2406.- PRESIDENTE, MATTARELLA, DEVE DIMETTERSI !

In casa di Palamara fascicoli processuali non assegnati a lui “udienza da non fissare” e il Capo del C.S.M. svicola, annunciando nuove elezioni di “nuovi” consiglieri. Leggo: “Perquisizioni – In casa di Palamara fascicoli processuali non assegnati a lui con una nota “udienza da non fissare”. Da quanto tempo andava avanti questa specie di “giustizia”? Cosa aspetta Mattarella a ordinare la revisione dei processi?” No, non può bastare. Mattarella deve fare di più. Rispetto le istituzioni che mi rispettano perché la prima istituzione siamo noi. Lo afferma la Costituzione all’art. 1. Il Capo dello Stato non è un re, non è insostituibile; ma è un rappresentante e un garante.

MATTARELLA DEVE DARE LE DIMISSIONI, in attesa che si stabilisca se è stato inetto o connivente o, peggio, al vertice di questo sistema nauseabondo. DITEMI? È questa l’Italia della Resistenza? Massimo rispetto per le istituzioni; ma se, per prime, rispettano se stesse. In un Ordinamento democratico, il Presidente MATTARELLA DEVE DARE LE DIMISSIONI. Cittadini, di ogni partito o fazione, DITEMI? È questa l’Italia che vogliamo?

Luca Palamara, magistrato, già membro del Consiglio Superiore della Magistratura ed ex presidente dell’Anm, l’associazione cui aderisce la maggioranza dei magistrati.
Nove anni di Napolitano, sette di Mattarella: 16 anni di presidenti della Repubblica che è impossibile collocare al di sopra delle parti. Dopotutto, Benito Mussolini fu a capo soltanto del Governo, per 22 anni, ma il Capo dello Stato era il re.

DALLA STAMPA:

IMOLAOGGI: Luca Palamara è un magistrato, già membro del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm, l’organo costituzionale di autogoverno presieduto dal presidente della Repubblica ) ed ex presidente dell’Anm, l’associazione cui aderisce la maggioranza dei magistrati. Sostituto procuratore a Roma, è indagato dalla Procura di Perugia per corruzione in atti giudiziari. L’inchiesta, che si è avvalsa della legge cosiddetta “Spazzacorrotti”, ha messo in campo anche un virus-spia che ha infettato il cellulare di Palamara consentendo di captare le sue conversazioni. E portando alla luce un centro di potere esterno/interno al Csm che di fatto provava a disegnare la mappa giudiziaria del Paese.

Come si dice in questi casi, il Csm, competente in tema di assunzioni, trasferimenti, promozioni e misure disciplinari nei confronti dei magistrati, è nella bufera. Dalle immancabili cene romane finite all’orecchio degli inquirenti è emerso un quadro certo non nuovo per l’Italia delle trame a cavallo tra magistratura e politica. Ma non per questo il caso è meno grave.
Anzi, un dettaglio (non captato via smartphone) deve far riflettere. Quello che risalta dalla perquisizione nell’abitazione di Palamara, dove sono stati sequestrati diversi fascicoli processuali di cui l’ex presidente dell’Anm non era titolare. Con tanto però di appunti dello stesso Palamara su processi in corso in Tribunale e Corte d’appello: “udienza da non fissare”, è scritto in una nota.

Dunque ci sono fascicoli processuali (e questo è un fatto) che non dovevano stare a casa Palamara, magistrato non competente che però si muove come una sorta di “smistatore” del traffico giudiziario. «Io non facevo poi nulla», si è difeso, e si vedrà quanto reggerà quest’affermazione. Però quelle carte non dovevano stare a casa sua. Chi le ha passate, e per conto di chi il magistrato forniva i suoi suggerimenti e accendeva il semaforo rosso o verde?

I tempi, le riforme che tardano, la giustizia inefficiente. Un sistema con troppi buchi e anomalie. Poi, non meravigliamoci se a casa di un magistrato succede quello che succede.

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C’era anche Ermini (vicepresidente del Csm – Pd) ai vertici segreti per gestire le nomine nelle Procure.

Csm, si dimette anche Cartoni: “ero all’incontro con Lotti ma dormivo sul divano”

CRONACANEWSsabato, 15, giugno, 2019

     

Agenpress – Un altro togato del Csm coinvolto nella riunione con Luca Palamara e Luca Lotti sulla nomina del procuratore di Roma ha presentato le dimissioni: è Corrado Cartonidi Magistratura Indipendente e che prima di entrare nell’organismo di autogoverno della magistratura era giudice a Roma.

“Ho rassegnato stamattina le dimissioni da Consigliere del Csm non per ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni Non mi è stato consentito di difendermi, e lo farò nel procedimento disciplinare. Preciso che non ho mai parlato di nomine, come erroneamente oggi mi attribuisce un quotidiano”, scrive il magistrato nella lettera in cui annuncia le dimissioni. “Non ho mai parlato di nomine”, le dimissioni sono state date per “senso delle istituzioni”, scrive. “Dormivo. Eravamo stati a cena con Cosimo Ferri e altri colleghi. Poi lui aveva detto perché non venite in albergo da me che dopo viene anche un altro consigliere del Csm. Ma nessuno di noi sapeva che sarebbe arrivato Lotti. Ci siamo accomodati su un divano e, vabbè, mi ero addormentato. Infatti Ferri lo dice: si è svegliato Corrado“.

Cartoni si riferisce a quello che a ilfattoquotidiano.it aveva definito come “casuale” l’incontro con l’ex ministro Luca Lotti e l’ex leader di Magistratura Indipendente (la sua stessa corrente) Cosimo Maria Ferri. Prima di un’assemblea di MI, Cartoni aveva detto che quella di Lotti era stata “sostanzialmente” un’imboscata.

Vedere Lotti, ha aggiunto Cartoni, “mi è sembrato improprio, ma strano no perché quando abbiamo dovuto votare il vicepresidente, Benedetti perse per due voti, noi portammo Ermini che vinse per 13 a 11. Le trattative furono impegnative. E che Lotti fosse tra i protagonisti non glielo posso smentire”, dice l’ormai ex consigliere. Per poi smentire le parole che gli ha accreditato il quotidiano di via Solferino: “Non ho mai parlato di nomine”, le dimissioni sono state date per “senso delle istituzioni”.

“Ho rassegnato stamattina le dimissioni da Consigliere del Csm – scrive Cartoni – non per ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni Non mi è stato consentito di difendermi, e lo farò nel procedimento disciplinare. Preciso che non ho mai parlato di nomine, come erroneamente oggi mi attribuisce un quotidiano”. Cartoni ringrazia “le centinaia di colleghi che, silenziosi, in questi giorni tremendi mi hanno manifestato la loro stima ed il loro affetto”. E augura “buon lavoro” ai colleghi consiglieri e a chi subentrerà. agenpress.it

”Lotti voleva silurare il pm che indagava sulla famiglia Renzi”

Posted: 13 giugno 2019 

Luca Lotti voleva silurare il pm che indagava sulla famiglia Renzi. E’ l’elemento che emerge dall’inchiesta di Perugia, contenuto in un servizio pubblicato dalla ‘Verità’, da cui risulta che l’ex ministro si rivolse al consigliere del Csm Luca Palamara per allontanare da Firenze Giuseppe Creazzo, il magistrato che si occupava delle indagini su Tiziano Renzi […]

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Bufera Csm, Palamara tira in ballo il consigliere di Mattarella

Posted: 13 giugno 2019 

Le cene riunivano, sempre dopo mezzanotte, consiglieri del Csm e i due parlamentari del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti per pianificare la nuova geografia giudiziaria del Paese

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Ex magistrato Roberti: ‘Così il Governo Renzi influenzò le nomine nel Csm’

Posted: 7 giugno 2019 

”Un mio pensiero, da ex Magistrato e Procuratore Nazionale Antimafia, sul caso Palamara e CSM”. Lo scrive in un post su Facebook Franco Roberti, ex magistrato e procuratore nazionale Antimafia, recentemente eletto al Parlamento europeo nelle file del Pd. “Nel 2014 il governo Renzi, all’apice del suo effimero potere, con decreto legge, abbassò improvvisamente, e […]

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Csm, ”Degenerazioni correntizie”, ”giochi di potere” e ”traffici venali”

Posted: 6 giugno 2019 

”Degenerazioni correntizie”, ”giochi di potere” e ”traffici venali”. Di questo ”vi è evidente traccia nelle cronache di questi giorni”. Lo denuncia il vicepresidente del Csm David Ermini (Pd), nel suo intervento al plenum straordinario convocato dopo la bufera che si è abbattuta sul Consiglio e sull’intera magistratura italiana, dopo quanto emerso dall’inchiesta di Perugia. ”Siamo […]

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2405.- “L’euro ha i giorni contati”. E le banche si preparano

Dicono che abbiamo perso, ciascuno, 75.000 € fino a oggi, ma, di sicuro, abbiamo perduto la fiducia nel futuro. Giammai la finanza ha saputo fare politica.

