3309.-VOCI DI POPOLO, VOCI DI DIO

Conte: “ Mi assumo la responsabilità politica. Bravo, e quella penale?

Grande Magistratura !? Vedremo! Arrivati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma avvisi di garanzia ex art. 6, comma 2, legge costituzionale n. 1/1989 a Conte e ai ministri Bonafede, Di Maio, Gualtieri, Guerini, Lamorgese e Speranza, relativamente alla gestione dell’emergenza Coronavirus, per attentato alla Costituzione e altro. In particolare, l’Avviso riguarda la trasmissione al Collegio di cui all’art. 7 della citata legge cost. 1/1989 degli atti di un procedimento penale iscritto per i delitti di cui agli articoli 110, 438, 452 e 589, 323, 283, 294 Codice Penale: epidemia, delitti colposi contro la salute, omicidio colposo, abuso d’ufficio, attentato contro la Costituzione, attentato contro i diritti politici del cittadino. Questo avviso di garanzia è stato originato da varie denunce da parte di soggetti terzi – avvocati – provenienti da varie parti d’Italia. Si tratta di denunce che riguardano la gestione dell’emergenza COVID. A dimostrazione di quale sia lo stato della giustizia e della politica in Italia, Palazzo Chigi si è affrettato a rilasciare una nota in cui si legge che la trasmissione da parte della Procura al Collegio, in base alle previsioni di legge, è un atto dovuto. Finirà al tribunale internazionale.”

Il quesito che ci poniamo è: Come possiamo prestare fede a questa Magistratura, all’evidenza, politicizzata? E torniamo al vulnus della democrazia e della stessaRepubblica italiana. Il caso Palamara, ma non ce n’era bisogno, ci ha detto che la Magistratura obbedisce a un partito politico, il PD, quindi, è politicizzata e da, almeno, l’elezione di Napolitano. Ora, la Repubblica Italiana, democratica, si fonda sulla divisione dei poteri. Vale a dire che il Potere Legislativo: il Parlamento, è diviso dal Potere Esecutivo: il Governo. La Magistratura non è un potere, ma una funzione: la Funzione Giurisdizionale ed è autonoma e indipendente dai due poteri. A garanzia di questa autonomia e indipendenza e nostra, c’è il Consiglio Superiore della Magistratura, C.S.M., al cui interno, la sezione disciplinare garantisce che la giustizia sia esercitata in modo autonomo e indipendente, anzitutto, dalla politica e dai due poteri su citati. A garantire questo assetto, fondamentale per l’esistenza dello Stato, è stato chiamato il Presidente della Repubblica, che è anche Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. L’art. 31 della legge 195/1958 sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura, dice che il presidente deve sciogliere il C.S.M. se non può funzionare. È di tutta evidenza che così , essendo stato politicizzato, per giunta da un partito unico (l’art. XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana vieta la riorganizzazione del partito unico: “E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Sotto qualsiasi forma!), il C.S.M. doveva e deve essere sciolto e che il presidente deve rispondere di questo che è un reato. E, qui, il problema vero della Costituzione: I padri costituenti hanno posto a sua garanzia e tutela la Corte Costituzionale e il Presidente della Repubblica, ma non ci hanno garantito sufficientemente dal garante.

Come i cittadini hanno reagito alla notizia degli avvisi di garanzia ex art. 6, comma 2, legge costituzionale n. 1/1989 a Conte e ai ministri Bonafede, Di Maio, Gualtieri, Guerini, Lamorgese e Speranza:

“Atto dovuto a seguito delle denunce di Taormina. La Procura stessa si premura di dichiarare manifestamente infondate le notizie di reato e preannuncia richiesta di archiviazione. Verrà archiviato? Vedremo ci sono migliaia di denunce ognuna seguirà un iter diverso”.

“Abbiamo una grande magistratura che ha iniziato ad intervenire. Molti i reati ipotizzati tra i quali la limitazione della libertà personale. Gravissimi reati. Secondo me arriveranno anche a Luca Zaia e Giunta che addirittura aveva inasprito le limitazioni dello Stato con i 200 metri e altro. Crollerà presto tutto e la classe politica italiana verrà decapitata”.

Finirà archiviata nel porto delle nebbie. I pm sono sempre al servizio dell’ oligarchia globalista che ha nel governo Mattarella/Conte il suo baluardo. La Repubblica https://repubblica.it/politica/2020/08/13/news/inchiesta_coronavirus_avvisi_garanzia_conte_e_ministri-264550317/

“.. Conte e governo vanno perseguiti penalmente per averci seguestrato e arrestati e ha restate ai domiciliari come dei criminali. Non c’è stata nessuna epidemia ma semplicemente un’influenza con contagiati e morti rispetto agli anni scorsi. Un virus che ora ha perso la sua virulenza non per le mascherine che ci obbligano a portare e togliere a seconda in quale luogo ci troviamo. Il terrore mediatico continua ora con l’obbligo dei vacini andando addirittura contro i trattati di Ginevra. La cosa che mi sorpremde e mi lascia alibito è il comportamento del popolino che ancora non si accorge del disastro economico e sanitario perpetrato da questo governo di incapaci. Dovranno pagare e risarcire tutti gli italiani! “

Settecento professionisti denunciano il rischio di una «manipolazione delle masse» nell’allerta permanente dell’esecutivo. I bimbi hanno sofferto le conseguenze più gravi sulla psiche. Recalcati dà del malato a chi osa criticare il governo? «È gravissimo»

“Perché a noi italiani in nome del covid sono stati soppressi diritti fondamentali come la libertà personale,ed è intollerabile che clandestini invece continuino ad invadere impunemente la Nazione” e a violarne leggi e costumi?

Siciliana furiosa contro Conte: “Sei un fetuso. Hai scaricato in Sicilia centinaia di risorse INPS clandestini infetti, molti dei quali girano liberamente tra la gente. Tutta l’Italia lo deve sapere: hai portato il Covid19 in Sicilia. Sei un fetuso!” Indegno. RadioSavana.

Più contagi ci sono più è giustificato e giustificabile lo stato di emergenza, più si allontanano le elezioni, più tardi arriverà la cacciata di questi buffoni dal governo.

E le mascherine? E il distanziamento sociale? E il vairus?

e, per meglio comprendere quanto sia facile dominare le menti degli italiani, stanchi, anzi, stancati dalla politica, almeno, a partire da “mani pulite”, che pulite non erano:

“Mia madre al bar è stata chiamata “complottista” per aver osservato che indossare la mascherina alla cassa non ha senso se poi va tolta al bancone. Questa scena spiega tutto. Le persone pensano quello che vuole il sistema. Il regime c’è perché gli uomini hanno smesso di ragionare.”

Vado a concludere.


Tirate le somme: Il popolo è sovrano. Il presidente non è un sovrano, il Parlamento, il Governo nemmeno; ma questo popolo sa cos’è un sovrano? Ci hanno divisi in tanti partiti, sviato i nostri pensieri, minate le certezze. Amiamo la terra che accolse i nostri morti e ci unisce. Baciamola insieme, uniti nei suoi valori. Poi, candidatevi a guidare anche me: se sarete capaci! In bocca al lupo!

