Archivi categoria: MORALITA’ E CORRUZIONE

2105.- LE ROM RUBANO, NON SANNO FARE ALTRO; MA PER LA SINISTRA NON SONO LADRE.

Quando a Roma Termini ne presi una, che sulla scala mobile aveva derubato una madre col bimbo in braccio e la trascinai fino al posto di polizia, gli agenti risposero: “Ce la portano tutti i giorni, ma domani sarà già libera.”

Roma, borseggiatrici scatenate in metro: incastrate dalla telecamera di un ascensore

Domenica 18 Novembre 2018

In poche ore, i carabinieri della Compagnia Centro hanno arrestato, in diversi episodi, 8 donne specializzate in borseggi di ignari turisti. E, dopo l’arresto di due giovani ladre, avvenuto lo scorso 5 novembre, che erano state riprese in azione dalle telecamere di videosorveglianza all’interno di un ascensore alla fermata linea B della metro a Termini mentre derubavano un turista inglese, ieri è toccato ad un’altra donna nomade, 27enne con precedenti, immortalata dal “Grande Fratello” dello stesso ascensore: insieme ad una complice 13enne, ha sfilato il portafogli dalla borsa di una turista giapponese. Le ladre, domiciliate presso il campo nomadi di Castel Romano, sono state immediatamente identificate e bloccate dai carabinieri della Stazione Quirinale. La maggiorenne è stata arrestata per furto aggravato in concorso e trattenuta in attesa del rito direttissimo, mentre la minore è stata riaffidata ai familiari.

Altre due cittadine di origini bosniache, di 32 e 34 anni, entrambe già conosciute alle forze dell’ordine e domiciliate sempre presso l’insediamento di Castel Romano, sono state bloccate da una pattuglia di carabinieri in abiti civili, della Stazione Vittorio Veneto, subito dopo aver rubato un portafoglio dalla borsa di una turista coreana 59enne, mentre percorreva via del Traforo. I militari una volta arrestate le due ladre, hanno anche recuperato il portafoglio con all’interno, circa 1.200 euro in contanti, e lo hanno riconsegnato all’ignara turista, che ha ringraziato i militari. Gli stessi carabinieri hanno anche arrestato una 37enne ucraina, senza fissa dimora, sorpresa a derubare il portafogli di una turista cinese di 53 anni che attendeva la metro sulla banchina della linea A “Termini”. Poco più tardi, gli uomini della Stazione  Quirinale hanno bloccato tre cittadine romene, di 31, 27 e 23 anni, tutte senza fissa dimora e con precedenti, sorprese subito dopo aver asportato con destrezza il portafogli ad un turista cinese, in coda alla “bocca della verità”. E infine, i carabinieri della Stazione San Lorenzo in Lucina hanno arrestato una nomade, 17enne domiciliata presso il campo nomadi di Castel Romano, notata a derubare una turista indiana a passeggio in via delle Muratte. Gli investigatori hanno anche recuperato la refurtiva, il portafogli contenente 1.150 euro in contanti. Le arrestate sono state portate in caserma e trattenute in attesa del rito direttissimo.

Annunci

2086.- 5 miliardi di euro: chi ha rubato il tesoro di Gheddafi?

 

gaddafi-jpg_101617

di Cesare Sacchetti

5 miliardi di euro. E’ l’enorme somma da capogiro che in questi anni è maturata sui quattro conti correnti di Muammar Gheddafi in Belgio è che apparentemente è sparita nel nulla.

La rivelazione è stata fatta lunedì 29 ottobre dalla televisione pubblica belga RTBF che ha documentato come il tesoro dell’ex rais ad oggi sia stato sottratto illegalmente dai suoi conti esteri in Belgio.

La guerra civile del 2011 e il sequestro dei fondi del raìs

A margine dell’intervento armato della NATO in Libia contro Gheddafi, l’ONU diede ordine di congelare tutto il patrimonio del colonnello libico che si trovava sui conti bancari all’estero.

Il Belgio ha eseguito solo parzialmente l’ordine delle Nazioni Unite, dal momento che i soldi sui conti sono stati effettivamente congelati, ma non gli interessi su questi che hanno continuato a maturare in tutti questi anni fino a raggiungere l’astronomica cifra di 5 miliardi di euro.

Nessuno ad oggi è in grado di spiegare dove siano finiti quei soldi, e perchè soprattutto le direttive emanate dal palazzo di vetro a New York siano state disattese.

Interpellato dai microfoni di RTBF, l’attuale ministro degli Esteri belga Didier Reynders  – a capo del dicastero delle finanze nel 2011 quando scoppiò la guerra civile in Libia – dichiara di non essere responsabile della decisione sullo sblocco dei fondi di Gheddafi.

“Questa decisione è responsabilità del ministro delle Finanze. Non ho più ricoperto tale carica dal 6 dicembre del 2011 e non ho preso alcuna decisione al riguardo”, così si è espresso Reynders sulla vicenda.

Tuttavia molte domande restano ancora senza risposta. Se non è stato Reynders ad ordinare lo sblocco dei fondi, chi nell’esecutivo belga ha dato l’ordine di scongelare i fondi dell’ex rais e soprattutto dove sono finiti quei soldi?

Secondo le fonti citate da RTBF, una parte consistente di quei fondi sarebbero passati prima attraverso il Lybian Investment Authority, il fondo sovrano di investimenti libico fondato nel 2006 con il preciso compito di investire sui mercati internazionali i proventi ricavati dalla vendita del petrolio del paese.

Sul fondo sono depositati attualmente 67 miliardi di dollari principalmente investisti nei mercati azionari del Nord America e nell’UE.

L’inchiesta esclusiva della Tv belga sostiene che gli interessi maturati sui conti correnti belgi siano prima passati sul fondo sovrano libico, per poi finire di nuovo in Libia dove avrebbero finanziato attivamente i gruppi armati in lotta per la leadership del paese dopo la morte del dittatore.

Qualcuno quindi in Belgio ha di fatto avuto un ruolo nel finanziare le parti in lotta per il controllo della Libia.

Non va dimenticato che la guerra civile in Libia ha destabilizzato il paese, e ha permesso l’esplosione di una crisi migratoria senza precedenti che per prima ha investito l’Italia.

La morte di Gheddafi ha fatto comodo a molte potenze. La Francia su tutte, come ha rivelato recentemente Béchir Saleh, storico braccio destro del colonnello con il quale aveva un rapporto molto confidenziale.

Secondo Saleh, i motivi per il quale la Francia avrebbe avuto interesse alla caduta di Gheddafi avrebbero avuto a che fare con una partita di rifornimento di armi che Tripoli non voleva acquistare da Parigi.

La Francia è stata senz’altro il paese che ha giocato un ruolo decisivo nel cambio di regime in Libia nel tentativo di sottrarre all’Italia la sua relazione privilegiata con Tripoli.

Attualmente Parigi ha stabilito un rapporto stretto con il generale Haftar, a capo della fazione del governo di Tobruk che controlla la Libia Orientale.

Il tesoro di Gheddafi è finito forse nelle mani di questo gruppo armato?

Domande alle quali sta cercando di dare risposta il giudice istruttore che sta conducendo il caso, Michel Claise, e che potrebbe portare ad un terremoto giudiziario tale da coinvolgere i massimi vertici del governo belga.

Il caso Gheddafi non è chiuso.

1987.- CRAXI: LA SVALUTAZIONE DELLA LIRA NEL 1992 FU A OPERA DI SOROS

 

 

29365848_1864849360214120_1405683449743037021_n

Stopeuro ripropone il video sulla svalutazione della lira avvenuto nel 1992. Nel video vi sono le interventiste a Paolo Cirino Pomicino, Renato Brunetta e Bettino Craxi che dicono la loro sulle privatizzazioni, su Tangentopoli e sul ruolo che si presume ebbero i “poteriforti” e George Soros dietro tutto ciò.

