Archivi categoria: MORALITA’ E CORRUZIONE

1361.- E’ GEORGE SOROS A FINANZIARE L’INVASIONE AFRICANA DELL’ITALIA. ECCO NOMI, ORGANIZZAZIONI, NAVI E PIANI CRIMINALI… VIA LE ONG, TRITON RIPARTE.

Le principali ONG impegnate nel traffico di africani verso l’Italia sono state: Moas, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Médecins sans frontières, Save the children, Proactiva Open Arms, Sea-Watch.org, Sea-Eye, Life boat.

Il principale finanziatore di questa galassia di organizzazioni che hanno riversato orde immani di africani in Italia è stata la Open Society di George Soros. A queste ONG Soros ha promesso – e quindi iniziato a “donare” – 500 milioni di dollari per organizzare l’arrivo dei migranti africani in Italia e dall’Italia in altre nazioni europee.

Il primo a svelare questo retroscena fu il capo di Frontex, Fabrice Leggeri che denunciò il fatto che le navi di queste ONG finanziate da Soros caricavano a bordo gli africani, sempre più vicino alle coste libiche, spiegando come questo comportamento criminale incoraggiasse i trafficanti a stiparli su barche inadatte al mare con rifornimenti di acqua e carburante di giorno in giorno sempre più scarsi.

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Le parole di Leggeri – come scrisse il Giornale in un documentato articolo pubblicato lo scorso 2 febbraio  – hanno rappresentato un’esplicita denuncia delle attività di soccorso marittimo finanziate da Soros.

Le navi che sono state impegnate in questo traffico di africani verso l’Italia sono: il Topaz Responder da 51 metri del Moas, il Bourbon Argos di Msf e l’MS di Sea Eye. I costi altissimi di gestione di queste grosse navi sono stati coperti totalmente dai finanziamenti di Soros. E’ Soros il mandante dell’invasione dell’Italia e lo sarà ancora.

E c’è un aspetto oltremodo sospetto di un gigantesco piano criminale: questa è una flotta di navi fantasma. Battono bandiera panamense la Golfo azzurro, della Boat Refugee Foundation olandese e la Dignity 1, di Medici senza frontiere.

Batte bandiera del Belize il Phoenix, di Moas, e bandiera delle isole Marshall il Topaz 1, sempre di Moas. Tra le ONG che gestiscono questa flotta fantasma c’è la tedesca Sea Watch armatrice di due di queste navi. E la Sea Watch dichiara di agire per il presunto diritto alla libertà di movimento (di chiunque senza rispettare la sovranità delle nazioni come l’Italia) e di non accettare alcuna distinzione tra profughi e clandestini senza alcun diritto in base alle leggi internazionali di accoglienza.

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Sappiamo tutti degli ostacoli frapposti alle indagini del procuratore Carmelo Zuccaro, dell’incursione immediata di Soros nell’ufficio di Gentiloni e dell’incremento assunto dalle operazioni delle ONG.

Per favore, nessuno dica che non sapessimo chi ha pagato l’invasione dell’Italia dalla Libia e che queste ONG operassero nella più totale illegalità.

 

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Ora, dopo la presa di posizione di Haftar, che ha capito come inserirsi nel gioco e ha chiesto all’Ue 20 miliardi in 20 anni, grazie all’impegno della guardia costiera libica e  grazie, anzitutto,  anche a al-Serraj, gli sbarchi di migranti in Italia si sono azzerati.  E’ vero anche che gli scontri tra fazioni nella zona di Sabrata, porto d’elezione per i trafficanti hanno complicato le operazioni dei trafficanti. Ma è bastato “mostrare le armi”, e Medécins sansa Frontieres, Save the Children, la spagnola “Poractiva Open Arms”, la tedesca Sea Eye hanno rinunciato ai loro salvataggi.

Effetto: un calo del 76 per cento degli arrivi rispetto allo stesso periodo di agosto 2016. E’ dunque evidente che le navi delle ONG “umanitarie” facevano da richiamo ed appello.

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D’accordo, i libici fanno questo dietro congrui pagamenti del “governo” Gentiloni-Alfani-Minniti. Pagati per fare quel che i  nostri non vogliono  fare apertamente; ma questo  è il livello della politica estera italiana – mazzette e tangenti.

Un grazie anche a “Generazione Identitaria”, che ha segnalato per prima le losche  collusioni della tedesca Iuventa con gli scafisti,  accendendo  un faro sulle operazioni delle ONG , che operavano continuamente protette dalla nebbia di lodi ed esaltazioni delle nostre Boldrini, dei nostri Saviano e dei media, col governo Soros-Gentiloni a far finta di niente, ed  il business parassitario dell’accoglienza a fare miliardi.  Ovviamente la nave  di Generazione Identitaria, la C-Star, con i ragazzi di Defend Europe, è  stata e  viene subissata di insulti:  nazisti, razzisti, omofobi, negazionisti dell’oloqué… la nave  di Generazione Identitaria, la C-Star e i ragazzi di Defend Europe hanno fatto molto, ma molto di più della pomposa Marina Militare.

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Ovvio:  la demonizzazione di  cittadini che, senza i fondi di Soros, si organizzano efficacemente, fino a noleggiare una nave, per contrastare i soprusi del potere  globale, è un riflesso tipico delle oligarchie. Ci si abitueranno.

Ora che le ONG hanno virato di bordo, la Marina italiana sostiene la guardia costiera libica e a Ceuta arriva la stessa quantità di migranti del 2016, la domanda è: Chi li sta spostando? Chi? Ma l’Ue è impegnata con Soros, il governo è impegnato con Soros. Sanno loro in cambio di che o di quanto e, mentre molti si compiacciono, via le ONG, tocca alle navi “da guerra”! L’illusione è durata un solo attimo. Riparte Triton l’operazione che ha moltiplicato gli sbarchi dei clandestini. La Ue e’ soddisfatta, Soros anche: la sostituzione prosegue.

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1357.- ATTACCO ALLA GIUSTIZIA

Enrico Moja, il questore di Arezzo mandato in esilio: “Maria Elena Boschi è riuscita a rimuovere me…”

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Dopo gli attacchi di maggio al procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, il trasferimento, pardon, promozione di pochi giorni fa del PM Ambrogio Cartosio, dal Tribunale di Trapani alla Procura di Termini Imerese, è la volta di un altro funzionario, con gli occhi su personaggi del potere, che non può più chiamarsi governo.

Non si placano le polemiche su Maria Elena Boschi. Dopo le rivelazioni di Ferruccio De Bortoli su Banca Etruria secondo cui l’ex ministro avrebbe fatto pressioni su Unicredit. A parlare ora è il questore Enrico Moja.

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Sembra che sia riuscita a rimuovere “almeno” “il questore di Arezzo…”, si legge nel messaggio su Whatsapp arrivato a Enrico Moja, 63 anni, il diretto interessato… . “Ci ho fatto una risata. Qualcuno ha interpretato il mio trasferimento in un certo modo. Ma io non ho mai avuto prove per dimostrarlo veramente”, dice il dirigente di polizia al Giornale. “Ho trascorso ad Arezzo un lungo e onorato periodo (dal 1 giugno 2013 al 1 settembre 2016, ndr) – spiega Moja – Come tutte le città di provincia, anche quella aveva le sue stranezze. Non dimentichiamo che era la città di Licio Gelli…”. Infatti Moja, è stato bruscamente rimosso e trasferito a Milano.

Perché? Come riporta Libero, all’epoca si è scontrato con Laterina e con la sicurezza da garantire a Maria Elena Boschi e alla sua famiglia: “Avevo la responsabilità del dispositivo di tutela di tutta la famiglia e con l’allora ministro Boschi tenevo rapporti di carattere istituzionale. Credo di aver fatto con onore il mio lavoro, se poi a qualcuno non ero gradito per qualche ragione…”.

Quando il potere esecutivo invade il potere legislativo e prevarica il potere giudiziario non c’è più democrazia e non c’è più la Nazione. Ancora pochissimo , ma già sento dire: “Era meglio la dittatura con il suo monarca e il suo dittatore!”

 

1338.- INVASIONE PROGRAMMATA! La Polizia: “Gli sbarchi nei fine settimana sono la prova dello scafismo di Stato”.

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Il segretario del Sap, Gianni Tonelli, parla di una pianificazione degli sbarchi in Sicilia nei weekend come “prova di accordi informali tra il Governo e le Ong”.

“Alla luce dell’indagine aperta dalla procura di Trapani relativamente alla nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet, non è per nulla un caso che l’80% degli sbarchi (e parliamo di 600/800 migranti per volta) avvenga nei weekend“. Questa l’accusa lanciata venerdì dal segretario generale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap), Gianni Tonelli, che parla di una pianificazione degli sbarchi in Sicilia nei week end come “prova di accordi informali tra governo e Ong”.

“I passaggi fondamentalmente sono due – scrive il Sap in una nota – il primo, riguarda l’accordo informale tra il governo e Ong, in quanto le operazioni non prevedono il solo soccorso in mare, ma una serie di tante altre incombenze, tra cui identificazione, fotosegnalamento, prima visita medica, screening sanitario, schede di provenienza, incontro con mediatori culturali, individuazione degli alloggi, noleggi di pullman per il trasporto nelle varie città italiane, individuazione dei centri di accoglienza sull’intero territorio italiano e organizzazione dello smistamento”.

“Tutte queste operazioni – spiega il Sap – necessitano di essere programmate e dunque sincronizzate con gli sbarchi. Qui arriviamo quindi al secondo passaggio, ovvero l’accordo tra Ong e scafisti per programmare lo sbarco e dare avvio a delle vere e proprie ‘ondate migratorie sincronizzate’, con il ‘benestare’ dello Stato Italiano che non può non sapere”. l Sindacato autonomo di Polizia afferma che “dall’inizio dell’anno ad oggi a Catania, su 17 sbarchi, 10 sono avvenuti durante il week end i restanti 7 il lunedì. Anche a Messina, su 9 sbarchi, 7 sono avvenuti durante il fine settimana e il Lunedì Santo. Il ritardo di un giorno è legato alla variabile indipendente delle condizioni meteorologiche”. Secondo Gianni Tonelli, “dopo le rivelazioni di Emma Bonino la quale ha reso noto che l’approdo esclusivo nei porti italiani era stato deciso dal governo Renzi per ottenere elasticità sullo sforamento del tetto di stabilità, al fine della elargizione degli 80 euro, si aggiunge un ulteriore tassello che delinea il puzzle della vergogna perpetrata contro il Paese gli interessi della nazione e che tira in ballo, oltre alle responsabilità del governo, anche quelle delle amministrazioni interessate”. Tonelli punta il dito anche contro “il poco personale di Polizia a disposizione, i doppi e tripli turni di per far fronte all’emergenza, le inutili mascherine antialito date in dotazione ma che di fatto non proteggono per nulla da possibili contagi”.

 

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Il Codice di comportamento delle Ong, è una farsa. Sentite la protesta di Medici senza frontiere: “Profana il nostro santuario”. Cosa nasconde questa associazione? Non mi è mai stata chiara, ma non mi è chiara nemmeno la posizione di governo e istituzioni.

1502008618419.jpg--codice_ong__protesta_medici_senza_frontiere___viola_il_nostro_santuario_E su Iuventa, il poliziotto sotto copertura: “Sono rimasto a bordo per 40 giorni e sono riuscito a documentare con foto e video i contatti tra l’equipaggio tedesco e i trafficanti d’uomini”.

Dice no al Codice etico delle Ong Loris Filippi, presidente di Msf. “Io non esprimo alcun giudizio politico sull’attività del ministro Minniti. Se lui crede nell’efficacia dell’azione coercitiva, vada pure avanti. Noi non siamo d’accordo. Ma l’errore fondamentale è ritenere di poter miscelare l’azione umanitaria con il contrasto all’immigrazione clandestina. I militari, la polizia fanno il loro lavoro, noi facciamo altro e questa separazione di ruoli è fondamentale”, dichiara a Repubblica. “Se nelle nostre strutture o sui nostri mezzi dovesse entrare personale armato sarebbe uno spazio violato, non sarebbe più un santuario umanitario. Noi ci rendiamo ben conto che le forze dell’ordine sono una cosa diversa dalle milizie, però anche un contesto come quello del Mediterraneo dove una nostra nave è stata attaccata dalla guardia costiera libica presenta rischi sulla sicurezza”.
E ha suscitato scalpore la vicenda del poliziotto dello Sco, il Servizio centrale operativo che per quaranta giorni ha lavorato sotto copertura sulla Vos Hestia di Save the Children, che ha scoperto i contatti tra l’equipaggio della nave Iuventa e gli scafisti. Suo compito, verificare la fondatezza delle denunce presentate da alcuni volontari proprio di Save the Children. “Sono rimasto a bordo per 40 giorni”, ha raccontato l’agente al Corriere, “e sono riuscito a documentare con foto e video i contatti tra l’equipaggio della Iuventa e i trafficanti d’uomini”.

Luca B., 45 anni, sub, abilitato al soccorso medico in mare, agente esperto, ha dovuto agire con circospezione,”continuamente all’erta per non essere scoperto”. La cosa più complicata è stata filmare e scattare foto “per timore di suscitare sospetti tra gli altri membri dell’equipaggio”. E alla fine, il 18 giugno, la sua pazienza è stata premiata: “All’alba, la Vos Hestia e la Iuventa si incontrano in alto mare. Pochi minuti dopo si avvicina un barchino dei trafficanti. Rimane a pochi metri da Iuventa, gli scafisti parlano coi volontari. Arriva un altro barchino che scorta un gommone carico di migranti”.
Luca B. riesce a scattare foto e a filmare lo scambio. Tre ore dopo c’è un altro contatto e anche in quell’occasione l’agente sotto copertura riesce a filmare tutto. Poi comunica coi suoi capi: “Ho tutto, comprese le immagini dei barchini restituiti ai trafficanti e riportati in Libia”. Grazie a lui, ciò che tutti han sempre saputo e che pochi (Salvini, Zuccaro, la Lega, il Centrodestra) han sempre detto, viene infine dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio. E adesso tremano i buonisti.

 

 

1333.- Lo “schema Soros” e l’immigrazione indotta

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1, 2, 3… TANA PER SOROS!
Per carità, sarà solo un caso, una coincidenza di quelle che servono agli scettici per dimostrare che non c’è un senso nelle cose. Fatto sta che ogni volta che la società civile, gli umanitaristi della domenica, le sentinelle democratiche scendono in piazza contro il cattivo di turno (che si chiami Putin, Trump o Marine Le Pen), dietro a loro fa capolino la faccia di Soros o meglio, il suo portafoglio.

Anche nell’ultimo caso, quello del Decreto esecutivo sull’immigrazione voluto da Trump, le proteste inscenate in tutta America sono state organizzate da gruppi mantenuti con i soldi del filantropo miliardario.
Come ha evidenziato Aaron Klein su Breitbart, gli avvocati che hanno messo in piedi le azioni legali contro il Decreto Trump, appartengono a tre associazioni per i diritti degli immigrati: la ACLU (American Civil Liberties Union), il National Immigration Law Center e l’Urban Justice Center. Tutte e tre sono finanziate, per milioni di dollari, dalla Open Society di Soros (la ACLU addirittura ha ricevuto 50 milioni solo nel 2014).
Una delle avvocatesse in prima linea nella battaglia legale, Taryn Higashi, è componente dell’Advisory Board dell’Inziativa per l’Immigrazione Internazionale della Open Society.

Dopo le manifestazioni di protesta all’indomani del voto e la Marcia delle Donne, questa è la terza iniziativa anti-Trump che vede la ragnatela di Shelob/Soros dispiegarsi contro quella parte dell’America colpevole di non aver votato la sua candidata in busta paga, Hillary Clinton.
Come direbbe Poirot: “una coincidenza è solo una coincidenza, due coincidenze sono un indizio, tre coincidenze sono una prova”; e se ci aggiungiamo anche la famosa battaglia contro le “fake-news” che inquinano la purezza dell’informazione mainstream (salvo poi scoprire che a produrre fake news è proprio il mainstream), diciamo che abbiamo la quasi certezza che a Soros non è andata molto giù l’elezione di Trump.

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Tra tutte le cause “progressiste” che Soros finanzia, quella per agevolare l’immigrazione clandestina è forse la più curiosa (ed anche la più rivelatrice).

Nel 2014 il New York Times rivelò che la decisione di Obama di modificare la legge sull’immigrazione per facilitare il riconoscimento degli irregolari, fu spinta dalla campagna delle associazioni pro-immigrati divenute una “forza nazionale” grazie all’enorme quantità di denaro versato nelle loro casse dalle ricchissime fondazioni di sinistra tra cui, appunto, la Open Society di Soros (oltre alla sempre presente Ford Foundation); “Negli ultimi dieci anni – scrive il NYT – questi donatori hanno investito più di 300 milioni di dollari nelle organizzazioni di immigrati” che lottano “per riconoscere la cittadinanza a quelli entrati illegalmente”.

