce l’analisi, lo sviluppo, e la valutazione delle politiche migratorie e di rifugiati a livello locale, nazionale e internazionale)81
  • International Crisis Group (organizzazione indipendente che lavora per prevenire le guerre e modellare le politiche che costruiranno un mondo più pacifico)82
  • Democracy Now! (pluripremiato programma televisivo trasmesso su diversi canali in tutto il mondo)83
  • Peace and Security Funders Group (organizzazione impegnata a migliorare l’efficacia della filantropia focalizzata su questioni di pace e sicurezza)84
  • Amnesty International85
  • Global Exchange (fondata da Medea Benjamin, un pro-Castro radicale, che ha contribuito a creare un progetto denominato “Iraq Occupation Watch” allo scopo di incoraggiare una diserzione diffusa degli “obiettori di coscienza” in campo militare degli Stati Uniti. Nel dicembre 2004, Benjamin ha annunciato che Global Exchange avrebbe inviato aiuti alle famiglie dei ribelli terroristi che combattevano le truppe americane in Iraq)85
  • Fidh (The Worldwide Human Rights Movement, fondatore di Free Syrian Voices, focalizza la sua opera sui migranti in Europa e sui loro diritti)86
  • Euro-Mediterranean Human Rights Network (un network che raccoglie più di 80 organizzazioni per i diritti umani e in Italia supporta l’Italian Refugee Council)87
  • Human Rights Watch (organizzazione senza scopo di lucro, non governativa per i diritti umani composta da circa 400 membri in tutto il mondo).88

Qui sono state elencate solo una parte delle organizzazione con focus sui migranti che a vario modo sono sostenute da George Soros.

5) Il 7 aprile 2017 il sito di Open Society Foundations pubblica un comunicato dal titolo “Nella crisi del Mediterraneo non ci si può tirare indietro”: “A febbraio, il direttore dell’agenzia Frontex, la guardia di frontiera e costiera dell’Unione Europea, sollevò molto clamore quando suggerì in un’intervista che le ONG stessero in sostanza “sostenendo gli affari delle reti criminali e dei trafficanti in Libia attraverso le imbarcazioni europee che raccolgono i migranti sempre più vicino alla costa libica”. E mentre due imbarcazioni delle ONG hanno operato in queste acque nei mesi invernali, le imbarcazioni della guardia costiera sotto il comando di Frontex sono state trattenute vicino alle coste italiane, a più di 100 miglia di distanza dalla Libia”. Il comunicato continua: “Noi di Open Society Foundations siamo estremamente preoccupati per gli attacchi mossi verso le ONG coinvolte in questi salvataggi. Sebbene sia fondamentale non incoraggiare i trafficanti e le loro tattiche senza scrupoli che spesso comportano morte e sofferenza, esiste anche un obbligo morale e giuridico ai sensi del diritto internazionale per cui non si può semplicemente lasciare che delle persone affoghino in mare”. E sostengono: “La Open Society Foundations non finanzia operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo”. Per quanto riguarda invece il supporta ai suoi partner in Italia: “Per tali motivi sosteniamo Carta di Roma, che organizza formazioni per i professionisti dei media nell’uso corretto di una terminologia giusta sull’immigrazione e le minoranze, e la piattaforma web #OpenMigration della Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, che fornisce dati, infografiche, commenti, notizie e analisi sulle tendenze migratorie e sui relativi sviluppi legali e politici”. Concludono affermando: “L’Europa è ancora alla ricerca delle politiche efficaci di cui ha bisogno per gestire il flusso di persone in fuga dalla guerra e dalla povertà, proprio come quando, nel XIX e nel XX secolo, le famiglie italiane davano una sterzata alle proprie esistenze, dirigendosi negli Stati Uniti e in America Latina alla ricerca di una vita migliore. Tali soluzioni emergeranno in Italia e in Europa soltanto attraverso un dibattito aperto e basato sui fatti, guidato dalla nostra comune umanità”.89

6) MOAS e le foto con gli scafisti: nel marzo 2015, il giornalista maltese freelance Mark Micallef racconta sul Times of Malta la storia del MOAS e di come i coniugi Catrambone abbiano investito in questa iniziativa 8 milioni di euro personali. Il giornalista correda l’articolo proprio con le foto, consegnate personalmente dal MOAS, che inquadran l’incontro in mare fra lo staff della ONG maltese e i trafficanti. Micallef scrive sul Times of Malta a proposito del ruolo ricoperto da Robert Young Pelton nello staff dei Catrambone: “In questo senso l’aiuto del signor Pelton non avrebbe potuto essere più puntuale. Con un’esperienza in più di 40 zone di conflitto durante i quali si è costruito una reputazione per la sua capacità di ottenere un accesso, senza precedenti, ad organizzazioni terroristiche e a gruppi di insorti come Al-Qaeda e i talebani, Pelton porta al MOAS una preziosa visione della sicurezza in un momento in cui il conflitto è in aumento a livelli senza precedenti in Libia”. Da questo passo dell’intervista sorgono alcune domande: Cosa fa dunque Pelton per i Catrambone? Qual è il suo ruolo nei rapporti con le organizzazioni terroristiche? Ha un ruolo di mediazione con chi in Libia si occupa della tratta dei migranti?Pelton sostiene, nella medesima intervista, che non abbia senso immaginare che i terroristi si infiltrino fra gli immigrati sui barconi. “E’ troppo rischioso per loro”affermava nel 2015. Pensiero non condiviso però né dal ministro libico dell’Informazione, Omar al Gawari né dal Copasir italiano, i quali sostengono esattamente il contrario.9091

7) La Guardia Costiera Libia dichiara “Ong responsabili aumento flusso migranti”: questo è quello che ha riferito il capo della Guardia Costiera libica per la regione centrale, Rida Aysa, nel corso di un’intervista esclusiva ad Aki-AdnKronos International. Lo stesso stima che ci siano “centinaia di migliaia di migranti clandestini” pronti a imbarcarsi per l’Europa” e afferma che i migranti sono informati della presenza di ONG preparate ad effettuare soccorsi nel viaggio nel Mediterraneo, aumentando così il numero di quelli che sono pronti a partire. Di questo, la Libia ha informato sia la UE, sia i comandanti dell’Operazione Sophia. Il capo della Guardia Costiera libica aggiunge che “la Guardia Costiera libica ha fermato alcuni gommoni all’interno delle acque territoriali libiche, per poi imbattersi in alcune organizzazioni umanitarie che si sono lamentate del fatto che quei gommoni appartenevano a loro, benché non l’avessero comunicato alla Guardia Costiera, violando così le acque territoriali libiche”. Rida Aysa ricorda l’episodio di un gommone tedesco fermato a nord di al-Zawiyah, rivelatosi di proprietà di Sea Watch, e del caso della nave allontanata con alcuni colpi di avvertimento per aver violato le acque territoriali libiche appartenente a Medici Senza Frontiere. Il militare conclude l’intervista affermando che le ONG non rispettano la sovranità libica violando le acque territoriali nazionali senza nessun tipo di avviso e che le stesse siano solite avvertire i trafficanti tramite l’accensione di luci notturne dopo essersi posizionati a 12 miglia, punto perfettamente visibile dalla costa.92

8) Proposta del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, di far salire a bordo delle navi delle organizzazioni umanitarie la polizia giudiziaria:possibilità che ha subito creato scompiglio tra le ONG che operano nel Mediterraneo e ha registrato un “no assoluto” di alcune delle stesse. Come Jugend Rettet, che dopo diversi rifiuti a presentarsi in Commissione Difesa del Senato, afferma: “Un’assurdità ritrovarsi dalla parte dei cattivi. Veniamo qui (Commissione Migranti e Antimafia) perché abbiamo grandissimo rispetto delle istituzioni e però ci veniamo con spirito negativo per quello che sta accadendo attorno alle Ong”. E sulla proposta legittima di Zuccaro: “non se ne parla di avere operatori di polizia giudiziaria a bordo”. Il Procuratore di Catania in Commissione Migranti e Antimafia continua infine con un’analisi: “Dei migranti che arrivano in Italia, solo una percentuale molto bassa ha diritto all’asilo, tutto il resto è immesso nel circuito illegale e diventa vittima di tratta, caporalato o altri circuiti illeciti. Il mio dovere di procuratore è quello di segnalarlo. Si decida chi salvare e, una volta deciso, si vada a prenderlo senza alimentare il traffico della migrazione”.93

Spunti e conclusioni

Ci chiediamo perché ONG che cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica e i Governi a favore della libera circolazione degli individui, che si battono per i diritti dei migranti, che chiedono alle istituzioni il cambiamento di leggi troppo stringenti sul diritto di asilo e che si prodigano in ogni modo possibile per i diritti umani anche con costose campagne di comunicazione, non facciano attività dimostrative dirette a quei Paesi che stanno facendo poco o nulla riguardo a queste problematiche? Perché Medici Senza Frontiere non approda in un porto francese, facilmente raggiungibile, per spingere il governo transalpino a muoversi diversamente nelle politiche di accoglienza? Perché il MOAS, per una volta, non attracca con un carico di migranti in un porto maltese? Perché, similmente, Proactiva Open Arms non approda in Spagna? E così via per tutte le altre ONG che si occupano di operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. Eppure una parte ingente dei loro fondi sono destinati ad attività di comunicazione e sensibilizzazione, non mancando di rimproverare l’insufficienza di politiche efficaci per risolvere la tematica del grande flusso migratorio.

Ci chiediamo, inoltre, il motivo della non collaborazione di alcune ONG (Jugend Rettet, Sea-Watch e Sea-Eye) nello svolgimento sia delle indagini di alcune Procure siciliane sia dell’inchiesta in Commissione Difesa del Senato. La collaborazione sembrerebbe cosa dovuta visto che i migranti che loro salvano dal mare vengono portati sulle nostre coste e, una volta sbarcati, vengono aiutati grazie alla generosità dei contribuenti italiani. Forse la sovranità italiana non è da loro riconosciuta?