Un anno da ricordare per il nostro paese massonico è il 1992. Nei primi anni 90 la lira era una delle monete forti in Europa, ma quando si alzarono i tassi di interesse (senza un reale motivo per farlo e l’economia andava fin troppo bene) sotto decisione Carlo Azeglio Ciampi ai tempi governatore della Banca d’Italia, le cose sono cambiate. Fu un caso che Ciampi creò le basi per il crollo della lira?

La domanda è lecita perché d’allora la moody’s declassò la lira. Nel settembre dello stesso anno iniziò un violento attacco alla lira che per correre ai ripari venne svalutata del 30% dall’ allora governo Amato.
l soliti squali della finanza tra i quali l’immancabile George Soros, approfittarono della ghiotta situazione trasferendo in valuta estera, in quel caso dollari USA, ben 30000 miliardi di lire, in seguito con un successivo crollo della lira del 30% rispetto al dollaro, si ritrovarono 9000 miliardi di plusvalenza esentasse!!! Sembra proprio una bella speculazione organizzata a dovere con la complicità di Banca d’Italia e del suo governatore (nel caso fosse provato, un vero traditore della patria) che in seguito divenne addirittura Presidente della Repubblica Italiana!

 

1938.- Ho un orribile presentimento: nessuno ricostruirà il Ponte Morandi. E Salvini in galera. di Maurizio Blondet

Schermata 2018-08-23 alle 14.24.04.png
Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, è salito sulla nave Diciotti a Catania. Il magistrato è titolare dell’inchiesta sui migranti trattenuti a bordo. L’inchiesta, che potrebbe ipotizzare anche il sequestro di persona, è ancora a carico di ignoti: qualora fossero individuate responsabilità da parte di esponenti del governo la palla passerebbe al tribunale dei ministri.

Allora, sunteggiamo le iniziative della magistratura.

Il pm di Agrigento sale sulla Diciotti e apre un fascicolo “contro ignoti” per “sequestro di persona”. Ha di mira Salvini, ovviamente.

Pm di Genova: manda la Finanza negli uffici di Autostrade a sequestrare “computer e telefonini” della dirigenza. Otto giorni dopo il collasso del Ponte Morandi. Dicesi otto giorni.

Tanto tanto tempo per cancellare le email, far sparire i video (già fatto), azzerare i server, insomma far sparire prove.

Commento di uno che passa (io non c’entro, signor giudice):

“In un paese normale la magistratura avrebbe sigillato immediatamente uffici e server di Autostrade per l’Italia, per evitare manomissioni e distruzione di prove”.

Un altro: “Mi preoccupa molto come si sta muovendo la magistratura. Passata una settimana non abbiamo ancora un iscritto al registro degli indagati”.

Una settimana, e nemmeno non solo un imputato, nemmeno formulato un capo d’imputazione. Non sanno di cosa accusare chi.

Titolo di giornale del 20 agosto:

Schermata 2018-08-19 alle 09.13.40.png
Ecco un filmato subito rimosso che mostra le auto in frenata. Quelli della società Autostrade … c’è stato un black out. Sulle cause c’è ancora incertezza, ma un ragazzo fa notare che anche la sera prima i lavori di manutenzione erano in corso proprio sul ponte Morandi.
“Da anni dicono che il ponte è in pericolo, ma nessuno faceva una manutenzione vera. Manutenzione ordinaria sì, ieri notte gli operai stavano martellando proprio qui e mia cognata li ha sentiti da casa”: “”Di notte, il 13 agosto, sotto un nubifragio, cosa martellavano?”ndr.

Genova, la Procura: «Cerchiamo filmato del crollo. Per ora nessun indagato».

Il filmato del crollo che non c’è più. Hanno sequestrato le macerie, ma ancora non hanno perquisito la sede della concessionaria.

Passano i giorni.

Commento di uno che passa (io ne prendo vigorosamente le distanze, signor procuratore)

“Ovvero : stiamo disperatamente prendendo tempo per trovare un modo per salvare i Benetton”.

Un altro (ma io mi dissocio):

Come mai l’iscrizione nel registro degli indagati è sempre un “atto dovuto” e stavolta dopo una settimana… Nessuno! Devono ancora capire come si chiama la società che gestiva, e gestisce tuttora, quella strada? Stanno cercando l’indirizzo?”.

Un altro che passa: “Ho un orrendo presentimento”:

Da questo commento non mi dissocio. Ho un orrendo presentimento anch’io. Dovuto alla mia esperienza di vecchio giornalista.

Rafforzato dal fatto che i Benetton non solo hanno offerto una cifra ridicola alle vittime del disastro, ma dopo qualche ora, hanno ripreso sicurezza e , stanno cominciando ad accusare il governo di aver fatto cadere il titolo. Non è stato il crollo del ponte a farlo cadere in Borsa, ma gli strilli di Salvini e Di Maio contro la società concessionaria, a cui il governo precedente ha abbandonato un monopolio naturale, la libertà di fare profitti che emulano soltanto lo spaccio di droga, e l’autocontrollo sugli investimenti: che infatti sono un terzo di quelli pattuiti e necessari.

Insomma: sono loro, i Benetton, che pretendono i danni dallo Stato. Lo fanno con uno stuolo di avvocati potentissimi, fra cui la nota paola Severino: quella che ha fatto la ministra della “giustizia” nel governo Monti, per sottolineare da che parte sta. Nessun sospetto di conflitto d’interesse, tutto legale. Ovvio, questi si sono fatti le leggi a loro vantaggio, dunque tutto ciò che fanno loro è legale per definizione.

Io ho un bruttissimo presentimento: non avrete mai più il vostro ponte, o genovesi. Non lo rifaranno certo i Benetton – perché dovrebbero spenderci un centesimo, ormai? – né potrà farlo il governo, perché dovrà rifondere i miliardi necessari agli “azionisti” di Atlantia, oltre che ai Benetton che sono stati così danneggiai dalle esternazioni di Salvini.

Tenete d’occhio soprattutto la classs action americana, avviata dallo “studio legale Bronstein, Gewirtz & Grossman” (jjj) il quale “sta esaminando potenziali rivendicazioni per conto di acquirenti” dopo che, sulla notizia della possibile revoca della concessione e di una sanzione “il prezzo delle azioni è sceso di 1,66 dollari, o del 13,7%, per chiudere a 10,45 dollari il 16 agosto”.

La Class action non lascerà che le briciole in Italia
Questo studio legale vanta speciale “competenza nella ricerca aggressiva di richieste di contenzioso”. Chi conosce queste capacità aggressive, sa già cosa accadrà: si prenderanno tutti i miliardi gli americani per conto dei loro azionisti, poi Atlantia opportunamente “fallirà” , ossia resterà senza un soldo insomma; ai genovesi e alle vittime non resteranno nemmeno le briciole.

Anche perché era fin dall’inizio chiaro che i Benetton, di soldi loro, non ne hanno messo uno. “Non hanno investito niente, comprarono Autostrade con i soldi di Autostrade”, come ha spiegato il trader Gianni Zibordi.

Come, l’ha spiegato l’articolo qua sopra. Hanno creato una società apposta che ha fatto un debito immane, poi – ottenuta la concessione da Prodi, D’Alema e soci, l’hanno fusa con Autostrade, a cui hanno accollato l’immane debito: “Hanno fatto il debito e lo stanno ripagando coi profitti del pedaggio – queste sono vere rapine, non quelle in banca”, commenta Zibordi. Che non lo senta un PM, perché potrebbe aprire un fascicolo contro di lui per diffamazione:tutto ciò che i Benetton hanno fatto è perfettamente legale. Per forza. Dimostra chiaramente che stavano ancora pagando il debito coi pedaggi; finita la concessione, finiti i pedaggi, eccoli nullatenenti.

Naturalmente, restano miliardari.”Chiunque legga bilanci di Atlantia e Autostrade sa che i profitti netti sono stati più di 12 miliardi dal 2001 e le tasse che pagano sono circa un 24%….”.

Ma andate pure a reclamare i loro possedimenti fra i Mapuche. O in Lussemburgo il paradiso fiscale nel centro della UE.

Manifesto: sempre dalla parte dell’azionista.
Uno che passa: “E’ la procura di Genova, ragazzi”.

vergogna-benetton

Claudio Borghi “il PM che ha disposto il sequestro dei conti della Lega”.