Gerard Minack, analista indipendente ex Morgan Stanley, ne è convinto: stiamo attraversando la più grande bolla di credibilità delle banche centrali. Lo ha dichiarato in un’intervista al quotidiano australiano “The Age”. Per Minack, il più grande rischio che i mercati finanziari dovranno affrontare quest’anno si chiama ancora Europa. E questa volta non riguarderà “le economie periferiche e le banche, ma sarà una crisi che colpirà il nucleo centrale di Eurolandia. “Il grosso problema è la presenza, all’interno della zona euro, di squilibri competitivi”.

Il problema, infatti, “non è che l’euro è troppo alto rispetto al dollaro, o che l’euro è troppo alto rispetto allo yen. Il problema è che il franco francese è troppo alto rispetto al marco tedesco, e Draghi non può più farci niente”.

Con queste premesse, Minack ribadisce la sua idea che l’euro ha i giorni contati. Ed è l’unico sistema per far ripartire le economie della zona euro poiché “non è possibile ripristinare la vostra competitività in un regime di cambi fissi”.

2404.-IL PRIMO DISCORSO AL MERCATO DI PAOLO SAVONA NEL RUOLO DI PRESIDENTE DELLA CONSOB.

“Debito 200% possibile, sarà sostenuto dal risparmio degli italiani” e, infatti, agli italiani, servono istituzioni capaci di ridare la fiducia negli investimenti; ciò che, evidentemente, né Mattarella né Conte e, peggio che mai, Draghi, saprebbero fare.

Da Maurizio Blondet e da Repubblica traiamo i contenuti del discorso del prof. Paolo Savona, presidente della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, tenuto all’Incontro annuale con i mercati finanziari. La relazione, in versione integrale, tratta dei seguenti argomenti:

  • 1.- Il risparmio come fondamento della stabilità economica e sociale.
  • 2.- Il risparmio finanziario degli italiani.
  • 3.- I nuovi compiti della CONSOB:
  • 3.1.- Governare le innovazioni finanziarie e migliorare gli strumenti di controllo;
  • 3.2.- Collaborare alla definizione di regole comuni finanziarie europee e internazionali;
  • 3.3.- Contribuire alla nascita di titoli privi di rischio (safe asset) a livello europeo.


Paolo SAVONA: Vi svelo tutti i pregiudizi contro l’Italia. di Maurizio Blondet

ESTRATTO DEL DISCORSO TENUTO OGGI DAL PRESIDENTE DELLA CONSOB, PAOLO SAVONA, IN OCCASIONE DELL’INCONTRO ANNUALE DELLA COMMISSIONE CON IL MERCATO FINANZIARIO

Senza voler negare l’esistenza di problemi interni al Paese – efficacemente analizzati nelle recenti Considerazioni finale del Governatore della Banca d’Italia – i giudizi negativi non di rado espressi da istituzioni sovranazionali, enti nazionali e centri privati appaiono prossimi a pregiudizi, perché resi su basi parametriche finanziare convenzionali che non tengono conto dei due pilastri che reggono la nostra economia e società: la forza competitiva delle nostre imprese sul mercato globale e il nostro buon livello di risparmio.

È come se l’Italia fosse collocata dentro la “caverna di Platone” dove le luci fioche della conoscenza che in essa penetrano proiettano sulle pareti un’immagine distorta della realtà. Per giunta in presenza di un continuo vociare a senso unico, che stordisce. È compito di chi riveste posizioni di vertice della politica, dell’economia e dei mezzi di informazione rafforzare la luce e abbassare i toni per ristabilire la fiducia sul futuro del Paese. Non esiste alcun vincolo oggettivo insuperabile alla nostra crescita.

L’uso consueto di medie non rappresentative dell’universo in quanto la distribuzione di frequenza (curtosi) delle informazioni statistiche non ha caratteristiche normali (gaussiane), induce a una valutazione distorta delle nostre reali condizioni, Una tale prassi si riflette in giudizi negativi sulla solidità del nostro debito pubblico all’interno e all’estero.

La conseguenza può essere in parte evitata accompagnando le medie con un indicatore di significatività o, meglio, valutando singolarmente le diverse componenti del Pil per assegnare il peso che a ciascuna compete nella formulazione dei giudizi. Questo indispensabile ed elementare principio di presentazione delle statistiche non si è ancora affermato.

Al di là di questo aspetto puramente tecnico, esistono però alcuni fattori distorsivi legati alla sottovalutazione di alcuni aspetti importanti della solidità economica del Paese.

La posizione finanziaria dell’Italia con l’estero è sostanzialmente in equilibrio e dal 2013 disponiamo di flussi di risparmio in eccesso rispetto all’uso interno.

Contrariamente a importanti paesi sviluppati come Stati Uniti, Regno Unito, Canada, nell’eurozona Grecia e Francia, e nel resto del mondo Turchia e l’intero continente sudamericano, l’Italia non assorbe flussi di risparmio dall’estero, ma ne cede in quantità superiori al suo debito pubblico.

Questa condizione può essere vantata principalmente dai paesi ricchi di materie prime, una carenza che l’Italia ha compensato con le sue eccellenti capacità di intrapresa.

Per la comunità europea e globale l’Italia non rappresenta un problema finanziario, ma una risorsa alla quale molti paesi attingono per soddisfare le loro necessità.

(estratto del discorso del presidente della Consob, Paolo Savona, tenuto oggi 14 giugno 2019).

Mentre noi abbiamo chiacchierato dei Mini-Bbot ma non li abbiamo realizzati, all’estero cominciano a sembrare una buona idea:
“Il #minibot è uno strumento progettato per produrre liquidità in una crisi. È un’idea sensata”
“I #minibot funzionano. È uno strumento straordinario con cui abbassare le tasse es aumentare la spesa” Munchau #Piazzapulita
Se chiedessero a me di progettare l’uscita dall’euro direi… non usciamo… introduciamo i #minibot”
Wolfgang Munchau

Paolo Savona mostra ancora di rivestire i panni del ministro, osserva Repubblica; e perché non quelli di Presidente del Consiglio, osserviamo noi?

Dopo Maurizio Blondet, abbiamo apprezzato il commento di Repubblica. In tanto vociare, anche il solo ascoltare la voce autorevole e competente di Paolo Savona, è già fonte di speranza.

“Il potere di valutare il rischio di rimborso” dei titoli di Stato viene usato dalle autorità Ue come vincolo esterno per indurre gli Stati membri a rispettare i parametri fiscali concordati a livello europeo. Per i titoli di Stato italiani, questo potere delle autorità si è trasferito sul mercato, favorendo, senza un adeguato contrasto, la speculazione, che non di rado vi trova alimento. Come dire che la Banca Centrale Europea Privata favorisce i competitor come Soros. I giudizi non di rado espressi da istituzioni sovranazionali, enti nazionali e centri privati, appaiono prossimi a pregiudizi, perché resi su basi parametriche finanziarie convenzionali che non tengono conto dei due pilastri che reggono la nostra economia e società: la forza competitiva delle nostre imprese sul mercato globale e il nostro buon livello di risparmio”. Dice che la solvenza italiana è garantita dalla ricchezza privata, perciò, il debito può salire fino al 200% del Pil. E qui lancia la sua sfida: “La teoria e la ricerca non forniscono una risposta univoca sul legame ottimale tra il debito pubblico e il Pil”, tanto che il Giappone presenta un dato intorno al 200%. “Ciò non significa che non esista un limite all’indebitamento, ma per garantirne la sostenibilità il suo saggio di incremento deve restare mediamente al di sotto del saggio di crescita del Pil. Se il criterio di razionalità indicato venisse accettato a livello europeo e fosse rispettato dalle autorità di Governo, si restituirebbe ai debiti sovrani, incluso quello italiano la dignità di ricchezza protetta che a essi attribuiscono giustamente gli investitori”. Il raggiungimento di questa condizione, conclude “allontanerebbe i sospetti” sull’insolvenza del debito pubblico.

“Per la comunità europea e globale l’Italia non rappresenta un problema finanziario, ma una risorsa alla quale molti Paesi attingono per soddisfare le loro necessità”, attacca ancora Savona sottolineando come “contrariamente a importanti paesi sviluppati”, come Usa, Regno Unito, Canada e Francia, “l’Italia non assorbe flussi di risparmio dall’estero ma ne cede in quantità superiori al suo debito pubblico”, disponendo dal 2013 di “flussi di risparmio in eccesso rispetto all’uso interno.

