1222.- Il vilipendio alla Bandiera: la messa in Stato d’accusa. Una procedura tentata solo con Cossiga e con Napolitano

Esiste un protocollo per cui non si applaude quando ti porgono gli onori e le alte cariche dello Stato non applaudono ne salutano, ma il contrario, mentre i reparti militari devono salutare. Sono tenuti a rimanere in silenzio in posizione di attenti. Diverso è se  si sceglie quali reparti e a quali inchini delle bandiere si risponde applaudendo e a quali no. Il saluto della Bandiera della Folgore al Presidente ha ricevuto l’applauso solo da Grasso e Gentiloni. Mattarella e Boldrini hanno, invece, smesso di applaudire. L’atteggiamento compunto di Mattarella sarebbe probabilmente passato inosservato, se non fosse stato accompagnato dall’espressione visceralmente nauseata di Boldrini.DBdL2jtXYAEb1C9

2 giugno 2017: Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella cessa di applaudire e non risponde al saluto della bandiera M.O.V.M. della Brigata Folgore, che s’inchina avanti a lui. Il Presidente della Camera Boldrini, cessa di applaudire anch’essa, ostentando disgusto e disprezzo.

L’impeachment è un antico istituto del common law, che si è sviluppato in Inghilterra dal 1376 – anno in cui il Parlamento inglese mise in stato d’accusa alcuni ministri di Edoardo III e la sua amante Alice Perrers per corruzione e incapacità – al XVIII secolo. È stato disciplinato dai padri costituenti degli Stati Uniti d’America nella Costituzione di Filadelfia del 1787. In Italia nessun capo dello Stato è stato messo formalmente in Stato d’accusa dal Parlamento, ma ci si è andati vicino.In Italia il Capo dello Stato può essere accusato di «alto tradimento e attentato alla Costituzione», come recita l’articolo 90 della Costituzione. È il Parlamento riunito in seduta comune, dopo la fase istruttoria curata dal Comitato parlamentare per i procedimenti d’accusa, a dover decidere a maggioranza assoluta la messa in stato d’accusa. Il Comitato ha 5 mesi di tempo per esaminare la richiesta, prorogabili. Il giudizio sul presidente della Repubblica è poi demandato alla Corte Costituzionale, come stabilisce l’articolo 134 della Costituzione. Nella storia repubblicana si è giunti in soli due casi alla richiesta di messa in stato d’accusa, nel dicembre 1991 contro il presidente Cossiga e nel gennaio 2014 contro il presidente Napolitano; entrambi i casi si sono chiusi con la dichiarazione di manifesta infondatezza delle accuse da parte del Comitato Parlamentare. Per quanto riguarda Cossiga, tale dichiarazione giunse quando il settennato si era già concluso. Per i reati commessi al di fuori dello svolgimento delle sue funzioni istituzionali il presidente è responsabile come qualsiasi cittadino. In concreto, però, una parte della dottrina ritiene esista improcedibilità in ambito penale nei confronti del presidente durante il suo mandato; nel caso del presidente Oscar Luigi Scalfaro (sotto accusa per peculato), di fronte al suo rifiuto di dimettersi e alla mancanza di iniziative da parte del parlamento, il processo fu dichiarato improcedibile. Ecco i principali casi italiani:
Leone lasciò l’incarico nel 1978
Il primo presidente della Repubblica minacciato di impeachment fu nel 1978 Giovanni Leone, sesto presidente della Repubblica italiana. Lasciò l’incarico dopo una lunga campagna stampa che chiamava in causa il capo dello Stato relativamente allo scandalo Lockheed (illeciti nell’acquisto da parte dello Stato italiano di velivoli dagli Usa). Lasciò – 14 giorni prima dell’inizio del semestre bianco – il 15 giugno 1978 quando la direzione del Pci annunciò di voler avviare la procedura di messa in stato di accusa. Fu poi riconosciuta la sua estraneità.
La minaccia a Oscar Luigi Scalfaro
Il secondo a essere minacciato fu Oscar Luigi Scalfaro. «Non ci sto», disse Scalfaro il 3 novembre 1993 in un messaggio tv, a reti unificate, interrompendo la telecronaca della partita di Coppa Uefa Cagliari-Trabzonspor, con un messaggio straordinario alla nazione per difendersi dalle accuse di aver gestito fondi neri a uso personale quando era stato ministro dell’Interno. Parlò di “gioco al massacro” e dell’esplosione dello scandalo Sisde come rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli per infangare la figura del capo dello Stato. Alla fine, Forza Italia non ebbe il coraggio di andare fino in fondo e non si arrivò mai a formulare la proposta della messa in stato di accusa. Scalfaro concluse il suo mandato presidenziale.
Il più vicino fu Cossiga
Ci si andò vicino Francesco Cossiga nel 1990, nell’ambito della vicenda Gladio. Pds, Rete e Rifondazione comunista avviarono una procedura di impeachment nei confronti dell’allora presidente della Repubblica. La messa in stato di accusa di Cossiga fu formalmente presentata nel 1991. Il Parlamento la respinse. Poi l’anno dopo Cossiga, fu accusato dal Pds di Occhetto di aver attentato alla Costituzione con le “picconate” e con il suo ruolo nell’organizzazione segreta Gladio. Fra i firmatari della richiesta ci furono Luciano Violante, Marco Pannella. Nando Dalla Chiesa, Leoluca Orlando. Cossiga si dimise dalla presidenza della Repubblica il 28 aprile 1992, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato. Non ci fu il voto sulla messa in stato di accusa.
L’impeachment di Napolitano
Lo spunto furono le rivelazioni emerse da libro di Alan Friedman, e anticipate dal Corriere, sull’estate 2011 e sui contatti tra Monti e il Quirinale quattro mesi prima dell’incarico poi conferito al Professore per sostituire Berlusconi a Palazzo Chigi. Irritualmente, il presidente affidò “pre-incarichi” mentre c’era un governo in carica, non sfiduciato e quando a giugno lo spread era a 250, non a 500. L’impeachment fu bocciato senz’appello. Il Comitato parlamentare per la messa in stato d’accusa votò per l’archiviazione della richiesta presentata dal Movimento 5 Stelle contro il presidente della Repubblica. L’istanza fu ritenuta «manifestamente infondata» con 28 sì. Per l’archiviazione votarono Pd, Ncd, Sel, Scelta Civica, Popolari per l’Italia e Socialisti, Forza Italia, non essendo prevista l’astensione, non partecipò al voto.
 Schermata 2017-06-04 alle 17.52.45.png
Schermata 2017-06-04 alle 17.53.31.pngNoto che i due presidenti, che qualcuno dovrà pur mettere in stato d’accusa, si girano verso Gentiloni, che risponde applaudendo al saluto della bandiera della Folgore e lo gelano con lo sguardo.
Cosa prevede il protocollo per il Capo dello Stato salutato da una bandiera? da un Reparto in armi? da tante Medaglie d’Oro al Valor Militare alla bandiera e alla Folgore? Il saluto della bandiera della Brigata Folgore, che s’inchina, è per il presidente Sergio Mattarella. Il disprezzo di Boldrini è alla bandiera. Gentiloni, sarà quel che sarà, ma è persona corretta e applaude. Anche Paolo Grossi, presidente della Corte Costituzionale (a destra di Boldrini) ha sgranato gli occhi. Chi è il Garante dell’Onore Militare d’Italia? Sergio Mattarella faccia pubblica ammenda o sia messo in Stato d’Accusa! Boldrini sia processata per ostentato vilipendio della Bandiera. 

