1287.- TRAFFICANO, TRADISCONO, GRIDANO AI FASCISTI E FINGONO DI CASCARE DAL PERO

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I sospetti che diverse Ong attive nel mar Mediterraneo si siano sostituite quasi del tutto agli scafisti trafficanti di esseri umani sta diventando sempre più una certezza. Poche settimane fa l’agenzia europa Frontex aveva denunciato con un rapporto dettagliato la pratica sempre più diffusa di imbarcare gli immigrati con le navi umanitarie a poche miglia dalle coste libiche. Ora l’ennesima conferma arriva dalle pagine del Corriere della sera con un’intervista all’ammiraglio Enrico Credendino, comandante dell’operazione Sophia per i respingimenti in mare e da due anni a capo dell’operazione Ue Navfor Med. Secondo Credendino: “Nonostante abbiamo salvato 34 mila persone, abbiamo fatto solo l’11,8% dei soccorsi. Ci sono ong – ha detto l’ammiraglio – che fanno quasi il 40% e attraggono molto più”. 

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Dopo l’ammiraglio di divisione Enrico Credendino, è la volta di  Emma Bonino. La denuncia: la verità sugli sbarchi, nomi e cognomi di chi sapeva. 
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Emma Bonino ha scatenato un vero e proprio caso politico spiegando in una intervista pubblica all’assemblea della Confartigianato di Brescia che «nel 2014-2016 che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia costiera, e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia l’ abbiamo chiesto noi, l’ accordo l’ abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino. All’inizio non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Elisa Calessi: Immigrazione, altra bomba di Emma Bonino su Matteo Renzi: “Vi rivelo la sua menzogna”.
 
Può piacere o no, ma Emma Bonino ha una grande esperienza di politica internazionale. Ministro degli Esteri nel governo di Enrico Letta, nel secondo governo Prodi era stata ministro del Commercio internazionale e delle politiche europee. Come dirigente radicale, poi, ha combattuto per anni all’Onu contro le mutilazioni genitali femminili. E conosce bene gli organismi sovranazionali, essendo stata Commissario europeo per gli Aiuti umanitari. Non può essere accusata di ostilità nei confronti del Pd, che l’ha candidata nelle sue liste in Parlamento, dopo averla sostenuta nei diversi ruoli di ministro nei governi di centrosinistra e come candidato alla presidenza del Lazio. Ecco perché quando Bonino ha accusato Matteo Renzi di essere corresponsabile dell’impennata degli sbarchi e della pressione dei richiedenti asilo sull’Italia, è scoppiato il caso. «Abbiamo chiesto noi di occuparci dei migranti», aveva detto. Il leader Pd nega. Ancora ieri, quando, su Facebook, tale Patrizia Moscatelli, gli ha chiesto sul suo profilo se fosse «vera la storia che ha detto la Bonino sugli immigrati?», l’ex presidente del consiglio  ha risposto secco: «Ovviamente no». L’ex ministro degli Esteri, però, abituata a ben altre battaglie, non si è tirata indietro.«Non capisco le polemiche, manco avessi rivelato un segreto di Stato… Forse i parlamentari, o Matteo Renzi o qualcuno deve essersi distratto», ha detto a margine di una iniziativa dei Radicali a Roma. «Il Comitato Schengen ha discusso del protocollo Triton, come dice anche la presidente Laura Ravetto», ha aggiunto. «È stato fatto quell’accordo che prevede che è l’Italia che coordina tutta l’operazione e che tutti devono sbarcare in Italia». Ha spiegato di avere trovato strana, già allora, quell’intesa. Perché «vuol dire una violazione di regole: una barca spagnola che batte bandiera spagnola, come noto dalla convenzione del mare, è territorio spagnolo, quindi quelli che vengono salvati su una nave spagnola» dovrebbero avere come «primo paese di ingresso la Spagna». Perciò, «sono pregati in teoria di portarli in Spagna». E invece no: «L’accordo scrive che devono essere tutti portati in Italia».Anche la forzista Laura Ravetto ha smontato la versione di Renzi. «La sottoscritta sin dal 2014 ha criticato apertamente la scelta del governo di derogare al principio della “nave di bandiera” nell’ambito dell’operazione Triton/Sophia», ha ricordato. Da quel dì, il governo avrebbe potuto scegliere una strada diversa. L’attuale segretario del Pd è stato presidente del consiglio dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016. «Renzi non può certo far finta di essere estraneo a tutto questo in quanto era presidente del consiglio  durante Triton/Sophia e oggi è segretario del Pd».
