1164.- SCANDALO ONG, SOLDI GUADAGNATI TRAGHETTANDO CLANDESTINI FINISCONO AI CATRAMBONE

IL TRAFFICO UMANITARIO RENDE. LA ONG DEI CATRAMBONE HA CHIUSO IN UTILE: + 1.307.828, MA L’ONG SVOLGE ANCHE ATTIVITA’ D’INTELLIGENCE OUTSOURCING PER GLI STATI UNITI

Moas. La ONG di Regina e Christopher Catrambone, i due fondatori milionari, dietro i quali molti vedono loschi interessi capaci di andare ben oltre il dichiarato desiderio di ‘aiutare i clandestini’.

Base operativa La Valletta (Malta), Moas nasce nel 2014 dall’idea della coppia italo americana arricchitasi grazie ad un’agenzia di assicurazioni specializzata in zone ad alto rischio, la Tangiers Group. In due anni di attività hanno traghettato 33.455 migranti dalla Libia ai porti italiani. Spesa annuale: 3 milioni e 694mila euro, più gli spiccioli.

Dove trovino il denaro, non è dato sapere fino in fondo. Il bilancio pubblicato online fornisce qualche risposta, ma non tutte. Al 31 dicembre 2015 il pallottoliere delle donazioni contava 5,7 milioni euro raccolti grazie a finanziatori privati. Tanti rispetto al 2014, quando in cassa arrivarono appena 56mila euro e il resto (1,7milioni) li versò la società dei Catrambone. Inutile chiedere le generalità precise dei donatori: non li forniscono, se non alcuni nomi famosi tra cui i Coldplay. Di certo tra loro compare Avaaz.org, cioè l’associazione riconducibile a Moveon.org, che a sua volta fa capo al “filantropo” milionario George Soros. E tra i partner ci sono l’azienda austriaca Schiebel (la stessa che poi gli affitta i droni) e la Unique Maritime Group (specializzata in “attrezzature per il settore marino e subacqueo”).

Altri 300 mila euro li hanno presi dalla Croce Rossa Italiana: una sinergia, visto che l’ONG traghetta i fancazzisti che poi la CRI ospita nei propri centri a spese dei contribuenti.

Insomma, quasi 2 milioni di euro girati alla multinazionale dei fondatori dell’Ong, che salva i migranti, per noleggio delle navi, oltre un milione di affitto per due droni, 400mila euro per marketing e pubbliche relazioni. E dal 3 aprile addirittura un aereo di pattugliamento, che sarebbe stato pagato dalla fondazione del figlio del patron di Ryanair.

In soli 24 mesi le attività di SAR si sono moltiplicate: per la sola benzina nel 2015 ha speso 232mila euro, il triplo dell’anno precedente. Poi ci sono 200mila euro per lo staff, 163mila per marketing e quasi 11mila per le telecomunicazioni. L’anno scorso non sono servite riparazioni particolari ai natanti, visto che alla voce “manutenzione” appaiono appena 354 euro. In fondo nel 2014 i Catrambone si erano privati di una bella cifra pur di mettere in piedi Moas e hanno fatto le cose in grande: la Tangiers International Limited, una delle divisioni di Tangiers Group, aveva provveduto a pagare 1,5miloni di euro per mettere in acqua la Phoenix, una nave commerciale da 40 metri e battente bandiera di Belize. Oggi a bilancio appaiono anche i costi per il funzionamento della Topaz Responder, un natante da soccorso di 51 metri battente bandiera delle Isole Marshall. Chiudono il capitolo sui “mezzi di soccorso” due droni usati per visionare dall’alto il mare e che pesano sul partafoglio la “modica” cifra di 1,2 milioni di euro. Somma finale dei costi operativi: 3,6 milioni di euro.

Ingenti sono state pure le spese amministrative (249mila euro), cui bisogna aggiungere 139mila euro di attività di Pr, 65mila per lo staff, 51mila di onorari per gli amministratori e poi ci sono i viaggi, gli affitti, le consulenze professionali e legali. Totale: 701mila euro. Mettendo insieme le spese operative e quelle amministrative la colonna delle uscite di Moas supera i 4,3 milioni di euro. Un numero ragguardevole, ma pur sempre inferiore a quanto incassato, tanto da generare un surplus di 1.307.828 euro.