Ora, Soros, che di mestiere fa lo speculatore finanziario, è uno che con i soldi non produce ricchezza ma povertà. Il suo lavoro è, di fatto, scommettere sulla perdita degli altri; lui vince se il mondo perde.
Soros appartiene a quella aristocrazia del denaro per la quale, crisi economiche e guerre, sono linfa vitale per il proprio portafoglio (e per il proprio potere).
E infatti i suoi miliardi li ha fatti (e continua a farli) mettendo in ginocchio le economie di mezzo mondo; ne sappiamo qualcosa anche noi italiani che nel 1992, subimmo l’attacco speculativo orchestrato dal suo fondo “Quantum” che bruciò il corrispettivo di 48 miliardi di dollari delle nostre riserve valutarie, costringendo la Lira ad uscire dallo Sme (insieme alla sterlina inglese).

E se “destabilizzare le economie” è il suo lavoro, destabilizzare i governi è il suo hobby; e così Soros finanzia da anni rivoluzioni colorate (dall’est Europa alle Primavere Arabe) che altro non sono che guerre civili all’interno di Stati sovrani per sostituire governi legittimi con replicanti a lui rispondenti; e adotta (finanziando campagne elettorali) candidati particolarmente inclini a fare le “guerre umanitarie” con cui stravolgere intere aree del mondo.

soros-quoteLO SCHEMA SOROS: POVERI-PROFUGHI-IMMIGRATI
Per semplificare (anche troppo) lo chiameremo “SCHEMA SOROS” anche se in realtà è un preciso disegno dell’élite tecno-finanziaria per costruire il proprio sistema di potere globale.

Lo “Schema Soros” funziona così: l’élite prima produce i poveri, poi trasforma alcuni di loro in profughi attraverso una bella guerra umanitaria o una colorata rivoluzione (in realtà i profughi sono meno della metà degli immigrati) e poi li spinge ad entrare illegalmente in Europa e in Usa grazie alle sue associazioni umanitarie, ricattando i governi occidentali e i leader che essa stessa finanzia affinché approvino legislazioni che di fatto eliminano il reato di immigrazione clandestina. Il tutto, ovviamente, per amore dell’Umanità.
In questo schema un ruolo centrale ce l’ha il sistema dei media e della cultura nel manipolare l’immaginario simbolico e costruire il “pericolo xenofobo e populista” contro chiunque provi ad opporsi a questo processo.

E francamente fa uno strano effetto vedere la sinistra americana di Obama e della Clinton solidarizzare con i profughi dopo aver lanciato sulla loro testa 26.000 bombesolo nel 2016 (quasi 50.000 in due anni) e venduto ai loro governi più armi di qualsiasi amministrazione americana, nel rumorosissimo silenzio di Soros e dei benpensanti che oggi scendono in piazza contro Trump.

A COSA SERVE L’IMMIGRAZIONE INDOTTA?
L’immigrazione in atto non è un processo naturale ma indotto per consolidare un modello incentrato non sulla ricchezza reale (produzione di beni e consumo) a vantaggio di tutti, ma su quella “irreale” del debito e dell’usura, a vantaggio di pochi.
La globalizzazione non è altro che il processo di concentrazione della ricchezza mondiale nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone (quel famoso 1% che detiene il 50% della ricchezza globale).

Per l’Occidente il vero sconvolgimento è la dissoluzione della classe media, l’erosione ormai costante di quella che è stata il motore trainante dello sviluppo economico e civile dell’ultimo secolo e mezzo.
Non è un caso che “l’abbattimento della borghesia” (sogno di ogni ideologia totalitaria di destra e di sinistra) va di pari passo con i tentativi di smantellamento delle democrazie in atto in Occidente attraverso l’ascesa di governi tecnocratici e revisioni costituzionali scritte direttamente dai banchieri.
Per Soros e per l’élite tecno-finanziaria, “la democrazia è un lusso antiquato” (come scrisse il Financial Times, la Bibbia del gotha finanziario); e i meccanismi di sovranità popolare e rappresentanza parlamentare sono un intralcio alla gestione diretta del potere.

Il processo d’immigrazione indotta serve proprio a questo: disarticolare l’ordine sociale e culturale, generare conflitti endemici (guerra tra poveri), imporre legislazioni più autoritarie, alterare l’equilibrio demografico e generare un’appiattimento della stratificazione sociale per ridurre il peso di quella classe media, elemento da sempre in conflitto con le élite.

Per Soros e i suoi amici è molto più funzionale una società a due livelli: una élite con in mano grande potere economico (e decisionale) in grado di gestire anche i flussi informativi (e formativi) e una massa sempre più povera, dipendente da questa élite e dall’immaginario che essa costruisce; e nel progetto globalista, le identità nazionali e religiose (proprio perché pericolose costruttrici di senso) devono essere annullate all’interno di una massa indistinta e perfettamente funzionale al sistema di dominio.

Il sogno di un mondo governato da pochi plutocrati passa per la dissoluzione dell’Occidente come lo conosciamo e l’immigrazione di massa costruita a tavolino e legittimata persino nelle dichiarazioni ufficiali dei tecnorati sulla “Migrazione Sostitutiva”, serve a trasformare il loro sogno nel nostro incubo.

1332.- Volontari a 10mila euro al mese.. Ma che volontariato è?

Non c’è più nulla da rispettare, non c’è valore che non sia stato malversato a fini di lucro, né valore né potere né istituzione in cui credere: clero, papato, istituzioni, volontariato. I farisei hanno sovvertito le fondamenta della società civile ed è l’economia che detta le leggi e governa il diritto. Non è più il diritto a governare l’economia. Ma se è il denaro che conduce, chiedetevi dove condurrà. Ho chiamato questa epoca dei maiali: “sorosiana”, dal giorno in cui il mercante della morte, un personaggio di mezzo del mondo sionista (non ebrea!) delle banche, è piombato, a Roma, senza timoranza alcuna, nella Presidenza del Consiglio dei ministri a dettare le sue istruzioni per continuare il traffico di esseri umani e per tacitare un Giudice vero: il PM capo della Procura di Catania Carmelo Zuccaro.

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Ma non vi appaghi questa rivelazione! Non siamo le sue vittime, perché siamo e saremo chiamati alla responsabilità. Vi riporto le notizie dal web e dalla stampa, ma avrei preferito un comunicato di quelle figure finte che ci governano. Sappiamo che siamo oltre il punto di non ritorno, che i numeri del traffico di umani ha superato le nostre possibilità di accoglienza, che i falsi ci impongono una integrazione impossibile con avventurieri incivili, che ci stiamo svenando senza speranza di risultato alcuno perché è la nostra civiltà che vogliono demolire. Integrazione significa che da una parte e dall’altra si da e si riceve. Significa che ci sarà e presto un accrescimento reciproco o non è integrazione. Sappiamo chi ha messo a libro paga le istituzioni di molti paesi. Ma vincono e perdono. Non sono onnipotenti. Hillary Clinton ha segnato una loro sconfitta, ma alla sua Convention si sono prostrate, fra gli altri, Laura Boldrini, Elena Boschi e hanno portato denaro pubblico del popolo italiano. Soros, uno speculatore finanziario, fra i trenta uomini più ricchi del mondo, pluricondannato da più stati, manipola a suo piacimento gli umanitaristi della domenica, le sentinelle democratiche, quindi, la società civile. La sua arma è il denaro fittizio che nulla costa e tutti compra, ma con cui semina povertà e morte nel mondo. Le organizzazioni di immigrati, le ONG sono state finanziate da lui e da quelli sopra lui per più di 300 milioni di dollari. Le istituzioni obbediscono a lui e anche il cosiddetto codice di comportamento delle ONG è uno specchio per le allodole. Il problema si affronta alla radice oppure comoda che ci sia. Così, mettono alla boa per un po’ di tempo, la bagnarola “ Iuventa” di  JugendRettet, un motopesca ristrutturato da Soros e finanziato da Soros e hanno lasciato mano libera alle altre ONG …finanziate da Soros. Cito, a esempio, la ONG SeaEye che ha gli stessi dubbi rapporti con gli scafisti per cui viene indagata la tedesca JugendRettet. E cito la MOAS, con le sue due navi, “Phoenix” e “Responder”, perché Regina Egle Liotta e il marito Christopher Cantambrone sono stati nominati ufficiali dell’ O.M.R.I., Ordine al Merito della Repubblica Italiana, dal nientemeno che Presidente della Repubblica Mattarella, per averci portato, eroicamente, 40.000 avventurieri in cerca di fortuna. L’ONG MOAS ha stretto accordi con la Croce Rossa Italiana e imbarca gente di Medici senza Frontiere, come anche la JugendRettet. Medici senza Frontiere non ha sottoscritto il cosiddetto codice di comportamento delle ONG, come la JugendRettet. Non vogliono armi a bordo è la scusa per i gonzi, ma le armi della polizia non creano pericoli: sono legge. Cosa hanno da nascondere? Ce lo chiediamo da anni. Abbiamo ancora dubbi sulla bontà di queste organizzazioni?

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C’è una unica mente

La verità sulle Ong, intercettazione a bordo: “I volontari prendono 10.000 euro”. Più che Ong, alcune di loro sono taxi del mare. Organizzazioni talmente ben oliate e professionali che alcuni “volontari” riuscivano a venir pagati profumatamente, fino a 10.000 euro. Segno evidente che la solidarietà per qualcuno era un business ricchissimo.

La fotografia scattata dall’inchiesta che ha portato al sequestro della nave Iuventa, utilizzata dai tedeschi di Iugend Rettet per trasportare i migranti dalla Libia all’Italia è nitida e gravissima. Non solo i volontari tedeschi andavano a prendere i migranti nelle acque libiche, a un miglio dalla costa, senza che le imbarcazioni dei disperati fossero in effettivo pericolo. Ma soprattutto facevano tutto in totale accordo con gli scafisti, con cui avevano contatti frequenti prima del “soccorso” (sarebbe meglio chiamarlo scambio-merce, visto che nelle intercettazioni alcuni operatori chiamavano i migranti “roba”) e addirittura, come testimoniato dalle foto scattate da un infiltrato a bordo, salutavano gli stessi come si fa con collaboratori e non, com’è nei fatti, autentici criminali.

Tra le intercettazioni scottanti, una apre gli occhi su una realtà che molti in Italia, tendenzialmente a sinistra, hanno sempre negato o minimizzato. Il giro di soldi nascosto dietro un’attività per certi versi benemerita. Un operatore chiede a un altro: “Quali erano secondo te le cose strane che hai visto?”. Risposta: “Innanzitutto il fatto che venissero pagati così tanto, il fatto che ci facessero fare queste c… di foto come ..”. “Perché loro, aspè.. perché loro erano pagati come stipendio dici?”, ribatte stupito il primo. “Eh, si, cioè .. cioè uno che fa il volontario che si piglia 10.000 euro mi sembra…”. La giungla delle Ong regala sorprese: “Quegli altri, quelli là… – continua in un’altra chiacchierata l’operatore riferendosi a un’altra organizzazione di volontari – quelli erano banditi del mare non erano soccorritori del mare, eh? Quelli erano veramente banditi! Cioè veramente quella è stata proprio scandalosa… hanno fatto più morti loro che loro da soli coi gommoni”.

Lampedusa, sequestrata nave Ong tedesca Iuventa:

Favoreggiamento dell’immigrazione contro ignoti è l’ipotesi di reato che a portato al sequestro della nave “Iuventa”, della Ong tedesca Jugend Rettet, bloccata nella serata di martedì 1 agosto dalla Guardia costiera a Lampedusa. La decisione del gip di Trapani su richiesta della Procura. L’organizzazione, che non ha firmato il codice di condotta del Viminale, è al centro dell’indagine dei pm trapanesi su presunti legami con gli scafisti. Intanto da alcune intercettazioni diffuse dalla polizia emergerebbe l’intenzione da parte dell’equipaggio di non dare fotografie dei salvataggi in mare e aiuto alle autorità italiane.

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Da Twitter: Un dubbio di Luca Battanta e anche mio: Sicuri che prendersela con la bagnarola Iuventa non serva per lasciare “inosservata” altra? ( Catrambone, Malta…, e, con loro, Boldrini, Mattarella… dice nulla?)

 

Ong, migranti e scafisti, i sospetti anche su Medici senza Frontiere: la gravissima accusa. 

C’è anche Medici senza Frontiere (quindi l’ONG MOAS, quindi Laura Boldrini, quindi…?) tra le Ong su cui sta indagando la Procura di Trapani nell’inchiesta che ha portato al sequestro della nave Iuventa, dell’organizzazione tedesca Jugend Rettet. Secondo quanto riporta Il Messaggero, gli inquirenti sono convinti che gli operatori di MsF abbiano indottrinato i migranti raccolti in mare intimando loro di “non collaborare con la polizia italiana” una volta sbarcati sui nostri porti. L’ipotesi, già avanzata nei mesi scorsi su segnalazione della stessa polizia, insospettita dall’atteggiamento “poco collaborativo” dei migranti tratti in salvo dalla nave Dignity nel maggio 2016, troverebbe ora nuovi elementi a supporto. 

Soprattutto, proprio come per i tedeschi di Jugend Rettet, i francesi di Medici senza Frontiere (che non hanno firmato il codice di comportamento varato dal governo italiano) potrebbero incorrere nell’accusa di favoreggiamento di immigrazione clandestina. A pesare sono le operazioni di soccorso poco chiare, avvenute non in situazione di reale pericolo per i migranti e troppo a ridosso delle coste libiche. I pm poi sospettano di rapporti stretti tra gli operatori di MsF e alcune persone in Libia, forse legate direttamente agli scafisti con il compito di avvisare i volontari quando i barconi carichi di disperati salpavano in direzione Italia.

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Si continua con lo spirito umanitario e con la retorica dell’accoglienza, ma la realtà è fatta di traffici criminali e di persone ambigue. E tutti si muovono, ma nulla cambia:

Maurizio Gasparri: Le navi della Guardia Costiera vanno a Lampedusa a imbarcare i migranti presi in acque libiche dalla nave Prudence di Medici senza Frontiere, che non ha sottoscritto il cosiddetto codice di comportamento. “Meno sbarchi, più manette”.

 

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CP 920 è la nave “Bruno Gregoretti”

Renzi, giù a caccia di voti, svela l’inganno del codice di comportamento delle ONG: “Bisogna usare il pugno di ferro contro le ONG che non rispettano le regole”. Cioè a dire che “Tranne, per ora, l’Ong tedesca Jugend Rettet, indagata a Lampedusa, tutte le altre continueranno a traghettare avventurieri e con la collaborazione della Guardia Costiera e del Governo sorosiano. Quella dei migranti è una questione che durerà vent’anni – se lo dice lui! – Ma servono tre punti: Primo, aiutarli davvero a casa loro, che significa, come abbiamo fatto, aumentare gli investimenti nella cooperazione internazionale; secondo, lo jus soli; terzo, il numero chiuso sulla base delle capacità d’integrazione (e sul significato d’integrazione abbiamo appena ribadito). Come con la legge Napolitano-Turco. E quelli che non possono stare da noi, devono essere presi dall’Europa altrimenti smettiamo di trasferire soldi ai paesi che non accettano le quote.

1329.- ANALISI ONG NEL MEDITERRANEO: SECONDA PARTE

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C’è una regia operativa che dirige lo schieramento a rastrello. Nulla deve sfuggire.

 

(Come operano, chi le finanzia e i punti oscuri)

Premessa

Lo scopo di questa ricerca, come delle precedenti, non è quello di denunciare l’operato delle ONG nel Mediterraneo o di provare presunte collusioni con gli scafisti.
Lo scopo è quello di mettere ordine e fare chiarezza sui fatti vista la grande quantità di informazioni spesso in contrasto tra di loro.
Lo scopo è quello di stimolare un’analisi successiva del lettore partendo da dati il “più possibile neutri”.
Lo scopo è quello di sollecitare maggior trasparenza riguardo alle operazioni svolte dalle ONG nel Mediterraneo visto che l’onere del fare vivere dignitosamente le persone a cui loro salvano la vita spetta al popolo italiano.
Lasciamo alle varie Procure della nostra Repubblica impegnate nelle diverse inchieste, alla commissione di Frontex e alla Commissione Difesa del Senato, il compito di indagare e portare la realtà dei fatti “a galla”.
Luca Donadel e Francesca Totolo

1

Quali ONG operano nel Mediterraneo 2

Medici Senza Frontiere

Dicono di loro: “Al cuore dell’identità di MSF c’è l’impegno a essere indipendenti, neutrali e imparziali. Questi principi hanno guidato ogni aspetto del nostro lavoro – dall’assistenza medica e logistica agli aspetti finanziari e alla comunicazione – fin da quando MSF è stata fondata nel 1971”.

MSF è un’organizzazione umanitaria composto da 23 sezioni nazionali indipendenti riunite sotto un unico statuto. Le singole sezioni reclutano gli operatori umanitari, promuovono l’organizzazione attraverso campagne stampa e di sensibilizzazione, fanno raccolta fondi per finanziare le missioni. Gli uffici che coordinano direttamente le operazioni sul terreno (“centri operativi”) si trovano a Bruxelles, Parigi, Amsterdam, Barcellona e Ginevra. Nei contatti con le istituzioni sovranazionali e le organizzazioni internazionali come l’Unione Europea e le Nazioni Unite, MSF è rappresentata dall’Ufficio Internazionale sito a Ginevra.