Il capogruppo di Fi, Renato Brunetta, ha accusato l’ex premier di avere «svenduto nel biennio 2014-2015 l’Italia all’Ue con il solo scopo di avere mani libere nel fare deficit per comprarsi il consenso». Brunetta chiederà al ministro dell’Interno, Marco Minniti, di rendere «noti i contenuti degli accordi».
Anche Silvio Berlusconi, glissando sui ricordi, è intervenuto: «Fino al 2011 avevamo azzerato gli sbarchi, da quando abbiamo lasciato il governo è un disastro. La migrazione va fermata, dobbiamo imporre all’Ue di bloccare con accordi gli scafisti alla partenza», ha detto.
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Matteo Renzi ha la faccia come il sedere: Ha accusato le organizzazioni umanitarie di “non rispettare le regole”. Tutto poteva fare, ma non rappresentare il popolo italiano.
Grande stupore, volti smarriti, parole di fuoco, eppure quello che ha rivelato la Bonino era ben noto a tutti i parlamentari italiani da ben un anno e mezzo. Tutti- da Forza Italia, anche Silvio Berlusconi, al Movimento 5 stelle, dalla Lega Nord a Fratelli di Italia– si erano sentiti dire le stesse identiche cose il 4 febbraio 2016 quando le commissioni Difesa della Camera e del Senato avevano congiuntamente sentito l’ ammiraglio di divisione
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L’Amm. di divisione Enrico Credendino è stato designato dal Consiglio degli Esteri e della Difesa dell’Unione Europea comandante della missione EU NAVFOR MED contro il traffico di esseri umani nel Mediterraneo il 18 maggio 2015.
Oggi», aveva spiegato l’ammiraglio, «tutte le persone che prendiamo in alto mare (migranti e scafisti) le consegniamo all’ Italia (questa è stata la decisione presa dal Consiglio dell’ Unione europea quando ha lanciato l’ operazione), quindi lavoriamo con il Ministero dell’ Interno». Parole pronunciate di fronte a gente come Pierferdinando Casini, Nicola Latorre, i grillini Vincenzo Santangelo e Angelo Tofalo, i leghisti Sergio Divina e Davide Caparini, forzisti come Maurizio Gasparri e lo stesso Fontana che oggi si sorprende. Nessuno di loro quel giorno si incuriosì per queste rivelazioni dell’ammiraglio italiano, né fece domande per capire meglio e cercare ulteriori particolari.