Christopher Catrambone ha collaborato con il Congresso americano, ha finanziato con 416mila euro la campagna elettorale di Hillary Clinton; ma anche il nostro ministero dell’Ambiente, partecipò (perché?) con 100 – 250 mila dollari. A Philadelphia, per la convention dei democratici americani, hanno partecipato e presenziato anche Laura Boldrini e Maria Elena Boschi.

Articolo di Gian Micalessin su Il Giornale, al quale Vox ha aggiunto una chicca che ne conferma le accuse:

L’intelligence italiana conosce bene la pratica. I file sul Moas e sulle altre Ong in grado di mandare navi davanti le coste libiche incominciarono a venir redatti fin dall’inizio di Mare Sicuro, la missione navale per la difesa degli interessi nazionali varata nel marzo 2015.

L’attenzione del personale d’intelligence imbarcato sulle nostre unità si focalizzò immediatamente sull’addestramento e sulle capacità del personale di soccorso del Moas, l’Ong basata a Malta e guidata dall’americano Christofer Catrambone e dalla moglie italiana Regina. Bastò poco per scoprire – spiega una fonte de il Giornale – che «gran parte di quel personale veniva arruolato nelle stesse liste di contractors ingaggiati dalle compagnie private di sicurezza». Gli «angeli custodi» dei migranti, con cui lavorava anche Emergency erano, insomma, veri e propri mercenari. O se vogliamo un titolo più à la page professionalissimi «contractors».

Ma la rivelazione più interessante raccolta da il Giornale è un’altra. Secondo fonti militari di Malta le attività del Moas coprono attività d’intelligence per conto del governo statunitense. E secondo le stesse fonti su almeno una delle due navi del Moas sono, o erano, installate strumentazioni per intercettazioni ad ampio raggio. Nulla d’illegale per carità. Negli Stati Uniti l’intelligence outsourcing, l’affidamento di operazioni di spionaggio a società private dà lavoro a 45mila persone e spartisce fondi per 16 miliardi di dollari. Il problema è la copertura sotto cui il Moas svolge la duplice attività. Il coordinamento delle operazioni di soccorso viene infatti realizzato con il coordinamento della Guardia Costiera. Come se, insomma, un’ambulanza in capo al 118 o a un altro numero di pubblico soccorso, utilizzasse la propria attività per raccogliere informazioni finalizzate alle strategie di potenze straniere.

Non a caso il comandante generale della Guardia Costiera ammiraglio Vincenzo Melone è atteso in Commissione Difesa del Senato per rispondere, già martedì prossimo sull’esigenza di preservare gli interessi nazionali in un’area critica come le coste della Libia. Interessi apertamente calpestati dal Moas che per primo – come rivelano sia le segnalazioni di Mare Sicuro, sia dalla missione europea EunavFor Med – iniziò a varcare il limite delle acque territoriali libiche. Tra le quattro operazioni al di sotto delle 12 miglia messe sotto esame nel 2016 due vennero portate a termine tra giugno e luglio dal Phoenix e dalla Topaz-Responder, le due imbarcazioni di 41 e 50 metri in capo al Moas registrate in Belize e nelle isole Marshall. Operazioni registrate dai trasponder di bordo sicuramente non sfuggite all’attenzione della Guardia Costiera.

Il problema a questo punto è se la duplice attività svolta dal Moas sia stata segnalata al nostro governo e se queste segnalazioni siano state recepite con la dovuta attenzione. Per capire che le operazioni del Moas erano il simulacro mediatico di altre attività bastava consultare il sito internet di Tangiers Group, la compagnia capofila di Christoper Catrambone in cui si pubblicizzano apertamente attività come «assicurazioni, assistenza d’emergenza e servizi d’intelligence». Ma come dimostrano gli avvertimenti «politici» ricevuti dal procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, responsabile dell’inchiesta sul Moas e sulle altre Ong, portare alla luce e denunciare quell’ambiguità non è altrettanto facile. In fondo il signor Catrambone restituiva parte dei proventi incassati con le attività d’intelligence devolvendo 416mila dollari al comitato elettorale di una Hillary Clinton considerata, fino allo scorso novembre, la prossima, inarrestabile inquilina dello Studio Ovale.

Il tutto mentre la moglie Regina spiegava sul sito Open Democracy – un’organizzazione di George Soros – la necessità di garantire agli immigrati accessi facilitati in Europa. Referenze complicate e imbarazzanti. Capaci di vanificare anche le esigenze di sorveglianza attribuite solitamente a un governo.

