2775.-Ecco come 2 prof. consulenti di Macron stritolano il Mes

“La riforma del Mes non è un progresso, è un regresso. L’Europa – poiché non ha una Costituzione – è fatta di questi piccoli, graduali passi: ma devono essere passi nella giusta direzione. A volte è preferibile tornare al tavolo di disegno e rifare il progetto, invece di essere intrappolati in un progresso finto”. Vale a dire che le scelte imposte dai più forti: dalla Germania, fanno retrocedere il progetto europeo e, questo, l’avevamo percepito chiaramente; ma anche che le correzioni marginali al MES richieste dal governo italiano, fedifrago, sono panni caldi utili, forse, alla politica interna, ma non affrontano e non risolvono il problema della nostra partecipazione all’Unione europea, quindi, la materia non può essere gestita né dal Presidente né da parvenue della politica e nemmeno dai burocrati filo-tedeschi. Se la Germania ha colonizzato Bruxelles è perché ha trovato la strada libera.

da Start, di Tino Oldani

macron

Shahin Vallée, stretto collaboratore di Emmanuel Macron, e un altro consulente di Macron, l’economista Jean Pisani-Ferry, hanno criticato il Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Ecco come e perché nell’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

Shahin Vallée:.. nell’agenda incompiuta dell’Area Euro. Non si può essere più chiari sulle carenze dell’attuale riforma del MES …
Il meccanismo europeo di stabilità (MES) è stato un clamoroso successo operativo. È uno strumento di gestione delle crisi e il suo ruolo in quanto tale sarà ulteriormente rafforzato dalla decisione accolta di renderlo un sostegno al Fondo di Risoluzione Unico e all’introduzione di nuove misure precauzionali.
Ma il NES dovrebbe essere in grado di agire con decisione in caso di crisi decidendo a maggioranza qualificata e dovrebbe essere traducibile in numeri ai cittadini europei in base al diritto comunitario – due obiettivi che non sono coperti dall’attuale proposta di riforma.
Consentitemi di ripetere: il processo decisionale intergovernativo può essere politicamente conveniente a breve termine, ma comporta costi economici elevati a lungo termine. Favorisce la procrastinazione e trasforma ogni decisione in un gioco a somma zero.
La gestione intergovernativa della crisi ha aumentato il costo della crisi per il popolo greco – in termini di onere dell’adeguamento -, per i creditori greci – in termini di esposizione e potenziali perdite – e per l’Europa nel suo insieme, in termini di fiducia e unità. Questa non può essere la strada da percorrere. Se non impariamo dalle crisi passate, ci condanniamo a ripeterle.

«La riforma del trattato Mes, nella stesura attuale, non vale la carta su cui è scritto. L’Eurogruppo dovrebbe rinviare l’accordo e definire con la nuova Commissione europea un testo più ampio, più equilibrato e più ambizioso». Così Shahin Vallée, stretto collaboratore di Emmanuel Macron, ha silurato con un post su Twitter la riforma europea. A dare manforte a Vallée, con argomenti simili, è sceso in campo anche un altro consulente di Macron, l’economista Jean Pisani-Ferry, attuale commissario di France Stratégie, da sempre molto critico nei confronti del cosiddetto Fondo salva Stati.

È bene notare che le critiche di Sahin Vallée sono molto più puntute di quelle sollevate in Italia dalla Lega di Matteo Salvini, e a rimorchio dai 5 stelle. E qui parliamo di un economista che non ha nulla in comune con i sovranisti-populisti. Anzi, Sahin Vallée siede come macroeconomista nel gruppo finanziario di George Soros, che auspica più Europa; è un ricercatore stimato del centro studi Brueghel, di certo non antieuropeo; e, prima di collaborare con Macron, è stato consigliere di Herman Van Rompuy, quando questi era presidente del Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo. Per questo vale la pena di rileggere in sequenza i tweet con i quali spiega perché la riforma del Mes «non vale la carta su cui è scritta».

Per cominciare, scrive Shahin Vallée, «la linea di credito in caso di crisi è accessibile solo a paesi che adempiono a criteri molto stretti ex ante, al punto da escludere oggi Francia, Italia, Spagna e perfino la Finlandia». Paesi con un debito superiore al 60 per cento del pil, pertanto messi fuori gioco dall’ipotetico soccorso del Mes, salvo che non ristrutturino il loro debito prima di chiedere un prestito. In pratica, una regola che sembra confezionata su misura per la Germania, che ha un debito-pil del 60 per cento, e per pochi altri paesi del Nord, fra cui l’Olanda.

«Dunque», aggiunge il collaboratore di Macron, «l’Italia ha ragione ad obiettare, ma è tardi, e concentra la sua critica su elementi secondari». Suggerendo una correzione di tiro, Shahin Vallée indica nei dettagli alcuni aggiustamenti tecnici, per certi aspetti comprensibili solo a veri esperti della materia, in grado di distinguere i «single limb CACs» dai «double limb». E aggiunge: «Senza questi elementi, la riforma del Mes non è un progresso, è un regresso. L’Europa è fatta di questi piccoli, graduali passi: ma devono essere passi nella giusta direzione. A volte è preferibile tornare al tavolo di disegno e rifare il progetto, invece di essere intrappolati in un progresso finto».

Rispondendo infine a un giornalista che lo rimprovera per avere scritto i tweet in inglese, Shahin Vallée risponde: «Avete ragione, devo scrivere in francese perché il senso del mio messaggio è che c’è qualcosa di vigliacco nel sostenere pubblicamente un accordo, sperando segretamente che siano gli italiani a bloccarlo». Chapeau!

2774.-La portaerei nucleare americana U.S.S. Harry Truman si sta dirigendo verso le acque siriane, nel deteriorarsi della situazione con l'Iran

2019-12-07

La Med Cruise 19 della Truman

La portaerei americana, USS Harry Truman (CVN 75), ha attraversato lo stretto di Gibilterra e si sta dirigendo verso le acque siriane, secondo quanto riportato dalla rivista russa Avia.Pro.

“Il gruppo di attacco della US NAVY della portaerei nucleare USS Harry Truman: Carrier Air Wing (CVW) 1 and Destroyer Squadron (DESRON) 28, ha superato lo stretto di Gibilterra e attualmente si sta dirigendo direttamente verso le basi militari russe lungo la costa siriana. Gli esperti non escludono che le provocazioni dirette contro la Siria e l’Iran possano essere lo scopo chiave dell’apparizione della più grande portaerei in queste acque ”, ha riferito Avia.Pro.

Lancio di un An F/A-18E Super Hornet. 

In questa Med Cruise 19, l’Harry S. Truman Carrier Strike Group sta conducendo operazioni nella 6th flotta degli Stati Uniti per supportare le operazioni di sicurezza marittima in acque internazionali, insieme ai nostri alleati e partner.

Le navi e gli aeromobili del gruppo di attacco, comandati dal contrammiraglio Andrew J. Loiselle, includono l’ammiraglia USS Harry S. Truman (CVN 75), comandata dal capitano Kavon Hakimzadeh; gli otto squadroni e il personale di Carrier Air Wing (CVW) 1, il personale di Carrier Strike Group (CSG) 8 e Destroyer Squadron (DESRON) 28.

“Siamo pronti a continuare il nostro costante impegno nei confronti dei nostri alleati e partner nella 6th flotta degli Stati Uniti”, ha affermato Loiselle. “

Gli squadroni del CVW-1, comandati dal capitano Robert Gentry, imbarcati sul Truman includono: Strike Fighter Squadron (VFA) 11 “Red Ripper;” VFA-81 “Sunliners;” VFA-136 “Knighthawks;” VFA-211 “Fighting Checkmates; “Electronic Attack Squadron (VAQ) 137” Rooks; “Carrier Airborne Early Warning Squadron (VAW) 126” Seahawks; “Helicopter Maritime Strike Squadron (HSM) 72″ Proud Warriors; “Helicopter Sea Combat Squadron (HSC) 11″ Dragon Slayers“ e un distaccamento del Fleet Logistics Support Squadron (VRC) 40” Rawhides “.

La 6th Flotta degli Stati Uniti è operativa dal 12 febbraio 1950. Ha avuto ai suoi ordini le più belle navi portaerei, come l’USS Coral Sea (CVA-43, nei primi anni ‘50) e la USS Indipendence (CVA-62), “Indy” del 2° Gruppo di Attacco, negli anni ‘70. Il gruppo di attacco dell’Harry S. Truman ha operato per l’ultima volta nell’area della 6a flotta degli Stati Uniti nel 2018, dimostrando la sua capacità di operare dall’alto Nord al Mediterraneo orientale.