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/09/15/pm-genova-non-contro-lega-ma-pro-camere_8f26623a-9697-4da9-a67b-

2a95ce3dafbb.html …

Schermata 2018-08-23 alle 15.04.18

La Procura di Genova dice di lavorare solo su profili tecnici. Francesco Cozzi, procuratore di Genova, è il titolare dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi. Ha avuto un incarico altamente politico e di parte nel governo Prodi e il fascicolo sul caso dei 49 milioni della Lega è stato aperto da lui medesimo, procuratore di Genova, che ha chiesto alla Cassazione di sequestrare i conti del partito. Francesco Cozzi contesta le concessioni, ma è anche il procuratore che ha aspettato otto giorni prima di far perquisire gli uffici di Autostrade ed elevare un’imputazione. Se anche questi sono profili tecnici, speriamo che la Procura di Genova, che si è mostrata, a parole, subito molto determinata e saggia, si avvarrà di professionisti adeguati ed all’altezza, per il delicato compito di stabilire le cause del crollo del viadotto Morandi.

Francesco Cozzi, il PM che ha aspettato otto giorni prima di far perquisire gli uffici di Autostrade ed elevare un’imputazione, risulta dalla sua biografia ufficiale, è stato “direttore dell’Ufficio rapporti con il Parlamento nel Gabinetto del Ministro della Giustizia prof G.M. Flick”.

Insomma, il pm Cozzi ha avuto un incarico altamente politico e di parte nel governo Prodi Uno (maggio ’96-ottobre ’98), ed ora stava occupandosi di colpire la Lega “dando la caccia” ai suoi miliardi scomparsi, quando è crollato il ponte: proprio in tempo, era stato appena nominato procuratore capo a Genova.

Non c’è qui un conflitto d’interesse? Non ha dato prova, il dottor Cozzi, di militare politicamente per la parte politica avversa all’attuale governo, quella che ha tutto da perdere se un giudice solleva il segreto di Stato sulla concessione di Autostrade, e lo scambio di favori che non può non nascondere?

Non lo chiedete però, perché aprono un fascicolo contro di voi perché avete mancato di rispetto. .

Chiedere lo spostamento dell’istruttoria per legittima suspicione’ Non scherzate – e non mancate d rispetto. Per queste cose, la magistratura ha tutto il tempo. Per la mia diretta esperienza (avevo intervistato il tassista Cornelio Rolandi appena tornato da Roma dove aveva riconosciuta Valpreda come il passeggero che aveva portato a Banca dell’Agricoltura il 12 dicembre 1969), fui chiamato a Catanzaro dove l’ennesimo processo era stato spostato “per legittima suspicione”, dopo sentenze di Cassazione: dieci anni dopo. Il tassista Rolandi era morto, anche se aveva lasciato una dichiarazione giurata sul letto di morte in cui confermava che il passeggero era Valpreda. Vista la convocazione con le solite minacce se non mi presentavo, mi feci il viaggio in treno da Milano a Catanzaro. Confermai ciò che avevo scritto nell’articolo, apparso su LA Domenica del Corriere , sotto il Natale 1969. Il presidente della Corte mi intimò di esibire il taccuino degli appunti di allora: di dieci anni prima. Dissi che non l’avevo tenuto, avendo però scritto l’articolo su La Domenica del Corriere. “Bel giornalista è lei!”, mi disse. Io avrei dovuto rispondere: “Bei giudici siete voi, che in dieci anni ancora n0on avete dato un colpevole alla strage di piazza Fontana”. Ma naturalmente tacqui.

Per il motivo che Pierpaolo Pasolini aveva scritto sul Corriere il 28 settembre 1975,

dopo aver esordito: “Gli italiani vogliono consapevolmente sapere quale sia la realtà dei cosiddetti golpe fascisti.
Gli italiani vogliono consapevolmente sapere da quali menti e in quale sede sia stato varato il progetto della «strategia della tensione» (prima anticomunista e poi antifascista, indifferentemente).
Gli italiani vogliono consapevolmente sapere chi ha creato il caso Valpreda.
Gli italiani vogliono consapevolmente sapere chi sono gli esecutori materiali e i mandanti, connazionali, delle stragi di Milano, di Brescia, di Bologna.

….concludeva:

““Ma, mentre contro gli uomini politici, tutti noi, cari colleghi della «Stampa», abbiamo coraggio di parlare, perché in fondo gli uomini politici sono cinici, disponibili, pazienti, furbi, grandi incassatori, e conoscono un sia pur provinciale e grossolano fair play, a proposito dei Magistrati tutti stiamo zitti, civicamente e seriamente zitti. Perché? Ecco l’ultima atrocità da dire: perché abbiamo paura”.

http://videotecapasolini.blogspot.com/2015/11/pasolini-il-mondo-28-agosto-1975-il.html

Poche ore dopo, Pasolini venne ucciso.

Sarà così anche stavolta. Fra dieci anni, forse, la “giustizia” rifarà il processo che Cozzi ha cominciato, mandandolo per legittima suspicione che so, a Potenza, a Roccella Jonica – . Nel frattempo, Salvini sarà in galera, i Benetton liberi, e liberi i Delrio, i Letta che stanno nei loro consigli, i Renzi e i Gentiloni, tutti quelli che hanno stipulato loro la concessione senza che spendessero un soldo dei loro, prolungando la concessione per decenni (perché potessero pagare il debito). Sarà libero Mario Draghi che ha comprato per la Banca Centrale azioni di Atlantia…

“Nel conto mettere anche i bond atlantia ed autostrade comprati dalla #ECB stampando moneta per acquistare debito corporate tramite programma CSPP…il 25% degli acquisti totali è fatto sul primario… “funding secure””.La BCE che non compra titoli di debito pubblico dagli Satti (perché sono corrotti), però compra titoli di debito privati direttamente da privati che lucrano indebitamente da un monopolio naturale.

Ci ha investito anche Draghi…

Ma non mettiamo troppa carne al fuoco.

Una cosa posso dirvi per certo: che il ponte non sarà mai ricostruito, le famiglie mai risarcite, e voi genovesi – – metterete ore per andare da ponente a levante. Se ci sarete ancora dei genovesi, chiaro: il porto ovviamente avrà perso il suo traffico, a vantaggio di Marsiglia, e non avrete più decine dimmigliai di posti di lavoro (non mi dispiace per via dei camalli, pagatissimaboly rossa, avrà quel che si merita). Vi conviene migrare.

Ovviamente il 60% della popolazione italiana sarà composta da negri – pardon, di immigrati che fuggono dalle guerre e dalla fame, perché la Diciotti sarà stata rimessa ad emulare Open Arms ed Aquarius. Ogni giorno, i media vi ricorderanno quanto siete razzisti, perché uno avrà lanciato un uovo contro un “rifugiato” o un controllore reagito dopo essere stato picchiato dalle bande di nigeriani….

Ma è colpa vostra , italiani.

Perché non avete ascoltato il consiglio urgente di Danilo Quinto, fuoriuscito dai Radicali perché convertito alla fede, e rimasto grande animal politico:

“Di fronte all’ennesima iniziativa della magistratura contro Salvini, ai processi mediatici che ogni giorno Salvini subisce, a una Guardia Costiera che non obbedisce agli ordini ricevbuti, bisogna agire nell’immediatezza, convocando il popolo italiano ad una grande, immensa manifestazione di piazza. Fatelo subito ed azzerate le responsabilità a tutti i livelli nei Ministeri, prima che sia troppo tardi”:

Forse è già tardi.

Come sempre,quando l’oligarchia sinistra perde, a fare il lavoro entra “la giustizia”.

(Avrei solo una domanda. Al dottor Piercamillo. Quello che voleva rivoltare l’Italia come un calzino, l’eroe di Mani Pulite, quello per cui la magistrata è pura e la politica è corrotta, oggi capo dell’ANM il potentissimo sindacato dei giudici. Ma non oso fargliela. Si faccia i complimenti da solo).

cq5dam.web.738.462

Pier Camillo Davigo è una delle toghe simbolo della stagione di Mani Pulite e della lotta alla corruzione. Noto come il “dottor Sottile”,ha due lauree, è stato presidente dell’associazione nazionale magistrati, leader di Autonomia&Indipendenza, ha quasi 68 anni ed è presidente della II sezione penale della Corte di Cassazione.in frenata. Quelli della società Autostrade non si sa se ci sono, nessun sequestro per nove giorni.

