1132.- “Gommoni scortati fino alle navi umanitarie”. La nuova tecnica dei trafficanti di migranti. E il ministro Minniti: le nostre motovedette alla Libia per monitorare le irregolarità…ma cosa dice?

migranti_di-koKC-U11002447782492AYD-1024x576@LaStampa.it“Così gli scafisti scortano i migranti sulle navi delle Ong”. Le immagini inedite della nuova tecnica utilizzata dai trafficanti: «Abbandonano il barchino, poi con la moto d’acqua tornano in Libia»- La costa sullo sfondo è quella della Libia, forse la zona di Zuara, in Tripolitania, fra Tripoli e il confine con la Tunisia. Partenza in pieno giorno, su un barchino di legno nemmeno troppo affollato rispetto ai fatiscenti gommoni flosci e sempre in procinto di affondare che sono ormai la norma. A bordo ci sono migranti. Qualcuno sorride perché sa che di lì a poco il suo lungo, e pericoloso, viaggio verso una vita migliore avrà un punto di approdo. Qualcuno indossa un improbabile giubbino di salvataggio, i più piccoli stanno in una minuscola sentina. Si parla poco, qualcuno prega, gli unici rumori che si sentono sono il motore della barca e il mare.  I migranti si riprendono tra di loro con i telefonini e le immagini svelano particolari che potrebbero essere utili anche alle indagini delle procure siciliane che da tempo stanno monitorando il fenomeno. I video potrebbero dare corpo ai racconti degli stessi migranti.  Il filmato è di poco tempo fa, probabilmente dei drammatici giorni di Pasqua quando le navi di Frontex, della Guardia costiera, della Marina e delle Ong hanno salvato 8300 persone in una cinquantina di interventi. Di solito, i migranti girano questi video per documentare il loro viaggio e per inviarli agli amici e ai parenti in Europa, quasi un messaggio: «Sto arrivando». A volte vengono loro sequestrati durante le operazioni di riconoscimento negli hotspot, se sono utili ad indagini; altre volte i migranti riescono a nasconderli e c’è chi dice che in alcuni casi abbiano provato a rifiutarsi di consegnarli alle forze dell’ordine.

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Al timone. A un certo punto un migrante riprende col telefonino l’uomo al timone che gli fa segno di non farlo  
Il barchino avanza nel mare calmo, in una mattinata di cielo terso e sole caldo. Non è sempre così e stavolta sembra una passeggiata. A un certo punto, l’obiettivo punta la poppa della barca: chi è al timone fa segno di non riprenderlo. Sembrerebbe uno scafista «vero», non uno degli stessi migranti a cui poi verrà ceduto il timone in cambio di un passaggio gratis o di uno «sconto» sul prezzo della traversata. Una tecnica che sarebbe avvalorata anche dal fatto che lo scafista lascerebbe l’imbarcazione e salirebbe sulla moto d’acqua che l’ha scortato sin lì. La moto torna in Libia, il barchino prosegue. Di lì a poco i migranti verranno tutti trasbordati su una nave di Sos Mediterranee-Medici senza Frontiere. Raccontano che sulle navi delle Ong si può festeggiare la fine della tribolazione, mentre così non è sulla navi militari. Chissà se è davvero così. Il telefonino torna in azione e svela altri dettagli di questa traversata tra la Libia e l’Italia. Ma qui il mare non fa paura ed è festa grande, con canti e balli sul ponte, con vestiti nuovi e le coperte sulle spalle. In attesa di sbarcare in uno dei porti del Sud Italia, sulla terraferma, in Europa. Una nuova vita. 
4-20563-klwD-U11002453045077PPC-1024x768@LaStampa.itIn salvo. I migranti filmano i momenti subito dopo il trasbordo sulla nave Aquarius della Ong Sos Mediterranee/ Msf  

«È cambiato tutto da un anno a questa parte, l’impressione è che i trafficanti abbiano aumentato i profitti diminuendo i rischi», dicono investigatori e pm. Per i trafficanti i rischi sono diminuiti, per i migranti sono invece aumentati se è vero che il 2016 è stato l’anno con, in assoluto, più morti, 5083. La conferma di questa nuova strategia potrebbe dunque essere in quella moto d’acqua che naviga a fianco del barchino, la sorveglia e ne indica la rotta verso le navi di soccorso che sono al di là delle acque territoriali libiche.

