Archivi categoria: Politica estera – Corea

1100.- SOLO I NEO-CON CERCANO LA GUERRA

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Un twitt dopo l’altro verso la guerra vera? Corea e ancora Siria

Trump contro tutti, un twitt o una intervista tv dopo l’altra. Ieri Corea e Cina, oggi l’ex amico Putin e la Siria. “Ha nascosto prove dell’attacco chimico di Assad”. Putin con Mattarella aveva ricordato le menzogna americane sulla armi atomiche di Saddam. Prima i twitt contro la Corea, “Cercano guai”, e quelli alla Cina su sostanziale ‘chi se ne frega’ se non aiutata e non volete le nostre atomiche a Seul.

Siria

Donald Trump incontenibile, sembra voler sfidare il mondo, prendendolo a schiaffi. Corea, Cina, Siria, Russia, e via strepitando. E ricomincia con la Siria, rompendo l’insolito silenzio che teneva da venerdì, giorno in cui ha ordinato l’attacco missilistico contro la Siria di Assad. Intervista alla tv amica Fox News e il tabloid New York Post. Secondo una imprecisata agenzia di spionaggio -spara Trump- Mosca ha cercato di nascondere le prove dell’attacco chimico della settimana scorsa dal regime di Assad. Ieri Putin aveva di fatto già smentito queste ipotesi nell’incontro con Mattarella, ricordando le storiche bugie Usa sulle armi di distruzione di massa attribuite a Saddam.

Scopo dell’offensiva mediatica è chiarire la posizione dell’amministrazione sulla Siria dopo che per giorni i più stretti collaboratori di Trump, modello armata Brancaleone, avevano detto tutto e il contrario di tutto. Almeno su un punto Trump, frena: “Non stiamo andando in Siria -dice al New York Post- La nostra missione è prima di tutto sconfiggere lo Stato islamico”.
Speranza di qualche chiarimento questa mattina a Mosca durante l’incontro fra il segretario di Stato Usa Rex Tillerson e il suo omologo Sergey Lavrov. Nuova amministrazione Usa dai passi decisamente incerti e, per aiutare Tillerson a gestire la situazione, arriva come numero due del dipartimento di Stato John Sullivan, ex sottosegretario al Commercio con Bush Junior, uno che sa come funziona la macchina del governo Usa.

Corea

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«La Corea del Nord cerca guai. Se la Cina decide di aiutare sarebbe magnifico. Altrimenti, risolveremo il problema senza di loro!», ha twittato il presidente americano. Un cinguettio dietro l’altro, Trump ci racconta di avr spiegato al collega Xi, il presidente cinese, «che un accordo commerciale con gli Stati Uniti sarà molto meglio per loro se risolvono il problema nordcoreano».
Ricattuccio elegante ma non molto, in attesa di risposta da Pechino.
Replica subito invece Pyongyang, che minaccia «catastrofiche conseguenze» in risposta ad ogni ulteriore provocazione americana, definendo «oltraggiosa» la decisione Usa di dispiegare navi militari nella penisola coreana.

Lo scorso 5 aprile, alla vigilia del primo incontro di Trump con il presidente cinese Xi Jinping, Pyongyang aveva lanciato un altro missile balistico nel mar del Giappone. Ma gli esperti non hanno escluso nuove provocazioni in occasione del 105esimo anniversario della nascita del defunto fondatore nordcoreano, Kim II Sung, nonno dell’attuale leader, il prossimo 15 aprile. E se Pechino ha smentito le voci sul dispiegamento di 150.000 uomini al confine con la Corea del Nord, ha comunque detto di seguire «da vicino» gli sviluppi nella penisola coreana. «Riteniamo che alla luce della situazione attuale – ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chungying – tutte le parti dovrebbero mostrare equilibrio ed evitare azioni in grado di far aumentare la tensione».