1936.- L’indecente segreto di Stato sui contratti di concessione

1534431170-lapresse-20180815140606-27085671-1

Gli accordi sulla gestione delle autostrade non possono essere resi pubblici: “Vanno protetti i dati delle società”. Angelo Allegri, il Giornale.it, 17/08/2018.

Quattro o cinque anni fa la neonata Autorità dei trasporti chiese al ministero delle Infrastrutture i testi dei contratti di concessione autostradale.

Sembrava una richiesta di routine e invece i funzionari ministeriali fecero muro: i documenti, spiegarono, contengono dati delicati per le aziende coinvolte e quindi non possono essere divulgati. Nemmeno all’organismo di controllo. Affermazione sorprendente ma del tutto in linea con quello che era accaduto al momento stesso della creazione dell’Autorità. L’Aiscat, l’associazione dei gestori, era riuscita a ottenere una sostanziale riduzione dei suoi poteri: contrariamente a quello che accade in altri Paesi l’Autorità deve ancora oggi limitarsi alle nuove concessioni, ma non può mettere becco in quelle già firmate, tutte le più importanti compresa quella di Autostrade.

Non meraviglia dunque che Phastidio, il sito dell’economista Mario Seminerio, abbia definito le concessioni «un indecente segreto di Stato», più tutelato di quelli militari. In questo caso, però a essere protetta non è la collettività, ma le società che incassano i pedaggi. Il muro di gomma ha fino ad ora sempre tenuto, sventando ogni pericolo; l’esempio più recente risale all’inizio di quest’anno: mantenendo all’apparenza le ripetute promesse di trasparenza, Graziano Delrio, ministro dei trasporti del governo Gentiloni, ha fatto pubblicare su internet i testi incriminati. Peccato però che siano state escluse le parti più importanti, quelle davvero utili per farsi un’idea della sensatezza economica degli accordi.

Le concessioni, in tutto una ventina o poco più, sono i contratti con cui lo Stato (attraverso il Ministero delle Infrastrutture) affida a una società la gestione di un tronco autostradale, i rispettivi obblighi e diritti, i ricavi che l’operatore privato ne potrà trarre e gli investimenti a cui si impegna. Nella maggior parte dei casi risalgono alla fine degli anni Novanta, il periodo delle grandi privatizzazioni. Quella di Autostrade per l’Italia, siglata nel 1997, scadeva nel 2038, ma di recente, in cambio dei lavori sulla nuova super tangenziale di Genova, la cosiddetta Gronda, è stata prorogata al 2042.

Proprio le proroghe sono uno dei tasti più delicati. La legge europea prevede che una volta scadute, le convenzioni vengano messe a gara, nel nome di una sana competizione. Peccato che in Italia non succeda praticamente mai. Il cavallo di Troia sono di solito i nuovi investimenti: il gestore si impegna a costruire un nuovo tronco, una terza (o quarta corsia), opere considerate indispensabili, e come remunerazione finisce con l’ottenere dal governo un aumento dei pedaggi o una proroga del contratto (talvolta entrambi). Spesso, tra l’altro, l’investimento provoca un aumento del traffico e il gestore ci guadagna due volte. Atlantia dei Benetton (con Autostrade primo gestore italiano) o il gruppo Gavio (secondo) hanno un altro vantaggio: possiedono delle società di costruzioni interne a cui, almeno in parte, affidano i lavori. L’incasso tende così a triplicarsi.

Uno dei dominus del sistema è Fabrizio Palenzona, tra i più formidabili uomini di potere dell’Italia degli ultimi decenni. Ai tempi della prima Repubblica era già un democristiano in carriera (è stato sindaco di Tortona e presidente della provincia di Alessandria). Poi è diventato banchiere (vicepresidente di Unicredit) e proconsole dei Benetton nel settore infrastrutture. In questa veste è presidente di Aiscat (come detto l’associazione dei gestori autostradali) e di Assoaeroporti (i Benetton controllano lo scalo di Fiumicino).

La famiglia di Ponzano Veneto, oggi in difficoltà di fronte all’accanita competizione nel settore dei maglioncini (dove da anni perde soldi) è entrata nel più redditizio comparto dei servizi in concessione già dalla prima privatizzazione nel 1998. Più o meno nello stesso periodo sono entrati i Gavio. Le società della famiglia di Tortona sono state coinvolte qualche anno fa in una grottesca vicenda che rende bene la scarsa trasparenza del settore. La cosiddetta legge sblocca Italia del 2015 prevedeva a loro vantaggio la solita proroga (con relativi incassi) in cambio di lavori per 10 miliardi. Arrivata a Bruxelles la norma fu bocciata tra mille imbarazzi: i «nuovi» lavori, dissero i funzionari Ue, sono gli stessi che ci avete presentato negli anni precedenti. Quante volte volete farveli pagare?

1928.- AI FUNERALI DI GENOVA E’ FINITA LA SECONDA REPUBBLICA ED E’ INIZIATA LA TERZA. ECCO PERCHE’.

Dal Blog Lo Straniero di Antonio Socci

06a2104f867703edc444f6553bd7bea1

Ci sono momenti nella storia di un popolo che diventano eventi simbolici. Per esempio i funerali di ieri a Genova per le vittime del crollo del ponte Morandi, oltre al dolore, hanno mostrato l’Italia che sta voltando pagina.

Perché si è visto qualcosa che non si era mai visto prima, nelle tante tragedie che hanno costellato la cronaca di questo paese: i due giovani rappresentanti del governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, accolti da un applauso scrosciante e da acclamazioni (QUI) , mentre i rappresentanti dell’opposizione sono stati accolti da un silenzio gelido rotto da fischi e urla di disapprovazione (“Andatevene”, “basta” e “vergogna”) perché si trattava di leader del Pd che evidentemente sono stati considerati simbolo dei governi passati.

In genere i rappresentanti del governo e dello Stato venivano sommersi da proteste e fischi perché non di rado – per certe sciagure – c’erano da lamentare inefficienze, ritardi ed errori.

Ieri è accaduto il contrario. La gente ha capito benissimo cosa è successo nel passato e cosa accade oggi, mostrando di apprezzare il comportamento dell’attuale nuovo esecutivo.

Non si era mai vista una scena simile. L’unico precedente forse è quello del terremoto in Irpinia, quando il presidente Pertini, il 26 novembre 1980, davanti alle telecamere gridò “vergogna!” perché – a 48 ore dal sisma – gli aiuti tardavano ad arrivare. Il presidente fu coralmente applaudito dalla gente e dai media.

Tuttavia in quel caso non si trattava del governo, ma del Capo dello Stato che non ha responsabilità operative e che con serie ragioni, ma forse pure con un po’ di populismo, alzava la sua voce di protesta.

In quel caso il vertice dello Stato si schierava contro il governo. Invece ieri proprio il governo – nella persona dei due giovani ministri più rappresentativi – è stato applaudito dalla gente per il suo operato.

Insieme ai pompieri, alle forze dell’ordine, alla protezione civile, agli enti locali che subito sono intervenuti. Insieme allo Stato lì rappresentato al più alto grado dal presidente Mattarella.

Qualcuno aveva provato, nei giorni scorsi, a lanciare slogan “contro lo Stato”, forse per titillare un generico ribellismo qualunquista e magari convogliare contro il nuovo governo la rabbia della gente.

Ma nessuno c’è cascato. Tutti hanno mostrato di sapere bene come stanno le cose e per questo hanno riservato un applauso scrociante a Salvini e Di Maio. E’ un fatto inedito.

Evidentemente le persone comuni si sentono comprese dai nuovi governanti, si riconoscono nelle loro parole e nei loro atti, percepiscono che vogliono aiutarle, mettendole al primo posto. Sentono che parlano la loro stessa lingua e non il politichese.