La USS Truman e il suo gruppo di attacco avevano ricevuto la certificazione finale dell’addestramento composito (COMPTUEX) ed erano pronte a partire in missione in occasione della Festa del Lavoro, quando si verificò un “malfunzionamento elettrico nel sistema di distribuzione elettrica della nave che ha richiesto analisi e importanti lavori “, come ha riferito la USNI News a fine agosto.“

Prima di essere dichiarata pronta per al combattimento, la nave ha dovuto completare un ciclo addestrativo, sia pure ridotto, per dimostrare alla Sesta flotta degli Stati Uniti che è operativa, pronta al combattimento, dopo essere rimasta al molo per due mesi e mezzo, con equipaggio ridotto.

Il gruppo di attacco della Sesta flotta degli Stati Uniti con la portaerei Harry Truman (ACG) include un incrociatore missilistico, almeno tre cacciatorpediniere e un sottomarino nucleare missilistico da crociera Tomahawk “.

Secondo i rapporti pervenuti, il gruppo con le sue navi di scorta pendolerà al largo della costa della Siria per qualche tempo con compiti incerti, dopo di che andrà nel Golfo Persico, dove andrà a sostituire la portaerei USS Abraham Lincoln, che, a causa della situazione sfavorevole con lo stato della flotta di portaerei degli Stati Uniti, si sta trattenendo in crociera in Medio Oriente più a lungo del previsto.

Non è chiaro quale sarà lo scopo di questa missione, né la Marina degli Stati Uniti ha commentato il rischieramento dell’Harry Truman.

A maggio, quando le tensioni con l’Iran sono aumentate, gli Stati Uniti hanno iniziato a inviare una significativa potenza di fuoco in Medio Oriente per affrontare possibili minacce. Da quel momento, gli Stati Uniti hanno aumentato il numero di militari statunitensi nella regione di 14.000 unità, ha annunciato il Dipartimento della Difesa, ieri, venerdì.

Gli Stati Uniti hanno inviato a maggio il gruppo di attacco della portaerei USS Abraham Lincoln e una task force di bombardieri nell’area di competenza del comando centrale statunitense. Tali attività furono rapidamente seguite da ulteriori schieramenti di aerei da combattimento, navi d’assalto anfibie e batterie Patriot per la difesa aerea e missilistica.

USS Abraham Lincoln (CVN 72), “Abe”
USS Leyte Gulf (CG 55), incrociatore missilistico guidato classe Ticonderoga della Marina degli Stati Uniti (1986).

Le portaerei hanno ancora un ruolo nei conflitti limitati. Scrive Paolo Mauri: “Troppe poche portaerei attive.”

“Quanto successo alla Truman, evidenzia un problema non da poco per la Us Navy e per la politica estera di Washington: gli Stati Uniti soffrono la carenza di portaerei in grado di pattugliare i mari del mondo. In questo momento sono solo quattro le unità navali di questo tipo in grado di essere operative: oltre alle già citate Truman e Lincoln, si annoverano la Theodore Roosevelt (Cvn-71) in fase Computex al largo della California e la Uss Nimitz (Cvn-68) che incrocia sempre nelle acque “casalinghe” della costa occidentale.

La Eisenhower (Cvn-69) è all’arsenale di Norfolk dopo una difficile manutenzione durata 18 mesi, la Carl Vinson (Cvn-70) è entrata in cantiere a Puget Sound per un ciclo di lavori della durata di 15 mesi lo scorso 28 febbraio, la George Washington (Cvn-73) sarà ancora fuori linea per altri 2 anni essendo entrata in cantiere nel 2017 per lavori della durata di 4 anni (Rcoh – Refueling and Complex Overhaul), la John Stennis (Cvn-74) è in porto a Norfolk ed in attesa del Rcoh, la Ronald Reagan (Cvn-76) è in porto a Yokosuka anch’essa per lavori, la George Bush (Cvn-77) è in cantiere a Norfolk per lavori di Dpia (Drydock Planned Incremental Availability) che, invece dei canonici 10 mesi, dureranno circa 28 a causa della troppo carico di lavoro del cantiere navale, infine la Gerald Ford (Cvn-78) è sempre a Norfolk alle prese con i test di certificazione.

Gli Stati Uniti quindi possono attualmente disporre di sole quattro unità su 11 (10 se consideriamo che la Ford è l’ultima nata di una nuova classe di unità). Un po’ poche per poter soddisfare le esigenze di Washington che è impegnata su diversi fronti caldi, tra cui quello estremo orientale, e la frettolosa rimessa in servizio della Truman dopo la riparazione del guasto elettrico è indicativa dell’emergenza che si trova ad affrontare.

Questa emergenza, nata dalla necessità di avere uno strumento di proiezione di forza a lunghissimo raggio sempre a disposizione, certifica però che la portaerei è ancora il fulcro del potere – non solo navale – di una nazione, nonostante ultimamente, soprattutto oltre Atlantico, si cominci a chiedersi se davvero non sia giunto il momento di “mandarle in pensione” a fronte delle nuove minacce date dai missili ipersonici”. (InsideOver)

Basi degli U.S.A. in Medio Oriente

Mappa U.S. Bases in the Middle East 

Questa mappa non include tutte le basi o le strutture statunitensi in Medio Oriente, ma si concentra piuttosto su quelle che sono ben documentate o attualmente note per essere in uso. Molte di queste basi non sono considerate proprietà degli Stati Uniti, ma sono gestite dal governo ospitante e ospitano la presenza di forze o materiale degli Stati Uniti. Altri, come quelli in Oman, consentono la presenza di forze statunitensi per missioni pre-approvate. Mentre le truppe statunitensi operano attualmente in Iraq e in Siria, queste aree operative sono cambiate rapidamente negli ultimi anni, richiedendo la costruzione di basi operative temporanee o dirette, alcune delle quali riconosciute pubblicamente dai militari statunitensi. Questi non sono inclusi in questa mappa.

Per decenni, gli Stati Uniti hanno operato da basi e strutture in tutto il Medio Oriente. Man mano che le priorità di sicurezza sono cambiate e le relazioni con i paesi ospitanti si sono evolute, anche le posizioni e le esigenze delle forze statunitensi nella regione.

Nel corso degli anni, per alcune di queste basi o strutture sono sorte polemiche. Alcuni casi sono stati discussi poiché le controversie regionali hanno messo in discussione il loro uso. Nel complesso, sono strumenti che forniscono una significativa stabilità e influenza in una regione che è strategicamente importante per gli interessi e la sicurezza degli Stati Uniti.

USS Mason(DDG-87) cacciatorpediniere lanciamissili classe Arleigh Burke dell’US Navy. Nell’ottobre 2016, è stata la prima unità ad impiegare in combattimento missili anti-missili lanciati da pozzi verticali per reagire agli attacchi degli yemeniti.

2773.- "GLI STATI UNITI SONO IL MALE”..E SPARA.

Gli Stati Uniti sono ancora il leader dell’Occidente? Sicuramente, il popolo americano è una cosa e chi ne gestisce il governo è cosa diversa. Questi eventi sono segnali d’allarme.

Prima di compiere il suo attacco, l’ufficiale pilota saudita ha dichiarato su Twitter che gli Stati Uniti sono “il male”.

2019-12-06. Attentato nella Naval Air Station di Pensacola, in Florida, nota come la “Culla dell’Aviazione Navale”, venerdì mattina. Dopo la sparatoria, la base è stata dichiarata in lockdown (il protocollo d’emergenza che impedisce a chiunque di lasciare l’area), Quattro le vittime, tra cui l’aggressore che si è poi tolto la vita. Ci sarebbero, inoltre, almeno 11 feriti, fra cui due agenti; ma il numero delle vittime fra i presenti è stato limitato dall’essersi barricati dietro una porta.  L’attentato è stato compiuto da un ufficiale pilota saudita in addestramento negli Stati Uniti.

Il re saudita Salman ha condannato l’attacco, definendolo un atto “barbaro”. Lo ha detto il presidente Donald Trump, di ritorno dal vertice di Londra, in un tweet nel quale ha riferito che il monarca saudita lo ha chiamato per offrire le sue “sincere condoglianze”. L’agenzia di stampa saudita ha affermato che l’attentatore saudita nella base statunitense di Pensacola, in Florida, ieri, ha attaccato gli Stati Uniti su Twitter prima di effettuare il suo attentato, descrivendoli come una “nazione malvagia”.

