1895.- Morto William McBride, il medico eroe del Talidomide martirizzato da Big Pharma.

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È morto il medico che scoprì il nesso tra il farmaco Talidomide, farmaco anti-nausea assunto in gravidanza che causò tante vittime nate con malformazioni e che il farmaco vietato nel 1961. BigPharma non si fece carico delle deformazioni dei neonati, non lo perdonò e fu perseguitato in ogni modo sino a che nel 1993 fu radiato, per poi essere reintegrato nel 1998. I nati con malformazioni a causa del Talidomide aspettano ancora un risarcimento dallo Stato. Le scuse ufficiali: “Affrontiamo le responsabilità”, sono arrivate in occasione dell’inaugurazione di un memoriale dedicato alle vittime a Stolberg, la città tedesca sede della compagnia produttrice del farmaco, ma probabilmente non basterà la statua dell’artista tedesco Bonifatius Stirnberg, costata 5mila euro, a placare la rabbia. Questa storia ci ricorda qualcosa.

William McBride, che fu tra i primi medici a dare l’allarme sulla talidomide, il sedativo che si scoprì causava malformazioni alla nascita, è morto il 27 giugno in Australia. Aveva 91 anni.
Suo figlio David ne ha annunciato la morte su Facebook. La posizione e la causa non sono state fornite.