Nel 1998 MSF Italia si costituisce come Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), con il riconoscimento della personalità giuridica da parte del Ministero della Sanità e nel 2002 riceve l’idoneità di Organizzazione Non Governativa (ONG) dal Ministero degli Affari Esteri. In Italia è anche basata un’unità operativa (“cellula”) che dipende dal centro operativo di Bruxelles e gestisce direttamente le attività condotte da MSF nei seguenti paesi: Italia, Bulgaria, Grecia, Mauritania, Libia, Egitto. 1

Le navi

Per il terzo anno consecutivo sono impegnati in operazioni di ricerca, soccorso e assistenza medica nel Mediterraneo centrale.

Da aprile a novembre 2016, l’équipe di MSF è operativa su tre navi, la Dignity I, la Bourbon Argos e l’Aquarius. Dichiarano di aver partecipato a decine di operazioni coordinate dalla Guardia Costiera Italiana.

Durante la stagione invernale, l’unica nave operativa è stata l’Aquarius, in collaborazione con SOS Mediterranee. A partire da Marzo, hanno acquisito una nuova imbarcazione, la Prudence, che può ospitare a bordo 600 persone e altre 400 in caso di estrema necessità. Con 13 persone dello staff MSF a bordo, tra cui diversi italiani, e 17 membri dell’equipaggio, la nave è equipaggiata per fornire primo soccorso a bordo ed è dotata di pronto soccorso, ambulatorio, farmacia e aree per trattare i casi più vulnerabili.

Campagne di sensibilizzazione sponsorizzate da Medici Senza Frontiere

#MILIONIDIPASSI: informando sulle sofferenze del popoli “costretti a migrare”, MSF ammonisce i governi nazionali sul metodo utilizzato in risposta a questa emergenza: “Serve un nuovo approccio umanitario, che guardi alle indicibili sofferenze di sfollati e rifugiati e alle ragioni della loro fuga, non alle modalità – legali o illegali – del loro viaggio o ai timori dei paesi di arrivo”.2 Inoltre chiedono l’apertura di “corridoi umanitari” per ovviare la piaga dei trafficanti e conseguentemente dichiarano. “L’Europa deve abbandonare la logica della fortezza da difendere. Chiediamo di superare i muri e il filo spinato, interrompere le deportazioni previste negli accordi con i Paesi d’origine, cessare gli abusi delle forze di polizia, offrire un’accoglienza dignitosa a chi fugge e assistere le persone più vulnerabili”.3
La campagna #milionidipassi cerca anche di sfatare i 10 principali “luoghi comuni” sui migranti attraverso l’operazione “L’anti-slogan”, come ad esempio quello che “ci portano le malattie”, quello che “li trattano meglio degli italiani” e tanti altri.4

#SAFEPASSAGE: “La nostra richiesta ai leader europei è di aprire vie legali e sicure per tutte le persone in fuga verso l’Europa e porre fine alle politiche indifendibili che stanno trasformando un prevedibile afflusso in una vera tragedia umana”.5

Campagne a sostegno dei migranti approdati in Italia

Centro di riabilitazione per i sopravvissuti a tortura e per le vittime di trattamenti crudeli e degradanti (Roma): l’obiettivo è quello di offrire servizi riabilitativi con un approccio multidisciplinare (medico, psicoterapeutico, fisioterapeutico, sociale e legale) a vittime di tortura e di trattamenti inumani e degradanti nella città di Roma e provincia.  Il centro segue attualmente 98 pazienti di 22 differenti nazionalità (di cui Mali, Gambia e Nigeria sono le prevalenti), la maggior parte dei quali richiedenti asilo residenti a Roma e provincia.

Screening per l’individuazione e la presa in carico dei casi positivi di cardiopatia reumatica nei gruppi di popolazione migrante (Roma): l’obiettivo è quello di fornire una diagnosi rapida ed efficace e una prevenzione secondaria nei casi di cardiopatia reumatica all’interno di alcuni gruppi di migranti, richiedenti asilo e rifugiati a Roma nella fascia di età 10-25.

Supporto psicologico per richiedenti asilo nella Provincia di Trapani: Supporto psicosociale ai richiedenti asilo ospiti nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) della provincia di Trapani/Ambulatorio di psicoterapia transculturale per la popolazione migrante di Trapani. Da Luglio 2016 MSF ha attivato, in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale e l’Unitá di Psicologia, un ambulatorio di psicoterapia transculturale: lo scopo é di offrire un servizio terapeutico ai migranti affetti da grave disagio mentale; il setting prevede la presenza, oltre che del terapeuta, anche dei mediatori culturali.

PFA (Primo Soccorso Psicologico) per sopravvissuti a naufragio (Sicilia e Sud Italia): MSF ha deciso di continuare per il secondo anno a fornire primissima assistenza ai porti di arrivo in caso di sbarchi traumatici. Un team mobile, composto da un coordinatore, psicologi e mediatori culturali specializzati, viene dispiegato e raggiunge il luogo di approdo entro 72 ore dall’allerta del Ministero dell’Interno.

Assistenza medica e psico-sociale per i migranti in transito (Como e Ventimiglia): l’obiettivo è quello di fornire supporto medico e psicologico a migranti, rifugiati e richiedenti asilo in transito alle frontiere settentrionali dell’Italia, con un’attenzione particolare alla salute mentale e della donna.6

Il fondatore di Medici Senza Frontiere: Bernard Kouchner

Bernard Kouchner è un politico e medico francese. Co-fondatore di Medici Senza Frontiere e Médecins du Monde, dal 2007 fino al 2010, ha ricoperto la carica di Ministro degli Affari Esteri ed Europei nel governo Fillon di centro-destra sotto il presidente Nicolas Sarkozy, anche se precedentemente ha rivestito cariche istituzionali in governi socialisti.

Nel luglio 1999, in virtù della Security Council Resolution 1244, il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha nominato Kouchner come secondo rappresentante speciale delle Nazioni Unite e il capo della missione amministrativa delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK).7

Kouchner, difensore di interventi umanitari di lunga data, all’inizio del 2003, si è pronunciato a favore dell’eliminazione Saddam Hussein come presidente dell’Iraq, sostenendo che l’intervento contro la dittatura dovrebbe essere una priorità globale e invitando le Nazioni Unite ad una veloce risoluzione.8

Nel 2005 fu candidato alla posizione di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ma non venne eletto, come successe anche nel 2006 per la candidatura a Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute.

Nel 2010, il Jerusalem Post ha inserito Bernard Kouchner al 15° posto nella classifica degli ebrei più influenti nel mondo.). Nella medesima classifica compaiono anche Sergey Brin (fondatore di Google), Mark Zuckerberg(fondatore di Facebook) e Dominique Strauss-Kahn (ex presidente del Fondo Monetario Internazionale dalle vicende ben note).9

Dal 2015 Kouchner è tra i leader dell’AMU (Agenzia per la modernizzazione della Ucraina), dove contribuisce con la sua esperienza nel settore sanitario.10
L’Agenzia ha spinto il Governo Ucraino verso l’entrata in Europa: “The Association Agreement with the European Union, ratificato dal Parlamento ucraino nel 2014, promette significativi vantaggi per l’Ucraina e la sua gente. L’accordo impegna l’Ucraina ad attuare standard europei in un ampio spettro, dalla governance democratica alle regolamentazioni economiche e all’ammodernamento delle infrastrutture”.11

Kouchner è un noto pro-europeista. Ha sostenuto la ratifica del Trattato di Lisbona a causa della minaccia di un possibile respingimento dagli irlandesi nel referendum da loro indetto. Recentemente, ha co-firmato la richiesta di George Soros per il rafforzamento delle prerogative europee come risposta alla crisi della zona euro.12

A causa di un conflitto di opinioni con il presidente di MSF, Claude Malhuret, ha fondato Doctors of the World (Médecins du Monde) nel 1980.

Nell’immagine Bernard Kouchner con George Soros.13

Bilanci di Medici Senza Frontiere

I dati sono tratti dal Bilancio 2016:1415

Fondi raccolti 58.000.000€ con un incremento dell’8,5% rispetto al 2015.

Fondi raccolti tramite la raccolta del 5×1000 in Italia 9.774.726€ con un aumento del 23% rispetto al 2015.

Destinazione dei fondi raccolti.

Medici Senza Frontiere, per il primo anno, nel 2016 ha rinunciato ai fondi europei per protestare contro gli accordi sui migranti con la Turchia avvenuti in marzo.

Dall’Activity Report di MSF International 2015.16

MSF International si finanzia tramite il 92% di fondi privati e l’8% di fondi istituzionali. Per fondi privati, si intendono anche le donazioni fatte da aziende partner e fondazioni.

Zone d’ombra di Medici Senza Frontiere

1)Ogni anno puntualmente MSF pubblica il bilancio d’esercizio per garantire la trasparenza richiesta a chi opera con fondi derivanti principalmente dalle donazioni private. Invece, come solitamente le ONG dovrebbero fare ricevendo donazioni così ingenti, MSF non pubblica la lista delle fondazioni partnerlimitandosi a quella delle aziende partner.17

2)Attacco armato alla nave Bourbon Argos: il 17 agosto 2016, un motoscafo non identificato ha attaccato e sparato, secondo la ricostruzione dello staff, contro la Bourbon Argos, una delle navi di MSF, mentre svolgeva attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. MSF dichiara: “l’attacco è avvenuto in acque internazionali, a 24 miglia nautiche a nord della costa libica. Uomini armati a bordo del motoscafo hanno sparato da una distanza di 400-500 metri verso la Bourbon Argos e poi sono saliti a bordo, dove non c’erano persone soccorse durante la giornata. Né i membri dell’equipaggio né i membri dello staff di MSF sono stati feriti”. Stefano Argenziano, coordinatore delle operazioni di MSF, chiarisce: “Anche se non conosciamo l’identità degli aggressori o la loro motivazione, da una nostra prima ricostruzione dei fatti riteniamo che fossero dei professionisti e ben addestrati. Si tratta di un attacco serio e preoccupante, perché gli spari verso la nave avrebbero potuto mettere in serio pericolo il nostro staff”. I dubbi sono molteplici: perché attaccare una nave appartenente ad una ONG che si occupa di curare i migranti, quindi senza ricchezze ne in denaro ne in beni? Perché gli assalitori una volta saliti sulla nave si sono intrattenuti per 50 minuti senza arrecare ne nessun danno ne un seppur piccolo furto mentre l’equipaggio e lo staff si erano spostati nell’area sicura? Perché nessuno ha soccorso la Bourbon Argos che presumibilmente aveva lanciato un SOS visto che, dalle dichiarazioni, si trovava in acque internazionali pattugliate quotidianamente dalla nostra Guardia Costiera? 18

Una spiegazione sarebbe arrivata dalla Guardia Costiera Libica. Un portavoce della marina ha affermato che le forze libiche si erano avvicinati alla Bourbon Argos, dopo che il suo equipaggio avrebbe rifiutato di identificarsi. Ma la marina ha negato di aver sparato direttamente alla barca di MSF, e ha sostenuto di non essere saliti a bordo della stessa. “Un pattugliatore della guardia costiera libica era a circa 25 miglia al largo. Ha individuato una nave non identificata a cui fu dato l’ordine di fermarsi, ma questa non lo ha rispettato. Abbiamo sparato cinque colpi di avvertimento. Non abbiamo assaltato la nave, siamo categorici al riguardo. E la pattuglia ha quindi fatto rotta verso la costa. Abbiamo informato gli operatori della Operazione Sophia e di questo incidente abbiamo aperto un’inchiesta. Noi siamo la guardia costiera libica e la nave doveva fermarsi e identificarsi”. Una versione molto diversa da quella fornita da MSF. 19

3)Sequestro e uccisione dell’attivista Kayla Mueller: sequestrata nelle vicinanze di Aleppo con un collega spagnolo nel 2013 mentre portava aiuti ad un ospedale sovvenzionato da MSF, la Mueller è stata ostaggio nelle mani dell’Isis per 18 mesi. I sequestratori affermarono, si presume per mera propaganda, che fosse stata uccisa da un bombardamento dell’esercito giordano nel febbraio del 2015 dopo una missione di salvataggio americana fallita. Le proteste arrivarono dalla famiglia della Mueller come riportato da ABS News: “Marsha and Carl Mueller of Prescott, Arizona, said the group (MSF) refused to speak with them for months and then withheld critical information provided by freed Doctors Without Borders (MSF) hostages, information that directly concerned their daughter and was needed in order to begin negotiations for her release”. L’articolo continua con altre dichiarazioni dei Mueller: *”In a phone conversation recorded by the Muellers 10 months after their daughter’s kidnapping and provided to ABC News, they asked the group if it would help negotiate for their daughter. «No» the senior official replied: «So, the crisis management team that we have installed for our five people and that managed the case for our people will be closed down in the next week. Yeah? Because our case is closed»”.20

MSF si difese dalle accuse motivando che la Mueller non faceva parte del loro staff (anche se si trovava ad Aleppo per aiutare un ospedale da loro supportato insieme con un membro della loro organizzazione) e dichiarando di non avere nessun obbligo morale visto che “We are not hostage negotiators”.21

4)MSF nel Myanmar: Il governo di Myanmar era nel 2013 in gran parte dipendente da MSF e da altre ONG per quanto riguardava la fornitura e l’assistenza sanitaria in particolare nello Stato del Rhakine, di difficile accesso a causa anche della violenza presente in quella determinata zona. Nel 2013, il governo decise di non prolungare il suo accordo con MSF riguardante le operazioni nello stato del Rakhine. Ye Htut, portavoce del Presidente del Myanmar Thein Sein, affermò ai media che il Ministero della Salute aveva già provveduto ad inviare un team di risposta alle emergenze con otto ambulanze nel suddetto Stato per riempire il vuoto a causa della fine delle operazione di MSF. Il Governo dichiarò di aver deciso di non prolungare l’accordo perché MSF offriva un trattamento preferenziale a favore della popolazione di Rohingya e di aver istituito una clinica per i neonati senza essere stata autorizzata a farlo.

Ye Htut affermò: “MSF’s foreign and local staff in Rakhine have created a lot of problems because they are not following their core principle of neutrality and impartiality”. Il sospetto non celato delle istituzioni del Myanmar riguardava la possibilità di collusione tra MSF, USA e altri stati membri delle Nazioni Unite: “to function as a destabilizing factor that challenges the sovereignty of governments in targeted countries”, ricordando che nel Paese sono presenti due importanti infrastrutture: un oleodotto e un gasdotto.2223

5)MSF-Pfizer e lo scandolo dei farmaci contro la meningite in Nigeria del 2011: illazioni e accuse sono volate tra MSF e Pfizer, multinazionale farmaceutica. In sostanza, MSF insinuò che Pfizer stesse testando vaccini sperimentali contro la meningite in un periodo fortemente critico a causa di una vasta epidemia nel Paese, mentre la secondo tacciò la prima di usare invece un farmaco poco efficace e più economico.24

MSF e il ruolo in Siria: sarà affrontato in un approfondimento specifico.

MSF in Kenia: diverse donne sieropositive denunciarono di aver subito un’isterectomia sotto la coercizione dei medici di MSF nel 2014. Le pazienti affermarono che se non si fossero prestate a tali pratica non avrebbero più avuto accesso ai trattamenti medicali e al supporto nutrizionale.2526

Save The Children

Save the Children Italia è stata costituita alla fine del 1998 come Onlus ed ha iniziato le sue attività nel 1999. Oggi é una Ong riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri. Focalizzano la loro missione su attività e progetti rivolti sia ai bambini dei cosiddetti paesi in via di sviluppo sia a quelli che vivono sul territorio italiano.
(Statuto costitutivo di Save The Children27)

Codice Etico: contestualmente all’approvazione del Modello 231 che recepisce il Decreto Legislativo 231 del 2001 (decreto che stabilisce un regime di responsabilità amministrativa equiparabile sostanzialmente alla responsabilità penale), Save the Children Italia ha aggiornato il proprio Codice Etico per dare opportuna visibilità ai propri valori e per definire le norme di condotta specifiche che regolano le sue attività.28

Save The Children e le campagne riguardanti i minori migranti

Attività di sensibilizzazione e pressione rivolto alle istituzione italiane: al lavoro svolto sul campo, in Italia come negli altri paesi di transito e destinazione, “si accompagna una forte attività di sensibilizzazione e di pressione sulle istituzioni, italiane ed europee, affinché i bambini in viaggio verso l’Europa, o che si trovano già qui, ricevano un’adeguata accoglienza e assistenza”. STC dichiara di aver registrato una grande vittoria nel 2017 quando il 29 marzo “il Parlamento italiano ha approvato una legge che definisce un sistema nazionale di accoglienza e di protezione per i bambini e gli adolescenti stranieri che arrivano in Italia”. È una legge da loro proposta tre anni prima e che ha raccolto un grande consenso da parte di tutte le organizzazioni umanitarie: “È la prima legge di questo tipo in Europa e segna una svolta perché guarda ai minori stranieri non accompagnati per il loro essere bambini e adolescenti, prima che migranti e profughi”. MSF afferma: “d’ora in avanti saremo impegnati ad attuare questa legge e allo stesso tempo continueremo a chiedere a gran voce di garantire ai migranti, e in particolare ai minori, vie di accesso sicure e legali evitando che l’unica alternativa sia quella di affidarsi ai trafficanti per attraversare, a rischio della vita, il Mediterraneo o le frontiere interne o esterne dell’Europa”.29

Attività di sensibilizzazione e pressione rivolto alle istituzione europee: STC propone all’Europa una sorta di agenda composta da vari step per intervenire sulla questione minori migranti:30

  • Proseguimento delle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo come una priorità assoluta e che venga garantito il massimo sforzo per assicurare, prima di tutto, il salvataggio delle vite umane a rischio.
  • Attivazione di vie sicure e legali attraverso le quali i migranti, e in particolare i bambini, possano raggiungere l’Europa evitando di affidarsi a trafficanti spregiudicati (visti umanitari).
  • Garanzia sul rispetto della direttiva sul ricongiungimento familiare, una possibilità che ai minori deve essere concessa già dai momenti immediatamente successivi al loro arrivo in un paese dell’UE.
  • Richiesta alle istituzioni della UE e agli Stati Membri di mettere in atto meccanismi di responsabilità condivisa che assicurino che tutti gli Stati Membri partecipino ai programmi di reinsediamento.
  •  Implementare una politica sui rimpatri, forzati o volontari, che sia efficace e condivisa e che soprattutto protegga i più piccoli dal rischio di ritornare in paesi per loro poco sicuri. Tali politiche dovrebbero sempre salvaguardare il superiore interesse dei minori e la loro sicurezza.
  • Richiesta agli Stati Membri e all’UE di porre immediatamente fine alla reclusione dei minori nei centri di detenzione offrendo loro opportunità di accoglienza in strutture alternative sicure e adeguate; di consentire l’accesso nei cosiddetti hotspot a ONG e attori impegnati nella protezione dei diritti dei bambini; di migliorare le procedure di identificazione e registrazione dei minori non accompagnati; di fornire a questi ultimi supporto legale e informazioni dettagliate sui propri diritti e sulle procedure per richiedere asilo.
  • Affrontare le cause primarie della crisi migratoria, a partire dall’impegno per portare a termine il conflitto in Siria. (pressioni per intervento di risoluzione in Siria).
  • Critiche al Migration Compact approvato nel giugno 2016 dalla Commissione Europea che, a detta loro,rischia di segnare irrimediabilmente il passaggio a una politica estera europea preoccupata soprattutto nel frenare l’immigrazione verso i propri confini, a discapito dei diritti umani e dei valori fondativi della stessa Europa.

