1293.- Venti operazioni davanti alla Libia per recuperare 4.100 migranti. Calderoli: “Perché li vanno a prendere fino a lì?”. E Salvini fa scattare le denunce per favoreggiamento all’immigrazione clandestina

Migranti clandestini, Marina Libia: ‘Ong erano in attesa barconi’

Solo ieri sono stati salvati circa 4100 migranti. A intervenire, oltre a una nave e alle motovedette della Guardia Costiera, anche i mezzi di Frontex, di Eunavformed e di una Ong in venti differenti operazioni. Operazioni che non sono avvenute nei mari italiani ma davanti alle coste libiche. Un particolare, quest’ultimo, che ha fatto infuriare i leghisti. Tanto che Matteo Salvini ha già annunciato che presenterà in tutti i tribunali italiani denunce per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “Milioni regalati a scafisti e terroristi in Libia – scrive il segretario del Carroccio – 150.000 euro (al giorno!) garantiti a mafiosi, buonisti e finti cooperatori in Italia”.

“Per quale ragione la Guardia Costiera italiana ieri ha condotto e coordinato oltre venti operazioni di raccolta di 4100 immigrati in mare specificando ‘davanti alla Libia’? Perché le navi della nostra Guardia Costiera, di Frontex, di Eunavformed e delle solite Ong hanno condotto operazioni ‘davanti alla Libia’ e hanno poi portato gli immigrati nei porti italiani e non in quelli tunisini o maltesi?”, si chiede il senatore leghista Roberto Calderoli. Che, poi, secco risponde: “Semplicemente perché vogliamo che gli immigrati vengano qui”. Dall’inizio dell’anno a oggi sulle coste italiane sono sbarcati 85.217 migranti. È l’8,90% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (78.255). Ad aggiornare il dato è il ministero dell’Interno, secondo cui i porti maggiormente interessati dagli arrivi nel periodo in questione sono, nell’ordine, Augusta (13.221), Catania (10.254), Pozzallo (7.834), Reggio Calabria (7.087), Palermo (5.799), Vibo Valentia (5.229), Trapani (5.170), Lampedusa (5.168), Messina (4.319) e Salerno (4.112).

Sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco, i Paesi di origine dei migranti sono Nigeria (14.504), Bangladesh (8.268), Guinea (7.844), Costa D’Avorio (7.455), Gambia (5.022), Senegal (4.914), Mali (4.862), Eritrea (4.553), Marocco (4.190) e Sudan (4.051). La maggior parte di questi, insomma, non ha diritto allo status di rifugiato. Per intenderci: sono gli immigrati economici che il presidente francese Emmanuel Macronha chiaramente detto che non devono entrare in Europa. Eppure l’Italia non li ferma. In questo momento nel Mediterraneo ci sono 10 navi che si stanno dirigendo verso i porti italiani, con a bordo oltre 7.300 migranti salvati negli ultimi giorni al largo della Libia. L’arrivo delle navi, a seconda del porto di destinazione, è previsto tra oggi e la giornata di sabato. “Continua l’invasione e il governo, inerte, non accenna ad avere una reazione degna di questo nome”, denuncia il capogruppo azzurro alla Camera, Renato Brunetta. Che, poi, accusa: “L’Unione europea ci promette qualche spicciolo per comprare il nostro silenzio. Basta. Il governo italiano deve reagire. Chiudiamo i nostri porti, usciamo da Triton e apriamo una crisi a livello internazionale”.

Flotte italiane ed europee, che da anni ci costano centinaia di milioni di euro, continuano ad arricchire i trafficanti libici sbarcando in Italia centinaia di migliaia di immigrati illegali mentre la Guardia Costiera libica, con i suoi pochi e poveri mezzi, affronta con le armi i criminali, allontana le navi delle Ong dalle sue acque  e cerca di fermare i flussi.

Ieri un morto e due feriti per spari dei trafficanti.

Libyan coast guards escort migrants, who tried to flee to Europe, after the migrants were stopped by the coast guards and made to head to Tripoli

IL CAIRO – La Marina libica, attraverso il suo portavoce, l’ammiraglio Ayob Amr Ghasem, ha segnalato contatti telefonici fra imprecisate Ong che hanno dato l’ impressione che le organizzazioni umanitarie stessero aspettando barconi con circa 570 migranti poi bloccati ieri dalla Guardia costiera libica. Lo si rileva in una nota, a disposizione oggi dell’ANSA, del portavoce della Marina libica. Nella nota il protavoce Ghasem ha sostenuto che “chiamate wireless sono state rilevate, una mezz’ora prima dell’individuazione dei barconi, tra organizzazioni internazionali non-governative che sostenevano di voler salvare i migranti illegali in prossimità delle acque territoriali libiche. Sembrava che queste Ong aspettassero i barconi per abbordarli. Le Guardie costiere – ha aggiunto Ghasem senza fornire nomi o altri dettagli – hanno preso contatto con queste Ong e hanno domandato loro di lasciare le acque territoriali libiche”. Il portavoce ha sottolineato che “il comportamento di queste Ong accresce il numero di barconi di migranti illegali e l’audacia dei trafficanti di esseri umani”.
Nel sottolineare il caso di un migrante ucciso ieri dai trafficanti, Ghasem ha aggiunto che questi ultimi “sanno bene che la via verso l’Europa è agevole grazie a queste ong e alla loro presenza illegittima e sospetta in attesa di poveri esseri umani”

La morte di un migrante e il ferimento di due altri per colpi di arma da fuoco sparati ieri da presunti trafficanti di esseri umani sulla costa occidentale della Libia viene riferita da un comunicato diffuso oggi della Marina libica. Ad essere bersagliato è stato un gruppo di cinque gommoni e due pescherecci adibiti a barcone che con un totale di circa 570 migranti stavano navigando verso il porto di Zawiya, a ovest di Tripoli, dopo essere stati intercettati dalla Guardia costiera libica, si precisa in un messaggio inviato all’ANSA dall’ammiraglio Ayob Amr Ghasem, portavoce della Marina libica. Vi sono stati “tiri da parte di un gruppo armato a partire dalla costa e da due imbarcazioni in fibra di vetro a un miglio dal porto” di Zawiya, ha riferito il portavoce del Corpo da cui dipende la Guardia costiera e che risponde al governo di accordo nazionale del premier Fayez Al Sarraj. “Gli assalitori hanno preso la fuga ma l’incidente ha causato la morte di un migrante illegale e il ferimento di due altri: i tre sono del Bangladesh”, ha aggiunto Ghasem.

L’ennesima presa per i fondelli: Undici regole per le ong impegnate nel soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Sono contenute in una bozza del Codice di condotta che l’Italia ha messo a punto e che è ora all’attenzione degli uffici europei. Nel documento, visionato dall’ANSA, c’è il divieto di telefonare “per facilitare la partenza di barconi che trasportano migranti”, l’obbligo a far salire a bordo la polizia giudiziaria e quello di avere una certificazione tecnica per poter fare salvataggio. Chi non firma il Codice potrebbe non ricevere l’autorizzazione ad accedere nei porti italiani.

 

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