1228.- Vaccini, Zaia: «Temo l’impatto su Ulss e famiglie»

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I tecnici della Direzione regionale Prevenzione del Veneto stanno esaminando gli effetti del decreto legislativo 73 «Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale», da oggi in vigore, che sancisce l’obbligo vaccinale e la gratuità di 12 vaccinazioni da somministrarsi a partire dal 60 giorno di vita ed entro i 16 anni. In particolare, stanno valutando l’approvvigionamento (il decreto non specifica la tipologia di vaccini da utilizzare e non tutti i vaccini sono impiegabili ad ogni classe di età considerata), i carichi di lavoro ai quali le Ulss saranno chiamate a far fronte entro il 10 settembre e il futuro delle altre campagne di prevenzione rivolte alle malattie croniche non trasmissibili: l’impegno a concentrare risorse e personale sulle vaccinazioni obbligatorie, fanno notare i tecnici, penalizzerà inevitabilmente tutte le altre attività.

«Mi preoccupa maggiormente l’impatto del nuovo decreto sulle famiglie, sulle mamme e papà, che avverto preoccupati e disorientati», dichiara Luca Zia presidente della Regione Veneto. «Del nuovo decreto contesto la forma coercitiva e l’eccessivo allarme di sanità pubblica attualmente giustificabile solo per il morbillo vaccinale. La stragrande maggioranza dei genitori non sono contrari a vaccinare i loro figli, ma hanno bisogno di essere correttamente informati e accompagnati nella scelta vaccinale, tale consenso non si può ottenere imponendo le vaccinazioni a suon di multe, rinunciando in questo modo a fare un’azione educativa e culturale a favore della prevenzione. Con questo decreto non si convince, ma si impone un obbligo coercitivo. Inoltre, le multe hanno un aspetto discriminatorio: chi ha soldi può permettersi di non vaccinare i figli».

«Davanti al grido di allarme dei genitori – prosegue il presidente – non si risponde con le multe e con le segnalazioni alle Procure. Pena l’insurrezione delle famiglie e la fuga dalla buona prassi delle vaccinazioni. La vera prevenzione inizia con l’ascolto delle mamme e dei papà e facendo una corretta informazione, scientifica e capillare».

Per il governatore del Veneto «un buon programma vaccinale, fatto bene, dovrebbe innanzitutto prevenire e chiarire i dubbi dei genitori, rispettare i tempi vaccinali, privilegiare i vaccini effettivamente fondamentali e indispensabili, e prevedere una grande campagna informativa e una seria anagrafe vaccinale, come quella organizzata in Veneto». Il Veneto, unica regione in Italia che da dieci anni ha superato l’obbligo vaccinale, si registrano tassi di copertura superiori al 90 per cento. L’ultimo report semestrale della Direzione regionale Prevenzione evidenzia che la somministrazione della prima dose del vaccino esavalente ha raggiunto il 91.6 per cento dei nati in Veneto nel 2016, 2 punti percentuali in più rispetto alla coorte dei nati nel 2015, considerando che questo è un dato preliminare che si consoliderà a raggiungimento dei 24 mesi, va interpretato come un segno di elevata adesione e di un trend in continua crescita.

«L’andamento delle coperture vaccinali in Veneto», conclude il presidente della Regione, «rafforza la nostra convinzione che l’approccio corretto da adottare nell’offerta vaccinale non è l’imposizione coercitiva ma la promozione delle vaccinazioni effettivamente necessarie, con un lavoro di sensibilizzazione e informazione da parte dei operatori e l’adesione consapevole da parte della popolazione».

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