Possiamo scrivere senza tema di smentita che la società capogruppo del Moas, Tangiers, operava per conto del governo americano almeno dal 2009. Tanto che i suoi investigatori e mercenari, che si occupavano di indagare per conto della multinazionale AIG i feriti di guerra – si tratta di dipendenti federali americani feriti in zone di guerra e che chiedevano un giusto risarcimento che la multinazionale tentava di negare con l’apporto di sciacalli come i Catrambone-, mostravano tessere di identificazione del Dipartimento di Stato Usa, quello guidato all’epoca da Hillary Clinton e del Dipartimento del Lavoro:

Siamo talmente certi, di quello che scriviamo, che invitiamo il signor Catrambone a denunciare Vox. Magari alla Procura di Catania. Non basta: perché il Dipartimento del Lavoro, in una sorta di faida interna al governo americano, denunciò l’uso da parte dei Catrambone di falsi documenti di identificazione, al che i Catrambone si rifecero ad un permesso dell’ambasciata americana a Malta, che però smentì.

Siamo in presenza di una organizzazione tutt’altro che benefica. Capofila di un’operazione ad ampio raggio tesa a destabilizzare l’Europa con l’importazione di massa di africani. Operazione probabilmente partorita dall’amministrazione Obama: prima destabilizziamo la Libia – con l’utilizzo di agenti come Sarkozy -, poi la usiamo come base per l’operazione di sostituzione etnica. Del resto Tangers-Moas lavora a contratto per il governo americano, fornisce mercenari, e ora ‘soccorritori’.

A Repubblica, Fulvio Vittorio Paleologo, collaboratore di molte Ong rivela che nel 2014, quando l’Italia chiuse Mare Nostrum, molti mercantili furono coinvolti dalla Guardia Costiera nelle operazioni di salvataggio dei barconi alla deriva. Il cambio di rotta produceva ritardi e costringeva le compagnie di assicurazione (“come quella dei Catrambone”) a pagare “ricchi risarcimenti” secondo “quanto previsto dalle polizze” per la modifica delle tabelle di marcia delle navi. In sintesi: la sua società di assicurazioni ha risentito economicamente della mancanza di ‘soccorritori’. E allora è nato Moas.

Non a caso con l’arrivo di Moas, See-Eye, Msf e via dicendo, le navi commerciali hanno diminuito drasticamente gli interventi: dalle 40mila persone salvate nel 2014, sono scese ad appena 13mila nel 2016. Con il conseguente risparmio delle società assicurative. Compresa la sua.

Ma la cosa più sconcertante di tutto questo, è che per il traffico umanitario valso ai contribuenti italiani il mantenimento di oltre 33 mila fancazzisti africani e bengalesi, nel 2015, la signora Catrambone sia stata premiata da “Mattarella”:

Perché Mattarella (incautamente?) premiò un’organizzazione creata da poco sulla quale già indagavano i servizi? Mistero!

Nell’ottobre 2015, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,  ha consegnato diciotto onorificenze a personaggi “illustri” del Paese.

Un riconoscimento andò anche a Regina Egle Liotta (in Catrambone), nata a Reggio Calabria, nominata ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana: “Per il contributo che attraverso l’Ong Moas – Migrant Offshore Aid Station offre nella localizzazione e assistenza dei migranti in difficoltà nel Mediterraneo”.

Nel 2014, assieme al marito Christopher, fondò Moas – Migrant Offshore Aid Station, una Ong con sede a Malta che, con una nave da spedizione, droni, gommoni e una squadra di soccorritori (incluso personale sanitario) localizza e preleva i migranti nel Mediterraneo.

Nel 2015, l’intelligence italiana e, si suppone, anche il governo sapevano che il Moas e altre Ong mandavano navi davanti le coste libiche; files e documentazioni incominciarono a venir redatti fin dall’inizio di Mare Sicuro, la missione navale per la difesa degli interessi nazionali varata nel marzo 2015.

L’attenzione del personale d’intelligence imbarcato sulle nostre unità si focalizzò immediatamente sull’addestramento e sulle capacità del personale di soccorso del Moas, l’Ong basata a Malta e guidata dall’americano Christofer Catrambone e dalla moglie italiana Regina. Bastò poco per scoprire – spiega una fonte de il Giornale – che «gran parte di quel personale veniva arruolato nelle stesse liste di contractors ingaggiati dalle compagnie private di sicurezza».