Un altro punto saliente riguardo ai fondi donati alle ONG: nonostante il reddito pro-capite in Italia si mantenga su valori bassi e stabili da anni, e la propensione al risparmio sia in crescita, le somme donate da privati hanno un trend decisamente positivo; così come, a dispetto della stagnazione dell’economia italiana, le donazioni provenienti dalle aziende sono sempre in aumento. In aggiunta, gli enti italiani, seppur stretti da pesanti vincoli imposti dall’ Unione Europea e con preoccupanti valori riguardo al PIL nazionale, riservano comunque a molte organizzazioni una vistosa generosità. Il settore del no profit sembrerebbe l’unico in forte rialzo per quanto riguarda le fonti di sostentamento.

Fonte: Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica.94

Fonte: Istituto Italiano Donazione.95


Fonti:

  1. (http://www.medicisenzafrontiere.it/)
  2. (http://www.medicisenzafrontiere.it/cosa-facciamo/azione-medico-umanitaria/quando-interveniamo/popolazioni-in-fuga#mare)
  3. (http://milionidipassi.medicisenzafrontiere.it/aderisci/)
  4. (http://milionidipassi.medicisenzafrontiere.it/antislogan/)
  5. (http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/cosa-scriveresti-sul-tuo-giubbotto-di-salvataggio)
  6. (http://www.medicisenzafrontiere.it/cosa-facciamo/missione-italia)
  7. (https://www.un.org/press/en/2000/20001116.sc6953.doc.html)
  8. (https://web.archive.org/web/20070707120254/http://www.reunir.asso.fr/article.php?id_article=21)
  9. (http://www.jpost.com/Jewish-World/Jewish-Features/Worlds-50-most-influential-Jews-176071)
  10. (http://www.fru.org.ua/en/events/international-events/komanda-amu-pochynaie-robotu-nad-prohramoiu)
  11. (https://web.archive.org/web/20150703163557/http://amukraine.org/themes/eu-integration/)
  12. (http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-10-11/soros-vera-riforma-trattato-230313.shtml)
  13. (http://21stcenturywire.com/2016/04/22/george-soros-anti-syria-campaign-impresario/)
  14. (http://archivio.medicisenzafrontiere.it/pdf/Schemi%20di%20bilancio.pdf)
  15. (http://archivio.medicisenzafrontiere.it/pdf/Relazione%20sulla%20gestione.pdf)
  16. (http://www.msf.org/sites/msf.org/files/internationalactivityreport2015en2nded_0.pdf)
  17. (http://www.medicisenzafrontiere.it/sostienici/aziende-e-fondazioni/i-nostri-partner)
  18. (http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/msf-condanna-lattacco-alla-sua-nave-di-ricerca-e-soccorso-nel-mediterraneo-da-parte-di)
  19. (http://www.informatorenavale.it/news/attacco-alla-bourbon-argos-di-medici-senza-frontiere-la-marina-libica-ammette-di-aver-sparato/)
  20. (http://abcnews.go.com/International/doctors-borders-refused-american-isis-hostage-kayla-mueller/story?id=41601887)
  21. (http://www.dailymail.co.uk/news/article-3758693/MSF-defend-decision-refuse-negotiate-Kayla-Mueller.html)
  22. (https://nsnbc.me/2014/03/11/myanmar-doctors-without-borders-operations-suspended-due-to-unethical-conduct/)
  23. (http://edition.cnn.com/2014/03/03/world/asia/myanmar-rakhine-doctors-without-borders/)
  24. (http://www.cbsnews.com/news/pfizers-nigeria-scandal-doctors-without-borders-stirs-the-pot-to-little-effect/)
  25. (http://www.msf.org/en/article/kenya-msf-reviews-patient-allegations-coerced-sterilisation)
  26. (http://allafrica.com/stories/201412121567.html)
  27. (https://www.savethechildren.it/sites/default/files/files/Statuto%20save%20the%20children.pdf)
  28. (https://www.savethechildren.it/sites/default/files/files/codiceetico.pdf)
  29. (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/minori-migranti)
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  33. (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/progetti/civicozero)
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  40. (http://www.communitygroup.it/team/auro-palomba/)
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  42. (https://www.bocconialumni.it/dotAsset/e2669f76-df4d-4af0-ad8a-dddcf316832a.pdf)
  43. (https://www.savethechildren.it/sites/default/files/files/uploads/pubblicazioni/bilancio-2016.pdf)
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  58. (http://www.emergency.it/archivio/ml/report/EMERGENCY-REPORT-2016.pdf)
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  62. (http://www.emergency.it/news/notizia/9581/index.html)
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  66. (http://web.archive.org/web/20090825112142/http://www.icc-cpi.int/menus/icc/press%20and%20media/press%20releases/press%20releases%20(2008)/a)
  67. (http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/7923102.stm)
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  70. (https://generazione-identitaria.com/chi-siamo/)
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  73. (http://m.ilgiornale.it/news/2017/05/06/al-moas-salvare-vite-conviene-un-affare-da-2-milioni-di-utili/1393560/)
  74. (http://notizie.tiscali.it/politica/articoli/moas-mistero-donazione-one-foundation/)
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  76. (Da La Verità del 03/05/2017)
  77. (http://www.occhidellaguerra.it/soros-nega-ma-sponsorizza-limmigrazione/)
  78. (http://www.discoverthenetworks.org/printgroupProfile.asp?grpid=7621)
  79. (http://www.maurizioblondet.it/le-ong-pagate-soros-ce-anche-arcigay)
  80. (http://openmigration.org/missione/)
  81. (http://www.discoverthenetworks.org/printgroupProfile.asp?grpid=6502)
  82. (https://www.crisisgroup.org/who-we-are/crisis-group-updates/annual-report-launch-2014)
  83. (http://www.discoverthenetworks.org/printgroupProfile.asp?grpid=6891)
  84. (http://peaceandsecurity.org/member-organizations/)
  85. (http://www.discoverthenetworks.org/funderProfile.asp?fndid=5181)
  86. (https://www.fidh.org/en/issues/migrants-rights/)
  87. (http://www.euromedrights.org/publication/training-guides-on-human-rights-documentation-for-syrian-hrds/)
  88. (https://www.hrw.org/about/partners)
  89. (https://www.opensocietyfoundations.org/voices/mediterranean-standing-back-not-option/it?utmsource=facebook.com&utmmedium=referral&utm_campaign=osffbpg)
  90. (https://www.timesofmalta.com/articles/view/20150308/local/MOAS-reels-in-warzone-icon-to-boost-operation.558889)
  91. (http://www.secoloditalia.it/2017/05/le-foto-smentiscono-moas-cosi-incontra-trafficanti-mare/)
  92. (http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2017/05/05/guardia-costiera-libia-ong-responsabili-aumento-flusso-migrantiENQGEr09NMWkIjEK3xbQtK.html?refreshce)
  93. (http://www.ilgiornale.it/news/politica/no-delle-ong-ai-controlli-polizia-bordo-non-sale-1395097.html)
  94. (http://www.programmazioneeconomica.gov.it/2016/04/19/andamenti-lungo-periodo-economia-italiana/#Evoluzione%20del%20reddito%20pro%20capite)https://www.google.it)
  95. (http://www.istitutoitalianodonazione.it/it/indagini/indagini-osservatorio-iid/area-di-ricerca-organizzazioni-non-profit)

1326.- Perché Francia e Italia si scontrano sui cantieri navali. E poi? Poi, mai fidarsi dei francesi!

Je vous annonce que nous avons pris la décision d’exercer le droit de préemption de l’État sur STX.

06:25 – 27 lug 2017

Il controllo di Fincantieri sulla francese Stx non piace a Macron, che ha dato il via libera alla nazionalizzazione e rotto accordi internazionali.

 

Il presidente francese Emmanuel Macron è riuscito nel suo intento. Voleva impedire che l’italiana Fincantieri acquisisse i due terzi dei cantieri navali francesi della società coreana Stx e ci è riuscito. Con un colpo di mano ha mandato all’aria gli accordi dello scorso 12 aprile, di cui era a conoscenza, essendo stato ministro dell’Economia nel governo Valls fino al 2016, e ha esercitato il diritto di prelazione del governo francese. C’era tempo fino a sabato. I cantieri di Saint-Nazaire, dove Stx France sviluppa commesse per le compagnie di crociera e per l’esercito, saranno nazionalizzati.

Il governo francese dichiara di voler trovare un accordo con l’Italia, che dovrebbe rinunciare ai due terzi della compagnia a favore di un 50-50. È uno schiaffo diplomatico sonoro quello che Macron assesta ai vicini italiani.

In barba ai proclami sull’Europa unita con cui ha accompagnato la campagna elettorale, salutati con favore da Roma e soprattutto dal Partito Democratico di Matteo Renzi. Tanto che per l’ultima scalata del Pd l’ex sindaco di Firenze ha costituito il movimento In cammino, manifesto riferimento all’En Marche di Macron.

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L’amico Macron ha raccolto applausi in Italia ma ci ha già messo alla porta

La ragion di Stato ha avuto la meglio. La Francia ora ha il coltello della parte del manico. I cantieri sono suoi e può dettare le regole dell’integrazione con Fincantieri, agitando la corte di altri acquirenti o di strategie di sviluppo chenon contemplino l’Italia. L’evoluzione dell’industria navale consiglia alleanze.

Il settore si muove verso la concentrazione e il peso specifico dei giganti d’Oriente impone di crescere di dimensione se si vuole giocare ad armi pari. Fincantieri e Stx France, dopo il matrimonio, potrebbero vantare un portafoglio ordini di 36 miliardi di euro.

Per questo il gruppo italiano ha messo gli occhi sulla compagnia d’oltralpe. A maggio ha vinto l’asta per acquisire il 66,66% dei cantieri francesi, offrendo 79,5 milioni di euro, con una cordata di cui fa parte anche la

 

A pochi giorni dalla vittoria alle elezioni, però, Macron ha insinuato che gli accordi sarebbero stati rivisti, nonostante anche il tribunale di Seul, dove ha sede la capogruppo, ad aprile ha acceso il semaforo verde all’operazione di Fincantieri. Per l’inquilino dell’Eliseo una maggioranza italiana in un’azienda considerata “strategica a livello nazionale” non è possibile. Il suo piano è di far entrare nell’azionariato le compagnie crocieristiche Msc e Rccl, annacquando il controllo di Fincantieri. Per questo nelle ultime settimane ha spinto per una divisione a metà delle quote di maggioranza, irritando la politica italiana. L’obiettivo finale però è lo strappo di ieri: invocare la ragion di Stato per scoprire la carta della prelazione e ottenere una posizione di vantaggio per dettare le condizioni della trattativa.

