1779.- CON I BURATTINI NON SI GOVERNA. SI UCCIDE LA DEMOCRAZIA.

Members of Italian elite military unit Cuirassiers' Regiment, who are honor guards for the Italian President Sergio Mattarella, stand guard during the first day of consultations at the Quirinal Palace in Rome

Governo elettorale, By Alessandro De Angelis

In clima da ordalia pre-voto troppo rischioso esporre il Colle a una sfiducia con un “governo del presidente”. S’avanza la riproposizione di un classico.

In questa lunga crisi, inedita e confusa, ogni giorno si consuma una scenario. E deve essere apparso chiaro al Quirinale, a dire il vero non da oggi, che le condizioni per un “governo del presidente”, inteso in modo classico non ci sono già più. Certo, saranno ascoltati i partiti nell’auspicio che questa ennesima concessione di tempo, di qui a lunedì, faccia maturare nuove consapevolezze. Ma questo auspicio rientra più nella categoria degli atti dovuti che in quella delle ragionevoli speranze.

Già si registra, con una certa preoccupazione, un dibattito permeato dall’ebrezza da piazza e da richiami, più o meno espliciti alle urne. In particolare la virata dei Cinque Stelle, che in pochi giorni hanno dismesso la grisaglia ministeriale, affidabile ed europeista per indossare abiti più consoni ai comizi, lascia intendere che il tempo, e con esso le illusioni di una composizione ordinata del quadro, è scaduto. E, specularmente, il no di Salvini a ogni governo “tecnico”, del “presidente”, “di tutti” suona come una sentenza definitiva e tombale per la diciottesima legislatura.

Che cosa può fare Mattarella per arrestare questo repentino e inesorabile precipitare degli eventi? Tra i frequentatori del Colle, la risposta che viene data è che non può che prenderne atto, pur comprendendo la gravità della situazione. Se ci fossero le condizioni, l’ipotesi più razionale da offrire ai partiti, sarebbe quella di un governo, diciamo così, di “tregua”, con una mission definita sia in termini di obiettivi che di tempo: un esecutivo fino a dicembre per varare la delicata manovra finanziaria, evitando che scattino le clausole di salvaguardia e, con esse, l’aumento dell’Iva. Un governo del genere presuppone, appunto, una “tregua” tra i partiti, ovvero un minimo di condivisione programmatica e un sussulto di “responsabilità nazionale” nel sostenerlo. È chiaro che non sarebbe composto dalle personalità più esposte dei partiti, perché sennò si tratterebbe di un governo politico in senso stretto, ma evidentemente vi farebbero parte i famosi “tecnici di area” o “personalità di altro profilo”, comunque espressione delle varie sensibilità politiche e culturali, presenti in Parlamento.

Per un’operazione del genere, comunque ambiziosa, già sembrano essere crollati i presupposti, anche se non la necessità, con partiti incapaci di indicare uno sbocco possibile e imprigionati in una sorta di eccitazione autoreferenziale, a costo di trascinare le istituzioni, persino la principale come la presidenza della Repubblica, dentro le proprie contraddizioni. E rendendo, per prima volta nella storia repubblicana, un’impresa impossibile avviare un governo e, con esso la legislatura.

La questione è, come potete immaginare, al centro delle riflessioni con i consiglieri e dei discreti contatti informali con le forze politiche. Ve lo immaginate un governo comunque impegnativo e di altro profilo, che nasce su iniziativa del Quirinale, che va in Aula e non riceve la fiducia? Equivarebbe a dire che il capo dello Stato viene bocciato dal Parlamento. La certificazione, di fronte al mondo, di una clamorosa crisi istituzionale.