Portavoce spara scemenze

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Sean Spicer, sgradevole e prepotente portavoce della Casa Bianca, in un’intervista alla Cnn fa un parallelo fra Adolf Hitler e il presidente siriano Bashar al-Assad. «Non abbiamo usato armi chimiche durante la Seconda Guerra Mondiale. Neanche una persona spregevole come Hitler è caduto al livello di usare le armi chimiche». Peccato che milioni di ebrei siano morti nelle camere a gas dei campi di sterminio nazisti.

Una giornalista che ha chiesto chiarimenti, ed arriva la pezza peggiore del buco: «Hitler non ha usato gas sulla sua gente nello stesso modo in cui lo fa Assad. Portava la gente nei centri dell’Olocausto», delicato modo per definire i campi di sterminio.
La doppia figuraccia di Spicer ha scatenato la rabbia dei democratici, dei social network e del Centro Anna Frank, che ha invocato il licenziamento in tronco del portavoce: in un messaggio pubblicato su Facebook, il direttore esecutivo del centro con sede a New York ha scritto che Spicer «manca dell’integrità» necessaria per la sua posizione. «Ho sbagliato, chiedo scusa».

Abu Ivanka, il ‘leone di Idlib’

Trump che aveva indignato i musulmani del mondo per il divieto di immigrazione da alcuni Paesi islamici che diventa un eroe per una parte di loro. Dall’inaspettato raid americano contro una base siriana del governo di Damasco, per molti sui social arabi il neo presidente americano è diventato un mezzo eroe. Trump è diventato Abu Ivanka all’Amriki, hashtag in arabo #Abu Ivanka, il padre di Ivanka, utilizzando una forma di rispetto nel mondo arabo. Gli è spuntata la barba, simbolo di pietà per i musulmani.

Trump è diventato di tutto: dalla «spada degli arabi» al «leone di Idlib», «luce dei nostri occhi».
Se parte dei social arabi ha visto in Trump un eroe, sia tra gli user siriani sia del resto della regione, rimane chi ha sollevato dubbi: «Ora vi piace Trump, dove sono finiti quelli che dicevano che odia arabi e musulmani?». A prendere una netta posizione in favore dell’azione militare è stata subito l’Arabia Saudita, seguita da tutti i potentati del Golfo tranne l’Oman. Nel week end c’è stata anche una telefonata tra il presidente Trump e il re Salman saudita, in cui il sovrano ha chiaramente sostenuto l’Amministrazione Trump nella sua azione militare.

Un twitt dopo l’altro verso la guerra vera? Corea e ancora Siria col segretario di Stato Tillerson a Mosca.

La riunione dei ministri degli Esteri del G7 ha concluso che non c’è soluzione militare per la Siria e che bisogna lavorare a una soluzione politica, coinvolgendo la Russia (ridicoli!). E il segretario di Stato Rex Tillerson , prima della visita al Cremlino, aveva dichiarato: “Sarebbe meglio che la soluzione politica escludesse Assad, per il quale “non c’è futuro, il suo potere è alla fine”. Ancor più netto il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault: “Non ci può essere una soluzione per la Siria con Assad al potere”. Ma lo stesso capo della diplomazia di Parigi sottolinea la necessità di “tendere la mano ai russi e dire: dobbiamo mettere fine a questa tragedia siriana che ha provocato così tanti morti, dolore e rifugiati”. Insomma, dopo 7 anni che la Siria è sotto attacco di terroristi, bombardieri e mascalzoni di almeno 70 paesi, il colpevole sarebbe Bashar al-Assad.

A questo punto, però, “i russi dicano con chi vogliono stare” aveva sintetizzato ancora Tillerson. Perché “noi vogliamo creare un futuro per la Siria che sia stabile e sicuro. Ma la Russia ha scelto un partner inaffidabile come Assad. Allora, la Russia può essere parte di quel futuro e giocare un ruolo importante. Il ministro degli Affari esteri di Berlino, Sigmar Gabriel, la voce di Mekel: “Rex Tillerson ha detto esplicitamente che stanno cercando una strada non violenta, non militare” ha spiegato, elogiando la controparte americana per avere espresso una “posizione molto realistica e chiara”. Il ministro tedesco ha quindi confermato “l’appoggio” dei ministri del G7 a Tillerson. Insomma, gli USA giocano come se la vittoria di Putin si loro terroristi sia un fatto episodico. Hanno messo i piedi in Siria e vogliono metterci anche le mani. È proprio vero ciò ch’è scritto in questa vignetta?