La nave

Save The Children opera nel Mediterraneo sul nave Vos Hestia.31

Save The Children e le campagne riguardanti i minori migranti

1)Intervento a Roma e Milano: nella maggior parte dei casi l’Italia è solo una tappa del viaggio dei migranti verso altri Paesi europei. Per questo motivo, sono state create strutture di accoglienza, più o meno formali, con rilevanti rischi di sfruttamento e tratta. A causa di questi pericoli, a Roma e a Milano, Save The Children ha potenziato gli interventi già attivi nell’ambito del progetto CivicoZero, intensificando così la loro attività. Un’apposita unità mobile di strada è stata dedicata a raggiungere e supportare i minori in transito, garantendo loro un’adeguata informazione sui loro diritti e sui rischi che corrono. A Milano hanno inoltre attivato un intervento rivolto ai bambini in nucleo familiare: uno “Spazio a misura di bambino” (Child Friendly Space – CFS), in altre parole un’area protetta dove i bambini in transito possono giocare, raccontare e trovarsi in un luogo a loro dedicato e sicuro.32

Il Progetto CivicoZero è realizzato nelle città di Roma (implementato dalla cooperativa CivicoZero), Milano e Torino ed è volto a fornire supporto, orientamento e protezione ai minori migranti e neo-maggiorenni che si trovano, o che rischiano di trovarsi, in situazioni di marginalità sociale, devianza, sfruttamento e abuso, al fine di contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita e al rispetto dei loro diritti. Il progetto comprende: un’unità mobile e il Centro CivicoZero (attività informativa e di consulenza legale e socio-sanitaria, attività formative e di integrazione sociale, come alfabetizzazione, orientamento alla formazione e alla ricerca lavoro ed erogazione di borse di studio e lavoro; attività culturali, artistiche, creative e ricreative).33

2)Helpline minori migranti: attivato a luglio 2016, la “Helpline Minori Migranti” è un numero verde multilingua di consulenza tramite cui i minori non accompagnati possono chiedere informazioni e ricevere risposte adeguate e pertinenti sui propri diritti e sulle proprie opportunità. I minori possono anche accedere a una serie di servizi (mediazione culturale, assistenza legale, supporto psicologico, attivazione dei canali di assistenza sociale). La Helpline, pur nascendo come servizio dedicato ai minori migranti, rappresenta anche un importante punto di riferimento per i loro familiari, per i cittadini, per gli operatori delle strutture di accoglienza, per le istituzioni, per le ONG di settore e per le associazioni di volontariato.34

Presidente e Direttore Generale

Claudio Tesauro, presidente di STC dal 2008, è socio dello Studio BonelliErede, svolge la sua attività presso la sede di Roma e coordina il dipartimento Antitrust, Comunitario e Attività Regolamentate che è articolato sulle tre sedi di Bruxelles, Roma e Milano.

Valerio Neri, nel 1990 viene nominato Direttore Generale del WWF Italia, già membro del Budget and Planning Committee del WWF Internazionale sotto la Presidenza del Principe Filippo di Edimburgo. Nel 1996 lascia il WWF Italia per assumere la funzione di Direttore Generale de “Il Telefono Azzurro Onlus”. Mantiene il suo ruolo fino al 1997 quando diviene Direttore Comunicazione e Marketing di Atac SPA, azienda pubblica di trasporto della città di Roma. In questi stessi anni continua tuttavia ad operare nel settore no profit come collaboratore esterno di Greenpeace e dal 2002 come Consulente per la Comunicazione e il Marketing nel Comitato Scientifico della Fondazione FAI (Fondo Ambiente Italiano). Dal 2006 ricopre la carica di Direttore Generale di Save the Children in Italia.35

Consiglieri di Save The Children

I consiglieri del direttivo di Save The Children operano quasi totalmente nel settore bancario, in quello finanziario e nelle grandi aziende multinazionali:

  • Marco De Benedetti, figlio dell’imprenditore Carlo De Benedetti, è dal novembre 2005 Managing Director e Co-Head dell’Europe Buyout Group di The Carlyle Group, società internazionale di asset management e tra i maggiori fondi di PE a livello globale. È Presidente del Consiglio degli Accomandatari della Carlo De Benedetti & Figli; siede inoltre nei Consigli di Amministrazione di COFIDE (Gruppo De Benedetti SPA), CIR SPA, Moncler SPA, NBTY Inc., CommScope Holding Company, Twin-Set Simona Barbieri SPA, Marelli Motori SPA. e Sematic SPA (di queste ultime tre aziende è anche Presidente del Consiglio di Amministrazione).
  • Massimo Capuano, è Presidente di IW Bank SPA, banca del Gruppo UBI specializzata nel retail banking and trading on line dal giugno 2013. Precedentemente è stato Amministratore Delegato di Borsa Italiana SPA dal gennaio 1998 (anno della privatizzazione della Società) al 1 aprile 2010, e amministratore fino a fine luglio 2010. Dal 1 ottobre 2007 e’ stato anche membro del Board of Directors del London Stock Exchange Group come Vice Amministratore Delegato.36
  • Luigi De Vecchi, chairman of Continental Europe for Corporate and Investiment Banking, Citigroup.
  • Maria Bianca Farina, presidente di ANIA (associazione nazionale imprese assicuratrici) e di Fondazione ANIA, amministratore delegato di Poste Vita e di Poste Assicura. Dal 2014 è membro del Consiglio Direttivo dell’AIF (Autorità di Informazione Finanziaria e di Vigilanza della Santa Sede), con nomina di Papa Bergoglio. Da settembre 2015 è nel Consiglio Direttivo della Fondazione “Bambino Gesù Onlus“ e membro del Consiglio Direttivo della FEBAF (Federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza).37
  • Patrizia Grieco, presidente del consiglio di amministrazione di Enel SPA. Dal 2008 al 2013 è Amministratore delegato di Olivetti, di cui nel 2011 assume anche la Presidenza. È stata inoltre consigliere di amministrazione di Fiat Industrial e ricopre attualmente la carica di consigliere di amministrazione di Anima Holding, Ferrari, Amplifon, Università Bocconi e della Fondazione MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo). È membro del consiglio direttivo di Assonime. Inoltre, è membro permanente della Trilateral (“gruppo di studio” non governativo fondato nel 1973 da David Rockefeller, tra i cui scopi c’è la cooperazione internazionale nella convinzione della crescente interdipendenza tra gli stati del mondo. Mario Monti ne è stato presidente tra il 2010 e il 2011, sostituito poi da Jean-Claude Trichet che ne conserva la carica).38
  • Paola Rossi, presidente del consiglio di amministrazione di Teseo Capital (Sicav-Sif), società di investimento lussemburghese.
  • Enrico Giovannini, è stato Chief Statistician dell’OCSE dal 2001 all’agosto 2009, Presidente dell’Istat dall’agosto 2009 all’aprile 2013. Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 è stato Ministro del lavoro e delle politiche socialidel governo Letta. È fondatore e Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ed è professore ordinario di statistica economica all’Università di Roma “Tor Vergata“. Il 29 agosto 2014 il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon lo ha nominato Co-chair dell’ “Independent Expert Advisory Group on the Data Revolution for Sustainable Development“ per aiutare le Nazioni Unite a mettere a punto l’agenda dello sviluppo post 2015.
  • Andrea Guerra, presidente esecutivo di Eataly Srl per cui ha lasciato l’incarico di consigliere strategico per le politiche industriali e le relazioni con la business community del governo Renzi. Precedentemente è stato amministratore delegato di Luxottica dal 27 luglio 2004 al 31 agosto 2014. Prima di tale incarico, ha trascorso un periodo di dieci anni in Merloni Elettrodomestici, successivamente Indesit, giungendo a ricoprirne il ruolo di amministratore delegato.39
  • Auro Palomba, nel 2001 ha fondato Community che si occupa di reputation management. Al momento è Presidente di Community Strategic Communications Advisers e di Community Public Affairs e dirige la divisione Community Media Research oltre ad essere docente di comunicazione nel corso di laurea magistrale in scienze della formazione continua presso il Dipartimento di sociologia dell’Università di Padova.40
  • Marco Sala, numero uno di International Game Technology (il nuovo nome assunto da Gtech, la ex Lottomatica), azienda quotata al Nyse, grazie alla quale si è piazzato nel 2015 al 6° posto tra gli uomini più pagati. Prima del suo ingresso nella Società, è stato Amministratore Delegato di Buffetti, industria leader in Italia nelle forniture per ufficio. In precedenza è stato a capo della Divisione Business Directories Italia di SEAT Pagine Gialle e poi dell’intera area Business Directories, comprendente diverse aziende internazionali come Thomson (Gran Bretagna), Euredit (Francia) e Kompass (Italia). Precedentemente Sala ha ricoperto altri incarichi dirigenziali presso Magneti Marelli (società del Gruppo Fiat) e Kraft Foods.4142
  • Silvio Ursini, vice presidente esecutivo di Bulgari Group.
  • Andrea Tardiola, direttore del segretariato generale della Regione Lazio.
  • Simonetta Cavalli, assistente sociale e consigliere CNOAS (consiglio ordine nazionale degli assistenti sociali).

Bilancio di Save The Children

I dati si riferiscono al bilancio 2016 di Save The Children.43

Totale fondi raccolti nel 2016 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Provenienza fondi raccolti nel 2016.

Donatori individuali.

Destinazione fondi distribuiti tra le diverse attività e tra i diversi programmi.

Destinazione fondi raccolti grazie al 5×1000.

Fidelizzazione dei donatori aziende e fondazioni.

Donazioni da Enti e Istituzioni.

Destinazione fondi donati da Enti e Istituzioni.

Operazione Search&Rescue nel Mediterraneo.

Progetti minori migranti.

Staff di Save The Children (oltre allo staff, l’organizzazione può vantare 1800 volontari).

Trasparenza assoluta di Save The Children Italia

Save The Children pubblica ogni anno il bilancio con relativa documentazione sulle fonti di finanziamento, sui donatori e sulle aziende/fondazioni che la sostengono. La trasparenza è rispettata pienamente facendo della ONG un esempio per chi non rispetta tale principio richiesto ad organizzazioni che si finanziano principalmente con donazioni di privati.

Le campagne avviate in Italia per assistere i minori migranti sono una buona risposta all’emergenza in atto nel nostro Paese, soprattutto la Helpline minori migranti.

Zone d’ombra Save The Children

Data l’assoluta trasparenza di Save The Children Italia, le zone d’ombra riguardano soprattutto Save The Children International e STC di altri Paesi:

  • Nel 2014, il Daily Mail svelò che Save The Children del Regno Unito pagò all’agenzia Adam and Eve Communication 726.343£ per una campagna di comunicazione. Il direttore dell’agenzia era Jon Forsyth, fratello di Justin Forsyth, allora CEO di STC UK e oggi Deputy Executive Director of the United Nations Children’s Fund (UNICEF).44

  • L’articolo del Daily Mail continua pubblicando gli elevati stipendi dello staff di STC UK.44

  • Nel 2005, il capo della sicurezza russa Nikolai Patrushev dichiarò che la Charity Merlin del Regno Unito e il US Peace Corps erano tra le ONG, presenti sul territorio russo, utilizzate per raccogliere informazioni di intelligence. La Saudi Red Crescent e un’altra organizzazione del Kuwait sono state accusate della medesima attività. La Merlin nel 2013 è stata acquisita da STC International dopo aver lavorato per 20 anni al suo fianco.4546
  • Un’inchiesta della BBC ha svelato alcune incoerenze riguardanti le ONG del Regno Unito. Tra queste troviamo Save The Children UK che fu accusata di “aver evitato di criticare uno dei suoi maggiori donatori e sponsor, la British Gas, azienda fornitrice di servizi alla popolazione britannica, per le bollette troppo alte, a detta di molti commentatori, imposte alle famiglie del Regno Unito”.47
  • La BBC riporta che, nel 2015, STC International è stata accusata dal Pakistan di compiere attività di spionaggio e operazioni contro il potere sovrano con la scusa delle campagne vaccinali. L’insinuazione era già stata fatta negli anni precedenti quando le intelligence cercavano di rintracciare il luogo dove si nascondeva Bin Laden. Per questo motivo, il Pakistan chiese a STC di lasciare il Paese entro 15 giorni.48
  • Critiche da parte di 500 membri dello staff e dell’opinione pubblica per il premio “Global Legacy Award” di STC dato nel 2014 a Tony Blair, a causa delle sue passate operazioni in Medio Oriente. Justin Forsyth, direttore generale di Save the Children UK ed ex collaboratore di Blair, ha ammesso che la mossa aveva danneggiato la credibilità internazionale dell’organizzazione. Una petizione online chiedeva che il premio fosse revocato, citando il ruolo di Blair nella guerra del 2003 in Iraq e le “accuse schiaccianti relative al suo ruolo in Medio Oriente e ai rapporti dello stesso con governanti autocratici”.49
  • Discutibile l’appello pro donazioni di STC International dove si da per scontato che il 4 aprile del 2017 la provincia di Idlib in Siria sia stata colpita da un attacco con armi chimiche (notizia non ancora verificata ad oggi).50
  • C’è da notare la grossa incoerenza tra le politiche di respingimento di Frontex recepite dagli Stati Membri dell’UE e i fondi che la Commissione Europea e i Ministeri italiani dell’Interno e degli Esteri donano a STC Italia, che chiaramente opera nel Mediterraneo con le attività di ricerca e salvataggio (attività che potrebbero, come riportato nelle informative di Frontex, “spingere” determinati popoli ad una ancora più numerosa immigrazione).

Emergency

Emergency è un’associazione italiana indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Emergency promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

Emergency parte dal presupposto che tutti abbiano diritto alle cure: offre assistenza completamente gratuita; garantisce cure a chiunque ne abbia bisogno, senza discriminazioni politiche, ideologiche o religiose; dà una risposta sanitaria di elevata qualità; forma il personale locale fino al raggiungimento della completa autonomia operativa.

La sua opera si sostanzia nella costruzione di ospedali in zone di guerra e nei Paesi più poveri. Tutte le strutture di Emergency sono progettate, costruite e gestite da staff internazionale specializzato, impegnato anche nella formazione del personale locale.

L’attività di Emergency è fondata sul Manifesto per una medicina basata sui diritti umani, ideato ed elaborato a Venezia nel maggio del 2008 in un incontro promosso dall’organizzazione sui problemi della sanità in Africa a cui hanno partecipato i ministri della Sanità di otto paesi africani.51

Per sostenere gli obiettivi di Emergency su una più ampia scala internazionale, nel 2005 negli Stati Uniti si sono creati alcuni gruppi di volontari che nel 2008 si sono costituiti in associazione riconosciuta (Emergency Usa); nel 2007 invece si è costituita Emergency UK. Tra la fine del 2010 e i primi mesi del 2011 sono nate Emergency Japan e Emergency Svizzera, successivamente diventata Fondazione Emergency Svizzera. Dal 2013 sono attive Emergency Belgium e Emergency Hong Kong.

Dal 2006 Emergency è riconosciuta come Ong partner delle Nazioni Unite – Dipartimento della Pubblica Informazione. Dal 2015, fa parte dell’Economic and Social Council come associazione in Special Consultative Status.

