1236.- E se l’ Iran attaccasse per primo….?

L’Iran è un Paese cui sono legato da molti ricordi. Ancora, sul web, ritrovo amici e colleghi di troppo tempo fa e, ancora, ricordo le belle figure dello Scià Reza Palevi, di Soraya e, poi, di Farah Diba. Oggi, che il destino di popoli che, per decenni, hanno costruito una società migliore, giace ai piedi delle compagnie petrolifere; che vedo distrutte le grandi opere di Muhammad Gheddafi per far decollare l’Africa e vedo la menzogna e l’ipocrisia, ma – perché no? – l’idiozia degli yankee e degli europei rivolgergli contro la morte: oggi la Persia mi è più cara. Salute e fortuna a te, Bahman Shafighi e ai nostri compagni.

IL DIRITTO DELL’IRAN DI ATTACCARE ISRAELE.

Dopo anni vissuti nel timore di un attacco militare israeliano, Teheran sta adesso contemplando l’idea di un attacco preventivo, considerati i preparativi israeliani per un raid aereo contro le istallazioni nucleari iraniane. Citando il diritto a una autodifesa preventiva e invece di aspettare che Israele faccia la prima mossa, l’Iran dovrebbe muoversi prima e mutilare la capacità di Israele di dare vita al minacciato attacco.

Questo piano iraniano di lanciare un attacco preventivo è perfettamente legale e in accordo col diritto consuetudinario internazionale, secondo il parere di diversi analisti politici di Teheran: “Secondo la carta delle Nazioni Unite, l’Iran ha il diritto proprio all’autodifesa che in questo caso si tradurrebbe al diritto di rispondere alla chiara e presente minaccia di attacco imminente da parte dello stato di Israele, in palese violazione delle leggi internazionali”, ci dice, con la garanzia dell’anonimato, un giurista politico dell’università di Teheran.

In parole povere, gli argomenti legali di Teheran in favore di un attacco preventivo si poggiano su diversi elementi incrociati.

Primo: secondo l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, l’Iran ha il diritto di attaccare Israele in quanto quest’ultimo si è già prodigato in una serie di atti ostili che includono gli assassinii di scienziati nucleari iraniani, vari sabotaggi e cyber-guerra con conseguenze letali, per non menzionare le dichiarazioni di intenti di un attacco all’Iran nell’immediato futuro da parte di suoi capi politici e militari.

Secondo, questi atti illegali, unitamente alle dichiarazioni di intenti, costituiscono un’imminente minaccia alla sicurezza nazionale iraniana, definita in base al diritto consuetudinario internazionale nei termini di atti ostili di offesa da parte di uno stato contro un altro.

Terzo, l’Iran ha già esaurito tutti i suoi mezzi diplomatici per evitare un attacco israeliano, e protestare a più riprese presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stato inutile in quanto non è mai stato ascoltato.

Quarto, la dichiarata intenzione da parte di Israele di attaccare l’Iran viola la legge internazionale per una serie di altre ragioni:

– l’Iran non ha mai minacciato di usare la sua capacità nucleare per attaccare Israele;

– esiste un impedimento legale contro qualsivoglia attacco ai siti nucleari iraniani, alla luce della risoluzione 533 della Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che proibisce attacchi simili e li considera violazioni della legge internazionale;

– l’Iran è uno dei firmatari del Trattato di Non-Proliferazione, la sua dirigenza ha rinunciato formalmente agli armamenti nucleari, c’è assenza di qualsivoglia trattato che impedisca all’Iran di dotarsi un suo ciclo del combustibile nucleare e ancora oggi, dopo approfondite ispezioni alle sue istallazioni, l’AIEA non ha mai rilevato deviazioni di materiale nucleare verso fini militari;

– i fatti, compresi alcuni rapporti del Washington Post che citano l’opinione del Ministro della Difesa statunitense Leon Panetta, lasciano capire che Israele è ben oltre la fase preparatoria di un attacco e si sta scaldando per implementare questo piano nei prossimi mesi.

Considerato tutto ciò, esiste una ricca base legale per un attacco preventivo da parte dell’Iran verso Israele, senza discutere se ci stia o meno pensando o se ne avrebbe davvero l’effettiva capacità.

Secondo i rapporti dei media iraniani, l’Iran dispone di circa 11.000 missili in grado di colpire obiettivi su tutto il territorio israeliano. Ma lasciando da parte il discorso militare e restando nei limiti degli argomenti legali, l’illegittimità delle intenzioni ostili di Israele e la legittimità del diritto iraniano di attaccarlo per primo sono due facce della stessa medaglia.

