1292.- Dopo l’Ungheria, anche Israele contro Soros

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Ne hagyjuk, hogy Soros nevessen a végén!  

Non lasciamo a Soros l’ultima risata!

Da settimane, Budapest è tappezzata di manifesti che ritraggono il volto sorridente dello speculatore e «filantropo» . Accanto all’immagine campeggia una scritta eloquente: «Il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione illegale. Non lasciamo a Soros l’ultima risata». È la prosecuzione di una durissima battaglia tra Orbàn e Soros che dura da mesi: secondo il Primo Ministro ungherese, infatti, il magnate sarebbe responsabile, attraverso la sua fitta rete di organizzazione non governative, di promuovere l’immigrazione clandestina e di interferire negli affari interni dell’Ungheria. La campagna mediatica anti-Soros, tuttavia, è stata tacciata di «antisemitismo» dalla comunità ebraica ungherese – Soros, naturalizzato americano ma nato a Budapest il 12 agosto del 1930, è nato in una famiglia di ebrei ungheresi.

L’accusa di Orbàn

Per Orbàn, l’ideologia delle frontiere aperte  e globalista promossa da Soros e dalle sue organizzazioni, è un serio pericolo da combattere. Un’avversità che il Primo Ministro ha spiegato ai microfoni di Kossuth Rádió, lo scorso aprile. «Se qualcuno vuole venire a vivere in Ungheria, deve chiedere il consenso al popolo ungherese. Non ci può essere una legge internazionale, una norma, un tribunale o un’organizzazione che sostiene che non importa ciò che pensa il popolo. Questo è impossibile. C’è, tuttavia, una campagna internazionale molto forte – osserva Orbàn – che è in corso da circa un decennio. È legata al nome di George Soros e cerca di dimostrare che i confini non hanno senso, che le nazioni non hanno alcun diritto di decidere e di stabilire come vivere».

«La teoria delle frontiere aperte è stata concepita dal magnate e si è infiltrata in un certo numero di istituzioni internazionali. Dobbiamo combattere questa battaglia. Dobbiamo portare degli argomenti contro queste teorie. Dobbiamo fare luce su queste operazione e dobbiamo evidenziare che, spesso, non si tratta di difendere i diritti umani ma di avidità e di business sulla pelle dei migranti».

Le misure del governo di Budapest contro Soros

Tra il governo ungherese e George Soros è guerra aperta, senza esclusione di colpi. Il parlamento nazionale ha votato, poche settimane fa, una legge che inasprisce i controlli sulle organizzazioni non governative (ong) che ricevono fondi esteri. Nel mirino di Budapest ci sono le onlus finanziate dalla Open Society Foundations che promuovono l’accoglienza (rectius, invasione) dei migranti e le «frontiere aperte». In aprile, inoltre, l’esecutivo ha approvato un disegno di legge che limita l’autonomia dell’università fondata dallo stesso speculatore finanziario e dalla Open Society Foundations (la Central European University di Budapest).

La replica del portavoce di Soros e la condanna di Human Rights Watch

Michael Vachon, un portavoce del magnate, ha definito la campagna di Budapest «anti-europea», affermando che essa travisa il punto di vista del magnate sull’immigrazione. «La scorsa settimana, il governo ha lanciato una campagna mediatica che ricorda le ore più buie d’Europa» – ha aggiunto. «La xenofobia e la demonizzazione dei rifugiati del regime ungherese sono anti-europei». Le parole del portavoce dello speculatore fanno eco a quelle dell’attivista di Human Rights Watch, Lydia Gall, la quale sostiene che i manifesti contro Soros ricordano quelli dei nazisti della Seconda Guerra Mondiale contro gli ebrei.

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Soros? un poveraccio, infelice, insoddisfatto di se stesso e di qualunque ricchezza che alimenta l’antisemitismo mondiale. E’ alla costante ricerca del male da compiere. Andrebbe messo in condizioni di tacere.

