1161.- FRANCIA. E’ LOTTA DI CLASSE, MA DISTORTA ALLA RADICE.

Viene da dire ai francesi: se vi piace così…avete votato per  altri cinque anni di “grand remplacement”, per farvi sostituire a tappe ancor più forzate da stranieri musulmani .  Avete votato per il governo dei Rotschild, della finanza internazionale, della deflazione-recessione. Altri cinque anni di soggezione a Berlino, alla UE, all’austerità, al precariato, alla riduzione salariale: avete votato per altri cinque anni di Hollande. Avete votato per la globalizzazione, per la NATO, per la guerra alla Russia.

Avete votato per un tizio artificiale creato apposta   nei laboratori  della nota lobby, un dipendente  della banca Rotschild, uno che  è stato ministro dell’economia   con Hollande e Valls, due anni durante i quali ha varata uno “legge sul lavoro” (legge Macron) contro la quale migliaia di voi sono scesi in piazza,  e che il primo ministro Valls  ha dovuto far passare   per decreto, a forza.  Avete votato uno il cui programma è vuoto come la sua  testa.

Avete confermato il potere delle burocrazie e   la dittatura dei LGBT.

Avete fatto brindare le Borse, gli speculatori,  fatto tirare un sospiro di sollievo ad  Angela Merkel, Schulz e Schauble. Vien da dire: francesi, se vi piace così…

Ma c’è una  parola   sbagliata in questa frase. Ed è la parola “francesi”.

Occorre qualche distinzione. I francesi poveri hanno votato massicciamente il Front National; i francesi ricchi  e benestanti, hanno votato Macron. Il voto a Marine ricalca fedelmente la distribuzione nazionale della disoccupazione, della povertà, della iniquità sociale – il Nord abbandonato   e il Meridione invaso  da musulmani.  Hanno votato FN le classi popolari, gli operai.   Parigi, la ricca  cosmopolita capitale,  non ha votato per Marine.

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(Da IcebergFinanza – Povertà e voto per il FN)

La cosa  è notata persino da Figaro, un quotidiano “moderato” e tutt’altro che lepenista (ha fatto campagna per Fillon) : “L’elettorato di Macron raccoglie la Francia che va bene,  la Francia ottimista, la Francia dei buoni guadagni; la Francia che non ha bisogno né di frontiere né di patria, questa Francia “aperta” e generosa perché ne ha i mezzi. La Francia di Marine Le Pen è la Francia che soffre,  che si inquieta del proprio avvenire, della fine del mese, che soffre di vedere i padroni  prender tanti soldi; che  freme davanti all’incredibile arroganza di questa borghesia che le impartisce lezioni di umanesimo e progressismo dall’alto dei suoi 5 mila euro mensili o più”.

E’ una lotta di classe. E’ la lotta di classe di cui ha  parlato  anni fa il miliardario Warren Buffett, finanziare: “La lotta di classe esiste, e l’abbiamo vinta noi”. Noi miliardari.

Persino sul Figaro si riconosce  che nell’ammucchiata “repubblicana” con cui tutti gli altri si uniscono per votare Macron al secondo turno,  si configura un esproprio  dei poveri. “Qualunque cosa si pensi della candidata del Front National,  v’è qui una forma di ingiustizia: la Francia “di sopra”  si appresta a confiscare  alle classi popolari l’elezione presidenziale, la sola elezione  che impegna davvero il loro destino”.