Anche le sanzioni ONU contro l’Iran dovrebbero essere considerate illegali, secondo la legge internazionale. Secondo le bozze della commissione legale internazionale, un atto illegale intenzionale da parte di uno stato comprende due elementi (art. 3): l’elemento oggettivo che consiste in azione o omissione contraria a un obbligo internazionale e l’elemento soggettivo che ha a che fare con le intenzioni di uno stato. Nessuno dei due elementi è presente rispetto al programma nucleare iraniano.

L’assenza di prove che evidenzino la destinazione del materiale nucleare per scopi militari – confermata dopo estese ispezioni dei siti iraniani da parte dell’AIEA e insieme all’esplicita rinuncia alle armi nucleari da parte della dirigenza iraniana che si poggia su basi politiche, religiose e morali – costituisce un ostacolo tanto all’applicazione di sanzioni quanto alla realizzazione delle minacce di guerra all’Iran.

Questo è un promemoria per i diversi osservatori internazionali che hanno acclamato le recenti critiche di Barack Obama rivolte agli “irresponsabili tamburi di guerra contro l’Iran”, tralasciando il fatto che le esplicite minacce di Obama di tenere aperta “l’opzione militare” costituiscono una violazione della carta delle Nazioni Unite che proibisce minacce simili da parte degli stati membri.

Ma Obama, una volta professore di diritto costituzionale, persegue negli errori con l’Iran, continuando a sostenere che, una volta esauriti i canali diplomatici, gli Stati Uniti potrebbero ricorrere all’opzione estrema di attaccare le istallazioni nucleari iraniane. Come hanno correttamente sottolineato vari assennati opinionisti statunitensi, tra i quali il professore di giurisprudenza di Yale, Bruce Ackerman, in un recente editoriale sul Los Angeles Times, ogni attacco di tale natura sarebbe illegale secondo i fondamenti della legge internazionale.

Facendo eco all’opinione di Ackerman, va aggiunto che alcuni esperti pro-Israele che tendono a legittimare l’attacco israeliano hanno volontariamente distorto il significato e gli obiettivi del diritto all’autodifesa, presentandone una concezione alquanto dubbia che si rifà al tentativo fallito della amministrazione Bush di allargare il concetto di autodifesa preventiva e che fu fortunatamente sconfitto all’ONU.

Simili a un déjà vu storico, gli attuali strali pro-Israele che spingono verso un attacco all’Iran, sono sorprendentemente simili a quelli sentiti prima della guerra degli Stati Uniti contro l’Iraq, che fu totalmente legittimata agli occhi dell’opinione pubblica grazie alla pressione esercitata dall’esercito propagandistico di Israele nei confronti della stampa occidentale.

La grande domanda è se la comunità internazionale ha imparato o meno la lezione del fiasco iracheno e, ancora più importante, se le voci della ragione potranno prevalere su quelle che spingono per un altro disastroso conflitto in Medio Oriente.

Secondo tutti gli indizi, nei prossimi mesi potremmo avere la risposta a questa stringente domanda.

DI KAVEH L. AFRASIABI

Iran’s legal right to attack Israel
By Kaveh L AfrasiabiPALO ALTO, California – After years of living in the shadow of an Israeli military strike, Iran is now openly contemplating the idea of pre-emptive strike, in light of Israel’s preparedness for imminent attack on Iran’s nuclear facilities. Citing a right to anticipatory self-defense, the Iranian argument is that instead of waiting for its Zionist adversary to make a move, Iran should take the offensive and cripple Israel’s ability to deliver on its threatened assault.

Iran’s plan to initiate a pre-emptive strike on Israel is perfectly legal under customary international law, according to several Tehran political analysts specializing on Iran’s foreign affairs. “Under the UN Charter, Iran has the inherent right of self-defense that in this case translates into the right to respond to the clear and present danger of imminent attack by the state of Israel in clear violation of international law,” says a Tehran University political scientist who spoke to the author on the condition of anonymity.

In a nutshell, Tehran’s legal argument in defense of a pre-emptive strike on Israel centers on several inter-related elements.

First, under Article 51 of the UN Charter, Iran has the right to strike Israel because Israel has already engaged in overt hostile acts including the assassination of Iran’s nuclear scientists, sabotage, and life-threatening cyber-warfare, not to mention Israeli political and military leaders’ open declarations of intent to attack Iran in the immediate future.