L’art. 31 della legge 195/1958 sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura, dice che il presidente deve sciogliere il C.S.M. se non può funzionare.

3308.- Patrizi e Plebei: mascherine e distanziamento solo se siete dei poveracci (di Giuseppe PALMA)..

Sera del 10 agosto. Notte stellata, ma anche di Stelle cadenti. Dalla notte di San Lorenzo del Pascoli alle notti dei novelli scriba del potere, il declino dell’intellighenzia nostrana è un fatto compiuto, sotto gli occhi di tutti. E fin qui nulla di nuovo. Ma che ora quel declino culturale, forse irreversibile, diventi élite, è davvero troppo. Nella notte stellata del poeta della cavallina storna, Ministro degli Esteri e novelli scriba del potere si fanno fotografare senza mascherina e senza distanziamento sociale. Forse ciascuno era con la propria fidanzata, non lo so, ma credo altamente improbabile che i sei della foto siano tutti conviventi dello stesso nucleo familiare. Una foto pubblicata addirittura sul profilo facebook del titolare della Farnesina, con tanto di abbracci e risate. La versione moderna dell’ “io so’ io, e voi non siete un cazzo” di sordiana memoria: 

Per carità, va benissimo, se non fosse che da cinque mesi il popolo italiano è bersagliato da spot di ministri, scrivani e virologi da passerella – uno contro l’altro che dicono tutto il contrario di tutto – sull’obbligo di indossare la mascherina e di mantenere il distanziamento sociale. Da un lato i Plebeiinseguiti sulla spiaggia dagli elicotteri, dall’altro i Patrizi che si fanno fotografare senza mascherina e senza rispettare la distanza personale di almeno un metro. Eppure sono mesi che i Patrizi dicono ai Plebei di mettere la mascherina e di mantenere la distanza sociale! E se qualche Plebeo non si adegua, nella migliore delle ipotesi è trattato come un novello Gian Giacomo Mora, il nuovo untore da sbattere in pasto all’ira del popolaccio, nella peggiore un “negazionista” da bastonare, da condannare a damnatio memoriae. E se appartieni o sei simpatizzante di un qualsiasi partito dell’opposizione, meriti la crocifissione in sala mensa, di fantozziana memoria.

Ma se sei uno che sta dalla “parte giusta”, quella del recinto giallo-rosso ben appoggiato dalla stampa di regime, la mascherina non serve a nulla. Esattamente come il distanziamento sociale, roba da Plebei.

Ed ecco che allora anche quelli delle scie chimiche possono diventare élite, novelli Patrizi. Tacete, Plebei! Indossate la mascherina e siate vigili, altrimenti sarete sbattuti in casa per un nuovo lockdown. “Noi semo noi, e voi non siete un cazzo!“.

di Giuseppe PALMA

3307.- La fantastica mediazione di Angela Merkel con Erdogan

di Maurizio Blondet

Il 22 luglio scorso,  Angela Merkel sembrava aver scongiurato con la sua    frettolosa   mediazione  un conflitto tra Atene ed Erdogan,  con navi da guerra dei due paesi che si affrontavano, “la  messa in stato di allerta delle forze armate greche, e  di prove di forza da parte della Marina militare turca”  – imo aveva accettato di “ sospendere ” le attività per condurre   sondaggi alla ricerca di gas e petrolio  a sud di Kastellorizo ​​(isola greca); Merkel aveva invitato lui e i greci a avviare “un dialogo”   allo scopo  di   appianare le loro storiche contese attraverso  “la de-militarizzazione dell’Egeo, delle isole contese e della riscrittura della piattaforma continentale greca”.

Scusate se  è poco. Con la “riscrittura della piattaforma continentale greca”, Merkel invita Atene a cedere di fatto   qualche isola ellenica troppo vicina alla costa turca, una situazione  segnata col sangue di conflitti storici, e tragiche espulsioni – pulizie etniche di greci da parte dei turchi.

Un metodo sempre più europeista, con cui la Germania dispone delle sovranità, dei conti pubblici, e adesso  dei territori  degli altri paesi UE giudicati inferiori.  Un metodo che abbiamo visto in purezza applicare da  Macron, il  servitore dei Rothschild , arrivato giovedì a Beirut “per imporre, come un viceré, una serie completa di “riforme”  consistenti nel cambiare forma di governo per escluderne la componente sciita, altrimenti niente fondi FMI, “nessun assegno in bianco”.

Ma a questa  procedura,   Angela  ha aggiunto un tocco suo,  che  peraltro conosciamo bene: esimere la Germania da  ogni  responsabilità. Non ha lasciato  al tavolo nessun mediatore tedesco di prestigio, ha fatto due telefonate, un incontro e se n’è andata.

Anzi, facendo capire che in fondo Berlino sta con Ankara,  di cui è da sempre il primo fornitore  di armamenti. Ora che la Germania è stata costretta a partecipare all’embargo di armi a Erdogan dopo che lui ha cominciato ad  usarle contro i curdi di Siria, il ministro degli esteri Heiko Maas  ha subito detto che l’embargo contro la Turchia  “non si applica all’armamento navale”. Giustappunto, la Turchia ha in costruzione ben  sei sottomarini a propulsione indipendente dall’atmosfera  Tipo 214, in collaborazione   con  la società tedesca Thyssenkrupp Marine Systems, che fornisce ovviamente tutto, dai motori al progetto.

Il Tipo 214: sei per la Turchia

Il carro armato Altay, costruito per i turchi a cura della RheinMetall, con motore  diesel  da 1500 CV della  MTU Friedrichshafen GmbH

Profondamente rassicurata da un così  onesto,  equanime  ed impegnato mediatore,  il 6 agosto Atene  ha firmato al Cairo un accordo con l’Egitto per la definizione della Zona Economica Esclusiva (ZEE)  marittima fra i due paesi,   sacrificando  in parte la sua quota di area di possibile sfruttamento petrolifero , pur di mettersi sottola protezione militare dell’Egitto. Infatti il trattato ha suscitato aspre critiche all’interno,  per la sua imprecisione (per esempio, Kastellorizo resta fuori dall’accordo) e vaghezza,   ben  lumeggiata dalal mappa di Marco Florian:

Però, commenta il giornale cipriota, l’accordo ZEE Grecia-Egitto,  sul modello “dell’accordo Grecia-Italia, è uno sviluppo positivo. Si basa sulla Convenzione delle Nazioni Unite per il diritto del mare (Unclos), che riconosce i diritti delle isole, come dovrebbe. Ma deve evolversi ulteriormente per coprire la parte orientale delle due ZEE, la cui delimitazione è influenzata dai diritti della ZEE di Cipro e Kastellorizo ​​- qualcosa con cui l’Egitto non era disposto ad affrontare. Ma è un ottimo inizio, rafforzando i principi marittimi accettati a livello internazionale”.

