1181.- Legittima difesa, illegittima offesa al senso comune

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Da ERETICAMENTE, di Roberto Pecchioli

La vicenda del cammino parlamentare della legge sulla legittima difesa è assai significativa del clima che si respira nel Belpaese, nonché dell’impressionante inadeguatezza delle sue classi dirigenti. Tralasciamo, per non scadere nell’avanspettacolo, la questione delle ore notturne, le uniche in cui sarebbe lecito difendersi dalle aggressioni, condotta proibita alla luce del giorno. Il problema è ben più grave, ed è l’illegittima offesa al senso comune arrivata dal governo e dalla maggioranza, ma anche dall’opposizione. La goffaggine e l’inadeguatezza dei legislatori targati PD è tanto evidente che l’unica meraviglia riguarda il numero cospicuo di sostenitori e clienti che hanno partecipato al gioco delle primarie. Esiste una sola spiegazione: quel partito rappresenta più e meglio di ogni altro ciò che è diventato il paese chiamato Italia. A ruota, il personale politico grillino, degno rappresentante dell’Italia del Bar Sport e degli Incorruttibili riuniti. Brodo primordiale, lo avrebbe definito Riccardo Pazzaglia, saggio come possono esserlo soltanto certi napoletani colti.

Cominciamo da Sua Eccellenza il signor Ministro di Giustizia, Andrea Orlando, gran dispensatore di luoghi comuni “de sinistra”. Con il consueto sguardo perso nel vuoto, il custode della giustizia nazionale ha giudiziosamente affermato che “non è bene armare i cittadini”.  Eh, no, signor ministrosprugolino (lui sa che cosa significa), non è affatto bene. Proprio le parole decise e rassicuranti che ci si aspetta dalla classe dirigente di fronte ai problemi. Alla Spezia, la sua città, per descrivere il carattere particolarissimo degli abitanti, dicono che “di Arcola e di Pitelli hanno buttato via i modelli”. Speriamo sia così per lei, dottor Orlando, e magari ci spieghi se è bene che siano armati i delinquenti, se è di destra o di sinistra che troppi rapinino, rubino,sparino, vivano di prepotenze quotidiane e di violenze tanto comuni da non trovare più posto nelle cronache.

Con parole sue, anche di sinistra, ci dica perché il suo ministero non esegua i (rari) decreti di espulsione che emette, per cui, sia pure indirettamente, compagno Andrea, lei ha le mani sporche del sanguedi tanta brava gente, come gli assassinati da Igor il Russo dai tanti nomi e profili Facebook. Ci spieghi anche perché milioni di persone, commercianti o semplicemente persone che abitano in zone periferiche, tra cui certamente moltissimi incauti elettori del suo partito, abbiano paura e chiedano di armarsi. Qualche giornalista amico suo, come Mattia Feltri, ha scritto articoli di insulti carichi di razzismo etico nei confronti dei sostenitori della legittima difesa. Passi, il mondo è pieno di leccapiedi, ma lei è un ministro di Stato. I suoi più vicini sodali politici, la sinistra PD ed i transfughi di Articolo 1 (la sovranità appartiene al popolo…) si sono spinti oltre, affermando che la nuova legge è “di destra”. No, non se ne può più di questa segnaletica ridicola ed a senso unico. La bresaola è di destra e la mortadella di sinistra, secondo Giorgio Gaber. Chiudiamola lì e ragioniamo seriamente.

Come sempre, si scontrano concezioni della vita e della convivenza comune molto lontane. Da un lato, lo stravagante impero delle anime belle che odiano le armi e ripudiano la violenza, ma non quella dei farabutti. Dall’altro, ci si limita a urlare a gola spiegata – e non è vero- che la “difesa è sempre legittima”.

Signor ministro sprugolino (che è solo un modo affettuoso di chiamare, tra liguri, uno di Spezia) si è chiesto perché la gente vuole armarsi? E’ convinto che noi, quel 99 per cento che non ha l’auto blu, la scorta o le guardie private, vogliamo davvero quello che voi sapientoni chiamate senza fantasia Far West? Le risulta che bande di italiani normali girino per le strade allenandosi al tiro a segno o minacciando a mano armata, magari mendicanti africani, badanti moldave, camerieri asiatici o parrucchieri cinesi? Non è così, cari abitatori del dorato mondo dei Buoni, dei Giusti e dei Riflessivi. Ci si vuole soltanto difendere da battaglioni di mascalzoni multietnici che spadroneggiano ovunque h.24, non soltanto nelle scure notti in cui regnano la civetta ed il saggio gufo. I cattivi esistono, con buona pace delle suorine ottimiste, e persino nel vecchio West, WyattEarp e Doc Holliday arrivarono dopo la banda assassina dei fratelli Clanton.

