1308.-Chi comanda l’assalto dei migranti dalla Libia

Gli sporchi affari di bande criminali, fazioni tribali, jihadiste o pseudo politiche che rapinano mezzo miliardo di dollari l’anno ai disperati all’inseguimento del miraggio Europa. 1700 gruppi armati in campo, le complicità politiche. Inchiesta di Alessandro Fioroni, da REMOCONTRO.

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Qui, gli schiavisti, poi, vengono le ONG, il Governo, l’Ue e la Finanza malata

Nostra paura, loro ricchezza
Lotta al traffico di uomini, armi, petrolio e fine del conflitto in corso dal 2011, sono elementi strettamente legati. L’esplosione della guerra civile, seguita alla deposizione di Muhammar Gheddafi, ha dilaniato il paese e fatto proliferare una quantità enorme di gruppi armati, milizie tribali, bande criminali. Come riporta il periodico Xsemanal, si calcola che siano 1700 i gruppi armati che combattono tra loro per il controllo della città, di strade, raffinerie, e soprattutto per primeggiare nel business da milioni di dollari che coinvolge esseri umani che vogliono attraversare il Mediterraneo e raggiungere l’Europa.

1700 gruppi armati
In un tale caos il contrabbando di ogni genere è una fonte fondamentale per l’economia di intere zone. L’attraversamento del tratto di Mediterraneo fino in Italia costa fino a 2500 dollari a persona. Se si moltiplica questa cifra per le 181mila persone partite solo lo scorso anno verso l’Europa, il risultato per i trafficanti è enorme: ai passeur libici sono entrati circa 450 milioni di dollari. Accade in un Paese diviso in due, senza alcuna autorità garante di nulla: ad est la Cirenaica controllata del generale Haftar, sostenuto dall’Egitto-Russia, capitale a Tobruk. Ad ovest la Tripolitania dove prova a governare Fayez Serraj, sostenuto da Italia-Usa.

Il business migranti
Ma chi manovra il business dei migranti realmente? I protagonisti sono moltissimi, dalle milizie islamiste, che hanno tentato di estendere il califfato in Libia, fino ad arrivare a uomini della guardia costiera. In mezzo una serie di gruppi criminali e fazioni tribali che si combattono tra loro per trarre il massimo profitto dall’affare del secolo: non armi, non droga, ma esseri umani. Da quando il generale Haftar, nel 2014, ha lanciato l’”Operazione Dignità, diverse formazioni, dall’Isis passando per Al Qaida fino ad arrivare ad Ansar Al sharia Lybia, stanno battendo in ritirata dai centri urbani per rifugiarsi nell’immensa zona centrale desertica del Fezzan o in remoti angoli alle frontiere.

Territori senza legge
E’ in queste aeree inaccessibili e transfrontaliere, soprattutto a sud della costa, dove è più facile nascondersi, ma soprattutto è luogo ideale per i commerci illegali, perchè la guerra costa. Qui le milizie assaltano o comprano letteralmente i convogli di migranti dall’ Africa subsahariana, organizzati da altri mercanti. Rapiscono, saccheggiano e a loro volta rivendono uomini, donne e bambini come schiavi. Chi sopravvive arriva al mare ma non parte subito, lì nuovi carcerieri e violenze. È il caso della Zamzam Valley, sud di Misurata. I militanti dell’Isis sconfitti a Sirte, ne hanno fatto il loro territoria da dove attaccano checkpoint e rapiscono civili per il riscatto.

Zamzam Valley e Al-Awaynat
Analoga situazione ad Al-Awaynat, in una remota zona nel sud est della Libia vicino alle frontiere con Egitto e Sudan. Questa zona è divenuta una vera e propria centrale di mercenari, centinaia di uomini armati stazionano in questa porzione del paese pronti ad essere assoldati. I mercenari provengono in maggior parte dal Ciad, Niger e Camerun, tutti pronti a combattere sotto le insegne di differenti milizie. Si pensa che guadagnino una media di 2000 dollari al mese. Le milizie e i gruppi criminali fanno soldi naturalmente attraverso il traffico di esseri umani, i rapimenti, il traffico di armi, droga e carburante.