La campagna di Budapest contro George Soros infiamma il dibattito. Il governo del Primo Ministro Viktor Orbán ha tappezzato l’Ungheria di manifesti contro il magnate – naturalizzato americano ma nato a Budapest il 12 agosto del 1930 – considerato dallo stesso premier «un nemico della patria» al servizio «dei poteri forti» contro il suo governo. Un braccio di ferro, quello tra Orbán e Soros, che prosegue da mesi, tanto che il parlamento nazionale ha votato, poche settimane fa, una legge che inasprisce i controlli sulle organizzazioni non governative (ong) che ricevono fondi esteri.

Nel mirino ci sono proprio le organizzazione finanziate dalla Open Society Foundations di cui lo speculatore – «filantropo» per la sinistra politicamente corretta e globalista – è il presidente. «Non dobbiamo concedere a Soros l’ultima risata» – si legge sui manifesti, dove si ribadisce, inoltre, che «il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione clandestina». La comunità ebraica ungherese ha condannato la campagna di Orbán definendola «antisemita». Soros, infatti è nato col nome di György Schwartz in una famiglia di ebrei ungheresi. Israele, tuttavia, pur prendendo le distanze dall’iniziativa, rincara la dose contro lo speculatore, affermando che il suo obiettivo è quello di minare la stabilità di governi eletti democraticamente.

Se uno ha dei dubbi sull’esistenza del Male, guardi la faccia di questo personaggio. un moto di disgusto ti prende immediatamente, senza sapere perché. dopo che hai saputo chi è, cosa fa e come ha accumulato la sua ricchezza, tutto ti appare chiaro.

Henry Ford 1938

1938. Henry Ford riceve la più alta onorificenza del III Reich. Non fu per caso che la Wermacht  risorgesse improvvisamente dalle ceneri della sconfitta e che fosse quasi tutta motorizzata.

Soros non è un numero uno. È un prodotto dei Rothschil, quelli che hanno collaborato e cofinanziato Hitler, insieme ai Bush, Henry Ford, Tyssen, l’IBM,  quelli che volevano lo sterminio della plebe ebraica e che oggi alimentano l’antisemitismo. Ma il grande popolo ebraico è innocente. Se vogliamo cominciare a fare un po di pulizia sono questi squali della finanza che devono essere colpiti nei loro interessi.  Dobbiamo disarmare questi nemici dell’umanità fino all’ultimo! ”L’attivista di Human Rights Watch, Lydia Gall, sostiene che i manifesti contro Soros ricordano quelli dei nazisti della Seconda Guerra Mondiale contro gli ebrei. …” ebrei che Soros lavorando per i nazisti ha contribuito a denunciare e far arrestare. Sarà bene ricordare che Soros i primi soldi li ha guadagnati denunciando gli ebrei ungheresi ai nazisti e confiscando i beni dei deportati – l’intervista in cui lo dice è abbondantemente visibile online.

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Orban potrebbe spiccare un mandato europeo contro Soros per crimini commessi contro cittadini ungheresi. Questo impedirebbe a Soros di circolare nell’Unione europea. Questo, non solo è provato, ma lui stesso lo ha ammesso in un’intervista, asserendo che se non lo avesse fatto lui quel lavoro sporco lo avrebbe fatto qualcun altro e che era costretto a farlo. E’ incredibile come un personaggio con un passato cosi losco e lurido possa avere un minimo di credibilità da parte di questi “attivisti” per i diritti umani e da parte dei capi di governo. Li ha o li hanno comprati tutti? Esecrabili più di lui secondo me.

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L’ubbidiente accoglienza di Gentiloni per Soros

La benevola accoglienza di Juncker per Soros

Il multimiliardario George Soros è stato ricevuto dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. In un incontro a Bruxelles, ovviamente a porte chiuse, il ricchissimo speculatore ungherese ha voluto esporre a Juncker le sue preoccupazione riguardo il futuro dell’Ungheria. Sul tavolo di discussione Soros ha portato la Central European University di Budapest, università da lui fondata.