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Veniamo all’Asia: L’attacco missilistico USA durante la visita di Xi Jinping è stato l’aperitivo per la cena e un messaggio per la Korea del Nord. Il presidente cinese, al suo rientro, non ha perso l’occasione per confermarsi come leader del mondo asiatico.

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Questa la notizia di oggi: Corea del Nord, Xi Jinping chiama Trump: “Soluzione pacifica”, che la questione si risolva attraverso il dialogo.

Il presidente cinese Xi Jinping in una conversazione telefonica con il presidente americano Donald Trump ha sollecitato una soluzione “pacifica” alle tensioni con la Corea del Nord per il programma nucleare di Pyongyang. Lo riferisce la tv cinese di Stato CCTV. Nel colloquio, Xi ha detto a Trump che Pechino “richiede che si si risolva la questione con metodi pacifici” e “attraverso il dialogo”. Ieri Trump aveva detto che gli Usa sono pronti ad affrontare il problema da soli se la Cina non volesse dare una mano. I due leader hanno parlato anche di Siria, e Xi ha assicurato che per la Cina è “inaccettabile” l’uso di armi chimiche”, mentre per porre fine al conflitto occorre seguire “la via politica”.

 

1021.- Asia, la nuova polveriera del mondo

Il punto sull’Asia.

Dalla Corea del Nord al mar della Cina, e non c’è solo il poco credibile ma pericoloso Kim. L’Asia oggi è la polveriera del mondo, sostengono diversi analisti, come lo è stata l’Europa dei secoli scorsi. Continente infinito sul più grande Oceano del pianeta attorno a cui si concentrano conflitti più o meno mascherati tra le grandi potenze che cercavano di conquistare spazi, risorse e influenza. E cinque di loro sono potenze nucleari.

FILE PHOTO: North Korean leader Kim Jong Un supervised a ballistic rocket launching drill of Hwasong artillery units of the Strategic Force of the KPA on the spot

C’è poco da scherzare, dice Bernard Guetta su France Inter, quasi a dialogare con Piero Orteca su Kim Jong-Un. Parliamo di Asia, dove troppe cose poco rassicuranti stanno accadendo, e non basta il volto apparentemente bonaccione del Kim sovrappeso a rassicurare su quelle bombe atomiche e quei missili nella mani di un irresponsabile, se non del tutto folle.
L’ultimo episodio il lancio di missili dalla Corea del Nord verso il mare del Giappone. E tutti ne approfittano. Il Giappone e cambia la sua costituzione e riarma. Gli Stati Uniti felicemente forniscono gli strumenti, mentre accelerano il dispiegamento di un loro sistema di protezione antimissile in Corea del Sud. Che è molto vicina alla Cina.

Gli Stati Uniti, motivazione ufficiale le minacce di Pyongyang con i missili puntati loro alleato giapponese, quindi accrescono la loro presenza in Asia. Ma è la Cina a non essere affatto contenta di vedere la forze armate americane avvicinarsi alle sue frontiere. Anche perché gli intenti della nuova amministrazione Usa non appaino molto rassicuranti, dopo che Donald Trump ha stabilito che Pechino è il principale rivale Usa.
In realtà la Cina è ormai la seconda potenza econonomica mondiale e non è detto che si voglia accontentare solo di quel ruolo. Mentre gli Stati Uniti, sempre più disimpegnati in Europa e Medio Oriente, concentrano il loro sforzo militare sull’Asia proprio per contrastare la Cina.