Non solo l’inchiesta di tre procure – Catania, Palermo e Cagliari – ma anche l’attenzione vigile del Viminale. Sull’ipotesi di contatti diretti tra scafisti e alcune Organizzazioni non governative (Ong), il ministro dell’Interno Marco Minniti viene costantemente aggiornato dai magistrati. All’origine della preoccupazione del governo sul reale compito di alcune organizzazioni non governative c’è il sospetto che la rotta verso le nostre coste non sia casuale. In teoria sarebbero più comode, come meta, le coste di Malta e della Tunisia. Destinazioni più facili da raggiungere, che vengono invece snobbate da Ong straniere. E poiché oltre all’emergenza del traffico di esseri umani c’è sempre l’insidia dell’allarme terrorismo islamico, all’attività delle procure si aggiunge quella più sotterranea ma ugualmente capillare dell’Intelligence.

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La posta in gioco è troppo alta, contro il rischio di connessioni tra network criminali e alcune Ong si deve intervenire anche a livello preventivo. Preziosa, a tal fine, l’attività delle 10 motovedette che l’Italia consegnerà alla guardia costiera libica. «Le prime due sono state assegnate venerdì scorso – ricorda il ministro Minniti – entro maggio saranno tutte operative e potranno monitorare non solo gli imbarchi degli immigrati ma anche il ruolo svolto dalle Ong».

Intanto la fotografia del fenomeno registra un’inversione di tendenza. «È cambiato tutto in questi ultimi anni, non ci sono più scafisti delle organizzazioni criminali ad accompagnare i migranti, su imbarcazioni sempre più piccole, affollate e insicure, ma li guidano ugualmente a distanza e li indirizzano verso le navi al largo della Libia», racconta un investigatore che da anni si occupa di sbarchi in una zona della Sicilia, il Ragusano, dove negli ultimi quattro anni sono arrivati decine di migliaia di migranti (3020 solo da gennaio a ora) e dove la Squadra mobile di Ragusa ha arrestato centinaia di scafisti, 200 nel 2016 e già 32, quattro dei quali minorenni, in questo scorcio di 2017.

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Dall’inizio dell’anno 42.974 migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare. Sono 962 i morti. Lo ha reso noto oggi a Ginevra l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). I dati sono aggiornati al 19 aprile.

Non può rivelarsi ma il suo racconto è preciso e dettagliato: «Abbiamo documentazione fotografica dell’ultima tecnica adottata dai trafficanti – spiega -. I migranti vengono ammassati su gommoni che possono galleggiare solo poche miglia o su barchini e li scortano con le moto d’acqua fino a quando non si vede all’orizzonte un’imbarcazione delle Ong o una ufficiale. Dopo di che, invertono la loro rotta e tornano in Libia. Sui gommoni, il timone è stato invece affidato a uno o due migranti; qualche volta sono costretti, spesso però sono loro stessi a proporsi ai trafficanti perchè così si pagano il loro viaggio. I più coraggiosi e sfrontati sono i nigeriani ma ultimamente perfino migranti del Bangladesh, che sono miti e non aprono mai bocca, sono disposti a trasformarsi in scafisti». L’investigatore aggiunge che «per salvare quella gente bisogna stare per forza ai limiti delle acque territoriali». Tesi sostenuta dalle stesse Ong che respingono sdegnate i sospetti che possano avere contatti diretti con i trafficanti libici.

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Il nuovo procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro

Ma i dubbi del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro sono forti: «Non siamo affatto sicuri che alcune Ong facciano un lavoro pulito. Quando, all’inizio dell’operazione Sophia anche le navi militari stavano a ridosso delle acque libiche, abbiamo chiesto di farle arretrare e così è stato. Le ong invece sono sempre lì».

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E l’anonimo investigatore rincara la dose: «A noi risulta con evidenza che le Ong hanno contatti con i libici». Ma Ong e navi militari collaborano ed è talmente vero che, ancora quattro giorni fa, nelle drammatiche fasi del salvataggio di 8300 migranti, è accaduto che i naufraghi siano stati salvati da due motovedette della Guardia Costiere e poi trasferiti sulla nave Vos Prudence di Medici senza Frontiere che li ha poi trasferiti nel porto di Pozzallo.

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