L’Italia ha chiesto l’intervento della Commissione europea ma il rinsaldato asse franco-tedesco non lascia presagire che timidi richiami di Bruxelles. Come fare il solletico. Martedì primo agosto il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, incontrerà a Roma il ministro italiano del Tesoro, Pier Carlo Padoan, e il collega allo Sviluppo economico, Carlo Calenda. Nessuno dei due ha nascosto l’irritazione. Anche la telefonata di ieri tra Macron e il primo ministro italiano, Paolo Gentiloni, è state gelida, nonostante l’Eliseo abbia diramato un comunicato rassicurante in cui specifica che si punta a “un accordo che faccia un largo spazio a Fincantieri”.

 

L’Italia ha chiesto l’intervento della Commissione europea ma il rinsaldato asse franco-tedesco non lascia presagire che timidi richiami di Bruxelles. Come fare il solletico. Martedì prossimo il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, incontrerà a Roma il ministro italiano del Tesoro, Pier Carlo Padoan, e il collega allo Sviluppo economico, Carlo Calenda. Nessuno dei due ha nascosto l’irritazione. Anche la telefonata di ieri tra Macron e il primo ministro italiano, Paolo Gentiloni, è state gelida, nonostante l’Eliseo abbia diramato un comunicato rassicurante in cui specifica che si punta a “un accordo che faccia un largo spazio a Fincantieri”.

Il voltafaccia di Parigi sta costando caro a Fincantieri. Da una settimana il titolo perde quota in Borsa e questo si riflette sui valori della Cassa depositi e prestiti, che possiede al 100% l’azionista di maggioranza della compagnia navale, Fintecna (71,6%).

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TIM è un’azienda italiana diventata francese, ma considerata “strategica a livello nazionale”. Con l’uscita di Cattaneo, le sue deleghe sono passate al presidente Arnaud de Puyfontaine, che della francese Vivendi è amministratore delegato. È possibile?

Mentre l’Eliseo alza gli scudi per difendere Stx, il finanziere bretone Vincent Bolloré stringe il controllo su Tim. La sua Vivendi è azionista di maggioranza della compagnia telefonica italiana. Oggi è l’ultimo giorno di lavoro per l’amministratore delegato uscente Flavio Cattaneo e le sue deleghe passeranno al presidente Arnaud de Puyfontaine, che di Vivendi è amministratore delegato. In questo caso i francesi puntano ad abbassare i toni dello scontro con il governo, tanto da aver congelato il progetto più spinoso, quello di cablare le aree bianche in concorrenza con Open Fiber. Tuttavia tacciono ancora sulla strategia per ottemperare agli ordini dell’Autorità sulle comunicazioni: due partecipazioni di peso in società strategiche come Tim e Mediaset non possono sussistere. In una delle due Vivendi dovrà ridurre la sua quota.

di Luca Zorloni 28 LUG, 2017

 

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Il nuovo uomo forte di Telecom, Arnaud de Puyfontaine, presidente e ad del gruppo per conto dei francesi di Vivendi, apre per la prima volta all’ipotesi dello scorporo della rete, e il governo non chiude. Anzi. Il contrario. Sia l’esecutivo Renzi che quello Gentiloni hanno sempre giudicato un errore la privatizzazione della rete. Ora c’è da evitare la duplicazione della rete (una Telecom, l’altra Enel) nella costruzione della banda larga. Ecco perché l’ipotesi scorporo (un dossier che rispunta come un fiume carsico da una decina d’anni) è tornata sul tavolo. “Oggi c’è la prima concreta apertura, nelle prossime settimane vedremo meglio cosa vuol dire, possibile che a settembre se ne cominci a parlare”, rivelano fonti vicine al ministero dello Sviluppo economico.

Da tempo il ministro Carlo Calenda pensa che l’idea di una rete unica sia valida. Sbaglierebbe chi leggesse nella sua esternazione contro la nazionalizzazione della rete Telecom come ritorsione contro Parigi su Fincantieri una marcia indietro su quell’ipotesi. “Il ministro ha detto no a una manovra ritorsiva – spiegano dal ministero – ma il progetto di una società pubblica che abbia la rete di tlc è sicuramente interessante. Per ora c’è stata indisponibilità delle parti, poi si vedrà”.

Appunto, per ora. Le ultime dichiarazioni del presidente Telecom riaprono la partita. Il colosso delle tlc punta a ricucire gli strappi con il governo dell’era Cattaneo, a superare i ricorsi legali e gli scontri dell’ex amministratore delegato, che aveva ingaggiato una vera a propria guerra sulla banda larga. A dimostrazione del clima di “appeasement” inaugurato dai francesi ci sono anche i nomi che già circolano per la poltrona lasciata libera da Cattaneo. Si parla di Fabio Gallia, oggi ad di cassa depositi e prestiti, o di Mauro Moretti (ex Leonardo). Uomini del dialogo con l’esecutivo.

La partita Telecom, tuttavia, non è affatto semplice. C’è chi legge nelle ultime mosse dei francesi solo una tattica per aprire altri fronti molto delicati. In prima linea c’è Mediaset, dove Parigi dovrebbe sterilizzare due terzi dei suoi diritti di voto proprio per la concentrazione con Telecom sul mercato delle Tlc. Un passo indietro che Vivendi non sembra intenzionata a fare. Per questo alcuni sospettano che l’apertura sullo scorporo della rete non serva ad altro che ad abbassare il fatturato in Telecom per superare il diktat dell’Autorità delle comunicazioni su Mediaset. E magari un domani unire le due aziende, anche se oggi i francesi spergiurano di non essere interessati.

Al netto della vicenda Mediaset, arrivare a una unica rete di controllo pubblico nel Paese oggi sembra un’operazione tutta in salita. Il fatto è che i due operatori esistenti hanno ingaggiato un duro confronto, che certo non fa bene al Paese. Open Fiber, la società creata da Enel per la banda larga, può vantare una tecnologia più avanzata di quella di Telecom, rimasta ai collegamenti in rame. Per questo i vertici Enel fanno spallucce solo a sentir parlare di fusione con Telecom. Il gruppo di tlc, d’altro canto, ha già avviato un piano di investimenti ed ha una rete già in funzione. Con il suo know-how ha cercato di contrastare l’espansione della competitor pubblica nelle aree non di mercato (dove ci sono finanziamenti da fondi strutturali europei), che in precedenza aveva deciso di lasciare sguarnite. Insomma, un braccio di ferro continuo che finora ha prodotto solo una guerra di posizione, con ogni contendente a difendere le proprie condizioni. Oggi l’apertura. Che la guerra sia finita? Certamente i francesi, aprendo proprio nel momento in cui tutto sembrava essersi chiuso, pensano in questo modo di poter dare le carte al tavolo. Ma è troppo presto per sapere già chi avrà l’asso da calare.

 

 

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Dove mira la politica antieuropea di Macron: a indebolire l’alleanza di Fincantieri con la China State Shipbuilding Corporation, al controllo di Stx France, a colpire la Cassa depositi e prestiti o, più semplicemente, ad avocare a Parigi le decisioni di indirizzo politico-economico e mantenere alta la quotazione della Francia?

Nonostante il governo di Pechino si sia posto l’obiettivo di costruire la maggioranza delle proprie navi nei cantieri del Paese di Mezzo, per i ricercatori “ci sarà ampio spazio di sviluppo nell’industria cantieristica navale cinese nei prossimi anni e gli investitori globali dovranno porvi attenzione”. Nonostante il gigante asiatico possa contare su prezzi più competitivi dei concorrenti vicini e lontani, la domanda crescerà a una tale velocità che i solo cantieri cinesi non riusciranno a stare dietro agli ordini. Per entrare, però, bisogna dimostrare di avere un peso specifico sufficiente.

Il Castrol Maritime Trend Barometer (ultima edizione nel 2015) inserisce l’Italia tra le dieci nazioni al mondo per commercio di pezzi di navi, con un giro d’affari di 4,9 miliardi di dollari, lontani dai 33,7 miliardi di Singapore (prima classificata). Nell’elenco rientrano Germania, Norvegia, Regno Unito e Olanda, ma non la Francia. Il Belpaese è anche presente tra i principali esportatori e importatori a livello globale.

Il direttore operativo di Castrol, Mandhir Singh, ha indicato nell’area del Pacifico l’epicentro della futura industria navale e ha ammonito nazioni che hanno una tradizione nella cantieristica navale, come Germania e Regno Unito, ad alzare il livello se vogliono competere ad armi pari. In un’intervista al Corriere della Sera sul caso Fincantieri, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani osserva che “non possiamo che ragionare con dimensioni europee, altrimenti saremo marginali”.

Emmanuel Macron sta facendo sì gli interessi della Francia, ma non è scontato che la sua linea protezionistica alla lunga dia i risultati sperati. Al contrario, i dati indicano che in una competizione globale conviene lavorare per aggregazioni e sia l’Europa sia la Francia sono sprovviste di un campione in grado di partecipare all’agone.

Il primo inquilino dell’Eliseo vuole annacquare il peso di Fincantieri per ridimensionare l’influenza del ministero italiano dell’Economia, che attraverso Cassa depositi e prestiti e Fintecna vigila sulla compagnia, e avocare a Parigi le decisioni di indirizzo politico-economico. Per la società finanziaria Kepler Cheuvreux, l’idea di un “Airbus dei mari”, come l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha ribattezzato l’alleanza con Stx, renderebbe l’Europa più competitiva anche nei mercati extra-comunitari. E Fincantieri ha già individuato una strada per fare affari fuori dal continente, alleandosi con la China State Shipbuilding Corporation per la costruzioni di navi da crociera. E la compagnia italiana, nonostante tra il 2013 e il 2016 abbia perso quote di mercato, detiene un 38% degli ordini di navi a livello mondiale, più del doppio di Stx.