2403.- Carlo Nordio: “Caso Csm? È la nemesi storica della magistratura. E ora serve una riforma della Costituzione”

L’INTERVISTA de LINKIESTA del 12 giugno 2019

L’ex magistrato trevigiano coglie l’occasione della bufera che da giorni travolge il Consiglio Superiore della Magistratura per ribadire le sue battaglie: più controllo alle intercettazioni, meno intrecci con la politica. La soluzione per il Csm? Passare dalle elezioni al sorteggio

Le correnti? Tramano da sempre. Le relazioni tra magistratura e politica? Un fatto ovvio. Ma la polemica che ha travolto negli ultimi giorni il CSM (Consiglio superiore della magistratura) ha superato le dimensioni dello scandalo fino ad assumere le fattezze di uno scontro, durissimo, tra correnti. «Ma non lasciamoci impressionare», dice Carlo Nordio, ex magistrato e autore, noto per le sue indagini su Mani Pulite, sulle Brigate Rosse venete e, negli ultimi anni, sul Mose a Venezia. «Ci sono stati in passato scontri anche più cruenti». Quello che è certo è che la crisi di questi giorni «rappresenta una nemesi storica per la magistratura».

Tutto comincia con l’inchiesta della procura di Perugia sul potente magistrato Luca Palamara, ex consigliere del Csm ed ex presidente Anm, accusato di corruzione per una serie di regalie che avrebbero influito sull’esito di alcune sentenze. Informato per vie traverse dai colleghi, avrebbe allora cercato di bloccare l’indagine cercando di influenzare le nomine della procura di Perugia.

L’indagine, attraverso la diffusione del contenuto di alcune intercettazioni ambientali «nemmeno periziate», sottolinea sempre Nordio, ha fatto emergere un intreccio di relazioni, frequentazioni e accordi da parte di altri esponenti del Csm con alcuni politici (il nome più noto è quello di Luca Lotti, ex ministro dello Sport con Matteo Renzi) per decidere sulle nomine dei più importanti incarichi nella magistratura (tutte cose che, va detto, non c’entrano con il caso di Palamara ma che contribuiscono a gettare discredito sulla categoria). Allo scandalo seguono le dimissioni di un consigliere, indagato, e l’autosospensione di altri quattro, finiti nelle intercettazioni: tre sono espressione di Magistratura Indipendente, uno di Unicost. Come era immaginabile, la faccenda scatena una guerra tra correnti, tra chi – come Piercamillo Davigo, di Autonomia e Indipendenza, di stampo “giustizialista” – chiede le loro dimissioni, con un conseguente ribaltone al Csm e chi, come il capo di Magistratura Indipendente, auspica un loro ritorno al lavoro.

Una crisi, segnata dalla guerra tra le correnti e quella che, secondo Nordio, è una pura e semplice «nemesi storica. Una “vendetta” per l’uso spregiudicato delle intercettazioni. Si ritorce contro quelli, cioè i magistrati, che in passato ne hanno fatto un uso esorbitante». E questa dinamica si riflette «nelle lotte interne tra le correnti, che emergono sempre, in queste situazioni, attraverso le intercettazioni».

Nel caso di Luca Palamara è stato un Trojan, un virus installato sul telefono che ha registrato tutto quanto percepiva nelle circostanze. 
Ma vale sempre. Non è un caso che appena prima dell’elezione degli organi della magistratura si verifica una impennata delle loro telefonate. Un fatto evidente, che sarebbe riscontrabile osservando i tabulati telefonici. Gli accordi, le conversazioni, avvengono in modo ufficiale, lo sanno tutti.

Niente di nuovo sotto il Sole, quindi.
Da sempre le candidature esprimono una volontà anche politica. Le correnti da sempre sono contigue ai partiti, e in questo senso nelle notizie degli ulti

mi giorni non c’è niente di nuovo – a parte la diffusione delle intercettazioni, o meglio del contenuto di alcune intercettazioni nemmeno periziate. È una cosa che mi indignava quando accadeva in passato, quando sui giornali venivano pubblicate le intercettazioni sui politici. Ma che mi indigna anche adesso. Per i magistrati è una nemesi storica, una vendetta della storia.

Lei intende dire che la diffusione di queste intercettazioni ha qualcosa di sospetto?
Sono sempre sospette, in tutte le indagini. Vanno usate solo dopo essere state periziate. Sono strumenti che, lo dico da sempre e lo ripeto nel mio ultimo libro, hanno un potenziale enorme, perché mancano del contesto e, in generale, anche del tono. Come si può capire, senza l’intonazione, se una frase viene detta sul serio o per scherzo?

Ogni partito una corrente. Ma la Prima Repubblica è scomparsa mentre le corrent ci sono ancora. Hanno perso molto del loro “colore” politico e ideologico rispetto a prima, ma si sono mantenute come centri di potere: decidono loro

È così strano che un magistrato incontri e frequenti un politico, anche “nottetempo” come in questo caso?

Nel caso di Luca Lotti il problema è che è indagato dalla procura di Roma per il caso Consip e si incontra con un membro di quella procura. Ma, in generale, come si può impedire che un magistrato incontri un indagato, dal momento che quasi la metà dei rappresentanti delle istituzioni lo è?

Altra domanda, allora: perché è scandaloso che il Csm abbia una connotazione politico, dal momento che sono le correnti che propongono i candidati? 
La politica è entrata nella magistratura negli anni ’70. Alcuni giovani magistrati hanno introdotto una interpretazione della legge che fosse Costituzionalmente orientata, cioè di stampo “progressista”. Va detto che, fino a quel momento, prevaleva una impostazione più conservatrice. Ebbene, questa dinamica si è evoluta fino a rappresentare anche tra i magistrati, in modo simmetrico, la suddivisione dei partiti di allora: Magistratura Indipendente esprimeva i cosiddetti laici, Magistratura Democratica era una corrente di sinistra, Unità per la Costituzione (Unicost), di tipo centrista. Ora sono quattro, ma l’archiettura rimane la stessa. Nel frattempo la Prima Repubblica è scomparsa ma le correnti sono ancora qui. Hanno perso molto del loro “colore” politico e ideologico rispetto a prima, ma si sono mantenute come centri di potere: decidono loro.

Da loro dipendono le carriere dei magistrati?
È consequenziale, sono gli eletti del Csm che decidono le sorti dei matistrati stessi. Ma non vuol dire, però, che per i ruoli più rilevanti vengano privlegiati i peggiori, purché fedeli. Scelgono comunque persone preparate, rigorose e competenti. Bravi, insomma, ma targati.

Si possono acquisire crediti politici attraverso le sentenze?
No. Le sentenze semmai donano notorietà, se sono importanti, ai magistrati. E questo li aiuta in un momento in cui scelgono di farsi eleggere, cioè di dedicarsi alla vita politica. Un’altra cosa su cui sono sempre stato contrario.

Contrario ai magistrati che entrano in politica?
Sì. Anche a me, adesso che non sono più in attività, lo hanno chiesto, ma mi sono sempre rifiutato. È una cosa che i giudici, a mio avviso, non dovrebbero fare mai: né quando sono in attività né quando hanno terminato la loro carriera.

Perché?
È ovvio che una candidatura non si costruisce in 24 ore. Se un giudice, una volta dismessa la toga, sceglie di fare politica, inevitabilmente rivela che anche prima, cioè quando aveva la toga, aveva intrapreso contatti, accordi, fr

equentazioni con esponenti di partiti e non solo. Questo getta un’ombra sul suo operato del passato, cioè fa sorgere il sospetto che fosse orientato anche durante il suo servizio.

Allora lei dà ragione al ministro dell’Interno Matteo Salvini che critica i magistrati che in pubblico e ai congressi di corrente (appunto) si dichiarano contrari alle leggi che lui propone.
Diciamo che un magistrato che critica in pubblico una legge fatta da un politico non deve indignarsi se un politico critica in pubblico una sua sentenza. Entrambe le cose sono, secondo me, sbagliate.

Torniamo al Csm: si può attenuare l’influenza della politica nella sua attività e nella sua composizione?
Sì, con il sorteggio.

In che senso?
Estraendo a sorte i magistrati che lo compongono. Questa opzione, osteggiata con forza da quei rappresentanti più sensibili al potere, viene rigettata con il solito argomento “lei si farebbe operare da un passante, etc etc”. Che però non vale, per almeno due motivi. Il primo che è il sorteggio, dal punto di vista giuridico, è presente da tempo nel nostro ordinamento, per cui non è affatto improprio. Il secondo è che non sarebbero affatto dei “passanti”: il canestro da cui si andrebbe a scegliere sarebbe qualificatissimo, cioè composto da membri della Cassazione, componenti dei Consigli dei vari Ordini regionali, o professori universitari di alto prestigio. Questo annullerebbe ogni intreccio della politica.

Però allora servirebbe anche una riforma della Costituzione.
Potrebbe servire. Il problema è che anche la politica non ha la volontà, o il coraggio, di portare avanti questi disegni di riforma. Così la magistratura non sarà mai indipendente dalla politica. E peggio ancora, non sarà mai indipendente nemmeno da se stessa.

