1176.- SI PARLA DEL MEDICO DI FAMIGLIA E DI ASSISTENZA A DOMICILIO

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DALLO STUDIO CATALDI SI PARLA DEL MEDICO DI FAMIGLIA. UNA FIGURA BUROCRATICA CHE DEL “MEDICO DI FAMIGLIA” CONSERVA POCO O NULLA E CHE NON SVOLGE E SI AGGIORNA CON UNA ADEGUATA PRATICA OSPEDALIERA, ANZI, NELLE UTOPICHE RIFORME DELLA REGIONE VENETO, QUESTO MEDICO DEL COMPUTER, ORGANIZZATO NEI CENTRI MEDICO/FARMACEUTICI, DOVREBBE SGRAVARE IL LAVORO DEI PRONTO SOCCORSO.

Il giudizio espresso dal titolo viene dall’esperienza personale non soddisfacente e cito: un centro medico, con 30 posti a sedere per le attese, nato insieme e adiacente alla farmacia, dove medici con 1500 assistiti sono presenti o il pomeriggio o la mattina e non tutti i giorni dal lunedì al venerdì; un medico anziano, che non sopporta la vista del sangue e costringe a recarsi al Pronto Soccorso per un banale cerotto emostatico; un paziente visitato in tre giorni da tre medici diversi a causa di orari di comodo e assenze del medico di famiglia; una persona febbricitante alla quale viene negata sia la prescrizione di un farmaco (deve essere mirato) sia la visita a domicilio (per prendere la mira). E, allora, memore del vero medico di famiglia, come quello che meritò una tomba monumentale perenne dal Comune di Dolo, che dava una diagnosi senza aver letto il referto di un quesito diagnostico, vi domando questo medico del computer e questi centri medico/farmacistici sono quello che serve al cittadino?

PARLIAMO DELL’OBBLIGO A VISITARE A DOMICILIO

L’obbligo sussiste solo in caso di urgenza o non trasferibilità valutati dal medico caso per caso

medico visita anziana a casa
di Lucia Izzo – Il medico di base è il primo ed essenziale riferimento quando si tratta di numerose attività legate alla sanità, ad esempio per la richiesta di analisi, per la redazione ricette e certificati, per consigliare visite specialistiche o per prescrivere farmaci. In sostanza, rappresenta un indispensabile collegamento tra il cittadino e il Servizio Sanitario Nazionale.

Se di norma l’attività del medico di base si svolge presso un ambulatorio, è legittima la richiesta di una visita domiciliare, ma ciò solo in caso l’ammalato versi in condizioni di “non trasferibilità” oppure se il suo stato di salute gli impedisca di recarsi presso lo studio.

L’argomento della visita domiciliare è alquanto dibattuto. In materia, ossia sulla disciplina del medico di base, non esistono apposite leggi e la fonte da tenere in considerazione è rappresentata dagli accordi collettivi nazionali sottoscritti dalle rappresentanze sindacali dei medici.
Medico di base: la visita in studio
A norma dell’Accordo Collettivo Nazionale dei medici di base, lo studio del medico di famiglia deve essere aperto 5 giorni a settimana, preferibilmente dal lunedì al venerdì, e garantire l’apertura per almeno due fasce giornaliere (pomeridiane o mattutine) a settimana e comunque con apertura il lunedì.

L’orario di apertura deve essere congruo, definito anche in base alle necessità dei pazienti iscritti nel suo elenco, idoneo a garantire una prestazione medica corretta, efficace e funzionale alla migliore assistenza dei pazienti. Il medico è comunque obbligato a un orario di:

– 5 ore settimanali fino a 500 assistiti;
– 10 ore settimanali da 500 a 1000 assistiti;
– 15 ore settimanali da 1000 e 1500 assistiti.

Si rammenta che l’orario di lavoro in ambulatorio non corrisponde alla durata dell’attività, poiché tutti i pazienti che accedono all’ambulatorio entro l’orario stabilito devono essere visitati anche oltre l’orario minimo.
Le visite domiciliari del medico
Se, di norma, il medico svolge la propria attività in ambulatorio, non può rifiutarsi di compiere visite a domicilio, ma si tratta di casi di eccezionalità giustificati dall’intrasferibilità dell’ammalato e da elementi di evidente immobilità.

Le visite domiciliari vanno svolte in giornata se sono state richieste entro le 10:00 di mattina, oppure, se richieste oltre quest’orario, entro le 12:00 del giorno successivo. Poiché, normalmente, il medico non è tenuto a svolgere attività ambulatoriale il sabato, egli sarà comunque tenuto a eseguire le visite a domicilio richieste il giorno precedente o entro le 10:00 del giorno stesso. Al medico è lasciata ampia discrezionalità quanto alle modalità di organizzazione delle visite a domicilio.