Il  fatto  però è che l’accordo Egitto-Atene interferisce  con  la ZEE  che Erdogan ha stabilito e   firmato con il “governo” libico di Al Serraj .  Immediatamente il regime di Ankara ha reagito dicendo che riprenderà le prospezioni i acque sostanzialmente greche, che aveva accettato  di sospendere dopo la cosiddetta mediazione di Angela

Il Ministero degli Esteri della Turchia ha replicato: “Per noi, l’accordo è inesistente. Non c’è alcun confine marittimo fra Grecia e Turchia. Per la Turchia, l’accordo sulla presunta demarcazione dei confini annunciato quest’oggi non esiste. […] Non consentiremo nessuna attività nella regione e non c’è alcun dubbio che supporteremo in maniera risoluta i nostri interessi e diritti legittimi nel Mediterraneo Orientale così come [supporteremo] i diritti dei turchi di Cipro”.

Provocazione per provocazione,  il Ministro degli Esteri ellenico Niko Dendias  proclama che sta studiando l’estensione delle acque territoriali dalle attuali 6 MIGLIA a 12 miglia, come l’autorizzerebbe “un   trattato del 1994”.

Al lettore non occorre di più.  Noi ci possiamo solo  complimentarci  con la pseudo-mediazione distratta di Angela Merkel,  quando si dovrà concludere che essa è  causa della guerra che cova nel Mediterraneo Orientale.

Cosa fa l’Europa? E’ forse in allarme? Si guarda all’EMSA, Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima, con sede a Lisbona? L’Express ci informa che l’EMSA ha indetto una gara d’appalto per  chi saprà “fornire pause caffè, pranzi, cene e cocktail per eventi organizzati presso la sede dell’EMSA o in altre sedi” per i prossimi quattro anni. L’eventuale vincitore del contratto sarà chiamato a fornire servizi per 17 diversi tipi di eventi ospitati dall’agenzia dell’UE. Si va da pause caffè di base con solo caffè filtrato, tè e acqua a riunioni “cocktail VIP”.

Nel bando di gara è specificato:: “Spumante di alto livello, vini Porto di buona qualità, whisky, gin, vodka, vino bianco e rosso, diversi tipi di birra, succhi di frutta fresca, acqua naturale e frizzante, mixer, bevande analcoliche, tartine calde e fredde preparate con i prodotti più raffinati e freschi e, per quanto possibile, utilizzando la cucina portoghese e prodotti locali ”. Stanziamento: 750 mila euro.

“Le istituzioni dell’UE tendono  a spendere molto per feste e fughe per funzionari e ospiti. Il Consiglio europeo ha speso più di 50.000 euro per il suo evento di fine anno, noto per i suoi sontuosi punti ristoro e la festa notturna con open bar per un massimo di 3.000 dipendenti.

mostra anche che l’amministrazione dell’ex presidente del Consiglio dell’UE Donald Tusk ha sborsato oltre 400.000 euro per i jet privati ​​nel 2019.

I dati hanno anche rivelato che 6.600 euro sono stati spesi per lo Champagne 21.000 euro per le “scarpe eleganti da uomo”, 19.000 euro per il “noleggio tenda” per un evento e 63.000 euro per i fiori.   Oltre a  inopinati “52.000 euro per il “noleggio poligono di tiro”.  Evidentemente si preparano alla guerra,i tracannatori di champagne.

Maurizio Blondet | 10 agosto 2020 

3306.- IN ISRAELE SI DICE CHE: Hezbolá es responsable de la explosión en Beirut

Yoni Ben Menachem

10 de agosto de 2020. Notizie da Israele. Traduzione libera di Mario Donnini

Hezbollah controlla la sicurezza del porto di Beirut, che utilizza per le sue operazioni di contrabbando e per il deposito di armi. La valutazione in Libano è che l’indagine sulla massiccia esplosione al porto del 4 agosto si tradurrà in un insabbiamento e che la responsabilità del disastro ricadrà sui giovani funzionari del governo.

Rapporti preliminari dall’indagine del governo libanese indicano che il governo ha indagato sulla negligenza nel sito negli ultimi sei anni. Un’enorme quantità di nitrato di ammonio (2.750 tonnellate) confiscata a una nave abbandonata era stata immagazzinata nell’Hangar 12 del porto negli ultimi sei anni, ma non è stato dato ordine di smaltire i materiali. L’autorità doganale libanese ha inviato sei lettere al sistema giudiziario avvertendo del pericolo di scorte di nitrato di ammonio, ma non è stato fatto nulla.

Le fughe di notizie fino ad ora non toccano le affermazioni secondo cui Hezbollah avrebbe trasformato il porto in un magazzino di armi e aveva effettivamente sequestrato le riserve di nitrato di ammonio lì immagazzinate per creare ordigni esplosivi (IED). Nel 2015 a Cipro è stato scoperto un magazzino di Hezbollah che immagazzinava 8,3 tonnellate di nitrato di ammonio e sei mesi dopo tre tonnellate di nitrato di ammonio sono state trovate in quattro nascondigli di Londra.

“Oltre al rischio di detonazioni accidentali che minacciano i quartieri residenziali, si è scoperto che l’accusa usata nell’attentato al bus di Burgas del 2012 conteneva nitrato di ammonio”, secondo un rapporto.

Gli investigatori omettono anche di menzionare che la massiccia esplosione potrebbe aver incluso una piccola esplosione di armi di Hezbollah che erano immagazzinate vicino al deposito di nitrato di ammonio, come riportato dalla TV Al-Arabiya il 4 agosto. Gli spettatori dei video delle esplosioni al porto hanno affermato di aver visto “fuochi d’artificio”. Si può menzionare con relativa certezza che i tanti piccoli lampi erano di munizioni di basso calibro che esplodevano.

Hezbollah immagazzina esplosivi, missili, razzi e munizioni in tutto il Libano, specialmente tra la popolazione civile, per rendere difficile per Israele distruggerli. Il gruppo sostenuto dall’Iran ha trasformato i residenti libanesi in “scudi umani” per proteggere le loro armi.

Chi è responsabile della terribile catastrofe di Beirut? La risposta è scritta sul muro. Tutti in Libano presumono che Hezbollah ei suoi burattini del governo guideranno le indagini nella direzione che vogliono e ignoreranno il fatto noto a tutti i bambini del Libano: Hezbollah controlla il porto di Beirut. Hezbollah sa tutto ciò che accade nel porto, così come controlla gli altri valichi di frontiera nel paese.

Hezbollah utilizza il porto per la consegna di merci senza dogana e per la sua industria del contrabbando. L’organizzazione doveva essere a conoscenza della presenza delle grandi riserve di nitrato di ammonio e pare abbia preferito non trasferirle dal porto ad un altro sito, forse temendo che Israele le rivelasse e cercasse di distruggerle.

L’intelligence statunitense crede anche che Hezbollah controlli il porto. Il 5 agosto, Fox News ha trasmesso che, secondo i funzionari dell’intelligence statunitense, la maggior parte dell’attività al porto è ben nota a Hezbollah e che, in effetti, le prime persone ad arrivare dopo l’esplosione erano gli agenti di Hezbollah (aggiungo che il Libano vive delle importazioni che si servono del porto di Beirut.ndr).

Hezbollah governa efficacemente il Libano; nominato il presidente Michel Aoun e il primo ministro Hassan Diab. Hezbollah tira i fili dietro le quinte attraverso i suoi rappresentanti al governo e al parlamento, sostenuto dal suo enorme arsenale. La “democrazia” in Libano è un falso. È il sovrano del terrore di Hezbollah che funge da agente dell’Iran e guida il Libano attraverso bande mafiose corrotte. Questa è una delle ragioni principali del crollo dell’economia libanese.

