1218.- ANGELONA ALLO SCONTRO CON GLI USA: L’APPARATO R€PRESSIVO DELLA SUA €UROPA E IL 25 LUGLIO FRATTALICO

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1. Non disperiamo e, soprattutto, non disperdiamoci.
Comincerei, pertanto, dalla sintesi contenuta in questo commento di Lorenzo che contiene una dose fenomenologica di elementi essenziali:
“Mi par di capire, sintetizzando al massimo che la strategia politica sia di:
a) imporre la manovra (di stabilità per il 2018) per il tramite di un particolarissimo ‘stato di eccezione’: in pratica sarà proposta da un governo dimissionario ad un parlamento non in grado di esprimere una maggioranza e che la approverà seguendo la regola del ‘tutti colpevoli nessun colpevole’ (voto magari accompagnato da una spruzzatina di ‘spread’, giusto per sollecitare ‘l’urgenza’);
b) un sistema elettorale che, di fatto, porti a compimento lo svuotamento ‘idraulico’ delle elezioni.Anche il comportamento del Capo dello Stato è singolare: fondamentalmente sta dettando a priori l’agenda politica del futuro Parlamento…….
Ma questa tattica funzionerà? La posta in gioco non è più la mera sopravvivenza politica, ma la tenuta del ‘sistema-Paese’. Veramente non c’è coscienza di questo? Quella d’ottobre potrebbe essere la ‘manovra’ che apre per noi le strade della Grecia……
Forse (dico forse), ci potrebbe essere una visione alternativa, dove un governo dimissionario e un parlamento senza maggioranza tergiversino con continui rifacimenti della manovra per prendere tempo, finendo alla fine, comunque nell’esercizio provvisorio?Forse, questa volta, ci stiamo davvero avvicinando alla svolta frattalica?

Tutti cercano di sfilarsi dalle responsabilità di una guerra ormai persa e la scelta sta diventando dicotomica: o l’occupazione, o la liberazione…”.
2. Aggiungerei un secondo elemento che, in chiave frattalica, ha un indubbio rilievo: la Merkel che (certamente “piccata” a titolo personale per il trattamento ricevuto nella sua visita a Washington), inaugura la, per molti versi clamorosa, linea di esplicito anti-americanismo, giustificato dall’avversione ad personam verso l’attuale POTUS.
Una realizzazione pratica di questa presa formale della leadership (extraistituzionale, naturalmente) da parte della super-cancelliera, in termini politici, e quindi, di riforme dell’eurozona, seguirebbe questa agenda, secondo una ricostruzione di Dagoreport(esclusivamente limitata ad obiettivi generalissimi):
La Nuova Europa si svilupperà su tre passaggi fondamentali (almeno così la raccontano in tedesco).
Il primo: la sostituzione di Weidmann con Draghi [ndr; ovviamente è l’inverso] alla guida della Bce nel 2019. Il secondo: attribuzione alla Francia della posizione di ministro unico delle Finanze europee; un identikit che la stessa Commissione ha tratteggiato con il suo piano, infarcito di eurobond (ma guai a chiamarli così) e di Fondo monetario europeo. Il terzo: assegnazione all’Italia del ministro della Difesa europea; un progetto di lungo periodo che presuppone una aggregazione politica dall’intensità maggiore dell’attuale.
Prima di tornare alle implicazioni frattaliche, è meglio chiarire in cosa realmente si traducano i “passaggi fondamentali” che la Merkel vorrebbe imporre, reclamando una leadership fondata sullo “stato di eccezione” – cioè sulla effettiva sovranità, a bene vedere- determinato dalla situazione conflittuale con Trump…da lei stessa creata (!).
D’altra parte, sovrano è colui che ha il potere di dichiarare lo stato di eccezione; e, a maggior ragione, chi ha il potere di crearlo, allo scopo di riaffermare la propria sovranità, sia essa legittima o no.
3. E dunque, su ciascuno di questi tre elementi generali di “€uro-riforma”, specifichiamo le concrete implicazioni attualmente in discussione.
I primi due possono essere visti congiuntamente per la loro intima connessione.
Diciamo subito che l’affidamento della BCE a Weidman determina l’applicazione “credibile”, (non necessariamente “seria”, che è un altro discorso), del principio del “piacere della crudeltà del creditore” (qui, p.6.1.: da Corey Robin che cita Nietzsche).
Una linea che, peraltro, risulta già chiaramente enunciata dalla sentenza CGUE sull’Outright Monetary Transaction e che si riassume nella seguente Grund-Norm dell’eurozona:
ogni scostamento dalla regola del no-bail out (e sempre nei limiti del divieto di acquisto diretto dei titoli di Stato e di intervento “solidale” a carico delle istituzioni UE o di un altro Stato-membro), anche per quanto riguarda la politica monetaria, deve essere accompagnato dalla imposizione di rigorose e stringenti condizionalità nei confronti degli Stati non rispettosi dei limiti di deficit e di rapporto debito/PIL previsti dal fiscal compact.
Con Weidman, c’è un “nuovo sceriffo in città” e per l’Italia, sprecona e piagnona, QE e interventi monetari accomodanti sono per sempre esclusi.
4. Quanto alla istituzione di un ministro delle finanze €uropeo (a “riserva” francese), il quadro che si delinea è strettamente connesso.
Tale figura, se pure gestirà un bilancio federale rafforzato (in misure e modalità di “contribuzione” statale del tutto incongrue e antisolidali, v.p.10), avrà essenzialmente poteri sanzionatori, cioè di enforcement del pareggio di bilancio e della riduzione del debito pubblico, in quanto istituito col ruolo prioritario di attivatore di un apparato di imposizione e controllo nell’attuazione delle condizionalità (qui, pp.9-10 per avere lumi e fonti dirette €uropee).