L’agenzia ha citato il “Site Intelligence Group”, un sito che monitora i media jihadisti, affermando che l’attentatore, Mohammad al-Shamrani, ha pubblicato una breve dichiarazione su Twitter dicendo: “Sono contro il male, l’America si è rivelata una nazione del male. “

Mohammed Saeed Alshamrani, ufficiale della Saudi Air Force, è stato identificato come l’attentatore che, armato di una pistola, ha ucciso tre ufficiali della base americana. Il New York Times ha riferito che altri sei cittadini sauditi “sono stati arrestati per essere interrogati vicino alla scena della sparatoria, tra cui tre che sono stati visti filmare l’intero incidente”. Non era chiaro se anche loro fossero frequentatori o conoscessero l’Alshamrani, secondo a The Times.

Ha aggiunto: “Non sono contro di te solo perché sei americano e non ti odio a causa delle tue libertà. Ti odio perché ogni giorno appoggi, finanzi e commetti crimini, non solo contro i musulmani ma anche contro l’umanità “.
Quattro persone, incluso il tiratore, sono state uccise, nel secondo attentato mortale in una struttura militare degli Stati Uniti questa settimana, hanno detto le autorità. Il tiratore è stato ucciso, dopo pochi minuti, nella sparatoria con gli agenti dello sceriffo della contea di Escambia. I feriti non sono in pericolo di vita.

Nella base ci sono 16mila militari e 7.400 civili. L’episodio segue quello del pomeriggio del 4 dicembre, a Pearl Harbor, la storica base navale a 13 chilometri da Honolulu, nelle Hawaii, dove Gabriel Romero, di 22 anni, un militare di carriera dell’US NAVY, in servizio di guardia con il fucile MK.4 sul USS Columbia (SSBN 826), un sottomarino di attacco rapido a propulsione nucleare, ha aperto il fuoco, uccidendo due persone e ferendone una terza prima di togliersi la vita sparandosi alla testa con l’M.9, la pistola di ordinanza.

Navy Columbia (SSBN-826) Class Ballistic Missile Submarin, Los Angeles-class

La base, a 13 chilometri da Honolulu, ospita sia la Navy (con la flotta statunitense nel Pacifico, con 10 navi da guerra e 15 sottomarini sia l’Air Force ed è rimasta in ‘lockdown’ per quasi due ore 

NAS Pensacola

La US NAVY, da parte sua, ha confermato che lo sparatore all’interno della base americana è un cittadino saudita che frequentava un corso di pilotaggio.
L’attentatore è stato identificato dal governatore della Florida come cittadino saudita. “Frequentava i corsi dell’aviazione e si stava addestrando al volo “, ha detto il comandante della base in una conferenza stampa.
Le autorità non hanno detto se stanno prendendo in considerazione il fatto che questa sparatoria di Pensacola sia un atto di terrorismo; l’AP ha riferito che le autorità stanno esaminando se si tratta di questo e, comunque, come sia opportuno classificarlo. ABC7 ha riferito che le autorità stanno cercando di verificare un “profilo online” che possa esser stato scatenato dal maltrattamento americano di musulmani e che potrebbe essere stato scritto dal tiratore. Esprime “odio verso gli americani” e sgomento per il sostegno degli Stati Uniti a Israele, secondo la stazione televisiva. AFP ha riferito che nel commento online (che era sotto forma di un tweet, chiamava gli Stati Uniti una “nazione malvagia”.

Eventi come questi dovrebbero portare a momenti di riflessione perché assumono sempre qualche significato. Per ora, il deputato Matt Gaetz (R-Florida), che rappresenta il distretto in cui si trova la base, ha detto venerdì, in un video messaggio, che l’addestramento che l’esercito americano fornisce agli alleati è utile, ma che “questo evento dimostra una grave falla nelle procedure di controllo.” Gaetz, evidentemente non è a conoscenza dell’attentato compiuto a Pearl Harbor da una sentinella in servizio di guardia su un sommergibile lanciamissili nucleare e ha detto che spingerà per “controllo estremo sulle persone che vengono nel nostro paese e che si allenano nelle nostre basi”. A noi membri della NATO, può preoccupare anche e di più che anche fra gli alleati degli Stati Uniti vada diffondendosi la consapevolezza che la governance occidentale non sia sul giusto binario, fino, addirittura, alla decisione di immolarsi.

Source: RT

2772.- LA MODERNA “COMPAGNIA DELLE INDIE”, L’ISIS, SOTTO LA PRESSIONE DI SIRIA E RUSSIA.

L’ISIS subisce pesanti perdite in un disastroso attacco contro le truppe dell’esercito siriano

2019-12-05

Lo Stato islamico (ISIS / ISIL / IS / Daesh) ha tentato di attaccare le posizioni dell’Esercito arabo siriano (SAA) vicino alla diga di Arwad nella parte orientale di Homs; questo comporterebbe una feroce battaglia tra le due forze.

Secondo un rapporto militare, l’esercito siriano è stato in grado di sventare lo Stato islamico dopo che un intenso scontro a fuoco ha lasciato numerosi terroristi morti e feriti nella campagna orientale del Governatorato di Homs.

Il rapporto afferma che lo Stato Islamico aveva tentato di invadere il posto dell’esercito siriano vicino alla diga di Arwad, ma è stato notato dagli esploratori locali prima che raggiungessero le posizioni dei militari.

A seguito dell’attacco fallito dello Stato Islamico nei pressi della diga di Arwad, il gruppo terroristico ha lanciato un assalto alle difese dell’esercito siriano nell’area della stazione di pompaggio T-2.
Ancora una volta, l’attacco dello Stato Islamico è stato sventato dalle truppe dell’esercito siriano presenti vicino alla stazione di pompaggio T-2.

Nel corso della giornata, l’Aeronautica militare araba siriana (SyAAF) si sarebbe vendicata per questi attacchi lanciando numerosi attacchi sulle posizioni dello Stato Islamico nella Badiya Al-Sukhnah.

Oltre 250 militanti appoggiati dalla Turchia uccisi durante un’operazione nel nord della Siria

2019-12-05

Oltre 250 militanti sostenuti dalla Turchia sono stati uccisi dall’inizio dell’operazione Peace Spring nel nord della Siria, ha riferito giovedì l’Esercito nazionale siriano (SNA) sostenuto da Ankara, come riportato dall’Anadolu News Agency.

Citando il comando SNA, il rapporto Anadolu afferma che almeno 251 mercenari militanti con i turchi sono stati uccisi in due mesi.

I terroristi mercenari sotto comando turco stanno perdendo la loro arroganza

Oltre ai 251 morti, il rapporto Anadolu ha anche riferito che circa 760 militanti di SNA sono stati feriti, insieme a un combattente che è ancora in azione (MIA).

L’operazione Peace Spring, lanciata all’inizio di ottobre di quest’anno, ha visto i mercenari comandati dalla Turchia all’avanguardia. Dall’inizio di questa operazione, i mercenari della Turchia hanno catturato due città di confine alle forze democratiche siriane (SDF).

Tuttavia, nonostante il loro successo iniziale, i militanti sostenuti dalla Turchia non sono riusciti a catturare altri importanti punti di confine nella Siria settentrionale e nord-orientale. Ciò è dovuto alla forte resistenza delle forze democratiche siriane e dell’esercito arabo siriano (SAA).

L’esercito siriano ha ora preso possesso di numerosi attraversamenti lungo il confine settentrionale della Siria, in base al loro accordo con le forze democratiche siriane, hanno accesso a tutti i punti di confine che erano sotto il controllo dell’SDF.

L’esercito russo, appoggiato dall’aeronautica, conduce le missioni di pattuglia lungo il confine turco

2019-12-06

La polizia militare russa ha effettuato missioni di pattugliamento su quattro rotte nelle province siriane di Hasakah e Aleppo e l’aviazione militare ha condotto una missione di pattugliamento lungo una rotta, ha detto giovedì il capo del Centro russo per la riconciliazione delle parti in conflitto in Siria Yury Borenkov .

“La polizia militare russa ha continuato a pattugliare missioni sulle rotte Karamania-Dikia nella provincia di Hasakah, Kobani-Marwah, Ajami-Karakozak e Ajami-Avsharia nella provincia di Aleppo”, ha affermato Borenkov.