Domani l’incontro con il ministro Le Maire svelerà meglio le carte che Parigi vuole giocare. Roma, però, ha un asso che non ha ancora scoperto. È la famiglia sorrentina Aponte, proprietaria della compagnia di navigazione Msc. Macron ha pensato al gruppo di logistica e crociere per ridistribuire l’azionariato di Stx. Anche per il governo italiano, però, Msc potrebbe rappresentare un alleato

Fincantieri-Stx, ora Parigi offre una cooperazione militare

Il ministro dell’Economia Le Maire: il nostro è un gesto di apertura, fino a qui abbiamo parlato solo di commesse civili
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Bruno Le Maire, ministro francese dell’Economia

La trattativa va avanti, ma è rinviata al 27 settembre, secondo quanto emerso nell’incontro tra i ministri dell’Economia di Roma e Parigi.

«Siamo due grandi popoli, siamo due paesi fratelli, abbiamo una difficoltà e due opinioni diverse su Saint Nazaire, Stx, ma troveremo una soluzione adeguata», ha detto il ministro dell’economia francese, Bruno Le Maire, al termine dell’incontro al Mef con il suo omologo italiano Pier Carlo Padoan e il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Le Maire ha sottolineato che l’obiettivo è una «cooperazione per costruire con l’Italia un grande campione industriale europeo in campo navale, civile e militare»: in sostanza «un Airbus navale tra Italia e Francia».

Per il ministro Calenda «le posizioni sono certamente ancora distanti. Non ci aspettavamo molto di diverso». Secondo il ministro «per creare un grande gruppo occorre fiducia reciproca e la premessa è raggiungere una conclusione che rispetti gli accordi su Stx». Sulla stessa linea il ministro Padoan:

«Constato che tra Italia e Francia permangono differenze che non si sono sanate – ha detto – Non è possibile accettare» una ripartizione 50 e 50, «come abbiamo detto fino ad adesso. Questa posizione rimane e su questo rimarremo fermi».

(Il ministro Calenda è fermo e su posizioni realistiche. Se vogliamo competere a livello mondiale, devono esserci i presupposti, aggiungerei.ndr)

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“Vogliamo la maggioranza nell’alleanza Fincantieri-Stx”. Per il ministro, Macron “non è un campione di apertura. Fa solo gli interessi della Francia. E non è comunque un gioco di infanzia dove mostriamo i muscoli. Non volete gli italiani al 51%? Gli italiani non vengono per meno dei coreani”.

L’offerta di collaborazione navale anche militare francese ha precedenti nei progetti Orizzonte e FREMM. La classe Orizzonte comprende quattro cacciatorpediniere lanciamissili antiaerei: il Caio Duilio l’Andrea Doria, della Marina Militare. E i francesi Forbin e Chevalier Paul.

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Le unità classe Orizzonte in formazione

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1325.- Washington perde la Guerra Mondiale Economica

“Come sapete, ci stiamo trattenendo, con molta pazienza, ma a un certo punto dovremo rispondere, è impossibile tollerare l’arroganza verso il nostro Paese per sempre”,
Vladimir Putin

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Il 20 luglio, il Presidente Vladimir Putin ordinava la riduzione del personale diplomatico statunitense in Russia da 1200 a 455 individui, dopo aver interdetto allo stesso personale l’accesso al magazzino dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca e al complesso diplomatico di Serebrjanj Bor, a nord-ovest di Mosca. Il Presidente Putin dichiarava, “gli statunitensi hanno fatto una mossa che, ed è importante notarlo, non è stata provocata, peggiorando le relazioni tra Russia e Stati Uniti. Ciò include restrizioni illegali, tentativi d’influenzare altri Stati del mondo, anche nostri alleati, interessati a sviluppare e mantenere rapporti con la Russia. Aspettavamo da tempo che forse qualcosa cambiasse in meglio, abbiamo sperato che la situazione cambiasse. Ma sembra che non cambierà nel prossimo futuro… quindi ho deciso che è giunto il momento di dimostrare che non lasceremo nulla impunito”. L’espulsione del personale degli Stati Uniti presso ambasciata e consolati in Russia, pari a 755 effettivi, è senza precedenti; l’espulsione più grande di diplomatici nella storia moderna. Il personale statunitense entro il 1° settembre sarà ridotto a 455 elementi, pari al personale diplomatico della Russia presente negli USA. Inoltre, la decisione stabilisce il principio che il numero del personale presso ambasciate e consolati statunitensi in Russia sarà pari al numero del personale presso ambasciate e consolati russi negli Stati Uniti. Ciò significa che qualsiasi futura espulsione di diplomatici russi dagli Stati Uniti, e qualsiasi rifiuto di visto dagli USA nei confronti di diplomatici russi, verrà seguita da pari provvedimenti contro diplomatici degli Stati Uniti in Russia. È un colpo pesante per gli Stati Uniti, che avevano personale diplomatico in Russia triplo rispetto al numero di diplomatici russi negli Stati Uniti; senza dubbio molti, se non la maggior parte di essi, sono agenti dell’intelligence e d’influenza di Washington, impegnati in attività di raccolta di informazioni e “promozione della democrazia” in Russia. Ma tutto questo non è la sola risposta alle sanzioni approvate dal Congresso degli Stati Uniti contro la Russia e i suoi alleati. Mosca potrà attuare anche dure sanzioni economico-commerciali contro gli USA, ad esempio la JSC Techsnabexport (TENEX) ha 25 contratti dal valore complessivo di 6,5 miliardi di dollari con 19 società statunitensi, per fornire uranio russo. La VSMPO-AVISMA è il maggiore produttore mondiale di titanio, venduto alle aziende aerospaziali statunitensi per una quantità pari alla metà del titanio importato dagli Stati Uniti. La Boeing inoltre aveva annunciato investimenti in Russia per 27 miliardi di dollari, soprattutto con la VSMPO. VSMPO-AVISMA ha sostanzialmente il monopolio della produzione di titanio, e l’embargo dalla Russia potrà danneggiare l’industria della difesa statunitense. Anche Caterpillar potrebbe perdere gli ordini per attrezzature pesanti da impiegare per costruire oleodotti. E alle compagnie informatiche statunitensi viene già impedito di operare in Russia (e Cina).

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Il Presidente Vladimir Putin firmava a fine giugno una legge che vieta l’uso delle tecnologie di accesso a siti bloccati in Russia, introducendo anche il divieto ai motori di ricerca di permettere collegamenti sul territorio della Federazione russa a risorse bloccate. Il capo della commissione per la Politica dell’Informazione della Duma, Leonid Levin, osservava che la legge vieta l’uso di servizi per l’accesso a contenuti illegali. In sostanza viene proibito in Russia l’utilizzo del VPN (Virtual Private Network) e proxy statunitensi. Anche in Cina vengono proibiti i servizi VPN, come ExpressVPN e StarVPN, che consentivano di violare il “Great Firewall” regolato dal Partito Comunista Cinese (CCP), visualizzando siti web proibiti in Cina. “Apple Inc. (AAPL.O) rimuove i servizi VPN virtuali dal suo store app in Cina, secondo i fornitori di servizi VPN che accusano il gigante tecnologico statunitense d’inchinarsi alla pressione di Pechino per conformarsi a un rigoroso regolamento del cyberspazio”. Alti lai da parte degli stessi che impongono la cyber-caccia alle streghe su internet con la scusa delle “Fake News”, regolarmente spacciate invece dai mass media atlantisti e globalisti.
Va ricordato che il 25 luglio il Congresso USA approvava sanzioni economiche contro le industrie russe, iraniane e nordcoreane, danneggiando anche quelle europee. Ciò nell’ambito della legge Contro l’influenza russa in Europa e Eurasia, del 2017, per promuovere “la sicurezza energetica in Ucraina” e tentare d’isolare la Russia. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker reagiva alle sanzioni statunitensi, “Il disegno di legge prevede l’imposizione di sanzioni per qualsiasi società (incluse europee) che contribuisca a sviluppo, manutenzione, ammodernamento o riparazione di gasdotti per l’esportazione di energia dalla Federazione russa (influendo sulle infrastrutture energetiche dell’Europa), colpendo i progetti cruciali per la diversificazione dell’UE, come il progetto sul gas naturale liquefatto baltico. Perciò la Commissione ha concluso che se le nostre preoccupazioni non sono sufficientemente prese in considerazione, siamo pronti ad agire in modo appropriato entro pochi giorni. Gli USA soprattutto non possono mettere gli interessi dell’Europa all’ultimo posto”. Infatti, a luglio la compagnia energetica russa Gazprom e la società petrochimica tedesca BASF negoziavano il completamento del Nord Stream-2, “nella prima metà del 2017 Gazprom ha fornito alla Germania 26,5 miliardi di metri cubi di gas, con un incremento di 3,8 miliardi di metri cubi (+16,7 per cento) dai primi sei mesi del 2016. Le parti hanno sottolineato l’importanza della tempestiva attuazione del progetto”. Secondo Wolfgang Ischinger, presidente della Conferenza della sicurezza di Monaco, queste sanzioni, “non raggiungeranno gli obiettivi e creeranno invece nuovi problemi. A meno di una revisione significativa, comprometteranno la sicurezza energetica europea e le relazioni statunitensi con l’Europa. Il beneficiario di ciò sarà la Russia”. Secondo Ischinger, il Nord Stream-2, “non è questione che va decisa a Washington. È una questione europea, decisa dagli europei secondo leggi e regolamenti europei. Questa legge favorisce chi vuole por fine alla partecipazione dell’Europa all’attuale approccio transatlantico sulla Russia, comprese le sanzioni. Se il presidente firma il disegno di legge nella forma attuale, alienerà gli USA complicando la nostra alleanza in un momento critico”.
Inoltre, il conglomerato petrolifero francese Total entrava nel progetto iraniano South Pars 11, che alimenterà il gasdotto iraniano-iracheno-siriano. Total firmava l’accordo con la National Oil Company iraniana (NIOC) per lo sviluppo del Blocco 11 del South Pars, il più grande giacimento di gas mondiale dalla prevista capacità estrattiva di 1,8 miliardi di metri cubi al giorno. Aziende francesi, iraniane e cinesi finanzieranno l’intero progetto South Pars: con il 50,1% per Total, il 19,9% per NIOC e il 30% per CNPC, aggirando le sanzioni degli Stati Uniti. Inoltre, “con le sanzioni statunitensi ancora attive che vietano negoziati con l’Iran in dollari, Total finanzierà il progetto in euro”. Al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), il CEO di Total Patrick Pouyanne assicurava, “Vale la pena rischiare (…) perché apre un mercato enorme. Siamo perfettamente consapevoli di certi rischi. Abbiamo preso in considerazione le sanzioni, come evitarle e come cambiare i regolamenti”. South Pars è la sezione iraniana del più grande giacimento di gas del mondo, condiviso con il Qatar, sotto embargo da parte dell’Arabia Saudita. Inoltre, in cambio della cooperazione su South Pars 11, le Zagros Airlines iraniane ordineranno alla Francia 20 aerei di linea Airbus A320 e 8 Airbus A330 e l’Iran Airtour 45 Airbus A320. Infine, la francese AREP e le Ferrovie dello Stato firmavano accordi con l’Iran per espandere e modernizzare il sistema ferroviario dell’Iran. In relazione a ciò, “il presidente francese s’impegnava a fare del suo meglio per approfondire le relazioni economiche, scientifiche e culturali con l’Iran durante il suo mandato”. “È nostro obiettivo e nostra volontà normalizzare i legami bancari con l’Iran anche se non può essere fatto tutto subito”, dichiarava il ministro francese Sapin.

