1244.- “Israele vuole uno scontro Usa-Iran. E lo avrà”

Israele è l’anima nera degli USA. Li spinge al confronto con l’Iran in Siria e appoggia i guerriglieri dell’ISIS, AL QAEDA o come vogliamo chiamarli; ma gli USA sono stati sconfitti in Siria; devono invertire la loro politica e avvicinarsi alla Russia. La politica di Trump in Siria è poco determinata a schierare in campo l’US ARMY. Vedremo se, ancora una volta, sarà Putin a levare le castagne dal fuoco, con una bella vittoria dell’esercito siriano. Intanto, la cosidetta coalizione a guida USA non ha ricevuto alcun avallo ufficiale dall’assemblea generale né dal consiglio di sicurezza dell’ONU, quindi – malgrado tutti vogliamo che l’ISIS venga cancellato – americani, inglesi, francesi, canadesi, etc, etc hanno invaso la Siria e stanno combattendo essenzialmente a comodo loro… Ma gli iraniani sanno bene come difendersi !!! Mario Donnini
Schermata 2017-06-20 alle 21.45.08Da Indian punchline: A US-Iran confrontation is just what Israel seeks – and it may get.

20 giugno 2017

E’  il   titolo dell’ultimo articolo di MK Bhadrakumar, e va al cuore della questione, apparentemente caotica e incontrollata.  Bhadrakumar è un ex diplomatico indiano, a lungo ambasciatore  a Mosca e in Medio Oriente, ed uno dei più lucidi analisti della situazione dell’area.  Egli richiama l’attenzione sul dispiegamento  Usa dei lanciarazzi multipli  HIMARS (High Mobility Artillery Rocket System) “in territorio siriano, nella base militare [americana] di Al Tanf presso la frontiera tra Siria e Irak,  nel sud-est, che è attualmente zona contestata fra gruppi ribelli sostenuti dagli americani e le forze siriane governative”.Gli USA hanno trasferito dalla Giordania nella base per le operazioni speciali della città siriane di At-Tanfa due sistemi di lanciarazzi multipli M142 HIMARS, ha dichiarato il Ministero della difesa. Il Ministero ha sottolineato che il trasferimento di qualsiasi armamento, specialmente artiglieria a lanciarazzi multiplo, dovrebbe essere autorizzato dalle autorità siriane.Il Ministero della difesa ha ricordato che le forze della coalizione, guidate dagli Stati Uniti, hanno diverse volte colpito le forze governative siriane. “Quindi è facile supporre che potrebbero essere condotti ulteriori attacchi in futuro contro le forze armate siriane con questi lanciarazzi multipli. Quindi quali sono i reali obiettivi che perseguono gli Stati Uniti in Siria? e contro chi in realtà stanno combattendo gli americani?” ha sottolineato il Ministero. L’HIMARS è sistema lanciarazzi d’artiglieria, montato su telaio ruotato. Può trasportare fino sei razzi d’artiglieria o un missile balistico tattico.Negli ultimi mesi nella regione di At-Tanfa le forze governative siriane sono state colpite già tre volte dalle forze della coalizione capeggiata dagli USA. Il Pentagono ha giustificato le proprie azioni come “autodifesa”: secondo parte americana, la colonna dei militari era troppo vicina al luogo di schieramento degli alleatiQuesto spiegamento crea un fatto nuovo sul terreno. Come ha dichiarato il ministero russo della Difesa il 15 giugno, “La portata del sistema HIMARS non è sufficiente per appoggiare le unità sostenute dagli USA a Raqqa. Nello stesso tempo,  la  coalizione “antiterrorista”  guidata  dagli americani ha a più riprese attaccato le forze governative siriane presso la frontiera giordana. Dunque si può supporre che tali attacchi  continueranno, stavolta però usando gli HIMAR”. Affermazioni così recise, commenta Bhadrakumar, non possono venire che da dati certi di  intelligence.  “Il punto è che gli HIMARS possono colpire l’avversario se le operazioni aeree non sono praticabili per qualunque motivo”: Ed abbiamo  visto che Mosca ha dichiarato che  ogni oggetto volante della “coalizione” sarà un bersaglio per la sua aviazione e difesa anti-aerea. Lo ha fatto dopo il proditorio abbattimento di un vecchio caccia Mig-29 siriano che stava attaccando l’ISIS a Raqqa. “Una cinica violazione della sovranità della Siria, una violazione flagrante del diritto internazionale e una aggressione militare contro la repubblica siriana”,  dice il  comunicato russo, durissimo.La proditoria slealtà dell’attacco è ben sottolineata da Bhadrakumar.   “finora, gli altri protagonisti – le forze governative, Hezbollah, l’Iran, la Turchia, la Russia hanno fatto prova di una ritenutezza  assoluta per non affrontare le forze americane”, e gli Usa ne hanno approfittato. Adesso il Pentagono piazza gli HIMARS ad Al Tanf (sua base illegale in territorio sirano),  abbatte un caccia di Damasco, e – terzo – ha  fornito 90  automezzi carichi di armi alle “forze democratiche” siriane  (FDS)  – curdi anti-Assad – che starebbero combattendo l’ISIS a Raqqa:  “mezzi blindati, mortai, razzi termoguidati, mitragliatrici pesanti, fucili d’assalto, visori notturni,  apparati di sminamento”…ha enumerato  una fonte del FDS a Sputnik. Si aggiunga che l’Arabia Saudita ha annunciato di aver catturato un  barchino iraniano che secondo Ryiad stava cercando di sabotare un giacimento petrolifero  loro.  E che il Wall Street Journal ha “rivelato” (immagino  la vostra meraviglia)  che Israele, l’anima nera del Medio Oriente,  è coinvolta fin dal principio, dal 2012, nel progetto di smembramento della Siria, addestrando e pagando (anche 5 mila dollari il mese)  gli elementi del gruppo terrorista Fursan al Julan,  400 guerriglieri che agiscono ad Al Quneitra (70 km da Damasco), come ha ammesso il capo di costoro, tale Abu Suhaib; insieme a questa milizia, altre quattro sono armate e stipendiate da Sion  per occupare per suo conto  la parte siriana sopra al Golan occupato, che un giorno gli ebrei vogliono incamerarsi.