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Macron-Le Pen ou le retour fracassant de la lutte des classes
…L’électorat de Macron réunit la France qui va bien, la France optimiste, la France qui gagne bien sa vie, la France qui n’a besoin ni de frontières ni de patrie, ces vieilles lunes de l’ancien monde: cette France «ouverte», généreuse parce qu’elle en a les moyens. La France de Marine Le Pen est la France qui souffre, celle qui s’inquiète. Elle s’inquiète de son avenir, de ses fins de mois, elle souffre de voir les patrons gagner autant d’argent, elle gronde face à l’incroyable arrogance de cette bourgeoisie qui lui donne des leçons d’humanisme et de progressisme du haut de ses 5000 euros par mois.La France de Le Pen perdra sans doute face au «front républicain» qui se prépare. Quoiqu’on pense de la candidate du Front national, il y a là une forme d’injustice qui interroge: la France d’en haut s’apprête à confisquer aux classes populaires l’élection présidentielle, la seule élection qui engage véritablement leur destin. … FIGARO VOX, VOX POLITIQUE

Il punto è   che la chiarezza della lotta politica  –  con la chiara coscienza di chi sia il “nemico principale”  – è distorto alla radice  da vari elementi. Uno è ben noto e condivido da tutti noi europei:   il fatto che la classe sfruttatrice si è appropriata  anche dell’etichetta di “sinistra”.  I miliardari, i burocrati, gli oligarchi sono oggi “i progressisti”.  Oggi è progressista sputare sul popolo “sovranista, xenofobo, omofobo”, arretrato.

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I “socialisti” francesi hanno   in Micron il loro candidato, uscito dai loro circoli, sappiamo del resto che è “progressisti” essere liberisti, globalisti e per più Europa. Melenchon, il candidato super-trotzkista e ultrasinistro, con il suo programma antisistema e anti-euro, ha preso  quasi il 20 per cento dei voti:  il suo ruolo è stato intercettare  una quota di malcontento proletario che, altrimenti, probabilmente sarebbe andato a La Pen.

I comunisti (per quel che ne resta) hanno invitato i loro elettori a votare Macron: riconoscendo, si badi,  che è il “candidato che  gli ambienti finanziari hanno scelto per amplificare le loro politiche liberali  di cui il nostro paese soffre da 30 anni”.  Ma nonostante tutto,  i veri comunisti devono “sbarrare la strada a Marine Le Pen, alla minaccia che costituisce il Front National per la democrazia , la Republica, la pace”.  Così sul loro giornale ufficiale, l’Humanité:

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Pierre Laurent Secrétaire national du PCF

Le PCF a dénoncé, a l’issue du premier tour, « une situation extrêmement grave pour notre pays » et appelle à poursuivre la lutte lors des prochaines élections législatives. Dans une déclaration, le Parti communiste a dénoncé a l’issue du premier tour « une situation extrêmement grave pour notre pays. » Pour le PCF, soutien de Jean-Luc Melenchon, le second tour de l’élection présidentielle « opposera la candidate de l’extrême-droite populiste et xénophobe, Marine Le Pen, à Emmanuel Macron, candidat que les milieux financiers se sont choisi pour amplifier les politiques libérales dont notre pays souffre depuis 30 ans. » Le PCF considère cependant, que « Marine Le Pen veut un monde dangereux où toutes les aventures guerrières deviendraient possibles, où toutes les rivalités nationalistes seraient encouragées. » Les communistes, « conscients des immenses batailles qui sont à venir et des responsabilités qui incombent à notre parti, nous appelons le 7 mai, lors du second tour de l’élection présidentielle, à barrer la route de la Présidence de la République à Marine Le Pen, à son clan et à la menace que constitue le Front national pour la démocratie, la République et la paix, en utilisant le seul bulletin de vote qui lui sera malheureusement opposé  pour le faire. »

« Un espoir nouveau pour l’avenir »

Le parti communiste, qui a activement participé à la campagne de Jean Luc Mélenchon, qui réalise entre 19 et 20% de suffrages, salue également  « la campagne de Jean-Luc Mélenchon, tous les militants communistes, du Front de gauche, de la France insoumise, les élus communistes et Front de Gauche, les citoyens qui s’y sont investis. Ce résultat est le leur. » Cette campagne bien qu’échouant à atteindre le second tour visé, « lève un espoir nouveau pour l’avenir, pour réinventer la gauche nouvelle qu’attend notre pays, pour déverrouiller le système politique et la démocratie. » « L’engagement de notre parti, de ses militantes et militants, des élu-e-s communistes et républicains dans la campagne de Jean-Luc Mélenchon a permis des rassemblements prometteurs. » ajoute le PCF.