I 54 miliardi di dollari aggiuntivi alla enormità del bilancio per il Pentagono che Trump ha promesso, serviranno -analisi di fonti militari- soprattutto a rafforzare la marina per permetterle di essere più presente nel mar Cinese meridionale.
Stiamo parlando della zona del Pacifico in cui transita quasi un terzo del traffico marittimo internazionale e che è quasi interamente rivendicata da Pechino nonostante le proteste di altri cinque paesi costieri che vorrebbero far valere i loro diritti sulle acque contese, con la Cina che sta trasformando isolotti disabitati in basi militari.

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Solo minacce o pericolo reale?
La guerra non è una certezza in Asia, rassicura Bernad Guetta sui Internazionale, ma non c’è da giurarci sopra. Sei i punti di crisi elencati, minacce presunti e reali.
1, la Cina fa paura a tutti i suoi vicini;
2, il nazionalismo è molto forte nei paesi asiatici;
3, l’India e il Pakistan sono in guerra dalla ritirata dei britannici e la divisione del subcontinente di settant’anni fa;
4, la Cina, l’India, il Pakistan e la Corea del Nord sono potenze nucleari;
5, l’Asia è molto lontana dall’aver trovato un equilibrio tra le varie potenze;
6, gli Stati Uniti, infine, non vogliono permettere alla Cina di dominare il continente perché questo la renderebbe la prima potenza del mondo a scapito dell’America.

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Le guerre d’Asia
Guerre e i conflitti aperti all’interno del continente che vedono direttamente coinvolti Pakistan e India. Il Pakistan, confinante con i problematici Afghanistan ed Iran, è impegnato, da un lato, in scontri con la componente pashtun e, dall’altro, cerca di reprimere i separatismi del Belucistan e del Waziristan, aree di confine ricche di risorse naturali e sedi di basi militari e nucleari pakistane. l’India, dal canto suo, oltre ad avere proprio con il Pakistan sempre in sospeso il contenzioso sul Kashmir, e al suo interno alcuni devastanti conflitti etnici.

Mar cinese della discordia
Le isole il cui possesso può rivelarsi utile nel collegamento fra Oceano Indiano e Oceano Pacifico in caso di conflitti. Ed ecco la disputa tra Giappone e Corea del Sud per le isole Dodko, tra lo stesso Giappone e Russia per le isole Curili e le rivendicazioni cinesi sulle isole Paracel e Spratly.
Il Mar Cinese Meridionale, crocevia fondamentale dal punto di vista logistico-commerciale, delle risorse ittiche e, soprattutto, delle risorse energetiche. Intorno a questi due gruppi di isole potrebbe esserci un potenziale di circa 150 miliardi di barili di petrolio ed enormi quantità di gas. Ed ecco che la Cina aumenta la sua spesa militare del 10% ogni anno e ha permesso a Pechino di diventare la seconda marina militare del mondo, con una delle tre portaerei cinesi in programma che è già stata operativa nelle acque siriane.

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1012.- Pechino, l’ex alleato prende le distanze. “Vengano rispettate le risoluzioni Onu”. Tutti contro Pyongyang

Il ministro degli Esteri cinese: ci opponiamo con forza agli esperimenti coreani. Almeno 3 dei quattro missili balistici lanciati da Pyongyang sono caduti in una zona economica esclusiva del Giappone.

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La Corea del Nord e’ una ”seria minaccia”: il lancio di missili da parte di Pyongyang e’ una ”chiara violazione” di varie risoluzioni dell’Onu. Lo afferma il presidente americano Donald Trump nel corso di due colloqui separati con il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente reggente della Corea del Sud Hwang Kyo-Ahn. I tre leader hanno aggiunto che ”continueranno la stretta collaborazione bilaterale e trilaterale per dimostrare alla Corea che ci sono conseguenze severe per le sue azioni provocatorie e di minaccia”.

Gli Stati Uniti iniziano a spostare equipaggiamenti per il sistema anti-missili in Corea del Sud, muovendo i primi ”componenti del Thaad”, il Terminal High Altitude Area Defense per colpire missili balistici a medio e corto raggio. Lo afferma il Us Command, sottolineando che il Thaad rafforzera’ la difesa contro la minaccia della Corea del Nord.