Cosa prevede la nuova legge ungherese

Quest’istituto, a detta di Soros, rischia la chiusura in seguito agli emendamenti approvati dal parlamento ungherese in merito all’organizzazione degli atenei stranieri operanti in Ungheria. Secondo le nuove predisposizioni la Central European University dovrà ora “regolarizzarsi”. Si tratta di aprire una propria sede anche nel Paese di origine, ovvero gli Stati Uniti, in particolare nello stato di New York. Inoltre il nuovo emendamento prevede che entro 60 giorni venga raggiunto un accordo bilaterale tra Ungheria e Stati Uniti per la nuova organizzazione delle attività dell’ateneo. In caso contrario l’università dovrà fermare, temporaneamente, le proprie attività. Almeno fintanto che non si sarà uniformata alla legge nazionale. Soros, che potrebbe regolarizzare lo status dell’università, sceglie invece la guerra contro Orban.

Una procedura d’infrazione contro Orban

La richiesta d’aiuto dello speculatore è stata ben accolta dalla Commissione europea. Il vice-presidente CE Valdis Dombrovskis, ha infatti annunciato che è stata inviata una lettera di preavviso formale all’Ungheria. In caso di mancata azione del Governo ungherese per modificare gli ultimi emendamenti approvati, la Commissione avvierà la procedura di infrazione delle leggi comunitarie. Viktor Orban, Primo Ministro ungherese, ha subito rispedito al mittente le accuse. Intervenuto direttamente all’Europarlamento di Bruxelles ha rassicurato che “l’esistenza dell’università non è messa a repentaglio” e che “la modifica di portata limitata del Parlamento ungherese tocca 28 università straniere, armonizza le norme, limita le possibilità di abusi e pone fine a privilegi università straniere rispetto a quelle europee”.

Juncker sta con Soros

 

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Nonostante questo l’Unione europea sembra già aver scelto da che parte stare e l’incontro tra Juncker e Soros lo dimostra. “Si conoscono da anni. Si son incontrati per la prima volta nel 1995 e molte altre volte”, così il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas descrive l’amicizia tra i due. Risulta sorprendente la disinvoltura con cui viene raccontato ciò. Ma Juncker, chi è?

Uno speculatore che all’occorenza diventa mecenate

Come riportato più volte su questo portale, George Soros è uno speculatore di professione, che agisce senza scrupoli o codici etici. “Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie”, ebbe a dichiarare dopo aver letteralmente messo al tappeto la Banca d’Inghilterra e la Banca d’Italia. Un’operazione che ai cittadini italiani costò il prelievo forzoso dei conti correnti nel luglio 1992 per un totale di 11.500 miliardi di lire. Soldi polverizzati per responsabilità di un personaggio che sulle pagine di Repubblica viene descritto come “mecenate”.

Un’università per soli ricchi

Difficile poi comprendere come gli emendamenti ungheresi possano essere considerati degli attacchi alla “libertà d’istruzione”. Intanto che l’istituto fondato da Soros è di natura privatistica. Le rette d’iscrizione alla stessa, come si evince dal sito ufficiale, partono da un minimo di 12.000 euro all’anno (cui si aggiunge la “modica” cifra di 6.000 euro annuali per l’alloggio). Si tratta dunque di un istituto che pone delle condizioni d’accesso economico molto restrittive. Difficilmente dunque può essere descritto come ente elargitore di un diritto.

La prospettiva di una rivoluzione colorata

Singolare, ma atteso, è stato il livello d’isteria alzato dai principali media. Per esempio, Repubblica, sulle cui pagine si è scritto come i fatti ungheresi “evocano i paragoni piú cupi per la loro somiglianza con slogan ed editti di Joseph Goebbels, ministro della Propaganda e stratega del Terzo Reich nazisti, contro il popolo ebraico”. Soros, che è sempre lo stesso speculatore senza scrupoli di cui sopra, sarebbe dunque diventato un martire. Un filantropo che ha donato un’università accessibile a tutti. O almeno a quelli che possono elargire 12.000 euro annui.

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Viktor Orban e Vladimir Putin, al momento, due colonne di quest’Occidente.

