1269.- Sbarchi record, Ammiraglio Picchio choc: “C’è un piano contro l’Italia. Serve un intervento militare”. Il bluff di Minniti.

Ue, Libia e navi: i dubbi del piano-Minniti.  Il dossier del Viminale è chiaro, ma molti fattori ne mettono a rischio la riuscita. L’ammiraglio indica la via, ma, quando scopriremo che l’intervento militare è da farsi a Roma?

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Il ministro degli Interni Marco Minniti è tornato dal vertice con Francia e Germania con in tasca un accordo generico su un “codice comune” sulle Ong attive nel soccorso dei migranti in Mediterraneo. La verità è che il faccia a faccia è stato interlocutorio, se non negativo: il presidente francese Macron non intende cedere infatti sul no ai migranti economici e la linea dura che si traduce sullo stop al passaggio di extracomunitari tra Ventimiglia e Mentone.

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Secondo l’ammiraglio di Squadra Alessandro Picchio, già consigliere militare dei governi di Silvio Berlusconi e Mario Monti, la questione è torbida. “C’è un disegno contro l’Italia”, spiega al Messaggero puntando il dito contro quelle Ong che fanno gli interessi non dei migranti, ma di chi le finanzia. “Il problema va risolto in Africa dall’Onu e dall’Unione europea”.

“Nel Mediterraneo – spiega l’ammiraglio – ci sono organizzazioni che con la scusa di essere non governative, si lasciano guidare da uno spirito anarchico. Potrebbero presentarsi davanti a un porto francese o spagnolo o perfino del Nord Europa. Sono navi che in teoria non hanno uno Stato di riferimento, ma chi le finanzia, e i finanziatori spesso non sono italiani. Chi vuol creare difficoltà all’Italia? Da un lato le Ong seguono proprie logiche, dall’altro sottostanno a interessi finalizzati a ostacolare il nostro Paese”. Una delle chiavi è il fallimento degli accordi bilaterali firmati a suo tempo con i Paesi nordafricani per limitare i flussi. “Hanno smesso di funzionare dopo la guerra in Libia, destabilizzata da Paesi come Francia e Gran Bretagna per non lasciare all’Italia il petrolio libico“.

Oggi come allora, cambiano i soggetti ma la regia sembra sempre la stessa, così come il fine: mettere in difficoltà il nostro Paese. “Se salvo gente in mare in teoria devo portarla nel porto più vicino, cioè in Tunisia o a Malta o nel porto verso cui sono diretto. Le Ong non possono sempre sbarcare negli stessi porti che neppure sono i più vicini. Altrimenti c’è un disegno. Non è un caso che le Ong sbarchino sempre da noi. Le nostre difficoltà fanno comodo a certi cari cugini”. Serve l’intervento di Francia e Germania, dunque, decisive nell’Ue e nell’Onu: “Se lo vuole un gruppo di Stati importanti, le decisioni vengono prese e le missioni finanziate”, assicura Picchio, che poi ipotizza anche interventi militari: “La stabilizzazione della Libia dovrebbe farla l’Italia, che sa parlare e trattare con tutte le tribù. Un intervento militare si può invece fare nei Paesi dell’Africa subsahariana dai quali i profughi provengono”.

Il bluff di Minniti.

I Paesi europei sono recalcitranti ad accogliere i migranti arrivati da noi e tantomeno a farli sbarcare nei loro porti.

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Grandi difficoltà a operare in Libia, dove il governo, appoggiato dall’Onu e dall’Italia, è debole. Non solo: le motovedette consegnate alla guardia costiera di Tripoli sono disarmate contro i trafficanti, armati, invece, fino ai denti ed i confini meridionali di 5mila chilometri sono difficili da controllare. Oltre a ciò, abbiamo le Ong, che, in aperta combutta con i trafficanti e appoggiate da qualche venduto, puntano i piedi contro ogni regolamentazione e controllo del loro operato in alto mare e hanno imparato a usare segnalazioni luminose, praticamente inintercettabili. Tutto questo il governo italiano lo sa, ma attua la volontà dei Soros anziché quella del popolo italiano.

L’ammiraglio Picchio nel suo intervento choc: “C’è un piano contro l’Italia. Serve un intervento militare”, ci indica la via; ma quando scopriremo che l’intervento militare è da farsi a Roma?