Le visite domiciliari sono gratuite nei casi di urgenza e intrasferibilità del paziente. Tuttavia, laddove l’ammalato chieda di essere visitato a casa nonostante le sue condizioni non siano talmente gravi da impedirgli di muoversi, il medico è legittimato a chiedere un compenso per la prestazione.

Un assunto ribadito dalla Corte di Cassazione secondo cui la visita a domicilio non indispensabile presenta i caratteri di una visita privata che il medico può effettuare come libero professionista chiedendo un pagamento. Sono sempre a pagamento, invece, le visite ambulatoriali (15 euro) o domiciliari (25 euro) laddove ci si rivolga a un diverso medico di base.
Rifiuto di visita a domicilio
Se il paziente versa in condizioni di salute che richiedono un intervento urgente, il medico dovrà svolgere la visita a domicilio entro il più breve tempo possibile. Tuttavia, a valutare “l’urgenza”, così come anche l’intrasferibilità del paziente, è il medico stesso sulla base della sintomatologia che gli viene descritta e di tale valutazione ne risponde personalmente.

Infatti, il problema è che la legge resta sul vago senza non definire cosa debba intendersi per “non trasferibilità”, rendendo necessaria un’analisi particolare, caso per caso, correlata anche a fattori come l’età o le condizioni di salute generale del paziente.

Tuttavia, una valutazione scorretta sulle condizioni di gravità e improrogabilità della visita domiciliare, che determini il rifiuto della visita a domicilio, può costare al medico non solo sanzioni disciplinari, ma anche una denuncia penale, precisamente quella del “rifiuto di atti ufficio”.

Basta il semplice rifiuto a far scattare il reato, indipendentemente dalle eventuali conseguenze patite dal paziente e anche se questi è ricoverato presso una struttura di cura privata. Infatti, come rammentato dalla Corte di Cassazione, nella recente sentenza n. 21631/17, “il reato di rifiuto di atti di ufficio è un reato di pericolo, onde la violazione dell’interesse tutelato dalla norma incriminatrice al corretto svolgimento della funzione pubblica ricorre ogniqualvolta venga denegato un atto non ritardabile alla luce delle esigenze prese in considerazione e protette dall’ordinamento, prescindendosi dal concreto esito della omissione e finanche dalla circostanza che il paziente non abbia corso alcun pericolo concreto per effetto della condotta omissiva”.

Studio Legale Cataldi

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Ma, parlando di assistenza sanitaria a domicilio, cito integralmente il dottor Ennio Caggiano:
“Succede in Veneto, una regione portata ad esempio di eccellenza sanitaria.
Ha appena chiamato Rossella per sapere se mi ero informato per il papà, che necessita di fisioterapia domiciliare (per esiti di ictus). L’ho fatto e ho dovuto rispondergli che il servizio infermieristico è sospeso dal 30 aprile per mancanza di fondi. Quando mi ha chiesto come mai, non sapevo cosa dire, e mi sono inventato una scusa: perché il governo ha stabilito che ci sono altre priorità.”
Insomma, la riforma sanitaria deve partire dalla testa di chi gestisce la Sanità.
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2 pensieri su “1176.- SI PARLA DEL MEDICO DI FAMIGLIA E DI ASSISTENZA A DOMICILIO

  1. Ennio Caggiano
    Interessante e, purtroppo, veritiera la tua analisi.
    A suo tempo sollevai col precedente direttore generale dell’ex USL 13 la questione del possibile conflitto di interessi che si veniva a creare quando un farmacista affittava a prezzi “politici” i locali a volonterosi medici di base che si dividevano l’orario di lavoro in modo da coprire 12 ore, avere gli incentivi stabiliti in convenzione e essere più liberi di aggiornarsi (dove? quando?). Non ho mai ottenuto risposta mentre l’alleanza tra il gatto e la volpe pare essere così vantaggiosa da favorire queste moderne strutture dove il paziente non sa come districarsi. Cosa vuoi caro Mario: è la medicina moderna! Anch’io, mio malgrado lavoro in uno di questi centri, però almeno la struttura non è del signor farmacista e l’affitto non è di favore o copertura.

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  2. I medici possono essere più o meno bravi, ma devono mantenere il contatto con la realtà ospedaliera, per non diventare nel tempo semplici dispensatori di ricette e di esami; ma, sopratutto, devono assumersi la responsabilità del paziente durante il decorso della patologia, ciò che significa, essere e mantenersi informati. Anche il servizio sanitario, che ha previsto la trasmissione informatica di ricette e prenotazioni deve garantire che siano trasmessi i referti e deve valutare la qualità della prestazione ambulatoriale. Così come sono, i centri medico/farmaceutici smarcano le visite seguendo i numeri di presentazione distribuiti, né più né meno come in un ufficio postale. Il paziente visitato, esce senza essere stato preso in carico e, così, per le successive visite, magari con medici diversi. I dati inseriti nel computer non significano assunzione di responsabilità e non soddisfano i requisiti di una gestione coordinata.

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