1265.- LA FRANCIA E L’UE: Emmanuel Macron riuscirà a far ripartire l’Europa?

L’Unione europea è un’anomalia istituzionale: un parto del secolo passato, con radici che affondano prima della Guerra Mondiale. Non rappresenta lo strumento capace di equilibrare l’Occidente, con tutto svantaggio dei rapporti fra Stati Uniti e Russia, della pace nel Mediterraneo e in Medio Oriente e con vantaggio per la Cina, oggi e per l’India domani. Dobbiamo darci una guida e un governo all’altezza del compito, per rifondarla sui principi delle costituzioni post-moderne.

Sin dal loro primo incontro il nuovo presidente Macron e la cancelliera Merkel hanno fissato le priorità del “motore europeo”: riformare l’Unione e opporsi insieme alle derive populiste in Europa e nel mondo. Ma cos’è che chiamano populismo? Le riforme che non rimetteranno i cittadini al centro del processo d’integrazione, subordinando la competitività sui mercati mondiali al loro benessere e che, perciò, non incideranno profondamente sulle fondamenta dei trattati, saranno tamquam non esset. Temo che non siano questi due leader ciò di cui abbiamo bisogno.

Il 31 maggio 2017, ALTERNATIVES ÉCONOMIQUES PARIGI, ha pubblicato in 5 lingue questo auspicio per la politica di Macron:

Se vuole riformare l’Unione, il presidente francese dovrà convincere Berlino a invertire la rotta sull’austerità permanente e a mettere fine alle politiche deflazionistiche sul lavoro. Difficile, ma non impossibile, secondo il direttore di Alternatives économiques.

Emmanuel Macron riuscirà a riformare l’Unione europea e la zona euro? La questione europea è stata centrale durante la campagna presidenziale. La prospettiva di una “Frexit”, paventata da Marine Le Pen, le è costata cara al secondo turno, dato che, nonostante le recenti difficoltà, la stragrande maggioranza dei francesi rimane affezionata alla costruzione europea e all’euro. Ma lo statu quo non è più tollerabile. E il successo di Emmanuel Macron dipenderà in maniera decisiva dalla sua capacità di far cambiare le politiche economiche e sociali adottate in Europa. Infatti, con un notevole deficit verso l’estero, la ripresa dell’economia francese e l’abbassamento della disoccupazione non possono risultare soltanto dal rilancio della domanda interna: è soprattutto la domanda da parte della zona euro che può fare da traino in Francia.

Dunque, Emmanuel Macron avrà successo là dove François Hollande ha fallito — senza per altro tentare seriamente con altre strategie? Per far ciò, dovrebbe riuscire a invertire la tendenza alla permanente austerità di bilancio e soprattutto porre fine alle politiche deflazionistiche per il mercato del lavoro, che impediscono all’economia della zona euro di ripartire, nonostante la politica monetaria molto espansiva della banca centrale. Missione impossibile? Se Emmanuel Macron decidesse di impegnarsi in questo senso — il che non è sicuro per il momento — il successo sarebbe meno improbabile di quanto pensano oggi molti francesi.

Anzitutto, questo dipende senza dubbio dall’atteggiamento della Germania e di quello del suo governo, ma anche della sua opinione pubblica. Ragion per cui il primo viaggio di Emmanuel Macron dopo il suo insediamento è stato a Berlino. La clamorosa sconfitta di Marine Le Pen al secondo turno è stata una bella sorpresa per i tedeschi, che temevano, se non la vittoria della candidata frontista, quanto meno un risultato testa a testa.

Quest’ampia vittoria rassicura sia i francesi sia il resto del mondo: la Francia non rischia ancora di abbandonare completamente la sua storia dai tempi dell’Illuminismo. Tuttavia, il risultato tende a indebolire un po’ la posizione di Emmanuel Macron nell’immediato: dopo un’elezione con un risultato 55 per cento a 45 per cento, la paura del Front National avrebbe forse spinto il governo tedesco a accettare più facilmente dei cambiamenti sostanziali in ambito europeo. Ma un’elezione finita 66 per cento contro 34 per cento probabilmente, agli occhi dei vicini tedeschi, riduce l’urgenza di una simile riforma.

Lo testimonia il fuoco di sbarramento preventivo fatto dalla stampa tedesca contro le eventuali rivendicazioni future di Emmanuel Macron. Ad esempio, il grande settimanale Der Spiegel il 12 maggio scorso titolavain prima pagina “Caro Macron”, giocando sulla parola “caro”, e come sottotitolo: “Emmanuel Macron salva l’Europa…e la Germania deve pagare”. Quanto alla cancelliera, ha immediatamente fatto sapere che lei non può fare nulla per ridurre il surplus commerciale tedesco, a suo parere dovuto a elementi che non dipendono dalle azioni del governo: l’eccellenza delle aziende tedesche unita alla politica monetaria troppo lassista della Banca centrale europea.