2402.- L’ONU E IL PIANTO DEL COCCODRILLO IN LIBIA.

La Libia non è solo petrolio. Gli interessi in conflitto, presenti in Libia, in Mediterraneo, in Medio Oriente, nel mondo arabo e nell’Africa Sub-Sahariana sono tali e tanti che, all’ONU, non è riuscito di imporre e, nemmeno, di proporre una tregua intorno a Tripoli, sostenuta da una operazione di Peace Enforcing. Neppure il riaccendersi del terrorismo dell’Isis, reduce dalla Siria e l’entrata in campo di Erdogan, al fianco di al-Sarraj, sono valsi a dare forza all’attività di Antonio Guterres e la prima considerazione che viene alla ribalta è che Putin vince in Medio Oriente, ma non abbastanza, perché non combatte direttamente contro Israele e gli Stati Uniti. L’embargo rafforzato sulle armi per la Libia richiesto da Guterres sembra più una dichiarazione di resa o, se vogliamo, di attesa degli eventi. Altrettanto, le dimostrazioni di Tripoli contro i razzi e le bombe di Haftar avranno un valore politico per il futuro, e poco per il presente. La seconda considerazione, invece, é che Mike Pompeo dovrà dire di più su come Trump intende giocare le carte libica, turca e iraniana. Mario

Il Capo delle Nazioni Unite Antonio Guterres: l’embargo sulle armi della Libia deve essere applicato.

Fermare il traffico delle armi è fondamentale per la sicurezza e la stabilità della popolazione civile, mentre i combattimenti si intensificano, afferma Guterres.

Le forze del governo di Tripoli si stanno scontrando con le forze fedeli a Khalifa Haftar alla periferia di Tripoli [Goran Tomasevic / Reuters]

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha detto:Tutti i paesi devono attenersi all’embargo sulle armi decretato dalle Nazioni Unite contro la Libia, contro i trasferimenti illegali di armi via terra, mare e aria che alimentano gli attuali combattimenti nel paese ricco di petrolio.

Guterres ha lanciato l’appello durante un rapporto diffuso lunedì prima dell’approvazione unanime del Consiglio di sicurezza dell’ONU di una risoluzione che autorizza, per un altro anno, l’ispezione in ​​alto mare delle navi dirette da o verso la Libia per far rispettare l’embargo sulle armi.

L’operazione Sophia dell’Unione europea è stata l’unica operazione navale regionale a condurre ispezioni.

Esperti delle Nazioni Unite che monitorano l’embargo sulle armi, i singoli paesi e le organizzazioni regionali “hanno tutti riferito di trasferimenti illeciti di armi e di materiale bellico da e per la Libia”, ha osservato Guterres.

Il rispetto di tutte le misure connesse all’embargo sulle armi è “di immediata importanza per ridurre la criticità dell’attuale situazione” ed è “di importanza fondamentale per la protezione dei civili e per il ripristino della sicurezza e della stabilità, non solo in Libia, ma nella regione”, ha detto il segretario generale.

I libici sono costretti a scavare per cercare l’acqua nei cortili.

Il conflitto è in aumento


Una breve scansione: La guerra civile in Libia nel 2011 è stata provocatata e, a seguire, ha portato all’assassinio del dittatore di lunga data Muhammar Gheddafi.
Il caos che ne seguì portò a un paese diviso, con un’amministrazione riconosciuta dalle Nazioni Unite, ma debole, nella capitale Tripoli, che sovrintendeva all’ovest del paese e un governo rivale nell’Est, allineato con l’esercito auto-dichiarato nazionale libico. guidato da un comandante militare rinnegato: Khalifa Haftar (così, http://www.aljazeera.com)
Ognuno dei due contendenti è supportato da una schiera di milizie e di gruppi armati che combattono, ma per il controllo delle risorse e del territorio.

Haftar ha lanciato un’offensiva militare all’inizio di aprile per prendere Tripoli, nonostante gli impegni presi verso le elezioni nel paese nordafricano. Gli scontri sono diminuiti quando il mese sacro musulmano del Ramadan è iniziato a maggio, ma, in seguito, si sono intensificati.

Il coordinatore politico del Regno Unito all’ONU, Stephen Hickey – il cui paese ha sponsorizzato la risoluzione ONU – ha espresso profonda preoccupazione dopo il voto al “conflitto ormai protratto e crescente”, che ha portato a un deterioramento della sicurezza e della situazione umanitaria in Libia.

Tiri di mortai pesanti nei sobborghi di Tripoli.

“Le armi che continuano a giungere in Libia non faranno che intensificare il conflitto e a ridurre le prospettive di un cessate il fuoco “, ha detto Hickey al Consiglio di sicurezza.” Rispettare l’embargo sulle armi è solo una parte della soluzione per la Libia, che richiede un pieno dialogo politico e di riconciliazione. ” Belgio, Francia, Germania, Sudafrica, Costa d’Avorio e Indonesia hanno ribadito gli appelli per un cessate il fuoco e il ritorno ai colloqui fra le parti politiche, sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

È la soluzione militare l’unica opzione percorribile in Libia?

Guma El-Gamaty

by Guma El-Gamaty, Middle East eye

Rifornimenti constanti’

L’ambasciatore sudafricano Jerry Matjila ha dichiarato che “sono trascorsi due mesi da quando la crisi è iniziata in Libia senza che siano, in alcun modo, rispettati gli appelli del Consiglio a un cessate il fuoco da parte di tutte le parti coinvolte nel conflitto”, che, a suo parere, è “alimentato dal costante rifornimento di armi”.
Mentre l’UE, a marzo, ha esteso il mandato dell’operazione Sophia fino al 30 settembre, ha sospeso lo spiegamento di navi, dicendo che avrebbe inviato più aerei per monitorare l’area, invece….
L’Italia ha il comando dell’operazione Sophia, ma il governo populista a Roma si rifiuta di permettere alle sue navi o ai suoi mezzi di soccorso di soccorrere i rifugiati e i migranti e di sbarcarli nei porti italiani. La decisione di sospendere la missione navale da parte dell’UE è stata, ampiamente, vista come un tentativo di allentare le tensioni con il governo anti-migranti in Italia.

NOTA: Jerry Matjila e, con lui, Kacou Adom, ambasciatore della Costa d’Avorio, non sono credibili quando riducono il problema migratorio dell’Africa, principalmente Sub-Sahariana, al soccorso in mare e alla ghettizzazione dei migranti e, di conseguenza, alla destabilizzazione della società, non solo italiana. Infatti, non solo prescindono dal fatto che il calvario dei migranti ha inizio nel deserto, ma trascurano che, senza dubbio alcuno, nessun paese africano o europeo sarà mai in grado di istruire e, quindi, integrare in una società civile, milioni di esseri umani cresciuti senza regole e, sopratutto, che non le accettano. ndr.

Ilyushin Il-76, Locheed C-130, Beechraft C-350. C’è un grande andirivieni nei cieli libici.
Libya: Flight data places mysterious planes in Haftar territory

SOURCE: AP NEWS AGENCY

Mentre gli italiani stanno concentrando i loro sforzi sulla GNA e limitando le loro relazioni con Haftar a semplici visite di protocollo, la Francia sembra avere un rapporto molto più stretto e più amichevole con il maresciallo libico. Non c’è ambiguità: la Francia è semplicemente pragmatica e in linea con i propri interessi, anche se preferirebbe evitare di riconoscerlo ufficialmente. La Francia, infatti, gioca entrambe le parti in Libia. Come membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, protettore della legittimità statale, la Francia dovrebbe sostenere il governo di al-Sarraj. Anche Parigi sostiene ufficialmente gli sforzi delle Nazioni Unite per risolvere la crisi libica in un modo chenon lascerebbe fuori nessuno degli attori politici, a cominciare dal Governo di Accordo Nazionale (GNA) della Libia. Allo stesso tempo, la Francia ha intessuto i suoi rapporti con uno degli aspri nemici della GNA, Haftar. Uno dei principali sobillatori della Libia, le sue forti risorse finanziarie e militari hanno fatto sentire la loro importanza nel panorama politico libico.
Il popolo libico, in queste manifestazioni di protesta, tenutesi a Tripoli, chiede la fine dell’attacco di Haftar (Reuters)

MORE ON LIBYA

2401.- ORIZZONTI NUOVI PER IL MEDITERRANEO.

Fonti russe affermano che il sistema di difesa S-400 sarà consegnato, a luglio, alla Turchia. La Turchia è membro della NATO e un bastione nel Medio Oriente, per alcuni fattori come: la sua importanza geostrategica e, in particolare, per il controllo dei Dardanelli, l’importanza del suo strumento militare. L’arrivo del sistema di difesa missilistica russo potrebbe innescare sanzioni della NATO su Ankara e ricordiamo che Erdogan si è dimostrato e si sta dimostrando molto attivo in Libia; ma le domande che ci poniamo è: Quali nuovi orizzonti si stanno profilando in Medio Oriente e in Mediterraneo? e saranno di guerra o di pace?