By Rory Jones in Tel Aviv, Noam Raydan in Beirut and Suha Ma’ayeh in Amman, JordanJune 18, 2017 3:17 p.m. ET:  Israel has been regularly supplying Syrian rebels near its border with cash as well as food, fuel and medical supplies for years, a secret engagement in the enemy country’s civil war aimed at carving out a buffer zone populated by friendly forces.The Israeli army is in regular communication with rebel groups and its assistance includes undisclosed payments to commanders that help pay salaries of fighters and buy ammunition and weapons, according to interviews with about half a dozen Syrian fighters. Israel has…
merkava
Carro da battaglia israeliano Merkava, ultimo aggiornamento.
 
Insomma l’escalation  è evidente, fino al punto che ci si deve chiedere: gli Stati Uniti cosa vogliono veramente. In una conferenza-stampa il 7 giugno a Baghdad, lo special envoy (il plenipotenziario)  di Trump per la “coalizione mondiale contro l’ISIS” , tale Brett McGurk, ha spergiurato  che la presenza militare Usa ad Al Tanf (la base Usa illegale in Siria) e dintorni è solo “temporanea”. Sì, stiamo attaccando le forze  di Assad lì, ma solo per autodifesa.  “Quando la lotta contro l’ISIS sarà finita, noi non saremo lì” (Vuol dire che non finirà mai? Ndr). Ma le successive aggressioni americane dicono il contrario. Dicono che  le loro forze armate e i loro “ribelli” stipendiati stanno cercando di impedire alle truppe di Assad quello che Israele considera un incubo: l’apertura della frontiera Siria-Irak, che aprirebbe una via  di terra attraverso cui Teheran può rinforzare Hezbollah – un ponte terreste di mille chilometri tra Damasco e Teheran via Al Tanf e Baghdad.
Il punto  è che la nota lobby, dopo aver indotto gli Usa a distruggere l’Irak di Saddam Hussein, al tempo il loro “nemico esistenziale” che non li lasciava dormire, si è accorta che il sunnita e laico dittatore iracheno era quello che impediva che l’Irak, a maggioranza sciita,   diventasse sciita, amico dell’Iran ed aperto al transito di  aiuti iraniani  a Hezbollah: da qui la frenesia di eliminare l’Iran, e subito, subito, altrimenti l’ebreo non dorme  tranquillo.
La nota lobby l’ha anche scritto, il programma per il Pentagono, in uno studio dal titolo inequivocabile, “Which Way to Persia?”, pubblicato nel 2009 dalla Brooking Institution, più precisamente da un braccio   della Israeli Lobby (uno dei firmatari è Martin Indyk, J, già direttore dell’AIPAC  American Israel Public Affairs Committee).
Nel caos di Washington, dove non si capisce più chi – sul fronte siriano e del Golfo – comanda che cosa a chi –  “Israele punta su una  conflagrazione irano-americana” scrive Bhadrakumar,”e resta da vedere in che misura l’amministrazione Trump può resistere alla pressione della lobby ebraica”. Anche la Bonino è preoccupata…(Uno spazio al ridicolo, ci voleva. Ndr). Lo  teme , e molto, anche l’European Council on Foreign Relations, il quale, il 16  giugno, davanti all’escalation frenetica americana in Siria, ha  stilato una messa in guardia alla Casa Bianca: “Gli USA devono evitare una guerra con l’Iran nella Siria dell’Est”.   Il verbo  usato è “Must”, deve proprio.
Gli stati europei”, vi si legge, “devono premere sull’amministrazione Trump, che sembra ancora in  fase di disegnare la sua strategia in questa  arena, perché concentri le sue energie altrove (Finalmente, viene in discorso il ruolo che questa Europa di mercanti farisei non potrà mai rivestire, ma che sarà vitale per la sopravvivenza dell’Occidente. Ndr). Uno scontro con gli amici dell’Iran nella Siria orientale è destinato a probabile fallimento …ogni avanzata delle forze affiliate all’Occidente si troverà circondata dai due lati dalle varie forze pro Iran,  decise a rovinare ogni piano di destabilizzazione e  che certamente supererà, in tempo e sangue versato,  ogni volontà di presenza occidentale.