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Nel frattempo, la Cina esibiva il materiale militare più avanzato in occasione della parata dedicata al 90° anniversario della fondazione dell’Esercito di Liberazione Popolare, il 30 luglio, presso la base militare di Zhurihe nella Regione Autonoma della Mongolia Interna. Alla parata partecipavano 12000 militari, 129 aeromobili e 571 mezzi militari, tra cui carri armati Tipo 99A, veicoli da combattimento della fanteria ZBD-04, blindati ZBL-08, semoventi d’artiglieria PLZ-89 e PLZ-05, sistemi missilistici anticarro HJ-10, due gruppi di 17 e 24 elicotteri da combattimento Z-19, cacciabombardieri Shenyang J-16 e caccia furtivi Chengdu J-20, caccia navali J-15 imbarcati sulla portaerei Liaoning, caccia multiruolo J-10B e J-11B, bombardieri H-6K, aerei da guerra elettronica KJ-2000 e KJ-500, velivoli da trasporto multiruolo Y-9, velivoli da trasporto militare pesante Y-20, missili antiaerei HQ-9B e HQ-22, missili da crociera supersonici YJ-12A e subsonici YJ-62A e YJ-83K, missili balistici a medio raggio DF-16 e DF-26, oltre al “killer di portaerei”, il missile balistico a medio raggio DF-21D, e al nuovo missile balistico intercontinentale DF-31AG dalla gittata di oltre 10000 chilometri. Nell’occasione, il Presidente Xi Jinping dichiarava che, “Il mondo oggi non è del tutto in pace ed essa va salvaguardata. Oggi siamo più vicini all’obiettivo della grande rinascita della nazione cinese che in qualsiasi altro momento della storia e dobbiamo costruire una forza militare più forte di quanto mai prima nella storia. Soldati e ufficiali devono rispettare rigorosamente i principi e il sistema di assoluta leadership del Partito sull’esercito, ascoltare e obbedire sempre agli ordini del partito ed eseguirli per qualsiasi scopo che gli mostrerà. Credo fermamente che le nostre forze armate hanno coraggio e capacità di battere qualsiasi invasore, il nostro esercito ha determinazione e capacità di proteggere la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi del Paese”.

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Lo stesso giorno, nella Federazione Russa si svolgeva la giornata della Marina militare, che per la prima volta in assoluto, vedeva svolgersi le parate navale in tutte e cinque le flotte della Marina Militare russa. A Kronshtadt, San Pietroburgo, presenziava il Presidente Putin, mentre la parata navale veniva trasmessa sui principali canali televisivi russi. Alla parata a largo di San Pietroburgo partecipavano anche l’incrociatore da battaglia a propulsione nucleare Pjotr Velikij e il sottomarino lanciamissili balistico Dmitrij Donskoj, il più grande del mondo, oltre a 2 navi da guerra cinesi che avevano partecipato alle manovre navali russo-cinesi Sea Joint-2017 nel Mar Baltico.

 

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Progetto 11356, fregata ADMIRAL ESSEN (751), dislocamento 4035 tons, lunghezza 124 metri, armamento missili nave-nave, missili anti-sommergibili, cannoni automatici, siluri antisom, equipaggio  200.
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La Giornata della Marina Militare russa aveva una sua sfilata anche al largo di Tartus, dove manovravano le unità russe dispiegate a supporto della Siria; le otto navi della Marina russa comandate dal Capitano di Primo Rango (Capitano di Vascello) Pavel Jasnitskij: le fregate Admiral Essen e Pytlivjy, il sottomarino della Flotta del Mar Nero Krasnodar, il cacciamine Valentin Pikul, la nave da ricognizione della Flotta del Baltico Vasilij Tatishev, il rimorchiatore SB-739 e la nave di supporto Kil-158.

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Leggi anche al n°. 1307.- Regole Sauron a Washington

Una fotografia sulla leader ship americana con l’occhio di Craig Roberts e i contributi di Ennio Remondino: Tradire chi li ha votati è la loro vera missione.

 

1323.- TUTTI GLI AMICI ITALIANI DI SOROS

di Francesca Totolo

(Maurizio Blondet : pubblico l’ottimo lavoro di Francesca Totolo per il sito di Luca Donadel, https://www.lucadonadel.it/soros-e-collegamenti-politici-italiani/

“Più una situazione si aggrava, meno ci vuole a rovesciarla, e più grande è il lato positivo”. George Soros

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Il noto “filantropo” ungherese naturalizzato americano nacque nel 1930 a Budapest con il nome di György Schwartz. Presto però dovette affrontare il dolore causato dal “re di tutti i mali”, il fascismo, che costrinse lui e la sua abbiente famiglia a cambiare il proprio cognome in Soros per sfuggire dal crescente antisemitismo nel Paese.
Anzi il padre del “neo-battezzato” George fece di più: Tividar comprò al piccolo erede dei documenti falsi che certificavano l’avvenuta adozione da parte di un cittadino ungherese che per professione aiutava gli ufficiali nazisti a confiscare le proprietà ed i beni degli ebrei magiari mandati nei campi di sterminio. L’infante Soros non poté fare altro che obbedire al volere del padre naturale, seguendo così il finto genitore adottivo e collaborando con lo stesso nelle operazioni di confisca a danno di quelli che sarebbero dovuti essere i suoi “amici”. In seguito, un Soros dichiarò a proposito di questa vicenda: “naturalmente sarei potuto essere stato dall’altra parte o potrei essere stato tra coloro a cui ho confiscato i beni. Ma non c’è alcun senso a teorizzare su questo ora, perché è come il mercato, se non l’avessi fatto io, qualcun’altro lo avrebbe fatto comunque. Io ero solo uno spettatore in quella situazione, quando la proprietà veniva confiscata: siccome non ero io il responsabile non avevo alcun senso di colpa”.1Per fortuna, quindi, la vicenda non segnò minimamente la coscienza di Soros e non ebbe nessuna ripercussione sulla sua condotta “morale”; forse non fu lo stesso per le vittime delle confische a cui prese parte.

Nel 1947, un Soros si trasferì in Inghilterra per sfuggire questa volta dal nuovo regime filosovietico instauratosi in Ungheria. Giunto in terra britannica, si riservò la migliore educazione possibile, studiando al London School Of Economics dove incontrò il suo vate nonché ispiratore morale, Karl Popper.

“La società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose, ad una molteplicità di proposte per la soluzione di problemi concreti e alla maggior quantità di critica. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la società aperta è chiusa solo agli intolleranti”. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici.

Giovano laureato in economia, nel 1954 diede inizio alla sua lunga e promettente carriera come impiegato nel reparto arbitraggio della banca d’affari londinese Singer & Friedlander. Nel 1956, capì che l’Europa era troppo piccola per contenere tutto il suo entusiasmo giovanile e si trasferì nella patria delle speranze, gli Stati Uniti d’America, dove consolidò le proprie esperienze nel ramo finanziario specializzandosi nella gestione dei mercati del vecchio continente operando in diversi istituti bancari. La svolta dell’ambizioso Soros avvenne nel 1969 quando fondò il Quantum Fund, che gli garantì rendimenti elevatissimi per più di un decennio.

Da bambino ebreo di Budapest perseguitato dal terribile fascismo ungherese, George Soros si trasformò in deciso uomo d’affari non lesinando neanche azioni speculative sui mercati finanziari (e comunque se non le avesse fatte lui, le avrebbero fatte altri, no?). Le speculazioni sorosiane riguardarono anche l’Italia; nel 1992, Soros partecipò insieme ad altri “investitori” ad un attacco alla Banca d’Italia causando una epica svalutazione della lira, l’uscita dal Sistema Monetario Europeo e la seguente crisi economica. Il “filantropo”, futuro paladino delle associazioni umanitarie dichiarò: “Ai tempi presi una posizione sulla lira perché avevo sentito dichiarazioni della Deutsche Bundesbank. Si trattava di dichiarazioni pubbliche, non ho avuto contatti personali. Quella fu una buona speculazione”. Lo fu un po’ meno per i portafogli del popolo italiano.
Soros non si limitò alle speculazioni operate sulla lira; anche l’Inghilterra subì lo stesso trattamento.

I suoi passatempi con le monete nazionali però non rimasero impunite in altri stati: in Francia fu processato e giudicato colpevole di “insider trading”, e dovette sborsare 2 miliardi di dollari, in Indonesia fu condannato all’ergastolo e in Malesia, invece, alla pena di morte.

