1163.- SCANDALO OLTRE LE ONG, NELLA STIVA PROSTITUTE NIGERIANE, CARICHI DI DROGA …E ARMI?

Il fenomeno del traffico di clandestini dalla Libia all’Italia è strettamente legato anche ad altri settori di criminalità, oltre le Ong, su cui le forze di polizia indagano quotidianamente. Ma pensa.

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Le donne vittime di tratta, incontrate sulle strade della città soltanto da alcune unità di strada, nel 2015 sono state 1.854: il 63% sono originarie dei Paesi dell’Est Europa, il 28% nigeriane e il 3% sudamericane. Ma se si scende nel dettaglio delle nazionalità, il gruppo più numeroso è quello delle romene (37%) seguito da quello delle nigeriane (28%). Preoccupa la presenza sempre più massiccia di minorenni, in particolare tra le nigeriane. Ad oggi, le nigeriane hanno superato le romene. Di fatto, i trafficanti di uomini sfruttano i canali dell’immigrazione per far arrivare sempre più donne, specialmente nigeriane, da sfruttare nel mercato della prostituzione. E a tal proposito, è stata suor Claudia Biondi responsabile dell’area “Maltrattamento donna” di Caritas Ambrosiana a citare alcuni dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) riguardanti gli sbarchi di persone di nazionalità nigeriana: «Nel 2015 erano state 22mila e nel 2014 9mila – ha proseguito suor Claudia -: il 90 per cento delle donne nigeriane che arrivano in Italia sono vittime della tratta» il 98% di quelle che si prostituiscono in strada è vittima di violenza e sfruttamento: non c’è alcuna libera scelta. 

La tratta delle nigeriane, come risulta anche dai decreti di fermo disposti dal pubblico ministero di Palermo, avviene, invece, grazie a sodalizi criminosi tra personaggi provenienti proprio dai Paesi del Nord Africa. Nell’ambito dell’operazione «Boga» sono stati arrestati diversi soggetti di nazionalità nigeriana e ghanese che costringevano le donne a venire in Italia a prostituirsi, trasportandole sui barconi come gli immigrati, in modo clandestino, dietro pagamento di 30mila euro come saldo del viaggio. Nel decreto si legge: «Approfittando della situazione di vulnerabilità psicologica determinata alla celebrazione di un rito Vodoo», quindi sotto ricatto, «a garanzia del debito contratto», le donne venivano trasportate in Italia, violentate, messe in regime di schiavitù e, quindi, su strada. Grazie agli uomini della Guardia di finanza, il Mediterraneo viene controllato anche per questo tipo di traffici.

Vi sentireste di escludere che alcune navi Ong trasportino droga? Noi si, ovviamente. Ma di sicuro trasportano prostitute nigeriane e spacciatori. Grazie.

Le prostitute

Prendiamo, per esempio, Milano. Sempre più donne nigeriane si prostituiscono a Milano e nell’hinterland. Secondo le associazioni che si occupano di prevenire la tratta, hanno ormai superato le donne dell’est. Molte di loro sono arrivate negli ultimi mesi, coi barconi, traghettate da Renzi dalla Libia.

E sono oltre duemila le persone (in gran parte donne) contattate in strada (ma anche nelle case) nel corso del 2015 dalle associazioni che si occupano di prevenzione della prostituzione e della tratta, con un turn over notevole, che arriva a superare il 50% nel caso delle nigeriane e delle romene, perché la criminalità organizzata non vuole che le ragazze si ambientino troppo in un territorio, che creino legami con i residenti o con le stesse unità di strada.

La droga

Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Palermo da tempo indaga anche su aspetti diversi, quali l’importazione di stupefacenti dai Paesi del Nord Africa e la tratta delle prostitute nigeriane. È stata proprio questa sezione delle Fiamme Gialle, a partire dal 2011, in seguito alle crisi politiche libica ed egiziana, a occuparsi dei canali commerciali dell’hashish, che da quel momento si sono radicalmente modificati.

Mentre gli algerini preferiscono trasportare i carichi via terra, lungo il percorso che attraversa il Sahara, per raggiungere i confini della Libia, quelli marocchini, che sono i maggiori fornitori di hashish al mondo, prediligono il trasporto via mare. Lo stupefacente viene caricato al largo di Casablanca, o nelle zone limitrofe e trasportato da siriani, egiziani o libanesi con pescherecci fino al largo delle coste della Cirenaica orientale. Ed è dalla Libia e dall’Egitto che i carichi vengono poi fatti passare per il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Nell’ambito dell’operazione «Libeccio», volta proprio al contrasto del traffico di stupefacenti, gli uomini della Gdf hanno sequestrato numerosi carichi.

Nel 2013 sulla «Adam», battente bandiera delle Isole Comore, furono recuperate, tanto per fare un esempio, 15 tonnellate di hashish nascosti in 591 sacchi di juta.

