1323.- Cappuccetto rosso è Gentiloni, ma il capo chi è?

28 Luglio 2017

 

 

(Adriano Scianca) – Una delle poche virtù che ancora, nonostante tutto, faceva parte dell’armamentario culturale degli italiani, era la furbizia. Ovvero il pragmatismo, la scaltrezza, l’arte di arrangiarsi, la capacità di capire le situazioni prima degli altri e di modificare di conseguenza la propria strategia, anche se questo vuol dire aggirare norme e regole. Non era molto, ma pare che abbiamo perso anche quello. Nello scacchiere internazionale, i nostri governanti sembrano costantemente preda di una terribile fiducia nelle favole. Il premier, Paolo Gentiloni, fa un po’ la figura di un tizio che, in piena apocalisse zombi, vada al supermercato e si metta in fila al banco dei salumi, prendendo il numeretto: mentre tutti fuggono, combattono, saccheggiano, lui sta lì, a presidio di regole ormai inesistenti. La figura che stiamo facendo nei confronti della Francia è esattamente questa.

Dopo aver sostenuto Macron in nome di un europeismo del tutto illusorio (falso!), ci siamo ritrovati con un vicino di casa che chiude i porti e le frontiere agli immigrati,che prende iniziativa autonoma in Libia, che nazionalizza senza troppi problemi laddove percepisca che “l’amico italiano” invade i suoi interessi strategici. L’inquilino dell’Eliseo, ovviamente, fa bene: agisce da leader di uno Stato sovrano. Certo, un po’ di retorica sulle virtù della Ue ce la poteva anche risparmiare, il pupillo dei Rothschild. Ma, all’estero, hanno ben chiara la differenza tra parole e fatti. Noi no. Noi ci beviamo tutto.

Ndr: Vuol dire che siamo posseduti in tutto e per tutto, che pochi ruzzolasoldi ebrei possiedono tutti gli italiani.  Sono bravi. Del resto, non avevano crocifisso anche Cristo? Ma i francesi lo sanno che la famiglia possiede anche loro o pensano che Macron sia piovuto dalle urne? Macron e’ il loro Renzi, con le dovute proporzioni, s’intende.

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I Rothschild sono senza dubbio i pionieridel settore bancario internazionale, la Dinastia Rothschild è infatti la famiglia più benestante nella storia del mondo, che riuscì a distriscarsi dalla gabbia dell’ antisemitismo europeo per creare le sue  fortune finanziarie nei continenti. Secondo le stime degli esperti, la famiglia dei Rothschild controllerebbe più di 350 miliardi di dollari, se consideriamo tutti i patrimoni sommati della famiglia.”I Rothschild… sono i guardiani del tesoro papale.” –Encyclopedia Judaica, 1901–1906, Vol. 10, p.497. Malgrado questa onnipotenza, la notte del 30 aprile 2000, quando Raphel, Baron De Rothschild, si è addentato il laccio emostatico attorno al braccio, ha infilato l’ago, ha premuto lo stantuffo della “pera”, a Manhattan, nessuno ha allungato una mano per salvarlo dall’ overdose.

La fiducia dei governanti italiani nella Ue, nel libero mercato, nei regolamenti internazionali, è commovente. Gentiloni & co. credono di vivere in un mondo ordinato, equo, amichevole, dove tutti si vogliono bene, masticano con la bocca chiusa e ti chiedono permesso prima di entrare. Vivono, insomma, nel mondo delle favole. La favola più grande è quella secondo cui gli Stati non contano più nulla, non possono fare nulla, hanno le mani legate, perché tanto fa tutto l’Ue, o il mercato, o l’Onu o chissà chi altro. E invece gli Stati continuano a governare il mondo, a prendere l’iniziativa, a tutelare i propri interessi, forzando le leggi, aggirandole, usandole a proprio comodo, semplicemente fottendosene.

Lo scopo dell’Europa unita doveva essere quello di far sì che, almeno nel perimetro europeo, questo non accadesse più, che si imponesse un unico interesse nazionale, quello della nazione Europa, contro tutti gli altri. Questo non è mai accaduto, ed è il principale fallimento della Ue, che ha fornito solo un’ipocrita veste formale a una solidarietà fra nazioni che non c’è mai stata. L’Ue resta il campo di battaglia fra europei, non fra gli europei e tutti gli altri. Quindi è inutile, ha fallito. E noi, che ci ostiniamo a credere fideisticamente in essa, falliamo con lei.

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Brigitte Macron, le Baron David de Rothschild et Emmanuel Macron, en février 2016. EREZ LICHTFELD/SIPA
Prima di apparire sulla scena politica europea, Emmanuel Macron, ha permesso al colosso svizzero Nestlé di strappare la divisione che opera nel business del cibo per bambini della Pfizer ai rivali francesi della Danone. Un’operazione da quasi 12 miliardi di dollari, di cui Macron è stato advisor quando nel 2012 lavorava come banchiere d’affari in Rothschild. Lo scontro ha permesso alla Nestlé di crescere in Cina e nei mercati emergenti, dove non aveva grandi quote di mercato, e di aggiudicarsi marchi come S-26, Sma, Promil che si sono andati ad aggiungere ad altri già in suo possesso quali Nan, Geber, Lactogen, Nestogen. L’operazione a tutti gli analisti delle principali banche d’affari era apparsa conveniente dal punto di vista industriale, ma aveva fatto storcere il naso a molti perché era stata giudicata troppo cara. Nestlé per sconfiggere i concorrenti ha sborsato 11,85 miliardi di dollari. Non poco rispetto alla cifra iniziale che si aggirava tra i 9 e i 10 miliardi. E un ruolo di primo piano nel convincere la Nestlé ad alzare la posta, l’avrebbe avuto proprio Macron. Marine LePen  l’ha accusato di aver conti offshore e in rete sono circolati documenti al riguardo, bollati subito come falsi da Macron stesso: un numero uno di quella finanza, insomma.
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