Ciò che dovrebbe preoccupare anche lei è il disarmo morale del nostro popolo, la sua rassegnazione, l’incapacità di reagire a troppe pessime cose, delle quali la malvivenza è solo una. No, l’indignazione di Orlando e lorcompagni va all’ipotesi che i cittadini si armino. Disarmino i delinquenti, e vedrà che saranno pochissimi a comprare pistole e fucili, e gli appassionati si accontenteranno del Tiro a Segno Nazionale. Ed a proposito, come mai ladri, assassini, rapinatori, grassatori e farabutti vari le armi se le procurano sempre, e con facilità? Forse comprano online, come gli aspiranti genitori che su diversi siti possono procurarsi figli con garanzia ed in offerta speciale. Credeteci, è tutto vero. Magari gli organi del suo benemerito ministero potrebbero occuparsi meno di reprimere le opinioni dissidenti o le baruffe tra tifosi e un po’ di più di stroncare tanti squallidi mercati. Ma già, non è così semplice, nel supermercato mondo. Per le armi ed il loro uso, sappiamo tutti benissimo che l’aspirazione di chi intende difendersi è quella di non doverle mai usare, che diciamo, nemmeno essere costretti a spianarle dinanzi all’aggressore.

Inoltre, dottore Orlando, una relazione tra l’immigrazione incontrollata e la violenza diffusa esiste. Igor non è di Bra, Kabobo non è nativo di Castrovillari e le bande di “latinos” non affliggono l’omonima città fondata da un innominabile dittatore. Un giorno qualsiasi, vada dalle parti di Piazza Brin, nel quartiere umbertino della sua città, e si metta una mano sulla coscienza, verificando, ad esempio, che lo spaccio di droga non è in mano al feroce cartello di Sarzana.

La verità è che in Italia – e non solo- delinquere è una buona scelta di vita. L’immensa maggioranza dei furti non è perseguita, spesso neanche denunciata, solo una minoranza delle rapine si conclude con l’arresto e comunque espiare le pene è molto raro, certo più difficile che usufruire delle mille leggi e circolari per le quali i colpevoli tornano presto in circolazione. Pure gli omicidi godono di attenuanti ed esimenti che limitano molto, per chi viene condannato, la permanenza nelle carceri, un brutto posto, ma prima che a Caino, forse sarebbe il caso di pensare ad Abele. Se la maggioranza credesse nell’efficacia della polizia e nel ruolo della giustizia non ci si armerebbe, poiché il mestiere di delinquente sarebbe rischioso. L’errore è alla base: le costituzioni europee affermano che le pene devono essere rieducative. Vasto, angelico programma che dimentica l’offesa arrecata. Un corretto sistema giuridico considera le pene retributive, ossia il giusto castigo degli errori commessi. Poi, con la giustizia, deve sussistere la grazia, che va meritata con i comportamenti, e chi ha sbagliato una volta non deve essere proscritto o stigmatizzato per sempre. Un proverbio antico consigliava “la prima si perdona, la seconda si bastona”.

In tutta onestà intellettuale, occorre riconoscere che, sulla vicenda, il comportamento del centrodestra non è granché migliore. Solo slogan, poca riflessione, la difesa non è sempre legittima, e la soluzione non è l’iniziativa privata. La soluzione è il ripristino dello Stato, come autorità, come funzione e prestigio e come spazio comune. Certo, difendere la vita e l’oggetto del proprio lavoro è sacrosanto, ma sparare nel mucchio non è un diritto. Vennero pronunciate parole di verità ed equilibrio sin dal Medio Evo. San Tommaso, nella Summa Theologiae, scrisse: “Dall’azione della difesa possono seguire due effetti: il primo è la conservazione della propria vita. Quest’azione non può essere considerata illecita”. Il secondo effetto che l’Aquinate ammette come moralmente accettabile è la morte dell’offensore. Il vigente Catechismo, ai punti 2264 e 2265 riprende identici concetti quasi con le medesime parole del grande domenicano. Vi è di più, a nostro avviso: in molte circostanze, la difesa non è solo un diritto naturale, ma un dovere morale, come sa chiunque voglia proteggere i suoi figli ed i suoi affetti.

Ciò che deve essere fatto è ripristinare l’autorità – innanzitutto morale- dello Stato, l’efficienza delle forze di sicurezza (che vanno sostenute e difese) e pretendere la certezza della pena. Nel ventennio bipolare, il centrodestra è stato al governo per dieci anni. Non ha risolto nulla, né rispetto all’immigrazione, né in merito all’ordine pubblico, che ora è di moda chiamare sicurezza. E’ troppo semplice prendersela con l’avversario politico, che pure ha la faccia e le parole dei mille Orlando. La sinistra è arroccata su vecchie idee giustificazioniste (le colpe della società, vere o presunte povertà, altre baggianate sociologiche), il mito incapacitante del dialogo ad ogni costo anche quando manca qualsiasi codice comune, tutte cose che impediscono una politica della sicurezza. Ma la destra, da parte sua, a parole inflessibile e talora forcaiola con ladri e semplici disturbatori della quiete borghese, è assai di manica larga allorché si tratta di perseguire i criminali in giacca e cravatta, manipolatori di bilanci, truffatori finanziari, corruttori per sistemare affari ed appalti. Il risultato, se ci si permette la semplificazione, è che ciascuno difende i suoi, una mano lava l’altra ed entrambe aiutano i disonesti dii ogni risma.