L’S-400 “Trionfo”, sistema missilistico terra-aria, dopo il suo dispiegamento in una base militare fuori dalla città di Gvardeysk, in Russia, l’11 marzo 2019. \ Vitaly Nevar / REUTERS


Restando all’S-400, gli Stati Uniti possono rischiare che la Turchia operi con il sistema di intelligence dell’F-35? L’F-35I per gli israeliani, scollegato dal sistema di intelligence-spia del Pentagono, potrebbe essere una soluzione?
Certamente, gli Stati Uniti presenteranno un piano per rimuovere la Turchia dal programma del caccia F-35, a meno che non sia la Turchia stessa a ritirarsi; ma la risposta alla nostra domanda dice: “C’è una nuova alleanza in Medio Oriente”.

Il portavoce del Cremlino, Yuri Ushakov

L’israeliana Haaretz riprende la notizia che Yuri Ushakov, portavoce del Cremlino, ha confermato ai giornalisti, martedì, che la Russia prevede di consegnare i suoi sistemi di difesa missilistici S-400 in Turchia a luglio. Questo accordo della Turchia con Mosca, sul sistema S-400, ritenuto non compatibile con gli standard della NATO, ha irritato gli Stati Uniti e, oggi, i funzionari statunitensi hanno annunciato che, in questo frattempo, è stato interrotto l’addestramento dei piloti turchi sul caccia F-35, già in corso in una base aerea degli Stati Uniti, nell’Arizona. Se la Turchia fosse rimossa dal programma F-35, questa sarebbe una delle più significative rotture della storia recente nel rapporto con gli Stati Uniti, a detta degli esperti.

In realtà, abbiamo osservato che l’attivismo di Erdogan, stretto fra il problema curdo e le ambizioni del nuovo califfato, lo porta spesso a tenere una politica apparentemente ondivaga, ma coerente con i suoi piani e con la necessaria libertà d’azione che ne consegue. Per semplificare, Erdogan si trova a perseguire una politica di espansione indipendente, ma non autonoma, rispetto alle alleanze: quella con la NATO e quelle possibili con Putin, tutte legate, quando in positivo, quando in negativo, alla posizione geo strategica della Turchia.
infatti, le tensioni nei legami tra Turchia e Stati Uniti si estendono già oltre l’F-35. Possiamo includervi una strategia conflittuale in Siria, le sanzioni iraniane e la detenzione del personale consolare degli Stati Uniti in Turchia.

A questo proposito, dall’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS, sappiamo che un tribunale turco ha rifiutato di rilasciare, mercoledì 15 maggio, Metin Topuz, un impiegato del Consolato americano a Istanbul. “Topuz, traduttore turco per l’Agenzia antidroga del Consolato USA, è sotto processo con l’accusa di spionaggio e collegamento con la rete del religioso Fethullah Gulen, residente negli Stati Uniti ed è accusato dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di aver pianificato il fallito colpo di Stato del 2016. Topuz resterà in detenzione almeno fino alla sua prossima apparizione in tribunale, prevista per il 28 giugno. Lo ha riferito uno dei suoi avvocati, Selman Alibas. L’uomo era stato arrestato nel 2017 ed è uno dei tre impiegati del Consolato degli Stati Uniti accusati di aver commesso crimini che sono in seguito risultati particolarmente compromettenti per il rapporto tra i due alleati della NATO.

Un altro dipendente del consolato statunitense è stato incriminato, a marzo, per legami con la rete di Gulen, mentre un terzo impiegato era stato dichiarato colpevole di terrorismo ma poi liberato, a gennaio. Dopo il fallito colpo di stato militare del 2016, la Turchia ha detenuto 160.000 persone e licenziato quasi tutti i dipendenti pubblici sospettati di legami con il golpe, secondo quanto riferisce l’Ufficio per i diritti umani degli Stati Uniti.

Il graduale avvicinamento della Turchia alla Russia preoccupa gli Stati Uniti, i quali non vogliono che uno dei loro alleati chiave in Medio Oriente, peraltro membro della NATO dal 1952, sbilanci gli equilibri geopolitici a favore di Mosca. I funzionari USA e NATO hanno ripetutamente protestato che le armi russe non possono essere integrate nel sistema di difesa della NATO. Anche se sono iniziate le consegne degli ancora più letali S-500 ai reparti russi, gli S-400 sono un sistema di difesa missilistica all’avanguardia. La Russia sostiene che il sistema può intercettare aerei, missili da crociera, missili a medio-raggio, droni e altri sistemi di sorveglianza aerea, anche se le sue capacità complete devono ancora essere testate in combattimento. Il valore aggiunto dell’S-400, è che ha un’autonomia di circa 250 miglia, è che può intercettare più obiettivi simultaneamente, con e senza equipaggio. Gli S-400, inoltre, sono dotati di un sistema anti-accesso o di rifiuto di area che, essenzialmente, crea una no-fly zone ovunque sia installato il sistema.”

L’avvicinamento della Turchia alla Russia deve preoccupare anche l’Italia e la Francia, visto il sostegno importante, se non determinante, fornito dai turchi a Fayez al-Sarraj e al GNA, legato alla Fratellanza musulmana. La politica di Erdogan è a favore di Tripoli e di Misurata, quindi, degli islamisti, mentre Emirati Arabi, Egitto e Arabia Saudita si fanno portatori di quelle anti-islamisti, rappresentate da Khalifa Haftar. Non possiamo non notare che la legittimità di cui le milizie del GNA godono, da parte di quasi tutta la Comunità internazionale, gli deriva dal riconoscimento di questo status di esercito del governo nazionale, riconosciuto da parte delle Nazioni Unite.


La resa dei conti, come l’israeliana Haaretz la chiama, arriva mentre l’esercito siriano, appoggiato pesantemente, dall’aviazione della Russia, intensifica l’assalto ad alcuni ribelli sostenuti dalla Turchia vicino al confine turco. Più in generale nel Medio Oriente, gli Stati Uniti stanno aumentando la pressione sulla Turchia e su altre nazioni per isolare l’Iran, compreso il blocco di tutte le esportazioni petrolifere iraniane. Recep Tayyip Erdogan si sta dimostrando un giocatore irriducibile, quanto abile, che usa la diplomazia, ma anche le armi e senza i pregiudizi degli europei.

2400.- In Germania, i marchi tedeschi non “scadono”: ancora usati per pagamenti

di Chiara Piotto

Anche se è stato sostituito dall’euro, il marco tedesco non è scomparso dai cuori e dai portafogli tedeschi. In Germania, come in altri Paesi europei, la vecchia valuta non conosce “scadenze”di Chiara PiottoUn uomo entra in gelateria, chiede una pallina al pistacchio, tira fuori il portafoglio e paga con due marchi e mezzo, al cambio 1,30 euro. Può succedere ancora oggi all’eiscafé “Da Venezia” di Neu Ulm, in Baviera, come potrebbe succedere in tanti altri negozi, fisici o online, in Germania. Perché nel Paese la vecchia valuta, il marco, è andato “in pensione” senza mai scadere. Dal 2002, data di ingresso nell’euro, la Bundesbank non ha mai smesso di accettare il cambio del vecchio conio che, a differenza di quanto accade con le lire, può essere scambiato gratuitamente senza limiti di tempo.

Non è un caso unico. Se in Italia il termine ultimo per cambiare le vecchie valute è stato fissato a dicembre 2011, altri nove Paesi dell’unione monetaria hanno scelto di non adottare scadenze. Con il risultato che, come i marchi, altre banconote pre-euro continuano a circolare, anche se in quantità limitata.

Un ‘tesoretto’ in marchi ancora in circolazione

Ad oggi in Germania mancano all’appello della Banca centrale tedesca 13 miliardi di marchi tra banconote e monete. Ovvero sei miliardi e mezzo di euro, in base al cambio che è rimasto lo stesso del 2001 (1 euro = 1,95 marchi). Una cifra molto maggiore di quella – stimata da Bankitalia – delle lire italiane ancora in circolazione, che varrebbero 1,4 miliardi di euro. Ma con le quali oggi sarebbe impossibile fare acquisti.

Nel Paese la scelta di accettare ancora pagamenti in Deutsche mark “può diventare una strategia di marketing”, come ci ha riferito un addetto della Bundesbank, “nella consapevolezza che è sempre possibile scambiare i marchi con gli euro nelle filiali della Banca”.  E se alcuni negozi, come la catena internazionale di abbigliamento C&A, hanno interrotto la “promozione D-mark” per la mancanza di clienti interessati, il sito di e-commerce Herbie riceve ancora regolarmente banconote di vecchi marchi che vengono convertite in buoni acquisti da spendere sul sito: “L’offerta ha molto successo e non abbiamo motivo di interromperla”, ci hanno detto.