Ad Al Kufra è Isis
Nella città oasi di Ad Al-Kufra a sud est, si ritiene che si siano trasferite piccole cellule dell’Isis e dei combattenti al-Qaida. Al-Kufra è stata per decenni dilaniata da un conflitto mortale tra le tribù arabe di Alzway contro i Tabu dell’Africa subsahariana.Un conflitto per il controllo delle frontiere e dei lucrosi percorsi del contrabbando. La maggior parte delle centinaia di militanti che sono riusciti a fuggire all’assalto di Sirte l’anno scorso, si sono invece posizionati a Sabha, città della Libia centrale. La città è praticamente fuori controllo, con diversi conflitti in corso. Protagonisti gli Awlad Suleiman, una tribù etnica araba, i Tabu e i Tuareg, sempre guerra per il contrabbando.

Guerre per bande
A sud-ovest di Sabha si trova il centro di Ubari; quì nel 2015 violentissimi scontri tra bande criminali rivali ha fatto fuggire quasi tutta la popolazione. Le ostilità si sono scatenate per controllare il mercato nero dei combustibili sovvenzionati forniti dal governo di Tripoli. Gruppi di militanti islamici radicati nella zona, tra cui quelli che fanno riferimento ad Al-Qaida nel Maghreb islamico, che vendono il carburante nei paesi limitrofi ad un prezzo10 volte superiore quello in Libia. Ogni milizia ha un capo, uomini, e una capacità corruttiva altissima in mancanza di un potere centrale forte.

L’anarchia utile
Come hanno fatto notare diverse inchieste giornalistiche, insieme a quelle effettuate dalle Nazioni Unite o organizzazioni come Amnesty International, rifugiati e migranti che non possono raccogliere i soldi per l’attraversamento del Mediterraneo, marciscono per mesi in prigioni private dove vengono picchiati, torturati e uccisi. I carcerieri appartengono per la maggior parte a vere e proprie gang di strada locali, come nel caso dei famigerati Asma Boys. Questi ultimi poi non è raro che rivendano i disgraziati migranti caduti nelle loro mani a network criminali più potenti.

La vecchia base militare
Già nel 2015 Amnesty metteva in luce questa situazione in suo rapporto. Non solo Asma Boys ma altri personaggi ed altre prigioni. In particolare, una base militare dismessa ad Az Zawiyah ad ovest di Tripoli. La circostanza ci dice di personaggi influenti e con coperture notevoli. E i sospetti si addensano su quella che viene chiamata Guardia Costiera libica. Gabriele Iacovino, capo degli analisti del Centro Studi Internazionali, denunciava come “a parte alcune eccezioni, come i militari di Misurata, i guardacoste libici sono spesso espressione dei potentati locali che, in molti casi, gestiscono il traffico di esseri umani”.

Governi e corruzione doppi
Fondamentalmente il governo di Tripoli ha due guardie costiere, una più fedele al ministero della Difesa, l’altra a quello dell’Interno, ed è quella sulla quale l’Italia punterebbe di più. Questa confusione lascia lo spazio a uomini senza scrupoli di poter mettere in pratica i propri disegni criminali. Una inchiesta giornalistica di TRT della giornalista Nancy Porsia, ha reso nota al mondo la figura di Abdurahman al-Milad, soprannominato al-Bija. Lui e i suoi uomini si sono proclamati Guardia Costiera di Zawiya, dispongono di una motovedetta chiamata Tileel e di due motoscafi. Da allora al-Bija e suoi uomini vanno per mare e riportano indietro migranti.

Guardia costiera privata
L’inchiesta di Trt sembra dimostrare come Milad sia a capo del traffico di esseri umani di Zawiya, accusa sempre respinta ma che poggia su diversi elementi. Come può un pugno di uomini con una barca di 16 metri a controllare le acque dal confine tunisino a Jansur vicino a Tripoli? Una zona immensa che non potrebbe essere dominata senza coperture e mezzi finanziari. Al-Bija sarebbe a capo di una vera e propria holding mafiosa che insegue i migranti e chiede tangenti ai trafficanti, se questi rifiutano spara e li uccide. Il colonnello Tarek Shanboor, Ministero degli Interni del governo di Unità Nazionale lo ha ammesso candidamente: «Abbiamo trafficanti nelle nostre fila, è un problema reale».

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