1311.- Pensioni, immigrati: il trucco dei ricongiungimenti per ottenere l’assegno

21 Luglio 2017

Pensioni, immigrati: il trucco dei ricongiungimenti per ottenere l'assegno

Il presidente dell’Inps, in audizione in commissione d’inchiesta sui migranti alla Camera, ha sottolineato che il sistema pensionistico italiano ha bisogno dei “migranti regolari”. “Ogni anno – sostiene Boeri –  i loro contributi a fondo perduto valgono circa 300 milioni di entrate aggiuntive nelle casse dell’Istituto”. Boeri, da funzionario che ha come prima missione garantire le pensioni che l’Inps deve erogare, ha approfondito il concetto. Ha riconosciuto che i contributori netti di oggi, un domani dovranno riscuotere le loro prestazioni e faranno parte della platea dei pensionati. Ma ha poi specificato che “in molti casi i contributi degli immigrati non si traducono in pensioni”, ricostruendo che “sin qui gli immigrati ci hanno ‘regalato’ circa un punto di Pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state erogate delle pensioni. “Gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps”. Così il presidente dell’Inps, Tito Boeri è tornato su un tema a lui caro, che era stato anche al centro della presentazione del rapporto annuale Inps. Solo pochi giorni fa, infatti, Boeri aveva rimarcato che senza i lavoratori dall’estero in 22 anni si avrebbero 35 miliardi in meno di uscite, ma anche 73 in meno di entrate. Insomma, il saldo sarebbe di dover sopportare un costo di 38 miliardi.

Ma il Centrodestra lo attacca. Calderoli: “Loro pagano i contributi, i nostri giovani non lavorano”.

Più che altro, caro Boeri, l’Italia ha bisogno di un presidente dell’Inps che non racconti fesserie. Lei finge di non conoscere il meccanismo perverso dei ricongiungimenti e dimentica che i migranti che oggi versano i contributi, domani si faranno pagare le pensioni. E la siora Gina mette il carico! Fosse onesto, Boeri, spiegherebbe dove sono finiti, invece, i contributi versati dagli italiani ogni mese per garantirsi le pensioni; ma è onesto? Se non è stupido, è disonesto:Probabilmente, invece, ci mena per il naso.

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Cresce di anno in anno il numero delle pensioni (assegno) sociale versate agli extra comunitari. Siamo arrivati (dati Inps elaborati dal sito truenumbers.it), a 81.619 immigrati titolari di una pensione di tipo “sociale” (74.429 del 2014). La maggior parte di queste pensioni assistenziali: 49.852 nel 2015 (erano 44.645 nel 2014).

Le pensioni di tipo assistenziale sono sganciate dai contributi. Spiega l’Inps che l’assegno «sociale è rivolto ai cittadini italiani, agli stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del comune di residenza e ai cittadini extracomunitari/rifugiati/titolari di protezione sussidiaria con permesso di soggiorno comunitario e per i soggiornanti di lungo periodo», che abbiano redditi bassi (sotto i 5.824,91 euro annui; 11.649,82 euro se il soggetto è coniugato).

L’importo della pensione viene ritoccato ogni anno (per il 2017 è di 448,07 euro per 13 mensilità), e la norma prevede che venga sospeso se il titolare soggiorna all’estero per più di 30 giorni. Oggi con le banche dati elettroniche incrociate è più difficile sfuggire ai controlli. Dopo un anno dall’eventuale sospensione la prestazione viene revocata. E comunque non è reversibile ai familiari superstiti ed «è inesportabile, quindi non può essere erogata all’estero».

Però nelle cronache locali spiccano le storie di cittadini italiani che in teoria risiedono nello Stivale, incassano regolarmente la pensione sociale su un conto italiano, salvo poi scoprire che vivono a Cuba, in Brasile o in Tunisia.

Per ottenere l’assegno dall’Inps, tra gli altri requisiti, bisogna aver compiuto almeno 65 anni e 7 mesi, dimostrare di vivere in Italia da almeno 10 anni e, se si è cittadini extracomunitari, avere un permesso Ue per lungosoggiornanti, la cosiddetta carta di soggiorno.

L’assegno per gli extra comunitari ha scatenato un dibattito non marginale durante la discussione parlamentare sullo Ius Soli. E l’eventuale impatto della legge sul sistema pensionistico futuro. E’ vero che oggi con il sistema contributivo chi prenderà la pensione l’avrà autoalimentata, indipendentemente dal Paese di nascita. Però esistono questi trattamenti nel sistema previdenziale italiano, che sono erogati indipendentemente dai contributi versati, anzi alcuni non prevedono alcun versamento e rientrano nel campo della mera spesa assistenziale.

Con oltre 3.931mila cittadini non comunitari censiti nel gennaio 2016 dall’Istat (2.143mila extracomunitari registrati dall’Inps), questa popolazione è inevitabilmente destinata a crescere nei prossimi anni. Tanto più che (dati gennaio/ottobre 2016), sui circa 140mila permessi di soggiorno erogati, circa il 32,74% è proprio per i ricongiungimenti familiari.

A dirla tutta tra questi le classi di età preponderante è quella dei giovani (soprattutto figli e coniugi), però stanno aumentando anche gli extracomunitari con un’età superiore ai 60 anni (il 6,3%). E poi stanno statisticamente andando a maturazione anche le platee di lavoratori delle prime ondate di migrazione (anni Ottanta), che stanno conseguendo il diritto anagrafico alla pensione, indipendentemente dal numero di contributi versati, appunto.

Con oltre 18,29 milioni di pensioni erogate annualmente, verificare costantemente tutte le prestazioni, e il comportamento degli aventi diritto, non è cosa da poco. I controlli elettronici aiutano, ma non bastano. Le cronache giornalistiche (e giudiziarie), spesso riportano casi di truffa all’Istituto. E con un assegno mensile erogato generosamente – solo sulla base del possesso del certificato di cittadinanza e dei fatidici 10 anni di residenza – qualche furbetto salta sempre fuori. In teoria basta far arrivare il nonno, o l’anziana madre, per tempo per far loro maturare il diritto all’assegno Inps.

C’è da vedere se la concessione di un assegno sociale sarà in futuro economicamente sostenibile. Siamo tra i primi Paesi al mondo per indebitamento pubblico. E uno dei capitoli d’uscita primari del bilancio italiano è proprio la spesa previdenziale a assistenziale: 197,4 miliardi di euro le uscite del 2016. Le ondate di migrazioni straordinarie che impatto avranno? Anche i rifugiati riconosciuti oggi ne hanno diritto…

di Antonio Castro

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