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Vittorio Feltri: “L’invasione degli immigrati l’hanno voluta gli scemi di sinistra. Buttino nel cesso quell’accordo”
Al Viminale, caduto dal pero anch’esso, cercano di coprirsi dietro qualche terrificante sospetto. Si fantastica che i trafficanti di uomini stiano esercitando una specie di ricatto – economico, e non solo – contro l’Italia, la cui conseguenza potrebbe essere lo spostamento in massa verso la Sicilia dell’esercito di disperati che, in queste ore, è accalcato a Sabrata e negli altri porti. Il sospetto, dunque, sarebbe che la “vendetta” dei trafficanti possa essere una partenza “forzata” di massa e un conseguente sbarco di massa. E, nel bel mezzo del Mediterraneo, una strage con le medesimi proporzioni: gli scafisti (e chi fa affari con loro!), è cosa nota, sono pronti a tutto. Ad ogni barbarie. E stando alla loro logica perversa e disumana, tipicamente mafiosa, quale migliore strumento di pressione contro l’Italia se non un eccidio in alto mare? La tensione sale, così, a livelli d’allerta. L’Italia, con Marco Minniti, continua ad esercitare pulsioni e pressioni. L’obiettivo, laggiù, oltre l’orizzonte, è modificare Triton, l’accordo che, per scelta di quel cornuto che l’ha sottoscritto, ci costringe a farci carico dell’accoglienza dei migranti che arrivano dal Mediterraneo centrale. L’ipotesi al vaglio del Viminale è quella di annullare l’accordo: una presa di posizione radicale, che potrebbe creare non pochi problemi (comprese le sanzioni dei burocrati dell’Unione europea; ma l’Europa ci porta bene o porta male? USCIAMO?). Altra ipotesi sul tavolo, un poco più soft, è quella di cercare di cambiare le regole contenute nell’accordo, prevedendo una sorta di “relocation” (diciamo la cazzata in lingua inglese. Suona meglio) forzata: ovvero, le navi Ong che battono bandiera straniera, dopo aver effettuato un soccorso, rectius, prelievo nel Mediterraneo, potranno portare i passeggeri nei porti siciliani. Ma subito dopo, i migranti economici, cioè, gli avventurieri, o, meglio, i richiedenti asilo, verrebbero imbarcati su un aereo che li porterebbe nel Paese di  bandiera della nave Ong che li ha salvati. Sono sicuro che sia una cretinata gigantesca! Inattuabile, nemmeno se paghiamo noi!Alcuni nomi e le bandiere delle navi e delle Ong coinvolte nel dossier di FrontexNella relazione di Frontex sono indicati i mezzi e le relative Ong: Sea Watch diSeaWatch.org che batte bandiera olandese e porta fino a 350 persone; Aquarius di Sos Mediterraneo/Medici senza frontiere di Gibilterra con una capienza di 500 persone; Sea Eye di Sea Watch.org dall’Olanda, fino a 200 persone; Iuventa di Jugendrettet.org bandiera olandese con 100 persone; Minden di Lifeboat Project di Germania per 150; Golfo Azzurro di Open Arms da Panama che porta fino a 500 persone; Phoenix di Moas con bandiera del Belize che ne imbarca 400; Prudence di Medici senza frontiere con bandiera italiana che e’ la piu’ grande visto che ha 1.000 posti. Gli analisti di Frontex, scrive il Corriere della Sera, hanno esaminato le rotte seguite nel 2017 e si sono soffermati sulle modalita’ di avvicinamento alle acque libiche monitorando in particolare il periodo che va dal 13 al 27 marzo 2017. Ma hanno utilizzato anche “le informazioni provenienti dagli interrogatori dei migranti appena sbarcati, i report provenienti dagli apparati di intelligence di alcuni Stati”. E sostengono che proprio in quell’arco di tempo “prima e durante le operazioni di salvataggio, alcune Ong hanno spento i transponder per parecchio tempo”.
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Da Soros al tifoso di Hillary Clinton, ecco dove prendono i soldi e come li spendono le Ong che portano avventurieri, migranti in Italia. Ma c’è anche la Guardia Costiera!
Le Ong sono, agli occhi di tutti, associazioni a delinquere e guazzano nell’occhio del ciclone. Dopo le accuse di Frontex, le indagini di tre procure e il sospetto di “affari sporchi”, hanno superato anche l’accusa di …Matteo Renzi! Rialzatosi dal pero, ha accusato le organizzazioni umanitarie di “non rispettare le regole”.
È vero? Chissà. Di certo ci sono molti lati oscuri su cui è doveroso fare un po’ di luce.