Ecco. È questo il punto. In questa partita senza assi da calare all’ultima mano, in parecchi, anche tra i consiglieri, suggeriscono di non esporre il Quirinale a rischi e di prendere atto che andare a votare a settembre o qualche settimana prima a luglio, sciogliendo le Camere immediatamente non fa poi una gran differenza, in termini politici. Anzi, proprio questa drammatizzazione, dopo un solenne appello ai partiti nel nome della responsabilità nazionale e un vibrante messaggio al paese sui rischi di un ritorno al voto, renderebbe comprensibile, di fronte a un ennesimo no, di chi sono le colpe per l’incertezza che verrà: una nuova ordalia elettorale, con quello stesso Rosatellum che assicura nuova ingovernabilità; l’impossibilità, in questo contesto, a fare una manovra; l’esercizio provvisorio.

L’ipotesi viene considerata davvero estrema, proprio nel caso i partiti si imputassero, perché c’è un motivo se a luglio non si è mai votato. Fa caldo, le scuole sono chiuse, milioni di italiani sono già in vacanza e davvero, per dirla con una battuta, si rischia di vedere bagnini inferociti ed albergatori sull’orlo di una crisi di nervi sotto il Quirinale. Comunque è il Mattarella pensiero, un governo che porti in modo ordinato al voto serve. E al centro della riflessione di queste ore c’è il vecchio classico di un “governo elettorale”: un governo che, appunto, nasce col semplice obiettivo di guidare il paese alle urne, guidato da un Cincinnato della Repubblica che, dopo qualche settimana, torna nelle sue terre senza avere tentazioni di restare nell’agone politico. Sembra una questione da addetti ai lavori, ma fa una bella differenza: un conto è bocciare alle Camere un “governo del presidente” , che comunque è una operazione politica quirinalizia e sostenuta dai partiti, altro è che viene sfiduciato un governo che praticamente nasce solo per l’ordinaria amministrazione. E che rappresenta già la presa d’atto di un fallimento dei partiti.

In questo c’è l’estremo rigore costituzionale di Sergio Mattarella. Il quale è consapevole che non sarebbe corretto tornare al voto con Gentiloni. Nonostante sia diventato il governo degli editorialisti che ne invocano una “proroga”, considerandolo un governo quasi nel pieno delle sue funzioni, il capo dello Stato è consapevole che è sgrammaticato, e non poco, far tornare al voto un esecutivo espressione della scorsa legislatura. Non verrebbe vissuto come “neutrale” e la sua stessa presenza in campo sarebbe un elemento polemico della prossima campagna elettorale, i cui veleni sono già sparsi ovunque.

Sia come sia, è evidente che, per quanto al Quirinale l’eventualità di questo scenario venga considerata la peggiore che si potesse immaginare, sbaglia chi pensa che la minaccia delle urne a settembre o quando sarà sia una messinscena per spaventare i partiti costringendoli a fare un governo, a dispetto della loro volontà, perché in realtà il capo dello Stato è pronto ad immolarsi pur di scongiurarle. È chiaro che le eviterebbe volentieri ma non possiede la bacchetta magica. E, a giudicare dagli indici di fiducia raggiunti, è evidente che questo approccio ha creato un rapporto molto positivo col paese. Non a caso i partiti, col loro furor polemico, almeno per ora, hanno evitato di attaccare il capo dello Stato, nella consapevolezza che, prima o poi parlerà. Magari non è un novello Pertini, ma insomma quando spiegherà che si sono buttati 60 giorni nell’inconcludenza e che si viaggia a fari spenti nella notte, qualche emozione nel paese la susciterà.

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Un pensiero su “1779.- CON I BURATTINI NON SI GOVERNA. SI UCCIDE LA DEMOCRAZIA.

  1. Dice Roberto Fiore l’altro ieri, il 3 maggio
    Quale governo? Come prevede che finisca il ballo delle consultazioni?

    Per capire cosa avverrà bisogna fare riferimento alle dichiarazioni di Eugenio Scalfari a proposito di una sua conversazione avuta con l’attuale ministro Minniti. Alla domanda “Chi vincerà?, Minniti rispose: “Chiunque vinca noi rimarremo al governo”. Minniti si riferiva al fatto evidente davanti a noi che il PD, Gentiloni e Minniti sarebbero stati al governo d’Italia per molto tempo e con la tutela di Mattarella.
    Il fatto, ridicolo di per sé, in realtà ci racconta di un’occupazione che in un modo o nell’altro dura da anni.