Attività di sensibilizzazione e Manifesto

Emergency basa la sua “mission” sul seguente Manifesto.52

Progetto scuola

Emergency entra negli istituti scolastici con il “progetto scuola”.53

Emergency e le campagne riguardanti i migranti

Emergency svolge e ha svolto diverse operazioni a favore dei migranti arrivati in Italia e nel loro viaggio attraverso il Mediterraneo:

  • Assistenza sanitaria e attività di intermediazione culturale in Sicilia: i medici e i mediatori di Emergency sono al lavoro per garantire assistenza sanitaria ai migranti che sbarcano sulle coste della regione. Nel 2013 iniziano i primi interventi in Sicilia, fornendo assistenza sanitaria ai migranti ospitati nel Centro di prima accoglienza cittadino Umberto I. Questo intervento è andato avanti fino a maggio 2016, quando hanno dovuto sospenderlo in seguito alla chiusura del Centro da parte delle autorità, rimanendo a disposizione per proseguire l’intervento in altre strutture. Dall’estate 2015stanno lavorando anche nei porti di Augusta e Pozzallo per offrire le prime cure ai migranti nella fase immediatamente successiva all’arrivo. Lo staff di Emergency opera anche nel Centro per minori non accompagnati di Priolo e nel CAS (Centro di accoglienza straordinaria) “Frasca” a Rosolini, in provincia di Siracusa, e nel Centro di accoglienza di Siculiana, in provincia di Agrigento.  Insieme allo staff sanitario, medici e infermieri, nel team lavorano anche mediatori, che aiutano nel lavoro di rilevamento dei bisogni socio-sanitari durante gli sbarchi e che sono disponibili per informare i migranti in arrivo sui percorsi amministrativi-legali da intraprendere. Questa attività è presente anche in 5 altre regioni italiane.53

  • Missione di salvataggio e cura dei migranti nel mare Mediterraneo: a bordo della nave Topaz Responder del MOAS per il soccorso e salvataggio dei migranti in mare, lo staff di Emergency ha garantito l’assistenza post salvataggio, in particolare cure mediche e mediazione culturale a tutti i migranti, direttamente in mare. Ad agosto 2016 il progetto si è concluso, dopo che Emergency è stata informata da MOAS della decisione di concludere la collaborazione. In quei mesi, Emergency ha garantito a bordo cure mediche, mediazione culturale e tutta l’assistenza post salvataggio.5455

Emergency e le inchieste sulle ONG operanti nel Mediterraneo

Comunicato stampa di Emergency del 27 aprile 2017 a seguito delle inchieste delle diverse Procure italiane, delle audizioni presso la Commissione Difesa del Senato e dell’informativa di Frontex:56

“Le polemiche di questi giorni sui soccorsi in mare sono ignobili. Sono ignobili perché vengono dal mondo della politica che per primo dovrebbe sentire la responsabilità di affrontare la questione delle migrazioni in modo sistematico, aprendo possibilità sicure di accesso all’Europa, invece che costringere migliaia di persone a mettere a rischio la propria vita per attraversare il Mediterraneo. Sono ignobili perché colpevolizzano alcuni tra i soggetti che stanno cercando di dare il loro aiuto nella più grande tragedia che l’Europa si è trovata ad affrontare dal dopoguerra e che – peraltro – lo fanno in strettissima collaborazione con lo Stato italiano, la Marina e il ministero dell’Interno. Sono ignobili perché ignorano l’urgenza e il dovere morale di salvare delle vite in pericolo prima di aprire qualsiasi dibattito sui modi e sugli strumenti di accoglienza: lo scorso anno 5.098 persone sono morte in mare. Dall’inizio di quest’anno sono 1.092. E soprattutto sono ignobili perché non si pongono la domanda essenziale: perché queste persone fuggono dai loro Paesi e sono disposte a mettere a rischio la loro stessa vita per arrivare in Europa? Se guardiamo i Paesi di provenienza di chi cerca rifugio in Europa, non possiamo nasconderci dietro nessuna ideologia. Siria, Afghanistan, Nigeria, Iraq, Eritrea sono i primi 5; tutti Paesi dove la popolazione è oppressa dalla guerra, dalla povertà o dal rischio di essere perseguitata. Come organizzazione impegnata in alcuni di questi Paesi, EMERGENCY è convinta che fino a che non ci si assumerà la responsabilità di quello che spinge i migranti a fuggire non si potrà mai affrontare in modo efficace la gestione del flusso di migranti e rifugiati che vedono nell’Europa l’unica possibilità di salvezza e che invece continuiamo a ignorare. EMERGENCY è dalla parte delle istituzioni, Ong, agenzie internazionali, operatori del sociale e società civile che stanno svolgendo il loro compito con spirito di servizio e civiltà secondo i principi costituzionali e le convenzioni internazionali”.

Bilancio di Emergency

Il bilancio del 2016 di Emergency non è ancora stato pubblicato; quindi i dati esposti sono quelli relativi al 2015; al contrario il report sui programmi del 2016 è già presente sul sito internet dell’organizzazione.5758

Fondi raccolti da Emergency nel 2015.

Partnership di Emergency.

Totale fondi raccolti nel 2015 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Totale fondi raccolti nel 2015 e loro gestione tra le diverse aree operative.

Allocazione risorse tra i diversi progetti.

Come si compone il personale di Emergency e distribuzione tra staff nazionale e internazionale.

Zone d’ombra di Emergency

1)Rapporto di collaborazione tra Emergency e MOAS: la collaborazione tra le due organizzazioni per l’attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo del 2016 si è conclusa dopo solo due mesi. Un secco comunicato di Emergency dichiara: “Venerdì scorso Emergency è stata informata da MOAS (Migrant Offshore Aid Station) della decisione di concludere la collaborazione che vedeva entrambe le associazioni impegnate in una missione di salvataggio e cura dei migranti nel Mediterraneo. Le motivazioni di MOAS sono di natura economica, riguardano solo MOAS e prescindono dalle azioni e dalla volontà di Emergency, che non è stata coinvolta in questa decisione. Per questa ragione, con grande tristezza, oggi Emergency lascerà il Responder a bordo del quale si era imbarcata due mesi fa. In questo periodo, il nostro team si è preso cura di 4.950 persone, garantendo cure mediche, mediazione culturale e tutta l’assistenza post salvataggio”.59

Al comunicato stampa di Emergency risponde la portavoce del MOAS, Maria Teresa Sette: “E’ stato da parte nostra necessario interrompere per motivi di fondi. Ma vogliamo sottolineare che la collaborazione con Emergency è stata fantastica, il loro livello di professionalità è eccellente, abbiamo salvato in soli due mesi migliaia di persone. Abbiamo lavorato insieme cercando di dare il meglio: da parte nostra però c’è la responsabilità di dover mantenere una missione estremamente costosa, da 900mila euro al mese per due navi da soccorso. Con Emergency la collaborazione era comunque limitata nel tempo, e per motivi di fondi abbiamo dovuto muoverci verso altri canali“. Nel Report 2016 di Emergency, il MOAS non viene mai citato ne sono presenti immagini relative alla collaborazione. Finita la collaborazione con Emergency, il MOAS ha iniziato una nuova collaborazione con la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.6061

2)Campagna “Io non ti denuncio”: discussa campagna di sensibilizzazione e protesta del 2009 in difesa del diritto all’accesso alle cure per chiunque, e quindi in dissenso con una proposta di legge depennante la norma che non permette al medico di denunciare un immigrato senza documenti bisognoso di assistenza medica in una struttura pubblica. Questa campagna è totalmente sparita dagli archivi on line di Emergency se non per qualche piccola news sugli eventi ad essa correlati.62

3)Arresto di tre operatori a Lashkar Gah e le accuse di non neutralità e politicizzazione dell’organizzazione: nell’aprile 2010, tre operatori di Emergency sono stati arrestati a Lashkar Gah, nella provincia afghana di Helmand, con l’accusa di aver complottato per uccidere il governatore della provincia. Nel corso delle operazioni della polizia afghana, coadiuvata da truppe ISAF, sono state trovate all’interno dell’ospedale gestito da Emergency cinture esplosive, granate e pistole. Pochi giorni dopo l’arresto, i tre operatori di Emergency sono stati ritenuti innocenti e liberati. Nel luglio 2010, Gino Strada ha reso noto che il governatore della provincia di Helmand ha autorizzato la riapertura dell’ospedale di Emergency a Lashkar Gah e l’attività è tempestivamente ripresa.6364

L’arresto dei tre operatori ha suscitato particolare clamore e sono costate diverse accuse nei confronti di Emergency riguardanti la mancanza di neutralità e la forte politicizzazione dell’organizzazione. Massimo Barra, Presidente della Commissione Permanente della Croce Rossa Internazionale, in un intervista a Radio Radicale afferma che non sia “illegale” per una ONG essere non neutrale ed essere politicizzata ma solo opportuno, anche per motivi di sicurezza operando in contesti definiti pericolosi.65

4)Il Caso Sudan: in Sudan Emergency ha istituito un centro di cardiochirurgia a Soba e due centri pediatrici. Le spese sostenute, 10 milioni di euro, sono state pagate con i contributi del Presidente del Sudan Omar Hasan Ahmad al-Bashir, ex colonnello del’esercito sudanese, salito al potere nel 1989 con un colpo di stato(94,5% di suffragi a suo favore nelle ultime elezioni del 2015, con le quali è stato rinnovato il suo mandato). Nel 2009 infatti sono stati espulsi dal Sudan tutti gli operatori umanitari stranieri con l’accusa di aver violato, in Darfur, il regolamento sulle attività di cooperazione, mentre tredici di queste sono state accusate di aver fornito informazioni al Tribunale Internazionale dell’Aja sulle violenze perpetrate contro i civili: unica ONG autorizzata a rimanere in Sudan è stata proprio Emergency. Nel 2010 Emergency ha speso 13 milioni di Euro per interventi in Sudan. Nel luglio 2008, il Presidente del Sudan al-Bashir è stato accusato dal procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno-Ocampo, di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra proprio nel Darfur. Il tribunale ha emesso il 4 marzo 2009 un mandato d’arresto per al-Bashir per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, ma ha stabilito che non vi erano prove sufficienti per perseguirlo per genocidio. Alle accuse di violazione della neutralità ed indipendenza fatte ad Emergency (il governo di Al-Bashir finanzia Emergency con circa 3 milioni di Euro, come da bilancio) Gino Stradarisponde difendendo Al-Bashir e contestando il diritto della Corte Penale Internazionale a giudicare il presidente sudanese in quanto il suo paese non riconosce ufficialmente tale tribunale. Anche l’attuale presidente di Emergency, Cecilia Strada, figlia del fondatore, difende il comportamento dell’organizzazione da lei presieduta, sostenendo che non si deve guardare solo ad Al-Bashir, ma anche agli stati confinanti, e che il suo compito non è quello di giudicare i governanti nei paesi in cui opera, ma quello di assistere le vittime.666768

5)Il ruolo di negoziazione di Emergency nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo: fu preso in ostaggio dai talebani nel 2007 in Afghanistan e liberato grazie al ruolo di Emergency. Le accuse anche qui non mancarono. Fausto Biloslavo in un articolo su “Il Giornale” affermava: “Il sequestro Mastrogiacomo, con i suoi lati oscuri e l’epilogo finale, ha segnato l’inizio del dente avvelenato degli americani e in seguito degli inglesi nei confronti di Emergency. Nei primi giorni del sequestro le Sas, i corpi speciali britannici, erano pronti a intervenire con un blitz per tentare di liberare gli ostaggi. I velivoli senza piloti avevano individuato i sequestratori del feroce mullah Dadullah in movimento. Da Roma, il governo Prodi disse no preferendo una costosa trattativa”. Nella mediazione venne coinvolta Emergency, grazie al responsabile afghano del suo ospedale a Lashkar Gah, Ramatullah Hanefi. La richiesta dei talebani era uno scambio di prigionieri e per affrettare la trattativa tagliarono la testa a Sayed Agha, l’autista di Mastrogiacomo. Biloslavo afferma: “l’accusa era la partigianeria del mediatore Hanefi e il triste fatto che la pelle di un afghano vale meno di quella di un occidentale. Dadullah riuscì a strappare al governo di Kabul cinque comandanti di rango, che languivano in galera. Fra questi c’era anche suo fratello”. Mastrogiacomo fu liberato grazie allo scambio, ma l’interprete rimase nelle mani dei sequestratori. La rabbia degli afghani di Lashkar Gah esplose. L’ospedale di Emergency venne preso a sassate.69

Generazione Identitaria

Alle ONG che si dedicano alla ricerca e al salvataggio nel Mediterraneo, si contrappone una giovane associazione, Generazione Identitaria, che ha iniziato la propria campagna di opposizione e protesta la notte del 12 maggio tramite un’azione dimostrativa avvenuta nel porto di Catania. Gli Identitari hanno simbolicamente bloccato la partenza della nave Aquarius di SOS MEDITERRANEE e Medici Senza Frontiere.

Generazione Identitaria (GID) è un movimento apartitico indipendente nato il 21 Novembre 2012, promossa da diversi giovani identitari italiani animati dall’amore verso la propria terra e dalla determinazione a salvarne, con l’azione militante, il suo popolo, la sua cultura, il suo ambiente e la sua sovranità politica. GID è una realtà nata sulla scia della Génération Identitaire francese, ed il movimento identitario si è poi diffuso in molte altre nazioni come Austria, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Ceca e Slovenia, assumendo così carattere europeo.

Dicono di loro: “Gli identitari sono dunque coloro che considerano la preservazione delle identità di fronte al rullo compressore mondialista come una missione storica del nostro tempo. Noi leviamo dunque la bandiera dell’identità contro la mondiale uniformità massificante. L’Identità nasce dunque dalle nostre radici, dall’idea che siamo il prodotto di una terra, di un lignaggio e di una storia come l’anello di una catena”.

Il significato di Identità per il movimento: “L’identità nasce come eredità e trasmissione ed è la base delle tradizioni popolari, delle lingue, degli usi e dei costumi ed rappresenta quindi l’accettazione e la presa di conoscenza di un passato comune che ci unisce e la volontà di vivere assieme come comunità nei tempi a venire. L’identità è la celebrazione della vita, è il ricordo dei nostri morti, un modo di concepire il mondo e di raccontarlo, basato su di una comune memoria culturale, etnica e spirituale. L’identità di ogni popolo rende quest’ultimo incomparabile, inimitabile ed unico. Seppur siamo tutti uomini, ogni uomo è diverso dall’altro e nessuno è mai uguale a qualcun altro; lo stesso avviene dunque anche per le nazioni ed i popoli”.70

Campi di azione:

  • Azioni dimostrative, direttamente nelle città italiane per sensibilizzare la popolazione sulle tematiche di comune interesse ed importanti per il Paese.
  • Manifestazioni, in diverse piazza in varie città d’Europa per difendere ciò in cui credono, partendo dal presupposto che “le strade d’Italia e d’Europa ci appartengono per diritto di nascita. Scendere in piazza per difendere il tuo Paese è un tuo diritto e un tuo dovere, e nessuno può impedirtelo”.
  • Formazione politica, grazie all’Accademia Politica Identitaria, che attraverso seminari, lezioni e distribuzione di materiale didattico, contribuisce alla formazione politica e filosofica dei militanti.
  • Generazione solidale, nasce dal presupposto che difendere il proprio popolo significa anche aiutare le famiglie in difficoltà, abbandonate da Stato e istituzioni. Per questo si impegnano nella “solidarietà etnica”, ovvero solidarietà verso gli italiani che sopravvivono in condizioni indegne, senza cibo e/o una casa, spesso ignorati dallo Stato e dalle istituzioni. Forniscono sostegno alle famiglie italiane, perché “una generazione che non aiuta prima di tutto la propria gente non saprà mai aiutare veramente nessuno” (Hanno aperto un fondo per aiutare i terremotati del 24 agosto del 2016 e grazie a questo hanno già provveduto nel rifornimento di generi di prima necessità alla popolazione).71

Generazione Identitaria e i migranti:

Premessa: la cosiddetta crisi dei rifugiati, fenomeno talmente artificiale dall’essere ormai oggetto di indagine anche da parte delle Procure della Repubblica, è funzionale al processo della grande sostituzione. Un esodo enorme è stato aizzato deliberatamente verso i paesi europei come strumento di pressione politica da parte di stati esteri (Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita ecc), che per ragioni diverse hanno interesse a destabilizzare lo scenario politico europeo immettendo al suo interno quote sempre più vaste di immigrati totalmente inassimilabili. La sola Germania ha ricevuto più di un milione di “rifugiati siriani”, mentre l’Italia quasi mezzo milione di “rifugiati” sub sahariani, il 90% dei quali privi di ogni requisito per la richiesta dello status di asilo politico in Italia e spesso di identità ignota. La crisi dei rifugiati è il più grande business economico mai intentato ai danni dei popoli europei, un progetto che ha come scopo il guadagno, e dove criminalità e genocidio si uniscono in una sintesi letale, intollerante e pericolosa. Questo progetto trova come cani da guardia la maggioranza dei partiti politici, il mondo sindacale, la gran parte della Chiesa Cattolica e l’antagonismo antifascista in assenza di fascismo.