Poi come San Paolo, il Soros ebbe l’illuminazione sulla via di Damasco (forse per quello che ha così a cuore le vicende del popolo siriano).
Ecco che da “avido” speculatore senza scrupoli, George Soros si trasforma nel benevolo filantropo, patron di ogni causa che riguardi la discriminazione e che impedisca una società civile “aperta” e inclusiva. Con il passare degli anni, la sua Open Society Foundations si impone come regina in ambito “umanitario”, occupandosi un po’ di tutto, dai diritti civili delle persone LGBT a quelli dei migranti musulmani in territorio europeo, aspirando ad un mondo senza confini di popperiana memoria.

La sua fondazione è molto attiva anche nel nostro Paese sostenendo diverse associazioni (Onlus e Migranti in Italia), e interagendo a vario titolo anche con illustri rappresentanti delle nostre istituzioni, come membri del parlamento nostrano ed europeo, e del governo, nonché con i sindaci delle città più esposte ai flussi di migranti (ricordiamo la stretta collaborazione con Giusi Nicolini a Lampedusa trattata nell’approfondimento Analisi ONG nel Mediterraneo).

A livello nazionale, li troviamo quasi tutti riuniti il 6 luglio del 2015 in occasione delle conferenza “Rivitalizzare l’accoglienza in Italia: Seminario di alto livello sul rafforzamento e l’espansione della capacità di accoglienza per i richiedenti asilo” organizzata dalla Fondazione De Gasperi (di cui Angelino Alfano è presidente), dal Migration Policy Institute (di cui la OSF è tra i maggiori finanziatori) e ovviamente dalla Open Society Foundations.2

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Vediamo nel dettaglio chi è intervenuto al seminario e i relativi legami con la Open Society Foundations:

Costanza Hermaninè Segretaria Particolare del Sottosegretario di Stato alla Giustizia On. Gennaro Migliore; uno dei suoi principali compiti è il “Monitoraggio della giurisdizione in materia d’asilo e relative proposte di riforma”. Dal 2009 al 2016, la Hermanin è stata Senior Analyst “Antidiscriminazione e Migrazioni” e manager del Progetto Italia della Open Society Foundation. Con Miriam Anati (anch’essa presente al seminario), ha sviluppato il progetto Open Migration (trattato nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).3 4Vediamo nel dettaglio chi è intervenuto al seminario e i relativi legami con la Open Society Foundations:
Costanza Hermaninè Segretaria Particolare del Sottosegretario di Stato alla Giustizia On. Gennaro Migliore; uno dei suoi principali compiti è il “Monitoraggio della giurisdizione in materia d’asilo e relative proposte di riforma”. Dal 2009 al 2016, la Hermanin è stata Senior Analyst “Antidiscriminazione e Migrazioni” e manager del Progetto Italia della Open Society Foundation. Con Miriam Anati (anch’essa presente al seminario), ha sviluppato il progetto Open Migration (trattato nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).3 4

Gennaro Migliore è Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia(nel governo Renzi e confermato nel governo Gentiloni) ed esponente del PD(dopo diversi cambi di casacca); in precedenza, è stato presidente della “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione”. L’On. Migliore è sempre in prima linea quando gli eventi, le conferenze e i progetti riguardano la Open Society Foundations; la scelta della Hermanin come sue assistente sarà stata semplice.5 6 7 8 9

 

Pierfrancesco Majorino è assessore alle “Politiche Sociali, Salute e Diritti” del Comune di Milano (nella giunta Pisapia e riconfermato in quella di Beppe Sala). Majorino sempre presente alle iniziative promosse dalla Open Society Foundations e dalla associazione da questa sostenute, ha organizzato la mobilitazione “20 Maggio senza Muri” a Milano dove sono accorse tutte le Onlus e le organizzazioni sorosiane (trattata nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).10 11 12

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Luigi Manconi [un sardo che pratica ancora l’endogamia, convivendo con la miliardaria di Stato Berlinguer . nd.Blondet] è senatore delle Repubblica Italiana eletto nelle fila del PD, presidente della “Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani” e presidente dell’associazione “A Buon Diritto” fondata e sostenuta dalla Open Society Foundations (Manconi e “A Buon Diritto” sono stati trattati nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).
Mario Morcone ha ricoperto diverse cariche in altrettanti governi; è Capo di gabinetto del ministro Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio trattata nell’approfondimento Associazioni Religiose e Migranti in Italia) durante il governo Monti nel 2011; nel 2014, è Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione presso il Ministero dell’Interno e nel 2017 viene nominato Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno. Ricordiamo che ASGI e A Buon Diritto sono tra le associazioni italiane fondate e finanziate grazie alla Open Society Foundations.13 14

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Marco Perduca, storico esponente del Partito Radicale, viene eletto nelle liste del PD nel 2008; per la prima metà della legislatura è membro della III Commissione permanente “Affari esteri ed emigrazione” e successivamente diventa membro della II Commissione permanente “Giustizia”, nonché segretario della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e membro della Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazione. Ora si occupa dell’Associazione Luca Coscioni (finanziata anche dalla Open Society Foundations) e della Open Society Foundations.15 16

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1319.- Saprà la Merkel gestire in modo razionale l’inevitabile Italexit?

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“All’Italia conviene tornare alla lira”. Lo sostiene il tedesco Marc Friedrich, consulente finanziario di fama, in una intervista  a Sputnik Deutschland. Non solo l’Italia, affondata da un tasso record di debito e disoccupazione, ma “tutti i paesi del Sud Europa  starebbero meglio con una moneta sovrana invece che con l’euro. Questi ‘ paesi, con i limiti imposti dalla Banca Centrale, non vedranno mai  quell’inizio di  crescita  che permetterebbe loro di rimettersi”.

 

Marc Friedrich è co-autore di un saggio « Der groesste Raubzug der Geschichte », che è stato un best seller nel 2012. “Già allora dimostravamo  che l’euro non funziona.   Adesso vedo che per la prima volta, in Italia il concetto di Italexit non è più tabù”.

Cita “Alberto Bagnai dell’università di Pescara” . Ha ragione Bagnai.  “In marzo, sostenendo che l’euro collasserà comunque qualunque sia il capitale politico investito in esso,  questo professore  di economia ha sottolineato la necessità di una  uscita “controllata” dalla moneta unica, padroneggiando l’inevitabile:

“La causa più probabile –ha scritto Bagnai – sarà  il collasso del sistema bancario italiano, che trascinerà  con sé il sistema tedesco.  E’ nell’interesse di  ogni potere politico, certo  dei dirigenti europei declinanti, e probabilmente anche degli USA, gestire questo evento invece di attenderlo  passivamente”.

 

 

Parole di buon senso. Di fronte alle quali non c’è, probabilmente, il vero e proprio terrore delle  oligarchie dominanti davanti a quel che hanno fatto col loro malgoverno monetario.   Che le paralizza.  Pochi sanno che nell’eurozona, i prestiti andati a  male in pancia alle banche assommano alla cifra stratosferica di 1.092 miliardi di euro. L’Italia è la prima del disastro, con 276 miliardi di  prestiti  inesigibili; ma  la seconda è la Francia di Macron con 148 miliardi. Seguono la Spagna con 141, e la Grecia con 115. La Germania  ne cova 68 miliardi, l’Olanda 45,  il Portogallo 41.

Prima della Germania, ci seguirebbe nel precipizio la Francia – trascinandosi evidentemente giù anche l’Egemone  di Berlino.

Il rischio è passato inosservato, spiega  l’economista francese Philippe Herlin, perché si comparano questi 148  miliardi di prestiti andati a male con i bilanci delle grandi banche francesi,  il triplo del Pil nazionale  ( che ammonta a 2.450 miliardi di dollari).  Errore, perché in caso di crisi  le  cifre iscritte a bilancio sono poco o nulla mobilizzabili; “quel che conta è la liquidità, il cash, i fondi propri”. I fondi propri delle banche francesi sono 259,7 miliardi; quasi il 60 per cento (il 57) sarebbero dunque divorati dai prestiti marciti;  Herlin prevede  dunque l’uso di bad bank  riempite con il denaro dei contribuenti.  “Per ora  non c’è urgenza, al contrario dell’Italia, ma in caso di aggravamento della crisi finanziaria  (aumento dei fallimenti, un  qualunque shock finanziario)il governo sarà forzato a intervenire”.

Non riusciamo ad immaginare i sudori freddi che provoca a Berlino la prospettiva di contribuire coi risparmi  dei virtuosi  tedeschi ad una badbank  pan-europea  da  mille miliardi. Eppure, continua Friedrich,  “se l’Italia deve restare nella UE, allora  l’economia  più forte del blocco, la Germania, deve accollarsi il  fardello delle  sovvenzioni all’Italia e agli altri Stati membri del Sud”.  Ovviamente, anche lui ritiene che l’immane compra di titoli  di debito che sta facendo la BCE  al ritmo di 60 miliardi di  euro al mese, non fa che nascondere il problema e guadagnare tempo.  Per farlo, i vertici hanno  rotto tutte le regole,  a cominciare dalle loro.  Ma  collasserà, e possiamo solo sperare che i politici responsabilmente cercheranno allora di  minimizzare i guasti e di eliminare l’euro in modo controllato. In ogni caso ciò costerà caro”.

Si potrà  contare sulla Merkel  come la politica che responsabilmente smonterà la  moneta unica in modo controllato?  E’ assorbita non tanto dalle prossime elezioni, ma dalla  strategia che ha (espresso anche a nome nostro) dopo il disastroso G7 di Taormina, e lo scontro con Trump: “Noi europei dobbiamo veramente prendere in mano il nostro destino”.   Ma  come? Per quanto erratico  e imprevedibile, in mano a pulsioni emotive incontrollate e sotto  schiaffo del Deep State che vuole la sua eliminzione (e lo sta facendo), The Donald è chiaro e costante nella sua ostilità commerciale verso la Germania, che accusa  di slealtà e di manipolazione della moneta .