Poursuivre la lutte ce 1er mai et aux législatives

Enfin, selon le Parti communiste, la leçon essentielle de cette campagne est que «  rien n’est plus urgent que de continuer à ouvrir aux nouvelles aspirations, à une véritable démocratie citoyenne, les voies de leur rassemblement pour construire une nouvelle République sociale, écologique, solidaire, respectueuse de la diversité et des attentes de notre peuple. » Cette lutte de longue haleine commencera dès le 1er mai et se prolongera lors des élections législatives où le PCF compte faire élire  des « députés qui résisteront à la droite et à l’extrême-droite, qui ne s’allieront pas avec les députés macronistes pour voter des lois anti-sociales.  Des députés porteurs de résistance et d’espoir face aux appétits de la finance et contre la haine et les divisions. »

 

Ma il peggio di tutto non sono costoro, in fondo.

“La grande moschea di Parigi invita i musulmani a votare “massicciamente” Macron.  Il Consiglio Francese del Culto Musulmano (CFCM) farà lo stesso appello   al secondo turno, vista “la situazione eccezionale”.

Nei quartieri islamici, racconta Marco Imarisio del  Corriere, “Samir Moussa, origini algerine”; dice: “Questo tizio [Macron] non mi piace. Se rappresenti le banche, non puoi  parlare a nome del popolo. Ma l’ho votato, perché è l’unico che può impedire l’arrivo di quella là». Non riesce neppure a chiamarla per nome. Sua moglie Abra, di famiglia del Togo, impiegata presso Airbus, smette per un attimo di sorridere e la chiama con nomi irriferibili. «Scenderemo in piazza per Macron, faremo campagna. Barrage républicain , sbarramento repubblicano. Non riesco a pensare a una Francia che vota per quella donna».

Nel quartiere,  i manifesti con “le facce degli undici candidati sono state ricoperte tutte, nessuna esclusa, dall’acronimo TSQE dipinto con spray rosso. Non importa chi, ma «Tous sauf que elle», tutti tranne lei.

Programme économique et social:

Marine Le Pen est tout sauf la candidate du peuple !

Élaborés dans la perspective d’un second tour opposant la candidate FN à un candidat de droite (François Fillon ou aujourd’hui Emmanuel Macron), les « 144 engagements présidentiels » de Marine Le Pen cherchent à séduire les classes populaires qui ont vu leur situation se dégrader après plus de 30 ans de politiques néolibérales. On y trouve bien des annonces sociales, comme la retraite à 60 ans, destinées à faire apparaître la candidate comme celle du peuple. Une analyse détaillée[1] montre qu’il n’en est rien.

Un programme au service du patronat et des riches

Le programme 2017 de Marine Le Pen est d’abord au service du patronat. Il promet notamment aux PME et TPE de nouvelles baisses de cotisations et un « protectionnisme patriote » au service de leur compétitivité. Le souci de ne pas déplaire au patronat réduit d’ailleurs à presque rien ses ambitions écologiques, qui s’arrêtent là où elles pourraient contraindre les entreprises à produire autrement pour polluer moins.

Ce programme est aussi au service des plus riches. Il entend par exemple permettre « à chaque parent de transmettre sans taxation 100 000 euros tous les cinq ans (au lieu de quinze actuellement) » et d’augmenter « le plafond des donations sans taxation aux petits-enfants à 50 000 euros, également tous les cinq ans ». Qui peut donner tous les cinq ans 100 000 euros à ses enfants et 50 000 euros à ses petits-enfants ? Pas grand monde.