“L’aviazione russa ha effettuato missioni di pattugliamento aereo lungo il percorso Qamishli-Qantr-Karamania-Gannamia-Qirbatli-Kara Rash-Tell Tair-Abu Kala-Rashek-Biqmazlo-Shanajik-Dikia-Tell Hamdun-Haraza-Haniq-Abu Jarja-Tell Tair-Qirbatli-Karamania-Qamishli “, ha aggiunto.

Borenkov ha osservato che dal 30 settembre un totale di 714.059 persone sono tornate in Siria da altri paesi e un totale di 1.306.209 persone sono tornate nei luoghi della loro residenza prebellica.

Il centro per la riconciliazione russo continua a fornire assistenza per ripristinare le infrastrutture e stabilire le condizioni per il ritorno dei rifugiati. A partire dal 5 dicembre sono stati ripristinati 924 strutture educative e 220 mediche, insieme a 32.721 case residenziali e 1.110 km di strade.

Un altro massiccio convoglio militare russo si dirige all’aeroporto di Qamishli: video

2019-12-06

Un altro massiccio convoglio militare russo è stato osservato dirigendosi verso l’aeroporto di Qamishli nella Siria nord-orientale questa settimana, ha riferito RT Arabic.
Secondo il rapporto arabo RT, il convoglio militare russo si è fatto strada dall’area “Ayn” Issa del Governatorato di Al-Raqqa per l’aeroporto di Qamishli nella vicina Al-Hasakah.
Questo convoglio militare russo è il secondo maggiore dispiegamento di truppe all’aeroporto di Qamishli nelle ultime 48 ore.

صدت عدسة آر تي دخول قافلة ضخمة للشرطة العسكرية الروسية إلى مطار القامشلي الدولي، آتيةً من منطقة عين عيسى، شمالي الرقة.. المزيد في , تقرير محمد حسن..

L’esercito siriano sventa l’attacco jihadista nel sud-est di Idlib

2019-12-05

Syrian Army

Le unità dell’esercito arabo siriano (SAA) nel sud-est di Idlib hanno sventato giovedì un altro tentativo di infiltrazione da parte dei ribelli jihadisti, uccidendo e ferendo diversi militanti nel processo.

Secondo un rapporto sul campo di questo fronte, i ribelli jihadisti hanno tentato di infiltrarsi nelle posizioni dell’esercito siriano vicino alla città di Sinjar giovedì mattina; questo ha provocato una feroce battaglia con i soldati lungo questo fronte Idlib sud-orientale.

L’esercito siriano è stato in grado di respingere l’attacco jihadista mentre infliggeva anche gravi perdite tra i ranghi di Hay’at Tahrir Al-Sham e dei loro alleati.

Questo attacco dei ribelli jihadisti avvenne poco dopo che l’esercito arabo siriano prese possesso della base di difesa aerea vicino alla città di Umm Al-Tinah.

L’esercito siriano prende il controllo della centrale elettrica strategica nel nord-est della Siria

2019-12-06

Gli sforzi russi hanno portato l’esercito turco a chiedere ai leader dei suoi militanti alleati di evacuare l’imperativo centrale elettrica di Mabrouka che si trova lungo l’autostrada Aleppo-Hasakah.

Secondo quanto riferito, l’esercito turco e i suoi militanti alleati si sono già ritirati dalla centrale elettrica di Mabrouka nel Governatorato di Al-Hasakah dopo un colloquio riuscito con le forze armate russe.

La centrale elettrica di Mabrouk si trova 12 chilometri a ovest dei silos che l’Esercito arabo siriano ha preso il controllo di pochi giorni fa e 20 chilometri a ovest della strategica città di Tal Tamr, che le forze militanti stavano prendendo di mira in precedenza.

I rapporti hanno sottolineato che l’esercito arabo siriano è attualmente di stanza a sud della centrale elettrica. Secondo i rapporti, l’esercito siriano si trova a 300 metri dalla strada internazionale, in particolare allo svincolo Mabrouka, che dista circa 5 km dalla centrale elettrica.

Questi sviluppi della situazione lungo la strada internazionale (M4) arrivano dopo una serie di incontri che hanno riunito da un lato ufficiali delle forze russe e turche, dall’altro con i leader dell’SDF.

L’esercito yrian entra in un nuovo villaggio

L’esercito arabo siriano entrò nel villaggio di Umm al-Khair adiacente alla strada internazionale (M4) a ovest della città di Tal Tamr.

Questa città era stata precedentemente contestata dai militanti appoggiati dalla Turchia e dalle forze democratiche siriane nel distretto di Tal Tamr.

2771.- LA GUERRA FRA ISRAELE E IRAN, FRA USA E RUSSIA, E LA NATO.

La Russia ritiene che la destabilizzazione della regione mediorientale, coinvolgendo l’Iran, sarebbe il peggiore scenario possibile. 

Aerei da guerra non identificati bombardano una base iraniana nella Siria orientale, vicino alla città di confine di Albukamal nel Governatorato di Deir Ezzor.

Alcuni attivisti hanno affermato che gli attacchi aerei sono stati effettuati dall’aeronautica israeliana; tuttavia, ciò non è confermato, né lo sono gli attacchi aerei.

Intanto, l’Iran dispiega un sistema di difesa aerea avanzato all’interno della Siria per proteggersi dagli attacchi di Israele.

I Bavar-373 iraniani, ora, rischiarati in Syria. Il sistema è un buon competitore del russo S-300PM 2.
Di fronte ai ritratti del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, a destra, e il fondatore rivoluzionario a tempo pieno Ayatollah Khomeini, a sinistra, il Sejjil iraniano, un missile balistico a due stadi, a combustibile solido a due stadi, viene mostrato dalla Guardia Rivoluzionaria durante una parata militare in occasione del 36 ° anniversario dell’invasione dell’Iran del 1980 . Il missile sfila di fronte al santuario del defunto fondatore rivoluzionario Ayatollah Khomeini, appena fuori Teheran, Iran, mercoledì 21 settembre 2016. (AP Photo / Ebrahim Noroozi)

Le forze armate iraniane hanno dispiegato uno dei loro sistemi di difesa aerea di fabbricazione nazionale all’interno della Siria, dopo aver subito una serie di attacchi da parte dell’esercito israeliano.

Secondo un nuovo rapporto della pubblicazione aerea russa Avia.Pro, le forze armate iraniane hanno dispiegato il loro sistema di difesa aerea Bavar-373 sulla base aerea T-4 nella campagna orientale del Governatorato di Homs.

“Gli attacchi incontrollati di Israele contro le forze militari iraniane in Siria hanno costretto le forze armate iraniane a consegnare i propri sistemi di difesa aerea al paese, compresa l’installazione, che ricorda uno dei più recenti sistemi di difesa aerea iraniana, Bavar-373, che, secondo risorse analitiche, è un analogo diretto dell’S-300 russo, ma ottimizzato per colpire obiettivi invisibili “, afferma il rapporto Avia.Pro.

Fonte: Last Defender@LastDef

I Bavar-373 iraniani in Syria (T4 Air Base)?

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“È interessante notare che i sistemi di difesa aerea sono stati individuati nella base aerea T-4, dove sono presenti anche aerei da combattimento russi, il che pone automaticamente fine agli attacchi incontrollati israeliani ai sistemi di difesa aerea iraniani, dal momento che il prossimo precedente con la Russia potrebbe costringere questi ultimi per iniziare a utilizzare i propri sistemi di difesa aerea, incluso l’S-400, contro l’aviazione israeliana in caso di minima minaccia, hanno continuato.

Il Bavar-373 iraniano è stato recentemente migliorato dalle forze armate iraniane; tuttavia, questa è la prima volta che viene pubblicato un rapporto sul suo spiegamento in Siria.

“L’Iran ha droni, così come missili da crociera e balistici che può facilmente lanciare nel territorio di Israele senza dare alcuna possibilità a quest’ultimo. Il loro trasferimento nel territorio della Siria è assolutamente insignificante “, ha detto un esperto ad Avia.Pro, sottolineando che questo rispiegamento non ha lo scopo di minacciare Israele, ma piuttosto di proteggere le truppe iraniane di base in Siria.