Angela alle prese con le nuove sanzioni USa…

Un mese fa, il Senato Usa ha varato schiacciante maggioranza un pacchetto di nuove e draconiane sanzioni contro la Russia,  “come punizione per le  interferenze nelle elezioni americane del 2016 e per le sue aggressioni militari in Ucraina e Siria”.  Non Mosca, ma Berlino e Vienna hanno protestato, queste nuove sanzioni “non concordate, rompono la linea unitaria dell’Occidente sull’Ucraina”,   ma in realtà perché queste nuove sanzioni sono un siluro alle  ditte europee (le  tedesche Wintershall e Uniper, l’austriaca Omv, la francese Engie e l’anglo-olandese Royal-Dutch Shell) che stanno costruendo con Gazprom il NordStream 2,  investendoci 4,7 miliardi; e ciò nel quadro di una grande strategia, per cui Washington vorrebbe sostituire Mosca come fornitore energetico all’Europa gabellandoci  il suo gas di petrolio liquefatto e i prodotti della sua fatturazione idraulica: la Polonia l’ha già fatto, per  l’americanismo da neofita unito all’anti-russismo tradizionale.

Sembrava che Trump non avesse intenzione di ratificare queste nuove sanzioni; ma poi   – messo all’angolo, come un vecchio pugile, dai pugni che il Deep State gli martella allo stomaco accusandolo di essere  un agente di Mosca – “ha cambiato idea” e  le ha fatte proprie.    “Siamo  nel mezzo di una guerra economica”,  conclude Folker Hellmeyer, analista capo della Bremer Bank, “sono sanzioni contro  la Russia, ma anche contro la UE e la Germania; agiscono contro la cooperazione  eurasiatica”.  Wolfgang Büchele,  presidente della Commisisone per l’economia tedesca dell’Est, è chiarissimo: “Queste  sanzioni sono tali da ostacolare una politica energetica europea insieme indipendente e sostenibile”.

Oltretutto Trump, o chi per lui (infatti si dice che Rex Tillerson, segretario di stato, stia per dimettersi), ha spedito a Kiev come ambasciatore Usa Kurt Volker, ex diplomatico presso la NATO; uomo di McCain. Che appena arrivato è andato a parlare alle milizie nazistoidi promettendo armamento pesante americano per vincere la guerra del Donbass. “Questo non è un conflitto congelato, è una guerra calda ed è una crisi immediata di cui dobbiamo occuparci subito”.

 

Kurt Volker coi nazi ucraini: ha promesso loro  armi pesanti.

Aver fatto del Donbass un “conflitto congelato” è uno dei pochi successi esteri di Angela Merkel. Il discorso di Volker è dunque contro la Cancelliera e  promette una riapertura bellica della piaga ucraina in funzione antitedesca.

“…esorta la UE a imporre sanzioni  più dure alla Russia”

Orbene, cosa fa la Merkel? Secondo Reuters,”Esorta l’Unione Europea a  varare più  dure sanzioni contro la Russia”,  punitive, per via di certe grandi turbine Siemens  per la produzione di elettricità che  sono comparse in Crimea, dove non dovevano essere, perché sulla Crimea ci sono le  sanzioni; e la Siemens (che con la Russia fa 1,2 miliardi di affari l’anno) dice di essere stata ingannata dai russi,  che l’avevano assicurata che le macchine sarebbero andate in un’altra regione, non  sanzionata.

Ciascuno può constatare la demente inspiegabilità di tutto ciò. “Forse”,  ipotizzaDeutsche  Wirtschaft Nachrichten, “il governo federale vuol segnalare agli americani che  sta guidando la UE alla linea dura contro la Russia. E’ dubbio che ciò porti al ritiro delle [nuove] sanzioni americane”

ttps://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2017/07/25/deutschland-draengt-eu-auf-schaerfere-sanktionen-gegen-russland/

Sembra che il desiderio bottegaio di tenere il piede in tante scarpe,   non giovi alla lucidità e alla statura politica della Cancelliera in questo cruciale passo storico, dove  la Mutti  dovrebbe guidarci tutti quanti verso l’autonomia dagli Usa.  Anche perché adesso si è scoperto  che le grandi case tedesche che vendono milioni di auto negli Usa,  Audi, Bmw, Daimler, Porsche e Volkswagen,   invece di farsi concorrenza, da quasi 30 anni,  dal 1990 hanno costituito un cartello segreto per concordare i prezzi, dividersi i costi di ricerca e sviluppo (ogni società si è concentrata su   aspetti diversi  senza   doppioni), promuovere la tecnologia Diesel. Dopo il Dieselgate, la Volkswagen che falsificava i dati delle missioni inquinanti, e che  è costato alla Casa 4,3 miliardi di multe americane,   qui ci dobbiamo attendere lo scatenamento  della  virtuosa ira statunitense per questo trucco ignobile  che falsa la sacra concorrenza: i miliardi  di multe  possono essere 50, e il mercato americano può diventare   molto  chiuso  per Das Auto. 

Guai grossi per l’auto tedesca.

 

Le sanzioni “producono una valanga  di  protezionismo, che seppellisce il libero scambio”,   piagnucola Büchele.

Già, ecco  il punto.  Siamo entrati in un’era nuova, la fine del libero scambio di cui l’export  tedesco ha tanto prosperato, anche  con i metodi truffaldini che cominciamo a scoprire; e la  Merkel   cerca disperatamente di prolungarla  ancora un po’  (fino alle elezioni…?) tenendosi buona la nuova America e  inimicandosi Mosca ancor  di più –  perché non ha un piano B, soprattutto è priva delle  doti di statista che servono per far cambiare rotta al gigante economico e nano politico tedesco  in piena tempesta.

Una persona  così, investita da tali rivolgimenti epocali,  e con una Germania prossimamente in recessione per via del “protezionismo” americano,   saprà gestire in modo controllato e razionale  la smobilitazione dell’euro?  Probabilmente   sta pensando  ad una soluzione  minima: quando verrà il collasso, salverà  la Francia  e  le sue banche, sia perché costa meno, sia perché ne ha  bisogno come vassallo e satellite, e sbatterà  nella tormenta  l’Italia.

Gentiloni: schiaffi da Macron, schiaffi dalle ONG

E qui veniamo alla qualità del  “nostro” (loro) governo.   Come uno zombi coatto, Gentiloni  continua ad appellarsi a una “Unione Europea” , a una solidarietà europea, che palesemente non esiste più. E’ stato sorpreso ed offeso da Macron che ha riuniuto i due contendenti libici ad un tavolo a  Parigi, “tagliandoci fuori”? Ma  persino Di  Maio  aveva proposto a Gentiloni ed Alfano di farlo, mesi fa,   ma Gentiloni no: lui ancora non ha preso atto che a vincere in Usa non è stata la sua Hillary,   è rimasto senza ordini, quindi lui non parla con  Haftar (che ha con sé Mosca e il Cairo, e adesso anche Parigi) ma con Sarraj, “riconosciuto dalla comunità internazionale”. Una  comunità internazionale perlomeno fantomatica, ormai.  Impagabile, il Mattarella dal Quirinale ha  rigettato con orgoglio i suggerimenti di Orban e  implorato la “europeizzazione dell’accoglienza e dei rimpatri e la predisposizione dei canali di  immigrazione”,   perché “Solo un’Europa coesa potrà concorrere con efficacia a far valere i propri valori e a determinare gli equilibri mondiali”.

http://www.ilvelino.it/it/article/2017/07/24/migranti-mattarella-europa-e-africa-sempre-piu-vicine-europeizzare-acc/e62832dd-d9c4-4644-bbba-9e9966d8f7fe/

Patetico: due giorni dopo, Macron ci ha fottuto la Libia, senza nememno avvertirci come si usa fra buoni vicini. Juncker, che forse già è occupato dal  suo trasloco, ci ha assicurato, sui migranti,  l’appoggio di una UE che non esiste più, dove ognuno  sta ingegnandosi di perseguire il suo interesse nazionale.  Persino le Ong a Roma  si rifiutano di obbedire a Minniti, ossia di obbedire al codice di comportamento che  “l’Europa” ci ha approvato (cosa le costa?).    Solo noi siamo rimasti a fare sacrifici “per l’Europa”, e prendiamo calci in faccia persino dalle ONG:  dopo quello che ci hanno visto prendere da Macron, non gli ispiriamo certo timori di   nostre ritorsioni.   Se per la Merkel ci sono  dubbi  sulle sue qualità di statista  e comandante da grandi tempeste, per Gentiloni, Mattarella ed Alfano è proprio un dubbio sul Q.I., il quoziente intellettivo.

 

(Qualcuno lo avverta che la UE non c’è più)

Maurizio Blondet

1299.- La Legge n. 400/1988 vieterebbe l’uscita dall’euro attraverso lo strumento del decreto legge? Assolutamente NO! (di Giuseppe PALMA)

Ho già scritto, sia su questo blog che sui quotidiani nazionali, che l’uscita dell’Italia dall’euro potrebbe avvenire attraverso lo strumento del decreto legge di cui all’art. 77 della Costituzione, da convertirsi in legge secondo termini e modalità previsti dal dettato costituzionale.

Chi volesse approfondire l’argomento potrà leggere questi miei articoli:

§§§

Ciò premesso, un docente universitario di diritto costituzionale mi ha contestato la circostanza secondo la quale la Legge n. 400/1988 vieterebbe la soluzione del decreto legge circa l’eventuale uscita dell’Italia dall’euro.

