1171.- La procura di Trapani indaga su operatori Ong per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma il governo tace.

Immigration: ship frigate Espero patrol Mediterranean Sea

Trapani, 10 mag. – La procura di Trapani ha aperto un’inchiesta sull’ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che coinvolge alcuni uomini di altrettante ong. Lo fa sapere davanti alla commissione Difesa del Senato, il procuratore Ambrogio Cartosio, specificando che non sono le ong in quanto tali a essere messe sul banco degli imputati, ma alcuni dei loro uomini.

“Ci risulta – ha spiegato Cartosio – che le ong hanno fatto qualche intervento di salvataggio in mare anche senza informare la nostra Guardia costiera”. Non ha voluto aggiungere molto altro, il procuratore, che era protetto dal segreto istruttorio. Ha tuttavia specificato che “la presenza delle navi delle Ong in un fazzoletto di mare potrebbe costituire, non da solo, ma con altri elementi, un elemento indiziario forte per dire che sono a conoscenza che in quel tratto di mare arriveranno imbarcazioni di migranti e dunque ipotizzare il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

I soggetti a bordo delle navi, quindi gli operatori delle ong, sono quindi evidentemente al corrente del luogo e del momento in cui arriveranno i migranti “e questo pone un problema relativo alla regolarità di questo intervento”, spiega Cartosio. Il procuratore però ha specificato che la legge italiana sebbene riconosca che il comportamento delle navi possa favorire il reato di immigrazione clandestina, non ne prevede la punibilità perché “se una nave qualsiasi viene messa al corrente del fatto che c’è il rischio che un’imbarcazione possa naufragare ha il dovere di soccorrerla in qualsiasi punto e questo principio travolge tutto”.

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Cartosio vuole escludere che le Ong abbiano finalità diverse da quelle umanitarie e non ipotizza che dette organizzazioni ricevano finanziamenti illeciti. Tuttavia l’inchiesta rimane aperta, sotto il massimo riserbo al momento. In merito poi alle dichiarazioni del collega di Catania Zuccaro sugli interessi mafiosi nei centri di accoglienza, Cartosio conferma: “Dalle nostre indagini è emerso che soggetti contigui alle organizzazioni mafiose erano inseriti nel business dell’accoglienza e in qualche caso le autorizzazioni sono state revocate”.

 

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