A Budapest, sono state attivate manifestazioni contro il Governo, a difesa di quest’università di super-ricchi. Una mobilitazione più che sospetta. Proprio Soros infatti ammise senza vergogna di aver alimentato manifestazioni analoghe in Ucraina prima del cambio al vertice. Potenze del denaro e debolezze umane! La procedura d’infrazione avviata da Bruxelles potrebbe essere dunque un primo passo verso un’altra rivoluzione colorata.

Il ministro degli Esteri israeliano contro György Schwartz, detto George Soros

La prima presa di posizione è quella dell’ambasciatore israeliano in Ungheria, Yossi Amrani, il quale ha criticato il governo, sottolineando che tale iniziativa «evoca ricordi tristi, ma semina anche odio e paura». Poche ore più tardi è arrivata la precisazione del ministro degli Esteri di Israele espressa attraverso un comunicato ufficiale: «In nessun modo la dichiarazione dell’ambasciatore ha l’obiettivo di delegittimare la critica contro George Soros, che mina l’operato dei governi democraticamente eletti di Israele attraverso il finanziamento di organizzazioni che diffamano lo Stato ebraico, cercando di negare il suo diritto a difendersi». Parole molto dure che testimoniano il rapporto conflittuale tra il noto speculatore e lo stato d’Israele.

Netanyahu a Budapest

Il caso scoppia pochi giorni prima della visita nella capitale ungherese del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo alcuni media locali israeliani, Netanyahu sposerebbe la linea adottata dal suo ministro degli esteri. Ma in Israele c’è anche chi difende Soros. Il leader del partito israeliano Meretz, Zeheva Gal-On, per esempio, accusa il governo di «sostenere l’antisemitismo mondiale». Al momento il magnate non ha commentato il fatto ma Human Rights Watch – ong finanziata dalla Open Society Foundations – si è scagliata contro Orbán, sostenendo che «i manifesti ricordano quelli dei nazisti contro gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale».

Lo scontro sull’immigrazione

Viktor Orbán e George Soros, non è un mistero, hanno due visioni del mondo completamente diverse, in particolare sul tema dell’immigrazione e dei rifugiati, sul quale si sono scontrati più volte. Il governo ungherese ha puntato il dito contro il magnate e la sua rete, colpevole di aver orchestrato una campagna diffamatoria contro Budapest dopo la chiusura delle frontiere operata dal governo Orbán, volta a delegittimarne l’operato. Lo scorso aprile, non senza polemiche e proteste, l’esecutivo ha approvato un disegno di legge che limita l’autonomia dell’università fondata da George Soros e dalla Open Society Foundations (la Central European University di Budapest) . Secondo Viktor Orbán, senza la nuova legge si sarebbe mantenuto in vita sistema che avrebbe dato alla Ceu dei privilegi di cui le altre università ungheresi non possono godere.

 

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Ha detto Netanyahu di fronte a centinaia di imprenditori israeliani: «Gli infiltrati hanno già invaso Arad e Eilat (sud del Paese, nda) e stanno occupando anche Tel Aviv. Fermarne il flusso è necessario per preservare Israele, facendola restare ebraica e democratica». Difendendo così, in poche parole, i provvedimenti – criticati dagli intellettuali – adottati dal suo governo contro l’immigrazione clandestina, incluso il muro che si sta costruendo al confine con l’Egitto. Secondo i dati dell’esecutivo di destra (il peso dei laburisti è quasi inesistente), sono 36 mila gli stranieri entrati illegalmente nel Paese negli ultimi anni. Secondo Netanyahu, «di questi solo un migliaio è formato da veri rifugiati in cerca d’asilo».

Per portarvi un paragone, sono 7.300 i migranti raccattati tra ieri e oggi da 10 navi Ong, nelle acque libiche.

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L’arrivo delle navi, a seconda del porto di destinazione, è previsto tra oggi e la giornata di sabato. Al momento, gli scali indicati sono Corigliano Calabro e Vibo Valentia in Calabria, Bari e Brindisi in Puglia, Porto Empedocle e Catania in Sicilia, Salerno in Campania.
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