Trattasi – a mio parere – di una contestazione infondata in punto di diritto, e spiego il perché:

  1. l’art. 15 della Legge n. 400/1988 prescrive (tra gli altri limiti) che il Governo non possa – mediante decreto legge – provvedere nelle materie indicate dall’art. 72, comma quarto, della Costituzione, vale a dire: “La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi”;
  2. Bene. Tale professore mi contestava il fatto che, in materia di autorizzazione alla ratifica dei Trattati internazionali, non solo è prevista – per via costituzionale – la procedura normale di esame e di approvazione da parte delle Camere, ma che l’autorizzazione alla ratifica non possa avvenire – anche per espressa previsione dell’art. 15 della Legge n. 400/1988 – attraverso lo strumento del decreto legge;
  3. E fin qui tutto giusto, infatti non v’è nulla di nuovo. Non c’era tuttavia bisogno che me lo dicesse lui. Ma tale illustre accademico estendeva arbitrariamente l’applicabilità della disposizione di cui all’art. 15 della Legge n. 400/1988 anche all’ipotesi di uscita dall’Unione Monetaria, essendo stata la moneta unica europea introdotta con una previsione inserita nel Trattato di Maastricht;
  4. E qui il professore sbaglia. E’ certamente vero che il Trattato di Maastricht prevedeva – in tre distinte fasi – l’adozione della moneta unica europea, ma è altrettanto vero che l’euro, come sostenuto dal ben più illustre prof. Giuseppe Guarino (il quale gode – dal punto di vista accademico – di una qualche credibilità in più rispetto al nostro personaggio), fu introdotto con Regolamento comunitario n. 1466/1997 (che Guarino stesso definisce espressamente come “colpo di Stato”);
  5. Ciò detto, senza entrare nel merito delle argomentazioni del Guarino – che certamente sono condivisibili e validissime – mi limito ad osservare che l’art. 15 della Legge n. 400/1988 prevede semplicemente il divieto di adottare decreti legge in materia di AUTORIZZAZIONE alla RATIFICA dei Trattati internazionali (richiamando espressamente il quarto comma dell’art. 72 della Costituzione);
  6. Prima di entrare nel merito occorre tuttavia ricordare che, nel caso di recesso dall’Unione Europea, l’art. 50 del TUE prevede che ciò possa avvenire attraverso una semplice comunicazione che il Governo dello Stato recedente invia al Consiglio europeo, senza neppure fornirne una motivazione ma tenendo conto soltanto del mero rispetto delle disposizioni costituzionali;
  7. Alla luce di quanto sopra, l’art. 15 della Legge n. 400/1988 vieta l’adozione dello strumento del decreto legge (oltre agli altri casi previsti dalla disposizione medesima) in materia di AUTORIZZAZIONE alla RATIFICA dei Trattati internazionali (richiamando espressamente l’intera norma di cui al quarto comma dell’art. 72 della Costituzione), quindi in ordine alla fattispecie specifica prevista dall’art. 80 della Costituzione: “Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi”;
  8. Ciò detto, nulla vieterebbe al Governo – sussistendo nel caso di un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro i requisiti di straordinaria necessità ed urgenza di cui al secondo comma dell’art. 77 della Costituzione (si tratterebbe del ripristino della sovranità monetaria nell’interesse supremo dello Stato di salvaguardare e tutelare i principi inderogabili della Costituzione primigenia) – di adottare un decreto legge che preveda l’abbandono dell’eurozona in quanto NON trattasi affatto della fattispecie specifica di autorizzazione alla ratifica dei Trattati internazionali cui l’art. 15 della Legge n. 400/88 fa espressa menzione (richiamando il quarto comma dell’art. 72 della Costituzione) in merito al divieto di adozione dello strumento del decreto legge;
  9. In ogni caso, qualora l’art. 15 della Legge n. 400/1988 costituisse davvero un problema circa l’utilizzabilità dello strumento del decreto legge allo scopo di uscire dall’euro, il predetto problema sarebbe facilmente superato – trattandosi di legge ordinaria – con nuova legge ordinaria che abroghi la limitazione specifica prevista dall’art. 15 (lex posterior derogat priori).

Con buona pace dei professoroni di regime!

Avv. Giuseppe PALMA

1259.-BAIL IN, IL PROBLEMA E’ IL 1834 CC

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   (Andrea Cavalleri)

Perché se una banca fallisce ci devono rimettere i correntisti?

In realtà bisognerebbe anche chiedersi perché una banca fallisce, ma qui il discorso diventa un po’ troppo tecnico, consiglio in merito di leggere le pubblicazioni del gruppo di studio inglese “Positive money” o di guardare i loro video con sottotitoli in italiano.

Torniamo quindi al nodo della questione che interessa il cittadino: se l’azienda bancaria fallisce logico che gli azionisti perdano tutto, logico che chi avanza dei diritti nei confronti della banca, come obbligazionisti e detentori di titoli vari, venga liquidato in percentuale a seguito della vendita delle residue attività, logico che vi sia una scala gerarchica nella ripartizione dei proventi fallimentari: lo Stato, i privilegiati, i chirografari.

Ma, si chiede il cittadino, perché io che ho messo i miei soldi in banca non posso riprendermeli e devo invece pagare per l’incapacità o la disonestà dei dirigenti dell’istituto?

Se io fossi un sarto, come Armani, e avessi depositato in un magazzino le mie giacche, in caso di fallimento del magazzino non sarei mai tenuto a rimborsare i creditori della logistica con i miei capi firmati, in banca non è lo stesso?

La risposta è no, non è per niente lo stesso, perché mentre Armani ha le sue giacche in magazzino, tu non hai i tuoi soldi in banca né potrai mai averli perché non esiste nemmeno la possibilità di “avere i propri soldi in banca”.

Il conto corrente bancario rientra in una fattispecie giuridica detta “deposito a vista” descritta dal

  1. 1834 del codice civile (quello italiano, comunque identico a tutti gli analoghi regolamenti bancari vigenti nel modo democratico, moderno e progredito, che tanto bene vuole ai suoi cittadini) che suona così:

Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi.

Dal testo risulta quindi che i soldi segnati nel conto corrente sono di proprietà della banca, in quanto il correntista glieli ha prestati all’atto stesso del deposito.

Due riflessioni in merito.

La prima: la legge non ammette ignoranza, dunque formalmente il rapporto cittadino-banca è perfettamente regolare e rispetta un contratto sottoscritto e approvato bilateralmente.

Però sostanzialmente, dato che, a essere ottimisti, un cittadino su mille conosce i termini della questione, i contratti bancari procedono da una circonvenzione di incapace e si configurano come falso ideologico e truffa di massa.

La seconda: la guerra al contante e l’obbligo sempre più massivo di effettuare ogni transazione passando da un conto corrente, ha come effetto quello di costringere la popolazione a prestare i suoi soldi alle banche. Dal punto di vista razionale e morale è una mostruosità senza precedenti, qualcuno mi può spiegare cosa significa “essere obbligati a prestare dei soldi”?

L’unica situazione analoga che mi viene in mente è quella di un “promotore assicurativo” dal forte accento meridionale, che forza imprenditori e commercianti a stipulare una “polizza di copertura contro rischi generici” magnificando la protezione attiva garantita dal general manager don Vito Corleone.

L’evocazione di don Vito ci riporta al secondo aspetto cruciale della questione, ovvero il perché i regolamenti bancari siano così anti intuitivi, contorti e poco spiegati al pubblico.

Forse la materia è così problematica che gli esperti non sanno trovare soluzioni migliori?

Direi proprio di no. Gli studi scientifici definitivi in materia risalgono al 1936 e sono dovuti al grande economista Irving Fisher (“Debt-deflaction theory” e “100% money” detto Chicago plan).

Questi spiegò che l’uso della riserva frazionaria (il metodo di gestione dei depositi a vista) non solo mette a rischio le proprietà del singolo correntista, ma che è la causa principale di tutte le grandi depressioni economiche, perché può provocare la scomparsa di ingenti quantità di moneta, precipitando il sistema in una gravissima crisi da deflazione. Nel caso della crisi del ’29, un terzo dei dollari di tutta la nazione americana scomparvero nel nulla, dollari che figuravano virtualmente sui conti correnti, ma che erano solo la proiezione di una serie di parametri bancari che, una volta compromessi, determinarono la volatilizzazione dei soldi.

Il rimedio a questo tallone d’Achille del sistema monetario è forse troppo complicato?

No, è banale!

Fisher spiegò chiaramente che bastava usare la “moneta intera” cioè moneta reale e non virtuale, ovvero permettere al cittadino di “avere i suoi soldi in banca”.

Ma allora perché non lo si fa?

E qui ritorna don Vito Corleone, cioè la persona umana dietro il sistema.

Dire che noi prestiamo i nostri soldi alle banche, significa, in ultima istanza, che noi diamo i nostri soldi ai banchieri (che poi ce li re-imprestano a interesse).

Questo andazzo, protratto ormai da qualche secolo, ha prodotto un accumulo incommensurabile di ricchezza e di potere nelle mani di una ristretta cerchia di banchieri e tra i poteri che queste persone si sono accaparrati c’è ovviamente quello di decidere sui regolamenti bancari e monetari.

Insomma il buon vecchio e sicuro conflitto di interessi elevato all’ennesima potenza.

Questa è la ragione per cui le migliori menti, studiano, escogitano metodi sicuri ed efficienti per garantire il benessere generale, magari ottengono dei riconoscimenti (come il premio Nobel a Tobin, quello della Tobin tax) ma poi non vedono mai applicate realmente le loro teorie.

Al contrario vengono regolarmente adottati i provvedimenti più assurdi, utilizzando come giustificazione teorie antiquate, inconsistenti e più volte smentite dai fatti, ma funzionali a garantire i privilegi di una ristretta casta dominante.

E’ così perché conviene a lorsignori. Conviene? Ma neanche, basta che piaccia.

Pensate che negli ultimi lustri si è sviluppato un sistema di scommesse detto dei “contratti derivati” che, pur con alcune eccezioni di utilità, è al 95% un giro di truffe e riffe da biscazzieri.

Ebbene in caso di fallimento di una banca i contratti derivati hanno una priorità rispetto ai conti correnti. Cioè quando il commissario liquidatore avrà racimolato il patrimonio derivato dalla cessione di tutti gli attivi, prima dovrà pagare le scommesse di lorsignori chiamate derivati e poi, nell’eventualità -impossibile- che avanzi qualche briciola, potrà ripartirla tra i correntisti.

Giustamente vengono prima i loro divertimenti e poi le nostre necessità.

Per concludere la logica vorrebbe che il bail in fosse la normale procedura fallimentare, ma con moneta intera, cioè coi “miei soldi in banca” e che non si toccano!

Per fare questo bisognerebbe pensare a una campagna referendaria per l’abrogazione del 1834 del codice civile, il che equivarrebbe a una rivoluzione e imporrebbe in pratica una costituente.

Il vecchio potere non acconsentirà mai, ma un tale referendum costituirebbe comunque la legittimazione giuridica e democratica dei forconi. Forconi che non devono andare in piazza, ma nei collegi degli azionisti di maggioranza delle banche, nelle fondazioni bancarie e nelle direzioni generali degli istituti di credito.

Con le buone maniere si ottiene sempre tutto.

 di Maurizio Blondet