1331.- SEMBRANO AZIONI EROICHE E SONO SOLO TRAFFICI PERICOLOSI SULLA PELLE DI AVVENTURIERI.

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L’ONG “Save the Children racconta soccorso in mare: la storia di Tarek e di un salvataggio rischioso”. Sembrano eroi che salvano dal mare profughi e, invece, è uno sporco traffico di esseri umani dove i profughi sono troppo pochi per poter giustificare l’enorme collaborazione che il Governo italiano offre all’organizzazione.

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Il nostro equipaggio a bordo della Vos Hestia, la nostra nave impegnata nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo, si trova spesso a partecipare a salvataggi ad alto rischio.

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Dan Stewart, Media Manager a bordo della nave, ci racconta come è avvenuto uno di questi salvataggi e come ha conosciuto la storia del giovane Tarek*.

“A un primo sguardo Tarek* non si distingue. Si trova in mezzo a un gruppo di più di 300 rifugiati e migranti che sono stati aiutati a bordo della nostra nave dopo giorni pericolosi trascorsi in mare. Ma lui è l’unico ad avere dei cerotti bianchi tra i capelli. Dice di avere solo 15 anni. Su un ragazzo così giovane, questi sono spesso segnali di violenze ed esperienze traumatiche.

Dopo aver lasciato risposare, dormire e mangiare gli ospiti a bordo, parlo con lui. Mi dice di arrivare dalla Libia, dove le violenze interne hanno scosso il Paese e gli hanno portato via tutto. Tutta la sua famiglia è stata uccisa. Lo hanno costretto a guardare mentre uccidevano suo fratello. Non gli era rimasto nessuno, non aveva più un posto che potesse chiamare “casa” quindi ha deciso di fuggire.

E una mattina presto si è trovato su una barca di legno arrugginita accanto a centinaia di altre persone, ognuna delle quali con le proprie ragioni per decidere di andare incontro a un futuro più sicuro attraverso una disperata fuga.

La notizia per noi è arrivata dalla Guardia Costiera italiana che coordina gli interventi di salvataggio in mare. Siamo stati contattati per accogliere alcuni ospiti della nave tedesca Iuventa, troppo carica dopo aver effettuato diversi salvataggi.

Navi come la Iuventa svolgono un ruolo vitale traendo in salvo più persone possibili da piccole imbarcazioni sovraffollate, ma non hanno spazio per le scorte di acqua e cibo necessarie per centinaia di migranti e rifugiati che devono rimanere a bordo per 36 ore prima di arrivare sulla terra ferma. Per questo motivo hanno bisogno di essere trasferiti su navi come la nostra, la Vos Hestia.

Ci siamo messi in rotta verso la zona di salvataggio ma eravamo ancora a ore di distanza e stavamo già andando al massimo della velocità. Ci vengono fornite informazioni sulla presenza di donne incinte a bordo, la situazione di due di loro viene descritta “critica”.

Finalmente arriviamo sul punto indicato per il trasferimento ma le condizioni del mare sono pessime e rischiano di rendere le operazioni pericolose. La Iuventa e la Vos Hestia si devono accostare per permettere ai passeggeri di spostarsi da un’imbarcazione all’altra. Si tratta di una manovra tecnicamente difficile e l’atmosfera si fa tesa.

Uno a uno, i migranti arrivano a bordo della Vos Hestia. Ci sono donne incinte che sono troppo deboli per stare in piedi, stremate e disidratate. La fatica del viaggio è stata troppa. Le portiamo subito nella clinica di bordo per essere assistite dal nostro staff medico.

Dopo il trasferimento, sul ponte della nave ci sono più di 300 persone, inclusa una ventina di minori non accompagnati. Tra loro, c’è anche Tarek*, che è in compagnia del nostro staff, esperto nella protezione dei minori, che lo supporta e lo assiste dopo le esperienze traumatiche che è stato costretto ad affrontare. Il nostro team di terra, invece, aiuterà Tarek* appena arrivato in Italia a capire meglio il nuovo contesto nel quale si trova.

Fino a quando, però, l’Unione Europea non fornirà vie sicure e legali a coloro che cercano un futuro migliore, queste persone- inclusi i minori come Tarek*- continueranno a rischiare la propria vita per raggiungere il continente europeo. Le 300 persone a bordo della Vos Hestia non saranno le ultime e il Mediterraneo continuerà ad essere una tomba di massa per i bambini”.

*Il nome dell’autore non viene divulgato per proteggerne l’identità.

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