Azioni proposte per fermare l’esodo dei migranti:

  • chiusura immediata dei confini verso ed abolizione del trattato di Schengen per garantire più sicurezza ai cittadini vista l’incombente minaccia terroristica, avendo riscontrato l’infiltrazione di persone radicalizzate tra i migranti sbarcati nei porti italiani;
  • rimpatrio di tutti gli immigrati extraeuropei attualmente presenti nei nostri territori: espulsione immediata per chi dopo aver richiesto lo status di rifugiato, non è risultato idoneo perché privo dei requisiti o per chi sia giudicato colpevole di qualsiasi tipo di reato;
  • aiuti agli Stati in crisi e cessazione di ogni loro destabilizzazione da parte di UE e Stati Uniti, rinunciando a qualsiasi velleità di esportazione alla democrazia attraverso seri programmi governativi da intraprendere, in collaborazione con altre nazioni e con i Paesi del sud del mondo, per lo sviluppo degli stessi e la costruzione di infrastrutture efficienti, in grado di garantire benessere a quelle popolazioni.

Generazione Identitaria e la campagna DefendEurope: la campagna nasce in contrapposizione all’attività delle ONG che operano nel Mediterraneo. Secondo l’associazione, sono colpevoli di introdurre illegalmente centinaia di migliaia di clandestini in Europa, mettendo così a repentaglio la sicurezza e il futuro del continente, e sono responsabili per di più delle migliaia di morti di migranti in mare. La campagna prevede azioni dimostrative a bordo di una nave per bloccare l’attività delle ONG. Per questo motivo, Generazione Identitaria ha attivato un conto per finanziare la locazione di una imbarcazione che permetta lo svolgimento delle operazioni.72


Aggiornamenti relativi al documento precedente

Le indagini delle varie Procure coinvolte, l’inchiesta aperta in Commissione Difesa del Senato e le ricerche dei vari quotidiani hanno portato a ulteriori sviluppi e informazioni riguardanti le ONG che operano nel Mediterraneo:

1) Da due diversi articoli (Fausto Biloslavo de Il Giornale e Paola Pintus su Tiscali.it) apprendiamo che The One Foundation, finanziatrice del nuovo aereo del MOAS per il pattugliamento marino (il King Air B 200), appartiene a Declar Ryan, fondatore di Ryanair (compagnia di voli low-cost). La fondazione sembrava non più operante visto che il sito internet a cui rimanda MOAS era fermo al 2013. Paola Pintus si è rivolta al portavoce della suddetta, Lye Ogunsanya, per avere qualche chiarimento; la risposta alle obiezioni della Pintus è stata: “One Foundation è un fondo filantropico privato con sede a Dublino. Uno degli obiettivi della One Foundation è quello di migliorare significativamente le chance di vita dei rifugiati, sostenendo le organizzazioni senza scopo di lucro. La fondazione è fondata su forti principi d’impresa e ritiene che la filantropia attiva possa essere un modo efficace per generare soluzioni a lungo termine alle problematiche che oggi affrontano i rifugiati. Ciò significa che la Fondazione One investe fondi, competenze, supporti tecnici e altre risorse nelle organizzazioni senza scopo di lucro che condividono la propria visione per aiutarli ad apportare un cambiamento di Impatto”. Il portavoce continua: “anche se la maggior parte delle attività si sono concluse nel 2013/2014, alcune continuano a concentrarsi sulla crisi dei rifugiati. La partnership MOAS è solo una di queste”.
Biloslavo ha anche intervistato Paolo Romani, presidente del gruppo di Forza Italia in Senato e appartenente al Copasir (Comitato parlamentare per il controllo dei servizi segreti). Il senatore afferma che quasi due milioni di euro dei donatorisono andati a finire nelle casse delle società private dei fondatori Catrambone, evidenza negata in Commissione Difesa del Senato.7374

2) A proposito delle inchieste delle Procure siciliane sulle organizzazioni del Mediterraneo, una ONG è ufficialmente indagata dalla Procura di Trapani per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.75

3) Anche la Fondazione Migrantes tramite Monsignor Giancarlo Perego entra nel merito delle indagini avviate delle Procure Siciliane e sulla questione della non collaborazione di alcune ONG che si sono rifiutate di comparire in Commissione Difesa del Senato afferma: “Il fuoco politico è stato un atto ipocrita e vergognoso”.76

4) Incontro a Palazzo Chigi tra George Soros e Paolo Gentiloni del 3 maggio 2017: dopo le pressioni del “filantropo” alla UE per intervenire sulla chiusura prevista della Central European University (università fondata dallo stesso in Ungheria) voluta dal Premier Viktor Orban e approvata da una legge del Parlamento ungherese, George Soros si è recato a Palazzo Chigi per incontrare personalmente il premier Paolo Gentiloni. Una nota dell’ufficio di Soros afferma: “Le notizie circolate sulla stampa relative ai presunti finanziamenti di George Soros tesi a favorire l’afflusso di migranti in Europa sono false. La Open Society Foundations di Soros sostiene organizzazioni che operano per alleviare l’impatto della migrazione sia sulle popolazioni ospitanti che sui migranti. L’operato delle Ong che salvano i migranti alla deriva nel Mediterraneo è una tragica necessità derivante dall’assenza perdurante di una politica migratoria comune a livello dell’UE che affronti tutte le dimensioni del fenomeno. George Soros è attualmente in Italia per una serie di incontri su una vasta gamma di temi, tra i quali figurano la società civile, l’Unione europea e l’attuale situazione economica”. Nessun comunicato ufficiale è stato redatto da Palazzo Chigi.77
George Soros,che ora si proclama filantropo, è stato attore in diverse operazioni speculative in tutto il mondo, tra le quali spiccano quelle sulla lira e sulla sterlinadel 1992 da cui guadagnò più di due miliardi di dollari, quelle in Indonesia e Malesia dove fu condannato rispettivamente all’ergastolo e alla pena di morte, e quella in Francia dove fu condannato per insider trading (dovette pagare 2 miliardi di dollari). Oggi è noto soprattutto per le attività della sua Open Society Foundations, fondazione multimilionaria che si occupa di diversi ambiti: ambiente, diritti LGBT, diritti delle donne e diritti alla migrazione. La fondazione è tra le più prolifiche e generose al mondo e a sua volta sostiene altre fondazioni e organizzazioni, tra le quali:

  • MOAS (a dispetto del comunicato dell’ufficio stampa, la ONG è stata finanziata da Avaaz tra i cui fondatori e sostenitori figura Moveon.org, un’organizzazione americana posseduta da Soros)78
  • Cospe Onlus (socio fondatore di SOS MEDITERRANEE)79
  • Open Migration (creata da CILD, Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, che supporta le ONG sotto un punto di vista legale e promuove iniziative pro immigrazione)80
  • Migration Policy Institute (fornisce l’analisi, lo sviluppo, e la valutazione delle politiche migratorie e di rifugiati a livello locale, nazionale e internazionale)81
  • International Crisis Group (organizzazione indipendente che lavora per prevenire le guerre e modellare le politiche che costruiranno un mondo più pacifico)82
  • Democracy Now! (pluripremiato programma televisivo trasmesso su diversi canali in tutto il mondo)83
  • Peace and Security Funders Group (organizzazione impegnata a migliorare l’efficacia della filantropia focalizzata su questioni di pace e sicurezza)84
  • Amnesty International85
  • Global Exchange (fondata da Medea Benjamin, un pro-Castro radicale, che ha contribuito a creare un progetto denominato “Iraq Occupation Watch” allo scopo di incoraggiare una diserzione diffusa degli “obiettori di coscienza” in campo militare degli Stati Uniti. Nel dicembre 2004, Benjamin ha annunciato che Global Exchange avrebbe inviato aiuti alle famiglie dei ribelli terroristi che combattevano le truppe americane in Iraq)85
  • Fidh (The Worldwide Human Rights Movement, fondatore di Free Syrian Voices, focalizza la sua opera sui migranti in Europa e sui loro diritti)86
  • Euro-Mediterranean Human Rights Network (un network che raccoglie più di 80 organizzazioni per i diritti umani e in Italia supporta l’Italian Refugee Council)87
  • Human Rights Watch (organizzazione senza scopo di lucro, non governativa per i diritti umani composta da circa 400 membri in tutto il mondo).88

Qui sono state elencate solo una parte delle organizzazione con focus sui migranti che a vario modo sono sostenute da George Soros.

5) Il 7 aprile 2017 il sito di Open Society Foundations pubblica un comunicato dal titolo “Nella crisi del Mediterraneo non ci si può tirare indietro”: “A febbraio, il direttore dell’agenzia Frontex, la guardia di frontiera e costiera dell’Unione Europea, sollevò molto clamore quando suggerì in un’intervista che le ONG stessero in sostanza “sostenendo gli affari delle reti criminali e dei trafficanti in Libia attraverso le imbarcazioni europee che raccolgono i migranti sempre più vicino alla costa libica”. E mentre due imbarcazioni delle ONG hanno operato in queste acque nei mesi invernali, le imbarcazioni della guardia costiera sotto il comando di Frontex sono state trattenute vicino alle coste italiane, a più di 100 miglia di distanza dalla Libia”. Il comunicato continua: “Noi di Open Society Foundations siamo estremamente preoccupati per gli attacchi mossi verso le ONG coinvolte in questi salvataggi. Sebbene sia fondamentale non incoraggiare i trafficanti e le loro tattiche senza scrupoli che spesso comportano morte e sofferenza, esiste anche un obbligo morale e giuridico ai sensi del diritto internazionale per cui non si può semplicemente lasciare che delle persone affoghino in mare”. E sostengono: “La Open Society Foundations non finanzia operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo”. Per quanto riguarda invece il supporta ai suoi partner in Italia: “Per tali motivi sosteniamo Carta di Roma, che organizza formazioni per i professionisti dei media nell’uso corretto di una terminologia giusta sull’immigrazione e le minoranze, e la piattaforma web #OpenMigration della Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, che fornisce dati, infografiche, commenti, notizie e analisi sulle tendenze migratorie e sui relativi sviluppi legali e politici”. Concludono affermando: “L’Europa è ancora alla ricerca delle politiche efficaci di cui ha bisogno per gestire il flusso di persone in fuga dalla guerra e dalla povertà, proprio come quando, nel XIX e nel XX secolo, le famiglie italiane davano una sterzata alle proprie esistenze, dirigendosi negli Stati Uniti e in America Latina alla ricerca di una vita migliore. Tali soluzioni emergeranno in Italia e in Europa soltanto attraverso un dibattito aperto e basato sui fatti, guidato dalla nostra comune umanità”.89

6) MOAS e le foto con gli scafisti: nel marzo 2015, il giornalista maltese freelance Mark Micallef racconta sul Times of Malta la storia del MOAS e di come i coniugi Catrambone abbiano investito in questa iniziativa 8 milioni di euro personali. Il giornalista correda l’articolo proprio con le foto, consegnate personalmente dal MOAS, che inquadran l’incontro in mare fra lo staff della ONG maltese e i trafficanti. Micallef scrive sul Times of Malta a proposito del ruolo ricoperto da Robert Young Pelton nello staff dei Catrambone: “In questo senso l’aiuto del signor Pelton non avrebbe potuto essere più puntuale. Con un’esperienza in più di 40 zone di conflitto durante i quali si è costruito una reputazione per la sua capacità di ottenere un accesso, senza precedenti, ad organizzazioni terroristiche e a gruppi di insorti come Al-Qaeda e i talebani, Pelton porta al MOAS una preziosa visione della sicurezza in un momento in cui il conflitto è in aumento a livelli senza precedenti in Libia”. Da questo passo dell’intervista sorgono alcune domande: Cosa fa dunque Pelton per i Catrambone? Qual è il suo ruolo nei rapporti con le organizzazioni terroristiche? Ha un ruolo di mediazione con chi in Libia si occupa della tratta dei migranti?Pelton sostiene, nella medesima intervista, che non abbia senso immaginare che i terroristi si infiltrino fra gli immigrati sui barconi. “E’ troppo rischioso per loro”affermava nel 2015. Pensiero non condiviso però né dal ministro libico dell’Informazione, Omar al Gawari né dal Copasir italiano, i quali sostengono esattamente il contrario.9091

7) La Guardia Costiera Libia dichiara “Ong responsabili aumento flusso migranti”: questo è quello che ha riferito il capo della Guardia Costiera libica per la regione centrale, Rida Aysa, nel corso di un’intervista esclusiva ad Aki-AdnKronos International. Lo stesso stima che ci siano “centinaia di migliaia di migranti clandestini” pronti a imbarcarsi per l’Europa” e afferma che i migranti sono informati della presenza di ONG preparate ad effettuare soccorsi nel viaggio nel Mediterraneo, aumentando così il numero di quelli che sono pronti a partire. Di questo, la Libia ha informato sia la UE, sia i comandanti dell’Operazione Sophia. Il capo della Guardia Costiera libica aggiunge che “la Guardia Costiera libica ha fermato alcuni gommoni all’interno delle acque territoriali libiche, per poi imbattersi in alcune organizzazioni umanitarie che si sono lamentate del fatto che quei gommoni appartenevano a loro, benché non l’avessero comunicato alla Guardia Costiera, violando così le acque territoriali libiche”. Rida Aysa ricorda l’episodio di un gommone tedesco fermato a nord di al-Zawiyah, rivelatosi di proprietà di Sea Watch, e del caso della nave allontanata con alcuni colpi di avvertimento per aver violato le acque territoriali libiche appartenente a Medici Senza Frontiere. Il militare conclude l’intervista affermando che le ONG non rispettano la sovranità libica violando le acque territoriali nazionali senza nessun tipo di avviso e che le stesse siano solite avvertire i trafficanti tramite l’accensione di luci notturne dopo essersi posizionati a 12 miglia, punto perfettamente visibile dalla costa.92

8) Proposta del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, di far salire a bordo delle navi delle organizzazioni umanitarie la polizia giudiziaria:possibilità che ha subito creato scompiglio tra le ONG che operano nel Mediterraneo e ha registrato un “no assoluto” di alcune delle stesse. Come Jugend Rettet, che dopo diversi rifiuti a presentarsi in Commissione Difesa del Senato, afferma: “Un’assurdità ritrovarsi dalla parte dei cattivi. Veniamo qui (Commissione Migranti e Antimafia) perché abbiamo grandissimo rispetto delle istituzioni e però ci veniamo con spirito negativo per quello che sta accadendo attorno alle Ong”. E sulla proposta legittima di Zuccaro: “non se ne parla di avere operatori di polizia giudiziaria a bordo”. Il Procuratore di Catania in Commissione Migranti e Antimafia continua infine con un’analisi: “Dei migranti che arrivano in Italia, solo una percentuale molto bassa ha diritto all’asilo, tutto il resto è immesso nel circuito illegale e diventa vittima di tratta, caporalato o altri circuiti illeciti. Il mio dovere di procuratore è quello di segnalarlo. Si decida chi salvare e, una volta deciso, si vada a prenderlo senza alimentare il traffico della migrazione”.93

Spunti e conclusioni

Ci chiediamo perché ONG che cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica e i Governi a favore della libera circolazione degli individui, che si battono per i diritti dei migranti, che chiedono alle istituzioni il cambiamento di leggi troppo stringenti sul diritto di asilo e che si prodigano in ogni modo possibile per i diritti umani anche con costose campagne di comunicazione, non facciano attività dimostrative dirette a quei Paesi che stanno facendo poco o nulla riguardo a queste problematiche? Perché Medici Senza Frontiere non approda in un porto francese, facilmente raggiungibile, per spingere il governo transalpino a muoversi diversamente nelle politiche di accoglienza? Perché il MOAS, per una volta, non attracca con un carico di migranti in un porto maltese? Perché, similmente, Proactiva Open Arms non approda in Spagna? E così via per tutte le altre ONG che si occupano di operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. Eppure una parte ingente dei loro fondi sono destinati ad attività di comunicazione e sensibilizzazione, non mancando di rimproverare l’insufficienza di politiche efficaci per risolvere la tematica del grande flusso migratorio.

Ci chiediamo, inoltre, il motivo della non collaborazione di alcune ONG (Jugend Rettet, Sea-Watch e Sea-Eye) nello svolgimento sia delle indagini di alcune Procure siciliane sia dell’inchiesta in Commissione Difesa del Senato. La collaborazione sembrerebbe cosa dovuta visto che i migranti che loro salvano dal mare vengono portati sulle nostre coste e, una volta sbarcati, vengono aiutati grazie alla generosità dei contribuenti italiani. Forse la sovranità italiana non è da loro riconosciuta?

Un altro punto saliente riguardo ai fondi donati alle ONG: nonostante il reddito pro-capite in Italia si mantenga su valori bassi e stabili da anni, e la propensione al risparmio sia in crescita, le somme donate da privati hanno un trend decisamente positivo; così come, a dispetto della stagnazione dell’economia italiana, le donazioni provenienti dalle aziende sono sempre in aumento. In aggiunta, gli enti italiani, seppur stretti da pesanti vincoli imposti dall’ Unione Europea e con preoccupanti valori riguardo al PIL nazionale, riservano comunque a molte organizzazioni una vistosa generosità. Il settore del no profit sembrerebbe l’unico in forte rialzo per quanto riguarda le fonti di sostentamento.