Il Bavar-373 è un sistema di difesa antimissile mobile progettato per intercettare e distruggere bersagli ostili in arrivo. Il sistema impiega missili che hanno una portata massima di 300 chilometri (186 miglia). Il sistema è in grado di rilevare fino a 300 bersagli contemporaneamente (شناسايي سيصد پرنده), rintracciare 60 bersagli contemporaneamente (رهگيري شصت هدف) e ingaggiare sei bersagli alla volta (درگيري با شش هدف همزمان), il sistema è in grado di sparare due missili per missili in grado di sparare due ogni singolo bersaglio (دو موشك براي هر هدف). Significa semplicemente 12 missili per sei bersagli contemporaneamente (شليك و هدايت دوازده موشك براي شش هدف). Secondo il capo della difesa iraniana, “Con questo sistema di difesa aerea a lungo raggio, possiamo rilevare … obiettivi o aerei a più di 300 km (186 miglia) رديابي در سيصد كيلومتري, bloccarlo a circa 250 km (155 miglia) قفل روي هدف ها در دويست و پنجاه كيلومتري, e distruggilo a 200 km (124 miglia) نابودي هدف ها در در دويست ييلومتري a Famiglia di missili Sayyad موشك هاي خانواده صياد – è anche dotata di quattro sistemi di lancio verticali (VLS پرتابگر ايستاده عمودي موشك) in grado di lanciare missili a caldo. Bavar 373 ha due radar di ricerca e intercettazione, che possono resistere alla guerra elettronica e alle bombe elettromagnetiche. Inoltre, i radar sono in grado di rilevare missili anti-radiazioni (ARM توانايي رهگيري موشك هاي راداري) che vengono utilizzati per affrontare le difese aeree.

Erdogan chiede il supporto della NATO in Siria e Netanyahu chiede di fare maggiori pressioni sull’Iran.

2019-12-05

Netanyahu evita domande sugli strike dei suoi piloti nella Siria orientale

All’inizio di un incontro con il segretario di Stato americano Mike Pompeo a Lisbona, ieri l’altro, mercoledì, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto una maggiore pressione sull’Iran, affermando che il suo “impero sta vacillando”.

“E dico che facciamolo vacillare ancora di più”, ha sottolineato Netanyahu, aggiungendo che “l’aggressione dell’Iran”, a sua volta, “sta crescendo. È nato prima l’uovo o la gallina?

In assenza di contrasto, Israele sta facendo buon uso degli F-35I

“L’Iran sta aumentando la sua aggressività mentre parliamo, ancora oggi, nella regione. Stanno cercando di mettere in scena motivi contro di noi e la regione dall’Iran stesso, dall’Iraq, dalla Siria, dal Libano, da Gaza e dallo Yemen “, ha affermato il Primo Ministro israeliano.

Netanyahu ha rifiutato di commentare le notizie dei media su un attacco aereo e navale israeliano a un deposito di armi controllato dall’Iran nella Siria orientale.

Fonte: RuptlyAdvertisements

Erdogan baratta il suo sostegno al piano di difesa baltico e chiede alla NATO di sostenere la Turchia nell’operazione nel Nord della Siria

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (foto di AFP)

Gli alleati della NATO dovrebbero sostenere la Turchia nel suo conflitto con i combattenti curdi siriani dopo che Ankara ha lasciato cadere le sue obiezioni ai piani di difesa dell’alleanza per la Polonia e i Paesi baltici, ha detto giovedì il presidente della Recep Tayyip Erdogan.

Prima del vertice di mercoledì, la Turchia aveva fatto irritare gli altri membri della NATO dicendo che avrebbe bloccato il piano di difesa fino a quando non avrebbero definito come un’organizzazione terroristica la milizia curda YPG, contro la quale Ankara ha intrapreso un’offensiva militare due mesi fa.

Erdogan ha detto ai giornalisti, a Londra, che la Turchia ha abbandonato la sua obiezione al piano baltico dopo che il segretario generale della NATO Stoltenberg e i leader di Germania, Francia e Polonia hanno chiesto il sostegno della Turchia.

“Dopo i colloqui con i miei colleghi, abbiamo detto di sì, ma non devono abbandonarci nella lotta contro il terrorismo”, ha affermato Erdogan.

Dopo il vertice, Stoltenberg, non sapendo che pesci prendere, disse che gli alleati non avevano discusso su come designare l’YPG durante i loro colloqui.

L’Intelligence USA ha affermato che l’Iran sta segretamente immagazzinando missili in Iraq.

2019-12-05

Un possibile arsenale iraniano offshore potrebbe fornire la superiorità a Teheran e alle forze armate della nazione in un possibile scontro con gli Stati Uniti e i suoi alleati regionali, ha detto il New York Times mercoledì, citando funzionari militari e di intelligence degli Stati Uniti.

Secondo i rapporti dei media, le fonti dell’intelligence hanno rifiutato di nominare il tipo esatto di missili presumibilmente introdotti clandestinamente in Iraq, rilevando tuttavia che i missili a corto raggio hanno un raggio di poco più di 600 miglia, il che significa che uno sparato dalla periferia di Baghdad potrebbe raggiungere il territorio di Israele.

Le installazioni petrolifere saudite sono state attaccate con 18 droni e 7 missili da crociera iraniani

Fin da ottobre, l’Iraq è stato attraversato dalle proteste antigovernative a livello nazionale, con centinaia di migliaia di persone che chiedevano le dimissioni del governo, le riforme economiche e la fine della corruzione. Secondo quanto riferito, i disordini hanno visto la morte di oltre 400 persone e altre centinaia di feriti nei violenti scontri con le forze armate.

La USS Forrest Sherman ha sequestrato parti di missili rinvenute a bordo di una nave nel Golfo dell’Oman la scorsa settimana, un ufficiale americano anonimo ha riferito all’Associated Press mercoledì. Il funzionario ha detto che le armi erano collegate all’Iran e credevano di essere legate allo Yemen e al movimento militante sciita di Houthi lì.

L’USS Forrest Sherman (DDG-98) è un cacciatorpediniere missilistico di classe Arleigh Burke della Marina degli Stati Uniti.

Mercoledì scorso, il portavoce del Pentagono, il comandante Sean Robertson, ha dichiarato che gli Stati Uniti stavano indagando su presunte parti di missili iraniani a bordo di una nave senza bandiera nel Mar Arabico, recentemente scoperta dalla Marina statunitense, aggiungendo che una prima informazione indicava che i “componenti missilistici avanzati” sarebbero arrivati dall’Iran. “È in corso un’indagine più approfondita”.

L’AP ha riferito, citando i funzionari statunitensi, che i componenti missilistici sarebbero stati diretti ai ribelli nello Yemen, il che è vietato ai sensi di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

La notizia relativa alla scorta segreta di armi iraniane in Iraq arriva sulla scia di un rapporto dei media che afferma che il Pentagono prevede di dispiegare ulteriori 14.000 truppe statunitensi in Medio Oriente per scoraggiare la minaccia di Teheran.

Il portavoce del Pentagono ha, però, negato il rapporto mercoledì.

Mercoledì il Wall Street Journal ha affermato in precedenza, citando fonti, che il dispiegamento aggiuntivo raddoppierebbe il personale inviato nella regione dall’inizio dell’accumulo militare degli Stati Uniti a maggio – esattamente un anno dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal Piano d’azione congiunto globale del 2015 (JCPOA), noto anche come accordo nucleare iraniano.

Le tensioni nel Golfo Persico sono aumentate da attacchi misteriosi alle petroliere all’inizio di quest’anno, compreso al largo delle coste degli Emirati Arabi Uniti, nonché da attacchi di droni sui giacimenti petroliferi sauditi il 14 settembre. L’amministrazione Trump ha incolpato l’Iran per gli incidenti. Teheran ha negato qualsiasi illecito.

Sconosciuti colpiscono con razzi e mortai la base irachena che ospita truppe statunitensi

Due colpi di mortaio sono “atterrati” all’interno della base aerea di Balad in Iraq, hanno riferito fonti militari irachene giovedì.

Secondo Reuters, le fonti hanno aggiunto che non ci sono notizie di vittime a seguito dell’attacco.
La base aerea di Balad ospita truppe e appaltatori statunitensi; si trova a circa 80 km a nord di Baghdad.

All’inizio di questa settimana, cinque razzi sono atterrati alla base aerea di Al-As’ad, che ospita anche le forze statunitensi nell’Anbar occidentale; inoltre non ha causato vittime.

Le forze statunitensi sono state presenti in diverse basi militari ad Anbar, Salaheddine, Ninive e nella capitale Baghdad, come parte di “una” coalizione internazionale.