Secondo le stime degli esperti economici mondiali, il Libano ha bisogno di un totale di 93 miliardi di dollari per uscire dalla sua grave crisi finanziaria, ma è impossibile fornire questo importo finché un’organizzazione terroristica domina il paese e si rifiuta di smilitarizzarsi.

Il disastro di Beirut offre alla comunità internazionale l’opportunità di reimpegnare e condizionare gli aiuti economici al Libano per smilitarizzare ed eliminare i depositi di armi che Hezbollah nascondeva tra la popolazione civile. Questa è l’occasione per limitare la manovrabilità di Hezbollah in Libano, perché la popolazione civile non può resistere al vasto potere militare di Hezbollah.

La massiccia esplosione ha lasciato circa 300.000 civili senza casa, che ora sono impegnati in una lotta quotidiana per la propria vita e il proprio sostentamento. Se il governo libanese non trova una soluzione rapida per loro, è probabile che dovrà affrontare enormi dimostrazioni. Anche il Libano sta affrontando una grave crisi alimentare; il disastro ha distrutto le torri di grano centrali dello stato, che contengono fino all’85% delle riserve di grano del Libano.

I risultati preliminari delle indagini, che dovrebbero essere consegnati al governo libanese questa settimana, sono vitali. Se l’opinione pubblica libanese ritiene che questo sia un insabbiamento, può scendere in piazza e rinnovare l’intifada iniziata lo scorso ottobre.

Gli alti funzionari della sicurezza in Israele stimano che l’Iran cercherà di trarre vantaggio dall’aggravarsi della crisi in Libano dopo la catastrofe per aumentare il suo coinvolgimento nel paese. È quindi vitale che la comunità internazionale lavori con saggezza: da un lato, per impedire all’Iran di aiutare economicamente i residenti del Libano inasprendo le sanzioni economiche contro l’Iran e, dall’altro, per monitorare il flusso di denaro verso l’economia. Libanese in un modo che è condizionato al disarmo di Hezbollah.

I funzionari dell’intelligence israeliana stimano che l’Iran cercherà di trarre vantaggio dal trasferimento di aiuti umanitari al Libano per contrabbandare sistemi di guida di precisione per i missili Hezbollah. È imperativo trovare un modo per monitorare le spedizioni di aiuti iraniani, che arriveranno in Libano via aerea e via mare.

Israele dovrà agire contro il trasferimento di spedizioni dall’Iran al Libano non appena avrà un’intelligence affidabile e precisa che gli iraniani stanno inviando materiale per il progetto missilistico guidato di precisione di Hezbollah.

La comunità internazionale non deve permettere al governo corrotto del Libano, sostenuto da Hezbollah, di uscire facilmente dalla crisi economica senza pretendere il prezzo necessario al benessere dei residenti libanesi, cioè il ritiro delle armi dal Libano. Hezbollah.

3305.- CHI SI FA SCHIAVO DELLA CORRUZIONE SI FA ANCHE PREDA

Macron è volato a Beirut, dove la folla lo ha accolto chiedendo, implorando che i 298 miliardi di dollari promessi dalla videoconferenza dei donatori per la ricostruzione non finiscano per alimentare e nelle mani della ricostruzione. E l’Italia?

Il conflitto del Medio Oriente è permanente? Finirà? C’è chi dice con la vittoria o con la sconfitta di Israele. Sicuramente, alla radice dell’instabilità siriana, del conflitto latente con l’Iran, come del caos libanese, c’è anche la guerra di Israele per la sopravvivenza. Sopravvivenza che non prevede una pacifica convivenza con i popoli della regione. Ma non c’è solo Israele. C’è lo scontro tra le due correnti dei musulmani, nate dallo scisma dell’Islam, la sunnita e la sciita, che ha generato guerre, che hanno, a loro volta, influenzato il prevalere dei diversi sistemi di potere in quei popoli. Due sono i paesi di riferimento per le due correnti religiose musulmane: l’Arabia Saudita per i sunniti (dove gli sciiti rappresentano il 15%) e l’Iran per gli sciiti (dove risiede circa il 4-8% dei sunniti). Nell’instabilità degli assetti geopolitici della regione, si inserisce l’instabilità politica della Turchia, che ha portato il suo presidente a consolidare il suo potere attraverso una politica di avventure militari e di repressione verso il popolo curdo. Non dimenticherei che la Via della Seta, cosiddetta, sboccherà sulla costa orientale del Mediterraneo.

In Medio Oriente, nulla è stabile. Abbiamo conosciuto l’Iran di Reza Phalevi, la Siria di al Assad, padre, la Turchia di Mustafà Kemal e il Libano, giardino del Mediterraneo, il paese dei cedri. Niente più di tutto questo. Quanto vi abbia contribuito o vi stia contribuendo l’insignificanza politica dell’Unione europea, è argomento da approfondire e questa crisi caotica, che accompagna il fallimento libanese, lo metterà in evidenza – Il debito accumulato dallo stato libanese era già a quota 100 miliardi -. Soprattutto, lo vedremo tirando le somme dell’opera di ricostruzione, non solo di Beirut, ma di tutto il Libano, che non è più una nazione coesa. Il popolo libanese è insorto, ha assaltato i ministeri, ha chiesto e, oggi, ha ottenuto le dimissioni del governo. La corruzione à l’unico legante della politica libanese e costituirà il primo problema da affrontare per la ricostruzione, che vedrà fronteggiarsi il partito Hezbollah, vera anima del Sud del paese con gli Stati Uniti e Israele, che vogliono cogliere questa occasione, se occasione fu e mirano a ottenere la cabina di regia. L’Unione europea farà udire dal fondo la voce e gli euro di Merkel e vedrà l’intraprendenza e la presenza di Macron, come in Siria. Macron è volato a Beirut, dove la folla lo ha accolto chiedendo, implorando che i 298 miliardi di dollari promessi dalla videoconferenza dei donatori per la ricostruzione non finiscano per alimentare e nelle mani della ricostruzione. E l’Italia?

L’Italia ha mandato i suoi aiuti, punto e basta, ma non ha un governo con la statura adeguata alla politica estera che sta ridisegnando gli assetti del Mediterraneo. Lo abbiamo visto in Libia, dove abbiamo tentato di ricoprire una posizione, a rimorchio di una ONU impotente e in Siria, dove le patriote curde, tanto ammirate, sono state dimenticate in un momento e, anche qui, il governo italiano è andato a rimorchio, stavolta, della NATO: abbiamo visto, sempre a spese degli italiani, un reggimento di missili contraerei italiano difendere per un anno lo spazio aereo del confine turco dai curdi, che non avevano nemmeno gli aeroplani di carta. Grazie a questa partecipazione, l’ENI, con tutti i suoi diritti, è stato cacciato dalle acque cipriote da Erdogan. La politica del Due di briscola farà dimenticare anche il grande apporto dell’esercito italiano al Libano negli anni che fu dilaniato dalla guerra civile.