La gente accetta anche qualche sbavatura dovuta alla giovane età e all’impeto di rinnovamento, ma perché capisce che stanno provando veramente a voltare pagina.

Quegli applausi di ieri devono far sentire a Salvini e Di Maio che grande aspettativa (da non deludere) grava su di loro. Hanno un compito storico. In effetti la tragica vicenda del ponte può segnare il vero passaggio dalla seconda alla terza repubblica.

Perché le conseguenze politiche potranno andare ben oltre l’eventuale revoca della concessione ai privati della gestione delle autostrade. Si stanno rimettendo in discussione le scelte strategiche degli ultimi 25 anni, quelle che – a colpi di “austerità europea” e di privatizzazioni (che dovrebbero essere attentamente riconsiderate) – hanno impoverito enormemente la gente e hanno annichilito e indebitato lo Stato. Ora si tratta di lanciare un grande piano di investimenti per rimettere in moto l’Italia oltreché Genova.

Sicuramente qualcuno si straccerà le vesti contro gli applausi e i fischi di ieri giudicandoli una mancanza di rispetto verso i morti. Ma allora perché le acclamazioni a Pertini andavano bene? E a Mattarella?

Vedrete che i giornali definiranno “composto e rispettoso applauso” quello tributato a Mattarella (che comunque ha detto parole chiare: “tragedia inaccettabile, accertamento rigoroso delle responsabilità”). Mentre per Salvini e Di Maio si parlerà di claque politica e di sciacallaggio.

Il vecchio establishment non si rassegna a perdere potere. Anche nel Pd c’è chi si metterà a inveire, ma divampa pure la sua rissa interna dove volano gli stracci.

Il governatore pugliese Emiliano sulla dirigenza del suo partito: “Siete giá stati mesi da parte e siete già ai minimi storici. Avete già devastato tutto. Rifatevi un partito neo conservatore a protezione di tutte le lobbies del mondo, Autostrade per l’Italia compresa, e smettetela di rompere i coglioni a chi ha sempre lavorato bene”.

Alfredo D’Attorre (ex Pd oggi Leu) ha scritto: “Che per parte della ‘sinistra’ la preoccupazione più manifestata dopo Genova sia stata il crollo delle azioni di Atlantia è l’amara conferma che bisogna cambiare tutto. E in fretta, se non vogliamo che la parola sinistra resti impronunciabile in Italia per i prossimi 20 anni”.

unnamed-2

Antonio Socci

Da “Libero”, 19 agosto 2018

1927.- Si è rotto il patto sociale

Il crollo del Morandi ha aperto una finestra sull’Italia, sulla sua discesa annunciata, tale e quale a quella annunciata del viadotto. Sono i nodi del fiero pasto che vengono al pettine e mettono a nudo il cinismo e le bassezze di chi è stato e di chi ancora gestisce il potere. Non c’è pace che possa placare lo sdegno di una condoglianza implacabile. Quello che ne traggo, è un ribrezzo che richiama quello per le arpie che lordano la mensa con i loro escrementi e non c’è pace perché mi è difficile distinguere fra istituzioni e escrementi. Voglio, un voglio caparbio e guardo avanti ascoltando Marcello Veneziani, che riesce sempre a portarmi alla riflessione e ad alzare il livello dello discorso.

ponte-genova-620x350

marcello-veneziani-e1483517002949
logo_new-1

Fissavo l’immagine terribile del ponte spezzato sui palazzi evacuati del Polcevera e pensavo all’indecente scannatoio divampato tra i palazzi della politica, i social e i media. Ripensavo a quel ponte durante i funerali di Stato – funerali anch’essi dimezzati come il ponte, perché molti famigliari hanno rifiutato le pubbliche esequie.

I simboli sono segni del destino e ci dicono la verità più dei ragionamenti. Un ponte si è spezzato nella nostra società e ormai è irrimediabile e vistosa la frattura. Cosa è successo? Si è rotto il patto sociale su cui reggeva l’Italia. Si è rotto il patto tra governati e governanti, tra cittadini e istituzioni, tra forze politiche, sociali ed economiche in campo, tra Stato e popolo italiano, tra ideologia dominante e comune sentire. Ognuno va per conto suo e si sente in diritto di dire e fare quel che vuole, perché ormai non deve dar conto a nessuno.

Il patto sociale era l’accordo sotterraneo che ancora sorreggeva, fino a qualche tempo fa, la nostra democrazia. Fortemente logorato da svariate crisi, passaggi traumatici di governi e di repubblica, reggeva ancora a malapena, evitando che il dissenso, le divergenze, i linguaggi ostili, le posizioni arrivassero alle loro estreme conseguenze e schizzassero come i tiranti del ponte Morandi. Il patto sociale reggeva su un residuo interesse reciproco a tenerlo in piedi, sovraccarico di critiche ma senza romperlo. Già con la seconda repubblica la società si era rivoltata contro la politica, ed era nato il berlusconismo; ora si rivolta e inveisce anche contro l’economia, contro tutti i potentati, contro l’intera classe dirigente. Così il ponte è saltato.

Cosa frenava la rottura del patto sociale? Un residuo interesse comune, nazionale, generale, reciproco, tra governati e governanti; la sensazione di essere comunque sulla stessa barca, e persino il sottinteso che se la classe dirigente s’arricchiva, sia pure in modi illeciti, i benefici poi si estendevano a cascata un po’ su tutti i cittadini. Poi il flusso clientelare si è interrotto, il Welfare è finito, non solo a causa dell’Europa e della crisi economica. Ma insieme al venir meno di tutto questo, negli ultimi anni, è avvenuto qualcosa di traumatico di cui non si è ancora capita la portata micidiale: il sentire comune, il noi quotidiano, l’alfabeto elementare su cui reggeva la nostra società è stato sconvolto, mortificato, perfino criminalizzato. Nel giro di poco tempo abbiamo appreso che tutto quello in cui credevamo, le parole che usavamo, le cose a cui tenevamo erano infami, segni di arretratezza e di razzismo, di sessismo e di familismo, di xenofobia e di fascismo, perfino. Ogni volta che si poneva l’Italia davanti all’Europa si doveva essere dalla parte dell’Europa e non dell’Italia, altrimenti si era retrivi, isolazionisti e sciovinisti. Ogni volta che si opponeva l’assetto contabile della Finanza alla vita reale dei popoli si doveva dar la precedenza al primo. Ogni volta che sorgevano contrasti tra gli italiani e i migranti clandestini o i rom si doveva parteggiare per i migranti clandestini o per i rom. Ogni volta che si opponevano delinquenti che ti entrano in casa a derubati bisognava preoccuparsi di garantire i ladri, non i derubati. Ogni volta che si ponevano le famiglie naturali e tradizionali, composte da padri, madri e figli, rispetto alle unioni omosessuali, ai transgender, agli uteri in affitto, si doveva parteggiare per questi, e far sparire anche nel lessico i riferimenti “trogloditi” alla famiglia e alla nascita. Ogni volta che si esponevano i simboli religiosi che ci accompagnano da sempre – il crocifisso, il rosario, il presepe, i canti di Natale e i riti di Pasqua – bisognava provare ribrezzo o almeno imbarazzo nel nome dell’ateismo come esperanto universale o delle religioni altrui. Provate a stressare in questo modo e su ogni piano un popolo e insieme a fargli avvertire tutto il disprezzo verso una plebe bollata come razzista, sessista e dentro di sé fascista, fino a produrre una forma di razzismo rovesciato, di apartheid che separa la minoranza dirigente dalla “trascurabile maggioranza degli italiani” e vedete se alla fine non si spezza il ponte.