Medici Senza Frontiere
Partiamo dalle associazioni più grandi. In cima alla lista va messa ovviamente Medici Senza Frontiere, che nel 2016 poteva contare su tre navi: la Dignity I, la Bourbon Argos e Aquarius. Oggi è rimasta attiva solo la Aquarius, a cui però è stato affiancato il nuovo acquisto “Prudence“, un’imbarcazione commerciale da 75 metri e 1000 posti a bordo. Un gigante del salvataggio.
Niente da ridire sulle attività che Msf porta avanti nel mondo. Anzi. Fa però sorridere il fatto che tra i suoi fondatori compaia Bernard Kouchner, medico francese che ha visto più palazzi della politica che sale operatorie. Nel 2007 infatti è stato nominato ministro degli Affari Esteri da Nicolas Sarkozy, ovvero di quel governo che ha bombardato Muhammad Gheddafi e trasformato la Libia nel porto senza regole da cui oggi partono i barconi carichi di immigrati.E così, in qualche modo, persone collegate a Msf sono al tempo stesso causa e palliativo della crisi migratoria. Oggi l’associazione per salvare stranieri dalle bagnarole sostiene spese ingenti, ma i fondi non sembrano essere un problema. Nel 2016 ha raccolto 38 milioni di euro grazie al contributo di 319.496 donatori, 9,7 milioni di euro dal 5×1000 (di cui 1,5 andati per la nave Bourbon Argos) e 3,3 milioni da aziende e fondazioni. Tra queste chi appare? La:
Open Society Foundation,
di George Soros, il magnate ungherese che fa affari col buonismo. Peraltro, la Open Society e Msf sono soliti scambiarsi collaboratori come se facessero le cose in famiglia. Un esempio? Marine Buissonnière, per 12 anni dipendente Msf, poi direttrice del programma per la Sanità pubblica di Soros e ora di nuovo consulente per le migrazioni della Ong. Save The ChildrenGuarda caso, Soros ha finanziato (anche se per altre iniziative) pure un’altra organizzazione attivissima nel recupero clandestini:
Save The Children.
La nota associazione internazionale ha nel suo parco navi la Vos Hestia, un’imbarcazione da 62metri, che batte bandiera italiana e si avvale di due gommoni di salvataggio. I soldi? No problem: nel 2015 a bilancio sono segnati 80,4 milioni di euro di incassi.
Proactiva Open Arms. 
Un anno fa a gestire il famoso peschereccio Golfo Azzurro, “beccato” dai radar a raccogliere stranieri vicino alle coste libiche, ci pensava l’olandese:
Life Boat Refugee Foundation. Da inizio 2017 la fondazione non organizza più salvataggi in mare, ma la Golfo Azzurro continua la sua opera al servizio della Ong spagnola Proactiva Open Arms, che una volta usava il vascello di lusso Astral. Per le loro navi gli spagnoli spendono 1,4 milioni di euro, di cui il 95% usati per le azioni di salvataggio (700mila euro al largo della Libia e 700mila euro a Lesbo) e il restante 5% in strutture, comunicazione e via dicendo. L’incasso però è più alto, con una raccolta fondi che supera i 2,1 milioni di euro. Secondo il direttore Oscar Camps, la Golfo Azzurro può ospitare 400 persone a bordo e un giorno di navigazione costa “solo” 5mila euro.
SOS Mediterranée.
Spende invece almeno il doppio la Ong italo-franco-tedesca Sos Mediterranée, fondata dall’ex ammiraglio Klaus Vogel. Per sostenere 24 ore di mare, alla Acquarius servono circa 11mila euro. E se desiderate fare una donazione sappiate che con 30 euro si riesce a mettere in mare per un’oretta solo la lancia di salvataggio.
Sea Watch Foundation
Il mistero dei costi si infittisce osservando le attività della Sea Watch Foundation. Nel 2014 Harald Höppner investe con un socio 60.000€ nell’acquisto di un vecchio peschereccio olandese. Oggi vanta attrezzature di tutto rispetto: oltre alle due unità navali (una battente bandiera olandese e l’altra neozelandese), a breve dovrebbe essere operativo il “Sea Watch Air”, un aereo col compito di pattugliare dall’alto il Mediterraneo. Da dove vengono i soldi? Non è dato sapere.