Fonte: Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica.94

Fonte: Istituto Italiano Donazione.95


Fonti:

  1. (http://www.medicisenzafrontiere.it/)
  2. (http://www.medicisenzafrontiere.it/cosa-facciamo/azione-medico-umanitaria/quando-interveniamo/popolazioni-in-fuga#mare)
  3. (http://milionidipassi.medicisenzafrontiere.it/aderisci/)
  4. (http://milionidipassi.medicisenzafrontiere.it/antislogan/)
  5. (http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/cosa-scriveresti-sul-tuo-giubbotto-di-salvataggio)
  6. (http://www.medicisenzafrontiere.it/cosa-facciamo/missione-italia)
  7. (https://www.un.org/press/en/2000/20001116.sc6953.doc.html)
  8. (https://web.archive.org/web/20070707120254/http://www.reunir.asso.fr/article.php?id_article=21)
  9. (http://www.jpost.com/Jewish-World/Jewish-Features/Worlds-50-most-influential-Jews-176071)
  10. (http://www.fru.org.ua/en/events/international-events/komanda-amu-pochynaie-robotu-nad-prohramoiu)
  11. (https://web.archive.org/web/20150703163557/http://amukraine.org/themes/eu-integration/)
  12. (http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-10-11/soros-vera-riforma-trattato-230313.shtml)
  13. (http://21stcenturywire.com/2016/04/22/george-soros-anti-syria-campaign-impresario/)
  14. (http://archivio.medicisenzafrontiere.it/pdf/Schemi%20di%20bilancio.pdf)
  15. (http://archivio.medicisenzafrontiere.it/pdf/Relazione%20sulla%20gestione.pdf)
  16. (http://www.msf.org/sites/msf.org/files/internationalactivityreport2015en2nded_0.pdf)
  17. (http://www.medicisenzafrontiere.it/sostienici/aziende-e-fondazioni/i-nostri-partner)
  18. (http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/msf-condanna-lattacco-alla-sua-nave-di-ricerca-e-soccorso-nel-mediterraneo-da-parte-di)
  19. (http://www.informatorenavale.it/news/attacco-alla-bourbon-argos-di-medici-senza-frontiere-la-marina-libica-ammette-di-aver-sparato/)
  20. (http://abcnews.go.com/International/doctors-borders-refused-american-isis-hostage-kayla-mueller/story?id=41601887)
  21. (http://www.dailymail.co.uk/news/article-3758693/MSF-defend-decision-refuse-negotiate-Kayla-Mueller.html)
  22. (https://nsnbc.me/2014/03/11/myanmar-doctors-without-borders-operations-suspended-due-to-unethical-conduct/)
  23. (http://edition.cnn.com/2014/03/03/world/asia/myanmar-rakhine-doctors-without-borders/)
  24. (http://www.cbsnews.com/news/pfizers-nigeria-scandal-doctors-without-borders-stirs-the-pot-to-little-effect/)
  25. (http://www.msf.org/en/article/kenya-msf-reviews-patient-allegations-coerced-sterilisation)
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  27. (https://www.savethechildren.it/sites/default/files/files/Statuto%20save%20the%20children.pdf)
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  29. (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/minori-migranti)
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  80. (http://openmigration.org/missione/)
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  82. (https://www.crisisgroup.org/who-we-are/crisis-group-updates/annual-report-launch-2014)
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  90. (https://www.timesofmalta.com/articles/view/20150308/local/MOAS-reels-in-warzone-icon-to-boost-operation.558889)
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  93. (http://www.ilgiornale.it/news/politica/no-delle-ong-ai-controlli-polizia-bordo-non-sale-1395097.html)
  94. (http://www.programmazioneeconomica.gov.it/2016/04/19/andamenti-lungo-periodo-economia-italiana/#Evoluzione%20del%20reddito%20pro%20capite)https://www.google.it)
  95. (http://www.istitutoitalianodonazione.it/it/indagini/indagini-osservatorio-iid/area-di-ricerca-organizzazioni-non-profit)

1308.-Chi comanda l’assalto dei migranti dalla Libia

Gli sporchi affari di bande criminali, fazioni tribali, jihadiste o pseudo politiche che rapinano mezzo miliardo di dollari l’anno ai disperati all’inseguimento del miraggio Europa. 1700 gruppi armati in campo, le complicità politiche. Inchiesta di Alessandro Fioroni, da REMOCONTRO.

schiavisti-cop

Qui, gli schiavisti, poi, vengono le ONG, il Governo, l’Ue e la Finanza malata

Nostra paura, loro ricchezza
Lotta al traffico di uomini, armi, petrolio e fine del conflitto in corso dal 2011, sono elementi strettamente legati. L’esplosione della guerra civile, seguita alla deposizione di Muhammar Gheddafi, ha dilaniato il paese e fatto proliferare una quantità enorme di gruppi armati, milizie tribali, bande criminali. Come riporta il periodico Xsemanal, si calcola che siano 1700 i gruppi armati che combattono tra loro per il controllo della città, di strade, raffinerie, e soprattutto per primeggiare nel business da milioni di dollari che coinvolge esseri umani che vogliono attraversare il Mediterraneo e raggiungere l’Europa.

1700 gruppi armati
In un tale caos il contrabbando di ogni genere è una fonte fondamentale per l’economia di intere zone. L’attraversamento del tratto di Mediterraneo fino in Italia costa fino a 2500 dollari a persona. Se si moltiplica questa cifra per le 181mila persone partite solo lo scorso anno verso l’Europa, il risultato per i trafficanti è enorme: ai passeur libici sono entrati circa 450 milioni di dollari. Accade in un Paese diviso in due, senza alcuna autorità garante di nulla: ad est la Cirenaica controllata del generale Haftar, sostenuto dall’Egitto-Russia, capitale a Tobruk. Ad ovest la Tripolitania dove prova a governare Fayez Serraj, sostenuto da Italia-Usa.

Il business migranti
Ma chi manovra il business dei migranti realmente? I protagonisti sono moltissimi, dalle milizie islamiste, che hanno tentato di estendere il califfato in Libia, fino ad arrivare a uomini della guardia costiera. In mezzo una serie di gruppi criminali e fazioni tribali che si combattono tra loro per trarre il massimo profitto dall’affare del secolo: non armi, non droga, ma esseri umani. Da quando il generale Haftar, nel 2014, ha lanciato l’”Operazione Dignità, diverse formazioni, dall’Isis passando per Al Qaida fino ad arrivare ad Ansar Al sharia Lybia, stanno battendo in ritirata dai centri urbani per rifugiarsi nell’immensa zona centrale desertica del Fezzan o in remoti angoli alle frontiere.

Territori senza legge
E’ in queste aeree inaccessibili e transfrontaliere, soprattutto a sud della costa, dove è più facile nascondersi, ma soprattutto è luogo ideale per i commerci illegali, perchè la guerra costa. Qui le milizie assaltano o comprano letteralmente i convogli di migranti dall’ Africa subsahariana, organizzati da altri mercanti. Rapiscono, saccheggiano e a loro volta rivendono uomini, donne e bambini come schiavi. Chi sopravvive arriva al mare ma non parte subito, lì nuovi carcerieri e violenze. È il caso della Zamzam Valley, sud di Misurata. I militanti dell’Isis sconfitti a Sirte, ne hanno fatto il loro territoria da dove attaccano checkpoint e rapiscono civili per il riscatto.

Zamzam Valley e Al-Awaynat
Analoga situazione ad Al-Awaynat, in una remota zona nel sud est della Libia vicino alle frontiere con Egitto e Sudan. Questa zona è divenuta una vera e propria centrale di mercenari, centinaia di uomini armati stazionano in questa porzione del paese pronti ad essere assoldati. I mercenari provengono in maggior parte dal Ciad, Niger e Camerun, tutti pronti a combattere sotto le insegne di differenti milizie. Si pensa che guadagnino una media di 2000 dollari al mese. Le milizie e i gruppi criminali fanno soldi naturalmente attraverso il traffico di esseri umani, i rapimenti, il traffico di armi, droga e carburante.

Ad Al Kufra è Isis
Nella città oasi di Ad Al-Kufra a sud est, si ritiene che si siano trasferite piccole cellule dell’Isis e dei combattenti al-Qaida. Al-Kufra è stata per decenni dilaniata da un conflitto mortale tra le tribù arabe di Alzway contro i Tabu dell’Africa subsahariana.Un conflitto per il controllo delle frontiere e dei lucrosi percorsi del contrabbando. La maggior parte delle centinaia di militanti che sono riusciti a fuggire all’assalto di Sirte l’anno scorso, si sono invece posizionati a Sabha, città della Libia centrale. La città è praticamente fuori controllo, con diversi conflitti in corso. Protagonisti gli Awlad Suleiman, una tribù etnica araba, i Tabu e i Tuareg, sempre guerra per il contrabbando.

Guerre per bande
A sud-ovest di Sabha si trova il centro di Ubari; quì nel 2015 violentissimi scontri tra bande criminali rivali ha fatto fuggire quasi tutta la popolazione. Le ostilità si sono scatenate per controllare il mercato nero dei combustibili sovvenzionati forniti dal governo di Tripoli. Gruppi di militanti islamici radicati nella zona, tra cui quelli che fanno riferimento ad Al-Qaida nel Maghreb islamico, che vendono il carburante nei paesi limitrofi ad un prezzo10 volte superiore quello in Libia. Ogni milizia ha un capo, uomini, e una capacità corruttiva altissima in mancanza di un potere centrale forte.

L’anarchia utile
Come hanno fatto notare diverse inchieste giornalistiche, insieme a quelle effettuate dalle Nazioni Unite o organizzazioni come Amnesty International, rifugiati e migranti che non possono raccogliere i soldi per l’attraversamento del Mediterraneo, marciscono per mesi in prigioni private dove vengono picchiati, torturati e uccisi. I carcerieri appartengono per la maggior parte a vere e proprie gang di strada locali, come nel caso dei famigerati Asma Boys. Questi ultimi poi non è raro che rivendano i disgraziati migranti caduti nelle loro mani a network criminali più potenti.

La vecchia base militare
Già nel 2015 Amnesty metteva in luce questa situazione in suo rapporto. Non solo Asma Boys ma altri personaggi ed altre prigioni. In particolare, una base militare dismessa ad Az Zawiyah ad ovest di Tripoli. La circostanza ci dice di personaggi influenti e con coperture notevoli. E i sospetti si addensano su quella che viene chiamata Guardia Costiera libica. Gabriele Iacovino, capo degli analisti del Centro Studi Internazionali, denunciava come “a parte alcune eccezioni, come i militari di Misurata, i guardacoste libici sono spesso espressione dei potentati locali che, in molti casi, gestiscono il traffico di esseri umani”.

Governi e corruzione doppi
Fondamentalmente il governo di Tripoli ha due guardie costiere, una più fedele al ministero della Difesa, l’altra a quello dell’Interno, ed è quella sulla quale l’Italia punterebbe di più. Questa confusione lascia lo spazio a uomini senza scrupoli di poter mettere in pratica i propri disegni criminali. Una inchiesta giornalistica di TRT della giornalista Nancy Porsia, ha reso nota al mondo la figura di Abdurahman al-Milad, soprannominato al-Bija. Lui e i suoi uomini si sono proclamati Guardia Costiera di Zawiya, dispongono di una motovedetta chiamata Tileel e di due motoscafi. Da allora al-Bija e suoi uomini vanno per mare e riportano indietro migranti.

Guardia costiera privata
L’inchiesta di Trt sembra dimostrare come Milad sia a capo del traffico di esseri umani di Zawiya, accusa sempre respinta ma che poggia su diversi elementi. Come può un pugno di uomini con una barca di 16 metri a controllare le acque dal confine tunisino a Jansur vicino a Tripoli? Una zona immensa che non potrebbe essere dominata senza coperture e mezzi finanziari. Al-Bija sarebbe a capo di una vera e propria holding mafiosa che insegue i migranti e chiede tangenti ai trafficanti, se questi rifiutano spara e li uccide. Il colonnello Tarek Shanboor, Ministero degli Interni del governo di Unità Nazionale lo ha ammesso candidamente: «Abbiamo trafficanti nelle nostre fila, è un problema reale».

1306.- La tratta delle prostitute bambine nigeriane che arrivano in Italia sui barconi dei migranti

Dalla Libia al litorale domizio al confine tra Lazio e Campania: costrette a prostituirsi per estinguere il debito del viaggio in Italia. «Si sta abbassando molto l’età delle nigeriane in strada. Le organizzazioni criminali vogliono ragazze sempre più giovani: sono più appetibili sul mercato del sesso»

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C’è una strada lunga circa 40 km dove l’umanità è sospesa. È una linea che separa la terra e il mare tra il Lazio e la Campania. Si chiama Domiziana e percorrendola si incontrano centinaia di ragazze prevalentemente nigeriane, costrette a prostituirsi. Molte di loro sono ragazzine minorenni.

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Da mesi infatti, stanno arrivando in questa zona, contestualmente agli sbarchi dei migranti, tante piccole donne. Come B. che i suoi 14 anni li dimostra tutti. Esile, con un corpo che non è ancora quello di una donna, gli occhi grandi. L’ha notata un artista della fotografia, Giovanni Izzo che da mesi perlustra la Domiziana segnandosi i numeri delle ragazze che gli sembrano più piccole da segnalare agli operatori sociali. Con lei c’era un’altra ragazzina, forse anche più piccola, di cui abbiamo perso le tracce.

Tremava come una foglia ma ci mettiamo poco a convincerla a scappare dalla strada. Due operatori, di cui uno nigeriano, la hanno accompagnata lontano da Castelvolturno in una struttura dove tutt’ora vive. «Sono arrivata in Italia senza sapere nulla, mi hanno detto che dovevo pagare un debito e per questo dovevo prostituirmi. Ma io non volevo, non ero mai stata con un uomo. Io ho 14 anni. Così mi hanno fatto violentare da più persone, anche utilizzando degli oggetti. Stavo male, sanguinavo. Mi hanno curato sotto una doccia con il sale. Poi mi hanno messo sulla strada». Le loro storie sono sempre simili, vengono reclutate in Nigeria, nei villaggi (la regione più gettonata è quella di Benin City). La maggior parte è convinta di venire in Italia per trovare un lavoro legale o per studiare. Qualcun’altra invece viene ceduta dalla famiglia e sa di arrivare in Italia per doversi prostituire. Affrontano un viaggio terribile che le porta prima in Libia, dove spesso vengono ripetutamente violentate, e poi fatte salire dai trafficanti di esseri umani, sui barconi che le condurranno alle coste italiane.

Durante il viaggio contraggono un debito che va 35mila a 55mila euro, un debito che dovranno estinguere diventando schiave controllate a vista da una delle madame (donna membro della banda criminale, che a sua volta si è affrancata dalla schiavitù e che gestisce le baby prostitute ndr.). Come emerge, non solo dal racconto di B. ma anche da un’indagine che la scorsa settimana ha portato all’arresto di tre persone accusate di gestire un traffico di prostitute, quando le ragazzine sono vergini, vengono fatte violentare.

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Nel caso dell’indagine della procura di Napoli e dei carabinieri di Grazzanise, le baby prostitute venivano portate da «un uomo bianco» che provvedeva a «risolvere il problema». «Si sta abbassando notevolmente l’età delle ragazze nigeriane in strada – Spiega Andrea Morniroli della cooperativa sociale Dedalus – Sicuramente è una scelta delle organizzazioni criminali che cercano di avere sempre più ragazze giovani perché sono più appetibili sul mercato del sesso.Molte di queste ragazze non arrivano più con le tratte a cui eravamo abituati ma arrivano quasi tutti mischiate e confuse nei flussi profughi richiedenti asilo, sono quelle cioè, che arrivano sui barconi».

Anche Sergio Serraino di Emergency Castelvolturno è convinto che ci sia una strategia da parte dei trafficanti che vanno a prendere le ragazzine nei villaggi e le fanno viaggiare sui barconi. «Sul litorale domizio vediamo tante bambine che subiscono violenza dalla mattina alla sera per estinguere loro debito – dice l’operatore sociale Agostino Trinchese – e sono vittime della loro stessa gente. Qui la mafia nigeriana è molto radicata e le organizzazioni muovono le ragazze liberamente». «Quando ci avviciniamo con i nostri camper difficilmente ci dicono la loro vera età. Aggiunge- Morniroli – Molte ragazze nascondono la loro età perché l’organizzazione così gli ha detto di fare in quanto la prostituzione minorile in Italia è reato».

Proprio come nel caso di A. Se la guardi capisci subito che è un’adolescente ma lei alla polizia ha detto che ha 23 anni. A noi, a Izzo e a Trinchese, dopo alcune ore confessa di avere 14 anni, quasi 15. Vive in una stanza che era la cantinola di una casa. Non c’è il bagno e c’è un materasso e sopra un pupazzo di peluches. «Sono arrivata a Lampedusa dalla Libia. Mi hanno reclutata nel mio villaggio a Benin city. La mia famiglia non se la passa bene e così ho deciso di partire. Durante il viaggio mi hanno fatto parlare con la madame che mi ha detto che avrei dovuto pagare 35 mila euro di debito per il viaggio. In Libia sono stata picchiata di continuo. In Italia mi hanno prelevato dal centro di accoglienza e portata a Castelvolturno. Qui mi hanno obbligato a prostituirmi. E’ stata una mia amica ad insegnarmi come si fa perché io non sapevo nulla. Mi hanno violentata tre volte e sono anche stata derubata. Finora non sono stata in grado di pagare nulla del mio debito e sono terrorizzata. Mi minacciano di continuo e io non so che fare». Anche A. viene via con noi ed ora è in una struttura che la accoglie. Ancora non dice tutta la verità e abbiamo l’impressione che abbia paura e che ci stia nascondendo qualcosa. Però è felice. Canta e balla di continuo, anche mentre va a sporgere denuncia contro chi le ha fatto del male.