Quattro missili balistici lanciati dalla Corea del Nord verso il mare del Giappone, tre dei quali finiti nella zona economica esclusiva giapponese senza provocare danni, percorrendo una distanza di circa 1.000 km. Tokyo ha inoltrato una protesta formale. Gli Usa hanno condannato con forza i lanci e riaffermato l’impegno a difendere gli alleati. La Corea del Sud ha dato il via al pronto coordinamento con Usa e Giappone in risposta ai quattro missili testati.

Dura condanna dagli USA, che riaffermano – attraverso il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Mark Toner – l’impegno a difendere gli alleati facendo ricorso ”all’ampia gamma di capacita’ a nostra disposizione”. Toner ha invitato tutti i Paesi a usare ogni canale possibile e mezzo di persuasione per rendere chiaro alla Corea del Nord che ulteriori provocazioni sono da ritenersi inaccettabili, tali da provocare conseguenze. Il portavoce, nel resoconto della Yonhap, ha poi invitato Pyongyang ad adempiere agli obblighi internazionali e a mostrare l’impegno per il ritorno al dialogo sulla denuclearizzazione. ”La nostra determinazione a difendere gli alleati, inclusi Corea del Sud e Giappone, di fronte alle minacce resta inattaccabile. Siamo pronti e continueremo a prendere tutte le misure necessarie – ha concluso Toner – per aumentare la nostra prontezza a difesa dei nostri alleati dagli attacchi e siamo preparati all’uso di tutte le nostre capacita’ per rispondere alle minacce crescenti”.

>>>ANSA/COREA NORD LANCIA DUE MISSILI, UNO ARRIVA IN ACQUE GIAPPONE

LA TENSIONE SALE

La Cina non gradisce questa escalation di Pyongyang che va a incidere sulla sua politica nel Mar Meridionale Cinese e ha annunciato che reagirà al dispiegamento del sistema anti-missile Usa in Corea del Sud, affermando che Washington e Seul ne affronteranno le conseguenze. Non altrettanto sembra essere per gli Stati Uniti, che hanno colto l’occasione per iniziare a spostare equipaggiamenti anti-missile in Corea contro le minacce di Pyongyang.” 

L’ultimo lancio di missili compiuto dalla Corea del Nord era un test per un attacco contro una base Usa in Giappone. La Corea del Nord e’ una ”seria minaccia”: il lancio di missili da parte di Pyongyang e’ una ”chiara violazione” di varie risoluzioni dell’Onu, afferma il presidente americano Donald Trump nel corso di due colloqui separati con il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente reggente della Corea del Sud Hwang Kyo-Ahn.

L’omicidio con il gas nervino agente Vx all’aeroporto di Kuala Lumpur di Kim Jong-nam, il fratellastro del leader Kim Jong, è stato un altra ragione di scontro diplomatico, questa volta fra Pyongyang e la Malaysia, che ha visto un salto di livello: con l’espulsione dei rispettivi ambasciatori. Pyongayang ha poi decretato il divieto per i malesi in Corea del Nord di lasciare il Paese. Il premier malese Najib Razak ha duramente condannato la mossa definendo “ostaggi” i concittadini bloccati al Nord. In una nota, oltre a intimare l'”immediato rilascio”, Najib ha annunciato di aver istruito la polizia su un analogo blocco della partenza dei cittadini nordcoreani dalla Malaysia, un migliaio secondo le stime più accreditate.

Pechino, l’ex alleato prende le distanze. “Vengano rispettate le risoluzioni Onu”.

Un portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha detto che la Cina “si oppone fermamente” al dispiegamento del sistema anti-missile americano e che Pechino “prenderà sicuramente le misure necessarie per salvaguardare i nostri interessi di sicurezza”. “Tutte le conseguenze” ricadranno sugli Stati Uniti e la Corea del Sud, ha aggiunto.