E’ molto difficile che gli Usa impegnino le necessarie risorse per assicurare una possibilità di successo a lungo termine, fra cui nel formare una forza locale  sostenibile, come hanno dimostrato i ripetuti fallimenti in questo. E’ una ricetta per una guerra senza fine ad Oriente, che può anche innescare un conflitto geopolitico più vasto,  con il rischio di espandersi all’Irak e trascinarvi dentro la Russia”.
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Schermata 2017-06-21 alle 09.18.35.pngIntanto l’Iran, non sta a guardare e, dalla provincia di Kermanshah, nell’Iran occidentale,ha mandato un chiaro segnale, anche a Israele, USA, Sauditi e Russia – così si è espresso il generale Ramazan Sharif -, lanciando fuori dei confini nazionali, per la prima volta dopo 30 anni, una salva di 7 missili balistici ipersonici a combustibile solido Zulfiqar: missili a medio raggio, capaci di una gittata di 700 km. I Pasdaran iraniani hanno chiesto l’autorizzazione agli stati belligeranti (Siria, Iraq, Russia) che ovviamente l’hanno concessa, essendo Iran un loro alleato, ed hanno lanciato i missili in rappresaglia a al duplice attacco sferrato a Teheran e alla tomba dell’Ayatollah Khomeini a Qom dal cosiddetto Stato Islamico nei giorni scorsi, costato la vita ad almeno 17 persone e il ferimento di numerose altre. Non tutti i missili sono andati a buon fine e poco importa che solo 2 abbiano centrato i bersagli e che 3 siano caduti in Iraq. L’obbiettivo erano i centri di raccolta delle forze (US)ISIS dei terroristi o ribelli takfiristi (musulmani sunniti radicali) a Deir-el-Zor o Der Ezzor, in Siria  Il prossimo obbiettivo potrebbe essere il centro nucleare e il reattore di Dimona, a 10 minuti di volo.
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PNxfWYVoGli schieramenti si vanno delineando in questo laboratorio di guerra che è diventata la Siria. Israeliani e giordani operano in assetti congiunti.
La cosa curiosa è che lo Europan Council on Foreign Relations, “pensatoio” ricopiato dallo storico Council onForeign Relations americano, è il più globalista, il più atlantico e il più americanista dei circoli d’influenza nella UE; quello che ha sempre approvato, e spinto i governi europei ad approvare, le più sinistre avventure militari israelo-americane in Medio Oriente, con la scusa del terrorismo islamico. Basti dire che nel suo direttivo figurano Emma Bonino, Joschka Fischer, Timothy Garton Ash, , Javier Solana , “ex commissari europei, ex segretari generali della NATO, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, nove governatori di banche nazionali, giornalisti”  (fra cui la Cuffaro del TG3).  Questo ente è finanziato dalla Open Society Foundation di Soros e dai donatori  che Soros riesce a mobilitare.Cosa temono questi “europei”?  Palesemente, che la superpotenza estenda  troppo la sua attività bellica fino al punto da non poter più prevalere e dissanguarsi in decenni di costosissime operazioni e impaludamenti militari senza costrutto; con ciò, facendo mancare poi le risorse belliche a lorsignori europei, che Washington ha impegnato in una guerra fredda provocatoria contro la Russia – ed ora  rischia di essere mandata a pallino  – mandata a  rotoli,  provocando la spaccatura dell’Europa nella politica anti-russa, fino ad oggi con tanta fatica mantenuta fino ad oggi, sostenendo il governo golpista di Kiev e accentuando le posture provocatorie NATO.  Su questo, il think tank di Emma Bonino e Soros ha anzi preparato  rapidamente uno studio che ha sottoposto ai governi:
Fatto sta che lo European Council di Bonino e Soros “consiglia”:“Se gli Usa vogliono investire  (sic) più sensatamente in Siria, devono essere incoraggiati a farlo nelle aree e Sud e  a Nord del Paese, non controllate dal regime, invece di lasciarsi risucchiare ad Est da ambizioni geopolitiche più vaste”. Insomma: si contenti di smembrare la Siria, di controllarne il Sud come vuole Israele, e le zone Nord  dove creerà uno stato curdo. Sono operazioni ben lungi dall’essere completate, la stabilizzazione di queste zone sotto il  controllo dei terroristi ri-legittimati opposizione armata anti-Assad e ben lontana dall’essere compiuta…Chissà se basterà. Trump sembra meno incline a rispettare i voleri dei maggiordomi europei, e molto più quelli del regno saudita, lanciato a provocare l’Iran  allo scontro finale perché si sa coperto  da Washington e  da Sion.Personalmente, poniamo le  nostre esigue speranze in questo:Il supervulcano Yellowstone. 269 terremoti in 7 giorni  (in realtà, non così insolita frequenza
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