Nonostante queste reazioni, le possibilità di successo di una riforma dell’Europa sono maggiori di quel che i francesi pensano di solito. A condizione che Emmanuel Macron si mobiliti a sufficienza in questo senso. In virtù del suo peso demografico, economico e della sua posizione geografica al centro dell’Europa allargata, la Germania ha senza dubbio un ruolo dominante all’interno dell’Unione. Ma il rapporto di forza in suo favore non è così squilibrato come si pensa solitamente, soprattutto in Francia, e in ogni caso oggi è molto meno squilibrato di quanto potesse esserlo nel 2010.

Anzitutto, perché i principali problemi che l’Europa si è trovata a dover affrontare negli ultimi anni sono di natura geopolitica. Lo testimoniano la situazione in Ucraina, la minaccia islamista in Maghreb e nel Sahel o ancora le conseguenze del caos tra Siria e Iraq. E in questo ambito, la Germania rimane indietro rispetto alla Francia, che mantiene ancora un po’ di importanza a livello internazionale.

Conseguenze della Brexit

Inoltre, la Brexit ha indebolito molto la posizione dei conservatori tedeschi, che negli ultimi anni si erano abituati a fare affidamento sui colleghi britannici per fermare i progressi in materia di armonizzazione sociale o fiscale all’interno dell’Unione. Adesso, la loro unica opzione tra i grandi paesi dell’Unione è accordarsi coi dirigenti francesi, tanto più che l’ondata euroscettica che ha investito la maggior parte dei paesi dell’Europa centrale e orientale priva la Germania del suo ruolo di centro di gravità d’Europa e la obbliga a rivolgersi di più a ovest se vuole evitare che l’Unione si sfasci.

Insomma, Emmanuel Macron dispone a priori di un rapporto di forza non trascurabile nei confronti dei colleghi tedeschi se decide di far avanzare un piano di riforme della zona euro dedicato al sostegno all’attività e a una maggiore solidarietà. Tenuto conto della sensibilità della loro opinione pubblica su questi temi, i tedeschi dunque potranno fare progressi in questo ambito solo dopo le loro elezioni legislative del 21 settembre. È dunque in autunno che si aprirà davvero questo spiraglio di opportunità.

Paradossalmente, ciò che rischia di indebolire maggiormente Emmanuel Macron in questo scontro indispensabile per salvare l’Europa e l’euro è la politica interna. Il nuovo presidente francese ritiene infatti che per convincere i tedeschi a cambiare l’Europa, la Francia debba assolutamente cominciare a fare ciò che i tedeschi le chiedono, ossia una serie di “riforme” come quelle all’epoca approvate da Gerhard Schröder, per liberalizzare il mercato del lavoro, ridurre la protezione sociale e abbassare il costo del lavoro. Eppure è ciò che François Hollande ha già fatto per cinque anni, con addirittura quattro importanti riforme del mercato del lavoro e la creazione del patto di responsabilità. Ed è per questo che ha fallito sia sul piano economico sia sul piano sociale e politico.

Proseguendo o addirittura accelerando in questa direzione, Emmanuel Macron rischia soprattutto di frenare di nuovo la debole crescita economica intrapresa e di aizzare gli uni contro gli altri i due terzi di francesi che l’hanno eletto il sette maggio, riaccendendo le tensioni sociali e politiche. Ciò non farebbe altro che indebolire il suo ruolo di negoziatore non solo con il governo ma anche con l’opinione pubblica tedesca.

Traduzione di Stefania Paluzzi, Andrea Torsello

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2 pensieri su “1265.- LA FRANCIA E L’UE: Emmanuel Macron riuscirà a far ripartire l’Europa?

  1. Kuba

    moi je pense plutot que la politique économique de macron, c’est la poursuite et l’apogée de l’américanisation de la société française !
    What do you mean? Macron is indeed an economic Liberal, but France has lost its chance to follow other way. You did not want Marine Le Pen, so you will get American-style, Economic Liberalism. It was your choice. Majority of young French, supported this policy, so they must not complain about Liberal reforms, which Macron wants to introduce. Era of Socialism has ended. Socialism destroyed France in every possible meaning, just like Eastern Europe, during Cold War. Global Capitalism or National-Corporatism – it is your choice.

    Frankly speaking, If I were a Frenchmen, I would not complain, Macron is much worse option than Le Pen. Yet definitely far better than the 3 pathetic populists – Hamon, Melenchon and Fillon.

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  2. Kuba

    I completely disagree with the article. Brexit was the start of the beginning of EU. Of course, EU can survive, but only if another countries, especially in Northern and Eastern Europe, follow Britain. EU, dominated by France, Germany and Italy will not only be more anti-American, but also anti-European. It reminds me the Vienna Congress and Concert of Powers. Big powers decide above the smaller one. Neo-Imperialism, nothing else.

    So, we have 2 alternative – proposed here by alcofribas, Marxist/hard leftist version of EU, so called DIM25. In my opinion, complete Utopia. We have also the second scenario, proposed by Marine Le Pen, during the presidential campaign – Europe of Free Nations. Sadly, majority of people in France, did not accepted Marine, so, we shall continue the struggle and witness permanent quarrel and ever bigger rifts.

    Macron is not going to make situation better, especially in terms of relations between French-German-Italian core and outskirts, like Poland, Romania, Sweden, Portugal.

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