Quarantotto ore. Tanto è durata l’operazione congiunta del gruppo aeronavale e dei comandi provinciali di Trapani e Palermo  della Guardia di finanza, che ha portato al maxi sequestro di oltre 20 tonnellate di hashish, trasportate sulla nave “Adam” battente bandiera delle Isole Comore e partita presumibilmente dalle coste marocchine. “Stavamo ormai seguendo da due giorni l’imbarcazione  –  sottolinea il tenente colonnello Cristino Alemanno, comandante del gruppo Aeronavale di Trapani –  con due unità d’altura e un Atr 42, punta di diamante del reparto. L’abbiamo seguita con l’areo “Grifo 15″, abbiamo aspettato che facesse ingresso in acque territoriali, poi finalmente a circa 11 miglia da Pantelleria, in quelle poche ore di passaggio, il guardacoste Paolini del Gruppo aeronavale di Trapani, ha effettuato l’abbordaggio. Una operazione delicatissima questa perché non sapevamo cosa potesse aspettarci, ora possiamo dirci soddisfatti”. Quello operato nella notte dai finanzieri è di uno dei sequestri più importanti di stupefacenti effettuati negli ultimi anni in acque italiane. La notizia di una nave con un carico di droga era arrivata al comando pperativo aeronavale di Pratica di Mare. La nave dopo l’abbordaggio è stata scortata dalle unità della Guardia di finanza nel porto di Marsala per le operazioni di quantificazione della droga: una vera montagna di hashish confezionata in sacchi di juta e occultata sotto dei teloni di plastica. “Le indagini dovranno accertare intanto la provenienza dello stupefacente anche se dale carte sembra che il carico provenga dal Marocco e naturalmente a chi era diretta – dice Alemanno  –  presumibilmente a una organizzazione criminale libica o di qualche Paese del Nordafrica. Al momento non ci sarebbe alcun coinvolgimento con organizzazioni mafiose italiane, ma saranno le ulteriori indagini a verificare se ve ne siano”. I sei membri dell’equipaggio, di origine siriana uno è dovuto ricorrere alle cure dei medici per un malore, e la nave sono a disposizione della Autorità Giudiziaria. Già il 13 aprile scorso, una nave turca con quasi una tonnellata di hashish era stata sequestrata dal Gruppo Aeronavale di Trapani, in sinergia con i Reparti territoriali siciliani. “L’odierna operazione  – dice il colonnello Pietro Calabrese, comandante provinciale della Gdf di Trapani, conferma come il Mediterraneo sia fonte di ricchezza, ma anche opportunità per I traffici illeciti” (Laura Spanò – Foto Ansa e Studio Camera)

Il sequestro più ingente è quello del luglio 2014, attuato sulla motonave «Aberdeen» al largo di Pantelleria, quando furono trovate 42 tonnellate di stupefacente. «Il nostro – spiega il tenente colonnello Giuseppe Campobasso del nucleo di Polizia tributaria della GdF – è un lavoro molto serrato e puntuale. I controlli avvengono anche su base di collaborazioni con Paesi esteri e scaturiscono da indagini, segnalazioni e attività di polizia». Al porto di Palermo ci sono due navi di medie dimensioni e un peschereccio, sotto sequestro da tempo. Costano allo Stato perché non sono ancora state alienate. Il carico di stupefacenti era nascosto sotto tonnellate di reti, mentre in un altro caso, molto recente, la droga era occultata nella stiva, saldata e ricoperta di marmo.

Le armi

Salvini, ospite di Lucia Annunziata insieme al presidente di Medici senza frontiere Italia Loris De Filippi, ha sostenuto: “A me risulta che ci sia un dossier dei servizi segreti italiani che certificano i contatti tra trafficanti, malavita, scafisti e alcune associazioni. Se esiste questo dossier, ed è in mano al presidente del Consiglio Gentiloni e il premier lo tiene nel cassetto, sarebbe una cosa gravissima. Se esiste lo renda pubblico a tutti gli italiani e lo dia al procuratore capo di Catania”. Poi butta lì: “Su quelle navi ci sono armi e droga…”. A quel punto interviene De Filippi di Msf: “Sono illazioni, tiri fuori le prove. Se avete prove, siamo i primi a chiederle: a noi gli scafisti fanno schifo”.

Il discorso viene lasciato cadere, ma Lucia Annunziata ci torna quando la puntata è quasi finita: “Avete in mano la presidenza del Copasir (attraverso Giacomo Stucchi, ndr) non potete agire?”. Risposta di Salvini: “Ma certo. Se io le dico qualcosa è perché abbiamo fondati motivi per supporre che ci sono elementi concreti che tracciano non solo i contatti tra scafisti e alcuni soccorritori, ma che certificano che a bordo di alcune di quelle navi ci sono armi e droga. Noi non stiamo aiutando chi scappa dalla guerra, stiamo portando in Italia persone che rischiano di portarci la guerra in casa”. Conclude la giornalista: “Quindi lei ci sta dicendo che quando parla di armi e droga, fornisce un’opinione informata…”. Salvini annuisce.

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