Life Boat
Sia Sea Watch che la sorella Life Boat condividono una curiosità interessante. Tra i loro partner spicca la Fc St. Pauli, una società sportiva di Amburgo più famosa per sposare cause buoniste che per meriti calcistici. Per dirne una, è stata la prima squadra a vietare l’ingresso allo stadio ai tifosi di destra. Altro che accoglienza. La base operativa sarebbe a Malta, ma l’equipaggio della Minden sembra preferire i porti italiani per “scaricare” i migranti. Solitamente effettuano missioni da 10 giorni per 24 ore di navigazione e il costo giornaliero del carburante ruota attorno ai 25 euro. Sulla piattaforma betterplace.org sono riusciti a raccogliere 6mila euro per radar e comunicazioni satellitari, 7.500 euro per comprare un gommone di salvataggio e 12 mila euro per il combustibile. Troppi pochi per gestire così tante missioni. Gli altri da dove arrivano? Lecito chiederselo, visto che a breve dovrà comprare una barca tutta sua e per ora i generosi sostenitori hanno versato solo 1.800 euro.
Sea-Eye e Jugend Rettet
All’appello delle cinque Ong tedesche mancano la Sea-Eye e la Jugend Rettet. La prima è stata fondata nel 2015 da Michael Buschheuer, conta circa 200 volontari e sul sito è scritto che gli bastano 1.000 euro per pagare un’intera giornata alla ricerca di clandestini. La seconda invece è formata da un gruppo di ragazzi che per 100mila euro ha comprato il peschereccio Iuventa. Ogni missione in mare costa circa 40 mila euro al mese e viene finanziata con donazioni private. La loro raccolta fondi funziona molto bene, visto che da ottobre 2016 ad oggi hanno racimolato 166.232 euro.
Migrant Offshore Aid Station, Moas

Il caso più curioso è però quello della Migrant Offshore Aid Station, associazione maltese con due imbarcazioni (Phoenix e Topaz responder), diversi gommoni Rhib e alcuni droni. Moas è stata fondata nel 2013 da due imprenditori italo-americani, Christopher e Regina Catambrone, diventati milionari grazie alla Tanghere Group, agenzia assicurativa specializzata in “assistenza nelle emergenze e servizi di intelligence (MOAS svolge anche attività di intelligence per gli Stati Uniti)”.

Tra i vari (e ricchi) partner, ha ricevuto 500mila euro da Avaaz.org, cioè la comunità riconducibile a Moveon.org, che a sua volta fa capo all’onnipresente George Soros. Non è tutto. Perché Christopher appare tra i finanziatori (416mila dollari) di Hillary Clinton durante l’ultima deludente campagna elettorale e negli anni si è contornato di personaggi a dir poco particolari.

Nel circolo di amici appare tal Robert Young Pelton, proprietario di un’azienda (Dpx) che produce coltelli da guerra. Esatto: armi bianche già testate in zone di conflitto come Afghanistam Somalia, Iraq e Birmania. Non basta? Una seggiola del Consiglio di Moas è riservata a Ian Ruggier, ex ufficiale maltese famoso per aver represso con la violenza le proteste dei migranti ospitati sull’isola. Strano, no? Professano accoglienza e poi usano il pugno duro. Oltre ad avere alcuni lati oscuri, pare che lo Ong pecchino anche di coerenza.  MOAS intrattiene rapporti con Laura Boldrini e il presidente Mattarella gli ha conferito niente meno che l’Ordine al merito della Repubblica italiana; ma si fregia anche della  Medaglia per il Servizio della Repubblica maltese (Midalja għall-Qadi tar-Repubblika) e di un premio per l’impegno civile da parte del think tank maltese Today Public Policy Institute (nel novembre 2015) e, dal 2016, del The Geuzen Medal olandese.

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