1786.- ISRAELE E IRAN. SIRIA E RUSSIA: FERMATE QUEI DUE! PERCHÉ PUTIN NON REAGISCE AGLI ATTACCHI DI ISRAELE CONTRO L’IRAN.

Razzi dalla Siria sul Golan, poi la reazione dello Stato ebraico. L’escalation preoccupa l’Europa. Il presidente francese Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno lanciato “un appello alla distensione”. Rouhani l’ha raccolto, telefonando ad Angela Merkel e assicurandola : “Non vogliamo nuove tensioni nella regione”; ma, per Netanyahu: “Teheran ha oltrepassato la linea rossa”.
Secondo un portavoce militare, poco dopo la mezzanotte circa 20 razzi sarebbero stati lanciati dalla forza iraniana Al Quds. Solo alcuni sarebbero stati intercettati dal sistema di difesa antimissili israeliano denominato ‘Iron Dome’. In un crescendo di follia, gli Usa impongono nuove sanzioni alla Repubblica islamica. Israele non intende permettere “il radicamento militare in Siria di forze dell’Iran”, perciò, ha colto il momento favorevole e ha bombardato la Siria questa notte dall’1.45 alle 3.45, definendo l’operazione una risposta al bombardamento sulle Alture del Golan. I vertici militari israeliani hanno fatto sapere di aver informato la Russia prima di sferrare l’attacco missilistico. L’escalation era già partita nelle ore precedenti, tanto che le autorità israeliane avevano invitato la popolazione al confine con la Siria a mettersi al sicuro nei rifugi. Martedì i caccia israeliani avevano bombardato una base del regime siriano a sud di Damasco in cui sono presenti anche forze iraniane.

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Lo scoppio di missili nell’area di Damasco. L’attacco, di stanotte, ha visto bersagliata dai jet israeliani la base di al-Kiswah a sud di Damasco dove sarebbero dislocati missili della Repubblica islamica iraniana e di Hezbollah. (reuters)

Quello israeliano è stato un attacco massiccio con oltre 50 missili (70 secondo fonti russe) dal Golan verso la provincia di Quneitra, in particolare sulla città di Baath. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha dato notizia di 23 morti, il governo di Bashar al Assad di tre.

“Decine di razzi sono stati intercettati nei cieli siriani”, ha riferito l’agenzia ufficiale siriana Sana. Tel Aviv ha affermato di aver centrato “quasi tutti gli obiettivi iraniani in Siria”, tra i quali cinque batterie antiaeree di Damasco che avrebbero preso di mira gli aerei con la stella di David. Esplosioni sono state poi segnalate nei pressi di Damasco, che è stata illuminata dalle luci della contraerea.
Era prevedibile che dopo l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano si sarebbe scatenato il primo scontro diretto tra l’Iran e Israele; infatti, è tornato a infiammarsi il confine con la Siria conteso dal 1967 e calmo da oltre 40 anni. L’Iran, ha tuonato il premier israeliano Benjamin Netanyahu ribadendo che non consentirà a Teheran di arroccarsi in Siria, ha “oltrepassato la linea rossa. La nostra reazione è stata adeguata”. Poi il monito a Damasco: “Ho inviato un messaggio chiaro al regime di Assad. La nostra operazione è diretta contro obiettivi iraniani in Siria. Ma se l’esercito siriano agirà contro Israele, noi agiremo contro di lui, come è esattamente avvenuto ieri sera”.
Lucidissimo Bashar al-Assad, ha denunciato che i raid della notte scorsa dimostrano come “l’aggressione israeliana” sia “entrata in una nuova fase”, con “l’ingresso diretto del nemico nel confitto in corso e senza più doversi nascondere dietro gruppi terroristi”.

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Israele agisce indisturbato e ci si domanda perché Mosca, alleato fondamentale di Damasco, non attivi più i suoi sistemi di difesa aerea né tuoni, come faceva prima, contro i recenti raid di Tel Aviv.