Le iniziative per pagare in D-Mark

Esistono poi iniziative temporanee, abbastanza frequenti nelle piccole cittadine. Tra le più recenti quella di Gaiberg (Baden-Württemberg), dove per tutto maggio 2018 è stato possibile pagare nei negozi locali usando il vecchio marco, e la “D-Mark Action” di Rinteln (Bassa Sassonia), dove per il mese di marzo 2018 è stato organizzato un mercatino riservato agli scambi in D-mark e pfennig, le monete. 

Per i 70 anni del marco, il 20 giugno, non mancheranno iniziative private e pubbliche. Ma il D-mark viene già ricordato ogni giorno dai nostalgici, che sui social network gli dedicano post e gruppi Facebook. Esiste persino una pagina del social network che raggruppa gli “amanti del D-mark in Bulgaria”. Proprio nel Paese dell’ex Unione Sovietica che in passato adottò il marco come moneta di scambio, infatti, la Bundesbank ritiene che possa trovarsi buona parte della somma di Deutsche mark ancora in circolazione. In rosso i Paesi dell’euro che non hanno fissato scadenze per il cambio delle proprie vecchie valute.Una banconota da 100 marchi tedeschi con il volto della pianista Clara Schumann.

2399.-Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura avverte che Julian Assange potrebbe morire in prigione.

Prof. Nils Melzer

Il Prof. Nils Melzer è il presidente dei diritti umani dell’Accademia di Ginevra del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. È anche professore di diritto internazionale presso l’Università di Glasgow. Il 1 ° novembre 2016 ha assunto la funzione di relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Il Prof. Melzer ha lavorato per 12 anni con il Comitato Internazionale della Croce Rossa come Consigliere Legale, Delegato e Vice Capo della Delegazione in varie zone di conflitto e violenza. Dopo aver lasciato il CICR nel 2011, ha ricoperto posizioni accademiche in qualità di direttore della ricerca del Centro svizzero di competenza sui diritti umani (Università di Zurigo), in qualità di presidente elvetico per il diritto internazionale umanitario (Accademia di Ginevra) e Senior Fellow for Emerging Security Challenges (Geneva Center per la politica di sicurezza) e ha rappresentato la società civile nel comitato direttivo del Codice di condotta internazionale per i fornitori di servizi di sicurezza privata.

Nel corso della sua carriera, il Prof. Melzer ha anche lavorato come Senior Security Policy Adviser presso il Dipartimento federale degli affari esteri, ha svolto mandati di consulenza per istituzioni influenti come le Nazioni Unite, l’Unione europea, il Comitato internazionale del Croce Rossa e il Dipartimento federale della difesa, ed è stato regolarmente invitato a fornire testimonianze di esperti, tra cui il Primo Comitato delle Nazioni Unite, il CCW delle Nazioni Unite, il Consiglio consultivo dell’UNSG sulle questioni del disarmo e varie Commissioni parlamentari dell’Unione europea, Germania e Svizzera.

Il Prof. Melzer è autore di libri pluripremiati e ampiamente tradotti, tra cui: “Targeting Killing in International Law” (Oxford, 2008, Guggenheim Prize 2009), “Guida interpretativa sulla nozione di partecipazione diretta alle ostilità” (2009) del CICR e il manuale ufficiale del CICR “International Humanitarian Law – a Comprehensive Introduction” (2016), nonché numerose altre pubblicazioni nel campo del diritto internazionale. In considerazione della sua esperienza in nuove tecnologie, il Prof. Melzer è stato incaricato dal Parlamento dell’UE di redigere uno studio legale e politico su “Implicazioni dei diritti umani dell’uso di droni e robot in guerra” (2013) ed è anche co-autore il CCDCOE NATO “Manuale di Tallinn sul diritto internazionale applicabile al Cyber ​​Warfare” (Cambridge, 2013) e il MCDC della NATO “Politica di autonomia autonoma nei sistemi di difesa” (NATO ACT, 2014).

UN Special Rapporteur on Torture warns Julian Assange could die in prison. By Kevin Reed, 6 June 2019

Nel corso della sua carriera, il Prof. Melzer ha combattuto per preservare la dignità umana e lo stato di diritto attraverso l’inarrestabile promozione, riaffermazione e chiarimento delle norme giuridiche internazionali che offrono protezione a coloro che sono esposti a conflitti armati e ad altre situazioni di violenza.

In un’intervista del 1 ° giugno ad ABC Radio Adelaide, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, Nils Melzer ha avvertito che Julian Assange potrebbe morire in prigione se non verrà posto fine alla sua persecuzione immediatamente.
La settimana scorsa, Melzer ha emesso una feroce denuncia della persecuzione di Assange, definendola “tortura psicologica”.

Le istanze di libertà per Julian Assange vengono da tutto il mondo. “Questo non è un procedimento giudiziario; questa è persecuzione e deve fermarsi qui e deve fermarsi ora “

Il reporter Philip Williams ha chiesto a Melzer: “Se le vostre chiamate vengono ignorate, temete che, allo stato delle cose, possa veramente morire in prigione?” Melzer rispose, “Assolutamente sì. Questo è un timore che penso sia molto fondato … gli effetti di questa pressione costante che si vengono a sommare, non consentono di prevedere come andrà a finire. Ciò che possiamo osservare è che le sue condizioni di salute si stanno deteriorando al punto che non è nemmeno in grado di apparire in un’audizione. Questo non è un procedimento giudiziario; questa è persecuzione e deve fermarsi qui e deve fermarsi ora “.


Nell’intervista radiofonica completa con Melzer si possono ascoltare accuse provenienti dall’Australia sulla mancata protezione dei diritti di Assange. L’editore e giornalista WikiLeaks Julian Assange è stato condannato a 50 settimane di carcere il 1 ° maggio da un tribunale britannico durante un processo farsa, vendicativo con l’accusa pretestuosa di aver violato la libertà su cauzione: “skipping bail”. A seguito della sua espulsione dall’ambasciata ecuadoriana l’11 aprile, dove (in quanto cittadino equadoregno) aveva cercato asilo e dove è stato di fatto detenuto per sette anni, Assange è stato arrestato dalle autorità britanniche e ora è detenuto nella prigione di Sua Maestà Belmarsh nel sudest di Londra.
Il commento di Melzer sulle terribili condizioni di Assange fa seguito a una dichiarazione rilasciata il 31 maggio, in cui chiedeva la fine immediata della “persecuzione collettiva” da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.

L’esperto di torture delle Nazioni Unite ha visitato Assange a Belmarsh il 9 maggio insieme a un medico e a uno psicologo, per valutare le condizioni dell’eroico giornalista. Melzer ha rilasciato la sua dichiarazione solo una settimana dopo che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato 17 capi di imputazione per violazione dello Spionage Act – che comportano pene fino a 170 anni di carcere, se condannati – e ha rinnovato la richiesta che l’editore di WikiLeaks sia estradato negli Stati Uniti per rispondere all’accusa.

Melzer warned that the nine-year “persistent and progressively severe abuse” of Assange by US, British and Ecuadorian authorities and the threat of his being extradited to the US would pose “a real risk of serious violations of his human rights, including his freedom of expression, his right to a fair trial and the prohibition of torture and other cruel, inhuman or degrading treatment or punishment.”

Melzer ha avvertito che i nove anni di “assedio persistente e, progressivamente, più grave” di Assange da parte delle autorità statunitensi, britanniche ed ecuadoriane e la minaccia di essere estradato negli Stati Uniti pongono “un rischio reale di gravi violazioni dei suoi diritti umani, inclusa la sua libertà di espressione, il suo diritto a un processo equo e il divieto di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Intervenendo da Ginevra durante l’intervista con ABC Radio Adelaide, Melzer ha ribadito il suo avvertimento che Assange non può ottenere un processo equo nel Stati Uniti “alla luce del pregiudizio prevalente contro di lui e dell’immagine di nemico pubblico con cui è stato raffigurato lì”.
Rispondendo a una domanda di Williams sul ruolo del governo australiano negli attacchi in corso su Assange, Melzer ha detto: “Dal mio punto di vista, il governo australiano è stato il clamoroso assente in tutto questo caso. Mi sarei aspettato che l’Australia avesse preso provvedimenti per proteggere i propri cittadini … per proteggere lui da questa esagerata persecuzione in cui sta vivendo attualmente. “
Assange è l’obiettivo di una campagna internazionale di denigrazione, persecuzione e silenzio, conseguente al fatto che WikiLeaks, ha messo davanti agli occhi di tutti i popoli del mondo, sia i crimini di guerra sia i misfatti dell’imperialismo americano e dei suoi alleati.
L’avvertimento di Melzer indica l’urgente necessità di organizzare una lotta per difendere Assange. Invitiamo tutti i nostri lettori a intraprendere questa lotta.