2770.- Gli industriali tedeschi hanno creato l'euro per colonizzare l'Europa meridionale

RIFONDIAMO L’EUROPA

Il mercantilismo tedesco si riproduce e risorge dopo ogni sconfitta. Dopo aver fallito con le armi, ha creato l’euro per colonizzare l’Europa meridionale e vi è riuscito, avvalendosi di politici senza scrupoli e sfruttando il bisogno di grandeur della Francia . Ha demolito in poco più di dieci anni le basi dell’economia, la costituzione economica, condizione di attuabilità dei nostri principi, la forza industriale creata dai lavoratori italiani e, ora, attenta al nostro risparmio. Il mercantilismo tedesco ha sbagliato i suoi piani, né più né meno di come li sbaglio il militarismo. Ha raggiunto, infatti, il suo apice e da un anno almeno ha iniziato a calare. MES o non MES, sta fallendo e ci trascinerà nel baratro, a meno che non si faccia tabula rasa di questa anomalia istituzionale chiamata Unione. Il mercantilismo tedesco ha cooptato la nostra democrazia con le sue istituzioni. Oggi, è costretto a riproporsi, ma non potrà farlo senza concedere una Costituzione e una partecipazione politica reale al resto dell’Europa, a meno che non accetti un livello di parità, che sarebbe la sua fine o che non abbandoni lui per primo l’eurozona, che gli ha portato l’impero. Comunque sarà, ci ha portato per la terza volta in un secolo alle soglie della povertà e, questa volta, mentre le nuove potenze asiatiche bussano alle porte. Ci sono popoli che portano sfortuna. Il mercantilismo porta sfortuna: vince le battaglie e perde le guerre. Ha portato all’estremo la competizione economica, a spese degli stati sociali, i cui principi avevano fatto grande la nostra Costituzione. A quanti, forse in buona fede, lo osannano, a quanti auspicano addirittura un esercito europeo sotto la sua guida, chiedo: Rifondiamo l’Europa. Poniamo al suo centro la dignità della persona umana, non la competitività sui mercati mondiali.

Tom Luongo, Wed, Dec 4, 2019 Russia Insider Tip Jar

Ma la pira è costruita, le torce sono accese e tutto ciò che rimane è trascinarvi il cancelliere Angela Merkel e dare fuoco a tutto.

Per coloro che vogliono capire gli impulsi fondamentali che hanno portato l’Unione europea a dove si trova oggi e il ruolo centrale della Germania, è necessario leggere “Il cuore marcio dell’Europa di Bernard Connolly”.

È un libro che maledice praticamente tutti nella loro spinta monomaniacale per il Progetto europeo, ma la Germania, in particolare, per me, si imbatte nel peggio.

Perché il progetto dell’euro, come valuta, è stato guidato dagli industriali tedeschi alla ricerca del vantaggio che una moneta unica avrebbe potuto apportare loro.

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Questo è un punto che ho ribadito molte volte che il tasso di cambio unico sottostima il valore delle entità industriali dell’Europa settentrionale, mentre sopravvaluta la capacità produttiva dell’Europa meridionale.

Inoltre, ha aumentato l’effettiva qualità del debito di quei paesi, molto al di sopra del tasso di mercato. Ciò ha permesso loro di prendere prestiti a tassi molto più bassi di quanto sarebbero mai stati in grado di fare.

Ciò ha portato esattamente al punto dove siamo oggi, con enormi squilibri interni che hanno svuotato queste economie, hanno eroso ulteriormente la loro capacità produttiva e competitive e li hanno lasciati con una montagna di debito non pagabile che viene quindi utilizzato come ulteriore mezzo per estrarre l’ultima vera ricchezza del paese quando l’inevitabile crisi colpisce e il debito deve essere ristrutturato.

E pensare che questo punto non è stato compreso dalle persone che hanno progettato l’euro deve essere ingenuo. Questo è un punto sollevato non solo da Connolly, ma anche da Gyorgy Matolcsy, il presidente della Banca centrale ungherese.

Grazie a un lettore abituale molto generoso sto leggendo il suo libro “The American Empire vs. il sogno europeo “in questo momento. E Matolcsy apre il libro con un attacco atroce all’euro e come non avrebbe mai dovuto essere introdotto in primo luogo.

Perché gli effetti della moneta unica sono stati del tutto prevedibili. Ma fa un punto ancora più grande di quanto Connolly abbia fatto nel suo libro. Germania, attraverso l’estrazione della ricchezza e la raccolta degli affitti grazie all’arbitraggio del tasso di cambio.

Potrebbe far arrabbiare i miei lettori tedeschi sentirlo, ma, ancora, se non pensavi che questo fosse il piano di alcuni, da sempre, colonizzare paesi come la Grecia, che non poterono essere annessi militarmente durante la Seconda Guerra Mondiale, allora, non puoi comprendere perché il resto dell’Europa si sta arrabbiando.

Ma Matolcsy compie un ulteriore passo avanti nelle sue critiche alla Germania, affermando che se quell’estrazione della ricchezza fosse stata distribuita in tutta l’UE, nel corso degli oltre vent’anni dell’euro tramite investimenti, oggi le cose starebbero molto meglio.

Ma la Germania non ha mai rinunciato alla sua mentalità mercantilista, preferendo invece vendere BMW e Porsches spagnole e greche, prestando loro il denaro a tassi di interesse ridotti per farlo.

E, poi, quando le bollette arrivano da pagare, richiedono l’austerità per ripagarle e chiamarle deadbeat nel processo.

Ecco perché la Germania, oggi, è il centro marcio di un aspirante impero europeo in rovina. E perché tutti, compresi i tedeschi, saranno ora impoveriti con il collasso della catena montuosa di debiti non pagabili.
Gli imperi marciscono sempre dall’interno.

L’impero americano si trova di fronte allo stesso identico problema, ma poiché è la valuta di riserva del mondo e ha il più grande short sintetico nei suoi confronti, verrà semplicemente colpito in seguito.

Questo è il motivo per cui Dow Jones Industrials e S & P500 sono scambiati ai massimi storici nonostante gli ultimi salvos della guerra commerciale del presidente Trump in Cina e il DAX tedesco stia lottando per raggiungere il massimo dei suoi massimi del 2018.

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Il Dow sta soppesando le differenze nelle incertezze politiche ed economiche tra gli Stati Uniti e la Germania. Perché …

La grande notizia è che il socio della coalizione di Angela Merkel, i socialdemocratici (SPD), ha appena eletto una nuova leadership che è ostile alla coalizione di governo mentre incolpano Merkel per il loro collasso come forza politica a livello nazionale. Ciò mette a repentaglio il futuro politico della Merkel o, come minimo, assicura che abbia ancora meno controllo su un governo tedesco perlopiù bloccato.

Negli ultimi due mesi abbiamo visto i mercati in generale tirare un sospiro di sollievo dopo che la Fed e la BCE sono intervenute per fornire liquidità. Ma ciò non risolve i problemi sottostanti, li ritarda solo per qualche mese in più riflettendo la curva dei rendimenti, in questo caso gli Stati Uniti e la Germania.

Ma il commercio di reflation (1) è il nuovo dominante o semplicemente rappresenta una pausa tra le crisi, come suggerisce Jeff Snider di Alhambra Partners?

La mia ipotesi è quest’ultima, in quanto la Fed continua ad accumulare il termine Repos nel suo bilancio, ora più di $ 207 miliardi da settembre, e un’altra operazione di pronti contro termine di 42 giorni ieri che è stata superata di 2 volte.

Sicuro che potrebbero essere normali shenanigans di fine trimestre, ma perché? E porremo queste stesse domande quando questi repository di 42 giorni scadono alla fine di gennaio?

Le domande più frequenti sono: cosa sta facendo sì che le banche statunitensi abbiano bisogno di così tanti dollari per mantenere liquidi i mercati monetari? E perché tutti stanno lottando con questa carenza di dollari?

Poiché tutti sentono la stessa cosa, qualcosa cambierà in modo sostanziale e quando lo farà vorranno dollari, non euro, sterline, yen o yuan.

L’economia tedesca sta rallentando. Lo sta facendo da più di un anno.

E quando il commercio di reflation sarà terminato, i mercati che non hanno raggiunto nuovi massimi saranno molto più vulnerabili al collasso. L’impero mercantilista multigenerazionale tedesco ha raggiunto il suo apice. Non può spingersi oltre senza concedere un terreno politico al resto dell’Europa o abbandonare la cosa che ha creato l’impero in primo luogo, l’euro.

Questo è il problema centrale che sta al centro del progetto europeo. E, MES o non MES, non può essere portato avanti molto più a lungo.


