1316.- SIAMO SPREMUTI DALLA GERMANIA E SIAMO IN GUERRA CON LA FRANCIA. È QUESTA L’EUROPA?

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Continua in crescendo l’esodo dal Niger all’Italia: i militari francesi lasciano passare i migranti. Il “corridoio” che porta in Libia è presidiato dall’Armée. Che non muove un dito sono già passati 300mila clandestini pronti a imbarcarsi per l’Italia.

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In Africa la Francia sta giocando la sua partita contro l’Italia. Da oltre due anni, come riferisce Repubblica, l’esodo dei migranti economici, che da tutta l’Africa muovono verso la Libia per imbarcarsi verso le coste italiane, passa dal Niger dove sono di stanza i militari francesi.

Che non muovono un dito per fermarli. E così, stando ai dati ufficiali dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Iom), soltanto nel 2016 sono transitati 291mila clandestini.

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Gli interessi della Francia sull’Africa sono molteplici. Oggi il presidente francese Emmanuel Macron incontrerà il capo del governo di unità nazionale della Libia, Fayez al Serraj, e il generale Khalifa Hafter. Sulla carta vuole cercare una soluzione al conflitto che infiamma dalla cacciata del rais Muhammar Gheddafi, in realtà punta al petrolio e alle commesse commerciali che un tempo erano italiane. Attualmente, due governi si contendono il potere sostenuti da varie milizie stanno combattendo: Al Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite a Tripoli, e un altro nella zona orientale sotto il generale Haftar, che domina circa il 60% del territorio nazionale. “Per la Francia – riferisce una nota dell’Eliseo – la sfida è creare uno Stato in grado di soddisfare le esigenze di base dei libici, dotato di un esercito unificato sotto l’autorità del potere civile. 

È una necessità per il controllo del territorio libico e dei suoi confini, al fine di combattere i gruppi terroristici e il traffico di armi e di migranti, ma anche di fronte a un ritorno a una vita istituzionale stabile”. Dietro l’unità nazionale e la lotta al terrorismo, in realtà, si celano altri interessi. Che, guarda caso, confliggono con quelli dell’Italia.

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Nel “fortino” di Madama, nel Nord del Niger, ci sono da 250 a 1000 militari francesi.

Il Niger è l’ultimo avamposto presidiato prima di arrivare in Libia. I migranti economici, che puntano a imbarcarsi per l’Italia, passano tutti dal crocevia di Agadez per poi raggiungere Séguédine. “Si muovono in lunghe colonne di camion e pickup, colmi all’inverosimile di merci e persone – spiega Repubblica – difficile non notarli nella vastità del Sahara, soprattutto per il contingente francese che schiera squadriglie di Mirage da ricognizione, di droni da sorveglianza e di elicotteri”. Nel “fortino” di Madama, nel Nord del Niger, ci sono almeno 250 militari che, durante le operazioni più impegnative, vengono raddoppiati. Se a questi si aggiungono quelli dell’operazione Barkhane, arriviamo a più di mille uomini. “Ma – si legge ancora su Repubblica – la guarnigione dell’Armée non si cura di questa moltitudine in movimento nel deserto. Ci sono foto che mostrano l’equipaggio dei blindati francesi mentre saluta i migranti stipati in cima a un camion, gli stessi che settimane dopo verranno soccorsi dalle navi nel Canale di Sicilia. O – spiega – immagini dei fuoristrada zeppi di persone che arrancano vicino ai bimotori Transall parcheggiati sull’aeroporto della base militare.

Ieri, a Tunisi, si è tenuta la seconda riunione del Gruppo di Contatto sulla rotta del Mediterraneo centrale. Nel suo intervento, come spiega il Giornale, il ministro dell’Interno Marco Minniti ha ribadito che l’Europa e l’Africa possono e devono lavorare insieme. “Oggi abbiamo fatto un altro passo avanti – ha spiegato ai microfoni del Tg1 – non era semplice coinvolgere altri Paesi africani”. Oggi, ha proseguito Minniti, “si sono aggiunti alla Tunisia e alla Libia, l’Algeria, il Niger, il Mali e il Ciad che sono Paesi chiave per il controllo della rotta del Mediterraneo centrale”. L’idea del titolare del Viminale è governare i flussi migratori in Africa. Ma nei territori sorvegliati da Parigi i militari francesi si preoccupano solo di sorvegliare le miniere di uranio, che alimentano gli impianti nucleari della Francia, e di combattere i fondamentalisti islamici. Fermare i migranti economici non sono un loro problema. Anche perché Macron ha già militarizzato la frontiera a Ventimiglia. Chiunque riesca a valicarla, viene riportato in Italia dalla gendarmerie.

“Stai sereno Paolo… Alla Libia ci penso io”

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Un pensiero su “1316.- SIAMO SPREMUTI DALLA GERMANIA E SIAMO IN GUERRA CON LA FRANCIA. È QUESTA L’EUROPA?

  1. Bisogna ricostruire una guardia di frontiera libica, poiché i valichi non vengono più presidiati dalla fine del regime di Gheddafi. Ed è necessario potenziare le capacità delle autorità nigerine nel contrasto al business delle migrazioni, che seppur cresciuto a dismisura negli ultimi tre anni è comunque da sempre parte della vita di quel paese. Per questo bisogna unire il bastone alla carota, le attività di polizia agli aiuti economici, con una politica di lungo respiro e tanti investimenti.

    Il governo Gentiloni ha cercato di fare da apripista, ipotizzando fondi per lo sviluppo e una missione militare italiana da dislocare in Niger per addestrare le nuove guardie libiche e collaborare con la polizia locale. Una squadra si è recata sul campo per studiare concretamente lo schieramento: proprio la base di Madama, con tanto di aeroporto, sembrava la posizione ideale. Poi i piani si sono insabbiati perché Parigi non gradisce interferenze.

    Ufficialmente in Niger c’è già un’operazione della Ue che si occupa di formare gendarmi specializzati nella lotta ai trafficanti. Finora non ha combinato granché. Ma lo scorso 13 luglio è stato sottoscritto un accordo per rilanciare l’impegno dell’Unione nel Sahel: è stato firmato all’Eliseo, sotto le bandiere di Germania e Francia. Le foto della firma mostrano Federica Mogherini con alle spalle Macron e Merkel. Non ne sortirà niente! Anche il fortino di Madama verrà potenziato: quando i francesi lo costruirono, nel 1930, aveva il compito di bloccare l’espansione italiana. Corsi e ricorsi storici di un’Europa che non sa imparare dal suo passato.

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