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di Amalia De Simone

1274.- QUESTO PD, SEMPLICEMENTE, E’ INCAPACE DI GOVERNARE.

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Dunque il governo Gentiloni ha protestato, nei giorni scorsi,  perché   le  navi della ONG scaricano i profughi “solo” nei nostri porti, nascondendo a noi governati che “Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia”,  come ha rivelato Emma Bonino, la ministra degli esteri di Enrico Letta. “Nel 2014-2016”, quindi durante il governo Renzi, “che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino”.  Ed ecco la spiegazione: “Non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Un po’ ci siamo legati i piedi.  francamente abbiamo sottovalutato la situazione”. La cosa è così idiota  che c’è l’opposizione  sospetta che Renzi abbia ottenuto qualcosa in cambio. “Forse che la troika si giri dall’altra parte fino alle prossime elezioni, e non metta i bastoni fra le ruote al PD?”, si chiedo il 5 Stelle,  Oppure si tratta semplicemente di lauti guadagni per coop e mondi di mezzo assortiti, che sui migranti ingrassano?”..  Brunetta  parla di scambio inconfessabile: “Occhi chiusi sul deficit e migranti da noi”.

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Queste ipotesi non fanno che aggravare la  constatazione previa, che occorre fare: questi neo-PD hanno preso il potere e non sono capaci di governare. Dilettanti, incompetenti, incapaci, pressappochisti, inetti a  prevedere il prevedibile. Mentalmente confusi, incolti.   Questi rottamatori sono andati al governo, ed ora lo guidano come un bambino di 5 anni messo al volante di un TIR.

Fossero “solo” corrotti….

Fossero solo corrotti, sarebbe meglio. Sono corrotti (basta vedere gli affari che fanno le loro cosche con l’accoglienza  immigrati nel territorio di Alfano), ma sono anche e prima di tutto degli inetti.  E gli inetti al governo sprecano più denaro, dilapidano più ricchezze dei semplici disonesti tangentari.

Quando hanno “salvato”   le due banche venete,  regalandone gli attivi a Intesa come cretini e nello stesso tempo  accollando allo  Stato (a  noi contribuenti) 17 miliardi  delle loro perdite,  il sito  economico americano Zero Hedge  ha notato: “17 miliardi  sono ciò che spende  l’Italia per  la  difesa.  Spesi per sole due banche. Ed altre otto o dieci banche italiane dovranno essere salvate…”.

La risposta è arrivata subito: il “salvataggio” del Montepaschi, devastata da incompetenze e aggravata dai ritardi perché i nostri sono stati incapaci di trovare soluzioni efficaci, oggi  proprietà dello Stato al 70 per cento. Il “costo pere lo Stato”  di 5,6 miliardi,  raccontato dai media, nasconde danni di ben altra entità. A cominciare dal costo sociale dei 5500 licenziamenti (“esuberi”) dalle 600 filiali che vengono chiuse, ma quester sono ancora briciole. Come rileva Andrea  Mazzalai: “Verranno letteralmente regalati oltre 28 miliardi di sofferenze allo spettacolare prezzo di 21 centesimi quando lo stesso fondo Atlante era disponibile a pagarne oltre i 30 centesimi”.

Idioti, le “sofferenze bancarie” hanno un mercato. Mondiale. I fondi-avvoltoio comprano questi crediti, inesigibili al valore iniziale  100  euro, per 20 – e   riescono a strizzare dai debitori, comunque di più. Quanto? Se  30, già lucrano un 10%. E se 50…?

I farabutti però anche incapaci stanno svendendo 28 miliardi  di sofferenze  – quasi due anni di spese militari –  a 21: facendo perdere a voi e al sistema economico italiano, l’80  per cento. Fossero stati meno incapaci, avrebbero potuto già venderle a 30. Ma  con un minimo di capacità, potevano recuperare di più:  ridò la parola a Mazzalai: “Ricordo a tutte le anime ingenue che quelle sofferenze valgono ben oltre i 50 centesimi;  e qua e là,  in mezzo all’immondizia che si ha fretta di eliminare perché lo chiede l’Europa e la BCE, ci sono autentiche perle distrutte solo da un politica demenziale di austerità e sistematico perseguimento della svalutazione salariale e della distruzione della domanda interna come dichiarato da Monti alla CNN nel 2012”.

E’ detto tutto. La citazione di Monti viene a puntino:   questo presidente della Bocconi, questo esimio economista, oltretutto “del Nord”,  celebrato e incensato e premiato con seggio senatoriale a vita, è l’iniziatore del governo degli incapaci e incompetenti. E’ quello che risponde alla crisi stroncando il potere d’acquisto degli italiani,  facendo la guerra al turismo degli yacht stranieri (che vanno altrove),  praticamente paralizzando il mercato immobiliare – ignaro fra l’altro della cosa che sanno tutti, che gli immobili sono spesso dati  come garanzia per ottenere mutui, fidi, insomma crediti, e stroncare  gli immobili significa segare le gambe alle banche.

Mario Monti fa tutto questo   su istruzioni di Berlino, Bruxelles e BCE, perché di suo non capisce di economia,  quindi non ha la cultura necessaria per applicare creativamente  e sensatamente  gli ordini dall’estero.  Ma non avrebbe potuto farlo così bene, se non fosse stato sostenuto in parlamento dal PD. Il PD di Bersani,  l’altro incapace, che di suo ci mette questo: bisogna assolutamente privatizzare (così dicono in Europa), e comincio a privatizzare i tassisti – sono loro la palla al piede che impedisce le “riforme”.

 

Monti con il pizzino di Enrico Letta: “Allora i miracoli esistono!”, 2011.

Dopo Monti, arriva Letta: grandissima competenza, ha capito tutto. Infatti è quello che aveva salutato  la presa di potere di Monti, frutto del colpo di Stato di Berlino e BCE,  con un pizzino   entusiasta: “Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!”. Comincia con lui la gestione degli immigrati  che conosciamo,   è lui che si istruzioni prende la Bonino agli Esteri. Letta dura poco, lo rottama Renzi –   viene messo a fare la giovane riserva della Repubblica piazzato a  Parigi a “insegnare” (che cosa?), ma Prodi, il grande revenant,   ha proposto “Enrico” per un prossimo governo,   dopo Gentiloni.

L’incompetenza, incapacità, del rottamatore ha superato quella dei rottamati,  già titanica e  psichiatrica. Al punto da farsi male da sé. Pensate al “referendum”  che si è fatto scrivere dalla  Etruria  Boschi – questa   straordinaria esperta di diritto pubblico –    un coacervo di questioni disparate  – la regionalizzazione del Senato  unita alla domanda: Volete sopprimere il CNEL? –  sperando di attrarre più sì sulle riforme più discutibili e pasticciate. Per di più, il genio, è riuscito a fare del referendum un plebiscito su se stesso:  volete Renzi o no? Tentazione troppo forte: ha vinto il NO.  Lui se n’è andato,   ma resta la Boschi, restano Gentiloni (“Forza Hillary!”), che continuano a fare la stessa “politica”, chiamiamola così: eseguire le istruzioni di Berlino e Francoforte, perché di loro non ci capiscono, sono confusi, non sanno prevedere  la guerra dei migranti, sono amici delle ONG e servi di Soros.

Erano  almeno 3 referendum  impapocchiati in uno.

Anche Renzi vuol tornare  a governare. Dice di sapere come si fa.   Emana opuscoli in cui vanta che “ mai nel dopoguerra il governo è riuscito a fare tanto per il paese”, ed enumera le “decine di riforme  “ che avrebbe introdotto. Ovviamente gli 80 euro a qualcuno – un    atto  di economia politica  di grande visione, da cui si  aspettava il ritorno d ei consumi  – è fra quelle. Come gli disse il Financial Times dopo la disfatta al referendum, sì, Renzi ha fatto “le riforme” (come  gli chiedeva la Merkel), ma non ha fatto quelle necessarie. Solo le inutili e  le superflue, e con  grande spesa.

Tocca dar ragione Giorgio La Malfa che così commentò il NO al referendum: “E se il problema fosse di cambiare le classi dirigenti? In questo caso il NO al referendum non sarebbe un no al cambiamento, come i fautori del si dicono, bensì un NO al consolidamento di una classe dirigente che si dichiara incapace di governare NONOSTANTE gli strumenti a sua disposizione”.  Ecco l’aggettivo: INCAPACE.  Che usa gli strumenti dell’apparato dello stato come un infante  che non ha mai fattp  la scuola-guida.

E Padoan? Ce l’hanno affibbiato dall’estero, come tecnico affidabile (per i loro interessi), ma comunque fornitore della competenza che manca a Renzi,  Boschi, Gentiloni. Figurarsi se non fosse stato “esperto”, come avrebbe  ridotto la crisi italiuana delle banche.  E invece se ne  vanta anche, come se ne vanta Visco, il governatore di Bankitalia.  Dal Corriere:

Visco: «In Italia crisi record, ma
le banche non sono andate a rotoli»

Il governatore della Banca d’Italia: «Forse peggiore in tempo di guerra, ma neanche tanto».

Ammette finalmente che  i danni sono quelli di una guerra (il 25% delle industrrie distrutte), ma non ecco cosa aggiunge:  “Il disagio delle istituzioni per i casi di mala gestione.

E’ colpa della mala gestione dei padroni privati, non di 9 anni di recessione mai curata, di “riforme” che sono tutte meno quelle che  servono, di stroncamento dell’attività economica  e deflazione da euro mantenuta perché non si sa cos’altro fare. Soprattutot, non è colpa di Bankitalia che non ha vigilato sulle banche. Come dice ancora Mazzalai:

“Una vigilanza assente ovunque che ha permesso in questi anni ad un manipolo di psicopatici di distruggere il tessuto economico e sociale del Paese”.

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Il PD è incapace di governare, lo ha dimostrato abbastanza. E’ ora di  farli scendere dal TIR.

di Maurizio Blondet

1186.- Cosa vogliono dalla zarina Boschi (i miliardi, il potere).

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Di Maurizio Blondet

Ricordate Francesco Spano? Quel tizio col cappottino arancione che dirigeva l’UNAR  sigla per il pomposo  Ufficio  Nazionale per anti discriminazioni razziali? – quello che finanziava  con denaro pubblico locali di droga e prostituzione omosex? Dove  (per usare i termini di Dagospia) “le uniche attività culturali sono il glory hole dove infilare il gingillo? Dove si spaccia droga? Dove ci sono dark room “Sono delle stanze buie dove la gente entra vestita, nuda, per fare sesso con chi capita, senza guardarsi in faccia?

Ebbene: vi ricorderete che  questo Spano era pure socio dei locali “culturali” che finanziava coi soldi nostri a botte di 55 mila  euro (“…Mi hanno abbonato a mia insaputa”).   Vi ricorderete anche che alla  fine Spano,   ha firmato una lettera vibrante di sdegno per la sua virtù offesa ( “la macchina del fango contro chi compie con lealtà e correttezza al proprio dovere”..). S’è dimesso dall’incarico. Si spera si sia dimesso anche dallo stipendio, che non ricordo più se ammontava a 150 o a 200 mila euro annui; non so, non sono sicuro. Magari  Maria Elena Boschi gli ha trovato un altro incarico presso  la Presidenza del Consiglio.

Rievoco la faccenda  per spiegare quel che fa della “Presidenza del Consiglio” una preda  invidiatissima,  che fa una gola immensa, che adesso “poteri forti o quasi vogliono togliere alla Boschi per metterci uno di loro. Un centro di potere  che ha il vantaggio di  essere  poco visibile,  con immensa capacità di spesa, che assume chi vuole e dà gli stipendi che vuole agli amici suoi,  per incarichi fantastici o inventati. Come  “ finanziare e promuovere progetti che abbiano come fine ultimo l’integrazione e la lotta alla discriminazioni di genere, razza, religione o orientamento sessuale”, quale è appunto la missione del suddetto UNAR, creato nel 2003 con un decreto. Sottolineo: decreto.

La  Presidenza del Consiglio è molto più di un ministero: è la macchina e plancia di comando dell’oligarchia burocratico-politica, con una autonomia di spesa vicina ai 4 miliardi l’anno: grasso che cola, laddove  gli  altri ministeri si vedono lesinare gli stanziamenti e controllare le spese.

E’ il vaso della marmellata  ideale per i loro cucchiai. Come si diceva,   per funzionare spende tra i 3,6 e 4 miliardi l’anno (a volte i primi ministri decidono di tagliare un po’; Renzi ha aumentato). Vi diranno che il 60 per cento del bilancio è dedicato alla Protezione Civile; infatti, 2 miliardi. Berlusconi volle la Protezione presso di sé. Ma sotto Berlusconi e Bertolaso essa funzionava; come funzioni oggi, chiedetelo ai terremotati del Centro Italia che aspettano ancora le casette,  i lavori non fatti, chiedetelo al ristorante che giorni fa è fallito perché ha dato da mangiare per mesi a soccorritori, e il governo non ha mai pagato il conto.  Mettere un di loro a quel posto, significa  per il partito  di governo avere la  più ampia disponibilità di spesa discrezionale concessa di questi tempi. Chi ti va a sindacare se il commissario compra le casette dell’amico suo che costano il doppio di quelle fabbricate in Alto Adige? Se da  lavori alle sue coop rosse tenendo alla larga tutti  concorrenti più efficienti? Chi è così meschino da andare a spulciare quanto costa una  roulotte per ricoverarci i bisognosi?

Ma  quanto a “spese discrezionali”, tuttavia, la Protezione Civile è nulla in confronto al “Segretariato generale”.   Si dedica alle “spese a  supporto  della presidenza, all’organizzazione e alla gestione amministrativa”: attività importantissime non meglio identificate. E non meglio sindacate e contabilizzate,  men che meno rese pubbliche. Quanto spende il Segretariato Generale della Presidenza del Consiglio? Dipende: per esempio, nel 2013 si parlava di 396 milioni; l’anno dopo, 2014, saliti a 754 milioni.

Che cosa giustifica un quasi raddoppio della spesa del Segretariato? Non si sa. E dico di più: non avete diritto di saperlo,  è l’insindacabile giudizio del premier del momento.

Il  solo personale di Palazzo Chigi costa sui 237 milioni l’anno: paga  bene,   la Presidenza  del Consiglio.  Si deve ammettere che rispetto a Renzi,  Letta  ha speso per  il personale di più: 38 milioni in più.

Spese insindacabili per “beni e servizi”:  150 milioni l’anno.

Poi ci sono gli “stanziamenti per l’editoria”.  Voce importantissima   per la gestione di potere, che fa esistere giornali che nessuno legge, e  di cui nemmeno conoscete l’esistenza (i “giornali di partito”) grazie ai sussidi. Dati o negati dalla Presidenza del Consiglio.

E   sotto Gentiloni? Lascio la parola a Franco Bechis, unico giornalista che si occupa di queste cose, nell’indifferenza di  voi italioti:

“A Palazzo Chigi quest’ anno si spendono circa 21,5 milioni di euro in più del 2016, e la lievitazione inattesa è tutta nelle spese correnti, che tornano a superare il miliardo di euro con un incremento di 36,3 milioni.

“Ma quel che fa comprendere la differenza fra i due governi è la notevole lievitazione delle spese del segretariato generale di palazzo Chigi, il cuore pulsante del potere del governo. Lo stanziamento in questo caso passa da 403,57 a 537,9 milioni di euro, con un incremento di 134 milioni.

“Aumentano addirittura del 40 per cento i costi del trattamento economico accessorio degli staff di Gentiloni e del sottosegretario Maria Elena Boschi, che passano rispetto a Renzi e al suo sottosegretario Claudio De Vincenti da 2,7 milioni a 3,76 milioni di euro annui. Mentre per i ministri senza portafoglio la crescita è più limitata, passando da 4,5 a 4,8 milioni di euro”.

Capito? 3,76 milioni di “trattamento economico” per la Zarina e il suo staff.

Bechis, implacabile: “Crescono anche i costi del personale fisso, che solo per le retribuzioni di ruolo aumentano di 1,513 milioni di euro.

Palazzo Chigi, Gentiloni costa piu’ di Renzi: spese salite di 21,5 milioni

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“Per le spese legali per liti e contenziosi, l’aumento è da record: più 180 per cento, e salgono da 50 a 140 milioni di euro i fondi stanziati”. Magari Spano, che è avvocato, avrà trovato colla coazione lì, chissà,   nelle spese per liti legali

“Di fronte a tanti aumenti, c’ è invece una riduzione di fondi che proprio nessuno avrebbe atteso: quelli del capitolo per la Protezione civile […]  sul  Fondo per la prevenzione del rischio sismico (cap. 7459) non è stata stanziata alcuna risorsa finanziaria».

E’ quel che ci si aspetta da un’oligarchia avida, parassitaria e incapace: aumenta il piatto per sé, e diminuisce  il servizio al pubblico necessario.

Ecco perché è sotto attacco  la Boschi, e attraverso di lei Renzi: ha mantenuto questo centro di poter che fa gola agli altri. O è Gentiloni che vuole conquistare piena autonomia da Renzi mettendo le mani su questa macchina di  sprechi?   Secondo il principio:   Togliti tu che mi ci metto io.