Russia Insider Tip Jar

(1) La reflazione è l’atto di stimolare l’economia aumentando l’offerta di moneta o riducendo le tasse, cercando di riportare l’economia (in particolare il livello dei prezzi) alla tendenza a lungo termine, a seguito di un calo del ciclo economico.

2769.-Moavero sbianca Conte sul Mes

Siamo uomini o caporali? Questo nessuno, fino a ieri parafulmine di un governo impresentabile, vuole vestirsi da statista raccontandoci delle balle? I risultati, in Italia e, ieri, alla NATO e, per memoria, fino al meeting di Palermo non premiano.

FRANCESCO DAMATO 5 DICEMBRE 2019

Movaero

I GRAFFI DI DAMATO SUL PREMIER CONTE SMENTITO DALL’EX TITOLARE DELLA FARNESINA ENZO MOAVERO MILANESI SUL MES

Pur in tutt’altre faccende affaccendato in quel di Londra per il vertice della NATO in occasione del settantesimo anniversario della sua fondazione, Tra foto con l’amico Donald Trump e il principe ereditario di lunghissimo corso della Gran Bretagna, se riuscirà mai a sopravvivere alla madre, il presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte non deve avere accolto bene la notizia giuntagli da Roma del suo ex ministro degli esteri Enzo Moavero MILANESI,che lo ha smentito sull’affare del MES, o Fondo Europeo Salva-Stati.

Altro che I 26 — ventisei, in lettere — “sbugiardamenti” di Matteo Salvini, e in fondo anche del pur non nominato e tuttora alleato Luigi Di Maio, contati e attribuiti come altrettanti trofei  a Conte dall’ormai adorante FATTO QUOTIDIANO riferendo della sua “informativa” alle camere sul meccanismo europeo di stabilità, con annessi e connessi.

LA RISPOSTA DI MOAVERO MILANESI

Ospite con l’ex collega di governo Matteo Salvini di un convegno sull’Europa svoltosi in un albergo capitolino, l’ex ministro degli esteri ha così risposto all’indiscreto direttore del TEMPO Franco Bechis sulle discussioni e deliberazioni prese sul MES e dintorni, secondo l’informativa parlamentare di Conte, in consiglio dei ministri durante la stagione gialloverde della sua presenza a Palazzo Chigi: “Se per parlare intendano analisi approfondite, io non ne ricordo. se intendiamo averlo menzionato di tanto in tanto, è stato menzionato”.

La puntualizzazione, chiamiamola così, di Enzo Moavero Milanesi coincide con la rivelazione fatta dall’ex ministro dell’economia Giovanni Tria il giorno prima dell’informativa di Conte alle camere e ignorata dal presidente del consiglio nella presunzione, evidentemente, di esorcizzarla con la benevolenza, se non vogliamo chiamarla complicità, di buona parte dei giornali italiani.

CHE COINCIDE CON QUELLA DI TRIA

Tallonato, in particolare, da  un ipercritico Giulio Tremonti, uno dei suoi predecessori nel superministero nato con l’unificazione dei dicasteri del bilancio, del tesoro e delle finanze, il professore Tria rivelò nella trasmissione televisiva domenicale condotta da Lucia Annunziata che in un suo passaggio decisivo il MES non fu portato in consiglio dei ministri, precisando che non fosse quella la sede, evidentemente per valutazione del presidente Conte.

questi purtroppo sono i fatti. e se non coincidono, o non coincidono perfettamente, con quelli riferiti dal presidente del consiglio prima alla camera e poi al senato sventolando fogli, citando organismi, date, nomi e quant’altro, alternandoli con pause oratorie ad effetto di cui è obiettivamente e lodevolmente diventato maestro da autodidatta, non risultando sue partecipazioni a corsi teatrali o simili, temo che la colpa non sia del caso. o non solo del caso. ma penso anche, francamente, che ciò non basti lo stesso ad avvalorare quell’accusa un po’ troppo cervellotica, e tutta politica, o da campagna elettorale permanente, di alto tradimento rivolta a Conte da Salvini, che lo ha scambiato per il Capo dello Stato: l’unico che possa essere chiamato a rispondere di questo reato, e neppure in un tribunale ordinario, ma davanti alla Corte Costituzionale.

Siamo solo alle prese con un affaraccio politico, e col diritto non pregiudicato del Parlamento di dire l’ultima parola con la ratifica o no di un eventuale trattato internazionale, o comunitario, come preferite.

2768.- Il “dossier” di Savona sul Mes che ha svelato tutte le trappole. di Maurizio Blondet

Non si può competere in Europa con uomini di governo inventati dall’oggi al domani.

Angelo Scarano – Mer, 04/12/2019 – 09:48

I rischi del Mes sono stati valutati attentamente dal governo giallorosso? Dopo il dibattito in Aula sul fondo Salva-Stati in cui è andato in scena lo scontro acceso tra il premier Conte e il leader della Lega, Matteo Salvini, arriva a sorpresa proprio la frenata da parte di Palazzo Chigi che non esclude un rinvio sull’accordo per il Mes.

Ma in questo quadro di attacchi e accuse c’è una questione che in questi giorni torna spesso sul campo dello scontro: il governo gialloverde sapeva già delle trapopole del Mes? Il premier Conte di fatto era a conoscenza già da tempo delle gabbole del nuovo Fondo Salva-Stati? A chiarire questo punto probabilmente è un report inviato dall’allora ministro alle Politiche Comunitarie del governo gialloverde, Paolo Savona. Come riporta ilMessaggero, proprio Savona aveva inviato ai ministri, ai Commissari Ue e ai vertici della Bce un report dal titolo “Una politeia per un’Europa diversa. Nel dossier venivano affrontati anche tutti i rischi legati al Mes. E Savona nel suo documento non esprimeva certo un parere positivo sul Fondo Salva-Stati: “La proposta in discussione di creare un fondo europeo per gli interventi, comunque lo si chiami”, si leggeva nel documento, “oltre a disporre di risorse insufficienti, ha il duplice difetto di riproporre la parametrizzazione degli interventi, invece di valutare caso per caso secondo una visione politica comune. Essa inoltre ripropone i difetti della condizionalità restrittiva per la politica fiscale dei paesi che a esso ricorreranno, rendendo il meccanismo rigido nell’ applicazione e con effetti deflazionistici”. Parole fin troppo chiare che a quanto pare non hanno però cambiato la posizione del premier Conte che con l’approdo nel governo giallorosso ha di fatto confermato il suo semaforo verde al Mes. E uno dei punti messi in discussione in questi giorni riguarda la valutazione dei debiti pubblici e gli automatismi per la loro ristrutturazione.

All’articolo 3 del Mes si dà la possibilità a Commissione e Bce di valutare la sostenibilità del debito pubblico di uno Stato membro. Una pagella che potrebbe dare il via ad una serie di operazione automatiche per un risanamento. ed è proprio questo il nodo da sciogliere che di fatto ha lasciato il Mes nel pantano del dibattito parlamentare. Il governo in questo momento non può far nulla per modificare i pilastri del trattato. L’unica mossa che il governo (sotto le pressioni di opposizioni e parte dei grillini) sta cercando di portare avanti è quella di mettere le mani sugli allegati e tutti quei documenti tecnici che però restano una sorta di “contorno” al “piatto forte” che va a ridisegnare le regole per il risanamento del debito pubblico. Gli accordi di giugno scorso raggiunti dall’allora ministro del Tesoro Tria e poi ratificati dal premier restano comunque inemendabili.

E a quanto pare in Europa c’è fretta di chiudere l’accordo. Bruxelles ha fatto sapere di pretendere una chiusura del patto in tempi brevi salvo poi aprire ad un rinvio di circa due mesi. Ma è da Berlino e dai falchi tedeschi che arriva il pressing più pesante. Proprio ieri l’ex Commissario Ue al Bilancio, il tedesco Oettinger ha fatto sapere che i problemi legati ad un rinvio in Italia sul Mes “vanno risolti”. Un diktat che fa lievitare la tensione attorno un trattato che di fatto può cambiare radicalmente gli equilibri in Europa.

2767.- L’Italia a Londra è stata esclusa da un incontro sulla Libia. Conte, vada via!

Non si può competere in Europa con uomini di governo inventati dall’oggi al domani.