DBdLzkYWAAAL7wK

« Fra sabbie non più deserte
sono qui di presidio per l’eternità i ragazzi della Folgore
fior fiore di un popolo e di un Esercito in armi.
Caduti per un’idea, senza rimpianti, onorati dal ricordo dello stesso nemico,
essi additano agli italiani, nella buona e nell’avversa fortuna,
il cammino dell’onore e della gloria.
Viandante, arrestati e riverisci.
Dio degli Eserciti,
accogli gli spiriti di questi ragazzi in quell’angolo di cielo
che riserbi ai martiri ed agli Eroi »
(Epigrafe davanti al cimitero della Folgore a El Alamein)

L’AUTORITÀ CHE OFFENDE NON RENDENDO IL SALUTO E QUELLA CHE, OSTENTATAMENTE, VILIPENDE CON ATTI LE MEDAGLIE D’ORO AL VALOR MILITARE DELLA BANDIERA DELLA BRIGATA PARACADUTISTI “FOLGORE” VOGLIONO OFFENDERE L’ONORE DEI CADUTI E LA REPUBBLICA ITALIANA E DEVONO ESSERE DENUNCIATI, ARRESTATI E PROCESSATI PER DIRETTISSIMA SOTTO L’ACCUSA DI ALTO TRADIMENTO E VILIPENDIO.