Nella primavera del 1961, al Crown Street Women’s Hospital di Sydney, in Australia, il Dr. McBride, un ostetrico, fece nascere un bambino che aveva malformato le braccia e altri problemi. Nel giro di poche settimane ne aveva visti altri due. In una lettera pubblicata sulla rivista medica The Lancet che in dicembre, notò che ciò che sembrava connettere le pazienti era un farmaco che aveva prescritto per la nausea mattutina, la talidomide (nota in Australia come Distaval).
McBride fu tra i primi medici a dare l’allarme sulla talidomide, il sedativo che causava malformazioni alla nascita
Circa nello stesso periodo, un medico tedesco di nome Widukind Lenz aveva fatto lo stesso collegamento e documentato alcuni casi in tutta la Germania. Il farmaco è stato rapidamente bandito o ritirato dal mercato in un Paese dopo l’altro.
Il Dr. McBride fu salutato come un eroe. Ma dopo aver fondato un’organizzazione di ricerca, la Fondazione 41, con un premio in denaro che aveva ricevuto da un istituto francese per il suo ruolo nella questione della talidomide, fu guardacaso tormentato dalle polemiche.
Negli anni ’80 la sua ricerca sui possibili effetti dannosi di un altro farmaco, il Bendectin, fu messa in discussione e fu coinvolto in una lunga battaglia per difendere la sua reputazione. McBride ed i suoi sostenitori credevano fermamente che le compagnie farmaceutiche stessero cercando di zittirlo.
McBride ed i suoi sostenitori credevano fermamente che le compagnie farmaceutiche stessero cercando di zittirlo. Ad un certo punto pensò che avrebbero potuto monitorare le sue telefonate
Ad un certo punto pensò che avrebbero potuto monitorare le sue telefonate. «Ci sono crepitii ogni volta che parlo al telefono, che improvvisamente svaniscono od aumentameno», disse al Sun-Herald di Sydney nel 1988. «Potrebbe non essere nulla, ma le compagnie farmaceutiche sono conosciute per ricorrere a metodi drastici per screditare coloro che appaiono in tribunale contro di loro». Anni dopo, un chirurgo inglese di nome Andrew Wakefield avrebbe sperimentato la verità di queste parole.
Fu così, che dopo tanti attacchi, nel 1993 un tribunale ordinò la sua radiazione dal registro medico del New South Wales, impedendogli di praticare la medicina. In pratica, parrebbe proprio una radiazione per lesa Big Pharma come per i nostri Gava, Lesmo, Rossaro, etc.
William Griffith McBride nacque il 25 maggio 1927 a Sydney da John e Myrine Griffith McBride. Crebbe vicino a Dungog, a nord di Newcastle, nell’Australia orientale.
Dopo aver conseguito la laurea in medicina presso l’Università di Sydney, prestò servizio come ufficiale medico residente in diversi ospedali nei primi anni Cinquanta. Proseguì gli studi medici a Londra prima di arrivare all’ospedale di Crown Street nel 1955. Il Sydney Morning Herald ha dichiarato nel 1988 che aveva fatto nascere circa 1.500 bambini prima che l’ospedale fosse chiuso nel 1983.
Nel 1993 un tribunale ordinò la sua radiazione dal registro medico del New South Wales.
Nel 1960 venne chiamato da un rappresentante della Distillers Company, che commercializzava la talidomide in Gran Bretagna e il Dr. McBride accettò di provare il farmaco su alcuni pazienti. Quando si presentarono i problemi, McBride era l’unico medico ad usarlo all’ospedale, il che permise la rapida identificazione del suo legame con i difetti alla nascita.
Seguirono lunghi procedimenti legali sulla talidomide, che alla fine fu implicata in migliaia di difetti alla nascita. Il dottor McBride affermò che aveva cercato di portare le sue preoccupazioni all’attenzione della compagnia farmaceutica, ma fu respinto.
«Non pensava che una compagnia farmaceutica non sarebbe stata felice di sentirlo quando ha detto: “C’è qualcosa di sbagliato nel tuo farmaco’” – ha detto la figlia Catherine McBride all’Australian –Pensava che avrebbe risparmiato loro un sacco di soldi».
I suoi sforzi gli valsero riconoscimenti di ogni tipo. Gli hanno anche portato una pratica fiorente e un premio in denaro da L’Institut de la Vie in Francia. Nel 1971 usò quei soldi per fondare la Fondazione 41 – chiamata per le 41 settimane tra concepimento e nascita – per studiare le cause dei problemi mentali e fisici nei neonati.
Come risultato della ricerca condotta sui possibili rischi di Bendectin (noto anche come Debendox), Dr. McBride divenne un ricercato testimone esperto in cause legali contro Merrell Dow, il produttore del il farmaco che veniva incolpato dei difetti alla nascita.
Ma altri dissero che il farmaco era sicuro. In un caso nei primi anni ’80, il Dr. McBride e il Dr. Lenz, un altro eroe della talidomide, testimoniarono per le fazioni opposte. Tuttavia, coincidenza, la società ritirò il farmaco dal mercato nel 1983, sostenendo che era sicuro, ma dicendo che non era più economicamente conveniente, in parte a causa delle controversie che lo circondavano.
Durante le controversie che seguirono, il Dr. McBride sostenne di essere stato vittima di una campagna di Big Pharma per screditarlo. Nel 1987, per esempio, gli fu contestato l’uso dei conigli negli esperimenti e i relativi risultati.
«Stiamo combattendo per alcuni conigli – disse al Sun-Herald – cosa è più importante – la vita di un bambino o quanto un coniglio ha bevuto in un esperimento?».
La radiazione dall’ordine tuttavia finì per essere cancellata.
Il dott. McBride vinse il diritto di esercitare nuovamente la medicina nel 1998, anche se con diverse condizioni, tra cui quella di non condurre ricerche.
Una ragione per cui il dottor McBride cercò di essere reintegrato nel 1998, quando aveva 70 anni, era che voleva lavorare nelle Samoa americane, dove, disse, la sua esperienza in ostetricia e ginecologia era richiesta e dove aveva già lavorato su un base provvisoria.
«Sono stato felice di vedere quanto potrei operare. Ho fatto un cesareo in 20 minuti».
Le Samoa sono le stesse isole protagoniste la scorsa settimana dell’atroce morte di due bambini di 12 mesi.
Coincidenze, ma con un filo comune che rovina le vite dei protagonisti di tutte queste storie così come di milioni di altri individui: Big Pharma.

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Una vittima del farmaco Distaval

LA BIG PHARMA NON SI FECE CARICO IMMEDIATAMENTE DELLE SUE RESPONSABILITÀ’ COSTRINGENDO LA POLITICA A FARSENE CARICO.

XVII Legislatura (2013-2018)
INDENNIZZI PER INVALIDITA’, MEDICINALI.
Atto Senato n. 2016, A.S. n. 647 ed A.S. n. 671
Presentazione
Trasmesso in data 17 luglio 2015; annunciato nella seduta pom. n. 487 del 21 luglio 2015 (A.S. n. 2016, trasmesso dalla Camera, A.S. n. 647 ed A.S. n. 671)..
Disegni di legge in materia di indennizzi in favore delle persone affette da sindrome da talidomide .