Mario

3304.- Il Lockdown “ha ucciso due persone ogni tre che sono morte di coronavirus” al culmine dell’epidemia.


di Maurizio Blondet, uno studio inglese riportato dal Telegraph:

“Le stime mostrano che 16.000 persone sono morte per mancata assistenza medica entro il 1 ° maggio, mentre il coronavirus ha ucciso 25.000 nello stesso periodo.

Le cifre includono 6.000 persone che non si sono presentate al pronto soccorso al culmine della chiusura a causa del timore di contrarre il virus e della sensazione di dover rimanere a casa a causa del messaggio “Stay Home, Protect the NHS, Save Lives” .

Allo stesso modo, si pensa che 10.000 persone siano morte in case di cura a causa della dimissione anticipata dall’ospedale e dell’impossibilità di accedere alle cure critiche.

[…]

I nuovi dati – presentati a metà luglio allo Scientific Advisory Group for Emergencies (Sage) del governo – sono stati calcolati dal Department of Health, dall’Office for National Statistics (ONS), dal Government Actuary’s Department e dall’Home Office.

Il documento stima inoltre che altre 26.000 persone potrebbero morire entro il prossimo mese a causa delle restrizioni sanitarie. In totale, i ricercatori prevedono che 81.500 persone potrebbero perdere la vita nei prossimi 50 anni aspettando più a lungo per cure elettive non urgenti e l’impatto della recessione causata dalla crisi del virus.

Nei prossimi cinque anni, si prevede che moriranno anche 1.400 persone perché è stato diagnosticato un cancro troppo tardi .

[….]

Il professor Neil Mortensen, presidente del Royal College of Surgeons of England, ha avvertito che il servizio sanitario “non deve mai più essere un servizio esclusivamente per il coronavirus”.

“Dobbiamo trattare prima con i pazienti clinicamente più urgenti, e poi il prima possibile con quelli che aspettano da più tempo”, ha detto. “Il periodo fino ad agosto e settembre è di vitale importanza per compiere progressi prima che emergano le normali pressioni invernali”.

Il resto qui:

3303.- Corte Costituzionale: indennizzo dovuto anche per i danni da vaccino non obbligatorio

Articolo 1, comma 1 della legge 25 febbraio del 1992, numero 210:

Art. 1. 
 
  1. Chiunque abbia riportato, a causa di  vaccinazioni  obbligatorie
per legge o  per  ordinanza  di  una  autorita'  sanitaria  italiana,
lesioni o  infermita',  dalle  quali  sia  derivata  una  menomazione
permanente della integrita' psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo
da parte dello Stato, alle condizioni  e  nei  modi  stabiliti  dalla
presente legge. 

È lecito ordinare a tutti, per legge, un vaccino? O è, piuttosto, preferibile ricorrere a un modo più “gentile”, come direbbe il premier (presidente del Consiglio. ndr) Conte, per proporlo, anziché imporlo? I vaccini fanno davvero (sempre) bene? E se, invece, fanno (talvolta) male, è giusto che il cittadino danneggiato sia risarcito? E di questo risarcimento deve farsene carico lo Stato? Tutte queste domande erano già scottanti prima dello tsunami Covid-19. Oggi, alla luce di quanto accaduto, sono quesiti addirittura incendiari. Specialmente se consideriamo la pressione mediatica a favore della vaccinazione anti-Coronavirus e gli investimenti miliardari sollecitati da Bill Gates. E anche lo storytelling corrente secondo cui l’unico rimedio contro il maledetto virus è, per l’appunto, il vaccino che (ancora) non c’è.

Per tutte queste ragioni, è di straordinario interesse una recente sentenza della Corte Costituzionale, la numero 118 del 23 giugno scorso, con la quale la Consulta ha dichiarato parzialmente illegittimo l’articolo 1, comma 1 della legge 25 febbraio del 1992, numero 210. Trattasi di una norma poco conosciuta e ancor meno pubblicizzata perché smentisce platealmente la favola bella dei vaccini “innocui” per definizione. Insomma, la vulgata secondo cui non c’è nulla da temere perché tali farmaci non provocano mai reazioni avverse.

Ciò è talmente falso che, da quasi trent’anni, il nostro Paese si è dotato di una legge –  la nr. 210/1992, appunto –  che prevede indennizzi a favore di quanti hanno riportato danni a seguito di vaccinazioni obbligatorie. In tutto questo tempo, lo Stato ha erogato molti soldi a favore degli sventurati incappati in menomazioni di varia natura. Ma perché la norma in oggetto è finita all’attenzione della Corte Costituzionale? Tutto nasce dalla vicenda toccata in sorte a una donna pugliese la quale, da bambina, si era sottoposta per ben due volte, nel 2003 e nel 2004, alla somministrazione di un vaccino contro l’epatite A: un rimedio “raccomandato” (quindi, non obbligatorio) dalla Regione ai nuovi nati e ai ragazzi fino a dodici anni.

La sfortunata protagonista di questa storia, a seguito della “puntura”, risultò affetta da “lupus eritematoso sistemico”. Si rivolse quindi al Tribunale che riconobbe la sussistenza del nesso di causa tra le vaccinazioni e la successiva patologia e le riconobbe il diritto all’indennizzo da parte dello Stato. La decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Lecce, ma il Ministero della Salute non se n’è dato per inteso ed è ricorso in Cassazione onde far annullare la pronuncia. Secondo il Ministero, infatti, nessun ristoro doveva essere liquidato perché il vaccino non era affatto obbligatorio, ma solo raccomandato; e la legge 210 del 1992 riconosce il diritto, come sopra già esposto, solo a chi non ha potuto sottrarsi perché “costretto” dallo Stato.

Per tutta risposta, la Corte di Cassazione ha sollevato un’eccezione di illegittimità della legge del 1992. Secondo la Suprema Corte, infatti, essa è contraria alla nostra Carta fondamentale. Perlomeno laddove prevede il diritto all’indennizzo solo a beneficio di coloro i quali riportano pregiudizi a causa di un vaccino obbligatorio; e non anche a favore di chi – a quel vaccino – si è sottoposto “spontaneamente”. Magari sulla base di una mera “raccomandazione” della pubblica autorità. Ebbene, come anticipato in apertura, la Corte Costituzionale ha dato ragione ai giudici del palazzaccio.

Tra l’altro, sulla base di un assunto pienamente condivisibile. Meritevole di essere memorizzato, in particolare, da quanti hanno in mente di imporre per legge – o anche solo di “caldamente” consigliare a tutta la popolazione italiana – una bella vaccinazione anti-Covid. In buona sostanza, i giudici della Consulta hanno rilevato come, nel caso di specie, la cosiddetta “raccomandazione” si era in realtà tradotta in una “ampia e insistita campagna di informazione” da parte delle autorità sanitarie. Per effetto della quale, la giovane era stata convocata presso gli ambulatori dell’ASL mediante una missiva che presentava la vaccinazione “non tanto come prestazione raccomandata, ma quasi come se fosse stata obbligatoria”. In effetti, e a ben vedere, la differenza tra “obbligo” e “raccomandazione”, nella pratica medico-sanitaria, è assai minore di quella che separa i due concetti nei rapporti giuridici.