Published by the International Committee of the Fourth International (ICFI)

2398.- Vi spiego verità e bugie sui Mini-Bot. di Maurizio Blondet

di Guido Salerno Aletta

che cosa sono davvero i Mini-Bot? L’analisi dell’editorialista Guido Salerno Aletta tratta daTeleborsa

Il mondo della finanza mette in guardia dagli effetti dirompenti dei mini-bot. C’è chi insinua che sia un modo per creare un sistema monetario parallelo, preparando l’uscita dall’euro.

Intanto, bisogna chiarire di che cosa si tratta, almeno nelle intenzioni iniziali.

Già nel programma elettorale della Lega, più di un anno fa, si scriveva così, a proposito dei debiti della Pubblica Amministrazione (PA) con le imprese:

“Nonostante le promesse del Governo Renzi, ad oggi la PA deve alle imprese italiane ancora circa 35 miliardi di euro. Soldi che per migliaia di aziende fanno la differenza tra il continuare ad esistere o dover chiudere per sempre lasciando senza lavoro impiegati e operai. I vincoli europei al Bilancio dello Stato che non hanno impedito di erogare oltre 20 miliardi per salvare le Banche impediscono invece di poter pagare chi ha lavorato per conto dello Stato. Imprese che, nonostante vantino crediti nel confronti della PA, non sono dispensate da nessun obbligo fiscale e dunque, nonostante siano in attesa di incassare i loro soldi, ricorrono a prestiti per pagar tasse e imposte. Tutto questo non può andare avanti.”

Ed ancora: “Si tratta di Titoli di Stato di piccolo taglio che, se emessi in sufficiente quantità potrebbero diventare un sistema di pagamento alternativo rispetto a quello con le attuali banconote. Il vantaggio dei minibot è che la loro creazione e diffusione sarebbe totalmente controllata dallo Stato senza dover quindi rischiare di essere bloccata dall’esterno. Avrebbero inoltre un’importante funzione di rilancio dell’economia. Non si tratta di una moneta parallela perché i trattati europei impediscono la stampa di banconote diverse da quelle in Euro e avere due monete diverse con differenti tassi di cambio in circolazione contemporanea sarebbe disastroso, perché i redditi rischierebbero di essere nella moneta di minor valore mentre i debiti resterebbero in Euro. L’aspetto del minibot sarà in tutto e per tutto simile ad una banconota ma in realtà rappresenta un pezzettino di debito pubblico ed è quindi un credito per il cittadino che lo possiederà. I minibot verrebbero assegnati senza formalità e volontariamente a tutti i creditori dello Stato.”

La Camera dei deputati, il 28 maggio, ha approvato ad amplissima maggioranza una mozione che impegna il Governo ad affrontare il tema dei ritardi nei pagamenti della PA.

Si premette che “lo stock del debito commerciale della pubblica amministrazione: a inizio maggio 2019 il debito generato nel 2018 e ancora da onorare è pari a circa 27 miliardi di euro (la differenza tra 148,6 miliardi di euro di fatture emesse e 120,7 miliardi di euro di fatture pagate). Alla stessa data, lo stock complessivo del debito (scaduto e non) è pari a circa 57 miliardi di euro.”

Dal punto di vista operativo, impegna il Governo per quanto riguarda:

[…] “b) l’ampliamento delle fattispecie ammesse alla compensazione tra crediti e debiti della pubblica amministrazione, oltre che la cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio, implementando l’applicazione di tutte le misure adottate nella legge di bilancio per il 2019, relative anche alle anticipazioni di tesoreria, per garantire il rispetto dei tempi di pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni ed uscire, così, dalla procedura di infrazione che la Commissione europea ha avviato contro l’Italia sull’attuazione della direttiva sui ritardi di pagamento.”

[…]

……   lo Stato italiano non può liberarsi di una obbligazione pecuniaria se non procedendo al pagamento in euro. Quindi, per pagare i debiti commerciali arretrati deve usare le risorse fiscali ovvero ricorrere al sistema finanziario, facendosi anticipare mediante la emissione di titoli di debito la moneta che serve per procedere al pagamento.

Così facendo, un “debito commerciale” verso le imprese o altri creditori, si trasforma in “debito finanziario”: lo Stato anziché essere debitore verso le imprese o altri creditori diviene debitore verso i soggetti che hanno fornito la liquidità, a fronte di un titolo del debito pubblico.
Bisogna capire adesso che cosa accadrebbe: innanzitutto, i mini-bot non potranno essere assolutamente imposti al creditore come mezzo di pagamento. In pratica, lo Stato offrirebbe questa alternativa: “Se vuoi essere pagato subito, ti offro subito mini-bot, per un valore corrispondente in euro. Questi mini-bot li potrai usare come qualsiasi altro titolo del debito pubblico, anche per pagare le imposte. Altrimenti, se vuoi un pagamento in euro, devi aspettare”.

La prima conseguenza sarebbe di immettere nell’economia reale uno strumento finanziario di grande liquidità, visto il piccolo taglio del frazionamento del titolo, che verrebbe stampato come carta-valori.

Questo titolo avrebbe le seguenti caratteristiche:

non ha scadenza: è dunque un titolo irredimibile, in quanto non è prevista nessuna data per poterlo incassare in contanti.
non ha un rendimento, perché viene corrisposto per l’ammontare facciale corrispondente al debito commerciale che, accettandolo, viene estinto.
non ha comunque un potere liberatorio come la moneta legale nei confronti di terzi. Non ha dunque corso forzoso: in qualsiasi transazione, chiunque sarà libero di accettarlo o meno. Lo Stato invece si impegna ad accettarlo immediatamente per il pagamento delle imposte.

La seconda conseguenza è che il debito commerciale dello Stato verrebbe estinto attraverso uno strumento finanziario che va ad aumentare il debito pubblico rilevante ai fini statistici e del Fiscal Compact.

La terza conseguenza, di portata dirompente, è che il mercato finanziario verrebbe completamente escluso da questo circuito. Finora, è il mercato che decide se ed a quale prezzo anticipare moneta allo Stato. In questo caso, è un debito su cui lo Stato non paga interessi, perché il titolo è immediatamente utilizzabile per pagare le imposte, in luogo della moneta legale.

C’è un altro aspetto, da approfondire: se venisse previsto un termine per poter utilizzare i mini-bot al fine di pagare le imposte, magari differito di due anni rispetto all’anno di emissione, avrebbero il vantaggio dei tanto auspicati Certificati di Credito Fiscale: non verrebbero computati nel debito. Potrebbero essere corrisposti in tutte le situazioni in cui si vuole creare una capacità di spesa aggiuntiva, e funzionerebbero come una sorta di “vaglia cambiario”.

Così, si farebbe davvero Bingo.

La reazione dei mercati, preannunciata dai media, potrebbe essere assai negativa: potrebbero vedere in questa iniziativa un modo indiretto per avviarsi alla uscita dall’euro. Potrebbero chiedere più alti tassi di interesse sulle nuove emissioni, o astenersi dai rinnovi provocando un default.

Ma nessuno oggi è così pazzo da mettere in un angolo l’Italia: farebbe affondare l’euro.

(estratto di un articolo pubblicato su Teleborsa)

2397.- RELATIVIZZIAMO IL BILDERBERG

Oggi leggiamo e meditiamo “RELATIVIZZIAMO IL BILDERBERG”, di Maurizio Blondet. Una finestra sulla nostra storia, ma solo una finestra. Quando tutta la storia d’Europa verrà a galla, se mai sarà, i nostri cantori resteranno muti.

di Maurizio Blondet

Siccome decine di lettori nei giorni scorsi mi hanno rimbalzato, tutti eccitati, la “notizia”  che sono stati invitati al Bilderberg Lilli Gruber, Matteo Renzi e  Stefano Feltri de Il Fatto Manettaro,   vorrei approfittare per  relativizzare  il discorso su questo Club.

In qualche modo, l’importanza del  Bilderberg  è oggi  diminuita a causa del suo stesso successo.  Bisogna ricordare che fu  creato  da Bernardo d’Olanda, legato in affari al complesso industrial-militare americano (e infatti cadrà  nello  scandalo Lockheed)  Robert Schuman e Paul-Henri Spaak (pagati dalla CIA attraverso la Rockefeller Foundation)  per saldare la NATO  e “l’amicizia con gli Usa”, che non era affatto cosa pacifica allora.  Non solo perché  c’erano in Italia e in Francia  i più grossi partiti comunisti dell’Occidente;  l’Unione Sovietica, mettendo a segno il golpe di Praga  (1948) aveva dato prova di un espansionismo aggressivo post-Yalta  che  aveva creato il panico a Washington:  i generali Marshall ed Eisenhower, avendo assistito alla auto-disintegrazione del loro esercito in Europa  nel 1944, non erano affatto certi di poterne rimandare il popolo americano in armi per battere il comunismo nel vecchio continente.