A.S. n. 2016
Il disegno di legge A.S. n. 2016, approvato, in sede legislativa, dalla Commissione Affari sociali della Camera il 15 luglio 2015, propone un ampliamento dell’àmbito di soggetti rientranti nell’indennizzo in favore delle persone affette da sindrome da talidomide.

Si ricorda che quest’ultimo farmaco, somministrato alla fine degli anni cinquanta ed all’inizio degli anni sessanta, recava, se assunto da donne incinte, gravi danni ai feti.
L’attuale disciplina – stabilita dall’art. 2, comma 363, della L. 24 dicembre 2007, n. 244, dall’art. 31, commi 1-bis e 1-ter, del D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 febbraio 2009, n. 14, e dal regolamento di cui al D.M. 2 ottobre 2009, n. 163 – riconosce un indennizzo per le persone affette da sindrome da talidomide (nelle forme dell’amelia, dell’emimelia, della focomelia e della micromelia) nate negli anni dal 1959 al 1965.
Il presente disegno di legge A.S. n. 2016 dispone l’ampliamento alle persone affette nate nell’anno 1958 e nell’anno 1966, con decorrenza dell’assegno mensile (con riferimento ai nuovi soggetti beneficiari) dal 1° gennaio 2016.
Si ricorda che il farmaco in oggetto è stato ritirato dal commercio in Italia nel 1962, ma, naturalmente, è stato di fatto possibile il successivo uso di dosi già acquistate; ogni confezione di tale medicinale aveva una scadenza di 36 mesi, ragion per cui gli effetti dell’impiego di dosi acquistate in precedenza (e non ancora scadute) possono concernere i soggetti nati entro il suddetto anno 1966. Riguardo all’anno 1958, il medicinale non era ancora in commercio in Italia, ma – come osserva la documentazione del Ministero della salute allegata al resoconto sommario della Commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera del 9 aprile 2015 – un certo numero di donne in gravidanza può averlo reperito sul “mercato parallelo”. Si rileva, tuttavia, che quest’ultima ipotesi può riguardare anche figli nati nel 1957, anno in cui è iniziata (all’estero) la distribuzione commerciale del farmaco; come emerge dall’esame dei lavori preparatori, il testo del disegno di legge elaborato dal Comitato ristretto della Commissione Affari sociali della Camera comprendeva anche le persone affette nate nell’anno 1957 e, successivamente, la suddetta Commissione ha preferito ridurre – all’interno del periodo in cui il farmaco non era in commercio in Italia ed in base alla considerazione di carattere generale che le menomazioni potrebbero derivare da altre cause – la portata dell’ampliamento(1).