Tradotto: le chiamano raccomandazioni, ma in realtà qualsiasi cittadino le percepisce, recepisce e interpreta come coercizioni. Soprattutto perché l’uomo della strada è portato, di regola, a riporre “affidamento nei confronti di quanto consigliato dalle autorità sanitarie”. Tutto ciò ha condotto la Corte Costituzionale alla declaratoria di illegittimità della norma esaminata. Anche in virtù di un principio ben preciso: il diritto all’indennizzo maturato dal paziente non risiede tanto nella circostanza dell’obbligo, quanto piuttosto in un preciso dovere di solidarietà incombente su tutta la comunità statuale.

Se i danni sono provocati da un vaccino (imposto o raccomandato che sia) la cui somministrazione è giustificata da un interesse collettivo, allora la collettività tutta deve farsi carico delle lesioni causate ai singoli. Ora, è evidente come questa pronuncia aprirebbe scenari da monitorare se il Governo dovesse davvero intraprendere la strada, da molti auspicata, di una vaccinazione di massa contro il nuovo Coronavirus. Sia nel caso in cui si dovesse optare per un imperativo esplicito sia in quello in cui si dovesse propendere per una sorta di “moral suasion” concepita per indurre “spintaneamente” il maggior numero di persone a vaccinarsi.

Le conseguenze, in termini di costi per lo Stato, non saranno irrilevanti se si considera che il famoso vaccino anti-Covid – in fase di sperimentazione un po’ in tutto il mondo – potrebbe essere tutt’altro che sicuro. A maggior ragione se messo in commercio in tempi troppo rapidi e senza una adeguata e preventiva fase di testing. Un allarme è stato lanciato, su Affariitaliani.it, da Maria Rita Gismondo a proposito dello studio sul mRna-1273 di Moderna pubblicato sul New England Journal of medicine: “La cosa pericolosa è che questa accelerazione possa applicarsi a un vaccino del genere, totalmente nuovo e paragonabile a tutti gli effetti a una terapia genica. La gente deve essere consapevole di quello che sta accadendo”. Adesso l’allarme è doppio. Infatti, la “precipitazione” verso soluzioni frenetiche, e quindi potenzialmente micidiali, sarà pagata non solo in termini di salute individuale, ma anche di finanza pubblica.

Francesco Carraro, Scenari economici

3302.- Coronavirus, ecco i verbali del comitato tecnico scientifico in Pdf. Tolto il segreto

Pubblicati sul sito della Fondazione Einaudi 5 verbali per oltre 200 pagine. La Lega: “Inaccettabile che si tengano secretati i verbali su Alzano e Nembro”

Coronavirus, una pagina dei verbali Cts desecretati
Coronavirus, una pagina dei verbali Cts desecretati

Roma, 6 agosto 2020 –  Come promesso ieri nella tarda serata, la Fondazione Einaudi pubblica sul suo sito (www.fondazioneluigieinaudi.it) i verbali del Comitato tecnico scientifico posti a base dei Dpcm sul Coronavirus, che il Governo ha deciso di desecretare. In particolare si tratta di  5 verbali per oltre 200 pagine di testo, firmati dal Comitato istituito con un’ordinanza del capo del dipartimento della Protezione Civile: il n.12 del 28 febbraio, il n.14 del primo marzo, il n.21 del 7 marzo, il n.39 del 30 marzo e il n.49 del 9 aprile

In particolare emerge che due giorni prima che la presidenza del Consiglio dei Ministri, con un decreto del 9 marzo 2020, stabilisse il lockdown per tutta l’Italia, al fine di contenere la diffusione del Coronavirus, il Comitato tecnico scientifico suggeriva di istituire ‘zone rosse’, ovvero di “definire due livelli di misure di contenimento da applicarsi: uno nei territori in cui si è osservata a oggi maggiore diffusione del virus, l’altro, sull’intero territorio nazionale”. 

 Il ministro della Salute, Roberto Speranza, nell’informativa al Senato, dichiara: “I verbali del CTS sono stati consegnati a chi ne ha fatto richiesta. La trasparenza è una regola fondamentale”. Ma la Lega protesta: “Inaccettabile che il governo tenga ancora secretati i verbali relativi alla zona rossa di Alzano e Nembro”.

Ecco il verbale completo del 28 febbraio in Pdf

Le zone rosse

Il Comitato tecnico-scientifico (Cts) confermava, in una riunione del 28 febbraio, la necessità di mantenere le “zone rosse” negli 11 comuni di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto dove si stava maggiormente diffondendo la pandemia da coronavirus.  Gli undici comuni, indicati dal dpcm del 23 febbraio precedente, erano, nella Regione Lombardia. Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione D’Adda; Codogno; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini e, nella Regione Veneto, Vo’.  Nella riunione del 7 marzo, il Cts proponeva di rivedere la distinzione tra “zone rosse” e “zone gialle”.

Il verbale del 1° marzo

Stop agli abbracci

“Il Cts esprime la raccomandazione generale che la popolazione, per tutta la durata dell’emergenza, debba evitare, nei rapporti interpersonali, strette di mano e abbracci”, scriveva il Comitato Tecnico Scientifico l’1 marzo scorso in una delle riunioni dopo l’esplosione del coronavirus in Italia. 

Il verbale del 7 marzo

Le misure zona per zona e il lockdown

Il Comitato tecnico scientifico, nel verbale del 7 marzo, individua “le zone cui applicare le misure di contenimento della diffusione del virus più rigorose rispetto a quelle da applicarsi all’intero territorio nazionale, nelle seguenti: Regione Lombardia, e province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia e Modena; Pesaro e Urbino; Venezia, Padova e Treviso, Alessandria e Asti”. Dunque l’indicazione era di misure differenziate per territori.

l 9 marzo, poi, il premier Giuseppe Conte avrebbe annunciato il lockdown totale dell’Italia.

Il verbale del 30 marzo

Il decalogo per i bimbi in lockdown

Nel verbale del 30 marzo scorso, il Cts proponeva un decalogo per i bambini durante il lockdown. Si parte dall’organizzazione della giornata fino ad arrivare all’insegnamento di hobby o attività motorie. Il punto numero 2, per esempio, consiglia di “evitare di tenere sempre accesa la televisione e/o la radio, ma selezionare, ogni giorno, cosa vedere (importante evitare che si tratti sempre di coronavirus)”. Raccomandata, ovviamente, l’attività all’aperto mantenendo le distanze e evitando assembramenti, ma anche la possibilità di ritagliare uno spazio della giornata in cui “ogni componente del nucleo familiare racconta qualcosa a turno”.
Nel verbale, inoltre, il Cts propone il modello-tipo della giornata per i bambini: “Sveglia, bagno, colazione (compreso sparecchiare, mettere in ordine e lavaggio denti), igiene personale, attività domestiche, attività ‘scolastiche’, contatto telefonico e/o video con amici e parenti (nonni, zii, cugini), pranzo (compreso sparecchiare e mettere in ordine, attività libera (televisione, computer, ecc), attività ‘scolastiche’, merenda (compreso sparecchiare, mettere in ordine e lavaggio denti), uscita di casa (dal cortile, alla spesa), attività ludico/ricreativa (hobby), cena (compreso sparecchiare, mettere in ordine e lavaggio denti), igiene personale, a letto (lettura e/o favola)”. 