Per di più  – come scrisse   l’ideatore del Bilderberg Joseph Rétinger (eminenza grigia,   anche lui  pagato dalla CIA  tramite i Rockefeller,   era cervello del governo polacco in esilio a  Londra durante la guerra, aveva avuto contatti con tutti i personaggi che contano, da  Winston Churchill a  Richard Coudenhove-Kalergi)  – “cresce la marea di anti-americanismo praticamente in ogni paese dell’Europa occidentale…e non è confinata ai circoli di sinistra influenzati dal comunismo, ma è prevalente anche tra i conservatori e i liberali. Gli Stati Uniti sono  sgraditi, temuti, derisi con una unanimità notevole … Questo sentimento mina la solidarietà della difesa occidentale  contro il comunismo”.

Da qui l’idea di “un incontro privatissimo fra  persone al massimo livello dei due continenti.  Dove presentare francamente le critiche ai manovratori dell’opinione americana e dar loro la possibilità di rispondere all’accusa”  (sic).   Fra  gli italiani, Rétinger mise in lista De Gasperi e Ugo La Malfa, l’agente americano per eccellenza (unico italiano ad esser invitato ad ascoltare a Bretton Wood le decisioni dei vincitori).

Retinger (che fuma) con il principe Bernardo d’Olanda. “Intrigante compulsivo”.  https://www.maier-files.com/retinger-a-compulsive-intriguer/

Potete anche solo immaginare  – oggi  –   europei che  criticano gli americani e più precisamente il piano globalista-militare  “atlantico”  che Bilderberg fu creato   per promuovere? Tutti gli ex paesi dell’Est  fanno la fila (come l’Italia) per comprare gli F-35  sapendoli dei catorci,  ma  ritenendoli il prezzo giusto da pagare per ottenere la protezione  bellica USA.  La Francia  è entrata  nella NATO , da cui De Gaulle l’aveva tenuta lontana.   E tutti i “comunisti”  italiani che  sono diventati i più zelanti adoratori di Obama, anzi di Bush jr  e  delle sue guerre per Israele   che durano dal 2001.   I  governi progressisti che hanno partecipato ai trucchi neocon  per accusare Saddam di farsi l’atomica (ricordate  “l’uranio del Niger”)  e (governo Renzi-Gentiloni) hanno fatto  i lavori sporchi per Hillary onde accusare Trump di essere  un agente di Putin?

Non si ode un sussurro di critica nemmeno al fatto che gli Usa ci hanno fatto stanziare truppe in  Afghanistan e Irak senza contropartita; che la  NATO doveva essere abolita dopo l’abolizione del Patto di Varsavia, e invece abbiamo accettato che diventasse la punta dell’imperialismo americano in Asia ? E i “comunisti”  di ieri  ? Oggi se criticano un pochettino Washington, è   per rimproverargli di non essere abbastanza globalista, anzi con Trump di fare passi indietro nella creazione del felice mercato globale. Posizione condivisa di tutti i leader europei, Merkel in testa.  Ormai anche la Chiesa  di Bergoglio  promuove e propaganda il governo unico mondiale, riceve le congratulazioni di Soros, vuole  gli “Stati Uniti d’Europa” e  il terrorismo climatico.

Tutti i programmi che il Bilderberg temeva di non riuscire a far digerire agli europei di allora  (le cessioni di sovranità, le banche centrali private),  sono non solo attuati, ma difesi a spada tratta dai leader in carica e da quelli futuri,  fatti avanzare e ingurgitare ai popoli nei suoi aspetti più ridicolmente estremi; assunti  come neo- religione; chi li   biasima  è accusato di eresia “sovranista” oltre ché fascista e azzittito con furia inquisitrice  (come fa la Gruber nelle sue trasmissioni), e presto i progressisti e la loro psicopolizia LGBT ci metterà al rogo perché chi critica Soros è omofobo, e “Porti aperti come i nostri culi”!

Del resto, a quei  tempi il Bilderberg mica  invitave le Gruber e i Renzi o il Feltrino.  A quei tempi, i giornalisti (o i politici  o i padroni) invitati erano quelli che il potere lo avevanogià,  indicati  dal padronato: tipicamente, Arrigo Levi, direttore a vita di La Stampa, su richiesta di Gianni Agnelli. La Malfa, capo del partito del 3 per cento che però  la DC doveva associare al governo perché se no, disse De Gasperi, “non arrivano i soldi americani” (Piano Marshall);  Guido Carli;   alcuni capi di sindacati “gialli” padronali come la UIL di allora.  Erano i tempi in cui David Rockefeller interveniva di persona con i suoi giornalisti di riferimento , e i   sette banchieri internazionali erano il nerbo delle decisioni: reduci dall’aver “rimesso in funzione il sistema monetario mondiale”, erano soprattutto loro a disporre che “i corpi  ufficiali siano  messi in posizione di ratificare ciò che è stato congiuntamente preparato   prima”.

Ma adesso non c’è più bisogno, i “corpi ufficiali” eseguono gli ordini prima ancora  di riceverli.

Poi c’è un motivo tipicamente italiano per cui il Bilderberg è  meno importante.  Si è passati da Agnelli, Pirelli, Valletta e Guido Carli, da Malagodi a La Malfa, passando  per Mario Monti, la Bonino  ed Enrico Letta, a…Lilli Gruber e Monica Maggioni, Renzi e Feltri  il piccolo.  Sempre meno, oltretutto.

Non so come dirlo, senza  apparire scortese.    In altri tempi, questo tipo di inviti il Bilderberg li faceva per osservare   saggiare e  selezionare giornalisti  del   Principe  cui poi affidare  i “grandi” giornali. Il fatto che lilli Gruber   sia – ben pagata, d’accordo –  ancora nella TV di Cairo  a fare la sua cosetta raffazzonata invece che a dirigere Repubblica (o il Corriere, o La Stampa)  dice qualcosa.  Non solo i “grandi” giornali sono meno grandi. E’ che la Gruber non ha ancora imparato, per dirne una, quel particolare aplomb  per cui Paolo Mieli, ad esempio,   finge  così bene di essere obbiettivo e moderato e super partes mentre   gestisce il discorso dettato dal governo globale.

Mancato direttore TG! Non so come dirlo. Farò riferimento a  Gad Lerner: selezionato  ai più alti destini dei Padroni del Discorso, come testimoniato dai suoi balzi prodigiosi di carriera – da Radio Popolare a Lotta Continua all’Espresso, poi in Rai 3  –  viene piazzato (da Veltroni) alla  direzione del TG1: l’ammiraglia delle tv ufficiali italiote. Gradito persino a Berlusconi e al Vaticano.   La classica poltrona eccelsa  dove uno si piazza tranquillo per 40 anni autorevole e pacato gestore delle opinioni e padrone del discorso totale, magari scomparendo alla   vista .  Come Paolo Mieli, come Mentana da Berlusconi, come Mimun  alla direzione del TG2.    Macché: in un mese, il nostro   prima fa una cappella enorme (lasciando passare un servizio sui pedofili, che non aveva controllato  per sua inadempienza) poi si vendica accusando in  diretta tv,  l’allora  presidente della commissione parlamentare di vigilanza della Rai,  tal  Mario Landolfi di An:  gli aveva raccomandato qualcuno:    “Con questo signore sono andato a pranzo il 13 luglio scorso.  Alla fine del pranzo mi ha fatto vedere un bigliettino: ‘Ci sarebbe questa persona da sistemare’, mi ha chiesto”.  Il fatto che Lerner sputtani in diretta  un politico che gli raccomandava qualcuno, ha  agghiacciato ovviamente tutti gli amici politici di sinistra, che fanno  e facevano lo stesso.  Nessuno lo ha chiamato indietro  quando se  n’è andato. Certo poi si fa richiamare, ad uno così un posto ben pagato non lo  si nega. Ma oggi sarebbe al livello  di autorevolezza dei mezzibusti  ufficiosi di Mieli, di Mentana, di Mimun, e invece  deve continuare  a far il trasgressivo   a contratto.http://www.repubblica.it/online/politica/gadlerner/gadlerner/gadlerner.htmlDirettori fin dall’infanzia.

Come spiegarlo? E’ un po’ come Umberto Bossi quando fu contattato, si disse,  da emissari della banca d’affari Lazard.  Li avesse convinti, forse oggi esisterebbe un Lombardo-Veneto indipendente, magari dopo breve e vittoriosa guerra civile con armamenti forniti dalle note centrali che esportano la democrazia e le rivoluzioni colorate. Invece: “Tu sei stato pesato e trovato scarso”, per citare il libro di Daniele.  Voglio dire: per servire a  quelli  non basta essere malvagi,  bisogna avere anche un   certo  quoziente intellettivo.  La mancanza di classe dirigente, piaga italiana, ha conseguenze anche in quei settori, C’è speranza per Stefano Feltri, magari fra qualche anno lo rivedete alla direzione del TG1.