Quando poi a tutto questo aggiungi i privilegi e le scorrerie del capitalismo nostrano che viaggia sotto scorta politico-mediatica della sinistra e si mangia o svende quel che faticosamente ha messo insieme lo Stato italiano, allora la rabbia schiuma e si fa scomposta. Quando senti, per esempio che il presidente dell’Iri sotto cui avvenne, col governo di centro-sinistra guidato da Prodi, la cessione delle Autostrade ad Altantia (cioè al gruppo Benetton & C.), diventa poi presidente della stessa società Atlantia (sto parlando di Gros-Pietro, attualmente presidente d’Intesa-San Paolo) beh, allora capisci che il patto sociale è saltato non solo perché si è imbarbarita la società e l’antipolitica che l’esprime, ma anche e soprattutto, perché un ceto dominante, tra potentati e partiti, ha abusato del potere, della società e della gente e l’ha pure disprezzata. I grillini, i populisti, non sono il rimedio al crollo del patto sociale ma non sono nemmeno la causa, piuttosto sono il sintomo e l’effetto. La causa principale è in quei potentati, nelle oligarchie di sinistra, nei poteri giudiziari, nei giornali e tv di servizio. Rispetto a questo blocco, il centro-destra berlusconiano (e finiano) è stato inefficace, consenziente e da ultimo anche connivente. Con quella classe dominante, la società è cresciuta per conto suo, si è inselvatichita, si è imbastardita.

salve

Ho voluto aggiungere all’articolo questo quadro del presidente d’Intesa-San Paolo Gros Pietro, per capire.

Ora tutto questo non ci porta a soffiare sul fuoco della guerra civile e incivile e ad armare il risentimento né ci porta a elogiare l’ignoranza e l’arroganza delle masse come rimedio all’abuso di potere. Ma ci porta a sognare disperatamente che passata la furia e il dolore del momento, il trauma del crollo, venga fuori un maturo senso dello Stato con un’adeguata classe dirigente e si ricomponga un decente patto sociale. Altrimenti non solo il ponte crollerà, ma anche la terra che sta sotto.

MV, Il Tempo 19 agosto 2018

Il commento di Roby Montemurro, Marcello,

La tua penna e’ sempre efficace, scorrevole, perfino amabile.
Bello il pensiero del patto sociale e il ponte rotto. Hai scritto cio’ che vorresti, cio’ che ti auguri.

….passata la furia e il dolore del momento, il trauma del crollo, venga fuori un maturo senso dello Stato con un’adeguata classe dirigente e si ricomponga un decente patto sociale. Altrimenti non solo il ponte crollerà, ma anche la terra che sta sotto…

Io sono un po’ piu’ cinico sulla natura degli Italiani. Non vedo questa base “rivoluzionaria” tutta capacita’ ed efficienza pronta a “ricomporre un decente patto sociale”.
Vedo ancora incompetenza, demagogia, modi arruffati di gestione della cosa pubblica. Vedo una scuola che non forma nel rispetto reciproco, nell’educazione civica, nell’eccellenza del sapere e soprattutto nel principio della certezza delle pena.

Non vedo tracce di “un maturo senso dello Stato”. Basta ascoltare la gente e soprattutto chi la gente elegge alle massime istituzioni. Ancora poco propensi alla concertazione, al costruttivo dialogo; anzi assai irrispettosi nella ripicca sociale e interpersonale.

Certo non siamo il Giappone (che ne ha avute di disgrazie venute dal management.. Fukushima) e neppure l’Inghilterra ancora assai composta sul Brexit nonostante i distinguo interni (non ascolto parolacce e toni sopra le righe nei loro dibattiti politici sebbene la questione sia davvero importante).

Noi siamo Italiani senza senso dello Stato, che emerge un pochino solo dopo le disgrazie che MAI abbiamo saputo gestire (c’e’ forse stato qualche esempio di perfetta gestione dopo qualche terremoto o alluvione?) ed emerge ahime’ solo nelle competizioni sportive.

Questo senso dello Stato che io e tu auspichiamo non nasce dal tramonto all’alba, non nasce col “cittadino-parlamentare” (assai impreparato nel 90% dei casi) …bensi’ con il ripristino della cultura e del rispetto (voi giornalisti siete responsabili di molti parapiglia immotivati purtroppo).
E non si diventa Stato in 5 mesi, il tempo di ricostruzione del ponte.
Marcello Veneziani

ALCUNI LIBRI DI MARCELLO VENEZIANI CHE MI HANNO INTERESSATO

La sconfitta delle idee (2003, ultima edizione 2008).
«Le idee non servono più. Sono ritenute d’intralcio al potere e al piacere, agli ascolti, al mercato e alla vita. Di loro sopravvivono solo i gusci vuoti o i loro idoli e al loro posto trionfa la retorica, il puro vitalismo, il culto del denaro o resistono i vecchi residui dell’ideologia e dell’utopia». Dall’autore della Cultura della destra, un viaggio impietoso tra gli intellettuali e il potere, i mass media e l’Occidente, animato da una convinzione: nessuna civiltà può sopravvivere alla fine delle idee. (Dalla copertina)

Dio, Patria e Famiglia dopo il declino (2012), analizza la crisi di questi 3 valori
Dio, patria e famiglia sono tramontati. Un declino graduale, lungo la modernità, accelerato nel Novecento, esploso nei nostri anni. Sono stati il fondamento ideale e morale, storico e pratico della vita umana e di ogni civiltà. Il crollo di un muro, due torri e tre principi è alle origini della nostra epoca. Con il muro di Berlino cadde il comunismo, sorse l’Europa e dilagò la globalizzazione. Con le due Torri gemelle cadde la supremazia inviolata degli Stati Uniti e riemerse la storia dal fanatismo. Ma col declino di religione, patria e famiglia si spegne la civiltà e si ridisegna radicalmente la condizione umana. Di tale crisi di solito non ci diamo pensiero, ma ne scontiamo gli effetti ogni giorno. Ereditiamo il vuoto e la perdita di questi tre cardini con la stessa naturale passività con cui i nostri padri ereditarono la fede e la loro osservanza. In queste pagine Marcello Veneziani non esorta a barricarsi tra le rovine, fingendo che nulla sia accaduto, non coltiva illusioni. Ma cerca di capire i motivi della loro caduta, ne osserva l’assenza nel mondo presente, riflette su cosa ci siamo persi e cosa abbiamo guadagnato, cosa c’è al loro posto e da cosa oggi si può ripartire per rifondare la vita. Un viaggio che si dipana tra filosofia ed esperienza individuale, pensieri dell’anima e sguardi sul nostro tempo. L’incontro con Dio, patria e famiglia avviene seguendo un percorso originario e originale.

Lettera agli Italiani (2015)
Per quelli che vogliono farla finito con questo paese

Di Padre in figlio. Elogio della Tradizione (2001, ultima edizione 2007), €11,42
Il nostro tempo sembra essere quello dell’assoluto presente. Aboliti i grandi progetti a lungo termine, stiamo cancellando la storia e con essa i legami con il nostro passato. Eppure la tradizione è indispensabile per ogni società e occorre ritornare ad essa per ristabilire quella rete fondamentale di rapporti che legano i padri ai figli.

La cultura della destra (2002, ultima edizione 2008)
Che vuol dire essere di destra oggi, qual è la cultura della destra e come si esprime nel nostro tempo davanti ai problemi cruciali creati dalla globalizzazione e dall’immigrazione, dal dominio della tecnica e del mercato, dalla bioetica e dalle nuove famiglie? Ecco le principali domande a cui cerca di rispondere questo saggio che evidenzia alcune contraddizioni: la forbice esistente tra una cultura di destra larga e diffusa e una cultura militante di destra che è invece minoritaria e marginale e il paradosso di una destra che per la sinistra è sempre stata al potere sotto falso nome (liberalismo, fascismo, democrazia cristiana, berlusconismo) e per i suoi sostenitori invece è sempre stata all’opposizione.

I vinti, I perdenti della globalizzazione e loro elogio finale.

La globalizzazione sta seminando lungo il suo percorso vittime simboliche e reali, ideologiche e umane. Il riferimento non è ai no-global e a quanti contestano i poteri mondiali, ma a quanti non si sono adeguati al loro nuovo corso, a quanti li vivono con disagio o sono fuori dal loro cono di luce. Sconfitti appaiono tutti coloro che non si riconoscono negli imperativi dei nuovi padroni del pianeta, che si pongono fuori dallo spirito del tempo, che sono legati a valori passati, futuri o trascendenti: gli ambientalisti, i “meridionali” (di tutto il mondo), i fascisti.