C’è poi un’altra questione di grande rilievo, ed è il monopolio dell’uso della forza legittima. Da una parte aborrono le armi in mano ai privati, ma, diciamolo, non digeriscono neppure che polizia e carabinieri siano armati, tant’è che è piuttosto comune vedere sul banco degli imputati chi è armato per dovere e servizio. Dall’altra, si fidano così poco degli organi di giustizia, che la maggior parte delle liti tra società di capitali vengono affidate ad esperti perché emettano rapidi lodi e diffondono le imprese di sicurezza private. Ripetiamo, la soluzione è più Stato, ma uno Stato migliore e completamente diverso dal presente simulacro in mano a inadeguati, incompetenti, disonesti.

Le varie componenti della società contemporanea dissentono su tutto,e, come comprese Ortega, si sono trasformate in gruppi reciprocamente ostili, ma una cosa hanno in comune, il fastidio o l’aperto disprezzo per tutto ciò che è ordine, stabilità, certezza, continuità. Ad una cosa potrà servire il dibattito sulla legittima difesa, depurato dagli slogan e dalle urla scomposte delle tifoserie avverse, a recuperare una dimensione smarrita, quello dello spazio “sacro”, privato ed intimo di cui la contemporaneità ci ha espropriato. A nessuno può essere consentito di violare il recinto dei miei affetti, della mia casa, del lavoro che ho costruito, delle mie stesse cose, che amo perché sono mie e le ho volute, proprio quelle e proprio lì. La violenza della nostra società ha diversi aspetti, e la violazione dello spazio personale è una ferita profonda.

Se aggiungiamo l’arroganza dei criminali, non importa se nazionali o di importazione, l’indifferenza e goffaggine delle istituzioni, la rovina a cui può condurre sostenere interminabili battaglie giudiziarie, l’insicurezza latente anche quando saliamo su un mezzo pubblico in tante zone o ci avventuriamo nelle stazioni ferroviarie, il ghigno sardonico di chi spaccia sotto i nostri occhi, minaccia, ruba, toglie tranquillità, si resta sbalorditi della scarsa capacità di reazione del nostro popolo. Forse il fuoco cova sotto la cenere, forse l’italiano medio non è migliore di chi lo governa e apre gli occhi solo quando è colpito personalmente. Forse, semplicemente, non è più un popolo, ma un gregge stanziato casualmente tra le Alpi e il mare.

Manca il senso e lo spirito pubblico, ma latita anche il senso comune. Ed esiste ancora un senso comune, o la frammentazione sociale è tanto avanzata che non c’è consenso neppure sui fondamenti della convivenza? Per questo anche un tema drammatico come la legittima difesa si è trasformato in un palcoscenicoin cui bene e male, giusto e sbagliato si sono confusi e fatti spettacolo. E’ la lunga notte di una civilizzazione stremata, impaurita ma incapace di difendersi per disarmo interiore. Più che la forza, servirebbe la virtù della fortezza.

Roberto PECCHIOLI

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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Un pensiero su “1181.- Legittima difesa, illegittima offesa al senso comune