Ma la rivelazione più interessante raccolta da il Giornale è un’altra. Secondo fonti militari di Malta le attività del Moas coprono attività d’intelligence per conto del governo statunitense. E secondo le stesse fonti su almeno una delle due navi del Moas sono, o erano, installate strumentazioni per intercettazioni ad ampio raggio. Nulla d’illegale per carità. Negli Stati Uniti l’intelligence outsourcing, l’affidamento di operazioni di spionaggio a società private dà lavoro a 45mila persone e spartisce fondi per 16 miliardi di dollari. Il problema è la copertura sotto cui il Moas svolge la duplice attività.

Chissà dove finiscono i soldi degli utili. Un po’ alla Clinton, gli altri…

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I droni per raccattare più clandestini e scaricarli in Italia.

Parola di Regina Catambrone, l’ereditiera miliardaria maltese fondatrice di Moas, finta Ong impegnata nel prelevare clandestini in Libia per vomitarli in Italia. In collaborazione con l’amico Renzi e le coop del PD. E’ tutta una filiera.

“Nelle nostre missioni – spiega la miliardaria – impegniamo personale altamente specializzato, con il supporto di due gommoni veloci, di una clinica e soprattutto della tecnologia di due droni”. Dal 2014 a oggi il Moas ha raccattato con la collaborazione dei Medici Senza Frontiere ma con portafoglio oltre 33 mila potenziali terroristi e molestatori.  Solo a Pasqua hanno dichiarato di aver sbarcato in Italia 2.000 clandestini.

DRONE

I droni utilizzati, spiega, “hanno le stesse caratteristiche di quelli usati nella missione ‘Mare nostrum’”, hanno una autonomia di sei ore, possono percorrere 900 miglia nautiche a una velocità di cento chilometri orari. “I tempi sono molti importanti e l’utilizzo dei droni – prosegue Regina Catambrone – accorcia i tempi di ricerca. Le immagini che in tempo reale possiamo trasmettere ai centri di ricerca, fanno sì che le decisioni possano essere prese molto più velocemente e che le persone siano salvate prima di un eventuale naufragio”.  Perché non si butta vie niente.

Moas ha sede a La Valletta, isola di Malta, dove i Catrambone sono attivi da anni nel ramo assicurativo e nonostante le loro imbarcazioni partano da quell’isola, gli immigrati recuperati in mare non vengono mai sbarcati a Malta. Lì ci vivono loro!

E Regina Egle Liotta (in Catrambone), è dal 2015 “Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana”. La padrona della società privata maltese che raccatta clandestini in Libia per portarli in Italia, è stata infatti nominata ‘ufficiale’ dall’abusivo Mattarella: tra sfruttatori dei contribuenti italiani ci si riconosce.

Motivo: “Per il contributo che attraverso l’Ong MOAS – Migrant Offshore Aid Station offre nella localizzazione e assistenza dei migranti in difficoltà nel Mediterraneo”. Premiata perché ha scaricato, in collaborazione con gli scafisti libici, 33 mila clandestini in Italia.

MOAS, dopo le accuse i miliardari Catrambone iniziano a trovare cadaveri

Sulla nave Phoenix della ong Moas che ieri ha portato a Catania 394 persone soccorse su tre natanti c’era anche “il cadavere di un ragazzo con una ferita da arma da fuoco. Testimoni ci hanno detto che è stato ucciso a colpi di pistola perchè non ha voluto dare il suo cappellino da baseball ad un trafficante”. Lo ha detto Regina Catrambone, fondatrice del Moas insieme al marito Christopher.

Certo. Se lo riferisce la signora Catrambone su testimonianza dei clandestini è, certamente, una notizia affidabile. Preparatevi, nei giorni a venire, ad una moltiplicazione di cadaveri di ‘migranti’ e di fake news generate a raffica da Catrambone e soci. Visto che i Catrambone gestiscono anche mercenari, non deve essere difficile trovare cadaveri: ovviamente per la grande capacità investigativa, intendiamo.

Ma non solo loro, anche i colleghi scafisti umanitari di MSF e di Save the Children (children 50 enni) stanno trovando un sacco di cadaveri, dopo la rivelazione dei traffici delle Ong con la Libia.

Cadaveri da mostrare in televisione, come quello di Aylan. Cadaveri sui quali portare avanti il traffico. Bambini, preferibilmente. Da dare in pasto ai media di distrazione di massa.

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