    Il popolo vota, ma il potere rimane nelle mani di quella grigia griglia di poteri forti che passa da Napolitano a Mattarella, da Renzi a Gentiloni.

    Quel potere deve garantire:

    a) la vecchia struttura antifascista di potere che si perpetua dal ’43. Filo americani, massoni e mafiosi che oggi iniziano ad essere smentiti dallo stesso Trump;

    b) business accoglienza e strapotere di una magistratura che struttura i processi alle idee e destruttura i processi alle criminalità, che non vuole colpire i centri sociali, force de frappe di questo potere grigio che in verità è il “deep state” italiano;

    c) allineamento dell’Italia alla Nato (nonostante anche lì Trump stia mettendo tutto in discussione);

    d) la continuazione dell’invasione durante questa estate (pensate ai soldi che vanno verso il business accoglienza con le decine di migliaia di africani che arriveranno) e la tolleranza verso la criminalità nigeriana (che offre un’importante e pericolosa sponda anche all’Isis);

    e) la depressione economica e demografica della nostra Nazione.

    M5S e Lega possono rappresentare una possibilità di cambiamento?

    Il M5S per potere essere accettato dal sistema di cui sopra ha cambiato totalmente sponda accettando tutti i dogmi del regime di Napolitano e si è inquadrato nella UE come un vecchio partito socialdemocratico. Quindi è fuori da qualsiasi illusione di rivoluzione.

    La Lega e FDI devono mandare all’aria il centrodestra, o meglio Berlusconi, che rappresenta il “monello” di quel sistema ma ne è sempre parte, ne condivide gli scheletri nell’armadio e di quel potere è suddito.

    Noi, come dicemmo prima delle elezioni, saremo sempre sordi verso chi ci proporrà contratti di vecchia impostazione democristiana. Ma se FDI e Lega sposeranno effettivamente il nuovo posizionamento a favore della Russia, una posizione sociale anti BCE e anti finanziarista che individui formule di sovranità monetaria abbandonando Moscovici per Auriti, un modello polacco di aiuti alle giovani famiglie e incentivi per la demografia ed un inizio visibile e poderoso di rimpatrio degli immigrati, Forza Nuova sarà non solo con loro, bensì avanti a tutti, come sempre pronta a rischiare prima e più degli altri.

    Sappiano però la Meloni e Salvini che hanno l’occasione della loro vita politica e che tradire gli Italiani li porterebbe a scomparire dalla Storia come i Fini e i Bossi, ricettori di speranze ma portatori di ennesime sconfitte e disgrazie.

    Ogni segnale di rottura verso il vecchio sistema verrà raccolto e ogni atto di tradimento denunciato con vigore.

    Cosa faranno Forza Nuova e Italia agli Italiani?

    Italia agli Italiani sta continuando ad aggregare realtà sul territorio e si sta affermando come strumento politico, per il momento assembleare e aperto a tutti senza gerarchie e strategie preconcepite. Solamente un progetto: la Salvezza della Patria con un modello, quello polacco, che è nazionale, cristiano e sociale e che raccoglie il vento dell’Est, la radice del 4 Novembre e le aspirazioni più profonde del popolo italiano.

    A Forza Nuova spetta il compito più duro, quello di attacco al sistema, alle sue consorterie ormai incistate. Il compito di aprire da Macerata a Siena il vaso di Pandora della corruzione, strutturalmente legata ai poteri forti e che sta uccidendo il tessuto sociale.

    D’altronde se non mettiamo in condizione di non nuocere centri sociali, magistrature corrotte e media calunniatori come potrà un governo nazionalpopolare instaurarsi in Italia?

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