Second, these illegal acts combined with the declarations of intent constitute an imminent national security threat to Iran, defined under customary international law in terms of “outward hostile acts” of one state against another.

Third, Iran has already exhausted all the diplomatic means for deterring an Israeli strike, such as by repeatedly complaining to the UN Security Council, to no avail as the Security Council has turned a blind eye.

Fourth, Israel’s stated intention to attack Iran violates international law for a number of other reasons:

  • Iran has never threatened to use its nuclear capability to attack Israel.
  • There is a legal bar against any attack on Iran’s civilian nuclear facilities, in light of the Resolution 533 of International Atomic Energy Agency (IAEA), which prohibits any such attack and deems it a violation of international law.
  • Iran is a signatory to the Non-Proliferation Treaty (NPT), its leadership has formally renounced nuclear weapons, there is an absence of any treaty constraint barring Iran’s possession of a nuclear fuel cycle, and to this date after extensive inspection of Iran’s nuclear facilities, the IAEA has never detected any diversion of nuclear material to military purposes.
  • Evidence, including reports in Washington Post citing the opinion of US Defense Secretary Leon Panetta, suggests Israel is well beyond the “preparatory stages” of an attack on Iran and is gearing up to implement this plan within the next several months.Taken together, these arguments make a potent legal case for Iran’s anticipatory strike on Israel, irrespective of whether or not Iran moves forward with it or has the actual capability for a successful pre-emptory attack to disable its ardent enemy. According to Iranian media reports, Iran has some 11,000 missiles able to hit targets throughout Israel. The issue of military capability aside, within Iran’s legal discourse, the unlawfulness of Israel’s hostile intention and the lawfulness of Iran’s right to attack Israel first are basically two sides of the same coin. Even the UN sanctions on Iran, let alone US and or Israeli war on Iran, should be viewed as illegal under international law.

    According to the International Law Commission’s Draft Articles, an intentionally wrongful act of a state comprises two elements (Article 3): the objective element consisting in an action or omission contrary to an international obligation, and the subjective element having to do with intentions of a state. Neither element can be found with respect to Iran’s nuclear program.

    The absence of any evidence of diversion of nuclear material to military activities, based on extensive inspection of Iran’s facilities by the IAEA, together with explicit renunciation of nuclear weapons on political and moral and religious grounds by Iran’s leadership, constitute a bar to the application of both sanctions as well as threats of war on Iran. [1] This is a reminder to a number of international observers who have hailed United States President Barack Obama’s recent criticisms of “irresponsible drumbeats of war on Iran,” overlooking that Obama’s explicit threat of keeping the “military option” constitutes a violation of UN Charter, that forbids such threats by UN member states.

    The fact is that Obama, a former professor of constitutional law, continues to get it wrong on Iran by insisting that once all diplomatic channels are exhausted, then the US may resort to the final option of attacking Iran’s nuclear facilities. As a number of sane US pundits, such as Yale law professor Bruce Ackerman, in his recent opinion piece in Los Angeles Times, have rightly pointed out, any such strike would be illegal from the prism of international law.

    To add to Ackerman’s argument, pro-Israel pundits legitimizing an Israeli attack on Iran have willfully distorted the meaning and purview of the right to self-defense, by advancing a dubious understanding that harks back to the George W Bush administration’s ill-fated attempt to extend the definition of “anticipatory self-defense,” which was thankfully defeated at the UN. [2]

    A historical deja vu, the present pro-Israel discourses on attacking Iran, are strikingly similar to the ones heard prior to US’s “proxy war” on Iraq nine years ago, which was fully rationalized by the whole army of Israel propagandists swarming the Western media. The big question is whether or not the international community has learned any lesson from the Iraq fiasco and, more important, whether voices of reasons can prevail over voices that thirst for another calamitous conflict in the Middle East? By all indications, the next several months will hold the answer to this critical question.

    Notes:
    1. Security Council and Iran’s Legal Rights, A Rejoinder.
    2. UN Management Reform (2012).

    Kaveh L Afrasiabi, PhD, is the author of After Khomeini: New Directions in Iran’s Foreign Policy (Westview Press) . For his Wikipedia entry, click here. He is author of Reading In Iran Foreign Policy After September 11 (BookSurge Publishing , October 23, 2008) and Looking for Rights at Harvard. His latest book is UN Management Reform: Selected Articles and Interviews on United Nations CreateSpace (November 12, 2011).

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