Il verbale del 9 aprile

Lega: ancora segreto su Alzano e Nembro

I parlamentari bergamaschi della Lega Roberto CalderoliDaniele BelottiSimona Pergreffi Rebecca Frassini protestano: “È inaccettabile che il governo tenga ancora secretati i verbali relativi alla zona rossa di Alzano e Nembro. Chiediamo con forza che venga resa nota anche la parte della documentazione del Comitato Tecnico Scientifico che è stata consegnata, dopo una sentenza del Tar e forti pressioni parlamentari, dalla Presidenza del Consiglio alla Fondazione Einaudi che questa mattina l’ha pubblicata sul proprio sito internet. Presenteremo immediatamente un’interrogazione urgente sia alla Camera che al Senato perché consideriamo grave che non si faccia chiarezza su uno degli aspetti più delicati della gestione dell’emergenza, ovvero la mancata zona rossa in bassa Val Seriana. C’è un’indagine in corso da parte della Procura di Bergamo, ma è un diritto dei cittadini, dei bergamaschi in particolare, conoscere il contenuto di quei verbali per capire perché prima il Governo ha inviato centinaia di carabinieri, poliziotti e militari pronti a chiudere gli accessi ad Alzano e Nembro per poi sospendere tutto optando per la ‘zona arancionè in tutta la Lombardia”. 

La soddisfazione della Fondazione Einaudi

Gli avvocati Palumbo, Pruiti Ciarello e Todero esprimono “grandissima soddisfazione per il risultato raggiunto e l’affermazione del Diritto alla Conoscenza, in osservanza dei principi di buon andamento della Pubblica Amministrazione previsti dall’articolo 97 Costituzione”. La trasparenza, aggiungono nella nota, “è un principio imprescindibile delle liberal-democrazie, che impone la pubblicazione di tutti gli atti riguardanti la compressione, più o meno incisiva, di diritti e libertà di rango costituzionale: in tal senso, la Fondazione Luigi Einaudi auspica che il Governo compia l’ulteriore passo sulla strada della trasparenza e pubblichi autonomamente tutti gli altri verbali del Comitato Tecnico Scientifico, utilizzati a supporto dei vari Dpcm adottati dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, nel corso della pandemia da Covid-19”

3301.- Verbali Cts, Giuseppe Conte fregato dall’intervista al Fatto Quotidiano: su Alzano e Nembro si smentisce da solo

“Deve essere arrestato”. Salvini vuole Conte in gabbia: manette, il leghista mai così estremo! Invece, le menzogne di Giuseppe Conte che, nonostante il “no” del Comitato tecnico scientifico, ha bloccato tutto il Paese, non sono state ancora sufficienti a responsabilizzare il Quirinale. Per ché è lì il vertice dei problemi degli italiani.

Conte alla sbarra, le due accuse che lo incastrano. Quando le bagolo sono troppe, si perde il conto. Senaldi: “Per il presidente del Consiglio si mette malissimo”.

08 agosto 2020a

Giuseppe Conte non si è solamente «inventato» il celebre lockdown – si chiama “confinamento” – del Paese intero contro il parere del Comitato tecnico scientifico (notizia dell’altro ieri), ma ha anche ignorato il proposito urgentissimo di istituire la famosa zona rossa ad Alzano e Nembro, in Val Seriana, limitandosi appunto a un più annacquato lockdown in Lombardia quasi una settimana dopo: e contribuendo a trasformare quella zona in uno dei focolai di covid peggiori del mondo. Mancava, a dimostrarlo, una pezza d’appoggio: ma l’ha pubblicata ieri l’Eco di Bergamo mettendo nero su bianco uno stralcio del verbale della riunione in cui gli esperti governativi proposero la zona rossa. 

Quel giorno, 3 marzo, dopo aver sentito per telefono l’assessore lombardo Giulio Gallera, si legge nel verbale, «Il comitato propone di adottare le opportune misure restrittive già adottate nei comuni della zona rossa anche in questi due comuni, al fine di limitare la diffusione dell’infezione delle aree contigue». Era appunto il 3 marzo, un martedì, e sappiamo che Conte quel giorno si recò personalmente in via Vitorchiano, alla sede della Protezione Civile. Ma sulle sue consapevolezze, o paure, o confusioni, lo stesso Conte ha cambiato più volte versione. La versione è del 2 aprile scorso: rilasciò un’intervista a Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano e disse: «La sera del 3 marzo il Comitato tecnico scientifico propone per la prima volta la possibilità di una nuova zona rossa per i comuni di Alzano Lombardo e Nembro. Ormai vi erano chiari segnali di un contagio diffuso in vari altri comuni lombardi, anche a Bergamo, a Cremona, a Brescia Chiedo così agli esperti di formulare un parere più articolato: mi arriva la sera del 5 marzo e conferma l’opportunità di una cintura rossa per Alzano e Nembro». 

Conte:
Conte: “Nuovo Dpcm sarà in vigore dal 10 agosto al 7 settembre”. E la storia dei DCPM continua senza un perché! Cosa cambierà.

SMEMORATO?
La seconda versione ci risulta che l’abbia data il 12 giugno, interrogato dal pm dell’inchiesta che indaga sulle mancate zone rosse Il 12 giugno, interrogato nell’inchiesta che indaga sulla mancata zona rossa, risulta che abbia ha detto al pm: «Io quel verbale non l’ho mai visto». Parla di quello del 3 giugno, sul quale chiese un approfondimento. La terza versione è di ieri sera, data in conferenza stampa: «Del verbale del 3 marzo venni a conoscenza il 5 marzo». Poi ha detto un po’ tronfiamente: «Il governo si è assunto sempre la responsabilità politica delle proprie decisioni, non ritenendo mai di dover delegare ad altri, agli scienziati, questa responsabilità». Conte ha centrato esattamente il problema: la responsabilità della nascita di uno dei focolai di covid peggiori del mondo non gliela toglie nessuno. Quindi non importa se chiese un parere al Comitato e non lo lesse, se lo apprese ma non vide il relativo verbale, il 3 o 5 aprile: conta che, in tempo, utile, non istituì niente e non fece niente. 

TEMPO PERSO
Il governo decise di non procedere. Dal 3 al 9 marzo, nessuno mosse un dito. In Regione probabilmente non volevano chiedere il provvedimento per primi lasciando la patata bollente a Conte: ma Conte non la toccò neanche, la patata. E così furono persi giorni preziosissimi, con un weekend soleggiato e maledetto in cui decine di migliaia di Lombardi affollarono le stazioni sciistiche e non solo: anche le stazioni dei treni. Poi gli ospedali della Bergamasca furono presi d’assalto, i Pronto soccorso riempiti all’inverosimile, 

Una settimana cruciale e buttata via, in cui il Comitato scientifico aveva già chiarito che non c’era un minuto da perdere. Troppo tardi per Alzano e Nembro, a dispetto del numero dei malati e della vicinanza dei due paesi da Bergamo, città in cui peraltro fioccavano iniziative tipo «Bergamo non si ferma» e addirittura uno specifico «La Val Seriana non si ferma». Mentre la progressione del Covid sembrava inarrestabile, le denunce pubbliche e le richieste di aiuto dagli ospedali bergamaschi si moltiplicavano: Confindustria pochi giorni prima aveva pubblicato il video «Bergamo is running» rilanciato dal sindaco Giorgio Gori: ma era l’intera classe dirigente a invocare la modalità «riapriamo». 