1833.- ONDATA DI BAMBINI COMPRATI DAI GAY ALL’ESTERO: SALVINI FACCIA INTERVENIRE I PREFETTI

Chi sostiene il commercio di esseri umani, di più, ancora in gestazione o incapaci d’intendere e di volere è peggio di un assassino. Chi vuol fare del vizio o della deformità sessuale una regola è un pericolo da estirpare. Siamo in piena crisi demografica, ma in Italia, la politica si occupa di importare migranti sostitutivi e delle famiglie arcobaleno.

bb0d4120-edd5-4a6e-905c-b3ff7ad45868

Due parole su quest’ultimo argomento ché viene facilmente accompagnato al nostro nel nome della famiglia. Parlare di famiglia, a proposito di coppie omosessuali, non serve a creare più tipi di famiglia né a legittimarle come tali. Anche qui, come per il rapporto fra uomo e donna, osserviamo la difficoltà di accettare le diversità e ne contestiamo il“relativismo”. Parlare di famiglia è strumentale ad acquisirne i diritti, ma una cosa è la famiglia, culla della natalità, che si costituisce fra i futuri genitori, sposati o conviventi, ma secondo l’ordine naturale e nella quale al figlio “generato” si trasmettono la sua eredità genetica e le fondamenta della identità; altra cosa è la coppia omosessuale nella quale ciascuno dei partecipanti può e deve trovare, in modo non surrettizio, la dimensione giuridica della sua partecipazione, a prescindere dalla sessualità, perché non è volta al fine di ed è incapace ex se di generare.
Articolo 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
L’Ordinamento giuridico ben può soddisfare giuridicamente le aspirazioni e i diritti delle coppie omosessuali, anche secondo un’applicazione per quanto possibile del principio di eguaglianza, e soprattutto nei campi previdenziali e successorio (si qualifica interesse meritevole di tutela il rapporto di convivenza “more uxorio” ove caratterizzato da apprezzabile stabilità),
ma nei giusti limiti e senza voler condizionare autoritativamente né prevaricare gli ancor più tutelandi diritti dei soggetti di là da venire, che, rispetto al diritto della coppia sono terzi e portatori del diritto di avere una madre e un padre secondo l’ordine naturale.
Il libero sviluppo della vita di coppia, anche all’interno di una famiglia, soddisfa un diritto individuale, ma tenga indenne il diritto dei figli ad una genitorialità naturale, talché, nel rispetto della dignità sociale, ben potranno aversi coppie eterosessuali o omosessuali, a condizione che la loro parificazione non avvenga attraverso un uso strumentale del matrimonio e della famiglia.
L’omogenitorialità: genitori che hanno avuto un figlio prima dell’unione omosessuale; coppie lesbiche e gay incrociate per avere un figlio; l’adozione; la procreazione assistita, compreso l’utero in affitto, non è la regola. La sua legittimazione, compresa la forma derivata della “adozione del configlio dal partner”, costituisce una palese violazione dei diritti e della dignità del bambino (cfr. Art. 7 Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia): non solo contrasta con l’evidenza (nessuno è figlio di due padri o due madri), ma riduce lo strumento dell’adozione ad un metodo per dare bambini a chi non può averne, dimenticando che l’adozione serve invece a dare un padre e una madre sostitutivi a chi li ha perduti, nell’interesse supremo del bambino.

safe_image-2.php

A Crema, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, con l’esposto, che verrà depositato giovedì mattina, chiedono «la verifica dell’operato del sindaco, quale ufficiale di stato civile». Ma soprattutto «l’avvio di un procedimento amministrativo, rivolto all’annullamento gerarchico della trascrizione». Insomma, si rivolgono al prefetto di Cremona, quale rappresentante del governo, affinché ‘cancelli’ quanto firmato dal sindaco: la doppia paternità di due gemellini. E ciò, in virtù della «autorità di controllo affidatale». Non accenna a placarsi la vicenda innescata dalla firma, con la quale Stefania Bonaldi, nelle scorse settimane, ha avallato la genitorialità di due uomini, registrando all’anagrafe il nome del secondo papà di altrettanti bimbi nati di recente in Nord America, grazie alla pratica della maternità surrogata. E a sollecitare il prefetto Paola Picciafuochi, affinché agisca «in autotutela (facoltà di modifica un atto amministrativo, ndr)», sono il coordinatore cremasco di Fratelli d’Italia Giovanni De Grazia, ma anche il referente locale di Forza Italia Gianmario Donida e il capogruppo in aula Ostaggi e segretario cittadino della Lega Andrea Agazzi. Sono loro, le firme in calce all’esposto.

Questo accade a Crema. Ma le forze pedo-arcobaleno sono scatenate in tutta Italia: da Sarzana, dove il sindaco uscente ha riconosciuto il bambino comprato all’estero da due gay a Rovereto, dove accade per quello di due lesbiche. Protagonisti, sempre, sindaci PD e alcuni del M5s, che a livello locale è all’estrema sinistra.

Per questo è urgente che il ministro dell’Interno, che da sempre ha difeso la famiglia naturale e il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà, intervenga: imponendo ai prefetti di annullare queste oscenità.

Si tratta, del resto, solo di applicare la legge: non c’è nel contratto l’abrogazione dei ‘matrimoni gay’, è vero, ma in questo caso si tratterebbe solo di applicare la legge esistente che non permette l’adozione gay e, anzi, persegue chi compra bambini all’estero attraverso l’oscena pratica dell’utero in affitto o il commercio illegale di sperma.

Salvini dimostri al suo popolo che metterlo dove l’abbiamo messo conta.

Da Breaking News

1636.- Il Forteto, la sinistra e l’ideologia anti-famiglia

forteto-famiglia-sinistra

Eugenia Roccella

La storia del Forteto è nota: una comunità chiusa, con le tipiche ed evidenti connotazioni della setta basata su regole assurde, abusi e maltrattamenti; un capo, Rodolfo Fiesoli, violento e prevaricatore, che si proponeva come Dio in terra, tanto da intimare a un ragazzo spastico in carrozzella: “alzati e cammina” (e naturalmente il ragazzo cadde). Fiesoli era culturalmente rozzo, esibizionista, chiaramente poco affidabile come educatore, e inoltre aveva già scontato una condanna per abusi sessuali quando il giudice Meucci gli affidò il primo bambino down; eppure per tanti, tanti anni (più di trenta), il Forteto fu circondato da una protezione politica e istituzionale compatta, che si è sgretolata solo di fronte all’evidenza terribile delle testimonianze e alla lunga lotta dei ragazzi abusati e maltrattati, e dei loro genitori, per avere giustizia.

A fine dicembre le condanne sono state confermate dalla Corte di Cassazione, e ieri una bella puntata di Matrix ha dato voce a qualcuno di questi ragazzi ormai cresciuti, provando anche a intervistare chi ha coperto, e a volte promosso, il “modello educativo” di Fiesoli e compagni. Quasi tutti si sono sottratti, e chi ha risposto ha cercato disperatamente di sminuire le proprie responsabilità. Ma, a partire dai deputati di quel collegio, come Di Pietro, fino ai vari presidenti della Regione Toscana che si sono succeduti negli anni (Claudio Martini, Vannino Chiti, e ora Rossi), le responsabilità sono evidenti, anche se sono solo morali e non sanzionate dalla legge.

Perché tutto questo è potuto accadere? Perché intellettuali, politici e magistrati, non hanno voluto vedere, e hanno dato credito a un personaggio palesemente inadeguato e inquietante? E’ semplice: per motivi squisitamente ideologici. Fiesoli denigrava la famiglia naturale, la considerava come il luogo di tutti i mali, promuoveva (meglio dire imponeva) l’omosessualità, teorizzava la “famiglia funzionale”, cioè una non famiglia, e tutto questo piaceva alla sinistra del Mugello, che Guareschi avrebbe definito trinariciuta. Il processo del 1978 che portò alla prima condanna era stato istruito da Carlo Casini, un cattolico, quindi i trinariciuti si convinsero subito che si trattava di un errore giudiziario, anzi, dell’accanimento di un procuratore bigotto contro l’esponente di un modello educativo nuovo e anticonformista. Quindi, tutti lì a glorificare Fiesoli, a fornirgli patenti culturali, a inondarlo di finanziamenti; e tutti lì i politici: il passaggio al Forteto era un classico delle campagne elettorali della sinistra.