La questione in realtà è molto più profonda di quanto possa sembrare. E la Russia, in particolare Putin, si trova a dover affrontare un momento estremamente delicato in cui si innescano strategie e rapporti internazionali potenzialmente conflittuali. È un tempo di scelte che la guerra al terrorismo aveva rimandato, ma che adesso, con la fine dello Stato islamico, stanno lentamente tornando a galla. E Mosca deve decidere, controvoglia, da che parte stare.

I raid israeliani hanno uno scopo preciso nei confronti della strategia russa. Come scrivemmo su questa testata, l’obiettivo ècostringere il Cremlino a prendere posizione. E questa posizione, evidentemente, è o con Israele o con l’Iran. Tertium non datur, specialmente se a essere colpita è la Siria, Paese alleato e perno della strategia mediorientale di Mosca.

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Tank Merkava israeliani schierati al confine con la Siria (ansa)

Una scelta difficile

Dal punto di vista russo, è chiaro che scegliere è quanto di più difficile e indesiderato. Israele è un partner storico e un Paese con cui non vuole avere conflitti. Moltissimi cittadini israeliani sono di origine russa. I rapporti economici fra i due Stati sono ottimi. E in Medio Oriente, avere un amico a Tel Aviv fa sempre molto comodo. E la Russia non vuole diventare l’automatico alleato dei nemici di Israele, anche per una questione di immagine.

Dall’altro lato, l’Iran è stato e rimane un partner imprescindibile nella guerra al fianco della Siria. Le forze iraniane e quelle legate all’Iran, cioè tutta la galassia di milizie sciite presenti in Siria, costituisce l’architrave per la vittoria definitiva di Assad sui ribelli. Senza Teheran non ci sarebbe stata alcuna vittoria. E il blocco di Astana, con il coinvolgimento della Turchia, è un simbolo di quest’asse fra Iran e Russia in cui si intrecciano anche importanti e fruttuosi rapporti economici. Specialmente in chiave anti americana e con uno sguardo all’espansione cinese.

L’obiettivo di Benjamin Netanyahu è chiarissimo: spaccare l’asse fra Putin e Hassan Rohani. Un asse che, va ricordato, non è necessariamente un’alleanza a tutto tondo. Sbaglia chi crede che Iran e Siria abbiano interessi del tutto sovrapponibili. Per l’Iran, la Siria è una pedina fondamentale nell’espansione della sua politica verso il Mediterraneo. Per la Russia, la Siria è un avamposto nel Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale.
Ma a Mosca, l’idea che la Siria sia sottoposta al controllo iraniano, non è un qualcosa che attragga particolarmente. Soprattutto perché questo significa, a medio e lungo termine, avere continuamente il rischio di una guerra regionale con Israele e l’Arabia Saudita. Guerra che metterebbe in pericolo il governo di Damasco e, di conseguenza, un alleato russo.

L’incontro e la possibile soluzione

Oggi, l’incontro fra Putin e Netanyahu a Mosca, in occasione della giornata della Vittoria, potrebbe essere molto utile per capire come si evolverà la capacità di risposta della Russia. Il premier israeliano ha ribadito, poco prima di partire per la capitale russa, l’importanza di un “coordinamento continuo” tra l’esercito israeliano e quello russo sullo sfondo degli eventi in Siria. Ed ha anche ringraziato Putin per “la possibilità di discutere i modi per rimuovere le minacce regionali”.

Il presidente russo tergiversa. Sa che qualsiasi reazione può comportare conseguenze molto gravi sulla sua strategia siriana. Se decidesse di imporre un ombrello totale sulla Siria, scatenerebbe l’ira di Israele. Ma è anche possibile che, lasciando che gli aerei israeliani colpiscano le basi iraniane in Siria, peggiori i rapporti con Teheran.

L’unica soluzione, almeno per il momento, sembra essere quella che il Cremlino si impegni a fare in modo che gli iraniani, le milizie di Hezbollah e le altre forze sciite, si allontanino dal confine israeliano. Ma può imporre questa decisione all’Iran dopo l’annuncio di Donald Trump sul nucleare e l’ennesimo raid di Israele? Intanto, Putin incassa. Ma il timore è che appaia come un pugile formidabile nell’incassare ma mai deciso a dare il colpo del k.o.. Infatti, è così che fa l’orso, fino a che….

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