Des propositions défavorables aux salariés, qui s’en prennent aux syndicats

Le Medef et la CGPME en rêvent, le FN le promet ! D’abord, la suppression du compte pénibilité. Ce dernier prévoit des mesures de formation, de prévention et d’aménagement de l’emploi sur la base de critères objectivables de pénibilité. Trop beau pour les salariés ! Le FN propose de remplacer ces droits par une « majoration des annuités de retraite », et les critères de pénibilité par une « évaluation personnalisée » du médecin du travail… qui ne constatera les pathologies que trop tard. Finie la politique de prévention.

Surtout, les syndicats sont dans la ligne de mire. Au nom d’une prétendue « véritable liberté syndicale » et sous couvert de supprimer un « monopole de représentativité » qui n’existe plus, le FN entend affaiblir la représentation des salariés et favoriser le retour des syndicats maison. Souvenons-nous de ces syndicats qui se prétendaient « libres », et qui, loin de défendre les intérêts des salariés, étaient aux ordres des patrons et proches de l’extrême droite. Le FN n’a pas oublié !

Emploi : une politique ouvertement discriminatoire

La « priorité nationale » dans la politique d’emploi du FN s’appuie sur un mythe selon lequel les étrangers prendraient le travail des français ou feraient baisser les salaires… ce qui est démenti par les études empiriques.

La proposition phare est « une taxe additionnelle sur l’embauche de salariés étrangers ». Marine Le Pen affirme qu’elle existe déjà. Pas vraiment : les employeurs ont à s’acquitter d’une taxe forfaitaire (Ofii) lors de la première entrée en France d’un salarié étranger hors Union européenne, ce qui traduit une priorité aux travailleurs présents sur le sol français. La taxe voulue par le FN instaurerait une discrimination directe et permanente contre l’ensemble des travailleurs étrangers. Fixée à 10 % de leur salaire brut mensuel (près de 150 euros par mois pour un Smicard) elle exercerait un effet dissuasif sur les employeurs. Les 1,7 million d’étrangers actifs présents sur le territoire national seraient concernés, dès lors qu’ils passeraient par le chômage ou changeraient d’emploi. En 2012, Marine Le Pen voulait obliger les chômeurs étrangers à « quitter le territoire » après un an de chômage. En 2017, elle entend les empêcher de retrouver un emploi.

Protection sociale : l’exclusion d’un nombre toujours plus grand d’étrangers

Le mythe FN des « pompes aspirantes de l’immigration » fait des immigrés des touristes de la protection sociale. Pourtant, toutes les études montrent qu’ils contribuent davantage au financement de la protection sociale qu’ils ne coûtent en prestations, car ils sont majoritairement d’âge actif.

Les familles étrangères sont les premières visées : le programme 2017 du FN suggère de réserver les allocations familiales aux familles françaises. Cela renvoie aux racines du parti à l’époque où il était dirigé par Le Pen père : familialisme et xénophobie. Les immigrés vieillissants sont une deuxième cible. Le FN prévoit de réserver le minimum vieillesse (Aspa) aux personnes âgées de nationalité française, exigeant des étrangers qu’ils démontrent qu’ils ont résidé légalement vingt ans en France – contre dix ans actuellement. Un durcissement considérable au vu de la précarisation du séjour des étrangers.

En mettant une touche sociale dans son programme, Marie Le Pen voudrait détourner contre les étrangers et les immigrés les difficultés des victimes du capitalisme mondialisé. Elle est tout sauf la candidate du peuple. Ne la laissons pas faire !

Anne Eydoux, Eric Berr, Frédéric Boccara, Mireille Bruyère, Benjamin Coriat, Nathalie Coutinet, Ali Douai, Jean-Marie Harribey, Sabina Issehnane, Esther Jeffers, Dany Lang, Philippe Légé, Jonathan Marie, Dominique Plihon, Thomas Porcher, membres du collectif d’animation des Economistes atterrés.

La lotta di classe falsata alla radice dalla  divisione etnica e razziale.

Si fa  presto a dire “francesi”. Anzi,forse è ormai tardi per chiamare i votanti “francesi”.  Il Grand Remplacement è troppo avanzato.

Maurizio Blondet

 

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