Le finalità essenziali di questo €uro-apparato, ora chiarite, consentono (integrate dalla lettura dei links), di decifrare senza troppe difficoltà questo organigramma, postato da Marco Zanni (e che corrisponde a un paper “di discussione” già approvato dalla Commissione UE, oltreche corrispondente a un deliberato preliminare già licenziato dall’europarlamento):

5. Logicamente, la connessione ministro delle €urofinanze-€uroapparato repressivo fiscale, ci collega alla “leggera impopolarità” che la sua azione potrebbe suscitare.
E, di conseguenza, ci porta al terzo punto: la “difesa €uropea”.
Condizionalità e sanzioni (finanziarie e socio-politiche) di natura fiscale, possono condurre a rivolte e disordini (tanto più se teutonicamente “credibili”), onde la necessità di preservarne l’effettiva attuazione mediante un congegno militar-poliziesco che, in nome della “€urodifesa”, contro populismi e “irresponsabilità” dei riottosi PIGS (specie italiani), possa prontamente intervenire per garantire, al neo-€apparato fiscal-repressivo (e ai suoi “missi imperiali” sparsi per i vari Stati sotto accusa), un’adeguata protezione fisica nonché una preventiva capacità deterrente e materialmente repressiva.
Piccolo dettaglio: la guida “politica”, teoricamente italiana, sarebbe solo di bandiera; l’euroesercito si è già avviato sotto il comando operativo, cioè militare-effettivo, della Germania.
La tendenza alla militarizzazione dell’attività di polizia è già largamente in atto negli USA: le sue implicazioni in una “federazione interstatale” di tipo liberoscambista, cioè governata dai “mercati”, sono evidenti e ne abbiamo discusso qui.
6. Risulta però utile aprire gli occhi su quali concrete misure corrisponderanno al dotare di normatività, e quindi di sanzionabilità, supreme e incondizionate, le regole fiscali dell’eurozona. Almeno per l’Italia e, appunto, proprio per capire perché ci potrebbero essere delle non piccole resistenze popolari.
Se si leggono con attenzione questi passaggi esemplificativi tratti da twitter, le prospettive concrete non si prestano a grandi equivoci. Andiamo per successive e coerenti indicazioni.
Naturalmente il tutto viene cosmeticamente presentato come un vantaggio: si abbassa il debitopubblicobrutto (che bello!) e perciò si potrebbero abbassare le tasse (ancora più bello!). Cosa saranno mai un piccolo sacrificio e l’arrivo degli” €uro caschi blu”?
barra-caracciolo[1]  Orizzonte 48
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Voi immaginate un giornale tedesco che pubblica questa roba parlando del proprio paese? O un giornale francese?
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