Vigliacco: buoni a Roma e cattivi in Lombardia. Verbali desecretati, Sallusti fucila Casalino: è lui il vero colpevole
Sallusti lancia a Conte un salvagente sgonfio: “La colpa è di Casalino”.

MORTI ANNUNCIATE
La Regione Lombardia a dire il vero invocava misure più restrittive, ma in qualsiasi caso non avrebbe potuto istituire una seria zona rossa senza l’aiuto dello Stato: anche perché serviva l’esercito. Con l’appoggio dello Stato, per istituire la zona rossa di Codogno e blindare dieci paesi del lodigiano, erano state sufficienti 24 ore: era bastata l’ordinanza firmata dal presidente della Lombardia Attilio Fontana e dal ministro dalla Sanità Roberto Speranza. Dal 27 febbraio appariva evidente che in provincia di Bergamo qualcosa stava andando come peggio non avrebbe potuto: settantadue nuovi casi di positività, Nembro era il quarto comune più colpito della Lombardia alla pari con tre già in zona rossa. Cronaca di migliaia di morti annunciate.

3300.- Perché le rotelle le metterei al ministro Azzolina.

Mentre i giorni corrono e la riapertura delle lezioni si avvicina, Magdi ci parla dello stato delle scuole italiane. Il diritto allo studio in Italia è un diritto soggettivo della persona che trova il suo fondamento negli articoli 33 e 34 della Costituzione della Repubblica Italiana. È il Ministero dell’Istruzione che deve garantire il diritto allo studio su tutto il territorio nazionale (Il comma 181 punto f della legge 107 del 2015). L’istruzione a distanza che è stata imposta ai nostri ragazzi contro i pareri del CTS non garantisce il rapporto insegnante-studente ed è fonte di diseguaglianze. Invece, tutti i bambini devono poter andare a scuola. Quando si parla del principio costituzionale dell’eguaglianza dobbiamo avere ben presente che l’istruzione è quel passaggio che rende concreta l’eguaglianza tra le persone, permette a ciascuno di fare scelte consapevoli e, poi, di costruire un’esistenza dignitosa attraverso il Lavoro. Tutti i bambini e i ragazzi di età inferiore ai 18 anni – italiani e stranieri – presenti in Italia hanno diritto all’istruzione. Non si può garantire l’istruzione in edifici insicuri e la carenza di fondi vorrebbe che quelli disponibili non venissero sprecati, come, invece, sta accadendo con i costosi – chissà perché? – banchetti monoposto a rotelle.

Magdi Cristiano Allam

Due terzi delle scuole pubbliche sarebbero da abbattere e ricostruire. Gli edifici sono fatiscenti e a rischio. Servono 200 miliardi di euro per la ristrutturazione. Di questo però il Governo non parla e il Ministro dell’Istruzione Azzolina è impegnata nel difendersi dalla polemica sui banchi monoposto a rotelle

Cari amici, mentre gli alunni non sanno come concretamente riprenderà la scuola il 14 settembre, la data indicata dal Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, mentre l’attenzione generale è focalizzata sui nuovi banchi scolastici che la Azzolina vorrebbe monoposto e preferibilmente a rotelle, oggi la Fabi, il principale sindacato dei bancari, ci ricorda che due terzi delle scuole pubbliche sono fatiscenti e ci rivela che per ristrutturarle servono 200 miliardi di euro. 
Avete letto bene. Servono 200 miliardi di euro per garantire che non crollino i soffitti o i pavimenti delle scuole, per mettere a norma gli impianti elettrici e del riscaldamento, per ammodernare i servizi igienici carenti e obsoleti, per sostituire le porte e le finestre difettose e inaffidabili. Servono con urgenza 200 miliardi per assicurare che i nostri figli non muoiono a scuola per il cedimento strutturale di edifici costruiti malamente più di quarant’anni fa e per prevenire che la scuola possa trasformarsi in un focolaio dell’epidemia di Sars-Cov-2 risultando letale per i bambini e i giovani finora risparmiati dal contagio e dalla malattia. 
Lo studio della Fabi dice che sul totale di quasi 40.000 edifici, più di due su tre sono stati costruiti prima del 1980, e in taluni casi sono stati rilevati difetti alle strutture portanti, ai solai, alle coperture. La spesa per una nuova costruzione, secondo le banche dati delle Regioni sui costi standard, è di 2,64 milioni di euro per un edificio di media dimensione (2.474 metri quadrati), pari a 1.069 euro al metro quadrato. Il costo al metro quadrato per interventi di sostituzione edilizia (demolizione e ricostruzione) sale a 1.149 euro al metro per un totale di 1,53 milioni nel caso di un edificio di 1.374 metri quadrati. I valori sono suscettibili di variazioni rilevanti secondo le differenti classi energetiche degli edifici: per semplici ristrutturazioni di edifici di classe energetica A1-A2, i livelli più alti, si passa dai 1.412 euro per una scuola dell’infanzia fino a 1.536 euro per una scuola primaria e a 1.665 euro per una scuola secondaria. Il fabbisogno complessivo della ristrutturazione delle scuole a rischio è stimato a circa 200 miliardi di euro.

Cari amici, con il massimo rispetto di Lucia Azzolina come persona, dissento con lei per il fatto che un Ministro dell’Istruzione si preoccupi dei banchi monoposto a rotelle anziché occuparsi dei due terzi delle scuole pubbliche fatiscenti e pericolose che sarebbero da abbattere e ricostruire. Da settimane gli italiani dibattono animatamente se sia giusto spendere 300 euro per un banco monoposto a rotelle anziché 100 euro per un banco monoposto senza rotelle, per una cifra complessiva di 900 anziché 300 milioni di euro per 3 milioni di banchi, quando il problema vero è che servono 200 miliardi per ristrutturare e garantire la sicurezza delle scuole pubbliche. Di questi 200 miliardi non vi è la minima traccia negli interventi del Ministro Azzolina e del Presidente del Consiglio Conte, neppure quando ha qualificato come “potenza di fuoco” la cifra di 750 miliardi di euro che avrebbero dovuto rilanciare l’economia ma di cui si è visto concretamente ben poco. Viene il sospetto che il Governo ci dia in pasto degli argomenti di secondaria importanza per alimentare la polemica e distogliere la nostra attenzione dai fatti prioritari. Ecco perché ora più che mai dobbiamo acquisire e diffondere informazione corretta, senza mai perdere di vista la prospettiva che corrisponda al bene nostro e dei nostri figli. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

 Tra mancanza di materiale e classi fatiscenti c’è il dramma della sicurezza. Nell’anno scolastico 2018-2019 Cittadinanzattiva ha registrato 70 crolli, come emerge dall’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola. “Il peggior dato degli ultimi anni, un crollo ogni tre giorni di scuola” Per quanto riguarda le scuole nelle aree a rischio sismico, sono state solo 1700 le verifiche di vulnerabilità sismica effettuate rispetto alle oltre 4000 richieste dagli enti locali. Esperienza di vita suggerirebbe di verificare dove, come e quanto è stato speso per la manutenzione negli ultimi venti anni.