Il piano dell’Italia per arginare l’«invasione» nasce già claudicante, nonostante l’impegno del ministro dell’Interno, Marco Minniti. Il primo ostacolo è la solidarietà europea che vale quasi sempre solo a parole. Minniti d i suoi colleghi tedesco e francese avevano appena concluso un vertice sui migranti, che è intervenuto a gamba tesa il presidente Emmanuel Macron. Parigi non ha alcuna intenzione di far attraccare una sola nave nei suoi porti. E lo stesso discorso vale per la Spagna. La disponibilità francese a diminuire il peso degli arrivi sulle nostre spalle si restringe alla minoranza dei profughi, che hanno diritto all’asilo e non ai migranti economici, stragrande maggioranza. A parole l’Ue è pronta ad imprimere una svolta ai ricollocamenti nei vari paesi, che per ora è un fallimento totale in termini numerici, ma furbescamente non vuole allargare le nazionalità previste. Di fatto sono stati ricollocati dall’Italia solo poche migliaia di siriani ed eritrei.

Il buco nero della Libia rischia di far franare qualsiasi piano ben fatto, ma studiato a tavolino. Si punta ad aumentare l’addestramento e le capacità della Guardia costiera libica. Al momento le quattro motovedette già consegnate non vengono utilizzate perché inadatte ai soccorsi in mare e soprattutto disarmate contro i trafficanti armati fino ai denti. I controlli dei confini meridionali della Libia, porta d’ingresso dei migranti dal resto dell’Africa, attraverso i paesi confinanti è un’altra chimera. Non solo per i 5mila chilometri di frontiera nel deserto, ma per la scarsa affidabilità dei governi e delle forze di sicurezza locali, nonostante l’aumento dei fondi europei per fermare il flusso di migranti all’origine.

L’unico dato certo è che tutti i paesi europei vogliono un codice di «condotta» delle Ong scritto dall’Italia. Peccato che le associazioni di sinistra come l’Arci abbiamo già alzato gli scudi per difendere le organizzazioni non governative. Minniti ha buone idee, ma non sarà facile tenere la flottiglia umanitaria lontana dalle acque libiche o vietare l’ingresso nei nostri porti. Basti pensare che le Ong hanno rifiutato sdegnate la presenza a bordo di agenti italiani per individuare scafisti o trafficanti. Anche la lotta sulla maggiore trasparenza di bilanci e sostenitori sarà dura. La discussa Moas con sede a Malta non ha ancora reso pubblico il bilancio dello scorso anno, nonostante le promesse. Per ora il vero dato reale è che gli arrivi dall’inizio dell’anno sono in aumento del 20% (85.183 migranti) rispetto allo stesso periodo del 2016. E difficilmente il piano italiano invertirà la tendenza.

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Un pensiero su “1269.- Sbarchi record, Ammiraglio Picchio choc: “C’è un piano contro l’Italia. Serve un intervento militare”. Il bluff di Minniti.

  1. MARCO BRESOLIN
    INVIATO A BRUXELLES
    «Qualcosa si sta muovendo, ci saranno iniziative per andare incontro all’Italia. Ma non fatevi illusioni: nessuna nave verrà dirottata sulle coste degli altri Paesi Ue per sbarcare i migranti salvati in mare». Chi ha avuto accesso ai contenuti dell’accordo siglato domenica sera a Parigi assicura che poco o nulla cambierà nelle operazioni di sbarco nel Mediterraneo.

    Al mini-vertice dei ministri dell’Interno con i colleghi di Italia e Germania, il francese Gérard Collomb ha fatto capire chiaramente che c’è la volontà di aiutare Roma, ma non aprendo i propri porti. «Non confondiamo i rifugiati con i migranti economici» ha ripetuto anche ieri il presidente Emmanuel Macron. Un messaggio per rassicurare le fibrillazioni che già si notano Oltralpe. «Non siamo in grado di accogliere queste persone, sarebbe una situazione ingestibile» ha avvertito Dominique Tian, vice-sindaco di Marsiglia, una delle città potenzialmente coinvolte. Fonti spagnole rivelano che la linea di Madrid è la stessa da alcuni giorni: «Noi ci stiamo, ma solo se ci stanno anche gli altri». E quindi non ci sta nessuno.

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