Oggi tutti si nascondono, negano, minimizzano, qualcuno (pochi, per la verità) ammette l’errore e si scusa. Ma nessuno mette in discussione le proprie convinzioni ideologiche, di fronte a quei bambini ormai cresciuti che hanno dovuto rinnegare i propri genitori, essere sfruttati e maltrattati, subire angherie e abusi. Nessuno che dica: ho sbagliato, non ho voluto vedere la verità perché l’ideologia mi ha accecato, perché credevo nelle teorie dell’anti-famiglia (come le chiama Cristopher Lasch), nella sperimentazione di modelli educativi che rompessero la tradizione (vedi il progetto “Barbiana e il Mugello, una scuola per l’integrazione”, fatto dal Forteto, costruito con l’università di Firenze, associazioni del privato sociale sulla disabilità, e la comunità montana), in pratiche di “analisi selvaggia” come le confessioni in pubblico. No, questo non lo dirà mai nessuno.

Non lo dirà mai nessuno.

L’Occidentale è una testata giornalistica registrata.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007.

1582.- VACCINI : DICIASSETTE BAMBINI MORTI IN MENO DI TRE MESI?

Schermata 2017-12-16 alle 16.37.55

Maurizio Blondet 20 dicembre 2017 2
L’elenco dei piccoli morti cresce giorno dopo giorno. Solo nelle ultime settimane DICIASSETTE sono i bimbi morti (da 3 mesi a 6 anni).
Continueremo a pubblicare l’elenco aggiornato con il solo intento di denunciare da una parte una situazione inaccettabile e dall’altra per sensibilizzare le masse su un problema gravissimo che potrebbe interessare chiunque.
Quanti bambini morti e bambini gravemente danneggiati serviranno prima che un magistrato illuminato e libero emetta un mandato di arresto nei confronti del ministro della salute Beatrice Lorenzin, colpevole di aver firmato e presentato un decreto-legge scellerato?
Quante anime dovranno ancora essere sacrificate sopra l’altare di una scienza (non democratica e gestita dalle industrie chimiche), prima che si comprendano i crimini contro l’infanzia che si stanno perpetrando?
Ecco l’elenco incompleto in ordine cronologico (estrapolato da quotidiani locali) delle tristissime morti avvenute di recente…
La stampa nazionale ha notizie molto più importanti da veicolare!

TwuzKc_2

Porto San Giorgio (Fermo), 17 dicembre 2017
Bambino di 2 anni muore per difficoltà respiratorie. La causa della morte sarebbero complicanze dell’influenza…
http://www.ilrestodelcarlino.it/fermo/cronaca/bimbo-morto-1.3615483

Cles (Trento), 17 dicembre 2017
Bambino di 6 anni muore nella notte di arresto cardio-respiratorio. Il papà medico e la mamma pediatra.
Fonte: http://www.lavocedeltrentino.it/2017/12/18/tragedia-cles-bimbo-6-anni-muore-nella-notte/

Sant’Antioco, Sardegna, 11 dicembre 2017
Neonato di 2 mesi trovato morto nella culla dai genitori. Dai primi accertamenti potrebbe trattarsi di SIDS…
Fonte: http://www.unionesarda.it/…/sant_antioco_tragedia_in_casa_m…

Massarosa (Lucca), 10 dicembre 2017
Neonato di due mesi è stato trovato morto nella culla. Potrebbe trattarsi della SIDS morte in culla.
Fonte: http://www.lanazione.it/…/cro…/neonato-morto-culla-1.3594700

Caserta, 27 novembre 2017
Bimbo di pochi mesi trovato morto nella culla. Potrebbe trattarsi della SIDS morte in culla.
Fonte: http://www.cronacacaserta.it/bimbo-mesi-trovato-morto-nella-…/20846

Lecco, 22 novembre 2017
Bimbo di 18 mesi è morto nel reparto di terapia intensiva. “Non si esclude reazione avversa ai vaccini”
Fonte: http://www.ilgiorno.it/lecco/cronaca/bimbo-morto-vaccino-1.3554157

Catania, 15 novembre 2017
Bambino di 4 anni morto per choc settico. Era vaccinato!
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/…/milano-bambina-m…/3954787/

Milano, 2 novembre 2017
Bambina di 6 anni morta per meningite. Era vaccinata per tutto.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/…/milano-bambina-m…/3954787/

Salsomaggiore, 1 novembre 2017
Bambina di 3 mesi muore in culla, dicono per un improvviso malore.
Fonte: http://www.gazzettadiparma.it/…/muore-in-culla-a-tre-mesi.h…

Avellino, 25 ottobre 2017
Bimbo di 2 anni morto per meningite da pneumococco. Il bambino era stato vaccinato.
Fonte: http://www.ansa.it/…/bimbo-muore-per-meningite-da-pneumococco-era-…

Macerata, 27 ottobre 2017
Bambina di 2 anni ricoverata perché si è sentita male dopo una crisi epilettica e un arresto cardiaco. Attualmente si trova in condizioni gravissime.
Fonte: http://www.cronachemaceratesi.it/…/gravissima-bamb…/1026545/

Avellino, 25 ottobre 2017
Bambino (vaccinato) di 2 anni deceduto a causa di meningite da pneumococco, una forma delle patologia non infettiva.
Fonte: http://www.ansa.it/…/bimbo-muore-per-meningite-era-vaccinat…

Ferrara, 2 ottobre 2017
Bambina di 4 anni è morta per un arresto cardiaco.
Fonte: http://lanuovaferrara.gelocal.it/…/bambina-muore-per-un-arr…

Napoli, 1 ottobre 2017
Bimbo di 2 anni è morto per arresto cardiocircolatorio.
Fonte: https://www.ilmattino.it/…/bimbo_di_2_anni_muore-3274170.ht…

Pisa, 24 settembre 2017
Bambino di 4 anni stroncato da un malore. Forse ha avuto un attacco cardiaco.
Fonte: http://iltirreno.gelocal.it/…/muore-bambino-di-4-anni-per-u…

Como, 18 settembre 2017
Bambina di 4 anni dopo essersi sentita male è morta nella notte tra lunedì e martedì.
Fonte: http://giornaledicomo.it/…/tragedia-inverigo-muore-bimba-4…/

Lecco, 14 settembre 2017
Bimbo di 10 mesi stroncato da una malformazione congenita non diagnosticata oppure dalla Sids.
http://www.ilgiorno.it/…/casatenovo-malore-all-asilo-muore-…

Bergamo, 11 agosto 2017
Bimba di 4 mesi muore per arresto cardiaco. Il decesso è stato derubricato come Sids, «morte in culla».
Fonte: http://milano.corriere.it/…/monza-morte-in-culla-bambina-4-…
e sono 18!
Spero, Voglio che un magistrato illuminato e libero emetta un mandato di arresto nei confronti del ministro della salute Beatrice Lorenzin,colpevole di aver firmato e presentato un decreto-legge scellerato?
Fonte: il blog di Maurizio Blondet

Posso solo dire un fatto reale. Ospedale di Biella morti 5 neonati..causa…?..sconosciuta..per noi comuni mortali..la voce del direttivo..”Sono nella norma annuale”..alla domanda: “Perché..?” … se ne andato.

Ascoltiamo le considerazioni personali di Giulio Antonio Brianza Troisi sul senso delle coercizioni vaccinali, alla luce del piano ONU di migrazione sostitutiva, della guerra globale al terrorismo e delle crisi finanziarie.

17 giugno 2017

Bill Gates ha tranquillamente dichiarato che, dato che bisogna ridurre la popolazione a causa del climate change, uno degli strumenti da utilizzare a questo proposito potrebbero essere i vaccini.