Il comma 2 dell’articolo 1 del disegno di legge prevede che, entro sei mesi dall’entrata in vigore di quest’ultimo provvedimento, il Ministro della salute apporti le conseguenti modifiche al citato regolamento di cui al D.M. n. 163. In ogni caso, l’indennizzo mensile per i soggetti interessati dall’ampliamento in esame decorre dal 1° gennaio 2016, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, che fa riferimento alla data di entrata in vigore della presente legge. Quest’ultima data è fissata al 1° gennaio 2016 dal successivo articolo 2. Il termine è stato individuato, nel testo definitivo approvato (in sede legislativa) dalla Commissione Affari sociali della Camera, per ragioni inerenti all’insussistenza della relativa copertura finanziaria per il 2015 (cfr. il parere espresso dalla Commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera il 17 giugno 2015).
Si ricorda che la tutela in oggetto consiste in un assegno mensile vitalizio, di importo variabile a seconda della gravità delle menomazioni e rivalutato annualmente in base alla variazione “degli indici ISTAT”. L’assegno è corrisposto per la metà al soggetto danneggiato e per l’altra metà agli eventuali congiunti che prestino al danneggiato assistenza in maniera prevalente e continuativa; in assenza di congiunti che rientrino nella suddetta fattispecie, l’assegno è corrisposto per intero al danneggiato. Qualora quest’ultimo sia incapace di intendere e di volere, l’indennizzo è corrisposto per intero ai familiari conviventi che prestino assistenza in maniera prevalente e continuativa.
Per i soggetti che rientrino nella tutela vigente – nati, quindi, nel periodo 1959-65 -, l’indennizzo decorre dal 1° gennaio 2008. Sembrerebbe opportuno valutare i profili di possibile contenzioso, anche in sede costituzionale, e gli eventuali effetti finanziari del medesimo contenzioso, relativamente alla circostanza che, per i nati nell’anno 1958 e nell’anno 1966, il disegno di legge stabilisce al 1° gennaio 2016 la decorrenza dell’indennizzo mensile.
Il comma 3 dell’articolo 1 del disegno di legge in esame provvede alla quantificazione ed alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dal suddetto ampliamento soggettivo. Essi sono valutati pari a 3.285.000 euro annui, a decorrere dal 2016, a cui si fa fronte mediante corrispondente riduzione dell’accantonamento relativo al Ministero dell’economia e delle finanze del fondo speciale di parte corrente (fondo destinato alla copertura degli oneri di parte corrente derivanti dalle norme legislative che si prevede possano essere approvate nel triennio finanziario di riferimento).
I successivi commi da 4 a 6 pongono le clausole contabili e di monitoraggio e salvaguardia finanziari. Per l’ipotesi in cui la novella in esame determini oneri superiori rispetto all’importo stimato, si dispone la riduzione delle dotazioni finanziarie di parte corrente, aventi la natura di spese rimodulabili, nell’àmbito della missione “Tutela della salute” dello stato di previsione del Ministero della salute.
A.S. n. 647 ed A.S. n. 671
Anche i disegni di legge A.S. n. 647 ed A.S. n. 671 riguardano gli indennizzi in favore delle persone affette da sindrome da talidomide.
L’A.S. n. 647 estende, con effetto retroattivo decorrente dal 1° gennaio 2008, l’assegno mensile vitalizio summenzionato alle persone affette nate nell’anno 1958 e nell’anno 1966 nonché ai soggetti che, ancorché nati al di fuori del periodo 1958-1966, possano documentare la sussistenza del nesso di causalità tra l’assunzione del farmaco e la sindrome da talidomide. Alla copertura dei relativi oneri si fa fronte mediante le riduzioni finanziarie di carattere generale di cui all’articolo 2.
L’A.S. n. 671 estende, con effetto retroattivo decorrente dal 1° gennaio 2008, il medesimo assegno mensile vitalizio alle persone affette nate nell’anno 1958 e nell’anno 1966 (il disegno di legge non reca norme di quantificazione degli oneri e di copertura finanziaria).

1) Cfr., in particolare, il resoconto sommario del 30 ottobre 2013 dei lavori della suddetta Commissione.
Legislatura 17ª – Dossier n. 90, a cura di M. Bracco

DAL SITO RENOVATIO21.COM LEGGIAMO DELLA CONCLUSIONE DELLA VERTENZA.

Finalmente anche la Grunenthal, l’azienda che ha inventato il Talidomide, si è decisa a riconoscere la propria responsabilità in quella che è la più grande tragedia mai avvenuta per colpa di un farmaco. Le scuse ufficiali sono arrivate in occasione dell’inaugurazione di un memoriale dedicato alle vittime a Stolberg, la città tedesca sede della compagnia, ma probabilmente non basterà la statua dell’artista tedesco Bonifatius Stirnberg, costata 5mila euro, a placare la rabbia delle vittime.

«Per 50 anni non siamo riusciti a parlare con le vittime e le loro madri – ha affermato Harald Stock, amministratore delegato della compagnia – invece siamo rimasti in silenzio, e ci dispiace molto per questo. Il talidomide sarà sempre parte della storia della nostra compagnia. Noi abbiamo una responsabilità e la affrontiamo apertamente».

Il farmaco, progettato per le nausee mattutine ed altri fastidi tipici della gravidanza, fu approvato in Germania nel 1954, mentre i primi effetti avversi furono direttamente ricollegati al Talidomide solo cinque anni più tardi e il ritiro avvenne solo nel 1961. Solo dopo molto tempo si capì che la tossicità era dovuta alla coesistenza di due forme, una “buona” e una “cattiva”, all’epoca indistinguibili, mentre ora la forma “buona” è usata per la cura di alcuni tumori. Alcune stime affermano che più di 20mila bambini nacquero con malformazioni agli arti, mentre in Italia le associazioni di pazienti stimano in 6-700 il numero di vittime, che ora sono 300. L’azienda finora ha risarcito solo le vittime tedesche, mentre contenziosi sono in corso in diversi altri paesi fra cui l’Australia: «In Italia solo da pochi anni abbiamo visto riconosciuto un indennizzo da parte dello Stato – sottolinea Vincenzo Tomasso, presidente dell’Associazione Thalidomidici Italiani – anche se problemi burocratici stanno mettendo ostacoli per alcuni nostri associati. Dalla Grunenthal invece per 50 anni abbiamo visto solo un muro di gomma».