Medaglia d’oro al Valor Militare (185ª Divisione paracadutisti “Folgore” – El Qattara, 4 novembre 1942)
Medaglia d’oro al Valor Militare (185º Rgt.artiglieria paracadutisti – El Alamein, 23 ottobre – 6 novembre 1942)
Medaglia d’oro al Valor Militare (186º Rgt.fanteria paracadutisti – Africa Settentrionale, 22 luglio – 12 ottobre 1942 e Battaglia di El Alamein, 23 ottobre – 6 novembre 1942)
Medaglia d’oro al Valor Militare (187º Rgt.fanteria paracadutisti – Africa Settentrionale, 22 luglio – 12 ottobre 1942 e Battaglia di El Alamein, 23 ottobre – 6 novembre 1942)

 

DBZu467WsAAK_FZ

Leggo questo articolo dell’Espresso del 2013 sulla messa in stato d’accusa del Capo dello Stato:

La procedura evocata dal senatore Mario Michele Giarrusso è quella prevista in Italia dall’articolo 90 della Costituzione, che regola la materia: «Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri».

Si tratta di una decisione che in Italia non è mai stata presa, per nessun presidente, e che ovviamente non verrebbe presa neppure per Napolitano, stante l’appoggio di cui gode nella maggioranza delle due camere.

Il primo presidente minacciato di impeachment in Italia fu Giovanni Leone, che tuttavia nel 1978 si dimise autonomamente, in seguito allo scandalo Lockheed e alla decisione del Pci e della Dc di non difenderlo e di eleggere un nuovo Capo dello Stato insieme (così si arrivò a Pertini). Leone comunque non fu mai sottoposto a impeachment.

Poi ne fu minacciato anche Oscar Luigi Scalfaro, dopo la caduta del primo governo Berlusconi e  la nascita del governo guidato da Lamberto Dini (1995), appoggiato dal centrosinistra e dalla Lega con Berlusconi all’opposizione: ma in quel caso non si iniziò nemmeno la procedura e Scalfaro terminò regolarmente il suo mandato.

Più pesante il precedente che riguarda Francesco Cossiga, accusato dal Pds di Occhetto di aver attentato alla Costituzione con le sue “picconate” e con il suo ruolo nell’organizzazione segreta Gladio (siamo nel 1991). In quel caso la richiesta di messa in stato d’accusa fu formalmente presentata in Parlamento dall’opposizione (tra i firmatari: Luciano Violante, Nando Dalla Chiesa, Leoluca Orlando e Marco Pannella). Non si arrivò però al voto: Cossiga si dimise dalla presidenza della Repubblica il 28 aprile 1992, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato.

Nel caso evocato da Giarrusso, quindi, la minaccia è più che altro politica e simbolica: quella cioè di portare le Camere ad esprimersi facendo di Giorgio Napolitano il primo presidente della Repubblica sottoposto a una procedura di impeachment giunta fino alla decisione del Parlamento.

13 settembre 2013
L’art. 90 e seguenti merita una riscrittura.
Ecco come le stesse istituzioni salutano se lo desiderano.
Schermata 2017-06-04 alle 11.03.40.png
DBYO7m2WsAEz5lG
Annunci

Un pensiero su “1222.- Il vilipendio alla Bandiera: la messa in Stato d’accusa. Una procedura tentata solo con Cossiga e con Napolitano

  1. Del mancato applauso alla Folgore da parte di Laura Boldrini alla parate del 2 giugno, intervistato da Il Tempo, parla Gianni Fantini, generale, ex presidente dell’Associazione nazionale paracadutisti d’Italia. Quarant’anni da soldati e 36 passati nella Folgore.

    Il generale premette che “non è obbligatorio applaudire al passaggio dei militari. Noi rispettiamo la carica dello Stato, qualunque essa sia, poi sulle persone possiamo avere qualche dubbio”, aggiunge sibillino. Dunque, più tranchant, Fantini sottolinea che “certo, un segnale poteva essere dato per determinati reparti, quelli più a rischio magari”.

    Incalzato sull’espressione della Boldrini e sulle sue mani ferme davanti ai paracadutisti, continua: “Noi siamo superiori a queste cose. L’applauso non ce lo fa né la Boldrini, né Mattarella, né Scalfaro, né Cossiga.

    Le mani, se lo meritiamo, ce le battono i nostri caduti”. E ancora: “Se possiamo trovare delle inefficienze nel comportamento del presidente della Camera se ne possono trovare altre 150mila, non ciò che non è stato fatto su uno spazio di 150 metri”. Dunque, la conclusione, durissima: “Fossi io il capo dello Stato non applaudirei a nessuno perché o batti le mani a tutti o a nessuno”. Una sonora lezione, per Laura Boldrini

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...