Scandaloso! L’Italia esclusa dal vertice europeo sulla Libia. Regno Unito, Francia, Germania e Turchia si sono visti a margine del vertice Nato per parlare della situazione libica, ma l’Italia non è stata invitata. 
«l’Italia è il primo Stato interessato direttamente a quello che avviene sul campo in Libia, ma da mesi siamo politicamente inattivi», questo il desolante parere, riportato dalla stampa, di fonti della Farnesina. Queste sono purtroppo le conseguenze che si pagano quando si ha un Governo che non si preoccupa di difendere l’interesse nazionale ma solo le proprie poltrone. Prima cade il Governo PD – M5S e meglio è per l’Italia. Giorgia Meloni.

Mauro Indelicato , 4 DICEMBRE 2019

Nel vertice Nato in corso in queste ore a Londra, uno sguardo è stato dato ovviamente anche alla crisi libica. Impossibile non parlare di Libia quando, attorno ad uno stesso tavolo, sono seduti alcuni dei leader più importanti impegnati politicamente nel paese nordafricano.Per questo motivo, a margine del primo giorno di vertice dell’alleanza atlantica, è stato organizzato un mini incontro volto a lanciare un comune documento politico proprio sulla Libia. Ma il vero segnale di natura politica non è arrivato dal documento in sé, quanto invece da un’esclusione eccellente che ha fatto molto rumore: quella cioè dell’Italia.

Vertice a quattro senza l’Italia

Siria e Libia sono alcuni degli argomenti più importanti in esame nel summit Nato in corso nella capitale del Regno Unito. Per questo, a margine del primo giorno del vertice, è stata organizzata una riunione che ha visto la presenza di quattro capi di governo: il padrone di casa Boris Johnson, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron ed il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Un vertice a 4 in cui sono stati toccati i punti più salienti riguardanti la crisi siriana e libica. Escluso da questo mini summit il presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte, che pure in quel momento era già a Londra.

Dalla riunione a 4, come detto, è uscito fuori un documento politico in cui viene espresso supporto all’azione dell’inviato delle Nazioni Unite, Ghassan Salamè, e nel quale è emerso l’auspicio di un processo politico interno alla Libia facilitato dalle azioni dell’Onu e del Format di Berlino, meglio noto anche come “gruppo 5 + 5”, visto che al suo interno sono compresi i cinque paesi con seggio permanente all’Onu con l’aggiunta di Germania, Italia, Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Sotto il profilo politico, viene quindi ribadita la volontà di giungere ad un percorso condiviso tra i vari attori maggiormente protagonisti in Libia. Ma il problema non secondario per l’Italia, è dato dal fatto che a margine del testo non vi è la firma di un nostro rappresentante. Un segnale molto negativo, un ennesimo campanello d’allarme: Roma, che fino a pochi mesi fa ancora perseguiva l’ambizione di guidare una cabina di regia sulla Libia, sta seriamente rischiando di essere sempre più marginale nel dossier che riguarda il paese nordafricano.

Perché l’Italia rischia la marginalizzazione

Come già sottolineato nei giorni scorsi, ad alimentare i rischi per il nostro paese è complessivamente la mancanza di una chiara visione strategica sulla Libia. A mancare è cioè l’incipit politico e questo principalmente per due motivi: da un lato continui cambi di governo che non favoriscono certamente l’individuazione di una strategia a lungo termine, dall’altro il fatto che l’attuale esecutivo è distratto da altri dossier interni. Lo stesso Giuseppe Conte, che lo scorso anno si è mostrato molto attivo andando ad incontrare personalmente sia a Roma che in Libia i principali attori politici e militari impegnati nel paese nordafricano, oggi appare impegnato nella gestione di altre situazioni politiche ed economiche afferenti alla sfera interna.

Così facendo però, l’Italia potrebbe seriamente rischiare di uscire di scena o comunque di apparire come un attore impegnato tra le linee secondarie e non più protagonista. Eppure Roma ha in Libia molti interessi nazionali da salvaguardare, a partire da quello inerente il settore petrolifero fino ad arrivare al discorso riguardante sicurezza ed immigrazione. Perdere di vista lo scacchiere libico equivarrebbe dunque ad un vero e proprio suicidio politico. L’Italia, ancora una volta, deve adesso cercare di mettere nuovamente le mani sul dossier più delicato per la sua politica estera.

2766.- Ecco come Centeno dell’Eurogruppo smentisce Conte sul Mes e gela l'Italia: "Non vedo motivo per riaprire il testo". Ma, poi…

Il portoghese Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo, ci aveva gelato escludendo possibili modifiche alla riforma del trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità, MES: “Non vediamo ragione per cambiare testo”. Aveva detto: “L’accordo politico è già stato raggiunto mentre i Paesi stanno ora lavorando solo su alcune tecnicalità”. Ma Conte serve a quei burocrati di Bruxelles e, infine, ieri sera è stato deciso il rinvio della discussione all’Eurogruppo previsto per gennaio, anziché la prossima settimana. La discussione continuerà su alcune parti del Mes, in particolare quella sulle controverse clausole di azione collettiva”, 

di Michelangelo Colombo

Che cosa aveva detto il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes)

Non ci sono margini e tempi per modificare il Meccanismo europeo di stabilità (Mes). L’accordo politico è stato chiuso da tempo e ora si lavora solo su questioni tecniche di dettagli ma non sull’impostazione generale.

E’ quello che in sostanza ha detto ieri il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, a margine della riunione dei ministri delle Finanze dell’area euro a Bruxelles. Di fatto quindi smentendo gli annunci fatti in Parlamento dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che durante l’informativa urgente in settimana alla Camera e al Senato aveva fatto balenare la possibilità di modifiche di sostanza al Mes. Ma vediamo che cosa ha detto precisamente Centeno.

ECCO LE PAROLE DI CENTENO SUL MES

“Non vediamo la necessità” di rinvii più lunghi dell’approvazione della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità per consentire di modificarla. “Stiamo lavorando sugli aspetti tecnici ora: l’accordo politico è stato raggiunto ed è importante che ci sia un dibattito politico in tutti gli Stati membri. Di certo i ministri lo sottolineeranno: non vedo spazio” per rinvii lunghi. Lo dice il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, a margine della riunione dei ministri delle Finanze dell’area euro a Bruxelles.

LE DECISIONI SONO STATE PRESE A GIUGNO

Nel corso dell’Eurogruppo di oggi “prenderemo atto” della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, sulla quale “abbiamo lavorato molto quest’anno” e sulla quale “abbiamo preso una decisione in giugno”, con “la prospettiva di firmare i cambiamenti del trattato all’inizio dell’anno prossimo”, ha aggiunto il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, a margine della riunione a Bruxelles.

Questi i contenuti della relazione di Start, ma possiamo aggiungere che:

LE FIRME DI TRIA O DI CONTE NON VALGONO UNA RATIFICA

La Risoluzione in Assemblea 6-00076 parlava chiaro e Conte, rappresentante del potere esecutivo, non ha eseguito la volontà del Parlamento, potere Legislativo che deve esprimere la volontà del Popolo sovrano, anzi, sempre l’unico sovrano. La sovranità “appartiene” al popoloe significa che non la cede agli eletti. Conte ha violato La legge n. 234 del 2012 sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa europea. Non ha assicurato la coerenza con gli atti di indirizzo approvati dalle Camere. La partecipazione del Parlamento alla definizione della politica europea dell’Italia e al processo di formazione degli atti dell’UE è vitale, anche e sopratutto perché non abbiamo una Costituzione europea. Vale la legge del più forte e di chi riesce a cooptare i nostri rappresentanti per fare approvare una riforma del Mes peggiorativa per noi, come, appunto, è nelle intenzioni di Francia e Germania.
Ma le firme di Tria o di Conte non valgono una ratifica e, se l’eurogruppo si è fatto vendere il Colosseo – e in cambio di che?-, faccia ammenda perché, se il MES serve alle banche tedesche, l’Italia serve all’Unione europea. Vedremo se il popolo italiano, destatosi – solo in parte – manterrà alto il livello di attenzione su questa ennesima rapina, fino a gennaio. Vedremo se qualcuno, magari il presidente della Repubblica, un garante della Costituzione, si accorgerà che il “Bail-in” è incostituzionale e deve essere cancellato, né più né meno come è incostituzionale e deve essere cancellato il Pareggio di bilancio. Vedrei bene, poi, se gli insigni costituzionalisti italiani, che ascolto, vorranno produrre una Proposta di Costituzione europea fondata sulla dignità dei lavoratori e non principalmente sulla competitività. Sarebbe un degno contributo alla RIFONDAZIONE EUROPEA da questo Paese orgogliosamente fondatore.