C’è almeno un aspetto positivo della vicenda, spiega il farmacologo Silvio Garattini: «All’epoca non si pensava proprio che fosse possibile un simile effetto di una sostanza chimica sulla riproduzione – spiega l’esperto – fu proprio dopo la vicenda del Talidomide che è diventato obbligatorio fare dei test per vedere gli effetti in gravidanza. Questo e l’introduzione della farmacovigilanza hanno fatto sì che in 50 anni non ci sono più stati casi così gravi».

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Un libro (“Silent Shock”) accusa con testimonianze inedite due grandi case britanniche, che nascosero le prove secondo le quali il farmaco provocava malformazioni nei neonati. Si calcola che più di 10.000 bambini in tutto il mondo nacquero ciechi o sordi, senza gli arti superiori o inferiori, a causa di questo farmaco prodotto dall’azienda tedesca Grünenthal senza alcuna sperimentazione animale, né tanto meno clinica (non erano necessarie al tempo e qualcuno cerca di eliminarle ancora oggi).

Il talidomide è stato il farmaco più nefasto che la storia abbia conosciuto. Fu venduto negli anni Cinquanta e Sessanta come sedativo per alleviare la nausea delle donne in gravidanza, dopo essere stato diffuso in 50 paesi sotto 40 nomi commerciali diversi. Le case farmaceutiche in Australia «potevano salvare duemila bambini. Ma non ritirarono il farmaco. Il talidomide venne repentinamente ritirato alla fine del 1961 in seguito alla scoperta del carattere teratogenico di uno dei suoi componenti.

Le donne che usavano questo farmaco, infatti, davano alla luce dei neonati focomelici, con riduzione delle ossa sia degli arti superiori che inferiori, o addirittura amelici, cioè totalmente privi di arti. Non stupisce che dopo questa tragedia le autorità del farmaco dei diversi Paesi abbiano ristretto le maglie per l’approvazione di nuovi prodotti. A dire di Lachman, però, le maglie sarebbero troppo strette, tanto da raggiungere paradossalmente effetti negativi per gli stessi malati. “L’episodio rappresentato dal talidomide – scrive – è stato senza dubbio una tragedia profonda. Eppure, nel tempo, le sue conseguenze sono state quelle di mettere in pericolo non migliaia, ma milioni di vite, creando un sistema di licenze che ritarda ‘’immissione di farmaci in commercio anche di dieci anni rispetto al necessario e che costa 1 miliardo di dollari. Siamo di fronte a un sistema che va totalmente ripensato”.

Lo scienziato inglese punta l’indice sul regime di responsabilità oggettiva attualmente vigente, che non consente ai singoli pazienti di scegliere di sottoporsi a volontarie sperimentazioni senza far ricadere eventuali danni sui ricercatori e le strutture mediche. “La legislazione europea e quella britannica non consentono il passaggio a un regime di responsabilità soggettiva, e così rimaniamo tutti ingabbiati – conclude – nella paura di subire una class action”, col risultato di ritardare l’approvazione di nuovi farmaci nonché di pagarli di più.

Di parere opposto è Tommaso Russo, direttore del dipartimento di Biochimica e biotecnologie mediche dell’Università degli studi di Napoli Federico II e presidente di Gear (Centro regionale di competenza specializzato nello sviluppo della ricerca applicata al campo della salute dell’uomo) . “È vero che bisogna rendere appetibili gli investimenti alle industrie farmaceutiche, senza i quali non si va da nessuna parte, ma non esageriamo. Il giusto equilibrio tra rischi e benefici – dice – è una chimera, ma nel dubbio bisogna sempre favorire la sicurezza dei pazienti rispetto alle esigenze della ricerca e spesso delle ambizioni dei singoli ricercatori”. Russo fa un esempio eloquente: “Si pensi ai farmaci antitumorali.