La Farnesina “condanna” il lancio di missili effettuato dalla Corea del Nord. “I ripetuti test di missili” e “lo sviluppo di un arsenale nucleare”, si legge in una nota, “costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e una aperta violazione delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”. La Corea del Nord “deve abbandonare lo sviluppo di un arsenale missilistico e nucleare e interrompere il cammino intrapreso di sfida della comunità internazionale e di auto-isolamento. L’Italia è pronta a contribuire a una risposta ferma e coesa della Comunità Internazionale”.

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«Nonostante l’opposizione della comunità internazionale, oggi la Repubblica popolare democratica di Corea ha condotto un altro esperimento nucleare. Il governo cinese si oppone fermamente e chiede con forza che onori l’impegno di denuclearizzazione e rispetti le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Pesa come un macigno la dichiarazione del ministero degli Affari esteri cinese, tanto più che minaccia di protestare formalmente presso l’ambasciata nordcoreana.

Per più di un decennio, la Repubblica popolare cinese è infatti stata considerata l’unico alleato del «regno eremita» e allo stesso tempo l’unico Stato in grado di fare da garante per la sua denuclearizzazione. Ma con Kim Jong-un, la controparte nordcoreana che il presidente Xi Jinping non ha mai incontrato e che pare ossessionata dall’idea di trasformare il suo Paese in una potenza nucleare, il dialogo appare impossibile. Il quinto test nucleare della Corea del Nord nel giorno del suo 68° anniversario ha fatto traboccare il vaso. I 10 Kilotoni esplosi equivalgono a due terzi della potenza dell’ordigno che ha colpito Hiroshima.

Già a marzo Wu Dawei, da sempre il negoziatore per la Cina nei «colloqui a sei» per il disarmo nucleare, in un’intervista straordinariamente esplicita a un quotidiano sudcoreano aveva espresso la sua frustrazione affermando che ormai i consigli cinesi gli «entravano da un orecchio e ne uscivano dall’altro» e che, rifiutando di astenersi dal migliorare le proprie capacità missilistiche e nucleari, la Corea del Nord aveva «firmato la sua condanna a morte». A questa intervista era seguito un editoriale del quotidiano di Stato «Global Times», altrimenti detto «la voce del Partito», che metteva in guardia l’imprevedibile alleato con parole mai pronunciate prima. «Missili e armi nucleari sono sì strumenti strategici, ma nel caso della Corea del Nord hanno portato a un rischio imminente per la sicurezza del Paese. Pyongyang non deve sopravvalutare le sue capacità nel controllare le situazioni pericolose e non può aspettarsi che la Cina sia in grado di proteggere la sua sicurezza se continua ad assumersi rischi avventati. La situazione che si viene a creare, semplicemente, non è più sotto il controllo cinese». Tutte argomentazioni che negli ultimi mesi sono entrate a far parte del dibattito strategico.

La Cina di fatto non ha potuto far altro che prendere atto che le ambizioni nucleari nordcoreane si sono trasformate in una minaccia per la propria sicurezza nazionale e che a niente è valso il supporto economico che ha continuato a offrirgli nonostante le sanzioni. Il «brillante leader» non è disposto a fare nessun passo indietro per favorire le manovre diplomatiche dell’importante alleato e quest’ultimo si trova nella scomoda posizione di non poter opporre nessun argomento concreto all’installazione in Corea del Sud del Thaad (Terminal High Altitude Area Defence), il sistema statunitense anti-missile più sviluppato al mondo «contro le armi di distruzione di massa e la minaccia nordcoreana dei missili balistici».

Nonostante nel comunicato congiunto i ministeri della difesa di Stati Uniti e Corea del Sud abbiano sottolineato che «non sarà diretto verso nazioni terze», per Pechino che non accetta interferenze così vicine al suo territorio sarebbe «un’evidente minaccia alla stabilità dell’area». Come d’altronde lo sarebbe il collasso del regno eremita, con conseguente ingresso di milioni di profughi nordcoreani nel Paese e potenziale avvicinamento di un fronte unito Usa-Corea del Sud. La Repubblica popolare è a un bivio e nessuna delle due strade che le si aprono di fronte è priva di ostacoli. Sarebbe il caso di percorrere una terza via che al momento, però, è ancora tutta da costruire.