  1. Emergenza sicurezza. Facciamo una premessa, partiamo dai numeri. In tante occasioni mi sono trovato a snocciolare i dati, fredde ed impetuose sequenze di numeri, per non lasciare nulla al caso. Aumentano le rapine a mano armata? I furti? Siamo finiti in un saloon da spaghetti western? A quanto pare no. I banditi si sono rintanati? Sono scappati chissà dove in cerca di nuove mete? Anche questa è una mezza verità. I dati ci stanno parlando, gridandoci nelle orecchie, ed indicano che il numero di omicidi commessi nella nostra nazione è in discesa. L’Istat invece evidenzia il fatto che anche i furti e le rapine sono in calo ad ogni latitudine e longitudine italica. In tutta la penisola gli scippi nei negozi sono diminuite del 13,6%, da 6176 a 5337. Crollati anche gli “assalti” alle banche, niente più Bonnie e Clyde. L’Ossif, il Centro di ricerca ABI in materia di sicurezza, ha evidenziato come i borseggi compiuti nel 2015 in istituti di credito, uffici postali, tabaccherie, farmacie, esercizi commerciali, locali, esercizi pubblici, imprese della grande distribuzione e distributori di carburanti sono state 34.957, con un calo del 10.9% rispetto al 2014 e del 20,1% rispetto al 2013. Nel 2016 i colpi allo sportello sono stati 298, con un calo del 28,4% rispetto ai 416 dello stesso periodo dell’anno scorso. Eppure la percezione della sicurezza rispecchia questi valori? No, la gente si sente sempre più in pericolo. Non sa più a che santo votarsi, rimane la paura che non viene cancellata dai dati per quanto benevoli possano essere.
    Il nocciolo della questione quindi non è la decrescita esponenziale dei furti e delle rapine, che secondo autorevoli istituti di ricerca sono sempre più in calo, ma la percezione della sicurezza da parte degli italiani. La certezza della pena è questo il problema. I reati calano, ma gli individui colti in flagrante che destino subiscono? Quello di rimanere a godersi ogni giorno ventiquattrore d’aria. L’Italia è il regno del ben godi dell’impunità. Ogni diecimila rapinatori ammanettati in questo Paese all’anno, per merito delle Forze dell’Ordine volontà di potenza, come direbbe Friedrich Nietzsche, nel portare avanti con dedizione e sacrificio totale il proprio mestiere, oltre la metà vengono rilasciati dopo dodici mesi dall’arresto. Ma volete arrovellarvi il fegato ancora un po’? Il 97% dei furti resta impunito. Avete letto bene. Significa che 97 rapinatori su 100 non vedono il carcere, nemmeno per un giorno. Eppure chi analizza la situazione, non evidenzia mai che in innumerevoli casi, mentre i colpevoli restano impuniti, le vittime non denunciano perché sfiduciati da un sistema che lascia i nostri concittadini in mezzo alla tempesta senza armi di difesa. “Tanto cosa vuoi che gli fanno?”. E la rabbia monta, fino a trasformarsi in collera.
    Lo sapevate che tra i nostri confini viene consumato ogni due minuti, 120 secondi, un furto. Poi mi spiegheranno come questo tipo di reato possa essere in calo, ma questa è un’altra faccenda. Siamo diventati la corte dei miracoli targata disperati del terzo mondo. Attiriamo ogni sorta di delinquente, alla Igor il russo o il serbo o meglio due decreti d’espulsione, ma ancora in fuga nel ferrarese. L’UE scarica la feccia da noi, come se fossimo degli appestati. Un lazzaretto a cielo aperto, il tutto mentre la certezza della pena è una chimera irraggiungibile. Il sistema giudiziario fa acqua da tutte le parti. La colpa non è dei magistrati, come ho scritto a più riprese, ma di una classe politica incapace di donare, alle maestranze competenti, leggi e codici fruibili ed allo stesso tempo immediati da applicare. Una classe dirigente, la stessa che applaude l’europeista embrione della banche Macron in queste ore, volenterosa solamente di sbarrare la strada ai suoi figli per favorire, sempre e comunque, quegli degli altri. Un avvenire infausto per gli italiani. Siamo arrivati al punto in cui diventa, quasi, necessario diventare maestri della sicurezza fai-da-te per difenderci e difendere i nostri cari dalla mano del nemico.
    Attenzione, però. Perché tutto, come in ogni occasione, è a nostro rischio e pericolo. E non parlo della legittima difesa notturna, orrore da beoni, ma della lucidità e della fermezza che ci vuole a tutelare quanto costruito in una vita di sacrifici. Il nesso logico è racchiuso nelle parole di Simone Di Stefano: “Non è questione di ‘proprietà privata’. La casa in cui vivo con la mia famiglia è un luogo SACRO, chi entra SENZA PERMESSO deve essere cacciato con ogni mezzo possibile. Questo vale anche per la nazione, luogo SACRO dove sono nato e vivo con il mio popolo”. Non possono trasformarci da vittime in carnefici è la natura che lo impone. Se entri in casa mia sono pronto a tutto. Mors tua vita mea. Senza muovere un passo indietro. Qui vengono tutelati maggiormente i delinquenti rispetto ai cittadini onesti. Che vergogna. Chi difende i propri affetti non può subire nessuna ritorsione da parte della legge. La miglior difesa è l’attacco ricordatelo sempre, in ogni circostanza. Le chiacchiere non servono a nulla, distraggono e basta. Intanto mentre il vociare aumenta, le richieste per il porto d’armi sono schizzate verso le stelle. Ed io sono favorevole, chiunque ne abbia i requisiti, deve essere dotato di un’arma perché difendersi è un diritto inalienabile. Ma è veramente questo quello che vogliamo, rendere l’Italia un teatro di duelli? Lo Stato deve ridestarsi, mostrare i muscoli ed indicarci la via. Lo Stato è un padre, ed un padre ha il diritto di difendere i suoi figli in ogni circostanza.

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