LE RESPONSABILITÀ. Altrettanti, se non di più, furono i bambini morti in grembo o poco dopo la nascita a causa del farmaco. Per oltre 50 anni questa tragedia è rimasta nell’ombra, anche perché l’azienda si è sempre rifiutata di ammettere le proprie colpe. Solo l’1 settembre 2012, con un laconico comunicato stampa, la Grünenthal ha chiesto perdono pubblicamente. Ma l’azienda non sarebbe l’unica responsabile e parte delle colpe farebbero capo anche alle aziende che distribuirono il talidomide nei vari paesi, gestendo gli incassi delle vendite.
MAXI RISARCIMENTI. L’ultima rivelazione arriva dall’Australia, dove è appena uscito il libro Silent shock, Shock silenzioso. L’autore è Michael Magazanik, avvocato nel caso di una delle vittime australiane del talidomide, Lynette Rowe (nella foto alla nascita, ndr), nata senza braccia e gambe dopo che sua madre aveva assunto il farmaco in gravidanza. Nel 2012 la signora Rowe ha vinto la causa contro Grünenthal e contro le due aziende britanniche Distillers e Diageo, che avevano messo in commercio il talidomide in Australia. La Suprema corte vittoriana ha stabilito che la donna ricevesse un maxi risarcimento da milioni di dollari australiani, che le permetterà anche di ricevere a vita le cure di cui necessita.

LE CASE FARMACEUTICHE SAPEVANO. La causa ha portato anche alla vittoria della class action intentata in seguito da altre 100 vittime australiane, che con Diageo hanno ottenuto una transazione da 89 milioni di dollari. Nel preparare la causa di Rowe, Magazanik ha raccolto documenti e testimonianze inedite che provano come anche le case farmaceutiche che commercializzarono il talidomide fossero a conoscenza, almeno sei mesi prima che il farmaco venisse ritirato, dei terribili effetti collaterali che aveva sui feti e sui neonati.
LA RELAZIONE. Magazanik nel libro riporta infatti le testimonianze raccolte dagli ex dipendenti della sede centrale australiana dell’azienda farmaceutica Distillers, e tra questi anche quella di uno dei venditori, Hubert Woodhouse, che ha parlato contro i vertici dell’azienda. Questi, almeno sin dall’inizio del 1961, avrebbero ricevuto relazioni che illustravano gli effetti terribili del farmaco. In particolare, in Australia nel giugno del ’61 il medico ostetrico William McBride aveva chiamato la Distillers e presentato una documentata relazione. Vi si provava come almeno tre bambini che aveva in cura fossero nati con gravissime malformazioni, dopo l’assuzione del talidomide da parte delle madri. Ma la Distillers in seguito ha sempre negato di aver ricevuto questa comunicazione.
«DUEMILA BAMBINI». Woodhouse ha invece raccontato che non solo l’azienda – compreso il numero uno Bill Pole – aveva ricevuto la notizia dal medico, ma che da giugno, in più occasioni, la direzione aziendale si era riunita per parlarne. Woodhouse personalmente partecipò ad alcuni incontri informali con Pole, in cui tutta la direzione della Distillers cercò di evitare le ricadute economiche che la relazione del medico McBride avrebbe avuto. «Le menzogne di Pole sono state su scala industriale in quei mesi», ha raccontato Woodhouse. Il farmaco fu ritirato solo alla fine del 1961 in Australia: secondo la tesi del libro, se la Distillers avesse dato seguito ai rapporti ricevuti dai medici in estate, compreso quello dettagliato di McBride, almeno mille bimbi sarebbero nati senza malformazioni e altri mille forse non sarebbero morti poco dopo la nascita.

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2 pensieri su “1895.- Morto William McBride, il medico eroe del Talidomide martirizzato da Big Pharma.

  1. Vaccini: il Codacons rende pubblici i dati dell’Aifa sulle reazioni avverse (22.000 casi in 3 anni!) e denuncia il Ministro Lorenzin per abuso d’ufficio, omesso controllo e favoreggiamento alle case farmaceutiche interessate alla somministrazione dei vaccini, in relazione alla morte di cinque neonati.
    In particolare il Codacons accusa la Lorenzin di non aver informato gli altri ministri, al momento dell’approvazione del decreto sui vaccini, dell’esistenza “di un documento dell’Aifa su 22.000 reazioni avverse”..

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  2. Non è mai stata fatta chiarezza completa sui vaccini eppure c’è una scienza che dovrebbe spiegare bene e senza mezzi termini ! In tv non si è fatto parlare il medico contro i vaccini , lo si è censurato e questo per chi ha visto ha fatto sorgere dei dubbi. Credo che sia giusto che una volta per tutte siano ascoltati tutti gli scienziati e gli studiosi dei vaccini non solo quelli a favore.

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